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DI CONSULENZA F I S C A L E E T R I B U TA R I A

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QUOTIDIANO POLITICO FONDATO DA ALCIDE DE GASPERI

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Anno LVI - n. 185 - Sabato 27 settembre 2008 - euro 1

Il Piano Fenice. Fine settimana di pausa per le ultime decisioni

La soluzione-Alitalia

Governo protagonista di Giampiero Catone

lla fine, nella vicenda dell'Alitalia, hanno prevalso le ragioni del senso di responsabilità e dell'interesse generale. Ne sono stati protagonisti tutti gli attori in campo: imprenditori, sindacati, rappresentanti delle istituzioni. Ma ne è stato protagonista soprattutto, per la tenacia e la determinazione nel voler tenere aperte tutte le strade per una soluzione positiva, il Governo e, in primo luogo, il Presidente del Consiglio. Intanto, sul terreno degli incontri e degli scontri di questi giorni, restano le tracce di lacerazioni e dissidi che a fatica potranno essere ricomposti, come quello che ha coinvolto gli ultimi fili connettivi di una unità sindacale, che, ormai vede, rispetto anche ad altre questioni, divergenze consistenti fra la CGIL da una parte e la CISL, UIL e l'UGL dall'altra. E, ancora, nelle giornate convulse che sono alle nostre spalle, si è rivelata quanto, in tempi difficili per l'economia mondiale, sia inadeguata la posizione di sindacati autonomi rappresentativi di specifiche categorie e, per la loro stessa natura, più capaci di operare in economie solide e nell'ambito di gestioni aziendali pubbliche, indifferenti o disattente alle logiche di mercato. Un terzo dato emerso in questi giorni è quello della persistente difficoltà del Partito Democratico sia ad esprimere una posizione univoca, costruttiva e responsabile, sia a contenere e neutralizzare l'offensiva populista ed irresponsabile di Di Pietro. Una difficoltà, questa, che rischia - se non risolta - di pesare in termini non positivi sul confronto riguardante grandi riforme come quella federalista e quella della giustizia. Ed è infatti la stagione delle riforme che sta per aprirsi, dopo la capacità dimostrata dal Governo e dalla maggioranza di affrontare con soluzioni vincenti le tre grandi emergenze lasciate in eredità dal Governo Prodi: quella dello scandalo dell'immondizia a Napoli, quella del degrado dell'ordine pubblico e quella dell'Alitalia.

Indirizzato a Bossi - 2

Week-end assistito

L’Italia di Mameli

I sindacati autonomi degli assistenti di volo si dichiarano disponibili visto l’impegno del governo e della Cai a trovare un’intesa definitiva

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di Ivan Mazzoletti

Il fronte degli irriducibili della trattativa per la Nuova Alitalia continua a sbriciolarsi. Aumentano sempre di più, infatti, coloro che hanno preso coscienza della situazione e (dopo gli ignobili festeggiamenti della scorsa settimana) si stanno avviando sulla strada indicata da Silvio Berlusconi. «Ci sono stati passi in avanti nella trattativa tra Cai e le organizzazioni sindacali di SdL e Avia». Lo ha annunciato, uscendo da Palazzo Chigi, Antonio Divietri, presidente dell’Associazione professionale degli assistenti di volo.

«Si procede a cercare un’intesa - ha detto Divietri - e dunque ci si rivedrà lunedì. Ci vuole del tempo, speriamo bene». Il presidente dell’Avia ha aggiunto che il Governo sta facendo la sua parte: «Da questo punto di vista siamo supportati dal buon senso che sembra stia cominciando a prevalere. An-

L’uomo che aveva detto di essere fatto della stessa pasta di Gianni Letta scende in Sicilia lanciando una parola d’ordine di stretta osservanza maanchista. Veltroni ha, infatti, annunciato: “Si farà un congresso per strutturare meglio il partito, è chiaro che qui c'é bisogno anche di un grande rinnovamento”. Bisogna aspettare e vedere quante nomine confermerà e quanti cambiamenti reali metterà in atto.

che Cai sta prendendo atto che probabilmente c’erano delle cose che andavano definite meglio». Sul partner straniero, poi, come evidenziato giovedì scorso da La Discussione nonostante le insistenti voci per portavano ad Air France, la Lufthansa avrebbe più possibilità di diventare il partner industriale della “Nuova Alitalia”. Secondo Divietri l’aviolinea tedesca è in pole position: «Penso proprio di sì e per Roma sarebbe un dramma». Anche se la tensione è decisamente svanita è apparso meno ottimista il leader dello SdL, Fabrizio Tomaselli, che pur ammettendo dei progressi parla di “passi millimetrici”. «Se si va avanti millimetro per millimetro chiudiamo tra un paio di anni ha detto - quindi ci aspettiamo qualcosa di più concreto in tempi rapidi». «Ci sono stati ha aggiunto Tomaselli - dei passi troppo limitati, torneremo a vederci lunedì. La Cai sta procedendo come un carrarmato, il passo è molto lento su alcune cose c’é qualcosina in più ma non è significativa». Riguardo alla posizione del governo Tomaselli dice che «almeno in questo palazzo c’é disponibilità a mediare; in altri palazzi credo che qualcuno abbia preso questa trattativa come laboratorio per altri problemi che riguardano la contrattazione a livello nazionale. Forse i limiti che ci troviamo oggi non sono solo di Cai ma anche di qualche sindacato». Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, intanto, ieri mostrava cautela sugli sviluppi della vertenza Alitalia già a metà giornata. Comunque non è ad horas». a pagina 3

di Carlo Enrico Bazzani

eri ricordavamo a Bossi e ai leghisti che la loro contestazione dell’Inno di Mameli e la battaglia di liberazione del Nord dalla ‘schiavitù di Roma’, al di là degli slogan demagogici, non regge storicamente perché Roma, in effetti, non ha mai ‘schiavizzato’ nessuno e men che mai nei tempi moderni. Anzi, specie in questi ultimi, è stata vittima dello Stato italiano. E oggi gliene spieghiamo le ragioni, supportati da una simpatica ‘ricerca’ condotta dall’ex deputato dc Bartolo Ciccardini, fonte non sospetta, perché marchigiano d’origini e d’interessi ormai solo culturali. Dunque, Roma non schiavista, ma vittima. Dopo i governi papali, talvolta inetti e teocratici, ma con poche tasse e molte feste (e Roma non si lamentava), vennero i piemontesi. Fecero dei brutti quartieri nuovi, di stampo torinese ed importarono una burocrazia pignola e gelosa che infastidì l’Italia. Ma non era romana. I romani li chiamarono con malizia ‘Buzzurri’; non li capivano, senza odiarli). I Re parlavano piemontese e scrivevano in francese. L’unico veramente romano era lo sfortunato Umberto II. Durante il Regno, i presidenti del Consiglio furono così distribuiti. Ben nove Piemontesi, più due Savoiardi; quattro Emilian-romagnoli; quattro Lombardi (ma nessuno di Milano); tre Siciliani; due Toscani ed infine uno solo per la Puglia , la Liguria , la Lucania , il Veneto e buon ultimo il Trentino con Alcide De Gasperi che ci traghettò alla Repubblica. Di romani ce ne fu solo uno, Tittoni, e durò solo 15 giorni(...)

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Nelle scuole francesi la differenza religiosa non crea problemi Le rivelazioni del settimanale cattolico inglese “The Tablet”

Cristiani e musulmani negli stessi banchi La crisi Usa colpisce il bilancio del Vaticano I giovani musulmani di Marsiglia, Parigi, Lione, persino Lilla, dove pure c'é una scuola islamica con tutti i crismi del riconoscimento dello Stato, affollano le aule delle scuole cattoliche francesi, unico luogo dove, spiegano, “esiste vero rispetto per il nostro credo”. Non si tratta quasi mai di una minoranza: nel liceo Saint Mauron di Marsiglia i ragazzi musulmani sono l'80%, e nel mese di Ramadan la mensa scolastica resta desolatamente vuota. A sentir loro l'ambiente è autenticamente tollerante, e a mezzogiorno ti lasciano il tempo per pregare rivolto alla Mecca. Non da tutte le parti è come a Marsiglia, ma la media nazionale parla del dieci percento di giovani fedeli di Allah che a lezione alzano gli occhi sulla cattedra e trovano il crocifisso. E non se ne adontano. Non è il tipico caso di islamizzazione dell'Occidente. E' una storia di successo: due culture molto forti convivono bene.

Il settimanale cattolico britannico “The Tablet” (Pastiglia) riporta le preoccupazioni per la situazione finanziaria della Santa Sede di monsignor Vincenzo Di Mauro, segretario della Prefettura vaticana degli Affari Economici, in un documento riservato: “I risultati del primo periodo del 2008 sono preoccupanti e non inducono all'ottimismo''. Secondo il documento, la Santa Sede disporrebbe di 340 milioni di euro in valuta, di 520 milioni in obbligazioni e azioni, e di 19 milioni in oro - per un totale di circa una tonnellata di lingotti. “Si rende sempre più necessario afferma monsignor Di Mauro - il richiamo alle Amministrazioni della Santa Sede ad operare con prudenza e con la massima oculatezza nella gestione operativa delle spese e nell'assunzione di nuovo personale”. L'anno scorso, per la crisi e il calo del dollaro, il bilancio aveva già segnato rosso. Dopo tre anni di pareggio.

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POLITICA

PORTA ANGELIC A a cura di Tertulliano

Minore

Il Papa ai Vescovi uruguaiani: «Difendete i valori della fede» Proseguono in Vaticano, in questo caso presso la residenza estiva di Castel Gandolfo, gli incontri di Benedetto XVI con le delegazioni dei Vescovi delle varie Conferenze episcopali, che rendono al Papa la canonica visita «ad limina Apostolorum». Sono occasioni nelle quali i responsabili del magistero ecclesiale nelle diocesi loro affidate, presentano al Pontefice il quadro del grado di penetrazione del messaggio evangelico nella società operante nella loro porzione di Chiesa. Sono stati alcuni Vescovi dell'Uruguay, ricevuti nella mattina di venerdì 26 settembre, da Papa Benedetto XVI nel Palazzo Pontificio della cittadina castellana, a ragguagliare il Santo Padre sul lavoro apostolico che i Presuli stanno ponendo in essere nel Paese sudamericano. Ad essi non è mancato l'esplicito invito di Benedetto XVI a non demordere dal proclamare in modo netto i valori e le verità della fede cattolica anche in contingenze politiche e culturali nelle quali essi vengono messi in discussione o addirittura osteggiati. «Insegnate la fede della Chiesa — ha affermato il Papa — nella sua integrità, con il coraggio e la persuasione proprie di chi vive di essa e per essa, senza rinunciare a proclamare esplicitamente i valori morali della dottrina cattolica, che sono oggetto di dibattito nell'ambito politico, culturale o dei mezzi di comunicazione sociale, valori che si riferiscono alla famiglia, alla sessualità e alla vita. Conosco gli sforzi che vi vedono protagonisti, come Vescovi, per difendere la vita umana dal suo concepimento fino al suo termine naturale e chiedo a Dio che rechino come frutto una chiara consapevolezza in ogni uruguaiano della dignità inviolabile di ogni persona e un impegno fermo a rispettarla e salvaguardarla senza riserve. Continuate a essere portatori di speranza, una speranza che non delude, che discende da Cristo, dal suo amore per i poveri e i bisognosi e testimoniata dalla Chiesa nel suo slancio di umanità e di solidarietà senza confini e senza esclusioni».

«Va riconosciuta l'uguaglianza tra scuola statale e paritaria» L'affermazione condensa il senso del discorso rivolto da Papa Benedetto XVI ai partecipanti al Convegno del Centro studi per la scuola Cattolica organizzato dalla Conferenza episcopale italiana, nel decennale della sua fondazione. Il Papa ha ricevuto i congressisti nel Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo giovedì mattina 25 settembre e ha fortemente sostenuto l'impegno di quanti si battono e chiedono che sia formalmente riconosciuta la piena uguaglianza tra ogni ordine e grado della scuola pubblica e quella paritaria. «Occorre favorire quella effettiva uguaglianza — ha affermato Benedetto XVI — tra scuole statali e scuole paritarie in modo di consentire ai genitori una valida e opportuna libertà di scelta nell'indirizzo scolastico, pedagogico e professionale dei loro figli». Nelle varie riforme, o tentativi di esse, che si sono susseguite in tempi recenti, il problema non è mai stato affrontato con equità di giudizio e volontà di risolvere una sperequazione che limita e ghettizza la possibilità di variare l'indicazione volontaria delle famiglie in ordine alla scelta scolastica degli studenti. «Per essere scelta ed apprezzata — ha continuato il Papa — occorre che la scuola cattolica sia conosciuta nel suo intento pedagogico; è necessario che si abbia matura consapevolezza non solo della sua identità ecclesiale e del suo progetto culturale, bensì pure del suo significato civile, che va considerato non come difesa di un interesse di parte, ma come contributo prezioso all'edificazione del bene comune dell'intera società italiana. La frequenza alla scuola cattolica in alcune regioni d'Italia è in crescita rispetto al decennio precedente, anche se perdurano situazioni difficili e talune persino critiche. Proprio nel contesto del rinnovamento a cui vorrebbe tendere — ha concluso il Pontefice — chi ha a cuore il bene dei giovani e del Paese, ha il dovere di perseguire, agevolare, inseguire una effettiva parità pedagogica tra l'insegnamento pubblico e quello privato».

Sabato 27 settembre 2007

Due poliziotti aggregati a Caserta da Torino sono deceduti ieri mattina

In terra di Gomorra anche un inseguimento è mortale ROMA - Aggregati a Caserta dal Piemonte. Abituati a un regime diverso. A un clima meno pungente dal punto di vista del termometro della tensione. Sicuramente saranno stati entusiasti di accettare questa sfida impegnativa e pericolosa ma stimolante. Lo Stato ha bisogno di dare un segnale forte e loro non si sono tirati indietro. Il nemico poteva essere dappertutto. Poteva essere chiunque. E la conferma della pericolosità dell’operazione è arrivata ieri mattina a un posto di blocco. Una Fiat Panda, all’apparenza non sospetta, verso le 11 ha forzato un presidio con tre poliziotti. Subito è scattato l’inseguimento: per la Pantera doveva essere un attimo acciuffare la piccola utilitaria. Ma nell’inseguimento qualcosa non è andato per il verso giusto. La vettura della Polizia ha sbandato, si è capovolta ed è andata a schiantarsi con il tettuccio contro un albero. All’interno dell’abitacolo c’erano Francesco Alighieri di Torino, Gabriele Rossi di Sassuolo e Davide Venerando Fiaschetti originario della Sicilia. Per i primi due, nonostante l’immediato ricovero negli ospedali della provincia di Caserta, non c’è stato nulla da fare. Ferito in maniera non grave il terzo. Due vite spezzate su una strada a scorrimento veloce meglio nota come la Nola-Villa Literno. Da un cavalcavia a Santa Maria a Cubito, tra Villa Literno e Casapesenna e cioè in piena zona casalese, è caduta l’auto della Polizia. Una disgrazia che ha contribuito a rendere ancora più triste e delicato il difficile mo-

mento che sta vivendo una provincia da troppi anni danneggiata dall’etichetta affibbiatagli da un fazzoletto di terra. Casal di principe, Casapesenna, San Cipriano d’Aversa, Villa Literno, Carinaro. Non sono tutta la provincia di Caserta. Sono una piccola parte. Lì c’è più “gomorra”. Non nel resto di un territorio amplissimo che comprende altri cento comuni. È lì, nel capoluogo di provincia, che ieri mattina si stava tenendo una manifestazione per la legalità organizzata da imprenditori e sindacati. L’ennesima sì. Ma sempre un’ottima occasione per scuotere le coscienze. Così come ha fatto lo Stato inviando nell’arco di dieci giorni più di mille uomini dopo la strage di San Gennaro. «Siamo tutti uniti per dire che vogliamo prenderci la responsabilità di combattere questa battaglia di civiltà e sviluppo». Così il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, aveva avviato l’iniziativa. Proprio mentre i due poliziotti morivano a 15 chilometri di distanza. «Noi siamo qui - ha spiegato la numero uno di Viale dell’Astronomia -

Quotidiano politico fondato da Alcide De Gasperi

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Insomma, cari leghisti, non vediamo davvero come possiate parlare di schiavitù, di predominio romano. E, anche in epoca repubblicana l’andamento è lo stesso: i Presidenti della Repubblica sono stati: tre piemontesi (Einaudi, Saragat e Scalfaro), tre napoletani (De Nicola, Leone e Napolitano), due Sardi (Segni e Cossiga), un ligure (Pertini) ed un toscano (Gronchi). Nessun romano. I Presidenti del Consiglio fino ad oggi sono stati: quattro toscani (Fanfani, Spadolini, Ciampi e Dini) tre piemontesi (Pella, Goria, Amato), due sardi (sempre Segni e Cossiga), due napoletani (Leone e De Mita), due marchigiani (Tambroni e Forlani), due emiliani (Zoli e Prodi), due pugliesi (Moro e D’Alema); due milanesi (Craxi e Berlusconi) che hanno governato a lungo, proprio mentre voi leghisti protestavate duramente contro Roma e i romani. La statistica prosegue con un presidente a testa per Lucania (Colombo), Veneto (Rumor), Sicilia (Scelba ), Trentino (De Gasperi) e, finalmente, anche un presidente romano: il ‘divino Giulio’ al secolo Andreotti, il quale, certo, non governò per quindici giorni come Tittoni guidando ben sette governi significativi per la storia patria, ma ciò, onestamente, non crediamo che giustifichi la vostra accusa di ‘preponderanza’ romana. Inoltre ricordiamo che nel governo della cosa pubblica Roma non ha mai ottenuto poteri più forti di altre città, anzi ha avuto molti danni come capitale, non sempre ripagati dalle varie leggi ad hoc che servivano a sistemare meglio i Governi che “ occupavano” Roma. E anche il governo attuale, nel quale siedono Bossi e i suoi legionari, ma che secondo loro continua a schiavizzare il Nord, non è certamente romano; semplicemente risiede a Roma - con gli inevitabili disagi per questa nobile ed antica città - che sarebbe sempre la capitale del mondo, anche se la capitale d’Italia fosse trasferita a Ponte di Legno….

Segue dalla prima pagina

L’ITALIA DI MAMELI

Carlo Enrico Bazzani

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per dire che ci siamo, ognuno ha il proprio ruolo, la propria responsabilità». Mentre altri due uomini venuti da Torino morivano nel tentativo di ripulire una zona forse irrimediabilmente compromessa dai miasmi camorristici. Da tutto il mondo politico e da tutti i sindacati di categoria, intanto, è stato manifestato il cordoglio per la morte di Alighieri e Rossi. Il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano e il Capo della Polizia, Antonio Manganelli si recheranno oggi alla Scuola Allievi Agenti di Caserta, dove è stata allestita la camera ardente per il Vice Sovrintendente della Polizia di Stato Gabriele Rossi e l’Assistente Capo della Polizia di Stato Francesco Alighieri. Ieri mattina, invece, si è tenuta a Napoli una riunione del Comitato interprovinciale per l’ordine e la sicurezza con il prefetto di Napoli Alessandro Pansa, quello di Caserta Ezio Monaco, il procuratore capo di Napoli Giovandomenico Lepore, il coordinatore della Direzione distrettuale antimafia partenopea Franco Roberti e i vertici delle forze dell’ordine delle due province. Era presente alla riunione anche il vicecapo della Polizia Nicola Cavaliere, che subito dopo si è recato a Caserta per un vertice tecnico sull’emergenza criminalità per fare il punto della situazione. In Terra di Lavoro, non c’è che dire, lo Stato c’è. Chi vi abita, però, ancora non ha capito se si vede pure. iv. maz.

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Sabato 27 settembre 2008

POLITICA

La firma del Colle Aggiornamento pilotato garantisce il lodo Avia e Sdl soddisfatti per i passi avanti con la Cai: si riprende lunedì

Divietri: «Siamo supportati dal buonsenso che sembra stia prevalendo» Secondo Brunetta il commissario dovrà vendere asset per pagare i debiti Infondata e non rilevante l’eccezione De Pasquale di Ivan Mazzoletti

ROMA - Il fronte degli irriducibili della trattativa per la Nuova Alitalia continua a sbriciolarsi. Aumentano sempre di più, infatti, coloro che hanno preso coscienza della situazione e (dopo gli ignobili festeggiamenti della scorsa settimana) si stanno avviando sulla strada indicata da Silvio Berlusconi. «Ci sono stati passi in avanti nella trattativa tra Cai e le organizzazioni sindacali di SdL e Avia». Lo ha annunciato, uscendo da Palazzo Chigi, Antonio Divietri, presidente dell’Associazione professionale degli assistenti di volo. «Si procede a cercare un’intesa - ha detto Divietri - e dunque ci si rivedrà lunedì. Ci vuole del tempo, speriamo bene». Il presidente dell’Avia ha aggiunto che il Governo sta facendo la sua parte: «Da questo

Lufhtansa in pole position tra gli stranieri punto di vista siamo supportati dal buon senso che sembra stia cominciando a prevalere. Anche Cai sta prendendo atto che probabilmente c’erano delle cose che andavano definite meglio». Sul partner straniero, poi, come evidenziato giovedì scorso da La Discussione nonostante le insistenti voci per portavano ad Air France, la Lufthansa avrebbe più possibilità di diventare il partner industriale della “Nuova Alitalia”. Secondo Divietri l’aviolinea tedesca è in pole position: «Penso proprio di sì e per Roma sarebbe un dramma». Anche se la tensione è decisamente svanita è apparso meno ottimista il leader dello SdL, Fabrizio Tomaselli, che pur ammettendo dei progressi parla di “passi millimetri-

ci”. «Se si va avanti millimetro per millimetro chiudiamo tra un paio di anni - ha detto - quindi ci aspettiamo qualcosa di più concreto in tempi rapidi». «Ci sono stati - ha aggiunto Tomaselli - dei passi troppo limitati, torneremo a vederci lunedì. La Cai sta procedendo come un carrarmato, il passo è molto lento su alcune cose c’é qualcosina in più ma non è significativa». Riguardo alla posizione del governo Tomaselli dice che «almeno in questo palazzo c’é disponibilità a mediare; in altri palazzi credo che qualcuno abbia preso questa trattativa come laboratorio per altri problemi che riguardano la contrattazione a livello nazionale. Forse i limiti che ci troviamo oggi non sono solo di Cai ma anche di qualche sindacato». Anche ieri pomeriggio, intanto, come già accaduto nei giorni scorsi, non c’è stato bisogno di attendere l’uscita di alcuni dei rappresentanti sindacali da Palazzo Chigi per sapere cosa sarebbe accaduto. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, infatti, mostrava cautela sugli sviluppi della vertenza Alitalia già a metà giornata. In particolare, sul capitolo ancora aperto dei piloti, ad una domanda se fosse vicina una

intesa ha detto: «Vediamo, vediamo. Comunque non è ad horas». Sulla gestione della crisi, infine, è intervenuto il ministro Brunetta che ha avuto parole molto positive per il commissario straordinario. «C’é un commissario che è una delle persone più competenti, il commissario Fantozzi il quale dovrà vendere assets per pagare debiti. D’altra parte - ha aggiunto Brunetta -, siamo in una procedura fallimentare e quindi si vendono assets per pagare i debiti, salvan-

Tomaselli polemico con i sindacati do il meglio del know how, della tradizione e dell’occupazione. Alitalia è di proprietà del tesoro, almeno per la metà. L’altra metà è degli azionisti. Siamo dentro un processo fallimentare. Le regole dell’economia sono queste. Quando c’é un fallimento è a carico degli azionisti. Ce ne sono tanti (di fallimenti) in Italia e queste sono le regole del mercato». ivanmazzoletti@ladiscussione.com

Silvio a Napoli per suonare la nona Il premier torna per fare il punto sulla risoluzione dell’emergenza rifiuti ROMA - Mercoledì prossimo il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è atteso a Napoli, per la nona volta dal suo insediamento alla presidenza del Consiglio dei ministri, per fare il punto sulla situazione dell’emergenza rifiuti in Campania. Ad annunciarlo è stato il sottosegretario, Guido Bertolaso, in un appuntamento con la stampa al termine di un incontro con la commissione Ambiente del Senato. «Nuie nun ce ne jamme», «nun ce ne putimm’i'». Ha risposta a distanza e in dialetto napoletano il sottosegretario all’emergenza rifiuti ai comitati napoletani antidiscarica di Chiaiano che hanno organizzato domani una manifestazione il cui slogan è “Andatevene”. «Per quello che mi riguarda - ha aggiunto Bertolaso - io me ne sono andato una volta e sono tornato perché non mi sembra che sia stato risolto niente». Il sottosegretario ha annunciato anche la possibilità che si rivolga ai cittadini oggi con una lettera aperta e si è augurato che la manifestazione comunque sia «tranquilla, pacata, serena. È diritto di tutti noi manifestare, ma mi sembra più

ROMA - Il pm Fabio De Pasquale, in occasione dell’udienza sui presunti fondi neri di Mediaset, ha sollevato eccezione di costituzionalità sul lodo Alfano nel processo che vede imputato, tra gli altri, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, accusato di frode fiscale in relazione ai presunti fondi neri di Mediaset. Secondo il rappresentante della pubblica accusa, il lodo Alfano presenta profili di incostituzionalità analoghi a quelli del lodo Schifani-Maccanico, già bocciato dalla Corte Costituzionale nel 2004. In particolare, secondo De Pasquale questa legge, che rappresenta uno «scudo giudiziario» per le più alte cariche dello Stato, è incostituzionale perché è stata approvata con legge ordinaria e non con legge costituzionale. Inoltre, il lodo Alfano violerebbe sotto vari profili l’articolo 3 della Costituzione, quello che prevede l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Non è d’accordo con questa tesi Niccolò Ghedini, difensore di Silvio Berlusconi. Secondo il legale del premier la costituzionalità del lodo Alfano sarebbe dimostrata, tra le altre cose, dalle dichiarazioni che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, fece all’indomani della sua approvazione, il 28 luglio scorso. L’avvocato del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha ricordato che in quella occasione il Capo dello Stato spiegò che nel promulgare la norma aveva tenuto in considerazione come «unico punto di riferimento» la sentenza della Consulta del gennaio 2004, lasciando «ogni altra valutazione alla polizia». Proprio la conformità del lodo Alfano rispetto ai rilievi mossi dal-

la Corte Costituzionale, che nel gennaio 2004 bocciò il lodo Schifani-Maccanico, è stata al centro degli interventi dei difensori Ghedini e Piero Longo. Quest’ultimo ha concluso chiedendo ai giudici della prima sezione penale di ritenere «infondata e non rilevante» l’obiezione di costituzionalità del pubblico ministero. I giudici della prima sezione penale del tribunale di Milano, davanti ai quali si sta celebrando il processo sui presunti fondi neri di Mediaset, fino alla tarda serata di ieri sono stati riuniti in camera di consiglio per decidere se inviare o meno alla Consulta gli atti del processo in relazione alla costituzionalità del Lodo Alfano. «Non commento durante la camera di consiglio». Così il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, a margine di un congresso dei penalisti, ha risposto ai giornalisti in merito all’eccezione di costituzionaità. Un segnala lanciato a distanza al presidente della Anm Palamara che aveva rilasciato dichiarazioni proprio mentre i giudici erano ancora riuniti. Suscitando anche le ire dell’avvocato Niccolò Ghedini. redazione@ladiscussione.com

Due no per la Vigilanza Rai e Di Pietro riprende la mazza

una chiamata generale del popolo dei “no” che una manifestazione della gente di Chiaiano. Ne prendiamo atto. Chiaiano, come altri siti, è un sito di interesse nazionale. È ben evidente che non si entra liberamente. Noi abbiamo consentito l’ingresso ai rappresentanti delle Istituzioni, che possono controllare quando vogliono. Quando sarà rinaturalizzato e riaperto al pubblico, si potrà vedere». La messa in sicurezza della cava ex Poligono di Chiaiano a Napoli, che docrà servire da discarica cittadina per due anni, intanto, «é già stata portata a termine e ora stiamo ultimando la bonifica del sito» ha annunciato Guido Bertolaso. Saranno rispettati i tempi fissati per l’operatività dello sversatoio e che la viabilità, questione rivendicata come ostativa all’apertura della discarica dai comitati civici, «é un problema di cui siamo consapevoli. Abbiamo uno studio molto attento. Siamo abituati a risolvere problemi più gravi».

ROMA - Anche nella seconda convocazione di ieri la commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai non è riuscita a insediarsi eleggendo il suo presidente. Dopo quella di ieri mattina alle 8.30, i parlamentari della maggioranza hanno disertato anche la seduta delle 15, facendo mancare il numero legale. Per l’opposizione erano presenti invece una dozzina di parlamentari. Nuova convocazione per oggi alle 8.30 a Palazzo San Macuto. «L’Italia dei Valori è una fazione non favorevole alla democrazia e alla libertà. È un partito non istituzionale» ha affermato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, alla trasmissione “Radiocity” su Radiouno. Bonaiuti si riferisce alle frasi di Di Pietro di giovedì scorso ad “Annozero” che ha sostenuto nuovamente: «Ci vuole la mazza». «Cosa succederebbe e giustamente - si è chiesto il sottosegretario Paolo Bonaiuti - se io dicessi di voler usare la mazza?». Bonaiuti ribadisce la «forte resistenza» del Popolo della Libertà a votare un candidato Italia dei Valori per la Presidenza della Commissione di vigilanza sulla Rai. «Qualunque altro soggetto - ha aggiunto Bonaiuti - a noi va bene».

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INCHIESTA

Violenza, inganno, minacce: la riduzione in schiavitù è tuttora presente

Vittime private di identità La tratta di essere umani è finalizzata allo sfruttamento di persone “reclutate” contro la loro volontà e poi avviate ai mercati più biechi

L

a dizione corretta è: tratta di esseri umani a scopo di traffico di organi per trapianti illegali, e rientra nel cosiddetto “trafficking in person”, nella più ampia casistica della tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento e/o alla riduzione in schiavitù o in servitù. Le vittime vengono reclutate direttamente dai trafficanti mediante l'esercizio della violenza (con il rapimento, per esempio), dell'inganno (la promessa di un lavoro onesto e magari pur ben remunerato), della minaccia (rivolta alle vittime o ai loro famigliari). Una volta “reclutate”, le vittime vengono portate dal paese di origine a quello di destinazione, seguendo rotte terrestri, marittime, aeree e attraversando uno o più paesi di transito. Secondo quanto riportato da un Rapporto del Consiglio d'Europa, nel

Sabato 27 settembre 2008

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Sabato 27 settembre 2008

Il “serbatoio” più grande è quello dei bambini. Ed è anche il più odioso

L’IGNOBILE TRAFFICO ‘Invisibili’ e ‘intoccabili’ Sono così chiamati in India quei bambini che scompaiono nel nulla o che non sono stati neppure registrati alla nascita. Dati Oms allarmanti

2005 un immigrato che si avvale dei “servizi” della criminalità, o è costretto a farlo contro la sua volontà, può pagare 13.000 dollari per un viaggio dalla Cina all'Italia, 6.000 per entrare in Spagna dall'Asia meridionale, dai 5.000 ai 6.000 per raggiungere i Paesi scandinavi. Le vittime, una volta private dei loro documenti di identità e ridotte in uno stato di vera e propria schiavitù, sono fatte oggetto di compravendita e sfruttate principalmente nei mercati della prostituzione, dell'accattonaggio, del lavoro nero ed anche (è il tema centrale di queste pagine) del traffico di organi umani. Si tratta di compravendita di carne viva, destinata a vari usi: dalla pedopornografia allo sfruttamento sessuale, dal lavoro e/o matrimoni forzati alle adozioni, fino appunto al commercio di organi.

Quando i trapianti sono illegali Secondo stime dell’Onu il giro d’affari supera i 30 miliardi di dollari l’anno La tratta di esseri umani riguarda individui provenienti da 127 paesi del pianeta, diretti verso 137 Stati. Secondo stime delle Nazioni Unite, gli schiavi nel mondo sono 27 milioni, per un giro d'affari di 31 miliardi di dollari. In base ai dati diffusi dal Consiglio d'Europa, sarebbero 600mila le persone vendute ogni anno in Europa. In base alle statistiche, il 43% è destinato al mercato del sesso, il 32% al lavoro forzato. Perché si possa parlare di tratta a scopo di traffico d’organi, il reclutamento ed il trasporto dei “donatori” deve avvenire trami-

Il commercio di organi vietato ovunque te l’impiego o la minaccia della forza o di altre forme di coercizione, di abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità. Il traffico più consistente riguarda il rene, perché più facile da espiantare e conservare e perché il donatore può continuare a vivere. Bisogna distinguere tra commercio illegale di organi e tratta a scopo di traffico d’organi:

nel commercio illegale di organi lo spostamento riguarda solo gli organi acquistati, prelevati da vivente o da cadavere e destinati a diversi scopi; nella tratta, il reclutamento e il trasporto delle persone di cui vengono utilizzati gli organi avviene tramite l’impiego o la minaccia della forza o di altre forme di costrizione. Sono tre le situazioni da prendere in considerazione: organi comprati, venduti e trapiantati nel paese del donatore; organi trapiantati nel paese del ricevente; organi trapiantati in un paese terzo, scelto per la sua legislazione tollerante e per la presenza di medici compiacenti. La vendita di organi, così come l’espianto illegale, è internazionalmente vietata: la Carta di Nizza, all’art. 3, recita: “Ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica. Nell’ambito della medicina e della biologia devono essere rispettati (…) il divieto di fare del corpo umano e delle sue parti in quanto tali una fonte di lucro”. Il trapianto, come si sa, è un intervento di chirurgia nel quale sono previste due fasi: il prelievo dell’organo da un soggetto detto “donatore” e il successivo impianto dell’organo su di un

soggetto detto “ricevente”, a cui va eventualmente espiantato l’organo malfunzionante. Tecnicamente si parla di prelievo quando l’organo proviene da un cadavere e di espianto quando l’organo proviene da un donatore vivente. In alcuni casi, quando viene effettuato un intervento limitato ad una parte di un organo, di solito un tessuto, si parla di "innesto". La vendita degli organi è tecnicamente definita “trapianto mercenario”, perché prevede il pagamento di un compenso ad un donatore vivente. In questo caso il trapianto può interessare solo organi e tessuti non vitali (rene, porzione di fegato, midollo osseo). La legislazione a riguardo varia da Stato a Stato: in molti casi la vendita è vietata, ma in molti Paesi non esistono leggi a riguar-

Legislazione diversa da Stato a Stato do, ed è quindi implicitamente consentito. Vi sono poi casi, come l’Iran, dove la vendita di organi umani è consentita e regolata da leggi e disposizioni.

INCHIESTA

Le varie aree geografiche del “mercato” di organi L’unico esempio dimostrato di tratta di esseri umani allo scopo di trapianto d’organi, all’interno del territorio europeo – dove ci sono state o sono in corso indagini in Ucraina, Turchia, Albania, Bulgaria – è quello dei cittadini moldavi che si recano in cliniche private della Turchia per sottoporsi ad espianto. Anche se i venditori sono consenzienti, si può considerare questa una forma di tratta di esseri umani, perché la contrattazione avviene tramite un’organizzazione criminale che dispone di mediatori che si recano in Moldavia e poi perché la situazione di grande bisogno vissuta dai cittadini della Moldavia si configura come una condizione di forte vulnerabilità per il venditore. Il Consiglio d'Europa, organo di sorveglianza europeo dei diritti umani, avvierà un'indagine sulle accuse di traffico di organi umani formulate dall'ex procuratrice del Tribunale internazionale dell'Aja Carla Del Ponte nel suo ultimo libro. L’ex procuratrice ha rivelato di aver indagato nel 2003 su un possibile traffico di organi, che sarebbero stati prelevati dai cadaveri di 300 prigionieri serbi nelle mani dell'esercito di liberazione del Kosovo. Altri casi. Nel 2007, in India la polizia ha arrestato un ricco uomo d’affari.

In un cortile della villa, sono stati rinvenuti i resti di diciassette bambini, con corpi sezionati, senza molti degli organi interni. I bambini erano stati strangolati. Lo si è saputo dopo la confessione. Interi villaggi dell’India più povera sono diventati come bazar dove trovare "pezzi di ricambio". Il 6 febbraio 2008, si è conclusa in Nepal la storia di un medico-chirurgo indiano che per la polizia ha organizzato il maggiore tra i racket di trapianto di rene finora scoperti. A chi l’ha arrestato, che gli contestava 500 trapianti illegali, il dottore avrebbe detto che il numero esatto era almeno di tremila reni espiantati dai poveri e trapiantati agli occidentali nel suo ospedale. La si-

Reni venduti per la povertà del dopo tsunami tuazione in India appare fuori controllo, aggravata se possibile dai casi accertati di vendita di reni da parte di capifamiglia impoveriti nelle aree colpite dallo

tsunami del dicembre 2004. Testimonianze raccolte dalla polizia indiana raccontano di immigrati nelle città in cerca di lavoro rapiti, narcotizzati ed espiantati senza il loro consenso. Per le autorità, a ciascun donatore consenziente o meno vengono consegnate 40mila rupie (circa 1.000 dollari). Ma l’incremento dei trapianti di reni illegali verificatosi a Chennai negli ultimi dieci anni ha sottolineato il fallimento delle commissioni e della legge. Palanisamy Muthupandian, capo esecutivo della Ong di Chennai "Società per l’educazione alla salute della comunità" (Ches), ha dichiarato ad un’agenzia di stampa che “negli ultimi 13 anni nel Tamil Nadu sono stati donati 8mila reni e almeno il 65% provengono da donatori molto poveri che non hanno legami familiari con i pazienti e che vendono i loro reni perché hanno un bisogno disperato di denaro”. “Nel momento in cui i trafficanti – ha aggiunto Palanisamy Muthupandian – hanno visto che nel Tamil Nadu la commissione riusciva a bloccare le donazioni, in quanto non credeva che i donatori avessero dei legami di parentela con i pazienti, hanno

cominciato a falsificare i documenti dei donatori”. La Cina, nel maggio 2007, ha proibito qualsiasi commercio di organi umani. La decisione del Consiglio di Stato ha risposto all’accusa, da più parti formulata, che funzionari pubblici e medici prelevino senza consenso e vendano gli organi di condannati a morte e di vittime di incidenti stradali. Già nel 2006, la Cina aveva promulgato un Regolamento, che dispone che i trapianti siano eseguiti solo in ospedali e con medici specializzati e proibisce l'impiego di organi non provenienti da donatori. E’ accertato che in Pakistan si vendono oltre 6.500 reni l’anno. In Afghanistan sono in corso indagini su alcuni centri clinici che al tempo dei talebani avrebbero fornito supporto di personale e di attrezzature ai trafficanti di organi. Per anni, le Suore di Santa Maria hanno denunciato, portando le prove, la scomparsa di bambini a Maputo, in Mozambico. Nel febbraio del 2004, viene uccisa a Nampula, in Mozambico, la missionaria luterana, di origine brasiliana, Doraci Julita Edinger, di 53 anni, in Africa da sei anni. Aveva rotto il muro di omertà sulla sorte di molti bimbi fatti a pezzi dai trafficanti di organi. Prima l’hanno violentata, poi l’hanno uccisa a martellate. Negli Stati Uniti, nel 2006, è stato scoperto un traffico di cadaveri: ossa e tessuti venivano illegalmente prelevati negli obitori di Brooklyn e venivano "conservati" in un laboratorio di biotecnologie del New Jersey e da qui trasferiti in decine di ospedali americani. Anche in Colombia e in Brasile il traffico di organi è documentato.

Una “fonte” enorme per il traffico di organi è costituito dai bambini. Dai bambini “invisibili” o “intoccabili”, come li chiamano in India o in Nepal. Sono due le categorie di bambini “invisibili”: la prima è costituita dai bambini che scompaiono nel nulla, l’altra dalla mancata registrazione dei bambini alla nascita, che permette anche la raccolta e l’elaborazione di statistiche sulla mortalità e sulle cause dei decessi. Nel 2007, la rivista “Lancet” ha dedicato un numero speciale ai bambini “invisibili” dalla nascita, intitolato “Who Counts?” (Chi conta?). Sono quarantotto milioni nel mondo, secondo le stime, i bambini che non vengono iscritti all’anagrafe, né compaiono in alcun registro: oltre tre quarti dei quali nell’Africa subsahariana e nel sud-est asiatico, ma anche in America Latina, dove, in base ai dati, un bambino su sei non esiste. E questo appare un dato sottostimato, solo se si considera che nei paesi poveri – il 40% della popolazione mondiale – solo un bambino su quattro viene registrato. “Se nei paesi sviluppati le nascite vengono registrate, tutte, con un passaggio diciamo così di routine, – ha dichiarato all’Ansa Carla Abou Zahr dell’Health Metrics Network, dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) - in quelli in via di sviluppo ben il 40% non lo è, ovvero oltre 48 milioni di bimbi e nei paesi più poveri 3

nascite su 4 non vengono mai registrate; nell’Africa subsahariana un bimbo su due; nel Sud-Est asiatico due su tre. La situazione è ancora peggiore per quanto riguarda i decessi. Globalmente solo un terzo dei

paesi ha buoni dati su decessi e loro cause. Meno del 10% dei decessi in Africa è registrato”. Ben 68 paesi, tra cui molti africani, la Corea del Nord, Andorra, Timor Est, non inviano all’Organizzazione mondiale della sanità neanche un dato sulle cause di morte dei propri cittadini. Invece, registrando e monitorando nel tempo le cause di decesso, si può fare tanto in termini di prevenzione. In India il monitoraggio accurato delle nascite ha permesso di smascherare l’odiosa pratica degli aborti dei feti di sesso femminile. Ma forse il colmo è che ancora oggi non esista nessuna agenzia delle Nazioni Unite con la responsabilità di registrare nascite e decessi. Nella foto a sinistra manifestazione negli Stati Uniti per sollecitare la legge

In sviluppo il “turismo dei trapianti” Una risoluzione del Parlamento europeo lancia l’allarme e indica azioni guida E’ del 22 aprile 2008, una Risoluzione del Parlamento europeo (approvata con 653 voti favorevoli, 14 contrari e 16 astensioni), che denuncia il fatto che più di 60mila pazienti in Europa sono attualmente in attesa di un trapianto e 10 muoiono ogni giorno a causa della penuria di organi. Il Parlamento europeo chiede un piano d’azione che rafforzi la cooperazione tra gli Stati membri al fine di aumentare la disponibilità di organi, potenziare l’accessibilità dei sistemi di trapianto, sensibilizzare l’opinione pubblica e garantire qualità e sicurezza. Importante, secondo il Parlamento, non è tanto l’armonizzazione dei differenti approcci organizzativi vigenti nell’Ue, quanto il miglioramento di ciascun sistema, al fine di conseguire il pieno potenziale di “donazioni post-mortem” e di aumentare il ricorso ad organi di donatori provenienti dal “pool esteso” (donatori più anziani o con

talune malattie). Secondo la Risoluzione, dovrebbero essere creati dei registri nazionali di controllo dei donatori viventi e delle disposizioni giuridiche rigorose dovrebbero essere introdotte in relazione ai “trapianti da donatori viventi”, per escludere ogni possibilità di vendita illecita di organi, di coercizione di donatori e di pagamento tra donatori e riceventi. Il Parlamento europeo sottolinea poi l’importanza della messa in comune degli organi tra gli Stati membri dell’Ue e l’istituzione di una carta europea di donatore di organi. Tali misure dovrebbero essere completate da una proposta di direttiva europea che fissi i parametri relativi al reperimento, al controllo, alla conservazione, al trasporto e alla distribuzione di organi nell’Ue. Molto interessante è la parte della Risoluzione dedicata al traffico di organi. Il Pe ritiene che traffico, commercializzazione e turismo

dei trapianti “sono in rapido sviluppo” e che “vi è un legame tra penuria di organi e traffico” e sottolinea come sia “necessario disporre di ulteriori dati sul traffico di organi”. Denuncia anche che quattro Stati membri non hanno ancora ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale; cinque Stati membri che non hanno ratificato il relativo protocollo aggiuntivo per prevenire, eliminare e punire la tratta di esseri umani, specialmente donne e bambini ("il Protocollo di Palermo"); nove Stati membri che non hanno ratificato il protocollo facoltativo della Convenzione ONU sui diritti del fanciullo sulla vendita di bambini, la prostituzione infantile e la pedo-pornografia; diciassette Stati membri che non hanno ratificato la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla lotta contro il traffico di essere umani. a cura di Fiorenzo De Santis


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TERRITORIO

Sabato 27 settembre 2008

Giochi a rischio Centro Olii: no in serie Cda responsabiL’impianto dovrebbe sorgere a Ortona su un terreno costato 50mila euro

La giunta di Pescara, malgrado un buco di bilancio di 800mila euro, è riuscita a reperire fondi per un progetto osteggiato un po’ da tutti

Aracu denuncia la grave paralisi organizzativa

di Raffaela Grossi

di Gioia Bettoschi

PESCARA - Il sindaco D’Alfonso, nonostante un buco di bilancio di ben 800 mila euro, ha tirato fuori dal cilindro 50 mila euro, per acquistare un lotto di terreno all’interno dell’area nella quale dovrebbe sorgere il Centro Olii di Ortona. Appare quantomeno sorprendente che all’improvviso il primo cittadino abbia raschiato dal fondo di riserva una tale somma. La Giunta, infatti, ha sempre lamentato, in queste ultime settimane, una grande difficoltà a far fronte anche alle spese di ordinaria amministrazione: il Comune non ha soldi per pagare i rimborsi scolastici ai propri contribuenti in condizioni di disagio, né per pagare i sussidi sociali, né per dare un’opportuna fornitura di carta ai propri uffici per le fotocopie. Ma per il Centro Oli, i soldi sono stati reperiti. Un progetto dal chiaro intento auto-promozionale finanziato, come sempre, a spese dei contribuenti pescaresi. “Una mossa, quella di D’Alfonso - ha commentato Rocco Cappelletti, consigliere comunale PdL a Francavilla – giunta con estremo ritardo rispetto al nostro Comune che si è sempre battuto con forza contro l’insediamento dell’impianto dell’Eni. La precedente amministrazione di centrodestra aveva, in-

PESCARA - I giochi del Mediterraneo, in programma per l’estate prossima a Pescara, rischiano la crisi a causa dell’irresponsabilità di alcuni esponenti della giunta esecutiva. Mancano 270 giorni all’inizio della manifestazione più imponente che l’Abruzzo abbia mai ospitato, ma l’organizzazione è praticamente ferma. A denunciare la paralisi in cui versa l’organizzazione dei giochi è l’ on. Sabatino Aracu, presidente del Comitato organizzatore locale, dopo che la seduta del Cda organizzata a Roma il 24 settembre per approvare il bilancio consuntivo del 2007 è andata a vuoto per mancanza del numero legale. “E’ l’ ennesima dimostrazione sottolinea Aracu - dell’atteggiamento di irresponsabilità di molti componenti del comitato. Per questo, ho chiesto un intervento urgente del Governo nazionale affinché si possa mettere riparo a questa insopportabile crisi”. La giunta esecutiva ed il Consiglio di amministrazione, infatti, non si riuniscono più da mesi proprio perché non si riesce a raggiungere il numero legale. Sotto accusa anche i membri della giunta esecutiva Luciano D’Alfonso, Enri-

fatti, già deliberato una posizione contraria al Centro Olii, appoggiando sin dall’inizio il diniego categorico dei residenti. Una battaglia in difesa di migliaia di persone che lavorano in aziende e consorzi agricoli e che hanno investito capitali per la pianificazione ventennale di colture specializzate, frumenti, uliveti e vitigni. L’Amministrazione Del Turco, incurante dell’impatto ambientale ed economico dell’impianto, ha creato però una legge ad hoc che permettesse l’estrazione metanifera su quegli stessi ettari di terreno. Un depauperamento totale sia a livello atmosferico che enogastronomico le cui vittime saranno, ancora una volta, i cittadini, specialmente coloro che vivono

grazie a queste attività”. Un atteggiamento da parte dell’ex Giunta abruzzese, giudicato anche dai giovani di Confindustria “arbitrario e senza cautela”. “Noi non siamo né per il sì né per il no, - ha dichiarato la presidentessa dei giovani industriali di Pescara, Federica Chiavaroli. – La Regione ha assunto posizioni molto forti e ha ostacolato ogni proposta di sviluppo, bloccando, di fatto, qualunque iniziativa nella zona sia a carattere turistico che alberghiero”. Prima di assumere una posizione definitiva sul Centro Olii, i giovani di Confindustria analizzeranno il progetto, valutandone l’impatto sul territorio a 360 gradi. redazione@ladiscussione.com

co Paolini e Giovanni Lolli, colpevoli di non avere preso parte alle ultime sedute. L’organo infatti è composto da cinque membri, e per poter deliberare dovrebbero esserne presenti almeno tre, ma puntualmente risultano presenti solo Sabatino Aracu e Giuseppe Rinalduzzi. Durissime quindi le critiche dell’on. Aracu nei confronti dei membri dell’organo esecutivo che evidentemente non hanno più interesse a prendere parte alle riunioni da quando il Cda è stato svuotato di ogni potere. Lo scorso luglio infatti con un atto formale, il commissario delegato Fontana ha assunto su di sé ogni funzione: tutte le decisioni che comportano un investimento economico devono passare al suo vaglio. Il sindaco Luciano D’Alfonso dal canto suo si è limitato a sminuire le critiche: “Ho avuto un’emergenza - ha dichiarato - ma alla prossima riunione sarà certamente raggiunto il numero legale”. A questo punto non resta che aspettare, sperando che non si verifichino altre… emergenze.

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Sabato 27 settembre 2008

TERRITORIO

E il centrodestra Il programma del PdL cresce in Abruzzo Riunione a Pescara per elaborare tempi e metodi in vista delle regionali

Un progetto articolato e condiviso per rispondere alle esigenze della collettività. Oggi l’incontro del laboratorio di idee “Cantiere Abruzzo” di Gioia Bettoschi

PESCARA - Prima riunione ieri mattina a Pescara per il gruppo di lavoro incaricato dal Pdl, ad elaborare il programma di governo regionale con cui la coalizione si presenterà agli elettori il 30 novembre prossimo. Al tavolo di lavoro hanno partecipato Paolo Tancredi e Nazario Pagano di Forza Italia, Alfredo Castiglione e Mauro Febbo di An, Bruno Sabatini della DcA (nella foto) ed Alessio Di Carlo. Al termine dell'incontro, propedeutico alle attività che inizieranno lunedì prossimo con l’obiettivo di stilare un programma in grado di rispondere alle esigenze della collettività ed ampiamente condiviso, i componenti hanno convenuto sulla necessità di presentare agli elettori abruzzesi un progetto articolato su un numero ben definito di punti-chiave. Priorità della Regione cui la coalizione si sta impegnando sin d’ora a trovare le adeguate soluzioni che, in caso di vittoria, verranno realizzate fin dai primi 100 giorni di governo. “E’ stato costituito un gruppo di lavoro – afferma Bruno Sabatini della DcA-

PdL - per discutere in merito ai tempi e al metodo di realizzazione del programma. Abbiamo stabilito che entro 20 giorni al massimo, dovrà essere realizzato il documento programmatico, che sarà elaborato interpretando le esigenze dei cittadini. Per questo abbiamo già preso contatti con diverse associazioni di categoria e con le rappresentanze del mondo sociale”. Alla vigilia dell’inizio delle attività del gruppo di lavoro del Popolo della Libertà, si terrà oggi a Pescara, alle ore 10,00 presso il Museo Vittorio Colonna in Piazza 1° Maggio, l’incontro “Cantiere Abruzzo”. Il laborato-

rio di idee, fortemente voluto dal senatore Fabrizio Di Stefano a cui parteciperanno con interventi qualificati e qualificanti autorevoli rappresentanti del mondo culturale, accademico e della produzione, nasce con l’intento di creare un momento di confronto con lo scopo di dare nuovo impulso alla politica regionale. Nel corso dell’assemblea saranno illustrati alcuni dei punti programmatici elaborati sinora e ci sarà spazio anche per raccogliere ulteriori spunti di riflessione. "La disponibilità a partecipare a un progetto di crescita del nostro territorio offerta da numerosi docenti universitari ed esponenti del mondo imprenditoriale - ha sottolineato Di Stefano - testimonia come la nostra iniziativa abbia colto nel segno e come, anche successivamente al momento elettorale, vada necessariamente mantenuto aperto e soprattutto vivo un luogo di confronto tra politica e società abruzzese".

Aumentano gli amministratori che scelgono PdL

centrosinistra ormai agonizzante, sia finalizzato al rinvio delle elezioni alla prossima primavera e dettato dalla certezza della sconfitta. E’ovvio –ha concluso Pagano che noi ci opporremo con tutte le nostre forze”. “Gi argomenti all’ordine del giorno ha sottolineato Alfredo Castiglione, capogruppo regionale di An - non sono né urgenti né indifferibili, come prevede esplicitamente la legge. Riaffiora invece la legge sulla incompatibilità dei Consiglieri regionali dietro la quale è legittimo intravedere l’ombra di Luciano D’Alfonso e una fame di potere che gli scandali non hanno minimamente eroso. Siamo ormai al canto del cigno, quella che stiamo vivendo in consiglio è l’atmosfera surreale di una maggioranza a pezzi che pur di sopravvivere sembra ignorare la drammatica situazione in cui ha trascinato la nostra Regione. Una scena - ha concluso Castiglione - che ricorda l’epilogo del film Titanic con i passeggeri, gli abruzzesi, che disperati affogano in acqua e i musicisti, i politici del centrosinistra, che continuano imperterriti a suonare nel fuggifuggi generale”.

gliere regionale Maurizio Teodoro, ex forzista poi passato alla Margherita, mentre a Teramo entra nel PdL il consigliere regionale Benigno D’Orazio, proveniente da La Destra dopo un passato in Fi-An e dopo aver aspramente criticato il PdL fino a poco tempo fa. Sempre a Teramo torna in pista anche Lanfranco Venturoni, ex vicepresidente del consiglio regionale. A L’Aquila scalpita il consigliere regionale Antonio Verini, ex Margherita e ora nei Liberaldemocratici: ma per lui la via di ingresso appare in salita a seguito del dissolvimento del gruppo Federazione di Centro di cui pure era stato animatore. Una strategia di “recupero” di coloro che non riuscissero a trovare posto nelle liste del PdL è rappresentata dalla possibilità di candidatura nelle liste alleate: il Movimento per l’Autonomia, facente capo al consigliere regionale Giorgio De Matteis, e la DC di Pizza. Anche la Lega Nord sarà della partita, dopo l’annuncio ufficiale dato nei giorni scorsi: in Abruzzo gli uomini di Bossi si presenteranno con il progetto “Alleanza Federalista”, rilanciando l’obiettivo di portarsi all’altezza dell’asse mediano Lazio-Abruzzo, dopo essere riusciti ad eleggere un parlamentare persino nelle Marche alle ultime elezioni politiche. Il PdL necessariamente si è dato regole precise al proprio interno, così come concordato al tavolo nazionale da Verdini, La Russa e Rotondi: 70% dei posti a Forza Italia e componenti minori, 30% ad An. Uno schema che per analogia verrà riproposto anche nella composizione delle liste regionali, ma che permette deroghe in base alla forza dei singoli partiti sul territorio. Certo è che il PdL dovrà fare anche scelte di selezione, impedendo operazioni spregiudicate da transfughi dell’ultima ora sempre propensi all’antico sport tutto italiano di correre in “soccorso al vincitore”: con metafora velata potremmo dire che le porte di casa sono aperte a tutti, ma nel rispetto di chi c’è già e difatti il tavolo nazionale ha stabilito che sarà necessario l’accordo di tutte le componenti. Ed allora , in questo contesto, la fase di costituzione delle liste in Abruzzo non è solo un fatto legato alla scadenza elettorale, ma è anche soprattutto un momento “prodromico” per la formazione dei prossimi assetti del Popolo della Libertà sul territorio.

redazione@ladiscussione.com

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Federlazio plaude alla promozione editoriale ROMA - “Vogliamo esprimere la nostra più viva soddisfazione per l’approvazione di una legge che tutto il comparto della piccola e media editoria attendeva da anni”. Con queste parole il vicedirettore generale di Federlazio, Luciano Mocci, ha commentato l’approvazione da parte della Regione Lazio (33 voti a favore, 6 astenuti) della nuova legge sulla promozione del libro, che prevede uno stanziamento, per questi ultimi mesi del 2008, di 450mila euro.“E’ una legge – ha proseguito Mocci - che ha avuto una gestazione lunga e laboriosa ma che ora ci rende anche orgogliosi visto il contributo produttivo che Federlazio ha apportato nel corso di tutta la sua stesura. Grazie a questa legge le piccole e medie imprese editoriali indipendenti potranno contare su un supporto indispensabile per un settore in continuo sviluppo e che può vantare, nel Lazio, la regione con il più alto numero di imprese editoriali in Italia”. Un particolare ringraziamento Mocci lo ha rivolto sia all’assessore alla Cultura Giulia Rodano, “che ha reso possibile tutto ciò grazie alla sua volontà e al suo costante impegno”, che all’assessore alla Piccola e media impresa, Francesco De Angelis. Ilaria Natalini

di Vincenzo Calvisi

L’AQUILA - Il Popolo della Libertà è in crescita, in tutta Italia: merito della partenza “a razzo” del governo Berlusconi, le cui iniziative (dall’emergenza rifiuti a Napoli all’Alitalia, passando per la scuola e quant’altro…) a neanche sei mesi dall’insediamento gli meritano sicuramente citazioni che rimarranno nel tempo e nella storia dell’Italia repubblicana. In Abruzzo le elezioni regionali alle porte generano sicuramente un “effetto catalizzatore”, accelerando enormemente i processi di politica territoriale. C’è forte fermento attorno al PdL, con tanto di fila per chiedere la candidatura, ed è questo un segno inequivocabile di aspettativa e speranza di successo. Non solo le componenti costituenti il partito a livello nazionale, vale a dire Fi, An e DcA, ma anche molti amministratori di aree politiche affini stanno scegliendo sempre più il PdL come propria casa politica. E’ il caso del consigliere regionale Mario Amicone, storico democristiano e calibro da novanta dell’UdC, che proprio in questi giorni ha lasciato il partito di Casini e Cesa per aderire al PdL: “Non condivido la mancanza di collocazione di Casini” ha dichiarato pubblicamente. A Pescara arriva nel PdL il consi-

Il centrosinistra tenta lo slittamento del voto Il Consiglio regionale è stato convocato per martedì senza la preventiva riunione dei Capigruppo di Raffaela Grossi

PESCARA - Nella prossima seduta del Consiglio regionale indetta per martedì prossimo, nonostante l’assise regionale sia ufficialmente sciolta ed in regime di prorogatio, dunque legittimata ad espletare solo l’ordinaria amministrazione, verranno ugualmente trattati argomenti privi del requisito di indifferibilità e urgenza o addirittura relativi alla materia elettorale. “Innanzitutto- ha puntualizzato il capogruppo regionale di Fi, Nazario Pagano, nel corso di una conferenza stampa tenutasi ieri mattina a Pescara - è del tutto irregolare convocare un Consiglio regionale senza aver preventivamente riunito una conferenza di capigruppo consiliari, l’unica istituzione che può effettivamente decidere su tali Consigli e su relativi ordini del giorno”. Dei diciannove i punti che l’assemblea discuterà nella prossima seduta a Palazzo dell’Emiciclo all’Aquila, troverà spazio anche “l’ennesimo tentativo da parte della maggio-

ranza – ha dichiarato Pagano - di abrogare le norme sull’ineleggibilità e incompatibilità. Riproporre l’abrogazione della cosiddetta “legge antisindaci” – ha sottolineato il Consigliere forzista - significa creare un’ incertezza normativa che comporterebbe necessariamente una impugnazione da parte del Governo nazionale dinanzi alla Corte Costituzionale. La norma, infatti, è assolutamente contraria ai principi dettati dalla Costituzione e dallo Statuto della Regione Abruzzo. La pendenza di tale impugnativa dinanzi alla Corte creerebbe incertezza ed un possibile invalidamento della tornata elettorale. Pertanto riteniamo che questo maldestro tentativo di blitz da parte di un


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