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alive

jewellery

Daniela Curatolo mat. 762204 Corso di Laurea in Design della Moda a.a. 2013/’14 Relatore: Prof.ssa Alba Cappellieri Correlatore: Prof.ssa Viola Vecchi


“Ogni cosa che puoi immaginare, la natura l’ha già creata” Albert Einstein


INDICE Il gioiello vivente: indossare la natura

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Il primo naturale ornamento del corpo

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I gioielli vivi di Tutankhamon L’uomo, il più incredibile gioiello vivente: popoli della valle dell’Omo Botanical Jewelry: semi e tradizioni dai luoghi più remoti del pianeta Ornamenti portafortuna: aglio e peperoncino Il giardino islamico: simbolo del grembo materno e della femminilità

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I gioielli vivi oggi: semi, fiori, frutta e cioccolato

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Piccoli giardini indossabili Gioielli commestibili Animali vivi e fluidi umani

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Interviste : la parola ai designer - Creazioni, messaggi, pubblico e mercato

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Elisa Padrón Olivé - zucchero caramellato Dian Yu - riso Davide Francesca & Marco Democratico - ghiaccia reale Julie Usel - patate essiccate e carne Miriam Mirna Korokolvas - semi Nanna Melland - carne

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Natalia Verdejo - cipolle Asif Kureshi - miele Simona Rinciari - foglie, semi, frutti Barbara Uderzo - cioccolato e piante grasse Tjasa Avsec - agrumi Boroka Kopacz - pasta e ortaggi Shinji Nakaba - nido d’uccello Suzette Conradie - zucchero caramellato Ventzislav Iliev - ortaggi Yael Friedman - frutta e verdura essiccata Clelia Stincheddu & Giulietta Piccioli - muschio Eleonora Ghilardi - licheni Karlyn Allenbrand - arance Claudia Crisan - zucchero caramellato Hilde De Decker - ortaggi Daniela Curatolo - rosa di Jericho

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bibliografia e sitografia

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Il gioiello vivente: indossare la natura


Che cos’è un gioiello? Con questa domanda, tanto apparentemente banale, quanto ricca di spunti di riflessione, è iniziato il corso di Jewellery Design presso il Politecnico di Milano. Un gioiello è un accessorio indossabile, di grande valore estetico, un ornamento, dona bellezza a chi lo indossa, è qualcosa che non può prescindere dalla preziosità e dal valore. Cosa si intende dunque per preziosità e per valore? Metalli, gemme rare, pesi, carati, qualità della lavorazione, artigianalità, unicità, valore economico, artistico ed emotivo: queste le risposte immediate. Su una parola, però, mi sono soffermata a riflettere. Valore. Può sembrare banale, ma valore è sempre stato per me sinonimo di principio, educazione, di quegli insegnamenti che ti guideranno per il resto della vita. Sono cresciuta in un paesino della provincia, quelli in cui tutti ti conoscono e tutti sanno tutto di te. Quelli in cui se sei bravo a scuola non puoi andare a studiare moda, sprecheresti la tua vita, dovresti fare qualcosa di serio. È un mondo frivolo. Sei consapevole del sistema che stai alimentando? La moda, il gioiello, il design, non è questo, non è soltanto questo. Sta a noi dimostrarlo. La moda, secondo il mio modesto parere, è passione, ideali, messaggi, ricerca, tradizioni, creatività, comunicazione, ma soprattutto cultura. Se non si è perfettamente coscienti del mondo in cui si vive, se non si è costantemente alla scoperta di nuove frontiere, non è possibile progettare nulla di innovativo. Sono cresciuta in un contesto che ho sempre sentito troppo stretto e tradizionalista, che ho sempre criticato, ma al quale ora devo dire grazie per la purezza e la semplicità che mi ha trasmesso, e che ora mi dona ancora l’immensa gioia dello stupore per le cose semplici. Tra queste, la natura è stata da sempre una delle più grandi passioni. Non esiste nulla, creato dall’uomo, che possa essere paragonato alla perfezione degli elementi naturali. Come sostiene Einstein, infatti: ogni cosa che puoi immaginare, la natura l’ha già creata. Cos’è dunque più prezioso della natura se non essa stessa? 8


Ecco da dove nasce la passione e la curiosità per i gioielli vivi. Gioielli di sperimentazione contemporanea ma che, come vedremo, hanno origini antichissime ed hanno caratterizzato da sempre la storia dell’uomo. Realizzati con materiali naturali, semplici e spesso di uso comune, quali cibo, piante, fiori, semi, acqua e parti di animali. Gioielli che tutti nella vita abbiamo provato a realizzare. Si pensi alle collane di fiori, ai braccialetti di caramelle, margherite, conchiglie.. Si realizzano con elementi semplici, economici, facilmente reperibili e allo stesso tempo, se non trattati, facilmente deteriorabili. Proprio in questo risiede la bellezza di tali gioielli. Tranne alcune eccezioni, infatti, essi hanno una vita piuttosto breve. Bisogna coglierne il massimo splendore prima che sia troppo tardi: sottile metafora, questa, della nostra esistenza. Sono creazioni di cui prendersi cura, caratterizzate da una bellezza fragile, facilmente deteriorabile. Sta a chi li indossa il piacere e la capacità di mantenerli in vita. Sono gioielli che richiedono responsabilità e consapevolezza. Possono essere realizzati da tutti, ma non sono per tutti. Come la maggior parte dei gioielli, anche quelli viventi si possono dividere in due categorie: quelli progettati per essere indossati e quelli pensati per essere piccole opere d’arte da esposizione. Chi sceglie di acquistare un gioiello vivente, è indubbiamente consapevole di ciò che esso rappresenti. Un messaggio forte spesso accompagna la realizzazione di questi gioielli. Vedremo diversi esempi a riguardo ed è sempre molto curioso conoscere ciò che l’artista desidera trasmettere attraverso le proprie creazioni. Chi sceglie di acquistare un gioiello vivente, non acquista un semplice gioiello. Desidera un valore, una storia, un messaggio, un materiale, un gesto, un luogo, un artista, un’emozione, un ricordo, un legame. Desidera portare una parte del mondo con sé. Desidera portare la vita con sé. 9


Il primo naturale ornamento del corpo


Il primo ornamento naturale, nacque in età preistorica: un ramo sottile, ripiegato su se stesso per adornare il capo dei primi funzionari religiosi della storia dell’uomo. L’attributo della semplice corona floreale, nel mondo classico, è proprio di tutte le persone che si trovano sotto la grazia divina, sia che se ne fregi il sacerdote nell’esercizio del culto, sia che venga conferita in premio ai vincitori nei giochi o ai valorosi in guerra, sia infine che appaia nei simposi, nelle feste nuziali, nelle cerimonie funebri. Si deve tuttavia all’influsso orientale se, ancora in età arcaica, divinità ed eroi del mondo greco si adornarono della corona in modelli di apparenza vegetale o metallica. Ad epoca abbastanza remota risale infatti la familiarità che i Greci ebbero con le corone vegetali, che venivano recate come simboli di culto in omaggio alla divinità. A ciascuna divinità dell’Olimpo greco spettano corone fatte dei rami di una determinata pianta, consacrata particolarmente ad una specifica divinità. Così a Dioniso (Bacco) spetta la vite coi suoi grappoli, a Zeus la quercia, ad Apollo il lauro, ad Afrodite il mirto, ad Atena l’olivo, a Demetra spighe, narcisi, papaveri, a Hera e a Persefone il melograno. Di corone della stessa natura si adornavano i sacerdoti, le vittime, gli altari dei sacrifici.Pare che l’uso delle corone di foglie, quale simbolica ricompensa ai vincitori dei grandi giochi ellenici, risalga al secolo VI. Il pregio di queste corone stava solitamente nella sacra solennità del conferimento e nel grande onore che ne veniva all’eroe e alla sua città, tanto più quando il suo valore era esaltato negli scritti dei poeti. Una categoria interessante è quella delle corone funerarie. Il significato religioso di queste corone è l’eroizzazione del defunto, come si palesa chiaramente nelle figurazioni dei vasi italioti e nelle descrizioni letterarie di celebri funerali. Esse sono d’alloro, di olivo, di mirto, ma più frequentemente di appio. Le corone che si mettevano sul capo del morto durante l’esposizione del cadavere e si deponevano poi nella tomba erano solitamente d’oro. Il grande uso delle 12


Vespasiano Busto del comandante delle armate romane rappresentato con corona di alloro

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Bacco 14

Dipinto del Caravaggio che raffigura la divinità adornata con corona di foglie di vite e grappoli d’uva


corone fece sì che la fabbricazione ne fosse affidata a un’industria assai redditizia, quella dei fiorai e, principalmente, delle fioraie, che i Romani chiamavano coronariae. Accanto alle corone di foglie e di fiori freschi si usavano quelle di amaranto secco, il quale, inumidito, ridava alla pianta l’apparenza di freschezza; accanto alle corone d’oro o di lamina di rame dorato o argentato si vendevano le corollae; ossia coroncine per gli attori, realizzate con rame di Cipro che, laminato e patinato con fiele bovino, splendeva come l’oro vero. Molto diffusi sono tra gl’indigeni americani gli ornamenti di penne dai colori vivaci. Nell’America Meridionale è frequente l’uso di abbigliarsi con piume bianche o colorate attaccate al corpo con gomme vegetali. Questo costume vige anche in Australia. Pregevoli sono i mantelli di piume dei Tupinamba e i diademi dei Pellirosse. Fuori dell’area americana ornamenti di piume s’incontrano nella Polinesia (Hawaii) e tra i Bantu meridionali. Collane e altri ornamenti personali vengono realizzati anche con semi vegetali dai colori brillanti e con conchiglie marine. I Polinesiani amano ornarsi anche con fiori, che portano infilati nei capelli e nelle orecchie o legati in corona sulla testa e intorno al collo. I Boscimani s’adornano con bianche collane formate con dischetti forati di uova di struzzo, simili a quelli trovati negli abitati capsiani dell’Africa mediterranea I gioielli vivi di Tutankhamon Gli ulivi non sono originari dell’Egitto, e può sembrare sorprendente che nella tomba di Tutankhamon fossero ritrovati bouquet e collane realizzate con foglie d’ulivo. Le ricerche storiche hanno però confermato che negli anni della morte del giovane faraone, ossia attorno al 1327 a.C., tali piante erano ampiamente coltivate nei territori egiziani, in particolare in giardini privati, spazi verdi di templi

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Tutankhamon 16

Collana realizzata con foglie di ulivo e alloro, ritrovata nella camera funeraria del giovane faraone


e luoghi di culto, il prezioso olio, veniva infatti utilizzato durante le cerimonie funebri in tutto il Paese. All’interno della camera funeraria di Tutankhamon, scoperta nel 1922 da Howard Carter, furono trovati, tra gli innumerevoli dettagli di importante rilevanza storica, bouquet funerari composti da foglie di ulivo e alloro, con grande probabilità utilizzati come omaggi al faraone durante la processione funebre e doni da portare con sé nell’aldilà. L’uomo, il più incredibile gioiello vivente: popoli della valle dell’Omo Il sud dell’Etiopia, la misteriosa vallata del fiume Omo, le regioni dei grandi dei rift valley, la grande frontiera con le savane del kenya sono sempre state chiamate “l’altra Etiopia”, l’Africa nera, sconosciuta, non esplorata. Il grande Sud dell’Etiopia, il Gamo Gafo, il Sidamo e il Caffa sono terre straordinarie, un immenso incrocio di popolazioni e di civiltà Africane. La ricerca perenne di terre fertili e di nuovi pascoli, la fuga dalle incursioni dei razziatori dell’altopiano e le antiche migrazioni hanno provocato il singolare mosaico dei popoli del sud dell’Etiopia: piccoli popoli di poche migliaia di persone, a volte solo qualche centinaio di uomini e donne, vivono accanto a gruppi più forti. Le donne Hamer indossano pelli e si adornano con tante piccole conchiglie che sono state usate, per secoli, come denaro: ai polsi hanno anelli di metallo, al collo fili di perline o pesanti collari.Le vallate meridionali dell’Omo sono le terre dei Mursi, dei Bodi, dei Galeb, dei Karo, degli Hamer. Le nuove divisioni amministrative Etiopiche contano nella regione dell’Omo ben 45 gruppi di popoli. Gli incroci, le mescolanze, le contaminazione, i commerci, le 17


Popoli della Valle dell’Omo Uomini e donne trasformati in gioielli viventi 18


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dipendenze, i matrimoni, gli scambi, i rituali, sono un complesso patrimonio comune dei popoli di queste vallate. I Borana si considerano l’etnia primogenita, il popolo più antico del gruppo Oromo, non corrotto dalla modernità. Popolazioni come i Galeb, sono riconoscibili per i capelli impastati di cenere e ocra e adornati con belle piume di struzzo. Hanno i volti affrescati con ocra, calce bianca, con polvere di ferro e brace di carbone e di legno. Le loro danze sono sensuali: autentici riti dell’amore dove i fianchi e il ventre si allacciano in mezzo a un’esplosione festosa di polvere. Le danze celebrano i matrimoni (la poligamia è ammessa), il raccolto e le iniziazione dei giovani. I Karo sono un popolo che sta scomparendo. In poche centinaia sopravvivono in miseri villaggi sulle sponde dell’Omo. Si adornano in modo povero. Le donne si trafiggono il mento con un chiodo o un bastoncino di legno. A causa della povertà hanno sostituito gli oggetti ornamentali con ornamenti sul corpo: si incidono la pelle e si provocano rigonfiamenti con acqua e cenere. Nelle occasioni particolari si dipingono il corpo con acqua e gesso.Le pitture diventano un vestito. I vestiti diventano quasi inutili. Le donne indossano pelli lucidate, adornate con le conchiglie del lontanissimo mar Rosso. Gli Hamer vivono nelle savane a occidente del lago Chew Bahir, il lago del sale. E’ una zona selvaggia accerchiata da paludi e da savane desertiche. La loro ricchezza sono le vacche che conducono, in lenti e insicuri viaggi, fino alle sponde dell’Omo per farle abbeverare durante i mesi della stagione secca. Le acconciature delle donne sono splendenti e colpiscono per la loro originalità. Gli uomini hamer modellano, in genere, sulla testa, crocchie di argilla sormontate da penne di struzzo.

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Botanical Jewelry: semi e tradizioni dai luoghi più remoti del pianeta Per migliaia di anni l’uomo ha decorato il proprio corpo con la bellezza degli elementi naturali. I primitivi indossavano collane realizzate con ossa, artigli e denti di animali feroci, come segno distintivo di forza e potere all’interno del gruppo, in quanto l’uomo che poteva indossarlo era colui che era stato in grado di uccidere l’animale per sfamare i componenti del gruppo. La maggior parte dei gioielli botanici sono realizzati con materiali relativamente economici. Semi, foglie, palma, bambù e legni tropicali, dall’apparente fragilità, che, se opportunamente trattati e conservati, possono tranquillamente competere con la resistenza e la bellezza estetica dei materiali più preziosi. Innegabile è inoltre l’incredibile preziosità dei materiali naturali, che non può prescindere dalle affascinanti storie che riguardano cura, crescita, ambiente, popolazioni, tradizioni, lavorazioni, significati che un semplice elemento naturale porta con sé. Gran parte dei gioielli botanici sono realizzati con semi forati e infilati per formare collane, bracciali e pendenti. Generalmente, per la creazione vengono utilizzati i semi più durevoli e colorati, sebbene in Messico siano molto diffusi gioielli realizzati con fagioli, mais, ghiande e piante tropicali chiamate “Lacrime di Giobbe”. In Costa Rica e Brasile si possono trovare collane di spine di acacia, utilizzate dall’albero per proteggersi da malattie e parassiti, di indubbio significato per chi le indosserà. Dagli indiani d’America deriva invece la tradizione, diffusa ancora oggi in New Mexico e Texas, di utilizzare bacche colorate di ginepro e saponine, di cui un tempo si sfruttavano le proprietà detergenti, a fini puramente estetici. In Messico e Sud America, le più spettacolari collane di semi

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Botanical Jewelry

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Semi provenienti da Messico, Costa Rica e Polinesia, utilizzati per la realizzazione di collane tradizionali


sono realizzate con i brillanti semi rossi di Sophora secundiflora e Erythrina flabelliformis, chiamati “alberi del corallo”, arbusti sempreverdi dai tipici fiori viola e rossi, particolarmente interessanti in quanto erano utilizzati da numerose tribù indiane durante feste e danze popolari, al termine delle quali avveniva l’ingerimento dei semi dalle proprietà allucinogene. Si è scoperto che tali piante risalgono al periodo Cretaceo e Giurassico, ovvero all’era in cui Africa e Sud America erano uniti in un unico continente, in quanto ancora al giorno d’oggi questi arbusti si possono trovare principalmente nei territori che un tempo erano confinanti tra loro. Tipici dei Caraibi e dell’America Centrale, invece, sono i cosiddetti “Semi della preghiera”,brillanti e affascinanti semi rossi e neri, particolarmente apprezzati dalle persone del luogo per le qualità estetiche e utilizzati per la creazione di rosari di preghiera. Nonostante la bellezza di tali elementi, è necessario sottolineare il fatto che si tratta di una delle specie di semi più velenosi del globo. Le foreste tropicali caraibiche e americane sono inoltre molto ricche di semi, trasportati fino al mare dalle piogge torrenziali, durante il percorso le sabbie levigano la loro superficie, donando meravigliosi effetti di stratificazione e incredibile durabilità: possono essere considerati infatti come delle vere e proprie pietre inalterabili. In Ecuador, le palme originarie della foresta del fiume Napo producono semi ed endocarpi pietrosi decisamente robusti, che, uniti a squame, penne, denti e ossa, vengono utilizzati per la realizzazione di collane amazzoniche. Le popolazioni indigene del Perù, ad esempio, cacciano scimmie per nutrimento e per realizzare collane con le ossa degli animali cacciati. I semi di alcune specie di palme provenienti da Micronesia e dalle zone limitrofe alle cascate Vittoria contengono inoltre 23


endosperma bianco essiccato chiamato emicellulosa che esposto all’aria diventa molto denso ed è utilizzato come “avorio vegetale” per bottoni, pedine degli scacchi e pezzi artistici, nonché pendenti per collane. Della Polinesia è tipica invece la tradizione di realizzare collane con semi di Aleurites molucanna, detta “albero delle candele” in quanto dai semi è possibile estrarre olio utilizzato nelle lampade ad olio. I problemi che queste tipologie di gioielli spesso presentano è l’attacco da parte di insetti parassiti, che depongono uova invisibili dall’occhio umano che danno origine a organismi microscopici che si nutrono delle sostanze contenute nel seme e lo portano a lenta decomposizione. Per evitare tali danni vi sono in ogni caso tecniche chimiche, quali l’utilizzo di antiparassitari, o naturali, tra cui porre per alcune settimane i gioielli a temperature inferiori allo zero che uccidono la maggior parte delle uova e degli insetti. Il processo di congelamento può essere ripetuto diverse volte. Ornamenti portafortuna: aglio e peperoncino Il cornetto rosso è da secoli un amuleto molto diffuso nell’Italia meridionale contro invidie, malocchio e ogni genere di guai. Sin dall’età neolitica gli abitanti delle capanne erano soliti appendere sull’uscio della porta corna di animali, simbolo di potenza e fertilità. Al tempo dei Romani, si riteneva che il corno simboleggiasse l’organo sessuale maschile, metafora di prosperità e fortuna. Nel Medioevo il corno assunse una dimensione magica, simbolo di buon auspicio e di capacità di allontanare la cattiva sorte. Divenne abituale portare con sé un cornetto d’argilla, d’argento o, per i più abbienti, di corallo rosso.

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Peperoncino Tradizionale collana portafortuna 25


Aglio Ghirlanda che secondo antiche tradizioni allontanerebbe la sfortuna dalla casa e dalle persone che la abitano 26


Quando il peperoncino venne importato dal Sud America nell’Italia meridionale, fu immediatamente associato al cornetto portafortuna. Oltre che essere utilizzato in cucina, iniziò ad essere appeso nelle case e nei negozi per difendersi dal malocchio, diventando in breve tempo un sostituto economico del corno. Era molto usato, insieme all’aglio, anche per ottenere protezione contro l’infedeltà e se uno dei coniugi sospettava che l’altro lo tradisse, metteva due peperoncini rossi essiccati sotto al cuscino per riconquistarne la fedeltà. Il peperoncino veniva sparso, a piene mani, nelle case per proteggere una persona che si pensava avesse il malocchio. Nella tradizione contadina, collane di peperoncini venivano regalate agli sposi, dai genitori, come promessa di aiuto in caso di necessità. Per scacciare la sfortuna nel medioevo le donne tenevano nascosto un pezzetto di peperoncino e aglio in un oggetto personale o in tasca. Con il passare del tempo il peperoncino naturale e il vecchio cornetto rosso si sono fusi in un amuleto, che indipendentemente dal materiale  di cui è costituito (oro o plastica) è divenuto un ibrido tra i due e, per chi crede, ha assunto la forza di entrambi. Il giardino islamico: simbolo del grembo materno e della femminilità Il giardino è da sempre stato per la donna simbolo del grembo e del rifugio, ma anche specchio di una condizione, quella della vita della donna islamica. Anna Vanzan, in “Donne e giardino nel mondo islamico”, ricorda come, da Kabul a Beirut, molte donne stiano realizzando orti sociali e spazi pubblici, riaffermando il rapporto col giardino. Scoprendone la matrice originaria: il cosiddetto giardino islamico

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risale infatti alla Persia zoroastriana anteriore alla conquista arabo-islamica. Residuo di un mondo precoranico, oasi al riparo da sguardi estranei, è memoria di un precedente e in parte perduto “paridaiza”, il giardino cintato in cui donne e uomini potevano considerarsi per un attimo in completa parità di ruoli. Pure le dimore di Circe e Alcina sono immerse in ameni giardini, visti tuttavia nella nostra cultura come pericolosamente seducenti, luoghi capaci di stregare il valore maschile, spegnere la sete di eroiche imprese, far cadere nell’oblio le cure terrene. Mentre non avviene così nell’Islam, quando il paesaggio dominante è il deserto anche un semplice ciuffo di palme intorno a una sorgente parrà giardino, occasione di vita e ristoro, non certo insidia. La tranquillità di fronte al giardino potrebbe tuttavia avere anche un altro motivo: come ricorda Anna Vanzan, Adamo è nel Corano altrettanto responsabile di Eva per avere ceduto all’inganno del diavolo: non la donna induce l’uomo a mangiare il frutto proibito, non è lei la tentatrice e ingannatrice, non istiga l’uomo a disubbidire al suo Creatore, né gli si ribella. E così anche dal giardino non può arrivare altro che bene: negli ospedali psichiatrici islamici i malati di mente venivano ospitati in stanzette che davano da un lato su un angolo fiorito, dall’altro su un cortile con fontane. Il giardino riservato dal Corano ai giusti ha fiumi d’acqua incorruttibile, sorgenti abbondanti, ombre rinfrescanti e splendidi tappeti verdi, fiori senza spine e frutti d’ogni genere. Il giardino terreno è hortus conclusus, ideale per celare a sguardi estranei la vita privata, la presenza femminile. Non è però, come nella visione orientalista, luogo di molli, estenuati piaceri. Al contrario, è teatro di operosità intensa. Se le case islamiche sono generalmente spoglie, il cortile-giardino è ben arredato con fontane, gabbie per gli uccelli, decorazioni e intarsi alle finestre. Perché è qui che scorre la vita, come testimoniato anche da fonti letterarie e pittoriche, qui che le donne 28


cucinano, cardano la lana, tessono, partoriscono, lavano i panni, filano, mondano verdura e cereali, badano ai bambini. Certo possono chiacchierare, fare musica, leggere, danzare. Ma non al modo di certa letteratura e pittura orientalista dove in giardino si coltiva la lussuria, non si fa altro che fumare, bere caffè, farsi leggere la fortuna e intrattenere da musici e ballerine. Un altrove in cui incarnare sogni maschili di spensierato e grossolano piacere è stato vagheggiato anche nei racconti islamici. Di norma però il giardino è scenario d’incontri gentili, vi sbocciano teneri amori il cui emblema sono la rosa e l’usignolo: gol-o-bolbol nell’espressione persiana. Alcuni splendidi giardini Moghul sono stati creati da donne. Tra le ottomane l’amore per il giardino era tale che alcune signore, quando si recavano in pellegrinaggio alla Mecca, portavano con sé piccoli giardini a dorso di cammello, aiuole in miniatura di cui prendersi cura e far crescere in maniera rigogliosa persino durante gli spostamenti che richiedevano lunghi periodi lontano dalla propria dimora. Non potrebbero dunque essere proprio questi gli antenati dei gioielli viventi del nostro tempo? Non è forse da considerare un “ritorno alle origini” quello del gioiello naturale? In fondo da sempre non siamo un po’ tutte “donne islamiche”, che hanno fatto del prendersi cura della vita, parte del senso della propria esistenza? Perché allora non portare con sé qualcosa che possa tenerci legate in ogni momento ai valori e ai legami più indissolubili della nostra vita?

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I gioielli vivi oggi: semi, fiori, frutta e cioccolato

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Piccoli giardini indossabili Una moda diffusa tra i Mehndi, in India, è quella del gioiello floreale, che prende forma attraverso orecchini, bracciali e fermagli per capelli. Realizzati con fiori freschi e di seta, solitamente in colori dalle tonalità brillanti e luminose, che danno ai gioielli la tipica aria esotica e orientale. I disegni sono semplici, la bellezza è data dai colori: hot pink, giallo e verde sono quelli che hanno maggior successo. Gran parte di questi ornamenti è realizzata con rose o crisantemi, che sono i fiori più amati dai Mehndi. Le varianti più costose e pensate per durare nel tempo, solitamente indossate da coloro che appartengono ai ceti più alti della società, sono realizzate in rose di seta con oro e perle di vetro rosso. Altri interessanti esempi di gioielli floreali sono quelli realizzati da Natalia Dalbem, Nicole Mcleish e Marta Gaeta. Della prima è da ricordare Snow Lady Flower: esso rappresenta in maniera impeccabile la bellezza e l’armonia determinata dal contrasto tra il metallo, in questo caso alluminio, e piccoli fiori bianchi originari del Brasile. Ottimo punto di incontro tra resistenza ed incredibile fragilità. Gaia, di Mcleish e Gaeta, è un progetto riguardante gli spazi pubblici; loro hanno creato una collezione di diademi ecofriendly realizzati con fiori liofilizzati, stabilizzati e piante, al fine di sensibilizzare la società riguardo il mantenimento e la cura degli spazi verdi nelle città. Sin dall’inizio dell’umanità, i fiori sono stati utilizzati per svariati scopi, tra cui quello decorativo e mimetico. Molti fiori sono da sempre stati apprezzati per il loro fascino e le caratteristiche qualitative. Si veda ad esempio il classico fiore decorativo da portare nel taschino della giacca, tradizione culturale che ci riporta all’inizio del ventesimo secolo, così come le principali decorazioni che stavano a simbolizzare la ricchezza e la virilità dell’uomo.

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Natalia Dalbem Snow Lady Flower. Collana realizzata con fiori bianchi brasiliani 33


Mcleish & Gaeta Ornamento per il capo con fiori liofilizzati 34


Mehndi Flower Jewelry Collane di fiori, tipiche della tradizione indiana 35


Omer Polak 36

Boutonnière. Spilla che funge da piccolo vaso per fiori. Fiore, colore e profumo sono personalizzabili per rappresentare al meglio la propria individualitĂ


Boutonnière, del designer Omer Polak, è una spilla per fiori realizzata in vetro. Contiene acqua per poter mantenere il fiore fresco per tutta la giornata. Oltre ad essere molto affascinante dal punto di vista estetico, il fiore emana il suo incredibile profumo mentre viene indossato. Adatto per matrimoni, celebrazioni ed eventi speciali. Scegliendo il fiore da inserire all’interno, chi lo indossa può dare la propria unica interpretazione, utilizzando varianti di colore e profumo. Nulla toglie che possano essere inseriti anche erbe aromatiche o piccole piantine. Viaggiando per anni alla scoperta del cuore dell’Australia, i fondatori di Jedmax Seeds, sono stati immensamente colpiti dalla forza e dalla bellezza che la natura incontaminata sa offrire agli occhi dell’uomo. Tradizioni e storie degli abitanti dei luoghi più remoti, unite alla collezione di diverse tipologie di semi raccolti durante il viaggio, tra cui Adenanthera Pavonina e Entada Phaseoloides, dai colori brillanti e vivaci, danno origine alla prima serie di Seed Jewelry, che ha riscosso da subito grande successo. Ora le collezioni sono formate da pezzi realizzati con semi sempre più rari e durevoli, il che significa alta qualità dal punto di vista materiale ed estetico. Parlando di piccoli giardini indossabili, ci sono inoltre gioielli che nascono da una ridefinizione dei valori moderni. Growing Jewelry di Hafstudio punta sull’incontro tra il gioiello e la gardening couture. La collezione è disegnata per un target metropolitano ed è un esperimento per rappresentare gli elementi naturali attraverso il loro rapporto con l’uomo, vedendo la natura come una rappresentazione della vita stessa. I gioielli dell’artista di Seattle, Sarah Hood, consistono invece in una collezione di pezzi unici che passano da creazioni perfettamente indossabili, a vere e proprie sculture artistiche in

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miniatura. Rami, foglie, piccoli bonsai, sassi, ma anche semi e cereali. L’esplorazione del mondo naturale nelle forme e nei materiali, l’interesse per il giardinaggio, la botanica, la letteratura, la filosofia, il viaggio e la passione per i giochi dell’infanzia hanno portato la creativa alla realizzazione di questa originale tipologia di gioielli. Altro affascinante esempio di gioiello botanico è quello progettato da Laura Bennett. Nature of Fragility è una collezione di anelli su cui vengono incastonati fiori, pigne, foglie raccolti ed essiccati per essere conservati nel tempo. Offre a chi li indossa l’emozione di vivere un’esperienza, una sfida alla vulnerabilità della vita, una sensazione, invitando l’individuo ad intraprendere un viaggio alla scoperta di se stesso in relazione al rapporto con la natura che lo circonda.

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Hafstudio Growing Jewelry. Anello per quattro dita con applicazione di muschio e sottili fili d’erba

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Laura Bennett Nature of Fragility. Gioielli realizzati con foglie, pigne e fiori essiccati 40


Sarah Hood Giardini in miniatura trasformati in gioielli artistici 41


Gioielli commestibili “Un food designer è qualcuno che lavora con il cibo, ma non ha la minima idea di come cucinarlo” - Inga Knölke Il food design è una disciplina che ha avuto il suo primo successo a Barcellona nel 1997, quando Martí Guixé fondò SPAMT. Il food design rende possibile pensare al cibo come un qualsiasi prodotto di design, un oggetto che nega ogni riferimento con la cucina, la tradizione e la gastronomia. Guixé, come food designer, crea prodotti commestibili che siano ergonomici, funzionali, comunicativi, interattivi, visionari, ma profondamente contemporanei e senza tempo. L’obiettivo di Guixé è quello di rivalutare e ridisegnare la struttura di ciò che circonda il cibo, l’industria, i consumatori, il rapporto che si ha con il prodotto. Dice lui: “Io sono interessato principalmente al cibo, sono affascinato dal fatto che sia un prodotto facilmente deperibile, che scompare con l’ingerimento e viene trasformato in energia per la vita. Non è fantastico?” Da molti anni, nelle zone più sviluppate del mondo, il cibo non rappresenta più solo una necessità, è principalmente un prodotto consumistico. Lo si acquista per piacere, per desiderio, un po’ come funziona per accessori e gioielli. Quelle di Guixé sono indubbiamente creazioni-gioiello. Ferran Adrià, uno degli chef più conosciuti al mondo ed ex titolare di El Bulli a Barcellona, è spesso associato alla gastronomia molecolare. L’obiettivo di Adrià è di “creare un inaspettato contrasto di sapori, temperature e colori. Niente è quel che sembra. L’idea è di provocare, sorprendere e deliziare”. Questi principi, uniti ad una buone dose di ironia, rendono le sue portate molto affascinanti. Come lui sostiene: “Il cliente ideale non viene a El Bulli per mangiare, ma per provare un’esperienza”, “una cena a El Bulli è come una serata a teatro”. 42


Martí Guixé - Ferran Adrià Sculture commestibili trasformate in vere e proprie opere d’arte. Capolavori del food design contemporaneo

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Kix Cereal Braccialetti commestibili per bambini, realizzati con cereali 44


Helen Soler Gioielli realizzati con frutta disidratata 45


Realizzare il proprio gioiello commestibile è una sorta di rituale che prima o poi provano tutti i bambini. L’idea di Kix Cereal è quella di crearli e insegnare i bambini a realizzarli con i cereali: non solo una scelta più salutare rispetto alle classiche caramelle zuccherose, ma anche ottima idea dal punto di vista realizzativo, in quanto somigliano molto alle perle dei bracciali dei grandi. Gioielli commestibili molto curiosi sono anche quelli di Helen Soler, originaria del Yorkshire: realizza originali creazioni con ortaggi e frutta essiccata. Animalista e ambientalista convinta, si pone l’obiettivo di dare vita a gioielli di durevole bellezza naturale, in contrasto con i non-valori della società consumistica dei nostri giorni. Pezzi unici, realizzati a mano; ogni gioiello viene creato attraverso la tecnica di disidratazione manuale, che permette di mantenere texture, colori e forma d’origine. Tale processo richiede dalle 4 alle 6 settimane per avere la certezza che l’elemento vegetale diventi inalterabile, in seguito, viene ricoperto con una resina particolare per garantire longevità e immutabilità. La designer lavora con svariati elementi naturali, tra cui: pomodori, avocado, asparagi, melanzane, arance, mandarini, limoni, fragole, banane, ananas, angurie, kiwi e altri ancora, in base alle stagioni. I prodotti di Helen vengono distribuiti in alcuni negozi, ma lei preferisce esporsi in prima persona durante la vendita, perché trova essenziale il poter comunicare al pubblico passione e storie che accompagnano tali gioielli. L’incredibile fragilità della membrana d’uovo, unita alla preziosità dell’oro caratterizzano, invece, le soprendenti creazioni di Nicola Scholz. Il designer tedesco non lascia mai indifferenti, attrazione e repulsione convivono nei suoi lavori: ragni, polvere da sparo, seta di ragnatele, fieno, sale e capelli sono solo alcuni dei materiali più stravaganti da lui utilizzati.

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Nicola Scholz Gioiello realizzato con membrana d’uovo e filo d’oro 47


Emily Schultz Ice Jewelry. Collana realizzata con cubetti di ghiaccio 48


Tra i gioielli viventi, particolare rilievo hanno quelli realizzati con fluidi: la designer tedesca Emily Schultz sperimenta l’utilizzo del ghiaccio nella creazione dei propri gioielli. L’obiettivo è quello di sottolineare la preziosità di un ornamento che si scioglie in breve tempo a contatto con il corpo, rivelando l’anima metallica che compone internamente il gioiello. Precious material è invece un set di cinque tipologie di anelli, realizzati da Emily Klopstein, il cui castone è pensato per contenere contenitori di acqua in miniatura fatti a mano. Gli anelli sono stati realizzati con uno sguardo al futuro, riflettendo sul momento in cui l’acqua potabile rappresenterà sempre più un gioiello raro e prezioso in tutto il globo. Creazioni interessanti e dal carattere divertente sono quelle realizzate come vere e proprie opere di pasticceria. Collane con pendenti in cioccolato, quelle di Wendy Mahr, realizzate con cioccolato al latte e foglia d’oro ricoperte da uno speciale smalto commestibile che ne impedisce lo scioglimento a contatto con il corpo. Belli, divertenti, dal buon odore e..sapore. Alicia Pegere disegna invece una collana realizzata con cioccolatini e pasticcini veri e propri. Non vi è altro significato, se non quello dello stupore e del divertimento nel “distruggere” il gioiello gustandolo. Interessanti ed originali sono inoltre gli accessori realizzati dalla designer svizzera Indre Gru contrapponendo due materiali estremamente differenti tra loro: vetro e caffè. Affascinante è la possibilità di indossare, oltre al gioiello, un vero e proprio profumo, quello dei chicchi di caffè tostato.

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Wendy Mahr Gioiello realizzato con cioccolato e foglia d’oro 50


Alicia Pegere Collana realizzata con pasticcini e cioccolato 51


Emily Klopstein Precious Material. Anelli che fungono da piccoli contenitori per acqua potabile 52


Indre Gru Coffee Jewellery. Ornamento realizzato con l’applicazione di chicchi di caffè tostati 53


Lavora con gioielli organici ed ecologici realizzati in pezzi unici anche Francesca Mancini, prendendo ispirazione dagli elementi della natura. Attraverso la sperimentazione e la scoperta di nuove tecniche al confine tra l’arte e il gioiello contemporaneo, i materiali organici e riciclati assumono una nuova ed inaspettata identità. BeetleCollection è l’esclusiva serie di gioielli realizzati con riso, lo scopo è quello di ricordare la magia e lo stupore suscitato dalle cose semplici di tutti i giorni. Ogni elemento ha una storia unica, il gioiello è una creazione che può parlare di sé e far parlare di sé chi lo indossa. Se si vuole incontrare la meraviglia, non è necessario cercarla lontano. Semplicemente basta guardare attraverso gli occhi di un viaggiatore le cose comuni con cui si ha a che fare ogni giorno al fine di riscoprirne la bellezza e le proprietà di utilizzo. Da non sottovolatutare è inoltre l’attuale tematica del riciclo e del ciclo di vita dei prodotti che acquistiamo. La designer giapponese Katsura Sasaki progetta la sua prima collezione di gioielli realizzati con scarti di frutta e sostiene: “È molto naturale per le persone sbucciare, mangiare e gettare via gli avanzi dei frutti. Credo che guardare il comportamento dei materiali da questa prospettiva, creando dagli scarti qualcosa di prezioso, curandolo e trattandolo per farlo durare nel tempo, sia il vero senso di questa tipologia di gioielli”. Persino la stella della cucina televisiva americana, Poppy Tooker, si è spinta nella realizzazione di gioielli alimentari, per sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti dello spreco di cibo nei supermercati e nelle nostre case. Collane i cui pendenti sono carote, pomodori, peperoni, fave e zucchine. Direttamente dall’orto di casa.

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Francesca Mancini Beetle Collection. Gioielli realizzati con riso bianco 55


Poppy Tooker Collana il cui pendente è formato da daikon 56


Katsura Sasaki Collana realizzata con bucce d’arancia 57


Tra i gioielli commestibili più originali è impossibile non citare il progetto Finchè c’è fede di Ghigos: è un progetto molto simpatico e provocatorio al tempo stesso. Si tratta di fedi mangiabili, per matrimoni a breve scadenza. Una fede nuziale classica è un cerchietto da mettere al dito, composto di un materiale incorruttibile, formalmente identico a se stesso in ogni parte, che rappresenta per queste sue proprietà il carattere eterno ed immutabile che lega la coppia. Al giorno d’oggi, però, i matrimoni finiscono con una frequenza sempre più simile a quella con cui gli alimenti non più freschi vengono rimpiazzati sui banchi del supermercato. E cosa rimane dei preziosi anelli d’oro? “Condannati all’immortalità, convivono con la polvere e le foto dell’amante nei cassetti più nascosti.” - ironizzano i designer del brand. Finché c’è fede sono anelli nuziali di biscotto – con variante al cioccolato – per matrimoni deperibili di tutti i gusti. “E se alla fine, presi dallo sconforto, gli amanti volessero divorarsi in un sol boccone, potrebbero sempre sfogarsi sul quel minuscolo anello, ritrovando nell’ultimo morso tutta la dolcezza del primo bacio.” - Ghigos

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Ghigos FinchÊ c’è fede. Fedi commestibili per matrimoni di breve durata 59


Animali vivi e fluidi umani Insetti vivi trasformati in gioielli, decorati con pietre preziose, piccole gemme e venduti come spille, a discrezione dell’acquirente, da tenere in casa come animale domestico sfavillante o da indossare. Accade in Messico, è la tradizione della Maquech Jewelry. Le pietre vengono incollate sul corpo dell’insetto e hanno inoltre una sorta di catenina/guinzaglio incorporata, alcuni anche delle clip per essere applicati sulla giacca o sugli abiti. Un trend, quello delle spille Maquech, che si ispira alle antiche usanze delle donne Maya. I coleotteri vengono appesantiti con queste gemme e indossati come meri oggetti. L’esportazione di questi gioielli viventi è vietata negli Stati Uniti, tanto che nel 2010 una donna al rientro da un viaggio in Messico è stata trattenuta dalle autorità doganali in Texas, proprio a causa di un coleottero tempestato di gemme indossato come una spilla. Trend assurdo quanto quello dei portachiavi cinesi con tartarughe e piccoli pesci vivi intrappolati all’interno. Gli animalisti messicani ovviamente sono insorti e da tempo chiedeno il divieto di decorare gli animali vivi come fossero ciondoli o spille. In Messico ci sono vere e proprie gioiellerie/allevamenti di monili viventi. Non è difficile immaginare quanto siano appesantiti gli insetti dalle gemme, che li limitano nei movimenti. La vita e la dignità degli animali evidentemente non sono altrettanto preziose per chi li crea e per chi li compra. In contrapposizione a questa tipologia di trattamento degli animali, si pone Cecilia Valentine: una pura provocazione quella di utilizzare animali vivi come ornamento per il corpo. Non verranno indossati, venduti, né tantomeno prodotti, questi gioielli. Sono stati studiati e fotografati per una causa animalista, con lo scopo di far riflettere, a partire dal titolo Fur is alive, sulla reale necessità del consumatore contemporaneo, di adornarsi con prodotti

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Dominic Jones Collana a cui sono legate lumache vive 61


animali, quando in realtà nulla è più affascinante del vedere tali animali liberi nel proprio habitat naturale. Obiettivo, questo, molto simile a quello che ha spinto alla creazione di alcuni tra i gioielli più controversi e provocatori a livello internazionale: quelli realizzati da Dominic Jones per Vice. Collane formate da tentacoli di polpo, teste di pesci, chele e lumache vive che percorrono il corpo di chi lo indossa. Un misto di ribrezzo, stupore e repulsione, che di certo non può lasciare indifferenti. A differenza dei precedenti artisti, focalizzati sul mondo animale, Stefan Heuser concentra la propria ricerca sul rapporto delle donne con il proprio corpo nella società moderna. Il designer di Monaco lavora in maniera concettuale, sfidando la concezione tradizionale del gioiello in relazione al corpo. Utilizza materiali non convenzionali tra cui latte materno e grasso umano derivato da interventi di liposuzione, li assembla su strutture in acciaio, argento e oro, rendendo la fragilità dell’elemento naturale un punto di forza. Vuole in questo modo porre l’attenzione sui valori e le contraddizioni della società attuale, l’emblema della nascita, della vita, della nutrizione rappresentato dal latte materno, in antitesi al grasso addominale, simbolo dei problemi apportati dal benessere economico che attanagliano i luoghi più sviluppati e consumistici del pianeta.

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Maquech Jewelry Scarafaggi vivi tempestati di pietre colorate, secondo una tradizione messicana

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Stefan Heuser Anelli realizzati con latte materno e grasso umano 64


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Cecilia Valentine Gabbie per animali trasformate in gioielli 66


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Interviste: la parola ai designer

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ELISA PADRÓN OLIVÉ 70

sucre


Gioielli realizzati con zucchero cristallizzato e caramellato 71


ELISA PADRÓN OLIVÉ 30 anni. Lille, France

Product Designer. Elisava School di Barcellona. Cosa rappresenta Sucre per lei? Sucre è stato il progetto con cui ho concluso i miei studi di Product Design. Una ricerca di sei mesi in cui ho esplorato le diverse possibilità materiali dello zucchero. Per chiudere questo periodo di studi, io volevo esplorare un metodo sperimentale e anche divertirmi giocando con i materiali. Lo sviluppo del processo fu più importante del risultato finale. Ero anche interessata a mescolare fra loro tecniche utilizzate in settori differenti, come ad esempio le tecniche di cucina e quelle del mondo del gioiello. Ci sono messaggi precisi che vorrebbe trasmettere al pubblico? Io volevo ragionare sul senso del valore. Al giorno d’oggi abbiamo idee cristallizzate di ciò che è considerato di valore, basato su stereotipi e convenzioni tradizionali. In Sucre, i gioielli sono composti da zucchero, materiale effimero, di uso comune e molto economico, e argento, metallo permanente e prezioso. Volevo dare allo zucchero la possibilità di diventare protagonista, di dare forma e identità al gioiello. L’argento appare solo come un supporto minimale dello zucchero.

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Sucre è a tutti gli effetti un gioiello vivo: forma d’arte o accessorio indossabile? Sucre ha un carattere evolutivo. Lavora e vive in due momenti. All’inizio tu vedrai l’oggetto completo, con zucchero e argento. Sarai tu a scegliere. Potrai cedere alla tentazione e mangiare la parte dolce del gioiello. In quel caso tu avrai perso la parte espressiva del pezzo, ossia lo zucchero. Se ciò dovesse accadere sicuramente potrai ancora indossare il tuo gioiello d’argento e avere un bel ricordo di ciò che era stato. Come risponde il mercato attuale a proposte di questo genere? Io ho lanciato Sucre come un concetto e non avevo pensato alla vendita. Ma se dovessi farlo, penso che creare un’edizione limitata sarebbe la scelta migliore, al fine di sottolineare il fatto che si tratta di pezzi unici. Io ritengo che l’importante sia raccontare la storia che sta dietro il concetto del gioiello, perché è lì che risiede il valore più importante dell’oggetto.

elisa.padron@gmail.com elisapadron.com

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DIAN YU 74

precious rice


Gioielli realizzati con riso 75


DIAN YU

25 anni. Shanghai, Cina. Graphic Designer. Jiao Tong University (China) Jewellery Designer. Savannah College of Art and Design (USA) Da dove nasce l’idea di Precious Rice? Precious Rice è il primo gioiello che io abbia mai realizzato da quando ho iniziato il corso di storia del gioiello. In quel corso, io stavo facendo ricerca riguardo la percezione sensoriale e la modularità nel gioiello, e allo stesso tempo stavo provando ad utilizzare materiali alternativi e ad esplorare questa tematica. Il riso è stato da subito il materiale perfetto per sottolineare il mio background asiatico e per dare il senso di tattilità e ripetizione. Il senso di questo gioiello sta nella base. Uno dei materiali principali di questo lavoro è il riso bianco, elemento essenziale nella cucina cinese, che è visto come padre e madre del popolo cinese. Noi ci nutriamo di riso e cresciamo di generazione in generazione, tramandando queste tradizioni nel tempo. Per la prima volta da quando ho lasciato la mia famiglia e il mio paese, questo lavoro rappresenta per me la nostalgia di casa. Inoltre, nel dialetto locale della mia città natale, Shanghai, le parola “riso” significa allo stesso tempo “riso” e “soldi”. Il riso unito alla foglia d’oro esprime il significato della preziosità, la preziosità del cibo. Al giorno d’oggi il cibo non è rispettato dalle persone, come invece dovrebbe essere. Sovrapproduzione e sprechi eccessivi diventano un normale 76


fenomeno nella società moderna. Il mio lavoro è un invito alle persone a dare valore al cibo, perché esso è il tesoro che ci viene donato dalla natura. Trattiamo il riso come fosse oro! Spesso si tende a criticare questa tipologia di lavori, in quanto si sostiene non siano realmente indossabili, ma rappresentino solo una forma d’arte, fine a se stessa. Cosa ne pensa a riguardo? Io penso che questo tipo di gioiello, che io considero artistico, non sia il genere di ornamento che noi possiamo indossare tutti i giorni, quindi la definizione di “indossabile” nel gioiello contemporaneo ha sicuramente un significato più flessibile. Il senso e il concetto che viene trasmesso attraverso questa tipologia di lavori è molto più importante della funzionalità e dello scopo ornamentale. Come vede il mercato di questo genere di gioielli? Come sono accolti dal pubblico attuale? Io penso che alcuni artisti che creano questa tipologia di gioielli vendano i loro lavori nelle gallerie d’arte e alcuni collezionisti potrebbero essere interessati all’acquisto. Ma il grande pubblico vuole ancora comprare un gioiello classico, che sia “permanente”, dunque è molto difficile per noi guadagnarsi da vivere vendendo questa tipologia di creazioni, quindi si tende a disegnare parallelamente collezioni di gioielli che possano incontrare il consenso di un pubblico più ampio.

www.behance.net/dianyu 77


DAVIDE FRANCESCA & MARCO DEMOCRATICO 78

body caking


Gioielli e tatuaggi commestibili, realizzati con ghiaccia reale (glassa da pasticceria) 79


DAVIDE FRANCESCA & MARCO DEMOCRATICO Red Carpet Design Genova, Italia Da dove nasce l’idea che vi porta a realizzare gioielli di questo tipo? Io e Marco proveniamo dal mondo del teatro, io in particolare da quello delle arti performative, del teatro e della danza, quindi ad un certo punto della nostra produzione di opere di cake design ho sentito l’esigenza anarchica, provocatoria e irriverente di portare il dolce mondo del cake design, che spesso diventa fin troppo stucchevole e ripetitivo fino a diventare una fiera di banalità, in quello delle arti performative da cui provengo, usando il corpo come medium piuttosto che il dolce. Nascono così i tatuaggi ed i gioielli in ghiaccia reale e in altre materie alimentari, che mettono tutti e due alla prova per le difficoltà tecniche e che permettono a Marco di dare sfogo a tutta la sua preparazione da orefice nonchè alla sua vena barocca. Ci sono messaggi precisi che vorreste trasmettere al pubblico? Nessun messaggio si cela dietro alla nostra sperimentazione, solo un invito, prima di tutto a riflettere su cosa è arte, sul come fare arte nella contemporaneità, un invito a non chiudere dentro un’etichetta riconosciuta e alla moda la propria potenzialità espressiva ma piuttosto a trovare nuovi spazi e nuovi strumenti, con creatività, modestia e gusto. Realizzate su commissione questi “tatuaggi”, oppure sono finalizzati principalmente alle dimostrazioni per eventi del settore? Capita davvero di tutto, sia il tatuaggio privato, che la pubblica esibizione, di solito in ordine contrario, nel senso che le persone vedono nell’evento cosa facciamo e poi lo richiedono, e non si puo’ nascondere il carattere sensuale che questa tecnica porta con sé.

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Come sono stati accolti i vostri lavori, sia dal pubblico che dagli addetti ai lavori? Il pubblico è sempre incantato e affascinato dal nostro azzardo performativo, pone moltissime domande sul materiale che usiamo, sulla durata e di solito vorrebbe assaggiare. Per quanto riguarda gli addetti ai lavori è difficile dire quello che pensano: sorrisi e complimenti ne arrivano tanti, e nei social foto di colleghi che provano per scherzo o sul serio a fare quest’esperienza del Body Caking ne ho trovate. Quello che mi stupisce e mi colpisce è il feedback delle persone provenienti dal mondo delle arti figurative perchè mi hanno dato molta soddisfazione sia per i complimenti che per le critiche. Nel momento creativo vi lasciate guidare dalla fantasia o seguite forme e disegni da cataloghi? Ad oggi non esiste alcun catalogo perchè di solito inventiamo la decorazione ed il gioiello a seconda della conformazione del corpo. Stiamo pero’ sperimentando la riproduzione di gioielli già esistenti Quanto tempo può durare sulla pelle un vostro gioiello, tende a sciogliersi e rovinarsi? Tutti i disegni che realizziamo sono fatti per accondiscendere il naturale movimento di espansione e contrazione del corpo dovuto alla respirazione e alla circolazione. Alcune volte abbiamo avuto delle modelle proveniente dall’ambito perfomativo come Olivia Giovannini, e lei riusciva davvero a stare totalmente immobile. Per il resto lavoriamo con corpi di ogni tipo, per questo dobbiamo sapere come adeguare il lavoro. Le decorazioni durano un tempo variabile a seconda del movimento che si fa, del tipo di pelle che si ha. Una ragazza ci ha raccontato di averci dormito per aspettare l’arrivo del fidanzato il giorno seguente e di aver preservato quasi tutta la parure, altri dopo poco tendono a non essere attenti e rompono tutto. www.redcarpetcakedesign.blogspot.it redcarpetcakedesign@gmail.com

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JULIE USEL 82

potato rings - sometimes I want to be a housewife


Gioielli realizzati con patate essiccate e carne 83


JULIE USEL

31 anni, Ginevra, Svizzera Jewellery Designer. Arti Orafe di Firenze, Art and Design University di Ginevra, Royal College of Art di Londra Cosa la porta a realizzare gioielli di questo tipo? Ci sono determinati messaggi che vorrebbe trasmettere al proprio pubblico? Ho sempre amato lavorare con ogni genere di materiale. La fase di sperimentazione è davvero interessante, poiché non ho idea di cosa succederà. Qualche volta il lavoro non funziona, qualche volta scopro effetti sorprendenti seccando un materiale, bruciandone un altro e sovrapponendone altri ancora. Per la serie Potato Rings, stavo sperimentando l’applicazione di ortaggi e frutta e ho notato che le patate essiccate erano il materiale che mi colpiva maggiormente. Ho iniziato a lavorarci molto e più sperimentavo, più ne scoprivo le potenzialità, mi sono divertita a scavarle all’interno e a lasciare che loro stesse, seccandosi, creassero effetti spettacolari. Per quanto riguarda la collana di carne Sometimes, I want to be a housewife, il processo è diverso. Io stavo lavorando sul tema dell’ansia e questo “gioiello” è stata l’espressione dei miei sentimenti in quel momento. Ero interessata all’estetica della carne fresca perché pensavo fosse adatta a rappresentare il cuore. Mentre “Potato series” è stato un progetto divertente e giocoso, Sometimes I want to be a housewife è un lavoro molto più concettuale.

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Cosa ne pensa delle critiche a questo tipo di gioielli, che sostengono non siano realmente indossabili, ma rappresentino solo una forma d’arte, fine a se stessa? Penso che il gioiello contemporaneo non debba riguardare soltanto l’indossabilità. Credo molto nell’efficacia del crossover tra arte e gioiello e il risultato può essere indossabile oppure un pezzo artistico da museo, deve uscire dai confini, far riflettere le persone o sorprenderle attraverso le tecniche, i materiale e la bellezza. Quali sono gli sbocchi sul mercato di questa tipologia di progetti? Io ho esposto la maggior parte dei miei lavori in gallerie di gioielleria contemporanea, di arti applicate e anche in musei. Penso che ci siano anche molti canali di vendita online, ma non ho avuto occasione di andare ad informarmi. Ciò che vendo maggiormente sono però le collezioni che si possono mettere tutti i giorni. Le persone sono generalmente interessate all’estetica più comune.

info@julieusel.net www.julieusel.net

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MIRIAM MIRNA KOROLKOVAS 86

seed and fiber jewelry


Gioielli realizzati con semi 87


MIRIAM MIRNA KOROLKOVAS 61 anni. São Paulo, Brasile.

Architetto. University of São Paulo Jewelry Designer. Docente presso Santa Marcelina College São Paulo/SP. Cosa la porta a realizzare gioielli di questo tipo? Ci sono determinati messaggi che vorrebbe trasmettere al proprio pubblico? Io lavoro con il legno da molto tempo, ma qualche volta lo lascio un po’ da parte per iniziare a sperimentare l’utilizzo di altri materiali come il titanio, ferro, plastica e molto altro... A questi pezzi recenti ho lavorato per 3 anni e allo stesso tempo mi sono occupata anche di scultura . Ho raccolto legni dalle strade e dai rifiuti urbani della città di San Paolo. Mi sono occupata di volontariato e sono entrata a contatto con una realtà forte e a molti sconosciuta. Lavoro anche con i semi delle piante originarie di questi luoghi e amo visitare le tribù indigene nascoste nel cuore del Brasile. Io faccio ricerca e sperimento con loro per scoprire ciò che essi realizzano con i semi e con le fibre del tronco di palma. Per quanto riguarda l’indossabilità dei gioielli realizzati con elementi vegetali, ti dirò che gli indigeni ci hanno insegnato molte tecniche per crearli, conservarli intatti nel tempo ed in-

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dossarli senza alcun problema. Gli indigeni lo fanno da centinaia di anni. Adesso, nelle nostre zone, loro li vendono e noi li utilizziamo!

miriam@mmkorolkovas.com.br www.behance.net/mmkorolkovas

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NANNA MELLAND 90

heart charm - herzpintorso


Gioielli realizzati con cuore e vasi sanguigni di maiale 91


NANNA MELLAND Oslo, Norvegia

Jewellery Designer. Accademia di Arti Visive di Monaco. Da dove nasce l’idea che la porta a realizzare un gioiello di questo tipo? E’ difficile rispondere, perché mentre lo stavo facendo, non pensavo a nulla di specifico. Io facevo solo ciò che mi interessava. Ho iniziato a lavorare con il cuore, che è un cliché nel gioiello. Volevo esplorare e cercare che cosa fosse veramente quel cliché. Dopo ciò, il processo progettuale andò avanti da solo, logico o casuale che fosse, andò avanti. Non scelsi un nuovo tema, ma continuai a sviluppare più a fondo la ricerca che iniziò con lo studio del cuore. Infatti io credevo di lavorare su qualcosa di cui mi sono sempre occupata: natura, vita, morte e infine, l’amore. Pensa ci siano molti cliché nel settore? Certo, ma io amo pormi molte domande, mi piace il cuore per esempio. Per me è importante imparare qualcosa di nuovo, uscire dallo schema dell’anello prezioso, del braccialetto carino. Una cerimonia di nozze è un momento così importante e meraviglioso, ma anche pieno di cliché e di cattivo gusto! Il gioiello accompagna i rituali dell’uomo ed è naturale che il gioiello contenga molti stereotipi. Penso che sia importante essere consapevoli del fatto che la vita è piena di clichés e porsi domande a riguardo. Io uso un linguaggio molto diretto quando lavoro con questi temi. In Heart Charm non c’è niente di nascosto nel titolo. È un vero cuore appeso a un vero bracciale. Quando il gioiello è indossato da una persona, diventa reale, non più un cliché. Una persona potrebbe dire, “Mio marito è morto tre anni fa e mi ha donato questo pendente” e questo è un orribile pendente, ma 92


la storia che esso cela lo rende prezioso. Come realizzatrice, è stato difficile per me realizzare quel pendente, è la storia che mi dà l’ispirazione e che mi fa pensare che il gioiello sia importante! Come definirebbe attualmente il panorama del gioiello contemporaneo? Le persone in genere tendono a pensare che il mondo del gioiello sia unico. Ma io credo che questo riguardi il passato. Ora ci sono così tanti artisti che lavorano in così tanti modi differenti, che mettere tutti nella stessa scatola non è più corretto. Dall’altro lato c’è anche la moda, le tendenze e il tempo in cui stiamo vivendo. Ogni individuo è inconsapevolmente parte di una tendenza. Ci sono espressioni, cambiamenti di cui ci accorgiamo solo a distanza di anni. Io penso che ora ci sia necessità di creare categorie nel gioiello contemporaneo. Ora sembra ci sia molta confusione. A volte la confusione è positiva, ma l’ordine porta chiarezza. È una domanda difficile, a cui gli storici dell’arte sapranno dare risposta migliore. Pensa che il background storico sia importante? Certo! Io penso sia molto importante riflettere sulla storia del gioiello. Oggi sembra che l’espressione individuale sia più importante. La gente è molto concentrata su ciò che sta facendo, vendendo e sulla propria carriera, ma 5000 anni di storia dell’uomo comprendono anche storia del gioiello e molti artisti anonimi! I designer orafi moderni hanno dovuto combattere una difficile battaglia per essere riconosciuti dal punto di vista artistico, come un’arte a sé stante. A parer mio il gioiello è emozionale e socialmente connesso con la vita umana e la cultura dei popoli.

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NATALIA VERDEJO 94

cocoon


Accessori realizzati con gli strati esterni delle cipolle 95


NATALIA VERDEJO 22 anni, Santiago, Cile Graphic Designer Cosa la porta a realizzare gioielli di questo tipo? Ci sono determinati messaggi che vorrebbe trasmettere al proprio pubblico? Lo spunto primario che mi ha portato a realizzare questo progetto è stato, recandomi ai mercati di Santiago, vedere la quantità ingente di scarto che deriva dalla frutta e dalla verdura venduta. In particolare sono stata colpita dalla buccia delle cipolle e mi ero prefissata l’obiettivo di dare un valore estetico ai rifiuti organici derivanti dalle cipolle, tramite una tecnica che potesse realizzare un modello riproducibile e commercializzabile. Per fare ciò ho considerato le similitudini tra la carta e gli strati esterni delle cipolle e mi sono focalizzata sulla tecnica degli origami, in particolare il modulo Kumitate origami. Attraverso questa tecnica, tu puoi creare moduli che danno la possibilità di creare forme e strutture di diverse tipologie. La struttura finale di Cocoon può essere utilizzata per generare molte configurazioni differenti, tra le quali vi sono anche i gioielli. Questo permette di creare oggetti molto interessanti a partire da elementi naturali e richiede una spesa davvero irrisoria. In termini di utilizzo, ritenere Cocoon una sorta di lavoro “artistico” è, secondo me, un valido punto di vista,in quanto

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questo è stato soltanto un esperimento fine a se stesso e per permetterne l’utilizzo bisognerebbero mettere a punto diverse soluzioni. In ogni caso, questo è stato un lavoro che aveva l’obiettivo di risolvere un problema, quello dello spreco di materiale organico riutilizzabile, non si è trattato dunque di un progetto basato soltanto su finalità estetiche. Questo è stato un progetto sperimentale che è terminato con la realizzazione del prototipo e, nonostante io pensi che si possano creare collezioni di gioielli anche con scarti di altri vegetali finalizzate alla produzione per il mercato, al momento non è stato studiato un vero e proprio modello di marketing.

www.behance.net/nataliaverdejo

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ASIF KURESHI 98

bee4you


Pendente in vetro a forma di ape, funge da piccolo contenitore per miele, da consumare nei momenti di necessitĂ . 99


ASIF KURESHI 29 anni, India

Graphic Designer. M.S. University Baroda, Gujarat, India Accessory Designer. Università di Ahmadabad, Gujarat, India Cosa rappresenta per lei Bee4you? Bee4you è stato uno dei miei progetti di laurea. L’ho disegnato per un corso di design del gioiello, il tema era quello di creare un gioiello realizzato con materiali commestibili. La mia idea era quella di dare uno scopo funzionale a questo tipo di gioiello. Durante la mia ricerca ho realizzato che le persone che soffrivano di ipoglicemia hanno bisogno di una dose di glucosio in improvvise situazioni di emergenza, così ho iniziato a lavorare in quella direzione e dopo diverse ricerche ho deciso di progettare una soluzione per risolvere questo problema. Mi sono ispirato alle api poiché in India il diabete è chiamato “Madhumeha” e Madhu significa ape. Ho scelto il vetro in quanto è ritenuto il materiale più igienico e adatto ad uso alimentare rispetto ad altri tradizionali materiali usati nel campo del gioiello. Cosa la porta a realizzare gioielli di questo tipo? Durante la mia ricerca ho fatto studi riguardo l’ipoglicemia. Uno dei miei amici soffriva di diabete e quindi ha sperimentato questa condizione. Ho incontrato lui ed altri malati e scoprendo che loro hanno bisogno di portare sempre con sè una determinata quantità di zuccheri semplici da assumere in situazioni di emergenza. Ciò in realtà non è sempre possibile, in particolare quando si ha una vita attiva e frenetica e si sta fuori casa per la maggior parte della giornata. 100


Così ho lavorato con lo scopo di trovare una buona soluzione per queste persone. Cosa pensano i malati di diabete della sua proposta? Ho visitato alcuni ospedali e ho conosciuto diversi medici per informarmi maggiormente riguardo l’ipoglicemia e questo mi ha aiutato a capire in dettaglio i bisogni e le condizioni di questi pazienti. Ho chiesto ai malati quali problemi si trovano ad affrontare per trovare fonti di glucosio nelle situazioni di emergenza e sostengono che talvolta sia realmente arduo trovarle nell’immediato. Dopo aver disegnato questo pendente, ho condiviso il prototipo con i pazienti e loro erano contenti di sapere che si era pensato ad una soluzione per non avere più problemi con la ricerca di glucosio.Alcuni erano abbastanza preoccupati per il materiale, in quanto, essendo di vetro, temevano fosse troppo fragile e non avrebbero potuto indossarlo durante la notte. Inoltre, riempire l’ape con il miele non è un’operazione molto semplice, ma in ogni caso si tratta di un prototipo, qualsiasi miglioramento è possibile prima di giungere alla fase finale. Ha pensato di commercializzare il suo prodotto? Bee4you non è in vendita al momento. Ma mi piacerebbe molto renderlo un prodotto disponibile sul mercato, sono in contatto con alcuni sponsor e sono certo che al momento non esiste nulla di simile in commercio, questo mi rende molto orgoglioso.

asif.kureshi@gmail.com www.behance.net/asifkureshi

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SIMONA RINCIARI 102

microsculture vegetali


Gioielli realizzati con elementi vegetali pietrificati 103


SIMONA RINCIARI

Santarcangelo di Romagna, Italia Artista Com’è nata l’idea che ha portato alla realizzazione di questi gioielli? A dire la verità abbastanza per caso. Dopo aver terminato gli studi in giurisprudenza, mi sono trasferita in un casale in Romagna, ed è proprio qui che sono entrata a diretto contatto con la natura e ho ritrovato grande equilibrio. Ho iniziato osservando la natura che mi circondava ed in particolare i comportamenti degli uccelli durante la costruzione dei nidi. I primi esperimenti realizzati impastando il fango con il prato tagliato, sono nati da subito come gioielli da indossare. Era proprio quello lo scopo: toccarli, accarezzarli, osservarne il colore. Prendersi cura delle piante che hanno terminato il loro ciclo di vita, come rito di rispetto nei confronti della natura. Pian piano l’occhio si allena alle forme e ai colori, innescando un processo di vera sensibilizzazione. Un momento per me importante è stato quando, in visita a Castel del Monte, Vincenzo dell’Aere mi fece notare che il mio cognome significava “colei che possiede la pietra”. Questo è stato uno spunto che mi ha fatto molto riflettere. Già in passato, infatti, mi ero occupata di studi riguardanti l’antico Egitto, la simbologia, il senso dell’eternità, della rinascita, i culti egiziani e il concetto dell’aldilà. Per quanto riguarda la tecnica di conservazione degli elementi vegetali, inoltre, mi sono indubbiamente ispirata alle tecniche che hanno permesso la conservazione di corpi e reperti fossili per migliaia di anni.

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I miei gioielli sono realizzati partendo da elementi colti dalla natura, in seguito, in base alla quantità di acqua che conservano all’interno, richiedono tempistiche e trattamenti leggermente differenti. La conservazione segue il modello delle mummie fossili: disidratazione, imbalsamazione, fossilizzazione e pietrificazione, procedimento, questo, coperto da protezione brevettuale. Il risultato è quello di elementi vegetali “fossilizzati” da stratificazione di sabbie arenarie, silicio e calcite, che permettono di rendere inalterabile forma e tattilità del gioiello nel tempo. I colori, in particolare quelli determinati dalla clorofilla, possono subire leggere trasformazioni, virando sui toni del verde dorato. Come sono stati accolti dal pubblico questi gioielli? Piacciono molto e hanno la capacità di stupire sempre chi viene a vederli. Si tratta indubbiamente di gioielli non commerciali. Funzionali, indossabili e decisamente resistenti, ma non destinati al mercato di massa. Sono realizzati interamente a mano, compresa la parte metallica, senza fusione e saldatura. Per quanto riguarda la diffusione e la vendita, mi definisco “gallerista di me stessa” in quanto la maggior parte delle volte sono presente personalmente durante mostre, eventi, fiere in cui i gioielli vengono presentati e venduti, perchè credo sia indispensabile spiegare con cura la storia di questi gioielli, le tecniche di realizzazione e i messaggi importanti che questa tipologie di lavori portano con sé, trasmettendo la passione dell’artista che li ha realizzati. simona.rinciari@gmail.com

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BARBARA UDERZO 106

bijoux chocolat - succulent rings


Gioielli realizzati con cioccolato, foglia d’oro e piante grasse 107


BARBARA UDERZO Vicenza, Italy

Jewellery Designer Da dove nasce l’idea dei Succulent Rings? Succulent Rings è una famiglia di anelli–scultura in legno che contengono terra e ospitano piccole piante grasse. I succulent propongono un aspetto di partecipazione della proprietaria al processo vitale dell’opera, si tratta di prendersi cura della pianta innestata nell’anello di legno. L’idea che mi attirava quando ho pensato ai succulent era quella di spostare il rapporto da un ambito di possesso ad uno di partecipazione; la sua manutenzione richiede delle cure che entrano nel vissuto quotidiano della proprietaria. L’anello non è più un oggetto ma un soggetto, da annaffiare, ogni tanto, con una goccia d’acqua. Spesso si tende a criticare questo tipo di lavori, in quanto si ritiene non siano realmente indossabili, ma rappresentino solo una forma d’arte. Cosa ne pensa? Creo gioielli che si possono definire effimeri poichè realizzati con materiali che deperiscono (cioccolato, zucchero, neve, ghiaccio, anelli in legno con piante grasse...) ma creo anche gioielli duraturi, utilizzando metalli preziosi e altri materiali. Le mie collezioni sono espressione del mio pensiero, come intuizioni di concetti che traduco in forme. A volte ascolto semplicemente la voce degli oggetti: miniature, minerali, piccole cose raccolte che faccio dialogare tra loro narrando storie. Altre volte seguo le mie sensazioni legate all’utilizzo di un materiale e alla sua indossabilità, e il gioiello diventa forma-rappresentazione di sensazioni e percezioni. Lavoro con estrema libertà e non mi pongo il problema di come definire o catalogare i miei lavori, se come oggetti di de108


sign, o artistici o cos’altro. Realizzo in primo luogo la mia idea portandola a termine fino in fondo nella direzione tracciata. Posso creare anelli da indossare che raccontano una storia come nel caso dei blob rings, che seppur di grandi dimensioni sono progettati con estrema attenzione nella parte che sostiene la mise en scène calibrando pesi e forma in modo che risulti confortevole indossarli. Oppure posso creare collane che si sciolgono appena indossate, come i bijoux-chocolat, in cioccolato e che non potrei mai “falsificare” -seguendo i miei principi- realizzando con le stesse identiche forme ma con altro materiale non effimero -come a volte mi è stato chiesto. In altre parole voglio dire che posso assumere un atteggiamento più pragmatico e creare gioielli tenendo ben presente cosa significa indossare uno di questi; o invece portare all’estremo la realizzazione di un gioiello “impossibile” senza curarmi delle conseguenze. In entrambi i casi la qualità con la quale realizzo il lavoro è fondamentale. Come vengono accolti dal pubblico i suoi gioielli? Io sono un’artista e dedico molto del mio tempo lavorativo alla creazione come ricerca e sperimentazione; la parte commerciale non è molto strutturata perchè le mie collezioni (gioielli effimeri realizzati con il cibo, gioielli in argenti come pezzi unici, anelli-sculture in legno con piccole piante grasse vere...), generate da idee diverse fra loro, hanno bisogno di luoghi espositivi e di canali di vendita differenti. Riscontro che il mercato attuale risponde in modo positivo, c’è curiosità e ricerca di nuovo, anche e soprattutto verso “oggetti inaspettati”, lo vedo soprattutto durante le mie performance dal vivo in occasione di eventi speciali. barbara@uderzo-designer.it www.uderzo-designer.it 109


TJASA AVSEC 110

one crazy night jewelry


Gioielli realizzati con agrumi 111


TJASA AVSEC Ljubljana, Slovenia Designer Cosa la porta a realizzare gioielli come questi? Ci sono messaggi precisi che vorrebbe trasmettere al pubblico? One crazy night Jewelry è stato ispirato dai ritrovamenti di reperti risalenti all’età della pietra nelle zone polari. L’osservazione dei resti, composti principalmente da pietre e ossa, mi ha fatto riflettere riguardo altri materiali a cui ci si può approcciare nella progettazione. La mia idea era quella che la preistoria era molto più ricca di spunti e di sperimentazioni, ma si usavano principalmente materiali di facile decomposizione. Per questo progetto ho quindi fatto lo stesso, utilizzando resti materiali organici per creare i miei gioielli. ho preso arance, limoni, bucce degli acini d’uva, tutto ciò che fosse facile da scavare e sbucciare. Questo tipo di gioielli è l’opposto di ciò che si ritiene funzionale e di valore. È realizzato con materiali economici e di rifiuto, nasce umido, poi si secca e non dura nel tempo. Ma è comunque un gioco, fresco, profumato e appunto, vivente. Il messaggio è quello di provare a raccontare che la bellezza e il valore non derivano soltanto dai materiali che durano per sempre, è pensato per essere vissuto qui e in questo momento, questo tipo di gioiello è prezioso proprio perché non dura a lungo.

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Spesso si tende a criticare questo genere di gioielli in quanto si sostiene non siano indossabili, ma rappresentino una forma d’arte fine a se stessa. Cosa ne pensa a riguardo? I miei gioielli sono indossabili, ma solo per un momento. Un momento molto breve se comparato alla durata dei gioielli tradizionali. Naturalmente, ci può essere una discussione riguardo la misurazione del tempo e che cosa si intende per breve o di lunga durata, ma in ogni caso è giusto affermare che si tratta di un gioiello essenzialmente effimero.

tjasa.avsec@gmail.com www.tjasaavsec.net

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BOROKA KOPACZ 114

edible jewellery


Gioielli realizzati con pasta e ortaggi 115


BOROKA KOPACZ Hong Kong

Studentessa, Interior Designer Da dove nasce l’idea di “Edible Jewellery”? Nei miei gioielli il cibo sostituisce perle e pietre preziose. Il fatto che essi non siano eterni, ma pezzi che resistono solo per poco tempo è solo un invito a riflettere su ciò che non dobbiamo dimenticare della nostra vita: non dura per sempre. Io sono affascinata dai grandi artisti che utilizzano gli elementi naturali come veri e propri materiali preziosi, ne fanno sculture, gioielli e opere d’arte di grande spessore, che poi andranno a decadere col tempo. Io ammiro lo sforzo che loro mettono nella realizzazione di tali lavori, e nonostante sappiano che non resisteranno per sempre, non credono assolutamente che sia una perdita di tempo. Questo è anche quello che spesso succede in cucina. Quanto ci impegniamo per realizzare un piatto buono e molto bello esteticamente per una cena con il nostro partner, nonostante sappiamo che quell’emozione durerà solo per un istante? Non è la stessa cosa per le nostre vite? Noi sappiamo benissimo che un giorno moriremo, ma nonostante ciò facciamo il nostro meglio per realizzare la felicità nostra e di chi ci sta accanto. Siamo noi stessi dei gioielli viventi. Edible Jewellery ha diverse possibilità di approccio: una, come ho detto, è quella di vederli come semplici ornamenti per il corpo, realizzati con materiali commestibili, per avere con noi parte della natura e non soddisfare i trend consumistici. Naturalmente molto spesso queste tipologie di gioielli vengo-

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no criticate dai più tradizionalisti. Questi gioielli non sono realizzati per soddisfare il proprio ego, sono pensati per quella parte di noi che accetta lo scorrere del tempo e il progressivo decadimento del corpo, senza ossessioni e tristezze. Non sono progettati per durare per sempre, né per incrementare il proprio valore con il tempo, dunque sono al di fuori di ogni logica consumistica, ma affascinanti proprio per questo. Io penso inoltre che questi gioielli non debbano essere venduti in maniera tradizionale, a causa della loro fragilità e dell’importanza del messaggio da trasmettere. Preferisco che essi diventino parte di mostre, che servano per attirare l’attenzione e invitare alla riflessione su tematiche importanti. Non tutti capiranno, ma il contesto in cui questi verranno presentati potrà facilitare la comunicazione di messaggi più complessi.

https://www.behance.net/pannart

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SHINJI NAKABA 118

nest brooch


Spilla realizzata con nido d’uccello 119


SHINJI NAKABA Tokyo - New York

Jewellery Designer Cosa la porta a realizzare gioielli di questo tipo? Ci sono messaggi precisi che vorrebbe trasmettere al pubblico? Io desidero che il mio gioiello sia un ponte tra l’evoluzione e la tradizione. Il gioiello vivente mi dona la consapevolezza di avere una creazione che a contatto con il corpo, ha un rapporto che non è paragonabile a nessun altro tipo di gioiello prezioso. Diventi parte della società che spinge verso la sostenibilità e ciò mi fa capire quale sia la vera ricchezza del nostro pianeta, contrapposta alla vanità. In genere si tende a criticare questa tipologia di lavori, in quanto si sostiene non siano realmente indossabili, ma rappresentino solo una forma d’arte, fine a se stessa. Cosa ne pensa? Molti clienti sono particolarmente affascinati dai gioielli della collezione Ikebana, questa è la verità. Se non si accetta di sperimentare cose nuove e fuori dagli schemi tradizionali, si rischia di rimanere cristallizzati. Quali sono i canali di vendita che utilizza? Come risponde il mercato attuale? Mostre personali circa due volte all’anno e vendita online. Ho anche alcune boutique specializzate e gallerie internazionali che vendono direttamente i miei lavori. Il mercato risponde molto meglio rispetto ad anni passati.

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Credo sia assolutamente essenziale il ruolo dell’artista stesso nella spiegazione delle creazioni al pubblico. Solo in questo modo si può riuscire a trasmettere la passione e il progetto creativo che porta alla realizzazione dei pezzi esposti.

s-nakaba@plum.plala.or.jp http://s-nakaba.com/

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SUZETTE CONRADIE 122

sugar rings


Gioielli realizzati con zucchero caramellato 123


SUZETTE CONRADIE

25 anni. Auckland, Nuova Zelanda Jewellery Designer. Unitec University, Auckland, New Zeland Da dove è nata l’idea di questi gioielli? Curiosità; questo è ciò che mi porta a sviluppare gioielli. È il punto chiave che mi tiene concentrata su ogni progetto, mi fa cercare in profondità, per cercare spunti nascosti in ciò che ho già fatto, e fa scoprire innumerevoli idee in tutto ciò che ci circonda. Spero che i miei pezzi susciteranno apprezzamento per la capacità di rendere “gioiello” le cose più semplici e comuni che usiamo tutti i giorni. Il piacere di indossare un oggetto con questa preziosità è ciò che desidero che il pubblico possa provare, per avere diretta esperienza con il materiale. Il mio lavoro stimola chi lo indossa a partecipare, a divertirsi e ad essere curioso. I miei gioielli prendono vita quando vengono scaldati, in quanto cambiano fisicamente forma ogni volta che poi vengono messi sul corpo, sorprendendo chi lo indossa con una forma sempre nuova. Spesso si tende a criticare questo tipo di lavori, in quanto si ritiene non siano realmente indossabili, ma rappresentino solo una forma d’arte, fine a se stessa. Cosa ne pensa a riguardo? Sugar Rings sono stati realizzati per soddisfare la mia curiosità di designer del gioiello, creare un gioiello che non fosse indossabile. Gli anelli non sono quasi mai intesi come un ac-

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cessorio da indossare tutti i giorni, 24 ore su 24, ma piuttosto sono identificati come un oggetto status symbol, un accessorio che si utilizza in occasioni speciali per trasmettere un messaggio preciso. I miei Sugar Rings non sono oggetti facilmente indossabili, ma se noi ci attenessimo sempre alle regole e facessimo soltanto gioielli classici da usare nel quotidiano, come possiamo sperimentare e sviluppare la nostra vena creativa? Come risponde il mercato attuale a proposte di questo genere? Gioielli concettuali come i miei Sugar Rings difficilmente vengono venduti in canali tradizionali. Loro servono per catturare l’attenzione di un pubblico esperto che ne rimane affascinato , in seguito si può ipotizzare una vendita in gallerie o negozi. Ho notato che in genere questo tipo di lavori concettuali vengono acquistati da collezionisti, ammiratori e pubblico che sa riconoscere il valore del progetto che sta alle spalle della realizzazione del gioiello.

suzette.conradie@gmail.com

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VENTZISLAV ILIEV 126

vegetable jewelry


Gioielli realizzati con ortaggi smaltati 127


VENTZISLAV ILIEV 24 anni, Sofia, Bulgaria

Fotografo. New Bulgarian University di Sofia, Bulgaria. Lei viene dal mondo della fotografia, come è nata l’idea di questo progetto? Io ho fatto questi gioielli con il solo scopo di realizzare un servizio fotografico innovativo e io non mi posso ritenere un vero designer. Ho usato photoshop per rendere alcuni effetti particolari nelle foto, ma io penso che questa idea possa essere davvero realizzata nella vita reale. Moltissime persone al giorno d’oggi sono quasi ossessionate dal mangiare sano, e questo è da apprezzare. Quando ho iniziato a fare questi gioielli io volevo mostrare alle persone la preziosità della natura, perché in Bulgaria, il mio paese d’origine, noi abbiamo uno stile di vita salutare, dato che mangiamo molta verdura e amiamo farlo, perché è molto buona e fa bene all’organismo. Spero che molte più persone possano riconoscere questo come un regime alimentare che garantisce una vita migliore. Quindi, mostrare a tutti gioielli realizzati con ortaggi è connesso all’idea che questi ortaggi siano fatti per essere mangiati, che è lo scopo finale del progetto, per provocare le persone. Questo progetto è realizzato solo per essere visto dal punto di vista fotografico, non è un lavoro di design, ma chi può dire che non possa essere indossato nella vita reale? Io ho visto persone indossare zampe di gallina attorno al loro collo, perché allora non avere un orologio con una cipolla

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dorata al posto del quadrante? Il pubblico come ha accolto questo progetto? Fino a questo momento i commenti sono stati molto positivi. Il progetto è stato esposto in alcune gallerie e ha avuto eco internazionale attraverso siti web di tendenza. Sono molto soddisfatto, non mi aspettavo questo successo.

https://www.behance.net/briot

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YAEL FRIEDMAN 130

veggie rings


Gioielli realizzati con ortaggi e frutta disidratata 131


YAEL FRIEDMAN

47 anni, Gerusalemme, Israele Designer Come sono nati i Veggie Rings? La serie Veggie Rings è stata elaborata come una parte di una ricerca per nuovi materiali per il mondo del gioiello che io ho fatto durante il master in design alla Bezalel Academy of Arts a Gerusalemme, Israele. Non hanno un preciso messaggio da trasmettere. Lei è riuscito a realizzare accessori che permettano di essere indossati, come ha sviluppato questo processo? Sono partito dall’indossabilità: l’obiettivo del progetto era quello di trovare un materiale utilizzabile e non quello di creare un lavoro concettuale. Io ho scoperto, attraverso prove ed errori, che se prendi alcuni ortaggi e li scaldi lentamente con aria calda, puoi ottenere un materiale molto robusto. Infatti ho ancora in laboratorio alcuni lavori con qualche difetto ma certamente indossabili. Non stiamo parlando di oro o argento, ma questi gioielli sono senza dubbio utilizzabili. I gioielli vivi artistici, dall’altro lato, invece non devono essere necessariamente indossabili, essi trasmettono messaggi importanti al pubblico allo stesso modo delle opere d’arte, quindi devono essere trattati allo stesso modo, con una mentalità aperta. Così come alcune opere d’arte possono essere ridicolizzate e criticate da alcuni e molto apprezzate da altri, così bisognerebbe fare per il gioiello artistico.

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Come prevede lo sviluppo di questi gioielli? Il pubblico ha amato molto questo progetto. Ăˆ stato esposto alla Design Week di Milano e in due mostre a Parigi e in Israele. Sono molto interessanti da un punto di vista estetico ed escono dagli schemi del gioiello classico. Ho in programma diverse mostre nei prossimi mesi.

yaelfriedman@gmail.com http://www.yayo-design.com

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CLELIA STINCHEDDU - GIULIETTA PICCIOLI 134

germogli urbani - uterus


Gioielli realizzati con inserti in muschio 135


CLELIA STINCHEDDU - GIULIETTA PICCIOLI Firenze, Italia

Architetto e Designer Che cosa vi porta a realizzare gioielli di questo tipo? Ci sono determinati messaggi che vorreste trasmettere al vostro pubblico? Il nostro marchio “Jewelry Green, gioielli vivi quasi colti dalla natura” ha già in sé un significato esplicito su ciò che il nostro design riflette e cosa propone al pubblico. La diffusione delle idee di sostenibilità e di benessere trova un suo spazio di espressione nell’elemento vegetale, quasi “colto” dalla natura come elemento di design. C’è un’emozione nel mondo vegetale, una emozione viva, una possibilità di coinvolgere e portare lo sguardo su quel mondo, rendendo più naturali le espressioni ed i gesti di chi guarda. È in questo modo che nasce l’intuizione di integrare piante e gioielli, di dare alle piante un altro senso che non esclude, ma anzi rafforza, il senso istintivo della loro vocazione. La necessità di cura di quanto è vivo, sia in ambiente naturale sia in ambiente artificiale, si configura come finalità espressiva. Il contesto evocativo dei nostri gioielli richiede, per essere conservato nel tempo, dell’intervento di chi porta il gioiello: il muschio per vivere ha bisogno d’acqua, d’acqua piovana. Insieme al gioiello, noi forniamo le “Linee guida”, con i consigli per utilizzare la nostra creazione, e un piccolo flacone spray in cui si può ricaricare all’infinito “acqua piovana 100%” da nebulizzare sul muschio. Inoltre i nostri gioielli possono essere indossati anche senza elemento vivente, sostituendolo con la pietra che diamo insieme. Da sottolineare è il fatto che noi non forniamo il muschio ma è chi compra il gioiello che lo dovrà cercare in città, nei marciapiedi, o dove lo vede. La sintesi è che abbiamo creato un concetto di design completo.  Con i nostri gioielli invitiamo al city making - fare la città. Vedere,

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conoscere e cogliere 1 cm di muschio - e non di più! - mentre si cammina nella propria città, nei marciapiedi percorsi tutti i giorni, e mantenere vivo un “gioiello”, invita ad assumere un ulteriore responsabilità verso la natura. Abbiamo giocato con un design non fermo in sé ma abbiamo unito la logica delle incastonature della gioielleria con il design adatto a far vivere un piccolo muschio. Vive la pianta e questa non cade perché il suo panetto è fermato lateralmente dalla incastonatura e si riesce ad innaffiarla senza “ristagni” d’acqua. In più, per come li abbiamo concepiti, i nostri gioielli quando sono “vivi”, ossia non hanno la pietra, ma il muschio all’interno, non vanno conservati in un cassetto, ma diventano un piccolo vaso o scrigno da appendere o mettere in vista. Nel caso di Germogli Urbani si tratta di architetture urbane che germogliano dalla terra. Il muschio si inserisce nella parte incastonata e quando non si usa appare la scritta Moss. Uterus è invece una collezione apribile. Quando non si usa il muschio rimane la Pietra liberamente adagiata nel suo “scrigno”. Per entrambe le creazioni la confezione include un dispenser spray “Acqua Piovana 100%” di 5 ml. Quali sono i canali di vendita generalmente utilizzati? Come risponde il mercato attuale? Noi vendiamo quando esponiamo al pubblico, come al Fuorisalone a Milano o nelle gallerie d’arte, e i giornalisti di conseguenza ci pubblicano o addirittura ci premiano, come è avvenuto con la prestigiosa rivista Numero. La gente legge gli articoli e in quel caso ci contatta per avere uno dei nostri gioielli, è anche da sottolineare che i nostri gioielli, realizzati artigianalmente, hanno un prezzo molto onesto che varia in base al peso d’argento o di bronzo. info@jewelrygreen.it www.jewelrygreen.it

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ELEONORA GHILARDI 138

forest - secret gardens


Gioielli realizzati con inserti in lichene norvegese 139


ELEONORA GHILARDI 48 anni. Lodi, Italia

Jewelry Designer e ceramista Come nasce l’idea di Secret Gardens? L’idea di Secret Gardens è nata nel 2012. Tutto deriva dal mio amore fortissimo per la natura, per il rispetto del nostro purtroppo abusato ambiente: appena possibile, pur amando molto la città e tutto quello che offre, “scappo” per un’immersione nel verde, ed infatti anche i miei viaggi sono spesso improntati a visitare luoghi lontani dove la natura sia predominante. In effetti “l’incubazione” di Secret Gardens deriva probabilmente da un mio viaggio in Islanda, nel 2006, dove vidi dal vivo per la prima volta queste tipologie di licheni tipiche del Nord Europa (infatti quelli che utilizzo provengono dalla Norvegia). Vedere la prepotenza di questi piccoli agglomerati color verde brillante emergere dalla lava nera, mi aveva fatto riflettere sulla forza e la potenza della natura. Come è stato accolta l’idea dal pubblico? Secret Gardens è stata presentata a Macef nel gennaio 2013, abbinando il principale materiale che lavoro e modello da anni, ovvero la porcellana, ad inclusioni di Licheni nei toni del verde. Fu subito molto apprezzata. Il mio messaggio era ed è: portare con sé un angolo di natura, sia per responsabilizzare la persona che lo “adotterà” ed indosserà, ponendolo di fronte all’idea che dovrà averne un minimo di cura, ed anche come monito, ovvero indossandolo vi è sempre un chiaro richiamo alla natura, alla sua bellezza, al nostro obbligo di preservarla. Durante Macef settembre 2013 presentai la “procecuzione” di Secret Gardens, ovvero Forest, ampliando la gamma dei colori dei licheni: vaniglia, verdi,cumino e zafferano, blu scuro e grigio antracite. Inoltre, ritengo siano gioielli scultorei che oltre ad essere indossati possono essere utilizzati come “mini” sculture a livello di arredo: è veramente un peccato riporli in un cassetto.Pertanto le persone hanno capito e mi confermano che spesso e volentieri i gioielli rimangono appoggiati sopra un mobile, come minigiardini da ammirare.

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Le cure sono poi sostanzialmente pochissime in quanto questi licheni vengono sottoposti ad un trattamento che in modo naturale li “cristallizza” ed al caso li colora (non è però di mio appannaggio, ma viene effettuato dall’azienda VerdeProfilo che me li concede in via eccezionale dopo aver visto i primi prototipi). Il Moss vive con l’umidità che abbiamo nell’aria, è ignifugo, non va bagnato direttamente in quanto non ha radici ed il gioiello non contiene terra. Periodicamente, ma senza grandi preoccupazioni, si può nebulizzare dell’acqua nell’aria, sopra il gioiello, ed il lichene prenderà ulteriormente vita. Questi gioielli si possono tranquillamente indossare, non sono delicati, anche se ovviamente un pochino di cura è gradita, ma è proprio questo il punto: responsabilizzare chi sceglie il gioiello contemporaneo e snobba i grandi brand, ormai omologati, naturalmente un gioiello in acciaio stampato sarà resistente, ma facilmente riproducibile ed in possesso di migliaia di persone nel mondo. Vogliamo dire basta a questo modo di pensare e porre l’accento sull’unicità della persona? Sulla bellezza di possedere un pezzo unico da “curare” ed indossare con orgoglio ? Quali canali di vendita vengono generalmente utilizzati per questo genere di gioielli? Il mercato come risponde a queste proposte? Le mie collezioni sono state esposte a due edizioni Macef a Milano e a svariate mostre. Sono stati selezionati per concorsi e hanno vinto premi decisamente importanti. Il mercato è molto variabile. Il momento è critico per tutti direi, ed in Italia purtroppo la cultura del gioiello contemporaneo è ancora agli inizi rispetto ad altre nazioni, ma qualcosa si sta muovendo. Bisogna indubbiamente portare avanti con convinzione le proprie scelte, spiegare ed infondere al pubblico l’amore che tu, artista, poni nel realizzare le tue opere. Personalmente, operando da anni nel settore, posso dire ora di interagire con collezionisti privati, gallerie di spessore, negozi di un certo tipo, ma sono sempre alla ricerca di nuovi canali, da poco sto infatti sperimentando anche la vendita on-line ed è importantissima la comunicazione sui social media e la presenza su blog e riviste del settore. info@eleonoraghilardi.com www.eleonoraghilardi.com

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KARLYN ALLENBRAND 142

orange peel jewelry


Gioielli realizzati con bucce d’arancia 143


KARLYN ALLENBRAND 20 anni, Olathe, Kansas. USA

Designer, Savannah College of Art and Design, Georgia. USA Cosa la porta a realizzare gioielli di questo tipo? Ci sono determinati messaggi che vorrebbe trasmettere al proprio pubblico? Io sono sempre stata interessata all’arte indossabile e alla relazione che si crea tra il prodotto e la determinata parte del corpo in cui esso si indossa. Per quanto riguarda l’arte commestibile, mi ha entusiasmato l’idea della simbiosi. Così, quando consumiamo materiali, quali cibo e arance, essi ci supportano, donando energia. Ma cosa succederebbe se la relazione fosse invertita? Le arance e il cibo iniziano a consumare noi, utilizzando il nostro corpo come supporto, e infine, noi supportiamo loro stessi. Spero si capisca il senso di quello che sto dicendo! Questo è il grande punto di forza nel creare gioielli da elementi vivi. Il materiale è tutto. È la prima cosa che viene vista ed è necessario che trasmetta un messaggio forte. In questo caso, le bucce d’arancia, hanno questo collegamento tra l’essere vivi e l’essere separati dal loro corpo originario. Unite al frutto, esse rappresentano protezione e rifugio. Separate dall’arancia, diventano poco considerate e considerate spazzatura. C’è anche dell’ironia, io vorrei che il mio lavoro sorprendesse ed intrigasse chi lo guarda. Le reazioni iniziali sono state: “Perché stai usando la spazzatura?”. Generalmente si tende a criticare questa tipologia di lavori, in quanto si sostiene non siano realmente indom-

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abili, ma rappresentino solo una forma d’arte, fine a se stessa. Lei cosa ne pensa a riguardo? I miei gioielli non sono indossabili nel senso più tradizionale del termine, ma bisogna focalizzare l’attenzione sul corpo in contrasto con l’oggetto, o anche all’oggetto fine a se stesso, poiché infatti questi gioielli non sono mai fotografati su un corpo. Penso che il mondo attuale abbia questo strano desiderio di voler dare sempre un senso alle cose, ma io credo che possa anche non essere così. Se avesse senso, non colpirebbe nessuno. Non vi sarebbe più il mistero. Si smetterebbe di comprendere il materiale, la struttura e ciò che essa significa in relazione al corpo. I critici hanno regione da un lato, ma dimenticano che le radici del nostro lavoro creativo stanno nel corpo e nelle emozioni viscerali che vogliamo trasmettere attraverso ciò che adorna il corpo. Penso che non si risolverà mai il dibattito tra forme d’arte e gioielli commerciali. Quali sono i canali di vendita generalmente utilizzati? Non penso al mio lavoro in relazione al marketing. Lo scopo non era quello di creare oggetti da vendere, nonostante io abbia progettato in parallelo una piccola serie di gioielli in cui la buccia delle arance è stata trattata in maniera particolare per permettere di non decomporsi e di essere utilizzati nella vita quotidiana. Sono stati apprezzati anche questi ultimi, ma non hanno suscitato le stesse reazioni del materiale vivo. karlynallenbrand@gmail.com https://www.behance.net/karlynallenbrand

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CLAUDIA CRISAN 146

edible jewelry


Gioielli realizzati con zucchero caramellato 147


CLAUDIA CRISAN Albany, New York, USA Designer Cosa la porta a realizzare gioielli di questo tipo? Ci sono messaggi particolari che vorrebbe trasmettere al pubblico? Io ho iniziato a realizzare pezzi commestibili nel tempo libero, mentre frequentavo l’università. Erano materiali con cui avevo dimestichezza dal momento che mia madre ha una panetteria, quindi io sono cresciuta a contatto con tutto questo. Io ho dato sfogo alla mia vena artistica e questo è stato un ottimo mezzo per creare, all’inizio ho cominciato a sperimentare forme e volumi su larga scala e in tempi molto rapidi, non tipici del settore dell’artigianato. Nel momento in cui le mie creazioni prendevano forma, le domande e i problemi che sono sorti non erano poi così diversi da quelli tipici dell’oreficeria. Il pubblico è la componente più importante dei miei lavori. Sono realizzati, infatti, per interagire con le persone, non avrebbero molto senso in qualità di sculture, in una fotografia o solamente in una galleria artistica. Questo è il motivo per cui in genere li faccio indossare a una modella che interagisca con il pubblico. Può diventare un’esperienza molto sensuale ed emozionante, ma il carattere è sempre divertente. Le persone sono sempre state divertite dalle caramelle, può anche essere guardato dagli occhi di un bambino, in genere a loro piacciono molto. Sono pezzi che parlano a diverse generazioni, in molti modi differenti.

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In genere si tende a criticare questa tipologia di lavori, in quanto si sostiene non siano realmente indossabili, ma rappresentino soltanto una forma d’arte fine a se stessa. Cosa ne pensa? C’è una parte di me che, da artista, è affascinata dal fare arte! Non ho una ragione particolare e sinceramente non trovo un motivo per cui passiamo anni della nostra vita ad affannarci nel cercare di dare un senso a tutto quello che creiamo. Dopo aver frequentato le scuole artistiche, circa l’80% dei ragazzi a mio parere, si troverà a fare altro, che non sia puramente artistico. Perché? Io trovo due ragioni: una riguarda l’aspetto economico, la mancanza di risorse e di sponsor, la seconda riguarda l’interiorità e la purezza che abbiamo bisogno per creare, ma che nelle accademie viene a mancare per i limiti e le influenze riguardanti l’esecuzione delle creazioni.Quindi credo che solo chi mantiene una spiccata personalità e riesce a focalizzarsi sulla propria interiorità, potrà davvero seguire un percorso creativo.


Questo è ciò che amo dell’arte! La follia della vita quotidiana, che non conosci veramente finchè non finisci la scuola. Quando vieni catapultato nella vita vera con le sue gioie e i suoi problemi, giorno dopo giorno, l’arte ha il potere di fermare il tempo, di farti sognare ed emozionare. Lasciamo dunque la libertà agli artisti di utilizzare ogni materiale e ogni forma creativa! Certo, questi pezzi sono contemporanei e non interagiscono con il corpo nello stesso modo di un braccialetto convenzionale, ma ti garantisco che il pubblico e i clienti rimangono sempre affascinati dai miei lavori.Rimangono impressi nella memoria delle persone, molto più di una semplice immagine, dal momento che le persone sono affascinate dal poter interagire direttamente con il materiale, loro possono toccarlo e consumarlo, chi lo indossa diventa parte del gioiello stesso. È una relazione simbiotica tra tre elementi: il gioiello di zucchero, chi lo indossa e il pubblico. Se li guardi dal punto di vista del design, potresti aprire differenti dibattiti: cosa è più importante? L’estetica, l’artigianato, l’arte o l’utilità? Non importa. Quando esci da una scuola e entri nel mondo reale, il punto cardine della tua attività sarà quello di affascinare ed emozionare le persone. Questo farà la differenza sopra ogni altra cosa. Quali canali di vendita vengono generalmente utilizzati? Come risponde il mercato attuale? Io e mio marito abbiamo deciso di aprire un panificio e una galleria di arte commestibile. Noi non volevamo lavorare per nessuno, volevamo avere la libertà di creare. Così, per autofinanziarci, abbiamo iniziato con una vera e propria pasticceria all’interno della quale abbiamo incominciato ad esporre le nostre opere artistiche realizzate con lo zucchero. Ovviamente il mercato dei pezzi artistici non è molto ampio, molto probabilmente avrebbero maggiore successo se ci trasferissimo a New York, ma diversi ordini arrivano per eventi speciali e regali particolari. Abbiamo ricevuto richieste per celebrazioni importanti e il prossimo mese siamo stati invitati a una sfilata, quindi gli ordini non mancano, ma certamente non è la nostra principale fonte di sostentamento, dal momento che ci rendiamo conto che i prezzi sono abbastanza elevati per avere qualcosa che possa durare solo qualche giorno, in quanto non resistono a causa dell’umidità e della naturale decomposizione del cibo. Gli ordini vengono realizzati su esigenza del cliente e quindi personalizzati, proprio come si fa quando si ordina una torta in pasticceria. cafecrisan@gmail.com http://www.crisanbakery.com

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HILDE DE DECKER 150

boer


Gioielli realizzati con pomodori cresciuti all’interno del castone

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HILDE DE DECKER Nijmeghen, Olanda

Architetto e Jewellery Designer Docente presso la Gerrit Rietveld Academy di Amsterdam Da dove nasce l’idea di Boer? Studio il disegno dei gioielli nella relazione con l’evoluzione e la crescita delle piante: gioielli e piante crescono insieme. Mentre mi prendo cura della serra e studio l’evoluzione naturale delle forme, progetto sempre nuovi gioielli al ritmo di crescita dei vegetali. I vegetali si adattano alla presenza dei gioielli, spesso assumono forme che alludono alle più tradizionali tipologie di incastonatura delle gemme. I miei lavori più famosi sono stati elaborati per For the farmer and the market gardener. C’è un nostro detto che dice “La fede nuziale si trasforma in una patata dopo 20 anni” - questo è stato il punto di partenza del progetto. La realtà sfida l’immaginazione. Il rovescio della realtà, potrebbe essere la realtà stessa. Ma questo richiede tre o quattro mesi di lavoro intensivo. Costruire ed imbiancare una serra, selezionare e coltivare le piante. Arare, diserbare, rastrellare, areare la serra e - da non dimenticare - irrigare e concimare. Studiando molta letteratura del settore ( come crescere le melanzane, come curare le malattie dei pomodori, come legare le piante, etc.), ascoltando i preziosi consigli dei coltivatori biologici, raggiungendo i primi successi e riscontrando

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subito i primi problemi( frutti rovinati da insetti, piante che non possono essere legate, pomodori bruciati dal sole estivo, etc.), facendo crescere gli ortaggi esattamente come li vuoi, conoscendo tutti i loro segreti. E poi i gioielli…Prima ho sperimentato con la bigiotteria, aspettando i risultati, prima di provare con oro e argento. Come reagisce un vegetale con un metallo prezioso? Dall’essere forato con filo d’argento e coperto con foglia d’oro… Infine disegnando gioielli che crescessero all’interno dei vegetali. Adattare il gioiello sul frutto appena nato, non troppo presto e non troppo tardi. Aggiustare, intervenire, controllare tutte le settimane, o anche ogni giorno, nella mio giardino nella serra alla Marzee Gallery. Creare gioielli nuovi ogni settimana, seguendo il ritmo della crescita delle piante. Raccogliere l’argento e l’oro sette settimane dopo. Molte energie vanno per conservare i frutti. Per ora abbiamo notato che i metodi tradizionali della conservazione danno i risultati più soddisfacenti. Allo stesso tempo stiamo sperimentando le tecniche più innovative. È molto entusiasmante! La parte finale dello sviluppo del progetto consiste nella realizzazione e nella distribuzione di un CD - ROM. Ciò significa non solo che i risultati verranno conservati nel tempo, ma anche che il pubblico sarà in grado di seguire ogni fase in maniera interattiva.

hilde@hildededecker.com http://hildededecker.com/

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DANIELA CURATOLO 154

amor vincit omnia


Gioiello realizzato con rosa di Jericho 155


DANIELA CURATOLO 23 anni. Milano, Italia

Studentessa. Jewellery Designer. Politecnico di Milano. Da dove nasce l’idea di Amor vincit omnia? Questo progetto è nato da una richiesta precisa, quella di realizzare un gioiello sentimentale per un concorso internazionale tenutosi a Vicenza. L’idea è stata quella di creare un gioiello che potesse rappresentare la vita di un amore. Ho sempre pensato che il vero amore, quello che tutti sognano, rappresenti un sentimento talmente intenso da resistere di fronte ad ogni difficoltà. Il segreto di un rapporto di coppia non è infatti la ricerca della perfezione, ma il saper affrontare i numerosi problemi che sorgono durante il corso della vita, senza lasciar svanire il sentimento indissolubile che caratterizza i primi momenti insieme. Un amore immenso, sconfinato. Per chi c’è. Per chi non c’è più. Per chi in realtà ci sarà sempre. Un amore che resiste all’aridità dell’animo. Un amore che rinascerà ogni volta che verrà nutrito e coperto di attenzioni. Un amore che vince anche la morte. Volevo che fosse un gioiello di cui prendersi cura, proprio come si fa con un sentimento. Da subito, i materiali a cui ho pensato sono stati l’oro, simbolo della preziosità per eccellenza, e la rosa di Jericho. Tale pianta, originaria del deserto, è nota per avere un ciclo di vita molto breve. Solo pochi giorni dopo la nascita, infatti, muore a causa della mancanza di acqua e nutrienti. Si chiude su se stessa, seccandosi. Viene trasportata dal vento per decine di chilometri e, nel momento in cui troverà un ambiente caldo e sarà bagnata con acqua tiepida, si riaprirà completamente, riprendendo l’originale colore verde e il caratteristico odore di 156


felce, pronta per una nuova vita. Proprio come un sentimento. I più critici tendono a svalutare questo tipo di lavori, in quanto ritengono non siano realmente indossabili, ma rappresentino solo una forma d’arte. Cosa si risponde? Questo bracciale è certamente indossabile, ma non nel senso più scontato del termine. È pensato per essere indossato in occasioni speciali, legate a particolari momenti della vita, ma può anche essere utilizzato come oggetto da esposizione. Si tratta in ogni caso di un gioiello delicato, principalmente a causa della fragilità delle foglie della rosa di Jericho nel momento in cui esse si seccano. La bellezza di questo genere di gioielli, a parer mio, sta proprio nella cura che essi richiedono. Se una persona desidera un gioiello da mettere tutti i giorni, certamente non ne sceglierà uno di questo tipo. Sono creazioni la cui preziosità è da cercare nel significato, spesso molto chiaro e profondo, nonché nell’estrema perfezione degli elementi naturali che in questi gioielli possono essere espressi in tutta la loro forza. Come è stato accolto questo progetto? L’idea ha riscontrato molto successo. Ha colpito particolarmente l’originalità del potersi prendere cura della pianta e del vederla trasformarsi numerose volte sotto gli occhi di chi indossa il gioiello. La storia e il significato che sta dietro questo tipo di progetto ha inoltre suscitato grande interesse. Per quanto riguarda i problemi tecnici, ovviamente si tratta di un prototipo, non in vendita e probabilmente ricco di difetti da perfezionare, ma questo verrà trattato nelle fasi successive.

danielacuratolocitton@gmail.com www.behance.net/danielacuratolo 157


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BIBLIOGRAFIA Alba Cappellieri, Marco Romanelli - Il design italiano incontra il gioiello - Marsilio Beppe Finessi, Octavi Rofes, Inga Knölke, Jeffret Swartz - Martí Guixé, Food Designing, A book about the food work of Martí Guixé - Corraini Edizioni S. Bureaux, C. Cau - Design Culinaire - Paris, Eyrolles Clare Phillips - Gioielli: breve storia dall’antichità a oggi - Rizzoli - Skira B. Finessi - Progetto Cibo: la forma del gusto - Mondadori Electa Hildegard Wiewelhove - Nature and Art - Art and Nature Anna Vanzan - Donne e giardino nel mondo islamico - Pontecorboli Editore Beautiful Botanicals: Seeds For Jewelry - Ornament / Armstrong Alba Cappellieri - JewelleryScape : i paesaggi del gioiello - Maggioli Design-Ma-Ma - Contemporary Jewelry Art - Innovative Materials - Cypi Press

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http://www.time.com/Â http://www.ecoblog.it/ http://www.ceciliavalentine.com/ http://www.ilsole24ore.com/ http://www.dominicjonesjewellery.com/ http://phantasmagoriastyle.com/ http://www.emilyklopstein.com/ http://www.hafstudio.is/ https://www.behance.net/ http://www.metmuseum.org/ http://theolivegarden-elizabeth.blogspot.jp/ http://www.food-designing.com/ http://www.popgloss.com/jewelry http://www.sarahhoodjewelry.com/ http://www.giardinoblu.com/ http://omerpolak.com/ http://www.arthurhash.com/ http://www.laurabennettjewellery.co.uk/ http://katsurasasaki.tumblr.com/ http://www.ghigos.com/ http://darkroux.net/poppy-tooker/ http://www.food-designing.com/ http://www.guixe.com/ http://www.repubblica.it/ http://www.elisapadron.com/ http://www.redcarpetcakedesign.blogspot.it/ http://www.julieusel.net/ http://www.uderzo-designer.it/ http://www.tjasaavsec.net/ http://s-nakaba.com/ http://www.yayo-design.com/ 160


SITOGRAFIA http://www.jewelrygreen.it/ http://www.eleonoraghilardi.com/ http://www.crisanbakery.com/ http://hildededecker.com/ http://www.kimstarrwise.com/ http://www.jedmaxseeds.com.au/ http://www.lespezie.net/ http://www.style.it/ http://www.jofri.com/ http://thefloralista.wordpress.com/ http://www.ethiopia.it/ http://klimt02.net/

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Profile for danielacuratolo

Alive jewellery, Daniela Curatolo  

Tesi riguardante la storia del gioiello vivente, dall'antichità ad oggi, con particolare attenzione al panorama mondiale contemporaneo. La s...

Alive jewellery, Daniela Curatolo  

Tesi riguardante la storia del gioiello vivente, dall'antichità ad oggi, con particolare attenzione al panorama mondiale contemporaneo. La s...

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