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ECONOMY | ANNO IV | N.48 | MENSILE | SETTEMBRE | DATA DI USCITA IN EDICOLA: 31 AGOSTO 2021

POSTE ITALIANE S.P.A. - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONVERTITO IN LEGGE 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 1, LO/MI

www.economymagazine.it

RIPARTENZA, LA LOMBARDIA TRAINA L’ITALIA

Settembre 2021 Euro 3,50

L’INCHIESTA / La legge 231 sulla responsabilità dell’impresa ha 20 anni e richiede un tagliando

Numeri, storie e personaggi di un boom. Interviste con Guido Guidesi, Fabrizio Sala, Alessandro Spada e Carlo Sangalli

DECOLLO VERTICALE

CON IL TEMPORARY MANAGER L’IMPRESA DIVENTA MAGGIORENNE 4.Manager (Confindustria-Federmanager) promuove il ricorso ai direttori finanziari “temporanei“ «APPALTI, CAUTELA»

TORNA LA «SABATINI»

CIVILE, QUALE RIFORMA

Parla Busia (Anac): «Attenzione le scorciatoie sono pericolose»

Rifinanziata con 600 milioni la legge sul rinnovo macchinari

Le cose ovvie da fare e non fatte di Giuseppe Rochira

OLTRE LE LIBRERIE

DENTI, CURE & QUALITÀ

La sfida vinta da Ad Maiora editore giuridico da Sud a Nord

Chicco Reggiani rinnova e potenzia un format vincente del franchising

«CDP CREA SVILUPPO» Giacomoni: «La Cassa è cruciale sogno che diventi fondo sovrano»


EDITORIALE

QUEL GATTOPARDO SEMPRE IN AGGUATO

«S

e vogliamo c h e tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi»: è disperante ed anche abusata la DI SERGIO LUCIANO frase con cui Tancredi sintetizzava al Principe di Salina la sua visione sull’annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno d’Italia. Ma qualcosa di sinistramente attuale questa frase, mille volte rievocata per spiegare le finte discontinuità italiane, lo conserva anche oggi, quando il “draghismo” sta facendo sognare tanti e sta addirittura accreditando un recupero di leadership internazionale dell’Italia in cui molti, dopo vent’anni di macchiettismo berlusconian-grillino, non speravano più. Allora è bene ripeterci un po’ di cose. L’Italia non è nuova ad una sorprendente prestazionalità di breve termine. Ma cade sul medio-lungo termine. È una scattista, alla Mennea, alla Jacobs. Non una maratoneta. L’economia è ripartita senza aspettare il Pnrr perché centinaia di migliaia di imprese stanno facendo i doppi turni. Ma né sul fronte del credito né su quello dell’energia né su quello delle risorse umane si profila alcun riscatto dai vizi e dalle carenze di sempre. Nonostante i (pochi) no-vax abbiamo stupito l’Europa per capacità organizzativa bruciando i tempi e conseguendo una confortante percentuale di vaccinati.

IL CORSIVO

Ma nulla di serio è stato fatto da quasi tutte le Regioni per incrementare la copertura delle terapie intensive. L’elenco delle contraddizioni potrebbe continuare: è così da sempre, genialità e rapidità sull’immediato, inerzia sul lungo termine e sull’innovazione profonda. La linea di Draghi su questa dicotomia italiana è ben nota: dice che le riforme richiesteci dall’Europa – burocrazia, concorrenza, giustizia civile, fisco – incideranno nel profondo. E il premier sa di cosa parla: ne ricordiamo tutti quel vibrante discorso in cui, ad esempio, stigmatizzava la “fuga dalla firma” dei pubblici funzionari. E molti altri spunti si potrebbero citare. Ebbene, sia chiaro (e a Draghi senz’altro lo è, chiaro, anche se non ritiene sia il momento di parlarne): non basta varare delle riforme per ottenerne gli effetti. Come ricorda il presidente dell’Anac Giuseppe Busia nell’intervista su questo numero, il codice degli appalti, tanto vituperato, attende dal 2016 i decreti attuativi. La burocrazia non respinge: insabbia. Ed è sospetto che la riforma del ministro Brunetta – lo stesso che si attirò minacce e insulti per aver tentato, qualche anno fa, la sacrosanta introduzione dei tornelli e dei segnatempo negli uffici pubblici – non sia stata accolta da un’equivalente levata di scudi. Si sono convertiti i burocrati, o l’hanno letta e considerata inoffensiva? Stendiamo un velo pietoso poi sulla riforma della giustizia. Su quella civile, basta leggere l’analisi di Giuseppe Rochira, in queste pagine,

per capire cosa servirebbe davvero; e quanto alla giustizia penale, non inganni il coro di critiche intonato dalle toghe. Alle loro prerogative veramente eccessive – sul fronte dell’inefficienza impunita, dell’eccessiva discrezionalità e dell’abnorme potere monocratico, lesivo di qualsiasi garantismo – è stato fatto poco pù che il solletico. Dunque non si devono apprezzare gli sforzi del governo Draghi? Certo che sì, perché ha eccelso nell’arte del possibile. Ma dobbiamo dirci che questo possibile è poco, e che difficilmente aumenterà nei prossimi mesi, politicamente incerti quanto mai. Occorre incidere di più sui vizi storici del sistema, occorre violare i privilegi delle caste, ridimensionare su più fronti le discrezionalità del localismo (basti pensare alle autorizzazioni territoriali per le energie rinnovabili) e insomma: occorre che il governo si faccia qualche nemico, che adesso sembra non avere. Vorrà? Riuscirà? Sì, ma con realismo. Cioè solo se e quando il premier riterrà che la cosa sia produttiva di risultati. Quindi in definitiva dipenderà dall’Europa. Irrobustire e – se serve – “incrudelire” le riforme dipenderà soprattutto dal famoso “vincolo esterno” che scandirà con le sue regole il decorso dei finanziamenti europei. L’approvazione del Pnrr, per l’Italia, non è stato come vincere gli Europei di calcio: è stato come qualificarsi. La partita è ancora tutta da giocare. E non ci sarà più spazio per i gattopardi.

I NUOVI FALSARI (VINCENTI) DELLA RICICLAGGIO CONNECTION

I

l trait d’union dei cyber-sequestri perpetrati in mezzo mondo dai pirati informatici è la richiesta di riscatti in criptovalute. La cosa deve far pensare, perché solo cambiando approccio mentale riusciamo a capire il bello e – in questo caso – il pessimo delle nuove tecnologie. Se dei fuorilegge internazionali chiedono pagamenti in bitcoin, questa è la miglior prova del fatto che i bitcoin hanno già un loro “corso legale”, che legale ovviamente non è ma è comunque affidabile e riconosciuto. Sono la moneta corrente di una nazione trasversale e sotterranea, quella dei delinquenti di vario ordine e grado, che è stata capace di attivare circuiti perfetti di scambio di beni e

servizi, pagati in valute virtuali, che per questo hanno lasciato alle spalle la loro dimensione appunto virtuale (e quindi in fondo fasulla) e sono diventate reali. Molto peggio delle vecchie banconote false: quelle imitavano il denaro legale. Queste, lo stanno soppiantando. Le autorità di mezzo mondo, imbambolate sia dalla loro burocratica e torpida inefficienza, sia dal fascino intellettuale che il nuovismo della Silicon Valley esercita sui beoti, si sono finora gingillate con questa vera e propria mina che insidia le fondamenta degli Stati nazione come li abbiamo finora conosciuti, costruite appunto sulla moneta legale e sul cannone a difenderla. Il macrofenomeno delle criptovalute, al netto

degli entusiasmi innocenti di tanti hobbisti del trading (oggi euforici per enormi e facili guadagni e domani depressi per il loro opposto) si fonda su questa cripto-nazione numerosissima: vogliamo stimare che sia potenzialmente il 10% dell’umanità? Diciamo che è una stima prudenziale. La cripto-nazione del riciclaggio che vive borderline tra lecito e illecito ed oggi ha una sua unità di cambio riconosciuta. Probabilmente è tardi per intervenire strappando dalle mani del crimine internazionale questo poderoso strumento. Ma forse no. A una condizione: bisogna iniziare a chiamare il fenomeno col nome che merita: malavita organizzata. (.s.l.)

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SOMMARIO

COVERSTORY

019 RIPRESA AL TRAINO

La locomotiva torna a tirare

022 BANDI E SOSTEGNI

La benzina sul fuoco della ripresa

023 ASSOLOMBARDA

APPROFONDIMENTI

095 UOMINI & DENARI

di Alfonso Ruffo

096 LIUC

Sei traiettorie per ultraperformare

097 ANDAF

Esg e informazioni non finanziarie

098 GIUSTIZIA

La riforma delle maniche rimboccate

101 PRIVATE BANKER

Da leone a gazzella è un attimo

102 ALIS

Il Pnrr fa rotta verso Sud

Attenzione al “fattore campo”

024 FABRIZIO SALA

FINANZIARE L’IMPRESA

«La crisi ha accelerato il cambiamento»

025 CONFCOMMERCIO

065 STUDIO GRIMALDI

«Ora occupiamoci del terziario»

«Il Pnrr lo cuciamo su misura»

026 PROMOS ITALIA

068 ISTITUTI DI CREDITO

Al fianco delle imprese

Prima consolidare, poi evolversi

028 BANCA VALSABBINA

070 BANCA MEDIOLANUM

Tra “sportello” e territorio

Se prestito fa rima con investimento

030 IWG

072 RSM

Il rientro in ufficio è flessibile e condiviso

Sabatini, “nuova” da quasi vent’anni

032 ICONA DESIGN GROUP

075 AIFI

Lo stile ci fa competere nel mondo

Infrastrutture e capitali privati

034 REAL ESTATE

076 NSA ECONOMY RANKING

Il Covid ha svecchiato il mattone

Logistica a due velocità

GESTIRE L’IMPRESA

ECONOMY & POLITICA

037 PROTIVITI

044 VMWARE

014 GIUSEPPE BUSIA

039 ASSITECA

046 ARVAL

«Su Pnrr e appalti stiamo attenti alle scorciatoie: sono pericolose»

016 SESTINO GIACOMONI

Quei risparmi in Cassa che faranno carburare l’economia reale

231 motivi per non rischiare Se agli hacker ci pensano i broker

Alto Adige smart grazie al cloud L’auto non si compra, si noleggia

040 4.MANAGER

048 ELIOR

La risorsa dei manager temporanei

La pausa pranzo guarda al futuro

042 FEDERMANAGER

049 AMC

I professionisti dei beni confiscati

Il porta a porta ora si fa su Zoom

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SOMMARIO

084 MTD

L’innovazione è diventata pungente

086 DOTTOR LUIS

In bocca al franchising

090 NHOOD

Talenti della rigenerazione urbana

091 PIRAMIS

Prospettiva sociale e impresa

092 AD MAIORA

L’editore snobba l’edicola

SUSTAINABILITY & CIRCULAR ECONOMY

COMUNICARE L’IMPRESA

053 GUNA

131 IMMAGINE

Salute, si cambia a piccole dosi

055 ECOMONDO

134 SOCIAL

Transizione di alta formazione

056 GENERALI

La prima impressione Ci becchiamo sulla blockchain

136 STAND OUT

Le Pmi meritano un premio

Dal personal branding alla community

058 RAYTEC VISION

Cibo, più qualità e meno sprechi

060 FINEDI

La seconda vita delle edicole

061 HBI

Il depuratore con l’optional

062 SCANIA

Il trasporto pesante viaggia leggero

STORYLEARNING

TALENTI DELLO SVILUPPO

111 RISTORAZIONE

Quelle ghiotte opportunità

113 EDITORIA

Il nuovo storytelling delle emozioni

VITA DA MANAGER

079 SOLUZIONI

114 TACCINI RETAIL CONSULTING

139 VIDEOGIOCHI

L’uomo, il virus e il robot

Così il punto vendita cambia pelle

Mi consolo con la consolle

081 CA’ ZAMPA

116 REEF

142 SPORT

La pet economy diventa hi-tech

Niente soldi per la casa dei sogni

Manager in sella (e non solo all’azienda)

082 HITRAC

118 ANYTIME FITNESS

144 MOTORI

Dietro le quinte della digitalizzazione

La chiave(tta) del successo Editore

Il mensile dell’economia che cambia Direttore responsabile Sergio Luciano Vicedirettore Marina Marinetti In redazione Maddalena Bonaccorso, Giuseppe Marasco (web), Marco Scotti, Riccardo Venturi (inviato) Martina Zanetti (eventi e segreteria) Hanno collaborato Gianluigi Ballarani, Ugo Bertone, Fabio Cancarè, Giuseppe Corsentino, Giovanni

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Francavilla, Giuliana Gemelli, Andrea Granelli, Gabriele Greco, Gianluca Lo Stimolo, Paola Maiorino, Emanuela Notari, Franco Oppedisano, Alessandro Paone, Vincenzo Petraglia, Graziano Sabatino, Monica Setta, Laura Alice Villani

Economy Group s.r.l. Piazza Borromeo 1, 20123 Milano, Tel. 02/89767777 Presidente e A.D. Giuseppe Caroccia Consiglieri Costantino Baldissara, Sergio Luciano

Grafica e impaginazione Raffaela Jada Gobbi, Liliana Nori

Direttore editoriale Alfonso Ruffo

Comitato scientifico Franco Tatò, Marco Gay, Anna Gervasoni, Federico Pirro, Giulio Sapelli, Antonio Uricchio Numero chiuso in redazione il 5/8/21

Partnership editoriali Aifi; Aiti; Andaf; Assocamerestero; Confprofessioni; Federmanager; Università Liuc; Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro

Serie 5, la metamorfosi è compiuta Per la pubblicità su questa rivista Oyster s.r.l. (Concessionaria esclusiva) Tel. 02/89767777 Amministratore unico Domenico Marasco Direttore commerciale Monia Manzoni m.manzoni@oystermedia.it Distribuzione Pressdi - Via Mondadori, 1 - Segrate Tel. 02/7542097 Stampa Stampa Rotolito. S.p.a 20063 - Cernusco sul Naviglio (MI) Registrazione Tribunale di Milano n. 101 del 14/03/2017 Numero iscrizione ROC: 29993


COVERSTORY

Nell’arena digitale vince chi diventa factotum di Andrea Granelli

N

egli ultimi giorni sono usciti due annunci interessanti: Netflix si occuperà di giochi e Zoom di Cloud. Ai tempi d’oro del pensiero strategico, la focalizzazione sul core business era il mantra. Celebre era la regola di Jack Welch, mitico ceo che portò la capitalizzazione di General Electric da 12 a 350 miliardi di dollari: “#1 or #2: Fix, Sell, or Close”. Se non puoi essere il numero 1 o il numero 2 sul mercato (rimanendo nella media dei profitti di GE), correggi il tiro, vendi la struttura o chiudila definitivamente. Oggi invece, nell’arena digitale, sembra che tutti facciano tutto, che la focalizzazione e l’eccellenza in una specifica attività non sia più la regola competitiva. A ben vedere, però, la presenza in più settori fa crescere non tanto la marginalità economica – che tende a comprimersi quando un’azienda eccellente in un settore incomincia a competere in settori laterali – ma la capitalizzazione di borsa. È la finanza e non i clienti che premia questo approccio, che ci richiama alla memoria in concetto antico di factotum. Quali sono allora le logiche che premiano questo approccio allin-one? Vi sono probabilmente tre meccanismi in azione. Innanzitutto, la trasversalità del digitale e il potente contributo della customer experience (sia d’acquisto che di fruizione) che rende quasi naturale l’estensione dell’offerta digitale a filiere laterali. La progettazione di esperienze e non la semplice fornitura di prodotti o erogazione di servizi è infatti il nuovo paradigma del marketing. E ciò perché innanzitutto una buona esperienza associata a un prodotto, un servizio o un luogo crea più valore economico: giustifica, infatti, il premium price pagato dal consumatore, lo fidelizza in quanto lo spinge naturalmente sia a voler ripetere l’esperienza sia a condividere questa esperienza con altri. Non è la semplice prestazione – o bisogno soddisfatto – che alimenta il passa parola, ma un’emozione positiva, coinvolgente e memorabile. Inoltre, l’esperienza rimette il consumatore al centro, dandogli un nome e un ruolo e quindi contrastando due criticità che affliggono sempre di più i processi di consumo: essere un consumatore anonimo e vivere passivamente il prodotto. Ma dietro l’esperienza c’è spesso il bundling di offerta che tende a imbrigliare il consumatore e rendere più complesso – se non addirittura impossibile – il confronto comparativo con offerte concorrenti. Questo meccanismo

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LA FOCALIZZAZIONE NON È PIÙ LA REGOLA COMPETITIVA E LA CAPITALIZZAZIONE CONTA PIÙ DEI MARGINI è inoltre incentivato dal sempre più frequente acquisto d’impulso, facilitato dalla semplicità e immediatezza del processo di acquisto “a distanza di click”. Il secondo meccanismo in azione è la volontà di rafforzare la tutela industriale utilizzano famiglie di brevetti; questo approccio innalza certamente la capacità di tutela ma aumenta in modo rilevante il lock-in tecnologico dell’utente in quanto la protezione non si limita a una singola funzionalità tecnica ma tende complessivamente a coinvolgere un complesso di prestazioni che determina specifiche esperienze utenti. Celebre è stata la battaglia legale di Amazon per proteggere la sua cosiddetta “one click technology”, il sistema (fatto di algoritmi, interfacce che si sono trasformate in consuetudini d’uso) che consentiva al computer dell’utente di ricordarsi l’identificativo come cliente Amazon e quindi di comprare un bene con un semplice click. Infine, la raccolta sistematica della maggior quantità possibile di dati – una delle risorse chiave del XXI secolo. Più sono le occasioni di interazione con il cliente e maggiori sono i dati – non solo per quantità ma anche per varietà – che si possono raccogliere sulle sue preferenze, bisogni e timori. La vera ricchezza è dunque una conoscenza più profonda e articolata del consumatore, conoscenza che va molto oltre le informazioni operative che si originano dal supporto e monitoraggio relativi all’utilizzo di uno specifico prodotto. E i benefici sono evidenti. Quando Alibaba si è lanciata nel mondo finanziario, è diventato da subito uno degli operatori di riferimento del settore, tanto che la sua Ant Financial (con il suo brand commerciale Alipay) si è meritata l’appellativo di “start up fintech più forte al mondo” e ha ottenuto, nel 2016, probabilmente l’investimento da venture capital più grande di tutti i tempi: 4,5 miliardi di dollari.


COVERSTORY

SARÒ FRANCO

IL «QUALCOSA DI SINISTRA» SBAGLIATO DA

M

algrado il prolungato silenzio della stampa – perchè non ne ha parlato praticamente nessuno – non posso trascurare un fatto che riguarda Enrico Letta ed è accaduto poco tempo fa. Enrico non è mai stato socialista nella sua vita. Credo che del socialismo e della stessa sinistra abbia più una conoscenza libresca o frutto di convegni e talk show che un’esperienza vissuta in lotte operaie o discussioni sindacali. Che io sappia, Letta è sempre stato, nell’anima, un democristiano, magari di sinistra ma democristiano. Indubbiamente i democristiani di sinistra costituiscono una delle anime del partito democratico, e questo giustifica che Enrico si dichiari democratico senza imbarazzo. Letta diventato segretario del Pd in circostanze piuttosto stravaganti perchè non è stato eletto veramente dalla base del partito ma da un accordo di direzione. E forse anche per questo ha sentito l’esigenza di fare qualcosa di sinistra per giustificare la sua nomina e la sua presenza. Presenza che in realtà – e purtroppo - aveva come scopo quello di permettere il proseguire delle zuffe tra i capobanda delle fazioni tradizionali

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del partito democratico che affondano le loro radici nella storia politica della sinistra italiana e quindi provengono dal contrasto tra il vecchio il partito socialista, il vecchio partito comunista, i democristiani di sinistra, insomma tutti i prodotti di una tradizione partitica devastata ma ancora superstiti e ricomposti nel partito democratico da una geniale idea di Veltroni. ENRICO LETTA La concezione di Enrico Letta di dire o fare qualcosa di sinistra è un regalo e insieme più profondo perché riguarda una punizione. Ed ecco quindi l’educazione dei giovani. che lo si è sentito proporre, Giovani che si affacciano per la prima volta al mondo, alla vita e vengono informati di punire con una tassazione che non hanno bisogno di più elevata una categoria studiare, non hanno bisogno di cittadini per regalare il di ottenere dei risultati, gettito così ricavato a un’altra di rendersi capaci di fare categoria. qualcosa, o hanno un talento Ma chi è il Mogul che decide da coltivare, ma per il fatto chi punire e chi premiare? di esistere avranno in Italia Per quello che un premio, una NON HA SENSO TOGLIERE ho capito, per somma non A UNA CATEGORIA SOCIALE ora c’è solo indifferente che PER TRASFERIRE DENARO una teoria. Si permetta loro A UN ALTRO GRUPPO puniscono i di finanziare ricchi e si danno i soldi ai l’avviamento non al lavoro giovani. ma… ad un’attività quale che Ebbene: si tratta di un sia, non meglio specificata. doppio, profondo errore. Il Onestamente ogni tanto primo errore è legislativo, mi domando come si può appunto quello di punire una arrivare a pensare cose categoria socio-economica a di questo genere. Esporre favore di un’altra, una cosa seriamente, coinvolgere che non s’è mai vista e, nella seriamente il presidente del misura in cui è stata a volte Consiglio in una discussione embrionalmente abbozzata, ridicola, che ovviamente si non ha mai funzionato. è conclusa con il premier Il secondo errore è ancora che ha rimandato a ottobre i

proponenti. Ma rimane in me la sorpresa e il disagio che il nostro paese sia capace di produrre idee di questa qualità. Speriamo che le cose maturino e l’esperienza insegni che la vita non è fatta di regali ma di conquiste, di impegno, di lavoro, ed è su questo che bisognerebbe motivare le giovani generazioni che escono da un periodo sfortunato di profondo disagio per le difficoltà della pandemia. In qualche modo, però, la realtà si è ribellata a queste sciocchezze. Noi stiamo uscendo dalla recessione provocata dalla pandemia con una velocità e una convinzione che fin ora erano sconosciuti in questo Paese. Quello che si disse a suo tempo e che si conferma essere vero – dopo la pandemia niente sarà più come prima – dobbiamo


di Franco Tatò

LETTA E LA LEADERSHIP CHE SERVIREBBE AL PAESE confermarlo, ma possiamo dire anche, a nostro avviso, che è meglio di quel che avevamo immaginato, e temuto. Stiamo ritrovando un’Italia capace di fare sistema, lavorare, produrre e crescere ad una velocità non indifferente, malgrado le regole sbagliate che hanno finora impedito la crescita della produttività italiana non siano ancora cambiate, né sembrino destinate a cambiare grazie alle riforme di cui si legge. Sta di fatto, però, che gli italiani hanno preso il toro per le corna e si sono dati da fare: che è poi la vera cosa di sinistra.

politica di fondo. Tramontato Naturalmente questa il governo Draghi, governo ripartenza, questa voglia di di emergenza e di unità fare, di risorgere dalle rovine nazionale senza precedenti, della pandemia non è la non estraneo a questa manifestazione di un’Italia straordinaria ripresa italiana, fascista, di un’Italia di destra, dal calcio al Pil, con una forte AI GIOVANI VA INSEGNATO cosa accadrà? componente di CHE LA VITA È FATTA Vedrà la luce centrodestra. DI CONQUISTE, IMPEGNO un governo Non lo è, è la E STUDIO, NON DI REGALI dei militari, ripartenza di come qualcuno ha iniziato ad un’Italia che lavora, che è adombrare? fatta da sempre di una pasta Arrivati alle prossime elezioni diversa, e ciò nonostante politiche, le alchimie i sondaggi presentino numeriche si chiariranno, segnali preoccupanti in con la legge elettorale quella direzione: sempre più che c’è? È molto difficile spesso, in tutto il mondo, i prevederlo. Sperarlo sì, sondaggi vengono smentiti prevederlo proprio no. È dai fatti. come se gli elettori non Ma si pone una domanda

avessero ancora digerito la situazione post-pandemia, che siano ancora in fase di apprendimento, e sarebbe più che mai necessaria una leadership in grado di offrire una soluzione e un indirizzo. Leadership che oggi non esiste, né a destra né purtroppo a sinistra. Ed è questa l’occasione storica che il segretario del Pd, chiunque egli sia, dovrebbe saper cogliere. Questo sarebbe l’indirizzo strategico da assumere: non certo quello di trovare nuove risorse fiscali impartendo punizioni indebite per fare regali impropri.

IL CORSIVO

LE MAGIE DI SUSANS E IL «BENESSERE CONDIVISO»

P

di Giuliana Gemelli

er chi come me

imprescindibili: il rapporto tra la

dell’empatia e della cura lanciando

vive tra cielo e

natura umana e quella delle altre

un progetto in collaborazione con

terra dopo che la

specie e l’empatia che lo caratterizza

l’Area giovani del CRO di Aviano al

mia adorata Giovane

nelle esperienze della cura e del

quale vi chiamiamo a raccolta se

amazzone ci ha

prendersi cura .

vorrete prendervi cura dei giovani

lasciato, l’ incontro al castello di

È il percorso che mi ha insegnato la mia

adulti attraverso l’ausilio degli animali

Susans tra le colline del Friuli - una

giovane amazzone, guidandomi verso

donando loro reciprocamente amore e

dimora che nulla ha delle fortezze un

persone fantastiche e facendo cadere

attenzione.

po’ tetre dei dintorni e si erge solare e

attorno a me i rami secchi assetati di

Grazie ad un intellettuale poliedrico

accogliente al centro di uno splendido

denaro, potere falsità e quant’altro

e creativo che tra le altre sue attività

parco - è stato più simile a un magico

appartiene negativamente alla specie

e anche un editore nascerà presto

miraggio che a un congresso di

umana.

un libro, “Benessere condiviso”. Vi

studiosi! Studiosi speciali, a dire il

Clinici, veterinari, paleontologi,

chiediamo se vorrete di condividere

vero, che hanno accettato di valicare

antropologi, filosofi, uomini e donne

il video del nostro incontro e, se siete

le frontiere delle loro reciproche

di cultura e di spiritualità guardando

convinti del significato del nostro

discipline per confrontarsi a tutto

negli occhi espressivi e assolutori dei

progetto, di sostenerci.

campo su problematiche piuttosto

nostri amici a quattro zampe hanno

Associazione Grande Giù for Love and

inusuali ora in procinto di divenire

l’accettato di confrontarsi sul tema

Care - Cf 92075710407

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«SUGLI APPALTI ATTENTI ALLE SCORCIATOIE SONO PERICOLOSE E NON AIUTANO LA CRESCITA»

GESTIRE L’IMPRESA

Per il presidente dell’Anac Giuseppe Busia la chiave di volta che può coniugare velocità e concorrenza è la digitalizzazione delle procedure di gara. Ma le centrali di acquisto regionali vanno messe in concorrenza tra loro, oltre che con la Consip, anche abolendo l’attuale limite di ambito territoriale di Sergio Luciano GLI ACQUISTI DI BENI E SERVIZI FATTI DALLO STATO E DAGLI ENTI PUBBLICI FORMANO IL 14% DEL PIL E CON IL PNRR QUESTA PERCENTUALE CRESCERÀ. E lo Stato acquista con gare e contratti. «Ecco perché fare gare eque ed efficienti e stipulare contratti di qualità è essenziale – spiega a Economy in quest’intervista Giuseppe Busia, presidente dell’Anac (Autorità nazionale anti corruzione) - se vogliamo trasformare il Paese in meglio e renderlo più digitale, più verde, garantire la coesione sociale, lo facciamo anche attraverso i contratti. Questi non servono solo ad esempio, a costruire una strada o ad acquistare un bene, ma anche a far sì che quella strada o quel bene siano ad esempio costruiti con criteri ecologicamente sostenibili o gestibili con tecnologie innovative. I contratti sono lo strumento attraverso cui non solo realizziamo ciò che ci serve, ma facciamo progredire il Paese».

Presidente, d’accordo: ma i contratti pubblici sono in qualche modo il simbolo di una burocrazia rivelatasi finora inefficiente! Come migliorare la situazione? Le dico subito che una certa dialettica semplificatoria – fare in fretta pur di fare – non va bene. Certo, il Pnrr è imperniato su termini inderogabili, e questo sarà per noi una grande e necessaria riforma culturale, ma il rispetto di questi termini non può essere mantenuto a dispetto della qualità. Se per far presto facciamo male, stiamo sprecando risorse pubbliche e creando nuovo debito, italiano o almeno europeo. Ecco perché le regole attraverso cui lo Stato compra sono cruciali. Cruciali ma inefficaci! Noi stessi abbiamo proposto diverse riforme: l’Anac, infatti, non è solo l’autorità della prevenzione della corruzione e della trasparenza,

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ma anche della regolazione e della vigilanza sui contratti pubblici, dove deve garantire la concorrenza per assicurare una spesa pubblica più efficiente ed efficace. Le regole che proponiamo rendono più rapidi i processi, ma compensano la maggior velocità con maggiore trasparenza. Senza trasparenza, crescono non solo i rischi che i soldi finiscano in mani sbagliate, ma anche che si acquistino beni o si costruiscano opere di pessima qualità. Non conta solo che io compri un bene e costruisca una strada, ma conta come costruisco. E devo quindi tenere conto non solo del prezzo, ma soprattutto della qualità. Quindi c’è un dirigismo implicito e inevitabile nella gestione dei contratti pubblici? Non è dirigismo, è un compito istituzionale doveroso e dichiarato: i contratti sono uno strumento per realizzare politiche pubbliche. Il compratore pubblico ha la possibilità di influenzare il mercato, e quindi il dovere di selezionare le imprese migliori anche dal punto di vista dei gran-

di obiettivi che intende perseguire, quali la sostenibilità ambientale o l’innovazione tecnologica. Tutto questo significa far crescere e irrobustire il tessuto imprenditoriale. E le assicuro che ve ne è bisogno. Il Pnrr non è solo un piano di spesa, ma anche di riforme, attraverso le quali disegnare l’Italia del 2050. Ma scusi: non basterebbe applicare le regole europee? Il ponte di Genova è stato realizzato in 20 mesi grazie ad esse! Non metto in discussione i meriti di chi vi ha lavorato, a partire dal sindaco Bucci, , ma alcuni elementi erano e resteranno - anche fortunatamente - unici. Innanzi tutto, si trattava di ricostruire un’opera già esistente, non di idearla fin dall’inizio e di scegliere dove collocarla. Inoltre, un architetto di fama mondiale si è offerto di regalare un proprio progetto, rendendo inutile una gara di progettazione. Infine, anche per rispetto delle vittime, tutta l’Italia era giustamente protesa a non porre ostacoli. Oltre a sperare che non si ripetano più tragedie simili, dobbiamo sapere che anche le condizioni per la ricostruzione sono irripetibili. Ok, ma Bucci a Economy ha sottolineato che si è potuto agire in fretta grazie alla scelta di applicare


&POLITICA solo le regole europee. Le disposizioni europee le applichiamo già, sono alla base del Codice, ma non sono sufficienti: non disciplinano la progettazione, la qualificazione o le opere minori, quelle cosiddette “sotto soglia”, che costituiscono però la grande maggioranza dei contratti stipulati. Insomma, le regole UE sono generiche e lasciano agli Stati il compito di adattarle alla propria realtà. È vero che noi abbiamo inserito elementi eccedenti, e come Anac abbiamo proposto di eliminarli, ma non ci si può illudere che basti cancellare il Codice per accelerare. Anzi, l’effetto sarebbe in molti casi la paralisi, perché le stazioni appaltanti non saprebbero come muoversi e fioccherebbero i ricorsi. Anche qui, dobbiamo usare il bisturi e non l’accetta. Inoltre, alcune delle regole nazionali servono ad esempio a favorire le piccole e medie imprese, che sono il cuore del nostro tessuto imprenditoriale: se le eliminassimo, vincerebbero sempre i soliti noti e tutti gli altri si ritroverebbero a fare i subappaltatori. Purtroppo, in molti ambiti sta già succedendo, e questo non è certo un risultato auspicabile per la nostra economia.

SENZA TRASPARENZA CRESCE ANCHE IL RISCHIO CHE SI ACQUISTINO BENI O SI COSTRUISCANO OPERE DI PESSIMA QUALITÀ

Insomma, lei dice: attenti alle scorciatoie? Sì, sono pericolose. Dobbiamo togliere il superfluo, e ce n’è tanto, ma non cadiamo nell’illusione che strappando il nostro codice degli appalti ne derivi l’Italia migliore che vogliamo realizzare. Bene la velocità ma serve anche la concorrenza vera, altrimenti il circolo da virtuoso diventa vizioso. I contratti pubblici sono il volano e il timone della crescita, sono essenziali per il settore privato, per ogni miliardo pubblico investito se ne generano 3 di indotto e si creano tra i 12 e i 16 mila posti di lavoro… Seguendo il suo ragionamento, come pensa si possa salvare capra e cavoli, ossia velocità e concorrenza? La chiave di volta è la digitalizzazione delle procedure di gara. Consente di semplificare e accelerare le procedure, ma garantisce al contempo maggiore trasparenza e controllabilità, sia da parte delle istituzioni, che dei semplici cittadini, i quali hano diritto di sapere come i propri amministratori utilizzano i soldi pubblici. E favorisce la più larga partecipazione delle imprese, aumentando la concorrenza e premiando le migliori. In questo modo, il fare bene non contrasta col fare in fretta. Ma anche le gare digitali sono crivellate di ricorsi… La strada è quella ma va implementata e migliorata. Occorrono una serie di interventi correttivi. Ad esempio? Occorre potenziare la Banca Dati nazionale dei contratti pubblici: è un fiore all’occhiello di Anac, ed ha ricevuto premi a livello europeo. Adesso occorre rafforzarla, come opportunamente fa uno degli ultimi decreti approvati. Grazie ad essa, le stazioni appaltanti potranno controllare rapidamente i requisiti dei concorrenti, e poi concentrarsi sulla strategia di ciascuna gara: quindi su ciò che davvero conta. Semplificando e digitalizzando. Sfida mortale per un Paese dove le stazioni appaltanti sono migliaia… Uno degli elementi chiave è proprio la qualificazione delle stazioni appaltanti. In parole

povere: affidare gli acquisti solo a chi è in grado di gestirli. Se anche i Comuni più piccoli pretendono di far da sé, fatalmente sbagliano. Certo, se si tratta di affidare la manutenzione ordinaria e i mille lavoretti necessari in un piccolo centro, si può. Ma se la soglia del valore si alza, e con essa la complessità, deve alzarsi la qualificazione di chi appalta. Quindi si deve centralizzare… Sì, però attenzione: anche centralizzare tutto ha le sue controindicazioni. Favorisce pochi grandi operatori a discapito dei piccoli. Invece, va proporzionata la dimensione degli incarichi e va bilanciata con l’interesse dalla concorrenza. Proporzionalità e adeguatezza sono i due principi chiave. Inoltre, le centrali di acquisto regionali vanno messe in concorrenza tra loro, oltre che con la Consip, anche abolendo l’attuale limite di ambito territoriale. L’assenza di un confronto è un male perché si perde lo stimolo a migliorare. In concreto cosa propone l’Anac? Su questo, dare finalmente attuazione al codice, che ha previsto un rigoroso sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti. Ma mancano i decreti attuativi. Mancano dal 2016. Risultato? Oggi ci sono oltre 30mila stazioni appaltanti e tendenzialmente ognuna può comprare di tutto. E poi? Poi praticare anche in questo ambito la vigilanza collaborativa. Significa prevenire piuttosto che reprimere. Non bastonare la stazione appaltante inefficiente dopo che ha agito, ma affiancarla nel processo per evitare che sbagli. Lo facciamo da tempo sui contratti e adesso abbiamo creato un ufficio apposito per estendere tale prassi anche alla disciplina della prevenzione della corruzione e della trasparenza. Qual è il suo ideale di Stato appaltatore? Uno Stato che adotti come principi semplificazione, digitalizzazione e collaborazione. Principi grazie ai quali saremo in grado di rispettare i tempi del Pnrr, senza rinunciare alla trasparenza e quindi alla buona spesa, a vantaggio delle prossime generazioni. Come ci chiede l’Europa e, prima ancora, il buon senso.

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«CDP È E SARÀ SEMPRE PIÙ MOTORE DI SVILUPPO E SPERO DIVENTI UN VERO FONDO SOVRANO»

GESTIRE L’IMPRESA

Sestino Giacomoni, presidente della Commissione di vigilanza sulla Cassa depositi e prestiti, illustra la sua visione sul ruolo economico dell’istituto. E sulla riforma fiscale mette in guardia sui rischi in agguato: «I paletti della commissione finanze garantiscono contro qualsiasi patrimoniale o nuove imposte sulla casa» di Sergio Luciano «LA CASSA DEPOSITI E PRESTITI, COME HA AVUTO MODO DI DIRE IL NUOVO AMMINISTRATORE DELEGATO IL 20 LUGLIO DURANTE L’AUDIZIONE PRESSO LA COMMISSIONE DI VIGILANZA DA ME PRESIEDUTA, SVOLGERÀ UN RUOLO DI GESTORE ‘PROFESSIONALE’ DI PATRIMONIO nell’ottica di favorire l’innovazione e la sostenibilità nell’ambito della riconversione progressiva del tessuto produttivo nazionale»: così Sestino Giacomoni, Presidente della Commissione di vigilanza su Cdp, coordinatore dei coordinatori regionali di Forza Italia e storico collaboratore del presidente Silvio Berlusconi, illustra in quest’intervista a Economy le sue vedute sulla Cassa e sui nuovi indirizzi affidatile dal governo.

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Onorevole Giacomoni, da presidente della Commissione di vigilanza su Cdp ha espresso giudizi lusinghieri sul supporto dato finora dalla Cassa al Paese in un momento di grandissima difficoltà e si è detto «fiducioso che in futuro si possa fare sempre meglio, anche attraverso l’utilizzo di “Patrimonio Rilancio” che, è sempre bene ricordare, prevede l’utilizzo di risorse pubbliche e non di risparmio postale». Ci può innanzitutto illustrare nel dettaglio in che modo ritiene che “Patrimonio Destinato” possa giovare alla mission della Cassa? Patrimonio Destinato, introdotto con il decreto Rilancio, nella sua fase applicativa può agire in deroga alla normativa inerente gli aiuti di Stato ed investire anche in aziende in crisi ad alto rischio, in cui non è ovviamente il caso di coinvolgere il risparmio privato. Dopo il 31 dicembre 2021, quando verrà meno il regime straordinario derogatorio sugli aiuti di Stato, potrà operare solo seguendo le regole del mercato. A quel punto dovrà evolvere in qualcosa di molto diverso, in un vero e proprio Patrimonio Rilancio, che funzioni e operi secondo logiche private e potrà diventare un importante strumento a supporto della capitalizzazione delle imprese italiane, una leva economica importante per il rilancio economico del nostro Paese. Lo strumento straordinario e a carattere temporaneo (la cui durata prevista è di dodici anni)

sarà alimentato da risorse del Ministero dell’Economia e delle Finanze e gestito da Cassa Depositi e Prestiti e in questo senso potrà giovare alla mission di Cdp, che avrà nel suo arco una freccia in più per sostenere il sistema economico-produttivo italiano. Il mio auspicio è che grazie anche a questo strumento, i cui criteri per l’investimento sono stati fissati dal Mef con apposito decreto e con l’apporto decisivo di Cdp, l’Italia possa affrontare le sfide post-pandemiche che l’attendono, sia sul versante interno, sia a livello internazionale in termini di competitività del nostro sistema-Paese. La mia speranza è che Patrimonio Rilancio si trasformi nel tempo in un vero e proprio Fondo Sovrano Italiano o Fondo Strategico Nazionale, gestito da Cdp, con il coinvolgimento delle maggiori istituzioni finanziarie italiane, indirizzando volontariamente anche gran parte del risparmio privato verso l’economia reale. Lei ha sempre sottolineato che funzione precipua della Commissione è quella di «vigilare affinché i risparmi postali siano investiti nel migliore dei modi, sia per i risparmiatori, che per dare il giusto supporto al nostro sistema produttivo». Sulla scorta di questo presupposto, volevo chiederle se le sembra giusto o meno discutere in Commissione di questo o di quell’investimento fatto dalla Cdp. La frase che lei cita è la vera stella polare dell’attività della Commissione che presiedo, tanto è vero che la prima volta l’ho pronunciata nel giorno del mio insediamento come Presidente, rivolgendola in primis a me stesso e poi a tutti i componenti della Commissione. Per questo ritengo giusto e doveroso che la Commissione possa vigilare sugli investimenti della Cassa. Per rafforzare l’indirizzo parlamentare della Commissione, che deve


&POLITICA necessariamente seguire l’evoluzione della missione della Cassa, fornendo ai risparmiatori postali tutte le risposte di cui necessitano e che meritano, abbiamo deciso, nel corso dell’ultima seduta, di prevedere che la Commissione presenti ogni anno una relazione al Parlamento sull’attività svolta. In particolare, lei sa che oggi sono almeno tre i dossier cruciali su cui Cdp è impegnata: quello dell’Ilva, quello di Borsa Italiana e quello di Open Fiber. Tralasciando la complicatissima partita siderurgica, lei ritiene sufficiente la posizione attuale di Cdp nel nuovo capitale di Borsa per garantire gli interessi nazionali in quell’azienda così importante? E su Open Fiber non le sembra che i tempi di disimpegno dell’Enel siano stati troppo lunghi? Direi che l’ingresso del Gruppo Cdp in Euronext e la contestuale acquisizione di Borsa Italiana, rappresenta senza dubbio un punto di forza per garantire gli interessi nazionali. L’operazione è coerente con la mission di Cdp di sostenere le infrastrutture strategiche del Paese con una prospettiva di lungo termine ed è il primo passo verso il riconoscimento per l’Italia di un ruolo sempre più importante nel completamento del mercato unico dei capitali. Per il resto, sappiamo che Cdp è focalizzata sull’acquisizione di un ulteriore 10% di Open Fiber con la finalità di accelerare il piano di investimenti per realizzare una rete in fibra ottica su scala nazionale aperta a tutti gli operatori, favorendo lo sviluppo di un’infrastruttura strategica per il Paese e riducendo il digital divide. Sulla tempistica del disimpegno di Enel credo che il recente avvicendamento dei vertici di Cdp possa aver influito dilatando un po’ i tempi, ma trattandosi di un’operazione dalla portata considerevole è giusto che tutti gli attori in campo abbiano tempo e modo di valutare ogni singolo aspetto. Il recente avvicendamento al vertice della Cassa esprime una netta discontinuità di approccio e stile che la stampa ha già stigmatizzato. C’è da attendersi una Cassa meno interventista e meno protagonista e magari, insieme più ligia alle direttive del

Governo? Per conoscere la strategia di Cdp dopo il cambio dei vertici occorrerà attendere la presentazione del nuovo Piano Industriale. Sono convinto che il ruolo di Cdp sarà sempre coerente con le necessità di supporto e sviluppo del Paese. Nel corso dell’audizione del 20 luglio scorso c’è stato un primo incontro conoscitivo con i nuovi vertici di Cdp. Questa è l’era del Recovery: dalla capacità di far fruttare le risorse a disposizione e gli investimenti per l’Italia dipenderanno la crescita, lo sviluppo e quindi il futuro del Paese. Il ruolo di Cdp non dovrà certo essere quello di nazionalizzare o statalizzare le imprese italiane, bensì quello di sostenere il tessuto economico del Paese e le nostre imprese per poi una volta rafforzate defilarsi, scendendo in minoranza e lasciandole correre sulle proprie gambe per IL RUOLO DI CDP NON DEV’ESSERE DI NAZIONALIZZARE LE IMPRESE MA DI SOSTENERLE PER POI DEFILARSI UNA VOLTA RAFFORZATE

tornare a conquistare i mercati internazionali. La Cassa quindi sarà sempre protagonista, ma mai “statalista”, in sinergia con le iniziative e le direttive del Governo e in difesa degli interessi nazionali. Lei si occupa da sempre, e con competenza, di fisco e finanza. Non la preoccupa il permanere, inerte e inutilizzato, di tanto risparmio liquido degli italiani nei conti correnti, quando il vertice di uno dei partiti di maggioranza continua a evocare la necessità di una patrimoniale? Partiamo dalla patrimoniale: intanto gli italiani possono star tranquilli, finché Forza Italia sarà al Governo è scongiurato qualsiasi tentativo di introdurre nuove patrimoniali a carico dei cittadini. Il Ministro dell’Economia Daniele Franco, rispondendo a una mia domanda specifica durante la sua audizione davanti alle Commissioni Finanze congiunte di Camera e Senato, ha escluso la presenza di qualsivoglia forma di patrimoniale nella legge delega sulla riforma fiscale. Questo è motivo d’orgoglio per Forza Italia e una grande vittoria culturale!

L’altro aspetto che lei sottolinea, dell’eccesso di liquidità sui conti correnti, è invece un paradosso del nostro Paese: gli italiani sono dei grandi risparmiatori, ma dei pessimi investitori. Nel nostro Paese c’è un serio problema di educazione finanziaria. Occorre insegnare agli italiani ad investire nell’economia reale del Paese per avere un effetto moltiplicatore sul Pil e sull’occupazione. In questo modo si avrebbe un dividendo non solo economico, ma anche sociale. Sono oltre 1700 i miliardi “parcheggiati” sui conti correnti degli italiani, si tratta di risorse che non generano reddito per le famiglie, visto che i tassi sono pressoché pari a zero, né sviluppo per le imprese. Il risparmio è il nostro petrolio, un grande punto di forza della nostra economia. Un altro punto di forza del nostro Paese è il Made in Italy, ossia la creatività delle nostre piccole, medie e grandi imprese. L’obiettivo della buona politica deve essere quello di mettere in sinergia questi due punti di forza: risparmio e Pmi. Utilizzando la leva fiscale, sul modello dei Pir, possiamo indirizzare parte di questa grande massa di liquidità verso l’economia reale, creando ricchezza e occupazione. In questo modo rafforziamo la competitività del sistema-Italia e capitalizzando le nostre imprese le aiutiamo a crescere, trasformandole da prede a predatrici. Si parla tanto di riforma fiscale, ma allo stato attuale delle cose si direbbe che la montagna rischi di partorire un topolino. Qual è la sua visione sul tema? Guardi, sulla riforma fiscale in commissione finanze abbiamo fatto un gran lavoro. Più che partorire il topolino, la montagna era da scalare, soprattutto perché, come lei stesso ricordava, in maggioranza ci sono forze politiche culturalmente agli antipodi rispetto a Forza Italia. Oggi, grazie al lavoro di sintesi fatto in commissione, dopo 50 anni, abbiamo l’occasione di varare una riforma fiscale veramente rivoluzionaria, una riforma che abbia come stella polare la crescita... Continua a leggere

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COVERSTORY

LA LOCOMOTIVA TORNA A TIRARE

I dati del secondo trimestre parlano chiaro: in Lombardia produzione e ordinativi sono ai livelli pre-Covid. E così il carburante della ripresa, la fiducia. Ora sì che l'Italia può ricominciare la sua corsa

P ROD

ST E I O N E I NDU R I A L Z U

2017

2018

2019

2020

2021

+3,7%

+4,6%

+3,8%

+6,1%

PRODUZIONE

FATTURATO

ORDINI INTERNI

ORDINI ESTERNI

FONTE: ELABORAZIONE ECONOMY SU DATI UNIONCAMERE LOMBARDIA

di Riccardo Venturi

P

bardia Gian Domenico Auricchio, «la reazione iù di un quinto del Pil nazionale, di delle nostre imprese è una certezza, e molte un quarto dell’export, di un terzo tra loro hanno avviato con successo il percorso dei brevetti. Sono i numeri a fare di ripresa, tornando ai livelli pre crisi o persino dell’economia lombarda la testa del convoglio superandoli». di quella nazionale. La buona notizia è che Altrettanto importante è il buono stato del carla locomotiva ha ripreso a tirare: secondo i burante della ripresa, la fiducia: gli imprendidati di Unioncamere Lombardia, nel secondo tori lombardi sono ottrimestre dell’anno ANCHE L'OCCUPAZIONE MOSTRA timisti sull’andamento la produzione induTIMIDI SEGNALI DI TENUTA della domanda sia per striale della Regione CON UN SALDO POSITIVO il mercato interno che è cresciuta del 3,7% DELLO 0,5% NEL SECONDO TRIMESTRE per quello estero, e anrispetto al primo, con che sul recupero dei livelli produttivi e occupaun forte aumento (+32,5%) sullo stesso pezionali nel terzo trimestre. Nel primo trimestre riodo del 2020 flagellato dal lockdown, ma l’Istat ha registrato ancora 193mila occupati in soprattutto con un meno prevedibile guadameno rispetto a un anno prima, ma nel secongno del 9,3% rispetto alla media del 2019. do trimestre si registra qualche passo avanti «L’immagine che emerge dall’andamento della anche su questo fronte: l’occupazione indumanifattura lombarda nel secondo trimestre striale presenta un saldo positivo dello 0,5%, e ci dà un quadro regionale di ritrovata vitalità» la quota di ore di cassa integrazione sul totale è commenta il presidente di Unioncamere Lom-

22 SOSTEGNI E BANDI QUANTA BENZINA SUL FUOCO DELLA RIPARTENZA

25 COMMERCIO CARLO SANGALLI: «ORA PERÒ OCCUPIAMOCI DEL TERZIARIO»

28 BANCA VALSABBINA IL VALORE DEL TERRITORIO SI RIFLETTE ALLO SPORTELLO

30 CO-WORKING IL RIENTRO IN UFFICIO È FLESSIBILE E CONDIVISO

34 REAL ESTATE COSÌ LA PANDEMIA HA RINNOVATO IL MATTONE

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COVERSTORY

secondo dati Assolombarda del 2019, il 75,9% delle imprese manifatturiere fa export, un dato nettamente migliore rispetto a regioni concorQUOTA ITALIA LOMBARDIA renti quali Baden-Württemberg (56%) e Catalogna (55,9%). Area 23.864 302.073 7,9% (chilometri quadrati) «In un contesto così incerto» rimarca il presiPopolazione dente di Unioncamere Lombardia, «la possibi10.060.574 60.359.546 16,7% (inizio 2019) lità di suddividere il rischio su clienti e mercati Forza lavoro 4.711 25.970 18,1% diversificati consente di poter beneficiare delle (migliaia, 2018) riprese “a singhiozzo” che stanno sempre più Pil 390.331 1.765.421 22,1% delineandosi come la modalità prevalente di (milioni di euro, 2018) riapertura in molti paesi, compreso il nostro. È Valore aggiunto 34.642 26.205 (pro capite, 2018) invece molto più difficile per gli operatori più Imprese piccoli superare queste fasi di incertezza, non 814.233 5.137.678 15,8% (2019) potendo contare su questa diversificazione in Investimenti R&D 4.758 23.172 20,5% quanto molto più legati a sistemi territoriali (milioni di euro, 2016) meno estesi». Import 134.045 422.914 31,7% Di Lombardia, poi, non ce n’è solo una. Secon(milioni di euro, 2019) do il sociologo dell’industria Aldo Bonomi, per Export 127.200 475.848 26,7% (milioni di euro, 2019) l’esattezza, ce ne sono quattro. «La prima è FONTE: ELABORAZIONE ASSOLOMBARDIA SU DATI INSTAT, UNIONCAMERE E PROMETEIA quella che io chiamo la Lombardia del distretto alpino» spiega Bonomi, «che comprende anscesa al 2,5% dal picco del 12,8% del secondo segnale viene dalle aspettative, che anche per che i laghi, quindi quell’asse molto transfrontrimestre 2020. Segnali confortanti anche per l’artigianato seguono una dinamica positiva taliero che va dall’alto varesotto alla Valtellina, quanto riguarda le condizioni finanziarie delle per la produzione e sono in miglioramento per lambendo parte della provincia di Como, e araziende: aumenta rispetto all’anno scorso la la domanda interna ed estera. «Le aziende più riva nell’alta bresciana. Qui, dopo la gelata del quota di quelle con un grado di dipendenza internazionalizzate, di maggiori dimensioni e distretto della neve a causa non del freddo ma dell’attività dal credito inferiore a 1, che passa finanziariamente solide» osserva Auricchio, della pandemia, c’è un’effervescenza ansiosa, dal 56,4% del 2020 al 62% per l’industria e dal «stanno beneficiando del ritorno alla normaliuna risalita a salmone del turismo e, per usare 52,9% al 61,7% per l’artigianato. tà; proseguono invece i problemi per le impreun’espressione del Pnrr, dell’economia verde». Crescita e livello di fiducia non sono però se artigiane e per quelle di minori dimensioni». La seconda? «È quella che io chiamo la città ingli stessi, come vedremo, nei diversi settori «Le aziende grandi e robuste che già facevano finita produttiva, che va dall’aeroporto di Male distretti industriali lombardi; e non sono innovazione sono ripartite» conferma Salvatopensa a quello di Montichiari guardando verso equamente distribuiti tra le aziende di diverre Majorana, direttore del parco tecnologico Verona» aggiunge Bonomi, «lì c’è l’economia se dimensioni. Il progresso nella produzione Kilometro rosso, «le pedemontana che LE AZIENDE INTERNAZIONALIZZATE delle imprese manifatturiere industriali nel medie aperte all’innopassa per Brescia, BerE DI MAGGIORI DIMENSIONI secondo trimestre rispetto allo stesso periovazione riusciranno gamo e Lecco: quella STANNO BENEFICIANDO do dell’anno scorso, per esempio, è del 36,8% a cogliere l’onda, ma parte manifatturiera si DEL RITORNO ALLA NORMALITÀ tra quelle che hanno un numero di dipendenti purtroppo moltissime è rimessa al lavoro, ovcompreso tra 50 e 199, ma del 27,4% in quelle piccole aziende che per ragioni culturali non viamente con tutte le difficoltà del caso. Anche tra 10 e 49. E mentre la produzione industriale, riescono a fare filiera, o per motivi strutturali quel tessuto diffuso di Pmi è in fibrillazione, come visto, sale del 3,7% su base congiunturanon sono capaci di fare innovazione, arriverannel tentativo di capire come si riparte rispetle, fa registrare invece un lieve calo (-0,5%) no in ritardo, anche se il comparto industriale to ai processi delle reti lunghe di internazioquella delle aziende artigiane manifatturiere, a cui noi guardiamo cerca di accompagnare nalizzazione». Per poi arrivare al capoluogo. che hanno una dimensione ridotta; calo che le Pmi a tenere il passo delle grandi». Una va«La Milano in metamorfosi» dice il sociologo, si accentua tra le più piccole, da 3 a 5 addetti; riabile determinante è quella delle possibilità «dove si sta rimettendo in moto l’economia dei il comparto non ha ancora recuperato i livelli a disposizione delle imprese esportatrici, che servizi, interrogandosi sulle difficoltà specie pre crisi (-5,6% sulla media 2019). Un buon in regione sono fortunatamente numerose: degli eventi. E quindi c’è una ripartenza lenta».

Quanto conta la Lombardia

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IL TRAINO DELLA RIPRESA

Infine, il sud della Regione. «Da Pavia a Mantova, dove ci sono due grandi processi» spiega Bonomi, «la riscoperta della centralità del tessuto agricolo e dell’agrindustria; e ai margini con Piacenza, le contraddizioni e i problemi della logistica: Tavazzano docet». Le quattro Lombardie guardano nella stessa direzione: verso Bruxelles. «In questa ripartenza tutti quanti si interrogano su come agganciarsi ai grandi crinali del Pnrr» aggiunge Bonomi, «e quindi come riconvertire questi processi nella green economy e nella digitalizzazione, portando innovazione». Dal Recovery Fund la Regione attende circa 36 miliardi, una cifra che ha fatto urlare allo “scippo” da parte di alcuni meridionalisti, poi rimbrottati dal ministro per il Sud e la coesione territoriale Mara Carfagna che ha spiegato come il criterio adottato da Bruxelles per dividere i fondi tra i diversi Stati non vada affatto applicato alle singole Regioni... Fa ben sperare il documento dell’assessorato allo Sviluppo economico della Regione Lombardia sugli obiettivi strategici 2021-2023 che punta su tempi certi e semplificazione dei processi, entrambi necessari per la riuscita dell’operazione. Buona parte dei settori dell’economia lombarda, ma non tutti, sono riusciti nel secondo trimestre dell’anno a riportarsi sui livelli medi del 2019. È andata molto bene la siderurgia (+29,4% sulla media 2019) trainata dalla do-

GIAN DOMENICO AURICCHIO

manda di ferro e acciaio, così come i minerali non metalliferi (+28,6%), due settori legati alle costruzioni. Incrementi a due cifre anche per la chimica (+19,5%), per gli alimentari favoriti dalle riaperture (+11,3%) e il legno-mobilio (+10,5%). Ancora sotto i livelli pre-crisi invece tutto il comparto moda (abbigliamento -7,4%, pelli-calzature -8,1% e tessile -8,2%): lo stesso Auricchio segnala la difficoltà «dei settori tradizionali del made in Italy, fortemente toccati dalle chiusure e dalle modifiche nei DAL RECOVERY FUND LA LOMBARDIA ATTENDE CIRCA 36 MILIARDI DI EURO DA INVESTIRE IN INFRASTRUTTURE, GREEN ECONOMY E INNOVAZIONE

modelli di consumo delle famiglie (in particolare il sistema moda)». Proprio alla debolezza del settore moda va in gran parte addebitato il fatto che nel primo trimestre dell’anno, mentre il dato di produzione manifatturiera della Lombardia era migliore di quello nazionale, quello dell’export era peggiore (rispettivamente +4,6% e +3,5%); particolarmente colpito il milanese, il cui dato era negativo: -3,8%. L’andamento dei singoli distretti industriali, architrave dell’economia lombarda, è stato misurato per il primo trimestre dal Monitor di Intesa Sanpaolo, in termini di andamento dell’export rispetto allo stesso periodo del 2020. Ottima la performance della filiera me-

ALDO BONOMI

talmeccanica, e in particolare della metallurgia (+23,9%), dove hanno registrato una crescita quasi tutti i distretti, come i metalli di Brescia (+20,6%), il metalmeccanico del basso mantovano (+18,9%), la meccanica strumentale del bresciano (+17,5%). Male invece la moda, con la calzetteria di Castel Goffredo a – 37,9% e le calzature di Vigevano a -51,3%. Come misurato dal Monitor di Intesa Sanpaolo, proprio le imprese parte dei distretti negli ultimi anni hanno visto crescere la produttività più di quelle che non lo sono. Ma le aziende lombarde, specie le distrettuali, hanno anche un’altra caratteristica: sono spesso coesive, una caratteristica che affonda le radici nella tradizione e che è vicina alla sostenibilità di cui si parla oggi. Secondo il rapporto Coesione è competizione realizzato da Fondazione Symbola, Intesa Sanpaolo e Unioncamere, proprio la coesione rappresenta per le imprese un’occasione per rafforzare le relazioni di filiera e appunto distrettuali, per accrescere il senso di appartenenza e soddisfazione di vita dei propri dipendenti, ma anche per competere in un mercato che premia sempre di più gli atteggiamenti virtuosi: le imprese coesive per esempio esportano di più (il 58% contro il 39% delle non coesive) e fanno più eco-investimenti (39% vs 19%). E in Lombardia, non a caso, c’è oltre un quarto (il 26,3%) di tutte le imprese coesive italiane.

SALVATORE MAJORANA

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COVERSTORY

Quanta benzina sul fuoco della ripresa Tra incentivi, sostegni, formazione e bandi la Regione Lombardia restituisce al suo territorio il ruolo di motore dell'economia italiana. Come ci spiega l'assessore allo Sviluppo economico Guido Guidesi di Sergio Luciano

N

ei primi sei mesi del 2021 il nostro sforzo principale è stato quello di avviare un piano di rilancio e trasformazione del sistema economico lombardo, con l’obiettivo di riportare la Lombardia al suo ruolo naturale di motore economico del Paese», dice Guido Guidesi, Assessorato allo Sviluppo Economico della Regione Lombardia. «Il piano – prosegue - si è sviluppato attorno ad alcune priorità̀ strategiche per supportare la ripartenza, traducendosi, innanzitutto, in un pacchetto di misure di sostegno economico e di incentivazione orientate a rispondere a 360 gradi alle esigenze di imprese e professionisti lombardi. In diversi casi, le misure attivate hanno esaurito in pochissimo tempo le risorse stanziate, a testimonianza di una rinnovata sinergia e convergenza tra imprenditori, lavo-

«

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ratori e istituzione regionale, e grazie anche all’istituzione di nuovo servizio di supporto e orientamento, www.infoimpresa.regione.lombardia.it». Le attività, effettivamente, sono state numerose. Si è rafforzata la sinergia con l’Asses140 MILIONI DI EURO SONO STATI DESTINATI A RICAPITALIZZARE LE PMI LOMBARDE PER INVESTIMENTI DI RESHORING E BACK SHORING

sorato alla Formazione e Lavoro, per meglio indirizzare la preparazione dei giovani verso le richieste del sistema delle imprese. E una grande attenzione e ingenti risorse sono state destinate al sostegno dell’accesso al credito. Quanto alle risorse finanziarie, molte sono state le voci di intervento. Sono stati emanati

nuovi bandi per oltre 160 milioni di euro, di cui 140 milioni per ricapitalizzare le Pmi lombarde e dare loro la possibilità di affrontare investimenti di reshoring e back shoring, riconversione e sviluppo aziendale. La Lombardia è stata l’unica Regione ad aver attivato una misura così importante: oltre 9 milioni per la capitalizzazione, il mantenimento e lo sviluppo dei livelli occupazionali delle cooperative lombarde; 13,5 milioni di euro per migliorare le condizioni di accesso al credito delle Mpmi. Sul bando Agevolazioni Lombarde per la Valorizzazione degli Investimenti Aziendali (Alvia, nel corso dei primi sei mesi del 2021 risultano presentate 187 domande che valgono oltre 134 milioni di euro in termini di investimenti, con contributi richiesti per oltre18 milioni di euro e finanziamenti per 115 milioni di euro. Molto si è fatto poi sul fronte dell’innovazione. Sono stati approvati 13 accordi, multiregionali e con il Mise, per complessivi 1,5 milioni di euro di cofinanziamento regionale, a fronte di oltre 122 milioni di euro di investimenti totali, a sostegno di progetti di ricerca, sviluppo e innovazione nei settori applicativi Fabbrica Intelligente, Agrifood e Scienze della Vita, strategici per il rilancio della competitività del sistema produttivo e la salvaguardia dei livelli occupazionali. Sono state individuate risorse finanziarie per circa 2 milioni di euro per il cofinanziamento regionale di ulteriori 15 progetti; e sono stati pubblicati nuovi bandi per 15,3 milioni di euro: 3,6 milioni per promuovere la riqualificazione, l’innovazione e il riposizionamento competitivo delle filiere lombarde in ottica di Economia circolare; e 11, 7 milioni di euro per la Digitalizzazione, il commercio elettronico e la diffusione dell’utilizzo delle tecnologie 4.0. «Grande impulso anche all’internazionalizzazione, all’export e alle fiere – sottolinea Guidesi - I nuovi bandi hanno avuto un valore di circa 20 milioni di euro, dei quali 7,5 per la ‘Linea Internazionalizzazione plus’ che promuove l’internazionalizzazione del tessuto imprenditoriale... Continua a leggere


IL TRAINO DELLA RIPRESA

Non lasciamoci frenare dal "fattore campo" L'industria lombarda corre in un campo minato da burocrazia, costo del lavoro, carenza di infrastrutture, pressione fiscale... Ma il presidente di Assolombarda Alessandro Spada è ottimista. Ecco perché di Angelo Curiosi LA CAPACITÀ DI TRASFORMARE LA CRISI IN OPPORTUNITÀ, PER L'INDUSTRIA DEL NORD, È NEL DNA, come non manca mai di sottoline-

are il presidente di Assolombarda, Alessandro Spada. Il polso che tasta quotidianamente è quello delle 6.810 imprese associate, e dei loro 412mila dipendenti, che operano nelle province di Milano, Lodi, Monza e Brianza, Pavia. Sono imprese duramente provate dal Covid e messe a dura prova dal “fattore campo” che con buona pace dell’attuale premier, continua a gravare sotto forma di spread di costi infrastrutturali, inefficienze burocratiche e giudiziarie, bolletta energetica, costo del lavoro, shortage di competenze Stem, sussidi a pioggia e pressione fiscale criminogena. «Stiamo parlando di un differenziale di competitività molto forte, non c’è dubbio», dice Spada. «Un

differenziale che ostacola il rilancio e la ripresa, e che rischia di tarpare le ali a chi vuole fare nuova impresa».

Presidente, non le pare che stiamo andando troppo piano? Auspichiamo che su questi temi l’azione di riforma che ha impostato questo Governo possa proseguire con piani decisi e coraggiosi, forte anche del rinnovato appoggio del Paese e delle imprese. Ma a pesare molto, al di là delle difficoltà sui temi infrastrutturali e propriamente di sistema, sono i delta sulla formazione principalmente in ambito Stem, un divario che ci separa dall’Europa, un gap legato al disallineamento tra le competenze che richiede il mercato del lavoro e quelle fornite dal sistema educativo. Auspichiamo perciò, che la

collaborazione tra Accademia e Impresa sia sempre più approfondita e forte. Nonostante il “fattore campo”, a ridosso della fase più difficile della pandemia, abbiamo visto, da parte delle nostre imprese, mettere in gioco una capacità duttile di gestire le crisi e un forte coraggio nell’affrontare i cambiamenti - e di governarli dove possibile. Nell’avvio di ripresa che ha connotato gli ultimi tre o quattro mesi in che misura si può dire che la “locomotiva lombarda” si sia rimessa a trainare o, al contrario, che non giri ancora a pieno regime? L’industria lombarda si è decisamente rimessa in moto. Una netta accelerazione si è registrata nei mesi primaverili, quando i livelli produttivi si sono portati ben al di sopra della media 2019 (+9,3% tra aprile e giugno 2021), con un traino positivo della domanda sia interna sia estera. In questa fase, tuttavia, il quadro si caratterizza per una forte polarizzazione tra settori, con molti che avanzano a pieno regime e alcuni ancora in difficoltà, penso soprattutto all’automotive e al sistema moda che sono ancora distanti dai livelli produttivi pre Covid. Segnali importanti arrivano anche dai servizi, il cui clima di fiducia dall’inizio dell’estate scorsa ha ripreso a crescere. Resta, comunque, da recuperare quanto è stato perso a causa della pandemia e inoltre, se le prospettive sono tutto sommato favorevoli, rimangono ostacoli e rischi. Tra tutti, le problematiche legate all’approvvigionamento e al costo delle materie prime, che interessano una quota crescente di imprese e che gettano sabbia negli ingranaggi della nostra locomotiva. Sulla Lombardia si sono concentrati due problemi: uno politico-amministrativo, e cioè la sensazione che il decentramento abbia mostrato forti limiti; l’altro è la gravità dell’inquinamento, che aggiunge pathos a quello generale del cambiamento climatico. Due gravi gap, si direbbe. Cosa ne pensa? Un decentramento che funzioni moltiplica le competenze e distribuisce le responsabilità... Continua a leggere

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«La crisi ha accelerato il cambiamento» Economia circolare, formazione, ricerca: ecco le direttrici dello sviluppo secondo Fabrizio Sala, assessore per l'Istruzione, Università, Ricerca, Innovazione e Semplificazione della Regione Lombardia di Sergio Luciano

«AL NETTO DELLA MODA E DEL TURISMO INTERNAZIONALE, CHE ANCORA RISENTONO DELL’ONDA LUNGA DEL COVID, EFFETTIVAMENTE L’ECONOMIA LOMBARDA È RIPARTITA. LA CRISI HA INDOTTO O ACCELERATO IL CAMBIAMENTO. Alcuni settori che hanno tenuto con pandemia e stanno ora volando, sono però a corto di materie prime. Ma la nostra economia circolare, in Italia e soprattutto in Lombardia, ci aiuta molto»: Fabrizio Sala, assessore regionale per l'Istruzione, Università, Ricerca, Innovazione e Semplificazione della Regione Lombardia, è un amministratore di lungo corso e di grande passione. «Non abbiamo le materie prima che ci servirebbero, ma le imprese si sono riconvertite sugli anelli della catena produttiva a maggior valore aggiunto», spiega a Economy in quest’intervista: «Ben 78 mila imprese lombarde investono in tecnologie green, con quasi 140 mila lavori creati nel

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2020. E uno studio della Bocconi del 2020 ha elencato 597 imprese italiane eccellenti per bilancio e sostenibilità: ebbene, ben 197 sono lombarde».

È così concreto il nesso tra economia circolare e ripresa? Con oltre 400 best-practices per riciclo e riuso nella filiera “end of waste”, l’economia circolare in Lombardia è un toccasana, ci permette di essere più autonomi che mai nel passato. Non a caso, la sostenibilità ambientale è uno degli otto ecosistemi che hanno guidato e che guideranno il nostro Piano di sviluppo territoriale, e anche uno dei temi più diffusi nella nostra call hub con otto progetti vincitori che spaziano tra progetti di economia circolare, sviluppo sostenibile, smaltimento fanghi da depurazione, gestione risorse idriche, sviluppo di sistemi di riscaldamento a basso impatto ambientale per

edifici, sviluppo etichette intelligenti legati alla scadenza dei prodotti con un contributo totale dalla Regione di oltre 27 milioni di euro. Ma c’è un’altra materia prima che scarseggia anche in Lombardia: le competenze. Su cui ha delega lei! Posso dire che le nostre Università sono state tra le istituzioni che hanno retto meglio, non hanno bloccato le lezioni ed hanno applicato il modello misto, per non perdere nulla di ciò che ruota attorno allo studio dei ragazzi. Queste best-practices che le Università hanno messo in campo sono quelle su cui basiamo gli investimenti futuri, lì’ si trova l’intelligenza necessarie per scrivere il futuro. Il Pnrr in fondo colloca sulle spalle delle prossime generazioni un grosso debito, non si può sbagliare. E sulla ricerca? La Regione deve agevolare la collaborazione tra università e sistema economico. Il nostro compito è creare degli hub di innovazione e ricerca, non solo un ufficio di trasferimento tecnologico, ma proprio la messa in rete dei dati dei centri di ricerche. Aggiungendo soldi a quelli del Pnrr? Certo: i soldi della programmazione comunitaria gestiti dalla Regione. Pensiamo solo al Tecnopol, una delle aree di ricerca più grandi d’Italia. O al Progetto Mind, che avrà come obiettivo le Life Science. Avete promosso molti accordi di ricerca? Abbiamo promosso e finanziato 29 accordi con 97 milioni, accordi che coinvolgono 192 soggetti, di cui 120 imprese e 72 organismi di ricerca e attivano investimenti per 184,3 milioni di euro a fronte di un contributo Por Fesr 2014-2020. E segnalo, tra gli altri, l’accordo con i 4 Irccs pubblici lombardi, 4 milioni di euro per un progetto di ricerca in ambito Life Science, unito alla costituzione di un Ufficio Congiunto di Trasferimento Tecnologico chiamato a svolgere un’attività completa di gestione della proprietà intellettuale sviluppata nell’ambito dei progetti di ricerca dei 4 Irccs. Il Piano Lombardia prevede ulteriori 15 milioni per una infrastruttura di trasferimento tecnologico nelle scienze della vita in collaborazione con Irccs, il progetto Mind che citavo prima.


IL TRAINO DELLA RIPRESA

LA LOMBARDIA HA SUBITO L’URTO PIÙ FORTE DELLA PANDEMIA MA HA SAPUTO RIPRENDERSI BENE

«Urgono sostegni al terziario o la crescita non sarà solida»

del fisco. E nello stesso tempo realizzare o innovare le infrastrutture materiali e immateriali indispensabili alla crescita del Paese».

A quali nuove responsabilità è chiamata la classe politica di fronte a queste sfide? È stato il settore più colpito. E il presidente di Confcommercio Carlo Credo che, al netto delle comprensibili fibrilSangalli avverte: «Così non ci potranno mai essere una solida crescita lazioni e incertezze, la classe politica abbia economica né tantomeno benessere diffuso e coesione sociale» reagito con efficacia al disastro della pandemia. Abbia, insomma, cercato di essere di Luigi Orescano all’altezza di un Paese che nel momento più difficile dal dopoguerra ha dato grande prograve crisi economica globale della storia e «OCCORRE INVESTIRE MAGGIORMENTE SUL va di sé. Oggi un premier autorevole, anche TERZIARIO, IL SETTORE PIÙ COLPITO DALLA all’opportunità straordinaria e irripetibile dei a livello internazionale, guida un governo di PANDEMIA, E CHE CONTRIBUISCE ALLA FORfondi messi a disposizione dall’Unione Euroquasi unità nazionale. La sfida è quella di riMAZIONE DEL PIL E DELL’OCCUPAZIONE DEL pea attraverso il Piano Nazionale di Ripresa sanare le ferite inferte dal Covid, utilizzare al NOSTRO PAESE PER CIRCA IL 40% DEL TOTAe Resilienza. Occorre ricordare sempre che meglio le ingenti risorse del Pnrr e rafforzaLE. Con un terziario in forte difficoltà non ci la precondizione per una robusta e duratura re la ripresa economica. Saranno poi, come potranno mai essere una solida crescita ecoripresa economica è sempre, i risultati a IN UN ANNO E MEZZO DI CRISI nomica né tantomeno benessere diffuso e coeil superamento defistabilire la correttezPANDEMICA IL TERZIARIO sione sociale»: è uno dei punti chiave dell’ananitivo dell’emergenza za delle scelte. HA LASCIATO SUL TERRENO lisi che Carlo Sangalli, presidente della Camera sanitaria. Ciò signifiParliamo della sua OLTRE 60 MILIARDI DI EURO di commercio di Milano e Monza, nell’Unione ca continuare con la Lombardia. È e recommercianti di Milano nonché della Concampagna vaccinale e il Green Pass puntando sta il territorio trainante del Paese, ma fcommercio nazionale, ha fatto rispondendo anche sui farmaci anti Covid. Per quanto ridue anni di pandemia hanno più volte non alle domande di Economy sulle priorità da soguarda il Pnrr, portare a termine le 6 missioni solo messo a dura prova la credibilità del stenere di questa inopinata, fortissima ripresa indicate dall’Unione Europea sarà molto sfisistema istituzionale, ma anche colpito economica in atto: «Nel breve arco temporale dante. Anche perché si dovrà imprimere una duro nel cuore dell’economia. Come ne di un anno e mezzo, a causa della pandemia, decisa accelerazione alle riforme che sono in sta uscendo, la regione? il nostro Paese si è trovato di fronte alla più fase iniziale o ancora da avviare come quella La Lombardia ha subito l’urto più forte della

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pandemia in termini umani ed economici, livello globale. ma ha saputo riprendersi bene. Gli ultimi La sostenibilità è un mantra, forse insufdati sono più che incoraggianti, anche se il ficientemente declinato sul versante sosettore certamente più provato, come abciale. La Lombardia del “coeur in man” biamo detto, è quello del terziario che in un potrebbe e dovrebbe fare di più? anno e mezzo di crisi pandemica ha lasciato La sostenibilità è inscindibile da una sana sul terreno oltre 60 miliardi di euro. Oggi c’è ripresa economica ed è un tema centrale una netta inversione di tendenza e questo del Pnrr. Secondo un recente sondaggio di si deve soprattutto all’efficacia della camConfcommercio Lombardia, ben 7 imprese pagna vaccinale e alla determinazione delle del terziario su 10 hanno già attivato azioni imprese. Certo, per alcuni settori la via della sostenibili. In particolare il 73% delle imcrescita è molto in salita. Penso alle impreprese ha già attuato azioni per la riduzione se dell'intrattenimento, come le discoteche, dell’impatto ambientale e non soltanto per che sono ancora chiuse. Penso al turismo “obblighi di legge”. Credo poi che sul fronche in Lombardia vale circa 15 miliardi e ha te “coeur in man” si potrebbe fare sempre avuto crolli di fatturato che hanno sfiorato il di più, ma proprio durante la pandemia è 90 per cento. Ancora oggi mancano all’apemersa una forte solidarietà anche da parte pello 12 milioni di turisti stranieri bloccati delle imprese più colpite dalla crisi – come da un’emergenza sanitaria che permane a liquelle della ristorazione - che si è tradotta vello globale. In un contesto simile sono stain attenzione sociale alle categorie in magti certamente importanti gli interventi della giori difficoltà. Nel complesso l’aumento del Regione a sostegno volontariato a ogni LO SVOLGIMENTO DEL SUPERSALONE delle piccole e medie livello si può leggere DEL MOBILE A SETTEMBRE SARÀ imprese più colpicome qualcosa in più UN SEGNALE IMPORTANTE te dalla crisi, oltre a di una reazione emoDI RITORNO ALLA NORMALITÀ quelli decisi dal gotiva alla crisi pandeverno e dai Comuni lombardi, a cominciare mica. È la risposta di una società che, nonoda quello di Milano. È tuttavia evidente che stante le forti criticità, ha ancora solidi valori di fronte a perdite così disastrose nessun nel suo dna. aiuto è sufficiente, ma solo il ritorno a una Segnatamente le categorie che lei guida, piena normalità potrà permettere di recupeil commercio e il turismo, sono pronte alla rare il terreno perduto. ripartenza che speriamo stia iniziando? L’Expo del 2015 ha segnato un’apoteosi, Il clima è tornato decisamente positivo con fatta di internazionalizzazione, tecnolola fiducia delle imprese in netta crescita e gia e stile. Sono ancora questi i tre driver un aumento del Pil, nel secondo trimestre, a lombardi dello sviluppo? quota 2,7 per cento e dunque migliore delNon c’è dubbio che Expo 2015 sia stato un le previsioni. Tutte le imprese del terziario momento di svolta con Milano – secondo il sono pronte alla ripartenza, ma è assolutaNew York Times - diventata la prima destimente necessario continuare a sostenere nazione mondiale. E di conseguenza la Lomquelle che, per motivi oggettivi dovuti ai vari bardia e il nostro Paese. Svolta certificata lockdown, sono ancora in difficoltà. Le spedall’aumento del turismo internazionale e ranze sono legate alla fine dell’emergenza degli investimenti esteri fino allo scoppio sanitaria, soprattutto grazie ai vaccini e di della pandemia. Credo che il ritorno del conseguenza al ritorno alla piena normalità. Supersalone del Mobile in settembre - penUna normalità che sarà certamente nuova e sato dal presidente della Triennale, Stefano forse migliore di quella che ci siamo lasciati Boeri - possa essere un segnale importante alle spalle a causa di un virus sconosciuto e di ritorno a una nuova normalità lanciato a imprevedibile.

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GIOVANNI DA POZZO

IL PROGETTO DIGIT EXPORT NEL 2020 HA COINVOLTO OLTRE 3000 AZIENDE DIGITALIZZANDONE LE ESPORTAZIONI LE CAMERE SOCIE Bergamo, Caserta, Catanzaro, Cosenza, Genova, Milano Monza Brianza Lodi, Modena, Pisa, Pordenone-Udine, Ravenna, Salerno e Umbria. Più Unioncamere, Unioncamere Emilia-Romagna e Unioncamere Lombardia.


IL TRAINO DELLA RIPRESA

Camere con vista sugli affari oltre confine «Noi di Promos Italia accompagniamo le imprese all'estero per potenziare le loro esportazioni - spiega il presidente Giovanni Da Pozzo - ma contemporaneamente facilitiamo l'afflusso di capitali industriali in Italia» di Angelo Curiosi

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romos Italia è l’agenzia del sistema camerale per l’internazionalizzazione delle imprese, partecipata da 12 Camere di commercio e 3 unioni camerali (vedi box), una realtà che affonda le sue radici nell’eccezionale tessuto di aziende che hanno lo sguardo rivolto verso l’estero. «Lavoriamo quotidianamente per favorire lo sviluppo internazionale delle imprese – spiega a Economy Giovanni Da Pozzo, presidente di Promos Italia - Sono le aziende, infatti, le beneficiarie dei nostri servizi, ma i committenti sono i nostri soci, che affianchiamo nella loro attività di supporto alle piccole e medie imprese che vogliono internazionalizzare il proprio business». Promos Italia è un motore di iniziative e attività, una struttura che agisce su una cinquantina di mercati UE ed extra-UE, con servizi che spaziano dal business matching alla formazione per l’internazionalizzazione; dall’informazione all’orientamento per l’export; per finire con i due filoni di attività che in questo momento rappresentano le principali linee strategiche aziendali: l’export digitale e l’attrazione degli investimenti esteri. La prima – lo dice il nome – è destinata a supportare i processi di export delle imprese attraverso i canali digitali. «Possiamo definirci precursori in tema di export digitale – commenta Da Pozzo – una politica che, insieme

al Sistema camerale, abbiamo sviluppato ben prima dell’emergenza Covid, circostanza che ora ha spinto tutti a considerare il digitale una leva fondamentale per i processi di internazionalizzazione e non solo». Un’idea lungimirante quella dell’agenzia per l’internazionalizzazione del sistema camerale italiano che si è concretizzata già da qualche anno con il progetto DigIT Export (https://digitexport. it/#/), una piattaforma che offre a imprenditrici e imprenditori articoli, dati, percorsi formativi, bandi di finanziamento e servizi utili a migliorare le competenze sul digitale e a promuovere e vendere i propri prodotti in tutto il mondo. Il progetto DigIT Export, che nel 2020 ha coinvolto oltre 3000 aziende dei territori in cui opera Promos Italia, rientra nel programma “PID - Punto Impresa Digitale”, voluto e realizzato dal Sistema camerale nell’ambito del piano nazionale Impresa 4.0 con l’obiettivo di diffondere la cultura e la pratica del digitale all’interno delle piccole e medie imprese. La seconda linea strategica su cui si stanno concentrando gli sforzi di Promos Italia è finalizzata ad attrarre investimenti internazionali, in particolare dai mercati top investors per il nostro paese. «Nell’ultima Cabina di Regia per l'Internazionalizzazione di aprile, si è posto un forte accento sull’attrazione degli investimenti esteri e sul reshoring - spiega

il presidente di Promos Italia - attività che svolgiamo sia promuovendo l’attrattività dei territori all’estero sia accompagnando sugli stessi gli investitori stranieri. Per farlo, abbiamo istituito anche la figura dell’investor advisor camerale che, come supporto all’attrattività dei territori, offre assistenza anche in materia di finanziamenti comunitari per gli investimenti». Uno dei principali casi di successo di questa attività è il “caso Lombardia”, un modello che prevede l’accompagnamento continuativo delle imprese estere interessate a progetti di investimento; azioni di lead generation e assistenza agli investitori. Nel triennio 20182020, Regione Lombardia, insieme a Promos Italia e al Sistema camerale lombardo (Programma AttrACT-Invest in Lombardy), ha garantito 257 assistenze, anche in collaborazione con il livello nazionale, in particolare con il gruppo di lavoro di Ice Agenzia, Assocamerestero, camere di commercio italiane all’estero e Invitalia. Nello specifico, nell’ultimo anno e mezzo, i progetti assistiti e finalizzati sono 12. Attualmente - luglio 2021 - il gruppo di lavoro regionale sta seguendo 102 progetti d’investimento esteri in Lombardia, di cui 40 nati nei soli primi quattro mesi di quest’anno. Della pipeline complessiva in gestione, i progetti di cui si prevede una positiva finalizzazione nei prossimi 12-36 mesi sono oltre 30, con investimenti attesi pari a 1,7 miliardi di euro e una ricaduta occupazionale attesa pari a 2.740 unità. Ne risaltano, tra gli altri, uno nel settore delle telecomunicazioni (Ict), con un forte interesse nello sviluppo di datacenter, e un progetto atteso di un’azienda olandese per 400 milioni di euro e 100 nuovi posti di lavoro. Grande spazio anche alle ricadute dell’economia circolare, con progetti di investimento in impianti di riciclo di rifiuti e materiale di scarto, nel fotovoltaico, nel packaging e nella farmaceutica.

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liali Valsabbina, infatti, è risultato in crescita del 3% dal 2019 al 2020, e nel bilancio 2020, approvato a marzo, emerge un utile ante imposte di 33,7 milioni di euro (+31% rispetto al 2019) e un utile netto di 24,3 milioni, in aumento del 20% rispetto allo scorso esercizio: «Sono i risultati migliori nella storia dell’istituto» continua Bianchetti «e nonostante la situazione di estrema difficoltà che ha caratterizzato il 2020, questi numeri che emergono dal Bilancio confermano la solidità e l’affidabilità del nostro istituto e consentono di guardare al futuro con maggiore serenità». Un futuro nel quale Banca Valsabbina desidera fortemente continuare a garantire sostegno alle imprese del territorio, per aiutarle a superare insieme il difficile momento Banca Valsabbina da più di centoventi anni sostiene lo sviluppo delle che il Paese sta attraversando. E i segnali di Pmi, delle famiglie, degli artigiani e delle piccole attività economiche. ripresa non mancano: «Sicuramente dobE ora si appresta a raccogliere la sfida della ripresa biamo fare un discorso settoriale» prosegue Bianchetti «perché i comparti produttivi di Maddalena Bonaccorso stanno reagendo in modo molto diverso l’uno dall’altro. Quello che però possiamo trana Brescia, Banca Valsabbina - sodi Banca Valsabbina «e nell’ultimo periodo quillamente affermare, indipendentemente cietà cooperativa per azioni fondaabbiamo ovviamente incrementato il nostro dalla premessa, è che riscontriamo segnali ta nel 1898 - è da sempre vicina ai apporto, proprio per la crescente necessità di ripresa incoraggianti: le imprese hanno cittadini e alle imprese, soprattutto nel modelle aziende nell’affrontare l’emergenza ripreso a investire e cercano supporto per mento del bisogno: aumenta ed efficienta il Covid. Abbiamo garantito i sostegni sia con portare avanti e incentivare il loro business, numero di filiali anziché ridurlo e sa essere mezzi tradizionali che tramite strumenti incon ricadute positive sul territorio e sull’ocallo stesso tempo innovativa e tradizionale, novativi, con l’utilizzo di piattaforme fintech cupazione. Si percepisce un forte desiderio mantenendo un fortissimo legame con il tere naturalmente con da parte degli imNELL'ANNO DELLA PANDEMIA ritorio e i propri clienti. l’ausilio della garanprenditori di tornare IL NUMERO DEI CONTI CORRENTI Con le sue 70 filiali distribuite in buona parzia del Mediocredito a sostenere la crescita È AUMENTATO DEL 3% E L'UTILE ANTE te del Nord Italia e oltre 700 dipendenti, geCentrale, che sicuradelle proprie aziende IMPOSTE È CRESCIUTO DEL 31% stisce masse per circa 10 miliardi di euro e mente costituisce un e quindi di investire ha un Cet 1 Ratio pari a circa il 16%: è, di fatottimo mezzo di supporto all’economia e nelle diverse attività. Noi, da parte nostra, to, l’istituto di credito perfetto per sostenere alla produttività». continuiamo a svolgere il nostro compito, la ripartenza della Lombardia, locomotiva I dati e i risultati economici della banca teche non è solo quello di creare valore, ma d’Italia, e delle sue piccole e medie imprese: stimoniano la bontà delle strategie di sodi supportare lo sviluppo dei territori dove «Il supporto verso le Pmi è da sempre uno stegno e sviluppo portate avanti nei lunghi operiamo con iniziative e azioni concrete, dei nostri punti di forza» spiega Hermes mesi segnati dalla pandemia da Covid-19: il perché è ciò che una banca del territorio Bianchetti, Responsabile Divisione Business numero dei conti correnti aperti presso le fideve fare, soprattutto in momenti come que-

Quando un territorio cresce con la sua banca

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IL TRAINO DELLA RIPRESA

Hermes Bianchetti, Responsabile Divisione Business di Banca Valsabbina

sti. In attesa che l’economia riparta a pieno ritmo e possa esserci per tutti il ritorno alla normalità». In questa politica di supporto si inserisce perfettamente l’idea di efficientamento delle filiali, che ha permesso alla banca bresciana di espandere capillarmente i propri sportelli: proprio in questo settore vale la pena ricordare l’apertura, nell’ottobre 2020, della seconda filiale a Milano in Piazzale Cadorna (che si aggiunge a quella già operativa dal 2017 nel quartiere di Porta Venezia), la previsione di una nuova filiale a Parma entro la fine dell’anno, con l’obiettivo di consolidare la presenza in Emilia-Romagna, dove è già presente a Bologna, Cesena, Modena e Reggio Emilia: «Ovviamente Brescia e la Lombardia rimangono il nostro “core”» continua Bianchetti «ma vogliamo crescere ancora e supportare quanti più territori possibili: per questo guardiamo con interesse alle opportunità di crescita che offrono città e province molto dinamiche, soprattutto nelle regioni del Nord Italia. Crediamo nella forza di questi territori, che torneranno presto, anzi hanno già ricominciato a trainare la ripartenza del nostro Paese». Oggi Banca Valsabbina, infatti, opera attraverso una rete territoriale che conta 70 filiali: 46 in provincia di Brescia, 8 in provincia di Verona e 16 tra quelle di Bergamo, Bologna, Mantova, Milano, Modena, Monza-Brianza, Padova, Reggio Emilia, Torino, Trento, Treviso, Vicenza e Cesena. Da questo osservatorio privilegiato si percepisce chiaramente il polso della situazione “ripartenza”: «Ci sono alcune province» spiega ancora il Responsabile Divisione Business di Banca Valsabbina «che sono più reattive e hanno maggiori potenzialità, ma nel complesso possiamo tranquillamente affermare che tutte le province lombarde sono reattive e mostrano questi segnali di ripresa dei quali parlavamo in precedenza. Voglia di investire,

ABBRACCIAMO FINTECH E SERVIZI TECNOLOGICI SENZA RINNEGARE LA NOSTRA VOCAZIONE TRADIZIONALE voglia di riprendere il business, voglia di crescere accomunano tutto il territorio lombardo». E Banca Valsabbina non si tira indietro nell’impresa, sempre avendo ben chiara in mente la vocazione mista: banca tradizionale, che affonda le sue radici nella storia, e banca orientata al futuro, che cerca in continuazione nuove soluzioni e possibilità per offrire ai clienti servizi sempre più efficienti e su misura: «Noi siamo sicuramente una banca tradizionale, e vogliamo mantenere BANCA VALSABBINA VUOLE CONTINUARE A CRESCERE SUPPORTANDO UN NUMERO SEMPRE MAGGIORE DI TERRITORI

la nostra caratterizzazione soprattutto nel servizio alla clientela» conclude Bianchetti «Abbiamo un servizio che punta sulla persona, sull’offrire un rapporto e una relazione di qualità. Oltre a questo, però, sicuramente la tecnologia va avanti ed è un modo per rinnovare e per offrire servizi che siano qualitativamente sempre più elevati: anche per ottimizzare le tempistiche, gli adempimenti burocratici e quelli di elaborazione. Con questo spirito stiamo molto attenti al mercato fintech e ai servizi tecnologici che si possono offrire al territorio. In quest’ottica anni fa

siamo stati tra i primi a investire in Satispay, quando era una piccola ma promettente startup, e da allora la collaborazione non si è mai interrotta e abbiamo portato avanti tutta una serie di sinergie, per esempio con Banca del Credito, poi nel 2019 abbiamo avviato una collaborazione con AcomeA Sgr per associare l’innovativo salvadanaio digitale Gimme5 al conto corrente dei nostri clienti, che hanno potuto disporre così di un servizio innovativo e gratuito per la gestione dei propri risparmi, e in sinergia con la partecipata Integrae Sim stiamo proseguendo l’attività di supporto alle imprese che intendono quotarsi sul mercato Aim di Borsa Italiana per sostenere la propria crescita». E poi si lavora anche ad altre operazioni di cartolarizzazione a sostegno delle Pmi italiane, in partnership con operatori Fintech, valutando ulteriori partnership con aziende che operano in questo settore sempre più strategico e di fondamentale importanza in un periodo storico come quello attuale. Banca Valsabbina è a fianco delle aziende, quindi, ma anche delle famiglie, degli artigiani, dei commecianti e in definitiva di tutti i propri clienti, che oggi affrontano la sfida del post-Covid. Da Brescia “leonessa d’Italia”, come la definì Giosuè Carducci, la locomotiva è pronta a ripartire.

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Il rientro in ufficio è flessibile e condiviso L'offerta di spazi in co-working risponde alla nuova esigenza delle aziende di distribuire gli spazi sul territorio. L'analisi di Iwg, leader nel comparto con oltre 84 business center in Italia di Paola Belli

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a ripresa è entrata nel vivo? C’è chi, per scaramanzia, preferisce non dirlo ad alta voce. Ciò che è certo e si può ben raccontare senza timore è che gli italiani stanno finalmente tornando in ufficio. Lo dicono gli ultimi dati di Iwg, leader nel settore degli spazi di lavoro flessibile e di coworking presente in Italia con oltre 84 business center. Rispetto a gennaio, le presenze sono aumentate del 50% con picchi in alcune città come Napoli (+86%), Bologna (+73%) e Milano (+66%). Tuttavia, nulla è uguale a prima. In Italia, si sta delineando “un approccio ibrido”, come spiega Mauro Mordini, country manager di Iwg per l’Italia, «il progressivo incremento delle presenze nei nostri business center ci indica chiaramente il desiderio da parte degli italiani di tornare in ufficio e di condividere degli spazi di lavoro. Tuttavia, non si tratta di una presenza quotidiana e continuativa. L’ufficio è solo uno dei luoghi di lavoro, fa parte di un nuovo approccio. Ormai ci siamo abituati a lavorare alternativamente da casa, da un ufficio di prossimità e talvolta passiamo dall’headquarter aziendale». Se l’Italia sta ripartendo, infatti, è (anche) merito della flessibilità dimostrata dalle aziende e dai lavoratori. L'emergenza ha rappresentato un fattore di accelerazione di cambiamenti organizzativi e culturali. Oggi, scegliere “dove

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lavorare” è diventata la nuova normalità. Una tendenza che, se si guarda all’evoluzione del mondo del lavoro, sembra destinata a durare. Chi cerca un’occupazione, infatti, predilige le offerte che garantiscono flessibilità e le aziende oggi sono oggi pronte ad offrirla, tanto che sono numerose quelle che stanno ripensando i propri spazi di lavoro. A fianco delle sedi centrali, ad esempio, le aziende sono sempre più propense a investire in uffici distribuiti sul territorio, per consentire ai propri dipendenti di ridurre gli spostamenti e lavorare da sedi idonee. Ad aumentare, inoltre, sono anche le richieste da parte di grosse corporation di poter sottoscrivere degli abbonamenti per i pro-

MAURO MORDINI, COUNTRY MANAGER DI IWG PER L'ITALIA

pri dipendenti, per consentire l’accesso a reti di spazi di lavoro flessibili. Siamo in presenza di una rivoluzione culturale. Gli uffici stanno diventando uno strumento da mettere a disposizione dove e quando serve, con caratteristiche diverse a seconda della necessità. Come ha fatto Ntt (Nippon Telegraph and Telephone) che ha siglato un accordo di membership con Iwg per consentire ai 300.000 dipendenti della società di accedere alla rete di uffici Iwg sparsi per il mondo. Un accordo simile, per oltre 95.000 persone, è stato siglato anche con la finanziaria Standard Chartered. «Le aziende interessate agli spazi di lavoro flessibile sono sempre di più», commenta Mauro Mordini, country manager di Iwg per l’Italia, «Probabilmente perché si tratta di un modello che si è dimostrato vincente durante l’emergenza e che genera vantaggi a doppio senso. Le imprese, da un lato, possono puntare su un’ottimizzazione degli spazi di lavoro e conseguentemente dei costi, riuscendo ad abbattere drasticamente le spese. I lavoratori, dall’altro, riducono i costi e i tempi richiesti dal pendolarismo, traendone benefici importanti anche in termini di work-life balance». Nell’ultimo anno Iwg ha registrato un incremento notevole della domanda, soprattutto al di fuori delle aree dove storicamente le aziende principali eleggevano la propria sede, con


IL TRAINO DELLA RIPRESA

picchi di crescita fino al 30% nelle città minori. «Le aziende iniziano a voler mettere a disposizione degli “uffici di prossimità”, non lontano dalle zone residenziali o più genericamente cercando di intercettare le aree dove vive la propria forza lavoro. La domanda per i nostri spazi di lavoro flessibile, infatti, sta aumentando in maniera significativa, non solo nelle metropoli, ma anche nelle città più piccole. Per questa ragione, stiamo lavorando per poter offrire una copertura sempre più capillare sul territorio nazionale e per riuscirci stiamo puntando sul franchising». Il format di affiliazione in franchising di Iwg è nato a fine 2018 e ha da subito registrato un ampio consenso. Basti pensare che, nonostante la pandemia, nel 2020, il gruppo ha stretto accordi di sviluppo multi-location in Italia, Germania, Regno Unito, Porto Rico, Libia, Togo

e Australia. Si tratta di un’opportunità di inveinclusione nel programma di marketing della stimento relativamente nuova per il real estasocietà, formazione del personale e assistenza te, che non esisteva prima che la lanciasse Iwg. nella gestione. Nei mesi scorsi, in Italia, è stata La collaborazione prevede la definizione di un siglata una partnership importante con Bell programma di sviluppo, con l’individuazione Group per l’apertura di 10 nuovi business cendi un’area geografica di riferimento, un numeter distribuiti tra Como, Varese, Parma, Regro di aperture e un periodo di collaborazione. gio Emilia e Modena, con inizio dei lavori già «C’è interesse da parte del mondo imprendiquest’anno. «È chiaro che, per riuscire in quetoriale a entrare in un settore che dimostra sto progetto - l’apertura di un business cengrandi potenzialità, permettendoci di far fronter in franchising - si deve obbligatoriamente te a una domanda crescente», ha sottolineato passare per investimenti significativi, più alti Mordini, «Non serve rispetto a quelli di un PER OFFRIRE UNA COPERTURA essere esperti franchifranchising tradizioSEMPRE PIÙ CAPILLARE see. Si tratta di un’opnale, ma meno onerosi SUL TERRITORIO IWG STA PUNTANDO portunità che può inrispetto alla media del SULLO SVILUPPO DEL FRANCHISING teressare ugualmente settore immobiliare». imprenditori, manager con spirito di iniziativa, Il franchising è stato esteso ad alcuni dei marproprietari di immobili sul territorio italiano chi di maggior successo di Iwg come Regus, che vogliano mettere a frutto il loro patrimonio Signature, HQ e Spaces. Regus si contradditrasformandolo in un prodotto innovativo, allistingue per spazi funzionali e servizi completi; neato alle esigenze dei lavoratori di oggi. Noi di Signature per le location di prestigio; Spaces Iwg li guideremo passo passo.» per il carattere metropolitano, per i programIwg è al fianco del franchisee dall’inizio: mi di attività condivise e la forte dimensione dall’individuazione della location idonea – un di community mentre HQ per il dinamismo e immobile con una superficie di almeno 1.000 l’adattabilità dell’offerta a qualsiasi necessità. metri quadrati, che possa ospitare circa 100 L’ ambizione di Iwg, infatti, è proprio quella di postazioni di lavoro – all’apertura del business poter mettere a disposizione il prodotto giucenter, con possibilità di utilizzo del marchio, sto, dove serve. E pare promettere bene.

IL MODELLO FRANCHISING DI IWG IN PILLOLE Iwg mette a disposizione il proprio know-how trentennale nella gestione di spazi di lavoro professionali. La collaborazione si sviluppa a partire dalla definizione congiunta di un programma di sviluppo, che prevede l’individuazione di un’area geografica di riferimento e

di un numero di aperture predefiniti. Oltre alla scelta delle location idonee a ospitare i business center, viene stabilito un periodo di collaborazione. Di norma pari a 10 anni a partire dalla data di apertura di ogni sede, con possibilità di estendere la partnership per ulteriori 5 anni.

Investimento medio: 500-550 €/mq Spazi minimi per l’idoneità della location: 1000-1300 mq Opening fee: sì ROI: 23%-25%

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COVERSTORY

QUELLO STILE CHE CI FA COMPETERE NEL MONDO Dalla Cina a Dubai, passando per il Salone del Mobile: per Icona Design Group il design non è un accessorio estetico, ma un integratore di competenze e di tecnologie che unisce intuizione, tecnica, concretezza di Giulio Frantoli

I

I design ha un impatto importante sul business. Lo rilevano recenti ricerche e articoli di McKinsey & Company, da cui emerge che le società che eccellono nel design aumentano i ricavi e i rendimenti per gli azionisti a un tasso quasi doppio rispetto alla media del settore. Ne è testimonianza Icona Design Group, azienda italiana di stile che si è fatta conoscere e apprezzare prima in Cina, con una sede operativa a Shanghai aperta nel 2010 e diventata oggi un punto di riferimento non solo per l’industria automotive, ma anche per le istituzioni locali. Proprio in queste ultime settimane, infatti, l’azienda italiana è stata invitata dal Ministero dei Trasporti della Cina a partecipare allo Smart Travel and New Energy Professional Committee, la nuova piattaforma di cooperazione tra le imprese promossa dal Governo cinese e la sostenibilità ambientale. con lo scopo di incentivare gli scambi politici Il design acquisisce così un impatto decisae commerciali e implementare l’organizzaziomente più ampio, che abbraccia l’intera sone del Ciie - China International Import Expo, cietà. E questo è un altro assioma per la soil più importante evento fieristico della Cina, cietà di stile, il cui embrione è nato a Torino, che si svolgerà quest’anno dal 5 al 10 novemda imprenditori con decenni di competenza bre a Shanghai, per raggiungere uno sviluppo acquisita nell’automotive, e che negli ultimi comune. All’interno del comitato, Icona lavodue anni ha intrapreso un importante perrerà con i più importanti attori del panorama corso di diversificazione, che l’ha già portata tecnologico e automobilistico mondiale: Mia sviluppare nuovi concept nell’industrial e chelin, Volkswagen, product design, due ICONA DESIGN GROUP DA TORINO Bosch, Qualcomm, frontiere che rappreHA MAN MANO APERTO ALTRE SEDI Hyundai Mobis, Bmw, sentano per il futuro A SHANGHAI, LOS ANGELES E DUBAI. Ford, Hyundai, Toyota, le direttrici di ulterioE STA PER SBARCARE ANCHE A TOKYO Volvo, TuSimple, Hong re sviluppo dell’azienKong Fuel Cell, Hrc. Il Comitato si avvarrà del da, che – oltre a Shanghai – ha sedi a Torino supporto organizzativo della sede di Pechino (culla dell’automotive design), a Los Angeles dell’Unido (United Nations Industrial Develop(culla dell’innovazione) e, da quest’anno, ha ment Organization), l’organizzazione delle Naun ufficio di rappresentanza a Dubai e sta per zioni Unite che si occupa dello sviluppo induaprire una nuova sede anche a Tokyo, Paesi – striale mondiale per la riduzione della povertà, questi ultimi – che rappresentano le frontiere lo sviluppo di una globalizzazione più inclusiva geografiche di espansione, perché «negli Emi-

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rati - spiegano in azienda - sono già diversi i progetti per la realizzazione di città avveniristiche e indiscutibilmente apprezzano lo stile e l’ingegno italiani; mentre il Giappone è una potenza per la produzione di auto, moto e mezzi di trasporto in generale, in cui l’Italia può ancora dare un forte contributo in termini di stile». Icona Design Group, con le sue sedi nei vari continenti, ma soprattutto un team multiculturale di oltre 100 giovani designers (età media: 30 anni) provenienti da 22 diverse nazionalità, è il classico esempio di eccellenza italiana poco nota in patria e riconosciuta all’estero, dove è coinvolta in processi importanti di grandi trasformazioni. Tra queste, rientra ad esempio la collaborazione in Cina sul fronte delle smart cities, ovvero gli ecosistemi del futuro, gli spazi urbani in cui attraverso l’intelligenza artificiale le cose (inclusi i veicoli) saranno in grado di interagire tra loro, con le persone e con gli spazi, in modo sempre più


IL TRAINO DELLA RIPRESA

Il design è sempre più uno strumento funzionale al processo di innovazione e trasformazione tecnologica

automatizzato. «La guida autonoma – spiegano da Icona - non può che realizzarsi all’interno di una città intelligente, per cui non è possible pensare alla prima senza realizzare la seconda». Icona, che considera il design non come accessorio estetico, ma come integratore di competenze e tecnologie, è impegnata anche in altre aree del mondo in progetti per realizzare la città del futuro. Tra questi, la collaborazione con l’americana Duckietown Foundation, spin-off del Mit - Massachusetts Institute of Technology, fondato nel 2016 da un gruppo di studenti e docenti che ha creato una piattaforma che permette di realizzare in scala la città intelligente tenendo conto dei parametri specifici e del contesto in cui essa si inserisce. Ovvero: si può testare in scala il funzionamento della città intelligente con la mobilità che si verifica al suo interno secondo specifiche necessità e caratteristiche (del territorio, delle attività produttive che vi si svolgono e così via). «Questo scenario – spiegano ancora dall’azienda - fa del design sempre più uno strumento funzionale al processo di innovazione e trasformazione tecnologica. Il design integrato nei processi fin dall’inizio della progettazione è un plus indiscutibile, perché il suo ruolo è riuscire oggi a intuire la forma che dovranno avere le cose nel futuro e realizzarle, dare concretezza alle visioni. I traguardi che siamo chiamati a

raggiungere oggi – smart cities e smart mobility o addirittura guida autonoma – sono così complessi e articolati che potranno essere raggiunti solo aggregando tante e diverse competenze. Ecco perché per noi la collaborazione con altre aziende, enti pubblici e privati, università è fondamentale allo sviluppo. E riteniamo che in particolare per l’Italia questo tipo di approccio sia l’unica possibilità per continuare a competere a livello globale. Ricordiamoci che abbiamo scritto gran parte della storia del settore automotive. Per continuare a farlo dobbiamo cavalcare tutti questi cambiamenti e superare gli interessi particolari per trovare tutti insieme un nuovo ruolo». Nel processo di diversificazione, Icona ha già trovato ad esempio proficue collaborazioni con Ims Technologies, punto di riferimento a livello mondiale nel settore della progettazione, costruzione e commercializzazione di macchine ad elevata tecnologia nel Converting, Packaging e Automotive, per la quale ha

ridisegnato in ottica user-friendly macchinari altamente specializzati per l’industria del packaging alimentare. A fine 2020 risale invece la joint venture con la startup tecnologica della sanificazione Sanixair, tra le prime ad aver messo a punto un sistema di sanificazione ambientale che utilizza tecnologie come la ionizzazione fotocatalitica, la cui efficacia è stata poi avallata anche dalle autorità sanitarie. L’obiettivo commune è di rendere la sanificazione una pratica quotidiana, svincolare il concetto dall’intervento di emergenza o specialistico per permettere al singolo cittadino di respirare un’aria microbiologicamente sicura, attraverso oggetti piacevoli e quotidiani, funzionali alla salute. In questa poliedrica veste, Icona Design Group debutta quest’anno al Fuorisalone di Milano, con una location in via Tortona 30 in cui espone i pluripremiati concept nell’automotive e le prime realizzazioni nell’industrial e product design, anticipando i progetti prossimi al debutto, come: Microlino, la city car che si ispira alle iconiche auto a bolla degli anni ’50; Hubby, il centro multimodale urbano progettato in collaborazione con il Wwf; Baobab, progettato con Smart Fluids, prodotto innovativo e sostenibile per la produzione di acqua potabile ovunque, soprattutto dove scarseggia. L’approccio di Icona è figlio della visione leonardesca. È un design che parte sempre dall’uomo con le sue esigenze e che si integra già nella progettualità degli oggetti per contribuire a ideare soluzioni all’avanguardia che facilitino e rendano sempre più ottimale il suo rapporto con la tecnologia e il mondo circostante in continua evoluzione.

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COVERSTORY

COSÌ LA PANDEMIA HA SVECCHIATO IL MATTONE Costruzioni, architettura, ingegneria, logistica: il settore immobiliare si racconta attraverso 63 interviste nel volume Re-Start Italia 2021 di Nic Nuove Idee di Comunicazione di Alessandro Faldoni

«LA PANDEMIA CI HA MESSO ALLA PROVA, MA ALLO STESSO TEMPO HA VELOCIZZATO E PORTATO IN RISALTO DEI TEMI IMPORTANTI, CHE ERANO GIÀ IN ATTO IN QUESTO MONDO.

Mi riferisco alla sostenibilità, alla flessibilità degli spazi di lavoro, lo smart working, alla crescita della logistica e all’evoluzione del benessere abitativo». Il polso sul "mattone" è quello di Paola Nicolai, manager e imprenditrice da più di vent'anni a capo di Nic Nuove Idee di Comunicazione, agenzia focalizzata alla comunicazione B2B nel real estate, architecture & engineering e logistica, che ha recentemente dato alle stampe il quarto volume della collana Brei Book Real Estate Italy, non per niente intitolato Re-Start Italia 2021.

«Nla fortuna di

oi abbiamo avuto

lavorare in un settore, quello immobiliare, che ha resistito molto bene a questa crisi. In ogni caso, penso che si debba restare molto lucidi e non rinunciare a rischiare pur trovando il modo di mantenere una rigida disciplina, soprattutto nelle scelte di investimento». - Paolo Massimiliano Bottelli, azionista e ceodi Kryalos Sgr SpA

«Lha insegnato ad a pandemia mi

apprezzare le piccole grandi cose della vita:

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PAOLA NICOLAI

Re-Start è un titolo piuttosto evocativo. Una speranza o una constatazione? L’idea del libro è nata durante il primo lockdown, quando paura e incertezza per il futuro erano all’apice. Il mondo sembrava congelato, in attesa di risposte e soluzioni. Eppure il settore del real estate, dopo una prima battuta di arresto, ha cercato immediatamente una strada per reagire. Nessuno sapeva cosa sarebbe successo, ma ci si è comunque messi in movimento. Questa determinazione e questa voglia di rispondere alla pandemia mondiale è stata la mia fonte di ispirazione per Re-Start. La particolarità del libro? I protagonisti del settore immobiliare si sono raccontati sia nel loro ruolo pubblico di rappre-

una passeggiata al parco, una giornata in spiaggia, un bicchiere di vino con un’amica, un confronto di lavoro in presenza. Ma anche a utilizzare il digitale in modo più esteso in tutti i settori dell’organizzazione aziendale».

l’azienda. Gli incontri di alto livello e gli affari vanno trattati personalmente, l’empatia non riesce a passare attraverso uno schermo. Tutti i deal chiusi negli ultimi 12 mesi li abbiamo fatti in presenza».

- Francesca De Sanctis, amministratore delegato De Sanctis Costruzioni

- Fabio Ferrazzi, founder e managing director di Bricks

«L

o smart working, inteso come decentramento delle attività professionali, lo vedo limitato ad alcune funzioni. Ci sono dei limiti anche nel processo di identificazione con

«Pci possono essere

ersino nella logistica

qualità, bellezza e rispetto dell’ambiente, oltre che una indispensabilità economica e sociale ormai ben riconosciuta. Se, infatti, l’inizio del lockdown aveva congelato

tutto, tutto si è poi, e molto rapidamente, sbloccato: si sono abbassate le barriere». - Alberto Billi, founder e a.d. di Develog:

«Gdiventeranno

li spazi di lavoro

sempre più ibridi e con una funzionalità dei metri quadrati diversa rispetto a prima della pandemia. In un futuro prossimo in cui i dipendenti saranno visti come worksumer, le aziende non potranno rinunciare all’opportunità di offrire ai propri collaboratori una vera e propria brand experience,


IL TRAINO DELLA RIPRESA

sentanti di azienda, ma soprattutto in quello privato, con un’incursione negli aspetti più personali e quotidiani delle loro vite dell’ultimo anno. Sono storie prima di tutto umane, anche emozionanti. Quante adesioni avete raccolto? Sono state ben 63 le aziende che hanno aderito con entusiasmo al progetto editoriale. Questa modalità proposta di raccontarsi, pubblico-privata, è stata la chiave del successo superiore alle attese. Avevamo tutti voglia di dire la nostra su come abbiamo vissuto questa pandemia che, speriamo davvero, stia finendo. Le donne e gli uomini intervistati hanno parlato di RE(real estate)-partenza, e raccontato come hanno saputo riorganizzare e reinventare il loro lavoro e quello del loro team. Emerge un ritratto molto positivo del nostro Paese: creatività, intuizione e genialità sono le caratteristiche che hanno reso gli imprenditori e i manager italiani famosi nel mondo. Questi racconti ne sono una conferma e ne spiega-

no il perché. Real estate, architettura-design, ingegneria e logistica: quattro gambe che sostengono uno dei comparti maggiormente trainanti per il Pil del Paese. Cosa dobbiamo aspettarci per l'immediato futuro? La ripresa del Paese passa certamente per l’innovazione nei quattro settori che hai citato, e penso che questo si legga bene nelle interviste contenute nel libro. Emerge come l’architettura sia chiamata a progettare strutture in grado di rispondere alle nuove esigenze sociali, nuovi spazi residenziali di qualità come student housing e senior housing. Anche sanità e scuola sono ambiti in cui c’è ancora parecchio da fare per il real estate. L’ingegneria è il traino dell’innovazione tecnologica. In generale tutti i grandi studi e le realtà del settore che frequentano i tender internazionali sanno che il rispetto dei criteri Esg e del carbon footprint sono ormai la base, il requisito minimo su cui si giocano le grandi competizioni.

capace di accrescere il benessere delle persone e trasferire i valori aziendali». - Giuseppe Carone, partner Il Prisma

«Dconvinto

a europeista

credo fermamente nell’interconnessione tra l’Italia e gli altri Paesi… Certo, per ripartire davvero ci vogliono bravura e credibilità. Due “cose” che la pandemia, nonostante tante polemiche nella gestione politico/amministrativa

Questa è una sfida importante, una leva che spinge tutti a migliorarsi in un’ottica green. Per quanto riguarda la logistica, di cui si parla tanto nel libro, una delle sfide più impegnative e complesse sarà quella di rendere sempre più sostenibile il segmento lastmile, anche attraverso una mobilità nuova, fatta di veicoli elettrici e città smart. Sono tutti temi ampiamente trattati in Re-Start. Che non a caso è firmato da tre fuoriclasse del giornalismo immobiliare. Abbiamo deciso di coinvolgere nella realizzazione di questo libro i giornalisti che sono tra i massimi esperti italiani del settore immobiliare: “penne” come Evelina Marchesini, viceecaporedattore de Il Sole 24 Ore, Guglielmo Pelliccioli, fondatore de Il Quotidiano Immobiliare, e Paola Lunghini, direttore di Internews. Hanno le qualità giuste e l’autorevolezza per far parlare questi grandi professionisti in un momento così delicato. Nelle parole degli intervistati, come dalle domande dei giornalisti, sono emersi i temi che hanno segnato questa pandemia.

advisor in JLL Italia

«Èl’e-commerce ci vero che oggi

della stessa, ha per noi e in noi Italiani rafforzato». - Andrea Amoretti, managing director Italy di P3 Logistic Parks

«Stecnologia, nuovi ostenibilità,

modelli di workplace, spazi flessibili, well-being e rigenerazione saranno le parole chiave del futuro… e, forse, felicità».

- Pierre Marin, chairman board of director & senior

avvicina digitalmente ma, d’altra parte, ci allontana fisicamente. Sono convinto che i centri commerciali debbano reinventarsi ed una delle principali strategie deve essere volta all’implementazione del “commercio esperienziale” con una conversione del centro commerciale da luogo adibito soltanto allo shopping, ad uno in grado di favorire un’esperienza completa, attraverso anche l’intrattenimento».

- Paolo Negri,

amministratore e titolare di Irgenre

«Plogistico importante er un impianto

serve un po’ di estetica e un po’ di bellezza, investire in questi “apparenti intangibili” alla lunga paga: se gestito con intelligenza e lungimiranza si trasforma, per le aziende, in maggior produttività e quindi soddisfazione. Anche la logistica può avere un cuore» . - Andrea Benvenuti, managing director development & construction partner di Logistics Capital Partners

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Ph Mattia Cacciatori

Spegnere i pensieri e connettersi con la natura.


GESTIRE L’IMPRESA

231 MOTIVI PER NON RISCHIARE A vent’anni dall’entrata in vigore, il decreto legislativo che ha introdotto la responsabilità penale per le aziende ha bisogno di un tagliando. Perché non salva le imprese ed è una delle misure meno applicate dai tribunali

I (TROPPI) REATI DI CUI SI POSSONO MACCHIARE LE IMPRESE

XXXXXXXXXXXXXX Reati contro la P.A.

Delitti contro la personalità individuale Reati societari

09.2001

06.2001

Mutilazione degli organi genitali femminii

01.2003

04.2002

Salute e sicurezza sul lavoro

04.2005

08.2003

Delitti informatici

03.2006

01.2006

Dichiarazioni mendaci all’autorità di garanzia

11.2007

08.2007

Impiego di cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare

07.2009

03.2008

Autoreciclagggio

08.2011

08.2009

07.2015

01.2015

12.2016

11.2016

Criminalità organizzata, falsità Delitti Delitti transCorruzione in strumenti con finalità nazionali tra privati, o segni di di terrorismo induzione riconoscimento, indebita turbata libertà a dare o Ricettazione dell’industria e promettere riciclaggio e del commercio utilità impiego Falsità in monete, Abusi di mercato Falso di denaro, carte di pubblico in bilancio, beni o utilità credito e valori eco-reati Reati ambientali di provenienza bollati illecita

Traffico di influenze illecite

Razzismo e xenofobia

Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoto

11.2012

08.2012

Istigazione alla corruzione tra privati

11.2017

04.2017

Traffico di organi

Delitti informatici e trattamento illecito di dati reali tributari

09.2018

12.2017

05.2019

01.2019

07.2020

12.2019

Contrabbando, frode nelle pubbliche forniture, frode in agricoltura Frode in peculato, competizioni sportive, abuso d’ufficio esercizio abusivo di attività di giuoco o di scommessa

Abusi di mercato

Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

L’EVOLUZIONE DEL DECRETO LEGISLATIVO 231/2001. FONTE: ELABORAZIONE PROTIVITI

di Marina Marinetti

S

da parte delle persone fisiche autori materiali i chiama “modello”, ma dopo vent’andell’illecito penalmente rilevante, dall’altro ni di passerella mostra tutti i segni prevedeva la scappatoia: il “modello”, appunto. dell’età e avrebbe bisogno di un dePerché se la società, prima della commissione ciso ritocchino. Perché dall’8 giugno 2001, da del reato, ha adottato e attuato un modello di quando, insomma, entrò in vigore il decreto organizzazione, gestione e controllo idoneo a legislativo 231, il “modello” ha mostrato tutti i prevenire i reati della specie di quello verificasuoi difetti. Parliamo, ovviamente, del “modeltosi, la responsabilità è lo di organizzazione e TROPPO SPESSO PER LE AZIENDE esclusa. «Peccato che gestione”, meglio conoLA 231 È UN MERO ADEMPIMENTO il decreto legislativo sciuto come “modello FORMALE E NON UNO STRUMENTO 231 sia una delle leggi 231”, dal numero del DI RISK MANAGEMENT meno applicate d’Itadecreto legislativo che lia: se andiamo a vedere la casistica dei provvese da un lato - per adeguarsi al resto del Vecdimenti giudiziari adottati in questi vent’anni è chio continente - superava il principio societas risibile se confrontato con i grandi numeri dei delinquere non potest equiparando la posizione processi penali», spiega a Economy Alessandro penale dell’ente persona giuridica a quella delCencioni, managing director di Protiviti, la mulla persona fisica e prevedendo la possibilità di tinazionale di consulenza direzionale, leader colpire direttamente il patrimonio di imprese, nell’analisi e progettazione di modelli di risk enti o associazioni che abbiano tratto un vanmanagement, organizzazione, compliance e taggio dalla commissione di determinati reati

39 ASSITECA SE AGLI HACKER CI PENSANO I BROKER

40 4.MANAGER MANAGER TEMPORANEI PER RISULTATI DURATURI

42 FEDERMANAGER I NUOVI PROFESSIONISTI DEI BENI CONFISCATI

44 VMWARE GRAZIE AL CLOUD L’ALTO ADIGE DIVENTA UNA REGIONE SMART

46 ARVAL L’AUTO NON SI COMPRA PIÙ ORMAI SI NOLEGGIA

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GESTIRE L’IMPRESA

controllo e che supporta le aziende nell’identificazione dei rischi e nella definizione delle migliori strategie di gestione, governo e controllo. Alla 231 Protiviti ha dedicato un ciclo di approfondimenti e una piattaforma basata sulla realtà aumentata che diventerà operativa proprio in questi giorni (vedi riquadro in questa pagina). Insomma, le sanzioni previste dalla 231, che vanno da quelle pecuniarie a quelle interdittive, fino ad arrivare al commissariamento, sono rimaste per lo più sulla carta della Gazzetta Ufficiale. E la colpa non è dei magistrati: «La 231 è una norma difficile da applicare, è un po’ farraginosa e non sempre ben conosciuta». In più, il modello 231 non è obbligatorio e per chi non lo “adotta” non è prevista alcuna sanzione. «Eppure», sottolinea ancora Cencioni, «si tratta di una facoltà alla quale ha aderito la stragrande maggioranza delle grandi aziende: oggi abbiamo funzioni di audit che ruotano completamente intorno al sistema di prevenzione dei reati della 231». I reati, appunto. Se all’inizio, nel 2001, si trattava solo di quelli contro la pubblica amministrazione, l’elenco, nel corso degli anni, si è allungato: è stato chiaro fin da subito che la 231 avrebbe avuto bisogno di continui tagliandi. «Già tre mesi dopo la pubblicazione del decreto, venne aggiunta la falsità in monete, carte di credito e valori bollati», spiega Luca Ponzoni, avvocato penalista che da anni collabora con Protiviti sul tema della 231. «I reati societari sono stati introdotti nel 2002, poi nel tempo si sono aggiunti per esempio abusi di mercato, sicurezza sul lavoro, delitti informatici, reati ambientali, autoriciclaggio, falso in bilancio e, ultimamente, reati tributari, peculato e abuso d’ufficio». Altri reati sono stati attaccati come pezzettini in maniera un po’ affastellata e la Legge avrebbe davvero bisogno di un tagliando: «Innanzitutto servirebbero elementi certi per ottenere l’esimente, troppo è ora lasciato alla valutazione del giudice. E poi sarebbe utile prevedere percorsi premiali, anche con effetti esimenti, per i casi in cui l’ente presti rilevante collaborazione con l’autorità dopo il reato», sottolinea Ponzoni. La battaglia di questi vent’anni non è ancora

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DA SINISTRA: ALESSANDRO CENCIONI E FRANCESCO LANZA DI PROTIVITI. A DESTRA, L’AVV. LUCA PONZONI

vinta: troppo spesso per le aziende, il modello 231 è un mero adempimento formale. «Una compliance diversamente pensata e applicata potrebbe generare valore per l’impresa, rispetto a quella che oggi può essere considerata solo burocrazia», interviene Francesco Lanza, associate director di Protiviti nonché responsabile nazionale dei servizi di compliance 231. Anche perché sono tante e tali le norme da rispettare, che spesso l’imprenditore non le viola consapevolmente. Solo l’approccio consulenziale riesce a tenere conto di tutti i rischi che l’azienda, anche piccola, corre nella complessità delle normative. Perché il copia e incolla non porta alcun valore, anzi. Specie per le imprese, sempre più digitalizzate: «Oggi il controllo delle aziende passa attraverso strumenti informatici e quindi la prevenzione delle condotte illecite deve per forza coinvolgere i sistemi informativi, indipendentemente dal fatto che il legislatore voglia insistere o meno su questi temi prevedendo nuove norme e sanzioni. Occorre gestire il mondo delle verifiche e della compliance in modo più efficiente e più efficace. E per farlo

è necessario utilizzare strumenti informatici che consentano di fare analisi più approfondite e allo stesso tempo più rapide di quelle svolte con sistemi tradizionali. Ma per farlo», insiste Lanza, «è necessario un cambiamento culturale, in primis delle persone che in azienda se ne occupano». 231, anticorruzione, Hse, antiriciclaggio, Tcf, antitrust, Gdpr; ottimizzare il sistema di controllo interno e di gestione dei rischi integrando competenze digitali, revisionando gli asset organizzativi e le metodologie non è solo una questione di tecnologia, ma di approccio. «È prevedibile» aggiunge Lanza «un aumento di competenze in azienda di chi si occupa di compliance ed è quindi importante non solo la formazione, ma un vero e proprio cambiamento culturale. Bisogna integrare i sistemi di controllo con quelli di gestione esistenti e comprenderne i meccanismi per poterli utilizzare al meglio. Non solo: c’è necessità di un incremento delle competenze anche dal punto vista del controllore istituzionale. E c’è sempre meno bisogno di generalisti, e sempre più di professionisti».

LA 231 SPIEGATA CON LA REALTÀ AUMENTATA Per affrontare i temi legati alle 231, Protiviti ha organizzato Maratona 231, una serie di appuntamenti virtuali per i professionisti dei sistemi di controllo, avvalendosi di strumenti digitali che hanno introdotto nuove modalità di comunicazione. La realtà aumentata (AR),

consente di sovrapporre informazioni multimediali a quanto si sta guardando su un qualsiasi display, aggiungendo nuovi livelli informativi ad alto tasso di interazione usando device mobili di qualsiasi tipo, coniugando ingaggio e divertimento attraverso nuovi percorsi emozionali.

Nel progetto di Protiviti, la navigazione in AR avviene all’interno di numerose schermate con contenuti multimediali proprietari e di approfondimenti realizzati con il contributo di alcuni protagonisti del Decreto di questi ultimi 20 anni.

Per approfondimenti vai su Maratona 231 inquadrando il QR-CODE


Se dagli hacker ci difendono i broker Non solo indenizzo dei danni, ma protezione attiva: Assiteca ha avviato un programma per offrire un servizio di emergenza sempre pronto per assistere i clienti che subiscano un incidente in materia cyber di Marco Scotti

A

vete presente la musica dal film “Lo squalo”? A mano a mano che il motivetto accelera, lo spettatore sa che il bestione sta per planare su qualche malcapitato, pronto a divorarlo con i suoi denti aguzzi. Nel mondo della sicurezza informatica l’accelerazione impressa al riff è da cardiopalma, e il pericolo si sta avvicinando sempre più, complice una pandemia che ci ha costretti dall’oggi all’oggi a lavorare interamente da casa. «Dopo il Covid – ci spiega Vittorio Veronesi, Responsabile Divisione Tecnica di Assiteca – si sono verificati molti più sinistri in ambito “intrusioni informatiche”. Questo però non è soltanto un mero dato statistico, ma rappresenta una sfida non indifferente per il mercato. Il mondo della cybersecurity ha una raccolta premi non molto elevata, perché le assicurazioni vivono soprattutto di property e responsabilità civile. Per usare una metafora divenuta tristemente cara agli italiani, non c’è ancora “l’immunità di gregge”, la copertura è scarsa e gli incidenti aumentano. Ecco perché stiamo già assistendo a due scenari. Il primo è l’aumento dei prezzi, con incrementi delle polizze tra il 30 e il 50% lo scorso anno e un balzo, a volte, del 120% nell’ultimo biennio. Dimentichiamoci anche le politiche di sconto che non sono più attuabili. L’altro trend è che l’assicuratore riduce le capacità assicurative, ad esempio nel caso dei massimali. Per questo serve avvia-

re più canali e più layer da parte del broker». Proprio il ruolo del broker diventa quindi fondamentale non più solo per strappare un prezzo più competitivo dalle compagnie assicurative, ma per disegnare un sistema di polizze che garantisca il cliente dai rischi – e sono tanti – che si corrono in materia di sicurezza informatica. Assiteca, il più importante player del settore, quotato all’Aim, ha avviato un programma per offrire un servizio di emergenza attivo sempre, cioè 24 ore su 24, sette giorni su sette, per assistere i clienti che subiscano un incidente in materia cyber. Si tratta del Gei (Gestione Emergenze Informatiche), già disponibile e che verrà progressivamente esteso a tutti i clienti indipendentemente dalle dimensioni e poi offerto anche all’esterno. «Uno dei temi maggiormente urgenti – ci racconta Emanuele Capra, Responsabile Cyber Security di Assiteca – è che c’è una bassa percezione del rischio, soprattutto nelle Pmi. Di conseguenza, la media delle aziende che decidono di assicurarsi è ancora bassa. La percentuale di chi poi si presta a un vulnerability assessment è a una cifra e sono ancora pochi quelli che si proteggono con backup adeguati. Eppure, la sicurezza informatica è prima di tutto un problema organizzativo più che tecnologico. Il che significa che non è tanto un problema di spesa e che anche le aziende più piccole e con meno risorse possono dotarsi di strumenti che le facciano sentire

VITTORIO VERONESI, REPONSABILE DIVISIONE TECNICA ASSITECA

“sicure e resilienti”». Il dato su cui soffermarsi è che gli incidenti informatici sono molto più frequenti di quanto appaia. Le imprese, per ovvie ragioni, lo comunicano mal volentieri. Ma stiamo vivendo un’autentica pandemia informatica che non diminuirà certo nei prossimi anni e che porta a blocchi della produzione o dell’erogazione dei servizi; alla perdita di dati o di know-how; danni ai sistemi di terzi; truffe o frodi di sistemi con trasferimento di fondi, da un minimo di 50mila fino a un milione di euro. «Oggi – conclude Veronesi – le compagnie assicurative sono diventate molto più attente quando si tratta di sottoscrivere delle polizze. Vengono richiesti dei questionari per valutare la sicurezza dei sistemi IT e i risultati sono francamente imbarazzanti. Per questo oggi molti player non solo alzano i prezzi, ma si rifiutano proprio di assumere il rischio a meno di non avere avanzati sistemi di protezione. C’è chi è arrivato a chiedere l’autenticazione multifattoriale per le mail. E per quanto riguarda il ransomware, la tipologia di attacco più frequente, molte compagnie non offrono l’assicurazione sul riscatto, adducendo motivazioni etiche, anche se è facile intuire che non sia l’unico motivo. Quello che invece ci ha sorpreso in positivo è che i cybercriminali non hanno per ora inflitto danni alla struttura fisica dell’azienda, ma hanno preferito concentrarsi sulle richieste di denaro».

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GESTIRE L’IMPRESA

MANAGER TEMPORANEI PER RISULTATI DURATURI Grazie ai temporary manager le Pmi acquisiscono competenze di alto livello anche e soprattutto nella finanza a costi sostenibili. Così Confindustria e Federmanager stanno “evangelizzando” le imprese attraverso 4.Manager di Angelo Curiosi

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e stime del mercato sono approssimative, ma se è vero che oggi in Italia i “temporary manager” attivi nelle imprese sono circa 5000, ebbene: questo numero è senza dubbio destinato a crescere. Ne sono sicure Confindustria e Federmanager che, attraverso la loro joint venture paritetica per la cultura d’impresa e le politiche attive, 4.Manager, stanno promuovendo il ricorso a questa forma di potenziamento della gestione imprenditoriale che transita anche attraverso una forte azione di “evangelizzazione” delle piccole e medie imprese, tipico “target” del “tm”. Anche perché

la crisi del Covid ha creato tali problemi - ed ora la ripartenza sostenuta dal Pnrr crea tali opportunità - che soprattutto a livello finanziario poche piccole imprese sono attrezzate superare in proprio i primi e sfruttare a meglio le seconde.

Per fare ciò è necessario un cambiamento culturale e organizzativo che porti le Pmi a comunicare adeguatamente con investitori qualificati il proprio potenziale e il proprio valore, grazie a una gestione aziendale sempre più di stampo manageriale. Un tassello essenziale è quindi quello del rafforzamento della governance, che è la prima vera garanzia per chi è interessato a investire nelle imprese. Punto di partenza è l’ingresso nelle imprese di figure manageriali - anche iniziando con percorsi Temporary - con una gamma ampia di competenze ed esperienze che aiutino l’imprenditore nei processi di crescita.

Si comincia dalla gestione finanziaria per agganciare la ripresa e trasformare l’azienda

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l Temporary Management – annota Giuseppe Torre, Responsabile scientifico dell’Osservatorio 4.Manager in una survey che è stata recentemente al centro di un webinar di grande richiamo - può essere per le Pmi un ottimo sistema per acquisire competenze di alto livello a costi variabili e sostenibili. In particolare, la gestione economico-finanziaria finalizzata alla crescita dimensionale delle imprese richiede sempre più competenze qualificate e strutturate. Il Cfo (chief financial officer) sarà quindi una figura chiave per affrontare gli effetti della crisi pandemica e far ripartire il business aziendale in modo competitivo e resiliente”. “Prevediamo per i prossimi mesi – si legge nella survey - il superamento del blocco degli investimenti e in particolare la crescita di quelli finalizzati alle nuove tecnologie e competenze, l’emersione di nuovi modelli di business, la diversificazione dei mercati da parte di molte imprese, incluse le Pmi. In tale scenario la gestione finanziaria delle imprese

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acquista un valore centrale sia nei processi di ripresa e superamento dell’emergenza, sia nelle attività strategiche di trasformazione digitale e sostenibile dell’industria italiana ed europea”. Non a caso, 4.Manager rileva una crescita – però ancora timida! - della domanda di competenze finanziarie e di strumenti finanziari in grado di accompagnare le imprese nel percorso di superamento dello shock pandemico. “Dobbiamo capire che avere le risorse giuste in azienda, in primo luogo in ambito manageriale, per agganciare questa fase di ripresa, è fondamentale – ha osservato Fulvio D’Alvia, direttore generale di 4.Manager, aprendo il webinar – e per ottenerle bisogna superare ostacoli di natura culturale, occorre che Pmi acquistino coscienza dell’importanza di essere affiancati da bravi manager, ma anche che i manager si rendano capaci di adattarsi alle esigenze della piccola impresa”. Il Direttore generale di 4.Manager si è poi soffermato sull’importanza della finan-

za sostenibile per lo sviluppo futuro del sistema produttivo “Banche, investitori e istituti di credito garantiranno maggiori finanziamenti alle aziende “sostenibili” che saranno in grado di rendicontare gli impatti Esg”. “Tradizionalmente le piccole e medie imprese italiane hanno gestito la loro finanza facendosi aiutare da commercialisti e consulenti esterni – ha detto Mario Cardoni, direttore generale di Federmanager – ma oggi in numerosissimi casi si trovano a dover fronteggiare molto debito a breve proprio in una fase in cui le opportunità da cogliere possono richiedere cassa. Per questo, l’aumento del debito – se non ben fronteggiato – può frenare la crescita. Una funzione interna di gestione finanziaria più evoluta può portare più equilbrio nelle passività aziendali. Ed oggi nelle Pmi si respira una maggiore predisposizione agli strumenti finanziari nuovi. Per questo diventa fondamentale il ruolo di un esperto di finanza interno, che di fatto affianchi l’amministratore delegato. Qualche anno


CARLO ROBIGLIO

Robiglio: «Essenziale investire sulle competenze» «Le piccole e medie imprese devono investire anche sulle competenze, affidandosi con coraggio a figure manageriali con elevata esperienza e capacità. I temporary manager rappresentano una soluzione vincente e, tra questi, il Chief financial officer ricopre, sempre più, un ruolo chiave per la crescita delle nostre imprese. Insieme all’imprenditore, il Cfo può guidare le Pmi verso un nuovo e più efficiente modello di finanziamento e una struttura finanziaria più stabile, determinate per un percorso di vero sviluppo»

Cuzzilla: «Incoraggiare il temporary management dei Cfo» «Le competenze in ambito finanziario sono sempre più strategiche per centrare gli obiettivi di sviluppo dell’impresa. Il ruolo del Cfo sta evolvendo rapidamente, in linea con altri asset fondamentali per le imprese del prossimo futuro, come l’innovazione e la sostenibilità ambientale. Riuscendo a combinare il controllo di gestione e l’analisi del fabbisogno con le opportunità di finanziamento che oggi si aprono, questa figura è estremamente utile per strutturare il business aziendale in modo competitivo e resiliente. Tanto più in questa fase di ripresa, soluzioni agili che agevolino l’inserimento di questa figura in azienda sono estremamente opportune e vanno incoraggiate»

fa ci saremmo preoccupati che un ruolo più incisivo del Cfo in azienda allontanasse dall’economia reale, oggi sappiamo che invece un Cfo è un manager di strategia e un abilitatore di business”. E poi – ha sottolineato ancora Cardoni – oggi un Cfo deve anche conoscere le tenologie applicate alla finanza che rendono possibili gestioni più dinamiche: “Per questo secondo noi la figura del temporary manager nel ruolo del Cfo è vincente: perché coniuga flessibilità professionale in fase di accesso in azienda che sostenibilità del ruolo nel tempo”. E poi: è superata la fase in cui qualcuno pensava che il temporary management fosse un dirigente di serie B, al contrario – sottolinea il direttore di Federmanager – “è un dirigente che ha scelto come proprio obiettivo professionale non la stabilità ma la gestione dei cambiamenti. Noi come Federmanager ci crediamo a tal punto che abbiamo creato una società ad hoc per mettere a disposizione per le Pmi queste figure fondamentali per la loro crescita”. Ma quanto sia complesso il quadro della fi-

STEFANO CUZZILLA

nanza d’impresa oggi in Italia e quanto sia difficile per le Pmi – in questo quadro – “far da sé” come hanno sempre fatto l’ha opportunamente ricordato, nel corso del webinar, Francesca Brunori, direttore credito e finanza di Confindustria: “Le moratorie varate dal governo per sostenere le imprese nella crisi del Covid hanno riguardato 166 miliardi di finanziamenti che sono stati sospesi, mentre le garanzie pubbiche fornite dal Fondo di Garanzia delle Pmi e dalla Sace sono strumenti nuovi che nell’insieme hanno portato alle imprese oltre 210 miliardi. Nell’insieme l’aumento dei prestiti alle imprese è stato dell’8%, nel 2020, e complessivamente i debiti finanziari delle imprese ammontano al 77% del Pil, un dato preoccupante. Per questo è necessario rafforzare la struttura finanziaria di imprese. Le nuove risorse non devono affluire alle imprese

Per saperne di più

EUROPEI, ANALFABETI FINANZIARI (O QUASI) I dati Ocse1 indicano che circa la metà della popolazione adulta dell’UE non comprende sufficientemente bene i concetti finanziari di base. In particolare: gruppi a basso reddito, donne, giovani e anziani ottengono punteggi inferiori a quelli del resto della popolazione. Uno studio del Parlamento Europeo ha dimostrato che le donne imprenditrici europee (circa il 30% del totale degli imprenditori) riceve solo il 2% degli investimenti privati complessivi. La scarsa alfabetizzazione finanziaria rende la società europea meno inclusiva e resiliente. Secondo i dati Eurostat, un terzo delle famiglie dell’Unione non è in grado di affrontare una spesa imprevista, e questa percentuale è ulteriormente aumentata durante il corso della pandemia. Ma non è solo la pandemia a rendere più urgente l’alfabetizzazione finanziaria. La digitalizzazione dei servizi finanziari e la finanza sostenibile offrono nuove e importanti opportunità alle famiglie e alle imprese europee. Guardando all’Italia2, il nostro paese si colloca tra le ultime posizioni con un indice di alfabetizzazione finanziaria pari a 11 contro una media dei paesi Ocse di 13. Questo gap caratterizza anche le imprese, soprattutto quelle più piccole e localizzate nel Mezzogiorno d’Italia, ossia, paradossalmente, quelle che hanno più difficoltà di accesso al credito.

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GESTIRE L’IMPRESA

I (NUOVI) PROFESSIONISTI DEI BENI CONFISCATI Amministrare e rilanciare società, ma anche immobili, sequestrati alla criminalità richiede competenze particolari. Così Federmanager ha lanciato “Liberi dalle mafie”, un percorso formativo apposito di Marco Scotti

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al 1982 a oggi secondo l’associazioberi dalle mafie”. Si tratta di un corso di forne Libera sono stati sequestrati quamazione in Amministrazione dei beni sequesi 37mila beni immobili. Di questi, la strati e confiscati alla criminalità e alle mafie. metà rimane ancora da destinare. Per quanto Un percorso formativo di qualità destinato riguarda le aziende, il 34% delle 4.400 confiai manager che vogliono dare un contributo scate è già stata destinata alla vendita o alla professionale alla gestione, al recupero e al liquidazione, mentre il restante 66% è ancora rilancio delle attività sequestrate o confiscate in gestione da parte dell’Agenzia Nazionale alla criminalità e alle mafie dalle istituzioni per le finalità Istituzionali e Sociali. Il 1982 è italiane. Si tratta del primo atto dell’intesa sotl’anno di approvazione della Legge La Torre – toscritta con la Pontificia accademia mariana Rognoni sulla confisca dei beni riconducibili internazionale, Liberare Maria dalla Mafie – alle mafie. Nel 1996, poi, venne portata avanDipartimento di analisi, studi e monitoraggio ti la Legge 109, che dei fenomeni crimiTRA IL 2015 E IL 2019 prevedeva il riutilizzo nali e mafiosi, e con la SONO STATI SOTTRATTI ALLE MAFIE sociale di aziende e Pontificia università QUASI 32 MILIARDI DI EURO immobili confiscati. Antonianum. Le canTRA BENI MOBILI E IMMOBILI «Il fallimento di un’imdidature al corso si presa sequestrata è un fallimento per tutti sono chiuse il 31 luglio scorso, mentre le lezio- spiega Stefano Cuzzilla, presidente di Federni prenderanno il via a ottobre 2021 e termimanager -. e noi vogliamo evitarlo, offrendo neranno a luglio 2022, per un totale di 192 ore alla collettività le migliori capacità e compedi formazione erogate in modalità online. Le tenze manageriali necessarie all’importante lezioni saranno tenute da magistrati, prefetti e azione di gestione e recupero dei beni e delle docenti universitari provenienti dalle più alte attività sequestrate alle organizzazioni crimiistituzioni e magistrature della Repubblica nali». Per questo motivo l’associazione che italiana secondo il programma. “Liberi dalle raggruppa circa 180mila tra dirigenti, quadri mafie” mira a formare manager specializzati apicali e alte professionalità, ha lanciato “Liin gestione, recupero e rilancio delle attività

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sequestrate e/o confiscate alla criminalità e alle mafie dalle istituzioni italiane. Tanti docenti fanno parte di quegli “anticorpi” positivi, magistrati in prima linea per la lotta alla criminalità organizzata che hanno deciso di prestare la propria opera in modo totalmente gratuito. Così Gian Matteo Roggio, professore e accademico pontificio che dirige il nuovo dipartimento: «Il Dipartimento “Liberare Maria dalle mafie” e Federmanager hanno dato vita a questo corso sulla gestione dei beni confiscati alle mafie nella convinzione generale che il presente e il futuro richiedono una nuova figura di managerialità, capace di coniugare le competenze tecniche ed organizzative con la conoscenza, il dialogo e la cooperazione con le culture e i territori, affinché sviluppo, economia, legalità e cittadinanza si richiamino e si accrescano reciprocamente». Con il termine amministrazione dei beni sequestrati alla criminalità e alle mafie si intende la gestione integrale dei beni che vengono sequestrati e confiscati, cioè tolti alla criminalità e alle mafie, a seguito di azione investigativa da parte della magistratura e delle forze dell’ordine nelle attività di contrasto all’illega-


lità. Prendersi cura del bene affidato significa amministrarlo rispettando le normative, le norme di sana gestione secondo efficienza ed efficacia e la vocazione del bene nel rapporto con l’ambiente sociale in cui è inserito. «Questa iniziativa nasce nel segno della generosità, perché vogliamo mettere a disposizione del pubblico e del privato manager in grado di rilanciare territori e comunità vessati dalle mafie – continua Cuzzilla -. Il mondo dell’impresa e del management deve porsi quale promotore di alternative alla criminalità. È importante quindi che i beni confiscati continuino a creare occupazione e indotto sul territorio dove operano». A marzo di quest’anno, Libera, l’associazione fondata da Don Luigi Ciotti ha “fatto il tagliando” alla Legge 109 a 25 anni dalla sua approvazione definitiva. Si tratta di un percorso positivo che ha portato alla sottrazione alle mafie di immobili e aziende. Beni che sono poi divenuti opportunità d’impegno responsabile per la collettività. Secondo alcuni studi recenti, il valore complessivo di quanto strappato alle mafie ammonta a circa 50 miliardi di euro. Dal 1996 al 2008 il numero di confische è aumentato in maniera esponenziale, con il record del 2001 quando ne sono state effettuate 1023, con 315 destinazioni. Negli anni successivi fino al 2019, ultimo anno per cui si dispone della relazione dell’Agenzia Nazionale per le finalità Istituzionali e Sociali, viene riportato solo il dato relativo alle destinazioni, che raggiunge le 1512 nel 2019. L’andamen-

STEFANO CUZZILLA

to storico delle destinazione dei beni mobili registrati è tracciabile dal 1982: nella relazione 2017-2018 dell’Agenzia nazionale, infatti, viene riportato che fino al 2018 sono stati destinati 3.829 beni mobili di diversa tipologia, con queste percentuali: Distruzione/Demolizione: 42.07%; Comodato gratuito: 20,55%; Vendita: 18,65%; Assegnazione forze dell’ordine:14,60%; Cessione ai vigili del fuoco e soccorso pubblico 4,12%. Secondo l’economista Massimiliano Arsì, “si registrano ritardi nei processi di rilancio o liquidazione delle aziende sequestrate e confiscate. Al riguardo, la previsione di forme di valorizzazione finanziaria potrebbe, innanzitutto, rafforzare

NUMERI SU CUI RIFLETTERE 37MILA beni immobili sequestrati 1982, l’anno di approvazione della Legge La Torre-Rognoni 42,07% la percentuale di immobili sequestrati

che vengono demoliti 11,7 MILIARDI il valore dei beni 90% la quota d’imprese che non sopravvive dopo la destinazione d’uso

le possibilità di successo delle assegnazione dei beni nelle realtà locali favorendo l’occupazione, il ripristino della legalità, maggiori disponibilità per gli stessi mezzi di contrasto alla criminalità. In secondo luogo, la situazione venutasi a creare nello stato di emergenza epidemiologica da Covid-19 impone misure di sostegno alla liquidità per cittadini e imprese che potrebbero nel medio periodo necessitare anche di garanzie collaterali straordinarie per attrarre capitali freschi. La determinazione del valore dei beni confiscati, necessaria per ogni forma di valorizzazione, potrebbe costituire il presupposto per destinare parte dei beni del patrimonio disponibile a garanzia degli interventi di sostegno alla liquidità delle imprese o a garanzie di emissioni obbligazionarie straordinarie finalizzate all’assistenza alla popolazione”. Secondo la Direzione Nazionale Antimafia, in cinque anni quasi 32 miliardi di euro sono stati sottratti alle mafie. Una somma enorme pari l’1,8% del Pil nazionale. Di questi, 20 miliardi è il valore di beni mobili e immobili sequestrati per effetto delle azioni di contrasto preventive e per i procedimenti giudiziari, tra gennaio 2015 e settembre 2019. Vale invece 11,7 miliardi il totale dei beni definitivamente confiscati. Le cifre sono state rese note dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale e confermano le ultime relazioni della Direzione Nazionale Antimafia, della Direzione Investigativa Antimafia e della Commissione Bicamerale Antimafia. «Il procedimento che porta alla destinazione di un bene sottratto alla criminalità è spesso lungo e difficile. Teniamo presente, poi, che solo una bassissima quota di aziende continua l’attività economica dopo la destinazione d’uso. Parliamo di oltre il 90 per cento delle imprese che non riesce a sopravvivere e viene liquidato. Noi desideriamo dare un contributo per risolvere uno dei nodi relativi alla fase successiva a quella di assegnazione e, con le nostre colleghe e colleghi, a vincere una delle scommesse più grandi del nostro Paese», conclude il presidente Cuzzilla.

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GESTIRE L’IMPRESA

Grazie al cloud l’Alto Adige diventa una regione smart Alperia ha scelto le soluzioni VMware per la razionalizzazione della propria infrastruttura IT e per sostenere attivamente la strategia basata su diversificazione e acquisizioni di Alessandro Faldoni

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è un’azienda che lavora ogni cientamento energetico e teleriscaldagiorno per contribuire allo svimento. luppo di un territorio più sosteTra gli obiettivi della multiutility, recennibile e più smart, in cui l’energia pulita temente premiata come miglior “Green sia accessibile a tutti. Quell’azienda è Brand” mondiale al Charge Energy BranAlperia, il maggiore fornitore di servizi ding Award 2020, c’è infatti lo sviluppo energetici dell’Alto Adige, che produdi innovative soluzioni tecnologiche per ce energia da fonti rinnovabili, gestisce il settore energetico, per contribuire atla rete elettrica, si occupa di sistemi di tivamente alla creazione di un modello di teleriscaldamento, della vendita di enersmart region all’avanguardia, intesa come gia. Inoltre, progetta e realizza nuove realtà intelligente diffusa su un territocentrali a fonte rinnovabile, sviluppa inrio, costituita da cluster di comuni uniti novative soluzioni da una prospettiva ALPERIA È IL MAGGIORE FORNITORE tecnologiche per di sviluppo e innoDI SERVIZI ENERGETICI il settore energevazione a lungo terDELL’ALTO ADIGE E PRODUCE tico e si impegna a mine, in cui avvenga DA FONTI RINNOVABILI portare i vantaggi una pianificazione della banda ultra larga ai cittadini. Lo intelligente dei territori. Una vision che si fa gestendo 39 centrali idroelettriche, 7 realizza tramite una strategia di diversifiimpianti fotovoltaici e 1 parco, 800 punti cazione aziendale e acquisizioni. di ricarica, 5 centrali di teleriscaldamenÈ in questo contesto che Alperia ha iniziato e 1 centrale a biomassa a Ottana, in to una collaborazione con VMware, con Sardegna, con una rete elettrica di 8.951 cui l’azienda ha avviato l’anno scorso un chilometri. ampio progetto di razionalizzazione. «La Alperia ha intrapreso una strategia di gestione dei volumi di dati è per noi semdiversificazione e acquisizioni, non solo pre più cruciale» commenta Luca Ceriani, in ambito energia elettrica, ma con un Chief Digital Officer del Gruppo Alperia. focus anche sulla mobilità elettrica, con «Avevamo 7 data center, ai quali si sono l’installazione delle colonnine di ricarica poi aggiunti quelli delle società acquisite, delle auto, e acquisendo aziende di effivisto che ogni azienda disponeva com’è

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LUCA CERIANI, CDO DEL GRUPPO ALPERIA

comprensibile del proprio data center e si era posta quindi un’esigenza di razionalizzazione, di creazione di sinergie e di abbattimento dei costi. Inoltre, era forte la necessità della scalabilità, poiché oggi i volumi di dati da gestire non sono più prevedibili a priori, e occorre pensare a sistemi che garantiscano una scalabilità rapida». Alperia ha così scelto VMware Cloud on Aws, per fornire una piattaforma cloud agile e sicura che può facilmente scalare la crescita del business e supportare le future acquisizioni, e la piattaforma di digital workspace Workspace One, che mette a disposizione dei nuovi collaboratori strumenti di lavoro sicuri, semplici e intuitivi, e offre una continuità operativa efficace, come se le risorse fossero sempre state all’interno dell’azienda. «Alperia rappresenta un’eccellenza sul territorio e un esempio di azienda impegnata per un futuro sostenibile, un tema che a VMware è molto caro», ha commentato Raffaele Gigantino, Country Manager di VMware Italia. «Siamo da anni impegnati per creare un mondo più responsabile per le generazioni future e lo facciamo sviluppando infrastrutture digitali sostenibili, realizzate attraverso l’ef-


ficienza radicale e l’energia rinnovabile, a sostegno della transizione alle emissioni nette zero. Per questo la collaborazione con Alperia è per noi motivo di grande orgoglio, perché ci accomuna una vision per una tecnologia in grado di rappresentare una forza per il bene». «La scelta di avviare questa partnership tecnologica con VMware è stata dettata anche dalla condivisione dell’impegno a plasmare un futuro resiliente e rispettoso dell’ambiente», ha dichiarato Luca Ceriani, Chief Digital Officer del Gruppo Alperia. «Siamo certi che in un momento complesso come quello che stiamo vivendo, Alperia sarà in grado di operare con maggiore agilità ed efficienza, andando incontro alle esigenze dei collaboratori attuali e di quelli che verranno, facendo fede ai suoi obiettivi di sostenibilità, innovazione e valorizzazione del territorio regionale».

Le soluzioni VMware Cloud on Aws realizza una piattaforma hybrid cloud abilitante alle future acquisizioni che garantisce sul cloud la stessa consistenza operativa dell’ambiente on premise, consentendo da un lato di usufruire delle stesse funzionalità da sempre presenti ed utilizzate in casa, dall’altro di sfruttare tutti i vantaggi insiti nella tecnologia sulla nuvola. Inoltre, la soluzione di LA SCELTA DELLA PIATTAFORMA VMWARE CLOUD ON AWS È STATA DETTATA DALL’IMPEGNO A PLASMARE UN FUTURO RESILIENTE

cloud management VMware vCloud Suite abilita una gestione coerente in termini di operations, automazione, compliance e costi di tutti gli scenari infrastrutturali attuali e futuri, garantendo scalabilità e flessibilità in base alle evoluzioni aziendale stesse, fondamentali in questa fase di

sviluppo di Alperia. Workspace One permette di trasformare radicalmente l’infrastruttura Vdi tradizionale, offrendo ai collaboratori accesso semplice e intuitivo alle applicazioni aziendali e semplificando il processo di onboarding dei nuovi. Per garantire la sicurezza della rinnovata infrastruttura, Alperia ha scelto le soluzioni di sicurezza intrinseca come VMware Nsx Distributed Firewall assicurando una protezione granulare delle app tramite la microsegmentazione, fino al livello del singolo carico di lavoro, creando policy di sicurezza context-aware per ciascun carico di lavoro sfruttando Ids/Ips per contrastare la diffusione laterale delle minacce in ambienti multi-cloud. Lo sguardo al futuro e il legame con il territorio Il 2020 ha rappresentato un momento epocale di cambiamento che sta portando il mondo ad accelerare su temi di sostenibilità, multicanalità e centralità del cliente, temi che saranno alla base della strategia di Alperia per i prossimi anni. Per questo l’azienda ha messo a punto One Vision, il nuovo piano strategico che traghetterà il Gruppo al 2024 coniugando obiettivi di sostenibilità con una crescita significativa di tutte le Business Unit. «Il rapporto con il territorio e la sua cittadinanza ha per noi un valore prioritario. In qualità di azienda altoatesina assumiamo responsabilità per la nostra natura, per le persone, per la nostra terra e il suo futuro. Ed è una responsabilità che prendiamo seriamente. Creando un valore aggiunto per l’Alto Adige e donando al nostro territorio l’energia che ci regala. Sotto forma di energia pura, di posti di lavoro, di infrastrutture, di impegno sociale e di sostegno in tanti settori», ha concluso Ceriani.

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GESTIRE L’IMPRESA

L’AUTO NON SI COMPRA PIÙ: ORMAI SI NOLEGGIA Non ci sono solo le flotte aziendali: anche i privati (e non solo i giovani) preferiscono la usership all’ownership. Così Arval ha individuato nuove formule aprendo “negozi di mobilità” di Marco Scotti

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ome sarà noleggiare un’auto nel post-pandemia? La risposta più semplice è: dipende. Gli ultimi dati di Aniasa – la sigla di Confindustria che riunisce le aziende del settore mobilità – il Covid ha prodotto un calo del 32% nelle immatricolazioni derivanti dal noleggio a breve termine, con un crollo del fatturato del 52% e una picchiata del numero assoluto di noleggi del 60%. E gli operatori del rent-a-car prevedono un ritorno ai volumi pre-pandemia soltanto nel 2023. Dall’altra parte invece c’è il noleggio a medio e lungo termine. In questo caso, infatti, l’entrata nel mercato dei Millennial e della Generazione Z ha definitivamente rivoluzionato il concetto di proprietà, tanto che oggi sono sempre di più i guidatori che preferiscono avere un’auto per un periodo che, in genere, varia tra i 36 e i 48 mesi, prima di restituirla e di prenderne un’altra più nuova con la stessa modalità. «Anche per fattori culturali – ci spiesono, per esempio, manutenzione ordinaria e ga Grégoire Chové, Managing Director Europe straordinaria, assistenza h24, copertura assidi Arval, società leader nel noleggio auto a luncurativa, consegna a domicilio, valutazione ed go termine e nei servizi di mobilità del gruppo eventuale ritiro dell’usato». Bnp Paribas – crediamo che l’approccio alla Il trend del noleggio ai privati è in crescita (si macchina di proprietà, che già stava cambianstima siano oltre 65.000 i veicoli noleggiati a do prima della pandemia, si sia ulteriormente questa tipologia di consumatori nel nostro Pamodificato. I privati, ese), ma con le flotte infatti, valutano semaziendali il dato arriIL NOLEGGIO SPESSO CONVIENE ANCHE PER GLI EXTRA CHE OFFRE: pre più il concetto di va a 355mila vetture MANUTENZIONE, ASSISTENZA “usership”, usabilità, nel 2020, l’anno delE COPERTURA ASSICURATIVA e non più di “ownerla pandemia. Erano ship”. E questo è un concetto comune a tutti i 520mila l’anno precedente. Per questo motivo Paesi europei, e l’Italia non fa eccezione, anche Arval Italia ha deciso di ampliare e diversificase al momento è un po’ più lenta ad abbracciare la propria offerta per soddisfare le nuove re la trasformazione rispetto a quanto non stia richieste di mobilità delle persone. Così sono accadendo in altre nazioni. Un servizio di nostate create nuove formule di noleggio, ma si leggio con tanti servizi inclusi come quello che è anche scelto di aprire due nuovi store, a Mioffriamo noi, è una risposta che piace al publano e a Firenze, che si vanno ad aggiungere a blico che infatti si sta “affezionando”. Gli extra quello già esistente di Torino, inaugurato nel

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2019. Gli Arval Store sono dei “negozi di mobilità”, interamente dedicati al noleggio. Negli Arval Store, i clienti hanno la possibilità di confrontarsi personalmente con i consulenti, di toccare con mano le auto, di vedere e provare i veicoli in esposizione. «Il mercato del noleggio – racconta a Economy Chové – è stato dominato per molti anni dalle flotte aziendali, ma ora anche i servizi ai privati stanno aumentando sempre di più. È vero che la spinta iniziale l’hanno data i Millennials, ma l’evoluzione dell’interesse è trasversale alle generazioni». Ma, si diceva, l’Italia sembra un po’ rallentata nell’adozione di un sistema di utilizzo e non più di possesso. Da una parte, perché il nostro Paese ha un’altissima concentrazione di auto di proprietà: siamo secondi in Europa, dietro soltanto al Lussemburgo, nel numero di auto per 1.000 abitanti, con 646 veicoli. Dall’altro lato «perché c’è una mancanza di conoscenza


del fenomeno – chiosa Chové – che potremmo quasi definire ignoranza. Perché si tratta di comprendere che c’è qualcosa di diverso, economico, facile da sottoscrivere: un’alternativa il periodo del noleggio a medio-lungo termine validissima al possesso della propria automoi veicoli noleggiati in Italia nel 2020 bili. C’è però una buona notizia: lentamente il cambiamento si sta diffondendo, seppur in il numero di auto di proprietà per 1.000 abitanti in Italia maniera più lenta, e sono certo che la velocità incrementerà. Certo, serve uno sforzo per edua medio-lungo termine è una buona soluzione care il mercato». Inutile provare a nascondere tomotive verrà toccato da questa rivoluzione che consente di avere vetture nuove ed ecolola polvere sotto al tappeto: buona parte delle imminente». Sempre connesso al post-pandegicamente compatibili con un prezzo inferiore attività economiche mondiali dovrà fare i conmia è anche il tema che riguarda il lavoro agile. rispetto all’acquisto. Rimanendo nel campo ti con una profonda trasformazione rispetto al I grandi colossi hanno già iniziato a riportare della sostenibilità, poi, è superfluo ricordare pre-Covid. Questo non necessariamente signiprogressivamente i dipendenti in azienda e che il Pnrr – la cui partenza è ormai imminenficherà riduzione del business o difficoltà. Ma anche in Italia gli uffici iniziano nuovamente te – ha fatto della green economy il principale è ovvio che bisognerà adattarsi. Ad esempio, a popolarsi. Ma come si sposteranno i lavopilastro. Tutti i settori saranno coinvolti, comper quanto riguarda il mondo dell’automotive, ratori? Arval già nel pieno della pandemia preso il noleggio a medio termine. le flotte aziendali – che in molti settori hanno aveva lanciato un piano di mobilità integrata, «Il Recovery Fund ci riguarderà in modo incontinuato a funzionare anche durante il lockBeyond, che prevedeva oltre alle auto anche la diretto – aggiunge down – hanno fatto da possibilità di avere servizi più flessibili: e-bike, ARVAL GESTISCE UNA FLOTTA DI 1,4 Chové – più che alcuscinetto di atterragmonopattini. «Il nostro obiettivo – conclude gio per il comparto. MILIONI DI AUTOMOBILI E LE RICHIESTE tro perché darà una Chové – è quello di integrare i servizi di taxi, di DI AUTO ELETTRICHE SONO 4 VOLTE dimensione interesSenza di esse probatrasporto pubblico locale, in modo da permetSUPERIORI ALLA DISPONIBILITÀ sante sia per quanto bilmente parleremmo tere agli utenti di andare dal punto A al punto concerne gli incentivi per l’acquisto di auto di un crollo ancora più verticale nel numero B con il minore impatto ambientale. Per quana minore impatto, sia per quanto riguarda la delle immatricolazioni complessive. to concerne lo smart working, a cambiare non realizzazione delle infrastrutture di ricarica. E «Abbiamo ottimi rapporti con tutti i costrutsaranno soltanto densità di impiego e traffico, poi, comprendendo anche l’economia circolatori – aggiunge Chové – ma stiamo assistendo ma anche fasce orarie. Questo non impatterà re nei capisaldi del Pnrr, significa intendere un a un’evoluzione nel mondo in cui considerano direttamente sulle flotte, ma ad esempio i rapporto nuovo e diverso con i partner, come la distribuzione dei loro veicoli. C’è un radicale privati potranno decidere di avere un veicole officine, che impiegheranno i pezzi di ricamripensamento ad esempio per quanto conlo diverso a seconda del periodo dell’anno. È bio in modo più consapevole. Insomma, quacerne le alimentazioni. Già oggi, infatti, quasi tutta la mobilità europea che dovrà essere rilunque player che lavori all’interno dell’aumetà del mercato è appannaggio dei veicoli pensata». elettrici e ibridi. Abbiamo notato un incremento notevole della richiesta di queste automobili anche in Italia, sia per le zone a traffico limitato, sia per un discorso di costi. Attualmente abbiamo in gestione complessivamente una flotta di 1,4 milioni di automobili e le richieste che ci stanno arrivando per le e-car sono di tre o quattro volte superiori rispetto alla reale disponibilità. Dovremo dunque procedere a riparametrare i nostri acquisti». E questo perché i consumatori e – di conseguenza – le case automobilistiche hanno deciso di puntare sempre più su una mobilità sostenibile. Che ha dei costi più elevati di acquisto ma minori di GRÉGOIRE CHOVÉ mantenimento. E ancora una volta il noleggio

IL TREND DI MERCATO

36-48 MESI 355.000 646

LA SPINTA INIZIALE L’HANNO DATA I MILLENNIALS 47


GESTIRE L’IMPRESA

Anche la pausa pranzo guarda al futuro Sostenibilità (anche economica) e flessibilità: Elior, leader della ristorazione con oltre 95 milioni di pasti l’anno, sta investendo in nuove tecnologie di cottura e di conservazione. Ecco quali di Paola Belli

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na cucina varia, buona e di qualità, ma che sappia interpretare anche il desiderio di praticità, sostenibilità e flessibilità che emerge sempre più forte nella società di oggi. A queste richieste del mercato Elior, leader della ristorazione da oltre 95 milioni di pasti l’anno, risponde con l’adozione nelle proprie cucine di nuove tecnologie di cottura e conservazione che guardano al futuro del settore. «L’investimento in nuove tecnologie per le nostre cucine centrali ha rivestito uno ruolo importante nelle nostre strategie di sviluppo degli ultimi anni e oggi siamo in grado di assicurare un’offerta innovativa in grado di sfruttare le tecniche di cottura e conservazione più all’avanguardia. Abbiamo posto le basi di questo progetto nel 2019 con l’acquisizione di una società specializzata, Emily, e oggi siamo in grado di presentare al mercato soluzioni del tutto nuove, sotto diversi punti di vista», sottolinea Rosario Ambrosino, amministratore delegato di Elior. La cucina centrale, infatti, diventa il cuore di un nuovo modello di servizio dove tutte le at-

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tività di approvvigionamento e preparazione sono centralizzate e ottimizzate, assicurando un uso sempre più razionale delle risorse e delle materie prime, ma anche una varietà di piatti e proposte che non sarebbero possibili in una cucina tradizionale. Nascono ad esempio linee di pasti pronti confezionati in Atp come iColti in Tavola, che si prestano non solo ad essere consumati nei moderni format di ristorazione, ma anche ad essere recapitati a casa. Ma quali sono le tecnologie più importanti oggi per la ristorazione secondo Elior? «Abbiamo sviluppato un’offerta basata su diverse soluzioni, in particolare l’Atp – Atmosfera Protettiva, un sistema di confezionamento

che consente di estendere la shelf-life dei piatti e assicurare al tempo stesso grande flessibilità di consumo oltre alla possibilità di scegliere tra oltre 400 ricette, e il sottovuoto, che ci permette di arricchire la nostra offerta, ad esempio con la cottura a bassa temperatura. Questi nuovi sistemi ci consentono non solo di innovare il cibo che serviamo, ma anche di far evolvere il modello di servizio in maniera altamente flessibile, aprendoci le porte di nuovi mercati». La possibilità di preparare il pasto in una cucina centrale e la capacità, grazie ad un sistema logistico avanzato e in grado di assicurare in ogni momento la catena del freddo, di poterlo distribuire in maniera capillare sul territorio, consente infatti di poter raggiungere diverse tipologie di realtà aziendali: «I modelli di ristorazione tradizionale per essere economicamente sostenibili necessitano di grandi volumi. Grazie alle nuove soluzioni oggi possiamo rendere disponibile il servizio anche per le piccole e medie imprese, così come per le realtà con sedi distaccate minori. L’investimento in tecnologie ed innovazione si traduce dunque in nuove opportunità per le aziende di potersi prendere cura del benessere dei propri dipendenti». Le nuove tecnologie, infine, offrono anche opportunità per la salvaguardia dell’ambiente, garantendo un supporto nell’evitare, ad esempio, lo spreco di cibo: «I benefici nel campo della lotta al food waste iniziano sin dall’approvvigionamento della materia prima. La possibilità di centralizzare la preparazione infatti assicura la massima efficienza nella gestione degli ordini, grazie anche al supporto di software specifici che ci aiutano in questa attività, acquistando solo il necessario. La shelf life di circa una settimana, inoltre, consente l’ottimizzazione delle scorte a magazzino, evitando di preparare pasti aggiuntivi. Un contributo fondamentale per evitare che un bene così prezioso come il cibo possa essere sprecato e in piena sintonia con la nostra strategia di sostenibilità, con cui ci poniamo l’obiettivo di limitare al massimo l’impatto delle nostre azioni sull’ambiente», conclude Ambrosino.


IL PORTA A PORTA? ORA SI FA SU ZOOM Con la pandemia le aziende che basano il proprio business sulla vendita diretta hanno accusato il colpo. Così Amc, per i suoi costosi sistemi di cottura, ha scoperto le piattaforme video di Marco Scotti

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el silenzio assordante del primo lockdown, due rumori ci hanno fatto compagnia. Il primo era quello dei canti dal balcone, uno dei modi più veraci per mostrare e mostrarci che, nonostante tutto, eravamo ancora vivi. Il secondo era il suono dei coperchi e delle pentole che venivano poggiate sul fuoco. Perché durante i mesi chiusi in casa ci siamo riscoperti cuochi, pizzaioli, panettieri, gelatai. Però diciamocelo: buona parte delle produzioni erano delle mezze ciofeche. Forti di quest’idea, anche i professionisti della strumentazione da cucina hanno deciso di rimodulare la loro offerta. È il caso di Amc, storica multinazionale tedesca specializzata in sistemi di cottura, che ha dovuto attrezzarsi per far fronte a un problema enorme: il suo sistema di vendita è sempre stato diretto, ovvero con addetti che andavano direttamente a casa dei potenziali clienti. Ma se il lockdown imponeva lo stop a qualsiasi attività, come si poteva lavorare a domicilio? Non si poteva, ovviamente. Così come non si potevano impiegare gli altri canali tradizionali come le fiere o gli eventi culinari in presenza. Qui però ci mette uno zampino la fortuna. Alla fine del 2019, infatti, Amc Italia aveva inaugurato la sua nuova sede a Rozzano, in provincia di Milano, dove avviare nuove attività interattive con la clientela come gli show cooking. Una mossa che si è rivelata azzeccatissima perché quando è stato chiuso tutto, Amc ha trovato un modo alternativo per rimanere in contatto con i clienti. «A marzo dello scorso anno - ci racconta

Antonio Albano, managing director di Amc Italia - abbiamo ulteriormente accelerato il nostro piano di digitalizzazione. Abbiamo iniziato a creare dei video in cui si raccontavano i nostri prodotti, si davano consigli agli utenti e, soprattutto, si consigliavano ricette. Il nostro lavoro era sempre stato puramente fisico, ora dovevano imparare a virtualizzarlo nel minor tempo possibile. Così abbiamo iniziato a fare degli esperimenti tramite le piattaforme di web conference. Non solo, abbiamo aperto una pagina Facebook che era gestita da due persone, che moderavano i commenti, mandavano messaggi singolarmente e prendevano gli appuntamenti». I sistemi di cottura di Amc hanno un costo che va dai 4mila ai 10mila euro e spesso devono essere finanziati proprio per l’importo significativo. Ma l’azienda è riuscita a digitalizzare l’interno modello di business. Dopo i corsi online, tutti i cosiddetti “prospect” (cioè i potenziali clienti) sono stati contattati tramite un meccanismo di follow-up che garantisse di tracciarli e di non “perderli per strada”. L’idea di fondo è sempre

stata quella di offrire prodotti talmente esclusivi da non aver bisogno di sbaragliare nessuna concorrenza, ma semmai che necessitano di essere collocati correttamente in base alle esigenze delle persone. «Da luglio a dicembre – prosegue Albano - sono sono stati organizzati più di 10.000 corsi online con la realizzazione di 20.000 ricette, con Campania, Piemonte e Lombardia come regioni più attive. Nel solo mese di dicembre il fatturato è stato di 4 milioni, con una crescita degli ordini del 55% rispetto al mese precedente. Questo approccio più aperto e più vicino al consumatore ha visto anche un aumento della presenza sul territorio nazionale attraverso nuovi uffici operativi e 445 nuovi addetti nella forza vendita che sono andati ad affiancarsi alla squadra di 1.300 professionisti già presenti in Italia ed ai 12.000 nel mondo. E oggi l’azienda è alla ricerca di circa 300 nuovi collaboratori». Amc è presente in 30 Paesi e oggi vede le crescite più significative in India e Malesia. Il processo di digitalizzazione è decisamente irreversibile e il prossimo obiettivo è quello di permettere ai clienti di vivere un’esperienza ancora più realistica tramite la realtà aumentata. «L’anno scorso – conclude Albano – è stato altalenante. Marzo e aprile sono stati molto complessi, mentre la fine del 2020 e l’inizio del 2021 sono stati notevoli. La speranza è di concludere quest’anno meglio del 2019. Per questo abbiamo deciso di aprire quattro nuovi showroom. E vogliamo “conquistare” anche la Sicilia, la regione in cui al momento siamo un po’ più indietro».

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Personalizzabili, certificate e sicure: le soluzioni di stampa e scansione Brother per banche e assicurazioni Le soluzioni Brother permettono di gestire i flussi documentali dalla stampa fino all’archiviazione digitale con più sicurezza, affidabilità, completa integrazione con i sistemi già esistenti, personalizzazione e distanziamento

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er banche e assicurazioni il document management è un aspetto chiave e delicato del business. Le soluzioni professionali Brother per banche e assicurazioni consentono di gestire tutti i flussi documentali in filiale, dalla stampa fino all’archiviazione digitale: un ampio ventaglio di prodotti e servizi per svolgere al meglio ogni processo di gestione documentale, dai grandi progetti alle piccole esigenze quotidiane. Le soluzioni Brother per il mondo Finance garantiscono diversi vantaggi: più sicurezza, affidabilità, facile e completa integrazione con i sistemi già esistenti, personalizzazione e rispetto delle nuove norme sanitarie. Inoltre, sono dotate della certificazione Cedacri, che garantisce l’affidabilità e la sicurezza dei servizi. La sicurezza è infatti uno degli aspetti chiave quando si parla del mondo Finance, e per questo motivo i dispositivi di stampa e scansione devono essere a norma di GDPR, in particolar modo per prevenire il rischio di esfiltrazione di dati riservati che

riguarda la totalità dei documenti gestiti in questo mercato. Questo è possibile grazie al lettore integrato nelle stampanti e negli scanner Brother: i dati e i documenti in stampa e scansione sono protetti da codici criptati e chiavi di accesso NFC. Grazie all’autenticazione tramite card NFC presente nelle stampanti di fascia alta Brother, la stampa viene infatti attivata solo quando l’utente appoggia la card sul pannello del dispositivo. Questa funzionalità di sicurezza costituisce una parte significativa per un concetto più ampio di sicurezza IT e, allo stesso tempo, è una soluzione efficace per progettare processi di stampa in conformità con il regolamento GDPR sulla protezione dei dati personali. Questa gestione del processo di stampa è semplice e sicura. Infatti, non è necessario ricordare un PIN o una password, ma basta avvicinarsi alla stampante con una card preconfigurata e sicura. È anche possibile creare specifici profili utente che danno accesso ad alcune o a tutte le funzioni della stampante. Uti-

lizzando una card NFC per ritirare i documenti in stampa si evita anche di perdere tempo per inserire la propria password e di commette errori di digitazione. Anche gli amministratori IT ne traggono vantaggio. Il loro compito è spesso quello di cambiare le password o sbloccare gli account. Viene eliminato il rischio che un utente venga spiato quando inserisce la password e le card NFC sono molto meno pericolose perché non vengono scambiate tra i dipendenti e difficilmente possono essere duplicate o hackerate. Gli amministratori IT possono aggiungere o rimuovere in pochi e semplici passaggi fino ad un massimo di 200 utenti per singolo dispositivo. Ogni utente può essere registrato con il suo profilo distinto ed è possibile abilitare degli accessi individuali che consentono di utilizzare alcune o a tutte le funzioni della stampante. È inoltre possibile impostare un tempo limite massimo entro cui i documenti devono essere stampati e ritirati. La durata del salvataggio dei dati nella stampante è impostata in base alle tue ne-


cessità. Se i dati rimangono più a lungo del tempo impostato, sono automaticamente cancellati per garantirti massima sicurezza. Inoltre, grazie alla soluzione software Secure Print+ il processo di stampa inizia solo quando il dipendente autorizzato è davanti al dispositivo e si è autenticato. Questo assicura che nessun altro possa ritirare i documenti stampati proteggendo i dati sensibili. Oltre a garantire la massima sicurezza, le soluzioni professionali Brother permettono anche di personalizzare le periferiche per ogni esigenza IT, per ottenere il massimo delle prestazioni. Grazie alle Light Solutions Brother, le periferiche possono infatti essere personalizzate con soluzioni software che potenziano le prestazioni delle stampanti. Con Custom UI è possibile creare un’interfaccia dedicata per ogni processo. Grazie a Request Help è possibile ricevere assistenza direttamente dal dispositivo Brother in 3 semplici passaggi. Remote Panel è invece un sistema di diagnosi e risoluzione di problemi della stampante da remoto. I dispositivi di stampa e scansione Brother garantiscono inoltre una facile e completa integrazione nei sistemi esistenti oltre ad una elevata flessibilità. Sicurezza, personalizzazione e massima integrazione non sono però gli unici aspetti da considerare. Ora che l’allentamento delle restrizioni lo permette, molti professionisti sono rientrati in ufficio dopo diverso tempo. Per ripartire a pieno regime è però necessario modificare la cultura organizzativa a cui siamo stati abituati fino a pochi mesi fa. La vita all’interno di uffici, istituti bancari e assicurativi, sarà infatti composta da nuove abitudini, procedure e accorgimenti pensati per tutelare la salute degli impiegati, minimizzando la probabilità di altri contagi. In questa fase il mondo del document management gioca un ruolo importante, perché vanno studiate strategie ad hoc volte a mantenere il “social distancing” senza però pregiudicare l’efficienza delle attività aziendali. Una di queste strategie è rappresentata dal balanced deployment, che consiste nel suddividere in modo ottimale e più capillare il carico di lavoro all’interno degli uffici, sostituendo le grandi stampanti A3 con più unità in formato A4 compatte, performanti ma soprattutto più vicine alle singole postazioni

di lavoro. Così facendo si evitano lunghi percorsi in mezzo ad altre aree (come avviene spesso negli open space) per andare a recuperare le stampe, e soprattutto si evitano le code che si creavano aspettando di ritirare i propri documenti. L’aggiunta di scanner è un altro elemento di “bilanciamento”, perché chi necessità di fare solo la scansione di un documento non deve necessariamente attendere la conclusione delle stampe dei colleghi da un unico dispositivo centrale e viceversa. A questo si aggiunge il concetto di decentralizzazione, che consiste nel posizionare più stampanti all’interno dello stesso reparto, adempiendo alle nuove normative che impongono di avere scrivanie libere per poter distanziare gli impiegati. Le stampanti in formato A4 proposte da Brother per far fronte alle nuove esigenze di stampa mettono insieme velocità, economicità e sicurezza. Il controllo e il monitoraggio centralizzato

delle unità dà anche la possibilità di minimizzare i fermi macchina, gli interventi sul posto e di aumentare la produttività degli uffici. La risposta ideale per queste nuove esigenze di stampa in un nuovo sistema lavorativo mutato dall’inizio dell’emergenza sanitaria. Le soluzioni pensate da Brother per il mondo Finance si rivolgono però anche a chi lavora in Smart Working. I dipendenti che lavorano da casa hanno bisogno di soluzioni che mantengano inalterata la produttività, con supporto da remoto e dispositivi dalle dimensioni compatte. Con i dispositivi Brother è possibile creare un home office con assistenza tecnica, gestione dei consumabili e un servizio di stampa gestita a consumo per un’offerta completa che si adatta alle singole esigenze, per svolgere tutte le operazioni di stampa e scansione grazie alla soluzione Brother Pagine+. Per ogni esigenza di stampa, Brother ha una soluzione pensata su misura per te.

Scopri le soluzioni Brother per il mondo Finance: www.brother.it


SUSTAINABILITY & CIRCULAR ECONOMY >

SALUTE, SI CAMBIA A PICCOLE DOSI Gli studi di farmacoeconomia dimostrano che i farmaci a basso dosaggio hanno una loro indubbia efficacia e prezzi molto competitivi. Così la medicina integrata entra tra i temi del G20 (grazie a Guna) RISULTATI DELL’ANALISI DI MINIMIZZAZIONE DEI COSTI Parametri Dose per somministrazione Costo per somministrazione N. somministrazioni totali Costo medio di trattamento

A MD-Knee

B SUPARTZ®

4 mL € 15,00 5 € 75,00

2,5 mL € 37,00 5 € 185,00

Differenza (A-B)

- € 110,00

RISULTATI DELLA COST-CONSEQUENCE ANALYSIS 1 linea di trattamento

csDMARDs

€ 532,01

Citochine

€ 564,14

2 linee di trattamento

€ 1.455,20

€ 716,82

totale € 1.987,21

totale € 1.280,96

Costo medio sequenza 12 mesi

GLI STUDI SULLE CHITOCHINE CONTRO L’ARTRITE REUMATOIDE DIMOSTRANO L’EQUIVALENZA TERAPEUTICA DEI MEDICINALI A BASSO DOSAGGIO DI GUNA E LA LORO CONVENIENZA ECONOMICA

di Marina Marinetti

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l Covid ci ha offerto l’opportunità per analizzarci: alcuni modelli consolidati nel nostro sistema sanitario non hanno funzionato. Protocolli uguali hanno prodotto risultati diversi: è l’occasione giusta per affrontare il concetto dell’equità nella salute». Concetto che per Liliana Garino, direttore generale di Guna, l’azienda leader in Italia nella produzione di farmaci a basso dosaggio, «non significa offrire a tutti la stessa identica soluzione terapeutica, ma al contrario osservare nella sua individualità ogni persona e verificare quali sono i suoi bisogni». Prima di approdare in Guna, Liliana Garino ha ricoperto vari ruoli, sempre apicali, nell’industria farmaceutica (da Abc Farmacaeutici a Boiron, passando per Walgreens Boots Alliance, il gruppo retail farmaceutico più grande al mondo), alla guida di team internazionali nello sviluppo di partnership strategiche, accesso al mercato e valuta-

zione delle tecnologie sanitarie. La sua proposition - in termini di politiche, strategie e azioni - per superare il tema delle disuguaglianze nei sistemi sanitari in tutti i suoi aspetti (variabili biologiche, ambientali, culturali e socio-economiche) sarà inserita in un documento che sarà presentato al G20 di ottobre.

Come si raggiunge l’equità nella salute? Con la medicina integrata, l’insieme delle sapienze mediche che sono in grado di prendersi cura del paziente a 360° indagando in tutte le sfere della vita che hanno influenza sulla salute: le persone nella loro complessità potrebbero aver bisogno allo stesso momento di una terapia farmacologica, un’integrazione alimentare, una dieta diversa, un supporto psicologico, un training di consapevolezza… oltre a momenti di socialità e attività fisica e così via. La vera equità nasce dalla personalizzazione della me-

55 ECOMONDO SOSTENIBILITÀ, VOLANO DELLA RIPRESA

56 GENERALI QUELLE PMI VIRTUOSE CHE MERITANO UN PREMIO

58 RAYTEC VISION NEL CIBO PIÙ QUALITÀ UGUALE MENO SPRECHI

62 SCANIA IL TRASPORTO PESANTE VIAGGIA LEGGERO

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> HEALTHCARE dicina, che significa anche rendere sostenibile economicamente i modelli sanitari, rendendoli più efficienti. Equità e personalizzazione sembrano quasi un ossimoro. Invece si riferisce al diritto degli individui ad essere curati per i loro bisogni specifici. I benefici della medicina integrata sono stati scientificamente dimostrati attraverso pubblicazioni che ne hanno attestato l’efficacia, la sicurezza e la sostenibilità economica. Solo in Italia, oltre 11 milioni di cittadini vogliono essere curati anche LILIANA GARINO, DIRETTORE GENERALE DI GUNA con la medicina integrata. E la medicina a basso dosaggio è ormai trattare patologie muscolo-scheletriche. Alcuni sdoganata. Ma come funziona? di questi medical devices sono stati sottoposti a È in grado di ripristinare i meccanismi di autrial clinici tra cui la comparazione con le teratoregolazione dell’organismo agendo sulla pie gold standard, ad esempio l’acido ialuronicomunicazione intercellulare attraverso speco - le famose infiltrazioni, ndr - come nel caso cifiche molecole: interleuchine, interferoni, della gonartrosi, dimostrandone l’equivalenza fattori di crescita, neurotrasmettitori, ormoni. terapeutica ma la superiorità farmacoeconomiQueste stesse molecole diventano i farmaci ca, che dovrebbe incoraggiare l’ente pubblico biotech a basso dosaggio di Guna, medicinali ad adottarli. all’avanguardia e la cosa più all’avanguardia è E poi ci sono i medicinali a basso dosaggio. la concezione dell’uomo nel suo insieme, come Guna ha due linee di medicinali: entrambe cacorpo, mente e spirito. Guna aveva questa viratterizzate dal basso dosaggio, la prima che fa sione già nell’83, quando il dottor Alessandro riferimento alla medicina di bioregolazione dei Pizzoccaro, che ancora guida l’azienda, la fondò sistemi e la seconda alla medicina fisiologica di insieme alla moglie Adriana Carluccio. Ma oggi regolazione. Quest’ultima in particolare si basa i più grandi fisici quantistici del mondo sono in su farmaci di origine biotecnologica (ricombigrado di dimostrare questa visione unitaria del nanti umani in Echerichia coli) allestiti con un corpo umano come energia e materia. L’azienmetodo produttivo che consente di raggiungeda è stata all’avanguardia ad abbracciare questi re dosaggi sub-nanomolari. I principi di questi concetti quarant’anni fa. E oggi è leader naziofarmaci sono le citochine, gli ormoni, i fattori di nale nella medicina dei bassi dosaggi di origine crescita e i neurotrasmettitori prodotti a dosagbiologico-naturale . gi tra pico-grammi e femto-grammi corrisponE, con i suoi 55 milioni di euro di vendite, denti alla concentrazione fisiologica di queste esporta in oltre 40 Paesi nel mondo e detiesostanze. ne il 31% del mercato complessivo di questo Avanguardia pura. settore in Italia. In realtà sono terapie che esistono da circa 15 Guna è un’azienda farmaceutica con la stessa anni, e trattano patologie anche severe, tra cui complessità di una “big pharma”. Produce perl’artrite reumatoide; in questo caso si è dimosino una linea di medical device iniettabili a strato come i farmaci a basso dosaggio siano base di collagene grazie a un macchinario che estremamente efficaci nel mantenere in remisabbiamo fatto costruire sfruttando Industria sione il paziente. 4.0. Abbiamo 13 dispositivi medici che lavoE a livello ospedaliero vengono impiegate? rano su diversi distretti anatomici in grado di Ci stiamo facendo conoscere anche nel canale

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ospedaliero. Abbiamo strutturato una squadra di specialisti e abbiamo iniziato a condurre studi di farmacoeconomia per dimostrare la sostenibilità economica a vantaggio del servizio sanitario, anche grazie all’elevata sicurezza clinica e al miglioramento della qualità di vita dei pazienti. Troppo bello per essere vero. E invece è verissimo. Lo dimostrano gli studi: le posso citare uno studio clinico in doppio cieco sull’artrite reumatoide e uno studio preclinico sul Bdnf Brain Derived Neurotrofic Factor, fattore neurotrofico cerebrale, che ha dato ottimi risultati, come per esempio la superiore capacità della molecola a basso dosaggio di passare la barriera ematoencefalica. Lo studio ha anche dimostrato come il Bdnfa basso dosaggio sia in grado di stimolare la rigenerazione degli astrociti, alcune cellule implicate nei processi di degenerazione che caratterizzano quadri patologici come demenza senile e morbo di Alzheimer. A breve partiremo anche con la sperimentazione clinica. E pensare che sull’Alzheimer tutti, o quasi, hanno alzato bandiera bianca. La cosa più interessante per noi è che stiamo sperimentando un farmaco che è già in commercio perché in quanto medicinale a basso dosaggio ha seguito un iter regolatorio diverso. E, parlando di evidence-based medicine, nella pratica clinica viene già utilizzato da diversi anni. Per questo farmaco abbiamo già ottenuto l’autorizzazione all’immissione in commercio da parte dell’Aifa. Cosa cambia? Il fatto che l’autorità regolatoria certifichi la qualità e la sicurezza del farmaco per noi è un progresso eccezionale. E non è molto lungo il passo per costruire un vero e proprio health technology assessment che dimostri quanto il servizio pubblico possa beneficiare dall’impiego di questa terapia, perché ha ricadute positive sul benessere della persona e rallenta il progredire o l’insorgere di patologie o di complicazioni. Ma ci arriveremo.


La transizione ecologica di alta formazione Università di Bologna e Italian Exhibition Group lanciano una scuola rivolta a imprese, enti e associazioni. Anche così Eig prepara l’edizione di Ecomondo di ottobre, alla quale sarà presente anche Economy Group di Sergio Luciano

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n grande ritorno, una scommessa razionale sul rilancio dell’economia in una dimensione finalmente compatibile: Ecomondo si avvicina all’edizione 2021 – alla Fiera di Rimini dal 26 al 29 ottobre prossimi – con grandi ambizioni e grandissime opportunità. Sarà un’edizione ancora “phygital”, perché alcuni eventi si verificheranno sia “in presenza” – naturalmente al riparo di tutte le regole della sicurezza antivirus - che su piattaforma e tutti verranno comunque registrati e lasciati on-line per lo streaming; ma anche con questa formula diversificata, la voglia è di rivincita, per superare i numeri da record del 2019: un aumento del 23% di visite internazionali da 130 Paesi, 109.500 metri quadrati lordi di superficie espositiva, 1.160 espositori, dei quali il 15% provenienti da 30 Paesi nel mondo, 3.500 incontri B2B organizzati grazie

alla piattaforma online, oltre 150 seminari e conferenze con più di 1.000 relatori. E più di 675 milioni contatti media. Il rilancio dell’economia in chiave sostenibile sarà il grande tema trasversale dell’edizione. Un tema collegato strettamente al Pnrr, per scandagliare nelle sue pieghe tutti gli spunti finalizzati alla ripresa sostenibile, tutti i progetti concreti da cavalcare. E se ne parlerà anche in diretta streaming con la Commissione Europea. Il 26 e 27 ottobre avrà poi luogo la decima edizione degli Stati Generali della Green Economy – un appuntamento-chiave, in Italia, per tutti coloro che si occupano di questi temi, rappresentati da 68 associazioni di imprese – che approfondiranno in particolare i temi dell’incrocio virtuoso tra le due transizioni, quella digitale che attiva quella ecologica. Non a caso,

nella prima giornata sono stati invitati, e con tutta probabilità interveranno, i due ministri della doppia transizione: Vittorio Colao e Roberto Cingolani. Ancora top-secret, ma molto promettenti, i risultati di una ricerca del Politecnico di Milano che ha fatto una complessa simulazione per capire se il sistema economico riuscirà a raggiungere i target che si è prefisso e con quali ricadute sui principali settori: fotovoltaico, mobilità, eolico etc. DI sicura presa un’iniziativa collegata alla riduzione dell’inquinamento fisico del mare, con l’indispensabile riduzione della plastica dispersa del Mediterraneo. Ma c’è di più. C’è un’iniziativa di spessore che da quest’anno potrà “fare la differenza”. L´Università di Bologna e Ieg (Italian Exhibition Group, ovvero la società che gestisce le Fiere di Rimini e di Vicenza) hanno firmato un accordo triennale per collaborare in maniera strutturata sul tema dell´economia circolare, oggi di grande attualità e rilievo strategico. Nel modo più incisivo: lanciando una Scuola di Alta Formazione per la Transizione Ecologica rivolta a imprese, enti e associazioni che sarà promossa appunto da Ecomondo - Italian Exhibition Group e diretta dall´Università di Bologna, in collaborazione con ReteAmbiente. «Questi temi caratterizzano sempre più i nostri corsi, - afferma il Rettore di Unibo, Francesco Ubertini - con un approccio che coniuga interdisciplinarità ed innovazione. Per questo ci fa molto piacere attivare questa Scuola di Alta Formazione, in collaborazione con Ieg». «La transizione ecologica oggi è il percorso necessario e al contempo il traguardo più prezioso - dice il presidente di Ieg, Lorenzo Cagnoni – e noi siamo pronti a dare il nostro contributo imprenditoriale alle aziende e a tutti gli operatori che intendono investire nella circular economy». E in questo contesto, come già nelle due passate edizioni, anche Economy Group confermerà – potenziandola – la sua presenza, con un evento del ciclo “Sostenibilità e circular economy”. Il programma nel prossimo numero e sui nostri siti.

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> BEST PRACTICE LE PMI VIRTUOSE CHE MERITANO UN PREMIO Lo Sme EnterPrize lanciato da Generali vuole incentivare le piccole e medie imprese europee ad adottare modelli di business sostenibili, dando visibilità alle best practice e stimolando il dibattito sul tema di Franco Oppedisano

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e piccole e medie imprese sono oltre il 99% delle aziende nell’Unione Europea, danno due terzi dei posti di lavoro nel settore privato e contribuiscono per il 56% al valore aggiunto totale creato dalle imprese dell’Ue. Parlare di sviluppo sostenibile senza coinvolgerle non solo sarebbe impossibile, ma anche inutile. Sono loro a dare la spinta decisiva e sono sempre loro che devono essere aiutate, stimolate e sostenute. Per questo motivo, nell’ambito delle celebrazioni del 190esimo anniversario, Generali ha lanciato Sme EnterPrize, una iniziativa dedicata alle Pmi europee per incentivarle ad adottare modelli di business sostenibili, dare visibilità a quelle che già lo hanno fatto e stimolare il dibattito pubblico sul tema. Sette dei Pa-

LUCIA SILVA

esi in cui Generali opera (Italia, Germania, Spagna, Francia, Austria, Ungheria e Repubblica Ceca) hanno preso parte alla prima edizione di Sme EnterPrize ed è stata creata una piattaforma pan-europea per aiutare tutte piccole e medie imprese a intraprendere un percorso di sostenibilità (sme-enterprize.com), raccontare storie aziendali virtuose e, addirittura, capire, attraverso un test, quanto la propria impresa sia sulla strada giusta. Il Gruppo vuole offrire una vetrina alle migliori pratiche già messe in atto in tre specifiche categorie: “Welfare”, ovvero il miglioramento del benessere dei dipendenti e delle loro famiglie, “Ambiente”, il raggiungimento di obiettivi come la riduzione del consumo delle risorse e l’introduzione di

190 anni al fianco delle comunità e si continua a guardare al futuro

S

me EnterPrize, la vetrina dedicata alle piccole e medie imprese europee per incentivarle ad adottare modelli di business sostenibili, è solo una delle iniziative messe in campo da Generali per festeggiare il proprio 190esimo anniversario. In particolare, Fenice 190, un piano di investimenti per sostenere il rilancio delle economie europee colpite dal coronavirus che da una parte rende permanenti gli interventi straordinari a supporto dell’economia reale per un miliardo di euro avviati nel 2020 e dall’altra aggiunge un impegno annuo di 500 milioni di euro, per i prossimi cinque anni, destinati alla crescita sostenibile, attraverso fondi di investimento internazionali indirizzati a infrastrutture, innovazione

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e digitalizzazione, Pmi, abitabilità green, strutture health care ed educazione. «Siamo tra le poche società al mondo ha affermato il ceo del Gruppo, Philippe Donnet «che possono vantare una così lunga storia. È uno straordinario patrimonio di conoscenze ed esperienze, grazie al quale il Gruppo affronta le sfide di oggi e contribuisce a un futuro migliore per le comunità in cui opera, sia come assicuratore sia come innovatore sociale. Il 190° anniversario cade in un anno decisivo per superare insieme la più grave crisi mondiale dal dopoguerra e porre le premesse per un grande rilancio a livello globale. Con Fenice 190 vogliamo essere protagonisti di questa ripresa lasciando un segno concreto per il futuro, con un

sostegno rilevante ai settori più innovativi, sostenibili e strategici per la rinascita dell’economia europea e per favorire l’inclusione di chi è stato maggiormente colpito dalla crisi». Le celebrazioni del 190esimo anniversario coinvolgerà anche il territorio. A dicembre sarà completato il progetto di recupero e valorizzazione delle Procuratie Vecchie a Venezia, che saranno aperte al pubblico dopo 500 anni e che diventeranno l’hub globale della Fondazione The Human Safety Net, mentre nei nuovi spazi di Palazzo Berlam a Trieste aprirà al pubblico la sede dell’Archivio storico della Compagnia con una nuova modalità interattiva e saranno avviati i corsi e le esperienze in aula della Group Academy,


processi di riciclo, e “Comunità”, iniziative delle Pmi che hanno un impatto positivo sul territorio e sulle comunità in cui operano. Durante l’evento che si terrà a Bruxelles in autunno e che vedrà la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni europee e dei media, saranno premiati i “Sustainability Heroes”, gli imprenditori che hanno implementato iniziative di sostenibilità di particolare rilievo nelle loro attività di business, che possono essere fonte di ispirazione per i loro colleghi imprenditori e diventare ambasciatori della Sostenibilità. Alcune delle loro storie aziendali virtuose sono già in primo piano sul sito dell’iniziativa. Per citare solo le Pmi italiane, raccontano il proprio percorso di sostenibilità la cooperativa Ènostra, fornitore di energia che vende ai propri soci solo elettricità rinnovabile proveniente da impianti fotovoltaici, eolici e idroelettrici con garanzia d’origine, Agrimad, un’azienda calabrese che alleva suini allo stato brado e ha deciso di attivare iniziative aperte e utili a tutto il territorio di riferimento e non solo ai propri dipendenti, e Illumia di Bologna che ha atti-

il nuovo centro di formazione globale del Gruppo. «Mai come oggi, in un contesto senza precedenti, il Gruppo Generali intende costruire una visione di futuro condivisa e sostenibile per tutti gli stakeholder» ha affermato Il Presidente di Assicurazioni Generali, Gabriele Galateri di Genola. «Nel 2021 celebriamo il nostro anniversario attraverso un palinsesto di iniziative che uniscono passato e futuro per offrire nuove opportunità di crescita e condivisione. Vogliamo partecipare allo sviluppo di una società sempre più sostenibile mettendo in campo l’ambizioso programma di investimenti Fenice 190. Al tempo stesso, intendiamo valorizzare la straordinaria eredità di competenze e di memoria della Compagnia affinché sia stimolo di conoscenza e ispirazione per le prossime generazioni».

vato una serie di iniziative, come la lavanderia aziendale e la consegna della spesa sul luogo di lavoro, per favorire il risparmio di tempo da parte dei dipendenti. In occasione dell’evento di Bruxelles, Generali presenterà anche la prima edizione di un Libro Bianco realizzato con l’Università Bocconi, dedicato allo studio dell’integrazione dei principi di sostenibilità nelle Pmi europee. Il libro è il frutto dell’analisi di dati reali raccolti dallo scenario manageIN OCCASIONE DELLA PREMIAZIONE DEI “SUSTAINABILITY HEROES” VERRÀ PRESENTATO IL LIBRO BIANCO SU PMI E SOSTENIBILITÀ

riale internazionale. Il libro si basa su una sistematica e approfondita revisione della letteratura, una tra le più ampie mai condotte a livello Europeo, su un campione di oltre 3.000 articoli accademici pubblicati sulle principali riviste di settore sui temi della sostenibilità e delle Pmi. «Le piccole e medie imprese» spiega Lucia Silva, Group head of Sustainability and Social Responsibility: sono il motore dell’Europa. Con

Sme EnterPrize vogliamo supportarle e stimolarne la trasformazione verso modelli di business sempre più sostenibili, nella convinzione che ciò possa costituire un elemento fondamentale di crescita e di vantaggio competitivo. Questo progetto è parte della nostra ambizione di promuovere una società più verde e inclusiva, in coerenza con il Green Deal Europeo e con il Next Generation Eu». In ballo, infatti, ci sono i 750 miliardi di euro destinati dall’Unione Europea, secondo criteri di sostenibilità, a iniziative in settori affini, come ambiente, risorse naturali, coesione, innovazione digitale, programmi per la salute, resilienza. Ma la sostenibilità rappresenta anche un’opportunità di crescita per le aziende visto che alcuni studi in corso dimostrano che esiste una correlazione positiva tra i comportamenti sostenibili e i risultati finanziari. Le Pmi che adottano modelli di business sostenibili hanno, infatti, dimostrato di essere più resilienti e in grado di avere successo a lungo termine, nonché di creare valore per le comunità in cui operano.

IL PRESIDENTE DI ASSICURAZIONI GENERALI GABRIELE GALATERI DI GENOLA CON IL CEO DEL GRUPPO, PHILIPPE DONNET

SUSTAINABILITY & CIRCULAR ECONOMY > 57


> FOOD INDUSTRY NEL CIBO PIÙ SICUREZZA UGUALE MENO SCARTI Eliminare gli sprechi garantendo l’eccellenza del cibo che mangiamo. È la scommessa (vinta) di Raytec Vision, realtà italiana d’avanguardia che ha rivoluzionato il mondo delle macchine per il controllo degli alimenti di Vincenzo Petraglia QUANTO LA QUALITÀ E LA SICUREZZA ALIMENTARE POSSONO AVERE UN IMPATTO POSITIVO ANCHE IN TERMINI DI SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE TRAMITE, PER ESEMPIO, PROCESSI PRODUTTIVI PIÙ EFFICIENTI E LA RIDUZIONE DEGLI SPRECHI? È la sfida raccolta (e

vinta) a partire dal 2001 da Raytec Vision, una delle eccellenze nostrane di cui fregiarsi all’estero, fucina di innovazione e alta tecnologia. A Parma, nel cuore della Food valley, ha rivoluzionato il mondo delle macchine selezionatrici specializzate nell’individuazione di difetti dei prodotti alimentari e nello scarto di contaminanti che ne possano inficiare qualità, igiene e sicurezza, in un comparto, quello alimentare, dove sempre più queste tematiche ricopriranno un ruolo centrale, anche alla luce di normative europee sempre più stringenti. Lo ha fatto – unica al mondo – utilizzando nel food visione artificiale e raggi X. Un’innovazione che sta conquistando il mondo, visto che è presente in 60 Paesi con un export che in dieci anni è passato dal 50 al 70% delle vendite totali (26 milioni di euro di fatturato globale nel 2020 con previsioni per il 2021 del +10%). Un successo che si spiega in diversi modi, compresa la maggiore resa produttiva delle aziende che utilizzano queste sofisticate macchine, come spiega a Economy il direttore commerciale di Raytec Vision (70 fra dipendenti e collaboratori con un’età media di 37 anni), Gianluca Simonelli. Con Raytec Vision operate in un settore, quello della qualità e della sicurezza alimentare, quanto mai importante, anche alla luce delle normative europee al riguardo. Sì, l’Unione Europea richiede sempre meno

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GIANLUCA SIMONELLI

agenti chimici, ma ci sono anche molti contaminanti vegetali che possono influire sulla qualità dei prodotti che mangiamo e avere ripercussioni sulla salute. Ci fa qualche esempio? Beh, per esempio tutte le erbe infestanti e le piante tossiche che crescono intorno ai vegetali che mangiamo, che talvolta sono così simili per aspetto e colore ai prodotti commestibili, che non vengono rilevati a occhio nudo e rischiano di finire nei nostri piatti. Proprio per rispondere a questa esigenza avete lanciato Doppia Clorofilla. Ci spiega cos’è e come funziona? Doppia Clorofilla è una tecnologia che consente di ispezionare meglio e misurare in modo molto efficace la clorofilla presente nei prodotti preservandone la qualità e garantendo efficienze superiori al 95% su tutte le tipologie di contaminanti, dato confermato dai clienti che hanno già installato questa tecnologia. La sua efficacia è estesa non solo ai corpi estranei

come metalli, sassi o insetti, ma anche a quelli più difficili da individuare, come i contaminanti biancastri che si potrebbero confondere con le parti bianche delle foglie, a basso contenuto di clorofilla, di alcune varietà di insalate come la iceberg e il radicchio. Abbiamo scelto di presentare ufficialmente Doppia Clorofilla alla fiera Macfrut, anche come messaggio di ripartenza rispetto a tutto ciò che ognuno di noi ha dovuto affrontare durante la pandemia. Questa si aggiunge a una serie di innovazioni che vi ha da sempre contraddistinto. Innovare è nel nostro Dna. Siamo stati la prima azienda ad aver unificato ispezioni ottiche e radiogene nel controllo di qualità alimentare, qualche anno fa e per molti versi ancora oggi, mondi completamente separati eppure in grado, se utilizzati assieme, di dare molti benefici in termini di efficienza, qualità e sicurezza alimentare. In realtà siamo ancora l’unica azienda al mondo che utilizza nel food visione artificiale e raggi X e anche i nostri competitor più vicini, che sono circa cinque a livello globale, sono specializzati nell’una o nell’altra, non in entrambe. Oltre alla qualità e alla sicurezza alimentare, quali sono le sfide future che riguardano il mondo del cibo? Tornare a una materia prima più naturale, meno trattata possibile: è una delle esigenze più forti, una richiesta che ci arriva in primis dal mondo delle conserve e della IV gamma. E poi anche il bisogno di maggiore automazione, sia in fase di controllo prodotto, per garantirne la qualità, sia a livello di raccolta dati, per analizzarli, condividerli e rielaborarli al fine di migliorare e ottimizzare le risorse, anche in ottica sostenibilità, per esempio con la


riduzione degli sprechi, di cibo ma anche di acqua ed energia. Percentualmente quanto cibo viene scartato perché non idoneo? Cambia da settore a settore e dalla qualità della materia prima, ma, tanto per fare un esempio, parlando di patate, mediamente siamo intorno al 30%, e all’interno di questa percentuale una parte è rappresentata anche da prodotto buono, che le nostre macchine consentono di recuperare per altri usi in modo molto più significativo rispetto a quanto possa fare il controllo manuale dell’uomo. Che fine fa il cibo scartato? Le nostre macchine sono munite di due o tre uscite. Una per il prodotto idoneo, che può quindi continuare il suo processo, una per quello che diventa scarto e viene buttato, come per esempio gli alimenti marci, infine, una terza uscita per il prodotto che non ha una qualità ottimale ma può però essere utilizzato in altro modo. La seconda scelta delle patate può andare per esempio alle industrie che fanno farina di patate; oppure le pesche alle linee di produzione delle macedonie. Il tutto rendendo più efficiente la selezione dei vari tipi di prodotti rispetto a quanto possa fare un essere umano, che per un meccanismo naturale tende a perdere la concentrazione con il passare del tempo e può facilmente scartare del prodotto di qualità. Le nostre macchi-

ne insomma sprecano meno prodotto buono. Non è un caso che gli stabilimenti muniti delle nostre selezionatrici siano più efficienti e facciano registrare rese produttive maggiori. In tema di riduzione degli sprechi e minor impatto ambientale, alcune delle vostre macchine possono essere utilizzate direttamente nei campi agricoli e sui pescherecci... Sì, una possibilità nata dalla richiesta che l’industria ci ha fatto di installare delle selezionatrici direttamente sulle raccoglitrici nei campi anche per i prodotti a foglia, in quanto per i pomodori già veniva fatto: ciò consente di far arrivare il prodotto raccolto con meno contaminanti alla fase dell’imbustamento, con ovvi vantaggi. Pensiamo solamente ai corpi estranei, animali e insetti presenti nelle insalate: più sporco viene tolto nei campi e più le verdure arrivano pulite in stabilimento, meno bisogna lavarle, il che comporta un minore spreco di acqua. Sui pescherecchi, nella fattispecie per la pesca dei gamberetti, le nostre macchine selezionano il materiale non idoneo e il prodotto ittico non conforme – per esempio esemplari troppo giovani che non è consentito pescare – che viene reimmesso nel giro di pochi secondi in mare, con un ovvio minor impatto della pesca sugli ecosistemi marini. Oltre che verso l’esterno, le macchine che producete garantiscono performance più sostenibili anche all’interno del loro stesso processo di funzionamento e manutenzione. In che modo? Siamo stati i primi a introdurre un design industriale funzionale a un minor spreco legato all’igienicità delle macchine, quindi alla facilità di pulizia e di sanificazione con il minor uso

possibile di prodotti chimici e di acqua. Le nostre nuove macchine sono state concepite con design totalmente igienico, in conformità con la certificazione Ehedg (European Hygienic Engineering & Design Group) che garantisce un altissimo standard di igiene, grazie a una serie di elementi di progettazione e di caratteristiche tramite cui la macchina tende a sporcarsi poco e quindi a inquinare meno. Per esempio attraverso l’assenza di punti “critici” che normalmente favoriscono la formazione di residui di batteri. In tempi di Covid questi aspetti risultano ancora più importanti. Che impatto ha avuto la pandemia sul vostro modo di lavorare e in generale sul comparto? Inaspettatamente, nonostante la minore mobilità e la cancellazione di fiere ed eventi, il 2020 si è confermato per noi ai livelli del 2019 e nel 2021 stiamo addirittura crescendo. Da parte dell’industria alimentare c’è una sempre maggiore tendenza all’automatizzazione dei processi. Oltre che per una questione di maggiore efficienza, come si diceva prima, anche perché la macchina garantisce maggiore sicurezza, in quanto, che piaccia o no, la presenza dell’uomo nelle linee produttive può rappresentare un veicolo di contaminazione. Cos’è “Diamo Eco allo Spip”? È lo slogan di un progetto che ci vede coinvolti insieme con altre aziende in un comitato che ha voluto investire per trasformare il quartiere industriale Spip di Parma, dove si trova la nostra sede (autosufficiente a livello energetico tramite l’utilizzo di pannelli fotovoltaici, ndr), in un ecodistretto più vivibile dotato di nuovi servizi per le persone che lo frequentano per lavoro, verde e mobilità sostenibile. Perché un’azienda non deve mai dimenticare di occuparsi anche delle persone della comunità di cui fa parte. www.raytecvision.com

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> SOCIAL SUSTAINABILITY LA SECONDA VITA DELLE EDICOLE DI QUARTIERE Finedi, ora diventata società Benefit, con il format Quotidiana recupera i chioschi in disuso restituendoli alla comunità e offrendo nuovi servizi al territorio. Un esempio virtuoso di sostenibilità economica e sociale di Marina Marinetti

C’

era una volta il chiosco. Ci si comprava il giornale, le caramelle, si facevano quattro chiacchiere, ci si scambiavano piccoli favori. Poi sono arrivati i centri commerciali, internet, la crisi dell’editoria. E il chiosco è passato di moda, archiviato tra le specie in via di estinzione, insieme alla drogheria di strada e alla portineria del palazzo. Che non sono esempi tirati in ballo a caso: servizi sotto casa e aggregazione di quartiere sono concetti talmente vecchi... da essere avveniristici. Altrimenti non si spiegherebbe come mai, a puntare proprio sulle edicole, non sia un gruppo di anziani nostalgici, bensì un gruppo guidato da un trentenne, Edoardo Filippo Scarpellini, che ha iniziato a fare l’imprenditore da quando aveva appena 19 anni quando, con in tasca un diploma di liceo scientifico creò la MilanoCard, la prima carta per i servizi ai turisti per poi prendere in gestione, nel 2015, la Highline Galleria, la Cripta di San Sepolcro, il Foro romano di Milano e riempirli di eventi culturali. E ora con il network Quotidiana rinnova il format delle vecchie edicole: oltre ai giornali, nel chiosco si trovano più di 320 prodotti alimentari a prezzi competitivi. E poi una vasta scelta di servizi alla persona: dalla baby sitter, al servizio badante, passando per l’elettricista o il giardiniere. E la portineria di quartiere. La prima edicola è stata inaugurata a Milano in via Bligny angolo via Bocconi, e altre 13 edicole stanno per riaprire in città. Cosa c’entra tutto ciò con la sostenibilità? C’entra, eccome. E non solo perché Finedi Asset Management,la società attraverso cui il Gruppo MilanoCard detiene la proprietà delle edicole Quotidiana, è diventata società Benefit.

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«Negli anni le imprese hanno declinato la responsabilità sociale per nobilissime cause, ma lontane dalla quotidianità», esordisce Scarpellini, «eppure è possibile fare qualcosa di davvero utile alla collettività anche direttamente, attraverso il proprio business. Le edicole, per esempio, fanno parte del territorio, sono un luogo di aggregazione per la comunità». E l’essere impresa benefit per Scarpellini non è cosa da prendersi sottogamba: «Siamo imprese vigilate dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato», sottolinea, «e vogliamo impegnarci concretamente in questo tipo di azione. Specie dopo il Covid, occorre ritrovare il senso di comunità per sviluppare il futuro. Non si è mai vista una comunità sviluppata in assenza di relazioni umane. E l’edicola svolge ruolo fondamentale». Anche attraverso la cultura: già da fine maggio 2021, le edicole Quotidiana hanno ospitato i primi dibattiti su temi di interesse in ambito economico e politico, diventando, in questo modo, luoghi di incontro e confronto capaci di creare aggregazione. Poi, certo tutte le edicole del gruppo utilizzano unicamente energia proveniente da fonti 100% rinnovabili e, attraverso la collaborazione con la società Ane-

motech, titolare del brevetto “The Breath”, si stanno installando in ogni edicola 4mq di tessuto in grado di assorbire lo smog e ripulire l’aria con una capacità di assorbimento degli inquinanti fino al 97,00 % e di neutralizzazione dei virus fino al 98,75%. E anche nella selezione dei fornitori il Gruppo ha orientato la propria scelta verso quelle realtà che condividono la medesima missione sociale, privilegiando ad esempio chi produce packaging sostenibili e biodegradabili, e che a loro volta adottano un piano di responsabilità sociale. Ma prima di tutto c’è il tema della tutela dei rapporti umani: «Per coerenza, ci siamo impegnati a facilitare il ritorno nel mondo del lavoro delle persone che vivono in situazioni di fragilità, dando loro non solo un’occasione di lavoro, ma un’opportunità di formazione e di crescita personale attraverso la strutturale collaborazione con importanti cooperative del terzo settore», spiega Scarpellini. Che nonostante l’età è un imprenditore vecchio stampo, di quelli che viaggiano sulle proprie gambe senza fare ricorso al debito: «Per carità», si schernisce lui, che sull’idea di Quotidiana, insieme al suo team, ha già investito tre milioni e mezzo che entro inizio 2022 porteranno a 35 il numero di edicole su strada del circuito Quotidiana, e non solo a Milano, «c’è debito e debito. Ma ultimamente vediamo troppe startup che in realtà fanno solo speculazione finanziaria, invece abbiamo bisogno dell’impresa anni ‘50 per avere una vera ricaduta economica e occupazionale per la società nel suo complesso. Occorre una visione a lungo termine e anche aggregazione fra imprese per mettere a fattor comune know how e servizi. La sostenibilità non è solo ambientale».


L’OPTIONAL FA DEL DEPURATORE UNA BIORAFFINERIA Il modulo compatto (è alto appena due metri) sviluppato dalla trevigiana Hbi estrae dai fanghi acqua pulita, ammoniaca e fosforo, producendo energia rinnovabile. Ecco come di Riccardo Venturi

U

n modulo industriale che installato in un depuratore lo trasforma in una bioraffineria, riducendo del 90% il materiale da smaltire, estraendo acqua pulita, producendo energia rinnovabile, recuperando ammoniaca e fosforo da utilizzare in agricoltura, sterilizzando i materiali residui. È la tecnologia sviluppata e brevettata da Hbi (Human bio innovation), società che progetta soluzioni industriali innovative per l’implementazione dell’economia circolare, fondata a Treviso nel 2016 da Daniele Basso e Renato Pavanetto insieme al partner tecnologico Carretta Srl. Hbi ha costruito durature collaborazioni con il Politecnico di Milano ed Enea; è parte della Piattaforma nazionale del fosforo, promossa dal ministero dell’Ambiente. Il primo modulo è stato installato nel depuratore di Bolzano nello scorso mese di giugno. «La tecnologia Hbi è una rivoluzione nel trattamento dei fanghi di depurazione» dicono Basso e Pavanetto, «per i quali, tra l’altro, l’Unione Europea ha aperto una serie di procedure di infrazione nei confronti del nostro Paese, l’ultima delle quali (la quarta) è del 2017». La soluzione sviluppata da Hbi può quindi aiutarci a evitare le sanzioni previste nel caso la procedura di infrazione dovesse procedere. «Ogni cittadino produce quasi 20 kg di fanghi all’anno» aggiungono Basso e Pavanetto, «recuperare il tesoro racchiuso in questi fanghi, trasformandoli in risorsa, è un vantaggio strategico a 360 gradi. Il nostro sistema ha anche un’altra importante caratteristica distintiva, che è quel-

la di avere dimensioni compatte. Quindi può essere aggiunto a impianti già esistenti sui territori, come la rete dei depuratori comunali, con estrema facilità, permettendo loro di diventare a tutti gli effetti un impianto a rifiuto zero e quindi senza la necessità di realizzare nuove infrastrutture». La natura autotermica del processo, combinata con la possibilità di produrre energia rinnovabile dai fanghi, consente al sistema di essere autosufficiente dal punto di vista energetico. Hbi ha, inoltre, sviluppato e brevettato un dispositivo mediante il quale il sistema risulta essere privo di emissioni gassose ed odorigene. L’innovazione racchiusa nella tecnologia di Hbi, protetta da tre brevetti industriali, è ad oggi unica al mondo. «La nostra tecnologia consente un trattamento dei fanghi in linea con gli obiettivi europei di abbassare gli impatti ambientali in termini di CO2 emessa rispetto a soluzioni più tranchant come l’incenerimento» aggiunge Basso, «mentre l’inceneritore

risolve il problema bruciando il materiale residuo, i nostri moduli industriali recuperano risorse da reimmettere nel circolo economico. Inoltre la nostra tecnologia è molto compatta, alta solo 2 metri contro i 15 di un inceneritore, viene installata direttamente sul depuratore e non richiede opere edili nuove, a differenza dell’inceneritore, per il quale si deve trovare un’area, parlare con i cittadini, costruirlo, movimentare i camion che portano i fanghi…». Per le amministrazioni comunali c’è inoltre una forte riduzione dei costi per lo smaltimento degli inerti, che si riducono del 90%. Hbi sta dialogando con alcune grandi multiutility che gestiscono depuratori, in modo da saltare il complesso passaggio del dialogo diretto con la pubblica amministrazione; e sta lavorando alla depurazione dei fanghi industriali. Le prospettive di crescita sono dunque importanti. «A Bolzano dobbiamo molto» aggiungono Basso e Pavanetto. «Qui grazie alle partnership con Unibz - la Libera Università di Bolzano e il Noi Techpark (il parco scientifico e tecnologico dell’Alto Adige) abbiamo potuto portare avanti le nostre attività di ricerca e sviluppo e di business development. Il reparto Tech Transfer Green di Noi Techpark, in particolare, ci ha supportato durante tutto il percorso di sviluppo, dal monitoraggio delle opportunità per co-finanziare le attività di innovazione al sostegno nella strutturazione e preparazione delle proposte progettuali, fino all’identificazione del luogo e del partner migliore per installare l’impianto pilota».

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> ECO-MOBILITY

Il trasporto pesante che viaggia leggero L’Ue ha deciso di puntare sul biogas con punti di rifornimento sulle reti autostradali. Così Scania ha deciso di fare da apripista, realizzando per Flixbus il primo pullman a biometano di Franco Oppedisano

S

postare un pullman non è una cosa facile. Farlo nella maniera più efficiente possibile lo è ancora meno. Non sono autobus che circolano in città e che possono montare anche dei motori elettrici perché si ricaricano nei depositi e nelle autorimesse senza problemi. I pullman fanno centinaia o migliaia di chilometri in autostrada e hanno orari da rispettare senza dovere attendere i tempi del rifornimento di energia. Ma la soluzione c’è e l’ha presentata Scania che ha realizzato, in collaborazione con Gasum, il primo pullman a biometano per Flixbus, l’azienda low cost che porta le persone in 2500 città di 35 Paesi europei. Il veicolo è entrato in funzione a luglio nella tratta tra Stoccolma e Oslo con grande soddisfazione della società di trasporti. «La nostra missione è offrire mobilità sostenibile a tutti» ha ricordato il ceo dell’azienda tedesca André Schwämmleinn, mentre Jonas Strömberg, sustainability director di Scania, ha sottolineato come «il biometano sarà uno degli strumenti chiave per la decarbonizzazione del trasporto pesante, in particolare per le operazioni a lunga distanza come l’interurbano e il lungo raggio. Metà della flotta europea dei veicoli pesanti a metano potrebbe essere alimentata a biometano entro il 2025». «Il biometano non è solo il carburante con le emissioni di CO2 più basse, ma risolve anche i

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problemi dei rifiuti locali, crea posti di lavoro e riporta carbonio e sostanze nutritive al suolo. È il coltellino svizzero dell’economia circolare», ha affermato Strömberg che ha aggiunto come questo carburante, ottenuto dalle biomasse come la parte organica dei rifiuti solidi urbani, i sottoprodotti agricoli, effluenti zootecnici e scarti agroindustriali oltre che dai fanghi della depurazione, è stato meno competitivo per i veicoli pesanti a lunga percorrenza fino a quando è stata sviluppata una tecnologia in grado di portarlo a circa -160°C in modo da liquefarlo e quindi renderlo più denso di energia. Questa innovazione ha aperto la strada alla possibilità di utilizzare il metano per il trasporto pesante, sia via terra che via mare e la disponibilità di biometano aumenterà rapidamente in tutta Europa, grazie anche alla decisione dell’Ue di creare punti di rifornimento lungo le principali reti stradali europee.

I vantaggi del biometano liquefatto sono molti: è fossil free, proveniene da fonti rinnovabili, è prodotto localmente e con un potenziale di abbattimento delle emissioni di CO2 molto importante. Passando al bioLng prodotto localmente come carburante per veicoli industriali e trasporto passeggeri a lunga percorrenza, gli operatori abbattono le emissioni di climalteranti sia proprie che dei loro clienti, fino al 90%. La qualità dell’aria migliora anche grazie alla riduzione delle emissioni di particelle e ossidi di azoto, inoltre i veicoli sono più silenziosi, un vantaggio sia per i conducenti che per i passeggeri e, in generale, per l’ambiente. Il 17% del metano nella rete europea è di origine bio e sta aumentando rapidamente, tanto che nella rete svedese, la componente rinnovabile del metano raggiunge l’incredibile quota del 95%. «Il nostro è il primo autobus a lunga percorrenza alimentato a biometano liquefatto, ed è probabilmente la soluzione più sostenibile a oggi», ha affermato Johan Ekberg, head of Scania´s customer unit.


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«IL PNRR VA CUCITO SU MISURA» Contro il rischio di dispersione delle risorse e per fare in modo che le imprese colgano appieno le opportunità, occorre un lavoro sartoriale. Così, lo studio legale Grimaldi sta allestendo un particolare “one stop shop”

di Sergio Luciano

N

superare la crisi, come per rendere durevole on vorrei rivedere in Italia, la ripresa, serve saper far dialogare imprecon il Pnrr, qualcosa di simile all’efse e amministrazioni, serve una partnership fetto post-terremoto che purtroppo pubblico privata stabile, durevole. Ma serve alcuni nostri territori ben conoscono: un’imanche un unico interlocutore per la gestione ponente dispersione di risorse d’emergenza», dei problemi complessi, capace di produrre sodice l’avvocato Francesco Sciaudone, fondatore luzioni su misura. Non illudiamoci: nessuno e managing partner dello studio legale Grimalpubblicherà mai il manuale delle istruzioni di, senza dubbio tra i professionisti più in vista per l’uso del Pnrr, ci sae dinamici del panoNON CI SARÀ NESSUN MANUALE ranno piuttosto linee rama professionale DI ISTRUZIONI PER L’UTILIZZO DELLE guida, interventi sulla non solo nazionale. RISORSE DEL PNRR, MA SOLO UNA SERIE governance e proce«Per questo dobbiaDI LINEE GUIDA DA APPLICARE dure semplificate, ma mo - consapevoli di sempre e comunque da applicare in modo saraver sempre speso poco e male i soldi europei toriale, per trovare di volta in volta il modo più - cambiare strada!». semplice ed efficace per approcciare esigenze Professor  Sciaudone, ok.  Ma  in che e problemi e soprattutto spendere le ingenti modo cambiare strada? risorse che – come mai prima nella storia – Integrando le competenze. Servono one stop sono disponibili. Se aspettassimo cartesianashop per le imprese pubbliche e private. Per mente di avere tutte le regole pronte, aspetta-

«

68 ISTITUTI DI CREDITO PRIMA CONSOLIDARE POI EVOLVERSI

70 BANCA MEDIOLANUM QUANDO PRESTITO FA RIMA CON INVESTIMENTO

72 RSM LA SABATINI È “NUOVA” DA QUASI VENT’ANNI

75 AIFI ALLE INFRASTRUTTURE CI PENSINO I CAPITALI PRIVATI

76 NSA ECONOMY RANKING LOGISTICA A DUE VELOCITÀ

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FINANZIARE L’IMPRESA

Francesco Sciaudone, fondatore e managing  partner dello studio legale Grimaldi

re tutti i decreti attuativi, purtroppo falliremmo per l’ennesima volta il nostro obiettivo. Dobbiamo lavorare a soluzioni pragmatiche, nel gestire esigenze complesse. Dobbiamo usare al meglio le regole che abbiamo, penso alle opportunità di spingere per l’uso delle risorse del Pnrr sui progetti che possono assicurare un cofinanziamento privato, ovvero sul ricorso a procedure come il dialogo competitivo, per ridurre i tempi di progettazione e verificare come e dove allocare al meglio le risorse pubbliche. Quindi? Quindi servono poche regole, semplici, lasciando poi alle amministrazioni la responsabilità della loro applicazione in concreto. Non c’è tempo per riscrivere codici come quello sugli appalti. Per essere in grado di applicare con efficienza e responsabilità quelle regole, servono competenze integrate, centri di responsabilità unici che permettano di chiudere il cerchio nell’interesse delle imprese, delle amministrazioni e …. del Pil! Qualche esempio? Siamo riusciti ad utilizzare l’ecobonus in un grande intervento del Comune di Milano, per l’edilizia residenziale, siamo riusciti a fare decine e decine di basket bond con garanzia pubblica in regione Campania, in pieno lockdown. Stiamo aiutando molte imprese nell’accesso ai finanziamenti europei. Insomma, la complessità va affrontata con competenze integrate! È quello che Grimaldi sta facendo, con l’arrivo di nuovi colleghi – con competenze anche tecniche ed economiche – per assicurare insieme con i nostri tanti eccellenti avvocati un servizio unico, su misura, integrato ai clienti, stanchi del moltiplicarsi degli interlocutori e dei costi mai veramente collegati ai risultati. E a questo come rispondete, in quanto studio? Noi abbiamo deciso di farlo – come dicevo - sui due megatrend dei nostri giorni, nella gestione

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della crisi d’impresa e nell’accesso ai finanziamenti europei. Abbiamo contaminato - parola di significato positivo, troppo spesso invece lasciata alla sua accezione negativa - e ibridato le nostre competenze. Abbiamo inserito più competenze economiche, tecniche e aziendali accanto a quelle giuridiche e sempre di più lo faremo. Dobbiamo saper lavorare insieme, con team integrati, per i risultati dei nostri clienti.  DALL’ECOBONUS ALLA CRISI D’IMPRESA LO STUDIO GRIMALDI SI È ORGANIZZATO ANCHE TERRITORIALMENTE CON TEAM DI SPECIALISTI

Dunque ci parli meglio di questi suoi “one stop  shop”… Uno è per la crisi d’impresa! Per la crisi abbiamo inserito una decina di nuovi professionisti con il professor Tron, incaricato di Finanza Aziendale presso l’Università Bocconi, tra i massimi esperti italiani in materia di crisi d’impresa, affiancato dalla professoressa Paola Rossi, ordinaria di diritto tributario presso l’Università di Benevento e ricercatrice della Fondazione Nazionale dei Commercialisti, tra i più stimati esperti in materia di fiscalità della crisi aziendale e di contenzioso tributario, nonché da ex top bankers come il dottor Eugenio Favale. Con loro lavoreranno partner di Grimaldi esperti del settore come Stefano Lombrassa. Abbiamo discusso di questi temi a Milano lo scorso 19 luglio. Uno invece per i finanziamenti europei? Grazie anche alla nostra tradizionale ed impor-

tante presenza su Bruxelles - dove siamo presenti con una nuova e più grande sede accanto al palazzo della Commissione europea e dove abbiamo insediato l’hub per gli affari europei (anche con il contributo di Ezio Perillo, già giudice al Tribunale dell’Unione Europea) di tutti i nostri partner europei nella Grimaldi Alliance (con la presenza di Giovannella d’Andrea e Michele Pasca Raymondo, già direttore generale della Commissione europea) - abbiamo deciso di investire creando un one stop shop. Per i finanziamenti europei (Pnrr ma non solo) infatti abbiamo inserito una decina di professionisti - per ora ma altri li seguiranno a breve – coordinati da senior advisors come Jacopo Signorile e Monica Foschi con grande esperienza in materia finance. Siamo ormai in grado di seguire a 360 gradi l’accesso ai finanziamenti europei, con loro lavoreranno professionisti del livello di Bernardo Giorgio Mattarella, Daniela Fioretti e Francesca Zambuco, già in Grimaldi, così come esperti di finance come Roberto De Nardis o Giacomo Serra Zanetti e Giusppe Buono, o ancora esperti di operazioni di private equity come Marco Franzini, assicurando così il miglior coordinamento dei progetti - per tutti i profili rilevanti - da Bruxelles a Roma! Abbiamo così deciso di affiancare anche importanti realtà associative come Alis – l’Associazione logistica dell’intermodalità sostenibile - per mettere a disposizione un nuovo strumento di assistenza per l’utilizzo dei fondi europei. Insomma, il libro dei sogni in base al quale dovrebbero arrivarci aiuti a pioggia e senza condizioni va tenuto nel cassetto, per utilizzare quei fondi occorre

PAOLA SEVERINO


rispettare tutte le regole europee più severe e complesse. E a livello territoriale ? Anche a livello territoriale abbiamo seguito lo stesso approccio. Aprendo la sede di Napoli con oltre 20 professionisti, infatti abbiamo integrato commercialisti (lo Studio di Francesco Pellone) e avvocati (lo studio di Enrico Soprano). Anche sul territorio quindi la scelta è integrare competenze, per risposte semplici a problemi complessi. Sembra facile! E questa identità come la state creando? La stiamo creando giorno per giorno, integrando competenze e professionisti, dedicando attenzione ai giovani (abbiamo lanciato un programma di internship 2021 per 100 stage per stabilizzarne 50), in collaborazione con tutte le università! Oggi siamo una realtà con competenze integrata, presente in 6 città italiane (Roma, Milano, Parma, Bari, Verona, Napoli) e in oltre 70 giurisdizioni, con la nostra Grimaldi alliance, coinvolgendo oltre 1400 professionisti (v. cartina allegata con mappa presenze). Ma non abbiamo ancora finito di prepararci al futuro. Al cliente infatti non interessa sapere chi gli sta risolvendo il problema: vuole vederlo risolto! La responsabilità di ripensare competenze e aree di specializzazione è nostra, dobbiamo differenziarci, in ragione di ciò che serve ai clienti! La premessa è un’analisi del mercato e delle sue esigenze. Ed anche una riflessione strategica sull’esigenza che un grande studio professionale oggi ha di differenziarsi ed acquisire una forte identità sul mercato.

MAURIZIO DALL’OCCHIO

Il sistema delle garanzie fa da trampolino alle imprese di Francesco Abbà, presidente Cgm Finance e Flaviano Zandonai, open innovation manager Cgm Finance La garanzia sui crediti bancari di imprese ma anche di organizzazioni di terzo settore, non rappresenta un argomento “cool” in ambito bancario. Anche nello scenario pandemico ad alimentare il mercato e la narrazione dell’industria finanziaria sembrano essere altri ambiti e strumenti come il venture capital che finanzia startup, l’equity crowdfunding che cattura investitori “dal basso” e, non da ultimo, gli investimenti green e a impatto sociale. Gli strumenti di garanzia sembrano invece essere una misura figlia di un periodo “straordinario” ma anche transitorio come quello che stiamo vivendo. Una coperta che viene stesa in modo indifferenziato su tutto il sistema economico, o su ampie parti di esso, magari col rischio di nascondere la presenza di imprese “zombie” che approfittano di questi strumenti per non svelare il loro stato di difficoltà. Oppure una misura che vale anche (se non soprattutto) per il sistema bancario che così può continuare a impiegare “a cuor leggero” potendo contare su un garante di ultima istanza, spesso rappresentato dallo Stato o da altre istituzioni pubbliche.

FRANCESCO ABBÀ

In realtà, pur considerando alcuni di questi rischi, le garanzie sui crediti e il loro sistema di gestione rappresentano qualcosa in più di una tipica misura da “temporary framework” costituendo invece un più profondo segno dei tempi che stanno cambiando, anche per il sistema finanziario nel suo complesso. Un primo importante elemento di cambiamento riguarda, prima ancora che le tecnicalità, l’orientamento strategico e in senso lato culturale di questo strumento. Dopo decenni dove la finanza ha coltivato in via prevalente un approccio di cherry picking volto cioè a individuare eccellenze in termini di innovazione e di redditività, ora si tratta di mettere in sicurezza e rilanciare ampie platee di imprese e di organizzazioni che si situano in gran parte nella fascia intermedia

FLAVIANO ZANDONAI

del rating creditizio. Una modalità di azione che non ha solo finalità di salvataggio ma anche di ripartenza, facendo leva sulla capacità di resilienza di questi soggetti e configurando quindi le garanzie come parte di quelle politiche mission-oriented ben esemplificate dal pnrr e che caratterizzeranno sempre lo sviluppo del Paese nei prossimi decenni. Un secondo elemento di cambiamento strutturale riguarda la possibilità di estendere, grazie anche agli strumenti di garanzia, l’impatto generato dalle risorse finanziarie in ambito ambientale e sociale oltre il perimetro rappresentano dalle grandi imprese che hanno fin qui monopolizzato la definizione e l’implementazione di questi criteri.

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FINANZIARE L’IMPRESA

BANCHE: PRIMA CONSOLIDARE, POI EVOLVERSI Per gli istituti di credito si apre una nuova fase al fianco delle imprese: quella dei servizi innovativi. Parola di Patrizia Grieco, presidente di Banca Mps e a capo della task force Integrity & Compliance del B20 di Marco Scotti

«SONO D’ACCORDO CON IL GOVERNATORE DI BANKITALIA QUANDO DICE CHE LE SOFFERENZE CHE TUTTI SI ATTENDONO POTREBBERO ESSERE MENO SIGNIFICATIVE DI QUANTO SI TEMA. IL SISTEMA BANCARIO HA LAVORATO BENE, HA RETTO L’URTO DELLA PANDEMIA E HA CONTINUATO A EROGARE RISORSE». Patrizia Grieco ha scelto Eco-

nomy per spiegare come è cambiato il rapporto tra imprese e organismi regolatori, ma anche tra le aziende e gli utenti finali. La manager, presidente di Mps dal 2020, un passato in Enel, è oggi chairman della task force “Integrity&Compliance” del B20, un raggruppamento internazionale di aziende eccellenti che ha il delicato compito di proporre interventi fattivi al G20. La presidenza è italiana, con Emma Marcegaglia, così come tricolori sono i presidenti delle diverse task force. Lo scorso numero Economy ha potuto intervistare Maximo Ibarra per raccontare il ruolo del digitale nell’economia che sarà. Presidente Grieco, un pilastro fondamentale della ripartenza del nostro Paese sarà rappresentato dal sistema bancario. Che ruolo dovrà giocare? Se guardiamo al business tradizionale del mondo creditizio, i margini di redditività sono ormai estremamente bassi. Questo significa mettere in campo altissimi livelli d’investimenti dal punto di vista industriale. E questo perché ci sarà bisogno di consolidarsi per avere un numero di clienti sempre più significativo. Per questo gli istituti di credito dovranno muoversi verso un livello più alto di digitalizzazione, per offrire un bouquet di servizi innovativi. Rispetto al 2008 avete più anticorpi? Sicuramente. I governi hanno reagito con

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PATRIZIA GRIECO

maggiore tempestività, mettendo in campo meccanismi di garanzia che hanno aiutato molto. Le banche però hanno fatto la loro parte e il loro dovere assistendo imprese e famiglie, pur in una situazione complessa come quella pandemica. Hanno erogato decine di miliardi. Certo, assistiti dallo stato, ma comunque con processi decisionali interni che non erano scontati. Teme una valanga di sofferenze dall’autunno o è più fiduciosa? La penso esattamente come il governatore di Bankitalia, Visco, il quale ha rimarcato come la situazione sia meno difficile del previsto. L’importante, però, è tenere sotto controllo la pandemia. Se quest’anno, come sembra, ci sarà una crescita del 5% e l’anno prossimo ci sarà un aumento sostenuto del pil, recupereremo quanto lasciato per strada e il sistema potrà reggere bene. L’importante

NELLA CRISI HANNO FATTO LA LORO PARTE ASSISTENDO IMPRESE E FAMIGLIE IN UNA SITUAZIONE COMPLESSA è che il piano vaccinale vada avanti spedito e che tutti quelli che possono si sottopongano alla vaccinazione. Le crisi aprono sempre un tema di eguaglianza sociale e questa pandemia non fa certo eccezione: come gestire le criticità? Rimane un tema di equa distribuzione delle risorse. Noi che ci occupiamo di compliance dobbiamo per forza di cose dare un ordine a un sistema così complesso. I sistemi democratici devono basarsi su una distribuzione di un livello minimo di benessere, integrity e compliance devono sempre funzionare. Altrimenti si mette a rischio la tenuta del paese stesso. A proposito di distribuzione delle risorse: ritiene che l’Europa rimarrà così coesa come si è mostrata o iniziano già a intravedersi le prime crepe? Io sono tendenzialmente un’ottimista e pen-


so che questa pandemia rappresenti una Proprio il digitale è uno dei capisaldi del grandissima opportunità per l’Europa. InPnrr: sarà questa l’occasione per vedere dietro non si torna: il Next Generation Eu è un partenariato pubblico-privato efficace fondamentale per rinsaldare il continente ed ed efficiente? evitare meccanismi centrifughi. Certo, stiaIl Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza mo vedendo che rimangono aperte enormi è un’occasione fondamentale per lanciare questioni sui diritti umani, come ad esemnuove forme di collaborazione tra il mondo pio in Ungheria. Ed è giusto che l’Europa li pubblico e l’impresa privata. Ci sarà un voludifenda, non possiamo permetterci derive me significativo di denaro, come non si è mai autoritarie. Ma in questo momento mi semvisto in tempo di pace. Ma, per la prima volbra che a prevalere siano i valori positivi ta, la capacità di spesa dovrà essere accomdell’Europa. Le regole di bilancio comuni ci pagnata da una capacità di riforme che non devono essere e l’Italia gioca un ruolo fonostacoli, e anzi incentivi, la capacità di credamentale: siamo destinatari del volume più scita del nostro Paese. È chiaro che si tratta ingente di risorse e questa nostra sfida deve di denari pubblici, ma la speranza è che su di funzionare a tutti costi. Altrimenti i falchi si essi si innesti un sistema virtuoso di investimoltiplicheranno. menti anche da parte dei privati. Qual è il ruolo della task force che presieQuando parla di riforme, a che cosa si ride e quali sono le istanze che porterete ferisce in particolare? all’attenzione dei Paesi del G20? Non è un mistero che buona parte della noAbbiamo il delicato compito di occuparci di stra non-attrattività è legata ai temi della temi fondamentali che riguardano le impregiustizia lenta e macchinosa e all’inefficiense private ma anche il rapporto con il pubza della nostra pubblica amministrazione. blico. Si tratta di argomenti che sono resi Portare avanti queste due riforme significa ulteriormente cogenti dalla situazione che avere un volano fondamentale per dare al stiamo vivendo, dall’urgenza di produrre nostro Paese una crescita stabile e duratura. vaccini e di riprendere con una vita “normaTorniamo al ruolo della sua task force: tra le”. È vero che non è i temi di cui vi occuI MECCANISMI DI GARANZIA MESSI esattamente il focus pate c’è anche quelIN CAMPO DAL GOVERNO HANNO della nostra attività, lo della trasparenAIUTATO GLI ISTITUTI DI CREDITO ma sono fondamenza, che è gigantesco NELL’EROGARE DECINE DI MILIARDI tali nel momento se si pensa all’Italia storico attuale. Per quanto riguarda altri e al rischio di infiltrazioni mafiose. Come argomenti di grande impatto, abbiamo promigliorare la percezione? vato per la prima volta a sistematizzare l’anLa beneficial ownership transparency è un ti-corruzione con il G20, portando istanze e argomento cruciale per capire la correttezsoprattutto Kpi. Si tratta di una vera, piccola za dei flussi. Da questo punto di vista una rivoluzione perché proviamo a dare punti grandissima mano può arrivare dal digitale. oggettivi da raggiungere. Avere una concorMa se non mettiamo a punto basi di dati corenza leale e trasparente tra le imprese è muni, su cui attivare i controlli, sarà difficile un valore fondamentale, per me è stato un essere capillari. Una raccomandazione che onore presiedere questa task force. Aggiunci sentiamo di dare è di darsi delle regole go, infine, che un’azienda ben condotta non è comuni. Certo, c’è un tema di privacy che è solo quella che rispetta le regole e i processi, particolarmente rilevante in Europa mentre ma anche la sostenibilità della governance. lo è un po’ meno negli Usa. Ma nel Vecchio Durante il nostro percorso, poi, abbiamo “inContinente siamo frontrunner rispetto a crociato” molti altri temi fondamentali, dalle moltissimi temi che riguardano l’evoluzione politiche sanitarie fino al digitale. dei sistemi democratici. Prendiamo la lotta

al cambiamento climatico: noi pesiamo solo per l’8 o 10% delle emissioni complessive globali, eppure siamo all’avanguardia nelle politiche di contenimento dell’inquinamento. Perché? Perché abbiamo un ruolo di faro e di guida nel mondo che dobbiamo riprenderci. Le proposte che la vostra task force elabora devono poi essere recepite dal G20: che interlocuzione avete? E quanto vi sentite “ascoltati”? Sicuramente sì. Ma è anche vero che molte delle istanze che portiamo avanti sono ben note. Il problema è declinarle in modo efficace e coordinato nei vari ordinamenti. Noi cerchiamo di portare maggiore concretezza al G20, poi è ovvio che ci piacerebbe che ci fosse più rapidità d’esecuzione, ma è naturale che questa esigenza si scontri con le pratiche dei diversi Paesi e con le esigenze normative. Il G20, e quindi anche il B20, sono espressione di una piccola porzione di Paesi (20 appunto) che danno indicazioni che riguardano tutto il mondo. Come rispondete a chi vi accusa di essere una sorta di oligarchia, di Spectre che decide i destini del mondo? È vero, rappresentiamo solo 20 Paesi mentre ci sono organizzazioni, come l’Onu, che comprendono la quasi totalità delle nazioni mondiali. Però vorrei ribaltare la questione: i paesi più forti non sono tali solo perché hanno economie più ricche, ma anche perché hanno un trascorso, un’esperienza, un pensiero che si basa sul pregresso. La nostra sfida, dunque, è quella di far comprendere a tutti gli altri dove sta l’interesse nel seguire determinate norme e regole. Un Paese in via di sviluppo potrebbe dirci che è il suo “turno” d’inquinare, noi l’abbiamo fatto per due secoli. Ma proprio perché ci siamo passati possiamo fungere da guida per queste nazioni. Dovremmo creare, pur nel rispetto delle peculiarità industriali, le condizioni per cui ogni continente ha capacità produttive nei vaccini. Solo così si potrà ripartire davvero.

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FINANZIARE L’IMPRESA

QUANDO PRESTITO FA RIMA CON INVESTIMENTO Banca Mediolanum si rafforza nel segmento del credito al consumo, lanciando Prexta, una linea di prestiti personali dedicata anche a chi i soldi li ha, ma vuole lasciarli nella propria gestione patrimoniale per farli fruttare di Chiara Merico

U

na linea di prestiti personali destinata a vari segmenti di clientela e a diverse esigenze: è Prexta, lanciata da Banca Mediolanum con l’obiettivo di «stare vicino ai clienti non solo nella gestione dei loro risparmi, ma anche quando si trovano in situazioni di bisogno legate ad acquisti di varia natura, dalla casa ai beni di largo consumo», sintetizza il direttore generale dell’istituto di Basiglio, Gianluca Bosisio. La scelta di rafforzarsi anche nel segmento del credito al consumo rientra nel più ampio concetto di attenzione al cliente che da sempre caratterizza il gruppo Mediolanum. In questo modo, sottolinea Bosisio, «il cliente si fidelizza e identifica sempre più nel nostro gruppo un referente molto importante, direi unico, per tutte le sue relazioni bancarie». Per la clientela, ricorrere ai prestiti non è in antitesi con gli investimenti: da tempo questo luogo comune è stato sfatato. «Spesso oggi il pubblico preferisce restare in possesso dei propri risparmi, lasciarli investiti nelle gestioni che ha scelto, e avvalersi del credito al consumo per molti acquisti, soddisfacendo il bisogno immediato senza smobilizzare il risparmio accumulato, sia a tutela delle proprie esigenze future che degli imprevisti della vita», chiarisce il direttore generale. «Basti pensare che i clienti che si sono avvicinati negli anni a Banca Mediolanum per chiedere un mutuo sono oggi quelli più patrimonializzati che abbiamo. Inoltre, la conoscenza e le relazioni profonde che abbiamo con la nostra clientela fanno sì che oggi noi mediamente accogliamo il 90% delle richieste di credito che riceviamo, una percentuale molto più alta rispetto alla media del sistema». Scegliere i prodotti della linea Prexta presenta numerosi vantaggi, legati all’appartenenza

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GIANLUCA BOSISIO, DIRETTORE GENERALE DI BANCA MEDIOLANUM

un gruppo come Banca Mediolanum. «Anzitutto, Prexta si può fregiare di appartenere a un gruppo che le dà una solidità di cui molte finanziarie sono prive, e può contare sugli investimenti che la capogruppo ha fatto e continuerà a fare e sulla qualità del risk-management del gruppo», spiega Bosisio. «Le economie di scala con il gruppo di cui Prexta LA RELAZIONE PROFONDA CHE BANCA MEDIOLANUM HA CON LA PROPRIA CLIENTELA FA SÌ CHE IL 90% DELLE RICHIESTE DI CREDITO VENGA ACCOLTA

si avvarrà sono tante: l’approccio metodologico commerciale, il valore del saper lavorare in partnership, dalla concezione dei prodotti alla formazione della rete agli incentivi alla definizione degli obiettivi, la conoscenza di tanti clienti». Un patrimonio che rappresenta di per sé una garanzia per i clienti. La linea comprende tre tipologie di prodotti:

Prexta One, Prexta Compact e Prexta Top. Vediamo le loro caratteristiche in dettaglio. Prexta One è un prestito personale a tasso fisso, con importi erogabili che vanno da un minimo di 3.000 a un massimo di 30.000 euro e durata compresa tra 12 e 96 mesi: può essere concesso per l’acquisto di beni di consumo e durevoli e anche per mezzi di trasporto, come auto, moto o camper, oltre che per l’acquisto di prodotti di arredamento in genere e per sostenere spese personali e familiari. Il target di mercato è quello di clienti consumatori che richiedano il prestito per esigenze familiari e non lavorative, con cittadinanza italiana o straniera ma che abbiano residenza e domicilio fiscale in Italia; i loro redditi possono derivare da attività lavorativa dipendente, autonoma o da pensione e l’età deve essere compresa tra 18 e 83 anni (a fine finanziamento). Prexta Compact è invece un prestito perso-


VICINI AI CLIENTI NON SOLO NELLA GESTIONE DEI LORO RISPARMI MA ANCHE SUPPORTANDOLI NEGLI ACQUISTI nale a tasso fisso con importi che vanno da un minimo di 3.000 a un massimo di 50.000 euro, e durata da 24 a 120 mesi. Questa tipologia di prestito viene concessa per consolidare esposizioni debitorie interne o esterne, con l’erogazione di eventuale liquidità aggiuntiva per supportare l’acquisto di beni di consumo e durevoli nonché mezzi di trasporto, o per sostenere spese personali e familiari. Anche in questo caso i richiedenti possono avere cittadinanza italiana o straniera, devono percepire redditi da attività lavorativa (dipendente o autonoma) o da pensione, avere un’età compresa tra 18 e 83 anni a fine finanziamento e residenza e domicilio fiscale in Italia. Inoltre, i consumatori devono richiedere il prestito per esigenze familiari e non lavorative e devono dimostrare di avere una sperimentazione creditizia positiva sul Sistema, con almeno 9 rate pagate. Infine, Prexta Top è un prestito personale a tasso fisso, che può essere concesso sempre per l’acquisto di beni di consumo e durevoli, oltre a mezzi di trasporto, e per sostenere spese personali e familiari. In questo caso gli importi erogati variano da un minimo di almeno 30.000 euro fino a un massimo di 75.000 euro, e la durata è compresa tra 12

e 120 mesi. Il target della clientela è rappresentato sempre da consumatori che richiedano il prestito per esigenze familiari e non lavorative, con tutte le caratteristiche già illustrate per le altre tipologie di prodotto della linea Prexta: in più, è necessario avere emolumenti maggiori o uguali a 2.500 euro al mese per ogni singolo cliente. Per tutti i tre tipi di finanziamento le spese di istruttoria e di incasso rata sono pari a zero e l’imposta sostitutiva ordinaria ammonta a 16 euro. Prexta Oone e Prexta Top prevedono anche la possibilità di accedere a facilitazioni post vendita come il salto rata – che permette al cliente di posticipare il rimborso di una rata per ciascun anno solare di durata del prestito, spostando la rata alla fine del finanziamento con un importo pari a quello della penultima rata del piano di rimborso, a patto

che siano soddisfatte certe condizioni –; il cambio rata - opzione che consente al cliente di modificare l’importo della rata scegliendo un importo uguale o compreso tra la rata minima e la massima, rimanendo entro una durata complessiva del prestito di 120 mesi e comunque non superiore al 50% della durata originaria, sempre a certe condizioni - e la ricarica del prestito, che dà al cliente la possibilità di richiedere liquidità aggiuntiva al prestito in corso, riportando il capitale residuo fino all’importo originariamente erogato, per un importo minimo di 2.000 euro e massimo pari all’importo rimborsato in linea capitale al momento della richiesta, e comunque non superiore a 20.000 euro, sempre in presenza di certe condizioni. Per Prexta Compact le facilitazioni disponibili sono il salto rata e il cambio rata.

Un servizio in tre versioni, ideale per l'acquisto di beni di consumo NAMING PRODOTTO

PREXTA ONE

RANGE DURATA

TAN DI LISTINO

TAN SOGLIA BANCA

IMPORTO MIN

IMPORTO MAX

12-24

11,50%

8,70%

3.000 €

30.000 €

25-42

11,50%

7,70%

3.000 €

30.000 €

43-96

11,50%

6,70%

3.000 €

30.000 €

Un'iniezione di liquidità aggiuntiva NAMING PRODOTTO

PREXTA COMPACT

RANGE DURATA

TAN DI LISTINO

TAN SOGLIA BANCA

IMPORTO MIN

IMPORTO MAX

24-30

10,50%

8,70%

3.000 €

50.000 €

31-42

10,50%

7,70%

3.000 €

50.000 €

43-120

10,50%

6,70%

3.000 €

50.000 €

RANGE DURATA

TAN DI LISTINO

TAN SOGLIA BANCA

IMPORTO MIN

IMPORTO MAX

12-30

10,50%

8,70%

>30.000 € 75.000 €

31-42

10,50%

7,70%

>30.000 € 75.000 €

43-120

10,50%

6,70%

>30.000 € 75.000 €

Per le spese più importanti NAMING PRODOTTO

PREXTA TOP

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COVERSTORYL’IMPRESA FINANZIARE

LA SABATINI È "NUOVA" DA QUASI VENT'ANNI La legge che incentiva l'acquisto di macchinari e impianti è stata rifinanziata con circa 600 milioni di euro. Ecco come funziona e l'iter da seguire per avvalersi del contributo a fondo perduto di Laura De Lisa

“A

partire dal 2 luglio (…) è stato riaperto lo sportello per accedere alla Nuova Sabatini, la legge che incentiva l’acquisto di nuovi macchinari, impianti e attrezzature, attraverso un finanziamento bancario o leasing finanziario. La delibera di un plafond aggiuntivo, pari a circa 600 milioni di euro, è avvenuta a seguito della saturazione delle risorse destinate alle imprese nel mese di giugno”. Il Ministero dello Sviluppo Economico guarda positivamente e rifinanzia prontamente, quasi raddoppiando le risorse disponibili, l’ennesima saturazione del plafond destinato alla “Nuova Sabatini” (misura nuova da quasi un ventennio ormai). Ultimo importante stanziamento da ben

370 milioni di euro è stato disposto proprio nell’ultima legge di bilancio (cfr. L. n. 178 del 30.12.2021), momento in cui è stato altresì eliminato il tetto massimo di spesa per richiedere il contributo in conto interesse a fondo perduto in un’unica soluzione. La saturazione pressocché subitanea delle risorse – in meno di cinque mesi dall’effettiva disponibilità per la platea di piccole e medie imprese che vi hanno fatto ricorso - è da interpretare come un chiaro segno di una ripresa dell’economia, specie nel comparto industriale e nella transizione 4.0, nel cui solco ben si colloca, dal momento che è cumulabile con i crediti agli investimenti in beni strumentali e immateriali (4.0 e non). In un periodo segnato dalla forte incertezza NELLA FOTO: L’AUTRICE LAURA DE LISA, DIRECTOR – FUNDING & DEVELOPMENT LEADER E SPECIALISTA UFFICIO GARE DI RSM SOCIETÀ DI REVISIONE E ORGANIZZAZIONE CONTABILE S.P.A.

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causata dalla Pandemia e, in misura probabilmente anche più significativa, dalla fobia per il futuro, la corsa agli investimenti, senz’altro incentivata dalla misura e dal “Pacchetto 4.0”, testimonia in controtendenza una nuova confidence nel futuro per gli imprenditori italiani, oltre che un boost sensazionale per il Pil nazionale. LA CORSA AGLI INVESTIMENTI TESTIMONIA IN CONTROTENDENZA UNA NUOVA FIDUCIA NEL FUTURO PER GLI IMPRENDITORI ITALIANI

La Nuova Sabatini nella sua formulazione originaria è stata concepita dal Governo come strumento di politica industriale finalizzato a creare condizioni che consentissero agli imprenditori di prendere iniziative, di realizzare le proprie idee e di cogliere le opportunità di investimento, nell’ottica di mitigare anche l’effetto credit crunch - molto pesante soprattutto nell’anno di introduzione della norma - in cui il volume dei finanziamenti a favore delle imprese era ridotto ai minimi storici rispetto alla media europea. Da questo punto di vista, la misura ha rappresentato una strategia-ponte che il Ministero dello Sviluppo Economico ha messo in campo per sostenere l’apparato produttivo e il sistema


finanza, introducendo un meccanismo semplificato, di facile accesso per gli imprenditori e, contemporaneamente, di maggiore tutela per le banche in caso di rischio di default, supportando le piccole e medie imprese nell’ottenimento della liquidità opportuna per gestire un payback period compatibile con la propria “taglia” e prospettive di crescita.

Come funziona La misura garantisce priorità di accesso al Fondo centrale di garanzia, agevolando il finanziamento di singoli investimenti, dotati di propria autonomia funzionale, in luogo di programmi complessi. Specificamente riservata alle micro, piccole e medie imprese con sede operativa in Italia, non sottoposte a procedure concorsuali o liquidazione volontaria ed in generale che non perversano in uno stato di difficoltà, prevede il riconoscimento di un contributo in conto interessi, variabile in funzione della tipologia di investimento da realizzare (4.0 o meno). Il contributo è concesso per l’acquisto mediante finanziamento o acquisizione in leasing di macchinari, impianti, beni strumentali d’impresa e attrezzature, nuovi di fabbrica, ad uso produttivo, nonché di hardware, software e tecnologie digitali d’impresa. Il contributo a fondo perduto viene concesso in un’unica soluzione (anziché sei tranche annuali come previsto in precedenza) per finanziamenti/leasing di durata quinquennale a fronte di investimenti tra i 20.000 euro e i 4 milioni di euro. Nella sua veste ordinaria, l’ammontare dell’agevolazione è determinato in misura pari al valore degli interessi calcolati, in via convenzionale, su un finanziamento di breve termine e di importo pari all’investimento, al tasso d’interesse del 2,75%. Il contributo è maggiorato del 30% – quindi, al 3,575% annuo – per l’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica aventi come finalità la realizzazione di investimenti in tecnologie 4.0 compresi gli investimenti in: big data, cloud computing, banda ultralarga, cybersecurity, robotica avanzata e

meccatronica, realtà aumentata, manifattura 4D, Radio frequency identification (Rfid e sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti). Quest’ultima maggiorazione è prevista ulteriormente per “progetti green” inerenti l’acquisto, anche mediante operazioni di leasing finanziario, di macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica ad uso produttivo, a basso impatto ambientale, nell’ambito di programmi finalizzati a migliorare l’ecosostenibilità dei prodotti e dei processi produttivi, in virtù anche delle nuove disposizioni previste dal green deal in ambito europeo in materia di tassonomia, determinando in tal modo gli investimenti che possono essere definiti finanziariamente ed ecologicamente sostenibili. MENO APPEAL PER IL SUD A CAUSA DEL DIVIETO DI CUMULO CON IL PIÙ GHIOTTO CREDITO PER IL MEZZOGIORNO, AREE SISMICHE E ZES

L’iter 1. Presentazione, a cura del richiedente, alla banca o all’intermediario finanziario (accreditato dal Mise – elenco disponibile sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico) della domanda di accesso al contributo ministeriale, insieme alla richiesta di finanziamento; 2. Verifica, a cura dell’intermediario, del possesso dei requisiti dell’impresa in ottemperanza alle previsioni di legge e della completezza della documentazione trasmessa; 3. Richiesta di prenotazione delle risorse relative al contributo. Entro cinque giorni lavorativi dalla ricezione della richiesta, il Ministero comunica all’intermediario la disponibilità di risorse (le richieste di prenotazione saranno soddisfatte secondo l’ordine di prenotazione). Entro il mese successivo a quello di ricezione del-

la comunicazione, la banca o intermediario adotta la delibera di finanziamento ed entro dieci giorni da tale termine trasmette al Ministero l’elenco dei finanziamenti deliberati. Il Ministero - entro trenta giorni dalla ricezione dell’elenco - adotta il provvedimento di concessione delle agevolazioni e lo trasmette alla Pmi e alla banca o all’intermediario finanziario. Infine, entro il mese successivo a quello di ricezione del provvedimento di concessione del finanziamento l’impresa stipula con la banca o intermediario finanziario il contratto di finanziamento. Transizione 4.0: Il cumulo Si sottolinea il profilo di cumulabilità: il contributo in conto interessi della Sabatini è cumulabile con altre agevolazioni pubbliche concesse per le medesime spese, a condizione che tale cumulo non comporti il superamento delle intensità massime previste dal regolamento comunitario di riferimento; in particolare, la Nuova Sabatini coesiste con tutte le norme che, prevedendo benefici di carattere fiscale (es. crediti d’imposta 4.0, Formazione 4.0, credito di imposta R&S&I, ecc.), applicabili alla generalità delle imprese, non sono da considerare come aiuti di stato e non concorrono, quindi, a formare cumulo. Le Pmi che si apprestano ad effettuare investimenti in beni strumentali necessari allo svolgimento della propria attività d’impresa, hanno ulteriormente la possibilità di beneficiare della garanzia del Fondo Centrale per le piccole e medie imprese a supporto del finanziamento bancario concesso, con priorità di accesso. Meno appeal per il Sud: c'è il divieto di cumulo con il più ghiotto Credito agli investimenti per il Mezzogiorno, aree sismiche e aree Zes, dunque la misura è accolta in misura meno significativa dalle Pmi ivi ubicate.

- Nell’ultimo monitoraggio sull’andamento della misura è stato evidenziato un totale di circa 2,4 miliardi di contributi statali prenotati per un valore cumulato di 28,3 miliardi di finanziamenti deliberati; le Regioni in cui vi è stata maggior richiesta sono quelle del Nord-Est e Nord-Ovest, mentre dal Centro sono arrivate circa 19 mila istanze e 15 mila dal Sud. - Con il D.L. 77/2020 il precedente limite di 100.000 euro per la corresponsione del fondo perduto in unica soluzione era già stato innalzato a 200 mila euro. Per effetto dell’art. 1, comma 95, della L. 178/2020 il limite attuale è il tetto massimo di spesa (4 milioni di euro, n.d.a.).

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Alle infrastrutture pensino anche i capitali privati Il Recovery Plan può essere lo strumento per intervenire efficacemente nel far diventare le nostre metropoli più green, resilienti e connesse. Per raggiungere tali obiettivi occorre però attrarre investimenti privati di Anna Gervasoni

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mart cities, mobilità, connettività: tre parole che si sposano con l’esigenza di ripensare alle infrastrutture. Non parliamo più solo di quelle materiali come le autostrade o le ferrovie, ma anche di quelle immateriali. In questi mesi di distanziamento necessario abbiamo capito quanto le reti di connessione siano fondamentali per restare a contatto con gli altri e compiere molte delle nostre attività lavorative e relazionali; quindi, un Paese moderno deve dotarsi di reti efficienti e capillari che consentano una accessibilità digitale diffusa. Per consentire questa vera e propria trasformazione servono capitali, pubPROFESSORE ORDINARIO DI ECONOMIA E GESTIONE DELLE IMPRESE ALLA LIUC DI CASTELLANZA. È ANCHE DIRETTORE GENERALE DELL’AIFI (ASSOCIAZIONE ITALIANA DEL PRIVATE EQUITY, VENTURE CAPITAL E PRIVATE DEBT)

blici e privati. Il nuovo sviluppo deve essere inclusivo. Considerato che il 50% della popolazione mondiale vive nelle città, da qui si deve partire, con nuovi modelli di urbanizzazione che tengano conto della sostenibilità ambientale e sociale, dei principi Esg (Environmental, Social, Governance) e degli indirizzi internazionali volti a mitigare i cambiamenti climatici. Il settore pubblico deve indirizzare, ma ha bisogno del know how di gestione degli investimenti e di un’ottica manageriale privata nella loro realizzazione così che si possa arrivare a costruire opere che siano efficienti, durature e con un ritorno economico. La Liuc – Università Cattaneo negli scorsi mesi ha avviato un Centro di Eccellenza su questi temi, a valle dell’accordo con la commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite (Unece). Il centro si focalizzerà sulla finanza sostenibile per le città e le infrastrutture, con

l’ambizioso obiettivo di diffondere metodologie di lavoro e fare ricerca e divulgazione sul fenomeno a livello internazionale. È fondamentale che gli Atenei diventino serbatoio di idee e di attività di ricerca per un settore che sarà così rilevante nei prossimi anni. Per guardare al futuro occorre infatti partire dalla città e ridisegnarle sulla base delle nuove esigenze energetiche, di mobilità e digitali. Il Recovery Plan può essere lo strumento per intervenire efficacemente nel far diventare le nostre metropoli più green, resilienti e connesse; per raggiungere tali obiettivi occorre però attrarre investimenti privati, in grado di rispettare le tempistiche e l’efficienza dei piani, garantendo adeguata remunerazione agli stakeholders. Solo così ci si assicura un successo duraturo. Ma sul tema, l’Università Cattaneo non è l’unica ad essersi mossa. L’Aifi, l’associazione degli investitori in private capital, ha organizzato un tavolo di lavoro che ha tra gli obiettivi quello di diffondere una corretta cultura sull’operato dei fondi per le infrastrutture, a partire dagli strumenti finanziari che gli investitori privati del comparto utilizzano. Il tavolo si concentrerà anche sull’analisi dei vincoli legislativi e burocratici che nel nostro paese impediscono una piena operatività. Possibilità di attrarre capitali ce ne sono, basti pensare che, da una prima stima, i fondi infrastrutturali italiani o internazionali che hanno già operato in Italia hanno una complessiva dotazione di oltre 60 miliardi di euro da investire. Cifre importanti che cercano progetti validi. E per tutti questi operatori la sostenibilità è diventata una condizione necessaria per investire. Finanza per un nuovo sviluppo, che spesso può sposarsi con la finanza pubblica secondo schemi che chiamiamo di PPP-Public Private Partnership, in chiave di complementarità, coinvolgendo nel sistema anche imprese e banche, ciascuno con propri ruoli e funzione. Il nostro Paese offre occasioni straordinarie, ma deve consentire interventi con procedure snelle e poter contare su una pubblica amministrazione adeguata. Per questo il lavoro di università e istituzioni può essere cruciale per stimolare il processo.

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FINANZIARE L’IMPRESA NSA ECONOMY RANKING

La logistica va a due velocità Se i grandi vettori nella pandemia non si sono mai fermati, i corrieri nel B2B meno che mai. La fotografia dello stato di salute delle imprese del comparto secondo i parametri dell’Nsa Economy Ranking di Maddalena Bonaccorso

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ell’anno in cui la pandemia da e iper-specializzate. Per quanto riguarda le Covid-19 ha spinto il comparto piccole aziende, per far fronte alle nuove e dell’e-commerce verso livelli mai stringenti regole di distanziamento, le impresperimentati prima –quantomeno nel nostro se hanno dovuto impiegare meno persone nei Paese- il settore dei corrieri ha subito una magazzini, diminuendo ancora la marginalità frattura che da un lato ha fatto aumentare in del guadagno, con molti prodotti non essenmaniera esponenziale i ricavi delle grandi ziali rimasti in giacenza per molti mesi. multinazionali, e dall’altro ha “punito” le picNonostante un miglioramento della situazione cole aziende. Infatti, se è vero che durante il generale nella seconda metà del 2020, il boom lockdown una grande percentuale di italiani dell’e-commerce non si è traslato con la stessa è ricorsa all’e-commerce anche se non l’aveva intensità nell’’ultimo miglio’ delle consegne: lo mai sperimentato in precedenza, è anche vero scorso anno, a fronte di un aumento del 34,5% che le piccole imprese dedicata al B2B, cioè delle vendite di e-commerce, il fatturato delle alle consegne a negozi e imprese hanno visto imprese dei servizi postali e attività di corrieuna riduzione del fatturato che in alcuni casi re ha segnato globalmente un aumento che si è arrivata al 70%, secondo i dati di Confetra, ferma al +4,4%. confederazione dei La crisi si rispecchia A FRONTE DI UN LAVORO trasporti e della loginei fatturati delle SICURAMENTE AUMENTATO stica. aziende prese in esaNEL VOLUME, NON C’È STATO Il comparto, che in Itame dal gruppo Nsa. UN CORRISPETTIVO DI FATTURATO lia vale 6,5 miliardi di Al top della classifica euro con circa 700 imprese attive sul mercatroviamo una grande realtà del Nord-Ovest, to vive dunque un periodo ambivalente: con Swiss Post Solution SpA, società affiliata alla le imprese specializzate in e-commerce B2C, Posta svizzera con sede a Milano, che supeche sono tipicamente le grandi multinazionali, ra i 12 milioni di euro di fatturato. Al seconuscite vittoriose dal periodo pandemico, e le do posto, la Gold Service srl, che raggiunge i piccole che consegnano al dettaglio in grande 6.271.000 euro, seguita da Magliana Servisofferenza. ce srl di Bologna e Speedy Service srl di San L’Istat ha rilevato una crescita dell’e-commerZeno sul Naviglio in provincia di Brescia, con ce di circa il 20% nel solo mese di marzo del fatturati per entrambi superiore ai 4 milioni 2020 e questo trend ha avuto un effetto di tradi euro. Escludendo poi poche aziende che scinamento sui corrieri, con l’incremento di oscillano tra i 2 e i 3 milioni di euro, il resto circa due milioni di nuovi consumatori online si attesta su cifre molto basse: specchio della nei primi mesi dello stesso anno: ma il boom realtà del mondo della logistica e dei corrieri ha permesso di realizzare guadagni maggiorapost-pandemia: «Lo scorso anno, causa Covid, ti solo a poche imprese di grandi dimensioni hanno chiuso i battenti cinquemila imprese

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el 2020, anno in cui la pandemia da Covid-19 ha costretto gli italiani in casa per molti mesi, il settore dei corrieri ha sperimentato una notevole crescita, dovuta al grande aumento del commercio online e delle consegne a domicilio. Ma si è trattato più che altro di una crescita che ha coinvolto le grandi multinazionali delle consegne Business to Consumer, mentre le piccole realtà di consegne al dettaglio a negozi e imprese (quindi business to business) hanno subito una battuta d’arresto. Per Economy, ha classificato queste realtà il Gruppo Nsa, il primo mediatore creditizio per le imprese italiane per fatturato, vigilato dalla Banca d’Italia tramite l’Organismo agenti e mediatori. Nsa è specializzato nella erogazione di finanziamenti alle imprese, capace di garantire efficacia ed efficienza nei rapporti con il sistema bancario. Il rank attribuito alle aziende da Nsa che vedete nella tabella a fianco è frutto di ricerche ed elaborazione di dati commissionata da Economy all’Ufficio Studi del Gruppo Nsa. Viene calcolato sull’analisi dei bilanci, regolarmente depositati. In particolare, l’analisi classifica le imprese per solidità patrimoniale, performance, affidabilità e redditività: i medesimi parametri utilizzati per l’elaborazione nsaPmindex, l’indice sul merito creditizio. Il Gruppo Nsa adotta anche in questa ricerca l’algoritmo definito dal Disa, Dipartimento di Studi Aziendali dell’Università di Bologna, per l’elaborazione dell’indice nsaPmindex, indice annuale sullo stato delle Pmi italiane. E la tabella a fianco rappresenta una fotografia dello stato di salute di queste imprese, suddivise per area geografica.

del settore della logistica, mentre i miliardi di fatturato persi sono circa cinque» ha dichiarato il presidente di Confetra, Guido Nicolini, pochi mesi fa al Ministro del lavoro Andrea Orlando: «Nel picco della crisi, ossia da aprile ad agosto 2020, circa il settanta percento delle imprese ha fatto ricorso a una qualche forma di ammortizzatori sociali».


CORRIERI - classifica per area geografica

SUD

NORD-OVEST

NORD-EST

CENTRO

AREA GEOGRAFICA

CLASSIFICA 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10

RAGIONE SOCIALE START SRL EMISFERO EXPRESS S.R.L. PARCEL POST SOCIETÀ COOPERATIVA UNIVERSAL SERVICE S.R.L. SILT ALVA S.R.L. PDC CONSULTING S.R.L. SPEEDY BOYS S.R.L. GREEN LINE S.R.L.S. UNIPERSONALE IRAN AIR THE AIRLINE OF THE ISLAMIC REPUBLIC OF IRAN P.& G. S.R.L. MAGLIANA SERVICE S.R.L. UNIPERSONALE SPEEDY POST - S.R.L. VELOCE’ INDUSTRY S.R.L. TEMPOSPAZIO S.R.L. PATAVINA SERVIZI S.R.L. CESENA RECAPITI S.R.L. SERVIZI E IMPRESE S.R.L. SPED.INT.RA S.R.L. - SPEDIZIONI INTER.RAVENNA ST POST - ALTOADIGEPOST SUEDTIROL POST - S.R.L. AK SOLUTIONS S.R.L. SPEEDY - SERVICE S.R.L. EX-T S.R.L. AMMIRAGLIA S.R.L. TUCA S.R.L.S. SERVICE ONE S.R.L.S. CARGOBROKER S.R.L. SWISS POST SOLUTIONS S.P.A. ZELIX S.R.L. FEDER S.R.L. COMMERCIALPOST S.R.L. GOLD SERVICE S.R.L. FAST SERVICE S.R.L. SOLUZIONE SPEDIZIONI - S.R.L.S. SE.TRI. SRL TRANSPORT EXPRESS - SOCIETÀ COOPERATIVA COURIER PACK - S.R.L. GE.CO.DIS. S.R.L. PUNTO EXPRESS S.R.L.S. CALABRIA POSTE S.R.L. SPEDIZIONI HERMES SALERNO S.R.L.S.

FATTURATO

INDIRIZZO

891.267 € 817.059 € 757.531 € 701.093 € 492.510 € 490.000 € 358.084 € 296.378 € 1.942.010 € 260.865 € 4.505.000 € 511.013 € 291.803 € 178.048 € 85.018 € 682.424 € 17.000 € 503.251 € 3.381.737 € 3.320 € 4.048.922 € 1.347.089 € 1.072.331 € 857.155 € 841.438 € 465.200 € 12.036.113 € 351.168 € 150.447 € 569.701 € 6.271.684 € 1.631.868 € 802.081 € 672.185 € 565.809 € 482.706 € 332.003 € 315.488 € 299.707 € 300.649 €

Viterbo (VT) Ascoli Piceno (AP) Roma (Roma) Carrara (MS) Roma (Roma) Roma (Roma) Roma (Roma) Bibbiena (AR) Roma (Roma) Roma (Roma) Bologna (BO) Trieste (TS) Castenaso (BO) Padova (PD) Padova (PD) Cesena (FC) Bologna (BO) Ravenna (RA) Bolzano/Bozen (BZ) Legnago (VR) San Zeno Naviglio (BS) Milano (MI) Garlasco (PV) Genova (GE) Casale Monferrato (AL) Torino (TO) Milano (MI) Torino (TO) Assago (MI) Monza (MB) Napoli (NA) Napoli (NA) Calvizzano (NA) Santa Maria Capua Vetere (CE) Lecce (LE) Gela (CL) Nocera Inferiore (SA) Caserta (CE) Reggio di Calabria (RC) Salerno (SA)

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L’UOMO, IL VIRUS E IL ROBOT

Intelligenza artificiale, automazione e blockchain insieme nella prima soluzione al mondo in grado di certificare la sanificazione: ecco R2S, frutto della collaborazione fra Bazzica Engineering e Var Group

di Marina Marinetti

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può recitare un ruolo importante all’interno i chiama R2S Robot, è un robot inteldell’innovazione dei protocolli di disinfezione, ligente e, benché sia nato in Umbria, grazie ai quali secondo gli esperti si possono a Trevi, non troppo distante dalla diraggiungere riduzioni 20% -30% delle infeziomora di George Lucas di Passignano sul Trasini nosocomiali, percentuali che tradotte in vite meno, non è un personaggio della saga di Star umane, solo in Italia, permetterebbero di salvaWars. Eppure, proprio come R2-D2 e C-3PO, re dalla morte le 4500 e le 8000 persone ogni lotta al fianco dell’uomo per sconfiggere il neanno», spiega a Economy Annibale Marchetti, mico. Che in questo caso è rappresentato dagli lo specialista di Bazagenti infettivi: il Covid LA LUCE ULTRAVIOLETTA RIDUCE zica Engineering che in primis, ma non solo. I PATOGENI DEL 99,99% ha messo a punto la Che R2S Robot neutraE LA BLOCKCHAIN FORNISCE LA PROVA lizza grazie alla capaci- INCONFUTABILE DELLA SANIFICAZIONE soluzione. Soluzione, già: al di là delle dodici tà germicida della luce lampade (otto verticali e quattro orizzontali) a ultravioletta Uv-C, che riduce i patogeni del luce ultravioletta, al di là degli specchi defletto99.99% alterando i legami molecolari del Dna/ ri, delle ruote, della guida autonoma, delle batRna dei microrganismi, senza impiegare disinterie ricaricabili che gli consentono di operare fettanti ed evitando quindi il rischio di indurre nell’arco di otto ore, al di là dell’intelligenza arlo sviluppo di patogeni resistenti al trattamentificiale, della visione stereoscopica, del robot to chimico. Perché, appunto, non di solo Covid operating system, R2S Robot - che, non l’avevamuore l’uomo. «Le guerre si combattono con le mo ancora chiarito, sta per Room sanification armi. R2S Robot robot è un’arma di difesa che

82 HITRAC DIETRO LE QUINTE DELLA DIGITALIZZAZIONE

84 MTD CON IL COVID L’INNOVAZIONE È DIVENTATA PUNGENTE

86 DOTTOR LUIS IL FRANCHISING NEL DNA E L’ODONTOIATRIA NELLA TESTA

90 NHOOD LARGO AI NUOVI TALENTI DELLA RIGENERAZIONE URBANA

92 AD MAIORA SE L’EDITORE DI SUCCESSO PUÒ SNOBBARE LA LIBRERIA

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robot, cioè due volte la “r” e una sola la “s”, ndr - è la prima soluzione nel mondo a certificare la sanificazione grazie alla blockchain. «Non siamo stati i primi ad aver avuto l’idea di usare un robot per portare a spasso la radiazione UvC», sottolinea Marchetti, «ma siamo stati primi nel mondo ad aver avuto l’idea di inglobare il mezzo, il robot, all’interno della proposta di un fine raggiungibile grazie ad un’architettura organizzativa in grado di rendere visibile l’impegno per la disinfezione anche agli occhi del singolo cittadino che usando una banale app può riuscire a vedere in modo “non frodabile” (grazie alla blockchain) quando e come è stato sottoposto a disinfezione l’ambiente in cui sta per entrare, magari per fare una visita medica o per andare a trovare un parente ricoverato». La soluzione, nel suo complesso, risponde al nome di SafetyMe Disinfezione ed è stata sviluppata a quattro mani (in realtà le mani sono parecchie di più) con Var Group, uno dei principali partner italiani per l’innovazione Ict. «Con Var Group abbiamo deciso che si sarebbe potuto parlare di “sistema innovativo” se fossimo riusciti a proporre il raggiungimento di un fine, nel nostro caso l’innovazione dei protocolli di disinfezione, con i mezzi (robot, tecnologie IT, blockchain, eccetera) armonizzati all’interno di un’architettura organizzativa in grado di proporre un valore totale maggiore della semplice somma dei singoli componenti costituenti “il sistema”», conferma Marchetti. Sistema che, va sottolineato, rende utilizzabili gli ambienti sanificati in pochi minuti con una efficacia garantita, verificabile, e che genera report di disinfezione anti contraffazione, determinanti in caso di controversie legali. «Con Bazzica Engineering abbiamo fatto prototipi e sperimentazioni, sviluppando un applicativo che in cloud potesse eseguire la pianificazione e la consuntivazione delle missioni, fornendo anche promemoria in funzione del rischio d’infezione di determinati locali», racconta Fabio Carminati, Solution Specialist & Business Developer di Var Group. «Abbiamo investito oltre 200mila euro in sperimentazioni cliniche in università e ospedali. Siamo così convinti che questa soluzione abbia caratteri-

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stiche uniche al mondo che ora la porteremo all’estero». L’impiego della blockchain supera il mero aspetto burocratico e alla semplice dichiarazione sostituisce la prova certificata dell’avvenuta disinfezione dei locali. Il robot è un dispositivo medico di classe 1 e coi crediti di Industria 4.0 il “giochino”, che di listino si aggira intorno ai 130mila euro, viene di fatto a costare il 50% in meno. Tanto quando l’ennesima auto aziendale al manager di turno e molto meno dei 140mila euro che in media costa un sinistro ospedaliero. E comunque non ci sono solo gli ospedali: le soluzione è ideale per chi ha grandi superfici a contatto con il pubblico, quindi anche aeroporti, stazioni, banche, enti pubblici, mense, fiere, scuole, grandi aziende. R2S Robot-Robot è in grado di integrarsi con il sistema di building automation, con la centrale operativa di videosorveglianza e mette a disposizione con un semplice QR code le informazioni relative alle modalità e tempistiche di disinfezione. «La soluzione», conclude Carminati, «ha un ciclo di 5 anni in full service compreso nel prezzo e se fra tre anni, a pandemia conclusa, in azienda non servirà più, la si può sempre donare a un ospedale, dove servirà sempre».

Per approfondimenti

BAZZICA ENGINEERING Bazzica apre il suo primo stabilimento per la trasformazione del polistirolo espanso all’inizio degli anni ’70, quando la storia industriale di questo straordinario materiale è ancora giovane. Il successo sul mercato arriva molto presto: le soluzioni tecniche all’avanguardia e la capacità di soddisfare in tempo reale ogni specifica esigenza dei clienti in tantissimi settori produttivi, portano l’azienda ad occupare, in pochi anni, una posizione di assoluto rilievo. L’avanguardia tecnologica ha sempre spinto avanti la Bazzica, e la sua continua innovazione sul prodotto ha favorito soluzioni pionieristiche nello sviluppo di macchinari per la trasformazione di polistirolo espanso (Eps) e polipropilene espanso (Epp). Grazie al know how, all’inventiva ed a risorse ingegneristiche di prim’ordine come il brevetto del cambio automatico dello stampo: Bazzica diventa Gruppo iniziando a progettare e realizzare, tramite le consociate Promass e Bazzica Engineering, una linea completa di macchine dedicate allo stampaggio di particolari in polistirolo e in polipropilene espanso. Con Bazzica Engineering, in particolare, la capacità di creare automazioni si è estesa a tutti i settori industriali.

A PROPOSITO DI VAR GROUP Con un fatturato di 480 milioni di euro al 30 aprile 2021, 2.700 collaboratori, 23 sedi in Italia, 8 sedi all’estero ( Francia, Spagna, Germania, Romani, Svizzera, Cina), Var Group è uno dei principali partner per l’innovazione del settore Ict: combina conoscenza dei processi aziendali, offerta globale e ricerca (grazie anche alla stretta collaborazione con start

up e centri universitari) e realizza con i propri clienti soluzioni che li rendono più competitivi, tracciando insieme alle aziende un percorso che si trasforma in vantaggi concreti per il business. Var Group sostiene la competitività delle imprese del Made in Italy, con una strategia che permette di cogliere i benefici della digital transformation e un’offerta dedicata ai più

importanti settori italiani (agrifood, manufacturing, food & wine, meccanica industriale, fashion, furniture, retail e Gdo). Var Group appartiene al Gruppo Sesa S.p.A., operatore di riferimento in Italia nell’offerta di soluzioni IT a valore aggiunto per il segmento business. La capogruppo Sesa S.p.A. è quotata sul segmento Star di Borsa Italiana.


infatti, in Italia 3,5 milioni di persone avrebbero portato in casa un animale per alleviare l’isolamento della primavera 2020 e altri 4,3 milioni starebbero pensando di farlo a breve. Ca’ Zampa è nato poco più di due anni fa, ma ha già condotto due round di finanziamento. «Il primo – ci spiega Giovanna Salza – early stage con il fondo Augens e con tre “appassionati” come Luca Cordero Di Montezemolo, Giovanni Malagò e Gaetano Micciché. Il secondo invece, da 1,7 milioni complessivi, con il fondo di Ennio Doris. La nostra novità è quella di vendere piani salute per gli animali domestici, una sorta di “abbonamento” che consente di monitorare le condizioni dei pet durante l’anno, con sistemi di prevenzione e con dei prezzi estremamente competitivi. Non è un caso che in Italia la media di visite dal veterinario sia di 1,2-1,3 volte all’anno mentre con Ca’ Zampa siamo già a 4». Altro aspetto caratterizzante di Ca’ Zampa è la forte vocazione di innovazione tecnologica. Il I 60 milioni di animali domestici in Italia sono una miniera non solo primo e principale driver sarà una piattaforper veterinari e shop, ma anche per big data e dispositivi IoT. ma di intelligenza artificiale che sia in grado Così, Ca’ Zampa ha lanciato un trial sui collari intelligenti di comparare e gestire i dati. D’altronde, diversamente da quanto avviene per gli umani, con di Marco Scotti gli animali non esistono restrizioni di privacy e questo permette di svolgere molte più ricerche ltro che governo ombra: in Italia c’è insidiare gli studi tradizionali. Noi di Ca’ Zampa anche in ottica di big data. Ca’ Zampa ha lanun autentico Paese-ombra. È quello siamo stati first mover, abbiamo intuito fin da ciato un trial esteso su 500 animali per raccodegli animali domestici (o “pet” se si subito che c’era un grande potenziale». gliere informazioni tramite i collari intelligenti, preferisce), un esercito di 60 milioni di soggetLa creatura di Giovanna Salza ha un modello di la cartella clinica, la cuccia e altri device IoT. In ti, capitanati non da cani o gatti, ma da pesci business innovativo. Si pone come prima rete questo modo il proprietario riceve degli alert rossi e uccelli che da soli valgono oltre due terin Italia di centri venel caso di comportaAL MOMENTO SONO SETTE I CENTRI zi della popolazione “da compagnia”. Compresi terinari che offrono i menti anomali come CA’ ZAMPA SUL TERRITORIO ITALIANO, 1,8 milioni di conigli e 1,3 milioni di rettili. Il servizi legati al benesmancanza di appetito, MA IL TARGET DI SVILUPPO 77% degli italiani considera i pet come memsere, dalla toelettatura battito accelerato e via È DI 40 CENTRI ENTRO IL 2024 bri della propria famiglia, con un conseguenall’educazione, dalla fidicendo. te incremento della spesa media per la loro sioterapia all’alimentazione. Al momento sono «Il motore di intelligenza artificiale – conclude cura. «La pet economy – racconta a Economy già sette i centri, la maggior parte dei quali a la Salza – è di nostra proprietà. Si tratta di un Giovanna Salza, fondatrice e presidente di Ca’ Roma e Milano. La previsione è di aprirne altri progetto molto complesso che rientra in un Zampa – sta avendo una grande crescita, ansei entro la fine dell’anno e di arrivare a 40 cenecosistema digitale molto articolato, che coinche perché stanno entrando player di grandi tri entro il 2024, con 80 posizioni lavorative già volge vari partner e in cui abbiamo investito dimensioni. L’ultimo deal è quello con cui Mars aperte e una stima di fatturato al 2021 di tre in maniera estremamente decisa. Per quanto ha rilevato AniCura, un grande network di milioni di euro. Un mercato, quello del pet, già concerne il progetto di raccolta dei big data cliniche veterinarie. L’Italia al momento è anflorido prima della pandemia e che è diventato stiamo lavorando anche con le università per cora un pochino indietro, ma stiamo vivendo ancora più significativo durante il lockdown, la ricerca. Alla fine di settembre partiremo anun boom simile a quello avvenuto nel dentale, per un controvalore di circa 3,5 miliardi lo che con dei progetti per sviluppare il business con player di grandi dimensioni che provano a scorso anno. Secondo il Rapporto Coop 2020, nel pharma e nel food».

La pet economy diventa hi-tech

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DIETRO LE QUINTE DELLA DIGITALIZZAZIONE Proteggere e gestire i dati è strategico per aziende ed enti pubblici. Alla scoperta di Hitrac, la realtà italiana leader nei servizi di progettazione, implementazione e gestione di impianti per infrastrutture critiche di Riccardo Venturi

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e tecnologie digitali sono sempre più alla base del funzionamento di tutte le attività: economiche, amministrative, militari, sanitarie... Questa sorta di nuovo linguaggio universale, che è necessario conoscere e utilizzare per non essere tagliati fuori dal mondo, ha però bisogno di impianti e infrastrutture di governo. È quel di cui si occupa Hitrac, realtà italiana di riferimento nei servizi di progettazione, implementazione, gestione e manutenzione di impianti per infrastrutture critiche, con un focus specifico sul segmento dei data center. «Integriamo impianti e sistemi a servizio e protezione di tutto quel che c’è intorno alle più sofisticate tecnologie, che vengono alimentate, raffreddate e protette da sistemi estremamente avanzati e resilienti» spiega Fabrizio Mainas, presidente FABRIZIO MAINAS, PRESIDENTE E AMMINISTRATORE DELEGATO DI HITRAC e ad di Hitrac, «da qualche anno c’è una crescente convergenza sulle tecnologie necessarie per raggiungere questo scopo, che sono co. Si cerca di scongiurare tutti quegli elemenimpianti energetici, impianti industriali, imormai le stesse dalla sanità ai trasporti, dal ti che possono determinare “single points of pianti per siti militari e, soprattutto, data cenmilitare all’aerospazio». failure”, che possano cioè provocare un blocco ter, che Hitrac cura dalle fasi di analisi, design Più la grammatica digitale si afferma come dell’infrastruttura. Per i data center il downtie progettazione fino all’implementazione, manuovo linguaggio universale, più gli impianti me si misura in secondi per anno…». Con oltre nutenzione e assistenza. Se i dati, come è stato che proteggono le tecnologie digitali sono si30 anni di esperienza in settori diversi, dal detto, sono il nuovo petrolio, la loro gestione mili tra loro, pur essendo applicati a settori petrolchimico all’industria pesante, dal bane protezione è un compito della massima anche molto diversi. cario al broadcasting, importanza. «Una parte dei dati vengono elaGLI IMPIANTI VENGONO REALIZZATI «Quel che li distingue Hitrac si è affermato borati e archiviati, come accade per esempio DOPO UN RISK ASSESSMENT è il grado di resilienza come player di riferinelle banche» osserva Mainas, «altri interaCON UNO STRESS TEST CHE SIMULA agli shock esterni di mento nelle soluzioni giscono anche a distanze notevoli. Si pensi a VARIE CLASSI DI PERICOLO varia natura» sottoliimpiantistiche “chiavi un ragazzo italiano che gioca just in time alla nea Mainas, «gli impianti vengono progettati in mano” per le cosiddette infrastrutture critiPlaystation con un coetaneo della Malesia: i e realizzati dopo un risk assessment, simulanche. La società ha lavorato e lavora su progetti tempi di latenza devono essere uguali a zero, do uno stress test: vengono ipotizzate le varie in Italia e in oltre 50 Paesi esteri, nell’ambito immaginiamo cosa significhi per infrastruttuclassi di shock, dal rischio di eventi naturali di solidi rapporti di partnership con operatori re che gestiscono miliardi di Terabyte. Oppure – si pensi se nella zona delle alluvioni in Gernazionali e internazionali. Gli ambiti operativi all’e-commerce, cui si collegano una miriade mania ci fosse stato un data center o un sito includono sistemi di alimentazione elettrica, di utenti ogni secondo: per una realtà come militare di controllo dei confini - a quelli legati cooling system, sistemi di sicurezza/sorveAmazon i tempi di latenza sono un problealla situazione geopolitica, o di default tecniglianza, cablaggi strutturati, switching center, ma economico, se gli acquirenti vedono una

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clessidra che si muove possono cambiare idea e annullare l’ordine. Poi ci sono dati cruciali come quelli degli archivi militari. Se l’Esercito italiano, che fa parte della Nato, non si fosse adeguato a determinate, costosissime tecnologie, non sarebbe in grado di dialogare con le forze armate alleate, perciò ha investito molto in tecnologia». Il problema è che questo gap in molti altri settori non è stato colmato. «Secondo recenti studi dell’Ocse, il nostro Paese è quartultimo nell’utilizzo di internet» rimarca Mainas, «siamo in una posizione di coda anche per l’istruzione online e il telelavoro. Ma la crescita esponenziale delle tecnologie digitali e della loro implementazione al servizio di tutti i settori, dalla sanità al commercio e così via, stanno cambiando velocemente il modo in cui comunichiamo. I data center di Netflix e Sony sono tecnologicamente all’avanguardia, il problema sono quelli della nostra pubblica amministrazione in aree non raggiunte dalla fibra ottica. L’Italia ha un problema di permeabilità tecnologica, una parte della popolazione non viene raggiunta: questo è un gap per il progresso e la crescita del Paese. È quindi un obbligo colmarlo con il piano Next Generation Eu». Hitrac ha chiuso l’esercizio 2020 con un fatturato consolidato di circa 45 milioni di euro e ordini acquisiti del valore di oltre 90 milioni, confermando anche nel periodo della pandemia, caratterizzato dal rallentamento delle attività in diversi cantieri, il trend di costante crescita evidenziato negli ultimi anni: il tasso annuo di crescita composto 2017-2020 è superiore al 20%. La società impiega circa 300 dipendenti tra gli headquarters di Roma e le sedi operative di Milano, Bologna, Firenze, Ivrea (Torino), Udine, nonché i presidi esteri in Arabia Saudita, Kuwait, Guyana Francese e Sudafrica. Lo scorso 29 aprile B4 Investimenti Sgr, una società di gestione del risparmio indipendente operante nel settore del private equity, ha acquisito il controllo di Hitrac nell’ambito di un’operazione di buy-out concepita e realizzata, in una logica di continuità strategica e gestionale, in partnership con gli

imprenditori Fabrizio Mainas e Alessandro Rocchetto e alcuni top manager della società. B4 Investimenti Sgr è stata costituita nel 2012 al fine di individuare ed investire in Pmi italiane caratterizzate da buona redditività, chiare prospettive di sviluppo, forte vocazione all’internazionalizzazione e posizionamento di leadership in specifici segmenti di mercato in cui l’italianità rappresenti un fattore distintivo. Il progetto di partnership tra il top management di Hitrac guidato da Fabrizio Mainas e B4 Investimenti Sgr mira ad accompagnare L'ITALIA HA UN PROBLEMA DI PERMEABILITÀ TECNOLOGICA CHE COSTITUISCE UN GAP PER LA CRESCITA DEL PAESE

la società nella realizzazione di un ulteriore balzo nel percorso di crescita e sviluppo, al fine di consolidarne ulteriormente il posizionamento di mercato a livello nazionale, nonché di incrementarne progressivamente la penetrazione in specifici mercati esteri strategicamente rilevanti. L’obiettivo di Hitrac è un sostanziale raddoppio delle dimensioni nei prossimi tre anni. Il piano industriale condiviso prevede un significativo rafforzamento del team manageriale, importanti investimenti

funzionali a supportare lo sviluppo strategico, tecnologico e commerciale, nonché l’implementazione di una corporate governance, di un modello gestionale-operativo e di processi aziendali e sistemi IT funzionali a gestire al meglio dimensioni e complessità crescenti. Il progetto non esclude l’ipotesi, laddove se ne presentasse l’opportunità, di valutare eventuali opzioni M&A di crescita anche per linee esterne. Il mercato cui si rivolge Hitrac ha grandi potenzialità ancora inespresse: il volume d’affari, in Italia, vale oltre 2,5 miliardi di euro, con significativi tassi di crescita sia storici che prospettici, con particolare riferimento al segmento data center che da solo rappresenta il 30% circa del totale. La spinta viene da macro trend globali quali l’aumento della domanda di infrastrutture tecnologiche resilienti, sicure e protette, la transizione ecologica e la diffusione crescente di internet, con la necessità di adeguare il processo di digitalizzazione del Paese rispetto ai benchmark internazionali. In questo quadro è strategico l’incremento degli investimenti funzionali alla realizzazione di nuovi e moderni data center, con la potenziale disponibilità di ulteriori fondi europei nei comparti di riferimento derivanti dal piano Next generation Eu.

LEONARDO E L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE Fra i tanti progetti completati di recente da Hitrac figura la realizzazione delle infrastrutture atte a ospitare il supercomputer Leonardo al Tecnopolo di Bologna, sede di Cineca, il consorzio interuniversitario italiano, a cui aderiscono 69 università, due ministeri e 27 istituzioni pubbliche nazionali. Leonardo punta ad essere l’elaboratore per l’intelligenza artificiale più potente

al mondo e il secondo per potenza di calcolo; la visita del presidente del Consiglio Mario Draghi al Tecnopolo ne ha evidenziato la strategicità. Hitrac ha curato anche l’assistenza, la conduzione e la manutenzione di tutti gli impianti (riscaldamento, condizionamento, idraulica e impianti elettrici) delle tre sedi di Bologna di Cineca. Altro progetto in fieri è la realizzazione del centro di addestramento

equipaggi presso la base elicotteri della Marina Militare Maristaeli di Catania, in collaborazione con Leonardo. Il centro ospiterà aule training e simulatori per l’addestramento del personale elicotterista della Qatar Air Force. In particolare, la realizzazione di opere edili e infrastrutturali, degli impianti (elettrico, climatizzazione, sicurezza e speciali), del cablaggio strutturato per la trasmissione di dati.

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Economy ha intervistato il ceo di Mtd Micol Fornaroli, ex McKinsey e già ai vertici in Italia di colossi pharma come Bracco e Sanofi.

Veniamo da un lungo periodo di pandemia che ha visto Mtd giocare un ruolo importante per la produzione di siringhe per le vaccinazioni, saturimetri e altri dispositivi. Risultato: il 2020 si è chiuso con ricavi in crescita del 10%. Che cosa ha rappresentato per Mtd questo periodo? Di fronte alle sfide poste dalla pandemia, Mtd ha accelerato su investimenti, crescita e creazione di valore. In un momento di grande discontinuità, ha dato velocità e flessibilità alla propria organizzazione scegliendo un modello radicalmente interfunzionale. Inoltre, ha ascoltato le richieste dei clienti trovando soluzioni immediate ed Avere la leadership mondiale non basta, quando si è nel bel mezzo efficaci per rispondere a bisogni emergenti, di una pandemia. Il caso di Mtd, che ha studiato e prodotto a tempo con un approccio espansivo e lungimirante. di record nuovi dispositivi medici. Comprese le siringhe per i vaccini I risultati sono arrivati: +10% dei ricavi superando i 240 milioni di euro di fatturato di Alessandro Faldoni complessivo nel 2020. E il primo trimestre del 2021, grazie a quanto seminato nel SE LA PANDEMIA HA COLPITO DURAMENpenna, venipuntura, prodotti per la medica2020, si chiude in modo ancora più posiTE LE AZIENDE INDUSTRIALI E A FARNE zione, dispositivi per il monitoraggio della tivo: +30% rispetto allo stesso trimestre MAGGIORMENTE LE SPESE SONO STATI – pressione arteriosa, nebulizzatori e termo2020 con picchi del 50% su alcuni mercati E CONTINUANO AD ESSERE - I COMPARTI metri, mentre Htl-Strefa è leader mondiale chiave, come ad esempio Stati Uniti, Middle DEI SERVIZI E DEL COMMERCIO che, dopo nella progettazione, sviluppo e produzione East, Asia Pacific. un disastroso 2020, anche nel 2021 stendi dispositivi per il prelievo di sangue caIl Covid ha condizionato fortemente il tano a ripartire, non pensiate che in ampillare, altamente specializzata nel diabete 2020. Concretamente che cosa avete fatbito farmaceutico la pandemia sia stata la e nei dispositivi pungenti di sicurezza. Alto? manna dal cielo. Anzi: l’impatto del Covid cuni numeri relativi Grazie a una speciMTD HA CHIUSO IL 2020 ha costretto le aziende del comparto a ritmi all’attività del Grupfica task force abCON 240 MILIONI DI EURO produttivi mai affrontati. Ma chi è riuscito a po ne fanno intuire biamo sviluppato, in DI FATTURATO. E IL PRIMO TRIMESTRE innovare ha goduto di un boost fenomenale le dimensioni e l’imtempi ultra rapidi, DEL 2021 SEGNA GIÀ UN +30% per crescere. Mtd, che sta per Medical Teportanza, anche per un ampio portafoglio chnology and Devices, rientra pienamente la nostra salute: è ideatore e primo produtdi soluzioni portando rapidamente sui vari nell’identikit. È nata nel 2018 dall’integratore al mondo di lancette di sicurezza per mercati tutti i dispositivi di igiene e protezione di due aziende storiche e leader nel il prelievo di sangue, sono oltre 5 miliardi zione individuale, come igienizzanti, guansettore sanitario: Pikdare e Htl-Strefa, con i dispositivi prodotti per la comunità saniti, termometri a infrarossi, saturimetri e alle spalle un’esperienza di oltre 80 anni. taria e i pazienti, circa 4 milioni di iniezioni test diagnostici, garantendo la fornitura La prima è conosciuta per il marchio PiC insuliniche e oltre 8.5 milioni di micro predei dispositivi medici necessari per la pre(tutti ricorderanno il refrain “Pic indolor lievi di sangue vengono eseguiti ogni giorvenzione e lo screening del virus. Più nello (già fatto?)”) e produce e distribuisce aghi no con i prodotti di Mtd. specifico, in un anno, da aprile 2020 a mar-

Con il Covid l'innovazione è diventata pungente

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zo 2021, abbiamo contribuito in modo rilevante alle campagne di screening di massa in tutti i Paesi in cui siamo presenti distribuendo diversi milioni di test Covid. Questa emergenza ha influito sui vostri progetti di sviluppo? Li ha certamente incentivati e accelerati. Le faccio un esempio: abbiamo attivato in tempi record un progetto molto importante per la campagna vaccinale, le siringhe a ridotto spazio morto, per ottimizzare l’estrazione del vaccino da fiale multidose. Queste siringhe, ingegnerizzate, testate e messe in produzione, sono disponibili ora per tutti i mercati europei. Inoltre, grazie a importanti investimenti sulle linee di produzione e a diversi accordi con un’ampia rete di partner internazionali, la capacità produttiva sul fronte siringhe quest’anno dovrebbe raddoppiare, superando i 500 milioni di pezzi/anno di produzione. E il nostro sforzo è stato molto apprezzato, consentendoci di ottenere, l’estate scorsa, un incarico dal Department of Defense degli Stati Uniti per essere tra i fornitori di siringhe e aghi di sicurezza per la campagna vaccinale Usa. Un vostro fiore all’occhiello è la sicurezza… È vero, è una delle nostre aree di specializzazione: proteggere gli operatori sanitari nello svolgimento del loro lavoro quotidiano, tema oggi particolarmente importante se pensiamo alle campagne vaccinali di massa attualmente in corso. A questo proposito abbiamo portato sul mercato nuove soluzioni per prevenire le punture accidentali durante la procedura vaccinale che prevedono kit contenenti il necessario per un’esperienza di vaccinazione facile e sicura. Non solo aghi e siringhe, quindi, ma anche kit di medicazione e dispositivi per lo smaltimento in sicurezza. Mtd ha sempre spinto molto sull’innovazione: anche nel 2020 è stato così? È un tema centrale per un gruppo come il nostro e sarebbe stato un errore focalizzarsi unicamente sulle opportunità derivate dalla pandemia senza guardare oltre. Per

MICOL FORNAROLI, CEO DI MTD

questo motivo abbiamo dato vita al progetto Mtd Engineering, un nuovo hub di innovazione con quattro aree di focalizzazione: sviluppo di concept/pipeline in-house o in partnership, produzione di componenti per dispositivi di terzi, prodotti finiti per nuovi segmenti, servizi tecnici e di consulenza rivolti al mercato. Nella stessa prospettiva si inserisce l’avvio delle attività di un nuovo impianto in Europa - il quarto del Gruppo - nel distretto industriale di Bydgoszcz in Polonia. Risalendo la catena del valore, attraverso un’integrazione verticale, sono state internalizzate le migliori tecnologie di stampaggio, e questo servirà ad aumentare ulteriormente qualità e innovazione dei prodotti. In questo quadro, che ruolo e peso ha l’Italia all’interno del Gruppo? Vi sono iniziative specifiche che riguardano il nostro Paese? L’Italia, attraverso una copertura del mercato farmacia di oltre 120.000 clienti serviti quotidianamente, è fondamentale per la generazione di valore del Gruppo. Inoltre, ospita la sede di uno dei 4 stabilimenti per la produzione di dispositivi altamente distintivi come l’ago penna per diabete più sottile e corto al mondo: praticamente una soluzione del tutto indolore che permette la piena aderenza terapeutica per una larga coorte di pazienti cronici. Il peso dell’Italia sul fatturato globale del gruppo è intorno

L'EMERGENZA HA ACCELERATO I NOSTRI PROGETTI DI SVILUPPO al 40% e le tre principali iniziative in corso sono diverse. Intanto, l’avvio di nuove produzioni di pungenti di sicurezza, il rafforzamento delle partnership con farmacie e laboratori e l’ampliamento progressivo del nostro già vasto catalogo di prodotti di self medication, che già copre ampliamente l’area della medicazione. Poi puntiamo sul segmento degli strumenti di diagnostica, compresi quelli pel la gestione diverse patologie croniche come l’ipertensione e il diabete, e sull’area dei pungenti per le terapie farmacologiche fino all’area del benessere delle vie respiratorie. E a che punto siete con questi progetti? Sul primo fronte, le nuove produzioni di pungenti, lo stabilimento di Como sta passando dalla prototipazione alla produzione su larga scala di uno dei dispositivi più innovativi per i sistemi di iniezione in una fase di progressiva trasformazione per diventare l’hub di sviluppo industriale per tutto il Gruppo. Sul fronte farmacie stiamo realizzando importanti campagne educative su diversi aspetti delle patologie a cui sono indirizzati i nostri prodotti e stiamo accorciando le distanze con i principali clinici che ci aiutano nello sviluppo di nuove soluzioni. Infine, sull’espansione del portafoglio stiamo lavorando per allargare l’offerta dei prodotti in portafoglio con soluzioni sempre più innovative e vicine a pazienti con bisogni specifici.

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Il franchising nel Dna e l'odontoiatria nel cuore Chi c'è dietro al nuovo network Dottor Luis? Chicco Reggiani, che ha già attirato l'attenzione del fondo L Catterton (che fa capo a Bernard Arnault). Ed è pronto a fare il bis. Con più qualità e passione di Angelo Curiosi

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IL MEDICO ODONTOIATRA NON SI SENTIRÀ PIÙ UN IMPIEGATO MA DIVENTERÀ ARTEFICE DEL SUO SUCCESSO 86

egnamoci questo nome: Dottor Luis. Perché chi conosce bene Chicco Reggiani sa che presto vedremo molte insegne con questo nome, nelle città italiane. Insegne di studi dentistici organizzati. Reggiani è un imprenditore seriale di successo, che ha il franchising nel Dna e l’odontoiatria nella testa, ormai. Già, perché tra il 2008 e il 2019 ha creato dal nulla, e poi ha fatto arrivare a 60 cliniche con 500 dipendenti e più di 500 dentisti, un network talmente forte da aver attratto nel 2016 l’attenzione di un potentissimo fondo di private equity, L Catterton, che fa capo al “patron” mondiale del lusso, Bernard Arnault, che l’ha acquistato. «Quell’esperienza è stata un successo, sì»,conferma Reggiani, ma senza compiaci-

mento, asciutto e diretto all’obiettivo come sempre: «Però adesso, anche sulla base di quell’esperienza, ma andando oltre, vogliamo sviluppare qualcosa di nuovo e di diverso, ancora migliore, secondo noi, per qualità e attenzione al paziente». Dunque sta nascendo un nuovo network di studi odontoiatrici che si chiamerà Dottor Luis: bene. E in cosa si differenzieranno da quelle che già funzionano, e bene? «Le spiego. Con quella cessione abbiamo firmato un accordo di non-concorrenza di 5 anni. E abbiamo avuto tutto il tempo per riflettere su come far meglio… di noi stessi. Mi ero ripromesso di non muovermi finché non avessi trovato un’idea innovativa, innovativa e diversa, sin dal marchio. Che appunto non richiama la parola “denti” ma è il nome di un uomo, perché rimette al centro il professionista dentista, l’odontoiatra». Già: nel vasto mondo degli studi dentali l’odontoiatra è un worker, un lavoratore dipendente che dà la sua prestazione percentualmente, ha perso un po’ identità. A volte non si sente parte integrante della struttura. «Analizzando il modello vincente del passato – racconta ora Reggiani – abbiamo visto che il successo è arrivato perché tutta la parte stategica era gestita dalla holding e nei singoli studi c’era un socio di minoranza, imprenditore, coinvolto ed effettivamente motivato. Con Dottor Luis, abbiamo semplicemente estremizzato questo concetto, coinvolgendo anche i medici odontoiatri nella proprietà e introducendo meritocrazia nel sistema. Più sono bravi, più avranno successo. Il medico non sarà più un travet ma sarà corresponsabile del suo successo. Un modello di business unico!». Oggi i dentisti tradizionali, quelli bravi ma “di una certa età”, o riescono a gestire il passaggio generazionale in casa, con i figli o qualche fidatissimo giovane assistente ca-


pace di rilevare il rapporto fiduciario con la clientela, oppure aprono una clinica fronte strada, il che richiede molti capitali, o collaborano in una struttura organizzata. E per i dentisti più giovani, che non siano figli d’arte, l’apertura di uno studio in proprio è più che mai una sfida onerosa ed esposta a una grande pressione competitiva. «Dare ai dentisti, sia maturi che giovani purché molto bravi, una quota in una clinica che col tempo cresce, magari permettendogli di aprirne qualcun’altra, vuol dire offrirgli una grande opportunità - spiega Reggiani - e infatti la nostra nuova formula sta richiamando fin da subito grande attenzione da tutta Italia». La struttura di Dottor Luis si articola su due holding in cui possono partecipare vari soci, compresi ad esempio i fornitori, che partecipano al piano industriale con un ben diverso coinvolgimento, oltre ai soci dei singoli studi del network. “Stiamo costruendo qualcosa di solido che crescerà e durerà. Pensi che nel nostro business plan abbiamo dimezzato il risultato nel conto economico di previsione e appesantito i costi per stressarlo, in modo da non rischiare di deludere. La holding si chiama Novestar Spa, perché i soci sono 9, tra i quali Reggiani ha la maggioranza del 59% ed è pronto a diluirsi cedendo fino all’8%. Gli altri soci sono commercialisti, finanzieri, avvocati. «Sono circondato da amici, molti della mia squadra storica». E molti all’opera gratis: «Non ci credete? E invece sì! Sì, perché fino al 2023 vogliamo dimostrare concretamente a tutti che crediamo in questo nostro progetto a tal punto da investirci denaro, ma non solo: anche il tempo e il lavoro! E sì che abbiamo soci che hanno investito la loro liquidazione, qui con noi. Gente seria, che ha l’unico interesse di fare il bene dell’azienda». I primi tre studi apriranno entro l’anno a

Bergamo e Brescia, e poi via, a macchia d’olio, ovunque, in tutta Italia. «Negli studi, il nostro motto è che conta il team, tutto il team. Devono essere grandi professionisti, dediti allo scopo, e ci deve essere un lavoro di squadra, dall’assistente alla poltrona al commerciale. Nella ricerca del team di lavoro ci siamo mossi per coinvolgere profondamente i nostri collaboratori nello scopo aziendale. La valorizzazione dello staff professionale è la nuova impostazione vincente, nel settore dentale e non solo. La base metologica è americana, con meritocrazia, stock options, coinvolgente. Anche un assistente alla poltrona deve sentirsi ed essere parte del progetto». Ed è per questo che Reggiani ha già la fila di oltre 14 studi già attive e pronte a confluire LA STRUTTURA DI DOTTOR LUIS SI ARTICOLA SU DUE HOLDING CUI POSSONO PARTECIPARE ANCHE I FORNITORI

nel nuovo network: «Sto incontrando i candidati – spiega – anche in zone dove in passato abbiamo sempre fatto soltanto affiliazioni e non aperture dirette. E alcuni sarebbero pronti ad aprire subito ma per nostra filosofia aziendale non vogliamo cedere il marchio a realtà che non siano in linea con noi. Quindi prima si vara il modello, e poi lo si applica. Un modello che ha convinto i miei soci come anche le banche. Crediamo nell’effetto positivo dell’estremizzazione della professionalità all’interno degli studi». Secondo l’analisi che Reggiani fa del settore – dall’interno, avendo contribuito ad affermarlo in Italia – alcune esperienze meno convincenti hanno sbagliato a non considerare la risorsa umana come una parte fondamentale del modello di business: «Senza il team la clinica è morta – sintetizza lui – E allora meglio avere una location magari meno d’impatto,

ma un team efficiente che il contrario. Mentre a volte i medici pensano che tutto ruoti attorno a loro: no! Il paziente stesso ha a che fare anche con un commerciale, un amministrativo, l’importante è che viva l’esperienza dal dentista in maniera piacevole e positiva. Per questo è essenziale che tutti i team siano attentissimi al rapporto col paziente, che altrimenti ha l’impressione di essere un portafoglio da spennare». Nel Reggiani-pensiero, meritocratizzare il sistema medico in un settore complesso come il dentale vuol dire alzare la qualità del servizio. Difendendo anche i clienti dalle imposizioni di alcune compagnie di assicurazioni che purtroppo pretendono di imporre ai medici, a volte riuscendoci, dei piani di cura spesso non in linea con quel che servirebbe davvero al paziente… «Non faccio nomi, ma ci sono compagnie che impongono di trascurare determinate tipologie di interventi odontoiatrici. Deontologicamente parlando, questo approccio è sbagliato - si accalora Reggiani - perché non assicura il corretto piano di cura al paziente. Il cliente abbandonato alle logiche assicurative magari sarà soddisfatto economicamente ma rischia di essere curato male. In più, con i listini imposti, riducendo il costo della prestazione si abbassa il compenso del dentista». Il che non significa, sia charo, che Dottor Luis voglia essere una catena di lusso, inaccessibile: «Di lusso inaccessibile no, ma di prestigio sicuramente sì e di alta qualità italiana, che nel settore sanitario è una garanzia. In passato abbiamo avuto successo perché gli imprenditori erano soci nella gestione dei vari studi. Con Dottor Luis diventano soci anche i medici, diventano parte integrante del progetto, con alle spalle una holding che garantisce tutti i servizi. Funzionerà, sta già funzionando».

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INNOVARE I PROCESSI PER PROIETTARE L’AZIENDA IN UN PERCORSO DI CRESCITA, GRAZIE AL SUPPORTO

WORK AND TECHNOLOGY, PASSA PER POZZILLI LA NUOVA FRONTIERA DELL’ALLUMINIO In provincia di Isernia uno stabilimento industriale completo di attrezzature digitali per la produzione di manufatti 4.0

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entotto dipendenti, un fatturato stimato per l’anno 2021 di 1.550.000 euro ed un cruccio: la formazione. Una leva considerata strategica dall’azienda, utile alla specializzazione di tutte le figure operative, con risultati tangibili sia nel raggiungimento di nuovi obiettivi che nel mantenimento degli standard di qualità e affidabilità verso il cliente. Queste le principali caratteristiche della Work and Technology Srl, azienda costituita nel 2009 , con sede nella Zona Industriale di Pozzilli (Isernia) e competenze specifiche nel settore dell’alluminio; in particolare nel campo del collaudo ed imballo degli estrusi. La filosofia aziendale è cambiata molto negli ultimi tempi e si è adeguata perfettamente ai parametri di industria 4.0. Su impulso dell’ingegner Leo D’Antono, amministratore unico della società, sono state acquisite nuove apparecchiature di rilievo fotografico, dotate di software specifici, ed un macchinario per l’imballo automatico. Inoltre, grazie all’asse con Fondimpresa, è stato portato avanti un piano scrupoloso di formazione specifica per i dipendenti (Meet), che ha consentito loro di prendere confidenza con le attrezzature di ultima generazione, attraverso il perfezionamento delle competenze in materia di verifica della qualità superficiale degli estrusi; stima dei parametri produttivi orari nel rispetto del budget; sviluppo e standardizzazione di specifiche procedure relative alle mansioni lavorative da svolgersi sulla nuova linea di imballo automatica acquisita. Duplice il vantaggio acquisito dall’azienda a margine del programma di formazione. Da un lato una svolta nella produttività aziendale in termini di riduzione dello scarto e innovazio-

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ne nelle tecniche di imballo. Dall’altro, l’impatto positivo sull’attività esterna all’azienda, con la diminuzione delle contestazioni, l’aumento della produzione con valutazione giornaliera, settimanale, mensile; l’avvicinamento alle esigenze qualitative e produttive di nuovi clienti.

Investimenti in infrastrutture per essere sempre più competitivi Work and Technology ha realizzato alcuni investimenti nell’acquisizione di sedi, impianti e macchinari per aumentare l’appeal sul mercato. Si va dall’immobile di rappresentanza sede

LEO D’ANTONO, AMMINISTRATORE UNICO WORK AND TECHNOLOGY

di ufficio tecnico ed amministrativo ad Isernia ad attrezzature di ultima generazione per la produzione di manufatti in alluminio. Da segnalare il leasing immobiliare per un nuovo capannone industriale nella zona industriale di Pozzilli, con tanto di impianti ed opere edili connesse. Previsti anche nuovi sistemi informatici interni per la gestione della produzione.

Lampade Led con carterizzazione in alluminio pre-verniciato Durante l’anno 2016 la società ha attivato un ulteriore settore per la produzione di lampade a Led con carterizzazione in alluminio pre-verniciato estruso, rivoluzionando il mercato di settore, che offriva prodotti con carter presso-fuso ad ingenti costi di attrezzaggio e di magazzino. Durante il 2019, invece, la Work and Technology si è affacciata al mercato della ristrutturazione di immobili residenziali e realizza, come general contractor, opere edili ed impianti per soluzioni abitative private.


DI FONDIMPRESA, IL FONDO INTERPROFESSIONALE PER LA FORMAZIONE CONTINUA di Giuseppe Delle Cave

FANDIS LANCIA SENSIS, IL DISPOSITIVO PER IL CONTROLLO CLIMATICO CHE PREVIENE I GUASTI La SpA del Lago Maggiore è player internazionale nei sistemi di gestione della temperatura di applicazioni industriali

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i fa presto a parlare di Industria 4.0 e delle opportunità che essa offre in materia di digitalizzazione ed innovazione. Ma non c’è automazione che tenga dinanzi ad un guasto, seppur banale e momentaneo, al sistema di ventilazione del quadro elettrico dei macchinari. Anche di quelli che crediamo essere i più sofisticati. Ecco perché il controllo della condizione climatica, definito anche “thermal management”, assume un ruolo strategico cruciale, con un’azione di supervisione a distanza e la possibilità di agire da remoto senza dover interrompere il processo. Ed è la gestione e il controllo della temperatura in applicazioni industriali il “pane quotidiano” di Fandis, azienda piemontese con base a Borgo Ticino (NO), sul Lago Maggiore, che nel 1985 è nata come distributrice di ventilatori compatti ma via via è cresciuta fino a diventare una SpA ed il partner ideale per la quadristica di grossi gruppi industriali ma anche di imprese dalle dimensioni meno elevate. Oggi è in grado di offrire le più ampie soluzioni e componenti all’avanguardia per il raffreddamento, riscaldamento, regolazione e monitoraggio delle condizioni climatiche interne agli armadi elettrici. Insomma, il compagno di viaggio perfetto per chi crede nella “fabbrica adattiva” e vuole essere sicuro che tutto fili liscio a bordo macchina, senza fastidiose battute d’arresto che comporterebbero un impatto gravoso sulla produttività. Ma per raggiungere risultati

L’asse con Fondimpresa per accrescere le competenze e sperimentare nuove prassi Con Fondimpresa diverse iniziative: nel 2015 un training sulla gestione dei collaboratori; nel 2016 un percorso sulla metalmeccanica per la progettazione di dispositivi intelligenti; nel biennio 2017/2018 il Piano Laser per lavorare, apprendere, sperimentare, evolvere e ripartire; nel 2019 il corso di cybersecurity e di eccellenza negli acquisti; nel 2020 la formazione manageriale e di lingua francese. Altre iniziative sono in corso di progettazione.

di questo tipo ed offrire alle industrie soluzioni sempre all’avanguardia, Fandis ha investito tanto anche in formazione, una leva considerata strategica per affrontare al meglio il mercato. Ne è sicuro Silvano Zilioli, Ceo di Fandis SpA. «L’innovazione prende vita spesso dallo scambio di conoscenze, idee e punti di vista di attori diversi. Anche la formazione - spiega - è in questo senso uno scambio, tra docente e discente, tra chiunque abbia avuto l’occasione di approfondire una materia e abbia il desiderio di trasferirne il contenuto a qualcun altro. Creare percorsi formativi di eccellenza in azienda significa in molti casi mettere le basi per innovazioni di valore».

Sensis, un dispositivo intelligente per la termoregolazione da remoto Ciò che contraddistingue Fandis è la capacità di offrire soluzioni ad alto valore tecnologico, sia in fase di produzione di componenti su larga scala, sia in fase consulenziale e di progettazione, quando l’approccio alla personalizzazione e un atteggiamento proattivo e flessibile costituiscono un vero plus rispetto alla concorrenza, in un mercato sempre più esigente e selettivo. Di qui Sensis, lo strumento Industrial Internet of Things per il monitoraggio e la gestione integrata dei quadri elettrici. Grazie alla tecnologia Iiot, Sensis è infatti in grado di monitorare l’efficienza dei sistemi di ventilazione con sensore anemometrico, prevedere guasti e malfunzionamenti dei componenti nel quadro elettrico, correlare grandezze climatiche interne ed esterne, bypassare il Plc e trasmettere via Opc-Ua o Mqtt. Il tutto direttamente SILVANO ZILIOLI, CEO FANDIS da remoto.

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di food concept all’erogazione di servizi accessori più innovativi - dedicati alle strategie legate al mondo della ristorazione, che rispettino i trend di mercato ma anche il bacino di riferimento. Con questo supporto specialistico, l’azienda ha l’obiettivo di aumentare l’attrattività dei punti ristorativi, massimizzare il loro ritorno economico e rendere gli spazi, esistenti e futuri, una destination e un punto di aggregazione per le comunità. Comunità che l’azienda conosce anche grazie al lavoro di professionisti del Data Analysis & Intelligence e dei New Services, ai quali Nhood offre raffinati strumenti di analisi e ricerca ed evolute meccaniche di comunicazione, per convertire l’importante mole di dati raccolti e monitorati in preziose informazioni su clienti, propensioni e abitudini di consumo, fino a poter produrre analisi di potenziale e modelli predittivi. Un profitto che deve essere sempre sostenibile Dai professionisti dell'analisi dei dati e dei nuovi servizi al Food in ambito ambientale, sociale, economico. Per Strategy & Development Manager: sono le nuove figure specializzate questo diventano fondamentali i dipartimenti con cui Nhood sta affrontando il tema della riqualificazione degli spazi E-procurement e Facility Management evoluti, in grado di affiancare i clienti nell’iter di fordi Paola Belli nitura efficiente e consapevole e nella progettazione, pianificazione ed erogazione di tutti a crisi imposta dalla pandemia ha acData Analysis, il Project Management focalizquei servizi che rendono gli asset immobiliari celerato e in alcuni casi rivoluzionato zato sulla riqualificazione urbana a 360 gradi luoghi performanti, sicuri e a impatto positivo. la forma e la modalità di fruizione dei – le cui competenze sono al servizio sia della Attraverso il servizio di Tenant Representaluoghi urbani. Negozi, ristoranti, spazi di intrasformazione dei circa 50 asset commerciali tion, Nhood diventa partner e consulente per trattenimento, ma anche aree benessere e per gestiti in Italia, sia nella generazione di nuovi i retailer, affiancandoli nella scelta di soluzioni la salute personale hanno dovuto cambiare le ambienti urbani. immobiliari innovatiNHOOD DIVENTA PARTNER loro modalità di accoglienza a livello fisico e Con l’inserimento di ve, in risposta ai loro digitale, per essere più attrattivi, competitivi e nuove figure altamen- E CONSULENTE PER I PLAYER DEL REAL obiettivi di business; ESTATE AFFIANCANDOLI NELLA SCELTA rispondenti alle nuove esigenze di vita. te qualificate come mentre con la figura di DI SOLUZIONI INNOVATIVE Nhood ha deciso di essere parte attiva in quequeste, oggi Nhood New Concept Developsta trasformazione. A sua volta è cambiata: da offre un contributo trasversale e innovativo ment Manager stringe sinergiche collaborazioplayer primario nel settore commerciale, si è nella costruzione e riqualificazione di luoghi di ni con i principali player di ogni settore - studi specializzata nei servizi di consulenza e nella vita, per farli diventare più accessibili, inclusidi progettazione e design, società di consuprogettazione di interventi di riqualificaziovi, sostenibili, e rispondenti alle esigenze delle lenza specializzate nell’ingegneria civile, amne urbana, affermandosi tra i principali attori amministrazioni locali, dei cittadini di oggi, ma bientale e dei trasporti, aziende che operano dell'industria immobiliare in Italia. anche delle generazioni a venire. nel campo energetico e nella comunicazione, Per farlo, la società ha fortemente investito Con approccio pionieristico, Nhood è stato università, associazioni ed istituzioni - che con nell’attrarre talenti specializzati in ambiti speinfatti il primo player del settore ad introdurl’azienda condividono la volontà di realizzare cifici - come il Food&Beverage, l’Approvvigiore la figura di Food Strategy & Development spazi evoluti e integrati nel territorio, pensati namento Energetico, il Leasing consapevole, la Manager. In questo modo offre nuovi servizi per mettere in connessione le persone e soddiSecurity & Safety, la Comunicazione digitale, il di consulenza “tailor-made” – dall’ideazione sfare i bisogni dei cittadini.

Largo ai nuovi talenti della rigenerazione urbana

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Quando l’impresa cresce con una prospettiva sociale Dalla cultura organizzativa alla filantropia: il caso del Gruppo Piramis, realtà con 55mila aziende clienti guidata da Davide Possi. Che vent’anni fa ha scelto di seguire Vodafone e da allora non si è mai fermato di Paola Belli

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ssere imprenditore ha un significato profondo, è un modo di vedere il lavoro in una prospettiva sociale: è un impegno nei confronti di se stessi, della propria famiglia e delle persone con le quali vivi e lavori». Per Davide Possi, nato a Salò 53 anni fa, managing director del Gruppo Piramis, l’impresa non è solo business. Certo, detto da uno che siede al vertice di una realtà con 55mila aziende clienti, 600mila utilizzatori, 1000 collaboratori e 58 sedi aziendali, sembra un ossimoro. Ma arrivare a quel vertice, per Possi, non è stata una scalata in solitaria: «Un grande lavoro di squadra ha permesso a Piramis di diventare una delle più grandi realtà nella vendita, nell’assistenza e nella gestione dei servizi nel mondo delle telecomunicazioni e dell’hi-tech», spiega. «Piramis ha abbracciato già vent’anni fa quello che sarebbe poi diventato un brand mondiale: Vodafone, di cui oggi è primo partner nazionale ed Excellent platinum in Italia». Ambizioso e fortemente motivato, Davide Possi ha portato la Piramis, nel giro di pochi anni, ad essere il più grande partner di Vodafone Italia per la parte corporate e per la parte Vodafone Global Enterprise, con 27 sedi sparse in tutta Italia. E da qualche anno ha iniziato, sempre con Vodafone, una nuova avventura legata al mondo consumer che oggi conta ben 26 punti vendita. A confermare e consolidare la partnership con Vodafone nel 2017, a seguito dell’aggiudicazione da parte di Vodafone del relativo bando, è arrivato il mandato per la gestione della connettività delle Pubbliche Amministrazioni. «In un crescendo di collaborazione e sviluppo di nostri brand e prodotti

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oggi offriamo ai nostri oltre 55.000 clienti connettività, privacy e cyber security, noleggio operativo, digital e web marketing, kasko e servizi di assistenza. Evolversi e non rimanere ancorati al vecchio mondo ci ha permesso e ci permette di crescere anticipando le esigenze dei clienti offrendo servizi all’avanguardia». Instancabile e sempre a caccia di nuovi stimoli, Possi ha lanciato nel 2016 una start up, Stop Riparo, che si occupa di riparazioni di smartphone e Pc con oltre 1000 centri di raccolta in Italia, l’anno dopo ha lanciato Maverick Group, che si occupa di noleggio operativo smartphone, tab, smartv, pc e altro e nel 2018 ha dato IN EPOCA DI COVID AVER DATO RISALTO AI VALORI HA DETERMINATO UN EFFICACE ENGAGEMENT DI DIPENDENTI E COLLABORATORI

vita al team di ricerca Piramis Locator Solution risponde prontamente alle esigenze del mercato sviluppando prodotti dedicati alla localizzazione. Uno degli ultimi prodotti proposti è l’EasyGdpr, strumento che permette di adeguare le aziende al nuovo regolamento europeo mettendo in sicurezza il proprio business dal punto di vista legale, formativo e tecnico. Questione di cultura organizzativa: «Da imprenditore ho la consapevolezza di dover reagire di fronte ad ogni situazione ed emergenza e per dare continuità all’azienda è necessario saper motivare i miei collaboratori», continua il managing director di Piramis. «La cultura organizzativa è poco quantificabile, ma è di vitale importanza perché all’interno delle aziende si sviluppa il senso di appartenenza, l’orgoglio di

DAVIDE POSSI

far parte di una realtà, di contribuire, in qualità di collaboratori, al suo successo e alla sua crescita». Specie in tempi di Covid: «In un periodo di lontananza fisica, aver coltivato la cultura aziendale, dato risalto ai valori, alla mission, attuato una comunicazione trasparente e coerente con i fatti ha determinato una risposta vincente da parte delle persone che formano l’azienda». Ma non si tratta solo di business. Negli anni Piramis ha creato una serie di nuovi progetti, imprenditoriali e sociali con una vision: sostenere le aziende nel loro percorso e creare nuove opportunità per le persone. «Piramis Onlus è la parte sociale del gruppo Piramis e nasce nel 2014 come naturale evoluzione di questo modo di intendere il lavoro e dell’essere imprenditori», continua Possi. «Porta concretamente il suo sostegno ai più bisognosi e a chi è in difficoltà e nel corso degli anni ha sostenuto più di 30 progetti sia a livello nazionale quali la ricerca sul cancro, l’assistenza domiciliare ai malati e aiuto agli alluvionati- solo per citarne alcuni- ma anche a livello locale dando il proprio contributo a situazioni di disagio spesso segnalate dai nostri collaboratori.” Convinti che donare sia la miglior forma di comunicazione, con opere concrete, nel nostro piccolo rendiamo al mondo quello che abbiamo ricevuto. E a sostenere il claim “io faccio la mia parte, e tu?” dal 2019 c’è anche il Presidente onorario Daniele Cassioli, cieco dalla nascita, pluricampione paralimpico di sci nautico: il miglior esempio di come la vita possa riempirci gli occhi di meraviglia, perchè se guardi oltre tutto è possibile».

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STORY-LEARNING

con poco a disposizione, anno dopo anno, hanno costruito le fondamenta dell’attuale Ad Maiora. È stata una specie di traversata nel deserto. Ci sono state difficoltà, ci sono stati problemi, ma c'era la certezza di riuscire a vincere quella che poteva apparire una sfida complessa ma assai avvincente. Si, alla fine posso dire che ce l'abbiamo fatta. La strada è ancora lunga, ma i risultati si vedono!

Se l'editore di successo può snobbare la libreria L'editore giuridico Ad Maiora ha conquistato la leadership di mercato puntanto tutto su formazione del personale e diffusione commerciale tramite la vendita a distanza, diversificando e fidelizzando la clientela di Monica Setta

GIUSEPPE PIERRO HA UN SORRISO CONTAGIOSO, NON STA FERMO UN MINUTO, CONSULTA CARTE, RISPONDE AL TELEFONINO MENTRE MI FA FARE IL GIRO DELLA SUA BELLA AZIENDA DI TRANI, IL FIORE ALL'OCCHIELLO DELLA MEDIA EDITORIA PUGLIESE NEL MERCATO EUROPEO. Vado a trovarlo perché sono curiosa di sapere come ha fatto un industriale giovane, meno di cinquant'anni, a produrre volumi e utile anche in piena pandemia. Capacità? Visione? Forse entrambe. Ma partiamo da lontano per raccontarvi il piccolo "miracolo" di Ad Majora.

Come nasce la sua azienda? Festeggiate

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Lei è un imprenditore di successo. Quale è stata l'idea chiave per il tuo business? Probabilmente l’idea vincente, sin dall’inizio, è stata la scelta della modalità di vendita, diversa da quella adottata dalle altre case editrici. Non abbiamo optato per la vendita dei testi in libreria, ma abbiamo deciso di gestire interamente tutte le fasi, dalla realizzazione delle opere alla diffusione commerciale tramite la vendita a distanza, con chiamata o online. Così siamo entrati direttamente in contatto con i professionisti riuscendo a curare ogni singolo rapporto fino ad ottenere la fidelizzazione del cliente. Politica aziendale, questa, di non facile attuazione perché implica a monte la sinergia dei diversi e molteplici settori, nonché la costante formazione del personale operante.

un compleanno importante, ma da dove si origina il successo di oggi? Ad Maiora nasce nell’ormai lontano dicembre 2001 da un’idea condivisa con Giuseppe Calabrese, colui il quale sarebbe poi Numeri importanti, ma poi arriva la panstato il mio compagno di avventura fino al demia, il Covid. Come ha inciso sul suo 2016. gruppo? OLTRE ALL'AMBITO GIURIDICO Ha origine dalla voÈ innegabile che il AD MAIORA EDITA TESTI MEDICI, lontà di due ragazzi, Covid-19 abbia deTECNOLOGICI, SULL'ENERGIA dell’età di 24 e 25 stato e continui a E DEDICATI ALL'INFANZIA anni, che avevano un destare grande presogno da realizzare: diventare la casa edioccupazione, perché alla crisi sanitaria trice giuridica leader a livello nazionale. è seguita immediatamente quella finanUn’idea che 20 anni fa appariva forse anziaria. Il mio gruppo di lavoro si è unito che visionaria, ma in cui due ragazzi hanno ancora di più, ha continuato a lavorare e creduto fortemente e, attraverso sacrifici e a investire. Nell’anno della pandemia Ad


SE ESISTE UNA RICETTA PER IL SUCCESSO È QUELLA DELL'UNITÀ DEL GRUPPO DI LAVORO Maiora si è ingrandita tramite l’apertura di due sedi (Andria e Ruvo di Puglia) creando nuove posizioni di lavoro. Contestualmente, per la fattiva tutela della salute delle dipendenti, ho investito tanto sugli screening settimanali, con i dispositivi di sicurezza quali i tamponi rapidi, riuscendo di volta in volta a isolare immediatamente il caso di positività che si manifestava, e mi sono premurato della loro vaccinazione. Ad Maiora è stata, infatti, tra le prime in Puglia a usufruire della somministrazione aziendale.

Come cercate di vincere la battaglia della competitività sul mercato interno ed esterno? Esiste un’unica strada: quella dell’alta qualità dei prodotti editoriali per la divulgazione scientifica di settore, attraverso la pubblicazione di opere complete e aggiornate destinate ai professionisti. Tutti i testi, forniti anche di un taglio pratico, sono il risultato di un approfondito lavoro di ricerca. A tal fine ho inteso creare da un lato una redazione composta di figure competenti sotto la guida del Direttore Editoriale, l'avvocato Triestina Bruno, dall’altro ho se-

lezionato i singoli componenti dell’intero gruppo commerciale, che è costantemente formato. Ma posso dire con franchezza che se esiste una ricetta per il successo è quella di lavorare sull'unità del gruppo di lavoro. È essenziale andare tutti nella stessa direzione con l'identica convinzione.

se succederà, sarà solo dopo un lungo percorso di studi e specializzazioni e una lunga gavetta che obbligatoriamente dovranno fare all’interno dell’azienda per capire e toccare con mano tutti i comparti. Solo così potranno conquistarsi la fiducia dei collaboratori ed essere credibili ai loro occhi.

Secondo lei c’è possibilità di diversificaLei da piccolo sognava di fare l’imprenre per la sua azienda in futuro? ditore e di avere tutto questo successo? Io ritengo che ognuno di noi si debba speAssolutamente sì! L’imprenditore si fa per cializzare nel proprio ramo per dare la vocazione a mio avviso, non perché non massima professionalità al mercato. Tutsi trova altro di meglio. Purtroppo provetavia Ad Maiora, con l’avvento dell’ ebook niamo da un retaggio culturale del posto e dei dispositivi di lettura elettronica, sta fisso che io non ho mai accettato. Solo chi cercando di affiancare ai prodotti cartacei, ha la mentalità giusta può reggere angosce, sempre intramontabili, anche prodotti tecansie e duro lavoro quotidiano molte volnologici quali software, videobook ed altro, te non supportati dai giusti risultati. Solo molto graditi soprattutto dai professionisti chi ha la mentalità giusta riesce ad essere più giovani. Inoltre il Gruppo Admaiora appagato anche da piccole soddisfazioni, già da diversi anni anche quando queAD MAIORA È STATA TRA LE PRIME ha creato all’interno ste sono il risultato AZIENDE IN PUGLIA AD OFFRIRE nuove linee editodi rinunce a volte LA VACCINAZIONE CONTRO riali che stanno pian importanti come IL COVID-19 IN AZIENDA piano prendendo famiglia, amici e somercato e quindi oltre a quella giuridica, prattutto tempo libero. per la quale Ad Maiora è conosciuta da 20 anni in tutta Italia, stiamo affiancando Se fosse Draghi, quale riforma attuerebEnergyTec che si sta specializzando nel be per prima? mondo dell’editoria tecnica, Ad Medical Posso parlare solo per quanto riguarda per quanto riguarda invece il vastissimo il mondo imprenditoriale. E qui da fare ci mondo della medicina e infine Ad Maiora sarebbe tanto, a partire da una campagna Children che edita libri di storia e raccona favore degli imprenditori che spesso ti didattici formativi per bambini di scuovengono fin troppo demonizzati. Quasi nel la elementare, affrontando problemi seri 100% dei casi gli imprenditori sono figure come il bullismo con la leggerezza di un che vorrebbero tanto essere in regola, ma racconto illustrato. a causa della forte pressione fiscale non lo sono. Alleggerirla potrebbe significare già Che cosa si augura per le sue figlie? Che tanto e farebbe vivere più serenamente seguano le orme paterne? centinaia di migliaia di italiani. Potrò esseOvviamente, come tutti i genitori, sogno e re di parte, ma quello che spero nel futuro è auguro il meglio e quindi che possano enun Italia un po' più dalla parte dell’impresa trare a far parte di Ad Maiora. Ma questo, e un po' meno dei sindacati.

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APPROFONDIMENTI

IL PIONIERE DEL GREEN In tempi non sospetti - correva l'anno 1999 - Giovanni Lombardi puntò sul risparmio energetico e sulla sostenibilità ambientale. Da allora con la sua Tecno affianca tremila Pmi in tutti i settori industriali UOMINI & DENARI

96 LIUC BUSINESS SCHOOL SEI TRAIETTORIE PER ULTRAPERFORMARE

97 ANDAF ESG, GLI INVESTIMENTI PASSANO DALLE INFORMAZIONI NON FINANZIARIE

98 GIUSTIZIA

di Alfonso Ruffo

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uando decise, nel 1999, che la sua missione aziendale dovesse riguardare il sostegno alle piccole e medie imprese nei campi del risparmio energetico e della sostenibilità ambientale c’erano deboli segnali che il mondo si preparasse ad andare in quella direzione. Ma non tanto deboli che Giovanni Lombardi, allora giovanissimo ingegnere napoletano, non riuscisse a captarli. Fonda così, all’ombra del Vesuvio, una società che oggi serve tremila compagnie in tutti i settori industriali, occupa trecento professionisti e fattura 25 milioni. Tutti numeri destinati a muoversi costantemente verso l’alto considerato che la Tecno, così si chiama la creatura di Lombardi, non si è mai fermata nella crescita. E adesso che il green è diventato il colore dominante allunga il passo. L’intuizione alla base del successo appartiene alla famiglia delle soluzioni che semplificano la vita e consentano di migliorare gestione e prestazioni. Ogni cliente – ce ne

sono anche di grandi, ma rappresentano eccezioni – riceve tutte le informazioni necessarie a garantirgli il corretto utilizzo degli impianti su un cruscotto realizzato a misura delle sue esigenze e di facile lettura. Il display è condiviso con uno specialista della Tecno, sempre lo stesso, che fa scattare in tempo reale l’allarme per eventuali anomalie che dovessero presentarsi in modo da consentire il ripristino tempestivo del regolare funzionamento delle macchine. Il che consente di mantenere alto il livello dell’efficienza e delle prestazioni con evidenti vantaggi economici e di sistema. Lombardi pensa e agisce in grande. Investe in ricerca e innovazione il 6 per cento del suo fatturato e ha voluto iscrivere la Tecno al programma Elite di Borsa italiana e Confindustria. Ha aperto sedi a Milano, Bologna, Berlino e Parigi e adesso progetta di sbarcare in nuove città d’Europa perché il suo business fornisce un piccolo contributo al raggiungimento degli obiettivi del Next Generation Eu.

LA RIFORMA DELLE MANICHE CHE ANDREBBERO RIMBOCCATE

101 PRIVATE BANKER DA LEONE A GAZZELLA NEL DIGITALE È UN ATTIMO

102 ALIS LOGISTICA E INFRASTRUTTURE IL PNRR FA ROTTA VERSO SUD

103 CONFPROFESSIONI NEL PNRR I GRANDI ASSENTI SONO I PROFESSIONISTI

104 IL GLOBALISTA I NEOMILIARDARI RIMETTONO I PIEDI A TERRA

106 CI PIACE/NON CI PIACE I PROMOSSI E I BOCCIATI DEL MESE

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APPROFONDIMENTI

Sei mosse strategiche per ultraperformare Le imprese con una redditività superiore di almeno il 50% rispetto alla concorrenza per tre anni consecutivi hanno in comune il medesimo approccio al business. Ce lo spiega il prof. Fernando Alberti della Liuc di Riccardo Venturi

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ome si comportano le imprese ultra performanti, quelle che hanno una redditività superiore di almeno il 50% per tre anni rispetto alla concorrenza? Seguono sei traiettorie strategiche utili anche alle imprese italiane piccole e grandi per ridisegnare i loro modelli di business, oggetto del volume Rilanciare la competitività, di Fernando G. Alberti e Federica Belfanti, pubblicato quest’anno da Guerini nella collana Liuc. Il libro è punto di riferimento per i contenuti del corso Compete. Allenamenti strategici per essere competitivi, un percorso di formazione online proposto dalla Liuc in 4 incontri dal 21 ottobre all’11 novembre, condotto dallo stesso Alberti, professore ordinario di Strategie imprenditoriali e direttore dell’Institute for Entrepreneurship and Competitiveness di Liuc – Università Cattaneo. «Più che di resilienza, preferiamo parlare di resilienza attiva» spiega Alberti, «cioè la capacità di essere già a prova di futuro: non la resilienza passiva che significa subire e rimettersi in carreggiata, ma quella basata su un modello di business che permette di essere a prova di shock». Le imprese ultra performanti approfittano della crisi pandemica per ridisegnare il modello di business secondo sei direttive. «La prima è from panic to purpose, dal panico allo scopo» dice il docente di Strategie imprenditoriali, «oggi sempre di più le imprese devono cercare uno scopo che vada al di là del mero profitto, di risolvere i bisogni dove servono al mondo: l’accento non è sulla ridondanza

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di prodotti e servizi, ma sui bisogni sociali». Quello di valore condiviso è un concetto tipico delle teorie di Michael Porter; non per niente Alberti è anche Institutes council leader presso l’istituto di strategia e competitività diretto dallo stesso Porter alla Harvard Business School. «La seconda: from prediction to preparedness: al di là fatto che ci sembra inutile interrogarci se il Covid sia stato un cigno nero, le aziende devono essere preparate» continua Alberti, «devono essere capaci di fare analisi dei trend; nel corso offriamo una rassegna articolata di quelli più importanti con cui ci dobbiamo confrontare. Le azienLA RESILIENZA ATTIVA È BASATA SU UN MODELLO DI BUSINESS CHE PERMETTE DI ESSERE A PROVA DI SHOCK

de devono fare esperimenti, una pratica non così diffusa tranne che nelle grandi imprese internazionali. E devono avere ridondanza: usciamo da anni di lean, i processi snelli. Ma chi è rimasto lean è morto, con le filiere all’osso e i magazzini vuoti si risparmia in termini di risorse e persone, la ridondanza ha un costo ma ha salvato quelli che non erano così lean». Terza traiettoria: from transaction to interaction. «L’idea è che ci sia un sistema fatto di ecosistemi» mette in evidenza il professore di Strategie imprenditoriali, «di scambi non più tra impresa e cliente o fornitore, ma scambi tra ecosistemi, accelerati da fatto

FERNANDO ALBERTI

che abbiamo prodotti phygital; per come si comportano gli utilizzatori di un prodotto diventa sempre più fondamentale anche l’erogazione di un servizio». Quarta traiettoria: from asset to subscription. «L’idea è che si vada verso modelli di business subscription» insiste Alberti, «il che avviene anche a livello industriale. Il vantaggio da un lato è passare dal modello capex a opex, cioè da un costo al solo costo operativo, dall’altro all’idea che chi usa bene non paga. Come la polizza assicurativa sudafricana Discovery, che rimborsa parte della spesa a chi compra frutta e verdura, e la palestra a chi ci va due volte a settimana». Quinta: from vertical to horizontal. «Cadono i confini: tra il fisico e il digitale, tra la manifattura e i servizi, tra il business to consumer e il business to individual» afferma il professore della Liuc, «Basf per esempio è molto a monte nella filiera della cosmesi, ma vuole sapere cosa fanno gli utilizzatori finali per capire come adattare i prodotti». Sesto: from organization to organizing. «Da un lato le organizzazioni devono essere sempre in mutazione» conclude Alberti, «dall’altro quel che prevale è l’attenzione alla componente umana, anche in conseguenza della pandemia. È successo quel che si era visto anche con la crisi del 2008: le aziende che non aspettavano altro che lo sblocco dei licenziamenti non fanno parte di quelle più competitive, mentre quelle che sono state molto vicine ai lavoratori invece sì, hanno mostrato una marcia in più».


in collaborazione con ANDAF

Esg, gli investimenti passano dalle informazioni non finanziarie In attesa di una standardizzazione della misurazione delle performance di sostenibilità, aziende e Cfo devono definire metodologie di calcolo dei benefici della sostenibilità in grado di rappresentare in modo trasversale tutti gli aspetti intangibili della performance aziendale di Carmine Scoglio

L'AUTORE, CARMINE SCOGLIO

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el contesto attuale l’attenzione dei mercati, degli in- ad incoraggiare la diffusione di informazioni di sostenibilità vestitori e più in generale degli stakeholder, rivolta da parte degli emittenti, degli intermediari e degli altri opeagli indicatori Esg e di sostenibilità è fortemente in ratori del sistema finanziario; crescita. b) integrare i criteri Esg nell’allocazione degli investimenti Ne consegue che, se le scelte di consumo sono sempre di e nei sistemi di misurazione e gestione dei rischi, promuopiù orientate nell’accordare le proprie preferenze a imprese veando la diffusione di buone pratiche di investimento soche creano valore in modo sostenibile, anche gli investitori stenibile e di gestione dei rischi nel sistema finanziario; tendono a privilegiare l’applicazione di politiche d’investi- c) elaborare e rendere pubbliche informazioni e analisi sulmento sostenibile e responsabile. la finanza sostenibile; comunicare con regolarità i risultati In tale contesto, nel mese di luglio 2021 la Banca D’Italia, raggiunti nella gestione dei propri investimenti e gli effetti ha pubblicato la Carta degli Investimenper la società e l’ambiente; contribuire LA CARTA DEGLI INVESTIMENTI alla diffusione della cultura della finanti Sostenibili con cui illustra i principi SOSTENIBILI DI BANKITALIA za sostenibile nel sistema finanziario e e gli impegni a cui si attiene per una ILLUSTRA I PRINCIPI E GLI gestione sostenibile dei propri invetra i cittadini. IMPEGNI CUI ATTENERSI PER Per tornare quindi alle consideraziostimenti finanziari, mostrando così in UNA GESTIONE DI QUALITÀ modo concreto il proprio impegno sul ni iniziali sul tema della sostenibilità, fronte dei rischi Esg. ad oggi appare più che mai evidente In particolare, la Carta si applica alle attività gestite in auto- l’importanza di divulgare le informazioni non finanziarie e nomia dalla Banca, ossia gli investimenti del suo portafoglio questo non solo per ottemperare a degli obblighi normafinanziario e delle riserve valutarie (pari a circa 190 miliardi tivi quanto piuttosto in considerazione delle attese degli di euro di attivi a fine 2020). stakeholder e degli investitori, interessati a comprendere L’intento della Carta è quello è di stimolare nella comunità la capacità dell’impresa di creare valore (e flussi di cassa finanziaria la consapevolezza su questi temi e sui relativi positivi) nel medio-lungo periodo in modo sostenibile. rischi che ne scaturiscono e di incoraggiare le imprese ad Tali esigenze di informazione, nell’attesa di una standardizadottare una gestione attenta all’ambiente, alla società e zazione/regolamentazione della misurazione delle perforal rispetto delle migliori pratiche di governo societario. Gli mance di sostenibilità, devono spingere le aziende ed i Cfo impegni assunti con tale do- a definire modelli/metodologie di calcolo dei benefici della cumento puntano a: sostenibilità e quindi precisi sistemi di reporting in grado di a) promuovere la sostenibi- rappresentare in modo trasversale i più attendibili/opporlità economica, ambientale, tuni indicatori riferiti alla sostenibilità e agli altri aspetti sociale con iniziative volte intangibili della performance aziendale.

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APPROFONDIMENTI

L'AUTORE, AVV. VALERIO ROCHIRA

Giustizia, la riforma vera? Rimboccarsi le maniche Riscrivere le regole non basta: quello che servirebbe davvero è un po' di managerialità. Perché quello che non funziona è l'organizzazione della macchina giudiziaria, che ne mina alla radice la produttività di. Giuseppe Rochira *

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redere che la riforma della giustizia possa essere in sé stessa risolutiva delle problematiche che la affliggono, senza indagare le cause alla radice del problema, è mera utopia. Ciò che è necessario è una radicale riorganizzazione degli uffici giudiziari, facendo in modo che possa pretendersi da ognuno degli ingranaggi del meccanismo un impegno idoneo a raggiungere l’obiettivo costituzionale – impostoci a livello sovranazionale e internazionale – del giusto processo. Soprassedendo per il momento sulla giustizia penale, tema di gran lunga più complesso che merita un’autonoma trattazione, per gli altri rami della giustizia (civile,

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amministrativa, tributaria etc.), la situazione va affrontata nel merito e con piglio manageriale, evitando un iperproduzione legislativa che scontenti tutti. Con l’avvento urbi et orbi del processo teCON L'AVVENTO DEL PROCESSO TELEMATICO BASTEREBBE SOLO UN PO' DI BUONA VOLONTÀ PER OTTIMIZZARE LA MACCHINA GIUDIZIARIA

lematico, con un po' di buona volontà, tutti gli uffici, se adeguatamente riorganizzati (anche grazie a nuove assunzioni), sono potenzialmente in grado di ottimizzare la macchina giudiziaria, se solo la si gestisse con un approccio ispirato alla produttività

manageriale. Basti pensare che, spesse volte, è la stessa giurisprudenza a dettare linee guide più pratiche per la risoluzione di disfunzioni processuali che affliggono la macchina giudiziaria (i suoi uffici). In buona sostanza, chi è a capo di un ufficio giudiziario (Presidenti e Presidenti di Sezione dei Tribunali, delle Corti d’Appello e della Corte di Cassazione, dei T.A.R. del Consiglio di Stato degli altri Organi Giurisdizionali) oltre ad essere un esperto e pratico giurista, deve anche essere un volenteroso manager (e spesso lo è), capace di organizzare il proprio ufficio e far organizzare ogni ufficio da lui dipendente (le Sezioni) e, a cascata, in grado di controllare la produttività degli uffici coinvolti e che insieme costituiscono l’ingranaggio principale della macchina della giustizia. Così come ogni lavoro svolto in forma individuale o collettiva, per essere efficiente e produttivo, ha bisogno di una propria organizzazione atta a fronteggiare ogni esternalità negativa, anche la macchina della giustizia deve essere organizzata e messa nelle condizioni di produrre in linea con i tempi e le esigenze collettive. Per fare ciò, occorre che tutti gli attori che partecipano (interni: giudici e ausiliari; esterni: avvocati e consulenti tecnici di ogni materia) alla macchina della giustizia siano anch’essi organizzati ed efficienti ed evitino in qualsiasi modo di essere di intralcio o di bloccarne (succede anche strumentalmente) gli ingranaggi. La previsione legislativa – in ogni ambito – senza un’efficiente implementazione non risponde a nessun criterio di ragionevolezza costituzionalmente imposto. Concentrandosi sulle giurisdizioni in materia privatistica, ad esempio, non è possibile che molti dei processi sommari (decreti ingiuntivi, sfratti per morosità


o finita locazione, procedimenti cautelari di urgenza e per sequestro etc., accertamenti tecnici preventivi), tutti pensati in deroga al processo ordinario per fini di celerità, durino tanto quanto un processo ordinario. Non è possibile e neanche più tollerabile che per vedersi accolto o rigettato un Decreto Ingiuntivo, peraltro emesso inaudita altera parte, il richiedente debba attendere più di due mesi (si badi: il magistrato assegnatario del ricorso ha a disposizione sul proprio Pc oltre all’istanza anche tutti i documenti), benché il provvedimento (il decreto) di appena dieci righe il più delle volte sia precompilato. Non è possibile avere la fissazione di una udienza cautelare a distanza di mesi, senza peraltro pronunciare (quando richiesto) un provvedimento inaudita altera parte (che nel nome di un eccessivo garantismo o necessario contraddittorio non viene mai concesso), nonostante esso sia sempre modificabile o revocabile dopo la prima

IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA MARTA CARTABIA

udienza, giacché l’udienza viene fissata irragionevolmente in maniera eccessivamente dilazionata nel tempo. La pronunzia di un decreto di fissazione di un’udienza per un procedimento sommario relativo ai giudizi c.d. cartolari, ai sensi dell’art. 702bis, c.p.c. (decreto anche questo già predisposto) non può avvenire a distanza di tre mesi, per poi leggere che l’uNON È POSSIBILE CHE MOLTI DEI PROCESSI SOMMARI, PENSATI PER FINI DI CELERITÀ, DURINO QUANTO UN PROCESSO ORDINARIO

dienza è fissata a distanza di altri cinque o sei mesi; come se non bastasse il più delle volte il rito viene immotivatamente convertito in ordinario (donde l’inutilità della riforma). Sarebbe meglio abrogare tale norma se questa è la prassi, ricorrendo solo al rito ordinario che prevede la citazione del convenuto a tre mesi, salvo poi lo spostamento d’ufficio della prima udienza per il “solito”

carico del ruolo del giudice assegnatario. Non si spiega, poi, perché i giudizi di lavoro siano più veloci rispetto a quelli ordinari e nei processi amministrativi (anche quello tributario), per fare un altro esempio, se non si presenta una istanza cautelare (anche infondata), il processo di merito viene fissato “alle calende greche”. Allora se il processo civile va riformato lo si riformi sulla base del rito del lavoro, attribuendo al Giudice ordinario gli stessi poteri del Giudice del lavoro. Non è possibile che un giudizio di appello duri più di un giudizio per Cassazione se la tecnica è la stessa o comunque simile, posto che quasi mai in appello viene ripetuta una consulenza tecnica o ammessa una prova non ammessa in primo grado. L’appello è un atto scritto. Il magistrato analizza l’atto di appello, lo confronta con la sentenza, legge l’atto della parte resistente e decide se accogliere o meno le istanze delle parti. Perché, allora, il giudizio di appello non può avere la medesima celerità di quello per Cassazione? Al netto del carico del ruolo della Suprema Corte, quest’ultimo si risolve sempre in un’unica udienza. A cosa servono in appello le memorie conclusionali o le repliche? Alla prima udienza basterebbe una semplice discussione, come avviene per le istanze inibitorieo. Il codice di procedura civile già fornisce gli strumenti di celerità, basti pensare all’art. 281sexies c.p.c., che consente al Giudice, una volta fatte precisare le conclusioni (si badi, queste sono già fissate nel primo atto in primo grado o nell’atto di appello), di ordinare la discussione della causa nella stessa udienza. Perché, allora, anziché fissare dopo anni una udienza per la precisazione delle conclusioni (peraltro già precisaste negli atti introduttivi), per poi leggere

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APPROFONDIMENTI

la sentenza dopo almeno un altro anno, non si giudica più hic et nunc alla prima udienza, se non ci sono attività istruttorie? In buona sostanza, un Giudice ben organizzato (sia di primo grado che, specie, di appello), come nelle cause di lavoro, dovrebbe arrivare in udienza conoscendo già la causa e, dunque, in base e quello che succede a quella udienza, può dare direttive sulla possibile conciliazione, programmando subito la decisione e rinviando la causa a massimo dieci giorni, avendo bene a mente il brocardo latino iuxta alligata et probata, dunque, decidere sulla base degli atti e documenti che le parti hanno allegato. Un serio problema è anche quello dei Consulenti tecnici d’ufficio, i quali, visti i molteplici impegni, non sono soliti rispettare mai i termini assegnati dal Giudice per redige la Relazione tecnica. Se hanno da fare altro, perché svolgono altre attività e sono impegnati con il proprio studio professionale, allora non si iscrivano nelle liste dei Ctu, oppure rinuncino all’incarico a priori, lascino fare i Consulenti tecnici a chi ha tempo o voglia di esercitare in questo modo la professione. Il ruolo dei Giudici Onorari, che riguarda anche i componenti delle Commissioni tributarie, va sfruttato meglio. Innanzitutto chi ricopre tale carica non deve svolgere professioni incompatibili sia a livello funzionale che territoriale. Oggi questo è scritto solo sulla carta. Tale ruolo deve essere svolto a tempo pieno, con tutti i riconoscimenti economici relativi, altrimenti l’ufficio del Giudice Onorario va eliminato anche a livello costituzionale, in modo da consentire ai cittadini di essere destinatari di decisioni prese da magistrati togati vincitori di concorso pubblico, con maggiori garanzie. In questa ultima ipotesi, infatti, l’attuale costo dei migliaia di giudici onorari (benché bravi e mal pagati), compresi i Giudici di pace, può essere utilizzato per pagare giovani magistrati che superano il concorso, i

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quali, per fare esperienza, possono iniziare proprio dai processi civili e penali oggi di competenza dei Giudici di Pace. Anche solo un terzo dei nuovi giudici vincitori di concorso, infatti, lavorando a tempo pieno e non per onore, smaltirebbero alacremente il lavoro di migliaia di giudici onorari, quasi tutti avvocati impegnati nei loro studi professionali. Lo stessi dicasi per i Giudici Onorari Tributari. Non è possibile smaltire la giustizia tributaria con giudici part-time, che svolgono altre attività sia istituzionali che professionali. La magistratura tributaria oggi è composta da soggetti (specie i Presidenti e Vice Presidenti di Sezione) che ricoprono a tempo pieno il ruolo di magistrati giudicanti e requirenti nei vari Tribunali o nelle varie Corti, ove svolgono il loro lavoro principale e come dopo lavoro hanno quello (onorario) di giudice tributario. UN SERIO PROBLEMA È ANCHE QUELLO DEI CONSULENTI TECNICI D'UFFICIO CHE NON RISPETTANO I TERMINI ASSEGNATI DAL GIUDICE

Stesso discorso vale per gli altri componenti delle Commissioni tributarie, ossia professionisti autonomi, i quali, a loro volta, benché sia a loro vietata l’assistenza e difesa dinanzi alle Commissioni tributarie (avvocati, commercialisti, ingegneri, periti etc.), come i magistrati di ruolo, hanno un proprio lavoro che svolgono a tempo pieno, un proprio studio professionale da portare avanti. Il ruolo di componente della Commissione tributaria, dunque, altro non è che un doppio lavoro, che comporta quanto meno la lentezza della giustizia. Perché, allora, far fare un doppio lavoro a chi ne ha già uno importante ed impegnativo e non si assumono con concorso giovani Magistrati? Oltre ad un migliore impatto sulla disoccupazione dilagante dei laureati in giurisprudenza, si garantirebbe una maggiore efficienza sia delle aule tributarie, sia degli altri uffici giudiziari, inoltre, il ruolo sarebbe assunto da magistrati

vincitori di concorso pubblico e tecnicamente più competenti in materia fiscale. Le lungaggini dei processi interessano anche la Giustizia amministrativa (T.A.R. e C.d.S.). Basti pensare che un udienza di trattazione di un ricorso nel merito viene fissata (nei grossi distretti) a distanza di 4 o 5 anni; tuttavia i tempi magicamente si decimano se viene presentata (anche infondatamente) un’istanza cautelare. Il male è comune e un’ulteriore riforma se non accompagnata da una “ristrutturazione e riorganizzazione sul modello aziendalistico” degli uffici distrettuali e circondariali costituirà solo un palliativo per il paziente che, di questo passo, è destinato a morire. La riforma è necessaria, soprattutto se orientata all’uniformazione dei meccanismi processuali per tutte le giurisdizioni compatibili (civile, amministrativa, tributaria e contabile), tra l’altro spesse volte imposta dal legislatore delegante alle varie commissioni delegate che, a quanto pare, hanno fallito. Ciò che la deve accompagnare però è il coraggio di ripensare i metodi di lavoro e funzionamento degli uffici e i ruoli di tutti i compartecipi. Non servono Adr (Alternative Dispute Resolution: mediazione obbligatoria o negoziazione assistita), chi vuole accordarsi prima o dopo il giudizio può farlo quando vuole. Servono, invece, termini perentori da far rispettare a tutti gli attori del teatro giudiziario; servono meccanismi davvero deflattivi (inconvertibilità dei riti sommari ammissibilmente introdotti), sanzioni (effettivamente comminate) ai litiganti temerari o dilatatori (parti e, se serve, anche avvocati). Ad ogni modo, se riforma deve esserci, questa deve essere definitiva e risolutiva, altrimenti le regole del giusto processo civile ed amministrativo esistono già, basterebbe farle attuare e rispettare, basterebbe rimboccarsi le maniche in maniera pensata e organizzata, facendo ognuno la propria parte. * avvocato e dottore commercialista


REED HASTINGS, CEO DI NETFLIX

Da leone a gazzella nel digitale è un attimo Bisogna correre e implementare sempre nuovi servizi, sconfinando in business altrui: è l'unica via per non venire travolti dall'innovazione. Come ben sa il creatore di Netflix, che ora offre anche videogiochi di Ugo Bertone

N

on solo cinema. Ma anche giochi. Per i ragazzi, ma non solo perché sparare ai fantasmini con una pistola virtuale o sfidare un simil Nadal sulla piattaforma di fanta-Wimbledon piace anche ai baby boomers. E l’ultima sfida di Reed Hastings, il creatore di Netflix. Uno a cui non piace dormire sugli allori, nemmeno dopo aver centrato una “mission impossible”: la piattaforma ha infatti potuto presentare con la trimestrale i primi conti in robusto utile della sua storia, per la prima volta dalla sua nascita Netflix si può autofinanziare, rinunciando alla continua richiesta di capitali che pure Wall Street ha elargito con grande generosità. Insomma, sarebbe il momento di festeggiare. Invece, per il re dello streaming è l’ora di cambiare

L'AUTORE UGO BERTONE. TORINESE, EX FIRMA DE "IL SOLE-24 ORE" E "LA STAMPA", È CONSIDERATO UNO DEI MIGLIORI GIORNALISTI ECONOMICOFINANZIARI D'ITALIA

registro: oltre alla leadership su Hollywood bisogna puntare anche al controllo dei nuovi superMario o altri eroi della consolle. Guai a fermarsi, ammonisce Reed Hastings, uno che in fatto di cambiamenti non è secondo a nessuno: laureato in matematica, recluta dei marines per poi finire ad insegnare in Swaziland come volontario. Nel 1981, dopo una laurea a Stanford in Intelligenza Artificiale, fonda Pure Software, una sorta di guida all’uso di Unix. Milionario, ma non ancora miliardario, ha l’idea del secolo: «Mi ero dimenticato di restituite in tempo la videocassetta di Apollo 13 – ricorda – E così, all’insaputa di mia moglie, dovetti versare 40 dollari di penale per il ritardo. Possibile, pensai, che non ci fosse un sistema migliore per affittare un film?». Ha preso così il via Netflix, il gigante dello streaming che in meno di un quarto di secolo, ha superato i 200 milioni di abbonati, smentendo tra l’altro i profeti di sventura. Oggi però bisogna correggere la rotta perché niente è più effimero del successo di

questi tempi. Nemmeno Tim Cook, il numero uno di Apple, che nell’ultimo trimestre ha guadagnato la bellezza di 21 miliardi di dollari (più di 200 milioni al giorno), si sente sicuro: «Abbiamo visto troppe sorprese negli ultimi 18 mesi per rilassarci», dice. Il mercato ai tempi del digitale, del resto, non guarda alle proprie spalle. Troppo rapido il cambiamento, troppo alto il rischio di trovarsi di fronte un competitor nuovo o rinnovato capace di rimettere in discussione equilibri che sembravano intoccabili. Rischia Netflix di fronte alla concorrenza spietata di chi vuol conquistare una fetta del mercato del cinema in formato casalingo: Amazon, Apple tv, Hbo e, più di tutti, Disney +. Rischia Microsoft, nonostante il boom del cloud: è bastato un modesto calo delle entrate dei giochi elettronici per far suonare il campanello d’allarme della Borsa. Soffre Facebook, dopo il tiro mancino di Apple che, nell’ultima versione di iOs, offre una App che sembra fatta apposta per impedire alla società di Zuckerberg di tracciare il profilo pubblicitario degli utenti, con grave danno per il social network, uno dei più avanzati nello sfruttamento dei dati tramite intelligenza artificiale. I confini, insomma, sono saltati. I grandi della tecnologia, forti di un successo economico destinato a durare oltre la pandemia, si sfidano a tutto campo, senza conoscere confini. E presto, saranno loro i protagonisti del mercato dell’auto ma anche della nuova medicina, fondata sulala conoscenza dei dati. E, in pratica, un po’ di tutto. Si apre un nuovo grande spazio di gioco per adulti. Hastings, vecchia volpe dell’intelligenza artificiale, l’ha capito tra i primi. L’uovo di Colombo consiste nel combinare una piattaforma streaming assieme ad una di videogiochi. A gratis, per giunta, senza far pagare nulla di più e nella convinzione che, accanto ai ragazzi, anche genitori e nonni scenderanno in pista più che volentieri, una volta liberati dal complesso di Peter Pan.

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APPROFONDIMENTI

Logistica e infrastrutture il Pnrr fa rotta verso Sud Non solo alta velocità e ponte sullo Stretto: per il presidente di Alis Guido Grimaldi bisogna puntare sulla formazione. E il viceministro Alessandro Morelli rilancia Marebonus e Ferrobonus: «Determinati a rifinanziarli» di Sergio Luciano

I

l pane dei fondi europei è in arrivo: avremo i denti dell’efficienza necessari per mangiarlo? Questa è la sintesi che Bruno Vespa, padrone di casa nella sua meravigliosa “Masseria Lireni” a Manduria e, insieme, moderatore di una tavola rotonda dell’annuale incontro che l’Alis celebra da lui, offre alla platea di 200 imprenditori (tra i 1600 iscritti) convenuti all’evento dell’Associazione logistica dell’intermodalità sostenibile: «Tutti sappiamo che stanno arrivando i soldi, ma temiamo che non vengano spesi. Abbiamo il pane ma non abbiamo i denti!». Per fortuna il governo Draghi c’è, ben rappresentato da Alessandro Morelli, viceministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, al quale tocca l’ingrato compito di difendere la credibilità delle istituzioni: «Rifinanziare Marebonus e Ferrobonus dice ad esempio - è uno degli obiettivi che abbiamo, vogliamo rendere strutturali queste iniziative. Oggi è oggettivamente neces-

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sario. Abbiamo 2 miliardi di costi di sistema in meno, utilizzando di più ferro e mare per la logistica. Perché volevano dimezzare lo stanziamento? Eppure il Conte 2 stava per farlo! Invece l’Alis sa quanto ci stiamo impegnando affinché questa misura diventi strutturale». Poi Morelli lancia una provocazione in più: «Per noi – spiega - il Sud non rappresenta un freno a mano, ma un giro di boa, con il Pnrr c’è un cambio di passo. Ma allora serve una presa di coscienza. E io dico che è follia far arrivare l’alta velocità ferroviaria fino a Reggio Calabria, potenziare le linee su ferro in Sicilia e poi non fare il ponte sullo Stretto, che renderebbe la Sicilia una piattaforma logistica straordinaria verso Suez e l’Africa!». Vespa incalza il politico sui no delle Sovraintendenze GUIDO GRIMALDI agli investimenti infrastrut-

turali, cita addirittura Mussolini: «Preferirei cavarmi tutti i denti che discutere con un sovraintendente». «Oggi va di moda parlare di infrastrutture ambientalmente sostenibili – replica Morelli - Ma dall’altra parte si è perso il focus sulla necessità di realizzarle le opere, quelle che servono per le merci e le persone. Nel decreto Governance ci sono regole nuove su queste materie e soprattutto c’è il criterio guida di poter portare alla Presidenza del Consiglio eventuali intoppi sulle opere che richiedono precedenza assoluta». La serata trascorre, è il momento di una conversazione pubblica tra Vespa e Guido Grimaldi, presidente dell’Alis: “Credo che tu abbia visto in me e in Alis qualcosa di davvero nuovo. E noi lo siamo. Uno dei problemi più gravi del nostro Paese è quello di aver lavorato male nei trasporti e nella logistica. Abbiamo dato ai governi l’impressione sbagliata: le nostre eccellenze, le nostre importantissime aziende, hanno tenuto in piedi il Paese durante la pandemia. Il “resto a casa” è stato reso possibile dal fatto che il popolo della logistica ha lavorato. Se avessimo guardato solo al nostro conto economico, avremmo chiuso. Ma ora la politica se ne deve ricordare… Se non ci fossimo stati, l’Italia si sarebbe fermata. Siamo un’associazione fatta di persone, ne rappresentiamo 200 mila, vogliamo essere considerati. Riteniamo debba essere data la giusta dignità a un settore che ha fatto differenza. Il trasporto e la logistica non devono essere la sottocategoria di altre associazioni». E oggi che l’economia sta ripartendo, «il dramma vero è che mancano le necessarie figure professionali - conclude il presidente dell’Alis - Non abbiamo marittimi da imbarcare, non abbiamo medici di bordo di nazionalità italiana, né macchinisti per i nostri treni o autisti per i camion. La soluzione sono gli Its, le scuole che oggi sfornano solo 15 mila giovani formati all’anno, mentre in Germania ne preparano 800 mila».


in collaborazione con CONFPROFESSIONI

Gaetano Stella: «Ma nel Pnrr i professionisti e il lavoro autonomo dove sono?» Il presidente di Confprofessioni sottolinea che nel Piano nazionale di ripresa e resilienza non c'è traccia di una strategia di sviluppo delle libere professioni. Ma le aggregazioni multidisciplinari garantiscono una dimensione imprenditoriale del lavoro intellettuale. E sul decreto Brunetta... di Giovanni Francavilla

C’

è una voragine profonda nella tanto decantata politica di coesione e inclusione sociale ed economica del Pnrr, che rischia di inghiottire i professionisti. L’assenza di una chiara strategia di sviluppo delle libere professioni e del lavoro autonomo è una lacuna gravissima che potrebbe pregiudicare la corretta attuazione dei progetti». Secondo il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha un anello debole: «la scarsa attenzione al settore dei liberi professionisti».

«

Presidente Stella, quali sono i punti critici del Pnrr? Nessuno discute il merito del Piano che è ben strutturato; il problema è la sostanza, il metodo con cui si dovrà darne attuazione. L’assenza delle organizzazioni di rappresentanza dei professionisti dalla cabina di regia è una lacuna gravissima: gli assi portanti del Pnrr dall’economia digitale alla giustizia, dall’ambiente alla salute incidono sulle nostre attività professionali, ma i professionisti non sono coinvolti, se non per aspetti marginali. Teme che i professionisti rimarranno con il cerino in mano? Il rischio è concreto. Alla vigilia del Piano gli studi professionali si presentano fragili e indeboliti dalla pandemia, con un modello organizzativo superato dalla velocità del mercato e con risorse economiche insufficienti per affrontare quegli investimenti necessari a garantire una maggior competitività. Ma il Pnrr non spende una parola per modernizzare e innovare i nostri studi professionali, creando così non solo un ingiustificato squilibrio economico e sociale ma anche un impoverimento del lavoro intellettuale nel nostro Paese. Quali misure servono per sviluppare il comparto? Le misure di sostegno attuate durante la pandemia hanno mostrato i limiti della politica rispetto al nostro settore, ma ancor più grave è l’assenza di una visione organica e unitaria di un settore strategico della nostra economia e della nostra società. Bisogna passare dalla logica dei sostegni a una vera e propria politica di sviluppo delle

GAETANO STELLA

professioni, incentivando le aggragazioni multidisciplinari, favorendo le reti e le società tra i professionisti, la digitalizzazione degli studi professionali e i processi di internazionalizzazione. Il Pnrr dovrebbe essere il trampolino per quel salto culturale del professionista verso una dimensione imprenditoriale del lavoro intellettuale. Quale ruolo possono avere i professionisti nell’attuazione del Pnrr? Al di là dei progetti specifici (e sono moltissimi), i professionisti possono svolgere una funzione sussidiaria alla Pubblica Amministrazione nella gestione e nella governance del Pnrr, purché vengano valorizzati ruoli, competenze e compensi. Penso, ad esempio, ai più giovani che possono giocare un ruolo determinante nell’ambito della consulenza ad aziende e istituzioni, sviluppando specifiche competenze digitali nella fase di progettazione per gestire al meglio le risorse rese disponibili dall’Unione europea. Il ministro Brunetta ha avviato una campagna di reclutamento tra i professionisti per rafforzare la capacità amministrativa delle amministrazioni pubbliche. È la strada giusta? L’iniziativa è senz’altro apprezzabile, ma alcuni aspetti del decreto 80/2021 rischiano di essere un boomerang per i liberi professionisti, se non si impedirà ai professionisti della P.A. di continuare a svolgere prestazioni libero-professionali. E il decreto Brunetta potrebbe aggravare ulteriormente una sperequazione già presente nell’ordinamento e nel mercato dei servizi professionali. Che cosa non la convince nel reclutamento della P.A.? Ai professionisti vengono richieste elevate competenze tecniche e specialistiche che richiedono inquadramenti e remunerazioni proporzionate all’attività da svolgere che, al momento, però risultano poco chiari. Alla luce dell’esperienza dei bandi a titolo gratuito della P.A. nel conferimento di incarichi professionali, ci saremmo poi aspettati nel provvedimento un richiamo forte al rispetto dell’equo compenso dei professionisti, riferito anche al codice degli appalti, di cui però non c’è traccia.

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IL GL BALISTA I NEOMILIARDARI GLOBALI RIMETTONO I PIEDI A TERRA Gates, Bezos, Musk, Branson, Page, Brin: i grandi capitalisti stanno investendo in aziende agricole. Perché il digitale corre, ma la sovrapopolazione ancora di più

E

se avessero ragione loro? I neomiliardari alla Jeff Bezos, alla Bill Gates o alla Xavier Niel (il tycoon francese di Free e della Station F, il più grande incubatore di start-up al mondo ricavato tra le architetture liberty della Gare d’Austerlitz a Parigi); i neomiliardari, si diceva, i quali, dopo averci fatto sognare il turismo spaziale, come ha fatto il boss della Virgin Richard Branson e come hanno promesso di fare Bezos di Amazon e Musk di Tesla con le loro astronavi già puntate verso la Luna e verso Marte, ora, in questa inquieta stagione post-Covid, “rimettono i piedi a terra” come ha titolato con ironia Les Echos, il primo quotidiano economico francese. I piedi a terra nel senso letterale del termine. E infatti hanno messo centinaia di milioni di dollari per acquistare superfici sconfinate di terreni agricoli. Il Globalista, nell’ultimo numero di Economy (luglio-agosto), ha già raccontato come il fon-

QUI DUBAI

datore di Microsoft, Bill Gates, uno degli uomini più ricchi al mondo (con un patrimonio di oltre 140miliardi di dollari secondo Forbes), sia diventato il primo agricoltore d’America con aziende agricole in 18 stati dell’Unione che spaziano, è il caso di dire, su 100mila ettari, una superficie pari, tanto per dare un’idea, a tutta la provincia di Hong Kong. Non è il solo. Altri neomiliardari come John Malone della Liberty, holding dei media, o come il più noto Ted Turner, quello della Cnn, hanno “rimesso i piedi a terra” e stanno investendo in aziende agricole. Tant’è che una fonte ufficiale come il magazine di settore “The Land Report” fa sapere che oggi negli Usa un centinaio di super-ricchi sono proprietari di oltre 17milioni di ettari di terreni agricoli, il doppio rispetto al 2007. Perché mai?, viene da chiedersi. Forse perché, come diceva uno dei primi economisti del XVII secolo, il francese Jean Bodin, un fisio-

dai dati del Cmcc» ha aggiunto Glisenti, «che

Per l’Italia il clima dell’Expo sarà quello dei grandi cambiamenti

darà in tempo reale al visitatore una visione complessiva dei cambiamenti climatici che

Non solo vetrina del made in Italy e business matching: al Padiglione Italia la Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici porterà il suo contributo scientifico-tecnologico, tra i più avanzati al mondo

«O

cratico si capisce, “il n’est de richesse que de terre?”, l’unica vera ricchezza è la terra? Deve essere questa la molla di tanti investimenti verdi se perfino due campioni del turbocapitalismo della Silicon Valley come Larry Page e Sergey Brin, gli inventori di Google, hanno lanciato un progetto agricolo battezzato “Mineral” il cui obiettivo è applicare tutte le nuove tecnologie, robotica e algoritmi, alla produzione agricola. La ragione l’hanno spiegata proprio loro, Page e Brin: «L’agricoltura mondiale dovrà produrre nei prossimi 50 anni più di quanto non abbia prodotto nel corso degli ultimi 10mila, quando l’uomo s’è fatto sedentario e ha cominciato a coltivare la terra da qualche parte tra l’Africa e il Medio Oriente».

si apprestano a verificarsi a livello globale, a

partire

dall’area

del

Mediterraneo

allargato, che ha un ecosistema molto fragile e particolarmente esposto a questi temi». Il Cmcc porterà a Expo Dubai il suo

ggi è fondamentale avere un occhio

italiana all’Esposizione Universale Paolo

contributo

di

Glisenti, a proposito della collaborazione

fornitura e visualizzazione di dati meteo-

dei cambiamenti climatici e degli shock

tra

marini, modelli oceanografici e applicazioni

ambientali, che costituiscono uno dei

Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici

marine.

più gravi elementi di danno economico,

- Cmcc e il commissariato generale per

internazionale sui cambiamenti climatici

ecologico e sanitario nel mondo, anche

la partecipazione italiana a Expo Dubai

contribuirà

e

che

2020, che partirà il primo di ottobre. «Nel

anche con esperti e dialoghi su temi di

ospiterà Expo Dubai». Lo ha affermato

Padiglione Italia offriremo il nostro punto

frontiera, quali l’Oceano globale costiero,

il commissario per la partecipazione

di osservazione, continuamente alimentato

il cuore di CoastPredict, l’iniziativa che fa

osservazione

soprattutto

in

104

quella

e

prevenzione

regione

Fondazione

Centro

Euro-

scientifico-tecnologico

L’istituto

italiano

all’Esposizione

di

nella

ricerca

Universale


di Giuseppe Corsentino

Se no, come si fa a nutrire 7,8 miliardi di esseri umani? La tecnologia applicata all’agricoltura è, dunque, il passaggio essenziale: “Labourage et Coding”, lavori agricoli e tecnologia, come scrive l’economista francese Philippe Chalmin, consulente del partito repubblicano, nel suo rapporto annuale “Cyclope” che può essere considerata la Bibbia del mercato delle materie prime. L’hanno capito quelli di Google, come s’è detto, e l’ha capito pure Xavier Niel, quello di Free e di Station F già presentato, che con un gruppo di amici e il sostegno di Bpi, la banca pubblica di Cassa Depositi e Prestiti che sostiene gli investimenti e le start-up della French Tech) ha creato Les Nouveaux Fermiers (Le nuove fattorie) dove non si coltiva e non si alleva niente, ma si lavora sulle nuove proteine vegetali, quelle destinate, già ora e in modo massiccio entro il

2040 dicono gli esperti, a sostituire le proteine animali nella produzione di bistecche, hamburger e “faux jambon”, falsi prosciutti (su quest’ultimo prodotto si sta impegnando un’altra startup di Niel, la 77 Foods, che copia in sostanza quello che negli Usa sta facendo la Motif Ingredients che punta a diventare il primo produttore mondiale di materie prime vegetali per la fabbricazione di falsi prosciutti, false bistecche, falso latte e false uove. E sapete di chi è la Motif Ingredients? Di alcuni fondi d’investimento controllati da Bill Gates, Jeff Bezos e Jack Ma, il boss cinese di Alibaba (in questo momento messo da parte dal partito comunista di Xi Jing Ping). Insomma, l’agro-alimentare è il nuovo business del futuro come dimostrano i dati dell’ultimo rapporto Demeter 2021 da cui risulta che il prezzo delle derrate alimentari è raddoppiato dal 2002 al 2018 mentre il prezzo dei terreni si è addirittura sestuplicato nello stesso periodo.

In tempi di Covid il turismo globale diventa industria dell’ospitalità Come si legge in un pamphlet di appena 125 pagine scritto dal più noto geografo francese, Rémy Knafou, creatore del Festival internazionale di geografia di Saint-Dié-des-Vosges, che si sta impegnando a convincere politici e imprese

a “Réinventer le tourisme” (è questo il titolo del saggio appena uscito in Francia ma sarebbe bene diffonderlo nei paesi più turistici del mondo come gli Usa, l’Italia, la Spagna). Si tratta, scrive Knafou, di cambiare radicalmente un modello di business basato finora solo sulla quantità (dei flussi) e cominciare a pensare alla qualità, unica condizione per “sauver nos vacances sans détruire le monde” (che è il sottotitolo del libro). In altre parole, meno torme di esseri umani sui ponti di Venezia, sulla Grande Muraglia o sulle spiagge tailandesi con vista sui grattacieli e più visitatori composti e consapevoli all’ingresso del Louvre o dell’Ermitage. Fine del turismo di massa, allora? Potrebbe anche essere, senza per questo pensare a un turismo solo per ricchi. L’economista Jacques Attali, che adora l’Italia, ha già trovato la formula: “Meno turismo e più ospitalità”. Che vuol dire accogliere i turisti senza farsi travolgere. Un esempio? Il Bhutan, un posto delicatissimo dal punto di vista naturalistico, che ha deciso di sorteggiare i visitatori. Oppure il Louvre che fisserà delle quote e un numero massimo di visitatori per ogni stagione. Certo i prezzi saliranno ma “détruire le monde” per dirla con il nostro geografo sarebbe un prezzo infinitamente più alto.

di Riccardo Venturi

parte del Decennio del mare dell’Unesco

queste previsioni, nasce un messaggio

e vuole monitorare l’aumento del livello

che connette il visitatore alla sua realtà

dei mari. «Il contributo del Cmcc offrirà

più vicina, data dalle previsioni marine

al

immersiva

nel porto di Dubai, fino alla dimensione

attraverso una delle applicazioni che

globale dell’Oceano», ha aggiunto Navarra.

produciamo

visitatore

un’esperienza

ricerca

L’attività di ricerca della Fondazione Cmcc è

scientifica e con il nostro Centro di

in linea con i temi selezionati dall’Italia per

Supercalcolo, tra i più avanzati al mondo

l’Esposizione Universale e per il Padiglione

tra quelli che si occupano di cambiamenti

Italia, e rappresenta quindi un’importante

climatici», ha spiegato Antonio Navarra,

occasione per esporre alcuni dei risultati

presidente del Cmcc. «Sarà l’oceano il

applicativi più interessanti. L’esperienza

con

la

nostra

della Fondazione Cmcc riflette anche il

protagonista del contributo di Cmcc al Padiglione Italia, dove i visitatori potranno

consentono di rappresentare le condizioni

tema chiave del Padiglione Italia, riassunto

guardare previsioni marine in tempo

del mare a diverse scale, dall’oceano

dal claim “Beauty Connects People”, che

reale,

e

globale fino alle aree costiere, con dati

raccoglierà le eccellenze italiane per

realizzate attraverso un sistema unico

ad altissima risoluzione. Dalla ricerca

raccontare la bellezza del nostro Paese e la

di simulazioni e di modelli numerici che

avanzata e dalla tecnologia che producono

capacità di far rete attraverso di essa.

aggiornate

quotidianamente

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TALENT SHOW

H

CI PIACE SE BAYER LICENZIA OFFRE ANCHE UNA “CURA” Per la chiusura di Filago incentivi all’esodo e sostegni alle aziende che assumeranno di Angelo Curiosi

L

a Bayer deve chiudere uno stabilimento che non produce più utili né può essere rilanciato. L’impianto si trova a Filago, in provincia di Bergamo e i 46 dipendenti che vi lavoravano dovranno dire addio. La cosa che piace, in questa triste vicenda, è che la Bayer, applicando il principio della sostenibilità sociale, non si limita a tagliare i posti e chi s’è visto s’è visto; non si limita a scaricare i costi sociali dei suoi tagli sull’erario pubblico. No: ci mette la faccia e soprattutto la tasca e dunque offre il rimborso della metà di un anno di retribuzione lorda a tutte le imprese del circondario che assumeranno i “profughi” di Filago. Secondo le indiscrezioni filtrate sull’accordo con i sindacati, Bayer offrirebbe anche un’alternativa ai dipendenti in uscita: incentivarne l’esodo con il valore cumulato delle mensilità che separano il lavoratore dal pensionamento, purché (è ovvio!) non superiori alle 36 mensilità. E altri incentivi proporzionati in vario modo all’anzianità aziendale ed anagrafica sono previsti per i dipendenti più giovani. Intendiamoci: non è il caso di fare santo subito il manager (o i manager) che si sono fatti venire queste idee. Si tratta però di prendere atto che una grande azienda ha il dovere morale di farsi almeno in parte carico dei costi monetari legati ai tagli del personale che produrranno futuri vantaggi economici… Questo genere di atteggiamento inizia a diffondersi, almeno tra le aziende ricche. Non è una conversione alla solidarietà o alle “benefit corporation” ma è certamente un passo avanti verso relazioni umane più… umane nel mondo del lavoro.

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La grande azienda può e deve farsi carico di parte dei costi sociali della disoccupazione L’arroganza dei big-tech è figlia dell’impunità e dell’assenza di concorrenti

anno veramente la faccia come il Doodle. E mostrano, quelli di Google, la loro vera anima: di monopolisti mondiali. Anzi, si sarebbe ben detto negli Anni Settanta: “sporchi monopolisti”. Tutti i governi del mondo - salvo quei pochi fuorilegge che vivono ricettando evasori fiscali, come l’Irlanda e alcuni altri anche in Europa – concordano nello stigmatizzare l’elusione fiscale continuata di Google e degli altri giganti americani dell’hi-tech e dunque quel 2% di rincaro fiscale è davvero un piccolo schiaffetto vescovile su un volto tributario che meriterebbe ben diversi manrovesci. Eppure Google, imperturbabile, trasferisce a noi, gli utilizzatori, il rincaro. E lo dichiara! “Le imposte sui servizi digitali aumentano il costo della pubblicità digitale e abbiamo appena informato i nostri clienti che a partire dal 1 Ottobre 2021 sarà previsto un costo aggiuntivo sulle fatture per la pubblicità mostrata in Italia”, recita un comunicato della Casa di Mountan View. Come possono permettersi una simile sfrontatezza? Semplice! Sanno di non avere concorrenti! Nessuno che approfitti di questa vergognoso scaricabarile per strappare clienti lasciando fermi i prezzi. Ecco cos’ha generato la collusione pluridecennale delle autorità americane con i Fang: impunità e arroganza. Sappiamo di chi è la colpa. Dei politici Usa sensibili alle insistenti – diciamo così – azioni persuasive dei lobbisti digitali. Però si divertano ora che possono, Google & C.: il vento sta cambiando anche in America. Questione di tempo, ma sarà spezzatino. E da un solo monopolista ne verranno fatti 10. Accadde ad At&t: e quella, almeno, le tasse le pagava.

NON CI PIACE LE TASSE AI FANG? MA TANTO LE PAGHIAMO NOI Google trasferisce il 2% di rincaro fiscale agli utenti. E lo dichiara senza pudore la redazione


Il Meridione mette a fuoco la sua mission geostrategica Agli Stati Generali della logistica del Mezzogiorno promossi da Confetra politici e industriali hanno elaborato le strategie per il rilancio del Sud. Che ha un vantaggio competitivo legato alla collocazione geografica di Alessandro Faldoni

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a ripresa del Sud può passare anche dal rafforzamento della sua rete logistica? È questa la domanda che ha orientato Gli Stati Generali della logistica del Mezzogiorno, evento promosso da Confetra che si è tenuto a Napoli qualche settimana fa. «Il Mezzogiorno deve mettere a fuoco una sua mission geostrategica distintiva, una sua vocazione logistica, e soprattutto deve ripensarsi come una grande macro regione europea di oltre 20 milioni di abitanti che si candida a svolgere una funzione peculiare e ad alto valore aggiunto - dal punto di vista geoeconomico - per il Paese e per l'Europa», ha detto Guido Nicolini, Presidente di Confetra, durente il suo intervento. Un momento di approfondimento e di sintesi anche in relazione all’impiego nel

settore dei fondi provenienti dal Recovery Plan. E proprio su questi si è concentrato il messaggio del Ministro per il Sud, Mara Carfagna: «Nel Pnrr sono stanziati 1,2 miliardi di euro per i porti meridionali e 630 milioni per le Zes di qui al 2026. Dalla collaborazione istituzionale e da quella pubblico - privati può venire la svolta in grado di intercettare le nuove opportunità nascenti dall'Africa e dal Mediterraneo». Ma quali sono le zavorre che oggi pesano sullo sviluppo del Mezzogiorno? Ennio Cascetta, professore ed ex assessore ai trasporti della Regione Campania, ha approfondito il gap logistico, a partire dal segmento ferroviario: «L'Alta Velocità in 10 anni ha contribuito al Pil nazionale con 42 miliardi di euro. Nelle province dotate di AV, il Pil è cresciuto in media il 5% in più rispetto a

quelle sprovviste. Ma siccome l'AV finisce a Salerno, paradossalmente ha accresciuto di 10 punti il divario Nord - Sud». In questo senso Anna Masutti, Presidente di Rfi, ha messo a fuoco gli investimenti nel Mezzogiorno programmati dal gestore della rete. Un vocazione naturale quella del Sud all’uso dei propri porti, come ha ricordato Alessandro Panaro di Srm infatti «le imprese manifatturiere del Mezzogiorno già utilizzano i porti per il 57% del valore del proprio import/export, contro il 33% della media nazionale. Inoltre, il 47% di tutti i volumi nazionali movimentati nei porti transita nei e dai porti del Sud». Lella Paita, Presidente della Commissione Trasporti della Camera, ha parlato invece di «coraggio riformatore, perché le risorse previste dal Pnrr daranno frutto solo se accompagnate da massicce semplificazioni normative». Mauro Coltorti, Presidente della Commissione Trasporti del Senato, ha fatto il punto sulle Autostrade del Mare come strumento principe a supporto del l'intermodalità. Giuseppe Catalano, Capo della Stm del Mims, ha evidenziato infine come «tutto il Pnrr abbia il grande obiettivo trasversale della coesione territoriale». L’evento si è concluso con un contributo della Vice Ministro Teresa Bellanova che ha parlato di Pnrr come «sfida irripetibile. Trasporti, logistica, mobilità sono centrali nella strategia di rilancio del Paese. Il Mezzogiorno e le sue classi dirigenti – ha proseguito la Vice Ministro – devono vincere tale sfida, per riempire di contenuti e concretezza il vantaggio competitivo legato alla collocazione geografica del Sud al centro del Mediterraneo. La sostenibilità ambientale, ma anche economica e sociale, sarà la chiave di volta di tutte le politiche volte a riammagliare e riconnettere logistica, industria, turismo, agricoltura. Infrastrutture, innovazione, filiere produttive, territorio: ricostruiamo un Mezzogiorno protagonista anche combattendo i mali storici del fatalismo e dell’autoreferenzialità».

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SHORT STORIES

Cultura

Milano riapre le porte al cinema del reale Via al Festival Internazionale del Documentario Visioni dal Mondo Il Festival Internazionale del Documentario Visioni dal Mondo, l’atteso appuntamento con il cinema del reale, dopo un’edizione digitale, torna in presenza a Milano, al Teatro Litta e al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci, nel pieno rispetto dei protocolli di sicurezza, dal 16 al 19 settembre 2021 e presenta il programma della settima edizione. L’edizione 2021 conferma la formula aperto al pubblico con ingresso gratuito, inoltre con l’obiettivo di raggiungere un’audience ancora più ampia, manterrà anche la formula digitale fruibile sulla piattaforma ufficiale del Festival www.visionidalmondo.it. Nick Broomfield, regista inglese, noto per la sua capacità di scavare nella vita degli artisti più famosi come nei documentari dedicati alle due icone della musica internazionale, Whitney Houston e Kurt Cobain, sarà guest of honor di Visioni dal Mondo 2021. L’edizione di settembre di Visioni dal Mondo 2021, simbolo

Saggistica

Mario Draghi “il nostro treno per la ripresa” S’intitola “Il presidente” la biografia narrativa che Monica Setta ha dedicato al premier e al Paese che sta guidando «Mario Draghi è il nostro treno per la ripresa, che dobbiamo prendere in corsa. Se non saliremo su quei vagoni del Pnrr, resteremo per sempre su un binario morto”: con questa frase, semplice ma chiara come un bell’editoriale, Monica Setta chiude il primo capitolo (titolo “Dopo il Covid, un nuovo boom?”) del suo libro biograficocronistico dedicato all’attuale presidente del Consiglio: “Il

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di ripartenza, grazie anche all’esperienza e alla sensibilità del suo ideatore e Presidente Francesco Bizzarri e dei professionisti che lo affiancano saprà mostrare il meglio dell’indagare e del raccontare ad un pubblico nazionale e internazionale. Un appuntamento con il cinema del reale che consentirà di esplorare e approfondire tematiche di attualità mondiale, consacrando Milano capitale indiscussa del cinema documentario. Confermata per l’edizione 2021 a Maurizio Nichetti la Direzione Artistica. Cinzia Masòtina, advisory and coordination Visioni Incontra, coordinerà come per le passate edizioni la sezione business rivolta ai professionisti del settore che si terrà nei primi due giorni del Festival, giovedì 16 e venerdì 17 settembre. Visioni Incontra organizzerà sessioni di pitching di progetti che parteciperanno al concorso come miglior progetto documentario Visioni Incontra e ospiterà incontri one on one, panel e roundtable, riservati

ai decision makers del settore, italiani e internazionali. Tra i partner del 7° Festival figurano il main sponsor Bnl Gruppo Bnp Paribas, poi gli sponsor Pirelli e Gk Investment Holding Group, media partner Rai, Istituto Luce Cinecittà, Doc/ it - Associazione Documentaristi Italiani, MYmovies.it, Hot Docs, Image Building e il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci. Il Festival è patrocinato dall’Associazione dell’autorialità cinetelevisiva 100autori, ha la web media partnership di Taxidrivers. it e il supporto delle migliori scuole e facoltà di cinema milanesi. Fedele alla sua mission, quella di raccontare il mondo d’oggi attraverso la memoria incancellabile del passato, Visioni dal Mondo 2021 si pone

presidente. La nuova Italia di Draghi” (Piemme, € 16,50, 130 pagine). Un libro che non cade nella trappola dell’agiografia, pur così affollata da fare tanto “assembramento”, perché ricostruisce senza incensi il percorso di quel supertecnocrate con spiccata sensibilità politica che è il premier, non a caso inquilino per 11 anni della direzione generale del Tesoro, la più potente d’Italia, durante ben cinque governi diversi. E Setta racconta il personaggio attraverso la sua biografia e i suoi discorsi ma soprattutto le testimonianze di chi lo ha conosciuto, ha lavorato con lui, attraverso la ricostruzione non

privi di retroscena di questi primi mesi di governo, tra piano vaccinale e varo del Pnrr. La tentazione che il titolo definisce è quella di proiettare l’innegabile credibilità non solo nazionale del personaggio-Draghi su tutto il Paese, come viene di fare addirittura per giustificare le vittorie sportive che affondano in realtà le radici in anni di allenamenti di atleti che neanche sapevano chi Draghi fosse... E la vena positiva del saggio è che sì, l’Italia che sta affiorando in queste settimane di ripartenza è l’Italia migliore, che può davvero trovare in Mario Draghi il catalizzatore delle energie giuste per guardare con ottimismo al futuro.

FRANCESCO BIZZARRI

l’obiettivo di indagare e, in modo ancora più incisivo, smascherare il presente per immaginare e costruire un futuro migliore. Scrutare, esplorare per non fermarsi. “Un anno fa partecipavamo a questa presentazione con una promessa, quella di impegnarci a mantenere vivo il settore e in particolar modo il cinema del reale in un periodo molto difficile - ha sottolineato Francesco Bizzarri, ideatore e Presidente di Visioni dal Mondo –; l’incertezza era tanta, ma la cosa più importante, oggi, è poter esserci e vivere il Festival di nuovo insieme. Tutta l’industria – grazie ai registi, sceneggiatori, attori, ai produttori, ai tecnici, alle maestranze, alle istituzioni, alla loro tenacia e coraggio – ha resistito e, nonostante le difficoltà che questo anno ci ha messo di fronte, si è mossa verso un obiettivo comune.” “Lo scorso anno avevo accettato la sfida di Francesco Bizzarri di realizzare un Festival a distanza – ha dichiarato Maurizio Nichetti, direttore artistico di Visioni dal Mondo -, quest’anno raddoppiamo la scommessa. Torniamo sul palcoscenico in presenza, ma non dimenticheremo tutti coloro che avevano apprezzato l’opportunità di trovarci anche in streaming. Sono queste le occasioni che sanno mantenere giovani i Festival!”

EXP REALTY SBARCA IN ITALIA La multinazionale americana eXp realty dalle scorse settimane è operativa anche nel belpaese, con il suo format innovativo di comunità di agenti immobiliari indipendenti. Non è una franchising, dunque, ma basa la remunerazione degli agenti sulla co-partecipazione ai profitti unita ad alte percentuali sulle provvigioni, addirittura fino al 100% ( in base al raggiungimento di determinati parametri di performance). Oltre alle provvigioni, un reddito extra è offerto per la contribuzione alla crescita della rete. A guidare la brach italiana, accanto all’a.d. Denis Andrian, spicca il nome di Ilaria Profumi, direttore Emeia di eXp Realty, che ha recentemente abbandonato il colosso del franchising Remax.


Formazione

Competenza e meritocrazia per governare il futuro del Paese Aperte le iscrizioni alla Scuola Politica “Vivere nella comunità” Iniziamo col dire che la Scuola Politica “Vivere nella comunità”, voluta da Pellegrino Capaldo, Sabino Cassese e Marcello Presicci, propone un sensibile cambiamento nei processi di formazione, ma in fondo complementare ai percorsi accademici. Ma per un Paese serio non basta che una minoranza di giovani raggiunga posizioni alte e anche eccellenti (come è giusto che sia) nell’istruzione universitaria e post-universitaria. Occorre davvero sensibilizzare generalmente i giovani, diffondendo alcuni valori e ad alcune logiche di pensiero nell’interesse della comunità. Oggi viviamo nell’incertezza, nella volatilità, nella destrutturazione e i problemi che si presentano sono complessi e globali. Servono dunque leadership collettive con visioni nuove, supportate da formazioni interdisciplinari. Ma serve soprattutto una classe dirigente che si assuma le proprie responsabilità. Osserviamo spesso la freddezza di chi occupa posizioni apicali nei diversi settori (pubblico e privato) per i processi educativi e per la costruzione di un ceto dirigente che guardi a lungo e medio termine. Una classe dirigente seria si preoccuperebbe molto nel momento in cui si accorgesse che i meccanismi mediante i quali si forma il capitale umano nel nostro paese sono ormai obsoleti e inadatti a fronteggiare le sfide odierne. Dunque il pregio di un’iniziativa gratuita come quella organizzata dalla Scuola Politica “Vivere nella Comunità” è anche questo. Accorgersi che se il livello di preparazione della maggior parte dei giovani è inadeguato ciò comprometterà il futuro del Paese e sarà un male per tutti. Aldilà delle legittime scelte di orientamento, una scuola di formazione politica apartitica è indispensabile poiché le competenze interdisciplinari si acquisiscono affrontando concretamente i problemi o entrando in contatto con personalità che governano i processi proponendo esperienze, riflessioni

e pensieri inediti. L’assenza di preparazione, nel pubblico e nel privato, ha creato negli ultimi anni lo spostamento del baricentro dalla progettazione politica alla ricerca del consenso. Da qui l’incuria educativa e culturale. Per tanto tempo in Italia si è sentita la mancanza di un luogo dove riflettere, confrontarsi e discutere in maniera scevra da ogni interesse di partito o di convenienza elettorale. Formare nuovi giovani e diffondere la cultura della cura della comunità è uno degli obiettivi che la Scuola Politica ha fissato. Per raggiungere questo traguardo ha creato un supervisory board unico dove figurano personalità come Marta Cartabia, Sabino Cassese, Gabriele Galateri, Bernardo Giorgio Mattarella, Bianca Maria Farina, Paolo Boccardelli, Stefano Lucchini, Massimo Lapucci, Magda Bianco, Marco Patuano, Luigi Ferraris ed altri. Il progetto, gratuito grazie alle aziende che lo sostengono come Intesa Sanpaolo, FS, Poste, Ansa, Citi, Iren, A2A, è dunque caratterizzato da due anime: la prima, quella formativa, riguarda gli studenti under40 che saranno formati grazie ad un corpo docenti di altissimo livello. La seconda anima si esprime attraverso il ciclo di seminari e di incontri a porte chiuse, per i docenti e i membri del board, che compongono la governance. Un think tank al servizio del Paese e delle Istituzioni, apartitico e bipartisan, caratterizzato da una profonda autorevolezza e da grandi protagonisti (Giuliano Amato, Carlo Messina, Francesco Profumo ed altri). Dopo il successo della prima edizione, dove sono stati avviati progetti con Banca d’Italia, Feduf e il Ministero della Pubblica Amministrazione, è in cantiere la nuova edizione che partirà il prossimo novembre e che vedrà coinvolte anche la Fondazione CRT e la Fondazione Compagnia di San Paolo.Al viaPer iscriversi gratuitamente: www. scuolapoliticanuovomillennio.it

DIGITALE, PRIORITÀ AD ALTO TASSO DI INSODDISFAZIONE Il valore delle azioni delle aziende che più hanno investito è cresciuto del 130% in più. Ma 7 dirigenti su 100 storcono il naso Negli ultimi anni la risposta delle aziende alla rivoluzione digitale si è concentrata sulla velocità: prendere decisioni rapidamente, eseguire velocemente i piani definiti al fine di creare un’offerta differenziata. Eppure, dopo una fase iniziale di successo, troppo spesso queste promettenti iniziative di trasformazione digitale hanno perso slancio, non riuscendo a generare l’impatto necessario per competere nel mondo di oggi. Basti pensare che – nonostante il 78% dei dirigenti italiani ritenga che il digitale sia una delle principali priorità della propria agenda - solo il 7% di loro ritiene di aver raggiunto gli obiettivi in termini di trasformazione digitale che l’azienda si era prefissat<za. È quello che emerge dall’estratto italiano del “Digital GPS Benchmark 2021”, la ricerca globale che Bain & Company conduce ogni anno su 1.200 dirigenti d’azienda provenienti dai principali paesi del mondo e dai maggiori settori merceologici. «Le aziende sono sempre più consapevoli che il solo essere veloci non è più sufficiente. Se agire rapidamente rimane essenziale per rimanere competitivi nel breve periodo, cogliere appieno ed in modo duraturo il valore della trasformazione digitale è determinato dalla capacità di estendere le iniziative digitali di maggior valore su larga scala in tutta l’azienda», commenta Laura Polasek, Director di Vector, la piattaforma di digital delivery di Bain & Company. Chiaramente trend digitali che prima della pandemia maturavano nel corso di anni, nel 2020 hanno avuto luogo in pochi mesi. L’e-commerce è aumentato del 100% durante la crisi. Le aziende si sono dovute misurare con un radicale cambio di paradigma nella propria operatività: si stima che quest’anno l’85% delle iterazioni con i clienti sarà virtuale. Tale accelerazione ha amplificato il divario tra le aziende che avevano già investito in tecnologia prima della pandemia e chi non lo aveva fatto. Questi ultimi si sono spesso trovati impreparato a gestire lo shock digitale determinato dal Covid-19. «Per poter implementare su larga scalale iniziative digitali di maggior impatto”, continua Polasek, “è fondamentale che le imprese agiscano su due fronti: da un lato devono rinnovare l’architettura tecnologica dell’azienda e dall’altro ripensare al modello operativo e al modo di lavorare. I dati ci dimostrano che l’investimento nel digitale paga: nel 2021 il valore delle azioni delle aziende che più hanno investito in digitale e tecnologia è cresciuto del 130% in più rispetto alle medie di settore».

Crediti deteriorati

Sostegni e moratorie abbattono i tassi di default Si attestano a fine 2020 sotto la soglia del 3% e si registra un miglioramento soprattutto per le società di capitali Gli interventi straordinari varati dalle Istituzioni per minimizzare gli impatti dell’emergenza sanitaria hanno avuto un rilevante impatto sul mercato degli Npe (Non Performing Exposure) che trova riscontro anche nella contrazione dei tassi dei default sui crediti a famiglie e imprese. Nel 2021 l’effetto sul contenimento del

rischio di credito ha però iniziato ad attenuarsi progressivamente tanto che, dall’analisi sulle scadenze delle moratorie in essere, senza considerare gli effetti del decreto sostegni bis e quindi le relative potenziali proroghe, sussistono solo circa il 28% del totale dei provvedimenti attivati (Banche e Credito al consumo). Le previsioni sono che a ottobre 2021 le moratorie ancora attive saranno meno del 10% rispetto al perimetro totale dell’iniziativa. Questo il quadro che emerge dalla seconda edizione dell’Osservatorio Npe realizzato da Cribis Credit Management (società del Gruppo Crif specializzata nella gestione dei processi di Collection e di NNpl management) che si pone l’obiettivo di fornire una visione complessiva e costantemente aggiornata del mercato rispetto al rischio di credito, alle performance di recupero e alle dinamiche dello stock degli Npe.

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I TALENTI DELLO SVILUPPO

QUELLE GHIOTTE OPPORTUNITÀ Fast food, asporto e nuove proposte di ristorazione veloce rappresentano un’occasione di investimento che in Italia ha ampi margini di sviluppo. Basti guardare a Burger King, Quick, O’ Tacos, Nordsee e Go Fish

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di Marco Scotti

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ici Burger King e subito l’immagiuna piattaforma nata nel 2014 con il modelnario corre verso la tradizione dei lo dell’investment partnership. «Siamo una grandi fast-food americani. E in sorta di family office con l’obiettivo di creare effetti se saliamo nella catena di controllo si una piattaforma nel settore della ristorazione scopre che l’azienda, fondata nel 1954, fa parveloce – ci spiega Alessandro Preda, ammite di Restaurant Brands International, holding nistratore delegato del gruppo – in grado di canadese-americana che gestisce oltre 25.000 offrire cibo a 100 milioni di clienti ogni anno ristoranti in 100 Paeattraverso oltre 1.000 BURGER KING ITALIA FA PARTE si per un fatturato di ristoranti e 6.000 imDEL GRUPPO QSRP, UNA PIATTAFORMA circa 30 miliardi. La piegati, presenti in NATA NEL 2014 CON IL MODELLO stessa Burger King ha sette nazioni principaDELL’INVESTMENT PARTNERSHIP oltre 17.700 sedi, con li. Oltre a Burger King, cui serve ogni giorno 11 milioni di persone e fanno parte della nostra piattaforma anche la quasi totalità dei ristoranti è di proprietà ed Quick, O’ Tacos, Nordsee e Go Fish. Il fatturato è gestito da affiliati indipendenti. E l’Italia? Nel complessivo delle vendite è intorno al miliarnostro Paese la catena famosa per i Whopper do di euro all’anno». è presente dal 1999, quando è stato aperto il Qsrp nasce nel 2014 divenendo franchisee dei primo punto vendita a Milano. Oggi sul territoristoranti Burger King in Italia e in Polonia. Nel rio sono presenti oltre 200 ristoranti. 2016 entra nel gruppo anche Quick Burger, di Burger King Italia fa parte del Gruppo Qsrp, cui viene acquisito il “master franchising de-

114 TACCINI RETAIL CONSULTING COSÌ IL PUNTO VENDITA CAMBIA PELLE

116 REEF PER LA CASA DEI SOGNI I SOLDI NON SERVONO PIÙ

118 ANYTIME FITNESS IL BENESSERE È LA CHIAVE(TTA) DEL SUCCESSO

124 L’IMPRENDITORE «IL LAVORO VA CREATO E NON SIMULATO»

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TALENTI DELLO SVILUPPO

velopment agreement” in Belgio e Lussemburgo. Attualmente è presente in sette Paesi con 1.008 ristoranti. Prima della pandemia da Covid il ritmo di crescita era estremamente sostenuto: un centinaio di esercizi all’anno, che sono diventati 50 nel 2020 e che dovrebbero risalire a 80 nel 2021. La proprietà è mista: il 30% è direttamente riconducibile a Qsrp, mentre il restante 70% è gestito in franchising. «Stiamo crescendo molto velocemente – aggiunge Preda – e vogliamo raddoppiare il numero di esercizi nei prossimi anni. Nonostante le traversie, quello della ristorazione veloce si sta dimostrando un settore estremamente resistente agli shock esogeni. Guardiamo anche al passato: nel 2001, con l’attacco alle Torri Gemelli, o dopo gli attentati a Parigi e Bruxelles, dopo un primo momento di “smarrimento” le persone hanno sempre ripreso rapidamente a impiegare i nostri servizi». Il mercato italiano è uno di quelli in cui le grandi catene di ristorazione sono meno sviluppate. A livello di maturità non è paragonabile a Francia, Belgio o Regno Unito, e ha quindi un potenziale interessante da esprimere. Il ritmo di crescita complessivo di Qsrp in Italia è di circa 30 locali all’anno. Quest’anno l’asticella dovrebbe fermarsi a 15, ma dall’anno prossimo si tornerà a regime. Il punto è che il rallentamento non è stato dettato solo dalla pandemia, ma anche da altri fattori esogeni. D’altronde, i problemi nel nostro Paese sono molteplici. Il primo è la frammentazione territoriale che rende non facile lo sviluppo di progetti di real estate. «Ma lo scoglio più arduo da superare

veloce nel nostro Paese è un po’ più compli– chiosa il ceo di Qsrp – è rappresentato dalcato che da altre parti. Anche in questo caso, la burocrazia. Per terminare il progetto di un occorre adeguarsi: Burger King utilizza carne ristorante di dimensioni significative come un 100% italiana e l’80% delle materie prime Burger King possono volerci anche due anni. impiegate sono nostrane. Continua un lavoro Il potenziale c’è ed è anche importante, c’è un sulla localizzazione, sulla ricerca di un gusto processo di avvicinamento da parte dei clienti che mette insieme la ristorazione veloce Usa alle formule di ristorazione veloce, per esemcon la tradizione. Il caffè che viene servito, ad pio il drive through è una parte dei formati che esempio, è italiano. ancora può esprimere un discreto potenziale. I ristoranti Burger King hanno una loro conAnche perché la gente si immagina che si avvalformazione precisa, con dei costi di avviamenga di questa modalità di asporto la comitiva di to abbastanza rilevanti. Diverso il discorso per ragazzi a fine serata, in realtà la platea è molto O’ Tacos, l’ultimo nato nella famiglia di Qsrp, più eterogenea: c’è il padre di famiglia che torgià presente tra Francia, Belgio e Germania na a casa e compra la cena per tutti; c’è l’opecon una quarantina raio che ha una pausa A FRONTE DI UN INVESTIMENTO TUTTO di esercizi. In Italia pranzo breve e preferiSOMMATO LIMITATO, SI PUÒ AVVIARE arriverà subito dopo sce consumare il pasto UN’ATTIVITÀ GESTIBILE ANCHE DA NON l’estate e riguarderà non seduto al ristoranPROFESSIONISTI DELLA RISTORAZIONE Roma e il Sud Italia. Si te; c’è il venditore». tratta di locali molto piccoli: «Si va da un miniAnche la scelta della location è meno semplimo di 80 mq tra parte clienti e parte cucina – ce di quanto si possa pensare. Se si scelgono i spiega Preda – e questo abbatte notevolmente centri commerciali, le stazioni o gli aeroporti, i costi. Siamo intorno ai 250-300mila euro. Si l’investimento iniziale è più basso ma il canotratta di esercizi con alta redditività: a Bruxelne d’affitto è più elevato. Questo perché il conles ne abbiamo alcuni che fanno 4 milioni di tenitore già esiste, il titolare deve “solo” allevendite e anche la formula del drive through stire la cucina. In città invece ci sono molti più sta funzionando molto bene. Dunque, a fronvincoli. Per questo Qsrp sta portando avanti te di un investimento tutto sommato limitaun piano di sviluppo che copra sia gli spazi to, si può avviare un’attività gestibile da non commerciali che quelli urbane. Uno dei temi professionisti della ristorazione, cui basta un fondamentali quando si parla di ristorazione minimo percorso formativo per poter iniziain Italia, è quello relativo alle materie prime. re. Di solito i nostri fanchisee partono con un La grande attenzione che mettiamo nel sele50% cash e un 50% di finanziamento da parte zionare i prodotti che mangiamo non è comdelle banche. Tra l’altro, è molto interessante parabile a quello che avviene negli altri paesi il payback period: se per Burger King siamo europei. Anche per questo fare ristorazione intorno ai 5 o 6 anni, per O’ Tacos bastano 18 mesi. Per quanto riguarda la collocazione, con quest’ultimo facciamo un percorso opposto a quello tradizionale: partiamo dalla periferia e arriviamo verso il centro». il costo di apertura Altro tema caldissimo riguarda la proposta di un ristorante O’ Taco per il pubblico che non mangia proteine di orila quota di ristoranti in franchising in Italia di Qsrp gini animali. Oggi Qsrp è uno dei pochi player al mondo che può garantire un’alternativa vei locali aperti dal 2014 in Europa da Qsrp getale per il pesce, il pollo e il manzo. Non solo: le materie prime made in Italy impiegate anche pane e salse vengono create in modo da nei negozi del gruppo in Italia evitare l’impiego di qualsiasi prodotto proveniente dagli animali.

I NUMERI DI QSRP 250-300 MILA EURO

70% 1008 80%

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IL NUOVO STORYTELLING DELLE EMOZIONI Combinare in modo innovativo musica e parole per dar vita a progetti d’avanguardia in campo culturale ed entertainment. È l’idea di tre giovani pugliesi, un editore-libraio e due musicisti, appena sbarcati a Milano di Vincenzo Petraglia

S

i chiamano Paolo voce effetto vintage filtrata col Giacovelli, Mario e megafono e gli interventi corali Francesco Caramia e dei diversi musicisti che creano sono tre giovani che condiviun unicum davvero speciale. dono un sogno fatto di parole Le gags improvvisate rendono e di musica. Paolo è un editoogni loro show ironico e coinre e libraio, Mario e Francesco volgente, in grado di far rivivedue poliedrici musicisti che re le atmosfere indimenticabili portano avanti una tradizione degli anni ’30, ’40 e ’50. Tre radi famiglia che dura da quatgazzi, Paolo, Mario e Francesco, tro generazioni, e hanno deciche apparentemente si occuso di mettere a sistema i loro pano di due ambiti diversi, ma diversi background, le loro sono il risultato di uno stesso aspirazioni e il know-how cosogno: «raccontare e far vivere struito negli anni per dar vita storie, far conoscere la nostra a un progetto imprenditoriale PAOLO GIACOVELLI, EDITORE E LIBRAIO, AL CENTRO, E FRANCESCO E MARIO CARAMIA, ENTRAMBI MUSICISTI. filosofia di vita, le nostre radici, in cui coniugare business e le nostre convinzioni, che penta, la Giacovelli Editore dalla sua creazione passioni. Tutti e tre di Locorotondo, la splensiamo possano dare alle persone emozioni ha sempre sostenuto, infatti, i giovani talendida cittadina della Valle d’Itria, in Puglia, uniche», spiega Mario. «Ecco perché», gli fa ti investendo non solo su autori alle prime hanno, infatti, deciso di approdare insieme eco Francesco, «abbiamo deciso di aprire a armi ma anche «ricercando manoscritti che a Milano e di aprire una nuova sede per far Milano, in via Montenapoleone 8, una nuofanno la cifra di quel pezzo di Puglia molto crescere le loro idee e sviluppare progetti va sede per tirare fuori dal cassetto tutte le spesso dimenticato e bistrattato, considerato innovativi per i propri clienti che abbiano apnostre idee e offrire agli altri e a noi stessi semplicemente come terra di mezzo tra l’Apunto come fulcro la musica e le parole. «Un un’alternativa, una nuova prospettiva per vedriatico e lo Ionio, una sorta di entroterra di tempo», racconta Paolo, «la nostra era una dere il mondo e le cose del mondo». Chapeau, confine». Attualmente la casa editrice vanta terra di cafoni e di galantuomini, di lavoratori giovani energie in movimento di cui tanto il diverse opere prime e promuove il concorso che hanno fatto della vite, dell’uva bianca, la nostro Paese ha bisogno. La motivazione è letterario “Racconti divini”, un connubio permisura per bersi il mondo. Coppole e manteltanta, come pure le idee. «Abbiamo deciso fetto tra vino e scrittura, tra aziende vitivinile nere non faceva nessuna differenza quandi investire nonostante non sia un momencole del territorio e scrittori di tutta Italia. do arrivava la vendemmia. Oggi, tutto questo to propizio per farlo per via del Covid e della Della stessa pasta, pieni di energia e creativiesiste ancora disseminato in quella valle che crisi del settore editoriale e musicale», chiotà, sono anche i due fratelli Caramia: Mario, ha generato nuovi talenti e nuove speranze, sa Paolo, «perché siamo convinti che ognuno, classe ‘91, e Francesco, più giovane di due che proprio di questo passato e della sua rimanendo sempre fedele a se stesso e senza anni, insegnanti di musica nelle scuole seautenticità si nutrono». Conferendo grande perdere, come nel nostro caso, l’autenticità condarie di primo grado, che nel 2016 hanenergia e voglia di fare. Come quelle di Paolo del Sud, debba fare del proprio meglio per no dato il “la”, nel vero senso della parola, al appunto, classe ‘93, che nel 2015 ha fondaridare alla collettività quanto ricevuto e perprogetto Mustacchi Bros. Una band capace to una delle case editrici indipendenti più ché è il tempo di ripartire con nuove idee e di creare armonie sonore che riescono ad attive del territorio, nata, come a lui stesso progetti innovativi». accompagnare qualsiasi tipo di evento. I due piace ricordare, da un amore incondizionamusicisti passano, infatti, dallo swing al jazz, to nei confronti dei libri, dei giovani e della www.giacovellieditore.com con un tocco di dixieland qua e là assieme alla Valle d’Itria. Figlia del territorio che la ospiwww.mustacchibros.it

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TALENTI DELLO SVILUPPO

RETAIL, COSÌ IL PUNTO VENDITA CAMBIA PELLE La pandemia ha modificato l’esperienza d’acquisto in-store. Cosa aspettarsi ora e quanto la ripresa inciderà sul mercato immobiliare commerciale? Ne parliamo con due esperti del settore, Salvatore e Andrea Taccini di Vincenzo Petraglia MOLTI NOSTRI COMPORTAMENTI, SHOPPING EXPERIENCE COMPRESA, SONO PROFONDAMENTE CAMBIATI A CAUSA DELLA PANDEMIA. Non foss’altro per il nuovo modo di vivere gli spa-

zi per via, per esempio, del distanziamento sociale, o per il maggior ricorso al digitale. Quanto tutto ciò ha cambiato e cambierà ancora i punti

vendita? I negozi fisici verranno sempre più soppiantanti da quelli virtuali? Quali i trend più “cal-

di” nel mondo retail e quanto la ripresa inciderà sul mercato immobiliare commerciale? Abbia-

mo posto queste e altre domande a due esperti del settore, Salvatore e Andrea Taccini, soci (ma

prima ancora padre e figlio) della Taccini Retail

Consulting, società di consulenza specializzata in servizi a 360° alle imprese del retail.

Operando nel settore retail da tempo come sta cambiando e come vedete la situazione dal vostro punto di vista privilegiato? Salvatore Taccini: Intanto bisogna partire da un dato: malgrado gli aiuti del Governo, i retailer non

sono riusciti a tamponare le perdite registrate. La

comprendano queste nuove esigenze e la chiave

mia ha determinato un’accelerazione importan-

verso un commercio al consumo con i brand in

sonalizzate nello store, paradossalmente favorite

per farlo è la personalizzazione, dei prodotti ma

anche della comunicazione. Si andrà sempre più

grado di raggiungere direttamente il consumatore all’interno o in prossimità della sua casa. Chi riuscirà a fare questo salto di qualità risulterà

vincente trasformando così le difficoltà attuali in opportunità.

L’ESTETICA E IL DESIGN SARANNO SEMPRE PIÙ IMPORTANTI NEGLI STORE PER RENDERE INDIMENTICABILE LA CUSTOMER EXPERIENCE

te – ma un’esperienza, per cui le aziende stanno

sempre più indirizzandosi verso esperienze peranche dagli ingressi contingentati: per esempio trovare il capo precedentemente selezionato in

digitale già pronto per la prova nel camerino, o servizi di questo tipo. L’omnicanalità in grado di

integrare fisico e digitale rappresenterà sempre di più un punto di forza: utilizzo di ologrammi e realtà aumentata, totem in store per ordinare

capi non disponibili in negozio e scegliere le soluzioni di consegna a sé più congeniali, a casa o tramite ritiro nel punto vendita. Fondametali sa-

Ma cosa cercano oggi i consumatori e quali i trend più in voga per quanto riguarda gli store di nuova generazione, anche alla luce del nuovo modo di vivere gli spazi per via della pandemia?

Il virtuale riuscirà mai a soppiantare l’esperienza fisica nel punto vendita?

Andrea Taccini: Il consumatore ormai non cerca

Andrea Taccini: Assolutamente no. Da una serie

più una mera vendita – e in tal senso la pande-

ranno sempre più anche estetica e design degli store, capaci di rendere indimenticabile la customer experience.

di analisi e studi di settore emerge che non ci sarà

ripartenza è lenta e la situazione incerta e que-

sto influisce sulla propensione all’acquisto degli italiani, dovuta ai lockdown ma anche al cambiamento degli stili di vita – si pensi soltanto allo

smart working – che porta le persone a destinare una parte maggiore del proprio budget di spesa

più a vacanze e convivialità che all’acquisto di un

paio di scarpe o di un abito in più, beni eviden-

temente ritenuti non più così necessari. Dai profondi e inaspettati cambiamenti determinati dalla

pandemia è emerso insomma un consumatore diverso, con bisogni nuovi, che spende meno, sta più a casa, anche grazie allo smart working, prefe-

risce i canali digitali. Con conseguenze importanti per le aziende, soprattutto per quelle del retail.

Ciò gli pone dinanzi nuove sfide...

Salvatore Taccini: È necessario che i retailer

114

SALVATORE E ANDREA TACCINI, MENTI DELLA TACCINI RETAIL CONSULTING, CHE OFFRE SOLUZIONI INNOVATIVE AI PROPRI CLIENTI.


in collaborazione con

LA RETAIL JOURNEY CON TACCINI RETAIL CONSULTING

da che il nostro cliente sia già un’azienda retail

o debba realizzare un progetto retail ex novo. Partiamo dal piano di fattibilità, analizziamo il

mercato, capiamo quali possono essere le aree geografiche più interessanti, le metrature e le

posizioni più performanti per la crescita dell’azienda in termini retail. Poi scatta la negoziazione con la proprietà degli immobili, la valutazione

dell’effettiva sostenibilità di realizzazione del punto vendita, lo sviluppo del concept store e la

progettazione degli spazi interni, la ricerca e formazione del personale e delle reti vendita o la

loro gestione, se già esistenti. Senza dimenticare lo sviluppo del piano marketing per trasmettere

all’esterno ciò che l’azienda sta facendo e vuole

fare e tutta la parte di comunicazione pre e post mai una prevalenza del digitale rispetto al fisico,

dita, sviluppo commerciale e ricerca location,

potrà essere soppiantata, anzi l’esperienza di iso-

re, organizzazione dei processi retail, formazione

che andrà invece solo a ottimizzare, soprattutto in Italia. Difficilmente la componente relazionale

lamento forzato che abbiamo vissuto ha rafforzato la necessità di avere un’esperienza più umana

possibile. Certo la gente oggi ha più timore di entrare in uno store e questo potrebbe frenare

in alcuni la voglia di ritrovare nel processo d’ac-

quisto una relazione umana. Ecco perché oggi più che mai è importante che l’azienda riesca a comunicare bene, per esempio facendo capire al cliente che può entrare in totale sicurezza in uno store, perché reso sicuro e salubre tramite tutta una serie di precauzioni prese.

Voi siete molto attivi anche in questo ambito. È un servizio di consulenza che i clienti in genere vi chiedono? Andrea Taccini: Assolutamente, oggi più che mai. Comunicare in modo adeguato rafforza la

brand identity e la brand loyalty, contrastando un problema quanto mai attuale: la perdita di fidu-

cia dei brand agli occhi dei consumatori se non riescono a essere chiari e trasparenti nei loro

assistenza nello studio di possibili investimenti

immobiliari, ideazione e gestione del concept sto-

attività inerenti la sicurezza sul lavoro. Essendo

forse un po’ sopravvalutati. Per il 2022 e 2023 ci

punto, gestione della contrattualistica e di tutte le

un’azienda integrata a 360 gradi per il mondo del retail, riusciamo a seguire l’intero processo sotto tutti i punti di vista e, grazie all’esperienza di mio

padre Salvatore, che ha lavorato in varie aziende per oltre trent’anni ricoprendo ruoli di responsa-

bilità, abbiamo una visione completa anche delle

dinamiche aziendali. Ragioniamo e offriamo solu-

valutazione della congruità dei canoni, in passato aspettiamo, dunque, una tendenza all’ottimizza-

zione dei canoni con location prestigiose a costi

più accessibili, anche tramite nuovi accordi di turnover rent.

È possibile che sempre più brand ricorrano anche ai temporary shop per abbattere i costi?

Andrea Taccini: Sì, perché vengono incontro alle

cerchiamo di costruire rapporti solidi e duraturi

a essere molto utili per testare aree geografiche o

molto integrata e condivisa col top management

delle aziende con cui lavoriamo, anche perché che creino valore nel lungo termine.

Salvatore Taccini: Ovviamente Andrea aggiunge a questa esperienza consolidata, la freschezza, la visione, le idee di un uomo giovane come lui in grado di innovare e trovare nuove soluzioni.

Andrea Taccini: Seguiamo due timeline, a secon-

spensabili per il successo di ogni punto vendita.

essere tanti, per cui stiamo assistendo a una ri-

zioni innovative in base ad esse, con una visione

Andrea Taccini: Ottimizzazione delle reti di ven-

luppiamo molti progetti di proximity retail, indi-

Parlando di mercato immobiliare retail, che impatto sta avendo la pandemia, per esempio sulla disponibilità di location prestigiose a canoni più accessibili? Salvatore Taccini: I negozi chiusi cominciano a

e azioni di marketing e comunicazione mirata ap-

Quali sono gli altri servizi che offrite?

del mondo di oggi. Sul fronte specifico retail svi-

attività di drive to store indirizzate al cliente.

del personale, sviluppo del franchising, strategie

Proprio l’innovazione, insieme con l’efficienza e la rapidità, è un po’ il vostro marchio di fabbrica. Quando vi arriva la richiesta di un cliente in pratica come vi muovete?

messaggi e attenti alle sfide sociali e ambientali

apertura legata a iniziative ed eventi e a tutte le

aziende che vogliono comunque investire in va-

lorizzazione del brand, pubblicità e vendita, oltre

zone urbane in cui non si è ancora presenti prima di fare un investimento immobiliare più strutturato. È un ambito su cui come Taccini Retail Con-

sulting stiamo puntando molto, insieme con lo sviluppo del franchising diretto, in quanto, aven-

do tutte le competenze necessarie, vorremmo investire proprio come azienda e non solo come consulenti, per diventare noi stessi franchisee. www.tacciniretailconsulting.com

info@tacciniretailconsulting.com

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TALENTI DELLO SVILUPPO

Per la casa dei sogni i soldi non servono più Nata nel marzo di quest’anno, Reef compra immobili direttamente e li rivende offrendo una dilazione di pagamento fino a trent’anni. Il guadagno? Sta tutto nei servizi e nella relazione a lungo termine di Franco Oppedisano

I

ndividuare un potenziale mercato fra sufficiente ad acquistare casa senza un fie realizzare un modello di business nanziamento o vivere eternamente in affitto. che sia in grado di soddisfare le esiCon il nostro intervento, invece, acquistiamo genze di specifici clienti che non riescono a la casa che le persone desiderano e gliela riottenere quello che desiderano. Queste è il vendiamo con una dilazione di pagamento, cuore di tutte le innovazioni imprenditoriache può durare anche trent’anni, sulla cifra li ed è quello che ha fatto Reef, una società che non riescono ad anticipare al comproper azioni nata solo a marzo del 2021 sulle messo. Il nostro obiettivo è dare a tutti la ceneri di una srl che aveva avviato a Roma il casa dei loro sogni, perché lo consideriamo progetto pilota, in un settore difficile come un bene fondamentale per ognuno di noi e quello immobiliare dove le novità arrivano sappiamo che ci sono ampi spazi di mercato nell’area finanziaria e digitale, ma coinvolper farlo». gono poco o nulla gli utenti finali, ovvero le Reef, quindi, non fa da intermediario come persone che vogliono una normale agenREEF NON FA DA INTERMEDIARIO COME diventare propriezia immobiliare, ma UNA NORMALE AGENZIA IMMOBILIARE tari della casa in cui MA ACQUISTA E VENDE GARANTENDOSI acquista e vende imabitano. Tra questi, CON UN PATTO DI RISERVATO DOMINIO mobili in una doppia il principale target operazione che può individuato dalla società - anche se non è sembrare rischiosa, perché i meriti creditizi l’unico - è quello di coloro che vorrebbero dei potenziali compratori non sono sufficienacquistare una casa, ma non possono farlo ti per accedere a un finanziamento bancario, perché le banche non prestano denaro a chi ma la società, che ha 35 dipendenti, due sedi non ha un buono stipendio con un contratto a Roma, una a Milano e una a Cagliari, si gaa tempo indeterminato o, in passato, ha avurantisce in fase contrattuale con un patto di to problemi a restituire un finanziamento o a riservato dominio in caso di mancato rispetpagare una bolletta. «Di solito in questi casi» to degli impegni da parte del compratore. In spiega Andrea Palotta, direttore generale di concreto, Reef ritorna legalmente in possesReef, «le alternative sono solo tre: un parente so dell’immobile venduto quando non vendisposto a dare un avvallo o a prestare il degono pagate cinque rate mensili di seguito naro, aspettare anni per accumulare una cidopo tre anni consecutivi di pagamenti in re-

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in collaborazione con

gola. L’acquirente avrà la proprietà dell’unità immobiliare solo dopo aver versato l’ultima rata di prezzo, anche se, a partire dal rogito, si assume la responsabilità e i rischi legati al possesso del bene. Per questo, come nel caso dei mutui ipotecari, stipula una polizza assicurativa contro i rischi di incendio, scoppio, caduta fulmini, vincolata a favore di Reef. Queste sono garanzie per i mancati pagamenti e gli eventi disastrosi, ma l’obiettivo di questa nuova realtà immobiliare è quello di concludere la vendita nei tempi previsti perché il cuore del loro modello di business sono i servizi che, per contratto, erogherà per tutta la durata dei pagamenti da parte dei compratori. Questi ultimi si impegnano, infatti, a dare alla società venditrice una prelazione su qualsiasi operazione riguardi l’immobile: dalla manutenzione straordinaria a quella ordinaria, dai servizi di fornitura elettrica e di ogni altra utenza ai servizi, dalle coperture assicurative sull’immobile e sull’acquirente ai servizi di pulizia, ecc. La prelazione terminerà solo con il pagamento dell’ultima rata e i servizi forniti dovranno essere erogati a un prezzo competitivo, uguale o inferiore a quello offerto da altri concorrenti. L’acquirente dell’immobile, dopo aver informato Reef ed essere stato autorizzato, può anche ottenere servizi a prezzi più conve-

dall’altra, sta offrendo condizioni particolarnienti da un altro fornitore, ma, in questo mente vantaggiose sia ai venditori degli imcaso, dovrà fornire le certificazioni e momobili che ai potenziali acquirenti. «Abbiastrare le fatture emesse dal prestatore dei mo l’affiliazione di 68 agenzie immobiliari servizi. che ci propongono gli immobili da comprare «Potrà capitare, ma è difficile che accada», e a volte ce li fanno anche vendere. Possiamo continua Palotta, «perché dalla nostra parte essere i loro migliori clienti, non solo per il avremo i numeri. Si immagini di andare da numero di transazioni, ma anche perché esun fornitore e assicurargli per un lungo pesendo due le compravendite raddoppiano le riodo un lavoro, ad esempio, di manutenzioprovvigioni», chiarisce Palotta. ne idraulica, su centinaia di appartamenti. «In questa fase di avvio offriamo ai venditoUn pacchetto del genere ha un valore: può ri e agli acquirenti un prezzo interessante e essere venduto o può far ottenere sconti a questi ultimi la rateizzazione a tasso zero significativi che per noi saranno margini di fino a trent’anni», aggiunge l’amministratore guadagno. Lo stato della casa viene docudelegato di Reef, Maurizio Misagordi. «Anzi, mentato al momento della compravendita, in alcune operazioni di compravendita posma non crediamo ci sia bisogno di controlli siamo anche andare perché riteniamo sia PER ARRIVARE AL TARGET DEI 100 in perdita, ma è una comodo per il comMILIONI DI FATTURATO ENTRO FINE forma di pubblicità, pratore avere un nuANNO REEF STA STRINGENDO un modo per aggredimero unico da chiaACCORDI CON DIVERSE AGENZIE re il mercato e farci un mare per qualsiasi nome. Inoltre ricerchiamo immobili su comproblema riguardi l’immobile e sapere che missione: li acquistiamo offrendo al cliente dall’altra parte ci sono dei professionisti seri le medesime modalità di finanziamento e ci e onesti che lo risolvono facendo un buon occupiamo anche di aste immobiliari, che lavoro». consentono risparmi notevoli rispetto ai Solo nei primi due mesi di attività l’azienda prezzi di mercato. In questo caso fissiamo ha fatturato circa 4 milioni di euro, ma ha un appuntamento per valutare insieme la l’ambizioso obiettivo di arrivare a 100 miprocedura e i costi da sostenere, formuliamo lioni entro la fine dell’anno. La forza del nuinsieme la proposta per l’acquisto, calcolanmero è la chiave di volta del progetto di Reef, do l’acconto di partenza e procediamo all’acche non nasconde la volontà di crescere molquisizione dell’immobile. Poi lo rivendiamo to velocemente e di aprire nuove sedi su tutal cliente rateizzando l’importo restante. Into il territorio italiano entro la fine dell’anno. somma, il metodo è sempre lo stesso». Per far salire il numero delle compravendite, la società sta da una parte stringendo acwww.reef-spa.com cordi con una serie di agenzie immobiliari e,

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TALENTI DELLO SVILUPPO

IL BENESSERE È LA CHIAVE(TTA) DEL SUCCESSO Accessibili 24 ore 7 giorni su 7, i club Anytime Fitness offrono l’opportunità di mettere a reddito spazi commerciali inutilizzati investendo in un business redditizio, con la forza di un brand unico al mondo di Paola Belli GLI INGREDIENTI CI SONO TUTTI: LA GRANDE DISPONIBILITÀ DI SPAZI COMMERCIALI, LA CRESCITA DEL RISPARMIO PRIVATO, L’ATTENZIONE AL BENESSERE E LA VOGLIA DI “FAR DA SÉ” O DIVERSIFICARE GLI INVESTIMENTI. Quella che -se

possiamo dire così- si sta abbattendo sulla penisola è una sorta di “tempesta perfetta”,

che farà uscire dalla tana molti, moltissimi

aspiranti imprenditori, manager in cerca di riscatto ed investitori che ambiscono a for-

mat solidi con ritorni rilevanti. Se al mix ag-

giungiamo anche la forza di un brand unico al mondo, con un modello di business vin-

cente, l’investimento è servito. «Ed ecco che dopo la tempesta, si intravedono i primi rag-

I CLUB ANYTIME FITNESS SONO ACCESSIBILI 24 ORE AL GIORNO, 7 GIORNI SU 7

gi di sole», esordisce così Roberto Ronchi,

dei bisogni imprescindibili quali benessere,

un marchio internazionale che sviluppa le

stre, o meglio, i club, aperti 24 ore al giorno,

che Anytime Fitness ha saputo consolidare

pone il consumatore al centro del proprio

Chief Operating Officer di Anytime Fitness Italia, il brand che contraddistingue le pale-

7 giorni su 7, 365 giorni l’anno, accessibili

in qualunque momento ed in ogni parte del mondo grazie ad un’unica chiavetta che viene fornita ai clienti in fase di iscrizione.

Ronchi, lei esibisce un sorriso rassicurante e tanta determinazione nello sguardo. Ma i lockdown non sono certo stati una passeggiata. Il

Covid

è

stato

un banco di prova durissimo per tan-

tissimi settori, tra cui il nostro. Ma

allo stesso modo ha

rappresentato

anche una sorta di

rivoluzione che ha rimesso al centro

118

cura della persona e voglia di imprenditorialità. Ed è proprio seguendo questa tendenza

il proprio posizionamento di mercato ed amplificare il vantaggio competitivo nei

soluzioni migliori per anticipare i bisogni di un mercato in continua evoluzione e che business.

confronti di altre realtà concorrenti. Certo, durante i lockdown delle palestre s’è sentita

Anytime Fitness è l’unico franchising presente in tutti i 7 continenti ed è la catena del fitness che cresce più velocemente al mondo.

E i gestori di club e palestre sono stati messi in ginocchio dai provvedimenti di chiusura.

Siamo presenti in 37 Paesi con oltre 4.900

molto la mancanza.

Ma l’opportunità di

poter contare su un brand globale come

palestre, il tasso di crescita globale del mar-

chio è impressionante: la media è di una nuova palestra aperta al giorno.

E in Italia?

Anytime Fitness, le-

Oggi Anytime Fitness conta 31 club in Italia,

chising, ha fatto la

Abruzzo. Il piano di espansione, nonostante

ader nello sviluppo di palestre in fran-

differenza. Eccome se l’ha fatta! Gli affiliati hanno potuto

sfruttare la forza di

distribuiti tra Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino, Emilia-Romagna, Lazio, Umbria ed

la crisi, prevede uno sviluppo esponenziale nei prossimi 2-3 anni, con diverse nuove aperture già programmate entro la fine dell’anno.


Per espandere la rete serve la “materia prima”: gli affiliati. Qual è il segreto per coinvolgerli efficacemente? Qui in Anytime Fitness offriamo al nostro

partner tutto il supporto necessario per intraprendere un’attività stabile e redditizia

che non rappresenta un impegno totalizzan-

te e gli permette di continuare a coltivare i

propri interessi, beneficiando di un supporto a 360 gradi in ogni fase del business.

La formula Anytime Fitness cosa prevede esattamente? Non tutte le location sono adatte. Viene garantito supporto iniziale nella ricerca della location più adatta ai parame-

tri “Anytime” e, nel caso in cui il franchisee

ROBERTO RONCHI, COO DI ANYTIME FITNESS ITALIA

OFFRIAMO AI NOSTRI PARTNER TUTTO IL SUPPORTO PER INTRAPRENDERE UN’ATTIVITÀ STABILE E REDDITIZIA

abbia già delle proposte, si procede con

nuovo business che migliori la loro vita.

Migliori quanto?

Sull’altro piatto della bilancia, ci sono gli abbonati. Che tipo è l’utente dei club Anytime Fitness?

territorio. Ciò definito, si avanza con la fase

Nel 60% dei casi questo format, caratteriz-

I nostri club sono pensati affinché tutti,

funzionali le linee guida imposte dalla casa

tutto il mondo di diventare proprietari di

gno. sono particolarmente apprezzati per il

un’attenta analisi di geo-marketing che pos-

sa evidenziare punti di forza e criticità del progettazione e design attraverso professio-

nisti del settore che si assicurano di rendere madre e adattarle al mercato di riferimento.

E per quanto riguarda l’avviamento?

Anytime Fitness assicura inoltre un supporto per la promozione del centro e per la stra-

tegia di marketing generale da attuare, sia in fase di prevendita che dopo l’apertura.

Poi c’è l’immancabile capitolo della formazione. Il training e l’aggiornamento continuo dello

staff tecnico e commerciale rappresentano

delle prerogative imprescindibili del nostro format di business. Il franchisee è inoltre facilitato nella gestione del proprio business attraverso un portale intuitivo che permette la gestione del club anche da remoto.

A che tipo di investitore vi rivolgete? L’offerta di affiliazione si rivolge a impren-

ditori - non necessariamente con esperienze specifiche nel settore del fitness -, manager, professionisti ed ex-sportivi che vogliano avviare in prima persona, o in società, un

zato da solidità finanziaria e grande stabilità

del network, ha consentito ai franchisee di

più di tre palestre ed al 44% di essi di superare addirittura i 5 club.

E il ritorno sull’investimento? Rappresenta uno dei punti di forza del no-

stro modello di business. Ad oggi offriamo al mercato un prodotto che assicura una com-

petitività tra le più interessanti che si possono trovare sul panorama italiano. Anytime Fitness è una vera e propria opportunità per

il futuro, rappresentata da un investimento ad alto rendimento e rischio contenuto.

a ogni età, possano trovare la risposta più efficace all’allenamento di cui hanno biso-

design moderno ed elegante, i servizi all’avanguardia, gli avanzati sistemi di sicurezza con video-sorveglianza attiva h24 e i mac-

chinari di ultima generazione, che rendono

la fitness experience ancora più interattiva e coinvolgente.

Insomma, Anytime Fitness è una palestra davvero per tutti... I corsi spaziano dal mondo aerobico a quello anaerobico e l’area funzionale è equipag-

giata con tutto ciò che serve. L’App Anytime Fitness, ad uso esclusivo dei soci, permette inoltre di programmare i propri allenamen-

ti, allenarsi da remoto con il proprio coach

e monitorare performance e miglioramenti. Il nostro format offre servizi di alta qualità a prezzi equilibrati, garantendo ai clienti standard elevati al miglior costo. sales@anytimefitness.it +39 02 49537611 www.anytimefitness.it

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TALENTI DELLO SVILUPPO

LA FORZA DEL PASSAPAROLA DI NUOVA GENERAZIONE Si chiama Segnalazione Vincente e consente alle aziende di trovare tramite App dedicate nuovi clienti e di abbattere i costi pubblicitari attraverso il marketing referenziale. Vediamo come col suo ideatore Oscar Dalvit di Vittorio Petrone

IL SETTORE PUBBLICITARIO È IN UNA FASE DI FORTI CAMBIAMENTI ED È SEMPRE PIÙ DIFFICILE MISURARE LA REALE EFFICACIA DELLE AZIONI DI PROMOZIONE E COMUNICAZIONE CHE SI INTRAPRENDONO, a maggior ragione per le piccole imprese, che spesso non hanno grandi budget da investire. Anche perché i costi pubblicitari stanno aumentando in modo esponenziale con costi per click negli ultimi due anni su social come Facebook duplicati, con prospettive future non proprio incoraggianti. Un’interessante idea imprenditoriale proprio per queste aziende e non solo l’ha messa a punto Oscar Dalvit, fondatore di Migastone, specializzata nella creazione di applicazioni mobile professionali, e autore del libro Up App selling, che ha ideato Segnalazione Vincente. «Un metodo», ci spiega, «testato e replicabile, in grado di creare una rete di persone che portano un’infinita quantità di clienti referenziati e in target, per i quali vengono ricompensati solo ad affare incassato e concluso».

Oscar, detta così sembra il classico passaparola... In effetti Segnalazione Vincente prende il più grande e vecchio sistema per farsi pubblicità, ma lo porta a un livello superiore. Tutto parte da una App per iPhone e Android che costruiamo per ogni cliente e pubblichiamo su Apple Store e Google Play: questa tecnologia unita a una academy di marketing relazionale avvia in ogni azienda un nuovo modo di acquisire clienti. Con quali vantaggi? È un’operazione win win sia per le aziende, che abbattono le spese pubblicitarie e riescono a trovare nuovi clienti referenziati direttamente sul proprio smartphone, sia per chi fa la segna-

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OSCAR DALVIT, IDEATORE DI SEGNALAZIONE VINCENTE

lazione, per la quale riceve un compenso. Quanto si guadagna mediamente? La provvigione viene definita da ogni singola azienda, dal 2020 – su www.acquisizionevincente.com tutte le informazioni specifiche – abbiamo aiutato aziende in una miriade di settori, oltre 150 in ambito immobiliare, creando per loro App dedicate. Solo per fare qualche esempio, “Professionisti Immobiliari”, del Trevigiano, e “Alessandra Dalpozzo”, del Bolognese, permettono, se la vendita va a buon fine, di guadagnare 500 euro per la segnalazione di un amico o un conoscente che vuole vendere casa. Ma non c’è solo l’immobiliare. Per esempio, L’App “Metodo Vics”, studio commercialista attivo da remoto in tutta Italia, paga fino a 2.000 euro i propri segnalatori di persone che vogliono avere un commercialista 100% digital a portata di click. O ancora, le App “Crc Reddito Più”, dove si ricevono 50 euro per la segnalazione di persone che vogliono risolvere il problema di essere nelle liste dei cattivi pagatori, e “Bloo Network”, che paga fino a 500 euro se si invita qualcuno a scoprire come bere acqua cristallina e alcalinizzata.

Altri settori che utilizzano il vostro metodo? La formazione professionale: l’App “Formiamoci” riconosce il 10% ai segnalatori di persone interessate a corsi accreditati regionali. Oppure le App “Camper Business”, che dà 100 euro ai segnalatori che consigliano noleggio o acquisto di camper, “Dms Network”, che aiuta gli imprenditori a scoprire se la propria banca ha effettuato addebiti non in regola con la legge tramite un check-up gratuito delle proprie posizioni, e “Liquidazione Vincente”, che paga fino a 5.000 euro per segnalazioni andate a buon fine a persone che hanno avuto un incidente stradale e cercano assistenza legale gratuita per ottenere un giusto risarcimento danni. Beh, e poi ci siamo ovviamente anche noi, che paghiamo i nostri segnalatori da 400 euro in su se ci presentano, tramite l’App Segnalazione Vincente scaricabile dagli store, aziende interessate a conoscere il nostro metodo. Può accedere al vostro servizio qualsiasi tipo di azienda? Quelle che hanno almeno 50, 100 euro in controvalore di budget da riservare al proprio segnalatore per ogni affare concluso. Di solito la provvigione rappresenta il 10% del prodotto o servizio venduto. C’è da considerare che grazie al bando nazionale Formazione 4.0 riusciamo a far ottenere alle aziende dalle 3 alle 5 volte di quanto investito in Segnalazione Vincente in contributi a fondo perduto scontabili su F24. Abbiamo comunque preparato un test gratuito di 10 domande da compilare online su www.segnalazionevincente.com per capire se si è in target e quanto si potrebbe accrescere il proprio business tramite il nostro metodo. www.segnalazionevincente.com www.acquisizionevincente.com


L’affiliazione che buca il video Con il format Franchising in Tv, la casa di produzione di Luigi Panzini offre una vetrina istituzionale ai brand che vogliono ampliare la loro rete approfondendo tutte le tematiche del settore di Tullio Valorosi

I

l franchising sta salvando il commercio al dettaglio colpito dalla crisi, e dunque merita di essere raccontato bene: e questa è la sfida lanciata da Luigi Panzini (nella foto), imprenditore e produttore televisivo da sempre, e da sempre appassionato, positivissimo promoter di business, non solo per se stesso ma per i suoi clienti. Questa sfida si chiama “Franchising in Tv”, ed è un format lanciato da Panzini su emittenti televisive primarie e secondarie, con l’obiettivo di trasformare in un racconto avvincente la vita quotidiana - fatta di impegni e di intuizioni, di successi e di fatica - di tanti imprenditori del franchising. «È la prima e unica trasmissione televisiva (replicata su web e social) esclusivamente dedicata al franchising – sintetizza Panzini - con lo scopo dichiarato di fare informazione e cultura agli italiani su questa formula di business vincente. All’interno delle varie puntate televisive offriamo un’informazione preziosa e godibile con l’aiuto di professionisti ed esperti del settore, delle associazioni e federazioni di categoria, con testimonianze di franchisor e franchisee, e presentazioni delle più serie opportunità di affiliazione per autoimpiego e di business da presentare agli italiani di buona volontà».

Ma Franchising in Tv non nasce per caso: anzi, è il punto di arrivo di un lungo e coerente percorso di comunicazione d’impresa. «Dobbiamo e vogliamo fare tutti la nostra parte per la ripresa del Paese, giusto? E per farlo dobbiamo supportare le piccole e medie imprese, i produttori artigianali, gli artefici del vero made in Italy». Convinto di questo, Panzini ha lanciato ormai da tempo una piattaforma multimediale, Eccellenze Italiane in Tv, che è la “madre” di Franchising in Tv e che appunto rende omaggio a questi imprenditori, combinando media innovativi e tradizionali,

e-commerce, televisione, radio, social network, con due obiettivi principali: aumentare da subito il fatturato delle aziende e rafforzarne la visibilità. Sulla base di questo format – che va avanti e con risultati crescenti da tempo – l’idea, a suo modo rivoluzionaria, di focalizzarsi sul franchising, ed è nata “Franchising in Tv”. Idea semplice e forte, al punto da aver subito attratto il sostegno istituzionale più credibile del settore, con informazione, consulenza e consigli da parte dei vertici delle principali associazioni e federazioni di categoria, consapevoli di quanto sia fondamentale fare cultura sul franchising e certi che questa iniziativa mediatica servirà per fare conoscere sempre di più la formula commerciale del franchising in tutte le sue potenzialità». Franchising in Tv è il primo programma televisivo web e social esclusivamente dedicato a raccontare promuovere e divulgare il franchising, anello di congiunzione per l’incontro tra franchisor e franchisee, creando nuove occasioni professionali e d’investimento e presentando le migliori opportunità di affiliazione con video mirati: «Il genere del format ricalca quello del talk show – spiega il produttore – con una conduttrice che ospita e dialoga in studio con franchisor, franchisee e operatori. Attraverso le loro testimonianze, i loro racconti appassionati e la spiegazione delle loro strategie, i telespettatori possono scoprire o approfondire la natura, le dinamiche e le potenzialità di questo modello di business». I franchisor possono esporre i propri brand, rafforzarne l’identità e sottolineare per altri futuri franchisee le opportunità di business del momento. Gli affiliati possono presentarsi, raccontare com’è stato loro possibile avviare e sviluppare la propria attività in modo vincente, dando una svolta professionale alla propria vita. E in definitiva attrarre clienti! «Abbiamo realizzato un programma di servizio, utile e forse mi permetto di dire prezioso, perché coniuga informazione, consulenza e testimonianze», sintetizza Luigi Panzini. «Franchising in Tv vuole essere un format unico nel suo genere, capace anche di diventare l’anello di congiunzione dove franchisor e franchisee si incontrano, creando nuove opportunità professionali e di business».

121


LA TRASPARENZA CHE CONQUISTA IL MERCATO Bollette di luce, gas, telefonia e connessione internet poco chiare? Nessun problema. Agenzia Nord-Est, realtà in forte ascesa, offre consulenza qualificata gratuita e seleziona le offerte più vantaggiose per i propri clienti di Vincenzo Petraglia

S

ficienza per il proprio business», spiega a i sa, burocrazia e poca trasparenEconomy Andrea Socche. za sono tra gli annosi problemi Cosa non da poco visto il rincaro generadell’Italia, a maggior ragione in lizzato delle bollette cui stiamo assistenun campo, quello delle bollette di luce, do negli ultimi tempi e il mare magnum gas, telefonia e connessione internet che di proposte che troppo spesso nasconspesso contengono voci di spesa un po’ dono sorprese non nebulose e si traIL FOUNDER ANDREA SOCCHE E IL SUO proprio piacevoli. sformano in veri e TEAM METTONO A DISPOSIZIONE propri rompicapi. IL LORO KNOW-HOW PER SOLUZIONI TOP Almeno per i non addetti ai lavori. La Per far fronte a queAGLI UTENTI CONSUMER E BUSINESS forza della proposto tipo di problemi sta di Agenzia Nord-Est, che si e dare una mano ai consumatori, siano pone come intermediaria tra essi privati o aziende, ma anche per offrigli operatori e il cliente, oltre re una consulenza qualificata per la scelta che nella customizzazione, delle soluzioni più vantaggiose e in linea sta nell’offerta di tutta una con le proprie esigenze in campo energeserie di servizi accessori per tico, telefonico e internet, è nata a Padova far fronte a qualsiasi probleAgenzia Nord-Est su iniziativa nel 2019 matica legata alle forniture di di Andrea Socche (nella foto) e Francesco energia, telefono e internet, Giuliani. Una realtà imprenditoriale multiche consente di risparmiare brand in forte crescita che in due anni già denaro, tempo ed energie conta oltre 5.000 clienti soddisfatti e una legate, per esempio, anche fitta rete di agenti e consulenti giovani, dialle incombenze burocranamici e competenti che opera soprattutto tiche e di gestione delle in Triveneto ed Emilia Romagna, ma che proprie utenze: dalla si sta via via espandendo anche nel resto lettura e controldel territorio nazionale, non a caso alla rilo delle bollette cerca di nuove partnership e di investitori telefoniche e che credano nel progetto e siano per quedi luce e gas sto disposti a investirvi per farlo crescere all’installazioancora di più. ne di contatori, «Essendo multibrand – lavoriamo infatti caldaie, coloncon diciotto operatori, di cui dodici enernine elettriche e getici e sei telefonici – offriamo il valore impianti fotovolaggiunto di conoscere molto bene il mertaici, nuove linee tecato, che ci consente di dare consulenze su lefoniche e internet, misura, oserei dire sartoriali, tali da trovapassando per l’assire le soluzioni più adatte ai nostri clienti stenza nel cambio con conseguente taglio dei costi e, sopratdi operatore (switutto nel caso delle aziende, maggiore ef-

tch). Una consulenza insomma a 360 gradi e per la quale il cliente non paga nulla, in quanto il guadagno per Agenzia Nord-Est proviene direttamente dagli operatori con cui lavora. Un modus operandi che evidentemente piace, a giudicare anche dai numeri e dalla risposta del mercato, visto che l’azienda lo scorso anno ha fatto registrare una crescita del 20% in pieno periodo pandemico. «Il nostro obiettivo», spiega Socche, «è quello di diventare noi stessi un operatore energetico con un nostro proprio brand che, grazie al knowhow e agli alti standard ottenuti giorno per giorno imparando anche dagli errori altrui, possa proporre le migliori offerte di luce, gas, telefonia e internet ai nostri clienti e rispondere al meglio alle loro esigenze. Per questo non ci fermiamo mai e siamo sempre alla ricerca di nuovi servizi utili da offire ai nostri clienti. Ora, per esempio, stiamo lavorando a un progetto per noi molto importante di cui abbiamo da poco depositato il brevetto e che andremo poi presentare agli operatori energetici: un sistema che renda più semplice e trasparente la lettura delle bollette, accessibile così davvero a tutti. Perché al giorno d’oggi vince soprattutto la chiarezza». www.agenzianordest.com

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TALENTI DELLO SVILUPPO

«IL LAVORO VA CREATO E NON SIMULATO» Scettico nei confronti del reddito di cittadinanza, solidale con i più fragili, intraprendente con le sue imprese, ma anche in pista e al tavolo da gioco: Francesco Maria Zollo ora punta al mezzo miliardo di fatturato di Luigi Orescano il momento di metterci la faccia, io l’ho sempre fatto, ma oggi ancora di più. Ci sono tutte le migliori condizioni di contesto. Per cui dai 150 milioni circa di giro d’affari che oggi fanno capo alle mie società, con centinaia di collaboratori diretti e indiretti, punto in qualche anno a raggiungere il mezzo miliardo»: Francesco Maria Zollo, carpigiano del ’77 con metà sangue campano nelle vene, ha sicuramente i cromosomi dell’imprenditore, e l’ha capito giovanissimo, forse osservando il papà che dirigeva una fabbrica di carte adesive e la mamma, che aveva una piccola azienda terzista tessile per le grandi griffe. «Fatto sta che nel ’98 ho capito che dovevo andarmi a prendere la mia strada dove avrei potuto trovarla più larga! Finché ho deciso: Romania!», racconta dalla terrazza dell’hotel Gallia, dove vive quand’è a Milano («costa come una bella casa, ma è infinitamente più pratico, e ci conosci tante persone interessanti»). Già: Francesco Maria Zollo è nato come imprenditore a Bucarest, nella Romania liberata dalla dittatura di Ceausescu, gettonatissima dagli imprenditori italiani: «Andai a studiare rumeno e russo ma mi capitò subito un business. Mi chiamò un amico dall’Italia per chiedermi se gli trovato del ferro per edilizia per l’azienda di suo padre. Ci riuscii: mandai in Italia un primo camion, poi un altro e di lì iniziai, sostanzialmente, la mia storia di imprenditore della logistica». Di lì a poco, un’altra opportunità, il quel crogiuolo di crescita travolgente che era la Romania di quegli anni: «A Cluj-Napoca mi offrono di acquistare a poco una segheria che faceva legno semilavorato per imballaggi industriali. La compro, con poco: erano

È

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tempi d’oro, si facevano grandi affari. Scartabellando nei documenti della società trovo tra i clienti la Safa Industrie, una società di Carpi, dove sono nato, e tra le leader italiane del settore. Li chiamo, vengo in Italia, mi presento agli imprenditori Pietro Carreglio e Carlo Zanaroli. Inizio a lavorare e dopo un po’ mi propongono di occuparmi di gestire per loro, dall’esterno, un reparto di montaggio e imballo di componenti New Holland. Accetto subito senza avere idee chiare su come fare. Telefono ad un amico che guidava la cooperativa più grande di facchini in

Emilia. E grazie ai suoi consigli e alla tanta gavetta che avevo fatto, riuscii a prende il lavoro. E per me fu come un master sul campo. Da lì feci la mia prima cooperativa, la Quality Labor». Ben presto Zollo supera il modello coop («è un modello molto affascinante in linea di principio ma spesso tradito nei fatti», dice) e societarizza le aziende. Oggi guida due Agenzie per il lavoro e attraverso la Holding e la Multitalia servizi controlla una serie di attività nell’imballaggio e nella logistica, dal trasporto al confezionamento, dai bulloni ai panettoni: «Oggi l’80% di queste attività è esternalizzato dalle imprese manifatturiere. E noi siamo lì dove serve trovarci». Oggi Francesco Maria Zollo divide i suoi interessi anche oltre l’attività di business: «Dove voglio arrivare gliel’ho detto ma ho ripreso anche l’attività sportiva diretta», spiega, «perché mi piace, mi distende e mi aiuta a pensare. E poi, poi c’è la solidarietà: perché il nostro passaggio qui nella nostra società non sia inutile a quelli che hanno problemi». Dunque lo sport: da giovanissimo, categoria cadetti, ha preso parte al campionato italiano di motocross, classe 125 cc. Poi la classica evoluzione: go-kart, Formula 4, Formula 3. «Ma ero troppo impegnato per allenarmi sul serio. Finché cinque anni fa ho ripreso, sono tornato nelle gare automobiistiche con il Gran Premio del Golfo in Bahrein, con il team Kessel dove corre anche Valentino Rossi. Io


ero in team con Fumanelli, Tabacchi e Murata. In questo 2021 sono impegnato nel GT Word con Kessel Ferrari e nella Elis (European Le Mans Series)». Un’altra passione, il poker Texas Holdem («vado ai prossimi campionati mondiali di Las Vegas»). E la famiglia: moglie e figlia di 10 anni: «Grazie a loro sono arrivato dove sono, con grandi sacrifici mi lasciano libero per i miei impegni e capiscono che se non sono con loro sono al lavoro e a costruire il nostro futuro, e soprattutto quello di mia figlia». E il Terzo Settore? Il perno, oggi, per Zollo, è l’attività con Giorgio Silvestrin - “Giuoca con il cuore” - e con Blue Solution, una società di Padova di pubblicità e marketing: «Insieme con Daniele lei e Daniela Sala abbiamo creato e lanciato questo giornale-libro che si chiama “Fuori la voce” in cui parliamo di bullismo e violenza sulle donne, e che sta avando un grande successo». Del resto, l’impegno sociale impregna anche l’attività dell’imprenditore, anche e soprattutto sul fronte dei servizi per il lavoro: «Il lavoro va difeso e creato, creato e difeso: non simulato, inventato. Un’idea come il reddito di cittadinanza la capisco poco, avremmo potuto destinare meglio quelle risorse! Del resto, quando mi capita ripeto quella che è un po’ la mia filosofia: studia, quando gli altri escono; allenati mentre gli altri dormono; lavora mentre gli altri si divertono; resisti mentre gli altri mollano. Alla fine avrai quello che gli altri sognano». francescomariazollo@gmail.com

Caffè dal mondo varca i confini a partire dal Franchise Expo di Parigi Un’impresa che vuole crescere non può prescindere dalla volontà di ampliare i propri orizzonti al di fuori dei confini nazionali e la fiera del franchising che si svolgerà a Parigi dal 26 al 29 settembre è la vetrina ideale per poter dare un respiro internazionale in un’ottica di espansione e di globalizzazione del mercato. Così, Caffè dal mondo (nella foto i fondatori Massimo Dusi e Beatrice Pea) sarà presente nel padiglione Italia durante questo evento, destinato ad essere la chiave di volta in un mercato come quello del caffè mono porzionato che, secondo le stime degli esperti del settore, ha registrato negli ultimi anni una crescita esponenziale e che si profila con un trend ulteriormente in incremento. «L’obiettivo è quello di riproporre in Europa il nostro format attraverso il quale abbiamo avuto un grande successo in Italia - spiega a Economy Massimo Dusi -, esportando un modello vincente di negozio ed adeguandolo alle esigenze dei singoli mercati. Le nostre ricerche hanno evidenziato come la domanda di caffè mono porzionato sia in continua crescita, in particolare sono stati

individuati i mercati sui quali puntare per le prime aperture fuori dall’Italia e si tratta della Spagna, della Francia e della Germania, per poi puntare a sviluppare il marchio in tutto il resto dell’Europa». «La squadra di Caffè dal mondo sarà presente al Franchise Expo per illustrare le molteplici possibilità di business e di sviluppo, facendo degustare l’alta qualità delle nostreoltre 400

referenze e dando la possibilità di toccare con mano le attrezzature che saranno fornite ai nostri partner europei. Siamo pronti e fiduciosi nell’affrontare questo passo che sarà il punto di una nuova partenza per un’azienda dinamica che fa da sempre nella ricerca della qualità e nella cura e attenzione all’ambiente i propri punti di forza». www.caffedalmondo.it

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NEWS DALLE AZIENDE LA HOLDING FOUR B SPA CRESCE NEL FOOD & RETAIL FOUR B SPA È UNA HOLDING DI INVESTIMENTI OPERATIVA NEL MONDO DELLE TELECOMUNICAZIONI E DELL’INFORMATION TECHNOLOGY DAL 2009. Rappresenta un gruppo di cinque aziende, con un fatturato complessivo di circa 15 milioni di euro ed investimenti che spaziano dal settore retail di ottica fino al luxury real estate, oltre che al settore delle telecomunicazioni ed information tecnology. Ad oggi la compagine si struttura su 14 uffici commerciali, 11 store nei migliori centri storici e centri commerciali del nord Italia e circa 250 collaboratori. A luglio 2021 nasce la sesta società del gruppo:  Fb Food&Rt, con un piano di investimenti nel settore food e retail abbigliamento e accessori, e la previsione di apertura di 50 nuovi store nel triennio MENTRE TUTTO IL MONDO CERCA DI USCIRE DALLA CRISI ECONOMICA CAUSATA DALLA PANDEMIA, all’export tricolore è affidata la speranza di contribuire alla crescita del Pil del nostro Paese permettendoci di guardare con ottimismo al prossimo futuro. E se l’export del primo trimestre del 2021 ha già dato segnali di dinamicità, registrando un +4% rispetto al 2020, sono ancora tante le difficoltà incontrate dalle imprese nei mercati esteri. In primis, gli elevati costi dei trasporti e della logistica, in alcuni casi triplicati in pochi mesi, che riducono i margini e complicano la conclusione degli scambi commerciali. Se a questo si sommano, le croniche debolezze strutturali del nostro sistema produttivo e di quelle infrastrutturali, si

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2022-2025, posizionati in centri commerciali di primaria importanza e principali centri storici in Italia. Il piano strategico porterà a superare i 30 milioni di euro di fatturato. La struttura interna della capogruppo

GIANLUCA NOLLI

FourB SpA, fornisce ad ogni business unit i servizi necessari alla perfetta gestione delle attività: administration, HR, marketing, ricerca e sviluppo di locations, fino al customer care. A capo della divisione retail è stato nominato Gianluca Nolli (noto professionista nel settore da oltre 25 anni). Già direttore sviluppo e a capo del settore immobiliare di noti brand nel settore della gioielleria e dell’ottica, direttore commerciale del patrimonio della prima Sgr italiana e responsabile della divisione retail agency di una delle principali società di consulenza immobiliare internazionale: a lui sarà affidato il compito di guidare lo sviluppo e l’organizzazione della società.   Si è unito al gruppo per ampliare ed organizzare la struttura esistente e per implementare lo sviluppo attraverso partnership sia con insegne affermate sia con brand emergenti nel panorama retail nazionale. www.fourbforyou.com

EXPORT, ULTIMA CHIAMATA PER LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE comprende come la sfida dell’internazionalizzazione, per quanto avvincente e stimolante, sia un cammino in salita fatto di curve e strapiombi mozzafiato. Purtroppo, per quanto la via dell’estero sia potenzialmente un percorso percorribile da chiunque abbia un buon prodotto o servizio, risulta essere vincente solo per quelle imprese che negli ultimi anni hanno investito nel digitale, nei servizi on-line, nella riorganizzazione dei processi produttivi, nelle trasformazioni in

chiave 4.0 e nella formazione delle risorse interne. E se ad oggi solo il 10% delle Pmi italiane vende online, rispetto al 18% della media europea, si comprende già come il gap in alcuni casi diventi difficile da colmare. Cosa fare? La risposta è ripensare l’offerta commerciale, integrarla, inserire in azienda figure manageriali in grado di supportare i processi di internazionalizzazione ed ovviamente essere propensi al rischio uscendo fuori dalla mentalità ex-works dove si delega al compratore il successo della propria azienda su un determinato mercato. Per essere sempre aggiornati sulle tematiche di export visita il portale per fare impresa nel mondo, www.exportiamo. it e segui i corsi di formazione della www. exportiamoacademy.com.


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LA PRIMA IMPRESSIONE

Quanto conta l’immagine? Molto, moltissimo. Perché raggiunge “senza filtri” il cervello, molto prima che abbia tempo di elaborare la parola. E quindi un po’ di vanità non guasta

di Marina Marinetti

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demico», specifica Valeria Viero. nutile negarlo: la prima impresIl successo dipende anche dall’attraenza sione è quella che conta. E lo è per percepit (e viceversa): lo dimostrano diuna questione fisiologica: l’immaversi studi. Il più celebre è forse “Beauty, gine giunge al cervello dell’interlocutore productivity and discrimination: lawyers’ molto prima delle parole. Che oltretutto looks and lucre” di Biddle e Hamermesh. vanno anche decodificate per trasformare Risale al 1985 e dimostrava che gli avvoil linguaggio in concetto. «È brutto dirlo, cati più seducenti hanno un giro d’affari ma esiste un vero e proprio beauty bias, un migliore e si mettono pregiudizio legato DIVERSI STUDI DIMOSTRANO in proprio, mentre i alla bellezza», spiega CHE L’ASPETTO FISICO E LA CURA meno attraenti sono a Economy Valeria DELLA PROPRIA FIGURA INFLUENZANO condannati a fare da Viero, consulente IL SUCCESSO PROFESSIONALE comparse negli studi d’immagine e diretaltrui, con stipendi inferiori. Poi c’è il celetrice dell’Ecole Supérieur de Relooking bre “When beauty help and when it hurts”, in Italia, l’unico organismo di formazione realizzato tra il 2013 e il 2015 che afferma italiano a proporre un corso diplomante che, mentre le donne sono regolarmente nell’ambito della consulenza d’immagine, vittime del pregiudizio che associa la belche dalla fondazione (nel 2008 a Parigi) lezza alla stupidità, l’uomo affascinante, al ha formato più di 12mila consulenti in contrario, viene considerato più competutto il mondo con un titolo di uscita che tente. ««Occorre sempre porsi in maniera corrisponde a una laurea triennale. «Ma il coerente rispetto a ciò che vogliamo comunostro è un titolo professionale, non acca-

Può sembrare indice di frivolezza, curare la propria immagine e puntare sul personal branding. E invece è una questione di posizionamento: sia nei confronti del mercato, ovvero clienti e competitor, sia nei confronti dei propri partner in azienda.

133 MYPLACE UNA POLTRONA PER DUE COACH

134 SOCIAL ADDIO FACEBOOK, CI SI BECCA SULLA BLOCKCHAIN

136 STAND OUT DAL PERSONAL BRANDING ALLA COMMUNITY

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Nelle fotografie in basso, da sinistra: Caroline Georganidis, Marisa D’Angelo e Matteo Perin

VALERIA VIERO

nicare», continua Valeria Viero: «il messaggio non verbal dev’essere allineato a quello verbale. Eppure, spesso ci si concentra sulle parole per puntare sull’autorevolezza e poi si indossano abiti della taglia sbagliata, non stirati, che vestono male e restituiscono un’immagine sciatta, trasandata. Se non si conosce chi si ha di fronte, inconsapevolmente su tende a “dare retta” più al messaggio non verbale che a quello verbale». Così, la scuola propone un percorso formativo che sì tratta temi di consulenza di immagine come make up, abbigliamento, visagistica, acconciature, ma associa anche strumenti di coaching, di psicologia e di comunicazione. In epoca di smartwoking e casual week bisogna stare attenti a non esagerare: «il colletto sbottonato con la cravatta, il rever della giacca molto più ampio della larghezza della cravatta, la cucitura oltre l’apice della spalla sono tutti errori che veicolano un’immagine approssimativa e trascurata. Un altro aspetto importante spesso sottovalutato è l’impatto comunicativo della taglia degli abiti che si indossano», continua Valeria Viero: «alcune persone tendono a portare capi leggermente più grandi della propria taglia per sentirsi “comodi” o perché alcune zone della figura hanno volumi più importanti, altre invece tendono a pre-

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diligere capi più piccoli della propria taglia ideale, pensando che un look “attilato” sia più giovanile. Non si tratta però di errori anodini: un capo troppo grande fa apparire la persona senza risorse, come sommersa o nascosta dentro a ciò che indossa. Un abito troppo stretto o troppo piccolo invece veicola un senso di costrizione e inadeguatezza». «In poche osano i colori accesi e la maggior parte veste abitualmente di nero, grigio o blu», sottolinea Marisa D’Angelo, una dei consulenti d’immagine formati alla Esr. «È difficile veder indossare un abito o una gonna perché il pantalone ha sempre garantito maggior praticità e anche “anoMOLTE DONNE PENSANO CHE ESPRIMERE FEMMINILITÀ SUL LUOGO DI LAVORO SIA SINONIMO DI VULNERABILITÀ

nimato”. La maggior parte delle donne con cui ho lavorato negli ultimi 18 mesi, avevano tutte la comune percezione che non ci fosse spazio per la femminilità sul posto di lavoro, perché questa era sinonimo di “vulnerabilità”. Spesso si pensa che indossare abiti o colori accesi sul luogo di

lavoro, mette la donna nella condizione di essere giudicata per il proprio aspetto, prima che per le proprie capacità». Vale anche per gli uomini: «Nel mio lavoro il rapporto personale è fondamentale ed in questo la prima impressione ha un peso importante», conferma Matteo Perin, Ecosilent Division Manager presso Ecostil Group. «Ad esempio, suscitare fiducia piuttosto che intimorire molto spesso fa la differenza tra una trattativa di successo o una perdita di tempo. Grazie ad una consulenza con Valeria Viero ho imparato a veicolare meglio i miei messaggi attraverso l’immagine. Mi sento molto più sicuro, e questo si nota, ma riesco anche a scegliere come presentarmi agli altri in base ai miei obiettivi e, più in generale, a rendere coerente ed efficace il mio modo di comunicare». «Ogni percorso di immagine professionale», conclude Caroline Georganidis, consulente formata da Esr e oggi titolare della Gc Imagine, «porta benefici tangibili e concreti e sono spesso le aziende a chiedere questo servizio per i loro manager oltre ai liberi professionisti, che decidono sempre di più di affidarsi ad un consulente certificato, per aumentare la propria credibilità lavorativa».


molto spontaneo.

Mario, chi è Luciana per lei? (Mario Alberto Catarozzo) Luciana è una sco-

perta. Siamo diversi in molte cose, e siamo simili in molte altre, quelle che contano davvero.

I valori e i progetti ci hanno accomunato subito ed è stato molto naturale cominciare a lavorare

insieme. Quando bisogna mettere troppi puntini sulle “i” per trovare accordi, vuol dire che qual-

cosa non va. Per noi, i puntini non ci sono pro-

prio stati inizialmente; l’idea era di cominciare a collaborare, conoscerci e sentire cammin facendo se eravamo fatti l’uno per l’altro professionalmente parlando e così è stato. La nostra idea

MARIO ALBERTO CATAROZZO E LUCIANA LAUBER

Una poltrona per due... coach Con la loro MYPlace Communications Mario Alberto Catarozzo e Luciana Lauber forniscono a professionisti, imprenditori e manager strumenti per la propria crescita personale e di business di Paola Belli «MYPLACE SI FONDA SULL’IDEA CHE PER CREARE UN FUTURO ECCELLENTE SIANO NECESSARIE TRE CONDIZIONI: MENTALITÀ, MOTIVAZIONE, METODO. Queste sono le

tre aree di intervento di MYPlace: il coaching, che agisce sulla mentalità e sulla motivazione; la consulenza, che agisce sul metodo e sulla

motivazione; la formazione che agisce sulla mentalità e sulla motivazione». Mario Alberto

Catarozzo, che nel 2016 ha fondato MYPlace

Communications (www.myp.srl) come sintesi di 20 anni di attività maturata nel mondo delle

professioni e del business. Accanto a lui, a condividerne oneri e onori, c’è Luciana Lauber.

Come si sono incrociate le vostre strade? (Luciana Lauber) Mi sono approcciata al coaching e alla Pnl più di 10 anni fa, in un percorso

iniziato grazie alla spinta della sede americana

dello studio legale in cui ero manager. Mi sono

appassionata e pian piano ho seguito molti cor-

si, sino a diventare coach professionista. Avevo

sentito parlare molto bene di Mario, ma non lo avevo mai conosciuto di persona, tanto più “vi-

sto in azione”: nel 2014 Mario aveva tenuto un corso di formazione nella sede italiana di Paul

Hastings dove all’epoca lavoravo, ed in studio erano rimasti tutti entusiasti di lui. Io purtrop-

po non ero riuscita a partecipare in quanto mi trovavo in quel periodo nella sede tedesca del-

lo studio che seguivo ad interim. Quando ho

deciso di “darmi la possibilità di una second life” mi sono ricordata di Mario. Mi sono fatta organizzare un caffè con lui da una conoscenza comune e lì è nata “la scintilla”: mi sembrava di

comune è di creare abbondanza intorno a noi, per i clienti, per il mercato e per coloro che la-

vorano con noi, dai dipendenti ai freelance. Non

ci focalizziamo mai sulle minuzie, siamo capaci di andare velocemente al sodo, concentrando le

energie solo su ciò che conta davvero e questo ci rende facile lavorare insieme. Inoltre, Luciana è una persona molto generosa e questa è una delle caratteristiche che apprezzo di più nelle per-

sone, perché mi permette di concentrarmi solo sui progetti, di inventare, di rilassarmi e divertirmi, condizione fondamentale quando lavoro.

Luciana, cos’è Mario per lei?

(Luciana Lauber) Mario è una bella persona ol-

tre ad un formidabile coach e formatore. Quan-

do abbiamo iniziato a lavorare insieme mi ha detto “considera MYPlace un laboratorio a cielo

aperto” ed è stato così: da subito sono riuscita a progettare e scambiare opinioni senza nessu-

na barriera, né fisica né mentale, è stato come sentirsi a casa; era come stare al tempo stesso

fuori e dentro la mia “confort zone”. Quando ho conosciuto Mario, ho percepito da subito una

“chimica professionale”, la pancia mi diceva che

ero sulla strada giusta. Il tempo mi ha dato ragione: il nostro successo di partnership sta nella fiducia e nel rispetto reciproco...

conoscerlo da sempre, eravamo sulla stessa lunghezza d’onda, parlavamo lo stesso linguaggio.

Pochi giorni dopo Mario mi ha chiamata per sa-

pere se fossi interessata ad una collaborazione.

Ho risposto subito di si, di pancia. È stato tutto

Continua a leggere

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COMUNICARE L’IMPRESA

Addio social, ci becchiamo sulla blockchain Tra censura e monopolio, chat e piattaforme stanno mostrando la corda, un po’ ovunque stanno spuntando alternative che sfruttano le catene a blocchi con l’intento di “democratizzare” la comunicazione di Vincenzo Caccioppoli

J

ack Dorsey, amministratore delegato di Twitter, ha dichiarato a Cnbc, nel gennaio scorso, quanto sia stata sofferta la decisione di escludere a vita dal suo social, Donald Trump. «Mi sono chiesto tante volte, in quei giorni, se la soluzione a quello che poteva apparire come uno squilibrio di potere, potesse essere la nuova tecnologia, che sta alla base di Bitcoin ed del mondo cripto. Una sorta di Twitter decentralizzato e che gira appunto su blockhain». In realtà Jack Dorsey, già nel dicembre 2019, aveva parlato in un tweet del nuovi progetto Blue Sky, un team di cinque fidatissimi collaboratori per creare uno standard per decentralizzare i social network: «Penso che la cosa più importante su cui concentrarsi in termini di decentralizzazione dei social media è che possa creare un corpus di conversazioni molto più ampio e libero». Ma l’iniziativa del fondatore di Twitter non è certo una novità nel panorama dei nuovi piccoli Facebook, Twitter, Instagram e Youtube in blockchain, tanto che qualcuno si è affrettata a definirla come la nuova rivoluzione social network 5.0. A gennaio scorso i due fondatori di Dream-Real.com, un nuovo social network globale costruito sulla blockchain e già utilizzato in 120 Pae-

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lizzata proprio da alcuni gruppi di destra, si, hanno offerto formalmente al presidente molto vicini all’ex presidente Usa. E anche Donald Trump un abbonamento gratuito il nuovissimo social sul quale sarebbe al laa vita alla piattaforma internazionale. La voro il team di consulenti di Trump per lannota agenzia di stampa americana speciaciare la sua campalizzata in tecnologia, Issuewire.com, il 17 I NUOVI SOCIAL BASATI SU BLOCKCHAIN gna alle presidenziali OFFRONO MAGGIORE PROTEZIONE del 2024 potrebbe gennaio scorso ha DEI DATI E PIÙ PRIVACY, MA MINORE essere proprio in fatto riferimento ad CONTROLLO SUI CONTENUTI blockchain. I motivi un altro nuovissimo per cui preferirli rispetto ai tradizionali sosocial, Dt Life, fondato da un commercialicial come Facebook sono sopratutto legati sta italiano, Daniele Marinelli, e sopratutto alla sicurezza dei dati, alla maggiore privacy alla sua chat di messaggistica Uup, che non e al minore controllo sui contenuti degli richiede, per accedervi, numero di telefono stessi: proprio i talloni di Achille dei tradie condivisione di dati e che sarebbe già uti-

L’A.D. DI TWITTER JACK DORSEY

DECENTRALIZZARE I SOCIAL CREA UN CORPUS PIÙ AMPIO E LIBERO


zionali social network. L’ultimo caso di furto di dati a Facebook, del febbraio scorso, ha coinvolto i dati personali di 533 milioni di utenti, compreso quelli dello stesso Zuckenberg. E Juniper Research prevede che i danni economici da utilizzo fraudolento di dati personali toccheranno i 44 miliardi di dollari entro il 2022. Lbry, Minds Odysee, All.me, Bat e Steemit sono solo la punta dell’iceberg di un trend che continua a crescere e che potrebbe presto portare moltissimi utenti a migrare verso queste piattaforme più sicure e più attente alla privacy: «Questa è la più grande ondata che si sia mai vista», ha detto Emmi Bevensee, autore di The Decentralized Web of Hate, un saggio sull’adozione dei gruppi di destra della tecnologia decentralizzata. «Finora è stato un fenomeno di nicchia, ma ora stiamo registrando un interesse più ampio sul modo nel quale le tecnologie emergenti possano servire per sprigionare un profondo impatto sulla nostra società». Ad aprile Irl, una app di messagistica per incontri fra giovanissimi, ha comunicato di aver raggiunto 28 milioni di dollari dal suo primo round di finanziamento, dicendosi convinta di poter chiudere la raccolta di finanziamenti ai 50 milioni previsti. Megan Squires, professore della Elon University

nella Carolina del Nord, esperto di nuotiscono una maggiore privacy e consentono ve tecnologie, ha però fatto notare come i agli utenti il diritto di esprimersi liberamennetwork sociali basati su blockchain siano te, e di guadagnare compensi in criptovalute troppo “permissivi” sui contenuti. Jeremy dalle loro interazioni, all’interno dei social Kauffman, fondatore di Lbry, una sorta di stessi. È una vera rivoluzione che nessuno Youtube in blockchain (che da dicembre potrà fermare, proprio come quella delle 2020 ha aumentato il numero di utenti del valute digitali». 250% ogni giorno) ha detto: «Sarei fiero di Già, perché, al contrario dei tradizionali dare spazio su Lbry a ogni voce emarginata, social, su quelli in blokchain ogni azione a prescindere da quanto io sia in disaccordo ed interazione può venire ricompensata in o in accordo con essa». maniera automatica, trasparente e sicura... Resta da capire fino a che punto queste voci chiaramente in criptovaluta. Certo, nessuno possano spingersi. I social tradizionali sono immagini di diventare ricco, ma il meccagovernati e monitonismo di premialità I SOCIAL TRADIZIONALI GUADAGNANO rati da società cenagli utenti per le loro VENDENDO I DATI DEGLI UTENTI, tralizzate che effetazioni rappresenta MENTRE SULLA BLOCKCHAIN SONO GLI tuano rigidi controlli sicuramente un noteUTENTI A GUADAGNARE COI CONTENUTI su contenuti e profili, vole cambio di paraquelli in blokchain invece vengono lasciati digma. Come ribadisce Davide Baldi, fondaall’autocontrollo della rete stessa. Ma i vantore di Luxochain, società attiva già dal 2017 taggi per ora sembrano maggiori dei difetti, nel tracciare contenuti e garantire originalialmeno a sentire gli esperti. «I social tradità dei prodotti nel mondo del lusso: «questi zionali guadagnano dalla gestione e dalla nuovi social danno anche la possibilità di vendite a terze parti dei dati dei loro utenti», integrare ad esempio e-commerce o crowdice Luigi Maisto, creatore di Coinshare, una dfounding, permettendo anche la premiapiattaforma di social commerce con oltre zione dei contenuti postati dall’utente attra40mila utenti attivi, «mentre le piattaforme verso criptovalute e garantendo allo stesso di social media basate su blockchain garantempo una maggiore trasparenza nelle transazioni». Ma tutto ciò potrebbe colpire gli interessi di chi sui social tradizionali ha costruito un impero e si cerca in qualche modo di ostacolare. La Sec americana ha aperto a fine marzo una procedura di infrazione contro Lbry per presunte irregolarità nelle comunicazioni finanziarie della società. Ovviamente la società ha subito accusato la Sec di lavorare strumentalmente per bloccare chi come loro contrasta lo strapotere dei colossi tecnologici. Un po’ come quanto già visto con il Bitcoin, osteggiato prima in tutti i modi e poi ora riconosciuto a tutti i livelli come una alternativa di investimento da DONALD TRUMP È STATO BANNATO DA TWITTER Stati e grandi istituzioni finanziarie.

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COMUNICARE L’IMPRESA

DAL PERSONAL BRANDING ALLA COMMUNITY Prima posizionarsi, poi creare una rete di professionisti: è quello che ha fatto Thomas Paoletti, avvocato romano trapiantato a Dubai, con il suo Paoletti Law Accelerator Program di Gianluca Lo Stimolo DI FALSI MITI SUI PERSONAL BRAND CE NE SONO TANTI. Uno dei più diffusi li dipinge

come one man show, pura e semplice promozione delle proprie competenze e dei propri servizi. In realtà, è vero proprio il contrario: fare rete con altri professionisti e imprenditori è uno dei metodi più efficaci per far crescere il proprio brand personale. Insomma, è tempo di farsi coraggio, varcare la soglia dal proprio ufficio e smettere di vedere minacce e potenziali competitor ovunque. È tempo di fare PR, partecipare a eventi fisici o digitali, entrare a far parte di movimenti, associazioni e organizzazioni. Oppure, perché no, crearne uno da zero. Ha scelto questa strada Thomas Paoletti, avvocato che sul proprio personal branding lavora da tempo e con grandi soddisfazioni. Romano, all’inizio degli anni Duemila si è trovato per la prima volta a Dubai per assistere un cliente. Di viaggio in viaggio, ha conosciuto sempre più da vicino gli Emirati Arabi Uniti fino a trasferirvisi in pianta stabile nel 2008. Da questa scelta di vita e di lavoro è scaturito il suo posizionamento: non un avvocato come tanti, bensì un Legal Business Partner per le imprese italiane negli Emirati, con un’expertise specifica nella creazione di joint venture. Da questa prima fase della sua storia, improntata sull’internazionalizzazione, se ne apre un’altra. Perché, in un momento storico di sfide per la professione legale, fare rete significa uscirL’AUTORE, GIANLUCA LO STIMOLO, È BUSINESS CELEBRITY BUILDER FOUNDER & CEO STAND OUT

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L’AVVOCATO THOMAS PAOLETTI

ne tutti vincitori. Da qui il suo nuovo progetto, un acceleratore, che ci racconta in prima persona.

Cos’è il Paoletti Law Accelerator Program? È un programma di lavoro in cui ho condensato tutte le mie competenze per affrontare le future sfide della mia professione. Il business model è caratterizzato dall’interazione sinergica delle diverse specializzazioni forensi, a cui si aggiunge l’affiancamento di un team coeso, supportato da un sistema gestionale, tool digitali e formazione continua. In poche righe, direi che è un’associazione di avvocati che aspirano a nuovi orizzonti professionali e a un work-life balance ottimale. Come ha origine quest’idea? La pandemia ha cambiato il nostro modo di vivere e lavorare, orientandoci verso un sistema altamente digitale. Questo cambiamento epocale influenzerà anche l’esercizio della mia professione: d’ora in poi avrà suc-

cesso chi sarà in grado di lavorare ovunque, bene e presto. È un trend che nessuno di noi può fermare. Possiamo fare due cose: subirlo, oppure usarlo come leva di crescita. Ho ideato e realizzato il Paoletti Law Accelerator Program perché voglio farmi trovare pronto e voglio che lo siano anche i colleghi meritevoli – e ce ne sono tanti. Chi può accedere a questo programma? Chi esercita la professione da almeno 7 anni, cerca la propria autonomia, desidera ampliare le proprie capabilities, i propri contatti, trovare nuovi clienti, affacciarsi a nuove opportunità d’impresa. Ma anche chi vuole allargare gli orizzonti internazionali e lavorare riscattando tempo per i suoi interessi personali. Quali sono i vantaggi per chi partecipa? Partiamo da un fatto: nell’arco dei prossimi cinque anni, la figura dell’avvocato sarà profondamente diversa da quella che abbiamo conosciuto finora. Per questo, i partecipanti vengono formati alla condivisione delle competenze, per soddisfare le esigenze multidisciplinari del cliente, aumentare i profitti e adottare nuove metodologie di lavoro. Il professionista entra a far parte di una community di colleghi con diverse specializzazioni, priva di struttura gerarchica e basata sulla condivisione delle expertise. Così il cliente è certo di essere assistito dal legale più adatto al suo caso. Più la community cresce, più aumentano le opportunità. È prevista una selezione? Certamente. La selezione tiene conto di fattori psico-attitudinali, professionali e umani. In seguito l’operato è periodicamente valutato in base alla qualità delle prestazioni e dei benefici – non solo economici – che il componente ha ricevuto e trasmesso allo studio.


DIGITAL TARGET

Sette passi per avviare un business se non ci chiamiamo Apple

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vogliamo creare come se già esistesse. E inserire la possibilità di prenotarsi per l’uscita del prodotto. Così possiamo misurare il reale interesse del mercato. Una volta validato il prodotto, si passa alla realizzazione o alla ricerca dei fondi.

vviare un’attività non è mai stato alla portata di tutti come oggi. Ecco allora sette passi da seguire per avviare un business:

Partire dal mercato Siamo abituati a pensare che per avviare un’attività si debba partire dal prodotto. Trovare l’idea geniale. È così che nascono prodotti che non interessano a nessuno. Il modo migliore è invece partire dal mercato. Meglio se lo conosciamo bene. Quali problemi o inefficienze ci sono attualmente? Ci sono desideri insoddisfatti? Cosa potremmo migliorare? Cosa manca? Colmare delle mancanze in un mercato ricco è il metodo più sicuro per ideare un prodotto di successo.

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Proiezioni I business plan sono sopravvalutati: le cose non vanno mai come le abbiamo programmate. Ma non per questo dobbiamo rinunciare a qualsiasi programmazione. Per capire se un business è interessante dobbiamo proiettarlo nel futuro: quanti prodotti possiamo vendere? A che prezzo? Con quali costi? Come fare a venderli? Immaginare dove vogliamo andare e tracciare una rotta per arrivarci è indispensabile per non navigare a vista.

Modello di business Innovare il modello di business può creare dei vantaggi determinanti per il successo di un’attività. Vediamo alcuni modelli. - Product-as-a-service: invece del prodotto si vende un abbonamento. Netflix, prima che fosse la piattaforma di streaming che conosciamo oggi, ha innovato il settore del noleggio film con un abbonamento mensile invece del singolo noleggio. Ora la maggior parte dei servizi online sono in abbonamento. Non solo, anche la catena Pret a manger ha inserito un abbonamento mensile di 20 sterline per bevande quasi illimitate. - Sequenza di prodotti: invece di un singolo prodotto possiamo creare un catalogo di prodotti dal prezzo crescente, per soddisfare le necessità dello stesso cliente. - Freemium: è il mix tra free e premium. È un modello che offre un servizio gratuito e dei servizi aggiuntivi premium. È il caso di wordpress, la piattaforma che offre un blog gratuito o a pagamento se si vogliono degli upgrade.

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Lancio Eccoci alla fase più entusiasmante: mettere in mare la nostra nave. Qui la regola è semplice: a nessuno interessa del nostro prodotto! Ma come? Eh, sì. Non siamo Apple. Quindi? Meglio partire dall’idea. Dal famoso problema/desiderio del punto uno. Creiamo un evento, fisico o digitale. E una lista di attesa per gli interessati.

Validazione Prima di creare il prodotto è opportuno validare la nostra idea di business. È il momento di creare un prototipo. O, come si dice nella silicon valley, un “minimum viable product” (Mvp). Uno dei metodi di validazione più diffusi è la creazione di una pagina web (landing page) che descrive la soluzione che

Team È scontato dirlo, ma avere l’idea non basta. Servono persone che sappiano realizzarla. In questa fase vanno cercati soci o collaboratori con cui avviare l’attività. Generalmente tendiamo a trovare persone simili a noi, perché sono quelle con cui ci troviamo meglio. Ma i team migliori sono composti da figure dalle competenze complementari. L’importante è che condividiate gli stessi valori, altrimenti si crea una bomba ad orologeria.

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Marketing Ora dobbiamo dare un’identità alla nostra attività. Quando si sceglie il nome, è meglio focalizzarsi sul suono e sulla semplicità. I brand che funzionano sono quelli che si racconta no meglio. Qual è la promessa? La parola chiave è “unicità”: non è importante essere migliori, ma differenti. Poi si passa al marketing operativo: sito internet, funnel, social media, pubblicità e così via.

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VITA DA MANAGER

MI CONSOLO CON LA CONSOLLE Dimenticate lo stereotipo del ragazzino brufoloso: oltre ai giovanissimi, i cultori dei videogiochi sono soprattutto gli adulti tra i 45 e i 64 anni. Che in Italia alimentano un business da 2,2 miliardi di euro

8 ORE

XX XXX XXXXXXXX

IL TEMPO MEDIO TRASCORSO SUI VIDEOGAME DAGLI ITALIANI OGNI SETTIMANA

X XX XXXXX XXXXXX X XX XXXXX XXXXXX X XX XXXXX XXXXXX

2,2 MILIARDI DI EURO

IL FATTURATO DEL “MADE IN ITALY”

17 MILIONI I GAMER IN ITALIA

7,32 MILIONI

LE VIDEOGIOCATRICI ITALIANE

22%

LA CRESCITA ANNO SU ANNO DEL GIRO D’AFFARI DEI VIDEOGAME IN ITALIA

di Marco Scotti

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liardi. E questo perché oggi il videogioco è il imenticate lo stereotipo del ragazpiù trasversale tra i medium d’intrattenimenzino in età pre-adolescenziale che to, quello che conta la platea più vasta». In efsmanetta tutta la notte su pc e confetti, sono poco meno di 17 milioni gli italiani sole per giocare ai videogames preferiti. Oggi che hanno scelto di giocare tramite console, i giochi elettronici sono una realtà pervasiva pc o mobile. Si tratta di un numero sostanche movimenta, nel mondo, circa 175 mizialmente fermo, ma che ha visto aumenliardi di dollari. Secondo un’analisi di Cross tare il consumo pro-capite di videogames: Border Growth Capital sono poco meno di tre siamo poco sopra le miliardi i “gamer” nel LA FASCIA D’ETÀ PIÙ CONSISTENTE 8 ore a settimana. Il mondo. Con il 2020 È QUELLA TRA I 15 E I 24 ANNI, dato interessante è che ha fatto ovviaSEGUITA A SORPRESA DAGLI ITALIANI che, seppur con una mente da detonatore TRA I 45 E I 64 ANNI prevalenza maschile, causa clausura forzaanche la componente femminile è piuttosto ta. E l’Italia? «Il giro d’affari nel Paese – spiega rappresentata, con 7,32 milioni di “gamer”. a Economy Marco Saletta, presidente di Iidea Per quanto riguarda le fasce d’età, la più rap(Italian interactive digital entertainment aspresentata è quella tra i 15 e i 24 anni con sociation), l’associazione che riunisce i player quattro milioni di presenze, seguita a sorpredel settore – vale quasi 2,2 miliardi, con una sa dagli italiani tra i 45 e i 64 anni. Altro che crescita del 22% rispetto al 2019. Si tratta, giochi da ragazzi, dunque. ovviamente, di un risultato straordinario: mai Ovviamente, il lockdown ha avuto un peso soin Italia si era superata la barriera dei due mi-

141 COSTUME LA SCAPPATELLA SI PERDONA MA NON SE È “FINANZIARIA”

142 SPORT MANAGER IN SELLA (E NON SOLO ALL’AZIENDA)

144 MOTORI BMW SERIE 5, LA METAMORFOSI È DAVVERO COMPIUTA

146 REGIMENTAL A CURA DI MONICA SETTA

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VITA DA MANAGER

stanziale. E la controprova arriva dal fatto che cio economico superiore alla media della ponei primi sei mesi di quest’anno la tendenza polazione. La spesa media mensile raggiunge è stata di una progressiva diminuzione delle i 64 euro e i prodotti verso cui c’è maggiore ore trascorse davanti ai diversi schermi. «I domanda sono gli accessori da gaming e artigenitori si sono ritrovati a giocare con i figli coli di merchandising o abbigliamento legato – aggiunge Saletta – gli zii o addirittura i nona giochi, team o leghe esports. ni con i nipoti. E questo, durante il lockdown, Nel 2020, a livello globale, gli e-sport hanè avvenuto soprattutto in modalità virtuale. no registrato circa un miliardo di ricavi e Mai come in questo caso l’assunto “distanti secondo le previsioni il segmento crescerà ma uniti” è stato preso alla lettera e la modafino a 1,6 miliardi entro il 2024 ad un Cagr lità multiplayer è decisamente decollata». Per del 14,3%. Tra l’altro, già nel 2019, con oltre giocare online, però, serve una connessione 100 milioni di spettatori live, il torneo onliadeguata. La definizione video sempre magne di League of Legends ha superato il Super giore delle più moderne console e pc impegna Bowl (98 milioni) in termini di pubblico. Un una banda dedicata di successo che ineviOGGI MOLTE AZIENDE OFFRONO almeno 5 Mbit/sec. tabilmente trascina AI LORO UTENTI UNA COMMUNITY «Ma in realtà – chiosa la crescita dei conteCON CUI CONDIVIDERE, CREARE, il presidente di Iidea nuti sponsorizzati, GIOCARE E ASSISTERE A EVENTI LIVE – per evitare fastidioche rappresentano la si “lag” (ritardi nel gioco, ndr) serve davvero maggior fonte di ricavi del settore con circa una velocità significativa. Per questo siamo 584 milioni di dollari. A livello mondiale, seconvinti che l’industria del videogioco possa condo Cross Border Growth Capital, il 2020 è avere un ruolo fondamentale nella digitalizstato un anno proficuo anche in termini di vizazione del Paese. E non è un caso che più sualizzazioni: Among Us, League of Legends e di un operatore che offre fibra o banda larga Fortnite sono stati i videogiochi più seguiti in stia iniziando a parlare della velocità anche in streaming su Twitch, mentre YouTube ha rerelazione ai videogame. Questo è un chiaro gistrato 100 miliardi di ore di visualizzazione esempio di come il nostro comparto sia semsu più di 40 milioni di canali di gaming attivi. pre più significativo anche a livello “macro”». Il risultato è la nascita di un vero e proprio Un capitolo a parte dev’essere dedicato al trend nella creazione di community: mondo degli e-sport, vere e proprie compecon più di 140 milioni di user mentizioni tra gamer che vengono trasmesse dai sili per Twitch e 100 milioni per canali broadcast tradizionali o su Youtube e Discord. E il risultato è che già oggi Twitch. In Italia ci sono 1,6 milioni di persone molte aziende stanno offrendo ai che vedono eventi di questo tipo più volte alla loro utenti una community con cui settimana, in crescita del 15% rispetto allo condividere, creare, giocare, scorso anno. Mediamente su Twitch si vedoe assistere a eventi live. no 58 ore di questo tipo di contenuto. L’unico Tornando al nostro Paplayer televisivo tradizionale che ha provato ese, l’industria c’è, è a trasmettere questo tipo di contenuti è Sky, viva, ma è ancora piutin collaborazione con la Lega Serie A. Si è trattosto piccola rispetto tato di una programmazione con un buon riai colossi internazioscontro di pubblico, con un taglio prettamennali. Sui 2,2 miliardi di te sportivo che ha convinto gli appassionati. fatturato complessivo Chi sono i giocatori di e-sport in Italia? Si tratdel comparto, solo 100 ta di un pubblico principalmente maschile ma milioni sono Made in con una rilevante incidenza femminile (38%), Italy. «Facciamo ancora con un’età media di 27 anni, ed uno status sofatica – spiega Saletta –

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ma vediamo anche dei significativi fenomeni di crescita. C’è grande fervore, la creatività inizia a essere riconosciuta come un tema fondamentale e i nostri sviluppatori si stanno progressivamente affermando». Qualche numero: l’ecosistema italiano presenta il 73% degli studi di sviluppo presenti da oltre quattro anni sul mercato. Il 30% delle imprese ha almeno 10 dipendenti. I professionisti impiegati nella produzione di videogiochi in Italia sono oltre 1600, rispetto ai 1100 del 2018. Negli ultimi due anni il 35% delle imprese ha assunto nuovo personale, il 59% pianifica di farlo nei prossimi due anni. Infine, quali sono i più significativi trend futuri? «In realtà ce ne sono diversi – conclude Saletta – a seconda delle diverse esigenze. Il primo è quello che potrebbe chiamare “all you can play”. Si tratta di abbonamenti mensili che offrono la possibilità di giocare a una molteplicità di titoli diversi, con un costo decisamente inferiore all’acquisto delle copie dei singoli game. Il secondo è una decisa stabilizzazione del numero di giochi prodotti dall’industry, dal momento che per lo sviluppo servono tra i due e i tre anni, ma un aumento del numero di titoli giocati pro-capite. Il terzo trend che osserviamo è quello delle console di nuova generazione che stanno ormai prendendo pieno possesso del mercato. E questo perché i prezzi sono più “democratici” di quanto non fossero anni fa. Infine, per quanto concerne le nuove tecnologie, riflettori puntati sulla realtà virtuale e su quella aumentata. Quest’ultima, in particolare, aveva un po’ rallentato nel suo sviluppo recente, ma ora si stanno studiando nuove applicazioni che dovrebbero spingerla nuovamente al top».

Marco Saletta, presidente dell’Italian interactive digital entertainment association


La scappatella si perdona ma non se è “finanziaria” Secondo il sito di incontri extra-coniugali Ashley Madison sull’infedeltà si può passare sopra, ma non quando riguarda aspetti del bilancio familiare. Eppure il 60% dei coniugati nasconde i risparmi al partner di Marco Scotti

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è chi sostiene che – come le scarpe – tutti ne abbiano almeno un paio. Ma le “corna” sono il convitato di pietra di qualsiasi relazione, specie se di lungo corso. Gli italiani, ancora affascinati dal mito di Giacomo Casanova, si confermano tra i più infedeli in Europa. L’identikit del traditore è piuttosto preciso: “workaholic” che spesso è più soddisfatto del suo lavoro che della sua relazione. Spesso occupa ruoli apicali o comunque con responsabilità sulle decisioni aziendali. Ma la cosa che più stupisce è sulla durata: solo il 19% è alla ricerca di una scappatella da una notte e via, mentre la metà dei traditori stabilisce relazioni extraconiugali che durano anche un anno. I tentativi di sistematizzare ulteriormente il mondo dei traditori lasciano piuttosto perplessi: perché un medico dovrebbe essere più “malandrino” di un operaio? Mistero. Quello che invece appare decisamente più chiaro è che, secondo un recente sondaggio di Ashley Madison, uno dei principali siti di incontri extra-coniugali, se sulle corna si può perfino passare sopra, non si può dimenticare un tradimento finanziario. «Veniamo da un periodo di grande incertezza che fatichiamo a lasciarci alle spalle – spiega a Economy Cristoph Kra-

emer, Managing Director di Ashley Madison per l’Europa - Per la maggior parte delle persone che si rivolgono alla nostra piattaforma, il matrimonio è sempre meno una favola e sempre più un accordo pragmatico, in cui aspetti come il denaro giocano un ruolo fondamentale nella qualità della vita in famiglia. Se questo tipo di fiducia viene meno e le bugie sul bilancio familiare vengono a galla, ci sono conseguenze inevitabili». L’infedeltà finanziaria, ovvero nascondere al partner risparmi, conti correnti, prodotti remunerativi è un atteggiamento piuttosto comune nel nostro Paese: secondo lo studio legale Albini, specializzato in diritto di famiglia, si tratta di una consuetudine per circa il 60% delle persone sposate. Un comportamento che per molti è ancora più complicato da digerire delle corna. L’isolamento forzato causato dai lockdown ha aumentato il desiderio di scappatelle, tradimenti o relazioni parallele. D’altronde, l’essersi trovati improvvisamente a condividere in modo forzato la casa senza soluzione di continuità con il partner ha fatto

emergere tensioni inattese. «In Italia – prosegue Kraemer – siamo presenti da 10 anni. Si tratta del terzo mercato in Europa dopo Uk e Spagna con circa 730mila iscritti. L’anno scorso, temendo che saremmo andati incontro a periodi difficili, abbiamo realizzato poche iniziative di marketing. Ma il risultato ci ha sorpreso: incremento del 9% delle sottoscrizioni in un anno. Ad aprile 2021 avevamo avuto un aumento ulteriore del 50%. Segno che se già durante il lockdown sono emerse tensioni domestiche, con la riapertura tutti si sono messi alla ricerca di qualcosa di trasgressivo». L’età media degli iscritti in Italia ad Ashley Madison, che è di 32 anni, smonta però il mito del logorio della vita di coppia che costringe a cercare qualcosa altrove: perché tipicamente, nel nostro Paese, i maschi si sposano intorno ai 35 anni. Significa che il desiderio di trasgressione nasce ancora prima del fatidico “sì”. L’incremento di iscrizioni è un trend registrato in tutto il mondo. «La caratteristica comune – conclude Kraemer – è che il lockdown ha mostrato le carenze delle coppie in tutto il mondo. Non è tanto una questione sessuale, quanto piuttosto emozionale: manca il sentirsi apprezzato prima ancora che desiderato. Per questo, anche oggi che siamo arrivati a 70 milioni di iscritti, pensiamo che ci siano ancora enormi margini di crescita. Negli ultimi cinque anni abbiamo raddoppiato il numero di membri, il meccanismo funziona. Le donne, infatti, hanno diritto a tutti i servizi gratuitamente, gli uomini invece devono pagare 8 crediti per contattare una persona la prima volta, i pacchetti che vendiamo costano 49 euro per 100 crediti, significa garantire una dozzina di possibilità». Ultima nota di colore: nel mondo codino e pavido dei social network, dove si può inneggiare a qualunque orrore, ma guai a mostrare un centimetro di pelle in più, i siti di dating non possono fare pubblicità. Segno della recrudescenza di pruderie che accompagna quest’epoca travagliata.

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VITA DA MANAGER

MANAGER IN SELLA (E NON SOLO ALL’AZIENDA) Dalla Maratona Dles Dolomites alla Gimondibike di Iseo, tra ciclismo e management: amatori della disciplina sono anche il ministro Vittorio Colao e l’amministratore delegato di Enel Francesco Starace di Luca Vitale

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edicata al tema dell’arte è andata in scena a inizio estate la 34esima edizione della granfondo ciclistica Maratona Dles Dolomites, primo evento post Covid ad aver coinvolto un così elevato numero di partecipanti. Al via si sono schierati quasi 6mila cicloamatori (estratti a sorte da 40mila richieste) provenienti da 57 Paesi, un numero ridotto rispetto ai 9mila pedalatori delle edizioni “normali” che solitamente si sfidano sui passi alpini di un paesaggio magico dominato dalle montagne riconosciute dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Un rigido protocollo di sicurezza messo a punto e un controllo rigoroso del rispetto delle regole - grazie a un’organizzazione eccellente con 1.500 volontari - hanno consentito il regolare svolgimento della manifestazione che mai come quest’anno ha assunto un importante valore simbolico e pratico, tracciando la rotta della rinascita dei grandi eventi sportivi. Ogni ciclista ha pedalato al proprio ritmo sostenuto da personali motivazioni: i primi arrivati viaggiano a medie da professionisti, gli ultimi faticano a rientrare nei “cancelli” orari imposti dall’organizzazione. Tra i due estremi migliaia

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di cicloamatori hanno potuto pedalare su strade chiuse al traffico e nel silenzio della natura, ognuno in compagnia del proprio respiro, delle proprie motivazioni (indispensabili per poter affrontare i passi alpini in bicicletta) e del fruscio dei copertoni sull’asfalto. È questa

la nuova forma di turismo più sostenibile e meno intensivo che invoca anche Michil Costa, presidente del comitato organizzatore. La fatica – alleviata dalle installazioni artistiche disseminate lungo il percorso - ha comunque accompagnato i colpi di pedale dei cicloamatori. Fra loro, oltre ai due ex campioni del mondo Paolo Bettini (anche medaglia d’oro ad Atene) e Alessandro Ballan ancora amanti del ciclismo praticato, anche il ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale Vittorio Colao. Ha preso il via anche Francesco Starace, grande appassionato di ciclismo e amministratore delegato di Enel, naming sponsor della Maratona Dles Dolomites. Tra i nomi illustri al via anche l’ex calciatore Fabrizio Ravanelli che nel ciclismo ha da anni ritrovato la sua nuova dimensione sportiva. Tra gli sponsor anche Intesa SanPaolo Private Banking che vede nel ciclismo praticato valori e qualità in cui crede, come strategia, dedizione e lucidità. Archiviata con successo la Maratona Dles Dolomites per gli amanti della mountainbike l’evento clou di fine stagione è rappresentato dalla Gimondibike di Iseo, giunta alla ventesi-


INDIANA JONES E LA PASSIONE PER LE DUE RUOTE

ma edizione e dedicata al grande campione Felice Gimondi. Il percorso di 53 chilometri e con meno di mille metri di dislivello non è troppo duro (ma come dicono i ciclisti “la durezza del percorso la fanno i corridori”) e consente anche a chi non è troppo allenato di divertirsi sulle splendide colline della Franciacorta, immersi nei filari delle vigne di cantine rinomate che solo in occasione di questa manifestazione consentono il passaggio nelle loro proprietà. Dal respiro internazionale (unica manifestazione in Lombardia a essere inserita nel calendario Uci), l’evento è in programma il 26 settembre con partenza e arrivo a Iseo e c’è ancora possibilità di iscriversi. Con 2mila partecipanti, anche per la Gimondibike la parola d’ordine dell’edizione 2021 è sicurezza e rispetto rigoroso dei protocolli e norme anti Covid. Il percorso segnalato tutto l’anno – segno evidente di una amministrazione che crede in questa forma di turismo – può essere provato e percorso con serenità senza l’assillo dell’impegno agonistico.

Che Indiana Jones, al secolo Harrison Ford, di anni 78, avesse usato una loro bicicletta per fare 1600 chilometri nel deserto messicano, l’hanno appreso dalla stampa e dai social. E se è vero che alla Colnago, azienda storica fondata nel 1954 a Cambiago, in provincia di Milano, non si sono sorpresi più di tanto, dato che i loro modelli sono celebri in tutto il mondo –Eddie Merckx riuscì a fare il record dell’ora al velodromo di Città del Messico nel 1972 proprio con una Colnago- e portano alla vittoria ormai da decenni generazioni di ciclisti, certo la notizia è stata accolta dal management con grande gioia: «Venire a conoscenza dell’impresa di Harrison Ford ci ha fatto un enorme piacere» spiega Alessandro Turci, responsabile della comunicazione della Colnago «anche perché non è stata una nostra sponsorizzazione, non siamo stati contattati né abbiamo mai omaggiato Ford con i nostri prodotti: quindi evidentemente l’attore l’ha scelta per la sua qualità, spontaneamente, come “compagna” per un’impresa così importante. Per un’azienda come la nostra è una grande soddisfazione». Il modello scelto da “Indiana Jones” per l’impresa che l’ha

portato ad attraversare il deserto nel Messico del Nord, esattamente da Tijuana fino a Cabo San Luca per 80 ore di pedalata fra cactus e meravigliosi panorami su Baja California, è il top di gamma dell’azienda lombarda: «Guardando le foto (pubblicate dal sito www.JustJared.com, ndr)» continua Turci «abbiamo individuato il modello utilizzato, che è la nostra bicicletta C60 con freni a disco e congiunzioni e tubi in fibra di carbonio. Un modello unico sul mercato, una bici davvero meravigliosa,

in sella alla C60 a Northumberland, in UK, dove si è concesso qualche pedalata durante le soste delle riprese del quinto episodio di “Indiana Jones”, che prossimamente dovrebbe portare Ford anche in Sicilia, per girare tra Segesta e Siracusa: «Un nostro rivenditore di Londra» prosegue Alessandro Turci «ci ha detto che si è recato in negozio per far regolare e sistemare la sua bicicletta. Era la stessa immortalata nelle foto dell’impresa messicana, quindi vuol dire che

amata sia dai ciclisti professionisti che dagli amatori. Affidabile, sicura, maneggevole e dalle grandi performance». E che Harrison Ford sia appassionato di questa bicicletta, dallo stile tutto italiano e con il tricolore bene in vista sul telaio, è confermato anche dal fatto che se la sia portata anche in Europa: in giugno, infatti, l’attore è stato di nuovo “avvistato”

ama anche portarsela dietro durante i viaggi intercontinentali. Del resto, la C60 è un vero gioiello del settore!». Gioiello in tutti i sensi, dato che i prezzi veleggiano sui 10.000 euro: «Le nostre biciclette in carbonio sono davvero tailormade. Poi ovviamente abbiamo anche modelli molto meno costosi, fabbricati con telai che arrivano pre-montati dall’Oriente». (m. b.)

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VITA DA MANAGER MOTORI

L’auto-metamorfosi è fatta, in linea con i tempi Da lussuosa berlina a scattante sportiva, da mezzo d’elezione per attempati dirigenti a scelta stilosa per manager rampanti, da risparmioso diesel a sostenibile elettrica: la nuova vita della Serie 5 di Franco Oppedisano

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a sorellina più piccola della ammiraglia della Casa a una coupé a cinque porte. Da grande berlina ad auto sportiva. Da veicolo d’elezione per attempati dirigenti d’azienda ad auto per manager rampanti. La metamorfosi della Bmw Serie 5 è completa. E lo è sia dal punto di vista estetico sia da quello tecnico perché nella sua versione ibrida plug in finisce anche con l’essere totalmente in linea con lo Zeitgeist, lo spirito del tempo. Le batterie e il piccolo motore a benzina al posto del grosso diesel sono il segno di una pagina voltata per sempre per il gruppo bavarese che su questo modello, nato nel 1972 e venduto in percentuali bulgare nella versione a gasolio, ha costruito decine di anni di margini positivi a bilancio. Una scommessa che vale una vera rivoluzione. La nuova Bmw Serie 5e non ha le ali e non può saltare da ferma, per il resto ha tutto, molto di serie e moltissimo in optional, la maggior parte a pacchetto: trasmissione Steptronic a otto velocità, un due litri a benzina con 184 cavalli e un motore elettrico da 109, da zero a cento chilometri all’ora in 5,9 secondi e una velocità massima di 235 chilometri all’ora (140 solo

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in elettrico), nuovi fari a led con contorni più sottili, nuovi cerchi e nuovi sistemi di assistenza alla guida con funzioni ampliate. Chiunque sia salito su una Bmw si ritrova come a casa propria senza fatica. Ci sono state modifiche, ma non sono sostanziali: un po’ di software, un po’ di hardware, qualche piccolo passo in avanti, ma nulla di destabilizzante. Quello che colpisce di più nella Serie 5 nella sua versione ibrida è l’autonomia. Quando ci siamo saliti, col pieno e le batterie cariche, segnava 376 chilometri, diciamo quasi la metà di quanto offre la versione diesel. Colpa del piccolo serbatoio di benzina (46 litri contro i 68 delle altre versioni) che ha lasciato spazio alle batterie che si sono “mangiate” anche una parte del bagagliaio, colpa del loro peso necessario per spingere in solo elettrico per una cinquantina di chilometri una vettura che stazza poco meno di due tonnellate. Guidandola con molta accortezza, dopo aver fatto oltre duecento di chilometri su tutti i tipi di strada e avendola ricaricata una sola volta, l’autonomia residua era rimasta più o meno la stessa. Merito del recupero di energia che ha allungato i chilometraggi in solo elettrico e soprattutto

merito di una guida adeguata all’andare a batteria. E qui si capisce davvero la rivoluzione totale che abbiamo davanti. Non si tratta solo di cambiare abitudini per il rifornimento di energia, di fare i conti con cavi e centraline di ricarica, di programmare le soste in funzione dell’autonomia residua. Si tratta di cambiare il modo di guidare. Niente accelerazioni violente, niente partenze a razzo, niente su e giù del piede sull’acceleratore. Dolcezza è la parola d’ordine, a dispetto dell’aspetto sportivo dell’auto. A meno che non si tratti di frenare. In questo caso è meglio una frenata brusca a un rallentamento programmato. Si recupera energia senza attaccare la spina. Certo, si può correre e scattare, ma costa: si consuma di più, sia di energia, sia di benzina. Molti si abitueranno, altri no. Tutti però finiranno per avere un’auto a batteria, volenti o nolenti.


in collaborazione con Autoappassionati.it

ALFA ROMEO GIULIA GTAM: LA BERLINA ESTREMA DEL BISCIONE Alfa Romeo ha presentato ufficialmente Giulia GTA e GTAm, versioni prestazionali in serie limitata di 500 esemplari, pronte a diventare subito dei pezzi da collezione, oltre che delle instant classic. Grazie anche alla collaborazione con Sauber Engineering, i tecnici della Casa italiana hanno lavorato moltissimo su tre aspetti: aerodinamica, peso e potenza. La carreggiata allargata di 5 cm è solo uno dei risultati di questo lavoro, che vede moltissime appendici aerodinamiche sopra e sotto la carrozzeria, uno splitter estraibile

e un alettone regolabile in quattro posizioni per la GTAm. Completa un aspetto super aggressivo, il doppio terminale di scarico centrale firmato Akrapovic e i cerchi monodado da 20”. Oltre ai due posti secchi dedicati alla GTAm con la rollcage posteriore, nell’abitacolo spicca l’uso massiccio di Alcantara e tanta fibra di carbonio. Il risultato, in termini di peso, fa segnare 1.520 kg, mentre la potenza sale da 510 a 540 CV per prestazioni esaltanti: 3,6 secondi per lo 0-100 km/h e una velocità massima di 300 km/h.

OPEL MANTA GSE ELEKTROMOD: DAL PASSATO UN’ELETTRICA FUTURISTICA

NUOVA MINI: UN RINNOVAMENTO SU PIÙ FRONTI

Opel svela la Manta GSe ElektroMOD, un’evoluzione a batterie della mitica vettura lanciata dal marchio tedesco più di 50 anni fa. Sotto il cofano c’è un motore elettrico da 147 CV con una coppia massima di 255 Nm, la sola trazione posteriore e un cambio che simula i quattro rapporti dell’originale meccanico. La batteria agli ioni di litio ha una capacità di 31 kWh, cui corrispondono circa 200 chilometri di autonomia e può essere ricaricata con il caricatore di bordo da 9,0 kW. Visivamente, la Opel

Manta GSe si distingue per la presenza del nuovo volto di Opel ed è dotata dell’Opel Pixel-Vizor che copre l’intera larghezza del veicolo e può trasmettere messaggi visivi. La vernice giallo neon è in linea con l’identità Opel e circonda il cofano nero con un netto contrasto, mentre i passaruota adesso ospitano cerchi in lega da 17 pollici. L’abitacolo vanta la più recente tecnologia digitale Opel, propone un bellissimo volante vintage e, curiosità, la musica si diffonde attraverso un box Bluetooth della Marshall.

Vent’anni dopo il lancio della prima Mini nata sotto il marchio BMW, la casa della Doppia Elica rinnova i modelli 3, 5 porte e cabrio con una serie di differenze estetiche, con l’arrivo di nuove tinte e cerchi in lega, oltre a un ammodernamento tecnologico complessivo. Linee sempre molto decise e cariche quella della Mini che si aggiorna con questo restyling, principalmente con l’adozione di nuovi gruppi ottici full LED su tutta la gamma. Modifiche di dettaglio anche agli interni che ricevono i nuovi sedili sportivi nella variante Light Chequered, nuove cuciture a contrasto e molti meno elementi cromati per far spazio al nero. Al centro dell’abitacolo rimane il display touchscreen da 8,8”, mentre è completo, e soprattutto chiaro, il piccolo ma valido quadro strumenti virtuale. Vuoi per le emissioni e per la conseguente installazione di un nuovo filtro antiparticolato, Mini ha rivisto la potenza della sua Cooper S scendendo dai precedenti 192 CV ai 178 CV. Invariati i 231 CV della Mini John Cooper Works. Nella variante 3 cilindri 1.5, le varie carrozzerie sono disponibili a partire da 75 CV, 102 CV per la One e 136 CV per la Cooper, come in passato. Presenti sia cambi manuali a 6 marce sia lo Steptronic a 7 rapporti con paddle dietro il volante (per i modelli John Cooper Works i rapporti diventano 8).

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REGIMENTAL

LA CALDA ESTATE DELLA RIPARTENZA TRA TIMORI E BOLLORI DEL JET SET BALNEARE Sardegna naturalmente sì, con l’epicentro al Cala di Volpe di Porto Certo, ma anche e soprattutto Puglia, e nella Puglia il Salento: va in scena un turismo a cinque stelle animato quasi del tutto dalla domanda interna a cura di Monica Setta È STATA L’ESTATE DELLA RI-

che ha quasi messo in

lutato e ha fatto selfie

Altro re del Salento in versio-

PARTENZA, MA È STATA MENO

ombra i fasti del Bor-

prima di ripartire in

ne estate 2021 è stato Angelo

TRANQUILLA DEL PREVISTO.

go Egnazia grazie alla

barca verso Capri.

Maci l’imperatore del colosso

Lo dicono gli albergatori che

capacità

Franco

Ma la vera novità pu-

Cantine due Palme. Molto ele-

si sono trovati a dover gestire

Girasoli e di un team

gliese è stata il Mare

gante, ricchissimo e con rela-

disdette o prenotazioni last mi-

di tutto rispetto. Alla

Mosso beach, un lido

zioni a 360 gradi, mister Maci

nute facendo salti mortali per

Peschiera dal mitico Andrea Sa-

lussuoso e bianchissimo che

è uno degli uomini d’oro della

sistemare tutto e non restare

bato è sbarcata la regina delle

piace molto a Tania Missoni e

Puglia. Fa vacanze nella sua

con le stanze vuote.

influencer

Alessandra

ai suoi ospiti. La regina della

iper lussuosa magione di Cel-

La quarta ondata del Covid è

Airo, mentre l’attore Giorgio

moda che ha una sontuosa di-

lino San Marco a due passi da

ormai quasi una certezza, però

Pasotti si è rilassato protetto da

mora a Locorotondo (Tenuta del

Albano, ma si fa vedere anche

anche la campagna di vaccina-

una doverosa privacy. A metà

Lauro) ha organizzato cene sul

nel Gargano dove è stato in va-

zione procede a gonfie vele e

agosto è arrivato anche David

mare e giornate di sole sui let-

canza con la sua bella famiglia.

questo compensa - sia pure in

Sassoli che, fedele al suo per-

toni candidi con baldacchino del

Sardegna in testa alla hit delle

parte - il timore per la variante

sonaggio normale, ha prenotato

Mare Mosso beach, ribattezza-

preferenze dopo la Puglia con

delta. Insomma, si è viaggiato,

direttamente senza filtri né cor-

to uno dei più eleganti di Savel-

una meta top: Cala di Volpe a

ma restando rigorosamente in

sie preferenziali. Stesso copio-

letri. Sempre di moda anche il

Porto Cervo. Qui, la bravura del

Italia.

ne seguito da Matteo Renzi che

Lido Pettolecchia del banchiere

general manager Franco Mulas

Mete preferite? Puglia e Sar-

a fine luglio è sbarcato nel risto-

René de Picciotto tornato sin-

è sovrana. Gli alberghi della Co-

degna. La cosa curiosa è che

rante sul mare di Capitolo, uno

gle dopo una lunga relazione

sta Smeralda veleggiano sem-

è esploso un turismo a cinque

dei più belli al mondo, per cena-

con una divorziata di Carovigno.

pre a gonfie vele e sono andati

stelle legato ad un mercato

re in intimità con la moglie Agne-

Dicono in zona che René sia

alla grande anche i due nuovi

strettamente interno. Chiara

se senza nemmeno chiedere un

ancora più fascinoso del solito,

indirizzi legati al Cala, il Beef

Ferragni e Fedez sono sta-

tavolo appartato. Riconosciuto

pronto a fare affari sul fron-

bar e il ristorante sulla spiaggia

ti a Torre Maizza a Fasano, la

da alcuni ospiti, Renzi è stato

te alberghiero, forte della sua

esclusiva gestito da Graziano.

masseria targata Rocco Forte

piacevolissimo con tutti. Ha sa-

enorme liquidità.

Evviva l’Italia, abbasso il Covid.

di

chic

DA SINISTRA: CHIARA FERRAGNI, GIORGIO PASOTTI, AGNESE RENZI E ANGELO MACI

146


4 LUPPOLI

zero.zero Una birra completamente analcolica, dal corpo leggero e luppolato, in cui gli aromi agrumati e speziati dei luppoli si integrano con quelli del malto.

Gusto #ADOPPIOZERO


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Economy Settembre 2021  

Modelli, opportunità, soluzioni.

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