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FEBBO

PIERPAOLO

Portogruaro 17.03.1981

QUEI TRIANGOLI POTEVO FARLI ANCH’IO. Quando Pierpaolo mi ha chiesto di scrivere qualcosa su di lui, sulla sua opera, non sapevo ancora bene cosa scrivere ma avevo già in mente il titolo. Più per scherzare che per tirarmela da Bonami. Io e Pier abbiamo 15 anni di differenza e quando lui metteva piede in questo mondo io lo mettevo al liceo. Quindi ci sta, faccio il fratello maggiore alle volte. Ma aldilà dello scherzo, il titolo per me racchiudeva il senso di quello che mi piace dell’opera di Pierpaolo. Semplicità e leggerezza che sono tutt’altro che semplici e leggere. Mi sono sempre chiesto infatti, come quei triangoli celesti, figure geometriche dai colori freddi possano avere un tale calore comunicativo. Il mio giudizio dipende dal fatto che lo conosco? o perché mi è simpatico? Troppo poco, troppo facile. Certo conoscere l’autore ci pone in una posizione di lettura diversa. Inevitabilmente avvicina. Ma non è quello il motivo. Allora provo diversamente. Cos’è l’arte? Cosa fa l’artista? Lo so, mi sto mettendo da solo nei guai, ma provando a sintetizzare brutalmente provate a seguirmi nel ragionamento. Possiamo dirla un po’ come ci pare ma l’arte alla fine altro non è che un modo per cercare il senso del nostro stare al mondo. Per l’artista è uno strumento di analisi della vita, per rappresentarla e capirla, ri-presentandola sotto forma diversa.

FEBBO

DISSIDENTICI

Ecco è questo che mi mancava, questo era il tassello per spiegare l’opera di Febbo e la sua naturale qualità. Me ne sono accorto un giorno; allestendo una mostra con Pierpaolo. Finito di appendere le opere a parete, lo vedo armeggiare con una scatola: c’erano matite, un righello, ritagli di disegni, altri piccoli oggetti a mo’ di reliquia. Cerca un piano d’appoggio, un legno. Glielo trova Stefano un mio amico. Pier lo posiziona a terra e comincia a disporvi sopra gli oggetti con attenzione. Finito, mi dice che quelli sono “gli strumenti”, gli attrezzi del fare. Il libro degli animali, che tanto lo appassiona da quand’era bambino, è lì in ordine insieme al resto. Più tardi gli chiedo il titolo; mi arriva via e-mail: “Stefano e Paolo 17 ottobre 2013”. Solo allora capisco. Non c’è nessun trucco, nessuna sovrastruttura, nessun mestiere. Maledettamente sincero, puro, diretto. E’ tutto lì; e quando dico tutto, intendo molto ma molto di più di quello che appare. Un minimalismo formale che nasconde una sovrabbondanza emotiva. Proprio quell’assenza di segreti, di trucchi e di concettualismi, ci restituisce la vita nella sua insondabile meraviglia e in tutta la sua dirompente potenza. Ecco Pier volevo dirtelo: quei triangoli potevo farli anch’io...ma sarebbero rimasti dei triangoli. Paolo de Biasi _11

DISSIDENTICI  

> mostra collettiva ___________________________ 7 dicembre – 26 gennaio La Castellina – Pramaggiore loc....

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