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“ il Segno PICCOLO

mensile indipendente di attualità,

informazione e cultura

Umberto Veronesi

Anno VIII, n. 11 - Novembre 2009 - Associazione Culturale “Terre Sommerse Castelli”

Stampa locale pubblica e privata

di Sergio Rasetti A Rocca di Papa l’informazione locale è assicurata essenzialmente dalla pubblicazione ufficiale del Comune “Comune Informa” e da “il piccolo Segno” redatto, diffuso e finanziato da un gruppo di volenterosi che cercano di assicurare una minima informazione sulle cose di casa che tutti mormorano, mentre chi di dovere, fa finta di non sentire o conoscere. In tanti attendono, ogni mese, l’uscita de “il piccolo Segno”, sicuri di trovare qualche argomento interessante, descritto da punti di vista non istituzionali, che può far capire meglio la realtà. Le pagine del periodico comunale, stampato su carta di pregio e diffuso in modo capillare, sembrano non rispondere molto alle aspettative di informazione dei cittadini sulle cose della Casa Comunale, sulle delibere di Consiglio Comunale, sulle decisioni della Giunta Municipale, sul lavoro delle Commissioni Consiliari, SEGUE A PAGINA 8

Se io ti dò un dollaro e tu mi dai un dollaro, entrambi abbiamo un dollaro. Se io ti dò un’idea e tu mi dai un’idea, entrambi abbiamo due idee.

L’inchiesta

1975-1985 gli anni che sconvolsero Monte Cavo

Dieci anni di verità, mezze verità ed omissioni di una classe politica asservita ai nuovi potenti

Studi

P.C.R. la farsa continua

Solo debiti e niente turisti

A pagina 8

Allarme Centro Storico

Un residente ci scrive che...

A pagina 9

d’Arte

P o r c e l l a n a b ia n c a

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Anno VIII, n. 10 - Ottobre 2009 - Associazione Culturale “Terre Sommerse Castelli”

Noi, il potere e la verità

di Andrea Sebastianelli “Signor Assessore, ha letto che cosa ha scritto il Segno?”. Risposta dell’Assessore: “Quelli scrivono solo falsità… sono solo contro”. Questo breve scambio di battute mi permette di chiarire che il nostro mensile non è contro nessuno, né tantomeno contro l’attuale amministrazione guidata dal Sindaco Boccia. Semplicemente ci limitiamo a raccontare dal nostro punto di vista le cose che ci accadono intorno. Non condividiamo, spiegandolo, molte delle scelte di questa amministrazione semplicemente perché le riteniamo deleterie per il futuro di Rocca di Papa. Però è vero ciò che si pensa, cioè che siamo un “giornale contro”. Siamo contro chi esercita il potere in modo arrogante; siamo contro chi vorrebbe ridisegnare il nostro territorio solo in base agli interessi dei costruttori infischiandosene dell’interesse collettivo; siamo contro chi dice una cosa e poi ne fa un’altra; siamo contro le politiche improvvisate che hanno ridotto a brandelli il nostro centro storico;

SEGUE A PAGINA 8

ALL’INTERNO “SPECIALE MONTE CAVO”

AL CENTRO DEL GIORNALE 4 PAGINE PER CONOSCERE I FATTI

Dissesto idrogeologico

La task-force del Comune

A pagina 8

Vince Franceschini

Pd, congresso senza parole

A pagina 9

Studi

d’Arte

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Chi asporta i nostri giornali per gettarli?

Diversi lettori ci segnalano, ad ogni uscita del nostro mensile, che alcune persone usano prendere varie copie del giornale per poi gettarle. Fermo restando che d’ora in poi, qualora tali azioni si dovessero ripetere, presenteremo regolare denuncia alla Procura della Repubblica, ricordiamo che cosa dice l’art. 20 della Legge sulla Stampa (Legge n. 47 dell’8 febbraio 1948): “Chiunque asporta, distrugge o deteriora stampati per i quali siano state osservate le prescrizioni di legge, allo scopo di impedirne la vendita, distribuzione o diffusione, è punito, se il fatto non costituisce reato più grave, con la reclusione da sei mesi a tre anni. Con la stessa pena è punito chiunque con violenza o minaccia impedisce la stampa, pubblicazione o diffusione dei periodici, per i quali siano state osservate le prescrizioni di legge. La pena è aumentata se il fatto è commesso da più persone riunite o in luogo pubblico, ovvero presso tipografie, edicole, agenzie o altri locali destinati a pubblica vendita. Per i reati suddetti si procede per direttissima”. Invitiamo i nostri lettori, qualora abbiano assistito a tali abusi, a segnalarceli anche in forma anonima per lettera o per mail (ilpiccolosegno@tiscali.it).

informazione e cultura

Paolo Borsellino

Palazzo-parcheggio multipiano, sette piani di bruttezza Anno VIII, n. 9 - Settembre 2009 - Associazione Culturale “Terre Sommerse Castelli”

Anche Rocca di Papa avrà il suo ecomostro, a ridosso del centro storico, ben visibile dalla campagna romana. Il Sindaco vorrebbe erigere questo “monumento alla bruttezza” ma il WWF protesta e Parco e Sovrintendenza chiedono un’opera adatta al contesto del quartiere medievale roccheggiano

Questo parcheggio s’ha da fare, ma... rendiamolo più bello

di Andrea Sebastianelli Centomila metri cubi distribuiti su sette piani. Sono questi i dati allarmanti del parcheggio che dovrebbe sorgere a ridosso del centro storico di Rocca di Papa, in piazza Valeriano Gatta. Qualsiasi persona con un po’ di sale nella zucca si rende conto dell’eccessiva mole di cemento per un parcheggio che dovrebbe risolvere soltanto le esigenze di un’area marginale del paese, abbastanza fuorimano (interessando solo un lato dell’antico quartiere bavarese) e del tutto distaccata dagli altri grandi quartieri, Campi d’Annibale e Vigne. Perchè allora non realizzare un progetto più adatto a quest’angolo di paese, arricchitosi negli ultimi anni di un bel teatro comunale? Perchè questa ostinazione? SEGUE A PAGINA 12

A Monte Cavo

Festa dei 100 anni

La nipote di M.S.De Rossi Maria Tamilia, nipote del grande studioso Michele Stefano De Rossi, ha compiuto 100 anni. A pagina 19

mensile indipendente di attualità,

informazione e cultura

Anno VIII, nn. 7/8 - Luglio/Agosto 2009 - Associazione Culturale “Terre Sommerse Castelli”

Dalla lettera di Giacomo Ulivi, partigiano assassinato dai fascisti nella piazza grande di Modena il 10 Novembre 1944

Il Comune fa sue quasi tutte le 383 Osservazioni al nuovo P.R.G.

Il Consiglio Comunale del 15 luglio ha rigettato tutte le Osservazioni al nuovo Piano Regolatore presentate dai cittadini, perchè ritenute incongruenti, ma poi le ha fatte sue inserendole nelle 22 Osservazioni Comunali, stravolgendo di fatto il P.R.G. progettato dall’Architetto Marco Putano.

Alle pagine 12 e 13

Fondi Regionali

Dopo lo scempio

A pagina 10

A pagina 14

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Il 27 settembre sarà a Rocca di Papa

Sindaci e Parco A pagina 8

di Andrea Sebastianelli Sono filtrate notizie sugli incontri che i Sindaci hanno avuto per esaminare il Piano di Assetto del Parco, uno strumento essenziale che tutti invocano da anni. E, adesso che è giunto al traguardo, che cosa succede? Che alcuni dei Sindaci che lo avevano sempre ritenuto fondamentale, che consideravano il Parco un ente dimezzato proprio perché privo di questo importante strumento, si sono messi sulla difensiva e ritengono ora il Piano di Assetto una minaccia, un pericolo, un elemento che “limita lo sviluppo”, qualcosa che riduce le loro libertà di manovra. E’ proprio così? Lo è se un Sindaco si considera il “padrone” del “suo” territorio; oppure se vede con fastidio o con imbarazzo, la presenza del Parco, e giudica come “intromissioni” le prerogative di controllo che la legge attribuisce all’Ente.

SEGUE A PAGINA 9

Pericolo Test per la Ripartono prostata i lavori per i tombini Studi d’Arte Via delle Calcare

PrevenzioneAvis Pentima Stalla A pagina 19

A pagina 15

Parla Don Franco

“Vicini agli emarginati”

Il fondatore di Capodarco parla dei disagi della nostra società globalizzata e dei nuovi progetti. A pagina 6

mensile indipendente di attualità, informazione e cultura

Anno VII, n. 6 - Giugno 2008 - Associazione Culturale “Terre Sommerse Castelli”

In Italia non è la libertà che manca: mancano gli uomini liberi

Leo Longanesi

Sulle antenne di Monte Cavo si continua a tacere. Perchè?

Guai a dire una parola sui tralicci di Monte Cavo. Tutti sembrano far finta che il problema non esista, che d’improviso le antenne non siano più dannose alla salute, che la vetta dell’antico Mons Albanus sia stata cancellata letteralmente dalle carte geografiche. Quelli che guidavano le proteste di piazza sono scomparsi. Quelli che chiedevano alla politica di risolvere il problema si sono dissolti. Anche il Comitato di Quartiere dei Campi preferisce trincerarsi dietro il silenzio.

ARTICOLI ALLE PAGINE 12 e 13

Mons. Martinelli nuovo Vescovo

Lavori di Scavi alla Ecco la recupero Fortezza Via Sacra e... abusi Studi d’Arte Alle pagine 8 e 9

No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perchè non ne avete voluto più sapere...

PICCOLO

Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare.

A pagina 11

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SERVIZIOALLE PAGINE 8 e 9

Strisce blu addio? Boccia-De Santis Nuova denuncia Ora che la Via Sacra politica ha invaso Cittadinie Botta e ogni settore referendum risposta scempio!

di Andrea Sebastianelli I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela con una scarsa conoscenza dei problemi della gente. Gestiscono interessi, i più diversi, i più contraddittori, talvolta anche loschi, senza perseguire il bene comune. Non promuovono più la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”. I partiti hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai, alcuni grandi giornali.

SEGUE A PAGINA 3

Un gruppo di cittadini di Rocca di Papa starebbe dando avvìo ad una raccolta di firme per chiedere la proclamazione di un vero e proprio referendum comunale pro o contro i parcheggi a pagamento istituiti due anni fa nel centro storico. A pagina 12

L’esclusione dell’ex ViceSindaco dalla maggioranza che governa Rocca di Papa continua a creare polemiche. Su “Oggi Castelli” va in scena un botta e risposta che non chiarisce i motivi della fuoriuscita di De Santis. I cittadini ancora all’oscuro.

Alle pagine 5 e 11

Centinaia di cittadini hanno sottoscritto il sostegno all’esposto presentato alla Procura della Repubblica per lo scempio dell’area archeo-naturalistica della Via Sacra a Monte Cavo. Il danno è stato superiore alle previsioni. Partita una seconda denuncia.

Alle pagine 6 e 7

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informazione e cultura

Anno VIII, n. 5 - Maggio 2009 - Associazione Culturale “Terre Sommerse Castelli”

Credo che sia vera la profezia di Maria Valtorta: dopo duemila anni l’umanità arriva al bivio. Noi abbiamo tradito il cristianesimo. La chiesa è fatta dai poveri, quindi la vera speranza sono i poveri. Don Franco Monterubbianesi

Dal 1998 a oggi, ricostruiamo la vera storia dei confini dell’Ente

Proseguono gli attacchi al Parco Regionale. Da chi partono? E perchè? E’ora di venire allo scoperto. ALLE PAGINE 12 e 13

Giardino degli Ulivi, questione di metodo

di Andrea Sebastianelli Nella politica roccheggiana stà tenendo banco la vicenda del “Giardino degli Ulivi”, il più grande sacco edilizio di Rocca di Papa contro il quale nel 1997 un giovane Ponzo riuscì a sconfiggere il gruppo guidato da Enrico Fondi, e su cui in seguito (per un cambio di valutazione) il centrosinistra si divise in modo brusco. Ora quell’opera è in fase di realizzazione, concretizzando il vecchio progetto di Fondi. Prima di continuare voglio premettere che il sottoscritto non è contrario al “Giardino degli Ulivi”, perchè pensare di fermare oggi l’urbanizzazione in una zona ampiamente edificata (tra Rocca di Papa e Grottaferrata) è illusorio e neppure tanto ragionevole.

SEGUE A PAGINA 8

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Anno VII, n. 7-8 - Luglio/Agosto 2008 - Associazione Culturale “Terre Sommerse Castelli”

Non camminare davanti a me, potrei seguirti. Non camminare dietro di me, potrei non esserti guida. Cammina al mio fianco, ed insieme troveremo la via

Alberto Camus

Un recente caso di cronaca impone il monitoraggio del territorio

Protezione Civile Finalmente libera la stazione a valle

L’occupante abusivo starebbe per lasciare la piccola stazione, mentre il Sindaco annuncia per giugno la pubblicazione del bando. Ma intanto emergono alcune voci contrarie Onna dopo circa la riattivazione della La stazione il terremoto occupata storica funicolare. A pagina 17 A pagina 10

Gli “Screpanti” vicini a festeggiare i 90 anni!

Una storia iniziata nel 1919

Quando l’On. Enrico Ferri propose uno strano nome A pagina 19

SERVIZIOALLE PAGINE 8 e 9

SEGUE A PAGINA 5

L’estate parte con una serie di lavori che miglioreranno sicuramente la viabilità cittadina. Mentre esultano i residenti di Via delle Rose per l’asfaltatura della strada, sono stati avviati i lavori di rifacimento di Via De Luca e la messa in sicurezza di Via Alberobello. A pagina 7

informazione e cultura

Michele Serra

A L L’ I N T E R N O L E I M M A G I N I E S C L U S I V E

Lo avevamo scritto: l’ex Convento di Monte Cavo stava rischiando di crollare per l’incapacità delle Istituzioni a tutelare un edificio dichiarato monumento nazionale. Poco prima della fine dell’anno una parte della struttura, a causa delle piogge torrenziali, è venuta giù portando con sè una storia iniziata seicento anni fa. Il Segno ha denunciato l’accaduto alle Autorità competenti, affinchè facciano chiarezza Un monumento immerso nella natura sulle cause e sulle responsabilità... mentre il vittima dell’incuria e dell’insensibilità Comune tace. Articoli alle pagg. 8 e 9 La parte crollata del Convento

Se sulle antenne Lavori Pubblici Articolo su “La Repubblica” Estatedi si continua a sparare a salve interventi

di Andrea Sebastianelli Pallottole sì ma a salve! Dopo il nostro approfondimento sul perchè del silenzio intorno ai ripetitori radio-tv di Monte Cavo, si è scatenato il putiferio. Sindaci disposti a fare il muso duro contro la Regione Lazio; Comitato di Quartiere dei Campi d’Annibale, fortemente irritato per i nostri articoli, dispensatore di volantini e lettere aperte; politici e politicanti pronti ad alzare il dito verso le colpe degli altri; giornalisti asserviti al potere di turno, ben attenti a non far trapelare le notizie che veramente farebbero emergere le responsabilità.

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Anno VIII, n. 1 - Gennaio 2009 - Associazione Culturale “Terre Sommerse Castelli”

Le nude cifre dicono che la social card è una microscopica elemosina per pochissimi, e una macroscopica occasione di propaganda.

Ha ceduto parte dell’ex Convento di Monte Cavo

L’uccisione di un imprenditore romano, vicino agli ambienti criminali, ha portato alla luce un vasto giro di speculazioni edilizie, per le quali anche Rocca di Papa è finita nell’inchiesta degli inquirenti. Un terreno di via delle Barozze, pagato 350 mila euro, si è trovato al centro di una serie di acquisizioni e vendite che ne hanno fatto lievitare il prezzo finale a 5,5 milioni di euro. E mentre le indagini vanno avanti, sarebbe opportuno sottoporre a monitoraggio il nostro territorio

Viaggioa Funicolare, alcuni L’Aquila interrogativi...

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Albert Einstein

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PICCOLO

il Segno “ ” il Segno “ il Segno “ il Segno “ ” il Segno “ il Segno “ il Segno “ ” ” ” ” ” Verità Ecomostri La Variantona Il Silenzio! Il Parco! Speculazioni E’crollato! nascoste LA MENTE E’ COME UN PARACADUTE. FUNZIONA SOLO SE SI APRE.

20 glio 13 lu

08

Il tentativo era quello di far passare lo scempio della Via Sacra come qualcosa di inventato... inventato dal nostro giornale per mettere in difficoltà l’amministrazione comunale. Adesso che a segnalare lo scempio non c’è solo “Il Segno” ma anche uno dei più autorevoli quotidiani italiani come “La Repubblica” (senza tener conto di altri periodici locali) qualcuno forse sentirà il dovere di smetterla di ripetere che “sulla Via Sacra non è successo niente”. Ora è importante mantenere alta l’attenzione intorno alla salvaguardia dell’antica strada romana. A pagina 5

Le distrazioni In Consiglio Comunale sotto accusa finisce il Parco del Palazzo Sparare nel Parco. Si può?

di Sergio Rasetti Il nostro giornale periodico ha consolidato la sua cadenza mensile grazie all’impegno di un gruppo di collaboratori intenzionati a continuare su questa strada soprattutto perché gratificati dal plauso dei lettori che ormai contano, per essere informati su tante questioni che altre pubblicazioni non hanno interesse a trattare, su “il piccolo Segno”, che poi tanto piccolo non è visto che si occupa di argomenti fondamentali della vita cittadina suscitando interesse, riflessione e dibattito. Sul contenuto degli articoli naturalmente i giudizi non sono unanimi. Chi è d’accordo, chi non lo è affatto su questo o quell’altro argomento, chi vuole dire la sua e ci chiede spazio per pubblicarla; cosa che noi facciamo volentieri perché uno dei nostri principali interessi è quello di dare voce a chi non ha mezzi propri per farlo. SEGUE A PAGINA 5

L’Amministrazione resta sul vago

Alle pagine 10 e 11

Un Nodo il curioso stretto... Giornali comunali Via delle Calcare

Sul settimanale “L’Espresso” del 15 gennaio scorso: “Se sfogli il giornale del tuo Comune, ci troverai il Sindaco che ti sorride benevolo in tutte le pose... Carta patinata e fiumi d’inchiostro a colori consacrati ad osannare il Pantheon dell’amministrazione pubblica... Editoria sprecona spedita gratis al cittadino, il quale però alla fine la propria copia se la paga comunque... I costi effettivi, spesso, rimangono sepolti nei bilanci”. Qualcuno ci fa sapere quanto è costato il nostro nel 2008, tutto, ma proprio tutto, compreso? Gianfranco Botti A pagina 6

Hai perso qualche numero del Segno? Vuoi ritrovare un articolo che avevi letto? Da oggi puoi consultare tutti i numeri del nostro mensile collegandoti al sito internet: www.issuu.com/ilpiccolosegno. Buona lettura!


ATTUALITA’ 262 milioni di euro per i nuovi uffici della Regione Piemonte

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Ma il vero affare lo fa Zunino, il costruttore che vede lontano di Andrea Sebastianelli E’ moralmente accettabile che una Regione, mentre i lavoratori perdono il posto di lavoro, le aziende chiudono e le famiglie arrancano impoverendosi sempre più, possa pensare di spendere 262 milioni di euro (oltre 500 miliardi delle vecchie lire) per realizzare la nuova sede degli uffici regionali? A giudicare dal bando pubblicato dalla Regione Piemonte pare proprio di sì: è moralmente accettabile. Andiamo a vedere che cosa prevede questo progetto dell’architetto Massimiliano Fuksas fortemente voluto dalla Presidente Mercedes Bresso (Pd). Si tratta di un mega-edificio alto 181 metri per 41 piani per un totale di 70 mila metri quadrati di superficie. Infine, il grattacielo torinese culminerà con una veletta di vetro con tanto di giardino. A disposizione di chi non si capisce. Del Presidente

che potrà andarvi a passeggiare a causa dello stress? Dei Consiglieri regionali che potranno farvi una scampagnata con tanto di pic-nic? Dei dipendenti della Regione che alla pausa pranzo potranno sonnecchiare su un’accogliente amaca? Il portavoce di Paolo Peveraro, Vice-Presidente della regione Piemonte con delega al patrimonio, chiarisce sul quotidiano “Italia Oggi” che le risorse necessarie per realizzare quest’edificio arriveranno dalla vendita di tutti gli immobili regionali e cedendo una grande fetta dell’area posta intorno all’opera di Fuksas (altri 96 mila metri quadrati). Tempo di realizzazione: 3 anni. Non osiamo immaginare i costi di manutenzione che la Regione dovrà versare periodicamente, Ai voglia adesso la Bresso (che a marzo sarà ricandidata alla carica di Presidente) a cri-

Beneficio d ’ inventario

di Ettore Zanca

Ultime notizie

State ascoltando una canzone, magari vi piace, ma in quel momento non vi comunica nulla di particolare, bel ritmo, buon testo, nulla più. Magari poi la ripescate dalla memoria quando assistete a qualcosa per cui quella canzone sembra sinistramente adatta. Come un vaticinio che si avvera. A me è capitato con “bambini venite parvulos” di Francesco De Gregori. “legalizzare la mafia, sarà la regola del duemila, sarà il carisma di Mastro Lindo a organizzare la fila”. Questa strofa è stata concepita ai primi anni novanta. La sua attualità mette i brividi. Sono nato a Palermo e ci ho vissuto più di trent’anni. Il tempo bastevole per capire che la mafia, al di là delle cosche e degli equilibri interni che riempiono il significato del termine, ama vivere al buio. Ha visto la luce con tutta la sua violenza solo quando non riusciva a raggiungere un accordo o tra i suoi accoliti o con i contatti politici. Ho buona me-

ticare Silvio Berlusconi per il progetto del Ponte sullo Stretto. In proporzione i due progetti sembrano figli della stessa cultura politica: costruire, costruire, costruire… coi soldi dei contribuenti. Per gli altri problemi si vedrà. In fondo i lavoratori, le aziende e le famiglie possono aspettare, hanno pazienza da vendere. Ma la Regione Piemonte ha davvero bisogno di una nuova sede? Loro dicono di sì, noi non ci crediamo e volgiamo lo sguardo altrove, sui terreni adiacenti, quelli che dovranno essere ceduti ai costruttori. Quest’area, come ha ben ricostruito il giornalista Stefano

moria e ricordo perfettamente l’escalation di violenza in città. Si è passati dall’uccidere simboli scomodi solo per rimuovere ostacoli d’affari (Boris Giuliano, Pio La Torre, per tacer degli altri), fino a eclatanti dimostrazioni di potere per dimostrare la propria forza. (Falcone, Borsellino, prima ancora Chinnici). Se i miei brividi erano forti nel risentire quella canzone di De Gregori di questi tempi, figuratevi quando mi sono trovato tra le mani un documento che illustrava le strutture gerarchiche mafiose e le modalità d’azione. L’affiliazione alla cosca avviene a mezzo bruciatura di una immagine sacra, con un giuramento, le uccisioni avvengono tutte per logiche di potere interno, o di eliminazione di elementi scomodi, l’organizzazione è capillare con procedure rigidissime. Vi sono legami fortissimi col potere politico, utile a insabbiare, deviare, rallentare ogni tentativo di avvicinamento alle cosche. Non si muove nessun appalto senza il beneplacito della mafia, né alcun affare di nessun tipo. L’industria mafiosa è molto radicata nel territorio e sfrutta a suo favore la carenza occupazionale, sfruttando la voglia di fare soldi in fretta o la mancanza stessa di denaro della manovalanza che assolda. È raro che un mafioso si penta, ma non che collabori con gli inquirenti. Spesso non lo fa per scrupolo di coscienza, ma per mettere ostacoli alle cosche vincenti. Da qui al pentimento in senso profondo ne corre. I mafiosi preferiscono silenzio e basso

il Segno - Novembre 2009

A sinistra: Mercedes Bresso Sopra: l’architetto Fuksas

Sansonetti, è conosciuta come “Ambito 12.32 Avio-Oval” perché vicina alla sede della Fiat Avio e al Palazzo di Ghiaccio (l’Oval) realizzato nel 2006 in occasione delle Olimpiadi invernali. Inoltre si trova a ridosso del “Lingotto”. Questa zona venne acquistata qualche anno fa dall’immobiliarista Luigi Zunino per circa 50 milioni di euro. Come scrive Sansonetti, Zunino faceva parte all’epoca del “gruppo Risanamento oggi schiacciato dai debiti e venne anche rinviato a giudizio per truffa nei confronti della Regione Piemonte”. Un tipo così –avrà pensato la Bresso- è una garanzia.

profilo all’esterno, niente appariscenza, spesso al momento dell’arresto ci tengono a farsi vedere dimessi e in condizioni quasi monacali, non è raro che vengano sorpresi in casa propria in condizioni assolutamente normali. Spesso sono sorpresi delle accuse che gli vengono mosse, tanta è la convinzione del loro corretto vivere. Questa non è la nuovissima relazione di un sociologo sul fenomeno mafioso. Quello che terrorizza è che queste cose le diceva Ermanno Sangiorgi, questore di Palermo, autore di una doviziosa relazione sul fenomeno mafioso e istruttore del processo contro i mandanti e gli esecutori di Emanuele Notarbartolo, uomo integerrimo, una sorta di Prepre –Falcone. Suona come la strofa di De Gregori, di una imbarazzante attualità. Chi ci crede che questa relazione è stata ultimata ai primi del 900? Da quei tempi ad ora non un rigo è passato di moda o sarebbe da rivedere. Non è cambiato nulla. Anzi no, qualcosa sì. È scomparso “L’Ora”, giornale che andava in voga a fine 800, di proprietà dei Florio, da sempre in bilico nella loro posizione con i poteri occulti. Un giornale che negli anni 70-80 è stato invece simbolo della lotta alla mafia anche con la scomparsa del giornalista Mauro De Mauro. Beati quelli che vedono il futuro come una strada verso qualcosa di lontano, io lo vedo come una strada che gira su sé stessa e diventa sempre più buia. Nel punto più oscuro si nasconde benissimo la verità.


Navi dei veleni, caso chiuso... anzi no

ATTUALITA’ Dubbi e contraddizioni sugli accertamenti messi in atto dalla Prestigiacomo il Segno - Novembre 2009

sta Prestigiacomo. Altra svista: il ministro, e con lei il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, dichiarano che non vi è segno di radioattività a 300 metri di profondità e per un diametro di 3 chilometri dal relitto. I 300 metri però non corrispondono ai 510 di profondità che ci indica il robot che ha effettuato i primi rilevamenti, quelli della scoperta, il 12 settembre. Che 200 metri di differenza in profondità siano irrilevanti? Altra questione: chi è che ha effettuato i rilevamenti per il ministero dell’Ambiente? La stessa “Copernaut”, la nave del ritrovamento? No, non ha la tecnologia per rilevamenti radioattivi. Dunque sarà stata utilizzata una delle navi oceanografiche a disposizione del Ministero per l’Ambiente, come la “Astrea” di proprietà dell’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale, istituto che però il ministero dell’Ambiente sta dimettendo lasciando a casa 400 ricercatori? No, il ministero non ha utilizzato una nave a sua disposizione, ma una nave oceanografica, l’Oceano, al costo di 40 mila euro al giorno, di proprietà degli Armatori del Monte di Procida, ovvero della famiglia Attanasio. L’armatore Diego Attanasio è stato coinvolto nel processo su David Mills, l’avvocato inglese che dopo aver confessato di aver ricevuto 600 mila dollari da Berlusconi per tenerlo fuori dai guai nel processo di corruzione alla Guardia di Finanza e in quello dei fondi neri di All Iberian, ritratta ed indica nell’Attanasio il suo finanziatore occulto, che si farà un paio di mesi di galera. Che aggiunti ad altre condanne e vicissitudini legali, non ne fa di certo un uomo, per così dire, pulitissimo. Ma tutti possono sbagliare. Come i responsabili dei nuovi rilevamenti effettuati dalla sua nave, l’Oceano, che, asseri-

il Segno PICCOLO

di Andrea Rasetti “Non c’è modalità per produrre energia più pulita che quella del nucleare”. Mi sarebbe piaciuto vedere le facce dei giornalisti presenti a queste dichiarazioni del 30 luglio scorso in occasione dell’evento “Lezione sull’Ambiente” a Siracusa, dichiarazioni del nostro ministro del “Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare” , Stefania Prestigiacomo, della famiglia Prestigiacomo, che da decenni si occupa di ambiente in Sicilia. Una occupazione ambientale nel ramo della plastica e nel petrolchimico possiamo dire di ‘famiglia’, visto che Stefania condivide con la sorella ed il papà, succulenti quote societarie della Fincoe Srl, della Coemi Spa, della Vetroresina Engineering Development (Ved), società nate dalla deceduta Sarplast, fallita che Stefania era ancora una bimba, ma che contribuì, assieme ad altre, a rendere Siracusa famosa al mondo come il più grande polo petrolchimico europeo, mai nato. Chi invece nasce negli anni duemila in quell’area, sono i sei neonati su cento con evidenti malformazioni fisiche. E la percentuale è sconcertante ancora oggi. Il nostro ministro dell’Ambiente, dopo 47 giorni di totale silenzio governativo dal ritrovamento del relitto al largo delle coste di Cetraro dello scorso 12 settembre, chiude vent’anni di indagini e di denunce da parte della magistratura competente e delle associazioni ambientaliste, come Legambiente e Wwf, sulle rotte dei trafficanti di rifiuti. “Il caso è chiuso” dice lei, perché il relitto, quello indicato da Francesco Fonti, il pentito di ‘Ndrangheta, che confessa l’affondamento di navi contenenti scorie e rifiuti pericolosi da parte della mafia calabrese e per conto di multinazionali e dello stesso Stato italiano, è in realtà un vecchio relitto naufragato nel 1917. E “solo le carte nautiche militari tedesche ne indicano la posizione”. Una svista del ministro, perché la posizione del “Catania” è indicata non solo dalle carte nautiche nazionali e dai siti internet specializzati in relitti, ma lo è anche dai padri e dai nonni pescatori della zona; in altre parole la presenza di un relitto della prima guerra mondiale a largo di Cetraro è risaputa da decenni. Ma potrebbe essere, come dicevamo, solo una svista del nostro ministro/ambientali-

sce il Wwf, sono stati condotti almeno a sei chilometri e mezzo dalla posizione nautica dei primi rilevamenti effettuati dalla Copernaut. Inoltre, gli stessi responsabili, non hanno consentito la presenza a bordo di tecnici indipendenti e di giornalisti durante i nuovi rilevamenti. Il caso è chiuso. Anzi no. Perché se da un lato abbiamo lo Stato e gli apparati politici e quelli di governo locale che vogliono chiudere in fretta la questione, dall’altra abbiamo chi da decenni si sottomette non al volere dello Stato, ma a quello della mafia che con lo Stato ha forse collaborato guadagnando miliardi di vecchie lire e milioni dei nuovi euro. E chi si è sottomesso fin’ora, e comincia a parlare, sono i pescatori, le cooperative e le ditte che lavorano il pesce sulle coste del Tirreno che se vogliono ‘lavorare il pesce’ in quel tratto di Tirreno, devono farlo come comanda “il Re del Pesce”, come comanda cioè Francesco Muto, capo cosca della omonima famiglia ‘Ndranghetista. Il clan, secondo la relazione della Commissione Parlamentare Antimafia del 2008, “fin dagli inizi degli anni Ottanta ha mantenuto il controllo pressoché esclusivo della detta zona dell’Alto Tirreno cosentino, traendo enormi profitti dalle estorsioni imposte nella commercializzazione del pesce”. Sarebbe stata, secondo gli inquirenti, proprio la famiglia Muto ad acconsentire e facilitare le operazioni di smaltimento di rifiuti pericolosi nel suo mare. Qualcuno ha obiettato che chi guadagna dal mare non può volerlo malato. Qualcun altro, al telefono, non sapendo di essere intercettato dichiarava: “Che ne sarà del mare della zona se l’ammorbiamo?”, “ma sai quanto ce ne fottiamo del mare? Pensa ai soldi, che con quelli il mare andiamo a trovarcelo da un’altra parte”.

REDAZIONE

Noemi Bevilacqua, Piero Botti, Silvio Cajonello, Federica Capogna, Gaetano Casilli, Riccardo Ciotti, Ilaria D’Alessandro, Daniela Di Rosa, Piero Fondi, Paola Gatta, Sandro Guidi, Marcello Morrone, DIREZIONE Noga, Marco Rapo, Sergio Via dei Monti, 24 - Rocca di Papa Rasetti, Annarita Rossi, Maria DIRETTORE RESPONSABILE Pia Santangeli, Andrea Selli, Giuseppe Caldarelli Giulia Serafini, Luigi Serafini, Sandro Tabellione, Ettore Zanca, DIRETTORE il-sognatore.blogspot.com Andrea Sebastianelli

mensile indipendente dell’Associazione Culturale “Terre Sommerse Castelli” Registrazione Tribunale di Velletri n. 5/02 del 19/02/2002

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ILLUSTRAZIONI Franco Carfagna, Ermanno Gatta

ilpiccolosegno@tiscali.it

Manoscritti e foto anche se non pubblicati non si restituiscono. Il contenuto degli articoli, dei servizi, le foto ed i loghi, rispecchia esclusivamente il pensiero degli artefici e non vincola mai in nessun modo il Segno, la direzione e la proprietà. Le inserzioni sono riservate ai soli associati e simpatizzanti ed hanno carattere divulgativopromozionale nel loro stesso ambito.

Stampato in proprio


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AMBIENTE A Frascati un progetto da prendere come esempio

il Segno - Novembre 2009

di Veronica Cimino* Realizzate case in classe B, in classe A e passive finalmente anche nel territorio laziale, a Frascati. Si chiama Colle Smeraldo il parco residenziale di 92 ville con un consumo energetico evidentemente sotto i 48 kWh/mq, con un risparmio stimato maggiore al 50% del combustibile per riscaldamento rispetto ad un edificio tradizionale (classe G), con una riduzione di emissioni pari a 11,10 tonn CO2/anno. Per le unità abitative sono state redatte 10 certificazioni energetiche su base volontaria in classe B e 20 certificazioni energetiche in classe A unitamente al progetto di 13 “case passive” e 49 case con involucri ancora in fase di studio e miglioramento. Strutture in armonia con il paesaggio circostante, scelta di materiali ecologici e riciclabili, certificazione energetica degli edifici, involucro di ottime prestazioni, impiantistica ad alta efficienza, utilizzo di fonti energetiche rinnovabili e ideazione di spazi comuni accoglienti, piacevoli e riposanti. Con le sue scelte costruttive e grazie alla passione ed alla serietà degli ideatori, Colle Smeraldo ha utilizzato lo schema completo di certificazione energetica su base volontaria, sin dai tempi in cui non si parlava ancora di obbligatorietà in tal senso e, fin dall’inizio, ha adempiuto alle restrittive prescrizioni della Direttiva Europea e dei Decreti legislativi di recepimento, proponendo così abitazioni all’avanguardia per la tipologia dei materiali e degli impianti predisposti. Colle Smeraldo è un continuo percorso verso l’eccellenza.

Case efficienti nel segnodell’ambiente

La ricerca qualitativa dei materiali, parallela a studi analitici di efficienza energetica, ha permesso nel 2008 il raggiungimento della classe B per le prime costruzioni (4 unità bifamiliari) e, nel 2009, il miglioramento delle nuove unità, con soluzioni vincenti che hanno portano al raggiungimento della classe A (5 unità quadrifamiliari). Nel progetto di Colle Smeraldo, l’involu-

Storia di un’amicizia veramente speciale

cro della costruzione non è considerato solo come un semplice elemento di protezione, ma come elemento che assolve la funzione di mediare le condizioni climatiche esterne in riferimento alle oscillazioni giornaliere e a quelle stagionali, e di sfruttare le stesse al fine di portare gli ambienti interni al livello di benessere termico. In questa visione diventano fondamentali alcune scelte progettuali relative al posizionamento ed all’orientamento del fabbricato nel lotto, alla distribuzione degli spazi interni, ai materiali da usare, alla forma e posizione delle superfici vetrate e delle murature, al tipo di copertura; e, ancora, alla progettazione degli spazi esterni, le pavimentazioni e le zone a verde. L’involucro assolve la funzione primaria di contenimento dei consumi energetici, in quanto l’isolamento termico contribuisce alla riduzione del consumo di preziose materie prime evitando l’emissione di sostanze nocive tra cui il biossido di carbonio (CO2). “L’energia più pulita è quella non consumata”. *Architetto

Un fornaio padano e il suo amore per tutti gli animali

di Annarita Rossi In Pianura Padana vive un uomo umile e generoso che al mattino prima di recarsi al forno per fare il pane e al rientro dal lavoro a casa dove ad attenderlo c’è la sua cara famiglia, si reca al fiume per salutare i suoi amici e portar loro del cibo (avanzi da forno). Sono amici speciali come speciale è la loro amicizia. Il fornaio non potrebbe mai, neanche per un giorno, mancare a quell’appuntamento perché gli amici lo aspettano e sono talmente a loro agio che si lasciano persino ritrarre in

alcuni scatti che il fornaio porta sempre con se da poter guardare magari anche in quei momenti un po’ così, quando rivedere chi ti sta a cuore ti risolleva il morale. Quando arriva al fiume e loro si avvicinano, lui li chiama per nome, li conosce proprio tutti, e loro si fanno avanti, ed ecco che in un attimo si ritrova quelli più spavaldi intorno a guardarlo mentre qualcun altro timidamente a passi cauti pian piano guadagna terreno avvicinandosi. Sono sempre tanti e arrivano tutti! Il fornaio si ritiene una persona felice e fortunata proprio perché non vorrebbe avere altro dalla vita, ha già così tanti amici diversi tra loro: pesci, nutrie, passeri, volpi, cerbiatti

e cinghiali, i quali, tutti, indistintamente, sanno regalargli ogni giorno delle grandi e belle emozioni. Sembrerà un po’ fiabesca questa storia eppure è assolutamente vera e forse qualcuno avrà già letto o sentito qualcosa al riguardo. Si tratta infatti di un altro bel caso di interazione tra l’uomo e la natura. Quanto sarebbe bello se si potesse venire sempre più a conoscenza di un maggior numero di uomini dall’animo gentile come quello di questo fornaio e non trovare soltanto qualche sporadico episodio da guardare con stupore e talvolta con perplessità quando invece troppo spesso la

crudeltà gratuita e l’indifferenza prendono il nome di maltrattamenti, abbandoni, caccia, scommesse clandestine con cani da combattimento, corride, business di pellicce e vivisezione, senza dimenticare che più di un terzo della flora e della fauna del nostro pianeta sta inesorabilmente scomparendo.


ATTUALITA’ Che cosa fa il Anche ai Castelli Romani l’iniziativa dell’ass.zione ambientale consumatore?

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il Segno - Novembre 2009

Greenpeace in piazza contro le discusse Bollette Nucleari

di Noemi Bevilacqua Il 17 ottobre 2009 i volontari del gruppo locale dei Castelli Romani di Greenpeace hanno distribuito, davanti agli uffici postali di via R Lombardi ad Albano Laziale, le nuove bollette che l’Enel ci presenterà nel 2020, nel caso si riuscisse a riportare il nucleare in Italia così come sostengono la stessa azienda elettrica e il governo. “Enel e governo devono smetterla di prendere in giro il Paese sostenendo che il nucleare servirà ad abbassare le bollette degli italiani - spiega Lionello Ceniccola, coordinatore del gruppo locale Castelli Romani di Greenpeace. - In realtà le bollette schizzeranno alle stelle, proprio come quelle che stiamo distribuendo oggi”. Il costo del nucleare non dipende solo dal combustibile e dalla gestione degli impianti ma, per chi deve partire da zero come l’Italia, è dovuto principalmente al costo di realizzazione degli impianti. In Finlandia i nuovi reattori EPR,

quelli che l’Enel vorrebbe realizzare in Italia, ha ormai superato i 5,5 miliardi di euro. Il peso finanziario di un investimento iniziale così oneroso sarà recuperato attraverso l’energia elettrica venduta. Il prezzo del kilowattora nucleare, ai costi reali e non a quelli propagandati da Enel, sarà più che doppio rispetto a quanto viene oggi scambiato alla borsa elettrica. “Il nucleare è economico solo se qualcuno ti regala la centrale e se lo Stato si fa carico di gestire le scorie radioattive per secoli, altrimenti è una pura follia economica” afferma Francesco Tedesco, responsabile della Campagna Energia e Clima di Greenpeace. Oltre ai costi per la realizzazione degli impianti bisogna anche tener conto degli accantonamenti per lo smantellamento dei reattori, della copertura assicurativa in caso di incidenti gravi, dei costi per il riprocessamento delle scorie, per la bonifica dei siti contaminati e per la realizzazione del

futuro deposito geologico di stoccaggio. “Con il rilancio del nucleare si permette alle aziende di fare profitti, scaricando i rischi e i costi sulle spalle dei contribuenti e delle generazioni future. E poi puntare sul nucleare ci farà inoltre mancare gli obiettivi europei al 2020 per lo sviluppo delle rinnovabili, con ulteriori sanzioni per la collettività” aggiunge Tedesco. Entro il 2020 le fonti rinnovabili insieme a misure di efficienza energetica sono in grado di produrre quasi 150 miliardi di kilowattora, circa tre volte l’obiettivo del governo sul nucleare, creando almeno 200 mila nuovi posti di lavoro “verdi”. La strada verso l’indipendenza energetica dell’Italia passa obbligatoriamente attraverso lo sviluppo delle rinnovabili, senza costi aggiuntivi per il Paese, senza scorie pericolose da gestire per i prossimi 100 mila anni e senza rischi per la popolazione. Attività simili sono state svolte anche in altre 17 città italiane.

Testamento biologico, parte l’iscrizione per tutti i cittadini

di Gaetano Casilli La Giunta del Municipio Roma XI già il 21 maggio scorso ha istituito il Registro dei testamenti biologici e delle disposizioni di fine vita. A partire da questa data, ogni cittadino residente nel Municipio XI ha avuto la possibilità di depositare presso gli uffici anagrafici del Municipio, le proprie decisioni in ordine alla volontà o non volontà ad essere sottoposto a trattamento sanitario, inclusa l’idratazione e l’alimentazione forzate, nell’eventualità di trovarsi nella condizione di incapacità di esprimere il proprio diritto di acconsentire o non acconsentire alle cure per malattie o lesioni traumatiche cerebrali irreversibili o invalidanti. Con una ulteriore innovazione il Registro del Municipio XI ha previsto, oltre al testamento biologico, anche la possibilità di depositare le proprie volontà sulle forme (civili o religiose) di esequie funebri, sulla volontà in punto di morte di avvalersi o meno dell’assistenza religiosa, sulla volontà o meno di utilizzare il corpo per la donazione degli organi, sulla volontà o meno di essere cremati. “Ora, attraverso la modifica apportata alla precedente delibera, non solo i residenti locali, ma tutti i cittadini

residenti nel Comune di Roma potranno depositare le proprie volontà presso il Municipio XI”, hanno dichiarato Andrea Catarci, Presidente del Municipio e Andrea Beccari, Ass.re alle Politiche Sociali. Tutto questo “mentre il Parlamento discute la legge indecorosa licenziata dal Senato e approdata alla Camera. Una legge contro e non per la libertà di scelta del cittadino, dal momento che riduce il testamento ad una semplice espressione di orientamento non vincolante per il medico, esclude l’idratazione e l’alimentazione forzati dal testamento e trasforma la figura del fiduciario in una sorta di secondino del testatore; il Municipio XI -aggiungono- rilancia e mette a disposizione di tutta la cittadinanza romana il Registro dei Testamenti Biologici e di fine vita”. “E’ importantissimo dare la possibilità al maggior numero di cittadini di depositare le proprie volontà –concludono Catarci e Beccari-, prima che una nuova legge, voluta più dalle gerarchie ecclesiali e certamente in contrasto con la volontà popolare, espressamente anti-Costituzionale, limiti le volontà espresse dei cittadini e limiti la libertà di ogni individuo di autodeterminare il proprio destino”.

Consuma!

di Mauro Artibani Chi è il consumatore? Io no, gli altri! Che fa il consumatore? L’imbelle, consuma! E gli altri? Beh, sì, ma, ecco: non consumano! Questo quel che si dice in giro, quello che si legge nei forum; che si spera. Pure questo dice, quel tal “Black Warrior”, tra gli improperi e gli insulti che mi rifila. Ennò Signori, troppo facile tirarsi fuori. I Consumatori non sono “altri”, siamo tutti quelli che per agire-fareascoltare-dire, insomma vivere, hanno da farsi clienti. Clienti di tutto, là dove tutto si è fatto merce da dover acquistare per poter esercitare la vita, vieppiù generare la crescita economica. Crescita necessaria per poter retribuire salari, stipendi, profitti; erogare previdenza, prestare servizi sociali. Questo il punto: siamo, lo si voglia o no, tutti Consumatori; non una categoria sociologica, Operatori di Mercato invece. Forti del nostro fare; tanti, tutti potremo correggere gli squilibri che impallano il sistema produttivo, mitigare gli eccessi, scrollare iniquità, fare di più e meglio. Portatori di un nuovo paradigma economico che restituisca ruolo, responsabilità, oneri ed onori e una più idonea corrispondenza economica al nostro fare, per fare meglio. Questi i Professional Consumers: individui sapienti, consapevoli, responsabili, in grado di dare equilibrio e nuova misura al mercato, alle relazioni umane, all’ambiente; scevri da ideologie fuori luogo, lontani da certo manicheismo che imballa il guardare e non fa vedere le cose da fare. Per approfondire il tema: “PROFESSIONE CONSUMATORE”, Paoletti D’Isidori Capponi Editori, Marzo 2009


L’INTERVENTO Con l’Enciclica “Caritas in veritate”, il Papa ci invita a fare un’ampia riflessione

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il Segno - Novembre 2009

Per una politica responsabile

“Le strutture civili e politiche devono essere utilizzate per realizzare il bene comune”

Un’enciclica è un atto importante e lo diventa ancora di più quando con essa scende in campo il pensiero sociale della Chiesa. Con questo articolo di Giovanni Caso -l’editorialista che ha già pubblicato su questo giornale gli articoli sulla Culturale della Costituzione- partendo dall’enciclica Caritas in veritate, inizia una serie di riflessioni sulla politica, il bene comune, i valori fondamentali e l’impegno in politica nella visione cristiana, nel contesto di una società dove la cultura liberista e la tecnologia si affermano spesso senza cultura e fuori dal dibattito pubblico.

di Giovanni Caso Scorrendo l’Enciclica, molto complessa poiché affronta la situazione del mondo contemporaneo sotto molteplici aspetti, compare tuttavia una nota ricorrente ed è il compito che il Papa affida alla politica e ai suoi responsabili, ai poteri pubblici dello Stato e agli Organismi internazionali, per risolvere i molteplici problemi di natura sociale, economica e politica. Già colpisce all’inizio dell’Enciclica l’esplicito riferimento a due criteri orientativi dell’azione morale, “dettati in special modo dall’impegno per lo sviluppo in una società in via di globalizzazione: la giustizia e il bene comune”. “La giustizia è la prima via della carità o la misura minima di essa”. La giustizia consiste nel riconoscimento e nel rispetto dei legittimi diritti degli individui e dei popoli; essa si adopera per la costruzione della “città dell’uomo” secondo diritto e giustizia. Viene in mente la splendida definizione della giustizia, data da sant’Agostino: “La giustizia è quella disposizione dell’animo che, mentre custodisce il bene comune, riconosce a ciascuno la dignità che gli è propria”. Da dove si vede che la giustizia consiste nel rispetto della dignità di persona di ogni uomo e donna, e nello stesso momento si lega al bene comune, perché lo custodisce. La giustizia, cioè, ha a che fare con la costruzione

del bene comune. L’Enciclica definisce il bene comune “il bene di quel noi-tutti, formato da individui, famiglie e gruppi intermedi che si uniscono in comunità sociale”. Ma, in che senso la giustizia costruisce il bene comune? La giustizia costruisce il bene comune, ossia “il bene del vivere sociale”, costruendo una società giusta, perché solo in una società giusta è possibile realizzare il bene comune, cioè il bene del “noi-tutti” legati in comunità sociale. Infatti, noi tutti, così come percepiamo l’ingiustizia a livello dei rapporti pers o n a l i q u a n d o viene offesa la dignità di persona di ciascun uomo o d o n n a , quando vengono disconosciuti i suoi diritti fondamentali, quando gli viene negata giustizia, così percepiamo quando una società è ingiusta. La società è ingiusta quando grandi disuguaglianze sociali impediscono lo sviluppo di un gran numero di persone e della società intera; quando si nega l’accesso di cittadini all’istruzione, alla conoscenza, alla partecipazione politica; quando non si è in grado di assicurare i diritti dei più deboli e dei senza voce; quando l’amministrazione della giustizia è corrotta. Inoltre, una società è ingiusta quando si permette lo strapotere degli interessi privati, causa di sfruttamento e di ingiustizie, e di danni gravi alla collettività intera e a tutto il mondo. L’Enciclica è molto forte su questi punti. La giustizia è quindi via per realizzare il bene comune. Il Papa poi fa un’affermazione importante: “Ci si adopera per il bene comune avvalendosi

delle istituzioni che strutturano giuridicamente, civilmente, politicamente, culturalmente il vivere sociale”. In altri termini, le strutture giuridiche, civili, politiche, culturali della società possono e debbono essere utilizzate per realizzare il bene comune. “E’ questa la via istituzionale – possiamo anche dire politica – della carità, non meno qualificata e incisiva di quanto lo sia la carità che incontra il prossimo direttamente, fuori delle mediazioni istituzionali della polis”. Per cui “ogni cristiano è chiamato a questa carità nel modo della sua vocazione e secondo le sue possibilità d’incidenza nella polis”. Affermazione forte, poiché pone sul piano dei doveri cristiani il pred e t t o impegno; e basta ciò per fugare ogni sospetto sull’impegno politico del cristiano, quasi fosse qualcosa di estraneo o di pericoloso per la propria vocazione o, quanto meno, di inquinato da interessi o ambizioni terrene che lo delegittimano; e che, inoltre, l’impegno politico dei cristiani non abbia diritto di ingresso nell’agone per la costruzione della città terrena. Invece, tale impegno è necessario per la costruzione della città dell’uomo “secondo diritto e giustizia”, poiché la carità che “manifesta sempre anche nelle relazioni umane l’amore di Dio, dà valore teologale e salvifico a ogni impegno di giustizia nel mondo”. In tal modo il cerchio si chiude: l’impegno politico ha il suo fondamento teologico nella carità; esso è giustificato dalla carità che “manifesta anche nelle relazioni umane l’amore di Dio”. E’ per questa carità che il cri-

stiano è chiamato all’impegno politico. A questo punto l’Enciclica fa un’importante considerazione sul ruolo dello Stato e degli altri poteri pubblici. Dopo avere rilevato che il processo di globalizzazione in atto ha avuto delle conseguenze sul predetto ruolo comportandone di fatto una limitazione, in quanto “il nuovo contesto economico-commerciale- finanziario internazionale, contraddistinto anche dalla crescente mobilità dei capitali finanziari e dei mezzi di produzione materiali e immateriali” ha modificato il potere politico degli Stati, l’Enciclica afferma che “oggi, facendo anche tesoro della lezione che ci viene dalla crisi economica in atto che vede i pubblici poteri dello Stato impegnati direttamente a correggere errori e disfunzioni, sembra più realistica una rinnovata valutazione del loro ruolo e del loro potere”. Il Papa, cioè, ritiene che il ruolo e il potere dei poteri dello Stato debbano e possano essere “riconsiderati e rivalutati in modo che siano in grado, anche attraverso nuove modalità di esercizio, di far fronte alle sfide del mondo odierno”. Quali sono queste molteplici e gravissime sfide il Pontefice le enumera dettagliatamente nel successivo percorso dell’Enciclica. Qui occorre rilevare l’importanza che il Papa attribuisce al ruolo dello Stato, al fine anche di rafforzare le nuove forme di partecipazione alla politica nazionale e internazionale attraverso l’azione delle Organizzazioni operanti nella società civile. A tale fine il Pontefice ritiene auspicabile una più sentita attenzione e partecipazione dei cittadini alla res publica. Affermazione questa molto significativa perché vede in questa partecipazione dei cittadini alla res publica una via importante, affinché il ruolo e il potere dei pubblici poteri siano esercitati in modo più vicino alla gente e ai bisogni della collettività. (1/Continua)


L’INDAGINE Per la LAV in Italia il giro d’affari raggiunge i 500 milioni

il Segno - Novembre 2009

Il business del randagismo e dei rifugi convenzionati di Vittorio Renzelli Le stime sul giro d’affari legati al randagismo in Italia si aggirano intorno ai 500 milioni di euro l’anno, ad esso seguono a ruota alti tassi di illegalità penali ed amministrative. Questa è la stima della Lav, lega antivivisezione italiana, che ha sondato in un’indagine il mondo dei canili italiani, con delle scoperte davvero impressionanti. Il contributo dei Comuni ai gestori dei canili va dai 2 agli 8 euro al giorno per ogni cane, seguono contributi per ogni accalappiamento, nell’ordine di 50 euro ad animale catturato e rimborsi di 120 euro per ogni animale deceduto. Nel solo Lazio, l’anno in corso ha segnato una spesa da parte della Regione, su richiesta di 120 Comuni, dell’ammontare di 3 milioni di euro, con risultati molto al di sotto delle aspettative. In quanto, da un lato è stato mancato l’obiettivo riguardante la campagna di sterilizzazione degli animali, dall’altro non è stato portato avanti nessun progetto di creazione di canili pubblici, tutte spese preventivate nel bilancio di spesa regionale e mai realizzate. Spiega la Lav che succede sovente che le Asl sul territorio diano vita ad accordi con ge-

stori di strutture private, sovvenzionando solo queste ultime anzichè dare vita ad un ente pubblico sul territorio, con conseguenze che portano a facili speculazioni affaristiche, seguite dalla presenza di canili lager, spesso e volentieri ubicati in luoghi molto isolati quindi meno soggetti a controlli, dove gli animali si trovano a vivere in condizioni atroci. La Lav afferma che molti di questi gestori si improvvisano anche accalappiatori, in quanto più cani sono presenti in una struttura, più denaro ve ne entra, con la conseguenza che il tasso di mortalità delle bestiole, in media nella regione si è alzato attestandosi intorno al 90% degli esemplari detenuti nelle strutture. Ed anche quando, a seguito di controlli, qualcuna di queste strutture private viene seque-

Polemiche anche per come i circhi trattano gli animali

Sulle pedane arrivano camminando su un tappeto rosso, circondati da luci e lustrini, pronti per evoluzioni insolite per animali nati per stare nella savana. Sono applausi a scena aperta e cibo a go-go, ma dietro le quinte elefanti, cammelli, leoni e cavalli vengono percossi con barre di ferro, malmenati e rinchiusi in gabbie grandi quanto container. In una parola: torturati. Almeno secondo la testimonianza di Tom Rider, un ex lavoratore del circo Ringling Bros and Barnum & Bailey, e teste principale nel processo contro i produttori del più famoso circo americano, in questi giorni in tournée in Italia (fino al 25 al Palasharp di Milano). Rider, insieme alle associazioni per la difesa degli animali, Adi e Agireora, ha organizzato la sua contro-tournée, portando in giro per l’Europa il video sui maltrattamenti agli animali dello storico circo e organizzando volantinaggi e proteste. Tratto dal Corriere della Sera on-line

strata dall’autorità giudiziaria, succede sovente che ritorni in mano allo stesso proprietario nel giro di poche settimane, per via dell’eccessiva burocratizzazione delle pratiche che non permette di applicare la legge. Una situazione indecorosa quella che la Lav denuncia, che merita una riflessione che permetta di pianificare degli interventi mirati. La stessa lega auspica eventuali soluzioni alternative nella previsione di realizzare sia

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un’efficiente anagrafe canina su tutto il territorio, così come nella possibilità per i privati di accedere ai finanziamenti solo dopo avvenute sterilizzazioni, e bandendo le sovvenzioni ad animale morto. Un’altra alternativa è da cercare nel concedere licenze per tali strutture esclusivamente alle associazioni animaliste, per provare ad arginare gli abusi, che la stessa Lav si augura possano essere sotto il costante monitoraggio da parte della magistratura e dell’autorità, con maggiori e continuativi controlli sulle strutture, tecnicamente più monitorabili se concentrate solo sul territorio comunale.

Stop ai maltrattamenti mentre alcuni Comuni...

Cani abbandonati oppure maltrattati e uccisi senza avere giustizia. In Italia sono 1.650 i comuni fuorilegge che non hanno un canile comunale o una convenzione con un canile consortile o gestito dall’Asl o con un canile rifugio, dove ricoverare i cani abbandonati e randagi. Sul fronte dei maltrattamenti invece risultano migliaia le cause “dimenticate” che non arrivano neanche in tribunale. Questo il quadro emerso dal dossier dell’associazione italiana difesa animali ed ambiente (Aidaa), che ha inviato una lettera al ministro della Giustizia, Alfano, e al presidente dell’Anci, Domenici, domandando un incontro per presentare i dati raccolti sulla situazione in materia di tutela degli animali. Il primo dato sui comuni emerge “da una prima verifica generale sulla base di Asl e anagrafe canina” spiega Lorenzo Croce, presidente dell’Aidaa, che fa un appello perché la legge sia rispettata. Secondo un’anticipazione del dossier, sono oltre 1200 i centri che non dispongono di un servizio di cattura dei cani randagi. E nel capitolo della difesa degli amici a quattro zampe, su 15 mila fra denunce ed esposti presentati nel corso degli ultimi dodici mesi per cause di maltrattamento ed uccisione a danno dei cani presentate dai singoli cittadini e associazioni in tutta Italia, sono arrivati in tribunale solo 160 casi. Ma l’associazione ha voluto anche controllare direttamente alcuni comuni sulla questione canili, partendo dal Sud Italia. “In tre anni abbiamo contattato 1200 comuni, presi a campione partendo dal Sud - afferma Croce - cioé Sicilia, Campania, Calabria, Puglia, Basilicata, Molise, Abruzzo e stiamo cominciando nel Lazio. Di questi sono oltre 350 che abbiamo accertato non in regola con la legge e per i quali è avviata una causa in tribunale. La responsabilità è tutta dei Sindaci”. Tratto dal sito: www.amicicani.com


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INDOVINA QUANTI SIAMO?

A settembre 2009 i residenti censiti nel Comune di Rocca di Papa erano 15.721 (maschi 7.807; femmine 7.914).*

ROCCA DI PAPA notizie, informazione, attualità

il Segno - Novembre 2009

NUMERI UTILI

Farmacia Comunale: 06-9499986 Clinica San Raffaele: 06-9428601 Comando Carabinieri: 06-94749007 Polizia Municipale: 06-94286134 Centralino Municipio: 06-942861

Promozione Castelli Romani, Monte Porziose neva...Rocca di Papa resta *dati forniti dall’Ufficio d’Anagrafe

Continua il declino della società che avrebbe dovuto rilanciare il nostro turismo

di Marcello Morrone Due anni fa ci occupammo della P.C.R. (Promozione Castelli Romani), la società nata al tempo di Badaloni alla presidenza della Regione Lazio e di Ponzo Sindaco di Rocca di Papa. In quell’occasione mettemmo in evidenza l’inadeguatezza di quest’azienda per il turismo che aveva prodotto durante le sue attività solo un risultato: bilanci in rosso! (nel 2006 le perdite ammontavano a 300 mila euro). Il problema è che ancora oggi il Comune di Rocca di Papa figura tra gli azionisti di riferimento di questo ennesimo “carrozzone politico”. La cosa più assurda in questa storia è che se provate a chiedere a un cittadino qualsiasi di Rocca di Papa se conosce “Promozione Castelli Romani”, la risposta sarà uguale per tutti: Promozione cosa? Per chi deve (o meglio:

dovrebbe) favorire il turismo quest’invisibilità è veramente preoccupante. Gli unici a non essere preoccupati sembrano gli amministratori roccheggiani (eppure dovrebbero perchè sono gli azionisti a dover ripianare i debiti). Che cosa aspetta il nostro Comune a saltare giù da questo titanic in miniatura? Cosa che ha fatto lo scorso 28 settembre il Comune di Monte Porzio Catone. Ecco che cosa ha dichiarato a “Il Tuscolo” il Consigliere Comunale Monteporziano, Miro Morbidelli: “Finalmente si esce da questo clientelismo. L’idea di avere una società che si occupi di promuovere il territorio è certamente buona, ma quando questa diventa solo il cimitero degli elefanti, quando diventa l’occasione per accontentare qualche trombato della politica, hanno ragione quelli che gridano contro gli sprechi della pubblica amministrazione. La società andava chiusa da un pezzo perché non ha prodotto altro che debiti e illusioni”.

Parole pesanti ma che è difficile non condividere. Parole che ricalcano perfettamente quelle che disse alcuni anni fa il Consigliere Massimo Saba che, da solo, chiedeva al Comune di uscire dalla P.C.R. Di fronte a tutto ciò che cosa ha da dichiarare il Sindaco di Rocca di Papa? Non lo Mario Silo, Presidente della PCR sappiamo perchè con noi non parla, ma al- quando. E ora un po’ di dati: il meno lo facesse sapere ai suoi 51% di questa società presieconcittadini che cosa lo spinge duta da Mario Silo, appartiene a stare dentro questa macchina ai Comuni di Frascati, Rocca di di sprechi. All’epoca chie- Papa, Colonna, Monte Porzio demmo anche di conoscere i ri- (fino al 28 settembre), al Parco sultati ottenuti (dal punto di dei Castelli e alla Comunità vista turistico) visto che di tu- Montana; mentre il restante risti a Rocca di Papa se ne ve- 49% è detenuto da privati. In devano sempre meno. Anche questo periodo di crisi non è perchè il sito internet della più tollerabile sprecare soldi P.C.R. è fermo non si sa a pubblici.

Stampa locale pubblica e privata

sul lavoro e funzionamento degli Uffici, sulla vita del Palazzo dove si decidono le sorti, nel bene e nel male, del paese e dei suoi abitanti. Nell’ultimo numero di ottobre, per esempio, le più importanti notizie pubblicate sono state: ampia informazione sul programma della Sagra; sull’Associazione “Città per la Fraternità” della quale il nostro Sindaco è stato eletto Presidente Nazionale; sulla presenza del “Califfo” alla Sagra che poi ha potuto cantare molto poco; sulla cerimonia conclusiva per la beatificazione di Igino Giordani e l’accoglienza al Vescovo Mons. Raffaello Martinelli; sulla clinica S. Raffaele con un

SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

ulteriore approfondimento sulle possibilità di assistenza sanitaria; sull’Associazione Vivaro Equestrian Service, nata nel 2008, della quale il Sindaco Boccia è

Presidente. Altre informazioni minori e le solite pubblicità degli sponsor hanno completato questo numero del giornale che è risultato quindi, a nostro avviso, poco informativo delle cose di casa nostra. Se consideriamo che il sito ufficiale del Comune risulta molto poco aggiornato, ai cittadini che vogliono conoscere le decisioni prese dal Palazzo, non resta che brancolare nel buio dei: credo che… mi sembra che… vieni al Comune che… forse… , praticamente: buio totale dell’informazione. Anche se non dovremmo essere noi a dirlo, per questa volta ci prendiamo la licenza di dire: “Meno male che c’è il piccolo Segno”.

Gli “amici del piccolo Segno” sono su


ROCCA DI PAPA Da un residente del Centro Storico riceviamo e pubblichiamo Nodo Squarciarelli il Segno - Novembre 2009

“Lancio l’allarme per la Al via il vivibilitànelcentrostorico” 3° lotto Da 28 anni vivo nel quartiere Centro Storico di Rocca di Papa, scrivo queste due righe per denunciare la situazione in cui viviamo. Fino a qualche tempo fa il Centro Storico, come tutta Rocca di Papa, era un bellissimo quartiere nonchè un bellissimo paese, sia per i residenti sia per il turismo che c’era allora, le varie feste, i vari comitati organizzati per far sì che il paese vivesse una situazione gradevole, anche economicamente..... Ma ad oggi, Rocca di Papa, ha subito un degrado notevole! Con l’entrata degli ormai ex “extracomunitari” (Romeni, Albanesi, ecc.) e anche extracomunitari (come Egiziani, ecc.) il paese e soprattutto il centro storico, ha dovuto prendere atto della loro maggioranza (non voglio fare di tutta un’erba un fascio), ma molti di loro non sono tutte persone “per bene”; in più anche alcuni rocchegiani e non, che vivono qui, hanno trovato con loro una facile alleanza dando inizio a battaglie inutili, tipo: “Operazione parcheggio”, come si può notare da alcune foto allegate. La situazione non è delle migliori.... Loro devono avere per forza d’obbligo il parcheggio davanti la loro abitazione, creando così disagi per gli altri residenti del quartiere, magari chi ha un garage deve combat-

tere 24 ore al giorno per poter rimettere la macchina o per poter uscire, magari anche con una certa urgenza, (pagando regolarmente un passo carrabile). Così costretti, i proprietari dei garage, devono parcheggiare le auto direttamente davanti l’ingresso dello stesso, ri- “Parcheggi” di notte al centro storico schiando però di trovare la macchina a “righe”, per non parlare delle litigate già avvenute. Sembra che anche l’attenzione dei Vigili Urbani non sia delle più “vigili”, dato che il problema è stato riportato più volte, senza alcuna conseguenza. L’unica risposta avuta è stata: “il carro attrezzi qui non può arrivare” e allora io mi domando: “che facciamo? Lasciamo che il paese vada avanti così? Lasciamo che tutti facciano ciò che vogliono?”. Segnaletica danneggiata Non sappiamo più che cosa fare! Il Comitato di Quartiere consentito. Centro Storico esiste, è vero, Signori, questa è Rocca di ma non fa un bel niente! Il Co- Papa e il suo “Centro Storico”. mune altrettanto. Per non par- Facciamo qualcosa per riavere lare delle buche riattoppate quello che si definiva “il bel tanto per farlo e dell’immondi- paese”! zia buttata fuori dall’orario Emanuele Gatta

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di Paola Gatta E’ stato approvato dalla Provincia di Roma del Presidente Zingaretti, il progetto definitivo del terzo lotto del cosiddetto “Nodo degli Squarciarelli”. Un intervento infrastrutturale di 4,3 milioni di euro, cofinanziato dalla Provincia di Roma con 2 milioni di euro e dalla Regione Lazio con 2,3 milioni di euro, e che prevede la costruzione di una tangenziale esterna al centro abitato di Marino attraverso un nuovo collegamento viario tra le provinciali Maremmana III e Costa Caselle. Il progetto comprende inoltre, l'ampliamento e la messa in sicurezza di via dei Castelli Romani e di via delle Botticelle, strade che attraversano i Comuni di Rocca di Papa, Grottaferrata e Ciampino. “Si tratta di un’opera di grande importanza strategica - ha spiegato l'assessore provinciale alla Viabilità, Marco Vincenzi - utile per alleggerire l’intenso traffico in entrata e uscita da Roma. Con questo investimento, l’Amministrazione Zingaretti dimostra ancora una volta l’attenzione per i cittadini e i tantissimi pendolari che ogni giorno devono raggiungere la Capitale dall’area dei Castelli Romani”. Intanto il Comitato anti-nodo continua la sua battaglia.

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ROCCA DI PAPA Facendo i conti per la realizzazione del nuovo parcheggio qualcosa non torna

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il Segno - Novembre 2009

Parcheggio Carpino, le entrate copriranno gli investimenti privati?

di Sergio Rasetti Un argomento che il nostro giornale ha già trattato, il parcheggio per il centro storico che si farà al Carpino. Piazza Valeriano Gatta dovrebbe essere allargata sulla copertura di una costruzione di vari piani (5? 6?) che ospiteranno 180 auto. Auto di chi? Residenti? Turisti? Clienti delle residue attività commerciali? Sicuramente non quelle degli utenti della rinascente funicolare, perché questi la loro auto l’avranno parcheggiata vicino agli autobus, turistici e di linea, in un capiente parcheggio nei pressi dell’ex anello, sito della stazione a valle. Questo fantasioso parcheggio non convince perché, oltre a risultare un pugno ad entrambi gli occhi, potrebbe finire non utilizzato, soprattutto dai diretti interessati: i residenti in quella parte del centro storico, in quanto, necessariamente sarà un parcheggio a pagamento e, crediamo, che non sarebbero molti quelli che se lo potrebbero permettere. O sbagliamo? Nel presentare il progetto ci hanno spiegato che l’opera sarà finanziata con 1.700.000 euro di soldi pubblici e con 1.300.000 euro di soldi privati. Gli imprenditori privati, per il loro esborso, avranno in cambio la gestione della struttura per 20 anni. Ora se chi ci mette i soldi, necessariamente e naturalmente, deve recuperarli con gli interessi, non è difficile immaginare che questi dovranno uscire dalle tasche dei cittadini. Noi con le nostre fragili menti ci siamo chiesti: “Ma non sarebbe meglio fare un parcheggio meno impattante con l’ambiente, meno costoso e totalmente con i soldi pubblici già a disposizione così da non dover restituire niente a nessuno?”.

Forse, in questo caso, i residenti del centro storico se lo potrebbero godere sul serio e ringraziare a lungo questa amministrazione di centrosinistra, la quale ha ormai dato l’impressione, che sulle questioni finanziarie ha trovato molta affinità con le impostazioni del centrodestra più affaristico e spregiudicato. P.S. Non ci intendiamo assolutamente di affari, investimenti, finanziamenti, rendite. Ci domandiamo soltanto, da piccoli risparmiatori del libretto alla Posta, quale vantaggio può avere chi investe 1.300.000

L’area dove sorgerà il nuovo parcheggio

euro che possono essere recuperati in 20 anni. Bisogna incassare almeno 180 euro al giorno per recuperare la cifra investita. E i costi di gestione? E gli interessi sul capitale anticipato? Misteri che non ci lasciano prevedere nulla di buono.

Quasi pronto il nuovo progetto

Quest’ecomostro, com’era stato pensato all’inizio, non si farà. Il Comune di Rocca di Papa, dopo le polemiche degli ultimi mesi inerenti il parcheggio del Carpino, ha fatto marcia indietro decidendo di modificare il progetto originario rendendolo più bello e adatto a que-

sto luogo che, ricordiamolo, è parte importante del centro storico roccheggiano. Il progetto definitivo dovrebbe essere consegnato a giorni, dopodichè si dovrebbe procedere all’esecuzione dell’opera. Oltre alle associazioni ambientaliste, anche il nostro giornale

e diversi cittadini chiesero di modificare l’ecomostro a favore di un progetto migliore dal punto di vista architettonico e stilistico, visto che il suo impatto paesaggistico era un vero pugno negli occhi. Dopo il pericolo scampato restiamo in attesa di conoscere i dettagli.

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SpecialeL’INMonte Cavo C A T S HI E

il Segno - Novembre 2009 - I

Dieci anni di verità, mezze verità ed omissioni di una classe politica Dall’inchiesta “Pirati dell’etere” all’occupazione abusiva di Monte Cavo

1975-1985, gli anni che sconvolsero il futuro di Rocca di Papa. Quando il Giudice Renato Squillante interrogò Berlusconi per la “guerra delle frequenze” iniziata a Monte Cavo senza che la politica locale battesse ciglio. Una ricostruzione di quegli anni e un vero e proprio atto d’accusa. di Andrea Sebastianelli La politica locale, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, è responsabile o no, e in che misura, di quanto accaduto sulla vetta di Monte Cavo con l’occupazione da parte dei ripetitori radio-tv? Per comprendere l’attualità e l’importanza di questa domanda bisogna iniziare da un anno preciso, il 1982. Ma procediamo con ordine. Pochi anni prima, dalla metà degli anni Settanta, Monte Cavo aveva cominciato a subire l’occupazione dalle prime antenne private, radiofoniche e televisive, che avevano un unico obiettivo: impossessarsi delle frequenze per posizionarsi nel mercato dell’etere. Occupare le frequenze significava detenere un potere, soprattutto per chi aveva ricevuto rassicurazioni che a breve sarebbe arrivata una legge per legalizzare il “far west” televisivo.

Nel 1975 viene varata la prima legge sulle tv

Per capire bene ciò che accadde nel 1982 bisogna fare un altro passo indietro. Il 14 aprile 1975 viene emanata la

prima legge in materia di televisione con il compito di mettere ordine nel settore dell’emittenza italiana caratterizzato da centinaia di reti locali private, le cui frequenze spesso si sovrapponevano. Il punto centrale della legge era chiaro: nessun privato poteva trasmettere su scala nazionale. Come detto, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, si scatena una vera e propria guerra tra radio e tivù locali per accaparrarsi le frequenze, ed è in questo momento che Monte Cavo comincia a trovarsi al centro di grandi interessi economici. Arriviamo così al 1982, quando l’Ecopost compartimentale di Roma, preoccupata per le continue interferenze nelle frequenze radio della Protezione Civile e dell’aeroporto di Fiumicino, presenta un esposto. A provocare questa sovrapposizione di onde sono le decine di ripetitori impiantati da poco e nel caos più totale a Rocca di Papa. Dal punto di vista penale la questione appare irrisoria (prevedendo appena un anno di reclusione per interruzione di pubblico servizio) ma la segnalazione dell’Ecopost inizia a scoperchiare la guerra in atto per l’occupazione delle frequenze. La denuncia arriva al giudice Renato Squillante, responsabile dell’Ufficio Istruzione del Tribunale di Roma, il quale però la tiene nel cassetto e solo due anni

d o p o , n e l l’aprile del 1984, a v v i a l’inchiesta dal tit o l o esplicito “pirati d e l l’etere” ordinando una perizia tecnica tesa a verificare la possibilità di smantellare i ripetitori innalzati abusivamente a Monte Cavo. Perizia richiesta cioè quando la guerra delle frequenze è pressoché conclusa avendo decretato vincitori e vinti, con il gruppo Fininvest pronto a conquistare il mercato Cesare Previti

nazionale dell’etere. Tra i settanta avvisi di garanzia inviati da Squillante figura anche quello per il Presidente Fininvest, Berlusconi. Che cosa avviene in questi due anni, tra il 1982 e il 1984? Il “far west” televisivo si sta assestando a vantaggio degli im-

Silvio Berlusconi

prenditori più intraprendenti, a cominciare proprio da Silvio Berlusconi. In qualità di Presidente della Fininvest (già proprietaria dell’emittente “Canale 5”) nel 1982 acquista “Italia 1” dall’editore Rusconi e nel 1984 consolida il suo ruolo nell’emittenza televisiva acquisendo “Rete 4” dalla Mondadori. E’ scacco matto!

1982-1984, gli anni d’oro della Fininvest Spa

Fininvest diventa titolare di tre network televisivi nazionali che attraverso Publitalia 80, concessionaria di pubblicità, diventa presto un colosso di pubblicità e di soldi. Un capitale costruito illegalmente visto che i programmi vengono trasmessi sul territorio nazionale in contemporanea e, quindi, in aperta violazione della legge del 1975. Se nel 1982 l’inchiesta sull’installazione abusiva dei tralicci a Monte Cavo (se avviata per


II

1975

il Segno - Novembre 2009

1985

Speciale Monte Cavo - L’INCHIESTA

Dieci anni di verità, mezze verità ed omissioni di una classe politica

tempo) avrebbe potuto scoperchiare la guerra delle frequenze, in questo momento (primavera 1984) l’inchiesta di Squillante rischiava di far crollare il castello Fininvest da poco costruito. A maggio il giudice romano convoca Berlusconi per un interrogatorio volto ad accertare i motivi per cui siano stati installati impianti di telecomunicazione a Monte Cavo senza alcuna concessione o autorizzazione. Berlusconi chiarisce di essere “solo azionista della spa Fininvest, che è azionista a sua volta maggioritaria della spa “Cofint” e questa a sua volta è azionista maggioritaria della spa “Roma 2”, la quale dunque gestisce direttamente l’emittenza Canale 5. E quindi alla società “Roma 2” fanno capo gli impianti a suo tempo insistenti su Monte Cavo Vetta”. A suo tempo? –domanda Squillante. “È da un certo tempo -risponde Berlusconi- che tali impianti sono stati trasferiti in altro luogo. Quanto alla installazione, io non solo non sapevo dove fosse stata attuata, ma neppure me ne sono mai occupato, dal momento che io non ho mai assunto cariche di amministrazione nelle due ultime società, essendo solo presidente della

Berlusconi e Craxi

Fininvest”. Malgrado quanto dichiarato da Berlusconi non sembra che gli impianti Fininvest abbiano mai lasciato, neppure per brevi periodi, la vetta

di Monte Cavo. Ma andiamo avanti. Berlusconi conclude l’interrogatorio dicendo che “in ogni caso, mi pare di poter dire che i nostri impianti, ovvero della “Roma 2” proprio perché televisivi e a perfetta tenuta e tecnologicamente perfetti, non hanno e non avrebbero potuto mai cagionare o contribuire a cagionare interferenze o turbative su frequenze diverse”. Il verbale viene sottoscritto da Renato Squillante, Silvio Berlusconi e da Cesare Previti in qualità di avvocato del Presidente della Fininvest. Berlusconi viene prosciolto non sussistendo, secondo Squillante, i motivi per condannare la Fininvest nella vicenda della sovrapposizione delle onde elettromagnetiche;

Con i Pretori arriva l’aiuto della politica

mentre l’altro aspetto della vicenda, l’assenza di autorizzazioni comunali per installare i tralicci, sembra passare in secondo piano. Perché? Passa l’estate del 1984, superato lo scoglio Squillante, la Fininvest sta investendo ingenti capitali, ma in autunno, il 16 Ottobre, il meccanismo utilizzato dalla Fininvest per trasmettere in contemporanea sull’intero territorio nazionale viene scoperto dai Pretori di Torino, Pescara e Roma che decidono di procedere al sequestro degli impianti. Che fare? Solo la politica può arginare l’ostacolo imprevisto. Fu così che l’allora Presidente del Consiglio, Bettino Craxi, a

La vetta di Monte Cavo tra gli anni Ottanta e Novanta

48 ore dal sequestro, fa emettere un decreto legge che dispone la riapertura immediata delle televisioni di Silvio Berlusconi. Il successivo 28 novembre, tuttavia, il decreto viene respinto dalla Camera perché incostituzionale, violando l’art. 43. Ma Craxi il 6 dicembre lo ripresenta minacciando una crisi di governo. Il decreto viene approvato ma sei Ministri si dimettono. Per Silvio Berlusconi la strada è spianata. All’epoca dei fatti qualcuno suppose che il capo del governo avesse voluto fare un favore all’amico Berlusconi. La prova di questo “favore” troverà conferma molto più tardi in una lettera inviata da Berlusconi a Craxi: “Caro Bettino, grazie di cuore per quello che hai fatto. So che non è stato facile e che hai dovuto mettere sul tavolo la tua credibilità e la tua autorità. Spero di avere il modo di contraccambiarti. Ho creduto giusto non inserire un riferimento esplicito al tuo nome nei titoli-

tv prima della ripresa per non esporti oltre misura. Troveremo insieme al più presto il modo di fare qualcosa di meglio. Ancora grazie, dal profondo del cuore. Con amicizia, tuo Silvio”.

Monte Cavo s’intreccia con il caso Imi-Sir

Visto il ruolo giocato da Craxi in questa storia, bisogna ora capire quello giocato dalla politica locale. Dal Partito Socialista ma non solo. Prima di approfondire questo aspetto bisogna aprire un altro capitolo, quello riguardante il processo Imi-Sir. Direte: ma che c’entra adesso questa storia con le antenne di Monte Cavo? Nel processo Imi-Sir, sul banco degli imputati, finisce proprio quel Renato Squillante che pochi anni prima aveva


Speciale Monte Cavo - L’INCHIESTA

il Segno - Novembre 2009

III

“Tutto vero, mi chiedo perché il Cavaliere non se lo ricordi”

Dall’intervista di Carlo Bonini a Squillante apparsa su Repubblica il 14 settembre 2003

ROMA - Renato Squillante fissa le due pagine di verbale, bofonchia. “Silvio Berlusconi... Cesare Previti... Gesù! E questo sono io. E questa è la mia firma... e guarda la calligrafia di Concetta Ialuna, la mia assistente....”. Il verbale è del maggio 1984. Lei ha sempre detto di aver conosciuto Silvio Berlusconi nell’87. Non sembra che sia così. “Giuro sulla testa dei miei figli che questo interrogatorio mi era passato di mente. Zero. Ricordo zero. Ora che lo vedo... Ma sì, Monte Cavo, i sigilli di sequestro, la foresta di antenne dietro un piccolo cancello di accesso. Ma guarda un po’ te. Se soltanto avessi ricordato, avrei evitato di dire delle fesserie”. E come mai quell’incontro con Berlusconi imputato le è passato di mente? “I giudici sono come i preti nel confessionale. Io ne vedevo passare a centinaia. Vuole che mi ricordi tutti i nomi?”. Berlusconi non è un nome qualunque. “Oggi. Nel 1984 era un signor nessuno”. Era il signor tv. Stava acquisendo nuove reti e si preparava a conquistare una fetta di etere. Non aveva bi-

1975

sogno di guai con le antenne. O no? “Guardi, quegli anni erano un casino”. Lei comunque lo prosciolse. “Fu una perizia tecnica a definire il processo. Gli esperti mi dissero quali ripetitori interferivano e quali no. Quelli di Canale 5, evidentemente, non interferivano. Comunque, lo ripeto, non c’erano motivi per cui mi dovessi ricordare di aver avuto Berlusconi come imputato. Anche perché solo un pazzo potrebbe pensare di nascondere una circostanza di cui esiste una traccia documentale come questa. Per giunta, a costo di incassare una cocente smentita come questa che adesso mi ritrovo davanti agli occhi. E io pazzo non sono”. Forse però qualche motivo per ricordare lo aveva Berlusconi. In fondo, un imputato non dimentica il giudice che lo proscioglie. Non trova? “In effetti. Già, perché Berlusconi non lo ha ricordato? Quello è andato a dire ovunque che non è mai stato mio imputato.... E mi chiedo anche perché non lo ha ricordato Previti”. Io lo chiedo a lei. “Boh”. Un'ultima cosa. Lei interroga Berlusconi nel maggio ‘84 e nel novembre

1985

Renato Squillante

accende in Svizzera il conto “Rowena”. Una coincidenza? “Per carità, non diciamo fesserie. Il processo a Berlusconi per le antenne di Monte Cavo e “Rowena” non hanno nulla a che spartire. Aprii il mio primo conto in Svizzera nell’82 insieme a mio suocero e si chiamava “Cammeo”. Rowena ne fu la logica conseguenza, perché vi furono travasate tutte le disponibilità di Cammeo. Non una lira in più, come dimostrano gli atti processuali”. Carlo Bonini

Dieci anni di verità, mezze verità ed omissioni di una classe politica

condotto l’inchiesta “pirati dell’etere”. Per lui l’accusa è di aver preso una mazzetta da Previti di 434.404,87 dollari poi versati dallo stesso giudice sul conto “Rowena”, aperto in Svizzera nel novembre 1984.. Punto centrale del processo Imi-Sir (iniziato il 9 marzo del 2000) diventerà proprio il rapporto tra Squillante e Berlusconi. Siamo nel 2003. Berlusconi è Presidente del Consiglio e nell’aula del Tribunale di Milano chiarisce di aver conosciuto Squillante solo nel 1987, chiedendo ai

magistrati: “Perché avrei dovuto corrompere giudici come Squillante che mai si è occupato di giudicare i miei affari?”, dimenticando che il 24 maggio 1984 tutti e tre, Squillante-BerlusconiPreviti, si trovavano nel Palazzo di Giustizia di Roma per la faccenda di Monte Cavo in un momento molto delicato in cui si stavano ponendo le basi per il controllo della telecomunicazione nazionale. Per le tesi difensive degli avvocati di

Berlusconi, Ghedini e Pecorella, questa dimenticanza è un colpo tremendo. Forse quello decisivo. Dal processo Imi-Sir emerge anche il ruolo giocato ancora una volta da Craxi. Così scrive Giuseppe D’Avanzo su Re-

Alberi e tralicci a Monte Cavo

pubblica del 3 dicembre 2004: “Nel 1991, “Polifemo” (il nome di un altro conto svizzero, n.d.d.) è utilizzato soltanto per tre mesi e soltanto per ricevere la somma di 12 miliardi di lire che, subito, sono girati a due destinatari.


Speciale Monte Cavo - L’INCHIESTA

1975

1985

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IV

Dieci anni di verità, mezze verità ed omissioni di una classe politica

Cesare Previti e Bettino Craxi. Il primo orchestra il lavoro di una lobby di giudici (che comprenderebbe anche Squillante, n.d.d.). Il leader socialista – prosegue D’Avanzo- orienta gli approdi politico-legislativi. Del controllo delle leggi e delle sentenze ha bisogno la Fininvest di Berlusconi per sopravvivere, proteggersi, prosperare, crescere fino a diventare –dice D’Avanzo- il più grande gruppo mediatico italiano”. Come si comprende, il ruolo della politica è stato determinante nell’ascesa di Berlusconi.

Il ruolo di Craxi e quello della politica locale

Alla luce del ruolo giocato da Bettino Craxi, e considerando l’assenza dell’allora amministrazione comunale rispetto alla spartizione della vetta di Monte Cavo da parte delle emittenti, torniamo alla domanda iniziale:

tra il 1975 e il 1985, che ruolo hanno giocato i Sindaci e le maggioranze succedutesi nel corso di quegli anni nel nostro paese? Erano consapevoli di ciò che stava avvenendo a Monte Cavo? Oppure erano soltanto inadeguati al loro ruolo, non sapendo che cosa accadeva sul loro territorio? E infine: cedettero a qualche tipo di pressione proveniente dalla Presidenza del Consiglio a favore di gruppi televisivi emergenti? E a che prezzo? Nel decennio preso in esame a Rocca di Papa si sono succeduti tre Sindaci, Gianfranco Brunetti (PCI), Enrico Fondi (PSI) e Giuseppe Martelli (DC). Praticamente l’intero panorama politico locale ha convissuto con il momento speculativo di Monte Cavo da parte dei gruppi finanziari mediatici emergenti. Tolta la parentesi rappresentata da Martelli (che governò per soli 8 mesi) il palazzo municipale di Corso Costituente in quegli anni fu alternativamente nelle mani di giunte PSI-PCI (1975-1980), PSI-DC-PRIPSDI (1980-1983) e ancora

PSI-PCI-PSDI (fino all’85). In questo decennio a Rocca di Papa una cosa appare chiara: i socialisti diventano (a differenza del passato, in cui avevano ricoperto solo ruoli marginali) il vero ago della bilancia della politica locale, facendo entrare ed uscire dalla porta della maggioranza ora un partito ora un altro. Tra il 1975 e il 1985, in modo continuativo, i socialisti sono stati presenti in ogni Giunta, a volte con i comunisti altre volte con i democristiani, decidendo Giunte e programmi politici. Decidendo in quegli anni il futuro e le sorti del nostro paese, non battendo ciglio nemmeno di fronte alla guerra che le emittenti avevano iniziato a Monte Cavo per “conquistare” la vetta. In questo decennio gli altri partiti di governo del panorama politico roccheggiano (PCI,

Il Municipio di Rocca di Papa

PSDI, PRI e DC) erano solo interessati ad entrare in Giunta, discutendo di assessorati, opere pubbliche e problemi localistici, non vedendo che il gioco a cui stavano partecipando era molto più grande dei loro semplici interessi. Una nuova classe politica nazionale stava emergendo e questa, per garantire il proprio ruolo e riconoscimento, aveva bisogno di “cellule” diligenti in ogni territorio, in ogni Comune, soprattutto in quelle realtà strategiche in cui si stavano consolidando i grandi interessi economici dei nuovi imprenditori. Quegli imprenditori che avrebbero condizionato la politica italiana nei decenni successivi. Rocca di Papa si trovò ad essere, suo malgrado, uno di questi luoghi strategici. Andrea Sebastianelli 1/Continua

Cronologia breve (ma essenziale) dell’inchiesta

1974-1975: comincia l’installazione dei primi tralicci a Monte Cavo (Radio Lazio, proprietario Claudio Villa). 20 gennaio 1975: Gianfranco Brunetti (PCI) viene eletto Sindaco di Rocca di Papa da una Giunta composta da PCI e PSI dopo una fase commissariale. 14 aprile 1975: viene emanata la Legge 14 aprile 1975, n. 103 “Nuove norme in materia di diffusione radiofonica e televisiva”. 1978: a Milano Silvio Berlusconi fonda la “Fininvest” e, poco dopo, acquista “Telemilano”. 1979: Silvio Berlusconi fonda Publitalia 80, per sostenere il mercato televisivo di “Telemilano”. 20 agosto 1980: viene eletto Sindaco di Rocca di Papa Enrico Fondi (PSI) sorretto da una Giunta composta da socialisti, Dc, Pri e Psdi. 30 settembre 1980: “Telemilano” diventa “Canale 5”. Settembre 1982: Fininvest acquista “Italia 1” dall’editore Emilio Rusconi. 6 dicembre 1982: dopo la crisi politica viene eletto Sindaco di Rocca di Papa Giuseppe Martelli (DC) da una Giunta composta da DC, PSI, PRI e PSDI. 1982: Fininvest controlla una trentina di emittenti su tutto il territorio nazionale. 1982: il petroliere Attilio “Nino” Rovelli cita davanti al Tribunale di Roma l’Imi, l’Istituto Mobiliare Italiano, per il mancato adempimento di una convenzione del 1979 per il risanamento delle società del suo gruppo chimico Sir-Rumianca chiedendo un risarcimento di 500 miliardi di lire. Inizia così la vicenda Imi-Sir. Seconda metà del 1982: l’Ecopost compartimentale di Roma presenta un esposto per continui disturbi alle radiofrequenze della Protezione Civile e dell’aeroporto di Fiumicino. L’esposto arriva al giudice Renato Squillante. 22 agosto 1983: dopo l’ennesima crisi politica viene eletto Sindaco di Rocca di Papa Gianfranco Brunetti (PCI) da una Giunta composta da PCI, PSI e PSDI. Aprile 1984: Squillante avvia l’inchiesta “Pirati dell’etere” per individuare i responsabili della sovrapposizione delle frequenze.

24 Maggio 1984: Renato Squillante convoca a Palazzo di Giustizia di Roma Silvio Berlusconi per un interrogatorio. 27 agosto 1984: Fininvest acquista “Retequattro” dall’editore Mondadori. La Fininvest raggiunge così una posizione di assoluta preminenza nel settore dell’emittenza privata italiana. 16 ottobre 1984: i Pretori di Pescara, Torino e Roma oscurano le emittenti Fininvest per violazione della Legge del 14 aprile 1975. 18 ottobre 1984: il Presidente del Consiglio Craxi emette un Decreto Legge che dispone la riaccensione delle emittenti oscurate. 28 novembre 1984: la Camera dei Deputati respinge il Decreto Legge perché in violazione dell’art. 43 della Costituzione. 6 dicembre 1984: il Presidente del Consiglio Craxi ripresenta il Decreto Legge provocando le dimissioni di sei Ministri. 1986: il Tribunale di Roma condanna l’Imi a risarcire Rovelli per i danni subiti. 1988: Fininvest acquisisce “Tele Capodistria”. 6 agosto 1990: viene emanata la Legge Mammì n. 223 sulla regolamentazione del settore televisivo che sancisce la spartizione dell’etere tra Rai e Fininvest. 1996: Fininvest scorpora le attività televisive dal resto e fonda Mediaset, dove confluiscono i 3 canali televisivi terrestri italiani. 9 marzo 2000: inizia il processo Imi-Sir con la confessione di Stefania Ariosto che rivela ai magistrati di essere stata testimone del passaggio di denaro tra Previti ed il capo dei GIP del Tribunale della Capitale, Renato Squillante. L’accusa sostiene che Rovelli avrebbe incaricato gli avvocati Pacifico, Acampora e lo stesso Previti di adoperarsi per “aggiustare” a proprio favore le sentenze nel contenzioso con l’Imi. La Cassazione condanna Cesare Previti a 6 anni. Tre anni e 8 mesi per Giovanni Acampora; 6 anni per l’altro giudice coinvolto, Vittorio Metta, e per l’avvocato Attilio Pacifico. Assoluzione per Renato Squillante. (A cura di Andrea Sebastianelli)


Pioggia e vento non fermano il “gruppetto anti-antenne” ROCCA DI PAPA

il Segno - Novembre 2009

di Marcello Morrone Malgrado la pioggia, il vento e tanto freddo, un ristretto gruppo di cittadini di Rocca di Papa domenica 8 novembre si è ugualmente recato sulla vetta di Monte Cavo per far sentire la sua presenza nell’area diventata simbolo della lotta contro le antenne radio-tv. L’iniziativa, nata spontaneamente dal gruppo facebook “gli amici del piccolo Segno”, aveva lo scopo di non far cadere i riflettori sulla vicenda Monte Cavo, soprattutto ora che si sta per completare il passaggio dall’analogico al digitale terrestre malgrado quanto prescritto dal Piano territoriale di coordinamento, approvato lo scorso anno dalla Regione Lazio, che prevede il trasferimento delle antenne da Rocca di Papa a Colle dello Sterparo a

Capranica Prenestina. Piano regionale rimasto fino ad oggi solo sulla carta. Oltre al gruppo di cittadini e rappresentanti di partiti politici, comitati di quartiere e associazioni, era presente l’Ass.re all’Ambiente di Rocca di Papa, Cardinali, e il Vice-Presidente del Parco, Trombetta, il quale ha messo in evidenza l’importanza della tutela e salvaguardia dell’ambiente soprattutto a “Monte Cavo che è uno dei punti panoramici più suggestivi dell’area protetta ma da troppi anni si è trasformato in una fonte continua di inquinamento elettromagnetico, oltre che ferita aperta al

paesaggio: è ora di scrivere la parola fine a questa vicenda”. Sia il Parco che il Comune, a metà ottobre, votarono contro il passaggio al digitale per le emittenti presenti sulla vetta del monte, in occasione della Conferenza dei Servizi indetta su quest’argomento specifico. Conferenza dei Servizi contro la quale le emittenti hanno presentato ricorso. Vi aggiorneremo.

Il centrodestra riparte con “Imago” di Gaetano Casilli Venerdì 2 ottobre è stata inaugurata a Rocca di Papa, presso Corso Costituente 11, la sede del Circolo Imago-Pdl, l’associazione del centrodestra che si vuole far promotrice dei valori di riferimento e a cui hanno partecipato numerosi roccheggiani. “L’associazione –si legge nella nota inviata alla stampa- si pone accanto al cittadino perché se l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro è dalla base che bisogna partire”. Durante l’incontro sono intervenuti, tra gli altri, Enrico Botti, che ha aperto il dibattito; i Consiglieri Comunali Luigi De Santis e Roberto Trinca, già segnalato dal nostro mensile come possibile prossimo candidato alla carica di Sindaco, dopo essere

stato eletto nella lista civica “Con noi per Rocca”. L’impegno di “Imago” sarà proprio quello di “creare una valida alternativa all’attuale maggioranza che poco e male ha fatto per Rocca di Papa”. Subito dopo c’è stato l’intervento del Consigliere Provinciale, nonché Sindaco di Marino, Adriano Palozzi, che sarà anche candidato alla carica di Consigliere alle prossime elezioni regionali. Palozzi ha ribadito l’importanza strategica del nostro territorio e le numerose responsabilità di una classe politica che non si sta dimostrando all’altezza della situazione. Ha chiuso l’evento di presentazione l’On. del Pdl Francesco Aracri. Dopo aver salutato i partecipanti ha formulato gli auguri

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Il 13 dicembre

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Festa annuale per l’AVIS

Grande festa per l’Avis di Rocca di Papa. Domenica 13 dicembre si terrà infatti, come ogni anno, la “Festa del donatore”. Questo il programma della giornata: Ore 9.45: raduno di donatori, sostenitori e amici dell’Avis nel piazzale della Parrocchia del Sacro Cuore ai Campi d’Annibale; Ore 10.00: partecipazione alla celebrazione della Santa Messa; Ore 11.00: cerimonia ufficiale presso il salone parrocchiale del Sacro Cuore con la relazione del Presidente e del Direttore Sanitario; il saluto delle Autorità; la consegna dei diplomi e delle medaglie ai donatori. Per informazioni: tel. 06-94286108 - mail: avis.roccadipapa@virgilio.it.

di buon lavoro a tutti, quindi poi si è intratten u t o con i simpatizzanti dell’associazione discutendo delle politiche territoriali e nazionali. “Aspettiamo tutti i cittadini di Rocca di Papa –chiude il comunicato- nella nostra sede e ai banchetti informativi che verranno organizzati per sensibilizzare la popolazione in merito ai problemi che affliggono la nostra città”.

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ROCCA DI PAPA

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I soliti discorsidi Palazzo...trail direeilfarecirimettel’ambiente Dopo il discorso di un Sindaco o di un Assessore, te ne torni a casa frastornato. Hai ascoltato una bella descrizione della situazione ambientale del tuo paese. Hai ascoltato il rinnovato impegno per la protezione del bosco che è quasi l’unica risorsa su cui contare per assicurare un futuro a te stesso e ai tuoi discendenti. Raggiungi casa ancora stordito dall’ottimismo di maniera che è stato profuso sull’uditorio. Ma non fai in tempo a infilare la chiave nella serratura che è già tutto svanito, come per incanto. Hai rimesso a fuoco la situazione. Non te l’hanno raccontata affatto bene. Le cose che hai visto nel paese o che ti hanno descritto amici e conoscenti, non corrispondono a quello che hanno detto questa sera. Da anni l’aggressione ai boschi e ai terreni limitrofi,

spesso disboscati abusivamente, procede tranquillamente senza che nessuno sia capace di frapporre il rigore della legge. Di recente, con varianti al vecchio piano regolatore, che molti ritengono operazioni azzardate ed edificazioni “spontanee” si è costruito, e si continua allegramente a farlo, in ogni dove senza considerare le esigenze complessive dei quartieri come, per esempio, in Via Cavour o in Via S. Sebastiano nei pressi del teatro; ai Campi d’Annibale o in Via delle Barozze dove, generalmente senza le adeguate infrastrutture, si procede a fare case che poi restano a lungo invendute come dimostrano centinaia di cartelli sparsi ovunque. Con le osservazioni al nuovo piano regolatore presentate e approvate dalla maggioranza,

che approfitta e si serve di una opposizione consenziente e assente a livello politico; si è deciso di far costruire su un lotto minimo di 5 mila metri quadrati alla frazione del Vivaro, un modo per trasformare l’intera zona da vocazione agricola e regno del cavallo a zona di ville e villini disseminati con grande sperpero di territorio e di risorse pubbliche e private. I nostri protettori dell’ambiente contemporaneamente hanno deciso di destinare a zona artigianale, con la conseguente costruzione di capannoni, un’area della via per Ariccia, nei pressi dell’incrocio con la Via dei Laghi, attualmente completamente immersa nel verde del bosco. Inaugurando la XXX Sagra delle Castagne, in una tavola rotonda denominata “Il bosco

il Segno - Novembre 2009

di castagno ieri e oggi” hanno espresso l’intenzione di proteggere meglio il bosco e l’ambiente. Vi sembra che questa affermazione sia corrispondente alle decisioni descritte, prese soltanto due mesi prima in Consiglio Comunale? E chissà quante altre sorprese ci riserveranno le cose votate che, probabilmente, conoscono bene soltanto tre o quattro persone. E’ triste, per chi scrive, dover manifestare queste “impressioni”, dopo aver sostenuto, insieme al 60% degli elettori, questi amministratori; ma quando si supera la soglia di non credibilità, come nel nostro caso, tacere non è più possibile senza ferirsi ancora in modo più profondo. Anche sul parcheggio grattacielo al Carpino, sul quale si continua ad insistere, molti pensano che quest’opera non farebbe, di certo, un favore all’ambiente e al paese che può risolvere il problema del parcheggio per il centro storico in modo molto meno invasivo; basterebbe soltanto chiedere ai tecnici di progettarlo. il-sognatore.blogspot.com

10 DOMANDE AL SINDACO DI ROCCA DI PAPA che attendono una risposta da 115 giorni

Sig. Sindaco, dopo tre anni dalla sua elezione ritiene che il fenomeno dell’abusivismo edilizio su tutto il territorio comunale sia ormai stato messo sotto controllo?

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Sig. Sindaco, approvare vari piani di edificazione estesi a pioggia su tutto il territorio comunale con varianti al Piano Regolatore vigente, decise di volta in volta, pensa sia stata la scelta più opportuna?

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Sig. Sindaco, non crede che affidare deleghe a Consiglieri ed incarichi a tecnici per i quali si può configurare un possibile conflitto di interessi con le proprie attività professionali o commerciali non garantisce imparzialità e obiettività nelle decisioni amministrative da prendere?

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Sig. Sindaco, non crede che la principale vigilanza su abusi edilizi, dislocazione e legittimità delle antenne, controllo del territorio comunale per prevenire i reati ambientali spetti, in particolar modo, ai Vigili Urbani che in seconda battuta possono chiedere la collaborazione di Parco, Forestale, Carabinieri e non viceversa?

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circa 350 mila euro. Terreni poi rivenduti, a distanza di pochi anni, a 5,5 milioni di euro e sottoposti a sequestro per l’inchiesta avviata dalla magistratura. Più recentemente, nello scorso mese di giugno, la Divisione Anticrimine della Polizia ha arrestato due pluripregiudicati accusati di aver acquisito illecitamente diversi beni immobiliari (tra cui alcune ville di Rocca di Papa) per conto della criminalità organizzata. Non sarebbe il caso di istituire una commissione consiliare che metta la lente d’ingrandimento sull’intero territorio di Rocca di Papa al fine di verificare l’esistenza o meno di acquisizioni sospette di terreni ed immobili da parte di personaggi o società “chiacchierate”?

Sig. Sindaco, vuole spiegare ai suoi cittadini come mai in Consiglio Comunale è stata proposta e approvata dalla sua maggioranza la richiesta di tenere fuori dal perimetro del Parco Regionale il Centro Storico, i Campi d’Annibale e il Quartiere Vigne, scelta che comporterebbe la contemporanea esclusione dal perimetro del Parco perfino della sua sede istituzionale? Ci elenca, per favore quali sarebbero i vantaggi per la comunità roccheggiana?

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Sig. Sindaco, nel marzo 2008 venne Sig. Sindaco, sulla vicenda del Piano 7 di Assetto del Parco, Lei ha chiesto assassinato a Roma Umberto Morzilli, ritenuto dagli inquirenti un personaggio l’istituzione di una fascia all’interno del vicino alla “Banda della Magliana”. Morzilli, Parco adibita alla caccia. Ci può spiegare chiaattraverso alcune operazioni speculative, aveva ramente qual è la posizione della Sua amminiacquisito dei terreni in Via delle Barozze per strazione in merito?

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Sig. Sindaco, ad occhio nudo le antenne televisive e radiofoniche che svettano nei nostri boschi negli ultimi mesi sembrano aumentate in modo esponenziale. Ci può, per favore, assicurare che la situazione è tenuta costantemente sotto controllo dalla sua amministrazione e garantire ai cittadini che la salute di tutti è salvaguardata da controlli puntuali delle potenze stabilite dalle leggi vigenti? Ci può dire se sono stati eseguiti controlli a sorpresa, e quando, sulle potenze di trasmissione in esercizio?

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Sig. Sindaco, ci può spiegare perché Lei, che sui temi dell’inquinamento dovrebbe essere maggiormente sensibile visto che i roccheggiani subiscono da oltre trent’anni i danni provocati dai ripetitori radiotv, è tra i firmatari della lettera con cui alcuni primi cittadini dei Castelli, malgrado la contrarietà di gran parte dei cittadini, hanno chiesto al Presidente della Regione Lazio, Marrazzo, di velocizzare l’iter per la realizzazione del termovalorizzatore di Albano che dovrebbe sorgere a poche centinaia di metri dall’ospedale cittadino e a ridosso degli abitati?

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Sig. Sindaco, come mai sul periodico

10 “Comune Informa” appaiono solo inter-

viste a Lei, agli Assessori e ai Consiglieri mentre non viene svolta alcuna comunicazione di servizio (facendo conoscere ai cittadini per es. le delibere approvate dalla Giunta e dal Consiglio; gli approfondimenti sul nuovo Piano Regolatore; le Ordinanze emesse, ecc.)?


ROCCA DI PAPA Nuova illuminazione ai Campi e altre opere pubbliche In Viale Enrico Ferri

il Segno - Novembre 2009

In arrivo anche la nuovascuola materna

di Marcello Morrone Nuova illuminazione ai Campi d’Annibale. Sono stati completati i lavori di installazione di nuovi lampioni che hanno sostituito quelli un po’ fatiscenti che avevano provocato diverse proteste da parte dei cittadini. All’intervento di restyling sono state sottoposte due lunghe arterie del più popoloso quartiere di Rocca di Papa, Via Rocca Priora e Via Valle Pantano. “E’ stato un intervento di importante riqualificazione della zona alta di Rocca di Papa. E’ fondamentale per la nostra Amministrazione –ha detto il Sindaco Boccia- il rapporto di stretta collaborazione con i Comitati di Quartiere per ricevere segnalazioni e feedback sui lavori di riqualificazione da eseguire sul territorio”. Per continuare l’opera di risanamento già avviata in precedenza dall’Amministrazione sono stati eseguiti o sono in corso di esecuzione importanti interventi di riqualificazione del centro storico e la realizzazione di altre importanti opere urbanistiche. Per quanto riguarda il centro storico gli interventi che l’Amministrazione ha ritenuto

prioritari, riguardano aree particolarmente disagiate, quali Via dell’Archetto, via dei Caprari, Vicolo dei Caprari, via Fosso Martino, Vicolo Fosso Martino, via XX Settembre, Piazza XX Settembre, Via della Fortezza, Vicolo del Muraglione, Via Monte Cavo, Via Gramsci, per queste vie sono previste la ristrutturazione dell’intera pavimentazione e la sistemazione delle scale. Altri interventi di riqualificazione urbana prevedono il rifacimento fognario di piazza Valeriano Gatta. Altra buona notizia riguarda la scuola materna dei Campi d’Annibale. A breve dovrebbe essere completata la nuova struttura i cui lavori sono in stato avanzato e prossimi alla consegna. Sono in via di completamento anche i lavori per la sistemazione della palestra della scuola del centro storico la cui consegna è prevista tra poche settimane. Il totale delle spese sostenute per quest’opera sono state a carico della Regione Lazio. Sono iniziati anche i lavori per l’illuminazione di Via del Troio, la strada di collegamento tra il centro storico e via delle Barozze.

La triste storia di un vaso di coccio

di Sergio Rasetti Era nato in una fabbrica di vasi dell’alto Lazio. Subito inviato ad un distributore della periferia di Roma. Trasportato ad un vivaio sulla Via dei Laghi. Acquistato con una bella pianta da interni da un’elegante signora che lo aveva portato in un bel villino di Rocca di Papa, dove conduceva una vita serena insieme alla sua pianta che, florida, accoglieva i visitatori nella sala d’ingresso. La signora dedicava ogni giorno una particolare attenzione alla sua pianta; gli parlava perfino per alcuni minuti facendogli i complimenti per la sua bellezza e il vaso li accoglieva come fossero anche per lui e ne era felice. Un cambiamento improvviso determinò la fine della quiete che aveva regnato nella casa. Arrivò un nipotino molto vivace che mise subito a repentaglio la vita del nostro vaso. Dopo pochi giorni, l’irreparabile. Colpito da un pallone da football, il vaso cadde e si ruppe irrimediabilmente. Mentre la pianta, un po’ mal ridotta, fu ospitata subito da

un nuovo vaso; il nostro, ridotto in pezzi, cominciò una vera e propria odissea che a distanza di tre mesi, non è ancora terminata. Il marito della signora, incaricato di disfarsi dei cocci, non riesce a portare a termine il suo compito, perché a Rocca di Papa sembra che questo sia impossibile: “Non esiste alcun posto legale dove poter conferire un vaso di coccio rotto o un sacchetto di calcinacci dopo aver fatto un piccolo lavoro, come si usa oggi con il noto far da se, di moda in quasi tutte le case”. Molto seccato per il troppo tempo che deve dedicare ad una cosa che dovrebbe essere di facile soluzione, l’interessato non rinuncia. Si è già rivolto agli operatori ecologici comunali; al personale presso il punto di raccolta materiali ingombranti; interpellato Vigili Urbani e Uffici Comunali; ha chiesto agli Uffici del Parco e della Forestale. Nessuno ha saputo dargli indicazioni certe e i cocci non possono essere conferiti legittimamente in nessun sito comunale.

Affidati i locali alla ASL per il Consultorio

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A seguito della stipula della convenzione, tramite la quale il Comune di Rocca di Papa ha concesso alcuni locali dell’ex municipio di viale Enrico Ferri, a breve i cittadini di Rocca di Papa potranno usufruire di un nuovo consultorio familiare. Il Comune ha già consegnato i locali alla ASL Rm H che immediatamente inizierà i lavori. I locali interessati coprono una superficie di 80 metri quadrati con un accesso agevolato per i disabili. Saranno a disposizione gli operatori socio sanitari previsti dal servizio. I lavori verranno ultimati entro 90 giorni. E’ grande la soddisfazione del Sindaco Boccia e dell’Ass.re alle Politiche Sociali Valentina Trinca: “Ci siamo battuti per donare ai cittadini un servizio rinnovato e funzionale. Riteniamo che il consultorio familiare sia uno dei punti di riferimento che i cittadini debbano avere a disposizione in un momento in cui l’assistenza alla famiglia è fondamentale nella nostra società”. Speriamo che la struttura, attesa da molto tempo, possa presto essere a disposizione dell’intera cittadinanza.

Finalmente il nostro concittadino ha capito la più importante ragione per la quale, lungo le nostre strade, troviamo spesso piccoli cumuli di calcinacci. Che la cattiva educazione non è l’unico motivo dell’abbandono di materiali nei boschi e nelle strade. Che il problema deve es-

sere risolto dall’Amministrazione Comunale, la quale, non può continuare a far finta di niente, mentre gli uomini che la rappresentano non fanno altro che raccontare la favola di voler salvaguardare l’ambiente, unica vera ricchezza pubblica di Rocca di Papa. Il risultato di questa situazione è che i cocci del nostro vaso rotto a distanza di tre mesi dalla sua dipartita, viaggiano ancora, in attesa di una soluzione, nel bagagliaio della macchina del loro padrone, che rifiuta assolutamente di abbandonarli nel primo posto che capita. Quanti nostri concittadini hanno avuto o avranno voglia di affrontare problemi simili con altrettanta perseveranza?

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ROCCA DI PAPA Presentato il progetto dell’ass.zione Specchio Magico

Molte iniziative per “star bene a scuola”

di Rita Gatta Una giornata di pioggia non sempre prelude eventi malinconici e fallimentari: ne sanno qualcosa coloro che, sfidando le poco favorevoli condizioni meteorologiche, peraltro normali nella stagione in cui siamo, hanno partecipato all’incontro avvenuto nell’Aula Consiliare del Comune di Rocca di Papa, venerdì 6 novembre, alla presenza delle Autorità cittadine, nella persona del Sindaco Pasquale Boccia e Valentina Trinca, Assessore alle Politiche scolastiche, Annalisa Gentilini, Dirigente dell’Area Socio-Culturale. Genitori e insegnanti dell’Istituto Comprensivo “Leonida Montanari” hanno avuto modo di essere informati e aggiornati sul Progetto previsto nell’anno scolastico in corso, elaborato dall’Associazione “Lo Specchio Magico – Onlus”. L’iniziativa fa parte di un percorso iniziato già da anni nelle nostre scuole cittadine e persegue un ambizioso obiettivo: quello della prevenzione e del benessere di tutti coloro che fanno parte del sistema scuola. Ci si prefigge di raggiungere tale risultato prevedendo il coinvolgimento attivo, la condivisione e la collaborazione di tutti, docenti e genitori, quali parti integranti del processo formativo ed educazionale, con la supervisione e la guida degli esperti

dell’Associazione. Gli stessi si attiveranno, attraverso incontri finalizzati ad una educazione socio-affettiva, per una formazione del corpo docente e con riunioni che prevedono momenti di condivisione con le famiglie; in alcune classi-pilota saranno organizzati incontri, durante i quali verranno affrontate tematiche specifiche, stabilite in base ai bisogni e alle urgenze avvertite negli stessi gruppi scolastici coinvolti. “Star bene a scuola” è il motto che sostiene tutto il progetto, nel quale sono previsti incontri durante i quali tutti coloro che operano nella scuola, che la vivono e che con essa hanno contatti potranno elaborare e risolvere problematiche che di volta in volta si presenteranno. Essere alunni, genitori e insegnanti non è cosa facile, né scontata: l’umiltà e la voglia di fare possono produrre miracoli. Basta solo un po’ di buona volontà. Lodevole quindi lo sforzo dell’Amministrazione Comunale che con il suo indispensabile contributo ha permesso anche quest’anno la prosecuzione del progetto, al fine di favorire la salute psico-fisica di tutti coloro che nel mondo della scuola vivono, lavorano, collaborano e progettano iniziative finalizzate alla completa formazione dei nostri futuri cittadini.

Le musiche di Mauro Del Nero per “Uno Mattina”

di Gaetano Casilli Prosegue il lavoro di Mauro Del Nero (foto a lato), noto compositore roccheggiano e amico del Segno, questa volta impegnato nella scrittura delle musiche di “Uno Mattina Weekend”, in onda tutte le domeniche a partire dal 25 ottobre scorso su Rai Uno. Il fine settimana, sabato e domenica, su Rai Uno va in onda Uno Mattina weekend, a partire dalla ore 7,00 fino alle 9,35. Uno Mattina weekend per questa stagione 2009 ci ha riservato delle belle novità! Oltre all’orario, modificato ed allungato, in trasmissione verrà dato ampio spazio all’informazione, attraverso la lettura dei servizi dei telegiornali e

reperite sui quotidiani, grazie al giornalista Angelo Mellone che si occuperà dell’informazione all’inizio della trasmissione. Non mancheranno poi svago, storie, segnalazioni su avvenimenti culturali e sportivi, qualche approfondimento legato al territorio. Senza dimenticare che ogni 15 giorni la trasmissione si sposterà metaforicamente in una delle tante piazze

delle città d’arte italiane: la gigantografia della piazza verrà posizionata dietro agli ospiti, in modo che sia in studio che il pubblico a casa possano avere una visione completa delle bellezze architettoniche del nostro Paese.

il Segno - Novembre 2009

Un personale ricordo

Ciao Rosa, insegnante modello

di Rita Gatta Ci ha lasciati in questi giorni una cara collega, un’insegnante che a Rocca di Papa ha vissuto tutta la sua vita professionale, scegliendo di restare, per tutto il suo percorso lavorativo, in questa nostra realtà a volte non facile, ma “vera”, proprio come lei. Figura di spicco nell’ambito dell’Istituto Comprensivo “Leonida Montanari”, Rosa Calitri è stata una tra le più valide colleghe incontrate: onesta fino in fondo, coerente con le sue scelte di lavoro e di vita, tollerante e moderata, soprattutto verso coloro con i quali non condivideva ideali e pareri, professionali e non. Una donna minuta che ha sempre dato, però, l’idea di una forza interiore e di carattere come poche: professionalmente preparata e anticipatrice di tante novità a livello didattico, Rosa è stata soprattutto un’educatrice. Colpiva ogni volta per la sua disponibilità al dialogo, al confronto, alla collaborazione. Pacata, di una calma gestita da un severo autocontrollo, Rosa difficilmente si lasciava andare, ma esprimeva con efficacia il suo sdegno o la sua ammirazione con la sola forza delle parole che sapeva dosare e bilanciare. Tanti gli interventi in cui la sua energia moderatrice si è rivelata risolutoria, in cui le sue parole hanno placato animi accesi: proprio lei dalla quale, conoscendo le sue idee, ci si sarebbe aspettati una presa di posizione decisa. Ogni volta mi stupiva questo suo modo di gestire situazioni nelle quali riusciva ad essere super partes. Non ho avuto l’opportunità di condividere lunghi percorsi di collaborazione diretta, essendo state impegnate, pur nello stesso Istituto, in due realtà scolastiche diverse, ma ho avuto modo di conoscere la sua forza morale e la sua coerenza. Pregio quest’ultimo conservato fino in fondo. Ho condiviso una sera, al termine di una riunione scolastica un attimo di fragilità per un forte dolore che l’aveva colpita e ho cercato con difficoltà –la nostra confidenza non era stretta, pur provando per lei tanta stima e tanto rispetto- di trovare le parole più adatte per consolarla. Ho un unico, tardivo rammarico: non aver compreso la serietà del suo precario stato di salute e non aver vinto il pudore di fare, come avrei voluto, una telefonata per salutarla e chiederle come stava. Osservare oggi il suo numero telefonico nella rubrica del cellulare, scoprire di averlo, rende ancora più viva questa amarezza.


il Segno - Novembre 2009

Cultura e

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Salvate il Convento ... d’intorni

la sua storia e i suoi alberi

di Andrea Sebastianelli Storie recenti e storie passate. Le vicende spesso si intrecciano e, come fossero preda del vortice del tempo, tornano d’attualità. La stessa attualità in cui incapparono cent’anni prima. E’ ciò che accade per il convento di Monte Cavo, ridotto oggi a poco più di un rudere. Anche di fronte a tale decadenza e abbandono si possono avere diversi atteggiamenti. C’è chi cerca di intervenire tentando di condurre una battaglia atta a salvare il monumento sacrale; c’è chi semplicemente se ne disinteressa. Leggete questa storia e fatevi un’idea. Il 28 agosto del 1875 si riunisce in tutta fretta, in seduta non pubblica, il Consiglio Comunale di Rocca di Papa per affrontare la questione del “Convento di Monte Cave” e per chiedere la cessione dell’edificio allo stesso Comune. Qualche anno prima, l’11 dicembre 1873, un Consiglio straordinario era stato indetto dall’allora Sindaco per “dimandare la cessione dei due conventi esistenti in questo paese, uno dei Religiosi Trinitari e l’altro dei Riformati Minori Osservanti di S. Francesco di Palazzolo”. In quella seduta non ci si occupò di un terzo convento, appunto quello “esistente sul rinomato Monte Cavo in cui risiedono i Religiosi Passionisti”. In due anni però qualcosa di nuovo era avvenuto. L’edificio di Monte Cavo stava per essere abbandonato dai religiosi e rischiava di diventare covo di malviventi essendo “circondato da estese macchie che si collegano con quelle limitrofe di Velletri e Valmontone”. Oltre a questo la preoccupazione dell’amministrazione comunale era dettata anche dal fatto che Monte Cavo era un luogo importante e storico che rischiava di degradare. Il rischio era che “cesserebbe quel concorso che sempre si è verificato e si verifica di tanti studiosi sia nostrani che esteri che ivi si recano ad ammirare quei ruderi monumentali che ricordano la gloria e la gran-

dezza dei secoli che furono”. La legge del 7 luglio 1866 aveva soppresso molte strutture religiose e questa sorte toccò anche al convento di Monte Cavo. Da qui il tentativo del Consiglio Comunale di Rocca di Papa e del Sindaco Carlo Botti di lasciare la possibilità “al Comune stesso di provvedere per la conservazione”. Visto il disinteresse del Consiglio Comunale dei giorni nostri (che non ha ritenuto di dover discutere dello stato del convento nemmeno di fronte al recente crollo) sorprende con quanta attenzione e preoccupazione affrontarono invece la questione 134 anni fa. Il Consigliere Giuseppe Neri per esempio sottolineò la necessita di “far sì che detto locale sia conservato per comando di tutti quelli che ivi si recano ad ammirare le antiche gloriose vestigia del tempio dedicato a Giove Laziale e della Via Latina, di cui ancora se ne veggono i tratti”. Alla fine il Consiglio autorizzò all’unanimità la Giunta “ad avanzare domanda alla Ecc.ma Amministrazione del Fondo per il Culto (da cui dipendeva il convento, n.d.d.) perché sia ceduto a questo Comune l’indicato Convento ed annessi per iscopo di pubblica utilità e sicurezza”. Atto firmato dal Sindaco Carlo Botti e dai Consiglieri Pietro Castri, Enrico Fondi, Tommaso Basili, Pietro Botti, Giuseppe D. Neri, Pietro Gatta e Pietro Polidori. Segretario E. Scardecchia. Pensate che quando il Consiglio di allora decise di avanzare questa proposta il convento non era ancora stato dichiarato monumento nazionale. Anzi, fu proprio grazie alla pressione esercitata dall’amministrazione comunale che tale monumentalità verrà dichiarata il 14 aprile 1877. Dopo poche settimane dal decreto con cui il “Ministro per gli Affari di Grazia e Giustizia e de’ Culti” dichiarava il convento monumento nazionale, il Sindaco Botti torna all’attacco presentando un’ulteriore istanza al Ministero della Istruzione Pub-

Una storia del 1875, quando il Sindaco Carlo Botti...

blica (vedi lettera sopra), affinché “si degni lasciare per la ufficiatura di quella chiesa due ex mendicanti ed un laico per le cause diffusamente già espresse dal Comunale Consiglio con delibera del 28 agosto 1875”. Le tre persone che avrebbero dovuto occuparsi della conservazione del convento erano Vincenzo Marrocco, Pasquale Nannarone e Domenico Dal Cinque. Ma non è finita. La Commissione Conservatrice dei Monumenti del Ministero, nell’adunanza del 19 ottobre 1883, sembra fare addirittura un atto che ai giorni nostri potrebbe apparire rivoluzionario. Oltre a tutelare anche la “zona di terreno attigua all’ex convento di Monte Cave” (l’edificio era stato dichiarato monumento nazionale sei anni prima), la Commissione stabilisce che “si conservino” pure “gli alberi secolari di alto fusto esistenti in tale zona”, nonché “i monumenti che vi sono o che col tempo vi si potessero rinvenire, ed in particolar modo gli avanzi della via antica Romana”. Se confrontiamo questi atti di tutela e conservazione di cent’anni fa con gli scempi dei tempi moderni e con il disinteresse dell’odierna pubblica amministrazione, davvero verrebbe voglia di saltare su una macchina del tempo lasciandoci alle spalle tanta insensibilità e ignoranza.


Paese che vai...

STORIE Rocchiciano o Roccheggiano, questione di tradizione

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il Segno - Novembre 2009

Per i forestieri saremo sempre “roccheggiani”

di Marco Rapo Rocchiciano o Roccheggiano? Forse il dilemma è tutto nel dialetto. So’ Rocchiciano, o meglio so’ Rocchicianu... è l’esclamazione quando si parla con amici, quando qualcuno ti chiede a Rocca di dove sei. Rocchiciano, ovvero un segno distintivo del tuo essere, differente dall’essere Frascatano o Genzanese, un vero e proprio tatuaggio che ti porti dietro tutta la vita; Roccheggiano invece è quasi un aggettivo “snob”, anche a scuola, quando la professoressa ti chiedeva se eri Frascatano tu le rispondevi “No! Sono di Rocca di Papa” e mai “sono roccheggiano”. Il dialetto nel nostro paese è stato molto

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ra sceso dal treno tre ore prima. Aveva pranzato in una trattoria al di là del torrente. Ma già in quelle poche ore gli si era messa dentro una strana inquietudine. Aveva notato che nulla era come se lo ricordava. Il fabbricato della stazione era mal ridotto e il ferroviere, che lo aveva accolto, gli aveva fatto notare, sbrigativamente, che in quella stazione fermavano soltanto due treni ed uno notturno, in senso contrario. Stava percorrendo la strada statale già da circa un’ora quando, al di là della grande curva di San Bartolomeo, gli apparve avvolto in una foschia grigia il paese al quale era diretto. In quel paese c’era nato settanta anni addietro e adesso, dopo anni di lavoro in una grande città, tornava per trascorrervi in pace i suoi ultimi anni. Lo ricordava molto piccolo, quasi un presepe, attraverso chiare immagini stampate indelebilmente nei suoi ricordi. E negli anni l’unico mezzo che aveva avuto per rivedere il suo paese, era stata soltanto la sua memoria: in un incendio aveva perduto le sue cose personali e le uniche fotografie che possedeva. a quella inquietudine che lo aveva preso appena arrivato non lo aveva abbandonato ed ora, che era ad un passo dal paese, si

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forte fino agli anni Novanta, poi pian piano è andato in crisi. Ora a parte gli anziani e qualche giovane (classe ‘82-‘83) è raro sentire qualcuno che parla in dialetto. Lo stesso problema puo’ sorgere, visto che parliamo di Rocca di Papa tra i cittadini

della Romania, Romeni o Rumeni? Comunque il cittadino di Rocca di Papa per quelli del posto sarà sempre il “rocchiciano”, per gli altri dei paesi vicini il “roccheggiano”. Questo è stato e sarà sempre così.

IL RACCONTO DEL MESE

Ricordi

Tornando nel paese d’origine

di Noga era acuita e non sapeva dargli una spiegazione. Un pensiero era più assillante di altri: avrebbe ritrovato la casa dei suoi genitori sempre uguale con le persiane verdi, il portoncino di legno scuro verniciato di nero, con una grande maniglia al centro ed una catenella per suonare la campanella posta vicino alle scalette del pianerottolo? Non riusciva a pensare ad altro e quella grande maniglia gli si era fissata in testa come un chiodo e non riusciva più a camminare speditamente. Ma ormai era vicinissimo all’antica porta e oltrepassatala la prima cosa che vide fu un grande caseggiato nuovo e bruttissimo. Sentì un tuffo al cuore e con una sensazione di scoramento profondo imboccò il breve tratto di un vicoletto, triste e abbandonato. Quindi si ritrovò nella via principale che conduceva alla casa dei suoi genitori. Essa non era lontano, ma tutta la prospettiva della strada era cambiata: le facciate delle case erano tutte nuove e dai colori sfacciati, infissi in alluminio, portoncini metallici. Non aveva ritrovato il bel sel-

ciato in pietra così lucido e brillante quando pioveva. I lampioni antichi erano stati sostituiti da strane lampade in plastica traslucida. I neri fili della corrente elettrica non correvano più da una casa all’altra e non avrebbero più sorretto le gocce di pioggia, che tanto gli piacevano da bambino, e che tante volte aveva scommesso con i suoi coetanei quale di esse sarebbe arrivata per prima alla fine del filo cadendo poi a terra, leggera come un piccolo insetto argenteo. Ebbe un tremito che gli percorse tutto il corpo: si fermò all’istante. Non poteva prose-

guire. Temeva che la casetta non ci fosse più o peggio che fosse stata manomessa e che il campanello fosse stato sostituito da uno stupido motivetto, come quello dei telefonini. Tutte cose che, lasciando per sempre quella grande città, aveva sperato di aver abbandonato per sempre e di vivere, per i pochi anni rimasti, circondato dai suoi ricordi ritrovati nelle cose e nelle vie del paese nativo. ornò indietro e ripercorse la medesima strada e quando si ritrovò nella triste sala d’aspetto della piccola stazione, due lacrime gli scivolarono lungo le guance. Ma ormai aveva deciso: il suo paese lo avrebbe rivisto, così come era una volta, nei suoi ricordi e si addormentò in attesa di quel treno notturno, che chissà se sarebbe mai passato di lì.

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Il libro “I quindici racconti” di Gabriele Novelli

Abbiamo imparato ad apprezzare lo stile asciutto e arguto di “Noga” attraverso i racconti brevi pubblicati ogni mese sul nostro giornale. Ora per approfondire la conoscenza di quest’autore c’è un libro accattivante che nasconde dietro ogni storia un prezioso cofanetto contenente vite vissute, speranze, amarezze, ironie e gioie. Potrebbe essere un bel regalo per il prossimo Natale.


Atto unico d’amore

SIPARIO APERTO Il prossimo 22 novembre al Teatro Civico di Rocca di Papa il Segno - Novembre 2009

Edy Angelillo e Michele La Ginestra per la regia di Lamanna Edy Angelillo e Michele La Ginestra

di Gaetano Casilli Arriva anche al Teatro Civico di Rocca di Papa la commedia scritta da Adriano Bennicelli con Edy Angelillo e Michele La Ginestra, dal titolo “Radice di due”, premiata in occasione dell’edizione 2006 del “Premio di scrittura teatrale Diego Fabbri” e dell’edizione 2008 del “Premio Oltreparola”. Due riconoscimenti importanti per due attori di qualità e una storia appassionante, piena di sorprese e sentimento. Si tratta di una particolare vicenda che vede intrecciarsi due esistenze parallele, quelle di Geraldina e Tommaso interpretate dai due attori. I due si conoscono sin da ragazzi, sono vicini di casa, e insieme frequentano lo stesso liceo.

Tommaso è appassionato di matematica mentre Gerry è più riservata e in aperta contrapposizione con il suo compagno e amico. Ben presto questa semplice amicizia si trasforma in una storia d’amore che durerà per tutta la vita. Edy Angelillo e Michele La Ginestra, offrono al pubblico una eccezionale prova d’attore in questo atto unico di Bennicelli che offre lo spunto per riflettere e guardare tutti gli aspetti della vita quotidiana, da prospettive diverse, così come sono diversi questi due personaggi, “radice di due” appunto. E, per tornare all’atto unico, questo consente di non spezzare il ritmo, di godere appieno delle sensazioni e di condividere con i due personaggi, ogni parola e ogni singola situazione. Geraldina e Tommaso insomma, appaiono sì profondamente diversi ma allo stesso tempo talmente uguali da non poter dimenticare gli attimi preziosi dei semplici giochi infantili, la tenerezza degli sguardi adolescenziali, la bellezza della scoperta della sensualità, il desiderio di una vita da condividere.

L’ a b i l e m a n o d e l l a regia di Enrico Maria L a manna rende frizzante e pieno di ritmo il gioco alterno del rintuzzarsi continuo dei personaggi. In fondo, lei e il suo giocare con il mondo sono l’eccezione, mentre lui e la sua attrazione per la matematica sono la regola. È una storia d’amore, di matematica e di sentimenti… Uno spettacolo brillante, con risvolti dolci-amari, per divertirsi e per riflettere, per sorridere, ridere e magari sognare. E al termine ci si chiede se questi due caratteri esistono veramente nel nostro quotidiano oppure se magari siamo stati o saremo noi a renderli tanto d’attualità.

Il cartellone del Teatro Civico Rocca di Papa

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Spettacolo comico di cabaret con la partecipazione di Giandomenico Anellino

“Radice di due”

“Santa voglia… di ridere”


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IL DIBATTITO

il Segno - Novembre 2009

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

La risposta dell’autrice

Allibita ed indignata all’idea che oramai, per argomentare le opinioni e difendere il proprio pensiero, ci si debba esprimere con giudizi offensivi, senza rispetto di alcuna regola, prima tra tutte quella della buona educazione, approfitto del diritto di replica e senza nessuna intenzione polemica mi rivolgo all’autrice dell’articolo citato. Ho letto e riletto l’articolo da Lei scritto e pubblicato su “Il Segno” ottobre 2009 e non riesco a capacitarmi di come, proprio Lei, che sempre nel medesimo numero, alcune pagine prima, sostiene la libertà di informazione ed avversa Berlusconi, possa poi, senza ritegno, utilizzare la stessa arroganza, per calunniare, irridere ed emarginare chi per cultura, estrazione sociale, o semplicemente per scelta, non condivide i suoi stessi gusti televisivi. Purtroppo, il “Berlusconismo” (dottrina senza principi), sta di fatto compromettendo il rispetto per la dignità degli individui. Si ricorre sempre più spesso alla prassi dell’antagonismo: “Chi non la pensa come me deve essere marginalizzato e svillaneggiato”. Giusto per intenderci, mi riferisco ai giudizi sulle casalinghe da Lei espressi nell’articolo, definite “un tantino perverse”, “abituate e assuefatte all’alterazione della realtà“, “persone che non usano il cervello”. Non so quanto volontariamente, ma Lei ha espresso il seguente sillogismo: casalinghe uguale a stupidità. Mi permetto, quindi, di sottoporle alcune brevi considerazioni e valutazioni di carattere economico e sociale. Quella della casalinga è professione seria. Lavare, pulire, rassettare, cucinare, accudire i piccoli e gli anziani, fare la spesa, amministrare, programmare e pianificare, seguire i figli nei compiti e nelle varie iniziative di formazione e socializzazione, sono attività piuttosto impegnative (e a volte monotone) che richiedono tempo, salute e risorse. Il lavoro di casa, se venisse calcolato nella contabilità nazionale, rappresenterebbe il vero motore dell’economia italiana. La produzione-ombra che nessuno paga, o vuole pagare, e di fatto nessuno considera. Una ricerca elaborata alcuni anni fa, su base scientifica, da economisti de “Lavoce.info” calcolò che il lavoro delle casalin-

Resto sempre sconcertata dall’ incapacità di alcune persone di non riconoscere l’ironia, di non accettare un pensiero diverso dal loro e di scambiare un dato oggettivo per maleducazione, mettendoci in mezzo la libertà di stampa e paragonandomi a Berlusconi... boh! Cara Donatella, Le consiglio di guardare il sabato alle 9.30 su Rai 3 il programma Tv Tolk, è lì che ho preso i dati di ascolto e il target di certi spettacoli, non volevo offedere nessuno ma Beautiful o 100vetrine o Grande fratello ecc. è visto per lo più da casalinghe. E’ colpa mia? A Lei non piacciono le polemiche, io scrivo apposta per provocarle, sono libera di criticare e giudicare se un programma non mi piace, Lei o un’altra può fare altrettanto; giuro, non ve lo impedisco! Non ho mai detto che sono stupide ma che hanno un cervello e non lo usano e lo ribadisco, sono convinta che le donne siano intelligenti al punto tale che le vorrei dirigenti, Capi di Stato, segretarie di partito, vorrei tutti i posti di potere in mano alle donne, per questo le voto sempre ma, se crede che mi faccia infinocchiare dalla retorica “che casalinga è bello” si sbaglia. La donna da secoli è costretta a stare in casa e come fa a restistere tutta una vita a pulire, stirare, cucinare, lavare, educare, curare? Solo fingendo di credere che quella sia la sua realizzazione, la sua felicità, beh io non ci sono cascata. Se pulire casa ecc. è bello, perchè gli uomini si sentono ridicoli nel farlo? Nel 2009 sono ancora pochini i maschietti italiani a fare le faccende

Casalinghe e rispetto Un ruolo fuori tempo ghe è un “tesoretto” che vale, sia pure sul piano virtuale, qualcosa come il 32,9% del PIL, cioè circa 433 mila milioni di euro. [...] Nell’espletamento delle sue attività, la donna che lavora in casa (e sono le donne, neanche a dirlo , a sobbarcarsene il peso maggiore), eroga una varietà di servizi che se, svolti singolarmente da una babysitter, un’infermiera, un’assistente sociale, una collaboratrice domestica, ovvero persone la cui mansione viene socialmente codificata come mestiere e professione, sarebbero retribuiti periodicamente. Non dimentichiamo che le società più complesse si reggono sull’organizzazione familiare, e la crisi in atto ce l’ha evidenziato. Quindi sarebbe il caso di guardare al nucleo familiare come una realtà sociale, oltre che naturale, che non può prescindere dal rapporto di relazione con le altre famiglie e, di conseguenza, con la società stessa. La donna che lavora in casa, non è semplicemente la “madre”, la “moglie”, la “figlia” o la “compagna” che per amore o per dovere si dedica alle opere di cura della casa e dei congiunti, ma deve essere considerata come una operatrice sociale che, anche se purtroppo a volte non ne ha piena coscienza, collabora per il miglioramento della qualità della vita della collettività. Il fatto che agisca nella propria abitazione e a favore dei propri familiari, senza un datore di lavoro effettivo, senza contributi, pensione, ferie ecc. non può sminuire il ruolo sociale che ella esercita. Insomma, riconosciamolo questo ruolo sociale, cosi come ha fatto la Corte Costituzionale con la sentenza 12 gennaio 1995 n. 28. Mi risulta anche, e non mi sembra un particolare trascurabile, che molte casalinghe d’oggi, a “tempo pieno” o “part-time”, oberate dagli impegni familiari, soffrano di solitudine proprio perché non riescono a intessere rapporti sociali come avveniva invece un tempo. Smettiamola, quindi, di identificare le casalinghe come donne sostanzialmente passive e senza cervello, che assorbono tutto ciò che viene loro proposto, senza alcuno spirito critico, e abbattiamo il muro di pregiudizi che le deprezzano. Cerchiamo invece di riconoscere la loro costante

operosità e i loro continui sforzi. Quindi, Daniela, quando legittimamente ritiene di dover criticare ciò che ci viene proposto dalla televisione, Lei ha cervello e mezzi, per sottoporci altre argomentazioni senza ricorrere a degli stereotipi. Da donna a donna, la inviterei ad esprimere alle casalinghe che svolgono una dignitosa professione, delle pubbliche scuse. Ritenendo che non ci sia una “Verità” assoluta , cerco di utilizzare ogni giorno

domestiche, che non sia un gran privilegio la mia generazione se ne era accorta e siamo scese in piazza per riprenderci la vita, quella vera, fuori dalle mura di casa, stufe di fare le cuoche, le cameriere. Peccato che per quanti sforzi facciamo c’è sempre chi come Lei le vuole regine del focolare. Io non ho da scusarmi, se mai è Lei a doverlo fare con me e con le giovani donne che vorrebbe riportare nel Medioevo. Se prendi coscienza di essere sfruttato ti ribelli, è quello che cerco di far capire. Possono esserci mille verità ma a me interessa la mia, non sono arrogante sono solo consapevole delle mie idee, cerco negli altri un dialogo e uno scambio, quasi mai un confronto perchè se non c’è sincerità diventerebbe scontro! Lei è sicura che con le Sue potenzialità non avrebbe potuto fare di più e che in fondo la vita così com’è ci va un pò stretta? A tutte: casalinghe e non; e che rifugiarsi nella superficialità non ci rende migliore la realtà, e che solo la conoscenza, l’informazione, la partecipazione rendono grande la nostra piccola vita? Per questo le pungolo, per farle reagire! Non voglio sopprimere le casalinghe, vorrei solo che in casa ci fossero finalmente anche i casalinghi. A Lei e a tutte le donne consiglio, come faccio da anni, un libro “Dalla parte delle bambine”, scritto quasi 30 anni fa, e il suo seguito uscito poco tempo fa, “Ancora dalla parte delle bambine”. Capirà perchè le donne sono “stupide”, perchè è così che gli uomini le vogliono. Daniela Di Rosa

le possibilità che mi vengono offerte, confrontando le opinioni e riflettendo sui fatti, per afferrare quel poco di precarissima “Verità” che riesco a cogliere. Sono, perciò, disponibile ad ascoltare pareri diversi, se ben argomentati e presentati con garbo. Li ritengo, senza rinunciare alle mie convinzioni più profonde un possibile arricchimento. Accetto, quindi, con piacere sue eventuali repliche. Donatella Cavenati


RIFLETTORI

il Segno - Novembre 2009

Quando la fede toglie la ragione

di Daniela Di Rosa

Questa settimana in Tv ha prevalso più che mai l’intolleranza degli ultrà cattolici, è stupefacente la loro mancanza di empatìa verso gli altri, verso le minoranze, verso il prossimo che ha idee diverse. Strasburgo ha ritenuto illegale i Crocifissi nei locali pubblici, e giù un coro di insulti, di luoghi comuni... terrificante la Santanchè che dà del pedofilo a Maometto perchè una sua moglie aveva nove anni, senza sapere che il matrimonio su volontà del profeta fu consumato quando la sposa ne aveva 15, uno in meno di Noemi la preferita di papi Berlusconi! O la “popolana” Mussolini ur-

lante e delirante: “Non potremmo portarli al collo, ne dire il padrenostro”. E il pubblico infervorato applaudiva. Ho il terrore di quel popolo, avrei voluto gridare come fece Moretti nel film “Sogni d’oro”: “Pubblico di merda”. Vorrei scendere in piazza e far sentire la mia voce, quella degli atei, degli agnostici, degli ebrei, dei testimoni di Geova, o dei Valdesi, dei Protestanti, dei Musulmani... poi penso: ma lo mettessero dove gli pare tanto a me è indifferente, ho cose più importanti da fare; la Chiesa metta il Crocifisso dove vuole ma ci restituisca ciò che è nostro: l’Ici sugli im-

Si è discusso di privacy a Madrid

Come rendere compatibile la proprietà intellettuale e il diritto alla privacy su Internet? Come trovare il giusto equilibrio tra sicurezza e video-sorveglianza? E ancora: come difendere i minori riguardo all’uso dei loro dati personali e favorire i flussi internazionali di dati senza venire meno alla garanzie per i cittadini? Intorno a queste domande e su altri temi scottanti si sono confrontate le Autorità per la Privacy di tutto il mondo riunite a Madrid dal 4 al 6 novembre in occasione della 31ma Conferenza Internazionale sulla protezione dei dati, alla quale ha partecipato anche l’Autorità italiana. Il Presidente dell’organismo italiano, Francesco Pizzetti, ha presieduto una specifica sessione dedicata a proprietà intellettuale e tutela della privacy che si è occupata delle possibili soluzioni per tutelare insieme proprietà intellettuale, diritti delle imprese e tutela degli utenti. Alla Conferenza si è parlato anche di social network, Web 2.0, di responsabilità delle imprese, di giornalismo digitale e di nuove tecniche pubblicitarie. In una società dove lo sviluppo inarrestabile dell’information technology, la proliferazione di nuovi servizi, il ricorso a forme sempre più pervasive di raccolta dei dati hanno un impatto senza precedenti sulla privacy delle persone, la protezione dei dati assume quindi un ruolo strategico e fondamentale. di Ermanno Gatta Marcello Morrone

il T o c c o

mobili, pagasse le tasse come le paghiamo noi. Irpeg e Irap per tutte le loro società sono dimezzate, ci ridiano indietro i soldi che i Comuni versano alla Cei: l’8% di tasse che versiamo per costruire una casa viene dato alla Chiesa senza il nostro consenso. Ma il popolino vuole veder scorrere sangue, e in ogni programma mattutino e pomeridiano vedi queste donne sbraitare e, chiunque abbia un minimo di cervello, fugge atterrito. Vorrei far valere i miei diritti di non credende ma non al prezzo di confrontarmi con certe persone... persino Dio quando le sente prende sulle spalle la sua Croce e scappa pensando che il suo sacrificio non è servito a niente se ancora lo usano per offedere, insultare o peggio, come ha fatto il luciferino Ignazio La Russa, incitare alla morte, e meno male che loro sono i buoni! A settembre sono stata in Turchia, verso il tramonto dai Minareti usciva uno struggente

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Karl Marx

canto d’amore, gli uomini si raccoglievano in preghiera... sono entrata e ho ascoltato in silenzio, come ho fatto tante volte in passato nell’Abbazia di San Nilo o nella Chiesetta di Gubbio dove San Francesco incontrò il lupo, o in Grecia alle Meteore e a Monte Athos, lì regna la serenità; poi nel mondo vedi ciò che le varie tifoserie religiose fanno e capisci che è tutto un inganno, che è sempre attuale quello che scriveva Marx: la fede è la droga dei popoli! Per trovare un pò di pace in terra mi tocca “pregare” per un mondo libero e senza Dio.

Radio Radicale e il pianto da 30 mln di €

Soldi ai giornali e, più in generale, al settore della comunicazione. Un argomento sempre al centro di polemiche, tra favorevoli e contrari. A riaccendere la miccia è Radio Radicale che aveva iniziato a battere cassa. Dopo il pianto sono arrivati i soldi: ben 30 milioni di euro. Così per tre anni Marco Pannella potrà stare tranquillo, con 10 milioni all’anno più i “normali” fondi per l’editoria (altri 13 milioni). Ormai al pianto di Radio Radicale siamo abituati, così come siamo abituati alle tasche larghe dello Stato che elargisce senza restrizioni. Insomma, almeno per i prossimi tre anni, Radio Radicale è salva. A dire il vero, non c’è nulla di male in ciò visto che l’informazione di Radio Radicale è indiscutibilmente ben fatta, nonostante nel 2008 sia stata seguita da appena 515 mila ascoltatori nel giorno medio (fonte Audiradio 2008), il che significa che i contribuenti hanno pagato quel servizio oltre 25 euro all’anno per utente giornaliero. Quello che invece non va giù è che quel costoso servizio in un periodo di vacche magre è malamente quanto inutilmente replicato, qui e là per l’Italia, da un’altra emittente pagata dallo Stato (nella costruzione e nella gestione): GR Parlamento, la rete più inutile tra quelle gestite dalla RAI, un giocattolo che pare costi circa 7 milioni di euro all’anno e che nemmeno si sa quanti ascolti faccia. Luigi Serafini


il Segno dei tempi il Segno - Novembre 2009

nei disegni del Maestro Franco Carfagna

Su e giù per via Caprari

Ultima pagina

Da viale Enrico Ferri, poco prima dell’ex municipio, svoltando a sinistra si entra in una strada chiamata via dei Caprari. Prima di incamminarvi vi diamo però un consiglio: riposatevi un po’, prendete fiato e poi salite lentamente. Soprattutto seguite l’esempio degli Alpini, passi lunghi e lenti! Infatti stiamo parlando della strada più ripida di Rocca di Papa. Arrivati all’altezza del civico 47, sulla sinistra noterete una porticella alta non più di un metro e sessanta, come l’ha ben disegnata il maestro Carfagna. Si tratta di una porta risalente ai tempi in cui i rocchiciani (3 o 4 secoli fa) in quest’angolo del paese rimettevano le capre nelle stalle dopo che avevano pascolato tutto il giorno. Il terreno, a quei tempi, era adatto per questo scopo, visto che le capre amano vivere in zone cespugliose e molto scoscese dove la vegetazione arborea fatica a radicarsi. Le capre, infatti, arrampicandosi, arrivano a mangiare anche i rami e i polloni giovani degli alberi, interrompendo quindi la loro crescita. Tanto che si dice: “dove passa una capra non c’è più il verde”. Riprendendo il cammino, svoltate a sinistra e, dopo appena venti metri, verso destra, arriverete a via Gramsci dove ci si può fermare per un altro riposino dopo aver affrontato la faticosa “scalata”. Anzi, già che ci siete, seguite il profumo che comincerete a sentire nell’aria. E’ quello della porchetta di Gino, gustosa e saporita, cotta seguendo la tradizione dei tempi passati. Vi consigliamo di comprarne una mezza chilata per poi andarvi a bere un bicchiere di vino rosso in una delle ultime fraschette di Rocca di Papa, che si trova a pochi metri dalla norcineria. Terminiamo con un ricordo dei settantenni di oggi. Negli anni Sessanta, quando non c’era ancora l’edificio comunale, al suo posto esisteva una bella scarpata che dal Belvedere scendeva fino a viale Enrico Ferri. Ci si dava appuntamento proprio al Belvedere; chi faceva una partita a pallone; chi andava in bicicletta. Giù e su per viale Madonna del Tufo. Ma c’era anche chi portava con se una latta, un coperchio o un compensato da mettersi sotto al sedere per poi scendere a tutta velocità fino alla strada sottostante. Alzino la mano i rocchiciani settantenni che non l’hanno mai fatto!

Lettere, Proposte, Proteste e Reclami ilpiccolosegno@tiscali.it

Le lettere non superiori alle 13 righe devono presentare in modo chiaro nome, cognome, mail o numero telefonico

AUTOVELOX E PUBBLICI DIPENDENTI Gentile Direttore, sul “Piccolo Segno di Ottobre 2009” ho letto con un certo stupore la lettera della Signora Mariachiara Cecilia, titolare della ditta che “fornisce il servizio di controllo elettronico della velocità per il Comune di Rocca di Papa”. Noto con piacere che Ella invita la Signora a scusarsi con i dipendenti pubblici per le sue illazioni circa il loro lavoro. Non so se questa Signora, nel frattempo, abbia già provveduto a scusarsi: sarebbe un gesto quantomeno apprezzabile. Io, pur non essendo un dipendente pubblico, sono comunque un lavoratore di-

pendente e in quanto tale contribuisco con le mie tasse a finanziare gli appalti delle amministrazioni locali, incluso quello aggiudicatosi dalla Signora. Mi limito a rimarcare che un appalto concepito come sembra di capire dalla sua lettera (la ditta percepirebbe soltanto “un fisso su ogni sanzione regolarmente oblata, ovvero, a completo costo zero per le casse comunali, nel caso in cui non si elevasse alcun tipo di sanzione”) a me sembra una vera e propria “istigazione a multare”. Certo, elaborare il capitolato dell’appalto è responsabilità del Comune, e piazzare gli Autovelox in un tratto in discesa dove per an-

SOTTOSCRIVI PER IL SEGNO: Banca di Credito Cooperativo dei Castelli Romani - N. conto 103028 - Abi 7092 - Cab 39230

dare sotto i 50 km. all’ora bisogna tenere il piede sul freno anche a motore spento (come in via Frascati davanti a Mariapoli) è evidentemente una scelta della Polizia Urbana. Ma i lavoratori dipendenti che c’entrano? Negli ultimi tempi se ne sono sentite di tutti i colori su Autovelox, semafori “intelligenti” e dintorni: l’unica cosa certa, in queste poco edificanti vicende, è che le uniche vittime sono risultate sempre e soltanto i lavoratori pendolari, pubblici o privati che fossero. Un’ ultima annotazione: se non si ha rispetto per i dipendenti lo si abbia almeno per la grammatica. Leggo: “da lavoro” e “da fastidio”. Mi sembra di ricor-

dare che “da”, terza persona singolare dell’indicativo presente del verbo dare, prenda l’accento, anche se riferito a un’azienda sana, che paga le tasse e rispetta le leggi. Distinti saluti, Vincenzo De Angelis SAGRA CASTAGNE, I BIGLIETTI VINCENTI 1° PREMIO - Televisore LCD 32 pollici: Biglietto n. 08022 2° PREMIO - PC portatile notebook: Biglietto n. 14396

3° PREMIO - Video camera Samsung: Biglietto n. 16657 4° PREMIO - Cellulare Nokia: Biglietto n. 00220

Ringraziamo i nostri sostenitori: Sergio, Enzo, Marina, Alberto, Gianfranco, Antonello, Giorgio, Lorella, Aldo, Orlando, Oscar, Bruno, Nicola, Patrizio, Rossana, Paola, Nadia, Gianluca, Gennaro e Franco.


Il Segno novembre 2009