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UN RACCONTO SUL FUTURO DELLE BIBLIOTECHE DI PUBBLICA LETTURA


È un progetto di

Realizzato con il patrocinio di

Con la consulenza metodologica di

https://quandodicobiblioteca.blog quandodicobiblioteca@gmail.com FB: QUANDODICOBIBLIOTECA


Vorrei fare solo una breve riflessione sul perché di questo percorso, sottolineando la ragione per cui un soggetto privato come EDA Servizi, con il suo consorzio di appartenenza, ha scelto di mettere in piedi un progetto così articolato di riflessione e di partecipazione. Tutto è nato da una domanda di senso che ci sentivamo di doverci porre e che, nonostante i dati sulle biblioteche che gestiamo siano in generale positivi, Francesca Caderni PRESIDENTE COOPERATIVA EDA SERVIZI

ritenevamo importante: appunto, di cosa parliamo quando parliamo di biblioteca? Questa domanda ce la siamo posta inizialmente in sede più interna, nei nostri incontri di cooperativa e con il consorzio Co&So, e poi abbiamo sentito il bisogno di aprirla verso l’esterno, perché fondamentalmente, attraverso il nostro essere presente quotidianamente nei servizi, ci rendiamo conto che è sempre più necessario avere dei riferimenti comuni. Leggendo i report dei focus group, realizzati durante il percorso nelle tre biblioteche prese in esame come focus case, scoprirete come anche da altre realtà associazioni culturali ma anche singoli cittadini - è emersa chiara la richiesta di una cornice comune. È un’immagine che rende molto bene l’idea rispetto alla necessità che abbiamo tutti quanti di avere un quadro di riferimento condiviso e una visione comune che ci aiuti a lavorare nella stessa direzione. Credo che le biblioteche oggi stiano già raccogliendo nuove sfide e, quindi, anche se i numeri ci confortano, non dobbiamo assolutamente smettere di riflettere.

-4-


Co&So è un’impresa sociale composta da tante imprese attive in settori diversi: questa per noi è stata una scelta fondamentale, mettere al centro il tema dell’integrazione anche quando si parla di cultura. Del resto, la biblioteca di oggi non è più un luogo austero ed elitario ma luogo di incontro in cui convivono generazioni, tematiche ed esperienze di vita diverse: un luogo in cui si fa cultura e integrazione e questo è proprio ciò che noi Lorenzo Terzani PRESIDENTE CONSORZIO CO&SO

vogliamo favorire come impresa sociale. Lavoriamo in diversi settori del welfare, cercando di qualificare i nostri percorsi attraverso attività di ricerca e investendo sulle competenze delle persone. Il lavoro che la cooperativa EDA Servizi e il consorzio Co&So hanno fatto è mirato a capire meglio qual è il ruolo della biblioteca oggi. Come impresa sociale, siamo cresciuti nella gestione dei servizi bibliotecari iniziando con le Oblate di Firenze, e ci siamo costruiti un’esperienza che inizialmente non ci aspettavamo ma che poi abbiamo capito avere grandi potenzialità di crescita: così ci siamo adeguati con progetti ed esperienze formative, sempre a fianco delle Pubbliche Amministrazioni, per qualificare e rendere sempre migliore l’offerta e per dare servizi alla città a tutto tondo. Il percorso Quando dico biblioteca rientra proprio in questa logica: costruire insieme risposte più adeguate, per far fronte alla complessità che oggi la biblioteca rappresenta, perché è diventata un punto di incontro del territorio e, quindi, necessita di una prospettiva importante per qualificare un senso di cittadinanza e di appartenenza.

-5-


-6-


QUANDO DICO BIBLIOTECA DICO... LETTURA, LETTERATURA E SCAMBIO AUTENTICO PER TRASFORMARE LA VITA DELLE COMUNITA’ Sandro Fallani SINDACO DI SCANDICCI

A

ndare in biblioteca negli anni ‘60-‘70 si-

culturale attivata insieme nella nostra città: Il

gnificava andare nel centro della città,

Libro della vita, un percorso portato avanti in

dove c’era “la vita”: la coesione sociale e

questi ultimi tre anni, durante il quale cinque-

la radice culturale principale, che oggi abbiamo,

cento persone si ritrovano di domenica mattina,

provengono dalla biblioteca e per questo ne vor-

da novembre ad aprile, per ascoltare personalità

rei sottolineare l’importanza come luogo fisico

di successo - che si sono distinte in vari ambiti

e di scambio. Da allora la biblioteca a Scandicci

della vita economica e culturale nazionale - che

si è modificata ed ha anticipato il cambiamento

vengono a raccontare il libro che ha cambiato

della città stessa e da molti anni ha assunto un

loro la vita. La Regione Toscana ha portato que-

ruolo chiave nel nostro quotidiano, grazie anche

sta iniziativa di promozione alla lettura, perché

al cambiamento della sede e all’opportunità di

di questo si tratta, come manifesto per il Salone

ospitare molte attività che creano il “cemento”

del Libro di Torino.

culturale della nostra città: accanto a questo

E allora, a mio parere, l’analisi che dobbiamo

concetto è nata l’idea che la “gioventù” della bi-

fare è che attraverso la lettura, la letteratura

blioteca potesse significare innovazione per la

e lo scambio autentico, possiamo trasformare

città.

la vita delle comunità: con le persone prima di

Ancora non mi stanco di pensare che grazie alla

tutto, prima dei muri, prima dei servizi, prima

biblioteca possiamo costruire l’idea di un nuo-

delle strade. Questa credo sia l’ambizione più

vo centro della città, con il servizio della tram-

bella che oggi nel lavoro quotidiano i biblioteca-

via e i servizi culturali ma, soprattutto, un pro-

ri trasmettono ai cittadini: buon lavoro e buona

getto che ha nei suoi tratti fondamentali l’idea

biblioteca!

dell’innovazione urbanistica. Molte sono le idee sul futuro della biblioteca. Ho avuto modo di scambiare opinioni e obiettivi con la cooperativa EDA Servizi e vorrei qui citare soltanto un’occasione di buona pratica

-7-


QUANDO DICO BIBLIOTECA DICO... SINERGIA E COLLABORAZIONE CON LE REALTA' DEL TERRITORIO, CULTURALI E NON Irene Padovani ASSESSORE ALLA CULTURA DEL COMUNE DI CALENZANO

C

osa dico quando dico biblioteca? è una bel-

Il video “Sognando biblioteche” è stato realiz-

lissima domanda da cui partire. “Quando

zato nella nostra biblioteca CiviCa, ne siamo

dico biblioteca” dico luogo della cultura

molto orgogliosi e troveremo il modo di farlo

a 360° e noi, a Calenzano, abbiamo la fortuna di

girare e diffonderlo il più possibile, perché con

avere una biblioteca nuova, progettata proprio

ironia passa messaggi molto importanti riguar-

come luogo di cultura e questo ci dà forse uno

do a quello che è la cultura in questo momento:

slancio o un passo avanti in più rispetto ad al-

trovare nei nostri territori servizi gratuiti non

tre strutture del territorio, perché la nostra bi-

è banale! In un Comune medio-piccolo, come

blioteca è stata pensata proprio come luogo di

il nostro, questi sono punti fermi, ma il libero

scambio culturale.

accesso alla cultura in tutti i suoi generi non si

“Quando dico biblioteca” a Calenzano, infatti,

deve mai dare per scontato. Continuare su que-

dico sinergia e collaborazione con le realtà del

sta strada deve essere il punto di partenza del-

territorio, culturali ma non solo: il tentativo di

le Amministrazioni, perché è poi la politica che

portare la cultura dentro la biblioteca e la biblio-

stabilisce come i servizi devono essere portati

teca dentro la cultura ma anche anche di porta-

avanti.

re quello che sta “fuori” dalle stanze tradizionali

Aprirsi e chiedere cosa pensano le persone del-

della cultura, in una rete tra le varie associazioni.

le nostre biblioteche è un fatto estremamente

Per questo parlo di un luogo in cui si prendono

importante, perché spesso crediamo di fare un

in prestito libri e si studia, dove si legge ma an-

buon lavoro ma c’è sempre modo di migliorare.

che dove si fanno eventi e ci si incontra, dove c’è

Concludo dicendo, con una punta di orgoglio,

scambio e si conoscono persone, si trova uno

che quando diciamo biblioteca, in questo mo-

spazio aperto e si sta a proprio agio a passare

mento a Calenzano, noi diciamo CiviCa, perché

del tempo. Tutto questo dovrebbe essere quello

guarda al futuro e a quello che deve essere uno

che si immagina, partendo dalla nostra piccola

spazio culturale che raccoglie tanti servizi.

esperienza e guardando sempre più avanti. A tutto ciò, chiaramente, l’Amministrazione e la politica devono credere, perché offrire determinati servizi deve essere alla base delle nostre comunità. -8-


QUANDO DICO BIBLIOTECA DICO... PRESIDIO CULTURALE DIFFUSO

Tommaso Sacchi RESPONSABILE DELLA SEGRETERIA CULTURA DEL COMUNE DI FIRENZE

L

e biblioteche sono i polmoni culturali delle

mana fa ero intervistato su una radio locale e mi

nostre città: insieme al Sindaco e all’Am-

è stato chiesto quali sono, per un milanese come

ministrazione tutta, mi confronto spesso

me, i luoghi fiorentini più belli che hanno riem-

su questo tema e ci ricordiamo di quanto sia im-

pito lo sguardo e la mente: ho risposto le Oblate

portante parlare di biblioteche oggi e lavorare

per la grande emozione di entrare, di vivere e di

su dinamiche di grande valorizzazione di questi

vedere quel posto.

centri civici. Spesso, a torto, si pensa alle biblio-

Inaugurare una biblioteca credo sia uno dei

teche come strutture polverose, ma non è così!

momenti più straordinari per chi ci lavora, ma

Oggi le biblioteche sono un’altra cosa e dobbia-

anche per chi le frequenta e vi trova una sorta

mo dirlo e ripeterlo, portando ad esempio casi

di riparo culturale e civico, aperto tutti i giorni

studio interessanti.

dell’anno.

Che cos’è una biblioteca è una domanda difficile

Credo che rispondere alla domanda “cosa dico

ma credo veramente che le biblioteche debbano

quando dico biblioteca?” debba anche voler dire

essere considerate come presidi culturali all’in-

interpretare la cultura dell’oggi a 360°. I musei

terno della nostra città.

molto spesso si occupano di memoria visiva; i

In questo contesto, il Sindaco mi ricordava e

teatri della teatralità performativa; i cinema di

raccontava come di fatto le biblioteche fioren-

programmazione legata all’arte cinematogra-

tine sono davvero un cardine e un certezza cul-

fica: le biblioteche a me piace, invece, imma-

turale su cui basare progettualità future anche

ginarle come luogo dove tutto queste arti sono

rispetto a quelli che sono i temi della contem-

possibili.

poraneità: la letteratura, l’arte, la teatralità, la

Il mio punto di vista - e credo di interpretare an-

performance. Noi usiamo le biblioteche in que-

che quello del Comune di Firenze - è un punto di

sto senso, come luoghi di racconto della cultura,

vista con sguardo complessivo su arti e cultura,

come luoghi civici con orari molto estesi.

in cui le biblioteche fungono da scrigno che tu-

In proposito, vorrei ricordare un fiore all’oc-

tela le varie forme di arte di una comunità.

chiello del sistema bibliotecario fiorentino che è la biblioteca delle Oblate, della quale cadono nel 2017 le celebrazioni dei 10 anni. Qualche setti-

-9-


DI COSA SI TRATTA

QUALI OBIETTIVI

Un percorso di ascolto e di confronto sul futuro

Rispondere in modo condiviso alle sfide

delle biblioteche di pubblica lettura rivolto a:

che le biblioteche di pubblica lettura

utenti

devono e dovranno affrontare

professionisti del settore e operatori sociali

enti locali

istituzioni culturali

tutte le realtà socio-economiche del

Aprire a una riflessione articolata che coinvolga direttamente gli attori istituzionali di riferimento e i portatori di interesse del territorio

territorio che già si relazionano con le

Condividere le linee guida di una visione strategica del ruolo della biblioteca

biblioteche o che potrebbero farlo •

Elaborare proposte in grado di combinare

Un percorso organizzato come un racconto,

risposte a nuove esigenze, con un’accurata

per immaginare e disegnare insieme proposte

analisi dei bisogni dell’utenza e degli asset,

per il futuro dei servizi delle biblioteche di

ai fini di pianificazione e programmazione

pubblica lettura

integrata

- 10 -


CAPITOLO 1 GLI UTENTI DI OGGI E DI DOMANI a. Identikit dell’utente

12 14

b. Testimoni privilegiati 22 c. Stakeholders 25

CAPITOLO 2 I BIBLIOTECARI DI OGGI E DI DOMANI

26

a. L'Ost 28

CAPITOLO 3 LA BIBLIOTECA E LA CITTA' 38 a. Il blog e i canali social

40

b. Il video virale 41 c. Il Crowdlab 42

- 11 -


CAPITOLO 1

Capitolo 1 - Gli utenti di oggi e di domani

GLI UTENTI DI OGGI E DI DOMANI a. Identikit dell’utente b. Testimoni privilegiati c. Stakeholders

- 12 -


722

QUESTIONARI

autosomministrati agli utenti per 20 giorni

3

FOCUS GROUP

con portatori di interesse del territorio

31

INTERVISTE

a testimoni privilegiati della comunità locale

COSA ABBIAMO FATTO? •

Esplorato i bisogni dell’utenza esistente e potenziale

Stabilito un focus su percezioni, suggestioni e potenzialità inespresse degli spazi bibliotecari anche in termini di costruzione di reti e di progetti

Realizzato un’analisi triangolata su tre casi studio significativi del territorio metropolitano, eterogenei per caratteristiche (Biblioteca delle Oblate di Firenze, Biblioteca di Scandicci, Civica di Calenzano)

- 13 -


capitolo 1

Identikit dell’utente Il campione

IL CAMPIONE Biblioteca

Questionari

%

Oblate

293

40,6

Scandicci

182

25,2

Civica

143

19,8

Lastra a Signa

104

14,4

Distribuzione del campione per sesso (%)

EQUILIBRIO DELL'UTENZA, MA AL FEMMINILE

44.5

UOMINI

- 14 -

55.5

DONNE


a - Identikit dell’utente

Distribuzione del campione per fasce di età (%) 15 - 19 20 - 29 30 - 39 40 - 49 50 - 59 60 - 69 70 - 79 80 e oltre

1.3 1.6 10.5

26.8

15.2 12.6

Distribuzione del campione per titolo di studio (%) elementare medie inferiori medie superiori laurea e oltre

1.8 10.3 45 42.9

12.4 16.9

CAMPIONE PIUTTOSTO EQUILIBRATO, MA CON MENO ANZIANI

LIVELLO DI SCOLARIZZAZIONE DELL’UTENZA? MOLTO ALTO

Distribuzione del campione per occupazione (%)

30

STUDENTE

23.1

PENSIONATO

21

IMPIEGATO O INSEGNANTE

10.5

LIBERO PROFESIONISTA/IMPRENDITORE IN CERCA DI OCCUPAZIONE ALTRO CASALINGO/A OPERAIO

4.5 3.7

53.2

3.5 2.9

PREVALGONO STUDENTI E PENSIONATI

COMMERCIANTE O ARTIGIANO 0.8

- 15 -


capitolo 1

Consumi culturali (%)

31.6

seminari - conferenze

44.5

mostre - musei

34.9

concerti

34.5

teatro

42.2

cinema

mai raramente qualche volta spesso

UTENZA CON CONSUMI CULTURALI ELEVATI. SPECIE SU MUSEI E CINEMA

Maggior uso, consultazione e accesso personali (%)

libri

87.8

web e social network

81.7

altra musica

75.5

quotidiani

67.1

riviste e periodici

57.2

film - dvd

56.5

televisione

55.7

programmi radiofonici

54.4

musica classica

IN BIBLIOTECA GRANDI LETTORI. MA NON SOLO!

39

- 16 -


a - Identikit dell’utente

Quanto spesso vieni in biblioteca? (%)

quasi tutti i giorni spesso (1 - 2 volte a settimana) ogni tanto (1 - 3 volte al mese) più raramente

5.6 32.5

61.9

21

FREQUENTATORI ASSIDUI DELLE BIBLIOTECHE 40.9

Quanti libri hai preso in prestito negli ultimi 12 mesi? (%)

Quanto spesso consulti il sito web della biblioteca? (%)

1 alla settimana 1 al mese 1 ogni 3 mesi 1 ogni 6 mesi 1

quasi tutti i giorni spesso (1 - 2 volte a settimana) ogni tanto (1 - 3 volte al mese) più raramente

5.5 15.5

23.3

12.7

9.5 17.8

33.9

57.2

57.2

24.6

I SITI WEB DELLE BIBLIOTECHE. POCO VISITATI DA PARTE DEGLI UTENTI

PRESTITO FREQUENTE

- 17 -


capitolo 1

Per quali motivi frequanti la biblioteca prevalentemente? (%).

studio e lettura materiali, uso wifi e pc propi

20.4

prestito e consultazione libri

16.2

incontri, seminari, corsi

13.3

incontrare amici

10.6

prestito e consultazione quotidiani e riviste

10.6

prestito e consultazione dvd e cd

8

altro

7.5

attivitĂ organizzate per bambini

6.5

navigare web con pc biblioteca

6.5

- 18 -

IL PRESTITO? NON E' AL PRIMO POSTO TRA I MOTIVI DELLA FREQUENTAZIONE


a - Identikit dell’utente

Pensa ai tuoi amici e conoscenti: se non frequantano la biblioteca, quale pensi sia il motivo? (%).

23.5

preferiscono acquisto

19

non hanno info sui servizi

non sanno a cosa serve

15.7

sono intimiditi

14.7

CHI NON LA FREQUENTA HA VARI MOTIVI. MA SOPRATTUTTO MANCA LA COMUNICAZIONE

14

non trovano servizi di interese

13.1

non trovano orari compatibili e tempo

Cosa pensi potrebbe essere importante in futuro trovare nella tua biblioteca? (%).

sede seminari e laboratori ricreativi

29.8

infopoint servizi città

25.7

sede per corsi e formazione

15.2

punto di supporto pratiche PA

13.2

infopoint spettacoli in città

8.8

affitto spazi e spazi lavoro

7.3

FORTE LA DOMANDA DI SPAZI PER SVILUPPARE PROGETTI E DI SERVIZI INFORMATIVI SULLA CITTA'

- 19 -


capitolo 1

Cosa dovrebbe fare la biblioteca? (%)

altro

15.7

ampliari e qualificare offerta eventi adulti

10.4

ampliare orario sera

9.7

facilitare accesso autonomo libri

9.1

migliorare arredi

7.1

ampliare orario fine settimana

7.1

migliorare free wifi

5.2

migliorare segnaletica

4.7

migliorare servizio fotocopie

4.1

ampliare e qualificare offerta eventi

3.9

ampliare orario pomeriggio

3.9

migliorare illuminazione

3.7

acquistare più libri

3.7

acquistare più dvd

3.6

acquistare più cd musicali

2.3

ampliare orario

1.8

migliorare climatizzazione

1.5

acquistare più quotidiani e riviste

1.3

ampliare orario mattina

1.1

LA BIBLIOTECA DOVREBBE FARE ANCHE ALTRO OLTRE AL PRESTITO DEI LIBRI? SI'. MA COSA SARA' MAI QUESTO «ALTRO»? TANTE IDEE. MA ANCHE TANTA FRAMMENTAZIONE

- 20 -


a - Identikit dell’utente

Livello di soddisfazione positivo su aspetti del servizio (molto soddisfatto e soddisfatto) (%)

cortesia e disponibilità personale

92.7

tempi di registrazione prestiti e restituzioni

87.3

prestito interbibliotecario

87

assistenza ricerca bibliografica in sede

86.3

illuminazione

85.4

durata e numero opere

84.6

accessibilità

82.9

orari apertura

80.3

pulizia

74.4

qualità e frequanza di eventi e iniziative

74.3

climatizzazine

72.3

servizi on line

67.4

facilità autonoma reperimento materiali

67.1

rumorosità

64.5

disponibilità posti lettura

56.7

attrezzature informatiche al pubblico

56.2

ALTA SODDISFAZIONE PER IL SERVIZIO. MA PIU’ DEBOLI SU COMFORT DEGLI SPAZI E SERVIZI ONLINE

- 21 -


capitolo 1

TESTIMONI PRIVILEGIATI Che cosa si aspettano?

COME DEVE ESSERE FATTA UNA BIBLIOTECA? •

«LA POLIFUNZIONALITÀ È UN IDOLO DA ADORARE MA IL RISCHIO È DI PERDERE IL SENSO DEL LUOGO E DELLA PROGRAMMAZIONE COMPLESSIVA DI UNO SPAZIO URBANO»

Spazi: ampi, accoglienti, accattivanti, confortevoli, aperti, flessibili, dotati di infrastrutture tecnologiche che consentano interazione e collaborazione

Spazi funzionali in una cornice di senso progettuale

Una struttura che non ponga vincoli alla progettualità delle attività

Deve costruire un’attitudine nella cittadinanza a vivere lo spazio della biblioteca

Funzione di educazione verso l’utenza al senso del rispetto e della cura del bene comune

Fuori di sé per far sentire la presenza sul territorio

Deve trasmettere alla comunità un messaggio condiviso sul ruolo educativo della biblioteca

- 22 -

«TUTTI I POSTI POSSONO ESSERE POLIFUNZIONALI MA SI RISCHIA LA ‘MARMELLATA’: UNO FA UNA COSA, L’ALTRO NE FA UN’ALTRA. SI POSSONO UNIRE MOLTE COSE MA NON DIMENTICHIAMOCI L’IDENTITÀ DEL LUOGO»


b - Testimoni privilegiati

SPAZIO PER LA CULTURA O LUOGO DI CULTURA?

«LA BIBLIOTECA DEVE DIVENTARE UN LUOGO CHE SI FREQUENTA PER TUTTA LA VITA»

Luogo aggregatore di relazioni e fonte di sicurezza sociale

Luogo di vita e di socialità, dove costruire comunità e creare occasioni di partecipazione

Centro culturale urbano

Luogo in cui acquisire competenze

«TUTTO QUELLO CHE PORTA CONOSCENZA È COMPATIBILE CON LA BIBLIOTECA»

COSA SI PUÒ FARE IN BIBLIOTECA? •

Aprirsi a nuove esperienze anche non convenzionali

Utilizzare gli eventi per promuovere la buona lettura

Rafforzare la produzione culturale interna

Prestare attenzione al rischio di dispersione sociale

Offrire informazioni sui servizi, come spazio civico

Obiettivo culturale condiviso: una cornice culturale di senso che fornisca orientamento ai progetti

Coordinamento politico-amministrativo

Centralità del rapporto con le scuole

Nodo centrale nella rete di diffusione della cultura e del sapere

«LA BIBLIOTECA NON SI PUÒ PERMETTERE DI ARRIVARE DOPO CHE UN LIBRO HA GIÀ SCALATO LE CLASSIFICHE!»

«LA BIBLIOTECA È COME IL CINEMA, ALLA FINE CAMPA CON I POP CORN»

COSTRUIRE UNA RETE, MA DI CHE TIPO? •

«LA BIBLIOTECA NON HA PIÙ MONOPOLIO DELLA CONOSCENZA MA È UN LUOGO APERTO CHE AFFRONTA LA COMPLESSITÀ»

- 23 -

«SI DEVONO CREARE RELAZIONI TRA LA BIBLIOTECA, CHE NON È PIÙ SOLO LIBRI, E IL RESTO DELLA CITTADINANZA E DELL’ASSOCIAZIONISMO PER SVILUPPARE PROGETTUALITÀ»

«OCCORRE CREARE RETE E CAPIRE CHI STA AL CENTRO DI QUESTA RETE»


capitolo 1

NUOVE DOMANDE DELL’UTENZA? •

Inevitabile apertura al ruolo sociale: spazio urbano gratuito, con servizi, senza vincoli di accesso

Attenzione alle domande e ai bisogni delle comunità di riferimento

Sempre maggior complessità dei servizi, che richiedono alta professionalità e nuove competenze

«È NECESSARIO UN INTERVENTO SUL PERSONALE PER EVITARE CHE GLI EVENTI PRENDANO IL SOPRAVVENTO, LA SPINTA DAL BASSO LEGATA ALL’UTENZA CREA UNA DOMANDA DI BIBLIOTECA SOCIALE» «BISOGNA FAR CAPIRE A PIÙ TIPOLOGIE POSSIBILI DI UTENTI CHE LA BIBLIOTECA AIUTA A MIGLIORARE LA QUALITÀ DELLA PROPRIA VITA»

NUOVO PUBBLICO? •

Attrarre pubblico con diversi metodi

Stimolare l’utenza passiva tramite il coinvolgimento diretto

Costruire una narrazione alternativa. La biblioteca è ancora troppo spesso riconosciuta solo da chi ha bisogni culturali

Comunicare meglio la funzione e i servizi all’utenza mancante

«BISOGNA ESSERE CAPACI DI INFORMARE SU COSA LA BIBLIOTECA SA FARE»

- 24 -

«NON SI PUÒ PENSARE DI FARE AZIONE CULTURALE PER CHI GIÀ LEGGE 10 LIBRI ALL’ANNO MA PER CHI NON LI LEGGE E PER QUESTO OCCORRE UNA STRUTTURA APERTA A TUTTA LA CITTADINANZA»


c - Stakeholders

STAKEHOLDERS

Focus group con la biblioteca

Promuovere la biblioteca come hub culturale urbano con funzione di coordinamento delle diverse voci e iniziative cittadine

Agganciare le istituzioni sociali e culturali, accogliendole in un luogo riconosciuto come riferimento

«Fare biblioteca» strutturando relazioni, spesso già esistenti ma non messe in rete tra di loro

Non surrogare altri servizi comunali ma supportarli in termini di collegamento informativo come «terminal aperto»

Creare una cornice che consenta la co-progettazione, superando l’attuale frammentazione delle iniziative

Disegnare un filo narrativo: per mancanza di comunicazione esperienze positive non trovano continuità e nuovo pubblico

Costruire una rete con la biblioteca al centro: nodo da cui partono attività realizzate anche altrove e da altri, anche attualmente estranei (es. soggetti economici privati)

Sostenere la biblioteca non come «concentrazione di tutto» ma come soggetto ponte, in grado di sviluppare il protagonismo di altre realtà, di creare diramazioni in città in un orizzonte condiviso di senso

Costituire una cabina di regia che assicuri sostenibilità nel tempo a questa visione

- 25 -


CAPITOLO 2

I BIBLIOTECARI DI OGGI E DI DOMANI a. L’Ost

- 26 -


6

INCONTRI DI CABINA DI REGIA per monitorare le diverse fasi del percorso

1

GIORNATA DI OPEN SPACE TECHNOLOGY con i professionisti del settore sul tema: “A cosa pensi quando immagini la tua biblioteca di domani?” seguita da un instant report

COSA ABBIAMO FATTO? •

Coinvolto le bibliotecarie e i bibliotecari per costruire appartenenza intorno a una visione comune e per condividere obiettivi strategici e azioni per realizzarla

Promosso riflessione e confronto con/tra i bibliotecari e gli operatori di altri servizi/settori impiegati nelle cooperative della rete Co&So

- 27 -


capitolo 2

L’Ost

Impact Hub Firenze - 26 febbraio 2017

SESSIONE 1

COS’E' L’OPEN SPACE TECHNOLOGY

Gruppo A: Rete di Biblioteche e Biblioteche in Rete

Gruppo B: Biblioteca pubblica o biblioteca degli enti locali?

Un Open space è un metodo per gestire incontri con molte persone inventato da un sociologo americano che si chiama Harrison Owen. L’idea di Owen si basa sulla banalissima ma robusta osservazione che i momenti più produttivi dei convegni tradizionali sono quelli informali e non strutturati: ovvero gli incontri più interessanti e gli scambi più creativi avvengono durante i coffee break. Da questa osservazione nasce l’Open space, ormai utilizzato da organizzazioni e organismi internazionali ma anche da imprese, da associazioni no profit, da enti pubblici e da comitati di cittadini, per cercare insieme le possibili risposte a domande complesse. Poche regole base: un Open space è un momento molto libero e si svolge seguendo quattro principi e una legge: 1. chi partecipa è la persona giusta 2. qualunque cosa succeda va bene 3. quando si inizia, si inizia 4. quando si finisce, si finisce LA LEGGE DEI DUE PIEDI: se ti accorgi che non stai né imparando né contribuendo alle attività, alzati e spostati in un luogo in cui puoi essere più produttivo.

Gruppo C: Come sviluppare senso di appartenenza al servizio (utenti) e potenzialità sociali / di comunità della biblioteca? La biblioteca mi semplifica la vita (in tutte le fasce di età). Quali servizi al suo interno?

Gruppo D: Bellezza: scegliere e conservare spazi belli - La biblioteca tecnologica: strumenti per tutti per lavoro, studio, apprendimento - Biblioteca con senso civico

Gruppo E: Promozione della lettura e ruolo della scuola nella promozione della lettura

SESSIONE 2 •

Gruppo A: La posizione politica delle biblioteche e dei bibliotecari

Gruppo B: Comunicazione & Marketing

Gruppo C: To share. Più strumenti e servizi per tutti: la biblioteca di domani come “carta di servizi”

Gruppo D: La biblioteca si relaziona

Gruppo E: Formazione del bibliotecario e figure professionali integrate alla biblioteca

- 28 -


a - L’Ost

IL MERCATO DELLE IDEE

Per ogni tema, i partecipanti hanno lavorato su queste domande

Perché è importante questo argomento per rispondere alla domanda A cosa pensi quando immagini la tua biblioteca di domani? Quali sono le principali questioni emerse nella discussione? In conclusione, quali sono le principali proposte?

SESSIONE 1

La flessibilità di personale: andrebbe stabilita per compiti e non per status giuridico.

Scambio di professionalità da applicare nei servizi (ad esempio, per organizzare e gestire laboratori o progetti creati per una biblioteca e poi riproposti in altre sedi).

Circolazione di “buone pratiche” e idee per contaminarsi più possibile.

In conclusione, quali sono le principali proposte? •

Gruppo A

Pensare a una sorta di comitato tecnico che in-

RETE DI BIBLIOTECHE E BIBLIOTECHE IN RETE

cluda chi realmente “sta” sui servizi: un gruppo

Perché è importante questo argomento per rispon-

progettazione con gruppi di lavoro tematici, con

dere alla domanda “A cosa pensi quando immagini

la partecipazione di personale pubblico e privato.

di lavoro che analizzi le esigenze e proponga soluzioni da condividere, applicando strumenti di co-

la tua biblioteca di domani”? • •

Per garantire omogeneità dei servizi / stabilire re-

varie biblioteche di rete sul quale segnalare le di-

gole comuni / dare ai cittadini uguali opportunità.

versità nell’organizzazione e nei servizi.

Per rendere gli utenti “utenti di rete” che possono accedere a servizi più ampi.

Aprire un canale condiviso di procedure delle

Per potenziare anche le biblioteche di “prossimità” più piccole e con meno risorse.

Mappare gli strati di informazione.

Pensare a una promozione condivisa dei servizi.

Investire “risorse di tempo” nella costruzione della rete: chi lavora nei vari circuiti di rete deve avere il tempo per elaborarla e organizzarla.

Quali sono le principali questioni emerse nella

discussione? •

Redigere bandi che tengano in considerazione sia il “tempo organizzativo” necessario alla cre-

La biblioteca come luogo in cui varie competenze ed esperienze si riuniscono ed elaborano una

azione della rete che le competenze adeguate: la

strategia: un luogo di programmazione ricono-

biblioteca di domani non può essere pensata in

sciuto a livello istituzionale.

base a bandi di appalto in “ore”.

- 29 -


Gruppo B

In conclusione, quali sono le principali proposte?

BIBLIOTECA PUBBLICA O BIBLIOTECA DEGLI ENTI LOCALI?

Ruolo dell’Amministrazione: stabilire linee guida e definire requisiti. Dalla redazione dell’appalto, alla valutazione del progetto, al monitoraggio e controllo dell’andamento del servizio.

Perché è importante questo argomento per rispon-

di altri servizi di base non interrompa il proprio

dere alla domanda “A cosa pensi quando immagini

servizio con il cambiare delle amministrazioni,

la tua biblioteca di domani”? •

come per gli ospedali e le scuole.

La biblioteca è un servizio fondamentale per la

società ma, viste le prospettive di mancato rin-

Gestione del servizio pubblico da parte del privato con gare decennali (e non più annuali/bienna-

novamento del personale pubblico, si prevede a

li/ecc.): i privati prendono così un impegno con la

lungo termine che le biblioteche possano essere

società e sono più motivati a tenervi fede.

affidate completamente a gestori privati. •

La biblioteca che vorremmo è quella che al pari

La biblioteca è del pubblico e la gestione deve es-

Tempi moderatamente lunghi per consentire il riesame dei requisiti.

sere finalizzata al servizio pubblico, indipenden-

temente dalla forma di gestione.

Possibilità di rinnovo per garantire il completamento del progetto.

Quali sono le principali questioni emerse nella di•

per ridefinire le caratteristiche del servizio. At-

Definizione di servizio pubblico. Spesso si fa con-

tenzione agli aspetti contrattuali.

fusione tra servizio pubblico e servizio privato. •

PUBBLICI ESERCIZI: svolgono una funzione pub-

Non economicità del servizio ma maggiore flessi-

blica ma sono servizi privati. Non è necessaria-

bilità. Quando la giustificazione dell’outsourcing

mente appannaggio del pubblico l’erogazione del

risiede nell’economicità significa che vengono

servizio ma deve esserlo la GESTIONE.

calpestati i diritti dei lavoratori, quindi l’econo-

La gestione del servizio pubblico può anche non

micità non dovrebbe essere una motivazione.

essere pubblica, purché non sia mista (Crocetti). •

Tempi moderatamente lunghi ma non troppo (es. 5 anni) e stimolazione di una discussione interna

scussione?

Vantaggi e svantaggi del servizio pubblico gestito

L’amministrazione deve darsi delle linee guida che garantiscano il rispetto della qualità.

dal pubblico e gestito dal privato. •

Caratteristiche e vantaggi delle gestioni in affidamento completo.

Influenza della politica culturale sulla gestione del servizio pubblico e ruolo del dipendente pubblico.

Spazi di co-progettazione: sinergia tra servizi diversi.

PRO

CONTRO

Gestione Pubblica

Gestione Privata

organico stabile a lungo tempo

possibilità di avere personale con le caratteristiche che la SA richiede: multidisciplinarietà - maggiore possibilità di attivare sinergie con altri comparti economici/sociali

rischio di avere personale non qualificato

progettualità che dalla SA potrebbero essere considerate conflitti d’interesse perché proposte da ditte private che per svilupparle hanno bisogno di ulteriori risorse

- 30 -


a - L’Ost Gruppo C

In conclusione, quali sono le principali proposte?

COME SVILUPPARE IL SENSO DI APPARTENENZA AL SERVIZIO (UTENTI) E LE POTENZIALITÀ SOCIALI /DI COMUNITÀ DELLA BIBLIOTECA? LA BIBLIOTECA MI SEMPLIFICA LA VITA (IN TUTTE LE FASCE DI ETÀ). QUALI SERVIZI AL SUO INTERNO?

attrezzi di base per tutte le biblioteche. •

professionali che ogni cittadino mette a disposizione gratuitamente in cambio di una prestazione che gli serve. •

il giornalino di quartiere).

la tua biblioteca di domani”?

Organizzazione di sportelli tematici dedicati gestiti in maniera strutturata da esperti.

Perché la biblioteca è un servizio di base. Perché la biblioteca come luogo di aggregazione

Alleanze con realtà private.

è uno dei bisogni essenziali della comunità di ri-

Materiale documentario nuovo, aggiornato e facilmente accessibile.

ferimento. •

Informazione cartacea ad ogni cittadino, per intercettare l’utenza potenziale (es. pagina dentro

dere alla domanda “A cosa pensi quando immagini

Banca del tempo (“consultazione” delle professionalità): creare un catalogo delle competenze

Perché è importante questo argomento per rispon-

Reference di comunità: creare una cassetta degli

Perché la biblioteca deve essere permeabile alle

Assecondare le richieste degli utenti rendendoli protagonisti attivi della vita della biblioteca (ri-

sollecitazioni che arrivano dal territorio.

correndo alla collaborazione con il volontariato). •

Quali sono le principali questioni emerse nella di-

specchiare nei valori promossi dalla biblioteca.

scussione? •

Collaborando si ottimizzano anche le risorse (fare rete con le realtà del territorio).

La biblioteca deve reagire alla minor fiducia nel

Le biblioteche devono essere visibili sul territorio

bilancio sociale delle biblioteche.

La biblioteca delle cose: prestito agli utenti di oggetti utili nella vita quotidiana (dal quadro al

“servizio pubblico”. •

trapano).

Individuare portatori di interesse: scuole, asso-

ciazioni, servizi pubblici (centri per l’impiego,

Introdurre la figura del bibliotecario facilitatore (es. per la cittadinanza digitale).

anagrafe etc.), associazioni di categoria e creare reti di collaborazione. •

Riuscire a comunicare bene: l’utente si deve ri-

La rete bibliotecaria deve aiutare a soddisfare anche a distanza le esigenze del territorio.

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capitolo 2

Gruppo D BELLEZZA: SCEGLIERE E CONSERVARE SPAZI BELLI . LA BIBLIOTECA TECNOLOGICA: STRUMENTI PER TUTTI PER LAVORO, STUDIO, APPRENDIMENTO. BIBLIOTECA CON SENSO CIVICO.

In conclusione, quali sono le principali proposte: 1. Le biblioteche pubbliche dovrebbero andare nella direzione di capire le esigenze dell’utenza e offrirgli ciò che serve (programmi, strumenti, letterature speciali). 2. Sostegno all’utenza per svolgere attività in biblioteca, accompagnamento ma non controllo. 3. Attenzione alle necessità dell’utente senza sosti-

Perché è importante questo argomento per rispon-

tuirsi all’utente (autoprestito, interazione con la

dere alla domanda “A cosa pensi quando immagini

biblioteca, il bibliotecario sganciato dal servizio

la tua biblioteca di domani”? •

di distribuzione dedica il tempo per gli abstract al libro che diventa guida al lettore, bibliotecario

Perché gli spazi appartengono a tutti; per poter

itinerante).

dare un’impostazione diversa allo spazio che non sia solo contenitore di libri ma di strumenti. In ri-

4. Gli spazi polifunzionali vanno gestiti con perso-

ferimento alle nuove tipologie di utenti è impor-

nale specifico da affiancare a quello bibliotecario

tante per offrire qualcosa in più, che diventi fun-

(educatori, mediatori…). 5. Ricollegare i due aspetti del pensare e del saper

zione sociale per far comprendere l’importanza •

del luogo dove si trovano.

fare con attività pratiche che permettono di cre-

Per far prendere coscienza della bellezza di quello

are gruppi di utenti che partecipano poi alla ma-

che si mette a disposizione; la progettazione degli

nutenzione degli spazi e degli strumenti.

spazi da collegare all’utilizzo che se ne fa nel quo-

6. Avviare collaborazioni con le varie associazioni o

tidiano e alle rispettive utenze (se non se ne tiene

soggetti che possono aiutare a gestire le utenze

conto il design rimane bello ma difficile da usa-

difficili (disagiati economicamente, soggetti psi-

re: es. i piani di appoggio zigrinati sono belli alla

chiatrici, altre culture…). 7.

vista ma è complicato utilizzarli come appoggio

Ascoltare l’utenza e comunicare attenzione da

per compilare i moduli, gli scaffali per la sezione

parte del bibliotecario (una ragazza rom arrivata

ragazzi sono alti 2 metri).

per caso alle Oblate, dopo essere venuta a conoscenza delle attività che venivano svolte, è tornata chiedendo libri che l’aiutassero a imparare a

Quali sono le principali questioni emerse nella di-

leggere e scrivere italiano).

scussione?

8. Per la sicurezza degli spazi si potrebbero sostitu-

1. L’uso improprio degli spazi (si mangia la pizza or-

ire i vigilantes con figure di accompagnamento

dinata, gruppi che pregano) e la necessità di spazi

(educatori, mediatori, ecc.).

per rispondere a particolari esigenze (ad esempio

9. Aggiornare strumenti e programmi che vengono

ripetere ad alta voce).

utilizzati dall’utenza o che sono rivolti all’utenza.

2. L’importanza della manutenzione. 3. È necessario avere senso civico ed educazione alla fruizione degli spazi e degli oggetti/strumenti. 4. Gli spazi sono intimamente collegati all’educazione e al senso civico dell’utenza (alcuni servizi offerti, tipo la visione dei dvd, non sono più attivi perché gli strumenti sono stati distrutti dagli utenti). 5. Gli spazi polifunzionali vanno gestiti con personale specifico da affiancare a quello bibliotecario. 6. La tecnologia e la formazione devono essere in grado di adeguarsi ai mutamenti e ai progressi.

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a - L’Ost

Gruppo E PROMOZIONE DELLA LETTURA E RUOLO DELLA SCUOLA Perché è importante questo argomento per rispondere alla domanda “A cosa pensi quando immagini la tua biblioteca di domani”? •

Perché la biblioteca di domani sono anche i bambini e i giovani di oggi e la scuola è il luogo che oggi abitano e in cui possono acquisire la sensibilità e la passione per la lettura.

Perché la biblioteca può offrire agli insegnanti informazioni, strumenti e aggiornamento sulla produzione editoriale adatta alle varie fasce di età.

Perché nel pensare la biblioteca di domani dobbiamo pensare anche a spazi e servizi dedicati alla promozione della lettura.

Quali sono le principali questioni emerse nella discussione? Bisogna distinguere la lettura di svago e di “libera scelta” da quella che ti viene “imposta” dalla scuola. In conclusione, quali sono le principali proposte? •

Dare un supporto agli insegnanti sugli strumenti a disposizione: liste di lettura e collegamenti virtuali che possano permettere di interfacciarsi a distanza.

Scegliere al meglio le novità per i giovani.

Far sì che la visita alla biblioteca non resti un iniziativa sporadica, ma è opportuno promuovere visite mirate tali da avviare ad un accesso ed uso in autonomia. Costruire un progetto intorno alle visite, in accordo con gli insegnanti.

Creare un’indipendenza nella lettura da parte della classe, supportando l’uso per lo studio che integri fonti digitali e cartacee.

Fare in modo che l’occasione di visita possa promuovere anche i singoli interessi personali e il gusto della lettura.

Creazione di un’abitudine alla lettura per i ragazzi e dialogo con gli insegnanti.

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capitolo 2

SESSIONE 2

della professione: imparzialità e giustizia nell’e-

Gruppo A LA POSIZIONE POLITICA DELLE BIBLIOTECHE E DEI BIBLIOTECARI

rogazione dei servizi. Questi principi non basta enunciarli, è necessario garantire per tutti la fruibilità dei servizi. •

C’è un problema gestionale.

dere alla domanda “A cosa pensi quando immagini

la tua biblioteca di domani”?

fare scelte di collezione a favore di certe catego-

pensare a se stessa al di fuori o al di sopra delle solle-

rie. Anche parlando di cose come le questioni di

citazioni del contesto in cui opera.

genere, o dell’attività del Papa.

Quali sono le principali questioni emerse nella di-

In conclusione, quali sono le principali proposte:

scussione?

La biblioteca e il bibliotecario devono affrontare

lare per quanto riguarda l’accesso all’informa-

con situazioni difficili. Deve lavorare secondo il

zione e in generale del codice deontologico dei

principio di imparzialità. E secondo il principio

bibliotecari. In questa direzione opera scelte per

di uguaglianza.

quanto riguarda la gestione delle proprie colle-

La biblioteca è un luogo informale. Diventa un

zioni e l’organizzazione delle proprie iniziative.

contenitore dove si inseriscono problemi sociali.

In questo senso e in questo modo la biblioteca ha

Aspetto tecnico: sezione periodici o sezione stori-

un ruolo politico.

ca ci sono documenti di varie correnti, ad esem-

pio: giornali di sinistra e di destra, testi di sini-

sia sociali che politiche del momento, e garanti-

da sinistra e da destra. Si tratta di un problema

re quindi una continuità delle proprie scelte nel

politico che viene fatto ricadere sul bibliotecario.

tempo.

Ad esempio vengono contestate delle iniziative

su temi caldi, organizzate presentando opinioni

blemi sociali che ne derivano deve mettere in

Il valore del bibliotecario, a parte l’imparzialità, è

atto iniziative in collaborazione con altri attori:

quello di curare una crescita della collezione che

mediatori culturali, operatori sociali ecc.

dia testimonianza delle varie opinioni.

Problema delle informazioni censurate da questa

svantaggiate, di tutti i tipi: portatori di handicap,

Ruolo sociale della biblioteca: dare valore all’in-

classi sociali svantaggiate, persone disagiate, ecc.

formazione, che deve essere equilibrata. •

Il bibliotecario deve essere neutro.

Rispetto al tema dei profughi, a Calenzano hanno affrontato il problema.

la biblioteca fa azione politica nel momento in cui promuove iniziative a favore delle persone

o quella Amministrazione: come comportarsi? •

Inoltre la biblioteca è un luogo aperto e informale, dove tutti possono entrare. Per gestire i pro-

di parte.

La biblioteca deve affermare e difendere la propria indipendenza e autonomia dalle tendenze

stra o testi di destra (es. Mein Kampf), criticati

La biblioteca si muove secondo i principi base dell’imparzialità e dell’uguaglianza, in partico-

una serie di problemi sociali che hanno a che fare

Deontologicamente dobbiamo cercare di garantire il servizio. La nostra azione politica è quella di

Perché la biblioteca è un istituto sociale e non può

In prospettiva dovremo andare verso un’integrazione dei servizi sociali con quelli della biblioteca.

Perché è importante questo argomento per rispon-

Il bibliotecario ha un dovere politico che fa parte

In certi luoghi la situazione è più grave e la biblioteca non ha strumenti da sola per affrontarli. Avrebbe bisogno di collaborazioni con altre realtà. Mediatori, operatori sociali.

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a - L’Ost

Gruppo B COMUNICAZIONE & MARKETING

Gruppo C TO SHARE. PIÙ STRUMENTI E SERVIZI PER TUTTI: LA BIBLIOTECA DI DOMANI COME “CARTA DI SERVIZI”

Perché è importante questo argomento per rispondere alla domanda “A cosa pensi quando immagini la tua biblioteca di domani”?

Perché è importante questo argomento per rispondere alla domanda “A cosa pensi quando immagini

Viviamo nella “società della comunicazione”, caratte-

la tua biblioteca di domani”?

rizzata da messaggi che arrivano da ogni direzione. Nel futuro questo aspetto sarà ancora più presente:

Importanza della mappatura dei servizi come stru-

le biblioteche si devono adeguare e rendere la comu-

mento di rilevazione dei bisogni in rapporto al terri-

nicazione sia online che offline sempre più efficace.

torio e buone pratiche. Condivisione e aumento della conoscenza dei servizi, valorizzazione dei bisogni.

Quali sono le principali questioni emerse nella discussione?

Quali sono le principali questioni emerse nella discussione?

Comunicazione online ed offline. Comunicazione come identità. Comunicazione con il territorio. La

Interrogarsi sui servizi fondamentali per la bi-

mancanza oggi di una comunicazione efficace. Il rap-

blioteca come vero luogo di aggregazione: spazio

porto con le istituzioni e l’ufficio stampa del comune:

di lettura come viene normalmente immaginato,

impossibilità a gestire i canali in maniera autonoma.

oppure luogo polifunzionale che si rivolge a uten-

Il problema dell’autoreferenzialità delle biblioteche.

ti e servizi diversi. Identità della biblioteca che si rispecchia nella tipologia dei servizi offerti.

In conclusione, quali sono le principali proposte?

Idea di creare una “cassetta degli attrezzi” che il cittadino può reperire in biblioteca, poi ciascuna

Cercare un piano strategico omogeneo per la comuni-

biblioteca dovrà tener conto del tessuto sociale e

cazione tra biblioteche. Una maggiore consapevolez-

della comunità in cui è inserita. Ad esempio cre-

za delle istituzioni: magari una nuova figura profes-

are una “Biblioteca di oggetti”: le persone posso-

sionale, un “coordinatore di servizi comunicativi” in

no donare e condividere oggetti (nell’ottica della

grado di gestire al meglio i canali social e non, capace

sharing economy) spazio e piattaforma che per-

di dialogare con le biblioteche e i bibliotecari di una

mette a un bacino di utenza di accedere a infor-

stessa rete. In mancanza di un coordinatore, anche

mazione e conoscenza, anche attraverso oggetti

delegare i singoli operatori, cercare una maggiore

da usare e condividere come “risorse”, coinvol-

formazione dei bibliotecari interessati in ambito co-

gimento della comunità, presupposto molto con-

municativo con stage e workshop. Cercare di comuni-

creto basato su realtà circoscritta e piccola, di cui

care anche con altri settori. Ottimizzazione dei canali

si conoscono anche i bisogni.

di fruizione dell’utente ( es. openweb).

La struttura della biblioteca di oggi forse non è all’avanguardia rispetto alle richieste del pubblico (forse ci possono essere tipologie diverse di biblioteche): gli utenti entrano in biblioteca anche ponendo domande diverse rispetto ai servizi che le biblioteche offrono.

Importanza comunque del nucleo dei servizi di base della biblioteca che devono essere garantiti: servizi di prestito, accesso alla lettura che vanno mantenuti ma anche declinati in altri modi, ad esempio rispetto al mondo dell’infanzia anche attraverso l’immagine, l’ausilio di strumenti digitali, etc.

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Importanza di stimolare l’autonomia degli utenti.

Figure e strumenti nuovi, ad esempio il “bibliotecario mobile”, possono essere soluzioni diverse. I bibliotecari sono una categoria che ha un importante punto di osservazione della società e delle

Gruppo D LA BIBLIOTECA SI RELAZIONA

realtà locali, dei contesti urbani. Raccolta delle informazioni, analisi e processo creativo attraverso gruppi tematici, con sfide e domande da cui partire per trovare le soluzioni (il cosiddetto Pro-

Perché è importante questo argomento per rispon-

cesso di design). Attenzione alle richieste locali,

dere alla domanda “A cosa pensi quando immagini

con un nucleo forte di servizi di base: le bibliote-

la tua biblioteca di domani”?

che possono essere diverse. •

Politica: le biblioteche offrono progetti e attivi-

scire a captare le esigenze dell’utenza e fornire

tà didattiche alle scuole che poi hanno difficoltà

risposte adeguate.

logistiche (ad es. il semplice pulmino per far ve-

nire le classi in biblioteca). Spesso l’offerta è ot-

problemi: ascolto delle richieste, mancanza di un

Per osservare l’utenza all’interno degli spazi per avere la capacità di leggere ciò che succede nel

ponte con la politica e l’Amministrazione.

territorio, per dare una risposta adeguata e vali-

Accessibilità a persone con difficoltà e disabilità

da per far crescere la comunità.

fisica ma anche cognitiva o con fragilità come la dislessia e deficit nell’attenzione che richiedono

Quali sono le principali questioni emerse nella di-

di aggiungere o modificare i servizi (libri per ipo-

scussione?

vedenti, letture ad alta voce affiancate al linguag-

gio di segni, libri tattili, percorsi musicali, per-

Le dimensioni del luogo in cui opera la biblioteca

corsi museali adattati, lettura teatralizzata etc.)

influiscono sulle tipologie di associazioni con cui

legame con associazionismo. Fare un progetto

collaborare; nelle grandi dimensioni è il target

pilota su questo tema; potenziare così anche il

più del tema a orientare verso la scelta delle associazioni con cui collaborare.

valore di socializzazione e aggregazione che è un •

valore aggiunto alla biblioteca. •

Per avere degli ambasciatori sul territorio che riconoscano nella biblioteca una risorsa per tutti.

tima ma chi ne deve fruire è ostacolato da questi

Per radicare la biblioteca nel territorio; per riu-

Che tipo di relazione la biblioteca può costruire con l’utenza in loco e con quella in remoto.

Reference di base in biblioteca: anche sportelli di •

informazione generica per gli utenti: devi cono-

La creazione di contenuti originali da parte della biblioteca (da Wikipedia a Wikidata) adeguati

scere i servizi senza fare quel tipo dei servizi.

alla propria utenza. In conclusione, quali sono le principali proposte? •

Attraverso l’osservazione dell’utenza proporre uno strumento di accesso all’informazione da parte della biblioteca.

La biblioteca deve costruire un’informazione destinata al proprio bacino di utenza. Bisogna tenere presente le Linee Guida dell’UNESCO e riuscire a raggiungere anche l’utenza potenziale.

Fare una mappatura degli stakeholders (associazioni, soggetti operanti sul territorio...) e tessere le relazioni.

- 36 -


a - L’Ost

Gruppo E FORMAZIONE DEL BIBLIOTECARIO E FIGURE PROFESSIONALI INTEGRATE ALLA BIBLIOTECA

In conclusione, quali sono le principali proposte? •

tecnici e degli applicativi. •

tà maturate nelle specifiche realtà.

dere alla domanda “A cosa pensi quando immagini

la tua biblioteca di domani”?

La biblioteca ha molte funzioni e servizi, il biblio-

per sondare le necessità formative degli opera-

teche, condivisione di esperienze e competenze

tori bibliotecari e orientare meglio la scelta dei

specifiche professionali dei bibliotecari .

corsi.

Esigenza di garantire un aggiornamento continuo tenza.

Quali sono le principali questioni emerse nella discussione? Conoscere gli strumenti ed essere formati per poter meglio interagire con l’utenza e fare da tramite tra l’utenza e le informazioni della biblioteca (dal patrimonio librario ad altro). A volte il bibliotecario per motivi di organizzazione del lavoro non conosce approfonditamente le potenzialità e il patrimonio della biblioteca. •

I corsi di formazione vengono organizzati ma ne viene data scarsa notizia, inoltre molti corsi sono dedicati solo ad alcuni dipendenti quando vi è l’esigenza che tutti i bibliotecari vi partecipino per migliorare l’efficacia del loro operato quotidiano (es. corso sulla soggettazione, corso Easycat base ecc.).

C’è una richiesta di formazione specifica e tecnica per poter dare un servizio migliore come tramite tra utenza e patrimonio della biblioteca.

Necessità di momenti di condivisione di esperienze tra varie biblioteche come momento di autoformazione.

Rilevazione attraverso una piattaforma online

interscambiabili facendo rete con le altre biblio-

professionale per tenere il passo con i tempi e l’u-

Interazione tra esigenze degli operatori e chi si occupa di organizzare la formazione.

meglio ai vari servizi: creare figure specializzate

Formazione specifica legata alle singole realtà e alle esigenze delle varie biblioteche.

tecario deve avere formazione per adempiere al

Esigenza di momenti organizzati di condivisione tra bibliotecari per uno scambio di professionali-

Perché è importante questo argomento per rispon-

Formazione di base e costante degli strumenti

Formazione su come approcciare l’utenza difficile: cercare di allacciarsi al territorio per indirizzare verso figure specifiche (mediatore culturale, assistenza sociale, associazioni) .

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CAPITOLO 3

Capitolo 1 - Gli utenti di oggi e di domani

LA BIBLIOTECA E LA CITTA' a. Blog e strumenti social b. Video virale c. Crowdlab per confrontarsi, connettersi e scambiarsi idee

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26

ARTICOLI SUL BLOG ispirazioni e narrazione del percorso

39

MILA

VISUALIZZAZIONI DEL VIDEO “Sognando biblioteche”

1

MATTINATA DI LAVORO aperta a tutti i cittadini

COSA ABBIAMO FATTO? •

Promosso il dibattito pubblico sul tema

Dato vita a un momento di formazione e di scambio partecipato sulla visione di biblioteca

Coinvolto policy maker, cittadini e portatori di interesse di diversa natura nella discussione attiva su una visione di biblioteca come spazio aperto di cultura e come luogo di animazione e coesione sociale

- 39 -


capitolo 3

Il blog PER RACCONTARE LE FASI DEL PERCORSO PER PROMUOVERE BUONE PRATICHE PER DIFFONDERE IL DIBATTITO SULLA BIBLIOTECA DI OGGI E AMPLIARLO A NUOVI SOGGETTI

https://quandodicobiblioteca.blog

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b - Il video

Il video virale

"Sognando biblioteche” UNO SGUARDO IRONICO SU TUTTO QUELLO CHE DIAMO PER SCONTATO PARLANDO DI BIBLIOTECHE PUBBLICHE: CHE SIANO ACCESSIBILI, GRATUITE, APERTE A TUTTI

https://vimeo.com/217126607

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capitolo 3

Il Crowdlab

Auditorium Centro Rogers Scandicci - 13 maggio 2017

SPAZI COME RISPOSTA ALLE ESIGENZE DEGLI UTENTI E DEL SERVIZIO

L’ESPERTA Nome: Raffaella Magnano Professione: Architetto Da dove viene: Torino Cosa porta: La sua pluriennale esperienza all’interno dei musei, delle biblioteche e degli archivi piemontesi. Con lo studio professionale AreA fondato a Torino nel 1995 con gli architetti Gazzera e Racca - si è occupata di progettazione architettonica e pianificazione territoriale, temi che sono stati al centro del percorso “Quando dico biblioteca”.

Q

uesto percorso per me è straordinario! Mette l’accento su tutti gli elementi di cui si deve tenere conto nel progettare una biblioteca. Progettare una biblioteca è un processo creativo straordinariamente comples-

so per noi architetti, che dobbiamo dare una risposta con gli spazi alle richieste sia degli utenti, sia di coloro che svolgono il servizio all'interno di questi spazi. Se noi po-

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c - Il Crowdlab tessimo sempre arrivare dopo un percorso come Quando dico biblioteca, la corrispondenza sarebbe molto più grande. Ho avuto esperienze di lavoro su diverse biblioteche: progettazione di spazi nuovi ma anche recupero di spazi esistenti, perché l'Italia ha un patrimonio storico e architettonico che, se non viene riconvertito ad uso pubblico, rischia di essere disperso e lasciato nel degrado. Spesso succede che le Amministrazioni, quando si trovano un edificio pubblico, specie in una zona centrale, qualsiasi sia stata la precedente destinazione pensano di farne una biblioteca e questo non sempre rende facile la progettazione e la gestione dei servizi, perché sono spazi già costituiti: una ex scuola non è di solito lo spazio adatto per ospitare una biblioteca, ma riuscire a organizzare gli spazi in maniera differente può portare a un successo. La Biblioteca di Scandicci, ad esempio, era una scuola, organizzata per essere composta da corridoi e aule e questo non è lo spazio che maggiormente soddisfa i requisiti di una biblioteca anche se chi se ne è occupato ha avuto un occhio di riguardo nei confronti dell'accesso: spostare l'ingresso nell’area che ospitava la palestra. Entrare in uno spazio, grande, aperto e accogliente, è sicuramente una validissima alternativa a quella dell'atrio scolastico; oltre al fatto che i corridoi sono stati trasformati da spazi distributivi a spazi utili. Ci sono quindi alcuni elementi fondamentali da valutare in fase di progetto: i vincoli attivati dal contesto locale che offrono spunti al progettista per poter mettere in atto un’azione creativa che trasformi un'identità in spazi, modelli di gestione, di valutazione e di sviluppo. Faccio riferimento all'analisi di Vivarelli sulla percezione sociale e a percorsi che interpretano le necessità di una comunità in modo articolato. Un altro importante elemento da prendere in considerazione nella costruzione di una biblioteca è il rapporto con i bibliotecari: si condivide con loro per anni un processo estremamente interessante, quello della riqualificazione degli spazi. Del resto, la realizzazione di una biblioteca è un processo che può durare anche 11 anni: non a caso tra i miei più cari amici ci sono bibliotecari!

UNA BIBLIOTECA E' UN EDIFICIO CHE DEVE CERCARE DI VIVERE PER 24 ORE E NELLE 24 ORE DEVE SAPERSI ADEGUARE ALLE DIVERSE NECESSITA’ DEI PROPRI UTENTI

Prendo ad esempio il caso della biblioteca di Rosignano Marittimo, che abbiamo inaugurato 4 anni fa: una biblioteca particolare che ci ha dato la possibilità di connotare lo spazio con finalità educative non solo perché è uno spazio pubblico dedicato alla cultura, ma anche perché è un edificio efficiente da un punto di vista energetico: è stato progettato con una struttura portante in legno e con i tamponamenti in balle di paglia e questo significa che sfrutta al meglio le condizioni microclimatiche. Purtroppo, un'operazione comunicativa che non abbiamo in nessuno modo governato ha fatto sì che questa biblioteca si chiamasse "Centro culturale Le creste" e questo non ha reso giustizia a una biblioteca che insegna anche l'uso consapevole delle risorse. Si tratta come dicevo di una biblioteca con un tetto verde, attraversata da una strada coperta. Prima di partecipare al concorso siamo stati una giornata intera seduti su una panchina in mezzo a questo spazio vuoto: il pubblico che usciva dal sottopasso della ferrovia, che divide in due Rosignano, attraversava il lotto in senso diagonale e nessuno usava la strada che lo circondava: a un anno dall'inaugurazione i dati davano un 400% di

- 43 -


capitolo 3 visite ed è stato per noi un ottimo risultato. Un altro intervento significativo che abbiamo realizzato è a Chivasso: una biblioteca che sta sui binari, molto contemporanea da una parte e dall'altra “cieca”, perché fosse più silenziosa, decorata con una grande citazione di Calvino, per attirare l’attenzione e incuriosire chi passava in treno mentre il cantiere era ancora in corso. Abbiamo usato l’incipit di Se una notte d’inverno un viaggiatore: ho chiesto ai bibliotecari se qualcuno avesse chiesto il perché di quelle scritte ma nessuno ha mai chiesto niente e non abbiamo mai capito se tutti conoscessero fin troppo bene Calvino o se questa idea comunicativa fosse stata completamente vanificata! Poi c’è la biblioteca 0-18 di Cuneo, inaugurata ad aprile 2017, che aveva dei vincoli enormi perché all’interno di un ex ospedale del ‘700, di cui la biblioteca occupa attualmente quasi la metà dello spazio e dove abbiamo rotto i paradigmi degli spazi interni. Ho preso in prestito dal professor Vivarelli una serie di riflessioni che dobbiamo avere alla base del nostro lavoro. Non vi si dirà come deve essere lo spazio di una biblioteca, perché non c'è una regola: bisogna partire da una base e insieme costruire lo spazio, tenendo conto che magari abbiamo già un involucro o un contesto urbanistico e considerando anche che la normativa tecnica da rispettare è molto restrittiva per certi aspetti (antincendio, sicurezza). Una biblioteca è un edificio che deve cercare di vivere per 24 ore e nelle 24 ore deve sapersi adeguare alle diverse necessità dei propri utenti. Io non sono d'accordo con chi dice che le biblioteche devono essere spazi flessibili: devono essere flessibili fino a un certo punto e non devono esserlo, come ad esempio si è fatto per anni, mettendo gli scaffali sulle ruote. Una biblioteca flessibile è quella che si adatta alle esigenze dei propri utenti ma non prima di conoscerle. Ho individuato delle parole chiave, che emergono anche dal vostro lavoro e che vorrei ripercorrere con voi: collezioni e memoria; spazio per le culture digitali; spazi performativi (poter diventare un produttore culturale, partendo dalla base del patrimonio della biblioteca); socialità e partecipazione ma, soprattutto, benessere (fisico ma anche psicologico) sono tutti termini che parlano di biblioteca e che dovremmo avere sempre come obiettivo. Uno strumento di lavoro è il volume "Lo spazio della biblioteca", a cui abbiamo collaborato con il mio studio, curato da Maurizio Vivarelli e che, contrariamente ai manuali di progettazione classici, non vuole dare risposte ma aiutare a porre delle domande: quindi, offre strumenti per capire come deve essere fatta una zona di ingresso, quali sono le caratteristiche che la rendono migliore senza dire “fatela così!”, ma piuttosto “parliamone: voi ci dite quali sono le vostre esigenze di servizio, cosa volete che la vostra utenza trovi e su questo ragioniamo!”. Ci sono esempi positivi non solo all’estero ma anche in Italia, sicuramente la San Giorgio di Pistoia, che festeggia i 10 anni di apertura e che, così come Sala Borsa, è una biblioteca realizzata in uno spazio di recupero: era una fabbrica e si tratta di un ottimo intervento di recupero, molto interessante. Ce ne sono molti altri perché, per quanto la situazione non sia così rosea, ci sono spesso gare per la progettazione di biblioteche. Per chiudere vi dico: partiamo da quello che voi avete fatto e arriviamo a questi esempi: gli spazi devono essere affrontati contemporaneamente da progettisti e pubblico (utenza e gestori) per ottenere un risultato che sia il migliore possibile.

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c - Il Crowdlab essere solo un contenitore? Se questo è il risultato, significa che c’è stato un errore prima: nella progettazione non si è capito qual è la vera identità che la biblioteca deve avere, non sappiamo qual è la memoria che deve trasmettere attraverso il suo patrimonio. Ci deve essere un forte senso dei contenuti offerti. Lo spazio deve essere interpretabile dall’utente, nei limiti della civiltà e delle regole. Uno spazio “bello” e “comunicativo”, viene rispettato tantissimo. Ci siano sempre luoghi in cui ci si riconosca!

DOMANDA E RISPOSTA A Raffaella Magnano

Quali sono gli elementi utili a valutare se sia meglio costruire biblioteche ex-novo oppure riutilizzare spazi già esistenti?

Come il progettista secondo lei deve interagire con coloro che lavorano in biblioteca?

Dipende da chi progetta. Importante è che le biblioteche siano ben inserite nel tessuto urbano che le circonda,

Non si può non interagire. A volte capita che le bibliote-

spesso non ci sono vuoti urbani da riempire in parti di cit-

che siano mal progettate perché alcuni architetti (archi-

tà molto vissute e quindi si utilizzano edifici già esistenti,

star) tendono a progettarsi il loro monumento. Il processo

come gli spazi industriali, o spazi da interpretare, come

creativo deve essere un processo sempre condiviso ed

gli ospedali…

è assolutamente indispensabile. Purtroppo non sempre il bibliotecario è il nostro referente, chi lavora in biblioteca viene coinvolto all’ultimo momento.

Come possono essere pensati nelle biblioteche: spazi per servizi informativi di comunità (es. Urp) e spazi per stare liberamente?

Le esigenze delle comunità evolvono: che “scadenza” ha un progetto di spazi e come e quando interve-

Ci sono esempi di successo su questo? Informazioni di

nire sugli spazi esistenti?

comunità ci sono, ad esempio la biblioteca di Rosignano ha unito diversi servizi (caffetteria, ludoteca, informagio-

Per la progettazione della biblioteca di Chivasso, per

vani...). Qui, inoltre, abbiamo cercato di integrare alcune

esempio, le prime riunioni le abbiamo fatte nel 2003 e l’i-

funzioni: la ludoteca con spazi per bambini in biblioteca,

naugurazione nel 2012, in tutto questo lasso di tempo ab-

purtroppo però abbiamo sempre limiti politici (un servizio

biamo dovuto parlare con troppe figure politiche, ognuno

gestito dalla cultura, l’altro dalla scuola) che frenano certi

aveva la sua opinione da dire e i tempi si sono allungati.

processi.

Per fortuna chi si occupava della biblioteca erano gli stessi. La “scadenza” sta nel fatto che, a volte, sugli arredi si vada su elementi molto legati al loro tempo. Ad

Come può lo spazio della biblioteca essere flessibile

esempio, visitando la biblioteca di Scandicci si ha subito

nell’offrire servizi e nell’incontro di diverse utenze e

l’idea dei fine anni ‘90. Spesso gli spazi sono quelli. A mio

generazioni?

parere bisognerebbe cercare di pensare sempre qualcosa che sia troppo avanti ed avere un processo creativo

Non so se deve essere così flessibile: bisogna che ognu-

sempre molto libero.

no abbia uno spazio in cui star bene. Sono convinta che gli anziani con i giovani adulti è meglio che non ci stiano,

Come può lo spazio favorire la comunicazione dei

avendo un diverso modo di fruire la biblioteca.

servizi nella loro varietà e carattere innovativo senza

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capitolo 3

POLITICHE CULTURALI COME COSTRUZIONE CONDIVISA NEL RAPPORTO CON LA COMUNITA'

L’ESPERTO Nome: Sergio Conti Professione: Storico e biblioteconomo, è stato Direttore Settore Cultura, Beni Culturali e Università Provincia di Monza Da dove viene: Monza Cosa porta: Con la sua esperienza in ambito di biblioteche e sistemi bibliotecari, Sergio Conti è stato protagonista della progettazione e gestione di un innovativo modello organizzativo dei servizi bibliotecari e dei servizi di secondo livello per le biblioteche. Ha predisposto studi inerenti all’organizzazione bibliotecaria urbana, è stato direttore della Biblioteca Civica di Lissone (MI) e poi dirigente alla Cultura nello stesso comune e a Brugherio (MI). Nel 2011 ha curato la nascita del Multiplo, Centro di Cultura del Comune di Cavriago.

P

orre delle domande è la cosa fondamentale, perché una delle questioni con cui ci confrontiamo spesso è che ci siamo posti la domanda sbagliata: porsi la domanda giusta è già un buon passo, dopodiché le risposte giuste arriveranno.

La situazione oggi è piuttosto complicata: escludo in questa fase di poter dare delle definizioni di biblioteca. Nel senso che 20-30 anni fa ci azzardavamo, ma oggi la situazione è talmente in divenire e le cose cambiano così in fretta che dare delle definizioni diventa un'esercitazione accademica, che non ci aiuta a lavorare bene nelle biblioteche e a costruire le biblioteche che servono per i nostri cittadini. Possiamo trovare elementi per definire una nuova biblioteca ma non possiamo darle un nome oggi. La biblioteca è a una svolta epocale, perché anche solo 10 anni fa quando gli smartphone erano poca roba e l'informazione passava attraverso altri canali, le biblioteche avevano un ruolo ben diverso. Oggi la società sta cambiando in maniera rapidissima e quello che spiazza in modo significativo le biblioteche è la dematerializzazione delle informazioni e dei documenti: una volta c'erano libri, cd, dvd; oggi ci sono ancora ma ci sono anche dei sostituti che sono i documenti elettronici, che stanno in rete e che girano dappertutto. Ci sono dei cambiamenti che non possono che avere degli impatti fortissimi sulla biblioteca: la dematerializzazione: lo sviluppo della rete e del web e accesso all'informazione, alla circolazione dell'informazione ma anche le relazioni tra le persone passano da canali diversi da quelli di prima. La biblioteca attualmente si trova un po' scossa e non potrà più essere come è stata fino ad adesso. Dobbiamo, quindi, parlare di altro. Ma di cosa parliamo allora?

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c - Il Crowdlab Qualcuno si azzarda a dire che il libro è morto e quindi anche le biblioteche. La morte del libro era stata proclamata anche negli anni '80 con la cultura dell'immagine; invece, la produzione di titoli oggi è maggiore rispetto a quella di 10 anni fa: quindi vuol dire che c'è una vitalità di questo strumento che non ha più però l’esclusiva, soprattutto per quanto riguarda il libro materiale di carta, e questo crea dei problemi per le biblioteche. Il libro, però, ha ancora un ruolo importante e quindi anche le biblioteche lo mantengono. Qualcuno pensa che in una fase di crisi come questa le biblioteche possano mettersi a fare altro: iniziative, convegni, concerti, centro culturale, centro sociale... ma è un errore che è già stato fatto nel passato. Io sono lombardo e ho vissuto tutta l'evoluzione delle biblioteche dagli anni '70. Quando negli anni ‘80 si diceva, per evitare che fossero “stanze con degli scaffali”, che erano “centri culturali” e quindi bisognava fare cultura, produrre cultura, non era altro che un modo per dire "siamo una biblioteca ma non abbiamo le strutture e i servizi per fare informazione, documentazione e letture e, quindi, diciamo che siamo una biblioteca che fa il centro culturale”. Massimo Belotti l'aveva definita allora” uno sviluppo per vie esterne della biblioteca", ma in realtà era un deragliamento. Oggi qualcuno tenta ancora di deragliare. Io, però, ho il pragmatismo nel sangue, per cui cerco di lavorare sui presupposti: se non ci sono gli elementi organizzativi e gestionali è importante lavorare su quelli, piuttosto che prendere delle vie di fuga. Vengo da una realtà dove i servizi di informazione e di lettura sono un servizio consolidato e in quel tipo di contesto le biblioteche fanno anche altre cose ma le iniziative vengono realizzate sapendo che la parte bibliografica, informativa, di costruzione della documentazione, di proposte di lettura e di conquista di nuovi utenti è cosa acquisita. Così, ci si può porre il tema di come fare di più e meglio. Però se questa parte diventa preponderante, forse è una deviazione e non una strada di sviluppo. Le biblioteche sono nate per contenere libri, raccoglierli, conservarli e poterli trasmettere in seguito. L'attenzione era sul libro: non a caso, in alcune biblioteche i libri erano incatenati al leggio. Anche le nostre biblioteche pubbliche per tanti anni sono state orientate sul libro e, quindi, hanno organizzato i loro spazi per fare in modo che i libri stessero bene: conservati, raccolti, gelosamente conservati e, quindi, “non ve ne presto più di due”. Già negli anni '80, però, le biblioteche di pubblica lettura hanno capito che l'attenzione doveva essere al servizio: avere tanti bei libri, ben descritti e ben conservati ma che non utilizzava nessuno non serviva a niente! Il tema era far utilizzare questi libri e l'attenzione si è spostata sul servizio: gli spazi hanno preso la conformazione che consentiva non solo di contenere libri ma anche di erogare dei servizi. Poi c'è stata la scoperta della qualità dei servizi e si è scoperto che forse bisognava guardare in faccia gli utenti e, di conseguenza, si è realizzato un ulteriore passaggio di attenzione all'utenza, per la costruzione dei servizi su misura. Si sono fatti passi importanti: gli spazi hanno cambiato di nuovo aspetto, per contenere non solo l'organizzazione di servizi ma persone che dovevano essere felici di ricevere quel servizio e sentirsi a loro agio. Poi, però, si è scoperto che i cittadini che varcano la soglia della biblioteca e accedono a quei servizi, forse, sono il 10% della popolazione residente e sto parlando di un dato ottimistico per l'Italia complessiva, valutato sul servizio di prestito, che è quello più

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capitolo 3 facilmente misurabile e che ci consente di identificare il cittadino che lo utilizza. Se dobbiamo passare a considerare non quelli che entrano in biblioteca ma tutti i cittadini della comunità locale, la questione si fa più complessa. La biblioteca pubblica è per sua natura per tutti e spesso i bibliotecari si riempiono la bocca: "la porta è aperta, non chiediamo la carta di identità, siamo gratuiti"... sì, però, se io non organizzo le cose in modo tale che tutti possano sentirsi a proprio agio e possano avere dei servizi che li interessano, è ovvio che alla fine dei conti non sono un servizio per tutti ma solo per quel 10%! Se dal punto di vista del principio la biblioteca è un servizio di tutti, il tema vero di oggi

OCCORRE AVERE ATTENZIONE AI BISOGNI DELLA COMUNITA' LOCALE E TROVARE STRUMENTI ORGANIZZATIVI, DI IMPOSTAZIONE DEL SERVIZIO E DI CONSAPEVOLEZZA DI COME FUNZIONANO LE COSE PER POTER ORGANIZZARE SERVIZI VERAMENTE CORRISPONDENTI AGLI OBIETTIVI CHE ABBIAMO.

è di diventare realmente una biblioteca per tutta la comunità locale. Questo è il punto, perché l'attenzione deve spostarsi sul focus e sul criterio direttivo: la comunità locale. Oggi non esiste un modello di biblioteca, non esiste una biblioteca che va bene per tutti e che posso costruire qui e a 100 km da qui: esiste una biblioteca per questa comunità locale, costruita su misura sui suoi bisogni di formazione e lettura, sulle propensioni degli utenti e di tutti i portatori di interesse che hanno cose da dire, da proporre e da chiedere. Fatta questa affermazione, va tradotta in elementi gestionali: quante biblioteche fanno il profilo di comunità? Intendo quante sanno non solo quanti abitanti ha la loro città, ma come sono divisi per fasce di età, per titolo di studio, per posizione professionale: queste sono informazioni banali che si trovano nei censimenti Istat ma che cominciano a darci un'idea di con chi abbiamo a che fare, per dare risposte anche a chi non ha mai espresso una domanda. Uno dei problemi veri del lavoro del bibliotecario è che se andiamo a fare un'indagine sui bisogni della gente, la gente dice quello che è scontato, quello che già c'è: non chiede la luna, perché sa che non può averla, dice quello che già c'è e non aiuta a migliorare il servizio. Faccio un esempio banale: quando Farinetti si è preso la briga di inventare Eataly, non si è inventato niente ma ha avuto l'intuizione di mettere insieme il vendere pasta e vino con un'idea forte per un certo pubblico, con un posizionamento nella comunità tale da essere riconosciuto, apprezzato e ricercato. A quel punto sarà la biblioteca a proporre servizi: un atteggiamento, un orario di apertura, il tipo di informazioni e di relazioni tra le persone che possano far sì che sempre più persone si sentano a casa loro in quel luogo. Se noi diciamo che siamo “la biblioteca per tutti” ma abbiamo una biblioteca - per mille motivi oggettivi, subiti passivamente o voluti attivamente - piena di studenti, possiamo raccontarcela ma una biblioteca occupata militarmente da studenti che studiano in silenzio, perché hanno bisogno di fare gli esami e appena qualcuno dice qualcosa lo zittiscono, non sarà mai una biblioteca per tutti ma sarà una biblioteca

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c - Il Crowdlab per studenti universitari e delle scuole medie superiori che, normalmente, in città come le nostre sono il 7-8% della popolazione e che vengono a utilizzare spazi organizzati per servizi culturali, a occupare un tavolo illuminato e un posto riscaldato e fine! Quindi, noi diamo servizi a chi ha bisogno di un tavolo illuminato e di un posto riscaldato con una macchina da guerra di informazione e questa utenza caccia via le altre; così come in un'emeroteca vicina a una sezione ragazzi, dove passano orde vocianti, dove un anziano che vuole leggere il giornale si sente a disagio e dirà "vado al bar che forse è meglio!". Occorre avere attenzione ai bisogni della comunità locale e trovare strumenti organizzativi, di impostazione del servizio e di consapevolezza di come funzionano le cose per poter organizzare servizi veramente corrispondenti agli obiettivi che abbiamo. Secondo me due cose fanno la differenza: se vogliamo gestire un servizio, dobbiamo sapere cosa stiamo facendo e se non raccogliamo dati su input e output della nostra gestione non sapremo mai cosa sta succedendo. Ci sono biblioteche che lavorano e non sanno che indice di impatto hanno sulla loro popolazione: sanno quanti prestiti hanno fatto quest'anno ma non l’evoluzione dei prestiti negli ultimi 10 anni; non hanno mai fatto serie storiche e non sanno se stanno diminuendo o crescendo, se le casalinghe o gli studenti leggono di più. Occorre che costruiamo un cruscotto anche abbastanza articolato per capire come stanno andando i servizi, avere serie storiche di dati per monitorarli e poter intervenire. Se abbiamo l'obiettivo di conquistare tutta la comunità locale, non possiamo dire “ho questo obiettivo ma non so assolutamente come sta andando”: dobbiamo sapere mese per mese, anno per anno, se stiamo proseguendo in quella direzione. Un'altra cosa è che non dobbiamo avere paura del cambiamento: il mondo intorno a noi sta cambiando a una velocità stratosferica e le biblioteche e i bibliotecari anche, nel loro piccolo, non devono avere paura di cambiare, ma avere disponibilità ad ascoltare e a modificare delle cose. Banalmente, il prestito dei cd 15 anni fa era un prestito che avrebbe sbancato le biblioteche, se fosse stato liberalizzato e quindi si diceva “non più di 2-4 cd per una settimana” con l'obiettivo di sfruttare questo bene comune al massimo, rendendolo accessibile al maggior numero di persone. Oggi il prestito dei cd è calato dell'80% rispetto a 15 anni fa, ma noi abbiamo le stesse regole e a quegli utenti che ne prenderebbero anche 7-8 per 15 giorni diciamo di no: siamo ancora alle regole di un altro mondo e di un'altra epoca. Lo stesso accade sull’organizzazione degli spazi che non corrisponde più a quello che succede adesso, ma spesso spostare due scaffali ci viene pesante!

COS’E' IL CROWDLAB? È un metodo appositamente “brevettato” da Sociolab per rivoluzionare l’assetto di un convegno tradizionale, integrando in una dinamica fluida e interattiva il momento di ispirazione, fornito da esperti, al coinvolgimento attivo dei partecipanti. Gli esperti ospiti offrono una prospettiva di ispirazione al confronto sugli argomenti scelti. Ogni intervento ispiratore è seguito da un momento di confronto tra i partecipanti che, divisi in piccoli gruppi, possono formulare domande condivise da sottoporre al relatore. Sessioni distinte di presentazione, discussione, domande e risposte – scandite in tempi certi – per conoscere buone pratiche, contaminarsi e disegnare insieme proposte.

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capitolo 3 Il progetto strategico per realizzare la sua missione nella comunità locale, è quello di non seguire le sue singole richieste, ma conoscerla, utilizzarla come “stella polare” e organizzare un servizio adeguato. Quanto la biblioteca può e deve rispondere a esigenze sociali? La biblioteca risponde a esigenze fondamentali: informazione, educazione permanente, socializzazione, coesione con la comunità locale, benessere... Lo fa con il suo “core business”: la biblioteca fa la biblioteca. È un luogo con i suoi obiettivi da realizzare e con questo

DOMANDA E RISPOSTA A

svolge una funzione grandissima. Non è il suo ruolo

Sergio Conti

invece prendersi carico delle situazioni di disagio, ma far sì che altri se ne prendano carico e le risolvano. Secondo la sua esperienza, in che modo la

L’indicatore di impatto può essere più utile rispetto

biblioteca, intesa come servizio informativo di base,

all’analisi dei prestiti e delle presenze?

può connotarsi nel web per intercettare nuove

No, l’indicatore si utilizza, ma non dice tutto, dice alcune

utenze e quali i principali errori da lei fatti in questa

cose. Per avere altre informazioni servono altri strumenti.

prospettiva di azione? Non mi sono mai occupato di queste cose.

Come impostare uno studio di comunità su larga scala dal sistema urbano alle singole biblioteche?

Cosa significa oggi educare alla biblioteca? Come la

In una situazione come Firenze è difficilissimo perché

biblioteca può essere via di accesso al sapere anche

i dati disponibili sono per la città e non per le singole

a livello locale?

aree, non è detto che comunque non si possano

Aggiungo la domanda: educare o creare condizioni

costruire strumenti di conoscenza della comunità

perché la biblioteca sia attrattiva per tutti? Si tratta di un

locale e della comunità di quel territorio. Il profilo di

servizio pubblico non obbligatorio: se vogliamo che la

comunità, utilizzabile da tutti comuni, deve avere alcune

gente ci venga c’è bisogno che questo servizio attiri e

caratteristiche: raccolta di dati (sesso, età, titolo di studio,

coinvolga.

posizione professionale, attività economica) letti in serie

Non serve educare alla biblioteca, ma serve che questa

storica, in evoluzione; analisi su agenzie culturali sul

educhi e faccia crescere giovani lettori attraverso

territorio, conoscere partner e definire relazioni con loro;

esperienze quotidiane.

definire lo spirito della comunità... La domanda è: “Voglio offrire servizi, come li offro?”. Per

Come si affronta l’uso degli spazi da parte degli

rispondere, il profilo di comunità deve essere sempre

studenti che si limitano ad occupare uno spazio e

aggiornato e soggetto a revisione.

che impediscono a volte i servizi di una biblioteca? Azione che bisogna avere bene in mente: questa è

Qual è il giusto equilibrio tra l’adattarsi alla richiesta

un’utenza che non vogliamo (in questo caso). Spesso

della comunità e una funzione “educativa” della

però sono ben voluti perchè riempiono spazi vuoti, ma

biblioteca?

perchè ci sono spesso spazi vuoti? Dobbiamo lavorare

La biblioteca non è educativa ma non è nemmeno un

in modo che la biblioteca sia per tutti e organizzare in

bancomat. La biblioteca è un’agenzia di promozione

maniera tale che sia utilizzata per varie esperienze.

della lettura. E’ un servizio di informazione e lettura che

Strutturiamo l’offerta informativa avendo sempre come

promuove crescita culturale, benessere, tempo libero

“stella polare” la comunità locale.

delle persone e più allarga la sua efficacia, più rende servizio alla comunità.

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c - Il Crowdlab

ARCHITETTURA DELL’INFORMAZIONE COME CENTRALITA' DELL’ESPERIENZA DELL’UTENTE

L’ESPERTO Nome: Andrea Zanni Professione: Bibliotecario digitale Da dove viene: Modena Cosa porta: La sua esperienza come presidente di Wikimedia Italia, amministratore di Wikisource, bibliotecario digitale a OpenMLOL. Andrea Zanni lavora nell’ambito dell’Open Access per l’Università di Bologna. Chiama legittimamente tutto quello che fa "costruire accesso alla conoscenza". L’Open Access è l’inizio della nascita della “biblioteca digitale”, estende il mondo della ricerca al di là della comunità scientifica. Digitalizzare libri antichi, articoli in libero accesso che possono essere letti da chiunque, cataloghi digitalizzati, suggerimenti...

I

mmaginare biblioteche comunitarie - Nel titolo del mio contributo è sottintesa la parola “digitali”: io tendo a non metterla, solo perché sono abituato a fare cose solo su Internet.

Questo intervento, giusto per dare un minimo di storia, nasce nel 2015 con un post sul mio blog dal titolo “Costruire comunità" che voleva riflettere su alcuni progetti che vi mostrerò tra poco. In seguito ne ho discusso con amici bibliotecari e ne è venuto fuori un intervento presentato al convegno delle Stelline nel 2015: appunto sulle "biblioteche digitali partecipative". L’intervento nasce anche come provocazione e capirete perché: è l'idea di guardare a qualcosa che non è una biblioteca (digitale) - progetti come Wikipedia, Wikisource o Stack Overflow - per poi tornare alla biblioteca e all'organizzazione degli spazi digitali e a cosa vuol dire crearli. Partiamo dalla definizione di architettura come organizzazione di uno spazio per uno scopo: l'architettura dell'informazione è l'organizzazione di uno spazio digitale che è fatto di informazioni. Invece di creare uno spazio fatto di atomi, si crea uno spazio fatto di bit che hanno una fisica loro, che non comporta la gravità ma il teletrasporto, e la possibilità di riproduzione a costo zero infinite volte. In due universi diversi si costruisce, comunque, uno spazio. “Un luogo è un linguaggio”: è il titolo della postfazione di Manganelli a “Flatlandia”, un bellissimo saggio basato sul racconto della vita di un quadrato che ha le sue avventure nel regno di Pianolandia. Ma cosa significa costruire un luogo con il linguaggio?

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capitolo 3 Per descrivere un luogo abbiamo bisogno di alcune parole: così il linguaggio crea spazi. Il codice è un tipo di linguaggio: come i muratori con i mattoni creano palazzi, il codice è quella cosa che consente di creare palazzi di bit. Il codice può definire un luogo: possiamo pensare al software non solo come un'interfaccia estetica ma come a design e architettura, nel suo senso più puro. Io non metto solo un bottone lì, ma lo metto lì per generare un'interazione del mio utente. Come un architetto crea uno spazio, presupponendo un’interazione degli utenti e magari suggerendola (se io vedo una scala voglio salire…), allo stesso modo il software definisce questo spazio, dei comportamenti ma anche dei valori. Come la nostra società incarna i propri valori in alcune regole? Ad esempio, le biblioteche prestano gratuitamente i libri, perché c'è un valore dietro al diritto di accesso all'informazione in modo gratuito per una società plurale e democratica; allo stesso modo, io all'interno di un sito o di un progetto posso e devo tenere presenti dei valori.

LE PERSONE ABITANO GLI SPAZI COME VOGLIONO, PER CUI L’INTERAZIONE, INTESA COME MOLTIPLICAZIONE DEI MIEI GRADI DI LIBERTA’ RICHIEDE DI NON PENSARE IN MANIERA STATICA MA DI PENSARE A COME LE PERSONE ABITANO LE COSE, A COME I COMPORTAMENTI EMERGONO.

Questa lunga premessa per arrivare a parlare dei “progetti comunitari”, che è una mia definizione per progetti che sicuramente conoscete, come Wikipedia, Wikisource (biblioteca digitale di testi liberi senza diritto d'autore), Stack Overflow (sito utilizzato da milioni di persone per programmare e imparare a programmare, per fare domande sulla programmazione e ricevere risposte), Academia Stat Exchange (sito della galassia di Stack Overflow in cui, invece, si parla vita accademica - come si pubblica, dove si pubblica, letteratura open access, regole universitarie di Ateneo...), Cuore (sito sempre di domande-risposte su ogni tema, una specie di Yahoo answer, ma per adulti). Cosa hanno in comune questi progetti? Sono comunitari, nel senso che sono basati su una comunità di persone che interagisce. Sono partecipativi, perché queste persone possono fare delle cose, possono decidere, possono contribuire. Sono comunità sia di accesso che di co-creazione e di produzione di conoscenza, quindi possono essere liminali al mondo delle biblioteche ma non sono completamente altro, anche perché se il compito del bibliotecario è servire i bisogni informativi dei propri utenti, su questi siti i bisogni informativi degli utenti vengono soddisfatti, eccome! Per cui, potete vederli come competitor ma anche come luoghi “altri” con cui la biblioteca può collaborare, e questo è il motivo per cui, secondo me, vanno raccontati ai bibliotecari. Vorrei indagare le caratteristiche e le differenze tra spazio digitale e spazio fisico in una prospettiva un po' ingegneristica. Prima definizione di cui tenere conto è il grado di libertà: il concetto viene dalla matematica ed è l'idea di qualcosa che io posso fare all'interno di un determinato spazio, ad esempio camminare avanti e indietro. Generalmente, nel nostro mondo a tre dimensioni, io ho tre gradi di libertà (su-giù, destra-sinistra, avanti-indietro) ma in un luogo

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c - Il Crowdlab digitale, prendendo la nozione di grado di libertà in maniera un po' più ampia, io posso vederla come la somma dei gradi di libertà che io possiedo in un sito o in un progetto. Ad esempio, cosa posso fare io su Facebook? Posso scrivere un post, posso mettere dei like, usare emoticon, accedere via Messenger, posso condividere, posso commentare. Potete immaginare che tutti questi singoli gradi di libertà vadano a definire lo spazio in cui un utente si muove, ma facilmente capite che non si tratta di elementi staccati. Voi progettate uno spazio, ma all'interno di questo stesso spazio il comportamento emerge, le persone fanno quello che vogliono fare, per cui è importante non solo progettare lo spazio ma anche pensare a come gli utenti si muovono o si muoveranno. Una cosa è avere una sala per ragazzi, una sala per bambini e un’emeroteca ma non si può pensare che siano mondi completamente separati, perché le persone interagiscono! Le persone abitano gli spazi come vogliono, per cui l'interazione, intesa come moltiplicazione dei miei gradi di libertà, richiede di non pensare in maniera statica ma di pensare a come le persone abitano le cose, a come i comportamenti emergono. Questa è la domanda di chi progetta, costruisce e gestisce biblioteche, fisiche o digitali: cos’è che vogliamo far fare all'utente? Quali sono le azioni che lui deve e non deve fare? Come un utente può partecipare è già una scelta, ma cosa vuol dire farlo partecipare alla vita di una biblioteca digitale è qualcosa di più e questa domanda vale anche per una biblioteca di libri e mattoni. Il bibliotecario digitale, nella mia provocazione, diventa quindi un designer di comunità: disegna e progetta l'interazione dei suoi utenti e della sua comunità all'interno di un luogo digitale. Tornando ai progetti comunitari vediamo che tutti hanno di fatto una caratteristica comune: la comunità prende le decisioni e gestisce il progetto. Si tratta di comunità cosiddette “dal basso”, dove tendenzialmente non c'è un controllo dall'alto ma la comunità di utenti, con vantaggi e svantaggi, organizza il progetto stesso. Spesso questo accade secondo il metodo del consenso, come comunità di pari, con gerarchia piatta ma con diversi livelli di moderazione, nel senso che ci sono alcuni accorgimenti per far sì che ci sia un minimo di controllo, diciamo di “low enforcement” per bloccare utenti che hanno comportamenti scorretti verso la comunità. Tutti questi progetti operano come comunità di interessi, organizzate attorno a un obiettivo preciso e questa è la differenza fondamentale rispetto alle biblioteche fisiche: aggregano per interesse non per territorio. Questo è uno degli elementi chiave: il digitale tende ad aggregare per tema, per interessi; mentre la biblioteca, per ragioni meramente fisiche, è organizzata intorno alla sua collocazione nello spazio. Il digitale squaderna completamente: non esiste il territorio, perché si tratta di due fisiche differenti e io posso parlare con un tipo che sta ad Hong Kong così come con il mio vicino di casa. Altra importante caratteristica di questi progetti è l’idea della modificabilità: la possibilità per l'utente di andare a modificare il luogo in cui sta abitando. La definizione di Wikipedia è "enciclopedia libera, collaborativa, scritta e gestita da una comunità di volontari potenzialmente aperta e illimitata": tutti potete andare a modificare una pagina anche in questo momento. L'utente può lavorare sulle singole voci dell'enciclopedia ma anche discutere e riscrivere le linee guida, le regole o ridefinire l'aspetto delle pagine: ogni aspetto dell'enciclopedia è potenzialmente modificabile, in teoria.

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capitolo 3 Vediamo, quindi, una corrispondenza tra grado di libertà - comportamento - valore: alto grado di libertà presuppone un alto grado di partecipazione ma anche alto grado di appartenenza. Dando alla comunità la possibilità di modificare, la comunità sente quel posto come suo, il che può essere una cosa bella o brutta, dipende dai casi... Senza entrare nello specifico, possiamo vedere che esistono fenomeni di autorganizzazione, trasparenza e controllo incrociato. Se su Wikipedia non esiste una redazione, la comunità si auto-organizza: esiste un luogo, esiste un obiettivo, quindi la comunità si dà delle regole, con strumenti di monitoraggio e di controllo. Ogni attività viene tracciata e tutto è trasparente. Ogni membro della comunità è abilitato a controllare e a modificare eventuali errori e problemi. Come miglior esempio, tenete conto che ogni pagina di Wikipedia ha una pagina che si chiama version control, cioè un controllo di versione: ogni pagina di Wikipedia non funziona come il vostro Word ma ogni modifica viene salvata sull'altra; quindi esiste l'intera storia di ogni pagina. Questo è importante, perché anche se è un aspetto estremamente tecnico permette varie cose: non solo ogni modifica è una versione, ma ogni versione è firmata, ha una data ed è linkabile e ripristinabile. Questo rende il progetto resiliente, perché è molto più facile ripristinare da un danno che fare il danno, mentre nel mondo reale esiste l'entropia e distruggere una cosa è molto più semplice che costruirla: in pratica l'esatto contrario. La resilienza ci dà un valore: crea uno spazio molto aperto alla sperimentazione e all'audacia, provare a fare sapendo che si può cancellare e ripristinare senza permessi: "prima fai e poi chiedi il permesso". Si tratta quindi di uno spazio in cui la sperimentazione è più incoraggiata: c’è libertà di gioco e, quindi, la gente fa le cose e impara facendo, piuttosto che leggere un’ampia documentazione prima. Ed eccoci alla mia provocazione: confrontate Wikipedia come l’ho appena raccontata con il sistema SBN, in senso ingegneristico e tecnico, e vedete, dopo 16 anni di Wikipedia, cosa c’è da imparare da questi meccanismi. Non si tratta di un giudizio di merito sul progetto ma c’è qualcosa che SBN può imparare, a livello puramente di software e di quello che questo software abilita? Ad esempio, se un record viene modificato da un livello di autorità superiore, il livello inferiore non può più modificarlo e questa cosa in Wikipedia non esiste, perché non esiste la gerarchia dei livelli e, soprattutto, i livelli di autorità non sono del singolo utente, della singola competenza, ma a livello istituzionale. Un’altra cosa particolare è che in SBN non c'è un luogo di discussione tra bibliotecari per parlare di un record: in Wikipedia ogni pagina ha una relativa pagina di discussione e questo è stato uno dei capisaldi dell'architettura: bisogna poter parlare di ogni cosa, perché se ho una pagina di discussione, ho una pagina di memoria storica, posso esprimere le motivazione delle scelte e questo evita malintesi tra collaboratori e, soprattutto nelle comunità professionali, evitare la frustrazione altrui è molto importante. Per esempio, invece di duplicare un record, con una pagina di discussione si potrebbe dire “mettiamoci d'accordo e facciamone uno solo”!

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c - Il Crowdlab Posto che la biblioteca digitale non ha confini territoriali, come fa la biblioteca pubblica, radicata sul territorio e con una comunità di riferimento, ad essere anche biblioteca digitale? In generale è uno spettro di azioni, non esiste una risposta unica: quanto tempo, quante risorse, quanta voglia c’è? In base a quello che abbiamo possiamo progettare una risposta. In MediaLibraryOnline, servizio di biblioteca digitale, lavoro alla definizione delle risorse e sezioni open: libri, scansioni, spartiti, videogiochi, mappe... Quando un bibliotecario mi comunica che ha delle digitalizzazioni, se ci

DOMANDA E RISPOSTA A

sono i link posso metterle a disposizione di tutti: prendere

Andrea Zanni

cose già digitali e portarle all’interno di questi canali. E’ necessaria la sperimentazione! Anobii, ad esempio, ha una comunità di lettori sparsi per tutta Italia, da contattare e mettere insieme per creare

Il ruolo della biblioteca è quello di essere “content

comunità di interesse e territoriali sui social network. E

curator” delle questioni locali?

capita di trovare degli amici!

No. Ma la domanda successiva mi permette di approfondire...

In che modo il sito web della biblioteca può essere un luogo di “buona accoglienza” digitale?

In che modo la biblioteca può favorire la partecipa-

Domanda molto bella e molto difficile. Forse gli orari!

zione attiva e qualificata alla creazione di contenuti

Metterli più chiari.

nel web?

Dovrebbe essere studiato cosa le persone cercano nel sito

Dal mio punto di vista bisogna partire dai fondamentali:

e rispondere a quelle esigenze lì. Oppure abbandonare

se rispondere ai bisogni informativi dell’utente è uno dei

l’idea del sito e magari fare solo una pagina Facebook.

core della professione bibliotecaria, allora ragioniamo su

Trovare il modo che di andare verso gli utenti e non spe-

questo.

rare che loro vengano verso di te!

Non tutti i bibliotecari devono fare tutto ma forse la formazione bibliotecaria in senso lato dovrebbe occuparsi di tutto. Gli utenti oggi chiedono tante cose in tanti posti diversi, o fanno da soli attraverso tanti canali. Prima, magari, potevano accedere a tutto in biblioteca. C’è l’idea che Wikipedia possa essere uno strumento da usare per l’iter informativo, su cui lavorare: un luogo in cui i bibliotecari possono andare e portare il proprio contributo e le proprie competenze. Forse è necessario ribaltare la domanda e chiederci: “cos’è che il bibliotecario può fare per questi luoghi?” Se i bibliotecari, che hanno certe competenze, non le mettono in campo, magari qualcun altro prenderà il loro posto (es. Amazon, futuro prestito illimitato digitale).

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CHIUDERE UN CAPITOLO PER APRIRNE UN ALTRO Francesca Caderni EDA SERVIZI

Dal lavoro di questi mesi e dall’analisi di

Infatti, in una realtà che si conferma sempre

quanto emerso appare chiaramente che il

più complessa e nella quale cambiano

tema della biblioteca e della sua identità è

rapidamente modelli di fruizione, strumenti

molto sentito dai diversi attori in gioco.

di accesso alla conoscenza, pubblici e non-

C’è bisogno di continuare a riflettere insieme

pubblici, viene meno l’efficacia e l’opportunità

per mettere a fuoco obiettivi e soluzioni

di modelli prestabiliti e questo vale a maggior

condivise, per individuare una nuova

ragione se parliamo di biblioteche.

visione che non costituisca un modello

Quindi niente conclusioni, modelli o

fisso e replicabile in maniera acritica, ma

definizioni-gabbia: vogliamo restituire, anche

un insieme di elementi cardine entro cui

come ringraziamento a chi ha intrapreso

la “nuova biblioteca” possa muoversi, se

con noi questo percorso, alcuni spunti che

davvero vuole essere un’istituzione culturale

potrebbero essere l’inizio di nuove strade da

contemporanea.

percorrere insieme…

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Ecco le piste che a nostro avviso si sono aperte da questo percorso di ascolto e confronto comune. Vorremmo rilanciarle in un nuovo appuntamento che vedrà coinvolti vecchi e nuovi attori perché Quando dico biblioteca possa continuare a dare buoni frutti!

QUANDO DICO BIBLIOTECA DICO VISIONE STRATEGICA La dimensione progettuale assume maggiore centralità e presuppone la capacità della biblioteca e delle reti bibliotecarie di ricondurre le proprie scelte all’interno di una chiara e strutturata visione strategica. QUANDO

DICO

BIBLIOTECA

DICO

UN

LUOGO

DELLA

COMUNITA’ La biblioteca non solo dialoga e accoglie la comunità, ma adotta come modus operandi l’attivazione e la promozione di processi partecipati di confronto e di ascolto, coinvolgendo la propria comunità nella progettazione, ri-progettazione e coprogettazione di spazi, attività e servizi. QUANDO DICO BIBLIOTECA DICO UN SOGGETTO CHE PENSA A SE STESSO E AGISCE IN CHIAVE SISTEMICA La biblioteca facilita, partecipa e promuove reti diverse con le altre realtà del territorio, della filiera culturale, ma anche di altri ambiti (sociale, economico...). QUANDO

DICO

BIBLIOTECA

DICO

UN

LUOGO

DI

INNOVAZIONE CULTURALE La biblioteca ha come obiettivo primario quello di ampliare, arricchire e rafforzare il rapporto con il proprio pubblico e di raggiungere il pubblico potenziale. QUANDO DICO BIBLIOTECARIO/A DICO FACILITATORE DI ACCESSO ALLA CONOSCENZA Una professionalità in grado di allargare il proprio campo di conoscenze e competenze a “nuovi saperi”.

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Grazie a chi ha partecipato con noi a questo percorso!

Aniko Agfalvi, Elena Andreini, Claudia Arnetoli, Grazia Asta, Mila Baldi, Marco Baldini, Tamara Bani, Laura Baroncelli, Bianca Bartoli, Cristina Bartoli, Edoardo Battistini, Simona Belingheri, Valentina Berti, Vanni Bertini, Silvia Betti, Elisa Biagi, Vittorio Biagini, Alessio Biagioli, Leonardo Bieber, Merj Bigazzi, Fabiola Bini, Sabrina Bombassei Vittor, Isacco Borghi, Mariangela Bortolani, Milena Boschetti, Francesca Bottai, Silvia Bruni, Cristiano Burgio, Lucia Busani, Francesca Caderni, Elisabetta Calcini, Monica Caiani, Adriana Campeanu, Sabrina Capitelli, Elisabetta Carlini, Sara Carnati, Ornella Casalini, Olga Cassigoli, Marta Cavaciocchi, Luca Cavallo, Silvio Cazzante, Patrizia Cellini, Letizia Chialastri, Antonella Chiarelli, Stefania Collini, Sergio Conti, Martina Coppini, Eleonora Dapinguente, Emanuele Dattoli, Daniela Dello Russo, Stefano De Martin, Maria Rosaria De Michele, Rosario De Zela, Martina Di Giampietro, Teresa Emiliani, Bruno Evangelista, Gabriella Falcone, Sandro Fallani, Luciano Farri, Massimo Fedi, Gabriele Ferroni, Veronica Fioravanti, Silvia Floria, Valentina Fontana, Paolo Forzieri, Daniela Galanti, Francesco Galantini, Sandra Gambassi, Eleonora Gargiulo, Alessio Gennari, Valentina Genovesi, Carlo Ghilli, Susanna Giaccai, Giancarlo Giangrasso, Patrizia Giorio, Maura Graziani, Andrea Grifoni, Valentina Guastella, Emiliano Gucci, Carmine Ignozza, Enrica Infantino, Vania Infantino, Lisa Innocenti, Lilian Kraft, Eleonora Lallo, Giuditta Levi Tomarchio, Luciana Linzalone, Mattia Lucatuorto, Raffaella Magnano, Mattia Lucatuorto, Elisa Macherelli, Benedetta Manoelli, Anna Marchi, Filippo Marranci, Barbara Marroccia, Paolo Martinino, Lorenzo Masi, Fabrizio Massai, Monica Matteuzzi, Samuele Megli, Francesca Meoli, Giovanni Micoli, Ana Morales Gallego, Tiziana Mori, Carla Mura, Luana Nencioni, Luigina Neri, Manola NifosĂŹ, Marta Ninci, Sandra Nistri, Ilaria Nocentini, David Ortega, Irene Padovani, Luciano Panci, Barbara Papi, Elena Papi, Carlo Paravano, Elisa Parrini, Lorena Passerotti, Maria Vittoria Patrizi, Maria Pennetta, Emilio Penni, Paolo Pestelli, Francesca Piervenanzi, Francesca Pisano, Serena Pollastri, Cinzia Puccetti, Costanza Ravoni, Francesco Ruchin, Tommaso Sacchi, Barbara Salotti, Anna Sannino, Alessandro Santoni, Valentina Schiavi, Stefanie Schuddebeurs, Claudia Sereni, Enrica Serinaldi, Maria Sigismondi, Aurora Siliberto, Giorgia Simpatia, Lorenzo Terzani, Valentina Testa, Alberto Tognetti, Emanuela Totaro, Barbara Trevisan, Riccardo Ventrella, Donatella Zacchini, Monica Zamperini, Claudia Zanieri, Andrea Zanni.


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QUANDO DICO BIBLIOTECA - Report finale  

Report conclusivo del progetto Quando dico biblioteca | Firenze, Scandicci, Calenzano | 2017

QUANDO DICO BIBLIOTECA - Report finale  

Report conclusivo del progetto Quando dico biblioteca | Firenze, Scandicci, Calenzano | 2017

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