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magazine mensile / distribuzione gratuit a in lo mbardia / anno iv / n . 3 / aprile 2 0 0 9 / w w w . i n s i d el o m b a r d i a . i t

n. 3 / aprile 2009

crisi economica il salone del mobile al via futurismo i cent’anni del manifesto intervista a bruno santori

roby facchinetti COME VIVERE DI EMOZIONI


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Marco Ravasi

e iditoriale

cari lettori inside lombardia anno IV / n. 3 _____________________________________________________

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a questo mese Inside Lombardia cambia veste grafica, ma non cambia la natura dei suoi obiettivi. Obiettivi che sono quelli di informare i lettori sugli aspetti della realtà delle province della regione che fa un po’ da traino dal punto di vista economico ed imprenditoriale a tutta la Nazione. Ed è appunto sulla situazione economica del nostro Paese che dobbiamo soffermarci a riflettere: l’Italia, come il resto dell’Europa e del Mondo, sta vivendo un particolarissimo momento di crisi finanziaria senza precedenti, dove il normale cittadino si sente un po’ smarrito e bisognoso di avere delle risposte su quello che sarà il prossimo futuro. Solamente la classe politica e quella imprenditoriale, unite alle Istituzioni Bancarie ed Economiche, possono tracciare il percorso da seguire per riportare benessere e serenità nelle nostre case. Già, il benessere, ma cosa è il benessere? è una situazione che implica lo stare bene, sotto l’aspetto mentale, sociale e spirituale, mentre spesso lo confondiamo con l’inseguire il lusso o il superfluo attraverso una corsa al consumismo. Facendo un’analisi più attenta occorre però affermare con sicurezza che l’avvento dell’euro c’è stato un aumento costante dei prezzi, mentre i salari medi delle varie categorie lavorative sono pressoché rimasti identici negli ultimi 10 anni. Chi ha una normale fonte di reddito difficilmente è riuscito negli ultimi periodi ad accantonare quelle riserve di danaro utili a garantire un futuro sereno e purtroppo chi invece è riuscito a farlo si è visto erodere il suo risparmio da investimenti che promettevano e non hanno mantenuto. Ora occorre intervenire seriamente però, bisogna che prevalga il buon senso e ognuno faccia la sua parte, magari senza arrivare al paradosso di chi ultimamente afferma di “togliere ai ricchi per dare ai poveri”: chi sono i ricchi e chi sono i poveri? è sufficiente la dichiarazione dei Redditi a stabilirlo? Qui sorgono altri dubbi…

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lombardia in pillole

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cose, fatti e persone

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i primi segnali dall’alimentazione

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caro vita

roby facchinetti

come vivere di emozioni

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sguardo sul mondo

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denaro, sviluppo e crescita

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ogni settore in difficoltĂ

crisi economica

qb1

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la fine della tastiera

il salone al via

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s ommario

n. 3 / aprile 2009

la settimana milanese del design

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s ommario

la donna è in fuga

lo è per kenzo e per hermes

futurismo

cent’anni e non sentirli

bruno santori

la musica è in continua crescita

arrivederci europa

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le inglesi giustiziano le italiane 6

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>>>segue

la 24h a bergamo

audi q5

successo per il suv compatto

fitness

lo sport non ha prezzo

cupcakes mania

il menù glamour è mignon

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LOMBARDIA IN PILLOLE COSE, FATTI E PERSONE

____________________________________________________________________________________________ novità, premiazioni, approfondimenti. la regione lombardia protagonista su più fronti: dal sociale alla salute ed il benessere del corpo, toccando i temi economici che ci affliggono

26 psicologi dell’anno in Lombardia, premiati dall’ordine

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n premio agli psicologi dell’anno. Ventisei professionisti lombardi si sono distinti nella pratica e nello studio della disciplina, tenendo alta la bandiera della categoria. E’ stato consegnato infatti a Milano il 7 marzo, durante una cerimonia al Pirellone alla presenza del presidente della Regione Roberto Formigoni, il premio Pellicano: riconoscimento istituito dall’Ordine degli psicologi. Si tratta di «un momento significativo per celebrare i 20 anni dall’istituzione del nostro Ordine», nato «con l’approvazione della legge (n. 56 del 18 febbraio 1989) professionale», spiega in una nota Enrico Molinari,

presidente dell’Ordine degli psicologi della Lombardia. «I colleghi che abbiamo scelto di premiare – ha sottolineato – dimostrano che, oltre ad una lunga formazione, la nostra attività comporta anche una grande responsabilità sociale, poiché contribuisce a migliorare la vita dei cittadini tutti i giorni e nelle più svariate applicazioni». Con gli psicologi dell’anno viene premiata anche la psicologia per i minori e quella per gli anziani, l’intervento in favore delle famiglie e quello nelle scuole, la presenza nelle imprese e nelle organizzazioni lavorative, in ambienti difficili come le carceri, i tribunali o i teatri di catastrofi nazionali

e internazionali, fino ai nuovi sbocchi professionali nella psicologia del traffico o dello sport. I professionisti meritevoli sono stati segnalati dai consiglieri dell’Ordine, dalle facoltà e dipartimenti universitari di psicologia, da enti locali, fondazioni, società e associazioni scientifiche. Perché Il Pellicano? «Perché il grande uccello pescatore nutre i propri pulcini grazie al pesce che conserva nella sacca gulare, e così gli psicologi durante la loro storia formativa immagazzinano sapere ed esperienza che al momento giusto mettono a disposizione di chi chiede loro aiuto», ha concluso così Molinari.

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Violenza sulle donne: Lombardia, il 34,8% è stata vittima almeno una volta

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n Lombardia, il 34,8% delle donne fra i 16 e i 70 anni è stata vittima di violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita (di poco inferiore il dato nazionale, il 31,9%). Il 14,8% (dato nazionale 14,3%) ha subito violenza all’interno della relazione di coppia, il 18,8% ha subito atti persecutori (il cosiddetto stalking). È quanto emerge dalla ricerca Irer /Università di Milano, commissionata dal Consiglio regionale. In totale, nel 2006, in Lombardia si sono rivolte alle associazioni e ai servizi sociali1737 donne. Solo il 18,2% delle donne che hanno subito

violenza fisica o sessuale in famiglia la considera un reato, ma in questo caso la Lombardia si discosta dalla media e la percentuale sale al 26,8%. Di questo grande numero di violenze (il campione è di 25.000 donne) che emerge dalla indagine Istat, il 96% ( il 93% in Lombardia) non è stato denunciato. Il maltrattamento più frequente è di tipo psicologico (38%), poi fisico (31,2%) ed economico (14,8%). Nel 6,7% dei casi il maltrattamento riguarda anche i figli, mentre nel 7,9% dei casi la donna subisce violenza sessuale. La percentuale delle donne che denuncia i

maltrattamenti sale al 46% fra quelle che si rivolgono ai centri antiviolenza. Gli operatori rilevano che l’autore dei maltrattamenti è per il 75,1% dei casi il marito e nel 4,1% dei casi il convivente della donna. Violenza in una famiglia in trasformazione, come fa notare Sonia Stefanizzi, docente di Sociologia all’Università di Milano, segnalando gli elementi di novità nel fenomeno: aumento dei maltrattamenti nelle coppie miste, nelle coppie giovani con stili di vita disturbati ed abuso di sostanze alteranti e aumento delle violenze da parte dei figli sui genitori anziani.


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lla luce del recente rinnovo delle azioni previste dall’Accordo di Programma dello scorso febbraio il partenariato ha consolidato linee di lavoro attraverso le quali Regione, Camere di Commercio, enti locali, mondo associativo, sindacati ed operatori economici, possono accedere ad informazioni ed analisi relative agli andamenti del settore e di riconosciuta utilità per la definizione delle rispettive strategie di azione». L’ha affermato Domenico Zambetti, assessore all’Artigianato e Servizi della Regione Lombardia, in occasione del convegno «Domande sull’artigianato e qualche risposta per i tempi difficili» tenutosi il 6 marzo a Milano. «Mai come ora – ha concluso Zambetti – si rende necessario una tipologia di interventi che metta in condizione le imprese e gli artigiani di essere più informati sulla realtà del mondo in cui operano e sulle operatività che le istituzioni mettono loro a disposizione».

CGIL Lombardia, in due mesi cig cresciuta del 251%

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ei primi due mesi del 2009 in Lombardia la cassa integrazione ordinaria è cresciuta del 251%, quella straordinaria del 145% e complessivamente di oltre il 200%. Questi i dati illustrati oggi dal segretario generale della Cgil Lombardia, Nino Baseotto, nel corso dell’assemblea che ha visto, alla presenza del segretario confederale Guglielmo Epifani, riuniti quadri, delegati e pensionati del sindacato, in vista della manifestazione del prossimo 4 aprile a Roma. «Le conseguenze della crisi –ha sottolineato Baseotto nel suo intervento– si riversano sull’occupazione e sul sistema industriale e sono più forti nelle aree produttive del Paese, di conseguenza in Lombardia che è la regione più popolata da aziende industriali con il 20,1% di imprese manifatturiere e ben il 31% di quelle a media dimensione». «Tutti i dati a nostra disposizione –ha sottolineato Baseotto– purtroppo confermano le nostre analisi ed alimentano forti preoccupazioni. La congiuntura negativa sta interessando l’intero tessuto produttivo, quasi tutti i settori, tutti i territori e il numero di lavoratori e lavoratrici coinvolti, è in forte aumento» Nell’ultimo trimestre del 2008, ha ricordato Baseotto, si registrano varia-

zioni negative in particolare per il settore dell’abbigliamento (–8,6), tessile (–8,4%), meccanico (–5,5%) e chimico (–5,1%); mentre nell’artigianato tutti i settori presentano variazioni negative della produzione su base annua. Secondo i dati forniti dalla Cgil Lombardia, nella regione in questi ultimi 10 anni si sono persi circa 15 punti di mancata crescita del Pil rispetto all’Ue e negli ultimi mesi del 2008 la produzione manifatturiera è scesa del 6% così come è sceso l’indice della produzione industriale. Inoltre, la produttività degli investimenti in Lombardia è pari ad un terzo di quella dei paesi più industrializzati d’Europa «e ciò deriva –ha spiegato Baseotto– soprattutto dal basso livello di investimenti sui mezzi di produzione e nella ricerca». Nel 2008 poi, per la prima volta, è aumentato il tasso di disoccupazione riducendosi quello di occupazione. «Assistiamo al rallentamento degli ordini –ha sottolineato Baseotto– a una frenata della produzione industriale e al calo del fatturato mentre oltre alle ore di cassa integrazione –ha aggiunto– aumentano anche l’utilizzo della cassa integrazione in deroga e della mobilità. Nella ricca Lombardia –ha concluso Baseotto– nel prossimo futuro potrebbero essere a rischio oltre 250 mila posti di

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ZAMBETTI, in Lombardia pronti a strategie per artigianato

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expo 2015: la Regione approva accordo per area Cascina Merlata

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a Giunta regionale della Lombardia ha approvato, su proposta del presidente Roberto Formigoni e degli assessori al Territorio e Urbanistica, Davide Boni, e alle Infrastrutture e Mobilità, Raffaele Cattaneo, l’adesione all’Accordo di Programma, promosso dal Comune di Milano, per la riqualificazione urbana e la riorganizzazione infrastrutturale dell’area di Cascina Merlata. Qui sorgerà il Villaggio Expo 2015, destinato ad alloggiare, nel periodo della manifestazione, circa 2.000 addetti all’organizzazione dell’evento internazionale. Si tratta di un’area di 900.000 metri qua-

drati, nella zona nord–ovest di Milano, al confine con il Comune di Pero, tra le vie Gallarate, Dalmine, l’autostrada A4 Milano–Torino, via Triboniano, via Barzaghi, piazzale del Cimitero Maggiore, Via Rizzo e via Jonail. I soggetti interessati all’Accordo sono, oltre alla Regione Lombardia e al Comune di Milano, la Provincia di Milano e il Comune di Pero, confinante con le aree in trasformazione. Il vasto progetto di riqualificazione, coerente e coordinato sia con le più generali strategie del Pgt (Piano governo del territorio) in fase di realizzazione da parte del Comune di Milano, sia con gli interventi programmati per la realizzazione dell’Expo 2015, dovrà prevedere funzioni commerciali e residenziali, compresa l’edilizia convenzionata destinata principalmente all’affitto. Previsti anche servizi di interesse pubblico, tra i quali, un parco urbano di circa 55.000 metri quadrati. Riqualificazione in vista anche per le infrastrutture di accesso all’area. In particolare sarà realizzato un collegamento tra l’area nord–ovest della città, l’autostrada A4 Milano– Torino, le aree del polo esterno della Fiera e quelle individuate da Expo 2015; un raccordo tra la tan-

genzialina Molino Dorino–Pero e la strada provinciale 46 Rho–Monza e la connessione tra quest’ultimo raccordo e la connessione con la Strada interquartiere nord che costituirà una delle principali arterie di accesso all’Expo.

FITNESS: presto in Lombardia accademia e albo per istruttori

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n vista dell’Expo 2015 nascerà in Lombardia l’Accademia europea Fitness e Wellness, che mira a formare gli insegnanti, preparandoli nelle discipline più richieste dalle

palestre e a inserirli in una sorta di albo. Il progetto pilota partirà a Milano alla fine di quest’anno grazie all’associazione sportiva “Life4Fit”, al Comune, la Provincia e la Regione

Lombardia. L’Accademia metterà a disposizione 70 borse di studio tra il 2009 e il 2013 destinate a laureandi e laureati in Scienze Motorie, ex diplomati Isef e istruttori in possesso di diplomi di federazioni Coni. «Il nostro obiettivo – ha detto Marcella Pastore, presidente Life4Fit – è dare vita, in vista dell’Expo 2015, a un albo bianco degli istruttori del fitness della Lombardia, così da garantire standard di insegnamento elevati». Convinto della necessità di una regolamentazione in questo settore è anche l’assessore regionale allo Sport e Turismo, Pier Gianni Prosperini: «in un settore, come quello del fitness, che ha preso sempre più piede, c’è bisogno di una maggior regolamentazione e di istruttori che sappiano esattamente come insegnare la pesistica piuttosto che l’allenamento in sala attrezzi».


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n Lombardia sono 7.357 le imprese individuali, in genere piccoli esercizi commerciali con uno o due dipendenti, con titolari donne extracomunitarie, che danno lavoro ad altre 7.500 persone, di cui circa 1.500 sono italiani. E in Italia le imprenditrici extracomunitarie generano circa 48 mila posti di lavoro. È quanto emerge da un’elaborazione dell’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Monza e Brianza. Di imprenditrici straniere e delle loro storie si è parlato in occasione dell’incontro ‘Mujeres, il ruolo della donna nel processo migratorio, che si è tenuto oggi presso la Camera di Commercio di Monza e

Brianza. In Lombardia in un anno le imprese individuali in rosa con titolare straniera sono aumentate del 10,5%, più di quelle maschili (9,2%). Crescono di più quelle comunitarie (+11,4%) rispetto a quelle extra (+10,3%), che sono però la maggioranza e rappresentano infatti il 79,2% sul totale delle imprese individuali rosa. Complessivamente in Lombardia il 10% delle imprese individuali femminili ha una titolare straniera. Tra le province, Milano ha la percentuale più alta di imprenditrici straniere (15,8%), seguita da Brescia (9,7%) e da Monza e Brianza (8,3). Circa la metà delle im-

prenditrici straniere che opera in Lombardia lavora nel commercio (35%) e nella manifattura (17,8%). «Negli ultimi decenni – ha dichiarato Ambra Redaelli, consigliere della Camera di Commercio – abbiamo assistito ad un cambiamento del ruolo della donna nella società. Con il tempo è entrata a pieno titolo nel mondo del lavoro, ed oggi sono in crescita, specialmente qui in Brianza, anche le donne che scelgono di diventare imprenditrici. Le imprenditrici immigrate contribuiscono alla crescita economica, favorendo al contempo l’integrazione sociale e culturale».

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Da imprenditrici straniere, lavoro a 1.500 italiani

530 mila Euro per tutela consumatori

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er proteggere i consumatori, evitare l’aumento vertiginoso dei prezzi e il ricorso ai prestiti e agli acquisti a rate, la Regione Lombardia per il 2009 ha stanziato 530 mila euro, 100 mila più dell’anno scorso. Di questa somma, 300 mila euro serviranno per quello che il programma di interventi per il 2009, approvato dalla commissione Attività produttive del Consiglio regionale, definisce «iniziative di tutela dei consumatori» e 230 mila per progetti di enti e associazioni di consumatori. Sono tre i filoni di intervento: educazione al credito e al risparmio (che include formazione, informazione dei consumatori e anche recupero del valore del risparmio); educazione al consumo e con-

tenimento ai prezzi della filiera agroalimentare (informazioni sui prodotti, sui pericoli delle merci contraffatte e attenzione alla filiera per evitare che i prezzi siano gonfiati) ; servizi pubblici locali e mobilità sostenibile. Le richieste di contributi da parte di associazioni di consumatori, camere di commercio, università, sindacati, associazioni di categoria – solo per citare alcuni degli enti che potranno far domanda – potranno essere presentate 30 giorni dopo la pubblicazione del programma di interventi sul Bollettino ufficiale della Regione (Burl). La graduatoria sarà fatta tenendo conto di un punteggio assegnato fra l’altro, in base al numero di persone che avranno benefici, al tipo di

progetto, al luogo dove sarà fatto. Avranno 10 punti in più i progetti che coinvolgono almeno tre associazioni di consumatori. Le proposte che coinvolgono più associazioni avranno anche più soldi. Le singole associazioni potranno contare su un contributo massimo di 10 mila euro, quelle di 2 a un finanziamento di 25 mila euro e quelle di cinque o più di 80 mila euro. «Rispetto allo scorso anno – ha ricordato la relatrice Luciana Ruffinelli (Lega Nord) – Regione Lombardia ha aumentato di 100 mila euro le risorse per gli interventi di tutela dei consumatori. Un segnale importante, tenuto anche conto delle misure anti–crisi che la Regione ha recentemente messo in campo».

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focus

CARO VITA

I PRIMI SEGNALI DALL’ALIMENTAZIONE ____________________________________________________________________________________________ PRANZI E VITA MAGGIORATA. FUORI CASA TUTTO è PIù COSTOSO. LE ALTERNATIVE CIBI LOW–COST ESTERI NON PROTEICI COME QUELLI ITALIANI

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hi fa da sé fa per tre, recita l’adagio. Tutto vero, sprechi compresi. Il prezzo della vita è aumentato in maniera vertiginoso. Un dato curioso rispecchia la vita dei single. Sulla base dei risultati Istat sui consumi dei nuclei nel nostro Paese, la spesa media per alimentari e bevande di una persona che vive sola è di 300 euro al mese, superiore di oltre il 60 per cento rispetto ad un normale nucleo famigliare. Secondo la Coldiretti, esiste una vera e propria classifica di quello che incide in maniera più significativa: carne (62 euro), ortofrutta (59 euro), pane, pasta e derivati dai cereali (49 euro), latte, yogurt e formaggi (41 euro). E ancora bevande (28 euro), pesce (25 euro), zucchero, caffè (23 euro) e in ultima analisi gli oli e grassi (13 euro). In Italia, inoltre, si è progressivamente ridotto il tempo dedicato alla preparazione dei pasti che è di soli 34,9 minuti per quello di mezzogiorno, il 4,7 per cento in meno rispetto all’anno precedente, e di 33,1 minuti per la cena (–2,7 per cento). I ragazzi sembrano sempre più sostituire alla cena o al pranzo l’aperitivo che ormai spessi locali offrono a prezzi più contenuti. Il cliente sembra essere soddisfatto della varietà di cibi proposti, dalla pasta agli affettati, dai salatini alle salsine di contorno più ricercate. Il tutto è legato a ciò che si beve e, facendo due conti, chi ci guadagnerà a livello economico?


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empi di crisi, inevitabile farsi i conti in tasca, anche per le più normali e quotidiane delle abitudini dell’italiano medio. Una colazione al bar, un quotidiano, una pausa caffè, un pranzo fuori con pizza e caffè, un aperitivo veloce, andata e ritorno a casa con il trasporto pubblico urbano e infine la cena casalinga con primo e secondo. Ma quanto costa la giornata tipo per chi lavora lontano da casa? In terra orobica la vita fuori casa costa in media 22,10 euro pro capite, ben l’1,9 per cento in meno rispetto alla media regionale. In Lombardia la spesa media di un giorno tipo di chi per lavoro resta in giro tutto il giorno è, infatti, di 23 euro a testa. Ad aggiudicarsi la palma d’oro della provincia meno cara Como, dove si può tirare a fine giornata con 21 euro e 30 centesimi. Spetta invece a Varese il primato della più co-

stosa: per le medesime spesucce quotidiane servono quasi 24 euro ogni giorno. Sono i dati che emergono dall’indagine «I prezzi di alcuni servizi a Monza e in Lombardia», realizzata dalla Camera di Commercio di Monza e Brianza, con il coordinamento scientifico di Ref, Ricerche per l’economia e la finanza e presentata ieri nella sede della Camera di Commercio di Monza e Brianza. Per risparmiare i lombardi dovrebbero quindi fare colazione e mangiare la pizza a Como. Nel capoluogo lariano si può riuscire a prendere caffè e brioche con un euro e 62 centesimi e pranzare in pizzeria con 7 euro e 77 centesimi. Sotto la media lombarda per i caffè Bergamo e Varese, per la pizza Bergamo, Cremona e Brescia, Monza in linea in entrambi i casi. Numerose le variazioni dei prezzi in Lombardia degli ultimi sei mesi. Dal-

le consumazioni al bar, cresciute mediamente dell’1,5 per cento, dato lievemente superiore alla media in Italia pari all’1,4 per cento. Brescia e Como le province dove i prezzi sono maggiormente rincarati (rispettivamente +3,7 per cento e +3 per cento). Per colazione e pranzo i maggiori aumenti si registrano nelle piazze, dove il livello dei prezzi è più basso. In particolare un caffè e una brioche a Brescia costano il 7,1 per cento e il 5 per cento in più rispetto a sei mesi fa, mentre l’aumento più elevato per un toast si registra a Como (+10,1 per cento). Anche mangiare una pizza costa mediamente l’1,3 per cento in più rispetto a sei mesi fa. Tintoria e parrucchiere aumentano anche loro dello 0,6 per cento rispetto a sei mesi fa.

focus

VITA FUORI CASA: costa 22 Euro

[Elisa Capitanio]

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Rincari spropositati

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el settore il costo dei prodotti al consumo risulta mediamente superiore di quasi il 500% rispetto al costo di produzione. Lo sottolinea l’analisi della Banca d’Italia sulla filiera ortofrutta, un’indagine già pubblicata lo scorso 2 agosto. Le distorsioni presenti nel settore ortofrutta, dove i prezzi secondo Bankitalia in media aumentano del 200%

dalla produzione al consumo, sono evidenti anche nel caso del prezzo del latte, che dalla stalla alla tavola aumenta del 241%, o nel settore dei salumi e della carne, con le stalle che stanno chiudendo perché i ricavi non riescono a coprire i costi di produzione saliti a livelli insostenibili, nonostante i prezzi al consumo alle stelle. Una media di rincari che, in totale, porta alla cifra record di più 488%.

A questo proposito, la Coldiretti sottolinea che, in media, per l’insieme dei prodotti alimentari i prezzi aumentano di cinque volte dal campo alla tavola e che, per ogni euro speso dai consumatori, ben sessanta centesimi vanno alla distribuzione commerciale, 23 all’industria e solo 17 agli agricoltori.

Con i rincari consumi in calo

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on solo le inefficienze nel settore ortofrutticolo sono alla base di rincari ingiustificati che stanno provocando una riduzione dei consumi, con cali del 2,6% per la frutta e dello 0,8 per le verdure. Il peso eccessivo delle intermediazioni sui prezzi finali dell’ortofrutta è alla base del successo delle vendite nelle bancarelle. Secondo l’ultima indagine dell’Antitrust, infatti, «i prezzi al consumo attualmente praticati dalla grande distribuzione nel comparto ortofrutticolo» risultano «sensibilmente superiori a quelli praticati dai mercati rionali e dagli ambulanti». La stessa Antitrust, nella sua indagine conoscitiva su 267 filiere, mette in evidenza come i ricarichi variano dal 77% cento nel caso di una filiera cortissima (acquisto diretto dal produttore da parte del distributore al dettaglio) al 103% nel caso di un intermediario, al 290% nel caso di due intermediari, al 294% per la filiera lunga (tre o quattro intermediari), facendo segnare appunto il valore medio del 200 per cento evidenziato da Bankitalia. Per aiutare le famiglie italiane in difficoltà occorre individuare una serie di prodotti di prima necessità, come pasta, pane e latte, stabilendo per loro prezzi calmierati. Come tutte le cose ci sono anche i contro. La frutta a basso costo è allettante, ma secondo gli esperti la qualità nutritiva è nettamente inferiore. Sono i prodotti ortofrutticoli low–cost provenienti dall’estero che, se attirano i consumatori per la convenienza, non hanno pari con i loro omologhi italiani per l’apporto di antiossidanti e vitamine. Dalle cipolle, all’aglio, a pesche, albicocche, uva, mele e agrumi, la frutta e verdura proveniente da Argentina, Cile, Cina, Spagna, Portogallo e Tunisia rappresenta il 10% di quella in vendita. Ma

se questi prodotti non deludono, soprattutto per il prezzo, le cose cambiano per i nutrienti presenti. Le arance italiane, ad esempio, hanno il doppio di sostanze benefiche rispetto a quelle straniere, che si trovano in vendita anche in estate. L’aglio italiano, invece, contiene solfuro d’allile e antiossidanti di un certo livello, che non hanno paragone con quello proveniente dalla Cina. E la cipolla di Tropea è quasi irripetibile anche per il contenuto di caroteni. Lo stesso discorso vale per pesche e albicocche da Spagna, Portogallo e Tunisia, e per l’uva cilena, argentina o brasiliana. Questi prodotti, proprio perché simili all’originale spesso vengono spacciati dai venditori per italiani. E così “limoni argentini o spagnoli” si

trovano in vendita come “limoni della costiera amalfitana”, mele argentine o cilene vengono vendute come trentine. Se il potere d’acquisto si indebolisce, gli italiani tentano comunque di mantenere inalterato il tenore di vita rinunciando ai brand più noti senza ombra di dubbio ricorrendo alle cosiddette «private label», vale a dire i prodotti che espongono il marchio del supermercato stesso: il calo delle vendite in volume, infatti, è interamente da addebitare all’industria di marca, in contrazione nei volumi da tre mesi, mentre le «private label» continuano a crescere, anche se il passo non è sempre veloce. A pesare è dunque il caro–prezzi per i beni di largo consumo.


i n tervista

RoBy facchinetti

COME VIVERE DI EMOZIONI

____________________________________________________________________________________________ «Anche dopo quarant’anni trascorsi sui palchi, può succedere qualcosa in grado di far tremare le gambe»

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amiglie intere, coppie di fidanzatini e generazioni che cambiano ma sempre vicini e fedeli a Roby Facchinetti, la sua musica fa parte un po’ di tutti. “Inside Lombardia” l’ha incontrato e “Roby” si racconta così, ripercorrendo le ultime esperienze emozionanti vissute in ogni parte del mondo. «Ogni volta che salgo sul palco provo sensazioni nuove – confida –. Anche se passano gli anni per me ogni concerto ed esibizione rappresenta la massima espressione per trasmettere il mio pensiero alla gente di qualsiasi età». La sua particolare sintonia però Facchinetti ce l’ha con Bergamo, sua città natale: proprio lo scorso anno è tornato in un concerto con i Pooh che ha raggruppato l’intera città in una delle tappe di “Beat ReGeneration Tour”. «L’album che abbiamo poi riproposto in diverse città ha dato un valore aggiunto, soprattutto in un momento di crisi della discografia. Siamo molto soddisfatti dei risultati. All’inizio erano in molti ad essere perplessi. Quando abbiamo cominciato a parlare di un album di cover, sia pur rivedute alla nostra maniera, in molti avevano storto il naso. Il nostro pubblico è avvezzo ai dischi “nostri” di canzoni inedite. Però le cose sono andate oltre le più rosee aspettative. Credo che il successo dell’album sia dovuto al modo con cui abbiamo trattato le canzoni: come fossero pezzi nati oggi. Naturalmente abbiamo rispettato l’anima di ogni canzone. Questo ha fatto sì che alla fine non sia risultato un album di semplici cover. Il concerto di Brembate? Non posso che esserne felice e lusingato.

E ringrazio quelli che hanno pensato a me per questo spettacolo. Mi sono emozionato perché avevo davanti la mia città. E’ stato un mix di canzoni fantastico». Il legame orobico è talmente fine per Facchinetti che forse non esistono parole per trasmettere l’intensità di ogni brivido sentito dai milioni di fan all’unisono a cantare ogni brano. «Forse per raccontare

quello che provo quando vedo la mia gente sarebbe meglio partire dal rapporto che la città ha avuto con me in questi anni. Un rapporto incredibile di affetto, sia qui che nel mondo, perché i bergamaschi li incontri ovunque. Sono sempre rimasto saldamente legato alle mie radici, in giro per il mondo mi sento sempre ospite e quando arrivo a Bergamo mi sento a casa mia. A Bergamo sono nato, cresciuto, ho la mia famiglia, i miei affetti, le cose che contano. E poi musicalmente ho iniziato la mia storia, con il maestro Sala e prima ancora con il maestro Ravasio, sicuramente due persone che mi hanno fatto capire che cosa è la musica e che cosa può provocare in chi ti ascolta. E poi qui in città sono nati i miei primi gruppi, compreso i Monelli, che hanno fatto da trampolino di lancio alla mia carriera. Qui ho incontrato le figure che hanno determinato il mio cammino artistico: ad esempio il violinista Scalpellini, bravissimo. È lui che ci procurò i primi ingaggi fuori città, in giro per l’Italia. Lo saluterei volentieri, non l’ho più incontrato. Devo ringraziare lui se i Monelli hanno cominciato a farsi sentire in giro. Suonando una sera a Bologna ho conosciuto i Pooh e da lì la mia storia ha preso un altro passo». Anche dopo quarant’anni trascorsi sui palchi può succedere qualcosa in grado di far tremare le gambe, di muovere le proverbiali «farfalle nello stomaco». Così il veterano del pop italiano è riuscito a vivere, prima di salire sul palco dell’Ariston con il figlio Francesco, emozioni nuove. «È incredibile come in occasione del 57°


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ROBY FACCHINETTI

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amillo Ferdinando Facchinetti viene soprannominato “Roby” sin dall’infanzia, dal termine bergamasco robìn, ovvero piccolino, data sua la gracile corporatura. Passa l’infanzia nel luogo natio, una cascina ad Astino, quartiere periferico di Bergamo. Il nonno è compositore e direttore di un coro polifonico. Il primo approccio con la musica avviene prestissimo, all’età di 4 anni quando, ad orecchio, comincia a suonare un’armonica a bocca. Seguono lo studio della fisarmonica a 8 anni, e del pianoforte a 10. Sposato, ha cinque figli: Alessandra, oggi nota stilista, a cui è dedicato l’album omonimo dei Pooh del 1972, Valentina, Francesco, cantante e conduttore radiotelevisivo, Roberto e Giulia. Il giovane Facchinetti quando entra a far parte dei Pooh, diventa subito il compositore della maggior parte dei pezzi. Il ruolo di Facchinetti nel gruppo è preponderante. Fino al 1971 le composizioni musicali passano tutte dalle sue sapienti mani, anche se l’interpretazione degli stessi viene affidata alle voci di Riccardo Fogli e Dodi Battaglia. Roby si toglie la soddisfazione di cantare in La Fata della Luna del 1969, uno dei brani più importanti del LP Memorie, già pubblicata l’anno precedente come La leggenda della Luna nel disco Contrasto. È di Roby il primo grande successo del gruppo, Piccola Katy, Lato B della meno fortunata In silenzio, 45 giri pubblicato nel 1968. Il suo ruolo di leader vocale continua per tutti gli anni ‘80 e raggiunge l’apice con la vittoria sanremese del 1990, dove a Roby viene affidato il potente ritornello di “Uomini soli”. Ha partecipato alla 57° edizione del Festival di Sanremo classificandosi all’ottavo posto, al fianco del figlio Francesco, con il brano “Vivere normale”, centrata sul tema dell’amore e del rapporto filiale. Ascolta moltissima musica italiana e straniera ma non disdegna la musica sinfonica, passione che ha ereditato dalla madre. È noto tifoso dell’Atalanta e simpatizzante del Milan. Ama fare jogging anche per favorire l’inspirazione. È nota, inoltre, la sua abilità di cuoco, amante dei cibi semplici, e la sua passione per il buon vino italiano. Ha una cantina con 2 mila etichette di vino, bianchi, ma soprattutto i rossi della Toscana, del Piemonte e della Sicilia. Appassionato di rugby e tifoso della Benetton Treviso.

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Festival di Sanremo, non sia riuscito a comandare l’emozione di qualcosa che ancora non conoscevo. Ho condiviso con Francesco un’avventura che già di per sé rappresentava una bella botta emotiva, ma al momento della presentazione di Pippo Baudo e Michelle mi ero improvvisamente reso conto che stavo per esibirmi con mio figlio davanti a milioni di italiani. Ed è stata una doccia di emozione pazzesca, che mai avrei pensato di provare dopo quarant’anni di attività. Ancora ora a raccontarlo mi vengono i brividi di gioia. Era per me una rappresentazione inedita, perché abituato sempre ad esibirmi con i miei tre compagni di gruppo. E, come dice Baudo, è proprio vero che un artista che non si emoziona è meglio che si ritiri…». Roby Facchinetti è uno stakanovista della musica. La nostra redazione per rintracciarlo ha dovuto sudare sette camicie, ma il suo apporto è come sempre di quelli che lasciano il segno. Le sue parole sembrano sempre provenire da uno spartito di vita, quello che da anni Roby trasmette alla sua Bergamo e non solo. Tifoso da sempre dell’Atalanta, è suo l’inno creato in occasione del Centenario della squadra neroblu. Roby Facchinetti la sua Dea la vede così, come «una cosa emozionante perché sa cogliere la parte più buona e più bella che abbiamo dentro». La sua Dea è l’Atalanta ma è stata anche la canzone che ha dedicato alla squadra preferita, incisa insieme a quaranta tifosi e tifose della curva Nord (ma se la chiamiamo Pisani c’è più sentimento). Le sue parole semplici e immediate non potevano che descrivere nel migliore dei modi i cento anni di imprese. «Abbiamo un lavoro straordinario – racconta –. L’inno è uscito in tre versioni: una cantata da me, una dal coro dei tifosi (con la mia voce che si confonde alla loro) e una solo strumentale. L’opportunità del Centenario è un momento unico: quando capiterà un’altra volta?». E racconta di un’atmosfera straordinaria insieme ai giovani ultrà, una parola che in questi giorni può far venire i brividi ma che negli studi d’incisione aveva la faccia di una comitiva di buoni amici, qualcuno accompagnato dai fratellini o dai figlioletti. Quelli che Facchinetti vorrebbe vedere allo stadio, luogo che ci si augura sempre che le famiglie possano trascorrere giornate solari all’insegna del divertimento. Portare i bambini allo stadio purtroppo crea solo preoccupazioni. «Di questo passo chi se la sente di portare i bambini? Vale la pena rischiare? Mi auguro che siano sempre più intensificati i controlli e sia vietato


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lo stadio ai teppisti dopo averli individuati uno a uno. Non sono tantissimi, rappresentano pur sempre una minoranza. Impedire l’ingresso di coltelli e bombe carta. Sembrano provvedimenti scontati ma se qualcuno continua a farla franca vuol dire che i nostri impianti non sono ancora sicuri». Eppure la maggior parte degli incidenti avviene fuori dagli stadi. «Si tratta di ricostruire una cultura sportiva – raccomanda Facchinetti –, di formare i tifosi di domani. Lo stadio non dev’essere un’arena ma un luogo in cui poter applaudire la squadra anche quando perde». Per quanto riguarda il cammino dell’Atalanta di Del Neri, Roby Facchinetti sogna e resta allo stesso tempo con i piedi per terra. «I pronostici li evito per scaramanzia – dice –. Ma dobbiamo essere contenti perché quest’anno l’Atalanta è forte. E... Riparliamone fra un mese. Ho già detto troppo». Insomma scherzi della «Dea, magica Dea. Stella che incanta» come dice il suo inno. Due anni fa, inoltre, è arrivato un nuovo successo per Roby Facchinetti. Sono state infatti svolte le elezioni

dell’assemblea Siae 2007–2011, ente che ha il compito di tutelare la proprietà intellettuale degli autori italiani oltre che gestire il diritto d’autore. Con una novità perché per la prima volta nella storia della Siae la coalizione promossa da Acep, Uil Unsa e Uncla, unitamente alle organizzazioni Afi, Clacs Cisl Arte, Uil Afam, Uil Com e altri ancora, ha ottenuto un risultato storico battendo le liste commiste con le multinazionali. Un successo raggiunto grazie alla presenza, nella lista presentata per la sezione musica con 40 mila autori italiani, proprio di Roby Facchinetti. Da qui è nata la scelta di presentare un programma che si basasse su un principio fondamentale: “La difesa della creatività italiana, mettendo la Siae nelle mani degli autori”. Il cantante esprime così il proprio attaccamento alla musica: «A prescindere dalla mia attività tengo molto alla musica italiana e alla sua tutela. Gli autori, all’interno della Siae, sono stati sempre ai margini, in un momento oltretutto in cui la musica sta vivendo una grande crisi – puntualizza –. Da qui sentii l’esigenza di partecipare attivamente ai processi

dell’assemblea, anche per contestare quella fetta di mondo politico che anche in questi giorni sta dichiarando che è legale scaricare gratuitamente musica via Web. Manca rispetto per il lavoro degli artisti e troppo spesso si dimentica che dietro a una canzone ci sono migliaia di persone – continua –. Per questo ho voluto intervenire per ridare dignità alla musica, che ha una funzione culturale e sociale: è a disposizione di tutti ma è anche opera dell’ingegno dei singoli autori». E il leader dei Pooh pensa anche ai giovani talenti: «Sono molto preoccupato: non c’è futuro e le multinazionali sono sempre più interessate al catalogo internazionale impoverendo il panorama italiano». Una situazione grave che sta impensierendo anche altri autori: «Da Ramazzotti a Baglioni, con loro ho in cantiere diverse iniziative per dare un messaggio forte al mondo della musica e alla realtà istituzionale che sempre più sta snobbando la nostra categoria, poco tutelata, ma con tanto da offrire alla società». [Lorenzo Casalino]


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a crisi che attanaglia il mondo economico ha avuto origine con la difficoltà degli intermediari che avevano investito grosse quantità di denaro in prodotti finanziari cosiddetti ‘strutturati’ legati agli andamenti dei mutui ipotecari concessi negli Stati Uniti a soggetti aventi un basso merito di credito. La crisi del mercato immobiliare è stata terreno fertile ed ha causato il conseguente deprezzamento dei prodotti della finanza strutturata che ha portato al fallimento di alcune banche americane. Giustamente ci si chiede se anche in Europa e in Italia possa verificarsi una situazione del genere e quali siano i rischi che corre il piccolo risparmiatore nel nostro Paese. L’ ABI (Associazione Banche Italiane) fa presente che non è assolutamen-

te il caso di allarmarsi, in quanto le banche italiane sono state molto più prudenti rispetto a quelle americane nella gestione dei rischi e la loro situazione patrimoniale è assolutamente più solida, nonostante le oscillazioni subite in borsa negli ultimi periodi. Unicredit ad esempio, che sul mercato ha visto calare vertiginosamente la quotazione delle sue azioni, ha informato la sua clientela di avere una liquidità tale per prevenire qualsiasi problema. Occorre aggiungere che il sistema bancario italiano prevede che, se una banca dovesse eventualmente fallire, verrebbe incorporata da altre banche, senza nessuna conseguenza diretta per i titolari dei depositi. Un altro ‘paracadute’ istituito nel nostro Paese già da un ventennio, è costituito da un fon-

B US I NE SS

SGUARDO SUL MONDO

do interbancario a tutela dei depositi, che scatterebbe nella remotissima eventualità che una banca diventasse insolvente. Il pensiero diffuso tra i risparmiatori italiani di ritirare il denaro dalla propria banca per metterlo ‘sotto il materasso’ deve essere perciò scacciato per evitare che gli Istituti di Credito vedano diminuire le scorte di liquidità che indirettamente danneggerebbero anche chi necessita di finanziamenti. Occorre avere fiducia e ricominciare ad investire il proprio denaro, scegliendo prodotti che magari non rendono molto ma che abbiano comunque un basso rischio. Pretendete trasparenza nel rapporto con la vostra banca e sappiate accontentarvi di ciò che vi propone. [Marco Ravasi]

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CRISI ECONOMICA

OGNI SETTORE IN DIFFICOLTà

____________________________________________________________________________________________ LE AZIENDE SONO SEMPRE PIù COSTRETTE A RIDIMENSIONARE LE RISPETTIVE REALTà, LA DISOCCUPAZIONE è IN CRESCITA

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a crisi vissuta in azienda continua per tutti i lavoratori. La mancanza di punti di riferimento è l’elemento di maggiore preoccupazione. Dopo quasi due mesi d’incontri in oltre 200 aziende si sta cominciando a pianificare una prima analisi della situazione e dei primi punti di vista di ognuno.

iscritti e copre 17 settori merceologici. Si va dalla metalmeccanica, con un’ottantina di aziende, alle 25 del tessile–abbigliamento, alle 30 della plastica e della chimica e poi via via tutti gli altri comparti, dal legno alla cartotecnica per arrivare ai servizi. «Queste imprese rappresentano quasi 20 mila dipendenti, che cor-

Le aziende selezionate, calibrate in prevalenza sulle piccole e medie imprese, sono state scelte, non fra quelle conosciute bensì fra quelle che normalmente non ci frequentano, più distanti e nascoste. È stato definito un campione rappresentativo, che rispecchia grosso modo la composizione percentuale degli

rispondono all’incirca al 18% della nostra base associativa», ha detto il direttore di Confindustria Bergamo, Guido Venturini. Da gennaio ad oggi sono state visitate una per una; sono stati censiti dati quantitativi, come l’andamento del 2008 rispetto al 2007, le previsioni di fatturato per quest’anno, eventuali problemi

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legati al credito, la situazione occupazionale, la presenza o meno di iniziative straordinarie e altro ancora. Insieme sono state raccolte inoltre considerazioni di tipo qualitativo. L’obiettivo è unico: «Capire come stanno vivendo la crisi e di cosa hanno bisogno»; dal confronto sono emersi problemi molto concreti e quotidiani sui quali la stessa associazione potrà intervenire: «Problemi di varia natura: brevettuale, finanziaria, normativa o legati all’export», ha spiegato Venturini, per fare qualche esempio. Sono emerse inoltre «indicazioni più ampie», «necessità che possono essere rappresentate su diversi fronti» e che per questo saranno affidate alla presidente Marcegaglia. La collaborazione a livello locale con enti ed istituzioni non manca, ma «il territorio può arrivare fino ad un certo punto» e per politiche a largo raggio di sostegno all’economia non solo locale, occorre andare oltre. «È un segnale molto forte che viene dalle piccole e medie imprese»; un segnale che arriva dalla base produttiva di un territorio come Bergamo che fa parte dell’ossatura manifatturiera del Paese: «La mancanza di punti di riferimento preoccupa moltissimo. Tutti dicono: una situazione così non l’abbiamo mai vissuta». È l’incertezza a creare i timori maggiori, il non avere elementi e scenari certi in base ai quali poter decidere e il non sapere per quanto tempo si dovrà resistere ancora che continua a destare apprensione in ogni realtà lombarda e nazionale.


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na «recessione senza precedenti che potrebbe causare altri 6 milioni di disoccupati entro il 2010» e produrre «gravi conseguenze sociali per le famiglie e le persone». È allarme rosso quello che arriva da Bruxelles dove si sono riuniti sia i ministri Ue del Lavoro, sia quelli di Eurolandia, per preparare il Consiglio dei capi di Stato e di governo dell’Ue della prossima settimana. E per il commissario Ue agli affari economici e monetari, Joaquin Almunia, la ripresa ormai è destinata a slittare dal 2009 al 2010. L’impatto sociale di una crisi finanziaria ed economica sempre più acuta rischia dunque di essere molto più pesante del previsto. L’ultima previsione sulla perdita di posti di lavoro fatta dalla Commissione Ue parlava di 3,5 milioni di disoccupati in più nel 2009 nell’intera Unione europea. Ora si prende atto che la crisi «colpisce duramente» il mondo del lavoro, più di quanto si potesse immaginare appena due mesi fa, tanto da far temere altri 2,5 milioni di disoccupati nei prossimi 21 mesi. Per questo i ministri europei del lavoro nelle loro conclusioni insistono sulla necessità di «misure urgenti e mirate a stimolare l’occupazione e a prevenire e limitare la perdita di posti di lavoro», mentre i colleghi dell’Eurogruppo e dell’Ecofin (che si riunirà domani) valutano la possibilità di «misure supplementari» per rafforzare il piano europeo di rilancio dell’economia. La principale preoccupazione dei ministri finanziari dell’Ue è sempre la stessa: ripristinare il normale funzionamento del sistema bancario e, dunque, allentare la stretta del credito che sta soffocando l’economia reale, impedendo un normale flusso di prestiti a famiglie ed imprese. Solo così si potrà cominciare a uscire da una recessione sempre più profonda: «C’è un netto degrado della situazione economica rispetto al mese di febbraio e nessun indicatore ci lascia pensare a un miglioramento imminente», ha detto il presidente dell’Eurogruppo, Jean–Claude Juncker, ponendo l’accento come «le previsioni al momento sono tutte all’insegna del pessimismo» e aggiungendo che «la recessione è profonda e ci riporta all’inizio degli anni ‘90». D’accordo Almunia, che ha spiegato come «lo scenario di ripresa graduale sarà trasferito dal 2009 al 2010». Sull’emergenza occupazione è invece concentrato il messaggio dei ministri Ue del Lavoro, che invitano gli Stati membri ad «evitare misure che inducano al ritiro

prematuro dalla vita lavorativa, come schemi di pensionamenti anticipati o limiti di età alle opportunità di formazione, in modo da mantenere e accrescere la partecipazione al mercato del lavoro». Inoltre – affermano nelle loro conclusioni – bisogna affrontare «la sostenibilità e l’adeguatezza dei sistemi pensionistici attraverso riforme appropriate», anche per «il raggiungimento di un tasso di occupazione dei lavoratori anziani pari al 50%». Di qui anche l’invito rivolto all’Italia di «innalzare l’età pensionabile, in particolare per le donne». Per il governo però «serve più tempo»: «Abbiamo detto all’Ue che ogni decisione sulle pensioni sarà assunta solo dopo il necessario confronto, anche con le parti sociali», ha affermato il sottosegretario al lavoro Pasquale Viespoli a Bruxelles, sottolineando che «sulle

pensioni bisogna evitare tensioni. In questa situazione di crisi e di generale incertezza – ha spiegato – non riteniamo opportuno creare ulteriore insicurezza». Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, incasserà a breve dall’Eurogruppo dall’Ecofin il via libera sia al programma di stabilità aggiornato, sia al piano d’incentivi, definito «coerente» con le indicazioni europee. Con l’invito a «portare avanti con determinazione» il risanamento dei conti, soprattutto appena si comincerà a palesare la ripresa. L’Italia per l’Ue ha fatto quello che doveva fare in base ai suoi margini di manovra, resi stretti da una situazione di bilancio appesantita sopratutto dall’elevatissimo debito pubblico.

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allarme disoccupazione: segnali non positivi per l’Italia

[Giulia Novi]

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MADE IN ITALY: Zegna controcorrente; apre mega–store a Tokyo

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a crisi economica globale colpisce le società del fashion mondiale, mettendo sotto pressione profitti e fatturato, e rimescolando strategie e mercati di riferimento. «È davvero dura», spiega senza mezzi Ermenegildo Zegna, a capo dell’omonimo gruppo di Biella presente in 86 Paesi, con 525 punti vendita. «Sono attento e in allerta sulla sua durata, in un periodo dove le previsioni cambiano su base trimestrale, ma – sottolinea – resto positivo sul lungo termine e su quanto potrà accadere in futuro». Forse gli anni come «il 2006 e il 2007 non li rivedremo più in termini di eccessi di spesa, ma vedremo un nuovo realismo, con una nuova spesa». A Tokyo per inaugurare il nuovo mega–store di cinque piani e di 700 metri quadri complessivi, l’ad di uno degli esempi del Made in Italy ammette il carattere singolare dell’iniziativa, nel momento in cui in Giappone, e non solo, si assottigliano i consumi per la crisi. «Il rischio fa parte del gioco, siamo sempre stati un po’ degli anticipatori,

come per la Cina: abbiamo creduto da subito alle sue potenzialità e nel 2008 siamo cresciuti del 35%, anche a inizio 2009 c’è la conferma di una doppia cifra. Non è un momento felice, ma – osserva – è vero che un investimento di diversi milioni di euro come questo va programmato con anticipo dal punto di vista organizzativo e della finanza». La scelta di Zegna è in netta controtendenza se si considera che a dicembre, Louis Vuitton ha rinunciato al mega–store di Ginza, il salotto della moda di Tokyo, che avrebbe rivaleggiato per grandezza con la sede di Parigi. Gli stessi spazi, in base a quanto emerso a sorpresa la scorsa settimana, saranno occupati da Gap, gruppo della moda Usa di largo consumo. Lo store di Shinjuku, disegnato dall’architetto statunitense Peter Marino tutto in vetro e acciaio, è il terzo dei punti vendita Global Store (e primo in Asia) dei sei previsti, dopo quelli di Milano e New York (aperti nel 2007–2008). A metà anno sarà la volta di Dubai, Shanghai (fine 2009) e Hong Kong (2010). Il negozio si trova in una del-

le aree fashion in ascesa, Shinjuku– Sanchome, che si sta trasformando in «un nuovo polo del lusso» dove ci sono nomi come Gucci, Barneys di New York e Isetan, colosso nipponico del settore. «Nel 2008 – dice Zegna – abbiamo avuto 874 milioni di euro di vendite, con un aumento del 3,5%, malgrado l’ultimo trimestre difficile. Nel 2009 la marginalità sarà molto bassa ma la cassa positiva ci consente di resistere a periodi un po’ più lunghi della crisi alla cui fine, ne siamo convinti, avremo quote di mercato più importanti rispetto ai concorrenti». Con Usa e Giappone in crisi e gran parte dell’Europa in affanno, i mercati in accelerata sono Cina, Brasile e altri cosiddetti emergenti che, forse tra qualche anno, varranno un terzo del fatturato Zegna (con un forte peso dell’Asia) contro l’attuale 25%. Il prossimo anno, la maison specializzata in abbigliamento e accessori per uomo, taglierà il traguardo dei 100 anni dalla fondazione: «L’augurio che posso fare – conclude – è che la fase della crisi più profonda sia già alle spalle».


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la fine della tastiera

____________________________________________________________________________________________ PRESENTATO UN PROTOTIPO DI COMPUTER CAPACE DI IDENTIFICARE L’UTENTE E DI CAPIRE I SUI DESIDERI: ADDIO MOUSE E TASTIERA

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cco il Qb1, il primo computer senza tastiera e mouse, presentato al Lift, manifestazione di Ginevra che indaga sulle “conseguenze sociali delle nuove tecnologie”. Il prototipo, realizzato dal laboratorio svizzero Pfl+Ecal Lab è composto da un braccio articolato che termina con uno schermo, ed è capace di identificare l’utente e di capire i suoi desideri. Con dei gesti assegnati possiamo comunicare al computer che cosa vogliamo fare. Si parlerà molto di computer senza tastiera e mouse quest’anno. E, ancora una volta, lo sdoganamento verso il grande pubblico sarà (un pochino) merito di Microsoft (che ne parla da un anno). Con Surface prima e Windows 7 che integra il supporto per la gestione touch degli schermi, si farà un passo importante. Ovviamente, il computer senza tastiera e mouse non è un’innovazione del 2009, chi non può, o non vuole, interagire normalmente con un Pc si avvale da tempo di costosissimi strumenti alternativi. E poi ci sono tablet o strumenti portatili touch che vengono già utilizzati in diversi campi specifici. Ora la tecnologia spinge l’acceleratore e, appunto, si rende disponibile ai molti. Un forte impulso lo stanno dando i touch phone. Da sperimentale il touch è diventato un trend, l’uomo comune inizia a impadronirsene, a giocarci, a bisticciarci. Saremmo dei pazzi se pensassimo che il solo touch possa farci dimenticare la tastiera e il mouse. Soprattutto a chi, come i giornalisti o i blogger, sembra non ne possa fare a meno.

Per avere un minimo di speranza di affermarsi, il computer keyboard– free non può puntare solo sullo schermo touch ma ha bisogno di un’altra, datata, tecnologia: il riconoscimento vocale. Anche in questo caso non stiamo parlando di innovazioni recenti, basta ricordarsi quanto Ibm abbia spinto il suo software di riconoscimento vocale, in tempi evidentemente troppo prematuri. Il voice recognition non ha mai convinto. Perché dipende troppo dall’utilizzatore, dalla sua pronuncia e dalla sua impostazione vocale, richiede l’apprendimento, che non tutti hanno la pazienza di eseguire. Solo una tecnologia pronta all’uso potrà convincere, attendiamo. L’accoppiata touch+voice recognition potrà soddisfare i bisogni della maggior parte degli utilizzatori (non ludici) di Pc, forse. Con le dita si selezionano facilmente i programmi, è il livello uno di interazione, che risponde alla domanda: cosa voglio fare adesso? Voglio ascoltare musica, vedere un film, leggere la posta oppure voglio giocare. è il sempreverde mercato del gaming che darà certamente un forte impulso a questo tipo di innovazioni. I problemi arrivano quando si vuole scrivere una e–mail, un articolo, un blog post. Se anche avessimo a disposizione un discreto software di voice recognition, adeguatamente educato, come potremmo correggere gli errori? Rivedere il testo prima di postarlo o di spedirlo? Il livello due è il più complicato. Certo, si può usare la tastiera on screen ma, ora come ora, non basta per farci dimenticare tastiera e mouse.


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ouchscreen, o schermo tattile, o schermo a sfioramento, è un dispositivo hardware che consente all’utente di interagire con un computer toccando lo schermo. Lo si può dunque considerare come l’unione di un dispositivo di output (lo schermo) e un dispositivo di input (il sistema che rileva il contatto con lo schermo stesso, ricavandone la posizione). Quest’ultimo meccanismo è alternativo all’uso di altri dispositivi di puntamento come il mouse o la touch pad. Uno schermo tattile può essere realizzato con una gamma di tecnologie piuttosto diverse. I primi schermi tattili usavano raggi di luce infrarossa proiettati secondo una disposizione a griglia immediatamente sopra la superficie dello schermo. Appoggiando il dito allo schermo l’utente interrompe alcuni fasci oriz-

zontali e alcuni fasci verticali, consentendo così l’identificazione delle coordinate a cui è avvenuto il “contatto”. La maggior parte dei modelli moderni usano un foglio di plastica trasparente, sottile, resistente e aderente alla superficie dello schermo. La posizione “puntata” viene calcolata sulla base della capacità per gli assi X e Y, che varia a seconda del punto in cui avviene il contatto. Solitamente utilizzato quale schermo per palmari, nel 2004 lo schermo tattile divenne anche il principale metodo di controllo della neonata console della Nintendo, il Nintendo DS, riscoprendosi molto versatile e preciso anche per le applicazioni videoludiche tipiche di questa console portatile. Nel 2007 è stato lanciato un iPod chiamato proprio iPod touch, per la sua funzionalità di schermo tattile. Nello

stesso anno è stato presentato l’iPhone, un telefono cellulare sviluppato da Apple. Il dispositivo ha fatto molto parlare di se per l’interfaccia basata su touch screen e su multi–touch e secondo alcuni operatori del settore ha risvegliato l’interesse dei produttori hardware sulle interfacce touchscreen. Dispositivi touchscreen sono presenti anche su altre apparecchiature; ad esempio alcuni sintetizzatori o workstation musicali, come alcune tastiere Korg, telefoni e gran parte dei moderni ricevitori GPS dispongono di questo dispositivo per facilitare l’interazione con l’utente.

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TOUCH SCREEN, cosa è?

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i ricomincia! La grande macchina dei Saloni si avvia verso i blocchi di partenza forte dell’immenso successo dell’ultima edizione. Sugli oltre 220.000 metri quadrati espositivi del quartiere fieristico di Rho grandi progetti, grandi allestimenti e grande affluenza saranno gli ingredienti base di quello che è considerato l’evento principale in assoluto del settore arredo–casa a livello internazionale. Accanto al Salone Internazionale del Mobile, giunto alla sua 48ª edizione, e al Salone Internazionale del Complemento d’Arredo, quest’anno ritorna la sempre attesa Euroluce, il Salone Internazionale dell’Illuminazione faro guida del settore per la sua offerta ad ampio raggio che rappresenta uno scenario unico del sistema luce – dalle sorgenti luminose al domestico, dall’illuminotecnico all’illuminazione urbana – passando attraverso innovazione tecnologica e formale. Alla luce sarà dedicato un importante evento collaterale in città. Da sempre catalizzatore di grande folla, scende nuovamente in campo l’immancabile SaloneSatellite, con la sua sferzata di creatività giovanile al servizio delle imprese. Si rinnova anche il sodalizio con il Comune di Milano che per la terza volta, offre ai Saloni la prestigiosa sede di Palazzo Reale, quest’anno per un evento inedito nel suo genere che metterà a confronto arredi moderni e antichi, tutti con uno speciale pedegree, per riscoprire le origini del nostro made in Italy.

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Un mondo diviso tra antico e moderno, che spazia dalla tradizione all’innovazione, ma che ha ben presente il suo unico obiettivo: affermarsi sul mercato, nazionale ed internazionale. È quanto si propongono gli operatori del mobile che esporranno a Milano in occasione del salone Internazionale del mobile. Certo, non tutto è facile così come può apparire guardando ai pezzi unici, innovativi e comunque di «valore» che i diversi operatori presenteranno nel corso dell’edizione 2009 del salone. Il mercato è ostico e irto di difficoltà: c’è da lavorare sempre e molto su innovazione di materiali e tecnologica, nicchie di mercato, design e tanta qualità. Una voglia che non manca ai nostri imprenditori, che in alcuni casi erano impegnati nei preparativi dell’ultima ora per la fiera, tanto da non avere nemmeno il tempo di illustrare in presa diretta il proprio punto di vista sul salone e il settore. Alcune aziende, grazie alla produzione artigianale di alto livello stanno risentendo poco della crisi: i mercati

di riferimento sono quelli provenienti dalla Russia, Paesi dell’Est e Arabia Saudita. Con un giro d’affari realizzato nel settore «per il 90% all’estero» dove spiccano «Arabia, Russia, Cina, Taiwan e Hong Kong» molto produttori lombardi, con articoli originali e dal look innovativo, si augurano comunque di mantenersi sui livelli positivi dello scorso anno. Non è da escludere che certe realtà italiane focalizzino l’evento prettamente per mercati esteri: sia privati che hotel. «Presentiamo mobili intarsiati: le fiere sono la nostra strategia per affermarci all’estero, tanto che recentemente siamo approdati alla Fiera di Dubai». Queste è una considerazione comune di molti imprenditori del settore che sottolineano l’importanza della fiera, ormai alla sua 48° edizione, che Milano ospita con classe. L’estero è comunque il mercato di riferimento: negli Usa si potrebbe lavorare di più, ma oggi come oggi non c’è da lamentarsi. La crisi del dollaro non intacca l’attività nazionale visto che si opera in

una forte nicchia fatta di qualità e di personalizzazione estrema delle produzioni: non per nulla le nostre linee spesso portano il nome dello stesso cliente. Che i mercati emergenti siano una risorsa è ormai chiaro: si vende ormai in tutto il mondo, dalla Russia all’Asia al Medio Oriente; solo gli Stati Uniti, oggi come oggi, hanno un po’ rallentato. Il mercato è ora estremamente difficile perché c’è una congiuntura negativa che pesa: innovazione, qualità, design ed ecologia sono le chiavi di Volta per il futuro. Quest’anno al salone c’è grande attenzione al fattore prezzo, sempre correlato al concetto di alta qualità. Tra le tante nuove proposte della passata edizione molte riconferme e, finalmente, non solo dall’estero, molti giovani che, oltre a portare forti idee, cominciano ad essere sensibili anche agli aspetti ecologici, che in futuro si ritiene acquisiscano un peso prioritario nelle linee di ciascun cliente. [Elisa Capitanio]


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Luogo: Fiera Milano, Rho Data: 22 – 27 aprile 2009 Orari: dalle 9,30 alle 18,30. Ingresso riservato agli operatori del settore. Domenica 26 aprile ingresso aperto anche al pubblico. SaloneSatellite: aperto al pubblico tutti i giorni della manifestazione dalle 9,30 alle 18,30. Totale espositori: al 31 gennaio 2009 – 2.529 (di cui 816 esteri) Superficie netta espositiva: al 31 gennaio 2009 – 200.960 mq Superficie lorda espositiva: 490.000 mq ________________________________________________________________

Salone Internazionale del Mobile 48a edizione nazionale – 31a internazionale

Salone Internazionale del Complemento d’Arredo 23a edizione Prodotti esposti: camere da letto, letti singoli, armadi, sale da pranzo, tinelli e soggiorni, mobili da ingresso, mobili per bambini e ragazzi, mobili singoli, tavoli e sedie, mobili in giunco, midollino e rattan, mobili da giardino, imbottiti. Elementi complementari, oggettistica, elementi di decoro, tessili. Associazioni ed enti di settore; giornali, riviste e pubblicazione di settore. Espositori: 1.350 (di cui 254 esteri da 30 Paesi) Padiglioni: 1–2–3–4–5–6–7–8–9–10–11–12–13–15 Superficie netta espositiva: 155.000 mq Galleria della Stampa: corso Italia Periodicità: annuale ________________________________________________________________

Euroluce Salone Internazionale dell’Illuminazione 25a edizione Prodotti esposti: apparecchi per illuminazione da esterni, apparecchi per illuminazione da interni, apparecchi per illuminazione a uso industriale, apparecchi per illuminazione di spettacoli/eventi, apparecchi di illuminazione per usi speciali, apparecchi per illuminazione del settore ospedaliero, sistemi di illuminazione, sorgenti luminose. Aziende di software e consulenza per le tecnologie della luce. Enti e organizzazioni di settore. Giornali, riviste e pubblicazioni di settore. Espositori: 477 (di cui 142 esteri da 21 Paesi) Padiglioni: 14, 16, 18, 20, 22, 24 Superficie netta espositiva: 42.000 mq Galleria della Stampa: all’interno dei padiglioni Periodicità: biennale ________________________________________________________________

SaloneSatellite 12a edizione Presenze: 167 stand ove espongono 702 designer (di cui 420 esteri da 36 paesi + l’Italia) con 22 scuole/università internazionali di design Padiglioni: 22 e 24 Superficie netta espositiva: 3.960 mq Periodicità: annuale Ufficio stampa: durante la manifestazione presso il Centro Servizi Congressi, porta Sud Elenco espositori: www.cosmit.it (I Saloni Milano – scegliere la manifestazione d’interesse – Precatalogo 2009)

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INTERVISTA: e se fossero le fiere a farci uscire dalla crisi economica?

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arlo Guglielmi, presidente di COSMIT: «Siamo di fronte alla prima crisi economica globale sotto i riflettori dei media; occorre una strategia nuova anche nella comunicazione». «Era la prima Guerra del Golfo e ricordo che la gente correva nei supermercati ad acquistare pasta e cibo in scatola, in preda a un’ansia e un’incertezza che non erano né razionali né giustificabili rispetto ai rischi reali. Si è trattato della prima “guerra in diretta”, perché per la prima volta si avevano informazioni in tempo reale su cosa stava succedendo sul campo di guerra. Oggi sta avvenendo la stessa cosa: per la prima volta i media hanno garantito una copertura totale alla crisi economica globale e assistiamo quindi a un interesse generalizzato e diffuso per ogni avvenimento che abbia una qualche attinenza con la crisi. L’effetto è quello di moltiplicare angoscia e incertezza che impediscono di affrontare le difficoltà con ragionevolezza e sfruttare le opportunità che si stanno aprendo». Commenta in questo modo Carlo Guglielmi, neo–eletto presidente di COSMIT, la Società di Federlegno–Arredo che organizza il Salone del Mobile di Milano, la situazione economica attuale e le possibili ripercussioni sul sistema fieristico italiano. «La nostra manifestazione – afferma l’Amministratore Delegato di COSMIT, Manilo Armellini – è ormai leader nel settore arredamento a livello continentale e certamente un riferimento a livello mondiale. Possiamo quindi sbilanciarci nel dire che non avremo grandi ripercussioni né in termini di espositori né in termini di visitatori. Sui primi la nostra lunga lista di attesa ci mette al riparo da ogni rischio, anche se è precisa intenzione mantenere la nostra coerenza espositiva indipendentemente da eventuali rinunce dell’ultimo minuto. Sui visitatori invece il nostro trend di crescita degli ultimi anni sembra essere indipendente dal momento economico e addirittura in qualche caso controciclico, nel senso che gli operatori, nei momenti difficili, cercano proprio le novità, prodotti che permettano di rilanciare i desideri di acquisto e che sanno di poter trovare al Salone del Mobile di Milano». I dati parlano chiaro: i visitatori dei Saloni nell’ultimo decennio non hanno subito contrazioni, a parte la parentesi del 2003 in cui un calo dei visitatori italiani ha comportato una lieve flessione sul dato generale (–1,2%). Le

presenze hanno raggiunto nel 2008 quota 350mila, considerando solo gli operatori specializzati ed escludendo l’apertura al pubblico (altre 30mila presenze). Mentre i visitatori italiani si sono assestati per tutto il nuovo decennio su quota 90.000 per poi superare la soglia delle centomila presenze a partire dall’ultimo biennio; è invece interessante analizzare l’exploit della manifestazione sui visitatori stranieri che ne sanciscono l’internazionalità e la caratteristica di evento di riferimento per il settore. Dal 2000 i visitatori di provenienza estera sono cresciuti in modo progressivo, seppure a un ritmo più lento nel 2003, anno in cui il mercato mondiale ha subito una contrazione. Da quell’anno però l’andamento è stato sostanzialmente indipendente dal ciclo economico e ha visto una crescita in costante aumento fino a toccare le 210mila presenze del 2008, risultando nel 2002 e nel 2005 controciclico

rispetto alle esportazioni dei mobili delle aziende italiane. «In questa crisi economica c’è una componente importante che è determinata dal clima di sfiducia – sottolinea ancora il presidente Guglielmi. Siamo condizionati dal fatto che nelle ultime settimane abbiamo ricevuto molte informazioni e spesso male interpretate. La percezione del consumatore, ma anche di molti operatori, è distorta da questa sovra–esposizione all’informazione economica e tende a sovrastimare una crisi che comunque c’è e si farà sentire per tutto il 2009. Lo conferma il fatto che in poche settimane, in tutti i settori, i primi segni negativi di settembre e ottobre si sono trasformati a novembre in forti contrazioni. Se questa analisi è corretta, allora occorre che le imprese, ma anche il sistema Paese nel suo complesso, facciano un forte investimento in una comunicazione positiva e orientata a far percepire il loro sforzo di innovazione


meno brillanti degli espositori stranieri che provengono dai Paesi più colpiti dalla crisi, il 2008 si chiude ancora come un anno positivo con un aumento degli spazi espositivi (+5,8%) e dei visitatori (+1,5%), soprattutto quelli stranieri (+10,2%), grazie al grande sforzo fatto per rendere più internazionali le manifestazioni da parte di tutti gli organizzatori del sistema confindustriale. «La nostra manifestazione, con le biennali tematiche che la affiancano – segnala Manlio Armellini – è un forte volano per l’economia nazionale e soprattutto regionale: non solo in termini numerici, ma anche per la sua capacità di stimolare il dibattito e la crescita culturale di Milano e più in generale del nostro Paese. Penso quindi che occorra, anche da parte delle Istituzioni, dare un segnale forte attraverso l’investimento in iniziative che sappiano attirare i visitatori, rafforzando la collaborazione con la manifestazione che rimane un evento commerciale. La nostra leadership si fonda proprio sulla capacità di coniugare manifattura e design, com-

ponente commerciale e culturale». Le manifestazioni fieristiche oggi quindi rappresentano non soltanto l’anello di congiunzione tra produzione e distribuzione, ma una modalità per sfruttare al meglio le specificità del nostro sistema produttivo e, insieme, il nostro sistema turistico. Sono quindi una straordinaria occasione per promuovere il sistema economico del Paese, integrare il tradizionale settore produttivo con quello dei servizi per il turismo. «La manifestazione è un servizio imprenditoriale, fornito ad imprese che esigono, giustamente, che il loro investimento promozionale sia adeguatamente remunerativo – conclude Carlo Guglielmi. Se oggi l’investimento fieristico è considerato da tutti non soltanto un fatto commerciale, ma anche uno strumento di promozione e di comunicazione, non è pensabile che un imprenditore veicoli la propria immagine attraverso una manifestazione che non sa garantirgli minimi servizi di supporto».

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in termini di prodotti e processi. Per la prima volta dobbiamo porci il problema non solo di come uscire dalla crisi, ma anche di come farlo percepire al mercato». Del resto, la manifestazione fieristica oggi non è più solamente un momento commerciale ma è anche e soprattutto uno strumento di comunicazione specializzata, non più quindi una voce di costo ma un investimento che deve essere giudicato dai ritorni che riesce a generare. Se la qualità del prodotto non è più l’unico fattore competitivo determinante è essenziale non solo comunicare, ma anche costruire una supremazia culturale, alimentata proprio dagli scambi e dagli stimoli che provengono dai momenti di incontro con gli operatori internazionali. I dati riferiti all’intero sistema fieristico rappresentato da CFI (il Comitato fieristico di Confindustria di cui Cosmit è membro insieme ad altri organizzatori fieristici) confermano la crescita numerica delle manifestazioni. Seppure con luci e ombre, soprattutto legate ai numeri

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LA DONNA è IN FUGA

LO è PER KENZO E PER HERMèS

____________________________________________________________________________________________ Il tema del viaggio, o della fuga, è un buon escamotage nella moda, consente di mescolare elegantemente maschile e femminile, giorno e sera, perchè chi scappa prende ciò che può

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er Kenzo e per Hermès la donna, oggi a Parigi, è una bella fuggitiva: Antonio Marras (da Kenzo) la immagina come una romantica artista russa scappata sulla Senna con un baule di abiti a fiori, qualche vecchia giacca militare, una pelliccia e un cofanetto di gioie. Jean Paul Gaultier (da Hermès) la fa fuggire in aereo da Casablanca, con caschetto di cuoio e giacca di pelle. Il tema del viaggio, o della fuga, è un buon escamotage nella moda, consente di mescolare elegantemente maschile e femminile, giorno e sera, perché chi scappa prende ciò che può. La collezione Kenzo è forse la più bella che Marras abbia finora presentato, e stavolta senza bisogno di scenografici effetti speciali. C’è tutto: forme giuste, moderne, per le sahariane in panno verde militare portate strette da una cintura, per le giacche diritte in grigio tessuto maschile con orlo di lapin, per quelle piccole, femminili e drappeggiate sul busto, per i cappotti di maglia ricamati come un tappeto di fiori, per gli abiti floreali da matrioska e i grafici robe–manteau da Ballets Rousses. C’è tutto, anche il tocco di stravaganti stivali scomponibili, da bambola meccanica. Hermès è sempre Hermès anche se la sua eleganza è più nostalgica che moderna. In pista (simulando un aeroporto, di quelli alla Casablanca, mentre ovviamente risuona ‘As Time Goes By’) una donna alla Ingrid Bergman esibisce un guardaroba milionario (sì, in euro!) e tutto in pelle (perfino le calze da infilare nei sandali alti) e naturalmente in pelliccia, dai tailleur sensuali alla redingote lunga fino ai piedi e che fa tanto ‘Aviator’, dai trench lussureggianti di

volpe ai giubbotti in astrakan grigio. E poi cuissard di camoscio o scarpe allacciate in coccodrillo, calottine di nappa da pilota e la novità della borsa Birkin con chiusura e chiave impresse e simulate sul cuoio. La sera fa comparire, sotto il cappotto di pelle nera, il raso di tute e di lunghi abiti vestaglia, con l’aggiunta di una broche sulla cuffietta da aviatore. Se questa è l’innegabile eleganza del marchio con l’H, va detto che invece Chloè, da due stagioni disegnata da Hannah MacGibbon (esperienza come assistente di Phoebe Philo e da Valentino) è un po’ invecchiata e vorrebbe vestire Hermès, ma non ci riesce. Ha perso la freschezza da ragazza di tendenza e preferisce coperte da cavallerizza portate come cappe, giacche a mantellina e pantaloni con pinces dai colori molto borghesi, poi tenta la via giovanile degli shorts in camoscio (pudichi e lunghetti), ma ahimè con blusa di flanella piena di ruches da bebè. Decisamente da salvare un bel vestito nero a vestaglia e delle eleganti scarpe piatte in raso chiaro. La collezione non ha convinto la stampa ma non è dispiaciuta ai compratori, si vedrà il mercato a chi darà ragione. Che dire infine di Wunderkind, marchio indipendente del tedesco Wolfgang Joop, se non che tenta la strada della moda d’avanguardia, facendola produrre tra l’altro in Italia e con i migliori tessuti. Ha due negozi a Berlino e uno a Londra, il prossimo anno arriverà a Milano. Da segnalare una serie di abiti ispirati all’arte astratta di Malevich, con mix di righe e grafismi coordinati tra fluidi pepli, scarpe e collant. [Roberta Filippini]


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er il Valentino Fashion Group il 2008 ha segnato «una crescita di qualche punto percentuale», aumento che ha riguardato, in particolare, anche la Valentino spa. Lo spiega l’amministratore delegato Stefano Sassi, in occasione della sfilata Valentino tenutasi a Parigi lo scorso 10 marzo. Nel 2009 «tutti passeremo per una situazione difficile. Ma sul wholesale – dice – stiamo mantenendo i numeri ed è un buon risultato, ottenuto grazie ai due stilisti (Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, ndr), al loro lavoro e alla serenità e fiducia che stanno infondendo all’intera azienda. Hanno già prodotto due pre–collezioni che stanno andando bene, anche in Usa. E puntiamo molto sulla linea Red, di-

segnata anche da loro: il grosso passo avanti è stato di avere, finalmente, un’immagine unica». Per quanto riguarda Permira, fondo che detiene il controllo del Vfg e che ha svalutato del 36% il portafoglio

investimenti «non credo – conclude– che abbia un impatto con questo investimento, che è a lungo termine, come ha sempre dichiarato Permira questo resta un progetto di lungo periodo».

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VALENTINO, nel 2008 crescita di qualche punto percentuale

INARRITU, curatore per “Prada Transformer”

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i sarà anche una rassegna cinematografica curata dal premio Oscar Alejandro Gonzalez Inarritu, il regista di ‘Babel’, nel programma culturale del ‘Prada Transformer’, il rivoluzionario padiglione rotante a quattro facce realizzato a Seoul dall’ ‘archistar’ Rem Koolhaas e dal suo ‘think–tank’ Amo per la casa di moda italiana Prada. Il nome dell’edificio, come spiega lo stesso Koolhaas sul sito www. pradatransformer.co.kr, è mutuato dai giochi giapponesi che, con un click, cambiano forma. Così il padiglione coreano, pensato per ospitare sfilate di moda, ma anche esposizioni d’arte e rassegne cinematografiche, ruo-

tando si trasforma fino ad assumere quattro diverse identità, con i pavimenti della galleria che diventano i muri della sala sfilate e i muri a bordo passerella che si trasformano nel soffitto della sala cinematografica. Per cinque mesi, l’edificio mutante ospiterà una serie di eventi, dalla mostra ‘Waist Down – Skirts by Miuccia Prada, che debutta il 25 aprile, alla rassegna di Inarritu ‘Flesh, Mind and Soul’ (dal 26 giugno), fino all’esposizione di arte contemporanea ‘Beyond Control’ curata da Germano Celant.

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CHANEL in nero e polsini bijoux

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Tutta bianca era stata l’alta moda Chanel a gennaio, total black oggi il pret–a–porter, ma tutto da vendere. Niente austerità quindi, per carità: qui al Grand Palais tutto dice “desiderami e comprami”. Con il nero va in coppia, comunque, un tocco di verde speranza e di rosa ottimismo. Applausi da Kate Moss e da Claudia Schiffer, dall’indiana Freida Pinto, protagonista di The Millionaire, e dall’americana Beth Ditto, cantante dei The Gossip che sembra un personaggio di Botero, molto fuori taglia da queste parti. La collezione infatti è più sottile che mai: tailleur chanellosi quasi classici ma molto smilzi, gonne

a tubo poco sopra il ginocchio e giacchine timeless, come si dice ormai, in tempi di crisi, per far capire che valgono la spesa perché supereranno la tendenza di stagione. Il tocco trendy sta nello jabot e nei polsini bianchi che diventano accessori, da mettere e togliere: plissettati, guarniti di camelie appiattite, di fiocchi e nastri, diventano il decoro delle maniche ma anche i bijoux da indossare sulle braccia nude dei completi da sera. In testa cappelli di maglia nera, ai piedi sandali importanti anche con il tacco interrotto da un anello.


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futurismo

cent’anni e non sentirli

____________________________________________________________________________________________ le grandi città d’arte pronte a celebrare, con eventi a tema, i cento anni trascorsi dalla pubblicazione del manifesto di marinetti

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a musica, come l’arte, rappresenta come uno specchio il mondo che la circonda”. Così, all’epoca dell’Espressionismo, Shonberg definiva un nuovo stile, una nuova corrente, la prima a distaccare fortemente pubblico da critica ed intenditori.

Sono passati poco più di cento anni, ma da quel momento l’arte ed i suoi diretti fruitori si sono allontanati sempre più, fino a considerarla, anche agli occhi dei posteri, a volte banale. È il caso del Futurismo, corrente artistica squisitamente italiana, solo in un se-

condo momento esportata in Francia e Russia, bistrattata fino a qualche decennio fa e poco considerata a tutt’oggi dai testi scolastici, che le dedicano poche pagine. La sua nascita è sancita dalla firma del Manifesto di Fondazione, scritto da Filippo Tommaso Marinetti, il 5 febbraio 1909, che con il tempo diventerà il massimo esponente, se non la linfa vitale del movimento. Città fulcro su cui si muovono i primi artisti è Milano, che lo scorso febbraio ha dato particolarmente risalto alle iniziative legate alla ricorrenza del centenario della fondazione. Le manifestazioni in onore del movimento sono state aperte dalla mostra intitolata ad Umberto Boccioni, colui che con la sua morte sancì la fine della prima fase futuristica. Dal 5 febbraio al 7 giugno la mostra dal titolo “Futurismo 1909–2009: Dinamismo+Arte+Azione” sarà aperta al pubblico che potrà visionare le più di quattrocento opere presenti e narranti la storia del movimento. Fortemente influenzato dalla seconda Rivoluzione Industriale, che mutò profondamente la percezione di tempi e macchinari, il Futurismo ebbe fin dall’inizio alla base delle sue opere lo studio della meccanica e del movimento di uomini ed oggetti. Elemento cruciale della filosofia futurista, posto al centro di tutti i suoi concetti, è senza dubbio la fiducia illimitata e cieca nel progresso umano, che porterà alla derisione ed alla cancellazione dei principi della cultura classica, considerata al contrario decadente ed obsoleta. È da qui che prende spunto l’opera Futurista e Rumorista: rompere con il


[Elena Peracchi]

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passato, dando vita a regole e norme proiettate in un futuro più o meno prossimo. In realtà questo è un atteggiamento comune a tutti i movimenti di avanguardia, che nascono nel primo decennio del ‘900. Gli appuntamenti all’interno della Rassegna “FuturisMI” dureranno tutto l’anno e prevedranno un excursus su tutte le arti trattate dai futuristi attraverso mostre, convegni e spettacoli, nella quasi totalità ad ingresso libero. Senza dubbio originale l’iniziativa denominata “FuturTram”, che fornisce ai bimbi dai 5 ai 10 anni, accompagnati da un genitore, la possibilità di sperimentare di persona la teoria futurista su un tram dedicato alla filosofia. Il ritrovo, previa prenotazione, è per tutti in Piazza Castello, 1, il 4 ed il 18 aprile, il 2 ed il 16 maggio, alle 15:00 o alle 16:30. Nel corso del 2007 anche Bergamo aveva aperto per buona parte dell’anno una mostra dal titolo “Il futuro del Futurismo”, pianificata dalla Gamec, congiuntamente alla stessa Milano, dove era allestita invece una mostra dedicata a Balla. Molti i momenti di riflessione dedicati allo studio del movimento che, come moltissime altre avanguardie, ritraeva al suo interno diverse contraddizioni. Pur alimentando per esempio la volontà di svecchiare le pagine dei libri attraverso una scrittura espressiva e senza regole canoniche (frasi senza avverbi, grafie e dimensioni delle parole diverse...), gli artisti si scontrarono con l’effettiva dinamicità del cinema e della fotografia, che avrebbero spazzato via, secondo quanto da loro detto, le vecchie arti, comunque mantenute. Inoltre, in primis con lo stesso Marinetti, l’eredità classica dell’800 era ancora fortemente sentita nelle opere che, pur ponendosi come obiettivo quello dell’innovazione, non potevano prescindere dal background culturale dell’autore. In ultimo, la dichiarata volontà di distruggere i musei, perché luoghi dove si celava la tanto odiata cultura classica, portò comunque ad archiviare materiale, scritti e progetti, tanto da rendere il Futurismo stesso un movimento storico, al pari dei suoi predecessori. Di certo non si può dimenticare Roma, seconda capitale, in ordine cronologico, del movimento; se infatti Milano è teatro della nascita del Futurismo, Roma ospiterà la sua evoluzione e la sua estinzione. Da menzionare l’installazione di suoni ed immagini aperta dal 20 febbraio dal titolo “Time and space in the long now”, presso palazzo Ruspoli.

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TOMAS MALDONADO, a lui una mostra dedicata

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n’esclusiva esposizione di opere dedicata a Tomas Maldonado, eclettico artista e filosofo argentino, nato a Buenos Aires nel 1922. Coinvolto nella corrente dell’Avanguardia argentina nei primi Anni Trenta, definita con il manifesto del 193 “Invenzionista”, si destreggia tra pittura, disegno e filosofia. Si occupa negli Anni Mostra a Tomas Maldonado Artista: Tomas Maldonado Luogo: Triennale di Milano Quando: fino al 5 aprile Info: www..triennale.it Biglietti: www.ticketone.it

Quaranta d’insegnamento della materia artistica, con il gruppo d’arte concreta fondato dopo il suo breve viaggio in Europa. Emblematico come questa corrente si proponesse un’arte puramente inventata, né derivante dall’espressione né, tantomeno, dall’imitazione. Ha curato lo sviluppo di un sistema di icone destinato ai marchi della “Olivetti” e de “La Rinascente”, trasferendosi in Italia nel 1976. Divenne poi titolare della cattedra di Design Ambientale all’Università di Bologna tra il 1976 ed il 1984 ed attualmente è impegnato dell’insegnamento di Progettazione Ambientale presso il Politecnico di Milano. La mostra si prefigge di immortalare la sua poliedrica attività di studioso a cavallo tra tecnica e comunicazione. I biglietti costano tra i 7,00 euro ed i 9,00 euro.

A Bergamo l’Esposizione Universale

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arà inaugurata il 2 aprile alla Gamec la mostra universale a cura di Giacinto di Pierantonio. All’interno di un unico percorso espositivo saranno allestite ben 8 sezioni. L’universalità della raccolta sarà rappresentata dalla linea temporale delle oltre 100 opere esposte, che vanno dal XV al XXI secolo. Al suo interno, l’obiettivo è quello di sottolineare e far scoprire passo passo al visitatore le influenze del passato sull’arte moderna e contemporanea, nei temi e nelle forme. Un confronto sempre aperto, in un susseguirsi di infiltrazioni artistiche e compenetrazioni concettuali. Le sezioni, con le opere di grandi artisti come Bellini, Bergognone, Botticelli o Carpaccio, tra gli altri, saran-

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GIAN BUTTURINI, “Incontrando l’umanità”

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a mostra, un’antologia che spazia dal 1969 fino al 2006, raccoglie le opere e gli scorsi immortalati dal fotografo Gian Butturini, a tre anni dalla sua scomparsa. 150 scatti riuniti per ricordarne l’essenza e gli intenti, tratti dalla collezione di Carlo e Paolo Clerici. Sarà a disposizione dei visitatori anche una sala dedicata alla proiezione di video e Incontrando l’umanità Luogo: Museo Kem Damy di fotografia contemporanea a Brescia Quando: fino al 9 aprile Info: www.museokendamy.com

documentari realizzati nel corso degli anni della lunga carriera dell’autore. Tra gli altri, il suo ultimo, intero ed inedito, reportage realizzato a colori poco prima della sua scomparsa in Venezuela. Fornire un filtro su un’umanità sofferente, è stato l’intento dell’autore stesso durante la realizzazione delle sue opere, indipendenti: cercare una soluzione, un margine di superamento della tragicità rappresentata nel quotidiano. Un incontro tra l’obiettivo e la sofferenza nelle vesti di malattia mentale o vecchiaia, emarginazione o oblio. Uno sguardo attento ed impegnato alla società che ci circonda, con l’obiettivo di non arrendersi al cosiddetto destino, ma di combattere contro le avversità per un futuro, individuale e collettivo, migliore.

no allestite secondo i seguenti titoli: Esposizione Universale del Potere, Esposizione Universale del Quotidiano, Esposizione Universale della Vita, Esposizione Universale della Morte, Esposizione Universale della Mente, Esposizione Universale del Corpo, Esposizione Universale dell’Odio, Esposizione Universale dell’Amore. ESPOSIZIONE Universale Luogo: Gamec a Bergamo Quando: dal 3 aprile Info: www.gamec.it


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bruno santori

la musica è in continua crescita

____________________________________________________________________________________________ «non voglio di certo stravolgere certi canoni di pensiero bensì disegnare un nuovo volto alla musica. per guardare al futuro bisogna pensare al passato: il mio sogno è quello di abbattere le barriere tra i generi...»

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er conoscere e capire come è governato un Paese, bisogna ascoltare la sua musica. Allo stesso tempo un artista, trasmettendo le proprie idee attraverso un pensiero musicale, può dare spunto a dei cambiamenti, impronte che possono andare al di là delle emozioni di un determinato brano orchestrale». Il direttore musicale bergamasco Bruno Santori, in esclusiva per “Inside Lombardia”, dopo il successo ottenuto a Sanremo, trasmette con poche parole un pensiero per cui varrebbe la pena spendere più di alcune pagine di magazine. A volte certe frasi non sono sufficienti per descrivere quello che solo certe vibrazioni sanno scalfire durante alcune opere musicali. Il messaggio di Santori và al di là di qualsiasi altra aspettativa professionale, «perché la musica può ancora dare importanti indicazioni e non si deve mai sentire appagata – sottolinea il maestro –. La musica classica è un patrimonio. La musica pop è spesso effimera. I due stili, intrecciati, posso dare vita ad un qualcosa di ancora più emozionante». Il quadro dove Santori ha saputo intrecciare il Requiem di Mozart a Sanremo, con un brano tratto da “The Wall” dei Pink Floyd, ha aperto lui il mondo. «L’edizione è stata un po’ atipica – racconta –. Mi è stata data l’opportunità di fare tutte le aperture, quadri che sono molto piaciuti e hanno dato una diversa visibilità all’orchestra e a me che la dirigevo. Dopo il Festival mi chiamato dall’America Giorgio Faletti che aveva visto su You Tube questo arrangiamento e mi ha fatto i complimenti. Mi ha detto che

si era molto emozionato, anche se so che lui è di parte – scherzosamente ironizza Santori –, è un amico. L’idea di mettere in relazione Mozart e i Pink Floyd ha un suo perché. Quest’anno sono vent’anni dalla caduta del muro di Berlino e tornando da quella città, dopo aver diretto i Berliner Philharmoniker, ne parlai con Bonolis. Da lì è nato tutto. Il Requiem pensando ai tanti morti che ha fatto quel muro e The Wall come immagine del crollo, della ribellione. Poi si è costruito il quadro con le immagini del film Amadeus di Milos Forman: una sensazione molto profonda». Santori non vuole di certo stravolgere certi canoni di pensiero bensì disegnare un nuovo volto di una musica in crescita. «In qualche modo al Festival quest’anno si è voluto dimostrare che dal melodramma in poi, sino a quando è nata la canzone, in fondo stiamo cantando la stessa cosa. Confido di non seguire più di tanto l’evoluzione discografica, proprio perché difficilmente cambia qualcosa. Quello che senti l’hai già ascoltato cento volte. Ho interesse nella musica e credo che per andare avanti si debba avere consapevolezza del passato. Le contaminazioni, l’utilizzo di materiali di diversa estrazione prevedono un gesto creativo che è persino più interessante dell’atto compositivo». Ascoltando le parole di Santori sembra proprio che la stagione della primavera con i suoi fiori e i suoi colori, in quel di Aprile, stia per nascere. «Giuseppe Verdi diceva che per guardare al futuro bisogna pensare al passato. Inseguo da anni il sogno di abbattere le barriere tra i generi.

La musica è un flusso di pensiero, si tratta di trovare il bandolo giusto per far sì che abbiano un senso gli incontri». Attraverso questo concetto Bruno Santori dà smalto alle proprie idee che ripercorrono i grandi interpreti musicali che hanno dato vita ad un percorso tematico d’indiscussa qualità artistica. L’edizione 2009 della musica italiana ha dato lo “start” ad un cambiamento e all’esaltazione di un qualcosa che possa avvicinare una generazione giovanile, al momento indifferente, a quello che può trasmettere uno spartito musicale orchestrato con arte, classe e tanta umanità. «Il bilancio per me, dopo l’avventura sanremese è del tutto positivo. Spesso il Festival dà adito a critiche ed è visto da un milione di occhi in tutto il mondo. Il fatto che abbia riscosso solo complimenti non può che dare fiducia a tutta la mia squadra che a livello professionale ha svolto un lavoro eccezionale. Burt Bacharach si è complimentato per gli arrangiamenti che abbiamo fatto della sua musica e questo, devo ammetterlo, mi ha fatto enorme piacere. Erano contenti anche Vecchioni, Ranieri, la PFM e non dimenticherei grandi artisti che hanno sposato il lavoro musicale. Tutto perfetto». Un’esperienza indimenticabile, che a distanza ormai di diversi giorni, è impensabile non rivivere. «Sono dimagrito cinque chili – confida –, anche se va bene così. Ho scritto e arrangiato tantissima musica, anche non eseguita. Stacchi, entrate, situazioni collegate ad ospiti che poi non son venuti, o sono venuti e hanno deciso


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runo Santori, a soli cinque anni, si avvia allo studio del pianoforte con il Maestro Silvio Marchesi. Sergio Santori, il padre, segue i primi anni della sua carriera da musicista affiancandolo ad ogni passo facendo nascere “i Raminghetti”, una band composta da quattro ragazzi giovanissimi (di età compresa tra gli otto e i dieci anni) in cui Bruno suona come tastierista. Il gruppo inciderà vari dischi (tra cui due brani di Mogol e Lavezzi) pubblicati per la Bentler Eldorado. Mogol si definirà il “Padrino” del gruppo. Allo scioglimento dei Raminghetti, a quattordici anni, dopo diverse esperienze in altri gruppi e dopo aver sperimentato nuovi generi musicali, Santori entra a far parte di una nuova formazione: i Daniel Sentacruz Ensemble, nati nel 1974. All’interno del gruppo avrà il ruolo di tastierista e di compositore. Nel 1976 il gruppo partecipa al ventiseiesimo Festival di Sanremo con la canzone “Linda bella Linda”: dopo questa esperienza, Bruno Santori abbandona i Daniel Sentacruz Ensemble per proseguire lo studio della musica classica e terminare il percorso cominciato in conservatorio. All’età di 23 anni Santori diviene allievo del Maestro Franco Ferrara. Dopo la scomparsa del Maestro Ferrara (Firenze nel 1985), Santori fonda (insieme alla moglie del Maestro, Mariza) l’orchestra “Franco Ferrara”, di cui la vedova è stata presidente onorario. Durante gli anni ottanta Santori fonda, inoltre, le Istituzioni Harmoniche, un complesso da camera che, occasionalmente, viene ampliato sino a divenire orchestra sinfonica: questo è l’inizio di una serie di concerti, sia in Italia che all’estero. Santori si dedica anche all’attività dell’insegnamento per cinque anni in diversi istituti musicali pareggiati, tra cui la Folcioni di Crema, e fonda la scuola musicale Johannes Brahms, che dirige per due anni. Torna a dedicarsi all’insegnamento nel 2003 presso il Conservatorio Donizetti di Bergamo dove tiene un corso, finanziato dalla comunità europea, per Direttori d’orchestra e arrangiatori. Nel 2005 il Maestro Santori, insieme a Beatrice Saottini (oggi Presidente dell’associazione), fonda la Omnia Symphony Orchestra, con la quale realizza molti concerti con una peculiarità: intingere nella musica leggera quella classica, e viceversa.

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di fare dell’altro. Brani perfettamente costruiti e poi lasciati lì, sigle composte e non utilizzate. La televisione è questa, ma Sanremo è di certo la massima espressione dell’imprevedibilità di qualsiasi cosa. Avevamo preparato tre medley dedicati a Morricone che alla fine non ha partecipato al Festival. D’altronde questo fa parte del gioco; succede sempre. Il Festival è un work in progress. I dati di ascolto sono le linee guide di una scaletta, un momento può essere stravolto anche dal semplice arrivo posticipato di un ospite. Paolo Bonolis? Ha saputo utilizzarmi penso nel migliore dei modi. L’idea delle aperture è sua, ma credo di essere stato ingaggiato proprio perché garantivo la giusta risposta a determinate esigenze». Professionalità a dura prova quindi per Santori a Sanremo, tra le interpretazioni di brani improvvisati e una scaletta sempre più in continuo aggiornamento. «Certe volte i programmi venivano aggiustati alle otto e mezzo di sera – spiega –. La Marsigliese che abbiamo eseguito per Vincent Cassel l’abbiamo montata dieci minuti prima dell’andata in onda. Più che prove di abilità sono prove di tenuta dei nervi. Lì si va in Mondovisione facendo cose di cui potresti pentirti per sempre. Sei sotto gli occhi

di tutti e le critiche possono piovere anche in maniera eclatante». La popolarità di Santori già era nota, ora però qualcosa è cambiato in maniera più accentuata. «La gente mi ferma per strada e mi chiede l’autografo, come mi succedeva quando ero un ragazzo», dice il maestro. Del resto, in cinque giorni di Festival i suoi arrangiamenti, i quadri, e gli stacchi sono stati visti da una sessantina di milioni di spettatori, solo in Italia. Non mancano però anche dei risvolti curiosi dell’avventura a Sanremo di Santori. «Mamma Lina, presente in sala all’Ariston, durante un countdown tra uno stacco pubblicitario e l’altro, proprio davanti al direttore della Rai Del Noce, mi ha preso per la giacchetta e mi ha detto: “Beh, allora io vado, sono stanca, ci vediamo domani”. Stavo per andare in onda ed è stata una cosa fantastica». I numeri collezionati dal maestro sono importantissimi e gli stanno aprendo, di fatto, sbocchi lavorativi di un certo rilievo. «Sto ricevendo diverse telefonate per interpretare i miei lavori e non solo. Spiragli dal cinema e tanto altro. Mi ero prefissato di azzerare un po’ tutto dopo Sanremo perché voglio capire effettivamente come dar seguito ad un certo programma musicale che possa portare

avanti il mio progetto di artista. è stato per me gratificante interpretare il Requiem di Mozart (lo scorso 28 marzo, ndr) in occasione del Centenario dell’AlzanoCene 1909 (cento anni di calcio ad Alzano Lombardo, ndr), alle porte di una cittadina orobica che porto con me in maniera splendida e particolarmente sensibile a quello che quest’opera possa tramandare». Musica, arte e poesia. Inventiva, fantasia ed evoluzione. Tanti temi per un certo verso forti e con elementi in comune molto ricercati per trarne dei significati degni di un certa classe. Bruno Santori è il pioniere di una realtà che vuole andare avanti, in una società ora macchiata da un disagio economico non indifferente. Ci auguriamo che la musica, attraverso le sue tematiche, sia il giusto appeal per trovare quel coraggio e forza d’animo per impreziosire e dare una svolta a ciò che non va. L’umiltà di voler conoscere sempre di più il passato è il primo passo per lasciare un segno di transizione per l’evoluzione di un Paese non superficiale. La musica come libertà di espressione, la musica come fucina di idee, la musica come testimonianza che ognuno può essere artista e protagonista a suo modo. [Lorenzo Casalino]


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i concluderà a Milano il 9 aprile il tour italiano del cantautore Biagio Antonacci, apprezzatissimo dai fans di ogni generazione, nonostante i suoi dieci anni d’assenza dai palcoscenici nazionali. Torna dunque quest’anno l’esibizione live dell’artista, in un confronto intimo e sussurrato. Si tratta della seconda fase del progetIl cielo ha una porta sola Artista: Biagio Antonacci Luogo: Mediolanum Forum a Milano Quando: giovedì 9 aprile Info: www.ilcielohaunaportasola.it Biglietti: www.ticketone.it

to “Il cielo ha una porta sola”: la prima, cominciata nel gennaio scorso, è stata ambientata nei principali teatri italiani ed ha avuto come scopo quello di esplicitare l’intimità creativa del musicista, accompagnato per l’occasione da un solo strumentista. L’Antonacci che invece si vedrà a Milano sarà il cantautore che ha stregato il pubblico con la sua anima rock: nell’esibizione, infatti, verrà ripercorsa la sua carriera attraverso i brani più energici, che hanno saputo conquistare nel corso degli anni i favori di critica ed ascoltatori. I biglietti possono essere acquistati sul circuito web TicketOne ed hanno un costo oscillante tra i 34,50 euro del parterre laterale, posto unico, ed i 46,00 euro del primo anello, posto

numerato.

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“Il cielo ha una porta sola”, Biagio Antonacci in tour

Per Nek tutto ha “Un’altra direzione”

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a avuto inizio il 24 marzo a Torino il tour del cantante italiano, conosciutissimo anche in Spagna e Sudamerica, Nek, alias Filippo Neviani. Due le tappe previste in Lombardia, a Milano e Brescia, prima della conclusione della tournée a Catania, prevista in maggio. Un confronto con i propri fan e la presentazione dell’ultimo disco, omonimo del tour, che contiene brani identificativi del cambiamento del cantante e della sua continua evoluzione. Come dichiarato dallo stesso artista, la vita è composta di equilibri e di passaggi, come in un lungo viaggio: il nuovo disco, ed il conseguente calendario, sono il sunto della maturazione artistica raggiunta ad oggi dalla popstar di Sassuolo. Sul palcoscenico, ritmi serrati, rock e raggae, ma spazio

lasciato anche ai brani acustici, dai testi vagamente noir, fino ad arrivare a musicalità che richiamano lontanamente gli accorgimenti delle migliori esecuzioni sinfoniche. I biglietti, reperibili sul circuito TicketOnte, spaziano dai 29,90 euro per un posto in Seconda Balconata ai 41,40 euro per la Poltronissima a Milano. A Brescia, invece, costi più ridotti. Un’altra direzione Artista: Nek Luogo: TeatroSmeraldoaMilano–TeatrodiBrescia Quando: venerdì 3 aprile e sabato 18 aprile Info: www.nekweb.com Biglietti: www.ticketone.it

CORRADO GUZZANTI tra brillante ironia e satira pungente

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orna, dopo anni d’assenza da teatri e palazzetti, l’atteso tour di Corrado Guzzanti, con la sua brillante ironia e con la sua satira pungente. A grande richiesta, dopo l’enorme successo dei lavori televisivi e cinematografici, come “Fascisti su Marte”, l’artista si ripropone, spolverando vecchi personaggi e dando Il tour 2009 Artista: Corrado Guzzanti Luogo: PalaBrescia Quando: giovedì 23 aprile Info: www.corradoguzzanti.it Biglietti: www.museokemdamy.ticketone.it

voce a nuove creazioni, che gli hanno permesso l’ascesa nel mondo del teatro e che continuano a sostenerlo nella sua carriera. Lo spettacolo a Brescia sarà infatti dedicato al santone Quelo, al giovane coatto Lorenzo, passando poi da Antonello Venditti a Giulio Tremonti, per finire con una carrellata che partirà da Emilio Fede fino ad arrivare alla procace conduttrice Vulvia. Per coloro che acquisteranno i biglietti in prevendita per lo spettacolo di Brescia è prevista una speciale promozione. L’artista di esibirà comunque nel mese di aprile su altri palcoscenici della Lombardia: l’8 aprile al Teatro Creberg di Bergamo, dal 14 al 16 aprile al Teatro Smeraldo di Milano.

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ARRIVEDERCI EUROPA

LE INGLESI GIUSTIZIANO LE ITALIANE

____________________________________________________________________________________________ IN CAMPO A ROMA, CITTà CHE OSPITERà LA FINALE DI CHAMPIONS LEAGUE, NON SI PARLERà ITALIANO: INTER, JUVENTUS E ROMA ELIMINATE

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nghilterra batte Italia 3–0, e addio sogno della finale a Roma per la coppa europea più importante. Le lacrime di Francesco Totti dopo l’errore di Tonetto ai rigori che consegna il passaggio ai quarti di finale all’Arsenal sanciscono l’uscita dell’Italia dalla Champions League 2009, quella della finale a Roma. Alla Juventus eliminata dal Chelsea si sono aggiunte l’Inter, sfortunata a Manchester ma battuta dallo United, e i giallorossi di Spalletti, che hanno dato tutto nonostante l’incredibile sequela di infortuni: ma non è stato abbastanza per battere anche la sfortuna che li perseguita e ha fatto rivivere i fantasmi del Liverpool e quella maledetta finale del 1984, persa anch’essa ai rigori. E proprio il Liverpool è stato il grande protagonista degli ottavi di finale, travolgendo il Real Madrid per 4–0, una vergogna che rimarrà nella storia del club 9 volte campione d’Europa. Con il successo dei Reds, è poker inglese, a conferma di quanto detto dal presidente Fifa Blatter qualche giorno fa alla BBC: la Premier League è superiore, e questo preoccupa. A provare ad arginare lo strapotere britannico, il Barcellona – tra le favorite per la vittoria finale –, il Bayern Monaco, il Villareal e il Porto. Nessuna italiana ai quarti di finale di Champions League: una debacle che, nella moderna edizione della principale coppa europea, ovvero da quando le italiane sono in partenza 4, ha precedenti solo nelle edizioni 2001/02 e 2000/01. In entrambi i casi nessuna delle quattro rappresentanti della serie A entrò nelle «final eight» del torneo. Nel 2001/02, caso

più recente prima di oggi, il Parma venne estromesso ai preliminari dal Lilla (vittoria esterna francese 2–0 all’andata, inutile l’1–0 in Francia degli emiliani al ritorno); la Lazio uscì nella prima fase a gironi, chiudendo al quarto posto in un girone che promosse Nantes e Galatasaray e ripescò in Uefa il Psv Eindhoven; Juventus e Roma, superata la prima fase a gironi, si fermarono nella seconda fase a gironi (allora non c’erano gli ottavi ad eliminazione diretta, come oggi), estromesse nei gruppi che promossero Bayer Leverkusen e Deportivo La Coruna (a scapito dei bianconeri, terminati quarti) e Barcellona e Liverpool (a danno dei giallorossi, finiti terzi per peggior classifica avulsa nei confronti del Liverpool, che pareggiò 0–0 a Roma e vinse 2–0 ad Anfield Road proprio all’ultima giornata). Quella Champions League se la aggiudicò il Real Madrid, battendo nella finalissima di Glasgow del 15 maggio

2002 il Bayer Leverkusen per 2–1. Nel 2000/01 Inter fuori ai preliminari dai modesti svedesi dell’Helsingborgs (1–0 scandinavo in casa all’andata e 0–0 al ritorno a Milano), Juventus fuori nella prima fase a gironi (arriva quarta in un girone che promuove Deportivo La Coruna e Panathinaikos e ripesca in Uefa l’Amburgo), Lazio e Milan a casa dopo la seconda fase a gironi (la Lazio arriva quarta preceduta dalle promosse Real Madrid e Leeds e dall’Anderlecht, terzo; il Milan chiude al terzo posto in un gruppo che manda avanti Deportivo La Coruna e Galatasaray, precedendo il Paris St.Germain). La Champions 2000/01 fu vinta dal Bayern Monaco, che nella finalissima di Milano del 23 maggio si impose ai rigori 5–4 sul Valencia, dopo che il match si era chiuso sull’1–1 al 90’ e 120’. [Lorenzo Casalino]


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arebbe stato meglio perdere tre a zero, così è una coltellata». Francesco Totti è rimasto in campo fino all’ultimo, ha tirato il rigore e ha segnato tenendo

in corsa la Roma contro l’Arsenal. Il n.10 era il quinto della lista, da capitano si era preso la responsabilità di tirare l’ultimo penalty. Ma la sua rete non è bastata, e a fine partita ha cercato di nascondere le lacrime sotto la maglia lanciata poi in curva, ai suoi tifosi. Forse è lui quello che ha risentito di più del risultato di contro l’Arsenal, forse perché ancora si ricorda di quando era bambino, aveva quasi otto anni e la Roma nel 1984 perse proprio dal dischetto la Coppa dalle grandi orecchie, nella finale contro il Liverpool, per gli errori di una bandiera come Bruno Conti e di Ciccio Graziano. Quella volta era finita male, e adesso, contro un’altra inglese è solo negli ottavi di finale, la storia si ripete: e pensare che an-

che la finale dell’edizione del 2009 si giocherà a Roma... Per Totti era un’occasione irripetibile, visto che a settembre compirà 33 anni. Tonetto ha sbagliato dal dischetto l’ottavo rigore, quello che ha dato il successo all’Arsenal. I giallorossi mancano l’appuntamento con l’Europa che conta uscendo di fronte ai propri tifosi a testa alta e con la chiara consapevolezza di aver svolto una prestazione da grande squadra. L’Arsenal, più attenta in ogni fase di gara, ha pensato più a concentrarsi che a gestire il risultato dell’andata. «I nostri tifosi non posso che essere fieri di quello che abbiamo mostrato in campo – conclude Totti –. Stiamo comunque crescendo...».

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FRANCESCO TOTTI: «...così è una pugnalata»

Per il presidente della FIFA BLATTER «c’è uno sbilanciamento di valori»

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ono preoccupato dall’altissima concentrazione di talenti che c’è nella Premier League: i migliori del mondo vanno tutti lì, e c’è uno sbilanciamento di

valori». Rispondendo a una domanda sulla candidatura inglese per i Mondiali del 2018 («quella dell’Inghilterra è molto forte») il presidente della Fifa Joseph Blatter, che ha seguito dal vivo Manchester United–Inter di Champions, ha preso lo spunto per ribadire di essere preoccupato per lo strapotere del calcio inglese in Europa. «E anche all’interno del loro campionato – ha aggiunto Blatter – non c’è più equilibrio: i club più ricchi della Premier si prendono i migliori giocatori, e le altre squadre non competono per vincere trofei, ma semplicemente per sopravvivere evitando la retrocessione». «In passato le società calcistiche avevano un’identità locale, regionale e

nazionale – ha concluso il presidente della Fifa – ma adesso tutto ciò è sparito. In Inghilterra i club non appartengono ai tifosi, ma agli investitori». Il calcio inglese, senza ombre di dubbio sta crescendo e questo deve far riflettere perchè il calcio italiano, ormai troppo concentrato sulla forza fisica, sta perdendo decisamente in qualità. Nelle grandi competizioni alla distanza deve uscire la classe che deve viaggiare in simbiosi con il collettivo. Nel nostro calcio forse ci si focalizza troppo sui campioni di maggior estro, responsabilizzandolo al massimo. All’estero (cioè fuori dall’Italia), come dice Blatter, qualcosa sta cambiando e ora sono i risultati a dirlo.

GIANNI PETRUCCI: «Siamo usciti dalla competizione a testa alta»

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ono stati più bravi gli inglesi ma non è stato un flop del calcio italiano. Il nostro calcio è la Nazionale». Il presidente del Coni Gianni Petrucci commenta,

a margine di un conferenza stampa a Montecitorio, l’eliminazione dalla Champions League di Inter, Roma e Juventus da parte di Manchester United, Arsenal e Chelsea, tutti club di Premier League. «Non è stato un flop del calcio italiano – sottolinea Petrucci – ma dei club dove giocano anche alcuni stranieri. Le squadre di club rappresentano una fetta importante ma il nostro calcio è la Nazionale. Complimenti agli inglesi ma eravamo in partita con tutte e tre le squadre». Petrucci difende «i tre club che ci hanno rappresentato con onore». «Sono anni che non otteniamo i risultati che riteniamo di meritare – aggiunge – Io non dico che siamo stati sfortunati. Poi i calci di rigore sono una tombola:

a volte ti dice bene, a volte male». Gianni Petrucci è visibilmente dispiaciuto per la fuori uscita di tutte i prestigiosi e blasonati team d’Italia, ma resta comunque l’onore di aver giocato ad armi pari fino all’ultimo minuto di recupero. Il calcio italiano ha visto primeggiare Marchisio per la Juventus, Santon per l’Inter e Motta per la Roma. Insomma giovani leve azzurre che hanno dimostrato, nonostante la giovane età, di sapersi ritagliare il proprio spazio nell’Europa che conta. Al cospetto dell’eliminazione questi nuovi input, in chiave nazionale, rappresentano di certo una concreta consolazione.

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la 24h a bergamo

start all’ultramaratona

____________________________________________________________________________________________ dopo seoul, i campionati del mondo 24 ORE DI CORSA SU STRADA, ARRIVANO IN ITALIA. ONORE E ORGOGLIO PER LA REALTà OROBICA

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l 2–3 maggio a Bergamo si terranno i campionati del mondo 24 ore di corsa su strada, una spettacolare ultramaratona, forse la più spettacolare. E’ una gara di resistenza che si corre per 24 ore e l’atleta che in questo tempo riuscirà a percorrere il maggior numero di chilometri sarà decretato vincitore. I giri vengono rilevati attraverso una misurazione elettronica (trasponder ovvero microchip) ed avvallati sia dalla Fidal che dai Cronometristi Italiani. Il massimo esponente mondiale tutt’ora in attività è Yiannis Kouros, atleta greco classe 1956, soprannominato il “dio della corsa”, detiene il record mondiale dai 100 ai 1.000 miglia, dai 200 ai 1.600 Km e dalle 24h ai 10 giorni, un vero eroe della corsa. Guardando invece al nostro Paese, ricordiamo i campioni Italiani 2008 assoluti: Barichello Gastone e Casiraghi Monica (Ciserano, aprile 2008). Il campione Italiano di categoria è Cornolti Eugenio dei Runners Bergamo. Nel 2008 il Campionato del Mondo si è disputato a Seul, in Corea e quest’anno è approdato finalmente in Italia, ma non solo, è arrivato a Bergamo. L’ ultramaratona è una gara di atletica leggera che prevede una distanza superiore a 42,195 Km e dove il tempo deve essere necessariamente di 6, 12, 24 e 48 ore, a prescindere dalla lunghezza del percorso di gara. La gara più famosa di ultramaratona che si disputa in Italia è la 100 Km del Passatore con partenza da Piazza della Signoria in Firenze ed arrivo a Piazza del Popolo in Faenza. Un’altra ultramaratona storica è la Torino–Saint Vincent di 96 km., inaugurata nel 1963; mentre all’estero, va ricordata in particolare la

Marathon des Sables Marocco), 240 km percorsi lungo 6 frazioni. La realtà orobica è felice di poter tifare alcuni dei suoi atleti che proveranno a confrontarsi contro i più grandi maratoneti del mondo. Una valida rappresentativa che onoreranno i colori azzurri. Dalla passione per la corsa e dalla volontà da parte di quattro soci di aggregare podisti di ogni età, nasce nel 2002 l’Associazione Sportiva Dilettantistica “Runners Bergamo”. Oggi il gruppo sportivo conta più di 320 atleti e le richieste di adesione sono in continuo aumento. Il gruppo è iscritto alla Federazione Italiana Atletica Leggera (FIDAL) con il settore Master Amatori e Senior maschile e femminile ed al CONI. Tra i nostri iscritti la squadra bergamasca vanta di diversi Nazionali nelle discipline di ultramaratona, alcuni nomi fra tutti sono: Mario Pirotta, Euge-

nio Cornolti, Luca Sala. Il percorso della gara si svilupperà su un tracciato di circa 1150 mt nella parte centrale della città, tra il Piazzale degli Alpini, via A. May ed il centralissimo viale Papa Giovanni XXIII. Si tratta di un evento sportivo organizzato quest’anno per la prima volta da ASD Runners Bergamo e rappresenta il sogno avverato per tanti atleti che oggi compongono la Nazionale, è il frutto inoltre di un grande lavoro di squadra e della competenza e professionalità dei dirigenti ed associati dell’ASD Runners Bergamo. Grande è l’emozione, la consapevolezza dell’importanza della posta in palio per gli atleti Runners Bergamo, oltre che un diffuso senso di orgoglio per ospitare, a Bergamo, un evento sportivo a livello mondiale. Sulla griglia di partenza saranno schierati i più forti atleti del mondo, con il giapponesi in campo maschile, dati favoriti per la vittoria finale; saranno le francesi, in campo femminile, la squadra da battere. [Giulia Novi]


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AUDI Q5

SUCCESSO PER IL SUV COMPATTO

____________________________________________________________________________________________ per insidiare la leadership della BMW X3 e tenere a debita distanza tre temibili avversarie: Land Rover Freelander, Mercedes GLK e Volvo XC60, Q5 SI ISPIRA ALLA SORELLA MAGGIORE Q7 PER LASCIARE LA SUA FIRMA DI STILE

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a Audi Q7, sport utility dall’immagine forte e dalle dimensioni forse eccessive per i nostri centri urbani, ha ottenuto un successo di pubblico superiore alle aspettative della stessa casa tedesca. Un risultato che Audi si propone di replicare con Q5, un Suv compatto che riprende lo stile e la filosofia della sorella maggiore per insidiare la leadership della BMW X3 e tenere a debita distanza tre temibili avversarie: Land Rover Freelander, Mercedes GLK e Volvo XC60. La carrozzeria esibisce un look accattivante e vanta un ottimo profilo aerodinamico (Cx 0,33). Domina il frontale la tradizionale calandra single–frame, affiancata da gruppi ottici con proiettori xeno e luci diurne a led, mentre la coda è caratterizzata dal portellone avvolgente che, a richiesta, può avere l’apertura elettrica. La Q5 è lunga 4,63 metri – poco meno di una A4, ben 47 centimetri meno della Q7 – larga 1,88 m e alta soltanto 1,65 m: il passo misura 2,81 m – un record per la categoria – a vantaggio dell’abitabilità. All’interno, un ambiente elegante e confortevole per cinque persone, con finiture particolarmente curate, materiali pregiati (alluminio, radica, pelle e alcantara). Audi Q5 dispone di serie di freno di parcheggio elettromeccanico, chiave con chip intelligente, climatizzatore automatico, display sul quadro strumenti (sul quale appare indicata anche la marcia consigliata per ottimizzare i consumi) e grande monitor centrale. Quando a tutti questi strumenti si aggiunge il navigatore, molti dei comandi vengono trasferiti al terminale MMI situato sul tunnel centrale. Questo sistema di comando

si presenta in versione aggiornata e riveduta. La sua grafica e la grande manopola con gestione a pulsante e a rotazione ne permettono un uso più intuitivo che mai. Il volume per i bagagli oscilla tra 540 e 1.560 litri: tra gli accessori, il divano posteriore scorrevole, con schienali reclinabili e abbattibili, e il sedile anteriore abbattibile aumentano la flessibilità di carico. Sotto il profilo tecnico, la sorellina della Q7 prende le mosse dai modelli A4 e A5: nel suo corredo ritroviamo dunque raffinate sospensioni a ruote

indipendenti e la trazione integrale permanente «quattro», che in condizioni normali privilegia il retrotreno per offrire un maggiore piacere di guida. Il comportamento dinamico trae beneficio dal sistema «audi drive select», che consente di configurare la risposta dell’acceleratore e degli ammortizzatori a controllo elettronico, la gestione del cambio robotizzato e la sensibilità dello sterzo. Cruise control adattivo con radar, «Lane assist» per rimanere in carreggiata, «Side assist» per cambi di corsia senza rischi, senso-

ri e telecamera per il parcheggio, Esp con taratura specifica per riconoscere eventuali carichi sul tetto, assistenza alla partenza e alla marcia in discesa: questi sono soltanto alcuni dei numerosi dispositivi per la sicurezza e il supporto alla guida che si potranno ottenere sulla Q5. Le motorizzazioni, dispongono di iniezione diretta di carburante e turbocompressore. Al top di gamma si sta per collocare il 3.2 FSI da 270 cv. Tutti i propulsori, con la sola eccezione del 2.0 TDI, saranno abbinati al nuovo cambio a doppia frizione S Tronic a sette rapporti. Presentata in prima mondiale al Salone di Pechino – la Q5 sarà prodotta anche in Cina – l’ultima novità Audi si potrà ordinare a settembre e arriverà a novembre nelle concessionarie italiane. Prezzi a partire da 41.000 euro. Ampie le possibilità di personalizzazione, che prevedono anche due pacchetti estetici: sportivo S Line e Offroad, quest’ultimo con cerchi da 19” e protezioni per il sottoscocca. Perché la Q5, grazie a un’altezza minima da terra di 20 cm e angoli caratteristici favorevoli, è in grado di affrontare anche percorsi in fuoristrada con pendenze fino a 31° e guadare corsi d’acqua profondi 50 centimetri. I numeri parlano chiaro: i 31 gradi di pendenza massima (60%) della Audi Q5 rendono bene l’idea dell’agilità della vettura. L’angolo di attacco, grazie allo sbalzo anteriore ridotto, è di 25 gradi, mentre quello di rampa, che è in relazione con il passo, è pari a 17,5 gradi. L’altezza libera dal suolo è elevata, misurando ben 20 centimetri. La capacità di guado è di 50 centimetri.


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La Audi Q5 è la suv media della casa tedesca nata nel 2008 che offre 5 posti e un bagagliaio che può arrivare a contenere un volume di carico di 1,560 litri. Eleganza e praticità all’unisono.

COSTI

Le offerte Audi Q5 partono dalla più economica versione benzina (Audi Q5 2.0 TFSI quattro S tronic) da euro 44,000 fino alla versione 3.0 TDI quattro S Tronic da euro 48,700. La gamma offre qualità e allo stesso tempo potenzialità tecnologiche dedicate a sfruttare a pieno ogni prerogativa del motore Audi.

COME SI PRESENTA

Suv medio–grande, elegante slanciata, e rifinita con cura. Lussuosi gli interni, ma lo spazio per chi siede dietro è solo discreto e alcuni comandi sono “fuori posto”. Pregi o difetti? Audi Q5 si vuole distinguere più per la classe che sulle innovazioni che possono non essere recipite subito dal cliente.

COME VA

Sicura e molto comoda, lontana dall’asfalto e sulla neve “aiuta” chi guida grazie all’ABS e all’ESP che sanno riconoscere i fondi stradali a bassa aderenza. Massima stabilità in curva, mai a discapito dell’efficacia della prestazione.

QUALE SCEGLIERE

Già la 2.0 TDI è brillante, elastica e silenziosa, ma se si vuole la comodità dell’efficente cambio robottizato S tronic occorre passare agli altri motori. Saper correlare passione e praticità sarà la soluzione ideale per chi cerca in Q5 il massimo per le proprie esigenze.

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FITNESS

LO SPORT NON HA PREZZO

____________________________________________________________________________________________ NONOSTANTE LA CRISI, IN AUMENTO PALESTRATI, APPASSIONATI di tapis roulant e dipendenti da cyclette. Kick boxing, karate E judo sono alcune delle discipline PROMOSSE dagli istruttori

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in continuo aumento il numero di fruitori di palestre, amatori dello sport da attrezzo, appassionati di tapis roulant e dipendenti da cyclette. Nonostante la crisi continui infatti ad essere paventata su giornali e telegiornali nazionali e di settore, quello del fitness pare non sia un mercato fortemente influenzato dall’andamento economico discendente del nostro Paese. Perché? Molti sostengono che il limite della nostra società sia posto dall’apparire, che allontana sempre più i valori dell’essere dagli obiettivi soprattutto dei giovani. Una risposta, all’interno della multiforme realtà cui ogni giorno assistiamo e che contribuiamo a mutare, potrebbe essere data dal fatto che un aspirante lavoratore di bella presenza ha più possibilità d’assunzione di un qualsiasi altro concorrente. No, non si tratta di accettare stereotipi secondo cui solo le bellone arrivano a ricoprire alte cariche o per cui chi schiaccia l’occhiolino al capo ottiene una promozione. È un dato di fatto che, in un mondo eterogeneo e comunque in un qualche modo sempre più votato all’apparenza, i datori di lavoro ricerchino nei loro dipendenti anche una bella presenza, oltre ovviamente che una formazione adeguata al compito che si è chiamati a svolgere e, perché no, anche un po’ d’esperienza nel settore, che non guasta mai. Non si tratta di una priorità posta solo da lavori che richiedono una presenza “carina”, ma di una tendenza che si sta allargando a macchia d’olio un po’

in tutti gli scompartimenti della vita lavorativa. Ed allora eccoli lì, i maniaci dell’esercizio, che si prestano ad affollare locali che tarderanno a svuotarsi. Attività che, oltre tutto, hanno il pregio di fornire benefici a corpo e mente: la palestra, infatti, è uno dei principali luoghi d’aggregazione in cui tutti, nessuno escluso, hanno l’obbligo di non avere fretta, anzitutto per effettuare l’esercizio di turno in maniera corretta. E così capita sempre più spesso che la palestra diventi un punto di ritrovo, di socializzazione, con esempi sempre più frequenti di “compagnie da palestra” o addirittura di momenti conviviali e di condivisione organizzati dalla stessa direzione. La palestra si trasforma dunque in una sorta di locale, un pub, che come qualsiasi altro analogo servizio, mette a disposizione della propria clientela un ampio spazio dove effettuare attività fisica, un angolo dove leggere qualcosa in compagnia in attesa che tutti escano dalla doccia oppure una specie di bar dove gustare un aperitivo improvvisato, ma altrettanto cool con i compagni di sforzi. Un luogo dove non c’è fretta, dove si ha la possibilità di rilassarsi, sfogarsi ed imparare. Una sorta di nouvelle agenzia formativa, in quest’ultimo caso. Di certo da tempo vengono organizzati corsi per l’autodifesa, ma in un periodo storico come quello che si sta vivendo, questo genere d’attività ha subito un incremento notevole di iscrizioni. Anzitutto per sperare di potersi difendere da un eventuale aggressore prima di essere paralizzate/i dal terrore, in seconda battuta per sfogare

un po’ di sana aggressività repressa che tutti noi si accumula nel corso della giornata. Kick boxing, karate, judo o semplice autodifesa sono solo alcune delle discipline insegnate dagli istruttori e promosse, ogni anno con grande successo, nelle fiere di settore. Un mercato non in crisi che contagia, con i suoi bilanci in verde, anche i settori che marginalmente lo toccano. Per esempio quello della manutenzione di macchinari e la sostituzione degli stessi, la cui produzione è in lieve aumento negli ultimi anni. Come a dire: non temete, da lavoro nasce lavoro. Pertanto, la domanda rimane ancora la medesima: palestrati in aumento, persone consce delle potenzialità da ottimizzare a loro disposizione oppure sprezzanti della crisi, dell’abbassamento degli stipendi, superficiali muscolosi che accendono un mutuo per le vacanze piuttosto che pensare ad un futuro serio e solido? In qualsiasi dei due casi, se solo di due si può parlare, non è certo possibile formulare un giudizio. Sta di fatto che una comunità che fa anche dell’apparenza una risorsa non può pretendere che seguire assiduamente corsi e rimanere per ore in balia di attrezzi ginnici non sia considerato una sorta di investimento. A lungo termine e lontano, per ora dalla crisi. E poi, lo si dice da centinaia di anni e gli autori non sono mai certo stati tacciati di superficialità. Mens sana in corpore sano! E non sia da questo che anche il mercato ne tragga qualche profitto... [Elena Peracchi]


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onostante sia una pratica che ormai ha compiuto qualche compleanno, pare non voglia tramontare. L’abbinamento, particolarmente apprezzato dai giovanissimi, così come dai meno giovani, permette lo sforzo in acqua, che rallenta il movimento e garantisce un rassodamento muscolare maggiore. Notevole ovviamente lo sforzo, per cui è sconsigliato continuare l’attività per più di 45–60 minuti, ma di sicuri risultati. L’acqua bike infatti garantisce in poco tempo l’evidente tonificazione dei muscoli di glutei e quadricipiti, abbinati a pettorali, bicipiti ed addominali nel momento in cui la lezione preveda anche movimen-

ti del dorso, rigorosamente posto fuori dall’acqua. La media delle lezioni varia, a seconda dell’impegno che vi si vuole dedicare, dalla singola alle tre a settimana.

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Il mix: acqua e bici

Destinatari: Consigliato per coloro che hanno poco tempo a disposizione, durante la giornata e nel breve periodo per mettere una pezza ad eventuali bagordi!

Relax: lo yoga

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empre più in voga ed alla moda le pratiche orientali di yoga e pilates. Considerate nei paesi d’origine una vera e propria filosofia, che accompagna ai movimenti un preciso pensiero sull’andamento della vita e del mondo, qui sono state codificate e semplificate fino ad arrivare al semplice gesto fisico. Le lezioni permettono di fare stretching in completo relax, seguendo i propri tempi, ed effettuando movimenti normalmente diversi da quelli proposti della classica attività post sforzo o atletica. Più impegnativo il pilates, meno lo yoga, entrambe le discipline richiedono comunque un forte grado di concentrazione e meditazione.

Addirittura negli States alcune aziende hanno previsto all’interno dell’orario di lavoro pause che variano dalla mezz’ora all’ora per garantire ai propri dipendenti lezioni giornaliere di yoga, considerato che, da studi effettuati, migliori le prestazioni concettuali e l’umore in ufficio.

Destinatari: Consigliati a tutti coloro che vogliono liberarsi la mente e snodare il proprio corpo o semplicemente a chi è stanco di non riuscire a toccarsi le punte dei piedi con le dita delle mani, a dispetto di tutti!

La difesa: kick boxing e karate

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a molti anni in voga e che non accenna a scendere dall’onda è la kick boxing, disciplina a medio contenuto violento ed alto valore sportivo. Nella kick boxing infatti, oltre ad essere ammesso solo l’uso di piedi e mani come arme d’offesa, sono fortemente puniti colpi bassi o scorrettezze. Viene

sfruttata l’aggressività repressa come forza da cui prendere principale ispirazione e coraggio. Particolarmente utile, nelle mosse immediate ed efficaci, nel caso in cui ci si trovi, anche al di fuori della palestra, a dover utilizzare quanto appreso. Al contrario, il karate, considerato comunque una sorta di combattimento

ai fini dell’autodifesa, non permette, nella disciplina sportiva, il contatto con l’avversario, limitandosi ad esibire un combattimento del tutto rituale. In ogni caso, se di difesa si sta parlando, anche quest’ultimo può risultare utile in caso di bisogno, valutando ovviamente al momento la validità delle singole mosse.

Destinatari: Non ci sono limiti d’età per affrontare con successo entrambi gli sport. Se nel primo caso serve forza fisica notevole, nel secondo l’elemento della concentrazione prevale all’introspezione.

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CUPCAKES MANIA

IL MENù GLAMOUR è MIGNON

____________________________________________________________________________________________ ESPLODONO LE DELIZIE ECONOMICHE E DI FACILE PREPARAZIONE. IDEE GUSTOSE PER LA NOSTRA TAVOLA CHE ELARGISCE CONSIGLI E INFLUENZA IL FASHION

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iniature decoratissime, colore e leggerezze. Questi gli imperativi della cucina del primo semestre 2009, arrivata anche negli ultimi mesi sulle tavole degli italiani. Una primavera che si sente un po’ ovunque e di certo non poteva mancare in cucina. In vista della tanto attesa prova costume, si rimpiccioliscono le porzioni, ma si lascia libero sfogo alla fantasia, con aggiunte e tocchi d’autore. Ha così inizio un mix inevitabile di sapori: nessun limite, se non nelle dimensioni. Lo sbarcare anche nella nostra ridente penisola, “maison” per eccellenza della buona forchetta, è dovuto al celeberrimo telefilm americano, ormai adottato dal mondo delle pay tv, “Sex and The City”, dove il cupcake, vale a dire la torta a misura di tazza, ha spopolato. Dallo schermo alle “desperate housewife” dei nostri tempi il passo è stato veramente breve: dolce prediletto dalla incerta quanto disperata casalinga Victoria Beckam, il tortino è diventato in poco tempo una sorta di accessorio indispensabile per le tavole dei più chic. In effetti il piatto ha i suoi vantaggi: miniporzioni molto gustose e semplici da preparare, a base di frutta e latte per la versione leggera, o stile “muffin” per chi problemi di pancetta non ne ha. La decorazione può avvenire anche tramite fiori di stagione, meglio se secchi, guarniti con un po’ di panna montata. Ciò che tutti vanno ricercando, e non solo in cucina, è comunque la stranezza abbinata all’originalità. Sempre in linea con l’esigenza di avere ad inizio estate un fisico esteticamente prestante, arrivano d’oltremare una

serie di proposte che potrebbero svelarsi sfiziose e di certo non passeranno inosservate. Una buona macedonia di frutta, si sa, è un classico, ma sicuramente non a base di kiwi gialli e pesche piatte. Per i palati che non si accontentano del semplice ananas o papaja per trasgredire a tavola, infatti, il nostro mercato sta probabilmente per aprirsi a “Plumcot”, “Pluot” e “Peacotum”. I nuovi ibridi sono stati brevettati da poco e presto gli Stati Uniti li esporteranno anche in Europa. Le novità derivano da una necessità ben più concreta, vale a dire aggiornare di continuo le colture al

costante cambiamento climatico. Ovviamente non si tratta di organismi geneticamente modificati, ma solo di simpatici e quasi irreali “abbinamenti”. Addirittura, per chi si sentisse più vicino alla natura, la coltivazione delle nuove sementi può portare ad un migliore rendimento della pianta, in una sorta di forzata ed accelerata evoluzione della specie. La versione del kiwi giallo, già diffuso in alcuni stati europei, potrebbe tra l’altro già essere sostituita da una seconda versione, rossa e proveniente dalla Cina, ancor più potenziata di vitamine ed antiossidanti. Perché non mescolarlo allora con un’ottima pesca piatta, succosa e saporita, forse erede di un’antica dinastia di pesche siciliane? In realtà, ciò che sembra modificato potrebbe rappresentare un ritorno alle origini. Per cui non sono pochi i contadini che rispolverano antiche sementi per rintracciare le specie fruttifere coltivate anche nell’Ottocento ed esportate in altri paesi. Tra questi ci sono la Cirimoia, un frutto simile ad una pigna, dalla polpa bianca e cremosa dal sapore simile a quello dell’ananas, della banana e della fragola, o la Granadilla, simile ad una piccola pesca dalla forma ovale, ricco di vitamine e particolarmente zuccheroso. Il consumo rimane comunque molto “glamour”: rotti all’apice si mangiano normalmente con un cucchiaino, come un qualsiasi dessert. Porzioni ridotte, colori alle stelle e di certo pochissime calorie. A tavola come conclusione ad un’importante cena o in un break, se riuscite a trovarli, sono comunque l’ideale.


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ortate affini a quadri minimalisti, nomi altisonanti per porzioni da “lente di ingrandimento”, trionfi estetici tra sculture di zucchero che ingabbiano comuni pasticcini e decorazioni stravaganti asservite alla legge del “tutto fumo, niente arrosto ”. Sofisticato, che truffa, verrebbe da dire. E che noia! Il palato si diverte a sperimentare, si districa nell’incontro di sapidità antitetiche, naviga curioso verso panorami culinari inviolati. Come accade per ogni scappatella travolgente, persino in tavola i capricci della “Superb Cuisine” seducono per essere abbandonati rapidamente e ad un’avventura golosa estrema si finisce per preferire il mestolo della tradizione, i sapori elementari che richiamano le accoglienze di casa, il calore di un piatto ingenuo preparato da mani affettuose. Il cibo conforta, prima di saziare. E’ meno bizzarro è più l’istinto lo privilegia. Forse siamo tutti simili ad Anton Ego, il critico gastronomico del film d’animazione “Ratatouille” che scioglie le sue resistenze boriose al primo assaggio di un’autentica prelibatezza francese, un boccone “senza fronzoli” per tornare ad essere i bambini di un tempo, per sentirsi coccolati da una ricetta familiare. Un’attrazione verso le origini che comincia a stuzzicare anche i grandi chef, consapevoli che il segreto di ogni successo germoglia sui tracciati della semplicità, a scapito di tutte le possibili elucubrazioni ai fornelli. L’entusiasmo si impadronirebbe sicuramente di Nicholas Appert, il pasticcere che nella Parigi del 1785 inventò il metodo di conservazione degli alimenti in barattolo, nel sapere che a distanza di oltre duecento anni, la sua formula entusiasma gli spagnoli, decretando la vittoria del “Canned Food”, le gustosità racchiuse in una scatola. Si tratta della “Cocina para impostores” ideata da Falsarius Chef, contraffattore dei menù blasonati che prende in giro le grandi forchette iberiche spacciando per ricercate le pietanze che mette su traendo ispirazione dagli scaffali del supermercato. Genuinità in formato industriale, precotti da microonde, creme pronte in cinque minuti, scatolame qualunque elaborato con ironia attraverso una prospettiva che dimostra con un pizzico di provocazione che, soprattutto nell’arte del mangiare, “semplice è bello”. Due ricettari in costante riedizione, un blog frequentatissimo (cocinaparaimpostores.blogspot.com) dove sbirciare “dritte” per stupire gli amici a cena senza spendere molto

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L’originalità passa dalla cucina povera

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e un’identità nascosta dietro un nasone finto, occhiali di plastica e strani cappelli. Un cuoco sui generis che finisce per pensarla proprio come l’animato Auguste Gusteau della Pixar suggerendo che: “anyone can cook”, tutti, infine, possono cucinare. Uno scacco per i gourmet dal sangue blu giocato sulla pedana della gastronomia “No Frills”, approccio povero che predilige i prodotti stagionali e ha la sua forza nella tradizione delle specificità regionali del passato. Localismo old fashioned e ingredienti freschi adottati per dilettarsi con i “consigli della nonna”. Erbe rustiche che caratterizzavano il “déjeuner ” dei meno abbienti, come cicoria e rucola, minestre casarecce di verze, patate e cipolle, zuppe di finocchio e ceci, paste condite con poco, acciughe,

olio, aglio e peperoncino e la frittata declinata secondo fantasia, al pomodoro, ai peperoni, alle zucchine. Rispolverate le suggestioni antiche, l’atteggiamento “poor ” evolve nella cucina degli avanzi, concentrata a ridurre i tanti sprechi del consumismo “mangia o getta”. Un modo alternativo per portare a nuovo splendore qualsiasi rimanenza, aiutandosi con le spezie, il brodo, la besciamella, il burro e l’olio extravergine d’oliva. Dal risotto avanzato si ottengono crocchette, dal pane raffermo tramezzini addolciti nel latte o una torta di mele, il pollo arrosto resuscita con le salsine di pesce, in più si trasforma in insalata con l’aggiunta di olive, capperi e succo di limone. [Lorenzo Casalino]


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in molti attratti dall’isola

____________________________________________________________________________________________ curiosità legata all’aeroporto “principessa Juliana”, la cui pista di atterraggio è lunga soltanto poco più di 2 Km

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atura incontaminata e tranquilli ristoranti alla moda, negozi etnici, feste e casinò. Sono queste le molteplici anime dell’isola di Saint Martin, forse la più piccola tra quelle abitate al mondo. Situata all’interno del gruppo delle Isole Sottovento delle piccole Antille, fra Anguilla e Saint Barthelemy, è tuttora contesa da Francia e Paesi Bassi, che ne hanno demarcato i confini, dividendola in due parti che, tuttavia, coesistono tranquillamente e forniscono, reciprocamente, una sorta di valore aggiunto. La popolazione, infatti, non ha mai risentito di questa divisione, ma ne ha approfittato per donare all’isolotto due volti, che attirano ogni anno moltissimi turisti. Se la parte francese è infatti molto tranquilla, dotata di più di 350 ristoranti alla moda con cucine multietniche, la parte olandese ha invece sviluppato attività commerciali dedicate all’intrattenimento dei turisti, quali negozi e casinò. È qui che inoltre, pochi giorni dopo Pasqua, viene festeggiato un coloratissimo Carnevale, imbastito con una quantità notevole di danze tipiche e caraibiche. Ciò che di certo attrae i visitatori, sempre più numerosi con il passare degli anni, è il mantenimento delle peculiarità territoriali e culturali della popolazione. Non ci sono infatti segni di depauperazione ai danni delle stupende lagune sparse per l’isola e delle dolci colline, concentrate invece nella parte francese di Saint Martin. Una su tutte è comunque probabilmente l’iniziativa che ha reso l’isola famosa, donandole un fascino ancor


una striscia di terra per l’aviazione militare. Successivamente, nel 1943, la struttura venne convertita ad uso civile. Nel 1964 l’aeroporto venne completamente ristrutturato, costruendo il terminal e la torre di controllo. Ulteriori ampliamenti vennero effettuati nel 1985. A causa dell’aumento del numero dei passeggeri, l’aeroporto Principessa Juliana sta subendo tuttora alcune modifiche, pianificate nel 1997. La prima fase di esse consisteva in un programma per aggiornare il livello dei servizi. Ciò ha incluso l’allargamento ed il rinforzo della pista, la costruzione di alcuni nuovi raccordi ed un ingrandimento del terminal: i lavori sono stati conclusi nel 2001. L’aeroporto è, per importanza, il secondo scalo dei Caraibi, con 1.663.226 passeggeri nel 2005, è utilizzato come hub dalla Windward Islands Airways ed è il principale servizio di collegamento delle Isole Leeward, Anguilla, Saba, Saint–Barthélemy e Saint Eustatius.

Una nota curiosa dell’aeroporto “Principessa Juliana” è contraddistinta dalla pista di atterraggio corta, soltanto 2.180 metri, appena sufficiente per i Boeing 747. A causa di questo, gli aerei si avvicinano alla pista in maniera estremamente bassa, sorvolando la famosa Maho Beach, molto nota fra gli appassionati di fotografia aerea. La comodità di questo piccolo paradiso è dovuta al fatto che i turisti non sono costretti a cambiare l’euro e che vicino alla spiaggetta isolata, una delle 37 presenti, è possibile trovare anche una movimentata discoteca. Gli alberghi forniscono gratuitamente vetture per spostarsi da una parte all’altra dell’isola, fino ad arrivare anche ai graziosi negozietti che offrono dalla frutta esotica agli esempi di artigianato locale, ceramiche o intarsi in legno. Insomma, se le divisioni e le differenze generano panorami così spettacolari, ben venga la varietà!

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più esotico di quello che già aveva. Nel 1994, infatti, due inglesi hanno aperto la cosiddetta “Fattoria delle Farfalle”, una sorta di serra all’interno della quale il visitatore, cullato da una musica suadente, può osservare una quarantina di specie di farfalle che si aggirano in un ambiente surreale, composto da stagni popolati da pesci tropicali, fiori colorati, piccole radure umide. Un’esperienza che s’imbatte con alcune disavventure, dimostrate dalla pluridistruzione della struttura ad opera di uragani che periodicamente si abbattono sull’isola. Ciononostante, i costruttori si impegnarono ogni volta a ricostituire la “campana di vetro”, rendendola sempre più interessante. Inoltre, come nelle migliori pagine di Sergio Bambaren, per i più romantici c’è anche la possibilità di nuotare fianco a fianco con i delfini nella laguna mozzafiato di “Dolphin Fantaseas”. Non bisogna però dimenticare che nel 1942 venne creata sull’isola

[Elena Peracchi]

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Inside Lombardia Aprile  

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