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Pmi Live n. 21

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In un progetto come questo non può che esserci una stretta collaborazione con l’industria. “Certamente, ma non solo: è fondamentale la collaborazione con il mondo accademico, in primo luogo con il CNR. Dovremo stabilire anche ulteriori contatti con il Ministero dell’Ambiente e con quello dei Trasporti, perché si tratta di navi polivalenti di grandi potenzialità, ma anche con quello dell’Agricoltura, perché sono funzionali alla protezione della pesca. Questa nave vuole essere una piattaforma economica, concepita secondo criteri di robustezza e perseguendo soluzioni costruttive consolidate: per questi motivi non rappresenterà un salto nel buio dal punto di vista costruttivo e non richiederà grandi risorse per lo sviluppo; i fondi saranno quasi interamente reinvestiti nella costruzione, traducendosi in modo lineare in ore di lavoro per ingegneri ed operai, a tutto vantaggio dell’industria nazionale. Questa nave risponde all’esigenza di utilizzare il minor numero di risorse per costruire un’aliquota significativa di piattaforme da modulare, ottimizzare e attagliare a seconda della funzione”. A che punto è il progetto? “E’ ancora allo stato concettuale: in sostanza abbiamo cominciato a disegnare le navi. Stiamo prevedendo spazi che - un domani, se saranno disponibili le risorse necessarie - potranno essere utilizzati sia per scopi militari che civili, ad esempio per predisporre un ospedale da campo. Pensiamo a una nave capace di navigare a una velocità di 35 nodi e concepita per essere condotta con un equipaggio di appena 90 uomini, ma con posti letto per 230 persone. Intendiamo, ad esempio, poter evacuare dei cittadini da una zona di crisi, imbarcando rapidamente le persone per portarle al sicuro. La configurazione dei sistemi d’arma prevede l’installazione dei sistemi di artiglieria e l’unità è predisposta per ospitare due elicotteri, ma nulla vieta che altri sistemi di difesa possano essere imbarcati, all’occorrenza, ovvero che in alternativa si possano implementare ulteriori moduli abitativi. Stiamo studiando questo progetto in maniera approfondita: vogliamo una nave che costi la metà rispetto a quelle di cui disponiamo oggi. I volumi dovranno consentirci di accedere facilmente a tutti gli apparati e gli elementi costitutivi, per potere eseguire le manutenzioni con costi contenuti”. Un prodotto dalla forte caratura industriale come questo di cui ci ha parlato, ci porta a chiederci se le imprese possano favorire la nascita di nuovi programmi, e non esserne solo i realizzatori. “Dipende. L’idea nasce in Marina e per ora ci stanno lavorando i nostri ingegneri navali. Disponiamo di un centro di progettazione navale che lavora a tempo pieno. Non appena otterremo l’approvazione dalla Difesa, assieme ai fondi necessari, passeremo alla fase che coinvolgerà l’industria. Per risparmiare, stiamo conducendo lo studio della nave con risorse interne. Il rapporto con l’industria della Difesa è molto valido e penso che instaureremo una cooperazione ancora più efficace nel campo delle esportazioni delle navi e dei mezzi sviluppati in Italia, in modo da ridurre il costo per singolo mezzo. E’ un’area dove possiamo migliorare, con il coinvolgimento dell’intero Sistema Paese”. C’è ancora, secondo lei, un problema di comunicazione tra Forze Armate e industria della Difesa? “Con l’industria il dialogo è eccellente, ma ognuno deve giocare un ruolo preciso, forte: il cliente deve restare un cliente esigente e l’industria deve ovviamente fare gli interessi dell’industria. Solo da questo rapporto di sano e positivo confronto può venire fuori il prodotto migliore. Per le Forze Armate, essere accondiscendenti penalizza in primo luogo i propri uomini, ma finisce col danneggiare anche l’industria, poiché non ne stimola la competitività sul mercato internazionale. Questo concetto l’industria lo ha ben chiaro: essa, infatti, è da sempre riconoscente alla Marina per il suo ruolo di “cerbero”, nel pretendere prodotti di alto livello”. E rispetto alle PMI? “In gran parte, al di là di Finmeccanica e Fincantieri, la Marina già lavora con Piccole e Medie Imprese: software, arsenali, grandi manutenzioni, lo sviluppo di sistemi particolarmente avanzati che a volte sono prodotti di nicchia, sviluppati da industrie italiane di piccole e medie dimensioni. A titolo di esempio desidero citare i mezzi speciali degli incursori della Marina: si tratta di mezzi molto avanzati, tanto da essere coperti da segreto, che sono sviluppati da società italiane di dimensioni piccole ma di eccellente valore ingegneristico”.

Roberta Busatto Direttore responsabile

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