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il Segno PICCOLO

NO ALLA LEGGE BAVAGLIO

E’ partito l’assalto al Vivaro

Periodico mensile dell’Associazione Culturale Terre Sommerse Castelli

Anno IX, n. 6 - Giugno 2010

Comune di Rocca di Papa, votata l’edificazione di 1.200 metri cubi

Sebastianelli a pagina 7

Scuola, dopo Commercianti i tagli niente Parla Italia più classi Verdinelli

di Rita Gatta Recentemente a Rocca di Papa, come tutti sappiamo, sono state portate avanti iniziative politiche volte a migliorare la situazione scolastica: due nuovi edifici sono stati inaugurati il mese scorso, nella zona delle Vigne e ai Campi d’Annibale, con grande soddisfazione da parte di tutti. Purtroppo a queste lodevoli iniziative dell’Amministrazione Comunale non fa riscontro la politica scolastica nazionale. I tagli al personale docente e i provvedimenti tesi soprattutto al risparmio non rendono agevole una programmazione futura della scolarità cittadina.

SEGUE A PAGINA 13

Andrea Rasetti a pagina 8

Paura e terrore per le alte fiamme

Picchioverde a pagina 11

CAPELLI CON SISTEMA BIOLOGICO IN GEL

Gestione boschi

Si continua a discutere

Lettera al Sindaco

Incendiate 3 automobili in pieno centro

A pagina 9

n oCOvLOi tREàPER

Mobbing o PARRUCCHIERA fuori di testa che cosa? Di Rosa a pagina 15

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ATTUALITA’ Da “mani pulite” ad oggi, l’Italia affonda nella corruzione

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Nell’incantesimo che ha colpito l’Italia ci sarà una via d’uscita? di Daniela Di Rosa Queste settimane fatte di inchieste sul malaffare dilagante, a partire dal Ministro Scajola che abita in case pagate da imprenditori indagati per corruzzione, a Bertolaso patron della Protezione Civile invischiato anche lui in storie di sostanziose mazzette e favori, mi fanno venire in mente il periodo d’oro di “mani pulite” quando un misto di rabbia e speranza pervase le nostre vite. Un gruppo di magistrati con Di Pietro in testa scoperchiò il vaso di Pandora della politica italiana; furono degli eroi moderni, con coraggio scardinarono il male della prima repubblica scoprendo che la corruzzione nel Parlamento italiano era endemica. Ogni partito aveva al suo interno un ladro, un malfattore, ma solo due partiti erano la vera fabbrica del malaffare, dove veramente pochi si salvarono dalle accuse, la DC e il PSI (e infatti sparirono). Un mondo nuovo si spalancava davanti ai nostri occhi, la cerPICCOLO

il Segno

organo mensile dell’associazione culturale

“Terre Sommerse Castelli” Registrazione Tribunale di Velletri n. 5/02 del 19/02/2002

DIREZIONE

Via dei Monti, 24 - Rocca di Papa

DIRETTORE RESPONSABILE

ANDREA SEBASTIANELLI

tezza di aver fatto piazza pulita del marciume, di ricominciare con una nuova classe politica a guidare un Paese allo sbando. Invece commettemmo l’errore di non vedere che una nuvola nera ci veniva incontro, il “venerabile” maestro Licio Gelli aveva l’arma segreta per distruggere il Paese, il suo allievo più scaltro, l’affiliato alla P2 Silvio Berlusconi e i suoi fedeli “compagni di merende”. Nacque un partito, Forza Italia, e non lo prendemmo sul serio, ci mise dentro tutti i fuoriusciti peggiori dei due partiti defunti (meglio lì che in galera, pensarono) e tantissimi altri li comprò strada facendo, perciò oggi stiamo peggio di allora con la differenza che lui ha depenalizzato tutti i reati che lo riguardavano, ha elevato a Deputati e Ministri molti conrei, ha salvato amici e amici degli amici, l’ultimo in ordine di tempo (inventandosi un ministero apposta per lui) è Aldo Brancher, ex prete, già salvato una volta con la solita legge ad personam e risalvato ancora oggi perchè in attesa di un nuovo processo. Quindi, da oggi, intoccabile, un altro che gli dovrà gratitudine eterna! REDAZIONE

Noemi Bevilacqua, Gianfranco Botti, Piero Botti, Valentina Bucci, Gaetano Casilli, Stefania Colasanti, Daniela Di Rosa, Piero Fondi, Paola Gatta, Rita Gatta, Sandro Guidi, Marcello Morrone, Noga (Gabriele Novelli), Marco Rapo, Andrea Rasetti, Sergio Rasetti, Annarita Rossi, Maria Pia Santangeli, Luigi Serafini, Sandro Tabellione, Ettore Zanca, il-sognatore.blogspot.com

Nel frattempo questi disonesti incapaci stanno rovinando il Paese, ecco dove ci ha portato aver sottovalutato un uomo che sembrava una caricatura da avanspettacolo. L’ultima stoccata vorrebbe darla con la legge sulle intercettazioni (la cosidetta “legge bavaglio”) che, se passasse, non si saprà più niente dei processi in corso. Si libereranno mai gli italiani da questo malefico incantesimo? Per fortuna nascono ovunque sacche di resistenza, nuovi comitati di liberazione, come le Fabbriche di Nicki (Vendola), tutta la sinistra extra-parlamentare, il popolo viola (cittadini fuori dai partiti), i grillini (movimento 5 stelle di Beppe Grillo)... solo che, divisi, siamo quasi inutili. Per opporsi bisogna unirsi, il centro è sovraffollato, PD e PDL sono così simili da confondersi. Stà a noi fare la differenza e spostare il baricentro degli interessi dalla classe agiata e riportarli a quella disagiata, almeno proviamoci a partire da qui, dal nostro paese che tra meno di nove mesi tornerà al voto! ILLUSTRAZIONI Franco Carfagna, Ermanno Gatta

ilpiccolosegno@libero.it

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Ringraziamo i nostri sostenitori: Augusta, Antonello, Paola, Barbara, Gennaro, Oscar, Bruno, Orlando, Sergio, Rossana, Giorgio, Enzo, Aldo, Gianfranco, Nicola, Gianluca, Nadia, Alberto, Marina, Patrizio, Paola, Fabrizio, Giorgio, Giulia, Italia, Omero e Franco.

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il Segno - Giugno 2010

Una neo Assessora alla censura di Andrea Sebastianelli

Per la libertà di stampa è un momento difficile. Dopo la manifestazione a Piazza del Popolo a Roma nell’ottobre dello scorso anno, sembrava che i politici avessero compreso l’importanza di avere giornali e giornalisti liberi di scrivere e di commentare. Ora, non potendo abolire l’art. 21 della Costituzione (tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero) si cercano strade alternative per arrivare al medesimo risultato: imbavagliare l’informazione. E lo si fa partendo dalla imminente legge che vorrebbe abolire le intercettazioni telefoniche. Le sanzioni previste per l’editore che le dovesse pubblicare vanno da 25.800 a 310 mila euro. Una cifra abnorme per i grandi editori, figuriamoci per i piccoli che già con grandi sacrifici e impegno riescono, come dire, a stare sul mercato. La libertà di scrivere ciò che si vuole, nel rispetto della verità e dei diritti altrui, è un principio che deve essere difeso a prescindere. Certo, poi può anche accadere che durante un’assemblea organizzata dal Comune di Rocca di Papa, un’assessora (Pd) si alzi e, sbraitando, ordini al relatore di turno di far sparire dall’immagine proiettata alle sue spalle dal computer, una foto in cui appariva, tra tante cose, anche la testata del Segno. Che cosa pensate sia accaduto? Che il relatore ha eseguito l’ordine facendo sparire l’immagine e il pubblico presente non ha detto una parola sull’arroganza censorea dell’assessora. La difesa della libertà d’espressione comincia da queste piccole cose. Alla neo-assessora alla censura pubblica, diciamo solo di andarsi a leggere un po’ di articoli della nostra Costituzione e di metterli in pratica.


il Segno - Giugno 2010

ATTUALITA’ In tutti i Castelli Romani già raccolte 10 mila firme

Acqua bene comune, sipuòancorafirmare di affidamento) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, come modificato dall’art. 2, comma 13 del decreto legislativo n. 4 del 16 gennaio 2008».

di Noemi Bevilacqua In tutto il territorio dei castelli romani dal 25 aprile è iniziata la racccolta firme per l’inidizione di un referendum per far tornare l’acqua pubblica. La popolazione è chiamata a firmare 3 quesiti: Primo quesito: «Volete voi che sia abrogato l’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n. 112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall’art. 30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n. 99 recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” e dall’art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europee” convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166?». Secondo quesito: «Volete voi che sia abrogato l’art. 150 (Scelta della forma di gestione e procedure

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La risposta della popolazione è stata altissima: già all’inizio di giugno sono state raccolte tutte le 10 mila firme che rappre-

sentavano l’obbiettivo per la zona e adesso si punta al raddoppio. Inoltre si stanno creando vari comitati locali volti non solo a raccogliere le firme, ma a promuovere il referendum organizzando una serie di eventi che arriverà fino al voto. L’aspetto eccezionale della campagna è rappresentato dalla risposta delle persone: mai come in passato le firme sono trasversali, svincolate da logiche di partito ma dettate dalla vera indignazione della gente che si è stufata di essere considerata solo un a cquirente e non un cittadino con i propri diritti da far rispettare. Per chiunque volesse firmare o, ancora meglio, partecipare attivamente ai vari comitati, trova le informazioni sul sito www.acquabenecomune.org.

10 GIUGNO 1924

10 GIUGNO 2010

Terzo quesito: «Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?».

Corsi e ricorsi della storia

L’on. GIACOMO MATTEOTTI viene rapito e ucciso dai fascisti su ordine di Mussolini. Da documenti segreti americani risulta che Matteotti aveva scoperto che il Duce era coinvolto in un losco affare petrolifero.

Il Senato della Repubblica, con un voto a maggioranza, uccide la libertà di informazione, perchè l’informazione libera può documentare abusi e scandali degli uomini di potere. A cura de il-sognatore.blogspot.com

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PAGINA APERTA Alcune riflessioni sulla “tessera del tifoso” fatte da un tifoso

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In un Paese senza regole, il tifo diventa il “nemico” di Marco Bucci Come molti di voi già sapranno dal prossimo anno entrerà in vigore la tessera del tifoso, strumento che indiscutibilmente cambierà il tifo in Italia. La tessera del tifoso viene rilasciata direttamente dalla Questura, alla quale va inoltrata una richiesta con tutti i dati personali, necessari per un controllo accurato sulla persona. La tessera del tifoso è solamente l’ultima invenzione delle istituzioni per allontanare, o per rendere la vita più difficile, a coloro che allo stadio ci vanno per passione. Da diversi anni ormai per far entrare uno striscione, di qualsiasi tipo esso sia, si deve chiedere autorizzazione alla Questura, argomentando tale richiesta e rispettando dei parametri che sono assurdi: per esempio il materiale deve essere ignifugo, bisogna argomentare il motivo per cui è stato fatto quello striscione… L’Italia è l’unico Paese al mondo che utilizza il biglietto nominativo, così come lo sarà anche per l’adozione della tessera del tifoso, e tutto que-

sto è possibile grazie all’approvazione di leggi speciali che violano quelli che sono i diritti fondamentali del libero cittadino. Scandaloso è il fatto che il nostro governo non essendo capace di gestire l’ordine pubblico trova facile soluzione nel far giocare le partite senza spettatori; pensate se domani per diminuire le vittime della strada imponessero la chiusura delle strade nei fine settimana. Non credo che questa sia la soluzione al problema ma solamente il volersi bendare gli occhi e creare una tranquillità apparente tra la popolazione. Torniamo però alla tessera del tifoso, evidenziando quelli che sono i motivi del no. La tessera del tifoso è dotata di tecnologia RFID, utilizzata per l’identificazione automatica degli oggetti, e permette di seguire e memorizzare ogni singolo movimento di chi la possiede. La domanda ora sorge spontanea: ma se io girassi con la tessera del tifoso nel portafoglio dotata di tecnologia RFID le istituzioni o chicchessia saranno in grado di

Se il servizio pubblico per il TG1 è solo la voce del padrone

Una giornalista coraggiosa Maria Luisa Busi (nella foto). Ha lasciato il telegiornale delle ore 20.00 di Rai 1 perché si rifiuta di mettere la propria faccia su un telegiornale dal quale è sparita l’Italia vera, quella delle liste di attesa negli ospedali, delle persone che perdono il lavoro, delle scuole senza carta igienica, dei terremotati dell’Aquila che protestano. Un telegiornale nel quale un procedimento giudiziario che riguarda un importante uomo politico chiuso per decorrenza dei termini, viene presentato in modo che sembri un’assoluzione. Un telegiornale dove notizie importanti messe in tutto il mondo al primo posto, come quella sulla prima cellula artificiale, non trovano posto nella sua edizione delle ore 20.00. Un telegiornale dove c’è tanto Brunetta e Gelmini che digitalizzano uffici e scuole e ancora di più notizie confezionate nel modo che piace ai governanti in carica. Un telegiornale dove si trova facilmente spa-

sapere tutti i miei movimenti durante l’arco della giornata? Sì, lo potranno fare ed è chiaramente un sistema di controllo diretto sulla persona privandola della propria privacy. Quali saranno i privilegi che potrò avere in caso di sottoscrizione? L’unico privilegio che io posso avere è quello di sottoscrivere l’abbonamento annuale e di seguire la mia squadra nelle trasferte previa autorizzazione della Questura, ma questo “privilegio” l’abbiamo

zio per servizi come “Caccia al coccodrillo nel lago” o “Mutande antiscippo”. Argomenti fondamentali per i telespettatori della Rai alle ore 20.00. Il direttore Minzolini spiega meglio la sua filosofia dicendo che il pianeta Italia si divide tra RAI e MEDIASET e per crescere si deve conquistare parte del pubblico di Mediaset. Come dire che per togliere audience alle notizie date da Emilio Fede la Rai deve scendere e superarlo sul suo terreno. Se il Tg1, servizio pubblico nazionale, è diretto con questa impostazione, faremo bene a togliere audience proprio ad esso e affidarci a qualcuno più credibile. S.R.

il Segno - Giugno 2010

sempre avuto senza alcuna tessera. La tessera del tifoso garantirà l’ordine pubblico negli impianti sportivi? A questa domanda solamente il passare del tempo ci potrà rispondere anche se è facile intuire che la risposta sarà negativa. Prendiamo come esempio gli episodi sgradevoli che si sono verificati nell’ultimo derby romano. Sia all’interno che all’esterno dello stadio si sono verificati degli incidenti. Ebbene coloro che sono stati protagonisti degli scontri all’interno dello stadio potranno sottoscrivere ugualmente la tessera del tifoso in quanto non aventi DASPO in corso, mentre coloro che si sono resi protagonisti degli scontri all���esterno non avranno certamente il bisogno di sottoscriverla perché non avrebbero bisogno neanche del biglietto. Solamente il buon senso del cittadino potrà evitare gli incidenti negli stadi così come è sempre stato. A che cosa serve allora la tessera del tifoso? La tessera del tifoso è anche una trovata economica in quanto la sottoscrizione è a pagamento ed è strutturata come un qualsiasi bancomat, utile per bonifici, pagamenti online e qualsiasi altra operazione di cui si può usufruire con un normale bancomat, a costi però maggiorati. Avremmo bisogno dei numeri identificativi per i reparti d’azione della Polizia, dato che la maggior parte dei Paesi europei già ne fa uso, così da poter identificare chi commette errori visto che ce ne sono stati, vedi il caso Federico Aldrovrandi, Stefano Gugliotta, Gabriele Sandri, Riccardo Raisman, Carlo Giuliani e potremmo continuare per ore. Avremmo bisogno della tessera per i parlamentari perché chi è stato condannato per frode fiscale non può amministrare l’economia del nostro Paese. Le priorità in questo Paese sono ben altre e non sarà certo una tessera per chi va allo stadio a risolvere i nostri problemi, bisognerebbe risanare il debito pubblico, garantire al cittadino un’assistenza sanitaria adeguata, affrontare meglio la questione delle occupazioni perse ed in via d’estinzione… Noi tifosi, non dobbiamo chiedere il permesso per poter entrare in uno stadio, dobbiamo invece pretendere che chi amministra la sicurezza garantisca la nostra incolumità adottando leggi serie, e non di continuare a creare tensioni inopportune inventando leggi dal nulla, e talvolta violando la Costituzione Italiana per la quale si è tanto combattuto.


il Segno - Giugno 2010

ATTUALITA’

L’olocausto della Palestina e le violenze di Israele

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Filmati inediti da Gaza il prossimo 25 giugno a Lanuvio

di Odeh Amarneh* e Noemi Bevilacqua* Lo scorso 30 maggio, in acque internazionali, l’esercito israeliano ha attaccato la flotilla che stava portando gli aiuti umanitri a Gaza. L’attacco più violento si è verificato sulla nave turca Marmara, ma in tutte le navi ci sono stati pestaggi e, soprattutto, tutte le persone presenti a bordo sono state sequestrate e portate in Israele. Questa operazione è stata particolarmente efferata in quanto sono morte 9 persone e si sono avuti diversi feriti da arma da fuoco. Quanto accaduto ha mostrato a tutti il vero volto di Israele: violenza e prepotenza; per chi vive in Palestina è la faccia quotidiana dell’occupazione, mentre per l’Europa e l’Italia è stata una faccia nuova, più crudele e spietata. Una faccia che qualcuno può pensare sia giustificabile dalla lotta presunta di Israele contro il terrorismo. Ma sono terroristi i malati di Gaza a cui si cercava di far arrivare medicine? Sono terroriste le donne di Gaza a cui si volevano portare cibo e balsamo per i capelli? Sono terroristi i muratori a cui si voleva portare cemento e mattoni? Allora siamo veramente tutti terroristi! La stampa italiana in questa occasione ha enfatizzato l’accaduto ed ha condannato

l’esercito, non tutta però. Dalle pagine di alcuni giornali sono state vomitate righe e righe di odio nei confronti di quelli che vengono definiti falsi pacifisti che si permettono di difendersi con un bastone da un mitra; dei terroristi finti poppanti a cui era diretto il latte in polvere. Ci si chiede se alcuni giornalisti prima di parlare, prima di giudicare e prima di vomitare odio si facciano un esame di coscienza e si chiedano che cosa stanno pubblicando. O semplicemente devono obbedire a editori e finaziatori? Per esempio Il Giornale ha titolato “Israele ha fatto bene a sparare”, titolo che configura

di per sè apologia di reato. Come si può affermare che un soldato ha fatto bene ad uccidere un civile disarmato? I turchi che sono stati ammazati erano armati di sassi e bastoni, tanto è vero che non è stata rinvenuta nessuna arma, come possiamo ben immaginare dato che si trattava di pacifisti. Chi si può arrogare il diritto di decidere quale civile sia giusto uccidere e quale no? Dalle pagine dello stesso giornale sono partire diverse condanne ai lanci dei missili su Sderot, forse i giornalisti in questione si sentono un po’ Dio decidendo quale sia il popolo eletto che può uccidere e quale sia il popolo inferiore

che deve solo subire e soffrire. Che cosa succederebbe se un ipotetico giornale filopalestrinese titolasse “Viva i missili contro Sderot”? L’opinione pubblica, giustamente, si risentirebbe e chiederebbe delle scuse e delle rettifiche, perché non possiamo chiedere lo stesso se si tratta di Israele? Mentre scriviamo la nave Rachel Corrie è stata dirottata dall’esercito Isareliano verso Asqalan e tutti gli attivisti sono stati sequestrati. Ricordiamo che la nave porta il nome di una pacifista ventiquattrenne, armata di un megafono che cercava di impedire la distruzione di una casa a Rafah ed è stata ammazzata da un buldozer il 16 marzo 2003. Chiediamo a certa stampa: anche in questo caso Israele ha fatto bene ad uccidere? L’associazione Handala Palestina e Sinistra Ecologia e Libertà di Lanuvio, organizzano per venerdì 25 giugno a Lanuvio una serata di discussione e riflessione sull’accaduto con proiezione di filmati e dibattito e la presentazione del libro “L’Olocausto di Gaza” di Germano Monti. * Associazione Handala Palestina Info: associazione.handala @gmail.com

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Venerdì 25 giugno 2010 con costumi e pietanze dell’epoca

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PAGINA APERTA

Trovata coi suoi 6 cuccioli nei pressi di un cassonetto L’incredibile storia di Sissy, meticcia abbandonata

di Annarita Rossi Quegli occhi color nocciola mi guardano tutti i giorni al mattino quando avvio il computer al mio arrivo al lavoro. E quel ciuffo di pelo color crema, folto e un po’ spettinato, proprio appena sopra gli occhi, con quel musetto pronunciato che sulla sua prominenza, spiccando, sembra starci una bella prugna secca californiana rinvenuta in acqua, mi regalano uno sguardo simpatico e allo stesso tempo dolcissimo. Grazie alla tecnologia, la mattina questa bella immagine mi dà il buongiorno e durante la giornata, anche se soltanto per alcune frazioni di secondo, rivederla sullo schermo è proprio un piacere, come quando nel bel mezzo di una giornata di lavoro routinante e spesso logorante, questa foto mi rasserena. Non ho ancora avuto il piacere di conoscere ed accarezzare questo bel meticcio incrociato con un cane di razza griffone dal nome un po’ principesco, Sissy, ma possiedo alcune sue foto. Sissy, che da un paio di mesi ha una nuova padrona, adesso sì che la vita da principessa la fa veramente! La storia di Sissy è una storia come tante, è una di quelle storie con un destino comune a tutti quegli animali che subiscono purtroppo un abbandono. Sissy infatti, fu trovata un po’ di tempo fa, accanto ad un cassonetto dei rifiuti insieme ai suoi sei cuccioli appena nati. L’istinto materno la faceva restare immobile in quel posto ad accudire la prole, poi i suoi guaiti un giorno attirarono l’attenzione di qualche passante che con sensibilità consegnò mamma e cuccioli ad un’associazione animalista, la quale si prese cura di tutti fino al completo svezzamento prima di trovare loro una sistemazione definitiva.

Un caso fortuito fece sì che fu proprio la persona che aveva visto una foto di Sissy in internet, scattata all’arrivo al rifugio ma al quale annuncio per una serie di contrattempi non aveva potuto rispondere, a diventare la sua padrona. Il giorno del loro incontro, Sissy se ne stava buona in cuccia e sembrava proprio che stesse lì ad attendere quella donna. Nonostante il trauma per l’aver subito dei maltrattamenti e quindi la paura che ancora le si può leggere negli occhi quando vede degli sconosciuti, il momento del loro primo incontro è stato amore a prima vista, bisognose l’una dell’altra di un sentimento profondo e sincero. Sissy le ha subito scodinzolato e le è andata incontro correndo perché Sissy non può raccontarcelo ma può farci capire quanto gli animali possano avvertire a primo impatto chi hanno di fronte. Sissy ha scelto infatti una persona che da sempre è impegnata come volontaria animalista e quindi, non poteva sbagliarsi. Sissy non può neanche dirci quello che ha subito, lei non può parlare ma l’evidente segno di una lacerazione nella parte inferiore della mascella, ormai rimarginata, che ha lasciato un solco

tra gli incisivi facendo sporgere all’infuori un canino, è la prova inconfutabile che deve aver ricevuto un brutto colpo, un calcio o una bastonata. Ma Sissy è stata fortunata, quel suo passato che non potrà di certo dimenticare, sarà per lei soltanto un brutto ricordo, che porta con se ancora oggi terrorizzandosi quando sente dei rumori. La sua compagnia è di grande aiuto alla zia, la quale vivendo da sola da diverso tempo, non rimpiangerà mai la scelta fatta e forse chissà se, sotto sotto, anche Soumo, l’amorevole gatta, compagna da tanti anni, che guarda Sissy con un po’ di diffidenza, un giorno verrà conquistata dalla sua dolcezza e le diventerà amica. L’estate e le vacanze tra non molto arriveranno e con esse ancora una volta il deplorevole numero di abbandoni, come ogni anno. Sicuramente uno tra gli animali meglio riconosciuto come animale d’affezione, il cane, possiede quell’inconsapevole dono che ci aiuta nei momenti difficili della nostra vita, ci fa sorridere e commuovere e persino restituirci la voglia di vivere quando l’abbiamo perduta e tutto questo senza pretendere chissà cosa in cambio. Non dimentichiamolo.

il Segno - Giugno 2010

Bimbo cieco “vede” come i delfini

Un bambino inglese cieco dalla nascita ha imparato a “vedere” utilizzando un sonar, una tecnica di localizzazione acustica uguale a quella con cui i delfini si orientano in mare. Jamie, che ha 4 anni, schiocca la lingua sul palato per imitare i toni dei delfini sott’acqua ed è in grado di riconoscere quando le onde sonore colpiscono un oggetto. In questo modo il bimbo si orienta ed evita gli ostacoli. “Ha cambiato le nostre vite, la terapia è stata una rivelazione”, ha detto la madre. “Da quando ha imparato, camminiamo al parco e Jamie non ha più bisogno di darmi la mano. Sa anche trovare i corrimano per salire le scale di casa senza alcun aiuto”. Jamie ha appena completato la terza sessione terapeutica con un guru statunitense, Daniel Kish, diventato cieco a tredici mesi. Kish, che è presidente dell’organizzazione World Access for the Blind, ha dedicato la sua vita ad aiutare chi non vede più e ha sviluppato il sistema basato sul sonar degli animali per aiutare gli esseri umani a creare una mappa di ciò che li circonda. La tecnica è basata sulla propagazione delle onde sonore. Quando Jamie schiocca la lingua sul palato crea delle onde che, se colpiscono qualcosa, vengono riflesse verso l’orecchio, consentendo al bimbo di decodificare molte informazioni sull’oggetto: dimensioni, forma e distanza. Il processo è simile a quello che utilizzano i normo-vedenti, che si affidano a modelli di restituzione della luce per vedere realmente. “Un albero può essere individuato a dieci metri, un edificio di grandi dimensioni può essere rilevabile anche a cento” ha spiegato Kish. I soldi per la terapia del piccolo Jamie, circa 2.500 sterline, sono stati raccolti nella sua città, Ashford, nel Kent, dove i volontari si sono sottoposti ad una serie di attività con gli occhi bendati per immedesimarsi nella sua condizione. Il piccolo fa parte di un gruppo di bambini, in vari Paesi del mondo, a cui Kish, che vive in California, ha offerto il trattamento. L. D’A. II C Scuola Alberto Sordi Tratto da: “Dalla Scuola, il giornale degli studenti” del 4 giugno 2010, n. 20


il Segno - Giugno 2010

INDOVINA QUANTI SIAMO?

Al 30 aprile 2010 i residenti censiti nel Comune di Rocca di Papa erano 15.870 (maschi 7.886; femmine 7.984).*

*dati forniti dall’Ufficio d’Anagrafe

ROCCA DI PAPA notizie, informazione, attualità

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NUMERI UTILI

Farmacia Comunale: 06-9499986 Clinica San Raffaele: 06-9428601 Comando Carabinieri: 06-94749007 Polizia Municipale: 06-94286134 Centralino Municipio: 06-942861 TAXI Mario: 339-1669282

Il Consiglio approva l’edificazione di 1200 metri cubi di manufatti

In silenzio arriva il via libera alla cementificazione della frazione Vivaro Rimproveri di Sindaco di Sergio Rasetti Il Sindaco Boccia sembra ormai aver assunto un atteggiamento definitivo di critica pubblica a tutti quelli che osservano o contestano le decisioni prese dalla sua amministrazione. Una critica espressa anche in occasione di alcune sedute del Consiglio Comunale dove non risparmia battute contestando, anche se in modo garbato, articoli scritti su giornali o manifesti che trattano di cose locali descritte in modo diverso da come le racconta Lui. Naturalmente il Primo Cittadino ha tutto il diritto di spiegare come la pensa in ogni occasione, però chiamare in causa qualcuno seduto tra il pubblico, che non può rispondere alle battute con le battute o agli argomenti con gli argomenti perché il pubblico, durante le sedute del Consiglio, non può parlare, non ci sembra molto corretto. Se è vero che sono i fatti che contano e non le chiacchiere di oppositori e dei non correttamente informati, perché si dedica a contestare in quella sede e in modo inusitato chi ha punti di vista diversi dai suoi sulle questioni di interesse comune? Una risposta possibile potrebbe essere la seguente: “Troppo abituato, per il vuoto politico che si è creato a Rocca di Papa da alcuni anni, a non essere efficacemente contraddetto, quando necessario, dentro e fuori della sua maggioranza”.

di Andrea Sebastianelli Il Comune di Rocca di Papa ha dato il via libera alla cementificazione della frazione verde del Vivaro. Nel Consiglio Comunale dello scorso 24 febbraio l’amministrazione Boccia ha infatti approvato un “PUA” (Piano di Utilizzazione Agricola) che prevede un progetto di realizzazione di un’azienda agricola che interesserà opere costruttive per quasi 400 metri quadrati (12 box per cavalli, fienile, magazzino, rimessa e un locale servizi con tanto di cucina, bagno e spogliatoio). In totale saranno realizzati 1.237 metri cubi di edifici coperti. A cui bisogna aggiungere altri 3.200 metri quadrati di superfici scoperte (campo di addestarmento cavalli, piazzale per carico e scarico merci e ovviamente gli ormai insostituibili parcheggi). Insomma, senza dover attendere l’entrata in vigore del nuovo Piano Regolatore Generale (cosa che devono fare la maggior parte dei cittadini), è bastato adottare una deroga alla legge regionale n. 38 del 1999, un’altra deroga al PRG vigente (quello del 1976) e il Consiglio Comunale ha approvato praticamente all’unanimità (un solo voto contrario, quello di Morana di Sinistra e Libertà) e il “progetto definitivo dell’azienda agricola” è diventato realtà. L’area interessata, appartenente alla “Società Agricola Polentone”, si trova sulla via Olimpica ed è gravata da vincolo paesaggistico per cui è (sarebbe) vietata ogni “attività comportante trasformazione dell’uso del suolo

Il Centro Coni al Vivaro

diversa dalla sua naturale vocazione per l’utilizzazione agricola”. In quest’area sarebbe possibile costruire soltanto “abbeveratoi, ricoveri e rimesse per il bestiame brado”. Sul lotto in questione esistono già dei manufatti piuttosto scadenti, “realizzati circa 20 anni fa dal precedente proprietario (la società Trapezio Srl, n.d.d.) senza alcuna autorizzazione edilizia”. Manufatti per i quali venne anche presentata domanda di sanatoria, ma che ora dovranno essere abbattuti perchè tale domanda non è stata accolta esistendo appunto vincoli di tipo paesaggistico, in questo caso non derogabili. Malgrado ciò, per il progetto in questione “si rende necessaria la realizzazione di alcune strutture funzionali alle attività da svolgere per le quali (udite! udite!, n.d.d.) il presente PUA costituisce strumento di deroga”. Ed è su queste basi che l’amministrazione Pd di Rocca di Papa ha pensato bene di dare il via libera alla prima fase di quello che possiamo già chiamare “il sacco del Vivaro”. Ora l’idea di trasformare la fra-

zione verde di Rocca di Papa in un insieme sparso di costruzioni, stalle, box, ecc. ecc. ha ricevuto l’altolà da parte del Parco dei Castelli Romani poichè “gli interventi proposti sono da considerarsi ex novo dei manufatti, in quanto quelli esistenti risultano privi dei necessari titoli autorizzativi”. E poi anche perchè nel progetto “si prevede di realizzare spazi esterni di notevole superficie che presumono una compromissione degli attuali caratteri di naturalità dell’area”. Contro la decisione del Parco l’azienda potrà presentare ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio. La cosa che più sorprende è il fatto che l’operazione sia passata, fino ad oggi, nel più assoluto silenzio. Il Comune (che invia decine di comunicati stampa anche sulle iniziative più insignificanti) se n’è guardato bene di rendere pubblico quest’atto di Consiglio Comunale; allo stesso modo l’opposizione ha fatto finta di niente. Come direbbe il nostro Sergio Rasetti: “meno male che il Segno c’è!”.


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ROCCA DI PAPA

il Segno - Giugno 2010

“IlCentroStoricoha bisogno di idee ingradodirecuperareiltempoperduto” La parola alla neo-presidentessa della nuova Associazione Commercianti

di Andrea Rasetti Qualcosa inizia a muoversi per il rilancio del centro storico di Rocca di Papa. A ridare un po’ di coraggio al più antico quartiere roccheggiano è Italia Verdinelli, neo-presidentessa dell’Ascom, l’Associazione Commercianti che da alcune settimane sta cercando di ritrovare l’unità tra gli esercenti locali mettendo in campo proposte e progetti per il presente e per il futuro affinchè il centro non muoia. La prima scelta attuata è stata quella di aderire alla Confcommercio, che ad oggi conta a Rocca di Papa una quarantina di affiliati. “Si tratta di una decisione che ci permetterà di usufruire dei tanti servizi offerti dalla Confcommercio –afferma la sig.ra Verdinelli- che è molto vicina ai suoi aderenti anche con consulenze su determinati argomenti. E il fatto che molti iscritti siano commercianti del centro storico è un altro dato rilevante, vuoldire che vogliono impegnarsi”. E’ questo il primo passo fatto dalla nuova associazione costituitasi lo scorso 8 giugno. Presidente, la vostra associazione dovrà affrontare molte questioni rimaste aperte da troppi anni. Che proposte avete in mente per rilanciare il centro storico? “Ormai non si può più perdere tempo. Il nostro obiettivo è quello di riempire il vuoto che si è creato e che ha portato ai problemi che tutti oggi vediamo. Tra le proposte che cercheremo di portare avanti vi è il cosiddetto albergo diffuso che coinvolgerà tutto il centro. Però per arrivare a realizzare questo progetto bisogna mettere in pratica opere concrete ormai necessarie. A cominciare dall’individuazione di piccole aree in cui realizzare microparcheggi non esterni al centro storico ma nel centro storico”. Avete già individuato alcune zone in cui realizzare questi posteggi? “La prima area a cui abbiamo pensato è quella delle Suore Tedesche in via Lucatelli. Si

Italia Verdinelli, Presidente dei commercianti di Rocca di Papa

tratta di uno spazio oggi in abbandono e che si trova a pochi metri dal Corso principale del paese. Poi c’è l’area nei pressi della Stazione dei Carabinieri, dove si potrebbe dare vita a un parcheggio a gradoni, piccolo ma funzionale”. Un’idea che in parte contrasta con la scelta comunale di dare vita a parcheggi enormi all’esterno del paese, come per esempio quello in piazza Claudio Villa che appare perennemente vuoto… “Anche in questo senso abbiamo lanciato una proposta per fare in modo che quel parcheggio interrato venga sfruttato al meglio. Abbiamo chiesto la possibilità di avere degli abbonamenti mensili riservati ai commercianti a un prezzo congruo così che gli stessi possano parcheggiare lì le loro automobili evitando di occupare spazi nel cuore del centro storico”. In generale quali interventi urgenti, secondo lei, dovrebbero essere messi in atto? “Intanto bisognerebbe intervenire sul decoro pubblico e sull’igiene pubblica. Mi riferisco alla necessità di avere un servizio di raccolta dei rifiuti più funzionale. Poi c’è la derattizzazione che è un altro elemento importante poiché la presenza di animali poco desiderabili è sempre più frequente”. Dalla scelta di aderire, come associazione di categoria, a Confcommercio che cosa si

Piazza Garibaldi, detta “piazza dell’erba”

“Mettendo ognuno impegno e idee il Centro Storico riuscirà a risollevarsi. Ma serve la partecipazione di tutti, commercianti, residenti, associazioni e ovviamente del Comune” aspetta? “Confcommercio sarà una garanzia per le iniziative che decideremo di intraprendere perché ha l’esperienza, la competenza e i mezzi per aiutarci a superare ogni difficoltà. Per esempio, tra i progetti ideati da Confcommercio vi è “L’itinerario dei Castelli” in cui abbiamo chiesto di inserire anche Rocca di Papa visto che abbiamo un museo di geofisica stupendo, la Fortezza e dei vicoli di grande fascino. Purtroppo il progetto è ancora fermo in Regione in attesa dei finanziamenti richiesti ma questa è la strada per riportare un po’ di turismo a Rocca di Papa. Farci conoscere e far conoscere le nostre bellezze”. Intanto lo scorso venerdì 18 giugno è partita un’altra iniziativa molto importante per il centro storico, il mercato in fiera. “Siamo contenti di quest’idea, di come si sta strutturando. Si tratta di un mercato fieristico in cui troveranno spazio molti espositori a cui si abbineranno iniziative di tipo culturale ed

artistico con spettacoli mirati. Con questo cerchiamo anche di rilanciare il mercato settimanale che sta vivendo una fase veramente critica con pochi banchi e quindi con poca concorrenza. L’importante è che si abbia continuità nel portare avanti queste iniziative, malgrado le difficoltà che non mancano mai”. Il commercio roccheggiano supererà questa fase difficile? “Io credo di sì, mettendo ognuno impegno e idee. Bisogna capire che queste iniziative sono sì a favore del commercio ma andranno a vantaggio di tutti, a cominciare dai residenti, perché porteranno un miglioramento dei servizi e anche i proprietari degli immobili ne trarranno giovamento.” Altre idee da realizzare in tempi brevi? “Mi viene in mente il progetto della riscoperta dei murales che potrebbe essere un altro tassello importante per il centro storico, riporterebbe quel movimento di cui abbiamo tutti bisogno”.


ROCCA DI PAPA Notte di “guerriglia” nel cuore del centro storico per una serie di esplosioni il Segno - Giugno 2010

“Ho visto dei motorini aggirarsi per il centro e subito dopo un’esplosione”

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Alle tre e mezza i cittadini svegliati dalle fiamme sprigionatesi dall’incendio

Le automobili date alle fiamme in Via S. Francesco d’Assisi

di Andrea Sebastianelli Notte da “guerriglia urbana” per molti cittadini del centro storico di Rocca di Papa, svegliati poco dopo le tre da una serie di esplosioni. A scoppiare sono state tre automobili parcheggiate in Via S. Francesco d’Assisi (i cosiddetti “Olmi”) date alle fiamme da ignoti nella notte tra il 12 e il 13 giugno scorsi. Notte da incubo ma anche di paura perchè le alte fiamme, sprigionatesi soprattutto dopo le esplosioni, stavano per raggiungere i piani alti della palazzina di fronte al luogo dell’incendio rischiando di provocare una vera e propria tragedia. “Ho avuto davvero

molta paura -ci racconta uno degli inquilini- le fiamme erano altissime e tirava un forte vento. Ho preso i bambini e sono scappato fuori”. Oltre alle tre automobili bruciate, altre tre (parcheggiate sul lato opposto) sono state danneggiate dall’alto calore emanato dalle fiamme. Ora si tratta di stabilire se quanto accaduto sia da addebitare a un gesto di delinquenza comune (si fa per dire) oppure se ci si trovi di fronte a un vero e proprio regolamento di conti o a una sorta di azione punitiva contro qualcuno in particolare. A tal proposito sembra indicativa la testimonianza rilasciataci da una residente nel

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quartiere roccheggiano, vicina al luogo dell’accaduto, che verso le tre stava affacciata sul balcone della sua casa. “Io soffro di insonnia e mentre stavo sul balcone a prendere un po’ d’aria fresca, ho notato una macchina bianca ferma nei pressi del negozio di elettrodomestici Botti insieme a tre motorini guidati da altrettante persone con Una delle automobili andate distrutte tanto di casco e giubbotti ben chiusi. Già questo - con una bottiglia molotov. Ma aggiunge la signora- mi era questo saranno le indagini a sembrato strano visto il caldo stabilirlo. e vista l’ora. Dopo pochi mi- A questo punto, emerge un nuti due di questi motorini altro interrogativo: che cosa hanno percorso contromano sta accadendo nel centro stoVia De Luca Umberto, mentre rico di Rocca di Papa se in un terzo motorino prendeva piena notte viene messa a sempre in senso vietato Via punto una vera e propria Mazzini”. azione terroristica che Dopo una decina di minuti la avrebbe potuto avere conseprima esplosione, seguita da guenze molto più gravi? una seconda e da una terza, “Adesso abbiamo paura a parerano i serbatoi della benzina cheggiare le nostre automobili che saltavano in aria. A sentire in queste strade -afferma un la testimonianza della signora altro residente, il signor Luigisembra difficile pensare che le perchè chiunque potrebbe fare vicende non siano collegate. E gesti da pazzo... però che cosa sembra plausibile ritenere che possiamo fare? Speriamo che i tre motociclisti si siano divisi torni presto la tranquillità”. per individuare in quale punto Sulla vicenda è stato aperto un del centro storico stesse par- fascicolo, non resta quindi che cheggiata l’automobile da far attendere la conclusione delle saltare in aria probabilmente indagini.

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ROCCA DI PAPA Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera di un cittadino roccheggiano

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il Segno - Giugno 2010

“Io, abusivo per necessità anche per l’assenza di politiche idonee”

Sono un costruttore abusivo della mia casa per necessità, mq. 65, in questo paese, Rocca di Papa, che qualcuno ha pensato di promuovere a “Città”, forse per giustificare cemento e tegole che, in modo disordinato, lo hanno invaso in ogni suo angolo. Per affrontare questa avventura fuorilegge mi sono indebitato con parenti e amici. Anche il mio datore di lavoro, uno che si è fatto da solo, mi ha dato il suo aiuto. Moglie e figli spalla a spalla per tutta l’impresa, sacrificando riposo e divertimenti. Il Comune e la politica non mi hanno aiutato perché per approvare il nuovo Piano Regolatore che mi avrebbe indicato se potevo costruire legittimamente, ci hanno messo 20 anni e mentre i costruttori di case che la gente comune non può comprare, ottenevano licenze in deroga al piano vigente, i piccoli proprietari, come me, aspettavano una manna che non si decideva a scendere. Risultato: centinaia di abusivi e centinaia di villette regolari che nessuno si può permettere. Cittadini indebitati per migliaia di euro e in debito anche con la legge alla quale prima o poi dovranno rendere conto. Imprenditori che non vendono, indebitati con le banche e fermi con le relative attività. Ultima e definitiva martellata sulle gengive: il mio terreno, ora che il nuovo piano regolatore è stato approvato, è restato fuori delle aree dove sarà possibile edificare. Abusivo a vita. Nessun futuro condono, ammesso che ci sia qualcuno che vorrà farlo, potrà ricomprendere la mia casa.

Resterò senza i principali servizi civili: strade asfaltate, raccolta acque nere e piovane, illuminazione stradale e trasporti pubblici. La mia famiglia è destinata a possedere un’auto a testa, ad accompagnare ragazzi e anziani tra buche, strade buie, cani randagi, lotti di terreno abbandonati all’incuria di proprietari che nessuno obbliga a fare ciò che è dovuto: un inferno. Dovrò fare appello a tutte le mie risorse ideali, intellettuali e spirituali per superare i prossimi anni mentre la crisi finanziaria in corso taglierà sicuramente anche il mio modesto reddito. Quando penso che in questa situazione mi ci sono cacciato, come tutti gli altri abusivi, per responsabilità delle istituzioni di ogni livello: politica, uffici pubblici, addetti alla vigilanza del territorio militari e civili, parco regionale. Tutti insieme con quell’atteggiamento del vedo e non vedo o del puoi o non puoi finiscono per lasciare sempre solo il cittadino a mettersi nei guai salvo poi, quando è troppo tardi, ad intervenire per fare verbali che servono soltanto a far entrare nelle rispettive casse, risorse impiegate probabilmente per pagare stipendi. Invio questa mia al Segno e spero che il suo direttore la voglia pubblicare anche se, per comprensibili motivi, in forma anonima. Questo piccolo giornale locale si è già posto il problema di come superare in qualche misura il fenomeno dell’abusivi-

smo per necessità con un articolo de il-sognatore pubblicato sul numero di giugno 2008 nel quale, in sintesi, si pensava di progettare, su arree adatte, suddivise in piccoli lotti, 3-400 mq, edificazioni di 7090 mq per famiglie previo l’acquisto del terreno e la realizzazione delle opere di urbanizzazione. La costruzione delle case potrebbe essere realizzata da ognuno in economia, cooperativa, in appalto a ditte grandi e piccole e i costi relativi dipendere unicamente dalle proprie scelte. Un sistema abbastanza semplice da realizzare per una politica che vuole “risolvere i problemi con le migliori soluzioni”. Con esso oggi non mi sarei trovato nella drammatica situazione in cui sono immerso e le prospettive per una vita accettabile, forse non mi sarebbero state precluse. Un abusivo per necessità

Contrastare le antenne! Le Ordinanze comunali

Possono esistere vari modi, non tutti condivisibili, per manifestare il dissenso della popolazione rispetto alla presenza di ripetitori radio-televisivi sul proprio territorio. Due fatti di cronaca recente hanno fatto riemergere questo aspetto. Nel Comune di Bonifati (Caserta) una prima volta in occasione delle ultime elezioni regionali e una seconda qualche giorno fa (il 9 giugno), ignoti hanno abbattuto decine di tralicci di trasmissione. A farne le spese sono stati i trasmettitori di Rai 3, Teleuropa Network, Tele Praia, Radio Sound e numerose altre emittenti radio e tv locali e nazionali. Altra regione, altra storia. Stavolta siamo proprio nel Lazio e il Comune è quello di Veroli (Frosinone), nel quartiere di San Leucio. Anche qui i cittadini devono convivere con un mega-traliccio che giorno e notte emette onde elettromagnetiche sulle loro teste. A nulla, fino ad oggi, sono valse le proteste e le prese di posizione. Così per far sentire il loro dissenso i cittadini del piccolo borgo stanno organizzando fra il 10 e l’11 luglio prossimo una vera e propria “notte bianca” per dire di no sotto un lungo striscione dal titolo: “Tutto il popolo contro il mostro di San Leucio”. Buona fortuna e chissà che anche a Rocca di Papa non si riesca a mettere in pratica un’iniziativa simile. Paola Gatta

Come accade tutti gli anni l’Amministrazione Comunale ha fatto affiggere il manifesto relativo all’obbligo dei proprietari di terreni di provvedere: 1) Al taglio della vegetazione erbacea e arbustiva che invade le strade comunali, vicinali, parcheggi e marciapiedi; occulta la segnaletica stradale, crea problemi di visibilità alla circolazione veicolare e pedonale. 2) Alla pulizia dei terreni che sono invasi da vegetazione spontanea che può essere fonte e propagazione di eventuali incendi e di altri obblighi inerenti il possesso di terreni. Come ogni anno le segnalazioni e proteste dei cittadini si rinnovano numerose perché troppi degli interessati non provvedono ad ottemperare agli obblighi previsti e in alcuni casi il mancato intervento riguarda anche aree di proprietà comunale. Questo, che è un problema strettamente collegato alla sicurezza delle persone, delle cose e dell’ambiente non può che essere tenuto costantemente sotto monitoraggio e l’elenco dei soggetti competenti è ben specificato nell’Ordinanza. Da quest’anno i cittadini si aspettano risultati concreti per avviare la risoluzione del problema, non le solite promesse da marinaio. il-sognatore.blogspot.com


ROCCA DI PAPA Pubblichiamo un articolo apparso sul blog “Picchioverde” il Segno - Giugno 2010

“1,5 milioni di euro ogni anno, tanto possono rendere i boschi” Boschi pubblici gestiti da privati? La decisione fa discutere

In un articolo apparso sul periodico “il piccolo Segno”, si denuncia l’intenzione dell’attuale amministrazione comunale di Rocca di Papa, e in particolare del Sindaco Pasquale Boccia, di dare in gestione ai privati qualcosa come 1.500 ettari di bosco di castagno da taglio. Questi boschi, di proprietà pubblica, rappresentano oltre che un enorme capitale naturale da conservare e tutelare, una formidabile opportunità economica per chi ne è proprietario (in questo caso la comunità di Rocca di Papa). In buona sostanza il Sindaco “ritiene che il Comune dalla gestione dei suoi boschi, non avrebbe tratto i dovuti incassi, quindi avrebbe deciso di affidarli a privati”. Giustamente “il piccolo Segno” si domanda quale sia la logica di questa affermazione, per quale motivo cioè, i boschi che non rendono al pubblico dovrebbero rendere al privato. Noi un piccolo sospetto l’abbiamo; magari semplicemente questa amministrazione non è in grado o non vuole organizzare gli uffici comunali per far fruttare a dovere una tale risorsa forestale! Facendo due conti a spanna, 1.500 ettari di bosco di castagno da taglio conferiscono una rendita valutabile da un milione a un milione e mezzo di euro l’anno, senza considerare

l’eventuale guadagno d’impresa che deriverebbe da una gestione diretta anche del taglio (il discorso meriterebbe un approfondimento adeguato in considerazione anche delle interessanti ricadute occupazionali, ma lo rimandiamo ad un altro momento). Un’amministrazione seria, con questi soldini, potrebbe fare delle cose belle per il paese, non vi pare? Purtroppo si assiste ormai sempre più al fatto che le amministrazioni comunali demandino ad altri la gestione di importanti servizi: raccolta dei rifiuti, trasporti comunali, acqua, decoro urbano, mense scolastiche e ora addirittura 1.500 ettari di boschi comunali. Noi siamo per la gestione pubblica perché sui servizi al cittadino non vanno caricati i costi relativi ai profitti che, inevitabilmente, un privato deve aggiungere alle tariffe a tutto discapito delle tasche dei cittadini. Il problema è che l’organizzazione e la gestione dei servizi sono considerate, da questi praticoni della politica di

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Alcuni boschi di Rocca di Papa

paese, delle rogne che non portano voti ma lamentele da parte del cittadino (le lamentele ci sono se il servizio non funziona come dovrebbe, diciamo noi). Se si vogliono dare in gestione i servizi ai privati, i quali magari retribuiscono poco e male i propri dipendenti, a cosa serve avere un’organizzazione comunale? A programmare i nuovi territori da edificare? (vedi Vivaro, come anche denunciato da “il piccolo Segno”) o a progettare opere di dubbia utilità e di sicuro impatto paesaggistico e ambientale? Beh, il minimo che possiamo dire è che di Sindaci di questa fatta se ne può benissimo fare a meno! picchioverde.blogspot.com

L’insetto che attacca i castagni è sotto controllo

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Sul problema del cinipide del castagno, l’insetto che attecchisce sui castagni, si è tornati a discutere nelle ultime settimane. Il Presidente del Comitato di Quartiere dei Campi, Silvestrini (nella foto), ha chiesto ai vari enti (Comune, Parco, Comunità Montana, Provincia e Regione) di prevedere interventi urgenti al fine di preservare il patrimonio boschivo comunale. Subito sono arrivate le rassicurazioni da parte del Parco dei Castelli Romani secondo cui la situazione è sotto controllo. Infatti, osservando i boschi di castagno del territorio, si può facilmente vedere che i castagni sono rigogliosi e non hanno subito particolari danni. Eccezion fatta per i castagni da frutto che sembra subiscano i maggiori pericoli dall’insetto. Paola Gatta

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il Segno - Giugno 2010

di Andrea Sebastianelli La lista è lunga e riguarda ben 75 bambini di Rocca di Papa che a settembre, se non interverranno novità all’ultimo momento, si vedranno negato il diritto di andare a scuola. Il fatto eclatante e incredibile dell’intera vicenda è che alla base non c’è l’assenza di strutture scolastiche, nè inefficienze di vario genere. Le scuole ci sono, eccome, inaugurate pochi mesi fa dal Sindaco di Rocca di Papa che sul settore ha messo in campo un grande impegno, costante e serio. Oltre al danno la beffa verrebbe da dire. Ci sono le scuole ma il Ministero si è detto impossibilitato ad inviare il personale docente necessario per aprire le altre sezioni richieste. Un braccio di ferro che si è concluso a danno dei più piccoli. Ed ora il Comune roccheggiano potrebbe denunciare il tutto alla Corte Europea dei Diritti Umani, chiamando in causa direttamente la Ministra “mani di forbice” Gelmini. “L’amministrazione ha fatto molti sforzi per consegnare alla città edifici scolastici nuovi -ha affermato Boccia-, tenendo presente proprio l’aumento della popolazione roccheggiana. Abbiamo saputo poche settimane fa che il tempo pieno è stato negato così come due sezioni della scuola dell’infanzia. Senza novità importanti avremo aule arredate con tutti i confort moderni ma vuote perchè i bambini non avranno insegnanti”. Qual’è stata la motivazione del Provveditorato? “Che la scuola dell’infanzia non è scuola dell’obbligo. Ma se è così è paradossale perchè il diritto alla scuola o è per tutti o non lo è. Il primo danno è proprio la negazione della scuola ai bambini, aver creato una diseguaglianza all’interno della comunità”. Che cosa è possibile fare se la situazione non dovesse cam-

A P P R O F O N D I M E N T O

La scuola negata La nuova scuola materna dei Campi d’Annibale inaugurata poche settimane fa

Accade a Rocca di Papa, dove malgrado il Comune abbia costruito due nuove scuole, il Ministero nega l’apertura di altre due sezioni. Così oltre 70 bambini della materna resteranno a casa biare? “Prevedendo quanto sarebbe accaduto, in tempi non sospetti, chiedemmo alla Regione Lazio di finanziarci l’istituzione di una sezione e mi auguro che l’attuale Presidente Polverini possa ora sbloccare quei fondi, circa 40 mila euro, a cui il Comune aggiungerà una sua parte, così da dare una risposta ai bambini rimasti in lista d’attesa”. Sulla vicenda di Rocca di Papa si è espresso anche Walter Conte, Segretario Cgil Scuola della Provincia di Roma, il quale ha chiesto “che tutti i Sindaci dei Castelli combattano insieme la battaglia per una scuola pubblica efficiente e di qualità, nella consapevolezza che la manovra finanziaria del governo non va solo a tagliare gli sprechi ma va ad intaccare direttamente

il futuro delle giovani generazioni”. Molto combattive anche le mamme del Comitato Genitori, che da mesi stanno organizzando iniziative affinchè i diritti dei loro figli vengano garantiti dalle istituzioni. Tiziana Crisci (foto a lato, a sinistra), rappresentante del Comitato, si è detta “molto preoccupata per quello che sta avvenendo” soprattutto in merito al “taglio del tempo pieno”. Un altro grave problema, che a breve si manifesterà in tutto il suo dramma, è il sostegno ai bambini diversamente abili per i quali la scuola non è più il luogo

Le combattive mamme del Comitato Genitori dei Campi

dell’integrazione e dell’apprendimento ma una sorta di parcheggio in cui passare alcune ore della giornata, semplicemente perchè gli insegnanti previsti per loro non ci sono più. Tanto basta per indignarsi di fronte a quanto sta accadendo alla scuola italiana.


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supplemento al n. 6 - Giugno 2010 de “il Segno”

n.

il Segno

il Segno

RETE di GIORNALISTI e SCRITTORI ANTIMAFIE di ROMA e PROVINCIA

ABOLIRE le intercettazioni per SALVARE la criminalità organizzata NO ALLA LEGGE CHE VORREBBE IMBAVAGLIARE I GIORNALISTI

di Andrea Sebastianelli Quello che si sta per approvare è un decreto legge a tutto vantaggio della criminalità organizzata. Le recenti parole di Alberto Cisterna, Sostituto Procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia di Reggio Calabria (cioè in una delle zone più difficili e pericolose d’Italia), sono pesanti come un macigno: “Il testo sulle intercettazioni approvato al Senato intacca l’efficienza delle indagini” poiché non si può “ignorare che la nozione di criminalità organizzata il disegno di legge l’ha semplicemente cancellata”. Risultato: diventeremo un Paese a basso tasso di criminalità poiché la criminalità organizzata verrà semplicemente abolita... per legge. I criminali diventeranno di colpo trasparenti pur continuando a delinquere. Quello che troverete al centro di questo periodico è il disegno di legge così come è stato approvato dal Senato della Repubblica. Leggendolo vi renderete conto che l’intento palese non è quello di regolamentare le intercettazioni telefoniche e ambientali ma semplicemente quello di vietare. La parola “vietato” campeggia su molti articoli. Vietare, vietare, semplicemente e solo vietare così da rendere praticamente impossibile garantire il diritto dei cittadini ad essere informati e il do-

vere di noi giornalisti ad informare. Alla base di questo disegno vi è un’incredibile falsità, secondo cui in Italia sarebbero milioni (addirittura 7) i cittadini messi sotto controllo telefonico e informatico. Una falsità che, ripetuta mille volte, ha finito per diventare verità agli occhi di molti. Ecco che cosa ha scritto un altro magistrato antimafia, Nicola Gratteri, Procuratore Aggiunto di Reggio Calabria, a proposito del tentativo di abolire le intercettazioni: “Si sta eliminando uno dei sistemi più garantisti e meno costosi per l’acquisizione della prova. E lo si sta facendo in modo strumentale, citando statistiche che non stanno nè in cielo nè in terra. Ho appena finito di indagare 50 persone coinvolte in un traffico di droga. Per seguirle -scrive ancora Gratteri- ho dovuto mettere sotto controllo 10 mila schede telefoniche. Se chi analizza i risultati dell’indagine è onesto, dirà che sono state intercettate 50 persone, se è disonesto dirà che Gratteri ha intercettato 10 mila persone. La realtà è che i trafficanti di droga cambiano una scheda ogni 48 ore, ma gli indagati, nonostante il numero esorbitante, restano sempre 50”. Più chiaro di così! Il testo approvato al Senato stabilisce che per intercettare un indagato sono necessari “gravi indizi di colpevolezza”. Un paradosso senza precedenti, poichè se sussistono gravi indizi di colpevolezza l’indagato può subito essere arrestato senza

bisogno di intercettarlo. Infatti sono proprio i “gravi indizi di colpevolezza” che danno al pubblico ministero la possibilità di chiederne l’arresto. Il Ddl vorrebbe indicare anche i luoghi dove è possibile intercettare, cioè soltanto dove sta avvenendo l’attività criminosa. Infatti ai magistrati sarà fornita una palla di vetro in cui vedere in anticipo dove verrà perpetrata l’azione delinquenziale. Ci sarebbe da ridere se non fosse per l’argomento che stiamo affrontando. Altro aspetto: quello del “budget prefissato”. Le Procure dovranno stabilire preventivamente i fondi da destinare alle intercettazioni telefoniche e ambientali. Finiti i soldi, finite le intercettazioni. Infine c’è un altro articolo che merita un’attenta riflessione, quello secondo cui il Presidente del Consiglio deve essere informato (entro 5 giorni) dell’avvio delle operazioni di intercettazione se queste riguardano membri dei servizi segreti. E se un Presidente del Consiglio entrasse in combutta con i servizi per sovvertire lo Stato? Chi scoperchierebbe il piano criminale? “Contro i clandestini vengono impiegati esercito, flotta e ronde -ha scritto ancora Gratteri-, contro i mafiosi viene smantellato uno dei pochi strumenti investigativi ancora in mano ai magistrati”. Uno strumento che costa anche poco: per intercettare una persona 24 ore al giorno si spendono 11 euro più Iva.


Falsità e menzogne dette e scritte sulle intercettazioni Si dice che in ITALIA si facciano 100 mila intercettazioni all'anno, mentre in FRANCIA 20 mila, in GRAN BRETAGNA 5.500, in OLANDA 3.700, in SVIZZERA 2.300, in USA 1.705, quindi non esiste una proporzione con il numero di abitanti. 100 mila è il numero dei decreti con i quali i gip autorizzano le intercettazioni chieste dai pm. Tuttavia esso non equivale al numero delle persone sottoposte ad intercettazione, ma comprende il numero dei rinnovi (ogni decreto va rinnovato ogni 15-20 giorni, ove l'indagine prosegua) e cresce per il fatto che i decreti sono uno per ciascuna delle utenze relative alla stessa persona. Circa i dati esteri - qualora fossero corretti - si nota che anche negli altri Paesi il numero di intercettazioni non è funzionale alla popolazione (ad esempio la Svizzera ha 7,5 milioni di abitanti, gli USA 250 milioni) e che pochi Paesi occidentali hanno una criminalità mafiosa sviluppata come l'Italia. Inoltre va considerato che questo è il dato relativo alle intercettazioni disposte dalla magistratura, ma in molti Paesi esteri ci sono altri soggetti pubblici che possono disporle in un numero che resta sconosciuto. In Gran Bretagna varie autorità impostano operazioni di ascolto delle conversazioni su circa 1000 persone ogni giorno (quindi ben 360.000 intercettazioni all'anno, più del triplo che in Italia). Negli USA alla fine del 2006 l'FBI ha compilato un rapporto da cui emerge che i suoi uffici hanno intercettato oltre 27 milioni di conversazioni (in verità 'sessioni di ascolto') fra utenze di sospetti terroristi. Va considerato che l'agenzia di intelligence USA aveva ottenuto

il Segno

stati ridotti di 50 milioni nel 2006, 100 milioni nel 2007 e 200 milioni di euro nel 2008, il che fa lievitare ovviamente la percentuale del costo delle intercettazioni sul totale, ferme restando le indagini in corso. Esse quindi incidono per alcune centinaia di milioni e non per miliardi (nel 2005 erano 307 milioni di euro, secondo il ministero, oggi 280 milioni di euro). Peraltro si tratta di spese che lo Stato può farsi rimborsare dai condannati a fine processo. Si dice comunque che i costi delle intercettazioni sono troppo elevati. I costi non dipendono dall'elevato numero di intercettazioni, ma dalle tariffe del noleggio delle apparecchiature presso società private (che varia sensibilmente da tribunale a tribunale) e dall'esborso dello Stato verso le compagnie telefoniche per acquisire i tabulati (26 euro l'uno) e intercettare le conversazioni (12 euro al giorno per un satellitare). E' quindi una questione di contrattazione fra Stato e privati, visto che in altri Paesi tali costi sono molto meno rilevanti. A ciò va aggiunto che già nel

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2001 vi erano molte apparecchiature di controllo telefonico acquistate dal ministero dell'Interno ad uso delle forze di polizia, con un costo complessivo medio - escludendo la spesa relativa alla manutenzione - di 72 miliardi di euro, investimenti che vengono ammortizzati proprio compiendo intercettazioni, in questo caso con costi quasi nulli. Infine, le intercettazioni - oltre a far emergere i colpevoli di stupri, estorsioni, omicidi, truffe, corruzione ed altri reati non compresi in quelli per mafia e terrorismo - si ripagano abbondantemente. Ad esempio nell' inchiesta Antonveneta, l'indagine è costata 8 milioni di euro, i soldi recuperati con i patteggiamenti di 64 indagati sono stati 340 milioni, cioè più del costo delle intercettazioni in tutta Italia.

* Dati tratti da: Atti parlamentari, Osservatorio sulla legalità, Governo britannico, Rapporto FBI, articolo "Una sfilza di leggende" di L. Ferrarella, Corriere della sera, 10 giugno 2008.

Si ringrazia Claudio Giusti

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solo 2.176 autorizzazioni dal giudice nello stesso anno, dato, quest'ultimo, che fa a pugni sia con il numero di conversazioni ascoltate, sia con il numero totale di 1.700 intercettazioni attribuite agli USA da alcuni giornali italiani (forse hanno dimenticato qualche zero). Inoltre c'è il programma di ascolto di Bush per gli Americani che hanno rapporti con l'estero, con lista di controllati top secret trattandosi di sicurezza nazionale, e ci sono stati vari abusi della CIA. In alcuni Paesi può disporre intercettazioni anche l'autorità della Borsa, e di tutte queste indagini raramente resta traccia o comunque non ne vengono diffusi i dati numerici complessivi. Inoltre andrebbe confrontata anche la durata di un decreto di intercettazione negli altri Paesi (ad esempio laddove un solo decreto durasse per l'intera indagine, mentre in Italia va rinnovato in media ogni due settimane, su 10 mesi di indagini avremmo in Italia 20 volte il numero di decreti di intercettazione rispetto all'estero, e così lievitando). Si dice che le intercettazioni pesano per il 33% sulla spesa per la giustizia (cioè su quanto lo Stato stanzia annualmente per la giustizia). No, esse costituiscono il 33% del solo capitolo di bilancio delle spese di giustizia, cioè quella parte del bilancio della giustizia che comprende i compensi a periti e interpreti, le indennità ai giudici di pace e onorari, il gratuito patrocinio, le trasferte della polizia giudiziaria e naturalmente le intercettazioni. Sono a parte stipendi dei magistrati, i costi degli edifici, delle carceri, etc, ben maggiori. Va inoltre considerato che gli stanziamenti complessivi destinati alle spese di giustizia sono


in se rto

NO ALLA LEGGE CHE VORREBBE IMBAVAGLIARE I GIORNALISTI

sp Ecco il testo con cui il Governo ec ia vorrebbe vietare che le informazioni le e le notizie di reato arrivino ai vostri occhi, alle vostre orecchie e alla vostra coscienza

Senato della Repubblica XVI LEGISLATURA

DISEGNO DI LEGGE presentato dal Ministro della Giustizia (ALFANO) (V. Stampato Camera n. 1415) approvato dalla Camera dei deputati l’11 giugno 2009 trasmesso dal Presidente della Camera dei Deputati alla Presidenza l’11 giugno 2009

“Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Modifica della disciplina in materia di astensione del giudice e degli atti di indagine. Integrazione della disciplina sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche” DISEGNO DI LEGGE

Art. 1. 1. All’articolo 36, comma 1, del codice di procedura penale, dopo la lettera h) è aggiunta la seguente: «h-bis) se ha pubblicamente rilasciato dichiarazioni concernenti il procedimento affidatogli».

2. All’articolo 53, comma 2, del codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni: [...] b) è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Il procuratore generale procede allo stesso modo se il capo dell’ufficio e il magistrato assegnatario risultano indagati per il reato previsto dall’articolo 379-bis del codice penale, ovvero hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche in merito al procedimento».

3. All’articolo 103 del codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni: [...] b) dopo il comma 5 è inserito il seguente: «5-bis. Ferma restando l’eventuale responsabilità penale, costituiscono illecito disciplinare l’annotazione, l’informativa, anche verbale, e l’utilizzazione delle conversazioni o comunicazioni di cui al comma 5». 4. All’articolo 114, comma 2, del codice di procedura penale è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Di tali atti è sempre consentita la pubblicazione per riassunto».

5. All’articolo 114 del codice di procedura penale, dopo il comma 2 sono inseriti i seguenti: «2-bis. E’ vietata la pubblicazione,

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6. Dopo il comma 6-bis dell’articolo 114 del codice di procedura penale è inserito il seguente: «6-ter. Sono vietate la pubblicazione e la diffusione dei nomi e delle immagini

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anche parziale, per riassunto o nel contenuto, della documentazione e degli atti relativi a conversazioni, anche telefoniche, o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche ovvero ai dati riguardanti il traffico telefonico o telematico, anche se non più coperti dal segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare. 2-ter. E’ vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto, delle richieste e delle ordinanze emesse in materia di misure cautelari. [...]».


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dei magistrati relativamente ai procedimenti e processi penali loro affidati. [...]». 7. All’articolo 114 del codice di procedura penale, il comma 7 è sostituito dal seguente: «7. E’ in ogni caso vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, della documentazione, degli atti e dei contenuti relativi a conversazioni o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche di cui sia stata ordinata la distruzione [...]».

8. All’articolo 115 del codice di procedura penale, il comma 2 è sostituito dal seguente: «2. Di ogni iscrizione nel registro degli indagati per fatti costituenti reato di violazione del divieto di pubblicazione commessi dalle persone indicate al comma 1, il procuratore della Repubblica procedente informa immediatamente l’organo titolare del potere disciplinare, che nei successivi trenta giorni, ove siano state verificate la gravità del fatto e la sussistenza di elementi di responsabilità, e sentito il presunto autore del fatto, dispone la sospensione cautelare dal servizio o dall’esercizio della professione fino a tre mesi».

9. L’articolo 266 del codice di procedura penale è sostituito dal seguente: «Art. 266. - (Limiti di ammissibilità). – 1. L’intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche [...] sono consentite nei procedimenti relativi ai seguenti reati: a) delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell’ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a cinque anni determinata a norma dell’articolo 4; b) delitti contro la pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni determinata a norma dell’articolo 4; c) delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope; d) delitti concernenti le armi e le sostanze esplosive; e) delitti di contrabbando; f) reati di ingiuria, minaccia, usura, abusiva attività finanziaria, abuso di informazioni privilegiate, manipolazione del mercato, molestia o disturbo delle persone col mezzo del telefono; [...] 2. Negli stessi casi di cui al comma 1 è consentita l’intercettazione di comunicazioni tra presenti solo se vi è fondato motivo di ritenere che nei luoghi ove è disposta si stia svolgendo l’attività criminosa».

10. All’articolo 267 del codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni: a) il comma 1 è sostituito dal seguente: «1. Il pubblico ministero, con l’assenso scritto del procuratore della Repubblica,

“Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Modifica della disciplina in materia di astensione del giudice e degli atti di indagine. Integrazione della disciplina sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche”

ovvero del procuratore aggiunto o del magistrato appositamente delegati, richiede l’autorizzazione a disporre le operazioni previste dall’articolo 266 al tribunale del capoluogo del distretto nel cui ambito ha sede il giudice competente, che decide in composizione collegiale. L’autorizzazione è data con decreto, motivato contestualmente e non successivamente modificabile o sostituibile, quando vi sono evidenti indizi di colpevolezza e le operazioni previste dall’articolo 266 sono assolutamente indispensabili ai fini della prosecuzione delle indagini e sussistono specifiche e inderogabili esigenze relative ai fatti per i quali si procede, fondate su elementi espressamente e analiticamente indicati nel provvedimento, non limitati ai soli contenuti di conversazioni telefoniche intercettate nel medesimo procedimento e frutto di un’autonoma valutazione da parte del giudice»; [...] d) il comma 2 è sostituito dal seguente: «2. Nei casi di urgenza, quando vi è fondato motivo di ritenere che dal ritardo possa derivare grave pregiudizio alle indagini, il pubblico ministero dispone le operazioni previste dall’articolo 266 con decreto, motivato contestualmente e non successivamente modificabile o sostituibile, che va comunicato immediatamente e comunque non oltre le ventiquattro ore al tribunale indicato nel comma 1. Il tribunale, entro quarantotto ore dal provvedimento, decide sulla convalida con decreto, motivato contestualmente e non successivamente modificabile o sostituibile. Se il decreto del pubblico ministero non viene convalidato nel termine stabilito, le operazioni previste dall’articolo 266 non possono essere proseguite e i risultati di esse non possono essere utilizzati»; e) il comma 3 è sostituito dal seguente: «3. Il decreto del pubblico ministero che dispone l’intercettazione indica le modalità e la durata delle operazioni per un periodo massimo di trenta giorni, anche non continuativo. [...] Su richiesta motivata del pubblico ministero, contenente l’indicazione dei risultati acquisiti, la durata delle operazioni può essere prorogata dal tribunale fino a quindici giorni, anche non continuativi. Una ulteriore proroga delle operazioni fino a quindici giorni, anche non continuativi, può essere autorizzata qualora siano emersi nuovi elementi, [...]»; f) dopo il comma 3 sono inseriti i seguenti: «3-bis. Quando l’intercettazione è necessaria per lo svolgimento delle indagini [...]. La durata delle operazioni non può superare i quaranta giorni, ma può essere prorogata dal tribunale con decreto motivato per periodi successivi di venti giorni, qualora permangano gli stessi presupposti, entro i termini di durata massima delle indagini preliminari. [...] h) il comma 5 è sostituito dal seguente: «5. In apposito registro riservato tenuto in ogni procura della Repubblica sono annotati, secondo un ordine cronologico, la

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11. All’articolo 268 del codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni: a) i commi 1, 2 e 3 sono sostituiti dai seguenti: [...] 2. Il verbale di cui al comma 1 contiene l’indicazione degli estremi del decreto che ha disposto l’intercettazione, la descrizione delle modalità di registrazione, l’annotazione del giorno e dell’ora di inizio e di cessazione dell’intercettazione; nel medesimo verbale sono altresì annotati cronologicamente, per ogni comunicazione intercettata, i riferimenti temporali della comunicazione e quelli relativi all’ascolto, la trascrizione sommaria del contenuto, nonchè i nominativi delle persone che hanno provveduto alla loro annotazione. [...] «4. I verbali e le registrazioni sono immediatamente trasmessi al pubblico ministero. Entro cinque giorni dalla conclusione delle operazioni, essi sono depositati in segreteria insieme con i decreti che hanno disposto, autorizzato, convalidato o prorogato l’intercettazione, rimanendovi per il tempo fissato dal pubblico ministero, comunque non inferiore a cinque giorni, salvo che il tribunale, su istanza delle parti, tenuto conto del loro numero, nonchè del numero e della complessità delle intercettazioni, non riconosca necessaria una proroga. 5. Se dal deposito può derivare un grave pregiudizio per le indagini, il tribunale autorizza motivatamente il pubblico ministero a ritardarlo non oltre la data di emissione dell’avviso della conclusione delle indagini preliminari. 6. Ai difensori delle parti è immediatamente dato avviso che, entro il termine di cui ai commi 4 e 5, hanno facoltà di prendere visione dei verbali e dei decreti che hanno disposto, autorizzato, convalidato o prorogato l’intercettazione e di ascoltare le registrazioni ovvero di prendere visione delle videoregistrazioni o cognizione dei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche. E’ vietato il rilascio di copia dei verbali, dei supporti e dei decreti»; [...]»; e) i commi 7 e 8 sono sostituiti dai seguenti: «7. Il tribunale, qualora lo ritenga necessario ai fini della decisione da assumere, dispone la trascrizione integrale delle registrazioni acquisite ovvero la stampa in forma intelligibile delle informazioni contenute nei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche acquisite, osservando le forme, i modi e le garanzie previsti per l’espletamento delle perizie. Le trascrizioni o le stampe sono inserite nel fascicolo per il dibattimento.

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data e l’ora di emissione e la data e l’ora di deposito in cancelleria o in segreteria dei decreti che dispongono, autorizzano, convalidano o prorogano le intercettazioni e, per ciascuna intercettazione, l’inizio e il termine delle operazioni».


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7-bis. E’ sempre vietata la trascrizione delle parti di conversazioni riguardanti fatti, circostanze e persone estranee alle indagini. Il tribunale in ogni caso dispone che i nomi o i riferimenti identificativi di soggetti estranei alle indagini siano espunti dalle trascrizioni delle conversazioni. 8. I difensori possono estrarre copia delle trascrizioni e fare eseguire la trasposizione delle registrazioni su supporto informatico. In caso di intercettazione di flussi di comunicazioni informatiche o telematiche i difensori possono richiedere copia su idoneo supporto dei flussi intercettati, ovvero copia della stampa prevista dal comma 7».

12. All’articolo 269 del codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni: a) il comma 1 è sostituito dal seguente: «1. I verbali e i supporti contenenti le registrazioni sono conservati integralmente in un apposito archivio riservato tenuto presso l’ufficio del pubblico ministero che ha disposto l’intercettazione, con divieto di allegazione, anche solo parziale, al fascicolo»; b) al comma 2, primo periodo, dopo le parole: «non più soggetta a impugnazione» sono aggiunte le seguenti: «e delle stesse è disposta la distruzione nelle forme di cui al comma 3»; [...]

13. All’articolo 270 del codice di procedura penale, il comma 1 e` sostituito dal seguente: «1. I risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati in procedimenti diversi da quelli nei quali le intercettazioni sono state disposte, salvo che risultino indispensabili per l’accertamento dei delitti di cui agli articoli 51, commi 3-bis e 3-quater, e 407, comma 2, lettera a), e non siano state dichiarate inutilizzabili nel procedimento in cui sono state disposte».

14. L’articolo 270-bis del codice di procedura penale è sostituito dal seguente: «Art. 270-bis. - (Comunicazioni di appartenenti al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza e ai servizi di informazione per la sicurezza). – 1. Quando le operazioni previste dall’articolo 266 sono disposte su utenze riconducibili ad appartenenti al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza o ai servizi di informazione per la sicurezza, la richiesta è formulata, a pena di nullità, dal procuratore della Repubblica che ne informa il procuratore generale. Il procuratore della Repubblica dispone l’immediata secretazione [...]. 2. Il procuratore della Repubblica trasmette immediatamente e, comunque, entro cinque giorni dall’inizio delle operazioni, al Presidente del Consiglio dei ministri, copia dei documenti, dei supporti e degli atti di cui al comma 1, per accertare se taluna delle informazioni in essi contenuta sia coperta da se-

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greto di Stato. [...] 3. Prima della risposta del Presidente del Consiglio dei ministri, le informazioni ad esso inviate possono essere utilizzate solo se le esigenze cautelari di cui alle lettere a) e b) dell’articolo 274 hanno carattere eccezionale o quando è necessario intervenire per prevenire o interrompere la commissione di un delitto per il quale è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni. [...] 6. L’opposizione del segreto di Stato impedisce all’autorità giudiziaria l’utilizzazione delle notizie coperte dal segreto. [...] 7. Non è in ogni caso precluso all’autorità giudiziaria di procedere in base ad elementi autonomi e indipendenti dalle informazioni coperte da segreto. 8. Quando è sollevato conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri, qualora il conflitto sia risolto nel senso dell’insussistenza del segreto di Stato, il Presidente del Consiglio non può più opporlo con riferimento al medesimo oggetto. Qualora il conflitto sia risolto nel senso della sussistenza del segreto di Stato, l’autorità giudiziaria non può acquisire né utilizzare, direttamente o indirettamente, atti o documenti sui quali è stato opposto il segreto di Stato. [...] 9. In nessun caso il segreto di Stato è opponibile alla Corte costituzionale. La Corte adotta le necessarie garanzie per la segretezza del procedimento».

15. [...]

16. All’articolo 271 del codice di procedura penale, dopo il comma 1 è inserito il seguente: «1-bis. I risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati qualora, nell’udienza preliminare o nel dibattimento, il fatto risulti diversamente qualificato e in relazione ad esso non sussistano i limiti di ammissibilità previsti dall’articolo 266».

17. All’articolo 292 del codice di procedura penale, dopo il comma 2-ter è inserito il seguente: «2-quater. Nell’ordinanza le intercettazioni di conversazioni, comunicazioni telefoniche o telematiche possono essere richiamate soltanto nel contenuto e sono inserite in un apposito fascicolo allegato agli atti». 18. [...]

19. All’articolo 329, comma 1, del codice di procedura penale, le parole: «Gli atti d’indagine» sono sostituite dalle seguenti: «Gli atti e le attività d’indagine».

20. All’articolo 329 del codice di procedura penale, il comma 2 è sostituito dal seguente: «2. Quando è necessario per la prosecu-

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21. Alla parte seconda, libro V, titolo I, del codice di procedura penale, dopo l’articolo 329 è aggiunto il seguente: «Art. 329-bis. - (Obbligo del segreto per le intercettazioni). – 1. I verbali, le registrazioni e i supporti relativi alle conversazioni o ai flussi di comunicazioni informatiche o telematiche custoditi nell’archivio riservato previsto dall’articolo 269, non acquisiti al procedimento, nonchè la documentazione comunque ad essi inerente, sono sempre coperti dal segreto. 2. I documenti che contengono dati inerenti a conversazioni o comunicazioni telefoniche, informatiche o telematiche, illecitamente formati o acquisiti, e i documenti redatti attraverso la raccolta illecita di informazioni, ove non acquisiti al procedimento, sono sempre coperti dal segreto; i medesimi documenti, se acquisiti al procedimento come corpo del reato, sono coperti dal segreto fino alla chiusura delle indagini preliminari». 22. [...]

23. [...] c) dopo il comma 2 sono aggiunti i seguenti: «2-bis. Il procuratore della Repubblica designa un funzionario responsabile del servizio di intercettazione, della tenuta del registro riservato delle intercettazioni e dell’archivio riservato nel quale sono custoditi i verbali e i supporti. 2-ter. In relazione alle informazioni, documenti, supporti e atti relativi alle operazioni di cui all’articolo 270-bis, si applicano le disposizioni in materia di protezione e tutela dei documenti e materiali classificati ovvero coperti da segreto di Stato».

24. [...] b) il comma 2 è sostituito dal seguente: «2. Quando l’azione penale è esercitata nei confronti di un ecclesiastico o di un religioso del culto cattolico, l’informazione è inviata all’autorità ecclesiastica di cui ai commi 2-ter e 2-quater»; c) dopo il comma 2 sono inseriti i seguenti: «2-bis. Il pubblico ministero invia l’informazione anche quando taluno dei soggetti indicati nei commi 1 e 2 è stato arrestato o fermato, ovvero quando è stata applicata nei suoi confronti la misura della custodia cautelare; nei casi in cui risulta indagato un ecclesiastico o un religioso del culto cattolico invia, altresì, l’informazione quando è stata applicata nei suoi confronti ogni altra misura cautelare personale, nonchè quando procede all’invio dell’informazione di garanzia di cui all’articolo 369 del codice. 2-ter. Quando risulta indagato o imputato un vescovo diocesano, prelato ter-

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zione delle indagini, il pubblico ministero può chiedere al giudice l’autorizzazione alla pubblicazione di singoli atti o di parti di essi. In tal caso gli atti pubblicati sono depositati presso la segreteria del pubblico ministero».

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Senato della Repubblica


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ritoriale, coadiutore, ausiliare, titolare o emerito, o un ordinario di luogo equiparato a un vescovo diocesano, abate di un’abbazia territoriale o sacerdote che, durante la vacanza della sede, svolge l’ufficio di amministratore della diocesi, il pubblico ministero invia l’informazione al cardinale Segretario di Stato. 2-quater. Quando risulta indagato o imputato un sacerdote secolare o appartenente a un istituto di vita consacrata o a una società di vita apostolica, il pubblico ministero invia l’informazione all’ordinario diocesano nella cui circoscrizione territoriale ha sede la procura della Repubblica competente»; d) il comma 3-bis è abrogato. 25. [...]

26. Al codice penale sono apportate le seguenti modificazioni: a) l’articolo 379-bis è sostituito dal seguente: «Art. 379-bis. - (Rivelazione illecita di segreti inerenti a un procedimento penale). – Chiunque rivela indebitamente notizie inerenti ad atti o a documentazione del procedimento penale coperti dal segreto, dei quali è venuto a conoscenza in ragione del proprio ufficio o servizio svolti in un procedimento penale, o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza, è punito con la reclusione da uno a cinque anni. Se il fatto è commesso per colpa, la pena è della reclusione fino a un anno. Chiunque, dopo avere rilasciato dichiarazioni nel corso delle indagini preliminari, non osserva il divieto imposto dal pubblico ministero ai sensi dell’articolo 391quinquies del codice di procedura penale è punito con la reclusione fino a un anno. Le pene sono aumentate se il fatto concerne comunicazioni di servizio di appartenenti al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza o ai servizi di informazione per la sicurezza. Per i reati di cui al presente articolo la competenza è determinata ai sensi dell’articolo 11 del codice di procedura penale»; b) [...] c) all’articolo 617 del codice penale è aggiunto, in fine, il seguente comma: «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque pubblica intercettazioni in violazione dell’articolo 114, comma 7, del codice di procedura penale è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni»; d) dopo l’articolo 617-sexies è inserito il seguente: «Art. 617-septies. - (Accesso abusivo ad atti del procedimento penale). – Chiunque mediante modalità o attività illecita prende diretta cognizione di atti del procedimento penale coperti dal segreto è punito con la pena della reclusione da uno a tre anni»; e) all’articolo 684, le parole: «con l’ammenda da euro 51 a euro 258» sono sostituite dalle seguenti: «con l’ammenda da euro 1.000 a

euro 5.000»; f) all’articolo 684 sono aggiunti, in fine, i seguenti commi: «[...] Se il fatto di cui al primo comma riguarda le intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche o di altre forme di telecomunicazione, le immagini mediante riprese visive o l’acquisizione della documentazione del traffico delle conversazioni o comunicazioni stesse, la pena è dell’arresto fino a trenta giorni o dell’ammenda da euro 2.000 a euro 10.000»; g) al libro III, titolo I, capo I, sezione III, paragrafo 1, del codice penale, dopo l’articolo 685 è aggiunto il seguente: «Art. 685-bis. [...] 27. Dopo l’articolo 25-octies del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, è inserito il seguente: «Art. 25-novies. - (Responsabilità per il reato di cui all’articolo 684 del codice penale). – 1. In relazione alla commissione del reato previsto dall’articolo 684 del codice penale, si applica all’ente la sanzione pecuniaria da duecentocinquanta a trecento quote».

28. All’articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: a) dopo il terzo comma è inserito il seguente: «Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del testo unico della radiotelevisione, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono»; b) al quarto comma, dopo le parole: «devono essere pubblicate» sono inserite le seguenti: «, senza commento,»; c) dopo il quarto comma è inserito il seguente: «Per la stampa non periodica l’autore dello scritto [...] provvedono, su richiesta della persona offesa, alla pubblicazione, a proprie cura e spese su non più di due quotidiani a tiratura nazionale indicati dalla stessa, delle dichiarazioni o delle rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro reputazione o contrari a verità, purchè le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto di rilievo penale. La pubblicazione in rettifica deve essere effettuata, entro sette giorni dalla richiesta, con idonea collocazione e caratteristica grafica e deve inoltre fare chiaro riferimento allo scritto che l’ha determinata»; d) [...] e) dopo il quinto comma è inserito il seguente: «Della stessa procedura può avvalersi l’autore dell’offesa, qualora il direttore responsa-

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bile del giornale o del periodico, il responsabile della trasmissione radiofonica, televisiva o delle trasmissioni informatiche o telematiche non pubblichino la smentita o la rettifica richiesta».

29. [...] 30. Con decreto del Ministro della giustizia, sentito il Consiglio superiore della magistratura, è stabilito annualmente lo stanziamento complessivo massimo di spesa per il servizio riguardante le operazioni di intercettazione ripartito per ciascun distretto di corte di appello. Il procuratore generale della corte di appello provvede alla ripartizione dello stanziamento tra le singole procure della Repubblica. Il limite di spesa può essere derogato su richiesta del procuratore capo al procuratore generale per comprovate sopravvenute esigenze investigative. 31. [...] 32.[...]

33. Al codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni: a) all’articolo 139: 1) il comma 5 è sostituito dal seguente: «5. [...] 2) sono aggiunti, in fine, i seguenti commi: «5-bis. Nell’esercizio dei compiti [...] il Garante può anche prescrivere, quale misura necessaria a tutela dell’interessato, la pubblicazione o diffusione in una o più testate della decisione che accerta la violazione, per intero o per estratto, ovvero di una dichiarazione riassuntiva della medesima violazione. 5-ter. Nei casi di cui al comma 5-bis, il Consiglio nazionale e il competente consiglio dell’Ordine dei giornalisti, anche in relazione alla responsabilità disciplinare, nonchè, ove lo ritengano, le associazioni rappresentative di editori possono far pervenire documenti e la richiesta di essere sentiti. 5-quater. [...] b) all’articolo 170, comma 1, dopo le parole: «26, comma 2, 90,» sono inserite le seguenti: «139, comma 5-bis,». 34. [...]

35. Le disposizioni di cui al comma 3 dell’articolo 268 del codice di procedura penale, come sostituito dal comma 11 del presente articolo, si applicano decorsi tre mesi dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’apposito decreto del Ministro della giustizia che dispone l’entrata in funzione dei centri di intercettazione telefonica di cui al medesimo comma 3 dell’articolo 268. [...]

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il Segno

VI RETE di GIORNALISTI e SCRITTORI ANTIMAFIE

di ROMA e PROVINCIA

ins er to

“Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Modifica della disciplina in materia di astensione del giudice e degli atti di indagine. Integrazione della disciplina sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche”


GiùlemanidaSaviano, ilsuounattodicoraggio per il bene comune

di Sergio Rasetti Come possiamo facilmente immaginare, considerare eroe della libera informazione Emilio Fede (direttore, lettore e scenografo del TG4 di Mediaset), per quelli di casa sua non deve essere difficile. E’ fortunato, il nostro, perché ha a disposizione un canale televisivo dove nessun politico lo condiziona come quando era alla RAI e può dare le notizie in piena libertà e coscienza; naturalmente dopo aver ringraziato, tutti i giorni, chi lo paga dando le notizie al modo che gli fa piacere. Sulla scia del suo “uomo faro e datore di lavoro” che ha pronunciato una sorta di condanna per chi parla troppo di mafia, ‘ndrangheta e camorra, Fede ha attaccato Roberto Saviano: “Basta con Roberto Saviano, non se ne può più di sentire che lui è l’eroe. Non è lui che ha scoperto la camorra, non è lui che l’ha denunciata, ci sono magistrati che sono

morti mentre lui è superprotetto. Ha scritto dei libri contro la camorra ma lo ha fatto tanta altra gente, senza fare clamore, senza andare sulle prime pagine, senza rompere...”. Alle proteste di tanti si sono frapposte le prese di posizione di alcuni che sposano le tesi di Fede, tutti in quota della destra; sarà un caso? Al Salone Internazionale del Libro 2010 a Torino, Roberto Saviano, salutato e ascoltato da migliaia di visitatori, ha detto: “Da più parti sono stato accusato di essere un rompiscatole, questo è il ruolo del raccontatore. E’ scrivere quello che realmente sta accadendo e dire – questo è vero – e – questo ti riguarda”. Riferendosi poi all’opera di Primo Levi – Se questo è un uomo – : “Quando leggi Primo Levi senti che sei stato ad Auschwits, senti che hai conosciuto quei personaggi. Questa è la potenza della letteratura. E questo fa paura, perché quello che scrivi diventa di chi lo legge”.

Occhio, la “nuova” mafia ricicla con le cooperative e le associazioni culturali

di Daniela Di Rosa I confini in cui si muovono le mafie nel Lazio sono sempre diversi e, spesso, invadono anche settori insospettabili. E’ il caso delle associazioni culturali e delle cooperative sociali per disabili. In quest’ambito si muoverebbe “Nova”, cioè un nuovo gruppo mafioso emergente, impegnato tra il litorale laziale e la provincia di Roma, creato da esponenti della ‘ndrangheta in accordo con la camorra dei Casalesi. Fabio di Chio sul “Tempo” (16 giugno 2010, pag. 37) ha

La ‘ndrangheta da tempo gestisce i flussi dell’immigrazione clandestina indirizzando spesso gli uomini verso il mercato delle braccia e le donne verso quello del sesso. Ci sono stati cittadini extracomunitari che dal centro di Crotone sono finiti negli ortomercati di Milano e Fondi, dove sono stati costretti a lavorare in nero, sfruttati e sottopagati. N I C OL A G R ATT E RI Procuratore Aggiunto di Reggio Calabria

tracciato un primo identikit di questa “interessante” organizzazione criminale che ripulirebbe i soldi sporchi attraverso la cultura e la solidarietà sociale. Il gioco è facile: i proventi da attività illecite

(soprattutto spaccio di droga, usura ed estorsione) finiscono nei bilanci di cooperative e associazioni onlus (cioè senza finalità di lucro) per poi essere versati su specifici conti bancari. Ma non solo. Le infiltrazioni riguarderebbero anche il pianeta delle tv locali regionali. E qui il discorso si complica perchè al momento “Nova” apare come una cellula opaca, poco nitida. Si avverte la sua esistenza sul territorio ma ancora non si è riusciti a comprendere bene l’intero meccanismo. “Tante sono le cose che non sappiamo -ha detto al “Tempo” Luigi De Ficchy, Procuratore Capo di Tivoli- anche perchè ci vogliono polizie particolarmente specializzate e motivate. Oggi c’è

il Segno

una consapevolezza maggiore. Ho lavorato 15 anni nel silenzio più assoluto e oggi sicuramente c’è più informazione, ma allo stesso tempo sono venuti a mancare strumenti materiali che prima c’erano da parte delle polizie, e la mafia ha fatto un salto di qualità elevato, è diventata finanziaria e questo rende ancora più difficile il contrasto”. Ciò vuoldire che sulle infiltrazioni criminali, anche nel Lazio, non bisogna mai abbassare la guardia.

giugno 2010 - n.

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il Segno

VII RETE di GIORNALISTI e SCRITTORI ANTIMAFIE

di ROMA e PROVINCIA

Noi plaudiamo senza riserve l’opera di Roberto Saviano, perché grazie a lui milioni di italiani hanno compreso che cosa è la camorra, cosa che altri scrittori o giornalisti come Fede non ci avevano mai fatto comprendere. Secondo Wikipedia la definizione di EROE è la seguente: “L’ EROE, nell’era moderna, è il protagonista di uno straordinario e generoso atto di coraggio, che comporti o possa comportare il consapevole sacrificio di sé stesso, allo scopo di proteggere il bene altrui o comune”. Sfidiamo chiunque a dire che Roberto Saviano non risponde a questa definizione.


DUE STUPRATORI INTERCETTATI E ARRESTATI

Grazie ad alcune intercettazioni telefoniche i carabinieri di Marsala, nel Trapanese, hanno fermato ieri sera due tunisini, presunti autori di una rapina, con stupro, commessa la notte dell'Epifania in un'abitazione di contrada Ciavolo. Il procuratore della Repubblica di Marsala, Alberto Di Pisa, ha tenuto una conferenza stampa per illustrare l'indagine sfociata nel fermo (oggi il gip si dovra' pronunciare sulla convalida del provvedimento) di Anis Houioui, 28 anni, e

I Carabinieri della compagnia San Carlo di Torino hanno arrestato il titolare di un locale notturno che smerciava ingenti quantitativi di cocaina importata dalla Nigeria al capoluogo piemontese attraverso Olanda e Spagna. L’indagine è stata compiuta grazie alla collaborazione della fidanzata dello spacciatore che, oltre ad aver fornito alle forze dell’ordine informazioni sui traffici del compagno, ha anche consentito di effettuare alcune intercettazioni ambientali rivelatesi decisive nel portare a termine l'operazione.

Sevizie e abusi su minori: arrestato il gallerista Francesco Tadini, figlio del pittore Emilio, accusato di rapporti con una 15enne e detenzione di materiale pedopornografico. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, il gallerista avrebbe avuto rapporti con prostitute minorenni e, a suo carico, ci sarebbero anche alcune intercettazioni telefoniche che dimostrerebbero la sua volontà di avere incontri con bambine. Le immagini trovate durante una perquisizione nei supporti informatici di Tadini ritrarrebbero anche bambini di meno di 10 anni sottoposti a torture e sevizie a sfondo sessuale. (A cura di Andrea Rasetti)

EVASO, RITROVATO GRAZIE ALLE INTERCETTAZIONI

E' stato arrestato in mattinata a Marginone dagli uomini del Nucleo investigativo centrale della Polizia Penitenziaria, Laki Fudorovic, trentenne nato a Velletri ed evaso dal permesso concessogli lo scorso 14 marzo dal magistrato di sorveglianza di Perugia. L'uomo era detenuto nella casa circondariale di Orvieto per i reati di rapina, furto ed altro. Decisive, fa sapere il Nic, sono risultate le intercettazioni telefoniche disposte dalla procura di Orvieto che hanno permesso di individuare il luogo dove l'evaso si na-

www.issuu.com/ilpiccolosegno il Segno

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il Segno

RETE di GIORNALISTI e SCRITTORI ANTIMAFIE di ROMA e PROVINCIA n.

di ANDREA SEBASTIANELLI Nelle prime ore dell’alba del 18 febbraio scorso è scattata a Roma e in alcuni centri dei Castelli Romani, tra cui Rocca di Papa, un’operazione anticrimine tesa a smantellare una fitta rete di racket, usura e riciclaggio di denaro sporco. A coordinare l’operazione “Franky”, che ha visto il coinvolgimento della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Roma, dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Viterbo e della Polizia Municipale VIII Gruppo di Roma, è stato il Procuratore Aggiunto Leonardo Frisani della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma. Alla fine dell’operazione sono state denunciate 11 persone (di cui due donne) e sequestrati beni per circa 5 milioni di euro, tra cui conti correnti, automobili di lusso e quattro società operanti nel settore dell’edilizia e della ristorazione (una di queste gestiva fino ad alcuni mesi fa il complesso alberghiero di via Frascati a Rocca di Papa, “La Regina del Bosco”, prima che la struttura venisse ceduta agli attuali gestori che da questa vicenda hanno avuto soltanto danni d’immagine). Continua in IV pagina

supplemento al n. 3, Marzo 2010 de “il Segno”

Un territorio preda degli strozzini

Lo scorso 18 febbraio l’operazione “Franky” ha smascherato un vasto giro di usura e riciclaggio, mettendo in luce il ruolo del clan dei Casamonica, che conta oltre 400 affiliati tra Roma e Provincia, e che ora ha esteso il suo controllo sull’intera regione. Sullo sfondo un “accordo inedito” stipulato con la ‘ndrangheta.

212 omicidi in due anni nella Palermo dimenticata

ETTORE ZANCA RIPERCORRE PER NOI LE TAPPE PIU’ SIGNIFICATIVE DEI DELITTI DI MAFIA CHE IMPERVERSARONO A PALERMO TRA GLI ANNI SETTANTA E OTTANTA. MEMORIE RIAFFIORATE CHE RAPPRESENTANO UN MONITO PER CIO’ CHE E’ ACCADUTO E PER CIO’ CHE ANCORA POTREBBE ACCADERE. PERCHE’ PERDERE LA MEMORIA EQUIVALE A PERDERE UN PO’ DI NOI STESSI E DELLA NOSTRA STORIA.

Le attività illecite nei nostri Comuni

RIEPILOGO DEI DATI DEL 2007 E DEL 2008 SUI REATI COMMESSI NEI COMUNI DELLA PROVINCIA DI ROMA. ROCCA DI PAPA E SEGNI LE PIU’ VIRTUOSE MENTRE IN ALTRI CENTRI, COME ARTENA, CIAMPINO, COLLEFERRO, VALMONTONE E VELLETRI, I REATI IN UN SOLO ANNO SONO AUMENTATI DI MOLTO.

Andrea Rasetti all’interno

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RETE di GIORNALISTI e SCRITTORI ANTIMAFIE di ROMA e PROVINCIA

supplemento al n. 4 - Aprile 2010 de “il Segno”

n.

‘Ndrangheta ai Castelli, il pentito che fa paura anche alla politica L’hotel Villa Vecchia a Monte Porzio

Rocco Molè

Elemosine Aziende e minori criminali Nel Lazio il fenomeno dell’accattonaggio passa attraverso lo sfruttamento di centinaia di minori. A rivelarlo è il rapporto presentato dall’Osservatorio Regionale sulla Legalità e la Sicurezza. Un quadro che fa luce su molti aspetti inquietanti, a cominciare dall’acquisto dei bambini.

Sequestrate 15 aziende e quote riferite a ben 21 società, 170 conti correnti, automobili di lusso, oltre a ville ed appartamenti. Questi sono i numeri di una vasta operazione che ha scoperchiato il filo di collegamento fra la ‘ndrangheta e il clan dei Casamonica a Roma e nella provincia.

di ANDREA SEBASTIANELLI Il 22 dicembre scorso l’«Operazione Maestro», avviata dalla Dda (Direzione Distrettuale Antimafia) di Reggio Calabria, irrompe nei Castelli Romani e precisamente a Monte Porzio Catone dove viene posto sotto sequestro l’hotel di lusso “Villa Vecchia” (che ora ha ripreso le sue attività sotto la guida di un Commissario), ritenuto base della ‘ndrina dei temutissimi Molè. La mega struttura alberghiera alle porte di Roma, secondo gli inquirenti, serviva a riciclare il denaro derivato dalle attività illecite condotte nel porto di Gioia Tauro. Nell’operazione sono state arrestate 26 persone, tra cui Cosimo Virgiglio, considerato il principale referente amministrativo della cosca Molè, nonché amministratore di una società di import-export con la Cina operante proprio nel porto di Gioia Tauro. Lo stesso Virgiglio che, per conto della cosca, seguì le trattative per acquisire “Villa Vecchia”. Infatti, l’acquisizione del complesso alberghiero, da parte della ‘ndrangheta, avvenne nel 2007 attraverso intimidazioni e minacce nei confronti di un’imprenditrice di Sabaudia che, pur avendo un contratto di gestione della durata di dieci anni, fu costretta a lasciare la struttura.

Continua in IV

ROCCO CHINNICI Allarme Expo 2015 In un libro due giornalisti svelano il “mistero” delle infiltrazioni criminali nella capitale morale d’Italia, Milano. Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra sono già pronte ad entrare nel gioco degli appalti per spartirsi i 20 miliardi di euro stanziati per l’Expo del 2015.

Chi era Rocco Chinnici, il giudice assassinato a Palermo il 29 luglio 1983? Scopritelo in questo “ritratto d’autore”.

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L’omicidio del Boss Rocco Molè

Falcone e Borsellino

Il 18/02 a Colleferro si parla di Cosa Nostra IL LIBRO DI JOHN DICKIE, “COSA NOSTRA”, SARA’ MOTIVO DI APPROFONDIMENTO PER CONOSCERE GLI AVVENIMENTI E GLI UOMINI CHE SI SONO AVVICINATI ALLE VERITA’ PIU’ SCOTTANTI. A PRESENTARE QUESTO LIBRO PUBBLICATO NEL 2006 SARA’ ETTORE ZANCA, COLLABORATORE DEL MENSILE “IL SEGNO”. UN APPUNTAMENTO LETTERARIO DA NON PERDERE.

In IV pagina

RETE di GIORNALISTI e SCRITTORI ANTIMAFIE di ROMA e PROVINCIA

supplemento al n. 5 - Maggio 2010 de “il Segno”

n.

Minori a rischio nel Lazio, dalla pedofilia alla prostiuzione

Sos Impresa Alessandro Lettera ai e l’usura Mancuso Castelli Il Presidente di “Sos Impresa”, Lino Busà, ascoltato dalla Commissione Parlamentare Antimafia, ha chiesto una maggiore efficacia della legge contro l’usura, proponendo la costituzione di un Consorzio Nazionale a sostegno delle imprese italiane sequestrate alle mafie.

Abbiamo incontrato il cantautore palermitano Alessandro Mancuso, impegnato con i suoi testi a diffondere il senso della legalità a cominciare dalle giovani generazioni. Ne esce un ritratto incoraggiante del mondo artistico italiano rispetto ai fenommeni illegali diventati tanto diffusi.

L’Associazione “Antonino Caponnetto” della Regione Lazio ha scritto una lettera aperta ai cittadini dei Castelli Romani, chiedendo un impegno concreto di tutti contro le infiltrazioni criminali che stanno diventando una piaga sempre più diffusa in tutta la provincia di Roma.

di Andrea Sebastianelli Pedofilia e sfruttamento dei minori sono due temi scottanti… anche nella nostra regione. Temi importanti che però rimangono troppo spesso ai margini delle discussioni. Ad aprire la riflessione su questi aspetti sono due recenti ricerche dal titolo “Il fenomeno dello sfruttamento dei minori nell’accattonaggio nel Lazio” e “Il minore come vittima del reato: un’indagine sociale nelle realtà del Lazio”, promossi dall’Anci (Ass.ne Nazionale Comuni Italiani) e dall’Osservatorio Tecnico Scientifico per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio presieduto dal prof. Enzo Ciconte. I dati emersi dalle ricerche mettono a nudo una realtà dai tratti sconcertanti. Nel Lazio la forma di vittimizzazione minorile più evidente è il maltrattamento che quasi sempre avviene in ambito familiare. Sono quasi 500, ogni anno, i minori laziali che subiscono violenze accertate e denunciate da parte di adulti, a cominciare dall’abuso fisico. Il maggior numero di casi si riscontra proprio nella provincia di Roma (soprattutto per la maggiore popolazione residente), mentre l’intensità del fenomeno è maggiore nel sud della nostra regione, in particolare nella provincia di Latina. Ciò che differenzia il Lazio dalle altre regioni italiane, anche qui a dirlo sono i dati emersi, è una maggiore propensione verso gli abusi di tipo sessuale, l’accattonaggio e la delinquenza minorile.

Continua in IV

NINNI CASSARA’

Ettore Zanca presenta un altro dei suoi “Ritratti d’autore”. Questa volta dedica il suo articolo alla figura di Ninni Cassarà, che con le sue indagini sulla Mafia cominciò a scoperchiare gli intrecci con alcuni apparati della politica e delle istituzioni. ETTORE ZANCA in II e III pagina

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RETE di GIORNALISTI e SCRITTORI ANTIMAFIE di ROMA e PROVINCIA

supplemento al n. 2 - Febbraio 2010 de “il Segno”

n.

di ANDREA SEBASTIANELLI «Io non sono uno che farfuglia. Non do opinioni. Dico che quella storia non è finita perché lo so. Basta andare a cercare chi ne è uscito alla grande quindici anni fa». Con queste parole l’ex componente della Banda della Magliana, Antonio Mancini (chiamato negli ambienti criminali romani “Nino l’accattone”), ha lasciato intendere che quella banda non ha mai smesso di operare ma è tutt’ora attiva. «La Banda della Magliana ha usato e continua ad usare i soldi di chi è morto e di chi è finito in galera. E non ha più bisogno di sparare. O almeno, di sparare troppo spesso». Queste dichiarazioni Antonio Mancini le ha rilasciate al giornalista di Repubblica Carlo Bonini che lo scorso 4 febbraio ha presentato un’inchiesta esclusiva basata, oltre che sulle dichiarazioni di “Nino l’accattone”, sui convincimenti di Lucia Lotti, il magistrato che per 15 anni si è occupato delle vicende della Banda della Magliana arrestando il presunto boss Nicoletti, e sulle indagini del Comandante del Nucleo Provinciale dei Carabinieri di Roma, Vittorio Tomasone. In realtà dichiarazioni di questo tipo Antonio Mancini le rilasciò anche nel 2008.

Continua in VII pagina

il Segno

L’INCHIESTA DI ANDREA RASETTI HA PRESO AVVIO DAL SEQUESTRO DEL LUSSUOSO ALBERGO DI MONTE PORZIO, “HOTEL VILLA VECCHIA”, SOTTOPOSTO A SEQUESTRO DAI CARABINIERI DEL ROS PERCHE’ APPARTENENTE A UN POTENTE CLAN DELLA ‘NDRANGHETA, QUELLO FACENTE CAPO AL BOSS ROCCO MOLE’. UN’INCHIESTA CHE FA EMERGERE I DIFFUSI INTRECCI ESISTENTI TRA LA CRIMINALITA’ E I CASTELLI ROMANI.

il Segno

SOTTOSCRIVI PER IL SEGNO Banca Credito Cooperativo Castelli Romani IBAN:IT11B0709239230000000103028

Non si può non sapere, non si può non dirlo

Da Gioia Tauro ai Castelli Romani passando per San Marino

il Segno

Il Segno non usufruisce di alcun finanziamento pubblico, nè comunale, nè provinciale, nè regionale, nè statale, nè europeo.

supplemento al n. 1 - Gennaio 2010 de “il Segno”

n.

di Andrea Sebastianelli Sul numero scorso del Segno ci siamo occupati delle infiltrazioni criminali a Roma e nella Provincia. Quanto emerso ci ha fatto comprendere come le mafie non siano qualcosa distante da noi, riguardante solo le regioni meridionali (Sicilia, Calabria, Puglia e Campania), ma come ormai siano una presenza consistente del nostro territorio. La vicenda di “Villa Vecchia”, l’hotel della ‘Ndrangheta sequestrato nella vicina Monte Porzio poche settimane fa, rappresenta non un allarme ma una certezza che deve far riflettere tutti, cittadini e politici, amministrazioni pubbliche e aziende private. Ma anche noi che scriviamo sui periodici a diffusione locale. Ogni lotta alle mafie ha sempre visto anche l’impegno, di pari passo con quello delle forze dell’ordine e della magistratura, di giornalisti e scrittori locali, che più da vicino riescono ad annusare dove c’è puzza di infiltrazione criminale. Contro queste infiltrazioni le amministrazioni comunali devono iniziare a contrapporre la politica della legalità, soprattutto nell’espletamento delle gare d’appalto delle grandi opere che, come ha dimostrato l’Osservatorio regionale sulla criminalità e la sicurezza, sono uno degli ingressi degli interessi mafiosi nei nostri Comuni. Continua in IV

ilpiccolosegno@libero.it

Stampato in proprio

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RETE di GIORNALISTI e SCRITTORI ANTIMAFIE di ROMA e PROVINCIA

il Segno

il Segno

29 aprile 2010

PEDOFILO INSOSPETTABILE INCASTRATO DAL TELEFONO

6 aprile 2010

il Segno

RESPONSABILE Andrea Sebastianelli

I due esecutori materiali della sparatoria al campo di calcetto a Crotone, avvenuta nel giugno dello scorso anno, in cui rimase ucciso Gabriele Marrazzo (35 anni) e gravemente ferito il piccolo Domenico di 11 anni, morto dopo tre mesi di coma, sono stati incastrati dalle intercettazioni ambientali e telefoniche in carcere. In particolare il capo del clan, Francesco Tornicchio (31 anni), detenuto nel carcere di Spoleto in regime di 41 bis, plaudeva alla sparatoria perchè si doveva far capire che a Cantorato, quartier generale del gruppo criminale, “dove passano i Tornicchio trema la terra e canta la lupara”.

24 febbraio 2010

Manoscritti e foto anche se non pubblicati non si restituiscono. Il contenuto organo dell’associazione culturale degli articoli, dei servizi, le foto ed i “Terre Sommerse Castelli” loghi, rispecchia esclusivamente il Registrazione Tribunale di pensiero degli artefici e non vincola Velletri n. 5/02 del 19/02/2002 mai in nessun modo il Segno, la direzione e la proprietà. Le inserzioni sono DIREZIONE riservate ai soli associati e simpatizVia dei Monti, 24 - Rocca di Papa zanti ed hanno carattere divulgativopromozionale nel loro stesso ambito. DIRETTORE

il Segno

KILLER INCASTRATI DALLE INTERCETTAZIONI

TRAFFICANTE DI DROGA E TITOLARE DI UN LOCALE

RETE di GIORNALISTI e SCRITTORI ANTIMAFIE di ROMA e PROVINCIA

supplemento al n. 6 (giugno 2010) del mensile indipendente

23 aprile 2010

il Segno

30 gennaio 2009

scondeva.

I furbetti della

‘Maglianella’,

il ritorno?

Le dichiarazioni di “Nino l’accattone” riaccendono i riflettori sulla Banda della Magliana. Ma oggi la Banda esiste ancora o si tratta di altro?

135 MILIARDI DI EURO PER LA MAFIA SPA

IL XII RAPPORTO DI “SOS IMPRESA” HA SCOPERCHIATO GLI INTERESSI DIFFUSI DELLE MAFIE IN ITALIA, CHE REALIZZANO OGNI ANNO AFFARI PER 135 MILIARDI DI EURO, LA PIU’ GRANDE AZIENDA DEL PAESE. DROGA, RACKET, ESTORSIONI, INVESTIMENTI FINANZIARI E CONTROLLO DEGLI APPALTI PUBBLICI. ECCO I SETTORI IN CUI LE MAFIE SONO PADRONE. E NEL LAZIO NON C’E’ DA STARE ALLEGRI.

Il Treno del Risveglio, un viaggio criminale

PARTE DA VILLAROSA IL NOSTRO TRENO SEGUENDO LA SCIA DELLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA CHE PERCORRE IN LUNGO E IN LARGO L’INTERA PENISOLA ITALIANA, DANDOCI L’IDEA CHE “L’ITALIA E’ UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA FONDATA SULLE ILLEGALITA’ DIFFUSE”. UN VIAGGIO INASPETTATO CHE COINVOLGE TUTTI. NESSUNO PUO’ RITENERSI ESCLUSO.

il Segno “ Andrea Rasetti in IV e V pagina

Ettore Zanca in II e III pagina

PICCOLO

La Digos di Pescara ha arrestato Antonio Iovino, dirigente del servizio organizzazione e sviluppo delle risorse umane della Regione Abruzzo. Iovino è indagato per i reati di falsità, abuso d’ufficio, truffa ai danni di ente pubblico, falsità materiale. I reati contestasi sono molteplici e sarebbero stati compiuti il 2 ottobre 2008, il 7 novembre 2008 e il 14 gennaio 2009. L’indagine è basata sui documenti, rintracciati grazie alle intercettazioni telefoniche. Questa è una di quelle inchieste, hanno detto chiaramente dalla Procura, che non sarebbe stata possibile con le nuove misure che potrebbero passare prossimamente al parlamento proprio in materia di intercettazioni. In una conversazione telefonica Iovino spiegò perfettamente il suo potere: «ho le buste in mano», dice riferendosi ai plichi dei concorsi, «posso fare quello che voglio».

Noubi Hamrouni, di 22, entrambi clandestini. I due sono accusati di rapina, sequestro di persona e violenza sessuale. Quest'ultimo reato commesso ai danni di una donna di 64 anni, da tempo costretta a letto da un handicap fisico.

il Segno

SCOPERTI CONCORSI TRUCCATI IN ABRUZZO

il Segno

17 giugno 2009

presi grazie alle INTERCETTAZIONI

Non camminare davanti a me, potrei seguirti. Non camminare dietro di me, potrei non esserti guida. Cammina al mio fianco, ed insieme troveremo la via

Speculazioni mensile indipendente di attualità, informazione e cultura

Anno VII, n. 7-8 - Luglio/Agosto 2008 - Associazione Culturale “Terre Sommerse Castelli”

Alberto Camus

Un recente caso di cronaca impone il monitoraggio del territorio

L’uccisione di un imprenditore romano, vicino agli ambienti criminali, ha portato alla luce un vasto giro di speculazioni edilizie, per le quali anche Rocca di Papa è finita nell’inchiesta degli inquirenti. Un terreno di via delle Barozze, pagato 350 mila euro, si è trovato al centro di una serie di acquisizioni e vendite che ne hanno fatto lievitare il prezzo finale a 5,5 milioni di euro. E mentre le indagini vanno avanti, sarebbe opportuno sottoporre a monitoraggio il nostro territorio

SERVIZIOALLE PAGINE 8 e 9

Se sulle antenne Lavori Pubblici Articolo su “La Repubblica” Estatedi si continua a sparare a salve interventi

di Andrea Sebastianelli Pallottole sì ma a salve! Dopo il nostro approfondimento sul perchè del silenzio intorno ai ripetitori radio-tv di Monte Cavo, si è scatenato il putiferio. Sindaci disposti a fare il muso duro contro la Regione Lazio; Comitato di Quartiere dei Campi d’Annibale, fortemente irritato per i nostri articoli, dispensatore di volantini e lettere aperte; politici e politicanti pronti ad alzare il dito verso le colpe degli altri; giornalisti asserviti al potere di turno, ben attenti a non far trapelare le notizie che veramente farebbero emergere le responsabilità.

L’estate parte con una serie di lavori che miglioreranno sicuramente la viabilità cittadina. Mentre esultano i residenti di Via delle Rose per l’asfaltatura della strada, sono stati avviati i lavori di rifacimento di Via De Luca e la messa in sicurezza di Via Alberobello. A pagina 7

20 glio 13 lu

08

Il tentativo era quello di far passare lo scempio della Via Sacra come qualcosa di inventato... inventato dal nostro giornale per mettere in difficoltà l’amministrazione comunale. Adesso che a segnalare lo scempio non c’è solo “Il Segno” ma anche uno dei più autorevoli quotidiani italiani come “La Repubblica” (senza tener conto di altri periodici locali) qualcuno forse sentirà il dovere di smetterla di ripetere che “sulla Via Sacra non è successo niente”. Ora è importante mantenere alta l’attenzione intorno alla salvaguardia dell’antica strada romana. A pagina 5

Hai perso qualche numero del Segno? Vuoi leggere i supplementi della “Rete Antimafie di Roma e Provincia”? Da oggi puoi consultare tutti i numeri del nostro mensile collegandoti al sito: www.issuu.com/ilpiccolosegno. Ettore Zanca in II e III pagina

Tabella riepilogativa in VI pagina

In VII pagina

In VI pagina

In VII pagina

ETTORE ZANCA in II e III pagina

In V pagina

In VI pagina

In III pagina

SEGUE A PAGINA 5


Boccia: “Ricorreremo alla Corte Europea” di Sergio Rasetti Parte da un’antica regione “rossa” un attacco alla libertà di parola e opinione per i dipendenti della Pubblica Istruzione. Il direttore dell’Emilia Romagna vuole far tacere gli insegnanti e ha scritto ai dirigenti scolastici: “Si assiste di frequente a dichiarazioni sulla stampa nelle quali si esprimono posizioni critiche sull’Amministrazione di cui si fa parte. Si riscontrano atti e documenti indirizzati ad autorità politiche o all’Amministrazione centrale che sono fatti circolare all’interno delle istituzioni scolastiche e distribuiti ad alunni e famiglie. Si invitano i capi d’istituto a sensibilizzare il personale della scuola sul corretto comportamento con gli organi della stampa”. Il Ministro Gelmini si schiera dicendo: “E’ lecito avere opinioni diverse che possono essere espresse nei luoghi deputati al confronto e al dibattito; ma non è consentito di usare il mondo del-

l’istruzione per fare propaganda politica che nulla ha a che vedere con i compiti della scuola”. Ora che gli insegnanti entrano nel pieno della “riforma Gelmini” e vivono sulla pelle le concrete ripercussioni sul loro lavoro (affollamento delle aule e superaffollamento saltuario dovuto agli alunni di altre classi prive di insegnanti per ferie o malattia; riduzione del tempo pieno; pulizia dei locali più carente di prima; personale di supporto scarso; mancanza frequente di carta igienica e sapone nei bagni ed altri numerosi deficit che sarebbe lungo elencare), i dipendenti della Pubblica Istruzione dovrebbero cucirsi la bocca per “non fare politica”, non parlare con i giornalisti o con i genitori di queste cose per non compromettere l’immagine dell’istituzione. Non sappiamo se il Ministro Gelmini abbia esperienza da docente, ma ci piacerebbe vedere lei, per esempio, alle

prese con un’impellente necessità che non può essere soddisfatta perché non si possono lasciare da soli i Da sinistra: Walter Conte della Cgil, bambini il Sindaco Boccia e l’Ass.re Trinca nemmeno per un secondo. lasciare vuote aule nuove di Al Ministro piacerebbe taci- zecca messe a disposizione tare anche i genitori di recentemente del Comune? Rocca di Papa, che raccol- Questo è un Paese dove è più gono firme per chiedere gli facile trovare soldi per cominsegnanti necessari e le altre prare casa a un politico che cose indispensabili, perché conta, che trovare i soldi necompromettono l’immagine cessari per la scuola. dell’Istituzione? Allora noi non siamo ottimiE vorrebbe tacitare il Sin- sti sulla positiva risoluzione daco Boccia che protesta dei problemi più urgenti e perché il Provveditorato alla suggeriamo, un po’ seriaPubblica Istruzione gli ha mente e un po’ da buontemnegato gli insegnanti per at- poni, agli insegnanti: tivare due nuove sezioni si “attrezzatevi con pitali e scuola materna e per il pannoloni perché Ministro e tempo pieno in altri plessi Governo non hanno nessuna scolastici, con il risultato di intenzione di ascoltarvi”.

Scuola, dopo i tagli niente più classi

Molte le iscrizioni nel nostro Istituto Comprensivo che da anni offre il meglio di sé, pur nella precarietà di alcune strutture e dell’organico, di volta in volta ridotto numericamente. I nuovi edifici scolastici e una forte crescita demografica hanno fatto registrare un sensibile incremento di iscrizioni sia nella Scuola dell’Infanzia che nella Primaria, ma il mancato accrescimento dell’organico del personale della scuola pare costringere a delle selezioni. Numerosi bambini sono in lista d’attesa nella Scuola dell’Infanzia (sono stati accettati per il momento i piccoli di quattro e cinque anni, selezionati seguendo i criteri adottati per la graduatoria interna dell’Istituto Comprensivo) e le iscrizioni per classi a tempo pieno nella scuola di Colle delle Fate, per ora non possono essere tutte confermate. Infatti, secondo alcune direttive del Ministero dell’Istruzione, ogni Istituto deve gestire la propria autonomia con le risorse umane disponibili, ma ciò crea problemi

SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

di organizzazione per le classi a 40 ore settimanali. La Vicepreside, professoressa Loredana Annese, accompagnata da una delegazione di genitori, si è recata più volte negli uffici di Via Pianciani a Roma, per perorare la causa della scuola di Rocca di Papa ed è stata inoltrata la richiesta per essere ricevuti dalla dott.ssa Novelli, Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio, ma al momento non c’è stato alcun riscontro, quindi non è stato ancora possibile adottare una decisione definitiva. Di certo saranno confermate tre sezioni di scuola dell’Infanzia ai Campi d’Annibale e due sezioni a Colle delle Fate che temporaneamente saranno accolte nel nuovo edificio di Via dei Gelsomini; nel frattempo inizieranno tempestivamente i lavori di ristrutturazione del vecchio edificio in Via Europa che riaccoglierà gli alunni dell’Infanzia, fino a quando non sarà ultimato il previsto ampliamento della nuova scuola in Via dei Gelsomini.

il Segno - Giugno 2010

Il Sindaco di Rocca di Papa contro la decisione del Provveditorato che ha negato l’invio di nuovo personale docente

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A P P R O F O N D I M E N T O

Per le due prime a Colle delle Fate si stanno studiando delle soluzioni che possano accontentare le richieste delle famiglie nel modo più completo possibile, sempre cercando, anche con l’aiuto dell’Amministrazione comunale che più volte ha incontrato i genitori e insieme alla scuola sta studiando le possibili strategie future, di fare in modo che tutti i bambini della nostra città possano essere accolti nelle nostre scuole. L’istruzione è un diritto sancito dalla Costituzione e se si vuole che i cittadini del futuro abbiano a disposizione tutte le opportunità che consentano di raggiungere il massimo livello delle loro competenze, secondo le loro capacità, si deve far in modo che nulla ci si debba rimproverare noi adulti del presente su quanto loro offerto, dal punto di vista sia della quantità che della qualità dell’insegnamento, con la garanzia che a tutti venga offerta la stessa opportunità scolastica. Rita Gatta


ROCCA DI PAPA

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La politica locale e i tanti, troppi conflitti d’interesse

il Segno - Giugno 2009

Maggioranza inadeguata e opposizione debole i mali di oggi

di Sergio Rasetti Un tempo di vacche magre dal punto di vista economico e della credibilità della classe politica, richiede impegno e consapevolezza da parte di tutti per essere superato positivamente. Il ruolo di pubblici amministratori dovrà essere ricoperto da donne e uomini capaci e responsabili, che sappiano mettersi a disposizione lasciando gli interessi personali in seconda linea. Per fare questo non dovranno essere lasciati soli e in loro compagnia dovranno esserci uomini e donne altrettanto capaci di essere per prima cosa altruisti. Parliamo del ritorno a motivazioni ideali a sostegno dell’impegno in politica e dell’indispensabile supporto di massa che deve sostenere i pre-

scelti a ricoprire le cariche nelle istituzioni. Proprio nel momento in cui il Parlamento mette mano alla modifica di regole fondamentali che riguardano il sistema giudiziario e dell’informazione, due pilastri fondamentali di uno stato democratico, il ruolo della politica partecipata dal basso resta l’unico baluardo contro il rischio di far precipitare il paese in situazioni da sultanato o sud America. Aver lasciato troppo soli i big della politica, come abbiamo costatato anche con i provvedimenti economici resisi necessari in questi giorni, non è stato un buon affare. Episodi di corruzione che li riguardano sono all’ordine del giorno, e questo è dipeso sopratutto da una mancata “partecipazione della base che vuol discutere e controllare”. La diserzione delle sedi dei partiti dopo tangentopoli non ha portato al risanamento

necessario, anzi è accaduto l’esatto contrario. E allora il “conflitto di interessi”, che a livello nazionale gli elettori non sembrano tenere in grande considerazione, visto che continuano a votare in maggioranza per l’allegra compagnia di Silvio, viene a pesare a livello locale dove: quelli che sperano di utilizzare per fatti personali, chi è in conflitto di interessi, li sostengono anche se in contraddizione con una già nota tendenza politica ed elettorale; mentre quelli che il conflitto non possono tollerarlo assistono impotenti, spesso divisi tra loro. Poi, tutti insieme, si dichiarano lontani dalla politica perché ormai troppo malata. Questi eventi hanno dato luogo a una situazione, anche a Rocca di Papa, che è vissuta dai più attenti e sensibili come una sorta di “dittatura amministrativa”. Un “gigante” che amministra, a

La fanta politica capace di fare soltanto danni

Per Rocca di Papa è arrivato il momento di cambiare

di Gennaro Spigola I risultati elettorali delle ultime votazioni regionali hanno messo in evidenza inequivocabilmente che è iniziato a Rocca di Papa un consistente ridimensionamento di chi ha governato negli ultimi anni il Comune, una cattiva politica che ha comportato per i cittadini un forte incremento delle tasse e delle tariffe (vedi IRPEF comunale e tariffa solidi urbani), cementificazione facile che ha dilaniato il territorio ed ha fatto aumentare in modo indiscriminato la demografia e conseguentemente il passaggio delle vetture private che, insieme alle antenne, hanno alzato il tasso d’inquinamento atmosferico; peggioramento dei servizi, in modo particolare i trasporti, che andrebbero invece potenziati in quanto unico mezzo di trasporto per i pendolari, utilizzando i finanziamenti pubblici che do-

vrebbero essere usati per paradossale riattivazione della funicolare; ci accontenteremmo della ristrutturazione e della funzionalità dei servizi interni alla stazione di Piazza della Repubblica attualmente abbandonata a se stessa; l’imminente gestione dei boschi ai privati; chiusura generalizzata degli esercizi commerciali e non solo nel centro storico, che ha pagato il prezzo più alto; mancanza di una politica che tenesse in considerazione il futuro dei giovani ed il tempo libero degli anziani. La chiusura del Centro Anziani nel centro storico è stata giustificata da affermazioni spurie sostenendo che la struttura (ex prorocca) fosse pericolante mentre in realtà aveva come motivazione il recondito fine dell’apertura di un parcheggio sotterraneo di scarsa funzionalità, che non ha dato i risultati aspettati, abbandonato a se stesso, privo di qualsiasi controllo fino a diventare un letamaio. Ho letto su alcuni articoli pubblicati da

giudicare dai rari interventi dei suoi membri non Assessori, da un sostegno forse poco documentato e un’opposizione debole: poco attrezzata quella di sinistra; poco presente quella di destra. Entrambe praticamente assenti tra i cittadini fuori del Consiglio Comunale. Piccoli segnali di un riaccendersi della voglia di ritornare all’impegno politico locale si stanno manifestando in questi giorni nella nostra cittadina. Interessarsi ai futuri sviluppi è importante per capire se ci sarà data la possibilità di tornare ad essere un paese normale, dove la politica non sia più vista come un luogo che si frequenta per farsi i fatti propri.

questo giornale che qualche rappresentante politico di spicco del PD dice di aver portato con la sua “politica” dei risultati ai cittadini di Rocca di Papa: sarebbe interessante verificarli concretamente, utilizzando lo strumento che si chiama ancora democrazia, organizzando assemblee pubbliche nelle quali tenere in seria considerazione le giuste istanze che vengono dal popolo (evitando una volta per tutte la politica burocratica del Palazzo), per non far trovare i cittadini a ragionare a posteriori dopo che le decisioni sono state prese. Alcuni articoli degli ultimi numeri del “Piccolo Segno” hanno ritenuto opportuno mettere in evidenza aspetti positivi della “buona politica” del PD (che non ha neanche aderito al referendum per il mantenimento dell’acqua pubblica), diventerebbe molto interessante capire effettivamente quali sono stati i risultati raggiunti, credo, senza presunzione, richiamando tutte le problematiche sopra elencate che i dati sono totalmente negativi. E’ arrivato il momento di cambiare rotta veramente, non di fare articoli che ricordano storicamente e letteralmente il giornalista-scrittore Vincenzo Monti che scriveva a sostegno di chi era al potere ed apparentemente denunciava i fatti politici negativi, nella consapevolezza di non voler cambiare nulla.


ROCCA DI PAPA Lettera aperta al Primo Cittadino di Rocca di Papa

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il Segno - Giugno 2010

Fantasie, velate minacce o mobbing?

Egregio Signor Sindaco, non credo spetti a me ricordarLe le più elementari regole della democrazia ma ritengo che Lei ultimamente le abbia dimenticate, non solo nei miei riguardi ma in quelli di moltissimi cittadini, innanzitutto non rispodendo alle 10 domande che da circa un anno Le rivolgiamo sul nostro giornale (domandare è lecito, rispondere per un primo cittadino è un dovere mentre il silenzio è mancanza di rispetto per chi scrive e per chi legge). Che cosa fa un politico appena eletto? Rassicura la cittadinanza che sarà il Sindaco di tutti e non solo di chi l’ha votato, ecco... io purtroppo l’ho anche votata, come cittadina e come rappresentante di una forza politica, forza che non è stata cacciata dalla maggioranza (come qualcuno dice) ma che decise di andarsene quando si accorse delle troppe divergenze tra il nostro e il Vostro modo di fare politica. Forse il Suo rancore comincia da lì, o forse no. Sarà per gli articoli miei e di altri che contestano il Suo modo di guidare il

paese ma quella si chiama libertà di pensiero. C’è un solo modo per chiarire quelle che qualcuno definisce “menzogne di un giornaletto”: rispondere! Invece, sembra che Lei e la Sua giunta preferiate quella che io chiamo “dittatura del silenzio”, pensando o forse sperando che la gente dimentichi. Da un paio d’anni però la situazione per me sta diventando insostenibile, con continue allusioni e spassionati consigli a chi mi è vicino da parte di un Suo delegato. Come Lei sa, mi occupo di randagismo e sono veramente poche le persone che non ho aiutato per i problemi dei loro cani, gatti (una volta una scimmia e persino un piccolo iguana), tanto è grande l’amore che ho per loro. Da brava animalista ho sempre separato le due passioni, la politica e gli animali, eppure proprio su quest’ultima attività sta avvenendo ormai qualcosa di intollerabile. Ora Le spiego il perchè. Non passa giorno che le altre volontarie, o parenti delle stesse o anche semplice-

mente miei conoscenti amanti degli animali non vengano fermati e consigliati di allontanarmi (da loro e dai cani) perchè, sempre stando a ciò che racconta il Suo delegato, la mia partecipazione volontaria e gratuita non sarebbe di Suo gradimento (cioè di gradimento dell’amministrazione). Tali “consigli”, però, ultimamente si sono fatti più pressanti, arrivando a dire alle altre volontarie che “il bene dei cani dipende dal mio allontanamento”. Se ciò fosse vero io lo chiamerei semplicemente ricatto! E sempre se fossero vere le affermazioni riportatemi, potrei parlare addirittura di “mobbing” (persecuzione) da parte di un Sindaco verso una cittadina a cui si vorrebbe negare il diritto di fare del volontariato... non vorrei che ciò dipendesse dalle critiche che Le rivolgo apertamente e non come si usa fare da queste parti, cioè sparlare e negare! Non rinnego mai quello che dico e scrivo e non ho nemmeno illuminazioni improvvise, non cambio idea repentinamente come altri che collaborano con il Segno, le conversioni fulminee mi fanno pensare sempre a qualcosa di poco chiaro! Ora non so se è vero quello che ripete incessantemente il Suo delegato verso la mia persona, forse è frutto solo della sua fantasia, e allora La prego di richiamarlo a un comportamento più appropriato, o mi vedrò costretta a presentare la prima denuncia in Italia per “mobbing” rivolta da una cittadina al proprio Sindaco, o al Suo delegato! La saluto con osservanza e rispetto.

10 DOMANDE AL SINDACO DI ROCCA DI PAPA

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che attendono una risposta da 333 giorni

Sig. Sindaco, dopo tre anni dalla sua elezione ritiene che il fenomeno dell’abusivismo edilizio su tutto il territorio comunale sia ormai stato messo sotto controllo?

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Sig. Sindaco, approvare vari piani di edificazione estesi a pioggia su tutto il territorio comunale con varianti al Piano Regolatore vigente, decise di volta in volta, pensa sia stata la scelta più opportuna?

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Sig. Sindaco, non crede che affidare deleghe a Consiglieri ed incarichi a tecnici per i quali si può configurare un possibile conflitto di interessi con le proprie attività professionali o commerciali non garantisce imparzialità e obiettività nelle decisioni amministrative da prendere?

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Sig. Sindaco, non crede che la principale vigilanza su abusi edilizi, dislocazione e legittimità delle antenne, controllo del territorio comunale per prevenire i reati ambientali spetti, in particolar modo, ai Vigili Urbani che in seconda battuta possono chiedere la collaborazione di Parco, Forestale, Carabinieri e non viceversa?

questro per l’inchiesta avviata dalla magistratura. Un anno fa, nel mese di giugno 2009, la Divisione Anticrimine della Polizia ha arrestato due pluripregiudicati accusati di aver acquisito illecitamente diversi beni immobiliari (tra cui alcune ville di Rocca di Papa) per conto della criminalità organizzata. Non sarebbe il caso di istituire una commissione consiliare che metta la lente d’ingrandimento sull’intero territorio di Rocca di Papa al fine di verificare l’esistenza o meno di acquisizioni sospette di terreni ed immobili da parte di personaggi o società “chiacchierate”?

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Sig. Sindaco, vuole spiegare ai suoi cittadini come mai in Consiglio Comunale è stata proposta e approvata dalla sua maggioranza la richiesta di tenere fuori dal perimetro del Parco Regionale il Centro Storico, i Campi d’Annibale e il Quartiere Vigne, scelta che comporterebbe la contemporanea esclusione dal perimetro del Parco perfino della sua sede istituzionale? Ci elenca, per favore quali sarebbero i vantaggi per la comunità roccheggiana?

Sig. Sindaco, sulla vicenda del Piano di As7 setto del Parco, Lei ha chiesto l’istituzione di Sig. Sindaco, il 28 febbraio 2008 venne as5 sassinato a Roma Umberto Morzilli, ritenuto una fascia all’interno del Parco adibita alla dagli inquirenti un personaggio vicino alla caccia. Ci può spiegare chiaramente qual è la posizione della Sua amministrazione in merito? “Banda della Magliana”. Morzilli, attraverso alcune operazioni speculative, Sig. Sindaco, ad occhio nudo le antenne aveva acquisito dei terreni in Via delle Barozze per 8 televisive e radiofoniche che svettano nei circa 350 mila euro. Terreni poi rivenduti, a distanza nostri boschi nell’ultimo anno sembrano esdi pochi anni, a 5,5 milioni di euro e sottoposti a se-

sere aumentate in modo esponenziale. Ci può, per favore, assicurare che la situazione è tenuta costantemente sotto controllo dalla sua amministrazione e garantire ai cittadini che la salute di tutti è salvaguardata da controlli puntuali delle potenze stabilite dalle leggi vigenti? Ci può dire se sono stati eseguiti controlli a sorpresa, e quando, sulle potenze di trasmissione in esercizio?

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Sig. Sindaco, ci può spiegare perché Lei, che sui temi dell’inquinamento dovrebbe essere maggiormente sensibile visto che i roccheggiani subiscono da oltre trent’anni i danni provocati dai ripetitori radio-tv, è tra i firmatari della lettera con cui alcuni primi cittadini dei Castelli, malgrado la contrarietà di gran parte dei cittadini, hanno chiesto all’allora Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, di velocizzare l’iter per la realizzazione del termovalorizzatore di Albano che dovrebbe sorgere a poche centinaia di metri dall’ospedale cittadino e a ridosso degli abitati?

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Sig. Sindaco, come mai sul periodico “Comune Informa” appaiono solo interviste a Lei, agli Assessori e ai Consiglieri Comunali mentre non viene svolta alcuna comunicazione di servizio (facendo conoscere ai cittadini per esempio le delibere approvate dalla Giunta e dal Consiglio; gli approfondimenti sul nuovo Piano Regolatore; le Ordinanze emesse, ecc.)? E come mai i Consiglieri di minoranza non hanno diritto a nessuno spazio su tale organo d’informazione istituzionale per far sapere ai cittadini anche il loro punto di vista?

Visto che il Sindaco di Rocca di Papa non risponde alle nostre dieci domande, rivolgiamo questi stessi interrogativi anche agli Assessori e ai Consiglieri Comunali di maggioranza e opposizione.


ROCCA DI PAPA

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30 giorni di “buoni” pensieri

Mitule di Gianfranco Botti

RITORNARELLA Argomento troppo molesto per tutti noi quello dell’antenne, tornarci su vale la pena. Per aggiungere, alle considerazioni di maggio, che secondo il principio “un cittadino non informato o informato male è meno libero”, in democrazia il diritto all’informazione sta davanti a tutti, non si può condizionare. Perde solo, e si capisce il perché, se si scontra con l’esigenze della Difesa, quella con la D maiuscola. L’informazione, passante in modo massiccio dall’antenne radio-televisive, assicura a queste un’importanza primaria, vincente senza discussione sul rispetto dell’ambiente, ugualmente tutelato dalla carta istituzionale, ma non decisivo come l’antenne a conformare l’opinione pubblica, spina dorsale d’ogni ordinamento democratico. In verità, oltre che con l’esigenze della Difesa, il diritto all’informazione perderebbe pure col diritto alla salute. In un conflitto tra il garantire l’informazione e il garantire la salute, la sentenza sarebbe a favore della salute, senza discussione. Ma qui torna, e rimbalza in tutta la sua prepotenza capitalistica, il concetto di antenne “potere forte”, imbattibile. Nessuna competenza scientifica, nessuna autorità sanitaria stabilisce definitivamente: LE ANTENNE FANNO MALE, specie se concentrate, danneggiano chi le subisce, provocano questo, questo e questo. Intorno all’antenne circolano soldi, tanti, e girando arrivano in tutte quelle sedi da dove potrebbe – dovrebbe - arrivare la dichiarazione ufficiale della loro pericolosità. Senza siffatto pronunciamento non s’ottiene smantellamento. CENTRALE Sulle attenzioni comunali verso un centro storico messo proprio malamente, assorPer pubblicare i tuoi a nnunci : ilpicco los e gn o @libe ro .it

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bite come genuine – non elettoralistiche, cinque tasti. 1, La responsabilità della decadenza non è degli amministratori d’oggi né dei precedenti, è stato lo spirito dei tempi a dichiarare strette le case, insufficienti all’esigenze correnti, da abbandonare per allargarsi, riducendo la popolazione, impoverendo. 2, Al riguardo potrebbe ribattersi: ma a chi s’è trasferito è subentrata altra gente, ed è vero, ma gente nuova, per quel che riguarda lo sfilacciamento del tessuto sociale e delle relazioni interpersonali, e gente d’evidente economia inferiore, per quel che riguarda l’indebolimento commerciale. 3, Nel declassamento del centro, ad esser franchi una pecca può addebitarsi a tutti gli amministratori, dal dopoguerra ad oggi, quella di non aver contrastato l’abusivismo edilizio, causa prima dello svuotamento, le cui proporzioni sarebbero state di molto ridotte senza quella complicità. 4, Per una ripresa, sperabile – non facile, esperienza fa dire: il comparto non potrà prescindere dalla pianificazione del casino attuale di traffico e di parcheggio, perché un ambiente compromesso si vedrà sempre bloccato ogni rilancio, ogni successo. 5, Il problema del centro non nasce oggi, s’è trattato d’una decadenza graduale, che non era sfuggita già 25 anni fa al gruppo consiliare democristiano, ragazzi che si confrontavano, analizzavano, tiravano somme, proponevano , per il centro così: a) costituire una squadra tecnica per visionare la struttura abitativa complessiva e, verificata la possibilità, agevolare la realizzazione tramite accorpamenti spontanei in largo e in alto di unità abitative a superficie soddisfacente; b) inventarsi quanti più possibili posti-macchina, coperti e scoperti; c) consigliare una rete di negozi consorziati per arrivare ad ottenere prezzi d’acquisto concorrenziali rispetto ad una grossa distribuzione già allora slanciata.

SEGAROLA Tagli agli sprechi, lacrime e sangue. Strillarlo ora, non vale. Parla appropriato solo chi ha avuto sempre presente il disastro incombente. La barca affonda sotto il de-

il Segno - Giugno 2010

bito pubblico. Alla cui composizione concorrono l’uscite comunali rocchiciane, addentate da frati cercanti che crescono come formiche su di un mollicume. Contandoli, può dirsi che la cassa invece d’essere chiusa a chiave e sorvegliata, apribile solo per uscite meditate e produttive, s’appalesa socchiusa, disponibile per chi soffre l’infantiole se non incassa moneta facile. Non per necessità, per avidità. Con responsabilità forti di chi consente l’arrembaggio. I questuanti ci provano e ci proveranno sempre, è nel loro DNA slanciarsi sui soldi come leoni su gazzelle. E come i leoni non avvertono d’esser feroci, così gli arraffatori non percepiscono l’indecenza del loro battere cassa. Spetta agli amministratori pubblici, nel ruolo di gestori provvidi di risorse destinate al bene comune, contrastarli a muso duro per ridurre gli sprechi, fino a levar loro dalla capoccia l’utilità d’iscriversi al codazzo reggicoda per incassare, battendo le mani, a voce e per iscritto, a ogni calcio dei potenti, senza far caso a dove buttino il pallone. Dispensando soldi agli ingordi, si pratica l’andazzo “della paghetta”, che di sicuro raccatta preferenze, ma pure: sottrae disponibilità per fare di più e di meglio, semina sputtanamento, alimenta antipolitica, costituisce cattivo esempio, che spinge a mettersi in fila all’ufficiale pagatore pure chi non è portatore di venalità primaria. Come sta capitando a me, tra libri, poesie,teatro, quadri, fotografie, gite e soggiorni, pranzi e banchetti, conferenze e convegni, manifesti e locandine, organetto e ocarine, indeciso a quale carniccio attaccarmi. LINGUISTICA Come si scrive rocchiciano e si pronunGia rocchiGiano, così si pronunGia De Faro ma si scrive De FaRRo.

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ROCCA DI PAPA

La fotonotizia del mese Per l’Avis

Un vasto ambiente gremito di bambini festanti ed entusiasti: questo lo scenario della festa conclusiva del Progetto AvisScuola 2010. La Sala Parrocchiale del Sacro Cuore, per l’occasione allestita di colorati manifesti e cartelloni frutto del lavoro scolastico del progetto, si presentava in un’atmosfera briosa ed effervescente. Presenti le autorità cittadine con il Sindaco Pasquale Boccia, Valentina Trinca e Annalisa Gentilini; i referenti Avis di Rocca di Papa, le insegnanti, i genitori e naturalmente loro, i protagonisti della festa: gli alunni delle quinte classi di Rocca di Papa. Tutte le insegnanti e i bambini dei plessi scolastici –Campi d’Annibale, Centro Urbano, Colle delle fate e l’Istituto Suore d’Ivrea- hanno aderito con entusiasmo al progetto, realizzando singolari e originali alla cultura Simone Pizziconi, i quali lavori, colorati disegni e grafici, testi hanno sottolineato quanto di positivo scritti, sloogan, poesie… possa esserci nel valorizzare a Rocca di Nel corso della cerimonia sono stati illuPapa, talenti che portano avanti momenti in cui la cultura viene messa in primo piano. La serata si è conclusa magnificamente anche con un dolce finale, preparato a sorpresa per festeggiare il compleanno dell’anfitrione dello spettacolo serale. Ci si augura che sia solo il primo di una lunga serie, visto che nella nostra città esistono diverse figure che con molta preparazione e abilità possono offrire a noi cittadini piacevoli attimi di quiete con il prezioso contributo di momenti di cultura, di poesia, la quale si libra anche quando usa, soprattutto nel dialetto, termini forti: non devono scandalizzare o inorridire. Nel vernacolo si devono rispettare questi strati e premiati i lavori più significativi: momenti di linguaggio fin troppo duro e, tutti i bambini e le insegnanti hanno ricea volte, brutale, senza dimenticare che chi vuto un attestato di partecipazione; alle ascolta stempera nei versi che si sciol- scuole è stato consegnato materiale didatgono, questi momenti di estrema fran- tico (carte geografiche, atlanti, palloni da chezza inevitabili nella “calata” basket...), mentre i vincitori hanno ricedialettale. vuto un “assegno” spendibile in materiale scolastico. “Un’esperienza entusiasmante!” hanno concordato con il direttore sanitario dott. Mario Silvi, gli “angeli” dell’Avis Paolo Fei, Bruno Eleuteri e Alessandro Guerrieri, mettendo in risalto la collaborazione proficua che la A Rocca di Papa sono stati scuola può offrire quando si impegna nel oltre 400 i cittadini che sociale. Parlare di “donazione” ai bambini hanno firmato a favore della scuola primaria è gettare un seme della gestione pubblica del- che germoglierà a breve e lungo termine, l’acqua. La raccolta di coinvolgendo le famiglie e preparando i firme per il referendum è futuri cittadini ad offrire con gioia ed enstata promossa dai partiti tusiasmo qualcosa che non può essere ridella sinistra cittadina (Si- creato nei laboratori scientifici: il sangue, nistra Ecologia e Libertà - elemento di salvezza che è anche simbolo foto a lato- e Rifondazione) di fratellanza, amore e altruismo. e da Legambiente. Rita Gatta

Stasera solo poesia! Piero Botti recita i classici di Rita Gatta La poesia: la voce dell’anima, un canto d’amore o di passione, uno sfogo, ma anche una burla, una satira, un momento di riflessione… questa la sintesi di un piacevole incontro serale svoltosi il 21 maggio presso il bar-enoteca di piazza della Repubblica a Rocca di Papa. Ad organizzare questo ritrovo il noto concittadino Piero Botti, attore e regista, tra l’altro, della famosa rappresentazione teatrale “La badante cubana”, recentemente messa in scena al Teatro Civico della nostra città. Partendo da brani personali e di poeti locali, il bravo Piero ha presentato a un raccolto pubblico, alcuni versi del I Canto dell’Eneide, passando per Cavalcanti e Michelangelo, altri brani poetici tratti dal Cyrano; Pirandello con Liolà ha offerto momenti di grande letteratura. Per la gioia di chi ama il vernacolo, Trilussa ha fatto la sua comparsa con i famosi versi ironici e satirici e la carrellata si è chiusa con il Foscolo: “Alla sera”… Prima della conclusione sono intervenuti il Sindaco Pasquale Boccia e il delegato

Da sinistra: Barbara Frittella, Sandro Guidi e Daniela Di Rosa

nelle scuole, un successo da ripetere

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Acqua pubblica, raccolte oltre 400 firme


ROCCA DI PAPA Il 3 luglio grande appuntamento alla Funicolare con il pugilato Comitato di Quartiere

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L’Italia affronta la Spagna, Cariche sul ring sale Patrizio Cimini sospese da piazza della Repubblica, inizieranno a partire dalle ore 20.00. In totale saranno 16 gli atleti impegnati fra italiani e spagnoli e, tra questi, figura anche il roccheggiano Patrizio Cimini (classe 1989 superwelter) che già lo scorso anno appassionò i suoi concittadini combattendo al Parco dei Campi d’Annibale. Già allora avevamo avuto modo di parlare di lui, ammirandone l’impegno e la passione per uno sport tra i più amati dagli italiani e che richiede molti sacrifici da parte degli atleti che lo praticano. “Io mi alleno sei giorni su sette –ci dice Patrizio- perché il pugilato richiede grandi sacrifici se si vogliono ottenere dei buoni risultati”.

Patrizio Cimini durante un incontro

di Andrea Rasetti Grande attesa per l’appuntamento di pugilato che si terrà il prossimo 3 luglio a Rocca di Papa e che vedrà combattimenti incrociati fra Italia e Spagna. Gli incontri, che si svolgeranno presso il piazzale della funicolare a pochi metri L’anziano lupotto che da un anno vive nei pressi del cimitero

Il 3 luglio oltre al nostro Cimini, saliranno sul ring anche altri 3 atleti della palestra di Marino “Boxing Time”. Si tratta di Lorenzo Romani, Giulio Tirelli e Mickey Middei (che recentemente ha vinto il campionato interregionale), figlio dell’allenatore Sandro, mister indiscusso della palestra, che da molti anni cura personalmente gli allenamenti dei suoi numerosi atleti, essendo ormai un punto di riferimenti per tutti i Castelli Romani. Dopo gli incontri roccheggiani di luglio, Patrizio Cimini parteciperà al Torneo Regionale che si svolgerà a Latina e a cui parteciperanno tutti gli atleti del Lazio. Un appuntamento importante per un ragazzo che ha già dimostrato le sue doti atletiche e il suo valore sportivo. In bocca al lupo Patrizio, per ora e per il futuro!

Anche Rocca di Papa ha il suo Hachito

Chissà da dove arriva e che storia si porta dietro questo anziano meticcio che da circa un anno vive fuori al cimitero di Rocca di Papa. Alcune volontarie l’avevano visto camminare piano piano per la strada del bosco (Via Rocca Priora), cercarono di prenderlo ma era diffidente, così per due giorni lo nutrirono e poi sparì. Pochi giorni dopo si rivide al cimitero e da lì non si è più allontanato. E’ accudito da molte persone ma ha un rapporto speciale con Pio il custode, uno dei pochi di cui si fidi! Chissà HUMANITAS di chi era? Forse il suo padrone “Corpo Internazionale Pubblica è morto e lui, come il cane proAssistenza Soccorso Italia - Onlus” tagonista del film “Hachito”, non si muove da questo luogo. per imminente apertura del Distaccamento Lazio La notte di capodanno per paura in via Tuscolana, Frascati (RM) dei botti è scappato, dopo giorni di ricerca lo trovammo a GrotCER CA taferrata, bagnato, affamato e impaurito, talmente stanco da Volontari per Pubblica Assistenza, farsi prendere in braccio (lui che se lo tocchi ringhia) e metProtezione Civile e Ambientale tere in auto. Riportato al cimitero, sentendo la voce di Pio che Agli associati verrà fornito gratuitamente il corso di Primo Soccorso, Protezione Civile e Protezione Ambiente lo chiamava, corse per andargli incontro. E’ un cane buono solo che, essendo anziano, ci vede INFO: humanitasconte@tiscali.it poco e non ama essere accareztel. 340 6245702 / 338 8639369 zato! (D.D.R.)

Roberta Albanese, presidentessa del Comitato del Vivaro

di Sergio Rasetti Abbiamo appreso con rammarico delle avvenute dimissioni del Comitato di Quartiere del Vivaro, presentate da alcuni mesi (notizia poco nota fuori del quartiere interessato). Un fatto molto negativo per una frazione che per le sue problematiche ha la necessità di essere rappresentata in modo puntuale presso l’Amministrazione Comunale; cosa che si era creduto di risolvere proprio con l’istituzione dei Comitati di Quartiere. Per il Vivaro l’operazione non è riuscita perché se gli eletti da meno di 2 anni con il voto di ben 105 cittadini della frazione hanno deciso di dimettersi, ragioni valide ci devono essere. Problemi ad essere ascoltati dagli Amministratori per quanto riguarda le cose da fare? L’impressione, forse suffragata per gli interessati da fatti e atteggiamenti concreti, di stare lì soltanto a perdere tempo o per rischiarare l’immagine pubblica di chi comanda nel Palazzo, potrebbe essere il vero motivo di questo prematuro abbandono. Noi che non siamo a conoscenza di fatti, antefatti o eventuali misfatti, non vogliamo giudicare soltanto per sentito dire o immaginazione. Ma una richiesta la facciamo per il bene del paese: “Non si faccia naufragare questa scelta democratica molto importante, soltanto per il bisogno di qualcuno che non riesce a smettere di essere il solito accentratore di potere”.

P.S. Documentarsi sull’umore reale dei membri degli altri tre Comitati di Quartiere non sarebbe sbagliato.


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Cultura e

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Overbeck, un “Nazareno” a Rocca di Papa

di Federico De Angelis Cominciando a scendere per il corso ampio scosceso, poco dopo il sagrato del duomo e la fontana dell’acqua freschissima ove si sovrappongono suoni e rumori d’ogni sorta, richiami, stridori di freni, grida di donne e ragazzini, gruppi che a grossa voce contrastano; se si svolta a destra per una stretta via selciata seguitando la discesa, si ha gradualmente l’impressione di trovarsi in un altro luogo, un ambiente di voci attutite, protetto da alte mura a inombrare lo slargo che s’apre alla vista: tra le mura del palazzo ha ora sede il convento delle Madri Carmelitane del Bambin Gesù, conosciute anche come monache tedesche, benemerite per il loro dedicarsi all’infanzia abbandonata, spesso orfana. Molto tempo prima, probabilmente nei primi decenni dell’ 800, in quella casa abitò per qualche anno il pittore Friederich Overbeck: artista già noto in Germania e a Vienna per aver fondato la corrente pittorica dei “Nazareni”, così chiamati sia per il modo di portare i capelli sciolti sulle spalle, sia soprattutto per privilegiare soggetti attinti dalla tradizione religiosa, proponendosi di diffondere con le loro opere l’insegnamento morale delle Scritture insieme al magistrato ecclesiale cattolico; inaugurando così un aspetto della restaurazione nell’arte, quello che intendeva risalire al periodo aureo della rappresentazione religiosa, con particolare interesse per Raffaello e i pittori a lui anteriori, soprattutto il quattrocento umbro e toscano con Giotto, S. Martini, Masaccio. Nato a Lubecca nel 1789, da famiglia protestante, Overbeck riuscì presto a sfuggire agli ambienti spogli e severi della fede luterana, per approdare ad un Cattolicesimo ricco di forme e suggestive liturgie, che per lui si manifestava pienamente nella pittura. Era allora in corso un acceso dibattito circa la natura e la funzione dell’arte: da una parte il neoclassicismo, con Winkelman ancora imperante, che voleva un’arte fedele ai grandi modelli della classicità greco-romana, con una visione astratta del bello, dalle armonie e proporzioni studiate sulle statue e sulle pitture rinvenute negli scavi e nei reperti archeologici; dall’altra il nascente movimento romantico, che si andava impetuosamente affermando col proporre un’arte prossima alle tradizioni popolari e insieme ispirata a una natura, sentita come energia e potenza spirituali, da cui l’artista era lui stesso investito.

... dintorni

Un interessante e inedito “ritratto” dell’artista tedesco, fondatore della corrente pittorica detta dei “Nazareni” che per diverso tempo dimorò nel nostro paese

Un’opera di Friederich Overbeck del 1920, che ritrae lo stesso Friederick, la moglie e la figlia

Ambedue le concezioni, pur in forte contrasto tra di loro, concordavano tuttavia nel liberare l’arte da ogni intento puramente illustrativo, didascalico, religiosamente edificante. Ed è proprio su questo punto che Overbeck interviene polemicamente: con l’ardore del neofita, comincia col teorizzare che l’arte deve proporsi l’edificazione morale e religiosa del popolo, ricorrendo alla raffigurazione degli eventi sacri, di volti, paesaggi e colori che destino sentimenti di profonda ‘pietas’. Un progetto che si direbbe a prima vista reazionario, grandiosamente inattuale: ma forse in cui più agiva un oscuro desiderio di trovare rassicurazione nelle forme d’una tradizione di secolare fermezza alle inquietudini che anche in lui si destavano, davanti a un periodo storico che s’annunciava quanto mai turbolento, non solo per le vicende d’arte, ma anche e soprattutto per quelle politiche e sociali. Con altri pittori, tra cui l’amico Pforr, co-

stituì l’Accademia di S. Luca , che radunava artisti cattolici e no, che condividevano i suoi programmi; in realtà più che di un’accademia si trattava di una vera e propria confraternita religiosa, con regole e modelli di comportamento da osservare scrupolosamente. Dagli ‘sturmer’ per derisione furono detti ‘Nazareni’ e come spesso accade nell’arte, il nome derisorio è rimasto a designare una corrente pittorica che ha certamente svolto, pur con i suoi limiti, un ruolo rilevante nella pittura ottocentesca: basti pensare che ad essa si ispirarono gli artisti detti ‘preraffaelliti’ il cui più geniale rappresentante è quel Dante Gabriele Rossetti che lasciò opere dagli esiti stilistici originali destinati a lungamente segnare il gusto artistico e letterario di un’epoca. Forse per ostilità incontrate a Vienna dove il movimento operava, nel 1810 gli artisti si trasferirono a Roma, dimorando nell’ex convento di S. Isidoro. Da qui si spostavano chiamati a dipingere quadri ed affreschi per committenze di nobili romani. Insieme ai pittori Cornelius e Von Schadow, Overbeck affrescò con le storie di Giuseppe in Egitto Palazzo Zuccari a Trinità dei Monti, residenza del console di Prussia: il ciclo esercitò poi una durevole influenza sul movimento romantico in Germania. Per il Casino Massimo Overbek eseguì personalmente affreschi ispirati alla Gerusalemme Liberata, in cui il segno si fa più nitido e preciso, il colore guadagna in limpidezza, si fa smaltato, a momenti duramente metallico. E da Roma spesso Overbeck veniva a Rocca di Papa, nella casa che aveva acquistato, a cercare quiete dall’intensa attività, respirare l’aria fresca e ventosa del paese e ritemprarsi per nuove prove artistiche. E forse nei dipinti dove si possono ammirare cieli limpidi, volti riposati, in ariose prospettive perdura come un’eco del soggiornare a Rocca di Papa, tra assai parchi convivi e sereni colloqui con gli amici fidati. N.B. E’ doveroso citare il prezioso libro di Don Luigi De Angelis per notizie circa la vita e l’opera di Overbeck.


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L’angolo della storia

CULTURA

I 150 anni dell’Unità d’Italia

di Vincenzo Rufini Il prossimo anno verrà celebrato in tutta la penisola il 150° anniversario dell’unità d’Italia; infatti essa venne proclamata dal parlamento subalpino il 17 marzo 1861. Un’unione ancora incompleta nel territorio, mancavano ancora Roma e il Veneto, e ancora tutta da costruire nello spirito degli italiani. Una unificazione che giungeva tardi rispetto alle grandi nazioni europee, le quali avevano ultimato il processo di unificazione molti secoli prima. Il processo storico che porta all’Italia unita lo si può far risalire a livello ideale a Cola di Rienzo, tribuno romano del quattordicesimo secolo, il quale fu il primo ad usare il termine Italia. Ma a livello pratico e documentabile le sue origini partono sicuramente dall’invasione napoleonica dell’Italia e alla conseguente seminagione degli ideali della Francia rivoluzionaria che favorirono il sorgere di un sentimento nazionale, inizialmente patrimonio di pochi rivoluzionari tutti legati alle sette occulte, prima fra tutte la Carboneria. Dopo la caduta di Napoleone a Waterloo, il 18 giugno 1815, e la inevitabile Restaurazione i vecchi sovrani ritornarono sui troni d’Europa carichi di livore e di ansia vendicativa, determinati a rimettere indietro di venti anni l’orologio della storia. (Il Principe di Talleyrand, ministro degli Esteri della Francia prima napoleonica e poi legittimista, apostroferà codesto passaggio storico con una memorabile ed incisiva sentenza: “Non hanno imparato niente, non hanno dimenticato nulla!”). Una coltre opaca di conformismo e di cinismo pervase le contrade del vecchio continente, annullando il carico di speraze che gli eventi francesi avevano suscitato. In quest’atmosfera plumbea e surreale il vecchio Maresciallo di Napoleone, Gioacchino Murat, lancia da Rimini

un Proclama agli italiani affinché si ribellino al potere austriaco. I germi di quel proclama intaccheranno le coscienze e le menti di quei pochi nazionalisti decisi a ribellarsi allo status quo della restaurazione. Fra costoro, nel corso degli anni, si elevarono i tre che determinarono con il loro impegno e la loro passione e abnegazione fecero l’unità: Camillo Cavour, Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi. Ognuno di loro era portatore di ideali particolari, tendenti a creare una nuova nazione. Lo statista piemontese, conservatore moderato ma aperto alle istanze del moderno liberalismo di impronta anglosassone, dedicò la sua vita alla realizzazione di un Regno d’Italia del centro nord. Al fine di realizzare tale proposito ebbe l’intuizione di stringere un’alleanza di ferro con la maggiore potenza militare dell’epoca, la Francia di Napoleone III°, sancita con gli accordi di Plombiéres (20 luglio 1858), e di acquisire la benevola condiscendenza dell’Inghilterra. Ambedue le potenze europee divennero fautrici dell’unificazione dell’Italia in un’ottica politica antiaustriaca. L’eroe dei due mondi appoggerà, lui repubblicano fino al midollo, il disegno della monarchia sabauda incarnata dal Cavour, anzi ne forzerà la spinta propulsiva dando impulso alla spedizione dei Mille, che per la verità erano 1089 compresa Rosalia Montmasson, la moglie di Francesco Crispi. Il corpo di volontari garibaldini, partito da Quarto e sbarcato a Marsala, risale l’Italia meridionale, sbaragliando le truppe borboniche, giungendo fino a Teano dove il generale Garibaldi consegnerà il Regno delle Due Sicilie a Vittorio Emanuele II. Una visione completamente diversa di come unificare la penisola l’aveva Giuseppe Mazzini, il quale fondò la Giovine Italia e congiurò per tutta la vita contro i regimi monarchici situati in Italia al fine di realizzare una unità fondata sulla repubblica e democratica, avendo come pila-

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Toh... il diavolo!

di Mauro Artibani

stro principale il popolo. Ciò non avvenne, anzi si realizzò in modo diverso dall’ipotesi perseguita dal Pippo genovese. A 150 anni dal suo compimento si può trarre un bilancio con assoluta franchezza e con il dovuto distacco storico. L’Italia preconizzata dai suoi méntori (Cavour, Mazzini, Garibaldi, Pellico, Menotti, Pisacane), non si è mai realizzata; il percorso storico ha avuto diversificazioni che hanno allontanato il proposito iniziale per realizzarlo in termini diversi dai loro intendimenti. Una rivoluzione nazionale effettuata da poche élites e senza la partecipazione dell’intera popolazione ha avuto come lascito uno scarso sentimento nazionale che ha avuto difficoltà a radicarsi nelle coscienze delle varie generazioni. La realizzazione dell’Unità quindi ha dato sì inizio al cammino evolutivo della gente italica, ma è stato un cammino accompagnato da sperequazioni (fra tutte la questione meridionale), fede ne fanno le eterne contraddizioni che ancot oggi ci accompagnano. La disuguaglianza sociale, lo sviluppo economico incontrollato e non generalizzato, e spesso insostenibile, l’eterno problema del mezzogiorno sempre affrontato e mai risolto, l’eccellenza in molti settori accompagnata da una deprofessionalizzazione diffusa, una laicità dello stato spesso più di nome che di fatto. Le sfide che la modernità impone corrono il rischio di essere affrontate senza i requisiti statali e sociali adeguati; tutto ciò ci espone al rischio di assumere una posizione subalterna nell’attuale processo di civilizzazione che la rivoluzione tecnologica pone in evidenza.

Toh, si rivede il diavolo: la finanziarizzazione dell’economia. Ma sì, quell’artificio fornito dal mercato per ripristinare l’equilibrio nel meccanismo dello scambio tra l’eccesso di merci prodotte e l’insufficienza dell’acquisto che smaltisce. Si fa merce l’offerta di credito; viene impiegato per surrogare l’insufficienza del reddito disponibile: credito che potenzia la domanda, che disinnesca la minaccia deflattiva, che consente di salvaguardare il Valore delle merci.

Per i Produttori l’opportunità di vendere il prodotto al miglior prezzo. Chi vorrà definanziarizzare la finanziarizzazione, ma soprattutto come? e sostituita con cosa? Negli USA, tra il 2000 e il 2005 gli utili dell’industria finanziaria salgono dal 10 al 36% dell’intera Corporate America: questa pure è ricchezza, prodotta con il debito, ma ricchezza. Per approfondire il tema: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D'Isidori Capponi Editori - Marzo 2009

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Giovedì 24 giugno alle ore 18,30

presso l’aula consiliare del Comune di Rocca di Papa sarà presentato il libro “Svrìnguli Svrànguli” di Rita Gatta Tutti sono invitati a partecipare


STORIE

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IL RACCONTO DEL MESE

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La nonna farfallina

onna Giovanna era una terribile burlona e il povero nonno Ciro aveva dovuto adattarsi e sopportare di buon grado le sue bur- di Noga lette. Nonna Giovanna, durante la sua prolifica vita, aveva partorito almeno 8 o 9 figlioli tutti maschi (uno di essi era forse deceduto a causa di un aborto. Ma non se lo ricordava chiaramente). Il nonno aveva desiderato insistentemente una femmina nella sua nidiata e tirava diritto per la sua strada. Malgrado tutti gli sforzi e le preghiere la femmina, tanto desiderata, non arrivò. Ma ineluttabilmente giunse anche il momento che per un presunto maleficio o per un più che probabile sfinimento i nonni dovettero desistere, d’amore e d’accordo, dalla pervicace messa in opera. Tutti i figli si sposarono molto presto e ciascuno di essi insistette, forse per un fattore genetico compulsivo, a far partorire alle povere mogli un considerevole numero di figli: tutti maschi naturalmente. Tranne Osvaldo la cui moglie mise al mondo una femminuccia... che chiamarla tale era un peccato di fronte agli uomini e a maggior ragione di fronte a Dio. Essa era bruttissima e non molto discosta da un aspetto dichiaratamente mascolino. Essa, tutti lo mormoravano, come maschietto sarebbe risultata veramente non male! Nonna Giovanna, pur avendo una rispettabile età, quando andava al mercato, faceva i conti a memoria e con tale rapidità che nessuno dei contadini, che il sabato si recavano al mercato per vendere i loro prodotti, riusciva a tenerle testa. E la nonna li burlava vittoriosamente e al suo ritorno a casa non poteva che ridere e ridere a crepapelle (aveva una risatina lieve lieve e scoppiettante) sciorinando tutte le sue marachelle e soprattutto facendo tintinnare le monete smovendole con ambedue le mani infilate nella tascona segreta della gonna. Poi, quel denaro “residuo”, lo distribuiva equamente tra i nipoti tenendosi per sé quel tanto che le sarebbe servito per acquistare del tabacco da fiuto che riponeva religiosamente nella sua misteriosa tabacchiera di tartaruga che tutti i nipoti, grandi e piccoli, le invidiavano a morte. Oppure a volte faceva acquistare una “spagnoletta” che le sarebbe durata abbastanza. Cioè, in altre parole, fino al successivo mercato settimanale. Ma la cosa forse più divertente che la nonna sapeva mettere in campo era l’invenzione, (che poi tanto nuova non era), di un suo linguaggio che lei chiamava “farfallino” e che consisteva nell’anteporre alle varie sillabe della frase o della parola che stava pronunciando. Una parolina che lei definiva “vezzo”. Per esempio, per dire “Carletto stai fermo” lei compitava velocissimamente: “ Sed-car-sed-let–sed-to sed-sta sed-

i sed-fer-sed-mo!”. Tutti i nipoti ne erano sconcertati e nel contempo affascinati. Lei si divertiva troppo con questo gioco e come di consueto rideva e rideva felice. Il nonno aveva rinunciato da subito e non voleva sentir ragione e quando essa si metteva a parlare in gergo “farfallino” lui si precipitava in cantina, faceva nella botte un forellino (che poi tappava con lo spago e la cera), con un succhiello da calzolaio e beatamente si ubriacava quel tanto che il “farfallino” non gli rimbombasse più in testa. Ma qualche volta esagerava e il vino trangugiato era veramente troppo... ma questa è un’altra storia. n bel giorno la nonna decise che anche i nipoti dovessero imparare il “ farfallino” e così li divise in coppie e ad ognuna assegnò un “vezzo” particolare: ad Antonio e Gesualdo fu assegnato “mim”; a Secondo e Turibio “turd”; a Eriberto e Macario “sas”; a Galdino e Fedele “zim”. Gli altri nipoti rimasero fuori dal gioco: erano troppo piccoli. Mentre all’unica femmina, figliola di Osvaldo, Cirilla, fu assegnato “mar”. Ma la nonna da quella grande burlona che era, messi in fila i vari “vezzi” ed ottenuta l’orrenda parola “mimturdsaszimmar” se la rivendette ai nipoti come parola magica di uno sconosciuto popolo dell’Asia Anteriore. Quando, imparato il farfallino, i nipoti si ritrovarono, per il compleanno del nonno, riuniti tutti nella grande sala da pranzo e la nonna con un cenno fece entrare tutto giulivo nonno Ciro, i nipoti lo salutarono in farfallino... e ne risultò una baraonda terrificante: “mimbuon mimgior mimno; turdbuon turdgior turdno; sasbuon sasgior sasno; zimbuon zimgior zimno; marbuon margior marno”. Che poi in buon italiano voleva dire semplicemente buon giorno! Il nonno strabuzzò gli occhi e crollò sulla “sua” poltrona ma subito balzò in piedi urlando “E’peggio di una Babbilonia!” e scappò via a rotta di collo. Si rifugiò in cantina da dove non uscì più per almeno un paio di giorni. Chi lo incontrò poi di nuovo all’aria aperta ebbe la sensazione di trovarsi di fronte ad uno dei personaggi del Mago di Oz... Nonna Giovanna rinunciò all’istante al “farfallino” ed attese in santa pace, sferruzzando dalla mattina alla sera, la sua ultima chiamata che giunse non molto tempo dopo. Sulla lapide il suo nome fu inciso in farfallino: “Sedgio sedvan sedna”. Da allora sulla sua tomba i fiori non mancarono mai e erano sempre rose rosse.

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Frammenti

di Scrittura di Stefania Colasanti

Scrivo ogni cosa da ogni giorno della mia vita ma oggi, a fatica, riesco a ricordare le parole, quelle parole che hanno fatto di me una scrittrice. Le mie dita faticano a muoversi sulla tastiera che tanta gioia mi ha regalato ma che, oggi, in pochi minuti, ha cancellato. Provo allora a chiudere gli occhi, ad immaginare posti lontani, persone semplici che la mia fantasia sa costruire e far diventare eroi, mercenari, santi, prostitute, mamme, mogli, amanti… Cerco una storia. Africa, un piccolo villaggio, donne e bambini, color cioccolata, sono in fila nell’attesa di essere visitati.Tanti esseri, una sola diagnosi: AIDS. Il pianto e le risate dei piccoli cioccolatini rendono tutto così animato per pensare alla morte. Ernesto, uno dei quattro operatori sanitari, sorride vedendo correre in cerchio i fanciulli, e sorride voltando lo sguardo a tutte le mamme destinate ad una agonia assurda e crudele. Da dieci anni si prende cura degli abitanti di questo posto, con amore e dedizione, tanto da lasciare in Italia la cosa più bella che abbia mai avuto, il suo Amore. Un amore travagliato, difficile, ma solo nell’apparenza. La parte dell’amore che viene definito fisico, la parte possessiva, quella parte di lei che non può avere ogni giorno, diventa essenza di vita. Ogni tramonto chiude il giorno, ogni alba inizia il giorno, questo ciclo con lei nel cuore e nella mente... le immagini della sua “donna a prescindere” mentre lo fissa negli occhi e sorride, che cerca la sua mano per colorire le sue guance infuocate di passione, che lascia scivolare gocce di acqua marina sul volto, gocce di pura felicità, che scioglie i nodi per lasciarlo entrare, senza esitazione, nella profondità del suo spirito… Quella donna che vide il giusto sentiero troppo tardi, decise di percorrere solo il tratto dove Lui e quando lui avrebbe voluto. Per lei, la lunga vita della felicità, per Ernesto, l’estasi. Una storia incredibile, da sviluppare e rendere meravigliosa se non fosse per i personaggi: Ernesto ha smesso di sorridere alle donne ed ai bambini di quel Villaggio, un ictus lo ha portato via dai sorrisi e dai schiamazzi giocondi dei fanciulli. La sua “Donna a prescindere”, mentre scriveva il suo romanzo, ha ricevuto un messaggio di posta elettronica : -Ciao, non ho altro modo per comunicarti, con tristezza e immenso dolore, la morte del nostro caro ed amatissimo Ernesto…Apro gli occhi e torno sul quel sentiero alla ricerca del mio “AMORE A PRESCINDERE”… un romanzo senza mai fine.


A grande richiesta il 2 luglio Indiani d’America torna La Strana Compagnia SIPARIO APERTO

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a cura di Francesco Signorello

Prima dei fratelli bianchi...

Dopo l’ultimo grande successo al Teatro Civico di Rocca di Papa, La Strana Compagnia tornerà a presentare il suo spettacolo “Marescià... quandu ci vò... ci vò!!!” il prossimo 2 luglio. L’atteso ritorno si terrà presso piazza Claudio Villa (di fronte alla sede del Parco dei Castelli Romani) alle ore 20.30. La rincorsa ad accaparrarsi i biglietti è già cominciata e anche per questo spettacolo si preannuncia il tutto esaurito. La Strana Compagnia metterà in scena i due atti dell’opera del regista e autore (nonchè poeta) roccheggiano Mario Giovanetti, che negli ultimi anni è stato l’artefice delle più seguite commedie dialettali che ormai sono diventate una tradizione inconfondibile nel panorama teatrale locale e regionale. A lui, a tutti i componenti della compagnia artistica e a tutti i collaboratori, vanno i nostri migliori complimenti. Come al solito, l’incasso della serata sarà devoluto in beneficienza. Luigi Serafini

“48 ore per uccidere”, il giallo di Enzo De Angelis conquista il pubblico

Enzo De Angelis

Ancora un successo teatrale per Enzo De Angelis, autore di “48 ore per uccidere”, un testo che ha saputo costruire con la maestria dei più classici gialli d’autore, con tutti gli ingredienti ti-

pici del genere, in grado di far entrare il pubblico nella storia che si va raccontando sul palco. In breve: nove persone si ritrovano in una villa di montagna per assistere all’apertura e alla lettura di un testamento, a cui devono presenziare per forza se non vogliono correre il rischio di perdere la propria parte di eredità. Un imprevisto però li costringe ad attendere l’apertura della cassaforte che potrà avvenire in qualsiasi momento entro le successive 48 ore. Ed in queste 48 ore accade di tutto. Una tempesta di neve li isola mentre cominciano a verificarsi misteriosi omicidi. Nessun indizio è utile per identificare chi li compie. E allora, tra i presenti affiorano sospetti reciproci e rancori mai sopiti in un susseguirsi di colpi di scena fino all’esito finale. Ottima la regia di Alberto Querini. Bravi gli attori che citiamo uno per uno: Massimiliano De Angelis, Paolo Vitale, Gianni Fondi, Enzo De Angelis, Maria Rita Panci, Amalia Matiz, Enzo Bartolucci e Laura Fico. Le scene sono state curate dall’artista Piero Gentilini, mentre le musiche sono state ideate da Emiliano De Angelis. Infine, gli effetti sonori erano di Massimo Rossi. (P.G.)

CERVO ZOPPO: Prima che arrivassero i nostri fratelli bianchi per fare di noi degli uomini civilizzati, non avevamo alcun tipo di prigione. Per questo motivo non avevamo nemmeno un delinquente. Senza una prigione non può esservi alcun delinquente. Non avevamo né serrature, né chiavi e perciò, presso di noi non c erano ladri. Quando qualcuno era cosi povero, da non possedere cavallo, tenda o coperta, allora egli riceveva tutto questo in dono. Noi eravamo troppo incivili, per dare grande valore alla proprietà privata. Noi aspiravamo alla proprietà, solo per poterla dare agli altri. Noi non conoscevamo alcun tipo di denaro e di conseguenza il valore di un essere umano non veniva misurato secondo la sua ricchezza. Noi non avevamo delle leggi scritte depositate, nessun avvocato e nessun politico, perciò non potevamo imbrogliarci l'uno con l'altro. Eravamo messi veramente male, prima che arrivassero i bianchi, ed io non mi so spiegare come potevamo cavarcela senza quelle cose fondamentali che - come ci viene detto - sono così necessarie per una società civilizzata. Tratto dal libro: “Sai che gli alberi parlano?” Ed. il punto d’incontro


il Segno - Giugno 2010

di Daniela Di Rosa

RIFLETTORI

Raimovie... e la tv diventa buon cinema

Da anni non vado al cinema, non amo le multisale e i film che mi piacciono di solito li proiettano in quelle più piccole, anzi il più delle volte non li proiettano affatto. Per questo non ringrazierò mai abbastanza Raisat Cinema o come si chiama ora Raimovie per i film che manda in onda tutti i giorni, alcuni di nuovi registi italiani e stranieri che sono dei piccoli gioielli. Pochi giorni fa ne ho visto uno che ancora mi commuovo, Il posto dell’anima, con Silvio Orlando, Michele Placido e Claudio Santamaria. Storia corale di operai in sciopero per la chiusura della fabbrica, storie di

morti per malattie da lavoro, storie che tutti i giorni leggiamo sui giornali, già! Ma chi li legge i giornali? Di certo non le donne (lo dicono i sondaggi) che sono il gruppo più numeroso tra i telespettatori, pertanto io continuo a consigliarle. Vi garantisco che non sempre si piange ma molto più spesso si riflette... che brutta parola ho detto, riflettere, pensare, no! Troppo faticoso! Eppure in quest’epoca è importante, con la scienza e la medicina la nostra vita si è allungata di parecchio e il cervello va tenuto in allenamento per farlo invecchiare bene, purtroppo si pensa alle rughe,

Sprechi di Stato, ecco un nuovo ente

Tagli alla scuola? Necessari! Tagli alla sanità? Indispensabili! Tagli agli enti locali? Obbligatori! Tagli agli stipendi dei magistrati? Indiscutibili! Il governo dei tagli si appresta ora a dare vita a un nuovo ente che costerà alle tasche dei cittadini ben 5 milioni di euro l’anno. Si tratta di un ente culturale, il Consiglio Superiore della Lingua Italiana. Indovinate un po’ chi sarà a guidare questo nuovo carrozzone? Nientepopòdimeno che il Presidente del Consiglio. Sì avete capito bene, proprio lui. Oltre al premier di questo Consiglio Superiore faranno parte anche il Ministro poeta Bondi, quello all’istruzione, Gelmini, quello agli esteri, Frattini, quello allo sviluppo economico, cioè ancora Berlusconi perchè il dopo-Scajola è ancora di là da venire. Più un’altra sfilza di Ministri. La sede è stata individuata presso Palazzo Chigi, così Berlusconi non perderà tempo a spostarsi di qua e di là. Infine, del nuovo ente faranno parte anche cinque personalità del mondo della cultura italiana. Indovinate chi nominerà questi cinque esperti della lingua nostrana? Ovviamente Silvio Berlusconi. Insomma, sembra proprio che il Presidente del Consiglio si stia cre- di ando una piccola cassaforte da Ermanno utilizzare per cominciare a con- Gatta dizionare anche il mondo della cultura, dopo quello delle comunicazioni, delle assicurazioni, dell’editoria, ecc. ecc. ecc. Alla faccia dei tagli! Andrea Rasetti

il T o c c o

I martiri di Belfiore

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L’angolo della psicologia

Risponde la Dott.ssa Bruna Benelli

alle diete, all’estetica e intanto il cervello si atrofizza e l’alzhaimer avanza... è dato ormai quasi per certo che una mente allenata ha meno probabilità di prendere il morbo... ma questo alle donne pare non interessare e mi rispondono sempre che “già la vita è tanto pesante...”, che “alla fine di una faticosa giornata hanno solo voglia di svagarsi...”, e per questo vedono Amici o la Pupa e il secchione o cose simili. L’essere stanchi e stressati non può diventare un alibi per evitare di informarsi, perchè anche in un buon film o in un buon reportage c’è sempre qualcosa da scoprire. Prendiamo Raistoria, per i centocinquant’anni dell’unità d’Italia presenta tra tante cose dei film sui protagonisti di quel periodo e sono belli e interessanti ed ogni volta scopro cose che prima non sapevo, come i martiri di Belfiore, che per me era solo un modo di dire di mia madre e che invece ho scoperto essere una vera storia di patriottismo. Come diceva Seneca: “Sii servo del sapere se vuoi essere veramente libero”.

Scrive Silvia: “Ciao sono una ragazza di 14 anni, sto vivendo un momento di depressione, vado molto bene ma non ho nessun passatempo. Mia madre mi dice che guardare certi telefilm americani non mi fa bene, perché i ragazzi americani fanno una vita diversa dalla nostra, e io non potrò mai portare a 16 anni una macchina sportiva, o dare dei party in piscina, ma io in realtà vorrei soltanto avere la possibilità di invitare le mie amiche a casa e fare ogni tanto qualche festa, magari in garage, cose tranquille, ma a casa mia pare che qualsiasi cosa mi porti sulla strada della perdizione… Litigo spesso con i miei e divido la stanza con mia nonna, perciò non posso mai ascoltare musica. Non ce la faccio più!”

Ciao Silvia, comprendo che hai bisogno di tempi e spazi tuoi, e anche di sognare di più, in modo di evadere un po’ dalla vita di tutti i giorni. Purtroppo i genitori, spesso scordano di essere stati degli adolescenti, oppure si rifanno alle loro esperienze, senza considerare che le esigenze dei ragazzi di oggi, potrebbero essere diverse da quelle che avevano loro alla stessa età. Ritengo che dovresti pazientemente provare a far capire ai tuoi genitori, che tu hai bisogno di divertirti, di fare cose che ti piacciono, non esiste solo lo studio, e che questo non significa necessariamente, prendere una “cattiva strada”. Cerca di organizzarti con le tue amiche di classe, fai in modo di uscire più spesso, o di andare a casa loro, in modo da poter ascoltare la musica che ti piace, ormai la scuola è finita e non dovrai più studiare. Se non riuscirai a cambiare la situazione e ad essere più serena, considera la possibilità di intraprendere una psicoterapia. Lo psicologo-psicoterapeuta quando lavora con l’adolescente, negli incontri con lui e i genitori si occupa anche del “clima familiare” e dello stile educativo genitoriale, in sostanza delle dinamiche familiari emergenti, in modo da favorire il più possibile un reciproco adattamento, che è fatto anche di “compromessi” e reciproche concessioni. Si tratta di andare uno verso gli altri e viceversa. Per scrivere alla Dott.ssa Benelli: dottoressabenellibruna@ virgilio.it


Giuvanni ‘u il Segno dei tempi stracciaruolu nei disegni del Maestro Franco Carfagna Ultima pagina

il Segno - Giugno 2010

Oggi il maestro Carfagna, con il suo disegno, vi invita a fare una passeggiata in via del Vallone, nel quartiere Vigne. Dopo aver incrociato via delle Rose e superato il fosso di Pentima Stalla, sulla destra potete ammirare i famosi “Arcioni”, resti di un acquedotto di epoca romana che trasportava l’acqua Agusta. Una vecchia leggenda roccheggiana dice che saltando da questi archi si cambia sesso (dal libro di Tito Basili, “Rocca di Papa”, 1976). Malgrado i due millenni trascorsi, sono ancora in piedi sette archi dell’acquedotto ormai tenuti insieme dall’edera che sembra avvinghiata tutta intorno ad essi. L’edera si arrampica anche sugli alberi, soffocandoli e, pian piano, portandoli alla morte. L’edera degli Arcioni, invece, trae il suo sostentamento dal sottostante fosso che, oltre all’acqua, trasporta ogni tipo di rifiuti, fino agli animali morti. Ovviamente la responsabilità è di chi, a monte, vi scarica di tutto. Ora, però, vorremmo farvi andare indietro nel tempo, negli anni che vanno dal 1940 al ’44. Tempi difficili e duri, nei quali i “riazzi” (bambini) cercavano di guadagnare qualche lira. Chi andava a raccogliere nei boschi le palline rosse dei “ruschi” (pungitopo), chi la “sparacina”, chi le castagne, chi i fiori pollini… e via continuando. Ma c’era anche chi faceva lunghe camminate nei viottoli dove scorreva “la pianara” (acqua a volontà) e, con un bidone in mano, raccoglieva le schegge di metallo lasciate dalla guerra che l’acqua trascinava a valle.

L’intento era quello di fare qualche “bidoniellu” di queste schegge per poi venderle al chilo a “Giovanni ‘u stracciaruolu” che aveva la sua bottega al n. 4 di via Monte Cavo, dove sulla porta della cantina c’è ancora scritto: “Giovanni non c’è più” (povero Giovanni… chissà quanto ferro e quanti stracci avrà radunato!). Il posto migliore per trovare le schegge era il fosso di Pentima Stalla, perchè proprio a ridosso degli Arcioni l’acqua pio-

vana proveniente da Valle Pantano si raccoglieva. Scendendo dal Pantanello, come dei veri scalatori, si arrivava rapidamente agli Arcioni. Dopo la faticosa raccolta bisognava risalire per portare il ferro a Giuvanni che, dopo averla pesata, pagava il dovuto. Ora la Provincia ha approvato un progetto di risanamento igienico sanitario del fosso... e speriamo che anche gli Arcioni vengano preservati e restaurati.

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BOSCHI PUBBLICI AI PRIVATI/1 Ho letto il vostro articolo sui boschi che il Comune di Rocca di Papa farà gestire ai privati. Che differenza esiste tra un modo di gestire la cosa pubblica fra la destra e la sinistra? Ormai i metodi adottati dalla destra berlusconiana sembrano essere diventati il faro di riferimento anche per la sinistra. E poi ci lamentiamo che i cittadini votino proprio Berlusconi? Una volta la sinistra tutelava il pubblico proprio perchè riteneva che solo una gestione condivisa potesse portare vantaggi all’intera popolazione. Ora è tutto cambiato. Sono veramente indignato per questa

faccenda.

Luigi Marroni

BOSCHI PUBBLICI AI PRIVATI/2 Non comprendo perchè ci si meravigli tanto se la gestione dei bosci comunali venga affidata a società private. I Comuni dove mettono mani creano buchi e fallimenti. Quindi meglio affidare questo mercato a chi lo fa funzionare per bene. Che volevate? Che il Comune continui a perdere soldi e a farli perdere ai suoi cittadini? Io sono d’accordo con questa politica di dismissione dei beni pubblici che, guarda caso, al pubblico non rendono mai niente ma creano solo tanti debiti. E anche voi

dovreste convenire con me se davvero amate, come dite, l’ambiente. Un vostro lettore, Silvio Gatta

STRADE ROTTE E RISARCIMENTO DANNI Ieri (4 giugno, n.d.d.) ho sfondato una ruota in via di Rocca Priora. Dopo una curva sono finito dentro una voragine e la mia automobile si è arenata facendomi finire sulla vegetazione. Sono incavolato come non mai. E’ possibile che una strada sia ridotta in questo stato? Ma chi deve pensare a riparare le buche? Sta diventando un vero e proprio pericolo per il traffico. Ho detto queste mie considerazioni a un Consigliere e mi

ha risposto: “Ma tanto noi siamo assicurati contro gli incidenti. Quindi se vuoi fai una denuncia”. Ma è una risposta da sentirsi dare da chi amministra? Alla fine le tasse le paghiamo noi e credo che nessuna assicurazione sia disposta a pagare danni per il gusto di farlo senza ricevere soldi dall’assicurato. Allora vorrei chiedere? Quanto ci costano a tutti noi queste assicurazioni? Non sarebbe meglio fare in modo che nessuno abbia da richiedere risarcimenti danni al Comune per le srade rotte? Io ho sbagliato a non fare una denuncia. Ma la prossima volta giuro che la farò. Odelmo Luigi Santini


Il Segno giugno 2010