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Come ogni anno la ricorrenza natalizia ripropone antiche tradizioni; riempie di gioia i piccoli, stima sentimenti di fratellanza tra gli adulti e accresce la voglia di affetti che ognuno vuole esprimere con regali. Ed i negozi si preparano per esaudire i desideri di tutti. Questa “Rivista di Natale“, che viene proposta alla cittadinanza, ha lo scopo di accompagnarla nella scelta dei regali e di far conoscere ed apprezzare le attività commerciali operanti nel territorio. Un ringraziamento quindi a tutti coloro che sfoglieranno la rivista che ci auguriamo l’apprezzino e tengano in buona considerazione i nostri consigli; un sentito grazie a tutti gli operatori commerciali che hanno apprezzato e quindi supportato la pubblicazione e a tutti gli enti che hanno dato il patrocinio. ANNUALE GRATUITO Numero 13 - Novembre 2013 Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Varese al n. 5812 del 21/10/2004 Grafica e Pubblicità: Publierre Communication Art di Romano Via XXV Aprile, 25/b - Luino(Va) - Tel. (+39) 0332 51 08 80 - Fax (+39) 0332 50 13 58 - E-mail:info@publi-erre.it Direttore Responsabile: Angelo Romano Finito di stampare: Novembre 2013 da Reggiani S.p.A. Opuscolo pubblicitario a DISTRIBUZIONE GRATUITA. Tutti i diritti sono riservati. Si ringraziano per il Patrocinio: l’assessorato Marketing territoriale e identità culturale della provincia di Varese, l’associazione Commercianti di Luino e l’Associazione panificatori della provincia di Varese. Inoltre si ringraziano tutti gli inserzionisti e tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione di questa rivista. La rivista verrà distribuita gratuitamente in tutti gli enti pubblici ed attività commerciali della Provincia di Varese. Ogni riproduzione del giornale, anche parziale è vietata senza l’approvazione dell’editore. Legge 8 febbraio 1948, n 47 (pubblicata nella GU 20/02/48, n. 43)


22 La nascita di Gesù A Betlemme, Maria e Giuseppe, sono arrivati dopo circa 130 chilometri (provenienti da Nazaret), per il censimento. Non avendo trovato nessun luogo riparato per riposare, per il flusso notevole di persone, Giuseppe condusse Maria in una grotta fredda e oscura. Non appena siste-

mati, nacque Gesù. Maria avvolse il suo Bambino nelle fasce e negli indumenti di lana morbidi e spessi che aveva portato con sé. Poi, lo depose amorevolmente nella mangiatoia, una cavità scavata nel terreno per contenere il foraggio delle bestie. Ben presto la notizia della nascita di Gesù si sparse per tutta la Palestina con mezzi sovraumani. Non lontano dalla grotta, alcuni pastori vegliavano a guardia delle loro greggi, temendo qualche sorpresa da parte di animali selvaggi o di predoni. Per mantenersi desti narravano delle storie o suonavano i loro flauti rudimentali. Improvvisamente, ai loro occhi sbalorditi apparve un angelo del Signore. I pastori indietreggiarono sgomenti, ma l’angelo: “Non temete” disse. “Ecco, io vi porto una lieta novella, che sarà di grande gioia per tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide il Salvatore, che è Cristo Signore. Questo vi servirà di segno: troverete un Bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”. L’angelo aveva appena terminato di parlare, quando stormi di altri angeli volteggiavano per il cielo, cantando: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà!”

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Babbo Natale… Un simpatico vecchietto In principio fu una necessità pubblicitaria. Poi, con il passare del tempo e l’arrivo dell’abitudine, è diventata tradizione. Una tradizione con la barba bianca, il vestito rosso e le guance rubizze, accompagnata da un simbolo che, dalle nostre parti, almeno per quanto riguarda il Natale, in fondo non aveva mai avuto seguito. Sino agli anni Sessanta, in Italia, Babbo Natale era un personaggio pressoché sconosciuto. Arrivò in quel periodo, importato direttamente dagli Stati Uniti, dove era stato “rivisitato” nel 1931 quale testimonial della Coca Cola. I creativi della celeberrima Company americana si erano ispirati a San Nicola ( St. Nicholas, cioè Santa Claus) che in Olanda sbarca ad Amsterdam portando doni ai bimbi (ma non nel giorno di Natale). Non a caso la nuova figura simbolica, giunse da noi sulle ali del “boom” economico e della forzata trasformazione del nostro Paese da contadino a industrializzato. Babbo Natale venne così messo al servizio della produzione e della vendita di prodotti di consumo. Babbo Natale è diventato un mito del nostro tempo.

Un amico che accompagna per tutta la vita nei ricordi dell’infanzia, è una favola per bambini recitata dagli adulti. Una dimensione fantastica in cui ognuno gioca un ruolo preciso: i piccoli che ingenuamente attendono il suo arrivo e i grandi che fanno finta di crederci.


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La Stella di Natale “Euphorbia pulcherrima”, o “Poinsetta pulcherrima”, è notissima come Stella di Natale; la pianta è compresa nelle duemila specie del genere euforbia ed è originaria del Messico, dove raggiunge l’altezza di circa due metri per un diametro di poco più di un metro. La pianta vuole un clima caldo, è molto delica-

ta e non sopporterebbe le temperature rigide dei nostri giardini. Spontaneamente, cresce a cespuglio, ma nelle nostre serre, si trova nel classico vaso, nelle composizioni natalizie o in quelle più originali ad alberello. Le foglie della Stella di natale sono ovalo-ellittiche, verde chiaro, leggermente lobate; i fiori sono giallastri, in corimbi terminali, poco decorativi mentre le foglie apicali, brattee lunghe anche venti centimetri disposti intorno all’inflorescenza, sono molto spettacolari perché all’inizio della fioritura, che per noi è fatta coincidere proprio con il Natale, assumono un bellissimo rosso scarlatto. Alcune varietà sono rosa o bianche. Una volta acquistata, la Stella di Natale va collocata in posizione luminosa, anche soleggiata e tenuta a temperatura ambiente, lontana dalle correnti. La pianta deve essere annaffiata con regolarità, senza mai lasciar asciugare la terra completamente; essa teme la mancanza di luce e l’eccessivo calore.

L ’Abete È l’abete rosso l’albero classico di Natale. Chi ne desidera uno vero, può acquistarlo dai vivaisti che li coltivano proprio con questa funzione. Però, un abete chiuso in appartamento soffre, e per questo, chi non riesce ad abituarsi agli alberi finti, belli ed ecologici, deve eseguire alcuni accorgimenti. Lo acquisterà all’ultimo momento, sistemandolo in un vaso grande; in

caso terrà lontano dai termosifoni e sotto il vaso metterà un apposito telo per proteggere il pavimento. Inevitabilmente l’abete perderà parecchi aghi e dopo qualche giorno sarà un po’ sofferente. Si annaffierà regolarmente e passate le feste si potrà portare nei centri di raccolta e chi possiede un giardino lo potrà piantare.

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Regali di Natale I regali, specialmente in occasione del Natale, piace tanto farli e riceverli, soprattutto ai bambini, ma certo non meno agli adulti. Fare regali è un’ottima occasione, è un bene e fa bene. E per essere quello giusto, il regalo deve fare più piacere a chi lo riceve che a chi lo dona.

Scegliere il regalo giusto da fare ad un’altra persona non è una decisione semplice; dovrebbe rappresentare comunque una sorpresa utile e gradita o una specie di pensiero augurale. Il regalo va fatto in base all’età e ai gusti di chi lo riceve; non bisogna eccedere nell’entità quando si capisce che non è il caso di stupire. Va ben confezionato e sempre consegnato con un sorriso. Il miglior modo per fare un regalo è di utilizzare il proprio cervello, seguire i propri sentimenti e soprattutto non aspettare gli ultimi giorni quando le idee e le risorse sono esaurite.

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Il Presepe Fu San Francesco che, la vigilia di Natale del 1223, decise di ricreare la scena della Natività in una grotta sulle colline di Greccio, villaggio non lontano da Rieti. Si trattava di un presepe vivente: solo molto più tardi le persone in carne ed ossa furono sostituite da statue. L’esemplare più anti-

co è quello realizzato dallo scultore Alfonso di Cambio nel XIII secolo e conservato nella chiesa di S. Maria Maggiore a Roma. Con il passare dei secoli, alla sacra famiglia si aggiunse una folla di Figure di contorno, pastorelli, artigiani e lavandaie che si affollano intorno a Gesù Bambino.


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Tradizioni e consumi: i biglietti d ’ auguri Paesaggi innevati, Babbi Natale in slitta, abeti circondati da pacchetti colorati. I biglietti augurali paralizzano gli uffici postali di tutto il mondo. Com’è nata questa consuetudine? Italia e Inghilterra si contendono l’origine dell’uso. Secondo studiosi italiani, a lanciare la moda fu un nobile, il conte Nicolò Monte Mellini di Perugia: il giorno di Natale del 1709 decise di inviare ai suoi cari alcune poesie di auguri, stampate su cartoncini. Gli Inglesi però rivendicano un altro primato: secondo loro fu il pittore londinese John Calcott Horsley, a disegnare nel 1843, il primo biglietto. Lo mandò ad un suo amico Sir Herry Cole. E fu un successo. Tempo dopo, fu stampata una prima edizione in mille esemplari: mostrava una famigliola felice con la scritta: “Merry Christmas and Happy New Year”.

L ’Agrifoglio

È un classico delle decorazioni natalizie. Come mai? Perché, essendo un sempreverde, è simbolo di vita eterna, e perché, secondo gli antichi, le sue foglie spinose possono tenere lontano le forze del male e preservare gli uomini dai pericoli.


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Il pranzo di Natale La tavola è sempre stata per gli uomini il luogo ideale per celebrare la festa: il banchetto comune e il consumo abbondante di cibo sono un rito che rinsalda i legami di gruppo e che serve ad allontanare la paura della fame. Se ciò vale per ogni banchetto e per ogni festa, a maggior ragione vale per il Natale, festa della nascita e inizio della vita: a fine dicembre, la tradizione pagana celebrava il solstizio invernale, cioè il risorgere del sole e della natura; la liturgia cristiana, sovrapponendosi ai culti precedenti, volle fissare proprio in quel periodo la nascita di Cristo, inteso come “Nuovo Sole” e come inizio

di una “vita nuova”. Fra i Cibi Rituali destinati alle feste natalizie, forte significato simbolico, hanno i pani dolci (divenuti poi il panettone industriale) farciti di semi, canditi, uvette, augurio di fertilità e ricchezza. Ma le grandi feste sono soprattutto il trionfo della carne, forse per la carica “sacrificale” che la carne possiede sin dall’antichità, forse (più semplicemente) perché essa è stata per secoli il principale desiderio alimentare degli uomini, il più represso e il più difficile da soddisfare. Per questo, nel giorno della festa bisogna mangiare molta carne e anche mostrarlo, ostentarlo. Ha ancora senso oggi e nella società dei consumi assicurati e troppo spesso abbondanti, celebrare la festa con una mangiata rituale? Si direbbe di no: forme nuove di rapporto col cibo, più serene o addirittura distaccate, hanno sostituito le antiche ossessioni e non è certo il caso di piangersi sopra. Tuttavia qualcosa merita di essere conservato: la festa può essere occasione per una maggiore attenzione al cibo, per una cura anche formale del momento conviviale, per una piccola riflessione sulla fortuna di poter scegliere il cibo secondo il nostro gusto; senza dimenticare un segno di rispetto (anche solo una sosta in cucina) per il lavoro, le tecniche, i saperi da cui nascono le buone cose che mangiamo. Tutto ciò non sarà continuazione dell’antico, ma dell’antico rispetterà, rinnovandoli, i valori più profondi.


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Il panettone Sono molte le leggende che ci ricordano l’origine del panettone, il tradizionale dolce natalizio milanese. Una delle versioni è questa: il Toni della leggenda era un panettiere, che aveva una figlia di nome Adalgisia di cui si era innamorato Ughetto degli Atellari, cavaliere di Ludovico il Moro. Ughetto, per starle vicino, si era fatto assumere come apprendista panettiere e per migliorare gli affari del negozio in difficoltà decise di preparare un pane diverso dal consueto e con una particolare forma a cupola. Ben presto la fama della bontà del “Pan del Toni” si diffuse in tutta la città e fuori dal negozio si formò una lunga coda: Toni si arricchì e i due giovani poterono sposarsi.

Fiori freschi e secchi per decorare la casa A Natale e Capodanno gli ornamenti floreali rappresentano una tradizione non ignorabile. La casa addobbata con gusto e garbo sarà più festosa e accogliente. Molto indicati sono i fiori dai colori delicati, come le fresie, i ciclamini rosa chiari o bianchi, le miniature, come i garofani, anch’essi rosa e le roselline. Le rose a gambo lungo e nelle tonalità più accese, disposte in un vaso elegante, sono più consone al Capodanno. La casa si può decorare anche con i fiori secchi, che ravviveranno un bel cesto di vimini riempito di muschio. Fra i fiori secchi si possono inserire spighe dorate, candele, pigne dorate, argentate o naturali e minuscole decorazioni natalizie.

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I consigli del nostro chef

Un ’ idea semplice per una cena alle feste di Natale! Brodo di crespelle Ingredienti per 4 persone: ossa di manzo: kg 1 Sedano: gr 60 Carote: gr 100 Cipolla: gr 50 Alloro, sale, prezzemolo 2 Uova Farina: gr 125 Latte: gr 200 Olio extravergine di oliva Tempo di cottura: 1 ora e 30 minuti Tritate il prezzemolo, tenendo da parte i gambi. Per il brodo: inserite in una pentola capiente le ossa di manzo, le verdure lavate e tagliate e i gambi di prezzemolo, riempite con l’acqua e cuocete per un’ora e mezzo, togliendo di tanto in tanto la schiuma che si forma. Nel frattempo preparate le crespelle: aprite le uova in una ciotola, unite la farina e il latte, aggiungete un cucchiaio di olio e mescolate bene. Scaldate una padella an-

tiaderente, ungetela con l’olio. Versatevi due cucchiai di impasto: dopo un minuto girate la crespella e terminate la cottura. Una volta pronte, tagliate le crespelle a striscioline. Filtrate il brodo di manzo e salate. Disponete le crespelle nelle fondine, ricoprite con il brodo di manzo, cospargete di prezzemolo e servite.


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Treno straordinario per il Paradiso Padre Oddo Tesei, cappellano dei ferrovieri del dipartimento di Ancona, che comprende Marche, Umbria, Abruzzi e parte del Lazio e dell’Emilia Romagna, in occasione dei festeggiamenti del 50° di ordinazione sacerdotale, ha offerto ai numerosi presenti il biglietto di S. Francesco dal titolo “TRENO STRAORDINARIO PER IL PARADISO” in cui con citazioni bibliche ad ogni pensiero, si legge così: “Fratello, frate Francesco ti ricorda che c’è un treno anche per te! Il Dirigente lo farà partire da ogni stazione, in orario, senza segnale. Sarà Diretto, se avrai osservato i comandamenti. Espresso, se avrai praticato le beatitudini. Rapido, se avrai amato anche la Madre di Dio. Avvertenze: fratello, il biglietto lo devi acquistare con l’amore a Dio e ai fratelli, procurare molto prima della partenza, consegnare a Dio al termine di corsa. Prescrizioni: fratello, è stabilito che: se avrai il biglietto non in regola, dovrai sostare nella penultima stazione per Grandi Riparazioni (Purgatorio); se sarai sprovvisto

di biglietto dovrai prendere il treno istradato per il “Binario Morto” (Inferno). Fratello, nell’attesa, pensa al tuo biglietto e chiedi spesso la verifica al confessore. Così fece San Francesco, che ti augura pace e bene”.


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Voci al femminile INCONSCIO

IL PICCOLO PAESE

C’è un’attesa nel cuore sospesa nell’aria della primavera in fiore. È un profumo di vita, un’essenza di sogni che bruciare vorresti sull’altare dell’amore. Si placa l’ardore nel canto del creato e attendi un messaggio dalla primavera in fiore

Il piccolo paese è come una famiglia è gente semplice che si assomiglia. Si aiutano, si confortano, nessun odio oscilla. Se uno è ammalato tutti lo sanno, s’interessano con sincera umanità.

(Angela Frigerio)

(Enza Venturini)

L’AURORA

DURERÀ

L’aurora si è tinta di rosa, nasce sulla sommità della montagna, riflessi colorati che indorano la campagna formano note armoniose, ogni nota… un ricordo, un sospiro, la parola dolce della persona cara, amica. Leggere nuvole sciolgono un canto, cercano di lenire l’affanno, dare sollievo al mio cuore, rendere meno oscuro l’arduo sentiero del domani.

Quando potrà durare questo mio sogno innamorato di tutte le cose? Mi specchio nei suoi colori, m’inebrio al tocco frangiato del suo sorriso. È l’ansia dell’attesa verso la meta raggiunta viaggiando tutta la vita. (Ester Testori)

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Caffè

Le Volte

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Aperitivi

A Luino, affacciato sulla riva del Lago Maggiore, troviamo il locale storico per eccellenza: Caffè Le Volte. Questo incantevole edificio ha dato i natali al grande Piero Chiara. L’ambiente interno è semplice e caratteristico. Vi troviamo un antico acquedotto a cunicolo e oltre ai muri in sasso originali, uno storico soffitto a volte che ha dato origine al nome del locale stesso. Incantevole la vista invernale dalla parte esterna del locale con le montagne innevate a

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specchio sul lago “disegnano” una fantastica cartolina. Dal 2005 Le Volte è guidato dalla famiglia Rana che, con i suoi 25 anni di esperienza, offre una gestione professionale, simpatica e cortese. Gli ampi saloni interni durante il giorno funzionano come un classico bar, mentre la sera si trasformano e Le Volte diventa un locale pieno di vita, ideale per trascorrere una piacevole serata. Il locale è rinomato per gli aperitivi

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accompagnati da sfiziosi stuzzichini e da una vasta scelta di cocktail alcolici e analcolici, svariati panini, piatti freddi ed ancora insalatone e taglieri di salumi. L’atmosfera è informale, l’ideale per bere e sgranocchiare qualcosa facendo quattro chiacchiere con amici e gestori, entrando in contatto con la storia luinese. I gestori e tutto lo staff augurando buone festività sono pronti ad accogliervi tutti i giorni fino all’una di notte.


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Il Presepe vivente Il ritorno alle radici antiche è uno dei fattori più interessanti nella vita delle comunità varesine. Tra questi, uno spazio particolare viene oggi dedicato alle sacre rappresentazioni in genere, ma più largamente a quelle legate al mistero del Natale. Il Presepe vivente di Brezzo di Bedero viene considerato tra le più interessanti o organizzate, in questo campo, proponendosi come continuatore del presepio italiano sia nell’apparato architettonico del paesaggio che nel misticismo affiorante dai movimenti delle masse. Del resto, la liturgia di mezzanotte conferma ed esalta questa scelta di fondo. Dal lato della spettacolarità, il Presepe di Brezzo di Bedero nulla trascura per un godimento anche estetico della rappresentazione. Elemento qualificante, rimane comunque, la scelta del luogo, che ha per sfondo la mole superba della Canonica, monumento che risale nella sua attuale forma al sec. XII. La sacra rappresentazione avrà inizio alle ore 22.15 del 24 dicembre. PH BODIN

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Il Presepe di radici di Formentini Della sua originalità e del suo pregio hanno già scritto tutti: il Presepe che da diversi anni propone Fermo Formentini, un pensionato assai noto nel Luinese e che viene costantemente arricchito di nuovi soggetti, è ormai famoso. Al bosco, Formentini si è ispirato per costruire il suo Presepe artistico, suggestivo, a ogni Natale sempre rinnovato nei particolari e nei personaggi, frutto di una ricerca scrupolosa e di un impegno non comune. Radici di varie essenze delle piante che coprono le pendici dei monti che circondano il paese hanno dato vita agli oltre centoquaranta soggetti che compongono questa sacra Rievocazione della nascita di Gesù, immerse in variegate qualità di soffice muschio disposte in scala cromatica, quasi un mosaico che nasconde il lungo paziente studio e la fantasia dell’autore nell’allestimento di questa originale Natività. Questo il presepe vegetale che troneggia all’interno di un locale presso la chiesa di Bosco, meta incessante di visitatori che arrivano anche da lontano.


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Poesie di Vittorio Sereni VIAGGIO ALL’ALBA

NELLA NEVE

Quanti anni che mesi che stagioni nel giro di una notte: una notte di passi e di rintocchi. Ma come tarda la luce a ferirmi. Voldomino, volto di Dio. Un volto brullo ho scelto per specchiarmi nel risveglio del mondo. Ma dimmi una sola parola e serena sarà l’anima mia.

Edere? Stelle imperfette? Cuori obliqui? Dove portavano, quali messaggi accennavano, lievi? Non tanto banali quei segni. E fosse pure uno zampettìo di galline – se chiaro cantava l’invito di una bava celeste nel giorno fioco. Ma già pioveva sulla neve, duro si rifaceva il caro enigma. Per una traccia certa e confortevole sbandavo, tradivo ancora una volta.

VIAGGIO DI ANDATA E RITORNO

UN RITORNO

Andrò a ritroso della nostra corsa di poco fa che tanto bella mai ti sorprese la luna. Mi resta una città prossima al sonno di prima primavera. O fuoco dileguante, o ceneri confuse di campagna che annotta e si sfa, o strido che sgretola l’aria e insieme divide il mio cuore.

Sul lago le vele facevano un bianco e compatto poema ma pari più non gli era il mio respiro e non era più un lago ma un attonito specchio di me una lacuna del cuore.


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Paesi di lago “Nell’alta Lombardia, dove i laghi incominciano a stendersi, al piede delle Alpi, stanno raccolti alcuni paesi di quasi ignorata bellezza, la cui storia è soltanto nelle monografie di qualche ricercatore provinciale o nella dolce memoria dei paesani che sono andati a lavorare e a penare per il mondo. Paesi che hanno un turrito stemma comunale, qualche avanzo d’epoche lontane, ma una impronta, nelle piazze, di Sei e di Settecento, anche se dietro, nelle vie distorte, nascondono case più vecchie di qualche secolo e antichi cortili conventuali. Nella parte alta, presentano un accavallamento di tetti scuri, intorno alla chiesa da cui digradano per tortuose contrade, fatte a sghembo perché il vento del lago non le prenda d’infilata nei rabbiosi giorni di marzo. Fuori dal vecchio agglomerato quei paesi si stendono per viali nuovi tra il lago e un imbocco di valle, hanno chiese, una o due, verso i campi, qualche manifattura vicino a brevi corsi d’acqua. Ma dentro al nucleo primitivo conservano l’antica nobiltà, dove i portali attestano i secoli e gli intonaci hanno sfumature d’ocra e di rosa. Là, le famiglie il cui nome ricorre di tomba in tomba nel vecchio cimitero, sopravvivono relegate in fondo a labirintici cortili e la loro gente vi gode un sole privato, ereditario. In queste corti si tramanda il dialetto più incontaminato e si conservano gli usi tradizionali…”.

“Il sole non si era ancora alzato, ma un bagliore rossiccio annunciava, dietro Luino, una lucida mattina di vento, di quelle che sembrano chiudere l’estate, dopo il Ferragosto, quando il lago, come una donna che cambi abito, perde i suoi colori tenui e leggeri per vestirsi di azzurro intenso e qualche volta di scuro turchino, se al mattino lo spazza la tramontana o lo ripettina al pomeriggio l’inverna. Aprii la finestra del balcone e guardai il lago, che mi passava davanti come un fiume in piena. Sottoriva, protetto dal promontorio di Cannero e ancora prima da quello del Carmine, era calmo come un olio, ma due o trecento metri al largo correva, accavallando le sue onde in disordine fino a perdita d’occhio, oltre Santa Caterina, Arolo e Ranco, dove solitamente si calma estenuato dalla gran corsa…”.

Piero Chiara, dal racconto “Ortensio”

Piero Chiara, da “La stanza del vescovo”


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Involtini di melanzane alla pizzaiola Ingredienti: 750 g melanzane 450 g pomodorini 250 g mozzarella 6 cucchiai olio extravergine d’oliva 10 foglie di basilico un ciuffo maggiorana un ciuffo origano un rametto timo un ciuffo prezzemolo q.b. erba cipollina q.b. sale e pepe Procedimento: Preparate un tegame di acqua tiepida, salata. Mondate le melanzane, e tagliatele a fette dello spessore di un centimetro. Passate le fette di melanzana nell’acqua e lasciatele macerare per un’ora. Intanto tritate le erbe, tranne il basilico, e unitele tra loro. Accendete il forno a 180°. Spennellate una teglia da forno con poco olio. Recuperate le melanzane e scolatele bene. Passatele nella teglia unta. Spolverateci sopra il trito di erbe. Mettetele in forno per 10 minuti. Intanto tagliate a pezzetti di uno o due centimetri di lato la mozzarella, in una terrina. Aggiungeteci i pomodorini tagliati in quattro. Aggiungeteci qualche il basilico a foglie spezza-

te a metà. Regolate di sale & pepe. Dorate con due cucchiai d’olio e mescolate, lasciate riposare. Tirate fuori le melanzane, e alzate il forno a 200°. Posate le melanzane su un foglio di carta assorbente e lasciatele raffreddare. Distendete bene le fette di melanzana. Al centro di ognuna, utilizzando un cucchiaio di legno, depositate un po’ di ripieno. Arrotolate le melanzane creando gli involtini. Fermateli con uno stecco. Nella teglia, versate il restante olio d’oliva e posate le melanzane. Rimettete gli involtini in forno per altri 10 minuti. Servite caldi!


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Il segreto del vino rosso Il vero segreto del vino rosso sembra essere proprio il resveratrolo, un polifenolo, presente già nella vite, usato dalla pianta come difesa naturale contro l’aggressione dei raggi ultravioletti e contro gli attacchi di batteri e funghi. Questo spiega le sue proprietà antiossidanti e antinfiammatorie preziose anche per l’organismo umano. I livelli di resveratrolo prodotti dalla vite variano dal vitigno a vitigno ed è direttamente proporzionale alla quantità di raggi ultravioletti cui è esposta la vite. Il resveratrolo ha la capacità di ostacolare i processi ossidativi che portano alla formazione di radicali liberi di ossigeno, vere e proprie mine vaganti responsabili di danni cellulari alla base di molte patologie e dell’invecchiamento dei tessuti. A livello circolatorio, il resveratrolo contrasta i meccanismi che favoriscono la formazione della placca aterosclerotica: previene, infatti, i processi infiammatori della parete arteriosa, contrasta l’ossidazione delle lipoproteine. LDL e l’aggregazione delle piastrine, impedendo la formazione dei trombi che vanno a restringere o a occludere i vasi arteriosi. Tanto che in bicchiere di vino rosso al giorno è consigliato dai cardiologi, anche a chi ha avuto un infarto. A livello cerebrale, aumenta l’attivazione di segnali elettrochimici intracellulari: ne deriva una stimolazione dei processi di apprendimento e di memoria a lungo termi-

ne e una riduzione dell’incidenza di demenza senile. In campo oncologico, il resveratrolo sembra avere un’attività chemiopreventiva anticancro, soprattutto perchè inibisce processi infiammatori all’origine di alcuni tumori, come il cancro del colon.

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Luino e le valli del l ’ entroterra La bellezza del paesaggio di Luino, del suo lago e delle sue valli, ha persino ispirato Hemingway che in “Addio alle armi” ha descritto la cittadina come a una breccia a forma di cuneo che si apre tra le montagne dove il lago si allunga. Ed è proprio così che Luino si trova in un’amena posizione sulla quale convergono le valli dell’entroterra: Travaglia, Veddasca e Dumentina. Qui l’uomo arrivò secoli e secoli fa: numerosi sono stati i ritrovamenti a Curiglia con Monteviasco, con un centinaio di incisioni rupestri, sul masso delle Croci e le effigie rinvenute sul versante opposto, ovvero sul masso grande dell’Alpone. Fra i reperti più rilevanti c’è il Sasso di Piero a poca distanza dall’omonimo villaggio che oltre alle classiche

incisioni di simboli e lettere presenta due figure umane, con particolare rilievo per quella che indossa una sorta di cappuccio. Il masso di Montegrino riporta le immagini di un guerriero e di un sacerdote mentre sul masso della Ca’ Moga di Voldomino c’è l’immagine del dio Gallico Cernunno affiancato da un personaggio femminile. Si tratta di reperti risalenti all’età del ferro e come accade di solito essi vengono collegati a simbologie relifiose di vario genere. Ritrovamenti archeologici di epoca celtica sono stati trovati alla Rocca di Caldè. La presenza romana è meno documentata da reperti, anche se a Luino è stato ritrovato un sepolcretto e se le fornaci di Caldè operavano fin da allora. Ma è dal medioevo che questa zona cominciò ad accrescere la sua importanza: la sua posizione strategica favorì la costruzione degli odierni centri abitati attorno alle torri e alle fortificazioni erette a presidio dei transiti, testimonianze di questo periodo e della organizzazione longobarda sono ancora visibili a Pino, Voldomino, Germignaga, Maccagno. La Pieve di Travaglia si estendeva su quasi tutto il territorio delle valli ed aveva come centro, prima la Chiesa di Domo e poi la collegiata di Brezzo di Bedero, mentre l’organizzazione civile, giurisdizionale e fiscale si raccoglieva attorno a un sistema di corti regie. Successivamente, anche questa regione dell’alto Verbano venne inglobata del ducato milanese e ne seguì le sorti.


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Il confine ha un sapore?

Il sapore ha un confine? Sulla guida enogastronomica che è stata stampata a cura della Comunità Montana Valganna - Valmarchirolo e Malcantone, Domenico Righetti così scrive: “Questo sottile divertissement linguistico pone in realtà due domande alle quali è peraltro possibile rispondere, magari in modo sfumato, non propriamente delineato, proprio come si conviene ad un territorio di frontiera. Vengono subito alla mente le belle pagine dell’indimenticabile Piero Chiara, scrittore insubrico per antonomasia, allorchè un mirabile racconto ci narrava come, in certe particolari giornate ventose, amava appoggiarsi al muretto del lungolago di Luino per assaporare quell’inconfondibile aroma che sopraggiungeva dalla fabbrica di toscanelli di Brissago, località svizzero-ticinese situata sulla sponda opposta del Verbano. Così come per molti risulta delizioso il profumo di caffè della torrefazione di Monteggio che, attraverso la Tresa, invade gioiosamente le campagne di Cremenaga. O ancora, ma bisogna tornare nel tempo, i sapori di fernet, di china, di menta e di rabarbaro che dalla fabbrica di caramelle “Boncar” di Ponte Tresa italiana, senza noiose espletazioni burocratiche, attraversavano il confine per farsi “annusare” da quelli di Ponte svizzera. E se vogliamo ancora, quel sapore particolare, un po’ miscelato di cioccolata, caffè, moretti, sigari e sigarette, che distingueva le allora fiorenti botteghe di Ponte svizzera ma, con una sufficiente concentrazione olfattiva, poteva intendersi al di là del

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fiume o del lago. Era pure possibile scorgere delle sfumature anche nei sapori dei “piatti” che venivano proposti nei ristoranti situati sulle rive opposte del confine, vuoi per delle salse particolari, tipicamente svizzere, oppure per delle spezie dell’inconfondibile aroma mediterraneo. Quindi, almeno per noi che siamo nati, i sapori non hanno un confine ben delineato nella stessa misura in cui il confine ha (aveva?) una miriade di sapori. Ora, agli albori del terzo millennio, la globalizzazione tende a relegare nello spazio dei ricordi di queste sensazioni. Nei grottini mal cantonesi non sempre troviamo ancora trippa, formaggini nostrani, minestrone o polenta, in compenso pizze, patate fritte e coca cola non mancano mai nell’offerta; così come a Lavena Ponte Tresa al posto di una gustosa cena a base di alborelle o anguille in carpione, ma anche di un impareggiabile filetto di persico del Ceresio, normalissime e prelibate presenze fino a qualche decennio fa, vengono offerte le più svariate categorie di pesce di mare, dall’orata al branzino, passando per il fritto misto, cucinati nei più svariati modi e magari seguiti da dessert o da un frutto di chiara provenienza esotica. Volevamo proprio questo? Difficile una risposta obiettiva. Da una parte infatti, si ha la possibilità di conoscere, anche attraverso la buona tavola, i prodotti di diverse culture, ma dall’altra ci si accorge di perdere in modo più evidente le nostre peculiarità distintive, le nostre tradizioni e con esse la nostra identità.”

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Proverbi locali “La nev dicembrina per tri mes la se sampigna” (La neve caduta a dicembre si calpesta per tre mesi)

“Ul pan di alter u ga sett crost” (Il pane degli altri ha sette croste, è duro da mangiare)

“Seren de noecc u var un pieucc” (Sereno di notte non vale un pidocchio, non è preludio di una buona giornata)

“Una bella gesa l’ha ga de vegh un bel campanin” (Una bella chiesa deve avere un bel campanile, allusione al naso)

“Ul temporal de matin u ga né co né fin” (Il temporale mattutino non ha inizio né fine, nel senso che dura per un tempo determinato)

“Vestis ne scoa, la par na sposa” (Vesti bene una scopa, una ragazza mediocre, sembrerà una sposa) PH BODIN “Fieu picul, fastidi de picul, fieu grand, fastidi de grand” (Figli piccoli, preoccupazioni da piccoli, figli grandi, preoccupazioni da grandi)

“Temporal de Lugan, piancc ul fieul cul pan in man; tempural de la Madona dul Mond ciapa la sapa e vala a scond” (Temporale proveniente da Lugano: piange il bambino, ma col pane in mano; temporale che viene dalla Madonna del Monte - Sacro Monte di Varese prendi la zappa e valla a nascondere). “Quand il soo us volta indree, u fa bel al di andree” (Quando il sole al tramonto si volge indietro facendo capolino tra le nuvole, farà bello il giorno dopo)

“Per Sant Bartulumèe, l’acqua l’è bona da lavaa i pee” (Per San Bartolomeo - 24 agosto - l’acqua serve solo per lavare i piedi) “Un paa u mantegn sett fieu, ma sett fieu i mantegn mai un pa” (Un padre mantiene sette figli, ma sette figli non mantengono un padre)

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Luino

La città di Piero Chiara e di Vittorio Sereni La città di Luino, che in tanti anni non ha cambiato nulla: né il lago, né i monti, né il clima, per cui: “…se vuoi provare le pene dell’inferno vattene a Cannero d’estate e a Luino d’inverno…”. Ragion questa ed unica che fece poetare e musicare un famoso ritornello: “Città Giardino t’hanno nominata, Luino un dì le fate e i tuoi dintorni / son luoghi che confermen tutti i giorni / che in essi, sui decrepiti si muore. “refrein”. Luino dolce incanto di sol azzurro e fiori / ti fanno i tuoi colori un sogno di città!”. Luino è tra i centri più antichi del Ver-

bano: è la principale città della sponda lombarda del lago, a pochi chilometri dal confine svizzero situata in una posizione incantevole. Luino nasce come villaggio di pescatori, ma è oggi un moderno centro commerciale e turistico. La città vanta i natali di celebri personaggi del passato, tra cui: Anselmo Luini, arcivescovo di Milano (XII secolo); Giacomo Eluterio Luini, carmelitano, fondatore di una chiesa e di un cenobio (1477); Bernardino Luini, pittore della scuola di Leonardo; Giovanni Confalonieri (benefattore); Giacomo Luini (Conte). In epoca contemporanea i nomi di due illustri scrittori Piero Chiara e Vittorio Sereni, che tanto ebbero da dire e da scrivere sulla loro città natale. La passeggiata in riva al lago merita di essere percorsa in tutta la sua lunghezza ammirando anche gli edifici che si affacciano sul lago, come la chiesa della Madonna del Carmine, risalente al XV secolo, Palazzo Serbelloni e il porto vecchio, già progettato ai tempi di Napoleone e poi completato dagli austriaci. Dal porto si sale verso l’antica “Contrada dei mercanti”, oggi via Felice Cavallotti, proseguendo poi alla scoperta del vecchio nucleo storico ricco di edifici rinascimentali e barocchi, cortili e botteghe artigiane. Famoso è il pittoresco mercato del mercoledì che risale al XVI secolo e che ogni settimana, soprattutto nel periodo estivo, richiama una folla di turisti stranieri.


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“Cantiamo insieme” E COME DICE IL PROVERBIO… CANTA CHE TI PASSA! Col bianco tuo candor neve sai dar la gioia ad ogni cuor. È Natale ancora, la grande festa che sa tutti conquistar. Un canto vien dal ciel lento, e con la neve dona a noi, un Natale pieno d’amor, un Natale di felicità. Quel lieve tuo candor neve discende lieto nel mio cuor Nella notte Santa, il cuore esulta d’amor, è Natale ancor. E viene giù dal ciel, lento un dolce canto ammaliator, che mi dice, spera anche tu è Natale non soffrire più.

Tu neve scendi ancor lenta per dare gioia ad ogni cuor è Natale spunta la Pace Santa l’Amor che sa conquistar. Tu dici nel cader neve il Cielo devi ringraziar! Alza gli occhi guarda lassù è Natale non si soffre più. È Natale spunta la Pace Santa l’Amor che sa conquistar. Tu dici nel cader neve il Cielo devi ringraziar! Alza gli occhi e guarda lassù è Natale non si soffre più.


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Percorsi: salumi e violini di capra Nelle valli del Luinese operano diverse aziende che allevano capre di razza nera di Verzasca (in purezza o incrociata con altre razze), trasformano il latte, commercializzano formaggi e salumi e a Pasqua mettono sul mercato il tradizionale capretto. Le condizioni climatiche ambientali e l’alimentazione a base di essenze particolari, che crescono su questi pascoli montani, arricchiscono il latte di profumi e aromi unici. Il latte è l’elemento determinante per ottenere formaggi caprini di qualità. Ciò li rende particolarmente graditi al consumatore che sceglie la tradizione e il sapore di diverse varietà di formaggi a pasta fresca e stagionata. Il latte, i formaggi e le carni sono adatte a un’alimentazione sana ed equilibrata, orientata verso la riscoperta di antichi e tradizionali sapori. In particolare il latte caprino, per le sue caratteristiche organolettiche, è facilmente digeribile e consigliato per i bambini e gli anziani. Gli allevamenti sono basati sullo sfruttamento del pascolo per otto/nove mesi all’anno e gli animali restano in stalla per l’ultimo mese di gestazione e per il periodo di allattamento naturale del capretto. Nella stagione non adatta al pascolo, l’alimentazione delle capre Verzaschesi, si basa prevalentemente su fieno, e per gli animali in fase di allattamento la razione viene integrata. Dal mese di aprile le capre sono condotte agli alpeggi. Nel mese di ottobre, gli allevatori procedono alla messa in “asciutta” dei capi.


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I fiori comunicano Anche i fiori hanno una propria capacità comunicativa che dipende dal tipo, dalle varietà, dal colore e dal profumo che li contraddistingue. Queste caratteristiche sono state attribuite ai fiori nel corso dei secoli da poeti, da leggende tramandate di generazione in generazione e ognuno può pensarla come vuole (come diciamo sempre). GERBERA: è sinonimo di prosperità e ricchezza, è consigliata nelle vicinanze della porta d’ingresso per proteggere e portare fortuna. TULIPANO: il fiore simbolo delle dichiarazioni d’amore, cioè quello che inequivocabilmente significa, “ti amo”. Il significato del fiore varia dal colore. Rosso: dichiarazione d’amore. Screziato: i tuoi occhi sono splendidi. Giallo: amore disperato. ANEMONE: simboleggia i sentimenti effimeri, il senso dell’abbandono e l’amore tradito, ma anche la speranza e l’attesa. ROSA: universalmente la rosa è simbolo del segreto, delle cose da non rivelare e da trattare con discrezione. La rosa ancora chiusa incarna la castità femminile, mentre quella aperta simboleggia la bellezza effimera della gioventù.

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GIGLIO: è il fiore prescelto dal Cristianesimo per simboleggiare la purezza della Madonna. In amore è il fiore ideale da donare alle donne oneste e di gran classe, per dire loro “sei la mia regina”. ORCHIDEA: regalarla è un’ammissione di totale dedizione, significa confessare un sentimento di rispetto, quasi venerazione. Donare un’orchidea è una dedica importante, significa dire “sei sensuale”. CICLAMINO: simbolicamente il ciclamino trasmette messaggi di diffidenza e di scarsa fiducia. Può essere un invito a migliorare o anche un avvertimento “minaccioso” verso chi non si sta comportando bene. IRIS: questo fiore trasmette messaggi positivi: va regalato per comunicare che ci sono novità o buone notizie nell’aria, oppure, per fare degli auguri a chi sta per intraprendere qualcosa di importante. Cari maschietti, al di là delle leggende che negli anni hanno voluto dare questi significati ai fiori, regalate qualche volta alla vostra “metà del cielo” un fiore. Un atto gentile che vi “addolcirà” la vita. Buon fiore a tutti!

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Tronchetto di Natale Ingredienti per 4-6 persone: acqua calda qb 4 uova 25 gr di cacao 65 gr di fecola 125 gr di farina 50 gr di farina di mandorle 100 gr di zucchero 40 gr di burro decorazioni di cioccolato qb zucchero a velo qb

Per la Mousse: 200 gr d’acqua 200 gr di zucchero 200 gr di tuorli 400 gr di panna fresca 290 gr di cioccolato al latte cacao qb

Procedimento: Scaldare leggermente le uova intere per montarle meglio. Mescolare il cacao con la fecola e la farina. Sgusciare le uova separando albumi e tuorli. Montare gli albumi. Mescolare la farina di mandorle con le altre farine. Aggiungere lo zucchero agli albumi montati, poi unire anche il burro fuso, i tuorli e le farine mescolando delicatamente. Stendere l’impasto su una teglia da forno e cuocere a 180 gradi per circa 10 minuti. Per la mousse mescolare acqua, zucchero e tuorli in pari quantità e cuocere al microonde per 2 minuti alla massima potenza.

Montare a parte la panna. Unire il cioccolato al latte alla crema di uova. Unire la crema alla panna e lasciare riposare in frigo. Farcire il pandispagna con la mousse raffreddata. Arrotolare su se stesso il pan di spagna formando il tronchetto. Lasciare riposare in frigo, poi ricoprirlo con la mousse rimasta. Completare con decorazioni al cioccolato e zucchero a velo.

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Bevande e liquori dal mondo Dalla Svezia: GLÖGG

Dall’Inghilterra: SIDRO SPEZIATO

Ingredienti:

Ingredienti:

1 bottiglia di vino rosso 1/2 tazza di Vodka liscia 2 gr. di semi di cardamomo 10 gr. di cannella in stecca 10 gr. di chiodi di garofano 300 gr. di zucchero 1/2 cucchiaino di zucchero vanigliato mandorle spezzettate uvette

2 litri di sidro 1 stecca di cannella 1/2 baccello di vaniglia 4 chiodi di garofano un pizzico di noce moscata il succo di 2 clementine la scorza di mezzo limone 3 cucchiai di zucchero di canna

Procedimento: Lasciate le spezie in infusione nel vino a freddo per 24 ore. Preparate i bicchieri con le mandorle e le uvette sul fondo. Filtrate, aggiungete gli altri ingredienti e fate bollire per qualche minuto (il glögg va bevutto caldo) e mangiando una pepparkaka e lussekatt (queste 3 cose sono molto importanti in dicembre e il giorno di Santa Lucia)

Procedimento: Versare il sidro in una pentola abbastanza alta. Aggiungere tutti gli altri ingredienti e mescolare bene. Mettere su fuoco medio e riscaldare finchè non inizierà a far vapore ma non portare ad ebollizione. Filtrare il sidro speziato con un setaccio e servire caldo.

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Bevande e liquori dal mondo Dagli Stati Uniti: EGGNOG Ingredienti: 235 ml. brandy 120 ml. vino sherry (se non disponibile sostituire con un porto o con marsala) 120 ml. rum scuro 120 ml whisky 12 uova 150 gr. di zucchero 1 litro di latte intero 750 ml. di panna, non montata 500 gr. di gelato alla vaniglia noce moscata grattugiata come guarnizione (si può sostituire con cannella) Procedimento: Versate il brandy, sherry, rum e whisky in un recipiente. Separate gli albumi ed i tuorli delle uova e poneteli in due differenti recipienti. Sbattete i tuorli con le fruste finchè non saranno spumosi. Continuate a sbattere ed aggiungete poco alla volta lo zucchero e successivamente versate il mix di liquori, infine unite il latte e la panna. Continuate a sbattere finchè il composto non sarà perfettamente miscelato. Pulite le fruste e montate gli albu-

mi a neve, quindi con molta delicatezza incorporateli al mix, mescolando con un cucchiaio di legno. Riponete l’Eggnog in frigorifero per alcune ore. Al momento di servire, aggiungete al mix il gelato alla vaniglia, amalgamate il tutto con le fruste quindi versate in una coppa o un bicchiere e spolverate con noce moscata o cannella. Potete anche lasciare l’Eggnog in un contenitore, e far si che gli invitati si servano da soli.


Buone Feste!


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Bevande e liquori dal mondo Dall’Irlanda: MULLED WINE (VIN BRULÈ) Ingredienti: 1 arancia non trattata 8 chiodi di garofano 1/2 noce moscata grattugiata al momento 2 stecche di cannella 1 limone non trattato 200 gr. di zucchero 1 lt. di vino rosso Procedimento: Tagliate sottilmente la scorza del limone e dell’arancia, senza prendere anche la parte bianca, che renderebbe amara la preparazione. In un tegame di acciaio dai bordi non troppo alti, versate 1 litro di vino rosso corposo, lo zucchero, le spezie, le bucce del limone e dell’arancia. Messa la pentola sul fuoco, portate lentamente a ebollizione: Fate bollire a fuoco basso per 5 minuti mescolando fino al completo scioglimento dello zucchero. A questo punto avvicinate una fiamma alla superficie, del vino, facendo molta attenzione a non scottarvi: l’alcol contenuto nel vino prenderà fuoco, e voi dovete lasciarlo fiammeggiare fino al completo spegnimento. Quando il fuoco si sarà spento, filtrate il vin brulè con un colino a maglie fittissime e servitelo fumante.


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Iniziative Natalizie Brinzio 24 NOVEMBRE

MERCATINO NATALIZIO Info: 377 1291867 - 348 5478890

8 DICEMBRE

14a PEDALA CON I CAMPIONI Giro cicloturistico dell’alto varesotto con i campioni del ciclismo provinciale Info: 0332 747782 - www.pedalaconicampioni.com

14 DICEMBRE

CONCERTO DI NATALE Concerto Natalizio nella Parrocchiale - Inizio ore 20:45 Info: 0332 435359

24 DICEMBRE

AUGURI DI NATALE Scambio degli auguri dopo la S. Messa di mezzanotte con panettone e vin brûlé Info: 0332 435359

25 DICEMBRE

APERTURA PRESEPI ARTISTICI Nella Parrocchiale ed in alcuni angoli del paese

INVERNO 2013 / 2014

ATTIVITÀ SCIISTICA CENTRO FONDO Noleggio sci e ciaspole, lezioni con maestri della Scuola Italiana Sci Info: 347 0331560 www.centrofondobrinzio.it

5 GENNAIO 2014

BEFANA DEL FONDISTA Fiaccolata sulla neve, distribuzione doni ai bambini Info: 347 0331560 - 347 7507664


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31 Dicembre: se brüsa ul vécc Un altro anno arriva al “capolinea” e nella sera di San Silvestroalle ore 18, come è tradizione, a Germignaga, al Cantun, gli si dà l’addio appiccando il fuoco ad un fantoccio di proporzioni considerevoli (oltre 4 metri di altezza) posto nel greto del torrente San Giovanni. Il beneaugurante rito è accompagnato da uno spettacolo pirotecnico che saluta con qualche ora di anticipo l’arrivo dell’anno novello. Non mancheranno per l’occasione cioccolata calda e vin brulè per riscaldare il cuore e lo spirito dei presenti. Farà da cornice con allegra marcette il Corpo musicale S. Cecilia di Germignaga. La Pro Loco, promotrice della simpatica manifestazione, augura a tutti un felice 2014.


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Porto Valtravaglia Il Comune si dispiega in diverse frazioni, (Ticinallo, Muceno, Musadino, Domo, Ligurno, Torre e San Michele) posizionate tra il lago e le colline, dove è possibile praticare sia sport acquatici che andar per boschi lungo i numerosi sentieri che conducono sulle montagne circostanti ed arrivare così in luoghi ameni dove contemplare dall’alto la meraviglia del lago. Gli abitanti non nascondono le loro lontane radici: le case con i loro portali austeri che si aprono su cortili lastricati; le ville con i loro meravigliosi giardini; nuclei urbani in cui si riconoscono

le antiche “masserie”, o le “corti medioevali”. Nell’abitato di Porto Valtravaglia (210m) ad esempio, la via principale presenta edifici che risalgono al Seicento; gradevoli sono inoltre il vecchio porticciolo ed il lungolago, recentemente ristrutturato e delimitato da una cortina di vecchie case alle spalle del municipio. Di rilevante importanza è la Chiesa di S. Maria Assunta, in Via Roma; sulla stessa via si affaccia anche la Chiesa di San Rocco, mentre la Chiesa Immacolata al Fiume, è situata sulla strada statale in direzione Luino.


MERCATINO DI NATALE

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inaugureranno l’attesa del Natale in via Roma a Portovaltravaglia.

DOMENICA

1 DICEMBRE 2013

In quest’occasione la via sarà vestita a festa ed in vari angoli si potranno degustare vin brulè e cioccolata calda. IN CASO DI PIOGGIA LA MANIFESTAZIONE VERRÀ ANNULLATA MercatinoPorto_Natale2013.indd 1

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Iniziative Natalizie Brezzo di Bedero 7 DICEMBRE

Gita ai mercatini di Natale a cura della Proloco

21 DICEMBRE

Concerto di Natale ed inaugurazione Presepe Vivente a cura della Proloco

24 DICEMBRE

XXXIII rappresentazione del Presepe Vivente a cura della Proloco.

6 GENNAIO

XXXIII rappresentazione del Presepe Vivente e festa della Befana a cura della Proloco


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La Befana La Befana, (termine che è corruzione di Epifania, cioè manifestazione) è nell’immaginario collettivo un mitico personaggio con l’aspetto da vecchia che porta doni ai bambini buoni la notte tra il 5 e il 6 gennaio. La sua origine si perde nella notte dei tempi, discende da tradizioni magiche precristiane e, nella cultura popolare, si fonde con elementi folcloristici e cristiani: la Befana porta i doni in ricordo di quelli offerti a Gesù Bambino dai Magi. L’iconografia è fissa: un gonnellone scuro ed ampio, un grembiule con le tasche, uno scialle, un fazzoletto o un cappellaccio in testa, un paio di ciabatte consunte, il tutto vivacizzato da numerose toppe colorate. Vola sui tetti a cavallo di una scopa e compie innumerevoli prodigi. A volte, è vero, lascia un po’ di carbone ), ma

in fondo non è cattiva. Curioso personaggio, saldamente radicato nell’immaginario popolare e - seppure con una certa diffidenza - molto amato. Fata, maga, generosa e severa... ma chi è, alla fine? C’è chi sostiene che è vecchietta sdentata e dal naso adunco, vestita con una blusa e una sottana polverose, brutta ma benefica che viaggia a cavallo dell sua scopa e si cala per i camini per lasciare nelle case doni per i bambini buoni e pezzi di carbone per i bambini birichini. Secondo il racconto popolare, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una vecchia. Malgrado le loro insistenze, affinchè li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentitasi di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci. Così si fermò ad ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare.

Filastrocca della Befana La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte col cappello alla romana viva viva la Befana! Per farvi portare i doni dalla Befana c’è un metodo infallibile: dovete appendere al caminetto della casa (ma chi non ha un caminetto può trovare un qualsiasi altro posto, vicino a una porta o a una finestra) la calza più grossa che avete: vedrete che la mattina dell’Epifania la troverete riempita di doni di ogni sorta!


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