Letture In Viaggio Educazione Civica 4 - Marcovaldo

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e r u t t e lin viaggio

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Germana Bruno Manuela Trombetta

LIBRO DIGITALE

MARCOVALDO PER PARLARE DI…

EDUCAZIONE CIVICA ARTE e A C I S U M 11 novelle

di Marcovaldo semplificate in allegri testi in rima

Il piacere di apprendere

Gruppo Editoriale ELi


e r u t t e lin viaggio PERCHÉ PARLARE DI ITALO CALVINO E “MARCOVALDO”? Italo Calvino è uno degli scrittori più conosciuti e amati del Novecento. La sua scrittura ricca di dettagli, leggera e chiara, ma mai superficiale, non può che affascinare a tutte le età. “ ovvero le stagioni in città” consente di affrontare, seppur in chiave umoristica, argomenti importanti trasmettendo messaggi e valori fondamentali per la crescita sana dei piccoli alunni e delle piccole alunne.

“MARCOVALDO” FA LE RIME PER GIUNGERE AI BAMBINI E ALLE BAMBINE vv r , che ne narra Marcovaldo diventa “l’antieroe” di un nuovo piccolo poema, le sfortunate vicende utilizzando le rime per rendere la lettura più leggera e scorrevole . L’antieroe è spesso un debole e non ha alcun timore a mostrare questo suo limite. È un “comune mortale” con i suoi difetti e per questo, con lui, ci si può più facilmente identificare. Marcovaldo, con le sue “gesta”, mosse da candore e grande capacità di immaginazione, combatte una vera e propria guerra all’interno della “giungla metropolitana”, cercando di trasformarla in un posto dove regnino la semplicità e la fantasia; e lo fa affrontando incredibili disavventure, a volte quasi tragiche, altre divertenti.

“IL MARCOVALDO DISAVVENTUROSO” COME RISORSA PER PARLARE DI EDUCAZIONE CIVICA, ARTE E MUSICA Marcovaldo è sempre alla ricerca di impercettibili segni di vita animale o vegetale in una città ormai sommersa dal cemento e dalle industrie. La lettura di può senza dubbio favorire nei bambini e nelle bambine la formazione di una coscienza civica ed ecologica: ogni racconto in rima offre l’occasione per affrontare tanti argomenti in proposito, rendendo il lavoro dell’insegnante ancora più semplice grazie alla “morale” che lo conclude. Il tutto in un armonico aggancio anche all’arte e alla musica. uesto percorso interdisciplinare rientra nelle attività promosse e sviluppate da FairPlay4U, Q format nato per fornire ai giovani lettori e alle giovani lettrici, oltre che ai loro insegnanti e alle loro insegnanti, materiali didattici e spunti di riflessione sui valori veri della vita partendo dai valori dello sport. Il rispetto delle regole, il rispetto dell’altro, l’onestà, l’impegno e l’amore per la conoscenza, la salute, la non violenza verso persone, animali o cose sono valori assoluti da applicare non solo nello sport, ma da cui partire per costruire una società migliore.


INDICE 2 Marcovaldo per parlare di… Educazione Civica, Arte, Musica

Educazione Civica 4 5 6 7 8 9 10 12 14 15 16 17 18 19

Piccoli tesori La rivoluzione urbana I profili delle città L’acquedotto Cose che fanno la differenza A ciascuno le proprie scelte Le mie scelte sono giuste Spiaggia bianca a sorpresa Città-Stato bellicose Città-Stato moderne Stili di vita Impariamo dal passato Città del futuro Di che cosa hai bisogno?

20 Il mondo visto dal cielo 21 Accendi una lucciola! 22 Gli animali, una risorsa importante 23 L’ospite sei tu 24 Insetti preziosi 25 Ci vuole un fiore 26 Lo acquisto su Internet 27 Virtuale sì, ma con intelligenza 28 Comunicare online 29 Di persona è meglio 30 Io so comunicare 31 Teniamoci in contatto

Un patrimonio unico Opere d’arte dell’uomo L’Ultima Cena di Leonardo Non solo il Cenacolo Avanti nel tempo

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Ti metto i baffi Fuggire con la fantasia Quiz per ragionare Marcovaldo intervista Van Gogh!

Musica 42 Le arie che fanno bene 43 Amiche note 46 Bologna ama le note

50 Funghi in città Primavera 52 La villeggiatura in panchina Estate 54 La città smarrita nella neve Inverno 56 La cura delle vespe Primavera 58 La pietanziera Autunno 60 L’aria buona Primavera 62 Luna e GNAC Estate

Arte e Immagine 32 33 34 35 36

Il Marcovaldo disavventuroso

64 La pioggia e le foglie Autunno 66 Marcovaldo al supermarket Inverno 68 Fumo, vento e bolle di sapone Primavera 70 La città tutta per lui Estate

47 Il Carnevale degli Animali 48 Gran finale colorato

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Vocabolario del Marcovaldo disavventuroso


O D L A V O C di . R e r a l A r a p M

. .

per

Ciao! Mi chiamo Marcovaldo e vivo in città, ma il mio grande amore è la natura e la cerco ovunque.

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Che bello incontrarti! Raccontaci di te, la natura piace molto anche a noi!

Leggete in classe, insieme all’insegnante, la filastrocca sulla pagina accanto dedicata a Marcovaldo: scoprirete subito qualcosa di que sto simpatico personaggio inventato dal famoso scrittore Italo Calvino!


EDUCAZIONE CIVICA M USICA A RTE Nel susseguirsi delle stagioni in una città con le sue evoluzioni, un uomo semplice, dall’aria svanita, il senso cerca della sua e dell’altrui vita. Affronta la guerra con la sua pietanziera, va in giro all’alba oppure alla sera, quando in città regna la pace e riesce a scorgere ciò che più gli piace. In primavera i funghi raccoglie, ma son veleno che procura le doglie, poi, in estate, fa villeggiatura su una panchina, nella rara natura. Il continuo dilemma tra natura e fame, l’amor per la prima e le necessità umane, gli procurano guai in gran quantità lasciandolo sempre in difficoltà.

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PICCOLI TESORI

Marcovaldo è un simpatico personaggio: leggendo le sue avventure ti divertirai e scoprirai tante cose nuove! Marcovaldo è un po’ pasticcione e, sebbene sia sempre motivato da buone intenzioni, spesso finisce nei guai. Ama tanto la natura anche se vive in città: è sempre alla ricerca di un po’ di verde o di un cielo stellato.

... un mattino andando al lavoro, in un’aiuola, in città, vide un tesoro... ) (Primavera, Funghi in città, pag. 50

Il tesoro era un piccolo funghetto che molti avevano visto, ma ignorato. Un vero peccato non considerare le cose piccole perché riconoscere un tesoro nelle cose semplici è un grande pregio. Significa essere persone attente, sensibili e curiose. Spesso le città sono rumorose, il traffico ci rende nervosi e le persone vanno di fretta senza fare attenzione alle cose belle che hanno intorno. Che cosa sono le città?

Le città sono:   un insieme di edifici e strade asfaltate.   luoghi in cui si svolgono attività economiche, sociali e culturali.   entrambe le cose.

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Vivere organizzati è

LA RIVOLUZIONE URBANA

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Tutti i mesi dell’anno, tranne uno, la città era perfetta per ognuno: offriva tutto quanto si può desiderare, c’era di tutto per potersela spassare. (Estate, La città tutta per lui, pag

Le prime città sono sorte oltre 5 000 anni fa. È stata una vera rivoluzione per la civiltà umana che prima era organizzata in villaggi sparsi, costituiti da semplici gruppi di abitazioni. Con il passare del tempo le case e i luoghi dedicati alle attività militari, alla politica, al commercio, alla religione si riunirono tutti in un unico posto, delimitato spesso da mura di cinta per proteggersi dai nemici: nascevano così le prime città.

. 70)

SCOPRI di più Molte città italiane, ancora oggi, mostrano i resti delle antiche mura cittadine: Roma, ma anche Milano, Genova, Ferrara, Ancona, Sassari e Palermo. Vivi in una città che possiede antiche mura oppure ne conosci una? Con l’aiuto dell’insegnante scopri la loro storia.

Qual è la città più antica al mondo? Si trova in Giordania, in Asia, sul fiume Giordano. Scopri il suo nome scritto in alfabeto Braille.

A B C D E

F G H

I

J

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Mura Aureliane, Roma

Collega i luoghi presenti nelle città con le rispettive attività che si svolgono in essi.

N O P Q R S T U V W X Y Z

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LUOGHI Tempio o chiese Strade Mercato o botteghe Uffici amministrativi Stabilimenti Caserme

ATTIVITÀ Industria Trasporti Politica Militare Commercio Religione

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I PROFILI DELLE CITTÀ Come sempre aprì la finestra e si mostrò a lui tutta un’altra vista: le case, le finestre, le auto e le strade pareva fossero state cancellate. g. 54) (Inverno, La città smarrita nella neve, pa

Avrai notato che le città sono caratterizzate da linee geometriche più squadrate e regolari, mentre la natura ha forme più arrotondate e irregolari.

Osserva: quali disegni nascondono un paesaggio di città (C) e quali riproducono paesaggi naturali (N)?

Che forme geometriche riconosci in città?   Rettangolo   Triangolo   Quadrato

Cerchio   Trapezio

Le città si differenziano dai centri rurali non solo per la dimensione, ma soprattutto per la presenza di servizi e luoghi pubblici. Alcuni di questi esistevano anche nelle città antiche, altri invece sono tipici dei giorni nostri. Individua quali luoghi già esistevano nelle città antiche (CA) e quali sono tipici delle città moderne (CM).   Palestra

Aeroporto

Firenze

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Piazza

Parco giochi

Cinema

Mercato

Teatro

Parlamento


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L’ACQUEDOTTO

meglio

I primi popoli che affrontarono il problema del trasporto dell’acqua furono i Sumeri, poi via via tutti gli altri. Quando studierai i Romani scoprirai che costruirono acquedotti in tutte le terre conquistate. Puoi trovare resti imponenti di antichi acquedotti romani in Italia, in Spagna, in Francia, in Turchia. L’acquedotto era un simbolo di lusso e civiltà. Oggi l’acqua potabile in casa è un bene che diamo per scontato. In realtà, in molti Paesi poveri, bambini e bambine come te devono percorrere molta strada per raggiungere una fonte d’acqua potabile per dissetarsi e lavarsi. L’Agenda 2030 (vedi pag. 8) ce lo ricorda nell’Obiettivo 6 e invita i governi a impegnarsi affinché acqua potabile e servizi igienico-sanitari siano un bene per tutti.

L’acqua è fondamentale per la vita! L’acqua serve per dissetarsi, per cucinare, per pulirsi e pulire le cose, per irrigare i campi, per abbeverare gli animali e per far funzionare il sistema fognario. L’ONU, l’Organizzazione delle Nazioni Unite che promuove il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali degli esseri umani, ha riconosciuto nel 2010 che l’accesso all’acqua pulita e sicura e l’igiene delle persone sono… Traduci le parole scritte in alfabeto Braille e lo scoprirai!

A B C D E

F G H

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N O P Q R S T U V W X Y Z

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Educazione Civica

COSE CHE FANNO LA DIFFERENZA Il fiume si riempì tutto di schiuma che, leggerissima come una piuma, creò nell’aria bolle diverse di forma e colore da destare in tutti un incredibile stupore. (Primavera, Fumo, vento e bolle di sapone, pag.

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Sul nostro Pianeta, anno dopo anno, il patrimonio d’acqua dolce si impoverisce a causa dell’inquinamento, dei cambiamenti climatici e dell’utilizzo da parte delle persone per necessità alimentari e agricole. L’Agenda 2030 ha dedicato l’Obiettivo 6 all’acqua e al suo risparmio, ma anche la nostra Costituzione difende i fiumi, i laghi, il mare. La Costituzione interviene infatti a favore del paesaggio: Articolo 9 La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

SCOPRI di più L’acqua potabile è un bene prezioso per la tua vita e non va sprecata. Se dividiamo idealmente tutti i componenti che formano il nostro corpo in 100 parti, scopriamo che:   circa 65 parti sono costituite da acqua.   circa 90 parti sono costituite da acqua.   circa 35 parti sono costituite da acqua. È importante bere tanto per rimanere in salute, almeno un litro d’acqua al giorno, e quando sarai grande fino a due litri al giorno!

Nel 2015, 193 Paese membri dell’ONU hanno sottoscritto l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Sono stati fissati 17 obiettivi (goals), da raggiungere entro l’anno 2030, a favore delle persone, del Pianeta e della prosperità in generale. Una vera gentilezza verso tutti noi! 8


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meglio

A CIASCUNO LE PROPRIE SCELTE L’Italia è ricca di paesaggi bellissimi e vari. Puoi scoprire le sorgenti tra i boschi in montagna oppure seguire il corso dei fiumi, esplorare valli, colline, pianure e città, fino ad arrivare al mare dove ammirare la costa rocciosa o sabbiosa: un patrimonio di opere d’arte creato per noi dalla natura! È un patrimonio naturale che, insieme a quello artistico-culturale, rappresenta la nostra identità e la nostra storia. La salute del nostro territorio dipende dai nostri comportamenti, ma anche dalle scelte compiute da chi ci ha preceduto: la costruzione degli acquedotti o la bonifica delle paludi rendono l’ambiente più sano e vivibile fin dall’antichità.

La natura si fa domare, ma non troppo! L’essere umano ha il potere di agire sulla natura, modificandola secondo le proprie necessità, ma non deve esagerare: i rischi per la sicurezza e per l’ambiente potrebbero diventare importanti. Purtroppo gli alberi di interi boschi vengono tagliati per rifornire le industrie del legname o per costruire abitazioni sui pendii delle montagne senza considerare che le radici degli alberi mantengono compatto il terreno evitando le frane, i fusti sbarrano la strada ai massi e le chiome difendono il terreno dal vento e dalla pioggia.

DISCUTI in classe Conosci altri esempi di azioni degli esseri umani che hanno causato un danno alla natura, agli animali o alle persone? Insieme ai compagni e alle compagne discutetene in classe, poi fate una ricerca utilizzando queste parole-chiave: petroliera affondata incendio isola di plastica

Gli alberi sono una rete di protezione per chi vive a valle! 9


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LE MIE SCELTE SONO GIUSTE

Anche le tue scelte possono fare la differenza! Pensa alle formiche: ciascuna porta il suo piccolo granello di terra o pezzetto di foglia, ma tutte insieme formano giganteschi formicai! Anche i tuoi piccoli gesti quotidiani possono aiutare il Pianeta a fare passi da gigante! Ogni volta che passeggi, in mezzo alla natura o tra le vie della tua città, sei chiamato o chiamata a prendere delle decisioni.

DISCUTI in classe Collega correttamente le domande alle risposte. Poi, con i compagni e le compagne, trovate altri esempi e discutete sulle possibili conseguenze.

IN NATURA... Raccolgo i funghi che incontro sul mio cammino? Gioco con il fuoco durante un picnic in montagna? Alzo i sassi quando passeggio nei prati? Nei boschi infilo i bastoni nei piccoli buchi che trovo per terra?

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Mai! Basta poco per distruggere un bosco che ha impiegato decenni a crescere. Soprattutto quelli medi o grandi devono rimanere dove sono. Sotto potrebbero viverci animali o riposare serpenti velenosi. Assolutamente no! Ti piacerebbe che qualcuno, mentre sei sul letto in camera tua, infilasse dalla finestra un’asse di legno per farti uscire o per capire la forma della tua stanza? Lo stesso vale per gli animali e le loro tane.

No, meglio osservarli senza toccarli né con le mani né con dei bastoni. Nel primo caso potresti intossicarti se sono velenosi. Nel secondo caso potresti romperli e recare danno alla natura interferendo nella catena alimentare.


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Anche in città, tra le vie asfaltate, le scelte da fare non sono poche!

IN CITTÀ... Butto una bibita che non mi va più nell’acqua della fontana? Parlo ad alta voce a tutte le ore? Raccolgo gli escrementi del mio cane? Butto a terra tutto quello che è vecchio e non voglio più? Butto nel lavandino l’olio con cui sono state fritte le patatine?

Non è una cosa educata! Potrebbero esserci persone che desiderano dormire o che devono studiare e hanno bisogno di concentrarsi o che stanno male e vorrebbero un po’ di tranquillità. Assolutamente no! Che cosa accadrebbe se tutti lo facessero? Quell’acqua deve rimanere limpida, così da mantenere bello il monumento, a vantaggio di tutti. Certamente! Tutti hanno il diritto di passeggiare senza pestarli! Mai! Nel suo percorso rischierebbe di penetrare nel terreno inquinandolo o sporcando le falde acquifere da cui si ottiene l’acqua potabile! Proprio no! Le strade diventerebbero una vera discarica a cielo aperto. Un brutto paesaggio per i nostri occhi!

SCOPRI di più Anche nei principi fondamentali della Costituzione Italiana si parla di diritti: La Repubblica Italiana riconosce e protegge tutti i diritti inviolabili dell’uomo. Significa che tutti noi abbiamo il diritto di vivere, di avere un nome, di sposare chi vogliamo se lo vogliamo, di esprimere liberamente il nostro pensiero (sempre nel rispetto degli altri!), di professare la religione in cui crediamo, di non essere aggrediti o feriti da altri, di scegliere il lavoro che più ci piace (tranne quelli illegali, che vengono puniti dalla legge).

Come vedi, la libertà di ciascuno di noi finisce dove inizia quella degli altri. Vale all’aperto, dove la natura ha i suoi diritti. Vale in città, dove i diritti da rispettare sono soprattutto quelli del nostro prossimo. 11


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SPIAGGIA BIANCA A SORPRESA

Stavo tornando da un viaggio in Finlandia, la terra di Babbo Natale! Era una giornata limpida e con il naso schiacciato sul finestrino dell’aereo osservavo il panorama. Il cielo era limpidissimo, celeste chiaro senza una nuvola! Appena varcato il confine italiano, mi hanno accolta le bianche e innevate cime delle Alpi dove ogni giorno aquile e falchi volteggiano sovrani tra le rocce. Il sole illuminava i boschi di abeti verde intenso, dove abitano lupi, cerbiatti, caprioli, orsi e tanti altri animali. Di sicuro erano lì, mi sembrava di sentire il frusciare dei loro passi… forse, proprio in quel momento, stavano osservando volare il grande uccello d’acciaio all’interno del quale ero seduta io! Passato qualche minuto, ho visto un’enorme macchia blu, dalla forma di un folletto inginocchiato con un lunghissimo cappello in testa, che si insinuava tra i monti per un lungo tratto! Presto ho iniziato a vedere un’enorme distesa piatta, come un trapezio irregolare. A prima vista, dall’alto, era simile al dorso di una mano adulta con una grande arteria blu centrale e tante altre più piccole che ci entravano dentro. Osservando meglio, era molto più simile a una grande coperta, divisa in tanti piccoli quadratini colorati, alcuni gialli, alcuni verdi, alcuni marroni. Qua e là si vedevano sparse delle case e piccoli puntini bianchi che si muovevano pianissimo. Spostando lo sguardo vedevo anche gruppi di case: piccoli, medi, più grandi e grandissimi! Ognuno con la sua forma: a stella, tonda, allungata. Alcuni con piccoli rettangoli turchesi sparsi qua e là. Poi ecco nuovamente i monti, questa volta più bassi e di un verde diverso. Dall’alto la nostra bella Italia sembrava un quadro meraviglioso! Ma le sorprese non erano finite… Qualche minuto dopo, arrivata dove il mare è blu scuro e ha solo un filo bianco sottilissimo in corrispondenza della terraferma, ho visto una cosa incredibile!

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In una vasta insenatura il mare diventava di un’incredibile sfumatura turchese smeraldo chiarissimo, con la sabbia bianca latte! Uno di quei posti che solitamente puoi visitare solo in alcune zone italiane, come in Puglia, Sicilia o Sardegna, o in paesi tropicali! Eppure era lì… e io stavo sorvolando la parte continentale dell’Italia! Quando chiesi a papà che luogo fosse, come il povero Marcovaldo rimasi tanto delusa! Quel posto bellissimo non è affatto naturale e puro, ma un luogo inquinato da scarti di produzione industriale che sono di colore bianco e rendono la sabbia più chiara. Per questo l’acqua, con il riverbero del sole, sembra colorata di turchese chiaro. In questa area, tra le più inquinate al mondo, c’è ancora oggi il divieto di balneazione. Come vedi, le disavventure di Marcovaldo non sono tanto lontane dalla realtà! L’intervento dell’essere umano può cambiare la natura, anche se non sempre in meglio… Tutto dipende dalle scelte che si fanno!

In questa storia la protagonista ha descritto alcuni elementi fisici dell’Italia con similitudini e allusioni. Sai riconoscerli tutti?   Mucche .........................................................................

Appennini .....................................................................

Lago di Garda ..............................................................

Campi di terra .............................................................

Aereo .............................................................................

Piscine ..........................................................................

Campi coltivati ............................................................

Mappe urbane ............................................................

Pianura Padana ..........................................................

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Campi di grano ...........................................................

Fiume Po e i suoi affluenti .......................................

Costa e onde ..............................................................

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La protagonista ha descritto con degli aggettivi i centri abitati che vede dall’aereo. Sai distinguerli correttamente? Collega i centri abitati ai rispettivi aggettivi. CENTRI ABITATI   I paesi   Le cittadine   Le città   Le metropoli

AGGETTIVI   Grandi   Grandissimi   Piccoli   Medi

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CITTÀ-STATO BELLICOSE Uno di loro gli chiese con curiosità come andasse la vita giu in citta, perché da mesi stava li in altura per seguire del medico la cura. 61) (Primavera, L’aria buona, pag.

DISCUTI in classe Nell’antichità, soprattutto in Grecia, la città era considerata il luogo più adatto alla convivenza umana. Alcuni scrittori e pensatori dell’epoca dicevano: “Fuori della città non ci può essere una vita umana!” Così, molte città crebbero d’importanza a tal punto da diventare vere Città-Stato, con il proprio re. Molto spesso i sovrani erano uomini bellicosi, pronti a dichiarare guerra ai popoli vicini per conquistare maggiore prestigio, nuove terre e ricchezze.

Riflettete insieme. Che cosa spinge l’essere umano a fare la guerra? Perché, nonostante i disastri e le sofferenze del passato, ancora oggi ci sono le guerre? Quali tra le seguenti parole potrebbero aiutare a prevenire la nascita di nuovi conflitti?   Generosità   Rispetto   Avidità

Istruzione   Crudeltà   Memoria storica

SCOPRI di più La Costituzione Italiana rifiuta la guerra in ogni sua forma. Lo ricorda l’articolo 11: L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Sostituisci le parole sottolineate nell’articolo con un sinonimo fra i seguenti, poi riscrivi l’articolo. attacco rifiuta mezzo tra Nazioni litigi .................................................................................................................................................................................................... .................................................................................................................................................................................................... ....................................................................................................................................................................................................

La guerra causa molta sofferenza e non c’è mai un vero vincitore: entrambe le parti contano perdite umane e distruzione. 14


A ognuno il su

CITTÀ-STATO MODERNE Le Città-Stato esistono ancora oggi. Una di esse è situata proprio nel cuore dell’Italia: è la Città del Vaticano, molto famosa perché in essa vive il capo della religione cattolica, cioè…

Alcune moderne CittàStato sono sovrane e autonome, altre invece non sono totalmente indipendenti rispetto al governo della Nazione in cui si trovano.

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Segna con una . Il capo della religione cattolica è:   il Rabbino.   l’Imam.

il Papa.

Fai una ricerca e segna con una le Città Stato antiche (A) e le Città Stato moderne (M). A A A A A

Atene Città del Vaticano Sparta Biblo Principato di Monaco

M M M M M

Sai leggere una mappa? Può essere utile saper leggere una mappa per imparare a orientarti in un nuovo territorio. Ecco la mappa della Città del Vaticano. In questa città si possono visitare la magnifica Basilica di San Pietro e i Musei Vaticani, ricchi di opere d’arte.

Osserva la mappa e segna con una

se le frasi sono vere (V) o false (F).

Piazza San Pietro è davanti alla Basilica di San Pietro. Se guardi l’entrata della Basilica di San Pietro, la Cappella Sistina è a nord. La Pinacoteca è nella parte sud della Città del Vaticano. L’Aula delle Udienze, detta Sala Nervi, è a sud della Basilica di San Pietro. Viale Vaticano costeggia tutte le mura della Città del Vaticano. Per andare alla Pinacoteca partendo dalla Cappella Sistina, devo camminare accanto ai Musei Vaticani tenendoli alla mia destra.

V V V V V

F F F F F

V F

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Educazione Civica

STILI DI VITA

Dove preferiresti vivere? Nelle città grandi come Roma, Napoli, Milano, Venezia o in quelle più piccole? Oppure preferiresti svegliarti in un borgo immerso nella natura, molto più silenzioso? Sono stili di vita diversi, tutto dipende dai tuoi gusti e dalle tue necessità. L’ideale potrebbe essere vivere immersi nella natura, ma con tutti i servizi e le opportunità che offre la città! Per capire meglio che cosa sono i borghi, leggi la poesia qui sotto recitata da un borgo immaginario.

Che cosa sono i borghi?   Antichi centri abitati di media grandezza spesso fortificati, dove le attività prevalenti sono il commercio, l’artigianato e l’agricoltura.   Antichi centri abitati montani. Anche se vivi in città, alcuni elementi che caratterizzano i borghi sono intorno a te e ti accompagnano durante tutta la tua vita. Leggi la poesia e collega ogni strofa colorata alla rispettiva frase nel cartellino.

Viaggio con te da sempre, silenzioso al tuo fianco. Sono con te… … al tempo delle fiabe, quando ogni principe e principessa hanno il loro castello. … al tempo dell’avventura, quando ogni sfida ti fa salire di livello. … al tempo dell’impegno e del lavoro, quando sono i particolari a fare la differenza. … e al tempo del ricordo, quando il gusto è nei gesti di una volta. Viaggio con te… pronto ad accoglierti alla tua prossima fermata. 16

Quando si è adulti, si acquistano oggetti artigianali particolari. Quando si è bambini, molte favole hanno un castello.

Quando si è anziani, si ricordano le tradizioni del passato.

Quando si è adolescenti, molti giochi elettronici sono ambientati in un borgo.


A ognuno il su

IMPARIAMO DAL PASSATO I borghi sono ricchi di monumenti e cultura, così come molte città d’arte. Informati e scopri le storie e le leggende del luogo in cui vivi: ogni persona, ogni famiglia, ogni popolo ha la sua storia e gli anziani sono una fonte inesauribile di racconti! Le tradizioni sono preziose, parlano dei tuoi antenati, ti permettono di capire perché oggi siamo così. La “memoria” è un valore importante, permette di non replicare gli errori che altri hanno commesso in passato.

o spazio

Fatti sempre questa domanda: “Quale insegnamento posso trarre da questo racconto?”.

DISCUTI in classe Chiedi alla persona più anziana della tua famiglia o a una che conosci di raccontarti le sue storie e le sue tradizioni. Poi confrontati con i compagni e le compagne. A proposito, Marcovaldo, tu sei sempre alla ricerca di un po’ di verde nella tua città...

C’è un detto: “L’erba del vicino è sempre più verde”. Significa che spesso pensiamo che sia meglio quello che hanno gli altri rispetto a quello che abbiamo noi.

Secondo te, che cosa significa se riferiamo il detto alle città e ai borghi rurali? ....................................................................................................................................................................................... .......................................................................................................................................................................................

Cerca di essere riconoscente per quello che hai e se desideri qualcosa in più o hai un sogno, allora è importante che ti impegni per raggiungerlo, nel rispetto di ciò che ti circonda. 17


Educazione Civica

CITTÀ DEL FUTURO Eran finiti li per rimediare ai danni che la citta aveva fatto loro in tanti anni... (Primavera, L’aria buona, pag. 61)

L’Obiettivo 11 dell’Agenda 2030 parla delle città e si raccomanda di creare comunità sostenibili.

Ma che cosa significa esattamente?

Grazie alle nuove tecnologie e ai comportamenti più rispettosi dei cittadini e delle cittadine, le città possono diventare un luogo migliore in cui vivere. Leggi le caratteristiche di una città sostenibile e completa il testo con le seguenti parole. digitali parchi cittadini riciclo collaborare acqua riscaldamento In una città più sostenibile: si controlla la qualità dell’aria e dell’..................................................................; si riduce il .................................................................. di case e uffici; si aumenta il numero di orti urbani e ...........................................................................................................; si offrono servizi efficienti via Internet così da non perdere tempo in code o inutili spostamenti; si favorisce l’uso di documenti .................................................................. per risparmiare la carta; si favorisce la raccolta differenziata dei rifiuti e il loro ..................................................................; si utilizzano fonti di energia rinnovabile (solare, eolica, marina, geotermica, idroelettrica); si offre la possibilità di lavorare da casa o di utilizzare mezzi pubblici per inquinare meno; si cerca di far .................................................................. tutti i cittadini e le cittadine, le Forze dell’Ordine e le Istituzioni.

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C it t a s o s t e n

DI CHE COSA HAI BISOGNO?

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Ognuno di noi ha dei bisogni da soddisfare: bisogni fisici: far crescere sano il proprio corpo e proteggerlo dal freddo o dall’eccessivo caldo;   bisogni sociali: stare con gli altri, fare amicizia, accrescere il proprio sapere; bisogni psicologici: prendersi cura della propria mente, favorire la propria autostima. Una città sostenibile tiene sempre conto dei bisogni dei cittadini e delle cittadine! Segna con una

se si tratta di bisogni fisici (F), sociali (S) o psicologici (P).

Avere una casa sicura dove vivere. Essere apprezzati/e e coccolati/e Avere amici e amiche e un lavoro. Essere circondati/e da luoghi pubblici puliti e salubri. Avere il diritto di studiare e andare a scuola. Avere cibo e acqua potabile. Stare in tranquillità senza preoccupazioni o stress.

F F F F F F F

S S S S S S S

P P P P P P P

DISCUTI in classe Elenca i tuoi bisogni. Poi confrontati con i compagni e le compagne: quanti bisogni avete in comune? Ce ne sono alcuni che senti solo tu? A scuola quanti di questi bisogni vengono soddisfatti?

Un mio bisogno fisico è ...................................

Un mio bisogno sociale è ..............................

Un mio bisogno psicologico è ......................

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Una società sostenibile dovrebbe aiutare tutti alla stessa maniera a soddisfare i propri bisogni. 19


Educazione Civica

IL MONDO VISTO DAL CIELO Ma venti secondi erano davvero niente e alla scadenza c’era una scritta fosforescente: era il GNAC che, alla sua accensione, toglieva del firmamento la splendida visione. ) (Estate, Luna e GNAC, pag. 62

Sognare di notte sotto il cielo stellato e la luna che brilla può essere davvero emozionante. Ma in città non è facile vedere le stelle: le luci artificiali rischiarano la notte e, quando la luce è eccessiva, diventa inquinamento luminoso.

Osserva l’Italia vista dallo spazio. Dove pensi ci sia più inquinamento luminoso?   Nord   Centro   Sud

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Ora osserva ancora e rispondi aiutandoti con la carta dell’Italia. Come si chiama la regione che appare quasi tutta illuminata? ....................................................................................... Qual è la regione dove probabilmente è più facile vedere le stelle di notte? .......................................................................... In quante regioni è suddivisa l’Italia? ...................................


C it t a s o s t e n

ACCENDI UNA LUCCIOLA

ibili

L’estate è tempo di villeggiatura, di luoghi aperti e non fra quattro mura, se poi hai una casa piccina piccina, meglio passare la notte in panchina. ag. 52) (Estate, La villeggiatura in panchina, p

In estate ci sono piccoli insetti sempre più rari da incontrare nelle campagne e impossibili da incontrare in città. Sono le lucciole! Nel periodo della riproduzione, per attirare l’interesse del partner, emettono un segnale luminoso a intermittenza, se maschi, o consecutivo se femmine. Le lucciole maschio hanno le ali e volano nelle sere tra giugno e luglio: come minuscole lanterne si accendono e si spengono nell’aria. Le lucciole femmina, invece, a forma di larve, strisciano sul terreno e la loro luce è verde brillante: rimane accesa per due ore. Ma se nessun maschio riesce a vederle, tornano nella loro tana fino alla sera successiva. Il rito può ripetersi per molte notti consecutive! Nel mondo esistono circa 2 000 specie di lucciole, ma l’inquinamento luminoso e la modificazione del loro habitat, causati dall’essere umano, minacciano seriamente la loro sopravvivenza. L’inquinamento luminoso, in realtà, crea problemi a tutti gli insetti! Scopri perché. Completa le frasi con i nomi degli animali. Scegli tra: falene rospi, rane e pipistrelli

lucciole

insetti

Le ......................................................................................... muoiono attorno ai lampioni accecate dalla luce. Le luci artificiali impediscono alle ......................................................................................... maschio di vedere le femmine, impedendone la riproduzione. Le luci artificiali illuminano meglio gli .................................................................. rendendoli più visibili a ............................................................................................................................ che li mangiano con più facilità.

Le luci vanno usate con misura. Spegnere le luci non necessarie, abbassare la loro intensità o renderle “intelligenti”, cioè capaci di attivarsi solo quando si è presenti, aiuta non solo a risparmiare energia, ma anche a permettere agli insetti di sopravvivere! 21


Educazione Civica

GLI ANIMALI, UNA RISORSA IMPORTANTE In mezzo alla città c’era un quadrato, tra le vie uno spiazzo alberato e, tra le fronde degli ippocastani, stavano i passeri, invisibili, tra i rami. g. 52) (Estate, La villeggiatura in panchina, pa

Gli animali sono una grande ricchezza: sia quelli domestici, che ci fanno compagnia e che vivono con noi in città o in paese, sia quelli che vivono liberi nel loro ambiente naturale. Quali animali ti capita di vedere nel posto in cui vivi?   Pappagalli   Piccioni e colombe   Gabbiani   Api e vespe   Ragni, gechi, formiche e insetti vari   Topi

Cinghiali   Mucche   Galline   Cavalli   ...................................................................   ...................................................................

È bello osservare gli animali e bisogna farlo rispettandoli sempre senza far loro del male. Alcuni ci forniscono del cibo, altri si incontrano liberi mentre brucano l’erba o girano nei boschi con i cuccioli. Spesso l’essere umano invade il territorio degli animali modificando il loro habitat; bisogna invece ricordare che nella natura gli ospiti siamo noi e dobbiamo comportarci bene e secondo le regole per non disturbare chi ci abita solitamente. Ce lo ricorda anche l’Agenda 2030 con due obiettivi: l ’Obiettivo 15 invita a rispettare la vita sulla terra e a proteggere i diversi ambienti naturali e la biodiversità di piante e animali; l ’Obiettivo 13 invita a combattere l’inquinamento, una delle principali cause del cambiamento climatico e della distruzione degli habitat naturali.

Ama tutti gli animali e proteggili: anche il più piccolo insetto è un dono! 22


L’OSPITE SEI TU

Nei boschi bisogna sempre andare in compagnia di un adulto e fare attenzione a non rovinare ciò che incontriamo.

Amicizie prez

iose

Rispetta il bosco con i tuoi cinque sensi!

1. Osserva i colori dei funghi, ma fai attenzione a non toccarli per non fare la fine di Marcovaldo: i funghi sono belli e profumati, ma possono essere velenosi. 2. Ascolta il fruscio delle foglie. Poi fermati e resta in silenzio: ti accorgerai che il bosco è pieno di rumori. È la natura che ti parla e ti suggerisce di difenderla e di non farle del male con comportamenti rischiosi. 3. Annusa gli odori del bosco: muschio, terra, corteccia, funghi, foglie, fiori... L’unico che devi sperare di non sentire mai è quello di bruciato! 4. Assapora le dolci fragole di bosco, le more, i lamponi e i mirtilli, prelibatezze della natura! 5. Abbraccia il tronco di un albero secolare: sentirai tutta la sua forza.

Associa correttamente i cinque sensi ai punti precedenti. Numera da 1 a 5. Olfatto Tatto Vista Gusto Udito

Mai un segno! Quando ti trovi in mezzo alla natura non lasciare mai il segno del tuo passaggio: porta con te i tuoi rifiuti, non rovinare le cortecce degli alberi, non spostare i sassi. Rispetta le regole per evitare una delle catastrofi più grandi, che fa male a tutti! Scopri qual è! Risolvi le operazioni e scrivi la lettera che corrisponde alla soluzione. Segui l’esempio.

41 – 34 = 7

G

81 : 9 = ........

........

50 : 5 = ........

........

4×3= ........

........

3×3= ........

........

24 : 8 = ........

........

..............................................................................................................

17 – 12 =

36 – 24 =

........

........

........

........

4+0= ........

........

90 – 81 = ........

........

Gli alberi impiegano anni per crescere, ma possono essere distrutti in poche ore. Sono i polmoni della Terra che producono ossigeno attraverso la fotosintesi. 23


Educazione Civica

INSETTI PREZIOSI Così smanioso e tutto contento, voleva fare l’esperimento e da quel dì si mise a osservare tutte le vespe che vedeva volare. [...] Con una botta energica e lesta, diede la giusta spinta alla vespa che sfrecciò avanti e piantò il pungiglione dove c’era bisogno di medicazione. (Primavera, La cura delle vespe, pagg. 5

Le api sono un mondo da scoprire. Insetti preziosi che non bisogna temere, ma conoscere e ammirare mentre volano qua e là. Sono anche le migliori amiche degli alberi!

6-57)

Certo, ma non hanno mai intenzione di usarlo, a meno che tu non le infastidisca!

Ma hanno il pungiglione!

Goditi lo spettacolo di una bellissima ape gialla e nera: se ti si avvicina non agitarti, ma allontanati lentamente e osservala a distanza. Lo stesso vale per le vespe, che hanno una brutta reputazione per il loro temperamento decisamente più “battagliero”!

Che differenza c’è tra un’ape e una vespa? Le api producono il miele, le vespe no, ma sono entrambe fondamentali per la vita del nostro Pianeta! Ape

Osserva le immagini dell’ape e della vespa e trova le differenze insieme ai compagni e alle compagne. Vi aiuterà a riconoscerle!

Vespa

In estate puoi anche incontrare il bombo, sempre della famiglia delle Apidae, ma è più grande, peloso e molto mansueto. Ovviamente se non lo infastidisci: il suo unico obiettivo è andare a caccia di nettare!

Bombo

Api, vespe e bombi hanno un ruolo fondamentale in natura perché, cibandosi del nettare dei fiori, permettono l’impollinazione delle piante. Per questo l’Agenda 2030 ci esorta a proteggerli: senza di loro le piante non riuscirebbero a riprodursi e senza piante l’intero Pianeta morirebbe. 24


Amicizie prez

CI VUOLE UN FIORE

iose

“Chi non ha denaro in borsa, abbia miele in bocca” Che dolce proverbio! Ci insegna a non lamentarci e a non parlare male di nessuno. Le api sono amiche laboriose che ci donano diverse varietà di miele: dipende dal tipo di nettare che succhiano!

DISCUTI in classe Fate una ricerca: descrivete queste quattro varietà di miele, come nell’esempio. Miele millefiori, prodotto da tanti tipi di fiori, colore chiaro, sapore delicato. Miele di acacia, prodotto .............................................................................. , colore .................................................... , sapore ................................................................. . Miele di castagno, prodotto ......................................................................... , colore ..................................................... , sapore .................................................................. . Miele di tiglio, prodotto ................................................................................. , colore ..................................................... , sapore .................................................................. .

Il miele è un prodotto tipico italiano e la sua qualità è ottima. Puoi usarne un cucchiaino per addolcire lo yogurt o puoi spalmarlo su una fetta biscottata. Ma fai attenzione: il miele fornisce molta energia, quindi se lo vuoi mangiare spesso ricordati sempre di abbinare un po’ di attività fisica.

Dove posso trovare il miele? Il miele si acquista nelle fattorie dove viene prodotto, cioè dove sono gli apicoltori e le loro arnie. Puoi però trovarlo molto più facilmente vicino casa, nei negozi di alimentari o nei supermercati, in alcune farmacie specializzate oppure puoi ordinarlo con un adulto su Internet e farlo consegnare direttamente a casa!

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Educazione Civica

LO ACQUISTO SU INTERNET ... sembrava quasi che un astronauta li avesse portati su un altro pianeta. [...] Poi continuarono le sorprese: che strano posto era quel paese! (Primavera, L’aria buona, pag. 60)

Quando sarai abbastanza grande potrai acquistare un oggetto direttamente da casa. Ti basterà navigare tra i siti web, usare il computer e la connessione a Internet per arrivare all’indirizzo web dove acquistare l’oggetto che ti interessa. Per completare l’acquisto ti verranno richiesti i dati personali e la tua e-mail, potrai chiedere consigli nelle chat facendo attenzione alle fake news… Stiamo parlando di un mondo virtuale dove puoi accedere attraverso uno smartphone, un computer o un tablet interagendo con chi incontri. È un mondo divertente, ma può essere molto pericoloso, ci sono persone che potrebbero approfittare di te.

SCOPRI di più Conosci la definizione esatta di “Internet”?

Internet:

è un programma con cui giocare.   è una rete di computer sparsi nelle varie Nazioni, collegati tra loro, che si scambiano informazioni.   è una rete elettrica.

Le ore passate in compagnia della tecnologia possono essere piacevoli, però ti fanno rinunciare a... Completa la frase con due possibilità. Segui l’esempio. Conoscere amiche e amici nuovi. ........................................................................................................................................................................................ ........................................................................................................................................................................................

Immaginate di essere al ristorante e di annoiarvi. Anziché chiedere lo smartphone o il tablet a un adulto, che cosa potreste fare per passare il tempo piacevolmente? Parlatene in classe.

Non avere fretta di navigare in Internet da solo o da sola: fallo accanto a un adulto per divertirti in sicurezza! 26


Un mondo par a l le lo

VIRTUALE SÌ, MA CON INTELLIGENZA

Probabilmente conosci la maggior parte dei termini che hai letto nella pagina precedente, ma è importante che tu faccia particolare attenzione ad alcuni, perché ti servirà sin da ora avere le idee chiare quando navigherai in Internet. Verifichiamo i significati di alcune di queste parole!

L’e-mail:   è un servizio di posta elettronica, attraverso cui si ricevono e si inviano lettere e messaggi.   è il nome utente, detto anche nickname, che ci identifica quando interagiamo in una comunità virtuale. Gli adulti spediscono tante e-mail! Sai come funzionano? Quando vuoi spedire una lettera a un amico o a un’amica puoi scriverla seduto o seduta alla scrivania nella tua camera, metterla in una busta, scrivere l’indirizzo, affidarla al postino e aspettare che arrivi a destinazione nella cassetta della posta del tuo amico o della tua amica. Nel mondo virtuale avviene più o meno la stessa cosa. La tua camera è virtuale e si chiama account di posta. Ci trovi tanti fogli, anche loro virtuali, dove scrivere i tuoi messaggi con tutte le faccine simpatiche che ti piacerà inserire! In alto non dovrai dimenticare l’indirizzo e-mail del destinatario, il posto cioè dove far arrivare il tuo messaggio: la cassetta della posta virtuale del tuo amico o della tua amica! Ti basta fare un click e l’invio è immediato. Una bella comodità se si vive lontani! Ma… chi è il postino? La rete Internet ovviamente!

SCOPRI di più Che cosa è questo simbolo @, che trovi sempre in un indirizzo e-mail? Si chiama “chiocciola” o “at” (che in italiano significa “presso”) e serve a separare il nome (o cognome o soprannome) del proprietario della e-mail dal “palazzo virtuale” in cui vive. L’indirizzo intero, quindi, è l’equivalente della tua cassetta delle poste della casa dove abiti.

L’indirizzo e-mail è un dato personale. Non bisogna farlo conoscere a tutti, ma solo a chi desideri ti possa contattare. Per questo dovrai aspettare di compiere almeno 13 anni per avere un tuo indirizzo e-mail. 27


Educazione Civica

COMUNICARE ONLINE

La chat:   è una festa online.   è una conversazione su Internet tra più persone, che avviene attraverso messaggi scritti che appaiono sul computer, il tablet o lo smartphone di ciascuno appena vengono scritti.

Le fake news:   sono false informazioni diffuse in Internet per creare confusione o per danneggiare qualcuno.   sono articoli scritti su argomenti sportivi.

Ci sono chat con i compagni e le compagne di classe per aiutarsi con i compiti o quelle tra amici e amiche per scambiarsi informazioni sui giochi. Fai sempre attenzione a quello che scrivi. Tutto quello che condividi sui social rimarrà per sempre! Ma soprattutto non usare mai un linguaggio maleducato: fa male a te e fa male a chi legge. Segnala sempre a un adulto chi lo fa!

Dalle fake news devi sempre cercare di difenderti. Sia nel mondo reale sia in quello virtuale. Hai due modi per farlo. Controlla sempre da dove proviene la notizia. La fonte è un insegnante, un genitore, un’enciclopedia? Oppure un volantino anonimo trovato per strada o un messaggio di uno sconosciuto? La differenza è grande! Studia, leggi tanto e impegnati a far crescere la tua cultura. Più saprai ragionare con la tua testa, più diventerai imbattibile a scovare le bugie!

I dati personali:   sono omaggi che ti sono stati dati personalmente.   sono il tuo nome, il tuo cognome, la tua età, il tuo indirizzo di casa o di posta elettronica, il tuo numero di telefono, i tuoi gusti o le tue abitudini.

I dati personali sono preziosi: non darli MAI a chi non conosci! 28


Un mondo par a l le lo

DI PERSONA È MEGLIO Internet è un mezzo che aiuta le persone a rimanere in contatto con chi è lontano o ad ottenere un’informazione o un servizio in breve tempo.

Questo è vero, ma esiste un rovescio della medaglia.

Lo abbiamo imparato durante l’emergenza per il Covid-19, la pandemia che ha costretto milioni di persone in tutto il mondo a stare distanti, a rimanere nelle proprie case, a non andare più a scuola o al lavoro. C’è un detto popolare: “Gli occhi sono lo specchio dell’anima” e ci insegna che lo sguardo di chi hai davanti può dirti molto sulle sue intenzioni. Gli animali lo sanno benissimo: se li guardi negli occhi capiranno molto bene le tue intenzioni!

Per comunicare bene senza incomprensioni ci sono cinque cose importanti che devi considerare: 1. le parole che scegli; 2. il tono di voce che utilizzi; 3. lo sguardo che hai; 4. le smorfie del viso; 5. i gesti del tuo corpo.

Comunicare è molto più difficile dietro a una tastiera! Hai le parole da scegliere, ma ti manca il resto, che fa parte del linguaggio non verbale… fraintendere le frasi, non capirsi e litigare è molto più facile!

Se vuoi conoscere bene un amico o un’amica devi trascorrere del tempo in sua compagnia di persona: è importante giocare insieme, guardarsi negli occhi così da vedere ogni espressione e capire le emozioni che prova chi ci sta di fronte. 29


Educazione Civica

IO SO COMUNICARE

Fai una prova in classe attraverso un gioco. Scrivi su quattro fogli di carta i seguenti ruoli: l’amico sincero; l’invidioso; l’arrabbiato; l’indifferente. Piega i fogli e distribuiscili a quattro compagni o compagne. A turno, ognuno dei quattro prescelti scoprirà il suo ruolo scritto sul bigliettino e dovrà dire una frase decisa da te con un tono di voce coerente con il ruolo assegnato. Nel frattempo l’insegnante, senza farsi vedere, assegnerà a uno dei prescelti il ruolo del “bugiardo”: quando sarà il suo turno, il bugiardo dovrà pronunciare la frase con un tono non coerente al ruolo assegnato sul suo bigliettino. Chiedi quindi ai prescelti di stare di spalle e a turno dire una frase, ad esempio “Sono molto contento (o contenta) per te!”, con un tono di voce coerente con il ruolo assegnato. Solo il bugiardo dovrà mentire, usando un tono di voce errato. Ascoltandoli, indovina qual è il loro ruolo segreto e cerca di capire chi è l’unico che mente.

Se avessi fatto questo gioco attraverso Internet, non avresti potuto distinguere i veri sentimenti dei tuoi compagni e delle tue compagne: infatti tutti avrebbero scritto la stessa frase, ma tu non avresti sentito il loro tono di voce.

Ma ci sono i messaggi vocali! È vero, potrebbero aiutare migliorando la situazione! Ma la differenza è data anche dallo sguardo o dai gesti di chi ti parla… Ripeti il gioco di prima chiedendo ai compagni e alle compagne di ripetere la frase, ma questa volta guardandovi negli occhi: scoprirai subito il bugiardo o la bugiarda!

Di bugiardi e bugiarde su Internet potresti incontrarne tanti e tante! 30


Un mondo par a l le lo

TENIAMOCI IN CONTATTO Alle sei della sera il fiume di consumatori, finito di lavorare, si riversa fuori... 6) (Inverno, Marcovaldo al supermarket, pag. 6 Io per risolvere uso le videochiamate!

In effetti le videochiamate sono state utili durante l’emergenza per il Covid-19. Hanno permesso di mantenere i contatti con insegnanti, amici e amiche. Ma c’è voluto poco tempo per capire che andare a scuola era tutta un’altra cosa! Collegati online, stretti nelle piccole caselline del video, tutto era più freddo… e soprattutto mancavano gli abbracci! Perché la vicinanza fisica è importante per rafforzare l’amicizia. Ti insegna anche a lavorare insieme e a relazionarti con chi hai intorno!

Stai scherzando? A proposito di relazioni, tra amici e amiche è naturale scherzare: il gioco e lo scherzo sono fondamentali nelle relazioni. Ma esistono delle regole importanti da tenere sempre a mente! Negli scherzi fatti bene, alla fine, dovrebbe ridere anche chi ha subito lo scherzo! Se ciò non accade e tutto finisce in lacrime, allora non è uno scherzo, ma una prepotenza. LE REGOLE PER CAPIRE È uno scherzo se: non c’è mai la voglia di far del male; tutti possono interagire e rispondere allo scherzo.

È un atto di bullismo se: si vuole escludere o danneggiare qualcuno; è difficile ribellarsi perché i bulli e le bulle non lo consentono.

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Arte e Immagine

UN PATRIMONIO UNICO

Le avventure di Marcovaldo, come hai già visto, si svolgono in città. Questa città non è ben definita, anche se si pensa che si tratti di Torino. Torino è considerata una delle tante città d’arte italiane, bella per i suoi palazzi e i suoi monumenti. Torino è stata anche la prima capitale d’Italia dal 1861 al 1864.

Poi questo titolo è passato a Firenze, un’altra città meravigliosa per le sue ricchezze artistiche. Infine, nel febbraio del 1871, la capitale d’Italia divenne Roma!

Ogni città ha le sue bellezze artistiche L’UNESCO, cioè l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, ha il compito di identificare, proteggere e tramandare alle generazioni future il patrimonio culturale e naturale del mondo. Ogni anno aggiorna l’elenco delle ricchezze artistiche e naturali più belle al mondo e le dichiara Patrimonio dell’Umanità. In Italia se ne contano quasi 60 e sono in continuo aumento!

Roma, Torino e Firenze sono bagnate da tre diversi fiumi. Collega nel modo corretto.

Roma

Firenze

Torino

Arno

Tevere

Po

Molti artisti hanno rappresentato queste città e i loro fiumi. Le riconosci?

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OPERE D’ARTE DELL’UOMO

C it t à d ’ a r

te

Un sabato di una magnifica giornata, Marcovaldo pensò di fare una passeggiata, prese i suoi tre ometti e la bambina e li condusse su una verde collina. . 60) (Primavera, L’aria buona, pag

Ti sarà capitato di visitare una chiesa o di vedere un castello senza sapere di ammirare un Patrimonio che appartiene all’intera Umanità! Ecco alcuni monumenti famosi italiani: il Colosseo a Roma, il Duomo a Milano, la Piazza dei Miracoli a Pisa, la Mole Antonelliana a Torino, le Torri degli Asinelli a Bologna, Castel dell’Ovo a Napoli. Scrivi sotto a ogni immagine il nome del monumento.

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DISCUTI in classe Fate una ricerca per ricostruire la storia di questi monumenti. Seguite questa traccia: Quando è stato costruito? Da chi? Perché? Quale funzione aveva? Com’è utilizzato oggi?

Conosci un altro monumento famoso, magari situato nel tuo territorio? Racconta.

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Arte e Immagine

L’ULTIMA CENA DI LEONARDO

Anche i dipinti sono Patrimonio dell’Umanità. Un esempio famoso è L’Ultima Cena, detta il Cenacolo, dipinta da Leonardo da Vinci a Milano tra il 1495 e il 1498. Gli era stato chiesto di affrescare il Refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie: la sala in cui mangiavano i frati domenicani che vivevano lì.

Colora il dipinto con gli stessi colori utilizzati da Leonardo.

Leonardo era un vero genio! È stato uno scienziato, un ingegnere, un architetto, un inventore, uno scultore, uno scrittore, un pittore e… un cuoco! La sua voglia di conoscenza e tutto quello che ha fatto ce lo fanno ricordare ancora oggi: ci sono infatti vie, piazze e addirittura un aeroporto, quello di Fiumicino a Roma, dedicati a lui!

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SCOPRI di più Si racconta che Leonardo, mentre imparava a dipingere nella Bottega del Verrocchio (scultore, pittore e orafo italiano) faceva il cameriere nella “Taverna delle Tre Lumache” a Firenze, dove fu poi promosso a cuoco. Le sue ricette gli fecero meritare il titolo di “Gran Maestro di Feste e Banchetti” nelle Corti rinascimentali degli Sforza e dei Medici, i principi dell’epoca. Leonardo nacque nel 1452 ad Anchiano (piccola frazione di Vinci) e morì in Francia nel 1519.


Emozioni sotto gl

NON SOLO IL CENACOLO

i occhi

Altri pittori contemporanei di Leonardo hanno dipinto l’Ultima Cena.

Pietro Perugino tra il 1493 e il 1496...

... e Domenico Ghirlandaio nel 1486!

DISCUTI in classe Osservate i tre dipinti dell’Ultima Cena: quali sono le differenze? Sfidatevi a chi ne trova di più!

SCOPRI di più Leonardo da Vinci si chiama così perché suo padre, ser Piero, era il notaio di Vinci, un paesino toscano. Di lui non si ricorda il casato, cioè il cognome, così Leonardo fu chiamato “da Vinci”. A 17 anni, nel 1469, Leonardo sentì che il suo paesino di nascita, Anchiano, non poteva dargli quello che desiderava, così si trasferì in città, a Firenze.

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Arte e Immagine

AVANTI NEL TEMPO Ma ad invadere piazze, strade e viali non erano soltanto gli animali: tutto quanto il mondo vegetale si espandeva in maniera inusuale. ) (Estate, La città tutta per lui, pag. 70

Leonardo, come me, è andato a vivere in città, ma il suo amore per la natura e gli animali non lo ha mai abbandonato!

Per Leonardo, ogni occasione era buona per osservare il volo degli uccelli, la forma delle nuvole, le piante che lo circondavano, i corpi degli animali e degli esseri umani, le stelle, i fiumi.

SCOPRI di più I Navigli di Milano sono stati progettati da Leonardo da Vinci. Come non considerarli un’opera d’arte? Osserva i disegni di Leonardo inventore: anticipano oggetti di oggi. Collega ogni disegno all’oggetto odierno. Poi fai una ricerca e scopri altre invenzioni di Leonardo.

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Emozioni sotto gl

TI METTO I BAFFI

i occhi

Un’altra opera famosissima di Leonardo è la Monna Lisa, detta anche La Gioconda. Non immaginare un quadro enorme: misura solo 53 cm x 77 cm, molto più piccolo di una TV da 43 pollici! Oggi La Gioconda è esposta al Museo del Louvre di Parigi e, se ci andrai, dovrai fare la fila prima di ammirarla da vicino: non c’è turista che non voglia stare lì davanti a lei per un po’. Tutti sono attratti dal suo sguardo che vi segue ovunque vi spostiate.

Non avrei mai immaginato che diventasse l’opera più celebre al mondo! L’ho dipinta su una tavola di pioppo, che poi ho segato per togliere una parte di dipinto che non mi piaceva!

SCOPRI di più Il pittore francese Marcel Duchamp, nel 1919, durante una sua mostra, espose una riproduzione della Gioconda a cui aveva aggiunto barba e baffi! Divertiti ad aggiungere qualcosa anche tu! Poi confronta la tua opera con quella dei compagni e delle compagne.

La Gioconda di Leonardo

La Gioconda di Duchamp

La mia Gioconda

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Arte e Immagine

FUGGIRE CON LA FANTASIA

Molti artisti si sono isolati in posti tranquilli o hanno abbandonato le grandi città per realizzare le loro opere. Alcuni perché non avevano scelta: Caravaggio fuggì da Roma nel 1600 con una condanna a morte per un delitto che aveva commesso! Altri, invece, si sono limitati a dare una visione nuova a ciò che li circondava. Come Vincent van Gogh, che diede vita a una delle sue opere più belle: “Notte stellata”. Oppure Paul Gauguin, che dalla Francia andò a vivere in Polinesia per trovare uno stile di vita più semplice. C’è poi Giacomo Balla, che ha rappresentato il movimento in un modo particolare, come tutti i pittori futuristi (vedi pag. 39) suoi contemporanei! Ci sono quattro opere che fanno pensare alle avventure di Marcovaldo, ai suoi tentativi di fuga dalla città e alla ricerca della natura. Associa l’opera al suo titolo e alla frase tratta dalle novelle di Marcovaldo che meglio si abbina. Usa i numeri da 1 a 3. Riproduzione dell’opera

Titolo dell’opera

Pure Domitilla e i suoi quattro bambini si misero a spingere quei grandi cestini, […] facevano percorsi lineari e circolari indicando formaggi, biscotti e cioccolata. (Inverno, Marcovaldo al supermarket)

“Notte stellata”, dipinta da Vincent van Gogh nel 1889 in stile post-impressionista.

veva visto una panchina solitaria, A di essere assai comoda aveva l’aria, e già sognava di farne il suo letto, il cielo e le stelle come tetto. (Estate, La villeggiatura in panchina)

“ Sintesi plastica dei movimenti di una donna”, dipinta da Luigi Russolo nel 1912 in stile futurista.

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Frasi da Marcovaldo

“Arearea”, che significa gioiosità, dipinta da Paul Gauguin nel 1892 in stile post-impressionista (vedi pagg. 40-41).

Era appena giunta la primavera e intorno c’era tutta un’altra atmosfera: gli alberi in fiore, un tiepido sole, i bimbi rimasero senza parole. (Primavera, L’aria buona)


Emozioni sotto gl

QUIZ PER RAGIONARE

i occhi

Secondo te, quale di questi tre quadri Marcovaldo avrebbe appeso nella sua abitazione? Segna con una e spiega perché.

“Motociclista”, dipinto da Fortunato Depero nel 1923. Il suo stile è futurista.   “Gran Premio di Tripoli”, dipinto da Vittorio Corona nel 1927. Il suo stile è futurista.   “Campo di grano con volo di corvi”, dipinto da Vincent van Gogh nel 1890. Il suo stile è post-impressionista. Quale di questi tre quadri celebra più degli altri la velocità? ....................................................................................

SCOPRI di più Il Futurismo è una corrente artistica nata in Italia che coinvolse la pittura, la letteratura e la musica. Le opere degli artisti futuristi sono influenzate dalle guerre, dalla trasformazione sociale dei popoli, dalle scoperte tecnologiche, dai nuovi modi di comunicare. È il periodo in cui si diffondono il telegrafo senza fili, la radio, gli aeroplani e le prime cineprese. Distanze e tempo cambiano rispetto al passato: tutto è molto più veloce e tutti si sentono più vicini!

Collega correttamente le invenzioni del periodo futurista agli effetti positivi sul tempo e la velocità. Accorciava i tempi di spostamento in città.

L’aeroplano La catena di montaggio Il telegrafo senza fili

Accorciava i tempi di produzione.

Accorciava i tempi di comunicazione.

L’automobile

Accorciava i tempi di collegamento tra le Nazioni.

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Arte e Immagine

MARCOVALDO INTERVISTA VAN GOGH!

Caro Vincent, il tuo modo di dipingere mi incuriosisce, è cambiato nel tempo...

È vero! Per questo molti critici non sanno classificarmi. Mi sono lasciato ispirare dagli impressionisti, infatti molti mi considerano un post-impressionista, altri invece dicono che sono stato il primo di una nuova corrente artistica chiamata Espressionismo. Che cosa ti piaceva dipingere?

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Come te, ho sempre amato la natura! Hai visto quante volte l’ho rappresentata nei miei quadri? Guarda questo che forse non hai mai visto: è uno dei primi, raffigura una ragazza nel bosco. L’ho dipinto nel 1882 nel mio periodo realistico.


Emozioni sotto gl

i occhi

Sullo sfondo facevo tante pennellate con colori chiari per evidenziare le figure scure in primo piano. Hai mai visto il ritratto del postino o il mio famoso autoritratto? Era veramente divertente fare brevi pennellate, punteggiando con il pennello qua e là... mi ispiravo alla tecnica dei miei amici impressionisti Claude Monet, Édouard Manet, Edgar Degas, Pierre-Auguste Renoir,

Bellissimo! Quale tecnica utilizzavi per dipingere?

Camille Pissarro e molti altri!

Caro Vincent, ci sveli un tuo trucco?

Certo! Quando dipingi accosta i colori senza mescolarli: le immagini sembreranno “vive” e in movimento. Prova a spremere il colore dal tubetto direttamente sulla tela... lo facevo sempre, con pennellate più grandi e sinuose. Guarda questi vasi di girasoli!

SCOPRI di più Van Gogh si è ispirato agli impressionisti. L’Impressionismo è una corrente artistica nata in Francia, a Parigi, tra il 1860 e il 1870. È durata fino ai primi anni del 1900. Si chiama così perché un critico, che non aveva apprezzato un quadro di Monet, disse: “Sembra poco più di un’impressione; sembra incompiuta!”.

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Musica

LE ARIE CHE FANNO BENE I bambini hanno bisogno di aria pura, di spaziare in mezzo alla natura, e la salute tanto ci guadagna se si respira aria buona in montagna. 60) (Primavera, L’aria buona, pag.

Ecco Marcovaldo tuffarsi in una nuova avventura, alla ricerca dell’aria pura per i suoi amati figli. Aria di mare, di monti e di campagna… ma chissà che cosa avrebbe combinato se si fosse ricordato che di “aria” ne esiste anche un’altra, che per goderne basta ascoltarla! L’aria rappresenta l’andamento di una cantilena come può essere il nostro Inno Nazionale o una barcarola veneziana, una villanella napoletana, un song scozzese o irlandese e tanti altri.

Che cos’è un’“aria”?

In musica, è un motivo melodico!

DISCUTI in classe Con l’aiuto dell’insegnante, cercate e ascoltate queste melodie in Internet. Provate insieme a descriverne le differenze.

Nell’opera lirica le cose cambiano. L’“aria” è un brano cantato da una sola voce, ha più strofe e sezioni che si ripetono. La parte musicale prevale e si contrappone alla parte del dialogo recitato. Ecco alcuni esempi famosi! Con l’aiuto dell’insegnante, cerca e ascolta queste arie in Internet. Poi segna con una quale ti piace di più.   L’Aria “Regina della Notte”, dall’opera “Il flauto magico” scritta da Wolfgang Amadeus Mozart.   L’Aria “Toreador”, dall’opera “Carmen” scritta da Georges Bizet.   L’Aria “Di quella Pira”, dall’opera “Il Trovatore” scritta da Giuseppe Verdi.   L’Aria “Nessun Dorma”, dall’opera “Turandot” scritta da Giacomo Puccini.   L’Aria “Va Pensiero”, dall’opera “Nabucco” scritta da Giuseppe Verdi.

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C it t à i n m u

AMICHE NOTE

sica

Incitava i bambini a respirare, quell’aria buona non era da sprecare, ma era per loro una cosa sconosciuta, perciò pensarono andasse masticata. g (Primavera, L’aria buona, pa

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La musica ci aiuta a sognare, a rilassarci, a fare amicizia, a festeggiare con gli amici e le amiche, a celebrare un avvenimento e anche a consolarci quando siamo un po’ tristi. La musica ha effetti benefici sul nostro cervello e ci influenza positivamente: tanti esperti in pubblicità, infatti, la considerano un’ottima alleata! Pensaci: ti è mai capitato di canticchiare il motivetto di una pubblicità?

Do, re, mi, fa, sol, la, si! Le note sono sette amiche e ottime maestre, che ci insegnano toni gentili e gesti garbati. Prova a seguirle e ascolta con il cuore e la mente che cosa ti dicono. Sono DO, la prima nota, la più bassa. Io DO ordini! Li DO con un tono basso, deciso… Ma con questo tono di voce potrei anche intimidire! Meglio usare un tono basso e un modo gentile di parlare.

Io DO qualcosa a te (parole o racconti); tu mi rispondi e dai qualcosa a me. Ecco allora che nasce un accordo (proprio come nella musica!)

Io sono RE, una nota bassa, appena poco più alta del DO!

Il RE ha il brutto vizio di dare ordini, ma può anche essere buono… e quindi, con un tono di voce basso e calmo, può rassicurare! E questo, vale anche se sei una RE…gina!

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Musica Io sono MI, a volte può sembrare una nota… un po’ stonata! Attenzione a non dire troppe volte MI piace questo, non MI piace quello! Meglio dosarmi con il “ti” che non è una nota, ma puoi ugualmente farla suonare tu!

MI piace la frutta… e a te? L’interesse per gli altri è sempre una musica bella da ascoltare!

Inserisci correttamente MI o TI e segna con una sono più gentili.

quali frasi

Basta, non .......... piace questo rumore! Scusami, .......... dispiacerebbe abbassare un poco il volume? .......... devi

lavare i vestiti!

.......... andrebbe

di aiutarmi a lavare i vestiti?

Eccomi qua, io sono FA! Che paura faccio a molti… FA’ questo, FA’ quello… Sembra che io dia soltanto ordini!

FA’ del tuo meglio, FA’ che il tuo impegno sia sempre massimo e riuscirai ad arrivare dove vuoi.

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C it t à i n m u

sica

Io sono SOL, pronto a ricordarti due cose: devi sempre essere SOLare e sorridente quando parli, metterà di buon umore gli altri e anche te; non stare sempre SOLo o SOLa! Cerca di fare amicizia a scuola, fuori casa, nella vita.

Ovviamente parliamo di amici e amiche della tua età; con tutti gli altri mantieni sempre le dovute cautele: mai dare confidenza agli sconosciuti!

Eccomi qua, io sono LA, pronta a ricordarti che gli altri vanno inclusi!

Non esistono separazioni, né dire io sono “LÀ” e tu sei “qua”… per suonare la musica bisogna far parte dello stesso gruppo e ricordarci che, seppur diversi, siamo tutti… nello stesso spartito!

Infine ci sono io, SI, una parola importante che ti aiuta a non dire sempre NO!

NO a quello che non capisci o che vedi diverso, ma che invece potrebbe farti conoscere qualcosa di nuovo e di bello. Certo, è sbagliato dire “SÌ” a tutto, ma imparare a dirlo potrà aiutarti a scoprire che ti piacciono gli spinaci e la musica jazz o il compagno di classe che sembra diverso, ma che magari come te adora i fumetti!

SCOPRI di più Ma dove vivono le note? Il loro mondo si chiama “pentagramma”: sono cinque linee parallele sopra le quali ogni nota ha la sua posizione!

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Musica

BOLOGNA AMA LE NOTE

Bologna nel 2006 è stata eletta dall’UNESCO “Città creativa della musica”.

Bologna ha una lunga e ricca tradizione musicale. È una città che considera la musica uno strumento importante del proprio sviluppo economico, sociale e culturale. Molti musicisti e cantanti sono originari di Bologna o ci sono passati, ad esempio Ottorino Respighi, Gioacchino Rossini, Gaetano Donizetti e Wolfgang Amadeus Mozart! Bologna è anche una delle città più cantate nei testi musicali, ad esempio in “Piazza Grande” del famoso cantautore Lucio Dalla.

SCOPRI di più Gioacchino Rossini era un grande compositore, ma anche un gran “burlone”! Scrisse un’opera dal titolo “Signor Bruschino” che fu rappresentata a Venezia durante il Carnevale del 1813. Rossini, per fare uno scherzo all’impresario che gli aveva dato un libretto, cioè il testo verbale scritto in versi, di pessima qualità, decise di scrivere nella partitura anche i colpi sul leggio degli archetti dei violini! Segna con una

la risposta corretta.

Che cos’è il libretto?   È il testo in versi che viene dato come testo di riferimento a chi deve comporre un’opera musicale.   È un libro piccolo di poco valore. Che cos’è la partitura?   È formata da più fogli dove vengono annotate le parti musicali di un’opera, quelle vocali e qualsiasi suono che deve essere riprodotto durante lo spettacolo. Vengono scritte in modo che si possano leggere a colpo d’occhio!   È il momento in cui si inizia un lungo viaggio.

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C it t à i n m u

IL CARNEVALE DEGLI ANIMALI

sica

Marcovaldo seguì una fila di formiche come se fossero delle care amiche, poi fu distratto da uno scarabeo volante e ancora da un lombrico zigzagante. . 70) (Estate, La città tutta per lui, pag

Il “Carnevale degli Animali” è un’opera musicale scritta nel 1886 dal compositore francese Camille Saint-Saëns. Egli volle che la prima esecuzione avvenisse dopo la sua morte: e così fu, nel 1922. L’opera è formata da 14 brani, tutti molto brevi, ciascuno dei quali rappresenta un animale. Con l’aiuto dell’insegnante, cerca in Internet i brani de “Il Carnevale degli Animali”. Quali tra i seguenti strumenti riconosci? Scrivi le loro lettere iniziali accanto al titolo dei brani. pianoforte (P) xilofono (X) violini, viola, violoncello, contrabasso (cioè gli archi) (ARC) flauto ottavino (F) armonica (ARM)

Osserva e scrivi il nome di questi strumenti.

......................................................................

1. La marcia reale del leone ......................................................... 2. Galli e galline ................................................................................ 3. Animali veloci ................................................................................

......................................................................

4. Tartarughe ..................................................................................... 5. L’elefante ....................................................................................... 6. Canguri ........................................................................................... 7. Acquario ......................................................................................... 8. Animali dalle orecchie lunghe, cioè gli asini ........................ ...........................................................................................................

......................................................................

9. Il cucù nel bosco .......................................................................... 10. La voliera ....................................................................................... 11. Pianisti ............................................................................................ 12. Fossili .............................................................................................. 13. Il cigno ............................................................................................ 14. Gran finale .....................................................................................

......................................................................

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Musica

GRAN FINALE COLORATO

Siamo giunti alla fine di questa avventura, è arrivato il momento di dire “arrivederci” a Marcovaldo! Lo incontrerai ancora ogni volta che scoprirai un angolo verde nella tua città, pronto a invitarti a osservare e a proteggere anche il più piccolo filo d’erba o animale che avrai davanti a te. Se, invece, vivi in un paesino immerso nella natura, sentirai Marcovaldo sempre al tuo fianco: potrai andare con lui alla scoperta dei grandi alberi del bosco o dei verdi prati collinari su cui correre e giocare.

Osserva, rispetta, ammira, proteggi la natura intorno a te e sii felice di poterla sentire con ognuno dei tuoi cinque sensi!

Ma ovunque tu viva, ti sussurrerà sempre la stessa frase all’orecchio:

Oggi, nel posto in cui vivo, ho incontrato Marcovaldo... Realizza un disegno indicando dove hai incontrato Marcovaldo. Per completarlo usa almeno dieci colori che trovi in natura.

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Il Marcovaldo disavventuroso di

Germana Bruno


Primavera

funghi in citta citt a

S

offia nell’aria un vento di primavera, giunge da lontano e riempie la natura di doni magici e inconsueti che percepiscono solo gli animi quieti.

C’erano funghi tondi e carnosi che crescevano lenti e silenziosi, e stando attento a non svelarne il posto, aspettò che maturassero per farli arrosto.

È Marcovaldo uno di questi spiriti semplici, ingenui e modesti, che non fa caso alle cose sgargianti, ma su quelle piccole fa ragionamenti.

Tutto contento, come un bambino, ne parla in famiglia, anche al più piccolino e raccomanda di non farne parola perché non finissero in un’altra casseruola.

Così un mattino andando al lavoro, in un’aiuola, in città, vide un tesoro; lui che non aveva un soldo per la spesa, sotto un ceppo d’albero scovò una sorpresa.

Un po’ di pioggia e qualche giorno ancora, li avrebbe poi raccolti di buon’ora, e la moglie, la cara Domitilla, era pronta a cucinarli sulla griglia.

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Primavera

Che bel pranzetto sarebbe stato! I suoi sei figli non avevan mai gustato un piatto così buono e succulento e a quel pensiero Marcovaldo era contento.

Alcuni riempirono il cappello, altri misero i funghi nell’ombrello e soddisfatti, con in bocca l’acquolina, tornarono a casa diretti in cucina.

Dopo una pioggia fitta e abbondante, con i suoi figli e un bel cesto capiente, andò all’aiuola e, in un baleno, quel cesto di bei funghi fu strapieno.

Che bel pranzetto, avevano pensato, se tutti insieme avessero mangiato! Non fu così, ma si rividero lo stesso, la sera, tutti insieme, al pronto soccorso.

Ce n’erano per loro e di più ancora, Marcovaldo restò senza parola e preso da altruismo e da bontà, li offriva a chiunque passasse di là.

Se pure è vero che la natura è la più bella e sana avventura, lei ha i suoi tempi e regole esatte che devi conoscere e lasciare intatte.

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Estate

la villeggiatura in panchina ’estate è tempo di villeggiatura, di luoghi aperti e non fra quattro mura, se poi hai una casa piccina piccina, meglio passare la notte in panchina.

L

Questo pensava il povero manovale ogni mattino quando andava a lavorare ed il pensiero prese consistenza una notte che stava lì, nella sua stanza.

In mezzo alla città c’era un quadrato, tra le vie uno spiazzo alberato e, tra le fronde degli ippocastani, stavano i passeri, invisibili, tra i rami.

In silenzio, nel buio profondo, quando i suoi stavano dormendo, prese sotto braccio il suo cuscino e si diresse verso quel giardino.

Ma l’invisibile per Marcovaldo (e del suo carattere questo è un punto saldo) è più evidente di un grattacielo e non gli sfugge una pulce su di un pelo.

Aveva visto una panchina solitaria, di essere assai comoda aveva l’aria, e già sognava di farne il suo letto, il cielo e le stelle come tetto.

Marcovaldo, ascoltando il dolce canto, pensava al suo piccino ed al suo pianto e alle urla della moglie Domitilla: meglio certo il cinguettio di quella sveglia.

Quella panchina era già occupata da una giovane coppia innamorata, ma Marcovaldo pensò che, di certo, non avrebbero passato la notte all’aperto.

Sarebbe stato di sicuro più bello svegliarsi con il canto di un uccello, aprire gli occhi ed ammirare il cielo, sarebbe stato bello per davvero.

I due, però, non stavano tubando, sembrava stessero, invece, litigando, la discussione andava per le lunghe e nei dintorni non c’erano altre panche.

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Estate

Pensò di fare, allora, un giretto, col suo cuscino sotto il braccio stretto, poi un altro giro a guardar la luna e la panchina si liberò, per fortuna.

Luci, rumori, che gran confusione! Si stava meglio a casa nel lettone ed il russar di Domitilla era niente di fronte a quel frastuono cupo e battente.

La lunga attesa, per la verità, gli presentò tutta un’altra realtà, meno poetica ed affascinante, ma lì rimase ciò nonostante.

Dopo una serie di peripezie, che la città pareva fargli le angherie, Marcovaldo finalmente si assopì, ma la sua angoscia davvero non finì.

Così si sistemò sulla panchina per riposare fino alla mattina e, per godersi quel paesaggio naturale, girò e rigirò il suo guanciale.

Sognò di topi e gatti morti nascosti in zuppiere e grandi piatti e si svegliò per una puzza disumana: passava il camion della nettezza urbana.

Ma un semaforo, luminoso e intermittente, di addormentarsi non gli consente: proprio non riusciva a prendere sonno con quelle luci colorate intorno.

Questa villeggiatura in panchina, finita finalmente la mattina, non era stata come aveva immaginato e a lavorare andò già affaticato.

Quando sembrava si fosse sistemato, un gruppo di operai affaccendato ad aggiustare del tram le rotaie gli procurava non poche noie.

Di certo è bello che anche in città ci sia del verde di qua e di là, ma la natura è un’altra cosa, non è in città la sua vera casa. 53


Inverno

la citta smarrita nella neve

D

i solito a svegliarci è un rumore, ma quel mattino, alle prime ore, a svegliare Marcovaldo fu il silenzio che di qualcosa di strano aveva il senso. Come sempre aprì la finestra e si mostrò a lui tutta un’altra vista: le case, le finestre, le auto e le strade pareva fossero state cancellate. Al loro posto c’era un foglio bianco e Marcovaldo, preso dall’incanto, chiamò la moglie tentando di gridare, ma gli uscì solo un lieve sussurrare.

Pure il disoccupato Sigismondo quella mattina era assai contento, perché grazie a quella nevicata, aveva la giornata di lavoro assicurata.

Come aveva fatto sulle forme e i colori, la neve era caduta pure sui rumori, in quello spazio morbido e imbottito qualunque suono veniva attutito.

Marcovaldo, con colpi di pala a caso, il suo spazio di neve aveva invaso e Sigismondo, dapprima un po’ arrabbiato, pensò che come fare andava a lui spiegato.

Quella mattina, andando al lavoro, si sentì molto più libero e leggero, padrone di tutta quanta la città, pareva fosse un’altra la realtà.

Il manovale non si scoraggiò affatto e ammucchiando la neve fece un muretto, poi un altro ancora e gli venne in mente di far viuzze dove andar lui solamente.

Vedeva la città molto diversa, ma la sua ditta era là, sempre la stessa e, ad aspettarlo, c’era una pala alta e pesante per spalare lo spazio circostante.

Mentre era intento in questo suo progetto e stava per livellare un altro mucchietto, si accorse che lì sotto c’era qualcosa: era una macchina potente e lussuosa.

Ma lui sentiva che la neve gli era amica, che gli rendeva più lieve la sua vita e, cancellando muri e recinzioni, gli procurava bellissime emozioni.

A Marcovaldo passò allora per la testa che non sarebbe stata cosa molesta fare una macchina a quella tale e quale: avrebbe creato certo un’opera originale.

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Inverno

Il risultato fu davvero sorprendente, da quella vera non era differente, con un barattolo fece il fanale e un rubinetto alla maniglia era uguale.

Che gran stupore fu per i ragazzi al loro ritorno trovare due pupazzi, ma di carote ne avevano un bel peso e tutti e due ebbero il loro naso.

L’auto apparteneva al gran presidente, signore miope, ma assai efficiente, che con fare frettoloso e stolto afferrò il rubinetto e dalla neve fu sepolto.

Però uno dei pupazzi, quello umano, che spesso, poveretto, era a digiuno, fece della carota un sol boccone e i ragazzi scapparono col fiatone.

Marcovaldo era andato già altrove, a spalare nel cortile altra neve: lì i ragazzi avevano fatto un bel pupazzo e per finirlo gli mancava solo un pezzo.

La neve, che si sciolse, gli inzuppò il vestito e Marcovaldo fece un violento starnuto, come una tromba d’aria sollevò la neve che vorticando salì in cielo lieve.

Ci voleva qualcosa per fare il naso, una carota era perfetta per quell’uso, così andarono a cercare nei paraggi per procurarsi uno di quegli ortaggi.

La neve era sparita e tutto era come prima, le case, le strade e le pompe di benzina, tutto, come sempre, ostile e spigoloso, non più candido, accogliente e silenzioso.

Marcovaldo rimase affascinato da quell’uomo tondo, bianco e gelato, e mentre stava ad ammirarlo perplesso un carico di neve gli piombò addosso.

A volte basta un po’ di fantasia, inventare qualcosa per scacciar la malinconia e se poi tutto torna come prima c’è sempre un nuovo inizio, una nuova mattina. 55


Primavera

la cura delle vespe ’inverno lascia guai e acciacchi a quegli stanchi e poveri vecchi che, con le ossa infreddolite, ora han dolori per l’artrite.

L

Pure se era di due anni prima, lo leggeva come se fosse uscito la mattina, con interesse e gran curiosità: apprendeva notizie vecchie come fossero novità.

Stava Marcovaldo sulla panchina a guardar nascere una fogliolina, mentre un vecchietto tutto indolenzito come ogni dì vicino a lui si era seduto.

Così quel giorno trovò tra le tante una notizia davvero interessante: in quell’articolo, infatti, si asseriva che il veleno delle api dai reumatismi guariva.

Voleva scaldarsi con quel primo sole per dare sollievo alla schiena che duole e Marcovaldo, per tirargli su il morale, gli disse di quanto sua moglie stesse male.

Marcovaldo, sempre ottimista, pensò che l’anziano avesse avuto una svista e che fosse il miele, in verità, ad avere quelle prodigiose proprietà.

Di Isolina, sua figlia maggiore, gli parlò pure e del suo fastidioso dolore: la poveretta, non certo anziana, sembrava crescesse per nulla sana.

Ma il vecchietto lo invitò a controllare: stava scritto che il veleno fa guarire, proprio quello del pungiglione, dei reumatismi, diceva, è soluzione.

Svolgendo, poi, il foglio di giornale che conteneva il suo pasto frugale, lo passò al suo vicino sofferente che di leggerlo aspettava impaziente.

Marcovaldo, stupito e affascinato, reputò, quindi, di avere trovato il modo giusto per fare del bene e avere anche le tasche più piene. Così smanioso e tutto contento, voleva fare l’esperimento e da quel dì si mise a osservare tutte le vespe che vedeva volare.

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Primavera

Con questo studio attento e profondo scoprì un vespaio dentro ad un tronco, e con astuzia e grande bravura con un barattolo compì la cattura. Il povero vecchio era esitante, ma Marcovaldo proprio per niente, perciò con fare deciso ed esperto, gli poggiò ai lombi il barattolo aperto.

Però Michelino, frettoloso e incosciente, per farne un bottino fu davvero imprudente: il barattolo finì nella bocca del vespaio e per ripescarlo combinò un grosso guaio.

Con una botta energica e lesta, diede la giusta spinta alla vespa che sfrecciò avanti e piantò il pungiglione dove c’era bisogno di medicazione.

Uno sciame infuriato, come nuvola nera, avanzava e pareva fumo di ciminiera: il bambino, nel mezzo, saettava per le vie e i passanti pensarono a chissà quali diavolerie.

Gridò al miracolo Marcovaldo, quando il nonnetto scattò agile e baldo, urlava insulti e maledizioni, però compiendo acrobatiche evoluzioni.

Un bambino che scappa, scappa a casa sicuro, Michelino lo fece come fosse un siluro ed entrò come fulmine con lo sciame appresso, ci si può immaginare quel che dopo è successo.

La voce si sparse in un batter d’occhi tra i doloranti giovani e vecchi e Marcovaldo, davanti alla porta, ebbe una fila impaziente e contorta.

I pazienti in attesa si muovevano con agilità, scansavano le vespe saltando di qua e di là; arrivarono i pompieri e poi la Croce Rossa, il dolore per le punture superò quello alle ossa.

Avevano pure provato la cura la figlia Isolina e la sua signora, perfino lui stesso, con automedicazione, si fece questa insolita iniezione.

Povero Marcovaldo gonfio e sfigurato, sulla branda in ospedale veniva insultato da tutta la clientela con lui ricoverata, ma in fondo anche questa se l’era meritata.

La cura ebbe un successo sorprendente e la scorta di vespe non era sufficiente: così i figli maschi, di barattoli armati, andarono a caccia di insetti isolati.

È prodigiosa Madre Natura, assai generosa e può essere cura, ma se la inquieti, la disturbi, la sfrutti, sono problemi e dolori per tutti. 57


Autunno

la pietanziera on la sua arma, la pietanziera, Marcovaldo combatte la fame nera: è un recipiente rotondo e piatto che per quell’uso ad arte è fatto.

C

Ma quel proposito dura ben poco e presto alla fame dà libero sfogo: il pasto è già freddo e mette tristezza, però sa di casa e va via l’amarezza.

Già il movimento di svitare il coperchio produce un suono che arriva all’orecchio, preannuncia la vista della minestrina e in bocca richiama l’acquolina.

Seduto sulla panchina di un viale, vicino alla ditta dove va a lavorare, mangia all’aperto guardando la gente ed i pensieri gli riempion la mente.

Senza coperchio offre alla vista una pietanza pigiata e mista: uova o polenta, lenticchie e salame, per dare pace alla sua grande fame.

Pensa mangiando e si domanda perché la gioia sia così tanta e invece, a casa, la stessa pietanza non riesce a gustarla con tanta appetenza.

Il coperchio svitato diventa il piatto dove versare quel miscuglio compatto e Marcovaldo ne aspira il profumo come se nulla ci fosse di più buono.

Saranno le liti, i problemi, gli strilli che saltano fuori con la moglie e i figli, non riesce a capire come questo si avveri, eppure è l’avanzo della cena di ieri.

Svolge le posate da un fagottino e, pure se il cibo è pochino pochino, fa sì che duri più a lungo ogni istante mangiando con gusto assai lentamente.

Così lo riavvolge la scontentezza, mangiare gli avanzi gli mette tristezza, ma poi si riprende e cambia d’umore, senza Domitilla è più buono il sapore.

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Autunno

Chiamò Marcovaldo e gli chiese curioso cosa ci fosse dentro quel “coso” e, alla risposta del manovale, gli chiese, convinto, se voleva cambiare. A lui non davano mai la salsiccia e quella roba bianca e molliccia non la voleva proprio ingoiare, così in castigo lo costringevano a stare. Continua a mangiare con appetito, ma quando quel cibo è bell’e finito ritorna d’un tratto un grande sconforto e rimette in tasca le stoviglie da asporto.

Marcovaldo non perse l’occasione di gustare quelle cervella calde e buone e porse al bimbo la pietanziera e la posata in cambio di quella pietanza prelibata.

Un giorno accadde, perché non si sa, che Domitilla comprò rape e salsiccia in quantità e per tre sere di seguito, alla cena, sulla tavola era la stessa tristissima scena.

Il bambino gli offrì il suo piatto: un elegante e pregiato oggetto con una forchetta ornata in argento e Marcovaldo fu molto contento.

Quella salsiccia pareva pappa di cane, il solo odore faceva passare la fame, quanto alle rape, poi c’è da dire, che Marcovaldo non le poteva soffrire.

Così il bambino al davanzale e Marcovaldo in panchina sul viale iniziarono a mangiare soddisfatti le pietanze in quegli insoliti piatti.

A mezzogiorno, povero smemorato, svitò il coperchio curioso e affamato, senza pensare che la pietanziera conteneva la cena della trascorsa sera.

Ma una severa ed ostile figura mise fine a quella goduria: arrabbiatissima, la governante, gridò “Al ladro!” con voce assordante.

Per il viale si mise a camminare senza decidere di mettersi a mangiare, con la forchetta in una mano, penzolante, e nell’altra quel tondo recipiente.

Marcovaldo posò forchetta e piatto fissando la governante stupefatto e raccolse coperchio e pietanziera lanciategli in terra con brutta maniera.

Al piano terra di un ricco fabbricato stava un bambino al davanzale affacciato: aveva davanti, altro che salsiccia, una frittura di cervella morbida e riccia.

In fondo sarebbe bello e naturale scambiarsi le cose, anche da mangiare, come fanno i bambini e gli animi puri, venirsi incontro e abbattere i muri. 59


Primavera

l 'aria a ria buona bambini hanno bisogno di aria pura, di spaziare in mezzo alla natura, e la salute tanto ci guadagna se si respira aria buona in montagna.

I

Giunti alla fermata tanto attesa, ebbero davvero una gran sorpresa: sembrava quasi che un astronauta li avesse portati su un altro pianeta.

Questo del dottore fu il consiglio, per la buona salute di ogni figlio, a Marcovaldo che, poverino, non possedeva neanche un quattrino.

Era appena giunta la primavera e intorno c’era tutta un’altra atmosfera: gli alberi in fiore, un tiepido sole, i bimbi rimasero senza parole.

Magari l’aiuola della piazza o di un grattacielo la terrazza, chiese se fosse la soluzione per una sana e robusta costituzione.

Poi continuarono le sorprese: che strano posto era quel paese! Le vie fatte a scale e i muri senza tetto che recintavano un giardino o un boschetto.

Ma il dottore rispose chiaro e tondo che l’unico posto di aria buona al mondo è la natura, i monti, i prati, il mare e i bimbi lì si devono portare.

“Sono case per gli alberi?” chiese Teresina, era stralunata la povera bambina; Michelino, anche lui poco convinto, era intento a sbirciare oltre il recinto.

Un sabato di una magnifica giornata, Marcovaldo pensò di fare una passeggiata, prese i suoi tre ometti e la bambina e li condusse su una verde collina.

Marcovaldo ebbe la bella sensazione di perdere quel suo pesante alone fatto di muffa, di polvere e di tosse e le gote dei bimbi gli parvero più rosse.

Il tragitto era lungo e complicato; presero, allora, un tram affollato e i bambini non vedevano niente, solo le gambe di tutta quella gente.

Incitava i bambini a respirare, quell’aria buona non era da sprecare, ma era per loro una cosa sconosciuta, perciò pensarono andasse masticata.

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Primavera

“Non sa di niente!” gridarono in coro, e, come non avessero fatto altro in vita loro, rotolarono sull’erba morbida e vellutata, piena di fiori e molto profumata.

Marcovaldo perse di vista i suoi bambini che credeva gli fossero vicini, ma quel malato l’aveva distratto e non li trovò più tutto d’un tratto.

La sera arrivò tutto d’un tratto, ma di ritirarsi non avevano voglia affatto; a tutti prese la malinconia, perché non volevano più andare via.

Scrutando intorno vide un ciliegio e intorno gli uomini con il pigiama grigio: coi loro lunghi e ricurvi bastoni, coglievano coi bambini i frutti buoni.

Michelino espresse il desiderio di stare lì per sempre per davvero, ma Marcovaldo spiegò che era inopportuno perché in quel posto non ci stava nessuno.

Di colpo a Marcovaldo venne fretta: “Andiamo via! La mamma ci aspetta!”, ma i bambini, di foglie incoronati, gustavano i frutti dalle mani dei ricoverati.

A quel punto venne contraddetto dall’avanzata di uno strano gruppetto: erano uomini più o meno anziani che parevano vestiti coi pigiami.

Preoccupato, con voce più severa, ribadì che era ormai calata la sera: Marcovaldo disse ai bambini di ringraziare perché era giunta l’ora di tornare.

Uno di loro gli chiese con curiosità come andasse la vita giù in città, perché da mesi stava lì in altura per seguire del medico la cura.

Per i bimbi la giornata in quel luogo era stato il più piacevole svago, ma quei signori fragili e malati, a stare lì, invece, erano obbligati.

Eran finiti lì per rimediare ai danni che la città aveva fatto loro in tanti anni; pareva un luogo idilliaco e celestiale, ma era, invece, un tristissimo ospedale.

Triste e noioso diventa ogni posto se sei costretto a starci ad ogni costo: la libertà di muoversi e spaziare è un bisogno vitale ed essenziale.

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Estate

luna e gnac

O

gni venti secondi, alla scadenza, in cielo, c’era una strana intermittenza: la sera si alternavano la Luna e il GNAC, come in un orologio il Tic e il Tac. Quel fantastico soffitto luminoso lo si doveva guardare in modo frettoloso: senza intrattenersi nel particolare, per non perdersi l’insieme spettacolare.

Indicando la C del GNAC fosforescente, chiesero il nome di quella stella differente e se per caso quella sua gobba a levante, volesse dire che era una C calante.

Ma venti secondi erano davvero niente e alla scadenza c’era una scritta fosforescente: era il GNAC che, alla sua accensione, toglieva del firmamento la splendida visione.

Poveri piccoli, avevano fatto confusione tra le stelle e quell’illuminazione, perché a ogni GNAC i celesti astri si confondevano coi commerci terrestri.

La Luna impallidiva su un cielo nero e piatto, le stelle si spegnevano tutto d’un tratto, e i gatti si zittivano rizzando il pelo, quando il GNAC fermava la Terra e il Cielo.

I bambini giocando alla guerra miravano al GNAC per stenderlo a terra: con un Ta-ta-ta-tà di venti secondi riuscivano a spegnerlo ed erano contenti.

Il GNAC era parte di un’insegna pubblicitaria che pareva come fosse sospesa in aria: SPAAK-COGNAC era integralmente, ma da lì si vedeva il GNAC solamente.

Per Marcovaldo sarebbe stata una gran cosa spegnere per davvero quella scritta fastidiosa e Michelino volle cogliere l’opportunità, prese la fionda e coi sassi fece Ta-ta-ta-tà.

La famiglia di Marcovaldo stava al balcone e ognuno era travolto da diversa emozione, ma venti secondi e… cambio d’atmosfera, con il GNAC sembrava d’essere in balera.

Il GNAC si trasformò in tanti frammenti che come pioggia caddero sui tetti spioventi; per un’incredibile e fortuita coincidenza, il GNAC all’ultimo tà ebbe scadenza.

In mezzo a questa tempesta di passioni, Marcovaldo indicava ai figli le posizioni di alcuni corpi celesti nel sistema solare: i due celesti Carri e la Stella Polare.

Così iniziarono a contare tutti quanti: uno due tre, dieci, undici… venti! Però niente… il GNAC non si accendeva e il cielo di luna e stelle riluceva.

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Estate

Il bersaglio era stato centrato, e il cielo adesso era un manto stellato: per tutta quella notte e la seguente non si vide quel GNAC fluorescente.

L’agente Godifredo lo ascoltò attentamente, ma tutto ciò non gli interessava per niente, infatti non lavorava affatto per la SPAAK, ma per la rivale COGNAC TOMAWAK.

Dopo un’altra sera sotto il firmamento Marcovaldo notò un certo movimento: due elettricisti coi loro attrezzi controllavano ciò che era andato in pezzi.

Così finì che i due firmarono un contratto, uno scorretto e disonesto patto: ogni qualvolta il GNAC veniva riattivato, doveva essere colpito e abbattuto.

Con l’aria di chi predice il futuro, pensò a un’altra notte di GNAC di sicuro, poi qualcuno bussò al suo campanello: forse era in cerca del birbantello.

Un diabolico piano studiato a puntino segnò della SPAAK il totale declino e nel cielo di Marcovaldo tondeggiava la luna piena che il cuore illuminava.

Un agente di pubblicità luminosa, sembrava volesse chiedergli qualcosa: a Marcovaldo prese la tremarella, cercavano certo l’autore della marachella.

Ma il sogno di Marcovaldo durò niente e di nuovo una luce intermittente cancellò la luna e il firmamento: solo COGNAC TOMAWAK, che tormento!

Prima che l’agente pronunciasse parola, il povero Marcovaldo, col cuore in gola, spiegò che era stata soltanto una ragazzata e non sarebbe certo mai più capitata.

Ci si ritrova spesso, in questa esistenza, a vivere la natura con intermittenza, ad ammirar le luci piuttosto che le stelle, e a rinunciar per soldi alle cose più belle. 63


Autunno

la pioggia e le foglie a pianta, unico segno del regno vegetale in un ambiente freddo e innaturale, era per Marcovaldo, in ogni istante, un pensiero fisso e dominante.

L

Pensò che era ingiusto lasciarla rinchiusa e, finito l’orario, se la portò a casa: attraversò la città sotto la pioggia dirotta con quella pianta dietro di lui in motoretta.

Stava in un vaso all’ingresso della ditta e si ergeva, da quello, esile e dritta: era una pianta a forma di pianta e a guardarla sembrava quasi finta.

Ora che non stava più in un seminterrato e il tenore di vita era migliorato, nella mansarda, col davanzale sul tetto, per la pianta c’era un posto perfetto.

Con l’amore e la cura che si dà a un bambino, Marcovaldo la innaffiava ogni mattino e assolvendo a questa sua incombenza notava in essa nuovi segni di sofferenza.

Quando aprì la porta col vaso tra le braccia, i figli lo accolsero col sorriso in faccia “L’albero di Natale!” urlarono emozionati e Marcovaldo e la pianta furono circondati.

Sgomberava dalle foglie cadute il pavimento, provando in cuore un senso di tormento: in quell’arbusto che ingialliva allampanato vedeva un fratello come lui sfortunato.

Marcovaldo disse che non era certo il tempo, dell’albero di Natale non era il momento, mentre Domitilla, in modo meno esultante, si lamentava dello spazio insufficiente.

Nelle giornate di pioggia fitta e silenziosa, lasciando da parte ogni altra cosa, correva alla pianta e la portava all’esterno prendendola in braccio con istinto materno.

Marcovaldo rassicurò la moglie preoccupata dicendo che la pianta l’avrebbe sistemata sul davanzale per prendere aria e pioggia da quando il sole tramonta a quando albeggia.

La pianta si espandeva a più non posso nel sentir l’acqua scorrerle addosso e prendeva più forza e più colore o così appariva a Marcovaldo per amore.

Prima che la pianta entrasse nella sua vita, considerava la pioggia nemica agguerrita: ora tendeva l’orecchio a quel suono come se fosse il più grande e bel dono.

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Autunno

La pianta crebbe in maniera smisurata: si era infoltita, allungata e allargata. Scese le scale col vaso stretto al petto e col ciclomotore in ditta andò diretto.

Il capo allora andò su tutte le furie e lo sommerse di rimproveri e ingiurie: per le sue azioni superficiali e contorte, adesso la pianta non passava più dalle porte.

Pensò di sistemarla di nuovo nel cortile dato che la pioggia cadeva ancor sottile e chiamò Viligelmo, capo magazziniere, perché quel miracolo potesse anche lui vedere.

Marcovaldo propose una soluzione: cambiarla con una di minore dimensione. Così, col furgoncino che si era procurato, al vivaio quel “baobab” avrebbe trasportato.

Era sabato e l’indomani era vacanza; così Marcovaldo, senza alcuna titubanza, decise di riportar la pianta a casa perché si prevedeva una domenica piovosa.

Però gira e gira non ebbe il cuore di separarsi dal suo grande amore: da nessuno, in tutta la sua vita, aveva avuto quella generosità infinita.

Giacché pioveva, prima di rincasare, pensò di stare un po’ a gironzolare sotto la pioggia, con la pianta eretta sul portapacchi della sua motoretta.

Ma, dopo quello sforzo di crescita irruente, la pianta, sfinita, si spogliava lentamente. Le foglie gialle volavano al vento, sospese a mezz’aria: dieci, cinquanta, cento.

Il lunedì entrò in ditta senza la pianta e Viligelmo gli pose una domanda: alquanto minaccioso e preoccupato, gli chiese se qualcosa avesse dimenticato.

L’ultima foglia gialla, sulla pianta nuda, lo riportava alla sua solita realtà triste e cruda. E poi volò anch’essa diventando arancione, rossa, violetta, azzurra e sparì dalla visione.

Marcovaldo lo condusse fuori dalla ditta e gli mostrò la pianta enorme e dritta: era ormai un albero alto quanto due piani, sembrava uno di quei baobab africani.

A tutti noi a volte cadono le foglie e c’è qualcuno, spesso, che le raccoglie, per cura, amore o con altro intento, ma poi ricrescono, non è mai un fallimento.

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Inverno

marcovaldo al supermarket urante il giorno tutta la popolazione era presa dalla smania di produzione, poi, come scattasse un interruttore, smetteva di produrre e tutti giù a consumare.

D

Pure Domitilla e i suoi quattro bambini si misero a spingere quei grandi cestini, e uno dietro l’altro, come in processione, se la spassavano in questo luogo di attrazione.

Alle sei della sera il fiume di consumatori, finito di lavorare, si riversava fuori e un’interminabile fila avanzava agitata ognuno mosso da altrui gomitata.

Tra i banchi stipati di prodotti alimentari facevano percorsi lineari e circolari, indicando formaggi, biscotti e cioccolate, come riconoscessero persone tanto amate.

Una di queste sere di consumo ad oltranza, Marcovaldo portò in giro moglie e figliolanza, ma, siccome non aveva un solo quattrino, non poteva comprare nemmeno un salamino.

Se hai il carrello vuoto e gli altri sono pieni, ti prende un’invidia che non ti trattieni; allora Marcovaldo, con gesto incontrollato, prese una scatola dopo essersi allontanato.

Però era lo stesso piacevole e divertente vedere fare spese tutta quella gente: decise quindi di portarli al supermercato, un luogo che lo aveva sempre affascinato.

Lontano dalla vista della sua famiglia, si lasciò andare e si unì a quel piglia piglia, per riempire anche lui il suo carrello e godere un po’ di quel momento bello.

Ognuno lì spingeva contento il suo carrello, riempiendolo fino all’orlo di questo e quello: anche Marcovaldo volle provar l’ebrezza, e così prese un carrello con naturalezza.

Il sugo, gli spaghetti e i ditali, poi avrebbe rimesso tutto negli scaffali: fingendo di essere come tutte quelle persone, avrebbe provato gratis quella sensazione. Guai se i bambini lo avessero scoperto! Perciò Marcovaldo avanzava circospetto; e, con il carrello colmo di mercanzia, arrivò a un tratto dove finiva la corsia.

66


Inverno

Si ritrovò da solo col carrello straripante in una situazione a dir poco sconfortante: con tutti questi giri finì dritto alla cassa, così iniziò a correre a testa bassa.

Ad un tratto, oltrepassarono un’apertura e si trovarono su un’altissima impalcatura: sotto s’apriva la città di luci sfavillante e con quel peso la struttura era traballante.

Vide Domitilla proprio in quel momento che spingeva un carrello pieno da spavento e coi carrelli carichi come bastimenti, arrivarono a uno a uno pure i figli contenti.

Dal buio avanzò un’ombra gigantesca con un’enorme bocca a dir poco animalesca che sporgeva da un lungo collo di metallo: era una gru, su un robusto piedistallo.

Gli altoparlanti intimavano ai consumatori di affrettarsi alla cassa e recarsi fuori: il supermercato era in chiusura e Marcovaldo stava morendo di paura.

Si calò su di loro e si fermò alla loro altezza e a Marcovaldo sembrò l’unica salvezza, rovesciare dentro quelle fauci di metallo tutta la merce che era dentro il suo carrello.

Era il momento di disfarsi di quel carico, seppure con tantissimo rammarico: riposero a casaccio la mercanzia, a volte pure nel carrello di chi andava via.

Fecero lo stesso Domitilla e i bambini e la gru ingoiò in un lampo i loro bottini; tirò indietro la testa e si girò dall’altra parte: sotto era tutto un gioco di luminose scritte.

Privarsi di tutto senza averlo assaporato era un dolore che non può esser sopportato: perciò lasciavano un barattolo di maionese e ne prendevano uno di pesto alla genovese.

Insegne multicolori a intermittenza sono l’invito a comprare in abbondanza: ma a chi come Marcovaldo non ha denaro rendono lo stare al mondo ancor più amaro.

Così facendo i carrelli erano sempre pieni ed era un continuo, interminabile andirivieni, un salire e scendere per le scale rotanti: sembravano bestie in gabbia scalpitanti.

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Primavera

fumo, vento e bolle di sapone ella cassetta di ogni inquilino, c’era sempre una busta o un bigliettino; a Marcovaldo non scriveva nessuno, a meno che non dovesse dar soldi a qualcuno.

N

I figli di Marcovaldo ebbero un gran da fare: erano sempre di più i buoni da raccattare, spuntavano come fiori altri foglietti colorati e promettevano candidi bucati profumati.

Una mattina Michelino, saltellante, si accorse che la cassetta era straripante: c’era posta anche per loro e gridò “Urrà!” e Marcovaldo pensò fosse la solita pubblicità.

Quella loro attività non passò inosservata e dai ragazzi del vicinato fu presto imitata: così si formarono varie bande di monelli che frugavano ai portoni e ai cancelli.

Dalle cassette delle lettere, come funghi, uscivano fogli colorati stretti e lunghi e c’era scritto che il migliore dei detersivi era il Blancasol, dagli effetti sbalorditivi.

La raccolta dei foglietti era capitanata dai tre fratelli che l’avevano ideata e le varie bande, dapprima rivali, agirono in modi più amichevoli e leali.

Chiunque avesse portato al negoziante quel foglietto azzurro e giallo sfolgorante avrebbe avuto un campione in omaggio di quel sapone adatto a ogni tipo di lavaggio.

Riscuotendo tutti quei campioni pensavano di guadagnare tanti milioni: mettendoli tutti insieme, dalla loro unione, avrebbero ottenuto litri e litri di sapone.

A Michelino, Pietruccio e Filippetto, venne un’idea per fare un bel progetto: raccogliendo qua e là quei volantini avrebbero potuto guadagnare tanti quattrini.

Ma la pubblicità, come i frutti, va a stagione e quella dei detersivi era a conclusione: così nelle cassette ora si trovavano foglietti di callifughi, per estirpare duroni e calletti.

La casa di Marcovaldo era occupata da centinaia di fogli di carta colorata che i bambini ammucchiavano in pacchetti contandoli come cassieri provetti.

Perciò pensarono di passare all’azione e andare nei negozi per la riscossione, ritirando per ogni buono consegnato il campione omaggio da esso assicurato.

68


Primavera

Però questa fase, semplice all’apparenza, fu più complicata di quella in precedenza: molti negozianti davano l’omaggio previsto solo se si faceva almeno un altro acquisto.

Quei campioncini gratis di detersivo divennero più pericolosi di un esplosivo e Marcovaldo tremava dalla paura dato che stavan lì tra le sue quattro mura.

Dovevano procurarsi i fondi necessari per quelle impreviste spese supplementari e per realizzare il piano progettato pensarono di vendere il detersivo già ritirato.

Gli si accese di speranza un barlume pensando di buttar tutto dentro il fiume: l’unica mossa che lo avrebbe salvato era disperdere in acqua il corpo del reato.

Andarono per le case suonando i campanelli, ma tutti dicevano che eran birbantelli, perché non era certo davvero molto saggio vendere un prodotto che si è avuto omaggio.

Così i tre fratelli all’alba del mattino dopo, quando in giro c’è solo qualche topo, si appostarono su un cavalcavia dando inizio al lancio della mercanzia.

Ma il mondo del commercio è un gran mistero e accadde ciò che può non sembrare vero: i campioni gratis erano da tutti rifiutati, mentre da chi li vendeva venivano acquistati.

Il fiume si riempì tutto di schiuma che, leggerissima come una piuma, creò nell’aria bolle diverse di forma e colore da destare in tutti un incredibile stupore.

Questa cosa aveva tutte le ditte allarmato e consultarono esperti in “ricerca di mercato”: l’unica spiegazione che poteva esser data era che la concorrenza ricettava merce rubata.

Ma le fabbriche, al mattino, dalle ciminiere, buttavano fuori brutte nubi nere che unendosi con le bolle nell’atmosfera la fecero diventare brutta e nera.

A questo punto intervenne la polizia che perlustrò ogni quartiere via per via e fu una caccia serrata e senza sosta in cerca dei ladri e della refurtiva nascosta.

Può sembrar proficuo e conveniente, ma danneggiare la natura è da incosciente: è nostra Madre ed è per noi vitale, soffriamo anche noi se a lei facciamo male. 69


Estate

la citta tutta per lui

T

Finalmente il suo sogno divenne realtà: vivere a suo modo tutta quanta la città. Si sentiva di essa il padrone e vedeva tutto da un’altra angolazione.

Ma per Marcovaldo non era lo stesso, saper cosa ne pensasse era però complesso, primo perché non era affatto comunicativo, poi, il suo parere non era per niente decisivo.

Le vie come fiumi in secca o brughiere, le case come montagne o pareti di scogliere: era una città diversa e se guardavi oltre, vedevi un altro mondo sotto la sua coltre.

A un certo punto, quando iniziava agosto, il sentimento generale era opposto: la città non piaceva più a nessuno e il desiderio di lasciarla prendeva ognuno.

Era in balia di insoliti abitatori che tutto a un tratto sbucavano fuori: rimasti nascosti per quel gran movimento, ora prendevano il sopravvento.

Al quindici del mese la città era deserta e Marcovaldo, solo, ne andava alla scoperta. Uscì a camminare per il centro di mattina e tutto era diverso da come era prima.

Marcovaldo seguì una fila di formiche come se fossero delle care amiche, poi fu distratto da uno scarabeo volante e ancora da un lombrico zigzagante.

utti i mesi dell’anno, tranne uno, la città era perfetta per ognuno: offriva tutto quanto si può desiderare, c’era di tutto per potersela spassare.

Sull’insegna del negozio di tessuti c’era un gruppo di insetti assai minuti: farfalline di tarme lì schierate riposavano tranquille e indisturbate. Ma ad invadere piazze, strade e viali non erano soltanto gli animali: tutto quanto il mondo vegetale si espandeva in maniera inusuale.

70


Estate

La città era finita chissà dove, sembrava proprio di essere altrove. Così della segnaletica incurante, andava in giro godendosi ogni istante. Camminare sulla strada proprio in mezzo era per lui una gioia senza prezzo, ma, mentre sfarfallava a destra e a manca, un’auto, lanciata a cento all’ora, gli sfiorò l’anca. Marcovaldo balzò su e ricadde come un sacco, si rialzò con fatica e qualche acciacco e dall’auto pirata saltò fuori una compagnia di giovanotti presi da euforia.

Insomma, gli fecero un’intervista e venne preso, poi, alla sprovvista, quando gli chiesero se fosse propenso a dar loro una mano, con giusto compenso.

Il povero e sfortunato manovale credette che volessero fargli del male e che pensassero di dargli una lezione per quel suo camminar senza attenzione.

La piazza era piena di grandi furgoni, macchine da presa e baracconi e squadre di uomini affaccendati a ciondolar di qua e di là tutti sudati.

I giovanotti erano armati di strani arnesi ed urlavano da entusiasmo presi; dicevano che finalmente avevano trovato l’uomo giusto per giorni cercato.

All’improvviso arrivò un macchinone da dove scese una star della televisione ed il regista diede subito le direttive per realizzare le riprese televisive.

Marcovaldo si sentiva spaesato, mentre da un tipo veniva intervistato: gli chiedeva come ci si sentisse in quel posto così deserto il giorno di ferragosto.

A Marcovaldo fu data l’incombenza di spostare un riflettore all’occorrenza. La città di sempre, con quel caos tremendo, aveva dissolto un sogno in un momento.

Gli puntarono contro un riflettore che emetteva un accecante bagliore: pareva d’essere in un rovente forno con quelle luci puntate tutte intorno.

A volte è solo un grande desiderio che fa vedere ciò che non è del tutto vero e può donare, ad intermittenza, una più lieve e gradevole esistenza. 71


Vocabolario del Marcovaldo disavventuroso

Primavera

Estate

Autunno

Acciacco: malessere fastidioso per lo più frequente nella vecchiaia. Acrobatiche evoluzioni: spettacolari movimenti del corpo (capriole, salti…). Appresso: dietro, molto vicino. Artrite: infiammazione delle articolazioni (ginocchia, gomiti, mani…) che impedisce il movimento degli arti. Baldo: sicuro di sé. Barlume: luce debole; in senso figurato un minimo segno. Capitanata: comandata, capeggiata. Casseruola: tipo di pentola. Di buon’ora: la mattina molto presto. Frugale: semplice, modesto. Inconsueto: che non è consueto, che non accade di solito, strano. Inopportuno: fuori luogo, inadatto a una particolare situazione, a sproposito. Lesto: veloce, agile, scattante. Lombi: ciascuna delle due parti muscolose addominali ai lati della colonna vertebrale, corrispondenti ai reni. Quattrino: moneta, denaro. Reumatismi: malattia che provoca dolori alle ossa, alle articolazioni, ai muscoli. Refurtiva: l’insieme degli oggetti rubati. Ricettava: acquistava merce rubata. Sfigurato: trasformato, deformato, irriconoscibile in seguito a un incidente. Si asseriva: si dichiarava con certezza. Stralunato: stordito, confuso.

Angheria: atto di prepotenza e maltrattamento. Balera: pista da ballo. Brughiera: terreno pianeggiante in cui crescono pochissime varietà di piante per l’assenza di sostanze nutritive. Coltre: pesante coperta. Si usa anche per indicare ciò che copre qualcosa impedendone la vista. Fortuito: imprevisto, casuale, che si verifica senza una precisa ragione. Ippocastano: albero maestoso dalla chioma folta e tondeggiante della famiglia delle ippocastanacee. Manovale: operaio che svolge lavori manuali. Peripezie: vicende pericolose e rischiose. Potersela spassare: potersi divertire. Punto saldo: fondamento, presupposto. In questo caso una caratteristica ben precisa (del suo carattere). Si assopì: si addormentò. Spaesato: a disagio, confuso, disorientato. Tubare (tubando): verso dei colombi e delle tortore durante il corteggiamento. Si dice anche di innamorati che si scambiano gesti e parole affettuose. Villeggiatura: vacanza.

Allampanato: magro, secco. Appetenza: desiderio di cibo, appetito. Fame nera: fame smisurata come se non si mangiasse da tanto tempo. Incombenza: incarico, compito. Irruente: con impeto, velocemente e improvvisamente. Pioggia dirotta: pioggia continua, violenta e abbondante (piovere a dirotto). Seminterrato: piano di un edificio situato in parte sotto terra, solitamente utilizzato come cantina o magazzino. Titubanza: incertezza.

Inverno Attutito: reso meno forte e intenso, più lieve. Circospetto: con cautela. Miope: che fa fatica a mettere a fuoco gli oggetti lontani. Ostile: contrario, che tende a nuocere. Smania: desiderio intenso, voglia incontenibile. Stolto: sciocco, poco astuto.


letture in viaggio

Marcovaldo per parlare di… educazione civica, arte e musica 4 Responsabile editoriale: Mafalda Brancaccio Coordinamento redazionale: Clara Ragni Redazione: Clara Ragni, Camilla Di Majo Responsabile di produzione: Francesco Capitano Progetto grafico e impaginazione: Monica Marzaioli Illustrazioni: Simonetta Baldini Copertina: Barbara Cherici per Equilibri servizi editoriali Si ringrazia Chiara Alivernini per il prezioso contributo. Stampa: Tecnostampa – Pigini Group Printing Division Loreto – Trevi 22.83.053.0

Per esigenze didattiche i testi sono stati quasi tutti ridotti e/o adattati. L’editore è a disposizione degli aventi diritto tutelati dalla legge per eventuali e non volute omissioni o errori di attribuzione. È assolutamente vietata la riproduzione totale o parziale di questa pubblicazione, così come la trasmissione sotto qualsiasi forma o con qualunque mezzo, senza l’autorizzazione della Casa Editrice. Produrre un testo scolastico comporta diversi e ripetuti controlli a ogni livello, soprattutto relativamente alla correttezza dei contenuti. Ciononostante, a pubblicazione avvenuta, è possibile che errori, refusi, imprecisioni permangano. Ce ne scusiamo fin da ora e vi saremo grati se vorrete segnalarceli al seguente indirizzo: redazione@elionline.com

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