EDITORIALE DMM
Domenica chiusi: davvero vogliamo tornare al passato? Maria Teresa Manuelli, direttrice editoriale Edizioni DM
La proposta di Coop Italia di chiudere i supermercati la domenica ha riacceso un dibattito che pareva archiviato. Ernesto Dalle Rive, presidente di Ancc-Coop, ha lanciato l'idea con toni pragmatici: risparmiare tra 2,3 e 2,6 miliardi di euro all'anno per la grande distribuzione, tagliando i costi delle maggiorazioni salariali domenicali e restituendo il weekend ai dipendenti. Dietro c'è un 2025 chiuso in affanno, con volumi di vendita in calo e margini sotto pressione. La soluzione? Tornare al periodo pre-2012, quando il decreto Salva Italia liberalizzò tutto: 24 ore su 24, sette giorni su sette. Le aperture domenicali erano partite timide con la Legge Bersani del 1998, limitate a dicembre e zone turistiche. Il vero cambio di passo arrivò con il decreto 201/2011, che eliminò ogni vincolo nell'idea di stimolare consumi e concorrenza. Gli studi di Bankitalia certificano effetti positivi sull'occupazione (+3%) e sui guadagni dei lavoratori. Ma la medaglia ha il suo rovescio: oltre 55mila piccoli negozi sono scomparsi tra 2011 e 2017, schiacciati dalla grande distribuzione. Ora Coop propone di tornare a sei giorni di apertura. I vantaggi? Contenimento dei costi del lavoro, maggiore equilibrio vita-lavoro per i dipendenti, possibilità di reinvestire i risparmi in promozioni negli altri giorni. Secondo i dati Coop, già un italiano su tre non fa la spesa la domenica. Gli svantaggi? Evidenti per chi lavora tutta settimana e vede nella domenica l'unica finestra per commissioni e spesa. E poi c'è il rischio, sollevato da Confcommercio, di favorire ulteriormente l'e-commerce a scapito del commercio fisico. Le reazioni non si sono fatte attendere. Federdistribuzione e altre associazioni di categoria hanno bocciato la proposta, sottolineando che la domenica è una giornata chiave per gli incassi e che una chiusura generalizzata potrebbe comportare la perdita di circa 40mila posti di lavoro. Il presidente Carlo Buttarelli ha definito l'iniziativa «antistorica contro le imprese e i clienti». Più articolata la posizione di Uiltucs, il sindacato del terziario, che plaude all'idea di ridurre le aperture domenicali, ma mette un paletto chiaro: chi continuerà a lavorare nei festivi dovrà essere pagato molto di più, dal 50% per il lavoro domenicale fino al 100% per quello festivo, ben oltre l'attuale 30% previsto dal contratto nazionale. Insomma, la proposta Coop riapre un confronto più ampio sul modello di consumo italiano. Sarà una scelta temporanea dettata dalla crisi o l'occasione per ripensare il lavoro nella grande distribuzione? Per ora, la partita è ancora aperta. E il 2026, con consumi previsti in crescita minima, si preannuncia come l'anno in cui si comprerà meno "perché si vuole" e più "perché serve". Chiusi o aperti la domenica, non sembra il vero problema. DM MAGAZINE 3