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L’abitare condiviso e transitorio dei minori richiedenti asilo: analisi e sviluppo progettuale

Tesi di Laurea Triennale in Design e Comunicazione Visiva 21 Dicembre 2017

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CONTENUTI

PREFAZIONE

01 02 03

La scelta dell’ambito progettuale: la transitorietà di spazi condivisi Il brief del progetto: tra funzionalità e narrazione

p. 7 p. 9 p. 10

Ricerca teorica

p. 12

1.1 Approfondimenti: letture, conferenze, toolkits 1.2 Progetti partecipati a confronto: analisi dei casi studio

p. 15 p. 17

Il Centro di accoglienza migranti di via Mambretti: gli spazi ad Aprile

p. 64

2.1 La Stanza dei Minori 2.2 Osservazione delle attività svolte dagli utenti

p. 67 p. 70

Le attività di avvicinamento

p. 72

3.1 Il primo approccio con lo spazio: la pittura su parete di un corridoio del settore maschile 3.2. Il primo approccio con l’utenza: la realizzazione di insegne utili all’orientamento nel Centro

04

Prime considerazioni sulle attività svolte 4.1. L’immediatezza del linguaggio gestuale supera la barriera linguistica 4.2. Approcci dissimili alle attività: lavoro individuale o in squadra 4.3. Le reazioni degli utenti all’utilizzo di supporti differenti: legno, carta, pareti 4.4. Attività percepite come “precise” e “rigorose”: il timore di sbagliare

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p. 75 p. 77

p. 80

p. 83 p. 86 p. 88 p. 90


CONTENUTI

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La prima proposta di attività: la collettività tramite il disegno su grande formato 5.1. L’obiettivo: favorire il lavoro di squadra con un supporto di grandi dimensioni 5.2. L’esito dell’attività: il riconoscersi come “gruppo” e operare come tale 5.3. La dimensione biografica dell’attività: la storia di ogni disegno

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La seconda proposta di attività: l’individualità nella realizzazione di tessere in legno 6.1. L’obiettivo: verificare se le dimensioni ridotte del supporto ostacolino il lavoro di squadra 6.2. Manualità e introspezione: la creazione del supporto in legno e il disegno individuale 6.3. La dimensione individuale dell’attività: il tratto come “identità grafica” del singolo

07 08

p. 94

p. 97 p. 99 p. 101

p. 110

p. 113 p. 115 p. 117

Il concept: dare un’identità a uno spazio in continuo cambiamento

p. 120

7.1. Le linee guida del progetto: collettività, individualità, funzionalità e narrazione 7.2. Il concept attraverso interventi in scale diversificate

p. 123 p. 124

La proposta progettuale: gli interventi in scale diversificate

p. 126

8.1. L’intervento large: il processo di progettazione del pattern 8.2. L’intervento medium: il processo di progettazione del lampadario 8.3. L’intervento small: il processo di progettazione della pediera

p. 129 p. 136 p. 142

POSTFAZIONE

p. 147

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

p. 151

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PREFAZIONE

La scelta dell’ambito progettuale: la transitorietà di spazi condivisi Operare in un spazio connotato da estrema variabilità e privo di un’identità ci costringe a rivalutare il nostro modo di osservare, di categorizzare, di differenziare ciò che ci si propone davanti agli occhi con la freddezza e la precisione di un tecnico; operare all’interno del Centro di Via Mambretti significa ascoltare la storia di ogni singola persona che si incrocia casualmente tra i lunghi corridoi e le scale infinite; operare in un luogo “contenitore” di vite ci spinge a dare valore a ogni scalino, a ogni fessura, a ogni muro, a ogni gesto, per poter raccontare la grandezza del saper “fare insieme”, del saper collaborare per vivere al meglio uno spazio che non ci è stato proposto bensì imposto. L’esperienza legata al progetto ci ha insegnato a rileggere a nostro favore ogni caratteristica del luogo d’intervento – conglomerato di possibilità più o meno nascoste – anche la più piccola e ipoteticamente insignificante. Abbiamo imparato a dire “Che fortuna, ci sono ancora i letti!” il mese successivo il primo sopralluogo, abbiamo imparato a tenere a bada la mania di controllo con il passare dei giorni, abbracciando così l’estrema transitorietà della stanza, che da vincolo diventa opportunità, capace di mettere alla prova le nostre idee, le nostre proposte, i nostri punti fermi. Abbiamo imparato a metterci costantemente in gioco, accettando l’errore per poterlo trasformare in qualcosa di genuino e positivo, parte integrante del ragionamento che ci ha condotti alla definizione delle proposte progettuali. Abbiamo imparato che non esistono barriere linguistiche sufficientemente grandi e imponenti da impedirci di comunicare con fantasia e improvvisazione. Convivere con la transitorietà e la variabilità ci ha permesso di realizzare proposte progettuali capaci di cambiare non solo con lo spazio ma, fattore ancora più importante, con le persone, protagoniste attive di ogni fase progettuale. “Fare insieme” ha significato per noi affrontare un percorso verso la riappropriazione di spazi e identità, dove il valore umano di ciascuno veniva sottolineato e valorizzato per creare qualcosa di tangibile, capace di racchiudere e di raccontare la storia di tutte quelle mani che si sono incontrate, salutate, allontanate per poi ritrovarsi.

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PREFAZIONE

Il Brief del progetto: tra funzionalità e narrazione La richiesta

Il progetto nasce dalla richiesta precisa di riqualificare la stanza adibita all’accoglienza dei minori migranti presente nella sede di Via Mambretti del Progetto Arca ONLUS, attraverso un percorso sviluppato in partecipazione con gli utenti minorenni della struttura.

Funzionalità

L’obiettivo dell’intervento è dare una risposta in termini di funzionalità a caratteristiche, esigenze e difficoltà emerse dall’analisi dello spazio: l’ambiente, nonostante le grandi dimensioni, risulta piccolo e a tratti claustrofobico poiché letti e armadi – unici elementi d’arredo presenti - si addossano alle pareti se non l’uno all’altro. Asciugamani e vestiti appesi alle ante degli armadi, alle pediere dei letti o a qualsiasi elemento che possa fungere da appiglio, sottolineano la totale mancanza di piani d’appoggio. Tuttavia, la stanza dai tratti caratteristici della camerata – fredda, impersonale e priva della dimensione individuale - si trasforma grazie alla luce naturale che entra dalle grandi finestre che danno sul cortile, diventando così calda e accogliente.

Narrazione

Il carattere transitorio proprio dell’intero centro di accoglienza descrive uno spazio mutevole e variabile, rendendo complesso l’operare del progettista, perennemente alla ricerca di elementi chiave e costanti sui quali agire. La transitorietà è un elemento non solo esclusivo dello spazio, ma anche di chi lo abita: i volti, le mani e i sorrisi si susseguono e si mischiano senza sosta, stimolando di continuo la mente del progettista, ora alla ricerca di storie da raccontare. La componente individuale è la chiave di lettura per osservare questo gruppo di ragazzi fatto in primis da soggetti singoli con personalità e caratteri eterogenei; come in una soluzione, si tenta di individuare e rappresentare il risultato di elementi miscelati tra di loro e allo stesso tempo le singole unità che la compongono. Dalla volontà di raccontarne ogni sfumatura, si comprende l’importanza della dimensione narrativa che, fin da subito, caratterizza il progetto in ogni sua parte. Le proposte d’intervento sviluppate durante i mesi di lavoro presentano costantemente una duplice valenza: lo scheletro del progetto cerca di assolvere una funzione precisa derivante da esigenze esplicite, ma l’anima non perde mai di vista la dimensione narrativa, che ha il compito di raccontare tutti i soggetti che hanno preso parte alla sua realizzazione.

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01 Ricerca teorica

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“Se sapessimo quello che stiamo facendo non si chiamerebbe ricerca, no?� Albert Einstein

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CAPITOLO 1

1.1 Approfondimenti: letture, conferenze, toolkits Ai fini di procedere con una visione progettuale ampia, si indagano differenti modalità di espressione e racconto – libri, conferenze, esperienze sul campo, video – capaci di fornire al progettista tecniche e strumenti variegati. Approfondire temi quali il benessere psico-fisico all’interno di spazi come ospedali, centri di recupero o cura della salute mentale, il social-housing, la multiculturalità della società contemporanea e la comunicazione non verbale, dà la possibilità di affrontare il progetto da più punti di vista, imparando ad esplorarne tutte le sfumature così da arricchirne lo scenario d’intervento. Leggere Basaglia ci ha dato la possibilità di venire a conoscenza di un “fare empirico” in cui “ogni elaborazione di concetti (cerca) di partire sempre dalla pratica” (Venturini, 1979, p.219) e di applicarlo nel corso del progetto con lo sviluppo di quella che chiamiamo “Base Creativa” – la prima fase dell’attività che consente ai ragazzi di sperimentare con tecniche, strumenti e supporti. In “Crimini di pace” (1975), la lunga digressione sul ruolo del tecnico ci ha fatto comprendere l’importanza dell’affinità che si deve creare tra la figura professionale e specialistica – per l’appunto il tecnico – e l’utenza, così da realizzare insieme là il percorso di cura, qui il percorso di appropriazione di spazi e identità.

Fare empirico

In uno spazio multiculturale come il Centro di Via Mambretti, articoli e conferenze sull’accoglienza e l’integrazione sono stati fondamentali per comprendere l’importanza di creare un percorso in grado di valorizzare le capacità del singolo che collabora in un contesto collettivo. Il team – in questo caso composto da progettisti – tiene conto dell’esperienza e degli interessi dei partecipanti e rispetta le loro scelte, anche se ciò significa che ci saranno momenti in cui le persone non agiranno come sperato, producendo un esito differente da ciò che si era pensato (Cortese, 2016). Nei mesi di interazione e collaborazione con il gruppo di ragazzi richiedenti asilo che ha preso parte al progetto, ci siamo ritrovate a dover modificare in itinere le modalità dello svolgimento delle attività, perché si sono scoperte capacità, gusti, interessi e difficoltà dei partecipanti; per garantire una partecipazione sociale capace di “promuovere lo sviluppo personale, rafforzare l’identità sociale e un senso di appartenenza” (Cortese, 2016), era necessario ripensare il nostro modus operandi per trovare nuove sfumature del fare.

Valorizzare il singolo

Esplorare il linguaggio non verbale ci ha dato l’opportunità di sperimentare modalità di comunicazione in cui il “linguaggio analogico fatto di mimica, gestualità, postura è comprensibile a tutte le latitudini.” (Lori, 2014); le lunghe chiacchierate con i ragazzi erano fatte soprattutto di disegni e immagini capaci di rievocare emozioni e scenari che era complesso, se non addirittura riduttivo, spiegare con le parole. Siamo venute a conoscenza di come il nostro corpo sia capace di raccontare e raccontarsi, della ripetizione di un gesto che crea legami e affetti, dell’intesa silenziosa del lavoro in squadra, comprendendo come “la comunicazione non verbale (sia), in larga misura, un prodotto dell’inconscio, sul quale la volontà

Linguaggio non verbale

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CAPITOLO 1

dell’uomo non riesce ad intervenire.” (Tassan, 2005). Social housing

Le dinamiche che si sviluppano all’interno di un contesto di social housing ci hanno avvicinato al concetto di “generare valore umano” (Ferri, 2016): il team fatto di progettisti, antropologi, sociologi e architetti, deve saper mettere in risalto le capacità delle persone, favorendo un “professionismo spontaneo” (Ferri, 2016) in cui ciascuno mette a disposizione il proprio talento ad un aspetto collettivo per far nascere una collaborazione utile a sentirsi parte di un gruppo e degli spazi che si abitano. Ogni libro, conferenza, video, toolkit, ci ha costantemente ricordato di come la scelta di compiere un percorso partecipato significhi tener conto di tutte le variabili che si possono facilmente incontrare quando si progetta con le persone oltre che per le persone.

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CAPITOLO 1

1.2 Progetti partecipati a confronto: l’analisi dei casi studio Ai fini di comprendere lo scenario attuale d’interesse si indagano numerosi interventi rivolti all’utenza specifica dei migranti. La presenza di due diversi soggetti all’interno del progetto è il filtro di lettura utile per l’individuazione del primo gruppo di casi di studio: l’insieme [fig. 1] presenta soggetti ospitanti – quali ONLUS, associazioni e governi – che operano per l’inserimento lavorativo e l’inclusione sociale di soggetti ospitati – richiedenti asilo, rifugiati e sfollati –.

Lo scenario di interesse

Fondazione CRC Arte Migrante Migrantas

Makers Unite

Better Shelter Unit

Progetto NOMIS

IN.CO.NT.RO

Co-Constructing Luwani FM

Borse Lavoro Civico Zero

Centro S.P.R.A.R.

Malaika

Eat & Meet

Associazione Almaterra BrainPOP

F.A.R.I.

Desert Rose

Inside

La Valigia Blu

Migranti e Patrimoni Culturali

Social Fabric

Tell me your Story

Percorsi d’Integrazione Integrated Communications Migration Lab

Spettacolo Roads

Reframe Refugees

REVaLUE Refugee Cook Stoves

Refoodgee

Transporting Literature Worldreader

Start It Up

Progetto Adottiamoci

Progetto MU.S.A. UPS Relief Link Translation Cards

Servizio Immigrazione

fig. 1 Insieme generale dei casi studio

Successivamente, si delineano sei macro-categorie d’ambito d’intervento [fig. 2]: arte, dialogo, istruzione, lavoro, manualità e tecnologia. La danza, il teatro e la musica possono essere strumenti per raccontarsi e per favorire il confronto tra culture differenti: questa è la base di partenza per i progetti contenuti in “arte”. Tutte le proposte presenti in “dialogo” stimolano il processo di integrazione culturale che spesso passa attraverso elementi quali la letteratura, il cibo e le tradizioni. Poiché in molti paesi in via di sviluppo non sempre l’educazione scolastica è sufficientemente adeguata per permettere un futuro migliore agli studenti, nascono i progetti racchiusi in “istruzione”, che si pongono l’obiettivo di permettere il libero accesso alle risorse utili alla formazione intellettuale. Gli interventi presenti in “lavoro” hanno come fine ultimo l’inclusione lavorativa dei rifugiati attraverso la promozione e la facilitazione del loro accesso a lavori qualificati, garantendo tirocini formativi e la possibilità di sviluppare abilità professionali. Nella categoria “manualità” si condividono competenze, capacità e storie durante le fasi di realizzazione di output finali solitamente finalizzati alla vendita.

Le macro-categorie

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CAPITOLO 1

Infine, in “tecnologia” è possibile individuare proposte che per favorire la comunicazione e la comprensione tra soggetti ospitanti e ospitati sfruttano sistemi digitali e piattaforme online accessibili a tutti.

Integrated Communications Spettacolo Roads Progetto MU.S.A.

Arte Migrante

La Valigia Blu

UPS Relief Link

Meshpoint

Migranti e Patrimoni Culturali

Translation Cards

Reframe Refugees

Refugees Welcome

Co-Constructing

Refoodgee

Social Fabric

Servizio Immigrazione Malaika

Migrantas

Makers Unite

Progetto NOMIS Inside Borse Lavoro Civico Zero

Migration Lab Eat & Meet

Start It Up

Desert Rose Refugee Cook Stoves

IN.CO.NT.RO Tell me your Story

Progetto Adottiamoci

Centro S.P.R.A.R.

Better Shelter Unit

BrainPOP

F.A.R.I. Associazione Almaterra Fondazione CRC REVaLUE

Luwani FM Transporting Literature Worldreader

Percorsi d’Integrazione

fig. 2 Divisione in macro-gruppi

Soggetti attivi

Poiché la richiesta specifica del brief prevede una partecipazione attiva degli utenti, dove “la persona cessa di essere trattata in base alle sue fragilità e carenze (…) ed è sollecitata ad intervenire personalmente nelle decisioni, partendo dal presupposto che ne abbia la capacità e il diritto” (Cortese, 2016), si individuano i casi studio che presentano tale caratteristica [fig.3], evidenziando così quelli che possono essere più simili per approcci e risultati all’intervento che si dovrà sviluppare.

Integrated Communications Spettacolo Roads Progetto MU.S.A.

Arte Migrante

La Valigia Blu Meshpoint

Migranti e Patrimoni Culturali

Translation Cards UPS Relief Link

Reframe Refugees

Refugees Welcome

Refoodgee

Servizio Immigrazione Malaika

Migrantas

Progetto NOMIS Inside Borse Lavoro Civico Zero Centro S.P.R.A.R.

Start It Up

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Desert Rose Refugee Cook Stoves

IN.CO.NT.RO

BrainPOP

Associazione Almaterra Fondazione CRC REVaLUE

Progetti partecipati

Better Shelter Unit

Tell me your Story

Progetto Adottiamoci

Percorsi d’Integrazione

Makers Unite

Migration Lab Eat & Meet

F.A.R.I.

fig. 3

Co-Constructing Social Fabric

Luwani FM Transporting Literature Worldreader


CAPITOLO 1

I risultati mostrano come un progetto caratterizzato da attività manuali può essere sinonimo di collaborazione e partecipazione attiva del soggetto, il quale non svolge soltanto il compito di utente finale, ma agisce insieme al progettista per la realizzazione di output di vario genere mettendo a disposizione le sue competenze e capacità [fig. 4]. Il punto di partenza di ogni proposta è la dimensione narrativa, che si pone l’obiettivo di raccontare e divulgare storie, culture e tradizioni dei migranti ed è costantemente accompagnata da una componente funzionale che assolve problematiche ed esigenze reali riscontrate a monte dell’intervento.

Credits: Makers Unite fig. 4 Realizzazione di oggetti destinati alla vendita, riutilizzando salvagenti usati

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CAPITOLO 1

Tra cultura e quotidianità

Madrid, Spagna

2015 - 2016 Facoltà di Psicologia, Univesidad Autònoma de Madrid Giovani migranti

www.uam.es

Attività manuali

Arte

Integrazione

Il progetto mira a esplorare, analizzare e elaborare, in modo partecipativo, le pratiche culturali degli adolescenti migranti in Europa. La ricerca è concentrata sulle routine e le attività espressive e pratiche dei giovani migranti nelle città in cui vivono. Sfruttando un approccio partecipativo, vengono utilizzate diverse tecniche artistiche organizzate in laboratori in cui i giovani migranti creano mappe, diari video, scenografie, collage sulla loro vita quotidiana.

• Esperienza personale dell’utente per realizzare output differenziati

Workshop

Divugazione

Progetti partecipati

Rielaborazione materiele e informazioni

Attività artistiche

Confronto dati tra le città europee

• Cercare di comprendere la quotidianità del migrante Indagare la routine quotidiana del migrante

• Mappe e diari • Video • Collage • Scenografie

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CAPITOLO 1

Comunità e dialogo

Italia

2014 - Presente • Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali • Centro Studi e Ricerca IDOS • Italia Lavoro S.p.A Migranti

integrazionemigranti.gov.it

Dialogo culturale

Integrazione

• Ascolto diretto delle diverse comunità • Condivisione di competenze, strumenti e risorse

L’iniziativa IN.CO.NT.RO promuove la partecipazione attiva dei migranti e delle loro associazioni. Sono stati realizzati 16 incontri, ciascuno dedicato a una comunità (Albania, Bangladesh, Cina, Ecuador, Egitto, Filippine, India, Marocco, Moldova, Pakistan, Perù, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Tunisia, Ucraina) e mirati all’ascolto diretto e alla rilevazione di esperienze e bisogni. Gli incontri si sono svolti da febbraio a maggio e hanno coinvolto le rappresentanze diplomatico-consolari dei Paesi di origine, le istituzioni italiane e internazionali e oltre 160 associazioni migranti attive sull’intero territorio nazionale.

Enti istituzionali • 16 incontri, ciascuno dedicato a una comunità diversa • Mappatura delle associazioni migranti presenti sul territorio italianio • Piattaforma digitale

Ascolto

Dialogo cuturale 16 comunità partecipanti

Problemi

Condivisione

Esperienze

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Necessità

Strumenti

Risorse


CAPITOLO 1

Integrazione

burocratica

Costa Rica, America

2014 - Presente • UNHCR Costa Rica • ACAI • NGO Rifugiati in Costa Rica

www.unhcr.org

Sistemi digitali

Diritti e doveri

• Canali informativi cartacei e digitali • Divulgazione digitale dei contenuti del progetto

Nel tentativo di capire quali siano i problemi principali che ostacolano l’integrazione degli immigrati in Costa Rica, viene individuato un leit motiv tra i racconti dei rifugiati legati alla tematica: molto spesso la difficoltà principale è l’accesso alle informazioni legislativoburocratiche del paese ospitante. L’obiettivo principale è, dunque, promuovere l’integrazione giuridica ed economica della comunità dei rifugiati in Costa Rica attraverso una strategia di comunicazione completa che accresca il loro accesso a informazioni precise e pratiche, concentrandosi principalmente sui messaggi relativi alle procedure necessarie per modificare lo status migratorio dei profughi così come anche le opportunità di lavoro.

• Migranti soggetti attivi nelle fasi progettuali • Semplificazione dei contenuti tecnico-scientifici Contenuti burocratici di difficile comprensione

• Piattaforma digitale free access • Campagna pubblicitaria • Sito web, opuscoli, posters • SMS tramite Ascend

Strategia di comunicazione cartacea e digitale

Poca accessibilità alle informazioni

Integrazione giuridica ed economica

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CAPITOLO 1

Condividere competenze

Olanda

2016 - Presente

• What Design Can Do • Cittadini UE

Migranti e Locali

whatdesigncando.com

Lavoro

Integrazione

Attività manuali

Makers Unite connette rifugiati e cittadini dell’Unione Europea co-progettando prodotti e narrazioni coinvolgenti, a partire da salvagenti e barche raccolte sulle coste greche. La piattaforma offre ai rifugiati la possibilità di riconquistare la dignità, di connettersi con i locali, di costruire nuove reti e di iniziare una nuova vita. Consente ai nuovi arrivati e ai cittadini dell’UE di sviluppare relazioni significative, creando prodotti che supportino l’economia circolare. Iniziato ad Amsterdam e ad Atene, Makers Unite è un viaggio collaborativo per imparare a condividere e sviluppare collettivamente una nuova cultura comune. Il ricavato della collezione di design Makers Unite verrà indirizzato ai produttori e alla causa dei profughi.

• Collaborazione soggetto ospitato e ospitante Piattaforma

• Utilizzo di materiali simbolici e di riciclo • Apprendimento di competenze tecniche attraverso laboratori partecipati

• Prodotti destinati alla vendita • Inserimento lavorativo

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Valori condivisi

Migranti

Processo di design partecipato

Collezione

Sustainist design toolkit


CAPITOLO 1

Dialogo e

informazione

Berlino, Germania

2005 - Presente • Città di Berlino • Migrantas Team • Museo storia tedesca • Museo MAMbA Rifugiati a Berlino

migrantas.org

Grafica

Integrazione

Storytelling

Utilizzando gli spazi pubblici come piattaforme, Migrantas si serve di pittogrammi per assicurare visibilità ai pensieri e ai sentimenti delle persone che hanno lasciato il proprio paese e ora vivono in uno nuovo. Mobilità e interculturalità sono solo alcuni dei problemi dell’immigrazione, dell’identità e del dialogo interculturale. Attraverso laboratori e gruppi di ascolto, viene chiesto ai rifugiati di disegnare gli stereotipi che spesso gli sono stati cuciti addosso e, successivamente, proprio quei disegni diventano pittogrammi e posters che verranno sparsi tra le strade della città. Un tentativo a tratti ironico di sradicare il seme del razzismo.

• Migranti attivi in ogni fase progettuale

Laboratori di disegno

• Utilizzo di grafiche chiare ed espressive • Divulgazione dei contenuti attraverso il supporto cartaceo

• Posters e brochures • Laboratori di grafica • Piattaforma digitale

Gruppi di ascolto

Stereotipi legati ai migranti

Creazione di posters e pittogrammi con stereotipi

Divulgazione negli spazi pubblici urbani

Sensibilizzazione al tema MIGRAZIONE

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CAPITOLO 1

Fotografare la realtà

Malawi, Africa

2015 - Presente

• UNHCR Malawi • Jesuit Refugee Service

Immigrati in Malawi

whatdesigncando.com

Storytelling

Sistemi digitali

• La fotografia senza filtri come mezzo di racconto personale • I rifugiati sono soggetti attivi e unici protagonisti

Reframe Refugees è una piattaforma digitale basata sulla divulgazione di contenuti fotografici realizzati da migranti e richiedenti asilo possedenti uno smartphone, i quali possono condividere e raccontare le proprie esperienze attraverso l’uso della fotografia. Lo scopo del progetto è di sensibilizzare le comunità ospitanti al tema dell’immigrazione e di allontanare l’immagine negativa e bisognosa del migrante proposta dai mass media. Le fotografie possono essere acquistate attraverso l’apposita piattaforma e i ricavati sono utilizzati per la realizzazione di progetti utili al processo di integrazione dei migranti.

Raccolta digitale

Sensibilizzare

Fotografia

Piattaforma digitale

• Piattaforma digitale • Fotografie Vendita

Nuovi progetti

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Mezzo di racconto

Integrare


CAPITOLO 1

Condividere

competenze

Etiopia

2016 - Presente • UNHCR Energy and Environment Unit • UNHCR EnergyLab Rifugiati in Etiopia

unhcr.org

Emergenza

Attività manuali

• Valorizzazione delle competenze dei locali • Rifugiati soggetti attivi nella progettazione

L’Energy Lab, un’iniziativa promossa dalla rete UNHCR, ha realizzato prototipi di stoviglie e utensili da cucina che si concentrano sulle capacità tecniche delle comunità etiopi. Proprio con i rifugiati in Etiopia sono state prodotte stufe per cucinare a basso consumo di carburante. Con il supporto tecnico del team UNHCR, i rifugiati sono stati in grado di progettare le proprie stufe per ridurre al minimo il consumo di legna da ardere e ridurre i rischi per la salute associati alla tradizionale cottura a fuoco aperto. La filosofia alla base del progetto è di rendere i rifugiati soggetti attivi e partecipi e non solo “recipienti” che attendono di essere riempiti con il supporto e le soluzioni del team UNHCR.

Sensibilizzare al tema i rifugiati

Renderli soggetti attivi e partecipi

• Stoviglie e utensili da cucina

Sistemi di cottura nocivi all’organismo

Progettazione stoviglie e utensili da cucina

Progettazione stufe a basso consumo

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CAPITOLO 1

Accogliere con

l’arte

Berlino, Germania

2013 - Presente • Artista Liuba • Galleria Kreuzberg Pavillion Migranti e Locali

liuba.net

Arte

Integrazione

• Arte come mezzo di coinvolgimento e sensibilizzazione • Utilizzo di mezzi digitali (video) per la diffusione del progetto

Il progetto nasce per volontà dell’artista Liuba durante la presentazione dei suoi lavori al Kreuzberg Pavillon di Berlino; in segno di accoglienza e rispetto, l’artista decide di invitare i rifugiati accampati nelle tendopoli della piazza centrale di Berlino e di coinvolgerli in una performance live. Si inizia con un momento di raccoglimento e successivamente i rifugiati sono invitati a raccontare le proprie storie che vengono raccolte e divulgate attraverso un video che ha lo scopo di sensibilizzare le persone sul tema immigrazione. Oggi il progetto è ancora attivo ed incentrato sulle tematiche attuali connesse col problema dei rifugiati, dell’accoglienza, dell’integrazione e del rispetto.

Rifugiati

Storie dei migranti

Performance live

Contenuti multimediali

• Performance artistica • Contenuti multimediali per la condivisione

Artista Liuba

Pubblico

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Sensibilizzazione e divulgazione


CAPITOLO 1

Immigrazione e moda

Nuova Zelanda

2009 - Presente • Auckland University of Technology • Kareen Elese Donne migranti

aut.researchgateway.ac.n

Attività manuali

Dialogo culturale

Lavoro

Social Fabric è un progetto di ricerca del corso di studi Master of Art and Design in Nuova Zelanda riguardante un nuovo processo di progettazione in campo sociale e della moda. Si tratta di un nuovo approccio progettuale che prevede la collaborazione tra i fashion designers e le donne immigrate che potrebbe portare quest’ultime a trovare un’impiego nel mondo della moda. Il progetto si divide in due parti: un primo momento di ricerca e documentazione inerente la cultura, le competenze e le abilità delle donne immigrate; successivamente vi è la fase esecutiva di produzione di capi d’abbigliamento come T-shirt e abiti realizzati grazie all’aiuto e alle abilità tessili delle donne richiedenti asilo.

• Migranti attivi nella fase esecutiva del progetto • Valorizzazione competenze tecniche delle donne migranti

Abilità personali

• Capi d’abbigliamento come mezzo di racconto culturale Donne migranti

• Collezioni capi d’abbigliamento • Inserimento lavorativo

Cultura

Condividere competenze

Progettazione partecipata

Collezione capi d’abbigliamento

• Acquisizione nuove competenze

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CAPITOLO 1

Teatro e racconti

Pescara, Italia

2016 - Presente • Compagnia Piccoli idilli • Artisti per il Matta • MigrArti-MIBACT Attori migranti

pescara.cq24.it

Teatro

Integrazione

Lavoro

Il progetto comprende una serie di eventi artistici che vogliono far riflettere sul tema dell’immigrazione. L’iniziativa prevede una serie di spettacoli nei quali si vedranno in scena 8 artisti professionisti africani che racconteranno diverse storie attraverso la valorizzazione dei loro linguaggi artistici tradizionali e il loro inserimento in contesti politico-sociali completamente differenti. Il luogo che ha ospitato tali eventi è il teatro comunale di Alanno, diventato luogo di integrazione, cooperazione, pace e accoglienza. Si propone, dunque, una ricerca di linguaggi teatrali che, valorizzi le culture di provenienza dei migranti e che sia motore di cambiamento culturale e di integrazione sociale.

• Valorizzare competenze personali • Arte come mezzo comunicativo Racconto di sè

Donne migranti

• Spettacoli teatrali Esperienze personali

Spettacoli teatrali

Condivisione

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Guadagno per la causa


CAPITOLO 1

Condividere per valorizzare

Torino, Italia

1990 - Presente • Comune di Torino • VI Circoscrizione • Commissione Regionale per le Pari Opportunità Donne migranti

almaterratorino.org

Arte

Musica

• Condivisione della propria tradizione culinaria • Condivisione delle proprie abilità

Arte migrante organizza serate aperte a tutti, con l’intento di creare inclusione attraverso l’arte: partecipano studenti, migranti, senza dimora, lavoratori e disoccupati, giovani e anziani. È proprio questa la forza della proposta: le persone con una dimensione di vita più regolare possono conoscere e trascorrere del tempo con chi proviene da culture e condizioni sociali radicalmente diverse. Gli insegnanti dei laboratori sono i componenti di Arte Migrante, tra cui anche alcuni senza dimora. L’obiettivo dei laboratori è di valorizzare le capacità di ciascuno per affrontare più facilmente un percorso di autonomia.

• Tecniche di psicologia per relazionarsi Attività artistiche

• Laboratori diurni gratuiti • Eventi musicali e artistici

Gruppi eterogenei

Valorizzazione competenze individuali

Condivisione

Serate evento

Laboratori aperti a tutti

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CAPITOLO 1

Laboratori interculturali

Torino, Italia

1990 - Presente • Comune di Torino • VI Circoscrizione • Commissione Regionale per le Pari Opportunità Donne migranti

almaterratorino.org

Lavoro

Arte

Integrazione

Il Centro, gestito dall’Associazione interculturale AlmaTerra, si configura come un luogo pratico e simbolico di intermediazione tra le donne migranti e la città e come laboratorio interculturale. Con questa idea si sono realizzati progetti volti a rompere la segregazione professionale con inserimenti in lavori qualificati, corsi di riqualificazione rispetto ai lavori di cura e percorsi di formazione per mediatrici culturali. L’Alma Mater vuole essere anche, attraverso la promozione di iniziative produttrici di reddito e con il servizio di mediazione, un punto di sostegno dell’immigrazione femminile nei suoi bisogni di salute e di supporto relazionale nei momenti più difficili.

• Valorizzazione competenze personali

Attività artistiche

• Attività differenziate

Donne migranti

Laboratori creativi

Tirocini formativi

• Centro hammam • Spettacoli teatrali • Tirocinio formativo

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Valorizzazione competenze individuali

Inserimento lavorativo


CAPITOLO 1

Casa come identità

Hällefors, Svezia

2015 - Presente

• IKEA Foundation • UNHCR Sweden

Rifugiati

unhcr.org

Emergenza

Attività manuali

• Rifugiati soggetti attivi in ogni fase progettuale • Corsi formativi iniziali per lo svolgimento dell’attività

Better Shelter Unit è un’organizzazione sociale creata con lo scopo di migliorare la vita delle persone sfollate in seguito a conflitti armati o catastrofi naturali. L’obiettivo dell’organizzazione è quello di costruire rifugi sicuri e dignitosi per milioni di rifugiati, sviluppando un metodo di progettazione con e per i destinatari dell’iniziativa. Lavorando con designer, ingegneri, aziende e istituzioni, il progetto ha creato prototipi che sono stati testati e sviluppati ulteriormente utilizzando le esperienze dei rifugiati. Le tende sono progettate per durare almeno tre anni ed essere costruite anche situazioni in cui i materiali edili locali sono scarsi.

• Valorizzazione competenze personali

• Abitazioni temporanee per rifugiati • Acquisizione di nuove competenze tecniche

Risorse materiali limitate

Sfollati

Nuove unità abitative

Risorse umane limitate

Utilizzo materiali locali

Co-progettazione

Autonomia costruttiva

Fornire competenze tecniche ai locali

33


CAPITOLO 1

Tirocini formativi

Roma, Italia

2015 - 2016 • Programma Integra • Coop. Sociale Civico Zero Minori migranti

programmaintegra.it

Diritti e doveri

Lavoro

Integrazione

L’obiettivo dell’iniziativa è di migliorare la conoscenza diretta del mondo del lavoro e favorire l’integrazione lavorativa di minori stranieri non accompagnati e neomaggiorenni, attraverso l’attivazione di tirocini formativi coadiuvati da servizi di scouting e matching. Civico Zero promuove percorsi formativi di legalità, lontani dallo sfruttamento e dal circuito penale e perfeziona le conoscenze lavorative dei destinatari, per favorirne un più agevole accesso al mercato del lavoro.

• Acquisire competenze lavorative nell’età minorile per agevolare l’accesso nel mondo del lavoro nella maggiore età

• Servizi di accoglienza e presa in carico

Percorsi formativi sulla legalità

Minori migranti

Inserimento lavorativo nella maggiore età

• Tutoraggio dei beneficiari selezionati • Tirocinio profesionalizzante Tirocini formativi

34

Tutela dei diritti


CAPITOLO 1

Istruzione interattiva

Malesia e Africa

2013 - Presente • BrainPOP • UNHCR Education Unit • UNHCR Malaysia Minori migranti

unhcr.org

Istruzione

Sistemi digitali

• Utilizzo di piattaforme digitali (tablet) e app preinpostate per l’apprendimento • Supporto digitale per ridurre le spese

• Distribuzione di tablet • App formative

L’UNHCR esplora l’uso di tablet e altri gadget per ampliare l’accesso agli studenti rifugiati ai materiali di apprendimento digitale. L’obiettivo è quello di migliorare le prestazioni degli studenti completando i curricula esistenti con contenuti didattici dinamici e materiali di lettura supplementari per ridurre il costo netto dell’acquisto del materiale didattico. L’UNHCR ha collaborato con BrainPOP, un fornitore leader di contenuti e programmi educativi digitalizzati.

Campi profughi

Condizioni precarie

Risorse materiali limitate

Incrementare l’accesso all’istruzione

Utilizzo materiali locali

Autonomia costruttiva

• Scolarizzazione Risorse umane limitate

Fornire competenze tecniche ai locali

35


CAPITOLO 1

Seconda accoglienza

Italia

2001 - Presente • MInistero dell’Interno • Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (UNHCR) • FNPSA Migranti

vita.it

Integrazione

Lavoro

Istruzione

Lo SPRAR costituisce una rete di centri di “seconda accoglienza” destinata ai richiedenti e ai titolari di protezione internazionale. Esso non è dunque finalizzato ad un’assistenza immediata delle persone che arrivano sul territorio italiano, ma all’integrazione sociale ed economica di soggetti già titolari di una forma di protezione internazionale, come rifugiati e titolari di protezione sussidiaria o umanitaria. I progetti prevedono l’accoglienza in appartamenti o centri collettivi e lo svolgimento di una serie di attività per favorire la loro integrazione sul territorio.

• Perfezionare le conoscenze lavorative dell’utenza perfavorirne l’accesso al mondo del lavoro

Accoglienza integrata

• Attenzione al benessere mentale

• Assistenza sanitaria e sociale per i migranti

Accoglienza in appartamenti o centri collettivi

Richiedenti o titolari di protezione internazionale

• Attività multiculturali • Orientamento informazione legale • Servizi per la formazione e l’inserimento lavorativo

36

Centri SPRAR

Percorsi individuali socioeconomici


CAPITOLO 1

Combattere il sottosviluppo

Etiopia

2014 - Presente

• Team Desert Rose • Locali

Locali

desertroseinnovation.com

Attività manuali

Emergenza

• Progettazione con mezzi ridotti • Locali etiopi partecipi in ogni fase progettuale

Desert Rose è un team di designers, antropologi e innovatori dotati di pensiero creativo uniti nell’obiettivo di aiutare le cooperative e le organizzazioni sociali ad adattare al meglio i propri interventi nel territorio africano. Il loro lavoro sottolinea la fusione di comprensione culturale con un design innovativo per creare prodotti robusti che soddisfino importanti esigenze locali, prodotti a basso costo e a livello nazionale. L’obiettivo è quello di aumentare la comunicazione interculturale e l’innovazione di base in un modo da promuovere gli interessi locali in Africa.

• Multidisciplinarietà dei componanti del team di lavoro

Team progettazione Desert Rose

Prodotti a basso costo

+

• Prodotti domestici, robusti ed economici

Sottosviluppo regioni etiopi

Comunicazione interculturale

• Filtri per l’acqua potabile “Minch” • Gioco di società per agricoltori “Gabissa” • Workshop

Popolazioni etiopi Serie di progetti partecipati

37


CAPITOLO 1

Cibo e dialogo

• Canada • Francia • Marocco 2016 - Presente • Jennifer Kinnunen • Marie Legleye • Camille Marshall • Elias Sougrati Migranti e locali

whatdesigncando.com

Integrazione

Cibo

Lavoro

Concepito da un team multidisciplinare composto da architetti e designer, Eat & Meet usa il cibo per promuovere relazioni, presentando i rifugiati come parte indispensabile della modernità. Il progetto trasforma gli autobus urbani in food trucks, grazie ai quali i rifugiati possono cucinare e vendere il cibo dalla loro tradizione culinaria, con ricavati destinati sia ai lavoratori sia a progetti di integrazione. Ogni settimana viene offerta ai clienti una ricetta come pretesto per evocare la cultura, l’eredità e la storia dei rifugiati. Uno “spazio sociale” sul retro del bus funge da luogo di incontro, mentre l’autobus diventa un veicolo per il branding, un punto di riferimento nella città che si muove e collega le persone a dispetto delle distanze.

• Utilizzo dei social media per ottenere sponsorizzazioni da organizzazioni esterne

Vendita

Integrazione mondo del lavoro

• Condivisione tradizioni culinarie Food truck itinerante

Cibo

Tradizione culinaria

• Food truck itineranti • Libro di ricette • Eventi

38

Condivisione Spazio sociale di aggregazione


CAPITOLO 1

Sostegno psicologico

Roma, Italia

2016 - 2018 • Programma Integra • Azienda Sanitario Locale Roma 1 • SaMiFo • CRS Adulti e minori migranti

programmaintegra.it

Salute

Lavoro

• Formazione personale specializzato • Percorso post-riabilitativo per i migranti

Il progetto F.A.R.I. è realizzato nell’ambito del Fondo Asilo Migrazione Integrazione 2014-2020 e ha l’obiettivo di fornire risposte efficaci ai bisogni di salute fisica e mentale dei richiedenti asilo e dei titolari di protezione internazionale (anche minori) presenti nel territorio regionale, attraverso la sperimentazione di modelli di interventi sanitari innovativi e integrati. Il migrante viene seguito in tutte le fasi del percorso riabilitativo: dalla pre-riabilitazione, con la formazione di personale ASL qualificato, alla post-riabilitazione, con l’inserimento dei soggetti in laboratori di varia natura e corsi professionalizzanti.

Corsi professionali

• Equipes personale sociosanitario e mediatori linguistico-culturali • Laboratori di vario genere • Corsi professionali • Modulo sulla salute dei rifugiati

Percorso post riabilitazione

Assistenza psico-sanitaria ai richiedenti asilo

Inserimento lavorativo

• Attività di sensibilizzazione Laboratori manuali

39


CAPITOLO 1

Modelli di integrazione

Italia

2001 - Presente • MInistero dell’Interno • Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (UNHCR) • FNPSA Migranti

vita.it

Integrazione

Lavoro

• Limitare il rischio di emarginazione delle persone • Attenzione al momento d’uscita dei rifugiati dai centri di accoglienza

Il Progetto Migranti è un’iniziativa volta a sperimentare azioni innovative di accoglienza delle persone migranti. L’obiettivo del progetto è la costruzione di alleanze interistituzionali tra i rappresentanti delle Istituzioni e gli Enti gestori delle strutture di accoglienza, che prepari il processo di integrazione dei richiedenti asilo e costruisca modelli di integrazione efficace sul nostro territorio per i rifugiati. Il progetto pone particolare attenzione al momento dell’uscita dai progetti dei migranti e allo sviluppo di percorsi efficaci in ambito lavorativo/professionalizzante.

Sostegno psicosocio-sanitario

Percorsi formativi

• Modello di accoglienza con elevati standard qualitativi • Tirocini formativi • Spettacoli teatrali

Dialogo

Sviluppo modello di integrazione efficace

• Percorsi di sostegno psico-sociosanitario Istituzioni e enti di accoglienza

40

Inserimento lavorativo


CAPITOLO 1

Assistere per integrare

Italia

2013 - Presente • Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali • Centro Studi e Ricerca IDOS Migranti e locali

integrazionemigranti.gov.it

Integrazione

Lavoro

• Possibilità di sviluppare abilità professionali

• Tirocinio formativo

Il progetto pilota è rivolto a promuovere 672 tirocini di inserimento lavorativo destinati a titolari di protezione internazionale ospitati nel sistema SPRAR (Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati). Inoltre, si propone il rafforzamento della governance attraverso un servizio di assistenza tecnica ai soggetti coinvolti nell’attivazione dei tirocini e la predisposizione di un modello di intervento replicabile per la programmazione e l’attuazione di percorsi di inserimento socio-lavorativo rivolti a titolari di protezione internazionale, anche alla luce degli interventi da realizzare nell’ambito della futura programmazione dei fondi europei.

Sviluppo abilità professionali

Migrante

• Inserimento lavorativo • Curriculum Valutazione conoscenze

Inserimento lavorativo

Laboratori di formazione

41


CAPITOLO 1

Giornalismo cittadino

Italia

2015 - Presente • Arianna Ciccone • Giorgio Tsiotas • Roberta Aiello Migranti e Locali

migranti.valigiablu.it

Sistemi digitali

Storytelling

• Divulgazione contenuti attraverso social media • Dare voce al soggetto ospitante e a quello ospitato • Differenti piattaforme per raccogliere le storie • Testi multilingua per una comunicazione accessibile a tutti

La Valigia Blu vuole scardinare gli stereotipi legati ai migranti raccontando storie di solidarietà, empatia ed accoglienza. L’obiettivo del progetto è la realizzazione di uno spazio dedicato unicamente a queste storie dove si raccolgono, segnalano e condividono le esperienza del “restare umani”. Un modo simbolico per rendere il singolo partecipe e attivo, nella denominata era “we the media”. Lo spazio digitale come strumento di integrazione e informazione che vuole sradicare il seme del razzismo con la divulgazione di contenuti positivi e propositivi sul tema immigrazione.

Sensibilizzare al tema IMMIGRAZIONE

Informare e integrare

• Documentari • Racconti digitali • Sito web

Piattaforma digitale di raccolta storie Scardinare stereotipi dell’immigrato

42


CAPITOLO 1

Favorire la comunicazione

Malawi, Africa

2015 - Presente

• UNHCR Malawi • Jesuit Refugee Service

Rifugiati in Malawi

unhcr.org

Radio

Istruzione

Diritti e doveri

In seguito ad un consistente aumento di migrazioni dal Mozambico al Malawi a causa della Guerra Civile, i soccorritori di UNHCR tentano di individuare il modo più efficace per comunicare con i rifugiati tenendoli informati sui loro diritti, sui servizi disponibili nel campo, sulla salute, sulla violenza di genere e altre questioni che riguardano il mandato di protezione dell’UNHCR. Attraverso incontri di ascolto con i richiedenti asilo, la radio è emersa come mezzo preferito per aggiornarsi sui fatti del Mozambico; raggiunge il pubblico con un tasso di alfabetizzazione ridotto ed è un’attività altamente sociale tra i rifugiati.

• Stazione radiofonica gestita dai rifugiati Basso tasso di alfabetizzazione tra i rifugiati

• Utilizzo del mezzo di comunicazione più noto all’utenza • Risolvere situazioni di emergenza con mezzi ridotti

Radio

+

Contenuti multilingua

Necessità di informare i rifugiati

• Contenuti audio multilingua per stazione radiofonica • Gruppi di discussione e ascolto

43


CAPITOLO 1

Donne e lavoro

Italia

2014 - Presente • Ministero del Lavoro • Ministero dell’interno • Ministero Istruzione, Università e Ricerca Donne migranti

integrazionemigranti.gov.it

Lavoro

Integrazione

• Manuale operativo per replicare il progetto • Percorsi personalizzati per l’integrazione • Sviluppo di competenze per facilitare l’inserimento lavorativo

Servizio di sviluppo e diffusione di modelli innovativi di supporto all’autonomia delle giovani migranti, realizzato per promuovere sul territorio nazionale lo sviluppo, la diffusione e lo scambio di modelli e strumenti di intervento innovativi di supporto all’autonomia delle giovani donne migranti, in particolare delle minori non accompagnate in transizione verso l’età adulta (16-17anni) e delle giovani donne a rischio di esclusione sociale fino al 24esimo anno di età. L’obiettivo del progetto è di realizzare azioni per promuovere ed accompagnare il processo di autonomia delle giovani, ma anche sperimentare un modello innovativo e replicabile per realizzare azioni analoghe.

Giovani donne migranti Gruppi di ascolto

• Manuale operativo • Rete di relazioni con aziende locali

Rischio di esclusione sociale

Progetti di integrazione

Tirocinio formativo

• Tirocinio formativo Impieghi in aziende locali

44


CAPITOLO 1

Tenersi in contatto

Croazia

2015 - Presente

• Volontari ONG siriane • Valent Turkovic

Rifugiati in Croazia

meshpoint.me

Sistemi digitali

Emergenza

• Componenti realizzati con stampanti 3D • Leggerezza e versatilità del prodotto

MeshPoint è un router wifi portatile pensato per aree abitate in condizioni estreme: mancanza di elettricità, risorse limitate, sovraffollamento e impossibilità di comunicazione con il mondo esterno. Nasce durante la crisi dei profughi siriani quando migliaia di rifugiati stavano attraversando la Croazia orientale. I campi di transito necessitano di punti di accesso a internet affidabili, rapidi da configurare e facili da gestire. Lo scopo del progetto è di consentire ai rifugiati di restare in contatto con i propri cari, di trovare e acquisire informazioni fondamentali e di aiutare i lavoratori e i volontari, coordinando le loro azioni e gestendo la situazione di emergenza.

• Dimensioni ridotte per ingombro minimo

Comunicazione digitale

• Progettazione con mezzi ridotti

Divulgazione informazioni

• Router wifi • Rete wifi sicura e controllata

Impossibilità di comunicazione con familiari

Coordinazione situazioni d’emergenza

45


CAPITOLO 1

Tesori a

confronto

Torino, Italia

2005 - 2008 • C.S.A. Piemonte • Museo civico d’arte antica Rifugiati a Torino

associazionepassages. wordpress.com

Lavoro

Arte

• Arte come mezzo di inserimento lavorativo • Acquisizione di nuove competenze tecniche

L’obiettivo del progetto è di valorizzare gli oggetti di alcune collezioni museali piemontesi in una prospettiva di mediazione interculturale. Oggetti appartenenti a collezioni africanistiche, meso americane e piemontesi sono stati i pretesti per raccontare storie di vita e fiabe, evocare riti e tradizioni di culture ricche di differenze. Viene data la possibilità ad un gruppo di dieci rifugiati di seguire un corso per curatori museali, occupandosi della mostra espositiva e acquisendo nuove competenze lavorative utili per un futuro inserimento nel mondo del lavoro. L’arte diviene il mezzo per raccontarsi e raccontare la storia del proprio popolo.

• Arte come mezzo comunicativo

Corso per curatore museale riservato ai migranti

Collezioni museali piemontesi

• Mostre espositive • Tirocinio formativo

Mediazione interculturale

Mostra espositiva

• Gruppi di dialogo e ascolto Collezioni museali africanistiche

46

Racconto storie migranti


CAPITOLO 1

Esperienze

condivise

Europa

2015 - Presente • Fondazione culturale europea • Laura M. Pana • Rederij Lampedusa Migranti e Locali

static1.squarespace.com

Storytelling

Cibo

Integrazione

MigrationLab si pone l’obiettivo di ripensare lo spazio pubblico costruendo comunità inclusive attraverso l’organizzazione di esperienze condivise tra migranti e abitanti locali. Sono stati creati spazi di incontro, in cui migranti, rifugiati e locali stringono amicizia e si ispirano vicendevolmente attraverso la narrazione, il design sociale, l’arte e il cibo. Le esperienze prodotte sono un modo per realizzare spazi pubblici, offrendo un ambiente sicuro e trasformando in modo creativo ogni singolo luogo specifico e, inoltre, mirano a costruire un linguaggio comune tra i partecipanti per guardare a questo “nuovo mondo” con occhi di solidarietà ed empatia.

• Spazio pubblico ripensato come “salotto urbano” • Condivisione di culture attraverso strumenti differenti • Cibo come mezzo per stimolare il dialogo

• Reti umane e nuove esperienze

Narrazione

Spazi di incontro

Condivisione cibi tradizionali

Solidarietà

Integrazione migrante nel paese ospitante

Dialogo culturale

Nuove amicizie

• Laboratori e mostre espositive

47


CAPITOLO 1

Competenze personali

Italia

2016 - Presente • Anpal Servizi • Ministero del Lavoro • Ministero dell’Interno Minori migranti

www.anpalservizi.it

Integrazione

Lavoro

• Percorsi personalizzati • Fornire competenze per il futuro inserimento lavorativo

L’obiettivo dell’intervento è la realizzazione di percorsi integrati di inserimento socio-lavorativo rivolti a minori migranti non accompagnati in fase di transizione verso l’età adulta. I percorsi di inserimento socio-lavorativo si basano sullo strumento della “dote individuale”, con la quale - insieme ad una dotazione monetaria - viene garantita l’erogazione di una serie di servizi di supporto alla valorizzazione e sviluppo delle competenze, all’inserimento socio-lavorativo e all’accompagnamento verso l’autonomia (formazione on the job, tirocinio), attraverso la costruzione di piani di intervento personalizzati.

• Valorizzazione competenze personali

Minori migranti

Inserimento lavorativo

• Rete di relazioni con aziende del territorio • Inserimento lavorativo • PAI

48

Percorsi di formazione personalizzati

Tirocinio formativo


CAPITOLO 1

Inclusione sociale

Roma, Italia

2014 - Presente • Programma Integra scs • Coop sociale “Un sorriso” • Municipio III di Roma Migranti e Locali

programmaintegra.it

Lavoro

Integrazione

Cibo

• Evitare l’esclusione sociale di ambe le parti interessate

L’obiettivo dell’intervento è la sperimentazione di un modello innovativo di “incontro intergenerazionale” tra gli anziani residenti nel III Municipio di Roma e i giovani stranieri, al fine di coniugare le necessità degli anziani in situazioni di solitudine e fragilità e i giovani stranieri nel perseguimento del benessere reciproco, attraverso percorsi di tirocinio formativo nell’ambito del servizio Pasti a domicilio. Il progetto prevede una prima fase di selezione ed individuazione dei destinatari, una seconda fase di formazione del gruppo attraverso laboratori di empowerment e una terza di avvio dei tirocini formativi con accompagnamento e tutoraggio. I tirocini hanno la durata di sette mesi e prevedono una borsa lavoro mensile.

• Potenziamento delle relazioni interpersonali • Favorire l’innalzamento dell’autostima e del senso di utilità sociale di ambe le parti

Percorsi formativi

Integrazione migranti Incontro generazionale

• Reti di rapporti umani • Inserimento lavorativo e tirocinio formativo

Consegna di pasti a domicilio agli anziani

Solitudine anziani

49


CAPITOLO 1

Linguaggi

universali

Torino, Italia

2005 - 2008 • C.S.A. Piemonte • Museo civico d’arte antica Rifugiati a Torino

associazionepassages. wordpress.com

Arte

Integrazione

Sport

Mu.S.A. - Musica, Sport e Accoglienza - è un’iniziativa di comunicazione e sensibilizzazione sul tema dell’integrazione sociale dei migranti. Il progetto si pone l’obiettivo di promuovere occasioni di aggregazione ed incontro tra cittadini italiani e migranti di ogni età e provenienza attraverso il linguaggio universale dello sport, della musica e della cultura. Nel corso del progetto si organizzano eventi sportivi e culturali che hanno come obiettivo l’aggregazione e la condivisione di culture differenti, nell’ottica di integrazione e scambio.

• Sport e musica come mezzo di integrazione • Attività diversificate in base al target • Progetto itinerante

• Attività sportive • Incontri culturali • Mostra itinerante

50

Scambio culturale Integrazione sociale migranti

Sport Spazi di incontro e aggregazione

+

Musica

+

Cultura


CAPITOLO 1

Vivere in

condivisione

Torino, Italia

2012 - Presente • Programma Housing • Compagnia San Paolo • Cooperativa Esserci Giovani Migranti

integrazionemigranti.gov.it

Co-Housing

Integrazione

• Condivisione degli spazi come mezzo di integrazione • Utenti coetanei per una maggiore semplicità di dialogo e collaborazione

• Reti umane • Appartamento condiviso

Nomis rappresenta un’offerta abitativa temporanea rivolta a giovani stranieri in uscita dal percorso penale. Il progetto prevede la coabitazione di tre giovani stranieri: due provenienti dal circuito penale e uno con background diverso, che funga da tutor all’interno della casa, e un accompagnamento sociale leggero, che conduca i giovani all’acquisizione dell’autonomia abitativa. L’accoglienza abitativa ha luogo presso un appartamento confiscato alla mafia e ora di proprietà del Ministero di Giustizia. Il Programma Housing ha co-costruito con i partner il progetto originario, ne ha accompagnato la realizzazione e rimodulazione in corso d’opera attraverso un sostegno progettuale, valutativo ed economico.

Stranieri in uscita dal percorso penale

Coabitazione temporanea

Integrazione sociale

• Autonomia abitativa Giovane tutor

51


CAPITOLO 1

Il cibo che unisce

Berlino

2016 - Presente

• What Design Can Do • Cittadini UE

Migranti e Locali

citiesintransition.eu

Cibo

Sistemi digitali

Integrazione

Refoodge è un’app creata e presentata a Berlino che ha il compito di far conoscere ai migranti con le realtà e tradizioni culinarie dei paesi che li ospitano. Quest’applicazione è il risultato della collaborazione fra coloro che si occupano di fornire aiuti umanitari e l’industria tecnologica; essa, infatti, permette la condivisione di informazioni riguardanti i luoghi di ristorazione, di benessere e salute di cui i rifugiati possono usufruire nei Paesi ospitanti. Il progetto ha un valore fondamentale per lo sviluppo tecnologico, per l’integrazione e il benessere dei rifugiati che si trovano nei Paesi stranieri.

• Il cibo come mezzo di integrazione • Diffondere culture differenti attraverso il cibo

Culture

Cibo • App per smartphone

Tradizioni

52

Condivisione

Integrazione


CAPITOLO 1

Inclusione lavorativa

Europa

2016 - 2019 • Programma Integra (IT) • Iriv Conseil (FR) • FISPE (FR) Migranti

programmaintegra.it

Lavoro

Integrazione

• Kit di strumenti per la valutazione delle competenze • Possibilità di sviluppare abilità professionali

Il progetto REVaLUE si pone l’obiettivo di migliorare l’inclusione lavorativa dei rifugiati attraverso la promozione e facilitazione del loro accesso a lavori qualificati. A questo scopo, il progetto ideerà e validerà un kit di strumenti per la valutazione delle competenze dei destinatari, due corsi di formazione professionali per sviluppare abilità professionali, abilità chiave e trasversali, e laboratori di formazione “on the job”. Questa iniziativa si compone di diverse attività: dai toolkit per la valutazione delle conoscenze, competenze e abilità, ai rapporti di ricerca sul livello di istruzione e professionalizzazione dei rifugiati che arrivano in Europa, fino alla vera e propria formazione professionale con relativo Curriculum.

Sviluppo abilità professionali

Migrante

• Tirocinio formativo • Inserimento lavorativo • Curriculum

Valutazione conoscenze

Inserimento lavorativo

Laboratori di formazione

53


CAPITOLO 1

Attività creative

Venezia, Italia

2007 - Presente

• Comune di Venezia • Cooperative locali

Minori migranti

meltingpot.org

Arte

Attività manuali

• “Tutoraggio” da parte dei membri più esperti • Attività di coinvolgimento • Raccontarsi attraverso attività creative

Il progetto si basa su laboratori espressivi progettati al fine di offrire ai ragazzi spazi di sostegno al loro processo di integrazione sul territorio, attraverso la fruizione di momenti di rielaborazione del loro vissuto migratorio e di condivisione dei loro desideri e difficoltà quotidiane attraverso attività espressive quali il segno artistici, la fotografia. In particolare, i laboratori attivi sono: “Comunicazione L2” che prevede lezioni di lingua italiana; il “Laboratorio di Arte” dove l’arte è intesa coma attività creativa e di crescita; il “Laboratorio Fotolab” per far riflettere su di sè attraverso il ritratto fotografico. Tali laboratori hanno una struttura “aperta” in quanto i ragazzi che partecipano da più tempo hanno il compito di coinvolgere e aiutare i nuovi compagni appena arrivati.

Racconto di sè

Attività creative

• Fotografie

Acquisizione nuove competenze

• Disegni • Formazione di gruppi di lavoro

Esperienza personale Tutoraggio dei nuovi membri

54

Diventare tutor esperti


CAPITOLO 1

Fare impresa

Italia

2012 - Presente • Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali • Unioncamere Migranti

integrazionemigranti.gov.it

Lavoro

Integrazione

• Valorizzare competenze personali • Fornire competenze tecniche specifiche

L’obiettivo del progetto è di coinvolgere cittadini extracomunitari, sia disoccupati che occupati, e di facilitare il percorso del “fare impresa” dei migranti provenienti dai Paesi non appartenenti all’Unione europea. Il progetto eroga servizi di semplificazione amministrativa, di accompagnamento e diffusione della cultura imprenditoriale (elaborazione del business plan, facilitazione dell’accesso al microcredito e ai bandi di concessione di contributi pubblici da parte delle Regioni).

Valorizzazione abilità personali

• Realizzazione di business plan • Tirocinio formativo • Rete di relazioni con aziende del territorio

Migranti

Creare imprese

Nuove opportunità di lavoro

Acquisizione nuove competenze

55


CAPITOLO 1

Raccontarsi per integrarsi

Instanbul, Turchia

2016 - Presente Department of Information and Library at the Goethe-Institut Minori migranti

goethe.de

Integrazione

Storytelling

• Utilizzo di vari strumenti per raccogliere informazioni (foto, video, interviste) • Promuovere l’integrazione dei rifugiati attraverso il racconto delle loro storie

“Tell me your story” è un progetto realizzato dall’Istituto di Goethe di Instanbul in collaborazione con giovani rifugiati siriani. L’obiettivo del progetto è di raccontare le storie dei richiedenti asilo siriani inerenti la loro fuga dalla terra d’origine e le loro terribili condizioni di vita, dovute anche alla xenofobia delle popolazioni ospitanti. Il progetto si propone come mediatore tra i rifugiati e i Paesi ospitanti, in modo da instaurare un rapporto di collaborazione nel tentativo di aiutare i rifugiati siriani ad integrarsi nella comunità turca. Grazie a “Tell me your story” sono stati realizzati dei workshops per insegnare ai giovani ragazzi siriani a narrare e scrivere la propria storia personale; tutte le esperienze sono state raccolte in una collezione finale.

Gruppi di bambini siriani

• Workshop • Raccolta di storie • Sito web e documentari

Combattere la xenofobia

Raccontare e scrivere la propria storia

• Acquisizione di nuove abilità (narrazione) Raccolta di storie

56

Divulgazione


CAPITOLO 1

Frequently Asked Questions

Yugoslavia e Grecia

2015 - Presente • UNHCR • Emergency lab • Google Migranti e Locali

www.unhcr.org

Sistemi digitali

Integrazione

• Sistema digitale per migliorare la comunicazione tra soggetti ospitanti e ospitati • Contenuti bilingue

• Piattaforma digitale

In seguito alle grandi migrazioni dei rifiguiati siriani e dell’Africa dell’Est verso l’Europa, l’associazione UNHCR ha chiesto aiuto all’Emergency Lab per trovare un modo per facilitare le comunicazioni tra le comunità ospitanti e i richiedenti asilo, i quali non sempre sono in grado di comprendere la lingua locale o l’inglese. In seguito a interviste ai rifugiati, sono state raccolte le domande principali relative al loro status di migranti; nasce così l’applicazione Translation Cards, una piattaforma digitale che organizza le richieste più frequenti per argomenti e che fornisce contenuti audio e testo bilingue (arabo-inglese), in modo che i rifugiati possano reperire facilmente e velocemente informazioni utili.

Scarso accesso alle informazioni burocratiche

Accrescere l’accesso alle informazioni

Strategia di comunicazione

Migranti protagonisti attivi

Promuovere l’integrazione

Divulgazione del messaggio in lingua

57


CAPITOLO 1

Promuovere

l’educazione

Libano

2016 - Presente

• Goethe-Institut Lebanon • Orienthelfer e.V.

Minori migranti

goethe.de

Istruzione

• Accesso gratuito all’educazione scolastica • Letteratura come mezzo di istruzione

I bambini scappati dalla Siria e dalla Palestina e che vivono in Libano non possono accedere all’educazione scolastica e per risolvere tale problema, è nato il progetto Transporting Literature in modo da permettere ai bambini rifugiati di studiare. Sono stati, infatti, distribuiti più di 33 mila libri gratuiti a questi ragazzi, in particolare ai bambini tra i quattro e i dodici anni. Inoltre, l’iniziativa prevede anche l’aiuto e il sostegno agli insegnanti e al personale sociale che hanno voluto partecipare a questo progetto.

• Testi bilingue

• Libri gratuiti • Possibilità di studiare

Scarsa reperibilità dei libri

Scarsa istruzione

Distribuzione di libri gratuiti

58


CAPITOLO 1

Monitorare gli aiuti

Libano

2014 - Presente • UNHCR • United Parcel Service (UPS) Minori migranti

www.unhcr.org

Sistemi digitali

Emergenza

• Monitoraggio domanda e distribuzione risorse • Accellerare le procedure di distribuzione delle risorse

• Piattaforma digitale

UPS Relief Link è una piattaforma digitale che combina l’utilizzo di uno strumento di scansione portatile e di schede di identificazione durevoli per garantire un’efficienza superiore eliminando resoconti cartacei nei campi profughi. Essa ha il compito di monitorare la quantità di cibo e l’assitenza che riceve o richiede ciascun rifugiato, in modo da migliorare il sistema di aiuto e il lavoro dei volontari. Nonostante il progetto sia ancora in fase di sviluppo, l’iniziatva promossa da UNHCR e UPS svolge un ruolo fondamentale nel dare assistenza ai profughi sfollati in tutto il mondo attraverso una distribuzione ottimizzata e un monitoraggio delle forniture critiche nelle aree colpite da crisi. Grazie a questa soluzione, l’UNHCR e l’UPS sono stati in grado di accelerare il tempo di distribuzione, di controllare le spedizioni con attenzione e di ridurre al minimo i furti.

Piattaforma digitale

UNCHR + UPS

Volontari Distribuzione

59


CAPITOLO 1

Accesso all’istruzione

Tanzania

2014 - Presente

• UNHCR Education Unit • WorldReader

Minori tanzaniani

www.unhcr.org

Istruzione

Sistemi digitali

• Dematerializzazione del supporto cartaceo • Educazione scolastica digitale

• Sistema digitale di istruzione

In alcuni Paesi come la Tanzania, non sempre l’educazione scolastica è abbastanza adeguata da garantire un futuro migliore agli studenti: molti bambini, infatti, non sono ancora in grado di leggere dopo aver terminato la scuola primaria a causa della scarsa istruzione e reperibilità dei libri. Nasce così il progetto “Worldreader”, un sistema digitale disponibile su “e-readers” e tablet a basso prezzo per permettere agli studenti dell’Africa sub-Sahariana il libero accesso a migliaia di libri e testi scolastici. Testato in Tanzania, il progetto ha riscosso grande successo, portando un netto miglioramento anche nelle scuole con scarse risorse economiche.

Scarsa reperibilità dei libri

Scarsa istruzione

Creazione sistema digitale per raccolta testi scolastici

Libero accesso all’istruzione

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Osservare.

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02 Il Centro di accoglienza migranti di via Mambretti: gli spazi ad Aprile

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“It is possible to have a space with tables for 88 people as it is possible to have a space with tables for no one.� M. Merz, Il guardiano, 1981 65


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CAPITOLO 2

2.1 La Stanza dei Minori Fondazione Progetto Arca fornisce il primo aiuto a famiglie in grave difficoltà, a persone senza dimora e a rifugiati provenienti da Paesi di guerra. Nasce nel 1994 dall’incontro di un gruppo di amici impegnati in volontariato e dal loro desiderio di attivarsi per aiutare concretamente i più bisognosi. Progetto Arca opera a Milano – sua sede principale –, Roma, Napoli e Torino. Nel corso degli anni i Centri ampliano la loro offerta e nel 2005 viene attivato il servizio di accoglienza, housing e sostegno alimentare per famiglie indigenti e profughi.

Il Progetto Arca

Nella prima giornata, dedicata al sopralluogo degli spazi del Centro di Via Mambretti (MI), si ha modo di muoversi liberamente tra i diversi ambienti della struttura, incontrando i punti di ritrovo delle diverse utenze presenti nell’edificio, le zone dedicate al ristoro e al relax e gli spazi comuni. Le pareti dell’intero Centro sono decorate con una geometria colorata che corre ininterrotta tra gli spazi [fig. 5], ciascuno caratterizzato da una cromia precisa: giallo per la mensa, verde per l’ingresso e la scuola, blu e rosso per l’ala maschile. Le grandi e numerose stanze del Centro hanno attributi comuni, primo fra tutti l’essenzialità degli arredi: grandi tavoli e panche in ambienti comuni come mensa e scuola, letti ed armadi per le camere [fig. 6].

Il Centro di Via Mambretti

fig. 5 Fase di realizzazione della geometria a triangoli caratteristica del Centro

Successivamente, ci si dirige verso la Stanza dei Minori, situata al primo piano del settore maschile. L’ambiente presenta un soffitto alto e pareti ampie e libere e, inoltre, gode di un’ottima illuminazione naturale proveniente dalle finestre che danno sul cortile. La stanza ha tutte le caratteristiche di una camerata [fig. 7] e risulta, perciò, del tutto priva di una dimensione privata e protetta: lo spazio tra i letti è ridotto, gli armadi sono spesso condivisi, non sono presenti scrivanie, sedute o piani d’appoggio e la camera assume la valenza di un luogo di passaggio e del tutto anonimo. L’unico elemento individuale presente è il letto, che spesso viene personalizzato dai ragazzi con scritte, disegni e pendagli.

La Stanza dei Minori

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CAPITOLO 2

L’ambiente risulta poco caldo e accogliente anche a causa dell’impossibilità di modulare la luce artificiale durante le ore serali.

Credits: Progetto Arca ONLUS fig. 6 La mensa del Centro di accoglienza

fig. 7 Scorcio della Stanza dei Minori di Via Mambretti

Il luogo dedicato ai minori non presenta peculiarità tali da poterlo distinguere da qualsiasi altra stanza da letto presente nel Centro e, pertanto, non descrive le dieci personalità che la vivono. Cosa rende una stanza, “stanza”?

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Ai fini di comprendere a fondo lo spazio all’interno del quale si andrà ad operare, ci si interroga sulle caratteristiche principali di una camera da letto per ragazzi e su quali siano gli elementi che la rappresentano. I complementi d’arredo tipici di questo ambiente sono, in primis, il letto e l’armadio; seguono il comodino e la scrivania, anch’essi dall’evidente connotazione individuale. D’altro canto, tavoli e sedute si prestano ad essere condivisi e a creare possibili luoghi di aggregazione, fulcri della camera. Ad oggetti prettamente funzionali come quelli sopra descritti, si accompagnano elementi dal forte valore simbolico, come fotografie, posters, quadri o pareti decorate, che hanno il compito di rendere tale ambiente esclusivo di chi lo vive;


CAPITOLO 2

è fondamentale comprendere come “il sistema degli spazi, degli oggetti e delle immagini che la popolano si organizza in un universo nel quale, in controluce, è leggibile l’identità dell’abitante.” (Vitta, 2008, p.27). L’illuminazione svolge un ruolo fondamentale all’interno di questo spazio: “tre sono i tipi necessari per illuminare la camera: una luce di fondo, confortevole e morbida, una luce per vestirsi […], intensa e calibrata e una luce per leggere, concentrata ma non fastidiosa.” (Jonghi, Lavarini, Alberti, Colombo, 1989, p. 48). In un ambiente dove non sono molti gli arredi, un corpo luminoso di carattere può recitare il ruolo principale. Mettendo a confronto le caratteristiche della stanza da letto “ideale” con quella “reale” [fig. 8] di Via Mambretti, è possibile notare come gli unici due elementi presenti in ambi gli ambienti siano il letto e l’armadio: il primo, simbolo dell’individuo e della dimensione personale, il secondo, al contrario, arredo condiviso. Risulta, inoltre, assente un’illuminazione soffusa, fondamentale nelle ore serali per rilassarsi e donare all’ambiente un’atmosfera calda ed accogliente, che non disturbi il riposo.

Stanza ideale e stanza reale

fig. 8 Stanza ideale e reale a confronto

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CAPITOLO 2

2.2 Osservazione delle attività quotidiane svolte dagli utenti Il calcio balilla

Uno dei primi luoghi di aggregazione spontanea e dalla forte identità incontrato fin dalle prime giornate all’interno del Centro è il calcio balilla situato nell’ingresso: un gruppo di persone popola il sottoscala, che accoglie protagonisti e spettatori delle partite. Attorno al concetto di “gioco di squadra” si articola uno dei ragionamenti cardine per la formulazione del tema progettuale; la dimensione ludica può favorire la creazione di gruppi, facilitare l’integrazione di nuovi individui e stimolare la collaborazione tra soggetti differenti, tutti intenti al raggiungimento di un fine comune – in questo caso la vittoria. “La condivisione è il fare insieme, l’agire insieme, il convivere in cui ci si svincola (anche solo temporalmente) dal possesso e dalla gerarchia” (Favole, 2015): condividere vuol dire dialogare ed essere complici. Lo spazio attorno al calcio balilla assume una fisicità evidente, data dall’elevato numero di persone che lo vivono, e possiede un suono distintivo, sinonimo di richiamo e di presenza.

Le ore dei pasti

I momenti dei pasti rappresentano le reali scansioni temporali nel Centro e sono particolarmente attesi dagli utenti ospiti: la mensa diventa un ulteriore fulcro, questa volta involontario e con carattere periodico, dove moltissime persone si ritrovano per condividere il cibo e parte della loro giornata. Bertogna (2013, p.109) sottolinea come “il momento conviviale, […] da condividere preferibilmente con individui che appartengono al nostro privato e incontrano la nostra simpatia, diventa il fulcro della nostra vita sociale.” Tuttavia, in questo ambiente l’atto del dialogare risulta più complesso a causa del rumore e del forte chiacchiericcio e, pertanto, non si è propensi a rimanere a lungo nella sala, se non per il tempo necessario alla consumazione del pasto.

Una collaborazione spontanea

Le attività ludiche o di svago non sono le uniche presenti nel Centro: gli utenti possono scegliere di aiutare i volontari durante la distribuzione dei pasti oppure nella fase di pulizia delle stanze [fig. 9]. La dimensione collaborativa e del tutto spontanea è molto presente all’interno della struttura di Via Mambretti: spesso, piccoli gruppi di persone si ritrovano per fare il bucato, per farsi barba e capelli o per aiutarsi nelle piccole faccende quotidiane.

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CAPITOLO 2

Credits: Progetto Arca ONLUS fig. 9 Uno degli utenti aiuta i volontari in cucina

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03 Le attivitĂ di avvicinamento

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“Il colore soprattutto, forse ancor più del disegno, è una liberazione.” H. Matisse 73


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CAPITOLO 3

3.1 Il primo approccio con lo spazio: la pittura su parete di un corridoio del settore maschile La pittura di un corridoio del settore maschile è la prima attività che caratterizza la nostra entrata sul campo, permettendoci di interagire con l’ambiente e con le persone: la geometria a triangoli che percorre le pareti del Centro continua il suo viaggio verso il primo piano, questa volta con le cromie del rosso e del blu. La prima giornata di lavoro e sperimentazione inizia con la preparazione dello spazio: pavimento e infissi vengono protetti da scotch di carta e teli in plastica, si miscelano i colori e si preparano i pennelli, mentre con il laser si traccia il pattern geometrico che colorerà le pareti ora bianche e spoglie. Samba, Victor, Ahmed e Mohammed, ospiti della struttura e veterani delle giornate di workshop svolte nel Centro, entrano a far parte del team di lavoro e ci spiegano come procedere correttamente: prima di dipingere la parete è necessario passare più volte il rullo sulla griglia per rimuovere il colore in eccesso, per angoli e spazi più piccoli è bene usare il pennello adatto, i punti più alti vanno lasciati a coloro che misurano più di un metro e ottanta o, in alternativa, ci si può arrangiare con le latte di colore, validi strumenti di arrampicata.

La pittura su parete

L’attività si caratterizza fin dai primi istanti per un dialogo spontaneo, quello stesso dialogo proprio di momenti condivisi come le partite al calcetto o le ore dei pasti: in queste occasioni, il linguaggio verbale assume un ruolo fondamentale per permettere a chi ne fa uso di esprimersi e raccontarsi, ma non sempre il suo utilizzo è efficace, soprattutto in luoghi multietnici e cosmopoliti come il Centro di Via Mambretti. E quando la comunicazione è resa difficile da un’insormontabile barriera linguistica, “è il corpo […] che si fa alfabeto e forma ad un tempo, simile al messaggio di una scultura” (Tassan, 2005, p.49), lasciando entrare in gioco il linguaggio visivo che, con immediatezza e naturalezza, riesce a concretizzare la parola attraverso gesti e segni omnicomprensivi e condivisi. Una dimostrazione emblematica di quanto detto in precedenza avviene durante lo svolgimento della prima attività di avvicinamento: ogni colore viene identificato attraverso un segno grafico – in questo caso un numero – ripetuto sia sulle latte contenenti le pitture, sia sulla porzione di parete da dipingere, permettendo a chiunque di comprendere e individuare la cromia corretta da utilizzare per tinteggiare il singolo triangolo [fig. 10]. La capacità del linguaggio gestuale di arrivare oltre la parola, superando così la barriera linguistica, lo rende uno strumento decisivo per garantire una comunicazione efficace tra persone di etnie differenti.

Linguaggio verbale e gestuale

Una delle problematiche riscontrate in questa prima fase di lavoro concerne la poca predisposizione al coinvolgimento da parte degli utenti del Centro: ci si sofferma, dunque, sulle ipotetiche cause responsabili di questo atteggiamento e si cerca di individuarne probabili soluzioni. Relativamente allo spazio, la zona da pitturare risulta appartata e poco vissuta,

Problema: poca predisposizione al coinvolgimento

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CAPITOLO 3

e può passare del tutto inosservata agli utenti della struttura, spesso ignari dello svolgimento stesso dell’attività – silenziosa e dunque priva di un rumore caratteristico che possa fungere da richiamo. Gli ospiti della struttura che non hanno mai preso parte alle giornate di workshop o privi di dimestichezza con i lavori manuali, al nostro tentativo di coinvolgerli e stimolarli, rispondono “non sono capace” alternato a “non mi interessa”; tali parole ci portano a credere, innanzitutto, che l’attività proposta viene percepita come “tecnica” e “rigorosa”, che necessita di competenze preliminari specifiche, proprie di professionisti del settore. Per riuscire a coinvolgere nuovi soggetti è necessario avvalersi dell’aiuto di un portavoce, che ha precedentemente partecipato alla realizzazione di altre zone dell’edificio, come testimonianza dell’accessibilità dell’attività, a prescindere dalle competenze tecniche individuali. Inoltre, secondo Fried (1963) “nel trasferimento obbligato di residenza si verifica una rottura nel senso di continuità personale, derivante dal cambiamento provocato nell’identità spaziale e nell’identità di gruppo”, motivo per cui una plausibile mancanza di un legame affettivo con il luogo, percepito dagli utenti come uno spazio transitorio e forzatamente condiviso, complica la volontà e l’interesse dei soggetti nel renderlo accogliente e familiare. Quando si parla di spazi di accoglienza, proposte di attività partecipate sono fondamentali per favorire la collaborazione tra i soggetti che li vivono, perché “lavorare insieme aiuta a riconoscere se stessi insieme agli altri e a dare un senso alla collaborazione e alla convivenza, anche se non scelta.” (Cortese, 2016). Attraverso un approccio partecipativo, si tenta di dare agli utenti la possibilità di riappropriarsi del nuovo ambiente domestico.

Credits: Progetto Arca ONLUS

fig. 10 Realizzazione del pattern geometrico insieme agli utenti

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CAPITOLO 3

3.2 Il primo approccio con l’utenza: la realizzazione di insegne utili all’orientamento nel Centro La prima interazione diretta con l’utenza di riferimento – minori richiedenti asilo – avviene con la realizzazione di bacheche e insegne utili all’orientamento e all’informazione all’interno del Centro: la fase iniziale dell’attività traccia sul supporto in legno l’outline di icone o numeri di specifici ambienti della struttura – lavanderia, mensa, stanze e uffici – utilizzando un foglio di carta carbone; la seconda sviluppa un pattern di riempimento dei segni grafici creato liberamente dagli utenti [fig. 11].

Realizzazione delle bacheche

Fin dal principio del workshop – dalla natura prevalentemente manuale – si realizza come ogni suo momento presenti delle difficoltà: prima fra tutte il posizionamento corretto dell’icona sul supporto che, richiedendo precisione e capacità di calcolo, risulta complesso per gli utenti più piccoli; in secondo luogo, l’uso della carta carbone [fig. 12] che, sconosciuta a molti dei ragazzi presenti, rende la tracciatura del disegno laboriosa e di facile errore. Anche la fase successiva, seppur lontana dal rigore tecnico che caratterizza quella precedente, non è priva di criticità: il leitmotiv dell’intera attività è la paura di sbagliare e con essa il costante voler procedere con cautela, rifacendosi a mezzi “a prova d’errore” – quali righello, matita, carta e gomma. Nel tentativo di ottenere un risultato genuino e spontaneo, risulta fondamentale allontanare i ragazzi dal concetto canonico di “giusto o sbagliato”, favorendo una sperimentazione libera caratterizzata da tratti imperfetti e gesti istintivi.

Problematiche riscontrate

Relativamente all’utenza, i dieci ragazzi si presentano fin dai primi istanti come un gruppo eterogeneo ma al tempo stesso molto unito: si descrivono come un team, indossano la stessa maglietta arancione sgargiante e si scambiano abbracci e strette di mano. Venza (2007) descrive come un gruppo di piccole dimensioni possa funzionare efficacemente in un ambito lavorativo – qui inteso nella sua dimensione partecipativa – poiché “gli individui entrano in relazione diretta tra loro e possono sviluppare sentimenti di appartenenza molto forti e basati sulla interazione immediata e sul rapporto diretto con i contenuti del lavoro e con i compiti del gruppo”. Dopo una breve descrizione del workshop, prendono subito posto e iniziano ad organizzare spontaneamente i gruppi di lavoro, senza escludere alcun membro e con l’accortezza di tradurre ogni frase per l’amico che comprende meno l’italiano o l’inglese, nell’ottica di un costante aiuto reciproco. Si mostrano fin da subito propositivi e dinamici, corrono ad invitare i compagni sparsi per il Centro a partecipare e svolgono i compiti con attenzione e precisione, condividendo le competenze pregresse di ciascuno, con tanta voglia di imparare e mettersi in gioco. L’altruismo è l’elemento chiave, nell’attività proposta così come nella quotidianità: non è inusuale, infatti, che alla domanda “come vorresti fosse la tua stanza?” – nel tentativo di indagare la richiesta del progetto – la risposta immediata sia “non è la mia stanza, è di tutti”. Prendere una decisione all’interno

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CAPITOLO 3

di uno spazio comune si riconferma un compito da svolgere in gruppo, in un confronto continuo, escludendo preferenze personali se non nel momento in cui la scelta coinvolga un elemento individuale. Tra gli attimi di silenzio, utili per concentrarsi sui passaggi più complessi, e quelli più rumorosi, fatti di musica ad alto volume, si fa spazio il dialogo: ogni strumento è valido purché ci si racconti, che si tratti di disegni, immagini o gesti e, ancora una volta, si coglie l’importanza del linguaggio visivo, ponte tra mondi e culture differenti.

fig. 11 Realizzazione del pattern geometrico sulle bacheche insieme agli utenti

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fig. 12 Utilizzo di tecniche e strumenti per la realizzazione delle bacheche

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04 Prime considerazioni sulle attivitĂ svolte

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“Possiamo avere tutti i mezzi di comunicazione del mondo, ma niente, assolutamente niente, sostituisce lo sguardo dell’essere umano.� P. Coelho, Manuale del guerriero della luce, 1997 81


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CAPITOLO 4

4.1 L’immediatezza del linguaggio gestuale supera la barriera linguistica Come evidenziato nei capitoli precedenti, il linguaggio gestuale assume un’importanza fondamentale nell’atto comunicativo e si pone come strumento chiave in entrambe le esperienze proposte, costituendo “un atto sociale attraverso il quale i partecipanti condividono un argomento.” (Maldonato, 2002, p.53): viene utilizzato principalmente durante le fasi a carattere manuale, quando il gesto si pone così come “diretto traduttore dello stato emotivo, […] (dal) valore espressivo immediato.” (Le Boulch, 1991, p.125) e risulta più veloce ed efficace, in grado di spiegare con chiarezza gli obiettivi dell’attività e i compiti del gruppo. Si nota in questi momenti come alle parole si accompagnino spesso gesti definiti illustratori, ossia “movimenti del corpo che servono ad illustrare, ampliare, punteggiare, accentuare o completare il contenuto delle parole, […] prodotti in modo intenzionale (in qualche caso anche in modo inconsapevole) e influenzati da fattori socioculturali.” (Cozzolino, 2003, p.76): Banda descrive dapprima con le mani la grande barca che andrà a disegnare e solo in un secondo momento prende la matita in pugno [fig. 13]. Il linguaggio gestuale riesce a concretizzare la parola rendendola tangibile, avvicina i corpi e gli stati d’animo delle persone, viene da noi definito “il linguaggio della sopravvivenza”.

Linguaggio gestuale

I momenti più introspettivi delle attività favoriscono, di contro, un linguaggio verbale: la necessità dei ragazzi di raccontarsi e di esprimere la complessità dei loro pensieri ed emozioni li spinge ad utilizzare la parola perché il gesto non è più sufficiente per esternare l’intimità e la profondità delle loro storie personali: “l’abilità linguistica consente di raggiungere e arrivare nell’isola dell’altro” (La Varvera, 2014, p.11) e anche noi siamo chiamate ad esprimerci con linearità e sincerità quando ci invitano curiosi a parlare delle nostre storie.

Linguaggio verbale

Vi sono poi momenti di incontro di queste due modalità espressive, nati spontaneamente da alcuni soggetti durante le proposte di attività: al racconto personale caratterizzato da un linguaggio verbale, si accompagna il disegno di elementi, paesaggi, dettagli che le parole stanno descrivendo con accuratezza [fig. 14]. La dimensione visiva assume un’importanza vitale per permettere all’interlocutore di entrare in quella narrazione, di vederne ogni colore e sfumatura e gli viene chiesto di accogliere quelle immagini – nel significato più profondo del termine, in cui “si raccoglie qualche cosa e, contemporaneamente, si accoglie l’emozione che proviamo nel momento in cui compiamo il gesto.” (Giusti, Romero, 2005, p.11).

Dimensione visiva e narrazione

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CAPITOLO 4

fig. 13 Banda racconta il suo viaggio attraverso un disegno sulle mani

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CAPITOLO 4

fig. 14 Banda racconta il suo viaggio attraverso un disegno sulle mani

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CAPITOLO 4

4.2 Approcci dissimili alle attività: lavoro individuale o di squadra Dalle due attività svolte sono emersi aspetti contrastanti e approcci differenti da parte dell’utenza per quanto riguarda la collaborazione e il lavoro di squadra: la pittura su parete, prima attività di avvicinamento, si svolge in collaborazione con soggetti adulti della struttura ed è caratterizzata da un lavoro manuale e dalla forte connotazione individuale; di contro, la realizzazione delle bacheche vede la dimensione del gruppo assumere un’importanza preponderante e i ragazzi condividono le loro competenze con spontaneità e naturalezza. Lavoro individuale

La giornata si divide in due parti, scandite dal momento del pranzo che, ancora una volta, si dimostra valido alleato per conoscersi e creare legami: “mangiare insieme crea un’intimità tra i consociati ed apre la strada al flusso comunicativo, alla libera conoscenza ed allo scambio di opinioni.” (Cipolla, Di Francesco, 2013, p. 13). Durante la mattinata, i soggetti adulti sono silenziosi riguardo i propri trascorsi, ma nutrono un sincero interesse nelle storie di chi sta svolgendo questo mattino di lavoro al loro fianco [fig. 15]: il silenzio si pone come “componente preziosa del dialogo intersoggettivo in cui a ciascuna persona e a sé stessi (viene) assicurato lo spazio vitale per parlare, il che significa condivisione.” (Agosti, 2006) e l’ascolto diventa “strumento di fondazione e di reciproca costruzione esistenziale.” (Bruber, 1959). Solamente nella seconda parte della giornata iniziano a parlare di sé e delle loro storie: si scopre che Samba è un eccellente progettista, mostra dal cellulare le foto di alcuni dei suoi lavori di intaglio e lavorazione del legno, mentre Ahmed spiega il motivo della sua partenza dall’Egitto e descrive la sua famiglia e i suoi amici più cari.

La socialità in età diverse

Nonostante la stanza inizi finalmente a riempirsi di voci, si percepisce come l’attività sia caratterizzata dal lavoro individuale, che si presta in maniera meno

fig. 15 Il lavoro individuale della pittura su parete

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CAPITOLO 4

evidente alla collaborazione e alla condivisione: una delle ipotetiche cause può derivare dalla netta differenza di età tra noi e l’utenza, che porta ambe le parti a relazionarsi in modo più controllato e meno spontaneo, ostacolando la formazione di un gruppo unito e complice. A tal proposito, Paredeise (1980) sottolinea chiaramente che i soggetti giovani tendono a cercare relazioni all’esterno, ad esempio in team o squadre sportive, mentre la socialità subisce un declino sostanziale verso l’intimità e l’individualità proporzionalmente con l’avanzare dell’età (Degenne, Forsé, 1999). Gli utenti adulti considerano l’attività come un’occasione per apprendere e acquisire nuove competenze utili al loro futuro lavorativo e la dimensione del gruppo è ostacolata dal fatto che siano soggetti “molto strutturati o per lo meno portatori di conoscenze, rappresentazioni, credenze e valori stratificati, compresenti in saperi personali sedimentati, solidificati.” (Agosti, 2006, p.39). Di contro, nei soggetti più giovani il concetto di “gruppo di lavoro” va a sfociare nella vita di tutti i giorni, oltre che nella dimensione ludica e ricreativa [fig. 16]. “Si tende a considerare il gruppo di lavoro e il lavoro di gruppo nei termini di un’accentuata serietà e di una forte rigorosità […], (ma ciò) non esclude che in quest’ultimo dell’amicizia, del divertimento, del gioco, dell’avventurosità […] vi possano sussistere.” (Agosti, 2006, p.17-18). I ragazzi collaborano spontaneamente e si rendono conto di come ogni singolo individuo, da solo, non riesca che a risolvere una parte del problema e i ruoli all’interno del team si definiscono in maniera del tutto naturale: Yacouba si occupa della gestione e del controllo del lavoro, Banda e Abu realizzano i pattern, Abdi e Mohammed tracciano l’outline delle icone. Ogni loro azione è coordinata e finalizzata ad uno scopo comune poiché, in qualità di gruppo di lavoro, esiste un obiettivo condiviso e tutti i membri sono relazionati tra di loro da un rapporto di interdipendenza (Agosti, 2006): “è nel gruppo che l’individuo si costruisce l’identità, ed ha modo di esprimere la sua originalità e di esercitare la sua autonomia.” (Agosti, 2006, p.22).

Gruppo di lavoro e lavoro di gruppo

fig. 16 La collaborazione spontanea dei ragazzi per la realizzazione delle bacheche

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CAPITOLO 4

4.3 Le reazioni degli utenti all’utilizzo di supporti differenti: legno, carta, pareti Un ulteriore momento di analisi dell’esperienza è relativo ai differenti materiali utilizzati come supporti nel corso delle attività proposte: i ragazzi si confrontano con legno e carta e gli adulti con le pareti. Il legno per le bacheche

La realizzazione delle bacheche vede il legno come protagonista dell’esperienza manuale: concreto, tangibile e dalla fisicità importante, rende materico l’atto del disegnare e viene percepito dai soggetti come un elemento di valore perché, come dimostrato dagli studi di Piqueras, Fiszman e Spence (2001), un oggetto dal peso consistente spinge l’utenza ad associarlo ad una qualità migliore. Tale percezione ostacola in molte occasioni la libera sperimentazione per il timore di non poter cancellare eventuali errori, correndo il rischio di “sprecare” alcune tavole – nonostante fin da subito si mettano a disposizione dei ragazzi pannelli di scarto per poter provare textures, pattern e tecniche. I soggetti continuano ad utilizzare strumenti già definiti “a prova d’errore”, che garantiscono una resa precisa e definita, ma lontana dalla naturalezza del gesto grafico [fig. 17].

fig. 17 Realizzazione delle textures con “strumenti di sicurezza”

Il foglio di carta per esprimersi

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I ragazzi che prendono parte all’esperienza scelgono di testare la loro idea dapprima sul foglio di carta – ancora una volta strumento di sicurezza – e solo in un secondo momento agiscono sulla bacheca. Questo atteggiamento, descritto nei capitoli precedenti (cfr. 3.2 Il primo approccio con l’utenza), si rivela vincente soprattutto per la fase di ideazione dei pattern, quando gli utenti sono chiamati ad operare liberamente sul legno: la carta “rassicura” i ragazzi, permette loro di esprimersi con semplicità e senza remore, di provare nuove forme e geometrie; inoltre, la percezione di un “supporto usa e getta”


CAPITOLO 4

allontana la paura di sbagliare, dando spazio alla sperimentazione spontanea e naturale. La sua rapidità e immediatezza d’utilizzo rendono la carta il supporto ideale per trasporre nell’immediato i pensieri e le immagini [fig. 18], al punto che “pensare e scrivere (diventano) due dinamiche che si accompagnano, si sostengono, si aiutano a vicenda.” (Bustreo, 2015). Abu mette continuamente alla prova i suoi pattern sui fogli, li fa vedere ai compagni e chiede loro consigli e nuove idee finché, una volta convinto, afferra la tavola in legno e inizia a disegnare: la carta diventa un mezzo per esprimersi, per collaborare e per condividere.

fig. 18 Banda racconta la sua storia attraverso i disegni

All’utenza adulta, invece, viene richiesto di confrontarsi con le pareti, dove il timore di agire in maniera errata è ancora più forte: le grandi dimensioni del supporto e il suo essere condiviso, poiché in un luogo di passaggio aperto a tutti, spinge i soggetti ad operare con estrema cautela, chiedendo più volte conferma della modalità corretta per intervenire. Il gesto, in questo caso, è ben lontano dalla spontaneità fatta di imprecisioni ricche di significato che si sta ricercando per il progetto, e le pareti con le loro geometrie diventano elemento di sfondo dell’intero Centro, non riuscendo ad assumere la stessa importanza narrativa ed emozionale di un foglio di carta, che accoglie e raffigura pensieri e storie dei soggetti sotto forma di disegni.

Le pareti: un supporto condiviso

In virtù di quanto affermato in precedenza, la scelta dei ragazzi di esprimersi e di operare su un supporto cartaceo va assecondata dal progettista perché rappresenta un’ottima base di partenza progettuale, caratterizzata dalla spontaneità e dalla limpidezza del gesto grafico, che può essere rielaborato e reso tridimensionale tramite una scelta accurata del supporto più adatto ad ospitare e trasmettere la dimensione narrativa di ogni soggetto che prende parte all’esperienza.

Favorire la spontaneità del gesto grafico

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CAPITOLO 4

4.4. Attività percepite come “precise” e “rigorose”: il timore di sbagliare Ci si sofferma sul comportamento dei ragazzi durante lo svolgimento dell’attività delle bacheche, per comprendere come il nostro relazionarsi con loro possa essere una fonte d’aiuto per allontanare il timore di sbagliare e per stimolare una creatività libera e spontanea: in quest’ottica, è utile stabilire come l’atteggiamento - negativo o positivo - assunto relativamente gli errori commessi dai ragazzi sia decisivo nel determinare le loro azioni future. Reazione negativa all’errore

Dal punto di vista pedagogico è importante sottolineare come una reazione negativa dell’insegnante – o di chi assume il ruolo di guida – di fronte a un errore tenda a incrementare la paura di sbagliare, al punto da spingere i ragazzi a evitare, in futuro, compiti ritenuti troppo impegnativi o a percepire negativamente una determinata materia scolastica (Dweck, 1986; Goetz, Pekrun, Hall, Haag, 2006): nel corso della realizzazione delle bacheche, tale paura ostacola la creatività e l’ideazione di nuovi pattern perché l’evidente insicurezza dei soggetti [fig. 19] li porta spesso alla totale immobilità, nell’attesa di ricevere consigli o suggerimenti (Cugini, 2013) da chi, come noi, nel corso dell’attività assume il ruolo di “tutor”. Si comprende, dunque, come una reazione negativa di fronte a un errore blocchi la spontaneità del gesto grafico e sociale che si sta ricercando.

Reazione positiva all’errore

Di contro, un atteggiamento positivo è dimostrato che possa portare a un innalzamento del livello di autostima, a una maggiore tendenza propositiva e a una consapevolezza del proprio valore, oltre che a una diminuzione dell’ansia da “perfezionismo” (Sirriyeh, Lawton, Gardner, Armitage, 2010): questo stimola l’utente, in un futuro, ad osare senza temere il giudizio altrui. Il nostro intento è di allontanare i ragazzi dall’idea che ciò che è sbagliato rimarrà sbagliato: con un atteggiamento positivo spingiamo i soggetti a sperimentare senza remore, facendo dell’errore un tratto caratteristico del pattern o della texture realizzata [fig. 20], capovolgendone lo status di “sbagliato”. A tal proposito, è significativa l’esclamazione di Banda “Italians fix everything!” (Gli italiani sistemano tutto) quando ciò che per lui è una riga tirata storta, per noi diventa la texture di riempimento dell’icona che sta disegnando – dando carattere e singolarità all’elemento bidimensionale.

Stimolare la libera sperimentazione

In conclusione si può affermare come un atteggiamento positivo di fronte all’errore possa stimolare la libera sperimentazione degli utenti: si vuole sottolineare – così come sostiene Pesce (2014) – l’importanza dell’imperfezione per quanto riguarda il suo enorme potenziale simbolico ed espressivo. L’errore, presentato non più come penalità ma come semplice deviazione di percorso, diventa il tratto distintivo degli oggetti realizzati, “donando loro una bellezza unica nel suo genere, nata dalla casualità” (Karana, Pedgley, Rognoli, 2013, p.147).

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CAPITOLO 4

fig. 19 Uno dei ragazzi prova a cancellare una texture

fig. 20 Sperimentazione libera della texture da parte degli utenti

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Proporre.

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05

La prima proposta di attivitĂ : la collettivitĂ  tramite il disegno su grande formato

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“Preferisco il disegno alle parole. Il disegno è più veloce e lascia meno spazio per le bugie.” Le Corbusier 95


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CAPITOLO 5

5.1 L’obiettivo: favorire il lavoro di squadra con un supporto di grandi dimensioni Ripercorrendo la fase iniziale di osservazione degli utenti e degli spazi, si vuole proporre una prima attività finalizzata a stimolare il lavoro di squadra attraverso l’utilizzo di un supporto di grandi dimensioni, che consente ad un numero consistente di ragazzi di prendere parte all’attività. Si considera la street art come esempio di riferimento per la definizione della proposta, caratterizzata da murales in grado di raccontare storie: il grande formato – in questo caso i muri delle strade – viene letto come la possibilità di operare in gruppo, assecondando la predisposizione dell’utenza al lavoro di squadra; la libera espressione creativa caratteristica dei graffiti delinea il concetto di Base Creativa, una prima fase dell’attività che incentiva i ragazzi a sperimentare con tecniche, strumenti e supporti, stimolando la spontaneità e la naturalezza del tratto e dei gesti. La Base Creativa ha la finalità di permettere agli utenti di esprimersi nella modalità che ritengono più opportuna, liberi da vincoli o timori.

Il grande formato

La scelta del supporto è un importante momento di riflessione che prende in considerazione le reazioni dell’utenza all’utilizzo di materiali differenti (cfr. 4.3 Le reazioni degli utenti): la ricerca costante di fogli di carta da parte dei ragazzi per disegnare elementi e per scrivere i loro nomi rivela il supporto più efficace per permettere loro di esprimersi senza la paura di sbagliare, concedendosi di poter tornare indietro e di ricominciare tutto daccapo in qualsiasi momento. Il foglio di carta, ora tre metri per uno, diventa una “tela” dalle dimensioni imponenti, pronta ad accogliere le storie del gruppo tra disegni e scritte.

Il supporto cartaceo

La possibilità data ai ragazzi di scegliere liberamente cosa disegnare e con quali strumenti è dettata dalla Base Creativa, che permette di vedere l’autenticità di ogni elemento che comporrà l’elaborato finale, consentendo al progettista di intervenire solo successivamente con lo sviluppo tecnico, momento di rielaborazione dell’output della prima fase. Il disegno diventa “un mezzo di comunicazione che permette di raccontarsi attraverso metafore e visioni del mondo individuali e uniche” (Stern, 2012, p.57) e dal punto di vista pedagogico, è dimostrato che il disegno libero è da preferire a quello strutturato, in quanto permette di comprendere le vere intenzioni del disegnatore: libero da preconcetti, infatti, egli si libera dalle preoccupazioni artistiche, “accettando i propri sentimenti e le proprie percezioni come uniche e non necessariamente errate” (Serraglio, 2011, p.32).

Il disegno libero

Di seguito si descrive brevemente l’attività svolta, un disegno libero su un grande formato cartaceo, evidenziandone caratteristiche e dinamiche nate nel corso dell’esperienza. Su un foglio di carta di grandi dimensioni viene chiesto ai ragazzi di disegnare un soggetto qualsiasi, accettando qualsiasi modalità di rappresentazione, rendendo protagonista il tratto, elemento autobiografico e autentico [fig.21].

L’attività

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CAPITOLO 5

Fin da subito, si nota come i ragazzi reagiscano in maniera differente alla richiesta: alcuni di loro iniziano a disegnare direttamente sul foglio insieme ad altri, mentre altri – più timorosi – preferiscono dei supporti più piccoli per poter provare, scarabocchiare e colorare. A fine attività tutti i disegni sono inclusi nell’output finale: tutte le creazioni realizzate su fogli separati vengono ritagliate e incollate sul supporto principale, spesso creando stupore tra i ragazzi, sbalorditi nel vedere la naturalezza con cui un gelato giace in mezzo al mare con i pesci, mentre un’enorme barca viene circondata da fiori e bandiere.

fig. 21 Svolgimento dell’attività Disegno libero su grande formato

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5.2 L’esito dell’attività: il riconoscersi come “gruppo” e operare come tale La prima attività conferma le osservazioni fatte durante il primo approccio con i ragazzi: si organizzano spontaneamente in team, sono propositivi, flessibili e collaborativi e condividono le loro competenze per portare a termine il lavoro con dedizione e precisione. Come anticipato in precedenza, l’obiettivo del disegno su grande formato è di individuare le dinamiche di gruppo attraverso un’attività collettiva: Yacouba può essere identificato nella figura del team leader, capace di avere una visione d’insieme e buone capacità organizzative, Abu e Banda si preoccupano di terminare tutti i lavori, Abdoullie preferisce disegnare un formato più piccolo [fig.22] e Fallou – più insicuro e timoroso – prima aiuta i suoi compagni per poi realizzare solo in un secondo momento il suo disegno, una volta acquisita più dimestichezza [fig.23].

Le dinamiche del gruppo

I risultati di questa prima fase di lavoro mostrano la dimensione collettiva preponderante rispetto a quella individuale e lo si può dedurre in particolar modo dai comportamenti dei ragazzi: l’attenzione verso il prossimo si concretizza in un uso razionale del foglio, di modo che tutti possano avere lo spazio sufficiente per disegnare e in una naturale predisposizione nell’aiutarsi a vicenda, condividendo strumenti e saperi.

La dimensione collettiva

La collettività, primo grande tema del progetto, è data anche dalla modalità del collage, che si sviluppa in maniera del tutto involontaria: nel corso del workshop, alcuni ragazzi hanno scelto di lavorare su fogli più piccoli, sviluppando disegni autonomi rispetto al grande cartellone e, sono stati inseriti successivamente nell’output di gruppo così da renderli parte integrante del disegno collettivo e da sottolineare l’importanza del singolo per la realizzazione del “murales cartaceo”. L’esperienza mostra come l’impegno dell’intero gruppo per raggiungere un obiettivo comune possa essere gratificante e utile per la crescita e l’apprendimento di ciascuno.

Il collage

Tuttavia, all’interno del gruppo si differenziano caratteri e storie differenti e sono proprio i disegni a darci il primo indizio per indagare più a fondo l’individuo.

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fig. 22 Abdoullie disegna sul formato piĂš piccolo

fig. 23 I ragazzi si aiutano mettendo a disposizione le proprie competenze

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5.3 La dimensione biografica dell’attività: la storia di ogni disegno “Quando si osservano i disegni, è importante tentare di accettare diversi significati dei simboli rappresentati, oltre che considerare il contesto in cui vengono eseguiti e le spiegazioni date dal piccolo disegnatore” (Serraglio, 2011, p. 64).

Il primo a rompere il ghiaccio è Banda: comunica in inglese senza particolari difficoltà, ma quando fatica a comprendere alcune parole le scrive sulla tovaglia di carta posta a protezione del tavolo; in questo modo, raccontarsi diventa più semplice, da ambo le parti. Inizia parlando del suo arrivo in Italia, sottolineando come per lui sia bizzarro che qualcuno si interessi al vero motivo che l’ha spinto a intraprendere il viaggio: parla del naufragio del gommone che avrebbe dovuto portarlo sano e salvo in Sicilia, avvenuto appena due ore dopo la partenza. Lo raffigura visto dall’alto e spiega, disegnando un puntino, di essersi seduto proprio lì per salvarsi: con tristezza, traccia un altro cerchio dove era seduto il suo amico che, invece, non è sopravvissuto. Parlando, impugna un pennarello e inizia a disegnare una barca [fig.24] sul dorso della mano dell’amico: è la nave della salvezza – spiega - la stessa che l’ha portato in salvo, di cui non ricorda il nome, ma della quale conserva un fantastico ricordo.

Banda e la sua “Big Boat”

fig. 24 La Big-Boat di Banda

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Abdi e l’anatroccolo

Abdi - uno dei ragazzi più piccoli del gruppo – gira e rigira attorno al grande foglio, mentre sceglie con accuratezza la porzione su cui agire, poi impugna il pennarello e, seduto a terra, inizia a disegnare: qualche istante dopo, appare un animale bizzarro dal collo estremamente lungo, che si rivela poi essere un anatroccolo [fig.25]. Abdi spiega di averlo scelto perché è un “animale buffo”, mai visto prima di arrivare in Italia. Ride mentre spiega che l’aspetto bizzarro che più l’ha sorpreso è stato il gesto dell’animale di alzare le piume delle ali non per volare, come tutti gli uccelli visti fino ad allora, bensì per pulirsi. Riguarda ancora una volta il suo foglio e ride, un po’ per il suo disegno, un po’ ripensando all’anatroccolo.

fig. 25 L’anatroccolo di Abdi

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Abdoullie, anche lui uno tra i più giovani del Centro, ama il calcio e per gioco si fa chiamare “Messi”. Vista la richiesta di disegnare qualcosa che a loro piacesse particolarmente, Abdoullie pensa e ripensa, finché improvvisamente non prende in mano il cellulare e inizia a cercare su internet delle foto di un grande cono gelato [fig.26]. “Come mai un gelato, Messi?” “Mi piace il gelato”. La sua paura di non essere in grado di trasporre sulla carta l’immagine che ha nella testa lo spinge a prendere un foglio più piccolo, per non rovinare il cartellone, e inizia a ricopiare attentamente l’immagine dal cellulare. Una volta finito, il suo lavoro viene ritagliato e incollato nel bel mezzo di un mare pieno di pesci disegnato da Abdi: Messi contesta con stupore, sottolinea più volte come sia sbagliato e non ci sia un nesso logico tra i pesci e il gelato, finché viene rassicurato con la frase “it’s an ice-cream in the sea with the fish” e, come se fosse del tutto naturale, si rasserena e sorride.

Abdoullie e il gelato

fig. 26 Il gelato di “Messi”

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Fallou, “le cœur” e la lepre Giovanni

Fallou è sempre sorridente, parla fluentemente il francese e poco l’inglese. Anche lui, come Abdi, prende un foglio più piccolo e si siede a terra: disegna un cœur, un cuore, nella sua forma realistica, quasi anatomica, senza stilizzarlo. Ciò che può sembrare scontato come stilizzarlo con le due curve e la punta, ai suoi occhi risulta estremamente complesso: prova a ricopiarne la forma senza riuscirci veramente. In seguito, raccoglie un po’ di colori e inizia a disegnare una lepre [fig.27]: non molto soddisfatto poiché non abbastanza simile al vero, solleva il disegno, lo guarda e decide di darle un nome: la chiama Giovanni – “Perché Giovanni?” “È un bel nome italiano”.

fig. 27 La Lepre Giovanni di Fallou

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Stessa maglietta arancione, stessa pettinatura, amici nella vita e compagni di gruppo durante le attività: Abu e Yakouba decidono di lavorare assieme e, come Banda, rappresentano una barca. Caratterizzata da linee semplici, la loro naviga nel mare di pesci disegnato da Abdi. I due ragazzi lavorano in piena sintonia tra loro, sempre nell’ottica di un aiuto reciproco: uno di loro è più bravo a disegnare, l’altro invece a colorare, e decidono così di darsi il cambio di volta in volta, per realizzare un vero e proprio capolavoro. Giunto il momento di battezzarla, ripercorrono il loro viaggio fino a Mambretti e riflettono su quale sia la parola italiana più sentita una volta messo piede in Italia: “in Sicilia abbiamo sentito spesso questa parola” e anche se non ne conoscono il vero significato, ecco che il nome è subito deciso: “Mafia Ship”. Tra il nostro stupore e la loro ingenuità, anche questo disegno è concluso [fig.28].

Abu, Yakouba e la “Mafia Ship”

fig. 28 La Mafia Ship di Abu e Yakouba

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fig. 29 Output dell’attività Disegno libero su grande formato

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fig. 30 Svolgimento dell’attività Disegno libero su grande formato

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La seconda proposta di attività : l’individualità nella realizzazione di tessere in legno

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“Se le formiche si mettono d’accordo, possono spostare un elefante.” Proverbio del Burkina Faso

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6.1 L’obiettivo: verificare se le dimensioni ridotte del supporto ostacolino il lavoro di squadra La seconda proposta – composizione di tessere in legno raffiguranti soggetti della prima attività – vuole indagare le possibilità offerte da un supporto di formato ridotto e cerca di comprendere se le sue dimensioni possano ostacolare il naturale lavoro di squadra che fino ad ora ha contraddistinto il gruppo di ragazzi. In virtù delle considerazioni fatte sulla prima proposta, si osserva come il collage creativo – dinamica nata spontaneamente in quell’occasione – permetta di includere i disegni di tutti i ragazzi all’interno del grande cartellone [fig.29]: questa tecnica, che per definizione non prevede limiti o regole, risulta fondamentale per un’espressione naturale e genuina (Brown, 2013).

Il collage creativo

Il collage creativo viene rielaborato e reinterpretato attraverso il mosaico: la possibilità di utilizzare più elementi per la creazione di un output unico, ci spinge ad utilizzare questa tecnica per permettere ad un numero ingente di persone di prendere parte all’attività in momenti e giornate differenti, rendendo l’elaborato una sorta di “finito in itinere”, costituito da elementi eterogenei, in cui è possibile aggiungere o togliere singole porzioni, permettendo così un cambiamento continuo della struttura finale. Il mosaico consente di consolidare legami già presenti e di crearne di nuovi grazie alla sua dinamicità, alle sue combinazioni infinite e alla possibilità di accogliere sempre nuovi tasselli nel quadro preesistente.

Il mosaico come “finito in itinere”

La proposta prevede la realizzazione di un mosaico composto da tessere 10x10cm, ostacolando il lavoro di squadra tramite le dimensioni ridotte del singolo supporto: si nota subito come questo non sia d’intralcio alla formazione di un team di lavoro, bensì si ponga come pretesto per un confronto continuo, dalla scelta del soggetto, alla modalità di rappresentazione, fino all’assemblaggio finale degli elementi. Una volta ultimate, le tessere sono pronte per l’ultima fase dell’esperienza, l’assemblaggio [fig.31], per il quale risulta d’aiuto la presenza di chi ha già svolto l’attivitàohacompetenzepregresseutiliperl’esperienzadescritta: iragazziricercano il supporto di chi ha saputo guidarli nel corso dei workshop presentati nel Centro. Anche la fase di assemblaggio degli elementi diventa un momento di confronto e discussione: i ragazzi dialogano per decidere la disposizione delle tessere e, diligentemente, collaborano tra di loro per unirle: chi taglia la corda, chi la fa passare nei fori, chi la annoda e chi, infine, ne fonde l’estremità per assicurare il nodo. Si constata come questa fase finale sia il ponte tra la dimensione individuale e quella collettiva, dove l’elaborato del singolo diventa parte di un output più grande, simbolo della collettività.

Svolgimento dell’attività

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CAPITOLO 6

fig. 31 Fase di assemblaggio dell’attività Composizione di tessere in legno

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6.2 Manualità e introspezione: la creazione del supporto in legno e il disegno individuale La seconda esperienza – composizione di tessere in legno – si struttura in tre momenti differenti: la creazione dei supporti, la personalizzazione di ogni tessera e, infine, l’assemblaggio degli elementi. L’attività inizia proponendo ai ragazzi di creare i supporti su cui andranno a disegnare: ripercorrendo le modalità presentate nella prima proposta, al disegno – momento più introspettivo e riflessivo – si vuole unire una fase più manuale, grazie alla quale gli utenti possono sperimentare con nuove tecniche su un materiale già incontrato precedentemente, il legno. La scelta del legno come supporto per il disegno vuole permettere agli utenti di esplorare le sue potenzialità, allontanando il timore incontrato nelle prime giornate di lavoro: la possibilità data ai ragazzi di sperimentare con il materiale, fa sì che acquisiscano dimestichezza con le sue caratteristiche e con i nuovi strumenti introdotti nel corso del workshop. Ancora una volta, i ragazzi si mostrano attivi e dinamici fin da subito: si dividono i compiti e segano le tavole di legno per formare dei quadrati 10x10cm [fig.32]; poi, una volta ottenuta una quantità sufficiente di supporti, procedono a forare con il trapano gli angoli di ogni quadrato, per permettere l’inserimento della corda che fisserà tra di loro le tessere. Ciononostante, il supporto tecnico del progettista o, più generalmente, di chi ha competenze pregresse utili per lo svolgimento dell’esperienza proposta, risulta fondamentale sia per l’ottenimento di un output dalle caratteristiche formali meritevoli sia per le dinamiche del lavoro di gruppo, all’interno del quale questa figura diventa punto di riferimento durante i passaggi più complessi dell’attività.

La creazione dei supporti

fig. 32 Creazione del supporto dell’attività Composizione di tessere in legno

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CAPITOLO 6

Personalizzare le tessere

La personalizzazione delle tessere, parte dal concetto “di Base Creativa” nato nel corso dell’attività del disegno su grande formato, questa volta più controllata per ottenere un output preciso: ai ragazzi coinvolti viene richiesto di selezionare soltanto due tra i soggetti rappresentati sul cartellone ottenuto dalla prima attività: i due soggetti selezionati sono il cono gelato e la barca, che verranno poi disegnati sulle tessere realizzate nella prima fase. A questo proposito, si riconferma quanto affermato in precedenza riguardo lo spirito di gruppo dei ragazzi (cfr. 4.2 Approcci dissimili alle attività: lavoro individuale o di squadra): il confronto e il dialogo sono fondamentali per prendere decisioni relative a spazi ed attività condivisi. Una volta effettuata la selezione, la richiesta specifica fatta ai ragazzi è disegnare i soggetti scelti interpretandoli ciascuno a modo proprio: si ottengono, così, diverse variazioni dello stesso tema, e l’individualità del singolo soggetto tramite un tratto grafico unico, autentico e nettamente autobiografico diventa la protagonista [fig.33]. Va sottolineato lo stupore dei ragazzi nel notare come un soggetto possa assumere sfumature così differenti se reinterpretato da personalità e mani differenti e come il tratto possa diventare l’ “identità grafica” di ciascun individuo.

fig. 33 Fase di assemblaggio dell’attività Composizione di tessere in legno

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CAPITOLO 6

6.3 La dimensione individuale dell’attività: il tratto come “identità grafica” del singolo La seconda esperienza pone l’accento sulla dimensione individuale e, in quest’ottica, è utile affermare come la personalizzazione delle tessere in legno diventi campo di sperimentazione nell’ambito dello sviluppo di un’identità grafica del singolo. La definizione del tratto come “identità grafica” dell’individuo si sviluppa assumendo due sfumature differenti seppur relazionate, la prima più materica relativa alle caratteristiche visibili e oggettive del segno, la seconda più significativa, intesa nel senso basilare del termine come la capacità di saper trasmettere un significato. Dal punto di vista della fisicità del tratto, la richiesta specifica di raffigurare solamente due soggetti – il gelato e la barca – pone l’accento sull’individuo e sulla rappresentazione personale dei due elementi: se durante il disegno su grande formato non si nota chiaramente la “differenza stilistica” ed espressiva tra i diversi soggetti perché all’interno di un contesto vasto ed eterogeneo, qui risulta evidente come lo stesso elemento presenti caratteristiche grafiche differenti se interpretato da individui differenti. Confrontando le due attività si comprende il valore del tratto grafico come strumento d’espressione viscerale dell’individuo, “vera manifestazione di sé […] (che cambia) nel tempo obbedendo al gusto e alla scelta più o meno consapevole dello scrivente” (Boille, Manetti, 2010, p.41). Esemplari in questo senso sono i casi di Banda e Mohammed, personalità opposte in grado di raccontarsi attraverso l’atto del disegno. Il tratto di Banda ha la capacità di trasportare senza esitazione le immagini dalla mente al foglio, con una fisicità data non soltanto dallo spessore, ma anche dalla gestualità che lo accompagna: le linee sono cariche, decise, impulsive, ricche di emotività, diventano espressione istantanea di sentimenti e di pensieri. Mohammed è timoroso, discreto, si muove con leggerezza sul foglio, il tratto impercettibile, quasi a non voler far rumore, a non voler lasciar traccia di sé: le sue linee sono lievi, viaggiano e si interrompono d’improvviso, ora alza la testa per guardarsi attorno in cerca di consigli, poi riprendono il loro percorso quasi certe per bloccarsi un’altra volta e poi ripartire e poi fermarsi ancora. Crede che l’errore sia dietro l’angolo, porta con sé il timore di un giudizio, aspetta che l’amico abbia terminato per copiare, prendere spunto, valutare attentamente ogni passo per guardarsi indietro con la certezza di non aver lasciato tracce.

Interpretazioni personali

Si comprende ora come il segno grafico sia uno dei maggiori portatori di informazioni circa la persona: così come accade per la calligrafia, il tratto incarna la vera espressione di uno stato emotivo (Bolle, Manetti, 2010), diventa simbolo dell’individuo, si distingue anche se inserito in un contesto collettivo e racconta personalità differenti.

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Fare.

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07 Il concept: dare un’identità a uno spazio in continuo cambiamento

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“Questa storia riguarda i Baudelaire, che sono quel genere di persone che sanno che c’è sempre qualcosa. Qualcosa da inventare, qualcosa da leggere, qualcosa da mordere. E qualcosa da usare per creare un rifugio, per quanto piccolo.” L. Snicket, Una serie di sfortunati eventi, 2000 121


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CAPITOLO 7

7.1 Le linee guida del progetto: collettività, individualità, funzionalità e narrazione Dalle due attività proposte nascono quattro importanti considerazioni alla base dello sviluppo del concept progettuale: “spazi narrativi” con la capacità di rappresentare la dimensione collettiva e quella individuale che si sono delineate nel corso delle esperienze, in grado di migliorare la qualità del vivere grazie a proposte progettuali funzionali allo spazio d’intervento e che sanno raccontare l’utenza di riferimento attraverso la dimensione narrativa del progetto.

Spazi narrativi

Durante lo svolgimento delle due esperienze, i ragazzi hanno sempre sottolineato il loro essere gruppo e la loro capacità di saper lavorare insieme, ma la componente individuale è stata la nostra chiave di lettura per interpretare questo insieme fatto in primis da soggetti singoli con personalità e caratteri eterogenei; dalla volontà di raccontare entrambe le visioni si sviluppano le prime due linee guida: “il fare collettivo” – che stimola la cooperazione di tutti i soggetti che prendono parte all’esperienza – è strettamente relazionato ad un modus operandi che contraddistingue ogni intervento sviluppato all’interno di questi spazi, in cui la figura del progettista e dell’utenza sono sullo stesso piano e possono imparare l’uno dall’altro, ciascuno mettendo a disposizione le proprie abilità; “salvaguardare l’individualità” si concentra sulla valorizzazione dell’intervento del singolo anche se inserito in un contesto collettivo.

Il fare collettivo e salvaguardare l’individualità

Lo spazio è caratterizzato da una forte variabilità perché cambia in funzione del numero di utenti ospiti: tale considerazione ci porta a sviluppare progetti in grado di essere definiti “a prova di cambiamento”, in cui flessibilità e funzionalità consentono loro di sopravvivere e adattarsi alla transitorietà di questa realtà progettuale. Ogni proposta ha il compito di soddisfare precise esigenze riscontrate durante la fase di osservazione oggettiva della stanza dei minori e deve tener conto di quanto la “variabile ambientale” possa influenzare la forma di un’idea. L’ultima linea guida nasce con l’intenzione di “vestire” ogni intervento di una dimensione narrativa che racconta simbolicamente il gruppo di ragazzi che prende parte a questi mesi di lavoro e condivisione. “La dimensione simbolica” guarda con occhio attento i gruppi mutabili e passeggeri di persone e deve saper narrare ciascuno di loro senza avere un significato omnicomprensivo, ecco perché risulta fondamentale applicare un processo di astrazione degli output della base creativa per garantire un progetto replicabile ma con risultati sempre diversi tra di loro, capaci di essere simbolo chiaro e distintivo per coloro che hanno preso parte all’esperienza, ma soltanto impronta , traccia del fatto che sia successo qualcosa tra quelle mura per chi sarà spettatore futuro degli interventi realizzati.

A prova di cambiamento

La dimensione simbolica

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CAPITOLO 7

7.2 Il concept attraverso interventi in scale diversificate Livelli di intervento

Durante la fase di osservazione sono stati individuati possibili livelli di intervento relazionati alle dimensioni delle aree libere all’interno della stanza: un primo livello che consente uno sviluppo progettuale sulle pareti – superfici più ampie che consentono la cooperazione di più individui nel corso della fase realizzativa – viene affiancato da interventi in scale più ridotte che si sviluppano su soffitto e pavimento – superfici le cui dimensioni consentono interventi dal carattere tridimensionale riconducibili ad una dimensione condivisa dello spazio – piuttosto che su armadi e letti – elementi d’arredo che possono essere utilizzati come supporti per la proposta progettuale. Dalle considerazioni precedenti si sviluppano interventi in scale diversificate definiti “large”, “medium” e “small”, capaci di soddisfare le linee guida progettuali in misura e modalità differenti. I grafici [figg. 35-36] riportano la relazione dei tre interventi con i concetti chiave scaturiti dalle linee guida: collettività, individualità, funzionalità e narrazione.

Intervento large

L’intervento “large” presenta una preponderante componente collettiva che caratterizza sia la fase di sviluppo progettuale – base creativa e sviluppo tecnico – sia quella realizzativa, che vede la collaborazione di più individui per la creazione di un output di gruppo. La sfera narrativa di questa prima proposta ha il compito rappresentare simbolicamente il gruppo di minori che ha preso parte all’esperienza attraverso il processo di astrazione di cui si parlava precedentemente (cfr. par. 7.1 Le linee guida del progetto).

Intervento small

D’altro canto, la proposta “small” si concentra sul singolo che vive lo spazio d’intervento e ha un forte carattere funzionale radicato nell’osservazione attenta degli elementi invariabili che distinguono una camera da letto da altri ambienti. L’individuo viene messo al centro dell’intervento, prima ancora del gruppo, e per sottolineare questa scelta si lavora sul concetto di personalizzazione di elementi standardizzati che, seppur con caratteristiche comuni, acquisiscono sfumature differenti grazie alla variazione di alcuni componenti.

Intervento medium

L’intervento “medium” possiede in egual misura i quattro concetti chiave e pone la sua attenzione su modalità realizzative in grado di saper raccontare e di rendere tangibile il fare collettivo pur mettendo in evidenza l’importanza del singolo per la riuscita del progetto dal carattere tridimensionale. Ogni proposta si sviluppa nell’ottica di un progetto partecipato, in cui i ragazzi possono dare il loro contributo sia in termini di idee che di competenze pratiche condivise.

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CAPITOLO 7

COLLETTIVITA

Intervento LARGE

Intervento MEDIUM

Intervento SMALL

INDIVIDUALITA fig. 35 Grafico collettività-individualità

Intervento LARGE

Intervento MEDIUM

Intervento SMALL

fig. 36 Grafico narrazione-funzionalità

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08 La proposta progettuale: gli interventi in scale diversificate

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“I like thinking big. I always have. To me its very simple: if you’re going to be thinking anyway, you might as well think big.” R. Koolhaas, S, M, L, XL 1995 127


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CAPITOLO 8

8.1 L’intervento “large”: il processo di progettazione del pattern L’intervento “large” – pattern su parete – si sviluppa sulle pareti della stanza e rappresenta l’identità visiva dello spazio d’intervento: la struttura della proposta progettuale ha un’elevata componente collettiva sia nella fase di sviluppo tecnico sia nel processo di realizzazione sul campo e un’alta percentuale di narrazione il cui compito è rappresentare simbolicamente il gruppo di ragazzi che prende parte al progetto [fig. 37]

COLLETTIVITÀ

100

Gli elementi vengono assemblati per creare un unico disegno.

100

Il segno grafico, elemento simbolico e distintivo del singolo, viene valorizzato anche se inserito in un contesto collettivo. 0

FUNZIONALITÀ La necessità di dipingere le pareti della stanza diventa l’occasione per dare una connotazione personale allo spazio.

INDIVIDUALITÀ

100

NARRAZIONE L’insieme di tutti gli elementi è il simbolo del gruppo di ragazzi che vive nello spazio d’intervento. 100

fig. 37 Struttura dell’intervento “large”

La prima fase del processo di progettazione del pattern è rappresentata dalla Base Creativa (cfr. par. 5.1 L’obiettivo: favorire il lavoro di squadra), primo momento dell’attività che incentiva i ragazzi a sperimentare liberamente con tecniche, strumenti e supporti e che costituisce l’insieme di spunti progettuali utili allo sviluppo tecnico, momento di rielaborazione tecnica esclusivamente ad opera del progettista [fig. 38]

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CAPITOLO 8

fig. 38 Processo di progettazione del pattern

L’output della prima attività [fig. 39] – disegno su grande formato – viene ripreso, interpretato ed astratto: dapprima si scelgono forme chiuse facilmente replicabili [fig. 40], una per ogni singolo ragazzo che ha preso parte all’esperienza, successivamente si assemblano tra di loro per creare il pattern [fig. 41] e nell’ultima fase si procede con la scelta del colore, che può essere a cura del progettista, che predilige i toni del blu perché “il blu è il colore del rilassamento [...], particolarmente adatto per arredare la camera da letto, in quanto favorisce un sonno profondo e tranquillo.” (Valnet, 2014, p.98), o che può avvenire in modo partecipato con una discussione e un confronto con i ragazzi stessi o con i responsabili della struttura di accoglienza. Il processo proposto consente di ottenere un risultato in termini di forme e composizioni sempre diverso e caratteristico [fig. 42] grazie all’astrazione dei disegni della Base Creativa: l’astrarre permette di realizzare uno spazio sì esclusivo – nell’accezione di unico e inimitabile - per coloro che hanno preso parte all’esperienza e comprendono il significato di ogni elemento, ma del tutto “neutrale” per i nuovi arrivati che potranno comunque godere dei colori e delle forme del pattern senza provare un senso di esclusione poiché per loro quei simboli non avranno un significato tale da provocare disagio o malessere.

fig. 39 Output della prima attività

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CAPITOLO 8

fig. 40 Scelta delle forme e successiva individuazione di quelle facilmente replicabili

KHALID

YACOUBA Abdi Banda

ABU

FALLOU Abdoullie

fig. 41 Assemblaggio delle forme per la creazione del pattern

1

fig. 42

2

3

Varianti del pattern

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CAPITOLO 8

fig. 43 Sviluppo sui toni del blu

fig. 44 Sviluppo sui toni dell’arancione

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CAPITOLO 8

Nella fase di sviluppo tecnico ci si concentra anche sul problema relativo al controllo dell’imperfezione del risultato finale e si individuano strategie che consentono di valorizzare proprio l’imprecisione del tratto per rendere unico l’intervento: la scelta di utilizzare una texture caratterizzata da linee che si affiancano e si incrociano permette di colorare piccole porzioni di pareti, favorendo la semplicità del gesto e riducendo il timore di sbagliare. Dal punto di vista strettamente funzionale, la campitura piena fino a un metro e trenta permette di nascondere i segni dell’usura e di posticipare una ritinteggiatura il più a lungo possibile [fig. 45].

TEXTURE DALLE LINEE IMPERFETTE OBIETTIVO: controllare con maggiore semplicità il risultato finale

CAMPITURA PIENA OBIETTIVO: rendere meno evidenti i segni dell’usura

fig. 45 Specifiche tecniche per la realizzazione del pattern

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CAPITOLO 8

fig. 46 La stanza sui toni del blu

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CAPITOLO 8

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CAPITOLO 8

8.2 L’intervento “medium”: il processo di progettazione del lampadario L’intervento “medium” – il lampadario – costituisce il fulcro tridimensionale dello spazio, rappresentando simbolicamente il gruppo di ragazzi. La struttura della proposta [fig. 47] ha la capacità di contenere in egual misura tutti gli elementi utili per la definizione delle linee guida presentate nei capitoli precedenti – collettività, individualità, funzionalità e narrazione. L’esigenza di creare un’illuminazione soffusa e d’ambiente in aggiunta a quella già predisposta negli spazi d’intervento si traduce in una ricerca formale sul tema dell’assemblaggio in cui il singolo modulo – simbolicamente rappresentativo del singolo – partecipa alla realizzazione di un elemento tridimensionale collettivo in grado di “vestire” la luce.

COLLETTIVITÀ

100

Gli elementi vengono assemblati per creare un unico oggetto tridimensionale.

100

INDIVIDUALITÀ Ogni forma viene generata a partire da un singolo modulo di dimensioni variabili.

0

FUNZIONALITÀ

100

NARRAZIONE

Creare un’illuminazione soffusa e d’ambiente in aggiunta a quella già predisposta all’interno degli spazi.

Il modulo, rappresentativo dell’individuo, partecipa alla realizzazione dell’elemento tridimensionale collettivo. 100

fig. 47 Struttura dell’intervento “medium”

Lo spunto progettuale di partenza lo si trova nella Base Creativa della seconda attività – composizione di tessere in legno – e ci spinge ad indagare il tema dell’assemblaggio. La prima fase dello sviluppo tecnico prevede l’individuazione di metodi semplici e intuitivi per unire tra di loro elementi di vario genere [fig. 48], mettendo in luce modalità quali l’incastro, l’incollaggio o l’utilizzo di giunti o viti.

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fig. 48 Metodi di assemblaggio

In un secondo momento ci si interroga sui materiali facilmente reperibili e a basso costo che si possono meglio prestare per la proposta: alluminio, plastica e legno sono caratterizzati da costi e densità ridotti e sono quindi particolarmente adatti per la tipologia d’intervento che si vuole sviluppare. Tuttavia, il legno non è ignifugo e questa sua caratteristica rende rischioso il suo utilizzo per la realizzazione di un lampadario, elemento a contatto con fonti di calore. Successivamente si individuano i semilavorati in alluminio [fig. 49] e plastica [fig. 50] presenti sul mercato e li si combina con i vari metodi di assemblaggio messi alla luce precedentemente; ecco come l’utilizzo di viti e giunti siano le due modalità più intuitive, semplici e applicabili a tutte le tipologie di semilavorati, con la differenza che la reperibilità dei giunti sia molto più complessa e costosa, motivo per cui si sceglie di lavorare con un sistema vite-bullone [fig. 51].

fig. 49 Semilavorati in alluminio presenti sul mercato

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fig. 50 Semilavorati in plastica presenti sul mercato

fig. 51 Scelta del metodo di assemblaggio valido per alluminio e plastica

Tale modalità di assemblaggio esclude alcune tipologie di semilavorati a causa di una maggiore complessità nella fase realizzativa, riducendo la scelta a profilati e lastre, indicando poi i profilati come la soluzione ideale grazie alla loro resa tridimensionale più elevata rispetto a quella delle lastre. Da ultimo resta da definire il materiale: da una prima fase di prototipazione ci si rende conto che la plastica presenta molteplici criticità, prima fra tutte l’instabilità strutturale [fig. 52]. Per realizzare la proposta d’intervento definitiva si opta, dunque, per profilati a L in alluminio assemblati tra di loro con un sistema vite-bullone.

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CAPITOLO 8

fig. 52 Criticità della plastica in fase di prototipazione

Il lampadario è costituito da tre elementi di base che si possono combinare tra loro: un profilato ad L da 100 cm, un quadrato composto da quattro profilati ad L ciascuno da 50 cm e un quadrato con due lati allungati in cui sono presenti due profili ad L da 100 cm e due da 50 cm [fig. 53]. Le configurazioni ottenibili possono variare, rispettando così il concetto di flessibilità definito nella linea guida “a prova di cambiamento” (cfr. par. 7.1 Le linee guida progettuali) e garantendo alla proposta la capacità di adattarsi a spazi e contesti differenti.

fig. 53 Elementi base per configurare il lampadario

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fig. 54 Il lampadario

140


CAPITOLO 8

CONFIGURAZIONE LUMINOSA EDISON VINTAGE 12,5 60

150° 120°

30 0

60°

17,2

30

30°

60

LED Edison Vintage Luminosità: 320 lm Luce calda (T 2700K)

CURVA FOTOMETRICA

scala 1:5 in cm

CONFIGURAZIONE LUMINOSA STRIP LED 60

120°

160 16 6

60°

1 10

150° 30

30°

320

CURVA FOTOMETRICA

Strip led Luminosità: 358 lm Luce calda (T 2700K) scala 1:20 in cm

CONFIGURAZIONE LUMINOSA GLOBO 12,5 60

150° 30

18

120°

30 60

Lampadina Globo Luminosità: 1960 lm Luce calda (T 3000K)

60° 30°

CURVA FOTOMETRICA

scala 1:5 in cm

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CAPITOLO 8

8.3 L’intervento “small”: il processo di progettazione della pediera L’intervento “small” – la pediera – utilizza il letto, complemento d’arredo già presente nello spazio d’intervento e singolo per ciascuni ragazzo, come superficie di supporto: nella struttura della proposta [fig. 55] la componente individuale ha un ruolo fondamentale per consentire all’utente di gestire in totale autonomia l’oggetto garantendo inoltre un grado di personalizzazione dello stesso, così da differenziare ciascuna pediera. Il suo carattere funzionale punta a soddisfare l’esigenza di appendere e riporre oggetti personali utilizzando un unico elemento.

COLLETTIVITÀ

100

La struttura è caratterizzata da un’identità formale comune data da elementi di numero e geometrie identici.

100

INDIVIDUALITÀ Ciascun ragazzo possiede il complemento d’arredo che può gestire in totale autonomia e personalizzarlo.

0

FUNZIONALITÀ

100

NARRAZIONE

La possibilità di appendere e riporre gli oggetti personali utilizzando un unico elemento.

L’intervento diventa il simbolo del singolo individuo che vive lo spazio. 100

fig. 55 Struttura dell’intervento “small”

In un secondo momento si individuano forme geometriche che possano essere funzionali alle azioni di appendere e riporre, mentre la Base Creativa “composizione di tessere in legno” è utile per ragionare sul concetto di personalizzazione di un elemento standardizzato. Cerchio, quadrato e triangolo sono le forme geometriche più idonee per le due funzioni: triangolo e quadrato sono le due più adatte sia per appendere – grazie ai loro vertici – sia per riporre – grazie alla superficie di appoggio ampia e regolare. In un secondo momento si individua il posizionamento della pediera in relazione alle caratteristiche dello spazio d’intervento stabilendo come soluzione più adatta il collocamento della’elemento al fondo del letto, garantendo flessibilità qualora due strutture-letto dovessero essere messe una accanto all’altra per accogliere un numero sempre in crescita di utenti [fig. 56].

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CAPITOLO 8

fig. 56 Scelta del metodo di assemblaggio valido per alluminio e plastica

Si propone, dunque, una pediera caratterizzata da elementi triangolari in legno – basi e lavagna – sorretti da uno scheletro di listelli sempre in legno a base quadrata 2x2 cm. Ancora una volta sono presenti pochi elementi che possono essere configurati tra di loro ottenendo risultati differenti: listelli di quattro lunghezze diverse (115 cm, 90 cm, 50 cm, 25 cm), due angolari di dimensioni 70x50x88 cm, un triangolo-lavagna 35x35x35 cm e una mensola 30x42x52 cm. Lo scheletro può essere utilizzato unito soltanto a mensola e triangolo-lavagna dando origine ad una configurazione leggera ed essenziale o, in alternativa, può accogliere angolari e triangoli per un risultato più robusto e articolato [fig.60].

fig. 57 Configurazioni formali della pediera

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fig. 58 La pediera

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PERSONALIZZARE L’elemento centrale verniciato con vernice lavagna consente all’utenza di personalizzare la pediera.

APPENDERE I listelli in legno consentono di appendere indumenti sia nella parte frontale sia in quella laterale dello scheletro.

RIPORRE La mensola nella parte retrostante gli angolari è utile per riporre oggetti personali di piccole dimensioni.

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POSTFAZIONE

Considerazioni finali: “il fare insieme” La riflessione conclusiva di questi mesi di lavoro vuole sottolineare gli aspetti principali della metodologia progettuale sviluppata, evidenziando come gli interventi proposti siano strumenti per riappropriarsi di uno spazio. L’elemento centrale della metodologia è il processo di astrazione della Base Creativa, che rende le proposte aperte e applicabili in qualsiasi contesto e con qualsiasi utenza; garantire la replicabilità del progetto con risultati sempre diversi – capaci di raccontare il percorso fatto insieme alle persone che hanno preso parte all’esperienza di progettazione condivisa – è una vittoria in contesti fragili e complessi come questo, dove la transitorietà può rendere estremamente complesso e tortuoso il percorso di riappropriazione di uno spazio e della propria identità all’interno di quelle mura. Decidere di lavorare con forme ed elementi simbolici consente di dare un significato ben preciso alla proposta per tutti coloro che hanno partecipato alla sua ideazione e alla sua realizzazione, diventando al tempo stesso una traccia, un’impronta di momenti ed azioni condivisi per coloro che abiteranno quegli spazi in futuro. Gli interventi assumono un ruolo educativo ed animativo e consentono di instaurare legami sinceri tra il progettista e l’utenza, perché non vi è una “gerarchia d’importanza” tra i due soggetti, bensì una cooperazione costante in ogni fase progettuale, grazie alla quale le esigenze di ambe le parti vengono ascoltate e soddisfatte. “Fare” è un atto volontario ed intenzionale, ancora di più se si decide di “fare insieme”, di perseguire gli stessi obiettivi individuando modalità e strumenti idonei all’utenza e al contesto in cui si opera; in questi mesi, ci siamo sentite “attivatrici di possibilità” prima ancora che progettiste, perché ci siamo rese conto di come svolgere attività insieme possa diventare il pretesto per raccontarsi, per condividere, per imparare. La dimensione narrativa propria e distintiva del progetto ideato assume un ruolo di vitale importanza, senza dimenticarsi di come questo risponda ad esigenze reali riscontrate nella fase di osservazione dello spazio; inserirsi correttamente nel contesto di progettazione individuando le modalità più adatte per assolvere problemi reali è alla base della nostra formazione, ma coniugare la funzionalità di una proposta con la “variabile umana” che non dovrà usufruire della soluzione progettuale passivamente bensì in maniera attiva e propositiva in ogni sua parte – dall’ideazione alla realizzazione – è un compito ancora più arduo, fatto di possibilità e percorsi mutevoli. Ciò che più ci preme sottolineare in queste ultime righe è come questo percorso di tesi ci abbia fatto comprendere il significato di “generare valore umano”: ogni ragazzo con la sua storia, le sue esigenze, le sue competenze può costruire in maniera tangibile ed evidente un mattoncino di queste mura – prima spoglie e anonime, ora piene di colore – che ospitano vite e racconti e il ruolo del progettista, prima ancora che quello di “tecnico”, è di fornire a ciascuno di loro gli strumenti e le competenze per creare e raccontare attraverso i colori, lo spazio e le forme.

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L'abitare condiviso e transitorio dei minori richiedenti asilo  

Analisi e sviluppo progettuale

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Analisi e sviluppo progettuale

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