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ANNO IX numero 2 Febbraio 2014

distribuzione gratuita

mensile di informazione della Diocesi di Oria

MemOria VOCE DEL VESCOVO

DIOCESANA

POETICA

La sala-parto della vocazione

Creaturalità umana e coniugalità

Ada Negri

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SPECIALE GIORNATA DEL SEMINARIO SPECIALE


ANNO IX numero 2 Febbraio 2014

mensile di informazione della Diocesi di Oria

MemOria Sommario

Memoria Mensile di informazione della Diocesi di Oria - Periodico di informazione Religiosa Direttore editoriale: ✠ Vincenzo Pisanello Direttore Responsabile: Franco Dinoi Redazione: Gianni Caliandro Franco Candita Alessandro Mayer Francesco Sternativo Pierdamiano Mazza

VOCE del VESCOVO La sala-parto della vocazione

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VOCE del PAPA Si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà

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PROSPETTIVE Sulla frontiera dei poveri

Progetto grafico impaginazione: Progettipercomunicare

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SPECIALE Giornata del Seminario diocesano 2014

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EDIZIONI E COMUNICAZIONE www.progettipercomunicare.it

In copertina: San Barsanofio patrono di Oria, olio su tela. Bujar Arapi, 2013. Stampa: ITALGRAFICA Edizioni Oria (Br)

s.r.l.

Curia Diocesana: Piazza Cattedrale, 9 - 72024 Oria Tel 0831.845093 www.diocesidioria.it e-mail: memoria@diocesidioria.it Registrazione al Tribunale di Brindisi n° 16 del 7.12.2006

CULTURALE La chiesa matrice di Uggiano Montefusco

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DIOCESANA Creaturalità umana e coniugalità

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PRO-MEMORIA Agenda pastorale del Vescovo, febbraio 2014

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IN... VERSI facebook.com/memoria.diocesidioria

MemOria

... Ada Negri

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anno IX n. 2 Febbraio 2014


VOCE del VESCOVO

✠ Vincenzo Pisanello

La sala-parto della vocazione Come nasce una vocazione? È una domanda che, nella mia esperienza di Parroco, molte volte mi è stata rivolta. Credo che questa sorta di “curiosità” sia indice di un desiderio di conoscenza di un grande mistero, il mistero che avvolge la relazione tra Dio e l’uomo. E allora proviamo a darci delle risposte, proviamo a raggiungere il momento in cui il dito di Dio tocca il dito dell’uomo, per usare l’immagine dell’affresco di Michelangelo nella Cappella Sistina. La vocazione nasce direttamente nel cuore di Dio! Si, proprio nel cuore di Dio, perché è quel cuore che ama in modo straordinario l’umanità e per questo ha scelto di inviare il proprio Figlio a farci toccare nella sua carne questo immenso amore. Si comprende, allora, che la chiamata che Dio fa ad una persona, perché scelga la via della totale consacrazione, è la chiamata ad annunciare l’amore, quello grande, quello vero. È la chiamata a perpetuare quel delicato urlo di amore che Dio ci ha dato nel suo Figlio Gesù. Tutto parte dal cuore di Dio e a questo stesso cuore tutto deve ritornare. Infatti, il chiamato è chiamato per annunciare, con la sua bocca e, soprattutto, nella sua carne, che Dio ci ama, che Dio ti ama, e per riportare nel luogo originante l’amore, cioè il cuore di Dio, ogni persona che sa e vuole ascoltare.

La necessità della risposta a questo appello che Dio liberamente, e nei modi più impensati, rivolge all’uomo è rapportata alla necessità che l’uomo ha di amare. Solo chi scopre in se stesso il desiderio di amare in modo pieno, coinvolgente e totale, può dire con gioia e con forza: “Eccomi, Signore, manda me” (Is 6, 8). Ah, quanto il mondo di oggi ha bisogno di persone che sappiamo dire il proprio “si” con gioia e passione! Ed ecco l’impegno di ogni fedele: creare quella rete di preghiera che continuamente invoca dal Padre il dono della vocazione all’amore e bussa al cuore dei chiamati perché diano il loro “si”. Non lasciamo intiepidire il fervore per chiedere vocazioni; e, al tempo stesso, e nei modi che ciascuno ritiene più consoni alla propria condizione, facciamo sperimentare ai chiamati quella carità che dovranno annunciare. Ringrazio tutti coloro che amano il Seminario e lo fanno vedere. Il Signore vi doni la sua benedizione.

Da ciò che ho detto si comprende che la vocazione non è per fare qualcosa, ma per vivere di Qualcuno, e per offrire agli altri la vita di questo Qualcuno.

MemOria

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VOCE del PAPA

Messaggio di papa Francesco per la Quaresima 2014

Si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà

(cfr 2 Cor 8,9)

Cari fratelli e sorelle,

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in occasione della Quaresima, vi offro alcune riflessioni, perché possano servire al cammino personale e comunitario di conversione. Prendo lo spunto dall’espressione di san Paolo: «Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2 Cor 8,9). L’Apostolo si rivolge ai cristiani di Corinto per incoraggiarli ad essere generosi nell’aiutare i fedeli di Gerusalemme che si trovano nel bisogno. Che cosa dicono a noi, cristiani di oggi, queste parole di san Paolo? Che cosa dice oggi a noi l’invito alla povertà, a una vita povera in senso evangelico? La grazia di Cristo Anzitutto ci dicono qual è lo stile di Dio. Dio non si rivela con i mezzi della potenza e della ricchezza del mondo, ma con quelli della debolezza e della povertà: «Da ricco che era, si è fatto povero per voi…». Cristo, il Figlio eterno di Dio, uguale in potenza e gloria con il Padre, si è fatto povero; è sceso in mezzo a noi, si è fatto vicino ad ognuno di noi; si è spogliato, “svuotato”, per rendersi in tutto simile a noi (cfr Fil 2,7; Eb 4,15). È un grande mistero l’incarnazione di Dio! Ma la ragione di tutto questo è l’amore divino, un amore che è grazia, generosità, desiderio di prossimità, e non esita a donarsi e sacrificarsi per le creature amate. La carità, l’amore è condividere in tutto la sorte dell’amato. L’amore rende simili, crea uguaglianza, abbatte i muri e le distanze. E Dio ha fatto questo con noi. Gesù, infatti, «ha lavorato con

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mani d’uomo, ha pensato con intelligenza d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 22). Lo scopo del farsi povero di Gesù non è la povertà in se stessa, ma – dice san Paolo – «...perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà». Non si tratta di un gioco di parole, di un’espressione ad effetto! È invece una sintesi della logica di Dio, la logica dell’amore, la logica dell’Incarnazione e della Croce. Dio non ha fatto cadere su di noi la salvezza dall’alto, come l’elemosina di chi dà parte del proprio superfluo con pietismo filantropico. Non è questo l’amore di Cristo! Quando Gesù scende nelle acque del Giordano e si fa battezzare da Giovanni il Battista, non lo fa perché ha bisogno di penitenza, di conversione; lo fa per mettersi in mezzo alla gente, bisognosa di perdono, in mezzo a noi peccatori, e caricarsi del peso dei nostri peccati. È questa la via che ha scelto per consolarci, salvarci, liberarci dalla nostra miseria. Ci colpisce che l’Apostolo dica che siamo stati liberati non per mezzo della ricchezza di Cristo, ma per mezzo della sua povertà. Eppure san Paolo conosce bene le «impenetrabili ricchezze di Cristo» (Ef 3,8), «erede di tutte le cose» (Eb 1,2). Che cos’è allora questa povertà con cui Gesù ci libera e ci rende ricchi? È proprio il suo modo di amarci, il suo farsi prossimo a noi come il Buon Samaritano che si avvicina a quell’uomo lasciato mezzo morto sul ciglio della strada (cfr Lc 10,25ss). Ciò che ci dà vera libertà, vera salvezza e vera felicità è il suo amore di compassione, di tenerezza e di condivisione. La povertà di Cristo che ci arricchisce è il suo farsi carne, il suo prendere su di sé le nostre debolezze, i nostri peccati, comunicandoci la misericordia infinita di Dio. La povertà di Cristo è la più grande ricchezza: Gesù è ricco della sua sconfinata fiducia in Dio Padre, dell’affidarsi a Lui in ogni momento, cercando sempre e solo la sua volontà e la sua gloria. È ricco come lo è un bambino che si sente amato e ama i suoi genitori e non dubita un istante del loro amore e della loro tenerezza. La ricchezza di Gesù è il

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VOCE del PAPA

suo essere il Figlio, la sua relazione unica con il Padre è la prerogativa sovrana di questo Messia povero. Quando Gesù ci invita a prendere su di noi il suo “giogo soave”, ci invita ad arricchirci di questa sua “ricca povertà” e “povera ricchezza”, a condividere con Lui il suo Spirito filiale e fraterno, a diventare figli nel Figlio, fratelli nel Fratello Primogenito (cfr Rm 8,29). È stato detto che la sola vera tristezza è non essere santi (L. Bloy); potremmo anche dire che vi è una sola vera miseria: non vivere da figli di Dio e da fratelli di Cristo. La nostra testimonianza Potremmo pensare che questa “via” della povertà sia stata quella di Gesù, mentre noi, che veniamo dopo di Lui, possiamo salvare il mondo con adeguati mezzi umani. Non è così. In ogni epoca e in ogni luogo, Dio continua a salvare gli uomini e il mondo mediante la povertà di Cristo, il quale si fa povero nei Sacramenti, nella Parola e nella sua Chiesa, che è un popolo di poveri. La ricchezza di Dio non può passare attraverso la nostra ricchezza, ma sempre e soltanto attraverso la nostra povertà, personale e comunitaria, animata dallo Spirito di Cristo. Ad imitazione del nostro Maestro, noi cristiani siamo chiamati a guardare le miserie dei fratelli, a toccarle, a farcene carico e a operare concretamente per alleviarle. La miseria non coincide con la povertà; la miseria è la povertà senza fiducia, senza solidarietà, senza speranza. Possiamo distinguere tre tipi di miseria: la miseria materiale, la miseria morale e la miseria spirituale. La miseria materiale è quella che comunemente viene chiamata povertà e tocca quanti vivono in una condizione non degna della persona umana: privati dei diritti fondamentali e dei beni di prima necessità quali il cibo, l’acqua, le condizioni igieniche, il lavoro, la possibilità di sviluppo e di crescita culturale. Di fronte a questa miseria la Chiesa offre il suo servizio, la sua diakonia, per andare incontro ai bisogni e guarire queste piaghe che deturpano il volto dell’umanità. Nei poveri e negli ultimi noi vediamo il volto di Cristo; amando e aiutando i poveri amiamo e serviamo Cristo. Il nostro impegno si orienta anche a fare in modo che cessino nel mondo le violazioni della dignità umana, le discriminazioni e i soprusi, che, in tanti casi, sono all’origine della miseria. Quando il potere, il lusso e il denaro diventano idoli, si antepongono questi all’esigenza di una equa distribuzione delle ricchezze. Pertanto, è necessario che le coscienze si convertano alla giustizia, all’uguaglianza, alla sobrietà e alla condivisione. Non meno preoccupante è la miseria morale, che consiste nel diventare schiavi del vizio e del peccato. Quante famiglie sono nell’angoscia perché qualcuno dei membri – spesso giovane – è soggiogato dall’alcol, dalla droga, dal gioco, dalla pornografia! Quante persone hanno smarrito il senso della vita, sono prive di prospettive sul futuro e hanno per-

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so la speranza! E quante persone sono costrette a questa miseria da condizioni sociali ingiuste, dalla mancanza di lavoro che le priva della dignità che dà il portare il pane a casa, per la mancanza di uguaglianza rispetto ai diritti all’educazione e alla salute. In questi casi la miseria morale può ben chiamarsi suicidio incipiente. Questa forma di miseria, che è anche causa di rovina economica, si collega sempre alla miseria spirituale, che ci colpisce quando ci allontaniamo da Dio e rifiutiamo il suo amore. Se riteniamo di non aver bisogno di Dio, che in Cristo ci tende la mano, perché pensiamo di bastare a noi stessi, ci incamminiamo su una via di fallimento. Dio è l’unico che veramente salva e libera. Il Vangelo è il vero antidoto contro la miseria spirituale: il cristiano è chiamato a portare in ogni ambiente l’annuncio liberante che esiste il perdono del male commesso, che Dio è più grande del nostro peccato e ci ama gratuitamente, sempre, e che siamo fatti per la comunione e per la vita eterna. Il Signore ci invita ad essere annunciatori gioiosi di questo messaggio di misericordia e di speranza! È bello sperimentare la gioia di diffondere questa buona notizia, di condividere il tesoro a noi affidato, per consolare i cuori affranti e dare speranza a tanti fratelli e sorelle avvolti dal buio. Si tratta di seguire e imitare Gesù, che è andato verso i poveri e i peccatori come il pastore verso la pecora perduta, e ci è andato pieno d’amore. Uniti a Lui possiamo aprire con coraggio nuove strade di evangelizzazione e promozione umana. Cari fratelli e sorelle, questo tempo di Quaresima trovi la Chiesa intera disposta e sollecita nel testimoniare a quanti vivono nella miseria materiale, morale e spirituale il messaggio evangelico, che si riassume nell’annuncio dell’amore del Padre misericordioso, pronto ad abbracciare in Cristo ogni persona. Potremo farlo nella misura in cui saremo conformati a Cristo, che si è fatto povero e ci ha arricchiti con la sua povertà. La Quaresima è un tempo adatto per la spogliazione; e ci farà bene domandarci di quali cose possiamo privarci al fine di aiutare e arricchire altri con la nostra povertà. Non dimentichiamo che la vera povertà duole: non sarebbe valida una spogliazione senza questa dimensione penitenziale. Diffido dell’elemosina che non costa e che non duole. Lo Spirito Santo, grazie al quale «[siamo] come poveri, ma capaci di arricchire molti; come gente che non ha nulla e invece possediamo tutto» (2 Cor 6,10), sostenga questi nostri propositi e rafforzi in noi l’attenzione e la responsabilità verso la miseria umana, per diventare misericordiosi e operatori di misericordia. Con questo auspicio, assicuro la mia preghiera affinché ogni credente e ogni comunità ecclesiale percorra con frutto l’itinerario quaresimale, e vi chiedo di pregare per me. Che il Signore vi benedica e la Madonna vi custodisca.

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PROSPETTIVE DI

Franco Candita

Sulla frontiera dei poveri e la Corte dei Conti hanno reso pubblica l›enorme cifra della corruzione e dell’economia illegale. I giornali riportano le critiche dell›Antimafia: «Perdiamo troppi beni confiscati»; è uno Stato colabrodo, permissivo e garante del «sistema» che protegge i manager d’aziende pubbliche (che ricevono stipendi e parcelle d›oro e buonuscita da capogiro), anche quando le aziende da loro amministrate subiscono perdite milionarie. La persistente, pervicace ricerca di interessi privati e illegali di alcuni a danno di altri, le discriminazioni creano sofferenza sociale; le migliori Istituzioni diventano strutture di peccato e d›ingiustizie. 6

Le notizie delle ultime settimane lasciano senza fiato: la vittoria in Svizzera del referendum sui lavoratori stranieri colpisce i frontalieri italiani; il promotore italiano dell’euro (Prodi) fa sapere che il “grande sogno europeo”, la moneta unica, nell’austerità strangola il lavoro e i cittadini. «Mancano le norme attuative per applicare le leggi: su 429 provvedimenti soltanto 45 sono in vigore e 58 sono già scaduti, sono carta straccia». Il 40% dei giovani ha come lavoro quello di cercare lavoro. La durezza, l’immobilismo, il degrado delle Istituzioni e dei loro sistemi, strutture, meccanismi generano distacco dalla politica e iniettano sfiducia, voglia d’abbandono o di ribellione. Dove si va di questo passo? Un’indicazione di speranza viene dal Papa: «Vedo con chiarezza la cosa di cui la Chiesa [lo Stato] ha più bisogno, è la capacità di curare le ferite, riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimità». Non crea certo prossimità un sistema mafioso, annidatosi nello Stato, che domina tutto ciò che procura danaro: droga, armi, commercio del cemento per controllare l›edilizia, acquisto di esercizi commerciali per ripulire il denaro sporco e crearsi un›onesta facciata. Dove c›è denaro prosperano le mafie; dove c’è corruzione i costi si moltiplicano. I professionisti delle bustarelle dilagano e lo Stato non si dota di leggi efficaci. L›UE

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I padri costituenti di ieri sono oscurati dai padrini e dai burocrati di Stato d’oggi. I richiami martellanti alle regole, all’etica, alla legalità da parte d’intellettuali, opinionisti, di autorità morali come papa Francesco rivolti alle Istituzioni, ai sistemi, alle strutture sono vibranti denunce del loro degrado percepito, giorno dopo giorno, come intollerabile. Un anno fa Benedetto XVI si dimise. Il sistema ecclesiale ha assorbito la novità ma sembrò vacillare in quel momento; ora, nonostante il prestigio di Bergoglio fra i cattolici (87%), deve fare i conti con l’alta discrepanza tra l’insegnamento della Chiesa su temi fondamentali e il miliardo di cattolici (sondaggio dell’Univision News). A fine dello scorso gennaio il Parlamento, alluvionato da decreti-legge e continue fiducie poste, divenuto “passa-carte” del governo, ha avuto il suo giovedì nero: il dibattito IMU-Banca d’Italia ha suscitato nell’opposizione rabbia e nell’on. Boldrini lamentele, dando vita ad atteggiamenti muscolari, a linguaggio e gestualità da cessi pubblici. Quali prospettive si danno le Istituzioni?

1) Prospettiva politica mefitica del rinvio. Lo Stato è in affanno, in ritardo. «La necessità di ri-

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PROSPETTIVE DI

solvere le cause strutturali della povertà non può attendere, non solo per esigenza pragmatica di ottenere risultati e di ordine nella società, ma per guarirla dalla malattia del rinvio o dalla indifferenza statuale che la rende fragile e che potrà solo portarla a nuove crisi. I piani assistenziali che fanno fronte ad alcune urgenze, scrive il Papa, si dovrebbero considerare solo come risposte provvisorie. Finché non si risolveranno radicalmente i problemi dei poveri, rinunciando all’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e aggredendo le cause strutturali della inequità, non si risolveranno i problemi del mondo. L’inequità è la radice dei mali sociali» (EG 202). «La dignità della persona umana, il bene comune dovrebbero strutturare tutta la politica economica, ma a volte sembrano appendici aggiunte dall’esterno per un discorso politico senza prospettive né programmi di vero sviluppo integrale» (EG 203). La politica italiana deve smetterla con le risposte provvisorie, senta la spinta dell’urgenza sociale di risolvere alla radice i problemi dei poveri, contrasti l’autonomia assoluta dei mercati, la speculazione finanziaria, disincentivi il gioco d’azzardo; allora i poveri saranno meno poveri, il lavoro più protetto, la tassazione meno violenta e ingiusta. «Il consumismo sfrenato unito all›inequità danneggia doppiamente il tessuto sociale. Alcuni si compiacciono incolpando i poveri e i paesi poveri dei propri mali, con generalizzazioni indebite pretendono di trovare la soluzione in un’educazione che li tranquillizzi, li trasformi in esseri addomesticati e inoffensivi. Ciò è ancora più irritante se gli esclusi vedono crescere questo cancro sociale che è la corruzione profondamente

radicata in molti Paesi, nei governi, nell’imprenditoria, istituzioni» (EG 60).

2) Prospettiva del ritorno alle sorgenti. Senza ritorno alle sorgenti (la Costituzione per lo Stato e il Vangelo per i credenti) non si capirà la crisi e l’ottusità delle Istituzioni. Papa Francesco ne parla nell’Evangelii Gaudium (=EG): «Ci sono strutture ecclesiali che possono arrivare a condizionare un dinamismo evangelizzatore; le buone strutture servono quando c’è una vita che le anima, le sostiene e le giudica. Senza vita nuova e autentico spirito evangelico senza fedeltà della Chiesa alla propria vocazione, qualsiasi nuova struttura si corrompe in poco tempo» (EG 26). «Sogno la scelta missionaria (per la Chiesa) capace di trasformare ogni cosa, perché consuetudini, stili, orari, linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino canale adeguato dell’evangelizzazione del mondo, più che per l’autopreservazione» (EG 27). «Il papato e le strutture centrali della Chiesa universale hanno bisogno di ascoltare l’appello ad una conversione pastorale» (EG 32). «La pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio pastorale del si è fatto sempre così. Invito tutti ad essere audaci e creativi nel compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori» (EG 33). Queste citazioni portano a dire che tale compito non è individuale (“invito tutti”) ma azione di popolo; perciò è urgente che la trasformazione delle strutture avvenga con provvedimenti a livello centrale e periferico, secondo prassi canonicamente innovative e di partecipazione secondo lo spirito della Lumen Gentium: la Chiesa che ascolta la vox populi, e il popolo la voce di Dio!

3) Prospettiva della “solidarietà”. «La solidarietà è una reazione spontanea di chi riconosce la funzione sociale della proprietà e la destinazione universale dei beni come realtà anteriori alla proprietà privata. Il possesso privato dei beni si giustifica per custodirli e accrescerli in modo che servano meglio

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al bene comune, per cui la solidarietà si deve vivere come la decisione di restituire al povero quello che gli corrisponde» (EG 189). Non credo che qualcuno possa accusare il Papa d’ideologia di sinistra; egli riconduce la solidarietà a virtù cristiana, ma soprattutto a giustizia, a principio laico di riconoscimento della “funzione sociale” e “della destinazione universale” della proprietà privata. Ciò non significa: domani vado a casa o nel fondo di qualcuno e dico “qui è mio!”. La proprietà esplicita la sua funzione sociale con le tasse o le imposte sui beni o sui redditi, con il lavoro necessario su e per quei beni. E qui il Papa dà la sferzata: «queste convinzioni e pratiche di solidarietà, quando si fanno carne, aprono ad altre trasformazioni strutturali e le rendono possibili. Un cambiamento nelle strutture che non generi nuove convinzioni e atteggiamenti farà sì che quelle stesse strutture presto o tardi diventino corrotte, pesanti e inefficaci» (EG 189).

4) Prospettive per una comunità nuova. «Se la nostra gente non sperimenta la propria appartenenza alla Chiesa, ciò si deve anche ad alcune strutture e ad un clima poco accoglienti in alcune parrocchie, a un atteggiamento burocratico per rispondere ai problemi, semplici o complessi, della vita dei nostri popoli. In molte parti predomina l’aspetto amministrativo su quello pastorale, come pure la sacramentalizzazione senza altre forme di evangelizzazione» (EG 63). Tra i cattolici «possiamo riconoscere debolezze che de-

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vono essere sanate dal Vangelo: il maschilismo, l’alcolismo, la violenza domestica, una partecipazione scarsa all’Eucaristia, credenze fataliste o superstiziose che fanno ricorrere alla stregoneria, ecc.» (EG 69). Sollecitati dalle parole del papa, urgono riflessioni critiche sulle prassi vigenti considerate inidonee e cambiare le scelte per: “l’inserimento” nella Chiesa; il prevalere del “sistema burocratico su quello pastorale”, della “sacramentalizzazione sull’evangelizzazione”, delle bigotte sequenze di pie pratiche prevalenti sulla lectio divina.

a) Bisogna instaurare una ortoprassi fondativa dell’ordine etico-legale. L’esortazione di San Giacomo: «Fratelli, non mescolate a favoritismi personali la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo»; oppure: «Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? La fede senza le opere è morta», rende inconciliabile la prassi del “favoritismo personale” con la fede, perché il favoritismo è proprio del sistema massonico, corporativo, classista, familistico. Domande: il sistema catechistico è adeguato o no se cura le risposte esatte sui sacramenti e non cura se essi tollerano o ammettono il favoritismo o il maschilismo (di origine anche clericale)? I genitori che presentano il figlio al battesimo devono solo declamare (se pure) il Credo o non piuttosto schierarsi per un creato non subissato di immondizie (se Dio ne è il Creatore) e schierarsi contro i «monnezzari» arricchiti per non aver smaltito i rifiuti tossici appropriatamente e coloro che non hanno vigilato? Un mafioso che offre denaro per portare l›Addolorata il Venerdì santo perché non lo si ferma, rifiutando il denaro che gronda sangue delle vittime? La Chiesa non è fatta d›élite, né è l›arca di Noè, né la RAI: di tutto di più.

b) Bisogna collocarsi sulla frontiera dei poveri promuovendo le scelte coraggiose che tanti preti e laici hanno sperimentato, vissuto e spesso pagato di persona: don

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Puglisi e don Diana, schiacciati ma non sconfitti dalla mafia; don Milani con la scuola di Barbiana; don Mazzolari, scrittore e giornalista antifascista; don Sturzo e Dossetti politici popolari (costretti ad andare in America il primo e in convento l’altro). Sulla nuova frontiera «più della paura di sbagliare, spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c’è una moltitudine affamata» (EG 49). Si sa quanto la paura influisce sull’individuo e sulla massa; chi la suscita, ci conta e sa come sfruttarla! «La paura genera contraddizioni interiori e produce situazioni di sicumera dissimulata. La dissimulazione è ipocrisia, doppiezza spregevole, figlia ella medesima

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della paura» (F. De Sanctis, don Abbondio). La “Nuova Frontiera” di Kennedy combatté la disoccupazione, volle migliorare il sistema educativo e quello sanitario, tutelò gli anziani e i più deboli; intervenne economicamente in favore dei Paesi sottosviluppati.

Sulla frontiera dei poveri di Francesco, vescovo di Roma, «non servono le proposte mistiche senza un impegno sociale e missionario forte, né i discorsi e le prassi sociali e pastorali senza una spiritualità che trasformi il cuore» (EG 262).

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SPECIALE GIORNATA DEL SEMINARIO

Giornata del Seminario diocesano 2014 Domenica 9 febbraio si è tenuta nella nostra Diocesi di Oria la consueta Giornata del Seminario. Per l’occasione MemOria pubblica una lettera 10

aperta di don Alessandro Mayer, rettore del Seminario Vescovile “San Carlo Borromeo” di Oria, dal titolo “Custoditi dall’Amore”, indirizzata a tutti i fedeli della diocesi con la finalità di costituire un gruppo di AMICI DEL SEMINARIO per favorire la promozione della cultura vocazionale in diocesi e per il sostegno economico del Seminario diocesano.

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SPECIALE GIORNATA DEL SEMINARIO

Carissimi amici del Seminario, l’occasione della Giornata del Seminario mi spinge ad aprire il cuore per raccontarvi qualcosa della vita della nostra comunità. Il Seminario vescovile di Oria è un piccolo segno dell’amore di Dio nella nostra diocesi. Quest’anno i seminaristi che fanno vita comune sono sei. Per qualcuno potrà sembrare strano tenere in piedi un seminario per soli sei ragazzi. A noi pare invece un segno dell’amore di Dio che sorregge e custodisce il suo piccolo gregge. A questi sei ragazzi che in maniera straordinariamente serena e seria stanno facendo esperienza di cosa voglia dire mettersi a servizio del Regno di Dio, se ne aggiungono altri e tanti che ogni mese trascorrono con noi un fine settimana, per sperimentare gradualmente la vita in comune; e ancora più di 100 ragazzi e ragazze che partecipano con regolarità alle varie attività vocazionali organizzate in Seminario. Nel Seminario maggiore, poi – a Molfetta e a Roma – sono altri 14 i giovani della nostra diocesi che si preparano al ministero presbiterale. Al di là dei semplici numeri, pur importanti per alcuni aspetti, ciò che ci dà più gioia è vedere questa vitalità che accompagna i ragazzi delle parrocchie della nostra diocesi, i quali vedono nel Seminario un punto di riferimento, un piccolo segno di vita evangelica. Tanti giovani che vengono a contatto con la nostra vita – talvolta anche solo per una partita a calcetto – ci dicono di sentirsi accolti e non di rado

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questi contatti diventano poi amicizie, scambi di idee, di valori. Stiamo sperimentando insomma che il Seminario è ben lontano da essere un luogo di altri tempi. Quando ai ragazzi si offre uno stimolo buono essi rispondono in maniera sorprendente. Parlare loro di servizio, di generosità; offrire un’occasione di preghiera; creare uno spazio di gioco ed interazione sereno…; tutto ciò diventa un seme prezioso che viene gettato e porta frutto a suo tempo. Per essere fedeli a questa vocazione di essere “segno” dell’amore di Dio, noi educatori ed i ragazzi cerchiamo di fare in modo che la vita di comunità in Seminario sia quanto più possibile coerente con lo stile di vita del Vangelo. I seminaristi sentono il dovere di impegnarsi nello studio quotidiano; dedicano il giusto tempo all’ascolto della Parola di Dio e alla preghiera; trascorrono le giornate seguendo i ritmi indicati per la vita comune, lo sport, le attività culturali e vocazionali e gradualmente fanno talvolta anche esperienza di cosa significhi la vita del prete “sul campo”, come ad esempio nell’estate scorsa in occasione di un viaggio missionario in Albania. Se tutto questo è possibile, è perché l’amore di Dio ci precede e ci custodisce. Lo sperimentiamo ogni

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giorno e l’abbiamo voluto esprimere anche visivamente nell’icona di Maria, Mater vitae novae, la madre dell’Amore, che sostiene e protegge tra le sue braccia il nostro Seminario, così come sorregge e protegge Gesù. È un amore che si fa concreto anche attraverso la generosità di tanti che con il loro lavoro sostengono la vita dei seminaristi e le attività del nostro Seminario. Per questo torno a chiedervi un impegno, anche economico, per le nostre attività. Vi ho voluto chiamare semplicemente “amici del seminario”, perché tali siete. Non voglio fondare un nuovo club o un’associazione, ma desidero tenere collegati in rete quanti si adoperano per noi, comunicandovi le notizie delle nostre attività con qualche lettera ogni tanto, trovando un modo di restare uniti nella preghiera per le vocazioni, ed infine sollecitandovi a sostenere tutto quanto facciamo per il bene della nostra chiesa.

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La presenza o meno di sacerdoti ben formati nelle nostre comunità è una questione di vita o di morte per la fede. Ed è una questione che riguarda tutti. Le necessità concrete del Seminario sono tante. C’è la manutenzione ordinaria dei locali; occorre condurre le spese ordinarie della vita comune; rendere possibili le tante attività vocazionali; quando necessario, anche restaurare e conservare le opere d’arte presenti nella casa… Per questo vi faccio la proposta concreta di assicurare un impegno fisso di offerta. Una possibilità può essere quella di accantonare 5 euro al mese per il Seminario, per un totale di 60 euro all’anno. Oppure – per chi ne ha la possibilità – sostenere anche le attività vocazionali con 10 euro al mese per un totale di 120 euro all’anno.

MemOria

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Nelle foto in orizzontale l’esperienza missionaria in Albania dei seminaristi; nelle foto in verticale le attività del gruppo Samuel.

Per molte famiglie può essere solo un piccolo sforzo, ma per noi sarebbe davvero un grande segno dell’amore di Dio e dell’amore di tutti voi credenti, che in questo modo ci dimostrate di approvare e sostenere quanto cerchiamo di fare. Intanto vi assicuro, assieme agli educatori e ai seminaristi, la gratitudine e il ricordo soprattutto nella santa Messa che ogni giovedì celebriamo per gli “Amici del Seminario” e nelle altre attività che di volta in volta vi comunicherò nelle lettere di collegamento. Assieme a “Voce Amica”, distribuito nelle parrocchie in questo mese, troverete una cartolina che potrete compilare e restituirci non appena vi sarà possibile, con i vostri dati, importantissimi perché ci permettono di mandarvi tutte le nostre notizie e con l’impegno che desiderate prendere.

MemOria

Papa Francesco, in un discorso tenuto a migliaia di seminaristi lo scorso luglio, si è così espresso: “Siate positivi, coltivate la vita spirituale e, nello stesso tempo, andate, siate capaci di incontrare le persone… non abbiate paura di uscire e andare controcorrente”. Per questo, per quest’anno, il motto della nostra vita comune è: SEMI…positivo! E la parola che abbiamo scelto per il cammino formativo annuale è: “…perché la nostra gioia sia piena!”. Questo è quello che vi auguro, perché è quello che vogliamo essere. Con voi e per voi. E vi ringrazio se voi ci aiuterete ad esserlo sempre meglio e sempre di più. Assicurandovi la nostra preghiera e chiedendo fortemente la vostra, chiedo al Signore di benedirvi e custodirvi! don Alessandro

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CULTURALE Cosimo Pio Bentivoglio

La chiesa matrice di Uggiano Montefusco Tra i tanti ricordiamo quelli di Santa Maria di Bagnolo, dell’Immacolata, della Madonna dei Fiori e della Madonna del Rosario. Ma in tempi remoti, che risalgono al XIV secolo, in un sacello del distrutto castello, federiciano a detta dello storico Pasquale Del Prete, era raffigurata una suggestiva Dormitio Virginis. Si trattava di un affresco raffigurante il transito di Maria, attorniata dagli apostoli, di toccante bellezza. L’opera, trecentesca secondo la studiosa Alba Medea, era precedente alla diffusione della devozione verso Maria sotto il titolo di Assunta. 14

Una delle testimonianze più importanti della vita religiosa e civile di Uggiano Montefusco è costituita dalla chiesa matrice intitolata e dedicata a Maria Assunta in cielo. Abbiamo detto “intitolata e dedicata” e non è un’espressione retorica o una sovrabbondanza di termini perché se l’intitolazione è documentata da tempi immemorabili nelle Visite Pastorali, la dedicazione, invece, è avvenuta solo qualche anno fa. Fin da secoli lontani, la comunità ha mostrato una devozione speciale verso la Madre di Gesù Cristo sotto i titoli più vari.

La chiesa matrice, che risale al XVIII secolo, sorge su un preesistente luogo di culto, forse andato distrutto nel terremoto che colpì il Salento nel 1744, e ha l’orientamento sud-nord. La costruzione della nuova chiesa non fu agevole per la povertà dell’economia della comunità in rapporto all’impegno finanziario chiesto dall’impresa. Pur con i notevoli contributi del Vescovo di Oria del tempo Alessandro Maria Kalefati, che elargì la cospicua somma di 25 ducati, e quello ancor più consistente della nobildonna mandurina Marianna Corcioli-Giannuzzi, la struttura, se non fu completata del tutto, consentì lo svolgimento di tutti i riti che fino al 1794 avevano avuto luogo nella seicentesca chiesetta dedicata a San Nicola di Mira, patrono del paese. Il sacro tempio si presenta con una sola navata e ha subìto non poche trasformazioni nel XX secolo. La chiesa, pertanto, testimonia i cambiamenti sociali, economici, religiosi e demografici della comunità. Il notevole aumento della popolazione, che passò da circa 500 anime della metà dell’Ottocento agli oltre 900 abitanti dell’inizio del Novecento, impose l’ampliamento della struttura quando era parroco l’arciprete don Carlo Palumbo. Probabilmente in tale circostanza fu costruita la piccola cantoria. Anche questo intervento strutturale richiese il contributo del Vescovo di Oria Antonio Di Tommaso che, nel 1919, donò il prezioso altare maggiore. Ma forse l’edificio aveva subìto un altro cambiamento

Nelle foto la celebrazione di Dedicazione della chiesa matrice di Uggiano Montefusco, 2011.


CULTURALE

consistente nella mutazione del suo orientamento. Ciò si può dedurre dall’osservazione di una bella tela, della quale rimane una copia, raffigurante il patrono San Nicola. In alto, a sinistra del quadro, era raffigurata la chiesa parrocchiale con la facciata rivolta al castello, con un orientamento, cioè, est-ovest.

ziato nel medioevo con la Dormitio Virginis, che culmina con la Dedicazione della chiesa avvenuta il giorno 30 maggio dell’anno 2011. Terminati i lavori dell’ultimo e più importante restauro del tempio, la comunità intera assistette al solenne rito officiato dal Vescovo di Oria Vincenzo Pisanello, nel secondo anno del suo episcopato.

Un altro intervento, questa volta anche per motivi igienico-sanitari, avvenne poco dopo la metà del XX secolo, quando era parroco l’arciprete don Vittorio Mele. Fu smantellato il pavimento della chiesa e bonificato il sottosuolo dove, in passato, venivano seppelliti i defunti. Fu risanata anche la volta e fu impreziosita da affreschi opera del pittore mandurino Ettore Marzo. Di tali affreschi rimangono i quattro evangelisti e sulla parete sinistra San Pietro al quale fa da pendant San Giovanni Battista. Un altro affresco, deteriorato dall’umidità e, per questo, irrecuperabile, fu rimosso nell’ultima importante opera di restauro conclusasi nel 2011, essendo parroco l’arciprete don Salvatore Rubino.

La cerimonia era stata preceduta da una settimana di preparazione culturale e da una veglia di preghiera affinché la comunità giungesse degnamente preparata all’evento unico nella storia civile e religiosa della cittadina. E, finalmente, il 30 maggio, in uno sfolgorio di luci, mentre i cori della parrocchia di Uggiano Montefusco e quello della Basilica Cattedrale di Oria intonavano canti che invitavano al raccoglimento e alla preghiera, il Vescovo ungeva con l’Olio Crismale il nuovo altare donato da don Alfonso Bentivoglio e le dodici piccole croci incastonate nei pilastri del Tempio.

Si giunge, così, alla conclusione del viaggio ideale, ini-

Nel sepolcretto, accanto alle antiche reliquie di San Cosma, dei Santi Innocenti, della Santa Croce, furono poste quelle di San Riccardo Pampuri, di San Benedetto Menni e di San Giovanni Grande dei Fatebenefratelli. Lo scoprimento della lapide posta all’ingresso della chiesa, suggellò il solenne rito della Dedicazione della chiesa intitolata a Maria Assunta in cielo. Et omnia ad maiorem Dei gloriam.

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DIOCESANA Lorenzo Elia

Creaturalità umana e coniugalità Cinque appuntamenti sulla Teologia del Corpo in Giovanni Paolo II femmina, l’uomo e la donna.

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Seminario del 5 febbraio presso il Santuario di San Cosimo alla Macchia in Oria.

Mentre si avvicina velocemente la data del 27 aprile, giorno in cui papa Giovanni Paolo II, insieme a papa Giovanni XXIII, sarà proclamato Santo, la lunga scia del suo Magistero non cessa di offrirci spunti nuovi di riflessione e di sorprenderci con la stupefacente originalità dei suoi insegnamenti, soprattutto in riferimento alla creaturalità umana e alla coniugalità, orizzonti su cui si stagliano nella loro bellezza ed evocatività teologica il maschio e la

mons. prof. Gilfredo Marengo

Proprio intorno alla “Teologia del Corpo” nel Magistero di Giovanni Paolo II si snodano quest’anno gli incontri del Quinto Seminario di Pastorale Familiare della Diocesi di Oria, pensato non solo per gli Operatori pastorali del settore, ma anche per tutti coloro che si sentono interpellati dalla prospettiva della corporeità come luogo di comunione tra l’uomo e Dio. Gli esperti sono stati scelti tra quei docenti di Roma e di Molfetta che maggiormente hanno studiato le Catechesi del Mercoledì, tenute dal Santo Padre tra il 1979 e il 1984: 127 Catechesi che formano la traduzione post-conciliare di quel detto di Gaudium et Spes, tanto caro a Giovanni Paolo II: “Solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo” (GS 22). La trama degli incontri - crediamo - aiuterà quanti vi parteciperanno a custodire con maggiore consapevolezza il senso assoluto della propria vocazione non solo matrimoniale, sacerdotale o religiosa, ma soprattutto della propria vocazione a diventare “carne della salvezza”. in quarta di copertina è indicato l’elenco completo degli appuntamenti del V seminario di Pastorale familiare

don Lorenzo Elia


PRO

Agenda pastorale del Vescovo, febbraio 2014 sabato 1 febbraio 2014

giovedì 27 febbraio 2014

Ceglie Messapica

San Giovanni Rotondo (Fg)

Giornata della vita

Pellegrinaggio diocesano dei Gruppi di preghiera di San Pio

ore 18:00

domenica 2 febbraio 2014 Basilica Cattedrale, Oria

Giornata della vita consacrata

COMPLEANNI

ore 17:00

6 febbraio

lunedì 10 febbraio 2014 Monastero delle Benedettine, Manduria

Santa Messa nella memoria di Santa Scolastica

Sac. Antonio Carrozzo 7 febbraio

Mons. Lorenzo D’Ostuni 15 febbraio

ore 18:00

Sac. Lorenzo Melle

martedì 11 febbraio 2014

16 febbraio

Convento di San Francesco, Sava

Santa Messa per gli ammalati

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Sac. Crocifisso Tanzarella 17 febbraio

ore 17:30

Sac. Paolo Manna

giovedì 13 febbraio 2014

18 febbraio

Santuario di San Cosimo alla Macchia, Oria

Festa diocesana dei fidanzati ore 19:00

Sac. Rocco Leo 19 febbraio

Mons. Giovanni Turrisi

17 - 19 febbraio 2014 Oria

Esercizi spirituali per tutti i sacerdoti e i diaconi della Diocesi di Oria

giovedì 20 febbraio 2014 Basilica Cattedrale, Oria

Processione e santa Messa nel patrocinio di San Barsanofio, patrono e protettore della Città e della Diocesi di Oria ore 16:00

MemOria

ANNIVERSARI di ORDINAZIONE 2 febbraio

Sac. Cosimo Massa VIII 5 febbraio

Sac. Raffaele Giuliano XXXI 11 febbraio

Sac. Domenico Carenza VIII 14 febbraio

Sac. Salvatore Rubino XVI

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IN...VERSI

a cura di Francesco Sternativo

... Ada Negri

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Il dono

Preghiera di Ada Negri

Il dono eccelso che di giorno in giorno e d’anno in anno da te attesi, o vita (e per esso, lo sai, mi fu dolcezza anche il pianto), non venne: ancor non venne. Ad ogni alba che spunta io dico: “È oggi”: ad ogni giorno che tramonta io dico: “Sarà domani”. Scorre intanto il fiume del mio sangue vermiglio alla sua foce: e forse il dono che puoi darmi, il solo che valga, o vita, è questo sangue: questo fluir segreto nelle vene, e battere dei polsi, e luce aver dagli occhi; e amarti unicamente perché sei la vita.

Fammi uguale, Signore, a quelle foglie moribonde, che vedo oggi nel sole tremar dell’olmo sul più alto ramo. Tremano, si, ma non di pena: è tanto limpido il sole e dolce il distaccarsi dal ramo, per ricongiungersi alla terra. S’accendono alla luce ultima, cuori pronti all’offerta; e l’agonia, per esse, ha la clemenza d’una mite aurora. Fa’ ch’io mi stacchi dal più alto ramo di mia vita cosi, senza lamento, penetrata di Te, come del sole.

MemOria

anno IX n. 2 Febbraio 2014


IN...VERSI

La stirpe

La campanella

In questo giorno e in questo mese, nella stagione mia piena, figlia, a me venisti com’io, molti anni innanzi, alla mia madre. E se m’affondo nelle lontananze del tempo, ascolto le scomparse donne del ceppo nostro gemere al travaglio dei parti, sempre con lo stesso grido di carne: odo vagir le creature create, sempre con lo stesso pianto. E d’anello in anello si rannoda fra l’ombre del passato la catena dell’esistenze; e tu già cerchi il segno del futuro nel riso adolescente di Donata occhi d’ambra e nella ferma fronte di Giudo occhi di smalto nero. Vive eravamo entro l’inconsce forze di colei che fu prima nella nostra solida stirpe: vive pur saremo nell’ultima, sin ch’ella avrà respiro. Il nostro esister breve, in questa forma ch’è tua, ch’è mia, che sparirà, non vale se non pel filo che ne allaccia a vite già conchiuse, ed a quelle che il domani succedersi vedrà, l’una dall’altra generate. O mia sola, o tante e tante mie creature! O discendenza, giorno senza tramonto! Così volge un fiume con l’onde sue sempre le stesse, sempre novelle, in corso ampio e perenne, al mare.

Campanella d’argento, del convento qui presso: voce di lontana infanzia è in quel fresco tinnire, che mi giunge or si or no nell’ore più raccolte della giornata, e meglio all’alba, quando mute sono le strade e muto è il cielo. Torno bambina: ho la treccia al dorso, asciutte gambe di capriola, occhi ridenti pieni d’aprile: vo con la mia mamma a messa, per viuzze ancor nel sogno del primo albore, colme d’un silenzio abbandonato, che sol rompe un’eco di campanella: - oh, mai non fosse, mamma, venuto il giorno a dissipar quell’alba!

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Ada Negri nacque a Lodi il 3 febbraio 1870. Autrice prolifica sia nella poesia che nella narrativa, ha connotato con la sua produzione letteraria la prima metà del ’900 italiano. Molte delle sue numerose opere sono ispirate a tematiche quali il mondo femminile e l’amor di Patria. È ricordata per essere stata la prima e unica donna ammessa all’Accademia d’Italia. Diverse anche le pubblicazioni postume contenenti sue opere. Morì a Milano l’11 gennaio 1945.

MemOria

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DIOCESI DI ORIA                  Cristina Annino, Adamo ed Eva

UFFICIO DIOCESANO DI PASTORALE FAMILIARE

  

TEOLOGIA DEL CORPO IN GIOVANNI PAOLO II QUINTO SEMINARIO DI PASTORALE FAMILIARE SANTUARIO DI SAN COSIMO ALLA MACCHIA - ORIA 1. Mercoledì 5 febbraio 2014, ore 19.00 “L’inizio. I significati antropologici dei primi capitoli della Genesi”. Prof. Gilfredo Marengo, Docente di Antropologia teologica presso il Pontificio Istituto “Giovanni Paolo II”, Roma 2. Mercoledì 12 febbraio 2014, ore 19.00 “La redenzione del cuore. Peccato originale, combattimento interiore, libertà del dono”. Prof. Mimmo Amato, Docente di Teologia dogmatica, Direttore dell'Istituto Superiore di Scienze Religiose "Odegitria", Bari 3. Mercoledì 26 febbraio 2014, ore 19.00 “La risurrezione dei corpi. L’unità del corpo redento nella prospettiva dell’eschaton”. Prof. Bruno Ognibeni, Docente di Teologia biblica presso il Pontificio Istituto “Giovanni Paolo II”, Roma 4. Mercoledì 12 marzo 2014, ore 19.00 “La verginità. L’annuncio del Regno dei cieli attraverso la donazione verginale”. Prof. Luigi Renna, Docente di Morale Sessuale, Rettore del Pontificio Seminario Regionale Pugliese, Molfetta 5. Mercoledì 26 marzo 2014, ore 19.00 “Il matrimonio. La sacramentalità cristologica ed ecclesiologica dell’amore nuziale”. Prof. Angelo Panzetta, Docente di Teologia morale, Preside della Facoltà Teologica Pugliese, Molfetta.

SANTUARIO DI COTRINO - LATIANO 6. Venerdì 25 aprile 2014, ore 16.00 “La Teologia del Corpo in Giovanni Paolo II”. Prof. Ives Semen, Docente di Filosofia e Teologia a Friburgo e a Parigi, Fondatore dell’Institut de Théologie du corps, Parigi.


MemOria - Febbraio 2014  

MemOria - Mensile di informazione della Diocesi di Oria - Febbraio 2014

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