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№9

del 1. marzo 2013

con Teleradio 3 – 9 marzo

Etica e medicina

ViVErE, sEmprE

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SPINAS CIVIL VOICES

Vediamo famiglie contadine scacciate per la produzione di agrocarburanti. «Sono arrivati con ruspe e motoseghe. Ci hanno fatto vedere un pezzo di carta, hanno detto che questa terra è la loro e che dovevamo andarcene. Adesso coltivano loro i nostri campi.» Emmanuel Ouinsou, Benin, Africa ccp 46-7694-0

E agiamo: vedere-e-agire.ch


Ticinosette n° 9 del 1. marzo 2013

Agorà Etica e medicina. Sapere per decidere Arti Clock DVA. L’orologio digitale Letture Pieno controllo

Impressum

di

Mundus Chi odia le donne

Chiusura redazionale

Vitae Ivo Fantoni

Venerdì 22 febbraio

Editore

Teleradio 7 SA Muzzano

di

GiancaRlo FoRnasieR . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Fabio MaRtini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Fiaba I due angeli

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di

MaRco alloni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

duccio canestRini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

deMis QuadRi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Reportage I diavoli rossi

di

Giulio caRRetti; Foto di FRançois schaeR/Phovea . . . . . . . . . . . . . .

chiaRa PiccaluGa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Redattore responsabile

Tendenze Radiodiffusione. Onde notturne

Coredattore

Astri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Fabio Martini

Giancarlo Fornasier

Photo editor

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RobeRto Roveda . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Levante Mohammad Morsi. Un finto democratico

Tiratura controllata 70’634 copie

di

di

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MaRco JeitzineR . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Cruciverba / Concorso a premi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Reza Khatir

Amministrazione via Industria 6933 Muzzano tel. 091 960 33 83 fax 091 960 31 55

Direzione, redazione, composizione e stampa Centro Stampa Ticino SA via Industria 6933 Muzzano tel. 091 960 33 83 fax 091 968 27 58 ticino7@cdt.ch www.ticino7.ch www.issuu.com/infocdt/docs

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(carta patinata) Salvioni arti grafiche SA Bellinzona TBS, La Buona Stampa SA Pregassona

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In copertina

A tutti i costi Illustrazione di Alessia Passoni

“Tu vuo’ fa l’americano...” Quando leggerete queste righe, l’Italia avrà un nuovo parlamento da cui, si spera, possa sorgere una maggioranza solida e in grado di ri-governare un paese che da almeno tre decenni soffre di una malattia mortale: la corruzione . E non mi riferisco in specifico alla sola classe politica ma anche ad altre componenti vitali della società italiana: i suoi manager, pubblici e non, i burocrati, apparati delle forze dell’ordine, gli imprenditori (stritolati da un sistema fiscale insostenibile) ecc . ecc . Insomma, nessuno è esente, neppure il parquettista o l’idraulico che nella vicina Brianza ti consegna il conto su un fogliettino di carta scritto a penna . E poi c’è il sud… Il quadro è quantomeno desolante . Ma una buona parte degli italiani è apparsa profondamente e ragionevolmente stremata da tutto questo, come i risultati ottenuti dal movimento di Grillo con tutta probabilità dimostreranno . Dal mio personale punto di vista, la vera novità era rappresentata da Oscar Giannino e dal suo movimento “Fare per fermare il declino” di ispirazione liberale (fatto del tutto nuovo in Italia) . Giornalista brillante e preparato, dotato di verve e capacità istrioniche non indifferenti, Oscar Giannino – che ha alle spalle una lunga carriera politica iniziata nelle fila del Partito repubblicano italiano – si è proposto sull’arena politica con un un programma in dieci punti decisamente alternativo ai suoi concorrenti: un’impostazione “all’americana”, per capirci, basata sulla massima trasparenza e l’adozione di misure drastiche per la riduzione del debito e della spesa pubblica ma anche dell’enorme pressione fiscale che impantana

l’imprenditoria italiana a tutti i livelli . Alle spalle di Giannino una serie di personalità italiane di spicco, in primis professori universitari, imprenditori, professionisti . Una bella alternativa al populismo grillino perché basata su prospettive concrete, competenze e una visione autenticamente liberale . Solo che il promettente Oscar è inciampato a pochi giorni dal voto e il ruzzolone è stato bello grosso . Mentire sul proprio curriculum e copiare tesi e master in Germania, negli ultimi anni, è costato caro a due alti esponenti di governo e sinceramente non fa mai onore . Certo, fatte le debite proporzioni, pare poco o nulla in confronto a chi ha sottratto denaro pubblico, trattato e realizzato affari con la criminalità, frequentato prostitute sottoponendosi a possibili ricatti, ecc . Ma tutto, come si sa, è relativo . Se alle proprie spalle si pone un programma di grande rigore e pragmatismo come quello ideato da Giannino & Co ., proprio non ci sta di inciampare su master e false lauree . Potremmo considerarlo un peccato veniale, un esercizio di vanità fuori luogo, una grave ingenuità ma certamente ha fatto male a chi in quel programma riponeva un poco di fiducia, vista la cronica incapacità della politica italiana di affrontare e risolvere i problemi del paese . Ignorando gli esiti elettorali, è impossibile dire se “Fare per fermare il declino” otterrà dei seggi . Capitomboli a parte, resta la validità di un programma che tutti i politici italiani farebbero bene a tenere a mente . Cordialmente, Fabio Martini


Etica e medicina. Sapere per decidere

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Agorà

Dal 1. gennaio scorso è in vigore in Svizzera il nuovo diritto di protezione degli adulti, che rinnova alcune prassi della medicina relative all’attuazione delle direttive del paziente. Uno strumento in più per scegliere come e fino a che punto curarsi di Roberto Roveda illustrazione di Alessia Passoni

S

pesso la medicina moderna è malata di quello che gli antichi greci chiamavano hýbris, una parola che riassumeva i concetti di “tracotanza”, “eccesso”, “superbia”, “orgoglio” e “prevaricazione”. La hýbris era presunzione di forza, di potenza, propria dell’uomo che offende gli dei e ne provoca la vendetta. Una superbia che, declinata al presente, può spingere chi cura a non porre alcun limite alla propria azione anche quando questa diviene illogica, sconsiderata o, peggio ancora, dannosa. Un inutile accanirsi per non ammettere la propria finitezza e quella del proprio operato. Inutile nascondersi, infatti, che troppo spesso – sulla scia dei continui ed enormi progressi della scienza, capace di spingere sempre più in là il momento della resa finale – i professionisti della medicina dimenticano la differenza tra terapia curativa e accanimento terapeutico. Una distinzione sostanziale: si parla di accanimento terapeutico nei casi in cui si cura, in medicina intensiva, per molti giorni o con tecniche e operazioni aggressive, pazienti in condizioni gravi che poi non sopravvivono alle cure. Si tratta di casi in cui, da un punto di vista anche psicologico, si vive tutta l’aggressività della medicina, con un risultato che rimane non soddisfacente. Non si parla invece di accanimento terapeutico nei casi in cui si adottano le stesse tecniche e le stesse procedure, ma al contrario poi il paziente sopravvive e riesce a tornare a casa. Tale definizione di accanimento terapeutico pone dunque al centro la sproporzione fra rischi/oneri e benefici della cura. Ovvero, sottolinea come non si debba sottoporre il paziente a rischi e disagi troppo grandi rispetto agli eventuali benefici: si tratta di rispettare il principio della bioetica della non


maleficenza nei confronti del malato, del primum nihil nocere (per prima cosa non nuocere, ndr). Un atteggiamento accanito, cioè sproporzionatamente rischioso e oneroso rispetto ai disagi che gravano sul paziente, infatti, non può che andare contro questo antico principio deontologico. Quando non curare? Entrando nel territorio delicato dell’etica e della deontologia medica, l’accanimento terapeutico è un tema che costringe a confrontarsi su quale sia il limite oltre al quale il medico non deve andare. Fino a che punto la classe medica deve o può spingersi nel sottoporre un paziente alle cure? Lo chiediamo a Roberto Malacrida, medico e professore di medicina intensiva ed etica clinica all’università di Ginevra e di etica medica all’università di Friborgo. Il punto principale della questione è che il medico non può fare niente a un paziente senza avere il suo consenso oppure – secondo la nuova legge svizzera sulla protezione degli adulti, che delimita con chiarezza questo aspetto –, se il paziente non può esprimersi, senza il consenso di chi lo rappresenta, che in genere si identifica con la persona affettivamente più vicina. Detto questo, una volta rispettato il volere del paziente, e quindi il principio etico dell’autonomia, ecco che i limiti sono dati, in fondo, anche da una lettura statistica della prognosi da parte del medico. E lì sta la difficoltà.

mancanza di possibilità di recupero della coscienza da parte della Englaro e in base alla volontà della ragazza, ricostruita tramite testimonianze di amici e parenti. Secondo lei nel caso di Eluana si trattò di accanimento? Senza dubbio. Credo che il caso di Eluana Englaro sia esemplare in questo senso. Il padre della ragazza ha dovuto lottare molto affinché venissero rispettati i desideri che la figlia aveva espresso alle sue amiche e a lui stesso. Quindi, da una parte si può parlare di caso di accanimento terapeutico, dall’altra anche di un mancato rispetto della volontà di una persona. Il paziente come protagonista Si entra dunque nel terreno minato dell’eutanasia. È quindi bene sottolineare come l’eutanasia attiva, cioè quella che prevede un intervento diretto da parte dei curanti per mettere fine alla vita di un paziente in una fase anche terminale, sia considerata dalla legge svizzera un omicidio. È invece praticabile quella che è definita eutanasia passiva, cioè l’astensione dalla messa in atto di tutte le terapie ritenute futili – questo il termine che si utilizza in etica –, quindi inutili. Questa pratica è considerata dall’Accademia Svizzera delle Scienze Mediche come un “fare Agorà della buona medicina”, cioè fare della medicina che non sia inutile per il paziente evitando così l’accanimento terapeutico. Nel caso Englaro a scatenare quella che in Italia è divenuta una sorta di questione nazionale, è stata principalmente l’assenza di una normativa chiara e cogente che fornisse regole precise a cui fare riferimento. Questo ha fatto sì che all’accanimento terapeutico si aggiungesse un accanimento di tipo mediatico e ideologico, perpetrato principalmente da chi era contrario alla sospensione della nutrizione forzata in nome di una concezione della sacralità della vita come valore supremo non solo non negoziabile, ma da imporre a tutti e a tutti i costi. Diventa quindi fondamentale, proprio per evitare simili situazioni, la definizione di regole il più possibile chiare che consentano al malato di scegliere per tempo il suo destino terapeutico. Oppure di non sceglierlo, nel caso ritenga che la vita sia un dono di Dio e come tale sia affidata a Dio sino alla fine. Il punto nodale della questione è il rispetto della volontà del paziente, non la cura a tutti i costi del malato. Un cambio di prospettiva rispetto all’idea di una pratica medica in cui il curante è spesso di fatto onnipotente in virtù della sua conoscenza della materia. Insomma, la medicina deve fare un passo in avanti rispetto alla concezione che fa del medico una sorta di sacerdote laico che celebra un rito in cui è l’unico depositario dei segreti. Elemento attivo della scelta dei passi da fare durante la terapia diventa quindi il paziente, in questo (...)

“Il punto principale della questione è che il medico non può fare niente a un paziente senza avere il suo consenso oppure – secondo la nuova legge svizzera sulla protezione degli adulti, che delimita con chiarezza questo aspetto –, se il paziente non può esprimersi, senza il consenso di chi lo rappresenta, che in genere si identifica con la persona affettivamente più vicina”

Difficoltà di che tipo? Oggi possiamo affermare con una certa sicurezza che una determinata sindrome – quindi un insieme di una ventina di parametri – caratterizza una prognosi, che a sua volta può essere rappresentata da un indice. A un determinato valore dell’indice prognostico corrisponde una certa percentuale di sopravvivenza. Per esempio, si può determinare che a una particolare situazione clinica possa corrispondere il 90% di possibilità di non sopravvivere alle cure intensive. Ma come è possibile sapere se il paziente che si ha di fronte rappresenta un caso che rientra nel 10% o nel 90%? Quindi il parametro relativo agli indici prognostici è sicuramente di grande importanza, ma non è definitivo. A titolo personale, ho sempre pensato che abbia senso continuare con le terapie, per quanto aggressive, solo quando il paziente può perlomeno uscire dalle cure intense. Credo sia il presupposto per potersi sedere al tavolo e discutere se proseguire le cure. Quest’ultima considerazione richiama alla mente un caso divenuto famoso, quello di Eluana Englaro. Eluana ha vissuto in stato vegetativo per 17 anni a seguito di un incidente stradale. La richiesta della famiglia, in particolare del padre, di interrompere l’alimentazione forzata a cui la ragazza era sottoposta, considerata un inutile accanimento terapeutico, ha scatenato in Italia un notevole dibattito sui temi legati alle questioni di fine vita. Dopo un lungo iter giudiziario, la richiesta è stata accolta dalla magistratura in base al riconoscimento della

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supportato – come già accennato dal professor Malacrida – dalla nuova legge sulla protezione degli adulti, che sostituisce il diritto tutorio in vigore dal 1912. Una legge nata con l’intento di promuovere il diritto all’autodeterminazione, mettendo a disposizione del cittadino due strumenti appropriati. Il primo è il mandato precauzionale1, in base al quale una persona capace di discernimento può dare disposizioni in vista di situazioni future nelle quali potrebbe insorgere un’incapacità di discernimento. Il secondo strumento è la direttiva vincolante del paziente (comunemente chiamato “testamento biologico”), con la quale la persona può designare i provvedimenti medici ai quali accetta o rifiuta di essere sottoposto nel caso in cui divenga incapace di discernimento. Allo stesso tempo, con questo strumento può segnalare una persona fisica che decida in suo nome. Ambedue gli istituti mirano a fornire al paziente i mezzi normativi per decidere come curarsi e fino a che punto accettare le terapie. In poche parole e semplificando, il cittadino possiede con il nuovo diritto alcuni strumenti per rifiutare l’accanimento terapeutico.

ciargliela in faccia, come uno straccio bagnato”. Credo che il punto decisivo sia rappresentato dal fatto che questa decisione deve essere presa insieme al medico o ai curanti. Il paziente non può essere lasciato da solo a leggere un foglio che elenca tutte le complicanze possibili, ma deve avere vicino a sé persone che gli possano spiegare che cosa significano alcune evenienze e quale importanza possono avere. La cosa fondamentale è appunto non fermarsi alla consegna di un foglio, ma fare in modo che il paziente possa conoscere la situazione reale e scegliere con consapevolezza. Un altro tema sensibile è quello relativo ai rapporti tra il medico e i familiari del paziente. Possono capitare situazioni in cui i parenti non siano d’accordo con le scelte del loro congiunto malato. Come ci si comporta di fronte a queste prese di posizione? Come ho già detto, se il paziente è capace di discernimento, l’opi­ nione dei familiari non può mutare la scelta del malato. In un certo senso si potrebbe dire che non conta da un punto di vista etico­giuridico, anche se naturalmente ha il suo peso sul piano psicologico, poiché è neces­ sario poi dedicare del tempo affinché i familiari comprendano che occorre rispettare l’opinione del loro caro e che debbono fare un passo indietro. Invece, nei casi in cui il paziente non è più capace di discernimento oppure è intubato o si sta sottoponendo a cure intensive, e quindi non può esprimersi, la nuova legge prevede che il suo volere sia rappresentato dalla persona che lui ha lasciato indicata dalle direttive anticipate, in cui si può stabilire che un familiare, un amico, o anche il medico di famiglia, possa decidere per il malato o possa far valere la volontà che aveva espresso. Nell’evenienza in cui non sia­ no disponibili delle direttive anticipate, viene chiamata in causa la persona considerata affettivamente più vicina, che è colei che si è presa cura e ha convissuto con il paziente per il più lungo periodo negli ultimi mesi. Quindi si va a vedere se è un fratello, piuttosto che un figlio, piuttosto che una moglie o una compagna, chi è stato più vicino al paziente.

“Sul fatto che è sempre il paziente a dover decidere non ci sono dubbi né di ordine giuridico, né etico. Alla base vi è appunto il principio dell’autonomia ai fini dell’autodeter­ minazione e la libertà del paziente di esprimere il proprio desiderio e la propria volontà”

Professor Malacrida, a suo parere è corretta la scelta del legislatore che affida al paziente – o a un suo rappresentante – la decisione sulle terapie cui sottoporsi? Sul fatto che è sempre il paziente a dover decidere non ci sono dubbi né di ordine giuridico, né etico. Alla base vi è appunto il principio dell’autonomia ai fini dell’au­ todeterminazione e la libertà del paziente di esprimere il proprio desiderio e la pro­ pria volontà. Questa autonomia però può essere messa in atto soltanto una volta appurata la capacità di discernimento da parte del paziente. Naturalmente vi sono determinate situazioni in cui non è sempre possibile scegliere con facilità. Penso soprattutto ai casi legati alla psichiatria o alle malattie della demenza, come per esempio l’Alzheimer, in cui diventa difficile capire qual è il limite della capacità di discernimento. Inol­ tre, per poter decidere, il paziente deve essere informato correttamente rispetto a ciò a cui può andare incontro: rischi, complicanze o altri segni prognostici. Solo a quel punto è in grado di deliberare in modo competente che cosa è bene e che cosa è male per lui.

Quello dell’informazione al paziente è un tema a lei molto caro. Secondo la sua esperienza, che cosa deve dire un medico al proprio paziente? Credo sia quasi più importante il modo in cui si danno alcune informazioni piuttosto che il loro effettivo contenuto. Al paziente bisogna dire la verità, se la desidera sapere, e talvolta occorre anche entrare in qualche particolare doloroso, oltre che spiegare i rischi che potrebbe correre, se intraprende una certa strada. D’altra parte, sempre legato allo stile e alle modalità di comunicazione, ritengo che anche il fattore del tempo abbia grande importanza. Non bisogna di­ re tutto e subito e concentrare la comunicazione in pochi minuti, ma è necessario lasciare il tempo al paziente di affrontare determinati ragionamenti che possono essere molto difficili. Mi piace ricordare lo scrittore Max Frisch quando scrive: “bisognerebbe porgere la verità all’altro come un mantello, in modo che possa infilarselo, e non lan­

Nella sua carriera di medico, le mai è capitato di essere in disaccordo rispetto alle scelte di un paziente? Per la verità molto raramente. Talvolta può accadere che vi sia una divergenza di idee all’inizio del colloquio, magari perché il paziente si è già creato una sua posizione autonoma o perché non è ancora adeguatamente informato. Oppure ancora perché non co­ nosce ancora bene come i medici intendano agire e le motivazioni di un determinato intervento. A parte la divergenza iniziale, con il tempo necessario e creando anche un ambiente di reciproca stima e fiducia, alla fine si è sempre trovato un compromesso dignitoso per il paziente. note 1 In base al mandato precauzionale, disciplinato nell’articolo 360 del Codice civile svizzero, chi è in possesso dell’esercizio dei diritti civili può incaricare una persona fisica o giuridica di provvedere alla cura della propria persona o dei propri interessi patrimoniali o di rappresentarlo nelle relazioni giuridiche, nel caso in cui divenga incapace di discernimento.

Agorà

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L’orologio digitale Con il brano “The Hacker”, apparso 25 anni fa, i Clock DVA sono diventati l’ideale colonna sonora della sottocultura cyberpunk, sulla scia delle visioni letterarie di Philip K. Dick, William Gibson e Bruce Sterling. Ma nel rispetto della tradizione industriale dei Throbbing Gristle di Giancarlo Fornasier

Arti

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Parlare oggi di musica elettronica significa entrare in un guazzabuglio di sigle e generi, il più delle volte creati per “piazzare” prodotti musicali che dai punti di vista della fantasia e dell’originalità meriterebbero di essere dimenticati sul nascere e con loro quell’aura di “ricerca” che spesso li accompagna. Un fenomeno noto da decenni: la stessa definizione di “punk” è stata una trovata giornalistica, vista l’urgenza della stampa specializzata di allora nel cercare di contenere entro uno schema mentale gruppi musicali molto diversi tra loro e che, a partire dalla seconda metà degli anni settanta, si proponevano come la più grande rivoluzione nella musica popolare dopo l’avvento del rock’n’roll e di Elvis Presley. La centrale elettrica Tralasciando i primi pionieri, compositori e sperimentatori pronti a sondare le nuove frontiere del suono elettrico a cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta (da Berio a Cage a Stockhausen), se la musica elettronica è entrata nelle discoteche il merito va a un quartetto di Düsseldorf, i Kraftwerk. Dalla solida formazione musicale, attivi discograficamente a partire dal 1970, essi aprirono una vera autostrada verso l’uso di tastiere, campionatori e batterie elettroniche a migliaia di formazioni in tutto il mondo. Sonorità che, in un’Inghilterra immersa nei lustrini dei gruppi glam rock, trovò subito terreno fertile nelle menti meno modaiole, più visionarie e nichiliste. Al di là dei lavori di Ron Geesin (Electrosound 1 & 2; 1972–’75) e i primi dischi di Brian Eno, furono i Throbbing Gristle (1975) a dare un senso al futurismo dei Kraftwerk in chiave metropolitana. Londinesi, i Gristle utilizzavano un linguaggio complesso che abbinava elettronica, rumorismo e arti visive – l’art-rock, così come già avevano fatto i Velvet Underground e i CAN – ma dalla forte valenza alienante e “disumanizzato”, riprendendo un aggettivo che va per la maggiore tra i critici musicali. Attraverso la nascita dell’etichetta discografica Industrial Records, fu proprio il visionario Genesis P-Orridge – nel 1969 già attivo con performance erotico-iconoclaste, in seguito fondatore degli Psychic TV (1981) e oggi più noto per essere diventato transgender – a creare quasi dal nulla la sottocultura industrial.

Sheffield parla tedesco Già a partire dal 1973, nella siderurgica Sheffield i Cabaret Voltaire si cimentavano in evoluzioni elettriche ispirate ai Neu! di “Negativland” e ai Faust di “Krautrock” (brani del 1971–’72), ma utilizzando strumentazioni low-fi e matrici garage rock. Dopo Liverpool (John Lennon), Birmingham (Black Sabbath) e più tardi Manchester (Fall e Joy Division), la periferia britannica stava dando forma a una nuova avanguardia. Nasceva la scena elettronica inglese, e tra i protagonisti anche Adi Newton, già membro dei The Future, un gruppo clone dei Kraftwerk. Lasciato per strada dai compagni (che formeranno gli Human League), Newton fonda i Clock DVA ispirandosi ai capolavori del duo Burgess/Kubrick. Le prime tracce di Newton sono suite dalla struttura vagamente jazz ma molto influenzate dalla psichedelia (White Souls in Black Suits, 1980; Thirst, 1981), in seguito sarà il funk e la new wave gotica di quegli anni a prevalere (Advantage, 1983). Certo, nulla di trascendentale se pensiamo a quanto già avevano fatto i newyorkesi Suicide in “Frankie Teardrop” (1977). “Buried Dreams”. Che cosa sognano gli androidi? Sulla scia dell’esplosione mondiale della suono elettro-industriale (dalla body music dei Front 242 e dei D.A.F., al rumorismo degli Einstürzende Neubauten e del giapponese Merzbow), Adi Newton prima crea gli Anti-Group (o T.A.G.C.), poi rispolvera i Clock DVA. Nel corso del 1988 produce tre singoli in seguito ripresi nel capolavoro Buried Dreams, dove affina alcune sperimentazioni “elettriche” apprese in passato, chiarisce il suo amore per i computer e la programmazione, annaffiando il tutto di simbolismo e riferimenti letterari. Nasce la colonna sonora ideale della sottocultura cyberpunk, anch’essa figlia del “solito” Philip K. Dick; il singolo “The Hacker” infatti non sarà che l’antipasto di un’affascinante quadrilogia (Buried Dreams, Man-Amplified, Digital Soundtracks e Sign; 1989–’93). Ma ormai la digitalizzazione della società e della memoria erano realtà, la paura dei computer e degli androidi temi da invasati paranoici. Finché non sono arrivati i telefonini, la realtà virtuale e il web…


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Pieno controllo

» di Fabio Martini

Il diabete mellito rappresenta uno dei disturbi metabolici del diabete, si ha anche la percezione di “doversi contenere” più diffusi, soprattutto nei paesi occidentali. Secondo una evitando di assumere determinati alimenti, l’effetto può previsione dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), risultare ancora più amplificato. il numero delle persone affette da diabete È questa la cornice che ha portato le diemellito, nelle sue varie forme, potrebbe tologhe Doris Fritzsche ed Erika Casparekarrivare nel 2030, a livello globale, a 360 Türkkan, autrici del volume qui recensito, milioni. Una cifra rilevante che non laa selezionare una completa serie di ricette scia indifferenti anche per le vaste ricaduche possono essere considerate come vere te psicologiche e sociali del fenomeno. e proprie strategie alternative non solo A livello individuale, il diabete “mette a sotto il profilo alimentare ma anche psidura prova il rapporto del paziente con la cologico. Prendersi cura di sé attraverso sua capacità di controllo” (Marigotta et al., il cibo può diventare infatti per il malato 2007) proprio per la difficoltà di attenersi di diabete, una soluzione vincente e apscrupolosamente al complesso insieme di pagante. Una volta compresi i processi indicazioni terapeutiche ed alimentari. fisiologici connessi con l’alimentazione, A riguardo, infatti, il comportamento spiegati esaustivamente nella prima parte individuale varia notevolmente fra chi, del volume, vengono indicati dalle autrici dominato da un atteggiamento fatalistiuna serie di programmi alimentari e di co, tende ad attribuire la causa a fattori ricette che consentono di controllare i La cucina per diabetici in 30 minuti esterni e chi, al contrario, riconosce in sé livelli di glicemia in modo attivo e condi D. Fritzsche, E. Türkkan l’origine del problema con conseguente sapevole. I piatti proposti, concepiti non Tecniche Nuove, 2012 attivazione di un cambiamento nello stile certo per trasformarci in chef provetti di vita, primariamente alimentare. A ciò va aggiunto che non ma per aiutare la persona affetta da diabete a sviluppare una di rado tendiamo a utilizzare il cibo in modo auto-gratificante sana e mirata alimentazione quotidiana, sono tutti realizzae consolatorio, al fine di contenere o compensare stress ed bili in tempi ragionevoli, compatibili con le esigenze della emozioni negative (noia, rabbia, ansia). Se poi, come nel caso vita attuale.

La nostra crostata di mele alle 09:00.

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La nostra crostata di mele alle 05:55.

Freschezza e bontà, giorno dopo giorno.


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Un finto democratico Una riflessione, drammaticamente ironica e paradossale, su Mohammad Morsi, nuovo “faraone” egiziano, e su un paese che, nonostante le istanze di parte della popolazione, fatica a intraprendere la via della prassi democratica di Marco Alloni

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È da qualche tempo che parlo invano di regime a proposito concezione del diritto nazionale e internazionale (ironia…). dell’Egitto di Mohammad Morsi. Invano perché l’equipara- In un esame di fine semestre sui diritti umani presso la facoltà zione fra democrazia ed elezioni libere sembra resistere anche di Legge dell’università del Cairo – come un blogger ha avuto all’evidenza. E perché qualcuno vorrebbe che una democrazia l’impudenza di rivelare su Facebook – si legge alla prima domansi identifichi nelle urne. Da qui in avanti parlerò dunque quia da: “Il ministro degli interni ha presentato un esempio di effrazione absurdum, usando cioè il vecchio strumento dell’ironia, l’unico della legge e di vilipendio della magistratura egiziana sottolineando modo, credo, per mascherare il risentimento. Annoto però, di come il diritto degli agenti di polizia a farsi crescere la barba sia un passaggio, e senza ironia, che in questi giorni un giornalista fatto stipulato dalla Sharia, la Legge Islamica, essendo una diretta egiziano non allineato è stato derivazione della sunna del Profeta assassinato. Mohammad, il canone e la tradizioEbbene, come ben sappiamo fune dell’Islam. Si tratta pertanto di rono sistemi democratici quello uno dei diritti umani protetti dalle hitleriano e mussoliniano, libeleggi internazionali. Scrivi su questo ramente eletti, e le plebiscitaargomento in quali forme tali diritti rie conferme elettorali di Hosni umani si configurano e come si Mubarak (ironia…). E noi che debbano rispettare”. stavamo a preoccuparci se l’islaOra, l’improvvido blogger ha mismo politico ignorasse qualche evidentemente beneficiato della piccolo tassello del grande puzzle democraticità del paese che lo che delinea i caratteri di una ospita (ironia…) per segnalare democrazia! Urne, referendum: i quello che, a suo giudizio, equigrimaldelli terminologici aprono vale a un indebito indottrinalo scrigno della nostra coscienza mento contrario a uno Stato pulita. Eppure gli avventati che democratico (che in nome del Mohammad Morsi (imm. tratta da www.pmnewsnigeria.com) ancora credono che Mohammad libertarismo legittima tra l’altro Morsi sia sfiorato da qualche pulsioncella eversiva ogni tanto lo shaikh Mahmud Shaban a emettere una fatwa di morte contro raccolgono qualche lacerto di informazione che li conforta di le opposizioni che dividono il paese). E ha ventilato l’ipotesi – non essere – loro per primi – eversivi. chiaramente pregiudiziale (ironia…) – del carattere ricattatorio di una simile domanda, sostenendo che una risposta non in Via da casa linea con le aspettative della commissione giudicante potrebbe, Accade, per esempio, di leggere di circa 1200 desaparecidos dallo in un esame del genere, compromettere l’accesso dello studente scoppio della Rivoluzione del 2011 in avanti. Giovani della cui alla fase successiva del corso. esistenza non si sa più nulla malgrado le irreprensibili politiche libertarie e trasparenti – democratiche – del presidente Morsi Risibile corrispondenza (ironia…). E c’è chi torna, di fronte a questi dati, ad avanzare Ma naturalmente si è trattato anche in questo caso di illazioni ipotesi spericolate contrarie a ogni responsabile informazione (ironia…). Così come è evidente che i desaparecidos hanno obiettiva: per esempio, che siano stati massacrati in carcere compiuto una libera scelta di latitanza, è lapalissiano che porre o in carcere abbiano subito torture che li hanno devastati al su un piano di equivalenza Sharia e diritto internazionale non punto di perdere il senno. Illazioni, naturalmente. Perché logica solo non equivalga a un indottrinamento eversivo ma sottolinei vuole che siano scomparsi perché non desideravano tornare come precipuo delle regole della sunna sia la loro conformità dai propri cari (ironia…) o perché le condizioni norvegesi delle alle istanze democratiche del diritto internazionale (ironia…). prigioni locali avevano finalmente conferito loro uno statuto Ecco, così si profila un sistema democratico dai lineamenti di vita soddisfacente. incompatibili – e assolutamente non associabili – a quelli di un Ma oltre a queste simpatiche quisquiglie (ironia…) ecco che in regime (ironia…). Ma per fortuna abbiamo, anche alle nostre Egitto sta accadendo anche qualcos’altro, su cui gli avventati latitudini, chi sensibilmente ci informa sull’equidistanza necessi fiondano senza capire che anche questa è solo una parvenza saria a valutare un presidente democraticamente eletto (ironia di illiberalità e, in realtà, il segno manifesto di una democratica all’ennesima potenza…).


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Chi odia le donne Gli uomini? Sì, gli autori di femminicidi sono più delle donne, e ammazzano sia uomini che donne. Ma anche il sesso debole non scherza: provate a ricordare quanti infanticidi sono avvenuti nell’ultimo anno… di Duccio Canestrini

Vogliamo

dare vent’anni di prigione a un parricida ma che degenerative. Nella mente dell’omicida stanno “colpe” qualcosina in più a un matricida, perché il secondo è anche legate a relazioni o non-relazioni, quasi sempre connesse a un femminicidio? Non ha senso. E quando è una donna a un perverso sentimento o a un malinteso diritto di proprietà uccidere una donna? E se contassimo gli infanticidi – che sul corpo di un’altra persona. Nella maggioranza dei casi gli sono commessi in maggior parte dalle donne, come la re- assassini sono, nell’ordine, mariti, partner, parenti, ex fidanzacente cronaca svizzero tedesca ci ti. Non maschi assassini a caso. Sì, ha raccontato – dovremmo discristatisticamente, la violenza fisica in minare se lo sfortunato bebé fosse tali circostanze, è una prerogativa di sesso maschile o femminile? maschile. Ma da qui a farne un Insomma, siamo sicuri che sia giupentolone sessista, ne corre. sto distinguere i crimini in base al sesso di chi li commette o di chi L’uomo: un animale li subisce? “marziano” Questo ragionamento non intende Certo che gli uomini uccidono affatto minimizzare la violenza, di più, gli uomini uccidono sia vigliacca e imperdonabile, perpeuomini sia donne. Vogliamo fare trata ai danni di donne, da parte il calcolo di quanti uomini hanno di uomini arrabbiati, malati, esaucciso altri uomini quest’anno? sperati. Ma creare la categoria del Le donne uccidono meno uomini femminicidio significa biologizzare e meno donne in generale, per diil discorso, in maniera secondo me verse ragioni, la prima delle quali fuorviante. Sotto il profilo biologiè che danno la vita, mentre gli co, se i maschi di homo sapiens avesuomini spesso la tolgono. Ahinoi. sero dichiarato guerra di sterminio L’introduzione di una discrimialle donne ci saremmo estinti. nante di genere è problematica e Femminicidio è un termine troppo arretrata, anche perché riconduce generico, impreciso e per giunta la parola genere a una sola polarità. antropocentrico: esistono milioni In tutto il mondo ormai gli studi di di femmine di specie non umane, genere (gender studies) riguardano con altre e varie sorti. le specificità dei due sessi, donne 1968: Valerie Solanas dopo il tentato omicidio di Andy Warhol (http://helaberarda.blogspot.ch) e uomini. Non sono studi sulle Le origini sessiste o delle donne. Tutti gli omicidi Femminicidio è un’italianizzazione della parola coniata negli sono di genere. Rimane il fatto che i crimini possono essere Stati Uniti a partire dal 1992 dalle femministe Jill Radford e ispirati da sessimo, le opinioni anche, ma la legge no. Sotto Diana Russel, nel titolo del loro libro Femicide: The politics of il profilo giuridico, è ampiamente dimostrato, le aggravanti e woman killing. Nasce dunque legata a un movimento ideolo- l’inasprimento delle pene non sono mai stati deterrenti. Non gicamente sessista. Già nel 1975 la sociologa di origini suda- hanno mai funzionato semplicemente perché il criminale fricane Diana Russel in un libro sui crimini misogini aveva conta di farla franca. elaborato un’interessante analisi che suggeriva la relazione Com’è noto, gli uomini vengono da Marte e le donne da causale tra la nozione corrente di maschilità e lo stupro; non Venere, ma il caso ha voluto che ci si incontrasse sul pianeta come un atto di devianza insomma, ma viceversa, di confor- Terra. Finché la diversità di genere sarà un campo di battaglia, mità a ideali di virilità. Ma questo retaggio vetero-femminista, anziché un terreno da esplorare con amore e curiosità, non che s’innesta sul Manifesto per l’uccisione dei maschi di Valerie usciremo dalla contrapposizione. È un problema di cultura, Solanas (1936–1988), non ci porta avanti. Purtroppo è all’in- ancora una volta. Di educazione alla differenza, data da uoterno della coppia o della famiglia che si sviluppano dinami- mini e donne ai loro figli maschi e femmine.

Mundus

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» testimonianza raccolta da Demis Quadri; fotografia di Reza Khatir

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Ivo Fantoni

Vitae

In seguito mi sono messo a fare il freelance e ho intrapreso alcune collaborazioni come vignettista. Ho sempre disegnato vignette, che per me sono una forma di espressione importante e che mi hanno dato la possibilità di collaborare per esempio con il Giornale del Popolo e con l’emittente francese TV5: le facevo al liceo e durante il militare, le mettevo in bacheca all’università, e adesso che faccio il supplente nelle scuole le appendo all’albo dei docenti. In effetti dopo dieci anni da giornalista, quasi dieci da libraio, adesso sono circa dieci anni che mi muovo nell’ambito dell’insegnamento, tra supLa sua avventura biografica procede per plenze e doposcuola. Sembra cicli: quello del giornalismo, quello della che tutto vada per cicli, per libreria, quello dell’insegnamento... Con cui – chissà? – magari tra qualche tempo cambio ancora… una grande passione a fare da filo rosso: Al momento comunque sono il mondo delle vignette una specie di nomade dell’insegnamento, che si muove curiose, come una scultrice tra i corsi di italiano, francese e storia. Ma a che sembrava avere il dono scuola mi sento sempre un po’ in visita, per dell’ubiquità, perché a volte si cui a cinquant’anni esito molto a ritornare aveva l’impressione che fosse sui banchi per fare l’abilitazione… Riguardo in più posti simultaneamente. al recente sciopero degli insegnanti, come Anche il luogo era particolare: supplente fai parte di quella nebulosa di per esempio, per andare in baprecari e di persone che hanno l’incarico ma gno, ci si doveva far chiudere non la nomina, e che quindi hanno problemi a chiave dall’esterno e poi un po’ differenti rispetto ai loro colleghi, cobussare per uscirne, in modo me quello di guadagnare comunque qualche che la porta non si aprisse soldo. La lotta è allora in parte diversa, e davanti a tutti… Quando la accanto allo spirito solidale rischia di crearsi libreria ha chiuso, ho pensato a volte, anche se non parlo per me, qualche che sarebbe stato un peccaanimosità… Il messaggio che cerco di far pasto non ricordarla in qualche sare ai miei allievi è di buttarsi in quello che modo, per cui ho scritto un interessa loro e per il quale sentono di avere piccolo giallo in francese, che un talento, di farne qualcosa subito senza è la mia madrelingua, nel qualasciarsi scoraggiare. Naturalmente tenendo le ogni capitolo è ispirato a un i piedi per terra ed evitando di farsi troppe ilcliente del negozio. Non l’ho lusioni. La tendenza è quella di consigliare ai ancora pubblicato, perché giovani di scegliere una strada che porti a un purtroppo l’editore francese lavoro sicuro. Anch’io me lo sono sentito dire che aveva mostrato interesse spesso… L’idea sovente è che i ragazzi oggi nel frattempo ha chiuso. Ma debbano vivere per il domani, che quello che un paio d’anni fa ho visto in fanno adesso sia soltanto una preparazione televisione l’attrice Marthe per il futuro. Ma invece bisognerebbe fare Keller e ho deciso di provare subito ciò per cui ci si sente portati, perché a spedirglielo: dal suo entusiamagari il futuro dipende proprio da questo. smo è nata una lettura scenica Tre anni fa, con due allieve di quarta media, intitolata Librairie Petrouchka. siamo riusciti a intervistare Clara Rojas, la Une histoire de fous e interprepolitica colombiana rapita dalle FARC insietata dalla stessa Marthe Keller, me a Ingrid Betancourt, e a pubblicarne un da Graziella Rossi e da Helmut articolo su laRegione Ticino di cui si è parlato Vogel. Adesso vedremo se il anche alla radio. Per questo io ripeto sempre manoscritto riuscirà a fare anai ragazzi: “Vedete, ogni tanto, se ci si butta, cora un po’ di strada… qualcosa torna indietro!”

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H

o studiato a Friborgo, presso l’Istituto di Giornalismo, dove in seguito ho lavorato come assistente. Più tardi sono rientrato in Ticino per fare un praticantato come giornalista presso il Quotidiano, che però nel maggio 1989, prima che potessi concludere il tirocinio, ha chiuso i battenti. Allora sono passato al Dovere, per il quale mi sono occupato di cronaca locale. Quando è avvenuta la fusione tra Dovere e Eco di Locarno (laRegione Ticino, ndr) ho fatto due calcoli e ho deciso di approfittare del cambiamento per fare uno stacco anch’io. Mi rendevo conto che puoi lavorare nella cronaca per un po’, ma non per troppo tempo: rileggendo gli articoli che avevo redatto due o tre anni prima vedevo che erano scritti meglio degli ultimi, perché la passione stava venendo meno. Quando ero al giornale comunque ho anche scritto diversi articoli sul Medio Oriente, un’area che all’epoca mi interessava molto, soprattutto in seguito ad alcuni viaggi compiuti in Siria, in Yemen, in Iran... Si tratta però di un’epoca dalla quale adesso mi sento lontano, che non mi appartiene più. Dopo il periodo giornalistico, sono andato a lavorare in una vecchia libreria ad Ascona – che si chiamava “Al Puntel” ed era gestita da una signora engadinese – nella quale avevo intenzione di passare soltanto qualche mese, ma dove sono rimasto invece otto o nove anni, fino a quando il negozio, vinto dalla concorrenza. La libreria era un luogo cosmopolita, frequentato dalle figure della bohème asconese che erano rimaste dopo gli anni sessanta e che erano molto legate alla Francia. Era frequentata da personaggi improbabili, in certi casi assai divertenti, altre volte assolutamente insopportabili. Tra i clienti figuravano celebrità, come il grande violinista Helmut Zacharias o il sociologo Jean Ziegler. E c’erano figure che avevano caratteristiche


I dIavolI rossI di Giulio Carretti fotografie di François Schaer/Phovea

Il chilometro lanciato, o speed skiing, è uno sport estremo nato quasi cento anni fa. Come altre discipline analoghe, molte delle quali proliferate nel corso degli ultimi decenni, si è sviluppato dall’esigenza di alcuni uomini e donne di esperire i limiti estremi delle proprie capacità fisiche e psicologiche. Per entrare in quella misteriosa terra di nessuno che separa ciò che appare umanamente possibile da ciò che pare non esserlo


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i sveglio presto, ma dato che l’appuntamento per la colazione è fissato alle nove, me ne sto a poltrire sotto il piumone oscillando piacevolmente fra la veglia e il sonno. Nella stanza, illuminata dai primi raggi del sole che filtrano dalla tenda, domina un gran silenzio. Alla fine mi decido ad alzarmi, a farmi la doccia e a prepararmi per l’occasione: tuta termica e una serie di accessori acquistati apposta per l’occasione. Lassù farà molto freddo e io con la neve e il gelo non ho esattamente una grande confidenza. Del resto gli sci gli ho indossati una sola volta nella vita e anche se quella fu una giornata divertente e in qualche modo memorabile, l’indomani non c’era muscolo del mio corpo che non fosse dolorante. Nella sala da pranzo dell’albergo incontro Lüdi, il mio accompagnatore, il quale, già seduto al tavolo della colazione, sta spalmando abbondante burro su una fetta di pane croccante. Alto, biondo, atletico anche se non più giovanissimo, Lüdi è il ritratto della salute e della sportività: guida alpina, scalatore, sciatore di fondo a livello agonistico, esploratore dei ghiacci artici, è uno che col freddo, la neve e il gelo vanta una dimestichezza assoluta. Il mio esatto opposto, dato che preferisco il mare, il caldo, le barche a vela e le ragazze in bikini. Che ci sono venuto a fare, mi chiedo, mentre sorseggio il primo tè bollente della giornata a cui molti altri seguiranno. “Ma loro dove sono?”, chiedo osservando la sala vuota. “Sono già su a scaldarsi e tu sei pronto?”, ribatte con evidente ironia. “Certo, come no!”. Ma la mia più che baldanza è curiosità di incontrare gli uomini e le donne più veloci del mondo.

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ulmino, funivia e infine il gatto delle nevi. Si sale, si sale, si sale. Un freddo boia ma l’abbigliamento tecnico sembra funzionare alla perfezione. Lüdi chiacchiera un po’ con l’autista anche se il rumore qui dentro è forte. Pare quasi di essere in un carro armato. Infine arriviamo e ne vedo uno. Un alieno. Si muove con grazia e sicurezza sui suoi lunghissimi sci – due metri e quaranta, mi informa Lüdi – e ci guarda, come se fossimo noi quegli “strani”. A modo suo è bello inguainato nella bizzarra tuta rosso fuoco. Sono realizzate con poliuretano e polipropilene per ridurre l’attrito con l’aria durante la discesa, un po’ come la pelle dei delfini a contatto con l’acqua. Il casco, a dirla tutta, ricorda quello di Lord Dart Fener, il malvagio asmatico spaziale. Poi arrivano anche gli altri, incluse alcune ragazze, tutti rigorosamente in rosso che col candore della neve suona piuttosto elvetico. In realtà, a dare i natali a questo sport pare sia stata l’Austria ma sono gli italiani quelli che hanno collezionato il maggior numero di record, a partire da Leo Gasperi che a Saint

Moritz nel 1931 raggiunse i 136 chilometri orari: sci di legno e una enorme dose di coraggio. Poi toccò a Zeno Colò, un pistoiese

come me (e pare strano a dirsi), a spostare in avanti il primato a quasi 160 chilometri orari. (...)


in queste pagine e nelle precedenti Le fotografie del presente reportage sono state scattate nel corso di una sessione di allenamento sulla pista del chilometro lanciato di Verbier, nel canton Vallese. Questa rientra sia nel circuito della Coppa del Mondo sia in quello del circuito Pro. La preparazione della pista è estremamente importante e meticolosa; nel caso di Verbier viene in aiuto anche l’esercito (nella pagina accanto)


Oggi il record maschile è sempre di un italiano, Simone Origone che sulle sue gambe e grazie a un’impressionante ricerca tecnologica sui materiali ha toccato i 251 chilometri orari, imbattuti dal 2006, come del resto quello femminile della svedese Sanna Tidstrand, con 242 chilometri orari. E i diversamente abili non sono da meno: l’australiano Michael Milton, sempre nel 2006, ha toccato i 213 chilometri orari. L’obiettivo, mi dice Lüdi, sono i 300 e prima o poi ci arriveranno. Iniziano a scendere uno dopo l’altro ed è impressionante vederli gettarsi giù da quel muro di ghiaccio e diventare sempre più piccoli e veloci. In un attimo sono arrivati.

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on è facile comprendere il senso degli sport estremi, forse per il costante processo di spettacolarizzazione mediatica che li accompagna o forse per l’aspetto brutalmente narcisistico che pare sottostare a una scelta di vita del genere. L’aspirazione dell’autoperfezionamento è comprensibile ma ciò non implica automaticamente la sfida all’imprevedibilità, sino alla concreta possibilità di ferirsi gravemente o addirittura di perdere la vita. E come se questi uomini e donne desiderassero entrare in una sorta di zona

intermedia che separa l’umanamente possibile da ciò che non lo è, spinti dal desiderio di accostarsi il più possibile al limite, su di un filo di lama da percorrere cercando di non cadere mai dalla parte sbagliata. Gli psicologi lo hanno definito il “paradosso della tigre nella gabbia”: l’animale rappresenta l’idea e la possibilità del pericolo a cui si contrappone la coscienza della barriera protettiva rappresentata dalla gabbia. Ne parlo con Lüdi. “Non sono tutti uguali”, mi dice. “C’è chi lo fa con coscienza e senso dei propri limiti e chi invece si fa sopraffare dall’ego. I rischi esistono ma la consapevolezza di sé ha un peso”. Concordo con lui, mentre l’ultimo dei diavoli rossi, una diavolessa a dire il vero, si lancia, rannicchiata in posizione fetale, verso il traguardo, un chilometro più in basso. François Schaer Nato nel 1967, François Schaer è un fotografo svizzero attualmente membro dell’agenzia fotografica Phovea. Fino al 2007, anno in cui si trasferisce più stabilmente a Ginevra, soggiorna in Messico, Inghilterra, Francia, Laos, Italia e Bruxelles, paesi dove ha realizzato numerosi reportages e una lunga serie di ritratti. I suoi lavori sono regolarmente pubblicati ed esposti in Svizzera e all’estero. www.francoisschaer.com


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I due angeli di Chiara Piccaluga illustrazione di Simona Giacomini

Fiabe

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angeli, uno giovane e uno anziano si trovavano in viaggio da molti giorni. Erano partiti dal loro piccolo villaggio situato in una zona imprecisata della Terra ben nascosta agli uomini, per scoprire il mondo e rendersi utili agli abitanti del pianeta. L’angelo anziano aveva già vissuto molte esperienze fuori dal villaggio e voleva tramandare quanto appreso al suo giovane amico, affamato di conoscenza e curioso di scoprire cosa accadeva là fuori tra gli esseri umani. Vivendo solo con altri angeli, infatti, egli non conosceva i problemi, non sapeva cosa fossero la gelosia, l’avidità, l’egoismo, la cattiveria o altre caratteristiche poco nobili che alcuni uomini possiedono. Una sera si fermarono in una piccola cittadina costellata di eleganti villette, giardini curati e strade ben illuminate. Bussarono a una casa chiedendo di potervi trascorrervi la notte. “Vorremmo avere un piccolo giaciglio per

dormire” dissero gli angeli alla donna che era venuta ad aprire la porta, “domattina all’alba, senza recarvi nessun disturbo proseguiremo il nostro viaggio”. Nonostante la gentilezza degli angeli la donna rispose sgarbatamente: “Vi sembra il caso di disturbare la quiete della gente per bene per elemosinare un posto dove dormire? Camere in questa casa per voi non ce ne sono ma se vi accontentate potete sistemarvi nello scantinato. È freddo ma nessuno vi disturberà”. Mentre preparavano il giaciglio sul pavimento, l’angelo più anziano vide un buco nel muro e lo riparò. L’angelo giovane perplesso di questa attenzione nei confronti di una famiglia così maleducata chiese: “Come mai aiuti queste persone?”. “Sii fiducioso, le cose a volte non sono come sembrano”, rispose l’angelo anziano.


All’alba i due angeli furono svegliati dalle

grida della famiglia che già di buon mattino aveva iniziato la giornata litigando. Una sveglia non troppo dolce quindi, come pure non fu piacevole sentire il dolore alle ossa per aver dormito sulla nuda terra, ma nonostante questa fastidiosa esperienza ripartirono con tanta voglia di una nuova giornata da vivere. Lasciato il villaggio della gente benestante proseguirono camminando fra campi e terreni coltivati. La sera giunsero davanti a una casetta di una coppia di contadini: la loro vita sembrava parecchio difficile, i campi erano aridi e il raccolto misero. Chiesero al contadino e alla moglie di trascorrere la notte nella stalla e la coppia molto povera si rivelò davvero ospitale. Condivise con loro quel poco cibo che avevano a disposizione e offrì agli angeli il loro letto per trascorrere una buona notte di riposo. Quando il sole si levò il mattino seguente gli angeli trovarono il contadino e sua moglie in lacrime. La loro mucca, il cui latte rappresentava la loro unica fonte di sostentamento, giaceva morta nel campo. L’angelo più giovane s’infuriò e chiese al più anziano come aveva potuto permettere che ciò accadesse? Accusandolo disse: “La famiglia che abbiamo incontrato ieri aveva tutto e tua l’hai aiutata. Questa coppia di contadini ha poco o nulla e ha condiviso con noi tutto e tu hai lasciato che la loro mucca morisse”. “Sii fiducioso, le cose a volte non sono come sembrano”, rispose l’angelo più anziano.

“Quando eravamo nell’interrato della grande casa, ho guardato nel buco della parete e ho scorto che lì vi era conservato un mucchio di oro, gioielli e pietre preziose, un tesoro dal valore inestimabile. Visto che quella donna era così ossessionata dall’avidità e non era desiderosa di condividere la sua fortuna, ho sigillato il muro così non lo potrà mai trovare. Ieri sera, mentre dormivamo nel letto del contadino, l’angelo della morte è venuto per prendersi la moglie del contadino. In sua vece gli ho dato la mucca. Mio caro amico, le cose spesso non sono come sembrano, devi avere fiducia verso quello che la vita offre anche se non tutto va come dovrebbe o come tu vorresti. Sforzati di credere che qualsiasi cosa accade è a tuo vantaggio e per il tuo bene. Forse non è possibile capirlo subito ma ricordati di restare fiducioso perché le cose spesso non sono come sembrano”.

Fiabe

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ONDE NOT TURNE

S O N N A M B U L I , P A N T O F O L A I , C O N D U C E N T I O L AV O R AT O R I . Q U A N D O L A R A D I O È L ’ U N I C O M E Z Z O P E R E Tendenze p. 44 – 45 | di Marco Jeitziner

UNA CONFESSIONE

IL POPOLO DELLA NOTTE

Confesso di amare di più la radio nelle ore notturne che in quelle diurne. Diciamo dalle ventidue in avanti. È il momento del dialogo e delle confessioni, di sfoghi e di opinioni, di storie di vita belle ma anche tristi. Voci e soltanto quelle, dell’animatore un po’ terapeuta ma sempre pacato, scevro da critiche, e dell’ascoltatore di turno che telefona per dire la sua in diretta, magari per la prima volta. Solo di notte certe emittenti, poche a dire il vero, sgomberano l’antenna dalla musicaccia commerciale e certi animatori caciaroni se ne stanno finalmente zitti. Proprio perché, di notte, al riparo dietro a un telefono, sufficientemente anonimi, esposti solo con la propria voce e opinione, noi ascoltatori siamo tutti meno inibiti.

Quante volte avrei voluto telefonare per dire la mia o magari smentire qualcuno? Ma mi trovavo al volante. E allora ascoltavo, a volte sorridendo, a volte non stupendomi più di nulla. Ascoltavo l’anziana raccontare dell’amore per suo marito scomparso, quell’altra sul folle mondo odierno, l’ex tossico sul suo futuro migliore, l’impiegato quarantenne senza una donna, ecc. Casi sociali, ma non solo, perché a differenza della TV, a quell’ora la radio è di tutti. È democratica, è calda. “La radio ti fa compagnia, ti regala calore, colori ed emozioni e ti lascia parlare”, dice Antonio Bolzani, ideatore e, ahi noi, ex conduttore del decennale “Caffè Notturno” su Rete Uno. “Il programma era arricchito e alimentato dalle voci degli ascoltatori che erano gli unici privilegiati ospiti e interlocutori”. La sera alcuni piangono, nell’attesa della notte le nostre ansie e tristezze ci assalgono. Ma basta pigiare un bottone, sul cruscotto, in cucina o in salotto, per diventare subito uno di loro, uno del popolo della notte. Uno della “grande schiera dei lavoratori notturni o degli amanti delle ore piccole, a cui sono dedicati i programmi della notte”, quando la radio diventa “consolatrice, compagna contro la solitudine, fonte di ascolto e confronto di esperienze analoghe da parte di altre persone”1. Insonni, pantofolai, lavoratori, conducenti, depressi: è la categoria di ascoltatori stilata anni fa da Francesco Velluzzi in una sua indagine notturna tra le emittenti italiane. Ma solo quando c’è “più dialogo e meno musica, più parole, più dibattiti, magari discussioni alla buona” 2.


r e S p r i m e r S i e a S c o l ta r e g l i a l t r i . r i g o r o S a m e n t e d i n o t t e

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In Psicologia della radio, di Oddone Demichelis e Cinzia Manfredi, Effatà Editrice, 2003 2 “Radio, di notte è più bello”, Corriere della sera, 13 giugno 1995 3 laRegione Ticino, 18 luglio 2012 4 L’Illustré (online), 13 luglio 2011

rimpianti radiofonici

il telefono SQuilla ancora

Il martedì notte tornavo a casa dopo aver suonato rock per un paio di ore, avevo bisogno di tranquillità per le orecchie e per lo spirito. Avevo un paio di scelte. Mi sintonizzavo con Bolzani, sempre bravo a lanciare i temi e a punzecchiare quanto basta l’ascoltatore. “Sollecitavo gli ascoltatori con una domanda che faceva riflettere, discutere e dibattere”, racconta. “Il pubblico serale è molto affezionato alla radio e soprattutto ha tanta voglia di esprimersi e di intervenire in diretta”. Del programma ne siamo, noi della notte, purtroppo rimasti orfani: una decisione incomprensibile e secondo me sbagliata, ma forse c’è speranza. Aggiunge Bolzani: “magari un giorno quell’arena radiofonica riaprirà le sue porte alle opinioni e alle idee del pubblico”. Speriamo, poiché anche in Ticino c’è tanta solitudine e bisogno di parlare. A maggior ragione, dato che è scomparso da poco pure “Millevoci nella notte - La linea del cuore”, programma quasi ventennale condotto da Gualtiero Gualtieri, oggi pensionato. Così lo ricorda la scrittrice ticinese Erika Zippilli-Ceppi: “un’empatia non comune, la sua, sempre esente da critiche, giudizi morali o normativi; sapeva rinvenire e valorizzare nelle parole dell’altro storie di vita altrimenti destinate a restare nell’ombra” 3 . Non conosco Gualtieri e non l’ho mai ascoltato, ma merita un plauso. Anche la radio pubblica svizzero tedesca cavalca quest’onda su Radio Srf 1 con “Talk nach mitternacht”, il cui scopo è intrattenere proprio grazie agli ascoltatori ancora svegli e con storie di tutti giorni. Conosco bene invece la versione svizzero francese, “La ligne du coeur” su La 1ère, ancora in onda. Oggi condotto da altri, il programma ha avuto per anni una sola voce: quella dell’ottimo e inimitabile Etienne Fernagut, anche lui pensionato. Pensate: oltre dodicimila telefonate, più di centomila ascoltatori, tra cui molti giovani! Storie tristi, di solitudine, depressione, violenza, ma anche belle e felici. Ha dichiarato Fernagut: “è vero che certe serate erano pesanti dal punto di vista emotivo, ma ho subito saputo mantenere una certa distanza per poter resistere” 4.

Dunque si sono spenti i microfoni notturni in Ticino? “Quando su simile luogo cala il sipario, s’apre un silenzio quasi luttuoso, che diventa mancanza da elaborare” scrive ancora Zippilli-Ceppi. Mi sono chiesto: perché non si fa più nulla del genere in questo cantone? A quando il passaggio del testimone ai giovani? Ho trovato risposte inattese. Infatti il telefono squilla ancora, di giovedì notte, sulle onde di Radio3iii grazie a Sacha Dalcol e al suo “Dillo di notte”. Un programma giovane, nato nel 2011, quasi per provocazione. Dice Dalcol: “avevamo pensato a un ciclo di sei puntate, perché volevamo tastare il terreno in un orario non facile per la radio. La risposta del pubblico ci ha però spinti a proseguire”. Conferma così la necessità di tali programmi. Il ticinese ascolta dall’auto, da casa, dal lavoro, soprattutto le donne, afferma Dalcol: “ho notato che il pubblico femminile è molto partecipe, ma so che all’ascolto ci sono anche molti uomini”. Di notte gli ascoltatori hanno meno pudori, parlano di cose vere, di storie vissute, personali, magari anche di sesso e di solitudine. Conclude Dalcol: “durante la notte è possibile prendersi il tempo per riflettere e magari, complice il calar delle tenebre, confidarsi. E la radio, da questo punto di vista, è un mezzo speciale”.


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Astri toro

gemelli

cancro

Svolta epocale nella vostra vita. Improvvise opportunità professionali per i nati nella prima decade. Puntate sul vostro senso dell’avventura. Non cedete ai condizionamenti. Date sfogo al vostro gusto per la sfida.

Grazie a Marte si apre un periodo particolarmente attivo per portare avanti progetti e grandi idee. Sviluppo di una importante opportunità professionale. Lavoro di equipe all’interno di un gruppo affiatato.

Giove è con voi, ma il cammino tende a esser disturbato dai vari transiti nel segno angolare dei Pesci. Problemi di salute per i nati nella terza decade provocati da Marte. Riposo tra il 4 e il 5 marzo.

Particolarmente fortunate le collaborazioni professionali con le persone più grandi. Bene con Capricorno e Scorpione. Se darete spazio alla vostra capacità creativa potrete trionfare e prender a mani basse.

leone

vergine

bilancia

scorpione

Opportunità professionali grazie al transito di Urano. Osate di più! Grazie ai numerosi transiti nella vostra ottava casa solare potrete assistere a un inaspettato rimpinguamento delle vostre risorse finanziarie.

Periodo frenetico. Numerosi gli sbalzi umorali riconducibili a una continua tensione dialettica tra la coscienza dell’essere e l’incoscienza dell’avere. Confrontatevi di più con il partner. Novità professionali.

Favorite il vostro potere creativo se non volete farvi travolgere dagli eventi. Infatuazioni all’interno dell’ambiente lavorativo. Liberatevi dalle zavorre. Svolte inaspettate per i nati nella prima decade.

Fase d’oro per i nati nella prima e nell’ultima decade. Potere seduttivo per i nati nella terza decade favoriti dal transito di Marte. Intuito negli affari. Con Venere nel segno dei Pesci l’amore si fa romantico.

sagittario

capricorno

acquario

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I nati nella prima decade dovranno fare i conti con Giove in opposizione e con i numerosi pianeti nel segno dei Pesci. Cercate di mantenere la calma. Evitate di adottare atteggiamenti bi-polari.

Momento sentimentale fortunato grazie a Venere nell’amico segno dei Pesci. Incontri e occasioni mondane in continua crescita. Favorito il lavoro degli architetti e degli artisti in genere. Siate più disinvolti.

Situazioni fortunate favorite dai transiti di Giove e di Urano. Se darete retta al vostro intuito potrete fare centro. Tra il 4 e il 5 maggio la Luna transiterà nell’amico segno del Sagittario. Incontri inaspettati.

Venere e Nettuno ai primi gradi dei Pesci. Momento magico per vivere una relazione sentimentale. Favoriti nelle relazioni i nati nella prima decade grazie ai buoni aspetti con Saturno.

» a cura di Elisabetta

ariete


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Gioca e vinci con Ticinosette

Risolvete il cruciverba e trovate la parola chiave. Per vincere il premio in palio, chiamate lo 0901 59 15 80 (CHF 0.90/chiamata, dalla rete fissa) entro giovedì 7 marzo e seguite le indicazioni lasciando la vostra soluzione e i vostri dati. Oppure inviate una cartolina postale con la vostra soluzione entro martedì 5 mar. a: Twister Interactive AG, “Ticinosette”, Altsagenstrasse 1, 6048 Horw. Buona fortuna!

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Orizzontali 1. È ottima impanata • 10. Maestria • 11. Ama Giulietta • 12. Era detto il filosofo femminista • 14. Il fiume di Bottego • 15. Uncini da pesca • 16. Le iniziali di Tasso • 17. Marina nel cuore • 18. Quasi spinto • 19. Gavitello • 20. Agnese a Madrid • 22. L’ha sostituito il bus • 24. Il maestro della relatività • 27. La luce dei marinai • 28. Il fiume dei Cosacchi • 30. Il mitico aviatore • 31. Possono essere mancini • 32. La nota degli sposi • 33. Lo producono le api • 34. Sport invernale • 36. Il nome di Chiambretti • 37. I confini di Arogno • 38. Sagra di paese • 40. Vantaggio • 42. Lubrificano • 43. Mezza casa • 44. Il geloso verdiano • 46. La via di Molnar • 47. Pedina coronata • 48. Abbondanza • 50. Il Nichel del chimico • 51. Stato USA • 52. Vaso panciuto.

La soluzione verrà pubblicata sul numero 11

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Verticali 1. Noto film del 2007 di Scott Hicks interpretato da C. Zeta-Jones • 2. Reati • 3. Parte teatrale • 4. Il nome della Massari • 5. Rapì il fuoco dal cielo • 6. Forellini cutanei • 7. Profonda, intima • 8. NordEst • 9. Grossa arteria • 13. Un combustibile • 16. Il nome di Jones • 18. Cimiteri di guerra • 19. Vessillo • 21. Foga, ardore • 23. Mezza riga • 25. Torto senza pari • 26. Delfini di fiume • 29. Bordo, margine • 31. L’indimenticato Aroldo del teatro • 33. Sdolcinato • 35. Processione • 36. Gradino di legno • 39. Si corre a Siena • 41. Il dittongo del poeta • 43. Abbaiano • 45. La nota Zoppelli • 49. In mezzo al mare.

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La soluzione del Concorso apparso il 15 febbraio è: OSPEDALE Tra coloro che hanno comunicato la parola chiave corretta sono state sorteggiate: Vanda Regusci 6528 Camorino Marisa Zarri 6672 Gordevio Alle vincitrici facciamo i nostri complimenti!

Premio in palio: due carte per più corse “Arcobaleno”

Più vicino a voi. Nuova Tariffa Integrata Arcobaleno www.arcobaleno.ch

Arcobaleno mette in palio una carta per più corse di 2a classe (per tutte le zone) del valore complessivo di CHF 260.– a due fortunati lettori che comunicheranno correttamente la soluzione del Concorso.

I biglietti Arcobaleno sono la grande novità della nuova Tariffa Integrata. La carta per più corse permette di compiere più viaggi all'interno delle zone acquistate, con la possibilità di interrompere e riprendere il proprio viaggio in ogni momento, entro la validità data. La carta per più corse è la scelta giusta per acquistare 6 corse al prezzo di 5. Maggiori informazioni su www.arcobaleno.ch

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Numero 9 - Settimanale della Svizzera italiana

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