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Federico Zenobi


Federico ederico Zeno Z Zenobi

2011


Federico Zenobi 2011 a cura di Domenico Gioia

in collaborazione con Enovetro s.p.a.

Ringraziamenti

Marina Dorica Accadia Azienda vinicola

Giulia e Antonio Trionfi Honorati

un particolare ringraziamento a Paolo Gagliardini campione e amico e alla sua famiglia


La ricerca dell’eterno José Clemente Orozco, diceva che gli artisti che operano su grandi dimensioni hanno una grande responsabilità sociale, visto che con le loro opere sono in grado di influenzare gli osservatori. Questa eredità è oggi più attuale che mai e universalmente riconosciuta a grandi artisti che ne hanno segnato la storia come Keith Harring sino ad arrivare a Banksy che per mezzo delle loro incursioni urbane non solo hanno influenzato, ma creato un codice attualmente riconosciuto, usato e replicato in migliaia di contesti. Non necessariamente bisogna entrare nella psicologia dell’opera, o nel significato intrinseco, sotto il profilo sociologico, che esso porta con se; la forza della figurazione aggredisce l’osservatore sino a condurlo dove vuole la maestria dell’artista, quasi distraendolo ma solo apparentemente dal suo contenuto. Un’operazione saggia di marketing artistico che io da diverso tempo vado ricordando, “solo agli artisti dovrebbe essere lasciato il compito di comunicare e non ai pubblicitari”. Tornare così ad una comunicazione fatta di contenuti e simbolismi di cui è carica la tradizione prendendo le distanze dai falsi miti. Federico Zenobi, appartiene alla grande famiglia degli artisti comunicatori, abituato ad operare con una sua tecnica efficacissima su grandi spazi, sa, e non contesta il fatto, che l’arte del muralismo è cosa destinata a terminare ancora prima di essere ultimata. Con questo voglio dire che l’artista muralista sa che l’interazione con il suo pubblico è diretta, non mediata, e quindi in grado di essere alterata in qualsiasi momento anche un istante dopo la sua creazione da un terzo, oppure dagli elementi naturali. Il muralista per sua conformazione ama gli spazi aperti, solitamente contesta i musei, è quasi un futurista della nostra epoca, che contesta tutto quello che lo circonda, compreso il sistema dell’arte, il suo unico obiettivo è comunicare con la sua opera e non ha la minima importanza quanto questa duri, se solo un attimo o svariati anni. In questo periodo assistiamo però ad un’evoluzione del percorso di molti artisti muralisti, perché c’è una volontà di fermare l’opera, “storicizzarla”, come si dice in gergo. Ora l’obbligo è passare da una situazione volatile ad una situazione di conferma di quello che si sta facendo. Zenobi ha avviato questo percorso in modo anomalo rispetto a molti dei suoi colleghi che ad esempio filmano o rendono filmabili alcune loro opere, non riprendendo la performance, ma addirittura rendendo le loro opere delle vere e proprie video installazioni, passando così dalla strada alla pista informatica dove è facilissimo per un bravo artista avere centinaia di


migliaia di contatti. Percorso anomalo dicevo perché ha deciso, e questo lavoro espositivo ne è la prova, di mettersi in discussione realizzando opere piccole, ribaltando completamente la questione. La rottura, perché come vado dicendo dà tempo ogni artista con la sua opera deve avere un suo punto di rottura, altrimenti non è arte, si ha nella provocazione legata al materiale usato, lastre di ferro. Con queste sue opere Federico avvia un dialogo con un materiale complesso da utilizzare, ma che da il senso della durata. Nell’immaginario collettivo, l’acciaio ha sempre rappresentato qualcosa di indistruttibile, impenetrabile, incorruttibile. La provocazione nasce proprio nel ribaltare la questione, come se l’artista intendesse proteggere le sue opere dal passaggio del tempo, a differenza dei murales, realizzati per essere corrotti, quasi per non esistere, qui in queste opere intende affermare il suo “Io sono”. Le opere parlano dell’esistenza, volti di donne giovani, che sempre l’immaginario crede o almeno vuole credere incorruttibili dal passare del tempo, si scontrano con l’imperturbabilità della materia. Le vernici di Zenobi, graffiano la superfice dell’eterno per imprimere le sue donne. Donne belle, che solo l’artista può osare di rendere immortali, sfidando il naturale ordine delle cose, unico e grande nemico dell’uomo. Questa è la sfida che l’artista lancia al tempo, un voler riappropriarsi di un qualcosa che gli appartiene, che la vita sfila di mano ogni istante che passa. Sotto il suo segno il tempo si modella, come nella teoria della relatività, si plasma al volere dell’artista che non solo immortala, ma scopre nuove dimensioni eteree. La forza della materia rafforza il pensiero, l’acciao sottolinea così paradossalmente la fugacità delle immagini, la loro fragilità. La capacità tecnica dell’artista soccombe di fronte all’alchimia 1 dei sensi che questa evoca: “nihil est in intellectu quod non fuerit prius in sensu”. E’ così in questo oblio che l’opera si concreta lasciando un forte segno della sua esistenza, lontano dai grandi spazi in una dimensione intima che solo l’io e la propria anima sono in grado realmente di cogliere. Domenico Gioia

1“nell’intelletto non vi è nulla che non sia stato prima nei sensi” Tommaso D’Aquino, San (1225-1274) Quaestiones disputatae de veritate: II, 3, 19


José Clemente Orozco said that artists who work on a large scale have a great social responsibility as they are able to influence observers with their works of art. This inheritance is more up-to-date than ever and it is universally attributed to great artists who have influenced its history. Artists ranging from Keith Harring to Banksy, with their “urban raids”, have not only influenced but also created a universally accepted code which is used and repeated in thousands of contexts. You don’t necessarily have to go into the psychology of the work of art or analyse the intrinsic meaning from a sociological point of view, but the power of the figures captures the observer and the artist’s skill leads him and almost distracts him, but only apparently, from the content. For some time now I have been pointing out that a wise approach to artistic marketing is “to leave it up to the artists to communicate, not to the publicists”. This would represent a return to communication made up of content and symbolism in accordance with tradition, shying away from false myths. Federico Zenobi, who belongs to the big family of communicating artists, is used to working with his very efficient technique in large spaces and he accepts, and does not contest the fact, that mural art is destined to end before being completed. In other words, a mural artist knows that the interaction with his viewers is direct, not mediated, and therefore it can be altered at any stage, even an instant after its creation by somebody else or by the natural elements By nature, mural artists love open spaces and usually challenge museums. They are the futurists of our time who contest their surroundings as well as the art world. Their aim is to communicate through their work of art regardless of how long it lasts, whether it be only a few seconds or a number of years. However, we have recently witnessed an evolution in the development of many mural artists mainly because of the desire to make the art-work permanent, “to historicise it”, as one would say in jargon. Now it is a must to switch from a volatile situation to one which confirms what is being done. Zenobi has started to do this differently from many of his colleagues who record some of their works, without filming their performance, and make them into videos. In this way they transfer their work from the street to a technological support where it is easy for a good artist to have hundreds of thousands of contacts. Federico has taken a different route, as this exhibition illustrates, because he has decided to put himself to the test by producing small works of art, thereby completely overturning the matter. The split: as I have been saying for some time, each artist has to have a point of break-away, otherwise it is not art. Federico’s challenge is linked to the material


he uses – iron plates. With these works of art Federico initiates a relationship with a material that is complex to use, but which gives a sense of duration. In the collective mind, steel has always represented something indestructible, impenetrable and incorruptible. The provocation lies right where the matter is overturned, as if he intended to protect his works from the passage of time, in contrast to other wall-paintings which are created in order to be corrupted, almost not to exist. These works intend to assert his “I am”. Federico’s artworks are about existence as his young women’s faces, which we always believe or want to believe as being unaffected by the passing of time, clash with the imperturbability of the material. Zenobi’s paints scratch the surface of the eternal to imprint his women. Beautiful women, that only the artist can dare to make immortal, challenging the natural order of things which is man’s single, big enemy. This is the challenge that the artist sets against time, that is a desire to regain control of something that belongs to him, something that life is taking from him with every instant that passes. Time is modelled by his strokes, like in the theory of relativity, the artist can mould things according to his will by immortalising and by discovering new ethereal and immortal dimensions. The idea is reinforced by the strength of the material as the steel paradoxically emphasises the transiency and the fragility of the images. The artist’s technical skills succumb when faced with the alchemy of the senses that is evoked: “nihil est in intellectu quod non fuerit prius in sensu”. And so in this oblivion, the artwork takes shape leaving a powerful sign of its existence, away from large spaces and in an intimate dimension, which only one's inner being and soul can really understand. Domenico Gioia


Un abbraccio che tiene C’è un momento nell’alba in cui il sole inizia a schiarire il cielo; non parlo di un’istante, ma di un fluire percettivo in cui ti puoi accorgere che sta iniziando ad albeggiare. Non c’è ancora abbastanza luce e le figure iniziano a delinearsi confondendosi. L’occhio percepisce le sagome ma le confonde, come se il tutto stesse nascendo insieme da un unico grande uovo. In questa durata impercettibile hanno senso di esistere i ritratti femminili di Federico Zenobi. Durante la notte i volti ritratti stanno immobili, imperscrutabili, enigmatici; con l’arrivo del sole essi svaniscono; nel passaggio dall’ombra alla luce essi vivono. È il tempo in cui l’inconscio lascia intravedere alla coscienza le sue forme. È il territorio dei sogni ricordati, delle sensazioni, dei simboli percepiti. Sia i caratteri fisiognomici delle ragazze, che lo stile adottato dall’artista, riportano all’esigenza di catturare l’inesistente; donne angelo che però si allontanano anni luce dalle idealizzazioni stilnovistiche. Sono donne che si nascondono, non vogliono entrare nella coscienza, vogliono mantenere la vaghezza come diritto alla propria difesa interiore. In realtà sono donne sofferenti o insofferenti che rispondono al grande vuoto con una precisa ricerca estetica (ed uso estetica con l’accezione più popolare del termine ovvero come ricerca della bellezza del corpo). Fin dai miti primordiali la donna è ritratta come il grande vuoto da riempire, il caos da cui ha origine l’ordine; la sua struttura fisiologica la vuole contenitrice. Da qui la pienezza come simbolo di fertilità e di speranza per il futuro. Il riempimento come rinascita. Nei ritratti di Federico, le ragazze si mostrano nella loro bellezza fisica ma anche nella loro magrezza, sono donne che il grande vuoto sta risucchiando e per questo si prosciugano al sole e vivono all’alba tutto il loro conflitto interno. Non trovano l’elemento per riempirsi. Questo cercare inesauribile le rende misteriose a se stesse (e questo è il punto cruciale della loro sofferenza), allo stesso tempo le rende incomprese dagli altri (e questo è il punto cruciale della loro insofferenza). Ecco, credo che Federico nelle sue opere descriva perfettamente questa doppia enigmaticità. Volti di una bellezza rara che si liquefanno (attraverso le sgocciolature) ed esplodono d’incontinenza emotiva (attraverso gli schizzi di vernice). Tutto ciò crea una tensione molto forte e strana: da una parte un desiderio di appagare il vuoto interiore, dall’altra c’è una rassegnazione calma e risolutiva, come morire addormentandosi; a svolgere e risolvere questa lotta intestina c’è l’apparizione angelica. La ricerca dell’angelo. Occhi in attesa. Ecco che come l’analisi


si approfondisce, la sicurezza e l’impenetrabilità degli sguardi diventano esigenza di riempire il vuoto. Il carattere sfuggente degli occhi è un attraversarti per contemplare oltre, verso un non-so-dove ideale. Nei volti si scorge il desiderio di abbandonarsi a un’entità superiore, che eserciti il controllo sui propri corpi-mente. Anche i toni dei lavori rimandano a luci paradisiache. Sono figure che cercano, si nascondono e si abbandonano solo di fronte a fonti luminose soprannaturali idealizzanti, come potrebbero essere le figure degli angeli. In un mondo però, dove anche la spiritualità è diventata superficiale, che connotati potrebbero assumere figure del genere? Anche l’angelo evocato dai volti di Federico assume caratteristiche confuse, misteriose, un’entità tra il bene e il male, tra l’umano e il divino. Di certo l’incontro immaginifico tra l’anima delle ragazze e le loro proiezioni metafisiche non potrà che avvenire nello stesso luogo-tempo tra la fine della notte e il primo albeggiare, che come ho descritto prima è l’isola dei desideri senza oggetto. Anche la tecnica di Federico, che passa dalla pittura su muro a quella su lastra d’acciaio, sta a rimarcare l’esigenza di fermare questa insolutezza vacillante, come un abbraccio compassionevole che allo stesso tempo innalza e omaggia quello che tiene. Come nella pittura barocca e in generale nella cultura del Seicento l’invenzione del cannocchiale metaforicamente distruggeva le certezze della Chiesa e costruiva nuove certezze misteriose, così i ritratti di Federico, artista testimone del suo tempo, cercano Oltre la bellezza che svanisce, una soluzione quasi spirituale. In questo modo si ha la sensazione di ottenere un controllo razionale sull’anima, che il vuoto di senso del nostro secolo ha reso sfuggente. Fabrizio Carotti


There is a moment at dawn when the sun starts to lighten up the sky; I don't mean an instant, but a perceptive flow when you realise that dawn is breaking. There is still not enough light and mingled forms begin to take shape. The eye perceives shapes but it muddles them up as if everything was being born from one single, large egg. During this imperceptible passage of time you understand why Federico Zenobi's female portraits exist. At night the painted faces are immobile, inscrutable and mysterious; as the sun comes up they vanish; they come to life as shade turns to light. This is the time in which the subconscious allows the conscious mind to catch a glimpse of its forms. It is the territory of remembered dreams, sensations and perceived symbols. Both the physical features of the girls and the artist's style remind one of the need to capture the non-existent; angel-like women that are light years away from the “stil novo� idealizations. They are women that hide, not wanting to invade consciousness but to keep their vagueness as a right to their own interior defense. In reality, they are suffering or impatient women who respond to the great emptiness with a precise aesthetic quest (aesthetics with the more common meaning of the term, in other words, the desire for bodily beauty). Ever since primordial mythology women have been portrayed as a great emptiness to be filled; as the chaos from which order originates; their physiological frame expects them to be a container. In this way, fullness is considered a symbol of fertility and of hope for the future. The filling up is seen as rebirth. In Federico's portraits, the girls show themselves in all their physical beauty but also in their slimness. The great emptiness is sucking in these women and, for this reason, they dry off in the sun and experience all their internal conflict at dawn. They cannot find the element to be filled with. This inexhaustible search makes them mysterious to themselves (and this is the crucial point of their suffering). I believe that it is here that, in his works, Federico perfectly describes this double mystery. Faces of rare beauty that liquefy (thanks to his paint runs) and explode with emotional incontinence (thanks to his sprays of paint). All of this creates a very strange and powerful tension: on the one hand there is the desire to satisfy the interior emptiness and, on the other, there is a calm, decisive submission, like dying while sleeping. The angelic apparition performs and solves this inner struggle. Searching for the angel. Awaiting eyes. So the analysis deepens. The certainty and impenetrability of the looks become the need to fill the emptiness. The wandering eyes look through one to contemplate beyond, towards an idealistic unknown. Federico's faces show signs of the desire to


abandon themselves to a superior entity which controls mind and body. The tones of Federico's works also bring to mind heavenly lights. They are figures that seek, hide and let themselves go only when faced with idealistic and supernatural sources of light, like what might be the shape of an angel. However, in a world where spirituality has become superficial, what aspects could such forms have? Even the angel evoked by Federico's faces assumes confused and mysterious features. It appears to be something halfway between good and evil, halfway between human and divine. Obviously, the imaginary meeting between the girls' souls and their metaphysical projection can only occur in the same place and at the same time (towards the end of the night and early dawn) as I have already described as the the island of desires without an object. Federico's techniques, ranging from wall-painting to steel-plate painting, also highlight the need to halt this vacillating uncertainty, like a compassionate embrace which both raises and pays homage to what is being held. Like the Baroque style and 17th century culture in general, the invention of the telescope metaphorically destroyed the certainties of the Church and established new, mysterious certainties. Similarly, these works of art by Federico, an artist who is a witness of his time, seek to go beyond the vanishing beauty in search of an almost spiritual solution. In so doing, one has the feeling that rational control of the soul, which has become evasive due to lack of meaning nowadays, is achieved. Fabrizio Carotti


Federico Zenobi


foto Roberto Recanatesi


Untitled 80 x 40 cm 2011 spray su lastra d’acciaio spray on steel


Untitled 85 x 41 cm 2010 spray su lastra d’acciaio spray on steel


Untitled 84 x 40 cm 2010 spray su lastra d’acciaio spray on steel


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Federico Kor1 Zenobi Federico Zenobi nasce a Jesi il 20 gennaio 1986. Appassionato di disegno fin da piccolo, si avvicina al mondo dei graffiti a 13 anni, dopo averne visti alcuni a Milano, e “sporca” il suo primo muro nel 1999. Frequenta il Liceo Scientifico “Da Vinci” di Jesi, dove prende il diploma di maturità nel 2006. Nel novembre 2009 si specializza in GRAPHIC DESIGN presso l’Istituto di Alta Formazione Centro Sperimentale di Design Poliarte, nel corso triennale, con la votazione di 97/100. Viene invitato a dipingere in moltissimi eventi, da Ancona, a Roma, da Livorno a Catanzaro. Vince diverse competizioni di graffiti, e realizza diversi lavori su commissione, sia pubblici che privati, tiene corsi di graffiti in parecchie scuole superiori della regione. Born in Jesi on January 20, 1986, Federico Zenobi discovered his passion for art at an early age. At 13 he became fascinated with graffiti art after watching some exhibitions held in Milan and in 1999 he painted his first graffiti wall. He attended High School "Liceo Scientifico Da Vinci” in Jesi receiving his Diploma in 2006. In November 2009 he obtained his bachelor’s degree in GRAPHIC DESIGN at “Centro Sperimentale Design Poliarte” Institute for Higher Education of Ancona (final mark 97/100). He painted during several events from Ancona to Rome, from Livorno to Catanzaro. After entering his works in several graffiti contests and winning them, he started creating both private and public commissioned works and helding workshops to promote his art in several High Schools in the Marche Region.

Eventi principali: agosto 2005 vince il primo premio come miglior graffito, allo skate park di Porto S. Elpidio / marzo 2007 viene invitato a dipingere per la manifestazione “P24” a Livorno / giugno 2007 espone in galleria, e dipinge diversi muri, durante l'evento “Italian Masters” a Los Angeles / settembre 2007 viene invitato ad esibirsi dipingendo in una performance live sul palco, durante il Tour di J.AX, a Catanzaro / marzo 2008 vince il primo premio come miglior graffito durante la manifestazione “Rock On” di Monte San Giusto / giugno 2008 espone in galleria, durante la mostra “L.A. Goldrush” a Los Angeles / giugno 2008 viene invitato a dipingere a Venice Beach, Los Angeles, e Hollywood / giugno 2009 prima mostra personale, “The Dream”, presso ComboCove, di Civitanova Marche / ottobre 2009 seconda mostra personale, presso “Il piccolo Aragno” di Porto Sant’Elpidio / settembre 2010 invitato a decorare la più grande pista di go-kart indoor in Romania, a Timisoara, la Red Motor / novembre 2010 espone al Red Motor Bar, a Timisoara, Romania / dicembre 2010 invitato a dipingere presso il Valentino Rossi Official Store a Timisoara, Romania / marzo 2011 partecipa alla mostra collettiva “Gli armonici sensi riflessi” presso il Comune Di Falconara Marittima (Ancona) / aprile 2011, partecipa al concorso “Arteria 2011” presso il Teatro Comunale di Chiaravalle (Ancona)

Main events: August 2005: he wins first prize for the best graffiti at Skatepark in Porto S. Elpidio / March 2007: he is invited to paint during the cultural event "P24" in Livorno / June 2007: his art goes on display at art galleries and painting several exhibition walls during the event “Italian Masters” in Los Angeles / September 2007: he exhibits his works as guest and paints during a live performance on stage of the singer J.AX during his tour in Catanzaro / March 2008: he wins first prize for the best graffiti during the event “Rock On” in Monte San Giusto / June 2008: his art goes on display during the exhibition “L.A.Goldrush” in Los Angeles / June 2008: he is invited to paint at Venice Beach, Los Angeles and Hollywood / June 2009: first personal exhibition “The Dream” at ComboCove in Civitanova Marche / October 2009: second personal exhibition at “Il Piccolo Aragno” in Porto S. Elpidio / September 2010: he is invited to paint in Timisoara to decorate “RED MOTOR”, the largest indoor go-kart track in Romania / November 2010: his art goes on display at RED MOTOR BAR in Timisoara, Romania / December 2010: he is invited to paint at VALENTINO ROSSI OFFICIAL STORE in Timisoara, Romania / March 2011: he takes part in the collective exhibition “Gli armonici sensi riflessi” at Falconara Marittima (Ancona) / April 2011: he takes part in the contest “Arteria 2011” at Local Theatre in Chiaravalle (Ancona)


Federico Zenobi 2011  

L'arte di Zenobi approda in una mostra. Questo è il catalogo.

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