caso di studio 1 | due campanili per santa croce, firenze •
Polaroid della facciata ottocentesca della Basilica di Santa Croce, opera di N. Matas, sul retro il campanile, anch’esso ottocentesco, opera di G. Baccani
Oggi la Basilica di Santa Croce, si presenta in forma di una chiesa monumentale e completa, opera di più secoli e che ha visto significative opere di completamento operate nel XIX secolo. La facciata e il campanile su tutto, ma anche alcune opere di ‘adattamento’ in stile che hanno portato a demolizioni e rimozioni di parti che testimoniavano architetture incompiute o comunque non ritenute consone all’aspetto ‘restaurato’ che in quel tempo si voleva per questa chiesa. Tra le parti oggetto di questa vicenda anche le rimanenze di due campanili che avendo avuto una sfortunata vicenda costruttiva, risultavano ormai di scarso interesse. Il primo campanile Originariamente la chiesa di Santa Croce aveva un suo primo campanile, di cui si ignora la data di realizzazione, che doveva essere ubicato in corrispondenza dell’incrocio del transetto, accanto alla cappella Maggiore, sul lato meridionale. Con molta probabilità si trattava di un campanile in parte integrato nella muratura della chiesa e in parte sopraelevato. L’accesso alla torre avveniva attraverso il sistema di scale esterne e passaggi aerei che a tutt’oggi è possibile osservare all’interno e all’esterno della basilica. Per quanto riguarda le sue dimensioni e il suo aspetto non si può fare altro che ricorrere ad una serie di congetture relative al confronto con iconografie dell’epoca e analoghi campanil tuttora esistenti. Il fabbricato originale, infatti, crollò il 14 luglio 1512 verso le nove di sera. L’evento è documentato nelle cronache dell’epoca in maniera dettagliata: A dì 14 del detto luglio, circa a ore ventuna, cadde in sul campanile di Santa Croce, qui di Firenze, una saetta, e veramente fu un grande nodo di vento che fè cadere detto campanile in sul tetto della chiesa e fè rovinare sette cavalletti di modo che coperse tutto il coro e tutto lo fracassò e ruppe; e guastà tutto lo smalto e le scalee sotto l’Altare Maggiore e sfondorno sepolture, et insomma fu rovina grandissima, e fu un danno di più ventimila fiorini. (Landucci, 1883)
Il temporale causa del crollo, imperversava dalle quattro del pomeriggio e fenomeni disastrosi si erano verificati anche in altre parti della città, come alla Porta al Prato, che colpita da un fulmine, riporta il distacco di uno degli scudi in pietra di ornamento (Landucci, 1883).