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nonfiction

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LOS ANGELES TIMES BESTSELLER SAN FRANCISCO CHRONICLE BESTSELLER AMAZON TOP 100 BESTSELLER GOODREADS BEST BIOGRAPHY 2012 MARIA’S BOOKSHOP BESTSELLING BOOKS OF 2012


Rassegna Stampa in USA Un libro bellissimo, profondo, meraviglioso. Ho il sospetto che possa trovare me stessa pensandoci ogni giorno per il resto della vita. ELIZABETH GILBERT forse è solo questo strano momento precario che stiamo vivendo, ma la storia di Daniel Suelo sembra offrire qualche indizio più ampio per tutti noi. il racconto di Mark Sundeen solleverà domande sovversive e interessanti in ogni mente aperta. BILL MCKIBBEN il libro sorprendente e inquietante di Mark Sundeen punta dritto alle più grandi domande sul nostro modo di vivere e su ciò che abbiamo perso in una cultura ossessionata dal denaro. Sundeen racconta la storia di un uomo gentile e generoso che ha cercato la buona vita decidendo di vivere senza di essa. La cosa più inquietante e sorprendente è che egli sembra esserci riuscito. WILLIAM GREIDER Un Walden del ventunesimo secolo. ‘‘L’uomo che ha abbandonato il denaro’’ ci fa mettere in discussione le decisioni che tutti prendiamo — per convenzione o intenzionalmente — rispetto a come vivere. E ci spinge ad immaginare come potremmo vivere meglio. REVIEWS

Un Walden del ventunesimo secolo.

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R as seg n a st a mpa

In questo libro ispirato Sundeen racconta la straordinaria storia di vita di Suelo e le circostanze che lo hanno portato a prendere la sua decisione di ‘‘abbandonare il denaro’’. La missione e l’etica di Suelo sono veramente ammirevoli, e la sua storia è altrettanto convincente. PUBLISHERS WEEKLY Un moderno romanzo picaresco... una miscela sofisticata di memoria, biografia, romantico diario di viaggio, storia, e psicologia, la creazione di un mito moderno circa un survivalista pseudo-santo. KIRKUS

Mark ‘‘Sundeen racconta l’incredibile storia di come un solo uomo ha imparato a vivere in modo sano e felice senza guadagnare, ricevere, o spendere un solo centesimo.

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Biografia riflessiva e coinvolgente che esplora anche la fissazione della società per le ricompense finanziarie e materiali... Benché pochi lettori prenderanno sul serio l’ipotesi di emulare lo stile di vita da rovistatore di cassonetti di Suelo, il suo esempio indurrà di sicuro ad un serio esame di coscienza sulla nostra dipendenza collettiva dai contanti. BOOKLIST Strabiliante. Un libro straordinario e stimolante. ciò che Suelo ci offre è il contrappeso al consumismo, l’avidità e l’aziendalizzazione della società. Lui sta dicendo che il re è nudo. E anche se noi non vogliamo essere come lui, la storia della sua vita lascerà i lettori con domande inquietanti su ciò che significa la vita e l’importanza del denaro. Alla fine, non volevo che Sundeen si fermasse. PHILADELPHIA INQUIRER


Sundeen abilmente ritrae [Suelo] come un simpatico ragazzo stranamente saggio, che trova la felicità nella semplicità radicale. Suelo personifica una critica che risuonerà dentro chiunque abbia mai sentito rimorso nel vortice del guadagnare e dello spendere. OUTSIDE MAGAZINE Mentre Sundeen scava nella storia della vita di Suelo — dal fondamentalismo infantile fino al suo coming out e alla sua depressione clinica — scopre che si tratta di un mix completamente inaspettato di peregrinazioni filosofiche hippie, cristianesimo revisionista, invettive di destra contro la federal Reserve e indignazione di sinistra contro il primato del profitto. Eppure Sundeen è lontano da un giornalismo difensivo verso una specifica scelta di vita. Piuttosto, egli rimane singolarmente interessato a quest’uomo così particolare, come quando qualcuno si affida in modo inequivocabile ai dettami della propria coscienza. il risultato è uno studio del carattere di Suelo, ma anche una sfida infinitamente stimolante contro tutti i nostri pregiudizi sulla vita moderna e riguardo alle piccole e grandi ipocrisie della gente. SALT LAKE CITY WEEKLY Suelo non è un fanatico conflittuale, o un esteta dei princìpi. È un uomo felice che sceglie di vagare sulla terra e di fare del bene — girovagando per rifugi di senzatetto e sempre al lavoro gratis — in ogni modo che può. È anche qualcuno con cui vorresti berti una birra in compagnia, e che vorresti stare ad ascoltare mentre parla della sua vita, sia nella parte della fortuna e dell’illuminazione che

ciò che ‘‘Suelo ci offre è il contrappeso al consumismo, l’avidità e l’aziendalizzazione della società. Lui sta dicendo che il re è nudo.

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R as seg n a st a mpa

nella fase di delusione e oscurità. il racconto di Mark Sundeen della vita di Suelo si svolge, come la vita del protagonista, senza scopi propositivi. La struttura del libro è tutt’altro che rigida, e l’analisi di Sundeen circa la politica degli anni novanta, l’influenza dei libertari come Ron Paul, la storia del cristianesimo evangelico fornisce solo lo sfondo essenziale. Ma al cuore ‘‘L’uomo che ha abbandonato il denaro’’ è la storia di un uomo che ha deciso di vivere al di fuori della società, ed è molto felice per questo. MEN’S JOURNAL

non è ‘‘unSuelo fanatico conflittuale, o un esteta dei princìpi. È un uomo felice che sceglie di vagare sulla terra e di fare del bene.

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Sundeen mantiene il sangue freddo mentre intreccia fatti, tempi e aneddoti in una storia affascinante, indagando su tutto, dagli anni delle elementari di Suelo alla storia del settore bancario. Quello che ha scoperto del momento decisivo nella vita di Suelo offrirà ai lettori molto da pensare. in definitiva, Suelo ha deciso che il nostro attaccamento al denaro è la nostra paura della morte: ‘‘i soldi perpetuano la fantasia della vita terrena immortale, l’illusione che si possa determinare il futuro’’. HIGH COUNTRY NEWS in America la rinuncia rompe le regole ma, come tutti gli sfrattati da Zuccotti Park o quelli bastonati a Berkeley sanno, le regole richiedono di per sé la rottura. È per questo che abbiamo bisogno di un nuovo super-uomo (di qualsiasi genere), anche se dobbiamo guardare nel cassonetto dei rifiuti per trovarlo. fortunatamente, Mark Sundeen ha fatto il grosso del lavoro sporco per noi. in questo libro egli va sulle tracce di Suelo e lo segue,


e mettendo da parte il suo disgusto si propone di comprendere il processo e la logica che stanno dietro a uno stile di vita senza denaro, mentre ricostruisce la ricerca spirituale, psicologica, fisica e filosofica che ha portato quest’uomo singolare a rifiutare l’opinabilmente falsa fede della nostra società nella preminenza del denaro, o, più precisamente, del debito. nel fare questo Sundeen si diletta come un devoto a sorseggiare rustiche tisane di ginepro ed erbe selvatiche preparate da Suelo, eseguendo pose di Qiqong sul bordo della grotta che Suelo ha occupato, seguendolo nel corso di spedizioni alla ricerca del cibo saltando nei cassonetti, e svolgendo lavoro manuale per il puro piacere non di un salario, ma del lavoro stesso. Quello che trova non è così sgradevole, dopotutto. (Anche se scaduto, il pollo fritto ha un sapore migliore proprio perché trovato, a quanto pare). Anzi, da molti punti di vista è proprio buono. THE RUMPUS colpire un nervo nazionale... un romanzo nonfiction nello spirito di Herman Hesse e carlos castaneda, sulla ricerca dell’illuminazione da parte di un eroe. Un confronto più contemporaneo è ‘‘into the Wild’’, di Jon Krakauer, con Suelo che condivide con christopher Mccandless il rispetto per la natura e il disgusto per il materialismo. PORTLAND OREGONIAN nell’affascinante biografia di Mark Sundeen Suelo emerge come un personaggio notevole e complesso: un ricercatore spirituale,

i soldi ‘‘perpetuano la fantasia della vita terrena immortale, l’illusione che si possa determinare il futuro.

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un religioso profondo di altri tempi, un operatore di pace e un assistente sociale. Attraverso le interviste con Suelo, i suoi amici, familiari e colleghi, e grazie a uno studio attento delle sue lettere e messaggi web, Sundeen porta il suo eroe vividamente alla vita. Esplorando i fondamenti filosofici di Suelo e mettendoli a confronto con i recenti sconvolgimenti economici, Sundeen rende Suelo un caso rilevante nel nostro tempo. SEATTLE TIMES

Un ‘‘romanzo nonfiction nello spirito di Herman Hesse e carlos castaneda, sulla ricerca della illuminazione da parte di un eroe.

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L’aspetto più interessante del libro è la reazione che provoca. Suelo non sostiene che gli altri debbano vivere come lui. il suo è semplicemente il modo in cui lui ha scelto di vivere. tuttavia, siccome noi chiediamo e desideriamo di più, vedere qualcuno che sceglie di avere di meno di ciò che diamo per scontato ci fa sentire in qualche modo sfidati. E ogni libro che provoca la gente nel riconsiderare il proprio stile di vita ha già compiuto molto più di quello che molti libri fanno. SEATTLE EXAMINER Lo splendido nuovo libro di Mark Sundeen racconta la vita e le imprese di Daniel Suelo, un vagabondo mistico che ha sperimentato tutti i normali sbocchi della società americana e ha scoperto che nessuno di essi si adatta alla mente e allo spirito. È una storia di condivisione filosofica buddista/cristiana, e la vita di Suelo è così radicale come le vite di Siddharta Gautama o Gesù di nazareth. WONKETTE Raramente un autore e il suo protagonista


sono stati così ben assortiti. Sundeen ha consegnato un libro penetrante, ampio e profondamente riflessivo. Se si crede che Suelo sia un pazzo o un santo (o entrambi), ci si stacca dal libro di Sundeen imparando qualcosa — tra cui una breve storia del nostro sistema monetario, l’arte del rovistare nei cassonetti, la vita nelle canyonlands e una panoramica di pensatori religiosi che vanno da San francesco d’Assisi a teilhard de chardin. THE EASY READER ‘‘L’uomo che ha abbandonato il denaro’’ è il quarto libro di Mark Sundeen ed è un libro incredibilmente unico. La turbolenza del nostro sistema economico, il futuro tenue del nostro ambiente naturale e l’intera storia della disumanità dell’uomo verso l’uomo, dettati da profitto o dall’oro o da un dio, offrono il perfetto eroe-cavaliere in questa parabola di lotta moderna. Lo stile di vita scelto dal protagonista nomade del libro, Daniel Suelo, ci pone di fronte a questa domanda: possiamo liberarci dal desiderio di prosperare economicamente che è stato radicato in noi fin dalla nascita? MISSOULA INDEPENDENT Mark Sundeen arriva al cuore del racconto del cavernicolo che ha abbandonato i soldi per ragioni filosofiche. ciò che scopre ricostruendo la vita di Suelo è una ferma ideologia di ricerca di una vita di grazia senza stress, di semplicità e di senso primario di vivere nel presente. [Questo] volume che ha come sfondo Moab riflette su come annullare la follia del denaro. SALT LAKE TRIBUNE

Sundeen ha consegnato un libro penetrante, ampio e profondamente riflessivo.

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Daniel ‘‘Suelo, un vagabondo mistico che ha sperimentato tutti i normali sbocchi della società americana e ha scoperto che nessuno di essi si adatta alla mente e allo spirito.

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La ricerca stimolante e rispettosa di un uomo del senso della vita in un mondo preoccupato del denaro e delle cose che compra. il libro offre un modo unico di guardare all’idea cristiana di ‘‘essere nel mondo, ma non del mondo’’. Per lo meno, esso può dare al lettore attento un’occasione per riflettere su come e perché il materialismo, e non i rapporti spirituali, domina la nostra società. DESERT NEWS

Possiamo ‘‘liberarci dal desiderio di prosperare economicamente che è stato radicato in noi fin dalla nascita?

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Al di là del vivere fuori dal sistema del denaro, il desiderio di Suelo di vivere più autenticamente su tutti i fronti è al centro di questa storia. Sundeen ha scritto un affascinante ritratto di un uomo e di come egli vada avanti senza soldi, ma ha anche tracciato uno sfondo molto avvincente che descrive l’educazione religiosa, il risveglio spirituale, la scoperta sessuale e l’educazione filosofica della giovinezza di Suelo, le esperienze di lavoro e le avventure di viaggio. Vediamo Suelo nelle sue canyonlands alla ricerca di cipolle selvatiche, svolgere il proprio rituale della Pasqua con il sacrificio di una lucertola, immergersi nei cassonetti per una confezione di pollo fritto e, come chris Mccandless, prendere un paio di decisioni sbagliate sulla commestibilità dei cibi selvatici. Ma, mentre si legge degli anni e delle lacrime che portano a quella scelta finale dei trenta dollari abbandonati in una cabina telefonica, si matura un senso di intensa fiducia nei confronti di Suelo, che da lì in poi non ha più niente del mondo materiale su cui ripiegare. La potente narrazione di Sundeen rivela la filosofia complicata, le contraddizioni e le


carenze di qualcuno di fronte a grandi sogni, e i trionfi quotidiani di qualcuno che ha il coraggio di fare ciò che molti di noi vorrebbero fare. DURANGO TELEGRAPH Posso farlo? Questa è la domanda che ti poni più e più volte mentre stai leggendo ‘‘L’uomo che ha abbandonato il denaro’’. È un pensiero allettante, e l’autore Mark Sundeen lascia che i suoi lettori ci riflettano mentre racconta la storia di vita del suo amico, Daniel Suelo. non è solo la sua biografia. Sundeen dice chi Suelo è veramente, pur mantenendo oscuri gli aspetti enigmatici. THE BOOKWORM PAHRUMP VALLEY TIMES Sundeen ha scritto un resoconto avvincente dell’evoluzione personale di un uomo e del suo viaggio di auto-realizzazione. La vita di Suelo rispecchia da vicino il Viaggio dell’Eroe come ha scritto Joseph campbell. Suelo crede, come Henry David Thoreau, che il vivere nella natura renda forti. Lui accetta anche la convinzione secondo cui lasciando gli eventi al caso si arrivi più vicini a Dio, ed è così che vive la sua vita. Sundeen documenta una storia che è commovente, e anche straziante, mentre Suelo percorre veramente la strada che ha scelto di intraprendere. ‘‘L’uomo che ha abbandonato il denaro’’ è una lettura stimolante e coinvolgente. DURANGO HERALD in parte ‘‘Walden’’, in parte ‘‘into the Wild’’, in parte ‘‘fast food nation’’, e in parte ‘‘Ecologia Profonda’’, il libro di Sundeen è una chiamata

‘‘haSundeen scritto un affascinante ritratto di un uomo e di come egli vada avanti senza soldi.

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Posso farlo? ‘‘Questa è la domanda che ti poni più e più volte mentre stai leggendo ‘‘L’uomo che ha abbandonato il denaro’’.

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non paternalistica all’azione in un’epoca in cui sentiamo l’impatto dell’eccessivo consumismo. non solo, è anche una lettura divertente. MARIA’S BOOKSHOP, DURANGO, CO La morale della storia di Daniel Suelo non riguarda l’emulazione, ma l’ispirazione. L’ispirazione del vivere con meno, dare di più, e alla fine essere più felici. MOUNTAIN GAZETTE

La morale ‘‘della storia di Daniel Suelo non riguarda l’emulazione, ma l’ispirazione. L’ispirazione del vivere con meno, dare di più, e alla fine essere più felici.

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L’a u tore

MARK SUNDEEN vive tra il Montana e lo Utah. Suoi lavori sono apparsi su New York Times Magazine, Outside, National Geographic Adventure, e The Believer. È autore di libri pluripremiati come Car Camping, Harper collins, 2000; The Making of Toro, Simon & Schuster, 2003. È coautore del bestseller North by Northwestern. The Man Who Quit Money, ‘‘L’uomo che ha abbandonato il denaro’’, è uscito presso Penguin Usa nel 2012.

► Per approfondimenti sull’autore, si può visitare il suo sito: marksundeen.com

► Suelo gestisce un sito e un blog dalla biblioteca pubblica di Moab: sites.google.com/site/ livingwithoutmoney/ zerocurrency. blogspot.com

► Mark Sundeen cura anche una pagina facebook dedicata al libro: www.facebook.com/ themanwhoquitmoney


M AR K SUN DE E N

L’UOMO CHE HA ABBANDONATO IL DENARO traduzione e cura di Rosa Giovanna Orri

GINGKO

EDIZIONI


tHE MAn WHo QUit MonEy © 2012 by Mark Sundeen By Arrangement with Riverhead Books, a member of Penguin Group (USA) inc. © 2014 Gingko edizioni iSBn 978-88-95288-48-2 GinGKo EDiZioni Molinella (Bo) www.gingkoedizioni.it

traduzione dall’inglese: RoSA GioVAnnA oRRi Progetto grafico di copertina: © 2014 AtALAntE foto di copertina: Hyoung chang/Associated Press

Tutti i diritti dell’opera sono riservati. Nessuna parte di questo volume può essere riprodotta o usata in alcuna forma senza previo consenso degli aventi diritto.


INDICE

RASSEGnA StAMPA USA AUtoRE I

PARtE PRiMA 1. Capitolo uno 2. Capitolo due 3. Capitolo tre 4. Capitolo quattro 5. Capitolo cinque

II

PARtE SEconDA 6. Capitolo sei 7. Capitolo sette 8. Capitolo otto 9. Capitolo nove 10. Capitolo dieci

III

PARtE tERZA 11. Capitolo undici 12. Capitolo dodici 13. Capitolo tredici 14. Capitolo quattordici

27 37 55 73 97

133 137 151 173 189

219 241 265 285

RinGRAZiAMEnti


L’UOMO CHE HA ABBANDONATO IL DENARO


A Cedar, che mi ha dato comunque i semi


non preoccupatevi per la vostra vita, di ciò che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano e non mietono, né tantomeno accumulano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre... E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche se di poco la sua vita? GESù

cerchiamo di vivere felicemente, allora, anche se non ci attribuiamo la proprietà di nessuna cosa! Saremo come i fulgidi dèi che si nutrono di felicità! BUDDA

La casa è ovunque io stia vivendo, seppure sia dormire su qualche panchina vacante in city Square. MERLE HAGGARD


Parte Prima


1

N

el primo anno del ventunesimo secolo, su una strada del centro America, un uomo tirò fuori dalla tasca i suoi risparmi di una vita — trenta dollari — li abbandonò dentro una cabina telefonica e si allontanò. Aveva trentanove anni, veniva da una buona famiglia, era stato al college e non era né malato di mente né tossicodipendente. La sua decisione fu un atto di libera scelta da parte di un adulto consapevole. Nei dodici anni seguenti, mentre il Dow Jones è salito alle stelle toccando il suo massimo storico, Daniel Suelo non ha guadagnato, ricevuto o speso un solo dollaro. In un’epoca in cui chiunque poteva chiedere e ottenere un mutuo Suelo non ha fatto domanda per procurarsi prestiti o ha firmato dei ‘‘pagherò’’. Non ha nemmeno fatto uso del baratto. Intanto che il debito pubblico è salito a otto, dieci, e alla fine tredicimila miliardi di dollari, lui non ha pagato le tasse o accettato food stamps,* né tantomeno sussidi o qualsiasi altra forma di elemosina governativa. _______________________________________

* I food stamps somigliano alle nostre social card. Sono nati intorno al 1940 allo scopo di aiutare le famiglie povere. Servono per comprare cibo e possono essere richiesti da famiglie a basso reddito, disoccupati o ragazze madri. Considerati un timbro di povertà, qualcosa di cui vergognarsi, sostanzialmente fino al 2008 non sono stati molto usati. Nell’ottobre del 2008, quando il programma di aiuti statali ha cambiato nome e, in parte, anche lo scopo, i food stamps sono rientrati in un programma di assistenza (SNAP), che vuole aiutare gli americani a nutrire meglio i propri figli. Sono diventati vere e proprie carte di credito, come in Italia, ma utilizzabili solo nei negozi alimentari. A seconda dei componenti della famiglia e del reddito, il contributo può arrivare a cinquecento dollari mensili. Nel 2009 li hanno richiesti circa trentasei milioni di americani. (N.d.T.)


Mark Sundeen

Suelo invece ha messo su casa nelle grotte delle Canyonlands dello Utah, dove va alla ricerca di more e cipolle selvatiche, raccatta procioni uccisi sulle strade e scoiattoli, raccoglie generi alimentari scaduti dai cassonetti, ed è spesso nutrito da amici e sconosciuti. ‘‘La mia filosofia è quella di utilizzare solo ciò che è dato liberamente o gettato via, e quello che viene regalato o che sta per scadere’’ scrive. Mentre il resto di noi è alle prese con le detrazioni fiscali, i mutui a tasso variabile, i piani pensionistici e i rendiconti del mercato monetario, Suelo non possiede da molto tempo più di una carta d’identità. Ciononostante, l’uomo che dorme sotto i ponti e rovista nei bidoni dell’immondizia non è il classico vagabondo. Non chiede l’elemosina, e spesso lavora — rifiutando di farsi pagare per i suoi servigi. Benché sia guidato da convinzioni e aspirazioni spirituali, non è un monaco, né un adepto di qualche chiesa. E anche se spesso vive in una grotta, non è un eremita: egli è inesorabilmente sociale, rimane in stretto contatto con amici e familiari, e si impegna in dibattiti con estranei attraverso il sito web che gestisce dalla biblioteca pubblica. Ha attraversato l’Ovest in bicicletta, è saltato sui treni merci e ha fatto l’autostop in quasi ogni stato dell’Unione, ha trainato reti su un motopeschereccio nel Mare di Bering, ha raccolto cozze e alghe dalle spiagge del Pacifico, ha fiocinato sott’acqua salmoni nei torrenti dell’Alaska, e ha sfidato tre mesi di tempeste in cima a un secolare abete canadese. « So che è possibile vivere con zero soldi » dichiara Suelo. « Abbondantemente ». Ed è proprio questo ciò che fa.

e

Avevo incontrato Suelo molto tempo prima che rinunciasse 28


L’uomo che ha abbandonato il denaro

ai soldi, in un avamposto del deserto di Moab, nello Utah, un paradiso per chi cerca e un paradiso per quelli che abbandonano. Avevamo condiviso la stessa vita, lavorando insieme per un periodo come cuochi, e rannicchiandoci su terreni pubblici, non come una dichiarazione contro qualcosa, ma perché non volevamo pagare l’affitto. Entrambi avevamo mandato alla malora le nostre carriere in quanto eravamo arrabbiati per il modo in cui va il mondo, e per non avere modo di cambiarlo. Se non potevamo rovesciare quei bastardi, perlomeno non ce ne saremmo restati a inserire dati nelle loro anguste postazioni di lavoro, e a comprare spazzatura e cianfrusaglie nei loro scatoloni effettuando pagamenti sui loro masticanumeri. Poi, nel corso degli anni, eravamo scivolati su strade diverse, geograficamente e non. Con il tempo io mi ero messo di nuovo sulle sue tracce. Non avevamo avuto una conversazione per più di dieci anni. Avevo sentito parlare del suo tentativo di vivere senza soldi, e avevo semplicemente pensato che gli fosse andato in pappa il cervello. Da parte mia, non vivevo più dentro un furgone facendo la guida fluviale itinerante a ottomila dollari l’anno, ma ero ormai uno scrittore professionista, di passaggio in città per estirpare le erbacce e riparare l’impianto idraulico della mia proprietà in affitto — una roulotte ubicata su un acro di terreno fitto di rotolacampo, il cui valore di mercato si era triplicato in tre anni, per il quale ringraziavo infinitamente. Il mio unico collegamento con il cavernicolo era che lui mi aveva chiesto l’amicizia su Facebook. L’avevo visto una sola volta negli anni seguenti, in realtà. Era stato nel corso di una visita a Moab. Avevo posato gli occhi su un tizio dai capelli grigi arruffati, lungo la corsia del supermercato. Ci eravamo scambiati brevemente uno sguardo. Mi era sembrato familiare, ma poteva quel vecchio muso grigio, con profonde rughe sul volto e pantaloni ridotti ormai all’osso, essere proprio quel Daniel con cui avevo cucinato insieme una decina di anni prima?

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Mark Sundeen

Lui mi aveva sorriso. La vista dei suoi denti, storti e anneriti, mezzi marci, mi aveva gelato. Per quanto sostenessi il diritto di chiunque a una volontaria povertà, lì, nel fulcro della più grande prosperità americana, rimasi colpito dalla linea dei suoi denti guasti. Non avrei dovuto essere costretto a guardare una bocca così martoriata. Quella visione mi fece vergognare della mia ottima condizione dentale, della mia disponibilità economica, della mia proprietà in affitto, come se mi avesse accusato lui di tutto ciò, direttamente. La mia vergogna mi fece impazzire. È un paese libero, mi dissi, e Suelo aveva tutto il diritto di dormire in mezzo alla sporcizia e catturare cavallette o qualsiasi altra cosa, ma come si permetteva di giudicare me? Avevo ormai riconosciuto la mia vecchia conoscenza oltre ogni dubbio. Ma non andai a stringergli la mano per manifestare la mia amicizia o chiedere come stava. Non gli dissi nemmeno ciao. La mia mascella si contrasse, gli lanciai un cenno del capo e scappai via verso la macchina. La verità era che ero arrivato ad amare il denaro. In realtà, l’avevo sempre amato. Da ragazzino contavo e ricontavo le monete che custodivo in un barattolo di latta, confezionando i centesimi e i nichelini in rotoli di carta per depositarli in banca, alquanto soddisfatto via via che il gruzzolo cresceva. Mi piaceva anche quello che il denaro rappresentava, l’intero sistema del commercio e del credito e del risparmio. Diventando adulto, il denaro mi è venuto incontro. Ho iniziato ad essere pagato per fare ciò che volevo, come scrivere libri. I soldi mi hanno permesso di testare il mio ingegno, di risparmiare, di speculare e di vincere. Anche ai tempi in cui vivevo in una tenda l’atto del risparmiare mi ha permesso maggiore libertà. E quando sono andato alla ricerca di un’auto usata a un prezzo inferiore rispetto alle quotazioni del Blue Book, o ho rifinanziato la mia casa a un tasso più basso, mi sono sentito come avessi messo nel sacco il sistema. Dopo essermela cavata bene nei miei trent’anni con i soli 30


L’uomo che ha abbandonato il denaro

beni che sarebbero potuti entrare per intero nel cassone di un pickup, ho cominciato a raccogliere i frutti dei miei nichelini risparmiati e guadagnati. Ho acquistato una seconda auto e una seconda casa (d’accordo, una era modesta e bastante solo a un single), ho aperto un conto pensione e depositato cinquantatré pagine di dichiarazione dei redditi. Possedevo sei paia di sci. Poi è arrivato il 2008. Ventimila miliardi di dollari in beni mondiali sono stati inceneriti da cattivi mutui e speculazioni. La bolla immobiliare ha fatto schizzare pignoramenti e fallimenti, portando con sé le pensioni, i risparmi e i posti di lavoro di milioni di persone. Il mio conto pensionistico si è immiserito del cinquanta per cento. Le riviste che mi davano lavoro hanno messo in aspettativa il personale o lo hanno licenziato del tutto. Tagli di bilancio hanno poi provocato la fine del mio lavoro come insegnante universitario. D’un tratto, quella grossa rata mensile da pagare sulla mia casa non mi sembrò più denaro ben speso. Avrei potuto tinteggiare e abbellire tutto quello che volevo, ma nemmeno con un migliaio di viaggi da Home Depot sarei riuscito a dare alla casa il valore che avevo pagato per averla. Quegli scettici che avevano previsto che la mia generazione, nata negli anni Sessanta e Settanta, sarebbe stata la prima nella storia americana a star peggio dei propri genitori, forse avevano colto nel segno. Suelo, nel frattempo, aveva guadagnato un po’ di notorietà grazie a degli articoli usciti sulla rivista Details e sul Denver Post, grazie a un’intervista con la BBC e con alcune pagine di Ripley’s Believe It or Not. Il suo blog e il sito ottenevano decine di migliaia di visite. Studiando con attenzione gli scritti che pubblicava su Thomas Jefferson, Socrate, Sant’Agostino, cominciai a riflettere sulle scelte che aveva fatto, sui suoi denti in cattivo stato e su tutto il resto. Eravamo in presenza di qualcuno che aveva detto tutto ciò che il resto di noi adesso era costretto a contemplare per la prima volta, ora che la nostra bolla di prosperità era scoppiata: il denaro era un’illusione. ‘‘Mi sono semplicemente stancato di riconoscere come reale 31


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questa più comune convinzione in tutto il mondo chiamata denaro’’ aveva gridato questa voce nel deserto. ‘‘Mi sono semplicemente stancato di essere irreale’’. Daniel si era tirato fuori completamente, aveva respinto ciò che io avevo perseguito. Mi domandai se, a parte tutto quello che aveva respinto, vi fosse qualcosa che accettava. E io, cosa stavo perdendo? Alla fine decisi di guidare nel deserto dello Utah e scoprirlo.

e

Tornai a Moab. Ero in compagnia di amici, una coppia di sposi. Avevo scambiato alcune email con Suelo ma non eravamo riusciti a fissare un piano infallibile. Ovviamente non aveva un telefono e mi domandavo se, a parte ogni questione di galateo da grotta, andar su a fargli visita fosse stata proprio l’idea giusta. Non sapevo dove trovarlo nel vasto deserto. Gli inviai un’email, mi misi tranquillo e sperai che saltasse presto fuori dal canyon andando a connettersi alla biblioteca. Passò un giorno. Era autunno. L’aria era soleggiata, fresca e frizzante. Mi sedetti sul portico dei miei amici e sorseggiai un bicchiere di succo di anguria fresca. Uno dei miei padroni di casa, Melony (è il suo vero nome, giuro), considerava l’anguria un alimento meraviglioso, pieno di antiossidanti ed elettroliti e vitamine. Giurava che l’avesse guarita da una malattia di cinque anni che nessun medico, farmaco, o antiallergico aveva risolto, e che lei beveva la pozione rossa tre volte al giorno, compresa la buccia, i semi, mettendo tutto in frullatore. Con la stagione al termine, però, ed entrambi i mercati in città esauriti, Melony stava finendo le scorte. Poiché l’inverno si avvicinava, stava pensando di fare qualcosa di disperato, come ordinare angurie su Internet. Un altro giorno trascorse e nessuna parola arrivò da Suelo. Poi, mentre mi sedevo in veranda controllando il mio orologio, un’apparizione si materializzò. Una bicicletta comparve dal 32


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fondo con un cavaliere nero in groppa a un cavallo scuro. Degli occhiali cerchiati di corno emersero tra i capelli grigi e la barba. Il cavaliere indossava un cappello nero da bolero agganciato sotto il mento, con un cinturino tenuto aderente da una spilla di latta. Il suo sguardo puntava dritto, sereno. Benché le sue gambe fossero chiaramente affaticate, il suo corpo dava l’impressione di calma assoluta. Mentre pedalava verso di me notai che aveva una cassetta di plastica piena di mele e di arance legata a un portapacchi posteriore. Non sarei stato sorpreso se avesse lasciato andare i manubri, avesse raccolto qualche frutto dal cesto cominciando a giocolare. Mi precipitai in strada e lo chiamai: « Daniel! ». Lui rallentò fino a fermarsi, poi girò la bicicletta e mi guardò, perplesso, fino a quando gli dissi chi ero. « Ah, sei tu » fece. Per un tizio che viveva in una grotta, mostrava un inconfondile e deciso senso dello stile. I pantaloni erano lunghi qualche centimetro di troppo, arrotolati grossolanamente sopra delle scarpe da operaio. Una mantella di flanella a quadri, su una stretta t-shirt nera, rivelava una fetta di pancetta che orlava una cintura di cuoio. Pareva un incrocio tra un hobo della Grande Depressione e uno squattrinato pittore francese — Buster Keaton che incontra Paul Gauguin. Incerto sul da farsi, gli gettai le braccia al collo in un goffo abbraccio. Lui puzzava di fumo di legna. Lo invitai ad entrare e lo presentai a Melony e a suo marito Mathew. Melony riempì i bicchieri di succo di anguria — l’ultimo della sua scorta, ci disse. Suelo si animò. Sopra il suo occhio destro c’è una cicatrice che gli gonfia la fronte in un forte picco, dandogli un aspetto perenne di intensa curiosità. « Sapete niente del campo di meloni? » disse. Non sapevamo niente. « Si trova tra i torrenti » e indicò di là della strada. « Ci sono

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Mark Sundeen

centinaia di meloni laggiù. Cocomeri. Meloni Crenshaw. Anche zucche e zucchine. Le ho mangiate per mesi ». « Di chi sono? » domandai. « Un tizio » si strinse nelle spalle. « Dopo che Obama è stato eletto, ha pensato che l’intero sistema sarebbe collassato, e così si è messo a coltivare i suoi campi incolti. Alla fine non è più venuto e ha lasciato tutto lì a marcire ». Mathew, Melony, e io seguimmo Suelo fuori di casa e sulla strada. Suelo spinse la sua bici lungo l’asfalto e poi si addentrò nella terra, guidandoci verso un campo incastonato tra due torrenti, una fascia verde di terreni agricoli in mezzo al deserto che erano sopravvissuti dai tempi dei pionieri. Qualcuno vi aveva piantato ogni genere di albero e viti, i quali spuntavano dal terreno belli da guardare e buoni da mangiare. Alberi di pesco. Peri. Alberi di mele. Mancavano solo il serpente e la donna nuda. E c’erano centinaia di meloni, una cornucopia, qualcuno un po’ verde, nascosto tra le spine di cardo e i rotolacampo, altri ridotti già in una poltiglia gialla che suppurava al sole. Suelo ne cullò uno auscultandone il suono come un bambino, e battendolo con il pollice. « Se il tonfo è troppo profondo, è troppo maturo ». Gironzolammo tra le file, toccando e auscultando. « Qualcuno ha un coltello? » domandò Melony. Suelo aveva lasciato il suo sulla bici. Ma non importava. Raccolse un melone delle dimensioni di un barilotto di birra e lo sollevò sopra la testa, poi lo lasciò cadere. Il frutto scoppiò ai suoi piedi con un whump. Lui si inginocchiò, ne raccolse la polpa e la leccò tenendola tra le mani. E poi, in verità, come Gesù, diede nutrimento alla nostra moltitudine. Senza dire una parola Mathew e Melony si riempirono la bocca di anguria, mentre il succo colava verso i loro gomiti. Io vi seppellii il viso fino a quando il mio naso toccò la buccia. Beccammo i meloni aperti, uno dopo l’altro, alcuni un po’ putridi, altri verdi, qualcuno delizioso. Era fresco e asciutto e so34


L’uomo che ha abbandonato il denaro

leggiato, e il terreno sabbioso era bagnato dopo la prima grande pioggia di ottobre. Il campo era circondato da pioppi che esplodevano in giallo, come un milione di chicchi di popcorn. Al di là degli alberi le rosse scogliere digradavano verso il basso e, sopra di esse, le cime innevate si spingevano in su attraverso un anello di nuvole nel cielo azzurro. Tutti e quattro ci rimpizzammo fino a non poterne più. « Non mi ricordo che le foglie siano mai state così gialle » osservò Suelo, asciugandosi il polso sui pantaloni. « Peccato che le zucche siano tutte marce ». Guardando attraverso i campi potemmo vedere che la casa di Mathew e Melony si trovava giusto a un centinaio di metri di distanza, a un tiro di schioppo da questo vero e proprio Eden. Il modo in cui l’introvabile Suelo, l’uomo senza denaro, si fosse materializzato dall’etere e ci avesse condotto attraverso il deserto in quella Melontopia, a godere dell’abbondanza, ci sembrava un fatto autenticamente mistico. Mathew, Melony e io ci riempimmo le braccia di meloni facendone incetta come si trattasse di iGadgets prelevati da Best Buy dopo un uragano. Suelo invece scelse un unico, piccolo frutto verde. Lo adagiò nella sua cassetta di plastica sul portapacchi e, in silenzio, pedalò via.

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