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DE HUMANO FOETU LIBELLUS Illustrazioni incise dal XVI al XIX secolo

Diploma di Laurea di primo livello in grafica d’Arte Relatore: Prof.ssa Diana Ferrara C a n d i d a t o :

G a b r i e l e

P e r r a r o

ANNO ACCADEMICO 2007/2008


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alla mia famiglia, che ha creduto in me sempre


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Ringrazio in particolar modo la professoressa Diana Ferrara per la sua pazienza, i suoi consigli e la passione per lʼincisione che ha saputo trasmettermi.

Ringrazio il professore Alberto Balletti perchè mi ha guidato come un saggio amico attraverso le mie scoperte.

Ringrazio inoltre il dott. Maurizio Rippa Bonati e la dott.ssa Marina Cimino per la disponibilità e accoglienza riservatami per consultare i preziosi manuali medici.

Grazie anche al mio grande amico e compagno di viaggio Carlo, a tutti i miei coinquilini e ai miei compagni del laboratorio di incisione.


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indice • I N T R O D U Z I O N E . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 8-10

• C A P I T O L O 1 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 12-26 Cenni storici: lʼimmagine scientifica e lʼillustrazione verosimile

- Leonardo da Vinci, disegni, 1510-1512 - Eucharius Röesslin, De Swangern Frawen und Hebanmen Rosengarten, Venezia, 1543 - Scipione Mercurio, La comare o Ricoglitrice, Venezia, 1595-96 - Fabrici dʼAcquapendente , De formato fetu, 1600 - François Mauriceau, Les maladies des femmes grosses et accouchees, Parigi, 1682 - Francesco Emanuele Cangiamila, Embriologia sacra, Palermo, 1745 - William Smellie, A treatise on the theory and practice of midwifery, 1754, Londra

• t a v o l e i l l u s t r a t i v e . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 28-55 • C A P I T O L O 2 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 56-60 William Hunter: Anatomia uteri gravidi 1774

• t a v o l e i l l u s t r a t i v e . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 62-69 • C A P I T O L O 3 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 56-60 opere incise di Gabriele Perraro: serie “Feti adulti”

• bibliografia generale......................................

pag. 56-60


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Introduzione

Strati di pelle bagnata dentro una donna fredda e livida che racchiudono una larva di uomo ormai morta. Il segreto della vita, forse stuprato per averne conoscenza.

Sono questi alcuni degli aspetti affascinanti che mi hanno portato a esplorare questo mondo fatto da libri antichi ed incisioni. La ricerca eseguita per il mio progetto di tesi triennale si compie con lo studio e la rielaborazione delle immagini del feto umano tratte dalle opere di autori antichi che hanno scritto manuali medici ed anatomici; in realtà è il frutto di una riflessione e di un lavoro grafico più ampio.

Il mio percorso nel laboratorio di grafica d’arte, durante questi tre anni

di studio, si è focalizzato nella rappresentazione di una visione

dell’essere umano senza un nome in un ambiente melanconico senza tempo, dove l’essere umano lotta contro la natura stessa della sua esistenza.

Ho cominciato col descrivere uomini glabri e segnati dal tempo, disarmati, in paesaggi desolati, per poi analizzare il rapporto intercorso tra questi e la donna che rappresenta la fecondità intesa come speranza. L’ultima tappa di questo viaggio raccontato con immagini incise sull’essere umano, è in realtà il suo inizio. La gravidanza vista co-


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me fine di una giovinezza e libertà, come sacrificio per una nuova vita e una reincarnazione verso un futuro, forse migliore.

Ho cambiato il metodo stilistico e tecnico di rappresentazione dei soggetti, passando dall’utilizzo dure punte secche nei primi anni, ad acqueforti ed acquetinte modulate dal segno di figure immerse in paesaggi surreali; per arrivare a soggetti immersi in un universo di macchie e bruciature, microrganismi o lembi di tessuti, escoriazioni, segni di un’essere umano ferito e sezionato come un animale. Ho cercato, quindi, di interagire con le illustrazioni dei manuali medici di anatomia ed ostetricia. Certo lo scopo di quelle antiche immagini, corredo para-scientifico dei testi medici, è molto diverso dal mio, più artistico e poetico. Infine, il mezzo tecnico, espressione dell’incisione xilografica e calcografica, è il medesimo, ed è interessante osservare come, nonostante la differenza storica e stilistica, le immagini prodotte non cambino il loro profondo potere comunicativo.

Esemplare e decisiva è stata la lettura del testo di Claudia Pancino e Jean d’Yvoire (Formato nel segreto. Nascituri e feti tra immagini e immaginario dal XVI al XXI secolo) alla formazione ed alla stesura di questa mia ricerca, testo poco conosciuto ma molto stimolante e originale.

Così come particolarmente prezioso è ancora il testo “Il teatro dei Corpi. Le pitture colorate d'anatomia di Girolamo Fabrici d'Acquapendente.”

curato da José Pardo-Tomás e Maurizio Rippa Bonati


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che ho avuto modo di conoscere personalmente visitando la Biblioteca Antica Pinali di Padova.

Sono stati questi gli stimoli e le riflessioni ricevuti per concretizzare la mia “embrionale� ricerca artistico-filosofica su un tema che va a toccare in maniera volutamente non specifica concetti e mondi delicati e complessi.


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CAPITOLO 1 Cenni storici; l’immagine para-scientifica e l’illustrazione verosimile

Disegnatori e incisori, anatomisti e medici, biologi e studiosi di embriologia hanno collaborato insieme dall’inizio dell’Età moderna, ma con casi esemplari già nel Medioevo, e si sono dedicati a rappresentare la vita prima della nascita, a produrre immagini di feti. Soprattutto a partire dal Cinquecento, sequenze di immagini raffiguranti il nascituro, o feto, corredano i testi medici di ostetricia. Guardare oggi in successione cronologica, quelle rappresentazioni, lascia scorgere tra le tappe della storia dell’illustrazione scientifica, l’allontanamento da un’idea affettiva e fantastica della formazione della vita nel ventre materno verso un’immagine verosimile. L’iconografia anatomica è inoltre un importante vettore per la costruzione di un immagine sociale del feto come prodotto storico culturale; ancora una volta l’immagine come “testimone oculare” 1 si rivela importante fonte di informazione per la conoscenza del passato e delle radici del nostro modo di fare di pensare e di pensarci. Si parlerà di come quell’astrazione grafica, assieme ad altre concettualizzazzioni, si sia trasformata, o forse meglio, abbia trovato appunto corrispondenza con altre astrazioni del pensiero che in diversi ambiti della religione, della politica, della cultura, hanno tutte insieme

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Claudia Pancino Jean dʼYvoire, Formato nel segreto. Nascituri e feti tra immagini e immaginario dal XVI al XXI secolo, Carocci, Roma, 2006, intruduzione, rimanda a: P. Burke, Testimoni oculari. Il significato storico delle immagini, Carocci, Roma, 2002


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dato vita “all’invenzione del feto” 2 quale essere a sé, quasi si trattasse di una nuova specie fra gli umani. Inoltre riflettere sulle rappresentazioni di bambini in formazione prodotte nei secoli può forse aiutare a focalizzare il nostro punto di vista anche a proposito dei dibattiti contemporanei della maternità, delle tecnologie, ma anche a interrogarci sul potere esercitato dalle immagini nella nostra percezione del mondo e di noi stessi. I concetti e i termini di “feto”3 e di “embrione”4 sono stati introdotti nel linguaggio e nel pensare comune tramite una trasmigrazione, avvenuta nel corso dei secoli, di parole e pensieri della cultura medica e dotta, che fino ad un certo punto della sua storia ha dimostrato un interesse scarsissimo per il corpo femminile (la sua salute, il suo benessere) e per quello portato in grembo quando era gravido. Le attenzioni dedicate al feto, infatti, erano rivolte soprattutto da chi si preoccupava non tanto di sfamare madre e neonati, ma di salvarne le anime. Quando poi la cultura dotta ha cominciato a occuparsi in modo sistematico del corpo femminile è stato appunto per districare importanti questioni scientifiche, come gli interrogativi relativi all’origine della vita e della formazione originaria dell’essere umano e cioè il “meccanismo della generazione”5. Ma a questi interrogativi se ne aggiungono altri di origine teologica ed etica relativi cioè al modo e al 2

Claudia Pancino Jean dʼYvoire, Formato nel segreto. Nascituri e feti tra immagini e immaginario dal XVI al XXI secolo, Carocci, Roma, 2006, pag. 17 3Feto:

feto /'fɛto/ s. m. [dal lat. fetus -us]. - (biol.) Il prodotto del concepimento dei mammiferi e, in partic., dell'uomo, dal momento in cui assume le caratteristiche della specie fino alla nascita. Da vocabolario della lingua italiana Treccani 4

Embrione: embrione /em'brjone/ s. m. [dal lat. mediev. embryo(n), gr. émbryon "neonato, feto"]. - 1. (biol.) Organismo in via di sviluppo, derivato dall'uovo fecondato. Da vocabolario della lingua italiana Treccani 5

Prosperi, Dare lʼanima, Einaudi, Torino, 2005, cit. pag. 268


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momento in cui l’anima si immette nel corpo; nel dibattito su questo tema si confrontarono non solo teologi, ma anche medici, i quali fino ad un certo punto della storia considerarono l’anima come qualcosa di estraneo ai loro interessi di studio e di ricerca, ma fu soprattutto il mondo cattolico che accese una curiosità speciale sul momento esatto dell’ingresso dell’anima nel del corpo umano. Nel Seicento il problema “del generare”6 era al centro degli interessi scientifici del tempo in tutta l’Europa cristiana. Il tema dell’animazione diventa un campo aperto alle incursioni di diritto, teologia e medicina e la volontà di una stretta alleanza della teologia con la medicina è palese. Già nel Cinquecento aveva cominciato a disegnarsi nell’ambito medico un interesse per il contenuto dell’utero gravido a partire da una, certo ancora iniziale, tendenza della professione medica ad appropriarsi di un ambito terapeutico fino ad allora estraneo al suo ambito di competenza: l’assistenza al parto e alla gravidanza. La specialità ostetrica diverrà infatti un motivo di ascesa professionale dei “chirurghi ostetricanti” 7 che ne faranno campo di esperienza e di studio. Ma la salute e la cura della gravidanza, il benessere di madre e nascituro era questione riguardante esclusivamente le donne. Quando inizia a farsi lentamente strada nella medicina la tendenza ad occuparsi della loro salute, i primi medici non poterono che condividere con le donne stesse il vissuto fantastico e affettivo dei nove mesi della formazione del bambino chiamato appunto “bambino”, “portato” 8, “creatura”, 6

Prosperi, Dare lʼanima, Einaudi, Torino, 2005, cit., p.215

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Claudia Pancino Jean dʼYvoire, Formato nel segreto. Nascituri e feti tra immagini e immaginario dal XVI al XXI secolo, Carocci, Roma, 2006, pag. 22 8

Il termine “portato” per feto, utilizzato talora dai manuali in volgare del Cinque-Seicento, è documentato anche dalle prime edizioni del Vocabolario della Crusca, in cui si cita Dante.


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“figliuolino”9, appendice e parte della madre, inesistente anche nel pensiero senza colei che lo conteneva e lo nascondeva nel ventre. I primi “feti”10 disegnati nei primi testi di ostetricia del Cinquecento raffigurano “bambinelli”11 in miniatura assolutamente inverosimili, in pose danzanti, legati ad una mentalità che non comprendeva il bisogno di conoscere particolari clinici ma di rappresentare in quelle immagini anche sentimenti, femminili e materni, parte essenziale dell’attesa. Per lungo tempo continuarono quelle rappresentazioni fantastiche nei libri di medicina, anche quando ormai si sapeva benissimo che nella pancia delle gravide non c’erano bambini che giocavano. É come se per secoli la medicina stessa abbia condiviso un postulato per un bambino fantasticato e definito esclusivamente nella relazione con la madre. Ancor oggi il linguaggio quotidiano con cui si nomina familiarmente l’oggetto dell’attesa è quello dell’infanzia, delle favole, delle parole antiche. «Aspetto un bambino», «sono incinta», dice la donna al suo compagno, alla propria madre e agli altri. Come sempre, la storia delle parole trasmette importanti informazioni storiche. La lingua italiana, come altre lingue europee, utilizza i due termini “embrione” e “feto” per indicare il frutto del concepimento in diverse fasi del suo sviluppo: il primo indica la fase iniziale, il secondo la lunga fase successiva. I dizionari della lingua italiana concordano infatti 9

Claudia Pancino Jean dʼYvoire, Formato nel segreto. Nascituri e feti tra immagini e immaginario dal XVI al XXI secolo, Carocci, Roma, 2006, pag. 22 10 11

Non potevano ancora considerarsi tali i quanto erano più piccoli uomini allʼinterno di involucri

Claudia Pancino Jean dʼYvoire, Formato nel segreto. Nascituri e feti tra immagini e immaginario dal XVI al XXI secolo, Carocci, Roma, 2006, pag. 22


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nell’indicare con “l’embrione” l’informe, e con “feto” il prodotto della gestazione dal momento in cui comincia ad assumere le caratteristiche della forma umana. Così recita il Grande dizionario della lingua italiana di Salvatore Battaglia: Embrione. Prodotto delle prime fasi di sviluppo dell’uovo fecondato, in cui le strutture del nuovo organismo vanno a poco a poco differenziandosi attraverso processi di divisione, accrescimento e differenziamento Feto. Il prodotto del concepimento dei mammiferi da quando viene ad assumere le caratteristiche della specie fino al parto

Un dizionario medico12 distingue: Embrione. Uovo fecondato che attraverso fasi di segmentazione raggiunge lo stadio organo-formativo; la durata dello stadio embrionale varia in ogni specie animale: in quella umana va dal concepimento all’ottava settimana, dopo la quale si passa allo stadio fetale. Feto. Organismo in via di sviluppo quando ha raggiunto la forma della specie a cui appartiene; ciò si verifica nella specie umana alla fine del secondo mese di gravidanza.

L’etimologia del termine greco omerico che sta sia per embrione che per feto indica un “agnellino o un capretto” neonato; mentre Eschilo utilizza il vocabolo nel senso etimologico, e biblico, di “quello che cresce dentro”, ed è infine Ippocrate il primo (seguito poi da Aristotele e Galeno) a distinguere i due termini nominando il feto. Il termine latino per feto, fetus-us (foetus in Cartesio e nei testi medici cinquecenteschi) che in latino si fa derivare dall’aggettivo fetus, cioè fecondato, ha il significato originario di parto, e solo da Cicerone in poi di “prodotto del parto, cioè di feto detto di animali”.13 Solo in se12

G.B. Ascone, E. Lauricella, Dizionario medico, UTET, Torino, 1987, s.v.

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E. Marcovecchio, Dizionario etimologico storico dei termini medici, Festina Lente, Impruneta-Firenze, 1993, s.v.


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guito è stato esteso a quello delle donne. Andando in fine a quel documento originario della lingua italiana che è il Vocabolario della Crusca troviamo che “embrione” era considerato “il parto concetto nella madre, che abbia i debiti lineamenti e dovuta forma”, mentre “feto” era la “creatura nel ventre della madre”.14

Nel XIII sec. le conoscenze ostetriche ebbero uno sviluppo con l’istituzione delle prime Università (Bologna, Parigi, Padova…) e l’approfondimento degli studi di anatomia e chirurgia. Nel XV sec. gli scritti ostetrici sono quasi tutti italiani, molta influenza esercita l’invenzione della stampa a caratteri mobili15 e il progresso degli studi anatomici e chirurgici. Lo stesso Leonardo da Vinci16, grande ricercatore in campo biologico e con interessi precisi verso ciò che concerne il problema della nascita e della gravidanza, studierà la morfologia e la fisiologia degli organi della generazione con le idee aperte del nuovo secolo. Gli studi dell’artista sul feto (TAV. I-II) risalgono agli anni 1510-12: sono disegni di uteri e feti nei diversi stadi della gravidanza, figure assolutamente diverse da quelle che si erano viste nei manuali medievali, molto più

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Vocabolario degli Accademici della Crusca, con tre indici delle voci, locuzioni, e proverbi latini, e greci, posti per entro lʼopera, Giovanni Alberti, Venezia, 1612, pp. 314, 343. 15

La stampa a caratteri mobili è una tecnica di stampa inventata in Occidente dal tedesco Johann Gutenberg nel 1448. Il procedimento di stampa di Gutenberg consisteva nell'allineare i singoli caratteri in modo da formare una pagina, che veniva cosparsa di inchiostro e pressata su un foglio di carta o di pergamena. L'innovazione stava nella possibilità di riutilizzare i caratteri - fino ad allora le matrici di stampa venivano ricavate da un unico pezzo di legno, che poteva essere impiegato solo per stampare sempre la stessa pagina, finché non si rompeva la matrice, cosa che accadeva assai spesso. La lega per i caratteri di Gutenberg era formata da piombo e stagno, raffreddava velocemente e resisteva bene alla pressione esercitata dalla stampa. La macchina usata per la stampa era derivata dalle presse a vite usate per la produzione del vino: questo permetteva di applicare efficacemente e con pressione uniforme l'inchiostro sulla pagina. (Wikipedia) 16Leonardo

di ser Piero da Vinci (Vinci, 15 aprile 1452 – Amboise, 2 maggio 1519) è stato un artista e scienziato italiano. Uomo d'ingegno e talento universale del Rinascimento italiano, incarnò in pieno lo spirito universalista della sua epoca, portandolo alle maggiori forme di espressione nei più disparati campi dell'arte e della conoscenza. Fu pittore, scultore, architetto, ingegnere, anatomista, letterato, musicista e inventore, ed è considerato uno dei più grandi geni dell'umanità.


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simili alla realtà: la posizione del feto nell’utero e lo spazio da esso occupato fra le pareti uterine. L’aspetto è tutto sommato realistico: i feti rappresentati non sono più “uomini in miniatura” ed assomigliano a bambini veri ma un po’ meno a feti all’inizio della formazione. Si sa, infatti, che Leonardo ha avuto a disposizione per i suoi studi un feto umano di circa sette mesi, dalla cui diretta osservazione anatomica derivavano le sue prime informazioni. Scrive: Il figliolo sta nella sua matrice circondato dall’acqua perché le cose gravi pesano meno nell’acqua che nell’aria, e tanto meno quanto più l’acqua è vischiosa e grossa. E poi tale acqua comparte il peso di sé col peso della creatura per tutto il fondo e i lati della matrice 17

I feti di Leonardo sono di una bellezza rara e al tempo stesso terribili proprio perché così somiglianti al vero. Il processo di analisi scientifico-anatomica del feto si compie nel XVI sec. con la diffusione della stampa, il ritorno al classicismo, la libera discussione nelle Università capaci di mettere un freno alla onnipotenza della Chiesa e pongono le basi per l’evoluzione dell’ostetricia in senso moderno. L’ostetricia come scienza, che affonda le sue basi nelle rigide conoscenze morfologiche e fisiologiche e in questo secolo è ancora una branca della chirurgia,

ha inizio nel Rinascimento, con la rinascita

degli studi anatomici. L’uomo e la natura sono legati da uno stretto rapporto; ora, viene spazzata via l’idea medievale dell’uomo isolato dalla natura, fonte di male e di peccato.

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Citato da Cianchi, Leonardo, cit. pp. 41-2.


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Questo contatto diretto porta inevitabilmente all’osservazione e all’esperimento rompendo i ponti con la magia e l’aristotelismo: la gravidanza e il parto perdono cioè l’aspetto magico e mistico per acquisire i caratteri di fenomeno biologico. Fu dall’inizio del ‘500, dunque, che comparvero e si diffusero dei manualetti di ostetricia pratica per l’istruzione delle levatrici scritti nelle lingue volgari europee; essi ebbero così, a differenza dei manuali precedenti scritti in latino e rivolti ai dotti, una notevole diffusione. Uno di questi primi manuali, stampato nel 1513 è il: “De Swangern Frawen und Hebammen Rosengarten” 18, del tedesco Eucharius Röesslin (?-1526)19. E’ una guida per levatrici scritta in inglese, francese e fiammingo e diffusa in tutta l’Europa, esercitando notevole influenza sui contemporanei. L’illustrazione delle anatomie (TAV.

III-IV)

sembra avere, in questa opera, il preciso scopo di affidare all’immagine la spiegazione del testo, non solo per la descrizione del parto naturale, ma anche per quanto riguarda le posizioni patologiche del feto alla nascita. Il feto viene sempre rappresentato come un omino in miniatura fluttuante in un contenitore a forma di pera capovolta, e vi assume dunque, nelle diverse immagini, varie posizioni. Ciò che cambia negli anni e nelle diverse edizioni sono il disegno più o meno semplice dell’utero e lo stereotipo della raffigurazione del neonato. In una delle prime edizioni i “bambini” si trovano ognuno in un recipiente simile ad un’ampolla di vetro rovesciata, quasi una lampadina, dove sembrano nuotare con leggerezza, oppure le pose fanno pensare a un’istantanea di corpo in movimento: uno sta scivolando verso il bas18

Eucharius Röesslin, De Swangern Frawen und Hebanmen Rosengarten, Venezia, 1543

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Eucharius Röesslin detto Rhodion, (?-1526)


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so di schiena e spalanca le braccia (fig.7 TAV.III), l’altro, con gli occhi bene aperti sembra saltare con le ginocchia divaricate e i piedi vicini, verso il collo dell’utero stilizzato (fig.9 TAV.III). Un terzo sembra tuffarsi in avanti nell’acqua (fig.1 TAV.III), occhi aperti e riccioli pettinati, un quarto inginocchiato e con lo sguardo rivolto “all’uscita” pare pensieroso. Le fattezze di queste illustrazioni non sono esattamente quelle dei neonati ma piuttosto di un piccolo uomo dal collo taurino e dalla corporatura tarchiata. Tutti i neonati di questa serie sono di sesso maschile ad eccezione della rappresentazione di una malformazione di siamesismo (fig.1 TAV.IV). Prendendo in considerazione i testi di ostetricia cinquecentesca nel loro complesso, si deve innanzitutto segnalare come non tutte queste opere siano illustrate, né sono sempre illustrate le diverse edizioni. Inoltre, le illustrazioni non “appartengono” a un testo in particolare, ma se ne ritrovano di pressoché identiche in testi di ostetricia pratica di altri autori. Si può perciò affermare che i testi cinquecenteschi di ostetricia pratica presentano, fino al 1596, tre tipi di immagini ricorrenti con piccole variazioni da un testo all’altro. In più non si tratta di singole incisioni ma di serie. Complessivamente sono tre serie di circa venti incisioni impresse in una successione completa, o parziale. Queste serie focalizzano sempre le stesse situazioni: le presentazioni del bambino al momento del parto, naturali o patologiche. Le serie più antiche, come quella di Röesslin, sono quelle in cui i feti sono racchiusi in uteri assomiglianti a lampadine trasparenti e quelle in cui il feto appare attraverso un grande squarcio di un utero sor-


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montato ai lati da due simmetriche “rosette” 20. Infine la terza serie presenta uteri aperti come a sipario per far vedere i feti; questa tipologia di immagine è presente anche in alcune edizioni della Comare di Scipione Mercurio. Scipione Mercurio21 , allievo dell’anatomista bolognese Giulio Cesare Aranzi22 autore nel 1564 di “De humano foetu libellus”23 (un piccolo libro, che non aveva nessuno scopo didattico e tantomeno specifico sul feto ma conteneva in sé quanto lo studioso aveva appreso e visto in anni di studio, dissezioni, osservazioni), pubblicò nel 1596 il primo trattato italiano di ostetricia: La comare o raccoglitrice24 (TAV.V-VI-VII). In una delle ultime edizioni di quest’opera troviamo diverse immagini, tratte da diverse serie, rese “omogenee” 25 da una cornice ornamentale. In questi “uteri incorniciati”26 (TAV.VII) è più evidente il contrasto tra il testo, divulgatore di sezioni anatomiche di gravide morte, e le immagini che continuano invece a essere simboliche, immaginifiche, fantastiche, quasi volutamente distanti da possibili reperti abortivi e anatomici. Altro protagonista nella storia dei manuali anatomici fù Fabrici d’Acquapendente 27. Anatomista e chirurgo italiano si laureò in medicina

20

Claudia Pancino Jean dʼYvoire, Formato nel segreto. Nascituri e feti tra immagini e immaginario dal XVI al XXI secolo, Carocci, Roma, 2006, cit. pag.37 21

Girolamo Scipione Mercurio, (1540-1615)

22

Giulio Cesare Aranzi,(1530-1589), filosofo e medico nato e morto e Bologna.

23

Giulio Cesare Aranzi, De humano foetu libellus, ex officina Ioannis Rubrii ad insigne Mercurii, Bologna, 1564

24

Girolamo Scipione Mercurio, La comare o Ricoglitrice, Gio. Battista Cioti, Venezia, 1595-96

25

Claudia Pancino Jean dʼYvoire, Formato nel segreto. Nascituri e feti tra immagini e immaginario dal XVI al XXI secolo, Carocci, Roma, 2006, cit. pag.37 26

ivi cit. pag.37

27

Girolamo Fabrici dʼAcquapendente, (1537-1619)


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nel 1559 e per sei anni, mentre insegnava anatomia, esercitò privatamente la professione di chirurgo. Nel 1565 divenne professore di chirurgia e anatomia all'Università di Padova, dove sostituì il suo maestro Falloppio28, morto nel 1562. Nel 1600 Fabrici d’Acquapendente fa pubblicare il manuale anatomico De formato fetu29 aprendo nuovi orizzonti alla conoscenza medica del feto. In questo testo fondamentale di embriologia Fabrici descriveva gli ultimi stadi della vita fetale nei diversi animali, uomo compreso. Sebbene questo lavoro contenesse premesse errate sulla fecondazione dell'uovo e sul modo in cui l'embrione si nutre, esso influenzò molti scienziati contribuendo al riconoscimento dell'embriologia come vera disciplina scientifica di studi. Le tavole incise a bulino30 (TAV.VIII-IX-X-XI-XII-XIII-XIV) che corredano il manuale, riguardanti il feto umano, raffigurano immagini pre-scientifiche di creature sproporzionate e misteriose, molto differenti dai piccoli uomini rappresentati nei primi manuali del cinquecento, piuttosto esseri antropomorfi da cui non traspare nessuna emozione. In Francia una figura importante della produzione settecentesca di manuali di ostetricia pratica, scritta in volgare, fu quella del chirurgo François Mauriceau31 che corredò il suo testo Des maladies des Gabriele Falloppia o Falloppio (Modena, 1523 ca. – Padova, 9 ottobre 1562) botanico, anatomista, chirurgo e naturalista italiano. 28

29

Girolamo Fabrici dʼAcquapendente, De formato fetu, Francesco Bolzetta, Venezia, 1600

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L'incisione a bulino prende il nome dell'omonimo attrezzo usato dagli orafi per incidere oro e argento e in meccanica per asportare bave e smussare angoli. Il bulino è una sottile barretta di acciaio temperato. Un lato termina con un taglio inclinato che ne costituisce la punta affilata. L'altro lato termina con un manico in legno a forma di fungo tagliato. Con il bulino si incide la lastra che è di metallo dolce (rame, ferro, zinco, ottone, ecc.) Viene manovrato spingendolo con una mano e manovrando la lastra con l'altra. Il metallo viene asportato ed i solchi destinati a raccogliere l'inchiostro sono netti, anche molto profondi e le eventuali barbe sono eliminate con un raschietto invece che lasciate perché caratteristiche nell'incisione a puntasecca. Questa tecnica ebbe il suo periodo di maggiore diffusione nella seconda metà del 15º secolo e nei primi decenni del 16º secolo in Italia, Germania e Paesi Bassi. 31

François Mauriceau, (1637-1709)


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femmes grosses et accouchées 32 con una serie di illustrazioni raffiguranti le diverse posizioni in cui si può trovare un bambino prima della nascita. Osservando l’edizione del 1682, studiata presso la Biblioteca Antica Pinali di Padova, ci si accorge quanto il disegno che si vuole esplicativo, riecheggia in parte semplificazioni cinquecentesche dove non poco spazio viene concesso alla fantasia. Una tavola (TAV.XVI) incisa a bulino del manuale di Mauriceau descrive due paffuti putti barocchi di età indefinita che posano pacifici: uno osserva il suo cordone ombelicale collegato alla placenta mentre l’altro, con gli occhi chiusi, solleva due lembi di pelle per mostrare l’interno della sua pancia. In un’altra serie di immagini, questa volta xilografiche33, riguardanti le posizioni fetali (TAV.XVII-XVIII-XIX), l’utero si presenta aperto grazie al tradizionale artificio dello squarcio della parete anteriore, i cui lembi si aprono a formare una cornice quadrata al cui interno è ricavato un ovale che ne permette la visione del feto. In quello spazio ovale il bambino assume le diverse pose, consentendogli di avere del vuoto attorno a sé; non vi è costretto, ma vi si trova come in una cornice di un piccolo quadro. La serie di tavole sulle posizioni del feto alla nascita non propongono nulla di nuovo rispetto alle collezioni ostetriche; se ne può sottolineare comunque la maggiore ricercatezza gra-

32 33

François Mauriceau, Les maladies des femmes grosses et accouchees, Parigi, 1682

La matrice xilografica è costituita da una tavoletta di legno di particolare durezza. Legno detto “di filo” se la tavola è tagliata longitudinalmente rispetto al tronco, per un incisione morbida e poco precisa, oppure “di testa” se tagliata trasversalmente e montata unendo insieme diversi tasselli, compatti e privi di nervature. Questo modo permette di incidere linee molto sottili e ravvicinate, con un risultato finale di unʼincisione molto ricca e dettagliata. Lʼincisione avviene lasciando in rilievo le parti del disegno destinate a ricevere lʼinchiostro, usando strumenti affilatissimi (sgorbie, lame taglienti ed appuntite ecc.).


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fica, l’aggiornamento degli stili e una maggiore attenzione alla verosimiglianza. Benchè già da tempo la scienza medica e l’esperienza comune andavano d’accordo nel riconoscere quanto il nuovo essere maturava e si perfezionava progressivamente prendendo una compiuta forma umana, le idee su come ciò avvenisse sarebbero state piuttosto confuse ancora abbastanza a lungo. Nel 1745 nella Embriologia sacra34 del teologo palermitano Francesco Emanuele Cangiamila35

troviamo per la prima volta una tavola

con illustrate diciassette immagini dello sviluppo del feto, dall’informe al formato (TAV.XXIII). Nella tavola di Cangiamila, da un feto con abbozzo di testa e arti nelle immagini riguardanti le prime fasi della gestazione, si passa ad un omuncolo in posizione eretta che guarda e quasi sorride e poi ancora ad un bambino che gioca con cordone e placenta. Questa tavola, oltre a dimostrare l’ignoranza evidente nelle fasi dello sviluppo di una gravidanza, testimonia il peso esercitato dalla Chiesa nell’avanzamento della conoscenza scientifica. Infatti, l’intento principale dell’opera di Cangiamila, era quello di mostrare la necessità di battezzare anche i frutti del concepimento in qualsiasi fase del processo di formazione, in quanto, si sosteneva, dotati di umanità e anima.

34

Francesco Emanuele Cangiamila, Embriologia sacra, Stamperia di Francesco Valenza regio impressore della ss. crociata, Palermo, 1745 35

Francesco Emanuele Cangiamila, (1702-1763), Avvocato, sacerdote, interessato alla medicina sociale, canonico teologo della cattedrale di Palermo.


25

Nel Settecento, a livello europeo, Deventer36, Roederer37 e Smellie 38sono

forse i tre maggiori ostetrici autori di trattati illustrati con serie

di tavole che saranno riprese spesso da autori e incisori minori. Tutti e tre gli ostetrici nominati presentano nei loro manuali immagini di feti in utero, alla fine della gestazione. Nel mio studio analizzerò solo l’opera di William Smellie. Nel manuale in tre volumi39 di Smellie, le tavole vennero disegnate dall’artista Jan van Rymsdyk40 (illustratore anche del manuale di W. Hunter) e poi incise con la tecnica dell’acquaforte41 da Charles Grignion42. Le tavole (TAV.XXIV-XXV-XXVI) del testo di Smellie sono di piccolo formato e illustrano le diverse presentazioni del feto alla nascita; hanno un’evidente finalità didattica e per questo motivo sono rivolte ad un pubblico potenziale che userà le tavole per capire ed imparare come operare. Quella di Smellie è comunque un’opera per uso pratico mentre i testi preottocenteschi di Hunter e Soemmering hanno chiaramente, anche se ancora abbozzata, una finalità scientifica. Si possono invece senz’altro considerare come nuovi artifici “ideologici” insinuatisi nella rappresentazione settecentesca, e appartenenti a pieno titolo alla 36

Hendrik van Deventer (1651-1724) ginecologo e ortopedico olandese

37

Johann Georg Roederer (13 maggio 1726 - 4 aprile 1763) medico e ostetrico tedesco

38

William Smellie, (1697-1763) nato a Lanark, in Scozia, nel 1697. Nel 1720 comincia a fare pratica come chirurgo e speziale. Nel 1733 viene ammesso alla facoltà di chirurgia di Glasgow dove diventa professore e avrà come allievo W.Hunter. 39

William Smellie, A treatise on the theory and practice of midwifery, opera in tre volumi, William Strahan,1754, Londra

40

Jan van Rymsdyk (c.1730-88/89), illustratore medico di origine olandese che visse e operò a Londra nella metà del 700

41

Lʼacquaforte è una tecnica calcografica consistente nel corrodere con un acido i segni precedentemente incisi asportando una vernice antiacida applicata su una lastra di metallo (di solito zinco o rame), per ricavarne immagini da trasporre su un supporto (carta normalmente) per mezzo di inchiostri. 42

Charles Grignion, (1717-1810)


26

rappresentazione prescientifica, i feti senza uteri di Cangiamila. Fino al Settecento lo sguardo medico si è fermato al di qua del ventre della donna incinta, quasi rispettando la segretezza che necessariamente avvolge la gestazione. Non è un caso che a lungo le tavole raffiguranti i bambini in formazione vengano presentati ancora spesso in un utero aperto attraverso uno squarcio simile ad un sipario. Due cose vanno evidenziate. La prima: furono medici e scienziati, con alcune eccezioni, a voler “guardare dentro” il ventre della donna e ad infrangerne la segretezza. La seconda: la salute delle madri, dei nascituri e dei neonati non era stata molto a cuore alle istituzioni mediche, agli Stati e alla Chiesa fino al momento in cui i medici cominciarono a voler dare “concrete fattezze” al frutto del ventre femminile e a disegnare il feto nei diversi momenti della sua formazione. Ma come già detto i due noti precursori dell’illustrazione scientifica riguardante il feto erano uomini di medicina ma soprattutto scienziati: lo scozzese William Hunter43 e il tedesco Thomas Soemmerring44 . É grazie agli studi fatti da e su di loro che oggi si può entrare maggiormente nel merito del significato storico delle immagini riprodotte nelle loro opere.

43

William Hunter (1718 -1783) anatomista e medico scozzese si forma al St George's Hospital di Londra specializzandosi in ostetricia. Nel 1737 si laurea presso l'Università di Glasgow. Spostatosi a Londra diventa assistente di W. Smellie per poi, successivamente, lavorare da solo. Nel 1768 diventa professore di anatomia alla Royal Academy. Nel 1774 compose la sua opera più importante: Anatomia uteri gravidi. 44

Samuel Thomas von Sömmerring, (28 gennaio 1755 - 2 marzo 1830) medico tedesco, anatomista, antropologo, paleontologo e inventore. Autore del manuale anatomico De humani corporis fabrica,1794-1801,Francoforte


27


28

TAVOLE ILLUSTRATE


29


30

TAV. I

fig.1

fig.1: Leonardo da vinci, Royal Library, 1510-12, schizzo


31

TAV. II

fig.1

fig.1: Leonardo da vinci, Royal Library, 1510-12, schizzo


32

TAV. III fig.1

fig.2

fig.3

fig.4

fig.5

fig.6

fig.7

fig.8

fig.9

fig.1

fig.1-2-3-4-5-6-7-8-9: Eucharius Rรถesslin, De Swangern Frawen und Hebanmen Rosengarten, Venezia, 1543, xilografie


33

TAV. IV fig.1

fig.2

fig.3

fig.4

fig.1-2-3-4: Eucharius Rรถesslin, De Swangern Frawen und Hebanmen Rosengarten, Venezia, 1543, xilografie


34

TAV. V

fig.1

fig.1: Girolamo Scipione Mercurio, La comare o Ricoglitrice, Gio. Battista Cioti, Venezia, 1595-96, incisore Francesco Valesio, xilografia


35

TAV. VI

fig.1

fig.1: Girolamo Scipione Mercurio, La comare o Ricoglitrice, Gio. Battista Cioti, Venezia, 1595-96, incisore Francesco Valesio, xilografia


36

TAV. VII

fig.1

fig.2 fig.1

fig.3

fig.1-2-3: Girolamo Scipione Mercurio, La comare o Ricoglitrice, Gio. Battista Cioti, Venezia, 1595-96, incisore Francesco Valesio, xilografia


37

TAV. VIII

fig.1: Girolamo Fabrici d始Acquapendente, De formato fetu, Francesco Bolzetta, Venezia, 1600 Frontespizio, Bulino, incisore Giacomo Valeggio

fig.1


38

TAV. IX

fig.1

fig.1: Girolamo Fabrici d始Acquapendente, De formato fetu, Francesco Bolzetta, Venezia, 1600, Bulino, incisore Giacomo Valeggio


39

TAV. X

fig.1

fig.1: Girolamo Fabrici d始Acquapendente, De formato fetu, Francesco Bolzetta, Venezia, 1600, Bulino, incisore Giacomo Valeggio


40

TAV. XI

fig.1

fig.1: Girolamo Fabrici d始Acquapendente, De formato fetu, Francesco Bolzetta, Venezia, 1600, Bulino, incisore Giacomo Valeggio


41

TAV. XII

fig.1

fig.1: Girolamo Fabrici d始Acquapendente, De formato fetu, Francesco Bolzetta, Venezia, 1600, Bulino, incisore Giacomo Valeggio


42

TAV. XIII fig.1

fig.2

fig.1: (particolare fig.1 TAV. X) fig.2: (particolare fig.1 TAV. Xi) Girolamo Fabrici d始Acquapendente, De formato fetu, Francesco Bolzetta, Venezia, 1600, Bulino, incisore Giacomo Valeggio


43

TAV. XIV fig.1

fig.2

fig.1-2:

(particolare fig.1 TAV. Xii)

Girolamo Fabrici d始Acquapendente, De formato fetu, Francesco Bolzetta, Venezia, 1600, Bulino, incisore Giacomo Valeggio


44

TAV. XV fig.1

fig.1: Franรงois Mauriceau, Les maladies des femmes grosses et accouchees, Parigi, 1682, Frontespizio, Bulino


45

TAV. XVI

fig.1

fig.1: Franรงois Mauriceau, Les maladies des femmes grosses et accouchees, Parigi, 1682, Frontespizio, Bulino


46

TAV. XVII

fig.1:

Franรงois Mauriceau, Les maladies des femmes grosses et accouchees, Parigi, 1682, xilografia

fig.1


47

TAV. XVIII

fig.1: Franรงois Mauriceau, Les maladies des femmes grosses et accouchees, Parigi, 1682, xilografia

fig.1


48

TAV. XXI fig.1

fig.1: Franรงois Mauriceau, Les maladies des femmes grosses et accouchees, Parigi, 1682, xilografia


49

TAV. XIX

fig.1

fig.1: Franรงois Mauriceau, Les maladies des femmes grosses et accouchees, Parigi, 1682, xilografia


50

TAV. XX fig.1

fig.1: Franรงois Mauriceau, Les maladies des femmes grosses et accouchees, Parigi, 1682, bulino


51

TAV. XXII fig.1

fig.2

fig.3

fig.1-2-3: Franรงois Mauriceau, Les maladies des femmes grosses et accouchees, Parigi, 1682


52

TAV. XXIII

fig.1

fig.1: Francesco Emanuele Cangiamila, Embriologia sacra, Stamperia di Francesco Valenza regio impressore della ss. crociata, Palermo, 1745, aquaforte


53

TAV. XXIV

fig.1

fig.1: William Smellie, A treatise on the theory and practice of midwifery, opera in tre volumi, William Strahan,1754, Londra, disegnatore Jan van Rymsdyk, incisore Charles Grignion, aquaforte e bulino


54

TAV. XXV

fig.1

fig.1: William Smellie, A treatise on the theory and practice of midwifery, opera in tre volumi, William Strahan,1754, Londra, disegnatore Jan van Rymsdyk, incisore Charles Grignion, aquaforte e bulino


55

TAV. XXVI

fig.1

fig.1: William Smellie, A treatise on the theory and practice of midwifery, opera in tre volumi, William Strahan,1754, Londra, disegnatore Jan van Rymsdyk, incisore Charles Grignion, aquaforte e bulino


56

CAPITOLO 2 William Hunter: Anatomia uteri gravidi 1774

Nel 1774 William Hunter dà alle stampe il grande atlante Anatomia uteri gravidi45, contenente trentaquattro incisioni su rame (tecnica acquaforte) raffiguranti l’utero gravido e il suo contenuto a grandezza naturale (TAV.XXVII-XXVIII-XXIX-XXX-XXXI-XXXII), anatomicamente esatto e artisticamente raffinatissimo. Infatti, come precisa nell’introduzione l’autore, Lʼarte dellʼincisione su rame ci offre per molti aspetti ciò che è da sempre uno dei più grandi desideri degli amanti della scienza, ovvero il linguaggio universale. Essa infatti rende lʼidea della maggior parte degli oggetti naturali con più precisione di quanto potrebbero fare mai le parole; ha un maggior potere di penetrazione; e chiunque abbia un poʼ di familiarità con lʼoggetto rappresentato se ne può fare subito unʼidea precisa. Da quando questʼarte ha cominciato a diffondersi, è divenuto molto più facile comunicare e preservare le scoperte, e la conoscenza della natura è progressivamente aumentata.46

Come aveva già sostenuto Leonardo, al disegno è affidato il compito di dire più delle parole, l’incisione schiude e preserva allo sguardo ciò che la mano dell’anatomista ha progressivamente isolato e quindi reso visibile. Come ha scritto Martin Kemp47, 45

Williams Hunter, Anatomia uteri gravidi, John Baskerville, 1774, Londra

46

op. cit: Williams Hunter,introduzione

47

Martin Kemp è uno storico dell'arte, riconosciuto come il massimo esperto di Leonardo da Vinci. Professore di Storia dell'Arte a Oxford, ha curato la famosa mostra Leonardo da Vinci nel 1989 a Londra. Kemp ha svolto la sua preparazione accademica a Cambridge, laureandosi e poi specializzandosi in Scienze Naturali e Storia dell'Arte, proseguendo come ricercatore al Courtauld Institute of Art. E' stato Professore Ricercatore alla British Academy dal 1993 al 1998, e per più di 25 anni ha insegnato in Scozia presso diverse importanti università (tra cui St Andrews e Glasgow). E' stato professore ospite a Princeton, New York, North Carolina, Los Angeles e Montreal.


57

Leonardo da Vinci e William Hunter si trovano d’accordo nell’affermare che un’accurata rappresentazione delle forme poteva essere considerata come un “linguaggio universale” dell’occhio, che permetteva di superare la confusione delle lingue e delle categorie verbali. Nella sua manifestazione più semplice, tale idea poggia sul genere di presupposto espresso dall’affermazione di Hunter secondo cui la rappresentazione nelle arti imitative è un sostituto della realtà.48

“Grazie” alla morte di una giovane donna verso la fine della gravidanza e al caso fortuito che ne fece avere il cadavere all’anatomista, quel cadavere divenne modello per molte tavole dell’atlante. Continua Hunter, Una giovane donna, molto vicina al termine della gravidanza, era improvvisamente morta. Fu possibile ottenere il corpo per tempo, prima di un’apprezzabile decomposizione. Si era in una stagione favorevole alla dissezione, l’iniezione dell’indurente nei vasi sanguigni fu eseguita con successo e fu rintracciato un buon disegnatore. 49

Il buon disegnatore era Jan van Rymsdyk, olandese, londinese di adozione, ricercato illustratore di testi medici ma a riportare il disegno in acquaforte fu’, invece, l’incisore Robert Strange50. La collaborazione tra anatomista e artista era essenziale, descritta a volte come una sorta di “lotta” tra ciò che vede e rielabora il disegnatore e ciò che lo scienziato sa e vuole vedere nell’incisione. Hunter, affascinato dal tessuto, dalle membrane e dagli involucri che avvolgono il bambino, lascia trasparire dalle tavole la voglia di scoprire, strato dopo strato, ciò che vi è nascosto. Secondo un altro punto di vista, dava la viva impressione di aver mantenuto una forte presenza a fianco del 48

Martin Kemp, immagine e verità, editore Net, 2006 cit. pag. 199

49

Hunter, citato in Duden, il corpo della donna come luogo pubblico, cit. pp. 46-47

50

Robert Strange (1721-1792) incisore


58

suo disegnatore per assicurarsi che le mani dell’artista fossero al servizio degli occhi dell’anatomista. Hunter distingueva due tipi di raffigurazione: una è il semplice ritratto in cui l’oggetto viene rappresentato esattamente come appare; l’altra è una rappresentazione dell’oggetto in condizioni nelle quali non è stato realmente visto, quanto piuttosto concepito dall’immaginazione. Mentre l’immagine del primo tipo ritrae la singolarità di un oggetto, con conseguenti difetti e naturalezza, l’immagine del secondo tipo, che solamente descrive o dà un’idea di esso, può esibire in una singola raffigurazione ciò che può essere visto unicamente in più oggetti, e ne risulta al tempo stesso rigida ma di precisione quasi geometrica. Hunter preferisce la prima modalità: messa da parte la ricerca estetica del periodo precedente, sarà l’osservazione la base del disegno, senza alcuna negligenza per i dettagli. Nelle raffigurazioni dei suoi uteri, sostiene Kemp Ciascuna macchia, irregolarità, cicatrice, o difetto, per quanto piccolo, dev’essere fedelmente registrato, senza riguardo per il suo significato in rapporto all’anatomia in questione. Le mere dimensioni del libro di Hunter sono giustificate dal fatto che i dettagli dovrebbero venire rappresentati letteralmente “a grandezza naturale”. In un caso l’osservazione degli “accidenti” è portata a tal punto da registrare il riflesso di una finestra a dodici pannelli di vetro sulla membrana umida che copre la testa del feto (TAV.XXXII).51

Hunter riversava una fiducia totale nella ricerca di un diretto contatto con il materiale grezzo, tanto che tale stile esasperatamente fedele alla realtà si sviluppò in altre opere d’autore fino ad arrivare a una 51

Martin Kemp, immagine e verità, editore Net, 2006 cit. pag.225


59

sorta di manierismo. L’intenzione dell’ostetrico era impressionare la mente grazie a effetti il più possibile simili all’oggetto in natura, le immagini avrebbero dovuto conservare, sono sue parole, “il segno della verità”. Come è stato osservato, questo tipo di ricerca non fu esente da una precisa finalità estetica. L’Anatomia uteri gravidi, presentando immagini a grandezza naturale, è un libro di grande formato, non così facilmente utilizzabile nello studio privato e nella didattica rivolta agli ostetrici, invece opera costosa progettata come una pubblicazione di alto prestigio. É quella che Kemp chiama “retorica della realtà” ad aver introdotto Hunter a raffigurare uteri a grandezza naturale: egli infatti, o meglio Jan van Rymsdyk e Robert Strange, sfruttano ogni accorgimento grafico a disposizione per introdurci a credere che stiamo osservando i veri e propri campioni dissezionati dall’anatomista. Le sue dimensioni sono di circa 50x70 cm con il testo in latino e inglese a fronte. Aprire il libro e sfogliarne le pagine provoca ancor oggi, come aveva voluto il suo autore, un’impressione molto forte: nonostante il distacco con cui si può osservare ora, dopo l’invenzione della fotografia52, quei segni incisi ad acquaforte suscitano ancora un chiaro senso di ribrezzo e di morte. La didascalia, per esempio quella della tavola XIII (TAV.XXIX), non fa altro che aumentare la freddezza di queste immagini: A terio cadavere, nono gravitatis mense. Aperto Utero (vagina et vescica urinaria integris) incisis sicilicet, una cum anteriori uteri pariete, secundinis, ei adharentibus, et

52

La fotografia ebbe origine dalla convergenza dei risultati ottenuti da numerosi sperimentatori sia nel campo dell'ottica, con lo sviluppo della camera oscura, sia in quello della chimica, con lo studio delle sostanze fotosensibili. La prima camera oscura fu realizzata molto tempo prima che si trovassero dei procedimenti per fissare con mezzi chimici l'immagine ottica da essa prodotta; le sue prime applicazioni per la fotografia si ebbero nel 1826 con il francese Joseph Nicephore Niepce, al quale viene abitualmente attribuita l'invenzione della fotografia. da Wikipedia


60

in fundum Uteri reclinatis, situs Foetus (qui hic erectus est) conspictur. Vasa Uteri cera erant repleta.53

Dalla biografia di Jan van Rymsdyk si viene a sapere che l’artista aveva cominciato a disegnare la prima tavola per l’Anatomia di Hunter nel 1750 e che continuando nell’impegno a intervalli, avrebbe concluso l’impresa nel 1772 (il volume uscirà nel 1774). Ciò apre alcuni interrogativi. Infatti, Jan van Rymsdyk è autore anche delle tavole che illustrano il Treatise on the theory and pratice of midwifery di Smellie, che fu pubblicato nel 1754 (inoltre quelle tavole erano già pronte da anni). Generalmente l’opera di Smellie viene considerata precedente di due decenni rispetto a quella di Hunter. Ma se consideriamo le opere come un tutto di immagine e testo appare difficile stabilirne la successione cronologica. Allo stesso modo pone problemi di interpretazione la grande diversità tra le immagini di un volume e quelle dell’altro. Certamente diversi furono i rapporti autoreartista come pure la finalità delle opere.

53Williams

Hunter, Anatomia uteri gravidi, John Baskerville, 1774, Londra, cit. didascalia tab. XIII


61


62

TAVOLE ILLUSTRATE


63


64

TAV. XXVII

fig.1: Williams Hunter, Anatomia uteri gravidi, John Baskerville, 1774, Londra, Frontespizio

fig.1


65

TAV. XXVIII

fig.1: Williams Hunter, Anatomia uteri gravidi, John Baskerville, 1774, Londra, acquaforte, disegnatore Jan van Rymsdyk, incisore Robert Strange

fig.1


66

TAV. XXIX fig.1

fig.1: Williams Hunter, Anatomia uteri gravidi, John Baskerville, 1774, Londra, acquaforte, disegnatore Jan van Rymsdyk, incisore Robert Strange


67

TAV. XXX

fig.1

fig.1: Williams Hunter, Anatomia uteri gravidi, John Baskerville, 1774, Londra, acquaforte, disegnatore Jan van Rymsdyk, incisore Robert Strange


68

TAV. XXXI fig.1

fig.1: Williams Hunter, Anatomia uteri gravidi, John Baskerville, 1774, Londra, acquaforte, disegnatore Jan van Rymsdyk, incisore Robert Strange


69

TAV. XXXII

fig.1

fig.1: Williams Hunter, Anatomia uteri gravidi, John Baskerville, 1774, Londra, acquaforte, disegnatore Jan van Rymsdyk, incisore Robert Strange


70


71


72

CAPITOLO 3 opere incise di Gabriele Perraro: serie “Feti adulti”

Lo studio e l’analisi delle immagini fetali nella storia dei manuali medici anatomici sono stati lo spunto riflessivo ed espressivo per il mio lavoro grafico. Infatti è interessante pensare questa ricerca come l’ultima tappa di un percorso storico della rappresentazione fetale. La mia idea, non è quella di un’illustrazione didattica e tantomeno fotografica, ma vuole rendere graficamente, tramite la tecnica calcografica della morsura ad acquaforte, la corrosione della lastra nell’acido per ottenere la stessa crudezza visiva immaginata dissezionando una donna incinta deceduta da giorni. Nelle mie incisioni la figura, costruita con un tratteggio profondo di acquaforte a più morsure, si inserisce e fluttua in un fondo epidermico fatto da macchie realizzate a sprofondamento con morsure aperte e con acquatinta. Si crea così un tessuto funzionale alla composizione che avvolge il soggetto e trasfigura il suo senso drammatico. “Feto adulto” è il titolo di questa serie di incisioni le cui immagini sono riprese come “citazione” da illustrazioni del manuale di Hunter del 1774, mentre altre sono frutto della mia assoluta immaginazione. Tutto ha inizio da una poesia di Pier Paolo Pasolini nel suo cortometraggio “La Ricotta”, viene recitata da Orson Welles,: Io sono una forza del Passato. Solo nella tradizione è il mio amore.


73

Vengo dai ruderi, dalle Chiese, dalle pale d'altare, dai borghi dimenticati sugli Appennini o le Prealpi, dove sono vissuti i fratelli. Giro per la Tuscolana come un pazzo, per l'Appia come un cane senza padrone. O guardo i crepuscoli, le mattine/su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo,come i primi atti della Dopostoria, cui io sussisto, per privilegio d'anagrafe, dall'orlo estremo di qualche età sepolta. Mostruoso è chi è nato dalle viscere di una donna morta. E io, feto adulto, mi aggiro più moderno d'ogni moderno a cercare i fratelli che non sono più.

54 Pier

Paolo Pasolini (poesia recitata da Orson Welles ne "La ricotta")

54


74


75


76

serie

feti adulti

2008|2009


77

Visione1 Una figura maschile ed un’altra femminile. La figura maschile stringe il pugno e guarda in basso sofferente mentre tocca con la mano sinistra una macchia nera. Macchia nera che viene ripresa nell’angolo opposto dal ventre squarciato della donna incinta che appare tragicamente rovinata da bruciature nel busto, nei seni e nel viso. Nel fondo macchie leggere come liquidi corporei rilasciati si mischiano a violenti graffi e impronte digitali.


78

Perraro Gabriele, feto adulto, 2008, tecnica mista misure formato foglio cm.35x50 matrice mm.160x200


79

Visione2 Un’altra donna gravida. Questa volta è da sola e inginocchiata, con le gambe divaricate e con le braccia dietro la schiena butta la testa all’indietro dolorante. I seni cascano ai lati della pancia aperta, nella quale s’intravede un piccolo bozzo informe. Dall’addome svelato escono strani organi e cordoni ombelicali che si riversano e scompaiono nel fondo.


80

Perraro Gabriele, gravidanza prematura, 2008, tecnica mista misure formato foglio cm.50x70 matrice mm.200x250


81

Visione3 Non c’è piÚ un corpo femminile, ma solo i resti di un ventre, da cui partono due arti inferiori troncati. Il feto giace rannicchiato nel pezzo di carne in putrefazione; unica traccia di vita in un universo immobile di macchie e segni.


82

Perraro Gabriele, il frutto della carne, 2008, tecnica mista misure formato foglio cm.50x70 matrice mm.290x420


83

Visione4 Rimangono solo i feti come silenziosi protagonisti avvolti dai loro nidi epidermici. Tre fragili vite interrotte, congelate nella loro crescita si mostrano nel loro freddo equilibrio statico. Intorno a loro la profonditĂ dei toni scuri esalta la desolazione e la plasticitĂ  dei corpi


84

Perraro Gabriele, nidi epidermici, 2008, tecnica mista misure formato foglio cm.50x70 matrice mm.290x420


85

Bibliografia • Giulio Cesare Aranzi, De humano foetu libellus, ex officina Ioannis Rubrii ad insigne Mercurii, Bologna, 1564 • G.B. Ascone, E. Lauricella, Dizionario medico, UTET, Torino, 1987 • Renato Bruscaglia, Incisione calcografica e stampe originale d’Arte, Quattroventi, 1988, Urbino • Francesco Emanuele Cangiamila, Embriologia sacra, Stamperia di Francesco Valenza regio impressore della ss. crociata, Palermo, 1745 • Girolamo Fabrici dʼAcquapendente, De formato fetu, Francesco Bolzetta, Venezia, 1600 • Williams Hunter, Anatomia uteri gravidi, John Baskerville, 1774, Londra • E. Marcovecchio, Dizionario etimologico storico dei termini medici, Festina Lente, Impruneta-Firenze, 1993 • Ginevra Mariani, Le tecniche calcografiche d’incisione diretta. Bulino, puntasecca e maniera nera, Istituto Nazionale per la grafica, De Luca editori d’arte, 2003, Roma • Ginevra Mariani, Le tecniche calcografiche d’incisione indiretta. Acquaforte, acquatinta, lavis e ceramolle, Istituto Nazionale per la grafica, De Luca editori d’arte, 2005, Roma • Stefania Massari, Francesco Negri Arnoldi, Arte e scienza dell’incisione. Da Maso Finiguerra a Picasso, La Nuova Italia Scientifica, 1987, Roma • François Mauriceau, Les maladies des femmes grosses et accouchees, Parigi, 1682 • Giorgio Milesi, Dizionario degli incisori. Saggio di biografia ragionata, Minerva Italica, 1982, Bergamo • Claudia Pancino Jean dʼYvoire, Formato nel segreto. Nascituri e feti tra immagini e immaginario dal XVI al XXI secolo, Carocci, Roma, 2006 • Prosperi, Dare lʼanima, Einaudi, Torino, 2005


86

• Maurizio Rippa Bonati, Il teatro dei corpi. Le pitture colorate di anatomia di Girolamo Fabrici d’Aquapendente, Mediamed, 2004, Milano • Eucharius Röesslin, De Swangern Frawen und Hebanmen Rosengarten, Venezia, 1543 • Girolamo Scipione Mercurio, La comare o Ricoglitrice, Gio. Battista Cioti, Venezia, 159596 • William Smellie, A treatise on the theory and practice of midwifery, opera in tre volumi, William Strahan,1754, Londra • Martin Kemp, immagine e verità, editore Net, 2006


87

Sitografia • www.cinebazar.it/riv1a000698.htm • www.ginecologia.unipd.it/collezione/Storia%20Collezione%20Ostetrica.htm

• http://it.wikipedia.org/wiki/Girolamo_Fabrici_d%27Acquapendente • http://it.encarta.msn.com/encyclopedia_761582618/Acquapendente_Girolamo_Fabrici_ di.html • www.nlm.nih.gov/exibition/historicalanatomies/hunterw_home.html • http://opac.sbn.it/opacsbn/opac/iccu/base.jsp • http://content.karger.com/ProdukteDB/produkte.asp?Doi=169109 • http://sol.cib.unibo.it:8080/SebinaOpac/Opac • http://books.google.com/books?id=E2gPAAAAYAAJ&pg=PT233&lpg=PT233&dq=la+co mare+raccoglitrice&source=web&ots=H4As7CkCFk&sig=rZV6CV_X5QWnQtqS4Za2w1 zFx2g&hl=it&sa=X&oi=book_result&resnum=9&ct=result • http://www.rcseng.ac.uk/museums/history/williamhunter.html

DE HUMANO FOETU LIBELLUS  

TESI DI LAUREA

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