Edizioni IN Magazine Premium 01/2015

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€ 3,00 - N. 1/15 Tariffa R.O.C.: Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in A. P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB - FILIALE DI FORLÌ -

IMPRONTE DI STILI. Valentino ROSSI, Giuseppe ZANOTTI, Chiara BASCHETTI, Tiziana PRIMORI, Romagna IN EXPO.

SPECIAL DOME. architettura e interior design

FAENZA: La villa dai due volti,

BASSA ROMAGNA: L’intreccio perfetto,

MONTEFELTRO: Locanda San Leone,

MUSEO DELL’ARREDO: La casa del design.



Editoriale

EDITORIALE di Andrea Masotti

Grande talento e un tocco di follia per i personaggi che improntano la rivista: la creatività sulle due ruote di Valentino Rossi, il campione che da Tavullia ha cambiato il modo di andare in moto e non ha mai mancato una sfida decisiva, e il genio di Giuseppe Zanotti, che veste con arte e fantasia i piedi delle donne da più di vent’anni. Donne con le idee chiare, che sanno quello che vogliono, sono quelle che si raccontano in una carrellata che parte da Chiara Baschetti, top model nata a Santarcangelo di Romagna, protagonista sulle passerelle di tutto il mondo e testimonial di grandi brand internazionali, per arrivare alla pugile Simona Galassi, che a 43 anni ha avuto ancora la determinazione di inseguire il sogno mondiale, e a Tiziana Primori, amministratore delegato di Eataly World Bologna che ha nelle mani il grandioso progetto di FICO, la Fabbrica italiana Contadina, il grande parco a tema enogastronomico che nel 2016 vedrà la luce nel capoluogo emiliano. Lo sviluppo del territorio è poi protagonista con il nuovo amministratore delegato della Mille miglia, Andrea Dalledonne, per proseguire con le eccellenze regionali del gusto presenti ad EXPO e rappresentate da aziende quali Amadori e dai migliori chef della regione. Sempre di territorio parliamo con una panoramica sui progetti di valorizzazione della zona modenese e il nuovo percorso Discover Ferrari & Pavarotti Land. Le rubriche che aprono la rivista sono come sempre ricche di personaggi, storie, idee: si parte dalla nautica, con i nuovi progetti di Giancarlo Galeone, sempre ai massimi livelli della passione per il mare, per poi raccontare una storia di famiglia sul green con il giovanissimo campione di golf Alberto Rusticali guidato dal padre Giorgio. Tenacia e prospettive ambiziose sono quelle proposte

Tariffa R.O.C.: Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in A. P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB - FILIALE DI FORLÌ -

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€ 3,00 - N. 1/15

dall’assessore Andrea Corsini, ravennate alla guida del turismo nella giunta regionale. A seguire tanto sport con la carriera di Arrigo Sacchi diventata un libro e la storia del pesarese Mauro Sanchini, pilota divenuto commentatore di Sky Sport per un incidente che alla fine si è rivelato provvidenziale. Infine gastronomia con ricette della tradizione emiliana, musica con i Camillas reduci dal successo di Italia’s Got Talent e aziende di successo che si mettono in gioco sui mercati internazionali, come ISKOTM che ha portato nel campo della moda il denim ai massimi livelli dell’innovazione e Menabò Group che rafforza la sua posizione leader nel campo della comunicazione con la partnership con J. Walter Thompson. E si chiude come d’abitudine con lo Special Dome, una panoramica sulle architetture d’ec-

IMPRONTE DI STILI. Valentino ROSSI, Giuseppe ZANOTTI, Chiara BASCHETTI, Tiziana PRIMORI, Romagna IN EXPO.

SPECIAL DOME. architettura e interior design

FAENZA: La villa dai due volti,

BASSA ROMAGNA: L’intreccio perfetto,

MONTEFELTRO: Locanda San Leone,

MUSEO DELL’ARREDO: La casa del design.

cezione. Si parte con una splendida villa nella campagna faentina, ottenuta ristrutturando un complesso agricolo composto da casa colonica, fienile, stalla, riorganizzando i volumi e gli spazi nel rispetto della tradizione ma con una grande attenzione alla contemporaneità. Sempre nella Bassa Romagna si trova un altro casale ristrutturato con gusto e originalità, uno scrigno di tesori di design e antiquariato immerso in un suggestivo parco. Infine nel verde del Montefeltro visitiamo un antico mulino riadattato a luogo di accoglienza e relax con eleganza e confort da una proprietà che ama il bello e la natura. Un tuffo nella storia del design è poi quello che ci propone il Museo dell’Arredo Contemporaneo, fortemente voluto da Raffaello Biagetti e che accoglie una collezione di pezzi unici.

Editoriale / 3


Un luogo luminoso, accogliente, dedicato all’archivio della storia Dondup. Uno spazio che racconta il mondo Dondup dai capi delle collezioni all’accoglienza, al design in pieno stile Dondup.


Orari di Apertura Da Martedì a Venerdì: 10.00 – 13.00 | 14.00 – 19.00 Sabato: 10.00 – 13.00 | 15.00 – 20.00 Domenica: 16.00 – 20.00

Via Achille Grandi, 10 61034 Fossombrone (PU) Italy (+39) 0721 740966 archivio@dondup.com www.archiviodondup.it




Design divani: Stefano Conficconi



Sommario Premium

SOMMARIO - PREMIUM impronte di stili

Editoriale 3

22

38

Accenti 12 Blue Notes 20 Ever Green 22 Profili 24 Tra le Righe 26

44

Sporting Club 28 Gourmandise 30 Accordi 32 Happening 34 Global Market 36 68

Valentino Rossi 38

Tiziana Primori 58

la moto e il suo profeta.

lo stile della cooperazione

Giuseppe Zanotti 4 4 a un passo dal desiderio.

Chiara Baschetti 5 0 un angelo con i piedi per terra.

10 / Sommario Premium

diventa FICO.

Andrea Dalledonne 6 0 un nuovo pilota in gara.

Romagna in EXPO 6 2 da Milano alla Via Emilia.

Riscoprire Modena 6 8

Simona Galassi 55

la terra di Ferrari, Pavarotti

a testa alta.

e della buona tavola.


Sommario Premium

SOMMARIO - PREMIUM impronte di stili

Accenti 74 La villa dai due volti 76

76

la modernità sposa il passato.

“IN MAGAZINE PREMIUM” anno IX - n° 1 luglio 2015 Reg. al Tribunale di Forlì il 28/10/2005 n. 43

L’intreccio perfetto 82 lusso e design in campagna.

Edizioni IN MAGAZINE S.R.L. - Menabò Group Redazione e amministrazione: 47122 Forlì - Via Napoleone Bonaparte, 50 tel. 0543.798463 - fax. 0543.774044

Locanda San Leone 86 a spasso nella fantasia.

www.inmagazinepremium.it www.inmagazine.it www.menabo.com inmagazinepremium@menabo.com

La casa del design 95

Stampa: Grafiche MDM Forlì

museo dell’arredo contemporaneo.

Oleomalta 98 le superfici del benessere.

Direttore Responsabile: Andrea Masotti.

95

Redazione centrale: Serena Focaccia. Segreteria di redazione: Liza Vallicelli. Artwork: Lisa Tagliaferri. Impaginazione: Francesca Fantini. Ufficio commerciale: Gianluca Braga, Irena Coso, Laura De Paoli. Fotografi: AGF/Marco Canoniero Sync, AGF/Maria Laura Antonelli, Laura De Paoli, Valentina Donatini, Massimo Fiorentini, Riccardo Gallini, Studio Paritani, Flavio Ricci, Giorgio Sabatini, Pietro Savorelli. Collaboratori: Annalisa Balzoni, Franco Bertini, Graziella Biagetti, Gianluca Gatta, Claudia Graziani, Alessandra Leardini, Lucia Lombardi, Serena Macrelli, Francesca Miccoli, Alice Muri, Serena Onofri, Manuel Spadazzi, Francesco Zardon. Chiuso per la stampa il 2/07/2015 Seguici su FB: www.facebook.com/edizioni.inmagazine

82

gruppo

Sommario Premium / 11


Accenti

BARTORELLI: 25 ANNI di gioielli.

Pesaro - Il gruppo Bartorelli Gioiellerie ha celebrato i 25 anni della boutique di Pesaro e ha deciso di festeggiare questo traguardo sabato 20 giugno, invitando tutti i prestigiosi brand di cui è concessionario ufficiale e i più affezionati clienti per una serata davvero esclusiva presso il Lido dell’Hotel Excelsior di Pesaro. Presenti le creazioni dei nomi più importanti, Rolex, Cartier, Bulgari, Chopard, e accanto a loro, le preziosissime creazioni di alta gioielleria griffate Bartorelli

Rare and Unique; diamanti purissimi certificati, perle e pietre di colore, dal design più raffinato ed esclusivo, emblemi dello stile, del design e della lunga esperienza gioielliera. Le gioiellerie Bartorelli si riconfermano con i loro sei punti vendita tra Pesaro, Riccione, Forte dei Marmi, Milano Marittima e Cortina d’Ampezzo un punto di riferimento per tutti i collezionisti e gli appassionati del mondo del lusso e dell’alta gioielleria a livello internazionale (nella foto Paolo Bartorelli con la moglie Paola e la figlia Giulia).

ASTER, boutique di design MONOMARCA. Pesaro - Aster Pesaro Centro è il nuovo monomarca che si affaccia sul centro storico della città, una boutique di design che si propone come vetrina su novità, tendenze e ispirazioni. All’interno dello showroom, un allestimento raffinato combina una selezionata proposta di cucine firmate Aster con il mondo tecnologico di Miele, brand tedesco leader nel settore d’alta gamma. Il tutto affidato all’esperienza di Livings, punto di riferimento nella vendita di rivestimenti per pavimentazioni, elettrodomestici, e da oggi protagonista anche nel design della cucina grazie alla partnership con Aster.

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Posillipo l’Osteria sul Lungomare.

Riccione - La nuova stagione riccionese si fa più ghiotta che mai grazie a Posillipo l’Osteria su via Lungomare Repubblica, che propone un menù che racchiude piatti della tradizione marinara romagnola, buoni e autentici. Un ambiente dallo stile sobrio e accogliente restituisce un’allure incantata, tipica dei tempi andati, di quando in riviera si sognava e si cercava l’autenticità della tradizione più vera. Un’altra tipicità italiana proposta al massimo grado d’eccellenza è la pizza, con impasti a lunga lievitazione e farine macinate a pietra. Ad accompagnare le serate saranno feste a tema e concerti. Un clima avvolgente per i sensi, ove gustare saporite insalate di mare, piadina e sardoncini, e il tipico antipasto di tutto un po’.


CHRONOGRAPHE FLYBACK PULSOMÈTRE. Riserva di marcia di 50 ore, cronografo flyback, pulsometro, data, quadrante bombato in smalto bianco grand feu, oro rosso 18 kt, automatico, impermeabilità fino a 3 bar, diametro 43,60 mm, fondo zaffiro, cinturino in alligatore foderato alzavel.

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Accenti

Recarlo gioielli per RD PREZIOSI.

Masterchef al Settimo Piano. Riccione - Nel cuore di Riccione, all’ultimo piano dell’Hotel Lungomare, ha inaugurato il Ristorante Lounge Settimo Piano. Una location dal design contemporaneo, ma allo stesso tempo elegante e raffinata: è questa la cornice esclusiva nella quale è stata registrata una puntata in esterna del talent show culinario Masterchef Italia, che andrà in onda il prossimo dicembre su Sky Uno. Lo chef Antonino Cannavacciuolo, premiato con due stelle Michelin e con tre forchette della guida Gambero Rosso, si aggiunge come quarto membro al gruppo già consolidato di giudici per la quinta stagione. (Nella foto lo chef Antonino Cannavacciuolo, a destra, con il Sindaco di Riccione Renata Tosi e Vincenzo Leardini, titolare di Leardini Group) Ph. Riccardo Gallini

Rimini - I fratelli Davide e Cristian Arsieni (nella foto) sono gioiellieri dal 2012 di RD Preziosi, oltre che proprietari di uno showroom affacciato sulla storica piazza Tre Martiri di Rimini. Attenti alle ultime novità di settore, i due fratelli selezionano prodotti unici e certificati, gioielli che esprimono l’essenza stessa della più raffinata italianità, come Recarlo gioielli, di cui sono diventati concessionari unici di zona, per Rimini e Riccione. Recarlo è una linea classica,

unica nel suo genere, offerta alla clientela quale sinonimo di eleganza e Made in Italy, di cui gli Arsieni presentano le preziose linee dedicate ad anniversari e matrimoni Eternity e Anniversary - con la tipica incastonatura a cuore - nonché smeraldi, zaffiri, rubini e diamanti su oro. Nel campo dell’orologeria, un marchio svizzero tornato in città è Rado, caratterizzato da un lusso high tech e da una fattura in ceramica che dona resistenza. www.rdpreziosi.it

LO STILE in Archivio DONDUP. Fossombrone (PU) - Archivio Dondup rappresenta il luogo nel quale la vera essenza ed evoluzione di Dondup si manifesta in ogni particolare: dal design curato nei minimi dettagli dalla direttrice creativa Manuela Mariotti, al susseguirsi delle collezioni che assaporano lo stile Dondup e lo concretizzano in un look grintoso, metropolitano e casual. Un luogo luminoso, accogliente, immerso nelle verdi colline marchigiane. Archivio Dondup è il punto zero della nuova immagine architettonica del brand che si implementerà in tutti gli store monomarca nel mondo. Il negozio di 400 mq vince il primo premio come Miglior Retail Italiano ed Europeo

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tra i progetti architettonici dell’anno 2013. Non solo uno store, ma una seconda casa Dondup, uno spazio flessibile dove è possibile allestire, oltre allo showroom, anche eventi e sfilate in un’atmosfera accogliente, coinvolgente, rock’n’roll e chic. Ad Archivio Dondup si trovano i capi che hanno segnato lo stile delle collezioni uomo e donna Dondup in tutti questi anni di storia del brand: capi grintosi e comodi che riflettono il carattere dinamico della donna Dondup,“una donna forte, intelligente, che crede in se stessa, che ama essere e non apparire” come afferma Manuela Mariotti, con un’attenzione alla qualità e alla ricerca dei materiali.



Accenti

Per mare, cielo e terra con YACHT TIME.

Ph. Riccardo Gallini

Riccione - Durante il weekend del 19-21 giugno si è tenuto a Rimini “Per mare, cielo e terra”: l’happening del mare, giunto alla seconda edizione, che trasforma il porto di Riccione in una vetrina di lusso. Anche quest’anno Edizioni IN Magazine, con la sua testata locale Rimini In Magazine, si è confermato media partner della manifestazione, promossa in collaborazione con il Comune Di Riccione, Ristorante Settimo Piano e Baleani Alta Gioielleria. Celebri brand

sono stati riuniti e messi in mostra da Yacht Time, di Franca Mulazzani e Atos Baldacci, agente ufficiale Italia Ferretti Group che ha messo a disposizione ben sei modelli per visite guidate. TWIN-SET Simona Barbieri ha ambientato uno shooting fotografico con i capi della sua ultima collezione, mentre il partner automobilistico, Ineco Concessionario Ufficiale Ferrari ha organizzato test drive rendendo l’evento assolutamente unico.

Gucci Jewelry, eleganza Marina Chain.

Pesaro - Per l’estate 2015, Gucci Jewelry presenta una serie di nuovi articoli della linea di gioielli preziosi Marina Chain: una coppia di collane e bracciali in oro, ornati di diamanti. La Marina Chain è uno dei motivi iconici Gucci. I pezzi di spicco della collezione sono le collane e i bracciali abbinati di fascia alta in oro rosa o bianco 18 carati. La catena è un richiamo al mondo della nautica, ispirata creativamente a simboli nautici come ancore e nodi marinari. Questi nuovi gioielli sono l’espressione della lavorazione artigianale italiana e arricchiranno con il loro fascino intramontabile la collezione di gioielli della donna elegante. Le creazioni Gucci Jewelry sono disponibili presso la gioielleria Bartorelli di Pesaro.

Primo compleanno di BALDININI TREND. Roma - La boutique Baldinini Trend di Roma ha festeggiato il suo primo compleanno mercoledì 10 giugno con un cocktail party, di cui Elena Santarelli (nella foto) è stata la madrina della serata. Il flagship appartiene al nuovo retail concept Baldinini Trend che con proposte sofisticate mixate a un tratto sportswear e agli spunti della moda più “street” dialoga con un pubblico giovane e internazionale, attento alla moda e al design. Sono dell’artista giapponese Hiroyuki Kikuchi, fotografo e illustratore, le grafiche che a ogni stagione reinterpretano con tratto “manga” alcuni modelli in collezione. Il negozio di via Frattina si affianca agli altri due store di Roma per un totale di 13 boutique di proprietà nelle capitali del fashion mondiale Milano, Roma, Parigi, Hong Kong più un’ottantina di negozi in partnership distribuiti tra est Europa, Emirati Arabi, Russia e Cina.

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Su vinile “Ayrton” di Montevecchi. Imola - 1 maggio 1994: a Imola scompare tragicamente il celebre pilota brasiliano Ayrton Senna. Ventuno anni dopo viene pubblicato per la prima volta dall’etichetta discografica 115 il disco in vinile della canzone “Ayrton”, interpretata dal suo autore, l’artista cesenate Paolo Montevecchi. Il brano, portato poi al successo da Lucio Dalla con l’album “Canzoni” del 1996, fu scritto la sera stessa in cui il pilota spirò, con l’intento di raccogliere fondi da destinare in beneficenza. Oggi quel progetto originale ha preso forma con la pubblicazione di questa edizione de luxe. www.115records.com. (A.B.)



Accenti

PASCUCCI l’avanguardia nel CAFFÈ. Monte Cerignone (PU) - La Caffè Pascucci è un’azienda in continua evoluzione: oltre all’aver sposato la filosofia del biologico, dell’equo solidale e di quella formazione trasparente per la quale le è stato assegnato ad Amsterdam il prestigioso premio “Most Ethical Brand of Europe”, è oggi l’impresa italiana che si distingue nel mondo per l’acquisizione dei caffè Cup Of Excellence. Socia promotrice di ACE (“Alliance for Coffee Excellence”), Pascucci sta creando una vera e propria tendenza al consumo consapevole. Alliance for Coffee Excellence nasce dalla volontà dei cultori del caffè di qualità di abbandonare il commercio convenzionale per spostare verso il concetto di qualità l’attenzione di agricoltori, torrefattori, baristi e consumatori.

Eventi, mare e relax all’HOTEL EXCELSIOR.

Pesaro - Incantevole ed elegante è l’Hotel Excelsior di Pesaro che nasce per offrire ai suoi ospiti un’esperienza unica e irripetibile. Un “Boutique Hotel” dove l’ospitalità e l’attenzione ai dettagli incontrano il fascino di un luogo ideale per trascorrere un soggiorno relax, organizzare un meeting, festeggiare un evento. Un “Design Hotel” dove assaporare la tradizione gastronomica delle Marche rivisitata con estro, rilassarsi nell’esclusivo centro benessere “Spa Excelsior” con vista mare e rigenerarsi sulla spiaggia del “Lido

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Excelsior”. Un luogo dove emozionarsi tra musica, mare e arte. L’Hotel Excelsior nasce sul mare per offrire al cliente amante del buon vivere un luogo lontano dagli schemi, vicino per stile di vita a un concetto di lusso moderno e razionale, al buon vivere con delicatezza ed eleganza ogni momento della vita, privata o professionale, di vacanza o di business; dove l’ospitalità incontra la riservatezza e il fascino di un luogo discreto, lontano dai rumori, ricco di arte e viste poetiche. Un luogo dove ritornare. (S.C.)

I sistemi formativi e di sostegno all’agricoltura premiano abbondantemente quegli agricoltori che si applicano alla cura della propria piantagione per ottenere caffè migliori. Così nascono i Cup of Excellence, caffè selezionati tra migliaia di lotti da assaggiatori internazionali. I lotti di caffè Cup Of Excellence oggi disponibili presso Pascucci provengono da diversi paesi, come Costa Rica, Nicaragua, Burundi, Ruanda e Honduras. Vale veramente la pena partecipare a un corso di assaggio comparativo gratuito che si svolge due volte al mese presso la sede Pascucci di Monte Cerignone. Dopo qualche ora di corso i partecipanti sono già in grado di riconoscere e individuare le differenti caratteristiche organolettiche presenti nelle tazze di caffè. Per iscrizioni: laboratorio@pascucci.it

EVAGARDEN apre a Hong Kong. Hong Kong - Evagarden, l’azienda italiana che da più di trent’anni porta nel mondo l’eccellenza del made in Italy, ha aperto in questi giorni un nuovo shop a Hong Kong: un altro passo che sta portando all’affermazione a livello mondiale del marchio pesarese. Alla cerimonia di inaugurazione dello shop EvagardenJean Louis David erano presenti, oltre alla rappresentanza di Evagarden nelle persone di Francesco Bizzocchi e Tiziana Pezzoles, il signor Stefano Bassanese e Lorena Severi, titolari della distribuzione Jean Louis David ed Evagarden a Hong Kong, Mr. Provost, i vertici dell’azienda Jean Louis David, Mr. Richard Lee. Un evento splendido che ha celebrato il make up made in Italy nel mondo.


The flash of the eye that masters the mind: denim lights up our vision, to go beyond any imagination.

Sight, thought, soul. The denim senses, the innovation spirit. ISKO is a trademark of SANKO TEKSTIL.


Blue Notes

GIANCARLO GALEONE in rotta verso il nuovo. testo Serena Focaccia

Si snocciolano con agilità le tappe della carriera di Giancarlo Galeone, un percorso sempre “vista mare” e ai massimi livelli dell’industria nautica: “Dopo una prima esperienza in una società metalmeccanica di Ravenna, sono entrato nel 1991 in Ferretti, ricoprendo il ruolo di Amministratore Delegato dal 1995 e poi di Vice Presidente dal 2005. Nel 1996 sono anche diventato azionista della società grazie ad un’operazione di Management Buy Out (MBO). Sono stati anni di grandi soddisfazioni: insieme a Norberto Ferretti e a un team eccezionale abbiamo creato il Gruppo Ferretti, acquisendo e in alcuni casi rilanciando marchi storici della nautica mondiale. Credo di poter affermare che in un decennio abbiamo rivoluzionato un settore basato su aziende familiari di stampo artigianale, dandogli una prospettiva industriale. Nel 2008 ho poi avuto un’esperienza con Wally Yachts di Monaco, una vera fucina di innovazioni. Dal 2009 al 2011 sono stato richiamato in Ferretti, ma la situazione era tale per cui non si poteva che traghettare la società a una diversa compagine sociale che ha avviato un nuovo corso.” E un nuovo corso è partito da lì anche per il manager che ha dato vita, insieme a Luca Ferrari e Gilberto Grassi, al progetto di Anvera, una nuova imbarcazione che, come racconta Galeone stesso, “è un’ottimizzazione senza precedenti di dimensione, peso e potenza, un concentrato di alta tecnologia made in Italy. Anvera nasce dall’esperienza decennale maturata nelle competizioni, ma anche in settori ad alto contenuto tecnologico. Si tratta di un’imbarcazione non solo leggera, ma eccezionalmente resistente e sicura, per la cui realizzazione è necessaria una progettazione complessa, l’uso di materiali speciali e un’attenzione ai minimi dettagli.” Una sfida nuova e appassionante che si inserisce nel contesto attuale del mercato della nautica cercando di coglierne le tendenze, che Galeone descrive con lucidità: “Dalla crisi del 2008 la nautica è stata stravolta: il mercato italiano ha perso il 90%, quello mondiale il 50% e la cosa più difficile da percepire è come la crisi ha cambiato le abitudini. Io credo che si assisterà a un’evoluzione di barche già esistenti, che dovranno corrispondere alla soddisfazione di bisogni che si saranno evoluti rispetto a quelli che siamo abituati a riconoscere oggi. Chi farà innovazione e cercherà nuove soluzioni sarà protagonista di una nautica diversa da quella che siamo abituati a vedere.”

20 / Blue Notes



Ever Green

GIORGIO E ALBERTO RUSTICALI due generazioni sul green. testo Gianluca Gatta - foto Giorgio Sabatini

Giorgio Rusticali e suo figlio Alberto giocano a golf da sempre. Giorgio ha iniziato nel 1987, a ventidue anni, ed è uno dei soci fondatori del Golf Club di Cervia. Alberto ha cominciato a quattro anni e, ora che ne ha quattordici, ha già molte vittorie dietro le spalle. Nella categoria dilettanti si è classificato al primo posto nella Quattro Stagioni Ricoh del 2011, con finale a Dubai, e nell’American Express Trophy del 2013; nelle gare giovanili, ha vinto il Memorial Tonini 2015 (gara U16), nel 2012 si è classificato secondo nel campionato U12 Zona 4 ed è stato convocato nel 2013 e nel 2014 come capitano Zona 4 (Emilia-Romagna e Marche) al Campionato Nazionale Macroregionale. È ventesimo nel ranking nazionale U14, classifica 2014, con una media score di 8 e un handicap di gioco attuale di 5,8. “Non è più uno sport d’élite,” mi dice Giorgio, “negli anni ’90 molti appassionati di tennis sono passati al golf.” E così anche tanti ragazzini hanno cominciato a prendere in mano la mazza. Alcuni sono diventati dei campioni, altri continuano per passione. “Il golf è uno sport che se cominci a praticarlo non smetti più. Io ho cominciato per curiosità. Ero molto attratto dalla location: gli alberi, il verde, i campi. Ma contano anche molto le persone con cui ti ritrovi. Erano i tempi dell’università e io giocavo con un amico, oggi avvocato a Milano, con cui sul green, tra un colpo e l’altro, ripetevo gli esami di diritto.” Alberto ha cominciato a giocare nel 2005 ma è da quando ha due anni che il padre lo porta su campi da golf. “All’inizio giocava sul putting green con le mazze di plastica e poi, a quattro anni, ha cominciato a prendere le prime lezioni. Oggi fa quattro allenamenti alla settimana per un totale di circa dodici ore, comprese le gare. D’estate, non avendo impegni scolastici, lo accompagniamo tutti i giorni al golf club.” Ad Alberto piace soprattutto stare all’aria aperta e potersi divertire anche stando da solo. Essendo già classificato, può disputare sia le gare agonistiche giovanili che quelle di circolo riservate agli adulti. “Come in tutti gli sport,” continua Giorgio “anche nel golf abbiamo una grande precocità nei giocatori. Negli anni ’90 si cominciava a giocare a dodici anni e si poteva pensare di diventare professionisti. Oggi a quell’età i migliori giocano con appena una decina di colpi di handicap. Con la maturità c’è chi continua e chi invece, pur avendo le doti, lascia per fare altro.” E che cosa vuole fare Alberto da grande? È molto sicuro di sé quando risponde: gli piacerebbe fare il giornalista sportivo. Senza abbandonare il golf, però.

22 / Ever Green


Luxury Living Showroom V.le Matteotti 59, Milano Marittima T 0544 991016 info@luxurylivinggroup.com luxurylivinggroup.com


Profili

ANDREA CORSINI

Emilia-Romagna: la prima Regione a turismo integrato. testo Claudia Graziani - foto Massimo FIorentini

In Emilia-Romagna dici turismo e pensi a spiagge, città d’arte, parchi divertimento, natura, terme, enogastronomia: molti aspetti che singolarmente intercettano diverse tipologie di turisti, ma che non sempre dialogano tra loro per una proposta completa e articolata, una proposta che crei motivazioni di viaggio innovative basate sul concetto del turismo dell’esperienza, per offrire destinazioni che attraggano chi cerca relax, movida, cultura, gastronomia, e tanto altro ancora. Tutto l’anno. Nasce per questo un nuovo brand. Un marchio. Ancora meglio, una progetto di marketing che unisca tutte le eccellenze da Piacenza a Rimini e ritorno. L’Expo ha dato un’accelerata ad una strategia già valutata dall’assessorato al Turismo della Regione Emilia-Romagna e da APT servizi. Quale testimonial migliore della Via Emilia che attraversa tutta la regione, che unisce territori ed esperienze, personaggi ed eventi? Via Emilia – Experience the Italian Lifestyle intende comunicare le eccellenze della regione anche quando Expo chiuderà. Questo è solo uno degli interventi che la Regione Emilia-Romagna intende realizzare, a spiegarcelo l’Assessore regionale al turismo, Andrea Corsini. “Entro i prossimi cinque anni vogliamo aumentare il prodotto interno lordo realizzato dal settore turistico. E per farlo occorre investire. Nel bilancio approvato, le risorse dedicate a turismo e commercio sono aumentate. Ai 28 mila euro e mezzo si aggiungono i 400 mila per i porti turistici, soprattutto per i dragaggi, e, attraverso un accordo con l’assessorato all’agricoltura, avremo a disposizione 250 mila euro che APT impegnerà per sviluppare un progetto di valorizzazione turistica dei territori legato alla promozione dei 41

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Profili

prodotti DOP e IGP, per i quali siamo primi in Europa per numero. E poi ci sono le risorse europee del POR FESR (Programma Operativo Regionale del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale). In particolare, 38 milioni per la riqualificazione dei distretti turistici e 20 milioni per le imprese del ricettivo.” Si parte dal rafforzare l’economia turistica regionale, ma non solo. “Puntiamo a modificare la Legge Regionale 7 del 1998 che ha bisogno di essere aggiornata soprattutto per arrivare all’integrazione della promozione di balneare, città d’arte, Appennino e termale con un concetto più ampio riguardante le destinazioni territoriali che dovranno essere, per così dire, di area vasta.” In questo cambiamento come sarà il rapporto pubblico-privato? “Verrà consolidato. Verranno mantenute e, se è possibile, nei prossimi anni aumentate le risorse per i progetti dei privati. Verrà rafforzato anche il ruolo dell’APT che opererà con una marcata accentuazione verso l’internazionalizzazione della promozione dei nuovi brand, mentre a sviluppare azioni di marketing sui mercati interni saranno i sistemi turistici territoriali. Il nuovo prodotto Via Emilia va in questa direzione, proprio come mostrato nell’immagine pensata per Expo: una collana il cui filo tiene unite le diverse perle che rappresentano i territori provinciali. Sta già ottenendo buoni risultati in termini di vendita di pacchetti turistici e ottimi giudizi. Skift.com, il più grande portale di vendita viaggi americano, ha citato l’Emilia-Romagna il cui progetto Via Emilia risulta una delle quattro best practice di marketing a livello internazionale assieme ad Australia, Miami e Gran Bretagna.”

Chi è Andrea Corsini. Andrea Corsini è nato a Cervia, in provincia di Ravenna, nel 1964. Dal 2011 è assessore al Turismo, commercio, lavori pubblici, traffico, protezione civile e subsidenza del Comune di Ravenna. Laureato in Scienze forestali all’Università di Firenze, è stato dirigente della Cooperativa Atlantide di Cervia dal 1990 al 2001 e ha ricoperto il ruolo di assessore comunale a Cervia (2001-2004), assessore alla Provincia di Ravenna (2004-2006), assessore al Comune di Ravenna dal 2006 (poi riconfermato nel 2011). È Presidente Unione di Prodotto Costa dal 2006.

Che cosa vendiamo della nostra Regione, in particolare all’estero? “Partiamo dai tre principali aggregatori Food valley, Motor valley e Welness valley. Cibo, motori e benessere stanno riscuotendo molto interesse. In particolare il food. Negli ultimi mesi abbiamo ospitato reporter di grandi quotidiani americani, tour operator australiani e canadesi arrivati proprio per l’enogastronomia. Concentreremo le azioni sui mercati di lingua tedesca, Germania, Austria e Svizzera. Poi abbiamo focus su mercati lontani, Australia, Stati Uniti, Canada. Continueremo a lavorare sui Paesi dell’Est. Non solo Russia, ma anche Polonia, Repubblica Ceca e Budapest. E poi c’è il mercato italiano sul quale non attenueremo la promozione visto che rappresenta l’80% del totale e che, dopo tanti anni, quest’anno sembra possa tornare a crescere. La crisi ha inciso, ma credo che dobbiamo capire che il nostro prodotto ha bisogno di una innovazione forte. Non abbiamo quelle che vengono definite destinazioni killer come Firenze o Venezia che lasciano poco ad altre Regioni, ma qui possiamo giocare sull’emozione che parte dal mare ed arriva ai castelli del ducato di Parma e Piacenza. In tutto questo un ruolo importante lo giocano i privati, che pur nelle tante difficoltà, anche burocratiche, devono provare ad innovare e riqualificare. Noi siamo disponibili a portare modifiche alla legge urbanistica che consentano, senza ulteriore consumo di suolo, ad esempio di realizzare accorpamenti fra pensioni ed alberghi o le SPA che a Pasqua hanno attratto molti turisti pur con il tempo così brutto.” È partita da poco la stagione estiva. Che cosa ci si aspetta? “Abbiamo moderati segnali di ottimismo sia sul mercato interno che estero, Russia a parte. Siamo partiti abbastanza bene per Pasqua e speriamo nel bel tempo nei weekend. A parte questo è già partito La riviera vende Expo: i club di prodotto che hanno aderito offrono il pacchetto soggiorno più il biglietto gratis per Expo. Poi abbiamo realizzato uno spot televisivo per promuovere tutte le località della costa e i parchi tematici, trasmesso all’interno di Meteo.it-Epson, molto seguito. Un modo anche per parare il ‘meteoterrorismo’. E i parchi saranno in promozione sui canali del digitale dedicati ai bambini. I grandi appuntamenti non mancano: la Notte Rosa, che si estenderà fino a Gradara, Gabicce, Pesaro, Fano e Senigallia; il Festival dei bambini, una settimana dedicata alle famiglie con offerte ed eventi; i Beach games, le spiagge trasformate in una grande palestra.”

Profili / 25


Tra le Righe

ARRIGO SACCHI il mister di tutti gli italiani. Testo Francesca Miccoli

È uscito per i tipi di Mondadori Calcio totale, il libro dove Arrigo Sacchi si racconta mettendo a nudo i dietro le quinte del calcio italiano e mondiale e ripercorrendo con humor e qualche lacrima la sua lunga carriera da Fusignano agli stadi del mondo.

Più che una biografia, un racconto a cuore aperto: la rivisitazione vivida e cordiale di un percorso umano e di un’avventura professionale straordinari. È Calcio totale, la prima fatica letteraria di Arrigo Sacchi, il profeta di Fusignano. Colui che più di ogni altro ha cambiato la storia del pallone, “la cosa più importante tra le meno importanti”, attraverso un’autentica rivoluzione copernicana. Una testimonianza che trae origine dagli esordi del grande allenatore, nel paesino natale a una manciata di chilometri da Ravenna, e in una cavalcata appassionante di eventi e personaggi accompagna il lettore sui grandi palcoscenici del calcio mondiale. Un viaggio che, partendo dal posto fisso e comodo nell’impresa di famiglia, una fabbrica di scarpe, e dal Maracanà di Alfonsine, schiuderà trionfalmente le porte della Scala del calcio. Grazie a una professione di fede, una filosofia calcistica avanguardista che permetterà al “Signor Nessuno” di diventare colui che il Times celebrerà come “l’allenatore italiano più forte di tutti i tempi”. Il mister che riesce a forgiare una squadra-orchestra, allenare l’intelletto, insegnare ai suoi atleti ad attaccare gli spazi, giocare senza palla, prevedere lo sviluppo dell’azione. Dar vita a un calcio fatto di difesa corta e possesso palla, raddoppi di marcatura e pressing alto e a tutto campo. Ma altresì a una disciplina in cui tecnica e tattica devono necessariamente sposarsi a una solida base etica. Mandare in pensione il catenaccio, il primo non prenderle e il celeberrimo palla avanti e pedalare tuttavia non è stato così semplice. Gli inizi sono disastrosi, e se un giorno la neb-

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Tra le Righe

bia non avesse peccato di protagonismo su un pesante campo di Belgrado (epifania del famoso cul de sac), forse oggi non si parlerebbe di sacchismo. Invece siamo qui a celebrare il predominio del “calciatore più funzionale al progetto” rispetto a quello più dotato tecnicamente. Perché un motivo ci sarà se Angelo Colombo ha vinto più di Diego Maradona. E allora spazio al rimontone sul Napoli in campionato e alle coppe dalle grandi orecchie, vinte da “padroni del campo e del pallone”. Senza dimenticare l’avventura in azzurro, culminata con il secondo posto al mondiale del ’94 nella fornace di Pasadena, il trasferimento a Madrid, l’attuale carriera di opinionista televisivo. Pacato ma sempre sincero al limite dell’affronto. Passaggi che emergono da una narrazione a tratti tenera, si pensi a quel primo pallone calciato tra le nuvole in una polverosa strada di campagna, tra il frinire delle cicale e il verde dei campi di granoturco. A tratti esilarante, grazie a gag felliniane condite da humour tutto romagnolo. Non mancano lampi di commozione, ad esempio quelli sulla morte prematura del fratello Gilberto e del mentore Belletti. E periodi tormentati come quello successivo alla sconfitta contro l’Espanyol, propiziata dalle mosse di un allenatore che, secondo maldestre cassandre, non avrebbe mai mangiato non solo il panettone ma nemmeno la favetta, dolce del 2 novembre. Ne mangerà, eccome. Tanti almeno quanti i trofei messi in bacheca attraverso i successi della squadra più spettacolare di sempre. “Dopo aver visto questo Milan il calcio non sarà più lo stesso” titolava un tempo l’Equipe, celebrando un uomo normale nella sua straordinarietà.

Circo Tennis, dove l’umorismo rimbalza. Un libro dal tono umoristico per sorridere e riflettere sulle sventure e piccole gioie della vita: “Circo Tennis” è la terza opera pubblicata da Fabio De Santis, “riminese di salentina importazione” – come lui stesso si definisce - già autore di “Io ce la potevo fare” edito da Fazi Editore. La scelta del titolo è evocativa, con un richiamo al luogo in cui le vicende sono ambientate, ovvero un comune club votato al tennis nel quale si consumano situazioni grottesche inserite in un contesto di banalissima normalità, in una contemporanea rappresentazione di carovana allegra, multiforme e sgangherata. Un libro dedicato a tutti, appassionati di tennis e non: l’autore racconta una serie di avventure tragicomiche in modo chiaramente romanzato, ma altrettanto verosimile, in otto capitoli legati da un filo rosso che rimbalzano da un personaggio all’altro, da una mania a un vizio, da un tic ad una guasconata, come la gialla pallina che connota questo strano sport. E pagina dopo pagina, lo sport, il club, gli amici divengono uno strumento per riconoscersi, soppesarsi, ironicamente fustigarsi e alla fine scoppiare in una sincera risata.

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Sporting Club

MAURO SANCHINI i sogni non finiscono mai. Testo Alice Muri

Da campione italiano di moto a commentatore per Sky Sport MotoGP HD, ha trovato a ogni curva della vita la forza di cambiare rimanendo fedele a se stesso. “Non è mai troppo tardi per realizzare i propri sogni”. E Mauro Sanchini, pesarese, ex pilota di motociclismo e oggi commentatore Sky della Moto2 e della Moto3 e delle prove libere della MotoGP al fianco di Zoran Filicic (qualifiche e gare della top class sono invece raccontate da Guido Meda e Loris Capirossi), ne è davvero convinto. La sua carriera, sia da sportivo che da personaggio della TV è la dimostrazione, perché, come lui stesso ammette, “bisogna avere tanta fortuna nella vita ma anche essere sempre positivi e soprattutto crederci. Fin da piccolo con mio padre andavo a vedere le gare di moto, sia nel circuito di Misano che in quello cittadino, dove correva Graziano Rossi.

Il “Super Touch” nello studio di Sky. Negli studi post gara, anche questa stagione gli appassionati del Motomondiale possono contare sul Super Touch di Mauro Sanchini. Attraverso l’esclusiva lavagna tattica, situata nel nuovissimo studio mobile di Sky Sport MotoGP HD, Mauro analizza tutti gli episodi chiave dei Gran Premi, esaminando traiettorie, pieghe e sorpassi. Dal GP di Spagna e per tutte le tappe europee, il nuovo studio itinerante di Sky permette di vivere ancor più da vicino l’atmosfera del circuito, ogni volta da una prospettiva diversa. Da ragazzino, già con la mia prima bicicletta, sono stato il primo tra i miei amici a toccare il ginocchio per terra!” Ma la passione non basta: “I miei genitori lavoravano sempre, mia mamma aveva paura che io corressi con le moto, in più non c’erano grandi disponibilità economiche. Così finita la scuola, andai a lavorare nell’azienda di verniciatura dei miei”. Lì, a 20 anni, la svolta. “Un giorno arrivò un costruttore di minimoto di Cattolica, per verniciare i telai delle sue moto. Per scherzo gli chiesi di regalarmene una e lui mi disse: se ti piace così tanto, perché non vieni a provarle? Non me lo feci ripetere due volte: vinsi subito la prima gara e da lì partì la mia carriera da pilota”. Tre volte campione italiano con gli scooter, poi dopo un anno nel mondiale Supersport arriva l’esordio nella Superbike, dove rimarrà per 9 anni. Nel 2004 però, nel Circuito di Assen, accade un imprevisto: “Durante Gara 1 un pilota mi centra in pieno. Cadendo a terra, mi esce una spalla e mi portano in infermeria. Lì incontro il commentatore di La7, Luigi Vignando, che mi fa una proposta: visto che non puoi correre, che ne dici di fare il commentatore tecnico? Ho accettato subito”. Mauro torna poi a correre e nel 2009 diventa commentatore ufficiale della Superbike su La7. Lo scorso anno arriva invece la chiamata di Sky per il ruolo di commentatore: “È stata una soddisfazione unica e anche quest’anno sarà una stagione molto intensa: commentatore della Moto3, Moto2, delle prove della MotoGP e del momento dedicato alla “moviola” della gara, dove i piloti ci rivelano tutti i loro segreti”. E conclude: “Amo fare il commentatore? Forse ci sono nato: mentre ero in sella al mio motorino facevo finta di essere in gara e sotto il mio casco già facevo il commento della mia corsa a squarciagola.”

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Gourmandise

RICETTE DI FAMIGLIA la storia della cucina emiliana.

A cura di Mariavittoria Andrini, Edizioni IN Magazine presenta un ricettario passato per oltre un secolo di mano in mano nella cucina di una nobile famiglia emiliana.

La curatrice del libro. Mariavittoria Andrini, dopo un’esperienza maturata presso quotidiani nazionali, nel corso della quale si è occupata di cronaca e di costume, ha rivolto la propria attenzione di giornalista al settore del turismo e dell’enogastronomia. Ha pubblicato su importanti periodici, come Panorama, Donna Moderna, Bell’Italia. È stata inoltre collaboratrice de Il Gambero Rosso (Guida dei Ristoranti e Guida dei Bar). Per Mondadori ha redatto la Guida della Croazia, mentre per Edizioni IN Magazine ha firmato 52 Domeniche di Golf in Emilia Romagna, L’arte di utilizzare gli avanzi della mensa, e quest’ultimo libro Ricette di famiglia nella collana “gastronomia” (pagine 144, prezzo di copertina: euro 15).

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I ricettari rappresentano da sempre la più diffusa forma di comunicazione scritta della cucina, portando alla luce anche la società che li produce, insieme con le sue linee evolutive. Sappiamo che la tradizione gastronomica italiana si è storicamente evoluta su un doppio registro: da una parte il percorso della cucina raffinata, nobile, riservata a mani saldamente maschili; dall’altra quello di una cucina quotidiana, semplice ed economica, affidata alle donne. La raccolta di ricette di una di queste donne, Clementina Pedrazzi, ha perciò lo straordinario pregio di rappresentare una testimonianza viva del fervore del descritto periodo di svolta della comunicazione culinaria. Edito da Edizioni IN Magazine, il libro “Ricette di famiglia” è un ricettario passato per oltre un secolo di mano in mano, di cuoca in cuoca, nella cucina di una nobile famiglia emiliana; pagine scritte a mano in cui ogni generazione ha aggiunto le proprie preparazioni, ha ricopiato ricette, ha perfezionato e aggiornato testi, ingredienti e segreti per la tavola di ogni giorno e delle feste. Dalle pagine ingiallite di un classico quaderno nero si può ricostruire una storia della cucina emiliana attraverso ricette che sono state sperimentate per anni nei pranzi di famiglia e che ancora adesso possono essere realizzate nella nostra cucina, per recuperare sapori e profumi che fanno parte della tradizione. La curatrice del libro, Mariavittoria Andrini, ha elaborato una selezione delle ricette trascritte nel quaderno di famiglia, scegliendo le più significative e interessanti, quelle che rispecchiano meglio la tradizione gastronomica emiliana e che possono ancora essere gustose e appetibili sulla nostra tavola di ogni giorno o dei giorni di festa. Un libro che non è solo un ricettario ma anche una testimonianza di forte valenza culturale.



Accordi

I CAMILLAS

dalla East Coast di Pesaro a Italia’s Got Talent. Testo Serena Onofri

È stato davvero amore a prima vista. Al primo concerto, subito sono stata travolta dal loro linguaggio delirante, sconnesso, geniale, irriverente, demenziale, popolare accompagnato da una musica semplice ma orecchiabile. Eh sì, era da così tanto tempo che non ridevo così! Avevo male alle guance dal ridere! Ed è per questo che ti innamori subito di loro, perché ti fanno ridere, di gusto, di quelle risate che le fai solo quando stai bene. Ed è stato così anche dopo questa intervista. Dalla Pesaro a Italia’s Got Talent? Come vi è saltato in mente? Com’è successo? “Un tifone. È passato un tifone. I cambiamenti climatici e gli abbassamenti di pressione sono i responsabili. Noi eravamo lì, esposti al mondo, senza desideri, con i pensieri tutti rannicchiati. È arrivato il tifone. Ci ha portato a Milano.” Altra domanda che tutti noi piccoli fan vogliamo sapere: eravate emozionati? Cosa si prova a esibirsi davanti a un pubblico così grande e a giudici così prestigiosi? “Emozionatissimi. Ma non era il pubblico lì presente, le luci, l’audio imperioso. Nemmeno i giudici, i tecnici, gli autori, i macchinisti. Le telecamere accese e quelle appese. No. Erano quegli occhi oltre lo schermo televisivo. La loro presenza ansimante eppure priva di viso. Occhi senza faccia, occhi che mirano al montaggio della regia, occhi che ti prendono e ti portano via. L’emozione è sperare che, una volta che ti hanno portato a casa, le scarpe non puzzino dopo che le hai tolte.” Avete mai pensato di arrivare in finale? “Giurin giurello non pensavamo nemmeno alla semifinale, tanto che ci eravamo portati avanti e avevamo tante belle date in Sardegna e una l’abbiamo pure dovuta togliere e abbiamo pianto e ci hanno fatto stare cinque ore a Fiumicino nel reparto transiti e non ho trovato nemmeno patatine interessanti. Però c’erano le prese per ricaricare il cellulare nei muri, così alla finale non ci potevamo nemmeno pensare, perché sennò ancora eravamo lì a guardare, appunto, i muri.” Come sono nati i Camillas? E il nome da dove l’avete tirato fuori? “Il nome è nato quando I Camillas sono nati, perché se non sei nominato non esisti. Ed è arrivata prima l’immaginazione del mondo a cui quel nome faceva riferimento che la consapevolezza di essere diventati I Camillas e che nulla sarebbe stato uguale.” Chi scrive e compone? Come nascono le vostre canzoni? “Gemmazione. Nascono per gemmazione, senza responsabilità genitoriali o autoriali precise, in una dinamica di condivisione che non prevede frustate o attribuzioni pesanti come il cosmo. Si fanno, le canzoni. Scricchiolano quando escono dalle cose e poi urlano che ti diverti a corrergli dietro e quando le prendi e le abbracci, danno di quei baci pieni di saliva che dopo ne vuoi fare subito un’altra.” Siete geniali e chi vi conosce lo sa. Voi pensate di esserlo? “Noi ci guardiamo allo specchio sempre per sbaglio, facendo altre cose, tipo spostare i mobili o preparare il cibo per i lombrichi del nostro allevamento. Non abbiamo tempo per pensare a noi stessi.” Sogni nel cassetto? “In questo momento quando di notte ci addormentiamo andiamo a Sanremo.” Ringraziamenti? Volete ringraziare qualcuno? “Elvio Fachinelli, perché senza di lui saremmo dei semplici ragazzoni simpatici.”

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Happening

PARTY IN “BLUE” Menabò e ISKO™ celebrano il jeans.

I maggiori player internazionali del mondo del denim si sono ritrovati nelle Marche per un seminario all’insegna delle novità sullo stretch e con uno scintillante party dedicato al mondo del “blue” organizzati entrambi da İSKO™, azienda leader nella produzione di denim a livello globale, e dall’agenzia di comunicazione forlivese Menabò Group. L’Innovation Seminar si è tenuto il 12 giugno a San Benedetto del Tronto nella sede di ISKOTECA™, il grande collettore di tutti i trend e le innovazioni nel mondo del denim firmato İSKO™. Con questo nuovo seminario, l’azienda continua la sua missione di diffusione della cultura del denim e della formazione all’interno della filiera avvalendosi di un partner ormai consolidato, Archroma, il marchio specialista mondiale per i trattamenti sui tessuti.

Cinquant’anni di jeans. Martelli Lavorazioni Tessili celebra quest’anno il suo cinquantesimo anniversario: dal 1965 propone soluzioni innovative e creative nel trattamento del denim, rendendo ogni tessuto unico e originale e creando una gamma infinita di opportunità per i designer della moda che interpretano il denim nelle loro creazioni. Un grande successo ha ottenuto in particolare lo speciale concept booth di Martelli realizzato in collaborazione con Denim Première Vision per celebrare cinquant’anni di idee, sperimentazioni e soluzioni che hanno dato vita ad alcune delle più eccezionali innovazioni nel mondo del denim. Per questo appuntamento estivo, İSKO™ ha deciso di proporre un focus speciale sulla collezione FW 16/17 e in particolare sul maggior trend del momento, i tessuti stretch: dopo un incontro teorico in cui sono stati illustrati gli avanzamenti tecnologici applicati ai tessuti e le novità per la nuova stagione, i partecipanti hanno avuto la possibilità di “sporcarsi le mani” con una vera e propria lezione pratica di trattamento sui jeans. ITACLAB, lavanderia di riferimento per tutta la filiera del jeans, ha accolto gli ospiti dell’Innovation Seminar mostrando loro i processi e le lavorazioni più all’avanguardia che permettono di dare al capo confezionato l’aspetto cool che tutti conosciamo. Esponenti di grandi brand internazionali si sono incontrati per partecipare a questa speciale giornata di approfondimento, tra questi: Alexander Wang, Calvin Klein Jeans, Marc O’Polo, Zara Basic Women, Mustang e molti altri. Ai partecipanti all’Innovation Seminar e al resto della denim community è stato poi riservato un party esclusivo nella splendida cornice del Sabya Beach Restaurant di Grottammare: Envision in Blue, un’occasione unica per brindare al futuro del denim e lasciarsi ispirare dalle idee più innovative (nella foto). Altro appuntamento che ha celebrato il tessuto più trendy è la Blue Starry Night: il 2 luglio nella cornice milanese di Carlo e Camilla in Segheria si è tenuta la serata conclusiva del contest İSKO I-SKOOL™, un fashion show in cui hanno sfilato le creazioni degli studenti delle maggiori università della moda internazionali, dall’Istituto Marangoni di Milano all’University of the Arts di Londra, celebrando ancora una volta il fascino senza tempo del denim.

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Global Market

MENABÒ GROUP comunicare col mondo. Testo Serena Focaccia

Nuovi clienti e nuovi obiettivi per l’agenzia di comunicazione romagnola Menabò Group, gruppo di cui fa parte anche Edizioni IN Magazine, che nel 2015 si fa forte della nuova partnership con il network mondiale J. Walter Thompson per affrontare i mercati internazionali e crescere insieme ai propri clienti.

Creazione di reti e internazionalizzazione: due linee guida che la regione Emilia-Romagna mette alla base del programma di sviluppo delle imprese per dare vita a un sistema innovativo, responsabile e articolato e su un’ampia rete di centri di competenza e servizi per l’innovazione. In questo senso infatti il presidente stesso della Giunta regionale, Stefano Bonaccini, ha esortato i rappresentanti del mondo produttivo ad “aggregarsi per essere capaci di cogliere la sfida dell’internazionalizzazione”. Un percorso senza dubbio stimolante e impegnativo, che diverse aziende del territorio stanno affrontando e che vede coinvolta in maniera significativa Menabò Group, un’agenzia forlivese leader in Emilia-Romagna che consolida i suoi orizzonti in ambito nazionale, e li apre all’internazionalizzazione. Menabò, nata ormai trent’anni fa a Forlì e del cui gruppo fa parte anche Edizioni IN Magazine, è oggi un punto di riferimento per le aziende che cercano soluzioni comunicative evolute, strategie scientifiche basate su dati e non semplici intuizioni e una creatività appassionata ed emozionante. La crescita e l’evoluzione dell’agenzia raggiungono quest’anno un traguardo significato con l’affiliazione al network mondiale di brand marketing communication J. Walter Thompson, una delle più note e affermate realtà internazionali nel campo della comunicazione e da oltre centocinquanta anni offre soluzioni innovative per brand e imprese, sviluppando una vera e propria rete globale con più di duecento uffici in oltre novanta paesi. Un risultato che conferma il dinamismo e lo spirito innovativo di Menabò Group e che ne rafforza il posizionamento strategico e la capacità di affiancare i clienti, come afferma Stefano Scozzoli, presidente e socio di Menabò Group insieme a Elisa Ravaglia, Luca Rondoni (con lui nella foto) e Andrea Masotti: “Siamo orgogliosi di quest’opportunità. Da un lato è un riconoscimento autorevole della nostra professionalità, dall’altro è un grande stimolo a fare molto di più, a continuare il nostro percorso di crescita verso l’internazionalizzazione e il miglioramento.” Dinamismo e internazionalizzazione sono due caratteristiche che contraddistinguono l’agenzia e che emergono scorrendo i “numeri”: un’età media di trentacinque anni dei professionisti che lavorano in azienda, un fatturato che per un terzo proviene da clienti esteri. I presupposti e lo slancio ci sono dunque tutti, perciò pronti alla sfida: dalla Romagna verso il mondo.

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VALENTINO ROSSI la moto e il suo profeta.

testo Franco Bertini -foto AGF / Marco Canoniero Sync

La vita e la storia di un uomo diventato mito: con Valentino Rossi l’”arte” di correre in moto ha raggiunto livelli tecnici e strategici eccelsi, tanto da far diventare “The Doctor” una leggenda non solo sportiva.


Valentino Rossi

Se lui fosse un grande pianista si potrebbe parlare di masterclass. Se fosse un grande pittore verrebbe in mente un atelier. Se fosse, come in effetti è, Valentino Rossi, la sua VR46 Riders Academy è come una di quelle famose botteghe rinascimentali dove un grande artista insegna ai suoi discepoli. Però con una differenza fondamentale: allora era il maestro di talento ad allevare il genio mentre qui è il genio in persona ad allevare il talento. Andare a lezione di pilotaggio e affini da Valentino Rossi è come andare a lezione di fisica da Einstein: ti spiega come funziona l’universo per filo e per segno e poi, se sei bravo, l’universo te lo devi costruire da solo. E comunque oggi la meglio gioventù delle due ruote sale a Tavullia come, sia detto senza offesa, una volta si saliva a Gerusalemme ad apprendere il verbo, sullo sterrato della Biscia. Parallelo facile e non blasfemo: “lasciate che i ragazzi vengano a me”. Perché Valentino Rossi, The Doctor, più che una persona è una presenza, un brivido che percorre i continenti, uno dei nomi italiani più conosciuti. Maradona gli bacia le mani, dà le pacche sulle spalle all’ex re di Spagna Juan Carlos, Vasco Rossi interrompe i concerti davanti a 50.000 persone per annunciare che arriva il “vero Rossi”. Da vent’anni, emblema di continuità e durata in un mondo di toccate e fughe, lui sta ancora “come torre ferma che non crolla già mai la cima per soffiar dei venti”. Dal 1997 al 2000 scrive pagine di storia, belle e immaginifiche, ma storia, anche se di alto rango. È dal 2001 che si apre l’epopea e la sua genesi ha un momento e una data da raccontare come la creazione del mondo. Siamo nel 2001, l’anno della vittoria del primo titolo mondiale delle 500, quello della “manifestazione del messia dei motori”. Alle ore 7 del mattino del 14 ottobre, sul maxischermo lungo la via principale di Tavullia appare Valentino Rossi sulla Honda 46 tutta gialla: a Phillip Island, dall’altra parte del globo, sono le ore 14, sta per partire il Gran Premio d’Australia e a lui mancano solo otto punti per diventare per la prima volta campione del mondo della classe regina. Davanti a quel maxischermo ci sono migliaia di tifosi in attesa spasmodica, ascesi al santuario di Tavullia già alle prime luci dell’alba. Si alza un’ovazione, lui appare, guarda dentro la telecamera e fa ciao ciao con la manina guantata. Ride, l’infame, perfino in un quel momento; è sereno, la piazza si fa più tranquilla ma la tensione si taglia con la motosega. Si accendono i semafori in pista: rosso, verde, via!

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Valentino Rossi

Una vita sulla moto.

Gioia e sconforto, esaltazione e disperazione, urla e silenzi tombali, mani nei capelli e davanti agli occhi per non vedere, pugni in aria e applausi ad ogni giro di una gara spaziale. Ne manca solo uno, di giri, quando Max Biaggi è primo e Valentino è secondo: a quel punto è matematicamente campione del mondo. Ma Biaggi è davanti a lui. È come vincere un milione di euro al gratta e vinci e non poter andare in giro a spenderli. Però il genio ha le sue ragioni che la normale ragione riesce ad intuire solo dopo che le ha viste. E così accade. Ecco che sull’ultimo rettilineo la Yamaha rossa di Biaggi (allora l’aveva lui) se ne va diritta per la sua strada, ecco che l’Honda gialla di Valentino (allora l’aveva lui) finta un’entrata a sinistra, arretra, sembra desistere, invece si butta a destra supera, esce per prima dalla curva, chiude tutti i buchi, arriva prima sul traguardo per un battito di ciglia, l’attimo più vicino all’eternità che si sia mai visto sui circuiti del motomondiale: tredici millesimi di secondo. Da allora, di titoli ne seguiranno altri sei, di cui quattro di fila, nel 2002 e nel 2003 con la Honda, nel 2004 e 2005 con la Yamaha. Il resto nel 2008 e 2009. Poiché altra caratteristica del genio è quella di sentire le voci, nel 2003, dopo tre mondiali vinti di fila con la Honda, Valentino comincia a sentire una manfrina ogni volta che si mette il casco: sì, Rossi è un gran pilota, ma la sua Honda è la più forte di tutte... ci piacerebbe vederlo con un’altra moto. Una solfa insopportabile per uno come lui e allora, a ventisei anni, decide di chiudere la porta su un futuro tutto rosa per aprirne un’altra. Fra le tante versioni sul modo in cui Valentino prende la decisione di lasciare la Honda per la Yamaha la più simpatica, e anche la più plausibile pur se non vera, racconta che una sera era in

Mai dare per spacciato uno come Valentino Rossi. È stato lui stesso a dirlo dopo la vittoria di un gran premio di questa stagione 2015, rivolto a giovani virgulti come Marquez e Lorenzo, speranzosi che il nonno avesse tirato finalmente i remi in barca. Potrebbe ben farlo uno che ha in bacheca 9 titoli mondiali, 110 vittorie e 203 podi in totale. Ma non Valentino. Il primo gran premio lo vince il 18 agosto del 1996 a Brno, anno del debutto nelle 125 su Aprilia. Nel 1997 vince il primo mondiale nelle 125; nel 1999 quello delle 250, sempre con l’Aprilia; nel 2001, 2002, 2003 con la Honda; nel 2004 e 2005 con la Yamaha quelli delle 500 e poi MotoGP; titoli bissati poi nel 2008 e 2009, di nuovo su Yamaha. Se non avesse avuto due anni oscuri con la Ducati oggi avrebbe certamente battuto il record delle vittorie, che appartiene a Giacomo Agostini con 122. Ma non è ancora detta l’ultima parola. Da un paio d’anni nel suo ranch di Tavullia alleva giovani piloti che già cercano di seguire le sue difficili orme con la casacca dello Sky Racing Team VR46.

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Valentino Rossi

pizzeria con gli amici, era tardi e stavano discutendo dove andare a passare la notte, in discoteca, alla Cava o chissà dove, e allora lui dice: va bene, facciamolo, andiamo da un’altra parte. Chi credeva a Cattolica o a Rimini, ma lui voleva dire alla Yamaha. Bella no? Certo è che quando uno come Valentino dice ho deciso così, non l’ha mica deciso lì, ma molto prima, dentro di sé, magari quando sembra riposarsi e invece il cervello gli fuma a forza di pensare a quello che deve fare. Come diceva Oscar Wilde, gran pilota di altri motori, non c’è niente di più profondo di un’apparente superficialità. È il ritratto di Valentino Rossi, il quale, come sanno anche i sassi, in vita sua ha vinto tanto, ma si è manifestato, unico profeta al mondo a farlo, solo due volte: la prima è quella di Phillip Island nel 2001, l’altra è quella di Welkom 2004, prima gara del mondiale e debutto con la Yamaha. La trama è questa: datemi la Honda di Rossi e vedrete che vinco, aveva piagnucolato per anni Max Biaggi. Allora Rossi non solo gli dà la sua Honda ma si prende quella Yamaha che fino ad allora sembrava un cancello da corsa. Che succede a Welkom? Andate a leggere i giornali di allora, diciamo solo che a fine gara Valentino scende dalla moto e si siede con la testa fra le mani. Secondo qualcuno piangeva, secondo altri rideva mentre parlava direttamente col dio dei motori, cioè suo padre. Una delle motivazioni della laurea “honoris causa” concessagli dall’Università di Urbino è che “Valentino Rossi non nasce solo dal puro talento o dall’escalation tecnica, ma dall’ordine cosmico dell’universo, come è stato scritto prendendolo ironicamente a modello fenomenologico...”. Perché ironicamente? È solo la verità: prima che gli altri fossero, lui è.

Ph. Laura De Paoli

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GIUSEPPE ZANOTTI a un passo dal desiderio. testo Lucia Lombardi - foto Onofri

Ha iniziato come freelance e oggi è l’anima di un’impresa con cento punti vendita nel mondo. Giuseppe Zanotti è riuscito a trasfigurare il ruolo della scarpa, che da accessorio è divenuto con lui elemento essenziale del guardaroba.



Giuseppe Zanotti

Attirate dal glamour e dal sex appeal che sprigionano le sue scarpe gioiello, molte celebrities lo hanno scelto da subito, come Madonna, Beyoncé, Kylie Minogue e Jennifer Lopez, per passare alle attrici più modaiole di Hollywood come Penelope Cruz, Charlize Theron e Cameron Diaz, nonché a icone di stile e bellezza come Eva Herzigova e Karolina Kurkova. Stiamo parlando dello stilista Giuseppe Zanotti, nato a San Mauro Pascoli, località in cui si confezionano scarpe dalla A alla Z, uno dei distretti calzaturieri più importanti del panorama internazionale. “Entrare in questo mondo è stata la naturale conseguenza per esprimere la mia creatività attraverso i pellami – ci racconta tra un viaggio di lavoro e l’altro –. Se non fossi uno shoe designer avrei impiegato la mia innata immaginazione in qualunque altro campo. Forse sarei un master chef o un pittore; forse disegnerei bicchieri, perché ce ne sono una varietà infinita per forma, dimensione, materiale e utilizzo.” Com’è riuscito a trasformare una passione in uno stile e in un’azienda di tale portata? “Ho iniziato come freelance, collaborando con le più grandi maison di moda, come Valentino, Gianfranco Ferré, John Galliano, Dior, Roberto Cavalli. In oltre venti anni di professione mi sono ispirato a tutto ciò che mi circonda, la musica, la strada, i locali, l’arte, il cinema, sempre cercando di restare fedele a me stesso. Credo sia questa la chiave del mio successo: un perfetto balance tra innovazione, tradizione e identità. Non ho mai pensato di fare l’imprenditore, non era il mio obiettivo. La mia passione e il punto di forza risiedono nella creazione di scarpe e non nel business management. Solo nei primi anni Novanta ho iniziato la mia attività a New York. Si è trattato di un

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Giuseppe Zanotti

naturale processo evolutivo che ha portato me e il mio team a crescere e a reinventarsi senza mai perdere di vista l’imprinting originale e la qualità. Le donne stesse sono le mie muse e da loro ho imparato quanto sia importante anticipare un desiderio e creare quel quid che riesca ad esaudirlo.” La bellezza trionfa sull’industria come in una sorta di Arts and Crafts postmoderno? “Il movimento Arts and Crafts nasce in un contesto culturale preciso che si poneva come antiindustrial. Preferisco pensare alla fusione piuttosto che alla separazione, ad un processo creativo che tenga conto degli input più eterogenei e li faccia convivere in perfetta integrazione. L’estetica è fondamentale dato che è la parte emozionale e istintiva del nostro lavoro, quella che ci rappresenta meglio e dove possiamo esprimerci liberamente. L’industria è ciò che permette all’estetica quella divulgazione capillare che ne amplifica le potenzialità. Con l’industria e con i media siamo contemporaneamente ovunque nel globo. La bellezza diventa così condivisa, a vantaggio di tutti.” Qual è la sua filosofia aziendale? “Direi che si può riassumere nell’essere un passo avanti al desiderio della donna, anno dopo anno, stagione dopo stagione. Due passi avanti e non saresti accettato. Zero passi e saresti già superato.” Quale ruolo svolge in azienda nel quotidiano, si dedica ancora al disegno? “Sono all’estero per buona parte dell’anno, in tutto il mondo, per meeting e convegni, per seguire sul posto le campagne pubblicitarie, presentare le nuove collezioni, inaugurare nuove boutique. Rispondo poi alle interviste, mi dedico alle richieste delle celebrities e supervisiono gran parte delle attività. La parte fondante di tutto questo universo però resta la progettazione e la creazione dei miei modelli, dal disegno alla realizzazione compiuta.” Che cosa significa Made in Italy oggi? “Il senso profondo del Made in Italy va ricercato nell’eredità dell’artigianato italiano. Un significato che affonda le radici nel lavoro manuale degli artigiani esperti, nei tessuti più ricercati, nelle pelli più morbide e nella perfezione delle finiture. Tutto questo fa l’eccellenza del know-how italiano e lo rende famoso e prestigioso in tutto il mondo.” Per lei lusso fa rima con...? “Il lusso è domandarmi ogni giorno cosa sia il lusso e trovare sempre una risposta differente. Il lusso è un pensiero che evolve e cambia. In questo senso lusso fa rima con flusso.”

Chi è Giuseppe Zanotti. Classe 1957, nei primi anni Ottanta Giuseppe Zanotti inizia a collaborare con piccoli artigiani locali, per poi arrivare a lavorare per importanti maison di moda internazionali. Nei primi anni Novanta, per realizzare le scarpe dei suoi sogni senza compromessi, rileva un piccolo calzaturificio. Nel 2000 apre la prima boutique a Milano. Seguono New York, Parigi, Londra, Mosca, Dubai a presidio delle maggiori capitali della moda e del lusso, per un totale oggi di quasi 100 punti vendita nel mondo. Sotto l’ala creativa di Giuseppe Zanotti, la Vicini S.p.a., ad oggi, conta 470 dipendenti, 5 stabilimenti produttivi e 7 uffici stampa internazionali. Giuseppe Zanotti è stato nominato Designer of the Year nel 2000, 2007, 2009, 2014, da Fairchild e ha vinto il Marie Claire Prix d’Excellence de la Mode per la migliore collezione di calzature nel 2010.

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Giuseppe Zanotti

Che cosa distingue il vostro brand da altri? “L’elemento distintivo è la cura del dettaglio che fa della scarpa la parte essenziale del guardaroba e non il complemento di un outfit. Quando indossi Giuseppe Zanotti Design, il vestito diventa l’accessorio.” In cosa si differenzia il gusto del mercato europeo da quello orientale o americano? Avanzate delle proposte differenti per abbracciare il gusto e le esigenze altrui o il vostro marchio viene sposato tout court? “È fondamentale studiare e conoscere le tradizioni, la cultura e la mentalità di ogni paese per essere ben recepiti ed incontrarne il gusto. Due elementi importanti da tenere costantemente presenti sono il clima atmosferico e il life style dei vari Paesi (talvolta delle singole città) da cui dipendono l’orientamento verso determinate tipologie di scarpe e l’altezza del tacco. Nel Nord Europa e negli USA sono utilizzatissimi i booties e gli high-stilettos, nel Middle East i jewel sandals, in molte regioni dell’Asia i flat sandal.” Che cosa fa del distretto calzaturiero di San Mauro Pascoli una potenza? “Quello che fa la vera forza del nostro distretto è la sua storia, ricca di tradizione ed esperienze che si sono tramandate di mano in mano nel corso delle generazioni. Non abbiamo mai perso la nostra identità e la consapevolezza dei processi dei quali abbiamo preservato con costanza le astuzie, pur avendo saputo anche allargare lo sguardo oltre i confini regionali e nazionali.” Voi avete delocalizzato o il quartier generale della produzione è ancora in Italia? “Da noi è tutto rigorosamente Made in Italy. Abbiamo cinque stabilimenti produttivi dove le maestranze esperte insegnano ai neofiti. Abbiamo tutti i processi produttivi di un’azienda che faceva scarpe cinquanta anni fa: ufficio stile, modelleria, giunteria, magazzino pellame, taglio, finissaggio. Se vogliamo una pelle stampata cocco, con una grafica particolare, la realizziamo direttamente.” Ad un giovane designer quali consigli elargirebbe? Come vede il futuro dell’azienda? “Il futuro è qui e ora. Se qualcuno mi dicesse ‘voglio la collezione del 2025 ora’, avrei bisogno di un mese in più per idearla, ma sarei in grado di immaginare l’evoluzione delle tendenze. ‘Futuro’ è una parola molto famigliare nel mio lavoro: progettualità e nuove collezioni sono il futuro. Abbiamo bisogno di attingere ai ricordi del passato per poi volare al domani. Ad un giovane designer direi prima di tutto a shoe a day takes the doctor away, ma non mancherei di dirgli never give up.”

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Ph. The Selby

Sopra e nelle pagine precedenti, Giuseppe Zanotti in azienda.


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Chiara Baschetti

CHIARA BASCHETTI un angelo con i piedi per terra. testo Manuel Spadazzi - foto Maria Laura Antonelli / AGF

Da top model ad attrice: Chiara Baschetti ha costruito giorno dopo giorno, con grande tenacia, una carriera che è diventata un sogno ad occhi aperti. La incontriamo un pò emozionata, nella sua Santarcangelo, fra ricordi d’infanzia, progetti e piadine.

Londra, Manchester, Roma, Ibiza, Londra, New York, Santarcangelo, New York, Milano, Maiorca. Il tutto solo in un mese. Moltiplicatelo per dodici mesi. Moltiplicatelo per undici anni... Ma il conto dei chilometri e dei voli “fatelo voi, perché io l’ho perso da qualche anno. Gli aeroporti sono diventati la mia seconda casa.” Se però chiedete a Chiara Baschetti dov’è la prima, sulle labbra imbronciate le compare subito un sorriso dei suoi: “Santarcangelo. Anzi, no: Sant’Ermete.” Allora partiamo da lì, da Santarcangelo. Da dov’è cominciato tutto. Dove una ragazzina cresciuta tra le interminabili partite a pallavolo con le amiche e i campeggi con gli scout, un giorno ha scoperto di essere bellissima. Dove la top model di Santarcangelo, che ha compiuto da poco 28 anni, è tornata per presentare personalmente il film con cui ha debuttato al cinema, la commedia Ma che bella sorpresa di Alessandro Genovesi, con Claudio Bisio, Valentina Lodovini, Renato Pozzetto, Ornella Vanoni e Frank Matano. Per Chiara, un ruolo d’esordio che sembra cucito su misura per lei: è la fidanzata immaginaria di Guido (Bisio), troppo bella per essere vera. La prima volta al cinema non si scorda mai. Ce ne sarà una seconda? “Stanno arrivando tante offerte, le valuterò tutte attentamente. Prima però voglio prepararmi al meglio. Avevo già cominciato a studiare recitazione a New York, quando mi hanno proposto di fare Ma che bella sorpresa. Non è stato molto impegnativo dal punto di vista recitativo. Le scene più difficili erano quelle in cui dovevo arrabbiarmi, ridere o piangere… Farlo a comando, se non sei un’attrice, non è semplice. Il risultato nel complesso è stato buono. Il film è rimasto nelle sale a lungo e ha ottenuto un discreto successo. Ora tutti mi aspetteranno al varco alla prossima pellicola, per questo voglio farmi trovare pronta.” Il cinema ha sempre corteggiato le modelle, offrendo spesso loro ruoli scontati. “Infatti non mi va l’idea di tornare sul set solo per il mio aspetto. Il problema è la mia fisicità, è troppo ingombrante. A volte fa passare in secondo piano tutto il resto. Per questo voglio studiare, imparare, prima di tornare sul set.” Non vorrà dire che le pesa la sua bellezza? “Aiuta, ma non basta. Ecco perché è importante saper dire no al momento giusto.”

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Chiara Baschetti

Lei ne ha detti tanti di “no”, nel corso della sua carriera. Per due volte, nel 2005 e nel 2009, ha rifiutato di fare la valletta al festival di Sanremo. “La prima volta ero troppo giovane, inesperta. Beh, la seconda è andata come è andata.” Nel 2009 lei disse: “Non mi svendo, nemmeno per Sanremo.” Lo rifarebbe? Se potesse tornare indietro, rifiuterebbe ancora di salire sul palco dell’Ariston? “Assolutamente sì. Sono convinta di aver fatto la scelta giusta, anche se è mi costata. Ma nel mio lavoro si cresce anche pronunciando dei ‘no’. Se sono diventata quella che sono, in questi anni, lo devo anche a quei rifiuti, nonostante in certi casi, lo ammetto, sarebbe stato molto più facile dire sì.” Modella, testimonial, adesso anche attrice. Sembra un copione già scritto. “Grazie al film di Genovesi mi si è spalancata una porta, e intendo varcarla, andare avanti. Dopo una carriera in passerella, mi piacerebbe iniziarne una seconda nel cinema. Per ora però non mollo la moda. È il mio lavoro, è la mia vita”. Della sua vita privata, sentimentale lei invece parla sempre molto poco. “Vero… E vorrei continuare a farlo!” Ma non pensa di “sistemarsi” prima o poi? Di mettere su casa, famiglia? “A mettere su casa sicuramente. È da quando ho 16 anni che conduco una vita da nomade. Passo tanti mesi all’estero, prendo in media un paio di aerei alla settimana. Il mio lavoro mi ha permesso di viaggiare moltissimo, di vedere posti meravigliosi, ma sì, prima o poi vorrei fermarmi. Ho bisogno di un po’ di stabilità.”

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Un metro e ottanta di eleganza. Misure perfette, altezza statuaria, Chiara Baschetti è nata il 28 marzo 1987. Viene notata in spiaggia poco più che adolescente e partecipa nel 2003 al concorso Elite model look, vincendolo. L’anno dopo fa il suo esordio sulle passerelle milanesi, sfilando per Armani. Nel giro di due anni diventa una delle top model italiane più richieste. È stata in copertina per diverse riviste, da L’Officiel a Glamour, da Grazia a Elle fino a Marie Claire e testimonial per le campagne di Clarins, Ralph Lauren.

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Magari a Santarcangelo? “Discorso complicato… Santarcangelo è il mio paese, il luogo del cuore, quello in cui conservo ancora la famiglia e tanti amici. Ma per il mio lavoro temo non sia possibile. Almeno non in questo momento della mia vita.” Che effetto le ha fatto, presentare il suo film nella sua città? “Stranissimo. Dopo l’anteprima, ho partecipato ad altre presentazioni della pellicola, ma quella a Santarcangelo è stata una serata speciale. Entrando nel caro vecchio Supercinema, io e Alice Parma ci siamo guardate divertite ricordando i pianti che avevamo fatto in quella sala il giorno in cui avevamo visto Titanic. Sono passati molti anni da quella domenica pomeriggio al cinema, e mi sono ritrovata a presentare il mio film davanti a ex compagni di scuola, degli scout. E con Alice, una delle mie più care amiche d’infanzia, a fare gli onori di casa nelle vesti di sindaco di Santarcangelo”. È orgogliosa della sua amica? “Molto. In Italia dicono sempre che bisogna fare largo ai giovani, anche in politica, ma poi non accade quasi mai. Alice ce l’ha fatta, e sono convinta che farà bene”. Dopo la serata al Supercinema avete ricordato i bei vecchi tempi a tavola, tra piadine farcite e Sangiovese. E tanti saluti alla dieta ferrea da modella. “Mi avete scoperto! Nell’ambiente sono famosa: mangio come una camionista. Ma faccio anche tanto sport. Si vede?” Si vede, si vede...


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Simona Galassi

SIMONA GALASSI a testa alta.

testo Gianluca Gatta - foto Riccardo Gallini

Simona Galassi – sei volte campionessa del mondo nei pesi mosca e super mosca, e tre volte campionessa europea – dimostra come sempre tenacia, determinazione e voglia di raccontarsi.

Per Simona Galassi questo è un momento particolare. A 42 anni contava di vincere il terzo titolo mondiale nei super mosca, sfumato per pochissimo, dopo aver inseguito il traguardo del quinto titolo mondiale nei mosca, svanito per questioni organizzative. Il mondo della boxe – soprattutto quella femminile – è fatto così: date che slittano, avversarie che cambiano, categorie da scalare, match persi per un soffio. E Simona è sempre stata lì, ferma nei suoi propositi, determinata più che mai a lottare per vincere, per mesi in fase di allenamento, una situazione che avrebbe potuto sfiancare chiunque, psicologicamente e fisicamente. Ma non lei, che ha vinto più titoli sportivi di qualunque altra pugile e che nel suo diario online – su www.simonagalassi.it – si diceva ormai entrata nella modalità “guerriera”, per un incontro che si è tenuto il 25 giugno, nel palazzetto di Manerba sul Garda, contro Débora Dionicius, argentina, 27 anni, soprannominata la gurisa, la ragazzina, e che l’ha vista sconfitta ai punti dopo dieci round tesi ma equilibrati. L’occasione per l’intervista è la pubblicazione del libro A modo mio scritto da Flavio Dell’Amore e Dario Torromeo, in cui si ripercorrono come in un romanzo tutte le tappe della carriera e della vita personale di Simona, raccontate in prima persona e con le voci di parenti e amici: dalla kick boxing, sua disciplina d’origine, al pugilato quando nel 2001 ottiene riconoscimento ufficiale e, con un regolamento sanitario anche per le donne, viene poi organizzato il primo campionato del mondo, fino alla soddisfazione per i titoli mondiali, passando per delusioni, amori, amicizie, vita universita-

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Simona Galassi

ria, allenatori, avversarie, ingiustizie. Dentro al libro, frutto di una serie di interviste fatte appositamente, c’è tutta la Galassi. “All’inizio credevo che la boxe non fosse adatta a me. Ma poi è stato come mettere un vestito nuovo e trovarmi a dire Ma quanto mi sta bene! Tutto mi riusciva naturale e mi piaceva.” Ma qual è il programma di allenamento prima un match? “La preparazione è lunga – mi risponde Simona - e richiede circa due mesi e mezzo. Il programma varia con l’avvicinarsi al match. C’è una preparazione più atletica, di corsa, quando si è lontani dalla data e una preparazione di resistenza utilizzando il sacco. Poi, nell’avvicinarsi della data, c’è una preparazione tecnica e tattica: le figure con il maestro oppure l’allenamento di guanti con i ragazzi in palestra. Una volta alla settimana vado anche

da un preparatore atletico, Davide Carli di Rimini, col quale faccio la preparazione funzionale.” La dieta di Simona, invece, non ha nulla di particolare: diventa solo sempre più regolare man mano che si avvicina l’incontro. “Mangio tanto, perché sono una persona che brucia molto, quindi seguo i miei cinque pasti regolari. Se mi voglio togliere uno sfizio, visto che sono golosissima, me lo concedo alla mattina. Per il resto seguire una dieta per me significa mangiare la pasta a pranzo e un secondo a cena, sempre con molte verdure di contorno.” Ma quando si è sul ring e si sferrano i pugni che cosa si prova? “Le sensazioni sono personali, ogni pugile affronta il match in modo differente. – precisa Simona – C’è sicuramente un forte componente emotiva. Prima di salire sul ring nascono tutti i timori, le preoccupazioni e le paure, non solo per l’avversario che dovrai affrontare ma anche per la cosa in sé, un’attività che è impegnativa e rischiosa. Prima di scavalcare le corde ti si mette in discussione tutto e ci vuole una grande determinazione per evitare di pensare a ciò che di negativo potrebbe accadere. Io mi affido molto alla sicurezza e alla serenità che mi può dare una preparazione meticolosa in allenamento.” E in certi momenti c’è bisogno anche di un supporto psicologico successivo agli incontri, come dopo il KO nel 2012 contro Renata Szebeledi quando si è affidata al mental coach Daniele Trevisani, che le ha dato una mano a ricostruire una base di autostima per poter affrontare il futuro e continuare a gareggiare. Un futuro che, dopo la sconfitta contro la gurisa, Simona Galassi ancora una volta è chiamata a sostenere, ma che affronterà con la tenacia che l’ha sempre contraddistinta.

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Questa è la mia storia. “A modo mio” racconta la storia, agonistica ma anche privata, di Simona Galassi, con le firme autorevoli dei giornalisti sportivi Flavio Dell’Amore e Dario Torromeo. Nel libro incontriamo una Simona a tutto tondo e senza segreti, la vediamo bambina, leggiamo dei suoi primi amori, del suo complicato rapporto con il cibo, di una passione per lo sport che non la abbandona mai. Scopriamo il mondo della provincia romagnola, fatto di sentimenti forti, aspirazioni e tenacia. Conosciamo l’ambiente del pugilato professionistico, un mondo in cui per una donna non è facile affermarsi, ma in cui Simona è riuscita a farsi valere con grinta e spirito di sacrificio. Come scrive lei stessa nell’Introduzione: “Non sono stati i titoli mondiali a farmi capire che ce l’avevo fatta. Il momento in cui ho realizzato di avere raggiunto l’obiettivo è stato quando non hanno fatto più distinzioni. Ero una pugile e basta. [...] Ho raggiunto traguardi importanti che nessuno potrà mai togliermi, ho una famiglia che mi ama e tante persone che mi vogliono bene. [...] Vi racconto passioni, peccati e conquiste. Questa è la mia storia.”


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Tiziana Primori

TIZIANA PRIMORI lo stile della cooperazione diventa FICO. testo Gianluca Gatta

C’è una donna tenace a capo della Fabbrica Italiana Contadina, il parco a tema dedicato all’agroalimentare che il prossimo anno aprirà le porte a Bologna.

Tiziana Primori, amministratore delegato di Eataly World Bologna, ha ricevuto all’EXPO di Milano il Premio Internazionale Le Tecnovisionarie come Woman CEO dell’anno, un premio destinato a donne che contribuiscono a portare innovazione sostenibile nella società. “Oltre ad aver intrapreso molti progetti nel settore dell’agroalimentare – recita la motivazione del Premio – sta contribuendo a realizzare il progetto FICO, Fabbrica Italiana Contadina, e gestirà il primo parco tematico dedicato all’eccellenza e alla ricchezza dell’agroalimentare italiano: un luogo dedicato soprattutto ai giovani, per conoscere la biodiversità e la trasformazione del cibo, dalla materia prima, fino alla tavola. Un progetto didattico, formativo, che guarda alla crescita armonica delle persone, della comunità e dell’impresa.” Abbiamo parlato con Tiziana Primori, che è anche Direttore Sviluppo Partecipate del gruppo Coop Adriatica e vice presidente di Eataly, per conoscerla meglio e per sapere qualcosa di più di FICO, che promette di essere la struttura di riferimento per la divulgazione dell’agroalimentare in Italia. “Il visitatore avrà a disposizione dei percorsi per conoscere tutta la filiera agroalimentare – ci dice Primori –. Potrà vedere come lavorano i laboratori, come si fa il formaggio, come si fa la pasta. Potrà avere una validazione puntuale di tutto il sistema della filiera secondo una prospettiva culturale e di conoscenza, a cominciare dalla terra, dai semi e dalle piante. Poi potrà partecipare a corsi legati sia al tema del cibo che del benessere.” FICO si farà entro il 2016 a Bologna, sugli 80mila mq dell’attuale CAAB (Centro Agroalimentare di

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Tiziana Primori

Bologna). Si prospetta un bacino di sei milioni di visitatori all’anno e centomila studenti, per una struttura che è progettata per ospitare, accanto a un ettaro di campi e allevamenti, 40 laboratori di trasformazione della materia prima, 7.300 mq di ristoranti, 9.800 mq di botteghe e mercati. Quali criteri avete adottato per selezionare le imprese ospitate? “Stiamo utilizzando il criterio della rappresentanza territoriale e dell’eccellenza sul territorio. Se parliamo ad esempio di Grana Padano ci rivolgeremo al Consorzio. Per quanto riguarda invece i ristoratori, abbiamo fatto un bando pubblico. Li stiamo scegliendo con Massimo Bottura.” Che, per chi non lo conoscesse, è lo chef più acclamato del momento, dal 1995 a capo dell’Osteria Francescana di Modena, classificatasi al secondo posto al World’s 50 Best Restaurants 2015. Ci saranno partner stranieri in FICO? “Abbiamo avuto fin dall’inizio interesse da parte della Cina e di altri Paesi. Abbiamo però valutato, trattandosi di un progetto sull’eccellenza italiana, di escludere, almeno all’inizio, partner stranieri.” Per lei, che ha ricevuto all’EXPO il premio Tecnovisionarie, che cosa significa innovare in modo sostenibile? “Significa rispettare le persone e l’ambiente creando posti di lavoro. E questi sono anche gli elementi su cui si basa FICO, perché rispettare le persone significa rispettare l’imprenditore e i lavoratori. In concreto, rispettare l’ambiente significa, come abbiamo fatto anche in questo caso con FICO, prendere ettari destinati all’asfalto e trasformarli in campi.” Quali sono state le linee guida che l’hanno aiutata nelle sue scelte professionali? “Innanzitutto una grande tenacia, per realizzare i sogni. Sogni mai personali. Da qui nasce l’impegno nella cooperazione. Il mio modello è Ivano Barberini, [leader storico della cooperazione, scomparso nel 2009, n.d.r.] che mi diceva sempre ‘scegli e lavora con i migliori, controllali come fossero i peggiori’, nel senso di avere un confronto giornaliero con tutti, perché dalla discussione nasce il meglio. Le persone sono una grande risorsa.” Come occupa il suo tempo libero? “Mi piace molto viaggiare, andare in bicicletta e leggere.” Qual è il libro che sta leggendo ora? “Me l’ha suggerito mia figlia, si intitola Mangia, prega, ama di Elizabeth Gilbert. È il diario di questa scrittrice che sta quattro mesi in Italia, quattro mesi in India e quattro in Indonesia. Ed è bellissimo vedere l’Italia attraverso gli occhi di un’americana.” Una curiosità: chi ha deciso il nome FICO, che oltre ad essere una sigla richiama chiaramente l’aggettivo per definire qualcosa che è alla moda, attraente? “Si è trattata di una decisione collettiva. Volevamo mettere in evidenza gli opposti, il contadino con la fabbrica. Da qui il nome Fabbrica Italiana Contadina e FICO. Poi scherzando dicevamo fico, fichissimo...”

A fianco, due rendering delle strutture che verranno create dentro a FICO. Alla pagina precedente, un ritratto di Tiziana Primori.

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Andrea Dalledonne

ANDREA DALLEDONNE un nuovo pilota in gara. testo Lucia Lombardi

Andrea Dalledonne è l’amministratore delegato della 1000 Miglia s.r.l., la società che organizza la Mille Miglia, una gara d’auto d’epoca che nell’ultima edizione, partita da Brescia, ha fatto tappa a Rimini, Roma e Parma.

Lui è l’uomo che ha riportato in pista la gara d’auto d’epoca più bella al mondo. Chiamato a risollevare gli umori dopo il commissariamento. Stiamo parlando dell’amministratore delegato di 1000 Miglia s.r.l., Andrea Dalledonne. Bolognese doc e uomo di grande fermezza e resistenza, la sua voce esprime anche grande soddisfazione per il successo ottenuto dall’edizione 2015, a detta di molti piloti una delle migliori degli ultimi tempi. Le sue esperienze professionali spaziano dal ruolo di imprenditore, con una società che si occupa di consulenza per la direzione d’impresa, alla formazione in materia di controllo di gestione e pianificazione. Intensa è stata la sua attività editoriale, con la firma di una decina di volumi a carattere scientifico-economico e la pubblicazione di svariati articoli nelle riviste di settore e sulla stampa specializzata. Tra i molteplici incarichi in numerose società, gruppi internazionali ed enti pubblici, l’ultimo in ordine di tempo è stato proprio la nomina ad amministratore delegato di 1000 Miglia s.r.l., la società che nel 2013, 2014 e 2015 ha organizzato la più importante corsa di auto d’epoca del mondo. Che valore ha nel 2015 la gara più bella del mondo? “Poter stabilire oggi quanto valga la Mille Miglia è qualcosa di estremamente complesso. Possiamo dire che si tratta di un evento, e quindi di un marchio, dal valore straordinario. A testimonianza di questo basta elencare alcuni numeri: oltre duemila persone coinvolte nell’organizzazione, quasi quattromila camere di hotel occupate nei soli giorni dell’evento, millecinquecento giornalisti accreditati, migliaia di relazioni commerciali e istituzionali che devono essere gestite per poter

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Andrea Dalledonne

portare a termine la manifestazione. Questo è il valore della Mille Miglia, l’indotto che crea e gli utili che riesce a dare all’ACI di Brescia, che ne detiene il marchio.” Qual è la nuova rotta che vuole assegnare alla kermesse? “L’idea di fondo è quella di rendere la Mille Miglia sempre più grande: per fare questo abbiamo adeguato l’evento portandolo a quattro giorni di gara rispondendo sia a chi ci chiedeva un maggior coinvolgimento di Brescia, sia a chi ci chiedeva di accorciare le tappe per una maggiore sicurezza. Il futuro vuole essere la prosecuzione di quanto già tracciato, con la ferma volontà di creare attorno al marchio Mille Miglia tante situazioni virtuose che possano a loro volta innescare utili, rapporti, creare posti di lavoro. Questo deve essere il ruolo di

I numeri del 2015.

Mille Miglia: un motore attorno cui ruotano tante idee, giovani e propositive. Mille Miglia è un’eccellenza italiana, un marchio inimitabile e su questo dobbiamo poggiare le fondamenta di quello che andremo a costruire.” Si tratta di una gara storica che ha sorprendenti radici nel passato con uno sguardo lungo sul futuro, focalizzato sulle nuove tecnologie. “La Mille Miglia non può decontestualizzarsi dal presente. Per questo siamo sempre attivi sui social network, siamo pronti a trovare sinergie con le tecnologie più avanzate, sia per quanto concerne la gestione della gara vera e propria che per quanto riguarda la mediatizzazione dell’evento. È un processo di crescita per nulla secondario in un’azienda come la nostra.” Vi state proponendo al mondo dell’università, una sfida automobilistica che diventa altro, un brand d’eccellenza utile a stimolare giovani menti. In che termini? “Officina Mille Miglia è uno dei fiori all’occhiello degli ultimi mesi di lavoro. Abbiamo stanziato una somma di denaro per consentire a giovani dotati di idee brillanti nel settore dell’automotive di aprire un’azienda: per farlo abbiamo organizzato un concorso, abbiamo parlato con tutti, abbiamo scelto chi secondo noi aveva le caratteristiche migliori, scartando a malincuore altre proposte interessanti. Per dare altro slancio a questa idea abbiamo stretto un accordo con l’Associazione Industriali Bresciani per allargare ancora gli orizzonti e le opportunità garantire da questo progetto. A concorso finito, tre giovani apriranno un’azienda grazie a Mille Miglia. Non mi pare poco.”

A determinare le classifiche sono state 84 prove cronometrate, di cui 76 tradizionali e 8 a media imposta; a vincere, come due anni or sono, sono stati gli argentini Juan Tonconogy e Guillermo Berisso, su Bugatti T 40 del 1927: “Siamo increduli - hanno affermato sul palcoscenico del Teatro Grande, dove si sono tenute le premiazioni -. Non avremmo mai sperato in una seconda affermazione in Italia, nella più importante manifestazione per auto d’epoca del mondo”. Il duo sudamericano ha battuto per pochi punti l’affermata coppia italiana composta da Andrea Vesco e Andrea Guerini, su FIAT 514 MM del 1930. Al terzo posto si sono classificati Ezio Martino Salviato e Caterina Moglia, su Bugatti T 40 del 1928. Le 438 auto al via - dal valore storico e sportivo incommensurabile, dal punto di vista economico difficilmente quantificabile - appartenevano a 61 diverse marche: la parte del leone è toccata a Mercedes-Benz e Alfa Romeo con 38 automobili; seguono Jaguar con 36, FIAT con 34, Lancia con 30 e Porsche con 22 vetture. La gara, partita da Brescia, si è svolta in quattro tappe: la prima con arrivo a Rimini, la seconda fino a Roma, poi dalla capitale la corsa è arrivata a Parma e quindi, il giorno seguente, ha fatto ritorno a Brescia passando per l’Autodromo di Monza.

Ph. Flavio Ricci

Andrea Dalledonne / 61


Romagna in EXPO

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Romagna in EXPO

ROMAGNA IN EXPO da Milano alla via Emilia. testo Alessandra Leardini

L’Emilia-Romagna è presente all’EXPO con i sapori e le bellezze del territorio, ma soprattutto con un progetto che, nei prossimi anni, punta a integrare, nel nome del turismo, cibo, benessere, musica e motori.

Chi prende per la gola, chi mostra i muscoli, chi studia pacchetti turistici ad hoc per attirare lungo la via Emilia una buona parte di quei 20 milioni di visitatori (6 milioni dall’estero) che, secondo le stime, la grande macchina di EXPO 2015 Nutrire il pianeta, energia per la vita conterà fino al 31 ottobre. L’Emilia-Romagna con le sue eccellenze imprenditoriali, enogastronomiche, agricole e culturali, non vuole farsi sfuggire l’occasione offerta dall’Esposizione Universale e sale sul treno per Milano con due obiettivi: da un lato, promuovere i suoi punti di forza, un’agricoltura di qualità, prodotti ambasciatori di quel Made in Italy che tutto il mondo ci invidia; dall’altro, portare da Piacenza a Rimini visitatori e operatori professionali, per la gioia dell’industria turistica ma anche delle imprese manifatturiere intenzionate ad

Ph. Riccardo Gallini

allacciare rapporti internazionali. Si chiama Valori e idee per nutrire la terra il tema che dal 1° maggio – giorno d’apertura di EXPO – la Regione emiliano-romagnola ha portato all’evento milanese. A Milano è presente con un ufficio di rappresentanza e un’area espositiva propria all’interno della Mostra delle Regioni di Palazzo Italia. In più vivrà la sua Settimana da protagonista dal 18 al 24 settembre. “Vogliamo che EXPO non sia una semplice vetrina delle nostre eccellenze, ma un’occasione di internazionalizzazione e di promozione del nostro territorio – afferma l’assessore regionale all’Agricoltura Simona Caselli –. Nell’esposizione allestita nella Mostra delle Regioni, ad esempio, raccontiamo l’eccellenza dell’agricoltura regionale attraverso casi esemplari di aziende agricole che hanno saputo mettere in pratica modalità virtuose sul fronte della qualità dei prodotti, della sostenibilità ambientale e della capacità imprenditoriale.” Per EXPO è stato anche studiato un progetto, il World Food Research and Innovation Forum, con cui l’Emilia-Romagna punta a conquistare la palma di capitale mondiale del cibo. “Ci candidiamo a diventare, insieme alla rete dei nostri Centri di ricerca, Università, Fiere e mondo produttivo, un punto di riferimento sui temi della sicurezza e dell’innovazione in campo alimentare – aggiunge l’assessore –. Un impegno destinato ad andare oltre il periodo di EXPO.” Se il meglio dell’alimentazione Made in Italy fa tappa a EXPO, un altro fiore all’occhiello della produzione agroalimentare regionale sale sul treno per Milano. Amadori sarà presente ad EXPO con alcuni partner: l’associazione di categoria Unaitalia (Padiglione Cibus Italia – Federalimen-

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Romagna in EXPO

tare), Coop, con alcuni prodotti Amadori all’interno del Supermercato del futuro, McDonald’s, presso il ristorante e con il progetto Fattore Futuro rivolto a giovani allevatori, e CIR Food, con la fornitura di prodotti Amadori per i propri punti di ristoro dentro EXPO. Come spiega Francesca Amadori, responsabile Corporate Communication dell’azienda cesenate, “queste collaborazioni garantiranno, oltre alla vendita di prodotto, anche una certa visibilità della marca Amadori durante i 6 mesi di EXPO.” Inoltre, Amadori ha collaborato al progetto Carni Sostenibili, che nel 2014 ha portato alla pubblicazione del rapporto La sostenibilità delle carni in Italia, inserito nel percorso di preparazione della Carta di Milano, documento ufficiale di EXPO 2015. Il documento, promosso da Assica, Assocarni e Unaitalia, le tre principali associazioni di categoria che riuniscono i produttori delle filiere di carne italiana bovina, suina e avicola, fornisce una chiara sintesi circa la sostenibilità delle carni, dal punto di vista nutrizionale, ambientale, economico e sociale. “Il messaggio principale – continua Francesca Amadori – è che mangiare carne in giusta quantità non comporta un aumento significativo dell’impatto ambientale: se si segue la dieta mediterranea, che prevede circa 500 gr di carne alla settimana (una quantità già simile al consumo reale degli italiani, circa 85 gr al giorno), l’impatto ambientale della carne è simile a quello di frutta e verdura.” Il rapporto sottolinea anche il contributo fondamentale del consumo di carne per la tutela della salute e affronta il tema dello spreco alimentare legato al settore. Dallo studio emerge che “la filiera della carne è una delle più virtuose dell’agroalimentare italiano. Un settore che genera un valore

economico di circa 30 miliardi di euro all’anno, per un totale di circa 180.000 addetti sul territorio nazionale (di cui 55.000 per le carni avicole).” Grande spazio a EXPO anche per gli ambasciatori della migliore cucina emiliano-romagnola. A Padiglione Italia, al ristorante Eataly allestito per tutti i sei mesi di EXPO (16mila mq di specialità dell’intero BelPaese, 2.000 coperti stimati al giorno) ogni Regione, a turno, dà spazio per un mese intero ad un suo ristorante. I magnifici sei emiliano-romagnoli scelti direttamente da Oscar Farinetti, patron di Eataly, sono: Osteria In Scandiano (RE), Trattoria da Amerigo (BO), Osteria La Campanara (Pianetto di Galeata, FC), Le Ghiaine (Milano Marittima, RA) e ben due per la provincia di Rimini, Quartopiano Suite Restaurant, di Rimini, e La Sangiovesa, di Santarcangelo. “Per noi è un’opportunità enorme, oltre ad un motivo di orgoglio e onore” commenta il titolare di Quartopiano Andrea Tani. Il suo chef Silver Succi cucina con il suo staff per il pubblico di EXPO per tutto il mese di agosto. “Sarà una ristorazione molto diversa dalla nostra perché non prevede servizio al tavolo: dovremo pensare a piatti più pratici ma sempre di alta qualità nella preparazione e nella scelta delle materie prime. Protagonisti, molto probabilmente, saranno pesce, vongole e mora romagnola”. Per tutti i mesi di EXPO un’altra scommessa è quella di portare le 150 delegazioni estere presenti a Milano, direttamente lungo la via Emilia che, con i suoi oltre duemila anni di storia, gioca un ruolo da protagonista. Via Emilia: il turismo dell’esperienza è il nome del progetto realizzato dalla Regione con APT Servizi, Unioncamere regionale e ben 14 diversi club di prodotto.

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Da sinistra, l’assessore regionale all’Agricoltura Simona Caselli, Francesca Amadori, responsabile Corporate Communication di Amadori, e Andrea Tani, titolare del ristorante Quartopiano di Rimini che ha “prestato” il suo chef Silver Succi al ristorante Eataly di EXPO. In apertura, gli chef emiliano-romagnoli scelti per rappresentare l’eccellenza della regione nel ristorante Eataly di EXPO.


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Romagna in EXPO

Studiati circa 80 pacchetti turistici ed enogastronomici in chiave EXPO, suddivisi in distinte aree tematiche: Wellness Valley - Romagna Benessere sui temi del benessere e della qualità della vita; Motor Valley Experience per promuovere la grande tradizione motoristica dell’Emilia-Romagna; Food Valley per il turismo enogastronomico; Musica Ravenna Festival con pacchetti turistici dedicati a Giuseppe Verdi. La Wellness Valley, nata da un’idea del presidente di Wellness Foundation e patron di Technogym Nerio Alessandri, punta a fare della Romagna il primo distretto internazionale sul benessere e la qualità della vita, in sinergia con alcuni dei più virtuosi e dinamici operatori turistici romagnoli. Non è casuale che il progetto rappresenti una delle priorità delle azioni del 2015 da parte della promozione turistica regionale: la domanda mondiale di benessere – secondo le stime 2014 del Global Spa & Wellness Summit – è destinata a crescere in tutto il mondo di quasi 10 punti percentuale all’anno nel prossimo quinquennio, soprattutto nei mercati del Nord America e dell’Europa. La stessa Confindustria regionale ha accolto la sfida riunendo in nome del wellness le aziende che meglio rappresentano, da Piacenza a Rimini, i settori alimentare, salute, turismo, terme, fitness, casa e fashion: hanno invitato i loro top client stranieri arrivati per l’EXPO, preferibilmente da Usa, Brasile e Russia, a una settimana tutta dedicata al benessere. Eventi e business meeting si terranno in diversi punti della Romagna per far conoscere a questi visitatori le eccellenze imprenditoriali, turistiche e culturali regionali.

In mensa con Slow Food. È stato presentato allo Slow Food Theatre nel padiglione Slow Food a Expo Milano il progetto “Oltreterra” promosso dalle Condotte Slow Food di Forlì, del Casentino, del Mugello e versante Fiorentino, su spinta del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Risalto particolare è stato dato all’attività “Pensa che mensa... nel Parco” che intende portare nelle mense scolastiche l’eccellenza agricola del territorio, coinvolgendo undici Comuni e fornendo oltre duecentomila pasti annui nelle scuole del Parco. Il progetto ha l’intento di migliorare l’alimentazione nelle scuole e di garantire l’accesso al mercato per le aziende agricole del territorio, proponendosi come volano per una nuova economia e come strumento per una corretta educazione alimentare delle nuove generazioni.

Il Padiglione Italia di Expo 2015.

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IL PIACERE DI GIOC ARE CON ST ILE Seg uic i su

R E P U B B L IC A DI S A N M A R I N O “IL GIOCO E’ RISERVATO AI MAGGIORENNI”

“IL GIOCO PUO’ CAUSARE DIPENDENZA”

“ V E R I F I C A L E P R O B A B I L I T A ’ D I V I N C I T A ’ S U L S I T O W W W. G I O C H I D E L T I T A N O. S M ”


Riscoprire Modena

Il territorio modenese si prepara ad accogliere i turisti grazie a iniziative come Discover Ferrari & Pavarotti Land, che s’inserisce idealmente in un progetto di valorizzazione turistica dell’intera via Emilia.

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Riscoprire Modena

RISCOPRIRE MODENA la terra di Ferrari, Pavarotti e della buona tavola. testo Francesco Zardon

Il territorio modenese si prepara ad accogliere i turisti grazie a iniziative come Discover Ferrari & Pavarotti Land, che s’inserisce idealmente in un progetto di valorizzazione turistica dell’intera via Emilia.

Modena e il suo territorio rappresentano una tipica realtà italiana posizionata al di fuori dei principali circuiti turistici rinomati a livello internazionale, ma in corso di riscoperta e di valorizzazione grazie alle sue innumerevoli attrattive. Il lettore che consideri una panoramica anche non esauriente i richiami del territorio modenese ne coglie da un lato l’estrema varietà e ricchezza e dell’altra una caratteristica che ne rende difficile la fruizione in una prospettiva turistica: l’estrema diffusione geografica, tipica dell’”Italia minore” che in questi ultimi anni molte comunità del nostro Paese cercano sempre più di valorizzare, per far conoscere ai visitatori quell’infinito ventaglio di peculiarità che da sempre costituisce l’anima affascinante e irripetibile della Penisola. Un’importante iniziativa che intende rendere fruibili le ricchezze del territorio modenese è rappresentato da Discover Ferrari & Pavarotti Land, un programma per il turismo e il divertimento. Si tratta di un servizio per scoprire le eccellenze locali mediante l’acquisto del Passaporto Discover Ferrari & Pavarotti Land. Il visitatore ha a disposizione per l’intera giornata navette che lo accompagnano lungo un percorso di tappe che può scegliere se visitare. Per ciascun luogo scelto per la visita, la sosta sarà di un’ora, il tempo del passaggio della navetta successiva con la quale proseguire il percorso. Il passaporto, valido tutti i giorni fino al 31 ottobre, è in formato carta di credito e dà diritto all’uso delle navette e all’accesso a tutte le strutture del percorso. Viene attivato al momento del primo utilizzo della navetta o in occasione della prima visita ad una tappa, con validità di 48 ore. Le navette partono tutte le mattine dalle stazioni alta velocità di Bologna e Medio Padana di Reggio Emilia, dalla stazione di Modena e dal parcheggio Novi Park di Modena; chi è munito di passaporto può prenderle in qualsiasi punto di tappa. Modena è una città di origine etrusca, e successivamente romana e longobarda, situata al centro di un territorio che comprende fertili terre sia di pianura sia di montagna. Si è arricchita nei secoli di capolavori di architettura e di arte, alcuni dei quali sono stati riconosciuti dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità. La città offre ai visitatori la bellissima cattedrale romanica con l’adiacente campanile Ghirlandina, Piazza Grande, il Palazzo Comunale, i musei del Duomo. Il grandioso Palazzo Ducale, oggi sede dell’Accademia Militare, insieme a numerosi palazzi nobiliari, alle chiese barocche e alla Galleria Estense testimoniano il passato della città come capitale del Ducato.

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Riscoprire Modena

Nella prima campagna fuori Modena la Casa Museo Luciano Pavarotti ricorda un’altra grande tradizione di questa terra, da sempre dedita al bel canto e alla musica lirica. In occasione di EXPO 2015, la Fondazione Luciano Pavarotti apre le porte di casa Pavarotti agli appassionati di musica e ai turisti. La casa è stata infatti trasformata in Casa Museo grazie all’allestimento di un percorso che permetterà di conoscere l’uomo e l’artista, anche grazie ad una app sia per iPhone che per sistemi Android, che ha una funzione di audioguida. La residenza di Pavarotti è stata progettata seguendo le indicazioni e i disegni che il Maestro forniva agli architetti e ai tecnici che ne hanno seguito la costruzione. Molti manufatti sono stati realizzati da fabbri, falegnami, intagliatori, decoratori provenienti da tutta Italia che hanno creato prodotti unici. Ancora oggi la casa del Maestro riflette in ogni dettaglio la personalità di colui che l’ha pensata. La ricca storia della città di Modena ha acquisito nuovo impulso nel secolo scorso attraverso la costituzione di un fittissimo tessuto di imprese, ben rappresentate dalla straordinaria tradizione motoristica della Maserati e della Ferrari, la cui sede produttiva è situata a Maranello, a sud del capoluogo, dove è visitabile il Museo Ferrari. Il Museo, oltre ad illustrare la storia dell’azienda, offre ai visitatori l’emozione della guida in simulatori di F1, la possibilità di misurarsi in un vero cambio gomme e di effettuare un tour guidato all’interno della Pista di Fiorano e in fabbrica. La felice convivenza di presente e di passato tipica dell’Emilia è ben testimoniata dall’articolato castello di Maranello, costruito

poco dopo l’anno Mille, che sorge sulle prime colline che sovrastano il paese, delimitato dalle suggestive mura di difesa con bastioni terrazzati e torri in sasso. Un altro centro di grande interesse storico è il paese di Nonantola, a circa 10 km a nord-est di Modena. Questo comune di non grandi dimensioni risulta una meta interessante anche per un’altra presenza storica: l’antichissimo ente della Partecipanza Agraria, fondato nel 1058, che tutt’ora gestisce i terreni agricoli dei Partecipanti con una particolare forma di organizzazione collettiva. In un complesso edilizio ricavato nelle antiche mura sono collocate la “Residenza Vecchia” e la “Residenza Nuova”, in cui sono presenti l’Archivio Storico, una mostra permanente sulla storia di questo ente millenario e l’Acetaia della Partecipanza. Questo territorio vede la presenza di numerose aziende attive nella produzione del rinomato Aceto Balsamico Tradizionale di Modena D.O.P, che introduce ad un altro aspetto interessante. Terra di storia e di arte, di motori e di bel canto, il modenese è celebre anche per la sua straordinaria tradizione culinaria e agroalimentare, sinonimo di buona cucina emiliana, di prodotti tipici e di ospitalità. Oltre all’aceto balsamico, sono originari di queste contrade il Parmigiano Reggiano, il vino Lambrusco, le ciliegie di Vignola, i tortellini – la cui invenzione è contesa con la vicina Bologna – e i celeberrimi salumi, così apprezzati da essersi meritati la fondazione di un’esposizione dedicata, il Museo della Salumeria Villani a Castelnuovo Rangone, creato da un’antica azienda familiare che produce e vende salumi di altissima qualità.

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Sopra, l’ingresso della Casa Museo Luciano Pavarotti; a fianco, un’azienda produttrice di Lambrusco nella campagna modenese. In apertura, il Museo Enzo Ferrari di Modena.


Riscoprire Modena

In viaggio sulla via Emilia tra cibo, motori e benessere. La via Emilia ha ormai acquisito lo statuto di nuovo brand del turismo dell’Emilia-Romagna. Presentato in occasione dell’EXPO di Milano per rilanciare le eccellenze regionali nei mercati turistici internazionali, il Progetto “Via Emilia-Experience The Italian Lifestyle” unisce il passato con il presente, la tradizione con l’innovazione, lungo un percorso definito da quest’antica strada romana. Il progetto si sviluppa su un’ottantina di pacchetti turistici lungo tre filoni orientati al turismo d’esperienza: Food Valley, Motor Valley, Wellness Valley, caratterizzati da qualità e unicità. Le proposte di vacanza spaziano dalle Città d’Arte alle Terme, dall’Appennino alla Costa, dalla Riviera ai Parchi, al cicloturismo e al golf. L’attrattività di queste terre è un fatto sempre più consolidato, come ha testimoniato il riconoscimento del quotidiano inglese “The Sun”, nel suo inserto domenicale, che ha collocato la via Emilia tra le più belle venti strade del mondo per viaggi d’esperienza.

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SCENOGRAFIE DI STILI. Con Special Dome un’esclusiva una panoramica sulle architetture d’eccezione e sul mondo del design. Si parte con una splendida villa nella campagna faentina, ottenuta ristrutturando un complesso agricolo composto da casa colonica, fienile, stalla, riorganizzando i volumi e gli spazi nel rispetto della tradizione ma con una grande attenzione alla contemporaneità. Sempre nella Bassa Romagna si trova un altro casale ristrutturato con gusto e originalità, uno scrigno di tesori di design e antiquariato immerso in un suggestivo parco. Infine nel verde del Montefeltro visitiamo un antico mulino riadattato a luogo di accoglienza e relax con eleganza e confort da una proprietà che ama il bello e la natura. Un tuffo nella storia del design è poi quello che ci propone il Museo dell’Arredo Contemporaneo, fortemente voluto da Raffaello Biagetti e che accoglie una collezione di pezzi unici.

FAENZA: La villa dai due volti,

BASSA ROMAGNA: L’intreccio perfetto,

MONTEFELTRO: Locanda San Leone,

MUSEO DELL’ARREDO: La casa del design.


Accenti

FENDI CASA allo Yacht Club di Monaco.

Mostra “Industria oggi”. Bologna - Al MAST di Bologna fino al 6 settembre una mostra indaga sull’immagine dell’industria contemporanea attraverso gli scatti di 24 fotografi internazionali. Curata da Urs Stahe, si tratta di un racconto che parte dagli anni Settanta del Novecento fino ad arrivare all’oggi, con la rivoluzione “high-tech” in corso che ha portato a sostanziali mutamenti nella vita e nel lavoro e ci ha condotti nel pieno della cosiddetta società postindustriale. L’industria viene raccontata dall’interno delle fabbriche, da riprese aeree, ma anche attraverso ritratti di grandi manager. Tra i fotografi ricordiamo Olivo Barbieri, Ariel Caine, Carlo Valsecchi, Thomas Struth, Vincent Fournier, Brian Griffin, Sebastião Salgado, Jim Goldberg. Una mostra da non perdere, completamente gratuita, nelle sede più “europea” di Bologna. www.mast.org

Monaco - Fendi Casa arreda in collaborazione con il francese Jacques Grange, uno dei più talentuosi interior designer internazionali, gli ambienti di maggior prestigio del nuovo Yacht Club di Monaco. Lo stile di Jacques Grange, tra i cui clienti spiccano alcuni dei trend setter più influenti, come Yves St. Laurent e la Principessa Carolina di Monaco, definisce un nuovo yachting lifestyle in cui mobili e complementi dialogano con gli spazi circostanti con naturalezza e disinvoltura. Nel decorare la lounge, le aree private e la guest room vengono scelti modelli della collezione Fendi Casa Contemporary,

dove i tratti iconici e contemporanei del design si fondono al gusto romantico e poetico dell’arredatore francese. Fendi Casa rinnova e consolida la collaborazione con il designer francese Jacques Grange, già protagonista del magnifico progetto legato a Palazzo Orsi Mangelli a Forlì – sede direzionale di Luxury Living Group, licenziatario esclusivo Fendi Casa. “Sono orgoglioso di aver partecipato alla realizzazione del nuovo Yacht Club di Monaco, location di prestigio che interpreta fedelmente i valori e gli stilemi Fendi Casa”, commenta Alberto Vignatelli, Presidente di Luxury Living Group.

OLTREMATERIA vince il MUUUZ AWARDS. San Giovanni in Marignano Vedi alla voce rivestimenti e materiali innovativi e troverai Oltremateria, azienda di San Giovanni in Marignano (RN), distintasi ancora una volta, a livello internazionale, per l’alto valore performante dei suoi brevetti. Questa volta il meritevole riconoscimento è giunto dal Muuuz International Awards 2015, premio assegnato ai prodotti più innovativi lanciati dopo il primo gennaio 2013. A contendersi il premio francese sono state 112 aziende, selezionate

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per l’occasione all’interno delle categorie di riferimento: rivestimenti e materiali, mobili, illuminazione, cucina e bagno, infine outdoor. Il palmares dell’edizione 2015 nella categoria “rivestimenti e materiali” è andato meritatamente a Oltremateria, che ha primeggiato con la sua linea di prodotti “LE TERRE”. La cerimonia di premiazione si è tenuta presso il Grand Hotel Intercontinental a Paris Opera, davanti a un parterre multiculturale d’avanguardia. (L.L.)


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LA VILLA DAI DUE VOLTI la modernità sposa il passato. testo Lucia Lombardi - foto Pietro Savorelli

Un’antica casa colonica e il parco che l’abbraccia rivivono grazie all’intervento delicato di una progettazione attenta alla conservazione.

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Nome Cognome

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La villa dai due volti

“L’Architettura è il gioco sapiente, rigoroso e magnifico, dei volumi assemblati nella luce”, affermava Le Corbusier, e come dargli torto, soprattutto se ci si trova davanti alla Villa di Celle – realizzata dallo Studio Bartoletti Cicognani Architettura e Design di Faenza – in cui l’assioma esposto dal grande architetto si concretizza immediatamente davanti ai nostri occhi: una villa di campagna pensata per una giovane famiglia di quattro componenti, realizzata là dove c’era un’antica aia campestre, tipica dell’entroterra romagnolo, costituita da più strutture, come la casa colonica, il fienile, la stalla, che nella massiccia ristrutturazione sono state tra loro armonicamente riorganizzate creando un dialogo continuo e centripeto tra gli edifici e le loro funzioni rispetto all’oggi. “Il nostro intervento si pone come obiettivo quello di mantenere l’aspetto degli edifici il più simile possibile all’originale – raccontano dallo studio –, ma inserendo tecnologie e sistemi costruttivi contemporanei. Un esempio fra tutti è come abbiamo risolto il tetto ventilato, mantenendolo leggero e povero con l’aspetto di un tetto tradizionale, semplicemente invertendo gli elementi, facendo uscire i travetti della ventilazione come fossero gli elementi strutturali che invece rimangono più bassi internamente, l’aria di ventilazione filtra attraverso fori posti fra un travetto e l’altro.” Un progetto totale che ha investito 1000 mq dislocati su più piani e più edifici per tre ettari di giardino valorizzando l’esistente, pur donandogli una veste moderna, e creando una sorta di doppio volto all’edificio, un Giano architettonico, uno dal volto antico, più austero, protettivo, filologicamente recuperato, l’altro arioso, moderno, luminoso, che funge da raccordo tra l’esterno e l’interno dell’edificio, giocando con la luce e le stagioni, con la mutevolezza del paesaggio circostante. Questa attenzione porta alla mente ciò che dichiarava Frank Lloyd Wright, quando parlava di Architettura Organica: “Io intendo un’architettura che si sviluppi dall’interno all’esterno, in armonia con le condizioni del suo essere, distinta da un’architettura che venga applicata dall’esterno”. Bartoletti e Cicognani pare abbiano assimilato molto bene la lezione del grande americano, restituendoci un progetto di grande personalità che ha saputo tener conto di questi aspetti, e fare del recupero in chiave contemporanea la propria cifra. Linee asciutte, precise ed eleganti: “Intervenire su un edificio come questo, significa per noi progettare con semplicità e senso dell’equilibrio, sottrarre

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La villa dai due volti

anziché aggiungere, ripulire dagli eccessi sedimentati nel tempo, integrando tutto delicatamente attraverso una progettazione contemporanea ma rispettosa dei fondamenti storico tipologici,” dichiara l’architetto Luigi Cicognani. L’antica casa colonica, presente nelle mappe antecedenti al 1938, aveva un vincolo tipologico e l’obbligo di mantenere intatti tutti gli elementi che caratterizzavano l’edificio originale, imbotti delle finestre di dimensioni ridotte, soprattutto a nord, telai stretti e molto vetro per fare entrare più luce naturale possibile, colonne in mattoni con cornici e basamenti poveri, pochi e semplici camini, nessuna antenna TV, nessun decoro, intonaci a calce e colori tenui. Al suo interno la tipologia distributiva degli spazi è stata completamente stravolta, sviluppando su due livelli gli Sopra e a fianco, due inquadrature della zona giorno. In apertura, una visione notturna della piscina con l’imponente frangisole.

ambienti e collegandoli da una serie di affacci e aperture in continuo dialogo. La zona più intima e privata, quella che riguarda le stanze da letto della famiglia, è collocata nella zona più antica dell’edificio, ricostruita in cemento armato, come fosse una casa-fortezza con le sue piccole finestre, gli spazi raccolti e avvolgenti. A cui è stata donata sapientemente una luce soffusa. Un grande studio con affaccio sulla grande sala, con divani incassati, aperta sul giardino, è dotato di elementi illuminanti verticali disegnati dai progettisti stessi, insieme all’ampia libreria-arredo realizzata su misura. La scala che raccorda le stanze e lo studio verso il primo piano è semplice e geometrica, ma con ingegnosi colpi di scena che creano un raffinato gioco, come se si muovesse su se stessa nell’effetto ottico di rotazione sul ballatoio. Un intreccio continuo tra linee e materiali differenti restituisce forme astratte e divertissement tra gli elementi stessi donando movimento ai prospetti. Un collegamento aereo, una sorta di tunnel con brise-soleil che abbraccia ampie vetrate trasparenti, congiunge lo spazio giorno al fienile, struttura recuperata senza snaturarne la tipologia originaria, mantenendo aperto il volume grazie ad un ampliamento del soppalco. Lo spazio è pensato per la convivialità, lo svago e il relax: oltre a una zona da ricevimento con tavolone, c’è un bilocale pensato per gli ospiti, e una zona benessere di 60 mq altamente tecnologica. Nella struttura abitativa principale i materiali utilizzati strizzano l’occhio al passato grazie a lavorazioni antiche attualizzate. Il pavimento è in seminato veneziano laddove non è utilizzato il rovere spazzolato a listoni. Gli intonaci in calce schiacciato e strappato. Il puntino di sabbia,

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La villa dai due volti

che normalmente ne caratterizza l’effetto, entra dentro al fine di ottenere pareti più morbide e vellutate sotto l’effetto della luce radente. Negli arredi, a seconda della situazione, si è optato per una perfetta fusione tra l’elemento disegnato ad hoc e realizzato artigianalmente come unicum secondo antica tradizione e il pezzo di design industriale, restituendo al dialogo generale tra le parti una perfetta armonia. La struttura frangisole esterna, che si dilunga come propaggine dell’edificio, sembra essere partorita dalla struttura stessa, una costola moderna che crea una quinta, una scenografia effimera in legno grigio, senza trattamento per i profili dello stesso, e metallo, da cui a sua volta si diparte una fila di cipressi, per creare linearità e continuità tra gli elementi, dando vita ad armonie di luce sul giardino e delimitando la piscina color sabbia, stretta e lunga, di tre corsie da quattro metri per venticinque, fortemente voluta dai padroni di casa, perfetti nuotatori. Gli arredi esterni hanno un approccio minimal dallo stile country chic. Grande rispetto per il verde preesistente e quello inserito successivamente, come i due tigli piantati simbolicamente all’ingresso della villa. Il cancello d’ingresso sembra un muretto, realizzato a 2,50 metri dal ciglio della strada per dare respiro e protezione, la siepe è stata fatta crescere separatamente a un metro di distanza dalla stessa per creare una chiusura visiva e lasciare libera la cancellata. Grande sensibilità al tema per una sinfonia ottenuta dall’attenzione al suono di ogni elemento, “progettando per sottrazione, aggiungendo quello che serve, senza essere sfacciati e invasivi.”

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L’INTRECCIO PERFETTO lusso e design in campagna. testo Annalisa Balzoni - foto Valentina Donatini

In un’antica dimora nelle campagne della Bassa Romagna convivono gusto e sensibilità contrastanti con originalità e voglia di stupire.

Nel nostro viaggio alla ricerca delle dimore più prestigiose, siamo ospiti di un casale rustico, originariamente dipendenza del castello locale, situato nelle campagne della bassa Romagna. Le prime pietre vengono posate nel 1420 poi, attraverso diversi accorpamenti, si è arrivati alla composizione attuale verso la fine del ’600. Dal 1600 al 1960 è stata sede di un opificio che produceva armi, appartenente ad una delle famiglie più importanti di armaioli. Dal 1992 diviene residenza degli attuali proprietari, che iniziano il recupero durato anni: viene creato lo splendido giardino che originariamente non esisteva, perché occupato da vigneti, e nella progettazione esterna vengono mantenuti i bossi, i pini e le magnolie. Il tutto viene curato dall’Arch. Maluccelli, mentre gli interni sono frutto della creatività dell’Architetto Gianluca Zoffoli. Vengono utilizzati materiali da recupero per i percorsi pedonali esterni, costituiti da pietre miliari trovate in loco, accatastate all’interno della casa. Sorveglia l’ingresso una scultura di Antonio Giancaterino, scultore veneziano, opera unica, in terracotta e legno, dal titolo Il mercenario, eletta a sentinella della dimora. Originariamente la casa era abitata nella parte bassa, mentre nella parte alta, come nelle Barchesse Venete, si trovavano i fienili. Questi ultimi sono stati recuperati e le arcate sono state chiuse con vetrate, per consentire ai proprietari la coltivazione e conservazione delle piante di agrumi nella stagione invernale, offrendo uno sbocco romantico sul giardino sia in estate sia in autunno. Nel giardino, curato nei minimi dettagli, spicca un ulivo intrecciato alle radici ad una pianta di fico; queste piante diventano quasi il leitmotiv di un sentimento profondo di unione tra natura e uomo, tutto si fonde, la terra nutre la natura, così come il sentimento dell’uomo nutre l’ambiente che vive, rendendo il sentimento e l’anima tangibile. La bellezza dei salici piangenti, il pergolato di viti, le tante specie di arbusti interagiscono tra di loro, e danno allo spettatore la sensazione di una forma di comunicazione intima, trasmettendo pace e riempiendo lo sguardo. Passando all’interno, troviamo il recente restauro e recupero di due zone living al piano terra. Nella prima stanza troviamo decori classici e arredi antichi, come colonne e fonti in marmo; qui spicca centrale un pozzo del ’300 con sovrastante lastra in cristallo, dominata dall’alto da uno splendido lampadario Rezzonico di Murano, il cui nome deriva dal primo lampadario realizzato,

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L’intreccio perfetto

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L’intreccio perfetto

ideato e disegnato nel ‘700 per conto di una nobile famiglia veneziana – i Rezzonico appunto – ed apposto nel loro palazzo sul Canal Grande, ora museo del settecento veneziano, con il nome di Ca’ Rezzonico. Questo tipo di lampadario, realizzato completamente a mano, richiede una lavorazione particolare, eseguita da maestri vetrai, poiché i bracci sono formati da tanti piccoli pezzi di vetro. Il lampadario si completa con fiori in pasta colorata che ornano il telaio e i cimieri della montatura. I lampadari vengono realizzati in varie misure, forme e abbinamento di colori, prevalentemente su progetto personalizzato. Ogni lampadario, anche il più piccolo, può essere composto da almeno 500 pezzi di vetro, soffiati uno per uno: per realizzare un Rezzonico a volte ci vogliono mesi. Il lampadario ha braccia e struttura metallica, su cui sono infilati, pezzo per pezzo, i vetri che andranno a comporre il lampadario, questi elementi vengono detti bossole e sono solitamente realizzati in vetro a rigadin, ossia con striature longitudinali o spiroidali; nella parte più bassa di ogni braccio vengono inseriti elementi più importanti, detti conocopia, dai quali parte, appeso ad un piccolo occhiello vitreo, un pendente. Portoni originali restaurati, vetrine in cristallo che accolgono oggetti in vetro di Murano della collezione privata dei proprietari, l’altro ambiente adiacente, sempre al piano terra, è impreziosito da un camino francese di fine ’800. È la stanza dei viaggi, rifugio privato, ove spicca la bellissima seduta di Giorgetti di fine anni ’80–primi ’90, tanti oggetti di tanti stili miscelati, che creano un connubio particolare, uno stile eclettico che si sposa con l’anima del suo creatore. La stanza dei

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Sotto, il living con decori classici e arredi antichi. In apertura, la “stanza dei viaggi” caratterizzata dall’arredamento eclettico. A fianco, la scultura di Antonio Giancaterino che fa la guardia alla casa; sotto, uno scorcio del giardino.


L’intreccio perfetto

“viaggi mentali”, ricca di mappamondi, carte geografiche, bauli, consente di intraprendere cammini con la mente, uno spazio che dà la possibilità di perderti; qui lo sposalizio tra arte moderna e classica è caratterizzato da gusto e cultura. La distribuzione degli ambienti sia al piano terra sia al piano superiore, dedicati al relax e alla meditazione, sembra portare il visitatore a pensare che, nella corsa della vita, è necessario fermarsi ogni tanto e riflettere, comunicare, confrontarsi, e a volte tale invito può arrivare anche da un pezzo di design, come la Vis à Vis firmata Salvador Dalì, che spicca in una sala del piano superiore, posizionata di fronte a tre lastre di marmo, disposte in maniera sequenziale che sembrano rappresentare le onde del mare. Una passeggiata nel tempo, nella vita, nei ricordi e nel futuro. I colori seguono questo viaggio, nessuna parete è bianca ogni ambiente è caratterizzato da colori che sembrano quasi accompagnare i pensieri. Prima della sala da pranzo troviamo un altro vano relax elegante e avvolgente. La luce si diffonde nella bellissima sala da pranzo sulla quale si affaccia un ballatoio, la luce naturale penetra dalle aperture sulle pareti portanti, mentre quella artificiale nasce da uno splendido lampadario a sospensione che scende dal volume che sovrasta la stanza, “cadendo” sul bellissimo tavolo ovale Knoll. Colore, natura, ricordi, passato e futuro, gusto e eleganza contraddistinguono questa dimora, che dona e sprigiona semplicemente amore in un intreccio perfetto.

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Nome Cognome

LOCANDA SAN LEONE a spasso nella fantasia. testo Serena Macrelli - foto Riccardo Gallini

Immerso nel verde del Montefeltro, un antico mulino medioevale accoglie gli ospiti in un ambiente da fiaba.

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Locanda San Leone

Pareti in pietra di fiume. Il calore del tempo. Il fresco di una natura rigogliosa. L’atmosfera della Locanda San Leone trasporta nel Medioevo intimo, accogliente delle terre del Montefeltro. Un Medioevo vitale e silenzioso, corposo e affascinante arricchito da camei rinascimentali, colori e fantasie provenzali, suggestioni in stile inglese. Grandi camini, il forno per il pane, mobili a ribalta – testimonianze preziose dell’artigianato locale – ma anche colorati lavabi a vista, lampade tirolesi, un biliardo americano anni ’50. Accostamenti inediti che rendono questo antico mulino del XIII secolo una dimora unica tutta da scoprire, amata anche da registi e artisti come Federico Fellini, Tonino Guerra, Michelangelo Antonioni, l’attore Omar Sharif e l’attrice Lea Massari, che la voleva acquistare. Un gioiello architettonico fin dai tempi in cui, nel Duecento, in questo edificio giravano le pale per produrre farina, canapa, lino, polvere da sparo. Ben cinque i canali attivi che permisero alla prima costruzione di essere affiancata da altri spazi: laboratori per falegnami e sellai, stanze dove lavorare i tessuti, camere dove riposare per i forestieri di passaggio. Una crescita che trasformò questo mulino, posto sulla via Sant’Antimo, in un piccolo borgo autosufficiente al servizio del Ducato di Urbino. All’esterno, alberi secolari, una natura incontaminata. Paesaggio dal verde e dai profumi intensi che si mischiano agli incanti di un laghetto alimentato da purissima acqua di sorgente in cui, fino ai primi del Novecento, si allevavano addirittura gamberi di fiume. Come cornice, una dolce vallata, la suggestiva Rocca di San Leo dal passato impetuoso e, a poca distanza,

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Locanda San Leone

Uno scorcio dell’esterno del mulino, costruito nel Duecento e sviluppato in piccolo borgo autosufficiente. In apertura, una vista della Locanda San Leone con la sua piscina.

il convento di Sant’Igne con la sua sacralità leggendaria. Si incontrano qui gli echi delle avventure di Cagliostro, del miracolo di un’apparizione luminosa a San Francesco e della vita laboriosa degli artigiani medievali. La Storia e le piccole storie tra i silenzi riflessivi e rilassanti di una campagna variegata tra colline, picchi e pianure. Abbracciata da edere e roseti, la Locanda che, grazie al proprietario, l’imprenditore Giancarlo Pianini Mazzucchetti, ha mantenuto tutto il suo fascino medievale reso ancora più unico dai confort più moderni e da eclettici e pregiati tocchi di stile. La ristrutturazione, curata dall’architetto Walter Ricci, ha seguito la strada del restauro conservativo, recuperando totalmente le strutture in muratura, il sistema idrico della cisterna inferiore e la funzionalità di tre canali che permettono la produzione di energia elettrica utile all’intero borghetto. Ben visibili sono tuttora gli impianti che mettevano in movimento le macine e che regalano un’atmosfera sospesa nel tempo. Un eccellente esempio di autoproduzione che rispecchia l’attenzione all’ambiente, la sensibilità e il rispetto per il territorio del proprietario, da sempre innamorato profondamente della campagna. Ma all’antico si fondono soluzioni contemporanee in perfetta armonia con lo spirito medievale, lo stile e l’anima dell’edificio: come la piscina, una vera e propria oasi di relax, in cui il calore della pietra si sposa con il refrigerio di siepi, alberi e pergolati all’ombra dei quali stendersi e rilassarsi. O il bar, ricavato nel sotterraneo, e le cucine, all’avanguardia, per preparare deliziosi e gustosissimi piatti.

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Locanda San Leone

Didascalia

Chi è il proprietario. Laureato in Giurisprudenza, ma da sempre innamorato della natura e dell’ambiente tanto da lasciare la professione da avvocato e la città di Firenze, dove ha vissuto per molti anni, per dedicarsi interamente al campo dell’agricoltura e di tutto ciò che gravita intorno. L’imprenditore Giancarlo Pianini, milanese di nascita ma romagnolo d’adozione (si è trasferito a Rimini all’età di 12 anni) ama questo stile di vita fin da giovanissimo. La gestione dell’Azienda agricola Tenuta di Camerano è sempre stata la sua attività principale. A questa ha aggiunto la Locanda San Leone, acquistata nel 1991 e oggi gestita insieme alla figlia Carolina. Un vero e proprio farmer, un countryman dai modi corretti, simpatici e gentili, signore di campagna da tempi non sospetti, dai molteplici interessi e hobby: dai motori di ogni genere, alla musica, dai viaggi ai suoi cani, tra cui il bracco tedesco Buck, suo fedele accompagnatore.

Comode ed evocative anche le sette stanze destinate alla ricettività. Possono ospitare dalle quindici alle diciotto persone, con camere diverse l’una dall’altra. All’interno campeggiano grandi letti in legno massiccio, madie e cassettiere artigianali addolcite da ricercati tessuti provenzali, dai colori pastello delle pareti, da eleganti tende e da originalissimi lavabi a vista, alcuni dei quali provenienti dall’Inghilterra. Cornici rustiche si abbinano a motivi decorativi floreali e a lampade da specchio con foglie e fiori in vetro. Ingressi e salottini sono angoli tutti da scoprire. Al cotto e alla pietra si alternano pavimenti in legno che accolgono con calore e charme. Per leggere o guardare il fuoco del camino ci sono poltrone in velluto capitonné, per appoggiare libri tavolini d’antiquariato e alle pareti antiche tele per ammirare i volti di personaggi del passato che ricordano le vicende burrascose del Montefeltro. Non mancano oggetti ricercatissimi che trasportano in altre regioni e in altre nazioni. Vero tesoro da collezione, l’alzatina di velluto con specchietti dell’800 (un tempo regalo che veniva fatto alle spose per riporre spille e gioielli), una lampada con corna di cervo proveniente dal Tirolo, una serie di piatti Old England appesi alle pareti e un biliardo americano dal fondo blu a regalare un tocco fifties. Uno stile personalissimo che si ritrova anche nell’abitazione padronale che si sviluppa su tre livelli. Proprio per la sua particolarità di crocevia tra epoca medievale e contemporaneo, la Locanda San Leone, oltre ad essere meta per soggiorni, pranzi e cene è spesso preziosa location per cerimonie, meeting, produzioni cinematografiche e set fotografici.

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La casa del design

LA CASA DEL DESIGN museo dell’arredo contemporaneo. testo Graziella Biagetti

In occasione dell’Expo, cento pezzi della collezione che ha sede a Russi potranno essere ammirati a Milano, all’interno della nuova Accademia di Belle Arti e della Domus Academy

Raffaello Biagetti nacque a San Quirico di Vernio nel 1940. Non era ancora maggiorenne quando il fratello Alvaro fondatore delle aziende dei Biagetti, lo volle con sé in quell’avventura di cui allora nessuno poteva immaginare la storia. Proprio le diversità caratteriali dei fratelli Biagetti hanno consentito loro di vivere intensamente gli anni della nascita e dell’evoluzione socio-culturale del fenomeno che il secolo scorso ha prodotto: il design. Dal 1952 anno di fondazione dell’azienda, Raffaello è spettatore e attore di questo mutamento epocale e matura il desiderio di esporre cronologicamente gli arredi, che per lui sono anche il lavoro quotidiano. Nel 1986 inizia il percorso che lo porterà alla ideazione e realizzazione del Museo dell’Arredo Contemporaneo. L’interesse costante alla pittura, che Raffaello esprime, è nutrimento per la comprensione di come in quei tempi la visione junghiana “del gusto del bello che eleva lo spirito” veniva vissuta quotidianamente, come naturale e spontanea normalità. Era quindi logico che un animo attento, sensibile e illuminato, visionario come il suo, sentisse la necessità di creare un percorso visibile di quegli oggetti di cui vedeva il profondo valore storico. Organizza perciò un comitato scientifico in cui vengono coinvolti Giovanni Klaus Koening, Giuseppe Ghigiotti e Filippo Alison. Nel 1988 prende vita nella bassa Romagna, fra Ravenna e Godo, il sogno di un uomo che, sempre giocando e scherzando, ha fatto cose serie e importanti per tutta la vita. Il museo diventa negli anni fucina di pensieri che arrivano anche da molto lontano. Niente ferma Raffaello. Il suo sogno continua con Ettore Sottsass che nel 1992 progetterà la galleria dell’ingresso al museo.

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La casa del design

In un tempo successivo, Piero Castiglioni interverrà nell’organizzazione delle fasi storiche, accompagnando le opere a tavole luminose con funzioni esplicative in cui sono riportati i dati biografici dei progettisti. Il museo è diviso in sezioni: la prima sezione riguarda il modernismo catalano, l’art nouveau di Gaudì, poi la Germania di Thonet, la Scozia e l’Inghilterra di Mackintosh, la scuola viennese del primo novecento di Hoffman, Wagner e Olbrich. Segue la Bauhaus con Gropius, Marcel Breuer e Mies Van Der Rohe insieme a F. L. Wright e G. T. Rietveld e la Russia. Quindi l’Italia del 1930 di Giò Ponti, Terragni e Pietro Chiesa che, insieme al francese Le Corbusier, sono i grandi promotori del design, e gli anni cinquanta della Scandinavia, dell’incredibile Alvar Aalto e dell’americano Charles Eames. Si arriva agli anni sessanta: l’Italia avvia il processo d’industrializzazione, si mettono a punto le nuove tecnologie per una vera produzione in serie di arredi per la casa, con nuove caratteristiche sia estetiche che di materiali e funzionalità. Nasce il vero Made in Italy, che tutto il mondo ci riconosce. Poi si passa agli anni settanta e ottanta: il museo si occupa di produzioni tedesche e giapponesi e finisce con gli esponenti illuminati di quest’epoca, di cui quasi tutti hanno sentito parlare. Raffaello conduce il suo museo fino al 2008, ma il sogno non finisce con lui. Qualcuno mi ha detto che, quando un albero si pota, nascono nuovi e inattesi virgulti, ed è stato proprio così: due dei suoi figli hanno preso in mano le redini e, naturalmente, giovinezza, cultura, buonsenso, capacità ed opportunità hanno fatto volare fuori dalla “bassa Romagna” cento pezzi dell’incredibile collezione del museo di Raffaello. L’emozione di rivedere il 13 aprile 2015, dopo tutti questi anni, la stessa scena del giorno dell’inaugurazione nel 1988, trasferita a Milano nel palazzo Mezzanotte alla Borsa Italiana in Piazza Affari, è stata fortissima. Musei Italiani ha riconosciuto “il valore didattico unico nel suo genere, ne ha percepito l’obiettivo che è quello di rappresentare i momenti cruciali dell’evoluzione del prodotto industriale italiano ed internazionale, evidenziandone le sfumature ed i contrasti attraverso le diverse esperienze che hanno generato il design. La curatela è concepita come espediente dal forte carattere pedagogico, strumento in grado di guidare lo spettatore attraverso un viaggio immaginario nell’evoluzione della creatività applicata all’oggetto.” Anna e Alberto sono i figli di Raffaello che curano questo patrimonio di bellezza e dedicano ad esso molte delle loro energie. Ora, i cento pezzi della collezione del museo sono stati trasferiti all’interno della Nuova Accademia di Belle Arti e della Domus Academy, le due scuole più importanti per il design, e abiteranno in un bellissimo spazio di Via Borsi a Milano, fino all’autunno, a fine EXPO. Mi piace pensare che ancora voleranno e arriveranno in luoghi ameni, ed è meraviglioso che non si possa mai sapere, dove ci può portare un sogno.

A fianco e alla pagina precedente, pezzi d’autore conservati nelle collezioni del Museo dell’Arredo Contemporaneo.

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INNOVA DESIGN


Oleomalta

OLEOMALTA le superfici del benessere. testo Lucia Lombardi - foto Riccardo Gallini

Alla fiera londinese 100% Design sarà presentata l’Oleomalta di Oltremateria, la prima superficie continua ottenuta con olio di girasoli, in dieci colori e quattro profumi.

Sentirsi avvolti da una sensazione di benessere sul posto di lavoro o all’interno dell’intimità domestica è un obiettivo cui si tende sempre di più. Per questo scopo possono venirci in aiuto materiali innovativi, con cui rivestire pareti, pavimenti, mobili. Portare maggiore sostenibilità nei nostri ambienti è possibile grazie a chi fa dell’ecosostenibilità il proprio know-how distintivo. Per Oltremateria® è una mission aziendale, infatti in oltre vent’anni di attività questo marchio ha raggiunto livelli da leader nello sviluppo di materiali per l’edilizia. Dopo il Salone del mobile 2015, un’altra tappa essenziale sarà la fiera londinese 100% Design, dove verrà presentata l’Oleomalta®, prima superficie continua ottenuta con olio di girasoli. Prodotto innovativo, naturale, ecocompatibile, dalle elevate prestazioni tecniche. La vera rivoluzione è applicare queste superfici continue non solo al rivestimento ma anche all’arredo e al complemento d’arredo: porte, ante, piani per cucine e bagni, sanitari, armadi. L’esplosione di questa novità sta avvenendo nel settore del mobile poiché la sottigliezza dell’Oleomalta® e la sua alta performance donano duttilità al materiale, lasciando libero corso alla fantasia e alle necessità del progettista. La Collezione Le Terre è di 10 colori, ottenuti con terre e ossidi naturali. All’interno di questo ventaglio di proposte si collocano le prime malte profumate da rivestimento ricaricabili: la Collezione Profumo, con 4 essenze, eventualmente personalizzabili per grandi progetti, come per alberghi o negozi. Quattro profumazioni: una neutra, una floreale, una maschile e una femminile, per un’aromaterapia completamente naturale e senza alcol. Ciò che veicola il profumo è l’aria stessa, l’essenza dura sino a quattro mesi, comodamente rigenerabile, non richiede manutenzione. Il brevetto internazionale ha richiesto ben due anni di meticolosi studi, che proseguono nel declinare il più possibile queste due collezioni: l’Oleomalta® nella Collezione Le Terre e l’Oleomalta® nella Collezione Profumo. Anche la maison Missoni ha scelto queste linee per gli ultimi flagship di Milano, Venezia e Parigi, poiché i brevetti Oltremateria® hanno le più alte certificazioni di prodotto. Archiproducts li ha inseriti tra i migliori manufatti riconosciuti da Expo per il made in Italy; tutti gli step della produzione avvengono nel nostro paese, secondo elevati standard, quale sinonimo di qualità e alta innovazione, caratteristiche del brand riconosciute a livello internazionale; traguardi che ci rendono orgogliosi di essere italiani.

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I fratelli Loris ed Euro Casalboni, titolari di Oltremateria, con una bicicletta in cui sono state utilizzate le malte naturali colorate.