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Indice

Introduzione_________________5

Lavoratoriiiiii________________79

Sbagliano a “Priore”___________7

Cento giorni chi?_____________81

L’Amministrazione delibera le gaffes_____________________10

Bettizionario________________ 83

Disconnessi dalla realtà_______13 Scola prima che sia cotta______16 Dott.Betti, ufficio complicazione affari semplici_______________18

Parentopoli & Amicopoli, frazioni di Bettopoli___________________ 86 SgamBetti per un epilogo inevitabile__________________ 90 I conti non tornano___________ 96

Equilibri di bilancio___________21

Il Re nudo è caduto da cavallo_ 100

È qui la festa?_______________23

Il de profundis______________103

Ladri in azione? Chiedi al tuo farmacista__________________26

Appunti___________________ 106 Ringraziamenti______________108

“Pulizia” Municipale __________28 Consiglio comunale aperto, maggioranza chiusa__________30 Betti il gigante. Ed io pago_____32 Per Giunta un record!_________34 Poteri forti, se l’uomo è debole._42 Ma chi te l’ha inchiesta?_______46 Asse di Penetrazione _________49 Le uniche cose buone…non sono sue_______________________51 È bello inciampare in Valleverde 54 L'Italia s’è desta. O forse no.___56 Macrostruttura, macro-conflitti._60 Chi di social ferisce, di social perisce.____________________65 Metamorfosi di una Senatrice___69 I confini delle idee.___________76 3


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INTRODUZIONE Siamo tornati. In verità non ce ne eravamo mai andati e chi ha voluto trascorrere con noi questi mesi ha potuto mantenersi quotidianamente aggiornato anche attraverso le nostre iniziative, tra temi locali e nazionali. A tornare, invece, è un nostro “libro”! L’inaspettato successo riscontrato per la pubblicazione de “Il Re è già nudo” ci ha estremamente fatto piacere: speravamo fosse un utile promemoria per la città e soprattutto un pungolo, uno stimolo, per questa Amministrazione. Tuttavia, se siamo riusciti nel primo intento, siamo consapevoli di aver miseramente fallito nel secondo. Le corresponsabilità sono evidenti, noi come autori attenti ma schierati, l’Amministrazione come lettrice “divertita” (come dichiarò il Pd) ma desolatamente incapace di reagire (come dicono i fatti).

Rispetto alla prima pubblicazione dello scorso 10 ottobre, dove raccontammo i primi 100 giorni dell’Amministrazione Betti con una sana dose d’ironia, oggi siamo stati costretti ad assumere una linea assai più seriosa, perché seri sono diventati i temi che, col prolungarsi del tempo, questa Amministrazione è stata costretta ad affrontare, evidenziando definitivamente i propri limiti che, nel corso del libro, scoprirete coincidere con il confine della libertà di Viareggio.

Buona lettura.

Giovane Italia Viareggio 5


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SBAGLIANO A “PRIORE”

Dov‟eravamo rimasti? Ah giusto… alla davvero poco saggia gestione della sostituzione della Segretaria Generale del Comune, divenuta così, da prassi rituale di ogni cambio di Amministrazione, a Caporetto della Giunta di centrosinistra. I fatti sono noti: Betti si insedia il 13 giugno 2013, ha 120 giorni di tempo per decidere se mantenere o sostituire la Segretaria Generale, dott.ssa Rosa Priore, e in meno di un mese (il 19 luglio) decide di lasciarla al suo posto, con tanto di atto ufficiale. Salvo poi fare inspiegabilmente dietrofront il 24 settembre: “La conferma è avvenuta per errore”, spiega con inopportuna naturalezza il Sindaco, prima di procedere all’imbarazzante sfratto esecutivo, accompagnato dalla lettera del Vicesindaco Puccetti in cui si “invitava” la dirigente a lasciare la sua stanza “entro e non oltre le ore 13” del giorno stesso.

Defenestrata di colpo dal suo ufficio, la dott.ssa Priore si è ritrovata disoccupata e privata della possibilità di fare richiesta altrove, considerato che gli altri Comuni, ovviamente, nel frattempo si erano organizzati di conseguenza. Una vicenda che non si addice ad un partito per suo dire vocato al rispetto del lavoratore e che, già allora, si commentava da sola. I gruppi consiliari d’opposizione e l’opinione pubblica si schierarono senza dubbio alcuno dalla parte di chi restava senza lavoro e spiegazioni. Ma, fin qui, vi era già stato tutto ampiamente raccontato.

Ora la domanda è: secondo voi, come si sarebbe espresso un Giudice del Lavoro di fronte al ricorso (inevitabile e 7


incontestabile) presentato dalla dott.ssa Priore? Ovviamente proprio come immaginate. E’ infatti il 29 gennaio quando il Giudice del Lavoro di Lucca Dott.sa Anna Martelli ordina all’Amministrazione Betti il reintegro della Dott.sa Rosa Priore nella posizione di Segretario Generale del Comune di Viareggio “fino alla fine del mandato” (quindi per poco), condannando il Comune a pagare le spese legali (2500€ oltre Iva). E’ il colpo di grazia: la Giunta Betti ha sbagliato tutte le mosse nella partita e frastornata cade al tappeto.

Immediate le reazioni. La più ovvia è: “Chi pagherà le spese legali?”. Ovvero, chi pagherà l’errore oneroso di questa Amministrazione pasticciona? Cuor di Leo(ne) Betti non perde tempo e alla doccia fredda del Giudice del Lavoro reagisce con un irreale aplomb. Il 31 gennaio parla di una “sentenza accolta con serenità” ed annuncia che “se sarà Accertata la mia responsabilità, ne risponderò personalmente”. Ecco, su questo slogan sarebbe interessante fare un approfondimento: le spese legali sono state pagate? Da chi?

Il due Segretari Generali, dott.Petruzzi e dott.sa Priore.

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Ma le disgrazie non vengono mai da sole. E siccome ogni volta che un Segretario Generale viene sostituito c’è qualcuno che arriva, in questo caso, c’è anche qualcuno, appena chiamato a ricoprire l’incarico, che se ne va di già. E’ il caso del Dott. Fabrizio Petruzzi, seconda vittima degli errori del Rosa-gate, chiamato in fretta e furia da Fucecchio a sostituire la dott.sa Priore. Da un giorno all’altro, dopo appena tre mesi di lavoro, si è visto costretto a subire la medesima sorte: cacciato come un usurpatore dall’incarico e dall’ufficio da una sentenza. Ma Betti si dice ancora sereno.

Ah, il dott.Petruzzi ha presentato ricorso presso il Giudice del Lavoro. Betti è “sereno”. A pensarci bene però, in casa PD, la parola “serenità” deve avere un significato tutto suo. Pochi giorni prima infatti Matteo Renzi, appena eletto Segretario del suo partito, rivolgendosi a Letta aveva invitato l’allora Premier a “restare sereno, perché” - disse l’allora Sindaco di Firenze “il ruolo di Presidente del Consiglio senza passare dalle urne” a lui non interessava. Appunto…

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L‟AMMINISTRAZIONE DELIBERA LE GAFFES

L’appetito vien mangiando e una gaffe tira l’altra. Si sprecano i detti popolari: ne potremmo citare all’infinito e calzerebbero tutti perfettamente alla crisi di credibilità che ha travolto il centrosinistra. Un’Amministrazione che riesce quotidianamente a farsi male da sola, inciampando di continuo, alla cieca, senza una guida e vanificando anche i minimi sforzi fatti per portare avanti l’ordinaria amministrazione. Come primo esempio, la serie di delibere di Giunta rese illegittime a causa del pasticcio Rosa Priore. Prima vittima dell’incapacità oramai conclamata di lor signori, è stato purtroppo il Carnevale. Mercoledì 9 ottobre Betti&Co. pensarono bene di riunire la Giunta, proprio nelle ore in cui – contra legem e contro il Testo Unico degli Enti Locali – costringevano il Segretario Generale Rosa Priore ad abbandonare il Municipio ed il posto di lavoro (ma in fondo, un’Amministrazione ricca di avvocati queste cose perché dovrebbe saperle?).

Nella riunione si delibera un finanziamento di 900.000 € per la Fondazione Carnevale e come Segretario viene impiegato il dott. Vincenzo Strippoli, Vice-Segretario del Comune, che prontamente firma il documento. Nemmeno 24 ore (è il 10 ottobre) e dal Ministero degli Interni giunge il richiamo formale a firma della dott.ssa Cristina Tedesco, dirigente del Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali, la quale ricorda a Betti & Co. che “non è ammessa la copertura della sede per mezzo del Vice-Segretario, il quale può esclusivamente coadiuvare il Segretario o sostituirlo esclusivamente nei casi di vacanza, assenza o irreperimento”.

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Ma nonostante si cerchi di mettere una toppa, anticipando in fretta e furia la presa in servizio del dott. Fabrizio Petruzzi al giorno seguente (11 ottobre), il danno è fatto. Malgrado l’agitazione dell’Assessore alla cultura Dal Pino, il quale, non volendo proprio farsi beffare ancora una volta di fronte a tutta la città, interviene con impeto: “Respingo con sdegno ed amarezza queste accuse, non è mica la prima volta che si sostituisce il segretario con il vice!” sostiene sicuro.

Gli fa eco anche Betti: “La dott.ssa Priore è stata sostituita addirittura 25 volte solo nel 2011, poi 4 nel 2012 e 2 nel 2013, non vedo anomalie”. Tutto risolto, dunque, avranno pensato i più. Ed invece è il caso di dire che la toppa è peggio del buco. Tradotto: facevano meglio a restare in silenzio. Emerge subito infatti come il Segretario possa sì farsi sostituire, ma solo su sua delega. E non c’è voluto molto a chiarirlo, dato che puntuale è arrivata la precisazione della diretta interessata con tanto di lettera protocollata ed indirizzata alla Giunta: “Si precisa che dall‟8 al 10 ottobre corrente mese nessuna autorizzazione a sostituire la sottoscritta, Segretario Generale in servizio al Comune di Viareggio fino al 10 ottobre, è stata conferita al vicesegretario dell‟Ente”. Sommata a quella del Ministero, una ciaffata udita anche all’Antro del Corchia.

Ma quella sul contributo al Carnevale, che nel frattempo il Sindaco non si è mai preoccupato di ripetere, non è l’unica delibera auto-annullatasi. C’è anche la delibera sui servizi alla prima infanzia, ratificata dal Consiglio Comunale con tutta urgenza venerdì 11 ottobre con tanto di annunci entusiastici per aver “garantito il servizio”, salvo poi accorgersi di non aver votato l’immediata esecutività. Nulla di grave, si dirà, solo un rinvio: ma è l’ennesima dimostrazione del dilettantismo dei nostri amministratori

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provetti che, evidentemente, non volevano proprio lasciarci senza materiale per il secondo numero de “Il Re è già nudo”. Ma per questa solitaria accortezza, sinceramente, non ci sentiamo di ringraziarli.

L‟Antro del Corchia, Stazzema.

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DISCONNESSI DALLA REALTÀ

Nel marzo 2013 Leonardo Betti, allora candidato del centro sinistra, prometteva l’attivazione del wi-fi gratuito sulla Passeggiata, sulla Marina di Levante e di Torre del Lago. Aggiungeva che “tutto questo sarà possibile se l‟assessorato al turismo sarò affidato ad una figura professionale altamente competente”. Nel programma elettorale si legge (pg.31) che “è assurdo che in una città come Viareggio non esistano zone coperte dal segnale wifi”.

Assurdo? Appunto. Leonardo Betti diventa Sindaco (assurdo!) ma, con il passare dei mesi, il wi-fi non interessa minimamente il lavoro della commissione competente (sì, assurdo…).

La naturale conseguenza è stata la mozione n. 55991, presentata da un gruppo dell’opposizione il 2 ottobre 2013, con la quale si poneva all’attenzione del Consiglio il tema. Mozione discussa ed approvata… no - scusate - mozione discussa e bocciata il 14 ottobre 2013 dalla maggioranza (costantemente assurda).

A quel voto contrario partecipa anche l’attuale capogruppo del Partito Democratico che, in campagna elettorale, indicava volentieri come primo punto del proprio programma elettorale niente di meno che “l’attivazione del wifi libero nelle piazze” al grido di “BASTA VOLERLO!”.

Evidentemente non hanno voluto. 13


Il volantino elettorale del Pd che annunciava la promessa sul wi-fi al grido di “Basta volerlo!�

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Di certo non mancano gli esempi, anche recenti, di Comuni limitrofi che hanno realizzato, o stanno realizzando adesso, sistemi di connessione internet libera e pubblica: Pietrasanta e la sua Marina, Forte dei Marmi, Camaiore e la sua Lido e persino la remota Azzano, frazione montana di Seravezza che, a circa 500 mt di quota, conta appena 300 abitanti, pochi ma connessi ad internet. Nessuno ci venga a dire che non è possibile e, ancor peggio, non venga a raccontarci (come fatto in Consiglio Comunale) che le responsabilità sono da ricercarsi nel contratto con la Patrimonio stipulato, ovviamente, dall’orco cattivo Lunardini, buono in ogni occasione per scaricarci sopra le cause del nulla di Betti (per info e dettagli: leggere il capitolo “Bettizionario”).

A tal proposito, Betti in campagna elettorale non aveva detto che avrebbe ridiscusso tutti i contratti?

Va bè, aveva detto tante cose…

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SCOLA…PRIMA CHE SIA COTTA

Un‟Amministrazione capace di dividere e dividersi anche su ciò che dovrebbe unire, come il conferimento di una cittadinanza onoraria. Nessuno ha dimenticato il pasticcio creato dal niente sul riconoscimento al regista campano Ettore Scola. Con l’obiettivo di ospitare il pluripremiato regista gratuitamente al Festival Europacinema – in programma nel novembre 2013 - per Betti e soci a metà ottobre è nata l’idea di conferire la cittadinanza viareggina all’ignaro Scola, vittima inconsapevole di un’Amministrazione goffa e autolesionista. Sì, perché la fretta di combinarne una “buona” ha portato Sindaco&Co. a inciampare e rotolare per l’ennesima volta. Notare l’ordine (o disordine?) dei fatti: il conferimento dell’onorificenza è stato prima annunciato al diretto interessato, poi sbandierato sul giornalino del Comune (2 Novembre) e solo in terza battuta ci si è preoccupati di ricercare un consenso unanime nel Consiglio Comunale, organo sovrano su temi non normati dallo Statuto come il conferimento della cittadinanza.

Secondo voi, cosa poteva mai succedere? Quasi ovvio, il consenso non c’era. E allora piroette del nostro Betti-Bolle: si è bypassato il parere del Consiglio (espressione unitaria della città), preferendo la più facile e gestibile delibera di Giunta. Almeno in maggioranza tutti sereni, direte. Macché. Almeno non sul metodo. E’ la stessa Chiara Romanini, allora Presidente del Consiglio e, a detta di troppi, tutrice del Sindaco, a rimbeccare Leo non potendo fare a meno di sottolineare la mortificazione delle prerogative di un Consiglio svuotato del proprio ruolo.

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E alla fine al povero Scola, esposto ad un’inutile ed avvilente polemica, costata ai viareggini un viaggio a Roma del Sindaco per chiedere scusa (di cosa?), è toccato ricevere la controversa cittadinanza dal palco del Teatro Politeama, riempito a metà da un gioioso pubblico con la tessera “democratica” in tasca, richiamati a riempire i posti nel timore che non accorressero in molti ad applaudire questo inatesso flash-forward a firma Leonardo Betti, il quale è riuscito inconsapevolmente a rendere un doppio omaggio al regista: prima facendone un viareggino onorario, come detto, e poi mettendo in scena il suo “C’eravamo tanto amati”, non in un nuovo film ma nella realtà, divorziando in luna di miele con partiti alleati, assessori di fiducia e cittadini (già) sfiduciati.

Come avrebbe detto l’ultimo viareggina: politico della sinistra Chapeau.

Ettore Scola a Viareggio.

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DOTT. LEONARDO BETTI, UFFICIO COMPLICAZIONE AFFARI SEMPLICI.

Come rendere la vita impossibile a chi in città fa ancora impresa… L’11 ottobre 2013 la Confesercenti Toscana Nord e Assocamping in un incontro con gli imprenditori del settore campeggi annunciavano con soddisfazione come il turismo all’aria aperta avesse “visto in questi ultimi due anni una crescita degli arrivi e delle presenze in Versilia ed in particolare a Viareggio”. Bene, in una città attanagliata dalla crisi, finalmente qualcosa funziona. Betti permettendo. E purtroppo non è una battuta… è il primo cittadino, infatti, a dare il via libera ad un’ordinanza comunale del dirigente Vincenzo Strippoli che, una volta attuata, comporterebbe la rimozione delle strutture accessorie, come cucinotti o verande, posizionate in centinaia di piazzole ponendo evidentemente in un dislivello di competitività i gestori dei camping di Torre del Lago rispetto agli altri della costa.

Una scelta autolesionista: l’interpretazione peggiore di una normativa che costringe il Consiglio Regionale della Toscana a mettere i puntini sulle “i” per evitare che qualche Comune maldestro inciampi su se stesso come, non poteva fare eccezione, è riuscito ovviamente Leonardo Betti. La soluzione si concretizza grazie ad un’iniziativa di Giovanni Santini, Presidente del Gruppo regionale di Forza Italia. Il 26 febbraio infatti la sua mozione viene approvata con voto unanime del Consiglio regionale ed il 16 aprile si è conseguentemente giunti all’approvazione in Giunta regionale di una deliberazione interpretativa volta a fare finalmente chiarezza.

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"Volevamo fare chiarezza circa la palese confusione che si era creata in diverse realtà turistiche toscane in merito alle differenti tipologie di strutture che potevano essere ubicate all‟interno dei campeggi - spiega Giovanni Santini - In concreto alcuni Comuni avevano adottato un‟interpretazione della legge regionale in senso estensivo, permettendo quindi ai campeggi di poter ospitare le consuete strutture come camper, roulotte, tende, cucinotti, verande, mentre altre Amministrazioni (vedi Betti…) ne avevano dato un'interpretazione decisamente restrittiva vietando le strutture consuete e suscitando il caos” ad esempio per alcuni imprenditori del settore era iniziata improvvisamente una vera e propria odissea giudiziaria, denunce di abuso edilizio con valenza di carattere penale e la concreta possibilità di dover chiudere le strutture ricettive poiché impossibilitate ad ospitare i campeggiatori nei tradizionali standard di servizio.

Giovanni Santini Presidente Gruppo Forza Italia in Consiglio Regionale

Ma, con la mozione approvata dal Consiglio e la successiva e conseguente interpretazione varata dalla Giunta regionale si è finalmente giunti al risultato sperato: in 19


Toscana tutti i campeggi potranno continuare a garantire i servizi sopracitati e, con la nuova interpretazione, è inoltre stata fatta chiarezza circa le strutture temporaneamente ancorate al suolo per il periodo di permanenza degli ospiti. Un successo per tutti, conseguito grazie ad un lavoro che Forza Italia ha saputo intraprendere coinvolgendo le altre forze politiche nell'interesse dei cittadini e delle imprese che potranno così continuare a rappresentare un'eccellenza toscana. Il tutto nell’imbarazzo di un’Amministrazione Betti che, non paga del pasticcio di cui si era resa protagonista, tenterà furbescamente di salvarsi in corner facendo presentare al gruppo consiliare del Pd una mozione in Consiglio comunale con l’intento esclusivamente mediatico di attribuirsi i meriti di una soluzione proveniente, come visto, da altri lidi. Un tentativo di salvare la faccia che non ha fatto altro che far scuotere la testa a chi conosceva bene la vicenda…

Il Tirreno, 30 gennaio 2014. Emblematico il commento di Montemagni, Presidente Assocamping. 20


EQUILIBRI DI BILANCIO: IO BALLO DA SOLO

L’assestamento di bilancio, dopo la cittadinanza onoraria a Scola, ha rappresentato una nuova occasione per questa amministrazione di svilire l’assise comunale. I consiglieri comunali d’opposizione, che pari dignità e rispetto meriterebbero in quanto garanti di una parte della città che ha scelto di non riconoscersi nel Sindaco eletto, hanno ricevuto la documentazione inerente il Consiglio comunale sugli equilibri di bilancio solo il pomeriggio di giovedì 28 novembre, ovvero ad appena 48 ore da quel 30 del mese che pone per legge il limite massimo per l’approvazione. E naturalmente, proprio per quella ultima data utile, viene successivamente convocato il Consiglio.

Un’imbarazzante mancanza d’organizzazione, di rispetto e di coinvolgimento di chi, in meno di due giorni, non ha ovviamente la possibilità di studiare degli atti di bilancio come meriterebbe essere fatto. Come un’intera città esige venga fatto da chi è chiamato a rappresentarla ed amministrarla, siano questi esponenti della Giunta nominati dal Sindaco eletto, ancora di più, quei consiglieri comunali responsabili dell’approvazione dei documenti che passano dall’aula. Tanto ci si aspetta e tanto sarebbe dovuto ad entrambe le parti, soprattutto a chi, dall’opposizione, ricopre in qualche misura il ruolo di garante.

Inutile aggiungere che, con un minimo di esperienza, si sarebbero potuto consentire tempi più comodi nel rispetto di tutte le parte coinvolte, chiedendo una proroga. Una sensibilità che non ha minimamente sfiorato chi ha dimostrato di non essere affatto interessato all’opinione degli altri, altri che di conseguenza non hanno avuto alcun interesse a fare da utili idioti o inutili spettatori ad un Consiglio comunale dove non ci sarebbe potuta essere alcuna discussione adeguata. E così, l’opposizione diserta la seduta 21


mentre la maggioranza si compiace per la manovra che si approva da sola. Vittorie di Pirro‌

Il busto di Pirro di epoca romana conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Leonardo Betti il 10 giugno scorso. A distanza di undici mesi lâ€&#x;umore è cambiato.

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È QUI LA FESTA?

E’ proprio vero, con un Sindaco così non c’è niente da festeggiare. E se ne sono accorti tutti: pure lui! Il primo cittadino di Viareggio sembra istintivamente portato a boicottare tutte le festività e gli appuntamenti tradizionali della nostra città. Vedi la notte di San Silvestro, quando il sindaco era tanto entusiasta della festa in piazza Mazzini che finalmente erano riusciti ad organizzare, che alla fine… neanche si è presentato! Del sindaco, sul palco per l’immancabile brindisi di mezzanotte, nemmeno la traccia. Solo un risibile video-messaggio come una star di Hollywood. Forse troppo ottimismo: c’era forse bisogno di augurare un anno migliore alla nostra Viareggio? Ma dove non arriva il sindaco ci pensa il suo staff. E così poco dopo l’una del 1° Gennaio ecco irrinunciabile il primo status del 2014 sul profilo FB di Leonardo Betti in cui il sindaco (o chi per lui) si rallegrava del buon pubblico “che mi dicono essere in Piazza Mazzini”.

Verrebbe da dire: chi si fa autogol a Capodanno se lo fa tutto l’anno. E, a giudicare da questi primi mesi del 2014, è andata proprio così. Passano meno di 12 ore ed a mezzogiorno, nella solita Piazza Mazzini, va in scena il rituale tuffo in mare di Capodanno. In fila sulla battigia ci sono 213 temerari bagnanti: cori, urla e tifo a fare da cornice. Insomma una tradizione della nostra città. Non manca niente, a parte il Sindaco. E siccome non c’è due senza tre, ecco che il Sindaco inanella in 24 ore un’altra vistosa assenza, mancando alla Santa Messa per la Pace che, la sera di ogni 1° gennaio, l’Arcivescovo di Lucca Monsignor Italo Castellani celebra con i prelati di Viareggio.

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E quando il Sindaco non fa notare la propria assenza è perché, a mancare, è proprio l’iniziativa. Come per San Sebastiano, con la cancellazione della festa per il Patrono della Polizia Municipale (come ricordato anche nel capitolo dedicato ai nostri Vigili). Oppure per i Presepi in Piazza Mazzini ed a Torre del Lago, entrambi dimenticati (?) dopo anni di onorata presenza. Ma del resto che vi fosse scarso feeling tra l’Amministrazione di centrosinistra e le festività natalizie era chiaro già fin da principio. L’ingenuo (ex) Assessore alle finanze Alessandro Caprili aveva fatto del suo meglio per farci intuire un certo “malessere” per il Natale. Lo status sulla sua pagina Facebook era un indizio: “Il Natale mi fa caà! Mi ha fatto sempre caà! Quest‟anno ancora di più!” con tanto di disegnino. Insomma, più chiaro di così non poteva dircelo.

A tutto questo, naturalmente, non poteva restare indifferente il mondo cattolico che non ha fatto attendere la propria reazione: prima un articolo sul giornalino “Lettera ai Cristiani” a firma del Parroco di San Paolino e poi la più rumorosa dichiarazione con presa di distanza di Monsignor Dante Martinelli, Vicario del Vescovo di Lucca.

La festa è finita. 24


Farmacia e sicurezza, il binomio che non ti aspetti. Ed hai ragione.

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LADRI IN AZIONE? CHIEDI AL TUO FARMACISTA!

Per Leonardo Betti la sicurezza è “un bene pubblico che deve essere garantito al cittadino e per questo riteniamo indispensabile prestare attenzione agli spazi pubblici, alla qualità delle abitazioni e all'arredo urbano, adottare provvedimenti volti a rafforzare le reti sociali e familiari nonché il senso di appartenenza dei quartieri, promuovendo progetti di animazione dei territori e degli spazi pubblici che favoriscano la convivenza tra gruppi sociali”.

Questa sorta di supercazzola alla Conte Mascetti è veramente la parte dedicata alla Sicurezza nel Programma Elettorale di Betti Sindaco. La confusione delle parole e quella dei fatti purtroppo si concretizzano nella brillante intuizione dello scorso gennaio, dopo l’ennesima escalation di furti ed aggressioni notturne nella zona della stazione ferroviaria. “Per contribuire alla sicurezza di Piazza Dante” … ecco … “una Farmacia alla stazione di Viareggio”. Così suggerisce Betti dalla sua pagina Facebook, facendo sapere che “pare una buona soluzione, che va incontro alle esigenze dei cittadini con un presidio sanitario importante e che porta qualità e servizi in una zona difficile come quella”. Le battute sull’utilità di una semplice farmacia notturna alla stazione si sprecano… alla fine, più che aumentare la sicurezza dei residenti, faciliterebbe solo l’acquisto di garze e sterilizzanti a chi “anima questo spazio pubblico”, per usare parole a lui care. Ma stavolta qualche buon samaritano deve averlo consigliato bene, perché di questa pittoresca iniziativa sulla sicurezza non ha più parlato nessuno, come nessuno, purtroppo, ha mai parlato seriamente di sicurezza. 26


Il patrono della Polizia Municipale, San Sebastiano in un dipinto del Sodoma del 1525.

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“PULIZIA” MUNICIPALE

Che la sicurezza non fosse esattamente un cavallo di battaglia della sinistra lo avevamo capito, e del resto Betti&Co. ce lo avevano dimostrato anche in campagna elettorale. Ma che il corpo della Polizia Municipale divenisse la Cenerentola dei settori del Comune di Viareggio, questo no. E dire che al suo arrivo in Piazza Nieri e Paolini il Sindaco Betti sembrava voler ricoprire di attenzioni i Vigili Urbani. Dopo essersi gelosamente tenuto la delega alla Polizia Municipale, il Sindaco aveva aggiunto volentieri la consulenza di Potito Iascone. Presentato come “uno dei massimi esperti in materia di sicurezza”, il superconsulente sembrava dover essere l’uomo giusto al momento giusto. E invece a circa 10 mesi dalla sua nomina (era il 22 luglio 2013), praticamente oltre il giro di boa del suo incarico di 18 mesi, i provvedimenti, i suggerimenti e i risultati di Iascone in merito all’organizzazione del Corpo sono ad oggi ancora ignoti.

Ci penserà il nuovo Comandante a portare a casa i risultati, si sarà creduto. Macché. Viareggio undici mesi dopo le elezioni ancora non ha un Comandate della Polizia Municipale. Partita come un complicato rebus, la scelta del nuovo dirigente oggi è una barzelletta che non ha fatto ridere nessuno.

Dirigente a comando, selezione interna al personale viareggino, e infine il bando per la mobilità tra gli Enti Pubblici. Tre annunci, tre smentite: un caos decisionale mai visto che ha finito per scontentare tutti e lasciare la Polizia senza un Comandante.

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Ma tutto questo non bastava a Leo, che tra un ripensamento e l’altro è riuscito persino a litigare a mezzo stampa con il corpo dei Vigili, dando loro pubblicamente dei fannulloni in risposta ad una lettera aperta delle RSU in cui, a inizio gennaio, si chiedevano risposte e non finti proclami sul nuovo Comandante. Con il solito tono stizzito Betti ha replicato chiedendo rispetto per le decisioni sue e della Giunta (ma quali?) e per le istituzioni (“io sono il Sindaco”), arrivando persino a sollevare dubbi sui servizi resi dalla Polizia Municipale alla città e rivendicati dalle RSU nel loro Intervento: “Ci sono tanti agenti – dichiara Betti - ma pochi risultati”, una frase, una pietra tombale sui rapporti Sindaco-Vigili.

Se poteva peggiorare la situazione, Betti ci è riuscito di lì a pochi giorni. Ovvero il 20 gennaio, San Sebastiano, giorno in cui da quasi 40 anni a Viareggio la Polizia Municipale celebrava il Santo Patrono. Tranne quest’anno, per la prima volta: nessuna cerimonia, niente Messa, niente turno unico per i lavoratori. E ovviamente nessuna relazione di inizio anno da parte del Comandate, perché quello ancora non c’è. Negligenza? Disinteresse? Semplice dimenticanza? Incapacità, punto.

Intanto c’è un altro professionista in attesa di conoscere il proprio futuro lavorativo, dopo Petruzzi e Priore: è Pietro Di Troia, vincitore il 7 febbraio 2014 della selezione-fantasma (per l’assunzione a tempo determinato ai sensi dell’art. 110, comma 1, del D. Lgs. 267/2000, per Dirigente Comandante del Corpo di Polizia Municipale) di cui nessuno ha più sentito parlare. C’è solo da sperare che Di Troia non avesse già lasciato il suo precedente posto di lavoro…

La Nazione, 7 maggio 2014

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CONSIGLIO COMUNALE APERTO, MAGGIORANZA CHIUSA.

A parole questa Amministrazione si definisce aperta al dialogo, ricordando di continuo che la politica dovrebbe occuparsi della crisi che attanaglia la città e replicando, ad ogni accusa dell’opposizione, con la richiesta di maggior rispetto per le Istituzioni… Appunto, quel rispetto venuto a mancare nella prima occasione utile al dialogo con la città che “dovrebbe” amministrare. Ovvero nel Consiglio Comunale Aperto convocato il 22 gennaio scorso, al quale si è giunti su input delle opposizioni per dar voce alle categorie economiche. Peccato che, mentre i rappresentanti delle categorie si rivolgevano agli amministratori con interventi precisi ed approfonditi, Assessori e Consiglieri di maggioranza fossero altrove, con la mente o con tutto il corpo. Se da una parte, l’allora vice-sindaco Gloria Puccetti, era intensamente impegnata con l’assessore Glauco Dal Pino a ridere, con lo sguardo chino sul cellulare, infondendo tra tutti il misterioso dubbio sulla causa (videogioco o serie infinita di messaggi?) dall’altra, sui banchi della maggioranza, la consigliera Sandra Mei chiacchierava gioiosamente con l’allora compagna di banco Beatrice Pieraccini.

Ma, dulcis in fundo, mentre le categorie stanno facendo il loro intervento in aula, il Sindaco si alza e se ne va. E va bene così…. Terminato il Consiglio, trascorsi diversi giorni, di quella emergenza nessuno, né il Sindaco né l’Assessore delegato, si è più interessato finché furono le categorie stesse a

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tornare a battere un colpo alla porta dell’Amministrazione: “Signori, che facciamo?”. La risposta disarma quanto rimaneva della credibilità del centrosinistra: alla legittima richiesta da parte delle categorie di un impegno concreto dell’Amministrazione sui temi trattati (o almeno un segnale, o meglio ancora, un segno di vita) Betti&Co rispondono chiedendo un documento scritto per “capire meglio la situazione”….come a dire: ma chi vi ha ascoltati.

Decine di saracinesche abbassate con cartelli riportanti la scritta “Affittasi” o “Vendesi” tra Via Fratti e Via Battisti.

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BETTI IL GIGANTE. E NOI PAGHIAMO... “L’ho detto chiaramente in occasione della riunione della Conferenza dei Sindaci questa mattina: io non sono d‟accordo! L‟accesso a qualsiasi ospedale deve essere libero, senza pagamenti. Per me è un principio irrinunciabile”. (Leonardo Betti, 31 gennaio 2014)

Ed i colleghi Sindaci e l’Asl l’hanno ascoltato, tant’è che lo stesso giorno viene approvato il progetto.

Ora, viene da chiedersi, se il Sindaco di Viareggio, città che da sola conta il 45% della popolazione della Versilia, in sede di Conferenza dei Sindaci non riesce ad imporre la propria posizione o a convincere almeno uno dei colleghi spostando così i precari equilibri del dibattito, che peso può avere la città, da molti definita capoluogo, nelle scelte 32


comprensoriali? Semplice, nessuno. O forse – come sussurrano i bene informati sul confronto tra i Sindaci del PD alla vigilia della gabella sulla sosta - la sconfitta di Viareggio (o meglio, la sconfitta di tutti i versiliesi che da questo maggio saranno costretti a pagare per far visita ai propri malati) è da imputare all’ennesima gestione maldestra del sindaco Betti che sarebbe rimasto morbido in tutte le riunioni da settembre a gennaio per poi fare un passo indietro al momento della firma della gara di appalto per l’assegnazione dei lavori al parcheggio, solo ed esclusivamente per smarcarsi mediaticamente dall’impopolare decisione. Ricostruzioni fantasiose? Speriamo. Cosa dite: meglio ininfluenti o incapaci?

La famosa scena con Totò tratta dal film “47 morto che parla”.

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PER GIUNTA UN RECORD!

Se prima ero solo (Rossetti) a ballare l'hully gully , adesso siamo in due (Puccetti) a ballare l'hully gully. Se prima eravamo in due a ballare l'hully gully, adesso siamo in tre (Servetti) a ballare l'hully gully. Se prima eravamo in tre a ballare l'hully gully, adesso siamo in quattro (Augier) a ballare l'hully gully. Se prima eravamo in quattro a ballare l'hully gully, adesso siamo in cinque(Caprili) a ballare l'hully gully. E si ferma a 5 (su 7) lo sciagurato hully gully del Sindaco Betti che di questo “passo” si ritroverà presto solo e senza musica… La canzone di Edoardo Vianello si addice perfettamente all’evaporazione di Assessori che c’è stata a Viareggio in questi mesi. Se la Giunta di Leonardo Betti non resterà tra i ricordi più felici dei viareggini, entrerà invece di diritto tra i Guinness World Records!

In una Giunta di sette elementi, in appena otto mesi (10 giungo 2013 - 4 febbraio 2014), tra dimessi e rimossi, sono“saltati”cinque Assessori: l’incapacità del centrosinistra è divenuta ben presto un vero e proprio 34


fenomeno capace di attirare anche l’attenzione dei media nazionali. Ma andiamo per ordine. Giunge a metà dicembre il primo passo indietro. E’ l’Assessore al Sociale Roberto Rossetti, in quota Rifondazione Comunista, ad ammainare la bandiera. Il più delicato nella forma, forse proprio perché è stato il primo: “In seguito al risultato del congresso di Rifondazione Comunista - scrive - non mi riconosco più in questo partito dal quale mi dimetto e conseguentemente, in coerenza con i miei principi etico-politici, in quanto rappresentante di questa parte politica nella Giunta Betti mi dimetto anche da Assessore”.

L’ha presa larga Rossetti per arrivare a dire che non voleva più far parte di questa Amministrazione…il Sindaco nei giorni successivi proverà, come da sua ammissione, a convincerlo a restare, ma Rossetti non ci ha voluto proprio sentire ed è scappato di corsa al grido di “si salvi chi può”. Meno brillante si rivelerà invece la “criticona” Isaliana Lazzerini, che nelle stesse ore dichiarava: “Non intendo assumere il ruolo di Assessore al posto del compagno Rossetti, lasciando libero quello di consigliere così da far entrare in Consiglio Emiliano Favilla, che pure rappresenta con onore Rifondazione”. E nei mesi precedenti infatti si era fatta notare per essere una vera e propria opposizione interna, critica su tutto o quasi: “sull’emergenza della casa bisogna fare di più” rimproverò con sofferenza già d’estate; “guai a toccare i confini del Parco” tuonò il 26 ottobre contro la lista civica pro-Betti Viva Viareggio Viva; e si confermò ostile sulla macrostruttura tanto orgogliosamente sbandierata da questa Amministrazione votando contro in Consiglio; poi, ciliegina sulla torta, la bellissima dichiarazione a cuore aperto del 20 dicembre: “questa Giunta non corrisponde alla Giunta che vorrei, quindi non

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potrei mai farne parte. Non mi ci riconosco per come tratta i dipendenti comunali, per come assegna gli incarichi, per l‟atteggiamento sulle marine, sul lavoro, sui rifiuti, su Rete Versilia, sulla cittadella della pesca e sul porto. Questa Giunta non profuma di sinistra”. Indovinate? Isaliana Lazzarini oggi è l’Assessore al Sociale della Giunta Betti (al posto del compagno Rossetti) ed al suo posto in Consiglio comunale è entrato Emiliano Favilla (che non sappiamo se onora Rifondazione, ma ricopre convintamente l’imbarazzante ruolo di pasdaran del Sindaco, con tanto di difesa a spada tratta durante l’assemblea pubblica nella sala di rappresentanza del Comune dello scorso 3 marzo). Bella mossa alla Cencelli, hanno trasformato i primi “criticoni” in estremi difensori!

Ma non v’è mare sereno per un pessimo Capitano, ed eccoci allo Tsunami dei tre “Grandi Siluramenti”: il 3 febbraio saltano in un colpo solo il vicesindaco Gloria Puccetti, l’Assessore al personale Laura Servetti e l’Assessore al turismo Alessandro Augier. L’inattesa scelta di mandare via tre assessori a meno di 8 mesi dalla loro nomina è stata giustificata così: “Non rispettavano le mie scelte, non c‟era più fiducia. Ho guardato fuori dalla finestra ed ho capito che bisognava cambiare marcia, andare più veloci: è una questione di funzionalità”. Se il Sindaco, invece di guardare fuori dalla finestra come un alunno distratto, avesse volto lo sguardo anche alle pratiche ferme sulla sua scrivania, forse, non sarebbe ricorso con affanno ad il longevo e poco nobile scaricabarile (non solo sulle Amministrazioni precedenti ma adesso, senza alcuna nobiltà, anche sui suoi collaboratori). Sceglie infatti di scagliare ogni responsabilità del fallimento dei primi mesi sui tre Assessori: “ho solo bisogno di una squadra più forte”…

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Eppure quella squadra l’aveva scelta proprio lui “in totale autonomia”, dichiarò il giorno della loro presentazione, aggiungendo orgogliosamente che la sua Giunta era composta da persone “fidate, competenti, serie, che hanno una grande passione per la politica e per Viareggio” e che “proprio per tutte queste indiscutibili qualità sono state scelte, fuori da ogni vecchia logica”. “Indiscusse” (evidentemente no), “fidate” (ma ora senza fiducia), “competenti” (ma gli serve una squadra più forte). Povero Betti, non proprio un Re Mida.

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Ma gli “indiscutibili fidati competenti” divenuti “discutibili sfiduciati incompetenti”, non ci stanno e replicano con una lettera aperta nella quale dichiarano insieme di aver “lavorato sempre con passione e dedizione alle deleghe”, “nella direzione del cambiamento tracciato dal programma elettorale” e che “non c‟è mai stata da parte tua (del Sindaco) un cenno ad un problema da chiarire”, aggiungendo che “tutto è avvenuto alle nostre spalle e senza alcuna spiegazione. Forse perché le cose non sono affatto chiare come cerchi di far credere”, chiudendo la lettera con un invito: “poiché noi vogliamo essere chiari e trasparenti come sempre siamo stati, annunciamo che nei prossimi giorni indiremo una conferenza stampa in cui racconteremo ai cittadini tutti i retroscena di questa amara vicenda”. E così è avvenuto, ma la conferenza stampa e ciò che da essa è emerso, sarà oggetto di un gustoso capitolo a se stante….

Infine, il quinto Assessore su 7 a lasciare il Titanic-Betti è stato Alessandro Caprili, dimessosi in “solidarietà con i colleghi” e “per dignità personale”. Infatti, l’avventura da Assessore dell’ex revisore dei conti (del Comune viareggino e della Provincia di Lucca, non proprio della Sagra del pistacchio) è stata piuttosto travagliata fin dall’inizio. Delegato a Sport e Bilancio, l’8 novembre Betti (il Sindaco che gli ha attribuito le deleghe appena 5 mesi prima) pensa di affiancargli un consulente sportivo… tempo qualche mese e la delega gli viene definitivamente sottratta ed affidata ad Andrea Strambi. Ma, contestualmente, gli rinnovano lo spettro del tutor: questa volta, nel Betti pensiero (o di chi per lui), c’è l’idea di affiancargli due professionisti che controllino il suo operato sul bilancio. È Troppo! Va bene non essere considerato un esperto di sport, ma il bilancio è il suo mestiere e così, il 4 febbraio, in una lettera indirizzata direttamente al Primo cittadino, spiega come queste

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insolite attenzioni abbiano “minato e logorato seriamente il rapporto fiduciario che deve intercorrere normalmente fra Sindaco ed Assessore”, ricordando inoltre di non aver condiviso “le modalità con cui sono stati dimissionati i tre colleghi assessori” e traendo pertanto l’inevitabile conclusione: “Non ho più la serenità necessaria per poter continuare questa esperienza e, pur con dispiacere, rassegno le mie irrevocabili dimissioni”.

La lettera di Alessandro Caprili

Meno 5. Su 7. In 8 mesi. Se abbiamo ripercorso rapidamente la sostituzione di Rossetti, assai più complesse sono invece risultate le altre. Solitamente un rimpasto trova alla base una volontà chiara di migliorare la squadra, una certezza che desolatamente questa Amministrazione ha dimostrato di non avere, ora dopo ora. Non c’erano infatti nomi certi, migliori, pronti a 39


subentrare ai defenestrati. Si è così aperto un mercato imbarazzante, soprattutto per il centrosinistra e per i tanti, troppi “no” ricevuti dal primo cittadino: ormai nessuno voleva più salire a bordo di una nave che stava già imbarcando acqua. “No”, “No”, uno dopo l’altro, tra cui quelli del consigliere comunale del Pd David Zappelli per il quale è “troppo tardi”, poi quelli dei malpancisti di Sel, dal capogruppo Madrigali al segretario del partito Traina (manifestando di fatto l’inizio della fine dei rapporti). Per giungere al più rumoroso espresso dal “big” del Pd viareggino Andrea Palestini, ex Sindaco ed attuale Presidente del Consiglio provinciale di Lucca che, chiamato dal Sindaco per ricoprire il ruolo di nuovo Assessore al Bilancio, ha rapidamente declinato l’invito spiegando di non voler “rivoluzionare la propria vita per entrare a far parte di un‟Amministrazione che, tra due o tre mesi, potrebbe ritrovarsi in crisi”. Non proprio un attestato di fiducia.

Andrea Palestini

Alla fine la nuova Giunta, anziché migliorarsi, appare composta da terze scelte...con Bertoli neo assessore al 40


Bilancio, Andrea Strambi allo Sport e Chiara Romanini, braccio destro del Sindaco, costretta a scendere in campo, spostandosi dal comodo scranno della presidenza del Consiglio comunale al più attivo di vicesindaco (assumendosi le deleghe più importanti e guadagnandosi il soprannome di Assessore “a tutto”), con qualche malalingua pronta a scommettere che abbia, di fatto, sostituito l’intangibile Betti. Chissà, probabilmente nella Prima Repubblica avremmo assistito formalmente a questa staffetta…

Mentre Bertoli, nemmeno il tempo di accomodarsi in Giunta, viene travolto dall’inevitabile destino che ha perseguitato il predecessore: “commissariato” con tanto di comunicato stampa del Pd (apparso sulla stampa il 23 marzo) “Il Partito - si legge - ha creato un gruppo di lavoro sul bilancio al fine di instaurare un rapporto di reciproca collaborazione”. Riccardo Cima ne farà parte? Domanda retorica.

Nel frattempo resta vacante un assessorato: ai cinque evaporati (Rossetti, Puccetti, Servetti, Augier e Caprili) ne sono subentrati quatto (Lazzerini, Romanini, Bertoli e Strambi). Non illudetevi, non è una scelta nobile mirata al risparmio, resta semplicemente libera la “quota Sel”, nella vana speranza che prima o poi tornino in maggioranza. Ma nell’attesa li ringraziamo: almeno si sta evitando l’erogazione di altri bonifici ingiustificati, almeno alla prova dei risultati conseguiti fin qui. Ed in considerazione dei gruppi di “sostegno” necessari, creati per aiutarli.

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POTERI FORTI. SE L‟UOMO È DEBOLE.

Come annunciato nella lettera scritta dai tre Assessori silurati, giovedì 6 febbraio si è puntualmente svolta la conferenza stampa estesa alla cittadinanza, dove Puccetti, Servetti ed Augier hanno raccontato “tutti i retroscena di questa amara vicenda”. Ed effettivamente qualcosa di interessante è emerso. Anzi, di grave. Perché i mezzi termini in questo caso non bastano. Puccetti: “Bisogna combattere la corruzione, e lo sapete che spesso c‟è”. No, noi personalmente non lo sappiamo cara Vicesindaco, altrimenti l’avremmo denunciato nelle sedi opportune. Puccetti: “Bisogna far capire a chi gestisce i soldi che il denaro pubblico è prezioso e va utilizzato con parsimonia ed onestà”. Questa Amministrazione, dunque, gestisce soldi pubblici con disonestà. Puccetti: “Il Sindaco e la Giunta non possono essere ricattati da chi non è d‟accordo con loro, cedere al ricatto è debolezza”. L’allusione ad un Sindaco ricattato non è neppure poco velata, ma ricattato da chi? Entra così in ballo il mistero dei “Poteri Forti”. Servetti: “Non eravamo noi Assessori i riferenti del Sindaco. Le decisioni venivano prese da un‟altra parte, in incontri con soggetti che non hanno niente a che vedere con la politica e l‟Amministrazione. Solo dopo ci venivano comunicate”. “A volte neanche dopo” aggiunge con resa Augier. 42


Il Sindaco, assente alla conferenza, risponde poco dopo ma con poca convinzione e la consueta poca originalità: “i veri poteri forti sono i viareggini. Non mi pilota nessuno e si vede ogni giorno”. Sì, che non sei ben consigliato effettivamente si vede… Poi, battute a parte, aggiunge: “Che si metterà mano al contratto Sea è una certezza”. Ma ad oggi niente. Ogni affermazione è una futura smentita.

Infine, non contento, punta il dito contro i media, rei di aver costruito da soli lo spettro dei Poteri Forti: “ma quali poteri forti, basta parlare di poteri forti che poi nessuno li ha chiamati così, nessuno ha mai usato queste parole”. Ma in verità il primo in assoluto a parlare di “poteri forti” è stato proprio lui, ponendo il tema al centro della propria 43


campagna elettorale per le Primarie, addirittura come slogan sui volantini distribuiti alla vigilia del ballottaggio contro Lucchesi! Betti da Collodi o memoria corta… lo slogan, a rileggerlo, è stato una sfortunata profezia.

Le dichiarazioni di corruzione, ricatti, disonestà ed influenze esterne (da chiamarsi come si voglia, a noi va bene Poteri Forti) non cadono certamente nell’oblio, diventando oggetto di una Commissione d’Inchiesta e protagoniste di un dibattito che venerdì 7 febbraio si svolge negli studi di Noi Tv al quale, oltre al neo vice sindaco Romanini, il consigliere di maggioranza Favilla e la consigliera d’opposizione Rossella Martina, partecipa anche Rodolfo Salemi, coordinatore della Giovane Italia.

Ed è proprio il nostro Salemi a fotografare la gravità della situazione: “questi Signori non sono i soliti avversari politici, noiosi e faziosi, come vorrebbero farci credere, ma 44


gli Assessori ed il Vicesindaco dell‟Amministrazione Betti ed hanno parlato chiaramente della necessità che i soldi vengano usati con onestà, hanno dichiarato che c‟è corruzione e che le decisioni che spetterebbero alla Giunta vengono prese altrove, in riunioni con figure terze che nulla hanno a che fare con la vita politica ed amministrativa della città. Credo davvero che in queste parole vi sia tutto ciò che occorra alla Procura per aprire un fascicolo. Anzi, sono certo che questo percorso sia già iniziato. Sarebbe grave il contrario”.

Fermo immagine del Tg di NoiTV che riprende le dichiarazioni di Salemi espresse durante la trasmissione del 7 febbraio.

Ad oggi, invece, non si hanno novità in merito. Se i protagonisti fossero stati di colore politico diverso probabilmente avremmo assistito ad una reattività diversa. Tuttavia, di questa storia ad oggi ci resta solo la desolante risposta che il neo vicesindaco Romanini volle usare come scappatoia bizzarra per difendersi dalle accuse: “A me, i poteri forti, ricordano Harry Potter”. Fate vobis.

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MA CHI TE L‟HA INCHIESTA?

Poteri forti, uomini deboli. Se qualcuno allora si riservava degli interrogativi sulla fermezza ed autorevolezza di questo Sindaco, i giorni convulsi della atipica crisi di Giunta viareggina hanno definitivamente spazzato via ogni dubbio. I fatti sono noti, perché hanno occupato paginate intere della stampa locale (e regionale, vedi l’appellativo di Re Tentenna datogli dalla cronaca Nazionale de “La Nazione”) per giorni, indignando (se non spaventando) l’intera città: parliamo della rimozione coatta di tre assessori (e delle dimissioni “guidate” di un quarto) di febbraio. Le parole pronunciate dai tre defenestrati nella conferenza stampa choc di giovedì 6 febbraio sono impresse nella memoria di tutti i viareggini: “corruzione”, “poteri occulti”, “pressioni esterne”, “sindaco burattino”… Dichiarazioni gravi e pesanti che hanno spinto a buon diritto le forze di opposizione a chiedere formalmente l’immediata costituzione di una Commissione Consiliare di Inchiesta sull’attività dell’Amministrazione Betti. Appena 24 ore più tardi, venerdì 7 febbraio, Leonardo Betti, ospite negli studi di Rete Versilia (a proposito, non aveva fatto intendere che lui con Rete Versilia non ci parlava per solidarietà con i lavoratori licenziati? Forse il fratello della Segretaria del Pd avrà concesso il nulla osta), intervistato nel corso della trasmissione “Carte in Tavola”, dichiarava con l’ormai consueto tono di sufficienza: “la Commissione d‟inchiesta non serve: la facciano pure se credono”. Il tutto condito da un esilarante (e poco viareggino, forse più romanesco) “ma de che!” in risposta alle domande rivolte dal conduttore Massimo Mazzolini sulla necessità di fare luce sulla presenza o meno di poteri

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forti esterni all’Amministrazione comunale. “Ma de che, ma de che, ma de che…”. Va bene – direte voi – una posizione contraria ed inamovibile. Chiaro, no? Legittimo. Ma de che! Appunto. Il Sindaco tempo due giorni si impunta, e dallo snobbare e sbeffeggiare totalmente la richiesta di istituzione della Commissione vuol essere all’improvviso, a tutti i costi, il primo firmatario della richiesta. “Come avevo già dichiarato settimana scorsa, sarò il primo firmatario dell‟istanza che chiede al Presidente del Consiglio Comunale di istituire una commissione d‟indagine sulle gravi affermazioni che gli assessori da me revocati hanno fatto nella conferenza stampa da loro convocata il 6 febbraio.” (Leonardo Betti, 10 Febbraio 2014). Ah Sindaco, ma de che?? La richiesta a quella data, infatti, aveva già un primo firmatario: il Consigliere di minoranza Massimiliano Baldini. E non solo, aveva anche un secondo, un terzo e un quarto firmatario e così via. In pratica tutta l’opposizione più l’intero gruppo di SEL, che formalmente era ancora nella maggioranza di Betti, avevano già sottoscritto la richiesta d’istituzione della nuova Commissione. Niente da fare. Betti batte i piedi come un bambino bizzoso ed al Consigliere Baldini, vero primo firmatario e promotore dell’iniziativa, non resta che allargare le braccia e concedere lo sfizio al baby-Sindaco, improvvisamente desideroso di indagare sulla sua stessa attività amministrativa, mettendola di fatto in discussione davanti ai suoi elettori. Un autogol che non ha ancora capito di aver segnato. Ma le cose che non ha capito, purtroppo, pare non siano poche…. 47


Asse di Penetrazione, lavori in corso tra tante parole. E “strade� diverse.

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ASSE DI PENETRAZIONE DA CAVALLO DI BATTAGLIA A CAVALLO DI TROIA

Era il 18 settembre 2010 quando il governatore della Regione Toscana Enrico Rossi (PD) annunciava di aver raggiunto l’accordo con il “Parco Migliarino San Rossore Massaciuccoli” per far passare l’Asse di penetrazione a sud dello Stadio dei Pini . Un accordo che non appariva affatto scontato e che sembrava rappresentare l’atteso punto di arrivo per le progettazioni e di partenza per i tanto attesi lavori. Un’intesa accolta con giustificato entusiasmo dall’Amministrazione dell’epoca e dalla città. Finalmente tutto pronto. Ma a distanza di tre anni, mentre i lavori proseguono, cambia l’Amministrazione comunale e con essa le prospettive, le priorità ed i tempi. Ma ricostruiamo le tappe del percorso che ha portato al vicolo cieco in cui è finito oggi il quartiere-motore della nostra economia cittadina. Il 9 aprile 2013 la Federazione della Sinistra – soffertamente coalizzata con il PD a sostegno di Leonardo Betti alle scorse elezioni - per voce dell’allora consigliera provinciale Isaliana Lazzerini spiega vittoriosa come, con il candidato Sindaco, sia stata “trovata la sintesi giusta sui punti fondamentali, come il referendum cittadino sull‟asse di penetrazione”. Betti, entusiasta e impaziente per la campagna elettorale, aggiunge euforico: “Il referendum è pronto”. E i primi di giugno ad un dibattito organizzato nella sede del CNA di Viareggio, e promosso dalla stessa confederazione degli artigiani locali, Betti conferma la propria linea di fronte ad una platea agguerrita e parte in causa, che al contrario riteneva del tutto dannoso riperdersi nell’ennesima discussione su dove far passare la nuova strada. In compenso Betti assicura le imprese che entro tre mesi dalla sua elezione la scelta definitiva sarà 49


presa, tranquillizzando il responsabile nazionale CNA Nautica, Andrea Giannecchini. Quei tre mesi sono ampiamenti trascorsi, anzi, si sono superati tre volte. A rispolverare il tema nel frattempo ci ha pensato solo il convitato di pietra della giunta Betti Gualtiero Lami, vicepresidente della Fondazione Carnevale nonché segretario del circolo Manfredini di Rifondazione Comunista, che a fine gennaio ricorda al suo Sindaco l’impegno referendario, proponendo addirittura la creazione di un “comitato popolare permanente che ponga, quale scopo prioritario, la preparazione di una consultazione referendaria” (28 gennaio). Per Betti c’è giusto il tempo di rassicurare i comunisti alleati ai microfoni della tv locale Rete Versilia (29 gennaio) per poi smentire se stesso in appena una settimana, tagliando corto dalle colonne de Il Tirreno con un laconico “il referendum non si farà” (Il Tirreno, 7 Febbraio 2014). Chissà se questa è la sua risposta definitiva, o se – alla luce della ritrovata utilità in Consiglio di quell’unico, prezioso voto di Rifondazione Comunista, dopo l’uscita dalla maggioranza di SEL – per accontentare lo scomodo ma vitale alleato Betti chiederà l’aiuto del pubblico. Intanto l’Asse di penetrazione è finita nel dimenticatoio. Dopo aver fatto da collante attacca-partiti per appiccicare una coalizione più ampia possibile, l’asse viario è rapidamente passato da essere il cavallo di battaglia della campagna elettorale in nome della “partecipazione democratica” al cavallo di Troia nella maggioranza di centrosinistra: un nemico ospitato con l’inganno tra le mura amiche che adesso rischia di scatenare l’ennesima guerra tra (ex?) alleati. L’inevitabile conseguenza è un immobilismo che, pian piano, soffoca ciò che resta della nostra Darsena.

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LE UNICHE COSE BUONE…NON SONO SUE.

Avete presente la corrida? Quel gioco spagnolo, dove un uomo attira l’attenzione del toro sventolando una stoffa rossa? Ecco, anche i finanziamenti dalla nostra Regione si muovono col medesimo istinto: attratti dal colore “rosso”. Non quello di un lembo stretto in mano al torero di turno, ma quello di una parte politica e del suo Sindaco di sinistra. Accade infatti che, con il cambio di amministrazione, Firenze riscopra Viareggio, ed il Governatore Enrico Rossi inizi a sostenere (da solo) questa Amministrazione. Sostenere nel vero senso della parola, perché se non vi fossero state iniziative “regionali” Betti sarebbe affondato da tempo. Pare infatti che il partito regionale, resosi conto della pochezza dei suoi esponenti in loco, chiamati a governare quello che resta della Perla del Tirreno, si sia mobilitato per far di tutto pur di evitare un immediato ritorno alle urne che, a detta di alcuni di loro, avrebbe “riconsegnato la seconda città della Provincia di Lucca agli avversari”. Cause nobili. E così, resasi conto all’improvviso che “la passeggiata a mare è lo spazio pubblico più significativo di Viareggio”, dopo i milioni di euro del Piuss conquistati ed investiti dalla Giunta Lunardini nel 2011 per il rifacimento di un terzo della Passeggiata, la Regione decide di intervenire con 9 milioni in tre anni, tre all’anno dal 2014 al 2016, stanziati nella finanziaria 2014. Betti, che di comunicazione non si intende granché (non se la prenda chi è stato chiamato ad assisterlo in questo), neppure nasconde l’intervento della longa manus democratica, unica autrice dell’improvviso sussulto, e 51


coglie subito “l’occasione per ringraziare personalmente il presidente Enrico Rossi”. E grazie tante. Passano tre mesi e la rossa Regione di Rossi corre di nuovo in aiuto della già traballante Giunta Betti con una nuova iniezione di denaro pubblico: il 3 febbraio, con una delibera di Giunta regionale, vengono affidati 2,6 milioni per la nuova banchina commerciale di Viareggio. Prodigioso. Betti stava quasi per illudersi di aver trovato in Enrico Rossi il deus ex machina della sua tragica esperienza amministrativa. Ed invece il Sindaco si rivela ben presto un Re Mida al contrario. Infatti il Governatore toscano viene contagiato dal tocco mortale di Betti e cade in disgrazia: crisi di maggioranza anche a Firenze con tre assessori silurati. Niente male, ma le cause qui sono da ricercarsi nel pareggio di conti tra le correnti Renziane e non, all’indomani della nomina a Presidente del Consiglio dell’ormai ex Sindaco di Firenze…. Ora Rossi ha tutt’altro a cui pensare ed il Salva-Betti deve aspettare.

Dicevamo “le uniche cose buone”. In effetti c’è stato un provvedimento utile alla città in questi mesi: la pianificazione dei lavori di riqualificazione della Pineta di Ponente, polmone della città abbandonato al verde selvaggio e regno dello spaccio. Tutti lo sanno, le autorità fanno il possibile ma, purtroppo, il fenomeno persiste. Ecco allora un piano di interventi triennale su decoro, pulizia e sicurezza. Bene, anzi benissimo! Ovviamente neppure questa è farina del sacco di Betti, infatti, il merito dell’iniziativa è tutto da ascrivere alla lungimiranza della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca che ha stanziato 1,5 ml di euro per il rilancio della Pineta. Segno di fiducia nella Giunta Betti da parte di un’importante istituzione del territorio? Macché... Tanta è l’affidabilità di questa Amministrazione che la Fondazione – caso più unico che raro – ha sì concesso i finanziamenti al Comune, ma con il

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vincolo di seguire direttamente la progettazione e tutta la gestione dei lavori per i tre anni. Come dire: “Non vogliamo pasticci: meglio se ci pensiamo noi�. Le voci evidentemente corrono...

Enrico Rossi parla. Leonardo Betti ascolta.

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È BELLO “INCIAMPARE” IN UNA VALLEVERDE

Ora recupero popolarità, annuncio un grande progetto: risalirò la china del consenso… sarò un eroe! Chissà, forse il Sindaco Betti avrà pensato qualcosa di simile mentre stava scrivendo il suo status su Facebook con il quale presentava il progetto Valleverde, annunciando acquapark, campi da golf, tensostrutture – addirittura pari al famoso Forum di Assago (Milano) - ma pure percorsi per i cavalli e, perché no, anche 900 posti di lavoro! Si sarà sentito come il meraviglioso mago di Oz! Ma è in verità lo Spaventapasseri. Purtroppo con una minore consapevolezza dei propri limiti rispetto al personaggio di Frank Baum (questo libro cercherà di essere la vecchia cornacchia, chissà se Betti capirà…). Il progetto Valleverde, ad onor del vero, esiste. Ma l’85% compete al Comune di Massarosa e la prima reazione è del collega del Pd, Adolfo Del Soldato, vicesindaco di quel Comune, che senza troppi giri di parole gli dà del dilettante e lo invita a starsene un po’ zitto: “A Viareggio l‟Amministrazione in queste ore si è mossa con dilettantismo e approssimazione molto grave. Il progetto e l‟interesse del privato esistono da mesi, ma siamo in una fase molto delicata. Stiamo cercando di capire se ci saranno i termini pratici e amministrativi per un‟operazione del genere. Basti pensare che per farla ci sarebbe bisogno di una variante al piano strutturale di Massarosa. C‟è da essere cauti e non fare proclami irresponsabili”.

Povero Betti, ne azzeccasse mai una. Però pure lui non fa niente per evitarsele. Infatti, come cade si agita e ne combina subito un’altra, è un affar serio. Pensa quindi di replicare e dichiara: “respingo le accuse di dilettantismo e 54


approssimazione perché non ho dato alcun annuncio. Ho solo convocato una riunione di maggioranza per illustrare loro il progetto e, proprio per mantenere la riservatezza, ci siamo riuniti in una sala del Principe di Piemonte. E‟ stata l‟abilità di una giornalista locale, presente per tutt‟altri motivi, a reperire le informazioni sul progetto”. Certo, sempre colpa di altri. Ma la bugie hanno le gambe corte, in questo caso cortissime ed a volte ti trascinano nel ridicolo! Infatti, altro che giornalista talentuoso: è stato lo stesso Betti (o chi per lui) ad aver pubblicato il lancio del progetto, addirittura dalla sua pagina Facebook! Non aggiungiamo commenti. E’ il VOSTRO Sindaco...

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L‟ITALIA S‟È DESTA. O FORSE NO.

Poteva questa Amministrazione agire in modo sereno almeno quando c’è da esprimere unanime solidarietà? No, la ripicca politica precede tutto e così, la voglia di affiggere la propria bandierina, prevale sul buon senso.

Ce lo ha tristemente dimostrato la gestione della proposta di uno striscione di solidarietà per i due Marò, che noi, come Giovane Italia, avevamo proposto di appendere alla facciata del Municipio in segno di vicinanza ai due fucilieri del Battaglione San Marco, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, trattenuti in India da oltre due anni.

Un gesto solo simbolico ma significativo di una sensibilità condivisa nei confronti dei nostri due connazionali, compiuto nel frattempo da moltissime istituzioni italiane.

La proposta è arrivata sui banchi del Consiglio Comunale il 7 Marzo grazie ad una Mozione presentata dal gruppo consiliare di Forza Italia, supportata da oltre duecento firme raccolte in un pomeriggio a Viareggio durante un partecipato incontro pubblico che la Giovane Italia organizzò lo scorso 15 novembre: “L’Italia s’è desta, o forse no” il titolo del dibattito, introdotto dal coordinatore del movimento Rodolfo Salemi e moderato dal caposervizio de La Nazione di Viareggio Enrico Salvadori: ospite della serata il Direttore de Il Giornale (ed ex-Marò) Alessandro Sallusti, sostenitore convinto della mozione al punto da volerla sottoscrivere durante l'evento.

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Come anticipato, da quella serata trascorrono addirittura quattro mesi prima di arrivare a discutere la Mozione in Consiglio, ed in Aula va in scena un pietoso teatrino mal diretto. La maggioranza infatti si arma di pregiudizi e la respinge: dai banchi della sinistra la Mozione viene definita “inutile” per bocca di un consigliere del Pd, dimenticando come la stessa sinistra in altre occasioni abbia presentato e poi approvato mozioni altrettanto poco utili a favore dello ius soli, per la liberazione di Rossella Urru, contro la guerra in Siria o l’ultima presentata in ordine cronologico (8 aprile 2014) contro l’acquisto degli F35, giusto per citarne solo alcune dell’ultimo anno. Due pesi e due misure che ci spingono a chiedere: se valeva allora la convinzione che il Consiglio Comunale potesse legittimamente esprimersi su temi nazionali ed internazionali, perché oggi no? Quale giustificazione per questa discriminazione? Silenzio assordante.

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Ma andiamo avanti. Intuendo di essere andato oltre e di essersi esposto all’ennesima ondata di critiche, il Sindaco Betti decide di scrivere al Ministro degli Esteri, pensando di riuscire così a recuperare la palla in contropiede ma, ancora una volta, dimostra solo di non aver capito. Va da sé che un documento unitario come quello che chiedevamo di approvare all’assise comunale avrebbe avuto tutt’altro significato.

Ma a Betti in quell’occasione l’unità non interessava: la chiederà poi, alla ricerca dei numeri per approvare il suo bilancio… Un’unità che evidentemente non esiste nemmeno all’interno del suo partito, che sulla vicenda ha reagito in 58


modi diversi sul territorio versiliese e lucchese. Perché noi quella mozione, affidandola ai vari gruppi consiliari di Forza Italia, l’abbiamo portata anche nei Consigli Comunali di Lucca, con il Sindaco del Pd Tambellini che ha scelto (d’intesa con l’opposizione!) di scrivere una lettera coinvolgendo tutte le forze politiche; a Forte dei Marmi, dove il Sindaco del Pd Buratti ha accolto la nostra richiesta prima ancora che arrivasse in Consiglio comunale; in Provincia, dal Presidente Pd Baccelli, dove la mozione è stata addirittura approvata con i voti di Forza Italia e Pd in Consiglio e lo striscione è già stato collocato all’ingresso di Palazzo Ducale in Piazza Napoleone.

Lo striscione esposto in Provincia. Palazzo Ducale, Lucca.

A Viareggio invece abbiamo assistito – basiti, ma per niente meravigliati – all’ennesima scena avvilente. Il Pd viareggino nei fatti si è dimostrato la peggior espressione del suo partito.

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MACROSTRUTTURA , MACRO-CONFLITTI.

Ed eccoci arrivati al vero, grande e trionfale successo del centro sinistra? Ovviamente…no. La macrostruttura, la tanto sbandierata scommessa della nuova Amministrazione targata centrosinistra, affonda sotto il peso della quotidianamente rinnovata incapacità gestionale di un Sindaco che dimostra di promettere ciò che poi non può mantenere, un po’ per ingenuità, un po’ per incapacità, un po’ perché certe decisioni (come allude l’ormai ex assessore al personale Servetti) non competono a lui, ma all’anonimo puparo.

Di fatto, della proclamata rivoluzione della macrostruttura si è capito ben poco, se non che il tentativo di frazionare il potere decisionale è miseramente fallito. Difficile riepilogare ogni infinto capitolo di questa ingarbugliata vicenda, piena di contraddizioni, passi in avanti e continui dietrofront, che hanno definitivamente disorientato tutti, a partire dai diretti interessati. Ma andiamo per ordine. Il 24 ottobre 2013 il Consiglio Comunale approva la delibera di Giunta 118/13 con la quale si da teoricamente via libera alla riorganizzazione dei servizi e degli uffici comunali così come disegnato dalla poi cacciata Assessore Servetti: cinque grandi aree (risorse finanziarie, sviluppo sostenibile, demanio e verde pubblico, politiche educativoculturali, servizi e welfare), una Polizia Municipale a contatto diretto con il Sindaco, parole come “rotazione, responsabilizzazione, valorizzazione delle competenze” che hanno fatto pensare alla prima, buona mossa di questo centrosinistra. Un risultato applaudito, ma evidentemente non troppo sinceramente da parte di Betti & Co., dato che l’autrice dell’opera viene di lì a poco messa alla porta.

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Tant’è che a febbraio il Sindaco parla della necessità di “minimi correttivi” che tali non appaiono, conquistando il centro dell’attenzione mediatica con titoli come “Romanini rimette Raffaelli sul trono dorato di super dirigente”. Notizia poi smentita con un banale “è falso” e seguita da una considerazione tragicomica del capogruppo di Sel “Bene, il Sindaco dice il contrario del vicesindaco Romanini”. Insomma, il caos regna sovrano e Betti riparte all’attacco: “nessuna contraddizione, nessun passo indietro. Solo illazioni dei giornalisti che hanno come intento quello di destabilizzare e creare tensioni nella maggioranza”. Complotto!

Ma così non è, a meno che Laura Servetti non si sia nel frattempo iscritta all’albo dei giornalisti. È lei infatti a replicare con toni decisi, prima al Sindaco il 27 febbraio: “Sindaco, prendi in giro gli elettori! Lo schemino che gira in questi giorno non è affatto la mia macrostruttura. Se non

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stai scherzando, o non hai mai capito o non ricordi, oppure bisogna prendere in considerazione le voci che indicano misteriose volontà che ambirebbero a favorire vecchi schemi”. E poi al Vicesindaco il 19 marzo: “Lo ribadisco ancora una volta: ho applicato le precise direttive del Sindaco Betti. Ne ho affrontato, a volte anche da sola, le relative conseguenze, fiera di portare avanti un progetto in cui credevo. Solo per informazione di chi legge: non sono io ad aver cercato il Sindaco, bensì il contrario, quindi, non mi si accusi di aver voluto una fama effimera”.

Detto fatto, il 18 marzo le aree dei settori comunali da 5 diventano 4, rappresentando una modifica sostanziale del piano Servetti. E l’ingegner Raffaelli, al centro del dibattito animato nei mesi dalle forze politiche, vede aggiungersi al settore “demanio e verde pubblico” anche la Polizia municipale, la viabilità, i lavori pubblici e la gara per il completamento del nuovo mercato ittico.

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Tuttavia ad oggi nulla appare chiaro né definitivo, considerate le quotidiane smentite di un Sindaco goffo e mal consigliato che, prima annuncia di rinviare “ogni scelta a dopo l‟estate”, poi firma l’atto di indirizzo nel cuore della Quaresima. Questa ennesima giravolta suscita la durissima reazione dell’ormai ex alleato Sel: “Come definire se non ridicolo un Sindaco che smentisce il giorno prima quello che poi si verifica puntualmente il giorno dopo? Questa è l‟ulteriore dimostrazione che la cacciata degli Assessori era funzionale all‟abbattimento della rivoluzione che stavamo sostenendo”. Che poi punta il dito contro il (super)dirigente Raffaelli: “il nuovo progetto per l‟ittico, di cui si era occupato fino ad Ottobre Raffaelli, era pronto da gennaio…ma l‟ufficio si è messo a fare le bizze. Scommettiamo che adesso, invece, farà magicamente partire la gara?”. Allusione loro. Noi ci limitiamo ai fatti, i quali ahimè descrivono una situazione coerentemente in linea con il caos che regna da sempre nella (con)gestione Betti.

Un caos profondo che si conferma alla vigilia del Consiglio comunale del 24 marzo, convocato per discutere la mozione dell’opposizione, dove si chiede che l’assise venga informata formalmente delle evoluzioni che stanno o meno avvenendo nella macrostruttura, alla quale si contrappone improvvisamente un’identica richiesta firmata però dai consiglieri di maggioranza, per la famosa logica della bandierina.

Logica che li trascina a contraddirsi da soli: La macrostruttura è stata cambiata, anzi no, ci siamo sbagliati. Non è una sintesi scherzosa ma la descrizione reale di quanto accaduto con la mozione della maggioranza dove si legge: “considerato che sono intervenute modifiche alla delibera n. 118 del 25 ottobre 2013 si impegna la Giunta ad investire il consiglio comunale della variazione alla macrostruttura dell’Ente”. Parole che danno di fatto,

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nero su bianco, ragione alle affermazione dell’ex Assessore Servetti e di Sel che erano sempre state smentite dal vicesindaco Chiara Romanini, la quale ovviamente non prende bene l’iniziativa e così, i firmatari (i capigruppo di Pd, Fed. Sinistra e Viva Viareggio Viva), un minuto dopo aver sottoscritto la mozione sentono l’improvvisa esigenza di tornare indietro, sminuendo l’accaduto con parole che stridono come unghie sul vetro: “no, ma non costruiteci una caso. è una cosa pacifica, in verità non sono intervenute modifiche sostanziali”.

Ennesima figuretta, sinceramente evitabile. Resta infatti da capire chi sia stato il brillante promotore di questa iniziativa, sottoscritta da tutti come se fosse stata organizzata e condivisa con ampia riflessione. La verità è che il tutto fotografa questi signori come delle “pecore” che obbediscono senza leggere e pensare. Ma l’animale più adatto metaforicamente potrebbe invece essere il famoso elefante nella cristalleria. Questa maggioranza, sostenitrice di un’Amministrazione fatta a propria immagine e somiglianza, di fatto come si muove rompe, cosa tocca distrugge. Non hanno futuro, il che non ci consola poiché, purtroppo per tutti noi, il loro presente è sufficiente a danneggiare ciò che resta di questa città.

Non è allarmismo, ma una desolante consapevolezza.

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CHI DI SOCIAL FERISCE, DI SOCIAL PERISCE.

C‟era un candidato Sindaco che voleva rinnovare tutto, compresi i metodi per interfacciarsi con i suoi concittadini. Bando a sorrisi e strette di mano: antiche. In ufficio non si riceve più: obsoleto. Ed i giornalisti infastidiscono con le loro domande. L’innovazione è a portata di mano, il futuro è arrivato: internet. Leonardo Betti, o chi per lui (hacker o responsabili della comunicazione) si affidano esclusivamente al mondo social, tra Facebook ed il sito del Comune.

Talvolta superando il confine della correttezza, come quando il 14 gennaio non viene utilizzata la pagina istituzionale del Comune per comunicazioni amministrative ma, invece, lo si usa per attacchi politici in replica ad una dichiarazione a mezzo stampa del capogruppo di un partito di opposizione. Un gesto grave, ben più dell’ennesima gaffe. Sul sito del Comune si presentano bandi, concorsi, eventi promossi dall’Amministrazione e quant’altro abbia a che fare con la città: certamente non uno stizzito dibattito politico. E’ palese a tutti come il sito del Comune non sia il sito del Partito Democratico e che, il suo utilizzo, debba essere ben diverso.

Totalmente personale, invece, può essere l’utilizzo della pagina Facebook di Leonardo Betti Sindaco per Viareggio. Peccato che il Sindaco (o chi per lui) decida di comunicare con la città, la stampa ed i Consiglieri, di maggioranza e di opposizione, solo ed elusivamente da lì.

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Il Sindaco Betti risponde allâ€&#x;interrogazione dellâ€&#x;opposizione dal sito istituzionale del Comune.

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Talvolta mancando totalmente di rispetto al Consiglio Comunale, come quando i Consiglieri protocollano un’Interrogazione e si ritrovano la risposta del Sindaco scritta su Facebook anziché, come prevede il Regolamento, in Consiglio Comunale dopo il dovuto dibattito. Una mancanza di rispetto nei confronti delle Istituzioni e delle più basilari regole del confronto democratico, una bizza isterica da bambino a cui nessuno deve criticare il giocattolo nuovo.

Le parole di stizza con cui sbotterebbe il “primo cittadino” a queste brevi considerazioni le abbiamo ormai presenti, sempre le stesse per ogni occasione: “Ma basta con questa opposizione sterile, capace solo di polemiche inutili, senza una proposta concreta per il bene della città. Loro le elezioni le hanno perse… io vado avanti, sono il Sindaco, sono stato eletto dai viareggini…”. Eccetera.

Eppure i primi a ribellarsi al metodo progressista (o autolesionista?) di comunicazione del Sindaco e del suo indefesso staff sono stati proprio i suoi! Era l’11 gennaio quando il gruppo consiliare di Sel, allora in maggioranza (ma ancora per poche settimane), polemizzava inutilmente sulla bizzarra scelta di Betti di annunciare via Facebook il nome del nuovo Assessore al Sociale all’indomani del divorzio con Roberto Rossetti. “Perché dobbiamo sapere della nomina ad Assessore di Isaliana Lazzerini da Facebook? In futuro siamo certi di poter apprendere notizie del genere in modo consono”. Ingenui…. Il Betti-pensiero resta: prima sul mio profilo FB e poi ai Partiti (non per molto) alleati.

Ma almeno il popolo del web apprezzerà tanto virtuosismo social… oppure no? Basta avere la pazienza di sfogliare la home page del profilo del Sindaco per notare un lento, ma inesorabile, tracollo di “Like”. Se a giugno qualsiasi post pubblicato guadagnava rapidamente oltre 300 consensi,

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oggi siamo sulla media di qualche decina di “Mi Piace”. Tra i commenti, i vari post relativi all’azione amministrativa, raccoglie più critiche che plausi, ed i commenti più duri vengono democraticamente rimossi con l’appellativo di “maleducati” dal Responsabile della Comunicazione, Alessio De Giorgi. Guardando alla “decina” di instancabili sostenitori scopriamo amici e strettissimi parenti degli amministratori, nonché alcuni Consiglieri di maggioranza che, ormai, si limitano a cliccare il “pollice in su” più per ruolo che per convinzione. Certo, Facebook non è l’Istituto Ipsos, né Tecnè e neppure l’ultimo sondaggio di Alessandra Ghisleri, ma per chi aveva basato la propria comunicazione sui social network è senz’altro un metro di giudizio indicativo di un evidente calo di consensi.

Betti ed il vertiginoso calo di consensi: da 306 a 15. 68


METAMORFOSI DI UNA SENATRICE: MANUELA, DA MADRINA A SUOCERA.

Prima attenta nutrice, poi madrina confidente, col tempo suocera saccente. Parenti serpenti, avrebbe detto il buon viareggino Mario Monicelli nel vedere come si sono logorati i rapporti in famiglia PD, tra la numero uno dei democratici versiliesi, la senatrice Manuela Granaiola, ed il numero uno in Comune, Leonardo Betti. La prima sostenitrice del giovane e promettente Leo ha impiegato meno del prevedibile a trasformarsi in velenosa guastafeste e così, col passare dei giorni, non ha perso più occasione per bacchettarlo pubblicamente e mettergli il bastone tra le ruote attraverso la Consigliera comunale Sandra Mei, sua assistente a Palazzo Madama. La Consigliera Mei funge infatti da vera e propria serpe in seno, con piccoli dispetti che mantengono sempre frizzante l’ambiente intorno al Sindaco. Come quando non si è presentata in Aula durante l’elezione del Presidente del Consiglio Comunale (la seconda elezione, dopo l’approdo effettivo di Romanini in Giunta), partecipando così al “volontario” assenteismo di quel giorno animato dalle opposizioni; come quando ha criticato pubblicamente il nuovo capogruppo del Pd Matteo Martini (che accusò la consigliera Martina d’istigazione all’odio, chiedendo l’intervento delle forze dell’ordine), affermando di non riconoscersi affatto nelle sue dichiarazioni ed invitandolo conseguentemente a non parlare più a nome dell’intero gruppo consiliare; oppure quando, il 9 aprile, si dimise da Presidente della commissione sociale perché “in questi mesi non abbiamo mai ricevuto atti della Giunta da discutere”.

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Ma tante tirate di orecchie il Sindaco se le è viste fare anche dalla Senatrice in persona e, purtroppo per lui, anche in pubblico. Come una mamma disperata col figlio ineducato, ecco apparire lettere stizzite e pedanti, come a dire: non posso farci più nulla se lui invece fa all’inverso… Ad esempio nel caso della crisi di Giunta, quando la Senatrice rimprovera al primo cittadino di “aver gestito male la cosa” o il successivo ammonimento nei confronti della “logica delle poltrone” adottata per salvare capre e cavoli. Ma, visto il nuovo rapporto tra i due, non c’è da stupirsi se Betti non si è presentato con spada tratta il 6 gennaio in piazza Dante, quando gli attivisti del Movimento 5 Stelle contestarono animatamente l’operato della Senatrice di fronte alla sua abitazione, con striscioni e (meritati) sfottò. “Lasciata sola dal mio partito, non si è visto nessun Sindaco. Ho paura.” Dichiarò la Sen.Granaiola il giorno dopo a Il Tirreno. Sola? “Occhio per occhio, dente per dente” avrà pensato il Sindaco. Ma la Senatrice, concedeteci il dubbio, può permettersi questo atteggiamento di sufficienza verso il suo figlioccio? A noi appare assolutamente una gara di pari livello, con questi due, il buon Corrado Mantoni, ci avrebbe realizzato un’intera stagione della celebre “Corrida”. La parlamentare viareggina, infatti, è un’autentica fabbrica di spot elettorali fini a se stessi: e così, ogni iniziativa che intraprende, finisce per rivelarsi un vero e proprio boomerang. Successe già ad ottobre quando, come raccontato nel primo “Il Re è già nudo”, la maggioranza approvò in Consiglio Comunale una mozione per scoraggiare il gioco 70


d’azzardo, proposta dall’allora Consigliera FdS Isaliana Lazzerini. Ma la stessa Amministrazione, poco dopo, fece pubblicare nel giro di pochi giorni la pubblicità di una sala di slot machine nella prima pagina del giornalino comunale. Una bella gaffe che non ci sfuggì allora e che si ricollega automaticamente a quella, persino peggiore, di cui la Sen.Granaiola si rende protagonista a dicembre, votando a favore di un emendamento al Senato per la riduzione dei trasferimenti statali ai Comuni che limitino il gioco d’azzardo sul proprio territorio: tempismo perfetto! E dire che pochi giorni prima del voto si era pure presa la briga di scrivere al Ministro dell’Interno Alfano per chiedere di scongiurare la dannosa apertura di una sala scommesse… indovinate dove? In piazza Dante, casualmente a pochi metri da casa sua.

La Senatrice, nel giustificarsi del tremendo scivolone in Aula, però è riuscita persino a peggiorare la propria posizione: “Nella concitazione dei lavori non sono riuscita a seguire la discussione”. Annamo „bbene!! Di fatto ha ammesso di non sapere cosa vota!

La divertente raffigurazione del vignettista Andrea Vassalle. 71


Non le è andata bene nemmeno quando in autunno, in merito alla direttiva Bolkestein sulle concessioni demaniali, si è eretta a paladina dei balneari attraverso un emendamento alla Legge di stabilità che prevedeva la sdemanializzazione di metà arenile. Emendamento ritirato per volere del Partito (Democratico?) perché “Non hanno capito” disse, scaricando le responsabilità sui “compagni” del Pd, rei, a suo dire, di non aver compreso (ciò che evidentemente non gli era stato spiegato oppure, annunci a parte, non era nemmeno mai stato condiviso).

Forte con i deboli (Betti), debole con i forti (il suo gruppo parlamentare). Con Betti e La Granaiola..di due, non se ne fa mezzo. E pensare che sono entrambi i risultati di elezioni primarie, ergo PD: problemi democratici. Ovviamente non possiamo e non vogliamo sorvolare sul più clamoroso dei flop della Senatrice, che abbiamo mantenuto per ultimo, quale dulcis in fundo. Richiamando ancora il numero precedente del nostro libro, non avrete dimenticato infatti il Disegno di Legge sui finanziamenti statali per il nostro Carnevale: 1,5 mln di euro l’anno da Roma a Palazzo delle Muse. È stata la brillante idea elettorale della Senatrice, con la quale affrontò le “parlamentarie” del Pd nel finire del 2012, per assicurarsi la riconferma a Palazzo Madama, poi ne fece un cavallo di battaglia per le elezioni Politiche del febbraio 2013 (nel cuore del carnevale quale tema migliore?), per infine esibirlo di nuovo nel corso della campagna elettorale di Leonardo Betti in primavera. Da lì ad oggi il silenzio, e non solo mediatico. Infatti il 15 marzo scorso abbiamo festeggiato (anche sui giornali) il compleanno di questo Ddl, protocollato esattamente un anno prima al Senato. Un disegno di legge che ad oggi non ha ancora nemmeno iniziato il suo esame. Insomma, lo strumento è stato utile a

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raggiungere i diversi fini (primarie vinte e posto in lista, seggio conquistato e posto al Senato, Betti eletto Sindaco). Mentre per il vero finanziamento al Carnevale “ci penseremo poiâ€?. Ne sentiremo parlare ancora? Per dirla col nome della mascherata vincitrice di Luca Bertozzi: se ci credi‌auguri!

Unâ€&#x;altra raffigurazione del vignettista viareggino Vassalle.

I Carristi si accodano alla domanda della Giovane Italia. La Nazione, 24 aprile 2014. 73


La 2^ richiesta di chiarezza.

La 1^ richiesta di chiarezza.

La Nazione 15 marzo 2014

La Nazione 4 settembre 2013

Intanto sul Carnevale in Giunta hanno poche idee ma confuse, ed il futuro della manifestazione appare sempre pi첫 precario. 74


Alla luce di questa sfilza di insuccessi, viene da sorridere. Ma ci sarebbe da piangere. La Signora è una Senatrice della nostra Repubblica. Viene da scuotere la testa anche a ripensare ai toni trionfalistici del 27 Novembre con i quali dedicò persino un comunicato stampa per la sua incontenibile soddisfazione nel vedere Silvio Berlusconi decaduto dal seggio di Senatore: “L’unica gioia di questa giornata di liberazione è sapere che un domani potrò dire ai miei nipoti: io c‟ero!”. Ci faccia un favore allora Senatrice. Già che c’è, spieghi ai suoi nipoti dov’era quando il 20 gennaio 2014, il suo Segretario di Partito, poi Premier, Matteo Renzi, stringeva lucidamente l’accordo del Nazareno sulle riforme con quel Leader da cui si sarebbe liberata e, ci raccomandiamo, non dica loro che stava lavorando al disegno di legge sul Carnevale a cui nessuno si è più interessato, non dica loro che stava lavorando ad un emendamento che proprio il suo Partito Le avrebbe respinto, non dica loro che alle sedute del Senato le è capitato di votare a caso.

Berlusconi nella sede del Pd per incontrare Renzi. 20 gennaio 2014, Roma. 75


I CONFINI DELLE IDEE

All’indomani della Strage del 29 giugno che ha ferito per sempre la nostra città, si sono elevate diverse sensibilità, anche politiche. Una di questa è stata senz’altro la crociata anti-Moretti. Un’iniziativa nata e rimasta relegata però ai soli confini della città, nonostante gli esponenti potessero godere di un respiro più ampio, come la Senatrice Granaiola che, in occasione delle ultime consultazioni, inviò una lettera al Presidente incaricato Renzi nella quale gli rappresentava le proprie riserve nei confronti di Moretti (dato in quelle ore come possibile Ministro dei trasporti) condizionando il proprio voto di fiducia a questa scelta. Un atto che, però, non ha trovato la solidarietà di altri esponenti nazionali del suo stesso partito.

Infatti, nonostante i toni trionfalistici della Sen. Granaiola e del Sindaco Betti (successivamente smentiti dagli eventi), apparve fin da subito casuale la mancata nomina a Ministro dell’allora Amministratore Delegato di Ferrovie dello Stato, indicato in quel ruolo dal Governo Prodi nel 2006 e probabilmente più interessato ad altri lidi (come si vedrà), piuttosto che ad un ruolo in un Governo dal destino e dalla durata assai incerta.

Una solidarietà che, non solo non raggiunge Roma ed i vertici del Pd, ma che si ferma appena si varca il “monte”. Basta infatti arrivare a Lucca per il congresso provinciale della CGIL, sindacato per antonomasia vicino al Pd, per vedere bocciato, senza fatica, l'Ordine del Giorno col quale venivano chieste le dimissioni di Moretti. Forse perché, vale la pena ricordarlo, Mauro Moretti, ex militante del Pci (Partito Comunista Italiano), è stato per anni (1986-1991) segretario nazionale della CGIL-Trasporti.

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La Cgil provinciale cerca poi di salvarsi dicendosi comunque vicina alle famiglie ma la rabbia, l’indignazione e la delusione dei familiari si palesa all’istante, manifestando una sensazione di abbandono non prevista: "Ci voltano le spalle. Quando si tratta di mettere nero su bianco il no a Moretti si nascondono. Il primo sindacato d'Italia - dicono attraverso Il Mondo Che Vorrei - ha dimenticato i morti e la sicurezza sul lavoro. Ci vergogniamo di essere iscritti. Scelta politica vile. Non si torna indietro, ormai si sono dimostrati per quello che sono”.

Figuriamoci se la solidarietà arriva al livello nazionale. Chi sarà secondo voi il super ospite in programma per la convention annuale di FILT-CGIL prevista a Firenze per mercoledì 2 Aprile? Esatto, ancora lui: Mauro Moretti. Il super-manager che ha dichiarato di non voler rinunciare al suo stipendio da 850mila euro l’anno dicendosi pronto a lasciare l’Italia qualora gli venisse diminuito (il sindacalista contrario ai tagli non fa una piega), nominato Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (Pd) nel maggio 2010, a meno di un anno dalla strage di Viareggio per la quale oggi è l’imputato numero uno al processo, e dal 4 aprile 2014 nuovo Ad di Finmeccanica (nominato da Matteo Renzi) con un piacevole raddoppio di stipendio (dagli 850mln già menzionati, balza a 1,6 milioni l’anno) che, purtroppo, placherà la sua tentazione di varcare i confini.

Stavolta però la manifestazione di protesta organizzata all’istante dai familiari delle vittime della strage, umiliati dall’ennesima gesto di mancato rispetto, deve aver fatto riflettere persino la CGIL che ha ritirato l’invito. Moretti, ovviamente, non se lo è fatto ripetere due volte: contestazione evitata. Ma oramai di che pasta sia fatta la CGIL ed il suo Partito lo hanno capito tutti.

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I familiari, o per lo meno una parte di loro, si sono iscritti alla Cgil evidentemente attratti da una sensibilità delusa al superamento del confine comunale. Questi significativi episodi ed i vari ddl o emendamenti annunciati in pompa magna in città ed abbandonati silenziosamente nelle aule romane testimoniano, senza possibilità d’appello, come le idee del Partito Democratico siano quotidianamente relegate al recinto degli elettori al quale si rivolge. E lì muoiono.

Insomma, rinfoderate la spada. Qua si fa PD, si fa Per Dire.

Amici: Mauro Moretti, Matteo Renzi, Enrico Rossi. 78


LAVORATORIIIIII

Se c’è una cosa che questi primi 11 mesi di amministrazione ci hanno fatto capire è che c’è da lavorare. Ma chi è in sella ora, assodato che non sia un asso, almeno ci prova? Poco, almeno a vedere i dati inerenti alle Commissioni consiliari e ai Consigli Comunali convocati. Ancora meno se ci si sofferma sugli Ordini del Giorno discussi e su quelli approvati fino ad oggi: in pratica siamo in una fase di totale stallo. Se l’Enciclopedia Treccani accompagnasse con un’immagine la definizione di immobilismo, raffigurata trovereste la foto del Sindaco Betti. Le Commissioni più attive sono la “Statuto, decentramento, controllo e garanzia” e la “Vigilanza e controllo sulla Viareggio Patrimonio” con 12 sedute ciascuna. Ma fin qui nessuna sorpresa, considerato che sono entrambe le uniche presiedute, e quindi convocate, dall’opposizione. Al terzo posto si classificano invece le Commissioni “Bilancio, finanze e tributi” e la “Pari opportunità, cultura e pubblica istruzione” ed ex aequo con 10 sedute. Al quinto troviamo la Commissione “Attività produttive” riunitasi solamente 7 volte. La Commissione sul commercio, tema protagonista pure di un Consiglio Comunale Aperto, si è ritrovata in media meno, molto meno, di una volta al mese. La sensibile Commissione sulle “Politiche sociali e per la casa” ha saputo fare peggio, con appena 6 sedute. Quasi una ogni due mesi, alla faccia dell’emergenza abitativa. Da qui in avanti i numeri sono davvero desolanti: la commissione “Sport, politiche giovanili e del tempo libero” si è riunita 4 volte e la commissione “Ambiente, territorio, verde, trasporti e traffico” chiude la classifica con appena 2 sedute. E si consideri che, per ogni Commissione, la prima seduta è formale, vale a dire di solo insediamento, con in discussione la sola elezione del presidente e del suo vice…

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Ed il Consiglio Comunale? Almeno questo si riunisce? 22 sedute in 11 mesi, appena due volte al mese ma, tra insediamento, elezione del Presidente del Consiglio comunale (due volte), surroghe dei Consiglieri divenuti Assessori (due volte, all’inizio e dopo la crisi di Giunta), nomina dei Consiglieri nelle Commissioni Consiliari (due volte) e l’istituzione della Commissione d’inchiesta, in pratica si riunisce solo per autogestirsi ed approvare i documenti imposti per calendario dai termini di legge ma della città, e dei suoi problemi, si discute poco o nulla.

Un immobilismo che trova conferma anche in queste ultime settimane: dopo una prima convocazione in doppia seduta per il 22 e 23 aprile il Consiglio comunale è stato rinviato all’ultimo secondo a data da destinarsi, poi individuata nel 7 maggio. Ad oltre un mese di distanza dall'ultima assise comunale del 4 aprile precedente.... un lungo, ultimo, mese di “riflessione”? Il tutto giusto in tempo per deludere gli ultimi rimasti a credere alle parole del Sindaco, che questa volta aveva promesso di portare il Bilancio Consuntivo 2013 in Consiglio entro il 30 Aprile…ma ovviamente, ad oggi, nulla da fare.

La famosa scena con Alberto Sordi tratta dal film “I vitelloni” di Fellini. 80


100 GIORNI CHI?

Sono trascorsi undici mesi dall’insediamento del centrosinistra in Comuni ma, secondo voi, abbiamo dimenticato le promesse fatte in campagna elettorale per i soli primi 100 giorni? Ovviamente no. E dopo una prima verifica mostratavi ne “Il Re è già nudo”, siamo andati nuovamente a vedere cosa Betti promise e cosa ha realizzato nel frattempo. Certi che se cento giorni fossero stati una previsione temporale ottimistica, dettata dall’euforia del clima elettorale, di sicuro 300 giorni, il triplo, sarebbero risultati più che sufficienti. Ma così non è stato… Ricordare gli impegni di Betti per i suoi primi cento giorni allora può essere utile. Della serie: repetita iuvant.

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Ingresso nell’Unione dei Comuni della Versilia…NO. Riorganizzazione del Corpo della Polizia Municipale…NO. Rivisitazione del contratto con Mover… NO. Blocco degli sfratti… NO. Rivisitazione della macrostruttura… No. Anzi, sì. Anzi, NO* Maggior trasparenza dell’attività del Comune…NO* Rendere meno costoso e più efficiente il servizio di smaltimento rifiuti…NO*

(*chiedere agli Assessori defenestrati)

Diciamocelo, di questo passo, sono punti che non sarebbero stati realizzati nemmeno nell’intero mandato, la cui durata appare oggi decisamente incerta. Accanto a questa desolante lista di promesse deluse, scelte non fatte ed operazioni mai partite, c’è un grande tema colpevolmente ignorato dalla sinistra viareggina: il 81


Regolamento Urbanistico. Non una parola, né uno status su Facebook, un banale tweet, né un insipido comunicato stampa. Quel Regolamento Urbanistico atteso da decenni dalla città come l’ossigeno e che gli amministratori di oggi cancellarono quando sedevano nei banchi dell’opposizione soli due anni fa, dopo che l’Amministrazione Lunardini lo aveva adottato ed al quale i cittadini avevano già dato il proprio contributo presentando (sostenendo le relative spese) centinaia di osservazioni. Tutto sparito: il Regolamento, le osservazioni e le speranze di rilancio dell’edilizia e dell’economia. Cancellati con un voto infanticida in un Consiglio Comunale del luglio 2012 in cui la sinistra, con la complicità di qualche scomparso dalla politica viareggina, ha sacrificato lo sviluppo della città sull’altare del calcolo e della rivincita politica. Un rapido espediente per mandare a casa la Giunta Lunardini sulla pelle dei viareggini. Gli stessi che oggi, per difendere la loro di Giunta, invocano un innovativo, sorprendente e riscoperto “senso di responsabilità”.

Diranno che quel Regolamento Urbanistico “non andava bene”, ma dovrebbero ricordarsi che il tempo delle parole è finito undici mesi fa e di un Regolamento nuovo, non solo non se ne vede traccia, ma nemmeno se ne parla. Un immobilismo contagioso che avevamo già constatato in merito all’Asse di Penetrazione. Un altro strumento atteso e fondamentale per chi lavora e dà lavoro, ma scivolato in fondo alla lista delle cose “da farsi poi” del centrosinistra. Meglio rinviare tutto ciò che potrebbe suscitare divisioni in una maggioranza che dimostra quotidianamente di essersi unita per vincere e non per governare. Troppi, infatti, i temi da discutere oggi e che avrebbero dovuto essere chiariti prima di allearsi.

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BETTIZIONARIO GUIDA PRATICA ALLA TRADUZIONE BETTI-ITALIANO

Dalle parole ai fatti abbiamo capito che non può essere lo slogan di Leonardo Betti, ma vale pure l’inverso perché alla povertà di contenuti e risultati, corrisponde anche un'imbarazzante carestia nell'oratoria. In questi undici mesi Betti si è continuamente cimentato in un vortice di dichiarazioni, proclami, annunci, rettifiche e difese, ma non si è certamente contraddistinto per originalità. Di fatto potremmo realizzare una sorta di Bignami ad hoc. E noi, ciò che possiamo fare, lo facciamo. Vediamo allora il Bettizionario nel dettaglio! Ogni risposta corrisponde a precisa evenienza. Per i fatti risalenti ai periodi: 1944-2008: “IO NON C‟ERO”. Anche se in verità, durante il mandato Marcucci, c‟era e ricopriva il retribuito incarico di Presidente della società partecipata Versilia Fiori Spa. 2008-2012: “È COLPA DI LUNARDINI”. Mentre lui era solo un ignaro consigliere di opposizione. 2012-2013: “È COLPA DI MANNINO”. Che ha fatto Arrivare lui (con le dimissioni in blocco dell‟opposizione). 2013-Oggi: “È COLPA DEGLI ASSESSORI, HO BISOGNO DI UNA SQUADRA PIÙ FORTE”. Che ha scelto lui “in totale autonomia, individuati per meriti e capacità” (cit. Leonardo Betti, 17/06/2013, conferenza stampa presentazione Giunta)

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In tutto questo dimentica che, finita la campagna elettorale e divenuto Sindaco, più che attribuire responsabilità, dovrebbe assumersene, magari dando soluzioni. Invece ricorre puntualmente a risposte evasive e frasi fatte, ormai entrate nell’immaginario retorico cittadino. Passiamo in rassegna le più frequenti ed analizziamo la casistica. Se cambia gli Assessori: “NON C‟È FIDUCIA”. Inutile ripetere che li aveva scelti lui. O almeno così aveva dichiarato…

Se viene contestata una decisione della sua Amministrazione: “NON LO SAPEVO, NON MI AVEVANO INFORMATO”. Fanno le cose senza dirglielo? Che dire: autorevole…

Se invece viene contestato direttamente lui: “SONO IL SINDACO E FACCIO COME VOGLIO”. Inutilmente arrogante. E se c’è sfiducia su tutto quello che (non) ha fatto in questi mesi allora alza un muro definitivo con dati bizzarri: “SONO STATO ELETTO DA 65 MILA

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VIAREGGINI” oppure “SONO STATO ELETTO DAL 75% DEI VIAREGGINI”. Premesso che ciò accadeva 11 mesi fa (e nel frattempo è stato bravissimo a distruggersi ogni residuo di credibilità) sbaglia comunque in entrambi i casi (che sono in contraddizione tra loro). Una confusione palese che non meriterebbe nemmeno un approfondimento ma, dato che ci siamo, eccolo: a Viareggio ci sono circa 65mila abitanti, gli elettori sono appena 40mila. Alle scorse elezioni si è registrato il record negativo di affluenza, appena il 36,77%. Al primo turno Betti ha raccolto il 41% (che equivale a 11351 voti) ed al ballottaggio il 71% e non il 75 (la percentuale è calcolato su chi si è recato alle urne, non sul totale dei viareggini) il che equivale a 13506 voti (non 65 mila).

Un proverbio recitava: “tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare”. Ma Betti annaspa anche solo per dire.

Un volantino elettorale di Betti ed il titolo de La Nazione del 7 aprile scorso. Questa volta a chi scaricherà le „responsabilità‟?

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PARENTOPOLI & AMICOPOLI, FRAZIONI DI BETTOPOLI.

A volte si dice che un uomo solo sia sostenuto giusto da “amici e parenti”. E’ proprio così: Betti è un uomo solo, sostenuto solo da amici e Parenti (alcuni di cognome, altri di fatto). La lista è lunga, ma andiamo per ordine. Per la squadra degli Amici apriamo con l’ultima edizione del Carnevale e le accuse, non troppo velate, del carrista Uberto Bonetti, il quale sostiene, senza giri di parole, come a finire sul podio siano stati quelli che “hanno apertamente fatto campagna elettorale per il Sindaco”.

Mentre, spostandoci dal lungomare a Piazza Nieri e Paolini, si segnala come la dott.ssa Roberta Baldini, tesserata del Partito Democratico, che durante la campagna elettorale prese le ferie per lavorare a tempo pieno nello staff dell’allora candidato Sindaco Leonardo Betti, abbia vinto il concorso da dirigente della pubblica istruzione del Comune di Viareggio: lupus in fabula. Al posto giusto nel momento giusto anche Daniele De Plano, regista degli spot tv elettorali di Betti e scelto per le prestigiose cariche di Direttore Artistico di Europacinema e responsabile del Progetto Artistico del Festival 86


Pucciniano… una vera e propria fucina di talenti questa squadra di spin-doctor. Tra questi, infatti, troviamo anche Matteo Romoli, attore, protagonista e uomo immagine degli spot “Vota Bene, Vota Betti” ed oggi responsabile della stagione teatrale del Politeama, affidata alla compagnia IF Prana di cui è direttore. Se non si può dimenticare chi ti ha dato una mano per farti eleggere, figuriamoci chi ti ha cresciuto. Non c’è da meravigliarsi dunque se la presidenza di Sea Ambiente sia stata affidata a Gemma Borin, che di Betti era niente meno che la tata (sì sì, proprio la baby-sitter che ha cresciuto Betti). Come dimenticarsi poi di chi ti ha dato lavoro fino a pochi mesi fa? Non si può, questione di riconoscenza, avranno pensato Betti&Co quando hanno nominato a fine marzo l’avvocato Riccardo Carloni per la difesa del Comune di Viareggio che si costituirà parte civile contro l’ex comandante della Polizia Municipale Vincenzo Strippoli (indagato con l’accusa di falso ideologico per la vicenda del rinnovo del parco mezzi dei Vigili Urbani). Quello stesso avvocato Carloni, pregiato e rispettabilissimo legale tra i più in vista in città, dove ha lavorato per anni, e fino a poche settimane prima, la vice-Sindaco Chiara Romanini.

Totalmente bypassata l’avvocatura comunale, risorsa interna al Municipio evidentemente considerata inutile da questa Amministrazione che, a promesse, voleva puntare sul risparmio, annunciando anche il taglio alle consulenze esterne che, come ricorderete, aveva già tradito al primo giorno di scuola con l’incarico a Potito Iascone. Non può passare inosservata neanche la colonizzazione economica delle società partecipate del nostro Comune da parte di una società pisana, la Centro Studi Enti Locali Srl, alla quale viene affidata l’analisi finanziaria di Mover, Viareggio Porto, Sea Ambiente e Sea Risorse: incarichi per 87


un totale di circa 70 mila euro. La particolarità sta nel Presidente di questa super-incaricata…sapete chi è? Gianluca Ruglioni, che da qualche mese è anche il neo Presidente della Viareggio Patrimonio, nominato da Leonardo Betti come amministratore unico (ma non per questo grato e silente in eterno, tant’è che il 28 aprile inizia a minacciare le proprie dimissioni frustrato dall’indecisionismo dell’Amministrazione comunale).

Che dire poi di un’indicazione nata dal cuore, che si pone al confine tra la prima squadra (gli amici) e la seconda (i parenti). Ovvero quella della dott.ssa Cristina Marcucci, nominata nel Cda della Fondazione Festival Puccini e fidanzata dell’Assessore alla cultura Glauco Dal Pino. E, rimanendo in riva al lago del Maestro, arriviamo dunque al team dei parenti. L’esordio vede in prima linea un fuori classe: regista, costumista e scenografo (3 in 1) della Turandot 2014, il dentista Angelo Bertini, cugino acquisito del Sindaco. Bertini che, una volta ricevuto l’incarico, rispondendo alla domanda diretta di una giornalista, dichiara di essere “stato nel comitato elettorale del sindaco Betti, dove poi tutti hanno avuto ruoli politici o istituzionali. Io ho chiesto di fare questa cosa ed è piaciuto” (Il Tirreno, 31 gennaio 2014). Come si dice, a volte basta chiedere…

Mentre, passando da una Fondazione all’altra, il premio “Miglior canzone dei carri” del Carnevale 2014 se lo è aggiudicato Alessandro Pasquinucci, che del Presidente della Fondazione Carnevale ha lo stesso cognome. Come ogni figlio. Restando in passeggiata, teatro del nostro Carnevale, ecco che arrivano le nuovissime panchine dal design moderno: autore Simone Micheli, anche lui cugino del Sindaco. Ma quanti cugini ha?

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Tuttavia la strana sindrome della città di Bettopoli sembra davvero inarrestabile, tanto da arrivare a contaminare anche chi non fa parte della politica, ma che da essa riceve semplicemente un incarico: è il caso di “Post”. Ricorderete il forum della creatività territoriale organizzato lo scorso febbraio al Centro Congressi Principe di Piemonte dal Comune, ebbene è stato talmente creativo che, alla fine, sono risultati vincitori gli stessi organizzatori...

Magari tutti questi nominati, incaricati, premiati ecc. ecc. sono davvero i migliori. Nessuna cattiva allusione quindi. Ma così è (se vi pare).

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SGAMBETTI PER UN EPILOGO INEVITABILE

“C’eravamo tanto amati” recitava la locandina di un film interpretato dalla viareggina Stefania Sandrelli. Un titolo ed una trama che tornano d’attualità tra le mura del Palazzo di fronte a Piazza Nieri e Paolini dove, come nella pellicola del 1974, ci sono i tre partigiani divenuti amici durante i giorni della guerra di liberazione che, dopo la fine del conflitto, si dividono… A Viareggio il conflitto è stato evidentemente aver perso il governo del Comune dopo 14 anni, tra Giunta Costa e Marcucci, ed averlo consegnato all’odiato centrodestra è apparso, per i protagonisti del remake salmastroso, insopportabile al punto da fargli dimenticare i continui contrasti del passato pur di riprendersi la gestione (usiamo volutamente questo vocabolo) della città. Ma anche loro, finito il conflitto, si stanno dividendo…

Come in passato, anche questa volta, nel programma, negli obiettivi, nei contenuti non c’è alcuna condivisione e la prima prova si registra già nel corso della campagna elettorale, quando il Sindaco rinvia puntualmente ogni scelta importante a varie consultazioni e referendum postelettorali: prova tangibile di un programma talmente malleabile da non esistere affatto. L’obiettivo dello scorso giugno d’altronde non era capire come amministrare insieme la città, ma più semplicemente vincere, vincere a tutti i costi. E per farlo si doveva stare tutti insieme, punto.

E vincere hanno vinto ma, com’era prevedibile, non stanno amministrando. Sconosciuta è infatti l’armonia tra le varie energie politiche. Si guardano male tra loro, tra partiti e tra componenti lo stesso partito. Un’armata Brancaleone che ha l’unico merito di aver destato quel 65% dei viareggini che appena 90


undici mesi fa scelsero di astenersi e che oggi, invece, tornerebbero volentieri ad esercitare il loro diritto di voto. Ma veniamo ai fatti e...ai divorzi. Il primo addio si registra già il 17 ottobre con l’Italia dei Valori che abbandona la coalizione. Il partito di Di Pietro sbatte la porta prendendo le distanze da Leonardo Betti con una nota decisa e dai toni forti: “Nei primi cento giorni di amministrazione sono state fatte scelte politiche in completa antitesi con il programma. Abbiamo assistito a scelte e nomine inopportune, pertanto preferiamo restare al fianco dei cittadini piuttosto che banchettare irresponsabilmente sugli ultimi resti della città”. L’Idv non ha rappresentanti in Consiglio Comunale ma con questo comunicato saluta il Sindaco e sceglie di non partecipare più alle riunioni di maggioranza e, conseguentemente, di non ricoprire alcun ruolo nelle fondazioni e/o società partecipate. È il primo segnale di un terreno fragile che inizia a tremare sotto i piedi del primo cittadino. La stessa Idv che, il 18 marzo, torna alla carica chiedendo direttamente le dimissioni del Sindaco: "La verità amara è che dopo i Senatori Barsacchi e Caprili, la sinistra viareggina non è più riuscita a produrre una politica degna di nota, si sono solo succeduti dei veri e propri comitati di affari che hanno saccheggiato le risorse della nostra città. La Giunta Betti esprime una politica regressiva e conservatrice, completamente aliena e indifferente alle esigenze dei cittadini. Per questo riteniamo le dimissioni del Sindaco un atto dovuto”.

Il secondo addio arriva a febbraio: ad andarsene è SEL, autrice di una contestazione costante partita da lontano. Il primo screzio è di settembre, quando il dibattito sul futuro della ex caserma dei Carabinieri in via Mazzini spaccò in due la maggioranza e spinse il PD a mettere il tema in un cassetto dov'è rimasto gelosamente celato fino ad oggi. E

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guai a chi lo tira fuori. Ma di questo vi abbiamo già parlato nel primo libro. Passano pochi giorni e già si torna a litigare e, perché no, a mezzo stampa. È a metà ottobre che il Circolo Territoriale attacca la Giunta, colpevole di aver accennato ad una “rivisitazione dei confini del Parco”. Il tutto per bocca dell’allora vicesindaco Gloria Puccetti (esponente dello stesso partito ma espressione di un altro circolo, il Circolo LèP). Il Circolo territoriale invia una nota scrivendo che: “La posizione è inopportuna e non ha il ben che minimo riscontro nel programma con cui ci siamo proposti agli elettori”.

Abbastanza per scatenare il contrattacco della vicesindaco Puccetti: “Chi afferma questo dal mio partito non si è minimamente preoccupato di chiamarmi per parlarne, come si dovrebbe fare normalmente. Evidentemente – ed ecco la stoccata – si punta più alla visibilità mediatica e meno ad una vera azione politica”. Il malumore interno a Sel, e pericoloso per la Giunta, però si ripara subito prendendo alla lettera il buon vecchio manuale Cencelli e così, il 29 ottobre, Betti nomina Carlo Lazzarini (del Circolo territoriale) come nuovo Presidente dell’Asp (Azienda Speciale Pluriservizi).

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1-1 in casa Sel, con un assessore al Circolo LèP ed un presidente al Circolo Territoriale. Adesso Sel è serena? Affatto: anno nuovo, polemica nuova. Si riparte subito a gennaio con una frecciatina al Sindaco: “Perché dobbiamo apprendere della nomina di Isaliana Lazzerini come nuovo Assessore al sociale solo da Facebook?”. Chi di internet ferisce, di internet perisce, ma a questo abbiamo dedicato un intero capitolo. Il Sindaco infatti non solo non parla alla sua città, non solo in Sel non si parlano tra loro, ma non si parlano in generale nemmeno in maggioranza.

Evidentemente, non hanno granché da dirsi, o non sanno come dirselo. Intanto a parlare è il resto della città, sempre più esasperata. Una stanchezza che raggiunge Sel il 7 febbraio. All’indomani del siluramento dei tre assessori, compresa la loro vice-sindaco Gloria Puccetti, i vendoliani chiedono subito al Sindaco “una verifica del programma ed un rendiconto del lavoro finora svolto dalla Giunta”. Ma come detto, un programma non c’era in campagna elettorale e, di conseguenza, non c’è nemmeno adesso. E siccome l’Amministrazione in questi mesi non ha concretizzato alcunché, non è quindi possibile preparare un rendiconto sul niente più assoluto. La richiesta resta dunque lettera morta e Sel, prendendone atto il 27 febbraio, fa le valigie con i suoi consiglieri comunali (Madrigali e Bozzoli) e si trasferisce di là dalla barricata, unendosi alle altre forze d’opposizione.

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Ma i mal di pancia sono interni anche al primo partito di maggioranza, il Pd, dove il 30 marzo si dimette dal Consiglio comunale Beatrice Pieraccini: “la sensazione è che l'impegno profuso da tutti sia troppo spesso volto a dissipare futili conflitti e troppo poco spesso indirizzato all'interesse della città”; e nel frattempo altri due consiglieri (David Zappelli e Sandra Mei) non perdono occasione per far notare il proprio disagio, riprendendo pubblicamente il Sindaco e la Giunta (o facendolo intendere, come quando non hanno partecipato al voto per l’elezione del Presidente del Consiglio Comunale) oppure prendendo le distanze sui giornali dalle dichiarazioni del proprio Capogruppo (come in occasione dell’assemblea aperta ai cittadini per la quale il Pd chiese l’intervento delle forze dell’ordine facendo balzare in piedi alcuni tra Consiglieri Comunali e Senatori, vedi Granaiola) o quando, in fine, si sono dimessi da Presidenti delle rispettive commissioni (ambiente e sociale).

C’è poi chi il malumore lo cova ma non può manifestarlo perché è diventato fondamentale: è il caso della Federazione della Sinistra che si ritrova con due circoli Cittadini su tre a voler staccare la spina all’Amministrazione. Tuttavia il segretario del Circolo Manfredini Gualtiero Lami temporeggia, facendo orecchie da mercante, irreperibile tra Fondazione Carnevale e Rete Versilia, e si limita a tirate di orecchie al Sindaco sporadiche (vedi i richiami sull’Asse di penetrazione e sulla crisi

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occupazionale della nautica). Ma, circoli e segretario a parte, alla fine la Federazione è rappresentata in Consiglio da una figura soltanto, ovvero il neo Consigliere comunale Emiliano Favilla, vecchia volpe della sinistra versiliese che si dà al trasformismo: da comunista a difensore dei “proprietari” (vedesi balneari), da mina vagante nella maggioranza a pasdaran di Betti & Co. E per il quale, di recente, si è parlato anche di un possibile assessorato, giusto per cementare un alleato sgradito ma aritmeticamente indispensabile.

Umori a parte, veniamo proprio ai numeri dell'Aula, che appaio avvicinarsi sempre di più: 13 (maggioranza) a 11 (opposizione). Se in Consiglio un esponente della maggioranza dovesse votare contro si registrerebbe un 12 pari dove risulterebbe decisivo il voto del Sindaco. Se invece si dovessero astenere in 2 (o "ammalare", come già accaduto e non improbabile per il futuro, dati i noti malumori) sarebbero 11 pari e, ancora una volta, deciderebbe il Sindaco.

Può un Consiglio Comunale reggere oltre 4 anni sul voto del Sindaco? Domanda retorica.

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I CONTI NON TORNANO IL MEA CULPA DELLA SINISTRA Ci spiace se a tratti in questo secondo volume abbiamo perso quell’ironia canzonatoria che vi ha divertito nel primo libro e che tanto avete apprezzato. Allora ci chiesero se si trattasse di satira. No, era tutta cronaca, cronaca dei primi cento giorni di Giunta Betti. Cento giorni che a raccontarli fecero ridere. Oggi purtroppo da ridere c’è rimasto poco. L’azione amministrativa di questa misera sinistra da comica e grottesca è divenuta tragica, fino a scivolare nel dramma di questi ultimi giorni. La relazione dei Revisori dei Conti del 12 marzo ha definitivamente destato l’Amministrazione e la fragile maggioranza che la sorregge. Il Collegio dei Sindaci Revisori ha parlato chiaro sui conti pubblici del Comune di Viareggio e delle sue partecipate: una situazione finanziaria da pre-dissesto. Un aggravamento progressivo del bilancio 2013, un’operazione Ferragamo disastrosa a rischio esplosione (che Betti annunciò di aver risolto, altro misero bluff), Viareggio Patrimonio e Versilia Congressi in costante perdita: il tutto per scelte sbagliate compiute dalle amministrazioni comunali dei “primi anni Duemila”, leggi quindi Marco Marcucci (centrosinistra). Parole dei Sindaci Revisori, nel loro documento consultabile on-line, messe nero su bianco. Errori precisi e responsabilità precise che hanno spalancato le porte al Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) dal quale a breve è attesa una dettagliata relazione sulla situazione dei conti viareggini e sulle soluzioni possibili.

Ma intanto a gettare nel panico tutta la Giunta e la maggioranza, in attesa del parere del MEF, è bastata questa relazione. Con scossoni tremendi che prefigurano una fine anticipata della consiliatura. 96


C’è infatti un bilancio consuntivo da discutere ed approvare ed un previsionale 2014 da abbozzare e portare al voto. Scelte che comportano responsabilità giuridiche e politiche pesanti per tutti i Consiglieri. E la fiducia nelle proprie doti, guardandosi tra loro, pare scoraggiare i componenti di questa maggioranza, scatenando un vero e proprio clima da “si salvi chi può”. A partire dalle dimissioni a sorpresa (29 Marzo) di Beatrice Pieraccini, Consigliera comunale del PD, Presidente proprio della delicatissima Commissione Bilancio (oltre che membro della Commissione di Inchiesta), che abbandona la nave subito dopo aver letto il parere dei Revisori. E in casa Pd non ci dicano che non se lo aspettavano. Di fulmine a ciel sereno, infatti, non possono parlare dato che pochi giorni prima – nella disperata caccia ai voti in Consiglio – si spinsero fin da subito in un primo tentato corteggiamento alle forze di opposizione: prima i continui appelli al senso di responsabilità, poi le parole distensive come “collaborazione e condivisione nella discussione in Consiglio”, ed infine il clamoroso mea culpa della sinistra viareggina che, per bocca del suo esponete numero uno, il Sindaco Betti, ammette le proprie responsabilità nel disastro finanziario di Viareggio: “Non è corretto addossare le colpe solo alla Giunta Lunardini. Non si può non dire, ad onore del vero, che le responsabilità vengano da più lontano, cioè dalle scelte compiute dagli anni 2000. È la stessa relazione del Collegio dei Revisori dei Conti a sostenere questa mia tesi, sono i conti del bilancio a dirci la stessa cosa con grande chiarezza.” (Leonardo Betti, 28 Marzo 2014).

Si aprono vari scenari adesso. Per i più pessimisti (o realisti?) il Commissariamento del Comune di Viareggio è dietro l’angolo, per i più ottimisti sarà una caccia all’ultimo

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voto per approvare con numeri da equilibristi un bilancio da lacrime e sangue. Il PD appare, ora più che mai, un Partito Diviso. Tra chi è pronto a lasciare Betti al suo destino, dimettendosi e puntando tutto su un altro cavallo (leggi Sen. Granaiola) per la prossima competizione elettorale; tra chi a Betti ha già voltato pubblicamente le spalle in tutte le occasioni possibili perché tradito, snobbato o escluso dal “cerchietto magico” (leggi Palestini, Battistini e tutta la vecchia guardia); tra chi invece si costringe a crederci più per gratitudine che per convinzione, resistendo stoicamente perché è lì grazie all’ascesa di Generazione Democratica (la corrente di Betti nel Pd).

Tuttavia queste difficili settimane ci hanno consegnato una certezza: il disastro finanziario di Viareggio ha nomi e cognomi, date e tappe. Lo dicono i Revisori dei Conti e lo conferma la stessa Sinistra che, per bocca del suo attuale Sindaco, non ha potuto non confessare la paternità di quel peccato originale a firma Marco Marcucci (che qualche giorno dopo si sfogherà sui giornali, salvo poi essere smentito da Lunardini e dai numeri) commesso negli anni 2000 e che ha condannato Viareggio alla catastrofe economica che la stessa sinistra non riesce a gestire oggi. Un’operazione verità spontanea che, unita alla relazione di fine mandato del Commissario Domenico Mannino del maggio 2013, mette nero su bianco le responsabilità politiche della sinistra sul dissesto finanziario del Comune ed evidenzia il percorso di risanamento che aveva intrapreso, senza tutto questo clamore, l’Amministrazione Lunardini.

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Sopra lâ€&#x;articolo de La Nazione del 1 maggio. Nella pagina accanto la tabella della Relazione di Fine Mandato del Commissario Prefettizio dalla quale si evince la diminuzione del debito avvenuta dal 2008 al 2012. 99


IL RE NUDO… E‟ CADUTO DA CAVALLO.

Il tempo dell’attesa è terminato ed i giudizi fuori dal palazzo sono unanimi. La verità è sotto gli occhi di tutti. Questa Amministrazione non ha minimamente affrontato temi centrali per i viareggini e per chi vi lavora. Pensiamo, come già ricordato nel corso del libro, al Polo Nautico, l’Asse di Penetrazione, il Regolamento Urbanistico. Di fatto, in quasi un anno, si sono esclusivamente dedicati anima e còre a gestire solo se stessi e le loro divisioni interne. Un’Amministrazione tanto interessata ad affrontare e risolvere i problemi della città al punto che, quando il 27 novembre scorso, la 7^ commissione del Consiglio Regionale della Toscana ha invitato i comuni toscani all’audizione sul Priim (Piano Regionale Integrato Infrastrutture e Mobilità) per i porti toscani, tra cui quello di Viareggio, si è presentata la Capitaneria di Porto della nostra città ma nessun esponente dell’Amministrazione comunale, né il Sindaco, un assessore o un qualsiasi consigliere delegato. La Regione da la parola a Viareggio e Viareggio…non si presenta.

Hanno perfettamente ragione i consiglieri di maggioranza quando, il 20 marzo per mezzo di un comunicato stampa, invitano al “senso di responsabilità” poiché “la città non può ritardare ulteriormente l’azione di risanamento”. Quel senso di responsabilità che mancherebbe loro se decidessero di continuare a sostenere un’Amministrazione oramai privata della fiducia di un’intera città, delle sue categorie e delle varie parti sociali. Viareggio e Torre del Lago hanno bisogno di un cambio di passo che questa Amministrazione non può garantire.

Lo sanno anche loro. Non a caso in queste convulse settimane che precedono (o finirà tutto prima?) la 100


discussione del bilancio consuntivo 2013, nei corridoi del Municipio tra i più sfiduciati esponenti della maggioranza serpeggiano sottovoce frasi come “c’era bisogno di una guida esperta in questa situazione”, “adesso ci vorrebbe competenza ed invece sono così presuntuosi…”. Frasi che nessuno però si farà scappare pubblicamente finché siederà sulla giostra. Esperienza, competenza. Dove avevamo già sentito queste parole?

È sinceramente scomodo trovarsi nella situazione di dire “ve lo avevamo detto”, ma la verità è che un anno fa Qualcuno a Viareggio, non solo da sinistra, criticò la coalizione di centrodestra per la scelta del candidato Sindaco. Oggi, a distanza di appena 11 mesi, abbiamo Invece avuto una conferma: avevamo ragione. Antonio Cima 101


rappresentava una proposta di governo seria, il “Capitano di Lungo Corso” a cui far gestire il duro timone di una nave che stava rientrando in porto ma che era pericolosamente in balia delle onde. A chi si compiaceva per il “rinnovamento” che rappresentavano Betti e Soci, oggi non resta che versare lacrime di coccodrillo. Giovane non sempre implica migliore, parola di giovani.

Un‟altra divertente vignetta di Andrea Vassalle recuperata da Facebook.

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IL DE PROFUNDIS

Situation hopeless, but not serious. Ovvero, la situazione è disperata, ma non seria. Era il titolo di un noto film degli anni ’60 che recuperiamo per descrivere la situazione surreale che si sta vivendo in Comune. Siamo infatti propensi a credere che se prendessero sul serio la situazione, il centrosinistra abbandonerebbe la vanità a vantaggio del buon senso volgendo così lo sguardo all’interesse comune e non più a quello politico, rendendosi conto (anche loro) di essere le persone meno appropriate nel luogo sbagliato, nel momento peggiore. Lo sappiamo, dispiace spogliarsi della fascia tanto agognata, ma talvolta può accadere che il miglior gesto che si possa compiere verso chi si ama, sia proprio fare un passo indietro. Metaforicamente parlando, se si stesse per morire, apprezzeremmo il medico ambizioso ma impacciato, capace di lasciare i bisturi al collega migliore. E’ una questione di responsabilità, proprio di quel senso di responsabilità al quale il centro sinistra richiama ossessivamente le opposizioni, ree, secondo loro, di saper solo dire “no”. La verità è un’altra, l’opposizione adempie perfettamente ai compiti affidati al garante, al controllore, e richiama semplicemente l’attenzione dell’Amministrazione su ogni suo passo falso. Se poi questo avviene quotidianamente, forse, una domanda dovrebbero porsela gli amministratori. Ma nell’introduzione di questo libro abbiamo citato i confini della libertà, coincidenti, a nostro dire, con i limiti dell’Amministrazione Betti. L’abbiamo fatto perché la libertà di manovra di questa gestione prona si è bloccata 103


agli umori dei cosiddetti poteri forti, perché su questa Amministrazione è stato posto il dubbio dell’illegalità, perché il centrosinistra, trascinandosi oltre i tempi utili per convocare nuove elezioni, ha privato la città del suo ultimo diritto (il voto), condannandola ad un nuovo commissariamento dalla durata imprevedibile (come fecero già nel 2012 Betti, Romanini, Bertoli e tutti gli altri dimettendosi in blocco). Già, il commissariamento. È proprio lì che siamo, perché non c’è più la Maggioranza e perché hanno aggravato la situazione che hanno ereditato. Questione di poche settimane ormai, Betti sta solo prolungando la sua, la nostra agonia… Scrivendo, a cuore aperto, pagina dopo pagina, ci siamo ritrovati con questo nuovo lungo libro tra le mani, il secondo in 11 mesi. Quando abbiamo iniziato volevamo che rappresentasse una vera e propria richiesta di dimissioni giustificata in ogni sua pagina, ma gli eventi ci hanno superato. Se le cose dovessero andare come la logica ed il buon senso vorrebbero, c’è la concreta possibilità che “il de Profundis” sia letto a Messa finita.

Tuttavia abbiamo ripercorso ogni momento, quanto promesso e non mantenuto, quanto dichiarato, smentito ed accaduto. Attenendoci ai fatti, facendo una cronaca fedele degli accadimenti. Ma gli errori sono stati giganti, alcuni bizzarri, altri gravi. Sommati, in una parola, eccessivi. Viareggio non può più permettersi questa Amministrazione. Viareggio, ne prenda atto, non può più permettersi il centrosinistra, madre del debito che oggi non è in grado di controllare e che, ci dice, vorrebbe affrontare con un teorico piano di risanamento decennale che la tanto bistrattata Giunta Lunardini aveva, invece, già intrapreso dal 2008 al 2012 (come emerso dalla

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relazione di fine mandato del Commissario prefettizio e confermato dai Revisori) diminuendo il debito strutturale del 40% in 4 anni. Viareggio, una città sfinita che già nel 2008 cacciò la sinistra (inciampata tra interessi, poteri ed incapacità), si è ritrovata oggi vittima di una memoria evidentemente troppo corta. Per questo abbiamo scritto due libri, riempiendoli di fatti, nomi, citazioni e numeri. Due libri da tenere sul comodino, sempre a portata di mano. A futura memoria.

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Appunti

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Si ringraziano TUTTI i ragazzi della GIOVANE ITALIA

in particolare

ANDREA ANDREA FEDERICO GIACOMO GIULIA LISA LORENZO LORENZO MARCO MARIO RODOLFO SEAN

Viareggio, 2014 Tipografia Petrucci Via Pucci, 143 - Viareggio (Lu) Giovane Italia Viareggio 108


DIBETTITI  

Il libro che non avremmo voluto scrivere. Ma che può salvarci.

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