NUOVI TR@GUARDI Letture 5

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i v o u N

i d r a u g r T@ Letture 5

LE O R A P N LE O C IA OZIONI M G E E G L VIA GIA CON VIAG

U.A. METACOGNIZIONE

Didattica Digitale Integrata

TIPOLOGIE TESTUALI TEMATICHE

LIBRO DIGITALE

LIFE SKILLS



i v o u N

i d r a u g r T@ Letture 5

OLE R A P E NL O C IA OZIONI M G E E G L VIA GIA CON VIAG

TIPOLOGIE (d a pa g. 11 a pa g. 12 4) na rra tiv e. ere le div er se st ru ttu re sc no co r pe ti on cc ra i Ta nt Ch e co sa trover ai? Le tip ol og ie te stu ali ! 24 6) TEMATICHE (d a pa g. 12 5 a pa g. te stu ali . co n dif fe re nt i tip ol og ie ti tta tra i nt me go ar i nt Ta Ch e co sa trover ai? ti pe r rif let te re . ssumere. • Le Life skills, cio è sp un re bene, comprendere, ria ge leg a re ra pa im r pe • Pe rco rsi 28 8) VERIFICHE (d a pa g. 24 7 a pa g. en ze . rif ica re le tu e co mp et ve e te en et mp co re ta Il tu o pe rco rso pe r div en Qu ali ? sione (q ua dr o Invalsi). nze europee. • Co mp et en ze di compren e e ve rif ica re le compete isir qu ac r pe to en dim en • Un ’ Unità di Appr


INDICE 6 ACCOGLIENZA 7 8 9 10 11 12 13 14

41

Prima del primo giorno Testo regolativo Sono più preoccupati i grandi Racconto umoristico Uno strano appello Racconto umoristico Un primo giorno speciale Racconto fantasy

Racconti di scuola La scuola Differenti tipologie testuali

U.A. 1

Un’ape in tribunale

U.A. 3

45

15 IL TESTO DESCRITTIVO 16 Che bello leggere! Momenti di paura

46 48 50 51

IL RACCONTO DI FANTASCIENZA Che bello leggere! QT-1, detto Cutie La mappa

Il pianeta AXI 12 Dopo la guerra totale Jennifer e gli alieni In compagnia di Dorothy

52 VERIFICO SE CONOSCO

17

La mappa

18 19 20 21 22 23 24 25

Sotto il mattone Nella radura La casa del topo • Il mio gatto nero Un nuovo ospite • Un antico paesino Un amabile ometto • Il nonno Ero disperato Un posto piacevole • Un piccolo giardino Una strana proposta

26 VERIFICO SE CONOSCO

42 VERIFICO SE CONOSCO

43 44

TIPOLOGIE TESTUALI

Nella stanza accanto

Al mercato

U.A. 2 27 IL TESTO NARRATIVO 28 Che bello leggere! Se volesse farmi la cortesia 29 La mappa 30 Finalmente in vacanza! 31 L’inizio di un’amicizia 32 Un maestro… da paura! 33 Di nuovo a scuola? 34 La fine di Troia 36 Il cigno con la corona 37 In cerca di un rifugio 38 Il permesso di rubare 39 Addormentarsi sotto la luna • I trapezisti 40 I due giganti

Il viaggio interplanetario

U.A. 4 53 54

55 56 58 59 60 61

IL RACCONTO GIALLO Che bello leggere!

Il primo indizio La mappa

L’indagine del commissario Ambrosio Un delitto per Montalbano L’ispettrice Meg Cetriolo Sherlock e Watson Arsenico per un’amica

62 VERIFICO SE CONOSCO

Delitto in cucina

U.A. 5 63 64 65 66 68 69 70 71

IL RACCONTO HORROR Che bello leggere!

Spaventosi scricchiolii La mappa

I due gemelli Un’o mbra nella notte Il ritorno del faraone Occhi rossi luccicanti I fratelli vampiri

72 VERIFICO SE CONOSCO

Mamma, che unghie adunche!


U.A. 9

U.A. 6 73 74

75 76 78 79 80

IL RACCONTO STORICO

Che bello leggere! La mappa

99

Il rifiuto di Archimede Corro a Maratona Henr yk nel ghetto Un banchetto nel Medioevo

100 102 103 104 105

Il quarto moschettiere

U.A. 7 83 IL RACCONTO UMORISTICO 84 Che bello leggere! Che bizzarri i Perbacchiani!

85

La mappa

86 87 88 89

Il mare mi odia Non è un hobby... è una malattia! Una denuncia “bestiale” Il coprilapo di Lapo

90 VERIFICO SE CONOSCO

U.A. 8 91 IL RACCONTO BIOGRAFICO 92 Che bello leggere! Mae, astronauta e dottoressa

93

La mappa

94 95

Martin, Premio Nobel Cleopatra, regina d’Egitto

96 VERIFICO SE CONOSCO

Charles Dar win (1809-1882)

IL TESTO INFORMATIVO – ESPOSITIVO

98 Che bello leggere! Nettezza urbana ad Atene

Thucer, il contadino etrusco

82 VERIFICO SE CONOSCO

97

La mappa

Il latte Abitudini di vita in Grecia Pronto inter vento allo stadio La bellezza delle Marche Come si fa una ricerca di geografia?

106 VERIFICO SE CONOSCO

U.A. 10 107 IL TESTO ARGOMENTATIVO 108 Che bello leggere! I camminatori scalzi

109

La mappa

110 111 112 113

Parlando di Street Art A proposito di lettura Abbiamo bisogno degli altri? Opinioni sulla magia

114 VERIFICO SE CONOSCO Quali fonti energetiche?

U.A. 11 115 IL TESTO POETICO 116 Che bello leggere! L’uguaglianza • Girotondo

117

La mappa

118 Mi sento quieto • Un lungolago 119 Chi è stato? • Canzonetta d’amore per il vento 120 Guardando verso il mare • Inferno, Canto I • Nuvoletta • La settimana 121 Vendo ventagli • Il papà di Pinocchio 122 Fiocchi di neve • Le gaie caramelle • La casa della paura 123 San Martino

124 VERIFICO SE CONOSCO Agosto


Percorso sulle LIFE SKILLS

TEMATICHE

125 126 Le Tematiche: perché? 127 128 129 130 131 132 134 136 137 138 140

U.A. 4 U.A. 1 ?

LE EMOZIONI

La paura è svanita! Diario Che emozione l’interrogazione! Racconto autobiografico In classe c’è un bullo Racconto realistico Sei uno sbruffone! Testo teatrale Crescere non è facile Racconto realistico Ci siamo rimasti malissimo Racconto autobiografico Le emozioni e i poeti Rossore • Umori nel cuore A volte basta uno sguardo Racconto realistico Specchio, specchio delle mie brame Racconto realistico Tommaso Ciambella Racconto realistico

U.A. 2 141 142 143 144 146 147 148 150 152 154

LA TECNOLOGIA

È un tipo di smartphone? Testo teatrale La lavagna e la Lim Testo espositivo L’investigatore 2.0 Racconto giallo Da googol a Google Racconto realistico Nonne tecnologiche • Le vecchiette su Internet Racconto realistico • Testo poetico Tecnologia in caverna Racconto fantastico Futuro: pericolo tecnologia Racconto di fantascienza Ho creato un mostro Racconto horror Resta sconnesso Testo argomentativo

U.A. 3 155 156 157 158 160 161 162 164 166 168

L'UNIVERSO

L’Universo e i poeti Cosmo • Che fai, luna? Neil: il primo uomo sulla Luna Cronaca Scoperta l’acqua sul Pianeta Rosso Articolo di giornale Il “VAR” del cosmo Testo espositivo Ehi, che si dice lassù? Racconto fantastico All’o sser vatorio astronomico Racconto realistico Io, bambino di Venere Racconto di fantascienza Marziana, io? Racconto di fantascienza Gli extraterrestri mi fanno paura Racconto autobiografico

169 170 171 172 174 175 176 178 180 182

LA TERRA

Scoprire la Terra Racconto umoristico • Lettera La Terra e i poeti Quando • Vivi in questo mondo La montagna nel mare Leggenda Il deserto più grande del mondo Testo espositivo Sidì tra le dune Testo descrittivo La scelta del capo Racconto realistico A pesca di nacre Racconto realistico La scimmia lottatrice della giungla Racconto d’avventura EDUCAZIONE CIVICA • La nostra casa è in fiamme

U.A. 5 183 184 186 187 188 189 190 191 192 194 196

LO SPORT

Noi abbiamo già vinto Racconto realistico Lo sport e i poeti L’ala sinistra • La partita Lo sport è divertimento Testo argomentativo Perché ho scelto il rugby? Racconto umoristico Il rugby è nato a Rugby • Perché mi piace il rugby Racconto realistico • Testo espositivo Caro Hamid, Caro George Lettera Oh, no! Il calcio! Racconto realistico Lo sport di Hogwards Racconto fantasy Corpo, mente, cuore Testo teatrale Passa la palla a tutti! Testo regolativo

U.A. 6 197 198 200 202 203 204 206 207 208 209 210

LA lIBERTÀ

Posso oppormi, se mi va Racconto realistico Prigioniero come un canarino Racconto realistico Iqbal lotta per la libertà Racconto realistico Kunta perde la libertà Racconto realistico La ribellione di uno schiavo romano Racconto storico Milano è liberata! Cronaca 25 aprile: Festa della Liberazione Lettera EDUCAZIONE CIVICA • La Costituzione EDUCAZIONE CIVICA • La storia della Costituzione La libertà e i poeti Se fossi un pesce


U.A. 7

I CAMBIAMENTI

211 212 214 216 217 218 220 221

247

Cambiare abitudini Racconto autobiografico Sul pianeta degli Vuàb Racconto di fantascienza Stavo meglio prima Racconto realistico Come sto bene, ora! Racconto autobiografico Diventare ciò che si desidera Racconto realistico Quanto sono cambiata! Racconto autobiografico I cambiamenti e i poeti Diventerò...

222 222 223 224 226 227 228

Scuola Primaria… addio! Se ne dicono tante Testo informativo-espositivo Non ti preoccupare! Racconto realistico Giornata nera Racconto realistico Un po’ di azzurro nel cielo Racconto realistico Dalla sorgente alla foce Testo poetico

VERSO LA SECONDARIA

U.A. 8 229

248 M acro aspetto Invalsi

INDIVIDUARE INFORMAZIONI

Mi sento una frana 250 M acro aspetto Invalsi SIGNIFICATO DEL TESTO

Si apprende con il videogioco? 252 M acro aspetto Invalsi CONTENUTO E FORMA DEL TESTO

Caramelle nel cielo 254 M acro aspetti Invalsi La più grande foresta 256 Animali e uomini: atleti? 259 La segregazione razziale in Sudafrica 262 Torneremo cambiati 265 La scuola è finita…

LE STAGIONI

AUTUNNO

230 Diario d’autunno 231 Halloween 232 TRADIZIONI D’AUTUNNO 233 L’autunno e i poeti 234 235 236 237 238 239

Verifiche graduate di COMPRENSIONE del TESTO

INVERNO

Diario d’inverno Buon Natale in tutto il mondo Non voglio andare via W W la Befana! TRADIZIONI D’INVERNO L’inverno e i poeti

PRIMAVERA

240 Diario di primavera 241 Uova, simbolo di vita 242 TRADIZIONI DI PRIMAVERA 243 La primavera e i poeti

ESTATE

244 Diario d’estate 245 TRADIZIONI D’ESTATE 246 L’estate e i poeti

269 270 271 272 274 275 276 278 280 282 284 285 286 288

Aquisire e verificare COMPETENZE EUROPEE

Unità di Apprendimento • La comunicazione Che cosa significa comunicare? Tanti modi per comunicare a distanza La comunicazione attraverso i segnali stradali Un po’ di pubblicità! Diverse forme di comunicazione Comunicare attraverso la scrittura La comunicazione oggi L’uso del cellulare L’inglese, lingua veicolare L’inglese nella lingua italiana La comunicazione nei racconti COMPETENZE!

Pagine con carattere ad alta leggibilità: 6, 11, 15, 16, 17, 26, 27, 28, 29, 42, 43, 44, 45, 52, 53, 54, 55, 62, 63, 64, 65, 69, 72, 73, 74, 75, 82, 83, 84, 85, 90, 91, 92, 9396, 97, 98, 99, 106, 107, 108, 109, 114, 115, 116, 117, 124, 125, 127, 141, 155, 169, 183, 197, 211, 222, 229, da 247 a 268, 269.


ACCOGLIENZA

Il primo giorno di scuola è sempre il primo giorno di scuola. Ma quest’anno è stato un primo giorno di scuola un po’ speciale. È l’ultimo anno del tuo primo ciclo di studi: la Scuola Primaria. È l’ultimo anno con i tuoi insegnanti e le tue insegnanti, con molti dei tuoi compagni e delle tue compagne, nella “tua” scuola… Tristezza? No! Consapevolezza di continuare a crescere e di aver messo nel tuo bagaglio conoscenze, affetti, relazioni…

SIAMO IN QUINTA! – Ci siamo, Zip – ha detto Frankie, il mio migliore amico, mentre ci infilavamo ai nostri posti nella nostra nuova classe al terzo piano. – Il primo giorno di quinta. Facciamolo partire con il botto! Non aveva ancora finito di pronunciare queste parole che nella nostra classe si è sentito un enorme BUM! Mi correggo. Non era esattamente un bum. Era un ronzio stridulo seguito da un forte scricchiolio, condito da un cigolio acuto che mi ha fatto accapponare la pelle dietro le ginocchia. Mi sono guardato intorno per vedere da dove venisse il rumore accappona-pelle. Mi ci è voluto un secondo per capire che era l’altoparlante sopra la porta, che strillava! L’altoparlante ha ricominciato a gracchiare, solo che stavolta il rumore si è trasformato in una voce. – Chi vi parla è il vostro Preside, Leland Love – ha strombazzato l’altoparlante. – Benvenuti al nuovo anno scolastico. Gli studenti di quinta dovrebbero prendere posto. Henry Winkler - Lin Oliver, Hank Zipzer, mago segreto del ping pong, Uovonero

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Consigli per partire con il piede giusto.

PRIMA DEL PRIMO GIORNO RILÀSSATI Anche dopo due mesi non ha i dimenticato tutto! Inoltre, nelle prime due settimane si farà un po ’ di ripasso. Perciò rilàssati! E per una sicurezza in più, ripassa le cose studiate l’anno scorso.

TORNA ALLA SVEGLIA Durante l’estate hai ignorato la sveglia. Andavi a letto tardi… Naturale, eri in vacanza! Ma con il primo giorno di scuola arriva lo stress. Per non stramazzare sul banco, devi andare a letto prima, cioè mai dopo le dieci, per abituarti un po’ alla volta alla solita alzataccia mattutina.

PENSA POSITIVO carino E se pensassi a qualcosa di ola? per rallegrare i tuoi giorni di scu giata Per esempio, una bella passeg a foto al parco o in centro oppure un le tue un po’ buffa con i tuoi amici e nia… amiche, da mettere sulla scriva

RICOMPONI IL GRUPPO Invita il tuo gruppo a passare un pomeriggio con te. Potrete scambiar vi consigli e… rassicurarvi a vicenda. In tanti ci si sente più forti! Potreste anche mettervi d’acco rdo per andare a scuola insieme. Séverine Clochard, Viva le rag azze,

Edizioni EL

LEGGERE BENE

Lettura orientativa Ser ve per farsi un’idea dei contenuti di un testo. Con questo tipo di lettura si individuano le parti che interessano o che si devono ricordare. L’attenzione si concentra sui titoli, sui sottotitoli, sulle parole evidenziate, per cogliere nell’insieme il contenuto del testo. Testo regolativo

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In tutte le scuole il primo giorno è uguale.

SONO PIÙ PREOCCUPATI I GRANDI

LEGGERE BENE

Lettura lineare È la lettura fatta senza saltare pezzi, tutta di seguito ma senza approfondire il contenuto di ciò che è stato letto. È la lettura fatta per il piacere di leggere, per seguire una trama, per sapere che cosa accade in un racconto o in un libro, per vedere “come va a finire”. S perimenta che cos’è la lettura lineare: leggi per il piacere di leggere.

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o

Racconto umoristic

Primo giorno di Scuola Secondaria. Ore 7.55. Cielo limpido con nuvolosità sparse. Temperatura mite. Se hai un drone, montaci una videocamera e fai una panoramica, sorvolando le teste di tutti quelli che si stanno assiepando nel piazzale davanti ai cancelli della scuola. Non hai un drone? Allora camuffati da panettone in cemento a uso spartitraffico e mettiti a osservare. Come si fa? Bisogna spiegarti proprio tutto! La prima cosa che noterai, mentre osservi, sarà il gran numero di genitori che si stanno nascondendo a bordo di auto parcheggiate o dietro i pali della segnaletica. Sono i papà e le mamme dei primini. Molto probabilmente sono stati bruscamente allontanati dai figli che non vogliono fare la figura dei mocciosi scortati dalla famiglia, ma – da genitori tesi e commossi – non hanno avuto cuore di allontanarsi e cercano di spiare le loro creature. Guarda meglio: almeno tre mamme si stanno mangiando le unghie; almeno sei stringono lo smartphone (tre per fotografare di nascosto il primo giorno di scuola dei figli, tre per chattare su whatsapp con le amiche). I papà fanno gruppetto a parte e controllano l’orologio come se dovessero andare, ma è solo una maniera per scaricare la tensione, perché restano lì impalati. Annalisa Strada, OK, panico, Giunti Junior


Il primo giorno di scuola si può anche… ridere!

UNO STRANO APPELLO Era una bambina che di cognome si chiamava Maestra. E il bello era che aveva una maestra che si chiamava Scolara. Anzi, Scolari al plurale, perché gli scolari sono sempre tanti. Nella classe con la bambina che si chiamava Maestra e la maestra che si chiamava Scolara, anzi Scolari, si faceva una confusione che non vi dico. La prima volta che entrò in classe il Dirigente scolastico, dicendo, come si usava un tempo, “Scolari, in piedi”, nessuno si alzò, solo la maestra, che si chiamava Scolari. – Scolari, in piedi, ho detto! – ripeté lui con voce severa. Macché, nessuno si muoveva, solo la maestra, anche perché da tanti anni non si vedeva un Dirigente scolastico che diceva così. – Maestra, ma che cosa insegna a questi bambini? Da un banco si sentì la voce della bambina che si chiamava Maestra: – Insegno a saltare alla corda. – A saltare alla corda? Il Dirigente scolastico era fuori di sé e per l’ira cadde a terra lungo disteso, cioè svenne, proprio come si usava fare un tempo. Non l’avevano avvertito che quella era una classe con una scolara che si chiamava Maestra e una maestra che si chiamava Scolara, anzi Scolari. Vivian Lamarque, La bambina bella e il bambino bullo, Einaudi Ragazzi

LEGGERE BENE

Lettura espressiva Leggere bene vuol dire dare espressione a ciò che si sta leggendo. Per raggiungere questo obiettivo leggi il testo: • p rima nella tua mente, per capire di che cosa parla, il significato di tutte le parole, quali situazioni presenta, il carattere e le particolarità dei personaggi; • p oi a voce alta, dando la giusta intonazione suggerita dalla punteggiatura, dalla situazione narrata, dalla tipologia del personaggio. Basterà immaginare di essere un attore che deve incantare il suo pubblico e tenere desta la sua attenzione. L eggi il testo prima nella tua mente, poi a voce alta dando la giusta intonazione. Presta attenzione alle frasi o alle espressioni che indicano una riflessione dell’autrice su ciò che accade.

Racconto umor

istico

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Un accoglienza speciale.

UN PRIMO GIORNO SPECIALE LEGGERE BENE

Lettura critica È la lettura che, oltre a far assaporare situazioni diverse, permette anche di “prendere le distanze“ e di dire la propria opinione. La lettura critica ser ve a farsi un’idea sull’argomento trattato in un testo o in un libro. Questo aiuta ad abituarsi a discutere, a esprimere e a sostenere con gli altri il proprio pensiero. Q uale realtà descrive questo testo? C he cosa ha voluto comunicare l’autrice? Q uali insegnamenti puoi trarre da questa lettura? C he idea hai di questa particolare scuola?

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Racconto fantasy

La porta si spalancò all’istante. Si vide una strega alta, dai capelli corvini, vestita di verde smeraldo. Aveva un volto molto severo e il primo pensiero di Harry fu questo: è una persona che bisogna evitare di contrariare. – Ecco qua gli allievi del primo anno, professoressa McGranitt – disse Hagrid. – Grazie, Hagrid. Da qui in poi li accompagno io. Benvenuti ad Hogwarts – disse la professoressa McGranitt. – Il banchetto per l’inizio dell’anno scolastico avrà luogo tra breve, ma prima di prendere posto nella Sala Grande, verrete smistati nelle vostre Case. Lo smistamento è una cerimonia molto importante perché, per tutto il tempo che passerete qui a Hogwarts, la vostra Casa sarà come la vostra famiglia. Frequenterete le lezioni con i vostri compagni di Casa, dormirete nei dormitori della vostra Casa e passerete il tempo libero nella sala di ritrovo della vostra Casa. Le quattro case si chiamano Grifondoro, Tassorosso, Corvonero e Serpeverde. Per il tempo che resterete a Hogwarts, i trionfi che otterrete faranno vincere punti alla vostra Casa, mentre ogni violazione delle regole gliene farà perdere. Alla fine dell’anno, la Casa che avrà totalizzato più punti verrà premiata con una coppa, il che costituisce un grande onore. J. K. Rowling, Harry Potter e la pietra filosofale, Salani


le

TIPOLOGIE TESTUALI

GLI strumenti...

DELLo SCRITToRE! Sai perché noi autrici abbiamo scritto questo libro? Come? Per rovinarti la vita? Nooo! Al contrario, per aiutarti ad amare la lettura! Il nostro scopo è quello di darti una mano a entrare nel fantastico castello dei libri, a imparare a scegliere un libro in modo consapevole avendo come bussola la conoscenza dei vari tipi di testo. Per orientarti in questo “castello” devi conoscere lo scopo di chi ha scritto quel libro, dunque a che cosa ti servirà (conoscere una realtà, viaggiare con la fantasia, aumentare le tue conoscenze...).


Io scopro

perché si scrive

LO SCOPO C OMUNIC AT IVO Lo scopo comunicativo è il motivo per il quale si scrive un testo. Si può scrivere un testo per raccontare una storia, per informare, per divertire, per esprimere un sentimento… A seconda dello scopo che si prefigge, l’autore sceglie il tipo di testo da seguire per comunicare la sua idea.

RACCONTI DI SCUOLA A Insomma, andavo male a scuola. Ogni sera della mia infanzia tornavo a casa perseguitato dalla scuola. I miei voti sul diario dicevano la riprovazione dei miei maestri. Quando non ero l’ultimo della classe, ero il penultimo (evviva!). Ritenuto pigro (lezioni non studiate, compiti non fatti), portavo a casa risultati pessimi che non erano riscattati né dalla musica né dallo sport né da alcuna attività parascolastica. Daniel Pennac, Diario di scuola, Feltrinelli

B S crivi la lettera che identifica ogni testo.

In quale testo lo SCOPO dell’autore è far immaginare un mondo del futuro?

In quale testo l’autore ha scritto con lo SCOPO di informare?

In quale testo l’autore arricchisce la narrazione di un episodio con riflessioni personali?

– Buongiorno bambini – disse l’insegnante, o piuttosto la sua immagine sul grande video schermo che campeggiava sulla parete al posto della cattedra. – Oggi cercheremo di rispondere a questa domanda: “Come si riesce a salire su un bus?”. Imbarcarsi su un elibus pubblico è difficile anche per gli adulti, lo sapete, vista la quantità di persone che intendono salirci nello stesso momento. Premete il pulsante A che avete sul banco, ed emergerà il materiale scritto su questo tema. Philip K. Dick, Nick il Glimmung, Mondadori

C Come base per scrivere, i ragazzi mesopotamici utilizzavano mattoncini d’argilla, sui quali incidevano i loro segni cuneiformi con una cannuccia appuntita. Gli Egizi adoperavano fogli di papiro, sui quali scrivevano con sottili pennellini utilizzando inchiostri di diversi colori. Greci e Romani si servivano di tavolette cerate, che riutilizzavano più volte dopo che erano state incise e “cancellate” spianando la superficie di cera. V. Domenici, Airone, Mondadori

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Io scopro

LA SCUOLA – Comincia la scuola! – esclamò Tigro, saltellando incontro a Winnie Pooh. – Dici davvero? – disse Pooh. – A me sembra proprio di ricordare che a scuola ci vanno solo i bambini. Non gli orsetti Pooh o i tigri! – Beh, a me piacerebbe andare a scuola! – disse Tigro ridendo. In quel momento giunse l’asinello Ih-Oh, che aggiunse: – A me invece non piace. O almeno credo… La scuola è tutta una strana faccenda di penne, matite, quaderni. Troppo complicata! – Io penso che piacerebbe molto a tutti voi! – disse Pooh e si allontanò. Tornò con un carrettino pieno di matite colorate, fogli e libri. – Tutti a scuola! – disse, sorridendo.

di che cosa si parla

TO IL CONTENU Ciò di cui parla un testo è il contenuto. Il contenuto può avere diversi scopi: raccontare storie vere o fantastiche, informare, descrivere. In un libro il contenuto è trattato in modo adeguato al tipo di lettore al quale è indirizzato.

Winnie the Pooh, Storie del Bosco dei Cento Acri, Libri Disney

Sono già tre mattine di seguito che ci presentiamo a scuola. Papà fa così tutti gli anni, non vede l’ora che io e Leo torniamo a scuola. Perché non ci va lui, dico io, se gli piace tanto. Comunque oggi è iniziata davvero, si capiva perché all’entrata c’erano anche tutti gli altri compagni, abbronzati, cresciuti, con capelli più lunghi o più corti. La maestra Amanita sembrava riposata e di buon umore: ci ha salutato, abbiamo parlato delle vacanze, dello sport, cose così. Poi tutto a un tratto, con aria solenne, ha cominciato a dire che quest’anno sarà diverso. Allora io ho pensato: “Evviva, un anno diverso”, ma lei ha continuato spiegando che non ci sarà tanto da scherzare e bisognerà lavorare duro, come dice tutte le volte, quindi diverso vuol dire uguale, forse anche più uguale degli altri anni. Susanna Mattiangeli, Appunti, cose private, storie vere e inventate di Matita HB, Il Castoro

Il CONTENUTO di questi testi è: u na discussione tra amici. u n momento di vita scolastica. Il CONTENUTO di questi testi è: realistico per entrambi. p er uno realistico, per l’altro fantastico. C he cos’hanno in comune questi testi? Entrambi rappresentano: l’inizio della scuola. la fine delle vacanze.

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Diffe

T E S E I T G U O A L L O I P I T i t n re

S crivi nel cruciverba il nome della tipologia testuale cui si riferisce ogni riquadro. Nella colonna colorata apparirà il nome di una tipologia che incontrerai quest’anno.

1

4 Si raccontano per spiegare le trasformazioni in natura.

L’unione fa la forza. Questa è una morale. In quale tipologia si trova?

2 C’era una volta Quale tipologia testuale ha generalmente questo tipo di introduzione?

3

5 La tipologia testuale che racconta imprese di personaggi coraggiosi.

1 2 3

6

4 La tipologia testuale di personaggi come questo.

5 6

Le tipologie che hai inserito nel cruciverba sono tutti testi narrativi?

.............................

G li elementi di un testo, cioè luogo, personaggi, tempo, caratterizzano le differenti tipologie testuali? ............................. Completa i nomi dei testi non narrativi. ................. scrittivo • poe ................. • ................. rmativo-espositivo • regola ................. • argomen .................

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Oggi si chiama e-mail. Una volta era la…


TIPOLOGIE IL TESTO DESCRITTIVO

Prova a immaginare un racconto o un libro senza neppure una descrizione... sarebbe un elenco di fatti! La descrizione aiuta a immaginare il contesto in cui si svolgono le vicende, a “vedere” i personaggi, i loro movimenti, ad anticipare i loro comportamenti, conoscendone il carattere, a “sentire” i rumori, i profumi... Ecco a che cosa serve un TESTO DESCRITTIVO! DESCRITTIVO Didattica partecipata

Troverai questa tipologia testuale anche nella sezione Tematiche Tematiche, alla pagina 175.

U.A. 1


Che bello leggere! Momenti di paura Il drago di ghiaccio era grande una volta e mezzo gli altri draghi. Era di un bianco cristallino, quella sfumatura così nitida e fredda che vira quasi all’azzurro. Quando l’animale di ghiaccio apriva la grande bocca ed emetteva fiato, quello che usciva non era fuoco né odore di zolfo arroventato dai draghi più piccoli. Il drago di ghiaccio respirava freddo. Il suo alito formava ghiaccio. Il calore si ritirava. I fuochi ondeggiavano e si estinguevano, portati via dal freddo. Gli alberi congelavano fin nell’intimo delle loro anime dormienti, i loro rami diventavano fragili e si spezzavano a causa del proprio peso. Gli animali diventavano blu, gemevano e morivano, gli occhi gonfi e la pelle interamente ricoperta di brina. Il drago di ghiaccio disseminava la morte nel mondo: morte, quiete e freddo. George R.R. Martin, Il drago di ghiaccio, Mondadori

Miei cari e sfortunati Visitatori, se qualcuno Vi ha consigliato di fare una gita nella Valle Buia, sappiate che Vi ha fatto uno scherzo a dir poco terribile! Che io ricordi, da queste parti non si è mai visto un giorno di sole, ma solo schianti di tuoni, vento ululante e un maligno scrosciare di pioggia. Attraverso un angusto sentiero arrivate al Castello della Paura. E quella porticina? Lasciami il tempo di aprirla. Ecco… al di là c’è una stanzetta lugubre: una densa penombra, mobili coperti da lenzuoli bianchi, un paio di severi ritratti di sconosciuti che ci guardano dalle pareti, candelabri impolverati… il tutto avvolto in un fitto manto di ragnatele penzolanti. Alessandro Gatti, Girotondo del terrore, Piemme

LETTURA CRITICA

Se chiudi gli occhi, riesci a vedere le scene raccontate? Gli autori sono riusciti a rendere l’idea del freddo e della paura?

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La mappa Il testo descrittivo: descrittivo le parole al servizio dei cinque sensi!

Contenuto

Scopo “Far vedere” al lettore quello che viene descritto attraverso le parole.

Descrizione di persone, animali, cose, paesaggi reali o immaginari.

IL testo DESCRITTIVO Elementi

•D Dati ati oggettivi: oggettivi il narratore non esprime impressioni, utilizza solo dati obiettivi. La descrizione è oggettiva oggettiva. D soggettivi il narratore • Dati ati soggettivi: accompagna la descrizione con impressioni, emozioni, sensazioni e utilizza dati soggettivi. La descrizione è soggettiva. Nella descrizione soggettiva a volte sono usati le similitudini e i paragoni paragoni. • Le sequenze descrittive sono spesso inserite in un testo narrativo.

Struttura • L’ordine ordine della descrizione può essere: • spaziale: s paziale dall’interno all’esterno, dall’alto al basso…; • logico: l ogico dal generale al particolare o viceversa; • cronologico: c ronologico segue i cambiamenti subiti da ciò che è descritto. • L’autore utilizza: • dati d ati sensoriali; sensoriali • a ggettivi; ggettivi • p aragoni. aragoni

IMPARO DA SOLO A

R ileggi i testi descrittivi. In essi ritrovi, almeno in parte, le informazioni che ti ha fornito la mappa?

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Io scopro IL TESTO D

ESCRIT TIV

O Il testo descrittivo rappresenta “con le parole” immagini di persone, animali, oggetti e ambienti. La descrizione può essere oggettiva o soggettiva. Nei testi narrativi, spesso, sono presenti sequenze descrittive.

Trova le caratteristiche del testo descrittivo.

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Lo SCOPO dell’autore è: d are informazioni scientifiche su un animale. f are immaginare al lettore un animale con le sue caratteristiche. ELEMENTI

L a descrizione è: o ggettiva, perché il narratore non esprime guidizi o impressioni. s oggettiva, perché il narratore esprime anche le sue impressioni. L’autore: u tilizza similitudini. n on utilizza similitudini. STRUTTURA

Nella descrizione: s ono presenti solo dati visivi. n on sono presenti solo dati visivi.

SOTTO IL MATTONE Tra le comunità del muro i più pericolosi di tutti erano gli esseri più timidi e riservati; a meno di cercarlo a malapena ne vedevate uno, eppure nelle crepe del muro dovevano essercene centinaia e centinaia. Bastava sollevare un mattone ed eccolo là, un piccolo scorpione nero lungo pochi centimetri che sembrava fatto di cioccolata lucida. Erano creature dall’aspetto strano, con quel loro corpo ovale e piatto, le zampe storte nettamente disegnate, le enormi chele come quelle dei granchi, bulbose e articolate come un’armatura, e la coda come un filo di perline scure che terminava in un pungiglione che pareva una spina di rosa. Lo scorpione se ne stava perfettamente immobile se lo studiavate, limitandosi ad alzare la coda con un gesto difensivo di avvertimento se lo infastidiva il vostro respiro troppo forte. Se lo tenevate troppo a lungo al sole, vi girava le spalle e si allontanava, per poi infilarsi lentamente, ma risolutamente, sotto un altro pezzo di intonaco. Se non facevate niente di stupido o di goffo (per esempio prenderli in mano), gli scorpioni vi trattavano con rispetto perché il loro unico desiderio era quello di andarsi a nascondere il più presto possibile. Finii con l’affezionarmi moltissimo a questi scorpioni. Li trovai graziosissimi, senza pretese e, tutto sommato, con delle abitudini affascinanti. Gerald Durrell, La mia famiglia e altri animali, Adelphi


Io scopro L A ST RUT T

URA

NELLA RADURA Descrizione generale dell’ambiente. Il signor Tiburius si trovava in una radura in mezzo a un bosco. La radura iniziava dalla strada e si distendeva a perdita d’occhio nel paesaggio. Descrizione oggettiva. Ordine della descrizione: dal generale al particolare, utilizzando gli indicatori spaziali (destra, sinistra…). A sinistra si ergeva una parete rocciosa, di altezza considerevole; a destra, a una certa distanza, svettavano alberi di alto fusto, mentre sul davanti lo spazio era chiuso da un fitto intrico verde. Utilizzo dei dati sensoriali (visivi, olfattivi, uditivi, tattili…). Quando si trovò quasi al centro dello spiazzo avvertì un tale beneficio dal riverbero del sole tiepido sulle rocce che si sentì di un umore estremamente lieto. Tutto quello che vedeva intorno gli riusciva nuovo e gli piaceva. A sinistra, addossati alla parete, c’erano altri massi: bianchi, gialli, bruni. Nel mezzo, cespugli di color ruggine. A volte una farfalla silenziosa gli passava accanto. Il signor Tiburius avvertì un gradevole e intenso profumo di more selvatiche. Continuò a camminare e giunse a un gruppo di tronchi mozzi da cui colava una resina appiccicosa. Quelle gocce parevano oro liquefatto, racchiuso in una pellicola. Riprese il cammino e s’imbatté in genziane, blu come la notte. Descrizione soggettiva. Mai avrebbe immaginato di poter essere così felice in un bosco e di riuscire a udire il battito delle ali della farfalla, di apprezzare i colori e i profumi della resina.

STRUTTURA

L’autore descrive l’ambiente: in generale, senza descrivere i particolari. in generale e descrivendo i particolari.

Adalbert Stifter, Il sentiero nel bosco, Adelphi

In questa descrizione l’autore usa: a ggettivi. s imilitudini e paragoni. d ati sensoriali (quelli percepibili attraverso i sensi). d ati dinamici (cioè di movimento). i ndicatori spaziali (per localizzare le parti descritte). impressioni personali.

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Io lavoro DATI SENSO RIALI E SIMILIT U DINI

LA CASA DEL TOPO La soffitta era grande e buia. Odorava di polvere e di naftalina. All’infuori del tambureggiare leggero della pioggia sulle lastre di rame del gran tetto, non si sentiva volare una mosca. Qua e là pendevano ragnatele grandi come amache, che si muovevano avanti e indietro nella corrente d’aria. L’unico essere vivente era un topolino che saltellava sul pavimento, lasciando sulla polvere soffice e impalpabile delle minuscole impronte delle minuscolissime zampe. Là dove strisciava per terra il codino, fra le impronte delle zampe, correva un segno lungo e sottile. Improvvisamente la bestiola si fermò e rimase in ascolto. E poi pssst! Con un guizzo sparì in un buco tra le assi. Si udì il rumore di una chiave che girava in una grossa serratura, la porta si aprì lenta e cigolante e per un attimo nella soffitta cadde una lunga striscia di luce. Michael Ende, La Storia Infinita, Corbaccio

IL MIO GATTO NERO Un giorno mi sono imbattuta in Carbone. Un gatto randagio nero come una notte senza stelle, tutto pelle e ossa. Aveva un collino come quello di una gallina, il muso tirato, le orecchie a sventola e una coda unta e attorcigliata come quella di un topo. Mi sono detta: “Lo farò stare bene e poi lo regalerò a qualcuno”. Invece è rimasto. Dopo qualche mese è diventato grosso. Ha fatto una faccia tonda, ha messo una bella coda gonfia e morbida come la seta. Dacia Maraini, Orlov e il gatto che si crede pantera, Stampa Alternativa

STRUTTURA

N el primo testo, sottolinea con i colori indicati i dati: olfattivi, uditivi, visivi, dinamici e l’espressione figurata. ELEMENTI

N el secondo testo, sottolinea le similitudini.

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UN NUOVO OSPITE Portai a casa il gufetto. Dimostrò sin dal principio di essere un uccello dotato di una grande forza di carattere, e da non prendere sottogamba. Benché fosse così piccolo da stare comodamente in una tazza da tè, non aveva paura di niente e senza esitare aggrediva tutto e tutti, per quanto grandi fossero. Quando diventò più grande perse la sua peluria infantile e mise il bel piumaggio color grigio cenere, rosso ruggine e nero della sua specie, col petto scialbo graziosamente cosparso di piccole croci nere. Mise anche due lunghi ciuffi di penne ai lati della testa, dove gli si drizzavano per lo sdegno quando osavate prendervi delle libertà con lui. Faceva i suoi esercizi di volo tra il tavolo e la maniglia della porta e non appena divenne padrone di quell’arte, scelse come dimora il bastone della tenda, sopra la finestra. Passava le sue giornate dormendo lassù, con gli occhi chiusi, del tutto simile a un ramo di ulivo.

Io lavoro ELL A L’ORDINE D NE DESCRIZIO

Gerald Durrell, La mia famiglia e altri animali, Adelphi

UN ANTICO PAESINO Attraverso la piazzetta e mi immergo nell’ombra della vecchia torre. Oltre l’arcata, la strada si dirama in due direzioni, che portano entrambe all’argine del fiume. Di fianco alla torre c’è una bellissima chiesa antica, nel campanile si intravedono ancora le campane. Le case oltre il passaggio appartengono a un borgo medievale, sostenuto e protetto dall’argine del fiume a cui si accostano con piccoli giardini pensili. Di fronte a me la strada prosegue verso il fiume, e dopo aver costeggiato alcuni garage chiusi con serrande grigie si inerpica in leggera salita. E giusto prima della salita, sulla sinistra, si vede un’alta palazzina color zafferano che ha una porta di legno scuro, in cima a tre gradini. Nadia Bellini, La chiave nel muro, Mondadori

STRUTTURA

N el primo testo la descrizione segue un ordine: s paziale. l ogico. c ronologico. N el secondo testo la descrizione segue un ordine: s paziale. l ogico. c ronologico.

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Io lavoro DESCRIVER E UNA PERSO NA

UN AMABILE OMETTO Lui era un ometto molto amabile, con una magnifica barba a tre punte. Prendeva le sue mansioni piuttosto sul serio ed era sempre vestito come se fosse sul punto di correre a qualche importante cerimonia ufficiale, in giacca nera a code, calzoni a righine, ghette color fulvo sulle scarpe lustre come uno specchio, un’immensa cravatta che pareva una cascata serica, trattenuta da un semplice spillone d’oro, e un’alta e lucente tuba che completava l’insieme. Lo si vedeva a tutte le ore del giorno percorrere i vicoletti sudici, camminando con passo aggraziato tra le pozzanghere, ritraendosi contro il muro con un gesto di splendida cortesia per far passare un asino, e dandogli timidamente un colpetto sulla groppa con il suo bastone di malacca. Gerald Durrell, La mia famiglia e altri animali, Adelphi

IL NONNO Mio nonno era molto alto, ma non molto largo. Era piuttosto magro. Soltanto tutt’intorno nel mezzo era un po’ più grasso perché aveva una pancetta rotonda. Non era una panciona. Mio nonno aveva occhi blu elettrico e riccioli bianchi pettinati con la riga nel mezzo. Aveva baffi bianchi e sopracciglia bianche. Perfino dai fori del naso e dalle orecchie spuntavano peli bianchi, rigidi come le setole di una spazzola. La sua pelle era scura. Anche d’inverno. Rugosa come la carta crespata, soltanto un po’ più morbida e molto calda. Sembrava che mio nonno avesse sempre la febbre. Le sue mani erano belle, scarne e ossute con lunghe dita sottili. Sul dorso della mano apparivano grosse vene scure. Il nonno aveva anche piedi enormi. Non si trovavano nemmeno scarpe grandi come quelle di cui il nonno aveva bisogno per i suoi piedi. Christine Nöstlinger, Il nonno segreto, Einaudi Scuola

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CONTENUTO

N el primo testo, sottolinea le parti che indicano le abitudini del personaggio descritto. STRUTTURA

N el secondo testo la descrizione va: d al particolare al generale. d al generale al particolare.


Io lavoro

ERO DISPERATO

E DESCRIVER ENTO UN SENTIM

Stefano è stato sgridato dall’insegnante di geografia perché non era attento alla lezione. Mi feci piccolo piccolo. Una gran risata esplose nella classe. Non era una risata allegra. Non era come quando si ride per una buona barzelletta. Erano risate beffarde. Ridevano di me. Negli ultimi tempi capitava sempre più spesso. Troppo spesso. Mi accorsi che gli occhi mi si inumidivano. Lottai contro le lacrime. Ero furioso. Non volevo piangere. Non di nuovo. Quelli mi avrebbero deriso ancora di più. Cercai di resistere con tutte le mie forze, anche se sapevo che era una lotta persa in partenza. Ogni volta che voglio cacciare via le lacrime, che mi sforzo di inghiottirle, le maledette vengono giù peggio che mai. Sonia, che sta davanti a me, si alzò dal banco, corse vicino a me e mi appoggiò una mano sul braccio, per consolarmi. Era molto gentile e coraggioso da parte sua, ma mi fece piangere ancora di più. Avrei voluto abbracciarla e stringerla forte. Invece la spinsi via, passai di corsa accanto a lei e uscii dalla classe. Sbattei la porta alle mie spalle per non essere costretto ad ascoltare le risate degli altri. Corsi fuori. Diluviava. Mi inzuppai immediatamente, ma ero contento: così nessuno poteva vedere le mie lacrime.

CONTENUTO

N el testo sono descritti i sentimenti che prova Stefano. Segna con parentesi colorate:

l a circostanza che fa star male il protagonista;

la reazione del protagonista;

i l pensiero del protagonista per l’inter vento della compagna;

l a sua reazione a questo inter vento.

Klaus-Peter Wolf, Stefano e i dinosauri, Piemme Junior

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Io lavoro DESCRIVER E UN AMBIEN TE STRUTTURA

N el primo testo, sottolinea gli indicatori spaziali. ELEMENTI

C ancella il termine sbagliato e completa. Il testo “Un posto piacevole” è una descrizione oggettiva / soggettiva perché ....................................

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Il testo “Un piccolo giardino” è una descrizione oggettiva / soggettiva perché ....................................

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UN POSTO PIACEVOLE Persino all’esterno la locanda pareva un posto piacevole a occhi abituati alle costruzioni degli Uomini. Si affacciava sulla Via, e due ali si estendevano sul retro, parzialmente scavate nelle pendici del colle, di modo che le finestre del secondo piano erano a livello con il terreno. Un grande arco conduceva al cortile situato tra due ali e, sotto l’arco, sulla sinistra, si apriva un’ampia porta in cima a qualche scalino. Dalla porta spalancata usciva un flusso di luce. All’arco era appesa una lanterna, sotto la quale oscillava un grande cartello: vi era raffigurato un cavallino bianco che si ergeva sulle zampe posteriori. Sull’architrave della porta si leggeva, dipinta in caratteri cubitali bianchi, la scritta seguente: IL PULEDRO IMPENNATO DI OMORZO CACTACEO. Da molte finestre più basse la luce giungeva filtrata da spesse tende scure. J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, RCS

UN PICCOLO GIARDINO Il piccolo giardinetto della mia casa è veramente brutto. Disordinato. Con cassette vecchie della frutta buttate in un angolo, annerite e ammuffite dall’umidità e dal tempo. C’era dell’insalata, una pianta di patate arboree, un ciuffo spelacchiato di bosso (questo l’ha piantato il nonno e non si tocca!) e, nell’angolo, le gialle margherite dei topinambur. Un giardino è uno spazio intorno a casa. C’è chi lo vuole elegante, solo con l’erba verde all’inglese, e c’è chi lo vuole disordinato. Io, per esempio, lo amo disordinato. Lucia Tumiati, Il mostro in scatola, Giunti

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UNA STRANA PROPOSTA In un mattino radioso me ne stavo appoggiato al muretto di cinta della chiesetta di un villaggio. Mi beavo della profonda letizia che spirava da quel dolce e tranquillo angolo di mondo. Ammiravo la vecchia chiesa grigia con la sua edera abbarbicata e il grazioso portico in legno scolpito, il bianco sentiero serpeggiante giù per la collina tra filari di olmi altissimi, i tetti di paglia delle casette dei contadini che facevano capolino al di là delle siepi ben potate. Era veramente un quadretto stupendo, idilliaco e poetico. Mi ispirava, mi faceva sentire nobile e buono. Il mio fantasticare fu interrotto da una vocetta acuta che strillava: – Eccomi signore, eccomi qua; abbia pazienza. Guardai e vidi un vecchio dalla testa calva che, zoppicando, attraversava il cimitero venendo dalla mia parte; reggeva in mano un enorme mazzo di chiavi. Avanzò strillando: – Sono venuto il più presto possibile, signore. Seguitemi pure. – Via di qua – dissi io seccato. Sembrò sorpreso. – Ma non volete vedere le tombe? – domandò. – No, non voglio vedere niente. Voglio starmene qui, appoggiato a questo vecchio muro sgretolato. Per un attimo il vecchio apparve sbigottito, poi riprese: – Sicuramente siete un forestiero e… non siete qui per vedere le tombe… i sepolcri… la gente sotterrata… Capite che cosa voglio dire…? – Non ho nessuna voglia di vedere le tombe io… e tanto meno le tue! – risposi sempre più irritato. Il vecchio scoppiò a piangere e, dispiaciuto per il rifiuto, cominciò a elencare le magnificenze del cimitero. Rimasi irremovibile, ero irritato dall’insistenza di quell’omino. Lui mi si avvicinò e mi sussurrò: – Ho un paio di teschi giù nella cripta, venite a vederli. Vi prego! A quelle parole io mi voltai e me la diedi a gambe.

Io lavoro IONE L A DESCRIZ RAZIONE NELL A NAR CONTENUTO

N el testo, le parti sottolineate sono descrizioni: soggettive. oggettive. ELEMENTI

S ottolinea in rosso le due frasi che descrivono i sentimenti dei due personaggi. S ottolinea le altre parti descrittive che sono state inserite nel testo.

Jerome K. Jerome, Tre uomini in barca, Editori Fabbri

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VERIFICO SE CONOSCO

AL MERCATO

STRUTTURA

L’autore segue un ordine: logico. cronologico. Nella descrizione sono presenti dati sensoriali: olfattivi. uditivi. tattili. gustativi. visivi. ELEMENTI

La descrizione è: soggettiva. oggettiva. Sottolinea in rosso la similitudine. 26

Su entrambi i lati della strada i venditori avevano sistemato delle tettoie a strisce e puntini chiari, per proteggere dal sole la loro merce. L’aroma del caffè era l’odore più forte: oltre metà delle bancarelle erano piene di alti sacchi, aperti in cima e pieni fino all’orlo di ricchi chicchi di caffè scuro. Alcuni dei venditori più intraprendenti avevano addirittura un pentolino di caffè che bolliva su un fornelletto a gas. Poi c’erano la frutta e la verdura. Jocelyn non aveva mai visto una simile varietà di forme e dimensioni, colori e consistenze. Altrove molte donne sedevano sotto le loro tettoie, quasi nascoste dalle cataste di grosse e tonde ceste intrecciate che avevano messo in vendita. Un uomo faceva cinghie e scarpe di gomma con pezzi di pneumatici; i prodotti finiti erano così belli che Jocelyn non avrebbe mai immaginato che derivassero da vecchi resti di automobili e biciclette. In mezzo a tutto ciò, dei ragazzi giravano con ceste miracolosamente in equilibrio sulla testa o sotto il braccio, chiamando i passanti. La loro voce, alta e squillante, sovrastava il chiacchiericcio e il chiasso degli adulti, mentre presentavano la loro merce: – Arance fresche, patate dolci! Geoffrey McSkimming, Le suonatrici di xilofono, Salani


TIPOLOGIE IL TESTO NARRATIVO Che cosa fa un TESTO NARRATIVO? NARRATIVO Incanta, appassiona… Lungo o corto che sia, ci porta nell’atmosfera magica di mondi diversi. Fa viaggiare con la fantasia, conoscere, riflettere… Insomma, aiuta a crescere!

Didattica partecipata

Troverai queste tipologie testuali anche nella sezione Tematiche Tematiche. Testo narrativo realistico: realistico pp. 130, 132-133, 137, 138-139, 140, 146, 147, 162-163, 176-177, 178-179, 184-185, 189, 191, 196, 198-199, 200-201, 202, 203, 216, 218-219, 222, 224-225, 226, 227. Testo narrativo fantastico: fantastico pp. 148-149, 161, 231, 236.

U.A. 2


Che bello leggere! SE VOLESSE FARMI LA CORTESIA Il mio papà è prof d’italiano. Oh, scusate: mio padre insegna la lingua e la letteratura italiana. L’altro giorno, mentre segavo un pezzo di legno mi sono tagliato il dito indice. Un taglio profondo. Sono corso da papà che leggeva nel salone. – Papà, papà! Corri a prendermi un cerotto, è un macello, schizzo sangue dappertutto! – ho urlato tenendomi il dito ferito. – Ti prego di farmi la cortesia di esprimerti correttamente – ha risposto mio padre senza neanche alzare il naso dal libro. – Mio caro padre – ho riformulato – mi sono tagliato l’indice e il sangue cola abbondantemente dalla ferita. – Ecco un’esposizione dei fatti chiara e precisa! – ha dichiarato papà. – Ma datti una mossa, fa un male cane! – mi è scappato. – Luca, non capisco questo linguaggio – ha replicato papà, impassibile. – Il dolore è intollerabile – ho tradotto – e quindi ti sarei estremamente riconoscente se, senza ulteriori dilazioni, volessi accordarmi le cure necessarie. – Ah, ecco così va meglio – ha commentato papà, soddisfatto. – Esaminiamo un po’ più da vicino questo graffio. Ha abbassato il libro e ha visto che facevo smorfie di dolore e che tenevo stretto il mio indice grondante di sangue. – Ma sei fuori o che? – ha gridato furioso. – Togliti dai piedi, schizzi sangue dappertutto! Fila in bagno, bendalo, fa’ qualcosa! Non voglio vedere ’sto macello! Stavo per rispondere: – Adorato papà, il suo modo di parlare mi lascia oltremodo stranito. Le sarei quindi grato se volesse farmi la cortesia di esprimersi con un lessico appropriato – ma ho preferito non dire niente. Tanto, avevo capito perfettamente. Ho un talento per le lingue, io. Bernard Friot, Il mio mondo a testa in giù, Il Castoro

LETTURA CRITICA

L’autore è riuscito a raccontare e a far capire i diversi punti di vista dei due personaggi? È riuscito a far immaginare che cosa è capitato? Consiglieresti questo testo a un amico o a un’amica?

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La mappa Il testo narrativo: narrativo il testo che racconta, lo dice la parola! È il testo che ci dà il piacere di leggere.

Scopo

Contenuto

Raccontare una storia e appassionare il lettore.

• Realistico. • Fantastico.

IL TESTO NARRATIVO Struttura

Elementi • Personaggi, Personaggi cioè coloro che agiscono nella storia: • protagonista protagonista; • personaggi p ersonaggi principali; principali • personaggi p ersonaggi secondari. secondari • Tempo: Tempo determinato o indeterminato. • Luoghi: Luoghi reali o immaginari.

Narratore Il narratore può essere: • esterno: sterno narra in terza persona; persona • interno: nterno il protagonista o uno dei personaggi; narra in prima persona. persona

• IIntroduzione, ntroduzione svolgimento conclusione • Il testo narrativo può essere scomposto in sequenze di diverso tipo: • narrative narrative; • descrittive; escrittive • dialogiche; ialogiche • riflessive. iflessive • L’ordine ordine della narrazione può essere: • cronologico cronologico; • con flashback flashback, anticipazioni, montaggio anticipazioni parallelo. parallelo

IMPARO DA SOLO A

R ileggi il testo narrativo. In esso ritrovi, almeno in parte, le informazioni che ti ha fornito la mappa?

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Io scopro IL RACCONT

O RE ALISTIC O Il racconto realistico è un testo narrativo che parla di fatti che sono accaduti o che potrebbero accadere realmente. I personaggi appartengono alla realtà quotidiana. Il luogo e il tempo sono precisi e definiti. Personaggi, luogo e tempo sono gli elementi di un testo narrativo.

Trova le caratteristiche del racconto realistico.

CONTENUTO

I FATTI narrati sono: realistici. fantastici. ELEMENTI

I PERSONAGGI: sono realistici. fantastici. Il LUOGO è: reale. immaginario. Il TEMPO è: indeterminato. determinato.

FINALMENTE IN VACANZA! Sono le cinque del pomeriggio di una giornata piena di sole. Sul piazzale si affollano automobili, gruppetti di ragazzi, famiglie e montagne di bagagli. Urla e richiami si sovrappongono in una confusione spaventosa. I ragazzi in maglietta verde controllano gli arrivi e spuntano il nome da un elenco. Sono due dei responsabili del Campus Estivo Vacanze Verdi. Fra meno di un’ora tutti i ragazzi saranno stati presi in consegna e sistemati nei bungalow. Carla sta cercando disperatamente la sua amica del cuore, Daiana. – Non la vedo, mamma! Ti dico che non c’è… – Se non la smetti di agitarti, giro l’auto e ti riporto indietro. – Quella signora là con la maglia blu non è la mamma di Daiana? – Ah, sì, eccola! DA-IA-NAAAA! – CARLAAA! – Carla, dove vai? Aiutami a scaricare i bagagli… – protesta sua madre. Ma Carla è già corsa via. Ha aspettato per mesi quella vacanza e ora che è arrivata si sente emozionata come mai nella sua vita. – Credevo non arrivassi più – dice dopo aver raggiunto l’amica. – Mio padre ha sbagliato strada – sibila Daiana. – E per tutto il tragitto mia madre non ha smesso di farmi raccomandazioni di ogni genere, dal lavaggio dei denti, alle vitamine nella dieta. Quindi devo mangiare frutta tutti i giorni ecc. ecc.! Uffa! Non vedo l’ora che i miei ripartano… – CARLA! – È mia madre. Vado a recuperare lo zaino e il borsone… Ci vediamo dopo. Carla si allontana salutando i genitori di Daiana, felice, pensando che lei e la sua amica trascorreranno una settimana da sole. Anna Lavatelli - Anna Vivarelli, Carla e Daiana in vacanza… da sole!, Piemme

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Io scopro

L INIZIO DI UN AMICIZIA Zorba, il grande gatto nero, non aveva dimenticato che a quel bambino doveva la vita. Zorba aveva contratto quel debito il giorno in cui aveva abbandonato la cesta che faceva da casa a lui e ai suoi fratelli per assaggiare una testa di pesce che la gente del mercato dava ai gatti adulti. Trotterellando verso una bancarella di pesce, passò davanti a un grosso uccello che dormicchiava con la testa piegata di lato. All’improvviso, il piccolo gatto sentì che il suolo si allontanava da sotto le sue zampe e, senza capire che cosa stava succedendo, si ritrovò a far capriole in aria. Sotto, lo aspettava l’uccello con il becco aperto. Piombò nel gozzo enorme, buio e puzzolente che si trovava sotto il becco di quell’uccello molto brutto. – Fammi uscire! Fammi uscire! – miagolò disperato. – Accidenti, ma tu parli! – gracchiò l’uccello senza aprire il becco. – Fammi uscire o ti graffio! – miagolò lui, minaccioso. – Sono un gatto e anche furibondo. – Che dilemma! Ti ingoio o ti sputo? – meditò l’uccello. Poi, finalmente, aprì il becco. Il piccolo Zorba si affacciò e saltò a terra. Allora vide il bambino che scuoteva l’uccello per il collo. – Devi essere cieco, sciocco di un pellicano! Vieni, gattino. Per poco non finisci nella pancia di quest’uccellaccio – disse il bambino e lo prese in braccio. Così era iniziata quell’amicizia che durava ormai da cinque anni. Luis Sepúlveda, Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, Salani

ICO O FANTAST T N O C C A R IL Il racconto fantastico è un testo narrativo in cui i fatti sono situazioni incredibili o fantastiche. I personaggi e i luoghi possono essere realistici o del tutto fantastici. Il tempo è spesso indefinito.

Trova le caratteristiche del racconto fantastico.

CONTENUTO

I FATTI narrati sono: in parte realistici e in parte fantastici. completamente fantastici. completamente realistici. ELEMENTI

I PERSONAGGI sono: t utti realistici e con comportamenti sempre realistici. t utti realistici e con comportamenti in parte fantastici. t utti fantastici. Il LUOGO è: r ealistico. i mmaginario. Il TEMPO è: indeterminato. determinato.

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Io scopro GLI ELEMEN TI Un racconto è sempre ambientato in un luogo e in un tempo che possono essere realistici o fantastici. Anche il protagonista e i personaggi meno importanti che inter vengono nella narrazione possono essere realistici o fantastici.

Q ual è l’ambiente in cui si svolge la vicenda? .....................................................................................................

È fantastico o realistico?

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C hi è il protagonista? .....................................................................................................

È fantastico o realistico?

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C hi è l’altro personaggio importante della storia? .....................................................................................................

È fantastico o realistico?

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C hi sono i personaggi secondari? ..................................................................................................... ..................................................................................................... .....................................................................................................

Sono fantastici o realistici?

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In quale periodo dell’anno si svolge la vicenda? ....................................................................................................

Da che cosa lo capisci?

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UN MAESTRO... DA PAURA! Nino entra in classe correndo: è in ritardo, come al solito. – Maestro, maestro! – grida, ancora senza fiato. – Stanotte ho visto un lupo mannaro. – Alla televisione? – chiede Monica. – Ma no, per davvero! – Piantala con queste scemenze – dice Fabio. – Vuole fare il galletto – dice Valentina. – Uuuuuh… Uuuuh… Uuuuh… lupo mannaro! – urla Dario per scherzare e spaventare tutti. Il maestro si cala il cappello sulle orecchie appuntite. – Ve lo giuro – dice Nino. – Era vestito come un uomo, ma io ho visto le sue zampe pelose con degli artigli lunghi così! – E aveva lo smalto sugli artigli? – domanda Alice, piegata in due dalle risate. Tutta la classe scoppia a ridere rumorosamente. Il maestro, dal canto suo, si raddrizza il collo della giacca con le mani guantate di nero. Nino si arrabbia: – Ma se vi dico che l’ho visto! Aveva anche orecchie appuntite e due dentoni aguzzi, come un lupo. Per non parlare degli occhi, rossi come braci ardenti! Quando ha cominciato a rincorrermi ho pensato di morire dalla paura! Ancora mi chiedo come ho fatto a sfuggirgli… Ma nessuno lo ascolta più. Aspetta un attimo, poi si siede, deluso, al suo posto. – Silenzio! – grida il maestro con voce rauca, ghignante. Da dietro gli spessi occhiali neri guarda fisso Nino e borbotta fra i denti aguzzi: “Quanto a te, la prossima volta non mi scappi!”. Bernard Friot, Altre storie a testa in giù, Il Castoro


DI NUOVO A SCUOLA? – Non voglio andare a scuola! – Ma sì, vedrai che è molto divertente. – Non è vero. E non voglio conoscere nessuno. – Ti farai presto tanti amici… – Diana dice che i maestri mi morsicheranno. – Al contrario, ti racconteranno cose entusiasmanti. – Non voglio entrare! Sarò io la più piccola. – Tutti sono piccoli. E ti vorranno bene. – Allora, come è andata? – Benissimo. Non ero la più piccola, e ho fatto amicizia con Nicky. – Che bello! – Nicky ha dei capelli meravigliosi. – Splendido! – Anche se a volte non si comporta troppo bene… – Mmmmm! – Però ha una simpatica faccia sorridente! – Che carina! – Nicky può venire a far merenda e restare a dormire? – Certo, così domani potete andare a scuola insieme… – Domani? Vuoi dire che domani dobbiamo andarci di nuovo? Zoë Ross - Tony Ross, Viva la scuola!, Piemme Junior

Io scopro L A ST RUT T

URA

Ogni autore sceglie il modo in cui raccontare una storia o in cui fornire informazioni al lettore. Per questo dà ai suoi scritti strutture differenti, che aiutano a mettere in evidenzia sia il contenuto sia lo scopo.

Q uesto testo è scritto in modo particolare. È un racconto? .................................................... Che cos’ha di particolare? Usa il dialogo. U tilizza la struttura di introduzione, sviluppo, conclusione. Q ual è il vantaggio della struttura di questo testo? R ende immediata la comprensione sia della situazione sia dei sentimenti. A ccompagna il lettore alla scoperta graduale dei fatti.

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Io scopro I FAT TI

LA FINE DI TROIA C’era una volta, mille e mille anni fa, una città assediata che si chiamava Troia. La assediavano gli Achei, soldati valorosi: ma siccome erano valorosi anche i Troiani, gli Achei, dopo dieci anni, non erano riusciti a conquistare la città. Dieci anni sono tanti per chi è assediato, ma anche per chi assedia. Un giorno Agamennone, capo degli Achei, chiamò a consiglio gli ufficiali: – Sto pensando di levare l’assedio e tornare in Grecia – annunciò. Ci fu silenzio, poi Ulisse, astuto re di Itaca, disse: – Forse possiamo farlo, ma anche conquistare la città. Tutti lo guardarono, aggrottando la fronte. Ulisse spiegò il suo progetto, che fu approvato. Il giorno dopo, nel campo degli Achei, cominciò una frenetica attività: carri andavano e tornavano carichi di legname, falegnami tagliavano e piallavano, carpentieri montavano e inchiodavano, tutti sotto la guida di Ulisse. Da Troia, gli assediati vedevano quel traffico, e non capivano. – Stanno preparando una macchina da guerra! – temevano alcuni. Dopo qualche giorno si vide che cos’era quella novità: un gigantesco cavallo di legno. – Non è una macchina da guerra! – dicevano i Troiani. – Ma che cos’è? Quando, dopo un mese, il cavallo fu finito, gli Achei cominciarono a togliere l’accampamento. Vennero le cento navi con cui erano arrivati, gli Achei vi salirono e lasciarono la costa, scomparendo dietro le isole al largo. Solo il cavallo, gigantesco, stava sulla pianura tra il mare e la città. – Se ne sono andati! – Hanno lasciato quel cavallo come dono! – O forse un’offerta agli dèi, per proteggere il loro viaggio! – Lo porteremo qui, e sarà il ricordo della nostra vittoria!

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Così i Troiani legarono il cavallo e, piano piano, lo trasportarono nella parte alta della città, e fecero una grande festa. Venne notte. I Troiani dormivano. Solo poche sentinelle facevano la guardia, guardando oltre le mura. Ed ecco che, dentro le mura, silenziosamente, una botola si aprì nella pancia del cavallo di legno, e dieci Achei scesero silenziosi come ragni. Svelti e silenziosi corsero al portone di Troia e lo spalancarono. Da fuori, gli Achei, tornati con le navi nel buio della notte, corsero dentro, assalirono i Troiani addormentati e la città fu conquistata. Ci furono incendi, e in uno di quelli finì bruciato anche il grande cavallo di legno. Roberto Piumini, Mille cavalli, Einaudi Ragazzi

STRUTTURA

I fatti di un racconto sono le sequenze. Questo racconto è diviso in sequenze. Quale fatto segna il passaggio da una sequenza all’altra? Nella prima sequenza: Nella quinta sequenza: inter viene un fatto nuovo. inter viene un fatto nuovo. s i introduce la situazione. u n personaggio nuovo. Nella seconda sequenza: Nella sesta sequenza: inter viene un fatto nuovo. c ambia il tempo. c ambia il luogo. c ambia il luogo. Nella terza sequenza: Nella settima sequenza: inter viene un fatto nuovo. c ambia il tempo. inter viene un nuovo personaggio. c ambia il luogo. Nella quarta sequenza: Nell’ottava sequenza: c ambia il tempo. inter viene un fatto nuovo. c ambia il luogo. c ambia il luogo.

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Io scopro LE SEQUEN

ZE

IL CIGNO CON LA CORONA

STRUTTURA

Il testo è diviso in sequenze. Scrivi che cosa segna il passaggio da una all’altra. S econda sequenza: .............................. ................................................................................................. .................................................................................................

Terza sequenza:

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Q uarta sequenza:

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Q uinta sequenza:

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S esta sequenza:

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S ettima sequenza:

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Lo zar Saltan decise di prendere moglie. Scelse Militrissa, la più bella di tre sorelle. Quando nacque il loro figlioletto Guidon, lo zar era in guerra. Le perfide sorelle di Militrissa, che impazzivano per l’invidia, fecero un terribile scherzo alla sorella: scrissero un finto messaggio allo zar nel quale dicevano che gli era nato un figlio mostruoso e lo firmarono a nome di Militrissa. Quando lesse il messaggio, Saltan diede ordine di chiudere madre e figlio in una botte e di gettarli in mare. Per fortuna, dopo mille peripezie, madre e figlio si salvarono e approdarono su un’isola. Poco dopo Guidon salvò la vita a un cigno e questo, per ricompensarlo, rese l’isola bella e ridente come si addice alla dimora del figlio di uno zar. Quello strano cigno, che aveva una corona sulla testa, vide che il povero Guidon era sempre triste e afflitto, perché aveva nostalgia di casa; perciò, con una magia lo trasformò in uno zanzarino. Così, in quattro e quattr’otto, seguendo il cigno, Guidon arrivò nel regno di suo padre e ronzandogli attorno gli suggerì di visitare l’isola dove abitava. Le sorprese del bianco cigno non erano finite: si tramutò in una bellissima principessa e quando finalmente Saltan riconobbe il figlio la famiglia si riunì. Guidon e la principessa cigno si sposarono e vissero tutti per sempre felici e contenti. Lara Albanese, Il cigno, Jaca Book


IN CERCA DI UN RIFUGIO A Parigi. Solo! Per prima cosa, naturalmente si mise a correre. I cani che scappano corrono e corrono da una parte all’altra, decisi a non tornare più indietro. Questo pensiero riempì il Cane e diventò panico. “Devo uscire subito da Parigi”, si disse, “bisogna che trovi altri cani, un posto dove sentirmi meno solo, meno sperduto”. Mentre questi pensieri gli si accavallavano nella mente, la notte ne aveva approfittato per scendere del tutto. I lampioni si accesero, le finestre si spensero, le case si svuotarono dei loro abitanti che uscirono, a migliaia, da tutte le parti. Le serrande dei negozi si abbassavano, le porte degli uffici si chiudevano, le serrature scattavano, dalle vie secondarie sbucavano le automobili che si riversavano nel grande viale che scorreva davanti al Cane. Sui marciapiedi i pedoni si muovevano come pupazzi meccanici. Pensò che tutta quella gente stesse cercando, come lui, di abbandonare la città. Immaginò che avesse scavato gallerie sotterranee (come facevano i topi nella profondità della discarica) attraverso le quali si poteva evadere e decise di seguirla. Si mescolò alla folla. Scese anche lui sotto terra, percorse lunghi corridoi e si ritrovò su un marciapiede. Un po’ come quello di una stazione, poiché una specie di treno gli si accostò con stridore di ferraglia. Con il cuore che gli batteva, saltò in una vettura. Istintivamente si sedette su un sedile per far credere di appartenere a qualcuno. Le porte si chiusero e il treno si mise in moto. Daniel Pennac, Abbaiare stanca, Salani

Io scopro E DI SEQUENZ I IP T I S R E DIV Le sequenze che si utilizzano nella narrazione di un fatto hanno funzioni differenti e ser vono a scandire gli avvenimenti, a descrivere luoghi e personaggi, sentimenti, emozioni, riflessioni. La loro alternanza dà ritmo e varietà al racconto e fa capire il contesto in cui avviene la vicenda narrata.

STRUTTURA

D ividi il testo in sequenze. Poi segna con parentesi colorate: le sequenze narrative, che raccontano i fatti che accadono; le sequenze riflessive, che riportano i giudizi, le riflessioni dell’autore o di un personaggio; le sequenze dialogiche, che riportano i dialoghi e i pensieri tra sé; le sequenze descrittive, che permettono di immaginare un personaggio, un luogo, una situazione.

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Io scopro L A FABUL A La fabula è la narrazione dei fatti nell’ordine in cui sono accaduti.

STRUTTURA

S egna con parentesi colorate:

l ’introduzione;

l o svolgimento;

la conclusione. M etti in ordine cronologico i fatti, numerando.

Ooka intimò ai ladri di richiedere un permesso per la professione di borsaiolo. I ladri se ne andarono dalla città. I ladri, per paura di essere giustiziati, decisero di richiedere il permesso. Nella città di Edo vi erano moltissimi ladri. i ladri che chiesero A il permesso venne dato un documento da indossare. La narrazione segue l’ordine di svolgimento dei fatti?

.....................................................................................................

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IL PERMESSO DI RUBARE Gli abitanti della città di Edo non potevano camminare per la strada senza rischiare che un borsaiolo li derubasse. Ooka trovò la soluzione per porre fine a quel flagello. Appese in tutta la città grandi cartelli con scritto: “Per esercitare la professione di borsaiolo, da domani sarà necessario possedere un permesso ufficiale. Ai ladri che verranno arrestati e che non saranno in possesso di tale permesso verrà tagliata la testa”. I ladri si riunirono in assemblea e il capo dei ladri prese la parola. – Amici, se andremo a chiedere quel maledetto permesso, ci dichiareremo colpevoli. Ma se non lo faremo, rischieremo la testa per qualche soldo. Discussero e decisero di chiedere il nuovo permesso. A uno a uno i ladri andarono a chiedere il permesso di rubare. Ooka ricevette il primo con un gran sorriso. Gli chiese di pagare la quota annuale e gli prese l’impronta della mano. Dopo di che gli fece firmare una dichiarazione nella quale c’era scritto che si impegnava a portare il permesso sempre con sé. Una volta che l’uomo ebbe firmato, Ooka andò a prendere il documento. Si trattava di due tavole unite da una corda, come quelle degli uomini sandwich. C’era scritto: “Borsaiolo legalmente riconosciuto dalle autorità”. Alla fine della giornata tutti i ladri di Edo erano in possesso del permesso di rubare. Ma con quei pannelli di legno, erano ormai riconoscibilissimi. Fu così che decisero di andarsene dalla città, e a Edo non si vide mai più un borsaiolo. AA.VV., Mille anni di storie per ridere, Edizioni EL


Io scopro

ADDORMENTARSI SOTTO LA LUNA

CK E IL FL ASHBA ZIONE L’ANTICIPA

Scese la sera e Lanvin si fermò nella vecchia capanna abbandonata. Non poteva immaginare quello che sarebbe accaduto più tardi, la mattina dopo. Sarebbe arrivato il malefico Re del bosco, accompagnato dal suo branco di lupi e lui si sarebbe trovato in serio pericolo. Avrebbe però avuto una via d’uscita: utilizzare immediatamente l’armonica magica e suonare il richiamo per ricevere l’aiuto del suo amico Gondar, dotato di una forza straordinaria. Quando la luna fu alta nel cielo Lanvin si addormentò avvolto dal tepore del fuoco del camino.

Con il flashback l’o rdine cronologico della narrazione viene interrotto per raccontare qualcosa che è avvenuto in precedenza. L’anticipazione, al contrario, è una sequenza che anticipa un fatto o un avvenimento che nel racconto accade o potrebbe accadere successivamente.

M etti in ordine cronologico i fatti del primo testo, numerando.

I TRAPEZISTI Jordi guardava i suoi cugini volare, lanciarsi nel vuoto e afferrare il trapezio-altalena. Era nato in una famiglia di artisti circensi. La sua mamma fin da piccola era stata un clown bianco, il suo papà un clown rosso. I suoi cugini si passavano gli anelli, sorreggendosi alla sbarra del trapezio solo con i piedi. Emanuela Nava, Bambini del mondo, Einaudi Ragazzi

Lanvin si rifugia nella capanna.

A rriva il Re del bosco.

L anvin si addormenta.

L a sequenza evidenziata nel secondo testo narra un fatto avvenuto: c ontemporaneamente alla sequenza precedente. d opo la sequenza precedente. p rima della sequenza precedente.

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Io scopro L’INT RECCIO L’intreccio è l’insieme dei fatti narrati nel modo in cui li ha voluti disporre l’autore. Non sempre l’intreccio rispetta l’o rdine cronologico.

STRUTTURA

S egna con parentesi colorate:

l ’anticipazione;

i l flashback. D i seguito trovi i fatti nell’ordine scelto dall’autore per la narrazione. Mettili in ordine cronologico, numerandoli.

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M acy soffoca.

I n città tutti, tranne Macy, sono terrorizzati per la presenza degli alieni.

li alieni sono sbarcati G in città.

li alieni spargono una nube G di sostanza vaporosa.

I DUE GIGANTI Macy non avrebbe mai immaginato che la sua fiducia nel prossimo l’avrebbe fatta soffocare. – Non capisco perché la gente si preoccupi – disse la signorina Macy, fiutando l’aria. – Finora non ci hanno fatto niente, no? In tutte le città regnava il panico. Ma non nel giardino della signorina Macy. Serenamente, ella alzò gli occhi e guardò di nuovo gli invasori, mostruose sagome alte più di mille metri. Erano sbarcati una settimana prima, da un’astronave lunghissima. Erano usciti in una lunga fila, almeno mille. Ora se ne andavano in giro per tutta la Terra. Ma, come faceva notare la signorina Macy, non avevano fatto del male a nessuno. – E questa – disse la signorina Macy a sua sorella, – è la prova che non vogliono farci del male, non trovi? – Speriamo bene, Amanda – disse la sorella della signorina Macy. – Ma guarda che cosa stanno facendo adesso. Il cielo, fino a poco prima, era d’un azzurro tersissimo e le grandi spalle, le teste quasi umanoidi dei giganti si distinguevano nettamente lassù, a un miglio da terra. Ma ora l’atmosfera si andava annebbiando. C’erano due giganti e ciascuno teneva tra le mani un oggetto cilindrico, da cui spruzzava grandi nubi di una sostanza vaporosa che scendeva lentamente a coprire la terra. La signorina Macy fiutò di nuovo l’aria: – Fanno delle nuvole. Forse è il loro modo di divertirsi un po’. Che male ci possono fare con qualche nuvola? Non capisco perché la gente si preoccupi tanto. Fredric Brown, L’ora di fantascienza, Einaudi


NELLA STANZA ACCANTO L’astronave di XYZ-23 atterrò di notte sul balcone di una casa. Nella sua stanza il signor Rossi, che dormiva della grossa, non si accorse di nulla, anzi si voltò su un fianco. Da una finestra aperta XYZ-23 scivolò nel bagno. La sua vista a raggi infrarossi gli permetteva di muoversi al buio, ma lui si sentiva a disagio: in quel luogo c'erano oggetti strani e minacciosi. Il simpatico extraterrestre girò una manopola e subito una pioggia di acqua bollente uscì dal soffitto e lo scottò. Emise un fischio impaurito e rigirò la manopola. Toccò un pulsante e uno scroscio d’acqua si rovesciò nel buco di uno strano sedile. Nella sua stanza il signor Rossi, svegliato dai rumori, pensò che uno dei suoi bambini si fosse alzato a fare pipì. Intanto XYZ-23 trovò su un ripiano un attrezzo che gli ricordava la sua pistola a raggi gamma. Lo impugnò soddisfatto, ma nel farlo spostò un interruttore: un potente getto d’aria calda lo investì facendogli rizzare le antenne. Il signor Rossi si svegliò di nuovo e si alzò per andare a sgridare i figli, in bagno. Aprì la porta, accese la luce e… – Aiuto, non mi faccia del male! – cominciò a gridare il signor Rossi. – Non mi faccia del male lei! – gridava lo strano essere. Stefano Bordiglioni, Guerra alla Grande Melanzana, Einaudi Ragazzi

Io scopro ELO GIO PARALL G A T N O M IL Con il montaggio parallelo l’a utore racconta due o più fatti che avvengono contemporaneamente, ma in luoghi diversi.

STRUTTURA

S egna con parentesi le sequenze che si riferiscono a ciò che fa XYZ-23 e con parentesi quelle che si riferiscono alle azioni del signor Rossi. C ompleta la tabella scrivendo che cosa fa il signor Rossi contemporaneamente alle azioni compiute da XYZ-23. Poi, prova a inventare che cosa fanno contemporaneamente i bambini del signor Rossi nella loro stanza.

XYZ-23

Il signor Rossi

I bambini del signor Rossi

XYZ-23 esce dall’astronave.

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L’extraterrestre esplora il bagno di casa Rossi.

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XYZ-23 aziona il phon.

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VERIFICO SE CONOSCO

UN’APE IN TRIBUNALE

CONTENUTO

Questo testo è: realistico. fantastico. STRUTTURA

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Nel testo è presente: un flashback. un’anticipazione. il montaggio parallelo. La struttura è quella: della fabula. dell’intreccio. Nel testo ci sono sequenze: narrative. descrittive. dialogiche. riflessive. Segna con delle parentesi le sei sequenze narrative, ignorando le sequenze di altro tipo.

Un’ape andò al mercato per vendere il miele. Mise in mostra il boccale. I raggi del sole illuminavano il contenuto dorato e un tiepido venticello trasportava dappertutto il profumo del miele. Passò di là un calabrone e si mise a cercare il modo di ingozzarsi di miele senza pagarlo. Negli anni precedenti il calabrone aveva ronzato nei tribunali e aveva imparato meglio di chiunque quali cose si possono fare e quali no. Si lasciò cadere nel bicchiere. Quando l’ape se ne accorse, del miele non c’era neanche il profumo. L’ape si disperò, gridò al ladro e, insieme al calabrone, venne condotta in tribunale. – Perché hai mangiato il miele? – domandò il giudice all’accusato. – Per necessità, eccellenza! Ero caduto nel boccale; il miele è vischioso, se non lo mangiavo ci rimanevo per sempre. Ho agito per legittima difesa: con ogni probabilità l’ape mi aveva fatto cadere per derubarmi. Il giudice pensò: “Quell’ape è un’imbrogliona! È un bandito travestito da mercante!”. Diede così ragione al calabrone. Perquisì l’ape: le fu trovato il pungiglione e la misero dentro per porto d’armi abusivo. Giuseppe Marotta, Cavallucci di carta, Elmo


TIPOLOGIE IL RACCONTO DI FANTASCIENZA Fantascienza = alieni, robot, esseri che provengono da mondi lontani o appartengono a tempi lontani. Fantascienza è un nome composto da “fantasia” + “scienza”. Significa che i RACCONTI DI FANTASCIENZA si basano su dati scientifici, scoperte tecnologiche, ma che sono “trattati” con tanta, tanta fantasia. Risultato dell’addizione? Avventura, colpi di scena, finali inaspettati!

Didattica partecipata

Troverai questa tipologia testuale anche nella sezione Tematiche Tematiche, alle pagine 150-151, 164-165, 166-167, 214-215.

U.A. 3


Che bello leggere! QT-1, DETTO CUTIE Mike Donovan stava mangiando un panino e Gregory Powell guardava un tabulato quando il robot QT-1, chiamato Cutie, entrò. – Sono venuto a fare quattro chiacchiere con voi – disse il robot, tranquillo. – In questi giorni mi sono analizzato e ho riflettuto. Io esisto perché penso… – Accipicchia! – gemette Powell. – Un robot filosofo! Cutie continuò imperturbabile. – E la domanda che mi sono rivolto è: qual è la causa della mia esistenza? Powell strinse le mascelle: – Ti ho già detto che siamo stati noi a costruirti. – Se non ci credi – aggiunse Donovan, – saremo lieti di smantellarti. Il robot fece un gesto di disapprovazione. – Non accetto spiegazioni assurde solo perché mi siete gerarchicamente superiori. Ogni teoria deve avere un suo supporto razionale, altrimenti non è valida. E che mi abbiate creato voi contrasta con tutti i principi della logica. – Perché dici così? – chiese Powell. Cutie si mise a ridere. Era una risata molto poco umana, un suono meccanico acuto ed esplosivo. – Guardatevi! – disse alla fine. – Lungi da me ogni disprezzo, ma guardatevi un po’! Siete fatti di un materiale molle, flaccido e deteriorabile, costretto ad alimentarsi con materia organica… come quella – indicò con disapprovazione ciò che restava del panino. – A periodi alterni entrate in una specie di coma a occhi chiusi. La minima variazione di temperatura pregiudica la vostra efficienza. Siete solo prodotti di ripiego. Io, invece, sono un prodotto finito. Assorbo energia elettrica direttamente e la utilizzo con un rendimento che è quasi del cento per cento. In più, ho una struttura di metallo molto forte. Questi sono tutti fatti che riducono in cenere la vostra assurda teoria. Isaac Asimov, Io, robot, Mondadori

LETTURA CRITICA

Questo racconto ti fa immaginare un mondo e un modo di vivere diverso dal nostro? Un racconto di fantascienza ci può aiutare a capire che chi è diverso da noi non è per forza cattivo.

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Il racconto di fantascienza: fantascienza quando la fantasia scopre la precisione della scienza… o il contrario?

Contenuto

Scopo Raccontare vicende di fantasia per rispondere alla curiosità di conoscere l’Universo e lo spazio oltre la Terra.

La mappa

IL RACCONTO DI FANTASCIENZA

Elementi • Personaggi: Personaggi • reali: uomini, donne, scienziati/e e astronauti/e… • immaginari: extraterrestri, robot, mostri costruiti dall’uomo, mutanti, androidi, cyborg… • Tempo Tempo: • quasi sempre il futuro; • talvolta il passato. • Luoghi Luoghi: • realistici; • immaginari (la Terra nel futuro, spazi extraterrestri abitati da esseri senzienti).

• Scoperta Scoperta ed esplorazione di nuovi mondi per mezzo di macchine in grado di viaggiare nell’Universo superando i limiti dello spazio e del tempo. • Incontro Incontro con altri esseri viventi, talvolta dotati viventi di un’intelligenza superiore a quella umana. • Scontro Scontro con civiltà aliene. aliene

Struttura • I ntroduzione, ntroduzione svolgimento svolgimento, conclusione. conclusione • S alti cronologici per mezzo di flashback e anticipazioni anticipazioni. •A zioni ricche di suspense suspense. • F inale a sorpresa sorpresa.

IMPARO DA SOLO A

R ileggi il racconto di fantascienza. In esso ritrovi, almeno in parte, le informazioni che ti ha fornito la mappa?

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Io scopro

IL PIANETA AXI 12

IL RACCONT O DI FANTASC IE

NZA

Il racconto di fantascienza è un testo narrativo che racconta episodi fantastici basati su conoscenze scientifiche.

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Per tutto il secolo precedente sino ai giorni nostri, gli abitanti di AXI 12, un pianeta situato all’estremità della nostra galassia, gente mite e d’intelligenza smisurata, avevano continuato a inviare sonde spaziali per studiare il pianeta Terra, l’unico in tutta la galassia, eccetto il loro, abitato da forme di vita avanzate. Le sonde avevano raccolto un’enorme quantità di dati sulla Terra e le sue creature, così gli Axion pensavano che fosse giunto il momento di avviare contatti diretti con i terrestri. Gli Axion, per quanto di gran lunga più progrediti sia sul piano dell’intelligenza sia delle conoscenze, avevano la sfortuna, dal punto di vista di un terrestre, di assomigliare a dei lumaconi da giardino dalle dimensioni di un pony. Ebbero il buon senso di riconoscere che il loro aspetto poteva generare paura nei terrestri. Non era da escludere che i terrestri potessero perfino rifiutarsi di diventare amici di lumaconi grandi quanto un pony. Per fortuna, queste creature simili a lumaconi possedevano anche “tecniche avanzate di trasformazione morfologica del protoplasma”, cioè erano capaci di cambiare il proprio aspetto. Così, decisero di inviare una spedizione esplorativa di cui facevano parte una decina di Axion preventivamente trasformati in modo che avessero le fattezze della specie dominante sulla Terra. Inoltre, perché questi esploratori potessero imparare a comprendere del tutto i costumi e il linguaggio dei terrestri, prima di avviare i contatti furono mandati ancora in fasce e furono sostituiti nella culla, in maniera che venissero cresciuti da madri terrestri come se fossero figli propri. Queste mamme ignoravano la vera natura di quegli esseri.


Quando questi figli scambiati avessero raggiunto l’età adulta, una volta padroni del linguaggio e dei costumi della Terra, avrebbero fatto da mediatori fra i terrestri e gli Axion. Sembrava un buon piano, ma sfortuna volle che gli Axion avessero commesso un errore banale. Era proprio una sfortuna, visto che avevano passato decenni in orbita a spiare e analizzare il pianeta. Erano giunti alla conclusione sbagliata che la specie dominante sulla Terra fosse il ratto norvegese. In seguito a questo errore, un giorno una dozzina di femmine di ratto accolsero nei loro nidi un ugual numero di Axion trasformati così che era impossibile distinguerli dai loro figli. I piccoli degli Axion presto si resero conto dell’errore. Tuttavia, per quanto sconcertati, questi figli sostituiti di nascosto cercarono di portare avanti con coraggio la missione di entrare in contatto con la specie dominante. Solo adesso capivano che la specie dominante era quella degli umani. Entrarono così in lotta con i terrestri: ogni volta che un Axion era trucidato sulla Terra, veniva trasmessa ad Axi 12, per via telepatica attraverso la galassia, la ricostruzione particolareggiata della sua morte. Le immagini erano così orribili che fecero infuriare persino i pacifici Axion. Le loro navicelle spaziali ci misero un po’ di anni per arrivare sulla Terra. Quando la raggiunsero la ridussero a una palla di fuoco. Gli umani morirono tutti, mentre sulla superficie incenerita del pianeta distrutto dominava incontrastato il ratto norvegese. Sam Savage, Firmino, Einaudi

Trova le caratteristiche del racconto di fantascienza.

SCOPO

L’autore scrive per : n arrare vicende fantastiche ambientate nell’Universo. r accontare il mito sull’o rigine di una popolazione. Il CONTENUTO di questo testo è: il racconto del contatto tra gli umani e un popolo alieno. il viaggio dei terrestri verso un mondo alieno. La STRUTTURA di questo testo: s egue la struttura del testo narrativo (introduzione, sviluppo, conclusione). n on segue la struttura del testo narrativo (introduzione, sviluppo, conclusione). L a struttura di questo testo è: u na fabula. u n intreccio. ELEMENTI

Il LUOGO in cui si svolge la vicenda è: a ssolutamente immaginario. la Terra nel futuro. Il TEMPO in cui si svolge la vicenda è: d efinito. i ndefinito. I PERSONAGGI sono: a lieni. r obot.

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Io scopro L A ST RUT T

URA

DOPO LA GUERRA TOTALE Situazione iniziale: flashback. La Guerra Totale aveva distrutto la Terra. Solo gradualmente la vita sociale si era ripresa sotto la guida paziente dei robot, che ora governavano il pianeta. Luogo: la Terra. Tempo: un lontano futuro. La Guerra Totale aveva ridotto la Terra in pessime condizioni. Le esplosioni delle bombe all’idrogeno avevano cancellato ogni conoscenza. I personaggi della fantascienza. – Tu sei un piccolo, sporco… essere umano – strillò il robot di tipo Z. La situazione degli umani. Donnie scappò via. Era vero: lui era un essere umano in un mondo di robot e la scienza non poteva farci niente. – Beh, è successo – disse tristemente Edgar Parks alla moglie al di là del tavolo della cucina. Grace alzò subito lo sguardo: – È successo che cosa? – Oggi Donnie l’ha saputo. È stato uno dei nuovi robot con cui stava giocando. Lo ha chiamato essere umano. Povero ragazzo. Perché affondano il coltello nella piaga? Non potrebbero lasciarci in pace? Edgar Parks si alzò dal tavolo e si diresse verso il soggiorno della sua modesta unità abitativa, ubicata nella zona della città riservata agli esseri umani. – Robot! – Edgar strinse i pugni impotente. – Vorrei averne uno tra le mani per tirargli fuori le budella: manciate di cavi e parti metalliche. – Magari succederà, prima o poi.

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I personaggi fantascientifici sono diversi dagli umani. – No, non succederà mai. E comunque gli umani non ce la farebbero a mandare avanti le cose senza i robot. Guardiamo in faccia la realtà: gli umani sono inferiori. Il brutto è che ce lo fanno pesare! Come è successo oggi a Donnie. Io non ho niente in contrario a fare l’assistente di un robot. È un buon lavoro, mi pagano bene e non mi costa molta fatica. Ma quando a mio figlio vengono a dire che… Edgar si interruppe. Donnie era giunto in soggiorno. – Ciao, figliolo. Vogliamo andare a vedere qualcosa, stasera? Il divertimento preferito degli umani, la sera, erano i videoschermi. Per divertirsi, gli umani non erano secondi a nessuno. Quello era un campo nel quale i robot non potevano competere. Il cambiamento ha peggiorato la condizione degli umani. Gli esseri umani dipingevano, scrivevano, ballavano e recitavano per intrattenere i robot. Sapevano anche cucinare meglio, ma i robot non mangiavano. Gli esseri umani avevano il loro spazio. Erano apprezzati e richiesti come intrattenitori, ballerini, giardinieri, meccanici, operai. Linguaggio specifico: termini scientifici e settoriali, vocaboli nuovi che indicano qualcosa che non esiste nella realtà. Ma quando si parlava di coordinamento del controllo civico o di supervisione del traffico dei nastri che trasmettevano energia ai dodici idrosistemi del pianeta… Era sempre stato così. Lo dicevano i nastri. La Guerra Totale aveva ridotto la società in pessime condizioni. Le esplosioni delle bombe all’idrogeno avevano cancellato ogni conoscenza. Philip K. Dick - James P. Crown, Racconti inediti, Fanucci

STRUTTURA

Q uale tecnica utilizza l’autore per introdurre la narrazione? A nticipazione. F lashback. M ontaggio parallelo. Q uali sono i personaggi fantascientifici di questo racconto? ................................................................................................... ...................................................................................................

Immagina e scrivi sul quaderno una frase chiave che indichi un finale a sorpresa adatto a questo racconto. S ottolinea termini scientifici e settoriali.

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Io lavoro

JENNIFER E GLI ALIENI

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Davanti a lei c’erano due uomini. Jennifer si nascose dietro un cespuglio per non farsi vedere. L’uomo più basso cominciò a cambiare forma: la sua pelle lucida e viola, le braccia e le gambe si divisero in quattro grappoli di tentacoli viola gommosi e la testa si trasformò in qualcosa che sembrava uno strano fungo coperto di filamenti. Jennifer, nonostante la paura, rimase immobile. – Pell! – stava dicendo l’uomo più alto. – Devi conservare sempre la tua forma umana! – Mi dispiace, Mell! – disse. – Non è facile ricordarsi il linguaggio dei terrestri e allo stesso tempo conservare questa orribile forma umana. Perché non possiamo essere invisibili come la nostra astronave? – Sai benissimo che sugli esseri viventi il raggio dell’invisibilità non funziona – disse Mell. – Ma noi dobbiamo studiare i terrestri da vicino. Sappiamo che le loro astronavi e le loro armi sono molto più rudimentali delle nostre. Adesso bisogna controllare che non abbiano nessun altro modo di difendersi dall’invasione del nostro esercito. Era evidente che Pell e Mell erano due alieni, mandati a scoprire se la loro gente poteva invadere la Terra senza incontrare troppi ostacoli. Perché, poi, la volessero invadere, Jennifer non riusciva a spiegarselo. Qualunque fosse il motivo, sembrava che l’umanità non avesse nessuna possibilità di salvarsi, a meno che qualcosa non convincesse i due alieni che invadere la Terra era troppo pericoloso. Non era un’impresa da poco.

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Douglas Hill, I mostri della luna, in Cinque storie di mostri e alieni, Mondadori

CONTENUTO

Q uali aspetti che caratterizzano un racconto di fantascienza sono presenti in questo testo? L’esplorazione di mondi lontani da parte dell’uomo. L’ incontro tra umani ed extraterrestri dotati di un’intelligenza superiore a quella umana. L o scontro tra terrestri e civiltà aliene. In questo testo gli invasori sono: a lieni. a ndroidi. r eplicanti. Q uale elemento tecnologico alieno è nominato nel testo?

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Io lavoro

IN COMPAGNIA DI DOROTHY L’enorme sole aveva un colore scarlatto in un cielo violetto: ai margini della pianura, cosparsa di cespugli bruni, si levava la giungla rossa. Mc Carty si mosse in quella direzione per iniziare le ricerche dell’astronave naufragata nella giungla. Sapeva che l’impresa, a cui si accingeva per l’ennesima volta, era ardua, spossante, pericolosissima. Ma era necessaria. – Si va, Dorothy – disse. – Sei pronta? La creaturina dalle cinque membra che gli stava posata sulla spalla non rispose, per la semplice ragione che non poteva parlare. Ma era pur sempre un essere vivo a cui Mc Carty poteva parlare, una compagnia. Tanto per le dimensioni, quanto per il peso, Dorothy faceva pensare a una mano, una mano di donna posata sulla spalla. Da quanto tempo ormai, si chiese Mc Carty, Dorothy gli teneva compagnia su quello sterminato pianeta? Dovevano essere quattro anni, calcolò, perché prima di trovarla era stato solo per più di un anno. E ormai erano passati cinque anni dal giorno in cui aveva fatto naufragio. Aveva preso l’abitudine di parlarle e questo lo aiutava a vivere. Si volse a guardare la pianura bruna e polverosa. In fondo Kruger non era un malvagio pianeta: aveva acqua fresca, abbondante, molta eccellente selvaggina, anche se in principio si doveva superare una certa ripugnanza a nutrirsi di animali dall’aspetto mostruoso. Mc Carty si era abituato a quel mondo, ora che aveva Dorothy con cui poter parlare: Dorothy lo capiva più di quanto potesse sembrare e senza di lei certo Mc Carty sarebbe impazzito. Fredric Brown, L’abbandonato di Kruger III, Einaudi Scuola

ELEMENTI

Il pianeta Kruger ha un aspetto diverso dall’ambiente terrestre. Ricava dalle descrizioni le differenze e completa la tabella. Colori

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Vegetazione

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Animali

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Q uali sono gli aspetti umani e quali quelli alieni di Dorothy? • Aspetti umani: ............................................................................................................................................................................................... • Aspetti alieni: ..................................................................................................................................................................................................

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VERIFICO SE CONOSCO IL VIAGGIO INTERPLANETARIO D’improvviso, dagli altoparlanti rimbombò la voce del comandante: – Signori e signore, tra poco faremo un breve scalo sul pianeta dell’Aratro, dove provvederemo a scaricare tre passeggeri, a raccogliere la posta, a imbarcare provviste di acqua e viveri e a procedere a piccole riparazioni. Vi preghiamo dunque di tornare ai vostri sedili e di allacciare le vostre cinture. Nick era emozionatissimo e quasi non riusciva a credere che il lungo viaggio verso il pianeta dell’Aratro fosse ormai concluso. – Ci siamo – esclamò con voce tremante. Ai suoi occhi si presentò il pianeta su cui avrebbero vissuto da quel momento; era immerso in una nebbia tremolante arancione che dava un aspetto particolare a ogni cosa. – Che strano colore, quelle foreste! Non ne avevano accennato, nei documentari. Probabilmente se ne sono dimenticati. Il padre di Nick spiegò l’enigma: – Il colore dipende dal fatto che la maggior parte dei vegetali presenti su questo pianeta ha un metabolismo basato sul silicio, invece che sul carbonio. Nick sapeva che cosa intendeva dire o almeno era convinto di saperlo. Philip K. Dick, Nick e il Glimmung, Mondadori

CONTENUTO

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Questo è un racconto di fantascienza perché: si svolge sul pianeta dell’Aratro. ci sono delle foreste. Il CONTENUTO è: l’esplorazione di un pianeta lontano. lo scontro tra civiltà aliene. l’incontro con extraterrestri.

ELEMENTI

I PERSONAGGI sono: extraterrestri. umani. mostri costruiti dall’uomo. Il LUOGO in cui si svolge la vicenda è: lo spazio interplanetario. la Terra. Sottolinea le parole che indicano l’utilizzo di vocaboli scientifici.


TIPOLOGIE IL RACCONTO GIALLO Un delitto, un detective, gli indizi, il colpevole… e alla fine la soluzione del caso! Quanti film o quante serie televisive hanno questi ingredienti! Sono, in genere, storie tratte da romanzi polizieschi, detti anche “gialli”. Perché il RACCONTO GIALLO appassiona? Perché è una sfida tra chi scrive e chi legge: uno cerca di nascondere tracce e indizi, l’altro cerca di scoprire la soluzione! Didattica partecipata

Troverai questa tipologia testuale anche nella sezione Tematiche Tematiche, alle pagine 144-145.

U.A. 4


Che bello leggere! IL PRIMO INDIZIO L’agente segreto si chiamava Storke ed Ellery aveva già lavorato con lui in un caso che riguardava la sicurezza degli Stati Uniti. Perciò, quando Storke si presentò da lui all’improvviso dicendo: – Prima andiamo sul posto, poi ti spiego tutto – Ellery lasciò immediatamente quello che stava facendo, prese il cappello e lo seguì senza fare domande. Storke lo portò in centro in macchina, chiacchierando affabilmente lungo il tragitto; poi si fermò in una stradina: si era liberato uno spazio proprio in quel momento. A piedi, raggiunse con Ellery un negozietto sulla cui polverosa vetrina appariva la scritta sbiadita: M. Monks, Tabaccaio. Davanti all’ingresso del negozio c’erano due giovanotti vestiti in giacca e cravatta che sembravano due impiegati di banca. Non c’era nessun poliziotto in divisa. All’interno il cadavere era steso a terra tra il banco e lo scaffale. Stringeva tra le mani un grosso barattolo che portava l’etichetta MIX C e che proveniva ovviamente da una fila di barattoli analoghi allineati sui ripiani dietro il banco. – Posso dare un’occhiata al barattolo? Ellery prese il barattolo e sollevò il coperchio: era vuoto. Si fece prestare una lente d’ingrandimento. – In questo barattolo non c’è mai stato del tabacco, Storke! Era il primo indizio per risolvere il giallo. Arturo Milanesi, Racconti Gialli, La Scuola

LETTURA CRITICA

Leggendo il racconto giallo hai percepito l’atmosfera della sfida tra autore e lettore? La lettura ti ha rimandato alla mente un momento in cui tu hai avuto un atteggiamento da detective? Oppure un momento in cui hai indagato per trovare una soluzione?

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Il racconto giallo: giallo il racconto di chi ama indagare e scoprire attraverso indizi e prove.

Scopo Suscitare interesse nel lettore creando un’atmosfera di attesa e di suspense suspense.

Contenuto

IL RACCONTO GIALLO

Elementi •P Personaggi: ersonaggi • l’investigatore è il protagonista protagonista. Può essere un poliziotto, un detective o una persona che, grazie alle sue abilità di osservazione, intuizione e logica, risolve il caso; • il colpevole colpevole: chi commette il reato: di solito è insospettabile; • la vittima è la persona che subisce il danno; • altri personaggi sono l’aiutante aiutante dell’investigatore, i testimoni, le persone sospettate. • Tempo: empo determinato T • Luoghi: Luoghi sempre reali.

IMPARO DA SOLO A

La mappa

La presentazione di un reato di cui non si conosce né il movente né il colpevole, che viene risolto da un investigatore grazie alla sua inchiesta e alla raccolta di indizi. Struttura

• Introduzione: Introduzione si presentano la situazione iniziale, generalmente tranquilla, e alcuni personaggi. • Svolgimento: Svolgimento • il delitto giunge all’improvviso e rompe l’equilibrio iniziale; • le indagini sono condotte seguendo gli indizi indizi, utilizzando la logica, osservando particolari e sospettati; • ricostruzione dei fatti accaduti e scoperta del colpevole. colpevole • Conclusione: onclusione la situazione ritorna C calma e normale. Il narratore spesso usa il flashback o l’anticipazione anticipazione; i fatti vengono narrati con un ritmo incalzante, presentando colpi di scena che creano suspense.

R ileggi il racconto giallo. In esso ritrovi, almeno in parte, le informazioni che ti ha fornito la mappa?

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Io scopro IL RACCONT

O GIALLO

Il racconto giallo (o poliziesco poliziesco) è un testo narrativo che ha come protagonisti detective o persone che indagano su reati (furti, delitti, rapimenti…) per trovare i colpevoli.

Trova le caratteristiche del racconto giallo.

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SCOPO

L’autore scrive per : informare il lettore su un fatto di cronaca nera. c oinvolgere il lettore nella soluzione di un delitto. Il CONTENUTO di questo testo è raccontare: u n delitto, le indagini e la soluzione. u n’avventura capitata al protagonista. ELEMENTI

Il LUOGO è: realistico. immaginario. In questo testo i PERSONAGGI tipici del racconto giallo sono: u n commissario di polizia. u n detective privato. il colpevole. la vittima. il testimone. u n aiutante del detective o del commissario.

L INDAGINE DEL COMMISSARIO AMBROSIO Ambrosio, commissario della squadra mobile di Milano, aveva trascorso una vacanza sul lago d’Iseo. Sarebbe stata una vacanza piacevole se quattro sere dopo, in albergo, non fosse avvenuto un fatto clamoroso nella stanza 27: era stato trovato il cadavere di una giovane donna. Si trattava di Simona, una delle annunciatrici televisive più famose. A trovarla in bagno, senza vita, e a deporla sul letto era stato un giovane che aveva chiesto di lei alla signora Mafalda, la portiera. Era salito. Non pareva di buonumore, anzi. Il giovane era sceso pochi minuti dopo, sconvolto. Mafalda aveva avvertito subito Ambrosio, suo vecchio cliente. – Chiami i carabinieri – suggerì Ambrosio, dopo aver coperto il corpo dell’annunciatrice con un lenzuolo. Poi disse al ragazzo: – Sono un funzionario di polizia, ma non c’entro con l’indagine. – Io non so niente – disse il giovane, passandosi una mano sopra i jeans, mentre con l’altra si tormentava i capelli. – Sono venuto qui e l’ho trovata nella vasca, morta. – Lei l’ha tolta dall’acqua e l’ha deposta sul letto. È così? – Sì – ammise il ragazzo, – non sopportavo di vederla là dentro. Cominciò a sussultare e a piangere. Muoveva la testa negando di aver avuto un appuntamento con Simona. – E perché era venuto a trovarla? – Avevo bisogno di soldi. Lei poteva prestarmeli. Era già accaduto. – Li aveva restituiti? Mosse la testa: – L’avrei fatto appena trovato un lavoro. – Eravate molto amici? – Amici? Simona era mia sorella. – Ah – disse Ambrosio accostandosi al ragazzo. Gli mise una mano sulla spalla. – Mi dispiace, sul serio. Tua sorella era sposata, mi pare.


– Lo era stata, con un medico, poi si erano separati. Lui è in Cile. Poi Simona si era messa con un altro ragazzo. Non mi piaceva, abbiamo anche bisticciato. Uno che non fa niente, non lavora… quasi come me. – E adesso raccontami con calma che cosa è accaduto dal momento in cui sei giunto in camera. – Ho bussato, sono entrato, non ho visto Simona nella stanza e allora sono andato in bagno. – La porta del bagno non era chiusa a chiave? – Ho bussato, inutilmente; così ho spinto la porta. – Eri sicuro che Simona fosse in camera? – Le avevo telefonato mezz’ora prima. – Sei entrato e lei era nella vasca che faceva il bagno… – Sì, cioè, no. Lei era… era già morta quando sono entrato. – Non negare – disse Ambrosio quietamente. – Ho capito che sei stato tu. Quando io sono entrato nella camera 27 ho visto la vestaglia di Simona sulla seggiola: era umida. Lei dunque stava facendo il bagno. È venuta ad aprirti con la vestaglia, avete litigato; non voleva darti un soldo. Poi ti ha detto di aspettarla ed è tornata nella vasca. Ma tu… non hai avuto pazienza. Sei entrato urlando da lei, volevi i soldi. L’hai spinta nell’acqua, l’hai tenuta nell’acqua… – Non volevo! Non volevo! – Lo so. Lo so bene. Bussarono. Ambrosio aprì la porta. – Entri, maresciallo, – disse.

STRUTTURA

Completa scrivendo: nell’ introduzione • nello svolgimento • nella conclusione. Il delitto è presentato: ...................................................................................................

L’investigatore entra in scena: ...................................................................................................

Il colpevole entra in scena: ...................................................................................................

Gli indizi sono presentati: ...................................................................................................

Per risolvere il caso il commissario utilizza: la ricostruzione della vita della vittima. l’interrogatorio del sospettato. l’analisi degli indizi. le dichiarazioni dei testimoni. le prove di analisi scientifiche.

Il delitto viene raccontato attraverso: u n’anticipazione. u n flashback.

Renato Olivieri, Ambrosio indaga, Garzanti

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Io scopro L A ST RUT T

URA

UN DELITTO PER MONTALBANO L’investigatore e il suo aiutante. Alle sette del mattino una telefonata svegliò il commissario Salvo Montalbano. Era il suo vice Mimì Augello. Il crimine su cui l’investigatore dovrà indagare. – Scusami Salvo, ma c’è stato un omicidio. Sono già sul posto. Ti ho mandato un’auto. – Chi hanno ammazzato? La vittima. – Un professore. Si chiamava Corrado Militello. – Il professore aveva passato l’ottantina, viveva solo, non era maritato. Il luogo del delitto. Il corpo giaceva riverso sulla scrivania dello studio e nel camino c’era una montagna di carta incenerita. – La cameriera mi ha detto – precisò Augello – che da due giorni bruciava lettere e fotografie. La vittima ha aperto all’assassino. Non c’è traccia di effrazione. Sicuramente lo conosceva. Gli indizi, cioè i fatti che permettono la soluzione del caso. Montalbano infilò una mano dentro la cenere. Sotto le dita gli venne un frammento di fotografia. Lo guardò e provò una scossa elettrica: il volto della signorina Angela Clemenza. La persona sospettata. Andò a casa sua: – Signorina, lei conosce il professor Corrado Militello? Sono costretto a comunicarle una cattiva notizia. Il colpo di scena: l’assassino confessa il delitto. – Ma la conosco già, commissario. Gli ho sparato io!

STRUTTURA

L ’indizio è

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Il commissario come giunge alla soluzione del caso? ...................................................................................................

L’arma del delitto. – Ha gettato via l’arma? – No! – aprì la borsetta e tirò fuori una pistola.

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Andrea Camilleri, Un mese con Montalbano, Mondadori

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Il movente del delitto: cioè il motivo del crimine. – Vede, io e Corrado dovevamo sposarci, ma le nostre famiglie si opponevano, così giurammo che nessuno dei due si sarebbe mai maritato. Sei mesi fa, Corrado mi disse che si sarebbe sposato. Capisce? Lui si era preso un impegno. Aveva fatto un patto.


Io lavoro

L ISPETTRICE MEG CETRIOLO STRUTTURA

N ell’ introduzione si presenta una situazione tranquilla: quale? ................................................................................................... ...................................................................................................

Quale misfatto rompe l’e quilibrio iniziale? ................................................................................................... ...................................................................................................

Quale indizio porta l’ investigatrice a sospettare di Nero Broncio? ................................................................................................... ...................................................................................................

Quali prove l’ investigatrice trova per capire che Nero mente? ................................................................................................... ...................................................................................................

S ottolinea in verde il flashback.

Soluzione Le scarpe e l’o mbrello bagnati sono la prova che Nero era rientrato da poco nel suo appartamento e che quindi stava mentendo.

Quella mattina, il sindaco Vanesio Farfallini entrò canticchiando nel suo ufficio. Si sedette tranquillo alla scrivania, ma non appena alzò gli occhi trovò una bella sorpresa: il ritratto che gli aveva fatto il famoso pittore Pablito Pastello era rovinato! Qualcuno gli aveva disegnato sopra un bel paio di baffi neri. Chi aveva osato? Doveva assolutamente scoprire il colpevole. Indignato e offeso telefonò subito all’investigatrice Meg Cetriolo. Meg arrivò in un lampo. Diede un’occhiata al ritratto e mormorò: – Bene, bene, anzi… male, male! Aveva già qualche sospetto. Fuori pioveva a dirotto, ma lei non perse tempo: uscì immediatamente dall’ufficio del sindaco e si precipitò a casa di Nero Broncio, l’assessore al traffico. Meg, infatti, sapeva che Nero era invidioso del sindaco e, proprio il giorno prima, aveva detto davanti al Consiglio comunale che il ritratto di Pablito Pastello era stato pagato con soldi pubblici. Alle otto in punto Meg Cetriolo era a casa di Nero Broncio per interrogarlo. La casa era in gran disordine: l’impermeabile sulla poltrona, gli stivali e l’ombrello bagnati in una pozzanghera sul pavimento del bagno e la cravatta per terra. Ovviamente Nero Broncio negò ogni cosa: – Ho dormito come un ghiro tutta la notte – spiegò. – Quando ha suonato il campanello ero ancora nel mondo dei sogni! Meg non si lasciò convincere. Le bastò un’occhiata all’appartamento per capire che Nero stava mentendo. Di che cosa si era accorta? Jürg Obrist, Le indagini dell’Ispettore Fiuto e di Meg Cetriolo, Piemme Junior

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Io lavoro

SHERLOCK E WATSON

STRUTTURA

In un racconto giallo gli indizi sono importanti perché: d all’o sser vazione dei particolari, attraverso un ragionamento logico, è possibile arrivare alla soluzione. p ermettono a chiunque di arrivare alla soluzione, anche senza una riflessione approfondita. s er vono al colpevole per costruirsi un alibi credibile. N el testo che hai letto quali sono gli indizi che portano Sherlock Holmes a capire che Watson è stato malato? Sottolineali.

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Entrando nella mia stanza a grandi passi, Holmes esclamò: – Ah, mio caro Watson, sono proprio felice di vederla. Noto che lei non è stato bene in quest’ultimo periodo. I raffreddori d’estate sono sempre molto noiosi. – Infatti, sono stato costretto a rimanere a casa per ben tre giorni, ma credevo di essere perfettamente guarito. – È vero, lei ha l’aria di stare benone. – Come ha fatto dunque a capire che sono stato raffreddato? – Mio caro amico, lei conosce i miei sistemi. L’ho dedotto dalle sue pantofole. Mi guardai istintivamente le nuove pantofole di vernice che avevo indossato. – Come ha fatto? – incominciai. Senza lasciarmi finire, Holmes rispose: – Le sue pantofole sono nuove: non può averle acquistate che da poche settimane, eppure le suole sono leggermente bruciacchiate. Per un attimo ho pensato che le avesse bagnate e successivamente bruciate nell’asciugarle. Ma vicino all’incollatura ho notato un piccolo disco circolare di carta con impressa l’etichetta del rivenditore. Ora, l’umidità avrebbe fatto certamente staccare questa etichetta. Perciò ho dedotto che lei è rimasto seduto con i piedi allungati vicino al fuoco, cosa che difficilmente farebbe chiunque, durante il mese di giugno, se la sua salute fosse perfetta. Arthur Conan Doyle, Le memorie di Sherlock Holmes, Mondadori


Io lavoro

ARSENICO PER UN AMICA Erano anni che aspettava quel giorno. Controllò di nuovo le tazze del tè. Era stata dura, ma ce l’aveva fatta. Quando il campanello suonò, aspettò che fosse la cameriera ad andare ad aprire, pregustando l’effetto che avrebbe fatto su Carla la sua nuova casa. Carla entrò in salotto. Si salutarono. Nonostante tutti i suoi sforzi, la sua amica sembrava non apprezzare le sue grandi doti di padrona di casa. Non apprezzò neppure la presenza della cameriera! Arrivò il momento dei saluti. Quando fu sola si rese conto di non aver bevuto neanche un sorso di tè. Chiamò la cameriera e le ordinò di fare di nuovo il tè: quello rimasto era tiepido. Si chiese che cosa avevano trovato di tanto speciale suo marito e gli amici in Carla, che lei odiava da anni. Qualunque cosa fosse stata ormai era tutto risolto. Se l’arsenico funzionava per uccidere i topi, allora andava bene anche per eliminare la sua amica. Tutto era avvenuto sorseggiando un tè. Arrivò la cameriera con l’acqua calda. Alzò il coperchio della teiera e stava per metterci dentro una bustina quando lei vide sul tavolino di cristallo il regalo che le aveva portato Carla. Lo aprì e scoprì che era una scatola di bustine di tè inglese. Decise di usarne una. Sorseggiò il suo tè. Un po’ amaro, ma buono. Poi il dolore si fece insopportabile e sempre più forte. Fu la cameriera a trovarla priva di vita, con una mano che stringeva le frange del nuovo cuscino. Paola Alberti, Il delitto si addice a Eva, Jaca Book

CONTENUTO

In questo racconto giallo si parla di due delitti. Sono “premeditati”, cioè pensati e organizzati in precedenza? ................................................................................................... ...................................................................................................

C ome ha pensato la protagonista di eliminare la sua amica? ................................................................................................... ...................................................................................................

C ome ha pensato Carla di eliminare la protagonista? ................................................................................................... ...................................................................................................

ELEMENTI

Il movente della protagonista è: la vendetta per un torto subito. l’invidia per il successo che Carla riscuoteva tra gli amici. Il movente di Carla è: l’invidia per il carattere dell’amica. l’invidia per la ricchezza dell’amica.

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VERIFICO SE CONOSCO DELITTO IN CUCINA Il commissario si recò sul luogo del delitto. Benché abituato a ogni sorta di orrori, non poté trattenere una smorfia di disgusto appena vista la vittima. Essa giaceva privata della testa. Era innanzitutto necessario trovare il movente. Il commissario ispezionò la cucina, poiché lì era stato rinvenuto il cadavere. Toccò la vittima. Contrariamente a quanto accade di solito, essa scottava. Il commissario decise di interrogare tutti gli abitanti dell’appartamento. Incominciò dal signor Rossi, che era rientrato precipitosamente a casa non appena aveva avuto la notizia. Il suo alibi era di ferro: era stato in ufficio fino a quel momento. Il figlio, un giovanotto di circa vent’anni, sembrava sospetto, non aveva alibi poiché era stato tutta la mattina a casa per colpa di un’influenza. Ma non sembrava un folle: era difficile immaginare quale movente lo avesse spinto al delitto. Restava la madre, la signora Rossi. Alle domande del commissario rispose in maniera evasiva. Raccontò di una mattinata che l’aveva molto occupata, affermò di non sapere nulla. Il commissario capì che doveva trovare un indizio. La “scientifica” aveva rilevato tracce di olio e burro sul cadavere. Il commissario tornò dalla signora Rossi e le esaminò le mani: erano ancora unte dello stesso olio e burro di cui aveva cosparso la vittima. Era lei l’assassina! Il movente? Preparare il pranzo. La vittima? Il pollo. Emilio Vigo, Parole animate, Editrice Bibliografica

ELEMENTI

Completa la tabella. In questo racconto Il movente è... La vittima è... L’alibi è...

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Questo racconto giallo è particolare perché è: tragico. umoristico. horror. 62


TIPOLOGIE IL RACCONTO HORROR

Atmosfera di mistero, personaggi “sinistri”, suspense… Ecco gli ingredienti di un RACCONTO HORROR! HORROR Leggere un racconto horror ci può far paura, ma ci può anche affascinare. Perché? Perché i brividi ci tengono con il fiato sospeso, ci fanno desiderare di sapere “come va a finire”, “mettono alla prova” il nostro coraggio… ma a distanza! Didattica partecipata

Troverai questa tipologia testuale anche nella sezione Tematiche Tematiche, alle pagine 152-153.

U.A. 5


Che bello leggere! SPAVENTOSI SCRICCHIOLII Passavano tra le piante di mais e un suono lugubre li accompagnava. A un tratto videro un’ombra proiettarsi sul terreno. Uno spaventapasseri era davanti a loro. – Li hai fatti tu? – chiese Jodie a Stanley. Vedeva parecchi spaventapasseri dall’espressione minacciosa. Erano tutti dritti e rigidi. – Li ho fatti io, certo – rispose Stanley a bassa voce. – Hanno davvero un aspetto spaventoso – sussurrò Jodie. – Lo spaventapasseri cammina a mezzanotte! – esclamò Stanley. Più tardi, attraversando il bosco, Jodie si attardò e perse i suoi amici. Stava ragionando sul da farsi, quando sentì uno scricchiolio. Rimase in ascolto, un altro scricchiolio di passi. Rumori simili a fruscii. – Chi… chi è là? – gridò. Solo un fruscio in risposta. – Stanley, sei tu? – domandò con voce tremante. Nessuna risposta. – Stanley… smettila! Vieni fuori! – sbottò arrabbiata. Nessuna risposta. Un altro passo. Altri suoni fruscianti. Adesso più vicini. – So che sei tu – gridò senza troppa convinzione. – Sono stufa dei tuoi stupidi scherzi. Stanley? Rimase in ascolto. Ora tutto era silenzioso. Un pesante silenzio. Improvvisamente vide una sagoma scura emergere tra due pini. – Stanley? Aguzzò lo sguardo. Vide il vestito scuro, la testa di tela scolorita, il cappellaccio nero. Vide la paglia spuntare dalle maniche della giacca. Uno spaventapasseri! Guardando il suo sorriso immobile e maligno, Jodie aprì la bocca per urlare… ma non riuscì a emettere suono. Robert L. Stine, Spaventapasseri viventi, Mondadori

LETTURA CRITICA

L’autore è riuscito a creare un’atmosfera horror? Hai mai visto un film horror? In quale caso hai percepito meglio l’atmosfera di paura? Nel film o nella lettura?

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Il racconto horror: horror il racconto che ci “fa tremare” e che a volte… non ci fa dormire!

Scopo

La mappa Contenuto

Impressionare il lettore con racconti terrificanti.

IL RACCONTO HORROR

• Fatti oscuri e misteriosi. • Fatti inspiegabili e terribili.

Elementi

Struttura

• Personaggi: ersonaggi •p persone ersone comuni che hanno strani comportamenti e terribili progetti; • mostri m ostri fantastici che si trasformano: vampiri, streghe, zombie…; • protagonista: p rotagonista una persona “normale” che vive situazioni terrificanti e raccapriccianti o un mostro. • Tempo Tempo: • di notte; • in giornate tetre. • Luoghi: L uoghi posti che causano inquietudine, ansia, paura, come cimiteri, vecchi castelli abbandonati, luoghi solitari, case diroccate…

• Introduzione: Introduzione presenta la situazione e il protagonista. • Svolgimento: S volgimento esseri mostruosi assalgono il protagonista. • Conclusione: Conclusione non sempre a lieto fine. I fatti sono narrati con ritmo incessante, per creare un’atmosfera di paura, attesa, suspense.

IMPARO DA SOLO A

R ileggi il racconto horror. In esso ritrovi, almeno in parte, le informazioni che ti ha fornito la mappa?

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Io scopro IL RACCONT

O HORROR

Il racconto horror (o del brivido) brivido è un testo narrativo che suscita paura, impressionando il lettore con contenuti terrificanti.

I DUE GEMELLI Per non congelarsi, Hortensia si mise a correre, e ben presto si ritrovò in una strana radura. Era circondata da un basso muretto rosicchiato dal tempo e al centro si ergeva una costruzione di pietra grigia a forma di ottagono, posata su un piedistallo, di pietra anche quello. Hortensia salì i gradini, incerta, e fece il giro. Dall’altra parte era incastrata una porta di legno. Hortensia la spinse e quella si aprì cigolando sui cardini. Entrò. Dentro era ancora più freddo che fuori; un po’ di luce filtrava dalle vecchie vetrate, molte delle quali infrante. Le pareti erano foderate da lastre di marmo disposte in orizzontale. Su ogni lastra comparivano vecchie scritte incise e sbiadite. Hortensia non ci mise molto a capire che si trovava in un’antica cappella funeraria. Praticamente un cimitero di famiglia, abbandonato da molto, molto tempo. Ora, una bambina qualunque si sarebbe messa a strillare e sarebbe corsa via senza nemmeno guardare dove metteva i piedi, con il rischio di inciampare in una radice nel cuore del parco e restare lì intirizzita finché qualcuno non fosse passato o non si fosse deciso a cercarla; e se nessuno fosse passato o si fosse deciso a cercarla, magari sarebbe anche potuta morire assiderata, e fine della storia.

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Trova le caratteristiche del racconto horror. Ma Hortensia non era una bambina qualunque. Nella sua breve vita aveva già patito tanto e questo l’aveva resa più forte. In più, era curiosa. Così, si alzò sulle punte dei piedi, passò il guanto su una delle scritte impolverate e cercò di leggere. Riemersero alcune lettere: – Hugo… Pem… Pemberton. He… Hel… Helen. Pemberton anche lei. Che strano, sembra che questi due qui siano morti lo stesso giorno… e avevano… nove anni tutti e due. – Per forza, siamo gemelli. Siamo, eravamo: è un dettaglio – disse una vocetta alle sue spalle. Hortensia sussultò e si voltò di scatto. Davanti a lei c’erano una bambina vestita di bianco e un bambino, vestito anche lui di un bianco ingiallito, che la fissavano con un sorrisetto. Hortensia arretrò finché la sua schiena non poggiò contro una parete e rimase lì impietrita a passare lo sguardo dal bambino alla bambina. Entrambi erano molto pallidi e avevano le labbra insolitamente rosse, come se avessero appena succhiato un ghiacciolo all’amarena. – Suppongo che dobbiamo ringraziarti – disse la bambina in tono altezzoso. – Erano centrotré anni esatti che nessuno ci risvegliava. Siamo i gemelli Pemberton, crudelmente strappati al mondo lo stesso giorno da un feroce contagio. Tu hai pronunciato il nostro nome e ci hai risvegliati, bambina. Ci risvegliamo quando qualcuno ci evoca... oppure quando abbiamo sete. Te ne siamo immensamente grati. E fecero un profondo inchino. Beatrice Masini, Zannette rosse, Edizioni EL

SCOPO

L’autrice scrive per : r accontare fatti misteriosi che accadono comunemente. a ppassionare il lettore raccontando fatti inquietanti che suscitano mistero. Il CONTENUTO di questo testo è raccontare un fatto: o scuro e misterioso. t erribile, realmente accaduto. ELEMENTI

Il LUOGO in cui si svolge la vicenda è: r ealistico. i mmaginario. In questo testo, i PERSONAGGI tipici del racconto horror sono: d ue streghe. d ue morti risvegliati. d ue mummie. La STRUTTURA di questo testo prevede: u n’introduzione che non lascia prevedere che cosa accadrà. u n’introduzione in cui si annuncia il mistero. u no svolgimento che non crea aria di mistero. u no svolgimento sempre più incalzante. u n finale a sorpresa.

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Io scopro L A ST RUT T

URA

UN OMBRA NELLA NOTTE Situazione iniziale apparentemente normale. Sofia scivolò fuori dal letto e si avvicinò alla finestra. Ambientazione generalmente notturna, che suscita ansia e paura: il paesaggio è freddo, la luce è scarsa. Sotto l’argentea luce lunare la strada del paese sembrava completamente diversa. Ogni cosa era pallida e spettrale. Sofia lasciò errare lo sguardo più lontano e improvvisamente si sentì gelare. Si verifica qualcosa di insolito e inquietante: compare un personaggio cupo e misterioso. Qualcosa risaliva la strada. Qualcosa di nero. Una cosa enorme. Non era un essere umano. Non poteva esserlo. Era così grande che la sua testa sovrastava le finestre del primo piano. Sofia aprì la bocca per gridare, ma non emise suono. La gola, come il resto del corpo, era paralizzata dalla paura. Cresce la tensione e sale la suspense: ci si aspetta che accada qualcosa di terribile. La grande sagoma scura veniva verso di lei. Camminava rasente le facciate, risalendo la strada e nascondendosi nelle rientranze buie. Ora la sagoma era più vicina e Sofia poté distinguerla meglio.

STRUTTURA

N el testo la sensazione di paura e di terrore è suscitata: d ai personaggi. d all’atmosfera creata dall’autore. d agli avvenimenti.

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Descrizione del personaggio usando particolari che incutono terrore. Osservandola, dovette concludere che in qualche modo si trattava di un individuo. Di un individuo grande, anzi gigantesco. Il gigante portava una lunga palandrana nera. In una mano teneva un oggetto che a prima vista sembrava una tromba molto lunga e sottile. Nell’altra mano reggeva una grande valigia. A un tratto girò la testa e lanciò un’occhiata alla strada. Nella luce lunare Sofia intravide, in una frazione di secondo, un’enorme faccia pallida e rugosa, con due orecchie smisurate. Il naso era affilato come la lama di un coltello e sopra brillavano due occhi che ora fissavano proprio Sofia. Quello sguardo fisso le sembrò feroce, diabolico. Il protagonista reagisce alla situazione di pericolo. Tremando in tutto il corpo si ritrasse dalla finestra, saltò nel letto e si nascose sotto le coperte. E lì si raggomitolò, silenziosa come un topo. Roald Dahl, Il GGG, Salani


Io lavoro

IL RITORNO DEL FARAONE Nel vecchio scantinato buio e maleodorante i due uomini sollevarono il coperchio della cassa coperta di ragnatele. Il professor Jelly esaminò i geroglifici e tradusse: – Chi apre questo sarcofago sarà maledetto da Anubi. I due aprirono il coperchio del sarcofago ed ecco Sennapod, vecchio di oltre quattromila anni, completamente avvolto in bende giallastre. Jelly rimase senza fiato. Gremstone, con una mano, gli stava scuotendo il braccio. Sotto i loro occhi sbarrati, trasfigurati dal terrore, la mummia prese vita. Le dita giallastre si mossero. La bocca lottò per farsi largo tra le bende e finalmente l’aria fresca penetrò tra gli antichi polmoni, che cominciarono a respirare di nuovo. La testa si sollevò di colpo e il corpo si mise seduto. Una gamba si sollevò dal sarcofago e la mummia si alzò lentamente in piedi, mentre le bende si allentavano e cadevano a terra. Gremstone e Jelly fecero per gridare, spalancarono la bocca, ma le loro voci erano così soffocate che ogni loro sforzo risultò vano. I due cercarono di fuggire, ma i piedi sembravano inchiodati al pavimento. Il faraone Sennapod, signore dei serpenti, re degli ippopotami e calpestatore di vermi, superò i corpi tremanti, raggiunse la porta e uscì nella notte buia e piovosa. Proprio in quel giorno ricorreva il suo quattromilaseicentesimo compleanno.

STRUTTURA

S egna con una parentesi lo svolgimento del racconto. ELEMENTI

Q ual è il LUOGO in cui si svolge l’azione? ................................................................................................... ...................................................................................................

C hi è il PERSONAGGIO che incute terrore? ...................................................................................................

CONTENUTO

Q ual è il FATTO oscuro e inspiegabile che accade? ................................................................................................... ...................................................................................................

Jeremy Strong, C’è un faraone nel mio bagno, Piemme

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Io lavoro

OCCHI ROSSI LUCCICANTI

STRUTTURA

R ileggi il testo e segna con parentesi colorate:

l’introduzione;

lo svolgimento;

la conclusione.

S ottolinea con i colori indicati: l a parte in cui cresce la suspense e la tensione; l a parte che introduce il mostro; la parte che indica in quale tempo avviene la vicenda. ELEMENTI

Il PROTAGONISTA è: u n personaggio esterno al racconto. il narratore. u n pipistrello gigantesco.

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Ci voltammo tutti e due verso la finestra. Poi, aggrappati alla lastra di pietra del davanzale, cominciammo ad abbassare le gambe verso terra. Ma i piedi non toccarono niente di solido. Sotto di noi c’era il vuoto. Le mani cominciarono a perdere la presa. Annaspai nel disperato tentativo di aggrapparmi a qualcosa… qualsiasi cosa. Inutile. Precipitai. Agitai le braccia e scalciai disperatamente. Urlai a squarciagola, senza però sentire la mia voce. Stavo precipitando nel baratro troppo velocemente per potermi sentire mentre gridavo. All’improvviso mi fermai. Smisi di urlare. Smisi di cadere. Su di me era calata un’ombra nera. Qualcosa di pungente mi aveva ghermito per le spalle. Avvertii un soffio caldo sulla nuca. Sentii un batter d’ali. E le pulsazioni di un cuore. Nonostante fossi avvolto dalle tenebre mi resi conto che stavo salendo. Sollevai la testa… e vidi due luccicanti occhi rossi e una bocca spalancata da cui usciva il respiro caldo che mi avvolgeva la nuca. “Adesso mi sbrana!” pensai allucinato. A un tratto le tenebre della notte si fecero ancora più fitte. Caddi in piedi con un tonfo sordo. Mi girai verso la finestra e vidi il pipistrello gigantesco che mi aveva riportato nella cucina del castello. Le sue ali sfioravano il pavimento. I suoi truci occhi rossi brillavano, rendendo ancora più spaventoso il suo orrido muso. “Ci ha salvato la vita” pensai. Sconvolto e pieno di paura, caddi in ginocchio. Dovetti aggrapparmi alla stufa a legna per non accasciarmi sul pavimento. Robert L. Stine, Alito di vampiro, Mondadori


I FRATELLI VAMPIRI

Io lavoro

Quando tornammo a casa, il sole si preparava a sorgere. Le estati sono brutte, qui da noi. La notte non dura mai abbastanza. – Vieni, Tappetto – dissi a mio fratello, – è ora di andare a dormire. – Non voglio! – si ribellò Kenny. – C’è un motro nell’armadio. – Ma è ora di dormire, non fare tante storie – dissi. – E poi si dice “mostro” con la “s” prima della “t”. – La “s” come “spavento”? Ma allora viene fuori e mi mangia davvero? – Non c’è niente nell’armadio – insistetti. – E comunque, se il mostro ti minaccia, tu ringhia e fagli vedere i denti. Così! – gli mostrai i canini. Kenny ridacchiò. Entrammo in casa. Mamma si era già ritirata. Papà, invece, era ancora seduto davanti alla televisione. Kenny e io andammo in camera nostra. Aiutai mio fratello a svestirsi. Ci mettemmo il pigiama e andammo a lavarci i denti. Poi Kenny mi precedette correndo. Si fermò per un momento davanti all’armadio e lo guardò, ringhiando. – Ricordati i canini! – gli dissi. Lui fece una smorfia buffa e si sdraiò. Aspettai che chiudesse gli occhi e che fosse completamente immobile. Gli ravvivai la frangetta castana, lo baciai in fronte. Poi mi sdraiai nella mia bara e la chiusi prima che i raggi del sole che sorgeva filtrassero attraverso le persiane. Mostri nell’armadio… che assurdità! Kenny sapeva benissimo che soltanto la luce del sole o un piolo conficcato nel cuore possono uccidere un vampiro. Chiusi gli occhi e mi addormentai. Bruce Coville, Il libro dei mostri, Mondadori

ELEMENTI

In questo testo i PERSONAGGI e l’AMBIENTAZIONE: s ono tipici del racconto horror. n on sono tipici del racconto horror. G li elementi che ti fanno capire la natura dei PROTAGONISTI sono: ................................................................................................................................................................................................................. .................................................................................................................................................................................................................. ..................................................................................................................................................................................................................

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VERIFICO SE CONOSCO MAMMA, CHE UNGHIE ADUNCHE!

ELEMENTI

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Quali sono, in questo testo, gli elementi che creano suspense e terrore? Atmosfera lugubre. Aspetto della mamma. La moquette. Quali sono i due PERSONAGGI raccapriccianti? Coraline. La mamma. Il ragazzo del quadro. La PROTAGONISTA è: una persona normale che vive un’esperienza angosciante. una persona inquietante.

La vecchia chiave nera sembrava più fredda di tutte le altre. Coraline la infilò nella toppa. Ci fu un soddisfacente rumore metallico. Sapeva che stava facendo qualcosa di proibito. Mise la mano sulla maniglia, la girò e finalmente la porta si aprì. Si aprì su un corridoio buio dal quale proveniva un agghiacciante odore di stantio. Coraline varcò la soglia e percorse il corridoio con una certa inquietudine. La moquette su cui camminava era identica a quella che avevano loro. Il quadro appeso nell’ingresso era identico a quello appeso nell’ingresso di casa loro. Sapeva dov’era: a casa sua. Non l’aveva mai lasciata. Confusa, scosse la testa. Fissò il quadro appeso alla parete: no, non era esattamente lo stesso. Il quadro nell’ingresso di casa loro ritraeva un ragazzo con abiti all’antica che fissava delle bolle di sapone. Ma ora l’espressione del suo viso era diversa: osservava le bolle come chi ha in mente di fare qualcosa di veramente perfido. E c’era uno strano sguardo nei suoi occhi. Coraline lo fissò, cercando di capire che cosa avesse esattamente di diverso. C’era quasi arrivata, quando qualcuno disse: – Coraline? Sembrava la voce di sua madre. Coraline si precipitò in cucina, perché la voce veniva da lì. In cucina trovò una donna che le dava le spalle. Assomigliava un po’ a sua madre. Solo che… Solo che aveva la pelle bianca come la carta. Solo che era più alta e più magra. Solo che aveva le dita troppo lunghe, che non stavano mai ferme, e le unghie, adunche e affilate, di un rosso scuro. – Coraline? – disse la donna. – Sei tu? Quindi si voltò a guardarla. Al posto degli occhi aveva due grossi bottoni neri. Neil Gaiman, Coraline, Mondadori


TIPOLOGIE IL RACCONTO STORICO Un racconto che narra le avventure di Kamosè, un piccolo Egizio, o di Caius, un giovane Romano, ti aiuta a ricostruire il “quadro di civiltà” della loro epoca, ti aiuta a conoscere usanze e abitudini di vita di tempi lontani. In un RACCONTO STORICO le avventure vissute dai personaggi sono frutto della fantasia, ma si basano su un contesto reale o realistico. Spesso narrano, in forma di racconto, fatti accaduti realmente.

Didattica partecipata

Troverai questa tipologia testuale anche nella sezione Tematiche Tematiche, alle pagine 204-205.

U.A. 6


Che bello leggere! THUCER, IL CONTADINO ETRUSCO Il lucumone di Arretium, cioè il re, aveva donato a Thucer e alla sua famiglia un esteso terreno che si trovava proprio in fondo a una valle. Sarebbe stato un bel dono, se il terreno bagnato dal fiume che attraversava quella valle non fosse stato altro che una palude. – Qui crescono solo canne, non possiamo certo piantare il nostro grano! – disse la giovane Velia, delusa. Thucer, suo padre, sorrise: – Non ti preoccupare, figlia mia, noi Etruschi abbiamo imparato mille anni fa a regolare le acque dei fiumi, a conservarle o ad allontanarle dalla terra per asciugarla. Detto questo, Thucer, il contadino, si mise all’opera. Alla fine del primo anno la famiglia di Thucer poté consumare i ceci, l’orzo e anche il pane. Non era così buono, però, perché suo padre, in quei primi anni di bonifica, doveva piantare una specie di grano che potesse resistere particolarmente bene nelle zone umide. Ma nell’arco di una decina di anni la valle di Thucer non somigliava più a una palude: il grano cresceva ovunque e il padre di Velia aveva piantato anche l’ulivo e la vite. Il terreno era così fertile che i semi rendevano molto più che altrove. Mercanti romani venivano ogni anno a comprare il grano per l’esercito o per la città, e la famiglia di Velia ora stava piuttosto bene, al punto da potersi permettere l’acquisto di alcuni schiavi. Era un benessere, però, che dipendeva da un lavoro costante e attento per impedire che la valle tornasse a trasformarsi in una palude. Stefano Bordiglioni, Piccole storie del mondo etrusco, Einaudi Ragazzi

LETTURA CRITICA

Ti piacerebbe che tutti i fatti storici fossero presentati in questo modo? Che cosa, però, manca in questa presentazione di un fatto storico? Chi scrive racconti storici deve conoscere bene la storia? Perché?

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La mappa Il racconto storico: storico il racconto della “Storia” nelle “storie”.

Contenuto

Scopo Avvicinare il lettore alla conoscenza del passato e fornire informazioni su eventi e periodi storici.

IL RACCONTO STORICO

Elementi ersonaggi persone realmente • Personaggi: vissute nel passato o uomini e donne che vivono vicende verosimili ambientate in un preciso momento storico. • Tempo: Tempo ben definito; una precisa epoca storica. • Luogo Luogo e ambientazione ambientazione: realistici e attendibili.

Narrazione di fatti accaduti a uno o più personaggi inventati dall’autore. Le vicende sono verosimili, perché ambientate in un contesto storico storico.

Struttura I fatti, gli avvenimenti, i personaggi sono ambientati in un’epoca epoca storica. storica Per mezzo di fonti storiche si ricostruiscono gli usi, i costumi, la vita, il modo di pensare di epoche passate, che fanno da sfondo alle avventure narrate.

IMPARO DA SOLO A

R ileggi il racconto storico. In esso ritrovi, almeno in parte, le informazioni che ti ha fornito la mappa?

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Io scopro IL RACCONT

O STORICO

Il racconto storico è un testo narrativo, ambientato in una precisa epoca storica, in cui gli elementi reali si fondono con quelli inventati dall’autore.

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IL RIFIUTO DI ARCHIMEDE Archimede non era solo un grande scienziato e matematico; era anche un soldato che inventava macchine da guerra per la difesa della sua città: Siracusa. Un giorno Archimede ricevette la visita di Lucius, capitano dei soldati romani. – Archimede – cominciò Lucius, – noi sappiamo che senza le tue macchine militari Siracusa non avrebbe resistito neanche un mese. Non pensare che noi soldati non sappiamo rendercene conto. Macchine magnifiche. Mi congratulo. Archimede fece un cenno con la mano. – Ma figurati, non è niente di straordinario. Semplici meccanismi, quasi giocattoli, insomma. Non hanno un grande valore scientifico. – Ma militare sì – osservò Lucius. – Senti, Archimede, io sono venuto per offrirti di collaborare con noi. – Con chi? – Con noi Romani. Ti sarai accorto che Cartagine volge al declino. Adesso vedrai che lezione le daremo. Sarebbe meglio per te, per tutti noi, metterti dalla nostra parte. – Perché mai? – brontolò Archimede. – Noi Siracusani siamo Greci. Perché dovremmo metterci con voi? – Perché vivete in Sicilia e noi abbiamo bisogno della Sicilia. – E perché ne avete bisogno? – Perché vogliamo diventare padroni del Mediterraneo. – Ah, ho capito – fece Archimede e guardò sovrappensiero la sua tavoletta. – E perché lo volete? – Chi è il padrone del Mediterraneo, è il padrone del mondo – aggiunse Lucius. – Questo è più che chiaro. – E voi dovete diventare padroni del mondo?


– Sì, la missione di Roma è di diventare la padrona del mondo. E io ti assicuro che così sarà. – Può darsi – osservò Archimede, cancellando qualcosa sulla tavoletta di cera. – Ma io non ve lo consiglierei. Guarda, Lucius, essere padroni del mondo vi costringerà a una tremenda difesa. Sarà tutta fatica sprecata. – Non importa. Saremo un grande impero. – Un grande impero… – mormorò Archimede. – Se disegno un cerchio, piccolo o grande che sia, è sempre un cerchio. Ci saranno sempre delle frontiere. Lucius, non sarete mai senza frontiere. Tu ritieni che un cerchio grande sia più perfetto di uno piccolo? Lucius non rispose, ma insisté: – Senti, Archimede, non vorresti collaborare con noi? Non hai idea di quali prospettive ti si aprirebbero a Roma. Potresti costruire le più potenti macchine da guerra del mondo. – Devi scusarmi, Lucius; io sono un uomo vecchio e voglio approfondire ancora una o due delle mie idee. Come vedi, sto proprio disegnando qualche cosa qui. – Archimede, non ti attira l’idea di conquistare con noi il dominio del mondo? – Uhm, il dominio del mondo? – disse Archimede pensando ad altro. – Non devi arrabbiarti, ma io ho qui qualcosa di più importante. Sai, qualcosa che durerà veramente. – E che cos’è? – Attento, non cancellare i miei cerchi! Non ho ancora terminato i miei studi! Archimede ritornò ai suoi studi meditando sul fatto che Lucius non aveva capito l’importanza del suo lavoro. ˇ Karel Capek, La morte di Archimede, in Racconti matematici, Einaudi

Trova le caratteristiche del racconto storico.

Lo SCOPO è: r iferire in modo rigoroso informazioni su un periodo storico. a vvicinare il lettore alla conoscenza di un periodo storico. r accontare una storia realmente accaduta nel passato. Il CONTENUTO è: u n episodio fantastico ambientato in un preciso contesto storico, senza riportare le fonti. u n fatto reale ambientato in un preciso momento storico, riportando le fonti. ELEMENTI

Il LUOGO in cui si svolge la vicenda è: la Grecia. la Magna Grecia. Il TEMPO in cui si svolge la vicenda è quello: d elle Guerre Puniche. d ella fondazione delle colonie greche nella Magna Grecia. I PERSONAGGI: s ono tutti frutto di fantasia. sono sia reali sia fantastici. La STRUTTURA di questo racconto storico è: l’introduzione, in cui si presenta il periodo e la vicenda storica che fa da sfondo; lo svolgimento, che racconta il fatto; la conclusione, con un’opinione espressa dall’autore. l’introduzione, in cui si presenta solo il periodo storico; lo svolgimento, in cui si racconta il fatto; la conclusione.

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Io scopro L A ST RUT T

URA

CORRO A MARATONA L’introduzione presenta periodo storico e luogo geografico precisi. – Sei tu, Filippo? Filippo si affrettò a entrare nel laboratorio. Il padre si girò a guardarlo, impugnando martello e scalpello. – Domani, ragazzo mio, non sarai qui! Come sai, i Persiani sono sbarcati in Eubea, un paio di giorni fa. Filippo annuì. L’Eubea era un’isola che si allungava davanti alla costa orientale della Grecia. I Persiani erano proprio vicini! Indicazione di fatti storici realmente avvenuti. Il loro re, Dario, che si era proclamato re dei re, dominava un enorme impero che si estendeva ben oltre la Persia, arrivando fino alle coste di fronte alla Grecia. Il fatto inventato, ma inserito in una situazione storica. – Oggi – continuò il padre – all’Assemblea di noi cittadini ateniesi, ci hanno detto che i Persiani hanno conquistato l’Eubea. Hanno saccheggiato e distrutto i templi, hanno fatto prigionieri gli abitanti, rendendoli schiavi, ma è probabile che l’esercito di Dario non arrivi direttamente qui ad Atene. Sembrava infatti che gli invasori avrebbero scelto un buon ancoraggio per le centinaia di navi della loro flotta, a ridosso di una pianura dove schierare i reparti di cavalleria. – La piana di Maratona è la scelta più ovvia – concluse il padre. Maratona? Che cosa ne sarebbe stato della nonna, degli zii che abitavano nelle vicinanze? Erano in pericolo. Filippo era il solo in grado di portare la notizia ai parenti che vivevano a Maratona. Geoffrey Trease, Maratona, San Paolo

STRUTTURA

Q ual è il PERSONAGGIO storicamente esistito nominato nel racconto? ................................................................................................................................................................................... Q uali sono i PERSONAGGI inventati dall’autore? ....................................................................................................................................................................................................................

CONTENUTO

Q ual è il FATTO STORICO che fa da sfondo al racconto? ....................................................................................................................................................................................................................

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Io lavoro

HENRYK NEL GHETTO Ieri, 29 novembre 1940, una stretta al cuore, ma la testa alta e una canzone tra le labbra, abbiamo raggiunto la nostra nuova dimora, al numero 33 di via Chlodna, dall’altra parte di Varsavia, nel ghetto. Il ghetto è come un piccolo paese circondato da muri altissimi costruiti per ordine dei tedeschi, sorvegliato dai soldati. Entrando, abbiamo mostrato i documenti come a una frontiera e un soldato tedesco ci ha confiscato l’ultimo carro pieno di patate. Pan Doktor – Signor Dottore, il nostro protettore, il protettore di noi orfani e bambini poveri di Varsavia – si è arrabbiato, ma non ha potuto recuperarlo. Ogni giorno, dai quattro angoli del paese, arrivano ebrei e c’è sempre meno spazio. Nel ghetto ho conosciuto la storia dell’uccellino di uno dei miei compagni. Henryk Goldszmit aveva un uccellino al quale voleva molto bene. Un mattino lo trovò morto sul fondo della gabbia. Lo avvolse nella bambagia, lo depose in una scatola di caramelle vuota e decise di sotterrarlo ai piedi dell’ippocastano nel cortile di casa sua. Fabbricò anche una croce che voleva posare sulla piccola tomba. Ma il figlio del portiere gli disse: – Tu non ne hai diritto, tu sei ebreo e anche il tuo uccellino è ebreo. Il piccolo Henryk, che non aveva cinque anni, ebbe paura, credette che lui e il suo uccellino sarebbero finiti in un posto tutto nero e che il paradiso fosse vietato agli ebrei. Oggi vorrei andare indietro nel tempo e rompere il muso al figlio del portiere.

ELEMENTI

Il LUOGO in cui si svolge la vicenda è: r eale. f antastico. CONTENUTO

G li avvenimenti che fanno da sfondo alla vicenda raccontata sono: r eali. f antastici. G li avvenimenti sono riferiti: a i bombardamenti delle città durante la Seconda Guerra Mondiale. a lla persecuzione degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale.

Irène Cohen-Janca Maurizio A.C. Quarello, L’ultimo viaggio, Orecchio Acerbo

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Io lavoro

UN BANCHETTO NEL MEDIOEVO IL SIGNORE DEL CASTELLO Siamo nel 1100, oggi il Signore è al castello: un’occasione rara, perché le sue giornate sono quasi sempre dedicate alla guerra o alla caccia. Si è alzato, come i suoi contadini, al canto del gallo ed è nella sala dove ha controllato i conti delle sue rendite e ha giudicato una lite scoppiata tra due dei suoi cavalieri. Uno di essi ha accusato l’altro di avergli rubato un calice d’argento, frutto dell’ultima razzia contro il castello vicino. Il presunto colpevole, però, aveva tanti testimoni che hanno lodato la sua lealtà e il Signore lo ha assolto. I servi e le serve, intanto, hanno messo coltelli e bicchieri sul grande tavolo di legno di rovere in mezzo alla stanza. Poi, a ogni posto, collocheranno una grande fetta di pane che sarà usata al posto dei piatti per posarci i pezzi di carne arrosto, i legumi, il formaggio. Oggi si banchetta, perché ieri sera sono arrivati alcuni cavalieri forestieri e il Signore li deve accogliere degnamente. Per lui l’ospitalità è sacra e gli spostamenti sono molto faticosi. In quest’epoca, infatti, non esistono alberghi e spesso chi viaggia è costretto a mangiare come può e a dormire all’aperto. Al termine del banchetto i servi sparecchiano e mettono da parte le fette di pane che sono servite da piatti. Le cuoceranno e ne faranno una zuppa che mangeranno la sera stessa.

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LA CASTELLANA Tutto il pranzo è stato organizzato dalla Signora, che ha dato gli ordini necessari, ha sorvegliato il lavoro dei servi e ha aperto con le sue chiavi la porta della cantina. Poi è risalita nelle sue stanze dove, insieme alle figlie e alle serve, sta ricamando una tovaglia per la chiesa vescovile. È molto preoccupata per il suo ultimo figlio, poco più di un bambino, che ieri è partito per un castello di amici dove imparerà a diventare un cavaliere. Piangeva e non voleva staccarsi dalle sue gonne. Questo scambio rafforzerà l’amicizia e la lealtà fra le due casate, i due valori su cui si basa l’intero sistema feudale; ma il giovane sarà anche un ostaggio, che potrà essere ucciso se il padre tradirà l’amico o gli causerà un’offesa. Presto la Signora perderà anche la figlia maggiore, destinata a entrare in convento. Sospira, ma subito si innervosisce perché una serva ha usato male le forbici, tagliando un pezzetto di tovaglia; vola uno schiaffo, perché la Signora non ha nessuna tenerezza per le sue serve. Arriva il tramonto. La Signora ha cenato nelle sue stanze, il Signore ha bevuto e raccontato le proprie imprese ai suoi ospiti e ai suoi cavalieri. Marito e moglie si ritrovano nella camera da letto e si raccontano la loro giornata: i contadini sono ribelli, la serva non sa ricamare, un cavaliere ha chiesto in sposa la seconda figlia, che ha dodici anni, ma il padre è preoccupato; è un cavaliere senza terra, quindi non è un marito conveniente. Bisognerà proporla al primogenito di un castellano. Arriva il sonno. La porta viene chiusa a chiave, perché in una cassapanca di quella camera è custodito il tesoro di famiglia. Georges Duby, L’avventura di un cavaliere medievale, Edizioni Laterza

SCOPO L o

SCOPO di questo testo è: r accontare un avvenimento storico. n arrare una storia e, nello stesso tempo, dare informazioni sul modo di vivere di un’e poca. d ivulgare la biografia di due personaggi medievali.

CONTENUTO

A ttraverso la lettura del testo puoi conoscere: la storia dell’e poca dei castelli. la vita dei potenti dell’e poca dei castelli. a lcuni fatti realmente accaduti all’e poca dei castelli. Il CONTENUTO di questo racconto storico è ........................................ .....................................................................................................

ELEMENTI

Il TEMPO e il LUOGO sono ................................................................................................... ...................................................................................................

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VERIFICO SE CONOSCO CONTENUTO

In quale anno è ambientata la narrazione? ................................................................... Qual è l’episodio storico citato nel racconto? ............................................................................................................................................... ................................................................................................................................................

La Guascogna: non è sempre appartenuta alla Francia. è sempre appartenuta alla Francia. è stata territorio francese per 100 anni. I moschettieri erano: guardie del re. abitanti della Guascogna. Sottolinea in rosso i personaggi o gli ambienti inventati e in blu quelli realmente esistiti. Moschettieri D’Artagnan Guascogna Pirenei Osteria del Franco Mugnaio Luigi XIII STRUTTURA

Qual è la struttura di questo racconto? Introduzione, flashback, svolgimento, conclusione. Introduzione, anticipazione, svolgimento, conclusione. 82

IL QUARTO MOSCHETTIERE Un giovane stava avvicinandosi all’“Osteria del Franco Mugnaio” su un cavallo spelacchiato. Il suo volto aveva un’espressione intelligente e leale, con un sorriso un poco insolente: insomma, una tipica espressione da guascone. La Guascogna, regione a ridosso dei Pirenei, da quando era stata unita alla corona di Francia, dopo la Guerra dei Cento Anni alla metà del 1400, aveva fornito sudditi leali e giovanotti baldanzosi e un po’ spacconi a quella che, nel XVII secolo, era una delle nazioni più potenti del mondo. Il giovanotto, che si chiamava D’Artagnan, si stava dirigendo a Parigi: aveva in tasca una lettera di presentazione destinata al comandante dei moschettieri del re Luigi XIII, sovrano di Francia. Il sogno di D’Artagnan era quello di diventare moschettiere. Era il primo aprile del 1625 quando D’Artagnan si fermò all’“Osteria del Franco Mugnaio”. Mentre scendeva da cavallo si accorse che un gentiluomo e due suoi amici osservavano il suo cavallo e facevano risatine ironiche. – Signore – disse D’Artagnan, – state forse ridendo della mia cavalcatura? – In effetti – fu la risposta del gentiluomo – un colore simile si adatta meglio al colore delle carote. D’Artagnan sguainò la spada e lo sfidò. – Signore, questo è un insulto al mio onore! In guardia! Lo sconosciuto e i suoi amici piombarono su D’Artagnan, il quale ricevette un colpo che lo lasciò tramortito. Alexander Dumas, I tre moschettieri, La Spiga Edizioni


TIPOLOGIE IL RACCONTO UMORISTICO

Essere di buon umore vuol dire sapersi divertire, apprezzare il lato comico delle situazioni… ma scrivere un RACCONTO UMORISTICO è molto difficile: è più facile scrivere storie di paura, di avventura, di fantasia. Per scrivere un racconto umoristico occorre trovare personaggi strampalati che compiono azioni assurde e che si esprimono in modo divertente: una bella impresa!

Didattica partecipata

Troverai questa tipologia testuale anche nella sezione Tematiche Tematiche, alle pagine 170 e 188.

U.A. 7


Che bello leggere! CHE BIZZARRI I PERBACCHIANI! Tutti gli abitanti di Perbacco erano scorbutici. Se qualcuno avesse chiesto loro: “Come va?” avrebbero risposto con un grugnito e un’occhiataccia. Perché è così che si comportano gli scorbutici. Talvolta capitavano delle giornate in cui i perbacchiani giocavano anche a chi è più scorbutico. Una volta, per esempio, era capitato che l’imbianchino, dovendo imbiancare la facciata della casa del fabbro, avesse deciso di cambiare colore, passando così dal bianco al rosso. – Non sei capace di fare il tuo lavoro! – l’aveva accusato il fabbro. – Un imbianchino come si deve non farebbe mai una casa bianca e rossa senza prima chiedere il permesso a chi ci abita. – Va benissimo così – aveva replicato l’imbianchino. – È metà e metà, perfetta per questo posto! – Non è metà e metà – gli aveva fatto notare il fabbro. – È almeno un terzo e due terzi. E un imbianchino imbianca, non inrossa, è ovvio! L’imbianchino, allora, era andato al proprio furgone e alla scritta “Imbianchino” aveva aggiunto: “e inrossino”. – Somaro! – lo rimproverò il fabbro. – L’hai scritto con il giallo! Allora l’imbianchino aveva provato ad andare verso la facciata della casa con la vernice gialla, ma il fabbro gli aveva fatto lo sgambetto ed erano scivolati tutti e due nel laghetto di vernice che si era formato ai loro piedi. Disturbato dal frastuono di quel litigio, il tappezziere si era affacciato e aveva gridato: – Si può sapere che sta succedendo?! La signora Pia, che passava di là, aveva scosso i capelli turchini: – Tutto normale. Annalisa Strada, Perbacco! Che bello!, Edizioni EL

LETTURA CRITICA

Un racconto umoristico deve far ridere a crepapelle o anche solo divertire? Quando si racconta qualcosa di spiritoso, tutti capiscono le battute o è difficile far ridere?

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La mappa

Il racconto umoristico: umoristico il racconto del buonumore, della barzelletta, delle situazioni strampalate.

Scopo Divertire il lettore per mezzo di colpi di scena e di esagerazioni delle situazioni.

Contenuto Situazioni assurde o normali che presentano malintesi e giochi di parole.

IL RACCONTO UMORISTICO

Struttura

Elementi

• Personaggi: ersonaggi persone stravaganti, pasticcione, buffe, maldestre, che hanno caratteristiche e comportamenti ridicoli e divertenti. Spesso intervengono anche oggetti personificati. • Tempo Tempo e luogo luogo: quelli della vita quotidiana.

• • • • • •

Imprevisti. Malintesi ed equivoci. Battute spiritose. Contrasti. Cambi di scena ridicoli. Giochi di parole, equivoci nati dall’uso di parole che hanno più significati. • Paradossi, situazioni illogiche, e fuori dal comune, “mondo alla rovescia”.

IMPARO DA SOLO A

R ileggi il racconto umoristico. In esso ritrovi, almeno in parte, le informazioni che ti ha fornito la mappa?

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Io scopro IL RACCONT

O UMORIST

ICO

Il racconto umoristico è un testo comico che narra situazioni divertenti, strane e inconsuete che si sviluppano intorno a un tema.

Trova le caratteristiche del racconto umoristico.

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SCOPO

L’autore scrive per : d ivertire il lettore raccontando in modo stravagante situazioni buffe. a ppassionare il lettore raccontando una storia fantastica. Il CONTENUTO di questo testo è: u na situazione buffa verificatasi in un ambiente normale. u na situazione normale accaduta in un ambiente assurdo. La STRUTTURA di questo testo prevede: il susseguirsi incalzante di fatti negativi che accadono al protagonista. situazioni reali esagerate. p arole che si possono interpretare in modo diverso. ELEMENTI

Il LUOGO in cui si svolge questa vicenda è: f antastico. r ealistico. Il PERSONAGGIO è: u na persona normale che vive in modo stravagante situazioni normali. u na persona che ha comportamenti fuori dal normale.

IL MARE MI ODIA Sembra che ci sia sempre un freddo vento dell’est, particolarmente tagliente, in serbo per me, quando vado a fare il bagno di buon mattino; sembra inoltre che qualche malvagio faccia la raccolta di sassi appuntiti allineandoli con la punta all’insù sul mio cammino, e renda aguzze le rocce ricoprendone la punta con un mucchietto di sabbia in modo che io non possa vederle; si direbbe persino che, a bella posta, portino il mare fuori di un paio di chilometri, affinché io sia obbligato a percorrere rabbrividendo un lungo tratto in dieci centimetri d’acqua. Quando, finalmente, arrivo al mare, quello mi accoglie in modo veramente maleducato. Un’ondata enorme mi investe senza rispetto e mi scaraventa a sedere con una violenza indicibile su una roccia che sembra stata messa lì apposta per farmi battere il… e rialzarmi dolorante. Prima che io abbia il tempo di fare “brrr” e di raccapezzarmi, l’onda ritorna e mi trascina in mezzo all’oceano. Jerome K. Jerome, Tre uomini in barca, Rizzoli


NON È UN HOBBY... È UNA MALATTIA!

Io scopro L A ST RUT T

URA

L’autore introduce l’argomento con un’esagerazione. Pescare non è un hobby, è una malattia. Esagerazione e deformazione della realtà. Il colore del viso del pescatore è rosso febbrile, rilucente di squame di pesce accumulate negli anni. Situazioni e similitudini esagerate. Le mogli dei pescatori sono mute eroine che sopportano pazientemente carpe gigantesche nel bidè, invasioni di vermi in tinello e tonnellate di pesce che nessuno mangia stipate nei frigoriferi come nelle baleniere norvegesi. I figli dei pescatori hanno del loro genitore un’immagine sfuggente: due stivali verdi e gocciolanti che si allontanano nella notte. Sul tema in classe scrivono: “Io sono orfano, mio papà fa il pescatore”. Poi, a dieci anni, l’ereditarietà della malattia li colpisce inesorabilmente. Ai giardini pubblici catturano di nascosto pesci rossi. Finché una notte la madre li vede salire sull’auto paterna: hanno anche loro due stivalini verdi, un berretto, una piccola canna e un mulinello. Situazioni inverosimili, difficilmente riscontrabili nella realtà. Vi è poi il pescatore gastronomico: porta con sé un cestino che corrisponde al pasto medio di una famiglia di sei persone. Il cibo più frequente è la cotoletta fredda, dal caratteristico bordo tagliente. Il pescatore gastronomico mangia metà del cestino alle cinque di mattina in macchina. Arrivato sul posto poggia la canna e ricomincia a mangiare. Finisce il cestino, poi mangia tutta la polenta che aveva portato come esca e alla sera va a mangiare un fritto di nove qualità di pesce alla trattoria più vicina. Stefano Benni, Bar Sport, Feltrinelli

STRUTTURA

Q uali espedienti umoristici usa l’autore? .................................................................................................................................................................................................................................... .................................................................................................................................................................................................................................... .................................................................................................................................................................................................................................... ....................................................................................................................................................................................................................................

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Io lavoro STRUTTURA

L a situazione comica si basa su: u n malinteso. u n gioco di parole. Q uesto testo prevede sequenze: n arrative. d ialogiche. d escrittive. Il ritmo incalzante è dato da: f rasi interrogative ed esclamative. g iochi di parole.

UNA DENUNCIA BESTIALE Il signor Walter entrò nella stazione di polizia e disse con voce agitata: – Mi hanno rubato il montone. Il poliziotto si mise a scrivere il verbale sul computer: – Mi dica bene come è andata – disse al signor Walter con tono pacato. – L’ho appoggiato sull’automobile e mi sono girato un momento – spiegò il derubato. – Appena mi sono rigirato, non c’era più. – Perché l’ha lasciato sul marciapiede? – domandò il poliziotto. – Il montone sul marciapiede? – Ma neanche per sogno! – gridò Walter. – Andiamo! – disse il poliziotto. – Potrebbe precisarmi quanti anni aveva? – Anni? Beh, io l’ho preso due anni fa. – E come si chiamava? – Come?! – esclamò il signor Walter. – Non gli aveva dato un nome? – insisté con calma il poliziotto. – No, davvero! – rispose il proprietario del montone perdendo la pazienza. – Ma non si agiti! – ribatté il poliziotto. – Mi dica piuttosto: aveva le corna? Il signor Walter restò senza parole: – Quali corna? – Quelle dell’animale – spiegò il poliziotto. – Quale animale? – chiese il signor Walter. – Ma il suo montone! Non le hanno rubato un montone? – Certo, mi hanno rubato un montone – affermò. – Ma il montone che mi hanno portato via non è un animale… È un giaccone di pelle! Il poliziotto annullò tutto quello che aveva scritto sul computer e disse: – Bene! Ricominciamo da capo… Un’altra volta, però, non abbia fretta e si spieghi subito! Roberta Grazzani, da Giovani Amici, Vita e Pensiero

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Io lavoro

IL COPRILAPO DI LAPO Un vecchio lappone stava seduto tutti i giorni accanto a un lampione. Perciò lo chiamavano il lappone del lampione. Il piccolo Lapo, che aveva buon cuore, gli portava ogni tanto un lampone e diceva: – Ecco il tuo lampone, il lampone del lappone del lampione. – Bene – rispondeva il lappone, – allora tu sei Lapo del lampone del lappone del lampione. E per ringraziarti della tua cortesia ti regalo il mio copricapo. E il piccolo Lapo ebbe così il copricapo di Lapo del lampone del lappone del lampione. Se lo mise orgoglioso sul capo, il capo di Lapo del lampone del lappone del lampione. E il copricapo si sarebbe anche potuto chiamare, in un certo senso, il copriLapo: il copriLapo di Lapo del lampone del lappone del lampione. Quando giunse il tempo per il piccolo Lapo di farsi tagliare i capelli dal barbiere, tutte le ciocche caddero per terra, che si riempì delle ciocche dei capelli del capo di Lapo del lampone del lappone del lampione. Il parrucchiere le stava spazzando via con la scopa, ma si rese conto che erano qualcosa di speciale, perciò ne conservò una. La mise in un’apposita sacca, la sacca della ciocca del capo di Lapo del lampone del lappone del lampione. Fino a qui la storia è ancora piuttosto semplice, ma adesso diventa complicata. Michael Ende, A scuola di magia e altre storie, Salani

ELEMENTI

I PERSONAGGI sono: p ersone normali che hanno comportamenti stravaganti. p ersone normali che hanno comportamenti normali. STRUTTURA

L a situazione è: u na situazione normale raccontata in modo stravagante. u na situazione stravagante raccontata in modo normale. C olora la situazione che caratterizza questo racconto umoristico.

situazione assurda

malinteso

giochi di parole

personaggi maldestri

P rova a cancellare dal testo tutti i giochi di parole, leggi le parti che rimangono e rispondi. I l racconto è ancora umoristico? ..............................

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VERIFICO SE CONOSCO ............................................................................................

L’abbaino (canus discretus) è un piccolo cane di città che vive nelle soffitte e nelle mansarde degli appartamenti nei centri urbani. L’abbaino passa le giornate sui tetti a osservare quanto succede nelle strade sottostanti. L’altra sua attività preferita è quella di rincorrere passerotti e merli che fanno il nido fra le tegole, abbaiando in tono sommesso per non disturbare gli inquilini del piano di sotto. Gualtiero Bordiglioni, Zoovocabolario, Emme Edizioni

STRUTTURA

Per ogni testo, scrivi la tecnica umoristica usata. • paradosso • battuta spiritosa • gioco di parole • malinteso

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Un signore aveva la vista molto debole, ma non si metteva mai gli occhiali. Un giorno stava aspettando un treno alla stazione. – È in ritardo il treno? – chiese a un ferroviere. Quello sorrise gentilmente, ma non gli rispose. – Mi dice che ore sono? – ma il ferroviere continuò a sorridere. – Lei è un gran maleducato! Rabbioso, si avvicinò al naso del ferroviere e scoprì che si trattava di un manifesto pubblicitario. Ursula Wölfel, Storie un po’ matte, Nuove Edizioni Romane

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– Caro Pippo, qual è la cosa più strana che hai trovato nella tua soffitta? – Ho trovato una caffettiera che fa soltanto il caffè del giorno prima (così non ti scotti). E un bicicletto, cioè un letto a pedali: per quando devi andare in bagno a lavarti i denti, ma sei già sotto le coperte e non hai voglia di alzarti. Un tarmadio: se convinci le tarme a trasferirsi tutte lì, i tuoi maglioni saranno al sicuro, nel cassettone! da “Topolino”

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In un negozio di camicie. – Mi dia una camicia bianca, di cotone e a manica lunga. – La taglia? – No, la porto via intera.


TIPOLOGIE IL RACCONTO BIOGRAFICO

Il RACCONTO BIOGRAFICO narra la vita di una persona, anzi di un personaggio conosciuto da molti, perché la vita di personaggi importanti è spesso molto interessante. È una specie di racconto storico. È attraverso le biografie che noi possiamo conoscere la vita di persone che sono un esempio, che ci possono insegnare molto.

Didattica partecipata

Troverai questa tipologia testuale testuale, nella variante dell’autobiografia, anche nella sezione Tematiche Tematiche, alle pagine 129, 135, 168, 212-213, 217, 220.

U.A. 8


Che bello leggere! MAE, ASTRONAUTA E DOTTORESSA Mae C. Jemison, Stati Uniti, 17 ottobre 1956 - vivente C’era una volta una bambina curiosa che non riusciva a decidere che cosa voleva fare da grande. Si chiamava Mae. Quando cuciva i vestiti per la sua bambola, voleva fare la stilista; se leggeva un libro sui viaggi spaziali, voleva diventare astronauta; quando aggiustava un giocattolo, pensava che forse l’ingegneria era la sua strada; se andava a teatro esclamava: – Forse diventerò una ballerina! Studiò ingegneria chimica, cultura afroamericana e medicina. Quando diventò dottoressa, andò volontaria in Cambogia e in Sierra Leone. Poi fece domanda alla NASA per diventare astronauta. Mae passò la selezione e dopo un anno di addestramento fu mandata nello spazio a bordo di uno shuttle. Poiché non era solo astronauta, ma anche dottoressa, la sua missione era condurre esperimenti su fenomeni come l’assenza di gravità e il malessere da movimento, che possono essere un bel problema quando si fluttua a testa in giù nello spazio. Quando tornò sulla Terra, anche se lo spazio le era piaciuto moltissimo, capì che la sua vera passione era migliorare la situazione sanitaria in Africa. Così, si licenziò dalla NASA e fondò un’azienda che usa i satelliti proprio a questo scopo. Mae Jemison è stata la prima donna afroamericana ad andare nello spazio. “Ho sempre saputo che sarei andata nello spazio”. Mae C. Jemison Elena Favilli-Francesca Cavallo, Storie della buonanotte per bambine ribelli, Mondadori

LETTURA CRITICA

Leggendo la biografia di Mae C. Jemison hai potuto farti un’idea di com’è questa persona? Se tu volessi approfondire la conoscenza di questa donna, che cosa potresti fare?

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La mappa

Il racconto biografico biografico: il racconto che permette di “mettere il naso” nella vita degli altri.

Contenuto

Scopo Far conoscere un personaggio.

Narrazione dei momenti più importanti della vita del personaggio o degli episodi significativi della sua esistenza.

IL RACCONTO BIOGRAFICO Elementi

Struttura

• T Tempo: empo generalmente il passato. Hanno importanza le date perché indicano l’ordine cronologico in cui si sono svolti i fatti. • Luoghi: Luoghi quelli in cui il personaggio è vissuto.

Il racconto biografico può essere scritto senza commenti personali dell’autore. Nella biografia romanzata, romanzata invece, l’autore si immedesima nel personaggio, immaginando i suoi pensieri e i suoi sentimenti.

Narratore Un biografo biografo, cioè colui che scrive (grafia) la vita (bios) del personaggio; è in genere una persona che ha raccolto documenti e testimonianze o che ha conosciuto il personaggio di cui racconta la vita. Se il narratore racconta la sua biografia, il racconto è un’autobiografia autobiografia. IMPARO DA SOLO A

R ileggi il racconto biografico. In esso ritrovi, almeno in parte, le informazioni che ti ha fornito la mappa?

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Io scopro IL RACCONT

O BIOGRAF

ICO

Il racconto biografico è un testo narrativo che racconta la vita di un personaggio molto conosciuto.

Trova le caratteristiche del racconto biografico.

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Lo SCOPO di questo testo è: s crivere un racconto in cui il protagonista è un personaggio famoso. f ar conoscere un personaggio famoso e gli avvenimenti più importanti della sua vita. Il CONTENUTO di questo testo è: la narrazione di alcuni fatti importanti della vita di un famoso personaggio. u n racconto realistico ambientato all’epoca del personaggio famoso. ELEMENTI

I LUOGHI sono: reali, cioè quelli in cui il personaggio è vissuto. r ealistici. Il TEMPO è: q uello in cui ha vissuto il personaggio. u n tempo non ben determinato. STRUTTURA

La narrazione: c ontiene commenti personali dell’autore. n on contiene commenti personali dell’autore.

MARTIN PREMIO NOBEL Atlanta (Stati Uniti d’America) 1929 - Memphis (Stati Uniti d’America) 1968 Martin Luther King è stato un leader politico e religioso che ha combattuto per l’uguaglianza dei diritti fra i neri e i bianchi negli Stati Uniti d’America. Ha usato come metodo di lotta la “nonviolenza” e la disobbedienza civile; lui e i suoi seguaci trasgredivano pubblicamente e in modo pacifico alcune leggi disumane. A 25 anni diventò pastore della chiesa battista in Alabama, uno Stato dove la segregazione razziale era tra le più rigide. Per i dieci anni successivi organizzò e guidò un movimento di massa, le cui “imprese” pacifiste furono conosciute in tutto il mondo. Nel 1964 gli fu assegnato il Premio Nobel per la Pace. Era, ed è tuttora, il più giovane vincitore di quel premio. Nel 1963 pronunciò uno dei suoi più famosi discorsi politici della storia, ricordato da tutti con le parole iniziali: I have a dream (Io ho un sogno). Il suo sogno era quello di un mondo dove tutti gli uomini e le donne avessero gli stessi diritti. Un sogno che continuò anche dopo la sua morte. Venne ucciso all’età di 39 anni, a Memphis, colpito da un colpo di fucile mentre si affacciava alla finestra dell’albergo in cui aveva preso alloggio. I 100 geni che hanno cambiato il mondo, in “Focus Junior”


CLEOPATRA REGINA D EGITTO Presentazione e collocazione storica del personaggio. Cleopatra VII, ultima regina d’Egitto, discendeva dalla dinastia dei Tolomei. Nacque ad Alessandria d’Egitto, nel 69 a.C. Descrizione fisica e del carattere. Benché non bellissima, sapeva esercitare sugli uomini un fascino straordinario. Possedeva una vasta cultura e parlava correntemente sei lingue. Gli avvenimenti principali della sua vita, collocati nel tempo. Salì al trono nel 51 a.C., a soli diciotto anni, insieme al fratello Tolomeo XIII. I ministri di corte speravano di poter approfittare della giovane età dei sovrani per governare al loro posto, ma Cleopatra non si piegò. Costretta infine a rifugiarsi in Siria per sfuggire ai continui attentati alla sua vita, si alleò con Giulio Cesare e, grazie alla sua influenza, riuscì a riconquistare il trono. Cesare si innamorò di lei: Cleopatra gli diede un figlio, Cesarione, e lo seguì a Roma. Dopo la morte di Cesare, nel 44 a.C., la regina ritornò in Egitto. Qui iniziò a tramare per realizzare il suo grande sogno: conquistare Roma. Quando il triumviro Marco Antonio si recò da lei, nel 41 a.C., Cleopatra riuscì subito a conquistarlo, impressionandolo con lo sfarzo della sua corte. Marco Antonio, benché sposato con Ottavia, sorella di Ottaviano, si innamorò della regina, che nel 40 a.C. gli diede due gemelli e tre anni dopo lo sposò. I due sfidarono coraggiosamente i Romani capeggiati proprio da Ottaviano, l’erede di Cesare. La flotta romana e quella egizia si fronteggiarono in un’epica battaglia navale presso Azio. Appena però fu chiaro che avrebbero vinto i Romani, Marco Antonio e Cleopatra fuggirono. Circa un anno dopo, avendo perso la guerra e l’onore, Antonio si uccise.

Io scopro L A ST RUT T

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STRUTTURA

Perché questo testo è una biografia e non un’autobiografia? ................................................................................................... .................................................................................................... .................................................................................................... ....................................................................................................

Conclusione. Pochi giorni dopo anche Cleopatra morì, facendosi mordere da un serpente velenoso, forse un aspide. Era il 30 a.C. Vita avventurosa delle donne famose, Dami Editore

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VERIFICO SE CONOSCO CONTENUTO

Segna con parentesi colorate i momenti narrati: infanzia infanzia, studi studi, attività, importanza attività della sua opera. opera STRUTTURA

Questo testo è una biografia perché: l’autore racconta gli episodi della vita di un personaggio. un personaggio racconta la sua vita. * Teologia deriva dal greco theos (dio) e logos (racconto, discorso). È la disciplina che studia come una religione intende la divinità.

CHARLES DARWIN (1809-1882) L’infanzia di Charles Darwin è quella di un monello che non ama molto la scuola, ma che, invece, si appassiona per ogni genere di collezione: piante, uova, minerali, insetti, conchiglie… – Non ti interessi di niente – gli ripete suo padre, – solo a sparare con i fucili e a prendere cani e topi. Sarai la vergogna della famiglia. Tuttavia Charles intraprende gli studi di medicina e di teologia*, ma li abbandona presto. La sua occupazione principale resta la caccia ai coleotteri. Così diventa amico di un celebre botanico: Henslow. Henslow scopre le qualità di Darwin e, nel 1831, informa il giovane che Fitzroy, un capitano incaricato dal governo britannico di organizzare un viaggio per mare intorno al mondo, cerca un giovane naturalista per la sua équipe. Darwin accetta e si imbarca per un viaggio di cinque anni. Una volta ritornato, esamina le sue annotazioni e lavora a una grande opera che, una volta pubblicata, metterà in subbuglio il mondo intero. Si tratta del libro: “Dell’origine delle specie attraverso la selezione naturale”. Gli scritti di Darwin rivoluzioneranno il mondo scientifico della fine del XIX secolo, ancora persuaso del fondamento della teoria creazionista: il mondo è stato creato tale e quale a come noi lo conosciamo e non è il risultato di una lenta evoluzione né dell’adattamento delle specie a questi cambiamenti. Non senza incontrare una vivacissima opposizione, Charles Darwin proverà il contrario. René Ponthus - François Tichey, I grandi viaggiatori, Jaca Book

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TIPOLOGIE IL TESTO INFORMATIVO– ESPOSITIVO

Le informazioni sono conoscenza. Dove troviamo le informazioni? Nei TESTI INFORMATIVI-ESPOSITIVI, INFORMATIVI-ESPOSITIVI cioè nei testi che espongono, mettono in vetrina conoscenze specifiche di una disciplina, di paesaggi, di fatti storici, di fenomeni scientifici… Il bello dei testi informatvi-espositivi è che possono essere anche solo visivi (un documentario, la registrazione di un esperimento scientifico), solo orali (la lezione dell’insegnante) o misti (con l’uso di parole, immagini, grafici). Quindi acquisire conoscenze… non è noioso! Didattica partecipata

Troverai questa tipologia testuale anche nella sezione Tematiche, alle pagine 143, 157 (cronaca), 158-159 (articolo Tematiche di giornale), 160, 174, 189, 206 (cronaca), 208-209, 223, 241.

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Che bello leggere! NETTEZZA URBANA AD ATENE Le poleis greche erano tutt’altro che città pulite e ben organizzate! Nel 500 a.C., sotto il governo di Pericle, Atene contava ben 250 000 abitanti, che con i loro rifiuti imbrattavano le strade cittadine. La maggior parte delle 10 000 case ateniesi erano dei miseri tuguri, senza impianti igienici. I loro civili occupanti, però, avevano la sana abitudine di raccogliere l’immondizia, cacca compresa, in un capiente vaso chiamato amis amis. Tutte le mattine i rifiuti venivano svuotati in un’apposita canaletta scavata in mezzo alla strada, sperando che prima o poi la pioggia li trasportasse fuori dalle mura cittadine. La sporcizia si accumulava nei fangosi vicoli della città bassa per giorni, finché il governo decise di smettere di aspettare l’intervento divino. Istituì il primo vero servizio di nettezza urbana della storia. Dieci alti funzionari, gli astinomi astinomi, erano preposti alla sorveglianza dell’igiene pubblica della città; e i loro agenti sottoposti, gli hodopoioi hodopoioi, gestivano direttamente il servizio, organizzando squadre di schiavi che si occupavano della raccolta e dello smaltimento fuori città dei rifiuti urbani lasciati sulle strade. Questi schiavi erano nientepopodimeno che gli antenati dei moderni spazzini e si chiamavano koprologi koprologi. Mettiamoci per un attimo nei panni dei koprologi (non certo profumati!): dopo aver spalato fango maleodorante per tutta la città, quei poveri schiavi dovevano anche scarpinare per ore, spingendo i pesanti carretti fino alla discarica di Atene che, per legge, si trovava a non meno di due chilometri dalle mura cittadine. Mirco Maselli, Storia dell’immondizia, Editoriale Scienza

LETTURA CRITICA

In questo testo informativo-espositivo hai trovato informazioni generiche o precise? Il testo informativo-espositivo ser ve ad aumentare le tue conoscenze. Se volessi altre informazioni sull’argomento, dove le cercheresti?

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Il testo informativo-espositivo: informativo-espositivo il testo che ci aiuta a imparare.

La mappa Contenuto

Scopo Arricchire le conoscenze del lettore per mezzo di informazioni, notizie e dati.

IL TESTO INFORMATIVOESPOSITIVO

Struttura

• Le sequenze informative (o paragrafi paragrafi) sviluppano, ognuna, una parte dell’argomento. • Il titolo annuncia l’argomento generale del testo; a volte i paragrafi sono preceduti da titoletti titoletti. • Il linguaggio utilizza termini specifici; specifici è oggettivo, chiaro, preciso. • Le parole chiave specificano le informazioni più importanti. • Si usano i connettivi connettivi: • logici, ogici per evidenziare i rapporti di causa-effetto e dare spiegazioni; • temporali, emporali per evidenziare la successione temporale. • L’ordine ordine può essere: • logico; ogico • in rapporto di causa-effetto; causa-effetto • cronologico, ronologico cioè in ordine di tempo; • a elenco elenco, cioè per tipologia di argomenti. Diversi testi informativi continuo attraverso le parole, spiega, • Testo continuo: informa… continuo utilizza tabelle, grafici… • Testo non continuo: misto accompagnato da illustrazioni, • Testo misto: tabelle…

Argomenti storici, geografici, scientifici, di attualità…

Elementi Informazioni principali e secondarie secondarie. Si usano fotografie fotografie, didascalie, schemi didascalie schemi, disegni. disegni

IMPARO DA SOLO A

R ileggi il testo informativoespositivo. In esso ritrovi, almeno in parte, le informazioni che ti ha fornito la mappa?

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Io scopro IL TESTO IN FORMATIVO ESPOSITIVO Il testo informativo-espositivo fornisce una serie di notizie e informazioni su un determinato argomento. In alcuni casi è un testo misto, che utilizza foto, grafici, schemi, oppure un testo non continuo, che utilizza tabelle e grafici.

IL LATTE È stato il tuo primo “pasto”, così come lo è stato per parecchi cuccioli del mondo animale: il latte della mamma, infatti, è il primo alimento per la stragrande maggioranza dei mammiferi, che lo consumano nei primi mesi di vita. Ma, a differenza degli altri animali, l’uomo è l’unico che spesso continua a berlo anche dopo lo svezzamento (cioè il momento in cui si passa a un’alimentazione più completa).

L’IMPORTANZA DI UN ENZIMA E questo è stato possibile solo in seguito a una mutazione genetica: studi recenti, infatti, hanno scoperto che la digestione del latte può avvenire solo grazie a un enzima, la lattasi, che è presente nell’organismo dei cuccioli e che scompare definitivamente intorno ai cinque/sei anni di età. Ma circa 7500 anni fa, nell’uomo è avvenuta una mutazione che ha permesso all’organismo di mantenere questo enzima, in modo da poter digerire il latte anche da grandi.

L’UTILIZZO DEL LATTE Questo cambiamento pare sia avvenuto nel momento in cui le popolazioni, da nomadi, sono diventate stanziali e hanno cominciato a praticare l’allevamento e l’agricoltura: il latte divenne una fonte di nutrimento comoda e insostituibile, che garantiva sostentamento (anche con formaggio, yogurt e altri alimenti) nei periodi di carestia. Oggi il latte non è più solo un alimento: è usato anche per i cosmetici, come le creme di bellezza (visto che contiene molte proteine), e come medicina (il latte e miele per il mal di gola è tuttora usato).

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UN ALIMENTO NON PER TUTTI Però ancora oggi, nonostante se ne consumi tantissimo (ogni anno, in Italia, ne beviamo in media 54 litri a testa) esistono popolazioni che non hanno l’enzima della lattasi e quindi non riescono a digerire il latte. E ci sono addirittura luoghi, come la Cina, dove non è nemmeno considerato un alimento (infatti nella cucina cinese non esistono neanche i formaggi).

3,5% proteine 0,75% sali minerali

Trova le caratteristiche del testo informativo-espositivo.

4,8% lattosio 3,7% grassi

0,25% vitamine

87% acqua

Sostanze contenute nel latte.

INTOLLERANZA AL LATTE Se, quando lo bevi, hai una sensazione di gonfiore o pesantezza, potresti essere intollerante. Ma non preoccuparti: è vero che il latte contiene sostanze ritenute utili all’organismo, ma molte di queste sono presenti anche in yogurt e formaggi, nei quali il lattosio non è più presente, perché viene “digerito” durante la fermentazione.

Lo SCOPO è: d are informazioni su come si produce il latte. d are informazioni sul latte come alimento. Il CONTENUTO di questo testo è: la digeribilità del latte. il latte nell’alimentazione umana. STRUTTURA

Il testo è: d iviso in paragrafi. d iviso in sequenze che contengono informazioni principali e secondarie. d iviso in introduzione, svolgimento, conclusione. ELEMENTI

Per rendere immediatamente evidenti alcune informazioni sono utilizzati: g rafici e foto. s ottotitoli e parole chiave.

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Io scopro L A ST RUT T

URA

STRUTTURA

Perché nei testi espositivi il titolo è chiaro e non fantastico? ................................................................................................... ................................................................................................... ................................................................................................... ...................................................................................................

Q uali sono i titoli dei paragrafi di questo testo? Sottolineali.

Il titolo annuncia chiaramente il contenuto del testo.

ABITUDINI DI VITA IN GRECIA Il titoletto introduce un paragrafo, cioè una parte ben specifica del testo.

La casa

Le case dei Greci più poveri erano costruzioni piuttosto semplici, in mattoni d’argilla e con i pavimenti in terra battuta. Quelle delle persone più benestanti erano invece più ampie e divise in due zone, una delle quali, il gineceo, era destinata alle donne. Al centro le case avevano un cortile sul quale si aprivano le camere. Nei paragrafi ci sono informazioni secondarie che si alternano a informazioni più importanti. Le finestre erano poche e piccole, per non disperdere il calore; non si usavano i vetri e venivano chiuse con imposte di legno. I mobili erano semplici e leggeri: divani, sedie, tavoli bassi, cassapanche in cui si riponevano i vestiti. Gli uomini ricevevano gli ospiti nella sala da pranzo, l’andron. Qui davano banchetti dai quali le donne erano escluse.

L’abbigliamento Le parole messe in evidenza (parole chiave) sono utili per ricordare le informazioni principali. I Greci avevano un abbigliamento piuttosto ricercato. Indossavano una tunica di lino bianca pieghettata, il chitone, stretta alla vita da una cintura. Il chitone era lungo fino al ginocchio negli uomini e fino alle caviglie nelle donne. Nelle stagioni più fredde, sopra il chitone indossavano il peplo, un mantello di lana rettangolare. Calzavano sandali legati alle caviglie e ai polpacci con delle stringhe. Le donne si pettinavano con acconciature elaborate.

L’alimentazione L’alimentazione dei Greci era basata sui prodotti tipici dell’area mediterranea: pane e zuppe a base d’orzo e frumento, pesce, formaggi. Come dolcificante si usava il miele. Marilena Cappelletti - Angelo De Gianni, La Grande Avventura vol. 5, La Spiga Edizioni

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Io scopro STRUTTURA

N el testo, sottolinea la risposta alle domande delle 5 W + H.

L A CRONAC

A

La cronaca è un particolare testo informativo-espositivo che compare su giornali e riviste e riporta notizie di attualità. La struttura della cronaca è basata sulle 5 W + H. What? Che cosa? Il fatto. When? Quando? Il tempo. Where? Dove? Il luogo. Who? Chi? Le persone coinvolte nell’accaduto. Why? Perché? Le motivazioni, le cause. How? Come? Il modo.

PRONTO INTERVENTO ALLO STADIO Who? Chi? Il saronnese Mauro Mirabile, arbitro 34enne tra i più esperti, era stato chiamato a dirigere lo scontro tra i padroni di casa dell’Osaf e il team milanese Triestina. Where? Dove? A Saronno. When? Quando? Domenica si giocava la partita di fine stagione della categoria Giovanissimi, promossa dal club dell’oratorio San Francesco. What? Che cosa? Quando l’arbitro ha visto un ragazzino vittima di un malore è intervenuto con tutta la sua esperienza dando un contributo vitale ai soccorsi.

Why? Perché? Il saronnese, infatti, lavora all’ospedale di Brescia ed è stato il primo a intervenire quando ha visto che il calciatore si accasciava a terra per un grave malore che gli faceva anche perdere i sensi. How? Come? Davanti agli occhi attoniti e preoccupati di calciatori, dirigenti e genitori, Mauro Mirabile ha prestato i primi soccorsi al ragazzo prima che fosse raggiunto dal personale dell’ambulanza e dell’automedica. La partita non è ripresa: i calciatori erano troppo scossi per continuare a giocare e si sono tranquillizzati solo quando dall’ospedale sono arrivate notizie

rassicuranti sulle condizioni del loro compagno di squadra. Tanti i messaggi di complimenti arrivati dai colleghi al fischietto saronnese, anche perché la notizia del salvataggio ha presto fatto il giro della città degli amaretti. da “Il notiziario di Saronno”

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Io scopro IL TESTO PU

BBLICITAR IO Anche la pubblicità è un testo informativo-espositivo. Nelle informazioni si esaltano le caratteristiche positive di ciò che si vuole pubblicizzare. La difficoltà sta nel distinguere le parti che danno informazioni da quelle che vogliono convincere suscitando emozioni.

SCOPO

Q uesto testo ha la funzione di: i nformare. informare e fare pubblicità. ELEMENTI

L e foto ser vono per : d are informazioni aggiuntive. rendere più chiare ed evidenti le informazioni scritte.

LA BELLEZZA delle MARCHE SPIAGGE DI SABBIA

Lunghi litorali di sabbia finissima, acque limp ide che si rifrangono sugli scogli, sole a volontà, piccole e racc olte baie immerse in paesaggi incontaminati. Il mare delle Marche è a due passi dai centri storici: un alternarsi di lunghe spiagge e ripide pareti rocciose che precipitano nelle acque azzurre e, com e sfondo, le dolci colline che caratterizzano l’immediato entroter ra.

COSTA ALTA

Le ripide pareti rocciose in alcuni tratti cadono a strapiombo sul mare, dando vita a calette raggiungibili solo per angusti e suggestivi sentieri o via mare.

LE BANDIERE BLU

Le 17 bandiere blu delle Marche certificano la qualità ambientale del mare e della costa e la cultura dell’accoglienza marchigiana.

I titoletti ser vono per : mettere in evidenza alcune particolarità. s uddividere meglio le informazioni. STRUTTURA

Q uesto è un testo: c ontinuo. m isto. n on continuo.

PARCHI ACQUATICI

Scopri i parchi divertimenti delle Marche e le occasioni di divertimento che offrono per tutta la fam iglia. www.turismo.marche.it, Regione Marche

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Io lavoro

COME SI FA UNA RICERCA DI GEOGRAFIA? Sul diario leggete: Fare una ricerca di geografia su una regione italiana. Pensate: “Da dove inizio? Passerò il tempo a cercare informazioni e non riuscirò a uscire? Come faccio a mettere insieme i pezzi”? Non temete. Occorre solo avere un metodo e seguire i nostri consigli. Che cosa sapete già sull’argomento? Una volta stabilito l’argomento, cominciate a pensare a che cosa già sapete. Ragionate sulle cose che vi sembrano interessanti e a che cosa vi piacerebbe approfondire.

Le regioni d'Italia

Scegliete una buona domanda. Volete approfondire un aspetto particolare? Volete scoprire il perché di qualcosa? Andate alla fonte. Fate una scaletta del materiale di cui avete bisogno, ossia delle vostre fonti. Topolini in biblioteca… ma non in trappola. La ricerca tra le pagine di libri e riviste non è antiquata, ma esiste anche il web. Digitate la domanda su un motore di ricerca. Consiglio: scegliete le parole chiave. Se i risultati che appaiono sono troppi, aggiungete un’altra parola chiave. E ora arriva il difficile! • Rileggete il materiale raccolto. • Selezionate le cose più importanti. • Sviluppate e argomentate le informazioni utili. Non fate il “copia e incolla”. Oltre a essere una procedura scorretta, è inutile e sciocca: l’insegnante vi sgamerà di sicuro! da “Focus Junior”

STRUTTURA

ELEMENTI

D a quanti paragrafi è formato questo testo? L e informazioni sono date: in ordine logico.

.............................................

in ordine cronologico.

In questo testo i titoletti ser vono per : d are le informazioni principali. d are suggerimenti.

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VERIFICO SE CONOSCO STRUTTURA

Dopo aver letto il testo, scrivi il titolo e i titoletti dei paragrafi. Sottolinea le parole che, secondo te, sono parole chiave. ELEMENTI

Scrivi la didascalia della foto in modo da fornire informazioni.

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I droni sono robot molto speciali: sanno volare. Grazie ai motori che muovono le loro eliche sanno librarsi sopra la tua testa fino a 1 000 metri di altezza, volare senza perdere mai la bussola e mostrarti ciò che vedono o sentono anche da chilometri di distanza. ................................................................................................................................................................................................

I droni più “intelligenti” sfruttano un computer che indica loro la rotta, che cosa fare in volo e dove atterrare. ................................................................................................................................................................................................

Questi robot volanti sono molto utili: volano bene anche in spazi chiusi, non creano vortici potenti, sono silenziosi e possono stare fermi, sospesi nell’aria. Se fino a qualche anno fa erano usati solo dai militari per missioni top secret, oggi sono impiegati nei campi più disparati. Questi robottini, però, sanno infilarsi anche in situazioni divertenti. Li puoi vedere volteggiare sopra i campi di calcio durante le partite per fare riprese aeree dell’area di gioco, sui set cinematografici per girare scene dall’alto o, ancora, durante manifestazioni e concerti. da “Focus Junior”

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TIPOLOGIE IL TESTO ARGOMENTATIVO

Quante volte, per convincere i grandi a permetterti di fare qualcosa, hai discusso animatamente esponendo le tue ragioni? Bene, quello era un TESTO ARGOMENTATIVO! ARGOMENTATIVO Argomentare vuol dire esporre le motivazioni per cui si sostiene un’idea, ascoltare e riportare le opinioni contrarie e giungere a una conclusione. Tuttavia, non deve mai sfuggire un passaggio importante: ascoltare le idee contrarie!

Didattica partecipata

Troverai questa tipologia testuale anche nella sezione Tematiche Tematiche, alle pagine 154, 182, 187.

U.A. 10


Che bello leggere! I CAMMINATORI SCALZI Se a San Pietroburgo, in Russia, ti capita di incontrare una ragazza che cammina a piedi nudi nella neve, è probabilmente Olga Gavva. Questa giovane ballerina russa ha fondato un gruppo di persone che amano vivere a piedi nudi. Nel mondo ci sono parecchi gruppi di “camminatori scalzi”. Camminano a piedi nudi senza paura del freddo, dello sporco e degli sguardi canzonatori dei passanti. I camminatori scalzi sostengono che sia un modo per essere più vicini alla terra e scoprire l’universo attraverso i piedi. Se il piede è protetto dalla scarpa non ci si accorge di nulla. Vivere con le scarpe è come indossare dei grossi guanti sulle mani. Sì, ma c’è un sacco di sporco a terra! I camminatori scalzi dicono che è questione di punti di vista. Che cos’è più disgustoso? I piedi neri per la polvere o i piedi puzzolenti che hanno sudato nelle scarpe? E poi, se trasformassimo il nostro pianeta in modo che camminare a piedi nudi fosse piacevole, non sarebbe un mondo più bello? Inoltre, affermano che in natura nessun animale porta le scarpe, solo gli uomini lo fanno. E neppure tutti. Ai primi giochi olimpici in Grecia gli atleti erano a piedi nudi (erano tutti nudi!). E in certi Paesi è maleducato entrare in una casa indossando le scarpe. Ma non tutti la pensano come loro, per cui i camminatori scalzi non sono ben accetti dappertutto e non possono entrare in molti ristoranti e negozi. Loro si battono per una società dove chi ha voglia di camminare a piedi nudi possa farlo senza che gli venga sbattuta la porta in faccia. Delphine Grinberg, Ecoesploratori, Editoriale Scienza

LETTURA CRITICA

“Argomentare” vuol dire esporre una propria opinione, motivandola: tu, quando discuti con altre persone, “argomenti” o “dici”? Pensi che ti possa ser vire leggere testi argomentativi? Si può imparare ad argomentare?

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La mappa

Il testo argomentativo: argomentativo il testo per sostenere le proprie ragioni e ascoltare quelle degli altri.

Contenuto

Scopo Discutere a proposito di un argomento portando valide motivazioni per sostenere le proprie idee. idee

IL TESTO ARGOMENTATIVO

Struttura

Temi di varia natura che vengono illustrati e sui quali si esprime la propria o altrui opinione, sollecitando la riflessione del lettore.

• IIntroduzione: ntroduzione l’autore propone l’argomento argomento da dibattere. • Si presenta una tesi tesi, cioè un’opinione a favore dell’argomento. • Può essere presentata anche una antitesi antitesi, cioè un’opinione contraria. La tesi e l’antitesi devono essere sostenute da esempi, ragionamenti, prove. • L’autore usa i connettivi logici per rendere chiaro l’ordine logico del testo. Essi: • indicano un ordine (prima o dopo); • introducono un argomento (per esempio…); • formulano un’ipotesi (se…); • esprimono una contrapposizione (ma…); • esprimono un’aggiunta (anche…).

IMPARO DA SOLO A

R ileggi il testo argomentativo. In esso ritrovi, almeno in parte, le informazioni che ti ha fornito la mappa?

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Io scopro IL TESTO AR

GOMENTAT

IVO

Nel testo argomentativo l’autore affronta un tema o un argomento esponendo la sua opinione in merito.

Trova le caratteristiche del testo argomentativo.

SCOPO

L ’autrice scrive per : d are informazioni sui graffiti. e sporre alcune opinioni sui graffiti.

Il CONTENUTO o di questo testo è:

TEMA

pinioni favorevoli o e contrarie ai graffiti. la storia dei graffiti. STRUTTURA

S egna con parentesi colorate:

l’introduzione del tema; la tesi a favore dei graffiti; la tesi contro i graffiti.

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PARLANDO DI STREET ART Sono ormai dappertutto: sui muri delle case vecchie o nuove, sulle arcate dei ponti, nelle stazioni della metropolitana, sui cartelli stradali, sui vagoni ferroviari. A volte sono scritte buffe, disegni simpatici che mettono allegria, a volte sono segnacci cupi e senza senso che sporcano i muri. Compaiono qua e là, come per magia. Le prime scritte sono apparse a New York verso il 1970 sui muri dei ghetti dove vivevano i neri: scritte enormi, coloratissime e aggressive per esprimere la rabbia di quei giovani relegati ai margini della società. Perché scrivere sui muri? Per tante ragioni. Dicono gli autori per esprimere la propria fantasia, per colorare la città anonima, per incuriosire. L’arte spray è un’espressione della cultura hip-pop, insieme alla musica rap e alla break-dance. Gli autori sono ragazzi giovani, che di notte, armati di bombolette, vanno a caccia di uno spazio libero da decorare. Altri dicono per il gusto di sporcare e danneggiare. Chi imbratta i muri appena intonacati o i segnali stradali non rispetta ciò che non gli appartiene o che appartiene a tutti perché è pubblico. Ma un segnaccio lasciato sopra un cartello stradale non è solo brutto: mette anche in difficoltà chi deve muoversi da un punto all’altro della città. Si tratta di un gesto incivile, compiuto al buio, di nascosto. Maria Vago, Ciao Amici, La Spiga Edizioni


Io scopro

A PROPOSITO DI LETTURA

L A ST RUT T

Presentazione della questione da dibattere. La maggior parte dei giovani preferisce guardare un film invece di leggere un libro. Infatti è raro che un giovane vi dica: “Ho letto un bel libro”; semmai vi dirà: “Ho visto un bel film”. Tesi a sfavore della lettura dei libri. Questo accade soprattutto quando esce un nuovo libro e subito dopo ne esce la versione cinematografica. Molti ragazzi a questo punto penseranno: “Ma perché devo leggere il libro se posso vederlo al cinema?”. Il fatto è che un film può avere effetti speciali, scenografie importanti, colonne sonore commoventi; insomma, le possibilità che ti dà il grande schermo, il libro non riesce a dartele. Tesi a favore della lettura dei libri. Per fortuna c’è ancora gente che preferisce leggere un libro sostenendo che sia più emozionante, più ricco di particolari, più avvincente di quanto possa esserlo un film. In effetti, se si guarda questo aspetto, è più coinvolgente vedere un film, ma i libri sono speciali proprio perché sono libri: semplici, senza luci, senza effetti speciali, solo delle pagine bianche impresse da belle parole che, se si leggono attentamente, possiedono dei veri e propri effetti speciali! E poi, mentre si legge un libro la nostra immaginazione spazia, viaggia, noi siamo i registi della storia e non abbiamo bisogno di nessuno sceneggiatore esterno. Questa è, dunque, la vera magia dei libri.

URA

Le parole evidenziate nel testo sono connettivi e ser vono per collegare in modo logico le frasi. Il testo argomentativo deve esporre la tesi e l’antitesi in modo logico, dunque in questo tipo di testo si utilizzano spesso i connettivi.

STRUTTURA

Scrivi tu: u na motivazione a favore della lettura dei libri: ............................................................................................... ............................................................................................... ...............................................................................................

u na motivazione a sfavore della lettura dei libri:

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Laprimad.blogspot.it

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Io lavoro CONTENUTO

Q ual è l’argomento proposto per la discussione? ..................................................................................................... ..................................................................................................... .....................................................................................................

Q ual è la tesi di Aristotele? ..................................................................................................... ..................................................................................................... .....................................................................................................

Q ual è la tesi di Hobbes? ..................................................................................................... ..................................................................................................... .....................................................................................................

Q ual è la conclusione di Pascal? ..................................................................................................... ..................................................................................................... .....................................................................................................

STRUTTURA

L’autore giunge alla conclusione che gli adolescenti ...................................... ..................................................................................................

Il connettivo “al contrario” contrappone la posizione di ............................................................................................ a quella di ................................................................ Il connettivo “infatti” spiega la motivazione data da ........................................................................ ............................................................

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ABBIAMO BISOGNO DEGLI ALTRI? Chi ragiona sulla condizione umana si chiede spesso se l’uomo sia un animale sociale o solitario. Aristotele sosteneva che siamo tutti “animali politici”, cioè esseri viventi bisognosi di condividere la vita con altri simili in gruppi organizzati. Al contrario, Thomas Hobbes era convinto che le persone fossero egoiste, violente, amanti della solitudine e che abbiano iniziato a vivere in gruppo solo per sopravvivere. Se devi affrontare un pericolo, infatti, è molto meglio affrontarlo con qualcuno, piuttosto che da solo e, secondo Hobbes, questo è proprio quello che ha fatto l’uomo. Gli adolescenti, forse, racchiudono dentro di sé sia la posizione di Aristotele sia quella di Hobbes. Sono “animali” molto socievoli, che si uniscono in gruppo per sentirsi più forti, ma sono anche dei solitari che hanno paura di tutto e non sanno mai bene dove e con chi stare! Sono timidi e sensibili, l’insicurezza li può rendere anche violenti e bulli con i coetanei. L’adolescenza, insomma, è una fase della vita in cui l’essere umano, come un sarto, prende le misure di se stesso e, per farlo, ha bisogno dell’aiuto e del confronto con i coetanei. L’importante, però, è che tutti sappiano cavarsela anche senza la protezione degli altri. Proprio come scriveva il filosofo Pascal, infatti, stare da soli è la cosa più difficile di tutte, ma è necessaria per imparare a non fondersi mai del tutto con il gruppo e conservare se stessi. da “Focus Junior”


Io lavoro

OPINIONI SULLA MAGIA A volte succedono cose strane che fanno discutere sull’esistenza della magia. Di origini antichissime, molte pratiche magiche si basano sull’idea che, un po’ come sul pianeta Pandora di Avatar, ogni azione compiuta dal singolo produca un effetto sul tutto, con cui si cerca di entrare in contatto attraverso particolari riti. Questa è la ragione per cui alcuni considerano la magia importante quasi come una scienza. Molti filosofi, come Agostino, invece, hanno considerato la magia una forma di superstizione, condannandola. Nel XVII secolo, inoltre, si rafforza l’idea che la ragione basti a spiegare la realtà, e le pratiche magiche cominciano a cadere in disuso, ma senza scomparire del tutto. Anche oggi la ragione, di fronte a certi fatti, si deve fermare, accettando che nella vita esistano cose misteriose e ancora inspiegabili. Ma pensare che la ragione abbia dei limiti non significa dover credere a filtri e pozioni. Forse significa solo rendersi conto che la vita è già un po’ magica così com’è e che lo straordinario è intorno a noi, basta solo avere la sensibilità per coglierlo.

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da “Focus Junior”

STRUTTURA

S crivi al posto giusto, nei cartellini: tesi contraria • tesi a favore • argomento da dibattere • conclusione

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VERIFICO SE CONOSCO CONTENUTO

Il tema affrontato riguarda: l’inquinamento. la necessità di nuove fonti energetiche. Quali argomenti sono portati contro l’uso dei combustibili fossili? Non sono rinnovabili. Inquinano. Producono poca energia. Quali argomenti sono portati a sfavore dell’uso dell’energia nucleare? È costosa. È inquinante. È un’energia alternativa. Quale soluzione viene suggerita per fronteggiare la crisi energetica? Risparmio energetico. Energia nucleare.

QUALI FONTI ENERGETICHE? La situazione delle fonti energetiche al giorno d’oggi è presto detta. Circa il 90% dell’energia proviene dai combustibili fossili che usiamo in quantità massicce. Il primo problema è che si stanno esaurendo, come accade per tutte le risorse non rinnovabili. Inoltre, si immettono nell’atmosfera enormi quantità di anidride carbonica, uno dei gas responsabili dell’effetto serra. Che cosa si può fare per fronteggiare la crisi energetica che già sperimentiamo e che è destinata ad aggravarsi? La risposta ha due facce: consumare meno energia e trovare fonti alternative ai combustibili fossili. Il risparmio energetico è la risposta più immediata, più giusta, più economica e più efficace alla crisi energetica. Se però si dovrà, prima o poi, abbandonare l’uso dei combustibili fossili, è necessario trovare fonti energetiche alternative. Sostanzialmente, si dovrà scegliere fra energia nucleare ed energie rinnovabili. Il ricorso all’energia nucleare è da evitare per fondati motivi: è molto costosa e pericolosa; aumenta le disuguaglianze fra Paesi ricchi e Paesi poveri; lascia una scia di scorie radioattive per decine di migliaia di anni e costituisce un grande pericolo per l’umanità, presente e futura; in più, potendo essere usata per costruire armi di terribile potenza, complica le relazioni fra gli Stati. www.scienzainrete.it

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TIPOLOGIE IL TESTO POETICO

La POESIA è emozione, sentimento, descrizione, musicalità, ritmo… e poi? E poi parole che arrivano al cuore, ai nostri sensi, come se noi potessimo vedere, toccare, sentire attraverso un linguaggio che ci fa andare oltre la realtà. Didattica partecipata

Troverai questa tipologia testuale anche nella sezione Tematiche Tematiche, alle pagine 136, 147, 156, 171, 186, 208, 210, 221, 228, 233, 239, 243, 246.

U.A. 11


Che bello leggere! L’UGUAGLIANZA Chi l’ha detto che siamo uguali? Io quasi nero, tu quasi bianco. A renderci uguali non basta che siamo compagni di banco. Parliamo due lingue diverse mangiamo diverse minestre ci affidiamo a cieli diversi festeggiamo diverse le feste. Ci addormentano fiabe diverse son diverse le conte del gioco la distanza si accorcia e si allunga e ogni tanto sparisce per poco. Però tutti e due abbiamo un cuore, un cervello, due piedi, due mani sangue rosso che ci rende uguali a miliardi di esseri umani. Janna Carioli, L’alfabeto dei sentimenti, Fatatrac

GIROTONDO Per la mancanza d’affetto e d’amore un giorno il mondo ebbe un malore e poiché si sentiva cadere un bimbo piccino lo volle tenere. E quell’abbraccio grande e rotondo teneva in piedi l’intero mondo. Maria Loretta Giraldo, Rime per tutto l’anno, Giunti Junior

LETTURA CRITICA

Leggendo questi testi, hai notato di più il contenuto o la musicalità delle parole e dei versi? Da una poesia ti aspetti che sia allegra? Triste? Che ti insegni qualcosa? Le poesie sono per i piccoli, per i grandi o per tutti?

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La mappa Il testo poetico: poetico il testo che “dipinge” le emozioni.

Scopo Esprimere e suscitare emozioni, sentimenti, impressioni…

Contenuto

il TESTO POETICO

Emozioni, ricordi, momenti di vita…

Struttura

• Il testo poetico è composto da versi versi. • Più versi formano una strofa: le strofe sono strofa separate tra loro da spazi. • I versi possono essere: • in i n rima; rima • non in rima. rima • La rima può essere: • baciata b aciata AABB AA BB • alternata alternata ABAB • incrociata incrociata ABB BBA A • incatenata incatenata ABA I versi non in rima si chiamano versi sciolti. sciolti

Nelle poesie ci sono figure retoriche. retoriche • La personificazione attribuisce le caratteristiche e gli aspetti umani a cosa inanimate o concetti astratti. • La similitudine paragona due cose o situazioni diverse che hanno somiglianze o caratteristiche comuni. • La metafora è una similitudine abbreviata (non usa le parole “come”, “simile a”, “sembra”). Nella poesia si presta molta attenzione al suono. • L’allitterazione allitterazione è la ripetizione di suoni uguali o simili nelle parole della poesia. • L’onomatopea onomatopea riproduce i suoni della natura o quelli prodotti da persone, animali, oggetti.

IMPARO DA SOLO A

R ileggi le poesie. In esse ritrovi, almeno in parte, le informazioni che ti ha fornito la mappa?

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Io scopro IL TESTO PO

E TICO

Trova le caratteristiche del testo poetico. Per ogni affermazione, scrivi A se si riferisce alla prima poesia, B se si riferisce alla seconda.

Lo SCOPO dell’autore è:

s uscitare emozioni.

e vocare immagini. N el testo si descrive:

u n paesaggio.

u n sentimento.

CONTENUTO

STRUTTURA

A

MI SENTO QUIETO

Mi sento quieto come fa le fusa un gatto, come una sera, con il compito già fatto come una foglia che galleggia senza fretta come una lenta pedalata in bicicletta. Mi sento quieto come un giorno di vacanza come la luna quando taglia in due la stanza come sul mare guardando l’orizzonte con i gabbiani che mi ridono di fronte. Janna Carioli - Sonia M. L. Possentini, L’alfabeto dei sentimenti, Fatatrac

L a poesia: n on è divisa in strofe.

divisa in strofe. è I versi:

s ono in rima.

n on sono tutti in rima.

B

UN LUNGOLAGO

Un lungolago d’oro nella valle. Mille onde mobili alle sponde. Là una vela gialla sembra viva. Sotto la vela svelto un uomo che la tira.

118

Oltre la vela niente. E le montagne lente salgono in coro nello spiazzo splendente attorno al lago d’oro. Roberto Piumini, Io mi ricordo, Nuove Edizioni Romane


Io scopro L A ST RUT T

Le poesie sono scritte in versi. La lunghezza dei versi cambia a seconda del numero delle sillabe. I versi possono essere raggruppati in strofe, separati da uno spazio bianco, oppure susseguirsi uno dopo l’altro senza spazi.

CHI È STATO? Chi ha popolato il mondo di pupazzi violenti eleganti tifosi tristi soli: ma chi è stato? Non vede che ha sbagliato? Roberto Piumini, Io mi ricordo, Nuove Edizioni Romane

URA

STRUTTURA

D a quanti versi è composta la poesia? S ono tutti della stessa lunghezza? S ono divisi in strofe?

..................................

..................................

..................................

CANZONETTA D AMORE PER IL VENTO È beffardo e curioso va sui monti e sul mare è svelto e generoso nulla lo può fermare. È libero e sorride entra in ogni avventura compie mille magie non ha alcuna paura. Fa parlare le foglie porta voci e canzoni non si cura del tempo ed è senza padroni. Giuseppe Pontremoli, Ballata per tutto l’anno e altri canti, Nuove Edizioni Romane

STRUTTURA

I versi della poesia sono raggruppati in strofe? .............................

119


Io scopro L A ST RUT T

URA

I versi possono essere in rima oppure no. Schema delle rime AABB rima ABBA rima ABAB rima ABA rima

baciata incrociata alternata incatenata

I versi non in rima si chiamano versi sciolti.

STRUTTURA

Per ogni poesia, sottolinea con colori diversi le rime, controlla lo schema e scrivi di che tipo è.

GUARDANDO VERSO IL MARE Parlavamo delle foreste nere dove vagano gli orsi bruni e i lupi, della neve su grandi alberi cupi, dei cacciatori intorno al fuoco a bere. Pinin Carpi, Nel bosco del mistero, Einaudi Ragazzi

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INFERNO • CANTO I Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura ché la diritta via era smarrita. Ahi quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinova la paura! Dante Alighieri, La Divina Commedia

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120

NUVOLETTA

LA SETTIMANA

Tu sei la nuvoletta, io sono il vento. Ti porto ove a me piace; qua e là ti porto per il firmamento, e non ti do mai pace.

Lunedì la settimana comincia dolcemente, sorride compiaciuta e con l’aria di niente. Martedì la settimana aumenta pian piano, fa le capriole e sta in piedi su una mano.

Umberto Saba, Canzoniere, Einaudi

Michael Ende, Il libro delle poesie, Salani

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A

VENDO VENTAGLI

Ventagli chi vuole ventagli? Vendo il vento in ritagli. Chi vuole ventagli d’aria? Raffaele Carrieri, Stellacuore, Mondadori

B

Io scopro L A ST RUT T

URA

La poesia cura il suono delle parole. L’allitterazione è la ripetizione di suoni uguali o simili nelle parole della poesia. L’onomatopea è usata per riprodurre i suoni della natura o quelli prodotti da persone, animali, oggetti.

Il PAPÀ DI PINOCCHIO

Mastro Geppetto abete pioppo larice pino sega raspa pialla martello vra vra vra visc visc visc tic tac toc tic tac toc tic piedi stinchi tronco braccia mani collo bocca orecchie occhio occhio (mastro Geppetto stanco) Pinocchio. Roberto Piumini, Quieto patato, Nuove Edizioni Romane

STRUTTURA

POESIA A

E videnzia in tutte le parole della poesia il suono ven, come nell’esempio.

Q uali rumori sono presenti nel testo? .............................................................

L eggi mettendo in evidenza la ripetizione di alcuni suoni.

POESIA B

.............................................................................................

D a che cosa sono prodotti? .............................................................................................

121


Io scopro L A ST RUT T

URA

STRUTTURA

C ollega ogni figura retorica alla sua definizione, numerando.

M etafora

S imilitudine

Personificazione

2. È un paragone tra elementi

che hanno qualcosa in comune. 3. U nisce direttamente i due

FIOCCHI DI NEVE

Cadono giù dal cielo i fiocchi della neve così soffici e lievi. Sono fiori senza stelo, sono d’angeli piume. In questo bianco lume.

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...............................................................................................................................................

David Maria Turoldo

1. Il poeta descrive cose e idee

come fossero esseri umani, con i loro comportamenti e sentimenti.

A

B

LE GAIE CARAMELLE

Le gaie caramelle – sgusciate dal pacchetto, sopra il vassoio danzano – un vago minuetto. E fan da cavalieri – fra giravolte e inchini, nella stagnola lucida – i bei cioccolatini. Luigi Santucci, Poesie con le gambe corte, Mursia

elementi paragonati senza usare le parole “come”, “simile a”, “assomiglia a”.

POESIA A S crivi accanto ai versi personificazioni o metafora.

POESIA B In questa poesia ci sono due personificazioni: sottolineale con colori diversi.

POESIA C In questa poesia ci sono tre similitudini: sottolineale con colori diversi.

C

LA CASA DELLA PAURA

Nella casa della paura Sembra inchiostro l’acqua pura Sembra un pipistrello un fiore I minuti sembrano ore. Roberto Piumini, Io mi ricordo, Nuove Edizioni Romane

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Io scopro ASI L A PARAF R Fare la parafrasi di una poesia significa riscriverla in prosa, cioè usando parole ed espressioni comuni senza seguire la struttura della poesia. La parafrasi ser ve a facilitare la comprensione del testo poetico. Come si fa una parafrasi 1. Leggi attentamente il testo per comprendere il significato generale della poesia. 2. C on l’aiuto del dizionario, sostituisci le parole e le espressioni difficili con sinonimi più facili da comprendere. 3. R iscrivi il testo seguendo l’o rdine della prosa, cioè soggetto, predicato, complementi.

SAN MARTINO La nebbia a gl’irti1 colli piovigginando sale, e sotto il maestrale2 urla e biancheggia il mar;

Gira su’ ceppi4 accesi lo spiedo scoppiettando: sta il cacciator fischiando su l’uscio5 a rimirar

ma per le vie del borgo dal ribollir de’ tini3 va l’aspro odor de i vini l’anime a rallegrar.

tra le rossastre nubi stormi d’uccelli neri, com’esuli6 pensieri, nel vespero7 migrar.

Giosuè Carducci, Rime Nuove, Zanichelli

1. Irti: appuntiti perché ricoperti di alberi spogli. 2. Maestrale: vento che spira da nord-ovest. 3. Tini: recipienti che contengono l’uva che fermenta. 4. Ceppi: pezzi di legno da bruciare nel camino. 5. Uscio: porta. 6. Esuli: che vagano lontano. 7. Vespero: sera.

CONTENUTO

C ompleta la parafrasi. La .................................................... sale, piovigginando, verso i ............................. ...................................................................... appuntiti e il mare urla e spumeggia, colpito dal vento di maestrale; ma lungo le vie del villaggio, l’uva che .............................................. nei tini, rallegra le persone. Lo ........................................................................................... cuoce crepitando sul fuoco: sulla porta il ........................................................., fischiettando, è intento a osser vare i neri ............................................ che migrano tra le nubi .................................................................... del cielo, nella sera, come .............................................. che vagano lontano.

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VERIFICO SE CONOSCO AGOSTO Agosto controluce e tramonti di pesca e zucchero e il sole dentro la sera come il nocciolo del frutto. La pannocchia serba intatta la sua risata gialla e dura.

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Federico García Lorca, Tutte le poesie, Garzanti

STRUTTURA

Riconosci le figure retoriche presenti nella poesia e scrivi al posto giusto, nei cartellini: personificazione • similitudine • metafora Quanti versi compongono la poesia? ..................................................................................... I versi di questa poesia sono versi sciolti o in rima? ...............................................................................................................................................................................................................................................................................

Completa la parafrasi. È agosto e i tramonti, visti in controluce, sono dolci come la .................................................................................................... e lo ....................................................................................................... La pannocchia continua a ridere con i suoi chicchi ....................................................................................................................... e duri. 124


le

TEMATICHE

la libreria È un "castello di libri": tante stanze... TANTE SORPRESE! L’anno scorso ti abbiamo invitato a entrare in una libreria con un atteggiamento nuovo: cercare di orientarti per imparare a scegliere un libro non solo a caso. Hai più o meno imparato a muoverti nel grande labirinto del “castello castello dei libri”? libri Non è facile, anche i grandi spesso hanno la sensazione di perdersi, di essere sopraffatti dalla quantità. Forse hai potuto individuare quali sono gli argomenti per te più interessanti, ma non fermarti… continua la tua ricerca ricerca! Continua a esplorare!


lE T

T

rche? e p : E H C I EMAT

Leggere per il piacere di leggere, leggere per conoscere, ma anche, e forse soprattutto, leggere per crescere! Leggere per riflettere su ciò che gli scrittori e le scrittrici riescono a insegnarci con i loro racconti. Leggere, insomma, per acquisire competenze di vita. Che cosa vuol dire?

Comincia con un gioco. Dove porta ogni strada che parte dal titolo di un testo che leggerai? A una competenza di vita, cioè a una life skill.

Tommaso Ciambella

Gestione delle emozioni

Resta sconnesso

Consapevolezza di sé

Gli extraterrestri mi fanno paura

Risolvere problemi

La nostra casa è in fiamme Passa la palla a tutti

Se fossi un pesce

Gestione dello stress

Pensiero critico

Empatia

I diversi testi contenuti in questo volume ti faranno fare un percorso che si snoderà attraverso varie tematiche. Avrai così modo di riflettere su ciò che ti può aiutare ad affrontare le tue esperienze con maggiore fiducia e con meno ansia.

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TEMATICHE LE EMOZIONI

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Le emozioni e i sentimenti entrano ed escono dal cuore. Ma soprattutto riempiono il cuore. Come si fa a parlare di sentimenti? Sono così diversi, sono così tanti! È importante, però, sapere che ne puoi parlare. Scoprirai che non sei l’unica persona a provarli.

Didattica partecipata

In questo capitolo troverai diari, racconti autobiografici e realistici, testi poetici che parlano di SENTIMENTI ed EMOZIONI EMOZIONI.

U.A. 1


Che soddisfazione quando si riescono a superare le proprie difficoltà!

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LA PAURA È SVANITA!

SIGNIFICATO DEL TESTO

Idea principale

L’idea principale è l’a rgomento che viene sviluppato nel testo in forma di racconto, informazione, argomentazione. L’idea principale del testo è: il sogno di un ragazzo comincia a diventare realtà. u n ragazzo vede le difficoltà per realizzare il suo sogno. u n ragazzo racconta come fa divertire i suoi compagni di classe.

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Diario

Venerdì, 11 gennaio Direi che io sono nella media, in quasi tutte le cose che faccio. Finora i miei genitori sono sempre stati abbastanza contenti delle mie pagelle. Comunque non me ne importa più di tanto, perché la scuola non ha nulla a che fare con la mia futura carriera. Sai, ho intenzione di fare il comico da grande. Non ridere! Anzi, ridi pure se vuoi. Ma c’è una sola cosa al mondo che mi riesce davvero bene: far sorridere la gente. Già a due anni facevo divertire mia nonna e le mie zie cantando canzoncine stupide, e più tardi, quando sono cresciuto un po’, ho iniziato anche a raccontare barzellette e a imitare i personaggi della tivù. Mia nonna rideva fino alle lacrime, dandomi del “diavoletto”. Mamma giurava di non sapere proprio da chi avessi preso e io, intanto, mi sentivo felice e orgoglioso. Anche a scuola ero sempre quello che movimentava le lezioni. Al punto che, se una lezione era particolarmente noiosa, tutti cominciavano a fissarmi perché li tirassi su di morale. Poi l’anno scorso c’è stato un concorso per giovani talenti. Ventitré partecipanti, e indovina chi ha vinto? Io. Ho anche le prove: l’attestato appeso alla parete di camera mia. In realtà all’inizio, appena salito sul palco, ero nervosissimo; il mio povero cuoricino batteva a più non posso, e grondavo sudore… Poi ho cominciato a sparare battute con l’accento australiano. Mi chiedo ancora se a far ridere la gente siano state le mie barzellette o il mio modo di parlare. Comunque sia, ridevano e qualcosa è scattato dentro di me, facendo svanire la paura. Sarei rimasto sul palco per non so quanto tempo ancora. È impossibile descrivere com’è stato esaltante: il momento più bello di tutta la mia vita. Pete Johnson, Come addestrare i genitori, Einaudi Ragazzi


A volte ci sentiamo goffi e imbranati.

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CHE EMOZIONE L INTERROGAZIONE! Io detesto parlare di fronte a tutti. Mi sento stupida, goffa, imbranata. Tuttavia ho studiato tutta la settimana per non fare una figuraccia e sono pronta per l’esposizione orale davanti a tutta la classe. Alla cattedra, con un filo di voce, comincio la relazione. Balbetto un po’, è normale, ho paura. – Io vi parlerò delle… tartarughe giganti che vivono alle Galapagos. Il… il mare è… A un tratto Luis interrompe la mia esposizione ed esclama: – Alza il volume! Divento tutta rossa e cerco di continuare; lui insiste: – Sembri muta come i nostri pesci… eh… eh! Lo fulmino con un’occhiata, sono furiosa, più furiosa del mare e del cielo in un giorno di tempesta! Lui continua a sorridere. Un sorriso da orecchio a orecchio. È chiaro: vuole farmi perdere la concentrazione. Per fortuna interviene la maestra, che gli dà una bella lezione davanti a tutti: – Ora basta Luis! Lascia che Marelie prosegua! Tu pensa al tuo lavoro. Dopo tocca a te! Io riattacco ed è tutta una tirata fino al termine della mia relazione. Alla fine guardo la classe, inquieta. Con mio grande sollievo, tutti applaudono! Tutti tranne Luis, naturalmente, lui preferisce fare smorfie. Mi sento commossa e sollevata: non mi pare vero che mi abbiano applaudita. Ora tocca a Luis, con la sua relazione sui naufragi delle balene. In realtà è lui ad annegare nella sua stessa esposizione. Più noioso di così… Ma io lo applaudo lo stesso, per far vedere alla maestra che non porto rancore. Linda Brousseau, Una mamma su misura, Mondadori

CONTENUTO E FORMA DEL TESTO

Intenzione comunicativa

L’intenzione comunicativa è il messaggio che chi scrive o parla vuole trasmettere. Q ual è l’intenzione comunicativa dell’autrice? Tutti possono superare le proprie difficoltà. Tutti i bambini hanno paura delle interrogazioni. In ogni classe ci sono bambini poco rispettosi degli altri.

LEGGERE BENE

Leggi una prima volta per comprendere il significato globale del testo. Poi leggi a voce alta, immaginando di avere davanti un pubblico. Metti in risalto, con l’intonazione della voce, i diversi stati d’a nimo della protagonista (in rosso nel testo). Racconto autobi

ografico

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Può capitare di incontrare dei “bulli” o delle “bulle”.

IN CLASSE C È UN BULLO INDIVIDUARE INFORMAZIONI

Informazioni esplicite

Il contesto è l’insieme dei fatti e delle informazioni contenuti in un testo. Q ual è il luogo in cui avviene l’episodio narrato? …………..........................…………………………………………….

P uoi identificare in modo generico il tempo in cui avvengono i fatti? …………..........................…………………………………………….

In questo contesto è importante conoscere esattamente quando avviene il fatto? …………..........................…………………………………………….

Chi è il protagonista? …………..........................…………………………………………….

Chi sono gli altri personaggi? …………..........................…………………………………………….

Tutto quello che ho sempre voluto è restarmene fuori dai guai. Ma oggi le cose sono andate in un modo un po’ strano. Quando sono entrato in classe, Jason stava tenendo Melody per le spalle e le diceva di restare immobile. Tutti si sono accalcati attorno a Jason e Melody. Lui ha sollevato il piede sinistro. Lei ha cominciato a tremare. Si trattava di una “dimostrazione di karate” e Jason lo aveva già fatto ad altri ragazzi. Io tengo un profilo basso, quindi non vengo mai scelto per questo genere di cose, ma non mi è piaciuto che se la prendesse con Melody. Ci conosciamo dall’asilo. – Uatah! – ha calciato per tre volte a pochi centimetri dal naso di Melody, quindi ha fatto un passo indietro e si è inchinato verso la classe. Melody se ne stava lì impietrita. Divertente, direbbe qualcuno. Jason è un ragazzo magro ma forte. Ha una faccia che lo fa sembrare sempre arrabbiato. Ma forse lo è davvero. Jason vuole sempre sfidarti per mostrare la sua cintura nera. – Ka-ra-te – ha urlato Jason. – E si usa come autodifesa. “Sì, come difenderti da una ragazzina minuscola che hai immobilizzato contro il muro”, pensai. – Grazie per avermi salvato, Eric! – mi disse Melody con tono ironico. Melody è venuta verso di me e mi ha dato una spinta. – Te ne sei stato lì impalato tutto il tempo! – Scusa! – ho risposto. – Che cosa avrei potuto fare? – Tu sei un cretino, e lui uno st… upido – Melody ha gridato. – In questa classe avrebbero tutti bisogno di crescere! – Hey, hey, hey… – le ho detto a bassa voce, facendole strada attraverso l’aula. È troppo presto per iniziare a crearsi problemi. Voglio solo che le cose filino lisce quest’anno. Eric Kahn Gale, The Bully book, San Paolo

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o

Racconto realistic


I "bulli" e le “bulle” possono essere affrontati.

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SEI UNO SBRUFFONE! – Io sono capace di dartele! – Sì, che sono capace. – Sì!

– Mi piacerebbe vederti. – No, che non sei capace. – No!

Una pausa imbarazzata. – Come ti chiami? – Non sono affari tuoi, mi pare. – Bene, ti farò vedere io se non sono affari miei. – Avanti, allora, perché non me lo fai vedere? – Se dici ancora una parola te ne accorgerai. – Parola-parola-parola! Ecco fatto, dai. – Credi di essere furbo, eh? Se volessi potrei suonartele anche con una mano legata dietro la schiena. – Bene, perché non me le suoni veramente invece di continuare a dirlo? – Continua a fare il pagliaccio e vedrai se non mi decido. – Ne ho visti tanti di sbruffoni come te. – Spiritoso! Ma chi ti credi di essere? – Ma guarda che razza di berretto hai… – Anche se non ti piace questa razza di berretto dovrai mandarla giù lo stesso. Ti sfido a toccarlo, tu o chiunque altro, e vi farò vedere i sorci verdi. – Sbruffone! – Senti chi parla. – Sei uno sbruffone di prima categoria, e non vuoi accettare la sfida perché hai paura. – Ma vattene… Mark Twain, Le avventure di Tom Sawyer, AMZ

APPRENDIMENT O COOPERAT IV O D iscutete in classe sui seguenti argomenti. C he cos’è un bullo? Perché talvolta le persone hanno atteggiamenti da “bulli”? U n bullo è veramente forte? Insieme, stendete un elenco delle azioni possibili per contrastare gli episodi di bullismo.

LEGGERE BENE

L eggi nuovamente il testo con un compagno o una compagna. Immaginate di essere due bulli che si sfidano, poi provate a drammatizzare la scena. Testo teatrale

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?

Diventi grande: felicità o preoccupazione?

CRESCERE NON È FACILE INDIVIDUARE INFORMAZIONI

Informazioni esplicite

In un testo le informazioni esplicite sono quelle chiaramente indicate, quelle che ci aiutano a capire i fatti, le loro cause e le loro conseguenze. Perché il bambino è in ansia? ………….........................…………………………………………….

Quale sistema adotta la mamma per calmarlo? …………..........................………………………………………….

Perché il bambino ha il soprannome “Schizzo”?

………………...

…………..........................…………………………………………. …………..........................………………………………………….

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Non sono bravo a nascondere i miei sentimenti. – Brutta giornata? – mi chiese la mamma subito dopo avermi guardato in faccia. La guardai: – Eh, sì! Ti piacerebbe così tanto se in classe tutti ti trattassero male? La mia vita non è più semplice come prima. Ho dei problemi. Il sorriso le si spense sulle labbra e i suoi occhi si rattristarono. Mi carezzò i capelli. – Hai ragione. Sai una cosa? Penso che sia ora di fare un bel bagno. – Sì, lo penso anch’io – risposi e mi trascinai di sopra. Da piccolo avevo spesso disturbi di stomaco e diventavo nervoso. Poi la mamma scoprì che c’era qualcosa che mi aiutava: fare il bagno. L’acqua calda mi calmava, smettevo di piangere e mi tranquillizzavo. Qualche volta la mamma versava nella vasca un po’ di bagnoschiuma. Dopo qualche minuto ridevo, schizzavo acqua dappertutto e il bagno si riempiva di bolle di sapone in cui si rifletteva la mia faccia. La mamma dice che ogni volta che una bolla mi scoppiava in faccia mi spuntava una lentiggine. E dice anche che gli schizzi d’acqua mi facevano venire i capelli ricci. Una cosa è certa: Schizzo, il mio soprannome, nasce da lì. A due anni mi passò tutto. Ma non ho mai smesso di amare i bagni caldi. A qualsiasi ora del giorno o della notte, non importa. Se sono triste o arrabbiato o preoccupato per qualcosa, di solito dopo il bagno mi sento meglio.


Un giorno, in quarta elementare, mentre ero nella vasca con l’ochetta e il dinosauro di plastica, cominciai a pensare che effettivamente ero troppo grande per avere dei giocattoli nella vasca da bagno. Però mi piacevano lo stesso. Che cosa avrei dovuto fare? Odiarli, così all’improvviso? Buttarli via? Mi misi a riflettere sulla mia vita e sulle cose per me più importanti. La maglietta di Disney World. Il cioccolato al caramello. La bicicletta. Le costruzioni. Le macchinine. Il gelato alla fragola. Gli scivoli del parco giochi. L’Uomo Ragno. E poi Winky, il mio orsacchiotto con un occhio solo. Il più vecchio amico che avessi. Provai a immaginare la mia vita senza tutte queste cose. Impossibile. Avevo sempre pensato che, una volta cresciuto, cose come la bicicletta e le gomme da masticare scomparissero spontaneamente dalla tua vita. Non ti interessavano più. Al loro posto cominciavi a preferire automobili, caffè e altra roba del genere. Non avevo mai pensato di dover lasciare per forza da parte tutte le cose che mi piacevano. Pensavo che crescere fosse una cosa che ti capitava e che uno dovesse limitarsi a cavalcare l’onda, per così dire. Ma se il mio amico Joey aveva ragione, crescere non era una cosa che ti capitava… era una cosa sulla quale dovevi lavorare. E proprio questo, secondo Joey, voleva dire essere grande. Per la prima volta in vita mia, volevo che il tempo si fermasse. Non mi importava di non avere più feste di compleanno, mi bastava poter tenere per sempre il mio Winky. Mi faceva male la testa, a furia di pensare. Riaprii il rubinetto e mi lasciai scivolare nell’acqua. Più andavo giù e meglio mi sentivo. Avevo la sensazione che il tempo rallentasse… lo sentivo fermarsi… tornare indietro… e c’erano tante barchette che galleggiavano sull’acqua… Poi sentii la voce di mia madre: – È ora di cena!

CONTENUTO E FORMA DEL TESTO

Intenzione comunicativa

L’intenzione comunicativa dell’autore è far riflettere: s ul legame dei bambini con i loro giocattoli. s ulle emozioni legate alla crescita.

Jerry Spinelli, Quarta elementare, Mondadori

Racconto realis

tico

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Il comportamento degli altri a volte ci fa arrabbiare.

CI SIAMO RIMASTI MALISSIMO Oggi il capitano, il nostro maestro, non lo posso proprio vedere. Ha fatto una cosa incredibile: ha commesso un’ingiustizia. E non è che l’abbia fatto senza accorgersene: l’ha fatto apposta! A parte quel salame di Manuel che rideva come un matto, tutti noialtri ci siamo rimasti male, malissimo. Abbiamo protestato, ma non c’è stato niente da fare. La faccenda è andata così: Michele, che è il bambino più noioso della classe, dava fastidio ad Annika, che invece è la bambina più tranquilla tra tutti noi. Il capitano stava spiegando storia e non ha visto, o ha fatto finta di non vedere niente. A un certo punto Annika si è stufata: si è girata verso Michele e gli ha detto di smettere. Poi si è subito rivoltata. È stato un gesto rapidissimo, roba di un attimo, ma quello il maestro l’ha visto. Così ha sgridato Annika perché stava disturbando la lezione. Lei ha provato a difendersi: – Ma, maestro, Michele non mi… Capitan Quinto non le ha neppure lasciato finire la frase: si è arrabbiato e le ha assegnato due pagine da copiare come compito di punizione. Con voce cattiva le ha detto che non stava affatto bene dare la colpa ai compagni… Annika non ha più parlato, ma si capiva che stava per mettersi a piangere. Allora, siccome io avevo visto tutto, non sono più riuscito a stare zitto. Mi sono alzato e ho raccontato che era davvero Michele che dava fastidio ad Annika: era lui il vero colpevole. Michele mi ha guardato malissimo, ma tutti gli altri compagni mi davano ragione.

INDIVIDUARE INFORMAZIONI

Informazioni esplicite e implicite

Le informazioni implicite sono quelle si ricavano leggendo attentamente, perché non sono specificatamente indicate nel testo. Scrivi E se l’informazione è esplicita, I se è implicita.

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M anuel non ha capito bene che cosa era successo in classe.

I bambini non condividono la scelta dell’insegnante.

Il fatto raccontato accade durante la lezione di storia.


Allora Capitan Quinto, di fronte a tutte quelle prove, ha chiesto a Michele se le cose stavano proprio così. Lui ha abbassato lo sguardo e ha risposto di sì. Così si è beccato a sua volta due pagine da copiare. Poi il maestro si è rimesso a spiegare storia, come se nulla fosse. Ma non toglie la punizione ad Annika? – chiesi. – No! – ha risposto lui con la più odiosa faccia da folletto malvagio che è riuscito a trovare. – Ma è un’ingiustizia! – ho esclamato io indignato. Lui, tranquillo, ha detto: – Certo che è un’ingiustizia! Allora tutti i miei compagni si sono indignati. Marco, come al solito, voleva chiamare il Telefono Azzurro, i Carabinieri, i Pompieri… Quando le nostre proteste si sono smorzate un po’, il nostro feroce e ingiusto capitano ci ha spiegato come vedeva lui la cosa. – Bravi – ha detto compiaciuto, – fate bene a protestare. Non bisogna accettare le ingiustizie in silenzio! – Allora tolga la punizione ad Annika. – No, la punizione resta. Lo so anch’io che è un’ingiustizia, ma purtroppo l’ingiustizia esiste. Il mondo ne è pieno e ve la ritroverete davanti in mille occasioni. Quindi è giusto che, ogni tanto, la sperimentiate anche qui a scuola, così imparate ad affrontarla e a sopportarla. Io e i miei compagni l’ascoltavamo con gli occhi sbarrati, come se avessimo avuto davanti un essere spaziale con due teste e tre nasi, appena atterrato. – Insomma – sono sbottato io alla fine, – allora questa sarebbe una specie di “lezione di ingiustizia”? – Bravo, Federico – ha ridacchiato l’odioso lupo di mare, – proprio così. Una piccola lezione di ingiustizia. Da grandi me ne sarete molto grati. Io non so se da grande gli sarò davvero grato di tutto questo. So, però, che non mi è piaciuta per niente questa “lezione di ingiustizia”. Stefano Bordiglioni, Il capitano e la sua nave, Edizioni EL

SIGNIFICATO DEL TESTO

Relazione tra gli elementi del testo

Per comprendere un testo devi capire anche le relazioni di coerenza (cioè i legami logici) e di coesione (cioè i legami grammaticali) tra gli elementi. A che cosa si riferisce l’espressione “L’ha fatto apposta”? ………….........................…………………………………………….

A che cosa si riferisce l’espressione “Ma quello il maestro l’ha visto”? ………….........................…………………………………………….

In una frase del testo, “la” è stato scritto in colore diverso. A che cosa si riferisce? ………….........................…………………………………………….

Racconto autobi

ografico

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Le emozioni e i poeti SIGNIFICATO DEL TESTO

Significato delle parole

Per capire il significato di una parola puoi cercare il termine sul dizionario o dedurlo dal contesto, cioè comprenderlo dal significato globale del racconto. Ti possono aiutare le altre parole della frase in cui questo termine è inserito. N ei testi puoi incontrare parole poco usate nel linguaggio quotidiano. Completa. A l posto di “vermiglia” tu useresti la parola …………...................……………………………. A l posto di “allegrezza” tu useresti la parola …………...................………….

ROSSORE

UMORI NEL CUORE Sono contento, di buonumore, sette risate mi ballano in cuore. Sono felice, voglio scoppiare. Come un vulcano che scende nel mare! Sono come un cielo normale, sereno: non sono felice, ma triste nemmeno. Roberto Piumini-Bruno Tognolini, Rimelandia, Mondadori

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Testo poetico

Più spesso alle ragazze, ma non solo, la faccia, all’improvviso, si fa rossa: come una mela vermiglia sul melo. Come una brace quando viene scossa. Che accade? Perché brucia? Chi l’accende? Perché la pelle prende quel colore? Perché le guance, prima bianche e tonde, si coprono di tutto quel rossore? Non c’è nessun incendio, in verità: è solo il sangue che colora il viso per timidezza o per ansietà: per farlo andare via basta un sorriso. È il rosso di una piccola paura, il rosa di una piccola incertezza: sparisce quando il cuore si rincuora, e torna la parola, e l’allegrezza. Roberto Piumini, Batticuore e altre emozioni, Giunti


Non è vero che gli adulti non ci capiscono.

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A VOLTA BASTA UNO SGUARDO Oggi Timmi ha conosciuto l’insegnante di ginnastica. Temeva questo incontro perché Timmi in ginnastica non brilla, anzi è una frana. Corre a zig-zag come un cucciolo di cane che non sa dove andare anziché a saetta come una lepre. Quando c’è salto in alto lei salta in… medio; quando c’è salto in lungo lei salta in… corto. A pallavolo la palla non le vola mai, a pallacanestro mai che si sogni di entrare nel canestro. E così via, si potrebbe fare un lungo elenco. Nella vecchia scuola, con l’insegnante che aveva, più era imbranata più fioccavano i cinque e più fioccavano i cinque e più era imbranata. Questo nuovo invece, finalmente una bella sorpresa, pare migliore. Non la guarda con un’espressione che sembra dire a chiare lettere: “Ho capito al volo, sarai l’ultima in corsa e in salto striscerai, sei e sarai per sempre al massimo un sei sulla pagella”. No, lui non è così; la guarda come per dire: “Sei come tutti gli altri, dovrò solo disimbranarti un po’! Insieme ce la faremo!”. Disimbranare: non credo che questo verbo si possa trovare nel vocabolario, però è bello. È come togliere cellophane e lacci a fiori prigionieri di un mazzetto, come spalancare una finestra a una stanza buia buia, come aprire lo sportello a un uccellino prigioniero di una gabbia. Insomma come ridare le ali a Timmi che le aveva perse.

CONTENUTO E FORMA DEL TESTO

Espressioni figurate

Le parole possono essere usate per il loro significato reale o figurato. Usare una parola con un significato figurato vuol dire sostituire il significato reale con un altro più ampio che riesce a farti immaginare (“figurare”) meglio una situazione. ”È imbranata” significa: è paurosa. è impacciata. è sciocca. Il significato letterale di “è una frana” indica un cedimento del terreno; il significato figurato indica una persona che sbaglia spesso. N el testo questa espressione è usata nel suo significato letterale o figurato? ………….................................... Che cosa significa l’e spressione “Ho capito al volo”? …………...................……

Vivian Lamarque, La timida Timmi cambia scuola, Piemme

Racconto realis

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Diventi grande. Guardati allo specchio: quanti cambiamenti!

SPECCHIO SPECCHIO DELLE MIE BRAME SIGNIFICATO DEL TESTO

Inferenze

Fare inferenze significa ricavare le informazioni che non sono chiaramente dette nel testo. Per fare inferenze è importante riflettere e collegare le informazioni esplicite e fare riferimento a conoscenze già possedute. P erché Stefano pensa che sia stata una buona idea preparare lo zaino la sera precedente? …………..........................………………………………………….

P erché pensa che lo specchio gli abbia rovinato la giornata? …………..........................………………………………………….

Perché cammina a testa bassa? …………..........................………………………………………….

P erché si sente bellissimo? …………..........................………………………………………….

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– Alzati, Stefano, dai, è tardi – la voce della mamma rimbomba per la seconda volta. La sveglia è già suonata un quarto d’ora fa, ma l’ho subito zittita. Devo proprio alzarmi ora, non c’è più scampo. Comincio pigramente a sedermi sul letto e butto lo sguardo vicino al comodino: lo zaino è già pronto, per fortuna! Ieri sera mio padre mi ha obbligato con le buone e con le cattive a prepararlo e adesso… ammetto che è stata una cosa ben fatta! Sbircio verso il bagno: la luce è accesa, ci sarà ancora mia sorella. Intanto mi tolgo il pigiama, mi infilo i calzini e anche le scarpe. Si libera il bagno e, trascinando un po’ i piedi, come mi piace fare ultimamente, lo occupo io. La luce sopra lo specchio è accesa e sono colto a tradimento: vedo un viso piuttosto largo e in mezzo sta un gran naso; no, questo proprio non è mio. Mi hanno sempre detto che avevo il naso a patatina, ma ciò che vedo, lì in mezzo alla faccia, è un tubero sproporzionato, orribile, non mio di certo. Provo a tirarmi su i capelli, a cresta, come li portano molti miei amici. Io li porto giù quasi sugli occhi; il mio non è un vero e proprio ciuffo, sembra una tenda piuttosto e la spalmo di gel, perché non svolazzi.


Vediamo con la cresta: oh, no! Giù subito sugli occhi, anche se quel naso si vede molto di più con la frangia. Sono proprio brutto, anzi bruttissimo! Potrei dire alla mamma che non mi sento troppo bene e starmene a casa, per non farmi vedere da nessuno… Eh… domani comunque, sarebbe lo stesso. Lascio perdere lo specchio; mi ha rovinato la giornata. Compio le essenziali funzioni mattutine, poi mi vesto. Prendo lo zaino e il giubbotto e vado in cucina. La mamma mi ha preparato la colazione, ma ingoio solo due sorsi di latte, senza niente, sono di malumore e stiamo per uscire. La mamma mi fa le solite raccomandazioni: – Fai attenzione! Non ti distrarre a scuola… Alza quei piedi quando cammini! Io mugugno e andiamo. Cerco di guardare a terra, per non esser visto, poi trascinando appena un po’ i piedi arrivo alla fermata dello scuolabus. C’è già molta gente, ma la evito, tengo la testa bassa. Sì, però così facendo vedo quelle scarpe simili a due windsurf, ma pazienza, cerco di non rendere conto a nessuno. Lo scuolabus sta per arrivare. Istintivamente alzo e giro la testa e proprio lì, accanto a me, all’altezza della mia spalla incrocio due meravigliosi occhi che mi guardano. Chissà da quanto tempo? Quegli occhi appartengono al volto dolcissimo di una brunetta, che mi sorride. A me! Saliamo e siamo come le acciughe nel barile vicino all’ingresso: – Avanti, passate avanti – dice il conducente. La ragazza e io ci troviamo l’uno di fronte all’altra. È impossibile ignorarla. Deve essere una che si è appena trasferita: non l’ho mai vista prima. Sono obbligato a guardarla. E lei mi guarda, poi accenna a un altro sorriso, ancora più espressivo del primo. A fatica riesco a scostare il lungo ciuffo dagli occhi. Pare soddisfatta di questo mio gesto e il suo sorriso diviene smagliante. Ricambio il sorriso. Mi sento bellissimo!!! Carla Gariglio, Ciuffi al vento, Edizioni Angolo Manzoni

RIASSUNTO

Sintesi

L eggi con attenzione e segna con una X la sintesi che sceglieresti per raccontare molto brevemente questo testo. U n bambino si sveglia presto e si prepara con cura per uscire di casa. Prende lo scuolabus. Una bambina gli sorride e lui è contento. U na mattina un bambino si vede allo specchio e non c’è nulla che gli piaccia di lui. Va a prendere lo scuolabus e si vergogna del suo aspetto. Sullo scuolabus una bambina gli sorride e lui si sente bello. Racconto realis

tico

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Essere presi in giro fa male e non è giusto. Ma si può fare qualcosa?

TOMMASO CIAMBELLA

LIF E SKILLSi

d v ita co m p etenz e

Gestione dello stress Tommaso è contento per il complimento della maestra. Sa di essere molto bravo a scuola, ma non è apprezzato dai suoi compagni. Inoltre, si sente molto solo anche a casa. Come reagisce a questo stress? Mangiando! Questo suo modo di gestire lo stress non lo aiuta, anzi: peggiora la situazione. Gestire lo stress è molto difficile. Un aiuto può venire dalla capacità di parlare dei propri disagi con un adulto.

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Racconto realistic

Quando tornò a casa Tommaso era contento. La maestra aveva restituito i compiti di matematica e nel consegnarglielo gli aveva detto: – Sei stato il più bravo della classe, come sempre! I compagni avevano ridacchiato alle sue spalle, ma lui ormai non ci faceva più caso. Lo odiavano perché era il più bravo della classe e perché non passava i compiti a nessuno. Avevano anche inventato una canzone su di lui e gliela cantavano in continuazione: Tommaso Ciambella sembra una mortadella! Tommaso Ciambella ha il vizio della tagliatella! Tommaso Ciambella è molle come la besciamella e bianco e grasso come la mozzarella! La prima volta gli erano salite le lacrime agli occhi. Sì, è vero, aveva la pancia, però a scuola era bravo. Quella sera avrebbe provato, ancora una volta, a chiedere a mamma e papà il regalo che tanto desiderava: un animale. La sua vita era noiosa. Non aveva un fratello o una sorella con cui giocare e spesso stava da solo perché i suoi genitori dovevano lavorare. E così, per noia o per malinconia, la sua pancia cominciava a borbottare e gli veniva voglia di un bel biscotto. Ma un biscotto era triste e solo e così, accanto al biscotto, acchiappava una merendina, una fetta di crostata, un succo e una crema al limone. Il borbottamento veniva all’improvviso e anche se provava a resistere era tutto inutile, la voglia di dolce lo avvolgeva come una nuvola tossica e così a sette anni Tommaso si era ritrovato con una bella pancia. Dopo la pancia erano arrivati i soprannomi di Ciambella, Mortadella e la rabbia lo aveva fatto saccente e antipatico. Alessandra Sala, Il bus del blues, Coccolebooks

T


TEMATICHE LA TECNOLOGIA

Tecnologia la parola dell’oggi, Tecnologia… ma anche la parola del lontanissimo ieri. I nostri ante-ante-ante-antenati “homo” erano tecnologici. Con la loro tecnologia hanno rivoluzionato il modo di vivere: nella caverna, nei campi. Oggi la tecnologia cambia il nostro modo di vivere in casa, nella scuola, nel lavoro. Dobbiamo però conoscerla bene per farne un uso intelligente.

Didattica partecipata

In questo capitolo troverai testi teatrali, espositivi, racconti gialli, realistici, testi poetici, racconti fantastici, di fantascienza, horror e testi argomentativi che parlano di TECNOLOGIA TECNOLOGIA.

U.A. 2


Che bella la tecnologia, ma... un libro è sempre un libro!

È UN TIPO DI SMARTPHONE? Asino

Scimmia

– Che cos’hai lì? – Un libro. – Non faccio lo scroll. – Dove schiacci per fare lo scroll? Giro le pagine. È un libro! – No, è un libro! – Può scrivere sui blog? – Non c’è. È un libro! – Dov’è il mouse? – No. È un libro! – Puoi farli combattere, i personaggi? – No. – Ci mandi i messaggi? – No. – Ci vai sui social? – No… è un libro! Guarda! – Ce l’ha il WI-FI? ilver. ì Long John S “Grrrrrrr” rugg llora?” la. “Affare fatto a grossa sciabo la ò in a u sg lle ta fo E con una risa

Ah! Ah! Ah!

icato. Jim era pietrif . sua ultima ora Era suonata la . nza una nave a n ta n lo in o . c Ma poi ec o del ragazzo lt vo l su ò n g e o si dis Un gran sorris

– Beh, che altro fa questo libro? Serve la password? – Serve l’username? – Fammelo vedere. (Trascorsero cinque ore.) – Me lo ridai il libro? – Allora me ne vado in biblioteca!

– No. – No.

– No. – Non preoccuparti, lo metto in carica appena ho finito.

Lane Smith, È un libro, Rizzoli

LEGGERE BENE

Utilizzando la lettura orientativa capisci subito che nel testo c’è una parte dialogata e una parte inserita che ha una sua precisa funzione. Identificale. L eggi in modo espressivo il testo con dei compagni o delle compagne: uno interpreterà l’asino, l’altro la scimmia e il terzo il narratore.

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Testo teatrale


Anche in classe si è evoluta la tecnologia.

LA LAVAGNA E LA LIM Lavagna d’ardesia grigia con i gessi bianchi e il cancellino, dietro la quale talvolta finiva in castigo qualche alunno monello. C’erano i banchi di legno con sopra il calamaio, la penna con i pennini dalle forme strane (quello della torre Eiffel andava a ruba!), l’inchiostro nero o blu e la carta assorbente per asciugare le macchie. Era il tempo in cui i bambini andavano a scuola portando una cartella di cartone e l’astuccio di legno. In quegli anni, tra il 1959 e il 1968, il maestro Alberto Manzi, attraverso la TV che allora era in bianco e nero, insegnava a leggere, scrivere e far di conto a tantissimi italiani ancora analfabeti. La sua trasmissione “Non è mai troppo tardi” aiutava chi era rimasto indietro nell’istruzione. Da allora a oggi quante cose sono cambiate! Da alcuni anni in ogni scuola è entrata la Lim, una lavagna interattiva multimediale collegata a un computer. Questo nuovo strumento può aiutare a cercare informazioni, scaricare documenti audio e video, proiettare immagini e testi: comunicare in modo interattivo attraverso i linguaggi digitali che conoscete bene. La tecnologia tuttavia non deve farci dimenticare che in molte scuole, dotate dal Ministero dell’Istruzione di Lim, software, tablet, e-book… mancano ancora i materiali essenziali per fare una buona didattica, le classi spesso sono sovraffollate e tanti edifici non sono stati ancora resi accoglienti e messi in sicurezza, eppure ospitano circa dieci milioni e mezzo di alunni, insegnanti e collaboratori scolastici!

CONTENUTO E FORMA DEL TESTO

Struttura del testo

Completa le definizioni inserendo le parole al posto giusto: • informazioni principali • sequenze riflessive • informazioni secondarie

L e parentesi

indicano

.....................….....….....…...….....…...............………………

L e parentesi

indicano

.....................….....….....…...….....…...............………………

L e parentesi

indicano

.....................….....….....…...….....…...............………………

SIGNIFICATO DEL TESTO

Inferenze

S econdo te, perché il titolo dato alla trasmissione del maestro Manzi era “Non è mai troppo tardi”?

in“Popotus”

Testo espositivo

143


Anche gli investigatori usano la tecnologia.

L INVESTIGATORE 2.0

SIGNIFICATO DEL TESTO

Significato delle parole

144

C ollega ogni termine alla definizione corrispondente, numerando. 1 Wireless 2 Web 3 Chat 4 Monitor 5 Flash

L ampo.

S er vizio per navigare in Internet.

D ispositivo senza fili.

S chermo.

S er vizio per dialogare tramite computer.

Sulla terrazza all’ultimo piano di Baker Place, i raggi color arancione del tramonto londinese filtravano attraverso il groviglio di antenne e piante ornamentali per raggiungere l’attico supertecnologico di Larry Mistery. Quella luce abbagliante riusciva a nascondere il perenne disordine dell’appartamento, mentre il suo unico inquilino si dedicava all’attività che gli riusciva meglio: scatenare un disordine ancora maggiore. Fisico sottile e capelli neri scarmigliati, il quattordicenne Larry Mistery stava armeggiando con diversi computer: musica rock sparata nelle cuffie, amici in chat, una ventina di pagine web aperte contemporaneamente e, soprattutto, nuovi programmi per l’EyeNet, il congegno in dotazione agli allievi della scuola per detective che frequentava. Sopra un tavolino ingombro di oggetti, il prezioso strumento di titanio brillava per il rapido afflusso di dati. Larry ogni tanto lo guardava per assicurarsi che tutto procedesse senza intoppi. I nuovi programmi che stava scaricando gli avrebbero permesso di visionare microfilm, collegare il dispositivo in wireless con altre periferiche e spostare l’allineamento dei satelliti in tempo reale. Il giovane aspirante investigatore non vedeva l’ora di sperimentare queste entusiasmanti novità in un’indagine. – Sherlock Holmes mi fa un baffo – disse sogghignando. – Presto sarò io il più acclamato detective di Londra. Soddisfatto, appoggiò le gambe sulla scrivania e si dondolò in precario equilibrio sulle rotelle posteriori della sedia. Una manovra troppo azzardata, perché un attimo dopo le giunture di plastica cedettero con un CRACK! E Larry cadde di schiena sulla moquette polverosa, trascinando con sé cavi, monitor e computer. – Uh-oh, che disastro! – gemette cercando di liberarsi dalle attrezzature che lo imprigionavano. Per fortuna era solo e nessuno aveva assistito alla scena… non aveva fatto esattamente una figura degna del migliore detective di Londra!


Fu in quel momento che notò una sagoma tra i gelsomini in terrazza. Si trattava di un uomo con un berretto marrone e una grossa macchina fotografica che gli nascondeva il volto. Partirono dieci flash in rapida successione, poi la sagoma misteriosa si dileguò di carriera. – Ehi, fermati! – gridò Larry. – Chi ti ha dato il permesso di… di… La voce gli si era strozzata in gola. Perché qualcuno lo aveva immortalato in una situazione così imbarazzante? C’era una sola, spiacevole spiegazione: la sua scuola lo teneva sotto controllo. D’altronde, la Eye International era formata dai massimi esperti del settore! Larry saltò in piedi, recuperò l’EyeNet dal tavolino e spalancò la portafinestra della terrazza. Guardò la scala di emergenza: il berretto marrone stava sobbalzando verso il piano di sotto, non c’era un attimo da perdere! – Larry, stai calmo – si disse il ragazzo. – Conosci le procedure, vero? Nell’ultimo mese aveva partecipato ai corsi di Inseguimento e Depistaggio del professor MP37 e aveva imparato che esistono tre regole fondamentali del pedinamento. Prima regola: Non dare mai nell’occhio. Seconda regola: Non perdere mai di vista la tua preda. Terza regola… Ehm… non se la ricordava più. – Dovrei studiare meglio il manuale – si rimproverò. Sir Steve Stevenson, Agatha Mistery. Furto alle cascate del Niagara, De Agostini

INDIVIDUARE INFORMAZIONI

Informazioni esplicite e implicite

C he cosa intende Larr y quando dice: “Sherlock Holmes mi fa un baffo”? L arr y ritiene Sherlock Holmes un incapace. L arr y supererà in bravura il più famoso detective di Londra. C hi è l’ inquilino di cui si parla all ’inizio del testo? L arr y. N on si può dedurre dal testo. Perché Larr y si rimprovera? Perché la scuola lo tiene sotto controllo. Perché non ha studiato abbastanza il manuale. Racconto giallo

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La tecnologia è anche creatività.

DA GOOGOL A GOOGLE INDIVIDUARE INFORMAZIONI

Informazioni esplicite

C hi è il protagonista? …………..........................………………………...………………

D ove si svolge la vicenda? …………..........................………………………...………………

Q uando? …………..........................………………………...………………

Perché Milton si mette a disegnare sulla lavagna? …………..........................………………………...………………

C he cosa ha inventato Milton? …………..........................………………………...………………

RIASSUNTO

Smontaggio

Il testo è stato diviso in sequenze. Fai lo smontaggio scrivendo sul quaderno la frase chiave di ogni sequenza. ivica Educazione c GOOGLE per imparare

A scuola e a casa impari a navigare in Internet per cercare informazioni che accrescono il tuo sapere. Però, se usi Internet, fallo solo con un adulto al tuo fianco. La “rete” può presentare molte insidie. Gli adulti NON “ti spiano”, ti aiutano a usare Internet in modo corretto.

146

o

Racconto realistic

Il piccolo Milton Sirotta utilizzò la parola “googol” molto prima dell’arrivo di Internet e del computer! Ma facciamo un passo indietro nella storia… Siamo negli Stati Uniti, circa cento anni fa. Quel giorno la mamma e il papà avevano lasciato Milton con lo zio, il famoso matematico Edward Kasner: la sua testa era talmente piena di numeri che qualche volta poteva sembrare un po’ strano. Proprio quel giorno doveva terminare un articolo per un’importante rivista matematica. Lo zio, preso dalle sue occupazioni, lo aveva mollato di fronte a una lavagna, con un gessetto in mano. Un po’ sovrappensiero, Milton disegnò un trattino che assomigliava tanto a un numero “uno”. Milton pensò che certamente quell’uno si sarebbe annoiato, tutto solo su quella grande lavagna nera e così gli mise a fianco un bel po’ di zeri. Era bello fare tutti quei cerchi. Ricordavano un sacco di cose belle: palloni da calcio, torte al cioccolato… Quando arrivò a contarne fino a cento, pensò che potevano bastare. A quel punto si accorse che lo zio lo stava guardando con interesse. – Ehi, Milton, come chiameresti questo numero? Come per incanto la bocca di Milton lasciò uscire una nuova parola: – Googol. Questo numero fatto da un uno e da cento zeri si chiama googol! Non lo sapevi? Allo zio piacque molto quel nome inventato da Milton e così, visto che nel suo articolo parlava proprio di numeri grandi, usò googol per indicare “uno seguito da cento zeri”. Così, un numero inventato per caso da un bambino di nove anni finì su un articolo scientifico, fece il giro del mondo e, molti anni dopo, scritto in modo un po’ diverso, ma pronunciato allo stesso modo, diventò anche il nome di un famosissimo motore di ricerca. Lara Albanese, Tutti i numeri del mondo, Sinnos editrice


Con la tecnologia, i bambini insegnano ai nonni.

NONNE TECNOLOGICHE I parenti a volte mi chiedono spiegazioni sull’uso di cell, tablet, eccetera e mi tocca dargliele. Così ho capito com’è difficile fare i maestri, devi ripetere tutto mille volte, mentre gli altri ti guardano con aria ottusa. Non parliamo poi di mia nonna, che pure li usa tutti i giorni: appena si inceppa qualcosa, anche da niente, corre a chiamarmi disperata. Osserva le mie mosse come se fossi una maga: quando mi fa una domanda e le rispondo dice che parlo una lingua straniera. Idem dice di mio fratello. Dice che noi siamo nati con le dita che già sapevano cliccare. Che forse come prima parola abbiamo detto “app”. Quasi sempre l’intoppo che aveva il suo cellulare è una cosa da niente, che risolvo in cinque minuti. – Se ti capiterà di nuovo, hai capito come devi fare? – Sì – dice con un’espressione che vuol dire no. – Te lo rispiego? – Sì. – Hai capito adesso? – Abbastanza. Noi quando a scuola diciamo che abbiamo capito abbastanza vuol dire che non abbiamo capito niente.

SIGNIFICATO DEL TESTO

Significato delle parole

S ul quaderno, spiega il significato delle parole “inceppare” e “intoppo”.

Vivian Lamarque, La timida Timmi cambia scuola, Piemme

LE VECCHIETTE SU INTERNET Ieri

Oggi

Bim bum bà Quattro vecchie sul sofà: una che fila una che taglia una che fa i cappelli di paglia una che fa i coltelli d’argento per tagliare la testa al vento.

Bit but bet Quattro vecchie su Internet: una che clicca una che resetta una che naviga come una saetta una che fa i programmi virtuali perché vorrebbe avere un paio di ali.

Federico Roncoroni, Filastrocche ocche ocche, Einaudi Scuola

Racconto realis tico Testo poetico

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La tecnologia iniziò nella preistoria.

TECNOLOGIA IN CAVERNA SIGNIFICATO DEL TESTO

Le informazioni esplicite

D ove In In In

si svolge la vicenda? un laboratorio. una caverna. una caserma.

Il professor Ka pensa che la Cosa debba diventare: uno strumento di pace. un’arma. un utensile da lavoro. C hi è in grado di rompere la noce di cocco a mani nude? Il professor Ka. Il Generale. Un orso.

– Allora, professore? – chiese il Generale con impazienza. – Allora che? – disse il professor Ka. Ma si vedeva che voleva temporeggiare. – Sono cinque anni che voi lavorate quaggiù e nessuno vi ha mai disturbato. Abbiamo avuto fiducia in voi. Ma non possiamo fidarci eternamente della vostra parola. Occorre vedere, ora. – Volevo aspettare ancora, ma adesso mi avete provocato. Ho fatto qualcosa… La sua voce si fece quasi un sussurro: – Qualcosa di grosso e, per il Sole, bisogna pure che lo si sappia. Il professor Ka fece un gesto come per introdurre il Generale nell’interno della caverna. E qui, su un ripiano levigato, gli mostrò la Cosa. Era un oggetto a forma di mandorla, tendente al piatto, con la superficie lavorata con tante piccole sfaccettature, come un grosso diamante, ma opaco, dai riflessi quasi metallici. – Bene – fece perplesso il Generale, – è un sasso. Il professore ebbe un lampo di malizia negli occhi celesti sormontati da un cespuglio di sopracciglia ispide e incolte. – Sì – disse, – è un sasso, ma non da lasciare per terra, tra gli altri sassi. È da impugnare. – Da im…? – Da impugnare, Generale. In questo sasso c’è tanta potenza quanta mai l’umanità abbia sognato. Guardate…

RIASSUNTO

Frasi chiave

Leggi le frasi chiave e segna con parentesi del colore corrispondente le sequenze a cui si riferiscono. Il Generale chiede al professor Ka di mostrare i risultati del suo lavoro. Il professor Ka mostra al Generale la sua invenzione: la Cosa. Il professor Ka spiega come può essere utilizzata la Cosa. Il Generale comprende che l’invenzione può essere utilissima per l’uomo. I l professor Ka afferma che vuole usare la Cosa come strumento di progresso. S ul quaderno, collega le frasi chiave utilizzando i connettivi logici e gli indicatori temporali per fare il riassunto.

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Il professore prese il sasso, vibrò il braccio dall’alto al basso, sino a che la punta del sasso incontrò la roccia friabile. E allora avvenne il prodigio: la punta colpì la roccia, vi penetrò a fondo, la scalf ì, la scheggiò. Come il professore ripeteva il gesto, la punta mordeva la roccia e vi praticava un avvallamento, poi un buco, infine un vasto cratere ferendola, spezzandola, polverizzandola. Il Generale guardava con occhi sbarrati, trattenendo il respiro: – Fenomenale! – mormorò a mezza voce. – E questo è nulla – disse il professore con aria di trionfo. Prese una noce di cocco dura, inattaccabile: la porse con gioia al Generale. – Su – disse il professore, – con ambo le mani, spezzatela! – Via, Ka – disse il Generale con la voce che tremava – sapete bene che non è possibile, sapete bene che nessuno di noi ne sarebbe capace… solo un orso riesce, con un colpo di zampa. – Ebbene, guardate! La voce del professore era carica di eccitazione. Prese la noce, afferrò la Cosa impugnandola per la punta e andò a colpire la noce, frantumandola. – Per il Sole, Ka, questa è una cosa meravigliosa. Con questa “Cosa” l’uomo ha centuplicato la sua forza, può tener testa a qualsiasi bestia… È diventato padrone della roccia e degli alberi, ha acquistato un braccio in più, ma che dico… cento braccia, un esercito di braccia! Il Generale sudava copiosamente: – Bisogna dirlo a tutti, Ka. Ka stava serio, guardingo; ora esitava a parlare. – So di avere fatto una scoperta straordinaria. Qualcosa che cambierà il mondo. Lo so. Ho scoperto la fonte di un’energia spaventosa. Non si era mai visto nulla di simile sulla Terra. Ma io questa Cosa l’ho pensata come uno strumento di pace, di progresso. Umberto Eco, Diario minimo, Mondadori

SIGNIFICATO DEL TESTO

Inferenze

L a Cosa è: u na amigdala. u na lancia. u na bomba. Per ogni affermazione, segna V (vero) o F (falso). Il professor Ka: è convinto che la Cosa debba essere solo uno strumento di progresso. V t eme che il Generale possa utilizzare la Cosa come V strumento di guerra. s a che la sua invenzione V cambierà il mondo. s a che la sua invenzione permetterà all’uomo di aumentare la sua forza. V p ropone di usare la sua invenzione per tenere V testa ai nemici. Racconto fantas

tico

F

F F

F

F

149


La tecnologia deve essere usata bene.

FUTURO: PERICOLO TECNOLOGIA CONTENUTO E FORMA DEL TESTO

Tipologia testuale

Q uesto è un racconto di fantascienza. Indica due elementi fantastici contenuti nel testo. …………..........................…………………………………………. …………..........................………………………………………….

150

Andando incontro al comandante dell’astronave, il volto del Maestro tradiva un’intensa commozione. Anche gli altri si erano alzati. Il comandante Beta 3 giungeva dalla Terra. Ma, sciogliendosi dall’abbraccio, Alfa 1 XIV piangeva. Erano lacrime di dolore, di desolazione. Il suo corpo si era fatto improvvisamente curvo, appesantito dalla tristezza. L’abbraccio era stato sufficiente per trasmettergli telepaticamente tutto ciò che l’astronauta aveva appreso nel corso della sua missione. – Signori – disse il Maestro con voce stanchissima, – il tragico momento che temevamo è giunto. Sapevamo da millenni che tutto questo sarebbe accaduto nuovamente; eppure oggi, quando si presenta ancora una volta la necessità di intervenire, mi sento schiacciato sotto il peso delle responsabilità tremende che dobbiamo assumerci. – La Terra ha raggiunto l’ultimo stadio della civiltà tecnologica – confermò il comandante. – Si impone la necessità di intervenire per salvare non i terrestri, ma noi stessi. – Dunque, l’evoluzione del pianeta minaccia la nostra stessa civiltà? – mormorò Alfa Cinque. – Ogni elemento che ho potuto raccogliere – riprese il comandante – denota che negli ultimi tempi la Terra ha subito un progresso tecnico e scientifico assai rapido. Le sono bastati appena due secoli per passare da una fase di sviluppo che indichiamo come società agricola alla cosiddetta rivoluzione industriale, poi alla fase della civiltà dei consumi. Oggi la Terra sta vivendo l’era dell’automazione totale e dell’energia nucleare. – Appunto, il fatto che tutto ciò sia avvenuto in un quinto del tempo normale ha fatto del pianeta una gigantesca bomba innescata, la cui esplosione può coinvolgere non soltanto il Sistema Solare, ma anche le galassie più vicine. – Puoi fornirci maggiori elementi di valutazione? – All’incredibile sviluppo tecnico e scientifico non ha corrisposto un uguale progresso umano e sociale. Si è verificato un agghiacciante scompenso di valori tra il livello tecnico e il livello civile.


– Terribile! – Terribile, sì. Dalla mia visita ai lontani cugini della Terra ho ricavato una sconfortante impressione di pena. In apparenza vivono nell’agiatezza, anche se nel loro tenore di vita ho riscontrato differenze notevoli da un popolo all’altro; abitano in case comode e confortevoli; producono in serie tutti quei ritrovati che servono per il loro diletto; il lavoro è svolto in gran parte da congegni automatici e, di conseguenza, hanno moltissimo tempo libero, che dedicano agli svaghi, agli sport, agli spettacoli, ai viaggi. – Hanno già lasciato il loro pianeta? – Hanno realizzato dei razzi di tipo primitivo, con cui hanno raggiunto il loro satellite e poi tutti gli altri pianeti del Sistema Solare; però sono ancora in semplice fase esplorativa. – Comunque – osservò Alfa Undici, – il loro sviluppo tecnologico è molto avanzato. – Ma purtroppo – sottolineò il comandante – non si è sviluppato il loro rispetto verso gli altri. Pensano solo a consumare ciò che producono. John U. Jackson, Nuove strategie, Cetem

CONTENUTO E FORMA DEL TESTO

Intenzione comunicativa

“All’incredibile sviluppo tecnico e scientifico non ha corrisposto un uguale progresso umano e sociale. Si è verificato un agghiacciante scompenso di valori tra il livello tecnico e il livello civile.” Con queste frasi l’autore vuole dire che: l’uomo ha migliorato il livello tecnologico, ma non l’atteggiamento verso i suoi simili. il progresso tecnologico ha reso più sensibile l’uomo. l’uomo ha fatto un grande progresso tecnologico perché è diventato più sensibile verso gli altri.

SIGNIFICATO DEL TESTO

Idea principale

L ’idea principale di questo testo è: il progresso tecnologico è positivo se aiuta l’uomo a diventare migliore. il progresso tecnologico è positivo se rende la vita dell’uomo più piacevole. Inferenze

C he cosa significa che la Terra sta vivendo l’e ra dell’automazione totale? L e macchine comandano gli uomini. T utto il lavoro è svolto dalle macchine. G li uomini si stanno trasformando in robot. Racconto di fant

ascienza

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L´uso scorretto della tecnologia può generare mostri.

HO CREATO UN MOSTRO SIGNIFICATO DEL TESTO

Relazione tra gli elementi del testo

Il dr. Frankenstein afferma: “Orrore e disgusto infiniti mi riempivano il cuore”. Quale tra le seguenti frasi ti fa capire questo suo stato d’animo? F inalmente, spossato, mi addormentai. Incapace di sostenere la vista dell’e ssere che avevo creato… D ormii agitato dai sogni più strani.

152

Fu in una tetra notte di novembre che vidi il compimento delle mie fatiche. Con angoscia radunai gli strumenti con i quali avrei trasmesso la scintilla della vita alla cosa inanimata che giaceva ai miei piedi. La pioggia batteva lugubre contro i vetri, la candela era quasi consumata quando la mia creatura aprì gli occhi giallastri, agitò le membra. Avevo lavorato duramente per quasi due anni al solo scopo di infondere la vita a un corpo inanimato, ma ora che avevo raggiunto la meta il fascino del sogno svaniva, orrore e disgusto infiniti mi riempivano il cuore. Incapace di sostenere la vista dell’essere che avevo creato, fuggii dal laboratorio e andai nella mia camera da letto, senza riuscire a dormire. Finalmente, spossato, mi addormentai, ma dormii agitato dai sogni più strani. Mi risvegliai trasalendo d’orrore; un sudore freddo mi imperlava la fronte, battevo i denti e le membra erano in preda a un tremito convulso quando – al chiarore velato della luna che si insinuava attraverso le persiane chiuse – scorsi la miserabile creatura, il mostro da me creato. Aprì le mascelle emettendo dei suoni inarticolati mentre un sogghigno gli raggrinziva le guance. Gli sfuggii precipitandomi giù per le scale. Mi rifugiai nel cortile della casa e vi passai il resto della notte agitatissimo, tendendo l’orecchio a ogni rumore. Sorse il mattino, triste e piovoso, e uscii nelle strade percorrendole a passo svelto come per sfuggire al mostro che temevo mi si parasse dinanzi a ogni angolo.


Non avevo il coraggio di tornare al mio alloggio. In questo modo giunsi infine di fronte alla locanda in cui fanno sosta le carrozze. Qui mi fermai, e una carrozza si fermò giusto dov’ero io e, quando si aprì lo sportello, riconobbi Henry Clerval che, vedendomi, all’istante balzò a terra. – Mio caro Frankenstein – esclamò, – come sono felice di vederti! Niente avrebbe potuto eguagliare la mia gioia nel vedere Clerval. Diedi il benvenuto all’amico e ci incamminammo verso la mia abitazione. – Mio caro Frankenstein – mi disse guardandomi in faccia, – hai un’aria disfatta, sembra che tu non abbia dormito per molte notti. – Hai indovinato; sono stato così assorbito da un impegno, negli ultimi tempi, che non mi sono concesso un sufficiente riposo, come vedi; ma spero che questo sia ormai concluso e di essere finalmente libero! Tremavo violentemente. Non riuscivo a pensare agli avvenimenti di quella notte. Camminavo svelto e presto giungemmo al mio alloggio. Allora un pensiero mi raggelò: l’essere che avevo lasciato nel mio appartamento forse era ancora là, vivo, ad aggirarsi per le stanze. Temevo di rivederlo, ma ancor più temevo che lo vedesse Henry. Lo pregai perciò di aspettarmi ai piedi delle scale e corsi di sopra. La mia mano già stringeva la maniglia. Spalancai di colpo la porta, ma non apparve nulla. Entrai pieno di paura: l’appartamento era deserto e anche la mia stanza da letto era libera dal suo odioso ospite. Quasi non riuscivo a credere alla mia fortuna e, quando mi fui assicurato che il nemico si era davvero allontanato, battei le mani per la gioia e scesi da Clerval.

INDIVIDUARE INFORMAZIONI

Informazioni implicite

Perché il dr. Frankenstein tremava violentemente? Perché era spaventato da ciò che aveva creato. Perché aveva dormito sotto la pioggia. Perche aveva paura che Cler val vedesse il mostro. Perché il dr. Frankenstein era contento di aver incontrato Cler val? Perché Cler val poteva aiutarlo a liberarsi dal mostro. Perché vedere una persona amica lo sollevava dall’angoscia. Perché non vedeva Cler val da tanto tempo.

LEGGERE BENE

L eggi nuovamente a voce alta il racconto, creando un’atmosfera di suspense e di terrore.

Mary Shelley, Frankenstein, RCS

Racconto horror

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Avere sempre uno smartphone a portata di mano è comodo, ma non se ci rende “schiavi”.

RESTA SCONNESSO

LIF E SKILLSi

d v ita co m p etenz e

Pensiero critico Lo smartphone è diventato uno strumento indispensabile. Ci sembra di non poterne fare a meno. Gli adulti ci chiamano, il messaggio agli amici, il selfie per avere un ricordo… ma è proprio vero che non C’è un altro modo amichevole e affettuoso per comunicare? È importante capire che questi mezzi di comunicazione sono, appunto, dei “mezzi” e non qualcosa senza i quali non si può entrare in contatto con gli altri.

154

tivo Testo argomenta

75! È il numero di volte al giorno che guardiamo lo smartphone, in attesa di un qualche messaggio. Aiuto, quanto tempo occupato! Sei pronto a farti dare del matto dai tuoi compagni di scuola, ma anche a conquistare il loro rispetto e la loro ammirazione? Ecco la prossima rivoluzione, un compito per cui avrai bisogno di collaborare con gli altri: per un giorno intero, spegni il cellulare. Ma prima di farlo dai appuntamento agli altri in un posto ben preciso. Se vorranno parlarti, dovranno farlo di persona. Evviva il confronto faccia a faccia (ehm… ovviamente avvisa anche i tuoi genitori, se non vuoi che vadano nel panico alla terza telefonata senza risposta!). Nella faccia tra l’altro sono presenti ben 36 muscoli che vengono utilizzati per esprimersi: quindi, chiacchierare è anche un gran bell’allenamento. Lo sappiamo benissimo che può essere dura, che gli smartphone sono comodi, ma parlarsi faccia a faccia è splendido e importante. Ed è anche una delle attività sociali più antiche dell’umanità. Hai mai sentito dire che “Scripta manent sed verba volant”? È un motto latino che significa che le parole scritte restano, mentre quelle dette volano. Ma secondo noi è vero anche l’esatto contrario: ovvero che le cose dette a voce sono molto speciali, perché sono le uniche in grado di volare. E quindi parlate, forza: e guardatevi in faccia. La sera prima del giorno scelto mandatevi un messaggio e trovate un posto che vi piaccia. Va bene il parco, il muretto vicino alla scuola, una piazzetta. Non importa. L’importante è non sgarrare. Cellulari chiusi e occhi e orecchie aperti. Una sfida in più: riusciresti a stare una settimana intera senza cellulare? Pierdomenico Baccalario - Federico Taddia, Il manuale delle 50 (piccole) rivoluzioni per cambiare il mondo, Il Castoro

T


TEMATICHE L'UNIVERSO

Universo una parola che sta a metà strada Universo: tra scienza e fantasia, tra ricerca ed emozione. L’uomo studia l’Universo per capirne l’origine, gli scrittori scrivono dell’Universo per far viaggiare l’immaginazione. Anche a te piacerebbe salire su un’astronave e raggiungere un pianeta lontanissimo? Chissà che cosa potresti trovare… Didattica partecipata

In questo capitolo troverai testi poetici, cronache, articoli di giornale, testi espositivi, racconti fantastici, realistici, di fantascienza e autobiografici che parlano del NOSTRO UNIVERSO. UNIVERSO

U.A. 3


L’Universo e i poeti

CHE FAI LUNA? COSMO Chissà se lassù da qualche parte qualcuno come me, ma diverso sdraiato sul prato, ascolta il fiato potente e calmo dell’universo. Sono qui, con le mani nell’erba, lo sguardo nel cielo stellato, sono parte di questo respiro e felice di essere nato.

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai, silenziosa luna? Sorgi la sera, e vai, contemplando i deserti; indi ti posi. Giacomo Leopardi

Janna Carioli, Io cambierò il mondo, Mondadori

CONTENUTO E FORMA DEL TESTO

LETTURA CRITICA

Q ueste due poesie ispirano in te sentimenti negativi come angoscia, paura dell’infinito e dell’ignoto, o sentimenti positivi quali la vicinanza al cosmo e ai suoi elementi?

Intenzione comunicativa

C hi si domanda se ci sono altri esseri viventi nello spazio? …………..........................…………………………………………….………….....................

C hi si domanda se gli astri si sono formati per uno scopo? …………..........................…………………………………………….………….....................

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Testo poetico


Per conoscere l´Universo, l´uomo l´ha esplorato.

NEIL: IL PRIMO UOMO SULLA LUNA Alle 9:32 di mercoledì 16 luglio 1969, si accesero i motori. Un boato scosse la base spaziale di Capo Kennedy, in Florida, e il Saturno V si alzò dalla rampa n. 39 A, dritto come un fuso. I tre astronauti, Neil Armstrong, comandante del volo Apollo 11, Edwin Aldrin, pilota del LEM, e Michael Collins, pilota del modulo di comando, erano schiacciati contro i loro sedili. Alle ore 12:57 gli astronauti erano nello spazio profondo e la Terra appariva sempre più piccola alle loro spalle. Fu effettuata una nuova manovra: il LEM, la navicella destinata a posarsi sulla Luna, venne preparato per essere utilizzato. L’inserimento nell’orbita lunare dell’Apollo 11 avvenne sabato 19 luglio, nella faccia nascosta alla Terra. Lo spettacolo che si offrì agli occhi degli astronauti fu così descritto da Armstrong: – È una visione meravigliosa! Vedo dietro la Luna l’orlo del Sole. È un bordo frastagliato di fiamme smisurate. È come se la Luna fosse scivolata dentro il Sole. Vedo la Terra illuminata dal Sole e la Luna, la nostra faccia, illuminata dai riflessi della Terra. Scorgo chiarissimi i crateri lunari. Il LEM toccò il suolo lunare domenica 20 luglio 1969 alle ore 16, 17’, 51” in un luogo denominato poi Baia della Tranquillità. Sulla Terra tutti attendevano con impazienza di vedere gli astronauti camminare sulla Luna. E finalmente, alle ore 22:40, il portello fu aperto e Armstrong raggiunse il balconcino della navicella. Cominciò a scendere con passo lento e solenne perché capiva che il momento era storico e lui rappresentava tutta l’umanità. E poco dopo, giunto in fondo alla scaletta di sette gradini, disse: – Sono in fondo: ora scendo dal LEM. Questo è un piccolo passo per l’uomo, ma un gigantesco balzo per l’umanità.

INDIVIDUARE INFORMAZIONI

Informazioni esplicite

S ottolinea le risposte alle domande sull’atterraggio del primo astronauta sulla Luna, utilizzando i colori corrispondenti. Who? Chi? When? Quando? Where? Dove? What? Che cosa?

APPROF ONDIMENT O

LEM: Lunar Excursion Module. È un acronimo , cioè una sigla formata dalle lettere iniziali delle parole di una frase o di una definizione. In questo caso vuol dire: “modulo per l’e scursione lunare”.

Domenico Eugenio Ravalico, Il meraviglioso mondo della fisica, Edizioni Paoline

Cronaca

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Forse potremo anche raggiungere pianeti più lontani.

CONTENUTO E FORMA DEL TESTO

Tipologia testuale

Il testo è tratto da un libro o da un giornale? ……………………............ ………………………….…………………………………..............

Intenzione comunicativa

158

Q uali frasi indicano gli scopi per cui l’autore ha scritto questo testo? Informare della presenza di acqua su Marte. R accontare come il pianeta Marte ha alimentato paure, angosce, speranze nell’uomo. Parlare degli abitanti di Marte. N arrare il desiderio dell’uomo di conoscere altri mondi. D are dettagliate informazioni scientifiche. Parlare del desiderio umano di sapere se esistono altre forme di vita intelligenti nell’Universo.

SCOPERTA L’ACQUA – Acqua! – grida la NASA, l’ente spaziale americano. – Scoperta l’acqua su Marte! E il sogno marziano ricomincia! Fedele compagno di miti e di paure, nel nostro viaggio nell’universo, Marte si rivela in un romanzo a puntate come un corpo celeste che da almeno quattromila anni affascina i terrestri. La presenza di acqua, anche se .................. ..............................., ma filtrabile, renderebbe un poco meno improbabile la sopravvivenza di colonie umane e più leggero il carico degli elementi da portare da casa e necessari per sopravvivere. Nessun altro pianeta, fin dai tempi degli astronomi egiziani ha prodotto, anche grazie alla sua relativa vicinanza a noi, la speranza di fondare una futu-

ra colonia per accogliere i profughi della Terra e la paura di poter essere noi l’oggetto di invasioni e conquiste venute dallo spazio. Per secoli ormai, e per milioni di persone, “marziano” è stato il sinonimo dell’................................................... sbarcato con pessime intenzioni e strumenti infernali di distruzione e di dominio. Ma nella realtà l’invasione non “da” Marte, ma “di” Marte è cominciata, e gli invasori siamo noi, i Terrestri, che dal ..................................................... tentiamo di spedire sonde e robot per esplorare e frugare la superficie del pianeta rossiccio. Il numero dei satelliti artificiali, ....................., sonde, con bandiere americane, russe, indiane, cinesi, europee, sparate dalla Terra per scoprire i segreti di Marte si misura ormai a dozzine. Qualsiasi nazione che disponga di ........................................ capaci di superare la gravità terrestre e lanciarsi lungo i 225 milioni di chilometri che sono la distanza media tra noi e i marziani, ci ha provato e ci proverà. Fino all’impresa finale, sempre annunciata e sempre rinviata, del primo viaggio umano che avverrà forse attorno al ...............................................


SUL PIANETA ROSSO Era inevitabile che la “Quarta Roccia dal Sole”, il pianeta più facilmente visibile dalla Terra, prima a occhio nudo e poi attraverso il cannocchiale del primo che lo osservò ingrandito, Galileo Galilei, diventasse una sorgente inesauribile di miti: Ares, il dio della guerra greco, protagonista di film e romanzi di fantascienza.

Non potendo superare la velocità della luce per raggiungere pianeti più lontani, Marte resta il solo traguardo umanamente raggiungibile dagli uomini e dalle donne perché sono necessari “solo” 260 giorni per coprire la distanza minima tra Marte e la Terra. Nessuna esplorazione diretta condotta da manufatti terrestri che ormai, dal Viking 1 del 1975, punteggiano come rottami i crateri e le immense pianure di Marte o, domani, da esseri viventi, riuscirà a

spegnere del tutto il desiderio di pensare che forme di vita intelligenti, creature in grado di interagire con noi, possibilmente in ............................................................., esistano o siano esistite prima che l’atmosfera marziana diventasse anidride carbonica.

SIGNIFICATO DEL TESTO

Relazione tra gli elementi del testo

N el testo mancano le seguenti parole: pace • orecchie • alieno • salata • 2030 • robot • 1960 • razzi. Deduci dal contesto dove vanno inserite le parole mancanti e scrivile.

“In tutto quel che abbiamo visto, trovato ed esaminato sulla superficie di Marte, non c’è ancora nessuna prova che sia esistita la vita nel nostro cortile di casa”, avverte Shostak, direttore del progetto Seti, le grandi .................................................................che ascoltano l’Universo sperando di cogliere una voce nel rumoroso silenzio della galassia. Ma anche la voce di un ruscello sarebbe la voce della vita. Vittorio Zucconi, in “La Repubblica”

N el testo si legge “ l’invasione non “da” Marte, ma “di” Marte…”; le due preposizioni cambiano il significato della frase. Spiega il significato di: l ’invasione da Marte …………............ ………………………………………………………….............. ……………………………………………………....................

l ’invasione di Marte

………………......

……………………………………………………………........... …………………………………………………….....................

Significato delle parole

Nell’espressione “Fedele compagno di miti e di paure”, la parola “miti” è un …………........... N ell’espressione “I miti abitanti del paese”, la parola “miti” è un ………….................... Articolo di gior na

le

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Come si è formato l´Universo? La scienza dice…

IL VAR DEL COSMO

APPROF ONDIMENT O

VAR: Video Assistant Referee. È uno strumento tecnologico che permette di rivedere, rallentati, gli avvenimenti registrati con un video. INDIVIDUARE INFORMAZIONI

Informazioni esplicite

S ottolinea la risposta alle domande, utilizzando i colori corrispondenti. D a che cosa ha avuto origine l’Universo? Quando? C ome si chiama la grande esplosione? A che cosa diede origine l’aggregazione degli atomi di elio e di idrogeno? C he cosa formarono successivamente? Quando ebbe inizio il tempo?

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Testo espositivo

Miliardi di miliardi di stelle, un numero che sfugge alla nostra capacità di intuizione. Miliardi di stelle e miliardi di galassie che si allontanano le une dalle altre in un grandioso volo cosmico originato, molto probabilmente, da una gigantesca esplosione, circa 15 miliardi di anni fa. Se potessimo, come al VAR che si usa per le partite di calcio, tornare indietro nel passato, vedremmo queste stelle avvicinarsi e convergere verso un unico punto. Un inizio estremamente denso e caldo, esploso con il famoso Big Bang. Per la verità non si trattò di una vera e propria esplosione, così come avviene quando una bomba scoppia proiettando i suoi frammenti nello spazio circostante; in realtà, lo spazio non esisteva: fu creato dall’esplosione seguita al Big Bang. Il tempo cominciò a scorrere soltanto dal momento dell’esplosione. All’interno di quella esplosione iniziale, potremmo dire, tutti noi eravamo già presenti: perché le parti che costituiscono oggi gli atomi del nostro corpo esistevano nell’istante iniziale. Con il Big Bang cominciarono ad aggregarsi gli atomi di idrogeno e di elio, dando luogo a un’immensa nube di gas; questi gas, attraverso successive modificazioni, formarono galassie, stelle, pianeti e, alla fine, gli esseri viventi. Si trattò insomma di una grandiosa evoluzione. Il Big Bang appare sempre più confermato dai dati sperimentali. Esso può essere considerato un po’ il nostro antenato più lontano, il primo ceppo dell’albero genealogico del Cosmo, che attraverso ramificazioni successive, ha portato alla nascita di tutto ciò che vediamo nello spazio, compresa questa fogliolina che è la vita sulla Terra. Piero Angela, Viaggio nella scienza, Mondadori


… una molecola di acqua racconta…

EHI CHE SI DICE LASSÙ? La pioggia seguitava a cadere. I lampi davano per un istante un colore lugubre alla massa opaca di gas che avvolgeva la Terra e onde scure si alzavano altissime sull’oceano, spinte dalla violenza dei venti. Trasportati da un’onda immensa, io e i miei amici ci alzavamo altissimi nel cielo e poi sprofondavamo giù e sempre più giù. A dettare i miei movimenti erano il caso o, se preferite, le forze della natura: le onde, il vento, le correnti, i vortici, i lampi. Ci vollero milioni di anni perché tutto si calmasse, insomma perché l’oceano diventasse un posticino niente male dove abitare. A quell’epoca i fulmini e i tuoni erano spaventosi, però ci aiutavano a conoscerci perché scioglievano certe società e ne creavano altre. L’oceano era come un brodo: conteneva molte altre molecole oltre a quelle di acqua. Quando il peggio passò, la coltre di nubi di vapore acqueo si assottigliò a poco a poco e i raggi del Sole cominciarono a penetrare dentro il mare. Era tutta energia che ci metteva in agitazione. Ma un’agitazione bella, positiva: in fondo… stava nascendo un nuovo pianeta! Un giorno, potendo per caso affacciarmi in superficie, parlai con una molecola di anidride carbonica che stava per piombare in acqua. – Ehi, che si dice lassù? – chiesi. – Abbiamo fatto tre volte il giro del globo spinti dal vento! – mi rispose il carbonio. – Ah! Dimmi… sono cambiate molte cose negli ultimi milioni di anni? – Oh, sì, tantissime! Ora la Terra appare tutta scura a causa del colore dell’oceano, che ha raggiunto un livello altissimo. Non fece in tempo a finire che rimbalzò sulla superficie dell’acqua e scomparve chissà dove.

SIGNIFICATO DEL TESTO

Significato delle parole

C erca sul dizionario il significato di “lugubre” e “coltre”. Poi scrivi sul quaderno una frase per ogni parola. INDIVIDUARE INFORMAZIONI

Informazioni esplicite

Il carbonio forma: il vapore acqueo. l ’anidride carbonica. l ’o ceano.

Luca Sciortino, Vita di un atomo raccontata da sé medesimo, Erickson

Racconto fantas

tico

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I bambini guardano l´Universo con gli occhi della fantasia.

ALL OSSERVATORIO ASTRONOMICO SIGNIFICATO DEL TESTO

Relazione tra gli elementi del testo

P er ogni frase, scrivi chi è o chi sono i personaggi cui si riferisce. S i accorge che l’asta del telescopio gira: …………................ ..........…………………………………………….......................

È mancina:

…………..........................…………...

…………………………………...............................................

Volevano vedere qualcosa di speciale: …………..........................………….. …………………………………...............................................

Paragona la Terra a un pallone: ………..........................…………..……….. …………………………..........................................................

Parla dell’inquinamento luminoso: ………..........................…………..….… …..…………………………....................................................

Domenica scorsa sono andato con Jutta all’Osservatorio Astronomico, che non è lontanissimo dalla nostra scuola: c’erano anche i suoi genitori e i suoi parenti della Germania che non volevano fare il solito giro turistico, ma vedere qualcosa di speciale. Con noi è venuto anche Edel. Tina, Tea e Chiara erano già lì con il papà di Tina. Avevano organizzato con i genitori di Jutta di incontrarci lì tutti insieme. La guida ci ha parlato di Margherita Hack, che ha studiato lì ed è diventata una scienziata famosa. Da giovane era anche una grande sportiva (devo chiedere alla mamma se è mancina come me). Poi è successa una cosa. Siamo saliti ed entrati nella cupola. Ho guardato per la prima volta attraverso il telescopio. Appoggiando l’occhio sull’ultima lente si vede la Luna da vicino. Edel, che ha guardato prima di me, ha esclamato: – Oh! Come è bella! – ed è proprio vero, la Luna è un pallone grandissimo, con delle bolle all’indentro come gocce di latte che cadono nella tazza. Le bolle in verità erano crateri. La guida ci ha parlato anche dell’inquinamento luminoso che non ci permette di vedere bene le stelle a occhio nudo, e che ancora non c’era quando è stato costruito l’osservatorio. Ci ha detto che ci sono delle regole anche per le luci e tante delle luci intorno non sono a norma; sono fatte male e proiettano luce verso l’alto. Jutta si è accorta che l’asta che fa parte della struttura reggente del vecchio telescopio gira. La guida ci ha spiegato che gira perché il cielo si muove, anzi noi ci muoviamo insieme alla Terra. Se l’occhio del telescopio non accompagnasse questo movimento, dopo un po’ non sarebbe più puntato sulla Luna.

APPRENDIMENT O COOPERAT IV O D ividetevi in cinque gruppi. Ogni gruppo farà una ricerca su uno di questi argomenti: telescopio, osservatorio astronomico, Margherita Hack, Via Lattea, Orione. Raccogliete le informazioni in un cartellone, in un video o su un altro supporto ed esponete alla classe quanto avete imparato.

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Poi ha distribuito la mappa stellare del giorno e dell’ora della nostra visita perché il cielo gira e anche noi, e la nostra posizione e quella delle stelle cambia sempre. Poi siamo andati in un’altra stanza in cui si vedevano Orione e altri pianeti in 3D. E mentre la guida ci parlava della Via Lattea, del cosmo, delle galassia, del nostro Sistema Solare, che è soltanto uno fra tanti, tantissimi, io guardavo… guardavo… con un occhio chiuso come prima. Non so perché, qui non c’era il telescopio… Guardavo palloni luminosi nel buio, palloni in compagnia, a mucchio, palloni fumanti e con le scie, palloni che fluttuavano in paesaggi di fantascienza. Era bellissimo. Mi sentivo piccolo e ignorante e grande e saggio allo stesso tempo. Poi, un pensiero mi ha colpito come un fulmine: anche la Terra ha la forma di un pallone. Certo, un po’ appiattito ai poli, come se fosse stata calciata in porta con dei calci un po’ troppo forti. E pensavo: “Sto in piedi su un grande pallone, guardo i palloni dello spazio e a casa ho un bellissimo pallone bianco.

L’inquinamento luminoso è: la radiazione che rilascia ogni luce. l’e ccessiva illuminazione notturna del cielo.

Barbara Pumhösel - Anna Sarfatti, Palloni e pianeti. Appunti di calciogeometria elementare, EDT

“ Fluttuare” significa: g irare con forza. g alleggiare, ondeggiare.

sPAzIALE!!!”.

SIGNIFICATO DEL TESTO

Inferenze

S egna con â  colorati i punti in cui potresti inserire queste frasi. â Io mi sono chiesto se le luci a norma dovessero proiettare le luci verso il basso. â M i aspettavo di vedere un essere vivente: gli abitanti della Luna si chiameranno lunatici? Significato delle parole

Racconto realis

tico

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Un extraterrestre? Se gli parlo… sembra uguale a me!

IO BAMBINO DI VENERE

RIF LESSIONE sulla LINGUA

L eggi attentamente le frasi pronunciate dal Venusiano. Poi sottolinea i differenti tipi di errori che egli compie, utilizzando i colori corrispondenti. C oncordanza tra soggetto e verbo. Omissione del verbo. Omissione dell’articolo. U so scorretto delle preposizioni. Errata struttura della frase.

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Luca si sta godendo il fresco della sera. Mentre guarda il sole che scende, improvvisamente un’ombra passa veloce con un sibilo su di lui. “Che cos’è stato”? si chiede il bambino, impaurito. Sembrava una nuvola o un’aquila gigantesca! Si alza e si guarda intorno spaventato. Raccoglie il pallone e si dirige verso casa. Improvvisamente, però, di fronte a lui appare un mostro: è un essere verde e alto il doppio di lui. Ha sei gambe e una decina di braccia. Ha lunghe antenne sulla testa, tre nasi e una dozzina di occhi sporgenti. – Ahhh!!! – grida Luca, spaventato. Vorrebbe scappare ma non ci riesce: resta fermo, come se fosse inchiodato al suolo. Sgrana gli occhi e guarda inorridito il mostro che gli si avvicina. – No paura, bambino! – dice improvvisamente il mostro. – Io Pik, viene da spazio. Io buono. Io bambino come te… Luca è inchiodato al suolo, però, per la meraviglia, la sua lingua a un tratto si sblocca: – Ba-bambino? Il mostro verde si liscia le antenne con una delle sue molte braccia: – Certo, io Pik, bambino buonissimo di Venere. Luca sente che ora i suoi piedi si muovono, però non prova neppure a scappare: – Ma se vieni da Venere, come faccio a capirti? – chiede al mostro bambino. Il Venusiano indica un bottoncino argenteo sulla sua tunica: – Traduttore universale. Oggetto comodissimo, ma io sa parlare la tua lingua anche senza traduttore. – E come l’hai imparata? – chiede Luca sempre più incuriosito. Lo strano essere sbucato dal nulla lo spaventa già di meno. Ora gli sembra anche meno alto. – Io su Venere guarda vostra televisione. Io piace cartoni animati di pomeriggio, quelli con struzzo e coyote…


– Che cosa?! – grida Luca esterrefatto. – Ma quello è anche il mio cartone animato preferito. E lo guardi anche tu? – Certo, io piace quando coyote inventa modi strani per acchiappare struzzo! Ih, ih, ih! – il Venusiano ride e gli ballonzola la pancia verde. Luca ride a sua volta: – Anche a me piace quando prepara trappole che non funzionano mai… Il Venusiano allunga una delle sue tante braccia verso il pallone e dice: – Ti va di calciare palla con me? Luca strabuzza gli occhi sorpreso: – Che cosa?! Sai giocare a calcio? Lascia cadere il pallone a terra e gli dà un calcio. La palla fila verso il Venusiano che la stoppa con una delle sue tante gambe e la rilancia. I due ragazzini, quello della Terra e quello di Venere, cominciano così a scambiarsi passaggi e tiri. Cominciano a giocare. Luca si impegna, vuol far vedere all’altro di che cosa è capace. Il Venusiano non è meno bravo di lui. Nonostante le molte gambe, le molte braccia e le antenne, palleggia e gioca con disinvoltura. Ma a un tratto Luca si ferma, gli sembra che il suo compagno di giochi abbia due braccia, come lui. Neanche la statura è quella di prima: ora è alto come lui. Non capisce come sia potuto succedere, ma ora che ce l’ha vicino vede che l’altro non ha sei gambe ma due come lui. Anche il naso è uno solo. E due gli occhi. Non vede più neppure le antenne. Luca non ha più nessuna paura dell’altro: – Ma lo sai che se non fossi verde, io e te saremmo veramente simili? Stefano Bordiglioni, in Diversi e uguali, Città Nuova

RIASSUNTO

Frasi chiave

Segna con X le cinque frasi chiave necessarie per ricostruire la trama del racconto. L uca si sta riposando. L uca si spaventa per l’apparizione di un essere molto strano. L uca vorrebbe scappare, ma non ci riesce. L’e ssere strano si chiama Pik ed è un bambino di un altro pianeta. L uca e Pik si accorgono che a tutti e due piace lo stesso cartone animato. A Pik piace il coyote. L uca e Pik giocano insieme a calcio. L uca si accorge che Pik è molto simile a lui. S egna con delle parentesi le cinque sequenze principali. Sul quaderno, riassumi il testo collegando le cinque frasi chiave dello smontaggio. Racconto di fant

ascienza

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Intanto l'uomo sbarca su altri pianeti… con la fantasia!

MARZIANA IO? LEGGERE BENE

L eggete una prima volta in autonomia il testo. Dividetevi in gruppi da tre, poi rileggete il testo distribuendovi le parti dei personaggi. Riflettete e discutete insieme: valutate le differenze tra la lettura individuale e la lettura corale. Quando è più facile comprendere il significato del testo? Quando la lettura è più coinvolgente?

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Chiunque fosse, chi picchiava alla porta non sembrava disposto a smetterla tanto presto. La signora Ttt spalancò la porta. – Che c’è? – Lei parla inglese! – l’uomo ritto sulla soglia era sbalordito. – Io parlo come parlo! – Ed è uno splendido inglese! – l’uomo era in uniforme. C’erano tre uomini con lui, tutti molto frettolosi, tutti sorridenti e sporchi. – Che cosa volete? – domandò la signora Ttt. – Lei è marziana! – l’uomo sorrise. – La parola non le è certamente familiare, dato che è un’espressione in uso sulla Terra. Indicò con il mento i suoi uomini. – Veniamo tutti dalla Terra. Io sono il capitano Williams. Siamo sbarcati su Marte meno di un’ora fa. Noi, della Seconda Spedizione. C’è stata una Prima Spedizione, ma non s’è mai saputo che fine avesse fatto. Eccomi qui, a ogni modo. E lei è la prima marziana che vediamo! – Marziana? – la signora Ttt inarcò le sopracciglia. – Quello che voglio dire è che lei vive sul quarto pianeta dal Sole. È giusto? – Elementare – sbuffò lei squadrandoli. – E noi… – Williams si premette le mano rosea, grassoccia, sul petto – noi veniamo dalla Terra. Giusto, ragazzi? – Giusto, signorsì! – in coro. – Questo pianeta si chiama Tyrr – ella disse, – se proprio volete sapere il suo vero nome. – Tyrr, Tyrr – il capitano Williams rise di cuore. – Che nome magnifico! Ma, mia buona donna, come mai lei parla un inglese tanto perfetto? – Io non parlo, penso – disse la signora. – Si chiama telepatia! Buongiorno! E sbatté loro la porta in faccia. Ma un istante dopo, la signora Trr udì di nuovo quel terribile picchiare. Riaprì la porta, furiosa. – Insomma, che c’è ancora? – Non mi sembra che lei abbia capito… – Che cosa? – domandò lei con uno scoppio di voce. L’uomo la fissò più sbalordito che mai. – Noi veniamo dalla Terra!


– Non ho tempo – rispose la donna. – Ho da fare un sacco di cose in cucina e poi c’è da rigovernare, da cucire e tutto il resto. Lei evidentemente vuole vedere il signor Ttt, mio marito; è di sopra nel suo studio. – Oh, certo – disse il terrestre, con aria confusa, ammiccando. – Proprio così, ci permetta dunque di vedere il signor Ttt. – È occupatissimo – e sbatté di nuovo la porta. – Senta un po’! – gridò l’uomo quando la porta si riaprì con violenza. E balzò dentro come per farle paura. – Questo non è il modo di accogliere gli ospiti, sa? – Oh, sul mio povero pavimento appena lucidato! – gridò la donna. – Tutto questo fango! Via di qua! Se proprio vuol mettere piede in casa mia, si pulisca le scarpe prima! L’uomo si guardò come trasognato le scarpe infangate. – Non mi pare che questo sia il momento per simili banalità – disse. – Secondo me, dovremmo festeggiare il nostro incontro. – Aspetti qui. Vado a vedere se il signor Ttt può riceverla per un minuto. Di che si tratta, dunque? L’uomo si mise a imprecare senza più freno, come se lei gli avesse dato una martellata su un dito. – Gli dica che siamo venuti dalla Terra e che è la prima volta che si verifica un fatto simile! – Quale fatto? – ma levò prontamente la mano. – Poco importa. Torno subito. S’udì uno scalpiccio allontanarsi nella casa di pietra.

INDIVIDUARE INFORMAZIONI

Informazioni esplicite e implicite

Q uale dote particolare possiede la signora Ttt? …………..........................……………………………………...............………. …………..........................……………………………………...............……….

C ome è chiamato dagli uomini il pianeta sul quale vive la signora Ttt? …………..........................……………………………………...............……….

Q uale atteggiamento ha la signora Ttt nei confronti degli umani? …………..........................……………………………………...............………. …………..........................……………………………………...............……….

Ray Bradbury, Cronache marziane, Mondadori

CONTENUTO E FORMA DEL TESTO

Struttura del testo

Q uale tra queste conclusioni sceglieresti? Conclusione con domanda Il capitano Williams rimase molto perplesso dopo questo incontro. Riuscirà a stabilire rapporti amichevoli con gli abitanti di Tyrr?

Conclusione normale Dopo cinque minuti la signora Ttt tornò e disse: – Mio marito è felice di incontrare voi terrestri. Entrate, vi aspetta di sopra.

Conclusione con commento Il capitano Williams rimase esterrefatto: non si aspettava una reazione del genere. Si domandò se fosse valsa la pena affrontare un viaggio così lungo. Racconto di fant

ascienza

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Gli alieni ci spaventano? Impariamo ad “addomesticare” la paura.

GLI EXTRATERRESTRI MI FANNO PAURA

LIF E SKILLSi co m p etenz e

d v ita

GESTIONE DELLE EMOZIONI Questo racconto parla di paura. Inizia con la paura degli extraterrestri, cioè di qualcosa che non si conosce. Ciò che non si conosce fa paura, ma a volte anche ciò che si conosce fa paura. Qual è il rimedio? Riuscire ad addomesticare le proprie paure!

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rafico

Racconto autobiog

Io ho un conto in sospeso con gli extraterrestri. Okay, personalmente non mi hanno fatto niente: non è, per capirsi, che siano venuti a cercare me, a chiedere di Luca, e poi a farmi qualcosa di extraterrestre. No, non li ho mai visti. È che mi fanno paura: non so se ci sono, ma tutti ne parlano. Quindi magari ci sono e non si fanno vedere. E se ci sono e non si vedono, rientrano nella categoria “cose che fanno paura”. A me parlare delle mie paure fa paura, e quindi non ne parlo. E non è facile. La mia amica Valentina è esperta in paure: cioè, non voglio dire che sia paurosa. È che conosce molte paure, e un po’ le ha provate tutte. Insomma, è un’esperta. Io, in confronto, non so niente: ho avuto qualche piccola paura, ma che vale poco. Mi fanno paura i film di paura (ma questo credo non valga), le interrogazioni, le vespe che si infilano sotto la maglietta (ma anche questo credo non valga, a chi non fanno paura?) e le persone con le scarpe di colore rosso. Già, e gli extraterrestri. È per questo che dovevo parlare con Valentina, ed è di questo che dovevo parlare con Valentina. Come fa Valentina con le paure? Ci convive? Riesce ad addomesticarle? Dopo che le ha addomesticate, le paure fanno le fusa o scodinzolano? Valentina mi ha detto che lei non sa come fa con le paure. Certo non ne parla con i grandi, che domande. E ride. Ah, Valentina ha questa cosa, che ride: a volte quando è nervosa, a volte quando sta scoprendo o nascondendo qualcosa. Insomma, Valentina non lo sa. Ma ride. Le chiedo come farebbe con gli alieni, gli extraterrestri, gli ufo. Il suo consiglio è di capire cosa hanno in comune con me: cioè, fino a che punto sono anche io extraterrestre? È un consiglio bizzarro, che temo mi sarà poco utile. Beniamino Sidoti, Fantascemenze, Edizioni EL


TEMATICHE LA TERRA

Il nostro mondo, la Terra Terra: ambienti, paesaggi, persone diverse da scoprire, da apprezzare, da conoscere. Per noi la Terra non deve avere confini‌ Anzi no, uno solo deve essere il confine: quello tra il rispetto e il non rispetto del nostro pianeta, di chi e di ciò che su di esso vive.

Didattica partecipata

In questo capitolo troverai racconti umoristici, lettere, testi poetici, leggende, testi espositivi e descrittivi, racconti realistici e d’avventura, testi argomentativi che parlano della TERRA TERRA.

U.A. 4


Conosciamo davvero il nostro pianeta e i suoi ambienti?

CONTENUTO E FORMA DEL TESTO

Scopo

Pensando allo scopo che si è prefissata l’autrice, come cambieresti il titolo di questo testo? C ome ci inganna la geografia E rrori di geografia U n racconto per gli ingenui SIGNIFICATO DEL TESTO

Inferenze

R ispondi. 1 Che cosa significa la frase “Ciò che l’A frica perde non è perso per tutti”? 2 In che modo le foreste sono sacrificate per dare spazio all’agricoltura?

SCOPRIRE LA TERRA Dall’Atlante Volevo saperne di più sulla Terra del Fuoco: forse c’era qualche piatto locale a base di peperoncino rosso! Un paese che si chiama Terra del Fuoco deve essere almeno un po’ infuocato nel cibo, è logico. Rimasi delusa. Non era un posto per niente infuocato: c’erano nientemeno che i pinguini. A dispetto del nome, faceva freddo nella Terra del Fuoco! Come ci inganna la geografia! Se uno è ingenuo, ci crede. Crede che nell’Oceano Pacifico non si litighi mai e che non ci possano essere navi da guerra. Crede che nell’isola di Pasqua sia ogni giorno Pasqua. Crede che nella fossa delle Marianne abitino belle signore che si chiamano Marianna. Un ingenuo può credere che la Foresta Umbra sia in Umbria. Errato. Si trova nientemeno che in Puglia! Anna Petter, La ragazza che fabbricava notti, Rizzoli

Dallo spazio Stazione spaziale, 9 marzo Caro John, siamo a 750 chilometri dalla Terra. Tempeste e sabbia soffiano dal Sahel e dagli altri grandi deserti africani. Pare che questa polvere vada a depositarsi in America Latina e renda più fertile il terreno. Ciò che l’Africa perde, non è perso per tutti. L’emisfero nord scintilla di un bianco fantastico. I grossi blocchi di ghiaccio alla foce del fiume San Lorenzo cambiano forma tutti i giorni. In Amazzonia la foresta brucia e si può vederne il fumo dallo spazio. Le foreste vengono sacrificate per far posto alle coltivazioni. La fitta vegetazione arretra davanti a queste ferite brune. E le città del mondo sono facilmente distinguibili dal paesaggio che le circonda, sempre polveroso e sterile. Nel suo insieme la Terra, comunque, resta uno splendore. Sogni d’oro, John. Jerry Linenger, in “Il Venerdì di Repubblica”

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o

Racconto umoristic Lettera


La Terra e i poeti

QUANDO Quando l’ultimo albero sarà stato abbattuto, l’ultimo fiume avvelenato, l’ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro. Piede di Corvo, Piedineri

VIVI IN QUESTO MONDO

ivica Educazione c Prendiamoci cura della Terra

F ormate dei gruppi. Ogni gruppo sceglie un ambiente (mare, bosco, città, fiume, cortili e giardini che frequentate…). R accogliete immagini che illustrano l’ambiente pulito e l’ambiente inquinato. O gni gruppo discute su quali siano le cose che anche i bambini e le bambine possono fare per migliorare l’ambiente. S crivete le conclusioni. E sponetele alla classe.

Non vivere su questa Terra come un inquilino o come un villeggiante nella natura. Vivi in questo mondo come se fosse la casa di tuo padre. Credi al grano, alla terra, al mare, ma prima di tutto ama l’uomo. Senti la tristezza del ramo che secca, del pianeta che si spegne, della bestia che è inferma, ma prima di tutto la tristezza dell’uomo. Che tutti i beni terrestri ti diano a piene mani la gioia, che l’ombra e la luce ti diano a piene mani la gioia, che le quattro stagioni ti diano a piene mani la gioia, ma prima di tutto che l’uomo ti dia a piene mani la gioia. Nazim Hikmet, Poesie, Einaudi

Testo poetico

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Un ambiente freddo: tra i ghiacci del Polo.

LA MONTAGNA NEL MARE

SIGNIFICATO DEL TESTO

Significato delle parole

I ceberg : massa di ghiaccio galleggiante nel mare. L’autore scrive aisberg anziché iceberg perché è proprio come se stesse parlando, raccontando.

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Ci sono montagne di ghiaccio che vanno per il mare e si chiamano aisberg. Vengono dal Polo Nord o da lì vicino, portate dalle correnti marine, e man mano che scendono verso la pancia del mondo si sciolgono nell’acqua sempre più calda, fino a diventare piccole come ghiaccioli e poi a scomparire del tutto, mescolandosi all’acqua salata. Una volta, un orso polare bianco come il latte zuccherato si mise in testa di scalare un immenso aisberg che navigava lentamente vicino al polo, in modo che, come si usa in questo genere di imprese, quella gran cima prendesse il suo nome. Così l’orso si armò di corda, chiodi e piccozza (la pelliccia ce l’aveva già addosso) e cominciò la scalata. Da principio faceva più scivolate all’indietro che passi in avanti, dato che il ghiaccio è la cosa più liscia che si possa immaginare e anche per la sua scarsa esperienza di arrampicatore. A poco a poco, capitombolo dopo giravolta, cominciò a usare meglio i suoi chiodi, la piccozza e anche i robusti unghioni delle sue zampe, tanto che in una settimana riuscì a salire di una ventina di metri. La scalata era così lenta perché l’orso doveva mangiare e siccome sugli aisberg non cresce niente di vegetale e nemmeno di animale, lo scalatore tornava due volte al giorno al livello del mare e si tuffava per catturare qualche pesce o qualche foca perduta. Ogni volta, poi, risaliva per la strada nota fino al punto di prima, e da lì scavava faticosamente qualche altro passo nel ghiaccio ripido e duro. Nel frattempo, l’aisberg navigava lentamente verso il sud, ma l’orso non se ne accorgeva, tutto intento com’era alla sua impresa. Movendosi lentamente verso sud, l’aisberg attraversava però acqua e aria sempre meno fredde e lentamente si scioglieva, diventando sempre più piccolo e basso.


Scala di giorno, scala di notte (l’orso dormiva pochissimo, essendo da poco finito il letargo) piano piano si avvicinava alla cima, mentre alle sue spalle l’acqua del mare avanzava. A un certo punto capitò che l’orso, svegliandosi da un pisolino dopo una salita molto faticosa, si trovò con le zampe nell’acqua salata. Pensò di essersi addormentato dopo la colazione in riva al mare e, rimproverandosi per la pigrizia, si rimise in cammino verso la cima, che gli sembrava ora vicino come mai l’aveva veduta. L’orso si trascinava verso la cima, mentre l’aisberg si scioglieva nel mare come una torta di gelato in un tiepido brodo. Quando il tenace scalatore arrivò sulla cima si voltò per vedere il panorama, ma scoprì il mare tutto intorno e così vicino che se si fosse sdraiato avrebbe bagnato il muso da una parte e il sedere dall’altra. Ormai non c’era più nessuna montagna a cui dare il suo nome. In piedi su quella lenticchia di ghiaccio, accaldato e traballante, l’orso lanciò allora un urlo così pieno di delusione e di stanchezza che lo sentì Nettuno, il dio del mare, e si mosse a compassione. Ci fu all’improvviso un gran mulinello di onde, spruzzi azzurri e verdi si sollevarono intorno, mentre le zampe dell’orso si trasformavano in grosse pinne e la pelliccia diventava una lucida pelle adatta al mare. L’orso era andato alla montagna, ma la montagna era andata al mare, e adesso nel grande oceano nuotava un nuovo animale felice, che si chiamava orso marino. Roberto Piumini, Il giovane che entrava nel palazzo, NER

RIASSUNTO

Dallo smontaggio alla sintesi

CONTENUTO E FORMA DEL TESTO

Espressioni figurate

L’a utore utilizza alcune espressioni figurate, come “pancia del mondo”, “latte zuccherato”, “torta di gelato in un tiepido brodo”. In questo modo, con poche parole riesce a esprimere un concetto vasto e a far immaginare la situazione. Prova tu a utilizzare un’e spressione figurata per rappresentare: u n orso molto cattivo, feroce e aggressivo: ………....………….……................…………….............................……………………………………....

il Polo Nord, punto più settentrionale del globo: ………....………….……................…………….............................……………………………………....

l’acqua che si solidifica e prende una particolare forma: ………....………….……................…………….............................…………………….

S ul quaderno, completa le frasi chiave dello smontaggio. U n giorno, un orso polare… P iù volte l’o rso polare… L’iceberg… L’orso non si accorge… L’orso si ritrova… Il dio Nettuno… S egna con delle parentesi le sequenze cui si riferiscono le frasi chiave. Sul quaderno, riassumi il racconto collegando le frasi chiave. Q ual è la sintesi di questo racconto? Leggenda

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Un ambiente africano: il deserto.

IL DESERTO PIÙ GRANDE DEL MONDO Tutti lo sanno, e lo sapete anche voi, che il deserto più grande del mondo è il Sahara: una cintura di circa duemila chilometri, lunga dall’Atlantico al mar Rosso. L’immagine sbagliata che si ha del Sahara è quella di una distesa infinita di soffici colline di sabbia. Questo è solo uno dei tipi di deserto. Nei deserti l’aspetto più comune è l’estensione più o meno pianeggiante di sassi, pietre e rocce. Qua e là, nei deserti meno deserti, c’è qualche ciuffo verde, più o meno secondo la pioggia che cade o la presenza di acqua. Nel Sahara, dove c’è un pozzo c’è l’oasi, dove c’è l’oasi possono vivere gli uomini e abbeverarsi i cammelli. Sette-otto centimetri di pioggia all’anno nelle zone più fortunate, soltanto tre-quattro nelle meno favorite, non sono un gran che per le piante e gli animali cui è capitato di vivere lì, eppure nei deserti c’è vita animale e vegetale. Gli animali più simpatici dei deserti sono i topi corridori e saltatori, simili a canguri in miniatura. Vivono in schiere numerose e fanno provvista nella stagione migliore, quella della pioggia, se viene: radici, larve e semi, portano tutto a casa per i tempi più duri. Tra i vegetali c’è la grande famiglia dei cactus. Sono piante che hanno in genere foglie trasformate in spine e, cosa più importante, hanno fatto del loro corpo un immenso serbatoio d’acqua. Si sono inoltre creati una rete finissima di radici bene allargate che, in pochi istanti, arrivano ad assorbire anche una tonnellata d’acqua (quando c’è). Una volta all’anno i cactus fioriscono con fiori di vivi colori e spesso delicatamente profumati. INDIVIDUARE INFORMAZIONI

Informazioni esplicite

Q uali sono i tipi di deserto citati nel testo? S abbia. S abbia, sassi, pietre e rocce. S assi, pietre e rocce. C he cos’è un’oasi? C ome fanno i cactus a sopravvivere nel deserto?

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Testo espositivo


Nel deserto la vita non è facile.

SIDÌ TRA LE DUNE Il viaggio attraverso la brousse (leggi brus) è appena cominciato. La brousse è la terra dei nomadi, dei cammelli, delle oasi, uno spazio sconfinato di sabbia e arbusti situato tra l’Oceano Atlantico e il Sahara. La brousse è la vera casa per gli abitanti del deserto. Un pozzo ben fornito e qualche acacia in fiore garantiranno acqua e ombra per il giorno seguente. Al riparo sotto la tenda, tra i silenzi delle dune, Sidì, il figlio del capo carovana, ascolta i rumori della notte. Sidì ha quattordici anni e possiede un cammello tutto suo dal pelo biondo. Sidì conosce bene quella vita nomade alla ricerca di nuovi pascoli. Le giornate della carovana sono scandite dalla temperatura che aumenta man mano che il sole si avvicina a mezzogiorno. Le notti, invece, sono fredde e dedicate al riposo o alle veglie attorno al fuoco. Tra le dune, la sera precedente, alcune iene hanno latrato a lungo. Anche se tutti sanno che questo animale non assale l’uomo, il latrato della iena mette i brividi, e solo il calore delle voci attorno al fuoco allontana la sottile inquietudine. Alle cinque del mattino la carovana riprende il suo viaggio. La sera precedente tutto è stato impacchettato nelle sacche di cuoio. Ora vengono aggiunte solo le teiere, che tintinnano contro i bicchieri da tè, i mazzi di menta e i pani di zucchero, ben avvolti nella tela chiara. Alle cinque del mattino bisogna sbrigarsi, mettersi in marcia prima che faccia troppo caldo. Il vento della notte ha levigato la sabbia e i bambini giocano a lasciare le loro impronte in quel tappeto morbido e fresco. È proprio ora di partire. Mohamed Ould Barnaoui, Sidì e i segreti dell’Africa, Africa ’70

INDIVIDUARE INFORMAZIONI

Informazioni esplicite

S ottolinea le risposte alle domande, utilizzando i colori corrispondenti. Che cos’è la brousse ? Chi è Sidì? Perché la carovana parte alle cinque del mattino? Le iene sono animali pericolosi per l’uomo?

SIGNIFICATO DEL TESTO

Significato delle parole

Scrivi i contrari di: n omade: ............................................................................ v eglia: .................................................................................

Testo descrittiv

o

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Un´isola sperduta nell´oceano: l´isola di Pasqua.

LA SCELTA DEL CAPO SIGNIFICATO DEL TESTO

Significato delle parole

S enza usare il dizionario, scrivi sul quaderno il significato delle parole in colore nel testo.

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Pasqua, in mezzo all’Oceano Pacifico, è una piccola isola che per montagna ha un solo vulcano spento e per popolazione gente dolce e intelligente, che non farebbe male a nessuno. Ma più che della gente tranquilla, i libri parlano delle enormi teste di pietra che, in fila sulla costa a intervalli regolari, guardano il mare. Si dice che siano antichissimi monumenti funerari, di figure religiose: ma nessuno ne sa la vera origine e il significato. E a Pasqua ci sono altri misteri. Sparse sull’isola, molte sculture in rilievo rappresentano un uomo dalla testa di uccello; su altre pietre, chiamate “Rongo-rongo”, sono scolpite scritture che nessuno sa interpretare. Pasqua è sola in mezzo al mare, ma a rompere la sua solitudine ci sono, a poca distanza dall’isola, degli scogli, piccoli isolotti disgraziati sui quali sarebbe difficile trovare un filo d’erba, e più ancora il muso vivace di un topo. Sono rocce giallastre, asciutte e tormentate; sembrano, e forse sono, enormi scaglie lanciate in mare dal vulcano quando era in esplosione, rimaste là ad arroventarsi al sole, a impregnarsi di sale. L’unica vita sugli scogli è quella degli uccelli. Su alcuni stanno le rondini di mare; su altri, come per una muta divisione di stati, i gabbiani, bianchissimi e alteri. Quasi del tutto coperti dallo sterco degli uccelli, soltanto a tratti gli scogli mostrano il colore giallastro o bruno della roccia. Due di questi sassi sciagurati sono importanti nella nostra storia, e sono i più grandi. Il primo, vicino all’isola, si chiama Motu-Nui. È dominio delle rondini di mare, e dista dalla costa di Pasqua mezzo miglio marino.


CONTENUTO E FORMA DEL TESTO

Tipologia testuale

Molto e molto tempo fa, all’inizio di ogni primavera, al fiorire della palma nana, avveniva la regata di Motu-Nui. Non era una semplice gara, fatta per completare una festa, o per far sfogare i giovanotti: la regata di Motu-Nui decideva chi avrebbe comandato, chi avrebbe fatto giustizia sull’isola, aiutato dal consiglio degli anziani, per un anno intero. Ogni uomo di Pasqua non troppo giovane o vecchio partiva sulla sua canoa di giunco al suono fervido di molti tamburi, e puntava remando su Motu-Nui. Bisognava arrivare allo scoglio, trovare tra le fessure della roccia un uovo di rondine marina, metterlo in bocca, tornare sulla canoa e remare verso l’isola, mentre i tamburi continuavano a suonare. Giunti sulla spiaggia, sempre tenendo l’uovo intatto in bocca, si dovevano toccare con quello i tamburi che, appena sfiorati, smettevano di suonare. Chi riusciva a far tacere così i tamburi aveva vinto. Se accadeva che tornassero insieme in due, il vincitore era colui che faceva tacere il maggior numero di tamburi, che erano in numero dispari: ma questo accadeva molto raramente. La regata di Motu-Nui esisteva da sempre. Anche i più anziani ricordavano di averla vista fin da piccoli; nessuno sapeva come fosse nata o chi avesse inventato le sue regole, e nessuno se lo domandava. Ogni uomo dell’isola, tranne i più deboli, aveva fatto la gara. Ogni uomo, per un certo periodo della sua vita, si era allenato correndo su e giù per le pendici del vulcano con un uovo in bocca. Ogni uomo aveva pensato di poter essere un buon capo. Roberto Piumini, Motu-Iti, l’isola dei gabbiani, Einaudi Ragazzi

In questo testo si possono distinguere chiaramente due tipologie testuali. Quali? E spositiva e narrativa. E spositiva e argomentativa. Scopo

Q ual è lo scopo dell’autore? F ornire informazioni su un argomento. S olo raccontare un avvenimento del passato. SIGNIFICATO DEL TESTO

Inferenze

Questa è la rappresentazione dell’uomo uccello.

S i tratta di: un’incisione rupestre. una pittura rupestre. Racconto realis

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Un ambiente di mare: la Polinesia.

A PESCA DI NACRE Atemi era nato in un’isola della Polinesia dove la vita quotidiana si basava sulla raccolta e la .............................................................................................. di una grande conchiglia chiamata nacre. Atemi sapeva nuotare sott’acqua, ma non in profondità. Nell’atollo dove viveva s’immergeva nelle zone delle barriere coralline poco profonde da quando aveva imparato a nuotare, passava molte ore ogni giorno nella laguna antistante il villaggio. Sapeva immergersi qualche metro e restava sotto a lungo perché aveva un’ottima apnea. Poteva così osservare attentamente la vita della scogliera, usando gli occhialini da immersione di suo padre. A dieci anni Atemi veniva imbarcato solo raramente con i pescatori. In quelle occasioni non si sentiva più “il piccolo” della famiglia: – Adesso sono grande e forte – esclamava quando suo padre lo portava alla raccolta delle .............................................................................................. Usando un secchio con il fondo di vetro, Atemi in quel cielo d’acqua limpida e trasparente seguiva con lo sguardo gli uomini immersi. Gli apparivano come grandi uccelli in volo. Lui comprendeva quanto fosse faticoso il lavoro di suo padre e degli altri uomini nella discesa dalla superficie verso il fondo. Ognuno si afferrava a una lunga corda legata a un piombo e così scendeva velocemente. La stessa corda li aiutava poi quando risalivano. Suo padre, a ogni metro di discesa, equilibrava la pressione dell’acqua tappandosi il .............................................................................................. e soffiando l’aria nelle orecchie. Arrivato sul fondo iniziava a raccogliere e a depositare le nacre nel cesto di vimini.

SIGNIFICATO DEL TESTO

Significato delle parole

C ollega ogni termine al significato corrispondente.

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Nacre

Asta fissata alla barca per darle stabilità.

Apnea

Sospensione volontaria del respiro.

Bilanciere

Ostrica perlifera.


SIGNIFICATO DEL TESTO

Atemi viveva con angoscia quelle lunghe immersioni, anche se sapeva quanto fosse resistente suo padre e quanto fosse saggio nel muoversi adagio per non affaticarsi. Strappava le nacre al fondale e le ammassava nel cesto, sino al limite della sua resistenza. Quindi risaliva, afferrandosi alla corda. Atemi lo aiutava a rimontare sulla piroga e a tirare a bordo la cesta con il carico, a vuotarla e gettarla nuovamente in acqua, dove il padre sarebbe ridisceso dopo essersi riposato. Il ragazzino sapeva manovrare la sua imbarcazione all’interno della laguna, ma un giorno decise di sfidare l’oceano. Andò verso la spiaggia dove c’era la piccola .........................................................................................., la mise in acqua e, dopo averla spinta per molti metri, si issò a bordo dalla parte del bilanciere. Si mise a vogare adagio. In quel punto la barriera di corallo distava dalla spiaggia un centinaio di metri e Atemi andava verso di lei, verso la sua linea bianca di schiuma. Fissava le onde che via via si gonfiavano e le contava: ogni sette onde piccole, una grande, enorme. Per uscire dalla laguna in oceano aperto doveva attendere che l’onda grande scavalcasse la .............................................................................................. coprendo tutto. Il ragazzo si mise in posizione. Passarono le sette onde piccole: era giunto il suo momento. Atemi diede un colpo di remo a destra e uno dalla parte del bilanciere. L’acqua si alzava verde e sottile come una lastra di cristallo, dentro si vedevano guizzare ombre nere di pesci. L’acqua raggiunse la piroga, che scivolò al di là della barriera. Un colpo di remi, due, dieci. Profondi ed esatti. La piroga salì verso la cresta e galleggiò libera sull’oceano. L’onda che Atemi aveva scavalcato si rompeva alle sue spalle, sui coralli. Atemi aveva affrontato l’oceano e l’aveva vinto. Folco Quilici, Storie del mare, Mondadori

Relazione tra gli elementi del testo

N el testo mancano queste parole: vendita • nacre • barriera • naso • piroga Deduci dal contesto il punto in cui vanno inserite e scrivile. Ordine dei fatti

S egna con una X la sequenza corretta delle azioni che il pescatore di nacre compie. Si afferra a una corda per immergersi. E quilibra la pressione dell’acqua nelle orecchie. S trappa le nacre dal fondo. L e ammassa nel cesto. Risale attaccandosi alla corda. S ale sulla piroga. T ira a bordo il cesto. E quilibra la pressione dell’acqua nelle orecchie. S i afferra a una corda per immergersi. S trappa le nacre dal fondo. Risale attaccandosi alla corda. A mmassa le nacre nel cesto. S ale sulla piroga. T ira a bordo il cesto. Racconto realis

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La foresta: il regno dell´avventura.

RIASSUNTO Fabula

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R ispondi per individuare gli avvenimenti che costituiscono la fabula. 1 Dove piantarono l’accampamento i protagonisti? 2 C he cosa fecero Lakon-Tay, sua figlia Len-Pra e Roberto dopo aver piantato l’accampamento? 3 C he cosa udirono all’improvviso? 4 C hi appar ve nella foresta? 5 C he cosa fa l’animale?

LA SCIMMIA LOTTATRICE DELLA GIUNGLA Continuarono la marcia avanzando in regioni sempre più selvagge, poi si arrestarono in piena foresta per riposarsi. Per precauzione circondarono l’accampamento con una cinta di bambù incrociati, per impedire ai cavalli di allontanarsi e di cadere sotto le unghie di qualche tigre. Il generale Lakon-Tay, sua figlia Len-Pra e il dottor Roberto presero le loro carabine e si inoltrarono nella foresta, avendo la precauzione di incidere la corteccia degli alberi per non correre il rischio di smarrirsi in quell’intricato percorso. Si ritrovarono in mezzo a un vero caos di vegetali, i quali permettevano a malapena il passaggio di una scimmia, tanto crescevano uniti e tanta era la moltitudine delle piante parassite che s’attorcigliavano attorno ai tronchi e s’aggrovigliavano ai rami, per poi pendere fino al suolo in festoni enormi. Di quando in quando Roberto e il padre della fanciulla incappavano in certe tele di ragno così resistenti che non sempre cadevano al primo urto e si appiccicavano vischiosamente ai loro vestiti. All’improvviso un urlo stridente ruppe il silenzio! – Che cos’è? – chiese la giovane. Il generale corrugò la fronte e disse: – Pessima selvaggina, sarà meglio evitarla! – Non sarà una pantera? – chiese Roberto. – No, è un animale forse ancora più pericoloso, se colui che esso aggredisce tenta di difendersi. Un altro grido, più forte e più vicino, ruppe ancora il profondo silenzio che regnava nella folta foresta. – Sì, è un thu-vac, e forse ci ha scorti e viene verso di noi – disse il padre della giovane. – Eccolo che avanza. Non temete, lasciatevi atterrare e non farà del male a nessuno. I thu-vac sono sempre di buon umore!


Il dottore si voltò velocemente, udendo un fruscio di fronde, e vide avanzare una scimmia alta più di un metro e mezzo, di forme massicce, con due braccia grosse e muscolose. Aveva un aspetto ferocissimo, con quei suoi occhietti neri incavati e quella bocca larga, armata di denti aguzzi e solidi, e che andava da un orecchio all’altro. – La scimmia che ride! – esclamò Roberto, gettandosi dinanzi a Len-Pra per proteggerla. – No, è un thu-vac, una scimmia lottatrice. – La freddo con una fucilata in mezzo al petto. – Non commettete una simile imprudenza, dottore – s’affrettò a dire Lakon-Tay. – Forse non è sola, e le sue compagne non tarderebbero a vendicarla. Lasciate che si accosti; anzi, deponete il fucile. Il quadrumane si era fermato a pochi passi dai cacciatori, guardandoli con una certa curiosità. Il thu-vac guardò attentamente Roberto, poi si lasciò sfuggire un grande scoppio di risa. A un tratto però assunse un aspetto feroce, allungò le braccia e tentò di afferrare il dottore, il quale invece si ritrasse velocemente, cercando di atterrarlo. Il thu-vac, con uno slancio fulmineo, si gettò sull’avversario, afferrandolo strettamente per i fianchi e scuotendolo. Il dottore comprese subito che sarebbe stata una follia tener testa a quel quadrumane: e infatti si trovò con le gambe in aria. Il thu-vac lanciò un grido di vittoria; poi, contentissimo di aver atterrato l’avversario, si allontanò tranquillo, dondolandosi comicamente, e scomparve nel fitto della boscaglia. Emilio Salgari, La città del re lebbroso, Rizzoli

SIGNIFICATO DEL TESTO

Significato delle parole

C erca sul dizionario il significato della parola “carabina”. CONTENUTO E FORMA DEL TESTO

Struttura

S egna con delle X gli elementi del racconto d’avventura presenti in questo testo. A mbiente selvaggio. P resenza di più personaggi. D ifficoltà da affrontare. C olpo di scena. S egna con parentesi colorate le parti descrittive.

L e descrizioni sono: s oggettive. o ggettive.

LEGGERE BENE

Leggi di nuovo il testo dando la giusta intonazione. Le parole che introducono i dialoghi ti aiutano a trovare sfumature di espressioni diverse.

Racconto d’avve

ntura

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CIVICA E N O I Z A C EDU LIF E SKILLSi

d v ita co m p etenz e

RISOLVERE PROBLEMI Il problema del cambiamento climatico potrebbe sembrarti un problema più grande di te. In effetti è un problema cui tu singolarmente non puoi dare soluzione. Però, se cominciamo a vedere il problema, insieme ce la faremo! Tutti i grandi problemi possono essere risolti, mettendo insieme le piccole soluzioni che oGNUNo DI NoI trova.

LA NOSTRA CASA È IN FIAMME (dal discorso di Greta Thunberg) Sono qui per dire che la nostra casa è in fiamme. Secondo l’IPCC*, mancano meno di dodici anni al momento in cui non avremo più la possibilità di rimediare ai nostri sbagli. In tema di cambiamento climatico dobbiamo riconoscere di aver fallito. Ma l’homo sapiens non ha ancora fallito. O meglio, stiamo fallendo, ma c’è ancora tempo per capovolgere la situazione. Risolvere la crisi climatica è la sfida più grande e complessa che l’homo sapiens abbia mai dovuto affrontare. La soluzione principale, tuttavia, è così semplice che persino un bambino è in grado di capirla. Dobbiamo bloccare le emissioni di gas serra. O lo facciamo o non lo facciamo. Voi dite che nella vita non c’è solo il bianco e il nero. Ma è una bugia. Una bugia molto pericolosa. O evitiamo un aumento della temperatura di 1,5 gradi oppure no. O scegliamo di voler esistere ancora come civiltà oppure no. E questo è bianco o nero. Non ci sono grigi quando si parla di sopravvivenza. Dobbiamo compiere una scelta. Dobbiamo avviare un’azione trasformatrice che salvaguardi le condizioni di vita delle generazioni future. Oppure possiamo continuare a fare tutto quello che abbiamo sempre fatto, e fallire. La decisione spetta a voi, a me. Gli adulti continuano a dire: – Dobbiamo dare speranza ai giovani. Ma io non voglio la vostra speranza. Non voglio che siate ottimisti. Voglio che siate in preda al panico. Voglio che proviate la paura che io provo ogni giorno. Voglio che agiate come fareste in un’emergenza. Voglio che agiate come se la vostra casa fosse in fiamme. Perché lo è. Greta Thunberg, La nostra casa è in fiamme, Mondadori *IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change – Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico, formato da organismi ONU)

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T


TEMATICHE LO SPORT

Tanti parlano di sport sport… non molti lo praticano. Lo sport fa bene al corpo perché irrobustisce i muscoli, al cervello perché sviluppa la capacità di reagire a movimenti e situazioni, al carattere perché aiuta a vincere le proprie paure, a confrontarsi e a stare insieme agli altri per raggiungere uno scopo comune.

Didattica partecipata

In questo capitolo troverai racconti realistici, testi poetici, testi argomentativi, racconti umoristici, testi espositivi, lettere, racconti fantasy, testi teatrali che parlano di SPORT SPORT.

U.A. 5


Nello sport è importante vincere, ma è ancora più importante imparare a migliorarsi.

NOI ABBIAMO GIÀ VINTO

LETTURA CRITICA

Leggendo questo testo puoi capire quanta fatica hanno fatto i ragazzi protagonisti del racconto per acquisire sicurezza e fiducia in se stessi. La lettura di questo racconto quali emozioni ha suscitato in te? È riuscito a incoraggiarti e a stimolarti?

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È il gran giorno, l’ultima di campionato. Se le Cipolline vinceranno in casa dei Diavoli Rossi, balzeranno al primo posto in classifica e a maggio potranno disputare la finalissima contro l’Accademia Blu. Durante il viaggio, l’allenatore si alza e, passeggiando tra i sedili, fa un lungo discorso alla squadra: – Cari ragazzi, i Diavoli Rossi sono i campioni in carica, la squadra più forte di Milano, hanno due punti più di noi, sono i favoriti, ma anche se questa mattina ci batteranno, io voglio dirvi che noi il campionato l’abbiamo già vinto e voglio farvi i complimenti in anticipo. Sono orgoglioso di voi. Le Cipolline si guardano un po’ sorprese. Non si aspettavano tutti questi complimenti dall’allenatore, che giovedì era arrabbiato nero… L’allenatore Champignon prosegue: – Ti ricordi, Spillo, il provino nel cortile del mio ristorante? Non sapevi neppure che cosa fosse un pallone… Ora sei tra i portieri più forti del campionato. E tu, Dante? Ricordi quando la tua portinaia ti rincorreva con la scopa perché non sapevi calciare e colpivi tutti i suoi vasi? Ora nessuno ha il lancio preciso come il tuo. Vi ricordate quando Sara e Lara si presentarono al primo allenamento con gli occhiali da sole? Le nostre due gemelle sono diventate presto l’incubo di ogni attaccante. E ricordate Ciro quando ci spiava con il pallone da basket sotto il braccio? Finalmente ha realizzato il suo sogno di giocare con i piedi ed è stato preziosissimo.


Non avrete certamente dimenticato tutte le auto che abbiamo lavato per consentire a Becan di giocare con noi ai giardinetti. Oggi fa i cross più belli del campionato. E tu, caro Joao, abituato al sole brasiliano, quanto hai sofferto quest’inverno? Ma ora i campi si sono asciugati e i tuoi dribbling sbocciano come fiori! Tommi è stato un ottimo capitano. Poteva restare all’Accademia Blu a giocare con compagni più forti. Oggi avrebbe la certezza di partecipare alla finalissima, invece ha preferito giocare con i suoi amici, li ha aiutati a crescere con i suoi consigli, ha segnato i gol più importanti. L’allenatore fa una piccola pausa, si liscia il baffo destro, poi conclude: – Per questo dico che abbiamo già vinto il campionato, amici miei. Abbiamo fatto un’infinità di progressi. Le Cipolline, che un anno fa non esistevano, hanno la possibilità di raggiungere la finalissima! Ma se anche non dovessimo farlo, voglio che nessuno di voi si senta sconfitto. Noi abbiamo già vinto, e non per i nostri diciotto punti in classifica: abbiamo vinto perché siamo diventati una squadra vera, perché abbiamo sempre giocato da amici, qualche volta abbiamo fatto degli errori, come domenica scorsa, ma gli errori servono per diventare migliori. La partita di oggi non dev’essere un esame, ma una festa, perché noi l’esame lo abbiamo già superato. Non dovete avere il mal di pancia per la preoccupazione come quando si fa un’interrogazione importante… Contro i Diavoli Rossi voglio che giochiate con l’allegria dell’ultimo giorno di scuola! D’accordo, ragazzi? – Sì, mister!

SIGNIFICATO DEL TESTO

Idea principale

Q uale potrebbe essere lo slogan che, in poche parole, riassume l’idea principale che l’autore vuole comunicare? L e vittorie sportive ci fanno sentire più forti degli altri. L’allenamento è fondamentale per vincere una gara. L o sport ci ha aiutato a smettere di essere tanti UNO per diventare un GRUPPO. S ottolinea i motivi per cui l’allenatore è convinto che la sua squadra abbia già vinto anche se il campionato non è finito.

RIASSUNTO La fabula

Q uesti sono i titoli dei paragrafi. Metti in ordine logico e cronologico le tre frasi che riassumono le parti principali del racconto. Individua queste parti nel testo e segnale con parentesi colorate.

Luigi Garlando, Sognando la finalissima, Piemme

L ’allenatore ricorda i progressi delle Cipolline.

L’allenatore si complimenta con le Cipolline.

L ’allenatore illustra l’impresa.

Racconto realis

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Lo sport e i poeti

L ALA SINISTRA Mi chiamo Petra e ho cucito lo scudetto della mia squadra di calcio allo zainetto. Ho molta grinta e un fiato esagerato, ho fatto quattro gol l’anno passato! Gioco all’ala sinistra, e questo ruolo mi sta a pennello perché davvero volo! Volo e non sento chi mi ride dietro e dagli spalti grida: “Passa, Pietro!” Ecco il pallone… ho segnato in diagonale! Da grande voglio andare in Nazionale. Anna Sarfatti, Quante tante donne – Le pari opportunità spiegate ai bambini, Mondadori

ivica Educazione c I valori dello sport

Q uesti testi contengono due messaggi molto importanti. Per ogni messaggio, scrivi il titolo della poesia corrispondente. O gnuno ha il diritto di fare lo sport che vuole. ……………….......................................................

C on lo sport si acquisiscono valori molto importanti. ……………….......................................................

SIGNIFICATO DEL TESTO

Inferenze

S egna con delle X le due affermazioni corrette. Le puoi dedurre leggendo attentamente il testo. D agli spalti alcuni spettatori gridano “Pietro” perché: r itengono che il calcio sia un gioco per maschi. v ogliono prendere in giro la bambina. v ogliono insultare la bambina.

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Testo poetico

LA PARTITA Il momento della partita è bello come la vita. C’è qualcosa da conquistare per cui vale la pena di lottare. E c’è il rispetto per l’avversario il cuore unito con i compagni: il sacrificio di corsa e salti si fa per questo bel gusto vario. La differenza non è tra vincitori e vinti, ma tra chi tira via la vita e chi si impegna con la vita, e quelli che danno l’anima, e giocano convinti. Davide Rondoni, Le parole accese, Rizzoli


Lo sport è superare i propri limiti senza odiare l´avversario.

SIGNIFICATO DEL TESTO

LO SPORT È DIVERTIMENTO Una cosa sola sembra raccomandabile: che vostro figlio, maschio o femmina che sia, possa esercitare uno sport e che possa scegliere quello che vuole, in piena libertà. Perché lo sport fa bene. Sul piano fisico, su quello mentale e su quello morale. Lo sport, quello vero, aiuta i ragazzi a capire gli altri e a lavorare insieme agli altri con generosità, rispetto e amicizia. Se è vero sport, cioè se non si riduce a una rissa per vincere e dimostrare la propria superiorità. Lo sport per i ragazzi dovrebbe essere divertente, liberamente scelto, coinvolgente e fonte di soddisfazione. Non dovrebbe essere agonistico, si dice. Lo si dice al punto che la legge impone la definizione di “non agonistico” per i certificati medici di idoneità alla pratica sportiva dei ragazzi. Ma che cosa si intende per “agonismo”? Se si intende l’odio per l’avversario, la sfrenata sete di successo, la giustificazione di qualsiasi eccesso, d’accordo. Allora l’agonismo va eliminato. Ma c’è anche chi sostiene l’esistenza di un “agonismo positivo”. Il quale non sarebbe altro che un agonismo nei confronti di se stessi, la ricerca di un progresso e di un superamento dei propri limiti, sempre in uno spirito di dignità e di rispetto per l’altro. Non un’aspirazione frenetica verso la vittoria, ma un costante tentativo di migliorare se stessi. In questo senso si potrebbe dire che lo sport non agonistico non esiste. Marcello Bernardi, Adolescenza, Fabbri Editori

Idea principale

L ’idea principale di questo testo è: lo sport fa bene se è agonistico. lo sport fa bene, ma non deve incitare all’o dio per gli altri. CONTENUTO E FORMA DEL TESTO

Scopo

Lo scopo dell’autore è: s piegare come i ragazzi dovrebbero affrontare uno sport. d are informazioni ai lettori sulle caratteristiche dello sport.

RIF LESSIONE sulla LINGUA

S port, come bar e altre parole, sono termini che, pur non essendo italiani, sono entrati nel nostro lessico abituale. Prova a definirli e, se possibile, a sostituirli con un altro termine. Testo argomen tativo

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Ci sono tanti motivi per scegliere uno sport.

PERCHÉ HO SCELTO IL RUGBY? … perché ho provato anche con la danza classica, ma non c’era il tutù della mia misura.

Gioco a rugby: mia mamma ha detto che se giochiamo in casa va bene, basta che non sia casa nostra.

… perché vado bene come sono: alto, basso, magro, grasso, lento, veloce.

… perché questa cosa che corri avanti e passi indietro sembra una contraddizione, invece, in pratica, è una gran confusione!

… perché è un gioco da persone forti, quando poi il gioco finisce… le persone restano.

… perché il medico ha detto che il nuoto fa bene, ma se nuoto bevo e il medico ha detto a mio nonno che… bere fa male.

… perché la mia mamma dice che l’ambiente dello sport è un ambiente pulito. È chiaro che non ha mai visto il nostro spogliatoio.

… perché il papà aveva detto che nel nuoto c’è più stile… però mio cugino giocava a rugby e si divertiva una cifra.

… perché sono una ragazza educata. Ieri ho camminato sul pilone avversario, ma prima ho chiesto permesso.

LETTURA CRITICA Maria Grazia Ciprandi - Tatiana Zampollo - Chicco Pessina, Te lo spiego io il rugby, A CAR Edizioni

188

o

Racconto umoristic

E videnzia la motivazione che ti sembra più divertente.


Perché non scegliere uno sport meno “di moda”?

IL RUGBY È NATO A RUGBY Il rugby è nato come uno sberleffo al calcio. Era il 1823 quando a Rugby, appunto, una cittadina inglese, durante una partita di pallone, uno studente irlandese, tale William Webb Ellis, stufo di tirar calci, prese il pallone tra le mani e, in barba alle regole, corse verso il campo nemico per fare gol. Gli avversari gli si gettarono contro per fermarlo e quello cercava di schivarli. Negli anni Venti, in Italia, un giorno qualcuno arrivò in un campo dove si giocava a calcio. Aveva tra le mani una palla ovale, portata dall’Inghilterra. Deve aver detto: – Ragazzi, buttate via quella palla tonda, giocate con questa! Con questa sì che ci si diverte! Vincenzo Cerami, L’arte del rugby, Einaudi

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Informazioni esplicite

S ottolinea le risposte alle domande, utilizzando i colori corrispondenti. Di che cosa si parla nel testo? Come è nato il rugby? Quando? Chi ha inventato il rugby? Dove? Perché?

PERCHÉ MI PIACE IL RUGBY È successo così: sono andato al campo con mio cugino, per vedere giocare un suo amico a rugby. C’erano tanti bambini. Stavano facendo un torneo: si divertivano da matti. Correvano, si spingevano, saltavano, si tiravano, rotolavano, facevano dei mucchi… quasi tutto quello che di solito mi dicono di non fare! Ma lì era permesso, perché c’erano le regole. Mi hanno detto che c’era anche il rispetto. Non ho capito tanto bene, ma ho visto che alla fine si davano tutti la mano e si applaudivano, anche se erano di squadre diverse. Boh, magari erano già amici, però mi è sembrato molto bello. Così ho detto che mi sarebbe piaciuto provare e dal mercoledì dopo sono diventato un giocatore di minirugby. Adesso gioco già da un anno e ho imparato tante cose, così ho deciso di spiegarle ai miei genitori, che sono entusiasti del rugby... ma non mi sembra che abbiano capito molto. Maria Grazia Ciprandi - Tatiana Zampollo - Chicco Pessina, Te lo spiego io il rugby, A CAR Edizioni

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Informazioni esplicite

S ottolinea che cosa piace del rugby al bambino. Racconto realis tico Testo espositivo

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Si può fare sport anche senza l´equipaggiamento da campione.

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Informazioni esplicite

S crivi il nome del bambino cui si riferisce ogni frase. È un bambino molto povero: .............................................................................................

G ioca solo per divertirsi: ............................................................................................

G ioca soprattutto per vincere: .................................................................. H a a disposizione un buon equipaggiamento sportivo: ............................................................................................

N on ha un’attrezzatura sportiva, ma si diverte ugualmente: ................................................... V ive in un paese di mare: ............................................................................................

CONTENUTO E FORMA DEL TESTO

Struttura del testo

S ottolinea gli elementi che caratterizzano una lettera.

Sommières, 15 aprile Caro Hamid, sono felice che la tua squadra abbia vinto la partita di pallone. Anche noi abbiamo vinto tre a uno. Consiglio: perché non provate a comprare palloni di cuoio? Quando sei piccolo puoi anche usare i palloni di gomma, ma poi, credo intorno ai sette anni, non servono più. E poi le scarpe chiodate. Che marca usate? L'equipaggiamento è importante per vincere. Fammi sapere. George

20 ap ri le

Ciao George,

e po i qu i m a pe r gi oc ar e, e, er nc vi r pe o pa llo ni no i no n gi oc hi am ar pe ch io da te o sc e ar pr m co ve i do tu tt i i no n ci so no po st et te re in si em e m a e ch an e m m a, a) , di cu oi o o di go no di no i ne ab bi cu al qu e ch e pr o (s em so ld i ch e ab bi am m pr ar e un a ba st an za pe r co ab o er bb re sa no n cr ed o ch e se ch e di ci . rc hé qu al si as i de lle co ce le to gl ia m o, pe pe ar sc le e ar r gi oc di . N oi in ge ne re pe ol e o tr op po gran cc pi po op tr no so be ne : o ed i qu an do no n ci va nn o m ai ia ca ld a so tt o i pi bb sa la è e er ac pi an te e E no n sa i ch e pi ti co ch e sa le da lle lle so un è a, en si co rr e e po i si fr la nu ca . le ga m be fi no al fa re fo rm ic ol a su pe r gr an de , qu el lo di ù pi e er ac pi il i gl ie rc E in ol tr e… vu oi to ov ia m o. i pa llo ni ?! tt o qu el lo ch e tr tu n co o m ia ch ri ca cc ia N oi i pa llo ni li fa bb a di tu tt o si va a im pr , ne llo pa un re Q ua nd o c’è da fa so . im m ag in i ch e sp as di st of fe , e no n ne , fa cc ia m o an no di am o be n be li i, it st ve i ti ol o. Un a vo lt a ra cc to nd e, ci gi oc hi am le er nd re r pe e, de lle gr os se pa lle Co n af fe tt o, Ha m id

Hamid, Anna Russo, Caro

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Lettera

izioni EL

fratello lontano, Ed


Non tutti amano lo sport.

OH NO! IL CALCIO! Quando la maestra ci porta a giocare in cortile, io mi incanto sempre a guardare l’albero con le foglie a forma di cuore, il tiglio. Mi immagino di arrampicarmi fin dentro la chioma, che è fittissima, e di scoprire lì in mezzo una specie di foresta magica. Insomma, mi invento una storia. E questo credo che abbia a che fare con quella storia del socializzare. Perché dopo un po’ arriva la maestra e mi fa, puntuale: – Dai, Nicolò, cosa stai a fare lì tutto solo, vai a giocare insieme a tutti gli altri, su! Solo che gli altri giocano tutti a calcio, gli altri maschi della classe, intendo, e io a calcio sono una schiappa, un vero disastro. E non parliamo di giocare con le femmine: mi prenderebbero in giro tutti quanti. Il problema, in realtà, non è che sono una schiappa. Anche da schiappa io ci giocherei a calcio, se mi piacesse. Il fatto è che proprio non mi piace, non mi diverte. Potrei giocare a calcio come papà suona il violino. Papà si è messo in testa di imparare a suonare il violino: ne ha comprato uno e va a lezione due volte alla settimana, invece di andare in palestra come fanno altri papà. Ora è convinto di saper suonare e invece è un vero strazio e fa venire la pelle d’oca a sentirlo, però lui si diverte. Ecco, io sarei contento di fare lo stesso con il calcio e invece sono uno strazio e nemmeno mi diverto. A me piacerebbe arrampicarmi sugli alberi, fare il pirata, leggere, giocare a Guerre Stellari… così resto incantato a guardare quel tiglio, a fantasticare, a inventarmi delle storie.

SIGNIFICATO DEL TESTO

Inferenze

D icendo “credo che abbia a che fare con quella storia del socializzare” il bambino intende dire che la maestra insiste perché: s i formino squadre di calcio. n essuno si isoli. CONTENUTO E FORMA DEL TESTO

Espressioni gergali

C on quale espressione puoi sostituire “sono una schiappa”? ................................................................................................... ...................................................................................................

In questo contesto le espressioni “essere una schiappa” ed “essere uno strazio” hanno significato molto simile o diverso? ...................................................................................................

Guido Quarzo, Il libraio sotterraneo, Salani

Racconto realis

tico

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Uno sport può essere veramente “fantastico”.

LO SPORT DI HOGWARDS – Bene – disse Baston. – Il Quidditch è abbastanza facile da capire, anche se giocare non lo è altrettanto. Ci sono sette giocatori per parte. Tre di loro si chiamano Cacciatori. – Tre Cacciatori – ripeté Harry, mentre Baston tirava fuori una palla di colore rosso brillante, all’incirca delle dimensioni di un pallone da calcio. – Questa palla si chiama Pluffa. I Cacciatori si lanciano la Pluffa e cercano di farla entrare in uno degli anelli per fare gol. Mi segui? – I cacciatori si lanciano la Pluffa e segnano quando la fanno passare attraverso gli anelli – recitò Harry. – Insomma… sarebbe un po’ come la pallacanestro su manici di scopa con sei anelli, ho capito bene? – Che cos’è la pallacanestro? – chiese Baston curioso. – Lascia perdere – si affrettò a dire Harry. – Ogni squadra ha un giocatore che si chiama Portiere… Io sono il Portiere del Grifondoro. Il mio compito è volare intorno agli anelli e impedire agli avversari di segnare. – Tre Cacciatori e un Portiere – ripeté Harry, ben deciso a ricordare tutto. – E giocano con la Pluffa. Va bene, questo l’ho capito. E le altre a che cosa servono? – chiese indicando le tre palle rimaste nella scatola. Baston porse a Harry una piccola mazza, che assomigliava proprio a una mazza da baseball. – Ora ti faccio vedere a che cosa servono i Bolidi – disse Baston. – I Bolidi sono questi due. E mostrò a Harry due palle identiche, nere come l’inchiostro e leggermente più piccole della Pluffa rossa. Harry notò che sembravano volersi liberare dalle cinghie che le tenevano ferme nella scatola.

RIASSUNTO

Organizzare le informazioni

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Rispondi, poi organizza le informazioni e scrivi il riassunto. 1 C he cosa propone Baston a Harr y? 2 C om’è composta ogni squadra di Quidditch? 3 Q ual è il ruolo dei giocatori? 4 C ome si svolge una partita?


– Stai indietro – Baston avvertì Harry. Si chinò e ne liberò una. La palla nera schizzò in aria all’istante, altissima, e poi si diresse dritta dritta verso la faccia di Harry. Lui la colpì con la mazza per cercare di impedirle di rompergli il naso, e la rilanciò zig-zagando in aria; la palla vorticò sopra le loro teste e poi si diresse su Baston, che ci si tuffò sopra e riuscì a inchiodarla al suolo. – Vedi? – disse ansimando Baston, che rimetteva a fatica il Bolide dentro la scatola, legandolo saldamente. – I Bolidi schizzano da una parte all’altra cercando di disarcionare i giocatori dalla scopa. Ecco perché ci sono due Battitori per squadra per proteggere i loro compagni di squadra dai Bolidi, e dirottarli contro l’altra squadra. Allora… pensi di aver capito tutto? – Tre Cacciatori cercano di segnare con la Pluffa; il Portiere difende i pali della porta; i Battitori tengono i Bolidi lontani dalla squadra – snocciolò Harry a memoria. – Ora, l’ultimo componente della squadra è il Cercatore, e quello sei tu. E tu non devi preoccuparti né della Pluffa né dei Bolidi… Baston pescò dentro la cassa e tirò fuori la quarta e ultima palla. A confronto con la Pluffa e i Bolidi era piccola, delle dimensioni di una grossa noce. Era d’oro lucente e aveva due tremule alucce d’argento. – Questo – disse Baston – è il Boccino d’oro ed è la palla più importante di tutte. È molto difficile prenderla perché è velocissima e non si distingue bene. Compito del Cercatore è acchiapparla. Una partita di Quidditch termina soltanto quando il Boccino viene acchiappato e quindi può andare avanti per intere settimane. Joanne K. Rowling, Harry Potter e la pietra filosofale, Salani

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Informazioni esplicite

C he cos’è la Pluffa? ..................................................................................................................................................................................................................

C he cos’è un Bolide? ..................................................................................................................................................................................................................

A che cosa ser ve la mazza? ..................................................................................................................................................................................................................

C he cos’è il Boccino d’o ro? ..................................................................................................................................................................................................................

SIGNIFICATO DEL TESTO

Significato delle parole

“ Disarcionare” significa: s balzare qualcuno dalla sella. f ar salire qualcuno sul cavallo. c avalcare sulla scopa. “ La palla vorticò” significa: la palla si spostò girando velocemente su se stessa. la palla si spostò girando lentamente su se stessa. la palla precipitò. Racconto fantas y

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Si pratica sport solo per vincere medaglie?

CORPO MENTE CUORE Il vecchio Solone e il giovane principe Anacarsi camminano nel boschetto di un ginnasio di Atene. Anacarsi, dalla lontana Scizia (che sarebbe oggi la Russia meridionale) è venuto in Grecia per studiare, proprio come un rampollo italiano mandato per sei mesi in un college degli States. Anacarsi dà a Solone del “lei”. Solone, invece, si rivolge ad Anacarsi con il “tu”.

ivica Educazione c Lo sport aiuta a stare insieme

Nell’antica Grecia lo sport era individuale; oggi molti sport sono di squadra. Che cosa significa far parte di una squadra? Quali sono gli aspetti positivi del gioco di squadra?

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Anacarsi: Ma io proprio non la capisco, Solone, non la capisco tutta quella orrenda fatica che i ragazzi sono costretti a fare in questi vostri ginnasi: ungersi d’olio, rotolarsi nella polvere, prendersi a pugni e calci in quella specie di lotta che voi chiamate anche pancrazio. Solone: Ti assicuro, Anacarsi, che quel gioco di lotta che noi chiamiamo pancrazio non è dannoso, ma è al contrario una pratica salutare che dà forza e vigore ai corpi. E poi, caro giovanotto, i nostri ragazzi non si dedicano solo a quella, ma anche a molti altri giochi: per esempio il pugilato o il disco o il salto, tutti giochi in cui i nostri giovani competono durante le gare di Olimpia, dell’Istmo, di Nemea, di Delfi. Si gioca, si gareggia e si vince, mio caro. E da ogni città l’atleta porta a casa un premio diverso: da Olimpia una corona di ulivo, dall’Istmo di pino, da Nemea di appio (quello che tu forse chiami sedano) e da Delfi, addirittura, una corona di alloro. Anacarsi: Su via, Solone, e questi sarebbero premi? Delle corone di sedano! Si diventa proprio ricchi da voi a fare gli atleti! Solone: Ma a noi non importa della frivolezza dei doni. Per noi i doni sono solo dei simboli di vittoria, dei segni che distinguono l’atleta di valore. Il vero premio per noi è la gloria. E la gloria, amico mio, non si raggiunge mai senza fatica. Chi la desidera, deve fare da giovane molti sforzi e saper aspettare il frutto dolcissimo che matura piano piano dopo le fatiche.


Anacarsi: La gloria, la fatica, le corone di ulivo… le sue parole proprio non riesco a capirle, Solone. Solone: Le capiresti, Anarcarsi, se solo ti capitasse di trovarti a Olimpia durante i giorni delle gare. Se tu ammirassi il valore dei giovani, la loro abilità, la forza invincibile e gli sforzi che nella gara crescono man mano che la vittoria si avvicina. Allora sì che capiresti. Anacarsi: Ma quei premi che mi ha elencato prima, vengono dati a tutti? Solone: Solo uno in ogni gara, solo uno può essere il vincitore. Anacarsi: Ah, no, Solone, io continuo a non capire: perché un uomo dovrebbe sottoporsi a una fatica così grande per un premio così piccolo? Solone: Vedi Anacarsi, i nostri cittadini sono abituati a mettere piede in palestra per la prima volta da piccolissimi e a imparare fin da bambini che cosa sia la fatica dei corpi, e tutto questo perché è soprattutto un’altra la gara cui ogni buon cittadino partecipa, perché c’è un’altra corona che non è di pino o di sedano o di olivo, ma è fatta della felicità comune, della libertà di ognuno e di tutta la patria, della gloria; insomma, di tutti quei beni che davvero possiamo desiderare. È questa, mio caro principe Anacarsi, quella felicità della città di cui ti parlavo: quando, sia in pace sia in guerra, i giovani sono educati nel migliore dei modi, e si occupano di cose oneste. Grazia Gotti - Federica Iacobelli, Correre, saltare e leggere, Fabbri

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Informazioni esplicite

Per spiegare l’utilità dello sport, Solone usa alcuni argomenti. Quali? ................................................................................................................................................................................................................. .................................................................................................................................................................................................................

A nacarsi, invece, non capisce l’importanza dello sport. Quali argomenti usa per dimostrare la sua tesi? ................................................................................................................................................................................................................. .................................................................................................................................................................................................................

LEGGERE BENE

Leggi con attenzione le parole dei due personaggi, per comprendere qual è il loro stato d’animo. Poi, in coppia, leggete dando la giusta espressione. Testo teatrale

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La vera vittoria è capire che in una squadra tutti sono importanti, proprio tutti.

PASSA LA PALLA A TUTTI! Che cosa sono il calcio, il basket o la pallavolo? Momenti speciali, giochi unici, di squadra, che fanno emergere l’amicizia, il coraggio, l’impegno e il divertimento. Non sempre, però. A volte il talento, o l’idea di possederlo, l’egoismo e la mania di protagonismo di qualcuno rovinano tutto. Sì, sì, l’abbiamo capito: quando ti guardi allo specchio pensi di giocare come un grande campione. Mentre Gianni, invece, è il più scarso di tutti. Per questo quando si fanno le squadre con due capitani nessuno lo sceglie mai. Comunque: ormai hai capito che le rivoluzioni servono quando c’è da combattere un’ingiustizia e quella che combatteremo adesso, tutti insieme, è la rivoluzione degli scarsoni. Viva gli scarsoni! Quando si dividono le squadre con due capitani che scelgono i giocatori, e tu sei un capitano, scegli per primo il giocatore più scarso. Se invece non sei capitano, magari puoi consigliare al tuo capitano di prendere quello scarso. E se lui risponde: – Ma con Gianni perdiamo di sicuro! – tu rispondi: – Io dico di no! Dagli fiducia! Una volta fatte le squadre, devi far abbassare la cresta ai galletti e ai piccoli campioni che credono di poter fare sempre tutto da soli. Continua a urlare: – PASSA! – ogni volta che non lo fanno. Quando ti arriva la palla, cerca di passarla a tutti, almeno una volta a ognuno dei tuoi compagni di squadra, anche il meno bravo, in modo da offrire a tutti la possibilità di giocare e riscattarsi. Non importa se il vostro bomber è in buona posizione: una squadra è forte quando tutti i suoi componenti si sentono parte di qualcosa. E questo non può avvenire se si sentono esclusi! A te il compito di ristabilire questi ideali. Anche perdendo a raffica. Pierdomenico Baccalario - Federico Taddia, Il manuale delle 50 (piccole) rivoluzioni per cambiare il mondo, Il Castoro

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o

Racconto realistic

LIF E SKILLSi co m p etenz e

d v ita

Empatia Una partita tra due squadre. I capitani vogliono i migliori. Gli “scarsoni” stanno in un angolo. In questa situazione i capitani mancano di “empatia”, cioè non sanno mettersi nei panni degli altri, e soprattutto nei panni di chi non ce la fa. Anche tu potresti essere “scarsone” in qualche situazione. Impara a sostenere gli “scarsoni” quando ne hai la possibilità. Così sarai un esempio!


TEMATICHE LA LIBERTA

“La libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione”. Sono i versi di una canzone. Quei versi ci insegnano che essere libero vuol dire stare bene con gli altri, decidere con gli altri di dare spazio anche ai desideri di ognuno… Se cresciamo con questa convinzione, sarà difficile che qualcuno ci possa togliere la nostra libertà. Didattica partecipata

In questo capitolo troverai racconti realistici, storici, cronache, lettere, testi poetici che parlano di LIBERTÀ LIBERTÀ.

U.A. 6


La libertà è prima di tutto avere il coraggio di essere se stessi.

POSSO OPPORMI SE MI VA Morton, soprannominato Schizzo, è finalmente in quarta, la classe dei Ratti, cioè dei ragazzini ormai grandi (o quasi) che non sono più gli angioletti della loro maestra. Ma è proprio indispensabile fare i bulli, rubare la merenda ai più piccoli o terrorizzare le bambine? Davvero bisogna disobbedire a tutti i costi e fare gli spavaldi? Morton è un po’ incerto…

SIGNIFICATO DEL TESTO

Idea principale

Q uale di queste frasi sintetizza il contenuto del testo? U n ragazzo esorta il suo amico a non avere atteggiamenti da bullo nei confronti dei più piccoli. U n ragazzo viene esortato ad avere comportamenti da bullo, ma pensa di opporsi.

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Nel cortile della scuola ci sono due altalene, fatte con le gomme di un camion. Sono appese con due corde a una sbarra. Ti ci siedi dentro e ti dondoli. Oppure stai lì seduto e basta. Le gomme toccano quasi terra: così possono giocarci anche i bambini più piccoli. Quando io e Joey decidemmo di andarci, dopo le lezioni, per dondolarci un po’, ci trovammo due bambini intorno ai sei anni. Insomma, di prima. – Mi sa che dobbiamo trovare un altro posto – dissi a Joey. – Mi sa che loro devono trovarsi un altro posto – replicò lui. Sollevò di peso uno dei due ragazzini dalla gomma su cui era seduto e si mise al suo posto. Il bambino diventò rosso fino alle orecchie e urlò. – Brutto ratto! Joey annuì con una smorfia. – Indovinato, piccoletto. A quel punto i due si girarono verso di me. Che cos’avevo intenzione di fare? La bambina seduta sull’altra altalena sembrava più tosta del suo amichetto. Nessuno poté scoprire che cos’avevo intenzione di fare, perché all’improvviso la piccoletta schizzò via dall’altalena. Saltò a terra e la gomma rimase vuota, a dondolare appesa alla sua corda. Insomma, la bambina sembrava tosta, ma in realtà era una fifona. L’altro la imitò. Ma prima di andarsene mi sputò addosso. Per fortuna sbagliò mira di un bel pezzo: quelli di prima non sono proprio capaci di sputare.


– Ci sedemmo sulle altalene. – Non mi è piaciuta questa cosa – dissi. – Quale cosa? – Cacciare via questi due bambini da qui. Avevo ancora in mente gli occhi della piccoletta che mi fissavano mentre correva via. Era la prima volta che spaventavo qualcuno… – Schizzo – mi chiese Joey, – ti ricordi, due estati fa, il quattro luglio, al parco? – E allora? Joey si alzò dall’altalena e si mise di fronte a me. – La panca sulla quale stavamo seduti a guardare i fuochi d’artificio, te la ricordi? Quella su cui non siamo stati seduti a lungo…? – Ah, sì… – mi stava tornando in mente quell’episodio. – Dei ragazzini ci hanno cacciati via. – Erano di quarta – disse Joey. – Ci hanno sbattuti giù dalla panca. L’hanno sollevata da una parte e noi due siamo scivolati giù dall’altra. Scoppiai a ridere ripensando a me e a Joey che volavamo giù dalla panca come se fosse uno scivolo. – Accidenti, me n’ero dimenticato. – Io no – replicò Joey. Era serio. – Quindi – ripresi – se ho capito bene, ora che sono in quarta, e sono un ratto, dovrei andare in giro a sbattere i ragazzini più piccoli giù dalle panche. Esatto? – Non è solo questo. Mi dondolai. – Sono tutt’orecchi. Joey tornò a sedersi e cominciò a dondolarsi insieme a me. – Schizzo – disse, – adesso sei in quarta. Sei un ratto, che tu lo voglia o no. Piantala di opporti. Così va il mondo. – Posso oppormi, se mi va. Jerry Spinelli, Quarta elementare, Mondadori

ivica Educazione c I bulli: come aiutarli?

Quali possono essere i motivi che spingono qualcuno a comportarsi da bullo? Se assisti a un episodio in cui un compagno o una compagna subisce le prepotenze di un bullo o di una bulla che cosa puoi fare? Che cosa potete fare tutti insieme?

SIGNIFICATO DEL TESTO

Relazione tra gli elementi del testo

N el testo ci sono alcune frasi che contengono “ci”. C i sono due altalene. Ti ci siedi dentro. Giocarci. Dondolarci.

L e particelle “ci” possono essere sostituite con queste parole. Colora il pallino per collegarle alle frasi corrispondenti. a lle gomme n el cortile c on le gomme n oi stessi Racconto realis

tico

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Non si capisce che cosa sia la libertà fino a quando non la si perde.

PRIGIONIERO COME UN CANARINO RIASSUNTO

Sintesi

200

C ompleta sul quaderno e sintetizza il racconto in non più di 60 parole. U na classe sente… Inizia così una discussione su… Il maestro vuole far capire che cos’è la… Perciò… A lla fine i bambini capiscono…

Oggi, mentre il maestro di musica cantava, anche un uccellino fuori dalla finestra si è messo a cantare. Siamo scoppiati tutti a ridere. Poi abbiamo smesso e anche lui ha smesso. Siamo riscoppiati tutti a ridere. Anche il maestro ha riso, poi ci ha detto: – Allora oggi parleremo di uccellini felici e di uccellini infelici. Fatemi degli esempi. – Felice è l’uccellino di prima che cantava con noi. – Felice è la gallina libera di andare di qua e di là. – Infelici sono le galline in gabbie così piccole che non possono fare nemmeno un piccolo movimento. – Infelice è anche il canarino di mia zia in gabbia. – Tua zia è in gabbia? – Uff. – Ma va, se canta vuol dire che è felice. – Macché canta, quella è la sua lingua, per noi canta, per lui parla e forse dice: “Basta stare qui, qualcuno mi liberi per favore, per favore”. – Secondo me, se la gabbia non è piccolissima, lui è felice lo stesso. Allora il maestro chiama alla lavagna il bambino che ha detto l’ultima frase. – Vieni, facciamo un esperimento. Facciamo finta che tu sia un canarino. Un canarino in gabbia. – Non piccola, però. – Va bene, media. Il maestro disegna per terra, con il gesso, un cerchio che rappresenta la gabbia. – Guarda, ti lascio persino lo spazio per alzare un braccio o una gamba, contento? – Sì. – Bene. Voi bambini passeggiate per la classe come vi pare, anche intorno alla gabbia, anche fuori dall’aula, tanto è suonata la ricreazione, fate pure merenda. – E io? – Non puoi uscire dal cerchio, ma anche tu avrai la tua merenda. Che cosa avevi portato? – Una focaccia. – Eccoti la focaccia, contento? – Ho anche sete.


– Portategli dell’acqua. Contento? – Sì. Passano cinque minuti, dieci, quindici. I bambini vanno, vengono, corrono, saltano. Poi suona la campanella di fine ricreazione e tornano ai loro posti. – Vado anch’io al posto, maestro? – Quale posto? Il tuo posto è quello. – Ancora? – Non hai detto che eri contento, che ci stavi bene? – Sì, ma mi annoio. – Puoi persino alzare un braccio e una gamba. – Mi annoio lo stesso. – Va bene, ti accontento, ora ti disegno un trespolo. Anzi addirittura due. Così potrai saltellare. E potrai saltellare da lì a qui e da qui a lì, pensa che divertimento. Contento? – Ma fino a quando? – Tranquillo, nessuno ti interromperà mai. Da lì a qui e da qui a lì per tutta la vita; oltre non posso garantirtelo. Contento? – Mmm. – Non potrai annoiarti, intorno ti salteranno liberi e felici bambini identici a te, anzi non proprio identici, con una piccola differenza: loro liberi e tu prigioniero. Comunque non soffrirai né fame né sete. E una alla volta potrai alzare le gambe e una alla volta le braccia. Contento? – Mmm. – Loro probabilmente ti diranno: “Ma che fai lì dentro? Unisciti a noi, guarda come ci stiamo divertendo, vieni, vieni con noi anche tu”. E ora lasciami dettare ai tuoi compagni il lavoro. – E intanto io? – Tu nessun compito, contento? Saltella pure da un trespolo all’altro. Da lì a qui e da qui a lì. – Fino a quando? – Va bene, tu ora sei libero. – E l’uccellino fino a quando? – Fino alla fine della sua vita. Vivian Lamarque, La timida Timmi cambia scuola, Piemme

INDIVIDUARE INFORMAZIONI

Informazioni esplicite e implicite

U n bambino sostiene che il canto dell’uccellino indichi felicità. Un altro non è d’accordo. Perché? ................................................................................................... ...................................................................................................

Il maestro vuole dimostrare che: c hi non è libero si annoia. la libertà è un bisogno fondamentale come il cibo. s i sta bene anche privati della libertà purché si abbia il cibo. Il maestro definisce ciò che fa come un “esperimento” perché: utilizza il metodo scientifico. il bambino deve sperimentare come ci si sente quando non si è liberi. fa fare al bambino un lavoro pratico. S ottolinea la frase detta da un bambino che dà lo spunto al maestro per fare il suo “esperimento”. Racconto realis

tico

201


Purtroppo la schiavitù esiste ancora.

IQBAL LOTTA PER LA LIBERTÀ

SIGNIFICATO DEL TESTO

Relazione tra gli elementi del testo

202

C ollega le frasi utilizzando i connettivi logici, causali e gli indicatori temporali. Iqbal diventa schiavo ........................................................ i suoi genitori devono pagare un debito. Iqbal viene incatenato ...................................................... potrebbe scappare. Iqbal partecipa a una riunione ............................... capisce che può essere libero. Iqbal non ha paura ........................................................ diffonde il messaggio di libertà. U na pallottola colpisce Iqbal ................................ ........................ il ragazzo ha 13 anni. Iqbal viene ucciso ........................................................ era tornato dagli Stati Uniti. o

Racconto realistic

Per ripagare il debito di dodici dollari dei suoi genitori, Iqbal, a soli quattro anni, deve lavorare per un fabbricante di tappeti. Dodici dollari per la libertà di un bambino! Per evitare che scappi, Iqbal viene incatenato al telaio. Le sue piccole mani sanno fare disegni così complessi che il capo non si accorge che Iqbal tesse un aquilone nella trama di un tappeto. Le sue mani lavorano, mentre la sua mente vola lontano. Iqbal va in fabbrica prima che si alzi il sole, lavora tutto il giorno al buio e torna a casa dopo il tramonto. Una sera, tornando a casa, trova un avviso su un muro che annuncia un incontro sul Peshgi, il sistema di prestiti che tiene i bambini in condizione di schiavitù. Iqbal entra a sentire e viene a sapere che il Peshgi è stato dichiarato fuorilegge e che tutti i prestiti sono stati cancellati. È libero! Allora corre alla fabbrica di tappeti, sventolando l’annuncio e gridando: – Siete liberi! Siamo tutti liberi! Finalmente libero, Iqbal comincia ad andare a scuola. È bravo e intelligente e denuncia con coraggio lo sfruttamento minorile. Le minacce dei fabbricanti di tappeti non gli fanno paura. Tiene conferenze nelle fabbriche di tappeti in tutto il Pakistan e diffonde il suo messaggio di libertà a oltre tremila bambini schiavizzati. Attraversa l’oceano e porta la sua denuncia in America. – Voglio liberare tutti i bambini dalla schiavitù. Ma al suo rientro in Pakistan le minacce continuano, anche se non lo spaventano. Finché un giorno, è il 16 aprile del 1995, una pallottola lo colpisce a morte mentre sta pedalando in bicicletta. Iqbal ha tredici anni. Jeanette Winter, Iqbal, un ragazzo coraggioso dal Pakistan, Salani


La schiavitù è il segno più evidente della mancanza di libertà.

KUNTA PERDE LA LIBERTÀ Allontanandosi dal fiume in direzione del sole, Kunta giunse finalmente al boschetto dove avrebbe tagliato un bel tronco della giusta dimensione per farne un tamburo. Percepì un movimento improvviso: una lepre. Il suo cane si diede a inseguirla nell’erba alta, abbaiando furiosamente. Kunta si aggirò tra le piante, cercando la più adatta al suo caso, la terra sotto i suoi piedi era umida e soffice di muschio, l’aria era ancora fredda, perché il sole non era ancora abbastanza caldo per penetrare il fitto fogliame. Kunta depose le armi e la scure su un ceppo e seguitò a cercare. D’un tratto udì schiantarsi un ramoscello, poi il grido rauco di un pappagallo. “Sarà il cane che torna”, pensò. In un baleno gli venne in mente che un cane adulto non spezza mai un ramo. Si girò di scatto e vide una faccia bianca, un bastone sollevato! Taubob! (Uomo bianco!). Scalciò, colpendo l’uomo al basso ventre, ma in quell’attimo qualcosa di duro gli passò vicino alla testa e lo colpì pesantemente sulla spalla. Piegandosi per il dolore girò su se stesso e vide due neri che stavano per balzargli addosso con un grosso sacco sulle mani. Li prese a pugni, poi il pesante bastone lo colpì nuovamente alla testa. Kunta si domandò se fosse impazzito. Nudo, incatenato, si risvegliò in una profonda oscurità disteso sulla schiena, tra altri due uomini. Ascoltò i lamenti attorno a lui: dovevano esserci molti uomini lì con lui. Dai rumori che sentiva, Kunta capì di essere sulla grande canoa dell’uomo bianco.

RIASSUNTO

Le sequenze narrative

D ividi il testo in cinque sequenze, utilizzando le parentesi. E limina la sequenza descrittiva e scrivi le frasi chiave delle sequenze narrative per fare lo smontaggio. Poi fai il riassunto.

RIF LESSIONE sulla LINGUA

C ome puoi sostituire l’e spressione “si diede a inseguirla”? La inseguì velocemente. Incominciò a inseguirla. Desiderò inseguirla.

Alex Haley, Radici, Bompiani

Racconto realis

tico

203


Anche nel passato lontano qualcuno ha combattuto per la libertà.

LA RIBELLIONE DI UNO SCHIAVO ROMANO Ci sono modi di vivere e morire degni per un uomo. Così la pensavano Spartaco e i suoi. Spartaco era un Trace. I Traci erano forti. Aveva combattuto nell’esercito romano. Ma disertò, fu riacchiappato e condannato a fare il gladiatore per una colpa di cui non sa nessuno. Fare il gladiatore è una condanna peggiore della schiavitù. Spartaco fu portato in catene da Roma a Capua, nel ludus di un impresario che si chiamava Cornelio Lentulo Vazia. Il ludus è una caserma e una palestra, là dentro vivono e si allenano i gladiatori. Preferiscono tenerli lontani da Roma, perché temono la loro forza. Spartaco era un mirmillone, portava uno scudo a forma allungata, lo scutum, e una spada a doppio taglio, il gladius. In ogni combattimento puoi vincere, puoi essere ucciso, puoi arrenderti ed essere ucciso per volontà dell’organizzatore e della folla, allora devi inginocchiarti e accettare il destino senza battere ciglio, puoi essere graziato e uscirne vivo. Comunque, se fai il gladiatore non speri di vivere a lungo. Ma Spartaco e i suoi avevano un’altra speranza. Era il 73 a.C.: dal ludo di Vazia fuggirono settantaquattro gladiatori più una donna. Erano Traci agli ordini di Spartaco. Forse gli parve di respirare, per la prima volta dopo una vita intera. Migliaia di schiavi andarono via con loro. E non soltanto schiavi, ma anche poveracci che si guadagnavano il pane lavorando: partirono con loro scuotendo via le catene dalle caviglie e la polvere dai calzari. Migliaia di schiavi che avevano avuto il coraggio di fuggire erano con loro sul Vesuvio: a questa gente bisognava dare da mangiare.

RIASSUNTO I fatti e le sequenze

R ispondi per evidenziare i fatti principali. 1 C hi era Spartaco? 2 C he cosa fece? 3 C he cosa fecero i Romani? 4 D ove e dopo quanti anni avvenne l’ultima battaglia? 5 C he cosa capitò a Spartaco? 6 C he cosa successe ai suoi compagni? U tilizza le risposte che hai dato per riassumere il testo.

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Per volontà di Spartaco, chi saccheggiava non si teneva quel che aveva preso, ma ogni cosa veniva divisa tra tutti in parti uguali. I Romani si erano resi conto che c’era un problema. Ma pensavano che fosse una cosa piccola, un tumulto di schiavi che andava soffocato come una fiamma. Inviarono contro Spartaco e i suoi il pretore Glabro. Glabro fissò l’accampamento sotto il Vesuvio, cinse d’assedio il campo di Spartaco, voleva prenderli per fame. Ma Spartaco era un comandante vero. Alle prime luci del giorno il comandante romano si mise in sospetto. Diecimila ribelli, uomini, donne, famiglie intere gli erano scivolati alle spalle. All’alba erano già lontani. L’esercito di Spartaco diventava ogni giorno più grande. Per due anni interi si scontrarono con l’esercito di Roma che voleva domarli: quante volte Spartaco e i suoi videro i Romani rompere le righe e fuggire scomposti… L’ultima battaglia avvenne in primavera, nella valle del Sele. Ferito da un giavellotto, Spartaco si difese, finché cadde. O almeno così si dice, perché nessuno ritrovò mai il corpo. Forse sparì come a Roma capita agli dèi e agli eroi. I ribelli pagarono con la crocefissione la colpa di essere stati compagni di Spartaco. Ma se in quei giorni camminavi da Capua a Roma, dov’erano in fila i morti, pensavi: quei ragazzi, quegli uomini, hanno avuto il coraggio di gettarsi la schiavitù alle spalle. La vergogna è di chi sopravvive e racconta. Quei crocefissi ricordavano ai Romani che chi fonda la sua fortuna sull’ingiustizia, non smetterà di aver paura.

CONTENUTO E FORMA DEL TESTO

Struttura del testo

N el testo è stata segnata, con una parentesi, l’introduzione. Come definiresti la sequenza che fa da introduzione? S equenza informativa. S equenza descrittiva. S equenza narrativa. Intenzione comunicativa

S ottolinea la frase che indica l’insegnamento che vuole dare l’autore. L a conclusione di questo racconto è: u na conclusione normale. u na conclusione con commento. u na conclusione con domanda.

Barry Strauss, Spartaco, Laterza

Racconto storic

o

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Una pagina della nostra Storia recente.

INDIVIDUARE INFORMAZIONI

Informazioni esplicite

C he cosa? Il fatto narrato è

..................................................................................................

D ove? Il luogo in cui avviene è ..................................................................................................

..................................................................................................

Q uando? Il fatto è avvenuto il ........................................................................................ C hi? Le persone di cui si parla sono ................................................................................ ..................................................................................................

Perché? Tutto ciò che è narrato avviene perché ................................................

..................................................................................................

MILANO È LIBERATA! Alle finestre, bandiere; per le strade, partigiani di varie formazioni. Gruppi nelle piazze o in marcia, autocarri, motociclette. E le strade colme di gente, quasi come a una fiera paesana. Le notizie, incontrollabili, corrono: un battaglione tedesco in fuga verso la Svizzera, paracadutisti americani alla Malpensa… Da un albergo giunge il canto di una trentina di voci. È questo il momento per cantare? Sì, forse è proprio questo. Milano respira le prime ore di libertà dopo il lungo incubo. Per le strade c’è la folla dei giorni di festa, sembra che tutti si siano riversati all’aperto, abbiano voglia d’incontrarsi. Molti sono armati, alcuni in divisa, altri no, ma egualmente con qualcosa all’occhiello o al collo: una coccarda, un fazzoletto. È la mattina del 29 aprile 1945. Via Torino è una strada tra le rovine.

Piazza Duomo è piena di gente. Il Duomo, massiccio, ha resistito alle bombe. La gente accorre verso Palazzo Reale: passano dei prigionieri tedeschi, dimessi nelle uniformi senza più le cinture, senza le maschere antigas, i caricatori, i nastri per le mitragliatrici. L’ufficiale che sta davanti, avvolto in un cappotto che gli giunge quasi fino ai piedi, tiene una mano sulla faccia perché un fotografo non lo colga nel tempo della disfatta. Da Piazza Fontana giunge uno strillone, con un pacco di giornali, grida la notizia che molti hanno già appreso alla radio: “Il Duce, in fuga, catturato sul lago di Como”. La gente accorre, chi giunge a prendere una copia si trova subito al centro di un gruppo e discute. Guido Petter, Ci chiamavano banditi, Giunti

APPROF ONDIMENT O

Duce è il nome con cui era chiamato Benito Mussolini. Fondatore del fascismo, Mussolini fu un dittatore che privò gli italiani della libertà. Ricoprì la carica di presidente del Consiglio del Regno d’Italia dal 31 ottobre 1922 fino al 25 luglio 1943.

206

Cronaca


È importante ricordare le lotte per la libertà.

25 APRILE: FESTA DELLA LIBERAZIONE Carissimi bambini, ai miei tempi alla Scuola Primaria studiavamo Storia dalla nascita dell’Universo fino alla nostra storia recente. Ora non è più così, voi quest’anno arriverete a studiare solo fino all’Impero Romano. Dipenderà della vostra maestra, eventualmente, farvi sapere perché oggi, 25 aprile, siete a casa da scuola. Tanti anni fa, il 25 aprile del 1945, l’Italia è stata liberata dall’oppressione nazi-fascista, sotto cui si trovava da tantissimo tempo. Uomini e donne che credevano nella libertà hanno combattuto e in molti casi hanno perso la vita. Hanno fatto la Resistenza e si chiamavano partigiani. Altri popoli ci hanno aiutato perché l’oppressione riguardava anche altre nazioni. Il 25 aprile ha significato per l’Italia la fine della Seconda Guerra Mondiale. Per questo, oggi, il 25 aprile è la festa della Liberazione ed è una data molto importante. Sono un’a ttrice e ho costruito uno spettacolo teatrale intitolato “Una eredità senza testamento”. Ho scelto questo titolo perché i valori della Resistenza non possono essere ereditati come si eredita una casa, ma solo attraverso i racconti, la memoria e lo studio di quei fatti. Non basta stare a casa da scuola: è necessario spiegare i motivi di una celebrazione, in modo che le feste non siano per voi solo dei giorni di vacanza, ma anche delle occasioni per conoscere le lotte che sono state fatte per acquisire dei diritti fondamentali come la libertà e il lavoro. Voi siete la nostra speranza. Dovete imparare a distinguere fra libertà e oppressione e questo può avvenire soprattutto conoscendo le cose del passato. Conoscere i fatti, belli o brutti che siano. Sapere aiuta a pensare. di Laura Cleri, www.teatrodue.org

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Informazioni esplicite e implicite

In base a quanto contenuto nel testo, per ogni affermazione segna V Il 25 aprile le scuole sono chiuse per festeggiare la Liberazione. L a Resistenza è la lotta di liberazione fatta dai partigiani. C onoscere la storia passata aiuta a costruire un futuro migliore. I racconti, la memoria e lo studio della storia non ser vono a nulla. Tutti i bambini di quinta studiano la Resistenza e la Liberazione.

(vero) o F (falso). V F V F V F V F V F Lettera

207


CIVICA E N O I Z A C EDU

LA COSTITUZIONE Si chiama Costituzione l’insieme delle regole più importanti che stabiliscono come si convive in uno Stato. Si tratta delle regole principali. Quando si vive insieme è necessario mettersi d’accordo sulle regole che sono alla base dei rapporti tra le persone o perlomeno sapere quali siano. Quasi tutti gli Stati hanno oggi una Costituzione scritta. Si tratta di un documento, di una legge, nel quale sono raccolte le regole fondamentali.

Art. 1 L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo.

Art. 2 La Repubblica garantisce i diritti inviolabili dell’uomo.

Art. 3 Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua e di religione.

Libera Carta per libero Stato Libero giovane, libero vecchio libera l’acqua che fugge dal secchio libera donna, libero uomo libero bosco e libero gnomo. Libera Carta per libero Stato l’ha chiesta un popolo che ha tanto lottato regole scritte per vivere in pace tenendo a freno chi è troppo audace. Anna Sarfatti, La Costituzione raccontata ai bambini, Mondadori

208


EDUCAZION

E CIVICA

LA STORIA DELLA COSTITUZIONE Poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il 2 giugno 1946, i cittadini italiani, con il loro voto (per la prima volta concesso anche alle donne, alle quali prima non era permesso votare), oltre a decidere di vivere in una repubblica, hanno eletto coloro che avrebbero fatto parte dell’Assemblea Costituente. Questa aveva come compito principale quello di scrivere la Costituzione. I lavori cominciarono praticamente subito e dopo circa un anno e mezzo, il 22 dicembre 1947, la Costituzione venne approvata dall’Assemblea. Il 1° gennaio 1948 diventò legge. Gherardo Colombo - Anna Sarfatti, Sei Stato tu? La Costituzione attraverso le domande dei bambini, Salani

SIGNIFICATO DEL TESTO

Inferenze

I testi di questa pagina parlano della ................................................................................. L a poesia mette l’accento su un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione: la ........................................................................................... Il testo espositivo vuole spiegare ...................................................................... ..................................................................................................

LA MIA

REALTÀ V i suggeriamo i primi tre articoli per scrivere la Costituzione del vostro gruppo di amici e amiche. Aggiungetene altri voi. Riportate poi la vostra Costituzione su un grande cartellone, che diventerà il manifesto del vostro gruppo. Gruppo di .............................................................................................................................................

La nostra Costituzione

1 Questo gruppo è basato sull’accoglienza e il rispetto degli altri.

2 Ognuno ha il diritto di esprimere la propria opinione e di essere ascoltato.

3 Nessuno può essere preso in giro per il proprio aspetto fisico, per i propri gusti, per le proprie opinioni.

4 ............................................................................................................................................................................................................. 5 ............................................................................................................................................................................................................. 209


La libertà e i poeti

SE FOSSI UN PESCE Se fossi un pesce non starei in un vaso dalle pareti curve, fra occhi mostruosi che mi guardano e cibo che mi cade sulla testa ogni sei ore. Nemmeno in un acquario dalle pareti dritte, sempre andare e tornare fra scoglietti di plastica e lucette di festa. Nonostante i pericoli, l’immensità acquatica e i denti, e i tentacoli ghiotti di me, io starei nel mare. Roberto Piumini, Che poesia mi racconti, Einaudi Ragazzi

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Testo poetico

LIF E SKILLSi

d v ita co m p etenz e

Consapevolezza di sé Secondo l’autore il pesce rosso ha consapevolezza di vivere in una prigione, il piccolo vaso o il grande acquario. Apparentemente il pesce è protetto dai pericoli, ma questo vantaggio non lo ripaga della perdita della possibilità di muoversi dove, come e quando vuole. Rendersi conto di che cosa STIAMO VIVENDO e come stiamo vivendo è un passo in avanti verso la consapevolezza di che cosa sia la libertà.


TEMATICHE I CAMBIAMENTI

Il cambiamento può spaventare, ma è sempre un’occasione di crescita. Quello che lasciamo rimane comunque dentro di noi e ci sarà di aiuto nelle nuove situazioni. Pensiamo a che cosa abbiamo provato o proveremmo cambiando casa. Può essere piacevole, perché andremo magari in un luogo più bello. Può essere difficile, perché saremo costretti a cambiare vita. Ma poi la casa nuova ci farà sentire protetti e sicuri.

In questo capitolo troverai racconti autobiografici, di fantascienza, realistici, realistici testi poetici e informativi-espositivi che parlano di PERSONE CHE HANNO CAMBIATO CASA e ABITUDINI DI VITA. VITA

Didattica partecipata

U.A. 7


Che differenza tra la vita in città e la vita in campagna!

CAMBIARE ABITUDINI SIGNIFICATO DEL TESTO

Significato delle parole

I n questo contesto il “tutore” è: l ’avvocato di famiglia. la persona che si prende cura di un minore. i l maggiordomo.

212

Non mi sono mai piaciute le bambole e dei gatti ho sempre avuto paura. Da piccola avevo paura anche di tante altre cose. Quando da San Pietroburgo ci siamo trasferiti in campagna avevo circa otto anni e le mie paure sono aumentate al punto da avere spesso gli incubi notturni. Ricordo il nostro arrivo a Palibino, nella casa di campagna che mio padre, il generale Vasilij Korvin-Krukovskij, aveva ereditato. In quell’anno, era il 1858, aveva già lasciato l’esercito ma tutti continuavano a chiamarlo Generale, a volte anche Sua Eccellenza. A lui piaceva quel titolo e quando andava a un ricevimento si appuntava le medaglie sul vestito. Passava gran parte del suo tempo nello studio a leggere, senza badare troppo ai figli. Di noi si prendevano cura e ci istruivano le governanti e i tutori, oltre al resto della servitù che abitava con la nostra famiglia. Da Mosca, dove sono nata, a metà dell’Ottocento, esattamente il 15 gennaio 1850, ci siamo spostati varie volte. Questa volta era diverso. La decisione di trasferirci in campagna era stata improvvisa. – I servi stanno cominciando a volere più libertà, dobbiamo occuparci delle nostre proprietà. Non è più il momento di stare così lontani. Mio padre era un uomo dalle decisioni rapide. – Può continuare a occuparsene il fattore – aveva protestato debolmente mia madre Elizaveta, che non voleva lasciare la città. Le piacevano i balli, la vita di società ed era molto più giovane di mio padre. Ma in casa contavano solo le decisioni di lui. Fu così che, nel 1860, la nostra vita cambiò completamente. La casa di campagna era enorme, abbastanza grande da poter ospitare più famiglie. – Voglio andare a vivere nella torre! Ma tu Sofia non ci puoi venire! – mi disse mia sorella Anjuta, appena arrivati a Palibino, come se a quattordici anni potesse


decidere che stanza occupare e con chi stare. Io, comunque, ero felice delle sue confidenze. Era il mio idolo e un po’ la invidiavo. Era bionda, alta e sempre sorridente, al contrario di me che ero bassa, scura e perennemente imbronciata. Di mio fratello, il piccolo Fedja, non mi occupavo. Era il maschio di casa e questo gli procurava un sacco di vantaggi. Io, invece, a sentire la tata, ero la delusione per mia madre che non voleva un’altra figlia femmina. Palibino era un luogo magico nella provincia di Vitesbsk, nella Russia centrale, ma solitario. D’inverno, quando la neve ricopriva tutte le strade, non si scorgeva nessuno per giorni e giorni. Anche il lago diventava una lastra di ghiaccio. D’inverno uscivamo raramente e la nostra tata aveva l’ordine di chiudere le finestre per non far entrare l’aria gelida. Qualche volta, nei mesi più freddi, lupi affamati si avvicinavano alla casa. Nelle sere d’inverno eravamo tutti nel grande salone, in uno dei pochi momenti in cui a noi bambini era permesso stare con gli adulti. La luce delle candele si rifletteva sugli specchi dorati e faceva brillare di verde vivo le piante coltivate nella serra di casa. Mio padre fumava lentamente la pipa mentre mia madre, che era una bravissima musicista, suonava il piano. Vichi De Marchi, La trottola di Sofia, Editoriale Scienza

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Informazioni esplicite

Per ogni affermazione, segna V (vero) o F (falso). Il Generale aveva comperato la casa di campagna. I figli del Generale frequentavano la scuola. N elle decisioni, il Generale non consultava la moglie. S ofia non assomigliava fisicamente alla sorella. S ofia ammirava sua sorella. L a madre di Sofia era molto contenta della sua nascita. L a governante chiudeva le finestre per non far entrare i lupi.

Rispondi. C hi sono i protagonisti? ................................................................................................................................. C he cosa accade di importante? ...................................................................................................... D ove si trasferiscono? ..................................................................................................................................... Q uando? .............................................................................................................................................................................. Perché? .................................................................................................................................................................................. C ome? ....................................................................................................................................................................................

V V V V V V V

F F F F F F F

Racconto autobi

ografico

213


In futuro si potrà addirittura cambiare pianeta.

SUL PIANETA DEGLI VUÀB

RIASSUNTO

Dallo smontaggio al riassunto

C olora solo le parentesi delle sette sequenze importanti per fare lo smontaggio. S ul quaderno, per ognuna delle sequenze scrivi una frase chiave. Poi fai il riassunto.

214

Sotto di loro apparve un mondo arancione, in quel mondo c’era la casa in cui si stavano trasferendo. – Avrò il mio giardino? – chiese la madre di Nick, e rabbrividì d’eccitazione. – Certo – rispose il papà. – Ci siamo portati dietro semi di frumento e di ortaggi e vedrai che diventeranno molto più grandi che sulla Terra, grazie a certe proprietà dell’atmosfera. Tra il basso borbottio dei retrorazzi, l’astronave atterrò sulla superficie del pianeta. Guardando dal finestrino, Nick vide alberi lontani e un gruppo di edifici dai mille colori; tra quelli c’era la loro nuova casa? Sul bordo della pista notò un grosso animale che sembrava aspettarli. – Un Vuàb – disse a voce alta, con il cuore che gli galoppava in petto. Il Vuàb aveva il corpo tondo come un barilotto e un muso con espressione decisamente bonaria: non sembrava troppo intelligente, ma per lo meno aveva un aspetto amichevole. Mentre il portellone dell’astronave si apriva, la creatura avanzò goffamente sulle zampe posteriori, dondolando. Dietro gli sbatacchiava una cosa sproporzionatamente minuscola e un po’ buffa. – Sta trascinando un carretto. Sarà qui per il nostro trasloco! – osservò la madre di Nick, stupita. I quattro, con Nick che teneva stretto in braccio Horace, il suo cagnolino, scesero la passerella di sbarco e finalmente misero piede sul suolo polveroso. “Ci siamo” si disse. Dimenticò l’astronave e si voltò a guardare il Vuàb. Pensandoci bene, era contento di avere una nuova casa, una nuova cameretta e un giardino per far giocare Horace su un nuovo pianeta. Con il rudimentale carretto che sobbalzava dietro di lui, l’alieno li raggiunse e si accucciò a terra, accaldato e polveroso, ma sempre amichevole.


– Sa parlare? – chiese Nick a suo padre. Il padre si rivolse al Vuàb, parlando in modo lento e chiaro. – Il tuo carretto può contenerci tutti? Compresi i bagagli? Per un attimo il Vuàb lo scrutò in silenzio, poi infilò la zampa in un sacchetto che portava appeso al collo. Ne estrasse un cartoncino. Sopra c’era stampata la seguente frase:

COME STATE? IO STO BENISSIMO. PER 5 CENTS VI PORTERO DOVE VOLETE Il signor Graham tirò fuori una mappa del pianeta e la srotolò. – Voglio mostrarti dov’è la nostra fattoria – disse al Vuàb. – Questo è il territorio che ci è stato assegnato. Comprende una casa di basalto nero, una sorgente d’acqua e un certo numero di robot agricoli. Puoi portarci fin lì? La vecchia macchina cigolante raggiunse la fattoria dei Graham. L’autista frenò davanti a un cortile. Videro una vasta distesa pianeggiante… e la casa. Nick sgranò gli occhi: un posto così enorme… così diverso dagli appartamenti terrestri! Nei dintorni non si vedevano altri edifici: c’era solo la casa. L’autista non sembrava particolarmente impressionato. Probabilmente tutte le case del pianeta erano identiche a questa, progettate e costruite da squadre di robot. – Mi chiedo a che distanza si trovi il nostro primo vicino – mormorò la madre di Nick. – Vedrai che ci abitueremo presto, Hellen – la confortò il marito. Durante il viaggio in macchina Horace se n’era stato tranquillo, ma tornò subito in piena attività. Balzò a terra e trottò via, la coda dritta e la testa protesa in avanti. – Credi che scapperà, papà? – chiese Nick. – Ne dubito. Sembra aver capito che siamo arrivati a casa nostra. Philip K. Dick, Nick e il Glimmung, Arnoldo Mondadori

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Elementi

Q ual è il luogo in cui si svolge la vicenda? ...................................................................................................

C hi sono i personaggi? .................................................................................................. ..................................................................................................

Q ual è il tempo? ...................................................................................................

SIGNIFICATO DEL TESTO

L’idea principale

Q ual è l’idea principale? .................................................................................................. ..................................................................................................

Racconto di fant

ascienza

215


Non sempre cambiare casa significa andare in un posto che ci piace.

SIGNIFICATO DEL TESTO

Significato delle parole

216

STAVO MEGLIO PRIMA

La mamma mi ha promesso i pattini a rotelle per il mio compleanno. In realtà non li posso nemmeno usare. D educi dal testo il significato. Dove abitiamo adesso non si può schettinare davanti a casa. Pas S chettinare: .................................................... sano troppi pedoni e troppe automobili. C’è un parco con la pista, ............................................................................................ ma quello è troppo lontano. F unge da: ........................................................... Nel parco qui vicino ci sono soltanto vialetti di ghiaia. ............................................................................................ Comunque e in ogni caso non mi piace vivere qui! I ntonaco: ............................................................ In tutto questo enorme caseggiato non abita neanche un bam............................................................................................ bino. E quelli che abitano nel caseggiato accanto non li conosco. Non so nemmeno come fare per conoscerli. Loro non giocano davanti a casa come si faceva dove abitavo prima. E poi io e mio fratello Ani dobbiamo stare nella stessa stanza. Si è portato nella stanza un mucchio di cianfrusaglie, che non sapevo a cosa dovessero servire, e si è costruito la sua tana. Assomiglia molto alle capanne dei poveri che vivono in Sud America: le ho viste qualche volta alla televisione. Solo che mentre quelle sono di lamiera, quella di Ani è fatta di cartone. Per renderla più stabile mio fratello ha fissato le pareti della capanna con delle corde tese attraverso la stanza. E il vecchio ombrellone funge da pilastro angolare. Adesso le pareti della nostra stanza sono tutte bucherellate. Infatti hanno un intonaco molto fragile. Ani ha dovuto fare parecchi fori prima che i ganci tenessero. I ganci gli sono serviti per tendere la corda. Mamma trova la capanna disgustosa, ma non ha il coraggio di dirlo davanti ad Ani. Neanche a me piace, ma quello che mi disgusta di più è che Ani l’abbia costruita per non dovermi vedere né sentire. Lui dice che gli serve da isolamento acustico. – Invece di lamentarti, dovresti essere contento RIF LESSIONE sulla LINGUA che non l’ha costruita per ficcarci dentro te! – mi ha detto mia sorella Karli. N el testo trovi la parola “lontano”, che significa Sono sicuro che la mamma non glielo avrebbe “non vicino”. permesso. L’ontano è invece .............................................................................................. N el testo trovi la parola “loro”, che significa “essi”. Christine Nöstlinger, La famiglia Cercaguai, Einaudi Ragazzi L’oro è invece ....................................................................................................... o

Racconto realistic


Cambiare casa, certe volte, ci permette di avere una vita migliore.

COME STO BENE ORA! Il racconto della seconda parte della mia vita dovrebbe cominciare dal giorno del nostro arrivo a Milano. Ma prima mi sembra necessario raccontarvi qualcosa della nostra nuova casa. Eravamo d’accordo con le zie che era meglio lasciare a Genova la maggior parte dei nostri mobile di comprarne nuovi, anche per cominciare la nostra nuova vita senza ricordi tristi della vecchia casa. Zia Mitì aveva dato a ciascuno di noi nipoti un catalogo perché scegliessimo l’arredamento che preferivamo per le nostre camerette: nella nuova casa non avremmo più dormito insieme, ma ognuno avrebbe avuto un bel locale spazioso tutto per sé. Abbiamo fatto il trasloco il 3 di settembre, così io e mio fratello avremmo avuto una settimana per ambientarci prima di cominciare la scuola. Io ero molto emozionata. Anche se non l’avevamo mai vista, non appena il camion aveva imboccato la via, io, Leo e la mamma riconoscemmo immediatamente la nuova casa. Dal cancello in fondo si intravedeva un cortile lastricato con ciuffi di verde. Non riuscivo a credere ai miei occhi. Dentro quella casa al centro di Milano c’era un giardino segreto! – Non esagerare, Colomba. È solo un cortile con qualche albero – disse la zia Mitì. Quello della casa di Genova era un cortile, con il cemento per terra e neppure un filo d’erba. Qui ci sono sette alberi pieni di rami e di foglie e le radici mezzo fuori dal terreno come quelle del bosco dei nani. Poi ci sono aiuole con cespugli di ortensie e un’enorme pianta di glicine con il tronco contorto che si arrampica fino all’ultimo piano. “È casa nostra, quella!” ho pensato guardando in su con la gola stretta dall’emozione. Ci siamo infilati su per le scale. La nuova vita stava cominciando! Bianca Pitzorno, Tornatràs, Mondadori

INDIVIDUARE INFORMAZIONI

Informazioni esplicite e implicite

I ragazzi scelgono i mobili: p rima di arrivare nella nuova casa. q uando sono già nella nuova casa. Perché la famiglia della protagonista decide di cambiare l’arredamento? ................................................................................................... ...................................................................................................

S econdo te, quali sono i sentimenti che Colomba prova arrivando nella nuova casa? ................................................................................................... ...................................................................................................

S crivi la data del primo giorno di scuola dei due fratelli. .................................................................................................. ...................................................................................................

RIASSUNTO

Frasi chiave

S ul quaderno, sintetizza il testo con tre frasi chiave. Racconto autobi

ografico

217


Qualcuno, per realizzare i propri sogni, cambia città.

ivica Educazione c L’istruzione è un diritto

Billy si allontana da casa per completare la sua istruzione. L’art. 34 della Costituzione italiana afferma che “la scuola è aperta a tutti. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi hanno diritto a raggiungere i gradi alti degli studi”. Che cosa impedisce ad alcuni bambini e ad alcune bambine di andare a scuola?

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DIVENTARE CIÒ CHE SI DESIDERA – Billy ce l’ha fatta! È stato ammesso alla Royal Ballett School. Ce l’ha fatta! E oggi parte per Londra – ha urlato mio fratello Tony. – Bene, andiamo! – ha detto il papà. Ha preso una delle mie valigie; Tony si è caricato in spalla l’altra. La nonna era seduta al tavolo e mi guardava con la coda dell’occhio. Non so che cosa avesse capito: con la nonna non si può mai sapere. Le sono andato vicino e l’ho abbracciata e ho capito che aveva capito perché anche lei mi ha abbracciato, mi ha abbracciato stretto e non mi lasciava più. – Perderai il pullman – ha detto il papà. Ma lei restava lì. Quando poi mi ha lasciato, mi ha messo qualcosa nella mano. Una banconota da cinque sterline. – Ma è la tua pensione, nonna! – Lasciala fare – ha detto il papà. – Ci tiene a darteli. L’ho baciata di nuovo, e lei mi ha abbracciato ancora. Poi mi ha lasciato e mi ha spinto piano verso la porta. C’erano un mucchio di saluti da fare. La scuola. Io ne avrei anche fatto a meno. Hanno organizzato un’assemblea speciale per salutarmi, con un gran discorso del dirigente scolastico e tutto il resto. Poi ci sono stati i saluti ai vicini di casa e agli amici. E alla mamma. Non andavo spesso al cimitero. Ci sono andato con papà, abbiamo portato dei fiori. Abbiamo strappato le erbacce e sistemato tutto intorno. – Sarebbe stata fiera di te – ha detto il papà. – Lei davvero è sempre qui con te. Solo, in un modo diverso. E sarà lì vicino a te anche a Londra e sempre.


– Okay – ho detto. – Papà… – Che cosa? – Ce la farò davvero, papà? – Certo che ce la farai, Billy. – Ho paura. – È normale, Billy. Tutti abbiamo paura. Non devi preoccuparti. – Ma se non mi piace posso sempre tornare indietro, giusto? – Stai scherzando, vero? Ho già affittato la tua camera! – Che cosa? – ma poi ho capito che stava scherzando. Gli ho dato un pugno in pancia e lui si è buttato giù; ci siamo rotolati a terra e abbiamo riso. Eravamo felici, davvero. E stava succedendo sul serio. Abbiamo fatto una piccola carovana lungo la strada: davanti papà, poi io, Tony in fondo. Ha detto che così mi fermava lui, nel caso che io cambiassi idea e cercassi di scappare. – Perdi il pullman! – ha gridato papà: praticamente correva, era preoccupatissimo. Quanto a me, pensavo solo che niente sarebbe potuto andar male ora, ma il papà aveva ragione a correre: erano già tutti sul bus. Il papà mi ha abbracciato… e un attimo dopo ero sul pullman. Mi sono seduto in fondo, il mio posto preferito. Il papà e Tony erano sul marciapiede. Mi sentivo una vera star, con loro lì ad aspettare di vedermi partire. Con Tony non ci eravamo detti praticamente neanche una parola fino a quel momento, ma si è avvicinato al finestrino e ha mormorato qualcosa. – Che cosa? – ho detto. È stato divertente, perché io avevo capito che cosa mi stava dicendo dal modo in cui muoveva le labbra, stava dicendo: “Mi mancherai”. Ma lui non poteva saperlo. Si è guardato dietro le spalle, imbarazzato, e poi ha gridato, con tutte le sue forze: – Mi mancherai! Allora ho riso. Poi il pullman ha svoltato l’angolo… e loro non c’erano più. Melvin Burgess, Billy Elliot, Rizzoli

SIGNIFICATO DEL TESTO

Inferenze

S egna con delle X solo le informazioni certe. D al contesto puoi capire che: B illy corona il suo sogno di frequentare una prestigiosa scuola di ballo. B illy da grande vorrebbe fare il ballerino. B illy ha faticato molto per essere ammesso alla Royal Ballett School. l a famiglia non è contenta del fatto che Billy diventi un ballerino. B illy è orfano di madre. l a nonna ostacola la partenza di Billy. B illy non prova alcun timore nell’abbandonare la sua famiglia.

LEGGERE BENE

Rileggi il testo dando la giusta intonazione alle battute del dialogo. Racconto realis

tico

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Diventando grandi si cambia, ma… restano i ricordi!

QUANTO SONO CAMBIATA! INDIVIDUARE INFORMAZIONI

Informazioni esplicite

C he cosa puoi dedurre con sicurezza dal testo? L a protagonista è in vacanza. L a bambina da piccola trascorreva le domeniche dai nonni. Il nonno ha conser vato i suoi giocattoli. L a bambina è andata dai nonni insieme ai genitori.

– Ciao, nonna! Ciao, nonno! Sono voluta venire da voi per farmi un po’ coccolare in questi luoghi dove sono cresciuta da piccola. Mi sembrano così lontani quei tempi. Ricordi nonno, quante volte mi hai preso per mano e mi hai accompagnato nel bosco o mi hai lasciato sguazzare nelle acque del ruscello? – Mi ricordo. – E tu, nonna, ricordi le colazioni che mi offrivi tutte le domeniche con le cose buone che preparavi solo per me? – Mi ricordo. Il pomeriggio è trascorso a rievocare ricordi, esperienze, episodi rimossi che affioravano alla memoria uno dopo l’altro. Poi, mentre la nonna preparava la cena, sono salita in soffitta. Un altro luogo dove avevo fatto scoperte che mi avevano fatto capire con quanti fili la mia vita fosse legata a quella degli altri, con quanti legami il presente fosse inestricabilmente connesso al passato. I giocattoli del nonno, i quaderni di scuola, le lettere che aveva scritto alla nonna quando era lontano. In quella soffitta ho cominciato a farmi le domande più importanti della mia vita e a cercare dentro di me le risposte più difficili. Poi sono tornata dai nonni. Mia nonna era seduta su una panca nell’aia. – Non hai sonno? – le ho chiesto. – Ho atteso che tornassi. – Ti piace la notte, nonna? – Mi fa pensare, Valentina. – A che cosa? – Al tempo che scorre, a quello che ti fa cambiare. Mi sono seduta accanto alla nonna, le ho posato la testa sulla spalla e ho chiuso gli occhi. Dopo un po’ il nonno si è affacciato sulla soglia e ha mormorato: – È tardi. Prima di coricarmi mi sono affacciata alla finestra, ho guardato la notte e mi sono detta che ero pronta a vivere la mia vita. Angelo Petrosino, Aiuto, ho un debito in mate!, Piemme

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rafico

Racconto autobiog


I cambiamenti e i poeti

DIVENTERÒ… Diventerò entomologa. … Certo, ci vuol coraggio, visto che mi fa schifo anche uno scarafaggio! Diventerò aviatrice e volerò su, in alto … anche se ho le vertigini prima di fare un salto! Diventerò un dottore, anzi una dottoressa … però se vedo il sangue non sono una leonessa! Diventerò speleologa, andrò dentro le grotte … anche se ho un po’ paura del buio della notte. Ma superare i limiti è un gioco divertente combattere la fifa mi piace immensamente. Così, per dimostrare che niente mi spaventa stanotte dormo sola … e con la luce spenta! Janna Carioli, I sentimenti dei bambini (spremuta di poesie in agrodolce), Mondadori

SIGNIFICATO DEL TESTO

Significato delle parole

L eggendo la poesia, dal contesto puoi dedurre il significato delle parole. E ntomologa: …………………………....................................................................................................... S peleologa: …………………………...........................................................................................................

LA MIA

REALTÀ C he cosa sogni di fare da grande? Perché? Q uale professione scarteresti completamente? Perché? Testo poetico

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VERSO LA SECONDARIA Cambierò scuola: qualcosa è finito, qualcosa sta per iniziare. Nostalgia? Sì! Entusiasmo? Sììì!!!

SCUOLA PRIMARIA... ADDIO! Finita! La scuola è finita! Insomma, quasi. Mancano tre giorni, che è come dire niente. Per festeggiare, pizza. Martedì sera la quinta B si è data appuntamento al “Niagara. Una cascata di gusti”. Marisa, che è la più brava in disegno e ha una bella scrittura, ha preparato gli inviti per la maestra Rita, la maestra Anna, il maestro di musica Guido, la signora Giuliana e Leonello, che con quel nome lì non poteva che fare il bidello o, come diciamo noi oggi, il collaboratore scolastico. Hanno detto di sì. Ed eccola qui, la quinta B in pizzeria. Sono tutti un po’ eccitati e parlano a voce un po’ troppo alta e il cameriere deve dire: – Silenzio, uno alla volta! – altrimenti fa confusione con le ordinazioni. Che non sono una cosa semplice. Qualcuno ha le idee molto chiare, e se la sbriga in fretta, qualcun altro invece ci deve pensare su e poi ci ripensa e poi cambia idea. Il cameriere sbuffa impaziente. I mocciosi hanno gusti speciali! Finalmente arrivano le pizze ed è il momento del discorso. Le maestre sono un po’ commosse, ma un po’ di vacanza fa bene anche a loro.

A SETTEMBRE SAREMO ALLA SCUOLA SECONDARIA! Maria Vago, Pizze, pidocchi e un genio nell’astuccio, La Spiga Edizioni

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Dare ascolto alle dicerie non serve.

SE NE DICONO TANTE Gli insegnanti sono più severi

FALSO

Qualunque classe si trovi davanti, un insegnante resta un insegnante. La grande novità è che quest’anno ne hai molti di più, circa una decina di professori diversi, e ognuno con il suo modo di fare. A volte è un po’ complicato, è vero. Ma se non ti trovi bene con uno, almeno non lo devi sopportare tutta la mattina!

FALSO I ragazzi grandi ti danno fastidio Quelli hanno ben altro a cui pensare! Certo ci sarà sempre qualche stupido pronto a prenderti in giro o a fare il bullo, ma se lo ignori, finirà per stancarsi e ti lascerà in pace. Se invece c’è qualche “grande” che ti perseguita, parlane subito a un adulto.

Hai un sacco di compiti VERO È molto probabile che ci siano più compiti da fare, però li puoi distribuire lungo tutta la settimana. Tocca a te organizzarti per non perderti all’ultimo momento. E non stupirti se i professori non controllano ogni giorno se hai studiato o se hai fatto i compiti. Si suppone che tu sia ormai grande abbastanza per svolgere il tuo lavoro da solo.

Ti senti in un labirinto VERO I primi giorni è così. Ti ci vorrà una buona settimana per orientarti tra le varie classi e i corridoi: di solito gli edifici delle Scuole Secondarie sono più grandi di quelli delle Primarie. E in più forse ci sarà la novità di qualche aula laboratorio in più!

Le lezioni sono più difficili FALSO Nei primi mesi si approfondiscono argomenti già trattati alla Scuola Primaria. Così avrai tutto il tempo per adattarti al nuovo ambiente e per trovare un metodo di studio. Séverine Clochard, Viva le ragazze, Edizioni EL

LA MIA

REALTÀ Pensando al prossimo cambiamento di scuola, quali sentimenti provi? I ndifferenza. C uriosità. A nsia. P aura. T i senti grande. V orresti che il primo giorno di scuola arrivasse subito. V orresti che il primo giorno di scuola arrivasse il più tardi possibile. D ispiacere nel lasciare insegnanti, compagni, compagne e scuola. Parlane con la tua classe. Testo informat

ivo-espositivo

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La famiglia è un grosso conforto… quasi sempre!

NON TI PREOCCUPARE! SIGNIFICATO DEL TESTO

Inferenze

Il testo termina con queste parole: “Non ti preoccupare! È il tuo ritornello preferito”. Q uali parole potrebbero essere aggiunte per chiarire meglio il pensiero di Margot? Q ueste parole mi tranquillizzano molto. C he tu sia d’accordo sulla scelta del vestito non mi basta. L a fai facile tu, ma il problema è mio! Significato delle parole

L a parola “veterano” indica una persona: m olto vecchia. c he ha fatto lo stesso mestiere o attività a lungo. c he comincia una nuova attività.

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Finalmente era tutto pronto. Domani Margot avrebbe iniziato la Scuola Secondaria. Non le restava che decidere che cosa avrebbe indossato il primo giorno di scuola. Le sarebbe piaciuto mettere l’abito più bello per solennizzare l’evento. Lo provò e si rimirò nel grande specchio nella camera di sua sorella che, forte della sua grande esperienza in fatto di prima Secondaria, la fissò incredula. – Scusa, non vorrai per caso travestirti da modella in erba, testa di rapa! – Che cosa mi metto, allora? – Un jeans e basta! – rispose Anne con un tono che non ammetteva repliche. – Allora metterò la gonna di jeans con la salopette. – Niente gonna! Nessuno mette la gonna in prima Secondaria. Mettiti un vero jeans, punto e basta! Margot pensò che doveva essere proprio così. Non voleva farsi notare, soprattutto il primo giorno. La vigilia del grande giorno andò a letto alle otto, sebbene l’orario di inizio delle prime fosse fissato alle 11, perché voleva essere in forma. Sua madre venne ad abbracciarla. – Mamma, ho paura della nuova scuola. – Paura di che cosa, esattamente? – Di tutto. – Tutto! Che cosa vuol dire? – insistette sua madre. – Non lo so. – Allora è paura di ciò che non conosci. Non ti preoccupare, tra qualche giorno sarai già una veterana della nuova scuola e saprai tutto. – Ma se non avrò amici nella mia classe? –  Te ne farai altri, gli amici non ti sono mai mancati! – E se i prof sono antipatici? – Sopravvivrai! – dichiarò sua madre impaziente. – E se non capisco niente? – Capirai! – la rassicurò la signora Melo, uscendo.


“È facile da dire”, pensò Margot. Si girò e rigirò nel letto. Contò le pecore. Contò gli elefanti. Poi accese la lampada del tavolino e si mise a leggere Diario di una sorella minore. “E se non riesco a trovare la toilette?” si chiese con preoccupazione. Andò velocemente al gabinetto come se si trattasse della sua ultima pipì. Verificò lo zaino per essere certa di avere il necessario per scrivere. Infine, malgrado l’imminente rivoluzione che stava per travolgere la sua vita, si addormentò dopo aver contato sino a 1776. Sua sorella andava in terza, ma Margot sapeva di essere lei, quel giorno, la vera star della famiglia. Anne non ne teneva conto e non la finiva di provocarla con i suoi consigli. Il litigio più violento scoppiò proprio prima della grande partenza. Margot si apprestava a sistemarsi le cinghie dello zaino sulle spalle. – Non mi dirai che porti lo zaino in prima Secondaria! – tuonò Anne. – Come faccio a portare le mie cose, altrimenti? – implorò Margot. – Metti una matita e un quaderno in una borsa e basta! Nessuno porta lo zaino il primo giorno della prima Secondaria. Margot rimase sulle sue posizioni: – Io invece porto lo zaino. La signora Melo si immischiò: – Anche tu in prima portavi lo zaino. – Sì – replicò la figlia maggiore, – perché mi ci hai costretta e io mi sono vergognata di essere l’unica con lo zaino stile pappamolle. – Dove metterò i miei libri allora? – Non si portano libri il primo giorno. – Lasciale fare quel che vuole – intervenne la madre. – Vuoi che tutti la prendano in giro? – Non ti preoccupare! – tornò a rassicurarla sua madre. “Non ti preoccupare!” pensò Margot. “È il tuo ritornello preferito”.

CONTENUTO E FORMA DEL TESTO

Intenzione comunicativa

L’autrice racconta le sensazioni provate da una ragazzina che inizia la Scuola Secondaria. Q ual è l’intenzione dell’autrice? R assicurare i lettori che dovranno affrontare la stessa esperienza. E videnziare la difficoltà del passaggio di scuola. R accontare le difficoltà che possono sorgere tra madre e figlia.

Susie Morgenstern, Prima Media!, Einaudi Ragazzi

Racconto realis

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Primo giorno: ansia, paura, agitazione…

GIORNATA NERA Sto uscendo di casa con mia sorella Alba. Giornata nera. Nerissima. Catrame puro. Primo giorno di Scuola Secondaria di primo grado, classe prima, per il sottoscritto, Michele Dorsi. Tutto diverso. Tanti prof. Chissà come saranno. Tante materie. Una dozzina. Qualcuna mai sentita. Tanti libri. Quindici chili e quattro etti, letto sulla bilancia del bagno di casa mia. Andiamo verso la fermata dell’autobus. Dicono che nella Secondaria quelli di terza fanno scherzi terribili a noi primini. Mia sorella sostiene di no. Che sono sempre e solo i ragazzi che nessuno considera, a fare i bulli. Basta non dar loro retta. Sarà. Ma se vogliono farmi qualcosa, io non posso nemmeno contare sui compagni nuovi, non li conosco. Non so chi sono. Tranne due. Uno è Vincenzo. Però con lui non andavo d’accordo già alla Primaria. Come non averlo. L’altra è Clotilde. Clotilde. Penso a lei e il nero diventa ancora più nero. Buio assoluto. Quello che deve esserci in una grotta sprofondata all’infinito verso il centro della Terra. L’autobus arriva. Mia sorella sale e io subito divento un fantasma. Saluta a destra e a sinistra e fa come se non esistessi. Mi guardo in giro. Non c’è nessuno che conosco, non mi stupisco. È possibile che per il primo giorno i genitori li abbiano accompagnati con l’auto. Per fortuna ci sono ancora posti a sedere. Già. L’autobus. Lo prendo da cinque anni, infatti. Il problema è che di autobus ce ne sono due. Quello per gli alunni della Primaria e quello per la Secondaria. Con la conseguenza che l’anno scorso ero in quinta ed ero uno dei più grandi. Adesso faccio la prima e sono tra i piccoli. Loredana Frescura - Marco Tomatis, Ti volio tanto bene, Piemme

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Racconto realistic


Qualche giorno dopo: niente panico, tutto ok!

UN PO DI AZZURRO NEL CIELO Ok. Dopo qualche giorno di scuola posso dire, tirando un enorme sospiro di sollievo, che la Scuola Secondaria di primo grado non è poi tanto male. Anzi, devo ammettere che è meglio della Primaria. I prof sono piuttosto simpatici e li capisci quando spiegano. E poi, se uno o una di loro non ti piace, non resta mica tutta la mattina! Al massimo sta in classe un paio d’ore e poi esce e tu puoi respirare. A queste condizioni si può sopravvivere. Le materie per il momento non mi hanno dato problemi. Quei compiti che i prof chiamano “test d’ingresso” sono andati tutti molto bene. Me l’hanno scritto sul diario e a casa i miei genitori mi hanno fatto i complimenti. I compagni sono quasi tutti simpatici. Anche Livio, che ha ripetuto non so quante classi. È il doppio di me e ha le gambe così pelose che sembra un orso, e i primi giorni mi faceva un po’ paura. Appena ha saputo che gioco come portiere nella Virtus Gasometro, che è il nome del mio quartiere, anche se il gasometro non c’è più da anni, è venuto a chiedermi se ci stavo a far parte della squadra della classe per poter partecipare al torneo di calcio che la scuola organizza ogni anno. Tutto bene, dunque? Non proprio. È meglio usare “quasi” invece di “tutto”. Loredana Frescura - Marco Tomatis, Ti volio tanto bene, Piemme

CHE BELLO LEGGERE!

Finalmente delle letture senza lavoro! Perché? Perché hai lavorato davvero tanto durante l’anno scolastico. Ora forse, come Michele, hai qualche timore. Ma… hai capito a che cosa ser ve la lettura? Anche a dare speranza! Racconto realis

tico

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DALLA SORGENTE ALLA FOCE Il quaderno di prima Una pila di quaderni adesso son curioso di diventare grande e leggerli a ritroso. Come sul fiume arrivare alla foce girarsi alla sorgente e ascoltarne la voce. Camminare a lungo spingermi lontano voltarmi indietro prendermi la mano. Una pila di quaderni partendo dalla cima sfogliarli all’indietro e ritrovarmi in prima Roberta Lipparini, C’è un posto accanto a me, Mondadori

LIF E SKILLSi

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Anche tu hai navigato su un lungo fiume. Guarda indietro la strada fatta, a volte a passi lenti, a volte correndo. Questa strada percorsa insieme ai compagni GESTIONE e alle compagne non ti ha dato solo DELLE conoscenze, abilità e competenze. EMPATIA EMOZIONI Ti ha dato qualcosa di più. Ti ha messo di volta in volta alla CR EA prova, anche quando non te ne TIV ITÀ rendevi conto, facendoti esercitare SE NS PROBLEM PRENDERE OC nelle competenze più importanti: le RIT SOLVING BUONE ICO competenze di vita, le life skills. DECISIONE NE ZIO Quali sono? ICA RELAZIONI EFFICACI

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Testo poetico

UN CE COM FFICA E


TEMATICHE LE STAGIONI

Il calendario segna l’inizio e la fine delle stagioni in date particolari (equinozi e solstizi), ma… per noi i primi segni del cambio di stagione sono il caldo e il freddo. E poi… è autunno quando mangiamo le castagne, è inverno quando tutto intorno a noi profuma di cannella e arance, è primavera quando compaiono le prime fragole ed è estate quando si va in VACANZA!!!

Didattica partecipata

In questo capitolo troverai testi poetici, poetici racconti realistici, fantastici, leggende, testi informativi e regolativi che parlano delle STAGIONI e delle loro particolarità.

U.A. 8


AU T U

NN

O

DIARIO D AUTUNNO Questa mattina sono andata a fare una passeggiata. Era una mattina grigia, molto tranquilla, con una leggera nebbia che avvolgeva i boschi e gli alberi lontani in una foschia rosata. Molti alberi erano completamente spogli, ma le querce avevano ancora le foglie di tutte le tonalità del bronzo e del bruno. Le siepi e gli argini si infiammavano delle calde tinte dorate delle foglie dei castagni e delle felci, e dovunque si respirava un delizioso odore autunnale di foglie cadute. In una radura ho trovato parecchie specie di funghi. Le fronde giallo chiaro delle felci spiccavano nettamente tra le foglie scure del rovo di macchia, la strada era tutta gialla nei punti in cui erano cadute le foglie di olmo. Una o due forti gelate finiranno per spogliare gli alberi, che tuttavia hanno ancora molte foglie verdi. Lungo tutta la strada le foglie cadevano numerose volteggiando dagli alberi e danzavano davanti al mio cammino. Il sole splendeva vivo, inondando di luce le fronde morenti delle felci nel sottobosco e lo scarso fogliame delle querce semispoglie. Questa sera il sole ha fatto un’apparizione piuttosto prolungata, prima di tramontare. Non l’ho mai visto così grande in vita mia. Era di un rosso cupo, con sfumature purpuree che gli davano un aspetto sferico; sembrava un’immensa palla di fuoco sospesa contro una cortina di nuvole grigie. Edith Holden, Diario di campagna di una signora inglese del primo Novecento, Mondadori

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Ascolta sul CD-Audio il brano di Tchaikovsky, "Ottobre, canzone d'autunno" , op. 37, n. 10.

CHE BELLO LEGGERE!

Leggi assaporando le atmosfere descritte nel testo.


HALLOWEEN Jack viveva in un piccolo villaggio irlandese. Era un bravo fabbro, ma era un grande ubriacone. Una notte d’Ognissanti Jack, ubriaco, stava tornando a casa, quando cadde a terra svenuto. Il Diavolo si materializzò davanti a lui per portarlo con sé all’inferno. Jack capì subito la situazione e architettò un piano per sfuggirgli. – Jack, è arrivato il tuo momento. Seguimi! – gli disse il Diavolo. – Oh, caro Diavolo, eccomi. Ma… posso chiederti di esaudire un ultimo desiderio? Vorrei tanto farmi un’ultima bevuta, se tu potessi aiutarmi. Vedi, non ho in tasca nemmeno un penny: se tu potessi trasformarti in una moneta per poco tempo, io potrei comprare una bottiglia di liquore. Il Diavolo volle accontentarlo e cadde nel tranello. Appena trasformato in moneta, Jack lo mise nel borsellino dove teneva un crocefisso d’argento. – Fammi uscire, fammi uscire da qui o te ne pentirai! – gridava il Diavolo, infuriato. – Devi promettere che non prenderai mai la mia anima per portarla con te all’inferno, altrimenti resterai imprigionato per sempre. Alcuni anni dopo Jack morì. “Dove vado ora?” pensava Jack. “In paradiso non posso, non sono stato buono e non mi accetteranno”. Bussò quindi alla porta dell’inferno. – Ah, sei tu, Jack. Che cosa vuoi? – Fammi entrare, ti prego, non ho altro posto dove andare. – Oh! Mi dispiace tanto per te, ma una promessa è una promessa, ricordi? – Ma… se non posso stare qui, dove vado? – disse Jack. – Caro Jack, mi spiace, problemi tuoi! – Mi puoi regalare almeno una piccola fiammella che m’illumini la via? Il Diavolo gli lanciò un tizzone ardente e chiuse la porta dell’inferno. Jack prese dalla tasca una rapa. Che cosa ci facesse in giro con una rapa in tasca nessuno lo seppe mai. La intagliò, mise all’interno il tizzone ardente e, con questa lampada improvvisata, iniziò il suo eterno cammino alla ricerca di un posto dove riposare. Marita Bassano, Pianeta Halloween, Canale Arte Edizioni

La tradizione della zucca intagliata è legata alla leggenda del personaggio più famoso della storia di Halloween!

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TRA DIZIONI

d AUTU NNO

Ottobre e novembre sono i mesi delle castagne. Con le castagne si fanno marmellate, torte, pane, marron glacé... Fino a pochi decenni fa le castagne erano fondamentali nell'alimentazione della gente di montagna.

UNA LEGGENDA I RICCI E LE CASTAGNE Un’antica leggenda narra che moltissimi anni fa, accanto a un albero di castagne, viveva una famiglia di ricci. Un giorno l’albero si lamentò perché un gruppo di scoiattoli veniva tutti i giorni a mangiare le sue castagne. I ricci donarono alle castagne una parte della loro pelliccia, perché vi si potessero nascondere dentro. Gli scoiattoli si punsero: da quel giorno non tornarono più e le castagne mantennero il loro riccio.

UNA RICETTA IL CASTAGNACCIO Ingredienti (per 8 persone): 400 g di farina di castagne, 3 dl di latte, 2 bicchieri di acqua fredda, 50 g di zucchero, 20 g di pinoli, 100 g di uvetta, rosmarino, olio, sale. Metti la farina di castagne in una ciotola e, sempre mescolando, versa un po’ alla volta il latte e l’acqua fino a ottenere una crema morbida. Aggiungi lo zucchero, l’uvetta, che avrai messo in ammollo per un’ora e poi asciugata, un pizzico di sale e tre cucchiai d’olio. Spennella d’olio una teglia rotonda, larga e bassa: l’impasto di castagne non deve essere più alto di due centimetri. Cospargi la superficie con i pinoli, alcuni aghi di rosmarino e poco olio. Con l’aiuto di un adulto, cuoci in forno a 180° per 40 minuti.

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L´autunno e i poeti

È UN MISTERO È un mistero come s’abbandonano le foglie se viene il momento di staccarsi dal ramo, e come scendono tenute un attimo dal vento… Davide Rondoni, Le parole accese, Rizzoli

POVERA FOGLIA Lungi dal proprio ramo, Povera foglia frale, Dove vai tu? – Dal faggio Là dov’io nacqui, mi divise il vento. Esso, tornando, a volo Dal bosco alla campagna, Dalla valle mi porta alla montagna. Giacomo Leopardi, Canti, Einaudi

C L I L What’s the weather like in autumn?

It’s rainy. Sometimes it’s foggy.

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INVER

NO

DIARIO D INVERNO Oggi è stato un giorno molto luminoso e limpido, con un vento freddo da Nord-Ovest. Nelle settimane scorse e per diverse settimane gli uccelli sono venuti nella mattinata per mangiare. Ci siamo svegliati questa mattina in una bufera di turbinanti fiocchi di neve: la prima nevicata di quest’inverno. La bufera comunque è terminata presto, seguita poi da un bel tempo e da un freddo rigido durante la notte. Questo è il primo giorno invernale vero e proprio che abbiamo avuto. La densa nebbia di prima mattina si è sollevata intorno alle 9.30 ed è uscito un bel sole luminoso. Ho fatto una camminata in campagna. Ciascun rametto di ogni albero e di ogni arbusto si stagliava contro il cielo come un ricamo d’argento. Certe erbe morte e certi frutti secchi sul margine del sentiero erano particolarmente belli: ogni loro dettaglio scintillava di cristalli gelati nella luce del sole. Ho visto grandi stormi di cornacchie e di storni, bassi sui campi. Il ginestrone era in fiore sino a una settimana o due fa, ma le intense gelate della settimana scorsa hanno fatto cadere la fioritura. L’inverno mite ha fatto aprire le gemme del nocciolo, prodigiosamente precoci; su alcuni di essi i minuscoli fiori verdi sono completamente aperti e anche le graziose stelline dei fiori femminili hanno fatto la loro comparsa. Edith Holden, Diario di campagna di una signora inglese del primo Novecento, Mondadori

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Ascolta sul CD-Audio il brano di Tchaikovsky, "Sogni d'inverno", sinfonia n. 1, op. 13.

CHE BELLO LEGGERE!

Leggi assaporando le atmosfere descritte nel testo.


BUON NATALE IN TUTTO IL MONDO nti e amici, A Natale, tra pare to augurio, vi scambiate ques felici:

A spasso nei campi vegia di ghiaccio in Nor : gli auguri ti faccio

Buon Natale!

ardare Se i mulini stai a gu i augurare: gli olandesi sentira

Vrolyk Kerstfeest!

God Jul!

tti Se in Francia aspe un il Natale riceverai augurio che vale:

Joyeux Noë l!

In ogni paese dell’Unito Regno rio ovunque un augu consegno:

Merry Christmas!

e pini Giocando tra larici tedeschi fanno gli auguri i ai vicini:

Frohliche Weihnachten!

Ogni terra usa le sue parole ma in fondo al cuor augurar si vuole:

Buon Natale! D.B. Thompson, Il Natale racconta, Piccoli

APPRENDIMENT O COOPERAT IV O N ella tua classe o nella tua scuola, scrivete e dite, ognuno nella propria lingua d’origine: BUON NATALE • BUON ANNO • BUONE FESTE Poi, insieme, preparate dei cartelli da mettere sulla porta dell’aula in modo che tutti possano ricevere gli auguri nella propria lingua.

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NON VOGLIO ANDARE VIA In una città tutti i calendari, terribilmente indignati, si riunirono in assemblea. Siamo stufi di essere trattati in questo modo! La gente non ha la minima considerazione per noi: appena arriva il 31 dicembre ci gettano via come carta straccia! Considerando ingiusto dover vivere un anno solo, decisero di aggiungersi un grosso blocco di foglietti. Così, il 31 dicembre, i cittadini che si accingevano a cominciare un anno nuovo, staccato il foglietto sul quale c’era scritto “31 dicembre”, trovarono quello con scritto “32 dicembre”, “33 dicembre”, e via di seguito. Naturalmente quell’anno che non finiva mai causò in città un grande scompiglio. In breve si formarono due partiti opposti. C’era chi protestava, come i lavoratori che aspettavano la fine dell’anno per andare in pensione; i carcerati, che dovevano stare tutti quei giorni in più in prigione; i bagnini e i gelatai, che aspettavano l’estate per fare buoni affari; e tanti altri. Il partito opposto era formato invece dagli studenti, felici per quelle lunghissime vacanze natalizie, dai venditori di indumenti invernali, dagli sciatori. Si arrivò al 170 dicembre, con polemiche sempre più violente: chi pretendeva che si promulgasse una legge per dichiarare l’anno finito d’autorità, chi voleva, invece, che si rispettasse il calendario. Quell’anno che non finiva mai fu troncato invece nel modo più inaspettato: nella notte del 223 dicembre tutti i calendari furono trafugati e, all’alba, portati in piazza e bruciati in un grande falò. A organizzare la congiura erano stati i bambini della città, stanchi di aspettare che arrivasse il 6 gennaio, il giorno della Befana. Comunque i calendari morirono soddisfatti: avevano stabilito il record mondiale di durata dell’anno. Marcello Argilli, Una storia al giorno, De Agostini

LA MIA

REALTÀ Fai un bilancio dell’anno che sta per finire. C he cosa ti è capitato di bello durante questo anno? C he cosa vorresti cancellare dalla memoria? T i piacerebbe arrivare al 223 dicembre? Perché?

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W W LA BEFANA! Ecco qua la filastrocca più famosa sulla Befana (la conoscete anche voi?)!

La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte col cappello alla romana viva viva la Befana! Di questa filastrocca esistono innumerevoli variazioni. Ma negli ultimi tempi qualche poeta in vena di scherzare ha giocato con la filastrocca originale, combinando un bel po’ di pasticci.

Inglese

The Befany by nott with the scarps super rott with the roman style cappell look the Befany che bell!

Contrario

La Befana del mattino ha le scarpe oro zecchino il foulard di seta indiana che sia morta, la Befana?

Dubbioso

Viene o non viene la Befana? Avrà il cappello alla romana? Le scarpe rotte? E se arrivasse di giorno? E se qualcuno la cacciasse via? Anna Lavatelli, Manuale della Befana, Le Interlinea

LEGGERE PER SCRIVERE

S crivi anche tu una poesia per una Befana particolare. Ti proponiamo un paio di titoli tra cui scegliere: L a Befana d’agosto L a Befana vien di giorno

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T RA DIZIONI

d INVERNO

L'arancia è il simbolo dell'inverno: colorata, profumata, molto ricca di vitamina C, zuccheri e sali minerali, è un'alleata preziosa per la salute. I fiori profumatissimi, chiamati zagare, sono spesso usati per confezionare i bouquet delle spose. Dalle zagare, ma anche dalla buccia d'arancia, si distillano essenze per fare i profumi.

UNA LEGGENDA Un antico mito greco narra che Giunone, sposa di Giove, portò in dote alcuni alberelli dai frutti d’oro, simbolo di fecondità e amore. Giove, per paura che i ladri sottraessero questo dono prezioso, li custodì in un giardino sorvegliato dalle ninfe Esperidi, fanciulle dal canto dolcissimo. L’undicesima fatica di Ercole fu quella di portare agli uomini questi frutti dopo aver sconfitto il drago che Giunone aveva messo a guardia del giardino.

UNA RICETTA CREMA ALL’ARANCIA Ingredienti (per 4 persone): 6 arance, 120 g di zucchero, 50 g di fecola di patate, 30 g di burro. Spremi le arance. Metti in un pentolino la fecola e mischiala bene con il succo di arancia. Aggiungi lo zucchero, mescolando sempre molto bene. Con l’aiuto di un adulto, metti il composto sul fuoco e portalo a ebollizione. Cuoci per alcuni minuti, continuando a mescolare fino a quando non sarà diventato denso. Togli dal fuoco e aggiungi il burro. Mescola con forza per far sciogliere bene il burro e amalgamarlo con gli altri ingredienti. Puoi mangiare la crema da sola o utilizzarla per farcire una torta!

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L´inverno e i poeti

INVERNO D’incanto tanti fiocchi dal cielo. Nevica sul bosco, sugli alberi, sulla terra. Piano piano tutto si nasconde. E tutto è neve, tanta neve bianca, bianca, bianca. Aoi Kono Huber, Poesie, Emme Edizioni

D INVERNO Il sole è quasi spento: pallido, dietro un mare di folta nebbia, appare come un disco d’argento. Sommersa è la città tutta in quell’onda cheta, bianchiccia, gelida, profonda… Il sole ecco s’è spento pallido, nella sera. La nebbia è più leggera: or la dirada il vento. Pietro Mastri, Ultimi canti, Treves, Treccani, Tuminelli

C L I L

It’s cold and somewhere snowy.

What’s the weather like in winter?

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PRIMA

V ER

A

DIARIO DI PRIMAVERA La brutta stagione è finita; è arrivata finalmente la primavera. Le giornate sono più lunghe, c’è un bel sole e, di tanto in tanto, anche qualche acquazzone che dura poco. Può accadere anche che al disperdersi delle nuvole un magnifico arcobaleno torni a rallegrare la natura. Una leggenda dice che, là dove l’arcobaleno si appoggia sulla terra, c’è nascosta una pentola piena d’oro. Nel giardino sono fioriti i meli, i peri e i peschi. Meli e peri hanno fiori bianchi, i peschi rosa. Cominciano ad apparire le prime rondini. Una volta ce n’erano tantissime, facevano il nido sotto i tetti delle case e dei fienili dei contadini, e anche in città ce ne erano tante. Ora sono molto diminuite, peccato. La rondine è il simbolo della primavera. Sugli alberi sono spuntate le foglie nuove, di un verde così chiaro e tenero che verrebbe voglia di mangiarle in insalata; per terra si aprono i primi fiori, tra cui le primule e le viole mammole. Ancora non sono comparsi nel cielo gli stormi delle oche migratrici che avevamo visto partire in autunno; forse è ancora presto, ma prima o poi arriveranno. In giardino si distinguono, per il loro giallo luminoso, i rami fioriti della mimosa. Tante palline fitte fitte, soffici e profumate, che hanno un solo difetto: appassiscono presto una volta colti i rami. Rossana Guarnieri - Danusa Salvini Cerretani, Le stagioni, De Agostini Ragazzi

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Ascolta sul CD-Audio il brano di Tchaikovsky, "Primavera", op. 54, n. 3

CHE BELLO LEGGERE!

Leggi assaporando le atmosfere descritte nel testo.


UOVA SIMBOLO DI VITA La parola Pasqua deriva dal vocabolo ebraico Pesah, che significa “passaggio”: si riferisce al passaggio attraverso il deserto del popolo d’Israele che, guidato da Mosè, dall’Egitto si dirigeva verso la Terra promessa. Per il cristianesimo la Pasqua ricorda la resurrezione di Gesù, cioè il passaggio dalla morte alla vita. Perché a Pasqua si regalano le uova? L’uovo è da sempre simbolo di vita, di creazione, di rinascita. Con l’avvento del cristianesimo, a questi significati se n’è aggiunto uno più speciale: come un pulcino esce dall’uovo, così Cristo è rinato a nuova vita dall’oscurità della sua tomba. Già 3000 anni fa, i Persiani consideravano l’uovo di gallina un segno augurale, simbolo perfetto della natura che si rinnova. Gli antichi Egizi erano soliti donare all’inizio della primavera uova dipinte come augurio di rinascita. Nel 1200 le uova, ricoperte da una lamina d’oro, erano distribuite ai membri della casa reale. Il cioccolato venne introdotto in Spagna da Cristoforo Colombo che, di ritorno dall’America, portò con sé la mitica bevanda diffusa tra gli Aztechi. Un paio di secoli più tardi, intorno al 1700, il re di Francia Luigi XVI fece preparare un uovo con quella sostanza costosa e misteriosa: era nato il primo uovo di Pasqua al cioccolato. Anche alla colomba, così come all’uovo, si è attribuito fin dai tempi più remoti un forte significato simbolico di pace, rinascita e amore. Secondo la Bibbia fu proprio una colomba, con un ramoscello di ulivo nel becco, a tornare da Noè dopo il Diluvio Universale per testimoniare l’avvenuta riconciliazione fra Dio e il suo popolo. La colomba divenne il simbolo della Pasqua italiana a partire dai primi decenni del Novecento.

Nei Paesi di lingua anglossassone, Pasqua si dice Easter. Questo nome deriva da Eostre, la divinità della primavera e della fertilità dei popoli nordici.

Mario Sala Gallini, W le feste, Mondadori

LA MIA

REALTÀ S crivi alcuni messaggi su dei biglietti e immagina di poterli inserire nell’uovo di Pasqua dei tuoi cari, del tuo miglior amico o della tua migliore amica e del Sindaco della tua città.

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TRA DIZIONI

di PRIMAVERA

La primavera porta con sé uno dei frutti più gustosi: la fragola. Il suo nome deriva dal latino fragrans, "fragrante", cioè con un profumo molto intenso. La fragola è ricca di vitamina C e di potassio e ha molte proprietà: protegge tutti gli organi, mantiene i denti sani e aiuta anche la memoria.

UNA LEGGENDA Il dio Marte era innamorato di Venere, ma lei non ricambiava il suo amore. Il suo cuore batteva per Adone. Perciò Marte perse il controllo di sé: si trasformò in cinghiale e, sotto queste spoglie, uccise Adone. Venere ne pianse a lungo la morte. Dalle sue lacrime cadute sul terreno, nacquero dei piccoli frutti rossi a forma di cuore: le fragole.

UNA RICETTA MOUSSE DI FRAGOLE Ingredienti (per 4 persone): 400 g di fragole, 2 fogli di gelatina, 250 ml di panna, 100 g di zucchero, il succo di mezzo limone. Fai ammorbidire i fogli di gelatina in acqua fredda per circa 10 minuti. Con l’aiuto di un adulto, togli la parte verde, lava e frulla le fragole. Aggiungi lo zucchero e il succo di limone. Strizza i fogli di gelatina e falli sciogliere in un pentolino a fuoco molto basso a bagnomaria. Aggiungi la gelatina al composto di fragole, mescolando bene. Monta la panna e aggiungila al composto. Versa la mousse in quattro ciotoline e lasciale in frigorifero per almeno 4 ore.

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La primavera e i poeti

SERA D APRILE PRIMAVERA Ho visto la primavera. È verde come una mela selvatica, è allegra come la coda di uno scoiattolo. Parla con le parole del vento. Sorride con il rosa delle rose. Quando credi che pianga è solo una goccia di pioggia.

Batte la luna soavemente di là dai vetri sul mio vaso di primule: senza vederla la penso come una grande primula anch’essa stupita sola nel prato azzurro del cielo. Antonia Pozzi

Anonimo finlandese

C L I L What’s the weather like in spring?

It’s warm and windy.

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ESTAT

E

DIARIO D ESTATE Ecco l’estate. La scuola è finita e per tre mesi mi aspettano tanto sole, tanta allegria, tante scoperte. I prati fuori città sono gli spazi ideali per giocare in pace, magari per una partita di pallone. L’erba è abbastanza folta e, tutto intorno, gli alberi ci regalano la loro ombra. In estate arriva il momento più bello, desiderato tutto l’anno: le vacanze al mare! Nuoto, mi abbronzo al sole, vado in barca, cerco conchiglie… e mangio tanti gelati! Il giardino è al massimo dello splendore. Vicino al muretto, a pochi metri dal posto dove in primavera fiorivano primule e mammole, cominciano a maturare le prime fragoline di bosco. Nascono tutti gli anni nel medesimo posto, sono piante perenni, cioè non devono essere piantate ogni anno. Nell’aria calda del pomeriggio tante api volano da un fiore all’altro, ronzando. Nei formicai che si trovano sotto le cortecce degli alberi o sottoterra riprende la vita frenetica. Nelle camere dove vivono separate le regine, le uova, le larve e le dispense con il cibo di scorta, è un grande andirivieni. Le formiche amano vivere insieme in tante, nello stesso formicaio, anche per molti anni se nessuno, per caso o per cattiveria, lo distrugge. Rossana Guarnier - Danusa Salvini Cerretani, Le stagioni, De Agostini Ragazzi

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Ascolta sul CD-Audio il brano di Tchaikovsky, "Agosto" , op. 37, n. 8

CHE BELLO LEGGERE!

L eggi immaginando l’atmosfera di vitalità che porta l’e state.


TRA DIZIONI L'estate porta con sé il frutto più gustoso e profumato: la vacanza! Anche la natura, però, è un'esplosione di frutti colorati: pesche, ciliegie, albicocche…

d ESTATE

UNA LEGGENDA Tanto tanto tempo fa in un villaggio dell’Armenia giunse un principe malvagio. Voleva del legname per costruire la sua casa. Ordinò così di far abbattere tutti i meravigliosi alberi con i fiori bianchi che crescevano nel paese. Una ragazza, disperata per la terribile fine a cui erano destinate le sue piante preferite, pianse tutta la notte, proprio accanto a uno degli alberi destinati al taglio. Il mattino seguente le sue lacrime si erano trasformate in gustosi frutti dorati, che fecero risparmiare la vita agli albicocchi. Proprio dal nome dell’Armenia deriva quello delle armelline, come vengono chiamati i noccioli delle albicocche.

UNA RICETTA ALBICOCCHE CON LA CANNUCCIA Ingredienti (per 4 persone): 12 albicocche, 400 ml di latte, 4 cucchiai di miele, cannella in polvere, dieci cubetti di ghiaccio, 125 ml di panna da montare, qualche scaglia di cioccolato Con l’aiuto di un adulto, lava bene le albicocche e immergile per 10 secondi in acqua bollente. Scola le albicocche, togli il nocciolo e tagliale a pezzetti. Metti nel mixer le albicocche, il latte, il miele, il ghiaccio e la cannella e trita tutto quanto. Dovrai ottenere una crema morbida. Tieni il composto in frigorifero per un paio di ore. Versa la crema di albicocche nei bicchieri e decora con la panna che avrai montato e le scaglie di cioccolato.

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L´estate e i poeti

L ESTATE

Se le cicale cantano sugli alberi del viale; se i fiumi hanno appena una vena d’acqua; se le rondini vanno alte fino a smarrirsi nel cielo; se nel giardino sono fioriti i girasoli; se la fontana mette voglia di bere, se sai tutte le cose del tuo libro di scuola allora vuol dire che è giunta l’estate. Antonia Pozzi

ATMOSFERE D ESTATE Il mare di silenzio del mattino si ruppe in un mormorio di canti di uccelli. Sul bordo della strada i fiori erano tutti felici e l’oro del sole si spargeva attraverso una schiarita di nubi.

Rabindranath Tagore, Poesie della natura

C L I L

What’s the weather like in summer?

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It’s hot and sunny.


COMPRENSIONE Verifiche graduate di

COMPRENSIONE del TES TO

LA VERIFICA? PIANo PIANo, PASSERÀ

LA PAURA!

Te lo ricordi, vero, che una verifica non serve per dire quanto sbagli, ma per farti vedere quanto sai? – Eh! Fosse sempre così! E se sbaglio tanto? Nessuna paura, puoi sempre aggiustare tutto. Come? Fermandoti a pensare! Ci hai messo la dovuta attenzione? Dimmi in un orecchio: hai studiato? – Uffa! Mi agito troppo! Se avessi riletto le risposte, qualche strafalcione lo avrei evitato! Allora se conosci i rimedi… sei già a metà strada. Coraggio Coraggio!


Macro aspetto Invalsi

INDIVIDUARE INFORMAZIONI

MI SENTO UNA FRANA 1 Oggi in palestra c’era anche la III D. In III D purtroppo c’è Emiliano, che mi sta antipaticissimo perché fa il comandino con tutti. Ci sono molti maschi che non vogliono giocare con lui perché non rispetta le regole 5 e qualche volta offende! Non è giusto! Così, quando il maestro Guerino ci ha detto che oggi avremmo fatto le capriole, mi sono preoccupata, avevo paura di fare brutta figura con Emiliano. E infatti! Ci ho provato molte volte, ma con Emiliano 10 che mi guardava divertito mi sembravano ancora più difficili. Poi, mentre il maestro stava spiegando il nuovo esercizio, ho continuato a provare da sola e ci sono riuscita. Ma il maestro non se n’è accorto, e nemmeno Emiliano! Poi abbiamo fatto le capriole partendo dalla posizione 15 in piedi: prima con le mani e poi senza. Senza mani avevo paura. Sono finita rotoloni sul tappeto. – Sempre la solita! – ha commentato Emiliano, ridendo. – Sempre il solito! – gli ha detto Mattia, arrabbiato. Anche Guerino ha sgridato Emiliano; poi gli ha chiesto se era 20 capace di farci vedere come si fa la capriola all’indietro. Emiliano è bravissimo in ginnastica, beato lui! Dopo sarebbe toccato a me! “Ma chi le ha inventate queste capriole”, ho pensato. “E poi all’indietro”! Mentre tutti gli altri le facevano, sono andata a sedermi 25 da sola in fondo alla palestra e mi veniva da piangere, ma quando ho visto Rima avvicinarsi ho strizzato gli occhi per mandare indietro le lacrime. – Sai che cosa dice la mia mamma? Ridi e il mondo ride con te, piangi e piangi da sola. 30 Le ho risposto: – Voglio piangere da sola! – e mi sono coperta il viso con una mano. È venuto Mattia: – Ti va di contare i canestri che faccio? Un po’ controvoglia gli ho detto di sì. Ne ha fatti cinque e, senza accorgermi, mi sono messa 35 a rincorrere la palla per riportargliela. Alla fine l’ho lanciata una volta anch’io e ho fatto canestro. Barbara Pumhösel - Anna Sarfatti, Verticali e batticuore, EDT

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DATA 1 Che cosa fa la protagonista quando Rima si avvicina? A. Si allontana per restare A. da sola. B. B. Manda via Rima. C. C. Si sforza di non piangere. D. D. Si mette a ridere.

5 La bambina esegue male le prime capriole perché: A. ha provato molte volte A. a eseguirle. B. B. sono un esercizio nuovo. C. C. non è tranquilla. D. D. sono faticose da fare.

2 La protagonista ha paura di fare brutta figura con Emiliano perché: A. è preoccupata. A. B. B. potrebbe prenderla in giro. C. C. è antipatico. D. D. è la prima volta che fa quell’esercizio.

6 La bambina è contenta che sia il maestro sia Emiliano non l’abbiano notata mentre faceva le capriole da sola? A. A. Sì. B. No.

3 La frase “Non è giusto!” (riga 5) si riferisce: A. al comportamento A. dei compagni che non vogliono giocare con Emiliano. B. B. al comportamento di Emiliano. C. C. alle eccessive regole. D. D. alla antipatia della protagonista per Emiliano. 4 La bambina prova da sola a fare le capriole mentre il maestro spiega un altro esercizio perché: A. A. si annoia. B. B. vuole esercitarsi. C. C. non vuole ascoltare il maestro. D. D. il nuovo esercizio è rivolto solo agli altri compagni.

un po’ più facile. un po’ più difficile.

7 Emiliano guarda divertito la bambina perché: A. non rispetta le regole. A. B. B. è sicuro che lei non sarebbe riuscita a fare le capriole. C. C. è contento di fare le capriole. D. D. ride sempre. 8 A che cosa hanno giocato i bambini dopo aver fatto le capriole? A. A pallacanestro. A. B. B. A rincorrersi. C. C. A lanciare la palla. D. D. A rotolarsi sul tappeto. 9 Puoi dedurre queste informazioni dal testo? Sì No a. a. Nella classe III D ci sono maschi e femmine. b. b. La classe III D ha un solo insegnante. c. c. La protagonista non fa parte della III D. d. d. In palestra ci sono due classi. 249


Macro aspetto Invalsi

SIGNIFICATO DEL TESTO

SI APPRENDE CON IL VIDEOGIOCO? 1 Ore 10 - Lezione di videogame Quale scusa migliore per convincere i tuoi a lasciarti usare la play che dire: – Mamma, sto imparando. Anzi, volendo puoi regalare loro un libro che si chiama proprio così 5 e spiega che i videogame non sono solo divertenti, ma possono, a volte, anche insegnare qualcosa. Gioco e imparo

Per chi cresce a “pane e videogame” è molto più facile imparare a usare il computer: uno strumento essenziale per il mondo del lavoro. 10 Ma anche a scuola i giochi possono dare una mano. Intendiamoci, non è che se stai a smanettare per ore su un gioco ambientato nell’antica Roma puoi evitare di aprire il libro di storia. Però proprio il libro di storia potrebbe diventare più divertente. Allena i neuroni

15 In una partita succedono decine di cose nello stesso istante, bisogna imparare a identificare i pericoli immediati e quelli prossimi, fare scelte strategiche… E la complessità, che di solito ci scoraggia, in questi casi spinge a cooperare con altri giocatori, a scambiarsi informazioni alla ricerca di nuove soluzioni, ad apprezzare la collaborazione degli altri. 20 Chi gioca regolarmente, inoltre, sviluppa anche una maggiore attenzione visiva, perché deve seguire contemporaneamente cose vicine e distanti in continua evoluzione. Risultato? Con i videogiochi si tiene il cervello in allenamento e si può sviluppare meglio l’intelligenza. Prof smanettoni

25 Se ne sono convinti anche alcuni prof, come Henry Jenkins, che al Massachusetts Institute of Technology (MIT) si occupa di nuovi media. Ha definito i videogame “la tecnologia per l’apprendimento più potente della nostra epoca: in una società di cacciatori, i bimbi giocano con archi e frecce, nella società dell’informazione, giocano con l’informazione”. 30 Occhio, però: dopo due ore che smanetti, i tuoi potrebbero anche risponderti: – Figlio, ti stai rincitrullendo. In questo caso avrebbero ragione loro. Il cervello, infatti, ha bisogno di stimoli diversi. E, come 35 dicono altri studi, stare troppo tempo davanti a uno schermo vanifica gli effetti positivi. Anita Rubini, “Focus Junior”

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DATA

1 Indica in quale paragrafo è contenuta ogni informazione. Metti una X per ogni riga. 1° 2° 1° 2° 3° 3° 4° a. I videogame sviluppano l’attenzione visiva. b. I videogame possono insegnare qualcosa. c. Il gioco dei bambini è cambiato nel tempo. d. Il computer sarà sempre più importante nel lavoro. 2 Che cosa significa “videogame”? .........................................................................................................................................................................

3 Il testo: A. segue un ordine logico. A. B. B. segue un ordine cronologico. C. C. è un elenco. D. D. è una descrizione. 4 I neuroni sono: A. cellule che compongono A. il cervello. B. B. cellule che compongono l’occhio. C. C. forme molto evolute d’intelligenza. D. D. parti dei videogame. 5 I genitori potrebbero dire “ti stai rincitrullendo” (righe 31-32) al bambino perché: A. A. sta diventando pallido. B. B. sta usando poco il cervello. C. C. si sta addormentando. D. D. sta perdendo tempo. 6 Deduci dal contesto il significato della parola “prossimi” (riga 16). A. Che verranno. A. B. B. Vicini. C. C. Simili. D. D. Gravissimi.

7 Che cosa significa crescere a “pane e videogame” (riga 8)? A. Mangiare mentre si sta A. giocando con i videogame. B. B. I videogiochi hanno tanta importanza quanto il cibo. C. C. Rinunciare a cibi costosi per acquistare videogame. D. D. I videogame vengono venduti dappertutto, come il pane. 8 Che cosa sono i nuovi media? A. I nuovi giornali. A. B. B. I nuovi mezzi di trasporto. C. C. I nuovi programmi televisivi. D. D. I nuovi mezzi di comunicazione. 9 Perché il cervello ha bisogno di stimoli diversi? A. Per giocare con videogame A. diversi. B. B. Per elaborare maggiori informazioni. C. C. Per diventare più grande. D. D. Per usare più velocemente le mani.

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Macro aspetto Invalsi

CONTENUTO E FORMA DEL TESTO

CARAMELLE NEL CIELO 1 Se guardiamo il cielo in una notte serena, ecco migliaia e migliaia di stelle che appaiono davanti ai nostri occhi. La rete di puntini luminosi disegna orsi e tori, cani e pesci, balene e pappagalli, lepri e serpenti, aquile e scorpioni. Certo, occorre un po’ di fantasia, 5 di immaginazione, ma se ci concentriamo possiamo ammirare tutto uno zoo astrale di animali che ci osservano dall’immensità blu. Chi ha gli occhi buoni (buoni, diciamo, come un grande telescopio) di stelle ne può vedere a milioni. Ma per conoscere bene l’Universo, ci vogliono occhi ancora più buoni, perché ci sono 10 miliardi di galassie, e ogni galassia è formata da qualche centinaio di miliardi di stelle. E ogni stella ha attorno a sé decine di pianeti, con i loro satelliti, e miliardi di asteroidi e di comete. Cento miliardi si scrive così: 100 000 000 000. 15 Per mangiare cento miliardi di caramelle, senza fare nient’altro e senza mai dormire, bisogna sgranocchiarne per quasi duecentomila anni (e poi chi pagherà il conto salato del dentista?). Sì, ci vogliono proprio occhi buoni per ammirare quei mucchi di stelle, a quattordici o quindici miliardi di anni luce da noi. 20 Un miliardo di anni luce vuole dire circa diecimila miliardi di miliardi di chilometri). Occhi buoni, dunque, e molta pazienza, perché quelle stelle che ci sembrano così immobili nel firmamento si muovono, in realtà, a milioni di chilometri all’ora. E se si fissa il cielo per un po’ (diciamo 25 per qualche milione di anni) si può scoprire, in ogni angolo degli spazi infiniti, un vorticoso movimento. Si può assistere al tempo stesso ai drammi dell’Universo: esplosioni 30 di stelle, grandi galassie che inghiottono le minori, come i pesci grossi fanno con quelli piccoli. Si possono osservare le costellazioni cambiare forma e innumerevoli 35 Soli che nascono e muoiono mentre l’Universo si espande vertiginosamente. Mario Salomone, Pianeti, Signum Scuola

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DATA 1 Questo testo ha un registro: A. colloquiale. A. C. C. scientifico. B. B. poetico. D. D. narrativo. 2 Perché l’autore inserisce la frase “e poi chi pagherà il conto salato del dentista?” (riga 17)? A. A. Per dare un’ulteriore informazione. B. B. Per rendere più gradevole il racconto. C. C. Per indurre una riflessione. D. D. Per collegare un argomento astronomico a uno medico. 3 Qual è lo scopo dell’autore? A. Mettere in guardia A. dai mutamenti dell’Universo. B. B. Dare una spiegazione scientifica della nascita delle galassie. C. C. Suscitare ammirazione e curiosità per il cielo stellato. D. D. Raccontare un mito sulla nascita dell’Universo.

4 Qual è la tesi dell’autore? A. Le stelle nel cielo disegnano A. figure di animali. B. B. Per osservare le stelle ci vogliono occhi buoni e molta pazienza. C. C. Nell’Universo vi è un’immensa quantità di corpi celesti. 5 Questo è un testo: A. informativo-espositivo. A. B. B. narrativo. C. C. argomentativo. D. D. fantascientifico. 6 L’autore parla di “drammi dell’Universo” (riga 29). Perché? A. Perché sono fenomeni A. che provocano gran rumore. B. B. Perché sembra che alcuni astri “muoiano”. C. C. Perché gli astri sono esseri viventi e soffrono. D. D. Perché gli astri che rimangono ammirano lo spettacolo come a teatro.

7 In questo testo l’autore inserisce informazioni scientifiche. Altre, invece, non possono essere verificate. Metti una X per ogni riga. Scientifica a. Ogni galassia è formata da qualche centinaio a. di miliardi di stelle. b. Per sgranocchiare cento miliardi di caramelle b. occorrono quasi duecentomila anni. c. Un miliardo di anni luce vuole dire c. circa diecimila miliardi di miliardi di chilometri. d. Se si fissa il cielo per milione di anni d. si vedono tutti i movimenti degli astri.

Non verificabile

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Macro aspetti Invalsi

LA PIÙ GRANDE FORESTA 1 Nella foresta amazzonica il numero di specie vegetali e animali presenti è spettacolare, e in gran parte ancora indeterminato. 5 È un ambiente unico al mondo. Sulla superficie di questo continente galleggiano le foglie di una delle piante più mostruose che si conoscano: la Victoria Regia. 10 Un bambino ci può camminare sopra senza sprofondare. Il suo fiore, aperto di notte, elabora un liquido dall’odore intenso per attirare la visita degli insetti impollinatori. E che dire degli animali? Gli insetti e gli uccelli hanno spesso dei colori vivaci, tavolozze cromatiche incantevoli, mentre i ragni introducono 15 un elemento “horror”. Ricordo il terrore quando mi fu mostrata una migale grande come un pugno. Che incontro! Si pensi che questi ragni sono capaci di catturare non solo degli insetti, ma perfino dei piccoli uccelli e dei rettili, ma in fondo sono 20 meno pericolosi per noi di quanto non si potrebbe pensare: di solito la migale non attacca l’uomo. Ma sono le scimmie che da sempre colpiscono di più la nostra fantasia. Moltissime specie che abitano la foresta amazzonica sono dotate di una coda prensile, possiedono, cioè, una sorta di quinta mano 25 con la quale si aiutano nel corso dei loro funambolismi tra gli alberi. La scimmia ragno ama appendersi per la coda a un ramo e dondolarsi. Molte scimmie sudamericane sono note per le loro esibizioni canore. Talune sono definite “urlatrici”. Le Alouatta, quando decidono di dare sfogo alle loro manifestazioni di gola, lanciano dei gridi che risuonano 30 tutt’intorno per chilometri. Ahimè, questo immenso museo vivente è in pericolo: ogni giorno le motoseghe ne fanno scempio, e insieme agli alberi scompare una moltitudine di specie animali. L’assassinio dell’Amazzonia, che prosegue malgrado le denunce, è quasi del tutto inutile. 35 La foresta pluviale non può venire messa a coltura, perché tende a desertificarsi rapidamente. Resta, sì, la vendita del legname: un piatto di lenticchie per una incommensurabile eredità biologica. Giorgio Celli, “Venerdì di Repubblica”

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DATA 1 La parola “scempio” (riga 32) vuol dire: A. A. spiegazione con esempi. B. B. danno grave. C. C. taglio netto. D. D. inquinamento.

5 Quali sono le specie animali dotate di coda prensile? A. A. Le scimmie Alouatta. B. B. Le migale. C. C. Le scimmie ragno. D. D. Tutti i ragni.

2 Il termine “funambolismo” significa capacità di rimanere in equilibrio su una fune tesa. Alla riga 25 il termine è usato in senso figurato e significa: A. A. capacità di tirare lunghe funi tra gli alberi. B. B. capacità di usare le funi per cacciare sugli alberi. C. C. capacità di mantenere l’equilibrio saltando da un albero all’altro. D. D. capacità di afferrare un ramo per lanciarlo.

6 Perché la foresta pluviale non può essere trasformata in terreno agricolo? A. A. Perché ci sono animali che distruggono le coltivazioni. B. B. Perché il suolo senza alberi inaridisce in fretta. C. C. Perché gli alberi non possono essere tagliati, essendo troppi. D. D. Perché la foresta è esposta a temperature altissime.

3 “Incommensurabile” (riga 37) significa: A. A. non misurabile, perché molto grande. B. B. molto vecchio. C. C. di scarso valore. D. D. di origine vegetale. 4 L’espressione: “Un piatto di lenticchie per una incommensurabile eredità biologica” (riga 37) significa: A. A. meglio un vantaggio sicuro oggi che un futuro incerto. B. B. si perde una grande risorsa per un piccolo vantaggio immediato. C. C. utilizzare risorse vegetali per risolvere il problema della nutrizione. D. D. scegliere i vegetali giusti da cucinare con le lenticchie.

7 “Grido” è un nome sovrabbondante del plurale. Sottolinea tra i seguenti quelli che appartengono alla stessa categoria. braccio • muro • uovo • osso • orecchio • città 8 La foresta pluviale è: A. A. il significato della parola “Amazzonia”. B. B. una foresta caratterizzata da scarsa piovosità. C. C. una foresta attraversata da lunghi fiumi. D. D. una foresta caratterizzata da grande piovosità.

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Macro aspetti Invalsi

ANIMALI E UOMINI: ATLETI? 1 Quando ci sono le Olimpiadi, una delle prime cose che faccio è guardare il programma delle gare che verranno trasmesse in televisione, scoprendo a ogni edizione la presenza di discipline 5 delle quali non sospettavo l’esistenza nemmeno come sport competitivi. Da adolescente, ricordo la sorpresa nell’apprendere che si potevano vincere medaglie d’oro con il windsurf e la barca a vela; all’università scoprii invece che si poteva conquistare 10 un titolo olimpico grazie a una strana combinazione di gioco delle bocce e pulizie di primavera, nota come “curling”. A ogni edizione le discipline cambiano e aumentano. Dal punto di vista delle prestazioni atletiche, noi umani siamo lontani anche dal sognare i record assoluti di altre specie animali. 15 L’atleta più veloce corre almeno tre volte più lento di un ghepardo standard; e anche i più agili saltatori, se messi a confronto con la mia gatta nera (uno dei felini più placidi e pasciuti del globo, a cui tra l’altro, per forma, assomiglia), farebbero una figura a dir poco misera. 20 I più grandi nuotatori arrivano a toccare una velocità di due metri al secondo: se facessimo gareggiare contro di loro uno squalo mako (capace di nuotare a più di 20 metri al secondo), l’animaletto in questione ridicolizzerebbe i suoi colleghi umani, sempre che non decidesse di mangiarseli prima, senza nemmeno sbucciarli 25 delle loro tutine in poliuretano. E, in una del tutto ipotetica gara ufficiale di lotta libera a mani nude con un grizzly (nella storia dell’umanità ve ne sono state parecchie, a dire il vero, ma tutte ufficiose), l’avversario umano si ritroverebbe sconfitto e suddiviso in parti mangiabili 30 già alla fine del primo round. Provando a rovesciare alcuni confronti, ci rendiamo conto che in molti casi godiamo di vantaggi insuperabili: sarà pur vero che lo squalo nuota più velocemente di noi, ma nel camminare pare sia piuttosto scarsino. 35 In sostanza, quello che ci distingue è la nostra versatilità: siamo in grado di muoverci sulla terra come in acqua, siamo in grado di colpire con mani e piedi, ma anche di scagliare oggetti a decine di metri di distanza, siamo in grado di fare doppi salti mortali 256


in aria avvitandoci contemporaneamente su noi stessi. Difficile, 40 anzi impossibile, trovare sulla Terra un altro animale in grado di fare tutte le cose che facciamo noi. È vero, però, che queste abilità non sono innate. Molti di noi, per esempio, non sanno nuotare, e quando poco fa ho affermato che siamo in grado di fare doppi salti mortali, avrei 45 forse dovuto specificare che solo alcuni di noi ne sono capaci. Ma, in realtà, tutti noi sappiamo fare una cosa eccezionale dal punto di vista biomeccanico, che testimonia in modo innegabile la nostre dote fisica più importante: mantenere l’equilibrio. Come probabilmente immaginate, la specialità non proprio olimpica 50 di cui parlo è l’azione del camminare. Marco Malvaldi, Le regole del gioco, Rizzoli

1 Nello sport la parola “disciplina” indica: A. una materia di studio. A. B. B. il rispetto delle regole. C. C. una specialità atletica. D. D. il controllo di se stessi. 2 Dal testo puoi dedurre che “versatilità” (riga 35) significa essere capaci di: A. A. fare tutto. B. B. applicarsi in attività molto diverse tra loro. C. C. cambiare idea a seconda della necessità. D. essere molto sportivi. 3 Uno A. A. B. B. C. C.

sport competitivo è uno sport: che prevede un vincitore. che si disputa alle Olimpiadi. che possono fare solo i campioni. D. D. praticato solo per divertimento.

4 A che cosa assomiglia la gatta dell’autore? ....................................................................................... 5 Con quale espressione si può sostituire “un ghepardo standard” (righe 15-16)? A. A. Un ghepardo particolarmente veloce. B. B. Un ghepardo piccolo. C. C. Un ghepardo come tutti gli altri. D. D. Un ghepardo lento. 6 A che cosa si riferisce il pronome “parecchie” (riga 28)? A. Alle mani dei grizzly. A. B. B. Agli scontri tra grizzly e uomini. C. C. Alle storie dell’umanità. D. D. Alle mani nude. 7 Che cosa significa “innato”? A. Non nato. A. B. B. Presente fin dalla nascita. C. C. Nato prima. D. D. Nato tanto tempo fa.

257


DATA

Macro aspetti Invalsi

8 Perché secondo l’autore saper camminare è “eccezionale”? A. A. Perché permette di correre molto velocemente. B. B. Perché rimanere in equilibrio su due gambe è difficile. C. C. Perché permette di fare doppi salti mortali. D. D. Perché è un’azione faticosissima. 9 Qual è, secondo l’autore, la caratteristica che rende l’uomo diverso dagli animali?

...........................................................................................................................................................................

10 Quali attrezzi si usano nel curling?

A.

C.

B.

D.

11 L’aggettivo “ufficiale” (riga 26) significa che ha ricevuto un’autorizzazione. La parola “ufficioso”: A. A. ha lo stesso significato di ufficiale. B. B. ha significato contrario. C. C. ha significato simile, ma non ha l’approvazione ufficiale. D. D. ha un significato completamente diverso. 12 Quale frase descrive meglio il testo che hai letto? A. Con questo testo A. ho conosciuto tutti i record olimpici. B. B. Ho letto un testo divertente e informativo. C. C. Con questo testo ho conosciuto la storia delle Olimpiadi. D. D. Ho letto interessanti descrizioni degli sport.

13 Per ogni frase, segna se indica un’affermazione dell’autore oppure no. Metti una X per ogni riga. Sì a. Le discipline olimpiche si aggiornano. a. b. L’uomo è superiore agli animali perché fa più cose. b. c. È impossibile confrontare le capacità dell’uomo c. con quelle degli animali. d. Nell’insieme l’uomo sa fare più cose degli animali. d. e. Nelle singole prestazioni atletiche l’uomo e. è inferiore agli animali. 258

No


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LA SEGREGAZIONE RAZZIALE IN SUDAFRICA 1 Dalle antiche piramidi egizie alle grandi metropoli moderne (Lagos e Il Cairo hanno rispettivamente più di 16 e quasi 18 milioni di abitanti), l’Africa vanta un passato di grande ricchezza economica e artistica. Ma è anche segnata da una storia più dolorosa, quella della schiavitù, 5 della colonizzazione e dell’apartheid. Nei secoli passati, si stima che circa 16 milioni di uomini, donne e bambini furono deportati in America. L’Africa porterà per sempre la cicatrice di questa tragedia, che nessuno dovrà dimenticare. Ma un altro grave problema ha afflitto tanti africani in alcuni 10 Stati dell’Africa. In Sudafrica apartheid voleva dire “separare” sempre i bianchi dai neri ovunque, perfino nei mezzi di trasporto o nei giardini pubblici. I neri non avevano diritti politici. White only, “riservato ai bianchi”: ecco che cosa c’era scritto 15 sulle fontane, sulle toilette, nei bar e su tantissimi muri delle varie città del Sudafrica fino a non molto tempo fa. A neri e meticci era vietato l’accesso agli stessi luoghi dei bianchi, e spesso non potevano neppure camminare sugli stessi marciapiedi. 20 A causa del colore della pelle dovevano abitare nelle aree loro imposte. Non potevano neppure uscirne senza autorizzazione. Nelle vecchie cartoline del Sudafrica, sulle spiagge, in campagna come in città, si vedevano 25 solo i bianchi, quasi gli altri non esistessero. Ma perché tanta discriminazione? I vecchi discendenti dei coloni olandesi, giunti nel 1652, e degli inglesi, che colonizzarono il Paese nel XIX secolo, lo governarono 30 come signori e padroni assoluti. Avevano paura dei neri, numericamente superiori, paura della loro religione, della loro cultura, che non riuscivano a capire. Per mantenere il potere e la ricchezza, 35 li dominarono con la violenza e li privarono della libertà e di ogni diritto. Dal 1948 al 1990 vennero promulgate diverse leggi che autorizzavano la segregazione razziale, 259


Macro aspetti Invalsi

l’apartheid, fino al giorno in cui l’African National 40 Congress, partito politico di neri in lotta contro il governo dei bianchi e le loro leggi razziste, mise fine all’apartheid. I neri ottennero, così, la libertà. Un anno dopo, nel 1991, venne eletto come nuovo Presidente del Sudafrica un nero, Nelson Mandela. 45 Fin da ragazzo, Mandela si era reso conto delle condizioni di vita della sua gente e aveva deciso di prenderne le difese. Entrò così a far parte dell’African National Congress. Arrestato e recluso per 27 anni, Nelson non smetterà 50 mai di lottare denunciando in tutto il mondo l’apartheid, e nel 1993 riceverà il premio Nobel per la pace. Stefan Rousseau - Alexandre Messager, L’Africa raccontata ai ragazzi, L’ippocampo Edizioni

1 Quali erano le conseguenze dell’apartheid? A. A. I bambini neri non potevano frequentare le scuole insieme ai bambini bianchi. B. B. Un adulto di pelle nera poteva ricoprire cariche importanti solo se era molto istruito. C. C. I neri vivevano in stato di grande povertà. D. D. I mezzi pubblici erano solo per i bianchi. 2 Che cosa significa “segregazione razziale” (riga 38)? A. Espressione con cui si afferma A. che gli uomini appartengono a razze diverse. B. B. Espressione con cui si afferma che non esistono diverse razze umane. C. C. Una diversa espressione per definire l’apartheid. D. D. Un modo per affermare che esistono diverse razze animali. 260

3 Che cosa vuol dire “meticcio” (riga 17)? A. Individuo con genitori nati A. in nazioni diverse. B. B. Individuo che ha cambiato lo Stato in cui vive. C. C. Individuo che vive in Sudafrica ma è nato in un altro Stato. D. D. Individuo nato da genitori con colore della pelle diverso. 4 Quando i conquistatori europei arrivarono in Sudafrica trovarono: A. i neri. A. B. B. gli olandesi. C. C. i meticci. D. D. gli inglesi. 5 Nelson Mandela era: A. un meticcio. A. B. B. un inglese. C. C. un olandese. D. D. un nero.


DATA 6 Le leggi sono razziste se: A. sono uguali per tutti, A. senza alcuna distinzione. B. B. sono favorevoli a una sola etnia. C. C. sono scritte dai coloni. D. D. non danno importanza all’origine etnica. 7 In che anno Nelson Mandela fu eletto Presidente del Sudafrica? A. 1652 A. B. B. 1948 D. D. 1991 C. C. 1993 8 “I neri non avevano diritti politici” (riga 13) vuol dire che: A. non potevano essere eletti. A. B. B. non potevano votare. C. C. dovevano eleggere solo i rappresentanti dei bianchi. D. D. non potevano uscire di casa. 9 L’autore cita le piramidi perché: A. si trovano in Africa. A. B. B. alla loro costruzione erano adibiti anche molti schiavi. C. C. in esse venivano sepolti gli schiavi. D. D. sono simbolo di una grande civiltà africana. 10 Lo scopo di questo testo è: A. raccontare la biografia A. di Nelson Mandela. B. B. informare e far riflettere. C. C. narrare una storia africana. D. D. descrivere le città africane.

11 Perché nelle cartoline che rappresentavano le spiagge erano presenti soltanto i bianchi? A. A. Perché i neri non volevano farsi fotografare. B. B. Perché i neri non erano ammessi nei luoghi frequentati da bianchi. C. C. Perché i neri non prendevano mai il sole. D. D. Perché solo i bianchi sapevano nuotare. 12 Quali furono i primi europei a colonizzare il Sudafrica? ........................................................................................................................................................................................ 13 I neri dovevano rimanere nelle zone loro imposte perché: A. erano in troppi. A. B. B. professavano una religione diversa. C. C. i bianchi volevano affermare il loro potere. D. D. era il loro luogo di lavoro. 14 Che cos’è la colonizzazione? A. La presenza di colonie A. greche e fenicie. B. B. L’occupazione e lo sfruttamento di un territorio al di fuori della propria nazione. C. C. L’esplorazione dell’Africa. D. D. La presenza in un solo luogo di tanti contadini.

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Macro aspetti Invalsi

TORNEREMO CAMBIATI 1 La squadra di calcio delle Cipolline è in trasferta in America. Oggi, guidato da Adam, un amico americano, tutto il gruppo si avventura alla scoperta di New York. In breve raggiungono il porto nella parte sud di Manhattan 5 e s’imbarcano sul traghetto che li trasporta alla Statua della Libertà, distante una quindicina di minuti di navigazione. – E pensa come dovevano emozionarsi quelli che arrivavano in nave e che la vedevano spuntare di colpo – osserva Gaston, l’allenatore. – Era il primo pezzo d’America che scorgevano. Erano spesso famiglie povere, 10 arrivate dall’Europa in cerca di lavoro e di una vita migliore. Vedevano l’America come la terra della speranza e della libertà. E la torcia che la statua tiene in mano rappresenta proprio il fuoco della libertà. – Molti arrivavano, ma dovevano tornare subito indietro, perché venivano respinti dalle autorità americane – spiega Adam. 15 – Perché? – domanda Joao. – Perché non avevano i documenti in regola oppure perché erano affetti da malattie contagiose – racconta ancora Adam. – La vedete quell’isoletta? Ci sbarcheremo prima di arrivare alla Statua della Libertà. Si chiama Ellis Island. In quegli edifici venivano fatte le visite mediche e venivano 20 esaminati i documenti di chi voleva entrare in America. Veniva chiamata “l’isola delle lacrime” proprio perché molti dovevano tornare indietro, con i loro sogni e con le loro speranze, dopo aver visto la Statua della Libertà ed essersi illusi di aver raggiunto la terra della fortuna. Dopo aver immaginato una vita migliore per sé e per le loro famiglie. 25 – La guida dice che dodici milioni di emigranti sono passati da Ellis Island – informa Dante. – Provate a pensarci, ragazzi, quando visiterete quell’isoletta – suggerisce Gaston. – Dalle stanze in cui vi troverete, sono passati dodici milioni di persone con il cuore in gola, perché un “Sì, puoi entrare” 30 o un “no, devi tornare indietro” avrebbe cambiato la loro vita. Non dimenticatevi quello che vedrete oggi, ragazzi, e se a Milano sentirete qualcuno che si lamenta dei troppi stranieri che arrivano in Italia, ricordateglielo: un tempo anche gli italiani, i francesi, i tedeschi… tutti gli europei emigravano in cerca di lavoro. Cerchiamo di aiutare 35 chi ha bisogno, come un tempo aiutarono i nostri nonni. – Giusto, mister – approva Becan. Gli italiani arrivavano a New York ammassati come sardine su vecchie navi di legno. Che differenza fa? 262

Luigi Garlando, Gol! Sfida a Central Park, Piemme


1 La torcia della Statua della Libertà è il simbolo: A. del fuoco. A. B. B. del porto. C. della libertà. C. D. degli emigranti. D. 2 Perché chi voleva entrare in America doveva essere sottoposto a una visita medica? A. Per poter eseguire A. le vaccinazioni. B. B. Perché non portasse malattie in America. C. Per essere curato C. negli ospedali. D. Per conoscere le malattie D. presenti in altri Paesi. 3 Perché Ellis Island era chiamata “l’isola delle lacrime” (riga 21)? A. Perché gli emigranti A. non erano contenti di arrivare in America. B. B. Perché molti emigranti non potevano entrare in America. C. C. Perché in quel luogo gli emigranti si separavano dai familiari. D. Perché in quel luogo D. gli emigranti venivano sottoposti a visita medica. 4 Nella frase “ci sbarcheremo” (riga 18), “ci“ è riferito: A. all’America. A. B. B. a Ellis Island. C. a Manhattan. C. D. alla Statua della Libertà. D.

5 Per chiarire meglio ciò che vuole dire l’autore, quale frase puoi aggiungere dopo “essersi illusi di aver raggiunto la terra della fortuna” (riga 23)? A. Ma venivano respinti. A. B. B. Perché speravano di trovare lavoro. C. Perché gli emigranti erano C. troppi. D. Ma dovevano rimanere D. per sempre a Ellis Island. 6 Qual è lo scopo dell’autore di questo testo? A. Descrivere una parte A. di New York. B. B. Spiegare che cos’è la Statua della Libertà. C. Parlare delle difficoltà C. degli emigranti di ieri e di oggi. D. Raccontare la trasferta D. della squadra delle Cipolline in America. 7 Dal testo è stata tolta una frase pronunciata da uno dei ragazzi della squadra. – Potete dire quello che volete, ma io a vedere questa statua così famosa che si avvicina, mi emoziono – confessa Spillo. In quale punto potresti inserirla? A. Dopo la terza riga. A. B. B. Dopo la sesta riga. C. Come introduzione. C. D. Prima di: – Giusto, mister. D. 263


DATA

Macro aspetti Invalsi

8 Con quale espressione è possibile sostituire “con il cuore in gola” (riga 29)? A. Affaticati e stanchi. A. B. B. Con molta ansia e apprensione. C. Con gioia e serenità. C. D. Spaventati, anzi terrorizzati. D. 9 Il testo termina con una domanda: “Che differenza fa?” A che cosa si riferisce l’autore? A. Ai migranti che ancora oggi A. si trasferiscono usando le imbarcazioni. B. B. Allo stile di vita dei nostri nonni. C. All’emozione di arrivare C. in America. D. Al tipo di imbarcazioni D. utilizzate.

10 L’autore dice che le persone avevano “il cuore in gola” (riga 29) perché: A. avevano sofferto il mal A. di mare. B. B. temevano che venisse rifiutato il permesso di entrare in America. C. erano emozionati a vedere C. la Statua della Libertà. D. erano affette da una malattia D. contagiosa. 11 Perché le Cipolline vanno a New York? A. Per visitare la città. A. B. B. Per disputare una partita. C. Per visitare i luoghi C. dove erano arrivati i loro nonni. D. Per andare a trovare D. un amico.

12 Alcune informazioni possono essere dedotte dal testo. Metti una X per ogni riga.

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a. Ellis Island c’era un porto. a. A b. Non tutti i migranti erano accolti. b. c. Quali mestieri avrebbero praticato gli immigrati. c. d. I migranti erano identificati dai documenti. d. e. Il numero di emigranti ammalati era elevato. e. f. A Ellis Island erano presenti medici. f.

Si deduce Non si deduce


Macro aspetti Invalsi .................................................................................................................................................................................................................................

1 La scuola è finita. La maestra ci ha fatto preparare dei cappellini di carta tipo quei berretti che usano gli studenti in America. L’ultimo giorno di scuola, finite le prove 5 scritte, ce li ha fatti indossare e ci ha tenuto in classe dopo la campanella. Dopo un po’ siamo usciti con il nostro berretto e abbiamo trovato tutti gli altri bambini della scuola che ci aspettavano. Quando ci hanno visto 10 arrivare è scoppiato un applauso. Era l’addio dei più piccoli a noi che ce ne andavamo. A me sono venute le lacrime, anche a tanti altri miei compagni. Piangevano tutti meno Susanna, che mi è venuta incontro e mi ha detto: 15 – Allegro Giovannino, si cambiaaaa!

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Dove andrò l’anno prossimo a scuola? Quando entro nella mia classe attuale mi guardo attorno in modo diverso. Guardo i banchi messi a semicerchio, le seggioline, la cattedra, i nostri disegni attaccati al muro e penso con sgomento che 20 tutta questa sicurezza, questi muri amici, questo odore di scuola e di bambini spariranno dalla mia vita. Provo a parlarne con alcuni dei miei compagni e anche loro sono incerti su che cosa pensare, che cosa sperare. Solo Susanna dice, allegra: – Non vedo l’ora di cambiare, ci pensi? Tutto nuovo, tutto fatto 25 per ragazzi più grandi. Non saremo più “bambini” ma ragazzi. Ah, non vedo l’ora di lasciare questa scuoletta. Nuovi amici, nuova aria che entra nei quaderni, uno zaino nuovo, nuovi prof. Magari ci tocca un prof bello e giovane. Ah, che soddisfazione! Io la guardo trasecolato. A me questa scuola piaceva. 30 Con la maestra mi trovavo bene, l’idea della nuova classe mi sgomenta e Susanna invece ride, alza le spalle e ride. Ma come fa? 265


Macro aspetti Invalsi

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La Scuola Secondaria è iniziata da poco. Io studio, studio. Ripasso la storia, ripasso le regole di grammatica e ce ne sono troppe, per i miei gusti. E se non bastasse, devo ripassare le scienze, la geometria e l’inglese. Con quella storia delle cose che non si chiamano più come da noi: il latte, il vino, la casa, perfino il babbo si chiama in modo diverso. Ma come si fa? Nel mondo allora quanta gente parla lingue strane? E i bambini a scuola faranno come noi? E le maestre saranno come la mia o saranno barbuti signori con il turbante? Studio, penso, e più scopro il mondo più mi sento una pulce che salta da un posto all’altro. – Una pulce? – mi chiede divertita Susanna. – Io non mi sento una pulce, ma una rondine. – Ma le rondini cambiano regione a seconda della stagione. – E che cosa c’è di male? – Che vai via… – ma non finisco la frase perché non ne ho il coraggio. Susanna è più svelta di me e capisce subito quel che volevo dire. – Se volo via, puoi venire anche tu – ride lei, leggera come io non saprei mai essere. Ma io non sono una rondine. Lucia Tumiati, La pace è bella, Giunti Junior

1 Quando i bambini hanno indossato i cappellini di carta? A. Per tutto l’anno. A. B. B. L’ultimo giorno di scuola. C. C. Il primo giorno della Scuola Secondaria. D. D. Durante le prove scritte.

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2 Questo testo è diviso in tre paragrafi. Scegli, tra i seguenti, i titoli che ti sembrano adatti e scrivili prima di ogni paragrafo. Nostalgia Il benvenuto dei piccoli Non mi sento una rondine Ultimo giorno di quinta Che bello! È finita!


3 Identifica i tre paragrafi come A, B, C. Per ogni frase, scrivi di quale paragrafo è l’idea principale. L’addio alla Scuola Primaria suscita sentimenti diversi. La quantità di conoscenze nuove suscita emozioni diverse. La festa di addio alla scuola è una grande emozione che si manifesta con il riso o con il pianto. 4 Con quale parola sostituiresti il termine “trasecolato” (riga 29)? A. Arrabbiato. A. B. B. Deluso. C. C. Stupefatto. D. D. Impaurito. 5 Alle righe 39-40 si legge: “cose che non si chiamano più come da noi”. A quale disciplina si riferisce il bambino? A. A. Scienze. B. B. Geometria. C. C. Grammatica. D. D. Inglese. 6 Perché il bambino entrando in classe si guarda attorno in modo diverso? A. A. Perché sa che dovrà cambiare scuola. B. B. Perché trova i banchi a semicerchio. C. C. Perché nella scuola c’è cattivo odore. D. D. Perché è l’ultimo giorno di scuola.

7 Perché Susanna ride? A. Perché la vecchia scuola A. non le piaceva. B. B. Perché è contenta di cambiare scuola. C. C. Perché è una bambina allegra. D. D. Perché pensa che incontrerà un bel professore. 8 Dal testo si comprende che il protagonista: A. ha maestri maschi. A. B. B. ha una sola maestra. C. C. ha più maestre. D. D. ha un professore bello. 9 Segna con una X quale potrebbe essere il cappellino indossato dai bambini a fine anno scolastico.

A.

C.

B.

D.

10 Come si chiama il protagonista? ............................................................................................................................................................................. 267


DATA

Macro aspetti Invalsi

11 Nel testo si legge: “La maestra ci ha fatto preparare dei cappellini di carta… ci ha tenuto in classe”. “Ci” si riferisce: A. A. ai bambini piccoli. B. B. agli studenti americani. C. C. ai bambini di quinta. D. D. ai cappellini. 12 Alla riga 50 si legge: “Che vai via… – ma non finisco la frase perché non ne ho il coraggio”. Come potrebbe finire la frase?

13 Completa la sintesi del primo paragrafo, inserendo una sola parola in ogni spazio. • È l’ultimo giorno di ............................................................................ • La maestra dei bambini di ........................................ ............................................................ ha fatto preparare i .................................................................................................... che gli studenti hanno indossato uscendo da scuola. • All’uscita li attendevano i ............................................ ........................................................ delle altre classi. • È scoppiato un grande .............................................................. • Il protagonista si è messo a ................................. ...................................................................

e io rimarrò solo.

e io sono contento.

e tornerai solo dopo un anno.

e a me dispiace che tu cambi casa.

14 Quando il bambino dice: “Ma io non sono una rondine” (riga 54), prova alcuni sentimenti. Per ogni frase, scrivi se, in base al testo, essa indica un sentimento del protagonista. Indica Non indica Metti una X per ogni riga. un sentimento un sentimento provato provato IL PROTAGONISTA: a. ha grande fiducia in se stesso. a. b. b. ha sfiducia in se stesso. c. c. ha paura delle novità. d. d. prova invidia per la compagna. e. e. non prova alcun sentimento. 268


ED. CIVICA Acquisire e verificare

COMPETENZE EUROPEE

Qual è il compito della scuola? formare cittadini e cittadine responsabili, oltre che

alunni e alunne competenti! In questi anni di Scuola Primaria hai “esplorato” argomenti diversi, che ti hanno permesso di acquisire molte conoscenze e ti hanno dato strumenti per “imparare a imparare”. Ora, anche senza rendertene conto, sei in grado di collegare tutte queste conoscenze… insomma, sei COMPETENTE COMPETENTE. Metti alla prova le tue competenze con un argomento particolare e di grande attualità: la COMUNICAZIONE COMUNICAZIONE.


UNITA DI APPRENDIMENTO L’uso del cellulare La comunicazione oggi

(Competenze in materia di cittadinanza. Competenza matematica e competenze in scienze, tecnologie e ingegneria) pp. 282-283

(Competenze in materia di cittadinanza) pp. 280-281

Che cosa significa comunicare?

(Competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturali) p. 271

I nuovi mezzi di comunicazione e i problemi a essi connessi

L’inglese, la lingua utilizzata nelle comunicazioni

(Competenza personale, sociale e capacità di imparare a imparare. Competenza multilinguistica) pp. 284-285

La comunicazione Comunque ci si sforzi, non si può non comunicare. L’attività o l’inattività, le parole o il silenzio hanno tutti valore di messaggio. Paul Watzlawick (psicologo e filosofo contemporaneo)

... attraverso segnali visivi e sonori, codici speciali

(Competenza personale, sociale e capacità di imparare a imparare) pp. 272-273

... attraverso i segnali stradali

Si comunica in molti modi differenti

(Competenza in materia di cittadinanza) p. 274

Legenda aspetto trattato competenza europea

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... attraverso la pubblicità

(Competenza imprenditoriale) p. 275

Gli autori raccontano la comunicazione

(Competenza alfabetica funzionale) pp. 286-287

… attraverso i gesti (Competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturali)

pp. 276-277

… attraverso la scrittura (Competenza alfabetica funzionale. Competenza personale, sociale e capacità di imparare a imparare)

pp. 278-279


CHE COSA SIGNIFICA COMUNICARE?

La comunicazione U. A.

Competenza La parola comunicare significa “mettere in comune�. I messaggi, per essere capiti, devono essere espressi in un linguaggio preciso che deve essere compreso dalla persona cui vengono rivolti.

Per comunicare non basta pronunciare delle parole, scrivere, mandare un sms, disegnare‌ Si comunica quando il messaggio che vogliamo passare agli altri viene compreso e interiorizzato da chi riceve la nostra comunicazione. Ci sono molti modi di comunicare. Osserva.

Tutti questi bambini e tutte queste bambine stanno comunicando. Quali possono essere compresi da tutti, anche da persone con lingua o abitudini diverse?

Competenza Utilizza gli strumenti di conoscenza per comprendere se stesso e gli altri. Competenza chiave Competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturali.

Asse dei linguaggi Discipline coinvolte: tutte.

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La comunicazione U. A.

TANTI MODI PER COMUNICARE A DISTANZA Competenza Per comunicare con persone lontane, i popoli hanno utilizzato modi molto diversi, alcuni anche molto ingegnosi. Ricevere nuove informazioni aumenta le nozioni che hai, ma può anche essere uno stimolo per cercare nuove informazioni da mettere in relazione con ciò che hai imparato.

La comunicazione attraverso la vista I segnali di fumo sono, probabilmente, uno dei sistemi più antichi per inviare messaggi alle persone lontane. È una comunicazione visiva. Se qualcuno voleva comunicare qualcosa a chi, per esempio, si trovava dall’altra parte di una collina, preparava un grande falò cui erano aggiunti erba e rami verdi, per produrre grandi quantità di fumo. Questi sbuffi di fumo venivano coperti e scoperti, a intervalli regolari, da un telo. Si formavano nel cielo nuvole di diverse dimensioni. In questo tipo di messaggi il canale di comunicazione è il cielo e il codice sono le nuvole di fumo. I segnali di fumo sono stati utilizzati fino al 1800 dagli Indiani d’America. E ancora oggi sono utilizzati da alcuni aborigeni australiani. Altri segnali basati sulla vista erano i falò che venivano accesi sulle spiagge e sulle torri costiere per aiutare i naviganti a ritrovare la strada di casa. In seguito questi segnali sono stati sostituiti dai più moderni fari. Quando i Cardinali si riuniscono in conclave per eleggere un nuovo papa, per comunicare con l’esterno utilizzano un “segnale di fumo”. La fumata bianca che esce dal comignolo significa che è stato eletto un nuovo papa, la fumata nera che non si è ancora giunti a un accordo.

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La comunicazione attraverso il suono

La comunicazione U. A.

Quando non era possibile inviare segnali di fumo, per esempio nelle foreste, molto spesso la comunicazione avveniva utilizzando il tam-tam, cioè attraverso suoni ottenuti percuotendo tamburi o alberi. Un altro mezzo per inviare informazioni attraverso il suono è stato il corno (ancora oggi gli inglesi chiamano horn, cioè corno, il clacson) o altre “trombe” naturali, come le conchiglie. L’uomo ha scoperto che la comunicazione data attraverso il suono era rapida, facile da produrre ed efficace. Ecco perché è sopraggiunto l’utilizzo delle campane, della sirena delle fabbriche, della sirena delle navi che entravano nel porto, fino a giungere alla campanella che segna l’ingresso a scuola o il segnale di evacuazione di un edificio, dato attraverso una serie ripetuta di squilli.

Rispondi oralmente. Attraverso questi testi, quali nuove conoscenze hai avuto? Quali aspetti della comunicazione non conoscevi? Che cosa ti ha suscitato più curiosità? Dopo aver letto questi testi, che cosa vorresti approfondire? Competenza Possiede un patrimonio di conoscenze e nozioni di base ed è in grado di ricercare e organizzare nuove informazioni.

Competenza chiave Competenza personale, sociale e capacità di imparare a imparare. Asse linguistico Discipline coinvolte: italiano, storia, geografia.

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La comunicazione U. A.

LA COMUNICAZIONE ATTRAVERSO I SEGNALI STRADALI

Competenza La circolazione sulle strade ha precise regole. I cartelli stradali sono un mezzo di comunicazione. Infatti, utilizzano un codice condiviso che tutti devono conoscere. Tu conosci i segnali stradali? Li rispetti?

Divieto di sosta

Svolta a destra vietata

A1

Pista ciclabile

A

Dare precedenza

Strisce pedonali

B1

B

C1 Competenza Rispetta le regole condivise, collabora con gli altri per la costruzione del bene comune. Competenza chiave Competenze in materia di cittadinanza. Asse dei linguaggi Discipline coinvolte: tutte.

274

C O sser va e rispondi. L’automobile A è ferma e sta trasgredendo una regola. Quale cartello stradale va messo nel punto A1? ......................................................................................................................................... L’automobile B è ferma e sta rispettando una regola. Quale cartello stradale va messo nel punto B1? ..................................................................................................................................................................... L a bicicletta C sta rispettando una regola. Quale cartello stradale va messo nel punto C1? ....................................................................................................................................................................................................


La comunicazione

UN PO DI PUBBLICIT !

U. A.

Competenza Come comunicare agli altri un messaggio importante? Usa le tue capacità per sostenere una buona causa!

Gli animali ci fanno compagnia e ci sono fedeli. A volte, però, l’uomo non ricambia questo affetto. Tutti gli anni migliaia di animali vengono abbandonati. Ecco alcuni manifesti che comunicano la necessità di affrontare questo problema.

O sser va e rispondi.

TU DI CHE RAZZA SEI?

UMANA

ABBANDONARE

O DISUMANA?

A Che cosa vuole comunicare il manifesto A?

NON MI

mi fido di te

!

B

….......……...……...……..……..………..………..………..………..………..………..……..………..……..……..

……..……..……..……..……..……..……..…......……...……...……...……...……...……...……..……..……..……..……..……..……..…......……...……...……...……...……...……...……..……..……..……....

Che cosa vuole comunicare il manifesto B?

….......……...……...……..……..………..………..………..………..………..………..……..………..……..….……

…..……..……..……..……..……..……..…......……...……...……...……...……...……...……..……..……..……..……..……..……..…......……...……...……...……...……...……...……..……..……..……........

Insieme alla classe, ideate un manifesto per la campagna contro l’abbandono degli animali. Prima decidete quale messaggio volete dare con la vostra comunicazione. Scrivete uno slogan e corredatelo con le immagini che vi sembrano più opportune. Potete realizzare il vostro manifesto su carta o creare un video.

Competenza Dimostra originalità e spirito di iniziativa. È in grado di realizzare semplici progetti.

Competenza chiave Competenza imprenditoriale. Asse linguistico Discipline coinvolte: italiano, arte e immagine

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La comunicazione U. A.

DIVERSE FORME DI COMUNICAZIONE Competenza Anche se il linguaggio verbale ha il pregio di essere molto chiaro e ci permette di esprimere innumerevoli sfumature di significato, le comunicazioni più efficaci sono forse quelle che vengono trasmesse attraverso canali non verbali, cioè senza le parole. Occorre, però, saperle interpretare per capire ciò che l’altro vuole dire e per imparare a rispettarlo.

O sser va il dipinto e rispondi. Q ueste due persone stanno comunicando? ............................................................................................... C on che cosa comunicano i loro sentimenti e i loro pensieri? ............................................................................................... Caravaggio, La buona ventura, particolare

Comunicazione attraverso il volto Q uali stati d’animo esprimono queste foto? Scrivili.

................................................................

276

................................................................

................................................................

................................................................

................................................................


La comunicazione attraverso il corpo

La comunicazione U. A.

In entrambe queste fotografie le persone hanno le braccia alzate. Osser vale e rispondi.

Q uali sentimenti esprime il soggetto della prima fotografia? ....................................................................................................................................................................................................................................................................................

Q uali sentimenti esprime il soggetto della seconda fotografia? ....................................................................................................................................................................................................................................................................................

C he cosa puoi dedurre da ciò? È sufficiente capire il significato del gesto o è necessario mettersi in relazione con chi comunica per comprendere il suo messaggio? ....................................................................................................................................................................................................................................................................................

Q uesta foto ritrae Albert Einstein, un famoso scienziato. Secondo te, che cosa ha voluto comunicare con questo gesto? Ha voluto essere maleducato? Voleva essere ironico? Scrivi la tua opinione e confrontala con quella dei compagni e delle compagne. ...................................................................................................................................................................... ...................................................................................................................................................................... ...................................................................................................................................................................... ...................................................................................................................................................................... ......................................................................................................................................................................

Competenza Utilizza gli strumenti di conoscenza per comprendere se stesso e gli altri, per riconoscere le diverse identità, le tradizioni culturali e religiose, in un’o ttica di dialogo e di rispetto reciproco.

Competenza chiave Competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturali. Asse linguistico Discipline coinvolte: italiano, arte e immagine.

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La comunicazione U. A.

COMUNICARE ATTRAVERSO LA SCRITTURA

Competenza Tu lo sai che cosa vuol dire “spedire per posta”? La consegna della corrispondenza è cambiata nel corso dei secoli: lo puoi scoprire documentandoti.

Inviare la corrispondenza In seguito all’invenzione della scrittura l’uomo ha potuto comunicare anche con chi abitava in luoghi lontani. Ha cominciato così a scrivere e a inviare messaggi e lettere. I primi messaggeri si muovevano a cavallo e le distanze erano così lunghe che erano costretti a fermarsi per riposarsi e per cambiare i cavalli nei luoghi di “posta”. Il termine “posta” significava, appunto, fermata. È da questa parola che deriva il termine che ancora oggi noi utilizziamo. Ci sono voluti centinaia di anni prima che fosse fornito un servizio pubblico. Chi voleva spedire una lettera la consegnava in un luogo appositamente adibito alla raccolta della corrispondenza. Pagava una tariffa per l’invio e, a dimostrazione che la tariffa era stata pagata, un addetto apponeva un timbro sulla busta. La lettera era infine consegnata al personale che doveva trasportarla fino a destinazione. I timbri sono poi stati sostituiti dai francobolli, che erano venduti in appositi uffici postali e in seguito in tabaccheria. Le lettere erano trasportate prima tramite le diligenze, poi per mezzo dei treni e poi ancora per mezzo delle navi e degli aerei. Giunte a destinazione, venivano smistate e consegnate nelle caselle della posta delle varie abitazioni.

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La comunicazione U. A.

Rispondi segnando con una X. Perché si è introdotto l’uso del francobollo? Per sapere dove deve essere consegnata la corrispondenza. Per far pagare una tassa di spedizione. Per abbellire la busta.

Perché i primi messaggeri erano costretti a fermarsi? Perché il viaggio era lungo e faticoso. Perché dovevano raccogliere altra corrispondenza lungo il viaggio. Perché andavano piano.

C he cos’e ra anticamente la “posta”? Il luogo in cui si spediva la corrispondenza. Il luogo in cui i messaggeri si fermavano. Il luogo in cui arrivava la corrispondenza.

I luoghi di “posta” dove si fermavano i messaggeri oggi non ci sono più. Come si chiama adesso il luogo in cui si raccoglie e si distribuisce la corrispondenza?

....................................................................

Metti in ordine cronologico, numerando, le diverse forme di invio postale.

Osser va e rispondi. Q uale delle due lettere è stata spedita?

Q uale non è stata spedita?

D a che cosa lo deduci?

Osser va e completa segnando con una X. .................

.................

....................................................................

...............................................................................................................................................

A

Gent. Sig. Luca Rossi via dei Platani, 3 20100 Milano

B

Competenza Ha una padronanza della lingua italiana tale da consentirgli di comprendere enunciati, di raccontare le proprie esperienze e di adottare un registro linguistico appropriato alle diverse situazioni. Si orienta nello spazio e nel tempo; osser va, descrive e attribuisce significato ad ambienti, fatti, fenomeni.

Q uesti tre francobolli dimostrano che: o gni nazione ha il suo ser vizio postale. o gni nazione manda messaggi solo nel suo Paese. s ui francobolli si mettono solo le immagini dei governanti.

Competenza chiave Competenza alfabetica funzionale. Competenza personale, sociale e capacità di imparare a imparare. Asse linguistico Discipline coinvolte: italiano.

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La comunicazione U. A.

LA COMUNICAZIONE OGGI

Competenza Avere cura di sé significa anche utilizzare le tecnologie in modo intelligente, perché non facciano male al nostro corpo.

L eggi questo articolo di giornale e discutine con i compagni e le compagne.

Lo smartphone spiegato ai bambini Laboratori nelle scuole, poster e pieghevoli per divulgare le informazioni. E poi incontri con insegnanti e genitori, per spiegare quali regole dare ai bambini. Come l’obbligo di comunicare ai genitori la password dello smartphone e di lasciare a casa il telefono nelle ore scolastiche, “perché i bambini devono sapere che con un compagno o una compagna, è meglio parlare che scrivergli su Whatsapp”, spiega lo psicologo Nicola Iannaccone. Secondo una ricerca condotta in Scuole Primarie e Secondarie, il 34,5% dei bambini tra sei e dieci anni possiede un cellulare. E, tra i ragazzini di 13 anni, nove su dieci hanno un telefonino tutto loro: questi i punti di partenza della campagna ATS (Agenzia Tutela Salute), articolata su due fronti: il primo è quello di “salute pubblica”, “visto che l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha classificato le radiofrequenze emesse dai dispositivi digitali come possibilmente cancerogene. Per questo cerchiamo di spiegare a famiglie, insegnanti e bambini che bastano pochi accorgimenti per tutelare la salute: non tenere il cellulare in tasca, evitare di accostarlo all’orecchio e preferire auricolari o vivavoce”. Il secondo fronte verte invece su una sorta di “educazione sentimentale” dei più piccoli all’uso del cellulare. Obiettivo: contrastare bullismo e cyber-bullismo: “Spesso veniamo contattati da scuole o famiglie che non sanno come gestire situazioni complicate. Penso a chi viene preso in giro su Whatsapp dai compagni o una volta in cui delle ragazzine della Secondaria avevano creato un falso profilo su Facebook per diffondere pettegolezzi su altre studentesse della stessa scuola” ricorda lo psicologo Iannaccone. “In questi casi, non servono divieti e punizioni: la chiave è l’educazione. Spiegare ai ragazzi come usare i dispositivi digitali in modo corretto”.

280

8:30


La comunicazione Di qui gli incontri nelle scuole: “Alle famiglie – sottolinea Iannaccone – spieghiamo quali regole devono dare ai figli non appena questi prendono in mano un cellulare, con una sorta di vademecum”. Che è ispirato a un decalogo stilato negli Usa e indirizzato ai genitori alle prese con i figli “nativi digitali”. Tra le regole, così, c’è il no al cellulare acceso di notte, alle prese in giro digitali o alle foto maliziose inviate online. E, soprattutto, l’obbligo di spiegare ai bambini “che il cellulare, essendo stato acquistato dai genitori, a nome dei quali viene anche stipulato il contratto telefonico, gli è stato prestato, ma non regalato – dice Iannaccone. Sembra una piccolezza, ma è molto importante per responsabilizzarli”.

U. A.

8 regole da stabilire prima di consegnare lo smartphone ai tuoi figli

1. I genitori devono sempre conoscere la password. 2. Il telefonino dei genitori, al bambino è dato in prestito. 3. Niente cellulare di notte: il telefono è custodito dai genitori dalle 19.30 al mattino dopo. 4. Niente telefono a scuola. 5. Non scrivere in un messaggio qualcosa che non diresti a voce a una persona.

6. Non scrivere in un messaggio qualcosa che ti vergogneresti di dire davanti ai tuoi genitori. 7. Non usare il telefonino per deridere o prendere in giro. 8. Mai ignorare una telefonata di un genitore. da “La Repubblica”

Discuti con i compagni e le compagne. H ai mai riflettuto sui pericoli del telefonino? S ei d’accordo con quanto scritto nell’articolo? C he cosa significa “nativi digitali”?

Competenza Ha cura e rispetto di sé, degli altri e dell’ambiente, come presupposto di un sano e corretto stile di vita.

Competenza chiave Competenze in materia di cittadinanza. Asse storico-sociale Discipline coinvolte: tutte.

281


La comunicazione U. A.

L'USO DEL CELLULARE

Competenza L’uso del telefono cellulare è ormai molto diffuso. Nella tua scuola l’uso del telefonino si colloca nella media nazionale?

Svolgi un’inchiesta! R accogli i dati chiedendo ai compagni e alle compagne della tua classe se usano il cellulare oppure no. Se lo utilizzano, chiedi anche se ne hanno uno personale o se usano quello di qualcun altro.

R iporta i dati numerici. Numero totale

Classe V

di bambini e bambine ...............

Usa il cellu lare

No

Se sì

Usa quello di altri

Ne ha uno tutto suo

C alcola le percentuali per visualizzare meglio quanti usano il cellulare e quanti no. R icordi come si calcolano le percentuali? Per calcolare la percentuale dei bambini e delle bambine della tua classe che utilizzano il cellulare, dopo aver raccolto i dati devi fare queste operazioni: 100 : il numero dei componenti della tua classe = ? ? x il numero di bambini e bambine che usano il cellulare = p ercentuale relativa ai bambini e alle bambine che usano il cellulare.

Poi, con una sottrazione, trova la percentuale relativa a chi non usa il cellulare: 100 – percentuale trovata = ?

282


La comunicazione U. A.

R iporta i dati in percentuali: Numero totale di bambini e bambine

Classe V

...............

Usa il cellu lare

No

S e vuoi, puoi estendere l’indagine a tutte le classi quinte. Dopo aver trovato la percentuale relativa, osser va la tabella e controlla se la tua classe si colloca nella media nazionale e in quella della tua zona geografica oppure no. Usa il cel lu lare

Se si

No

Usa quello di altri

Ne ha uno tutto suo

Nord ovest

75%

25%

11%

14%

Nord est

76%

24%

10%

14%

Centro

68%

32%

15%

17%

Sud

60%

40%

17%

23%

Isole

63%

37%

11%

26%

Italia

69%

31%

13%

18%

Dati di un’indagine svolta dall’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) tra i bambini italiani dai 6 ai 10 anni sull’uso del cellulare.

Rispondi.

T i colleghi a Internet? Se sì, per quale motivo?

.............................................................................................................................

...............................................................................................................................................................................................................................................................................

Per collegarti a Internet usi il computer o il cellulare?

.......................................................................................................

Sei in grado di utilizzare Internet per fare una ricerca?

......................................................................................................

N elle pagine precedenti hai letto un articolo di giornale che evidenzia il fatto che il cellulare può essere usato male, cioè per attuare atteggiamenti e azioni di bullismo. Discuti con i compagni e le compagne per vedere come sia possibile affrontare e neutralizzare questi atteggiamenti negativi.

Competenza Utilizza le sue conoscenze matematiche e scientifico-tecnologiche per trovare e giustificare soluzioni a problemi reali. Ha cura e rispetto di sé, degli altri e dell’ambiente, come presupposto di un sano e corretto stile di vita.

Competenza chiave Competenze in materia di cittadinanza. Competenza matematica e competenze in scienze, tecnologie e ingegneria. Asse matematico Discipline coinvolte: matematica, italiano.

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La comunicazione U. A.

L 'INGLESE, LINGUA VEICOLARE

Competenza L’inglese è una lingua importante. Conosci i Paesi in cui viene parlata?

Come l’italiano è la lingua parlata nel luogo in cui essa ha avuto origine, l’inglese è la lingua parlata in Inghilterra, il luogo in cui ha avuto origine. Per una serie di ragioni storiche l’inglese si è diffuso in molte parti del mondo e oggi è usato quasi ovunque come lingua “veicolare”, cioè la lingua utilizzata per trasmettere ufficialmente messaggi tra i vari Stati e per comunicare tra persone che parlano lingue diverse: per esempio, è la lingua più usata dai turisti.

C erca su un atlante il nome dei principali Stati in cui si parla inglese.

.....................................................................

.....................................................................

..................................................................... .....................................................................

.....................................................................

.....................................................................

.....................................................................

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Competenza Si orienta nello spazio e nel tempo: osser va, descrive e attribuisce significato ad ambienti, fatti e fenomeni.

Competenza chiave Competenza personale, sociale e capacità di imparare a imparare. Asse linguistico Discipline coinvolte: italiano, geografia.


L 'INGLESE NELLA LINGUA ITALIANA

La comunicazione U. A.

La tua competenza Tutti i giorni utilizzi parole inglesi. Ne conosci il significato preciso?

C ollega ogni parola inglese alla sua traduzione, colorando nello stesso modo. link

sondaggio

hashtag

etichetta

band

falso

catering

collegamento

exit poll

tifoso

coach

banda

ticket

allenatore

team

ser vizio di ristorazione

fake

scontrino

fan

squadra

C ompleta il cruciverba scrivendo le parole inglesi. 1

H

R

2

T

3

E

4

K

5

A

6

W

7

S

8

B

P T

Competenza È in grado di esprimersi a livello elementare in lingua inglese e di affrontare una comunicazione essenziale in semplici situazioni.

1. Polpetta di carne macinata. 2. Il panino con il wurstel. 3. Il “topo” del computer. 4. La tavola con le rotelle. 5. L a lettera mandata attraverso internet. 6. Il fine settimana. 7. L a persona o l’azienda che fornisce soldi per una iniziativa. 8. P iccolo computer portatile.

Competenza chiave Competenza multilinguistica. Asse dei linguaggi Discipline coinvolte: lingua inglese.

285


La comunicazione U. A.

LA COMUNICAZIONE NEI RACCONTI Competenza In questo racconto il topolino riesce a comunicare i suoi sentimenti utilizzando un registro linguistico diverso dalle parole. Ti può sembrare strano, ma anche comprendere il linguaggio dei fiori può insegnarti a capire che la comunicazione passa attraverso molti aspetti, tutti importanti affinché il messaggio sia efficace.

Le parole dei fiori

286

Il topolino Enrico sapeva da tempo che il 13 aprile era il compleanno della sua amica Giulia. Desiderava che quel giorno arrivasse prestissimo, per farle un regalo. Ma desiderava anche che quel giorno tardasse, perché non sapeva proprio che cosa regalarle. – Un bell’osso, con un fiocco rosso! – gli suggerì Ercole, il bassotto suo vicino di casa. – Un sacchetto di miglio! – propose l’uccellino Nicola. Ma quelle idee non gli sembravano adatte a una topolina elegante e raffinata come Giulia! – Perché non le regali un mazzo di fiori? – buttò là la farfalla Dorotea. Enrico capì che quella era l’idea che cercava. – Quali fiori? – chiese alla farfalla. – Ci sono migliaia di fiori! – È semplice! – disse convinta Dorotea. – I fiori parlano: se vuoi dirle che è bellissima, regalale dodici rose rosse a stelo lungo! – Rose rosse?! – si rammaricò Enrico. – Qui non ci sono! – Allora scegli un bel ramo di orchidea! – propose Dorotea. – Così le farai capire che è davvero elegante! Enrico fece un giro per il prato in cerca di un’orchidea, ma vide solo margherite bianche e qualche violetta. Erano fiori carini, ma non erano quello che cercava. Tornò da Dorotea e le chiese di nuovo aiuto. – Gigli, mio caro! – disse pronta la farfalla. – I gigli le diranno che è una topolina raffinata! Ma dov’erano i gigli? Enrico fece una passeggiata dietro la fattoria, ma non trovò l’ombra di un solo giglio. Incontrò i papaveri, qualche simpatica bocca di leone e certi divertenti fiorellini azzurri senza nome.


Pensò alla sua amica Giulia, che abitava nel secondo buco a destra nel magazzino dei trattori. Pensò che con il suo regalo desiderava dirle che era carina, simpatica e molto divertente. Proprio come le bocche di leone, i papaveri, le margherite, le violette e i fiorellini azzurri senza nome. Perciò fece un mazzolino con quelli: Enrico era sicuro che a Giulia sarebbero piaciuti e che avrebbe capito che cosa le voleva dire.

La comunicazione U. A.

Stefano Bordiglioni, Storie per te, Einaudi Ragazzi

Rispondi. Per dire a Giulia che è carina, simpatica e divertente, Enrico prepara un mazzolino di fiori: quali utilizza? ……..……..……..……..……..…………..…….............……..……...…....................................................................

Perché il cane propone di regalare un osso e

l’uccellino di regalare il miglio?

.…....................................................................

……..……..……..……..……..…………..…….............……..……...…....................................................................

N ella frase “Perché non le regali un mazzo di fiori?”,

a chi si riferisce la parola “le”?

A quale categoria grammaticale appartiene la parola “le” in questo contesto?

.…......................................................................

……..……..……..……..……..…………..................................

L a parola “le” appartiene anche a un’altra categoria

grammaticale. Quale?

……...….......................................................................................

R ispondi segnando con una X. C he cosa significa “rammaricarsi”? R ispondere. R icordare. P rovare dispiacere. P rovare rabbia. N el racconto si legge: “Perché non le regali un mazzo di fiori? – buttò là la farfalla Dorotea”. Con che cosa potresti sostituire l’e spressione “buttò là”, senza cambiare il senso della frase? P ropose con sicurezza. P ropose con indifferenza. R accomandò con insistenza. R accomandò con titubanza.

Per ogni tipo di fiore, indica il messaggio che invia. Giglio ..……..……..……..……..….........…..……..….........…..…..........…..……..…..… ..……..……..……..……..….........…..……..….........…..…..........…..……..…..…

Orchidea ..……..……..……..……..….........…..……..….........…..…..........…..……..…..… ..……..……..……..……..….........…..……..….........…..…..........…..……..…..…

Competenza Ha una padronanza della lingua italiana tale da consentirgli di comprendere enunciati, di raccontare le proprie esperienze e di adottare un registro linguistico appropriato alle diverse situazioni. Competenza chiave Competenza alfabetica funzionale. Asse linguistico Discipline coinvolte: italiano.

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Impara a valutare le tue

COMPE TENZE ! Legg i ogni frase e:

, è vera e t r e se p segna

te è p se per segna

ente a r z ia l m

Attraverso questa Unità di Apprendimento: ho compreso che comunicare è uno dei bisogni fondamentali dell’uomo. ho capito che l’uomo, nel tempo e nello spazio, ha utilizzato differenti modalità per comunicare. ho appurato che tutti possono comprendere la comunicazione non verbale. h o riflettuto sul fatto che nella lingua italiana sono presenti parole di altre lingue o che derivano da altre lingue. h o verificato la mia conoscenza della lingua inglese. ho riflettuto sull’uso responsabile delle moderne tecnologie. h o svolto un’inchiesta per capire una situazione. ho imparato l’importanza di tradurre in termini di percentuali alcuni dati, per poterli confrontare. ho riflettuto su come comunicare l’importanza del rispetto degli animali. h o letto con interesse e piacere ciò che alcuni autori e alcune autrici hanno scritto sul tema della comunicazione.

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Competenza Ha consapevolezza delle proprie potenzialità e dei propri limiti.

vera,

ra, n è ve o n e t se per segna



Nuovi

i d r a u g r @ T Letture CLASSE 4a

CODING DELLA DIDATTICA

METODO TESSITORE

ISBN per l’adozione: 978-88-468-4184-1

• Letture 4: 264 pagine • Riflessione linguistica 4: 168 pagine • La Mia Grammatica Attiva 4-5: 160 pagine • Quaderno dei Riassunti e dei Testi 4: 96 pagine • L’Esperienza della Meraviglia (Musica, Arte, Filosofia) 4-5: 96 pagine • Educazione Civica 4-5: 72 pagine

CLASSE 5a

ISBN per l’adozione: 978-88-468-4185-8

• Letture 5: 288 pagine • Riflessione linguistica 5: 168 pagine • Quaderno dei Riassunti e dei Testi 5: 96 pagine

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