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Che Intel sarà con il nuovo Ceo? La prima sfida è quella del mobile Il colosso di Santa Clara è chiamato a cambiare pelle per rispondere alla crisi del mercato dei Pc e alla forza dei produttori di chip per smartphone e tablet con piattaforma Arm. Sul taccuino di Brian Krzanich ci sono gli accordi con Google e Apple? In Intel dal 1982 e chief operating officer dal gennaio 2012, Brian Krzanich è divenuto a partire dal 16 maggio il sesto chief executive officer nella quasi cinquantennale storia della compagnia di Santa Clara. Il 52enne manager raccoglie l’eredità di Paul Otellini in una fase in cui il modello di computing tradizionale basato su Pc sta lasciando il testimone a quello imperniato su tablet e smartphone. Il curriculum di Krzanich, responsabile di un’organizzazione di oltre 50mila addetti fra area Manufacturing e Custom Foundry, Nand Solutions Group e Information Technology, sulla carta non si discute. Gli investitori, e non è un mistero, speravano però in un nome diverso, in una figura proveniente da fuori (eventualità mai accaduta finora) e capace di imprimere un’accelerata decisiva in direzione mobile. Sintomatico, in tal senso, come Krzanich nel suo primo giorno
da Ceo abbia ammesso la lentezza con cui Intel ha finora approcciato questo settore, nonostante investimenti a nove zeri (vedi il miliardo di dollari speso per acquisire le tecnologie radiomobili di Infineon). Un accordo con Google ed Apple?
L’affermazione dei processori Atom di nuova generazione “Clover Trail” nel comparto delle tavolette e dei telefonini intelligenti è, forse, la sfida più importante per il nuovo Ceo. Suggestiva, in proposito, l’ipotesi che porrebbe Intel al fianco di Google per realizzare un notebook a piattaforma Android, ipotesi che presupporrebbe un cambiamento importante per un’azienda che ha fatto del binomio “Wintel” (Windows e Intel) l’elemento cardine per monopolizzare o quasi la domanda di chip per Pc e server. Per mantenere marginalità nell’ordine del 60% (su un giro d’affari
Un cuore di nuova generazione Performance accresciute, consumi estremamente limitati, funzioni touch e riconoscimento vocale, queste le credenziali con cui si presenta la quarta generazione dei processori Core. “Prodotti che nascono”, dice Andrea Toigo, enterprise technology specialist, Intel Italia e Svizzera, “con l’idea di sviluppare il cuore dell’ultrabook. Non si tratta di una nuova microarchitettura a 22 nanometri (i prossimi chip verranno realizzati a 14 nanometri, ndr), ma porta dei cambiamenti importanti a livello tecnologico: un sottosistema grafico 12
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completamente nuovo e una serie di accorgimenti pensati principalmente per migliorare le prestazioni senza incidere sull’efficienza energetica”. Sono quattro le nuove famiglie di system on chip destinati ai computer ultraportatili, e di questi il top di gamma è la serie H quad-core con grafica Intel Iris Pro. Secondo Intel, l’avvento dei Core di quarta generazione si accompagnerà a un maggior numero di dispositivi due-in-uno e convertibili (tablet e all’occorrenza ultrabook con tastiera) e a prodotti con schermo touch.
Brian Krzanich chief executive officer di Intel
che nel 2012 è arrivato a 53,3 miliardi di dollari), questo non basterà comunque a Intel per consolidare la posizione dominante oggi detenuta nei notebook e nei desktop, causa la forte regressione di domanda di Pc tradizionali. Nel mobile, però, a dividersi la quasi totalità del mercato sono oggi i produttori fedeli alla tecnologia Arm, come Qualcomm, Nvidia e Samsung. Motorola, Zte e Lenovo sono al momento i soli “top brand” che hanno scelto i chip di Santa Clara per i propri smartphone Android; diverse indiscrezioni riportano da tempo la possibilità di un’alleanza con Apple che sarebbe vitale, visti i volumi mossi dalla casa della Mela, per le sorti di Intel nell’universo dei telefonini. Sarà Krzanich a firmare questo accordo? Saprà il nuovo Ceo mettere a frutto la potenza manifatturiera della società anche nell’ottica di produrre processori per conto terzi, Apple in primis? Quest’ultima è una strada che, secondo J.P. Morgan, potrebbe generare ricavi di 4,2 miliardi di dollari l’anno entro il 2017. Dalla vendita di 50 milioni di chip Atom per tablet, secondo Morgan Stanley, la compagnia potrebbe invece ottenere nel 2015 entrate per un miliardo di dollari, catturando il 75% del venduto a piattaforma Windows 8 e l’8% di quello Android. Gianni Rusconi