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Grandimostre ANNO II, NUMERO 8 DICEMBRE 2009 - GENNAIO 2010 FREE

www.grandimostre.com

SPECIALE GRANDIMOSTRE NATALE

su e giù per l'Italia tra mostre, mercatini e specialità gastronomiche

I PRERAFFAELLITI E LA PUREZZA DEI PRIMITIVI Supplemento a Exibart.onpaper n. 62. Sped. in A.P. 45% art. 2 c. 20 let. B - I. 662/96 - Firenze. Copia euro 0,0001

tutto sulla grande mostra in preparazione a Ravenna

FIORI: NATURA E POESIA

i pittori e la natura, dal Seicento alla modernità


COPERTINA

Sommario Grandimostre

08

dicembre 2009 gennaio 2010

15 News 15 Classifica 49 Agenda 53 Exit Poll 54 Cannocchiale 56 Aste e Mercato 58 Grandimostre point

08 FF: Fenomeno Festival

27

12 ceci

n'est pas une fleur

La storia della pittura di fiori dal Seicento a Van Gogh

14 Quando l'arte incontra la natura Fernando Mazzocca racconta la "Fiasca Fiorita"

INSERTO

inchiesta

Francesco Paolo Michetti Fanciulla abruzzese olio su tela cm 33x48 Museo delle Raccolte Frugone Genova

ruBriche 06 Opera 07 Archeò | Restauro 10 eros | Thanatos 16 Caccia al tesoro 20 Vasariana 21 Lo volevo fare io | Iconografia 24 Vintage | La mostra del cuore 25 Museo | Gli amici degli amici 35 Fortuna

Speciale Natale su e giĂš per l'Italia tra mostre e altri svaghi 4 |Grandimostre


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anticipaZioni

Grandimostre

junior

le proposte per i più piccoli

Numero 8, Anno secondo Dicembre 2009 - Gennaio 2010 DIREZIONE EDITORIALE Massimiliano Tonelli, Valentina Tanni COORDINAMENTO EDITORIALE Massimo Mattioli SUPERVISIONE Anita Pepe DIRETTORE RESPONSABILE Giovanni Sighele

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GRAFICA E IMPAGINAZIONE Alessandro Naldi

Preraffaelliti, duri e puri A febbraio a Ravenna i pittori della purezza

itinerari 42 Check in: Istanbul alla conquista di Venezia 43 Macrongranpenalerecagiu

HANNO COLLABORATO Lori Adragna, Silvia Bonacini, Ginevra Bria, Paola Cacciari, Daniele Capra, Tiziana Conti, Manuela De Leonardis, Cinzia Dal Maso,Mara De Falco, Marco Enrico Giacomelli, Francesca Guerisoli, Martina Liverani, Fernando Mazzocca, Stefano Mazzoni, Caterina Misuraca, Santa Nastro, Elena Nicolini, Claudia Pecoraro, Anita Pepe, Elena Percivaldi, Francesco Sala, Irene Tedesco, Roberta Vanali REDAZIONE via Giuseppe Garibaldi 5 50123 Firenze INVIO COMUNICATI STAMPA redazione@grandimostre.com

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PER INFO E ABBONAMENTI www.grandimostre.com

rocca san Vitale di fontenellato

Parmigianino e la stanza alchemica

40 tasting tour in umbria

Un percorso tra arte, natura ed enogastronomia

recensioni 44 Pavia, l'ermitage e le briciole Pavia - Castello Visconteo

45 Così lontani, così vicini

Roma - Galleria Borghese

46 Un italiano in europa

Padova - Palazzo Zabarella

47 Viaggio a sud est

Milano - Palazzo della Ragione

48 Giordania, terra di tesori

Roma - Palazzo del Quirinale

editoria 36 Libri 37 Cataloghi 38 Visto si stampi

RESPONSABILE COMMERCIALE Cristiana Margiacchi Tel. +39 0552399766 adv@grandimostre.com STAMPA CSQ - Centro Stampa Quotidiani Via delle Industrie, 6 - Erbusco (Bs) TIRATURA 40.000 copie EDITO DA Emmi s.r.l. Via Giuseppe Garibaldi, 5 50123 Firenze www.emmi.it PRESIDENTE Artico Gelmi di Caporiacco AMMINISTRATORE Paolo di Rocco SUPPLEMENTO A Exibart.onpaper n. 62 REGISTRAZIONE presso il tribunale di Firenze n. 5069 del 11/06/2001 Associato:

49 Lo sguardo della modernità

Ferrara - Palazzo dei Diamanti Grandimostre| 5


Opera il fior fiore deL Rubriche

 A CURA DI Anita pepe

quattrocento

Carlo Crivelli, Madonna della Candeletta, 1488 ca. Tempera su tavola, cm 219 x 74,5. Milano, Pinacoteca di Brera. © Archivio fotografico della Soprintendenza

N

untio vobis gaudium magnum: habemus Crivelli! L’ultimo appuntamento del bicentenario di Brera è infatti dedicato all’“ibrido”artista veneziano che, pur adottando la nuova spazialità rinascimentale, non volle rinunciare alla profusione tardogotica di ori e decori, aggiungendovi tappeti, tessuti preziosi, gioielli, trionfi floreali e vegetali, dipinti con una minuzia degna d’un fiammingo. Conservatore o contestatore? Comunque originale. Uno stile che però non salvò lui dall’oblio né le sue opere dalla dispersione. Sorte toccata anche al Polittico eseguito per il Duomo di Camerino: l’attività di Crivelli, difatti, si svolse prevalentemente nelle Marche, dove il pittore si era trasferito dopo il 1458 (anticipando in tal modo la parabola di un altro suo celebre conterraneo, Lorenzo Lotto). Parte centrale del Polittico, requisito agli inizi dell’Ottocento dai commissari napoleonici per essere trasferito a Milano, successivamente smembrato e qui ricomposto, la Madonna della Candeletta presenta un’iconografia complessa e ricca di simboli cristologici. Lo stesso cero, più che un semplice elemento devozionale, potrebbe essere un'allusione alla alla caducità del vivere. In ogni caso, questa "candeletta" è pronta a innescare... i fuochi d'artificio.

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La potete trovare qui CARLO CRIVELLI E BRERA

PINACOTECA DI BRERA - Via Brera 28 - Milano Tel: +39 0272263204 www.brera.beniculturali.it FINO AL 28 MARZO 2010


Rubriche

archeo' siti non online...

 A CURA DI CINZIA DAL MASO

IL PRANZO GIREVOLE DI NERONE Palatino delle meraviglie. Svela luoghi nuovi e nascosti del palazzo degli imperatori di Roma. Come le cosiddette “arcate severiane”, inaccessibili al pubblico dal dopoguerra. Tutti le hanno sempre guardate dal Circo Massimo, archi enormi che hanno allargato il colle per incrementare ancor di più le dimensioni palazzo. Ma solo chi è avanti con gli anni ha vagato sulla terrazza sopra quegli archi, ammirando una Roma campestre mai vista. La riapertura è stata già annunciata e presto sarà per tutti. Mentre si può già passeggiare per la Vigna Barberini, altra terrazza tanto artificiale quanto spettacolare con affaccio sulla valle del Colosseo. Visione di Roma altrettanto sconosciuta se non di più, visto che lo Stato l’acquisì nel lontano 1909, ma mai l’aprì ai comuni mortali. Cent’anni di oblio. Una follia. E non solo per il panorama. Lì c’era infatti il tempio del Sole di Elagabalo, e c’è ancora la chiesa di San Sebastiano che presso il tempio cadde martire. Prima del Arcate severiane tempio c’era un grande giardino con portici a più piani, delizia degli imperatori Flavi. E prima ancora, pare, la fantasmagorica sala da pranzo girevole di Nerone, ultima grande scoperta. Così recente che il cantiere è ancora aperto, ma dal recinto s’intravede l’enorme pilastro circolare di mattoni che sorregge otto arcate possenti. Sostenevano la pedana girevole, si è subito detto. Si è urlato. L’ha saputo tutto il mondo. Tutti con gli occhi puntati su Roma, sul Palatino, sulla Vigna. Ma è proprio vero? Non si sa. È un’ipotesi, pure affrettata. Che ha scandalizzato non poco gli affezionati della grande sala ottagona sul colle Oppio. L’unica candidata, finora. Pure lei dubbia ma con buone carte da giocare. Perché lì gli invitati giungevano dopo aver ammirato l’arte, pranzavano godendosi il sole di mezzogiorno, e potevano passeggiare nella valle dopo il pasto. Insomma quasi credibile, mentre il pilastrone della Vigna lo è molto meno. Ma poco importa, se intanto ne ha parlato il mondo. Magari in futuro una smentita verrà. Ma sottovoce…

restauro quando il patrimonio risorge

 A CURA DI ELENA PERCIVALDI

IL SANTO SOTTO iL FUMO DELLE CANDELE Il tema è quello, a tutti familiare, della leggenda di San Martino che taglia a metà il suo mantello per donarlo a un povero. Il volto del santo, diafano e un po’ femmineo, è in contrasto con quello ruvido e barbuto dell’indigente, così come la ricca veste cinquecentesca stride al confronto con il misero cencio bianco e le brache corte. Quando questa tavola a olio capitò in mano ai restauratori, era coperta da un denso strato di fumo di candele depositato nel corso dei secoli dalla devozione dei genovesi, che la veneravano nella chiesa di San Martino. Il supporto ligneo di pioppo era ridotto anche peggio, pieno com’era di larve e degradato dai goffi tentativi di “restauro” condotti nel tempo per consolidarne la struttura. Dopo la soppressione della chiesa in età napoleonica, la pala fu trasferita poco lontano, in Santa Maria della Cella, dov'è rimasta fino a oggi. I lavori di restauro hanno portato la tavola alle condizioni ottimali di leggibilità. A beneficiarne non sono solo i fedeli, ma anche gli storici dell’arte. Chi fosse l’autore del San Martino, infatti, è sempre stato poco chiaro. Lo studio agli infrarossi, che ha evidenziato il disegno preliminare – l’underdrawing – e ha permesso un completo studio della tecnica di realizzazione levando le ampie e fuorvianti ridipinture ottocentesche, ha suggerito un’attribuzione convincente al pennello di Lazzaro Calvi (1512-1587). Allievo di Perin del Vaga, oggi è un signor nessuno, ma nella Genova tardorinascimentale fu un protagonista della scena, in particolare dopo che se ne andò un concorrente di straordinario talento come Luca Cambiaso. L’ampio resoconto delle operazioni, insieme alle analisi tecniche, è stato pubblicato in un catalogo curato da Maria Teresa Orengo e Gianluca Zanelli per Silvana Editoriale: oltre a un approfondimento sull’opera di questo artista “bistrattato”, ecco un po’ di luce sul vivace ambiente artistico della Superba.

Lazzaro Calvi (attr.), San Martino e il povero. Tavola su legno, 227x160 cm. Genova, Chiesa di Santa Maria della Cella

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Attualità speciAle

festival

se l'arte si fa kermesse

ff: fenomeno festival  A CURA DI GIneVRA BRIA

sopra: La Royal Philharmonic Orchestra al MiTo a fianco: Christina Ricci al Giffoni experience 2009

i

l fenomeno-festival si pone oggi come punto d’orientamento, di registrazione e selezione di molti contenuti offerti sul mercato culturale e dell’intrattenimento, in senso lato. La capacità dei festival di interpretare e dislocarsi su qualsiasi territorio, la loro ciclicità e duttilità nell’accrescere visibilità e investimenti in sintonia con i cicli economici sono le qualità che trasmettono valore all’opportunità dell’incontro in-formativo. Conti alla mano: per qualsiasi ente organizzatore, programmare una rassegna - musicale, cinematografica, filosofica o letteraria che sia - significa avere un ritorno certo pari a sette volte l’impiego di capitali iniziali (che possono andare dai 50mila fino ai 2 milioni di euro). La regione Toscana, con 119 festival annuali, si conferma la regina di questa categoria di eventi, con una prevalenza di rassegne cinematografiche, mentre la Lombardia predilige l’area musicale e l’Emilia Romagna si conferma prodiga di kermesse culturali, teatrali ed anche scientifiche. Se esistesse un indice per misurare la relazione tra l’offerta culturale effimera (seppur redditizia) dei festival, e l’offerta contenutistica di tipo stanziale delle istituzioni presenti sul territorio, probabilmente ci si renderebbe conto di quanto le rassegne temporanee vadano a 8 |Grandimostre

Tra cinema, musica, arte, teatro e scienza, 927 appuntamenti hanno animato il 2009. Il festival si conferma l’evento culturale più programmato in Toscana ed Emilia Romagna, con 400 milioni di euro di investimenti nazionali, 1,5 miliardi di indotto e oltre 10 milioni di visitatori.

agenda FINO AL 21 DICEMBRE Pordenone - Festival Internazionale di Musica Sacra [musica] 20-31 DICEMBRE 2009 Roma - Roma Gospel Festival [musica] 6-10 GENNAIO 2010 Latina - Festival Pontino del Cortometraggio [cinema] 14-17 GENNAIO 2010 Roma - Journeu Of Sprit Fest, Festival Internazionale degli Itinerari dello Spirito [spiritualità] FINO AL 24 GENNAIO 2010 Cagliari - Spazio Musica [musica] 21-28 GENNAIO 2010 Trieste - Trieste Film Festival [cinema] 26-31 GENNAIO 2010 Bologna - Future Film Festival [animazione ed effetti speciali]


Attualità speciale

festival

se l'arte si fa kermesse

FESTIVAL DELLE SCIENZE La storia del Festival delle Scienze di Roma è simile a quella di molti altri festival, nati per gemmazione, o contagio, da altre fortunate esperienze. Allora, nel 2005, fu la volta del sindaco Walter Veltroni e dello staff dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, che decisero di esportare e riadattare il format del Festival della Scienza di Genova per un evento da svolgersi nella capitale. Organizzato dalla Fondazione Musica per Roma e da Codice. Idee per la cultura, sotto la direzione scientifica di Vittorio Bo e Telmo Pievani, nelle sue precedenti quattro edizioni il festival ha raggiunto una media di circa 32mila visitatori, scendendo a 28mila lo scorso anno a causa del mancato sostegno da parte dell’Assessorato all’Istruzione del Comune di Roma e la conseguente riduzione degli appuntamenti. Essendo organizzato all’interno dei grandi spazi dell’Auditorium, il Festival privilegia un aspetto frontale, articolandosi attorno a un cuore di conferenze, lasciando comunque spazio alle contaminazioni con eventi musicali e artistici, in grado di tradurre in esperienza emotiva il discorso scientifico. Con il consueto sostegno di National Geo-graphic e Radiotre Scienza, oltre a Telecom che organizzerà una propria esposizione, la nuova edizione, dal titolo Tra possibile e immaginario, è dedicata alle innovazioni tecnologiche. In programma, oltre a un fitto carnet di conferenze di alto rilievo, alcuni eventi che mescolano arti e scienza, come il Concerto per astrofisico e radio-telescopio con Margherita Hack e l’installazione Laptop Orchestra allestita presso lo spazio AuditoriumArte.  A CURA DI STEFANO MAZZONI FESTIVAL DELLE SCIENZE V edizione DAL 13 AL 17 GENNAIO 2010 Auditorium Parco Della Musica - Roma www.auditorium.com

supplire carenze regionali importanti. Come suggerisce il palinsesto dei festival musicali toscani, con eventi quali Arezzo wave o BargaJazz (www.toscanamusiche.it) che rivaleggiano con l’istituzionalità delle strutture dedicate. Un’ottima piattaforma-osservatorio, per quanto riguarda i festival, si è rivelata la seconda edizione di Festival of Festivals (5-8 novembre 2009, Bologna). A Palazzo Re Enzo, 140 eventi, tra conferenze, workshop, tavole rotonde, festival showcase e marketing showcase, sono stati presentati oltre 70 festival: dal Festival MiTo Settembre Musica, al Festival della scienza, dall’ A.D.D. Anti Digital Divide Festival all’Human Rights

Nights, dal Festival della Psicologia al BargaJazz Festival. Nella liturgia dei riconoscimenti hanno brillato le stelle di alcune eccellenze, come il Santarcangelo Festival Internazionale del Teatro in Piazza, storica rassegna di teatro diventata punto di riferimento nel panorama internazionale con spettacoli, convegni, mostre e momenti di aggiornamenti per gli artisti. Gloria anche per il Montreux Jazz Festival, lo storico festival europeo di musica, giunto quest’anno alla sua 43° edizione, che ha ospitato musicisti del calibro di Miles Davis, Ray Charles, Keith Jarret, David Bowie e i Massive Attack, e per BergamoScienza, ras-

segna di divulgazione della cultura scientifica nata sette anni fa con l’intento di portare la “scienza in piazza” organizzando conferenze, mostre, laboratori e spettacoli. E infine il Giffoni Film Festival, rassegna internazionale destinata alla promozione di film per bambini, ragazzi e adolescenti, per linguaggio, stile e temi trattati. Una finestra aperta sul mondo di bambini e adolescenti e un palcoscenico privilegiato per comunicare con gli under 18 che offre, oltre alle proiezioni, una sezione teatrale, mostre e concerti. Mondi di mondi, insomma, che hanno il merito di re-inserire la conoscenza come pratica collettiva della vita reale... Grandimostre| 9


Rubriche

EROS Fate l’amore con il pittore

 A CURA DI LORI ADRAGNA

SHUNGA: PIACERE EFFIMERO DELL’EROS Figure dall’erotismo spinto, dove la rappresentazione degli organi genitali spicca esagerata, quasi grottesca. Al tempo stesso, nel tratto, nel colore, nel moto dei corpi, genuina freschezza e lucida genialità compositiva che risponde ad un codice di segni, preciso e organizzato. Sono caratteristiche delle stampe giapponesi Shunga, letteralmente “immagini della primavera”, una sorta di vademecum per le future spose e/o le cortigiane, oppure un dono per i guerrieri (si riteneva che gli Shunga favorissero la vittoria). Queste xilografie a soggetto sessuale appartengono al periodo Edo (1603-1867) e rientrano nella corrente artistica dell’ukiyo-e. Di derivazione buddista, il termine 'ukiyo' indicava originariamente il senso di fugacità della vita provocato dall’attaccamento ai beni terreni. Ma nell’opulenta società giapponese del Seicento finisce per valorizzare proprio quei Isoda Koryusai, La scrittura. Shikido torikumi juni-ban (Dodici incontri sulla piaceri effimeri che prima condannava: “cantare canzoni, bere vino e provare via della sensualità). 1775-1777 c. - Oban. Nishiki-e. Collezione Bernati piacer... nel fluttuare”. I costumi sociali e morali che si sviluppano intorno alla ricca borghesia trovano nelle figure delle cortigiane l’emblema della nuova cultura edonistica (Marco Fagioli). Benché prostitute infatti, queste erano donne istruite fin dalla fanciullezza nelle diverse arti. La figura femminile - che nel mondo dei Samurai risiedeva nel gradino più basso – riacquista così peso sociale. Attraverso artisti come Isoda Koryusai, non più dea eterea solo da vagheggiare, la donna esibisce una presenza materiale e fisica sottolineata dalla riscoperta del corpo, della sensualità, del potere dell’istruzione, con una più incisiva partecipazione alla vita reale. SHUNGA. ARTE ED EROS NEL GIAPPONE DEL PERIODO EDO Fino al 31 gennaio 2010 Milano, PALAZZO REALE (Piazza del Duomo 12) Tel.: +39 02875672 - www.mostrashunga.it

thanatos la morte nell’arte

 A CURA DI ELENA PERCIVALDI

ROMANTICA MORTE DI UN GENIO Pasquale Massacra (1819-1849) era il povero figlio di un fornaio pavese e di un’ortolana. Non poteva studiare. Lasciò la scuola in seconda elementare, andò a bottega da Paolo Santi. E qua lo vide Cesare Ferreri, che di denaro ne aveva tanto, se ne innamorò e lo portò a scuola. Così poté iniziare la carriera artistica – ahinoi brevissima: morì trentenne – di uno dei più grandi pittori del nostro Ottocento, sciaguratamente poco conosciuto e invece geniale. Lo dimostrò nel 1846, a Brera, dove espose l’inarrivabile La madre di Ricciardino Langosco in traccia del cadavere del figlio ucciso nell’espugnazione di Pavia per le armi di Matteo Visconti. In un’alba livida la donna sbarra gli occhi e allarga le braccia vedendo il corpo del figlio morto durante la resistenza all’invasore. La posa, vedi Stabat mater, è da compianto ligneo cinquecentesco. L’atmosfera – è pieno Risorgimento – da moto rivoluzionario. Francesco Hayez, sgomento da tanto ardire, sintetizza l’emozione: “Voi mi fate paura, Pasquale mio, che avete cominciato là dove altri appena si arriPasquale Massacra, La madre di Ricciardino Langosco in traccia del cadavere del figlio ucciso nella espugnazione di Pavia per le armi di Matteo schierebbe a finire”. Fernando Mazzocca, scomodando il Parnaso, pone il cadavere Visconti l’anno 1315. Olio su tela, 177 x 231 cm. Pavia, Musei Civici scorciato a confronto con i disperati della Zattera di Géricault. Noi, modestamente, invochiamo La morte di Abele di Fabre. Il quadro è una specie di premonizione. Tre anni dopo, la sera del 15 marzo 1849, tradito da tre militari con cui complottava un’azione antiaustriaca, Massacra sarà ferito a morte. La salma, imbalsamata, vagherà dodici anni prima di trovar riposo nel famedio cittadino, mentre la testa verrà conservata nel museo Scarpa dell’Università. Questo sconvolgente capolavoro vale, da solo, la visita alla mostra pavese. E fa chiedere a gran voce, a parte il bel catalogo edito da Silvana, una compiuta riscoperta. IMPETO E POESIA. Pasquale Massacra pittore romantico tra storia e mito Fino al 13 dicembre 2009 Pavia, Scuderie del Castello Visconteo (Viale XI Febbraio, 35) Tel.: +39 02 45496873 | +39 0382 538932 www.scuderiepavia.com - info@scuderiepavia.com a cura di Susanna Zatti / Catalogo Silvana 10 |Grandimostre


Anticipazioni

Una grande mostra ripropone, con un approccio metodologico del tutto nuovo, la storia della pittura di fiori, tra il naturalismo caravaggesco e l’affermazione della modernità con Van Gogh e il simbolismo. Giungendo fino alle soglie del Novecento, prima della comparsa delle avanguardie storiche. Intorno al mistero racchiuso in una fiasca...

CECI N’EST PAS UNe FLEUR  di irene tedesco

U

n terreno fertile si coltiva a Forlì. Fiorito e fruttato, questo hortus secretus affonda le sue radici fin dal Quattrocento, con il prezioso giardino creato da Caterina Sforza, per assumere un carattere più scientifico con gli studi del botanico Cesare Majoli nell’Ottocento. In questo percorso profumato, il museo di San Domenico apre i suoi spazi per ospitare Fiori. Natura e simbolo dal Seicento a Van Gogh, grande mostra dedicata alla pittura di fiori. I fiori, assoluti protagonisti o partecipanti comprimari di dipinti che attraversano la storia fino ad arrivare all’inizio del Novecento, si affacciano numerosi in questa esposizione curata da un comitato composto da Antonio Paolucci, Daniele Benati, Fernando Mazzocca e Alessandro Morandotti, che ha selezionato circa duecento opere, giunte in 12 |Grandimostre

prestito da musei italiani e stranieri, oltre che da collezioni private. L’allestimento è curato invece dagli Studi Wilmotte et Associes di Parigi e Lucchi & Biserni di Forlì. Punto focale della mostra è la Fiasca fiorita presente nelle collezioni del museo forlivese, un’opera che affascina ancor oggi per la qualità della sua fattura – un incredibile recipiente di vetro con un delicato mazzetto di fiori, arricchito da particolari naturalistici come le gocce d’acqua cadute sul tavolo e gli sfilacciamenti del rivestimento in vimini, posto su una tavola di legno con effetto trompe l’oeil – e per l’incognita legata al suo autore. Caravaggio e Guido Cagnacci risultano i nomi finora più accreditati per stabilire la paternità del dipinto, ma in ogni caso, come sottolineano i curatori, è l’alta qualità dell’opera a indicare la mano di un artista

che esce fuori dalla categoria di “pittore di natura morta” per partecipare in pieno a quella considerata nel Seicento come la più prestigiosa, dedicata ai soggetti sacri, agli episodi di storia e al ritratto. A conferma dell’interesse per un soggetto così delicato, saranno esposte le interpretazioni più prestigiose come la Flora di Rembrandt, celebre ritratto della moglie, una Madonna con Bambino in una ghirlanda di fiori di Jan Brueghel il Vecchio, un Agave gigante di Crespi e ancora tele dipinte da Anton Van Dyck, Guercino, Carlo Dolci, Carlo Cignani, Orazio Gentileschi e il Maestro di Hartford. Bartolomeo Bimbi, artista fiorentino con i suoi Garofani giganti e il Girasole testimonia di un particolare collezionismo, quello mediceo, che andava fortissimo nel XVIII secolo. Autore di fiori ma anche


Anticipazioni

nella pagina a fianco: Lawrence Alma-Tadema, A summer offering. 1911 Museum of Art c/o Brigham Young University - Provo (Utah) in questa pagina: in alto: Frederic Leighton Mother and child. 1865 ca. Blackburn Museum and Art Gallery a destra: Franz Xaver Winterhalter, Spring (part.). 1850-52 Collezione privata a sinistra: Vincenzo Vela La Primavera (Flora). 1882 Museo Civico - Collezione Bottacin, Padova

di frutta rigogliosa come angurie, cedri e ortaggi, conduce verso l’Ottocento, periodo che segna la ripresa dell’attenzione per la varietà che consente questo soggetto, ma nell’interpretazione di grandi autori come il Boldini del Braccio con vaso di fiori, le Ninfee con rami di salici di Monet e ancora Appiani, Runge, Delacroix, Courbet, Bazille e Fantin-Latour. Un lungo elenco che comprende anche Manet, Cézanne e Renoir, De Nittis, Zandomeneghi, Böcklin, Klimt, Van Gogh, Previati e l’esotico Hayez del Vaso di fiori sulla finestra di un harem, per assistere in chiave moderna alla sostituzione dei valori del contenuto con quelli della forma, immettendo nuovi valori simbolici alla rappresentazione. Perché una rosa non è (solo) una rosa!

info

fIORI. nAtuRA E sIMBOLO DAL sEICEntO A VAn gOgH

MusEI DI sAN DOMENICO Piazza Guido da Montefeltro, 2 - Forlì tel. +39 0543712659 Prenotazioni: 199199111 museisandomenico@comune.forli.fc.it DAL 24 GENNAIO AL 20 GIuGNO 2010

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Anticipazioni

Quando l’arte incontra la natura In anteprima per Grandimostre un testo sulla rassegna forlivese di Fernando Mazzocca, curatore con Antonio Paolucci, Daniele Benati e Alessandro Morandotti e tra i massimi esperti in Italia di arte del Sette e Ottocento…

Anonimo, Fiasca fiorita. Olio su tavola, cm 68,5x51,2. Forlì, Musei di San Domenico, Pinacoteca Civica

Considerata una delle più belle nature morte di tutti i tempi, la Fiasca fiorita di Forlì è un dipinto di cui non è stato ancora risolto il mistero. Non conosciamo il suo autore. I diversi nomi suggeriti (ad esempio Cagnacci) collocano il suo autore in un ambito artistico che ha come referente Caravaggio. Probabilmente il quesito è destinato a rimanere irrisolto. Una cosa però è certa: si tratta di un quadro eseguito non da uno specialista di fiori, ma da un grande maestro appartenente alla categoria, allora considerata la più prestigiosa, quella dedita alla rappresentazione della figura umana, alla pittura sacra, a quella di storia e al ritratto. Sarà all’apice del Barocco che la fortuna del genere porterà alla nascita di una vera e propria specializzazione e alla frequente collaborazione tra pittori di figura e pittori di fiori. Rispetto al Settecento, quando il tema sembra diventare prevalentemente decorativo, l’Ottocento conosce una straordinaria ripresa. Mentre gli specialisti riducono la pittura di fiori a una produzione esclusiva e di grande qualità, ma inevitabilmente commerciale, sono proprio i protagonisti dei grandi movimenti della pittura moderna, dal Romanticismo al Realismo, dall’Impressionismo al Simbolismo, a reinventare il genere dandogli un nuovo significato. Hayez, Delacroix e Courbet, Fantin-Latour, Leighton, Moore, Alma Tadema, Gauguin e Monet, De Nittis, Boldini e Zandomeneghi, Böcklin, Van Gogh e Previati sono presenti in questa mostra con quadri di fiori o di figure caratterizzati spesso proprio dalla ripresa di motivi seicenteschi, ma ispirati soprattutto dalla volontà, tutta moderna, di scardinare la gerarchia dei generi. Ai valori del contenuto si sostituiscono quelli della forma, unendo a nuove valenze simboliche (come accade anche in letteratura, se solo pensiamo ai Fleurs du Mal di Baudelaire) la magia della pura visione dell’occhio dell’artista che registra le impressioni della natura e crea una nuova realtà superiore, quella dell’arte. Fernando Mazzocca

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Exhib parade

Straviste

News

MOSTRA

TOTALE

MEDIA GIORNALIERA

BIENNALE DI VENEZIA – ARTI VISIVE Sedi varie, Venezia

375.702

2.236

PAESAGGIO LAZIALE TRA IDEALE E REALE Villa d’Este, Tivoli

213.066

1.500

SCAPIGLIATURA. UN PANDEMONIO PER CAMBIARE L’ARTE Palazzo Reale, Milano

68.213

455

IN-FINITUM Palazzo Fortuny, Venezia

50.000

305

LE STANZE DEL CARDINALE Palazzo Pallotta, Caldarola

30.000

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ANTENATE DI VENERE. A mILANo uNA moSTRA RACCoNTA LA FEmmINILITÀ ARCAICA A guardarle sembrano sculture contemporanee: figure femminili estremamente stilizzate, lineari nelle forme tanto da poter essere state sbozzate da un Modigliani o da un Brancusi. Invece no: la più antica ha quasi trentamila anni e come le sue “sorelle” proviene dall’est Europa. La Venere di Dolní Vestonice, con quelle sue natiche debordanti e i seni a pera rivolti all’ingiù, rappresenta i primordi dell’arte figurativa europea. Una figura simbolo di abbondanza, una madre che incarna la fertilità arcaica, e che è uno dei simboli della mostra Antenate di Venere allestita fino al 28 febbraio 2010 al Castello Sforzesco di Milano. L’esposizione, che si snoda in un percorso suggestivo ottimamente curato da Venceslas Kruta, direttore del Centre d’études celtiques della Sorbona, e da Alena Humpolova, raccoglie 150 tra statuette e ceramiche spesso inedite databili tra il 27.000 e il 4.000 a.C.: siamo nel momento cruciale che vide il passaggio dei nostri antenati dal ruolo “passivo” di cacciatori-raccoglitori a quello “attivo” di agricoltori. È il cambiamento più drastico avvenuto nella storia del genere umano, prodromico ad altrettanti cambiamenti epocali sul piano culturale, che pose le basi della nostra civiltà. Il pezzo più suggestivo della mostra (il piccolo e bel catalogo è pubblicato da Skira) è, oltre alla Venere di Dolní V�stonice, la monumentale figura femminile di Masovice, scolpita da ignoti agricoltori moravi nel V millennio a. C. : con quel volto estatico che contempla il cielo e le mani a palme in su in atteggiamento da orante, è non solo la testimonianza del rapporto problematico dei nostri avi con una natura non sempre madre ma spesso matrigna, ma anche un capolavoro dell’arte di tutti i tempi. (Elena Percivaldi)

boLogNA, uNA moSTRA pER CELEbRARE gugLIELmo mARCoNI, pIoNIERE DEL WIRELESS Il 10 dicembre 1909 ricevette a Stoccolma il Premio Nobel per la Fisica. Il 10 dicembre 2009 – esattamente cento anni dopo – si è inaugurata a Palazzo d’Accursio, in Piazza Maggiore a Bologna, la mostra Guglielmo Marconi Premio Nobel 1909-2009 (fino al 10 gennaio 2010), che ricorda l’inventore bolognese e la formidabile impresa che lo portò a meritare quel premio. Obiettivo della mostra è restituire alla figura dell’inventore quella “nobiltà” che proprio il Premio Nobel – vinto a soli 35 anni – gli attribuì nel 1909. Tanto ammirato e osannato in vita quanto dimenticato o comunque trascurato nella seconda parte del Novecento, Marconi – ritornato alla pubblica attenzione a partire dal 1995 (centenario dei primi esperimenti di radiotelegrafia) – sta infatti risalendo i gradini della notorietà con la sola forza della sua invenzione: il wireless, vale a dire la modalità tecnica che maggiormente connota, in tutto il mondo, l’inizio del Terzo Millennio.

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Due sale al Metropolitan Museum? 10 milioni di dollari, grazie... In fondo potrebbe essere una nuova via per superare il difficile momento di crisi, anche per i musei. Vuoi una sezione del Metropolitan che porti il tuo nome? Paghi, e l’avrai. Intendiamoci, non è una novità, che a grandi donatori e benefattori vengano intestate “wings” di importanti musei, ma finora si trattava di onori maturati nel tempo, senza uno stretto legame di causa-effetto. Ora arriva una notizia che - nei termini - rende un po’ l’effetto supermarket: la Vehbi Koç Foundation di Istanbul offrirà infatti al colosso newyorkese un contributo di dieci milioni di dollari, finalizzato alla creazione delle nuove Galleries of Ottoman art. Che saranno denominate appunto Koç Family Galleries: che ne sappia qualcosa Mr. Rahmi M. Koç, trustee del Metropolitan e presidente della Koç Holding A.S., il più grande conglomerato industriale turco?

Raffaello superstar, disegno sbanca Christie’s a 32 milioni di euro È il nuovo record all-time per un disegno, ma è anche il secondo prezzo più alto mai raggiunto da un’opera di un Old Master, dipinti inclusi. Ha sorpreso un po’ tutti, la performance registrata da Testa di musa, disegno di Raffaello che a Londra, nell’asta Christie’s dedicata a Old Masters and 19th Century Sale, è salito fino a oltre 32 milioni di euro, partendo da una stima fra i 13 e i 17 milioni. La stessa sessione di asta ha stabilito il nuovo record assoluto, in termini di valore. Nella stessa serata scintille anche intorno a Portrait of a Man with Arms Akimbo di Rembrandt, che a 21 milioni di euro si insedia al quinto posto della classifica all-time. In tempi di crisi i collezionisti si concentrano su opere di artisti storicizzati? Sembra proprio di sì...

Ma il Louvre 2 non doveva essere pronto per il 2009? Anche i cugini ritardano... Le cronache di questi giorni narrano di un Frédéric Mitterrand, da qualche mese ministro francese della cultura, giunto in pompa magna a Lens, città mineraria del nord della Francia, per festeggiare il cosiddetto Louvre 2, sede decentrata del museo parigino che accoglierà una parte delle raccolte pubbliche. Uno sforzo di memoria, e i conti tornano: il ministro va ad inaugurare il nuovo museo, perfettamente in linea con i tempi previsti, che all’inizio del 2007 parlavano di un’inaugurazione “entro il 2009”. E invece... E invece no, il ministro è arrivato sì a Lens, ma semplicemente a mettere la prima pietra della struttura, progettata dallo studio Sanaa. Grande progetto, un’occasione per rivitalizzare un’area del paese depressa dalla ripresa post-industriale, tutto bene, a parte tre anni di ritardo! Con che coraggio i “cugini” ora potranno ora criticare - comme d’habitude  - i malcostumi e le lungaggini burocratiche italiche?

caccia al tesoro opere d'arte lost & found

CAPOLAVORI IN ESILIO Il ritrovamento, stavolta, è di quelli grossi. Una tela di Justus Sustermans (1597-1681) di 72x57 cm con il ritratto di Vittoria della Rovere, nipote del famoso cardinale. Era nella collezione Mason Perkins e finì trafugata dalle truppe naziste nel febbraio del 1943, dopo di che se ne erano perse le tracce. Finché un cittadino austriaco, incautamente, non l’ha messo in vendita a Milano. A recuperarlo sono stati i carabinieri del Nucleo per la tutela del patrimonio culturale di Monza, che lo hanno restituito alla diocesi di Assisi. E la storia si chiude con un lieto fine. Come a lieto fine è l’impresa dell’Arma di Palermo, che controllando i documenti di un restauratore si è imbattuta in una serie di reperti archeologici, risalenti per lo più al V secolo a.C., provenienti con ogni probabilità da scavi clandestini. Tra gli oggetti recuperati, una pisside con coperchio e decorazioni a bande, un frammento di colonnina scanalata di “Louterion”, una palla di catapulta in pietra e un importante vaso dell’età del bronzo, di tipo “Castellucciano”, riconducibile alle prime culture indigene della Sicilia. Adesso i reperti si trovano nelle mani degli studiosi della locale soprintendenza e chissà quali segreti sveleranno. E per la serie: reperti antichi che tornano a parlare, ecco a voi il cratere a campana del V secolo a.C. con la storia del Ratto di Europa, rarissimo esempio firmato dal celebre Assteas, che ha girato l’Italia in varie mostre. Scovato dai carabinieri al Getty Museum con altri 80 pezzi nostri, finalmente prende dimora al Museo Archeologico Nazionale di Paestum. Ma per un capolavoro che torna, altri mille sono ancora in esilio.  A CURA DI elena percivaldi

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Sogno per sogno. A Udine la pittura onirica di Alberto Savinio È stata inaugurata lo scorso 4 dicembre presso la Galleria d’Arte Moderna di Udine la mostra Savinio, sogno per sogno (fino al 18 gennaio 2010), composta da cinquantuno disegni di Andrea de Chirico, alias Alberto Savinio (Atene, 1891 – Roma, 1952), fratello minore di Giorgio de Chirico. Si tratta di una delle più ampie rassegne dedicate alla sua opera grafica, che spazia da un acquarello del 1925 circa, raffigurante un faro su cui si arrampica un gigante, ovvero dagli esordi della sua pittura che venne esposta per la prima volta a Parigi e subito esaltata da Bréton e dal gruppo surrealista, fino ai costumi di scena elaborati per il Teatro alla Scala nel 1951, permettendo di addentrarsi nell’immaginario di uno degli artisti europei che più hanno arricchito di fantasia e invenzione la pittura e la letteratura contemporanea. Il disegno a matita, a inchiostro, spesso con il ricorso all’acquarello e al pastello, fissa l’apparire di un’immagine, cerca nuove strade, divaga, ma anche, per Savinio, poeta e teorico della Metafisica accanto al fratello Giorgio, è lo strumento primo per dare corpo a immagini sconosciute, nate tra sogno e veglia, a occhi socchiusi, come scrive lo stesso artista: “Per capire i sogni non dobbiamo portare nel sogno la nostra sapienza, ma lasciare che il sogno porti in noi la sua sapienza” .

ARTù, UN MITO ALLA CONQUISTA DELL’EUROPA Ci sarà pure una ragione per cui Artù ha affascinato generazioni di ricercatori, studiosi e intellettuali, e continua oggi a fare presa anche sulla gente comune, che affolla le sale cinematografiche trasformando  film come L’ultima legione – e prima ancora, il romanzo di Valerio Massimo Manfredi da cui è tratto – in veri e propri blockbuster, e sui ragazzini che fanno la malattia per videogiochi in cui compaiono palazzi magici, coppe incantate, maghi come Merlino e spade come Excalibur. L’occasione per rileggere la sua figura tra mito e storia è data dai 140 pezzi esposti nella mostra La légende du roi Arthur alla Biblioteca Nazionale di Parigi: preziosi oggetti d’oreficeria e avori, ma soprattutto un’ottantina di manoscritti miniati. L’esposizione inizia esaminando i testi più antichi nel tentativo di separare ciò che c’è di vero e ciò che è leggendario. Come noto, non esistono documenti che provino fuori di ogni dubbio che un re dei Bretoni di nome  Artù sia mai esistito. Ma è un dato di fatto che il suo mito sia nato durante la resistenza che le genti celtiche opposero, sulle Isole Britanniche, all’invasione degli Angli e dei Sassoni al principio del VI secolo, e fu trasportato sulle coste della Bretagna proprio dagli esuli incalzati dai nuovi “barbari”. L’immagine del re colto e generoso, in grado di attirare a sé il fior fiore dei cavalieri per spronarli alle più ardite imprese, appare invece intorno alla metà del XII secolo: il suo artefice fu uno storico probabilmente appartenente all’ordine monastico benedettino, Goffredo di Monmouth (ca. 1100-1155), nella sua Historia regum Britanniae. Tali attributi si fissarono una volta per tutte grazie alla penna di Chrétien de Troyes (1135-1187), che ne fece il protagonista dei suoi “romans” di argomento, appunto, bretone. Si può ben dire, anzi, che sia stato proprio questo grande trovatore ad “inventare” l’universo arturiano. Gettando le basi per l’enorme diffusione in tutta l’Europa medievale di tutti i temi - l’avventura cavalleresca, l’amor cortese, la ricerca mistica del Graal - a tale universo legati in maniera, da quel momento in poi, indissolubile e in grado di plasmare la Weltanschauung delle élite. La mostra è il secondo tassello di un mosaico ben più ampio che, dopo aver conquistato Rennes trattando la fortuna della leggenda arturiana, si concluderà a Troyes l’anno venturo. Dalla Bretagna all’Europa, dunque, Artù porta con sé una complessa eredità. Con cui, nonostante tutto, ancora oggi dobbiamo fare i conti. (Elena Percivaldi) fino al 24 gennaio 2010 La légende du roi Arthur - Bibliothèque nationale de France, Parigi Tel. +33 (0)1 53 79 59 59) - Catalogo in coedizione BnF / Seuil 18 |Grandimostre

L’ultimo MUST Milanese? È un negozio, di un museo...

MUST, come acronimo di Museo della Scienza e della Tecnologia. SHOP, come spazio destinato a fare degli acquisti. Sono queste le parole d’ordine con le quali il museo nazionale milanese intitolato a Leonardo da Vinci si mette in linea con standard internazionali, sul fronte dei servizi per il merchandising. Un nuovo negozio aperto alla città, dove trovano spazio idee innovative e proposte originali legate a scienza e tecnologia. Le tematiche degli articoli proposti si ispirano ai sette Dipartimenti del Museo, dai Materiali ai Trasporti, Energia, Comunicazione, Leonardo Arte&Scienza, Nuove Frontiere, Scienze per l’Infanzia. Tre le linee di merchandising “Museum Creation”: quella ispirata al sottomarino Enrico Toti, quella a Leonardo e quella corporate/istituzionale del museo. A queste si aggiungono le pubblicazioni, dall’ultimo volume Leonardo da Vinci - La collezione di modelli del Museo al libro sul Toti e i prodotti audiovisivi tra cui il film-documentario sul Toti. Inaugurazione in stile milanese, con opening party aperto a tutti, dj set e wine cocktail.


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Futurismo inedito: ad Ascoli in mostra i ritratti dei vip d’epoca Dopo il successo delle mostre dedicate a Osvaldo Licini e a Tullio Pericoli, Ascoli Piceno, ormai pienamente inserita nel circuito delle mete delle grandi mostre, punta quest’anno su quella che è l’unica avanguardia prodotta in Italia, il futurismo, con una mostra che sul terminare quasi delle celebrazioni per il centenario spiazza tutti perché mette in campo una novità assoluta di rara, raffinata curiosità. Sotto i riflettori infatti un versante del tutto sconosciuto del movimento che ha anticipato molti aspetti della modernità esaltando anche la stessa irriverenza verso i potenti. Furismo inedito. I ritratti nascosti è uno spaccato sorprendentemente e quasi misteriosamente finora rimasto celato ai più. In mostra a Palazzo dei Capitani del Popolo fino al 23 febbraio 2010, nella centralissima e splendida piazza del Popolo, le opere di Cleto Capponi, Ivo Pannaggi, Sante Monachesi, Gerardo Dottori e Giacomo Balla. In mostra sfila una galleria di personaggi della politica, della cultura, della scienza, del cinema, dello sport, italiani e internazionali, immortalati dalle pagine di quello che all’epoca era il quotidiano più potente, il Popolo d’Italia”, presente sul tavolo dell’intero ceto dirigente, politico e accademico. Veri e propri ritratti, talvolta “caricature concettuali”, in molti casi antesignani della “vignetta politica”.

Nuove sale e restauri all’Archeologico di Firenze. E un ampliamento in vista... Grandi novità in vista per il Museo Archeologico Nazionale di Firenze. L’occasione è offerta dalla Festa della Regione Toscana, nell’ambito della quale è prevista l’apertura al pubblico di una nuova sala al primo piano del Palazzo della Crocetta, che ospiterà l’Arringatore, uno dei grandi bronzi medicei che fa parte della collezione del Museo, la Testa di Fiesole e, al rientro dall’esposizione presso il Getty Museum di Los Angeles, la Chimera di Arezzo.

In questa circostanza sarà presentato inoltre il progetto definitivo - elaborato dallo Studio Gurrieri - relativo alla parte del complesso museale che si affaccia sulla piazza della SS. Annunziata, la cosiddetta “Ala ex Innocenti”, per il momento utilizzata solo in parte con una sistemazione temporanea per realizzare l’ingresso al Museo e sfruttare un’ampia sala del Palazzo, per allestimenti temporanei. Prevista anche la presentazione del restauro dell’Arringatore, effettuato nell’ambito del progetto ST@RT finanziato dalla Regione Toscana.

LEONARDO TORNA DAL LOUVRE È Leonardo al duemila per mille, altro che storie. Niente allievi scomodi. Basta osservare le diafane velature, quel magico trascolorare tra ombra e luce che rende il San Giovanni Battista un’opera che “riesce a raffigurare – come è stato detto – ciò che non può essere raffigurato, un dipinto profumato, un amuleto magico, uno specchio fumoso dell’anima che ci fa fermare e meditare su noi stessi e sull’infinito, che egli addita”. Giunto a Milano dal Louvre dopo settant’anni – la prima e unica volta che fu esposto da noi fu nel 1939, nella “fascistissima” expo dedicata a Leonardo alfiere del genio italico -, il dipinto fa bella mostra di sé in un’aula buia, quasi un sancta sanctorum, al centro della Sala Alessi di Palazzo Marino. Vi si accede dopo aver superato un percorso tortuoso che propone una riflessione – con tanto di pannelli esplicativi e video - sul quadro che, pare, fu dipinto tra il 1505 e il 1510, ovvero tra il secondo soggiorno fiorentino e l’ultimo milanese del genio toscano. Tela affascinante ed enigmatica: cosa indica esattamente il giovane e apollineo santo con quel suo dito alzato? E quel sorriso, sembra o no quello della Gioconda? Purtroppo – sebbene gratis – la vedremo solo per un mese, fino al 27 dicembre, dopo di che se ne tornerà nella Ville Lumière. Il progetto, compresa la superpolizza assicurativa, vuol replicare il successo che lo scorso anno ha registrato la Conversione di Saulo del Caravaggio, con tanto di visitatori in coda a centinaia sotto la pioggia. Chi non riesce ad accaparrarsi il biglietto, si compri almeno il catalogo Skira, grazie al quale guidato da Valeria Merlini e Daniela Storti (curatrici della mostra) potrà sapere tutto sul capolavoro vedendone persino interessanti raffronti, nei particolari, con opere capitali di altri artisti, prima fra tutte la Madonna dei pellegrini del Caravaggio. Tra le iniziative collaterali, rese possibile grazie alla partnership con Eni, il film Ritorno a Leonardo di Antonio Farisi con attori i giovani del Piccolo Teatro di Milano, proiettato in una sala attigua, e un volume illustrato per i più piccoli, oltre a un numero speciale di Topolino con tre storie dedicate al sommo artista. Ma tra tante lodi, una piccola polemica: se è vero che circola l’idea, rilanciata dal Bicentenario, di fare di Brera il “Louvre italiano”, perché allora non esporre il quadro lì invece che a “casa” del sindaco? Per questo, qualcuno, forse esagerando un po’, ha accusato la Prima cittadina milanese di manie di protagonismo e di vanità personale. E lei, signora Moratti, che cosa dice? (Elena Percivaldi) Fino al 27 dicembre 2009 Leonardo a Milano. San Giovanni Battista Palazzo Marino, Milano tel. +39 0245076910 - Catalogo Skira Grandimostre| 19


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L’Ara Pacis a colori, tornano a splendere virtualmente i marmi del monumento romano Grazie a una nuova e sofisticata tecnologia virtuale applicata per la prima volta nella storia dell’archeologia su un monumento di età romana, tornano alla luce i colori forti e vivaci dei marmi antichi dell’Ara Pacis. Anche se gli oltre mille anni di permanenza nel sottosuolo del Campo Marzio hanno cancellato dal monumento ogni traccia visibile di colore, non sussistono dubbi sul fatto che in origine l’altare fosse variopinto. Innanzitutto perché è ormai assodato che l’utilizzo dei colori per i monumenti fosse abituale. Inoltre, nel corso del 2008/2009 è stato effettuato un ciclo di ricerche eseguite dai Laboratori Scientifici dei Musei Vaticani per conto della Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma, che hanno provato senza dubbio l’esistenza di colore sull’altare e su alcuni suoi frammenti, mai restaurati in quanto non reinseriti nella ricostruzione del 1938. Verranno illuminati a colori sia il fronte occidentale sia quello orientale raffiguranti i pannelli di Enea sacrificante ai Penati e del Lupercale sul fronte occidentale, i pannelli della Tellus e della Dea Roma sul fronte orientale e il grande fregio vegetale su entrambi i fronti. La scelta delle singole tinte per “l’Ara Pacis a colori” è stata operata sulla base di confronti con la pittura romana, specialmente pompeiana, studi condotti su monumenti più tardi ma influenzati dall’Ara Pacis e ricerche cromatiche svolte sulle architetture e sulla scultura greco-romana.

Archivio Giorgio Vasari in vendita? “Patrimonio inamovibile”, rassicura Bondi Sull’argomento se ne sono ormai sentite di tutti i colori, eppure i contorni della vicenda non sono ancora chiari. Hanno detto la loro politici di tutto l’arco costituzionale, ha tentato di rassicurare l’immancabile Vittorio Sgarbi, si sono messi in moto gli altrettanto immancabili dietrologi. Parliamo della vicenda della presunta vendita dell’Archivio Giorgio Vasari, raccolta privata conservata ad Arezzo, oggetto di una fantomatica vendita a una soi grandi di ieri con gli occhi di oggi cietà russa, smentita - carte alla mano - dai responsabili istituzionali della conservazione, ma ancora all’ordine del giorno. Le GIOTTO: LA (TENERA) ETÀ DELLA PIETRA ultime vicende parlano di un piPer il che, sendo cregnoramento da sciuto Giotto in età di parte di Equitalia x anni, gli aveva Bonper debiti degli done dato in guardia eredi del proalcune pecore, le quali prietario nei conegli ogni giorno [...] fronti dell’erario, andava pasturando, e mentre la Soprinvenutagli inclinazione tenza archivistica da la natura dell’arte della Toscana è del disegno, spesso stata nominata per le lastre, et in terra nel frattempo cuper la rena, disegnaGiotto, Gioacchino tra i pastori, 1303-1305. stode del bene. va del continuo [...]. Padova, Cappella degli Scrovegni Ora finalmente E così avenne che un sulla questione interviene con una nota ufficiale il Migiorno Cimabue, pittore celebratissimo, [...] trovò nella villa di Vespignano nistro per i Beni Culturali, Sandro Bondi, che parla di “un Giotto, il quale, in mentre che le sue pecore pascevano, aveva tolto una lapatrimonio culturale di indiscusso rilievo, legato da un stra piana e pulita e, con un sasso un poco apuntato, ritraeva una pecora di indissolubile vincolo alla città di Arezzo”. naturale, senza esserli insegnato modo nessuno altro che dallo estinto della Il Ministro inoltre conferma che “la Procura della Repubnatura. Per il che fermatosi Cimabue, e grandissimamente maravigliatosi, lo blica di Roma e il Comando Carabinieri Tutela Patrimodomandò se volesse star seco. [...] Et insieme a Fiorenza inviatisi, non solo in nio Culturale stanno procedendo nelle proprie indagini, poco tempo pareggiò il fanciullo la maniera di Cimabue, ma ancora divenne mentre sta per essere conclusa l’ispezione all’archivio per tanto imitatore della natura, che ne’ tempi suoi sbandí affatto quella greca verificare l’aggiornamento e la congruità dell’inventario, goffa maniera, e risuscitò la moderna e buona arte della pittura [...] . lo stato di conservazione dei beni e delle carte facenti parte del fondo e il rispetto effettivo del vincolo pertiConclusione: meglio un giorno da pecora… nenziale che ne determina l’inamovibilità dal luogo in cui sono attualmente depositate”.  A CURA DI anita pepe

vasariana

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Rubriche

lo volevo fare io artisti contemporanei e loro miti

 A CURA DI MARA DE FALCO  Il prossimo desiderio sarà espresso da Masbedo

BIANCO-VALENTE / TEMPIO DI MERCURIO “Il cosiddetto Tempio di Mercurio è l’opera del passato che avremmo voluto eseguire. Questo edificio del primo secolo d.C., che si trova nel Parco Archeologico di Baia, nei Campi Flegrei, è stato il primo esempio di cupola con un foro (oculo) alla sua sommità. L’esperimento fu poi perfezionato nella costruzione del Pantheon a Roma, caratterizzato da una cupola ancora più imponente. La sua eccezionalità non è dovuta solo alla magnifica innovazione architettonica, ma anche al lento lavorio della natura che, in quasi venti secoli di storia, ha interagito con l’opera dell’uomo, rendendo unico, nella sua magia, questo luogo. Il bradisismo dei Campi Flegrei ha fatto sì che il livello del suolo si abbassasse di circa 15-20 metri, per cui adesso si accede al tempio attraverso un’apertura laterale praticata direttamente nella cupola, con l’oculo che si viene a trovare a non più di 5-6 metri di altezza. In più, si è formato Tempio di Mercurio. Parco Archeologico di Baia, I sec. d. C.. un piccolo stagno proprio al di sotto dell’oculo, per cui c’è un bellissimo gioco di Foto Francesco Grossi riflessi di luce, colori e di echi che amplificano e riverberano qualunque parola o suono venga prodotto in questo luogo incantato e permeato di magia. Nel 1993 ci siamo conosciuti frequentando un’associazione culturale di Pozzuoli, e con gli amici di Lux in Fabula abbiamo visitato più volte il Parco Archeologico di Baia, con un susseguirsi di scoperte ed emozioni. Avevamo finito di leggere da qualche settimana Memorie di Adriano della Yourcenar, scoprendo che l’imperatore aveva vissuto gli ultimi giorni della sua vita proprio a Baia, e questo ha aumentato enormemente la carica emotiva delle nostre visite. C’eravamo conosciuti da poco e non era ancora chiaro che avremmo cominciato a lavorare insieme come artisti. Le nostre vite pre BiancoValente sembravano infatti destinate a tutt’altri percorsi professionali. Chissà che non sia stata proprio la magia di quei luoghi a spingerci verso questa scelta di vita che ha caratterizzato così fortemente la nostra esistenza?”.

iconografia immagini sott'occhio

 A CURA DI ROBERTA VANALI

L’Inferno Luogo di dannazione e tormento eterno dominato da Satana, l’Inferno cristiano - dal latino Infernus ossia “posto in basso” - trova le sue origini nell’Ade greco e nello Sheol ebraico. Tratto da fonti bibliche e testi profetici e inserito all’interno del Giudizio Universale per tutta l’epoca medievale, la sua trasposizione iconografica inizia a diffondersi solo nel X secolo per illustrare l’orrore e la perversione del male, con l’intento di terrorizzare i fedeli e indurli al pentimento. Una delle rappresentazioni più antiche è parte della decorazione musiva della cattedrale di Torcello, seguita da quella della cupola del battistero di San Giovanni a Firenze di Coppo di Marcovaldo, che vede un raccapricciante Satana al centro della scena, tra serpenti, corpi straziati e fiamme, che afferra e dilania con enormi fauci le anime dannate. Non dissimile dalle successive interpretazioni di Giovanni da Modena per la basilica di San Petronio a Bologna e Coppo di Marcovaldo, Giudizio Universale (Inferno) (part.), 1260-1270. di Giotto per la Cappella degli Scrovegni. E se per i fiamminghi il modello da Decorazione musiva. Firenze, Cupola del Battistero di San Giovanni seguire è quello di Bouts, dalla seconda metà del XIV secolo i filoni narrativi da cui attingere materia infernale sono da ricercarsi nella Commedia dantesca. Come il groviglio di corpi martoriati dai demoni nei Dannati di Luca Signorelli, affresco per il ciclo del Duomo di Orvieto che anticipa il Giudizio michelangiolesco, mentre è di Botticelli il cono infernale con tanto di gironi, desunto alla lettera dalla Commedia, e di Bosch la summa più terrifica del mondo degli inferi mai raffigurata. Più rare le rappresentazioni successive al Rinascimento. Il demoniaco si esaurisce come motivo teologico per trasformarsi in capriccio con l’epoca barocca. Fino al XVIII secolo, quando gli artisti traggono ispirazione da testi profani, dal Paradiso perduto di Milton, come nel caso delle visioni di William Blake, ma anche dal Faust, nel secolo successivo, mentre ritornano i riferimenti alla Divina Commedia e al Giudizio di Michelangelo nella Porta dell’Inferno di August Rodin. Fino ad assurgere a metafora di un’epoca contemporanea controversa e ritrovarlo nei teatrini macabri di Jake & Dinos Chapman o nei demoni di Federico Guida. E se Annie Leibovitz crea per la serie I Soprano un girone infernale metropolitano, Bill Viola, riprendendo la struttura del trittico, dà vita a una città che brucia nel pannello dell’Inferno della videoinstallazione The city of man. Anime dannate, fuoco e fiamme a rimarcare che al di là del bene l’unico destino è ne l’eterno dolore. Tra la perduta gente. Oggi come duemila anni fa. Grandimostre| 21


PRERAFFAELLITI

Anticipazioni

DURI E PURI  a cura di Elena Percivaldi

info

I Preraffaelliti e il sogno italiano. Da Beato Angelico a Perugino, da Rossetti a Burne-Jones

Museo d’Arte della città e The Ashmolean Museum of Oxford Ravenna, 28 febbraio - 6 giugno 2010 Oxford, 15 settembre - 5 dicembre 2010 orari: fino al 31 marzo lunedì - venerdì 9-18, sabato e domenica 9-19 dal 1 aprile lunedì - giovedì 9-19; venerdì 9-21; sabato e domenica 9-19 lunedì chiuso Catalogo Silvana Editoriale

 mangio

Osteria dei Battibecchi Ravenna - via della Tesoreria Vecchia, 16 tel. 0544-219536

 dormo

Residence La Reunion Ravenna - Via Corrado Ricci, 29 tel. 0544 212949

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A

vevano fatto del rifiuto della società vittoriana, asfittica perbenista e soffocante, il loro manifesto programmatico ed estetico. Rigettando l’aria stantìa della Royal Academy, l’estetica (ed estatica) confraternita nata nel 1848 aveva una parola d’ordine estremamente chiara: riportare l’arte alla purezza di forma e colore pre-Manierista. Ecco l’assunto: prima di Raffaello i pittori erano “semplici, sinceri e mistici”; dopo di lui il diluvio, materializzatosi nel trionfo dell’artificioso e del retorico e nel progressivo e annichilente allontanamento dalla natura fonte di verità. Per restituir dignità all’arte tradita l’’unica via era ricorrere al simbolo. Missione impossibile, o quasi, nell’Inghilterra piccolo-borghese tutta prudérie e merletti. E infatti non furono capiti. I cavalieri che tentarono la nobile impresa si chiamavano Dante Gabriel Rossetti, William Hunt, Ford Madox Brown, John Everett Millais, William Morris, Edward Burne-Jones. Il primo, il “misterioso e non inglese Rossetti” (lo disse Millais), era figlio di un carbonaro innamorato di Dante e impregnato di idee liberali. Fu lui a coniare l’autodefinizione di Pre-Raphaelite Brotherhood insistendo sul suo aspetto corporativo ed esoterico. Una stagione breve e intensa: la confraternita si sciolse nel 1854, poi continuarono ciascun per sé. Ma se gli inizi furono duri - Dickens definì il Cristo in casa dei genitori di Millais un quadro “repellente e rivoltante” - la fine fu in gloria grazie al grande critico John Ruskin, che sin dal 1851 li aveva salutati come gli iniziatori di una “nuova e nobile scuola in Inghilterra”. Via il fumo di Londra, dunque, e porte aperte al profluvio di colori chiari giotteschi e veneti. Li ammireremo al MAR di Ravenna, dove il 28 febbraio apre la mostra “I Preraffaelliti e il sogno italiano”. I curatori, Colin Harrison, Christopher Newall e Claudio Spadoni, hanno raccolto le loro fonti di ispirazione e la rappresentazione del paesaggio italiano. I guru di Rossetti e soci, infatti, erano Giotto, Gentile da Fabriano, Beato Angelico, Perugino e i maestri veneti. Vedute e scorci furono realizzati da una squadra di artisti inviati a documentare edifici e dipinti che Ruskin credeva in pericolo. L’immaginario preraffaellita mescola il romanticismo di Browning e Tennyson ai tratti visionari di Blake e all’inquietudine di Poe. I temi sono biblici, shakespeariani e medievali, in particolare arturiani. Il mondo è onirico ed estetizzante, con un gusto spiccato per i particolari decorativi pre-Liberty. Si va dai lunari modellati michelangioleschi di Burne-Jones ne La ruota della fortuna al parossistico simbolismo floreale del Millais di Ofelia, dall’algida e allampanata metafisica dell’Ecce ancilla Domini di Rossetti al quadro sociale di Madox Brown. La mostra (che in estate volerà all’Ashmolean di Oxford) propone anche i disegni preparatori realizzati da Burne-Jones per i mosaici della chiesa romana di San Paolo fuori le mura. E poi un focus sui lavori della “Scuola Etrusca” che si coagulò attorno al garibaldino romano Giovanni Costa: artisti che subivano il fascino magnetico della Penisola e, da inglesi, sostenevano la nostra causa dell’indipendenza. Appendice in odor di concessione ai 150 anni dell’unità.


Anticipazioni

nella pagina a fianco: edward Burne-Jones, Musica. Olio su tela. The Ashmolean Museum, Oxford in questa pagina: sopra: Dante Gabriele Rossetti, Beatrice ad un ricevimento di nozze nega il suo saluto a Dante, 1855. Penna, inchiostro e acquerello, cm 34,1 x 42,2. The Ashmolean Museum, Oxford a destra: Alexander Munro, Paolo e Francesca, 1852. Marmo, cm 66 x 67,5 x 53. Birmingham Art Gallery sotto: John everett Millais, Ophelia, 1851-1852. Tate Britain, London

UNA TOP MODEL ANTE LITTERAM Parlare di Preraffaelliti equivale a parlare di lei, Elizabeth Siddal. Nata a Londra nel 1829, sarta poetessa e pittrice ella stessa, con i suoi lunghi capelli rossi, l’incarnato diafano e gli occhioni verdi, incarnava perfettamente l’ideale di bellezza teorizzato da Dante Gabriel Rossetti. E infatti, oltre a farla posare per innumerevoli suoi quadri, se ne innamorò e la sposò dopo molte peripezie. La modella si trovava a suo agio con lui nei panni della donna stilnovista quanto Jane Morris in quelli della sensualissima e vacua Monna Vanna di vitanoviana memoria. Ma era un angelo caduto. Con tutti i vizi di una top model ante litteram, depressione compresa. Fu trovata morta, nel 1862, con accanto una boccetta semivuota di laudano, potente droga narcotica. Suicidio o incidente, non si saprà mai. Rossetti la seppellì con l’unica copia delle sue poesie, salvo riesumarle sette anni dopo per darlo alle stampe. Nella tomba, aperta nottetempo per non destare scandalo, fu – dice un testimone – trovata intatta in tutta la sua bellezza. E coi capelli cresciuti a dismisura. Grandimostre| 23


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vintage mostre che hanno fatto la storia

 A CURA DI irene tedesco

VENEZIA NEL RINASCIMENTO Il leone ruggisce ancora. Fiero un pò altezzoso è il simbolo della città italiana sulla laguna, ma con quelle ali sulla schiena ha esportato l’immagine di Venezia compiendo un “volo” transoceanico dal ponte di Rialto, fino a quello ricostruito in cemento a Las Vegas. Venezia a forma di pesce, le calli con i piccoli slarghi, i campi, perfette architetture completate da chiese, preziosi scrigni di opere d’arte. Un set mozzafiato che si arricchisce di effetti speciali, soprattutto nel Cinquecento, è l’ambientazione ricreata in The Genius of Venice, mostra tematica ospitata dalla Royal Academy of Arts di Londra nel 1983. Annunciata dall’organizzazione come il grande evento, trasforma Londra in una speciale Venetian season, popolata da gondolieri, maschere del carnevale e al sapore di baicoli, i biscotti tipici. Jane Martineau e Charles Hope non hanno tralasciato alcun aspetto del Rinascimento a Venezia, quando il doge vinceva a Lepanto, attraverso l’esposizione di 294 dipinti, sculture, mappe e arredi, fino a Venice preserved, un film di Howard Burns per la BBC. A Parigi, dieci anni dopo, Michel Laclotte e Giovanna Nepi Scirè Tiziano Vecellio, Madonna del coniglio, ca. 1520-1530. Parigi, Musée du Louvre scelgono invece un unico protagonista per il Grand Palais. Le siècle de Titien, assoluta padronanza del pittore cadorino circondato da Giorgione, Veronese, Tintoretto fino alla famiglia dei Bassano, principali fautori in laguna. Anche qui cifre altissime con un totale di 279 opere e una garanzia di customer satisfaction, come testimoniano le mostre sul Renaissance of Venetian painting di Washington nel 2006, e quelle monografiche di Sebastiano del Piombo a Roma, Tiziano. L’ultimo atto di Belluno e Tiziano maturo e la sensualità della pittura di Vienna, tutte costipate nel 2008, in attesa del prossimo, il misterioso Giorgione.

mostra del cuore artmarcord del vip di turno

 A CURA DI daniele capra

 Prossima intervista a cuore aperto? Maria Luisa Frisa

VEIT HEINICHEN È il Camilleri di Germania, l’inventore del commissario Proteo Laurenti, il poliziotto che indaga tra i misteri e le storie oscure della Trieste del secondo dopoguerra. I suoi “I morti del Carso”, “Danza Macabra” ed il recente “La calma del più forte” sono stati dei casi letterari che hanno riproposto al grande pubblico l’atmosfera della città di confine nel clima della Guerra Fredda e delle mai sanate conflittualità politiche. Ma è anche un esperto di cucina e di vini del Carso, passione che condivide con il suo alter ego letterario che frequenta le stesse osterie triestine... Che tipo di arte preferisce? Le capita spesso di visitare delle mostre? Da sempre sono stato un fan del Surrealismo con tutti i suoi derivati. Poi Fluxus e anche l’art brut, ma anche tanti giovani contemporanei. Duchamp mi ha sempre dato sempre qualcosa in più, ma non rinuncerei mai a Marcel Broodthaers, Louise Bourgeois e Meret Oppenheim. La sera prima della sua morte ero a cena con lei e i suoi galleristi. L’ammiravo da sempre, anche per il fatto che, nonostante la mia giovane età, parlava con me e mi ascoltava senza presunzione. Ho comprato delle sue opere con i pochi soldi che al tempo avevo a disposizione... Qual è la mostra del cuore e perché l’ha appassionata? Sono spesso in viaggio e quando gli impegni mi lasciano del tempo vado sempre a vedere mostre. Sono stato particolarmente colpito dalle personali di Yves Klein (non mi ricordo più dove), di Ad Reinhardt a Francoforte, e Dubuffet nella banlieue di Parigi, e dopo decenni la prima grande di André Masson. Lì mi colpì un’opera che scintillava da lontano: mi faceva pensare a una delle più belle poesie di Rimbaud, aveva lo stesso scintillio! Ci sono punti di contatto tra la sua attività e il mondo artistico? La letteratura e l’arte visiva sono parenti stretti, perché entrambe nascono dalla condivisione. Ho sempre avuto tanti amici artisti, tra cui Roland Martin - un testardo svevo che non ha mai mollato la sua strada - a cui sono legato da affetto paterno avendomi riempito la casa di bronzi, e non ultimo Serse, di cui ho una piccola collezione. In Danza macabra lo ho perfino messo tra i personaggi del romanzo! 24 |Grandimostre


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museo spazi d’arte nuovi o rinnovati

 A CURA DI pAOLA CACCIARI

VICTORIA AND ALBERT MUSEUM

MEDIEVAL & RENAISSANCE GALLERIES

Q

uasi dieci anni di lavoro e di ricerca, 3.300 metri quadrati di superficie espositiva, trenta milioni di sterline di budget, 1.800 oggetti esposti. Sono solo alcuni dei numeri che inquadrano l’ultima fatica del Victoria and Albert Museum di Londra, le Medieval and Renaissance Galleries. Disposte su tre livelli, cronologicamente organizzate dal 300 D.C. al 1600, le dieci nuove sale - abbreviate in MedRen dagli addetti ai lavori - occupano un’intera ala dell’edificio originale progettato da Sir Aston Webb nel 1899. Alla base del grande progetto, l’ambizione dei curatori di sfatare il mito negativo di un Medioevo senza luce - tutto cenere e preghiera - e di una rinascita avvenuta solo nel XV secolo. Idea tradotta in pratica con la creazione di spazi espositivi privi di rigidi confini architettonici, che riflettessero con la loro continuità spaziale un dialogo mai interrotto tra antichità, Medioevo e Rinascimento. L’idea? Quella di raccontare una storia (o più storie, spesso parallele e sovrapposte) dell’arte europea che fosse più di una semplice carrellata di stili. E per dare al pubblico il senso dell’utilizzo pratico degli oggetti si è cercato di ricreare quanto più possibile il loro contesto originale: dalla gigantesca trifora romanica del XII secolo che introduce il visitatore che arriva dal pianterreno nel più profondo passato, alla ricostruzione dello studiolo rinascimentale di Pietro de Medici con il soffitto a volta in cui sono incastonati i tondi di maiolica con i Mesi di Luca della Robbia, all’intera sala dedicata Donatello e ai suoi contemporanei. In una società che fa tesoro dei libri non potevano mancare i taccuini di Leonardo da Vinci, per la prima volta in mostra permanente. E grazie ad un computer il pubblico potrà sfogliarne - almeno virtualmente - le pagine. Dai depositi del V&A sono emersi tesori che non vedevano la luce da anni, come lo straordinario arazzo fiammingo raffigurante la Guerra di Troia (1475), il cui restauro ha richiesto oltre quattromila ore di lavoro. Ogni centimetro quadrato di spazio inutilizzato è stato reclamato e convertito (o ri-convertito) in spazio espositivo; persino l’area esterna esistente tra due edifici è stata coperta da un tetto trasparente e trasformata in zona di studio e relax per il pubblico. E vista la superficie da visitare, di una sosta ce ne sarà bisogno...

Gli aMici DeGli aMici i Musei non sono soli

ASSOCIAZIONE AMICI DELLA FONDAZIONE TORINO MUSEI

in alto: Medieval and Renaissance Gallery 1350-1600 at the V&A - panoramica © Paola Cacciari sopra: Giambologna - Sansone e il Filisteo, Italia (Firenze), 1560-62 © V&A Images VICTORIA AND ALBERT MUSEUM MEDIEVAL & RENAISSANCE GALLERIES Cromwell Road, London, SW7 2RL, UK Orario: tutti i giorni 10-17.45 - Venerdì 10-22 Ingresso libero Tel. +44 (0)2079422000 vanda@vam.ac.uk - www.vam.ac.uk

GAM, Palazzo Madama (Museo Civico d’Arte Antica), Borgo Medievale, MAO - Museo d’Arte Orientale: queste le quattro istituzioni supportate dagli Amici della Fondazione Torino Musei. Costituita nel 2007 come sviluppo dell’Associazione Amici della Galleria d’Arte Moderna di Torino (nata dieci anni fa), l’associazione contribuisce alla valorizzazione del patrimonio artistico delle istituzioni coinvolte. A livello finanziario, lo fa attraverso le quote associative: grazie a esse, l’Associazione ha – fra l’altro - restaurato un dipinto di Defendente Ferrari, Lo sbarco della Maddalena a Marsiglia, presentato a Palazzo Madama nell’ottobre scorso. Occuparsi anche di restauro è una delle novità degli Amici della Fondazione rispetto alla precedente Amici della GAM, attività che nel futuro si intende proseguire, sempre servendosi delle quote associative. L’Associazione – a differenza di altre associazioni di amici dei musei – presenta iniziative riservate unicamente ai soci, che prevedono l’ingresso gratuito alle collezioni e alle mostre dei quattro istituti coinvolti, la partecipazione a viaggi organizzati in Italia e all’estero, a visite guidate, conferenze, concerti, proiezioni, incontri con artisti e studiosi e, inoltre, all’esclusiva visita annuale presso la collezione privata di un socio-collezionista. Una novità: la visita alla scoperta della “nuova” GAM, riallestita in ottobre secondo un ordine tematico che comprende Infanzia, Genere, Specularità, Veduta. ASSOCIAZIONE AMICI DELLA FONDAZIONE TORINO MUSEI Presidente: Mario Verdun; Iscritti: 300; Data di fondazione: 2007 (1999 Amici della GAM); CONTATTI: Tel: 0114429613 - amici@fondazionetorinomusei.it  A CURA DI FRAnCeSCA GUeRISOLI Grandimostre| 25


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LA DOMENICA?

a cura di Silvia Bonacini

A VENEZIA e' IL KIDS DAY

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Accanto a un’intensa attività con le scuole del territorio, la sezione Formazione della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia offre ai bambini dai 4 ai 10 anni un approccio privilegiato alle opere della collezione. Ciascun appuntamento prevede l’approfondimento di un’opera, un concetto oppure una tecnica artistica differente, allo scopo di invitare i piccoli alla scoperta graduale dei capolavori del museo, secondo un calendario vario e coinvolgente che spazia dalle mostre temporanee ai capolavori della collezione permanente. Dopo la visita e l’osservazione i bambini rielaborano in laboratorio l’esperienza, in biblioteca o nel giardino, con un approccio modulato in base ai loro interessi e al loro grado di attenzione: si potranno creare cornici e sculture, realizzare mosaici o paesaggi da sogno, condotti da operatori esperti e da uno staff multilingue pronto a intervenire.

agenda junior Fino a febbraio 2010 Bellinzona, Museo in Erba LE SCATOLE DEI SEGRETI DI NIKI DE SAINT PHALLE Dalle coloratissime opere di Niki de Saint Phalle mille idee per creare. Tel. + 41 91 835 52 54 www.museoinerba.com

Fino al 24 gennaio 2010 Firenze, Palazzo Strozzi INGANNI AD ARTE Nel weekend laboratori per bambini dai 3 ai 12 anni. Tutti i giorni audio guide per i piccoli. Tel. 055.2469600 www.inganniadartefirenze.it

Fino a gennaio 2010 Bologna, MAMbo e Museo Morandi DOMENICHE AL MAMBO E AL MUSEO MORANDI Un’offerta articolata tra mostre, storie e laboratorio e destinata alle diverse fasce d’età. Tel.051.6496626-7-8 www.mambo-bologna.org

Fino al 24 gennaio 2010 Milano, Triennale Palazzo dell’Arte VIETATO NON TOCCARE Bambini a contatto con Bruno Munari. Percorso di gioco per bambini dai 2 ai 7 anni. Tel. 02.43980402 www.muba.it www.triennale.it

Fino al 31 gennaio 2010 Milano, Palazzo Reale EDWARD HOPPER In occasione della mostra sono attivi laboratori, percorsi gioco e visite animate. Tel. 02.6597728 www.edwardhopper.it

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Fino al 14 febbraio 2010 Roma, Palazzo delle Esposizioni CALDER E LIONNI, UNA STORIA DI AMICIZIA In occasione della mostra Calder, i Servizi educativi propongono un omaggio a Calder e Lionni. Tel. 06.39967500 www.palazzoesposizioni.it

EIM COLLEZIONE PEGGY GUGGENH ezia Ven 23 301 , Dorsoduro, 704 www.guggenheim-venice.it alle 16.30 Tutte le domeniche, dalle 15 ia il venerdì La prenotazione è obbligator precedente tel. 041.2405444/401/419 Appuntamenti di dicembre: Domenica 13 dicembre Prendergast e i suoi monotipi Domenica 20 dicembre Alla scoperta di Klee con i colori nascosti e svelati Domenica 27 dicembre Animali futuristi

dire, fare, baciare...

piccola rassegna editoriale

Giancarlo Iliprandi IRIS COLOMBO Edizioni Corraini, Euro 10 Iris Colombo è un uccellino grigio. Vola fra le pagine attraversando paesaggi che gli lasciano un poco di colore sul corpo. La sua casa, alla fine, non può che essere l’arcobaleno. Pubblicato per la prima volta nel 1972 nella collana “Tantibambini”, curata da Bruno Munari per Einaudi, ritorna nelle edizioni Corraini con una grafica moderna e suggestiva. Kveta Pacovská IL PICCOLO RE DEI FIORI Edizioni Nord-Sud, Euro 16 Il piccolo re dei fiori ha tutto ciò che gli serve per essere felice: un palazzo, un giardino e tanti tulipani che sbocciano a primavera. Ma gli manca l’amore. Parte allora alla ricerca della sua principessa. Un libro magistrale nella grafica e nelle invenzioni da una delle più importanti illustratrici contemporanee.


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Speciale Natale su e giù per l'Italia tra mostre, mercatini e specialità gastronomiche DELIZIOSO ALTOADIGE

Tra arte contemporanea e tradizione artigianale

GRAN TORINO

Porcellane, Cavalieri e bicerin

INSOLITA GENOVA

Una fetta di Pandolce e la fotografia di Cartier Bresson

NATALE CAPITALE

Roma e i classici di Piazza Navona

VEDI NAPOLI E POI GODI

Il trionfo del Barocco, in arte e in cucina

INCONTENIBILE SICILIA

Chicche liberty, cremolati e presepi

a cura di Massimo Mattioli e Anita Pepe

Piccoli (grandi) regali idee preziose per lo shopping


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Speciale Natale

Delizioso Altoadige Occhio, di questi tempi può capitare di trovare anche 100 (cento!) chilometri di coda in autostrada. Ma i motivi che rendono unico l’Alto Adige in questo inizio inverno sono molti, dalle esclusive stazioni sciistiche alle famose attrattive natalizie, alle antichissime tradizioni artigianali e gastronomiche. Quindi in marcia impavidi sulla A22: anche il popolo degli art-maniac a rischio astinenza, ‘chè le occasioni di rilassarsi lo spirito - fra uno skilift e un bollente grog - non mancano. Come a Merano, dove presso il Kunst Meran/O Arte si entra nel vivo di un’importante collezione d’arte che festeggia i suoi quarant’anni, quella raccolta da Hans Oberrauch per la sua azienda Finstral. Opere per tutti i palati, che coprono una buona fetta del Novecento giungendo fino ai giorni nostri, raccolte spesso intorno al tema della casa e dell’abitare. Esposta una selezione di circa 40 delle 250 opere presenti in collezione, da maestri ormai storicizzati - Joseph Beuys, Sol LeWitt, Giuseppe Uncini, Luciano Fabro, Chen Zhen, Michelangelo Pistoletto – a protagonisti del palcoscenico italiano - Marco Tirelli, Domenico Bianchi, Bruno Ceccobelli, Luca Pancrazzi – e internazionale, da Eija-Liisa Ahtila a Robert Barry, Tacita Dean, Lucy & Jorge Orta. www.kunstmeranoarte.org

Sol LeWitt - All one, two, three, four, five & six part combinations of six geometric figures - 1980 - stampa su carta, serigrafia cm. 98x168 - photo Kathrin Oberrauch & Bernhard Garnicnig

NONSOLOMOSTRE Non vi resta che scegliere: Bolzano, Merano, Bressanone, Brunico, Vipiteno... Sì, perché se c’è un must incrollabile per i vacanzieri natalizi, è quello dei Mercatini di Natale in Altoadige. I suoni della musica si mescolano alle tradizioni dell’Avvento, fra bancarelle traboccanti di idee per il Natale, addobbi, pantofole in lana cotta, stoffe tradizionali, statuine e giocattoli in legno. A Merano occhio allo stand con la tradizionale specialità della Feuerzangbowle: sopra un paiolo di rame un pan di zucchero imbevuto di rum si scioglie sfrigolando al fuoco. Gocciolando nel paiolo pieno di vino rosso, la bevanda assume un sapore molto caratteristico. E guai a non riportare almeno uno Zelten - ricco dolce composto di frutta secca legato da poca pasta - o un Buchteln, pane dolce cotto al forno, ripieno di marmellata e cosparso di zucchero e salsa alla vaniglia...


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Speciale Natale

Gran Torino Torino Torino che bella città. Austera e riservata, la Prima Capitale è quanto mai generosa di delizie per il corpo e per lo spirito. Ne sa qualcosa Luxus,, mostra dedicata ai piaceri nell’Impero Romano, in corso fino alla fine di gennaio presso il Museo di Antichità a due passi dal Duomo e finora “baciata” da oltre 35mila presenze. Di raffinatezza parlano anche le Porcellane Imperiali dell’Ermitage di San Pietroburgo esposte a Palazzo Madama. Dalla Russia con splendore, tre servizi da tavola realizzati nelle manifatture di Berlino, Sèvres e Wedgwood ai tempi di Caterina la Grande, zarina “illuminata” protagonista di un allestimento che ricreerà la suggestione delle mense imbandite nelle corti europee nel Settecento. Affila le armi pure la Venaria Reale, schierando Cavalieri. Dai Templari a Napoleone. E se vi resta un posticino per il dessert, una visita alla GAM, riaperta di recente col riallestimento delle collezioni e altre mostre temporanee, è quel che ci vuole. Naturalmente, passeggiando fra le luci d’artista disegnate da Merz, Paolini, Kosuth, Pistoletto e altri, ai quali quest’anno si è aggiunto Marco Gastini. www.museoantichita.it www.fondazionetorinomusei.it www.lavenaria.it

Caffettiera, Servizio dei Cammei, Manifattura di Sèvres, 1778 1779, porcellana © Gosudarstvennyj Ermitaž, Sankt-Peterburg, 2009

NONSOLOMOSTRE Dici Piemonte e pensi subito: cioc-co-la-ta! Difficile scegliere fra le decine di - eccellenti - luoghi di culto in cui venerare il “cibo degli dei”. Fra i templi, la bottega di Guido Gobino, dove tra gianduiotti e praline, ci si può iniziare anche a sapori più audaci, quali la cialdina alla lavanda o il cremino al sale marino integrale e olio d’oliva. Altrettanto difficile resistere ai rigori dell’inverno torinese senza aver mandato giù un bel bicerin. Naturalmente nell’omonimo e minuscolo bar di piazza della Consolata (datato 1763) dove, conquistato uno degli otto tavolini di marmo, ci si ristora con la bevanda a base di caffè, crema di latte, cioccolato. E se volete fare una spesa con tutti i crismi, precipitando irrimediabilmente nel girone dei golosi, l’indirizzo è uno solo: via Nizza. Uguale Eataly. Dalla tavola alla favola.


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Speciale Natale

Henry CartierBresson, Armenia. Unione Sovietica. 1972 © Henri CartierBresson / Magnum Photos / Contrasto

Insolita Genova

Genova per voi. Forse non è tra le mete più gettonate per le vacanze natalizie, ma questo semmai è un incentivo alla partenza. Soprattutto, se siete con prole, potrete raggiungere un adeguato compromesso tra la visita all’Acquario e quella alle mostre. Ai rigori invernali ben si attaglia la Russia di Henry Cartier-Bresson, nella Loggia degli Abati a Palazzo Ducale: oltre 40 immagini - inedite in Italia - realizzate dal celebre fotografo francese, primo occidentale nell’Urss del secondo dopoguerra, “esplorato” dapprima nel 1954 e poi nel 1972-73. Sempre Palazzo Ducale ospita l’unico omaggio tricolore ai novant’anni del Bauhaus: la retrospettiva su Otto Hofmann, tra i “militanti” della fucina di Dessau e negli ultimi vent’anni di vita rivierasco d’elezione. L’ultima parola sul centenario del Futurismo la mette invece Pubblicità e propaganda. Ceramica e grafica futuriste alla Wolfsoniana di Nervi, concentrata sulla persuasione pubblicitaria e politica degli anni Venti e Trenta. www.palazzoducale.genova.it www.wolfsoniana.it www.acquariodigenova.it

NONSOLOMOSTRE Nella patria del repubblicano Mazzini, la democrazia in tavola si chiama Da Maria, mitica trattoria dove dal 1946, gomito a gomito, vip e “gente comune” si sfamano a prezzi modici con trenette al pesto e altre specialità, magnificate in cartelli scritti di proprio pugno illo tempore dalla padrona di casa. Tra un pezzo di focaccia e uno di farinata, non può mancare una fetta di Pandolce: ormai si trova tutto l’anno, ma questa “pagnotta” zeppa di uvetta, pinoli e canditi veniva preparata proprio in occasione del Natale. E, se siete in ritardo coi regali, Finollo è l’ideale per una cravatta coi fiocchi. La Liguria dei presepi, infine, vi mette di fronte all’imbarazzo della scelta. Tra i più originali, il “Presepe dei delfini”, tra i flutti della Baia di Riva Trigoso, e quello sulla collina delle Tre Croci di Manarola, nelle Cinque Terre: un’opera da Guinnes, con le sue 240 statue luminose a grandezza naturale illuminate da oltre 15000 lampadine multicolori, realizzata dall’ex ferroviere Mario Andreoli.


Natale capitale

Giovanni Boldini, Conversazione al caffé, 1879 circa. Olio su tavola, 28x41cm. Collezione privata

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Speciale Natale

Scappo dalla città! Un classico, non appena all’orizzonte si profila un ponte, meglio ancora un periodo di vacanze. Tutti in strada verso stazioni sciistiche, agriturismi, beauty farm di ogni genere. E la città si svuota. Quale momento migliore, allora, per chi verso la città ci vuole andare, per vedersi - ad esempio - qualche bella mostra o museo, libero da traffico, caos e rumori? Come a Roma, dove il problema semmai sarà solo quello di scegliere: Caravaggio & Bacon alla Galleria Borghese? Michelangelo architetto ai Musei Capitolini? La pittura di Roma imperiale alle Scuderie del Quirinale? Trovandosi dalle parti di Piazza Navona, dove si celebrano buona parte delle “liturgie” natalizie capitoline (vedi sotto), un’idea potrebbe essere la bella mostra Boldini e gli italiani a Parigi. Tra realtà e impressione, che aspetta a pochi passi, al Chiostro del Bramante. Un viaggio che si dipana tra le vicende biografiche dei tre celebri “italiani di Parigi”- De Nittis, Boldini, Zandomeneghi - ma si muove, sul filo del racconto, tra i luoghi mitici della modernità di Parigi, i teatri, i caffè, i boulevards, gli ateliers degli artisti celebri e quelli dimessi dei pittori bohemien, fra capolavori di Vittorio Corcos, Antonio Mancini, Telemaco Signorini, Serafino De Tivoli, Camille Pissarro, Gustave Caillebotte, Armand Guillaumin... www.chiostrodelbramante.it

NONSOLOMOSTRE È piazza Navona col suo spettacolare scenario barocco il luogo del Natale dei romani per eccellenza, con le tradizionali bancarelle che da quasi cento anni propongono ai visitatori calze di tutti i tipi e dimensioni, carbone dolce, personaggi del presepe. Un brulicare di persone in cerca dell’ultimo regalo, fra luci e tradizionali musiche di zampogna, che ha il suo culmine proprio nei giorni dell’Epifania, che a Roma spesso vince sul Natale come ricorrenza attesa, specie dai più piccini. E fra le antiche bancarelle, sorvegliati dal Bernini di Sant’Agnese in Agone e della Fontana dei Fiumi, può capitare di trovare un dolce le cui radici risalgono addirittura all’età Imperiale, il Pangiallo, a base di farina, frutta secca, miele e cedro candito. L’origine del nome “Pangiallo” è da alcuni fatta risalire alla pastella d’uova di cui è coperto, che nel forno diventa una crosta dorata, da altri alla farina gialla usata nell’antichità. Bisogna invece spostarsi fino al portico di Ottavia per trovare il capitone, senza il quale nessuna tavola romana è veramente natalizia. Ma ne vale la pena...


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Speciale Natale

Vedi Napoli e poi godi

Natale a Napoli? Natale è Napoli! Poche città al mondo vantano infatti una tale ricchezza di usanze legate alla festa come l’ex capitale del Viceregno. Ed è agli splendori del “secolo d’oro” segnato dal dominio spagnolo che si riferisce la hit espositiva del 2009 agli sgoccioli, “passo d’addio” dell’ormai ex Soprintendente Nicola Spinosa. Si chiama Ritorno al Barocco la mostra-monstre distribuita in diverse sedi: Museo di Capodimonte (dove ci sono anche gli arazzi di William Kentridge), Castel Sant’Elmo con l’attigua Certosa di San Martino, Palazzo Reale, il Museo Pignatelli e la Villa Floridiana. “Tutto il resto nei vicoli”, recita il lancio, tra chiese e palazzi carichi di storia, accorgendosi di quanto alcune facce e atmosfere di oggi non siano poi così diverse da quelle di ieri. Anche il Museo Madre s’inserisce a modo suo nel “pacchetto”, invitando 28 artisti a offrire la loro visione del Barock contemporaneo. Inutile dire che ovunque i nomi – da Caravaggio a Damien Hirst, da Ribera a Matthew Barney - sono da brivido. E, se il soggiorno si protrae, altra tappa obbligata è il Museo Archeologico, dove recentemente sono state riallestite la sezione della pittura pompeiana e la collezione Farnese. www.ritornoalbarocco.it www.museomadre.it

Artemisia Gentileschi, Betsabea al bagno Ohio, Columbus Museum of Art

NONSOLOMOSTRE Non vi azzardate a tornare a casa senza passare per San Gregorio Armeno, viuzza a precipizio del centro antico dove gli artigiani perpetrano una lunga e gloriosa tradizione presepiale. E dove, pur nello stordimento della calca, anche chi non ama pastori & affini resta incantato. Dopodiché, il palato ha solo l’imbarazzo della scelta, perché la tavola partenopea delle feste è un vero Paese della Cuccagna: dal capitone all’insalata di rinforzo, dalla minestra maritata alla pizza di scarola, per concludere con trionfi di frutta secca e un parterre di dolci da far resuscitare i morti: struffoli, rococò, sosamielli, sapienze, paste reali, raffiuoli, cassate, divinamore, mostaccioli Che cosa sono? Lo scoprirete solo gustando.


Incontenibile Sicilia Alla fine avete scelto la Sicilia per le vacanze natalizie, lontani dalla calca degli skilift alpini o dalla caciara metropolitana? Se optate per Palermo, fra un “pane ca’meusa al mercato di Ballarò e una cremolata di fragole nel baretto di Mondello, gli spunti non mancheranno, per qualche digressione artistico-culturale. Un consiglio raffinato? Una visita al Villino Florio all’Olivuzza, capolavoro Liberty dell’architetto Ernesto Basile appena riaperto al pubblico dopo il restauro, con gli straordinari apparati decorativi legni e stoffe - ripristinati affidandosi fra l’altro a storiche seterie come quella di Caserta, già fornitrice degli arredi della famiglia Borbone. Se invece le vicende vi portano sulla costa orientale, d’obbligo una puntata a Catania, dove a Palazzo Valle la Fondazione Puglisi Cosentino mette a confronto due titani dell’arte italiana del Novecento, Alberto Burri e Lucio Fontana. Un centinaio di opere per documentare un arco temporale che vede entrambi impegnati nell’affermazione delle due distinte poetiche: il primato della materia per Burri e la concezione spaziale per Fontana. Buchi, Tagli e Ambienti di Fontana, da ammirare vis a vis con Catrami, Sacchi e Cellotex del grande umbro. E magari, per sublimare tutto, un “pellegrinaggio” verso la valle del Belice, al Grande Cretto di Gibellina...

Grandimostre

Speciale Natale

Alberto Burri, Cellotex, 1979, 151x126.5 cm Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, Città di Castello

www.fondazionepuglisicosentino.it

NONSOLOMOSTRE Non servono certo suggerimenti per ingannare il tempo, trovandosi su una delle costiere più affascinanti d’Europa. Con perle come Taormina o Siracusa, visitabili con qualche ora sottratta agli ozi festivi. Per assecondare comunque il clima natalizio, basterà invece spostarsi verso l’interno, verso Caltagirone. Dove grazie alla donazione di un collezionista e appassionato del genere, l’avvocato Luigi Colaleo, è nato da qualche anno il Museo Internazionale del Presepe, ricco di circa mille pezzi in linea con l’antica tradizione caltagironese, insieme a un’interessante biblioteca specialistica e altre raccolte d’arte. Il tutto nell’elegante edificio dell’ex Biblioteca Civica San Luigi, realizzato nei primi del ‘900 dall’architetto palermitano Ernesto Basile. I nuclei più importanti che costituiscono la collezione riguardano il presepe napoletano antico, quello caltagironese - antico e moderno, popolare e colto -, quello pugliese, quello dell’America Settentrionale e Meridionale, dell’Europa, dell’Asia e dell’Africa Museo Internazionale del Presepe - Volta Libertini n. 4 – Caltagirone Info: +39 093325443 - musei-civici@comune.caltagirone.ct.it


Grandimostre

Speciale Natale

Piccoli (grandi) regali

idee preziose per lo shopping natalizio

GEMELLI FUORI CORSO Un modo divertente ed elegante di omaggiare il vecchio conio… 100 Lire Cufflinks in vendita su www.etsy.com

VAN GOLD Un girasole di Van Gogh in versione spilla dorata… Sunflowers Brooch in vendita su www.nationalgallery.co.uk/shop

IL REGALO SEI TU Romantico e originale l’anello a forma di coccarda… Bourgeois Bow Ring, in vendita su www.katespade.com

MAGNIFICA RUSSIA Una mini lente di ingrandimento ispirata alle collezioni imperiali russe… Russian Imperial Magnifier in vendita su store.metmuseum.org

CARTE… ARGENTATE Un porta-biglietti da visita in argento con disegno di Frank Lloyd Wright… Frank Lloyd Wright’s Card Case in vendita su store.metmuseum.org

GRAFFETTE DELUXE Un set di graffette d’oro che si applicano con una normale spillatrice… Goldplated Staples in vendita su www.oooms.nl


Rubriche

fortuna

2009

grandi mostre e grandi businnes

 A CURA DI santa nastro

Si sta chiudendo l’anno 2009 ed anche per le mostre è il caso di tirare un bilancio, una “fortuna parade” con i numeri record delle mostre già concluse e di quelle più promettenti...

NORD EST SUL PODIO DELL'ARTE La più visitata La mostra più visitata dell’anno è l’appena conclusa Fare Mondi/Making Worlds, la Biennale delle Arti Visive curata da Daniel Birnbaum, che ha raggiunto i 375.702 visitatori (tra cui 130mila studenti) battendo il proprio record per l’anno 2007, con un incremento del 18 %. Anche gli altri numeri della Biennale parlano chiaro, incoronandola, in Italia, per il 2009. Per le 77 partecipazioni nazionali e i 44 eventi collaterali e, naturalmente, le mostre di Birnbaum, si sono spostate, infatti, circa 2.200 persone al giorno, 5.868 giornalisti, 104 televisioni di tutto il mondo. Bruce Nauman, Padiglione americano alla Biennale di Venezia 2009 - foto di Manolo Remiddi

Quelle che... sono state prorogate Fortunatissima è anche Egitto Mai Visto, al Buonconsiglio, Trento, che taglia il traguardo delle 123mila presenze e proroga la chiusura al 10 gennaio del prossimo anno. Nel constatare la riuscita della mostra, la città ricorda con orgoglio il record raggiunto nel 1997 con Ori delle Alpi, che, tuttavia, portò al Palazzo solo 113mila visitatori.

Maschera funeraria XXVI - XXX Dinastia Castello del Buonconsiglio

Quelle che... sono ancora in gara Non sono da meno i Capolavori Futuristi alla Collezione Peggy Guggenheim, che vantano oltre 280mila biglietti staccati e che potranno dar filo da torcere alle altre grandimostre fino al 31 dicembre 2009. La mostra organizzata in occasione dell’ormai concluso centenario del primo Manifesto futurista è non solo un omaggio al movimento, ma anche alla collezione Mattioli, che raccoglie, insieme ad alcune opere giovanili di Morandi, un ritratto di Modigliani e un Carrà dell’ultimo periodo, alcune tra le più significative produzioni del gruppo futurista, di cui Giovanni Mattioli fu mecenate e amico.

Giacomo Balla - Velocità astratta + rumore. 1913-14 Olio su tavola, 54,5x76,5 cm compresa la cornice dipinta dall’artista, Collezione Peggy Guggenheim

Quelle che... sono già concluse

La più promettente

Hanno salutato il pubblico Monet, Il tempo delle Ninfee, a Palazzo Reale e In-finitum, Palazzo Fortuny, Venezia. La prima, che incoraggiava l’incontro tra la poetica dell’artista francese e la tradizione giapponese, è stata visitata da 172mila persone; la seconda, un percorso attraverso diverse epoche storiche e intorno al concetto di infinito è stata premiata da 50mila presenze.

Tra le più promettenti, di cui ci riserviamo di comunicare i risultati più avanti, c’è Edward Hopper, da poco inaugurata a Palazzo Reale. Tra i più noti, enigmatici ed interessanti maestri della pittura americana del XX secolo, Hopper arriva a Milano con la sua prima antologica italiana a cura di Carter Foster, conservatore al Whitney Museum, che ospita oggi circa 3000 pezzi dell’artista, donati dalla vedova Josephine. Le opere in mostra sono, invece 160. Il pubblico non ha nessuna intenzione di perdersele: la mostra, infatti, ha già superato i 40mila visitatori... Grandimostre| 35


Editoria \ Libri

BIG GEORGE

I

l 2009 è stato un anno ricco di anniversari: dalla caduta del muro di Berlino alla nascita di Francis Bacon, dall’istituzione di Brera al primo secolo di Futurismo. Il 2010 si annuncia tuttavia quasi altrettanto stimolante per chi ama le ricorrenze. Nel 1510 moriva di peste, a soli 32 anni - notizia da considerare col beneficio d’inventario, poiché la sua vicenda biografica resta per molti versi oscura -, il pittore veneto Giorgio da Castelfranco, noto ai più con l’appellativo di Giorgione. Stretto fra la lezione di Leonardo, di cui probabilmente vide “alcune cose” a Venezia, come scrive il Vasari, e l’astro nascente di Tiziano (tanto che alcune opere restano di ardua attribuzione), è celebre in specie e paradossalmente per un affresco perduto in massima parte, che decorava il Fondaco dei Tedeschi nella città lagunare. È perciò con un tempismo perfetto che l’editore Federico Motta ha dato alle stampe, nella lussuosa collana delle Grandi Opere - i volumi, rilegati e di grande formato, sono racchiusi in un raffinato cofanetto -, una monografia a lui dedicata e firmata da Enrico Maria Dal Pozzolo. Lo stesso studioso che, insieme ad Antonio Paolucci e Lionello Puppi, firma la curatela della grande mostra che il Museo Casa Giorgione di Castelfranco dedica all’artista (fino all’11 aprile).

 a cura di Marco Enrico Giacomelli

Enrico Maria Dal Pozzolo, Giorgione, Motta, 2009, pp. 384, euro 135

OBIETTIVO BIOGRAFIA

BRERA, LA SUMMA

NON SOLO TREND(Y)

MORE IS MORE

Come nella più classica tradizione delle biografie, s’inizia con Gli anni della formazione. E ovviamente non mancano le immagini. Solo che si tratta in grandissima parte degli scatti realizzati dall’“oggetto” biografato. Ulteriore complicazione di quel mezzo affascinante e straniante che è la fotografia. Si chiude col racconto di Berengo Gardin nelle parole di Giovanna Calvenzi, Gabriele Basilico e Ferdinando Scianna.

Il 2009 era l’anno di Brera? Certo, e non lo si poteva che chiudere con un bel volume dedicato ai capolavori racchiusi nella pinacoteca. E un po’ di storia dell’istituzione non fa male, arricchendo il volume, così che non sia un mero table book tutto (solo) da sfogliare. Intanto si continua a parlare della Grande Brera. Fra qualche mugugno e un misto d’entusiasmo e scetticismo. Certo, sarebbe un bel regalo per l’Expo del 2015...

Stanchi del pomposo atteggiamento dell’arte contemporanea e del suo mondo? Intrigati da una crisi che, forse, sta rimettendo qualche tassello al proprio posto? Qualche spunto “reazionario” - e sia detto senz’alcuna preconcetta accezione negativa - lo può fornire il libro di Alessandro Taglioni, artista e qui critico. Un assaggio? “Ciò che avviene nella cosiddetta arte contemporanea è la decadenza che ha inizio con la reazione al rinascimento”. Eccentrico.

Una sensuale ballerina immortalata in bronzo e avorio su una base in onice. Greta Garbo in Der Bunte Schleier. E gli sguardi divergenti di Irene e sua sorella in una tela di Tamara de Lempicka. Questo e molto, molto altro si trova nel table book che Alastair Duncan ha dedicato al Déco. Un libro tutto da scorrere, con centinaia di ottime riproduzioni. Ma il testo non è da meno, poiché l’ex esperto di Christie’s è un vero specialista in materia.

Silvana Turzio, Gianni Berengo Gardin Bruno Mondadori, 2009 pp. 182, euro 16

Sandrina Bandera (a cura di) Brera. La Pinacoteca Skira, 2009 pp. 176, euro 35

Alessandro Taglioni La materia, Dio, l’arte Spirali, 2009 pp. 328, euro 20

Alastair Duncan Déco Electa, 2009 pp. 544, euro 95

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editoria / cataloghi

MATERICO LONGONI

A

un secolo e mezzo dalla nascita di Emilio Longoni (18591932) una preziosa occasione per “rileggere” le opere del pittore barlassinese “sfogliandole” nelle pagine di questo catalogo. Che mette a confronto per la prima volta le collezioni della Banca di Credito Cooperativo del comune natìo e le tele in possesso della Galleria d’Arte Moderna di Milano. Il libro si apre con le note autobiografiche dell’artista: una prospettiva originale, che ci addentra nel mondo certo non idilliaco della sua infanzia in campagna e dei duri inizi nelle botteghe cittadine. Un percorso a ostacoli che però lo portò a eccellere, al punto che oggi è tra i maestri riconosciuti del Verismo, del Divisionismo e del Simbolismo. Nonostante a Longoni siano stati dedicati diversi studi, mancava ancora un approfondimento che indagasse con i più aggiornati strumenti diagnostici la fisicità della sua pittura. Il catalogo, grazie agli illuminanti saggi e al ricco apparato iconografico, permette invece di apprezzare anche questo aspetto, utilizzando una prassi scientifica solitamente riservata all’antico. Capolavori come alcune nature morte, come il Ghiacciaio o le Trasparenze alpine assumono così anche sulla pagina tutta la loro profondità materica e, come in una radiografia, rivelano senza pudore tutti i più piccoli dettagli.

Emilio Longoni. 2 collezioni. Banca di Credito Cooperativo di Barlassina. Galleria d’Arte Moderna di Milano a cura di Giovanna Ginex, Skira, 2009, pp. 176, euro 39

 A CURA DI eLenA peRCIVALDI

millennio in laguna

lomBardia effetto seta

dal giappone con ardore

arte a quattro Zeri

Mille anni di storia di uno dei monumenti più straordinari della Laguna: la basilica di Santa Maria Assunta di Torcello. Eretta nel 1008, è un simbolo della fusione tra cultura bizantina e veneziana. Il libro ricostruisce meticolosamente le vicende della chiesa rapportandole a quelle della Serenissima e si segnala come punto di riferimento per chi si occupa della cultura storica e artistica veneziana.

Fu Filippo Maria Visconti, nel 1442, a chiamare due “setajoli” da fuori per impiantare in Lombardia l’“industria della seta”. In tre decenni, tempo record anche oggi, la produzione serica del Ducato raggiunse i livelli eccelsi di Venezia, Genova e Firenze. Il libro, primo di una collana, analizza contesti e scenari che hanno portato i Lombardi all’eccellenza nel design in questo settore di lusso.

Sono le “immagini della primavera”, eufemismo per gli Shunga, ossia le immagini erotiche del “mondo fluttuante” giapponese. Diffuse tra il 1603 e il 1867, esprimono i valori del nuovo ceto borghese delle città improntato all’edonismo e all’ostentazione. Furono collezionate in segreto – un minimo di prudérie! - in tutta Europa. Dove ispirarono, come dimostra il libro, fior di poeti e artisti.

Un formidabile esempio di istinto puro applicato all’arte. Per stabilire cronologie e attribuzioni Federico Zeri confrontava le opere anche in relazione al suo immenso archivio di 290.000 fotografie di dipinti, sculture, monumenti e paesaggi. Questa “officina” è un monumento che oggi documenta, a volte in esclusiva, opere disperse o irrimediabilmente perdute.

Torcello. Alle origini di Venezia tra Occidente e Oriente a cura di Gianmatteo Caputo e Giovanni Gentili Marsilio, 2009, pp. 192, euro 30

Seta, oro e cremisi. Segreti e tecnologia alla corte dei Visconti e degli Sforza, a cura di Chiara Buss Silvana Editoriale, 2009 pp. 192, euro 30

Shunga. Arte ed eros nel Giappone dei Tokugawa, a cura di Gunter Giovannoni e Marco Fagioli Mazzotta, 2009 pp. 176, euro 30

Federico Zeri. Dietro l’immagine. Opere d’arte e fotografia, a cura di Anna Ottani Cavina Allemandi, 2009 pp. 240, euro 35

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editoria \ cataloghi

visto si stampi

grandimostre vi racconta quello che scrivono le più importanti testate di settore. per essere sempre aggiornati  A CURA DI eLenA nICOLInI

IL GIORNALE DELL’ARTE

ARCHEO

ARTEDOSSIER

Inchiesta sul Piano casa voluto dal Governo in nome del rilancio economico; per le associazioni ambientaliste - Wwf, Fai, Legambiente e altre - si tratta una cementificazione indebita, una sorta di condono edilizio preventivo. Sono le Regioni a dovere sbrogliare la matassa, chiamate a mettere in atto o meno la direttiva in autonomia e totale assenza dello Stato, con notevoli differenze sulle possibilità d’ampliamento, demolizione ricostruzione; undici quelle che fino ad oggi hanno approvato il piano. Prima valutazione dell’operazione Resca per la “valorizzazione” del patrimonio culturale voluta da Berlusconi e attuata dal ministro Bondi. Innanzitutto è necessario chiarire cosa il Cavaliere intende per “valorizzazione”, ovvero, secondo Il Giornale dell’Arte, mettere i musei nella condizione di “fare quanti più soldi possibile”. Dunque l’unico parametro di valutazione sarà il criterio economico, con buona pace di chi fino ad oggi aveva considerato i beni culturali e la loro diffusone un servizio pubblico di crescita culturale della società. Strategie? Lo sfruttamento attraverso la tassazione delle riproduzioni di opere di proprietà pubblica e royalty salate per i bookshop all’uscita dei musei. Numerosi i dubbi sull’efficacia di queste innovative soluzioni. Infine, la vicenda dell’Archivio di Giorgio Vasari, e della sua annunciata vendita in circostanze poco chiare ad un oligarca russo per una cifra favolosa...

Se la rivista dedica la copertina al ritrovamento in Inghilterra del più ingente tesoro orafo mai rinvenuto nella zona – oltre 5 kg di manufatti in oro e più di 1,5 kg in argento – troviamo di più grande interesse l’editoriale e l’ampia inchiesta svolta all’interno sulla situazione e il futuro del restauro in Italia, paese che, nonostante le evidenti difficoltà, detiene il primato mondiale per competenza, tecnica e formazione. Un lungo servizio è dedicato all’Istituto Centrale per il Restauro il quale, dopo quattro anni di stop, riapre i sui corsi. L’Istituto, che dal 1939 si dedica al recupero e al restauro dell’immenso patrimonio storico e artistico nazionale, lega il proprio destino alle vicende politiche del nostro paese, non sempre in maniera virtuosa. Segue una scheda su come si diventa restauratore in Italia e un servizio sulla formazione degli addetti e sulle scuole di restauro, chiave fondamentale per lo sviluppo del settore anche in prospettiva internazionale: gli studenti degli istituti italiani, tra i più prestigiosi al mondo, non solo hanno la possibilità di formarsi con esperti di indubbia capacità, ma grazie a convenzioni stipulate con le Soprintendenze hanno la possibilità di esercitarsi sul gigantesco patrimonio artistico nazionale, contribuendo così alla sua conservazione.

Arte mobile, opere in movimento, portatili, da viaggio: dai libri d’ore ai mobiles... L’occasione di un percorso sulla leggerezza - e dunque la plasticità dell’arte - è la mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma (aperta fino al 14 febbraio 2010) su Alexander Calder, forse il maggior interprete del rapporto arte e movimento. Attraverso il proprio lavoro, l’artista padre dell’arte cinetica e principale protagonista della mostra dedicata al Movimento dalla galleria parigina Denise René del 6 aprile 1955, ha saputo con eleganza e intelligenza approfondire le interconnessioni tra scultura e pittura, avvicinandole fra loro. Ma è solo un pretesto, il numero è eterogeneo. Si parla anche di grafica negli Sessanta, con giovani e squattrinati hippies che si impongono per il loro stile nuovo, tanto liberatorio quanto riccamente decorativo. Poi un approfondimento della figura del noto design Harry (Arieto, friulano d’origine) Bertoia, di cui è celebre la sedia prodotta dalla Knoll e gli ariosi design d’arredamento: “Lo spazio le attraversa. Guardandole bene si noterà che sono fatte soprattutto d’aria”. È possibile riconoscere il medesimo principio nelle meno note sculture mobili e sonore, di sicuro impatto! Infine il collezionismo dei grandi mecenati moderni, come Mitchell Wolfson junior (migliaia le opere raccolte, tutte realizzate tra il 1880 e 1945), ed un’interessante sezione dedicata al mercato.

NUMERO 292, NOVEMBRE 2009

38 |Grandimostre

NUMERO 296, NOVEMBRE 2009

NUMERO 260, NOVEMBRE 2009


Itinerari

LA STANZA ALCHEMICA  a cura di Lori Adragna

ROCCA SANVITALE DI FONTANELLATO

Percorrendo stradine d’impianto medioevale, dove si aprono piccole botteghe sotto bassi portici architravati, d’improvviso lo spazio sembra dilatarsi. Circondata dal grande fossato si erge l’elegante Rocca. L’interno racchiude preziose opere d’arte, come la cinquecentesca camera picta, il cui significato rimane, per certi versi, avvolto nel mistero. È opera del Parmigianino, artista - per ammissione dello stesso Argan - appassionato di alchimia, così come il committente: il conte Galeazzo Sanvitale. Si è dibattuto a lungo sulla natura e sulla destinazione del camerino: secondo alcuni studiosi (Quintavalle, Ghidiglia) una sala da bagno, secondo altri (Dell’Arco, Mutti) una trasposizione pittorica di motivi ermetici. Lungo le pareti e il soffitto è affrescato l’episodio mitologico di Atteone trasformato in cervo e poi divorato dai suoi cani da caccia, per aver sorpreso Diana-Artemide al bagno. Il mito non compare nelle iconografie legate all’alchimia, ma può assumerne i fondamenti: per la relazione con in alto: Rocca di Fontanellato, Sala di Diana e Atteone il tema della metamorfosi e per il riferimento al Balneum (il bagno che sopra: Rocca di Fontanellato, veduta esterna rigenera). Ne esiste inoltre una lettura ermetica di Giordano Bruno (Heroici furori, 1585), dove la caccia rappresenta la venatio sapientiae (ricerca di sapienza), e i cani allegorie dei pensieri e del desiderio che “l’amore trasforma e converte”. Stando alla leggenda, questa piccola stanza – che in origine non aveva finestre - fu fatta affrescare in ricordo del figlio dei Sanvitale, morto poco dopo la nascita. Potrebbe in quest’ottica suggerire uno spazio sacro simile a quello dei santuari Eleusini: qui, come durante i Misteri, si rievocava la drammatica separazione madre/figlio che preludeva alla resurrezione e alla rinascita.

info

come arrivare

Piazza Matteotti, 1 43012 Fontanellato (Pr) Tel. 0521 822346 - 829055 - Fax 0521 824042 info@fontanellato.org www.comune.fontanellato.pr.it/turismo

Dall’Autostrada del Sole - A1: provenienti da Bologna uscita Parma Ovest in località grave; Pontetaro, km. 9 provenienti da Milano uscita Fidenza, per via Emilia - Sanguinaro Fontanellato, km. 9 Dall’Autostrada della Cisa A 15: uscita Parma Ovest in località grave; Pontetaro km. 9

rocca san vitale

ORARI: da aprile a ottobre feriali 9.30-11.30*/15.00-18.00* domenica e festivi 9.30-12.00* /14.30-18.00*; da novembre a marzo chiuso il lunedì, feriali 9.30-11.30*/15.00-17.00* domenica e festivi 9.30-12.00*14.30-17.00* (*inizio ultima visita) ingresso unico: euro 3

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itinerari

tasting tour in umBria  A CURA DI MARtInA LIVeRAnI

Arte enologica. Arte sacra. Arte contemporanea. In Umbria, si fanno esperienze multisensoriali in un itinerario che sfrutta il solco della strada del vino Cantico e quella del vino Sagrantino, per scoprire musei di paese: piacevoli sorprese per il viandante inebriato. Perché dunque non prestarsi ad un irriverente gioco di accoppiamenti, in cui ad ogni visita museale è previsto l’assaggio di un vino locale?

Percorso Città di Castello / Torgiano / Bettona / Bevanga / Montefalco / Trevi Città di Castello

Perugia

Torgiano Bettona Montefalco

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Bevanga

Museo Burri Città di Castello lega il proprio nome ad un grande artista del Novecento: Alberto Burri, uno dei maggiori esponenti dell’arte informale italiana. La Fondazione Palazzo Albizzini “Collezione Burri”, istituita nel 1978 per volontà dello stesso Burri, possiede e gestisce l’unica completa raccolta esistente delle opere dell’artista esposte a Città di Castello in due sedi museali: Palazzo Albizzini ed Ex Seccatoi del Tabacco. Via Albizzini, 1 Città di Castello (PG) DA ABBINARE A: Sagrantino di Montefalco - Passito – DOCG Un vino da meditazione ottenuto dall’uva Sagrantino. I grappoli vengono scelti accuratamente e messi a passire per almeno 2 mesi. Quindi si vinifica fermentando il mosto con le bucce. Si ottiene cosi un vino passito molto particolare perché, pur essendo un vino dolce, rimane abbastanza secco grazie al suo patrimonio tannico. Museo Comunale di San Francesco

Trevi

Collocato nella trecentesca chiesa di San Francesco e nell’annesso convento, é un osservatorio privilegiato per lo studio della cultura figurativa in Umbria e particolarmente per il Quattrocento. Infatti, gli affreschi dell’abside e della Cappella di San Gerolamo, dipinti dal fiorentino Benozzo Gozzoli nel 1452, rappresentarono per i pittori locali un modello di riferimento imprescindibile.


Itinerari

Trevi

Bere

UN ABBINAMENTO SFIZIOSO: OLIO + SEDANO NERO, i protagonisti di TREVI L’antico borgo di Trevi è immerso in distese interminabili di uliveti e tutto il paese parla di una particolarissima complicità del gusto, che si compie nei mesi invernali. Un pregiato olio ed una cultivar tipica ed estremamente esclusiva inserita tra i presidi Slowfood, il sedano nero di Trevi. NON LASCIARE TREVI SENZA PRIMA: Provare l’olio nuovo in una degustazione di bruschettine al Frantoio Olio Trevi (Via Fosso Rio - Loc. Torre Matigge) incontrare uno dei produttori aderenti al presidio Slowfood del Sedano Nero di Trevi, per vedere come avviene la coltivazione e scoprire le peculiarità del prodotto. (l’Azienda Agricola Fratelli Finauro Via Canapine, 27 - 06032 Borgo Trevi) Passeggiare lungo il Sentiero Degli Ulivi, un itinerario che si può compiere a piedi o in bicicletta. Lungo il percorso si potrà incontrare l’ulivo più antico di tutta l’Umbria: una pianta vecchia 1700 anni. Sentiero CAI, da Trevi al Tempietto sul Clitunno - punto di partenza Piazza Garibaldi (Trevi). Durata: 2 ore e 30 min. Dislivello: 160 mt in salita e 300 mt in discesa. Visitare il Museo della Civiltà dell’Olivo. Ha sede nei suggestivi spazi dell’ex convento di San Francesco, dove si trovano la Chiesa omonima e la Raccolta d’Arte. Il Museo, il primo a carattere pubblico in Italia e in Europa, dedicato all’olio e all’olivo, si articola in quattro sezioni: Botanica, Conosciamo l’olio e l’olivo, L’olivo simbolo di pace, Storia dell’Olivo. PALAZZO LUCARINI – ARTE CONTEMPORANEA A TREVI Palazzo Lucarini Contemporary è il Centro per l’Arte Contemporanea di Trevi, nato con l’intento di produrre, promuovere e diffondere l’arte e più in generale la cultura della contemporaneità nelle sue molteplici manifestazioni. L’Associazione culturale Lucarini Contemporary svolge un ruolo di osservatorio e promozione del contemporaneo con eventi, laboratori e convegni. Tra cui OFFICINEDELLUMBRIA_Didattica e laboratori di sperimentazione creativa, giunta alla settimane edizione. La formula prevede una serie di incontri di alfabetizzazione all’arte contemporanea e workshop della durata di tre giorni condotti da artisti di fama internazionale. Palazzo Lucarini - Centro per l’Arte Contemporanea via Beato Placido Riccardi - TREVI (tel.0742 381021) www.palazzolucarini.it

Arnaldo Caprai è la più famosa azienda del territorio. Nata da un’idea imprenditoriale di Arnaldo Caprai nel 1971, oggi grazie a un lavoro di ricerca e sperimentazione ha raggiunto prestigiosi riconoscimenti a livello internazionale. Località Torre MONTEFALCO (PG)

Scacciadiavoli Il nome deriva da un antico borgo che sorge in prossimità dell’azienda, in cui viveva un esorcista, detto scacciadiavoli. I vini prodotti sono quelli tipici della zona: Montefalco Sagrantino Docg nella versione secco e passito, e Montefalco Rosso DOC. Loc. Cantinone MONTEFALCO (PG) Cantine Novelli Fu Stefano Novelli, tre anni fa, ad intraprendere il recupero di un vitigno per anni sottovalutato e quasi abbandonato: il Trebbiano Spoletino, un’antica varietà a bacca bianca autoctona dell’Umbria che regala un vino estremamente piacevole dal profumo di pesca e di pompelmo. Via Molino Capaldini Loc. Pedrelle Casa Naticchia MONTEFALCO (PG)

Mangiare

Via Ringhiera Umbra, 6 Montefalco (PG) Da abbinare a: Montefalco Bianco - DOC Vino bianco a base di Grechetto, l’altra uva tipica di questa zona, e Trebbiano. Agli aromi ed ai sapori conferiti dal Grechetto, si accompagna la nota di freschezza tipica del trebbiano.

Redibis Per gustare una sensazionale cucina umbra, in un ambiente riemerso alla vita dopo due millenni. Il menù degustazione parte da un patrimonio di antichi sapori, esaltati dall’olio dell’Umbria Via Dante Alighieri, 1 Bevagna (pg)

Pinacoteca Comunale di Bettona

Da Abbinare a: Sagrantino di Montefalco - Secco - DOCG è un vino di grande struttura ottenuto esclusivamente da uva Sagrantino. Grazie al ricchissimo corredo di polifenoli e di tannini, questo vino ha una longevità straordinaria. Necessita quindi di un lungo periodo di affinamento nel legno prima, nella bottiglia poi.

Il museo si articola nelle sale del trecentesco Palazzo del podestà e in quelle dell’attiguo Palazzo Biancalana. La raccolta museale include materiali di vario genere, strettamente legati alla storia locale: tra le molte opere anche alcuni dipinti del Perugino di Dono Doni, di Ribera una scultura di scuola robbiana ed un paliotto in scagliola del XVII secolo. Piazza Cavour, 8 Bettona (PG)

Museo del Vino – Fondazione Lungarotti Corso Vittorio Emanuele - Torgiano (PG) Nella storia del vino italiano Torgiano occupa un posto di rilievo con il Museo del Vino, ed ospita ogni anno il Banco d’Assaggio, che laurea i migliori vini nazionali. Ideato e realizzato da Giorgio e Maria Grazia Lungarotti a sostegno della locale viticoltura, il Museo del Vino ha sede nei locali che costituivano la Pars Agricola del seicentesco Palazzo Graziani Baglioni. Non necessita di abbinamenti….il vino si degusta direttamente nel museo!

Il Coccolone Antica norcineria, rustico ma elegante, offre un menù fatto di una cucina umbra tipica, ricca di sapori che sembravano essere stati perduti nel tempo. Cantina superlativa. Largo Tempestivi Montefalco (pg)

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Rubriche Itinerari

check-in

grandi mostre

a due ore di volo  a cura di elena percivaldi

ISTANBUL ALLA CONQUISTA DI VENEZIA

sopra: Ippolito Caffi - Costantinopoli: S.Sofia, 1843, olio su cartoncino intelato, 21x36 cm. Venezia, Ca’ Pesaro - Galleria Internazionale d’Arte Moderna a destra: Istanbul, Museo Sakip Sabanci

Quel che non riuscirono a fare a Lepanto – il 7 ottobre 1571, festa della Madonna del Rosario, quando vennero rovinosamente sconfitti – i Turchi sono riusciti a combinarlo adesso: conquistare Venezia. Anche se solo virtualmente: battaglie e clangori d’armi – a cominciare da quelli evocati dalla celeberrima tela del Veronese che ammanta di epica religiosa lo “scontro di civiltà” - vengono infatti messi da parte per privilegiare, una volta tanto, la valorizzazione del complesso ruolo culturale che la capitale turca ha avuto per la Laguna nella sua millenaria storia. Auspice il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in visita di Stato nella terra che fu dei Sultani, il Museo Sakip Sabanci di Istanbul ospita a grande mostra “Venezia e Istanbul in epoca Ottomana”. Curata da Giampiero Bellingeri, Nazan Ölçer e Giandomenico Romanelli, con il coordinamento di Camillo Tonini, presenta oltre centosettanta opere, attraverso le quali si ripercorrono i rapporti e gli scambi culturali tra le due civiltà dal XV al XX secolo. Il catalogo è edito da Electa in duplice lingua, turco e italiano. I prestatori sono in gran parte i Musei Civici Veneziani (Museo Correr, Biblioteca e Gabinetto Stampe e Disegni, Museo di Palazzo MocenigoCentro Studi di Storia del Tessuto e del Costume, Ca’ Pesaro-Galleria

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Internazionale d’Arte Moderna, Museo Fortuny e Palazzo Ducale), in misura minore gli enti di Istanbul (Topkapi, Pera, Yapi Kredi “Vedat Nedim Tör” e Opere Turche e Islamiche). Si vedranno in primis libri e manoscritti: dai trattati veneziani di storia e letteratura ottomana quali l’“Historia universale dell’Imperio dei Turchi” di Francesco Sansovino alla “La letteratura turca” di G. B. Donà e di G. B. Toderini. Ma anche dipinti di Gentile Bellini, Cesare Vecellio, Pietro Liberi, Ippolito Caffi, disegni geografici, stampe, maioliche, vetri (addirittura, le lampade da moschea prodotte - udite udite! - a Venezia), cuoi lavorati (“cuoridoro”), strumenti musicali ottomani dalla collezione di Francesco Morosini, medaglie (tra cui quella di Maometto II di Gentile Bellini), monete, tappeti, stoffe e abiti. Tutti oggetti e testimonianze che documentano i continui sforzi di approfondimento della reciproca conoscenza – al di là degli eventi bellici - intercorsi tra le due potenze confinanti. VENEZIA E ISTANBUL IN EPOCA OTTOMANA Istanbul, Museo Sakip Sabanci http://muze.sabanciuniv.edu FINO AL 28 FEBBRAIO 2010


Recensioni Itinerari

macongranpenalerecagiu

grandi mostre ai confini dell’italia  a cura di Tiziana Conti

Dalla Francia:  Al Mamac di Nizza (Promenade des Arts, tel. +33 497134201, www.mamac-nice.org), dal 23 gennaio al 5 maggio 2010, è proposta una grande retrospettiva dedicata al belga Wim Delvoye, dissacrante artista concettuale visto fra l’altro quest’anno a Venezia, con una grande scultura alla Collezione Guggenheim durante la Biennale Arte. Si potranno ammirare stemmi, vanghe, oggetti di uso quotidiano, il cui senso appare traslato, tipici del suo repertorio assolutamente inconsueto.

Dalla Svizzera:  La Fondation Hermitage di Losanna (Route du Signal 2, tel. 0041 213205001, www.fondation-hermitage.ch) presenta dal 5 febbraio al 24 maggio 2010 Corot, Renoir, Beckmann... 100 capolavori dallo Stadel Museum di Francoforte. Si tratta di una mostra di grande importanza con una accurata selezione delle raccolte del museo tedesco, che presenta dipinti di artisti che hanno segnato il ‘900 come Monet, Degas, Marc, Matisse, Renoir.

losanna, Fondation Hermitage Pierre Auguste Renoir, La fin du déjeuner. 1879 Olio su tela, 100,5x81.3 cm

 Al Museo di Arte Contemporanea di Lugano (Riva Antonio Caccia 5, tel. 0041 588666800, www.mudac.ch) è di scena, fino al 21 febbraio 2010, l’attualità delle relazioni complesse tra arte, scienza e tecnologia, nell’ampia rassegna dal titolo Corpo, automi, robot. Si possono ammirare, tra gli altri, lavori di Man Ray, Tinguely, Nam June Paik, Picabia.

Dall’Austria:  Al Museo di Arte Moderna di Vienna (Museumplatz 1, tel. 0043 152500, www.mumok.at), fino al 3 marzo 2010, si può visitare Zwischenzonen, una ghiotta occasione per conoscere l’importante collezione messicana Jimenez, con opere incentrate sul discusso tema della globalizzazione. Fotografie, dipinti, installazioni di artisti contemporanei quali Mark Dion, Jeff Wall, Gabriel Orozco, Sam Durant.

vienna, Wienmuseum Otto Rudolf Schatz, Ballonverkaufer. 1929 Olio su tela, ©Belvedere, Wien

 Al Wienmuseum (Karlplatz 5, tel. 0043 43150587, www.wienmuseum.at) la mostra Politica, arte e quotidianità intorno al 1930 analizza con ampiezza di opere e di documenti un periodo nevralgico della storia europea. Esposti fino al 28 marzo 2010, fra gli altri, lavori di Oskar Kokoschka, Max Oppenheimer, Alfons Walde, Otto Rudolf Schatz.

Dalla Germania:  Alla Alte Pinakothek di Monaco (Museumplatz 1, tel. 0049 8923805-253, www.pinakothek.de) si può visitare, fino al 7 febbraio 2010, una mostra inconsueta, Rubens in lotta con antichi maestri. Si tratta di dipinti ispirati all’artista da altri grandi maestri e che pongono un arduo interrogativo: Rubens pittore di “copie”? Tra i dipinti in mostra Festa di Venere e La dama in bianco di Tiziano, e le rispettive reinterpretazioni di Rubens.

Monaco, Pinakothek Peter Paul Rubens, Festa di Venere. 1636/38 Olio su tela, 196x209,9 cm Stoccolma, Museo Nazionale

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PAVIA, L’ERMITAGE E LE BRICIOLE

L’Ermitage apre i magazzini e offre prestiti qui e là. Pavia si accaparra le briciole, in una mostra sul Seicento spagnolo. Un po’ di fumo c’è, ma la fettina d’arrosto è davvero misera e stopposa...

in alto: Bartolomé Esteban Murillo - Donne presso una finestra con grata 1645 - olio su tela - cm 41x59 a fianco: Diego Velázquez - Profilo di testa maschile 1616-17 - olio su tela - cm 39,5x35,5

C

hiaro: stare a venti chilometri da Milano significa soffrire. Non è facile competere con la metropoli quando si tratta di offerta culturale, ché bene o male il fattibile e il possibile si svolge laggiù e a questo capo del Naviglio tocca d’inventarsi gli effetti speciali con poca fantasia e sempre meno risorse. Eppure, qualcosa di brillante, se non un guizzo almeno un accenno, da una città universitaria dotata di musei ricchi (solo nella quadreria dell’Ottocento ci sono i Pellizza, i Faruffini, gli Zandomeneghi e i Cremona) era lecito attendersi. Invece Pavia insiste nella provincialissima mania del chiavi-inmano: prima l’insulso passaggio delle incisioni dedicate da Chagall alle Anime morte di Gogol’, poi il pretestuoso carrozzone dadaista orchestrato da Bonito Oliva; ultima la boutade dedicata a Il Bacio, buona giusto come scenario per una conversione radicalchic di Federico Moccia. Ora, complice l’apertura all’Italia dell’Ermitage (con tanto di fondazione dedicata: ha sede a Ferrara), ci tocca una selezione dalla ricca collezione che il museo russo ha di opere del Seicento spagnolo. Parlare di fondi di magazzino sarebbe davvero ingeneroso. Limitiamoci a dire che a Pavia certo non sono arrivati i pezzi da novanta. Avviliti da un allestimento più moscio 44 |Grandimostre

che minimal, in parte offuscati da un’illuminazione discutibile, si susseguono - quasi intimoriti - pochi pezzi pregiati (splendido l’Ecce Homo di de Ribera) e molti maestri minori. Del Murillo promesso dal titolo della mostra ce n’è: chiaro, non si può pretendere il Bambino che si spulcia del Louvre, ma le Donne presso una finestra con grata è lavoro interessante da studiare e fa piacere non dover andare a San Pietroburgo per vederlo. È invece una presa in giro bella e buona il riferimento a Velázquez: il nome ha un appeal indiscutibile, al punto che la curatela arriva a millantarne una presenza appena evocata. Già, perché non si venga a dire che l’unico autografo del maestro esposto a Pavia, il Profilo di testa maschile - opera giovanile, per non dire giovanilissima -, vale il prezzo del biglietto. Anche perché, se proprio vogliamo fare i bulli, almeno facciamolo bene: all’Ermitage hanno Il pranzo (o Contadini a tavola che dir si voglia) del ‘17, che in teoria potrebbe anche passare per la sua prima opera certificata; un testo pittorico germinale e intenso, che puzza di caravaggismo e basta da solo a significare la carica realista di Velázquez e a motivare (ad esempio in quel pane che penzola in primo piano) la devozione che per lui aveva gente come Dalí. Insomma, per farla breve: tanto rumore per

nulla. Ma siccome Pavia merita una visita a prescindere, ecco un motivo per andarci: nelle scuderie del castello, fino a metà dicembre, è in mostra Pasquale Massacra, prodotto del romanticismo locale, passionario “figlio” di Hayez, sanguigno pittore trucidato dagli austriaci ai tempi della lotta per l’indipendenza. Una figura, una storia, una tavolozza che meritano di essere (ri) conosciute. Francesco Sala

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DA VELÁZQUEZ A MURILLO

CASTELLO VISCONTEO Viale XI febbraio, 35 - 27100 Pavia orario: da martedì a venerdì ore 10-13 e 15-19; sabato, domenica e festivi ore 10-20 a cura di Sergej Androssov, Svyatoslov Sovvateev e Susanna Zatti Catalogo Skira www.comune.pv.it/museicivici FINO AL 10 GENNAIO 2010

 mangio

Bistrot Bartolini Pavia - Viale Vittorio Emanuele 29 www.lerobinie.net - tel. 0382303401

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Residence Pavia Pavia - Via Cossa 12 www.residencepavia.it - tel. 038225724


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COSÌ LONTANI, COSÌ VICINI

Da un lato, luce e tenebra scolpiscono figure esplodendo sulla tela; dall’altra, angosciosa carnalità di corpi deformati, imprigionati gabbie prospettiche. Nello spazio scenico della Galleria si confrontano due geni della pittura, ma solo per un’esperienza estetica…

a sinistra: Caravaggio Davide con la testa di Golia. 1605-1606 Olio su tela 125 x 101 cm Galleria Borghese, Roma Foto: ©Luciano Romano a destra: Francis Bacon - Head VI. 1949 - Olio su tela, 93,2 x 76, 5 cm Arts Council Collection, Londra Foto: Arts Council Collection, Southbank Centre, Londra © The Estate of Francis Bacon, by SIAE 2009-12-10175

N

ello spazio scenico della Galleria, ciò che all’impatto visivo maggiormente disturba si rivela inattesa fonte di suggestioni: i pesanti vetri che proteggono le opere di Francis Bacon. L’artista aveva escogitato di coprirle senza preoccuparsi che la visuale ne fosse compromessa, anzi, voleva che la vita, “nel senso più superficialmente concreto e nella sua casualità, vi trascorresse sopra, per riflesso”, scrive Anna Coliva, curatrice della mostra insieme con Michael Peppiatt. Qui, a proiettarsi sui quadri, è la Galleria Borghese, i suoi spazi carichi di storia, che per la prima volta ospitano i lavori di un grande del Novecento. Ma anche, e soprattutto, è il Caravaggio, esposto di fronte all’artista dublinese in un ideale e complesso dialogo. Ecco allora in riflessi più o meno enfatici, tra vetro e colore, quattordici grandi opere e ritratti del Merisi dove la corporeità, riverberata, si scompone e diventa organismo che, a sua volta, si dissolve fino a scomparire. Un’illusione da specchio infedele. Che evidenzia, in un intreccio di metafore, come qualsiasi vertiginoso accostamento fra i due geni della pittura, sia ascrivibile più alla sfera emotiva e sensoriale che non all’intelletto. Del resto la stessa Coliva nel proporre il connubio, ha dichiarato di non voler seguire

ricostruzioni storico-critiche, ma di “cercare corrispondenze che emergano da sole alla sensibilità dello spettatore”. Eccoci dunque dinanzi a un’esperienza estetica. Da un lato, luce e tenebra scolpiscono figure esplodendo sulla tela come apparizione simbolica o come vis drammatica per intensificare situazioni e gesti; dall’altra, angosciosa carnalità di corpi deformati, imprigionati in una gabbia spaziale si dibattono sotto la cruda luminosità da sala operatoria. Se dal Martirio di Sant’Orsola, la morte, coglie in un brivido di sorpresa, da Head VI, si congela nell’urlo di un cadavere già putrefatto. Speranza di redenzione, fede tragica dei grandi peccatori oltre la verità della carne ne la Resurrezione di Lazzaro. Di contro Tryptich August 1972, volontà di catturare la materia nell’atto stesso della sua trasformazione: corsa verso il disfacimento e la dissoluzione nel nulla. Ancora: se Caravaggio si rappresenta in una testa appena decapitata: Davide con la testa di Golia, identificandosi simbolicamente con il male, Bacon in Three Studies for a Self Portrait, costruisce il suo volto assemblando pezzi diversi, privi di sintesi armonica, quale denuncia del processo di reintegrazione di parti scisse del Sé. Forse, tratto comune ai due artisti è la vio-

lenza dell’espressione: Giuditta che taglia la testa a Oloferne e Studio per un ritratto di Innocenzo X, l’uno accanto all’altro, di sfondo lo spettacolare trittico dedicato a Lucian Freud. Scrive Michael Peppiatt “Bacon può essere paragonato a Caravaggio in termini di intensità. Entrambi creavano situazioni estreme in cui la figura umana è trasformata in un crocevia di emozioni”. Lori Adragna

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CARAVAGGIO / BACON

GALLERIA BORGHESE Piazzale Scipione Borghese 5 Anna Coliva, Michael Peppiatt tel. +39 068413979 orari: tutti i giorni, escluso il lunedì, 9-19 ingresso: euro 13,50 per mostra e Galleria Borghese, più diritto di prevendita la prenotazione è obbligatoria Catalogo Motta web: www.caravaggio-bacon.it FINO AL 24 GENNAIO 2010

 mangio

Treebar Roma - Via Flaminia 226 tel. 0632652754

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Dimora delle Navi Roma - Lungotevere delle Navi 19 tel. 3485801339

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UN ITALIANO IN EUROPA

Una mostra articolata per descrivere la personalità pittorica e l’indole girovaga del più internazionale dei macchiaioli. E parlare, attraverso la sua opera, della sinergia artistica che ha condotto il linguaggio pittorico europeo verso la modernità…

sopra: Telemaco Signorini, L’Alzaia. 1864 - Collezione privata, courtesy Jean-Luc Baroni Ltd a destra: Telemaco Signorini, La sala delle agitate nell'ospedale di San Bonifacio. 1865 - Fondazione Musei Civici di Venezia

A

i tavolini dello scomparso Caffè Michelangiolo di Firenze, animata dalla carismatica figura di Diego Martelli (che con Adriano Cecioni sarà il teorico del gruppo), si riunisce tra il 1855 il 1856, una nutrita schiera di artisti. Ciò che li accomunava era una ricerca pittorica orientata alla riproduzione del vero, contrapposta alle divagazioni sublimi della cultura romantica. Il pittore, cui è riservato il compito di ritrarre il mondo, non vede con il cuore e non dipinge con il sentimento: l’occhio registra fedele. Quello che coglie (filtrando inizialmente lo sguardo attraverso uno specchio scuro, pratica del ton gris importata dalla Francia dai pittori De Tivoli e Altamura) è un insieme di chiazze di colore accostate, sfumate da chiaroscuri dettati non più da moti dell’animo, ma da riscontrabili effetti luministici presenti in natura. Nasceva così la pittura di macchia, intuizione italica di una cultura del dipingere che di lì a poco sarebbe sfociata nell’Impressionismo e quindi in linguaggio moderno. Sostanziali le differenze tra i pittori che aderiscono al gruppo e che ne contraddistinguono le rispettive produzioni: i Macchiaioli sono un movimento eterogeneo, incline alla sperimentazione e orientato alla ricerca. Tra le personalità più influenti, oltre all’intimo cantore della Maremma toscana Giovanni Fattori, spicca quella cosmopolita di Telemaco Signorini (Firenze 1835 – 1901), artista perfettamente inserito nel contesto di scambi linguistici e artistici europei che ha in Parigi il centro irradiante di novità 46 |Grandimostre

sostanziali. La caratura internazionale di Signorini, l’abilità nell’aprirsi a un mercato estero di collezionisti senza assoggettarsi ad esso, è bene evidenziata nella personale a lui dedicata a Palazzo Zabarella, con la quale la Fondazione Bano inaugura la stagione espositiva delle grandi mostre. Le oltre cento opere giunte a Padova per l’occasione, selezionate dai maggiori studiosi di pittura italiana del XIX secolo, provengono da collezioni private e da prestiti eccellenti (il Museé d’Orsay e l’Hermitage, fra i tanti) e alternano ai capolavori del maestro opere di protagonisti del secondo Ottocento, figure fondamentali per il suo percorso formativo verso una dimensione pittorica più consapevole: Degas (L’Absinthe), Tissot, Stevens, Corot, Courbet, Rousseau, il gruppo degli Impressionisti parigini, John Singer Sargent a Londra (dove si reca più volte). Sviluppata lungo tredici aree tematiche, la mostra ne rilegge la fortuna artistica attraverso lo studio dei molti soggetti che avrebbe poi, nel tempo e ciclicamente, affrontato: dalle vedute di borghi e città (gli scorci fiorentini, veneziani e scozzesi, le ville toscane, Settignano, Riomaggiore, Pietramala) alle pitture en plein air (la campagna senese, il torrente Affrico, le rive dell’Arno, visioni prossime ad un paesaggismo sentimentale), dai molti ritratti di genere agli omaggi alla scuola di Barbizon (i pascoli, i boschi, le corti), dalla pittura sociale d’ispirazione courbettiana (i bellissimi L’Alzaia e La sala delle agitate) ai raffinati interni (Aspettando). Nulla sfugge alla fame artistica del

pittore, che instancabile viaggia e annota, diventando testimone involontario di una società che proprio mentre gettava le basi del codice pittorico novecentesco, in maniera impercettibile, andava sfiorendo. Gaetano Salerno

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TELEMACO SIGNORINI E LA PITTURA IN EUROPA

PALAZZO ZABARELLA Via San Francesco, 27 - Padova orari: 09.30-19.30 (chiuso il martedì non festivo) a cura di Giuliano Matteucci, Fernando Mazzocca, Carlo Sisi, Ettore Spalletti Catalogo Marsilio tel. 049 - 8753100 www.palazzozabarella.it FINO AL 31 GENNAIO 2010

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Caffè Pedrocchi Padova - Via VIII Febbraio 15 www.caffepedrocchi.it - tel. 0498781231

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B&B Palazzo della Ragione Padova - Piazza delle Erbe 17 www.bbrossetti.altervista.org - tel. 049656428


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VIAGGIO A SUD EST

Che colore ha il silenzio? Qual è la luce di uno scenario di guerra? Che volto ha la vita dove tutt’intorno è povertà e violenza? C’è “bellezza” sull’abisso del dolore? Un viaggio a Sud-Est…

a sinistra: Steve McCurry - Sharbat Gula, Afghan Girl, at Nasir Bagh refugee camp near Peshawar, Pakistan - 1984 sopra: Steve McCurry - Bird dying in an oil spill off the coast of Saudi Arabia - 1991

U

n viaggio a Sud-Est seguendo tracce di “vita, colore, luce”. Steve McCurry (Philadelphia, 1950) usa queste tre parole per raccontare un instancabile cammino nel mondo in compagnia della sua macchina fotografica. Allestita nell’elegante cornice di Palazzo della Ragione, l’imponente personale dedicata al maestro della fotografia si compone di circa 240 scatti realizzati nel ventennio 1989-2009 in Afghanistan, India, Tibet, Birmania… “Sempre con cuore e mente aperti”, ribadisce. Un percorso non semplicemente antologico ma “interattivo” – sottolinea la curatrice Tanja Solci – per amplificare l’opera dell’artista, e realizzato con un allestimento degno di menzione, in cui una sapiente architettura di luci e ombre porta il visitatore a perdersi piacevolmente tra immagini sospese nello spazio e a muoversi tra luoghi, volti, occhi, paesaggi magnifici di un tempo impalpabile. Cinque fasci di luce rossa disegnano sul pavimento gli spazi concettuali attraverso cui viaggiare, partendo da “l’Altro”, passando per “il Silenzio e il Viaggio”, la “Guerra”, la

“Gioia”, l’“Infanzia”, “la Bellezza”, e infine quattro sezioni brevi: “Aids”, “Monsoon”, “Portraits” e “Arms and Connection”. Nessuna rigida separazione tra le aree, però; tutto scorre in modo fluido e straniante al tempo stesso, proprio come la vita. Come le cose del mondo che si susseguono, macinando contraddizioni, improvvisi bagliori, quiete e tenebre deliranti. Si pensi all’incredibile esperienza – raccontata dallo stesso McCurry – del passaggio da un momento di “silenzio” sublime (il viaggio in Tibet) al caos agghiacciante solo un giorno dopo, a New York, l’11 settembre 2001. L’installazione progettuale di Sud Est agevola l’interazione fra spazio e spettatore. All’ingresso, la messa in scena decanta l’incontro con “l’Atro”. I volti si ripetono: “Osservare un viso”, spiega McCurry nei testi che accompagnano il percorso, “è come guardare dentro un pozzo, sul fondo si compone un riflesso, ed è l’anima che si lascia intravedere”. Così, proprio come tra centinaia di specchi, lo spettatore può scegliere di vagare seguendo i “riflessi” e magari nei riverberi sentirsi “guardato”. Si pensi ai volti del ciclo La Bellezza. Ma soprattutto all’Infanzia: bambini-soldato armati contro una realtà ancora troppo distante dalla Dichiarazione dei diritti del fanciullo, promulgata dall’Onu nel 1959.

Come il libro di viaggio per antonomasia, il Milione di Marco Polo, in cui l’elemento principale del racconto è la scoperta delle “meraviglie”, la mostra è innanzitutto incontro con meraviglie e ancora meraviglie. Siano esse storie di “ultimi” dallo sguardo immenso o sfondi incontaminati dall’orizzonte ineffabile. Ecco, la fotografia si fa qui strumento epifanico per rivelare un incantesimo: la vita. Caterina Misuraca

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STEVE MCCURRY. SUD-EST

PALAZZO DELLA RAGIONE Piazza dei Mercanti (zona Duomo) 20123 Milano orario: lunedì ore 14.30-19.30 da martedì a domenica ore 9.30-19.30 giovedì ore 9.30-22.30 (la biglietteria chiude un’ora prima) ingresso: intero euro 6; ridotto euro 4/3 a cura di Tanja Solci www.sudest57.com FINO AL 31 GENNAIO 2010

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Il Cucchiaio di Legno Milano - Via Ponte Vetero 13 tel. 0287388670

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Friendly-Home Milano - zona Duomo www.friendly-home.org - tel. 0286910453

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GIORDANIA, TERRA DI TESORI L’idolo antropomorfo, scolpito nell’arenaria, giunge dall’epoca nabatea con un carico di qualità formali di grande modernità. E poi gioielli, capitelli, vasi. Fra i capolavori dei musei di Amman e Petra...

a sinistra: Idolo antropomorfo proveniente da Petra - periodo nabateo fine I sec. a.C.-inizi I sec. d.C a destra: Cratere con decorazione figurata proveniente da Tal Nimrin seconda età del ferro, 900-550 a.C. ca. ceramica - h. cm 33,5, diam

l

a star di questa mostra è indubitabilmente l’icona asessuata scoperta ad ‘Ayn Ghazal, nei pressi di Amman. Alta poco più di 80 centimetri e realizzata con l’intonaco su uno scheletro di canne, risale al neolitico (7500 a.C. ca.), motivo per cui è considerata la raffigurazione umana più antica al mondo. Lo sguardo è fisso, ma gli occhi colpiscono per quella vivacità che proietta in uno spazio decisamente atemporale. Fra i sessanta capolavori provenienti dai musei archeologici di Amman e Petra, in occasione della mostra Giordania. Crocevia di popoli e di culture - organizzata per la visita di stato dei reali di Giordania, re Abdullah II e l’affascinante regina Rania - sono esposte anche rappresentazioni di Helios, Ercole, Melpomene, Medusa, Qaus-Hadad, la sfinge e la Venere in miniatura di un pendente aureo d’età romana. Quanto ai reperti attinenti alla sfera del quotidiano, è uno straordinario esempio di raffinatezza il pesce bizantino di vetro violaceo, simbolo cristiano per eccellenza, come pure lo scrigno di legno con intarsi in avorio (1650-1550 a.C. ca.), influenzato dall’arte egizia. Al periodo omayyade (720-724 d.C.) risale il capitello con l’iscrizione, conservato presso la corte reale hashemita ad Amman; suc48 |Grandimostre

cessive, invece, le belle ceramiche invetriate mamelucche, i cui motivi decorativi sono di grande attualità. Umano e divino, un dialogo che si anima nelle sale delle Bandiere, dove i riflettori sono puntati sulla Giordania, fertile territorio d’incontro e contaminazione di antichissime civiltà, e nell’attualità paese strategico per l’equilibrio politico del Medio Oriente. Riconosciuta dall’Unesco come patrimonio dell’umanità, Petra - sintesi di natura e civiltà -, già capitale nord del regno nabateo (e prima ancora degli edomiti), dove anche romani e bizantini lasciarono traccia del loro passaggio, è il sito più celebre del paese, seguito da Jerash (la città romana di Gerasa) e Umm al-Rasas, con gli apparati musivi delle sue chiese. “La prima spedizione archeologica in Medio Oriente arrivò in Giordania il 25 ottobre 1927 sotto la direzione del prof. Giacomo Guidi e continuò il suo lavoro fino al 1938”, ricorda Fawwaz Al-Khraysheh, direttore generale del dipartimento di antichità della Giordania, citando anche il lavoro di padre Michele Piccirillo, cui va il merito di aver scoperto il sito di Umm al-Rasas e di aver creato la Madaba Mosaic School, trasformata recentemente in Institute for Mosaic Art and Restoration. Molti altri sono gli antichi insediamenti ove si continua a scavare, tra cui quello di

Khirbet al-Batrawy (vicino a Zarqa), oggetto della missione archeologica dell’Università La Sapienza di Roma e, nel programma di collaborazione tra governo italiano, giordano e israeliano, il restauro del ponte Jasar Almajma’ah sulle rive del Giordano, di cui è stato dato l’annuncio durante la conferenza stampa della mostra. Simbolo ora di apertura e pace, il ponte del XIII secolo fu gravemente danneggiato nel 1967, durante la “guerra dei sei giorni”. MANUELA DE LEONARDIS

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gIORDAnIA. CROCEVIA DI POPOLI E DI CuLtuRE

PALAZZO DEL QuIRINALE sALE DELLE BANDIERE Piazza del Quirinale - 00187 Roma orari: da martedì a sabato ore 10-13 e 15.30-18.30; domenica ore 8.30-12 Catalogo disponibile TEL. +39 0632652596 www.quirinale.it FINO AL 31 GENNAIO 2010

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Open Colonna Roma - Via Milano 9a tel. 0647822641

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Residence Barberini Roma - Via delle Quattro Fontane 171 tel. 064203341


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L’uomo giusto al posto giusto nel momento giusto. Una mostra ricorda il soggiorno di Boldini a Parigi, coinciso con gli anni esplosivi dell’Impressionismo. Storia di un successo costruito con grande mestiere...

LO SGUARDO DELLA MODERNITÀ

a sinistra: Giovanni Boldini, Place Clichy. 1874, olio su tela, cm 60x98, collezione privata sopra: Giovanni Boldini, Innamorati al caffè. 1887 ca., olio su tavola, cm 18x27, collezione privata

C

hiusi gli ombrellini e affondate le ninfee à la Goldin, la sempiterna vena aurifera dell’Impressionismo offre, per la collezione autunno-inverno, i panni sciacquati in Senna di Giovanni Boldini (Ferrara, 1842 - Parigi, 1931), in una mostra che accende i riflettori sul lungo e proficuo soggiorno parigino dell’artista ferrarese. È il resoconto di quindici anni passati a scorrazzare per la ville lumiére, dal 1871 all’86, giusto il tempo per assistere all’esplosione di Monet e soci, per frequentare Degas, per adeguare un linguaggio formulato con “la macchia” a nuove suggestioni. La curatela di Sarah Lees offre una panoramica multilayer: al dipanarsi cronologico delle sezioni - al nucleo vero e proprio della mostra non mancano un prologo e un epilogo, giusto per vedere “il prima” e “il dopo” Parigi - fa eco un’indagine per temi, che affronta con precisione da entomologo la molteplicità dei soggetti trattati da Boldini. Non solo ritratti, quindi, ma soprattutto paesaggi e scene di genere, per un confronto che permette di assimilare la capacità dell’artista di affrontare modelli - e maestri - tra loro diversi. Il ponderoso lavoro critico di Lees, presentato in catalogo, offre testi e documenti originali a conferma della necessità, da parte di Boldini, del contatto diretto con altri artisti; della sua volontà di nutrire il proprio lavoro

accogliendo stimoli e suggestioni da chiunque vivesse d’arte. Pittori, quindi, ma anche collezionisti e mercanti: proprio lo studio analitico dei registri di Goupil, primo “spacciatore” in terra di Francia delle tele di Boldini, permette in questa sede di ricostruire il suo atteggiamento nei confronti del lavoro, inteso sia come agire artistico che come semplice e prosaico fattore economico. Ed è qui che emerge il ritratto del Boldini mestierante: dalle note quasi ossessive con cui comunicava agli amici i propri progressi, misurandoli in massima parte in quadri venduti, prima ancora che in consenso di critica o soddisfazione intima. Ed è dunque forse da ricercare proprio qui, nella spasmodica ricerca di caratterizzazione sul mercato, una certa coerenza nella sperimentazione di generi tra loro così diversi. Ed è sempre qui che possiamo intuire la scelta definitiva di dedicarsi, con la maturità, al certo remunerativo ambito della ritrattistica. Una visione tanto prosaica potrà far accapponare la pelle alle anime candide. Torniamo quindi all’arte per l’arte, e guardiamo a un dato stilistico trasversale, che cuce insieme tutte le opere parigine di Boldini: è un certo occhio ben più che fotografico, addirittura cinematografico. Si lasci da parte ogni trita considerazione sulle influenze tra fotografia e arte figura-

tiva nel secondo Ottocento; si nascondano i documenti che dimostrano come Boldini si servì di foto per elaborare alcuni suoi esterni. E ci si lasci catturare dal taglio eversivo della composizione, dall’insistita ricerca della dinamica, dal coraggioso uso del primo del piano (vedi l’invasivo dettaglio del contrabbasso in A teatro). Siamo al punto che Place Clichy (1874) sembra preconizzare Sergio Leone. FRANCESCO SALA

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BOLDINI NELLA PARIGI DEGLI IMPRESSIONISTI

PALAZZO DEI DIAMANTI Corso Ercole I d’Este, 21 - 44100 Ferrara orario: tutti i giorni, ore 9-9 ingresso: intero euro 10; ridotto euro 8 Catalogo Ferrara Arte Editore tel. +39 0532244949 www.palazzodiamanti.it Fino al 10 gennaio 2010

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Don Giovanni Ferrara - Corso Ercole I d'Este 1 tel. 0532243363

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Suite Duomo Ferrara - Corso di Porta Reno 17 tel. 0532793888

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Agenda

all’artista, tutte antologiche, questa mostra studia solo il periodo parigino dell’artista, dal 1871 al 1886.

Bologna FeDeRIco zeRI. DIetRo l’ImmagIne MUSeO CIVICO ARCHeOLOGICO Via dell’Archiginnasio, 2 10.10.2009 > 10.01.2010 La prima mostra dedicata all’eccezionale avventura intellettuale di Federico Zeri, grande storico dell’arte e connoisseur. Un viaggio all’interno della sua officina di studio e ricerca. BRescIa plus ultRa. oltRe Il BaRocco MUSeO DI SAntA GIULIA Via dei Musei, 81/B 04.12.2009 > 27.06.2010 L’esposizione riunisce 90 tra i maggiori capolavori del barocco latinoamericano, analizzando i suoi sviluppi attraverso le tematiche dell’iconografia sacra e della pittura decorativa e di castas. BRescIa Inca. oRIgIne e mIsteRI Delle cIvIltà Dell’oRo MUSeO DI SAntA GIULIA Via dei Musei, 81/B 04.12.2009 > 27.06.2010 270 opere provenienti dai maggiori musei del perù, per ripercorrere l’intera storia delle civiltà dell’oro. per celebrare il Bicentenario dell’indipendenza delle colonie americane della Spagna. caseRta la ReggIa e le RegIne ReGGIA DI CASeRtA Via Douhet 22 28.11.2009>10.01.2010 Una mostra inedita curata dalla Collezione tirelli Costumi che vedrà per la prima volta esporre un abito autentico di Maria Carolina. castelFRanco veneto gIoRgIone MUSeO CASA GIORGIOne 50 |Grandimostre

piazza San Liberale 10.12.2009 > 11.04.2010 Una mostra che riunisce nella città natale un nucleo incredibile di capolavori del maestro che - più di chiunque altro - ha fatto accapigliare gli studiosi alla ricerca di verità documentate. catanIa BuRRI e Fontana. mateRIa e spazIo FOnDAZIOne pUGLISI COSentInO pALAZZO VALLe Via Vittorio emanuele II, 120 14.09.2009 > 14.03.2009 L’evento ha la particolarità di proporre, vis à vis, i capolavori dei due maestri, opere attentamente selezionate per documentare un arco temporale che vede entrambi impegnati con vigore nell’affermazione delle due distinte poetiche: il primato della materia per Burri e la concezione spaziale per Fontana. catanzaRo antonI tàpIes. mateRIa e tempo MARCA - MUSeO DeLLe ARtI CAtAnZARO Via Alessandro turco, 63 12.12.2009 > 14.03.2010 La rassegna presenta un gruppo di lavori monumentali, in gran parte mai visti in Italia, focalizzati sull’indagine degli ultimi tre decenni. coDRoIpo (uD) l’età DI couRBet e monet VILLA MAnIn DI pASSARIAnO piazza Manin, 10 24.09.2009 > 07.03.2010 Il rapporto tra la nascita della cosiddetta scuola di Barbizon in Francia e la diffusione del realismo e del naturalismo nei paesi dell’europa centrale e orientale. FeRRaRa gIovannI BolDInI nella paRIgI DeglI ImpRessIonIstI pALAZZO DeI DIAMAntI Corso ercole I D’este, 21 19.09.2009 > 10.01.2010 A differenza dalle precedenti rassegne dedicate

FIRenze IngannI aD aRte. meRavIglIe Del tRompe-l’oeIl Dall’antIchItà al contempoRaneo pALAZZO StROZZI 15.10.2009 > 24.01.2010 Una mostra racconta l’intrigante e spettacolare storia del trompe-l’oeil, ovvero l’inganno ottico, l’eterna sfida tra la realtà e la sua simulazione, non solo nell’ambito della pittura. FIRenze FeDeRIco zuccaRI (1539/40 - 1609) Innocente e calunnIato GABInettO DISeGnI e StAMpe DeGLI UFFIZI piazzale degli Uffizi, 1 05.12.2009 > 28.02.2010 La mostra presente i temi artistici di polemica e di vendetta che numerosi artisti e soprattutto lo Zuccari usarono, fra il tardo Quattrocento e il Seicento e oltre. mIlano shunga. aRte eD eRos nel gIappone Del peRIoDo eDo pALAZZO ReALe piazza del Duomo, 12 20.10.2009 > 31.01.2010 Grande esposizione dedicata alle stampe giapponesi di soggetto erotico, gli Shunga, insieme con una selezione di preziosi Kimono e una significativa scelta di antiche pitture di soggetto erotico. mIlano eDWaRD hoppeR pALAZZO ReALe piazza del Duomo, 12 13.10.2009 > 31.01.2010 per la prima volta, Milano e Roma rendono omaggio all’intera carriera di edward Hopper, il più popolare e noto artista americano del XX secolo. mIlano seta. oRo. cRemIsI. segRetI e tecnologIa alla coRte DeI vIscontI e DeglI sFoRza MUSeO pOLDI peZZOLI Via Alessandro Manzoni, 12 28.10.2009 > 21.02.2010 In mostra velluti, damaschi e lampassi, per lo più


Agenda

broccati con oro e argento, il rarissimo caftano appartenuto ad un boiardo della Valachia, ricami in seta con oro e perle. mIlano DIpIntI lomBaRDI Dal RInascImento al BaRocco GRAttACIeLO pIReLLI pALAZZO DeLLA ReGIOne piazza Duca d’Aosta, 3 02.12.2009 > 28.02.2010 Importanti opere, realizzate tra Rinascimento e Barocco, di autori quali Giovanni Cariani, Moretto da Brescia, Romanino, Giovanni Battista Moroni, Camillo procaccini, Fra Galgario ed altri. mIlano gIappone. poteRe e splenDoRe 1568-1868

pALAZZO ReALe piazza del Duomo, 12 06.12.2009 > 08.03.2010 Una selezione di oltre duecento capolavori provenienti dai più prestigiosi musei giapponesi, quali il tokyo national Museum, il Kyoto national Museum e l’Osaka Municipal Museum of Art. mIlano ottocento annI In pIena Regola. l’aRte DI seguIRe FRancesco Da cImaBue aI gIoRnI nostRI MUSeO BenI CULtURALI CAppUCCInI Via Antonio Kramer, 5 28.11.2009 > 21.03.2010 In mostra opere d’arte e opere della devozione popolare per raccontare uno dei percorsi spirituali più affascinanti della cristianità. mIlano la monaca DI monza CASteLLO SFORZeSCO piazza Castello 25.11.2009 > 21.03.2010 Una mostra ripercorre la storia di uno dei più noti personaggi manzoniani. tra verità documentaria e trasposizione letteraria, oltre 60 opere di artisti dell’Ottocento italiano.

napolI RItoRno al BaRocco. Da caRavaggIo a vanvItellI MUSeO DI CApODIMOnte Via di Miano, 2 CeRtOSA e MUSeO DI SAn MARtInO Largo San Martino, 5

CASteL SAnt’eLMO Via tito Angelini, 20 (zona San Martino) MUSeO DUCA DI MARtInA Villa Floridiana – via Cimarosa 77 MUSeO pIGnAteLLI Via Riviera di Chiaia, 200 pALAZZO ReALe piazza del plebiscito, 1 12.12.2009 >11.04.2010 Le sei mostre che costituiscono il percorso presentano al pubblico oltre 350 opere tra dipinti, disegni, sculture, arredi, gioielli, tessuti, ceramiche e porcellane. napolI tesoRI Della RussIa. Il cIelo. Il maRe. la teRRa CASteL nUOVO MASCHIO AnGIOInO piazza Municipio 11.12.2009 > 12.01.2010 La mostra presenta cento opere provenienti dalla più importante raccolta privata di opere d’arte russa esistente fuori dalla Russia.

pIacenza pIttuRa toscana. collezIonI a conFRonto GALLeRIA D’ARte MODeRnA RICCI ODDI Via San Siro, 13 12.09.2009 > 02.05.2010 Quaranta opere d’eccezione dell’Ottocento toscano firmate dai principali protagonisti del movimento macchiaiolo, alcuni provenienti anche da altre regioni d’Italia. san gIovannI valDaRno (aR) tRa teRRa e tempeRa. pIttuRa e scultuRa a conFRonto attRaveRso I maestRI Del RInascImento MUSeO DeLLA BASILICA DI SAntA MARIA DeLLe GRAZIe piazza Masaccio, 9 24.10.2009 > 06.01.2010 Filippo Brunelleschi e Donatello a confronto in una mostra dedicata al primo Rinascimento. Le opere della mostra esposte in rapporto alla collezione del Museo della Basilica. Rancate (svIzzeRa) Da FattoRI a pRevIatI. una Raccolta RItRovata pInACOteCA CAntOnALe GIOVAnnI ZUSt Via pinacoteca Züst 19.09.2009 >10.01.2010 Riemerge, dopo essere rimasta celata per ben 75 anni, la spettacolare collezione d'arte di Riccardo Molo, uomo d'affari di origine ticinese, attivo a cavallo tra Ottocento e novecento. RImInI

napolI WIllIam KentRIDge stRaDe Della cIttà (eD altRI aRazzI) MUSeO DI CApODIMOnte Via di Miano, 2 14.12.2009 > 20.01.2010 La mostra è allestita nel grande salone che ospita i Cinquecenteschi Arazzi d’Avalos. Al posto di tali opere storiche, Kentridge ha collocato i suoi lavori. paDova caRavaggIo, lotto, RIBeRa. QuattRo secolI DI capolavoRI Dalla FonDazIone longhI MUSeI CIVICI AGLI eReMItAnI piazza eremitani, 8 18.11.2009 > 28.03.2010 La mostra si propone di ricostruire le tappe dell’affascinante avventura collezionistica di Roberto Longhi, una delle personalità più importanti della storiografia artistica italiana del novecento.

Da RemBRanDt a gauguIn a pIcasso CASteL SISMOnDO piazza Malatesta 08.10.2009 > 14.03.2010 Boston a Rimini. Sessantacinque capolavori di artisti come Rembrandt, Velasquez, Van Dyck, tiepolo, Manet, Gauguin, Cézanne, Van Gogh, Monet, picasso, Matisse. Grandimostre| 51


Agenda

Roma Il potere e la grazia PALAZZO VENEZIA Via del Plebiscito, 118 07.10.2009 > 10.01.2010 La prima esposizione dedicata alla saga dell’incontro e dello scontro tra potere e religione, tra civitas ed ecclesia, tra corone e aureole.

Roma Divus Vespasianus. Il Bimillenario dei Flavi ANFITEATRO FLAVIO – COLOSSEO Piazza del Colosseo 26.03.2009 > 10.01.2010 La Soprintendenza speciale per i Beni archeologici di Roma ricorda con una grande mostra la nascita dell’imperatore Vespasiano avvenuta 2000 anni fa. Roma La pittura sacra a Montecitorio: dipinti dal ‘400 al ‘600 della collezione Pallavicini PALAZZO MONTECITORIO CAMERA DEI DEPUTATI Piazza di Montecitorio 10.12.2009 > 15.01.2010 L’esposizione, allestita nella Sala della Regina, illustra l’evoluzione pittorica della rappresentazione del sacro fra il '400 e il '600. Roma Roma. La pittura di un impero

SCUDERIE DEL QUIRINALE Via XXIV Maggio, 16 23.09.2009 > 17.01.2010 Affreschi, ritratti, decorazioni, fregi e vedute pro52 |Grandimostre

venienti dalle domus patrizie, dalle abitazioni e botteghe dei più importanti siti archeologici e dai musei di tutto il mondo. Roma Ai Crinali della storia. P. Matteo Ricci (1552-1610) fra Roma e Pechino BRACCIO DI CARLO MAGNO Piazza San Pietro 30.10.2009 > 24.01.2010 Cinque sezioni espositive ripercorrono la vita e le opere di uno dei più grandi ambasciatori della cultura occidentale in terra d’oriente.

Roma Michelangelo Buonarroti. Architetto a Roma MUSEI CAPITOLINI Piazza del Campidoglio, 1 05.10.2009 > 07.12.2010 17 sezioni e 105 opere grazie alle quali è possibile tracciare un profilo di Michelangelo architetto a Roma attraverso i due principali momenti in cui l’artista visse nella Città Eterna. Roma Dada e Surrealismo riscoperti COMPLESSO DEL VITTORIANO Via di San Pietro in Carcere 09.10.2009 > 07.02.2010 Oltre 500 opere tra olii, sculture, readymade, assemblaggi, collage, disegni automatici ripercorrono il cammino dei tanti protagonisti di questi due movimenti rivoluzionari. Roma Calder PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI Via Nazionale, 194 22.10.2009 > 14.02.2010 I famosissimi mobile e stabile, le sculture realizzate con filo di ferro, i bronzi, le gouache, i disegni e i dipinti a olio, in una rassegna che ricostruisce il percorso artistico di Alexander Calder. Roma Boldini e gli Italiani a Parigi tra realtà e impressione DART - CHIOSTRO DEL BRAMANTE Arco della Pace, 5 14.11.2009 > 14.03.2010 Una mostra dedicata a Boldini e agli artisti italiani che soggiornarono a Parigi nella seconda metà

del secolo XIX. Il percorso presenta molte opere provenienti da collezioni private. Terni Piermatteo D’Amelia CAOS - CENTRO PER LE ARTI OPIFICIO SIRI Viale Luigi Campofregoso, 98 12.12.2009 > 02.05.2010 La mostra dedicata a Piermatteo D’Amelia si propone di restituire alla storia dell’arte un protagonista di primo piano nel panorama artistico del Secondo Quattrocento. Torino Luxus. Il piacere della vita nella Roma imperiale MUSEO DI ANTICHITÀ Via XX Settembre, 88C 25.09.2009 > 31.01.2010 Una mostra per imparare dagli antichi romani l’arte del vivere. Quello che si intende raccontare è infatti un concetto di lusso inteso come aspirazione costante alla bellezza. Venezia Zoran Music. Estreme figure ISTITUTO VENETO DI SCIENZE LETTERE ED ARTI - PALAZZO FRANCHETTI Campo Santo Stefano, 2945 02.12.2009 > 07.03.2010 Il percorso della mostra indaga soprattutto gli ultimi trent’anni della traiettoria pittorica di Music, quando la sua figurazione scarnificata si fa estrema. Verona Corot e l’Arte Moderna. Souvenirs et Impressions MUNICIPIO - PALAZZO DELLA GRAN GUARDIA Piazza Brà 25.11.2009 > 07.03.2010 Il percorso espositivo è costituito da circa 100 dipinti in un arco temporale di 4 secoli, da Poussin a Picasso, distribuito tra le opere del maestro francese e degli artisti a cui si è ispirato. Vigevano Splendori di corte. Gli Sforza. Il Rinascimento. La città CASTELLO VISCONTEO SFORZESCO MUSEO INTERNAZIONALE DELLA CALZATURA Piazza Ducale 03.10.2009 > 31.01.2010 La mostra indaga i legami tra la città di Vigevano, la signoria sforzesca, la figura di Leonardo da Vinci e le sue tracce sul territorio, dando particolare importanza alle testimonianze.


Rubriche

l l o p t i x E ista dal suo pubblico

una mostra v

 A CURA DI

ORARO

CLAUDIA PEC

MAN RAY THE FIFTY FACES OF JULIET 1941-1955 Lu.C.C.A. - Lucca Center of Contemporary Art Via della Fratta, 36 - Lucca a cura di Janus e Maurizio Vanni Catalogo: Fondazione Marconi, Carlo Cambi Editore Info: +39 O583 571712 www.luccamuseum.com dal 12 settembre al 6 dicembre 2009

Intervista a:

carlo c. insegnante, 37 anni & SERENA L. scenografa, 41 anni

Cosa ha apprezzato di più della mostra? C: Riesce a rendere bene la figura di questo grande artista, fuori dalle convenzioni e proiettato nella contemporaneità più di molti suoi colleghi di oggi. Mi ha affascinato il suo continuo reinventare la sua arte… e anche la sua donna. S: La possibilità di vedere dal vivo quello che sui libri perde inevitabilmente moltissimo, soprattutto la matericità delle foto modificate con i colori e con le stoffe. Quale elemento o aspetto della mostra, se è presente, l’ha disturbata o infastidita? C: Nulla. S: Nessuno.

Qual è il motivo che l’ha spinta a visitare questa mostra? C: Sono rare mostre di questo calibro qui a Lucca, quindi ne approfitto ogni volta. S: Ho letto delle recensioni su internet. Ero qui per lavoro e sono venuta appositamente a vederla. Quanto tempo ha impiegato per la visita? C: Un’ora e mezza o poco più. S: Più di un’ora, credo. Conosceva la figura di Man Ray prima di visitare la mostra? C: Sì, ma non conoscevo questo suo legame intenso con la moglie Juliet. S: Sì.

Adesso le diamo la possibilità di lasciare un messaggio al curatore della mostra... C: Sono contento per Lucca e per noi lucchesi, perché è un’occasione per aprire cittadine piccole, di solito estranee ai circuiti tradizionali delle mostre, ad iniziative di primo livello e di respiro internazionale. S: In una recensione avevo letto che alla mostra erano esposti “50 istanti d’amore”. È vero, si tratta di un percorso di sentimenti e sensazioni, che vanno dalla passione alla timidezza, dal genio alla malinconia alla maternità e altro ancora. Questa mostra è un bel viaggio nell’essere umano.

La visita appena fatta le ha lasciato il desiderio di approfondire? C: Beh, la mostra è abbastanza completa sull’argomento a cui è dedicata. Cercherò su internet altre foto di Man Ray che non ritraggono sua moglie. S: Mi ha lasciato il desiderio di sognare, più che altro, e di fantasticare sul rapporto che legava Man Ray a Juliet.

sopra e a fianco: Man Ray, The Fifty Faces of Juliet. 1948 - vintage print - courtesy Lu.C.C.A., Lucca

Grandimostre| 53


Agenda

cAnnocchiAle uno sguardo alle mostre che verranno GOYA E IL GESTO, CRANACH E IL MITO, LOTTO E L’ASSOLUTO: L’ARTE CHE VINCE IL TEMPO È SINGOLARE

T

 A CURA DI GIneVRA BRIA

orna visibile a Milano, a Palazzo Marino, il San Giovanni Battista di Leonardo, solo e soltanto fino al 27 dicembre. Apriamo questa puntata di Cannocchiale consigliando di vedere il dipinto, una tra le opere più dibattute di tutti i tempi, a lungo considerato un semplice quadro di scuola o di bottega, anche se le radiografie del 1962 accreditavano per buona parte della critica la mano di Leonardo. La particolarità dell’opera è nel suo buio, che non appare come un fondale statico bensì come una fitta nebbia che scontorna la figura del Santo, sagoma che emerge delicatamente a colpi di luce. Ma l’agenda per il 2010, ricca di molte altre bellezze, attende. Iniziamo da Vercelli, dove il 20 febbraio, presso gli spazi pressoché infiniti della Ex Chiesa di San Marco, Collezione Peggy Guggenheim e Fondazione Solomon Guggenheim inaugurano Le avanguardie dell’Astrattismo. La mostra segue un percorso tra le più grandi figure della storia dell’arte del XX secolo: da Cézanne e Seurat a Matisse, Calder, Malevitch, Kandinskij, Mondrian, Klee, fino all’italiano Vedova. Di nuovo in sintonia con il calendario, il giorno 26 febbraio, a Verona, presso le sale del Palazzo della Ragione, inaugura Past Present Future - Highlights from the Unicredit Group. Una mostra già allestita presso il Bank Austria Kunstforum, Vienna, e che riunisce ottanta opere di artisti internazionali a testimoniare quattro secoli di storia dell’arte. Il 5 marzo a Milano, a Palazzo Reale, segnaliamo invece, questa volta con maggior dovizia, l’apertura dell’antologica dal titolo Goya e il Mondo Moderno, una kermesse che intende analizzare la relazione e i legami artistici tra Goya e altri celebri pittori moderni, partendo dall’analisi delle tematiche care al pittore: l’immagine della nuova società, l’espressione della soggettività, la reazione gestuale, la violenza. La presenza dell’irrazionalità, l’importanza del corpo, il terrore, la costanza della paura, sono alcuni degli aspetti, trattati in mostra, che conferiranno ai quadri e ai disegno di Goya una luce intensa e rinnovata. Nei primi giorni di ottobre 2010 (data ancora da confermare) è da ricordare, a Roma, presso i saloni di Galleria Borghese, l’apertura della mostra Cranach e le mitologie d’amore. Un evento dal carattere monografico che vuole evidenziare la scioccante e audace modernità della pittura di Cranach il vecchio, esponendo le raffigurazioni a metà tra il Sacro e il Profano, i nudi biblici e mitologici e l’erotismo allusivo dei suoi dipinti. Partendo dal capolavoro Venere e Cupido con un favo di miele, una delle icone della Galleria Borghese, saranno presentati circa trenta dipinti di uno tra i più versatili artisti tedeschi del Cinquecento, protagonista e sostenitore della Riforma protestante e amico di Martin Lutero. A Ferrara, negli spazi di Palazzo di Diamanti, il 17 ottobre arriva Chardin, con una mostra che offrirà l’occasione di ripercorrere le tappe salienti del percorso artistico del pittore francese attraverso un’ampia selezione di opere provenienti da musei e collezioni pubbliche e private di tutto il mondo, dalle nature morte giovanili alle scene di genere della prima maturità, fino al ritorno agli oggetti degli anni Cinquanta e agli straordinari capolavori dell’ultimo periodo. A Roma, a partire da novembre 2010 è in programma, al Palazzo delle Esposizioni la rassegna Teotihuacan: La città degli Dei. Il più importante progetto espositivo interamente dedicato alla civiltà precolombiana (II sec. – VII sec. d.C.), che intende presentare al grande pubblico, e per la prima volta, la storia, l’arte e la cultura di uno degli imperi più prestigiosi, quanto misteriosi e affascinanti del centro-America che, prima degli Aztechi dominò l’intera area mesoamericana. Chiudiamo infine con una segnalazione di lunga gittata, riguardante un’attesissima rassegna, in programma per febbraio del 2011, che ancora a Roma, alle Scuderie del Quirinale, offrirà al pubblico un eccezionale excursus visivo fra le tele e i colori di Lorenzo Lotto. 54 |Grandimostre


Agenda

a sinistra: Cima da Conegliano Sant'Elena (1495) - National Gallery - Washington; al centro: J.B. Chardin: Due conigli, una pernice grigia con carniere e sacca per polvere da sparo, 1731 Olio su tela, cm 82,5 x 65 Dublino, National Gallery of Ireland Dublino, © National Gallery of Ireland; a destra: Pietro Longhi: The Card Game, 1760, dipinto olio su tela, 62 x 49 cm Collection HypoVereinsbank/ Collezione HypoVereinsbank © Bayerische Staatsgemäldesammlungen

coming soon CONEGLIANO CIMA DA CONEGLIANO Palazzo Sarcinelli DAL 26 FEBBRAIO AL 2 GIUGNO 2010 tel. +39 0438413116

MILANO GOYA E IL MONDO MODERNO Palazzo Reale DAL 5 MARZO AL 27 GIUGNO 2010 tel. +39 02875672

FERRARA CHARDIN Palazzo dei Diamanti DAL 17 OTTOBRE 2010 AL 23 GENNAIO 2011 tel. +39 0532244949

MILANO I DUE IMPERI: L’AQUILA E IL DRAGONE Palazzo Reale DAL 1 APRILE 2010 AL 31 AGOSTO 2010 tel. +39 02875672

FIRENZE BRONZINO. ARTISTA E POETA Palazzo Strozzi DAL 1 OTTOBRE 2010 AL 30 GENNAIO 2011 tel. +39 0552776461 FIRENZE IL SILENZIO DEL MONDO. DE CHIRICO, MAGRITTE E BALTHUS Palazzo Strozzi DAL 26 FEBBRAIO AL 6 GIUGNO 2010 tel. +39 0552776461

ROMA I GIORNI DI ROMA: L’ETÀ DELLA CONQUISTA, ROMA E IL MONDO GRECO Musei capitolini DAL 24 FEBBRAIO AL 5 SETTEMBRE 2010 tel. +39 0639967800 ROMA CARAVAGGIO Scuderie del Quirinale DAL 18 FEBBRAIO AL 13 GIUGNO 2010 tel. +39 0639967500

ROMA CRANACH E LE MITOLOGIE DI AMORE Galleria Borghese DA SETTEMBRE 2010 tel. +39 068413979

RAVENNA I PRERAFFAELLITI E IL SOGNO ITALIANO MAR DAL 28 FEBBRAIO 6 GIUGNO 2010 tel. +39 0544482791

ROMA TEOTIHUACAN, LA CITTÀ DEGLI DEI Palazzo delle Esposizioni DA NOVEMBRE 2010 tel. +39 06489411

SIENA IL PRIMO RINASCIMENTO A SIENA Santa Maria della Scala DAL 28 MARZO AL 10 LUGLIO 2010 tel. +39 0577224811

ROMA EDWARD HOPPER Museo Fondazione Roma DAL 16 FEBBRAIO AL 13 GIUGNO 2010 tel. +39 066786209 ROMA LORENZO LOTTO Scuderie del Quirinale DA febbraio 2011 TEL. +39 0639967500 ROVIGO MATTIA BORTOLONI IL ‘700 VENETO TRA PIAZZETTA E TIEPOLO Palazzo Roverella DAL 30 GENNAIO AL 13 GIUGNO 2010 tel. +39 0425460093

VERCELLI PEGGY E SOLOMON GUGGENHEIM. LE AVANGUARDIE DELL’ASTRATTISMO Arca - Ex Chiesa di San Marco DAL 20 FEBBRAIO AL 20 MARZO 2010 tel. +39 0161596333 VERONA PAST PRESENT FUTURE HIGHLIGHTS FROM THE UNICREDIT GROUP COLLECTION Palazzo della Ragione DAL 28 FEBBRAIO AL 3 GIUGNO 2010 TEL. +39 0498205006 Grandimostre| 55


Aste e Mercato

PIEDI PER TERRA,

MA L’INVERNO DELL’ARTE SI PROSPETTA MITE...  A CURA DI SANTA NASTRO

Andy Warhol, 200 one dollar bills, 1962

H

anno fatto parecchio parlar di sé le aste di novembre a New York. Sia per quanto riguarda il moderno che il contemporaneo, si sono registrati un favorevole vento di ripresa e un’atmosfera di fiducia che ha portato a superare, anche se di poco, i risultati del 2008. Non sono mancati i record, primo fra tutti un Andy Warhol (200 one dollar bills, 1962), acquistato da un compratore al telefono per 43.8 milioni di dollari, che - come fa notare Sarah Thornton, nel suo resoconto per Artforum - è il secondo record mondiale per l’artista americano (il primo, Green Car Crash, fu venduto nel 2007 per circa 71 milioni). Naturalmente, la speranza di tornare a esultare come nel 2007, grazie a “totaloni” di 400 milioni di dollari a sessione, è ancora vana e forse, per il momento, irraggiungibile. Le tesi più accreditate, non ultimo il libro fresco di stampa di Adriana Polveroni, Lo Sboom, parlano della necessità per il mercato dell’arte di ritornare con i piedi per terra, sferrando un bel calcione al glamour e alle 56 |Grandimostre

bolle miliardarie. Ma cosa succede in casa nostra? Sicuramente i risultati sono ben diversi, viaggiano su cifre molto più basse e attorno ad eventi meno partecipati, ma il nostro collezionismo sembra tenere, essere solido e raffinato. Nel corso dell’ultima settimana di novembre si sono tenute a Milano le aste Christie’s e Sotheby’s, che hanno registrato risultati positivi, nonostante un certo nervosismo e un’atmosfera non proprio vivace che ha caratterizzato questa sessione autunnale. L’asta Christie’s dedicata al moderno e al contemporaneo ha infatti realizzato 5.324.135 euro, con una percentuale di venduto per lotto del 70 % (per valore, 73%). Il catalogo di 170 lotti ha puntato sui nomi forti dell’arte nostrana, come Massimo Campigli, Osvaldo Licini, Lucio Fontana, Alberto Savinio solo per citare qualche nome, mentre tra i contemporanei dell’ultimora ha scelto, tra gli altri, Giuseppe Penone, Cristiano Pintaldi, Enzo Cucchi. Il titolo di Top lot se l’aggiudica Nella Foresta di Savinio (1928 -39), battuto per 605.000 euro, che rimane

comunque all’interno della stima iniziale. Ottimi risultati anche per un Fontana - Concetto Spaziale. Attese, 441.800 euro - e per Amalassunta 1. di Licini, 391.400 euro, record mondiale per l’artista. Si difendono anche gli appuntamenti dedicati da Christie’s ai gioielli e ai dipinti antichi. Il primo chiude con 2.171.000 euro, il secondo, invece, con 2.487.710 euro e una percentuale del 56% di venduto per lotto e del 77% per valore, con un Guercino che fa da capofila, battuto per 479.000 euro, seguito da Jan Frans van Bloemen (278.000 euro) e Carlo Bossoli (233.900 euro). Da Sotheby’s il catalogo è di 223 lotti, ne restano inveduti 82. Il gran totale è di 5.848.325 euro (percentuale di venduto per lotto 63.2%, per valore, 72 %). Si fa ammirare una Natura Morta di Giorgio Morandi (1940) che batte tutti con un risultato di 960.000 euro, che tuttavia non supera le aspettative. Raddoppia Fontana, anche qui presente con un Concetto Spaziale (372.000 euro), mentre Zebra e Cavallo in riva al mare di De Chirico è battuto per 288.000 euro.


i magnifici 7

Aste e Mercato

artista e opera

asta

stima

risultato

Giorgio Morandi - Natura Morta

Sotheby’s

900.000-1.200.000

960.750

Alberto Savinio, Nella Foresta

Christie

450.000-650.000

605.600

Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino, Diana

Christie’s

400.000-600.000

479.600

Lucio Fontana, Concetto Spaziale. Attese

Christie’s

350.000-500.000

441.800

Osvaldo Licini, Amalassunta

Christie’s

250.000-350.000

391.400

Lucio Fontana, Concetto Spaziale

Sotheby’s

280.000 - 350.000

372.750

Massimo Campigli, Isola Felice

Christie’s

300.000-400.000

328.400

L’OPERA DEL MESE

Titolo: AMALASSUNTA 1 Autore: Osvaldo Licini Anno: 1949 Tecnica e dimensioni: olio su tela, cm. 81x100 Stima: 250.000 - 350.000 euro risultato in asta: 391.400 euro

Artista raffinatissimo e profondo, tutto ancora da riscoprire. Osvaldo Licini (1894 - 1954) partecipa a quest’asta Christie’s con uno dei suoi pezzi più significativi, il n. 1 della serie delle nove Amalassunte, esposte nel 1950 alla Biennale di Venezia. È in questa serie che l’artista, proveniente dalla provincia di Ascoli Piceno, realizza al meglio la sua pittura, fatta di atmosfere liquide, grafismi, geografie irreali e immaginari fiabeschi. Nell’appuntamento autunnale di Christie’s Milano, Licini consegue il suo record mondiale. Stimato tra i 250.000 - 350.000 euro, realizza 391.400 euro.

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