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EDITORIALE DMM

Poco buoni pasto Immaginatevi di dover vendere qualcosa che vi appartiene. Diciamo qualcosa del valore di 100 euro. Immaginatevi che l’acquirente, al momento dell’acquisto, vi dia effettivamente una banconota da 100 euro. Ora immaginatevi di scoprire, con vostro grande stupore, che nell’istante in cui cercate di spendere il denaro incassato il suo valore non sia più di 100 euro, ma solo di 70. Chiunque storcerebbe il naso e penserebbe a un imbroglio. Pur con le debite distinzioni, è quello che ormai da diversi anni sta succedendo nel mondo dei buoni pasto. E che ha spinto le principali associazioni di imprese della distribuzione e della ristorazione a scendere in campo e a lanciare l’allarme. Fipe Confcommercio, Federdistribuzione, Ancc Coop, Ancd Conad, Fida e Confesercenti lamentano (giustamente) una situazione divenuta insostenibile, puntando il dito contro un sistema distorto che, tra commissioni alle società emettitrici (salite mediamente al 20% per l’effetto perverso delle gare bandite da Consip per la fornitura del servizio alla pubblica amministrazione) e oneri finanziari, finisce per applicare a bar, ristoranti, supermercati e centri commerciali una tassa occulta del 30% su ciascun ticket. Logico, pertanto, che le suddette sigle di categoria abbiano rivolto un appello al Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro auspicando una riforma che garantisca il valore nominale del buono pasto lungo tutta la filiera. Non vorremmo essere tacciati di disfattismo, ma temiamo che il suddetto appello, in mancanza di iniziative più drastiche e concrete, rischi di risolversi in un velleitario auspicio. Siamo infatti molto scettici sul fatto che la consolidata abitudine di spremere come limoni le imprese (e i cittadini) con le tasse possa essere perduta facilmente. Proprio in questi giorni il Governo sta valutando se aumentare le aliquote Iva di hotel e ristoranti per evitare l’applicazione delle clausole di salvaguardia. I numeri per produrre un effetto in grado di smuovere le cose, del resto, ci sarebbero tutti. I lavoratori che ogni giorno pranzano fuori casa sono circa 10 milioni. Di questi, 2,8 milioni sono dotati di buoni pasto e il 64,7% li utilizza come prima forma di pagamento ogni volta che esce dall’ufficio. Tra dipendenti pubblici e privati vengono spesi quotidianamente nei bar, nei ristoranti, nei supermercati e in tutti gli esercizi convenzionati 13 milioni di buoni pasto. Se tutto questo si fermasse, che cosa succederebbe? Armando Brescia, Direttore Distribuzione Moderna

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DM Magazine Febbraio 2020  

Il magazine di Distribuzione Moderna di Febbraio 2020

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