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grieg | notturno

a l essa n d ro stel l a w i t h g i o rg i a m i l a n e s i & g i o rg i a t o m a s s i


EDVARD GRIEG (1 843 - 1 907) 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19

Arietta · op. 1 2/1 . Poco Andante e sostenuto Albumblad · op. 47/2. Allegro vivace e grazioso

[Foglio d'album | Album Leaf | Albumblatt | Feuille d'album] Notturno · op. 54/4. Andante Gade · op. 57/2. Allegro grazioso Gangar · op. 54/2. Allegretto marcato Vals · op. 38/7. Poco Allegro [Valzer | Waltz | Walzer | Valse] Berceuse · op. 38/1 . Allegretto tranquillo Gruß · op. 48/1 Elegi · op. 47/7. Poco Andante [Elegia | Elegy | Elegie | Elégie] Dereinst, Gedanke mein · op. 48/2 Efterklang · op. 71 /7. Tempo di Valse [Risonanza | Remembrances | Nachklänge | Résonance] Lauf der Welt · op. 48/3 For dine Føtter · op. 68/3. Poco Andante e molto espressivo [Ai tuoi piedi | At your Feet | Zu deinen Füßen | A tes pieds] Die verschwiegene Nachtigall · op. 48/4 Sommerfugl · op. 43/1 . Allegro grazioso [Farfalla | Schmetterling | Butterfly | Papillon] Zur Rosenzeit · op. 48/5 Sommeraften · op. 71 /2. Allegretto tranquillamente [Sera d'estate | Summer's Eve | Sommerabend | Soir d'été] Ein Traum · op. 48/2 Til Foråret · op. 43/6. Allegro appassionato [Alla primavera | To Spring | An den Frühling | Au printemps]

1 :1 4 3:1 0 4:05 2:37 3:27 0:57 2:30 1 :06 2:56 2:44 1 :53 1 :35 2:41 3:46 1 :36 2:37 2:04 2:01 3:01


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Troldtog · op. 54/3. Allegro moderato

[Marcia dei Troll | March of the Trolls | Zug der Trolle | Marche des lutins] Svundne Dage · op. 57/1 . Andantino [Giorni svaniti | Vanished Days | Entschwundene Tage | Jours disparus] Drømmesyn · op. 62/5. Poco Andante ed espressivo [Visione di sogno | Phantom | Traumgesicht | Vision en rêve] Bådnlåt · op. 68/5. Allegretto tranquillamente [Presso la culla | At the Cradle | An der Wiege | Au berceau] Småtroll · op. 71 /3. Allegro molto [Folletto | Puck | Kobold | Lutin] Norske danser · op. 35 [Danze norvegesi | Norwegian Dances | Norwegische Tänze | Danses norvégiennes] n. 2. Allegretto tranquillo e grazioso n. 3. Allegro moderato alla marcia Hjemad · op. 62/6. Allegro giocoso alla marcia [Verso casa | Homeward | Heimwärts | Vers la maison] Skovstilhed · op. 71 /4. Lento [Pace della foresta | Peace of the Woods | Waldesstille | Paix de la forêt]

ALESSANDRO STELLA piano GIORGIA MILANESI soprano (op. 48) · GIORGIA TOMASSI piano (op. 35)

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1 :57 2:21 2:41 6:07


Edvard Grieg - E. Bieber, ca. 1 907, Berlin[?]


Lirico Grieg Giovanni Bietti

La fama di Edvard Grieg (1 843-1 907) si basa oggi soprattutto su composizioni come le musiche di scena per il Peer Gynt di Ibsen, il Concerto per pianoforte o la cosiddetta Holberg Suite , nella diffusissima versione per orchestra d’archi. Eppure il musicista norvegese costruì la propria carriera internazionale essenzialmente grazie alle composizioni da camera: le Sonate per violino e pianoforte (la prima delle quali gli valse la stima, importantissima, di Liszt che a partire dai primi anni ’70 dell’Ottocento si adoperò attivamente per promuovere la carriera di Grieg), e soprattutto l’ampia serie dei Lyriske stykker ( Pezzi lirici), che attraversa quasi tutta la carriera del compositore, dal 1 867 (op. 1 2) al 1 901 (op. 71 ). Davvero singolare questa concentrazione sui generi cameristici e sulle brevi forme raccolte ed intime per un compositore vissuto nella seconda metà dell’Ottocento. Grieg ebbe infatti il merito raro di riconoscere tempestivamente la propria inadeguatezza nel campo del sinfonismo e della grande orchestra: scrisse una sola Sinfonia (all’età di ventun anni, al termine del periodo di studi), ed arrivò ad annotare sul manoscritto “non deve mai essere eseguita”. Non fa meraviglia dunque che la critica sia unanime nel riconoscere la parte vitale dell’ispirazione di Grieg nella miniatura, nella delicata, poetica evoca-

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zione musicale di sensazioni, immagini, paesaggi, spesso vivificati dal “tono” e dal ritmo delle danze popolari scandinave. I Pezzi lirici sono complessivamente 66, divisi in dieci raccolte (op. 1 2, 38, 43, 47, 54, 57, 62, 65, 68, 71 ): la selezione compresa in questo CD rappresenta quindi quasi un terzo dell’intero corpus che si apre con la notissima Arietta op. 1 2 n. 1 e si chiude con Risonanza op. 71 n. 7, brano in cui Grieg, con un procedimento originale, cita l’inizio della serie, la delicata melodia dell’ Arietta , trasformandola in una sorta di nostalgico valzer. Il compositore lascia quindi che l’inizio e la fine si tocchino, chiude in un certo senso il cerchio temporale dei Pezzi lirici, dichiara conclusa una fase – la più ampia e articolata – della propria carriera; e non è un caso che secondo molti studiosi con l’opera successiva, gli Slåtter ( Danze popolari norvegesi) op. 72, cominci una nuova ed ultima fase stilistica che in alcuni casi lascia addirittura presagire Bartók. Il titolo complessivo della raccolta, l’enfasi sul carattere “lirico”, merita attenzione: esso sottolinea infatti il rapporto con la voce e con la scrittura vocale. Si ritrova qui un’evidente influenza delle Romanze senza parole mendelssohniane (non sarà inutile ricordare che Grieg studiò proprio a Lipsia, nel Conservatorio fondato da Mendelssohn), il cui titolo tedesco, ben

più esplicito rispetto alla scialba traduzione italiana, è Lieder ohne Worte , “Canti senza parole”. Va detto che la raccolta di Grieg si mostra in questo senso meno coerente: la novità della scrittura di Mendelssohn infatti consiste proprio nel tentativo di rendere sulla tastiera la compresenza di canto ed accompagnamento pianistico (attraverso l’effetto illusionistico cosiddetto delle “tre mani”), ed il compositore amburghese arriva nella sua serie addirittura a scrivere dei Duetti, a raffigurare illusionisticamente due voci in due registri diversi insieme all’accompagnamento pianistico. Grieg rende senza dubbio omaggio al precedente mendelssohniano, ma il suo interesse si volge alle possibilità evocative e descrittive del pianoforte, più che alla cantabilità e al rapporto linea/accompagnamento. E in effetti, la maggior parte dei Pezzi lirici porta un titolo “descrittivo”, aspetto che nelle Romanze di Mendelssohn è molto più sfumato. Qui Grieg mostra probabilmente il suo amore per la musica di Schumann, altro grande compositore attivo a Lipsia. Il lato descrittivo appare in realtà meno puntuale di quanto molti titoli farebbero pensare (spesso il titolo non ha alcuna relazione oggettiva con il brano musicale), ma è senza dubbio una delle ragioni della grande popolarità di questi brani. Per quanto riguarda il contenuto com-


plessivo della raccolta, è senz’altro possibile identificare alcune grandi categorie attorno alle quali si articola e si organizza l’ispirazione di Grieg. A parte i brani dai titoli generici come Arietta , Melodia , Notturno , Valzer, troviamo intanto molte composizioni dal carattere popolare e “nazionale”: danze, feste, melodie caratteristiche, norvegesi e più in generale scandinave. A questo filone appartengono, in questo disco, brani come Verso casa o il breve Gangar. La seconda grande categoria è quella rappresentata da evocazioni della natura, un’ispirazione particolarmente congeniale a Grieg come dimostra il celebre Mattino (in realtà Morgenstemning, “sentimento del mattino”) del Peer Gynt. Nel CD questo filone è rappresentato da diversi notissimi brani come ad esempio Farfalla , Alla Primavera , Sera d’estate , Pace della foresta . Terza categoria, anch’essa davvero tipica del mondo espressivo di Grieg, è quella dei quadri grotteschi e fantastici: marce dei nani, danze di gnomi, ridde di elfi, un intero repertorio di creature fantastiche tipiche del folklore nordico e scandinavo che in questo disco sono ben rappresentati da Coboldo (o Folletto ) e dalla Marcia dei troll (o dei nani). Ultimo grande filone, infine, quello dell’evocazione di sentimenti e di stati d’animo, spesso sottolineati da un titolo

d’effetto: nel CD possiamo ascoltare ad esempio Giorni svaniti, Ai tuoi piedi o anche la Risonanza conclusiva (ma i Pezzi lirici contengono brani dai titoli anche più singolari come ad esempio Erotyk, op. 43 n. 5). In questo breve spazio non è naturalmente possibile soffermarsi, nemmeno in parte, su dettagli di stile e di linguaggio pianistico: basterà sottolineare ancora una volta il ritmo caratteristico e nettamente profilato, al quale si accompagna la celebrata felicità di invenzione melodica e armonica del compositore. Quest’ultimo aspetto in particolare si fa – come del resto è del tutto logico – sempre più elegante e padroneggiato nel corso degli anni: è sufficiente ascoltare i brani in ordine cronologico per cogliere il progressivo raffinarsi dei dettagli, il proliferare di caratteristiche e personali idiosincrasie divenute giustamente celebri come l’uso della quarta aumentata o di frequenti pedali fissi “a mo’ di bordone”. Il tutto nell’ambito di forme brevi, di esemplare chiarezza (spesso strofiche, o nella classica tripartizione ABA), che si offrono immediate fin dal primo ascolto. Il programma di questo CD accosta alla più nota produzione di Grieg anche alcune composizioni meno note provenienti da altre raccolte, come la seconda e la terza delle brillanti, vivaci e “salottiere”

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Norske danser op. 35 ( Danze norvegesi) soprattutto per il modo in cui il composi-

per pianoforte a quattro mani e il ciclo completo dei Seks sanger op. 48 ( Sei Canti) del 1 889. Grieg aveva una profonda conoscenza della voce – aveva sposato un’ottima cantante, la cugina Nina Hagerup – e coltivò la produzione liederistica per tutta la vita. I sei brani dell’op. 48, tutti su testi tedeschi (sia contemporanei che classici – Goethe, Heine – con un’escursione nel mondo duecentesco di Walther von der Vogelweide) mostrano chiari influssi schumanniani, ed anche wagneriani (l’usignolo del n. 4 e i raffinati cromatismi del n. 5). I brani più interessanti della raccolta sono probabilmente il primo e il sesto, 10

tore modifica la prevedibilità della forma strofica. Il n. 2, Dereinst, permette un singolare confronto con Hugo Wolf, dato che il testo di Geibel (dallo Spanisches Liederbuch ) fu musicato da entrambi i compositori nello stesso anno, e quasi sicuramente in modo del tutto indipendente. La solennità, il senso di pace e di contemplazione che Wolf restituisce nel suo lied, sentimenti in genere lontani dal mondo espressivo, tanto delicato ed intimo, di Grieg, emergono invece in questo brano del compositore norvegese per realizzarsi pienamente in Pace della foresta che chiude il CD in una rarefatta atmosfera di raccoglimento.


Lyric Grieg Giovanni Bietti

Edvard Grieg (1 843-1 907) owes his present-day fame primarily to such compositions as the incidental music for Ibsen's Peer Gynt, the Piano Concerto in A minor, op.1 6 and the Holberg Suite in its popular version for string orchestra. Yet, the Norwegian musician built his international career mainly on the strength of his chamber works: the Sonatas for violin and piano (the first of which won him the valuable esteem of Liszt, who became an active promoter of Grieg’s career from the early 1 870s), and, even more importantly, the ample collection of Lyriske stykker ( Lyric Pieces), which he composed almost throughout the entire span of his career, from 1 867 (op. 1 2) to 1 901 (op. 71 ). His focus on chamber music and, in particular, on short intimate forms is truly unique for a composer in the second half of the nineteenth century. Indeed, Grieg had the rare merit of realizing his own shortcomings in the field of symphony and big orchestra composition very early on in his career. He wrote just one symphony (at the age of twenty-one, after completing his studies), and even went so far as to add the following annotation to the manuscript: �Never to be performed". No wonder most critics tend to agree that the vital part of Grieg’s inspiration lies in the realm of miniatures, his deli-

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cate, poetic, musical evocations of sensations, images and landscapes, which are often enlivened by the intonation and pace of Scandinavian folk dance. The Lyric Pieces are a total of 66 pieces, divided into ten collections (op. 1 2, 38, 43, 47, 54, 57, 62, 65, 68, 71 ). The selection included on this CD represents almost a third of the entire corpus, which opens with the celebrated Arietta op.1 2 n.1 and ends with Remembrances op.71 n.7, in which Grieg adopts the innovative procedure of citing the inception of the series, the delicate Arietta melody, transforming it into a haunting, nostalgic waltz. With the end touching the beginning, the composer brings the period of the Lyric Pieces to a close and in so doing concludes the most extensive and varied phase of his career. It is no coincidence that, in the opinion of many scholars, his next opus, the Slåtter ( Norwegian Folk Dances) op.72, opens a new and conclusive stylistic phase that in some cases even prefigures Bartók. The overall title of the collection, denoting its “lyric” character, clearly emphasizes its relationship with voice and vocal writing. There is a clear influence of Mendelssohn’s Songs without words (Grieg had, after all, studied at the Leipzig conservatory founded by Mendelssohn himself). Grieg’s collection, however, is less consistent in this respect: the novel-

ty of Felix Mendelssohn's writing lay in his attempt to simultaneously render singing and piano accompaniment on the keyboard (through the illusionistic "three hands" effect), and he even  wrote Duets in which two voices, in two different registers, were simulated together with the piano accompaniment. Although Grieg’s tribute to Mendelssohn is beyond question, he is more interested in the evocative and descriptive potential of the piano than in the songful nature of the pieces or the relationship between vocal line and accompaniment. Indeed, most of the Lyric Pieces have “descriptive” titles, whereas this is rarely the case for Mendelssohn’s Songs. Here, Grieg possibly reveals his love for the music of Schumann, another great composer active in Leipzig. The descriptive element is actually much less pertinent than many titles would suggest (as often the title has no definite connection with the music), but, undoubtedly, it is one of the reasons for the popularity of these pieces. As for the overall content of the collection, Grieg’s inspiration can be seen to fall into a few broad categories. Apart from the pieces carrying generic titles such as Arietta , Melody, Nocturne , Waltz, the first large group comprises works with a popular and "national" character: dances, festivities, and typically


Norwegian, or more generally Scandinavian, tunes. Pieces like Homeward or the short Gangar belong to this group. The second major category includes pieces evoking nature, a source of inspiration that was especially congenial to Grieg, as evidenced by the famous Morning Mood from Peer Gynt. Examples on this CD include several well-known pieces, such as Butterfly, To Spring, Summer’s Eve , Peace of the Woods. A third category, which is also very typical of Grieg’s expressive world, comprises a wealth of grotesque and fantastic imagery (with dwarfs marching, gnomes dancing, rounds of elves, a whole repertoire of the fantastic creatures that populate Nordic and Scandinavian folklore). In this album, Puck and March of the Trolls are wonderful examples of the third group. Grieg’s last vein of inspiration is the evocation of feelings and moods, often with remarkably suggestive titles: for instance Vanished Days, At Your Feet or the concluding Remembrances, all featured on this CD (but the Lyric Pieces include even more original titles, such as Erotyk, op.43 n.5). Without attempting to describe Grieg’s specific pianistic language and style, one cannot but emphasize the composer’s distinctive and neatly-profiled rhythm, and his renowned felicitous melodic and

harmonic inventiveness. In this latter respect, Grieg’s mastery and elegance unsurprisingly blossomed over the years. Listening to the pieces in chronological order reveals a progressive refinement of detail and the proliferation of personal devices and idiosyncrasies which have justly become famous, such as the use of the augmented fourth or of fixed pedals creating drone effects. All this occurs within the context of short forms of exemplary clarity (often strophic, or following the classic ABA ternary form), which are immediately perceivable even at first hearing. On this CD, Grieg’s better known production is combined with lesser-known compositions from other collections, such as the second and third of the brilliant, lively, and “frivolous” Norske danser op. 35 ( Norwegian Dances) for piano for four hands, and the complete cycle of the Seks sanger ( Six Songs), op. 48 of 1 889. Grieg had a deep knowledge of the human voice - he had married an excellent singer, his cousin Nina Hagerup - and he composed lieder all his life. The Six Songs op. 48, all on German texts (contemporary as well as classic – with works by Goethe and Heine – as well as a detour into Walther von der Vogelweide’s thirteenth-century idiom) clearly show the influence of Schumann, and al-

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so of Wagner (i.e. the nightingale in the fourth song and the refined chromaticism of the fifth). The most interesting pieces in the collection are probably the first and sixth, especially for the way in which the composer alters the predictability of the strophic form. The second piece, Dereinst, allows us a rare opportunity for a comparison with Hugo Wolf, as the text by Geibel (from Spanisches Liederbuch ) was set to music by both

composers in the same year, almost certainly unbeknownst one to the other. Wolf’s lied embodies a sense of solemnity, peace and contemplation which though being quite distant from Grieg’s usual delicate and intimate expressive world, clearly emanates from the Norwegian composer’s setting as well, and finds its fulfillment in Peace of the Woods which closes the CD in a rarefied atmosphere of contemplation. Translation: Peter Dimpflmeier

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Lyrischer Grieg Giovanni Bietti

Der heutige Ruhm von Edvard Grieg (1 843-1 907) beruht vor allem auf Kompositionen wie die Bühnenmusik zu Ibsens Peer Gynt, das Klavierkonzert und die sogenannte Holberg-Suite in der gängigen Fassung für Streichorchester. Der norwegische Musiker gründete jedoch seine internationale Laufbahn im wesentlichen auf kammermusikalische Werke wie die Sonaten für Violine und Klavier (deren erste ihm die ausschlaggebende Anerkennung von Liszt eintrug, der sich seit Anfang der siebziger Jahre des neunzehnten Jahrhunderts aktiv für die Förderung von Griegs Karriere einsetzte) und insbesondere die umfangreiche Folge der Lyriske stykker ( Lyrischen Stücke ), deren Komposition zwischen 1 867 (op. 1 2) und 1 901 (op. 71 ) beinahe seine gesamte Laufbahn begleitete. Erstaunlich ist diese Konzentrierung auf kammermusikalische Gattungen und intime, gesammelte Kurzformen besonders für einen Komponisten der zweiten Hälfte des neunzehnten Jahrhunderts. Es gehört zu Griegs außergewöhnlichen Verdiensten, dass er früh seine Unzulänglichkeit im Bereich der Symphonik erkannte: seine einzige Symphonie schrieb er im Alter von 21 Jahren, am Ende der Studienzeit, und er gelangte so weit, in das Manuskript einzutragen, sie solle „niemals auf-

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geführt“ werden. Kein Wunder also, dass die Kritik einstimmig in der Miniatur, der zarten und poetischen musikalischen Beschwörung von Empfindungen, Bildern und Landschaften, oft belebt durch den Tonfall und Rhythmus der skandinavischen Volkstänze, den vitalsten Teil von Griegs Inspiration erkennt. Die Lyrischen Stücke sind insgesamt 66, unterteilt in zehn Sammlungen (op. 1 2, 38, 43, 47, 54, 57, 62, 65, 68, 71 ): die hier eingespielte Auswahl umfasst also fast ein Drittel des gesamten Corpus, der von der hochberühmten Arietta op. 1 2 n. 1 eröffnet und von dem Nachklang op. 71 n. 7 abgeschlossen wird, worin Grieg ein originelles Verfahren anwendet, indem er den Beginn der Serie, die zarte Arietta-Melodie zitiert, die er in eine Art von nostalgischen Walzer verwandelt. Der Komponist lässt somit Anfang und Ende sich berühren, den chronologischen Kreis der Lyrischen Stücke sich schließen und erklärt eine Phase - die umfangreichste und artikulierteste seiner Laufbahn - für beendet. Nicht zufällig sind viele Forscher der Meinung, dass das darauffolgende Opus, die Slåtter ( Norwegischen Volkstänze ) op. 72, stilistisch eine neue, letzte Phase einleitet, die stellenweise sogar Bartók vorausahnen lässt. Der allgemeine Titel der Sammlung verdient Aufmerksamkeit: mit seiner Beto-

nung des „lyrischen“ Charakters unterstreicht er nämlich die Beziehung zur Stimme und zur vokalen Schreibweise. Hierin ist deutlich der Einfluss der Lieder ohne Worte Mendelssohns zu spüren (man sollte nicht vergessen, dass Grieg in Leipzig am von Mendelssohn gegründeten Konservatorium studiert hatte). Es muss gesagt werden, dass die Sammlung von Grieg in diesem Sinne weniger Konsequenz aufweist: die Neuheit von Mendelssohns Schreibweise besteht nämlich in dem Versuch, auf einer Klaviatur das Zusammenspiel von Gesang und Begleitung wiederzugeben (durch die Täuschung des sogenannten „drei Hände“-Effekts), ja der hamburgische Komponist gelangt sogar dazu, Duette zu schreiben, in denen zusammen mit der Klavierbegleitung zwei Stimmen in unterschiedlicher Lage illusionistisch vertreten sind. Bei aller Hommage an das Mendelssohnsche Beispiel ist Griegs Interesse aber nicht so sehr der Singbarkeit und der Beziehung zwischen Gesangslinie und Begleitung, als vielmehr den evokativen und deskriptiven Mitteln des Klaviers zugewandt. In der Tat tragen die meisten der Lyrischen Stücke beschreibende Titel, während dieser Aspekt in den Liedern ohne Worte nicht so augenfällig ist. Hierin erweist sich wahrscheinlich Griegs Liebe zur Musik eines


anderen, ebenfalls in Leipzig tätigen großen Komponisten: Robert Schumann. Der tonmalerische Gesichtspunkt ist in Wirklichkeit verschwommener, als es viele der Titel vermuten lassen (die oft in keiner objektiven Beziehung zur Musik stehen), trägt aber zweifellos zur großen Beliebtheit dieser Stücke bei. Bei einem Gesamtüberblick auf den Inhalt der Sammlung ist es sicherlich möglich, einige große Kategorien zu identifizieren, um die sich Griegs Inspiration gliedert und gestaltet. Neben Stücken mit generischen Titeln wie Arietta , Melodie , Notturno , Walzer sind viele Werke von volkstümlichem und „nationalem“ Charakter vorhanden: Tänze, Feste, charakteristisch norwegische oder allgemein skandinavische Melodien. Zu dieser Gruppe gehören innerhalb dieser Platte Stücke wie Heimwärts oder das kurze Gangar. Die zweite große Kategorie ist der Evokation der Natur gewidmet, ein Thema, das Griegs Inspiration besonders gelegen war, wie die berühmte Morgenstimmung aus dem Peer Gynt belegt. Auf der CD ist diese Richtung durch mehrere berühmte Stücke wie Schmetterling, An den Frühling, Sommerabend, Waldesstille vertreten. Die dritte, ebenfalls in Griegs Ausdruckswelt tief verwurzelte Kategorie ist die der grotesken und phantastischen Bilder:

Zwergzüge, Gnomenreigen, Elfentänze, ein ganzer Vorrat von phantastischen, der nordischen und skandinavischen Folklore entstammenden Kreaturen, die hier durch Kobold und Zug der Trolle würdig vertreten sind. Eine letzte große Gruppe ist der Evokation von Gefühlen und Stimmungen gewidmet, die oft durch effektvolle Titel unterstrichen werden: auf dieser CD sind zum Beispiel Entschwundene Tage , Zu deinen Füßen und Nachklänge zu hören (doch in den Lyrischen Stücken kommen noch außergewöhnlichere Überschriften wie Erotyk, op. 43 Nr. 5, vor!). Es ist innerhalb dieses begrenzten Kommentars nicht möglich, auch nur teilweise auf Einzelheiten des Klavierstils und der Musiksprache einzugehen: wir wollen aber noch einmal den ausgeprägten, scharf profilierten Rhythmus und den oft gerühmten Reichtum der melodischen und harmonischen Erfindung des Komponisten hervorheben. Letzterer Aspekt wird von ihm - wie zu erwarten im Laufe der Jahre immer eleganter und vollkommener beherrscht: man braucht die Stücke nur in chronologischer Reihenfolge anzuhören, um die allmählich wachsende Raffinesse der Details, die Ausgestaltung von persönlichen, zu Recht berühmt gewordenen Eigenschaften und Eigenarten wie der Verwendung der übermäßigen Quarte oder der bordu-

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nartigen Pedale, zu bemerken. All dies geschieht innerhalb von Kurzformen von beispielhafter Klarheit (oft strophisch oder in klassischer ABA-Gliederung), die schon beim ersten Hören unmittelbar nachvollziehbar sind.

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Das Programm dieser CD vereinigt Griegs bekanntere Produktion mit einigen weniger geläufigen Kompositionen aus anderen Sammlungen, wie den zweiten und dritten der brillanten, lebendigen und salonhaften Norske danser ( Norwegischen Tänze ) op. 35 für Klavier zu vier Händen, und den kompletten Zyklus der Seks sanger ( Sechs Lieder) op. 48 von 1 889. Grieg besaß eine gründliche Kenntnis der Vokalität - er hatte eine ausgezeichnete Sängerin, seine Cousine Nina Hagerup, geheiratet - und pflegte sein ganzes Leben lang die Produktion von Liedern. Die Sechs Lieder op. 48 sind sämtlich auf deutsche Texte komponiert (sowohl zeitgenössische als auch klassische - von Goethe und Heine – mit einer Exkursion in Walther von der Vogelweides mittelal-

terliche Welt) und weisen deutliche Einflüsse von Schumann, und auch von Wagner (in der Nachtigall des vierten und der raffinierten Chromatik des fünften Liedes) auf. Ein besonderes Interesse verdienen das erste und das sechste Stück des Zyklus, insbesondere für die Art, in der der Komponist die Regelmäßigkeit der Strophenform abändert. Das zweite, Dereinst, bietet die seltene Gelegenheit zu einem Vergleich mit Hugo Wolf, denn Geibels Text (aus dem Spanischen Liederbuch ) haben beide Komponisten im gleichen Jahr, höchstwahrscheinlich völlig unabhängig voneinander, vertont. Die Vertonung Wolfs besitzt eine Feierlichkeit, ein Gefühl der Ruhe und Besinnung, die, obwohl sie im Allgemeinen der zarten und intimen Ausdruckswelt des norwegischen Komponisten fern liegen, in diesem Falle auch von Grieg erreicht werden und ihre wahre Vollendung in Waldesstille finden, dem Stück, das unser Programm in einer zugleich gesammelten und schwebenden Stimmung beschließt. Übersetzung: Peter Dimpflmeier


Grieg lirique Giovanni Bietti

La renommée d’Edvard Grieg (1 843-1 907) s’appuie surtout aujourd’hui sur des compositions comme les musiques de scène pour le Peer Gynt de Ibsen, le Concerto pour piano ou la Holberg Suite , dans sa version pour orchestre d’instruments à cordes. Pourtant le musicien norvégien a bâti sa carrière internationale essentiellement grâce à ses compositions de musiques de chambre: les Sonates pour violon et piano (dont la première lui valut l’estime, très importante, de Liszt qui, à partir des années ’70 du XIX° siècle, ne cessa de se prodiguer pour promouvoir la carrière de Grieg), et surtout la vaste série des Lyriske stykker ( Pièces lyriques), qui traverse presque toute la carrière du compositeur, de 1 867 (op. 1 2) à 1 901 (op. 71 ). Cette concentration sur les genres de la musique de chambre ainsi que sur de courtes formes recueillies et intimes, est tout à fait singulière de la part d’un compositeur qui a vécu dans la seconde moitié di XIX° siècle. Grieg eut en effet le rare mérite de reconnaître très tôt son manque d’aptitude pour la musique symphonique et pour la grande orchestre: il n’écrivit qu’une seule Symphonie (à l’âge de vingt et un ans, au terme de sa période d’études), arrivant jusqu’à préciser sur le manuscrit «ne devra jamais être jouée». Rien d’étonnant donc, si la critique est

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unanime à reconnaître la partie vitale de son inspiration dans la miniature, dans l’évocation musicale, délicate et poétique, de sensations, d’images, de paysages, souvent vivifiés par le «ton» et le rythme des danses populaires scandinaves. Les Pièces lyriques sont au total 66, divisées en dix recueils (Op. 1 2, 38, 43, 47, 54, 57, 62, 65, 68, 71 ): la sélection que compte ce CD représente donc presque un tiers du corpus qui s’ouvre sur la célèbre Arietta op. 1 2 n. 1 et se termine par Résonance op. 71 n. 7, morceau dans lequel Grieg, à travers un processus original, cite la délicate mélodie de l’ Arietta , la transformant en une sorte de valse nostalgique. Le compositeur laisse donc se toucher le début et la fin, il clôt en quelque sorte le cercle temporel des Pièces lyriques, et déclare conclue une phase – la plus ample et articulée – de sa carrière; de nombreux spécialistes affirment que ce n’est pas un hasard si, avec l’œuvre suivante, les Slåtter ( Danses populaires norvégiennes), op. 72, il entreprend une nouvelle phase stylistique qui, dans certains cas, va jusqu’à laisser pressentir Bartók. Le titre général du recueil, qui met l’accent sur son caractère «lyrique», mérite une certaine attention: il souligne en effet le rapport des pièces avec la voix et avec l’écriture vocale. Il y a là une in-

fluence évidente des Romances sans paroles de Mendelssohn (rappelons que Grieg a étudié à Leipzig, dans le Conservatoire fondé par Mendelssohn), dont le titre en allemand – Lieder ohne Worte , «Chants sans paroles» - est beaucoup plus précis que la traduction française. Il faut dire que l’œuvre de Grieg apparaît en ce sens moins cohérente: la nouveauté de l’écriture de Mendelssohn consiste en effet à tenter de rendre sur le clavier la présence à la fois du chant et de l’accompagnement au piano (à travers l’effet d’illusion des «trois mains»), et le compositeur parvient même à écrire des Duos, à donner l’illusion à la fois de deux voix sur deux registres différents en même temps que l’accompagnement au piano. Grieg rend sans doute hommage à Mendelssohn, mais son intérêt est centré sur les possibilités d’évocation et de description du piano plutôt que sur la cantabilité et le rapport ligne/accompagnement. Et en effet, la plupart des Pièces lyriques portent un titre «descriptif», un aspect qui est beaucoup plus estompé dans les Romances de Mendelssohn. Ici Grieg montre probablement son amour pour la musique de Schumann, autre grand compositeur travaillant à Leipzig. Le côté descriptif semble en réalité moins pertinent que ce que beaucoup de titres feraient penser (souvent le titre n’a aucun rapport avec


le morceau musical), mais c’est là sans doute une des raisons de la grande popularité de ces morceaux. Concernant le contenu général du recueil, il est possible d’identifier sans aucun doute certaines grandes catégories autour desquelles l’inspiration de Grieg s’articule et s’organise. Mis à part les morceaux aux titres génériques comme Arietta , Mélodie , Nocturne , Valse , nous trouvons plusieurs compositions à caractère populaire et «national»: danses, fêtes, mélodies typiquement norvégiennes, et plus généralement, scandinaves. A ce filon appartiennent, dans ce disque, des morceaux tels que Vers la maison ou le court Gangar. La seconde grande catégorie est celle représentée par des évocations de la nature, une inspiration convenant particulièrement à Grieg comme le prouve le célèbre Matin (en réalité Morgenstemning, «sentiment du matin») du Peer Gynt. Dans le CD ce filon est représenté par différents morceaux très connus comme par exemple Papillon , Au Printemps, Soir d’été, Paix de la forêt. La troisième catégorie, tout à fait typique du monde de Grieg, est celle des tableaux grotesques et fantastiques: marche des nains, danses de gnomes, rondes d’elfes, un répertoire complet des créatures fantastiques qui caractérise le folklore nordique et scandinave, et qui

sont, dans ce disque, bien représentées par Kobold ou Lutin et par Marche des lutins. Le dernier grand filon, enfin, celui de l’évocation des sentiments et des états d’âme, est souvent marqué d’un titre à effet: dans le CD nous pouvons écouter, par exemple, Jours disparus, A tes pieds ainsi que la Résonance conclusive (mais dans les Pièces Lyriques sont inclus des morceaux aux titres encore plus singuliers comme, par exemple, Erotyk, op. 43 n. 5). Dans ce bref espace, il est impossible de s’arrêter sur des particularités de style et de langage pianistique du compositeur: nous nous contenterons de mettre l’accent une fois de plus sur le rythme caractéristique et nettement profilé qui accompagne son heureuse capacité d’invention mélodique et harmonique, et qui se fait – ce qui, du reste est tout à fait logique – de plus en plus élégant et maîtrisé au fil des années. Il suffit d’écouter ses pièces en ordre chronologique pour en saisir le raffinement progressif des détails, la prolifération de caractéristiques, comme l’emploi de la quarte augmentée ou de fréquentes pédales fixes «en guise de bourdon», et d’idiosyncrasies personnelles, devenues, à juste titre, célèbres. Le tout dans le cadre de formes brèves (souvent strophiques, ou dans la tripartition classique

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ABA), d’une clarté exemplaire. Le programme de ce CD allie à la production de Grieg que tout le monde connaît, certaines compositions moins célèbres provenant d’autres œuvres, comme la seconde et la troisième des brillantes, vives et «mondaines» Norske danser op. 35 ( Danses norvégiennes) pour piano, à quatre mains, et le cycle complet des Seks sanger op. 48 ( Six Chants) de 1 889. Grieg avait une profonde connaissance de la voix – il avait épousé une excellente chanteuse, sa cousine Nina Hagerup – et il cultiva, sa vie durant, la production de lieder. Les six mélodies de l’op. 48, toutes sur textes allemands (contemporains aussi bien que classiques – Goethe, Heine – avec une digression dans le monde du XIII° siècle de Walther von der Vogelweide) montrent clairement des influences schumanniennes ainsi que des influences wagnériennes (le rossignol du

n. 4 et les chromatismes raffinés du n. 5). Les morceaux les plus intéressants sont probablement le premier et le sixième, surtout pour la façon dont le compositeur modifie la prévisibilité de la forme strophique. Le n. 2, Dereinst, autorise une comparaison avec Hugo Wolf, étant donné que le texte de Geibel (du Spanisches Liederbuch ) a été mis en musique par les deux compositeurs la même année, et presque certainement de façon tout à fait indépendante. La solennité, la sensation de paix et de contemplation que le lied de Wolf transmet – généralement ces sentiments sont éloignés du monde expressif, si délicat et intime, de Grieg – apparaissent clairement au contraire dans ce morceau du compositeur norvégien et se réalisent pleinement dans le Paix de la forêt qui clôt le CD dans une atmosphère raréfiée de recueillement. Traduction: Rita José Scandaliato


Nina Hagerup and Edvard Grieg - ca. 1 895, Copenhagen


Gruß

Saluto

Leise zieht durch mein Gemüt Liebliches Geläute, Klinge, kleines Frühlingslied, Kling hinaus ins Weite.

Lieve mi attraversa l’animo una soave melodia. Piccolo canto di primavera, suona, risuona in lontananza.

Kling hinaus bis an das Haus, Wo die Blumen sprießen, Wenn du eine Rose schaust, Sag, ich laß sie grüßen.

Corri fino a quella casa dove sbocciano le violette. E se incontri una rosa, portale il mio saluto.

Dereinst, Gedanke mein

Un dì tu pure

Dereinst, dereinst, Gedanke mein, Wirst ruhig sein.

Un dì, un dì tu pure, o mio pensiero, tranquillo sarai.

Läßt Liebesglut Dich still nicht werden, In kühler Erden, Da schläfst du gut, Dort ohne Lieb' und ohne Pein Wirst ruhig sein.

Se febbre d’amore non ti dà tregua, in fresca terra, là dormi bene. Là, senza amore e senza dolore, tranquillo sarai.

Was du im Leben Nicht hast gefunden, Wenn es entschwunden, Wird's dir gegeben, Dann ohne Wunden Und ohne Pein Wirst ruhig sein.

Ciò che la vita ti ha negato, sua dipartita ti donerà. Allor senza ferite e senza dolore, tranquillo sarai.

Heinrich Heine

Emanuel von Geibel

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Greeting

Salut

Sweet chimes are gently drifting through my mind. Ring, little springtime-song, ring out into the distance.

Mon âme est traversé d’une douce mélodie. Sonne, petit chant de printemps, résonne au loin.

Run out to that house, Where the violets sprout, And if you see a rose, send her my love.

Sors, jusqu’à la maison où le violettes éclosent. Et si tu vois une rose, dis-lui que je la salue.

One Day

Un jour, ma pensée

One day, one day, O my mind, you will be at peace.

Un jour, ma pensée, tu seras apaisée.

If love’s fervor leaves you no rest, in cool earth, there you’ll sleep well. There, without love and without pain, you will be at peace.

Si la fièvre d’amour ne te laisse pas en paix, dans la terre fraîche là, tu dormiras bien. Là sans amour et sans peine tu seras apaisée.

What in life you were denied, you’ll regain when it’s gone by. Then without wounds and without pain, you will be at peace.

Ce que dans la vie tu n’as pas trouvé, quand elle sera finie, te sera donné. Alors sans blessure et sans peine, tu seras apaisée.

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Lauf der Welt

Cose che succedono

An jedem Abend geh' ich aus Hinauf den Wiesensteg. Sie schaut aus ihrem Gartenhaus, Es stehet hart am Weg. Wir haben uns noch nie bestellt, Es ist nur so der Lauf der Welt.

Ogni sera esco all’aperto, su per il sentiero tra i prati. Lei è affacciata alla sua casetta proprio accanto al cammino. Non l’abbiamo mai deciso, son cose che succedono.

Ich weiß nicht, wie es so geschah, Seit lange küss' ich sie, Ich bitte nicht, sie sagt nicht: ja! Doch sagt sie: nein! auch nie. Wenn Lippe gern auf Lippe ruht, Wir hindern's nicht, uns dünkt es gut.

Non ricordo come iniziammo: da tempo uso baciarla, io non chiedo, lei non acconsente, però neanche mai dice di no. Se labbro su labbro vuol indugiare, non l’impediamo, non ci par male.

Das Lüftchen mit der Rose spielt, Es fragt nicht: hast mich lieb? Das Röschen sich am Taue kühlt, Es sagt nicht lange: gib! Doch keines sagt: ich liebe dich!

Il venticello si trastulla con la rosa ma non chiede: m’ami? La rosellina si gode la fresca brina, ma non implora: dài! Io l’amo, lei m’ama, ma nessun dice: t’amo!

Die verschwiegene Nachtigall

L'usignolo discreto

Unter der Linden, an der Haide, wo ich mit meinem Trauten saß, da mögt ihr finden, wie wir beide die Blumen brachen und das Gras. Vor dem Wald mit süßem Schall,

Sotto il tiglio, nella brughiera, dove sedevo col mio caro, là potete indovinare in che modo noi due piegammo i fiori e l’erba. Davanti al bosco con dolce suono,

Johann Ludwig Uhland

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Ich liebe sie, sie liebet mich,

Karl Joseph Simrock


The Way of the World

Le cours du monde

Each evening I go out, up the meadow-path. She looks out from her garden house which stands close by the way. We never determined it, it's just the way of the world.

Tous le soirs je sors et monte le chemin dans les prairies. Elle est à la fenêtre de sa maison juste à côté du chemin. Nous n’avons jamais décidé c’est seulement le cours du monde.

I don’t know how it began, since long I kiss her, I don’t ask, she says not yes, but also never says no. If lips on lips like to rest, not to hinder them, that deems us best.

Je ne sais comment cela s’est fait, mais depuis longtemps je l’embrasse, je ne demande rien, elle ne dit pas: oui! Mais elle ne dit jamais: non! Si la lèvre aime reposer sur la lèvre, nous ne l’empêchons pas, cela nous semble bon.

The breeze plays with the rose, and asks not: do you love me? The rose enjoys the dew but says not: come! I love her, she loves me But neither says: I love you!

La brise joue avec la rose sans demander: m’aimes-tu? La rose se rafraîchit dans la rosée sans prier longuement: donne! Je l’aime, elle m’aime, mais nul ne dit: je t’aime!

The Discreet Nightingale

Le rossignol discret

Under the linden, on the heath, where I sat with my sweetheart, there you may guess how we two broke the flowers and the grass. By the forest with sweet sound,

Sous le tilleuls dans la bruyère, où j’étais assise avec mon chéri, là vous pouvez deviner comme tous les deux nous avons brisé les fleurs et l’herbe. À la lisière du bois, avec son doux,

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Tandaradei! sang im Tal die Nachtigall.

Tandaradei! Dalla valle cantava l’usignolo.

Ich kam gegangen zu der Aue, mein Liebster kam vor mir dahin. Ich ward empfangen als hehre Fraue, daß ich noch immer selig bin. Ob er mir auch Küsse bot? Tandaradei! Seht, wie ist mein Mund so rot!

Io venni a piedi fino al prato, il mio diletto prima di me. Là fui accolta come donna venerata, da restarne per sempre beata. Se mi baciò? Tandaradei! Guardate, quant’è rossa la mia bocca!

Wie ich da ruhte, wüßt' es einer, behüte Gott, ich schämte mich. Wie mich der Gute herzte, keiner erfahre das als er und ich und ein kleines Vögelein, Tandaradei! das wird wohl verschwiegen sein.

Se come là giacqui qualcuno scoprisse, (Iddio non voglia!) onta ne avrei. Come mi strinse il mio tesoro nessun sappia fuorché lui ed io e un piccolo uccellino, Tandaradei! che di certo non parlerà.

Zur Rosenzeit

Il tempo delle rose

Ihr verblühet, süße Rosen, Meine Liebe trug euch nicht; Blühet, ach! dem Hoffnungslosen, Dem der Gram die Seele bricht!

Voi sfiorite, dolci rose, non vi sostenne il mio amore; Ah, fiorite per il disperato cui l’afflizione spezza l’anima!

Jener Tage denk' ich trauernd, Als ich, Engel, an dir hing, Auf das erste Knöspchen lauernd Früh zu meinem Garten ging;

A quei giorni ripenso mesto in cui, angelo, ero attaccato a te, e in caccia della prima gemma visitavo all’alba il mio giardino;

Johann Wolfgang Goethe


Tandaradei! sang the nightingale in the valley.

Tandaradei! chantait le rossignol dans le vallon.

I came walking to the meadow, my lover was there already. I was received like an adored lady, and was made forever blissful. Whether he kissed me too? Tandaradei! See, how red my mouth is!

Je m’en allais vers la prairie, mon amour s’avança vers moi. Je fus reçue en noble dame, j’en suis encore pleine de joie. M’offrit-il aussi des baisers? Tandaradei! Voyez ma bouche, comme elle est rouge!

If anyone knew how I lay there, God forbid, I would be ashamed. How my lover embraced me, no one should know besides him and me and a little bird, Tandaradei! - but that will be discreet.

Si comment je me délassais quelqu’un le savait, Dieu me garde, j’aurais honte. Comme il m’a câlinée, mon bon ami, nul autre ne doit l’apprendre que lui et moi et un petit oiseau, Tandaradei! qui sera bien discret.

At Rose Time

Le temps des roses

You are fading, sweet roses, my love did not support you; Oh! Bloom for the hopeless whose soul is broken by grief!

Vous vous fanez, douces roses, mon amour ne vous a pas portées; hélas, fleurissez pour qui n’a plus d’espoir, l’âme duquel est brisée de chagrin!

Mournfully I recall those days, When I hung on thee, my angel, and lurking for the first bud went early to my garden;

Je pense avec tristesse à ces jours où, ange, j’étais pendu à toi, allant de bonne heure dans mon jardin pour guetter le premier bourgeon;

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Alle Blüten, alle Früchte Noch zu deinen Füßen trug Und vor deinem Angesichte Hoffnung in dem Herzen schlug.

ogni fiore, ogni frutto deponevo ai tuoi piedi e di fronte al tuo volto speranza mi alimentava il cuore.

Ihr verblühet, süße Rosen, Meine Liebe trug euch nicht; Blühet, ach! dem Hoffnungslosen, Dem der Gram die Seele bricht!

Voi sfiorite, dolci rose, non vi sostenne il mio amore; Ah, fiorite per il disperato cui l’afflizione spezza l’anima!

Ein Traum

Un sogno

Mir träumte einst ein schöner Traum: Mich liebte eine blonde Maid; Es war am grünen Waldesraum, Es war zur warmen Frühlingszeit:

Ebbi una volta un bel sogno: mi amava una bionda fanciulla; al verdeggiante margine del bosco, al tiepido tempo di primavera:

Die Knospe sprang, der Waldbach schwoll, Fern aus dem Dorfe scholl Geläut Wir waren ganzer Wonne voll, Versunken ganz in Seligkeit.

Sbocciava la gemma, cresceva il torrente, dal remoto villaggio s’udivan le campane eravamo pieni di beatitudine, tutti immersi nell’estasi.

Und schöner noch als einst der Traum Begab es sich in Wirklichkeit Es war am grünen Waldesraum, Es war zur warmen Frühlingszeit:

Ma meglio ancor che in quel sogno successe in realtà al verdeggiante margine del bosco, al tiepido tempo di primavera:

Der Waldbach schwoll, die Knospe sprang, Geläut erscholl vom Dorfe her Ich hielt dich fest, ich hielt dich lang Und lasse dich nun nimmermehr!

Sbocciò la gemma, crebbe il torrente, dal remoto villaggio s’udiron le campane Ti tenni forte, ti tenni a lungo e mai più ti lascerò!

Friedrich Martin von Bodenstedt

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Every bloom, every fruit I carried to your feet and before your countenance hope throbbed in my heart.

toutes les fleurs, tous les fruits, je les déposais à tes pieds et, à te regarder, l’espoir frémissait en mon cœur.

You are fading, sweet roses, my love did not support you; Oh! Bloom for the hopeless whose soul is broken by grief!

Vous vous fanez, douces roses, mon amour ne vous a pas portées; hélas, fleurissez pour qui n’a plus d’espoir, l’âme duquel est brisée de chagrin!

A Dream

Un rêve

I once had a beautiful dream: I was in love with a blonde maid; it was at the green forest clearing, it was in the warm springtime:

J’ai fait un jour un beau rêve: une blonde fille m’aimait, c’était près de la verte forêt, c’était au temps tiède du printemps.

The buds were sprouting, the brook was swelling, the distant village bells chimed We were full of delight, all absorbed in bliss.

Le bourgeon éclatait, le ruisseau se gonflait, au loin, du village, on entendait des cloches nous étions pleins de béatitude, tous éperdus en extase.

But even more splendid than the dream was what occurred in reality it was at the green forest clearing, it was in the warm springtime:

Et mieux encore que dans le rêve, cela se passa en réalité: c’était près de la verte forêt, c’était au temps tiède du printemps.

The brook swelled, the buds sprouted, the village bells chimed I held you tight, I held you long, And will stay with you forever!

Le ruisseau se gonflait, le bourgeon éclatait, les cloches du village résonnaient je t’ai tenue bien fort, bien longtemps, et ne te laisserai plus jamais!

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O frühlingsgrüner Waldesraum! Du lebst in mir durch alle Zeit Dort ward die Wirklichkeit zum Traum, Dort ward der Traum zur Wirklichkeit!

Oh radura germogliante, Vivrai in me per tutti i tempi! Lì la realtà divenne sogno, Lì il sogno divenne realtà!

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Giorgia Milanesi


Oh green budding glade, You’ll live in me for all time! You made reality become a dream and dream become reality!

Ô forêt verdoyante du printemps, tu vivras en moi éternellement! Là, une réalité s’est faite rêve, là, un rêve s’est fait réalité!

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Giorgia Milanesi & Alessandro Stella


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Executive producers and sound engineers: Peter Dimpflmeier & Massimo Galli Recorded at Pontificio Istituto di Musica Sacra, Sala Accademica, Roma, March 28-31 201 0 Piano: FAZIOLI F308 Editing: Alessandro Stella Mastering: Massimo Galli Cover art: © 201 0 Johannes Dimpflmeier Artist photos: © 201 0 contempoArs Grieg photos: Edvard Grieg Archives at Bergen Public Library - no known copyright restrictions Cover & typography: contempoArs comunicazione Lyric translations: © 201 0 contempoArs Special thanks to: Nino Bianchi, Giovanni Bietti, Matteo Botrugno, Antonio Coluccini, Daniele Coluccini, Valerie Conklin, Antonio Sardi De Letto, Paolo Fazioli, Giuseppe Moretti, Rita José Scandaliato, Elena Turrin P

&

C

201 1 contempoArs srl


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Giorgia Tomassi & Alessandro Stella


landschaft weit - Š 201 0 Johannes Dimpflmeier


grieg | notturno  

Booklet for the CD "grieg | notturno" - Alessandro Stella, piano (with Giorgia Milanesi, soprano - Giorgia Tomassi, piano)

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