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L’appuntamento del venerdì

12 numero

13 III 09

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salute > sesamo

tendenze > trolley

Corriere del Ticino • laRegioneTicino • Giornale del Popolo • Tessiner Zeitung • CHF. 2.90 • con Teleradio dal 15 al 21 marzo


numero 12 13 marzo 2009

Impressum Tiratura controllata

Agorà LAMal. Nelle tasche dell’assicurato

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Arti Musica. La Mahler Chamber Orchestra

CLAUDIO CARRER . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

DI

ORESTE BOSSINI

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Costume Baldassarre Castiglione. L’arte vien “parlando”

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Salute Sesamo. Alle porte della vitalità

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ROBERTO ROVEDA

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90’606 copie

Chiusura redazionale Venerdì 6 marzo

DI

SAMANTHA DRESTI

Editore

Teleradio 7 SA Muzzano

Direttore editoriale Peter Keller

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NICOLETTA BARAZZONI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Redattore responsabile Fabio Martini

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KURT SGHEI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Racconto Artiglieria familiare Vitae Ennio Pedrinis

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F. RIGOTTI; FOTOGRAFIE DI R. KHATIR . . . . . .

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MARISA GORZA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Astri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Giochi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Coredattore

Reportage Mostre milanesi. Dritto Rovescio

Photo editor

Tendenze Moda. Trolley forever

DI

Giancarlo Fornasier Reza Khatir

Amministrazione via San Gottardo 50 6900 Massagno tel. 091 922 38 00 fax 091 922 38 12

Direzione, redazione, composizione e stampa

DI

Società Editrice CdT SA via Industria CH - 6933 Muzzano tel. 091 960 31 31 fax 091 968 27 58 ticino7@cdt.ch www.ticino7.ch

Stampa

(carta patinata) Salvioni arti grafiche SA Bellinzona TBS, La Buona Stampa SA Pregassona

Pubblicità

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Libero pensiero

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In copertina

“Boatless” di Harush Shlomo (alluminio; cortesia della Galleria C. Calvi e R. Volpi, Milano) “Knitoscope” di Cat Mazza (video; Mazza e microrevolt, USA) Fotografia di Reza Khatir

Le “Istruzioni per l’uso” pubblicate nello spazio del “Libero pensiero” sul numero 10 del 27 febbraio hanno suscitato una serie di reazioni contrastanti da parte di alcuni lettori. L’intenzione del sottoscritto, nello scrivere quelle righe, non era certo quella di offendere o urtare la sensibilità di alcuno. Tutt’altro. Se il tono era ironico e scherzoso, l’obiettivo era piuttosto quello di fornire, fra il serio e il faceto, delle indicazioni utili a derimere quasiasi possibile dubbio concernente la lettura della datazione del settimanale. Del resto, nel concepire la nuova impostazione grafica, gli autori del progetto hanno preferito evidenziare il giorno di uscita di Ticinosette, ponendo in secondo piano, ma pur sempre sempre visibile, l’intervallo di tempo concernente i palinsensti contenuti all’interno. Che poi

i media “monitorizzati” rappresentino una temibilissima concorrenza, anche sotto il punto di vista della inibizione alla pratica della lettura, è un dato di fatto incontrovertibile, attestato da sondaggi pluridecennali. Detto questo, rinnovo le mie scuse a chi si è sentito urtato dalle mie parole, assicurando i nostri più assoluti rispetto e stima nei confronti dei lettori di Ticinosette. Per quanto riguarda invece il numero 12, che avete fra le mani, esso ha come tema centrale quello dei costi della salute – a cui fa da efficace contrappunto la bella vignetta di Adriano Crivelli -, un tema davvero sentito e sui cui ritorneremo presto con specifici approfondimenti su aspetti di grande interesse pubblico e sociale. Cordialmente, Fabio Martini


È

probabilmente la legge più odiata. Nonostante sancisca principi largamente condivisi, si trova costantemente sul banco degli imputati con l’accusa di essere la principale responsabile dei continui aumenti di spesa per l’assicurazione malattie e dunque di una delle maggiori preoccupazioni delle famiglie di questo paese. L’imputato è la LAMal, la Legge sull’assicurazione malattie. Una storia di rincari Dalla sua entrata in vigore nel 1996, a livello svizzero il premio dell’assicurazione di base per un adulto è cresciuto in media di quasi l’80 per cento, da 170 a 306 franchi al mese. Il rincaro viene sempre spiegato con il fenomeno dell’aumento dei costi della salute e per questa ragione nel corso degli anni governo e parlamento hanno deciso delle correzioni legislative che in linea generale sono andate a colpire quasi esclusivamente l’assicurato. Pensiamo agli aumenti della franchigia minima annuale – passata dai 150 franchi del 1996 ai 230 due anni più tardi e ai 300 dal 2004 – e della partecipazione alle spese. Ma anche a quelle misure di “responsabilizzazione” dell’assicurato, come la penalizzazione per coloro che si fanno prescrivere dal medico o consegnare in farmacia – come se toccasse al paziente verificare il lavoro del medico e del farmacista – medicamenti originali e non la loro copia (i cosiddetti generici) o il sistema di franchigia opzionale che garantisce sconti sui premi ma che in qualche modo induce il cittadino a “scommettere” sulla propria salute. Per non parlare dei modelli assicurativi alternativi offerti dalle casse malati, le cui condizioni spesso non sono chiare o mutano di anno in anno, contribuendo così ad accrescere il disorientamento nel cittadino. Costi inarrestabili = legge fallimentare? Parallelamente il costo dei premi continua a gonfiarsi: dopo gli aumenti contenuti degli ultimi due anni, nell’immediato futuro ci attende un rincaro del 10 o addirittura del 20 per cento, come hanno già fatto sapere gli assicuratori malattia. La diffusa preoccupazione nella popolazione è dunque giustificata, ma la responsabilità di questa situazione non può essere attribuita alla Legge sull’assicurazione malattie. Una legge che si pone alcuni obiettivi di fondo: ga-

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Nelle tasche dell’assicurato

Agorà

La continua crescita dei costi della malattia rappresenta un fenomeno ineluttabile in una società che ha raggiunto un elevato livello di civiltà. A partire da questa considerazione è necessario cercare una via per rendere questa evoluzione economicamente sopportabile per i cittadini al fine di garantire loro il necessario benessere rantire cure di qualità a tutti in un regime allargato di solidarietà (sani e malati, uomini e donne, ricchi e poveri) e far sì che i costi restino sopportabili sia per il cittadino sia per lo stato. Il fatto che questo ultimo obiettivo sia stato sinora chiaramente mancato consente di concludere che la LAMal nel complesso abbia fallito? L’intervista Abbiamo rivolto la domanda a Bruno Cereghetti, responsabile dell’Ufficio dell’assicurazione malattie del Cantone Ticino, il quale propone un’attenta e interessante analisi. “Possiamo innanzitutto affermare che il primo obiettivo è stato raggiunto, ma bisogna fare molta attenzione affinché venga mantenuto anche in futuro. Lo stesso giudizio vale per il secondo, nonostante vi sia qualche deriva, come quella della norma che consente di escludere dalle prestazioni dell’assicurazione malattie di base i malati che sono in ritardo con il pagamento dei premi o delle partecipazioni ai costi. Possiamo invece affermare che il terzo pilastro della LAMal, quello relativo al controllo dei costi, si sta sgretolando. E questo mette in pericolo l’intera costruzione”, ammonisce Cereghetti. Allora la LAMal ha fallito? “Alla LAMal non vanno addossate troppe colpe. Essa è stata concepita all’inizio degli anni Novanta, quando l’esplosione dei costi della malattia era già avvenuta, anche se i cittadini non se ne rendevano quasi conto perché vivevano in un’epoca di grande espansione economica in cui i salari reali e il potere d’acquisto aumentavano fortemente. Il problema non sfuggiva però al legislatore, che impropriamente decise di inserire il controllo dei costi tra gli obiettivi della LAMal, ma senza prevedere i necessari strumenti. Si comportò in modo analogo al dirigente sportivo che ingaggia un ottimo giocatore di hockey e lo costringe a giocare come terzino in una squadra di calcio”. Fu però introdotta la concorrenza tra gli assicuratori quale strumento per mantenere il controllo sui costi... “La concorrenza fu mitizzata senza che dietro vi fosse un ragionamento razionale. In effetti essa funziona solo in quei mercati in cui la domanda ingenera l’offerta e dunque non nel sistema sanitario dove vale il contrario. A mio avviso la LAMal sarebbe dovuta


“Bisognerebbe cambiare paradigma di pensiero. Oggi ci si preoccupa solo dei costi: si cerca di contenerli adottando la politica del pompiere ma si perde di vista il fatto che si tratta di un’evoluzione ineluttabile. A generare i costi della malattia sono infatti fattori di grande progresso sociale e civile, come l’invecchiamento della popolazione e i progressi della medicina. Secondo alcuni, l’unica alternativa sarebbe quella di privare alcune fasce della popolazione (come per esempio gli anziani) del diritto a certe prestazioni. Ma questo costituirebbe un passo indietro, un assoluto imbarbarimento. Dunque, se vogliamo mantenere equità nell’accesso al sistema sanitario, dobbiamo accettare l’evoluzione dei costi, che sono strettamente legati anche al benessere generale della popolazione”. Bisognerebbe allora trovare nuove fonti di finanziamento, per esempio attraverso un aumento dell’Iva? “No. A parte il fatto che l’Iva è una tassa estremamente antisociale, anche qui serve un cambiamento di paradigma: l’ente pubblico dovrebbe diventare il direttore d’orchestra del settore ospe-

daliero e delle strutture per anziani e dunque finanziatore unico, visto che è in grado di controllarne l’offerta attraverso la pianificazione e l’integrazione delle risorse. Una persona in ospedale non ci va mai per scelta e pertanto non è giusto che i costi vengano pagati anche solo in parte da un’assicurazione come quella svizzera che oltretutto non tiene nemmeno conto della forza economica del cittadino. E lo stesso discorso vale per gli istituti per anziani, in quanto la vecchiaia non è una condizione di malattia ma un riflesso sociale positivo di civiltà”. Diverso è però il discorso per il sistema ambulatoriale... “I cittadini andrebbero maggiormente responsabilizzati e l’unico modo per farlo sarebbe quello di trasferire le assicurazioni complementari dal diritto privato, che come tale esclude i malati, a quello delle assicurazioni sociali. Le prestazioni offerte dall’assicurazione malattia di base obbligatoria potrebbero così essere ridotte all’essenziale e in parte incluse nelle complementari. In questo modo si contribuirebbe a creare maggiore responsabilità nel cittadino”.

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» di Claudio Carrer

essere solo una legge di assicurazione, a cui affiancare una legge ospedaliera sul piano nazionale che si occupasse della pianificazione delle risorse, del sistema di finanziamento e di quello delle tariffe e una legge di salute pubblica che si occupasse del settore ambulatoriale. Purtroppo all’epoca non c’era il tempo per creare una simile impalcatura legislativa e in più si dovettero fare i conti con le resistenze tipiche di un sistema federalista come il nostro. L’aspetto drammatico è che oggi, nonostante la LAMal abbia raggiunto l’età dell’adolescenza, continua a mancare una visione scientifica delle cause che hanno portato a questa situazione, così come uno sguardo razionale verso il futuro, tenendo presente che l’obiettivo principe dell’assicurazione malattie è di costituire un collante sociale tra il cittadino e il sistema sanitario”. In che modo giudica le misure correttive che sono state adottate negli ultimi anni? “Sono solo interventi da pompiere, che causano sempre danni collaterali, talvolta anche ingenti. E ad andarci di mezzo sono sempre i malati e i meno abbienti”. E allora, come uscire da questa situazione?

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La Mahler Chamber Orchestra

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Arti

tagliata in due sembra un tragico e anacronistico ricordo della storia, ma allora la distanza tra i due mondi sembrava insuperabile. A differenza dei politici, Abbado vedeva la realtà con gli occhi dell’artista e percepiva la dolorosa incongruenza di escludere da un’orchestra di giovani i musicisti di un’area essenziale per la cultura europea. La fusione dei due mondi costituì un gesto profetico, come divenne chiaro appena tre anni dopo. Dal punto di vista musicale, la Gustav Mahler Jugendorchester ha rappresentato per decine e decine di giovani un’esperienza incomparabile, proseguita ovviamente anche dopo la fine del regime sovietico. Tuttavia, come succede nelle orchestre giovanili, arriva il momento in cui i musicisti raggiungono i limiti d’età e si devono per così dire staccare dalla loro “famiglia musicale”. Nel 1997 un gruppo di “fuori quota” della Gustav Mahler, capitanati dal violinista Antonello Manacorda, cominciò a riflettere sulla possibilità di continuare a lavorare assieme in una formazione più agile e flessibile. Nacque così la Mahler Chamber Orchestra, una “piccola Onu” della musica formata da qualche decina di musicisti provenienti da un’area di circa venti paesi. Abbado non solo sposò il loro progetto, ma intuì anche le possibilità innovative di un’orchestra da camera come quella. I tempi erano propizi a trasformazioni profonde. Claudio Abbado al teatro La Fenice di Venezia (fotografia di R. Raimondi) Il fenomeno della musica antica rappresentava la grande novità della vita concertistica, Il nucleo consiste nel pro- Gustav Mahler rappresentava in quello scorcio del secolo scorso. Il succesdigioso bacino di giovani l’emblema di un mondo mulso di musicisti ed ensemble specializzati nel salvati in Venezuela dal de- tietnico e pluriconfessionale recupero di prassi strumentali del Settecento grado sociale e culturale gra- qual era l’Impero asburgico, cominciava a mettere in discussioni anche zie alla musica, per merito esteso dall’Adriatico al Mar l’interpretazione del repertorio classico e rodella capillare rete di orche- Nero. Intitolare un’orchestra mantico, capovolgendo il giudizio su molti stre giovanili impiantata nel aspetti dell’esecuzione paese da un uomo eccezio- La facilità con la quale Claudio Abbado riesce tradizionale. Abbado si nale come Antonio Abreu. a fondare nuove orchestre è proverbiale. L’ul- era reso conto della neClaudio Abbado, del resto, cessità di includere nel timo progetto riguarda l’America Latina, dove suono di un’orchestra non è nuovo a imprese del genere. Nel 1986, per esempio, il direttore italiano sta lavorando alla creazio- moderna certe scoperte si rese conto che non aveva ne di un’orchestra giovanile del continente della musica antica e di senso tenere divisi i giovariportare un testo, per ni musicisti della Comunità giovanile al compositore boquanto possibile, al suo contesto originale. Europea (allora si chiamava emo dimostrava in maniera In oltre dieci anni di lavoro, l’orchestra può così) dai loro coetanei nati al evidente l’assurdità della sevantare un ventaglio di esperienze amplisdi là della “cortina di ferro”, parazione imposta dalla cosimo, basato su un repertorio che si estende cechi, slovacchi, ungheresi, siddetta Guerra fredda. Oggi, per così dire da Bach a Boulez. Flessibilità sloveni, croati eccetera. La a vent’anni dalla caduta del però non significa confusione. Il suono rapmusica ricca e variopinta di Muro di Berlino, l’Europa presenta la carta d’identità di un’orchestra


Abbado, punto di riferimento costante in mezzo alle sfaccettate vicende della storia della Mahler. La possibilità di lavorare periodicamente con Abbado rappresenta per ogni musicista una fortuna inestimabile e uno stimolo costante a mantenere alto il profilo professionale. I ricordi legati al loro sodalizio sono innumerevoli e ogni nuovo progetto desta il medesimo entusiasmo della prima volta. Il più recente risale all’anno scorso, con il Fidelio di Beethoven prodotto da I Teatri di Reggio Emilia, un’interpretazione miracolosa per la chiarezza dello sviluppo formale e per la ricchezza delle sfumature messe in luce a ogni battuta.

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Paolo Mazzarello Il professore e la cantante Bollati Boringhieri, 2009 Paolo Mazzarello racconta con grazia, humor reminescenze napoleoniche l’amore impossibile fra Alessandro Volta e Marianna Paris, cantante dell’epoca.

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Franz Joseph Haydn Quartetti op. 33 e 42 Quartetto Festetics Arcana A 414 Quest’anno ricorre il secondo centenario della scomparsa di F.J. Haydn. Il Quartetto Festetics, ungherese, ha portato a termine l’impresa di registrare tutti i quartetti: un lavoro magnifico.

» di Oreste Bossini

e la Mahler ha lavorato molto fin dall’inizio per definire il suo carattere originale. Abbado è stato il primo artefice del suono elegante, elastico e reattivo dell’orchestra, ma Daniel Harding e Antonello Manacorda hanno contribuito in maniera notevole a mettere a punto questo motore fantastico. Il banco di prova decisivo fu la produzione del Don Giovanni di Mozart a Aix-en-Provence nel 1998, con la regia di Peter Brook. Lo spettacolo, diretto da Abbado e da Harding, fece letteralmente il giro del mondo, consacrando in modo definitivo il giovane direttore d’orchestra oggi direttore principale della formazione. Senza tuttavia dimenticare una figura meno appariscente, ma altrettanto essenziale nella costruzione dell’identità dell’ensemble, quella di Antonello Manacorda, per molti anni violino di spalla dell’orchestra e oggi acclamato conduttore. Il nume tutelare rimane comunque Claudio

Un ordine di borsa è un ordine di borsa è un ordine di borsa. E il nostro lavoro è sempre lo stesso, indipendentemente dalla somma investita. Ecco perché da noi anche le spese sono sempre le stesse. Da noi tutti gli ordini di borsa hanno lo stesso prezzo. 40 franchi per un ordine via Internet, 100 franchi per un ordine telefonico. Maggiori informazioni nel sito www.bancamigros.ch oppure chiamando la Service Line allo 0848 845 400.

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AA.VV. Ritratti del Rinascimento G. Casagrande, 2007 Sette ritratti di alcune delle figure simbolo del Rinascimento italiano, da Lorenzo de’ Medici a Vittoria Colonna e Michelangelo, da Ariosto a, naturalmente, il Cortegiano del Castiglione.

l’essenza del loro dialogare. Allo stesso tempo, se è vero che il perfetto “cortegiano” è capace maniera brillante e intelligendi ammantare tutto di grazia, di “sprezzatute: insomma il Castiglione: un ra”, di una sorta di elegante disinvoltura che perfetto uomo di corte. faccia apparire qualsiasi cosa detta o fatta Forse l’amore per il libro nac“senza fatica e quasi senza pensarvi”, allora la que proprio dalla consapevoprosa del Castiglione – di facile lettura anche lezza che l’autore descriveva dopo cinque secoli, eppure tanto raffinata – è un modello sociale e un ammodello di questa grazia e leggerezza. Siamo biente che conosceva bene, però ancora ai meriti storici e letterari. Il e si offriva come guida nel libro del Cortegiano è molto di più, perché mondo delle corti rinascimenl’arte del saper discutere, il gusto per una tali con quello che – è lui stesconversazione capace di trattare con tocco so a dirlo – rappresenta “un leggero anche i temi più delicati, del saper ritratto di pittura della corte condurre il dialogo come confronto tra di Urbino, non di mano di eguali, rimane un valore universale, valido Raffaello o Michelangelo, ma sempre e ovunque. Perché conversare nel di pittore ignobile e che sogiusto modo è alla base della convivenza tra lamente sappia tirare le linee gli uomini, come già aveva intuito Dante due principali”. secoli prima scrivendo: “Sanza conversazione Il nostro, però, è pittore o familiaritade impossibile è a conoscere gli tutt’altro che ignobile. Se l’aruomini” (Il Convivio, Trattato Primo, 1304te di chi sta a corte è prima di 1307). Gli uomini di corte non erano, nonotutto nella conversazione e stante quanto si può pensare, leziosi cicisbei nel saper dialogare, nel “saper e adulatori di professione, piuttosto individui scaltri e duri, rotti a tutte le battaglie sul Siamo all’inizio del Cinquecento: Baldassarre campo e agli intrighi Castiglione nel Libro del Cortegiano delinea il di corte. Mediavano ritratto dell’uomo di corte, simbolo del Rina- i loro conflitti attrascimento italiano. Uno scritto ancora attuale verso la conversazione cercando una pacifica far la corte” (cioè corteggiare conciliazione. Si affidavano al tatto per pal’interlocutore), Castiglione droneggiare gli istinti e non mettere mano dimostra pienamente di posal pugnale. Elaborarono quel corpus di buone sederla attraverso i suoi persomaniere che dalla corte si sono poi divulgate naggi, i loro motti ingegnosi, a tutta la società. E questo ideale di buona il loro “dispiegare facezie”, arconvivenza tra persone è arrivato sino a noi guzie e giochi di parole. Met“espresso” – e non è un caso – in una parola tendo in scena quella sorta unica, a volte troppo trascurata: cortesia, cioè di “gioco ingegnoso” che è essere cortesi, o uomini di corte.

» di Roberto Roveda

Costume

libro del Cortegiano è uno dei testi che più amo. Eppure non è stato amore a prima vista, l’ho girato e rigirato a lungo tra le mani non trovando mai la spinta giusta per iniziare a leggerlo con il giusto impegno. L’esame di Letteratura italiana all’Università intanto si avvicinava ed ero fermo alle nozioni apprese a scuola: trattato in forma di dialogo in cui si immagina che alcuni gentiluomini e gentildonne, riuniti nel palazzo ducale di Urbino, provino a “formare con parole un perfetto cortigiano, esplicando tutte le condizioni e particolari qualità che si richiedono a chi merita questo nome”. In altri termini, si tratta dell’opera simbolo della cultura delle corti rinascimentali italiane, scritta da Baldassarre Castiglione – uomo di corte, letterato e diplomatico –, celebrato da Carlo V, il più potente sovrano dell’epoca, come “uno dei migliori cavalieri del mondo”. E cavaliere, nel Rinascimento, era non solo chi sapeva destreggiarsi con le armi, ma era allo stesso tempo erudito, chi sapeva usare l’intelletto e non solo la forza bruta, aveva diplomazia e capacità di conversare in

Baldassarre Castiglione Il libro del Cortegiano Garzanti, 2007 Nel 1506 a Urbino un gruppo di uomini e dame di corte delinea le caratteristiche del perfetto cortigiano. Ieri grammatica fondamentale della società rinascimentale, oggi un documento unico della cultura dell’epoca.

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Lo confesso, sono di parte: Il

L’arte vien “parlando”

Baldassarre Castiglione in un ritratto di Raffaello Sanzio (particolare; 1514–1515, olio su tela, Parigi, Louvre)

Libri


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nel controllo dei livelli di colesterolo nel sangue, e possono contribuire a prevenire le patologie cardiovascolari. L’unico inconveniente è rappresentato dal sesamolo, sostanza potenzialmente cancerogena se sottoposta a elevate temperature. Ne deriva che la tostatura deve essere eseguita in modo I delicati fiori del Sesamum indicum (fotografia di Antonie van den Bos) molto leggero onde evitare la formazione di sostanze tossiche. In generale, però, i semi Il sesamo (Sesamum indicum trova nei vegetali. Hanno un di sesamo, come tutti i semi oleaginosi, non L.), una delle prime piante a buon contenuto di zinco (che andrebbero scaldati o tostati, perché i prezioessere utilizzate come cibo e svolge un’azione di proteziosi acidi grassi si denaturano con il calore e a come condimento – nella val- ne contro le infezioni), selecontatto con l’aria, quando viene rimossa la le del Nilo sono stati ritrovati nio (efficace nel contrastare cuticola protettiva. Meglio quindi macinarli papiri risalenti al 3000 a.C. in l’azione dei radicali liberi), e consumarli subito come condimento in cui si parla del suo uso – è ori- potassio, magnesio, calcio in insalate, frittate, zuppe, yogurt ecc. ginario dell’India e dell’Africa, quantità mediamente pari a L’uso dei semi e dell’olio di sesamo come anche se oggi viene coltivato quella contenuta nel formagintegratori nell’alimentazione dei bambini in molte regioni del mondo, gio (cosicché tutti coloro che – comunque solo dopo che hanno compiuto dalla Cina agli Stati Uniti. sono allergici alle proteine del il secondo anno di vita – dà risultati straorLa sua fama la si deve certa- latte possono trovare nel sesadinari, soprattutto nei casi in cui la crescita mente al racconto “Alì Babà mo un’ottima alternativa), foè inferiore alla norma. L’olio, in generale, è e i quaranta ladroni” pre- sforo, silicio, ferro e vitamine un ottimo ricostituente per le piastrine del sente nella raccolta orientale B1, B2, B6, PP ed E. L’elevato sangue ed è utile per milza, sistema nervoso, delle Mille e una notte, in cui contenuto di proteine, grassi muscoli, pelle, ustioni e porpora emorragica; il sesamo compare nella fa- insaturi (omega-6 e omega-3) rafforza il sistema immunitario e riequilibra mosa formula utilizzata per e carboidrati conferisce poi a le funzioni dell’organismo. Il sesamo è dunaprire la grotta del tesoro. que adatto a completaUna metafora riferita alla I semi e l’olio di sesamo sono un aiuto pre- re molte diete, inoltre ricchezza alimentare che la zioso per ritrovare forza ed energia, grazie a non contiene glutine pianta del sesamo e i suoi ed è per questo perfetproprietà nutritive eccezionali. Un prodotto to per la preparazione semi rappresentano. Questi ultimi sono infatti degli ot- importante nell’alimentazione dei bambini e di alimenti per celiatimi energetici e ricostituenti adatto a diversi tipi di diete chi. Si tratta a tutti gli del sistema nervoso e hanno, effetti di una “pillola” tra l’altro, proprietà in grado questo seme un potere caloprodigiosa per la crescita e il mantenimento di favorire la memoria e le rico di tutto rispetto. In più della salute. Anche nei testi sacri buddisti il facoltà intellettuali. Ricchis- nel sesamo sono presenti tre sesamo (ampiamente usato nella dieta dei simi di proteine di ottima antiossidanti naturali: sesamonaci) viene citato tra i cibi superiori e paqualità, contengono amino- mina, sesamolina e sesamolo. re che Buddha amasse ricordare che il seme acidi essenziali, tra i quali la Le prime due di queste sodel sesamo, nonostante fosse molto piccolo, metionina, che raramente si stanze hanno un ruolo attivo poteva generare un grande albero…

» di Samantha Dresti

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Liz Earle Piccola guida agli oli vitali Red Edizioni, 2007 Questo libro spiega perché gli oli vitali sono indispensabili al nostro organismo, come utilizzarli per i disturbi comuni e per prevenire l’invecchiamento.

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» Non so se riuscirò a essere pienamente obiettivo. È che sono un po’ invidioso, io, del Pelli. Insomma, lui ha tutto dalla vita: è alto, è bello, ha spalle da nuotatore, un taglio di capelli sbarazzino, veste come piace alle ragazze – da hiphopparo che ha messo la testa a posto… –, presenta Attenti a quei due con piglio viepiù spontaneo: roba da mettere mia nonna di buon umore (tanto preferirebbe il Matteo, come nipote, lei…). Ma entriamo nel merito e parliamo di Pio. Johnny Pio. Dunque: l’ho visto in casa di un sacco di amiche. L’ho visto – è giallo – nel salotto di Jessica; da Caterina, in bagno (vicino a quel settimanale… Ticinosette!); l’ho sbirciato da Evelina, in camera, sul letto, abbandonato di spalle, aperto a metà e metà scoperto. Libro di poche pagine, di facile trasporto, dotato di ricettario finale ispirato ai personaggi, della serie “so anche cucinare, oltre a tratteggiar caratteri, emozioni, accudire un cane, presentare in tivù, e conquistarmi nonne altrui”. Un successone, specie fra le single che, probabilmente, se lo consigliano a vicenda: “Sai,

secondo me Johnny Pio è il Matteo più intimo…”. Che tenere... loro. Ora, amici della letteratura, persone serie, debbo confessarvi una cosa (che fa della mia deontologia una schifezza): sto recensendo un libro che non ho letto proprio tutto-tutto… l’ho piuttosto leggiucchiato, qua e là, ad alta voce, commentandolo con le amiche che si infuriavano e mi dicevano, traendosi Johnny al cuore: “Da qua, cretino! Che intanto tu un libro non lo pubblicherai mai…” e hanno ragione. Johnny Pio, va detto, è ben scritto, è scorrevole, non ci sono manco errori d’ortografia. Pelli padroneggia il se fossi/sarei come pochi sanno fare, in Ticino. Ma, diciamolo, oltre l’invidia (umana) per l’autore, è quel tipo d’ironia maliziosetta, sdrammatizzante, alla Nick Hornby, a trattenermi dal gridare al capolavoro. E poi il protagonista, nullafacente, un immaturo (borghesuccio) che ama/odia le donne indipendenti (e borghesuccie), anelando, amorevole, a una poetica bambolina: quel tipo di donna che, sarò forse cinico, ma finisce sempre per rivelarsi una smagata cacciatrice di tonni-marito, altroché. Radical-chic il giusto,

Johnny Pio è: “Faberiano da sempre, lei (una delle tante, ndr.) preferiva Marco Masini. Io, pazzo per i collage di Rauschenberg, le idropitture di Fontana e gli «imballaggi di Christo», lei (sciacquetta culturalmente manchevole, ndr.) affascinata dai lavori di Botero”. Ancora, scorrettezze maschiliste (in realtà, pfui! pane di tutti i giorni nei discorsi fra maschietti): “Una ragazza altezzosa col culo basso.” Battuta carina, ma proviamo a immaginarci le sprovvedute, già complessatine, correre allo specchio a rimirarsi il sedere – che tanto è sempre quello – e chiedersi, palpitanti: “Chissà che direbbe Matteo del mio popò?”. Ragazze care, lasciate stare: ho visto una foto, quella della tipa di Matteo… Bene, non c’è trippa per gatti. Sappiate che la metà di voi ispirerebbe a Pio/Pelli un brodo tiepido di osso buco, non sto scherzando… Concludiamo? Johnny Pio è un libro un filo inutile alla causa dell’Amazzonia. Con un alter ego pelliano che fa dell’autenticità un’acconciatura ingellata altrimenti e che rende i percorsi di maturazione un cambio di vestiario. Ma, voglio dire, non possiamo aspettarci che Matteo

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0809

affidabili Quelli con l’arcobaleno

Matteo Pelli Johnny Pio Casagrande, 2008

– bello, bravo, buono, simpatico intrattenitore e tutto il resto – scriva, oltre che in buon italiano, anche copioni originali. E ci mancherebbe altro! Allora Iddio non avrebbe proprio senso della misura. Ah, notevole la prefazione mazziniana e la copertina targata Never Crew. PS: Matteo si scherza… Il libro è anche carino, dai! Sempre a rompere noi criticoni con le frustrazioni, sempre col pelo nell’uovo e una ricetta una, che sappiamo solo rovinare. Scusa per tutto… Ehhmm, non è che mi ospiteresti in tivù…?

» di Kurt Sghei

Trito di stile al cerfoglio o polenta formaggiona riscaldata

Abbiamo letto per voi


»

Artiglieria familiare Practice makes perfect. Resoconto di una tranquilla giornata di fuoco in una tipica (armata) famiglia della solatia contea, in attesa di un’imminente invasione straniera

Racconto

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fare le cose. Non che lo facciano apposta, è che certi bambini sono pigroni di natura. Come gli Orangutan, preferiscono la calma, starsene soli a fantasticare, giocare seduti negli angoli, sotto le coperte, dietro le tende. Altroché stress. – Dai Kevin! sù, ti aiuto io con le stringhe... solo per ‘sta volta però … perché siamo di corsa, ochei? – . – Sì, mami… – risponde lui fissando con gli occhioni un po’ strabici la mamma nervosetta. – Dovrai imparare, prima o poi, hai 9 anni ormai! Guarda bene come faccio io: tric e trac, cappietto e zàc, il dito è impiccato. Capito bimbo mio? non è difficile… vai ora, corri alla macchina… – Un po’ gobbo, saltella il piccolo Kevin, verso il gippone; una famiglia normale la sua, una bella famigliola, molto unita. Già... – Kevin! Keeevin! Keeeevìn! Il fucile! Ti sei dimenticato il fucile! Ogni volta la stessa storia… – Sbuffa fra sé, il piccolo Kevin, torna sui suoi passi strascicando le scarpine. Pesa! Quel maledetto fucile e poi che noia! Ogni mercoledì, un’ora intera a tirare. Pèm pèm pèm, pepèm. Pim pum pàm. Mamma alla carabina mentre alla pistola, al moschetto e alla scacciacani il fratellone – quello scemo di guerra dell’Aaron che, naturalmente, è già in macchina da un quarto d’ora buono, l’arma fra le gambe, schiena ritta, sguardo tronfio e non appena sente la madre urlare al fratellino, un sorrisino da iena… sempre la stessa storia. Pure di sabato, un paio d’ore, la famiglia intera, le cuffie e il cappellino “mettiamoci in tiro” e pèm pèm pèm, pepèm! Al papi viene spesso voglia di tirare, anche dopo il lavoro. È uno sfogo per lui – sparare mi dà pace – è la sua passione di sempre. Il motivo dell’amore per sua moglie, conosciuta allo Stand. Compra un fucile o una pistola nuovi al mese, ne ha una collezione enorme. Ama tenerla “calda”, la collezione, pronta all’uso, che – … comunque sia, figlioli miei, la mira va costantemente allenata… un buon cecchino, infatti, è soprattutto un buon sportivo… – Il papi fa un lavoro che guadagna bene. Fa l’assicuratore porta a porta, arriva a stipulare anche venti polizze al giorno… la sua specialità? Le polizze casa, incendio, sisma, furto, squatting. Ma

è sui furti, che dà il meglio di sé. Seminando terrori domestici per tutto il paese. – Signora mia! Lei non sa, al giorno d’oggi, con-questa-gente-qui, che non rispetta niente, ne’ la legge, ne’ la proprietà privata ne’ niente… gentaglia senza scrupoli! che si aggira attorno alle Nostre case, che spia da dietro alle finestre le Nostre cene, i Nostri bei salotti… Signora mia, le confido un segreto… in casa mia, semmai, superati i tre video allarmi, i due rottweiler, le tagliole fra le aiuole e il ponte levatoio… un ladruncolo schifoso – uno zingarello – dovesse entrarci in casa, allora, glielo giuro, uno qualsiasi dei miei figli lo accopperebbe senza farsi il minimo problema… perché – come insegno loro – è col farsi scrupoli che poi il crimine dilaga… che ti trovi accoltellato, derubato… morto! – Il papi questa sera è un po’ nervosetto. Sarà che l’arrosto è gommoso, sarà che poco prima una cliente gli ha dato del mostro orrendo, scoppiando a piangere sull’immagine dei bambini che accoppano lo zingarello. – Una comunista! – ha pensato lui – Una straniera, probabilmente – Se ne lamenta con la moglie e lei naturalmente disapprova quelli che non hanno un filo di sana paura e un po’ di tempra difensivo/preventiva. Per l’arrosto, invece, si scusa, mea culpa, mea culpa, mea culpa… Ma il papi ‘sta sera ha voglia di sfogarsi e lo Stand ha già chiuso da un pezzo, per via degli orari invernali: – Kevin! – – … cosa? – chiede Kevin, gli occhi sempre più strabici. – Quanti punti hai fatto oggi allo stand? – Kevin abbassa la testa, si guarda le manine da pianista e conta: – Nove! – – Nove? Nove?! Nove! Ma com’è possibile, nove! Sparando a caso un cieco bendato farebbe più punti! Kevin! Un giorno ti toccherà difenderti! E allora? E allora che farai? Sparerai a caso? – Si tiene la testa fra le mani, il povero papi. – … Aaron, ti prego, dammelo tu, un motivo d’orgoglio… – – 6783 – risolino da iena, ‘sto scemotto dell’Aaron. – Nuovo record stagionale! – aggiunge la mamma, carezzando il crapolino del figlio maggiore.

» di Kurt Sghei; illustrazione di Mimmo Mendicino

Quando le mamme sono di fretta i bambini sono lentissimi a


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» testimonianza raccolta da Nicoletta Barazzoni; fotografia di Peter Keller

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dell’emoglobina o dello zucchero nel sangue. Il patologo non ha mezzi ausiliari per stabilire che cosa vede: osserva al microscopio delle immagini e deve interpretarle, capire di quale patologia si tratti. È come osservare un quadro e indovinarne l’autore. Si provano d’altronde, durante l’osservazione al microscopio, sensazioni analoghe a quelle recepite di fronte a un’opera d’arte, ma per il patologo l’emotività è fortemente accentuata quando una diagnosi a prognosi infausta tocca il bimbo innocente, la persona giovane, il conoscente, il parente prossimo. Il verdetto di cancro, le morti bianche Patologo e medico legale ha eseguito dell’infante, la disperazione biopsie e autopsie. Oggi in pensione, dal- dei familiari sono eventi che le vette delle sue montagne leventinesi lasciano una traccia non indifferente nella vita di un osserva il mondo. Cogliendo il senso della patologo. Ma come esiste l’invita e il significato della morte violabilità della vita esiste senza dubbio anche l’invioe accentuano il senso della labilità della morte. Sensibilità e senso etico responsabilità. Niente prosono nel mio lavoro strumenti necessari, tagonismo quindi, nessuna anche se una sensibilità troppo marcata può onnipotenza. Ma lavoro in a volte essere non tanto una guida quanto sordina, dietro le quinte. A un impedimento. Ho cercato di trasformare un certo punto della mia vita negli anni la mia particolare emotività in un avevo la valigia pronta per punto forte, apprendendo a gestirla, non a l’America, ma un francobollo eliminarla bensì a incanalarla. Equilibrare la sbagliato e una lettera spedita tensione emotiva richiede parecchi sforzi, per nave, anziché per aereo, perché non ci si abitua al confronto con non hanno permesso di conla malattia o con la morte. Non si diventa fermare in tempo utile il mio insensibili. Forse ci si abitua al concetto della arrivo oltreoceano. La svolta morte, molto meno al percorso del morire mi ha fatto ritornare in Ticino per malattia. L’approccio alla vita e il suo per dirigere l’Istituto cantonaapprezzamento passano anche attraverso la le di Locarno, dove ho eserpercezione della morte. In questa professiocitato da patologo e citologo ne è forse necessario essere un poco originali e, contemporaneamente, fo e particolari (contemporaneamente disegna fatto il medico legale per le con la mano destra e scrive con la sinistra, perizie ai processi. I referti del ndr.), oltre che avere fantasia. Ma, sopra ogni medico legale permettono di cosa, il patologo non è per nulla infallibile dare un giudizio determinane non è depositario di certezze assolute. Da te nei casi di morti inspiegasessantasettenne in pensione mi lascio coinbili, in particolare di decessi volgere dalle piccole cose: dal giardinaggio, violenti, ossia di omicidi o dal bricolage, dalle letture in particolare di presunti suicidi. Certo il scientifiche, dalla fotografia. Lassù, sulle dubbio mi accompagna comontagne, mi sento in pace. Mi capita stantemente, ma il compito spesso, per stare con Leopardi, di lasciarmi del medico legale è quello di cullare dal tormento esistenziale, di osservarilevare in modo obiettivo re e scrutare oltre le vette quell’indefinibile i reperti palesi e quelli più infinito, disegnandolo e dipingendolo con sottili, e di stabilire la natura la mia immaginazione senza pretese e senza e la dinamica del decesso. La protagonismi. Sono soddisfazioni intime che diagnostica non viene fatta si avverano, mi riempiono senza aspettarmi tramite macchine come può il plauso degli altri. Non ho bisogno di senessere per esempio la misura tirmi dire: “hai fatto bene”.

Ennio Pedrinis

Vitae

ono figlio e nipote di emigranti ticinesi che, per allontanarmi dalla Milano bombardata, mi hanno “impacchettato” in un piumino e riportato nel Canton Ticino, ad Osco in Leventina. Lì, ho vissuto con i nonni paterni. Da piccolo scarabocchiavo disegni e dipingevo, ispirandomi anche a loro, entrambi artisti pittori. Mi si diceva: “Il a la bosse du dessin”… ha il bernoccolo del disegno. Ho frequentato il liceo luganese e l’oratorio maschile di quei tempi, aderendo poi al movimento Scout con il quale ho fatto le mie esperienze attraverso metodi educativi che si sono rivelati una scuola di vita. Alla scuola reclute ho incontrato amici, con i quali ho poi frequentato la Facoltà di medicina a Berna, dove ho concluso gli studi accademici nel 1968 e conseguito il dottorato dopo un periodo di formazione presso le università di Vienna e della Sorbona a Parigi. Erano quegli straordinari anni caratterizzati da un’intensa attività intellettuale, con momenti di marcata evoluzione, involuzione e rivoluzione giovanile. Periodo che ha lasciato un’impronta profonda nella mia biografia. Ho deciso di studiare patologia anatomica e citopatologia clinica per finire con una formazione in medicina legale. Nel pensiero popolare, ahimè, il patologo è considerato il medico che quotidianamente si occupa di sezionare corpi esanimi, un personaggio spesso rappresentato in modo “buffo” negli sceneggiati televisivi con il camice sempre imbrattato di sangue. Il patologo è invece colui che si occupa quasi esclusivamente degli ammalati, di persone viventi. Tutta la diagnostica dei tumori è fatta dal patologo. Tutto dipende dal suo verdetto: tumore benigno o maligno. La paura continua di sbagliare, il timore che il decorso della malattia sconfessi il tuo verdetto diagnostico ti fanno sentire sempre sotto controllo

»

S


oicsevor drittorovescio testo di Francesca Rigotti fotografie di Reza Khatir

In principio era il filo. Il filo della vita. Il filo dei pensieri e il filo della storia. Il filo della memoria e il filo del ragionamento. Trovare il filo, seguire il filo, perdere il filo. Fare il filo alle ragazze. La nostra vita è appesa a un filo. Il filo di lino è la linea (dal latino linea) e la linea è la traccia della scrittura (“on-line”) e dall’intreccio di linee nascono la tela (“web”) e la rete (“net”). Nel vocabolario informatico sono entrati aspetti di attività antiche, come filare e tessere: vi si condensa l’esperienza del pensiero creatore e creativo, dell’azione nei suoi aspetti produttivi ma anche distruttivi. Tagliare il filo, spezzarlo, lacerare la tela… Temi che trovano in questi giorni a Milano un’affascinate palcoscenico dominato dai più diversi linguaggi e processi creativi, metafore del pensiero e della nostra società


pagina precedente: "Family dress" di Do-knit-yourself. Abito-installazione composto da 24 vestiti uniti insieme. L’assemblaggio fatto da Do-knit-yourself con gli studenti della Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, Knitters di Pinè, Fidenza Village e con Mika Yasuda. Milano, 2007-08

C’

è un filo che esce dalla ghiandola dell’addome del ragno – l’aragna, diceva Petrarca e aveva ragione, perché il ragno è un animale femminile – e produce reti e tele bellissime, ma aeree, effimere, inconsistenti. Il filo di bava trasparente che esce dal ventre dell’animale è esile e fragile, e poco adatto a rappresentare la stabilità e la consistenza del testo/tessuto. Più adeguata, invece, la produzione del filo a mano e poi la lavorazione dei fili intrecciati in vari modi: al telaio, all’uncinetto, ai ferri, a rappresentare attività creative in tutti i loro aspetti positivi. Come dimostrano le innumerevoli citazioni dai poemi omerici, dalle ballate

medievali, dalle favole dei fratelli Grimm, tutte traboccanti di fili reali e metaforici, fili di lana e di lino, fili di destino e di pensiero. Filo e tessuto, una volta che ci sono, sono lì per essere lavorati e indossati: “Un elemento della vita così presente a coprire il corpo, a decorare le case, a fare ombra nei giardini, ha da sempre stentato a entrare nel circolo delle arti nobili” dice un’organizzatrice della mostra, oppure, come si autodefinisce lei “una delle tante prese dalla pazzia mistica della maglia”, Nicoletta Morozzi. Oggi però non solo gli artisti si riappropriano del filo come mezzo di espressione: una grande quantità di persone sta scoprendo o riscoprendo

“The 16 Ways” di Anila Rubiku. Carta ricamata e lino; dimensione delle singole scatole: 18x18x18 cm. Tel Aviv, Israele, 2008 (Collezione P. Scot e D. Teplitzky, Hong Kong)

il piacere di lavorare a maglia, ricamare e tessere. E il mezzo che maggiormente sostiene questa nuova e antica passione – continua Morozzi – è Internet. Un numero impressionante di blog, video su YouTube, podcast di punti...”. Miti, fiabe e immaginario creativo Il filare e l’intrecciare fili può anche diventare minaccioso, se cade nelle mani delle Parche, come nel mito di Er il Panfilio in Platone, oppure nelle mani delle fate cattive come nella Bella addormentata nel bosco di Perrault. Nella fiaba, il fuso col quale si punge la principessa è foriero di sonno e di


“Il Signor K” di Elisa Nicolaci. Il Signor K è una figura kafkiana dall’aspetto multiplo e ambiguo; dim. della figura: 84x112x125 cm; tappeto: 172x261cm. Roma, 2006

morte. Nel mito platonico, è l’intero universo a essere paragonato a un enorme fuso che gira sulle ginocchia della Necessità e al quale sono legati i destini di tutti i mortali. Intorno al fuso della necessità siedono le sue tre figlie, le Moire o Parche, vestite di bianco e con bianche fasce nei capelli: Cloto, Lachesi e Atropo, e accordano la loro melodia al canto delle sirene. Le tre moire o parti – questo vuol dire moira – del tempo addolciscono la dura forza della necessità determinando le tre dimensioni del tempo: Lachesi, cui spetta il passato, assegna a ogni anima il proprio destino; Cloto, responsa-

bile del presente, sancisce tale sorte; Atropo, cui compete il futuro, rende immutabile “la trama filata”. Nonostante l’aspetto in parte minaccioso del filo, il filare stesso, che sia dal ventre dell’animale o dalle mani e dalla testa degli esseri umani, rimanda sempre e comunque a esperienze creative. L’immagine è onnipresente, dall’Antico Testamento all’Iliade e all’Odissea, come alla moderna epoca dei computer. La sua presenza costante ha diverse ragioni. Dapprima l’osservazione dei ragni, che ha sempre sollecitato la fantasia. E poi la pratica manuale del filare a mano, dall’età della pietra fino agli inizi del

Novecento, indispensabile per produrre abiti e stoffe di vario genere e importante occasione – verificabile nella mostraworkshop che vi raccontiamo in queste pagine – di incontri e rapporti sociali. Testimonianze del significato del filare e del tessere non hanno dato luogo soltanto a innumerevoli modi di dire e proverbi ma anche a infinite rappresentazioni letterarie e artistiche quali quelle raccolte nella mostra, nella quale “una fitta rete di significati prendono forma sulla trama di uno scenario simbolico vastissimo, tra artigianato e arte, cultura materiale e design, filosofia e storia”, dice Davide Rampello, presidente della Triennale.


“Israeli Whispers” di Nelly Agassi. Installazione con appendiabito e abito realizzato a maglia; dim. 6x5 metri. Tel Aviv, Israele, 2004. (Cortesia di Dvir Gallery e dell’artista)


sotto: “Joe a maglia” di Roberta Meloni e Rosetta Corrieri (Poltronova). Rivestimento in maglia della poltrona “Joe”, (De Pas, D’Urbino, Lomazzi) prodotta da Poltronova. Agliana, Pistoia, 2008-09

Tessere fili di libertà Torniamo al filo, filo della creatività e della mobilità, agile e flessibile, duttile, malleabile, morbido, aereo e libero, non costretto ancora nella cornice rigida del telaio, della cimosa o in ogni caso della forma obbligata: come non vedere la sua utilizzabilità ancora oggi, soprattutto oggi, quando rigidi e congelati modelli di pensiero e di azione incontrano potenti limiti e sembrano giunti ai loro confini, in ecologia, economia, tecnica, cultura, scienza, società e persino nella vita privata. Ci aiuterà forse il filo a vincere la sfida di un pensiero creativo libero e fluttuante, per un’azione dinamica, morbida, agile e colorata, da svolgere come il filo di una matassa per comporre, in astratto e in concreto, opere come quelle

presentate, pronte e confezionate o da creare al momento, in questa mostra/ laboratorio? Dritto, rovescio. Infilare l’ago nella maglia, fare girare intorno il filo, passare sotto, tirare, ricominciare, dritto, rovescio. Mettere insieme col filo un tessuto/testo composto di righe elastiche – a differenza della stoffa più rigida tessuta a telaio –, righe di punti fatti da un filo di lunghezza indefinita con l’aiuto di uno o più aghi. Questo è far la maglia – maglia da macula, macchia, ma anche buco, foro –, maglia come insieme di punti dunque, piccoli fori, buchetti: far la maglia è lavorare il filo con un ago, nelle più antiche testimonanze note, intorno al secolo settimo dell’era volgare, fino ai due o quattro o perfino cinque aghi del Medioevo che rendevano possibile la produzione di

lavori più complessi per realizzare schemi e modelli elaborati: non sarà un caso che sia modello sia schema sono espressioni che vengono dal mondo dei filati e dei tessuti, in particolare schema, che è progetto e rappresentazione per il nostro linguaggio astratto, ma era figura e abito nel linguaggio concreto dei nostri antenati, disegno di abbigliamento e insieme stile intellettuale. Ancora una conferma dell’idea che il filare e il tessere sono l’analogo del lavoro del pensiero che crea la propria immagine al di fuori di sé e si trasforma nel suo stesso abito, nel quale si veste e si definisce insieme, come i molti pensieri possono lavorare insieme per intrecciare un unico grande abito, un family dress di fili e di pensieri che non sarebbe dispiaciuto a Ludwig Wittgenstein ■


sotto e in basso a destra: “Gli occhi sono lì dove vedono, le cose sono lì dove le vedo” di Aldo Lanzini. Ritratti fotografici di maschere ispirate ai passamontagna da ”rivoluzione” realizzate all'uncinetto. Milano, 2008/09. Foto di Ivan Albertazzi

la mostra Dritto Rovescio. Fili intrecciati tra arte, design e creatività di massa a cura di Do-knit-yourself con il contributo di NABA, Nuova Accademia di Belle Arti di Milano dove Triennale Design Museum Viale Alemagna, 6 - 20121 Milano quando martedì–domenica, 10.30–20.30 giovedì, 10.30–23.00 lunedì chiuso la mostra è aperta sino al 29 marzo 2009 info tel. 0039 02 72 43 41 info@triennale.it il catalogo della mostra è pubblicato dalla casa editrice Electa, Milano

sotto: “Untitled barb wire” di Benji Whalen. Ricami a mano di tatuaggi su cotone. L'opera pubblicata è una delle 16 esposte alla mostra milanese. San Francisco, Stati Uniti, 2003-07. (Cortesia di Mogadishni Gallery)


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Tendenze

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Si sa che, per un’arcana “logica” femminile, le borse più grandi sono più traboccano di contenuti. Forse per quel nostro compulsivo bisogno di portarci appresso casa, vita, memorie e belletti. Ma se non c’è capienza che basti, perché non optare per il pratico e maneggevole trolley? Sì, proprio lui, il borsone che fa spuntare provvidenziali rotelle e maniglie magiche, nato per viaggiare sui jumbo jet, però disponibile anche agli spostamenti in città. Di sicuro verrà scelto dalle appassionate dello spazio a oltranza, e magari dello shopping, il trolley di Bric’s Z, così essenziale nel design e leggerissimo da manovrare, in moustang candido con profili e angolini in pelle stampa pitone. La tascona esterna, percorsa da zip scintillante, può ospitare la borsetta mignon abbinata, mentre gli interni sono organizzati per qualsiasi necessità. Una delizia da vedere e far elegantemente scorrere lungo il percorso quotidiano, sono i modelli di Furla j declinati in tenui tinte pastello. L’attuale, irrinunciabile “mania di grandezza” è smussata dalle morbide sensazioni tattili delle nappe opache, dello struzzo e del lino mano pesca. Si arricchiscono poi di dettagli metallici in oro chiaro per catenelle e finiture da alta gioielleria che accomunano i set di piccola e grande pelletteria della Casa. Londra, New York, Parigi… le grandi metropoli (magari solo evocate), sono il setting ideale per portarsi a spasso il trolley di Camomilla L in cavallino dalle macule tono su tono. Un classico rivisitato con forme arrotondate e un vezzoso fiocco di cuoio che sigla i modelli studiati per donne piene di fantasia. E per dare un tocco di stile a ogni momento della giornata, ecco che la tenera gattina di Hello Kitty (Camomilla for Hello Kitty) e ti segue pure in ufficio con il porta Pc nella nuance Black Cocco da professionista chic, corredata alla maxi borsa, modello

L Kelly, con tanto di ruote a scomparsa. Charms, pon-pon e cuoricini in vetro soffiato non possono mancare: lavorare non è mai stato così divertente! Molto spiritosa anche la valigiotta d’antan di Killah (by Principe) di gusto rétro, per via della linea squadrata tipica dei Quaranta, il colore blu copiativo, il tessuto di raso, gli angolini e la cintura di rinforzo in pelle corposa. Però maniglia a scomparsa, ruote fasciate e interni iperaccessoriati la riconducono alla modernità dei nostri giorni e a un prodotto eclettico adatto al pubblico femminile che sceglie la funzionalità senza sacrificare la raffinatezza. Ci sono viaggi brevi, ma anche brevissimi a cavallo delle due ruote, magari appena


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fuori porta. Viaggi liberi e sportivi che scelgono lo zaino ergonomico di Momo (by Principe), studiato per i giovani scatenati di ogni età, in nylon e dettagli in pvc. Più il valore aggiunto di un vano porta-casco, mentre rotelle e maniglia fanno capolino appena evocati dalla magia tecnologica. Nondimeno, per chi compie spesso veloci spostamenti per affari o per piacere, il New Trolley Concept di Kipling ritorna volentieri alla sua funzione primaria di compagno di viaggio. Addirittura, grazie a una costruzione esclusiva, può essere ridotto a dimensioni minime-minime. Ma questo è solo uno dei tanti suoi plus. Offre, tra l’altro, la possibilità di suddividere l’interno in tre sezioni amovibili e staccabili per riporvi

quanto serve al comfort di chi è sempre in giro, compresa l’attrezzatura high tech. Un collo viaggiante pratico e dinamico, adatto a personalità energiche è di sicuro il trolley unisex firmato Lastminute. Sviluppato in leggerissima microfibra ultima generazione, ha interessanti atout quali le chiusure con lucchetto a combinazione personalizzata e un sistema di traino all’avanguardia. E se vogliamo un esemplare inconfondibilmente al maschile? C’è quello firmato Zippo come il mitico accendino, portavoce di un autentico american style dal sapore tra l’outdoor e il vintage. Caratterizzato da un elegante binario a scomparsa, è disponibile in ecopelle nei colori navy blue, testa di moro e grezzo. Roba da uomo ■

Tendenze

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Il Sole transita nel segno dei Pesci dal 20 febbraio al 20 marzo Elemento: Acqua - mobile Pianeta governante: Giove - Nettuno Relazioni con il corpo: piedi Metallo: stagno Parole chiave: idealismo, emotività, intuitività

» a cura di Elisabetta

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ariete

bilancia

Vita affettiva alla grande per i nati nella seconda decade grazie al passaggio di Venere e alla forte azione di Giove. Momento professionalmente positivo soprattutto per i nati intorno alla prima settimana di aprile. La vostra primavera ha il suo inizio. Possibilità di matrimoni in vista.

Da metà mese Marte entrerà nella vostra sesta casa solare. Grazie alla forza di questo transito i nati della prima decade potranno dedicarsi con grande energia alle questioni lavorative. L’importante è ricordarsi sempre di non strafare, altrimenti seri rischi di stress in agguato.

toro

scorpione

Da metà marzo in poi Marte inizierà a muoversi positivamente. Grazie a questo transito i nati della prima decade potranno contare sul valido aiuto dei propri amici e/o collaboratori per la realizzazione di un importante progetto. Notizia inaspettata per i nati nella seconda decade.

Da metà Marzo i nati in ottobre inizieranno a sentirsi dei veri e propri leoni. Grazie all’influsso positivo di Marte potranno affrontare tutte le questioni lasciate in sospeso. I nati della seconda decade dovranno invece imparare a controllare maggiormente i propri sbalzi umorali.

gemelli

sagittario

Da metà mese Marte si troverà in posizione angolare rispetto ai nati in maggio. A un calo fisico, il transito affiancherà l’inizio di un periodo frenetico caratterizzato da una certa aggressività. Fidanzamenti per i nati della seconda decade favoriti dai passaggi di Giove e Venere.

Da metà mese, per i nati di novembre, Marte in quadratura. Questo aspetto tenderà a focalizzare la propria azione maggiormente sugli ambienti familiari. Conflittualità o momenti di crisi. Venere positiva per i nati della seconda decade favorirà la crescita di una storia d’amore.

cancro

capricorno

Da metà mese in poi, oltre che dal transito di Mercurio verrete favoriti dall’ingresso di Marte sempre nella vostra nona casa solare. Questo passaggio sosterrà maggiormente le attività e/o gli scambi interculturali attinenti a una realtà straniera. Nervosismo in amore.

Dalla metà di marzo Marte di transito nella vostra terza casa solare. Questo aspetto se da un lato tenderà a incrementare i vostri spostamenti professionali, dall’altro potrà accrescere la vostra aggressività verbale. Quando guidate state attenti a non pigiare troppo sul pedale.

leone

acquario

Venere con il suo cammino continua a baciare i nati nella seconda decade che dovranno però imparare a controllare il proprio orgoglio sempre più pungolato da un impaziente Giove. Momenti di confusione invece per i nati nella terza decade provocati dall’opposizione di Nettuno.

A metà mese Marte entra nella vostra seconda casa solare. Questo aspetto porta a un incremento delle attività rivolte alla promozione della vostra immagine. Cambiamenti bruschi, risolutivi di vecchie situazioni, per i nati nella terza decade favoriti dalla congiuntura tra Saturno e Urano.

vergine

pesci

Da metà marzo Mercurio e Marte in opposizione. Questo aspetto si presenta particolarmente spinoso per il buon equilibrio delle relazioni sia con il partner sia i soci di lavoro. Quando vi trovate a difendere una vostra idea o progetto cercate di comprendere anche le ragioni dell’altro.

Settimana segnata dall’ingresso di Marte nel segno. Le vostre armi sono ora sufficientemente affilate: è quindi arrivato il momento di partire per la vostra guerra. Se avete un obiettivo da raggiungere, fatelo subito. Non bloccate per nessun motivo al mondo le vostre nuove energie.

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Astri

Il segno dei Pesci è dominato dagli astri della fecondità: Giove, Nettuno e Venere, in esaltazione, favoriscono sensibilità particolarmente acute e soggette a emozioni profonde e a reazioni emotive complesse. Sensualità, sentimenti, sogni, idealità, attese e speranze rappresentano la linfa di cui si nutrono i nati nei Pesci che, senza ombra di dubbio, possono essere definiti degli autentici sentimentali. In particolare, nella fase dell’innamoramento essi esprimono grande generosità e romanticismo anche se, una volta subentrata la consapevolezza dovuta al consolidamento del rapporto, non di rado sorgono difficoltà connesse all’accettazione della realtà quotidiana e della conseguente routine. I sentimenti, per loro natura, sgorgano dal nostro profondo ed è proprio in quella dimensione, simbolicamente rappresentata dal mare, che il nato in Pesci trova il suo spazio elettivo. Del resto l’amore è forse l’ambito in cui, con più forza, la persona riesce a esprimere totalmente il proprio sé. Di indole gioiosa, amante delle cose belle il Pesci tende quindi a fuggire le difficoltà e qualsiasi problema offuschi il suo orizzonte emozionale. Questo aspetto tende a spingerli talvolta verso rapporti particolarmente intricati e tormentati, dominati dallo squilibrio dell’energia venusiana. Del resto, la psicologia dei Pesci è forse la più delicata dello Zodiaco: la sovraesposizione emotiva, l’impressionabilità, il desiderio di sperimentare e assorbire le esperienze in modo quasi totalizzante ne evidenzia tendenze e vulnerabilità.

“… li ressero a galla due pesci gemelli”

Pesci


Per l’uomo di casa.


Âť illustrazione di Adriano Crivelli


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A quale libro appartiene il seguente finale? La soluzione nel n. 14. Al vincitore andrà in premio Outsider di Friedrich Glauser, Edizioni Casagrande, 2008. Fatevi aiutare dal particolare del volto dell’autore e inviate la soluzione entro giovedì 19 marzo a ticino7@ cdt.ch oppure su cartolina postale a Ticinosette, Via Industria, 6933 Muzzano.

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1. L’adunanza religiosa che decise la Controriforma • 2. Il vil metallo • 3. Leggenda • 4. Panorami • 5. Consonanti in linea • 6. Trasparenti come il vetro • 7. Idonea • 8. Figura geometrica • 9. Il capolavoro di Virgilio • 14. Carme lirico • 16. Sintetici, riassuntivi • 18. Prive di contenuto • 22. Fiume francese • 27. La città di Tartarin • 28. Preposizione semplice • 30. Schiettezza, franchezza • 33. Può far traboccare il vaso • 35. Il nome di Pacino • 38. Il dio egizio del sole • 39. Concorso Internazionale • 40. Architetto greco • 43. Ungheria e Spagna • 45. Pari in chino • 48. La dea greca dell’aurora • 49. Il nome della Farrow • 51. Articolo indeterminativo.

Verticali

1. Rendere il tutto più complesso • 10. Il nome della Fallaci • 11. Un graduato • 12. Voti scolastici • 13. Combattimenti • 15. Arrugginiti • 17. Quattro romani • 19. Irritazione epidermica • 20. Anno Domini • 21. Siti • 22. Uno detto a Londra • 23. Il pronome che mi riguarda • 24. Ginevra sulle targhe • 25. Il Ben è a Londra • 26. Più che buoni • 29. Lo lancia il naufrago • 31. Divinità femminile • 32. Hanno le ali • 34. Il musqué del pellicciaio • 36. Cono centrale • 37. Pali della luce • 41. Capo etiope • 42. Rimangono nel portacenere • 44. Pronome relativo • 46. Trafila burocratica • 47. Gas luminoso • 49. In nessun tempo • 50. Antonio nel cuore • 51. Dittongo in guitto • 52. Il nome di King Cole • 53. Acclamato, esultato.

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Schema realizzato dalla Società Editrice Corriere del Ticino

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“Non era neanche tanto vecchia, ma era consumata come una falce a forza di batterla. Tutti gli altri, buoni e cattivi protagonisti di questa storia, sono morti. Pace alle loro anime”. Friedrich Glauser (1896–1938) ebbe una vita turbolenta sin dalla giovinezza. Dopo una serie di vicissitudini scolastiche fuggì di casa nel 1921 e si arruolò nella Legione Straniera. Visse in un continuo viaggio per l'Europa barcamenandosi tra diversi lavori. Lo sfondo dei suoi romanzi – letterariamente diviso tra il filone poliziesco legato alla figura del Wachtmeister Studer e altri di spiccato accento autobiografico – è la provincia svizzera di inizio Novecento, di cui l’autore non tesse certamente le lodi. Outsider è la raccolta di quattro racconti inediti legati dal tema della ribellione all’autorità. Un Glauser che entra “a pieno diritto in quella famiglia di grandi scrittori outsider a cui appartengono Robert Walser e Franz Kafka”.

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La soluzione a Epigoni è: “La nuova vita” di Orhan Pamuk (Einaudi, 2000). Il vincitore è: F.B., Giubiasco.

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Nuova Ibiza Ecomotive

Categoria di efficienza energetica: A Già a partire da Fr. 21’450.–*

«Voglio guidarla.»

«Consumi ridotti, cosa vuoi di più?»

Anatole Taubman Attore e testimonial SEAT

LA NUOVA SEAT IBIZA COSCIENZA AMBIENTALE E PIACERE DI GUIDA, FINALMENTE D’ACCORDO. La nuova Ibiza Ecomotive vanta le emissioni e i consumi più ridotti della sua categoria. Incarna così la simbiosi perfetta di sostenibilità e piacere di guida. Grazie ai suoi 1’200 km con un pieno, sfreccia di fronte ai distributori, lasciando a piedi la noia. Ma anche Leon Ecomotive e Alhambra Ecomotive mantengono le promesse: divertimento e risparmio sono assoluti. Più emozioni con meno emissioni, già a partire da Fr. 21’450.–* Anteprima svizzera al Salone dell’automobile di Ginevra, 5–15 marzo 2009, pad. 2, stand 2251 * Ibiza Ecomotive 1.4 TDI PD DPF: prezzo di vendita al netto consigliato, incl. IVA al 7,6%. Finanziamento con leasing AMAG: interesse annuo effettivo 6,45% (durata 48 mesi/10’000 km/anno), prezzo d’acquisto in contanti Fr. 21’450.–, acconto 10% Fr. 2’145.–, rata del leasing Fr. 284.05/mese, incl. IVA, escl. casco totale obbligatoria. Offerta soggetta a modifiche in qualsiasi momento. La concessione del credito non è ammessa se comporta l’indebitamento eccessivo del consumatore. CO2: Valore medio di tutti i nuovi modelli e marche commercializzati in Svizzera: 204 g/km.

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www.seat.ch

27.2.2009 14:08:23 Uhr

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Ticino7  

Numero 12 - Settimanale della Svizzera italiana

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