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ATTESTAZIONI DI CULTI E RINVENIMENTI DI ANTICHITÀ ORIENTALI TRA LE VIE APPIA E LATINA NEL TERRITORIO DI BOVILLAE E CASTRIMOENIUM GIULIA ROCCO

Nel settore compreso tra la via Appia e la via Latina, a partire dall’VIII miglio circa, un’area corrispondente al territorio di Bovillae e Castrimoenium1, il quadro offerto dalle attestazioni sia di culti orientali, che semplicemente di oggetti che riproducono iconografie e motivi associabili alla sfera della religiosità di matrice esotica è assai significativo per varietà e consistenza della documentazione (fig. 1). Si tratta, per la maggior parte, di materiali venuti alla luce nel corso di scavi condotti non sempre in forma sistematica, di cui si hanno notizie a partire dal 1700, con la conseguente Desidero ringraziare, per l’autorizzazione allo studio ed il permesso ad accedere ai materiali, le dott.sse Rosanna Friggeri, Rita Paris e Miria Roghi, per le loro preziose indicazioni e la possibilità di discutere molti aspetti di questa ricerca la prof.ssa Giovanna Pisano, i dott. Alessandro Bedetti, Elisa Fiore Marochetti, Andrea Pancotti, Massimiliano Valenti ed il sig. F. Brunelli. Alla gentile cortesia della contessa Carla Senni devo la possibilità di esaminare la statua egizia appartenente alla collezione di famiglia. 1 Per il quadro generale riguardo al territorio antico e alla sua viabilità, DAICOVICI 1930, p. 248 ss.; QUILICI 1978; DE ROSSI 1979, p. 19 ss.; MAGNIGRASSO 2010.


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dispersione dei reperti, acquisiti da musei e collezioni private di Roma e dintorni ed all’estero. Le testimonianze sono rappresentate da resti monumentali, materiale archeologico ed epigrafico e si cercherà di esaminarle tenendo conto della natura dei contesti e delle diverse fasi cronologiche cui possono essere ricondotti. Le aree di rinvenimento si collocano lungo i principali assi stradali, rappresentati dalla via Latina, dal tracciato della antica via Castrimoeniensis, dalla via Appia e su una serie di diverticoli antichi. 1. Via Latina. Lungo un tracciato antico, che attraversava la via Latina al km 2,7 dell’Anagnina e piegava a SE verso la tenuta di Morena, tra Casaletto e il Casale di Morena (fig. 1, 1), venne rinvenuta, nel corso di scavi compiuti nel 1932 nella Vigna Gentilini, una statua di Iside seduta, databile nella prima metà del I sec. d.C.2 (fig. 2): reca la ruota e la cornucopia, caratteristiche della fusione sincretistica con Fortuna3, ed è accompagnata da una sfinge o un cane, simbolo di Sirio, l’astro che annunciava la piena del Nilo e attributo di Iside-Sothis. Nell’area insistono le ville di Casal Morena4 e quella su cui ora sorge la torre di Morena, esistente già dal I sec. a.C.5, ed altre strutture antiche, tra cui un impianto termale6. Roma, Museo Nazionale Romano inv. 113213; H. 36 cm. DE ROSSI 1979, pp. 19, 63 ss. (89), fig. 61. 3 MALAISE 1972A, p. 179 ss. con bibl.; TRAN TAM TINH 1990, pp. 792-793, 794-795; MALAISE 2000, p. 1 ss.; MALAISE 2004, p. 6 ss.; ALBERSMEIER 2005-2006, p. 310 ss. Per Iside-Fortuna v. anche TRAN TAM TINH 1964, p. 78 ss.; RAUSA 1997, pp. 136-137, 141. Per il simbolo della ruota, o forse piuttosto della phiale sulla statua al MNR, si veda il confronto con gli oggetti cultuali dipinti sulla parete orientale del sacello nel peristilio della Casa degli amorini dorati di Pompei, SEILER 1992, pp. 40-46, tavv. 250, 270-275. 4 TOMASSETTI IV, p. 145 ss., per l’area in generale; DE ROSSI 1979, p. 98 ss. (103); NEUDECKER 1988, p. 206 ss. 5 DE ROSSI 1979, p. 59 ss. (75). 6 DE ROSSI 1979, p. 64. 2

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Una scultura simile al Museo di Marino, di provenienza ignota ma, come tutti i materiali confluiti nella collezione di Palazzo Colonna, rinvenuta nel territorio circostante e databile al I sec. d.C. (fig. 3), pur priva di attributi specifici, potrebbe essere identificata con Iside o Cibele7, sulla base del confronto con esemplari analoghi8, come quello ai Musei Vaticani9. Il culto di Cibele è, tra l’altro, documentato da una iscrizione dal Foro di Castrimoenium con dedica alla Mater Deum ed anche a Bovillae esisteva un sacello con un bosco di pini a lei consacrato10. Statue di piccole dimensioni di questo tipo è probabile avessero una funzione votiva o di arredo sacro di sacelli e piccoli santuari destinati alla devozione privata11, come il Serapide e la divinità femminile dal larario di Via Giovanni Lanza sull’Esquilino, il cui apprestamento originario è documentato dalle incisioni di Luigi Ronci12, o le sculture dal santuario di Zeus Bronton lungo l’Appia Pignatelli, nei pressi della villa dei Quintili13.

Marino, Museo Civico M. Mastroianni inv. 168263. H. 37 cm. Si vedano CAPPELLI 1989, p. 27, n° 7 e BEDETTI 2010, p. 184. 8 Cfr. anche quella al MN di Bucarest: BORDENACHE 1968, p. 34, n° 48, tav. XXIII e ad Arnem, VERMASEREN 1977A, p. 43, n° 151, tav. XCIII. Cfr. per i modelli classici utilizzati per queste figure in piccolo formato di destinazione votiva, AGNOLI 2002, p. 115 ss., n° I. 30. 9 Cfr. la statua di Cibele ai Musei Vaticani, VERMASEREN 1977B, pp. 67-68, n° 256; SINN 2006, n° 173, p. 291 ss. 10 V. infra note 53 e 63. 11 Per la funzione di queste statuette come offerte votive nei santuari o statue di culto nei larari, ORR 1978, pp. 1581-82, 1587; VON HESBERG 1981, p. 1035; PETROCHEILOS 1992, pp. 40 ss., 60 ss. Per statue di Iside utilizzate come decorazione di ninfei, cfr. quello a Roma nei pressi della chiesa di S. Eusebio, MALAISE 1972B, p. 178 ss.; VERSLUYS 2002, pp. 346-347. Per il ruolo dell’acqua nei culti isiaci, WILD 1981. 12 Per la prima pubblicazione, VISCONTI 1885, p. 27 ss.; Iside 1997, p. 585, VI. 48, con bibl. prec. (ultimi decenni del II sec. d.C.). Per il larario v. infra nota 72. 13 Il culto di Iside era ivi associato a quello di altre divinità orientali, tra cui Cibele, cui in epoca tarda si affiancherà anche Mitra: ANNIBALDI 1935, p. 76 ss., pp. 95-96, n° 28, fig. 18, per la statua di Cibele, p. 91, n° 19, per due frammenti di un bassorilievo mitriaco; VERMASEREN 1956, p. 237 ss., con bibl. prec; MALAISE 1972B, p. 233; PARIS, PETTINAU 2008, p. 190 ss. 7

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La statua di Iside dalla tenuta di Morena è un rinvenimento isolato e non è quindi possibile precisarne la pertinenza ad un contesto di culto privato o piuttosto ad un piccolo santuario, mentre le caratteristiche dell’iconografia ed il suo piccolo formato tenderebbero a far escludere una sua funzione come semplice arredo decorativo. La mancanza di altri materiali associati e la vicinanza con gli impianti delle ville di Casal Morena e della torre di Morena potrebbero far propendere per la sua originaria collocazione in un ambito residenziale. Procedendo lungo la via Latina, nella villa dei Centroni14, è documentata l’esistenza di un mitreo (figg. 1, 2). Va localizzato probabilmente in uno degli ambienti del fronte SE della villa, in precedenza utilizzato come cisterna e poi riadattato alla nuova funzione15. A testimoniarne l’esistenza vi sono una epigrafe con la raffigurazione di Sol Invictus che ne ricorda il restauro16 e un frammento pertinente ad un rilievo mitriaco a scene multiple di grandi dimensioni, che doveva illustrare la genesi del cosmo (fig. 4). Sulla lastra è incisa in alto la testa radiata di Helios, al di sotto una stilizzazione dei raggi destinati ad illuminare la grotta in cui Mitra uccideva il toro; nei pannelli laterali scene sovrapposte raffigurano la battaglia tra Zeus ed un gigante parzialmente emergente dal suolo, Saturno recumbente con la testa coperta da un velo e la nascita di Mitra dalla roccia17. Inizialmente si era pensato ad una lastra di destinazione funeraria, ma il confronto con il rilievo rinvenuto negli ambienti sotterranei della villa dei Quintili18 e soprattutto quello da Piazza TOMASSETTI IV, p. 141 ss.; DE ROSSI 1979, p. 70 ss. (101); DI MATTEO 2002, p. 243 ss., con completa bibl. prec.; DI MATTEO 2002-2003, p. 257 ss. 15 DI MATTEO 2002-2003, pp. 297-298, figg. 49, 53, a-b, d. 16 DI MATTEO 2002-2003, p. 298, in particolare per la menzione ed il testo dell’epigrafe con la rappresentazione di Sol Invictus che ricorda il restauro del mitreo: “Aulacrum restitutum deo Soli Invicto acratis speleus patet-d”. 17 Collezione privata, 44 x 31 cm; DE ROSSI 1979, pp. 97-98, fig. 145. Per le raffigurazioni nei pannelli e la loro interpretazione, VERMASEREN 1960, p. 63 ss.; VERMASEREN 1982, pp. 9 ss., 67 ss.; TURCAN 1989, p. 217 ss. 18 TURCAN 1993, p. 109 ss.; PARIS, PETTINAU 2008, p. 191, fig. 4. Per i frammenti di un rilievo mitriaco dal santuario di Zeus Bronton sull’Appia Pignatelli, v. supra nota 13. Per altri materiali con soggetti riferibili ai culti 14

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Dante sull’Esquilino19, scoperto in un ambiente utilizzato come Mitreo e lavorato in maniera simile, incidendo in negativo le figure, indica che si trattava dell’arredo di quel luogo di culto. La sequenza e le iconografie delle scene sono identiche a quelle su un rilievo da Nersae (Nursia), in Abruzzo, datato in base della dedica al 172 d.C.20, che si ripetono anche sull’affresco del Mitreo di Marino del 200 d.C.21 e del Mitreo Barberini a Roma, databile al III secolo d.C.22. Dovrebbe quindi dipendere dal medesimo modello, fornendo una interessante documentazione della sua circolazione e, quanto meno in rapporto a Marino, un termine di riferimento generico per una datazione tra la fine del II e gli inizi del III secolo d.C. Il frammento riveste una certa importanza, aggiungendosi alle rare attestazioni a Roma23 e in Italia dei rilievi mitriaci a scene multiple, che trovarono invece un’ampia diffusione in ambiente renano. Altre testimonianze di culti orientali provengono dall’area del Casale di Ciampino, oggi villa Senni, al confine tra il territorio di Marino e Grottaferrata (fig. 1, 3), all’altezza del decimo miglio della via Latina, ove doveva trovarsi la statio di Ad Decimum, nei pressi nell’antico vicus Angusculanus24. La prima riguarda un ipotetico mitreo, che sarebbe stato scoperto casualmente negli scavi effettuati nel 1888 in un luogo non determinato di villa Senni: le notizie della scoperta riportate dal Lugari menzionano un ambiente sotterraneo, il cui ingresso era chiuso da tegole ed orientali dalla villa dei Quintili, PISANO 2008, p. 199 ss.; PISANO 2009, p. 215 ss. 19 Musei Capitolini, inv. 1205; VERMASEREN 1956, p. 159, n° 350, fig. 98; LAVAGNE 1974, p. 489 ss., fig. 5; VOLLKOMMER 1992, p. 602, n° 177, tav. 346. 20 LAVAGNE 1974, pp. 491-492, fig. 6; VERMASEREN 1982, p. 15 ss., tav. 20. 21 VERMASEREN 1982, p. 9 ss., per l’esame delle scene in rapporto al Mitreo Barberini, pp. 17 ss., 37 ss. per la cronologia 22 VERMASEREN 1982, pp. 12 ss., 39 ss. 23 Oltre a quello dall’Esquilino citato, con bibl. in nota 19, si veda anche quello dai pressi di Ostia: VERMASEREN 1956, p. 146, n° 321, fig. 88; LAVAGNE 1974, p. 489. 24 Sull’area QUILICI 1978, p. 137 ss., tav. IV; DE ROSSI 1979, p. 160 ss.; HERNANDEZ MARTINEZ 2006, p. 20 ss.; PANCOTTI 2011, p. 132 ss.

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accessibile mediante una scala, con un bancone a sinistra e al cui interno fu rinvenuta una piccola ara25. Recenti studi potrebbero in realtà suggerire una diversa interpretazione dei resti monumentali, identificabili forse con una parte dell’ipogeo delle Ghirlande, appartenuto a membri della famiglia degli Aebutii, per via delle coincidenze topografiche e della identificazione dell’ara scoperta nel 1888 con quella di C. Aebutius Romanus conservata a villa Senni, che riporterebbe quell’ambiente ai proprietari dello stesso sepolcro26 e quindi ad una sua destinazione funeraria. Nella vigna Gentilini, corrispondente all’attuale terreno che si stende a SE di villa Senni27, fu rinvenuta una statua acefala, di granito o diorite nera28, di cui si ha notizia dal 1898 nella collezione della famiglia Senni (fig. 5): raffigura non Iside, come proposto nella sua presentazione preliminare, bensì un dignitario, addossato ad un pilastrino quadrangolare e vestito di una corta tunica su cui è gettato un lungo scialle sottile con frange alle estremità che fascia la figura, secondo una tipologia

TOMASSETTI IV, p. 156 ss.; DE ROSSI 1979, p. 163 (121); GHINI ET ALII 2005, pp. 246-247. 26 PANCOTTI 2007, p. 54 ss.; PANCOTTI 2011, p. 134, con disamina delle fonti relative agli scavi ed alle scoperte della fine dell’800 nel sito. Sulla scoperta dell’ipogeo delle Ghirlande, GHINI ET ALII 2005, pp. 246-257. 27 LANCIANI 1886, p. 159; LANCIANI 1905, pp. 133, 135 ss.; ASHBY 1907, pp. 130-131, per l’ubicazione della Vigna Gentilini ed i rinvenimenti ivi effettuati; DE ROSSI 1979, pp. 162, 169 ss., fig. 269; PANCOTTI 2011, pp. 132-134, in particolare nota 10, per una possibile provenienza della statua dalla struttura tagliata durante la costruzione della galleria di Ciampino, in cui sarebbero stati scoperti anche gli ex voto fittili. TOMASSETTI, IV, p. 158 riferisce che una statua simile dovrebbe provenire dalla Vigna Gentilini, ma secondo il De Rossi si tratterebbe della stessa statua, che già Tomassetti ricorda proveniente dalla villa Ciampini-Senni. Per altre statue egizie dal territorio, v. nota 30. Gli ex voto sono ora conservati in parte nella collezione della famiglia Senni, in parte nel Museo dell’Abbadia di Grottaferrata. 28 H. conservata, 75 cm. Larg. 21 cm. Base: 24 x 16 cm. Un foro quadrangolare (mortasa) all’altezza delle spalle potrebbe suggerire che la testa fosse stata lavorata a parte. 25

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frequente in età tolemaica29. Dalla stessa vigna Gentilini proviene anche l’epigrafe funeraria con il nome di Rufinus Vinicius Opimianus, consul suffectus del 123 d.C., che doveva possedere una villa nelle immediate vicinanze, prossima al sepolcro di famiglia, dato documentato anche dalla continuità nel medioevo del toponimo -Opinianon-Oppinianum in quel sito30. Sebbene non si possa risalire alla destinazione della scultura ed al suo contesto, tenuto conto del soggetto, va considerata anche la sua possibile pertinenza all’arredo di una villa, forse rifunzionalizzata per pratiche cultuali, come è stato proposto per la statua di Sethi I, la cosiddetta Faraonessa, rinvenuta nel vicino Borghetto (Castel Savelli) e recentemente ricongiunta con una testa acquisita nelle collezioni del Museo Barracco, proveniente dallo stesso sito31. Opere egizie ed egittizzanti di questo tipo non rivestivano probabilmente solo Per il tipo cui appartiene la statua, STRICKER 1960, p. 29, fig. 23, 3; BIANCHI 1978, p. 95 ss. Cfr. anche Iside 1997, p. 390, V.7; Cleopatra’s Egypt, p. 134, cat. n° 29 (50 a.C.) (R.S. BIANCHI); Cleopatra Regina d’Egitto 2000, p. 250, IV. 24 e p. 131, II. 24. 30 TOMASSETTI IV, pp. 158-159, 266, 268 ss.; LANCIANI 1905, pp. 141-142; VALENTI 2003, p. 285 ss., nn. 592-599, 289, pp. 83-84, con bibl. e discussione. Per il problema dell’identificazione della villa con quella di L. Funisulanus Vettonianus o piuttosto di Rufinus Vinicius Opimianus, ipotesi per la quale sembra propendere VALENTI 2003, pp. 73-74, e 83-84, con discussione. Sul problema della distinzione tra questa villa all’altezza del X miglio della via Latina e quella a Borghetto-Castel Savelli, all’XI miglio circa, v. VALENTI 2003, pp. 283 ss., nn° 581-583, con bibl., per la quale propone il nome degli Iavoleni Capitoni. 31 TOMASSETTI IV, p. 326 ss.; VALENTI 2003, p. 282, fig. 280, che propone come possibile luogo di rinvenimento le due ville limitrofe al X e all’XI miglio della via Latina citate, p. 283 ss., nn° 581-583 e p. 285 ss., nn° 592599 con bibl. e discussione. Per il rinvenimento anche CAPRIOTTI VITTOZZI 2008, p. 50 ss., n° 33; CAPRIOTTI VITTOZZI 2010, pp. 40-45, per la ricongiunzione del frammento al Museo Barracco con quello al Museo di Grottaferrata. Per il collegamento con la villa dei Funisulani Vettulli, CAPRIOTTI VITTOZZI 2009, p. 59 ss. VALENTI 2003, p. 282, nota 773, riporta che nel Castello di Borghetto sarebbe stata rinvenuta negli anni ‘80 una testa di basalto, donata al museo dell’Abbazia di Grottaferrata, di cui non vi è più traccia. 29

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una funzione decorativa, ma potevano anche contribuire a ricreare una ambientazione consona allo svolgimento di rituali in onore di divinità orientali. 2. Via Castrimoeniensis. Lungo il probabile tracciato dell’antica via Castrimoeniensis, la testimonianza più significativa è rappresentata dal sacello della villa di Voconius Pollio32 (fig. 1, 4). L’ambiente XVIII, a NW, che si affacciava sul giardino, era molto probabilmente dedicato al culto di Iside e Serapide33. L’iscrizione dedicatoria del sacello, intitolato alle due divinità e recante anche il nome del proprietario della villa, Q.Voconius Pollio34, è stata datata su base epigrafica alla prima metà del II secolo d.C. Al sacello erano pertinenti anche una serie di antefisse, alcune rinvenute negli scavi del Lanciani del 1882, che ne fece anche uno schizzo35 (fig. 6, a-b), una confluita collezione di Palazzo Colonna a Marino36 (fig. 6, c). Nel campo riproducono una Sulla villa, l’area circostante ed i rinvenimenti, TOMASSETTI IV, pp. 171 ss., 245 ss.; DE ROSSI 1979, p. 190 ss. (173), con ampia bibl. prec.; NEUDECKER 1988, pp. 37, 168 ss., con ampia bibl. prec.; PICOZZI 1990, pp. 33 ss., 57, nota 250, 252, con bibl.; GRANINO CECERE 1995, p. 375 ss., nota 46; TORO 2001, pp. 147-182; BREUER, GATIER, NIQUET ET ALII 2001, pp. 17-25. Per gli schizzi del Lanciani, BONOCORE 2001, p. 255 ss. Per i nuovi scavi, Ciampino archeologica. 33 MALAISE 1972B, p. 62, I, 1; MALAISE 1972A, pp. 362-366. 34 Museo Nazionale Romano inv. 77296: FIORELLI 1884, p. 193; CIL, XIV, 1, 2427; VIDMAN 1969, p. 242, n° 525; MALAISE 1972B, p. 62; GRANINO CECERE 2005, p. 206, n° 227, con bibl. prec.; Ciampino archeologica, p. 79, cat. n° 19. 35 Museo Nazionale Romano inv. nn° 11214, 11215, 11216; FIORELLI 1884, pp. 154-155; DE ROSSI 1979, p. 195, fig. 297; MALAISE 1972B, p. 62, I, 1; BONOCORE 2001, p. 265, f. 353; Ciampino archeologica, pp. 23, 80-81, n° 20, con bibl. prec.; pp. 82-83, per altre antefisse pertinenti al sacello. 36 Marino, Museo Civico M. Mastroianni inv. 168255; CAPPELLI 1989, p. 23. La decorazione a bassorilievo su questa antefissa appare solo grossolanamente rifinita, affidando forse al colore una migliore definizione 32

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coppia di urei ai lati di un fiore di loto sormontato dal disco solare, rappresentazione che ricorda quella della corona faraonica atef; sebbene la resa degli elementi figurati sia assai semplificata, in particolare nel caso dell’esemplare di Marino, lo schema iconografico della decorazione ricorda quello di alcune antefisse conservate ai Musei Vaticani, datate al I sec. d. C., in un primo tempo ritenute di provenienza ostiense, ma poi convincentemente riportate alla decorazione dell’Iseo Campense, in base al confronto con un esemplare ivi rinvenuto dal Kircher e disegnato da Cassiano dal Pozzo37. Più significativo è il confronto con alcuni esemplari da Ostia, pertinenti ad un edificio di culto dell’età dei Severi dedicato a divinità alessandrine38. Frammenti di lastre Campana documentano, anche prima del II secolo d.C., la presenza in quell’area di riferimenti a divinità orientali: su alcune di esse compaiono infatti sfingi maschili e femminili (fig. 7, b) associate all’immagine di Bes39 (fig. 7, a), secondo tipologie ben documentate in questa produzione40 (fig. 7, c-d). Dalla villa proviene anche un numero consistente di lastre di età giulio-claudia a soggetto dionisiaco, probabilmente dei dettagli o permettendo di ipotizzarne una sua collocazione meno in vista rispetto alle altre. 37 LEMBKE 1994, p. 195, n° 30, tav. 10, 2, con bibl. prec., in cui si sottolinea il valore puramente ornamentale degli urei come decorazioni egittizzanti in ambiente romano; Iside 1997, p. 236, nn° IV, 234, 235, con bibl. Cfr. anche quelli della Collezione Borgia al Museo Nazionale di Napoli, Iside 1997, p. 235, nn° IV. 232-233, con bibl. prec. ENSOLI 1998, pp. 420-427, per le fasi severiane del complesso. 38 VAGLIERI 1912, p. 133 ss., fig. 1; FLORIANI SQUARCIAPINO 1962, p. 36, nota 2; MALAISE 1972B, p. 86, n° 116. 39 inv. MNR 11112, 11082 e SBAL 144589. LANCIANI 1884, tav. XVII-XIX, 1; RIZZO 1976-77, gruppo 12, pp. 20, 24, p. 13, nota 43; HÄUBER 1990, p. 30, nota 61; MICHELI 2002, p. 106; per un nuovo ritrovamento di un frammento di lastra della stessa serie, Ciampino archeologica, p. 109, n° 46. 40 Per il tipo: VON ROHDEN WINNEFELD 1911, pp. 164, fig. 315, 261, 274, tav. XLIV, fig. 307, 15; DOLZANI 1975, p. 97 ss.; STRAZZULLA 1990, p. 85 ss. Cfr. anche la lastra da Roma, Campo Verano, Cleopatra regina d’Egitto 2000, p. 245, IV. 18.

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non del tutto estraneo rispetto ai temi esotici, tenuto conto della identificazione, già dall’età ellenistica, di Dionysos con Osiride41. Vi è poi anche un frammento di lastra Campana con scena nilotica42 (fig. 7, e). La cronologia di queste lastre si colloca ancora nella prima età imperiale (prima metà del I secolo d.C.), sulla base del confronto con quelle rinvenute nel peristilio del tempio di Apollo Palatino43 ed in accordo con la fase delle strutture dell’area settentrionale della villa, con muri in opera reticolata che si datano nel tardo I secolo a.C. e nella prima età imperiale. Non è possibile precisare se le lastre Campana con motivi orientali e scene nilotiche, vista l’ampia diffusione di tali tematiche, siano un indizio di un interesse per i culti egizi già nella prima metà del I secolo d.C., né se la struttura, poi rinnovata nel II secolo d.C., fosse nata fin dall’origine come sacrario privato della villa. Il proprietario, tra la metà del I secolo a.C. e gli inizi del I secolo d.C., doveva comunque essere legato al culto di Demetra, e forse iniziato ai suoi misteri, come ipotizzato da M.E. Micheli per spiegare la presenza di una copia fittile del grande rilievo di età classica con

RIZZO 1976-77, p. 13 ss.; PICOZZI 1990, pp. 34, 74-75, cat. n° 11, p. 92, cat. n° 36, p. 95, cat. n° 41; Ciampino archeologica, pp. 106-108, nn° 43-45. Per questa lettura sincretistica, MALAISE 1972A, p. 196 ss.; BURKERT, 1977, p. 254; BURKERT 1987, pp. 84-86, 160, nota 119; TURCAN 1989, pp. 89-90. Dalla villa proviene anche una lastra con Cureti e Zeus bambino, PICOZZI 1990, pp. 70-73, cat. n° 9. 42 MNR inv. 11118: RIZZO 1976-77, p. 12, n° 10, nota 41 (framm. di pilastro con testa di coccodrillo); RAUCH 1999, p. 263, N 54. Per il tipo, VON ROHDEN-WINNEFELD 1911, pp. 155 ss., 305-306, tav. CXL, 2. V. SIST 2008, p. 65 ss. per gli arredi a carattere esotico in quei contesti e VERSLUYS 2002, pp. 87-90, 294-297; VERSLUYS 2008, p. 351 ss., con bibl., sul problema di un eventuale rapporto o meno tra i soggetti nilotici e culti egizi nel mondo romano. 43 STRAZZULLA 1990, p. 127 ss., per il loro uso come decorazioni del peristilio, p. 101 ss. Vi sono poi alcuni frammenti con figure femminili sospese tra girali e racemi, che nel caso specifico non presentano alcun attributo particolare, sebbene altri esemplari da Roma documentino una loro assimilazione di attributi isiaci, CARAVALE 1993, pp. 71-82. 41

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la triade Eleusina44. Una eventuale associazione tra un culto di Iside e quello di Demetra, se non già nel I secolo a.C., potrebbe essere interpretato nell’ottica del sincretismo tra le due divinità45. La presenza di Serapide accanto ad Iside, nel sacello del II secolo d.C., è ugualmente dovuta alla sua identificazione con Osiride, sposo di Iside e alla sua venerazione nel mondo greco-romano come Serapide-Helios46. Il quadro, già particolarmente significativo, dell’interesse dei proprietari della villa per i culti orientali sarebbe ulteriormente arricchito se potesse essere definitivamente confermata la provenienza, da quello stesso contesto, di una statua di Iside in basalto nero, oggetto di un recente sequestro ed ora esposta alle Scuderie Aldobrandini di Frascati47. Lungo il tracciato della via Castrimoeniensis altre lastre Campana a soggetto isiaco, databili nella prima metà del I secolo d.C., provengono da una villa sulla sinistra della via dei Laghi, a circa 100 m. dal Km 3, 100, il cui impianto risale alla tarda età repubblicana e che Lanciani proponeva di attribuire alla gens Captia sulla base di due iscrizioni48 (fig. 1, 5). Raffigurano il busto di una sacerdotessa o della dea Iside con l’attributo del sistro affiancata da sfingi (fig. 7, f), un tipo documentato anche

MICHELI 2002, pp. 95-102; MICHELI, in PICOZZI 2010, cat. n° 70, pp. 326 ss., 330-331 con altra bibl., ed in particolare per l’ipotesi di ricondurre al contesto della villa un puteale, ora negli appartamenti di Palazzo Colonna, decorato con tematiche eleusinie, che andrebbe ad arricchire i riferimenti al culto di Demetra e Kore nel programma decorativo dell’edificio. 45 HEROD. II, 59, 1; TRAN TAM TINH 1964, nn° 2, 9, 11, 12, 74, 78, 99, 100, per l’assimilazione iconografica dei rispettivi attributi nelle immagini di Iside coronata dal modio; MALAISE 1972A, pp. 180 ss., 187. Sulla questione religiosa, TOBIN 1991, p. 187 ss. 46 Per la sua venerazione nella forma ellenizzata di Sarapis-Helios, TRAM TAM TINH 1964, p. 84 ss.; MALAISE 1972A, p. 464 ss.; CLERC, LECLANT 1994, pp. 666-667, 689-692; ENSOLI 2000, p. 268 ss. 47 Scuderie Aldobrandini, p. 37; Ciampino Archeologica, p. 55; PALMA VENETUCCI 2010, fig. a p. 10. 48 DE ROSSI 1979, pp. 199 ss. (179), 202, n° 14, fig. 312, 10. Per gli appunti nei Codici Lanciani, BONOCORE 2001, p. 270 ss., f. 358. 44

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nell’area di Velletri49 e con confronti tra quelle del tempio di Apollo Palatino (fig. 7, d)50; come già nel caso delle lastre Campana dalla villa di Voconius Pollio, si tratta di tematiche la cui ampia diffusione impedisce tuttavia di precisare un eventuale rapporto con aspetti cultuali in assenza di ulteriori elementi offerti dal contesto. Per quanto riguarda Castrimoenium, l’attestazione più significativa è rappresentata dal Mitreo, decorato con affreschi e databile tra la metà e la fine del II secolo d.C. (fig. 1, 6; cfr. qui Bonanno fig. 6). Rinvenuto lungo le pendici meridionali dello sperone su cui sorge l’attuale centro abitato, è stato messo in rapporto con il personale attivo nello sfruttamento delle antistanti cave di peperino, tra cui, dopo il 193 d.C., vi erano anche i legionari della legio II Parthica. Non si conosce a sufficienza la topografia del luogo per poter determinare se fosse un monumento isolato oppure, tenuto conto del suo inserimento in una cisterna preesistente, si trovasse all’interno di un complesso residenziale, di cui già l’Ashby segnalava l’esistenza51, né è possibile precisare il suo eventuale rapporto con esso. Sempre da Marino, e precisamente dalla Vigna Settimi, localizzabile in località Castagnana o Castellano (fig. 1, 7), ove si è proposto di ubicare il foro di Castrimoenium52, proviene una iscrizione con dedica alla Mater Deum53 «Matri deum/ ex iussu Abu/rius Genia/lis fecit». Formule imperative quali «ex iussu» indicano che la dedica o il sacrificio erano stati compiuti, a Per esemplari del tutto simili, forse dalla cosiddetta villa degli Ottavi a Velletri, CECCARINI 2005, pp. 247-248, fig. 10; PETRILLI 2007, pp. 148-149. 50 STRAZZULLA 1990, p. 81 ss. Per il tipo, VON ROHDEN, WINNEFELD 1911, pp. 165, 295, tavv. CXIV, 2. 51 Per il mitreo, VERMASEREN 1982; ANTONELLI, SENSI, ONORATI 1994; BEDETTI 2003. Cfr. ASHBY 1910, p. 277. Per l’ubicazione dell’antico abitato di Castrimoenium sulla base della localizzazione del Foro, v. infra, nota 52. 52 CAPPELLI 1989, p. 13; MODUGNO TOFINI 1992-1993, pp. 50-52; PICOZZI 2010, pp. 33-35, note 83, 86. Per altre iscrizioni a carattere pubblico, provenienti dall’area della vinea Septimii, CIL, XIV, 2459, 2461, 2460, 2462. 53 CIL, XIV, 2457; TOMASSETTI IV, p. 174; VERMASEREN 1977, p. 151, n° 463. Per l’identificazione del foro o comunque del centro della città nella vigna Settimi, COARELLI 1981, pp. 112-113; MODUGNO TOFINI 1992-93, p. 45 ss. 49

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titolo pubblico o privato, per volontà della divinità, manifestatasi con visioni o sogni. L’iscrizione costituisce una importante attestazione delle pratiche cultuali alla dea a Castrimoenium, pratiche che dall’età di Claudio erano entrate definitivamente a far parte della religione di stato, con istituzioni religiose di carattere ufficiale e pubblico54. 3. Via Appia. Un altro consistente nucleo di attestazioni proviene dagli scavi a Tor Colombaro o Casale del Palombaro, condotti nel 1771 da G. Hamilton nel sito della cosiddetta villa di Gallieno, nei pressi di Frattocchie (Bovillae)55 (fig. 1, 8). Uno dei reperti più significativi, il busto colossale di SerapideHelios di età antonina56, venne acquistato da Clemente XIV nel 1772 per i Musei Vaticani, ed è ora esposto nella Sala Rotonda (fig. 8). L’associazione di Serapide con Iside può essere suggerita anche dal rinvenimento, nello stesso sito, di un vaso di terracotta con l’impronta di un sistro57. Parte di un arredo destinato a ricostruire una ambientazione esotica era forse anche un airone di rosso antico (fig. 9), entrato ugualmente a far parte delle Collezioni Vaticane58. La tipologia degli oggetti rinvenuti potrebbe far pensare all’arredo di un ambiente destinato agli dei alessandrini, o comunque all’interesse del proprietario per quelle divinità. Per un quadro riassuntivo, VAN HAEPEREN 2006, pp. 40-47, con bibl. CANINA 1853, p. 186 ss.; TOMASSETTI, II, p. 162 ss.; DE ROSSI 1979, p. 250 ss. (220); NEUDECKER 1988, p. 189 ss. 56 DREXLER 1890-1894, col. 409, in particolare per il vaso con il sistro; HELBIG 1963, pp. 36-37, n° 44 (H. VON STEUBEN). MALAISE 1972B, pp. 5960; TRAN TAM TINH 1983, p. 14, nota 8; CLERC, LECLANT 1994, p. 678, n°118, d; SPINOLA 1999, p. 259, con bibl. prec. 57 DREXLER 1890-1894, col. 409; MALAISE 1972B, pp. 59-60, 2. Si è tentato di rintracciare senza risultato il reperto, di cui non viene precisato in quale museo sia confluito. 58 NEUDECKER 1988, p. 190. n° 38.14; SPINOLA 1999, pp. 175-174, n° 148. 54 55

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In scavi eseguiti nel 1926-192759 nello stesso sito sono emerse altre testimonianze che attestano la presenza di devoti ai culti orientali. Una testa marmorea di bambino (fig. 10) presenta infatti l’acconciatura caratteristica dei fanciulli consacrati ad Iside, dopo la morte affidati alla sua protezione; i capelli lunghi sul capo e la treccia annodata sulla nuca indirizzano alla prima età imperiale60, sulla base del confronto con un ritratto di bronzo a Mosca, Puschkin Museum, un tempo della collezione Pourtalés61. Pur in assenza di un contesto di rinvenimento, è probabile che, come la maggior parte degli esemplari analoghi di epoca successiva, si trattasse di un ritratto a destinazione funeraria, collocato nel santuario della divinità cui il bambino era consacrato, oppure sulla tomba, ipotesi quest’ultima più probabile, tenuto conto della prossimità di un’area di necropoli lungo l’adiacente via Appia. A Bovillae, in località Casa Rossa62, sulla sinistra della via Appia Antica, tra il XVII e XVIII chilometro (fig. 1, 9) venne rinvenuta nel 1926 una iscrizione datata al 5 aprile 147 d.C., periodo dell’anno coincidente con quello dello svolgimento dei Ludi Megalenses a Roma (tra il 4 e l’11 aprile), con dedica alla Mater Deum, pro salute degli imperatori Antonino Pio e Marco

DE ROSSI 1979, pp. 250-251, n° 1, fig. 411. Per i fanciulli con acconciatua isiaca, ed in particolare il ritratto bronzeo un tempo nella Collezione Pourtalès, VON GONZENBACH 1957, pp. 33 ss., 133 ss., tav. 3, K2, p. 105 ss., anche per il significato di queste immagini ed il ruolo dei fanciulli effigiati nell’ambito dei rituali isiaci; GOETTE 1989, p. 216, n° D 2, p. 209 ss., sulla funzione dei ritratti di fanciulli con acconciatura isiaca e sul significato dei queste immagini, con la revisione della teoria di VON GONZENBACH che vi riconosceva dei mystai: sul problema v. anche FELLETTI MAJ 1953, p. 146, s.n° 291, p. 78, s.n° 137 e DERRIKS 1998, p. 101 ss. per il significato di queste pratiche nei culti sincretistici del mondo grecoromano. 61 VON GONZENBACH 1957, K 2, p. 133 ss., tav. 3, del I secolo a.C.; GOETTE 1989, p. 216, n° D 2, con bibl. Cfr. un ritratto a Berlino, Staatliche Museen R 109, con acconciatura simile, ma più tardo: GOETTE 1989, p. 216, D 1, con bibl. prec. 62 TOMASSETTI II, p. 168 ss. 59 60

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Aurelio63, che testimonia l’esistenza a Bovillae di un culto pubblico dedicato a Cibele. Il testo menziona la costruzione di un sacello, indicato con il termine sanctum come sostitutivo di ƒerÒn per indicare il luogo di culto della dea, da parte di un collegium salutaris, da identificare nel collegio locale dei Dendrofori, che vi fece anche piantare all’intorno un boschetto di pini. Viene ricordato Dissenius Fuscus, curator reipublicae Bovillensium, già noto da altre testimonianze epigrafiche, che conferma il collegamento dell’iscrizione con quel centro. J. Carcopino interpretava la dedica come la costruzione di un sacello e l’impianto di un bosco sacro in un preesistente metroon dedicato alla dea, e quindi probabilmente anche più antico del II secolo d.C.64. A Bovillae questa è una attestazione assai interessante, per il legame tra il culto di Venere Genitrice, protettrice degli Eneadi e quindi anche dei Giulii, originari di Bovillae in quanto erede di Alba Longa, e quello di Cibele, adottata ugualmente come loro protettrice e legata alle origini di Roma65. Il culto di Cibele godette di una particolare fortuna sotto gli imperatori del II secolo d.C.66, epoca in cui si data l’epigrafe, che spiega probabilmente anche le iniziative promosse dai magistrati di Bovillae. Sulla base della rassegna di materiali presentati si possono proporre alcune considerazioni. Un aspetto di cui tener conto è quello dell’interpretazione dell’oggetto come indicatore della presenza di un culto. Una parte del materiale è rappresentata infatti da scoperte isolate o fuori contesto ed in molti casi si può solo parlare di testimonianze di manufatti di gusto esotico, che hanno svolto forse un ruolo estraneo alle pratiche cultuali,

MNR, inv. 107684: PARIBENI 1926, p. 206 ss., fig. 1; CARCOPINO 1926, p. 233 ss.; DE ROSSI 1979, p. 322; VERMASEREN 1977, pp. 151-152, n° 464; GRANINO CECERE 1991, pp. 241-241, nota 8. 64 CARCOPINO 1926, pp. 239, 246. 65 FLORIANI SQUARCIAPINO 1962, p. 13, con bibl. 66 FLORIANI SQUARCIAPINO 1962, p. 1 ss. 63

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sebbene sia in genere problematico precisare il rapporto tra l’uso ed il significato di questo tipo di oggetti67. Spesso, tuttavia, la particolare tipologia dei manufatti, il loro rinvenimento in insiemi consistenti o le iscrizioni permettono di documentare con una maggiore sicurezza la pratica dei culti orientali. Se si considera la tipologia di questi culti in rapporto alla loro distribuzione cronologica, si evidenzia come, tra il I e il II secolo d.C., si concentri la documentazione archeologica relativa ad Iside e Serapide68. Per quel che riguarda la sfera di pertinenza di queste divinità, i rinvenimenti di Morena, nella villa di Voconius Pollio, di Ad Decimum riferibili ad una delle ville romane nelle immediate vicinanze e della cosiddetta villa di Gallieno a Tor Colombaro permettono di ipotizzare l’esistenza di pratiche cultuali in ambito privato. La tipologia delle attestazioni comprende sacelli, statue e materiali di altro tipo (lastre Campana) destinate alle pratiche cultuali, di destinazione votiva o semplicemente componenti di un arredo finalizzato a creare una atmosfera esotica. Vi sono anche reperti che indirettamente testimoniano la presenza di devoti a tali culti, ad esempio la testa di fanciullo con acconciatura isiaca, sempre dalla cosiddetta villa di Gallieno. Gli esempi dal suburbio presentano significative coincidenze con la documentazione di Roma, ove sono ugualmente diffusi santuari privati di devoti agli dei alessandrini. Il ruolo significativo che rivestono le divinità orientali nel culto domestico, in particolare Iside con Arpocrate ed Osiride, è stato messo in rapporto con l’interpretazione dei loro caratteri divini in ambito romano, in cui vengono riconosciuti non solo come custodi della famiglia, dei suoi membri defunti e della casa, ma anche protettori dell’agricoltura, non diversamente da Vesta, i In tal senso esemplare, l’impostazione del problema discussa da MALAISE 2007, p. 19 ss. Cfr. l’esempio offerto dalla documentazione di Pompei ed Ercolano, GUZZO 1997A, p. 344 ss.; GUZZO 1997B, p. 346 ss. 68 Per i culti orientali nell’età di Caligola e poi con Antonino Pio e nel II sec. d.C., GRIMM 1997, p. 120 ss.; MALAISE 1972A, p. 427 ss. 67

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Penati ed i Lari. Una testimonianza di questa nuova sensibilità religiosa è stata colta nell’elegia scritta da Tibullo (TIB. I, 7, 2354, 49-54) per il compleanno di M. Valerio Messala Corvino: ricordando l’itinerario dei viaggi di Messala, il poeta si sofferma sull’Egitto, per celebrare in maniera entusiastica Osiride, identificandolo con Dionysos, dio protettore dell’agricoltura, che con l’invito a prendere posto accanto al Genius del personaggio, viene associato alle divinità tradizionali del culto domestico romano69. A Roma la presenza di sacelli loro dedicati è documentata nella domus Tiberiana70, nella domus Flavia71 in età domizianea e nella domus in via Giovanni Lanza, presso San Martino ai Monti sull’Esquilino, residenza ricavata all’interno degli horti di Mecenate, ove il culto di Iside e Serapide si assocerà più tardi a quello di Mitra72, e probabilmente nella domus degli Aradii alle pendici del Monte d’Oro, presso Porta Latina73, mentre non è precisabile se l’arredo egizio di alcuni spazi degli horti Sallustiani sia indicativo per l’attestazione di pratiche di religiosità orientale74. Vi è poi il larario isiaco in un’aula della domus eretta tra la fine dell’età di Adriano ed Antonino Pio nell’area delle Terme di Caracalla, rinvenuta negli scavi del 1867 nella Vigna

TURCAN 1989, p. 90, per la congettura, già formulata da A. Cartault, CARTAULT 1909, p. 49, sulla base del testo poetico, che Valerio Messala avesse riportato dall’Egitto il culto di Osiride, associando un suo idolo a quello dei Penati nel larario della propria dimora; SWETMAN-BURLAND 2007, p. 113 ss.; ALVAR 2008, p. 192. 70 PAVOLINI, TOMEI 1994, p. 89 ss. 71 Per i materiali isiaci dalla Domus Flavia, MALAISE 1972B, p. 219 ss., con bibl. prec. e p. 120, n° 24, per una iscrizione di un liberto dell’imperatore con dedica a Serapide dal Palatino. Cfr. per un quadro generale, GRIMM 1997, p. 120 ss. 72 VERMASEREN 1956, p. 160 ss., n° 356 ss.; MALAISE 1972B, p. 176 ss.; ENSOLI 1993, p. 221 ss.; ENSOLI 1997, p. 576 ss. Per l’associazione tra il culto di Serapis e Mitra, MALAISE 1972A, p. 466, nota 1; TURCAN 1994, p. 475 ss. 73 CANDILIO 2010, pp. 243-244. 74 MALAISE 1972, pp. 182-183; HARTSWICK 2004, pp. 130-138, con bibl. 69

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Guidi, ove vennero messi in luce affreschi raffiguranti IsideCerere, Serapide, Arpocrate ed Anubi75. Per il III secolo d.C. le testimonianze relative a culti orientali nell’area di Bovillae e Castrimoenium sono offerte prevalentemente dai mitrei. Anche in questo caso si tratta di luoghi di culto inseriti in strutture di tipo privato, come la villa dei Centroni, con un parallelo nel mitreo all’interno della villa dei Quintili, secondo una consuetudine che vede l’impiantarsi in epoca tarda di mitrei in luoghi in cui erano in precedenza venerate altre divinità orientali, favorita probabilmente dal sincretismo tra i culti di Serapide e di Mitra a partire dall’età di Caracalla76; in tal senso è indicativo il mitreo della domus scavata in via Giovanni Lanza e quello installato nel santuario di Zeus Bronton sull’Appia Pignatelli. Per Marino non vi sono al momento nuovi elementi, ma quanto riportato a suo tempo dall’Ashby e la diversa ubicazione dell’abitato di Castrimoenium permetterebbe, anche in quel caso, di ipotizzare una contestualizzazione del mitreo in un ambito residenziale. I monumenti ed i reperti citati permettono di ricostruire un quadro generale di quelli che erano gli interessi per i culti mistici di derivazione orientale dell’aristocrazia residente nel territorio di Bovillae e Castrimoenium, cui doveva corrispondere anche una forte partecipazione da parte dell’elemento servile e del personale di servizio nelle domus, per tradizione rappresentante un consistente numero di adepti. Sono note le finalità escatologiche e salvifiche del culto di queste divinità adorate in contesti privati ed il sincretismo che caratterizza le pratiche del culto trova un ampio riscontro nella documentazione offerta dai contesti dell’Urbe. Rispetto agli esempi citati, diverso è invece il caso di Cibele: le testimonianze di tipo epigrafico da Castrimoenium e Bovillae sembrano riportare ad un ambito prevalentemente pubblico per MALAISE 1972B, p. 224, n° 409, con bibl. prec. MALAISE 1972A, p. 464 ss., con ampia bibl.; MALAISE 1978, pp. 668-669; TURCAN 1989, p. 94. 75 76

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le pratiche cultuali; per Bovillae, considerando il suo legame con Alba Longa e con le origini della gens Iulia, sarebbe interessante approfondire quando venne istituito ed i suoi eventuali legami con quello sul Palatino. L’alta concentrazione dei culti orientali in questo settore tra la via Appia e la via Latina pone una serie di problemi, soprattutto per la ricostruzione dei contesti e delle pratiche cultuali a carattere privato, che saranno oggetto di un futuro approfondimento.

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Didascalie Fig. 1. IGM Frascati. Siti di rinvenimento di manufatti attestanti la pratica dei culti orientali o con soggetti ad essi relativi. Fig. 2. Roma, Museo Nazionale Romano. Statua di divinità (Iside o Cibele) inv. n° 113213 (su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma). Fig. 3. Marino, Museo Civico M. Mastroianni. Statua di Iside, inv. 168263. (su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma). Fig. 4. Roma, collezione privata. Frammento di rilievo mitriaco (da DE ROSSI 1979). Fig. 5. Roma, collezione privata. Statua di dignitario egizio (foto autore). Fig. 6 a-b, c. Roma, Museo Nazionale Romano e Marino, Museo Civico M. Mastroianni. Antefisse dalla villa di Voconius Pollio inv. MNR 11215, 11216 e 168255 (su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma). Fig. 7 a-b, e. Roma, Museo Nazionale Romano. Lastre Campana dalla villa di Voconius Pollio. a) Bes inv. 11082 b) sfingi e) paesaggio nilotico inv. 11188 (su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma). Fig. 7, c. Riproduzione di lastra Campana con Bes e sfingi (da VON ROHDEN, WINNEFELD 1911). Fig. 7 d. Riproduzione di lastra Campana con Iside e sfingi (da VON ROHDEN, WINNEFELD 1911). Fig. 7, f. Roma, Museo Nazionale Romano. Lastra Campana dalla villa cosiddetta dei Captii (da DE ROSSI 1979). Fig. 8. Città del Vaticano, Musei Vaticani, Museo Pio Clementino. Testa di Serapide inv. 245 (foto Musei Vaticani). Fig. 9. Città del Vaticano, Musei Vaticani, Museo Pio Clementino. Ibis inv. 414 (foto Musei Vaticani). Fig. 10. Roma, Museo Nazionale Romano. Testa di fanciullo con acconciatura isiaca (da DE ROSSI 1979).

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