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№ 35 del 28 agosto 2015 · con Teleradio dal 30 ago. al 5 set.

FORZA DI GRUPPO

Al castello di Sasso Corbaro a Bellinzona immagini inedite dalla collezione fotografica della Fondazione Pellegrini Canevascini

Corriere del Ticino · laRegioneTicino · Tessiner Zeitung · chf 3.–


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Per i sapori delle mie montagne. Il formaggio di montagna di Dionis Zinsli nasce sulle montagne grigionesi di Sufers a ben 1430 metri dâ&#x20AC;&#x2122;altezza. Un clima rigido, latte di montagna aromatico e una fiera tradizione casearia danno vita a un inconfondibile prodotto Pro Montagna. Per ogni acquisto viene versato un contributo al Padrinato Coop per le regioni di montagna, in questo modo le nostre montagne continueranno a vivere. E noi potremo gustare anche in futuro prodotti di montagna autentici. www.coop.ch/promontagna

Per le nostre montagne. Per i nostri contadini.

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Ticinosette allegato settimanale N° 35 del 28.08.2015

Impressum Tiratura controllata 67’470 copie

Chiusura redazionale Venerdì 21 agosto

Editore

Teleradio 7 SA Muzzano

Redattore responsabile Fabio Martini

Coredattore

Giancarlo Fornasier

Photo editor

4 Arti Architettura. Le Corbusier di StefaNia Briccola ................................................... 7 Economia Affittare. Un tesoro di casa di laura di corcia ......................................... 8 Società Corsa della speranza. Correre, fermarsi, sperare di Michele ferrario ........... 10 Vitae Matteo Magni di Nicoletta BarazzoNi ............................................................ 12 Reportage Ritratti di gruppo di letizia foNtaNa - foNdazioNe PellegriNi caNevaSciNi... 37 Astrofood Vergine di Patrizia MezzaNzaNica ed elviN MoNteSiNo............................... 42 Astri ....................................................................................................................... 44 Tendenze Moda. Bianco calzato di MariSa gorza .................................................. 45 Cruciverba ............................................................................................................ 46 Letture Walter Siti. Di mondi effimeri di Marco alloNi .......................................... 47 Agorà Comunicazione. La pace siamo noi

di

Nicoletta BarazzoNi .............................

Reza Khatir

Amministrazione via Industria 6933 Muzzano tel. 091 960 33 83 fax 091 960 31 55

Direzione, redazione, composizione e stampa Centro Stampa Ticino SA via Industria 6933 Muzzano tel. 091 960 33 83 fax 091 968 27 58 ticino7@cdt.ch www.ticino7.ch www.issuu.com/infocdt/docs ticinosette è su Facebook

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(carta patinata) Salvioni arti grafiche SA Bellinzona TBS, La Buona Stampa SA Pregassona

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In copertina

1930 circa: in tenda (luogo non identificato; autore non identificato) ©Fondazione Pellegrini Canevascini

Il limite della non violenza Anni fa ebbi l’opportunità di incontrare frère Roger (Roger Schutz, 1915–2005), il monaco svizzero fondatore della comunità di Taizé. Ucciso nel 2005 da una squilibrata, frère Roger era una persona eccezionale, un teologo, un ideatore di pace e comunione, con una visione ecumenica capace di accogliere le confessioni e gli orientamenti religiosi più diversi. In quell’occasione acquistai uno dei suoi libri, La tua festa non abbia fine (Morcelliana, 1971), un diario di vita, ricco di riflessioni sul suo cammino pastorale e sulla valenza che Taizé aveva assunto per moltissime persone nel mondo. Leggendolo fui colpito da una considerazione compiuta in occasione della ricorrenza del fallito attentato ad Hitler del 20 luglio del 1944. Frère Roger meditava sul fatto che se quel complotto fosse andato a buon fine milioni di persone, avrebbero potuto salvarsi dal genocidio nazi-fascista e dalle conseguenze della seconda guerra mondiale. In altre parole, egli affermava che il male assoluto esiste e che di fronte ad esso è indispensabile agire. Questo ricordo mi è tornato alla mente rileggendo l’intervista che Nicoletta Barazzoni ha fatto a Davide Facheris, esponente e trainer del “Centro di comunicazione non violenta” con cui si apre questo numero di Ticinosette. Le posizioni di Facheris riguardo alla possibilità di comunicare “positivamente” con i terroristi (definizione che egli rifiuta in quanto già connotativa e invalidante ogni possibilità di dialogo) o con qualsiasi altra forma di integralismo, sono dal mio punto di vista insostenibili, per due ragioni. La prima è che il male assoluto esiste e che si incarna nelle

svariate e imprevedibili forme che il totalitarismo assume. La seconda è che i suoi interpreti, gli attori del male, indipendentemente dal tipo di religione o ideologia che promuovono, sono persone “normali”, soggetti comuni, esattamente come lo era Adolf Eichmann, l’uomo banale di cui scrisse Hannah Arendt nel suo celebre saggio (La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme, Feltrinelli, 2013). Eichmann era una persona che aveva rinunciato a ragionare con la propria testa, del tutto cooptato, come milioni di altri tedeschi al tempo, alle idee e ai principi aberranti del Terzo Reich. Allo stesso modo dei tanti giovani e altrettanto banali carnefici dell’ISIS che, lugubramente addobbati di nero, vediamo sfilare accanto alle loro vittime. Quale umanità possiamo scorgere dietro quei volti coperti? Quali bisogni, quali sofferenze possono giustificare le loro azioni? Quali le possibilità di dialogo? Signor Facheris, lei ha ragione a sostenere la necessità di comprendere i bisogni dell’altro, ma una cosa è affermare i propri bisogni e il diritto a esistere, un’altra è rinunciare alla propria dignità di essere umano senziente e capace di scelte eticamente orientate. Una distinzione ineludibile. Buona lettura, Fabio Martini “Il Re Leone”: i premiati Nell’ambito dei biglietti messi in palio su Ticinosette n. 33, il prossimo 11 settembre potranno assistere allo spettacolo “The Lion King” al Musical Theater di Basilea: Monia Wallimann (Barbengo) e Katiuscia Lunari (Locarno). Complimenti alle velocissime lettrici e buon divertimento!


La pace siamo noi Società. La comunicazione non violenta (CNV) non è un concetto teorico che si basa esclusivamente su delle asserzioni. Per poterla applicare nella vita di tutti i giorni è necessario lavorare su noi stessi, mettendo in pratica con veri e propri esercizi delle modalità di comportamento che capovolgono totalmente il nostro modo di reagire di fronte al male e alla sofferenza in tutte le loro manifestazioni di Nicoletta Barazzoni

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Agorà 4

a comunicazione non violenta (CNV) – alla base degli insegnamenti di Marshall Rosenberg, fondatore della omonima teoria –, non rappresenta una filosofia di vita e nemmeno un’alternativa alla violenza: è piuttosto un modo diverso di porsi in connessione empatica sia con noi stessi sia con chi ci sta di fronte, autoeducandoci a esprimere i nostri sentimenti e insegnandoci ad ascoltare quelli degli altri. A differenza di un certo pacifismo che cerca delle soluzioni esterne e istituzionali, la CNV porta infatti gli individui a cercare dentro di loro le soluzioni ai conflitti. La violenza moderna Il male che sta affliggendo questo secolo è proprio la violenza in tutte le sue manifestazioni: verbale, non verbale, diretta, indiretta, simbolica, non simbolica, subliminale, pubblicitaria, pubblica o privata. Persino il silenzio è un atto di violenza quando neghiamo l’ascolto e la parola. In omaggio agli artisti di Charlie Hebdo assassinati a Parigi, messaggi di ogni tipo hanno fatto il giro del mondo, concepiti contro qualsiasi atto di violenza. Ce n’è uno denominato “una matita per la pace”, un messaggio contro l’islamizzazione e il terrorismo: insieme alla matita anche la mano che la impugna, in nome della libertà di stampa compie la sua scelta. Una scelta che sbeffeggia e schiaffeggia qualsiasi cosa, scatenando la risata ma non quella della comprensione e del rispetto reciproco. Una matita che ci fa ridere perché siamo imbarazzati, perché abbiamo paura dell’islamizzazione e del terrorismo che la satira ci aiuta a scotomizzare. Ridendo il pericolo perde il suo potere, ci sembra inesistente, rendendosi buffo e banale. Così facendo il soggetto/oggetto disegnato (e designato) diventa inoffensivo. Questo modo di procedere, che neutralizza e decodifica le nostre paure, viene applicato anche nella programmazione neurolinguistica. Ma perché chi sta dietro a una matita non ci aiuta a cercare la pace, facilitando la comunicazione con chi è pronto a morire e uccidere per il suo Dio?1 La

satira esagera – sostengono in molti – ma questo non è un motivo per ammazzarli tutti! Ma come si può spegnere un incendio con la torcia in mano, come si può richiedere il silenzio urlando per ottenerlo? Non ci preoccupiamo di entrare in connessione con ciò che sta attaccando, poiché siamo totalmente disconnessi sia dai nostri bisogni sia dai bisogni di chi stiamo satirizzando. Vediamo solo l’obiettivo da colpire, inserito di solito nella lista dei malvagi. Ma in questa guerra tra simboli vengono forse assicurati e soddisfatti bisogni quali sicurezza, libertà, pace, educazione, uguaglianza, comprensione, giustizia, fiducia, empatia, e rispetto?2 L’effetto è quello del domino: la violenza chiama violenza, l’odio chiama odio. Non scegliamo la comunicazione e il dialogo, con l’intento di calmare gli animi perché la violenza sembra essere il principio che ci governa, la vera droga di questo secolo. Paura e violenza, scrive Jiddu Krishnamurti, sono facce della stessa medaglia. La satira può rivelarsi un linguaggio molto pericoloso anche se l’intento è quello di far sorridere. Ma non importa, pensa qualcuno, se i fanatici prendono fuoco facilmente e si fanno saltare in aria: ognuno col suo linguaggio fa la sua parte. La matita contro la bomba, la piuma contro il carro armato in uno scontro mortale che colpisce indiscriminatamente. Buoni contro cattivi. Terroristi contro mediatori per la pace3. Violenza: una richiesta di aiuto Il momento è incandescente. Anche solo uno sguardo mal riposto, il fruscio di una penna possono far saltare in aria il mondo intero. Tiziano Terzani scriveva in risposta a Oriana Fallaci che con la rabbia, la violenza e con l’orgoglio non si arriva da nessuna parte, ma solo cercando la pace possiamo cambiare il mondo. Siccome la pace e la guerra iniziano nel cuore degli uomini sembra impossibile raggiungere la pace considerando che nel mondo ci sono così tanti uomini che caldeggiano la guerra. Ma dietro agli attacchi c’è un disegno ben più grande di una vignetta, ben più ordito di una bomba, ben più oc-


le riceve. Con le orecchie della Comunicazione Nonviolenta posso provare a sentire la richiesta che c’è dietro a quelle parole e azioni che chiamiamo “terrorismo”, posso cercare di intuire le necessità di quelle persone, vederne l’umanità. Quali sarebbero secondo lei i loro bisogni? Con certezza non lo so, innanzitutto con lo sguardo della CNV non vedo un “loro” generalizzato bensì cerco costantemente di vedere e di relazionarmi a una persona specifica in un momento specifico. Penso infatti che i bisogni, seppur universali, possono essere “vivi” in modo diverso da persona a persona e da situazione a situazione. Per esempio, il bisogno di rispetto è un bisogno universale che appartiene a tutti gli esseri umani, è poi nello specifico contesto che ognuno di noi può soggettivamente sentirlo più o meno soddisfatto. Con l’approccio CNV posso provare a immaginare i bisogni dell’altro e poi posso eventualmente provare a dialogare con Agorà lui per verificare se lo sto capendo 5 e solo a quel punto avrò la certezza di quali sono i suoi bisogni. Già immaginare quali possono essere i bisogni dell’altro mi avvicina a lui, abbassa la tensione in me e questo arriva anche all’altro, crea Il filosofo di origine indiana Jiddu Krishnamurti (da amazonaws.com) connessione, il bisogno chiave che culto di quanto crediamo4. C’è un impero invisibile5 che ci porta nel mondo dell’empatia e della pace. Questo processo sovvenziona la guerra degli USA, con il progetto globale di avvicinamento e di contatto con i bisogni altrui, può creare per annientare i terroristi. Il politologo americano Noam intesa anche con colui che pensiamo essere il “peggior terrorista” Chomsky annota: “tutti si preoccupano di fermare il terrori- perché non c’è nulla che apre le finestre del dialogo e smorza la smo. Bene, esiste un unico e semplice modo per farlo: smettiamo tensione come il dare e ricevere comprensione al livello dei bisodi prenderne parte”. Anche da queste pagine, in un suo edi- gni. Per maggiore chiarezza posso portare l’esempio del conflitto toriale Fabio Martini faceva notare come: “le responsabilità arabo-israeliano. Se vedo un israeliano che occupa un territorio americane nel sostegno alle forze anti-Assad nella prima fase palestinese e vi alza un muro di protezione posso provare a della guerra civile siriana vengono accuratamente tenute alla immaginare i suoi bisogni: “forse ha bisogno di sicurezza, di spazio, di tranquillità?” se ho l’occasione di parlargli di persona larga dai commentatori occidentali”. Ne parliamo con Davide Facheris, candidato trainer presso posso provare a discutere con lui dei suoi bisogni, per esempio dicendo: “stai facendo questo perché vuoi maggiore tranquillità, il Centro di comunicazione non violenta (CNVC). spazio e sicurezza per te e la tua gente?”. Se il mio tono e il mio Signor Facheris, lei pensa al terrorismo in termini ge- atteggiamento interiore sono scevri da rabbia, astio e colpevonerali e lo legge con gli occhi della comunicazione non lezza, difficilmente l’altro sentirà nelle mie parole un potenziale pericolo contro cui combattere e quindi sarà più probabile che si violenta6: che cosa ci può dire? Penso che gli atti che chiamiamo “terrorismo” siano forme di crei dialogo fra di noi. Allo stesso modo posso relazionarmi con espressione forti, a volte estreme, per chiedere un “per favore”, un palestinese che sta per sparare contro quell’israeliano: “forse un urlo estremo che ci chiede: “per favore ascoltateci, per favore in questo momento hai bisogno di rispetto, di tranquillità e di considerateci, per favore un po’ di equità e giustizia, per favore spazio?”. Vi immaginate queste persone che al posto di ricevere …”. Non giustifico le azioni specifiche, ne vedo la tragedia, critiche, accuse o lodi, ricevono attenzione e comprensione per non mi sembrano soddisfacenti né per chi le compie né per chi i loro bisogni più profondi? Vi immaginate di riuscire a vedere (...)


“Penso che se vogliamo la pace vera, non possiamo ottenerla se siamo disconnessi dai bisogni altrui, penso che faccia parte della nostra natura umana, universale, che attraverso la vita ci interconnette tutti quanti”

i loro bisogni al di là delle azioni che stanno compiendo? In questo modo sperimento quotidianamente la trasformazione della tensione, dell’aggressività e dei conflitti in me e con gli altri, penso che ascoltando i bisogni degli altri possiamo relazionarci a chiunque per costruire dialogo e pace.

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Ma perché dobbiamo preoccuparci di garantire dei bisogni a chi ci uccide e semina morte? Per me non è tanto il “dover garantire i bisogni” o il “dover garantire i diritti”. A mio parere, il cambiamento culturale sta nell’entrare in contatto con la nostra dimensione umana amorevole, sostituendo il “dover garantire” con lo “scegliere di vedere, di considerare, di onorare i bisogni di tutti”. C’è una ragione fondamentale che mi muove in tal senso e che può muovere ognuno di noi a compiere questa scelta ed è il nostro bisogno di pace e di benessere: penso che se vogliamo la pace vera, non possiamo ottenerla se siamo disconnessi dai bisogni altrui, penso che faccia parte della nostra natura umana, universale, che attraverso la vita ci interconnette tutti quanti. Tra i miei bisogni trovo anche quello di considerare e contribuire al benessere degli altri, non esiste il mio vero benessere senza quello degli altri. Cosa ha di diverso la Comunicazione Nonviolenta rispetto ad altre forme che inneggiano alla pace? Innanzitutto non penso alla Comunicazione Nonviolenta (CNV) come a una filosofia che inneggia alla pace, per me è uno strumento pratico per raggiungere l’armonia dentro di sé e per viverla e manifestarla con gli altri. La forza della CNV a mio parere sta nel lavorare con il potere che le parole hanno di creare distanza o connessione sia dentro di noi sia con il mondo esterno. Un esempio lo facevo poco fa quando parlavo di “terrorismo”. Se connotiamo certe azioni come “terrorismo”, stiamo già mettendo un piede nel “tribunale”, nel campo di battaglia dove ci sono i buoni e i cattivi e qui siamo già in guerra, siamo già disconnessi dall’energia armoniosa e di pace che la vita ha in sé e che tanto cerchiamo per stare bene. Con la CNV possiamo imparare ad accorgerci di tutte quelle sfumature di linguaggio che sono “etichette, analisi, valutazioni, pretese, minacce, premi, punizioni ecc.” per non finire nel mondo della violenza in cui inesorabilmente ci conducono. Per uscirne, già indicavo la strada, con la CNV possiamo imparare a considerare l’umanità dell’altro e a connetterci a essa, alla sua richiesta o necessità aldilà delle sue parole o azioni specifiche. Ma cosa può fare la Comunicazione Nonviolenta per fermare questa ondata di terrorismo che pare oggi inar-

restabile, mentre chi compie atti terroristici risponde solo con la morte? Non siamo forse già troppo lontani dal comunicare senza violenza? Riprendendo le risposte precedenti, penso che i “terroristi” non esistano, esistono solo persone umane che stanno chiedendo disperatamente qualcosa, siano esse palestinesi, musulmane, francesi, israeliane, cristiane, arabe, statunitensi, italiane ecc. Penso che l’atteggiamento interiore che ho descritto in precedenza possa fare la differenza per intraprendere azioni concrete per costruire la pace. Per esempio, la manifestazione del 11 gennaio 2015 mi è parsa avere una connotazione di comunione globale, contro qualsiasi atto di “terrorismo”, aprendo un interrogativo sul comportamento di ognuno e senza schieramenti di sorta. Forse è una mia impressione, in ogni caso la strada che vedo e che pratico con soddisfazione è questa: se siamo capaci di aprirci a un vero dialogo basato sull’ascolto empatico dei bisogni di ognuno e di tutti, quale necessità o volontà restano all’altro per colpirci con violenza? Quali messaggi stanno mandando i leader e i cittadini di tutto il mondo? Penso che ognuno di noi abbia un ruolo da giocare: “cambiare il mondo, una conversazione alla volta”.

note 1 Il poeta misitco soufi Rumi dice: “esiste un luogo aldilà del bene e del male, è in quel luogo che vi darò appuntamento”. 2 Eli McCarthy, direttore di Giustizia e pace su The Hill scrive che anche i membri dell’ISIS sono esseri umani. Il suo articolo porta una riflessione sulle possibili tattiche che possono garantire a tutti la dignità umana. http://thehill.com/blogs/congress-blog/ foreign-policy/234634-isis-nonviolent-resistance 3 Marshall Rosenberg nel suo libro Parler de Paix dans un monde de conflit (Editions Jouvence) sostiene che chi commette degli atti di violenza ha già manifestato molto prima la sua sofferenza e dunque questi atti sono l’ultima arma rimasta a sua disposizione. Non c’è pace se non siamo capaci di intendere le paure e le aspirazioni altrui, comprese quelle che spingono certi al conflitto. Vendicarsi tende l’altra guancia all’aggressore, scrive Rosenberg, la pace esige da noi molto più di questo. 4 Zero Dark Thirty è il film spionistico in cui viene narrata la cattura e l’uccisione di Osama Bin Laden, responsabile dell’attacco dell’11 settembre, e in cui vengono raccontate le spietate torture attuate dagli agenti americani. 5 Daniel Estulin nel suo libro a proposito del Club Biilderberg sostiene: “loro sono gli oligarchi dei giorni nostri, quelli che da sempre si battono per impedire la nascita delle repubbliche volte al bene comune. Un’enorme cospirazione che risale indietro di diversi secoli”. Tratto da L’impero invisibile. La vera cospirazione di chi governa il mondo. Daniel Estulin (Castelvecchi editore, 2012). 6 Comunicazione Nonviolenta di Marshall Rosenberg. Si veda Center for Nonviolent Communication (cnvc.org) e anche comunicazionenonviolenta.it


Un mito insuperabile Figura chiave dell’architettura moderna Le Corbusier, di cui ricorre quest’anno il cinquantenario della morte, ha lasciato un’eredità importante e in costante trasformazione di Stefania Briccola

Sono trascorsi cinquant’anni dalla scomparsa di Le Cor-

busier (1887–1965) e fioccano le celebrazioni dell’opera dell’architetto svizzero. Il padre del Movimento moderno progettò edifici a misura d’uomo e autentiche macchine per abitare dove “solo l’utente ha la parola”. Dietro l’icona di stile con gli occhiali rotondi e il farfallino si nascondevano i mille volti dell’intellettuale, dell’artista totale e di un instancabile viaggiatore. Ne abbiamo parlato con Daniele Vitale, esperto del Movimento moderno e docente al Politecnico di Milano dove ha tenuto di recente una conferenza sul tema “Cinquant’anni dopo la morte di Le Corbusier” nell’ambito delle iniziative in omaggio a Charles-Edouard Jeanneret. Era infatti questo il vero nome del maestro che non aveva una laurea in architettura e sulla carta d’identità fece scrivere alla voce professione homme de lettres.

tro degli edifici se vuoi imparare. Chiudi gli occhi davanti ai prospetti sulla strada. Poi vai a misurare un edificio decente dietro la facciata. Studia questa costruzione anonima avendo come prospettiva una successiva costruzione di scala maggiore, forse in acciaio (una casa prefabbricata) o in calcestruzzo armato (montando delle parti modulari)”. E conclude dicendo: “Le proporzioni bastano ma però c’è bisogno anche di molta immaginazione, e più modesto è il problema tanto maggiore è l’immaginazione di cui vi è bisogno. Architettura è organizzazione. Tu sei un organizzatore, non uno stilista da tavolo da disegno”.

Che cosa erano i viaggi per Le Corbusier? I viaggi sono stati per lui un’esperienza fondamentale. E i viaggi sono i disegni e i carnets, il fascino che esercitano su di lui le architetture e le situazioni, la capacità di osservare, annotare, ripensare. C’è in questo del metodo, una Quale è l’attualità della lezione di estrema costanza, per tutta la vita, una Le Corbusier? precisione quasi da orologiaio. E una La figura di Le Corbusier è inscindibile grande curiosità e capacità di imparare, dal suo mito, che aveva con pazienza Le Corbusier (da adejc.wordpress.com) la spinta ad abbandonare le pantofole e costruito. Su nessun architetto moderno esiste una mole così imponente di testi e di studi, sino a quelli a correre l’avventura. Ma il rapporto che Le Corbusier stabilisce recenti e preziosi legati al restauro delle opere. Non possiamo che con le cose osservate è analogico, fatto di vincoli e adattamenti, continuare a rileggerne la storia, in tutte le sue contraddizioni e somiglianze e distanze. Ciascuno in un’opera trova i punti su cui i suoi risvolti, dagli aspetti ideologici e dal sistema dei pensieri poggiare e le parentele possibili sono infinite. Così la memoria ai disegni e alle opere. Ma la critica, dentro di sé, ha sempre e della Certosa di Ema, il rapporto tra la piccola casa del monaco, in modo implicito una finalità prospettica. Critica e progetto la sua solitudine, il chiostro, la chiesa, può contagiare l’Unità vivono in stretto rapporto: l’una considera le opere e l’altro le d’abitazione e la riflessione sulla casa collettiva. continua. Le opere sono sempre un ponte, una possibile mediazione. Ma la nostra voce non può che essere altra da quella del Le Corbusier rileggeva spesso una copia del Don Chipassato e soggettiva. Non c’è un’attualità astratta del lavoro di sciotte di Cervantes ricoperta con il pelo del suo amato Le Corbusier. Esistono tanti modi di interpretarlo e di riprendere cane Pinceau… Nutriva una speciale predilezione per quest’opera. In uno le questioni e le soluzioni che il suo lavoro ancora propone. schizzo raffigura se stesso come Don Chisciotte che corre verso un mulino a vento. È un’identificazione che ha amato molto Perché Le Corbusier attaccava gli accademici? L’educazione per lui passava soprattutto attraverso l’esperienza, soprattutto nell’ultima parte della sua vita, mentre al cugino i viaggi, l’osservazione, il lavoro. Le Corbusier credeva poco Pierre Jeanneret (anch’egli architetto e designer che fu a lungo nella scuola. Nella sua idea, è il pubblico che deve essere prima suo collaboratore) assegnava il ruolo di Sancho Panza. Il mudi tutto educato, il destinatario del grande messaggio dell’ar- lino a vento rappresenta i suoi ideali, l’impotenza è quella del chitettura moderna. C’è un suo testo che si intitola Se dovessi cavaliere. Le Corbusier è stato un uomo pieno di contraddizioni, insegnarvi l’architettura? E in quel discorso afferma: “E ora, con un’idea demiurgica del ruolo dell’architetto. Ma il racconto amico mio, ti prego di tenere aperti gli occhi. Hai gli occhi di Cervantes è una parabola, e nella letteratura come nella vita aperti? Sei stato educato a tenere gli occhi aperti?… Che il possibile e l’impossibile si sovrappongono e si moltiplicano cosa guardi quando esci per una passeggiata? Guarda il re- senza fine.

Arti 7


Un tesoro di casa

La città d’estate è calda. Allora via, si scappa, verso il mare e la montagna. E l’appartamento? Lungi dal lasciarlo vuoto, oggi si tende a far fruttare il periodo di assenza, affittando la propria casa ai turisti di passaggio di Laura Di Corcia

Economia 8

La tendenza di affittare il proprio appartamento durante costituiscono degli atout importanti. Un ruolo fondamentale l’assenza dovuta alle ferie si sta diffondendo nella vicina è rappresentato dalle fotografie: se sono nitide e in grado di Italia e ha investito anche il nostro Ticino, dal Mendrisiotto restituire un’immagine fedele e magari leggermente abbellita a Lugano: un numero crescente di persone decide infatti dei locali (ma senza esagerare), attireranno più facilmente gli di affittare per un weekend o addirittura una settimana la affittuari. Un bilocale ben tenuto e in una buona posizione propria abitazione per arrotondare lo stipendio e far fronte può costare anche 120.– franchi a notte. Sul sito si possono alle spese divenute oggi sempre più ingenti. Prendiamo inserire informazioni e una lista di regole della casa, che gli ospiti saranno tenuti a l’esempio di Luca, trentenne, rispettare. proprietario di un bilocale a Monte Olimpino, a due A colpi di click passi dal confine di Chiasso: Quando l’ospite conferma essendosi recentemente trala sua prenotazione, il prosferito a Milano per lavoro, ha prietario di casa deve risponpreferito inserire l’annuncio dere entro 24 ore. Solo alla su un sito che si occupa di afrisposta, viene addebitato il fittare appartamenti a persone pagamento sulla carta e sucdi passaggio, piuttosto che cessivamente viene inviata impegnarsi in un contratto a all’host una mail con la ricelungo termine con un locavuta. Il sito di solito verifica tario fisso. I vantaggi? Poter che gli standard di qualità ancora usufruire dei propri siano rispettati; qualora non spazi, quando servono, e in Immagine tratta da mitula.net ci fossero problemi, dopo 24 generale essere meno vincolati. “È una bellissima esperienza”, racconta, “i turisti, soprattutto ore dal check in vengono addebitati i soldi al proprietario quelli stranieri, preferiscono questa soluzione all’albergo perché di casa (solitamente tramite carta di credito o bonifico). Un li lascia più liberi con gli orari e la gestione del proprio tempo”. sito come airbnb trattiene il 3% della transazione. È bene Luca spiega anche che in questo periodo, grazie a Expo 2015 che il proprietario lasci sul tavolo della cucina la macchina e alla sua capacità catalizzatrice, molte persone preferiscono per il caffè con le cialde e tutto il necessario per la prima soggiornare vicino al lago di Como e spostarsi a Milano solo colazione, così come in bagno, il bagnoschiuma, lo shamquando serve. “Ci vogliono ovviamente alcuni requisiti”, preci- poo e gli asciugamani puliti. Tutti piccoli accorgimenti che sa. “L’appartamento deve essere in ordine, arredato con gusto e aiuteranno l’ospite a sentirsi a casa. E se l’affittuario fosse con i comfort necessari. È indispensabile inoltre che il proprietario particolarmente maleducato e irrispettoso? Nessun probledi casa sia disponibile e gentile, in modo da rendere il soggiorno ma: l’assicurazione del portale internet dovrebbe coprire tutti i danni, con rimborsi fino a 700mila euro. il più rilassante possibile”. Ma come fare? Affittare la propria casa a turisti o persone di passaggio non è affatto complicato. Occorre però affidarsi a un sito che pubblichi il proprio annuncio, in modo che gli internauti, alla ricerca dell’alloggio, possano trovare l’inserzione giusta fra le tante offerte. Le tariffe sono fissate per notte, settimana e mese: è l’host stesso che le stabilisce, ma il website (airbnb, per esempio), fornisce alcuni suggerimenti fissando dei prezzi sulla base della posizione e dei servizi offerti. Valgono le solite regole: un appartamento in centro città costerà di più rispetto a un bilocale in periferia, così come i doppi servizi, la cucina piena di comfort e una camera arredata con gusto

Un set cinematografico in casa Non servono ville da sogno. Talvolta anche un piccolo appartamento, un monolocale per studenti può diventare un set cinematografico o la location adatta per uno spot pubblicitario. I guadagni in questo settore sono alti: si parla di introiti che variano dai 1000.– ai 4000.– franchi al giorno. I proprietari di ville in campagna e case particolarmente grandi e arredate con gusto, possono sbizzarrirsi, ospitando eventi vari, compagnie teatrali, persino matrimoni. Certo, c’è la seccatura di avere gente in casa per qualche giorno. Ma, stando alle tariffe ventilate dai vari siti che si occupano di queste intermediazioni, forse ne vale proprio la pena.


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Correre, fermarsi, sperare Sabato 5 settembre si svolge a Lugano la decima edizione della “Corsa della speranza”. Un evento nato dalla volontà di un ragazzo canadese di sconfiggere un male che, per essere vinto, necessita anche di una grande voglia di vivere di Michele Ferrario

Era il 28 giugno del 1981: quel giorno muore, a un mese

esatto dal suo 23esimo compleanno, un ragazzone canadese che sin da giovanissimo aveva praticato con successo le più svariate discipline sportive, soprattutto il basket e il nuoto. Si chiamava Terrace Stanley Fox, era cresciuto a Winnipeg, in Canada, insieme ai due fratelli e alla sorella. Sport e studio sin dall’infanzia appunto: Terry voleva diventare insegnante di educazione fisica, ma proprio il suo fisico improvvisamente lo tradisce. Dopo un banale incidente, il suo ginocchio destro continua a fargli male. La diagnosi è spietata: tumore maligno alle ossa. Con la speranza di curarlo, gli viene amputata la gamba.

Società 10

La sfida impossibile Durante la convalescenza e la riabilitazione Terry matura il progetto che darà un senso diverso e compiuto alla sua breve vita: attraversare a piedi, correndo, l’immenso Canada, dalla costa atlantica a quella pacifica, raccogliendo da ogni concittadino 1 dollaro da destinare alla lotta contro il cancro. La sfida prende il via il 12 aprile del 1980, ma finisce prima del previsto: il 1. settembre, dopo 143 giorni e 5.373 km Terry deve abbandonare poiché nuove metastasi gli vengono trovate nei polmoni. Mentre tutto il paese ormai lo segue con ammirazione e affetto, Terry pian piano scompare dagli schermi e si spegne circondato dall’affetto dei suoi cari e dei tanti fan. Il ragazzone che sognava la vita diventa un eroe nazionale, anzi l’eroe canadese per antonomasia. La famiglia ne coglie appieno la dirompente valenza simbolica, istituisce una Fondazione a lui intitolata – che ha raccolto nei primi 35 anni quasi 700 milioni di dollari – e inventa la Terry Fox Run, la “Corsa della speranza”, che si svolge ogni anno, nel mese di settembre, in centinaia di capitali del mondo intero. A Lugano come a Parigi, Los Angeles e Hong Kong Anche la Svizzera italiana ha da dieci anni la sua “Corsa della speranza”: il decennale è in calendario sabato 5 settembre a Lugano, a partire dalle 10 del mattino. Piazza della Riforma ospiterà, già prima e anche dopo la “corsa” – un percorso non competitivo, pianeggiante, nel cuore della città, adatto

davvero a tutti, di circa 5 chilometri, da compiere camminando o correndo, in piena libertà, con partenza alle ore 18.30 – migliaia di persone richiamate da un progetto che non ha eguali. Le entrate, costituite dalle iscrizioni (25.– franchi gli adulti, 10.– i bambini) e da offerte spontanee o donazioni, sono interamente versate alla Fondazione Ticinese per la Ricerca sul Cancro che finanzia progetti di ricerca internazionali che si svolgono in Ticino. Il suo nome emblematico invita a riflettere: “corsa” e “speranza” sono elementi centrali della vita di ognuno di noi. Corriamo quotidianamente per riuscire (o piuttosto illudendoci di riuscire) a star dietro a tutto e tutti. Tra alti e bassi. Tra improvvise accelerazioni e subitanei, bruschi arresti. A volte è il nostro corpo a dirci “fermati!”: sta a ognuno ascoltarlo, prenderlo sul serio, oppure tirar dritto fingendo di non sentire. La dignità della sfida Non sempre l’avvertimento giunge tempestivo, non sempre e non per tutti esistono ancora il rimedio, la cura, la soluzione. La ricerca fa progressi giganteschi praticamente ogni giorno, ma costa miliardi e non è disinteressata: gli investitori – che non vanno demonizzati per questo – si attendono una contropartita. Anche quella della salute è un’industria. Quando il segnale arriva tardi (troppo tardi), ecco che nella nostra maratona di donne e uomini subentra il secondo elemento: la speranza. Anche in questo caso da intendersi in una pluralità di accezioni: la speranza razionale nella ricerca, nella scienza, nella medicina; la speranza del malato, se non di guarire, di poter convivere con la malattia; cui subentra quella, umanissima, di non dover aggiungere sofferenza fisica a quella psicologica e affettiva, di per sé devastanti. Infine, la speranza, non puramente consolatoria, di riuscire a terminare la propria corsa – proprio come Terry – con dignità, lucidità e uno sguardo su altri futuri possibili. per informazioni e iscrizioni corsadellasperanza.ch. Nel sito sono presenti anche tutti i punti (da Faido a Morbio Inferiore) dove potersi iscrivere in anticipo.


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Vitae 12

oltivare i rapporti è come coltivare la vite, passione che nutro e che mi è stata tramandata da mio nonno. La vigna va curata con amore ma va anche potata altrimenti non dà frutti: il suo ciclo è una sorta di metafora della vita, con le sue evoluzioni e le sue modifiche. Rivolgersi a uno psicologo implica conoscere meglio qualche cosa di se stessi, quindi affrontare ciò che non è noto e che può spaventare. Ci sono sempre delle resistenze e si è combattuti, anche perché ci si può sentire sconfitti per non essere riusciti a farcela da soli. Constato però che quando la persona si familiarizza con la psicoterapia le paure diminuiscono molto. Considero la mia professione un percorso di costante ricerca che tramite le diverse esperienze di lavoro alimenta il mio interesse verso me stesso e verso gli altri. Questa mia curiosità deriva dalla sensibilità all’osservazione. Le emozioni possono far paura nella misura in cui sfuggono al controllo della ragione. Temiamo l’irrazionale ma le emozioni sono imprescindibili e anche inscindibili dall’essere umano. Non do mai per scontato che la persona sia immediatamente e totalmente disponibile a farsi aiutare. Per entrare in relazione devo avvicinarmi con prudenza e rispetto, perché l’accostarsi troppo in fretta al paziente potrebbe preoccuparlo: calibrare la distanza fa crescere una buona alleanza di lavoro. Cerco inoltre di tenere sempre presente che ogni colloquio può essere anche l’ultimo e che va considerato come un incontro unico e irripetibile. L’intuizione è importante, però devo anche poterla verificare e per questo ci vuole pazienza. L’immaginazione è caratteristica dell’incontro in un rapporto di psicoterapia, che spesso si rivela nuovo e sorprendente. Il mio è un mestiere che non si insegna ma si tramanda in modo analogo alla tradizione orale: condivido sempre il sapere con dei colleghi più esperti che mi trasmettono la loro esperienza. La mia vita privata mi aiuta a livello professionale perché mi permette di distinguere ciò che sono io dalla persona che mi sta di fronte, soprattutto in un aspetto essenziale: avere in chiaro che quello che è adatto per me, che mi aiuta nella vita ed è un punto di

riferimento, non per forza lo è per l’altro. La mia posizione non è quella di dire all’altro cosa fare, d’insegnare, ma è quella dell’incontro e dell’ascolto delle sue differenze. Il mio ruolo è quello di aiutare la persona a chiarire la sua domanda affinché si senta più libera nelle proprie scelte. Nel rapporto con mia moglie, con i familiari o con gli amici i consigli li posso dare più liberamente perché cambia il contesto: come tutti mi rendo conto di avere dei limiti e dunque a casa mia “non faccio lo psicologo”. Sia per mestiere sia per indole tento di gestire i miei dubbi e le mie incertezze cercando di riconoscerle e accettarle. La mia sofferenza mi ha insegnato ad avere più rispetto per gli altri. Ritengo che sia molto difficile potere accogliere l’altro nelle sue parti più bisognose, se non si è potuto prima maturare un atteggiamento maggiormente accogliente nei confronti delle proprie. Il mio vissuto personale e il mio percorso di formazione mi hanno aiutato a convivere anche con l’esperienza della mancanza. Ho scelto, per esempio, di approfondire l’assenza di mio padre e di ciò che questo rappresenta per me, piuttosto che andare alla sua ricerca, e il rapporto con mio nonno mi ha senz’altro permesso il confronto con una figura paterna. Credo che nei rapporti umani ci sia anche qualche cosa di spirituale, che supera in qualche modo la vita terrena ma che prende sempre avvio da essa e dagli incontri concreti e significativi che ci offre ogni giorno. Mi capita di dialogare con persone care, familiari e amici, che purtroppo non ci sono più e alle quali sono riconoscente per ciò che mi hanno dato: il loro ricordo mi accompagna. Malgrado le cose negative che oggi giorno ci spaventano, ho una visione ottimistica del futuro. Considero la paura un’emozione primordiale che ci può orientare e in quanto tale va valorizzata. L’inconscio non è un nemico bensì una fonte di energia in termini di creatività e ci manda dei segnali che è importante cogliere per riuscire a realizzare i nostri progetti.

MaTTeo MagNI

Studiare psicologia è stata più un’intuizione che una scelta programmata, che gli ha permesso di mettere a frutto le sue capacità

testimonianza raccolta da Nicoletta Barazzoni fotografia ©Sabine Biedermann


1920 (~): operai su una locomotiva. Autore non identificato

Fondazione pellegrini canevascini ritratti di gruppo di Letizia Fontana; fotografie ŠFondazione Pellegrini Canevascini, Bellinzona


Q

uale storia racconta un ritratto di gruppo? Qual è il soggetto fotografico in un ritratto di gruppo? È la somma dei singoli individui, oppure il gruppo quale unità? A seconda del valore che si attribuisce a una fotografia e alla lettura che se ne fa, le risposte a queste domande possono cambiare. Per un’analisi documentaria della fotografia quale fonte storica che vada oltre il valore simbolico e illustrativo dell’immagine, è importante interrogarsi sulla complessa articolazione tra produzione, finalità e ricezione, cercando così di ricostruire la genesi del documento. Per quanto riguarda i ritratti di gruppo, pare che spesso già gli stessi fotografi vogliano testimoniare più i singoli partecipanti che non il gruppo quale unità rappresentativa di un determinato evento. Oltre a ciò, la dispersione dei documenti fotografici e la perdita delle serie originali causano spesso una rottura del filo narrativo che avrebbe invece permesso di comprendere meglio la storia di un’immagine. Per questi motivi il lavoro archivistico di descrizione dei documenti e l’analisi storica sono importanti. Senza determinate informazioni, senza alcune semplici parole inserite in una didascalia, spesso la singola fotografia rimane un’immagine che, per quanto esteticamente bella, non ha nessun’altro valore. Se si considera invece ogni fotografia come un documento storico, le informazioni raccolte attraverso la ricerca permettono di suggerire a parole ciò che si può vedere oltre l’immagine.

Ritratti in mostra Questo è il tipo di lavoro che la Fondazione Pellegrini Canevascini (FPC) ha svolto nell’ambito di un progetto di conservazione, descrizione e valorizzazione della sua Collezione fotografica. Il progetto, realizzato con il sostegno di Memoriav, dell’Istituto svizzero per la conservazione della fotografia e dell’Archivio di Stato del Canton Ticino, riguarda circa 2.000 fotografie della prima metà del novecento, contenute nel centinaio di fondi d’archivio gestiti dalla FPC. In occasione della conclusione di questo progetto e del 50esimo anniversario della sua attività, dal 30 agosto al 1. novembre prossimi la FPC organizza al Castello di Sasso Corbaro (Bellinzona) un’esposizione intitolata “Immagini al plurale. Fotografie storiche della Fondazione Pellegrini Canevascini”. Nell’intento di suggerire una possibile lettura dei legami collettivi nella prima metà del novecento, l’esposizione fotografica si svolge secondo un percorso nel quale gli individui e i gruppi di persone so-

1929: delegazione all’Ufficio di conciliazione per lo sciopero della fabbrica biaschese Riecken-Walder. Autore non identificato (in alto). 1920 (~): famiglia di Domenico Visani. Autore non identificato (al centro). 1923 (~): figli di Guglielmo Canevascini, Lugano. Autore non identificato (sopra). 1922: famiglia di Guglielmo Canevascini in Valle Bedretto, 11 agosto (a destra). Autore non identificato


(...)


no l’elemento centrale dell’immagine. Vi si trovano quindi fotografie sulle manifestazioni di piazza, sul lavoro, sulle colonie di vacanza dei sindacati, ritratti di pazienti dell’allora ospedale neuropsichiatrico cantonale di Mendrisio, nonché fotografie ricordo di diverso genere e ritratti di gruppo.

1916 (~): Collaboratori della Tipografia Giugni di Locarno. Autore non identificato (in alto). 1925 (~): Escursionisti Rossi in montagna. Autore non identificato (al centro). 1933: danza alla Colonia dei sindacati di Varenzo. Autore non identificato (sotto)

Il senso del gruppo Nell’anteprima che presentiamo in queste pagine, tra le molte e variegate “immagini al plurale” abbiamo scelto proprio quest’ultima tipologia: il ritratto di gruppo. I ritratti di gruppo sono fotografie rituali, sia nell’atto fotografico sia nella pratica di socializzazione. Nella prima metà del novecento ticinese la fotografia è ancora un fatto straordinario, riservato a momenti privilegiati, come i tradizionali rituali della vita privata (battesimo, matrimonio ecc.), o le attività legate a una conquista di quel periodo: il tempo libero. In questo senso è emblematico il caso degli Escursionisti Rossi, movimento d’impronta socialista e sindacale sorto in Ticino nel 1919 per promuovere l’escursionismo e l’alpinismo popolari. In occasione delle escursioni del sodalizio, il rituale della fotografia di gruppo veniva annunciato e promosso sul giornale Libera Stampa e rientrava nel programma con un orario preciso. Il ritratto di gruppo è la traduzione visiva dei rituali collettivi e perciò è interessante osservare la struttura dei gruppi, l’ordine, la gerarchia e le


suddivisioni. Vi sono ritratti in cui i gruppi assumono una composizione geometrica ben ordinata, a volte addirittura coreografica, dove pare che ogni singolo individuo occupi un suo posto ben preciso nel gruppo; altri invece sembrano più spontanei e meno strutturati. Spesso si osserva la volontà di rafforzare gli elementi qualificanti dell’identità del gruppo. L’espediente più ricorrente ed evidente è l’abbigliamento comune: il berretto rosso degli Escursionisti Rossi o il formale completo giacca e cravatta dei ritratti più ufficiali. Ci sono poi le bandiere, i gagliardetti, gli stendardi, ma anche le testate dei giornali politici brandite da uno o più partecipanti, che spesso sono molto utili anche per acquisire importanti informazioni di contesto, quali la data, il luogo o l’identità del gruppo. I ritratti di gruppo fanno parte della vita di tutti noi. Senza dover scomodare la dilagante moda dei selfie, ognuno di noi si è ritrovato a vivere questo amato o detestato rituale di socievolezza: a scuola, in gita, in ambito lavorativo, in una società sportiva ecc. L’esposizione fotografica “Immagini al plurale” rispetta anche questo valore universale e atemporale del ritratto di gruppo, con una proposta che intende rendere il visitatore soggetto della mostra. In tre occasioni (27 settembre, 18 ottobre e 1. novembre), infatti, ai visitatori dell’esposizione verrà offerta la possibilità di partecipare attivamente, facendosi ritrarre in una fotografia di gruppo (in coppia, in famiglia, tra amici, colleghi, conoscenti o anche semplici sconosciuti), diventando così loro stessi protagonisti dell’evento.

1935(~): corso muratori a Cabbio (in alto). Autore non identificato 1925(~): cuochi in una cucina da campo (sotto). Autore non identificato

L’esposizione fotografica Immagini al plurale. Fotografie storiche della Fondazione Pellegrini Canevascini, Museo castello di Sasso Corbaro, Bellinzona. Dal 30 agosto al 1. novembre. Apertura tutti i giorni 10–18. L’esecuzione dei ritratti di gruppo avverrà nei giorni del 27/9, 18/10 e 1/11 (www.fpct.ch/immagini-al-plurale). Per informazioni sulla collezione della Fondazione Pellegrini Canevascini: fpct.ch/collezionefotografica. I materiali fotografici sono consultabili online nel catalogo dei Fondi fotografici dell’Archivio di Stato, Bellinzona (www.ti.ch/archivio). La pubblicazione Immagini al plurale. Fotografie storiche della Fondazione Pellegrini Canevascini, Fondazione Pellegrini Canevascini, Bellinzona, 2015 (128 pagine; 20.– franchi).


Astrofood

Vergine p. 42 â&#x20AC;&#x201C; 43 di Patrizia Mezzanzanica ed Elvin Montesino

Prudenti, risparmiatori, abili nel valutare le situazioni e le proprie risorse, dotati di autocontrollo, laboriosi e concreti i nati in Vergine possiedono unâ&#x20AC;&#x2122;altra dote preziosa: sono ottimi cuochi


Astrofood - Vergine

Attenti agli sprechi e parchi per istinto i nati sotto il se-

gno della Vergine amano i cibi che sfruttano gli avanzi e quelli molto semplici a cui aggiungono un personale tocco creativo, spesso assolutamente segreto. Zuppe di farro e lenticchie, minestroni di verdure di stagione, cibi vegetariani e macrobiotici o cotti al vapore, fagioli, ceci, miglio, orzo, yogurt, soia, crusca e segale sono solo alcune delle loro preferenze. Il cibo deve garantire il buon funzionamento dell’organismo e, pur avendo gusto, non deve appesantire. Coloranti e conservanti che non siano strettamente naturali sono banditi dalla loro cucina così come sono escluse le sperimentazioni culinarie, i voli di fantasia di alcuni chef tanto in voga, le ricette esotiche e tutto ciò che è innovazione e rivoluzione. La parola cambiamento, su di loro, ha un impatto quasi destabilizzante. Poco amanti della carne apprezzano invece il pesce. L’igiene è fondamentale nella loro vita e in cucina può diventare quasi un’ossessione: asettica, spartana e ordinatissima sarà dotata di un frigorifero capiente (meglio se più d’uno), pratici scaffali, immacolato banco di lavoro e lucidi barattoli allineati sulle mensole in ordine di grandezza. Difficile, per una Vergine, tollerare ospiti nel proprio regno. L’accesso agli estranei, e per estranei si intende chiunque non sia strettamente indispensabile, sarà quindi rigorosamente vietato.

Tradizione e attenzione La corrispondenza fisica dei nati nel segno della Vergine sono le mani: mani che lavorano, che non stanno mai ferme, tutte prese a ordinare, ad aggiustare e, soprattutto, a conservare. La conservazione del raccolto è, infatti, la simbologia stagionale che li rappresenta. Dategli pesche da sciroppare, fichi da essiccare, ciliege da mettere sotto spirito, prugne da cui ricavare marmellate, funghi da preparare sottolio, peperoni da fare in agrodolce, noci e mirtilli per produrre distillati e state pur certi che riempiranno la vostra dispensa. La loro tavola è apparecchiata in modo austero e tradizionale. Fedele a se stessa, la Vergine ama la sobrietà e la praticità anche quando mangia ma più di ogni altro, è attenta alla cura del dettaglio. La sua attenzione si focalizza sempre sul particolare, anche minimo, perché nulla, per lei, è insignificante. Non farà magari gran caso a come abbinare i colori del piatto con quelli della tovaglia, non piegherà i tovaglioli ad arte e non si dannerà nella scelta del centrotavola, ma state pur certi che a nessuno dei suoi commensali mancherà la forchettina apposita per estrarre la polpa dalle chele dell’aragosta, o la pinza per mangiare le lumache o, ancora, il coltello perfetto per la costata, quello con la seghettatura all’inizio della lama, per incidere meglio la carne abbrustolita. Le piace il vino, non solo i grandi nomi ma anche le etichette considerate minori purché genuine e oneste. Se poi, dopo cena, apprezzerete uno dei suoi famosi distillati casalinghi ve ne sarà riconoscente a vita.

Qualche ricetta Vellutata di broccoli e patate con lo squacquerone (4 persone) 1 cipolla; 4 patate; 300 g di broccoli; 200 g di squacquerone; sale; olio extra vergine di oliva In una pentola grande soffriggere la cipolla affettata con qualche cucchiaio di olio, unire le patate e i broccoli tagliati a pezzetti e fare insaporire mescolando per qualche minuto. Coprire con abbondante acqua salata e far cuocere a fuoco lento per 30 minuti. Frullare il tutto e servire ben caldo con un filo di olio crudo e un paio di cucchiai di formaggio. Polpettone della nonna (4 persone) 400 g di macinato di manzo; 400 g di macinato di vitello; un uovo; 100 g di parmigiano reggiano; 200 g di mollica di pane; mezzo bicchiere di latte intero; prezzemolo tritato; pangrattato; rosmarino e salvia Ammorbidire la mollica di pane con il latte e strizzarla prima di utilizzarla per il polpettone. In una ciotola mischiare e amalgamare tutti gli ingredienti e salare. Il pangrattato va aggiunto per ultimo, poco alla volta, fino a che il composto non risulterà compatto ma morbido. Posare il polpettone sulla carta da forno e dargli una forma cilindrica quindi arrotolargli intorno la carta da forno e mettere in frigorifero per circa un’ora. Infornare a 200 °C per circa 50 minuti. Decorare con salvia e rosmarino. Torta di ricotta e mirtilli (6 persone) 250 g di biscotti secchi; 150 g di burro; 800 g di ricotta; 250 g di zucchero; 3 uova; scorza di limone grattugiata; 1 vasetto di marmellata di mirtilli; 2 vaschette di mirtilli freschi; zucchero a velo Frullare i biscotti e impastarli con il burro quindi stendere il composto in uno stampo di circa 24 cm sulla carta da forno. Metterlo in frigorifero per due ore. Unire le uova, la ricotta, lo zucchero, la scorza di limone e riempire la teglia. Mettere in forno a 180 °C per circa 45 minuti. Lasciare raffreddare per un paio d’ore quindi capovolgere la teglia su di un vassoio e stenderci sopra la marmellata e i mirtilli freschi. Spolverare con lo zucchero a velo.


La domanda della settimana

Molti studenti di scuola elementare possiedono telefonini e smartphone. Ritenete opportuno che il loro utilizzo avvenga in così giovane età?

Inviate un SMS con scritto T7 SI oppure T7 NO al numero 4636 (CHF 0.40/SMS), e inoltrate la vostra risposta entro giovedì 3 settembre. I risultati appariranno sul numero 37 di Ticinosette.

Al quesito “Ritenete che l’informazione fornita da radio e telegiornali della RSI sia sufficientemente imparziale?” avete risposto:

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Astri ariete Momento formidabile per la vita affettiva. Opportunità nel mondo della creatività e dell’immagine. Riposo tra l’1 e il 2 settembre.

toro Marte e Venere di traverso: passionalità e irascibilità. In guardia tra il 3 e il 4. Buone opportunità professionali dal 3 settembre.

gemelli Marte e Venere favorevoli. Disorientati i nati nella prima decade soggetti a Nettuno, Giove e Saturno. Centratevi con lo yoga.

cancro Attenzione a non assumere atteggiamenti poco costruttivi nei confronti dei familiari. Date spazio alla creatività. Fortuna in riva al mare.

leone Grande energia vitale. Con Venere e Marte in congiunzione i vostri appetiti sessuali tendono a crescere esponenzialmente. Gelosia.

vergine Lucidità mentale grazie agli ottimi aspetti tra Mercurio e Saturno. Incarichi di una certa rilevanza tra il 25 e il 27 agosto. Amori nascosti.

bilancia Giove e Venere positivi. Con questi transiti è possibile coronare un sogno d’amore. Promozioni sul lavoro. Sbalzi umorali tra l’1 e il 2.

scorpione Passioni fuori controllo. Fase particolarmente viva per la vita sentimentale. Canalizzatevi verso l’Eros. Fuori controllo tra il 2 e il 3.

sagittario Opportunità tra il 1 e il 2 settembre. Possibile matrimonio o fidanzamento. Avanzamenti professionali. Favori da parte di terzi.

capricorno Possibili vincite. Momento positivo per una compravendita immobiliare. Parlate sempre con discrezione: Mercurio è in quadratura.

acquario Calo energetico per i nati nella seconda decade sfiancati da Marte. Controllate il regime alimentare. Spazio alle capacità comunicative.

pesci Date spazio al vostro giro di amicizie. Attenti a cogliere al volo una opportunità. Bipolari i nati nella prima decade, sospinti tra diversi lidi.


bianco calzaTo Tendenze p. 45 | di Marisa Gorza

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i chiama “Cruel Summer”, un nome che la dice lunga sugli intenti del sandalostiletto dalle fiamme bianche e sinuose che lambiscono piede e caviglia, disegnato da Kenye West (by Zanotti) per calzare l’eccentrica Kim Kardashian (immagine 3). La scarpa candida rappresenta difatti l’apice di una tendenza annunciata dai modaioli come white renaissance, dominata dal luminoso colore della purezza, ma, guarda caso, molto apprezzato dalle star più trasgressive. 1

Così, se un tempo tale candore era riservato alle scarpette per cresime e cerimonie nuziali, ora imbianca deciso tutti i passi dell’estate. Dalle pumps eleganti, caratterizzate dalla biglia dorata sul retro, firmate Giannico al sandalo a sottili listini incrociati di Gianvito Rossi. Dalle espadrillas in canvas, proposte da Simona Barbieri, ai classici mocassini traforati e con tanto di nappine propri dell’heritage Fratelli Rossetti (4). Dalla decolletée in pizzo chantilly di Le Silla agli zoccoli da spiaggia con platform in sughero o legno tipici di Fornarina, alla alta basket tempestata di borchie punk firmata Philipp Plein. Dall’habillé allo sportivo, dal brillante al casual, il bianco non mette steccati di genere, anzi. TuTTi in bianco! E a proposito di calzature sportive, le “scarpe da ginnastica” hanno superato da tempo i confini dei campi da tennis e dell’abbigliamento sportivo e sono

diventate un accessorio trendy chic da indossare proprio con tutto. Per esempio, la blogger Chiara Ferragni le osa, rigorosamente bianche, con il tailleurino, mentre la modella Candela Novembre le abbina al calzino a vista, gonna mini-mini e maxi giacca, tanto per riproporzionare i volumi. Immancabili con i jeans nel tipo aderente, come in quello morbido, genere boy friend con orlo al vivo e tanti strappi ad arte. A mettere l’accento sulla voga dei passi bianchi da fitness ci pensa senza dubbio Adidas con le evergreen chiamate, non a caso, “Superstar”, in una originale versione estiva con tanto di ali, firmata Jeremy Scott (1). Il brand rivale Nike risponde con le classiche “Air Force1” nei prototipi bassi e alti, mentre le Superga sono declinate in cotone grezzo o spolverate di luccicanti cristalli Swarovski (2). candidi piedi maschili Sportive negli anni settanta, street style un ventennio dopo, assolutamente bon ton nei tempi attuali: ormai i nostri uomini le hanno adottate candide anche sotto gli abiti più formali. Le abbinano al completo in lino grigio-blu o coloniale e addirittura allo smoking, facendo arricciare il naso ai puristi dello stile, ma a quanto pare con un effetto svelto ed estemporaneo. Qualche perplessità la può suscitare la scarpa classica nei toni dell’alabastro, però un bel mocassino chiaro-chiaro rimane piacevole e perfettamente nel trend. Ma per l’uomo calzare in bianco non è certo una bizzarria tutta moderna: alla fine dell’ottocento i maschietti 2

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indossavano spesso completi in colori lattiginosi corredati di scarpe stringate o con ghette in tinta. Così appare Giancarlo Giannini calato nel personaggio dannunziano, partner di Laura Antonelli nel film L’innocente (recentemente riproposto in televisione quale omaggio alla dolce, bellissima e sfortunata attrice da poco scomparsa). Il bianco vestito & bianco calzato ritornava in auge nei ruggenti anni venti, periodo di follie, ma anche di grande eleganza. E ancora una volta tutto questo lo documenta un film di successo, l’acclamato The Great Gatsby con Leonardo DiCaprio, appesantito emulo del precedente protagonista Robert Redford. 4

Negli anni settanta è sempre il cinema a divulgare la voga: il film Ghost con Patrick Swayze, nella parte di un fantasma innamorato, diventa un cult come pure le calzature color... lenzuolo. che fanno parte della sua tenuta. Guarda caso assomigliano moltissimo alle lineari e morbide scarpe di stagione in tela freschissima, genere vagamente ginnico, proposte dai Fratelli Rossetti. Non senza un pizzico di nòstalgia. Opss... dimenticavo, il trend sembra risoluto a sbiancare anche i passi dell’autunno!


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La soluzione verrà pubblicata sul numero 37

Risolvete il cruciverba e trovate la parola chiave. Per vincere il premio in palio, chiamate il numero 0901 59 15 80 (CHF 0.90) entro giovedì 3 settembre e seguite le indicazioni lasciando la vostra soluzione e i vostri dati. Oppure inviate una cartolina postale con la vostra soluzione entro martedì 1. sett. a: Twister Interactive AG, “Ticinosette”, Altsagenstrasse 1, 6048 Horw. Buona fortuna! Orizzontali 1. Un simpatico portafortuna • 10. Relativo a oggi • 11. Articolo spagnolo • 12. Rigagnolo • 13. Diverbi • 15. Corrado, noto attore • 16. Titolo nobiliare • 17. Il nome della Fallaci • 19. Il fiume dei Cosacchi • 20. Particella nobiliare • 21. Livori, risentimenti • 23. Orologi a muro • 24. Vantaggio • 26. Imbianca le vette • 28. Avverbio di luogo • 29. Stelle... allungate • 31. Più che buoni • 33. Telefono in breve • 34. Mezzo marcio • 35. Abile nuotatrice • 37. Velivoli • 39. Uruguay e Zambia • 40. I confini di Tegna • 42. Pedina coronata • 43. Mesciono vino • 45. Ama Tristano • 48. Zio spagnolo • 49. Un ramo della chimica • 51. Vocali in collare • 52. Trasparenti come il vetro (f). Verticali 1. Ci rappresenta all’estero • 2. Detestare • 3. Parco luganese • 4. Burlare, fare scherzi • 5. Rabbie • 6. Nessuna Notizia • 7. Il dio sbuffante • 8. Un cliente del libraio • 9. Marziani • 14. Pigri, svogliati • 16. Ornano la torta • 18. Il regista di “Ecce Bombo” • 22. Il dovere della chioccia • 23. L’antico Eridano • 25. La nota Pavone • 27. Proroga, rateizzazione • 29. Mezza fila • 30. Conservati, serbati • 32. Preposizione semplice • 36. L’Essere Supremo • 38. Ripide • 41. Vasto continente • 44. Misure per cereali • 46. Uno a Londra • 47. Cortile agreste • 50. Cuba e Lussemburgo.

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La soluzione del Concorso apparso il 14 agosto è: RIMBOCCO Tra coloro che hanno comunicato la parola chiave corretta è stata sorteggiata: Daniela Bignasca 6710 Biasca Alla vincitrice facciamo i nostri complimenti!


Letture

Ticinosette per il Ticino

di Marco Alloni

Troppi paradisi di Walter Siti Einaudi, 2006

Si

sente spesso parlare di Walter Siti come del più grande scrittore italiano vivente. Le motivazioni di tale giudizio sono variegate. Certamente ci troviamo di fronte a un autore consapevole, dotato di sguardo profondo e penna felice. Uno tra i pochissimi che ha osato trattare il cruciale e complesso tema della finanza – in Resistere non serve a niente (Rizzoli, 2012) – dimostrando di aver colto appieno il problema capitale del nostro tempo: la subordinazione dell’esistente all’economia. Laddove Siti indugia troppo sulla propria omosessualità tende a scivolare nel romanzo di genere. E laddove scandaglia la realtà nelle sue pieghe di disillusione e fallimento – come in Troppi paradisi – ripete forse un cliché che non si addice ai grandi autori: testimoniare il presente senza tentare di dare una risposta. Fuori da questi due limiti, costituisce tuttavia una voce che nessun lettore maturo dovrebbe ignorare. Troppi paradisi in particolare è un ritratto dell’Italia di oggi in cui la cultura di massa o middle culture – come la definiscono gli inglesi – appare in tutta la sua drammatica inconsistenza. E così scopriamo che l’apparire è il grande totem del nostro tempo e che la televisione domina l’esistenza oltre ogni umana ragionevolezza. Famiglie disincantate, disilluse, arrese all’evidenza. Famiglie che procedono per automatismi, imitazione, rassegnazione. Ma soprattutto famiglie che non hanno la misura del proprio arrendismo e lo patiscono senza in definitiva prenderne mai atto, precipitando giorno dopo giorno nel baratro dell’irrilevanza senza conoscere altri ancoramenti al reale che non siano quelli effimeri della superficialità. Ciò che connota maggiormente questo e altri libri di Siti è comunque la capacità – lucidamente teorizzata in Il realismo è l’impossibile (Nottetempo, 2013) – di mischiare i piani. Come pochi altri scrittori sanno fare in Italia, Siti ci consegna pagine in cui tutto è confuso e indifferenziato e in cui la cronaca e i personaggi reali si intersecano senza soluzione di continuità con quelli inventati: chiave fondamentale per capire che viviamo ormai in una cultura dell’indistinto dove fra Fabrizio Corona e Blaise Pascal non esiste più alcuna etica divisoria concreta. E dove il fatto stesso di essere televisivamente visibili rende vivi e sensati.

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Ticino7  

Numero 35 - Settimanale della Svizzera italiana