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DISTRIBUZIONE GRATUITA

NR. 27 - FEBBRAIO 2011


di Emilia Giuliana Papa

L’ITALIA UNITA NELLA (IN)GIUSTIZIA Piange. Prega la Madonna per diverse ore. Ma il miracolo non arriva. Cosicché, quando gli comunicano che la Cassazione, confermando la sentenza di secondo grado, lo condanna a sette anni di reclusione, Totò Cuffaro dichiara ai giornalisti: “Affronterò la pena come è giusto che sia… sono stato un uomo delle istituzioni ed ho un grande rispetto della magistratura, è così anche ora…”. Chi l’avrebbe mai immaginato che avremmo avuto una lezione di dignità e rispetto della legge da un ex governatore che la legge l’ha violata in lunghi anni di attività politica e di gestione, per così dire, “disinvolta” del governo siciliano. Eppure è successo. Questa dichiarazione, rilasciata da Cuffaro qualche ora prima di varcare l’ingresso del carcere di Rebibbia, è meritevole di positiva valutazione. Anche perché, decisamente, collide con il recente atteggiamento del nostro Presidente del Consiglio, che, accusato - in relazione al deplorevole caso di Ruby e le altre - di concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile, si rifiuta tutt’oggi di presentarsi ai giudici, seppur sollecitato da più parti politiche anche solo con l’augurio che, da presunto innocente, possa riabilitare la sua immagine ormai gravemente compromessa. Evidentemente il nostro premier coltiva idee alquanto originali circa il ruolo e il valore delle Istituzioni richiamati dall’ex Governatore della Sicilia, in una interpretazione tutta personale di uguaglianza di fronte alla legge, divisione dei poteri, democrazia. Non è un caso se abbiamo ritenuto di pubblicare, fra queste pagine lapilliane, una recensione del recente libro di Gianrico Carofiglio, La manomissione delle parole, che pare anticipare gli eventi di questi giorni “scottanti” e ricchi di scandali. Cito: “Cambiare i significati è la premessa per l’impossessamento abusivo di parole chiave del lessico politico e civile. Esse vengono distorte, piegate, snaturate, e infine scagliate con violenza contro gli avversari. Prima fra tutte, la nozione di democrazia è stata esposta storicamente, alle manipolazioni più pericolose. […] Nel novembre del 1999, Berlusconi accusava la sinistra italiana di voler impedire una vera democrazia, una vera giustizia e una vera libertà. Rimane nell’ombra il significato delle locuzioni vera democrazia e vera libertà, mentre suona particolarmente inquietante, alla luce dell’evolversi dei fatti nei dieci anni successivi, l’evocazione di una vera giustizia.” E aggiunge: “In uno stato di diritto chi governa serve le leggi: non le asservisce ai propri bisogni”. Come dargli torto. Le parole, dunque, sono pietre, mentre la società cui andiamo incontro, e cui vanno incontro le nuove generazioni, è “liquida” e fragile, a partire dalle sue istituzioni per finire alla gente comune, quella che sta perdendo il senso del “noi” e si rifugia in un egoismo rassegnato e asfittico di mera sopravvivenza. Libertà, democrazia, uguaglianza non possono ridursi a termini astratti da manipolare e stravolgere a proprio piacimento, bensì sono concetti fondanti della nostra Costituzione. Che, anche in rapporto alle sue implicazioni etiche, all’art. 54 recita testualmente: “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”.

Dove trovare Lapilli ---> CATANIA

Scuola Popolare di Musica “Lomax”, Biò Nievski Pub After Nine Pub Altamira Scenario Pubblico Internetteria Musicland Farmavet Etnea - Via Enna 3f Bar Europa Bar La Tavernetta Bar La Tazza d’Oro Bar Privitera Caffè Sauvage Facoltà di Lettere e Filosofia Scienze dell’Educazione Scienze Politiche Giurisprudenza Accademia di Belle Arti CUS Cittadella Cittadella Universitaria Libreria Bonaccorso Libreria Cavallotto Libreria Feltrinelli Libreria La Paglia Libreria Mondadori Libreria Tempolibro Tertulia Cinema Ariston Cinema Capitol Cinema King Cinema Odeon San Max Hotel

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Gravina di Catania Biblioteca Comunale

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Registrato presso il Tribunale di Catania n.17/07 del 15/07/2007

Editore --->

In Questo Numero:

Associazione Culturale Lapilli --> lapilli@email.it

Sede --->

copertina

Via Nino Bixio 15/a San Giovanni la Punta - CT

Direttore responsabile --->

Pag. 4 Julian Assange: Eroe o agente provocatore? di Alessandro Lattanzio

Emilia Giuliana Papa --> giulianapapa@alice.it

Generazione Marchionne di Claudio Sciacca

Pag. 8

Coordinatore di Redazione --->

Pag. 10

Claudio Sciacca --> ksciacca@libero.it

Responsabile Marketing e Comunicazione ---> Sebastiano Di Bella --> sebidibella@hotmail.it ---> 347 - 5463318

Pag. 12 Pag. 14

Le mie due mamme di Fausto Grasso

Amedeo Modigliani, artista poliedrico, amante appassionato di Salvatore Leone

Appuntamenti d’arte in Sicilia di Patrizia Seminara

Retrospettiva Musicale - parte 2a

Progetto Grafico e Impaginazione ---> Fausto Grasso --> faustidio@yahoo.it

Pag. 16

Vignette --->

Pag. 18

Giuseppe Ruscica --> www.etherealcomics.blogspot.com

Redazione --->

Sebastiano Di Bella Fausto Grasso Emilia Giuliana Papa Angela Puglisi Claudio Sciacca Patrizia Seminara

di Fausto Grasso

Una meteora degli anni ‘70 di Maurizio Pistorio Haiti 1804: nasce la prima Repubblica afroamericana di Alessandro Lattanzio

Pag. 20

Il Libro del Mese di Emilia Giuliana Papa Lapilli Scaffale a cura di Emilia Giuliana Papa

In memoria della Shoah. Testimonianze e commemorazioni nella scuola Pag. 22

31 Gennaio 2011. Dal liceo Majorana di San Giovanni la Punta, parlano gli studenti… di Marco Fisicaro e Giorgia Musmeci

Hanno collaborato a questo numero ---> Salvo Bottaro Irene Giuffrida Alessandro Lattanzio Salvatore Leone Gabriele Montemagno Maurizio Pistorio

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Tipografia A&G Via Agira 41/43 - CT

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Gli eventi di Febbraio-Marzo

La Foto del Mese

Foto di Salvo Bottaro


JULIAN ASSANGE: EROE O AGENTE PROVOCATORE?

Ecco i retroscena del famigerato caso Wikileaks. Una storia dai tanti risvolti oscuri di Alessandro Lattanzio

Le ‘rivelazioni’ di Wikileaks, sito

di ‘controinformazione’ gestito dall’australiano Julian Assange, negli ultimi mesi del 2010 hanno sconvolto gli ambienti mediatico-diplomatici. Il mondo dei mass media governativi e aziendali, il ‘mainstream’, come dicono gli anglosassoni, l’ambiente accademico e quello della politica ufficiale hanno accolto le ‘fughe’ (Leaks) diplomatiche riportate da Assange con apparente sorpresa, sbalordimento e indignazione. Perfino il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini è giunto a parlare di una ‘Pearl Harbor che avrebbe potuto portare alla terza guerra mondiale”. Facezie e amenità a parte, in realtà chi si occupa di tematiche legate alla geopolitica, alla diplomazia, alle questioni energetiche e militari, è sempre stato a conoscenza delle informazioni ‘rivelate’ da Wikileaks. Ma, trattandosi di verità scomode – e ve ne sono di ben più scomode di quelle ‘rivelate’ – il mondo dell’informazione governativo, filo-governativo o legato alle grandi imprese ha tenuto nascoste

queste notizie, che oggi vengono definite ‘sconvolgenti’, per almeno dieci anni.

I documenti rivelati da

Wikileaks, generalmente definiti dalla stampa con il termine ‘Cablegate’, riguardano 251.287 tra cablogrammi, telex, messaggi e mail inviati a Washington dal personale di 274 ambasciate e consolati statunitensi, generalmente appartenente ai quadri medio-bassi del Ministero degli Esteri USA. Non sono neanche documenti segreti, ma ‘riservati’ (15.652) o ‘confidenziali’ (133.887): non contengono, cioè, informazioni relative a operazioni militari, armi segrete o accordi occulti ma, semmai, dati legati alla privacy dello stesso personale diplomatico statunitense, essendo, nella maggior parte dei casi, non documenti elaborati da organismi

militari o governativi, ma, appunto, pareri e considerazioni personali dei vari ufficiali governativi operanti nelle ambasciate USA sparse per il mondo. Julian Assange avrebbe avuto questi documenti da un soldato statunitense, Bradley Manning, che, in precedenza, gli avrebbe consegnato altri 300.000 documenti dell’esercito USA e, soprattutto, il famoso video che, riprendendo un elicottero statunitense mentre attaccava un gruppo di civili iracheni, ha permesso a Wikileaks di emergere per la prima volta tra i mass-media tradizionali.

Ma

chi è Assange? Julian Paul Assange fin da giovanissimo ha fatto parte del mondo degli “hacker”, i pirati informatici. Nel 1988 fu uno dei membri del Chaos Computer Club di Amburgo, un’organizzazione che avrebbe creato virus informatici e che era coinvolta in un grave caso di spionaggio in Germania occidentale. In seguito aderisce all’International Subversives, un altro gruppo di cyber-


pirati; arrestato nel 1991, l’anno dopo, nonostante 24 capi d’accusa, viene rilasciato dietro pagamento di una multa di 2100 dollari. Ma – si sa – gli hacker, una volta catturati, o abbandonano la loro attività informatica, oppure la continuano per conto del governo, soprattutto proprio con i servizi d’intelligence. È nel 2007 che Assange inizia a lavorare con Wikileaks, nel cui ambiente, però, parecchi suoi collaboratori e colleghi lo hanno criticato per il comportamento autoritario e enigmatico. Il suo vice, ad esempio, il tedesco Daniel Domscheit-Berg, si è dimesso nell’ottobre 2010 per contrasti con Assange relativi alla linea fin troppo appariscente tenuta da Wikileaks, mentre in precedenza altri suoi soci e colleghi, come John Young e Deborah Natsios, fondatori del sito di controinformazione Cryptome.org, il 7 gennaio 2007

avevano abbandonato l’impresa, ritenendo troppo occulti i metodi e gli obiettivi da lui perseguiti. Young si congedò addirittura con queste parole: “Wikileaks è una frode... che lavora per il nemico”. Fatti oscuri, ai quali si aggiungono le accuse mosse contro Assange di presunte molestie verso due donne svedesi, benché alquanto ‘curioso’ sia che la sua principale accusatrice, la giornalista svedese Anna Ardin, collabori con l’USAID e il NED, due enti governativi statunitensi per gli ‘aiuti’ all’estero, ovvero la facciata legale della CIA, coinvolte in operazioni volte ad influenzare la politica degli stati esteri. In particolare, Ardin collabora col ‘profugo politico cubano’ Carlos Alberto Montaner, ricercato da Cuba per terrorismo.

Ciò

che si evince di certo da tutta questa vicenda è che l’amministrazione di Barack Obama ne esce danneggiata, mentre l’immagine della segretaria di Stato (cioè il ministro degli Esteri degli USA) Hillary Rodham Clinton, ne risulta notevolmente offuscata, non solo per l’’inefficienza’ dimostrata da Washington nel saper tenere al

sicuro documenti riservati, ma anche per via degli irriguardosi giudizi personali dalla stessa Clinton espressi su altre figure internazionali.

Julian

Assange, trattenuto agli arresti per 48 ore, è stato rilasciato su cauzione, ed è ora ospitato dal giornalista Henry Vaughan Lockhart Smith, ex capitano dei granatieri inglesi, che scrive per la rivista ufficiale della NATO, ed è anche il presidente del Frontline Club, un’organizzazione legata ai media governativi e aziendali britannici finanziata dall’Open Society Institute, organizzazione – quest’ultima – creata dal miliardario speculatore finanziario statunitense George Soros. Intanto, e casualmente, lo scorso 11 gennaio Assange dichiara che Wikileaks sta attraversando grosse difficoltà economiche e che ‘non potremo sopravvivere per come vanno le cose. Il denaro dei donatori stenta ad arrivare, perché tutti i nostri conti sono bloccati. Valuto che perdiamo 500mila euro alla settimana. Ma cercheremo di reagire’. All’indomani della strage di Tucson, Assange, i cui legami con la congressista Giffords vengono presentati come fossero una ‘burla’, annuncia la chiusura di Wikikleaks. Missione compiuta? Nella pagina a fianco: Julian Assange; Sopra: Ana Ardina

LE REAZIONI Ecco cosa hanno dichiarato alcuni personaggi oggetto dei giudizi poco lusinghieri espressi nel ‘Cablegate’: - Il Primo Ministro russo Vladimir Putin, dopo la pubblicazione dei documenti ha ammonito gli USA a “non ficcare il naso nei nostri affari”, mentre il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha definito i documenti riservati una “lettura divertente”, aggiungendo minacciosamente che “prenderemo in considerazione il comportamento dei nostri partner (n.d.r.statunitensi)”. - Il Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha invece dichiarato: “Non crediamo che queste informazioni siano trapelate per caso, pensiamo che sia stato tutto organizzato per rilasciare

regolarmente questi documenti e che il tutto persegua fini politici.” - Il Presidente venezuelano Hugo Chávez ha da parte sua affermato: “Devo congratularmi con quelli di Wikileaks per la loro audacia e il loro coraggio. Qualcuno dovrebbe studiare la stabilità mentale della signora Clinton, il minimo che può fare è dimettersi, insieme agli altri delinquenti che lavorano nel Dipartimento di Stato degli Stati Uniti”. - Il Primo Ministro argentino, Horacio Rodríguez Larreta è, infine, del parere che le notizie sono “una vergogna per la diplomazia statunitense” e che “gli USA dovranno dare molte spiegazioni, a molte nazioni e a tanta gente”.


UN CASO ANCORA APERTO 8 Gennaio 2011: attentato a Tucson, in Arizona. La deputata democratica liberale statunitense Gabrielle Giffords, convinta sostenitrice di Assange, viene ferita gravemente nel corso di una sparatoria per mano di Jared Lee Loughner. Sei le vittime. Coincidenza o premeditazione? di Alessandro Lattanzio

Secondo una notizia apparsa sul sito Spoofnews lo scorso 10 gennaio, un informatore della polizia, e compagno di cella dell’indagato, avrebbe detto alle autorità carcerarie che Loughner gli ha confessato di avere sparato alla congressista perché sospettava che lei stesse segretamente sostenendo Julian Assange. Loughner, sempre secondo l’informatore, avrebbe ascoltato l’appello all’assassinio di Julian Assange fatto da Tom Flanagan, un ex-collaboratore del primo ministro canadese. In effetti, quando, in un precedente discorso pubblico, Gabrielle Giffords aveva sostenuto il diritto alla libertà di parola, avrebbe sostenuto segretamente – secondo Loughner – il diritto di Julian Assange di rendere noti i documenti segreti. Il sito Spoofnews, da parte sua, dichiara di essere un sito di satira, e definisce la storia appena riportata ‘satira’, appunto, avvertendo il pubblico di lettori. Ma ecco che si scopre che Loughner ha due account su youtube, cioè due canali; uno, però, contiene un solo video, quello che la TV ci ha mostrato, dove si vede una persona completamente coperta,

viso compreso, che avanza verso una bandiera a stelle e strisce per bruciarla. Strano, no? Il presunto killer aprirebbe un sito tre mesi prima – nel novembre 2010 – con nome e cognome ben esposti, e poi vi caricherebbe un video dove si mostra travisato e acclamante la morte dei liberali del governo di Washington. Un genio, non c’è che dire... Sempre che sia stato lui a creare quell’account. Altro particolare curioso: la deputata Giffords risultava essere iscritta a due account soltanto, uno dei quali era proprio il presunto canale di Loughner in questione. Strana coincidenza. Sarebbe pure questa una burla? Tutta un’operazione di ‘discredito preventivo’? Ed ecco il comunicato di Wikileaks, emesso il 10 gennaio, esprimere ‘i migliori auguri per il recupero del rappresentante USA Gabrielle Giffords’. I collaboratori di WikiLeaks sono stati oggetto di violenti attacchi da parte di personalità di spicco degli Stati Uniti, tra cui Sarah Palin, che ha esortato l’amministrazione statunitense ‘a dare la caccia al capo di WikiLeaks come se fosse un Taliban’, e mentre il politico Mike Huckabee già lo scorso novembre aveva chiesto, nel suo programma su Fox News, l’esecuzione di Julian Assange, il commentatore di Fox News, Bob Beckel, riferendosi a Assange,

aveva chiesto pubblicamente che la gente “sparasse a questo figlio di una cagna”. Christian Whiton ha infine espresso su Fox News un parere sulla violenza contro gli editori e redattori WikiLeaks, dicendo che gli Stati Uniti dovrebbero “designare Wikileaks e i suoi funzionari quali combattenti nemici, aprendo la strada ad azioni extra-giudiziarie contro di loro.” Julian Assange ha così risposto: “Nessuna organizzazione in tutto il mondo è la più devota sostenitrice della libertà di parola di Wikileaks, ma quando i politici cercano l’attenzione dei media invitando a uccidere specifici individui o gruppi di persone, dovrebbero essere accusati di incitamento all’assassinio. Coloro che invocano l’omicidio meritano di condividere la colpa come quelli che premono il grilletto della pistola”. Sopra: Gabrielle Gifford; A sinistra: Jared Lee Loughner;


Guida alla percezione delle essenze Le piramidi olfattive

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a nota di testa

che si sente immediatamente [ una nota volatile. Dura da immediatamente dopo la vaporizzazione sino ad un massimo di due ore. Le materie prime utilizzate sono esperidate, essenzialmente a base di limone, bergamotto, arancio e neroli.

L

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15 minuti sino a quattro ore dopo. Le note di cuore sono composte dal gelsomino, mughetto, caprifogliio, violetta, rosa e magnolia.

a nota di fondo si diffonde a partire da un’ora sino alle seguenti 24 ore. Ci sono alcune materie prime che durano anche 3 mesi su una mouillette. É la nota di fondo che fa durare il profumo nel tempo ed è su di essa che si vanno ad appoggiare le note di testa e le note di cuore. Si possono segnalare come materie prime l’opoponaco l’essenza di rosa, il muschio o il sandalo.

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GENERAZIONE MARCHIONNE Figli di un nuovo modo di intendere il lavoro. Costretti a rinunciare alle conquiste sindacali ottenute dai propri padri. Orfani dei sindacati, divisi e umiliati. E con un destino comune a quello delle vittime di un altro “grande” riformatore: Brunetta. Timori e speranze dell’ultima generazione di lavoratori di Claudio Sciacca

Sergio

Marchionne e Renato Brunetta. L’uno Amministratore Delegato della Fiat, l’altro Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione. A questi due nomi e a questi due personaggi sono associati, che lo si voglia o meno, sogni e incubi di milioni di lavoratori italiani. E alle loro scelte in materia di politica del lavoro, nel settore privato quanto nel pubblico impiego, sono legati i destini di tanti giovani che nel mondo del lavoro, prima o poi, entreranno. Una nuova generazione di lavoratori che, con ogni probabilità, non godranno degli stessi diritti di cui hanno beneficiato i loro padri.

del decreto correttivo al D.Lgs. 150 del 2009, c.d. “decreto Brunetta”, cominciano a intravedere sulla propria pelle gli effetti della riforma del pubblico impiego che porta il il caso dei lavoratori della Fiat, nome del ministro in miniatura. Ma dopo il referendum dello scorso andiamo con ordine. 14 gennaio nello stabilimento di he per i lavoratori di Mirafiori, lo Mirafiori, i cui risultati sono stati salutati da Marchionne come una stabilimento più grande della Fiat, “svolta storica” per i lavoratori e per con oltre cinquemila dipendenti, il nostro Paese. Ma è il caso anche dei fosse arrivato il tempo delle scelte dipendenti pubblici, che dallo scorso lo si era capito dall’interventismo 21 gennaio, data di approvazione del suo supermanager, capace

È

C

SERGIO MARCHIONNE - 58 anni - figlio di un maresciallo dei Carabinieri trasferitosi in Istria, dove conobbe la futura moglie, negli anni Trenta; a 14 anni emigra, con i genitori, in Canada; - laureato in Giurisprudenza in Canada, dove lavora come avvocato e commercialista; - a 30 inizia la sua attività come dirigente, dapprima in Canada, poi in Svizzera, dove, tra l’altro, risana in pochi anni il Gruppo Société Générale de Surveillance (SGS) di Ginevra, con 55.000 dipendenti; - dal giugno 2004 è Amministratore Delegato del Gruppo Fiat; dal 2005 assume la guida di Fiat Auto; a lui sono legati i successi della Fiat 500 e della Fiat Grande Punto, auto più venduta in Italia nel 2006 e 2007; - nel giugno 2009 conclude per l’acquisizione del 20% delle azioni dell’americana Chrysler; in Italia appronta un piano industriale che prevede la chiusura di alcuni stabilimenti, tra cui quello di Termini Imerese, con 2000 lavoratori; - il 24 ottobre 2010 dichiara: “Senza l’Italia la Fiat potrebbe fare di più”, minacciando una ulteriore contrazione degli investimenti del gruppo in Italia; - il 5 febbraio 2011 parla di una possibile “fusione tra Fiat e Chrysler tra due o tre anni, in un’unica entità con sede a Detroit”.

nell’ultimo anno di mettere la parola fine alle speranze dei lavoratori di Termini Imerese, stabilimento destinato alla chiusura, e di imporre le proprie strategie produttive unilateralmente, vale a dire senza aver raggiunto un’intesa con tutte le sigle sindacali, per la fabbrica campana di Pomigliano d’Arco. Anche qui con un referendum. Anche qui con una strategia chiara: prendere o lasciare. Da un lato Marchionne, capace negli ultimi cinque anni di risollevare il titolo Fiat a dispetto della crisi del


RENATO BRUNETTA

- 60 anni - figlio di un venditore ambulante di gondoete, gondole di plastica nera-souvenir a Venezia; - laureato in Scienze Politiche ed Economiche a Padova a 23 anni; professore di Economia ora in pensione; - per due volte candidato a Sindaco di Venezia e per due volte sconfitto da candidati di centro-sinistra; - dal 2008 Ministro per la Pubblica Amministrazione e per l’Innovazione nel Governo Berlusconi. Qualche chicca… - conia per i dipendenti pubblici il termine “fannulloni”; - sulle donne dichiara: “Il lavoro pubblico è stato usato per tanto tempo come un ammortizzatore sociale soprattutto da parte delle donne che uscivano a fare la spesa in orario di lavoro” - sui poliziotti dichiara: “Bisogna mandare i poliziotti per le strade. Ma non è facile farlo: non si può mandare in strada il poliziotto panzone che non ha fatto altro che il passacarte, perché in strada se lo mangiano”.

mercato automobilistico mondiale, dall’altro i lavoratori che, per essere competitivi rispetto ai colleghi di altre parti del mondo, devono esser disposti a lavorare di più, rinunciando a diritti precedentemente acquisiti, quali le pause tra i turni e le garanzie in caso di malattia.

E poi ci sono i sindacati, divisi e

umiliati, e ormai poco rappresentativi agli occhi del padre-padrone, se è vero che l’intesa è stata raggiunta non tenendo conto delle proposte della Fiom, il sindacato che fa capo alla Cgil, con maggiore rappresentatività tra gli operai della Fiat. Una prova di forza, quella di Marchionne, vista con soddisfazione da chi, in nome del liberismo più sfrenato e della competitività, considera il sindacato, quando non allineato con le strategie della proprietà, come un fastidioso granello nell’ingranaggio del profitto a tutti i costi. Ed anche un messaggio per altri gruppi industriali che potrebbero porre i propri dipendenti davanti a scelte forzate, minacciando chiusure e trasferimenti all’estero. Tempi duri, quindi, per chi lavora nelle fabbriche e nelle aziende, potenziali vittime del modelloMarchionne.

Ma guai in vista possono prevedersi anche per i dipendenti pubblici, allorché entri a pieno regime la riforma Brunetta riguardante il pubblico impiego. Una riforma

che, non a caso, è figlia dello stesso modo di intendere il lavoro di una qualunque grande azienda, quello cioè dell’imprenditore che agisce con capitali privati. E che, appunto come in una grande azienda privata, trasforma il dirigente della pubblica amministrazione capo dell’ufficio in un supermanager, che può disporre del personale a proprio piacimento, senza trattare con i sindacati. Una vera rivoluzione che, dopo la brusca accelerazione apportata dal recente decreto, potrebbe far entrare in vigore il corpo più sostanzioso della riforma a breve, e non al momento del rinnovo dei contratti collettivi di lavoro, strumento sempre prezioso per la mediazione dei sindacati. Annullato il peso delle organizzazioni sindacali all’interno degli uffici, il dirigente, sempre che raggiunga determinati risultati in termini di produttività, potrà a sua volta premiare in termini economici quei dipendenti che

“producano” di più. E se è facile immaginare le feroci e fantozziane competizioni all’interno degli uffici per entrare nelle grazie del Capo, più complicato è ipotizzare come possa essere accettato un sistema che permetta al dirigente di decidere arbitrariamente sulle promozioni, sui trasferimenti e soprattutto sui licenziamenti, in prospettiva assai più facili, pur senza giusta causa.

Insomma,

appare evidente che, pur nella contingenza di una grande crisi economica e con milioni di giovani che premono per entrare nel mondo del lavoro, rischiano di essere buttati alle ortiche anni di conquiste sindacali. Per quelle stesse conquiste tanti vecchi lavoratori della Fiat, ormai in pensione, piangevano davanti ai cancelli di Mirafiori il giorno del referendum. Non per se stessi, ma per i propri figli e nipoti.


LE MIE DUE MAMME Sono sempre più numerose le famiglie non convenzionali, composte da genitori separati, single, conviventi, famiglie allargate e – avanguardia rivoluzionaria – “famiglie arcobaleno”. Tra perplessità e discriminazioni la società reagisce in maniera variegata, ma la legge non dà risposte di Fausto Grasso

I continui cambiamenti della società hanno coinvolto anche la composizione della famiglia, destrutturando, ormai, quello che, per tanto tempo, ne è stato il modello tradizionale. Molti di noi hanno genitori separati, single o risposati, conviventi o compagni, fidanzati a cinquant’anni, ma solo in pochi possono dire di avere “due mamme o due papà”. Eppure, è questo il caso delle cosiddette “famiglie arcobaleno”, distinte in quattro categorie principali. Vediamole più da vicino: ci sono le coppie omosessuali cha hanno figli da relazioni etero; le coppie di omosessuali che, sentendo il bisogno di creare una famiglia, ricorrono alle tecniche di procreazione assistita, all’autoinseminazione e – per le coppie di uomini – al surrogacy, o all’adozione; poi ci sono le coppie di singoli gay o lesbiche che costituiscono una famiglia pur non abitando sotto lo stesso tetto, attraverso l’affido condiviso; e infine c’è anche il singolo, che può desiderare di essere madre o padre. In sintesi, la famiglia arcobaleno è una famiglia non fondata né

sulla biologia né sulla legge ma che dovrebbe basarsi esclusivamente sull’impegno quotidiano, il rispetto reciproco e l’amore per il proprio figlio. Al di là di qualunque valutazione etica, è un dato di fatto che la legge italiana non è ancora in grado di tutelare, in una coppia di fatto, né i genitori né i figli, tanto più se si tratta di una coppia omo. In questa particolare circostanza, infatti, in caso di morte del genitore legale, il bambino, per lo Stato, è a tutti gli effetti orfano. Sebbene svolga i compiti e gli adempimenti tipici di una madre o padre naturale, l’altro genitore non avrà nessun diritto su di lui, poco importa l’aspetto affettivo e sociale. Per lo Stato è un estraneo. Eppure gli studi sulla questione dimostrano che servirebbero leggi adatte. Da uno studio a cura dell’ISTAT pubblicato nel 2009 si evince che dal 1995 al 2008 le separazioni sono passate

da 52.323 a 84.165, e per i divorzi abbiamo lo stesso andamento, poiché si è passati dalle 27.038 separazioni legali del 1995 alle oltre 54.000 nel 2008. I matrimoni, inoltre, sono in netto ribasso. E i figli? Uno studio del 2010 dell’Associazione Matrimonialisti Italiani (AMI) si è interrogato sull’argomento e dipinge un quadro allarmante: negli ultimi dieci anni i figli coinvolti nelle separazioni e nei divorzi sono stati circa 1,4 milioni, il 50% dei quali

LEGGE DI DISCRIMINAZIONE SESSUALE • ART. 5. (Requisiti soggettivi). • 1.Fermo restando quanto stabilito dall’articolo 4, comma 1, possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi. Estratto della legge n.40/2004


COS’E’ IL SURROGACY?

affidato ad entrambi i genitori. Un altro dato interessante lo ha messo a disposizione la Clinica Mangiagalli di Milano, che ha stilato una statistica mettendo in relazione il numero delle madri single con il totale dei parti: nel 2008 su 6750 parti, 474 riguardavano madri sole, nel 2009 su un numero di parti pressoché simile, le madri single erano più che raddoppiate, e l’anno scorso hanno partorito 1298 madri senza partner su un totale di 6138 (di queste ¼ sono straniere). Ma anche i padri single sono in aumento. Secondo le ultime analisi dell’ISTAT, nel 2010 i padri che hanno dovuto lottare contro la legge che non riconosceva loro l’affidamento dei figli o che si sono trovati a dover crescere uno o più figli sono stati

ben il 39% dei separati. Le statistiche ci dicono che l’80% dei padri separati non riesce a vivere con quello che rimane dello stipendio dal pagamento degli alimenti alla moglie. Insomma, la composizione della famiglia italiana si è modificata e con essa si dovrebbe modificare anche l’aspetto giuridico e legislativo. Negli ultimi tempi parecchi comuni italiani, tenendo conto delle mutate esigenze, stanno istituendo un registro delle unioni civili, seguendo l’esempio di Empoli, che già nel 1993 si era fatta promotrice dell’iniziativa.

Il cantante Ricky Martin, qualche anno fa, ha fatto molto parlare di sé dichiarando di essere gay, e suscitando grande dispiacere tra le sue fans. L’aspetto della vicenda che, però, non è stato tanto esaltato dai media, è stato il desiderio espresso dall’artista di avere un figlio. Martin ha spiegato che per un gay avere dei figli è molto difficile, perchè chiedere l’affidamento è quasi inutile, ma la soluzione potrebbe essere legata ad una procreazione a 3. Ci si affida a due donne, la donatrice dell’ovulo e la portatrice, ovvero colei che porterà il bambino in grembo fino alla nascita. In Italia, questo non è permesso, e non è permessa neppure la fecondazione eterologa, ovvero la fecondazione per mezzo di donazioni di ovociti o spermatozoi.

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AMEDEO MODIGLIANI ARTISTA POLIEDRICO, AMANTE APPASSIONATO A pochi giorni dalla chiusura della mostra su Modigliani a Catania, ottimi il bilancio e il gradimento dell’evento che, dall’11 dicembre all’13 febbraio, ha richiamato al Castello Ursino folle di visitatori di Salvatore Leone

Modigliani,

ritratti dell’anima. È questo il titolo della mostra appena conclusasi, organizzata dal Modigliani Institut Archives Légales, Paris-Rome, in collaborazione con il Comune di Catania e la galleria Side A del collezionista siciliano Giovanni Gibiino.

Ospitato

al Museo Civico del Castello Ursino, l’evento, che ha avuto uno straordinario successo di pubblico e di critica, è stata un’inedita retrospettiva, un vero e proprio “viaggio sentimentale” attraverso l’infanzia, la giovinezza e la maturità di Amedeo Modigliani, scavando per la prima volta nel percorso sia artistico che umano dell’artista livornese. Un itinerario che si snodava tra opere e documenti d’epoca, ma anche

fra oggetti appartenuti all’artista o alla famiglia, fra i quali la tavolozza degli ultimi anni di Modi, la bambola interamente realizzata in occasione della nascita della figlia, documenti personali come l’atto di nascita e la pagella ginnasiale del pittore e, soprattutto, l’interessante Diario della madre, una sorta di giornale di famiglia curato da Eugénie GarsinModigliani, esposto nella prima sala (dove era possibile anche vedere molte foto di famiglia) e del quale si potevano leggere diverse pagine.

Modigliani scultore: a Rovereto fino al 27 marzo di P. Seminara Il 2011 è iniziato, da un punto di vista artistico, all’insegna di Modigliani, e a favore di una più completa e appropriata conoscenza della sua arte. Almeno tre le mostre dedicate – in questi mesi – all’opera dell’artista livornese: oltre che Catania, gli hanno reso omaggio Praga e Rovereto (Trento). Benché Modigliani amasse definirsi “più scultore che pittore”, la sua opera plastica è in realtà ancora oggi meno conosciuta dei suoi celebri ritratti di donne dal collo lungo, tanto che – secondo gli studiosi – di lui ci sono note solo 25 opere scultoree. Otto di queste sculture sono attualmente esposte dal 18 dicembre scorso – e lo saranno fino al 27 marzo – al prestigioso MART (Museo d’Arte Contemporanea) di Rovereto, dove una mostra-evento, intitolata Modigliani scultore, raccoglie alcune significative teste scolpite, tutte provenienti da importanti collezioni pubbliche. È noto, in effetti, che tra il 1911 e il 1913 Modigliani abbandonò la pittura per dedicarsi al linguaggio scultoreo, nel quale fu ispirato – come vuole sottolineare l’accostamento delle otto opere posizionate al centro della sala del MART con sculture di arte antica e moderna appartenenti sia

alla tradizione occidentale che orientale – da artisti del suo tempo, ma anche dall’arte classica, da quella medievale e rinascimentale, persino da quella delle antiche culture tribali. La mostra ci fa venire in mente il clamoroso scherzo che, nell’estate del 1984, in occasione del centenario della nascita di Modigliani, tre giovani studenti avrebbero compiuto ai danni della loro città, quando, dopo il ritrovamento di tre teste che, secondo la tradizione, l’artista aveva buttato via nel cosiddetto “Fosso Mediceo”, dichiararono, dopo giorni in cui tennero il mondo accademico col fiato sospeso, che almeno una delle sculture era opera loro…Ma, al di là del ritorno alla memoria della celebre beffa, si apre, nelle intenzioni degli organizzatori della mostra di Rovereto, una nuova possibile lettura dell’opera complessiva di Modigliani, e, soprattutto, l’opportunità di vedere nella scultura dell’artista livornese un capitolo a parte di tutta la sua ricerca, forse ancora in gran parte da esplorare. Per saperne di più…

www.mart.trento.it


Un centinaio le opere che i visitatori

hanno potuto ammirare nel corso di questi due mesi, disposte in ordine cronologico dall’esordio dell’artista sino alla prematura scomparsa, nel 1920. Opportunamente ambientate in un originale allestimento teatrale, curato dal Teatro Stabile di Catania, spiccavano, fra le altre, 3 oli su tela. I 3 ritratti, di grandissimo valore, hanno ormai fatto ritorno alle collezioni da cui provenivano: la “Jeune femme aux yeux bleus” (Donna con gli occhi blu, del 1917, il ritratto-simbolo della mostra) e la Simone Thirious da due collezioni private, il Ritratto di uomo con baffi dalla Collezione Albertazzi di Torino. Molto interessanti anche le tante opere degli amici di Modigliani, che nel quartiere di Montmartre visse a contatto con artisti e intellettuali del tempo come Cocteau e Apollinaire. Una quarantina quelle degli amici più intimi, come Picasso, ToulouseLautrec e Jacob, Orloff, Chéret, Viegels, Foujita. Visitare la mostra permetteva, dunque, anche di fare un tuffo nella Parigi dei primi del Novecento, tra prestigiose foto e disegni d’epoca. Per i catanesi essa ha, inoltre, assunto un significato un po’ particolare, anche in concomitanza con la festa di S.Agata. Arricchiva la mostra, infatti, l’esposizione di un inedito (di attribuzione, a quanto si dice, ancora controversa), il Ritratto Agatae, scoperto per caso da un collezionista di documenti antichi molti anni dopo l’acquisto di un lotto in una prestigiosa casa d’aste internazionale. E così c’è stata anche una proroga straordinaria di due giorni rispetto alla data di chiusura, inizialmente prevista per l’11 febbraio. Come già annunciato, inoltre, parte dell’incasso del 12 e del 13 è stato devoluto a due onlus impegnate nella prevenzione e nella cura dei tumori al seno. Si tratta delle associazioni “Andos” e “Agata Donna per le Donne”, quest’ultima guidata dal chirurgo senologo Sara Pettinato e che ogni anno, in occasione delle celebrazioni agatine, promuove iniziative per la raccolta di fondi da destinare agli screening sulla popolazione femminile.

MODIGLIANI E LA FIGURA FEMMINILE LE DONNE NELLA VITA E NELL’ARTE a cura di P. Seminara e E. G. Papa Un importante, quasi esclusivo filo conduttore lega le opere e la vita di Modigliani: la presenza femminile, incarnata prima dalla figura della madre, che tanta influenza ebbe su di lui, poi dalle numerose donne che, in qualità di amanti o di modelle, furono le muse ispiratrici della sua arte e le cui sembianze si ritrovano, più o meno velatamente, nei numerosi ritratti. Amedeo, quarto figlio di Eugénie Garsin, donna francese molto colta e dalla forte personalità che, costretta a un matrimonio combinato con un uomo troppo assente dalla sua vita, crescerà i figli mettendo su una scuola, si forma in una famiglia ebraica. Presto si lascia affascinare dal mito dannunziano del superuomo e dell’eroe decadente ed è iniziato alla pittura da Giovanni Fattori e dai pittori macchiaiaoli. La sua straordinaria prolificità si spiega considerando certo i problemi economici che lo accompagnarono per tutta la vita, e che lo spingevano a produrre (nonché a vendere) freneticamente e di getto quasi tutte le sue opere, ma anche con un bisogno spasmodico e quasi incontrollabile di ricercare la segreta essenza dell’animo femminile. Una ricerca – per certi versi inappagata – percepibile specialmente nei caratteristici occhi dei tanti volti di donna, spesso disegnati senza pupille, quasi a voler sottolineare la loro imperscrutabilità e l’impossibilità di raggiungere, appunto, l’ignoto presente dentro la figura femminile. Una ricerca ossessiva che lo portò a concentrarsi quasi esclusivamente su ritratti e corpi nudi come soggetti delle sue opere, mentre sono assolutamente assenti, nella sua arte, i paesaggi. Tre furono, in ordine di tempo, i grandi amori della vita di Amedeo: Mada, la lavandaia modella di Picasso, e amante di Modigliani; Beatrice Hasting, scrittrice femminista di talento abbastanza nota all’epoca e, soprattutto, l’amore più importante della sua vita, Jeanne, una donna dai particolari lineamenti bizantini, dalla quale ebbe anche un figlia. Ma, accanto alle figure femminili, non furono estranee all’arte di Modigliani le sue radici ebraiche che lo portarono, talvolta, a un velato legame con la cabala e le teorie esoteriche. Traccia di queste ultime si ritroverebbero su alcuni disegni di volti di donna, nei quali sembrano intravedersi codici cifrati a base numerica, e la presenza stilizzata e ricorrente, ad esempio, del numero sei.

A destra: Amedeo Modigliani nel suo atelier. A sinistra: Testa di Cariatide Obliqua, 1911


IL RITRATTO AGATINO Non avrebbe potuto trovare sede migliore della città di Catania il disegno agatino che, trovandosi sul retro di una lettera finita casualmente nelle mani di Modigliani, non era stato finora mai visto dal pubblico. E di certo anche grazie a questo inedito la mostra-evento Modigliani, i ritratti dell’anima ha riscosso un vasto e, per certi versi, inaspettato successo di pubblico, catanese e non, come sottolineato più volte dall’assessore alla Cultura del Comune di Catania Marella Ferrera, promotrice dell’iniziativa, dal sindaco Stancanelli e dallo stesso Christian Parisot, presidente degli Archivi Modigliani di Roma e Parigi. Ben oltre 26 mila sono stati, infatti, in due mesi di apertuta al

di P. Seminara

pubblico, i biglietti staccati, con punte da record, nel corso di una sola giornata, di oltre 1000 visitatori: cifre mai registrate, per manifestazioni cilturali simili, nella nostra città. L’augurio – già espresso da Stancanelli – che il ritratto resti a Catania, allo stato attuale delle cose sembra poco probabile, dato che, al momento, la Agata di Modigliani non è in vendita. È già tanto che Marella Ferrera sia riuscita a convincere l’attuale proprietario, un gallerista italo-londinese, a prestarla per la mostra catanese. Risultato raggiunto anche grazie all’appoggio economico di sponsor privati e alla mediazione di Gibiino, lo stesso collezionista che ha procurato anche 7 opere appartenenti ad altri collezionisti siciliani ma mai esposte in Sicilia. E se è

APPUNTAMENTI D’ARTE IN SICILIA

Dai ritratti dell’artista livornese agli Argenti di Eupòlemo del Museo di Aidone, ecco cosa la Sicilia offre e offrirà agli amanti dell’arte in questi mesi. E intanto, per la fine di febbraio, si annuncia un atteso ritorno: la Venere di Morgantina, che sarà possibile ammirare già dalla prossima primavera di Patrizia Seminara

Ce ne siamo occupati nel numero dello scorso marzo, in occasione del progetto “Morgantina 2009-2011: il ritorno delle dèe”, inaugurato dal rientro al Museo Archeologico di Aidone, nel dicembre del 2009, degli acròliti di Demetra e Kore. Il progetto, frutto degli accordi governativi fra Italia e Stati Uniti, e voluto nel 2007 dalla Sovrintendenza di Enna e dall’allora ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli, aveva come obiettivo il recupero di alcuni reperti archeologici trafugati negli anni Settanta in Sicilia e poi finiti in vari musei statunitensi. E adesso dovrebbe essere ormai in dirittura d’arrivo. Se, infatti, il cerchio si chiuderà definitivamente nella prossima primavera (con l’evento centrale dell’intero progetto, cioè l’arrivo, dal Paul Getty Museum di Malibu, della Venere di Morgantina, una splendida statua del V secolo a.C., forse opera di un allievo di Fidia), sono intanto giunti a destinazione gli Argenti di Eupòlemo, già in mostra dallo scorso 3 dicembre nell’ex convento dei frati cappuccini di Aidone, sede

dell’attuale Museo. Provenienti dal Metropolitan Museum di New York, e dopo una tournée che li ha visti esposti, nel corso del 2010, prima a Roma, poi a Palermo e infine all’Expo di Shangai, essi sono visitabili nella più luminosa delle sale ricavate, per l’occasione, dagli ex magazzini della struttura museale, laddove dovrebbe essere collocata anche la Venere. Per gli appassionati ricordiamo che gli argenti, noti anche come “Tesoro di Eupòlemo” dal nome del loro ultimo proprietario, risalgono

al III sec. a.C., e comprendono una collezione di vasi e piatti in argento dorato di raffinatissima fattura, alcuni dei quali cesellati a mano, destinati a essere utilizzati nei banchetti e negli antichi riti sacri. Il prossimo appuntamento è – lo ricordiamo – per la prossima primavera, col ritorno della Venere. Almeno si spera. Perché, da qualche tempo, girano negli ambienti incaricati dei preparativi voci poco rassicuranti, dato che non sarebbe ancora stato ultimato il luogo deputato a ospitare


vero che la paternità dell’opera non sembrerebbe finora accertata appieno (“L’Osservatore Romano” ha sollevato dubbi sulla “frettolosa attribuzione a Modigliani”, e lo stesso Vittorio Sgarbi, in visita in anteprima alla mostra, lo scorso 10 dicembre, non si è pronunciato in modo categorico), Parisot, invece, propende per l’autenticità dell’opera, considerato anche che traccia dell’esistenza di un Ritratto di Agata era già nota agli Archivi Modigliani. Il disegno sarebbe nato nel 1919, durante gli anni parigini di Modigliani. La lettera in questione, risalente al 1876 e scritta da un prelato di Noto (non, perciò, indirizzata a Modigliani), arrivò nelle mani dell’artista toscano probabilmente tramite uno dei suoi due fratelli (i quali vissero per un certo periodo a Catania) e, per la preziosità della carta, sarebbe stata da lui riutilizzata. D’altronde, l’abitudine di disegnare su qualsiasi supporto idoneo era abbastanza diffusa tra gli artisti dell’epoca, proprio per la difficoltà, allora (in pieno periodo post-bellico), di reperire la carta.

la statua. In realtà, al di là delle polemiche che erano state sollevate sulla sede inizialmente indicata (la Chiesa San Domenico di Aidone, proposta, obiettivamente, poco condivisibile), pare siano in forte ritardo le operazioni di allestimento dei locali del Museo, successivamente individuati per la collocazione della statua. Senza contare le polemiche relative ai ritardi negli inevitabili lavori di contorno dell’evento, quali

parcheggi adeguati o segnaletica e strade da sistemare. A tutt’oggi, le ultime notizie ci informano che il rientro della Venere è previsto per l’ultima settimana di febbraio, che per l’inaugurazione, nella prossima primavera, si conta sulla presenza del presidente della Repubblica Napolitano, già invitato ufficialmente dall’assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana Sebastiano Missineo, che si punta anche alla contemporanea completa riapertura della Villa Romana del Casale di Piazza Armerina, sì da creare una sorta di circuito culturale orbitante intorno all’area archeologica

dell’ennese. Il 23 febbraio – dichiara il direttore generale dei Beni Culturali della Sicilia Gesualdo Campo – il prezioso reperto, smontato in tre parti dai tecnici del Getty Museum, partirà da Los Angeles; dal 21 marzo inizieranno, da parte degli stessi tecnici, le operazioni di montaggio al Museo di Aidone; dal prossimo aprile, infine, si avrà l’apertura al pubblico. Staremo a vedere. Intanto rimaniamo in trepida attesa. Non vorremmo che la Sicilia si lasciasse sfuggire questa occasione così ghiotta per riavere una parte tanto preziosa del suo patrimonio artistico.

Nell’altra pagina: gli Argenti di Eupolemo In questa pagina, a snistra: la Venere di Morgantina


Retrospettiva Musicale - parte 2a

UNA METEORA DEI FAVOLOSI ANNI ‘70 Ci addentriamo nella (ri)scoperta di ROBERTA D’ANGELO, cantautrice romana dimenticata dai più, ma attiva e prolifica negli anni Settanta. Raccontava storie delicate e complesse sulla donna, con ironia e sensibilità tutta femminile a cura di Maurizio Pistorio

Se oggi qualcuno volesse ascoltare

via Internet le canzoni della cantautrice romana Roberta D’Angelo cercandole su YouTube (cioè “lì dove si trova tutto”), finirebbe nel canale di un sito denominato “Le introvabili”, una nicchia della rete che – dato il numero piuttosto esiguo di visualizzazioni – sembra destinata a pochi utenti nostalgici di un certo “trovarobato” musicale. Le sue canzoni si trovano in compagnia di curiosi brani di Alighiero Noschese, Maria Giovanna Elmi e Gigi Proietti, ma, in realtà, Roberta D’Angelo è stata, anche se per pochi anni, una delle artiste italiane più interessanti della seconda metà degli anni ’70, muovendosi tra la canzone d’autore (anzi “d’autrice”) e un genere pop raffinato e a volte ironico. Come Flavio Giurato, di cui ci siamo occupati nello scorso numero di “Lapilli”, la D’Angelo era emersa in quel periodo anche grazie alla nascita delle radio libere e, già nei primi anni ’80, grazie a qualche apparizione nel programma musicale “Mister Fantasy” di Carlo Massarini, trasmesso in tv dalla Rai. Ha poi abbandonato sin dal 1983 l’attività discografica, ma non la musica, disciplina che da tempo insegna in una scuola media di Roma.

Roberta

ha origini siciliane, essendo nata nel 1955 a Marsala, in provincia di Trapani, ma fin da piccola vive con la sua famiglia a Roma, dove studia canto e solfeggio e si diploma al Conservatorio in pianoforte. Appena ventenne, inizia a comporre e a cantare canzoni per divertimento. Viene subito notata da uno dei più grandi scopritori di talenti della musica italiana, il produttore discografico della RCA Italiana Vincenzo Micocci, colui che, tra i

cantautori italiani, lanciò Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Ron, Rino Gaetano, e che, pochi anni dopo, sarà immortalato molto negativamente da Alberto Fortis che, per un risentimento personale, nel suo noto brano Milano e Vincenzo, lo apostroferà così: “Vincenzo io ti ammazzerò, sei troppo stupido per vivere…”.

Già

nel 1975 Roberta partecipa a un progetto discografico “al femminile” della RCA Italiana, che produce un disco di alcune artiste emergenti, tre cantautrici e un duo (si trattava, oltre che di Roberta, di Nicoletta Bauce, Silvia Draghi e del duo Simo e Susy). Il titolo del vinile è

rappresentativo: “Musica dal pianeta donna. Le cantautori”; il fenomeno della canzone d’autore italiana non era più un’esclusiva maschile. Ogni artista (compreso il duo) è presente con due brani: Roberta canta La luna ancora, sulla prostituzione, tema tipicamente femminista (in quegli anni poeticamente trattato anche in Canzone per Daria dalla coetanea romana Grazia Di Michele nel suo primo album “Cliché” del 1978): “La luna ancora mi amerà, splenderà qua vicino la finestra, la luna ancora riderà dei miei baci dati male, delle mie storie false e strane…”. La sua voce, qui piuttosto cupa, sperimenta toni diversi nell’altro brano, I soliti sassi, che per anni verrà trasmesso


dalle radio libere e anche da Radio Rai: qui si resta colpiti dal pianoforte suonato con uno stile personale, dalla voce viva e originale, quasi dispettosa e alla ricerca di un ritmo, e dal testo un po’ matto di una ventenne che, “seduta in un angolo quasi nascosto”, osserva i passanti e grida la sua gran voglia di affrancarsi – magari anche in musica – dalle “solite cose”: “È sempre la solita storia da imparare a memoria… e parlano parlano senza capire, niente di nuovo, le solite cose, i soliti sassi, i soliti uomini, i soliti ignoti… parlano parlano e dicono le solite cose sui soliti sassi…”. Anche grazie a canzoni come questa la musica italiana cercava nuove strade.

sensibilità e da un punto di vista tutto femminile, e con un testo che insiste sulla parola “corpo”: “Non basta solo un corpo per fare un sogno vero o falso, non so… non cerco nessuno, non voglio nessuno… il mio corpo è quasi morto nel farsi accarezzare… il mio corpo quasi nudo non sorride più… e non sono un corpo, e non sono un corpo…”; la voce qui si carica di drammaticità e di rabbia non solo per il tragico destino della star del cinema, ma anche per il ruolo assegnato da troppo tempo alla donna e alla sua bellezza. Un’altra canzone, Maria, racconta un tema tipico di quegli anni, l’aborto clandestino: “Maria lo sa, lo sa quello che si deve fare, la vecchia è esperta e non sa che per pochi soldi Maria rischia ià nel 1976, mentre la cantante la sua vita… Maria esce, torna a partecipa come supporter alle vivere un po’ più libera ma ancora tournée dei cantautori romani De più sola…”. Gregori, Venditti e Claudio Baglioni, la RCA Italiana pubblica il suo l 1978 è l’anno del secondo album, primo album (con arrangiamenti sempre edito dalla RCA: “… Abitare di Toni Esposito), nel quale spicca a Cinecittà”. Proprio la canzone la canzone Marilyn, dedicata alla intitolata al quartiere in cui Roberta Monroe, scritta anch’essa con una è cresciuta è quella più ascoltata ed

G

I

apprezzata. Da notare anche Racconto, il cui testo, scritto dalla cantautrice insieme con la quasi coetanea Serena Dandini, può esser letto quasi in senso cinematografico ed è come recitato dalla grintosa ed energica voce della D’Angelo, mentre Ultimo ideogramma cinese è la sorprendente testimonianza non-sense di una ricerca vocale, quasi metasemantica, molto avanzata per il periodo. La neonata tv Rai 3, nel 1979, dedica uno speciale alla cantante, che nel 1980 passa alla casa discografica Ricordi con cui pubblica il suo terzo album (che sarà anche l’ultimo), “Casablanca”, che rivela la volontà di una nuova sperimentazione, soprattutto nell’uso della strumentazione elettronica. Il brano omonimo viene promosso anche in trasmissioni tv di grande ascolto come “Discoring”, “Domenica In” e “Mixer”, ma non ne segue un incremento di vendite.

Successivamente, tra il 1982 e il

1983, la D’Angelo per due volte viene selezionata tra le finaliste di un concorso Rai proponendo delle canzoni collocabili tra un certo gusto pseudo-punk e un pop “ballabile” che mostra ancora la sua ironia: Lulù e Noce di cocco saranno i “lati A” dei suoi ultimi 45 giri, ma forse il divertimento con cui si era accostata all’avventura discografica si è ormai esaurito e Roberta decide di ritirarsi dall’ambiente.

Oggi Roberta D’Angelo continua

ad insegnare educazione musicale in una scuola media del quartiere Tuscolano di Roma. Qui, non avendo perso la sua inventiva, la sua genialità e forse quel suo “pizzico di speciale follia”, prova, e spesso riesce, a far interessare i suoi giovanissimi allievi alla musica e a fargliela vivere come esperienza formativa, attraverso un laboratorio musicale auto-finanziato dalle famiglie e dotato di numerosi strumenti.


Haiti 1804: nasce la prima repubblica afroamericana In occasione del 207° anniversario della proclamazione dell’indipendenza, e a un anno dal terremoto che ancora oggi ha gravi ripercussioni sulla popolazione, ripercorriamo la tormentata storia politica di questo piccolo ma ambito territorio del Centro America di Alessandro Lattanzio

Il 1º gennaio 1804 Haiti proclamò l’indipendenza dalla Francia – era la seconda nazione delle Americhe a ottenerla, in ordine di tempo, dopo gli USA, ma fu riconosciuta come tale solo nel 1825 dalla Francia e nel 1863 dagli Stati Uniti. Iniziava, così, la storia travagliata di questa piccola e povera – la più povera – nazione del continente americano. Il 5 dicembre del 1492 Cristoforo Colombo sbarcò sulle spiagge di Haiti, che oggi occupa la parte occidentale dell’isola di Hispaniola, e che allora era abitata dai popoli taino e arauachi. Dopo averla occupata, gli spagnoli vi deportarono gli schiavi catturati in Africa, per impiegarli nelle miniere d’oro dell’isola. Fu così che la schiavitù e il basso tenore di vita causarono la scomparsa della popolazione indigena in meno di 25 anni. Nel 1606, per ordine di Madrid, la popolazione europea fu inviata a Santo Domingo, capitale di Hispaniola. Era allora in piena espansione la pirateria, soprattutto la Fratellanza della Costa, che infestava le acque e le coste dell’isola. Ciò, tuttavia, permise ai pirati inglesi, olandesi e francesi di stabilirsi lungo le coste settentrionali e occidentali, ora abbandonate, mentre sempre più importante divenne la Fratellanza della Costa, composta da bucanieri e schiavi fuggiaschi, i maroons. I francesi cominciarono a colonizzare l’isola nel 1625, ma fu solo nel 1697, dopo aver eliminato la pirateria

ed iniziato a colonizzare la regione occidentale di Hispaniola, che la Francia ottenne il riconoscimento internazionale del suo nuovo possedimento, che ribattezzò ‘Côte française de SaintDomingue’. Allora la colonia francese divenne la più ricca delle colonie delle Americhe, grazie soprattutto alla coltivazione e alla commercializzazione della canna da zucchero e del cacao. La popolazione della colonia era composta da europei, che controllavano le leve politicoeconomiche, i couleurs, ovvero i meticci liberi, gli schiavi africani e i maroons, gli ex-schiavi fuggiaschi che vivevano negli altipiani interni, completamente isolati dal resto della popolazione della colonia. Dopo la Rivoluzione Francese, i couleurs cominciarono a richiedere maggiori diritti. Il 15 maggio 1791 l’Assemblea Nazionale francese concesse momentaneamente i diritti politici ai soli couleurs e ai liberi. Il 22 agosto dello stesso anno, gli schiavi di Cap Français si ribellarono, e sotto il comando di FrançoisDominique Toussaint L’Ouverture, che si alleò con i couleurs e i maroons, la rivolta si diffuse in tutta la colonia. Nel 1794 il governo rivoluzionario francese abolì la schiavitù, ma contemporaneamente britannici e spagnoli invasero la colonia. La Gran Bretagna inviò una grande spedizione di varie decine di migliaia di soldati, che occupò Port-au-Prince e altri punti costieri, la Spagna attaccò la colonia da terra, dalla parte di Hispaniola che già occupava. I francesi ancora presenti sull’isola furono sconfitti. Il 5 maggio del 1794, Toussaint Louverture, un capo guerrigliero che combatteva per gli spagnoli, passò dalla parte dei francesi e


guidò il nuovo esercito di Saint-Domingue respingendo l’invasione anglo-spagnola. L’esercito che comandava, composto da soldati neri, meticci e bianchi, attaccò gli spagnoli ricacciandoli nelle parte orientale dell’isola e sconfisse i loro alleati haitiani. Nel 1796 i francesi inviarono a Toussaint Louverture armi per poter allestire un esercito di 51.000 soldati (di cui 3.000 bianchi), con cui contrastare la presenza dei britannici, che il 31 agosto 1798 dovettero lasciare l’isola. Nel giugno 1799 iniziò la Guerra de los Cuchillos tra Louverture e il suo principale rivale, il generale meticcio André Rigaud che, sconfitto nel marzo 1800, andò in esilio in Francia. Louverture, il 12 ottobre 1800, impose i lavori forzati nelle coltivazioni, provocando così una rivolta nel Nord del paese, che riuscì a reprimere fucilando i 13 capi ribelli, tra i quali era anche suo nipote, il generale Moise. Nel gennaio del 1801 invase Santo Domingo, controllata dagli spagnoli, e l’annesse liberando gli schiavi. Il 9 maggio 1801 propose una nuova costituzione che prevedeva l’autonomia politica della colonia nell’ambito dell’impero francese La costituzione fu respinta da Napoleone Bonaparte, che nel 1802 inviò un corpo di spedizione per riprendere il controllo dell’isola e ripristinare la schiavitù. L’esercito occupò Haiti, e Touissant venne tradito e catturato. Morirà in prigione. I suoi successori a capo della rivolta haitiana, JeanJacques Dessalines e Henri Christophe, interruppero la tregua stipulata da Touissant con i francesi e ripresero la lotta. Il 18 novembre 1803 l’esercito dei ribelli haitiani sconfisse i francesi nella Battaglia di Vertières, e finalmente il 1° gennaio 1804 la colonia dichiarò l’indipendenza, con Dessalines come suo primo presidente. Saint-Domingue fu ribattezzata Haiti, poiché gli arauachi chiamavano l’isola ‘Ayiti’. Il nuovo governo haitiano sostenne Simon Bolivar, il Libertador che guidò verso l’indipendenza le ex colonie spagnole dell’America meridionale, mentre le potenze

coloniali europee sottoposero a embargo Haiti, per evitare l’eventuale propagarsi delle rivolte tra gli schiavi. Anche il Vaticano ritirò i suoi sacerdoti da Haiti e non ne inviò più fino al 1860. La Francia riconobbe Haiti solo dopo che essa ebbe versato 150 milioni di franchi a compensazione delle perdite subite dai proprietari terrieri francesi, che vennero espropriati nella seconda rivoluzione haitiana, quella del 1833. Fu proprio tale indennizzo che segnò l’inizio della rovina economica haitiana, ponendo le basi della perpetua arretratezza socio-economica del Paese. Dessalines venne assassinato nel 1806, durante una lotta intestina che portò alla divisione in due stati di Haiti: a sud la repubblica creata da Alexandre Sábes, detto Pétion, a nord la monarchia di Henri Christophe, che saccheggiò l’economia locale facendosi costruire otto tra palazzi e fortezze, tra cui ‘Citadelle Laferrière’, la più grande fortezza delle Americhe. Nell’ottobre 1820, Christophe, ormai semi-paralizzato, si suicidò, non potendo opporsi alla ribellione del popolo e all’ammutinamento dei militari. Dopo questi eventi, sotto la guida di Jean-Pierre Boyer, successore di Pétion, la nazione haitiana si riunificò e assunse la denominazione di Repubblica di Haiti. Quindi Boyer invase Santo Domingo, unificando così l’isola di Hispaniola sotto il controllo haitiano, finché, nel 1844, Santo Domingo riacquistò l’indipendenza divenendo la Repubblica Dominicana.

Nella pagina a fianco: una cartina dei primi anni del 1800 dell’isola di Haiti; François-Dominique Toussaint L’Ouverture; In questa pagina, a sinistra: Jean Jaques Dessalines durante un’impiccaggione; in alto: Simon Bolivar ritratto in una locandina.


a cura di Emilia Giuliana Papa

Il Libro del Mese di Emilia Giuliana Papa

Finalista del Premio Campiello 2010, scrittore tradotto in diverse lingue e

apprezzato dal pubblico e dalla critica, Gianrico Carofiglio è anche magistrato valente nonché senatore della Repubblica, e dimostra in questa sua ultima fatica sensibilità da linguista e, nel contempo, senso civico e fiducia nella giustizia e nelle istituzioni. La manomissione delle parole, edito da Rizzoli (ottobre 2010), trae origine da un episodio che vede coinvolto l’avv. Guido Guerrieri, protagonista del noto romanzo dello stesso autore, Ragionevoli dubbi. Carofiglio si autocita e spiega così ai suoi numerosi lettori la genesi del recente saggio. Ma cosa sarebbe questa “manomissione delle parole”? GIANRICO CAROFIGLIO Lo si intuisce dall’espressione stessa, “manomettere”, che non sempre però La manomissione delle parole ha un’accezione negativa: si tratta, in questo caso, della doppia operazione Rizzoli Editore, 2010 pp.187 € 13,00 di alterazione e rottura, prima, e di successiva ricostruzione delle parole, dopo. Parole che ormai adoperiamo sempre più spesso – nei diversi contesti quotidiani ma anche politicoistituzionali e nell’informazione attraverso i mass-media – in maniera trita, strumentale e svuotata di significato, spesso alterando la realtà e raccontando storie menzognere. Come quando si sostituisce, ad usum delphini o per semplice superficialità colpevole, la parola “prescrizione” con quella più rassicurante di “assoluzione” (si ricordi il famigerato caso Mills), con effetti pervasivi non irrilevanti sull’opinione pubblica. Quella di Carofiglio è una riflessione a tratti anche giocosa, ma in realtà serissima, sull’etica che sta dietro all’uso della lingua, è un invito a “fare a pezzi” le parole per poi rigenerarle e ritrovarne il senso violato. Immancabile il riferimento alla violenza esercitata su espressioni essenziali per la sopravvivenza stessa delle istituzioni, quali “libertà” e “democrazia”, parole ormai espropriate della loro dignità e del loro valore e asservite al potere, oggi come nei regimi totalitari che la storia consegna al nostro giudizio. Un saggio, dunque, sperimentale di montaggio e smontaggio, e di estremo rigore etico, ma anche di fluida lettura, che spazia dalla politica alla storia antica, dalla letteratura alla cronaca giudiziaria, raccontando un’Italia in crisi attraverso la crisi della sua lingua.

Lapilli Scaffale

a cura di Emilia Giuliana Papa

NOVITÀ all’ombra dell’Etna

NARRATIVA ITALIANA

ANGELO PULICHINO Madinat Catania Statale Editrice, 2010 pp.114 € 11,00

EUGENIO BORGNA La solitudine dell’anima Feltrinelli, 2011 pp.200 € 15,00

NOVITÀ all’ombra dell’Etna

NARRATIVA ITALIANA

LIA SFILIO BORINA Una storia quasi dal vero Anninovanta Editore, 2010 pp.208 € 10,50 SAGGISTICA

MASSIMO GAMBA Il Siciliano. Giuseppe Fava antieroe contro la mafia Sperling & Kupfer, 2010 pp.262 € 17,00

ENRICO VAIME Era ormai domani. Quasi Aliberti, 2011 pp.106 € 11,00 SAGGISTICA

MARCO REVELLI Poveri Noi Einaudi, 2010 pp.140 € 10,00

SAGGISTICA

a cura di ALMALAUREA XII Rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati Il Mulino, 2011 pp.248 € 21,00


NOVITÀ ALL’OMBRA DELL’ETNA

PATRIZIA CATENUTO E ALESSANDRA RAITI Comiche in cassa Kimerik, 2010 pp.172 € 16,00

Sembrano macchine da lavoro mentre digitano i codici dei prodotti che acquisti. Sono hostess di cassa. Ne avrebbero di storie da raccontare. Poi, quando decidono davvero di impugnare la penna, fanno tremare l’ipermercato intero. Comiche in cassa, pubblicato dalla Casa Editrice Kimerik, è proprio questo: la riscossa di due giovani cassiere che danno voce alla loro categoria, svelando con verosimiglianza e una buona dose di umorismo scene, scenette e retroscena all’interno di un ipermercato. Posto e luogo perdono d’importanza; al lettore, incuriosito dai resoconti semiseri delle due divertenti autrici dalla penna sfrenata, sembra, leggendo, di trovarsi nel proprio supermercato di fiducia, di rivedere se stesso, tra fumetti e dialoghi del libro, e la descrizione esatta delle lavoratrici incrociate in una cassa qualunque un attimo prima … I.Giuffrida

L’OLOCAUSTO E IL CINEMA D’AUTORE

di Gabriele Montemagno

Nei giorni dedicati alla shoah, è doveroso fare qualche

NARRATIVA ITALIANA

TERESA ANGELICO Il mistero dell’isola Aletti editore, 2010 pp.152 € 14,00

La desolante realtà del nostro tempo e una fervida fantasia sono gli ingredienti principali che la scrittrice siciliana Teresa Angelico ha profuso nel produrre questo piacevole romanzo pubblicato lo scorso autunno. Un mix di realtà e fantasia il cui risultato è un’opera di fantascienza, ma non solo. La misteriosa sparizione di un arguto e brillante giornalista, Paolo Dossi, recatosi all’Isola Bella di Taormina per indagare, suo malgrado, su alcuni strani fenomeni che da qualche tempo si verificano in quella zona, dà inizio a una serie di avvincenti episodi che coinvolgeranno dapprima l’amico, la fidanzata, la polizia locale, gli abitanti del luogo, poi, via via, l’intero pianeta. E così, la vera protagonista del romanzo diventa tutta l’umanità che, chiusa nelle proprie presunzioni, nell’egoismo della ragion di stato, negli odi, nella violenza, sta “recitando l’ultimo atto della sua amara commedia”. La Terra è sull’orlo della terza guerra mondiale; eppure i suoi abitanti rifiutano persino l’estremo aiuto degli Alieni che, riuniti in una Lega Interplanetaria, sono venuti a salvarli. Come in ogni storia di fantascienza, ci saranno dei sopravvissuti, ma saranno costretti a ricominciare da capo su un altro pianeta, alla ricerca della vera essenza della vita e pronti a creare una nuova, più giusta civiltà. Un romanzo dal duplice messaggio, dunque: di scoramento da una parte – come se l’ultima salvezza rimasta agli uomini fosse quella di emigrare su un altro pianeta – ma di speranza dall’altra, con l’invito ad abbandonare tensioni e avidità e andare alla scoperta dell’autentico significato della Vita. Perché “l’uomo è uomo, Paolo, ovunque si trovi nello spazio e qualunque forma abbia”. Scritto in un gradevole stile arguto e ironico, riflessivo ma mai noioso, è un libro avvincente che si legge tutto d’un fiato. P. Seminara

accenno a quelle opere cinematografiche che hanno provato a raccontare tale immane tragedia. Quello tra cinema e shoah è un rapporto problematico, giacché la questione circa la liceità, la correttezza, l’efficacia di mostrare l’orrore in una fiction cinematografica, per quanto animata dalle migliori intenzioni, resta di difficile soluzione. Ogni opera filmica dedicata all’olocausto costituisce comunque un’occasione per mantenerne vivo il ricordo, soprattutto in tempi - come i nostri - in cui divampano dovunque terribili focolai di odio e razzismo. Ci limiteremo a poche opere audiovisive, a nostro avviso, di particolare spessore.

Si può cominciare da Notte e nebbia, documentario realizzato nel 1955 dal regista francese Alain Resnais, che ricostruisce le tappe più

significative dell’olocausto. Opera di grande impatto ed incisività poetica. Citiamo anche Kapò, film di Gillo Pontecorvo del 1959, che racconta la discesa agli inferi e la risalita di una giovane ebrea che, prigioniera in un campo di sterminio, si trova costretta, suo malgrado, a divenire una kapò. Conoscerà però un suo riscatto. Paesaggio dopo la battaglia, di Andrzej Wajda (1970), apre uno squarcio, attraverso una delicata storia d’amore finita tragicamente, sull’animo di due ex prigionieri ebrei all’indomani della loro liberazione. Ne Il viaggio dei dannati, di Stuart Rosemberg (1976) si racconta il lungo viaggio in nave, compiuto da ebrei in fuga dalla Germania mentre infuria la barbarie nazista. Rappresentazione dell’odissea di ogni popolo soggetto a discriminazione razziale. Da menzionare anche Olocausto, fiction a puntate di Martin Chomsky (1978), lunga e romanzata narrazione degli anni della deportazione. Da non trascurare anche opere quali Schindler’s list, di Steven Spielberg (1993), La vita è bella, di Roberto Benigni (1998), Train de vie, di Radu Mihaileanu (1999), Il pianista, di Roman Polanski (2002), tanto note al grande pubblico da non richiedere ulteriore commento. Ci piace concludere questa breve rassegna con due film italiani di grande delicatezza: Jona che visse nella balena, di Roberto Faenza (1993) e La tregua, di Francesco Rosi (1996). Nel primo si racconta della vita spezzata di un uomo che da bambino è stato deportato in un lager ed ha assistito agli orrori compiuti, compresa l’uccisione dei genitori; nel secondo, si racconta il lungo viaggio di Primo Levi dal liberato campo di Auschwitz fino alla sua Torino; un viaggio vissuto fra le ferite ormai indelebili e la riscoperta di una quotidianità difficile da vivere. Un bel film tratto da un’opera di un autore che continua a parlare efficacemente alla nostra memoria. Forse, meglio di molte immagini.


In memoria della Shoah. Testimonianze e commemorazioni nella scuola

31 GENNAIO 2011. DAL LICEO MAJORANA DI SAN GIOVANNI LA PUNTA, PARLANO GLI STUDENTI… di Marco Fisicaro (IVB) e Giorgia Musmeci (V B)

Davanti

a continui episodi di intolleranza razziale, di sfruttamento degli immigrati e di violazione dei diritti umani, comprendiamo quanto sia lunga e tortuosa la strada verso la giustizia, la pace e l’uguaglianza. Ci chiediamo: non sono bastate le lezioni del passato? Il rischio è che la società attuale abbia archiviato stragi come l’Olocausto, dimenticando che è solo grazie alla coscienza del proprio passato che diventa possibile costruire un futuro migliore. Per questo è importante ricordare, perché avendo coscienza degli errori compiuti, è molto più difficile che gli stessi vengano ricommessi in futuro. Dobbiamo sempre tenere a mente che, se è già successo una volta, non vuol dire che non possa succedere più. Temiamo che, con il passare del tempo, il ricordo venga talmente ritualizzato da essere avvolto in un’atmosfera surreale fino a perdere significato, riducendosi alle poche righe dei libri di storia o al minuto di silenzio durante la giornata della memoria. “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario” – Primo Levi –

Nasce così il bisogno di noi studenti

del liceo Scientifico E.Majorana di S.Giovanni la Punta di affrontare in modo diverso questa giornata, organizzando qualcosa che possa lasciare un segno indelebile in ognuno di noi. È così che, durante l’Assemblea d’Istituto del 31 Gennaio, il cinema “Cinestar”, presso “I Portali”, ha

ospitato 800 ragazzi, desiderosi di onorare il passato e di provare a cambiare il futuro. Ore 09:30. Buio, luci.. Le parole di Primo levi, le cifre delle vittime, le vergognose leggi di Norimberga risuonano nella sala. Ma non finisce qui.

Il nostro liceo ha l’onore di ospitare le preziose testimonianze della signora Anna Rosa Granata, figlia di un deportato del campo di concentramento di Wizeldorf, e della signora Maria Balloni Di Martino, infermiera nel 1945 presso uno dei campi di accoglienza istituiti dagli alleati per i sopravvissuti dei campi di concentramento, subito dopo la liberazione. La Di Martino, in particolare, figlia di un ebreo deportato, ci ha raccontato l’impressionante esperienza vissuta tra il 1945 e il ’46 curando il trauma dei sopravvissuti in un campo di accoglienza pugliese. “La storia dei sopravvissuti dopo il ritorno a casa – ha affermato l’ex infermiera, aggrappandosi con difficoltà a una stampella – non è stata abbastanza raccontata, ma è altrettanto impressionante rispetto alle vicende precedenti. Nessuno di coloro che sono giunti nel nostro campo ha potuto riprendere una vita normale dopo la fine della guerra”. E ha aggiunto: “Ricordo un episodio emblematico: i sopravvissuti rifiutavano di fare la doccia, perché temevano ancora che non uscisse acqua ma gas da quelle docce. Per non far loro rivivere il trauma, abbiamo deciso di installare

NOVITÀ

a cura di M. FLORESS.LEVIS SULLAMM. MATARD-BONUCCIE. TRAVERSO Storia della Shoah in Italia Utet, 2010 pp. 1.275 € 60,00

delle docce all’aperto, in cortile, e loro si sono lavati, tutti nudi, insieme, senza alcun imbarazzo, perché nei campi di sterminio avevano perso ogni senso del pudore”.

Abbiamo così ascoltato parole che

nessun libro di storia ci avrebbe potuto raccontare, parole che non parlano solo di date e cifre, ma di persone e di sentimenti. I racconti dei testimoni, gli interventi del prof. Grimaldi e della prof.ssa Zappalà, e la scelta di due film d’eccezione (“Ogni cosa è illuminata” di Schrieber per gli alunni del triennio e “La rosa bianca, Sophie Scholl” di Rothemund per gli alunni del biennio), sono stati gli ingredienti essenziali per dar vita a questa giornata, per capire, per conoscere, per ricordare.

Proprio

per l’importanza del ricordo, al termine dell’assemblea è stata consegnata ad ogni ragazzo una stella di David di cartoncino giallo, il simbolo che gli ebrei erano costretti ad esibire sul lato sinistro dei loro abiti, la prova tangibile della loro discriminazione. Un simbolo che terrà accesa in ognuno di noi la forza del ricordo e che farà sperimentare sulla nostra pelle un briciolo della loro discriminazione: è per questo che abbiamo attaccato anche noi, 50 anni dopo, la stessa stella sul lato sinistro del petto, sentendo addosso, per strada, gli sguardi curiosi della gente, all’uscita del cinema.

STORIA

STORIA

ZWI BACHARACH Le mie ultime parole. Lettere dalla Shoah Laterza, 2010 pp.313 € 9,50

CHRISTOPHER BROWNING Lo storico e il testimone. Il campo di lavoro nazista di Starachowice Laterza, 2010 pp.416 € 20,00


Cartellone Febbraio Marzo 2011

MUSICA TEATRO CINEMA MOSTRE INCONTRI DANZA

Mercoledì 2 Febbraio

Sabato 26 Febbraio

Sabato 12 Marzo

S.AGATA FRA I LIBRI Mostra fotografica collettiva ACAF Libreria Feltrinelli h.9.00-20.00 ingresso gratuito fino al 28 Febbraio

EVA BE (sonarkollektiv/berlin) dj set MASSIMO VOLUME Mercati Generali Mercati Generali h.23.00 € 5,00 h.22.30 € 12,00

Lunedì 28 Febbraio

Domenica 13 Marzo

Cinecena - il cinema con gusto Riccardo III di Richard Loncraine (GB) 1995 Libreria Tertulia h.20.30 € 10,00 con cena

HANSEL E GRETEL dei Fratelli Grimm regia Gianni Salvo Piccolo Teatro di Catania h.16.00 € 11,50

Martedì 1 Marzo

Lunedì 14 Marzo

ANTONIO CORNACCHIONE Silvio c’è Teatro Metropolitan h.21.00 da € 18,00 a 35,00

Teatro Stabile di Catania BRACHETTI, CIAK, SI GIRA! di Arturo Brachetti Teatro Metropolitan h.20.45 da € 30,00 fino al 6 Marzo

Cinecena - il cinema con gusto Prendi i soldi e scappa di Woody Allen (USA 1969 Libreria Tertulia h.20.30 € 10,00 con cena

Lunedì 21 Febbraio

Sabato 5 Marzo

Cinecena - il cinema con gusto Il mercante di Venezia di Michael Radford (GB) 2004 Libreria Tertulia h.20.30 € 10,00 con cena

JOYCE MUNIZ (brazil) dj set Mercati Generali h.23.00 € 8,00

Domenica 6 Febbraio CARLA ACCARDI Segno e trasparenza Palazzo Valle - Via V.Emanuele 122 h.9.00-20.00 ingresso gratuito fino al 12 Giugno

Sabato 19 Febbraio

Martedì 22 Febbraio Teatro Stabile di Catania MERCADET (l’affarista) di Honoré de Balzac regia di Antonio Calenda Teatro Ambasciatori h.20.45 da € 22,00 fino al 6 Marzo

Lunedì 7 Marzo Cinecena - il cinema con gusto Rosencrantz e Guildenstern sono morti di Tom Stoppard (GB) 1990 Libreria Tertulia h.20.30 € 10,00 con cena

Giovedì 17 Marzo PIERDAVIDE CARONE Teatro Metropolitan h.21.00 da € 23,00 a 34,50

Lunedì 21 Marzo Cinecena - il cinema con gusto Amore e Guerra di Woody Allen (USA) 1975 Libreria Tertulia h.20.30 € 10,00 con cena


foto di Salvo Bottaro

INVIATE LE VOSTRE FOTO D’AUTORE O ILLUSTRAZIONI A lapilli@email.it Le migliori saranno pubblicate nella rubrica “La Foto del Mese”

Lapilli nr.27 - Febbraio-Marzo 2011  

In questo numero di Lapilli si parla del caso Wikieleaks e dela Fiat. Per la rubrica di società si tocca il tema della Famiglie arcobaleno....

Lapilli nr.27 - Febbraio-Marzo 2011  

In questo numero di Lapilli si parla del caso Wikieleaks e dela Fiat. Per la rubrica di società si tocca il tema della Famiglie arcobaleno....

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