IL CUBO - n.23 2019

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MOSTRE

REVOLUTIJA: L’AVANGUARDIA PRIMA DELLA PROPAGANDA

di Francesca Sibilla

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evolutija è il titolo dell’esposizione che ha animato il Museo d’Arte Moderna di Bologna con più di settanta opere d’arte, foto d’epoca, filmati storici e costumi teatrali appartenenti al periodo del primitivismo, cubismo-futurismo, suprematismo e oltre. Curata dal Museo di Stato Russo di San Pietroburgo, in collaborazione con le istituzioni delle due città e l’Università di Bologna, l’esposizione ha reso visibile al grande pubblico i capolavori dei protagonisti della storia dell’arte moderna e contemporanea russa sconosciuti ai più. “Revolutija” abbraccia un arco di tempo relativamente breve, venti-trent’anni, dal primo movimento rivoluzionario russo (1905) all’affermazione dello stalinismo. In questi anni il legame tra movimenti artistici, storici e culturali è strettissimo, non sempre univoco o facile da decifrare. In alcuni casi la rivoluzione artistica precede quella storica: gli artisti sono i primi innovatori e rivoluzionari e anticipano la rivoluzione con le loro opere. In altri casi irrompono in itinere nel movimento rivoluzionario cui danno voce anche attraverso le loro opere, per arrivare infine al momento in cui l’arte diviene il “braccio operativo” del regime tant’è che si parla di “arte di stato”. Dagli inizi del ‘900 agli anni ‘20-30, numerosissime sono le correnti artistiche, scuole, movimenti d’avanguardia che si susseguono in Russia con personalità, idee e tecniche molto diverse tra loro, spesso opposte. Questo, in larga parte, riflette lo stato d’animo e l’ambivalenza del popolo russo di allora: parte della popolazione richiedeva libertà, rispetto dei diritti umani fondamentali e voleva uscire dalla

povertà, altri, all’opposto, non volevano alcun cambiamento, lo ostacolavano, ne avevano paura. La convivenza di queste due anime, fil rouge della mostra, è evidente già nella sala di ingresso che ospita le due grandi tele Che vastità e 17 ottobre 1905. Eseguite entrambe nel 1905 dallo stesso artista Il’Ja Repin, esponente del realismo, sono opere molto diverse tra loro. In Che vastità due giovani esponenti della borghesia russa, un uomo e una donna, si lasciano trasportare dalle onde del mare in un moto quasi gioioso. Il quadro è ancora legato alla tradizione, forme e colori non sono nuove, l’atmosfera è romantica, tardo ottocentesca. A giudizio unanime dei critici il quadro simboleggia “la gioventù russa che non ha perso il coraggio, la fiducia e le speranze nonostante i guai che l’hanno colpita” (Stasov). Se in Che vastità la rivoluzione russa è ai suoi albori, accennata e richiamata in modo allegorico dal movimento delle onde, in 17 ottobre 1905, la rivoluzione esplode. La folla borghese insorge in un movimento di piazza a San Pietroburgo per reclamare a grande voce i diritti essenziali. Il giovane amnistiato issato dal popolo con le manette in mano in segno di libertà, il mazzo di fiori rosso, segnale di opposizione al potere ufficiale, lo stendardo issato sono i simboli del moto rivoluzionario. L’elemento di rottura non è tanto la modalità di rappresentazione, sempre piuttosto tradizionale, quanto il messaggio rivoluzionario, l’entusiasmo e l’euforia anche se dai libri sappiamo che furono giornate san-

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