Michele Busi - La Fondazione Conte Gaetano Bonoris

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Congr egadel l aCar i t Ă Apos t ol i c a Br es c i a2008




Il conte Gaetano Bonoris (1861 – 1923)


MICHELE BUSI

La Fondazione Conte Gaetano Bonoris

Brescia 2008

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Presentazione

Con questa pubblicazione – promossa dalla Congrega della Carità Apostolica, ente amministratore della Fondazione Conte Gaetano Bonoris – ci si propone di illustrare, a quanti si dedicano a minori in situazioni di disagio, l'insieme delle attività caritative che attualmente la Fondazione Bonoris svolge (Parte prima). La Fondazione, che opera nelle province di Brescia e Mantova da ormai più di ottanta anni, sebbene sia ben nota per le sue attività assistenziali, lo è certamente meno per quanto si riferisce alle origini, l’organizzazione e lo Statuto che ne regola struttura e funzionamento. Per questi motivi si è ritenuto di proporre, oltre alle pagine riservate all'attualità, un profilo storico dell’istituzione, agile e circostanziato, che certamente risulterà di vivo interesse per quanti desiderano conoscere in modo approfondito la Fondazione (Parte Seconda). Pertanto, qualora il Lettore non vorrà limitarsi ad esaminare nella prima parte la Fondazione Bonoris oggi, avrà modo di avere una visione globale di un 'sistema' che agisce a favore di minori in difficoltà, sviluppando interventi molteplici di beneficenza ed assistenza. Ci auguriamo, dalla lettura di queste pagine, una rinnovata consapevolezza della personale responsabilità nei confronti di chi sarà “adulto domani”, confidando che questo spezzone della storia caritativa del secolo scorso possa essere incentivo ad una sempre più appassionata dedizione assistenziale ed educativa all’infanzia e alla gioventù.



PARTE PRIMA

Le attivitĂ della Fondazione Bonoris



“ALLA CONGREGA DELLA CARITÀ APOSTOLICA VENNE LEGATA DAL CONTE GAETANO BONORIS LA SUA GRANDE RICCHEZZA PERCHÉ LA GIOVENTÙ INFELICE DI BRESCIA E DI MANTOVA RITROVASSE LA SPERANZA IN DIO PADRE E LE CURE DI UNA MADRE”. Questa è una delle due iscrizioni che si trova sulla facciata d’ingresso della Congrega della Carità Apostolica di Brescia, in pieno centro cittadino, via Mazzini 5, a ricordo del più importante fra i molti benefattori che l’Ente ha annoverato nella sua storia pluricentenaria. Ma chi era Gaetano Bonoris e perchè lasciò gran parte della sua grande fortuna alla Congrega per la costituzione di una Fondazione che porta il suo nome? Queste pagine intendono da una parte presentare le attività della Fondazione Bonoris, tuttora attiva nel panorama bresciano e mantovano e, dall’altra, ricostruire le vicende storiche inerenti la vita del conte Gaetano Bonoris e la nascita della Fondazione fino agli anni Ottanta. Un dono che continua La Fondazione Bonoris è nata per volontà di Gaetano Bonoris che lasciò gran parte delle suo patrimonio per una istituzione che si ponesse lo scopo, come recita l’articolo 3 dello Statuto, di “promuovere e sussidiare istituti, enti ed organizzazioni in genere, esistenti o futuri, delle Province di Brescia e di Mantova in parti uguali che abbiano per fine anzitutto di prestare aiuto e protezione a minori e giovani privi del sostegno familiare, purché siano dotati di un ben definito indirizzo morale, civile e religioso e provvedano, oltre che alla assistenza materiale, alla loro educazione morale; educazione


morale che il fondatore volle e dichiarò scopo precipuo e caposaldo della Fondazione” 1. La Fondazione è amministrata dalla Congrega della Carità Apostolica, un ente assistenziale che opera da quasi cinque secoli e deriva la propria origine dalla fusione, fra il 1535 ed il 1538, dei "consorzi caritativi" fondati intorno al 1230 dal vescovo di Brescia, Bartolomeo Guala, in varie parrocchie della città. La Fondazione “Gaetano Bonoris” ha la propria sede a Brescia nella sede stessa della Congrega. La sua storia, come verrà illustrato nella seconda parte, è ricca di iniziative e di attività per i bisognosi. Oggi la Fondazione è riconosciuta, con Delibera 2/10/1991 n. 13264 della Giunta Regionale della Lombardia, in relazione ai caratteri propri dell’Ente, ed al prevalente carattere educativo-religioso, come Ente Morale assistenziale con personalità giuridica di diritto privato, ai sensi degli articoli 12 e segg. C.C. Ogni anno, tramite una Commissione consultiva della Fondazione Bonoris composta da tre membri in rappresentanza del Vescovo di Brescia, del Vescovo di Mantova e della famiglia Soncini, appartenente all’asse familiare del Bonoris, vengono devolute a molte opere di carattere assistenziale aiuti in forma di denaro. La Commissione ha lo scopo di esaminare e di esprimere il proprio parere sulle proposte di erogazione delle rendite della Fondazione Bonoris formulate dalla Congrega della Carità Apostolica di Brescia a favore di istituzioni delle Province di Mantova e Brescia con speciale attenzione alle istituzioni che hanno per fine l'assistenza e la protezione di minori in difficoltà.

In particolare: 1

Art. 3 Statuto.

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a) è compito della Congrega della Carità redigere il rendiconto della gestione di ogni esercizio economico ai fini della determinazione delle risorse da destinare alla beneficenza, b) spetta alla Congrega della Carità formulare le proposte in merito alle richieste di beneficenza pervenute alla Fondazione Bonoris e sottoporle al parere della Commissione Erogatrice; c) è compito della Commissione erogatrice valutare le proposte della Congrega della Carità Apostolica in merito all’erogazione della beneficenza della Fondazione; d) spetta alla Commissione erogatrice vigilare sull’indirizzo morale delle Istituzioni sussidiate. I membri della Commissione erogatrice durano in carica due anni e possono sempre essere riconfermati. Il Regolamento della Commissione prevede due riunioni ordinarie all’anno, nel mese di novembre e nel mese di giugno. Il reddito che deriva dall’ingente patrimonio mobiliare e immobiliare lasciato dal conte Bonoris alla Congrega e dalle donazioni di persone ed enti 2 viene destinato alla beneficenza ed a tutela e miglioramento della consistenza stessa del Patrimonio. In Appendice 1 riportiamo lo Statuto vigente, approvato con delibera n. 9/2278 prot. del Sodalizio in data 24.09.2005 e il relativo Regolamento (Appendice 1). 2

Per quanto riguarda i beni patrimoniali attualmente di proprietà della Fondazione ricordiamo solo che la Fondazione è proprietaria dei seguenti immobili rurali: nel comune di Castellucchio è proprietaria dello Stabile Ronchelli; nel comune censuario di Mantova e S. Giorgio Mantovano degli Stabili Colombare e Fossamana, nel comune di Mantova e Porto Mantovano: Stabili Cà Bianca, Canfurlone, Comino, S. Giovanni Bono, Due Are, Reliquati, Gombettino, Le Brette, Prada Alta, Prada Bassa, Sguazza, più altri fondi. Inoltre nel comune di S. Zeno in Montagna, provincia di Verona, la Fondazione è proprietaria della Tenuta Cervi, consistente in una casa e una vasta estensione di terreno adiacente. La tenuta è data in godimento all’Istituto per Sordomuti di Verona (Istituto Antonio Provolo) per una colonia agricola per sordomuti poveri, con speciale riguardo a quelli di gracile costituzione. La Fondazione è inoltre proprietaria dei seguenti immobili urbani: a Brescia in Via S. Antonio e via Garzetta, a Mantova un palazzo in via Cavour.

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Un preciso Regolamento indica le modalità di esercizio della Commissione erogatrice (Cfr. Appendice 3)

Impegno precipuo della Fondazione è quello di consolidare il rapporto e la collaborazione con le Diocesi di Brescia e di Mantova e operare per approfondire ulteriormente quelle con gli enti e le associazioni e gli organismi di volontariato per i quali si opera attraverso il sostegno di progetti assistenziali finalizzati. Per questo nel corso degli anni si è concretamente operato con adeguate e consistenti erogazioni verso enti operanti nella Diocesi di Brescia e nella Diocesi di Mantova, affiancando, ove possibile, per i progetti più significativi la presenza di un Confratello della Congrega della Carità Apostolica nell’attività che si è deciso di sostenere. Particolare attenzione è stata dedicata nella scelta dei progetti condivisi agli interventi che si impegnano su vari versanti. Di seguito ne elenchiamo alcuni:  promozione dello sviluppo integrale ed armonico della personalità dei minori Interventi a sostegno di progetti messi in atto da istituzioni scolastiche, che si occupano di attività ludiche e di socializzazione, per educare i bambini ad una convivenza senza competitività; Tra i tanti: l’accompagnamento per minori stranieri, per una effettiva integrazione interculturale (che si basa sullo studio delle culture di origine dei nuovi bambini all’interno di un gruppo e nella condivisione della cultura del paese di accoglienza); i percorsi di educazione ambientale o musicale per una educazione ecologica ed artistica fin dai primi anni di scuola.  attività a favore della famiglia, a supporto dello svolgimento del loro ruolo educativo Sostegno all’attività dei consultori familiari e di quegli enti che hanno come finalità l’accompagnamento alla famiglia in momenti in cui l’organizzazione interna si scontra con punti di criticità, e di iniziative

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per consentire a padri e madri di riappropriarsi del proprio ruolo genitoriale.  formazione all’autonomia del giovane, con grande attenzione a quello diversamente abile Aiuto a Enti che si occupano del “diversamente abile”, attraverso: la partecipazione a convegni finalizzati e favorire progetti di sviluppo della creatività del disabile; la ricerca finalizzata alla messa a punto di ausili personalizzati che, una volta testati (spesso con costi notevoli) consentono di migliorare la qualità della vita del minore disabile.  accoglienza anche alloggiativa ai minori in difficoltà italiani o stranieri Messa in opera di strutture di accoglienza per ragazzi in condizioni di grave disagio psico-sociale, del sostegno a offerte alloggiative per nuclei con presenza di minori in difficoltà o per l’accoglienza di giovani con particolari problematiche sanitarie  gestione dei servizi sanitari, terapeutici e riabilitativi esclusivi o in coordinamento con le attività scolastiche ed educative Sostegno a strutture sanitarie specializzate nel recupero e nella riabilitazione del minore in cui vengono predisposti progetti di recupero e riabilitazione particolari, o a centri diagnostici e terapeutici ad alta specializzazione per i quali non sono previste coperture finanziarie pubbliche.  tutela dei bambini privi di presenza genitoriale fuori dagli orari scolastici ordinari Sostegno ad istituzioni scolastiche ed educative private in cui vengono svolte attività di supporto e di assistenza ai bambini fuori dalle fasce orarie scolastiche  attenzione ai problemi dei nuclei monoparentali. Strutture abitative previste per ospitare nuclei monoparentali in situazioni di grave disagio; progetti di inserimento famigliare nei quali nuclei consolidati si rendono disponibili ad accogliere minori o

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madri sole con figli che, per vari motivi vengono allontanate dalle proprie abitazioni. Si tratta, come è evidente di una serie di iniziative quindi che vedono al centro l’attenzione per la cura e la promozione dell’infanzia e della gioventù, sia in campo assistenziale che educativo nella quali vengono affrontate tutte quelle problematiche che caratterizzano la costruzione e la crescita dell’identità del ragazzo, le difficoltà di comunicazione, di relazione con i genitori e con il mondo esterno nel quale dovranno vivere un giorno come giovani adulti equilibrati e sereni. L’ottica di un sistema di servizi in rete Per ottimizzare e rendere sempre più efficace l’intervento di ciascuna di queste realtà e impedire sovrapposizioni di competenze e di risposte, la Fondazione punta ora alla condivisione della progettualità e al consolidamento sinergico e funzionale dei diversi interventi in un sistema di servizi in rete. La rete in quanto insieme delle relazioni che lega tra loro le parti che compongono una collettività e che hanno lo scopo di perseguire il medesimo obiettivo; un lavoro questo che si traduce concretamente nell’accompagnamento congiunto con tutti i servizi al minore che vive un disagio profondo. Una rete “evangelica” che sappia dare risposte efficaci anche nel contesto attuale di una società complessa, in cui precarietà, incertezza e solitudine vanno spesso a braccetto a danno dei più deboli. Una filiera di forze che sappia contrastare una povertà che causa soprattutto nei giovani (ancor più se portatori di diverse abilità) sofferenza, disagio, marginalità ed esclusione, in una sola parola fatica del vivere. Di fronte a questo scenario di multifattorialità sul versante delle problematiche minorili, chi procede da solo, spesso si confronta con la frustrazione di non incidere in maniera significativa sulla possibilità di cambiamento, con la difficoltà di dare autonomia, sicurezza, speranza al giovane per una serena gestione della propria vita.

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Sicuramente in questa direzione il campo di applicazione è purtroppo molto vasto, vista anche la crisi economica che gli enti locali stanno vivendo e che sempre più rende difficile ipotizzare interventi di qualità a sostegno delle categorie particolarmente svantaggiate.

Il patrimonio immobiliare a servizio dei più deboli La Fondazione, ritenendo primaria la carta della “buona accoglienza” come prima forma di prevenzione del disagio, accanto ai contributi finanziari agli enti, si sta adoperando per sostenere il minore direttamente all’interno della famiglia d’origine con progetti sperimentali di grande qualità. In questa particolare direzione si muove il recupero di parte del patrimonio immobiliare rurale della Fondazione. La Fondazione, soprattutto nella provincia di Mantova, è proprietaria di molte cascine che, pur essendo in campagna, con l’espansione edilizia di questi ultimi decenni vengono ormai a trovarsi nelle immediate vicinanze di città e paesi, pertanto in una posizione per molti aspetti strategica per le svariate attività sopra individuate. La Fondazione ha quindi immaginato di utilizzare queste sue proprietà per dei precisi indirizzi sociali. In particolare:  di accoglienza per ragazzi allontanati dalla famiglia e di nuclei con minori in situazioni di particolare disagio  si tratta dell’utilizzo delle cascine per strutture:  di prima emergenza per giovani soggetti di violenza o abusi;  di minialloggi per la seconda accoglienza per mamme con bambini che si apprestano a rientrare nel circuito sociale;  di alloggi che, in collaborazione con le associazioni di volontariato del carcere, possano ospitare famiglie di ex carcerati, in cui vengano messi a disposizione locali atti a consentire una ricongiunzione dei membri della famiglia, in una tipologia abitativa di carattere comunitario. Per queste famiglie si potrebbero poi trovare occasioni di lavoro in aziende in zone limitrofe o nella attività agricola.  per svolgere attività di recupero terapeutico finalizzato

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 La Fondazione stà inoltre studiando la possibilità di realizzare, ove sussistano le condizioni ambientali e naturali idonee:  centri elioterapici per portatori di particolari disabilità nei quali svolgere specifiche attività di riabilitazione quali ad esempio l’ipoterapia  luoghi climatici di incontro e socializzazione, come potrebbe diventare per i non udenti, in collaborazione con l’Istituto Provolo, nell’ambito della Tenuta dei Cervi (avita casa di vacanze della famiglia Bonoris) situata in una amena posizione dominante il Lago di Garda.

Si tratta, oggi come ottant’anni fa, quando la Fondazione prese vita, di prestare orecchi, cuore e mente alle nuove richieste di aiuto che una società sempre più complessa e multiproblematica domanda per venire incontro ai nuovi bisogni.

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PARTE SECONDA

Vicende storiche

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Una figura poco conosciuta La figura del conte Gaetano Bonoris è stata solo in parte studiata, sia perché le informazioni documentali che lo riguardano sono scarse, sia per lo stile di vita del conte, che condusse un’esistenza piuttosto riservata. Di Gaetano Bonoris in effetti non è rimasta molta documentazione, anche per via della sua stessa volontà, avendo egli incaricato il suo esecutore testamentario di bruciare alla sua morte tutte le sue carte 1. Nel tracciare un suo breve profilo Roberto Navarrini, all’interno del volume collettaneo Gaetano Bonoris e il castello di Montichiari, lo definisce efficacemente “un avaro generoso”, un ossimoro che ben sintetizza le caratteristiche di quest’uomo dall’esistenza schiva e a detta di molti improntata all’eccentricità ma al contempo dalla grande generosità che lo spinse a lasciare le sue sostanze alla Congrega della Carità Apostolica di Brescia per la creazione di una Fondazione a favore dell’infanzia più bisognosa. Gaetano Bonoris: le origini familiari Gaetano era nato il 21 gennaio 1861 da Achille e Marianna Soncini, che si erano sposati l’anno precedente. La madre apparteneva ad una antica e nobile famiglia imparentata con buona parte della nobiltà bresciana. Purtroppo la madre morì quando il piccolo Gaetano aveva solo tre anni, nel 1864, a soli 33 anni. Il padre, Achille, apparteneva ad una famiglia della borghesia mantovana. Il bisnonno Giuseppe, morto nel 1790, era qualificato come possidente e commerciante nel campo edilizio. Egli aveva avuto due figli: Luigi e Gaetano.

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“Tutte le mie carte personali ovunque esistenti non aventi rapporti con l’amministrazione della Fondazione saranno a cura del mio amministratore ed esecutore testamentario Sig. Bindo Azzali ritirate ed immediatamente bruciate” (Dal Testamento).


Il figlio Gaetano, nonno del conte, era nato nel 1776 ed era stato accolto, una volta divenuto orfano, nella casa di Gaetano Raimondi, di cui sposava la figlia Innocenza. Alla morte del Raimondi, il Bonoris seppe mettere a frutto un’innata capacità imprenditoriale, diversificando la propria attività commerciale, prima occupandosi della vendita all’ingrosso di olio e della fabbricazione di cuoi e, nel decennio successivo, oltre al commercio di grano e di olio, affiancando anche quello della seta e un’intensa attività di cambio. Questo contribuì a fargli conseguire una più che consistente ricchezza. Non solo: nel 1830, alla morte del fratello Luigi, tutto il patrimonio famigliare si ricomponeva nella mani di Gaetano. Un fattore determinante per il consolidamento della ricchezza fu sicuramente costituito dalla possibilità di poter gestire la riscossione dei dazi per conto del governo austriaco: “Durante le guerre napoleoniche un Bonoris ebbe l’alto privilegio di essere nominato banchiere di Casa d’Austria; al termine del suo mandato ricevette concessioni di gabelle imperiali e dazi che contribuirono ad accrescere notevolmente il patrimonio famigliare” 2. Oltre ai due figli maschi – Achille e Cesare – Gaetano ebbe anche sei femmine: Adele, Drusilla, Amalia, Selene, Giulia ed Ernestina. Egli provvide ad assicurare alle figlie una dote di 120.000 lire austriache e altre 8.000 lire tra spillatico e gioie, mentre Cesare e Achille furono chiamati a continuare l’attività paterna, avendo il padre delegato loro la conduzione dell’azienda famigliare. Alla morte di Gaetano, nel 1855, Cesare e Achille si dividevano i compiti: Cesare seguiva direttamente gli interessi dell’azienda e la gestione delle enormi proprietà dislocate nel mantovano, Achille si affermava nel mondo finanziario bresciano: “censore nel 1870 della Banca Nazionale del Regno d’Italia, nel 1872 amministratore della

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V. Tisi, F. Bottarelli, Il teatro sociale di Montichiari, 1890-1990, Montichiari 1990, p. 31.

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Banca Provinciale Bresciana, di cui era stato uno dei fondatori e naturalmente titolare dell’esattoria di imposte e dazi per il governo” 3. Nel 1884 Cesare moriva senza eredi, e quindi l’intero il patrimonio tornava nelle mani di Achille che già stava delegando al figlio Gaetano tutta la gestione della propria attività. Allora poco più che ventenne, Gaetano aveva già dimostrato capacità imprenditoriali notevoli se il padre nel suo testamento, manifestò un’indiscussa fiducia in lui: “Istituisco mio erede generale e universale de’ miei beni tutti componenti il mio asse patrimoniale l’amatissimo mio figlio Gaetano, che prego conservarsi nella religione cristiana, di accudire severamente agli studi per riuscire ottimo cittadino e veder modo di giovare sempre al paese ed alla Patria col mantenersi attivo, col consigliarsi sempre nella sua vasta amministrazione con persone benpensanti, serie ed oneste” 4. Dalle scarne notizie sui suoi anni giovanili, sappiamo che Gaetano aveva condotto i suoi studi ed aveva viaggiato spesso anche all’estero, frequentando anche corsi del Politecnico di Zurigo; tuttavia, con l’avanzare dell’età del padre, fu costretto a ritornare in patria per gestire in prima persona la sua grande ricchezza. Egli seppe non solo conservare la sostanza paterna, ma anche ampliarla. È stato osservato che “risulta che da £ 27.066.440,549 ammontare dell’eredità paterna, il conte aveva portato l’asse patrimoniale a £ 36.968.366,783” 5. Alla morte del padre, e a soli 25 anni, Gaetano diveniva proprietario di una vasta rete di possedimenti.

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R. Navarrini, Il conte Gaetano Bonoris. Un avaro generoso, in Gaetano Bonoris (1861-1923) e il castello di Montichiari. Architettura neogotica tra Lombardia e Piemonte. Atti delle giornate di studio, Montichiari 26 e 26 marzo 2004, a cura di A. Bani, P. Boifava, S. Lusardi, Grafo, Brescia 2006, p. 45. 4 Archivio di Stato di Brescia, Archivio Fondazione Bonoris, b. 3. 5 Dagli attuali euro 13.978.650 a euro 19.092.570. R. Navarrini, Il conte Gaetano Bonoris. Un avaro generoso, cit., p. 46.

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Tornato in Italia, condusse una vita signorile, anche se appartata, e trasferì la sua residenza a Montichiari: nel 1887 era divenuto proprietario della villa di Borgosotto, appartenuta un tempo alla famiglia Mazzucchelli. Un importante avvenimento nella vita di Gaetano fu senz’altro l’ospitalità concessa al re d’Italia Umberto I, alla consorte Margherita e al figlio Vittorio Emanuele nell’agosto del 1890 nel corso delle imponenti manovre militari che si tennero nella campagna monteclarense. Il Re Umberto I era già stato ospite dei Bonoris nel 1878, accolto dal padre Achille. Gaetano, che aveva all’epoca 29 anni, aveva preparato con cura questo avvenimento. Fu un momento importante nella vita del Bonoris ed anche nella storia di Montichiari: “Sessantamila uomini in arme e una spesa valutata in 800.000 lire. La brughiera torna a essere quel colossale Campo di Marte ch’era stato ai tempi di Napoleone Bonaparte: il luogo ideale per innalzare uno smisurato bivacco, simulare scontri d’artiglieria e di cavalleria, ma anche per impressionare gl’infiltrati osservatori stranieri. Le cronache del tempo vibrano d’incondizionata ammirazione: le grandi manovre durano una quindicina di giorni e assumono i toni di un grandioso spettacolo per centomila curiosi” 6. Il Bonoris mise a disposizione dei reali il proprio palazzo di Borgosotto. La bella villa era stata venduta, nel 1852, dal conte Luigi Mazzucchelli a Gaetano Bonoris. Fu certamente per questa sua accoglienza al Re che Gaetano, nel marzo 1891, ottenne il titolo di conte, trasmissibile agli eredi (RRLLPP, 29 marzo 1891).

Umberto I per grazia di Dio e per volontà della Nazione 6

A. Rapaggi, Montichiari come scena del conte, in Gaetano Bonoris (1861-1923) e il castello di Montichiari, cit., p. 51.

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Re d’Italia Ci piacque con Nostro Decreto di motu proprio del quattro di Novembre milleottocentonovanta concedere a Gaetano Bonoris il titolo trasmissibile di Conte; e con altro Nostro Decreto del sedici Novembre dello stesso anno, Ci piacque accordare al predetto Conte Bonoris ed ai suoi discendenti, l’uso di un particolare stemma gentilizio… La patente comitale, con l’autorizzazione ad usare un proprio stemma gentilizio, è stata rinvenuta pochi anni fa nell’archivio della famiglia Soncini. 7 Al titolo nobiliare il Bonoris tenne molto, e lo si intuisce anche solo visitando il castello che porta il suo nome, imponente documento che ancora oggi si erge sulla campagna monteclarense. Dal punto di vista politico, il neo-conte era molto amico del senatore Ugo da Como, che aveva stabilito la sua dimora nella vicina Lonato. Fu forse anche per insistenza di questi che egli accettò nel 1900 di candidarsi, nelle file del partito liberale, per le elezioni nel collegio elettorale di Lonato. Il Bonoris risultò eletto e quindi divenne parlamentare della XXI legislatura, che vedeva come presidente del consiglio il bresciano Zanardelli. Tuttavia l’attività parlamentare non si confaceva evidentemente per il carattere e i gusti del conte, che ritenne di non candidarsi alle elezioni successive. Il Bonoris era invece molto più impegnato e appassionato nella conduzione dei suoi sempre più vasti affari (durante gli anni della sua permanenza a Roma seppe far fruttare anche una casa con dei terreni annessi).

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Ibidem, p. 85.

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Inoltre, egli si vide sempre più assorbito dai suoi impegni a Montichiari, il principale dei quali fu la progettazione e l’edificazione del castello, che lo vide attivo protagonista in una fitta rete di rapporti e di scambi epistolari con vari architetti e impresari. Nel 1890 infatti il Bonoris aveva chiesto al Comune di Montichiari di acquistare i resti dell’antica rocca posta sulla collina, con l’intenzione di trasformarla nella sua dimora. L’atto di cessione è ufficializzato dalla deliberazione n. 13 del Consiglio Comunale in data 20 aprile 1890: “Il signor Gaetano Bonoris pagherà al Comune di Montichiari all’atto della stipulazione del regolare contratto la somma di L. 5.600”. 8 A seguito di questa compravendita il Bonoris si impegnava a “cedere gratuitamente in proprietà dello stesso Comune tutto il materiale in legno costituente l’interno del teatro di ragione del Sig. Bonoris e posto in Mantova”. 9 Nella vicenda dell’edificazione del castello il conte riversò le sue attenzioni, il suo gusto artistico e la sua sensibilità architettonica, oltre che molti aspetti del suo carattere non facile e piuttosto eccentrico. I lavori per la realizzazione del Castello di Bonoris, su disegno dell'architetto Antonio Tagliaferri, e sotto la supervisione del committente stesso, iniziarono nel 1892 e proseguirono fino al 1900, quando quella che era una copia esatta di una fortificazione medievale, fedele in tutto al modello, fu terminata. Egli fece del castello la propria dimora, dove passò gli ultimi anni della propria vita. Un’attività generosa Tuttavia, al di là degli aspetti inerenti la personalità del Bonoris, un filo conduttore è comunque da riscontrare nella vita del conte: l’attenzione per chi aveva meno. 8

V. Tisi, F. Bottarelli, Il teatro sociale di Montichiari, 1890-1990, cit., p. 53. Si trattava del Teatro Arnoldi posto in Vicolo Storta e sorto sulle fondamenta dell’antica dimora dei marchesi Mainoldi. In soli venticinque giorni la struttura venne rimontata nel teatro di Montichiari.

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Da questo punto di vista, la grande donazione che avrebbe poi fatto alla Congrega alla sua morte non costituì certamente del tutto una sorpresa per chi conosceva bene il conte. Egli fin dalla morte del padre seppe contribuire con aiuti ed elargizioni di vario tipo a chi aveva meno. Il 25 dicembre 1886 destinava la somma di lire 1000 annuali alla Congregazione di Carità di Montichiari, che nella seduta del 28 febbraio 1887 deliberava “ad unanimità di voti di accettare per interesse di questo Ospitale la donazione fatta dal sig. Bonoris Gaetano fu Achille di lire mille il cui reddito verrà annualmente erogato nel mantenimento dei poveri ammalati ricoverati in questo stabilimento”. Questa liberalità Gaetano l’aveva sicuramente appresa dal padre. Significativo l’episodio accaduto nel 1852 a favore di un giovane bresciano che aveva combattuto nella I Guerra d’Indipendenza ed era stato ridotto in povertà. “Il modesto benefattore verrà rammentato sempre da coloro che beneficava nel silenzio, senza pubblicità ed il di lui figlio Gaetano negli esempi paterni troverà indicata al suo ottimo cuore la via per far sempre benedetto il nome che giustamente gli appartiene e del quale è meritevole” 10. Di questo Gaetano si ricorderà, tant’è vero che in fondo alla sua lunga donazione alla Congrega è detto che la Fondazione viene creata dal conte “in omaggio ad un sentimento espresso dai di lui autori: Avo, Padre e Zio” 11. Verso la fine degli anni Ottanta, a seguito di una sempre più diffusa povertà, gli amministratori comunali di Montichiari deliberarono di istituire le “cucine economiche”. Nel 1890 veniva incontro all’esigenza di sussidiare le cucine economiche di Montichiari, appena istituite, e “depositava nelle mani del Sindaco destinandole a sussidio delle cucine economiche la cospicua somma di £ 500 di Rendita Debito Pubblico passata all’Amministrazione della Congregazione di Carità che da allora in 10 11

“Gazzetta di Mantova”, 1887. Dal Testamento di Gaetano Bonoris.

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poi ne eroga il reddito insieme con gli altri legati nella refezione invernale degli indigenti cronici ed inabili al lavoro e di parecchi fanciulli poveri che frequentano le scuole comunali” 12. Nello stesso anno Bonoris donava alla stessa istituzione ben L. 10.000. In una “lettera aperta al signor Bonoris Gaetano” il deputato Giovanni Antonio Poli tra le altre cose osservava: “Si direbbe quasi, che anch’essa (la beneficenza) abbia progredito col tempo, per dir meglio, si sia venuta ammodernando, col pigliare struttura più confacente agli interessi della nuova società. Ora, a questa struttura rispondono indubbiamente le cucine economiche, che ella signor Gaetano, volle battezzare col suo nome, elargendo somma che ne assicura l’esistenza, e ne rende stabile la durata”. La beneficienza del conte toccava anche alla città di Mantova. La “Sentinella Bresciana” del 30 novembre 1890, riprendendo una notizia sulla “Gazzetta di Mantova”, scriveva: “Un atto altamente generoso è stato compiuto di recente dal conte Gaetano Bonoris che ha donato all’Istituto Rachitici la bella casa in via S. Martino, dove l’Istituto risiede. Questa casa – per la quale il conte Bonoris aveva avuto delle offerte di 12 mila lire – è stata da lui con nobilissimo pensiero regalata all’Istituto come primo fondo per l’istituzione di un ospedale di bambini, volendo così contribuire efficacemente da sua parte a far sì che anche Mantova venga dotata di un Istituto reclamato dai progressi della beneficienza e della medicina. Aggiungendo al concetto filantropico anche un significato patriottico il conte Bonoris ha espresso il desiderio che l’Ospedale si intitoli a Margherita di Savoia” 13. Il valore della casa fu stimato in L. 14.000 cui nell’aprile 1893 il Bonoris aggiungeva altre L. 1000.

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Casasopra S., Pastelli A., La Rocca di Montichiari riedificata dal conte Gaetano Bonoris. Epitome di storia patria, Brescia 1898, pp. 14-15. 13 “Sentinella Bresciana” del 30 novembre 1890.

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Molti altri istituti mantovani furono beneficati dal conte. Ricordiamo soltanto: l’Istituto pro lattanti e slattati, la Povera casa di san Giuseppe, il Piccolo rifugio dell’Incoronata, l’Istituto mons. Luigi Martini. Anche nel corso della prima guerra mondiale la beneficienza del conte si manifestò. Nei bilanci consuntivi della sua amministrazione in quegli anni risultavano uscite per lire 44.722,40 come “sussidi e beneficienze di guerra”, e anche nei tre anni successivi risultavano lire 2.228,59. Quando nell’immediato primo dopoguerra la recessione economica colpì il nostro paese, Bonoris faceva pervenire alla Congregazione di carità di Montichiari la somma di lire mille perchè venisse elargita quale sussidio per l’opera di Baliatico. Significativa, per sintetizzare l’azione generosa del conte, la testimonianza di Bindo Azzali, suo esecutore testamentario, che notava come in fatto di beneficienza il conte “era misurato e cauteloso e alieno da pubblicità. Faceva beneficienze riservate a mio mezzo, e bene spesso personalmente e vi erano dei veri abbonati al sussidio. Scoppiata la guerra e per tutta la sua durata fece pagare degli assegni a tutte le famiglie povere di richiamanti dimoranti nelle sue proprietà. Fece pure diverse oblazioni pubbliche. Me ne ricordo una di £ 20.000 che io versai al prefetto di Mantova pregandolo di provvedere alla loro distribuzione alle famiglie più bisognose. I tentativi di profittare delle sue ricchezze non si contano. Fece molti prestiti in parte resi ed in parte perduti. Le cambiali insolute, parte ereditate e parte fatte da lui nei primi anni, riempivano un cassettone di comò e furono distrutte nel 1900 14”. Il testamento del conte Bonoris Gli ultimi anni della vita il conte li trascorse sempre più riservato, nella sua dimora di Montichiari. Fra i suoi crucci vi era certamente quello di non poter tramandare ad un erede diretto l’ingente fortuna 14

Comparsa conclusionale per l’appellata Congrega di Carità Apostolica avanti la R. Corte d’Appello di Milano, sezione di Brescia, avvocato Giacomo Bonicelli.

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accumulata e nemmeno il titolo di conte che, da egli ottenuto, si sarebbe estinto con la sua scomparsa. Con questi sentimenti, quindi, il conte giunse il 20 febbraio 1922 a stendere il suo testamento olografo in cui istituiva come erede universale la Congrega della Carità. “Mantova 20 venti Febbraio 1922 (millenovecentoventidue). Col presente atto di ultima mia volontà istituisco e nomino mia Erede la Congrega Apostolica di Brescia e qualora questa non potesse o non volesse accettare, la sostituisco con la Congregazione di Carità pure di Brescia. Assolti le donazioni, i legati e gli oneri di cui in appresso o risultanti da posteriori eventuali disposizioni, detratte le tasse gravanti le donazioni, i legati ed assegni che intendo stiano a peso esclusivo dell’eredità e non dei beneficati, detratte inoltre tutti gli oneri e passività che risultassero gravare l’eredità, intendo e voglio che il mio Erede provveda coi redditi del rimanente patrimonio netto, alla creazione di un Ente che prenderà il nome Fondazione Bonoris il quale sarà amministrato dallo stesso mio Erede istituito o da quello sostituito ed avrà lo scopo di erogare le rendite col promuovere e sussidiare Istituzioni di pubblica beneficienza nelle province di Brescia e di Mantova in parti uguali con speciale riguardo a quelle istituzioni esistenti o future che abbiano per fine anzitutto l’assistenza e la protezione degli esposti dalla loro nascita nonché della fanciullezza abbandonata maschi e femmine ed anche, però, un ben definito indirizzo morale. Qualora poi i redditi lo consentano, potranno essere sussidiati anche gli Istituti dei Rachitici, degli scrofolosi e dei tubercolotici esclusi però tutti quelli a favore degli orfani o combattenti di guerra inquantoché per questi già provvedono altre speciali Istituzioni. Non saranno ammesse altre erogazioni.

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I beni immobili cadenti nella Eredità saranno inalienabili. Le proposte di erogazioni dei sussidi quali verranno presentate ogni anno a seconda dei risultati del bilancio della Fondazione dovranno essere approvate da una speciale Commissione composta di tre (3) Membri nominati uno dalla Famiglia Soncini di Brescia (provvederanno a designarlo i due membri più anziani della Famiglia stessa in linea retta); uno dal Vescovo di Brescia ed il terzo dal Vescovo di Mantova. Questa Commissione che, nella sua prima adunanza curerà la formazione del proprio Regolamento, oltre provvedere al regolare andamento della amministrazione della Fondazione, avrà pure quello di accertarsi che l’Istituto cui è accordato il sussidio oltre provvedere all’assistenza materiale e fisica provveda pure all’educazione morale dei ricoverati, essendo l’educazione morale della gioventù lo scopo precipuo, il caposaldo della Fondazione” 15. Bonoris, come detto, nominava esecutore testamentario il sig. Bindo Azzali. Inoltre lasciava alla Congregazione di Carità di Montichiari “la somma di annue lire dodicimila – £ 12000 – da pagarsi in due rate posticipate di lire seimila cadauna (la prima sei mesi dopo la mia morte). Con questa somma detta Congregazione dovrà provvedere alla manutenzione in perpetuo della tomba della mia Famiglia nel Cimitero di Montichiari, qualora a tale manutenzione non venisse altrimenti provveduto. La rimanente somma disponibile sarà della Congregazione erogata mediante distribuzione di coperte ed indumenti a contadine puerpere, povere (mogli di braccianti e bifolchi) e alle loro creature nonché in sussidi alle famiglie che tengono a loro carico presso di loro nella

15

Dal Testamento di Gaetano Bonoris.

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propria abitazione membri della propria famiglia vecchi ammalati o vecchi impotenti a qualsiasi lavoro” 16. Al cugino Ercole Soncini “lascio in donazione la Rocca di Montichiari con le relative adiacenze e pertinenze (i Capuccini) così come si troverà al momento della mia morte con tutti gli annessi e connessi, coi mobili, arredi, quadri, argenterie e quant’altro di qualunque genere e natura vi si trovasse, nonché i mobili, arredi ecc. di qualunque genere e natura esistessero nella palazzina (attualmente di mia dimora) in Mantova, via Cavour n. 46, nonché nella Villa padronale della Tenuta dei Cervi in comune di S. Zeno di Montagna” 17. Nell’aggiunta del 29 marzo 1923, il conte specificava: “la tenuta dei Cervi in Comune di S. Zeno di Montagna, pure restando di proprietà della erigenda Fondazione che porterà il nome della mia Famiglia, sarà data in godimento all’Istituto dei Sordo-muti di Verona perchè ne faccia una specie di Colonia Agricola per Sordo-muti poveri e con speciale riguardo a quelli fra questi che fosse di gracile costituzione” 18. Sarebbe stato dato all’istituto di don Antonio Provolo 19. 16

Ibidem. Ibidem. 18 La tenuta è stata, in seguito, trasformata in un centro di villeggiatura, dove migliaia di sordi, bambini ed adulti, sono affluiti per trascorrere le vacanze, ed anche un importante punto di riferimento per gli esercizi spirituali degli ex alunni e delle due congregazioni fondate dal Provolo, nonché un ritrovo dove i non udenti possono trascorrere le ore di tempo libero nei periodi estivi. L'Istituto Antonio Provolo è un’Opera Pia che fa parte dell'IPAB. Fu eretto in Ente Morale con la legislazione dello Stato a suo tempo, il Consiglio dell'Opera è presieduto dal Presidente e dai membri alcuni dei quali fanno parte della suddetta congregazione. La Direzione dell'Opera è affidata al Superiore Generale della Congregazione medesima. L'amministrazione dell'Opera è nella sede di via Antonio Provolo n. 20. 19 Antonio Provolo nacque a Verona il 17 febbraio 1801 da una povera famiglia. Fu allevato con sacrificio dalla madre, rimasta vedova, che lo avviò agli studi ginnasiali e teologici e sue spese. Divenne poi insegnante ginnasiale nel seminario di Verona, con passione era il canto e la musica, fu un ottimo maestro e un bravo 17

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Dava anche delle istruzioni precise circa la cappella mortuaria: “la Cappella mortuaria della mia Famiglia nel Camposanto di Montichiari dovrà perennemente essere conservata nello stato in cui si troverà nel momento della mia morte e quindi nessuna alterazione dovrà essere introdotta né all’interno né all’esterno, né statue, né busti, né quadri, né lapidi, nè iscrizioni di qualsiasi genere o natura né stabili nè temporanee, come pure non si introdurranno fiori né accenderanno lumi. Dovrà praticarsi soltanto al spolveratura dell’interno della Cappella almeno una volta ogni tre mesi, e ogni tre

compositore. Ordinato sacerdote il 18 dicembre 1824, fu assegnato alla Chiesa di San Lorenzo in Verona. Un giorno ricevette la visita del padre di un sordomuto disperato di non sapere come educare il figlio, e lo confortò assicurandolo che lo avrebbe aiutato. Fu nel 1829, quando incontrò il sacerdote Besi, suo conoscente, che gli disse di essere costretto ad abbandonare l’insegnamento ai sordomuti della sua scuola, che lo condusse decisamente verso i sordomuti. Nei primi mesi del 1830, don Provolo fu istruito da don Giuseppe Venturi, che era stato 9 mesi in Francia, presso l’abate Sicari dell’Istituto Sordomuti di Parigi per ottenere l’abilitazione all’insegnamento ai sordomuti, ed nell’ottobre aprì la sua scuola per sordomuti. Dopo aver seguito per qualche tempo gli insegnamenti di Venturi, adottando il precoce esperimento sulla metodologia dei segni, decise poi di seguire il sistema della parola parlata all’insegnamento ai sordomuti e fece anche dei tentativi per l’insegnamento della musica e del canto ai sordomuti che avevano dei residui uditivi, ma a quel tempo non c’erano ancora i supporti adeguati, come amplificatori oggi utilizzati per le protesi acustiche. Egli ha lasciato delle pubblicazioni scritte su quel suo sistema per far cantare i sordomuti, come il Saggio del modo d'insegnare ai sordi di nascita le idee spirituali ed astratte e metodo per insegnar loro a cantare (1837), e Breve Saggio della scuola dei Sordomuti di Verona, di parlare, di scrivere e di cantare (1838). Ma gli educatori dell'epoca non presero in considerazione quel metodo, ritenendo assurdo insegnare musica ai sordomuti, e solo dopo 30/40 anni cominciarono a capire l'importanza dell'operato del Provolo soprattutto per la riabilitazione del linguaggi dei sordi. Anche il celebre educatore senese, Padre Pendola, condivise le esperienze provoliane cominciando ad applicare il metodo dell’oralismo, avvenuto in seguito alla decisione del Congresso degli Educatori di Milano, nel 1880, che fu presieduto dal Sac. Giulio Tarra, dopo di cui tutti gli Istituti dovettero applicare quel metodo. Morendo ancor giovane, non ebbe modo di portare avanti i suoi lungimiranti progetti. Spirò il 4 novembre 1842 a soli 41 anni. È in corso il processo per la causa di beatificazione.

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mesi la manutenzione della piccola aiuola che circonda esternamente la Cappella stessa” 20. Intanto, il 10 agosto 1922 il conte aveva dato corso alla donazione all’erigenda Opera Pia “Fondazione Conte Bonoris”. Alla donazione veniva allegato uno schema di statuto, con l’elenco anche dei beni immobili di proprietà Bonoris in provincia di Mantova e di Brescia. La Congrega della Carità Apostolica La Congrega della Carità Apostolica di Brescia, come detto, è un ente assistenziale che opera da quasi cinque secoli. Esso deriva la propria origine dalla fusione, fra il 1535 ed il 1538, dei "consorzi caritativi" fondati intorno al 1230 dal vescovo di Brescia, Bartolomeo Guala, in varie parrocchie della città. Tra il 1535 e il 1538 i numerosi consorzi bresciani grazie all’opera del vescovo, cardinale Francesco Cornèr, si fusero in un solo organismo che prese il nome di “Congrega della Carità Apostolica”: con tale iniziativa il presule intese razionalizzare il moltiplicarsi delle confraternite, a beneficio di un unico centro che elargisse beneficenza. I confratelli si riunivano ogni domenica in cappella. Ognuno si segnava con l’acqua benedetta, pronunciava la frase Gratia Dei et pax sit sempre vobiscum, e dopo aver recitato una breve preghiera consegnava al cancelliere il ricordo con il nome delle famiglie bisognose. Prima di segnalare le famiglie da assistere, i confratelli avevano l’obbligo di visitarle per accertarsi delle loro condizioni sia morali che economiche. Le modalità della visita erano spiegate minuziosamente nella Regola del 1722: “Ed entrando nella casa (i confratelli) diranno: pax vobis, ed usando parole e costumi modesti ricercaranno ai capi della casa qual sia il governo loro circa allo stato spirituale, interrogando i figlioli di quelli (se ne avranno) se sanno il pater nostro, ed il credo e 20

Dal Testamento.

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ritrovandoli negligenti, ed ignoranti intorno a ciò, gli faranno con carità quella ammonizione, che il Signore gli ispirerà” 21. Per tradizione consolidata, i confratelli sono sessantadue. La Congrega attua le proprie finalità di assistenza, come dice lo Statuto, “preferibilmente a domicilio e ciò anche con la concessione in godimento di alloggi a condizioni agevolate”. Va notato che in ogni epoca la Congrega ha raccolto la fiducia di generosi benefattori: sono ormai oltre seicento le persone che nel corso della vita della Compagnia hanno donato qualche bene all’ente, da esponenti di primo piano della Chiesa e delle istituzioni politiche a rappresentanti delle più varie categorie produttive. Il cammino verso la Fondazione Bonoris Ancora in vita il conte, il Consiglio provinciale di Brescia aveva dato parere favorevole all’erezione in ente morale della Fondazione Bonoris 22. Il 19 dicembre 1923 il conte moriva. La Congrega della Carità nella seduta del 29 dicembre 1923 decise di accettare l’eredità Bonoris con il conseguente impegno a dar vita alla Fondazione. Il 12 febbraio 1924, con un decreto prefettizio, la Congrega della Carità Apostolica veniva autorizzata ad accettare con beneficio d’inventario l’eredità del Conte Bonoris. La somma evidentemente era notevole e non poteva non costituire motivo di interesse da parte di altre persone. Il testamento venne impugnato dai fratelli Enea, Achillee e Cesare Sivelli, figli del generale Eugenio e della contessa Amalia Bonoris, zia del testatore. 21

Regola della Compagnia intitolata Congrega della carità apostolica da essere osservata dalli fratelli che in essa sono descritti, Brescia 1722, p. 12. Archivio storico Congrega Carità Apostolica (d’ora innanzi ASCCA. 22 “Il Consiglio provinciale di Brescia (...) delibera di esprimere voto favorevole alla erezione in ente morale della pia opera ‘Fondazione conte Bonoris’ in Mantova, ed all’approvazione dello schema di statuto predisposto pel funzionamento della medesima”. Sessione ordinaria 1922, seduta del 29 novembre, oggetto n. 6.

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Essi si rivolsero al tribunale sostenendo che il conte non era in grado di intendere e volere, chiamando a testimoni alcuni domestici. Dopo una causa protrattasi per decenni, finalmente nel 1948 venne stabilito che il conte era perfettamente sano di mente. La Corte di Cassazione, nel respingere l’istanza dei Sivelli, affermava, tra l’altro: “La verità è che il conte Bonoris non fu quell’avaro sordido e ripugnante come lo si vuol dipingere. Tale non può ritenersi chi ancora in vita, nell’intento di fare opera socialmente benefica, dona tutta la sua vistosa proprietà immobiliare per l’erezione di un’opera pia. Si è obiettato: ecco la prova della insanità di mente del conte Bonoris, il quale si spoglia di tutto il suo patrimonio, senza pensare a se stesso, ma si dimentica che nel castello di Montichiari furono rinvenuto per circa diciassette milioni di titoli di rendita, oltre tutto il resto, come si apprende dal n. 6 del giornale ‘La Provincia di Brescia’ 6 ottobre (sic) 1924, con i quali il conte Bonoris avrebbe potuto seguitare a vivere agiatamente e signorilmente, senza dire che dalla fatta donazione rimanevano esclusi vari immobili. Nè può ritenersi sordido e ripugnante avaro chi viaggia, chi gioca a Montecarlo, chi costruisce ville e castelli, come quello di Montichiari, la cui grandiosità è nota e gli stessi attori ne offrono la descrizione”. Perchè, ci si potrebbe chiedere, il conte scelse la Congrega della Carità apostolica come ente cui affidare i propri beni tramite una Fondazione che portasse il suo nome? Purtroppo non abbiamo documenti sufficienti per percorrere alcuna pista, stante il fatto che la documentazione del conte, come detto, andò distrutta per sua stessa volontà. Forse si sarebbero potuti trovare documenti inerenti i rapporti con alcuni dei confratelli della Congrega; è certamente rilevante il fatto che un parente del conte, il nob. Antonio Soncini, fosse uno degli esponenti più illustri del Sodalizio. Un altro interrogativo concerne le finalità della Fondazione: assistere e beneficare gli esposti e la fanciullezza abbandonata.

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Il conte, come detto, trascorse l’intera fanciullezza senza la madre, che morì quando egli aveva solo tre anni. Pur nelle fortunate condizioni di vita, sperimentò perciò la privazione dell’affetto materno in una fascia d’età in cui tale presenza è sicuramente fondamentale. A noi piace pensare che forse anche per questo, dovendo privilegiare una determinata categoria di bisognosi, il conte Bonoris si orientasse verso l’infanzia abbandonata. Nel 1925 si era intanto amichevolmente risolta la questione sollevata da Ercole Soncini, avendo questi sostenuto che per i termini coi i quali la disposizione testamentaria era stata espressa, dovessero appartenergli non solo gli immobili della Rocca di Montichiari e gli immobili e adiacenze e pertinenze, ma anche il denaro esistente in quelle località. A transazione della controversia vennero devoluti a favore del Soncini anche i titoli italiani di compendio della successione, per un valore complessivo di L. 4.5000.000 23: si potè così con più rapidità addivenire alla costituzione della Fondazione 24. Anzitutto doveva essere definito un Regolamento. Nella seduta del sodalizio del 16 giugno 1926 questo veniva approvato. “Art. 1. La Congrega della Carità Apostolica di Brescia amministra sotto il nome di “Fondazione Co: Gaetano Bonoris” i beni ad essa pervenuti per le disposizioni testamentarie 20 febbraio 1922 e 2 marzo 1923 del Co: Bonoris, secondo gli scopi indicati dal testatore e secondo 23

Essendo ancora minorenne, Ercole era rappresentato dal padre, Federico Soncini. Lo stesso parere dei consulenti legali della Congrega circa la questione sollevata dal Soncini osservava in conclusione: “Comunque anche tutte queste circostanze e considerazioni consigliano, ad avviso nostro, la transazione che nei termini raggiunti appare, come dicemmo, equa ed opportuna. Non è da dimenticare infine il fatto, ed è notevole dati i fini propostisi dal fondatore, che, sgombrato il campo da tale questione, la Congrega potrà procedere rapidamente alle pratiche per la creazione in ente morale della fondazione, facendola funzionare al più presto; mentre una controversia giudiziaria avrebbe indubbiamente richiesto alcuni anni di indugio con grave danno di quelle opere che la Fondazione Bonoris si propone di aiutare validamente, e che hanno bisogni attuali ed urgenti da soddisfare”. 24

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le norme dei propri statuti e dei propri regolamenti. All’amministrazione adibisce il proprio personale tecnico e amministrativo, caricandone alla Fondazione le spese pro quota. Detta Fondazione, per quanto non sia disciplinata dal presente regolamento, sarà retta dalla legge 17 luglio 1890 n. 6972 e successive modificazioni. Art. 2. La Fondazione ha per oggetto di promuovere e sussidiare istituzioni di pubblica beneficienza, nelle province di Brescia e di Mantova in parti uguali, con speciale riguardo a quelle istituzioni esistenti o future che abbiano per fine anzitutto la l’assistenza e la protezione degli esposti dal momento in cui cessa l’assistenza legale della province, nonché alla Fanciullezza abbandonata d’ambo i sessi, purché tali istituzioni siano dotate di un ben definito indirizzo morale, provvedendo oltre che alla assistenza materiale, all’educazione morale dei giovani ricoverati; educazione morale che il fondatore volle e dichiarò scopo precipuo e caposaldo della fondazione. Qualora poi i redditi lo consentissero, potranno essere sussidiati istituti di rachitici, di scrofolosi, di tubercolotici, esclusi però tutti quelli a favore degli orfani e combattenti in guerra. Art. 3 (…) lasciato alla P.O. Congrega della Carità Apostolica con suo testamento 20 febbraio 1922 e 2 marzo 1923 (pubblicati a rogiti del Notaio Dr. Giovanni Nicolini di Mantova il 22 dicembre 1923 al N. 2309 di repert.) depurato da tutte le passività e dal pagamento al legatario, Nob. Ercole Soncini, della somma convenuta a tacitazione delle sue richieste così e come risulta dalla transazione in data 15 settembre 1925 approvata alla G.P.A. in data 5 agosto 1925. Art. 4. La Fondazione pagherà ogni anno, e in due rate eguali scadenti il 30 giugno e il 31 dicembre, alla Congregazione di Carità di Montichiari, la somma complessiva di L. 12000. (...)”.

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Ente morale e approvazione dello Statuto Una volta fissato il Regolamento ed approvato dalla Giunta provinciale, la Prefettura di Brescia insistette perché l’istituzione fosse eretta in Ente Morale ai sensi dell’art. 51 della legge 17 luglio 1890, n. 6972 sulle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza. A parere della presidenza della Congrega questo non era necessario perchè l’articolo citato “prescrive l’erezione per Decreto Reale soltanto per le Fondazioni di Istituti pubblici di beneficienza con amministrazione propria, mentre nel caso della Fondazione Bonoris si tratta di un patrimonio affidato dal defunto conte pei benefici fini descritti nel testamento, all’amministrazione di questa P.O. escludendo ogni amministrazione propria”. Tuttavia nella seduta del 22 febbraio 1927 “insistendo però la Prefettura nel ritenere necessario che la erezione avvenga colla emissione dell’accennato Decreto Reale, la vostra presidenza crede opportuno acquietarsi al parere dell’Autorità politica e vi propone di approvare come Statuto dell’Ente Morale da erigersi quelle disposizioni che voi avete già approvato come regolamento di un legato perfetto nella vostra deliberazione del 16 giugno...” il Sodalizio delibera “di approvare quale statuto dell’erigendo Ente Morale quello deliberato nella seduta 16 giugno che si allega al presente Ordine del Giorno come parte integrante, di dare incarico alla Presidenza della P.O. di provvedere ed eseguire tutte le pratiche necessarie per ottenere l’erezione della Fondazione Bonoris in Ente Morale mediante Regio Decreto secondo il proposto Statuto” 25. Nella seduta del 22 febbraio il Sodalizio approvava anche lo Statuto della Fondazione. Si trattava di uno statuto composto di dieci articoli. Il Consiglio di Stato nell’adunanza del 24 ottobre 1927 espresse in linea di massima parere favorevole all’erezione in Ente morale. All’approvazione del progetto di statuto subordinava tuttavia l’accettazione di alcune modifiche.

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ASCCA, Verbali.

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Con Regio Decreto 15 aprile 1928 veniva finalmente approvato lo Statuto della Fondazione Bonoris. “Vittorio Emanuele III, per grazia di Dio e per volontà della nazione Re d’Italia, Vista la domanda del Presidente della Congrega di Carità Apostolica di Brescia, diretta ad ottenere la costituzione in ente morale, sotto l’amministrazione di detta Congrega, della fondazione istituita dal Conte Gaetano Bonoris, il quale, con atti di ultima volontà, in data 20 febbraio 1922 e 29 marzo 1923, ricevuti dal notaio Giovanni Nicolini, dispone un lascito del valore di oltre ventiquattro milioni, allo scopo precipuo di ‘promuovere e sussidiare le istituzioni di pubblica beneficienza delle Provincie di Brescia e di Mantova, in parti uguali, con speciale riguardo a quelle istituzioni esistenti o future che abbiano per fine, anzitutto, l’assistenza e la protezione degli esposti, dal momento in cui cessa l’assistenza legale delle province, nonché della fanciullezza abbandonata d’ambo i sessi’; Visto lo statuto organico presentato per il governo della nuova istituzione; Veduti gli atti e le relative deliberazioni della Congrega di Carità Apostolica di Brescia e delle Amministrazioni provinciali di Brescia e di Mantova; vedute le leggi 17 luglio 1890, n. 6972, 21 giugno.... Abbiamo decretato e decretiamo Articolo 1°. L’Opera Pia intitolata ‘Fondazione Conte Gaetano Bonoris’, con sede nel comune di Brescia, avente lo scopo e il patrimonio suindicato, è eretta in ente morale sotto l’amministrazione della locale Congrega di Carità Apostolica. Articolo 2°. È approvato lo Statuto organico della fondazione stessa, in data 4 gennaio 1928, composto di undici articoli. Detto Statuto sarà munito di visto e sottoscritto, d’ordine Nostro, dal Ministro proponente.

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Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserito nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d’Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Dato a Roma, addì 15 aprile 1928, a. VI” 26. La Commissione erogatrice e la distribuzione degli aiuti Come stabilito dalla volontà del conte espressa nello Statuto, la Fondazione avrebbe dovuto, tramite una Commissione erogatrice, provvedere a distribuire gli aiuti ai bisognosi. Nella seduta del 5 febbraio 1926 si osservava che “per l’erezione in Ente morale della Fondazione necessitano ancora pratiche lunghe: per cui gli istituti bisognosi di sussidi dovrebbero rimanere ad attendere l’erogazione ancora per molto tempo”. Per questo “è bene che l’erogazione cominci sollecita e venga quindi provveduto alla formazione della Commissione all’uopo stabilita nel testamento del munifico benefattore, composta di un rappresentante del Vescovo di Brescia, di uno del Vescovo di Mantova e di uno della famiglia Soncini di Brescia”. Perciò la Congrega deliberava di “provvedere alla erogazione delle rendite nette della sostanza abbandonata dal compianto benefattore Co: Bonoris degli esercizi 1924 e 1925; di autorizzare la Presidenza a far pratiche necessarie per la costituzione della Commissione voluta dal testamento del Sig. Co: Bonoris e di cui in narrativa” 27. La Commissione quindi iniziò la sua attività con carattere non ancora ufficiale. Il 13 febbraio 1926 la presidenza della Congrega scriveva: “L’Opera Pia Congrega Carità Apostolica di Brescia erede del Benemerito Co: Bonoris ha potuto ultimare ormai le numerose e ponderose pratiche relative alla Eredità stessa, non resta ora che la pratica relativa alla costituzione dell’Ente morale Fondazione Bonoris già iniziata. È 26 27

ASCCA. ASCCA.

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facile però prevedere che la sua definizione richiederà un non breve periodo di tempo e però nell’attesa è sembrato conveniente al Collegio di Presidenza di questa Pia Opera iniziare la distribuzione colle norme prescritte dal testamento delle rendite accumulantesi dall’epoca della morte 19 dicembre 1923 al 31 dicembre 1925. A tale scopo è necessario innanzi tutto dar vita alla speciale Commissione composta di tre membri nominati uno dalla Famiglia Soncini, uno dal vescovo di Brescia ed il terzo dal Vescovo di Mantova la quale dovrà approvare le proposte di erogazione di sussidi” 28. La presidenza della Congrega invitava perciò i due vescovi (mons. Gaggia di Brescia e mons. Origo di Mantova) e il membro anziano della famiglia Soncini ad indicare i propri rappresentanti. I primi membri della Commissione furono mons. Defendente Salvetti, a nome del vescovo di Brescia, mons. Giuseppe Ghidini, a nome del vescovo di Mantova e il nobile comm. Baldassarre Castiglioni a nome della famiglia Soncini di Brescia. Con lettera del luglio 1928 il presidente della Congrega chiedeva al vescovo di Brescia, Giacinto Gaggia, a quello di Mantova, Carlo Origo, e al nobile Cav. Giovanni Soncini di Brescia se ritenevano di confermare i propri rappresentanti. Essi sarebbero durati in carica per un quadriennio. Iniziò così l’attività della Commissione erogatrice. Nella seduta del 26 giugno 1929 veniva anche approvato un Regolamento per la Commissione. Art. 1. È costituita la Commissione prevista dalle disposizioni del testamento del Conte Gaetano Bonoris 20 febbraio 1922 pubblicato con atto 22 dicembre 1923 dal Notaio Nicolini. Art. 2. La Commissione ha lo scopo di esaminare e approvare le proposte di erogazione dei sussidi a sensi dell’art. 7 dello Statuto della Fondazione Bonoris.

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ASCCA.

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Art. 3. La Commissione è composta di tre Membri, nominati uno dalla Famiglia Soncini di Brescia, uno dal Vescovo di Brescia ed uno da quello di Mantova secondo quanto è detto all’art. 7 dello statuto della Fondazione. I Membri durano in carica quattro anni e possono essere riconfermati. Art. 4. La Commissione nomina nel suo seno il Presidente. Questi d’accordo con la Presidenza della Congrega convoca la Commissione, la presiede e la rappresenta. Art. 5. La Commissione ha la propria sede in Brescia, presso gli Uffici della Veneranda Congrega Apostolica, amministratrice della Fondazione Bonoris. Uno degli impiegati della P.O. funge da Segretario della Commissione. Art. 6. Le prestazioni dei membri della Commissione sono gratuite: saranno rimborsate dall’Amministrazione della Fondazione Bonoris le spese incontrate dai Commissari per l’esaurimento del proprio mandato. Art. 7. La Commissione si raduna ordinariamente due volte all’anno nei mesi di Novembre e di Giugno e straordinariamente tutte le volte che uno dei suoi Membri, e l’amministrazione della Fondazione lo credono opportuno. La convocazione sarà fatta con invito da recapitarsi ai Commissari almeno cinque giorni prima della seduta. Art. 8. L’amministrazione della Fondazione presenterà ogni anno alla Commissione, i risultati finanziari della gestione, tutte e domande di sussidio pervenute, le proposte che in merito ad esse, e che in genere per l’assegnazione dei sussidi l’Amministrazione credesse di fare. La Commissione ha la facoltà di controllare l’andamento contabile e amministrativo della Fondazione. Essa esamina le singole richieste e proposte di sussidi, istruendo le domande stesse, con tutti i mezzi ritenuti idonei allo scopo. Potrà accertarsi del bisogno dei singoli

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Istituti e dei privati con sopraluoghi, visite domiciliari, assumendo informazioni ecc. Art. 9. Dovrà in modo particolare accertarsi e controllare che alla fanciullezza assistita e sussidiata dalla Fondazione sia impartita una completa educazione morale, secondo il volere espresso dal benefico testatore. Art. 10. Ogni anno la Commissione presenterà all’Amministrazione della Fondazione una relazione sul lavoro compiuto, colle eventuali proposte che essa credesse di fare per la gestione futura, tanto in via economica che morale pel raggiungimento degli scopi della Fondazione”. A titolo di esempio dell’attività dei primi anni riportiamo il verbale della riunione della commissione nel 1933. “Oggi ventiquattro novembre 1933 alle ore 14 nella sala della P.O. Congrega della Carità Apostolica in Brescia via Mazzini n. 5 si è radunata la Commissione istituita dal compianto Co. Gaetano Bonoris con suo testamento 22 febbraio 1922 e stabilita dall’articolo 7 dello Statuto della Fondazione Bonoris approvata con R.D. 15 aprile 1928 a. VI per l’erogazione delle rendite della Fondazione Bonoris, Commissione composta dai Signori: Bazoli On. Avv. Grand. Uff. Luigi rappresentante della Famiglia Soncini – Presidente Menna S.E. Mons. Don Domenico Vescovo di Mantova – Membro Serini Mons. Don Luigi rappresentante di S.E. il Vescovo di Brescia – Membro Con l’intervento del Sig. Minelli Avv. Cav. Fausto presidente della P.O. Congrega della Carità Apostolica di Brescia amministratrice della Fondazione Bonoris. Assiste il segretario della Commissione Ceresoli Avv. Girolamo. Si passa all’esame delle domande di sussidio presentate dai vari Enti e delle proposte fatte dall’amministrazione della Fondazione Bonoris che si approvano nelle somme seguenti portando alcune variazioni alle proposte fatte specialmente per quanto si riferisce ai sussidi

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all’O.N.M.I. all’Orfanotrofio maschile di Chiari Derelitte pure di Chiari. Per la Provincia di Brescia: Istituto Razzetti Brescia Istituto Razzetti per ricoveri Orfanotrofio Vittorio Emanuele – Brescia Orfanotrofio Vittorio Emanuele Brescia per ricoveri Istituto Pavoni – Brescia Casa di Provvidenza – Brescia Istituto Artigianelli – Brescia Istituto Artigianelli – Brescia per ricoveri Opera Pavoniana Brescia Opera Pavoniana – Brescia per ricoveri Istituto Derelitti – Brescia Istituto Derelitti Brescia per ricoveri Istituto Rossini Brescia per ricoveri Istituto Orfanelle Brescia per ricoveri Casa di lavoro – Brescia Istituto Sordomute – Mompiano Villa Paradiso – Brescia Opera contro la delinquenza minorile Istituto Poverelle – Brescia Istituto Poverelle per ricoveri Orfanotrofio femminile – Zanano Orfanotrofio femminile – Zanano per ricoveri Orfanotrofio femminile Gasparri – Lonato Orfanotrofio femminile Palazzolo S/Oglio Orfanotrofio femminile Palazzolo S/Oglio per ricoveri Orfanotrofio maschile Gallignani Palazzolo Orfanotrofio maschile Chiari Orfanotrofio femminile – Montichiari Orfanotrofio femminile – Salò Istituto Girelli – Carpenedolo e Marone Orfanotrofio femminile Rovato Orfanotrofio Boccon di Pane – Desenzano Istituto Derelitte – Chiari

ed all’Istituto

L. 50.000 L. 31.000 L. 10.000 L. 19.000 L. 6.000 L. 5.000 L. 20.000 L. 11.500 L. 2.000 L. 6.400 L. 8.000 L. 1.600 L. 3.300 L. 2.900 L. 2.000 L. 10.000 L. 5.000 L. 20.000 L. 7.000 L. 4.400 L. 8.000 L. 10.400 L. 7.500 L. 6.000 L. 5.400 L. 2.000 L. 1.000 L. 4.000 L. 4.000 L. 4.000 L. 2.000 L. 2.000 L. 4.000

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Orfanotrofio femminile - Calcinato Croce Rossa per Preventorio di Salò Orfanotrofio Morando – Lograto Consorzio Provinciale Antitubercolare – Borno Ente Opere assistenziali – Brescia

L. 2.000 L. 5.000 L. 2.000 L. 20.000 L. 20.000.

Per ricordare il Bonoris la Congrega iniziò la realizzazione, a partire dal 1937, del ‘villaggio’ nel Comune di Brescia denominato “Quartiere Bonoris”, posto sul lato orientale di viale Duca degli Abruzzi. L’intento era di “dare case salubri e a poco prezzo alle famiglie meno abbienti, case popolari e non operaie”. Il primo nucleo di sette case fu costruito nel 1937 e il secondo, di 11 case bifamiliari, nel 1939. Il terzo lotto, di due caseggiati, è del 1947-49 29. L’Istituto Bonoris a Mompiano (1940-1950) Oltre all’erogazione di contributi, la Fondazione Bonoris è stata artefice, verso la metà del secolo scorso di una iniziativa che ha caratterizzato per decenni l’assistenza ai bambini più bisognosi delle province di Brescia e Mantova: l’Istituto Bonoris di Mompiano. Verso la fine degli anni Trenta, per meglio adempire agli obblighi statutari dell’assistenza dell’infanzia, di fanciulli bisognosi e della fanciullezza abbandonata, dato che nell’hinterland bresciano questa forma di assistenza era assai carente, maturò l’idea di costruire una struttura dedicata a questi bambini. Lo si intuisce dalla lettura dei verbali della Commissione erogatrice. L’idea nacque “dalla constatazione che molti ragazzi e ragazze, affetti da ritardo di varia origine, venivano ricoverati negli ospedali psichiatrici, senza che si tentasse in alcun modo un loro recupero personale e sociale”. Venne acquistata dalla ditta Fratelli Veronesi (con atto 17 luglio 1938 n. 9887/7769 di rep. del notaio Gerolamo Bettoni) lo stabile denominato “Breda” in via Fontane 14 a Mompiano, consistente in una casa civile di 3 piani (e 21 vani) con giardino, un oratorio di un 29

Cfr. F. Robecchi, Le strade di Brescia, vol. 1, Newton, Roma 1993, pp. 107,109.

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piano, una casa colonica ed un vasto appezzamento di terreno adiacente della superficie di 3.26.37 Ha, per un prezzo complessivo di L. 500.000. La struttura era rivolta “ai minori handicappati psichici d’ambo i sessi, in età evolutiva, socialmente recuperabili e parzialmente scolarizzabili, con precedenza per i residenti nelle provincie di Brescia e Mantova”. All’inizio del 1940 i lavori erano quasi ultimati. In data 5 aprile 1940: “... Il Presidente, dichiarata aperta e valida la seduta, avverte che sono a tutt’oggi erogabili L. 144.529.58 per gli Istituti della Provincia di Brescia e L. 33.774.43 per gli Istituti della Provincia di Mantova; comunica, inoltre, che si inizieranno in questi giorni le opere per la sistemazione dello Stabile ‘Breda ex Veronesi’ di Mompiano, onde adibirlo a sede dell’Istituto per i fanciulli frenastenici; sede che si presume sarà pronta fra qualche mese e potrà accogliere inizialmente una trentina di fanciulli, alla cui assistenza provvederanno, in via di esperimento (come ritiene opportuno la Commissione), le Reverende Suore Poverelle” 30. Finalmente, nell’autunno del 1940, dopo una radicale ristrutturazione e adattamento della casa civile ex Veronesi, la Fondazione iniziava, in forma ridotta, l’attività di assistenza previo accoglimento dei minori. L’Istituto venne inaugurato ufficialmente il 28 ottobre 1940, ed ottenne l’autorizzazione al funzionamento con Decreto n. 18772/1941 della Divisione Sanità della Regia Prefettura di Brescia 31. 30

ASCCA. “Come è già noto a codesta Autorità Prefettizia, la scrivente Opera Pia Fondazione Co: Gaetano Bonoris si è assunta l’iniziativa e la spesa relativa di erigere in Brescia un Istituto destinato ad accogliere i fanciulli frenastenici delle Provincie di Brescia e di Mantova. E ciò in omaggio alle direttive del regime, che tante cure e provvidenze rivolge alla fanciullezza. L’erezione di detto istituto era assai sentita specie nella nostra Provincia, dove non esiste un Istituto del genere per i frenastenici maschi. I fanciulli frenastenici di Brescia e Provincia, attualmente, vengono ricoverati in Istituti di altre Provincie (Castagnino Secco e Sospiro Prov. di Cremona – Grumello del Monte Prov. di Bergamo – S. Vincenzo di Milano, Cesano Boscone Prov. Di Milano ecc.).

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I giornali riportavano la cronaca dell’inaugurazione: “Coll’intervento dell’Eccellenza il prefetto, del segretario federale, del Podestà, del primo presidente e del procuratore generale della Corte d’appello, del rappresentante dell’Eccellenza il vescovo e delle autorità e gerarchie cittadine si è inaugurato ieri a Mompiano la sede dell’‘Istituto Gaetano Bonoris’, destinato ad accogliere i fanciulli frenastenici delle provincie di Brescia e di Mantova. Erano a ricevere le autorità presso la sede dell’Istituto, il presidente della Congrega, i consiglieri e i confratelli dell’antica istituzione bresciana. Durante la visita ai vari locali e servizi, il presidente ha illustrato alle autorità il grandioso progetto dell’Istituto, facendo notare che le esigenze dei tempi hanno premesso, per ora, solo una realizzazione parziale. L’opera veramente provvidenziale, che viene a colmare una lacuna sentitissima dell’assistenza nelle province di Brescia e di Mantova, ha importato una spesa di L. 550.000 circa per l’acquisto dell’immobile, oltre L. 200.000 per opere nuove di adattamento e di arredamento, con un complesso di circa 3.500 giornate lavorative. L’Eccellenza il prefetto e le altre autorità hanno mostrato di apprezzare vivamente l’iniziativa ed il notevole risultato conseguito” 32.

Con detto nuovo Istituto, che ha la propria sede in Mompiano, frazione del Comune di Brescia, e verrebbe denominato ‘Istituto Gaetano Bonoris’ in omaggio alla memoria del suo Munifico Benefattore, i fanciulli frenastenici della nostra Provincie non verranno più inviati in altre Provincie, ma troveranno adatto e ben attrezzato ricovero nella nostra Città. Le opere di sistemazione della sede dell’istituto sono ultimate. Questa Amministrazione sarebbe lieta che la inaugurazione potesse aver luogo il 28 ottobre XIX con l’intervento dell’E.V. e delle Autorità Cittadine e pertanto si fa preghiera di voler includere se è possibile detta inaugurazione tra le opere da inaugurarsi nella prossima solennità fascista”. 32 “Giornale di Brescia”, 29 ottobre 1940.

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In una risposta all’amministrazione provinciale di Mantova nel giugno 1942, la Commissione erogatrice ribadiva le finalità e gli scopi dell’Istituto: “Poiché le Superiori autorità ebbero a richiamare l’attenzione della Congrega amministratrice, sulla mancanza nelle due province di un Istituto specializzato a carattere pubblico per l’assistenza dei fanciulli frenastenici, la Congrega deliberava di provvedervi a mezzo della Fondazione stessa, che erigeva l’Istituto in Mompiano, frazione di Brescia, in posizione amena e salubre ove sorgono molti altri istituti a carattere ospedaliero, e sta erigendosi lo stesso grandioso edificio del nuovo Spedale Civile. La Fondazione ha provveduto, coi propri mezzi, all’acquisto e trasformazione del fabbricato con annesso coltivo per la colonia, al suo completo arredamento, e provvede ora al mantenimento dei fanciulli ricoverati, integrando gli apporti della beneficienza e delle rette pagate dai comuni o dalle famiglie. Dall’apertura dell’Istituto e delle ammissioni nello stesso fu data notizia nelle due provincie, a mezzo della pubblica stampa... Il fabbricato ed il suo completo arredamento sono di proprietà della Fondazione: la quota a carico di questa per il mantenimento dei ricoverati grava sulle rendite assegnate a ciascuna provincia in relazione al numero dei ricoverati che appartengono all’una o all’altra. La Congrega ha predisposto un regolamento disciplinare per l’Istituto, che si trova, da tempo, per un esame preliminare, presso la locale R. Prefettura. L’Istituto è governato dalle Suore Poverelle, specializzate, da un Economo e da un Medico che ne sorveglia l’andamento dal punto di vista igienico e rieducativo”. Dalla prefettura di Mantova negli anni successivi si avanzò la proposta di escludere la provincia di Mantova dal contribuire nelle spese di gestione dell’Istituto, perchè esso avendo la propria sede in Brescia e il requisito della residenza era ritenuto l’unico criterio al quale uniformarsi nel procedere alle erogazioni da parte dell’ente provinciale.

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Nella seduta del 7 gennaio 1950, il Sodalizio ribadiva che: “Per quanto riguarda il contributo della Provincia di Mantova nelle spese di impianto, attrezzatura e gestione dell’Istituto Bonoris di Mompiano, il Presidente ricorda che l’Istituto venne aperto in Provincia di Brescia; ma che, sin dall’inizio fu destinato, in modo preciso, ad accogliere i fanciulli frenastenici tanto della Provincia di Brescia come della Provincia di Mantova, con l’intesa, che le spese di impianto e di attrezzatura dell’Istituto, quali spese di carattere patrimoniale, sarebbero state divise a giusta metà fra le due provincie, mentre le spese di gestione avrebbero gravato, limitatamente agli eventuali deficit di gestione, sulle due province, in proporzione delle rispettive giornate di presenza dei fanciulli bresciani e mantovani. Detto criterio di ripartizione delle spese fra le due provincie, riguardante l’Istituto Bonoris, venne sempre scrupolosamente osservato e non è per nulla contrario ad una sano criterio amministrativo, se si tien conto che, nel caso specifico, si è inteso costituire un unico Istituto per le due province.... uno per la provincia di Brescia e un altro nella provincia di Mantova, senza privare, completamente, delle erogazioni benefiche quegli istituti che erano sempre stati sovvenzionati dalla Fondazione stessa” 33. Le erogazioni e le attività degli anni Cinquanta-Sessanta La Fondazione Bonoris proseguiva nel frattempo a sussidiare nel corso degli anni molte istituzioni bresciane e mantovane, permettendo a molte di queste di garantire un più efficace aiuto a favore dei minori. Una rapida scorsa agli enti di Brescia e Mantova beneficati verso al fine degli anni Sessanta. Per la provincia di Brescia Istituto Vittoria Razzetti Brescia Istituto Pavoni – Brescia Istituto Sacra Famiglia – Bedizzole 33

ASCCA, Atti del Collegio.

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Casa di lavoro – Brescia Istituto Palazzolo – Suore Poverelle – Brescia Orfanotrofio femminile – Zanano Istituto Gallignani Orfanotrofio femminile Montichiari Orfanotrofio femminile – Salò Istituto Girelli - Marone Istituto Angelini – Pontevico Casa Santa Maria Bambina – Brescia Istituto San Giuseppe (Lumezzane) – Bogliaco Orfanotrofio San Carlo – Rovato Istituto Buoni Fanciulli – Maguzzano Orfanotrofio san Giacinto – Lumezzane Casa San Giuseppe – Villa Rocchelli Brescia Orfanotrofio Maschile Tosi Salò Casa S. Maria Goretti Brescia Istituto Rifugio Cuor di Gesù Sulzano Casa del Ragazzo alla Badia – Brescia Opera Pia Infanzia Abbandonata Valle C. Casa del Fanciullo – Darfo Monastero delle Orsoline M.R. Capriolo – Brescia Istituto Canossiano – Lonato Contribuzioni, pro-quota, a pareggio Gestione Ist. G. Bonoris Mompiano Contributi per costruzione nuova sede Istituto G.Bonoris di Mantova Istituti vari – contributi per rette ricovero Orfanotrofio Femminile Casa San Giuseppe – Gavardo Orfanotrofio delle Canossiane – Orzinuovi Il Centro Bonoris negli anni Sessanta-Settanta Nell’immediato dopoguerra la struttura venne ampliata. Nel febbraio 1957 venne posta la prima pietra, sul terreno in precedenza acquistato dalla ditta Fratelli Veronesi, per un nuovo complesso denominato “Maschile alti”.

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Nel darne notizia la “Voce del popolo” sosteneva: “Mentre ovunque esistono orfanatrofi, gli istituti adatti per il ricovero dei fanciulli minorati psichici sono pochissimi. Queste opere infatti richiedono personale specializzato e abbisognano di una speciale attrezzatura. Inoltre l’assistenza a questi ragazzi richiede un particolare spirito di sacrificio e una speciale dedizione” 34. Nell’anno 1959/60 venne ristrutturata a nuovo la vecchia casa civile e costruita una nuova ala adiacente: il tutto venne denominato “Sezione femminile”. Nel 1962 venne costruito un nuovo padiglione denominato “Maschile-piccoli”, collegato col reparto femminile; nel 1966 sorse la scuola materna, mentre nel 1969 venne rifatto un vecchio fabbricato rustico per istallarvi la centrale termica, le cabine elettriche, lavanderia, lo stenditoio, il guardaroba e l’appartamento del cappellano. Il complesso edilizio, una volta completato, era articolato in “sei corpi che accoglievano rispettivamente: il reparto maschile-alti (per ospiti dai 10/11 ai 14/15 anni); il reparto femminile (per ragazze dai 5 ai 16/18 anni); il reparto maschile piccoli (per bimbi dai 5 agli 11 anni)); la scuola materna, con apposite aule, piccola palestra e sale di terapia (psicomotricità ortofonia, musica, ecc.); il corpo destinato ai servizi destinato ai servizi generali ed abitazione del cappellano ed infine il corpo di fabbrica destinato ai magazzini, ufficio economato, calzoleria e scuola di economia domestica” 35. L’Istituto giunse ad ospitare fino a 350 minori. Il reparto maschile alti, che sorgeva su quattro piani, “era attrezzato per ospitare al meglio 70 ragazzi ed era strutturato in modo tale da essere utilizzato da otto gruppi-famiglia, ciascuno col proprio ‘appartamento’ (comprendente: aula, ricreazione coperta, soggiorno, camera e saletta da pranzo). In tale reparto vi erano pure tre laboratori (falegnameria, meccanica ed aggiustaggio), una palestra attrezzata per la ginnastica medico-correttiva, l’aula di musica, il teatro, la cucina, la cappella, aule per le attività espressive, una infermeria con reparto 34

Posta ieri a Mompiano la prima pietra dell’Istituto “Gaetano Bonoris”, “La Voce del popolo” del 16 febbraio 1957. 35 Enciclopedia Bresciana.

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di isolamento, l’alloggio del personale religioso, addetto al reparto. Il padiglione femminile, dove la vita delle ragazze era pure organizzata in ‘gruppi-famiglia’, ciascuno col proprio appartamento aveva sede nell’antica casa Veronesi opportunamente adattata ed era articolato su quattro piani con ampie sale per riunioni, teatro, ufficio della caporeparto, laboratori di maglieria, taglio, cucito e ricamo, alloggi delle suore, infermeria, sale di isolamento e servizi generali. Il reparto maschile-piccoli, collegato con quello femminile, anche per utilizzarne alcuni servizi generali, constava di una ricreazione coperta, refettorio, aule, soggiorni, camere da letto, reparto isolamento, infermeria e alloggi per il personale religioso” 36. A fine 1971 venne deciso di cambiare la denominazione della struttura in “Centro ortopedagogico co. Gaetano Bonoris”, ritenuta più confacente con le finalità dell’istituzione. Nel 1971 il Centro ottenne il riconoscimento di idoneità “nei riguardi tecnici, economici e morali” da parte dell’Opera nazionale per la protezione della Maternità e dell’Infanzia (OMNI), col solo limite di contenere in un massimo di 220 unità il numero dei convittori. Nel 1973 il Lions Club della Valsabbia donò al Centro uno scuolabus Fiat 238 capace di trasportare undici adulti o sedici minori. Dagli anni Sessanta, con l’aggiornamento dei servizi e delle terapie, si ebbe una lievitazione dei costi. Venne avviata l’esperienza del semiconvitto, dando impulso alle terapie specialistiche cui potevano accedere anche minori non ospiti del Centro. Le spese di gestione, tuttavia, divenivano sempre più ingenti, tanto che nel 1974, “per contenere le spese di gestione, compatibilmente con la validità e l’efficienza dei servizi prestati, si concentrarono nel solo padiglione maschile-alti tutte le attività, occupando la sezione maschile-piccoli per la scuola e la ex scuola materna per le terapie specialistiche. Nonostante le misure adottate, per l’affermarsi dell’indiscriminato inserimento degli handicappati psichici nella 36

Ibidem.

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scuola normale vennero meno gli ospiti del centro, per cui, prima che divenisse irrimediabile la situazione economico-finanziaria, si decise nel giugno del 1976 la chiusura totale, considerata anche l’impossibilità per la Fondazione Bonoris di ripianare i disavanzi con le sue entrate patrimoniali, dopo la promulgazione della legge n. 11/1971 sull’affitto dei fondi rustici, e dai passivi della gestione del Centro Bonoris, dovuta alla riduzione delle entrate per la sensibile diminuzione del numero degli ospiti. In un verbale del 7 maggio 1976 il Sodalizio analizzava impietosamente la situazione: “L’inizio della crisi di può far risalire all’anno 1971, quando si verificò il primo consistente disavanzo di gestione, dovuto ad una improvvisa diminuzione nel numero degli ospiti. Da allora si è via via aggravata la situazione, nonostante un continuo adeguamento. Sospensione e ripresa dell’attività della Commissione erogatrice Il presidente della Congrega in una lettera del 1974, spiegando le ragioni per cui da qualche anno la Commissione non si trovava per deliberava, spiegava che ciò era dovuto “essenzialmente alla nuova disciplina sulla locazione dei fondi rustici e segnatamente alle norme che regolano la misura del canone locatizio”. Per effetto di tali disposizioni “le entrate della Fondazione hanno subito una riduzione del 60-70%, per cui la gestione, dal 1971 in poi, ha registrato un progressivo costante disavanzo; il che ovviamente rende impossibile pensare a rendite erogabili” 37. Il presidente concludeva affermando: “Attualmente è in fase di concretamento una parziale trasformazione del patrimonio ed è allo studio la ristrutturazione del Centro di Mompiano, la cui gestione è divenuta insostenibile. Se, come si spera, tali operazioni daranno risultati positivi, sarà forse possibile, nell’arco di qualche anno, ripianare tutti i disavanzi ed avere rendite disponibili per l’erogazione” 38.

37 38

ASCCA, lettera del 22 marzo 1974. Ibidem.

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L’ultima risoluzione della Commissione erogatrice della Fondazione datava 27 aprile 1972. Essa ne sospendeva il funzionamento. “Il Presidente della Congrega illustra la situazione economica della Fondazione Bonoris e quella della gestione del Centro ortopedagogico Bonoris di Mompiano. Al riguardo fa presente che, alla fine dell’Esercizio 1972, come risulta dal Bilancio, è prevista una risultanza passiva di L. 102.700.000. Detto passivo è conseguente all’entrata in vigore della nota legge 11/2/1971 n. 11 sui fondi rustici, che ha causato una enorme falcidie delle entrate per affitti dei fondi rustici, ed ai disavanzi di gestione del Centro G. Bonoris. La gestione del Centro Bonoris presenta un disavanzo complessivo di l. 69.380.411 così ripartito: anno 1968 disavanzo L. 26.900.517 anno 1969 disavanzo L. 3.3309.444 anno 1970 disavanzo L. 4.132.360 anno 1971 disavanzo L. 29.437.590 spese per le attività di addestramento professionale in esperimento nell’anno 1970 L. 1.596,260 spese per le attività di addestramento professionale in esperimento per l’anno 1971 L. 4.004, 240 totale disavanzo L. 69.380,411. Il presidente della Congrega precisa che detta situazione deficitaria è dovuta a tre principali motivi: 1) le notevoli spese incontrate dal 1968 ad oggi per l’attuazione del programma di ristrutturazione del Centro Bonoris; 2) l’aumento delle retribuzioni al personale in conseguenza dell’applicazione del riassetto tabelle stipendi, con decorrenza dal 1 luglio 1970; 3) la sensibile diminuzione del numero degli ospiti rispetto a quello preventivato in Bilancio. Aggiungasi, fra l’altro, che la retta di ricovero ha subito tre aumenti (nell’ottobre 1969 – nell’ottobre 1970 e nel gennaio 1972), ma detti aumenti si sono rivelati insufficienti a riportare in pareggio la gestione del Centro. Di conseguenza vi è la necessità, in un futuro prossimo, di effettuare un nuovo aumento di retta.

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Il Presidente della Congrega, a conclusione del suo intervento, propone alla Commissione Erogatrice che le disponibilità erogabili di L. 39.019,687, vadano a coprire parte del deficit e ciò per non aggravare ulteriormente la già precaria situazione economica della Fondazione Bonoris. La Commissione Erogatrice, udito quanto sopra esposto, viste le disponibilità erogabili e considerata la pesante situazione finanziaria in cui si trova la Fondazione Bonoris, delibera (…) di prendere atto che anche per il futuro non vi saranno rendite da erogare se le entrate effettive della Fondazione Bonoris non aumenteranno in conseguenza di un’auspicabile modifica dell’attuale legge sui fondi rustici” 39. Nella sua ultima seduta la Commissione prese dunque atto dell’assenza di rendite da erogare, se le entrate della Fondazione non fossero aumentate. Negli esercizi successivi e fino al 1985 la gestione risultò in disavanzo. Successivamente gli avanzi di amministrazione permisero alla Fondazione verso la fine degli anni Novanta di raggiungere la quota di circa 60 milioni, che potevano iniziare a costituire un buon punto di partenza per riprendere l’attività di assistenza e beneficenza che si esplica tuttora a supporto dell’azione di un ragguardevole numero di Enti.

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ASCCA, Verbale delle deliberazioni adottate dall’On. Commissione erogatrice delle rendite della Fondazione Bonoris nella seduta del 27 aprile 1972.

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Appendici


Appendice 1

Statuto FONDAZIONE CONTE GAETANO BONORIS Via Mazzini n. 5 – 25121 BRESCIA

TITOLO I Denominazione, sede, scopo, mezzi ed organi Articolo 1 La Fondazione Conte Gaetano Bonoris è stata istituita dalla Congrega della Carità Apostolica di Brescia conformemente alla volontà del Conte Gaetano Bonoris espressa con testamento olografo 20 febbraio 1922 e codicillo 29 marzo 1923 pubblicati per atti del Notaio Giovanni Nicolini. Essa è stata riconosciuta Istituzione pubblica di assistenza e beneficenza con R. D. 15 aprile 1928, che ne ha approvato lo statuto. A seguito della Sentenza 7/4/1988 n. 396 della Corte Costituzionale e delle L.L.R.R. 27/3/1990 n. 21 e 22, la Giunta Regionale della Lombardia, con Delibera 2/10/1991 n. 13264, in relazione ai caratteri propri dell’Ente, ed anche al prevalente carattere educativo-religioso già riconosciuto con espresso provvedimento statale ai sensi dell’art. 25 del D.P.R. n. 616/77, ha depubblicizzato la Fondazione e l’ha riconosciuta quale Ente Morale Assistenziale con personalità giuridica di diritto privato, ai sensi degli articoli 12 e segg. C.C. Articolo 2 La Fondazione ha sede legale in Brescia, via Mazzini n. 5, presso la Congrega della Carità Apostolica che la amministra.


Potranno essere definite sedi operative secondarie. Articolo 3 La Fondazione ha lo scopo di promuovere e sussidiare istituti, enti ed organizzazioni in genere, esistenti o futuri, delle Province di Brescia e di Mantova in parti uguali che abbiano per fine anzitutto di prestare aiuto e protezione a minori e giovani privi del sostegno familiare, purché siano dotati di un ben definito indirizzo morale, civile e religioso e provvedano, oltre che alla assistenza materiale, alla loro educazione morale; educazione morale che il fondatore volle e dichiarò scopo precipuo e caposaldo della Fondazione. Qualora i redditi lo consentissero, potranno essere promossi e sussidiati istituti, enti ed organizzazioni che assistono giovani disabili ed ammalati. La Fondazione non persegue fini di lucro. Articolo 4 La Fondazione Bonoris ritrae i mezzi per l’esercizio delle sue attività istituzionali: a) dal reddito del patrimonio mobiliare ed immobiliare, costituito da quanto il co. Gaetano Bonoris ha lasciato alla Congrega della Carità Apostolica per la sua istituzione e successive trasformazioni patrimoniali; b) dalle donazioni, elargizioni e contributi di persone ed enti; c) da ogni altra rendita od entrata non destinata ad incremento patrimoniale. Articolo 5 In conformità alla volontà del Fondatore, spettano alla Congrega della Carità Apostolica di Brescia la rappresentanza legale, l’amministrazione del patrimonio, l’approvazione delle linee programmatiche, del bilancio di previsione e del conto consuntivo annuali ed il controllo della contabilità della Fondazione.

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Dette funzioni sono attribuite e saranno svolte secondo le norme dello Statuto della Congrega di Brescia stessa, che varrà per quanto non contemplato dal presente. Articolo 6 Il patrimonio della Fondazione sarà amministrato dalla Congrega della Carità Apostolica di Brescia, separatamente dal proprio. Per il godimento della tenuta dei Cervi e l’uso della annessa Villa Padronale è provveduto con convenzione separata tra la Fondazione Bonoris e l’Istituto Provolo pei sordomuti in Verona.

TITOLO II La Commissione Consultiva

Articolo 7 L’erogazione delle rendite sarà decisa ogni anno su proposta della Congrega della Carità Apostolica di Brescia e con l’approvazione della Commissione Consultiva. Alla Commissione dovrà essere sottoposta una relazione sull’attività svolta dalla Fondazione. Articolo 8 La Commissione Consultiva è composta di tre membri di cui uno delegato dal Vescovo di Brescia, uno dal Vescovo di Mantova, ed uno dalla Famiglia Soncini, scelto dai due membri più anziani di detta famiglia in linea diretta; in difetto la designazione del terzo membro sarà fatta dal Sodalizio della Congrega della Carità Apostolica di Brescia.

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Articolo 9 La Commissione Consultiva, che dovrà curare la compilazione di un regolamento per il proprio funzionamento, nominerà nel proprio seno il Presidente. Questi, d’accordo con il Presidente della Congrega, provvederà alle convocazioni. Il Segretario della Congrega della Carità Apostolica fungerà da Segretario della Commissione. Ai membri della Commissione non spetterà alcuna indennità.

TITOLO III Disposizioni varie Articolo 10 L’esercizio finanziario ha inizio il primo gennaio e termina il 31 dicembre di ogni anno. I bilanci preventivo e consuntivo, predisposti a cura del Collegio degli Amministratori della Congrega della Carità Apostolica di Brescia, sono sottoposti all’approvazione del Sodalizio della Congrega stessa rispettivamente entro il mese di dicembre antecedente ed entro il mese di aprile successivo all’anno cui i bilanci si riferiscono. L’approvazione delle linee generali programmatiche deve avvenire entro il mese di settembre. Il servizio di cassa è affidato ad Istituto bancario scelto dal Collegio degli Amministratori della Congrega della Carità Apostolica.

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Articolo 11 In caso di scioglimento, il patrimonio della Fondazione sarà devoluto alla Congrega della Carità Apostolica di Brescia. Articolo 12 Per quanto non previsto dal presente statuto e da quello della Congrega della Carità Apostolica di Brescia valgono le disposizioni del Codice Civile e le altre disposizioni di legge sulle persone giuridiche private. L’attività e l’ordinamento della Fondazione sono ispirati al principio della libertà ed autonomia dell’assistenza privata, fissati dall’art. 38 della Costituzione Italiana. Norma Finale Il presente statuto è stato redatto dagli organi della Congrega della Carità Apostolica di Brescia con l’intento di adeguare il precedente al mutato quadro normativo ed all’attuale contesto sociale e allo scopo di recepire le regole di funzionamento dell’Ente consolidatesi nella prassi. Viene quindi allegato al presente lo statuto originario, che costituisce patrimonio ideale della Fondazione e che, ove si rendesse necessario, rappresenterà strumento interpretativo delle vigenti norme statutarie.

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Appendice 2

Regolamento “Fondazione Co. Gaetano Bonoris” Articolo 1 La Congrega della Carità Apostolica di Brescia amministra sotto il nome di "Fondazione Co. Gaetano Bonoris" i beni ad essa pervenuti per disposizioni testamentarie 20 Febbraio 1922 e 2 Marzo 1923 del Co. Bonoris, secondo gli scopi indicati dal testatore e secondo le norme dei propri statuti e dei propri regolamenti. All'amministrazione adibisce il proprio personale tecnico e amministrativo, caricandone alla Fondazione le spese pro quota. Detta Fondazione, per quanto non sia disciplinata dal presente regolamento, sarà retta dalla legge 17 luglio 1890 n. 6972 e successive modificazioni. Articolo 2 La Fondazione ha per oggetto di promuovere e sussidiare istituzioni di pubblica beneficenza, nelle Provincie di Brescia e di Mantova in parti uguali, con speciale riguardo a quelle istituzioni esistenti o future che abbiano per fine anzitutto l'assistenza e la protezione degli esposti dal momento in cui cessa l'assistenza legale delle Provincie, nonché alla fanciullezza abbandonata d'ambo i sessi, purché tali istituzioni siano dotate di un ben definito indirizzo morale, provvedendo oltre che alla assistenza materiale, all'educazione morale dei giovani ricoverati; educazione morale che il fondatore volle e dichiarò scopo precipuo e caposaldo della fondazione. Qualora poi i redditi lo consentissero, potranno essere sussidiati istituti di rachitici, di scrofolosi, di tubercolotici, esclusi però tutti quelli a favore degli orfani e combattenti in guerra. Articolo 3

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Il patrimonio della Fondazione è costituito da quanto il compianto Co. Gaetano Bonoris ha lasciato alla P.O. Congrega della Carità Apostolica con suo testamento 20 febbraio 1922 e 2 marzo 1923 (pubblicati a rogiti del notaio dr. Giovanni Nicolini di Mantova il 22 Dicembre 1923 al n. 2309 di rep.) depurato da tutte le passività e dal pagamento al legatario, nob. Ercole Soncini, della somma convenuta a tacitazione delle sue richieste così e come risulta dalla transazione in data 15 settembre 1925 approvata dalla G.P.A. in data 25 agosto 1925. Articolo 4 La Fondazione pagherà ogni anno, e in due rate eguali scadenti il 30 giugno e il 31 dicembre, alla Congregazione di Carità di Montichiari, la somma complessiva di L. 12.000. Articolo 5 Per il godimento della Tenuta dei Cervi e la erogazione delle rendite della relativa villa, si provvederà, a norma delle indicazioni del testamento, con regolamento speciale da approvarsi dalla Congrega della Carità Apostolica. Articolo 6 Il patrimonio della Fondazione sarà amministrato dalla Congrega della Carità Apostolica, secondo le norme dell'art. 1 e sarà tenuto distinto dal proprio; la Fondazione avrà ogni anno un proprio bilancio preventivo e un proprio conto consuntivo. Articolo 7 Le proposte di erogazione delle rendite nette dall'onere verso la Congregazione di Carità di Montichiari e da ogni altro onere patrimoniale e fiscale saranno sottoposte ogni anno dalla P.O. Amministratrice all'approvazione di una Commissione nominata come appresso. Tale Commissione, che nella sua prima adunanza curerà la compilazione del proprio regolamento, dovrà anche vigilare con ogni diligenza l'indirizzo morale degli istituti indicati all'art. 2. La Commissione sarà composta di tre membri di cui uno delegato dal Vescovo di Brescia, uno dal Vescovo di Mantova, ed uno dalla famiglia Soncini, scelto fra i due membri più anziani di detta famiglia in linea diretta; in difetto, la

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designazione del terzo membro sarà fatto dal Sodalizio della P.O. Congrega della Carità Apostolica. Articolo 8 La scadenza e la sostituzione dei membri della Commissione saranno regolate dalle norme stabilite dalla legge 17 luglio 1890 n. 6972 sulle Istituzioni pubbliche di Beneficenza e successive modifiche. Ai membri della Commissione residenti in Brescia, non spetterà alcuna indennità; agli altri saranno rimborsate le spese sostenute per partecipare alle sedute. Articolo 9 La Commissione nominerà nel proprio seno il Presidente; questo, d'accordo con la Presidenza della Congrega, provvederà alle convocazioni. Il Segretario della Congrega di Carità Apostolica, fungerà da Segretario della Commissione. Articolo 10 La Rappresentanza legale della fondazione è devoluta al Presidente della Congrega della Carità Apostolica. La Presidenza è incaricata di sottoporre la presente deliberazione alla G.P.A. per la necessaria approvazione. F.ti BELUSCHI avv. FAUSTO CALINI ing. VINCENZO SALVI BATTISTA Il Segretario Dr. G. CERESOLI

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Appendice 3 Regolamento Commissione Direttiva “Fondazione Co. Gaetano Bonoris” Articolo 1 È costituita la Commissione prevista dalle disposizioni del testamento del Conte Gaetano Bonoris 20 febbraio 1922 pubblicate con atto 22 Dicembre 1923 Notaio Nicolini. Articolo 2 La Commissione ha lo scopo di esaminare e di esprimere il proprio parere sulle proposte di erogazione dei redditi della Fondazione Bonoris fatte dall'Amministrazione della Veneranda Congrega Apostolica di Brescia a favore di istituzioni delle Provincie di Mantova e Brescia con speciale riguardo alle istituzioni esistenti o future che abbiano per fine l'assistenza e la protezione degli esposti dalla loro nascita, nonché della fanciullezza abbandonata, maschi e femmine, con un ben definito indirizzo morale. Articolo 3 La Commissione è composta di tre membri nominati uno dalla famiglia Soncini di Brescia, uno dal Vescovo di Brescia e il terzo da quello di Mantova. I membri durano in carica due anni e possono sempre essere riconfermati. Articolo 4 La Commissione nomina nel suo seno il Presidente. Questi convoca la Commissione, la presiede e la rappresenta. Articolo 5 La Commissione ha la propria sede in Brescia presso gli Uffici della Veneranda Congrega Apostolica, amministratrice della Fondazione Bonoris. Uno degli impiegati della Pia Opera funge da Segretario della Commissione.

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Articolo 6 Le prestazioni dei membri della Commissione sono gratuite: saranno rimborsate dall'Amministrazione della Fondazione le spese incontrate dai Commissari per l'esaurimento del proprio mandato. Articolo 7 La Commissione si raduna ordinariamente due volte all'anno nei mesi di Novembre e di Giugno e straordinariamente tutte le volte che uno dei suoi membri, o l'Amministrazione della Fondazione lo credano opportuno. La convocazione sarà fatta con invito da recapitarsi ai Commissari almeno cinque giorni prima della seduta. Articolo 8 L'Amministrazione della Fondazione presenterà ogni anno alla Commissione i risultati finanziari della gestione, tutte le domande di sussidio perventuele, le proposte che in merito ad esse, e che in genere per l'assegnazione dei sussidi, l'Amministrazione credesse di fare. La Commissione ha la facoltà di controllare l'andamento contabile e amministrativo della Fondazione. Essa esamina le singole richieste e proposte di sussidio istruendo le domande stesse con tutti i mezzi ritenuti idonei allo scopo. Potrà accertarsi del bisogno dei singoli istituti e dei privati con sopra luoghi, visite domiciliari, assumendo informazioni, ecc. Articolo 9 Dovrà in modo particolare accertarsi e controllare che alla fanciullezza assistita e sussidiata dalla Fondazione sia impartita una completa educazione morale, secondo il volere espresso dal benefico testatore. Articolo 10 Ogni anno la Commissione presenterà all'amministrazione della Fondazione una relazione sul lavoro compiuto colle eventuali proposte che essa credesse di fare per la gestione futura, tanto in via economica che morale pel raggiungimento degli scopi della Fondazione.

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INDICE

Presentazione PARTE PRIMA Le attività della Fondazione Bonoris Un dono che continua L’ottica di un sistema di servizi in rete Il patrimonio immobiliare a servizio dei più deboli

PARTE SECONDA Vicende storiche Una figura poco conosciuta Gaetano Bonoris: le origini familiari Un’attività generosa Il testamento del conte Bonoris La Congrega della Carità Apostolica Il cammino verso la Fondazione Bonoris Ente Morale e approvazione dello Statuto La Commissione erogatrice e la distribuzione degli aiuti L’Istituto Bonoris a Mompiano (1940-1950) Le erogazioni e le attività degli anni Cinquanta-Sessanta Il Centro Bonoris negli anni Sessanta-Settanta Sospensione e ripresa dell’attività della Commissione erogatrice


APPENDICI Appendice 1 - Lo Statuto della Fondazione “Gaetano Bonoris” Appendice 2 - Il Regolamento della Fondazione “Gaetano Bonoris” Appendice 3 - Il Regolamento della Commissione Erogatrice della Fondazione”

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