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AREE DI SERVIZIO - CAR CARE - CAR WASH - CONVENIENCE STORE - ENERGIA - ENERGIE ALTERNATIVE - OIL - SICUREZZA - VIABILITÀ

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Sommario numero 155

DOSSIER Il futuro della stazione di servizio Museo Fisogni Pagina 27

DOSSIER Intervista a Bruno Bearzi, Presidente di Figisc

DOSSIER Intervista a Martino Landi, Presidente Nazionale FAIB

Pagina 31

Pagina 35

DOSSIER Intervista a Luca Vazzoler Coordinatore Gruppo Giovani Assopetroli-Assoenergia Pagina 40

ANTEPRIMA AUTOPROMOTEC

AUTOLAVAGGI Importanza della customer experience Pagina 62

Pagina 44

pag. 9 Editoriale pag. 10 Cover Story WashTec pag. 14 News

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anno XVIII - numero 155 Per abbonamenti: abbonamenti@edizionitecniche.it

E.T. SRL Edizioni Tecniche Direzione, Redazione, Amministrazione Via Quasimodo 1, 20068 Peschiera Borromeo - Milano Tel. 0266984880 - Fax. 0266988427

Consulente editoriale Sergio Galimberti Direttore responsabile Camilla Galimberti camilla.galimberti@edizionitecniche.it Redazione redazione.ferramenta@edizionitecniche.it Collaboratori Giusi Berri, Filippo Bossola, Anna Capogna, Chiara Caputi, Michele Dematteis, Duilio Lui, Elisa Maranzana, Vincenzo Marchi, Mario Noremi, Alessandro Ribaldi, Anna Simone, Carlo Tagliagambe, Marilena Del Fatti Per Car Wash Edoardo Favagrossa, Gianni Meschi, Stefano Rodolfi Impaginazione Laura Longoni Stampa Agf Spa - Via Tecchione, 36 - 20098 San Giuliano Milanese Digital Marketing Erika Roach portali@edizionitecniche.it

Relazioni Esterne e Ufficio Traffico Rossella Bianchi Tel. 02-66988424

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editoriale di Camilla Galimberti

Digital Signage, il nuovo modo di comunicare Il digital signage è una forma di comunicazione di prossimità sul punto vendita anche nota in Italia come segnaletica digitale, i cui contenuti vengono mostrati ai destinatari attraverso schermi elettronici o videoproiettori appositamente sistemati in luoghi pubblici. Le peculiarità del digital signage sono sostanzialmente: • la possibilità di modificare i contenuti in maniera dinamica • l’obiettivo di far ricevere un messaggio in un luogo specifico in un tempo specifico. Le caratteristiche di questa forma pubblicitaria permettono di trasformare in pochi istanti uno spazio pubblicitario in diverse applicazioni. Il contenuto mostrato su schermi digitali può spaziare dal semplice testo ad immagini statiche arrivando fino a video in movimento con o senza audio. Alcune reti di digital signage sono comparabili ad un canale televisivo dal contenuto sia di intrattenimento che informativo, intercalato da segmenti pubblicitari. È possibile creare contenuti audiovisivi multimediali (da semplici bacheche a scorrimento fino a video poster), che appaiono su Lcd, schermi al plasma o vengono videoproiettati, trasformandosi in comunicazioni qualitativamente paragonabili a quelle televisive. I contenuti possono essere gestiti da programmi applicativi, attraverso un personal computer o altre apparecchiature, permettendo al singolo o al gruppo di lavoro di modificare in remoto il contenuto, normalmente via internet o LAN, in maniera veloce ed efficiente. Seppur in ritardo rispetto alle tendenze internazionali, d’oltremanica e d’oltreoceano, il digital signage sta nascendo e crescendo anche in Italia. Ad oggi l’applicazione è fortemente richiesta in vari settori, anche i punti vendita ferramenta, che trovandosi sempre più in competizione con nuove realtà nate dopo la parziale liberalizzazione del mercato, richiedono sempre più mezzi innovativi per comunicare e veicolare la fidelizzazione del cliente. Si stanno muovendo verso questa forma di comunicazione anche altri settori come la Grande distribuzione organizzata, le agenzie di viaggio e le aziende di franchising in genere che, secondo le stime fornite dall’esperienza fatta negli Stati Uniti, trarrebbero un considerevole aumento di fatturato nei punti vendita stessi dove sono installati sistemi di digital signage.

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Cover Story]

WashTec

sempre più Smart ad Autopromotec

Digitalizzazione, personalizzazione e uso responsabile di una risorsa primaria come l’acqua. Questi i trend che l’azienda interpreta con il nuovo portale SmartCare, ma anche con l’app EasyCarWash e l’impianto di riciclaggio dell’acqua AquaPur Modular. Anche quest’anno WashTec prende parte ad Autopromotec con uno stand che ne conferma il ruolo di protagonista indiscussa dell’innovazione nel settore dell’autolavaggio. Tra le altre novità, la prima è il nuovo impianto SmartCare presentato a Bologna in anteprima nazionale. Si tratta di un portale completamente nuovo nel design e anche nelle funzioni che deve il suo nome al fatto che molte funzioni sono state migliorate ed ottimizzate. Inoltre, è incredibilmente affida-

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bile e resistente e garantisce la massima flessibilità. Soprattutto, a rendere “Smart” di nome e di fatto questo portale è il fatto che “permetterà ai nostri clienti di raggiungere livelli di business mai visti prima” commenta Gian Luca Meschi, Amministratore Delegato di WashTec Srl. SmartCare: l’impianto di lavaggio più smart sotto tutti gli aspetti Questo nuovo impianto di lavaggio fissa un


nuovo standard nel settore dell’autolavaggio. La massima flessibilità offerta dalle nuove funzioni ottimizzate di SmartCare porta il business dei gestori a livelli non ancora raggiunti. Un collegamento Internet è tutto quello che serve loro per collegarsi al proprio impianto di lavaggio da qualsiasi parte del mondo. Che si tratti della determinazione dei prezzi, del dosaggio dei prodotti chimici o delle impostazioni sui programmi di lavaggio, grazie all’accesso remoto, in qualsiasi momento e con un semplicissimo clic del mouse i gestori possono valutare, monitorare e personalizzare le impostazioni in base alle esigenze della propria attività. A seconda delle situazioni, con un semplice clic è possibile ottimizzare il rapporto fra migliore qualità e massima velocità.

Smart attraverso il controllo adattativo Con SmartCare qualsiasi impostazione è sotto il controllo del gestore: i programmi di lavaggio desiderati possono infatti essere adeguati secondo le esigenze in qualsiasi momento, semplicemente premendo un pulsante, senza fatica, senza tecnico per l’assistenza, senza particolari abilità. SmartCare può essere perciò adeguato alla perfezione alla stagione dell’anno, o addirittura ai momenti di punta giornalieri, per ottenere così il massimo dall’impianto di lavaggio. Naturalmente tutte le funzioni possono essere monitorate, gestite ed impostate tramite accesso remoto.

prodotto chimico sbagliato o in quantità troppo scarse. Con SmartCare tutto questo appartiene al passato. Che si tratti delle zone normali o di quelle particolarmente problematiche del veicolo, l’impianto dosa i prodotti chimici per il lavaggio proprio in base a dove vengono erogati. L’indicatore di livello consente di monitorare alla perfezione il prodotto chimico e di ordinarlo per tempo in modo da evitare errori di dosaggio o di ritrovarsi con il serbatoio vuoto a causa dell’esaurimento dei prodotti chimici per il lavaggio. Grazie all’accesso remoto i gestori possono regolare il dosaggio dei prodotti in base al programma e comodamente con un clic. Proprio come l’attività di lavaggio richiede. Smart, perché le dimensioni dell’auto non contano più Mini o Suv non importa: grazie alla nuova larghezza del passaggio massima pari a 2,66 m. SmartCare è perfetto anche per i veicoli alti e larghi, che finora non era possibile lavare negli impianti tradizionali. Si tratta quindi di un notevole vantaggio competitivo per i gestori che incrementano il loro potenziale d’affari, in quanto possono acquisire come clienti anche i conducenti di veicoli più larghi senza dover destinare più spazio all’impianto. Oltre alla nuova larghezza di lavaggio, l’impianto offre anche la possibilità di regolare l’altezza di lavaggio in step di 5 cm, per sfruttare al meglio l’altezza della baia di lavaggio.

Smart, perché dosa alla perfezione i prodotti chimici SmartCare permette di dosare i prodotti chimici in modo personalizzato, economico e con la massima efficienza. Risultati di lavaggio insoddisfacenti sono spesso dovuti all’uso del

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Cover Story] Smart, per la perfezione del lavaggio e la semplice manutenzione SmartCare coniuga i migliori prodotti chimici con un’applicazione perfetta della schiuma e un autentico spettacolo. Con l’orientamento ottimale degli ugelli di nebulizzazione garantisce una migliore applicazione della schiuma su tutta la superficie, sia sui veicoli di piccole che di grandi dimensioni. Allo stesso tempo i prodotti chimici per il lavaggio ad alte prestazioni assicurano un risultato di lavaggio straordinario. E gli ugelli di nebulizzazione “Quick fit” possono essere sottoposti a manutenzione in modo facile, senza utensili né grande impegno. Smart, grazie al design all’avanguardia Il design moderno, chiaro dal punto di vista tecnico e giovane può essere personalizzato in piena libertà. Il vetro di alta qualità è stampato sul retro e resistente ai prodotti chimici, è facile da pulire e di lunga durata. Inoltre, funge da protezione per i LED che vengono posizionati dietro di esso. Il moderno design 3D con parte anteriore inclinata risulta accattivante e non passa certo inosservato. Un tratto distintivo per i gestori. Smart, perché sensori intelligenti si occupano della precisione dei comandi Con FlexControl 2.0 e MultiFlex 2.0 SmartCare fissa nuovi standard. Con FlexControl le spazzole verticali SofTecs vengono regolate da un comando migliorato supportato da sensori in combinazione con una posizione inclinata in continuo. Insieme alle spazzole dal diametro perfettamente adeguato al fabbisogno, è possibile ottenere un elevato angolo di avanzamento in profondità del profilo laterale e la pressione di contatto ideale - dallo spigolo del tetto fino alla zona sottoporta. La precisione della tecnologia di controllo basata su sensori di MultiFlex 2.0 fa sì che la spazzola verticale multidimensionale si adatti in modo flessibile alla parte posteriore inclinata dell’auto. Con assi di inclinazione separati le spazzole verticali MultiFlex lavano mantenendo il massimo contatto con il veicolo, dal retro fino al montante posteriore. Smart, grazie all’alta pressione e all’asciugatura dal flusso ottimizzato Sporco molto ostinato e superfici irregolari dei veicoli sono una sfida che SmartCare affronta con l’alta pressione. I TurboNozzle - ugelli a getto concentrato rotanti - ulteriormente mi-

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gliorati, assicurano un prelavaggio ottimale con un forte getto ad alta pressione. Con la massima precisione nella parte anteriore, posteriore, e ora anche del sottoporta. Gli angoli di erogazione perfettamente regolati garantiscono un lavaggio ad alta pressione di tutta la superficie del veicolo, in modo efficiente e con il migliore risultato. L’asciugatura dal flusso ottimizzato, il preciso movimento a copiare e la massima efficienza che caratterizzano SmartCare garantiscono risultati di asciugatura perfetti con ogni tipo di veicolo. E questo significa da un lato una maggiore redditività dell’attività di lavaggio, dall’altro la massima soddisfazione e fidelizzazione dei clienti.

EasyCarWash Il trend dell’azienda è sia verso la digitalizzazione che la personalizzazione. Ovunque vi sia un conducente d’auto che possiede uno smartphone, lì si trova un potenziale cliente dell’autolavaggio. Chi non si tiene al passo, perde posizioni, il maggior comfort fidelizza i clienti, assicurando in tal modo anche il successo in futuro. L’app EasyCarWash è il modo più semplice di lavare l’auto: per una quota mensile fissa, i clienti di EasyCarWash possono effettuare tutti i lavaggi che desiderano, avendo sempre la possibilità di scegliere se acquistare un singolo lavaggio oppure impiegare un credito di lavag-


gio attraverso l’app. Oltre a questo, il gestore dell’impianto di lavaggio riesce a distinguersi dalla concorrenza per l’elevato livello di comfort offerto. In questo modo, a prescindere dalle condizioni meteo, dalla stagione e dal giorno della settimana, aumenta i propri guadagni anche di oltre il 20%.

Il Riciclo dell’acqua Insieme alla digitalizzazione, quello del riciclo dell’acqua sarà un altro tema importante proposto da WashTec nello stand di Autopromotec. Molti non sanno che per un bagno in una comune vasca si consumano 150 litri d’acqua. In un autolavaggio munito di impianto di lavaggio a portale con riciclaggio dell’acqua il consumo di acqua pulita oscilla per lavaggio fra i 15 e i 25 litri a seconda del programma. Ciò significa che con un impianto di riciclaggio dell’acqua i risparmi superano di gran lunga i costi. In questo scenario WashTec presenta AquaPur Modular, l’impianto di riciclaggio dell’acqua configurabile su misura che, grazie alle tante opzioni, consente di ottenere il massimo riciclo dell’acqua. Questo sistema di riciclo non è utilizzabile solo per impianti a portale, ma anche per Takt, portali doppi e impianti di lavaggio per mezzi pesante così come per piccoli tunnel SoftLine Compact. Infatti, grazie al principio di design modulare di WashTec, può essere adattato individualmente a tutte le esigenze dei clienti e del sito e può essere utilizzato anche all’interno della sala tecnica più ristretta. Il Sistema modulare permette adeguare l’installazione al sito specifico. Il telaio separato per-

mette anche, ad esempio, di installare il sistema di riciclo in un angolo. La capacità filtrante può essere implementata a 3 livelli. L’AquaPur Modular permette non solo una capacità filtrante aggiuntiva, ma anche diverse varianti di capacità produttiva, che può essere estesa fino a 3 serbatoi aggiuntivi.

Non solo impianti: ShineTecs e ShieldTecs! Allo stand WashTec Auwa, l’azienda di detergenti di proprietà dell’azienda, presenta gli innovativi prodotti per la cura dell’auto ShineTecs e ShieldTecs!, un super-abbinamento per aumentare il fatturato. Consente, infatti, ai gestori di coniugare il massimo splendore con la perfetta protezione, ottenendo brillanti risultati di lavaggio globali e clienti soddisfatti. I prodotti di qualità superiore ShineTecs e ShieldTecs della serie TecsLine di Auwa giustificano prezzi medi di lavaggio più alti e determinano così un aumento di fatturato per i gestori.

sarà presente ad Autopromotec 2019 al Padiglione 25 Stand A17


news

Appuntamento in pillole con la sicurezza, le fiere del settore, le novità prodotto

Idrobase Group: nel Q1 il fatturato è cresciuto del 40% Idrobase Group, operante nel settore della produzione di impianti di nebulizzazione ed idropulitrici e relativi componenti, comunica di aver chiuso il primo quadrimestre del 2019 con un fatturato in crescita del 40% ottenuta grazie alla commercializzazione di Elefantino Lavaggio, un prodotto ideale per l’abbattimento delle polveri sottili in aree di piccole/medie dimensioni, oltre che con il consolidamento di tutti gli altri prodotti a catalogo. Il Gruppo vanta un’incidenza dell’80% delle esportazioni e una presenza nel mercato in più di 90 Paesi al mondo.

Cassazione: i reflui da autolavaggio sono scarichi industriali Le acque reflue provenienti da autolavaggio sono da considerarsi come scarichi industriali che devono essere autorizzati. L’Ordinanza 4 aprile n 14762 della Corte di Cassazione ha stabilito che lo scarico non autorizzato di reflui da impianti di autolavaggio integra il reato di cui all’articolo 137, Comma 1 del D. Lgs. 152/2006 “Norme in materia ambientale” in quanto si tratta di acque che non possono essere assimilate a quelle domestiche. Nel confermare la condanna della titolare di un impianto del Lazio per lo scarico delle acque reflue industriali originate dall’attività di officina e di autolavaggio veicoli la Suprema Corte ha ricordato la natura di insediamenti produttivi

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degli impianti di autolavaggio che deriva loro dal fatto che utilizzano in quantità e continuità detersivi e anche altri materiali che interagiscono nelle operazioni di autolavaggio dando luogo ad un inquinamento chimico costante, Per questo motivo la Suprema Corte ha ritenuto che non sia possibile configurare un’assimilabilità degli stessi agli scarichi civili provenienti da insediamenti abitativi e caratterizzato da uso limitato di detersivi. Non è la prima volta che la Corte di Cassazione si pronuncia sulla materia. Con la sentenza 6 dicembre 2016, n. 51889 aveva già rigettato le doglianze del titolare di una impresa di autolavaggio che aveva subito una condanna per avere versato direttamente sul suolo senza autorizzazione le acque reflue derivanti dalla sua attività e che aveva richiesto di considerarli “domestici”. Nella sentenza la Suprema Corte aveva ricordato che gli impianti di autolavaggio hanno natura di insediamenti produttivi in considerazione della qualità inquinante dei reflui, diversa e più grave rispetto a quella dei normali scarichi delle abitazioni, nonché per la presenza di residui come oli minerali e sostanze chimiche contenute nei detersivi e nelle vernici eventualmente staccatesi da automobili usurate. L’articolo 137 del D. Lgs. 152/2006 stabilisce sanzioni che prevedono l’arresto o il pagamento di un’ammenda la cui durata e entità varia in funzione della gravità dell’infrazione e della pericolosità delle sostanze contenute nelle acque reflue.


Bancomat e Up insieme per una rete carburanti a zero contanti

rappresentato il 53% del totale (23,2 miliardi di euro) pari a oltre il 6% dell’intero contante circolante sul territorio nazionale. Con il supporto dei nuovi servizi di Bancomat e con l’ausilio di nuove campagne informative ed iniziative congiunte di promozione all’uso dei pagamenti elettronici, l’azienda che gestisce i circuiti di prelievo e pagamento più diffusi e conosciuti in Italia e UP lanciano così una sfida al settore nell’intento di accelerare l’utilizzo delle tecnologie digitali in modo da tutelare la sicurezza di clienti ed esercenti, ma anche da rendere sempre più trasparenti e fruibili le operazioni di pagamento sulla rete carburanti. “I pagamenti digitali sono oggi la soluzione di pagamento più rapida e sicura. Le aziende nostre associate credono fortemente in questi strumenti e stanno investendo per renderli sempre più fruibili all’utente finale anche con specifiche apps digitali gratuite”, ha dichiarato il Presidente di Unione Petrolifera, Claudio Spinaci sottolineando che iniziative come quella “che abbiamo lanciato con Bancomat S.p.A. sono importanti perché aiutano a far crescere la consapevolezza nell’opinione pubblica che una riduzione nell’uso dei contanti è un vantaggio per tutti - Stato, consumatori ed esercenti - in quanto rappresenta un freno alla diffusione dell’illegalità nella vendita dei carburanti per autotrazione”.

Mira a rilanciare il progetto “Zero Contanti” avviato nel 2017 da Unione Petrolifera con l’obiettivo di informare e sensibilizzare gli esercenti e i clienti sui vantaggi dei pagamenti digitali, l’iniziativa promossa lo scorso 7 aprile congiuntamente da Bancomat S.p.A. e Unione Petrolifera. Da quando è stato presentato Zero Contanti ha già contribuito a una riduzione di circa il 7% nell’uso del contante per l’acquisto di carburanti. Una percentuale che però non è ancora sufficiente a rendere la rete meno vulnerabile rispetto a furti e rapine, nonché ad attività di riciclaggio della criminalità organizzata. Stando ai dati diffusi in occasione dell’evento, infatti, nel 2018 sulla rete di distribuzione di carburanti italiana sono stati venduti circa 28,6 miliardi di litri di benzina e gasolio, per un incasso di 43,7 miliardi di euro (di cui 26,6 miliardi rappresentati da tasse - accise e IVA). Gli acquisti effettuati in contanti hanno

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Exide sponsor del Team Intact GP Racing per la stagione Moto2 2019 Exide Technologies fornitore a livello globale di soluzioni per l’accumulo di energia nei settori transportation e industrial, annuncia la sponsorizzazione del team Intact GP per la stagione 2019 del campionato Moto2 che ha suscitato il suo interesse perché coinvolge e raggiunge un’importante audience tramite TV, radio e web. La collaborazione tra Exide e il Team Intact GP si estende anche alla stagione inaugurale del campionato MotoE, dove si sfideranno le moto elettriche. Il pilota che rappresenterà Intact GP sarà lo svizzero Jesko Raffin che dopo essere stato il più giovane campione della Yamaha Cup champion all’età di 15 anni, vanta oggi diversi anni di esperienza in Moto2. La sponsorizzazione porterà l’attenzione sulla gamma Exide Motorbike & Sport, che include le batterie Li-Ion, GEL, AGM Ready, AGM e Conventional, ciascuna progettata per diversi tipi di

utilizzo. La batteria agli ioni di litio di Exide è fino all’80% più leggera di una batteria per moto convenzionale, consentendo accelerazioni più elevate, una frenata più reattiva e una migliore manovrabilità. Non richiede manutenzione, offre una ricarica eccezionalmente rapida e caratteristiche di sicurezza massime.

Shell tra i protagonisti della Wind Europe Conference di Bilbao C’era anche Shell tra gli oltre 300 espositori provenienti da 50 Paesi che hanno partecipato alla Wind Europe Conference di Bilbao svoltasi dal 2 al 4 aprile scorso. Tre i temi chiave trattati nel corso dell’evento: la transizione energetica in Europa, il settore eolico e il rapporto cittadini europei-eolico. Nei prossimi dieci anni l’energy mix internazionale e domestico subirà importanti cambiamenti e l’energia eolica ha il potenziale per giocare un ruolo importante. A giugno 2018 l’Unione europea ha aumentato l’obiettivo delle energie rinnovabili al 32% entro il 2030. Shell, tramite la Business Unit Shell New Energies, ha annunciato di voler aumentare i propri investimenti per 2 miliardi di dollari all’anno a livello globale in nuove energie. La sfida è quella di ridurre il proprio carbon footprint del 20% entro il 2035. A Bilbao, Shell Lubricants ha presentato Shell Omala S5 Wind, un lubrificante sviluppato appositamente per gli ingranaggi industriali, capace di prevenire blocchi non programmati e di ottimizzare costi operativi e di manutenzione. Da una ricerca di G-Cube rielaborata da Shell Lubricants, è emerso infatti che tra le 175 mila turbine presenti a livello globale, si contano ogni anno 1.200 guasti alla trasmissione che arrivano a costare tra i 300 e i 500 mila dollari ciascuno, per un costo complessivo di 600 milioni di dollari all’anno. Shell Omala S5 Wind 320 permette di ridurre i costi di manutenzione delle turbine, allungando gli intervalli di cambio olio fino a 10 anni e garantendo ottime performance anche a bassissime temperature. All’offerta di lubrificanti, Shell aggiunge una rete di oltre 260 esperti e tecnici che viene messa a disposizione dell’industria energetica, che vede il 76% delle aziende ricercare nei propri fornitori di lubrificanti un partner capace di guidarli alla manutenzione delle attrezzature.

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Auto elettrica, contro l’ansia da ricarica Ford si affida ai Big Data La preoccupazione di non poter contare su una rete di stazioni di ricarica abbastanza capillare da assicurare la possibilità di rifornirsi quando necessario è uno degli elementi che forse più di altri contribuisce a frenare aziende e privati nell’acquisto di un’auto elettrica. Ford ha cercato di rispondere a questa necessità, utilizzando i big data per identificare i luoghi migliori dove far installare nuovi punti di ricarica rapida. I suoi ricercatori hanno infatti sviluppato un algoritmo, grazie ai dati raccolti in oltre 1 milione di chilometri di guida, includendo gli attuali punti di ricarica, per individuare i luoghi che potrebbero aiutare i conducenti a integrare l’attività di ricarica all’interno della loro operatività, invece di doversi recare appositamente presso tali stazioni. Dopo un’analisi approfondita nell’area metropolitana di Greater London, il team ha concluso che sarebbe possibile migliorare in modo significativo l’accesso alla ricarica “on-the-go” attraverso l’implementazione strategica di un numero relativamente piccolo di stazioni di ricarica rapida. La tematica è stata affrontata nel Ford City Data Solutions Report, pubblicato nel dicembre 2018 e presentato dal Team di Ford Smart Mobility in occasione del Financial Times Future of Transport di Londra. Il rapporto, utilizzando i dati ottenuti e analizzati con il consenso dei partecipanti, ha raccolto i risultati di oltre 15.000 giorni di monitoraggio di una flotta composta da 160 veicoli commerciali. La flotta ha percorso oltre 1 milione di chilometri producendo 500 milioni di data points. Partendo

da questi dati i Team Global Data Insight e Analytics di Ford sono stati in grado di identificare i punti di ricarica più strategici per l’utilizzo da parte delle flotte. Sebbene i veicoli della sperimentazione non fossero elettrici, è stato possibile capire il loro funzionamento e prevedere la loro capacità di accedere ai punti di ricarica come se lo fossero. Monitorando i luoghi di percorrenza, le aree di parcheggio e i tempi delle soste presso tali parcheggi, i Team hanno potuto identificare le modalità in cui la ricarica poteva essere integrata all’interno dei normali viaggi, specialmente per le imprese i cui conducenti effettuano più fermate, ad esempio per le attività di consegna. Si tratta di un approccio che Ford prevede di estendere ad altre città, utilizzando i dati provenienti dai veicoli connessi, per consentire alle amministrazioni cittadine di pianificare in modo più efficace l’utilizzo del budget dedicato alle infrastrutture.

Al Bauma Emiliana Serbatoi riceve la visita del Consolato Italiano L’azienda comunica che in occasione di Bauma 2019 ha ricevuto la visita di una delegazione dell’ufficio diplomatico di stanza a Monaco di Baviera, guidata dal vice-console dottor Alfredo Casciello. Il team aziendale presente alla kermesse ha illustrato ai membri della delegazione l’attività dell’impresa modenese e, in particolare, le azioni di internazionalizzazione finalizzate allo sviluppo nei mercati esteri come appunto la partecipazione all’importante salone per il movimento terra “Bauma”, che si è svolto dall’8 al 14 aprile scorsi a Monaco.

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Marzo vede il mercato auto in discesa libera Dopo il lieve recupero di febbraio, il mercato dell’auto ha chiuso marzo con un preoccupante trend negativo. Stando ai dati pubblicati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e diffusi da Anfia, a marzo il mercato italiano dell’auto totalizza 193.662 immatricolazioni, in calo del 9,6% rispetto allo stesso mese del 2018. I volumi immatricolati nel primo trimestre del 2019 ammontano, così, a 537.289 unità, il 6,5% in meno rispetto ai volumi dello stesso periodo del 2018. “Il mercato dell’auto dopo il lieve recupero di febbraio (-2,4) che faceva seguito al -7,5% di gennaio - a marzo 2019 evidenzia un preoccupante trend discendente (-9,6%), su cui ha pesato anche un giorno lavorativo in meno (21 giorni a marzo 2019 contro i 22 di marzo 2018)” ha commentato Paolo Scudieri, Presidente di Anfia. Nel mese considerato risultano in crescita le immatricolazioni di autovetture a benzina, Gpl, ibride ed elettriche, mentre continuano a diminuire quelle diesel e a metano. Le vetture elettriche crescono del 44% a marzo, dopo il +3% di febbraio, frenato dall’attesa del bonus. Il mercato delle elettriche, a marzo, rappresenta lo 0,3% del mercato con circa 630 unità. Le autovetture ibride (incluse le plug-in) chiudono marzo a +36% e il primo trimestre a +33%. Tra le ibride, nel mese, registrano una crescita maggiore le tradizionali (+36%), rispetto alle ibride ricaricabili (+19% e 443 unità), nonostante queste ultime godano di un maggiore incentivo previsto dal bonus”.

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Batterie per auto elettrica: Francia e Germania lavorano a un consorzio Dopo aver sottoscritto, poco prima del Natale scorso un accordo per lo sviluppo e la produzione comune di batterie sotto la supervisione della Commissione europea, Francia e Germania compiono un ulteriore passo in avanti nella strategia che le vede unite nell’obiettivo di insidiare il dominio cinese nel settore della produzione di batterie per EV. A quanto si apprende da un articolo pubblicato sul Sole 24 Ore, a inizio maggio i ministri dell’economia dei due Paesi hanno formalizzato la richiesta alla Commissione europea di approvare sussidi statali per la creazione di un consorzio di celle per batterie. Sempre dal Sole 24 Ore si apprende che ammonterebbero a 1,7 miliardi di euro gli stanziamenti predisposti da Francia e Germania nel duplice intento di diminuire la dipendenza dei fabbricanti automobilistici europei dai fornitori asiatici e di scongiurare la distruzione di posti di lavoro a seguito del passaggio dai motori a combustione ai veicoli elettrificati.

Motul Official Lubricant Partner di Benelli Secondo quanto annunciato le due aziende hanno siglato un accordo secondo cui Motul diventa il nuovo Official Lubricant Partner dello storico marchio motociclistico italiano. In questa veste Motul fornirà prodotti lubrificanti e per la manutenzione della moto per tutti i modelli Benelli attualmente in gamma. In particolare, l’accordo prevede la fornitura di oli motore delle gamme 7100, lubrificante con tecnologia 100% sintetica a base Estere, e 5100, lubrificante Technosynthese con tecnologia semisintetica, oltre alla linea MC Care per la cura e manutenzione della motocicletta.

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news

Appuntamento in pillole con la sicurezza, le fiere del settore, le novità prodotto

Bosch sale sul Treno Verde di Legambiente e Ferrovie dello Stato Italiane Quest’anno è stato dedicato al tema della mobilità sostenibile il Treno Verde di Legambiente e Ferrovie dello Stato Italiane che tra febbraio e aprile ha toccato 12 città in tutta Italia. Bosch ha scelto di sposare l’iniziativa e di essere presente con un corner dedicato all’interno della seconda carrozza nell’intento di coinvolgere bambini e ragazzi in attività interattive relative al tema della qualità dell’aria e di presentare agli adulti la propria visione della mobilità a zero incidenti, zero stress e zero emissioni. Ogni giorno, dalle 8.30 alle 13.30, il Treno Verde era aperto alle scolaresche per dar loro modo di interagire con i materiali a bordo delle carrozze, imparando qualcosa in più sull’ambiente e sul futuro delle nostre città. Ad accompagnare gli studenti in questo percorso, anche Roby, la mascotte di Missione Ambiente, il progetto di Corporate Social Responsibility del Gruppo Bosch in Italia. Nato nel 2008, da oltre dieci anni, Missione Ambiente by Bosch ha l’obiettivo di sensibilizzare i ragazzi e le loro famiglie sull’importanza dei piccoli gesti quotidiani, nella salvaguardia delle risorse ambientali e nell’uso responsabile delle nuove tecnologie. Nel 2018, Bosch ha completato 30 progetti di mobilità elettrica e punta, entro il 2025, a raggiungere un fatturato di cinque miliardi di euro in questo settore. Bosch è in grado di elettrificare tutti i mezzi di trasporto, dalla bicicletta ai veicoli commerciali pesanti: già oggi, in tutto il mondo, sono in circolazione oltre un milione di veicoli con componenti elettrici e ibridi di Bosch, tra cui la batteria a 48 volt e il sistema elettrico e-Axle.

Assopetroli - Assoenergia compie 70 anni Per celebrare questo importante traguardo, Assopetroli -Assoenergia ha organizzato un evento a Roma per il 14 maggio che, stando alle anticipazioni diffuse dall’associazione sul proprio sito, dovrebbe coinvolgere molte delle 500 aziende che rappresenta. La cornice dei festeggiamenti sarà data dal Chiostro del Bramante a due passi da Piazza Navona, ma i partecipanti avranno anche la possibilità di prendere parte a una visita guidata a Palazzo Montecitorio e alla Basilica di Santa Maria della Pace. Assopetroli- Assoenergia rappresenta le imprese attive nel settore dei prodotti e servizi energetici dal 1949. Attualmente i suoi associati rispondono a circa il 75% del fabbisogno del mercato nazionale della distribuzione dei prodotti petroliferi ed energetici e sono titolari di circa il 50% delle stazioni di servizio di carburanti collocate sulle strade italiane, con circa 12.000 punti vendita presenti sulla rete.

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DKV: il network per il rifornimento carburante supera le 8 mila stazioni in Italia Continua ad espandersi il network di DKV Euro Service, che stando ai dati forniti dalla stessa azienda, oggi in Europa può contare su oltre 80.000 punti di accettazione multimarca e multicarburante e su 8.000 stazioni in Italia. Di queste 1.500 sono Pompe Bianche, stazioni completamente automatizzate o della Grande Distribuzione che costituiscono il “network Low Cost” di DKV, in cui è possibile risparmiare fino a 20 centesimi / litro utilizzando la DKV Card. I punti di accettazione DKV sono distribuiti in modo capillare in tutte le regioni d’Italia coprendo quasi interamente il circuito autostradale (95% degli impianti) e sono in costante aumento anche nei “centri urbani” dove coprono il 40% delle stazioni.

Formula E fa tappa a Roma Si è svolta lo scorso 13 aprile a Roma la 7a tappa del campionato 2018/2019 che vede in gara che undici squadre, ciascuna composta da due piloti. Come per la scorsa edizione, il tracciato del circuito automobilistico è stato disegnato lungo le strade dell’Eur. Ad aggiudicarsi il secondo E- Prix di Roma è stato Mitch Evans su Panasonic Jaguar Racing, che ha preceduto F. André Lotterer della Techeetah e Stoffel Vandoorne della HWA. Questo campionato si svolge ormai da 5 anni e quest’anno prevede 12 gare che si svolgeranno nei 5 continenti. Rappresenta un’opportunità per i costruttori per testare e affinare le tecnologie da implementare in futuro sui veicoli elettrificati. La novità di questa edizione sono le auto Gen2 che, grazie all’aumento dell’energia delle batterie che passa da 28 a 54 kWh, consentono al pilota di completare la gara senza effettuare il cambio auto a metà. Nelle Gen2 la potenza del motore elettrico passa da 200 a 250 kW permettendo uno spunto 0-100 km/h in solo 2.8 secondi e una velocità massima di 280 km/h.

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news

Appuntamento in pillole con la sicurezza, le fiere del settore, le novità prodotto

Le auto ad alimentazione alternativa sono l’8,6% del parco circolante Il dato emerge da un’elaborazione su dati Aci dell’Osservatorio Autopromotec, la struttura di ricerca di Autopromotec. Su un totale di 44,2 milioni di autoveicoli circolanti nel nostro Paese, quelli elettrici, ibridi, a metano e a gpl sono 3,8 milioni (che corrispondono, appunto, all’8,6% del parco), mentre quelli alimentati a benzina e a gasolio sono 40,4 milioni, e cioè il 91,4% del parco circolante. Più nello specifico, dei 3,8 milioni di autoveicoli ad alimentazione alternativa circolanti, il 5,6% è alimentato a gpl (2,5 milioni di veicoli), il 2,4% è alimentato a metano (1 milione di unità), mentre gli autoveicoli ibridi ed elettrici rappresentano solo lo 0,6% del parco circolante (circa 263.000 unità). L’analisi del tasso di penetrazione degli autoveicoli ad alimentazione alternativa sul totale del parco circolante per regione ha stabilito che la percentuale maggiore di autoveicoli ad alimentazione alternativa è presente nelle Marche (17,8%) e, a seguire, in Emilia Romagna (17,3%), Umbria (12,8%) e Veneto (10,6%). Pur restando minoritaria e in alcune regioni addirittura marginale, la quota delle auto ad alimentazione alternativa è in costante crescita: in Italia il parco circolante di autoveicoli ad alimentazione alternativa è passato dalle 3,4 milioni di unità del 2016 alle 3,8 milioni di unità del 2018, con un aumento percentuale dell’11,7%. Gli autoveicoli elettrici ed ibridi, in particolare, sono quelli che hanno fatto registrare la crescita maggiore (+99% dal 2016).

REGIONE

Quota % metano, gpl, elettrici e ibridi

Marche

17,80%

Emilia-Romagna

17,30%

Umbria

12,80%

Veneto

10,60%

Campania

9,60%

Piemonte

9,50%

Toscana

9,30%

Abruzzo

9,20%

Lazio

8,30%

Puglia

7,80%

Molise

7,40%

Lombardia

7,20%

Basilicata

5,60%

Liguria

4,90%

Trentino Alto Adige

4,30%

Sicilia

4,00%

Friuli Venezia Giulia 3,50% Calabria

3,20%

Sardegna

2,40%

Valle D'Aosta

2,00%

ITALIA

8,50%

Slitta a giugno lo sciopero bianco del servito Inizialmente programmato per maggio slitta al 1° giugno lo sciopero con il quale le Organizzazioni dei gestori Faib, Fegica e Figisc/Anisa protestano contro l’estrema divaricazione di prezzo tra le modalità” self” e “servito” che, a loro giudizio, penalizza ingiustamente tutti quei consumatori che debbono o vorrebbero rivolgersi alla modalità servito a condizioni giuste ed eque. A darne notizia sono le stesse associazioni che in un comunicato congiunto motivano la decisione con la “convergenza nelle intenzioni registrata con l’azienda leader del mercato (Eni - N.d.R.)” e con il “positivo interessamento del MISE nella persona del Sottosegretario on. Davide Crippa che, rispetto alle questioni sollevate dalle associazioni di categoria, ha manifestato la massima attenzione e l’interesse a risolvere le difficoltà dei gestori ed ha inviato una mail nei giorni scorsi alle medesime confermando una convocazione delle Parti per i prossimi giorni, al fine di approfondire ulteriormente non soltanto il tema della “illegalità dei carburanti, ma anche quello concernente la liberalizzazione degli stessi a fronte della normativa vigente, la razionalizzazione della rete distributiva dei carburanti e il meccanismo di controllo della filiera dei relativi prezzi, nonché le eventuali misure volte a migliorare il monitoraggio e la disciplina della circolazione degli olii combustibili (miscele di olii) da autotrazione non sottoposti ad accise”.

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Tamoil e Snam firmano un contratto per 5 nuove stazioni di servizio a gas naturale Attraverso la controllata Snam4Mobility, le due società hanno firmato un contratto per realizzare un primo lotto di 5 stazioni di rifornimento di gas naturale sul territorio nazionale, promuovendo lo sviluppo della mobilità sostenibile per auto e camion in Italia. L’accordo prevede la collaborazione di Tamoil e Snam4Mobility per la progettazione, realizzazione, manutenzione ed esercizio di 4 nuovi impianti di CNG (gas naturale compresso) e un nuovo impianto di L-CNG (gas naturale liquefatto e compresso) all’interno della rete nazionale di distributori a marchio Tamoil. Il contratto rientra tra le iniziative di Snam4Mobility per dare impulso alla crescita della rete distributiva di CNG e LNG in Italia, tramite investimenti diretti e accordi con altri operatori del settore. Nella mobilità a metano, l’Italia è leader europeo con circa 1 milione di veicoli circolanti e oltre 1.300 stazioni di servizio, destinate ad aumentare anche per effetto degli investimenti di Snam, che riguardano anche lo sviluppo del biometano, gas rinnovabile a zero CO2 prodotto da rifiuti e scarti agricoli. Tamoil rafforza l’offerta di prodotti e servizi per i propri clienti, aumentando il numero di punti vendita di proprietà che erogano gas naturale, confermando l’impegno a soddisfare, attraverso il proprio network di stazioni di servizio sul territorio italiano, la domanda di mobilità del Paese, in tutte le sue forme.

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Il futuro della stazione di servizio]

L’evoluzione della rete distributivA

la parola ai gestori

Auto elettrica e veicoli a guida autonoma porteranno alla scomparsa dei distributori? Questa la domanda a cui cercava di rispondere un articolo pubblicato lo scorso dicembre sulla rivista Forbes. Una domanda che contiene una provocazione, ma anche uno spunto per una riflessione sull’impatto che i tanti cambiamenti in atto avranno sulle reti di distribuzione carburante. Le tante anomalie che caratterizzano la rete italiana contribuiranno a rendere questo passaggio ancora più sfidante e, forse, anche a trasformarlo in un’occasione per provare a risolvere alcune delle criticità che rischiano di compromettere il futuro di tanti gestori. Per questo abbiamo deciso di partire da loro nel nostro viaggio alla scoperta della stazione di servizio prossima ventura


Dal kerosene all’auto elettrica, le tappe dell’evoluzione del distributore Sono nate prima le auto o i distributori? A questa domanda e ad altre curiosità risponde questo interessante articolo che, solleticando la curiosità di chi legge, ripercorre le tappe di un percorso che ha portato gli impianti di distribuzione a continuare ad innovarsi per assecondare il mutare degli stili di vita e delle esigenze Verso la metà dell’Ottocento, alcuni chimici iniziarono a distillare il petrolio, un liquido fino ad allora ritenuto poco utile, scoprendo che ne potevano ricavare, tra i vari prodotti, un composto originale, particolarmente adatto all’illuminazione: il kerosene. Più pratico rispetto all’olio vegetale e animale, al sego e alla stearina delle candele, il prezioso liquido si vendeva inizialmente sfuso; poi si cominciò a confezionarlo, ma la vendita alla “vecchia maniera” sopravvisse per decenni ad opera di venditori ambulanti, che giravano con carri dotati di barile o cisterna. A renderne più semplice il lavoro contribuì, nel 1885, un’idea dell’americano Sylvanus F. Bowser che applicò al barile o alla cisterna una pompa a stantuffo azionata a leva e dotata di rubinetto, non molto diversa da quelle con cui si attingeva l’acqua dai pozzi. L’invenzione di Bowser, ampiamente documentata, viene considerata il primo distributore di carburante della storia, ma è probabile che anche altri abbiano ideato congegni per semplificare la vita ai venditori. In poco tempo, per poter raggiungere una clientela via via più ampia, gli operatori del kerosene e di altri prodotti petroliferi organizzarono vere e proprie reti di distribuzione, con mezzi di trasporto e depositi; con le prime reti, nacquero anche le società dedite alla costruzione di veicoli, cisterne e impianti.

mercato sembrava già avviarsi, a fine secolo, verso un inesorabile declino. L’invenzione del motore a scoppio, però, determinò una svolta decisiva, e la vecchia rete di vendita di kerosene si convertì rapidamente alla distribuzione di benzina. I primi veicoli progettati nell’800, per la verità, non erano alimentati con questo carburante- Alcuni prototipi, ad esempio, traevano energia dal gas illuminante, le cui bombole risultavano però alquanto scomode, altri si muovevano invece con la forza del vapore, ritenuto tuttavia inefficiente. Fu così che si iniziò a pensare di utilizzare la benzina, fino ad allora conosciuta per le sue proprietà smacchianti.

L’invenzione del motore a scoppio Con l’invenzione dell’elettricità e il declino dell’illuminazione a kerosene, tuttavia, questo

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Museo Fisogni] Crescendo il numero delle auto, si cominciò a trovare la benzina anche nei negozi, tra cui drogherie, farmacie, empori, officine, pese pubbliche e stallaggi; la prima area di rifornimento per veicoli della storia apparve in Germania, nel 1888, quando Bertha Benz, moglie di Karl, rifornì la sua automobile presso una farmacia locale. Non si trattava ancora, però, di un’attività dedicata esplicitamente ai veicoli. Pittsburg 1913: nasce la stazione di servizio La prima stazione di servizio come la intendiamo oggi vide la luce nel 1913, a Pittsburgh, ma vi furono anche in precedenza esperienze degne di nota; già nel 1905, infatti, Harry Grenner e Clem Laessig fondarono la Automobile Gasoline Company, che aspirava ad essere una rivendita di benzina al passo coi tempi, con attrezzature pensate espressamente per le automobili. Il carburante proveniva da una cisterna cilindrica sopraelevata messa in verticale, dotata di indicatore di livello in vetro per la misurazione; in breve la società creò una quarantina di punti di distribuzione facenti capo al deposito principale. Tuttavia, il sistema di Grenner e Laessig era già superato rispetto all’ultimo prodotto della S.F. Bowser & Co.: fondata da Sylvanus Bowser per realizzare la sua invenzione del 1885, questa società aveva continuato a operare nel campo del petrolio approntando congegni sempre più perfezionati. La Bowser Self-measuring Gasoline Storage Pump era (per l’epoca) assai maneggevole e funzionale, adatta a lavorare all’esterno degli empori e delle officine: in un involucro di legno somigliante a una capanna stavano un serbatoio metallico e una pompa a pistone mossa a leva; questo modello è il capostipite di tutta una famiglia di distributori, detti “a pompa misuratrice”. Attorno al 1902 iniziò anche la produzione di pompe da parte della Gilbert&Barker (oggi Gilbarco), società fondata nel 1865 da Charles Gilbert e John Barker per la produzione di gas illuminanti derivati dal petrolio, che iniziò a produrre la G&B1, una semplice pompa dotata di rubinetto, applicata a una cisterna sotterranea. Un ulteriore passo avanti venne, nel 1906, dalla Tokheim Dome Oil Pump, uscita dall’officina di John J. Tokheim: alla pompa misuratrice era aggiunto un contatore meccanico con indicazione della quantità erogata; c’era anche un vaso graduato di vetro dove il liquido affluiva, permettendo di verificare visivamente l’esattezza

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della misurazione. Con il passare degli anni, le pompe assunsero una maggiore ricercatezza anche dal punto di vista estetico, trasformandosi, tra gli anni ’10 e ’40, in veri oggetti di design; tipici di quegli anni erano anche i globi luminosi, apparsi attorno al 1910, montati in cima alle colonnine per attirare i clienti. Da un punto di vista più tecnico, si raffinò anche la capacità di misurare il liquido erogato, compito svolto per decenni dai vasi in vetro graduati: iniziava la stagione delle visible pumps, i distributori a misurazione visibile. Il vaso, che talvolta raggiungeva notevoli dimensioni, conteneva degli indici numerati in ordine crescente dall’alto verso il basso; lo si riempiva completamente, poi si apriva la valvola e il carburante iniziava a defluire: il livello del liquido, abbassandosi, toccava a uno a uno gli indici, fino a quello corrispondente alla quantità richiesta. Se queste realtà si diffondevano a gran velocità negli USA, in Europa le cose andavano a rilento; in ogni caso, le pompe di benzina esistevano in Europa anche prima della Grande Guerra, e già dal 1910 la Bowser era presente in Francia con alcuni modelli; dal 1918 fecero la loro comparsa anche gli ingombranti distributori della italiana S.A. Bergomi (fondata nel 1908 e già attiva nel campo delle apparecchiature antincendio), in uso presso alcuni grandi garage e alberghi, e i congegni altrettanto ingombranti al servizio della parigina Compagnie des Omnibus; queste attrezzature, tuttavia, erano utilizzate perlopiù per scopi militari, mentre per rifornire le poche automobili in circolazione erano più che sufficienti drogherie e farmacisti. Per quanto riguarda le stazioni di servizio, esse rimasero a lungo (anche negli USA) costruzioni rozze e improvvisate, al punto che sorsero movimenti contro queste brutture; ciò portò ad una fioritura di nuovi impianti, dove la ricerca del bello portò a esiti di ogni tipo e nelle quali l’aspetto dei distributori, punto focale dell’attività, divenne fondamentale. Dovevano essere “belli” in assoluto, a volte addirittura coerenti con l’architettura della stazione. Dopo la guerra, in concomitanza con lo sviluppo stilistico delle stazioni americane, anche in Europa benzinai e colonnine iniziarono a diffondersi per le strade, segno di una nuova era della motorizzazione del Vecchio Continente. La vera novità, che partì dalla Francia, riguardò i distributori a misurazione visibile: accanto a quelli monovaso di concezione americana, ne


apparve una tipologia completamente diversa: due vasi, di norma da cinque litri l’uno, sostituivano il grande e unico recipiente; nessun indice numerato indicata la quantità erogata, ma un semplice sfioratore alla sommità dei vasi stessi. L’addetto iniziava a riempire il primo, fermandosi quando il livello era arrivato allo sfioratore; a questo punto azionava una levetta ottenendo un doppio risultato: i cinque litri contenuti nel vaso pieno scendevano nel serbatoio, mentre, riprendendo a pompare, il carburante affluiva al secondo vaso. In sostanza, mentre si riempieva un recipiente, l’altro si svuotava: metodo semplice, anche se non molto veloce. Il grande vaso all’americana incontrò invece maggior successo in Gran Bretagna, dove venivano importati degli appositi modelli costruiti dalla Bowser. Anche in Italia le colonnine iniziarono a diffondersi; dall’America arrivavano alcune pompe misuratrici Gilbarco, installate dalla Società Italo-Americana del Petrolio (controllata dall’attuale Esso). Al contrario, la Società Nafta (controllata dalla Shell) preferiva affidarsi alle pompe visibili della Bergomi, che ben presto iniziò a collaborare anche con l’Agip per la vendita della benzina “Victoria”. Si diffusero inoltre le pompe di altri costruttori italiani, come la Sais, la Siliam e la Metron Oil, mentre lo stile riprendeva le forme dell’antica Roma, con colonnine rastremate e porta-barili a forma di biga. Alla fine degli anni Venti, apparve un nuovo tipo di misuratore, assai più efficiente delle vecchie pompe a vaso: i distributori volumetrici; qui la pompa, azionata elettricamente, spingeva il carburante in una camera di misurazione, costituita da un complesso dispositivo con parti in movimento. Sotto la pressione del liquido, il meccanismo trasmetteva il movimento ad un quadrante a orologio, che misurava con

più precisione e chiarezza la quantità erogata. Per verificare l’effettivo afflusso del carburante, rimase una spia trasparente (il cosiddetto “occhio”) a monte del tubo flessibile. Lo stile del distributore si fa più accattivante Con i nuovi distributori, si assistette anche ad un cambiamento di stile: i progettisti iniziarono infatti a sfruttare le ampie possibilità offerte dalle nuove pompe, che non richiedevano più grandi vasi in vetro; i distributori si fecero così più bassi e compatti, ma ancor più curati in tutti i particolari, caratterizzati da una Art Deco che pervadeva tutti gli oggetti dell’epoca, dal temperamatite al grattacielo. Spopolava inoltre in Italia lo stile Littorio e monumentale di regime, ben visibile nel distributore Siliam originariamente situato a Palazzo Venezia, attribuito al Piacentini, o nelle linee della stazione di servizio Tagliero di Asmara, all’epoca colonia italiana. Intanto, nel 1933, la Wayne Tank & Pump Company propose un nuovo, rivoluzionario meccanismo per l’indicazione della quantità erogata. Invece che un quadrante a lancetta, i suoi distributori presentavano batterie di rulli numerati. L’indicazione dell’orologio lasciava il posto a quella dei rulli, la cui maggiore novità era l’indicazione del prezzo unitario e, soprattutto, della somma da pagare, visualizzata in tempo reale man mano che si erogava carburante. Da allora cambiarono le abitudini e lo stesso modo di esprimersi degli automobilisti, che non chie-

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Il futuro della stazione di servizio] sero più galloni, ma dollari di benzina. Il sistema a orologio prima e Wayne poi si diffusero in tutto il mondo, così come le pompe elettriche, che man mano sostituirono, anche in Europa, i vecchi distributori con i vasi a vista, che in alcuni casi rimasero però in uso fino ai primi anni del secondo dopoguerra; in Italia, in particolare, spopolò il modello “Insuperabile” della Bergomi, realizzato in numerose varianti e versioni. A causa delle difficili condizioni dell’economia nazionale, però, i nuovi distributori si imposero lentamente, utilizzati soprattutto nelle sedi più prestigiose. Dopo la guerra, con la motorizzazione di massa, si diffusero anche i distributori di miscela, prima assai rari nelle stazioni di servizio, che dovevano fronteggiare la crescente domanda di possessori di scooter e motorette. Da un punto di vista stilistico, le pompe si andarono via via uniformando, affievolendosi la ricerca estetica (che rimase invece viva più a lungo per le stazioni di servizio): negli anni ’50 e ’60 spopolavano le forme arrotondate e il profilo “a frigorifero”, che accomunavano i distributori di tutti i costruttori principali. Le forme andarono ulteriormente a standardizzarsi con le spigolose pompe degli anni ’70 e ’80, mentre sparivano definitivamente i vecchi globi in vetro, fragili e ormai poco visibili, e il logo delle compagnie si spostò invece sulle più imponenti - ma anche più anonime - pensi-

line, che sormontano ancora oggi ogni stazione di servizio. Facevano inoltre la loro comparsa i primi distributori self-service, e a partire dalla fine degli anni ’70 il vecchio sistema di conteggio a rullo venne sostituito dai primi distributori elettronici; elettronico diventava anche il sistema di pagamento, mentre cambiavano anche le tipologie di carburante: alla benzina normale e alla super, infatti, si affiancarono via via il diesel, il GPL e il metano, con sempre più prodotti disponibili nelle stazioni di servizio. Gli anni più recenti Negli ultimi 20 anni, poi, ha fatto il suo prepotente ritorno sulle scene l’auto elettrica, già comparsa ai primi del ‘900 e rapidamente caduta nel dimenticatoio insieme alle auto a vapore, all’epoca considerate inefficienti rispetto alla benzina. Oggi, invece, la situazione sembra essersi capovolta, e sempre più si sente parlare di auto elettrica come mezzo del futuro. Archiviati i distributori di “Super” (la vecchia benzina “rossa”) e di miscela, sono infatti in rapida crescita le colonnine di ricarica - la cui diffusione va di pari passo con l’aumento del numero di auto ibride o elettriche - che vanno ad affiancarsi alle moderne pompe di combustibili tradizionali, il cui pensionamento, comunque, appare ancora lontano e tutt’altro che scontato. (Guido Fisogni - Marco Mocchetti)

Il Museo Fisogni Il Museo Fisogni è stato fondato da Guido Fisogni nel 1966. Si trova a Tradate (Va) ed è unico nel suo genere. Durante gli anni il Museo ha acquisito sempre più importanza diventando il più completo al mondo relativamente al settore della distribuzione del carburante. Oggi il Museo si compone di più di 5000 pezzi di archeologia industriale tra pompe di benzina, targhe, grafiche, latte d’olio, oliatori, aerometri, compressori, estintori.. e un incredibile numero di cartoline d’epoca e gadgets, ognuno raffigurante un logo di una società petrolifera dall’inizio del secolo scorso. Il Museo ha anche un folto archivio di materiale pubblicitario e di disegni tecnici, continuamente consultati dagli studenti e dai designer. Il Museo è anche una location per eventi aziendali e privati. Per informazioni: www.museo-fisogni.org mail: fisogni@museo-fisogni.org

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Occorre normalizzare il settore per tornare ad avere un futuro

Lotta alla illegalità, azioni volte a riportare la marginalità del gestore a livelli atti a garantirgli un’adeguata redditività e, anche, la possibilità di investire per dotare la propria attività di nuovi servizi. Senza questi due presupposti qualsiasi discorso sulla futura evoluzione delle stazioni di servizio rischia di essere davvero poco realistico. Intervista a Bruno Bearzi, presidente di Figisc La sua nomina a presidente Figisc è relativamente recente, risale al dicembre del 2018, ma il background di Bruno Bearzi - 35 anni di impegno nell’associazionismo e l’esperienza maturata sul campo in quanto titolare di una stazione di servizio - è tale da avergli consentito di acquisire una profonda conoscenza delle dinamiche che hanno portato il settore alla complicata situazione attuale. Quando gli chiediamo di affrontare il tema del futuro della stazione di servizio in Italia, risponde invitandoci a un salutare viaggio nella realtà odierna dei gestori. Un invito che siamo stati ben lieti di accettare. Come da suo suggerimento, apriamo il discorso facendo il punto sulla realtà odierna della rete distributori italiana La rete italiana è composta da circa 22 mila stazioni di servizio e occupa circa 100 mila addetti.. Il 60% degli impianti è oggi in mano ai retisti privati, mentre la parte restante continua ad essere di proprietà delle compagnie petrolifere. Le pompe bianche rappresentano il 20% del mercato e totalizzano circa il 25% delle vendite. I carburanti continuano ad essere il business core della stragrande maggioranza delle aziende, mentre quelle che hanno attività commerciali abbinate sono circa un terzo del totale. Il fatto che il 40% degli impianti oggi esistenti risalga agli anni 80 e non abbia subito nel tempo alcuna

modifica sostanziale è emblematico di quanto la nostra rete sia obsoleta. L’erogato medio per punto vendita è pari a circa 500 mila litri di carburante, il 30% in meno della media europea. A questo si aggiunge il fatto che la fiscalità a cui sono soggette le nostre stazioni di servizio è superiore del 23% rispetto alla media europea. Come è noto, in Italia le accise rappresentano il 67% del prezzo di un litro di carburante. Uno degli effetti di questa elevata tassazione è che la criminalità l’ha vista come una leva da utilizzare per fare cassa. Il risultato di tutto questo è che, secondo le stime più prudenti, il traffico illecito di carburanti incide tra il 10 e il 20% del totale erogato in Italia. La perdita per l’Erario in termini di mancate accise e di Iva evasa si aggira tra i 4 e gli 8 miliardi di euro.

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Il futuro della stazione di servizio] Come arrivano questi carburanti di provenienza illecita ai distributori? Il contrabbando di carburante viene perpetrato in varie modalità: autobotti che frodano lo Stato dichiarando di trasportare prodotto lubrificante in esenzione di accise quando non è vero, depositi fiscali fittizi, che funzionano come delle vere e proprie fabbriche di documenti falsi e che vengono aperte e chiuse a distanza di pochi mesi in maniera da sfuggire a qualsiasi controllo. A questo si aggiungono le macroelusioni di prodotto perpetrate utilizzando navi che seguendo le rotte più comuni - Malta, Libia o Paesi Balcani - riescono a spacciare per comunitario prodotto che, come è emerso anche da alcune inchieste giornalistiche, in realtà proviene da zone di guerra e, in qualche caso, anche da aree controllate da organizzazioni terroristiche. Per il settore quello dell’illegalità è un problema enorme che non trova, a mio parere, adeguata risonanza. Sono convinto che denunciare di più servirebbe a stimolare la Politica ad occuparsi con maggiore attenzione di una questione che, come ho già evidenziato, ha anche importanti ricadute in termini di danno all’Erario. Scusi la domanda scontata: è anche un problema di controlli insufficienti? Non voglio entrare in un ambito che non è il mio, ma penso che forse non stiamo utilizzando tutti gli strumenti di cui disponiamo. Uno di questi potrebbe essere l’Osservatorio Prezzi, che è stato costituito alcuni anni fa presso il Ministero dello Sviluppo Economico con l’obiettivo di consentire al consumatore di consultare i prezzi di vendita praticati dai distributori presenti nella

zona di suo interesse per individuare quello più conveniente. A questo scopo è stato introdotto l’obbligo per i gestori degli impianti di imputare il proprio prezzo di vendita e sono previste sanzioni in caso di inadempienza. Ritengo che con qualche opportuna modifica, l’Osservatorio potrebbe diventare anche uno strumento utile a far emergere le situazioni “grigie”, quelle, cioè, dove il prezzo è a platts o a platts meno in modo da far scattare dei controlli immediati e mirati. Esistono anche altre opzioni. A fine dicembre mi sono incontrato con Authentix, un’azienda che ha sviluppato un programma per la tracciatura degli idrocarburi che è attualmente utilizzato in 12 Paesi. Con un minimo investimento, dell’ordine di qualche centesimo al litro, è possibile marcare i diversi tipi di carburante in funzione della destinazione fiscale inserendo delle nanomolecole tracciabili in tutti i passaggi della filiera. Utilizzando appositi strumenti portatili il personale dell’Agenzia delle Dogane o la Guardia di Finanza possono facilmente verificare se il marcatore è presente e anche in quale percentuale, in modo da identificare il prodotto di provenienza illecita o che è stato diluito con altro di diversa fiscalità. In Serbia questo sistema ha consentito alle autorità di recuperare evasione per 139 milioni di euro già nel primo anno di adozione. Sbaglio o a mettere in difficoltà i gestori non c’è solo il contrabbando di carburante? Purtroppo, la nostra categoria sta attraversando un momento di grandissima difficoltà. In questi ultimi anni i costi sono aumentati del 40% e i livelli di erogato hanno subito un calo del -28% sulla rete ordinaria e addirittura del 70% sulla rete autostradale dove, come è noto, il prezzo del carburante è più elevato. E questo perché un impianto autostradale deve riconoscere delle royalties alle società concessionarie e deve ristorare i costi legati alla necessità di avere personale che lavora su tre turni. A questo aggiungerei anche il calo del margine lordo del gestore che in poco meno di vent’anni ha perso circa il 45% del valore, tenendo conto dell’inflazione. Da cosa dipende il -28% sulla rete ordinaria? Comincia a farsi sentire il peso del diffondersi di auto con forme di alimentazione alternative? Le altre forme di alimentazione rappresentano

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oggi circa il 6% in totale e sono quindi irrilevanti. In tutto il mondo il 90% del settore si basa ancora su fonti petrolifere e siamo ancor ben lontani dall’elettrificazione della rete. Il metano sconta il limite creato dal fatto che una di queste pompe per funzionare necessita di livelli di pressione elevati. Tali da essere al momento disponibili praticamente solo sulla rete principale. Per questo motivo le stazioni che erogano metano sono concentrate soprattutto in alcune aree del Paese, ad esempio la Pianura Padana. Appaiono in crescita anche gli impianti che erogano Gpl– si parla di un trend del 10-12% - perché provvedimenti come l’introduzione dell’ecotassa stanno spingendo molti a trasformare il proprio veicolo. Non Le nascondo un certo scetticismo sull’effettiva opportunità di una più o meno totale sostituzione del parco veicoli con l’auto elettrica. E questo per vari motivi. I materiali utilizzati per realizzare le batterie usate per i veicoli elettrici sono estratti in Paesi dove di solito l’attenzione all’ambiente e alla sicurezza dei lavoratori non è molto elevata. Inoltre, l’energia necessaria per assemblare queste batterie è tre volte superiore a quella usata per una normale batteria al piombo e, infine, l’energia utilizzata per la ricarica viene prodotta non è che in minima parte prodotta con energie rinnovabili. Senza contare che, una volta arrivate a fine vita, il costo di smaltimento di queste batterie è altissimo. Questo insieme al dato oggettivo che la principale fonte di inquinamento sono gli impianti di riscaldamento privati o gli stabilimenti industriali e non l’auto, mi porta a chiedermi se il battage sull’auto elettrica di questo periodo non sia dettato dal marketing più che dalla preoccupazione per l’ambiente. Per tornare alle stazioni di servizio, l’introduzione delle colonnine per la ricarica di veicoli elettrici in un normale distributore presenta alcune criticità. La prima è ancora una volta legata alla necessità di assicurare potenze elevate, che si traduce in un ulteriore appesantimento dei costi per il gestore che dovrebbe quantomeno modificare il proprio contratto di fornitura per essere in grado di sostenere l’assorbimento di energia richiesto dall’impianto e dalle colonnine. I costi aumenterebbero a dismisura e andrebbero inevitabilmente a ricadere sul prezzo della ricarica. Come ho potuto sperimentare anche personalmente, al momento sussistono anche limitazioni

di carattere normativo. Circa otto anni fa ho installato nel mio impianto una colonnina di ricarica, che fino a oggi è rimasta inutilizzata perché nella regione in cui opero, il Friuli Venezia Giulia, non sono stati emanati i decreti attuativi che indicano le modalità con cui il distributore può ottenere il pagamento dell’energia fornita. Un’ipotesi che era stata avanzata prevedeva di far pagare l’area di sosta. Per questo quando ho installato la colonnina elettrica ho chiesto agli enti competenti di avere indicazioni sull’importo che potevo far pagare. A distanza di otto anni questa risposta non è ancora arrivata. Cito lamia esperienza perché è emblematica di una situazione in cui permangono delle incertezze interpretative che contribuiscono non poco alla cautela con cui i gestori sono estremamente cauti nell’investire per soddisfare la domanda generata dalle nuove alimentazioni. Una cautela che è tanto più comprensibile se si tiene conto che sono alle prese con una redditività sempre più risicata dell’impianto. In tema di profittabilità e sostenibilità dell’attività, quanto pesa il fatto che il gestore non ha alcuna autonomia nel fissare il prezzo di vendita? Lei introduce una questione di grande rilevanza. Allo stato attuale effettivamente è il fornitore del gestore che, oltre a stabilire il prezzo di cessione del marchio, indica anche un prezzo raccomandato che, di fatto, anche per effetto delle clausole sul prezzo massimo, diventa quello effettivo. Per quanto ci riguarda, noi auspichiamo che la normativa del settore che regolamenta la definizione del prezzo venga cambiata, in modo da dare facoltà al gestore di fissare il prezzo finale all’utente dopo aver fatto una sua valutazione economica. Esattamente quello che accade per qualsiasi azienda in qualsiasi altro mercato. Portare questa “normalità” nel nostro settore

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Il futuro della stazione di servizio] significa superare l’attuale quadro giuridico che vede il gestore in una posizione ambigua, a metà tra lavoro dipendente e impresa, e riconoscere che si tratta a tutti gli effetti di un imprenditore. Il meccanismo di controllo della filiera del prezzo resta rigido, ma non così i costi. Il recente passaggio alla fatturazione elettronica e alle forme di pagamento elettronico ha imposto al gestore di adeguarsi alle disposizioni del decreto Gdpr che ha recepito le nuove norme europee sulla protezione dei dati, spesso anche rivolgendosi a dei professionisti. Un ulteriore aggravio di costi che con un margine di tre centesimi al litro è davvero problematico sostenere. Secondo alcuni la strada da percorrere è quella di trovare altre fonti di reddito: bar, autolavaggio ecc. Ma anche questo presuppone una capacità di investimento… Chi ha la sostenibilità dei costi introduce attività collaterali rispetto all’Oil. Personalmente io ho attività di gommista collegata a una piccola officina di meccanica leggera. Questo mi permette di coprire il costo del dipendente, che altrimenti non potrei sostenere. Il bar è un’attività ancora relativamente poco diffusa sulla rete. E questo perché chi viene al distributore non fa sosta lunga e, al di fuori dell’autostrada, le stazioni non possono contare su un adeguato afflusso di clienti. Senza contare che il bar comporta dei costi aggiuntivi legati, ad esempio, alla presenza di un dipendente con abilitazione alla mescita. Nel caso dell’autolavaggio occorre ottemperare a precise disposizioni in materia ad esempio di rispetto dell’ambiente e anche questo richiede degli investimenti che in molti non sono in grado di sostenere. La difficoltà a garantirsi una giusta redditività porta molti gestori ad abbandonare e questo è

I numeri della rete carburanti in Italia 22.000 (circa) punti vendita di cui: - 40% di proprietà della Compagnie Petrolifere - 60% di proprietà di privati

100.000 (circa) addetti 130 Marchi presenti 20% Incidenza delle pompe bianche sul totale

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uno dei fattori che contribuisce alla diffusione di situazioni in cui la stazione di servizio viene affidata con gare di appalto non regolamentate dai contrati nazionali collettivi. Chi si aggiudica l’appalto non gode quindi di alcuna tutela: riceve un fisso mensile e una quota pro litro, che in media è pari alla metà di quella riconosciuta a un gestore normale, ha obbligo di acquistare dalla compagnia appaltante, non deve sostenere i costi di gestione della struttura, ad esempio quelli per l’energia, ma deve ad esempio pagarsi i contributi. Insieme ai Ghost queste realtà sono emblematiche del fatto che gli spazi per implementare la redditività delle gestioni oggi sono piuttosto ridotti. E questo ci riporta in un certo senso al tema della razionalizzazione, perché mi pare di capire che, suo malgrado, la rete verrà razionalizzata ma soprattutto a danno dei retisti privati Ho visto ben tre razionalizzazioni da quando sono gestore e tutte hanno prodotto scarsissimi risultati. L’ultima ha portato alla chiusura di circa 1.200 impianti giustificati incompatibili da punto di vista urbanistico. I costi di smantellamento di una stazione di servizio sono elevatissimi a causa delle spese per la bonifica dell’area e questo fa sì che chi è proprietario di un impianto che magari vende anhe solo 3 o 400 mila litri, ma è abbastanza datato da avergli consentito di recuperare l’investimento iniziale, trovi comunque più conveniente non chiudere. Più che razionalizzarsi, la rete si è complicata. A seguito della decisione di alcune compagnie o di uscire dal mercato terziarizzandosi in gruppi di retisti privati (Esso) o di concentrarsi (Gruppo Api) oltre la metà degli impianti è oggi in mano a retisti privati e sono ormai 130 i marchi presenti sul mercato. Questa situazione rappresenta un’ulteriore complessità per noi. Non fosse altro che per il fatto che moltiplica gli interlocutori a cui chiedere conto per le contrattualistiche. Anche per questo come presidente Figisc sostengo la necessità di normalizzare il settore e di permettere al gestore imprenditore di tornare padrone del prezzo in modo che, come tutte le aziende con partita Iva, possa ristorare i propri costi e applicare una giusta marginalità. Ecco, direi che questa è la precondizione per qualsiasi discorso sull’evoluzione della stazione di servizio.


Occorre creare le condizioni Per favorire gli investimenti Una rete sovradimensionata, appesantita dalla presenza di impianti non a norma e sempre più in difficoltà nel reperire le risorse per sostenere gli investimenti necessari ad adattare gli impianti alle nuove esigenze rende sempre più urgente il tema degli interventi atti a promuovere una ristrutturazione che porti ad eliminare i “rami secchi” per promuovere lo sviluppo delle realtà più sane. Intervista a Martino Landi, Presidente Nazionale FAIB Le App, i servizi dedicati a categorie specifiche di viaggiatori (dagli autotrasportatori ai camperisti), il wi-fi gratuito, il moltiplicarsi dei concept nei quali viene declinata l’offerta di ristorazione, il bar, l’autolavagggio… E, dall’altra parte, le proteste e le minacce di sciopero - ultimo in ordine di tempo lo sciopero bianco del servito che è appena slittato al prossimo mese di

giugno – che vedono le associazioni di categoria impegnate su più fronti nel tutelare gli interessi della categoria dei gestori. Questo, in estrema semplificazione lo scenario offerto dalla rete italiana delle stazioni di servizio che, proprio mentre sta attraversando una fase di particolare difficoltà, è anche chiamata ad affrontare le sfide poste dall’avvento di nuove forme di mobilità. Da qui prende il via l’intervista a Martino Landi, presidente Faib. Quali sono i fattori che stimolano la stazione di servizio ad adeguarsi ai nuovi tempi? Nel rispondere a questa domanda, ovviamente, il mio punto di vista è quello del gestore di questa stazione di servizio. Questo settore e, in generale tutto il comparto dell’energia, è oggi chiamato a progettare il proprio futuro anche alla luce della accresciuta sensibilità al tema delle variazioni climatiche. Questo, insieme a un’azione politica che si è fatta sempre più stringente, sta portando tutte le parti coinvolte ad accelerare un processo di trasformazione che era già in atto. Gli investimenti sull’elettrico e sui carburanti alternativi sono un obiettivo che le grandi aziende si sono poste già da tempo, come dimostra, ad esempio, la transizione avviata verso biocarburanti sempre più avanzati. Detto questo, per la rete distributiva italiana adeguarsi ai cambiamenti in atto è tutt’altro che

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Il futuro della stazione di servizio] semplice. Un primo dato da tener presente è che, allo stato attuale, in Italia risultano attivi ben 22 mila distributori. Un numero troppo elevato, che rivela una delle incongruenze che caratterizzano le modalità con cui nel nostro Paese viene portato avanti il discorso sulla sicurezza e sulla qualità della vita e dell’aria: chi ci governa da una parte dichiara il proprio impegno a ridurre l’inquinamento promuovendo un cambiamento nelle abitudini degli italiani, e, dall’altra, consente che continuino ad esistere impianti che non ottemperano alle normative sulla sicurezza stradale e ambientale. Come Faib pensiamo che la chiusura di questi impianti sia uno dei primi interventi da attuare in vista della salvaguardia dell’ambiente, ma anche di una sana e costruttiva razionalizzazione della rete. Tanto più che basterebbe applicare una legge che già esiste, ma viene sistematicamente aggirata contando sull’impunità garantita da un’attività di vigilanza che per tante ragioni non riesce ad essere sempre puntuale. Il confronto tra il rapporto tra popolazione e impianti esistenti esistente in Italia con quello che si rileva negli altri Paesi industrializzati europei evidenzia una significativa sproporzione e autorizza a ritenere che la metà basterebbe a garantire il servizio agli automobilisti italiani e consentirebbe ai nostri

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gestori di colmare un gap importante rispetto ai loro colleghi europei. La media di erogato dei Paesi con i quali ci confrontiamo tutti i giorni è, infatti, doppia rispetto alla nostra. In Italia siamo a 1,2 milioni di litri erogati ogni anno, in Francia, Germania o Gran Bretagna, tanto per fare qualche esempio, l’erogato medio supera i 3 milioni di litri. Un dato che impatta non poco sulla redditività dell’impianto… Per continuare a stare sul mercato un impianto ha bisogno di essere ristrutturato, di essere ammodernato e di aprirsi a nuove attività in modo da garantirsi la giusta sostenibilità. Per fare questo occorre favorire chi è disposto ad investire sul punto vendita e considera il rispetto delle norme come un prerequisito per operare sul mercato. In quest’ottica la chiusura dei distributori non a norma porrebbe fine a quell’anomalia tutta italiana che tollera la sopravvivenza di impianti posizionati sulla carreggiata o sui marciapiedi che oltre ad essere pericolosi, come dimostra l’incidente verificatosi a Rieti lo scorso dicembre quando un’autocisterna è esplosa causando morti e dei feriti mentre riforniva una stazione di servizio senza attenersi alle procedure di sicurezza, sono anche sempre più antieconomici. Infatti, quando si pensa a come rendere più adeguata la nostra rete di stazioni, la prima cosa da considerare è che questa trasformazione sarà alla portata degli impianti che già dispongono o sono in condizione di disporre degli ampi spazi necessari a soddisfare le nuove modalità di sosta. Fare il pieno a una macchina a diesel o a benzina è una cosa ben diversa dal ricaricare un’auto elettrica. Nel primo caso, l’operazione richiede meno di un minuto, nel secondo almeno 15 o 20 minuti e questo solo a condizione che la stazione di servizio si sia dotata di colonnine per la ricarica veloce. Una differenza non da poco, soprattutto se la si considera nella prospettiva del tempo che l’automobilista è disposto a dedicare alla sosta al distributore. Disponibilità che aumenta quando ha a disposizione un bar, un ristorante o comunque un punto di ristoro che gli consenta di rilassarsi o di consumare un pasto. Se a questo si aggiunge il fatto che per essere in grado di servire chi guida un’auto elettrica la stazione di servizio


deve dotarsi di più di una postazione di ricarica veloce e, di conseguenza, anche di un carico di tensione ben più elevato dell’attuale, diventa facile capire che gli investimenti in gioco sono davvero importanti. Aggiungerei anche che molti gestori puntano sull’abbinamento con un autolavaggio.. Stiamo parlando di un’attività che richiede comunque di investire per adeguare la struttura alle norme sulla tutela dell’ambiente e della sicurezza del cliente e dei dipendenti. Oltre naturalmente a una disponibilità di spazio che la maggior parte delle stazioni di servizio esistenti non ha. Quanto detto finora mi porta a concludere che parlare di innovazione del concetto di stazione di servizio, di carburanti alternativi va benissimo, ma solo se si tiene conto di tutte queste complessità. Un’opzione per le stazioni di servizio che non dispongono di ampi spazi, potrebbe essere quella di specializzarsi nella fornitura di un solo tipo di carburante? Questo è un modello già visto. Anni fa, ad esempio, esistevano pompe che erogavano esclusivamente metano. Le liberalizzazioni hanno spinto molte stazioni ad ampliare l’offerta ai diversi tipi di carburante, anche esponendosi al rischio di “intasare” gli spazi disponibili. Tralasciando le compagnie petrolifere che, ovviamente, hanno tutte le capacità di investimento, un retista privato potrebbe trovarsi in difficoltà nel fare questa scelta. Nell’ipotesi in cui decidesse di scommettere sull’elettrificazione del parco auto, ad esempio, una delle prime criticità con cui si troverebbe a scontrarsi è che i tempi di rientro del suo investimento potrebbero essere, a dir poco, lunghi. Ad oggi il mercato dell’elettrico copre una percentuale risibile del parco circolante: lo 0,3% e, se devo basarmi sulle impressioni che raccolgo nella mia attività quotidiana, è abbastanza ragionevole immaginare che, almeno nel breve periodo questa incidenza non subirà dei significativi balzi in avanti. A pesare sono il costo di acquisto, che in un’auto elettrica è anche del 40% superiore a quello rispetto a un veicolo tradizionale, e il permanere nel consumatore di incertezze più o meno fondate sull’effettiva autonomia garantita da questi

veicoli e sulla mancanza di una capillare rete di rifornimento. Lato gestore, l’incertezza che più di altre contribuisce a frenare investimenti e propensione al cambiamento è un’altra. Al netto dell’evasione e delle frodi, i carburanti garantiscono oggi all’Erario oltre 30 miliardi di entrate. Un’eventuale significativa flessione nel consumo di benzina, gasolio e metano – che come è noto sono gravati da accise – potrebbe ragionevolmente indurre le autorità competenti a cercare di recuperare gli introiti persi, applicando un’accisa anche sull’elettrico. Anzi, considerando che sull’elettrico l’accisa in termini di oneri aggiuntivi applicati già oggi sulle bollette esiste già, la valutazione riguarderebbe il se e di quanto aumentarla. Con tutto quello che questo comporterà a livello di orientamento del consumatore. Quanto fin qui detto porta alla conclusione che se e nella misura in cui si attuerà, la razionalizzazione degli impianti avverrà soprattutto a danno dei retisti privati che hanno meno disponibilità finanziarie. Sbaglio? Fino a qualche anno fa le major petrolifere erano proprietarie della quasi totalità dei punti vendita. Ad un certo punto, però, alcune compagnie internazionali non hanno più trovato la convenienza a rimanere nella distribuzione del carburante in Italia e hanno deciso di terzializzare la propria rete o comunque di cederla a dei retisti privati. Il risultato è che oggi circa il 60% delle stazioni esistenti è in mano a privati. La

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Il futuro della stazione di servizio] logica conseguenza di tutto questo è che questi soggetti non sono assolutamente disponibili a considerare l’ipotesi di chiudere anche soltanto uno di questi impianti per non disperdere l’investimento sostenuto. Questo è uno dei motivi per cui la tanto spesso evocata razionalizzazione degli impianti è fallita. Sarebbe a mio parere stato molto più opportuno un intervento del governo volto a fare in modo che, prima che il mercato si frammentasse, tutte le compagnie petrolifere accettassero di ridurre i modo significativo, ad esempio del 20%, i loro impianti. Questo le avrebbe certamente danneggiate, anche se in qualche misura una parte delle vendite degli impianti eliminati avrebbero potuto essere riassorbite da un incremento dei volumi di vendita di quelli rimasti. Una possibilità che è venuta meno con la frammentazione della rete e con il passaggio dalle sette sorelle agli attuali oltre mille titolari di impianti. Temo che sarà il mercato stesso ad espellere chi non riuscirà a garantirsi un buon conto economico… Questo è quello che si dice di solito. Al riguardo

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la domanda da porsi è: come mai da quando si è realizzata questa situazione si è avuto un aumento esponenziale dell’illegalità? Il rischio è che, seguendo le logiche di mercato, a chiudere siano proprio gli operatori onesti impossibilitati a reggere il confronto con i disonesti. Il mercato del carburante ha una tolleranza molto limitata. La forbice dell’offerta tra chi è più efficiente e chi non lo è risulta davvero molto limitata. Considerando che il costo della materia prima è determinato da una quotazione internazionale che vale in tutto il mondo, che le accise e l’Iva incidono per il 66% del costo al litro e parametri come i costi fissi o la marginalità il margine di manovra per provare ad essere competitivi è davvero risicato. Se poi mi chiede se il gestore può contribuire a rendere il prezzo più competitivo, la mia risposta è inevitabilmente negativa. Le proteste che stiamo portando avanti con l’obiettivo di aumentare i suoi livelli di marginalità – siamo al 3% su ogni litro di carburante venduto - dimostrano ampiamente che questa possibilità gli è preclusa. Quindi, il presupposto per lo sviluppo di una


sana rete distributiva è un incisivo contrasto all’illegalità? Assolutamente sì. Le frodi di cui riferiscono di tanto in tanto le cronache sono la spia di un fenomeno dalle dimensioni ancora non del tutto note che indubbiamente contribuisce a compromettere qualsiasi possibilità degli operatori della rete di competere alla pari in un quadro condiviso di rispetto delle normative vigenti. Non a caso il fenomeno dell’illegalità ha assunto dimensioni catastrofiche con l’accentuarsi della polverizzazione della rete alimentando quella concorrenza sleale che impoverisce le aziende sane disposte anche a fare investimenti, a tutto vantaggio di quella parte di soggetti retisti privati che sono entrati in questo mercato a gamba tesa, in barba alle leggi di settore alimentando quel dumping contrattuale a danno dei gestori, senza un piano industriale credibile, una sorta di mordi e fuggi dove i proventi vengono dirottati su altre attività più o meno lecite. Scusi la domanda provocatoria: della necessità che la rete faccia un salto di qualità si parla da anni. Cosa impedisce di passare dagli auspici ai fatti? In tanti dichiarano una disponibilità a investire che, però, non è mai surrogata da azioni concreti. In questo momento il nostro settore è in grande difficoltà e, in un certo senso, lotta per sopravvivere. Questo è un grosso limite, perché un mercato che non riesce a produrre le risorse da reinvestire nel proprio miglioramento e nell’innalzamento dei propri standard qualitativi si troverà sempre più in difficoltà nell’adeguarsi al nuovo che avanza. Tanto più che già oggi, in quanto a standard qualitativi, le nostre stazioni di servizio sono nettamente al di sotto della media europea e che il comparto è talmente poco remunerativo da indurre, come ho già ricordato, alcune grandi compagnie ad abbandonare il mercato italiano. Tutto questo, senza contare che qualsiasi investimento ha come presupposto che chi lo sostiene sia convinto di poter contare su concrete prospettive di sviluppo. Esattamente quelle che gli operatori del nostro mondo faticano a intravvedere, perché è estremamente difficile capire come si orienterà il mercato per quanto riguarda i carburanti alternativi.

Questa è un’incertezza che l’Italia condivide con il resto del mondo, cosa ci penalizza dunque rispetto agli altri? Indubbiamente il fatto che loro partono da una situazione molto più sana e in più possono contare su un costo dell’energia elettrica che è anche del 30% inferiore al nostro. L’Italia in questo sconta il fatto di non essere indipendente e di essere costretta ad acquistare la propria energia all’estero. Al netto di questo, però, a frenare questo settore è una mancanza di certezze che compromette pesantemente qualsiasi possibilità di sviluppo. Per tornare al tema da lei proposto della razionalizzazione della rete, prima come gestore e poi come presidente Faib ne sento parlare da almeno 40 anni. In questo lasso di tempo non è successo assolutamente nulla. Qualsiasi cambiamento è stato dettato soprattutto dalla speculazione e lo Stato non ha mai avuto la forza di intervenire per mettere in sicurezza il settore vigilando su cosa stava succedendo e attivandosi per garantire adeguati livelli di trasparenza. A mio parere chi ci governa dovrebbe chiedersi se in un Paese dove l’80% delle merci viene trasportato su gomma non sia rischioso per lo Stato affidarsi a una rete così frammentata.

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Il futuro della stazione di servizio]

Distribuzione carburanti Il futuro è nell’aggregazione In un contesto nel quale i privati rappresentano la metà del mercato nazionale stare uniti è fondamentale per garantire un futuro a tutte le aziende e un servizio sempre più efficiente e moderno al Paese. Lo afferma Luca Vazzoler, Coordinatore del Gruppo Giovani di Assopetroli-Assoenergia ricordando che l’associazione svolge un ruolo fondamentale nell’aggregare gli imprenditori privati nell’intento di aiutarli a rimanere al passo con i tempi A chi sostiene che la razionalizzazione delle stazioni di servizio è un obiettivo non raggiunto, ricorda che negli ultimi anni il loro numero si è più o meno dimezzato e rivendicando la capillarità delle stazioni di servizio come un valore aggiunto che facilita il consumatore quando deve fare rifornimento. Su questo fronte, a suo parere, il rischio da scongiurare è che eventuali ulteriori “razionalizzazioni” non avvengano ai danni dei gestori che rifiutano di attingere a quello che eufemisticamente definisce come “mercato parallelo”. Sull’evoluzione della stazione di servizio, ritiene che la vera questione non sia decidere “se” cambiare, quanto piuttosto “come” farlo. Il che significa che ogni opportunità deve essere valutata alla luce di un’attenta analisi di mercato per lo specifico punto vendita. Di questo e altro abbiamo parlato in questa intervista a Luca Vazzoler, che dal 14 maggio ha assunto l’incarico di Coordinatore del Gruppo Giovani di Assopetroli-Assoenergia. Quali sono a Suo giudizio le criticità e le sfide che oggi sono chiamati ad affrontare i gestori delle stazioni di servizio? Saper tener testa alla variegata concorrenza presente nella rete, ma soprattutto affrontare i costi e i vari oneri che sono aumentati in questi anni: primo tra tutti il costo delle transazioni delle carte bancarie, dove un gestore poco attento rischia di rimettere una fetta consistente del suo margine; gli eventuali costi al consumo per la fatturazione elettronica; corsi di formazione, autorizzazioni, licenze e burocrazia varia che,

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senza guardare troppo indietro nel tempo, hanno un peso sempre più rilevante nel bilancio della gestione. Il gestore è chiamato ad avere un’amministrazione più attenta, non può sbagliare e deve saper fare i conti. A livello commerciale il gestore può ancora oggi fare la differenza, quelli che sanno ancora curare la loro clientela si notano anche quando non usano come arma il prezzo alla pompa. La gestione quotidiana della stazione di servizio, nel tempo, ha decentralizzato il ruolo del gestore. Ad oggi invece il gestore deve riconquistare la sua posizione unendo le caratteristiche legate al servizio, che erano una consuetudine nel passato, a quelle moderne dell’offerta di servizi globali quali ad esempio il servito, la fatturazione elettronica, i nuovi sistemi di pagamento e l’offerta di servizi accessori per i quali si può spaziare rendendo la stazione di servizio un punto nevralgico che non si limiti ad offrire carburanti o attività non oil classiche, ma anche un’offerta moderna che permetta al cliente di ottimizzare i propri tempi. Un’altra sfida, difficilissima, è quella di non cadere nella tentazione, seppur a volte per motivi di sopravvivenza, di acquistare prodotto dal cosiddetto “mercato parallelo”. Si stima infatti oggi che tale mercato, legato prevalentemente alle frodi Iva, occupi una fetta del 30% creando pesanti danni all’Erario e ai concorrenti onesti.

La rete distributiva italiana si caratterizza nel panorama internazionale per il numero elevato di stazioni di servizio a cui corrisponde un valore medio più basso di erogato. Pensa che, dopo che da tanti anni si ipotizza di razionalizzazione della rete distributiva, saranno oggi le condizioni del mercato a imporla? Con quali rischi, soprattutto per i gestori indipendenti? L’Italia ha ancora oggi un numero elevato di stazioni di servizio ma nel corso degli ultimi 50 anni i distributori in Italia, grazie ai piani di razionalizzazione ed incentivazione alla chiusura effettuati da parte dei titolari di autorizzazioni, compagnie petrolifere e pubbliche amministrazioni, sono passati da 42.000 a circa 21.000. In Italia, a differenza dell’Europa, abbiamo una capillarità di offerta carburanti che rende facile il rifornimento per il consumatore finale. Il principale ostacolo alla chiusura dei punti vendita è sicuramente l’eventuale sostenibilità dei costi legati ad eventuale bonifica delle aree interessate. Mi lasci dire, però, che se un gestore continua a mantenere l’attività indipendentemente dall’erogato che fa, vuol dire che non ci sta rimettendo: ci sono zone dove un piccolo impianto può essere molto utile e, nonostante le basse vendite, si può permettere una marginalità che garantisce un guadagno dignitoso. Diverso è il discorso in aree di viva concorrenza, dove sarà

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Il futuro della stazione di servizio] il mercato a decretare altre chiusure: lì sopravvivrà chi sarà più dinamico. Sicuramente ci sarà una razionalizzazione “commerciale”, ma il paradosso è che tale razionalizzazione non avverrà per concorrenza leale, bensì a causa della concorrenza sleale dovuta al mercato dell’illegalità. Il rischio quindi è di veder chiudere impianti, perdita di posti di lavoro di imprenditori e gestori, ecc. I gestori indipendenti in realtà corrono meno rischi di quelli “a marchio” in quanto i primi possono comprare prodotto ovunque e da chiunque, ivi inclusa la tentazione di comprare dal “mercato parallelo”, i secondi hanno contratti di esclusiva con il brand che reclamizza l’impianto e, quindi, corrono maggiormente il rischio di chiusura per decadimento delle vendite. Anche se al momento la loro incidenza è minima, ritiene che il prevedibile diffondersi di veicoli che utilizzano nuovi carburanti, debba indurre già oggi il gestore a porsi il problema di se, quando e come innovare la propria offerta per continuare a garantirsi un volume di affari adeguato? Certamente, più del “se” il problema è il “quando”. In giro si vedono molte colonnine di carburanti alternativi con le ragnatele. Si parla molto e quasi solo esclusivamente dell’elettrico, mentre si tralasciano gli importanti sviluppi di ulteriori alternative come i carburanti liquidi sintetici, a basso impatto ambientale, e che possono essere sfruttati con la stessa filiera distributiva di oggi, oltre, ovviamente, gpl e metano anche in forma liquida (gnl). È indubbio che, come in ogni business, l’offerta al cliente vada sempre rinnovata e che, per restare sul mercato, bisogna rimanere al passo con i tempi. Non è così semplice come

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sembra poter offrire ogni genere di carburante fossile od “ecologico” sulle stazioni di servizio in quanto ci sono degli oggettivi limiti territoriali, di superfici minime adatte al rispetto della sicurezza (ad esempio per il metano) e, al momento, ancora un deciso sbilanciamento tra domanda ed offerta. Quindi sono investimenti da fare in modo oculato e non massivo tenendo sempre ben in mente, da buon imprenditore, il rapporto costi-benefici, l’eventuale sbilancio territoriale tra domanda ed offerta e tutti i classici fattori che valgono per qualsiasi prodotto si voglia offrire. In considerazione dei minimi livelli di redditività garantiti dalla vendita del carburante, i gestori che non fanno riferimento a una compagnia petrolifera hanno oggettivamente la possibilità di investire per avviare la vendita dei nuovi carburanti? Muoversi oggi non comporta il rischio di trovarsi spiazzati di fronte a tecnologie come quella dei veicoli elettrici che sono ancora in fase di evoluzione? Certamente, c’è da fare però un po’ di chiarezza tra gestore e titolare di autorizzazione. A volte le due figure coincidono, ma, in realtà, nella maggior parte dei casi, il gestore è un imprenditore autonomo che conduce le attività delle stazioni di servizio mentre il proprietario è un altro (appunto il titolare di autorizzazione). Pertanto gli eventuali investimenti rimarrebbero a suo carico. Per tornare alla domanda, sicuramente come ho già spiegato è bene rimanere al passo con i tempi. Già oggi, ad esempio, per realizzare un nuovo distributore di benzina in alcune Regioni vi è l’obbligo di installazione di colonnina elettrica e un carburante ecologico, quindi è difficile prevedere quale possa essere il momento adatto


per investimenti legati alle nuove tecnologie. Molti gestori hanno affiancato alla vendita carburanti attività come il bar o l’autolavaggio. Pensa che si avrà un’ulteriore diffusione di questi servizi? Quali altri servizi potrebbero essere offerti? Come dicevamo prima la stazione di servizio potrebbe diventare un punto nevralgico di offerta di servizi di vario tipo. Sicuramente le attività non oil possono migliorare l’economicità dell’attività globale del punto vendita in particolare per il gestore. Direi però che quelle tradizionali (bar/autolavaggi ecc..) sono comunque attività già ben sviluppate a livello nazionale e che quindi è utile guardare al futuro e pensare a nuove tipologie di servizi. Bar, ristoranti e autolavaggi sono da sempre le prime attività collaterali delle stazioni di servizio. Non dev’essere mai dato per scontato, però, che funzionino ovunque. Va sempre fatta un’analisi di mercato per lo specifico punto vendita. I servizi non oil che potenzialmente possono essere offerti sono moltissimi. Se guardiamo gli altri paesi UE vediamo che nelle stazioni di servizio ci può essere un po’ di tutto in base alle esigenze della clientela locale: dalla ristorazione, agli alloggi nelle aree extraurbane, ai market alimentari sotto casa nei centri città. Ci sono ancora piccole officine, centri di sanificazione auto, esercizi commerciali che vendono anche abbigliamento, ecc. Purtroppo in Italia queste alternative sono bloccate dalle normative vigenti: chiunque può aprire un distributore di benzina nel suo piazzale, quando invece il distributore di benzina non può aprire qualsiasi attività! Alcune aree autostradali offrono già oggi App, servizi specializzati per tipologie di utenti e ristorazione. Questa è l’avanguardia di una trasformazione che attende anche le aree di servizio situate in aree urbane ed extraurbane? Questo genere di servizi è fruibile in tutta la rete sia autostradale che ordinaria anche se in ordinaria il servizio ristorazione in particolare è meno presente. In autostrada è in realtà un servizio obbligatorio. Il mondo dei pagamenti e dei servizi è sempre più digitale e già ci si muove nella direzione della dematerializzazione delle carte fisiche. Le app faranno sempre più parte della nostra quotidianità.

Avete in programma o già in corso attività volte a guidare i vostri soci nella gestione di questo cambiamento? Quali in particolare? Assopetroli-Assoenergia affianca i propri associati rimanendo sempre costantemente aggiornata sulle varie opportunità che il mercato offre o potrà offrire lasciando poi alla libera scelta dell’imprenditore se cavalcare o meno le iniziative proposte, stimola il dialogo tra gli operatori del settore anche in questo senso e crea convenzioni ad hoc per gli associati. Vengono periodicamente organizzati dei webinar esplicativi di determinati servizi oppure informativi sulle novità del settore. Il ruolo dell’associazione in questo senso è molto importante nel dare spunti e consigliare gli associati per rimanere nel mercato ed essere parte attiva, portante e protagonista della transizione energetica. Assopetroli-Assoenergia ha un ruolo fondamentale nell’aggregare gli imprenditori privati aiutandoli a rimanere al passo con i tempi. Considerando che il mercato dei privati nel settore della distribuzione carburanti è ormai il 50% circa del mercato nazionale, stare uniti aiuta a garantire un futuro a tutte le nostre aziende e un servizio sempre più efficiente e moderno al Paese.

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ANTEPRIMA AUTOPROMOTEC 2019]

Innovativi nell’esplorare tutti gli scenari futuri, tradizionalisti sul trend di crescita

Così Renzo Servadei, Amministratore Delegato di Autopromotec, sintetizza l’approccio che ha guidato gli organizzatori nella messa a punto del prossimo Autopromotec. A rendere meno rituale la dichiarazione sulla convinzione di poter confermare il trend di crescita che da sempre caratterizza la manifestazione bolognese, sono le tante novità e l’intensa attività di comunicazione in Italia e all’estero Una delle novità di Autopromotec 2019 è la riorganizzazione e l’aumento della superficie espositiva. Quali le motivazioni che hanno suggerito questa riorganizzazione e quali i vantaggi attesi per espositori e visitatori? Da sempre ad Autopromotec, i visitatori possono agevolmente pianificare percorsi merceologici personalizzati, a seconda degli interessi professionali, grazie a una sorta di “selezione di fiere specializzate” che vede gli espositori raggruppati per categorie merceologiche. Quest’anno, grazie anche al recente restyling del quartiere

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fieristico bolognese, la mappa di Autopromotec presenta nuovi padiglioni, una superficie ampliata e spazi sempre meglio organizzati, a tutto vantaggio dei nostri espositori e visitatori. Il rinnovato spazio espositivo ha infatti portato a una ridistribuzione più razionale degli spazi e a un ulteriore aumento della superficie destinata alla manifestazione: l’edizione 2019 di Autopromotec si articola quindi su una superficie totale di 162.000m2, ampliata di 4.000m2 rispetto al 2017. In questo modo, abbiamo potuto offrire agli espositori spazi più grandi e, allo stesso


tempo, abbiamo aperto le porte a un maggior numero di realtà del settore provenienti da tutto il mondo. Il visitatore potrà quindi scoprire le più recenti novità e le tendenze che guidano il settore aftermarket seguendo un percorso ancora più fruibile attraverso i diversi comparti del mercato del post-vendita automotive indipendente. L’edizione 2019 è stata preceduta da un’intensa attività atta a promuovere l’internazionalizzazione della manifestazione. Quali sono state queste iniziative e quali i risultati che è già in grado di annunciare? La strategia di sviluppo di Autopromotec è ormai da diversi anni fortemente incentrata sull’internazionalità, con un piano di promozione volto a dare alla manifestazione una connotazione sempre più internazionale. Tramite il supporto di ICE (Istituto per il Commercio Estero) e della Regione Emilia-Romagna, quest’anno sono state coordinate missioni internazionali da numerose nazioni, volte a favorire la presenza di buyer e stakeholder istituzionali provenienti da paesi rilevanti per il settore del post-vendita automotive e, allo stesso tempo, a supportare

la filiera dell’aftermarket automotive nell’approccio ai mercati esteri. Il percorso di sviluppo continuo della Manifestazione è testimoniato dai numeri record dell’edizione 2017, che ha ospitato 1.599 espositori (di cui il 43% proveniente dall’estero), più 58 marchi rappresentati, e 113.616 presenze totali di operatori professionali. Proprio l’aspetto legato all’internazionalizzazione ha fatto segnare i progressi più rilevanti, con un +14% di operatori professionali internazionali, a quota 23.807, provenienti da tutto il mondo. Anche per l’edizione di quest’anno ci aspettiamo risultati più che positivi: solo in termini di buyer e operatori istituzionali, al momento possiamo affermare che, ad Autopromotec 2019, sono previsti più di 120 delegati da oltre 35 paesi, provenienti da mercati a forte interesse per l’automotive, ma anche da zone a forte potenziale di crescita. Inoltre, per implementare l’interazione tra le aziende e le delegazioni presenti in Fiera, tramite la piattaforma di business matching B2Match, sarà possibile anche quest’anno contattare i buyer e organizzare incontri dedicati. Un’opportunità unica riservata agli espositori italiani! Pensa che sull’affluenza di visitatori italiani peserà l’andamento del mercato automotive che da inizio anno fa registrare un segno meno?

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ANTEPRIMA AUTOPROMOTEC 2019]

L’affluenza di visitatori ad Autopromotec, essendo una fiera aftermarket, è scollegata dall’andamento del mercato automotive. Se non si vendono auto nuove, probabilmente c’è maggiore necessità di riparazione dei veicoli: possiamo infatti parlare di un settore in controtendenza rispetto al mercato auto. Il vero tema è quindi quello del numero complessivo delle officine di autoriparazione che in Italia, essendo un mercato molto frammentato, tendono ad aggregarsi anche sotto la spinta dell’innovazione tecnologica. È per queste ragioni che non ci aspettiamo un segno meno nell’affluenza dei visitatori. Ha qualche anticipazione da offrirci per quanto riguarda il settore delle attrezzature e prodotti per stazioni di servizio, autolavaggi e car care? Si registrano nuovi espositori? Sono in programma attività specifiche? Anche quest’anno, il settore delle attrezzature e dei prodotti per le stazioni di servizio, gli autolavaggi e il car care avrà uno spazio riservato all’interno del padiglione 25, con la relativa area esterna dedicata. Data la forte richiesta di spazi espositivi da parte delle aziende del comparto, abbiamo registrato con largo anticipo il “tutto esaurito”. È proprio per questo motivo che alle importanti aziende espositrici abbiamo riservato uno spazio aggiuntivo, all’interno del padi-

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glione 32, adiacente all’area esterna. Anche qui, come per l’intera Manifestazione, il focus sarà sulle innovazioni legate ai nuovi scenari della mobilità e sulle importanti evoluzioni tecnologiche in atto, che certamente coinvolgono anche il settore delle stazioni di servizio. Ad Autopromotec 2019, nello specifico, non sono previste iniziative dedicate al comparto delle stazioni di servizio, ma progetti interessanti per l’intero settore: saranno messe in mostra le evoluzioni delle officine con “Officina X.0” e - novità assoluta - l’iniziativa dedicata al Motorsport e la pista per testare i sistemi ADAS di ultima generazione, allestita in collaborazione con Quattroruote all’interno della mitica area 48. Proprio in riferimento ai sistemi ADAS, ci si potrebbe chiedere quali siano le ricadute sul sistema delle stazioni di servizio e degli autolavaggi. In realtà, il tema del “cleaning” rispetto a telecamere e sensori è di primaria importanza, in quanto nessuna telecamera può funzionare senza una corretta visione dell’ambiente circostante. Infatti, se da un lato le nuove tecnologie rendono obsolete alcune attività, dall’altro aprono nuovi scenari e nuove opportunità di servizio. Ecco perché l’edizione 2019 di Autopromotec rappresenta un appuntamento da non perdere per gli operatori del comparto degli autolavaggi e del car care, per rimanere al passo con i tempi e conoscere tutto quello che il mercato può offrire. AutopromotecEDU è da sempre un elemento di successo della manifestazione. Oltre al convegno IAM19, quali sono gli appuntamenti con la formazione e l’informazione assolutamente da non perdere? Per gli operatori del settore, AutopromotecEDU rappresenta l’occasione ideale per approfondire le tematiche più attuali del post-vendita automotive, con un ricco ventaglio di eventi, convegni e incontri ai quali partecipare. Oltre alla Cerimonia di Apertura e all’International Aftermarket Meeting 2019 (IAM19), due degli appuntamenti più rinomati, il calendario di AutopromotecEDU offre quest’anno tanti spunti interessanti: dalle analisi di mercato della distribuzione ricambi alle sfide dell’industria della ricostruzione dei pneumatici, dalle nuove soluzioni per il trasporto alle tematiche che accomunano il


comparto delle competizioni motoristiche con il settore del post-vendita, e molto altro ancora. Il calendario di AutopromotecEDU è disponibile sul sito internet di Autopromotec, sull’App dedicata “Autopromotec APP”, e tutti gli eventi sono anche raccolti in un’apposita guida, distribuita in Fiera. Gli incontri si svolgono all’interno delle sale Link, Connect e Pegaso Room, situate all’ingresso principale del quartiere fieristico (Ovest – Costituzione). Tramite l’App dedicata “Autopromotec APP”, è anche possibile accedere ad altre informazioni interessanti sulla mappa, i settori e gli espositori di Autopromotec 2019. Siamo ormai a ridosso della data di apertura. Quante saranno le aziende espositrici e quali i settori che hanno evidenziato maggior dinamismo? Le cifre finali di Autopromotec 2019 saranno rivelate poco prima dell’apertura della fiera, ma già oggi possiamo affermare di aver registrato un aumento del 4% del numero degli espositori rispetto all’edizione 2017. Rispetto alle precedenti edizioni, qual è il trend evidenziato dalle aziende del settore

attrezzature e prodotti per stazioni di servizio? Quali i fattori che hanno contribuito a determinarlo? Senz’altro il settore delle attrezzature è uno dei fiori all’occhiello dell’industria nazionale ed europea, con quote export che si aggirano mediamente intorno all’80%. Questo risultato è reso possibile dall’esistenza di un tessuto di piccole e medie imprese estremamente specializzate, che sono leader nel proprio segmento di mercato. In conclusione, ritiene possibile che questa edizione riesca a superare i risultati già brillanti ottenuti nel 2017? Ad Autopromotec piace l’innovazione tecnologica, esplorare nuovi scenari e percorrere strade nuove, per raggiungere gli obiettivi di sicurezza, rispetto ambientale e affidabilità, in un settore importante come quello automotive. Esiste però un campo in cui vogliamo rimanere ancorati alla tradizione, ed è quello dei numeri. Mi spiego meglio: dalla sua nascita - e siamo giunti alla 28A edizione biennale - Autopromotec ha sempre superato i numeri dell’edizione precedente. Vogliamo quindi continuare, anche nei prossimi anni, a mantenere questa importante tradizione.

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ANTEPRIMA AUTOPROMOTEC 2019] Tra le novità la pompa a pistoni JK che è ideale per l’utilizzo su car wash e assicura fino a 8000 ore senza manutenzione. Le altre caratteristiche che la contraddistinguono sono: bielle Padiglione 25, Stand C62 in bronzo, cuscinetti a rulli conici di livello premium, pistoni in ceramica, doppia guarnizione long life per prevenire perdite d’acqua, corpo con trattamento anticorrosione per garantire massima durata senza rinunciare alle prestazioni.

Annovi Reverberi

Il nuovo design del lubrificante multifunzione Svitol racconta i suoi “infiniti” utilizzi: a base di olio sintetico senza siliconi è perfetto per Padiglione 21, Stand B65 lubrificare, sbloccare ed eliminare cigolii, ma anche per proteggere dall’umidità, pulire le superfici da ruggine colla, grasso e catrame e lucidare metalli e cromature. La nuova grafica enfatizza il classico “Giallo Svitol” grazie a un tocco di rosso sulla bomboletta e sull’esclusivo Smart Cap a doppia erogazione, con cannuccia integrata, che permette di scegliere tra uno spruzzo preciso o nebulizzato.

Arexons

La ricerca di innovazione e l’importanza riconosciuta al Made in Italy hanno portato Beta, nell’anno del suo 80° anniversario, a produrre la chiave dinamometrica 665 Digibeta in 5 miPadiglione 36, Stand A24 sure. Elementi caratteristici della chiave sono l’affidabilità e la fluidità di movimento garantite dal meccanismo di scatto e dal robusto cricchetto, che permette una ripresa di soli 5°. La precisione è maggiore rispetto ai requisiti di norma e la regolazione della coppia è facilmente impostabile grazie al display LCD. La taratura nei laboratori di certificazione è ottenibile grazie al dispositivo di calibrazione 665 SW venduto separatamente.

Beta Tools

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Biemmedue

Padiglione 25, Stand A1

Daerg Chimica

Padiglione 25, Stand C1

L’idropulitrice ad acqua calda Sally sposa le esigenze del privato e anche del professionista. È robusta in quanto ogni componente è stato scelto per affrontare lavori impegnativi e continuativi. Il basamento metallico di sostegno è stato rinforzato rispetto alla versione precedente, così come il serbatoio in materiale plastico resistente agli urti. La versione con pompa professionale dà alla macchina il massimo di efficienza ed affidabilità. L’utilizzo di componentistica di alto livello e la semplicità del progetto rende l’assistenza e la manutenzione semplice e veloce.

Per far fronte a tutte le esigenze di mercato l’azienda produttrice di detergenti e prodotti professionali per autolavaggi e la cura dell’auto crea continuamente nuove formule. In quest’ottica a Bologna presenterà Diamante, un trattamento protettivo coating polimeri ad alta protezione, ideale per portali di autolavaggio e tunnel e per piste self service. La combinazione di PTFE, siliconi reattivi e polimeri stabilizzati crea un film protettivo durevole nel tempo, anche fino a 30 giorni.

Nasce dalla quarantennale esperienza nel settore del

Depur Padana Acque trattamento delle acque reflue industriali, dalla pro-

Padiglione 25, Stand C25 pensione al problem solving e dall’attenzione alle (Area esterna 48) esigenze della clientela la una nuova serie di vasche

prefabbricate monolitiche di grande capacità, dai 30 ai 50 mc/cad, tutte personalizzabili con suddivisioni interne in più scomparti. L’azienda è nota anche per la produzione, specifica per il settore autolavaggio, delle piattaforme prefabbricate sviluppate appositamente per piste self e portali oltre che delle isole di aspirazione, che riducono il tempo di installazione.

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ANTEPRIMA AUTOPROMOTEC 2019] Hidrofobic 2.0, il precera leggermente schiumogeno che rompe il velo d’acqua prima della cera; Padiglione 25, Stand B133 Pneurav Tech, un nero gomme più denso che garantisce un grip migliore per una durata maggiore e 4 kit per il fai da te: polish abrasivo, polish finitura, polish protettivo e un lucidante schermante effetto barriera. Sono tante le novità che l’azienda proporrà in fiera. Tra tutte, il fiore all’occhiello è Terminator: il lava esterni alcalino efficace su sporco grasso, smog e residui petroliferi e indicato anche con acque ricche di sali. La novità è la versione profumata: Million 1 fragranza orientale e Polo fragranza aromatica-muschiata.

Eurodet

Frutto dell’esperienza in OE dell’azienda, l’ultima generazione di batterie dotate di Carbon Boost rispetPadiglione 18, Stand B06 ta i più rigorosi requisiti tecnici WLTP (Worldwide harmonized Light vehicle Test Protocol). Sarà introdotta nelle gamme EFB e Premium di Exide per veicoli leggeri, migliorando ulteriormente la durata e le prestazioni del prodotto. Per i Veicoli Commerciali, il focus sarà sulla nuova Endurance+Pro Gel, la batteria Vrla Gel per il ciclaggio estremo, e sulla StrongPro con tecnologie HVR e Carbon Boost di ultimissima generazione.

Exide Technologies

Presentata in collaborazione con il distributore e-commerce ufficiale Padiglione 29, Stand A16 car-care.it, la linea detailing Innovacar si fonda sull’esclusivo “sistema ciclico” Fra-Ber, una serie di prodotti capaci di ottimizzare l’efficacia del successivo per garantire il miglior risultato a livello di detergenza, protezione e durata. Per ottenere una superficie decontaminata, Fra-Ber utilizza gli enzimi, molecole dalle caratteristiche uniche. Stimolando e accelerando le reazioni biochimiche, gli enzimi della linea Innovacar regalano alla vettura una superficie setosa.

Fra-Ber

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Favagrossa

Padiglione 25, Stand A9

L’azienda si ripromette di dare una “scossa” al mondo dell’autolavaggio con la presentazione, in anteprima mondiale, dell’innovativa linea di spazzole Shake. Nate dopo anni di studio e perfezionamento, queste spazzole, grazie al nuovissimo movimento brevettato, alzeranno di un altro livello gli standard di lavaggio negli impianti automatici. Per conoscere e toccare con mano la tecnologia innovativa alla base di queste spazzole l’appuntamento è a Bologna. Favagrossa opera sul mercato da oltre 50 anni e offre alla sua clientela una vasta gamma di prodotti per autolavaggio dalle elevate performance e realizzati secondo uno scrupoloso processo produttivo conforme alle norme ISO 9001 e con materiali di prima qualità che ne assicurano resistenza, efficacia e affidabilità. La sua offerta di spazzole spazia dalle classiche spazzole per autolavaggio in filo tradizionale e feltro, alle più moderne Filok, Drytex, Carlite e F-Ace: tanti tipi di spazzole e prodotti per autolavaggio per altrettante filosofie di pulizia dell’auto. I sistemi lavafiancate Kamm e lucidagomme Tire-Shiner, le cortine Mitter ed i dischi lavaruote Twister vanno a completare un’ampia gamma di prodotti autolavaggio capace di soddisfare ogni tipo di esigenza.

I bulloni di sicurezza sono sempre più spesso un ostacolo da dover gestire per poter procedere alla rimozione delle ruote di un veicolo. Una lavorazione banale può diventare impossibile Padiglione 36, Stand B66 da svolgere perché manca la corretta chiave per i bulloni di sicurezza, con conseguente danno. Grazie all’innovativo kit Puller non si rischierà più di rovinare i cerchi in lega per estrarre i bulloni di sicurezza con anello girevole presenti su BMW, Mini e VW.

Fermec

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ANTEPRIMA AUTOPROMOTEC 2019] Tre i prodotti che l’azienda invita a scoprire: Waterless, Oxy e Polilux. Waterless è il primo detergente lucidante senza acqua. Prodotto pronto all’uso, con un’unica applicazione garanPadiglione 25, Stand B104 tisce contemporaneamente azione detergente, effetto lucidante e rispetto dell’ambiente. Il detergente a pH neutro Oxy, grazie alla sua formulazione innovativa, rimuove con efficacia la ruggine, le puntinature dovute al trasporto ferroviario e gli ossidi di ferro, senza intaccare le superfici trattate. Infine, Polilux è il trattamento schiumogeno lucidante per lavaggio con lancia schiuma e per impianti automatici provvisti di arco polish.

Frescura

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Non mancherà di suscitare l’interesse di autofficine e concessionarie Gysflash 101.12 CNT è un caricabatterie connesso 100A dotato della tecnologia inverter. Consente di mantenere una batteria 12 V al Piombo o al Litio con una tensione perfettamente stabilizzata durante le fasi di diagnostico. Garantisce anche una qualità di carico ottimale per la manutenzione dei veicoli più evoluti. La sua connettività USB lo rende 100% personalizzabile. Carica: per batterie al piombo o al litio da 12 V (LFP) da 5 a 1200 Ah. Di seguito illustriamo alcune sue caratteristiche. Carica: per batterie al piombo o al litio da 12 V (LFP) da 5 a 1200 Ah. Diagnosi: supporta fino a 100 batterie A 12 V di veicoli nella fase diagnostica. Showroom: fornisce la batteria con compensazione corrente quando si utilizzano gli accessori elettrici di un veicolo dimostrativo. Tester: usato per controllare la tensione della batteria, valutare il sistema di avviamento e le condizioni dell’alternatore del veicolo. Curva di carica completamente automatica e intelligente.


Kraftwerk, distribuito in Italia da Homberger, presenta il nuovo configuratore per mobilio da officina. La gamma del mobilio da officina ha Padiglione 36, Stand B15 da sempre contraddistinto il marchio svizzero e, grazie alla possibilità di composizioni personalizzate secondo esigenze, con costruzione autoportante, che non necessita di attacchi né di muri di sostegno per una installazione facile e flessibile rappresenta la soluzione ideale per l’officina. Con il nuovo configuratore bastano pochi click e il cliente può scegliere i singoli elementi che si addicono perfettamente alle dimensione della sua zona lavoro. La composizione si può completare con l’inserimento degli assortimenti di utensili disponibili in gamma.

Kraftwerk e Homberger

Hörmann

Padiglione 22, Stand B9

ll portone sezionale ALR F42 Glazing, realizzato con solidi profili in alluminio dello spessore di 42 mm e ampie finestrature in vetro minerale, è una vera e propria vetrina mobile, pensata per negozi e showroom, per i quali sia importante una visione completa degli spazi espositivi interni anche dall’esterno. I campi di finestratura continui, in grado di garantire alti livelli di resistenza, grazie al vetro minerale di sicurezza stratificato, conferiscono un carattere esclusivo alla nuova chiusura e consentono una visuale completa degli spazi espositivi interni.

Il nuovo Fog Maker carrellato Elefantino Lavaggio: 2 in 1 con funzione di cannone nebulizzante e idropulitrice è ideale per la sanificazione, lavaggio e disinfezione di superfici Padiglione 25, Stand C83 inquinate e l’abbattimento delle polveri sottili in aree di piccole/medie dimensioni quali ristrutturazioni edili e movimentazione materiali polverosi, anche contenenti amianto. E questo grazie a 30 ugelli nebulizzanti e alla pressione di esercizio di 70 bar che gli consente di risparmiare fino all’80% di acqua rispetto ai sistemi a bassa pressione.

Idrobase

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ANTEPRIMA AUTOPROMOTEC 2019] Ilpa Adesivi

Padiglione 29, Stand B5

Il Trasparente Acrilico HS 5101 è stato totalmente riprogettato con nuove formule e ridisegnato in ogni dettaglio, dal packaging al labeling. Max Trasparente Hs 5101 2k è un prodotto professionale per carrozzeria di alta qualità, va utilizzato nel ciclo a doppio strato per verniciature su base opaca metallizzata, perlata e a pastello doppio strato. Estremamente brillante, si distende omogeneamente donando al supporto una finitura lucidissima. Protegge inoltre la carrozzeria dall’ambiente esterno, resistendo anche agli agenti chimici.

L’azienda presenta in fiera i suoi impianti di lavaggio intelligenti Smartwash. Si tratta di una nuova generazione di impianti di lavaggio dotati di Smartwash che è completamente connesPadiglione 25, Stand A61 sa e basata sull’IoT e sui Big Data per aumentare l’efficienza e la redditività delle imprese di autolavaggio, offrendo al contempo agli utenti un’esperienza di lavaggio più rapida, comoda, facile e intuitiva. Con Smartwash, Istobal raccoglie le nuove sfide del settore, dove la digitalizzazione è la chiave per promuovere la crescita delle imprese di lavaggio e rispondere così alle nuove tendenze del mercato con soluzioni intuitive e personalizzate, che si adattano alle nuove abitudini di consumo e alle necessità degli utenti. Allo stand verrà inoltre presentato un nuovo aspirapolvere, con un’immagine ed un’interfaccia più accattivanti ed orientate all’utente.

Istobal

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L’utensile classico di Knipex da 250 mm diventa ancora più performante: fino a 52 mm o 2 pollici, la pinza chiave ha una capacità di presa con regolazione continua su tutte le misure. Padiglione 36, Stand E24 Con la sua tipica regolazione tramite pulsante è ancora più facile da utilizzare grazie alle due scale di impostazione. Con soli 450 grammi di peso, è più leggera del 15% rispetto al suo precursore, mantenendone comunque l’elevata stabilità e offrendo contemporaneamente un grande ampliamento delle funzionalità. Con le sue attuali 19 posizioni di regolazione selezionabili e bloccabili tramite pulsante, è dotata di 2 scatti in più rispetto alla precedente pinza.

Knipex

Nell’idropulitrice a caldo trifase HDS 8/184 C della nuova classe compatta HDS con Padiglione 25, Stand A107 dotazione Advanced l’innovativa modalità eco!efficiency assicura il rispetto dell’ambiente e un risparmio energetico notevole. L’interruttore centrale funziona anche da selettore di funzione ed è intuitivo e facile da usare. Le grandi ruote posteriori e la ruota pivottante anteriore garantiscono un’ottima manovrabilità. Carter resistente con serbatoio detergente e carburante integrati. Ganci porta cavo e porta tubo AP sulla macchina, vano porta accessori e porta oggetti. Le innovazioni apportate agli accessori dimezzano i tempi di montaggio e smontaggio.

Kärcher

Lampa

Padiglione 18, Stand B34

Grazie al suo speciale strato di Etilene Vinil Acetato il telo copriauto Meteo-Max 2 protegge tutte le parti più esposte al pericolo grandine. Ideale anche contro la caduta di castagne e pigne, è traspirante e resiste all’acqua; inoltre, essendo internamente foderato in morbido tessuto-non-tessuto, evita il contatto diretto con la vernice e non graffia la carrozzeria. Ne completano le funzioni le bordature elasticizzate anteriori-posteriori e le 2 cinture sottoscocca, che lo fanno aderire meglio al profilo dell’auto.

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ANTEPRIMA AUTOPROMOTEC 2019] Dynamic, è la lavasciuga ideale per uffici, concessionari auto, palestre, negozi. Si tratta di

Lavorwash uno strumento robusto, affidabile, molto agile e accessibile che Padiglione 25, Stand A133 offre massima efficacia nel mantenere il pavimento pulito e

asciutto. Solo un pulsante e si è pronti a lavorare, senza leve complicazioni o regolazioni di cui preoccuparsi: scorrevolezza, manovrabilità in aree congestionate e pulizia con entrambi i bordi della spazzola anche in angoli difficili da raggiungere. Riduzione di fermi improduttivi grazie all’interruzione automatica dell’erogazione soluzione, arresto spazzola e auto stop riempimento acqua.

Un impianto che si distingue per i materiali di alta qualità e per le innovative soluzioni tecniche. ConPadiglione 25, Stand B94 trollo tramite microprocessore, interfaccia uomo macchina semplice ed intuitiva, monitoraggio continuo (locale e remoto) delle condizioni di lavoro e rilevamento automatico sagoma veicolo. Connessione VPN per la gestione da remoto dell’impianto tramite PC/MAC e/o dispositivo mobile (Android/ iOS). Sistema alta pressione superiore, laterale e cerchi con ugelli angolo zero movimentati e orientabili, lavaggio chassis tramite appositi braccetti installati a bordo impianto. Spazzole verticali ed orizzontale più voluminose ad alta densità, nuove spazzole lavaggio ruote e nuovo sistema di asciugatura.

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Padiglione25, Stand B93

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L’idropulitrice ad alta pressione KXS è in grado di sostituire l’utilizzo di attrezzi ed utensili tradizionali con la potenza del getto d’acqua ed è indirizzata principalmente al settore delle imprese che operano nel settore dell’edilizia, delle costruzioni navali, delle acciaierie e fonderie (aziende siderurgiche e metalmeccaniche) o energetica ed in generale dove si rende necessario l’uso di attrezzatura estremamente potente in termini di pressione e portata.


I cassetti della cassettiera modulare Crystal Box, sono in PET (Polietilene tereftalato), mentre il corpo è in Compound di Polipropilene, un Padiglione 36, Stand D13 materiale che garantisce eccezionali caratteristiche di robustezza al carico e torsionabilità. Il PET ha elevate doti di resistenza all’urto, al carico, al benzene e agli agenti chimici aggressivi in genere ed è riciclabile al 100%. Inoltre, dona assoluta trasparenza e un’ottima resa estetica del colore del cassetto, che è antigraffio, non ingiallisce e ha proprietà antistatiche.

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MTM Hydro

Padiglione 25, Stand A5

Le novità sono la gamma di aspiratori self tipo AC e la gamma di distributori in rotolo RD-RDC. Il nuovo aspiratore AC1 Air Plu Plus viene proposto con Kit aria compressa e Kit nebulizzazione profumo inclusi ed è disponibile in più varianti con: turbina di aspirazione con motore 230V o 400V; bidone in acciaio inox con 3 differenti sistemi di filtro. Sono disponibili altresì vari opzionali come il braccio verticale, illuminazione a led , display di visualizzazione integrato ed altri. L’elettronica di ultima generazione del quadro elettrico di gestione offre tempi di utilizzo facilmente impostabili ed elevata compatibilità con i più comuni sistemi di pagamento.

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Nettuno delle carrozzerie e delle officine sempre pulito, in modo igienico e Padiglione 25, Stand C134 in perfetto ordine. Per installarlo bastano due tasselli. Il sistema è

estremamente resistente il che permette di erogare il prodotto con le dita, con la mano e anche con il gomito. In base allo sporco da pulire si può scegliere tra un’ampia gamma di lavamani, sia nella versione in crema che in gel. Il sistema di erogazione a pompa permette inoltre di risparmiare sul “costo a lavaggio” erogando solo la quantità che ti serve.

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Grazie all’innovativa cannuccia flessibile in metallo di 18,5 centimetri, WD-40 Flexible rappresenta la soluzione perfetta per coloro che hanno la necessità di lubrificare, sbloccare, proteggere ed eliminare sporco dalle zone più difficili da raggiungere. Non sarà più necessario smontare parti, sistemi, coperture o ingranaggi per accedere con precisione alle parti da trattare e, al tempo stesso, si eviterà un sovradosaggio ed uno spreco di prodotto. Si potrà così sbloccare con estrema facilità i dadi della frizione o proteggere e lubrificare le valvole e le aree vicino al motore.

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ANTEPRIMA AUTOPROMOTEC 2019] NTP

Padiglione 16, Stand C48

La linea prodotti per pulizia e piccole riparazioni auto di Quixx, nota azienda tedesca già vincitrice di numerosi premi per la qualità dei propri prodotti. È adatta per tutte le superfici e i materiali dell’auto: vernici, vetri, pelle, gomma, plastiche, particolari cromati ed alluminio, interni ed esterni. Kit per piccole riparazione e pulizia, con elementi compatibili con l’ambiente.

Appartiene alla gamma Premium il portale Genius Vitesse, un impianto di lavaggio a 3 rulli che si contraddistingue per un sistema di prelavaggio efficiente ad alta pressione con ugelli Padiglione 25, Stand A117 oscillanti posti davanti, che permettono di ottenere tempi di lavaggio inferiori fino al 20%, grazie all’intelligente combinazione degli scarichi. Aquatus Prime, modello di punta della linea Christ, consente al cliente di scegliere tra un lavaggio Touchless e un lavaggio Vitesse con rulli di lavaggio. Sono possibili anche programmi di lavaggio combinati, che includono un prelavaggio particolarmente intenso con dotazione Touchless. Verranno inoltre presentati la Christ Wash App, che può essere utilizzata con gli impianti di lavaggio a portale e con le postazioni di lavaggio self-service, e il sistema di lavaggio delle ruote Wheel Master.

Otto Christ

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Bahco ha ampliato la gamma di utensili professionali a mano e ad aria compressa con l’introduzione di “Orange Energy”, una collezione di 14 utensili automotive a batteria con il potere Padiglione 36, Stand D30 di affrontare qualsiasi attività sui veicoli. Acclamati da tester indipendenti per “prestazioni straordinarie in condizioni difficili”, offrono sempre un lavoro più veloce ed efficiente senza cavi elettrici o tubi per l’aria. La gamma comprende potenti avvitatori, trapani, smerigliatrici, levigatrice / lucidatrice, cricchetto, ingrassatore e seghetto alternativo. Ogni utensile viene venduto con una garanzia Bahco di due anni.

SNA Europe

Stahlwille

Padiglione 36, Stand A8

Telwin Padiglione 26, Stand A62

In fiera l’azienda propone la propria gamma completa di utensili, i nuovi inserimenti nel settore della dinamometria e tre nuove distinti set di utensili isolati VDE specificatamente dedicati alla manutenzione di auto ibride o elettriche che combinano design e qualità made in Germany. La testata è certificata secondo la norma VDE, è dotata del sigillo di approvazione per la massima sicurezza e consente di lavorare in sicurezza con tensioni fino a 1.000 Volt.

Grazie alla tecnologia ad arco corto e senza gas, D-ARC 200 permette di saldare su lamierati di alluminio ed acciaio. Technomig 240 Wave, invece, è la saldatrice inverter multiprocesso (MIG-MAG/FLUX /TIG / MMA) con sistema operativo Wave che guida l’operatore anche nelle lavorazioni più sfidanti. Con l’app Qantum si acquisisce automaticamente il numero di telaio e si crea una pratica per ogni mezzo, da arricchire con informazioni, foto e documenti. Infine, con il Wi-fi Connectivity Kit per la gamma di puntatrici Inverspotter Smart Aqua (modelli 13500 e 14000) è possibile inviare i dati di puntatura alla piattaforma Cloud.

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ANTEPRIMA AUTOPROMOTEC 2019] La promessa mantenuta di “Car Hygiene Plus” è quella di contribuire a semplificare e a rendere più Padiglione 25, Stand B125 efficiente il lavoro sul piazzale. Nata per l’utilizzo in self-service, questa colonnina è composta da generatore di vapore trifase, di un aspirapolvere/aspiraliquidi a turbina e sistema di ricarica automatica True Temp con controllo elettromeccanico del livello dell’acqua in caldaia. La carrozzeria è di acciaio inox con grado di protezione IPX5. Il plc è interno con contascatti, regola la durata dell’erogazione del vapore o dell’aspirazione e da un avviso di pulizia caldaia. Tre le possibili configurazioni: vapore e aspirazione con solo vapore, oppure con pistola detergente o, ancora, con pistola detergente e tubo di aspirazione. Per quanto concerne i lettori, sono disponibili per sole banconote, banconote e chiavetta, oppure gettoni o monete. A questo proposito è offerta la possibilità di personalizzare il lettore per la valuta locale a seguito della fornitura delle banconote/monete per la programmazione.

Tecnovap

WashTec

Padiglione 25, Stand A17

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L’azienda torna ad Autopromotec con uno stand pieno di innovazioni. “Non intendiamo svelare ancora molto. Semplicemente vi sorprenderemo con innovazioni assolute: prima fra tutte verrà presentato in anteprima nazionale il nuovo impianto a portale che si chiamerà SmartCare”, si limita ad anticipare Thomas Brenner, Direttore Marketing & Sales Excellence presso WashTec. Il trend è sia verso la digitalizzazione, che ormai è entrata a far parte della nostra vita e non si arresta certo di fronte all’autolavaggio, sia verso la personalizzazione. Ovunque vi sia un conducente d’auto che possiede uno smartphone, lì si trova un potenziale cliente dell’autolavaggio. L’app EasyCarWash è il modo più semplice di lavare l’auto: per una quota mensile fissa i clienti di EasyCarWash possono effettuare tutti i lavaggi che desiderano oppure effettuare lavaggi singoli avviando l’impianto tramite app. “Varrà sicuramente la pensa di far visita al nostro stand” assicura Gian Luca Meschi, Amministratore delegato WashTec Srl.


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Marketing]

Customer experience Perché è strategica anche per le aziende dell’autolavaggio Al pari di qualsiasi altra attività commerciale anche l’autolavaggio si trova a dover fare i conti con la trasformazione delle sensibilità, delle aspettative e dei comportamenti dei consumatori. Per questo motivo la capacità di assicurare un’esperienza di acquisto del servizio percepita come distintiva in termini di eccellenza è determinante anche ai fini della fidelizzazione della clientela e della redditività dell’impianto. Perché come è stato in più occasioni evidenziato, il cliente fedele è quello che è disposto ad aumentare la propria spesa anche fino al 50% Una promozione speciale riservata alle mamme, (l’articolo è stato scritto in un periodo immediatamente a ridosso della Festa della Mamma- Ndr), un trattamento di sanificazione offerto in omaggio ai fan della pagina Facebook dell’autolavaggio più veloci nel condividere il post, deodoranti per auto proposti in sconto nell’ambito di una super promozione primave-

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ra, uno sconto riservato alle donne che lavano la propria auto in un giorno prestabilito della settimana, un altro personalizzato riservato ai clienti nel giorno del loro compleanno, e, ancora, un importante ribassamento del prezzo a chi entro un certo lasso di tempo torna a portare il proprio veicolo a lavare e, infine, un Gratta&Premia che, a seconda del numero dei


simboli trovati, mette in palio un determinato tipo di trattamento. Per non parlare dei commenti più o meno entusiasti postati dai clienti o dei numerosi video che consentono di vivere in anteprima l’esperienza del lavaggio…L’elenco potrebbe continuare, ma questi pochi esempi sembrano già sufficientemente rappresentativi del fatto che, così come la gran parte delle altre attività commerciali, anche per l’autolavaggio la nuova frontiera è rappresentata dalla customer experience: tanto più è gratificante, coinvolgente, divertente ed emozionante e tanto più contribuisce non solo a fidelizzare il singolo cliente, ma addirittura a generare quel passa parola – anche ma non esclusivamente attraverso i post veicolati sui propri social – che continua ad essere riconosciuto come la più straordinaria leva promozionale a disposizione di qualsiasi azienda interessata ad ampliare la propria platea di clienti e a far prosperare il proprio business. La customer experience: cos’è e perché è diventata sempre più strategica Nella sua accezione più ampia per Customer experience si deve intendere l’esperienza vis-

suta dal cliente nelle diverse fasi in cui è articolata la sua relazione con l’azienda. Una relazione della quale sono parte integrante, oltre che il prodotto e il servizio ricevuto in fase di pre e post vendita, anche l’insieme di esigenze e aspettative, emozioni, soddisfazioni o delusioni e conoscenze sperimentate nelle varie fasi in cui si è articolato il rapporto con il brand. Proprio la qualità e l’efficacia della relazione costruita con il cliente è oggi uno dei pilastri sul quale ogni azienda sa di dover costruire una parte importante del proprio successo. Questo per la semplice ragione che sempre di più a guidare le scelte del consumatore non è tanto la disponibilità di un certo prodotto o servizio - non fosse altro che per il fatto che nella stragrande maggioranza dei casi vengono offerti su più canali - ma piuttosto la modalità con la quale riesce a soddisfare un proprio desiderio o a risolvere un problema. In altre parole, a fare la differenza, ad essere percepito come un valore è sempre di più il modo in cui interagendo con la propria clientela l’azienda fa vivere e percepire il suo prodotto o servizio prima e dopo l’acquisto. A spingere le aziende a focalizzarsi sulla costruzione di una customer expe-

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Marketing] rience di qualità è anche la consapevolezza che l’esperienza vissuta e percepita da un singolo cliente è in grado di condizionare, in positivo o in negativo, anche l’orientamento di tutta la community con la quale condivide impressioni e valutazioni (le famose recensioni). Questa è una delle conseguenze del fatto che, a seguito della diffusione dello smartphone, sono sempre di più gli italiani che utilizzano Internet in una o più fasi del processo di acquisto e che, avendola sperimentata in diversi ambiti, considerano ormai come acquisita la possibilità di vivere esperienze coerenti ed integrate sui vari punti di contatto (punto vendita, sito internet, eCommerce, social network, contact center, pubblicità). Un ulteriore elemento che ha contribuito ad accrescere l’importanza della customer experience è che, mano a mano che il prodotto è diventato in un certo senso acquisito, i servizi da elemento che deve contribuire a facilitare l’acquisto e la fruizione del prodotto stesso si sono trasformati in un fattore di differenziazione e, quindi, in una leva di competitività sempre più determinante. Non solo, una delle ricadute della sempre più capillare digitalizzazione è la transizione da un tipo di servizio per così dire standardizzato a uno sempre più personalizzato e modulato in base alla sempre più complessa, variegata e variabile interazione tra l’azienda e il singolo cliente. In tutti gli ambiti trova conferma la constatazione che i clienti sono sempre più propensi a premiare le imprese capaci di garantire esperienze personalizzate (offerte, contenuti, prodotti su misura, capacità di riconoscerlo ogni volta che si viene in con-

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tatto con lui), una comunicazione trasparente (prezzi, condizioni, eventuali variazioni al servizio, ecc.), un’erogazione tanto efficiente da minimizzare il tempo e l’impegno richiesto e, ovviamente, una soddisfazione immediata dei propri bisogni e delle proprie aspettative. La logica conseguenza di tutto questo è che la prima sfida con la quale si devono ormai confrontare tutte le attività è quella di decidere quanto investire e, soprattutto, come disegnare le tappe e le fasi di questa relazione in modo da ottenere concreti e tangibili riscontri in termini di ampliamento della platea dei propri clienti e di fidelizzazione di quelli acquisiti. In un contesto in cui le aspettative del consumatore appaiono in costante crescita e la pressione competitiva è sempre più sfidante e difficile da sostenere, per qualsiasi attività diventa cruciale anche riuscire a mettere a punto delle metriche atte a consentire di misurare in tempo reale i feed back alle attività proposte (in modo da cambiare rapidamente strada se ci si accorge che i riscontri sono inferiori alle attese) e da quantificare anche i ritorni in termini di incremento delle vendite generati dall’esperienza offerta al cliente. Studi e ricerche effettuati hanno dimostrato che, quando l’esperienza offerta è eccellente, le ricadute economiche e commerciali possono essere davvero importanti e spaziano dalla maggiore fidelizzazione, alla riduzione della sensibilità al prezzo, alla generazione di un passaparola positivo e arrivano fino alla riduzione dei costi di acquisizione del cliente e, ovviamente, a un incremento delle vendite e a un aumento del valore e della


reputazione aziendale. La conditio sine qua non per ottenere questi risultati è che l’impresa sappia progettare una relazione che nei contenuti, nei punti di contatto e nelle modalità nelle quali si sostanzia contenga effettivamente le componenti emozionali, sensoriali, affettive, razionali e comportamentali più indicate alla luce delle caratteristiche del target di consumatori ai quali ambisce rivolgersi. Sembrerebbe scontato, ma forse non lo è troppo, visto che uno studio di recente pubblicato dalla società americana Forrester Recearch ha consentito di stabilire che solo 1 cliente su 5 si ritiene pienamente soddisfatto delle esperienze offerte dalle imprese e dalle attività con le quali ha avuto occasione di interagire. Da cosa dipende questo risultato a dir poco assai poco soddisfacente? In primo luogo, osservano gli esperti, dalla tendenza a confondere la customer experience con una delle sue componenti, come ad esempio il customer care o il customer service. Un altro errore da non fare, specie quando si tratta di un’attività commerciale quale appunto è un Autolavaggio, è prescindere da un’attenta analisi delle caratteristiche e delle componenti caratterizzanti l’offerta dei competitor nell’area di riferimento. Capire cosa stanno offrendo i nostri concorrenti, quali sono i loro punti di forza ed eventualmente le loro lacune è il punto di partenza per ogni titolare di un impianto di autolavaggio interessato a individuare quali potrebbero essere i contenuti di un’esperienza congegnata per essere percepita dal cliente di quella particolare zona tanto “unica e straordinaria” da farlo sentire speciale e parte integrante di un qualcosa di esclusivo. Da questo punto di vista la crescente digitalizzazione dei processi e la diffusione di carte fedeltà e app gioca un ruolo fondamentale, visto che offre al titolare la possibilità di acquisire con facilità tutte le informazioni atte a ricostruire le peculiarità della clientela nell’area in cui opera (ad esempio, la maggiore o minore propensione ad utilizzare gli impianti self service, la frequenza di lavaggio e l’entità della propensione alla spesa), ma anche - sempre nel rispetto delle normative in materia di privacy - a individuare quegli interessi e quei comportamenti che possono trasformarsi in un’opportunità per gratificarlo, per indurlo ad aumentare la fre-

quenza con cui lava la propria auto e, anche, a impressionarlo dando prova di creatività nel soddisfare i suoi bisogni andando a intercettare anche quelli più inespressi. Autolavaggio e customer Experience La prima sfida con la quale si confronta un’attività di autolavaggio è quella di riuscire a capitalizzare un patrimonio di reputazione che è trasversale tra i nostri connazionali. Da uno studio condotto in sei Paesi europei è emerso che negli ultimi anni in media due italiani su tre si sono avvalsi esclusivamente di un autolavaggio professionale, che viene apprezzato in quanto garantisce risultati di qualità più elevata e assicura un minor dispendio di tempo ed è più sicuro e più rispettoso dell’ambiente rispetto al lavaggio fai da te. Ne consegue che il proprietario dell’autolavaggio può provare a capitalizzare questa buona reputazione andando a dare il massimo risalto agli elementi che più di altri concorrono a connotare come professionale della sua attività. Una location ordinata e pulita è un prerequisito, visto che è logico immaginare che siano ben pochi i clienti disposti a lavare la propria auto in un impianto sporco e caotico. La presenza di impianti di ultima generazione, che, ad esempio, assicurino elevati standard di igienizzazio-

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Marketing] ne o di detailing del veicolo e una location che nei dettagli curati tradisce l’impegno a costruire un ambiente accogliente e gradevole oltre che funzionale contribuiscono non poco a ingenerare nel cliente un senso di fiducia e la percezione che in quell’autolavaggio potrà trovare quanto di meglio disponibile per soddisfare la sua esigenza di assicurare alla propria auto un trattamento atto a preservarne quando non ad esaltarne le caratteristiche estetiche. E questo è sicuramente un ottimo punto di partenza, stante la dichiarata disponibilità degli automobilisti italiani a investire per preservare dall’ingiuria del tempo e dell’uso le caratteristiche estetiche del proprio autoveicolo. Le recenti innovazioni introdotte dai costruttori di impianti a livello di utilizzo dei colori e delle luci tendono a intercettare e ad assecondare il bisogno di trasformare il lavaggio in un’emozione e in un divertimento da ricordare e sempre di più da condividere con amici e conoscenti. Gli esempi citati in apertura dell’articolo ci dicono che sono in aumento i titolari di attività consapevoli della necessità di utilizzare i nuovi strumenti digitali per intercettare nuovi clienti e per mantenersi in contatto con quelli acquisiti anche quando non sono fisicamente presenti nell’autolavaggio. In questo può essere molto utile cercare di andare a solleticare l’eterno bambino che è presente in ognuno di noi spettacolarizzando il lavaggio. Da questo punto di vista niente genera un senso di soddisfazione e di euforia come una promozione, uno sconto o qualsiasi altra opportunità di accedere ad un servizio risparmiando del denaro. E, sempre con riferimento alle attività menzionate in apertura di articolo, anche questo messaggio è arrivato forte e chiaro, come dimostrano i tentativi di tanti titolari di trarne vantaggio mettendo a punto delle mirate attività promozionali. Gli studi sul comportamento dei consumatori evidenziano che, a prescindere dal settore, pur di sentirsi protagonisti molti clienti sono disposti a farsi coinvolgere offrendo feedback sulla qualità del prodotto, dei servizi e, in generale, delle prestazioni offerte dall’impresa e anche suggerimenti su possibili innovazioni da introdurre. Questo orientamento del consumatore può rappresentare una vera miniera d’oro per il titolare di un impianto impegnato a differenziarsi e a distin-

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guersi dai propri competitor. Senza contare che contribuisce a rafforzare il legame tra cliente e impianto e aiuta a individuare eventuali motivi di disamoramento e a intervenire tempestivamente confermando l’attenzione e la vicinanza al singolo cliente. Su questo fronte gioca un ruolo fondamentale anche la presenza di personale pronto ad intervenire quando il cliente si trova in difficoltà, ma anche a essere proattivo nell’evidenziare la presenza di situazioni problematiche o nel suggerire nuovi servizi o miglioramenti. App, carte prepagate e forme di abbonamento personalizzate vanno incontro alla necessità sempre più sentita di ottimizzare il tempo del lavaggio semplificandone le operazioni. Dal punto di vista dell’esperienza del cliente in questo come in altri settori è determinante la possibilità di accedere a modalità di pagamento sicure, ma quanto mai semplici e veloci. Anche per questo risulta essenziale abbinare al contante nuove forme di pagamento automatizzate che, oltre ad accettare ed elaborare numerosi tipi di pagamenti, aprono la strada a servizi – dalla prenotazione, alla formula lavaggi illimitati - e promozioni personalizzati che di sicuro hanno un positivo impatto sul gradimento del cliente nei confronti dell’impianto.


III


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CWB 3: DESIGN INTELLIGENTE L’inconfutabile principio di base del design industriale è: la forma a servizio della funzionalità. Abbiamo invertito questo principio. Con il nostro Klean!Star iQ la funzionalità segue la forma: le spazzole laterali si adattano perfettamente ad ogni profilo del veicolo. Grazie alle nuove spazzole intelligenti la spazzolatura del veicolo risulterà perfetta su ogni lato dello stesso, dal tetto ai fianchi fino alla parte del lunotto posteriore. Vieni a visitare i nostri stand presso Autopromotec 2019. A Bologna dal 22 al 26 Maggio, padiglione 25 / stand A107 Fai la differenza con Kärcher!

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