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dodici gesuiti per sorvegliare la rinascita dell’antico ospedale. Il proposito tuttavia riprese corpo grazie all’interessamento dei Boncompagni, Giacomo e, soprattutto, la moglie Costanza Sforza che, evidente-

mente in città, nel 1612 la duchessa avviò la costruzione del nuovo Collegio e della Chiesa, utilizzando proprio i beni, in precedenza dell’Ospedale romano, e il sito dell’antica Chiesa di S. Spirito.

mente, vedevano nei seguaci di Sant’Ignazio un fattore di crescita culturale e spirituale della popolazione e di rafforzamento del feudo, sempre in bilico tra politica papale e fedeltà al Regno di Napoli. Testimonianza di tale stretto rapporto è ancor oggi lo stemma dei Boncompagni che campeggia sulla facciata del Collegio romano. Per consentire ai Gesuiti di insediarsi definitiva-

Il cantiere fu inizialmente diretto dal gesuita Bernardo Smick, che pose nel 1615 le fondazioni della nuova Chiesa e successivamente da padre Cristof Grienberg supervisore dei progetti architettonici del Collegio romano. Iniziava così un cantiere di lunga durata, che attraverso continue interruzioni, revisioni e aggiornamenti progettuali doveva concludersi dopo un secolo.

Analisi dell’evoluzione urbana e linee guida del progetto: situazione sul finire del 1800, stato attuale, proposta di intervento e ricostruzione tridimensionale dell’area. Nella pagina a fianco: ricostruzione dell’evoluzione del contesto urbano tra il 1878 e oggi.

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La ricerca ne chiarisce i complessi passaggi, basandosi soprattutto su alcuni disegni già noti a Valléry Radot e attentamente vagliati da Richard Bösel, ponendoli, però, ora a confronto con la documentazione conservata negli archivi locali, con il rilievo dell’edificio esistente e con la maglia stradale urbana (disegni per la prima volta pubblicati, integralmente e a colori, con la trascrizione e traduzione delle didascalie latine in S. Spirito e il Collegio Gesuitico di Sora, collana Il Borgo Ritrovato, Casa Editrice Tinari. Dicembre 2009). Il percorso analitico e progettuale è stato elaborato con l’obiettivo di collegare tra loro tracce e frammenti isolati illeggibili nella loro continuità, raccogliendoli in una narrazione tramandabile che restituisse dignità storica a un edificio trasformato e snaturato sia nelle sue funzioni che nel suo ruolo urbano. Il primo progetto, del 1611, mostra gli edifici già dell’Ospedale di S. Spirito in Saxia e la pianta del nuovo edificio, tuttavia con un orientamento diverso dall’attuale e, cosa ancor più importante, con un testo latino accanto che descrive dettagliatamente sia l’edificato che il contesto circostante. La sovrapposizione del progetto con il rilievo

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Periodico dell'Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Frosinone. ISSN 2284-0540. Magazine of...