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Lettera del presidente Cari Soci e Amici, è di nuovo arrivato il momento di analizzare le molte attività realizzate dalla nostra sezione nel corso di quest’anno, ma è soprattutto il momento di guardare avanti per cercare nuove idee e nuovi progetti da intraprendere. Quest’anno, oltre alle normali attività escursionistiche, è da evidenziare la salita effettuata da un gruppo di soci della nostra sezione all’Ururu Peak, meglio conosciuto come Kilimagiaro, di 5895 m, la più alta vetta del continente africano. A tutti loro le più vive congratulazioni. Era da molto tempo che al CAI Lanzo si parlava della realizzazione di una cartina delle Valli, ebbene quest’anno siamo riusciti a concretizzarla. Si tratta di un’opera, prodotta in collaborazione tra il CAI Lanzo e il nuovo marchio editoriale “sentieri.biz”, costituita da tre mappe in scala 1/25000 comprendenti, oltre le Valli di Lanzo, anche le Valli Tesso e Malone. Ringrazio tutti i Volontari che mi hanno aiutato nel rilievo dei sentieri tramite GPS. Il nuovo “Corso base di escursionismo”, rivolto a coloro che desiderano affrontare e conoscere meglio la montagna, ha affiancato quelli ormai tradizionali e consolidati, come il “Corso di sci di fondo”. Le lezioni teoriche e le uscite pratiche hanno avuto una buona partecipazione di soci. I lavori sulla sentieristica e l’alpinismo giovanile, con le molteplici attività previste nel loro calendario, hanno avuto anche quest’anno un notevole aumento di partecipanti. Il neonato gruppo speleologico ha proposto due uscite: mentre quella nelle Grotte di Pugnetto ha avuto un’ottima riuscita, purtroppo quella nelle grotte del Rio Martino ha otte-

nuto una scarsa partecipazione a causa del cattivo tempo. È stato stilato un accordo di collaborazione tra la nostra sezione e il gruppo fotografico “effe8” che, nel prossimo anno, terrà un corso di fotografia per tutti i nostri soci. Sarà anche indetto un concorso fotografico sul tema “Lungo il sentiero” che prevede l’esposizione delle foto migliori e la premiazione delle prime tre classificate. Altra novità per il prossimo anno è il corso sul riconoscimento dei funghi. Per il 2012 abbiamo anche in programma il rifacimento del nostro sito internet. Nella prossima primavera speriamo di poter pubblicare il nuovo sito, sempre con la stessa ricchezza di contenuti ma con una grafica più moderna ed accattivante. Oltre a tutti i Soci che hanno collaborato con il CAI, è doveroso ringraziare anche le Associazioni e gli Enti con cui abbiamo lavorato assieme, in particolare il Gruppo Amici di Castagnole, il Comune di Lemie, il Gruppo Amici della Perinera. Un grazie anche a tutti i Componenti delle Commissioni ed ai nostri Inserzionisti che, con la loro pubblicità, ci aiutano a redigere questo annuario. Bruno Visca

Lunedì 5 Marzo Assemblea dei Soci presso la sede in via Don Bosco 33, Lanzo Torinese. 1º convocazione ore 20,00 - 2º convocazione ore 20,30 -1-


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Club Alpino Italiano Sezione di Lanzo T.se Via Don Bosco, 33 - Tel. 0123.320.117 cailanzotorinese@gmail.com www.cailanzo.it

Legenda

delle

• T - Percorso turistico, su facili sentieri, per itinerari brevi e con poco dislivello. • E - Percorso escursionistico, generalmente su sentieri o su tracce, anche con dislivelli e percorrenze notevoli, a volte su terreno aperto senza sentiero. Occasionali passaggi che possono richiedere destrezza e conoscenza della montagna. • EE - Percorso per escursionisti esperti, su tragitti non sempre segnalati, anche lunghi, che richiedono capacità di muoversi su terreni misti, spesso ad alta quota e ripidi. • EEA - Percorso per escursionisti esperti con attrezzatura; oltre al dislivello precedente comprende le vie ferrate e/o attrezzate o brevi tratti di nevaio che richiedono piccozza e ramponi. • EAI - Percorso per escursionisti in ambiente innevato, che richiede l’utilizzo di racchette da neve, su percorsi evidenti e riconoscibili, con facili vie di accesso, di fondo valle o in zone boschive non impervie o su crinali aperti poco esposti, con dislivelli e difficoltà generalmente contenuti che garantiscono sicurezza di percorribilità. • F - Percorso alpinistico facile, richiede esperienza nelle difficoltà precedenti e collaudate nozioni alpinistiche. • PD - Percorso alpinistico poco difficile. • AD - Percorso alpinistico abbastanza difficile.

Abbreviazioni • D - Percorso alpinistico difficile. • TD - Percorso alpinistico molto difficile. • ED - Percorso alpinistico estremamente difficile. • MS - Itinerario per medi sciatori. • BS - Itinerario per buoni sciatori. • OS - Itinerario per ottimi sciatori. • MSA - Itinerario scialpinistico per medi sciatori. • BSA - Itinerario scialpinistico per buoni sciatori. • OSA - Itinerario scialpinistico per ottimi sciatori. • MCA e BCA - Medi cicloalpinisti e buoni cicloalpinisti. Si richiedono anche capacità tecniche di guida su sentieri rispettivamente elementari o buone. • OCA - Ottimi cicloalpinisti. Si richiedono ottime capacità tecniche di guida su sentieri ed occorre aver partecipato a uscite precedenti. • TI - Itinerario turistico invernale su racchette, su strade o facili mulattiere innevate generalmente a bassa quota e senza pericoli oggettivi. • EI - Escursionismo invernale con racchette su terreno aperto, anche a quote elevate. • EIE - Escursionismo invernale con racchette per praticanti esperti, su terreno aperto e potenzialmente insidioso.

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Redazione:

Commissione Pubblicazioni STAMPA:

Curcio Grafiche s.r.l. Via Lanzo, 181 10071 Borgaro T.se in copertina:

Alpinismo Giovanile al lago della Rossa (foto: S. Fornelli Genot)

Sommario

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Lettera del presidente............................................................................... pag. 01 Legenda delle Abbreviazioni/Sommario........ pag. 02/03 La Nostra Sezione............................................................................................ pag. 04 Comunicazione ai Soci............................................................................ pag. 05 Consiglio Direttivo.......................................................................................... pag. 06 Una gita per tutti................................................................................................pag. 07 Novità in Libreria............................................................................................ pag. 08 Baita San Giacomo......................................................................................... pag. 10 Incontri su funghi con Giancarlo Moretto..................... pag. 11 Giovedì dell’Intersezionale................................................................ pag. 12 Gite Escursionistiche CAI Lanzo 2012........................... pag. 16 Escursioni con Racchette da neve 2012...................... pag. 24 Corso di sci alpinismo............................................................................... pag. 26 Alpinismo Giovanile..................................................................................... pag. 28 Corso di Fotografia......................................................................................... pag. 33 Programma associazione fotoamatori “eƒƒe 8”.............. pag. 34 Mount Kilimanjaro di Stefania Fornelli Genot............................................................................. pag. 35 Uja di Ciamarella di Roberto Maruzzo.............................................................................................. pag. 46 Concorso Fotografico.................................................................................. pag. 49 La carta delle Valli.......................................................................................... pag. 51 Commissione speleologica................................................................... pag. 57 Commissione sentieri e segnaletica. .................................... pag. 58 Calendario giornate di pulizia sentieri........................... pag. 59 Corso teorico-pratico sull’uso dell’ARTVA............... pag. 60 Corso sci di fondo............................................................................................ pag. 61 Gite in Autobus 2011 di Laura Carena....................................................................................................... pag. 62 I pericoli della montagna innevata di Pier Luigi Mussa............................................................................................... pag. 64 Gite con le scuole.............................................................................................. pag. 67 LEM Laboratorio Energia Mentale...................................... pag. 68 Breve storia dell’alpinismo di Dario Airola............................................................................................................pag. 72 Sottosezione di Viù lettera del reggente.................................................................................................pag. 74 Materiale in Vendita..................................................................................... pag. 80 Giorno per giorno............................................................................................ pag. 82 -3-


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La Nostra Sezione La sede della Sezione di Lanzo del Club Alpino Italiano è in via Don Bosco 33 ed è aperta ogni gio­vedì non festivo dalle 21 alle 23 circa. Grazie all’alto numero di soci, risulta essere l’associazione più numerosa di tutte le Valli di Lanzo; tutte le nostre attività sono coordinate da apposite commissioni e gruppi di soci. La molteplicità delle nostre attività porta molte associazioni e amministrazioni valligiane a collabo­rare con la sezione. I soci al 31 ottobre 2011 sono 1035, di cui 608 ordinari, 295 familiari, 127 giovani e 5 vitalizi. Le notizie sulle attività sezionali le potete trovare: • sulle pagine del notiziario mensile LO SCARPONE • su Internet al sito www.cailanzo.it • sul settimanale locale IL RISVEGLIO. Le strutture della sezione sono: il Bivacco Molino con 24 posti letto, la Capanna sociale S.Giacomo con 20 posti letto, il Museo mi­niera Brunetta, il Bivacco Gandolfo con 8 posti letto.

ISCRIZIONI E RINNOVI Per l’iscrizione al CAI è necessario portare due foto formato tessera e compilare l’apposito modulo in segreteria. Per i minori è necessaria la firma di un genitore. Per il rinnovo è sufficiente acquistare l’apposito bollino annuale da applicare sulla tessera. Il rinnovo può essere effettuato con le seguenti modalità: • direttamente in sede; • con bonifico bancario presso Banca Sella, Ag. di Lanzo Torinese codice IBAN: IT16K032 6830 5600 5385 8461 490. Nel caso del pagamento con bonifico si prega i soci di avvertire via mail o telefono dell’avvenuto pagamento, in modo da poter accelerare le operazioni di messa in regola con l’assicurazione, in attesa dell’arrivo del bonifico e riportare nella causale i nominativi da rinnovare.

L’iscrizione o il rinnovo come socio ordinario dà diritto a ricevere LA RIVISTA DEL CLUB ALPINO ITALIANO, notiziario della Sede Centrale. Inoltre, tutti i soci hanno diritto a usufruire di: • condizioni preferenziali rispetto ai non soci nei rifugi CAI e di altre associazioni alpinistiche con le quali è stabilita parità di trattamento; • utilizzare materiale tecnico, bibliografico, cinematografico e geografico della sezione; • partecipare alle attività sezionali e intersezionali: gite, corsi, scuole, serate culturali; • polizze assicurative stipulate da organi centrali e sezionali.

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LE QUOTE PER IL TESSERAMENTO 2012 SONO:

SOCI ORDINARIO FAMILIARE GIOVANE

RINNOVO 42.00 22.00 16.00

NUOVO SOCIO 46.00 26.00 20.00

Per chi è già socio, il termine ultimo di rinnovo è fissato al 31 MARZO DELL’ANNO SUCCESSIVO, giorno di scadenza della copertura assicurativa; il rinnovo successivo a questa data diverrà effettivo 15 giorni dopo il versamento della quota presso la sezione: durante questi 15 giorni non vi sarà copertura assicurativa. Si ricorda che l’assicurazione comprende il soccorso alpino per attività sezionale e personale, mentre la copertura infortuni copre solamente l’attività sezionale. E’ possibile avere un’integrazione della copertura infortuni (con raddoppio dei massimali in caso di morte e invalidità permanente) mediante il versamento di una quota aggiuntiva. L’integrazione deve essere richiesta espressamente al momento del rinnovo/iscrizione in segreteria e non potrà essere attivata in momenti successivi.

COMUNICAZIONE AI SOCI Caro socio, attraverso questa pagina vorremmo ricordarti alcuni appuntamenti che non sono prettamente escursioni ma che fanno comunque parte delle nostre attività sociali. Speriamo possano essere di tuo gradimento e di averti con noi il:

9 aprile

Pasquetta in baita

20 aprile

Serata introduttiva alle ferrate

14 ottobre

Castagnata in baita

10 novembre

Cena sociale

ottobre

Inizio Ginnastica presciistica

20 dicembre

Serata degli auguri natalizi

Se qualche socio volesse contribuire alla realizzazione dell’annuario, con articoli o proposte di escursioni, è il benvenuto! Fateci pervenire i vostri scritti e/o proposte entro la fine di agosto, indicando il vostro nome, cognome, numero di telefono ed eventuale email, direttamente in sede oppure all’indirizzo e-mail cailanzotorinese@gmail.com. Il direttivo

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Consiglio Direttivo

(in carica dal Settembre 2009 al Settembre 2012) Presidente: VISCA Bruno Vice Presidenti: AIROLA Dario, GENINATTI Gino Segretario: BRACCO Giuseppina Tesoriere: MAGNETTI Sergio Consiglieri: BENEDETTO MAS Livio, BORGNA Wilma, CARENA Laura, CASASSA Cesare, DEVIT Ivano, FORNELLI GENOT Marco, GISOLO Giovanni, MAZZON Marino, TESSIORE Gianni, VIGNA LOBIA Luciano Probiviri, revisori dei conti: BARRA Tiziana, FESTIVI Lucia Addetti alla segreteria: FORNELLI GENOT Stefania, TOGLIATTO Franco SOTTOSEZIONE VAL GRANDE Reggente: CHIARIGLIONE Aldo Consiglieri: ALA Roberto, BOLOGNA Marco, VANGI Alessandro. SOTTOSEZIONE VAL DI VIU’ Reggente: BARBOTTO Vittorio Vice Reggente: GUGLIELMOTTO Franco Segretario: FANTASIA Guido Consiglieri: BORLATTO Giorgio, FINO Luigi, GIACOBINO Ezio, MACHETTA Sergio, RU Andrea, RU Mario Rev. dei conti: BARBOTTO Maria Caterina, GIACOMELLI Raffaella, PERIOLATTO Massimo

LE COMMISSIONI DEL CLUB ALPINO ITALIANO DI LANZO Commissione Rifugi Geninatti Gino (Presidente), Gisolo Giovanni (Vicepresidente), Airola Dario, Berra Giacomo Renzo, Borgna Wilma, Bossi Emanuele, Camponi Antonio, Casassa Cesare, Facchinetti Fulvia, Giuliano Franco, Giuliano Alberto, Mazzon Marino, Tessiore Gianni, Visca Bruno, Zecchinato Rita.

Commissione Alpinismo Giovanile Fornelli Genot Marco (Presidente), Tessiore Gianni (Vicepresidente), Barra Tiziana (Segretaria), Fornelli Genot Stefania, Geninatti Gino, Geremia Alice, Negri Daniele, Pieri Francesco, Porro Gisella, Togliatti Walter, Tonin Marco, Rossatto Beatrice. Commissione Segnaletica e Sentieri Airola Dario (Presidente), Berra Giacomo Renzo (Vicepresidente), Benedetto Mas Livio, Borgna Wilma, Brunati Enrico, Cagliero Luigi Fulvio, Camponi Antonio, Carena Laura, Coletti Dana Piergiacomo, Cresto Aleina Giovanni, Facchinetti Fulvia, Geninatti Gino, Mazzon Marino, Schina Paolo, Tessiore Gianni, Togliatti Walter, Vigna Lobia Luciano, Visca Bruno. Commissione Escursionismo Vigna Lobia Luciano (Presidente), Brunati Enrico, Chiariglione Aldo, Coletti Dana Piergiacomo, Leyduan Giuseppe, Stevano Cristiana, Tessiore Umbro, Visca Bruno.

Commissione Speleologica Visca Bruno (Presidente ad interim), Macario Silvio (Vicepresidente), Camponi Antonio, Casassa Cesare, Moschelli Danila, Reano Ivo. -6-


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Una gita per tutti Da Forno Alpi Graie (1219 m) al Gias Nuovo nel Vallone di Sea (1888 m) di Roberto Bergamino Tempo salita: due ore circa Difficoltà: E Il Vallone di Sea è, indubbiamente, uno dei luoghi più selvaggi delle Valli di Lanzo e anche uno dei più suggestivi. Nella sua parte bassa si sale tra due pareti rocciose incombenti, mentre il vallone si apre repentinamente una volta arrivati al bellissimo pianoro del Gias Nuovo, meta dell’escursione proposta. Sono stati anche restaurati i due ponti che consentono di superare il torrente Sea e quindi conviene approfittarne. Se poi si sale in una tranquilla giornata di fine estate o inizio autunno non è affatto inusuale imbattersi in branchi più o meno numerosi di stambecchi. Salita: Forno Alpi Graie si raggiunge dopo aver risalito tutta la Val Grande. Giunti a Forno si può parcheggiare nell’ampio piazzale che si trova prima dell’Albergo Savoia; nei pressi si trova anche un’ottima fontana. Lasciando l’edificio dell’albergo a sinistra si gira dietro ad esso (indicazioni) per andare a superare il Torrente Gura su un ponte (indicazioni). Si va a sinistra seguendo la strada sterrata che porta al celebre santuario, godendo dell’ombra di un fresco bosco mentre si lascia a sinistra un bel prato. Poco dopo, a un bivio, si sale a destra superando degli edifici dell’acquedotto. La strada va seguita fino al termine, quando si giunge non lontano dal Torrente Sea. Non si attraversa il corso d’acqua ma si prosegue diritto, imboccando una traccia che sale brevemente per poi “tagliare”, con

percorso a picco sul vallone, un tratto ripido della parete. Si prosegue in salita lasciando a sinistra, dall’altra parte del torrente, un altro edificio dell’acquedotto (non è inconsueto vedere stambecchi nei pressi dell’edificio). Un tratto di salita più ripido porta a una zona disseminata di grossi massi usati come palestra di arrampicata; la zona è detta Polvere di stelle. In questo tratto di salita sono stati affissi dei piccoli pannelli di legno che riportano alcune frasi di coloro che, negli anni 70-80 resero celebre Sea, facendone il regno dell’arrampicata, tra tutti Gian Piero Motti e Gian Carlo Grassi. Oltrepassati i massi ci si avvicina al torrente fino a raggiungere un ponte in legno, che consente di attraversare il corso d’acqua e raggiungere le baite di Balma Massiet (1500 m –Un’ora circa da Forno). Superati gli alpeggi, la salita prosegue costante lungo la destra orografica del torrente; potrebbe sembrare noiosa ma il torrente Sea ci accompagna con il suo fragore e regala la visione di pozze e salti d’acqua. Dopo un buon tratto si arriva in vista dell’Alpe di Sea (1785 m), posta al riparo di un roccione e nei pressi si trova anche la deviazione (ormai non tanto evidente) per il Ghicet di Sea e per il Passo dell’Ometto. Si raggiunge l’Alpe di Sea attraversanto un ponte e si oltrepassano i vecchi edifici passando tra di essi. Si prosegue la salita risalendo una zona rocciosa (ogni tanto il sentiero è invaso dall’acqua ma basta seguire i bolli di vernice e gli ometti) per sbucare repentinamente su un pianoro. Si risale un dosso erboso e si entra in vista del Gias Nuovo, posto sulla destra di un grosso e suggestivo pianoro circondato da immani pareti rocciose. Con facile marcia pianeggiante in pochi minuti si raggiunge il vecchio alpeggio (1888 m –Due ore circa da Forno). Il ritorno avviene per la via di salita. -7-


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Novità in Libreria

Prima di parlare dei nuovi libri bisogna dire che a gennaio 2010 è nata, a Lanzo, una piccola casa editrice. Si chiama UJA EDITRICE (www.ujaeditrice.it). La finalità della casa editrice è la realizzazione di piccoli volumi di itinerari escursionistici e di cultura locale, con particolare attenzione alle Valli di Lanzo.

I LIBRI DELL’UJA USCITI NEL 2011 Li fol däl rotchëss 152 pagine / colori 14 euro Autore : Marco Blatto Editore: Uja Editrice

Incompresi o ammirati, blasonati o talvolta addirittura denigrati, gli alpinisti e le loro imprese hanno accompagnato le fortune turistiche valligiane, contribuendo altresì in modo significativo alla conoscenza della geografia delle terre alte, fino ad allora ignorata o mal compresa. A distanza di quasi due secoli molti sono coloro che ogni anno si riversano sulle montagne delle Valli di Lanzo, per percorrere le vie che hanno fatto la storia dell’alpinismo torinese, mentre l’esplorazione rimane ancora prerogativa di pochi. Questo libro non vuole essere l’opera omnia dell’alpinismo delle Valli di Lanzo, ma si prefigge piuttosto di esaminarne nel tempo i tratti storico – sociali ed etico - filosofici, attraverso il racconto in chiave giornalistica delle sue tappe fondamentali. Conoscerete così le gesta e le motivazioni di un manipolo di appassionati, che hanno fatto di queste montagne il loro mondo.

I pericoli della montagna innevata 96 pagine 7 colori 12 euro Autore: Pier Luigi Mussa Editore: Uja Editrice

Per frequentare in sicurezza l’ambiente montano innevato è fondamentale saper valutare la stabilità del manto nevoso per capire quando, come, dove e perché ci potrebbero essere insidie. E’ necessario conoscere la neve e le sue trasformazioni, ed è fondamentale un’adeguata preparazione e pianificazione della gita. Scopo del libro è far capire le dimensioni del problema e non trasformare rapidamente in un esperto un frequentatore della montagna invernale. Acquisire esperienza è un percorso lungo, che richiede tempo, approfondimento e interesse, fino ad arrivare a ottenere la capacità di riconoscere insidie e problemi, analizzarli e individuare soluzioni efficaci. -8-


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In caso di valanga è anche necessario saper trovare ed estrarre la persona travolta in pochi minuti e la rapidità può essere garantita solo da chi si trova sul posto. E’ il cosiddetto autosoccorso per il quale occorre un set di attrezzature composto da apparecchio di localizzazione (ARTVA), pala e sonda. Il testo vuole anche sensibilizzare sull’importanza di questi presidi di sicurezza, che bisogna avere con sé e saper usare.

Nuove carte delle Valli di Lanzo

Si tratta di un’opera, realizzata in collaborazione tra il CAI Lanzo e il nuovo marchio editoriale sentieri.biz, costituita da tre mappe in scala 1/25000 comprendenti, oltre le Valli di Lanzo, anche le Valli Tesso e Malone. Sulle carte sono presenti oltre 250 sentieri di cui circa l’80% rilevati tramite GPS e quindi con una maggior precisione. Il rilievo delle tracce ha impegnato per oltre due anni molti volontari del CAI che li hanno percorsi per rilevarli. Sulle carte sono indicati solo i sentieri percorribili con linee di colore e tratto differenti a seconda della loro tipologia, come indicato nella legenda, tralasciando quelli che con il tempo sono andati dispersi. Il kit comprendente le tre carte è in vendita a 18,00 euro in vari punti vendita (vedi sul sito www.sentieri.biz) ed è a disposizione dei soci CAI al prezzo speciale di 12,00 euro presso la sede del CAI Lanzo.

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“Baita San Giacomo”

CLUB ALPINO ITALIANO SEZIONE DI LANZO COMMISSIONE RIFUGI - Tel. 0123/320117 (sede CAI il giovedì sera ore 21-23)

Capanna Sociale

Cai Lanzo

STRUTTURA ADATTA A TRASCORRERE UNA SETTIMANA NELLA PIU’ ASSOLUTA TRANQUILLITA’ Si tratta di un alpeggio ben ristrutturato posto in panoramica posizione a circa 1400 metri di quota, sullo spartiacque Valle del Tesso-Val Grande di Lanzo, in località San Giacomo di Moia immerso completamente nel verde. La struttura, suddivisa in due alloggi autosufficenti, dispone di 20 posti letto, servizi autonomi con doccia, illuminazione con pannelli solari. Indicata per soggiorni settimanali anche per famiglie di soci CAI. Le settimane, da sabato a sabato, completamente autogestite sono offerte a prezzi popolari.

Le quote sono da intendersi come rimborso spese per uso legna da riscaldamento, lavaggio periodico delle coperte di lana, ammortamento batterie per pannelli solari uso luce. Possibilità di prenotare anche per 2 giorni • 1 notte da 1 a 5 persone = € 50,00 (oltre le 5 unità maggiorazione di € 10,00 a persona) QUOTE SOGGIORNO 2012 (Turni settimanali da sabato a sabato)

• GIUGNO = € 130,00 •LUGLIO = € 170,00 • AGOSTO = € 200,00 •SETTEMBRE = € 130,00 + € 10,00 a persona a settimana (per uso bombola gas) Palestra di roccia: Sul retro della casa è stata attrezzata una palestra artificiale di roccia LE ESCURSIONI DALLA CAPANNA SOCIALE Presepio meccanico: presso la frazione di Vrù raggiungibile con 1,30 di marcia - Difficoltà: E Lago di Monastero (1992 m) Tempo complessivo: 2 h 15 minuti - Difficoltà: E Rifugio Agrituristico Salvin (1550 m) Tempo compl.: 2 h 20 minuti circa - Difficoltà:T Antica miniera di talco “Brunetta” da Vrù (1580 m) Tempo compl.: 2,30h circa - Diff: E Antica miniera di talco “Brunetta” da Menulla (1580 m) Tempo compl: 2h circa - Diff: E

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Due incontri per parlare di funghi con Giancarlo Moretto Vice presidente dell’Associazione Micologica Piemontese Presso la sede del CAI Lanzo Via Don Bosco 33

Martedì 17 Aprile ore 21

Funghi: Un mondo da scoprire Martedì 24 Aprile ore 21

Funghi commestibili a confronto con i loro sosia velenosi A conclusione del corso uscita pratica in luogo e data da definire Gli iscritti alle serate sono invitati alla Mostra Micologica che si terrà a maggio 2012, (probabile prima domenica) presso la Cascina Rampa di Venaria, Parco della Mandria, ingresso compreso nella quota Costo del corso 10,00 euro - 11 -


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26 gennaio Punta Leretta (1784 m) Gita con racchette L’itinerario si svolge nella riserva naturale del Monte Mars. Percorso in ambiente naturale molto vario, con diverse esposizioni ed interessanti scorci panoramici sul M. Mars, sulle Dame di Challand e la bassa valle d’Aosta. Partenza da Fontainemore frazione Plan Coumarial (1445 m) Ritrovo ore 8.30 parcheggio prima di Fontainemore. Resp. B. Rebora Sez. Chivasso 23 febbraio Prati della fontana (1700 m) Gita con racchette Seconda escursione con ciapsole, facile e panoramica. Parte del programma percorre il sentiero dei “Tre Rifugi”. Gli alpeggi che attraverseremo sono numerosi ed alcuni documentati fin dal XIII secolo.. Sarà dunque, una piacevole escursione. Partenza da Sistina (1120 m) Ritrovo ore 8.30 Stazione di Germagnano. Resp. I. Reano Sez. Lanzo 22 marzo Anello Tête du Mont 1897 m Testa Colon 1917 m (E/EE) Il sentiero si snoda su facili cengie ed è opera di grande maestria, con circa 500 gradini, fino a Barmelle. Di qui,si sale direttamente alla Tête du Mont per proseguire facoltativamente alla Testa Colon (in parte EE). Ottimo panorama. La discesa sarà effettuata fino al Col Plan Fenêtre 1686 m per scendere poi a Gran Rosset. L’anello si

chiude con un ultimo tratto di asfalto di circa 300 m, per arrivare a Selleret. Nel caso le condizioni non consentissero questa gita, si farà un anello al Santuairo di Machaby, nella valle centrale di Arnad, rimanendo sempre nella stessa zona. Partenza da Selleret (1110 m) Ritrovo ore 9,15 Selleret. Resp. D. Agnoletto, V. Di Bari Sez. Ivrea 26 aprile Anello Molar del Lupo Colle Lunella-Colle Grison Molar del Lupo Questo itinerario permette di visitare il bellissimo e angusto vallone del Rio di Richiaglio, un tempo molto frequentato perché via d’accesso ai colli del Lys e Portia. L’escursione si svolge quasi interamente su comoda mulattiera. Partenza da Molar del Lupo (690 m). H Max 1405 m Ritrovo ore 8 stazione di Germagnano. Resp. F. Guglielmotto Sottosezione Viù 24 maggio Lago di Afframont (1986 m) Il Forte (2366 m) Il lago è posto in una bella conca delimitata dal Bec Fausset, la zona è ricca di minerali. Dal lago con un dislivello di circa 400 m si può raggiungere la Cima Il Forte, dov’è posta una minuscola statua della Madonna. Punto panoramico. Partenza da Balme (1408 m) Ritrovo ore 8 stazione di Germagnano. Resp. C. Brizio Sez. Venaria

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21 giugno Anello Ceresole-Ca’ Bianca-Casotto Cialme-Ceresole Classico anello panoramico che ci permetterà di percorrere il “Sentiero balcone”, ripristinanto pochi anni or sono, e di godere, durante l’intera escursione, della vista del lago di Ceresole delle Levane e delle montagne che segnano il confine con la Valle di Lanzo. Il casotto delle Cialme appartiene al PNGP ed è situato in posizione strategica a picco su Ceresole R. Durante l’escursione possono essere frequenti gli incontri con i camosci. Partenza da Ceresole (1570 m) Ritrovo ore 8 Cuorgnè ex piazzale Due Rotonde. Resp. B. Martino Sez. Cuorgnè 26 luglio Orestes Hutte (Rifugio Oreste) (2600 m) Il rifugio è stato inaugurato nell’agosto del 2010 e voluto dalla famiglia Squinobal in memoria del figlio Oreste, guida alpina, scomparso nel 2004, che, con il fratello Arturo è stato tra i rappresentanti di punta dell’alpinismo valdostano. La costruzione sorge nella conca ai piedi dell’Hoch Liecht e dello Stolemberg, ed è raggiungibile sia su sentiero che con impianti di risalita. Partenza da Staffal (Gressoney Trinitè) (1850 m) Ritrovo ore 9 Staffal piazzale funivia Gabiet/Bettaforca Resp. A. Gabutti Sez. Torino (aggregato intersezionale) 30 agosto Laghi d’Ovarda (2300 m) Escursione in uno dei più selvaggi luoghi della Valle di Viù che ci porterà alla scoperta di sette splendidi laghetti. Partenza da Alpe d’Ovarda (Lemie) (1890 m) Ritrovo ore 7.30 stazione di Germagnano. Resp. G. Cresto Sez. Lanzo

27 settembre Lago Umbrias (2205 m)–Monte Colombino (2437 m)–Cristo delle Vette Escursione nel selvaggio e bellissimo vallone di Umbrias, il lago da raggiungere è una gemma incastonata fra grossi massi . La salita al Monte Colombino è facoltativa e richiede un po’ d’attenzione in quanto ci sono passaggi di facile arrampicata. Partenza da Forzo (Ronco Canavese) (1160 m) Ritrovo ore 7.30 Cuorgné, ex piazzale Due Rotonde. Resp. D. Bertotti Sez. Rivarolo 25 ottobre Lago Santanel (2360 m) Anello nel selvaggio e assolato vallone di Piamprato. Dopo la salita al Lago Santanel e attraverso un colle quotato ma non nominato sulle carte, si risale di circa 150 m per arrivare alla punta di Belvedere (o della Marmotta) sulla quale spicca una originale statua del Cristo delle Vette. Passando poi per l’Alpe la Marmotta si giunge nuovamente a Piamprato. Partenza da Piamprato (1550 m) Ritrovo ore 8 Cuorgné, piazzale Due Rotonde. Resp. D. Bertotti Sez. Rivarolo 22 novembre Anello Ponte Diavolo Ca’ Bianca 730 m - Ponte Diavolo La partenza di questa escursione avviene dal famoso Ponte del Diavolo o del Roc, che è diventato il simbolo della città di Lanzo. È una facile escursione attraverso boschi e strade sterrate, adatta anche ai mesi invernali (in assenza di neve), che offre buoni scorci sulla valle di Lanzo e dintorni.. La Ca’ Bianca è una piccola costruzione, visibile anche dalla pianura. Partenza da Lanzo (500 m) Ritrovo ore 9 Lanzo, Albergo Sangri-La. Resp. B. Visca Sez. Lanzo

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13 dicembre Sant’Anna dei Meinardi (1481 m) Dalla frazione Fey, famosa per il monumento allo Spazzacamino, ha inizio l’itinerario che con ripida salita in mezzo ai boschi raggiunge diversi alpeggi, ormai abbandonati. In circa due ore di cammino si giunge alla borgata Meinardi e al relativo Santuario, il più grande edificio religioso costruito nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. Partenza da Fei (Nasca) (800 m) Ritrovo ore 9 Cuorgné, piazzale Due Rotonde. Resp. B. Martino Sez. Cuorgnè

Telefono responsabili escursioni: B. Rebora I. Reano V. Di Bari D. Agnoletto F. Guglielmotto C. Brizio B. Martino A. Gabutti G. Cresto D. Bertotti B. Visca

3391930136 3455039993 3477844147 3471031777 3389682333 3288331491 3387582737 0118190420 012328603 340340314 3470172527 3497336929

La sezione declina ogni responsabilità per eventuali incidenti occorsi ai partecipanti alle gite

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la forza della pietra, il calore del legno

Da noi la cucina della migliore tradizione per ogni occasione pranzi, cene, soggiorni, merende sinoire eventi Da noi l’occasione di soggiorni relax e di praticare sport alpini in un ambiente naturale ed incontaminato

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Gite Escursionistiche CAI Lanzo 2012 25 Marzo Visita al Museo Minerario della Miniera Gambatesa Sita in provincia di Genova è stata nello scorso secolo la più grande miniera di manganese a livello europeo. Verranno illustrate le varie fasi per estrarre il minerale; per entrare ed uscire dalla miniera si utilizzerà il trenino che anticamente i minatori usavano per il trasporto del minerale. Per il percorso a piedi sarà necessario il caschetto che verrà fornito dal museo. Possibilità, per chi non vuole visitare la miniera, di escursione a piedi. Resp. Laura Carena 15 Aprile Escursione alle Grotte di Pugnetto (837 m) Seppur degradate, sia a causa di atti vandalici che ne hanno divelto stalattiti e stalagmiti, sia per l’incuria degli enti locali, le grotte di Pugnetto costituiscono un’area di notevole rilevanza ambientale e naturalistica che, pro-

prio per le sue peculiari caratteristiche, è stata inserita dalla Regione Piemonte nel censimento dei “biotopi” (cioè un’unità di ambiente fisico in cui vive una singola popolazione animale o vegetale), nell’ambito dei programmi di tutela ambientale della Comunità Europea. Uscita a carattere speleologico. Abbigliamento per la visita interna: abbigliamento adeguato ad un luogo umido e freddo. Si consiglia inoltre di indossare abiti adatti in quanto c’è la possibilità di sporcarsi, casco (può essere fornito dalla sezione per chi ne fosse sprovvisto) e lampada frontale. Resp. Silvio Macario 22 Aprile Giro delle Cinque Torri (Organizzazione a cura della sezione di Acqui Terme) Camminata non competitiva sui crinali delle Langhe Astigiane. Il programma prevede il ritrovo a Monastero Bormida con due possibilità: 1º percorso: integrale lungo 30 Km. Dislivello complessivo in salita 1100 m circa. Tempo di

Legenda Escursioni per tutti, adatte per famiglie con ragazzi

Escursioni che possono presentare qualche leggera difficoltà alpinistica

Gite in autobus

Escursioni alpinistiche che prevedono l’uso di corda, ramponi e picozza

Escursioni, anche con notevole dislivello, ma senza difficoltà alpinistiche

Escursioni speleologiche

La sezione declina ogni responsabilità per eventuali incidenti occorsi ai partecipanti alle gite

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percorrenza 8/9 ore. 2º percorso: ridotto, con trasferimento a San Giorgio Scarampi in pullman, lungo 18 Km. Dislivello complessivo in salita 450 m. Tempo di percorrenza 5/6 ore. Al termine, verso le 16/17, polentata e premi per tutti i partecipanti. Costo previsto dell’iscrizione 12,00 euro. Resp. Gino Geninatti 28 Aprile - 1 Maggio Costa Azzurra - Regione del Var - Percorreremo tratti del “Sentier du Littoral” da Agay passando per Saint Tropez, per Cap du Pinet e la lunghissima spiaggia di Pampelonne con finissima sabbia. Nel comune di Agay, nella parte più orientale del Var, il sentier du Littoral contorna le bellissime rosse rocce di Cap Dramont, con splendidi scorci sull’Ile d’Or. Si camminerà sempre a pochi passi dal mare su sentiero ben segnalato e vario. Resp. Laura Carena 6 Maggio Ferrata Sacra di San Michele (962 m) Si tratta di una interessante e lunga via ferrata, mai difficile, che si svolge sul versante nord del Monte Pirchiriano, sulla cui sommità sorge l’antica Abbazia della Sacra di San Michele, uno dei monumenti simbolo del Piemonte. Salendo le rocce rossastre di serpentino locale lungo la ferrata, oppure dalla vetta del Monte, è possibile godere di un vasto panorama sulla Val di Susa e su tutti i monti della zona. La discesa di ritorno è effettuata sull’antica mulattiera che scende a Sant’Ambrogio. Dislivello 600 m. Durata complessiva compreso il ritorno 5 h. Difficoltà EEA (AD-) Resp. Giuseppe Leyduan 13 Maggio Escursione al Pian delle Mutte (in collaborazione con il LEM) Passeggiata su sentiero da Corgnolero (sede LEM) fino agli Asciutti, quindi traversata fino a Pian Mutte e a Roc Sapai (con possibilità di mettere in pratica insegnamenti di nordic

walking). Discesa ai Tornetti di Viù, pranzo all’agriturismo Runch e rientro a Corgnolero mediante sentiero. Per maggiori informazioni guardare il capitolo riguardante il LEM. Resp. Maria Piera Mano 19 Maggio Gita crepuscolare al Rifugio Mellano (Casa Canada) Partiremo nel tardo pomeriggio e saliremo al rifugio Mellano per la cena: bel panorama su pianura, Monviso e sulla Rocca Sbarua che sovrasta il rifugio. Rientro al chiaro di luna (e pile). Saliremo da una parte, da Cantalupa dislivello m 520 tempo h 1,30 e scenderemo al Talucco. Resp. Laura Carena 20 Maggio Escursione a Cima Loit (2035 m) (in collaborazione con sottosezione di Viù) Cima facile e panoramica con possibilità di raggiungere facilmente sia l’Uja d’ Ingria sia Cima Rosta. Sotto la punta si apre il famoso “Pian delle Masche”. Dislivello 1035 m. Tempo di salita 3 h. Difficoltà E Resp. Franco Guglielmotto, Giovanni Scrivani (Sott. Viù). Referente CAI Lanzo Luciano Vigna 26-27 Maggio Escursione a Elva (Val Maira) “A spass per lou viol” Escursione ad anello in terra occitana che si svolge per lo più su antiche mulattiere e tocca tutte le borgate di Elva. La parrocchiale è dedicata a Santa Maria Assunta ed è famosa per un ciclo di affreschi attribuiti ad Hans Clemer detto il Maestro d’Elva. Tali affreschi rappresentano scene della vita di Maria e una maestosa Crocifissione, databile al 1493. Località di partenza borgata Serre (1637 m). Dislivello 400 m. Tempo complessivo 7 h 30 min. Difficoltà E Pernottamento presso la Locanda Occitana San Pancrazio d’Elva Hans Clemer Foresteria

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“La Fernisolo” http://www.lalocandadielva.it/ Prenotazione richiesta entro giovedì 3 Maggio Resp. Cristiana Stevano 10 Giugno Escursione al Monte Doubia (2463 m) Il Doubia può essere considerato la montagna di Ala in quanto domina con la sua mole possente l’abitato e parte della valle. Il toponimo è dovuto alla particolare morfologia della montagna che pare caratterizzata da due punte. Per raggiungere la vetta del Monte Doubia si percorre tutto il vallone del rio d’Attia, toccando l’Alpe d’Attia ed il colle d’Attia. Il toponimo Attia, che si troverà più volte lungo la salita, è legato ad Attila, sovrano e condottiero degli Unni, che durante le invasioni barbariche si sarebbe spinto sino in queste contrade. L’itinerario, che nella sua prima parte attraversa bei boschi di faggi accompagnati da larici, è molto panoramico. L’Uja di Mondrone domina maestosa tutta la salita. Man mano che si sale la vista si allarga sulle cime della Val d’Ala, evidentissimo il Monte Rosso d’Ala e la curiosa sagoma della Testa Paian. Al colle la vista si apre ulteriormente su parte delle cime della bassa Val Grande di Lanzo (Monte Bellavarda, Punta Marsé, ecc.). Località di partenza Ala di Stura. Dislivello 1388 m. Tempo di salita 3 h 30 min. Difficoltà E Resp. Giuseppe Leyduan 17 Giugno Escursione a Cima Adois (2507 m) (in collaborazione con sottosezione di Viù) Modesta cima sullo spartiacque tra la Val di Susa e la Valle di Viù, con panorami sul Vallone del Gravio, la vicina Lunella e l’alta Valle di Viù. Dislivello 1000 m. Tempo di salita 3 h 50 min. Difficoltà E Resp. Raffaella Giacomelli, Sergio Machetta (Sott. Viù). Referente CAI Lanzo Luciano Vigna 23 Giugno Gira regionale al Rifugio Pastore (1575 m) Il rifugio è posto su un ripiano prativo ai piedi della parete Valsesiana del Monte Rosa, di fronte alla cascata dell’Acqua Bianca e

sovrasta la cascata delle Caldaie del Sesia. Su di un roccione, nei pressi, sono scavate alcune Marmitte dei Giganti. Al di là del Sesia, oltre il ponte coperto, la nuova Casa del Parco e l’Orto Botanico. Il rifugio è inserito nel Parco Naturale Alta Valsesia, il più alto parco europeo. Partenza da località Wold (1 Km dopo Alagna) con possibilità di usufruire della navetta sino a località Acqua Bianca. Tempo di salita 1 h 15 min da Wold, 30 min da Acqua Bianca. Difficoltà E Resp. Gino Geninatti 30 Giugno-1 Luglio Escursione al Colle dei Becchi (2990 m) (Vallone di Piantonetto) Escursione nel Parco Nazionale del Gran Paradiso (bassa Valle Orco) ove l’ambiente risulta ancora intatto e selvaggio. Dal Piano delle Muande si affacciano, a semicerchio, la Becca di Gay, la Testa di Money, il Gran San Pietro, la Punta Ondezana, il Becco di Valsoera. Ad inizio stagione, in presenza di neve dura, possono servire ramponi e piccozza per salire il tratto terminale del Colle dei Becchi. Pernottamento: Rifugio Pontese al Pian delle Muande (2217 m) Località di partenza: Lago di Teleccio (1917 m) Dislivello: 1º giorno 300 m, 2º giorno 773 m. Tempo di salita: 1º giorno 45 min, 2º giorno 2 h 30 min. Prenotazione richiesta entro giovedì 7 giugno. Resp. Cristiana Stevano 8 Luglio Miniera Brunetta (1580 m) Visita guidata ad un’antica miniera di talco ripristinata dal CAI Lanzo alla fine degli anni ‘90 e attualmente Ecomuseo. Purtroppo per motivi di sicurezza non è possibile visitare l’intero complesso delle gallerie ma solamente la prima parte della galleria principale. È comunque possibile visitare tutto l’esterno comprendente i locali del magazzino, dell’officina e gli alloggi dei minatori. Partenza da Vrù (Cantoira) (1050 m) Dislivello 530 m. Tempo di salita 1 h 30 min. Difficoltà E Resp. Silvio Macario

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8 Luglio Orridi di Uriezzo Andremo a visitare queste meraviglie geologiche che si trovano in Val Antigorio. Partiremo da Premia ed arriveremo a Baceno, passando in mezzo a tre orridi per ammirare le profonde incisioni nella roccia scavate dall’antico sistema di torrenti che scorrevano sotto il ghiacciaio che anticamente occupava la valle. Andremo anche a visitare le marmitte dei giganti: caratteristiche forme di erosione sulla roccia lungo il corso del Toce. Resp. Laura Carena 15 Luglio Escursione a Cima Cristalliera (2801 m) Seconda vetta più elevata del parco Orsiera Rocciavrè. Grazie alla sua posizione centrale, dalla cima si può ammirare un grandioso panorama a 360°. Partenza dal Rifugio Selleries (2023 m) Dislivello 778 m. Tempo di salita 2 h 30 min. Difficoltà EE Resp. Luciano Vigna 20..23 Luglio Trekking intersezionale nelle Valli del Rosa Trekking di quattro giorni al cospetto del Monte Rosa e del Cervino. Un percorso ai piedi delle grandi montagne, Monte Cervino e Monte Rosa, dalla valle Tournanche alla valle di Macugnaga, attraverso le valli d’ Ayas, del Lys e Sesia, ancora una volta per condividere il cammino con i soci delle altre sezioni del Canavese e delle valli di Lanzo. 1º giorno Cervinia/Rif. Ferraro dislivello salita 904 m, discesa 916 m - 2º giorno Rif. Ferraro/Rif. Città di Vigevano dislivello salita 1662 m, discesa 847 m - 3º giorno Rif. Città di Vigevano/Rif. Pastore dislivello discesa 1306 m - 4º giorno Rif. Pastore/Macugnaga dislivello salita 1163 m, discesa 1418 m. Difficoltà E Resp. Massimo Bigo, Luigi Bedin (Sezione di Ivrea) 22 Luglio Escursione ai Laghi di Unghiasse (2492 m) Questa escursione si snoda in un vallone stupendo, uno dei gioielli più preziosi delle Valli di Lanzo.

Alboni, punto di partenza dell’itinerario, si trova su un panoramico terrazzo a solatio, punteggiato da numerose costruzioni in pietra, molte delle quali ristrutturate, e da una graziosa chiesetta bianca. Località di partenza Alboni di Groscavallo (1384 m). Dislivello 1108 m. Tempo di salita 3 h 30 min. Difficoltà E Resp. Giuseppe Leyduan 29 Luglio Escursione a Cima Lucellina (3002 m) Si parte dalle Grange del Pian della Mussa (1.764 m) e per ripido sentiero si raggiunge l’Alpe Saulera (2.098 m) ampio pianoro panoramico nel verde dei pascoli e degli ultimi larici. Si raggiunge quindi il Piano degli Allemandi superiore e si gira a sinistra e per canalino si perviene al Colle Pariate (2.583 m) che si affaccia sulla Valle del Servin. Si prosegue per pietraia sino alla base dell’anticima e su cresta si raggiunge la cima stessa. Ritorno per lo stesso itinerario di salita. Dislivello 1238 m. Tempo di salita 4 h 30 min. Difficoltà EE Resp. Enrico Brunati 5 Agosto Escursione ai Laghi dell’Autaret (2985 m) L’itinerario proposto percorre un antico itinerario (anche se il sentiero attuale non segue sicuramente quello vecchio) che conduce in Francia passando per il Colle dell’Autaret. Utilizzato già in epoca romana (passava una strada secondaria per le Gallie) e poi dalla posta a cavallo, nel medioevo il valico era frequentato da chi voleva evitare il vicino e più controllato Colle del Moncenisio. Nell’VIII secolo serviva per indicare il confine della diocesi torinese mentre nella seconda metà del XVI secolo il colle fu posto sotto stretta sorveglianza, per evitare il contagio della peste. In quell’epoca gli abitanti della Valle di Viù dovevano effettuare delle corvé per mantenere in efficienza la mulattiera che conduceva al valico. Il valico venne presidiato durante l’ultima guerra mondia-

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le e lungo la salita si vedono ancora casematte, casermette e resti di reticolati. Nell’autunno del 1944 i partigiani della valle ripiegarono in Francia proprio passando da questo valico, che è l’unico che si presenta senza ghiacciai da entrambi i versanti lungo tutta la cresta di confine Valli di Lanzo - Valle dell’Arc. I laghi dell’Autaret, di notevole estensione, sono i più in quota delle Valli di Lanzo. Località di partenza Lago di Malciaussia (1805 m). Dislivello 1180 m. Tempo di salita 4 h. Difficoltà E Resp. Cristiana Stevano 8-9 Agosto Uia di Bessanese (3592 m) Salita dalla via Normale L’Uja di Bessanese prende il nome dall’abitato francese di Bessans, posto sotto la vetta. Anche la via normale di accesso è francese, percorre i detriti del versante S e la finale rocciosa cresta SE. La vetta, come spesso accade nella catena alpina, è formata da una lunga cresta rocciosa, oltre 150m, orientata da SE a NW e ad una altezza oscillante attorno i 3600 m. Escursione di 2 giorni con pernottamento al Rifugio Gastaldi. Dislivello: 1° giorno 850 m, 2° giorno 1000 m. Tempo di salita: 1° giorno 2h 30 m, 2° giorno 5 h. Difficoltà F Resp. Umbro Tessiore 12 Agosto Escursione al Bric di Ghinivert (3037 m) Escursione alla cima più elevata del Parco della Val Troncea, attraverso i sentieri

che portano alle vecchie miniere abbandonate del Beth e all’omonimo colle. Partenza dal parcheggio di Laval (1677 m). Dislivello 1360 m. Tempo di salita 4 h. Difficoltà E Resp. Luciano Vigna 15 Agosto Concerto di Ferragosto Gita per assistere al consueto concerto in montagna. Resp. Laura Carena 19 Agosto Anello storico di Lemie Facile escursione ad anello su di un sentiero recentemente ripristinato dal CAI. Durante il cammino si incontrano due storiche cappelle: la Cappella della Madonna del Truc o della Consolata, del XVIII secolo, e la Cappella di San Giulio del XV secolo. Altro elemento storico è il Ponte di Forno di Lemie posto alla partenza dell’escursione. Dislivello totale 550 m. Tempo intero percorso 4 h. Lunghezza del percorso 9,5 Km. Difficoltà E Resp. Gino Geninatti 20 Agosto Giornata di arrampicata alla palestra del Genevrè La palestra di roccia del Genevrè, che si trova poco sopra Balme, rappresenta una ottima scuola per chi vuole arrampicare in tutta sicurezza. Questa giornata è l’occasione per provare ad arrampicare e ridiscendere in corda doppia. Resp. Umbro Tessiore 20..27 Agosto Trekking Alta Via dei Giganti (Valle d’Aosta) L’Alta via n°1, chiamata anche Alta Via dei Giganti, è un trekking che attraversa la parte nord della Valle d’Aosta da est, valle di

Monte Dubia

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Gressoney, a ovest, Courmayeur, percorrendo alcune tra le vallate più belle e selvagge. I massicci più alti d’ Europa, il Monte Bianco, il Cervino e il Monte Rosa, fanno da scenario a questo itinerario che percorre antichi sentieri, che la gente di montagna ha percorso attraverso i secoli, oggi resi nuovamente percorribili e adatti a tutti coloro che desiderano fare un esperienza indimenticabile. Un viaggio affascinante e ricco di punti panoramici sui giganti d’Europa. Percorso straordinario per veri amanti del trekking e della montagna!! L’itinerario proposto si articola su parte del percorso, partendo da Gressoney-Saint-Jean e terminando a Saint-Rhémy; tocca 6 rifugi e un posto tappa a Closé. Durante il percorso sono previste (facoltative) le salite alla Testa Grigia (3314 m), alla Becca-Trécare (3032 m) e al Mont-Faroma (3071 m). Dislivello variabile a seconda del giorni. Tempo di percorrenza 6-7 ore giornaliere. Difficoltà E Termine ultimo prenotazione alla gita: 31 maggio 2012 Resp. Stefania Fornelli Genot 2 Settembre Escursione ai Laghi del Seone (2540 m) Si ritenta l’escursione annullata nel 2011 per meteo inclemente. Impressionante, lungo tutta l’escursione, l’altissimo numero di alpeggi che si superano o si avvistano lungo i pendii e tutta la serie di opere realizzate per “addomesticare” la montagna (ponti, canali per irrigare i prati, mulattiere selciate) che ogni tanto compaiono improvvisamente e per brevi tratti. I laghi sono come delle gemme incastonate nella parta alta del Vallone di Vassola. Località di partenza Vonzo (1231 m) Fraz. di Chialamberto. Dislivello 1309 m. Tempo di salita 4h. Difficoltà E Resp. Giuseppe Leyduan 8-9 Settembre Escursione nelle Grigne Il massiccio delle Grigne, che si eleva nel cuore delle Prealpi lombarde, è conosciuto sia nel cam-

po alpinistico per le famose arrampicate dove è nato l’alpinismo lombardo, sia nel campo speleologico dove ci sono grotte tra le più profonde d’Italia (-1190 m), sia per il rinomatissimo panorama che si può godere dalla vetta (2410 m del Grignone o Grigna Settentrionale) che spazia dall’Oberland Benrese, al Cervino e al Triveneto. Il percorso proposto è adatto sia per escursionisti poco allenati sia per quelli più allenati. 1° giorno: si parte dall’Alpe del Vò di Moncodeno (1436 m) per raggiungere il Rifugio Bietti-Buzzi a 1719 m dopo circa 1.30/ 2 h di cammino. Il rifugio Bietti-Buzzi nato nel 1886 è di proprietà del Cai Grigne di Mandello. E’ un rifugio molto accogliente con ottima cucina. 2° giorno: ci sono varie opportunità. Per i più allenati proponiamo la vetta della Grigna Settentrionale (2410 m) raggiungibile tramite il sentiero del Caminetto (h 1,30) o la Ferrata dei Carbonari (circa h 3) su cui si trova il Rifugio Brioschi per poi ridiscendere al parcheggio toccando il rifugio Bogani (h 3). Per i meno allenati con un’ora circa di cammino si possono raggiungere il rifugio Elisa, il rifugio Bogani o il Sasso Cavallo (1920 m) eccezionale punto panoramico. Se il n. dei partecipanti raggiunge le 20/25 unità possiamo prevedere l’utilizzo di un autobus per il trasporto. Resp. Cesare Casassa, Ines Pirec 16 Settembre Gita in Liguria Consueto pranzo a base di pesce in Liguria, preceduto da passeggiata in luogo ancora da definirsi Resp. Laura Carena 23 Settembre Escursione alla Cima Vaccarezza (2203 m) Il Monte Vaccarezza è un ottimo punto panoramico sulle basse valli di Lanzo e Locana. Eccezionale il panorama dagli Appennini alle Alpi Marittime per proseguire con il Monviso, le Cozie e tutte le più note montagne delle Valli di Lanzo, si continua con il gruppo del Gran Paradiso ed, in lontananza, il gruppo

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del Rosa. Nelle giornate particolarmente limpide appaiono anche a nord-est le montagne lombarde del Bernina e dell’Adamello. Anche sulle pendici di questa montagna si trovano numerosi alpeggi e molti altri se ne vedono sulle montagne vicine, che ricordano gli stenti che i vecchi montanari dovevano sopportare per strappare a questi pascoli, non molto ricchi, il necessario per vivere con le proprie famiglie ed i propri greggi. Partenza da Banche di Coassolo. Dislivello 1293 m. Tempo di salita 4h 30 min. Difficoltà EE Resp. Enrico Brunati 30 Settembre Escursione LPV a Platta de Grevon (2752 m) (in collaborazione con sottosezione di Viù) 20º Escursione interregionale LPV nella conca di Pila (Valle d’Aosta) a raggiungere la Platta de Grevon che offre panorami a 360 ° della valle centrale. Dislivello 920 m. Tempo di salita 3 h 30 min. Difficoltà EE Resp. Sergio Machetta, Ezio Giacobino (Sott. Viù). Referente CAI Lanzo Luciano Vigna 30 Settembre Escursione al Lago di Viana (2206 m) (in collaborazione con il LEM) Salita ai Laghi di Viana: il percorso inizia dall’Alpe Bianca (1450 m) e si scende da Pian Mutte - Asciutti. Dislivello 750 m. Tempo di salita 3 h. Difficoltà E. Per maggiori informazioni guardare il capitolo riguardante il LEM. Resp. Maria Piera Mano 7 Ottobre Escursione alla Guglia Rossa (2545 m) (in collaborazione con sottosezione di Viù) La Guglia Rossa è una caratteristica piramide dai pendii detritici e dalle imponenti pareti di roccia calcarea rossastra da cui il nome. Sullo spartiacque del Colle della Scala, di Thures e della valle di Nevache Dislivello 950 m. Tempo di salita 3 h.

Difficoltà E Resp. Cinzia Dantonia, Alfredo Frison (Sott. Viù). Referente CAI Lanzo Luciano Vigna Ferrata Sacra San Michele

Telefono responsabili escursioni: Laura Carena: Gino Geninatti: Silvio Macario: Sergio Machetta: Raffaella Giacomelli: Ezio Giacobino: Umbro Tessiore: Giuseppe Leyduan Cristiana Stevano Enrico Brunati Luciano Vigna Stefania Fornelli Genot Maria Piera Mano Luigi Bedin Massimo Bigo Franco Guglielmotto Giovanni Scrivani Cinzia Dantonia Alfredo Frison Cesare Casassa Ines Pirec

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Escursioni con Racchette anno 2012 06 GENNAIO Ciaspolata dell’Epifania Tradizionale e facile escursione dell’Epifania con un primo allenamento per i mesi a venire.... pranzo al sacco con meta a sorpresa. Resp. Viù 08 GENNAIO Ciaspolata Usseglio - Andriera Pian Benot Escursione sul sentiero recentemente ripristinato dal CAI con spaghettata finale ad Usseglio. Resp. Lanzo 15 GENNAIO Ciaspolata Anello della Val Servin Il vallone del Servin è posto nella conca di Balme, il più alto comune delle Valli di Lanzo. L’escursione sarà l’occasione per riscoprire ciò che rimane della secolare opera dell’uomo: incisioni preistoriche, un’antica ghiacciaia naturale, un villaggio abbandonato dove s’insediarono nel medioevo minatori di origine savoiarda, bergamasca e valsesiana. Al termine presso i Cornetti risotto alla balmese! Resp. Lanzo 21 GENNAIO Ciaspolata crepuscolare Sistina Passo della Forchetta (1583 m) Semplice ciaspolata sulla strada che da fontana Sistina sale al Lago di Monastero. Al termine merenda sinoira al Ristorante Sistina. Resp. Lanzo 28 GENNAIO Ciaspolata notturna a Margone Semplice escursione notturna con racchette sul sentiero delle Masche. Al termine a Margone vin brule e bomboloni. Durata prevista: 1h 30 min. Adatta per famiglie. Resp. Lanzo 29 GENNAIO Ciaspolata al Passo delle Miette (2002 m) Nello splendido vallone dei Tornetti , sulle pendici di Cima Montù, dove il fagiano di monte ha il suo habitat naturale. Resp. Viù

05 FEBBRAIO Ciaspolata con avvicinamento in autobus a Nevache Dopo Briancon in bus ci inoltreremo nella vallèe de la Clarèe ed arriveremo a Neviche (1600 m). Da qui la possibilità di scegliere un percorso con le ciaspole verso l’Haute Vallèe oppure una pista di sci di fondo. Il percorso per le ciaspole è su pista con partenza dalla Ville Haute di Nevache e arrivo a Fontcouverte (1880 m). Dislivello circa 300 m con un percorso di km 6,5 di sola andata. Per il tempo dipenderà dalle condizioni della neve. Resp. Lanzo

11 FEBBRAIO Ciaspolata crepuscolare al Colle del Lys Ciaspolata al chiaro di luna sulla mulattiera che dal Colle del Lys porta alla Cappella di San Vito con distribuzione di vin brulè e cioccolata calda al posto tappa di San Vito. Al termine spaghettata in allegria al rifugio Yeti Village al Colle del Lys. Resp. Lanzo 12 FEBBRAIO Ciaspolata a Ailefroide (1507 m) Facile escursione nel cuore degli Ecrins. Fantastici panorami sui massicci del Pelvoux, la Barre e il Dome des Ecrins. Resp. Viù 19 FEBBRAIO Ciaspolata al Rifugio Salvin (1578 m) Ciaspolata sulla strada che da Mecca sale al rifugio passando per il Santuario di Marsaglia. Merenda al rifugio. Resp. Lanzo 26 FEBBRAIO Ciaspolata a Punta Leysser (2771 m) Escursione impegnativa per la durata, consente di visitare una delle zone più soleggiate della Valle d’Aosta, con squarci panorami sui vicini Vertosan, Fallere e il gruppo della Grivola - Grand Nomenon. Resp. Viù

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04 MARZO Ciaspolata dai Tornetti di Viù (1135 m) all’Alpe Bianca (1428 m) Classica ciaspolata nello splendido Vallone dei Tornetti con merenda sinoira all’agriturismo “Il Runch”. Resp. Lanzo 11 MARZO Ciaspolata a Cima Fournier (2424 m) Dolce e arrotondata cima che merita una visita per lo splendido panorama verso il Delfinato; passando dalla Capanna Mautino. Resp. Viù 17 MARZO Ciaspolata crepuscolare alla Perinera Tradizionale ciaspolata crepuscolare alla Perinera con cena e balli provenzali a Usseglio. Resp. Lanzo 25 MARZO Ciaspolata a Punta Sea Bianca (2721 m) Bella montagna delle Alpi Cozie. Itinerario facile e piacevole che si svolge su ampi pendii e crestone finale con vista spettacolare sul Monviso. Resp. Viù

Altre gite saranno programmate in base all’innevamento e verranno comunicate di volta in volta. Gli interessati sono pregati di telefonare ai numeri: Per le gite organizzate dalla sottosezione di Viù: Enzo Giacobino

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Sergio Machetta

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Raffaella Giacomelli

0123696549

Giovanni Scrivani

3385698818

Per le gite organizzate dalla sezione di Lanzo: Bruno Visca

3497336929

Gino Geninatti

3355694257

Sede CAI Lanzo il giovedì ore 21-23

0123320117

15 APRILE Ciaspolata al Lago Alpe Crot (2321 m) Escursione in un isolato vallone che si dirama dal più gettonato Paschiet in Val d’Ala. Vista sulle vicine punte della Bessanese e della Ciamarella. Resp. Viù

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= Obbligatori ARTVA, pala e sonda.

La sezione declina ogni responsabilità per eventuali incidenti occorsi ai partecipanti alle gite


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Club Alpino Italiano Sezione di Lanzo T.Se

Alpinismo Giovanile Attività anno 2011 della Mussa fino al Bivacco S. Camillo al Lago Come ogni anno, prima di presentare il nuodella Rossa, con pernottamento e poi discesa il vo programma, ci prendiamo qualche riga giorno successivo a Margone. Gita sicuramente per fare un commento sull’anno passato. In impegnativa, soprattutto per gli aquilotti di regenere siamo stati abbastanza fortunati con il cente acquisizione, meno allenati, ma che li ha meteo, anche se una gita è stata annullata e portati a provare nuove esperienze, dal dormire mai recuperata, quindi prima o poi la riproin bivacco all’effettuare la traversata di piccoli porremo nel programma. Molti aquilotti erano nevai. Per i più grandicelli, abbiamo tentato la alla loro prima esperienza, ma, nonostante la Testa dell’Assietta in campeggio, per poter vedenovità della fatica cui non sono abituati e la loro re la famosa rievocazione storica della battaglia giovanissima età, non si sono mai fatti spaventafrancese-piemontese del 1747. Come tutte le gite re e hanno persistito per tutto l’anno, senza mai di un certo grado di impegno per i ragazzi dearrendersi, ricavando notevole soddisfazione gli anni passati, anche questa non ha raggiun(lo dicono loro, non lo inventiamo noi!). Oltre to il suo obbiettivo e dovrà essere ritentata: alle ormai consolidate ciaspolate a marzo (la cui le cattive condizioni meteo hanno limitato meta è sempre una incognita fino all’ultimo milo svolgimento della festa, quindi siamo scesi nuto per via delle precipitazioni nevose sempre senza di fatto aver visto nulla! Dell’esperienpiù capricciose), anche quest’anno i ragazzi si za rimangono però le risate nel montare il sono cimentati nella pulizia sentiero, in modo campeggio e di chi ruzzola dal materassino da apprendere che, per camminare bene - come durante la notte, oltre alle mucche curiose piace a loro - con sentieri comodi e puliti, è neche vogliono inciampare nelle nostre tende. cessario comunque darsi da fare per prepararli Quest’anno, gli aquilotti-scrittori sono stati trope che è fondamentale il lavoro dei volontari sia po impegnati per scrivere qualcosa per la noper ripristinare i sentieri andati perduti dal non stra pagina di impressioni. utilizzo, sia per mantenere Lasciamo quindi spazio aperti quelli già riaperti. all’unica aquilotta, di reVisto che sembra piacere cente acquisizione, che ha molto abbiamo effettuato voluto darci il suo pensieben due escursioni utilizro. Noi terminiamo come zando il treno come mezzo al solito con un sincero per raggiungere l’imbocco ringraziamento a tutte le dei sentieri anziché il nopersone e associazioni che stro super-pulmino: siamo hanno condiviso il nostro quindi andati a Chiaves cammino e ci hanno dato e a Santa Cristina utilizuna mano, ma soprattutzando la rinata Ferrovia to grazie a voi aquilotti! Torino-Ceres. Per quanto Senza di voi l’alpinismo riguarda le gite più impegiovanile non avrebbe gnative, risolta la questioragione di esserci: grazie ne Chaberton lo scorso di aver partecipato alle anno, ci siamo spostati nostre uscite e restate verso altre mete: per tutto con noi! il gruppo è stata proposta Monte Musiné La Commissione A.G. una escursione dal Pian - 28 -


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Quest’anno mi sono iscritta al gruppo del C.A.I. di Lanzo, gli AQUILOTTI. Le gite che ho fatto sono: la notturna alla Cialma, l’arrampicata a Bertesseno, Santa Cristina, pulizia sentiero Anello Val Servin, Rifugio Gastaldi, quattro giorni in baita, in tenda alla “Testa dell’Assietta” e al Musinè. Tra queste gite, le più dure, secondo me, sono state: la notturna, Santa Cristina, rifugio Gastaldi, il bivacco San Camillo, l’Assietta e il Musinè. La più bella, invece, è stata la Baita in cui ho imparato a fare la frittata di ortiche e le frittelle di mele. Poi ho anche imparato ad arrampicare sulle pareti artificiali. Inoltre ho conosciuto nuove persone e fatto nuove esperienze. Spero di farne altre ma soprattutto ho conosciuto: Tiziana, Stefania e Marco che sono delle persone stupende! Margherita Novero (di anni nove) P.S. della Commissione .Margherita ci ha consegnato il suo articolo scritto con colori diversi per evidenziare le cose per lei più importanti e impreziosito da alcuni disegni della sua esperienza con gli aquilotti. Purtroppo non possiamo riprodurli in questa sede, ma la ringraziamo molto per il pensiero!

PROGRAMMA A.G. 2012 SABATO 3 MARZO Ciaspolata in notturna al Pian della Mussa Abbiniamo la nostra ciaspolata alla notturna, sperando anche quest’anno in un’altra nevicata a ravvivarci ancora di più la discesa come avvenuto due anni fa. DOMENICA 18 MARZO Ciaspolata in località da definirsi La meta della ciaspolata sarà scelta in base alle condizioni meteo e di innevamento.

Campeggio alla Testa dell’Assietta

DOMENICA 1 APRILE Losa - Chiaves Nell’ottica di insegnare ai nostri aquilotti cosa vuol dire mantenere efficiente un sentiero, riproponiamo di nuovo lo stesso percorso dell’anno scorso, sempre in treno trekking. DOMENICA 15 APRILE Pulizia sentiero Bogliano - Monti La cura dei sentieri è molto importante, perché essi rappresentano la prima forma di strada creata dall’uomo. La loro pulizia e la segnatura consentono a tutte le persone amanti della natura di camminare in mezzo al verde lungo gli antichi e i recenti percorsi della montagna. SABATO 28 APRILE Notturna alla Madonna della Neve Una passeggiata al chiaro di luna, se si degnerà di mostrarsi, altrimenti al chiaro di … lampadina! DOMENICA 6 MAGGIO Arrampicata al Ginevrè Anche quest’anno vogliamo far provare l’emozione di questo tipo di attività di montagna, scegliendo una delle belle palestre presenti nelle Valli di Lanzo, che ancora non abbiamo avuto modo di provare con i nostri aquilotti. DOMENICA 27 MAGGIO Anello Margone - Malciaussia Salendo per i vecchi sentieri di montagna e scendendo lungo la vecchia decauville (ferrovia a scartamento ridotto). DOMENICA 10 GIUGNO Rifugio Jervis (Ceresole) Alla scoperta delle strutture delle Alpi occidentali. Salita al Rifugio sopra Ceresole, nell’incantevole valle omonima, per vedere anche le valli vicine a casa nostra. GIOVEDI’ 21 DOMENICA 24 GIUGNO Quattro giorni in baita Come ogni anno, proponiamo la tradizionale permanenza in baita, per far comprendere ai ragazzi l’importanza dello spirito di collaborazione e di convivenza in un ambiente naturale. SABATO 14 – DOMENICA 15 LUGLIO Due giorni in tenda alla “Testa dell’Assietta” Ci riproponiamo di andare ad assistere alla famosa rievocazione storica presso la Testa dell’Assietta. Dormendo in tenda, al mattino

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DOMENICA 9 SETTEMBRE Pian Frigerola, Rifugio Peretti Griva Torniamo alla scoperta di piccoli angoli delle nostre valli, quasi nascosti eppure poco distanti dalle nostre case. Il Rifugio è in fase di ricostruzione, ma l’area gode di un buon panorama sulla pianura torinese.

Raggiungendo il Bivacco S. Camillo

saremo già lì all’arrivo dei soldati in costume e non ci perderemo nulla, unendo al contempo la possibilità di praticare il campeggio in montagna (sperando che quest’anno vada meglio dello scorso anno). SABATO 28 DOMENICA 29 LUGLIO Rocciamelone Gita impegnativa, alla scoperta di uno dei monti più famosi della zona, il Rocciamelone, sulla cui vetta vi è la famosa Madonna del Rocciamelone. Pernottamento nel bivacco posto sulla cima della montagna.

DOMENICA 23 SETTEMBRE Bellavarda Saliamo sulla montagna all’imbocco delle Valli di Lanzo, molto soddisfacente per il panorama sulla pianura che si gode dalla sua cima. SABATO 6 OTTOBRE Cena degli aquilotti Per concludere l’anno, ci si ritrova in allegra compagnia a ricordare i momenti più belli delle varie uscite. DOMENICA 14 OTTOBRE Castagnata Sociale Per assaporare l’autunno in compagnia e allegria, l’ultima uscita propone una scorpacciata di castagne alla Baita San Giacomo.

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corso di

FOTOGRAFIA Associazione Fotoamatori eƒƒe 8, in collaborazione con il CAi di Lanzo, Organizza un corso base di fotografia con indirizzo “montagna”. Il corso è riservato esclusivamente agli associati CAI Lanzo, sottosezione di Viù, sottosezione di Cantoira e Soci Effe 8. Il corso sarà tenuto da due fotografi professionisti e si svolgerà nel mese di febbraio 2012 presso la sede del CAI Lanzo Via San Giovanni Bosco 33 dalle ore 21,00 alle 23,00. Si prefigge di offrire ai soci la possibilità di approfondire la loro tecnica per usare al meglio l’apparecchio fotografico.

- mercoledì - mercoledì - mercoledì - domenica

15/02 prima lezione 22/02 seconda lezione} Corso teorico in sede 29/02 terza lezione al termine del corso} Uscita pratica in ambiente montano

Quota iscrizione: Euro 15,00 da versare presso la sede del CAI di Lanzo Iscritti: Numero minimo partecipanti 5 - massimo 15. Termine iscrizione non oltre il 31 gennaio 2012

L’Associazione Fotoamatori “eƒƒe 8” è la concretizzazione di un’idea espressa da un gruppo di persone appassionate di fotografia, diverse per età e professione, ma che al tempo stesso condividono la stessa passione. L’ Associazione, che nasce nel luglio 2011, è molto più di un banale “luogo di ritrovo”, dove si impara a realizzare e conoscere l’arte fotografica, bensì un luogo di aggregazione, in cui la passione del fotoamatore si coniuga con il divertimento e lo scambio con gli altri soci al fine di rendere interessante e formativo ogni incontro. Lo scopo che ci si pone in questo ambiente amichevole è quello di crescere e far crescere, a chi ne prende parte, attraverso la visualizzazione di immagini, il confronto sulle tecniche fotografiche, l’uso corretto del materiale fotografico e soprattutto visionare e commentare le immagini dei partecipanti, condividendo le proprie esperienze e conoscenze mettendole a disposizione degli altri, uniti da un rapporto di amicizia e stima reciproca. Considerando il fatto che gli iscritti, sono principalmente amici e che il motivo per il quale una persona sceglie un hobby è divertirsi, verranno anche organizzate almeno 4 gite sociali, sia con propri mezzi sia con il treno, in varie località che offrono caratteristiche fotografiche di grande impatto. Gli incontri si svolgono tutti i martedì dalle ore 21.00 presso la sede di viale Copperi 16, a Balangero. - 33 -


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PROGRAMMA ASSOCIAZIONE

FOTOAMATORI “eƒƒe 8” 2012 GEMELLATA CON IL CAI DI LANZO

RITROVO: TESSERAMENTO:

Tutti i martedì ore 21,00 Viale Copperi 16 - Balangero Soci 20,00 Euro Soci CAI 15,00 Euro

ATIVITA’ INERENTI LA FOTOGRAFIA

MOSTRE FOTOGRAFICHE

Tutti i mesi: Concorsi interni ultimo martedì, portare stampa fotografica 30x45 con soggetto relativo al mese. Saranno visionate e commentate dai presenti alla serata.

Primavera data da stabilire: in contemporanea alla Fiera Balangero in Fiore esposizione fotografica dedicata a Balangero vecchia.

Mese Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre

data 25 28 27 24 29 26 31 -- 25 30 27 18

Settembre data e località da stabilire: Lungo il sentiero in collaborazione con il CAI di Lanzo

Tema Visto da dietro Le linee Le mani Un giorno al mercato Luna Park Pescatori La terza età (chiusura per ferie) Passaggio livello La vela La montagna vista da me Religiosità

Altre mostre sia come titoli, località e date sono da stabilire.

CONCORSO FOTOGRAFICO in collaborazione con il CAI di Lanzo; regolamento ed i dettagli saranno stabiliti successivamente.

4 volte anno: Nei mesi Gennaio – Aprile – Luglio – Novembre Socio sotto la lente presentazione fotografica dei lavori del /dei socio/i previsto/i nella serata. Tutti i mesi: Un martedì da stabilire Pratiche fotografiche in sede, si commenteranno fotografie, in generale su tema libero, o immagini viste da libri di fotografi ecc. Da definire data: Computer Pillole di Photoshop Discussioni interne su elaborazioni immagine.

USCITE FOTOGRAFICHE: Mese data Località Febbraio 18 Genova - Città vecchia e Porto antico. Gita in treno, con i propri mezzi sino alla stazione. Maggio

12 Aosta - Gita con i propri mezzi

Settembre 15 Ricetto di Candelo e Biella Gita con i propri mezzi Novembre 10 Saluzzo Gita con i propri mezzi CENA SOCIALE: 1°semestre 06 Luglio ritrovo ore 20,00 Ca’ di Martu - Groscavallo 2°semetre data e località da stabilire

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Mount Kilimanjaro - febbraio 2011 di Stefania Fornelli Genot

Il Kilimanjaro è un monte coperto di neve alto 5.890 metri e si dice che sia la più alta montagna africana. La vetta occidentale è detta Masai Ngàje Ngài, Casa di Dio. Presso la vetta c’è la carcassa stecchita e congelata di un leopardo. Nessuno ha saputo spiegare che cosa cercasse il leopardo a quell’altitudine». Questa citazione di Hemingway (“Le nevi del Kilimanjaro”) ha sempre suscitato in me molta curiosità rispetto a questo vulcano dalle forme quasi perfette, che si eleva imponente sulle remote pianure nord-orientali della Tanzania. Perennemente innevato e non ancora del tutto spento, i suoi attuali 5895 m di altezza ne fanno davvero la vetta più alta del continente, con una varietà di paesaggi e abitanti quasi inimmaginabili. Salirne la cima, vedere l’alba che illumina e risveglia la pianura africana è il sogno di molti, e, infatti, in molti tentano di arrivare a toccare il cielo, talvolta con successo e talvolta dovendo rinunciare ad un passo dalla meta agognata per non trovarsi a fare compagnia al solitario leopardo.

Atterrando di notte al Kilimanjaro International Airport dopo il lungo volo da Milano via Amsterdam, non ho la visione di cosa sia l’Africa: vedo solo la pista vuota. Le uniche luci provengono dall’aereo che ci scarica nel caldo (siamo a febbraio!) e dall’edificio in cui si sbrigano le pratiche d’ingresso in Tanzania, nel caos della gente stanca del lungo viaggio che ha fretta di uscire. Fuori, siamo circondati da numerosi abitanti locali, colori e rumori ma nella confusione, con la fretta e la stanchezza, non mi fermo a pensare più di tanto. Trovato il nostro riferimento, siamo condotti alle nostre jeep, caricati e portati al nostro albergo per la prima notte a Moshi. Sono le 11 di sera, si viaggia su strade non illuminate se non da poche macchine dirette chissà dove, attraversando sparuti gruppetti di case lievemente illuminati dai nostri fanali, dove si vedono ancora alcune persone in giro che ci guardano sfrecciare sulla strada asfaltata, mentre in cielo si staglia luminosa la Via Lattea, seppure non al suo massimo splendore in questa stagione. Un po’ stanca, ascolto a metà le parole che la nostra guida Isaac ci dice prima di andare a dormire in comodi bungalow. Il mattino successivo, un po’ più presente nella situazione, faccio la prima colazione con sapori nuovi e solamente ora mi rendo conto che mi trovo a migliaia di chilometri da casa. La preparazione di un anno intero a questo viaggio, tra organizzazione e tentativi di allenamento falliti a causa del frequente maltempo e dei molteplici impegni quotidiani, mi aveva fatto un po’ perdere di vista il fatto che alla fine di tutto quello avrei, per la prima volta nella mia vita, cambiato continente, seppure temporaneamente. Ora, seduta a questo tavolino, guardando la frutta così poco comune da noi, i fiori rigogliosi e colorati sulle piante a me sconosciute, i camerieri che mi parlano in inglese e che comunicano tra loro in una lingua a me incomprensibile, realizzo che sono davvero in Tanzania. Dopo colazione, finisco la preparazione della borsa, perché solo parte del bagaglio può essere portato sulla montagna, dove un portatore lo

trascinerà per me fino ai vari campi base. Limitando all’essenziale, tanto non ci si può lavare sulla montagna quindi non servono tanti ricambi di abiti, i borsoni sono presto fatti e caricati sulle nostre jeep, già in attesa davanti all’albergo. Finalmente vedo meglio anche la nostra guida Isaac. Non vedo solo lui. Ora, con il sole, si vede anche l’Africa… dopo aver letto tanto, visto un mare di foto, ma, come sempre, la realtà è diversa da come s’immagina. La prima cosa che vedo sono le banane: caschi interi di frutti verdi che una donna sta portando in una cesta sulla testa e mi sorge la domanda su come faccia a portare un peso del genere! E poi, naturalmente vedo le piantagioni di banane (e anche di altre piante commestibili), man mano che si risale lungo le pendici della montagna, quando le piante dai vivaci fiori gialli o rossi che incorniciano le strade lasciano il posto alle coltivazioni, in mezzo alle quali sorgono sparuti villaggi con i negozietti in baracche semidecadenti, dove pezzi di animali appesi direttamente a ridosso della strada incoraggiano l’acquisto della gente che vive qui. Lei, la montagna, appare da lontano come una grossa e tozza ombra nella foschia del mattino, così indistinta che quasi non ci si fa caso, così grande che sembra occupare tutto l’orizzonte, indifferente al nostro arrivo, alla ragione del nostro viaggio e al successo della nostra meta. Dopotutto, forte della sua venerabile età, che gliene può importare di noi? Nata più di 500.000 anni fa da eventi tettonici ancora in atto che coinvolgono tutto il settore nord-orientale del continente, menzionata più di 5000 anni fa dagli storici di Alessandria d’Egitto, musa di scrittori antichi arabi e cinesi oltre che di quelli moderni, ha Foto di gruppo con portatori da sempre stimolato lo spirito conquistatore dell’uomo, che tuttavia ne ha raggiunta la cima solamente nel 1889 (prima salita documentata ufficialmente, ma non primo tentativo noto…). Mentre le jeep sfrecciano sulla strada tortuosa, mi viene in mente che la Montagna Scintillante o Kilima Njaro (in Swahili) ospita numerose leggende: il popolo Chaga, che vive alle sue pendici, parla di spiriti a

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guardia dei tesori presenti al suo interno, gemme e argento, in grado di congelare chiunque osi avventurarsi sulle sue pendenze… speriamo che non si arrabbino anche con noi! Arrivati all’ingresso del Parco Nazionale del Kilimanjaro, a Machame Gate la prima cosa che si nota è la confusione. Molti gruppi si preparano a partire con il nostro stesso obiettivo (mi fanno ridere i coreani, che sono imbacuccati per il freddo, mentre noi stiamo già sudando nelle nostre magliettine a maniche corte: se si mettono le ghette e il passamontagna a 1500 m, a 5000 m cosa si mettono?). Mentre noi firmiamo il registro d’ingresso al parco e ci carichiamo i nostri litri di acqua per la giornata, abbiamo la prima coscienza del numero di persone che ci accompagnerà in questa nostra salita. Davanti al cancello del parco ci sono, infatti, molti ragazzi in paziente attesa di essere chiamati come portatori dalle guide dei gruppi, oltre naturalmente ai venditori di cappelli, bastoncini e qualsiasi cosa uno possa aver dimenticato di portarsi. Un volta selezionati dalle guide, essi si dirigono verso il punto di controllo del peso, dove i responsabili dei vari gruppi pesano i carichi che dovranno portarsi dietro per una settimana in modo che non si affatichino più del dovuto. Ognuno di noi avrà mediamente tre portatori, uno con il bagaglio personale e due che portano altre cose in comune, tra tende, accessori vari e cibarie. Poi ci sono il cuoco, gli assistenti cuoco, i camerieri… insomma uno squadrone di gente per accompagnarci in cima! Mi sento un po’ in colpa a farmi portare le mie cose, non ci sono abituata, in genere mi porto da sola ciò che mi serve, ma qui si usa così, quindi bisogna adeguarsi. Alla partenza, dopo aver fatto conoscenza anche delle aiuto-guide, Nile, Lazaro e Abdallah, ci incamminiamo verso il primo campo: in una mattina di febbraio stiamo iniziando il nostro tentativo di salita alla vetta d’Africa! Siamo in 12, quasi tutti soci del CAI. Alcuni già dubitano di farcela, ma la salita è ancora lunga… c’è tempo per dubitare! Mentre camminiamo sulla strada sterrata, che si snoda tra alti alberi della foresta pluviale con le liane pendenti (c’è qualche novello Tarzan che si vuole cimentare...), i portatori ci sorpassano a passo di marcia. Portano sacconi enormi di tela bianca, con appese le cose più disparate, da pentole a taniche vuote fino a bollitori per l’acqua, e qualcuno passa addirittura con i tavolini da campeggio sulla testa. Sono di-

Propaggini di ghiaccio

stratta da quello che ci circonda: si dice che salire il Kilimanjaro sia come camminare attraverso 4 stagioni in 4 giorni, a causa della sua eccezionale altezza e per la sua posizione geografica. La sua flora si differenzia notevolmente con la quota: qua e là, tra il verde delle felci giganti, nella foresta fa capolino una piccola orchidea rossa e gialla che si trova solo qui, oppure una bellissima violetta lilla, anche questa tipica di questa montagna. Ci sono anche animali nella giungla, si sentono gli uccelli cantare, ma sono distratta dai fiori e non vedo se qualche scimmietta sta sorvegliando il nostro passaggio. La strada diventa una mulattiera battuta e ben curata racchiusa sempre da questi alti fusti dalle enormi radici contorte che a volte escono dalla terra e mi ricordano subito gli Ent del Signore degli Anelli: sembra proprio che da un momento all’altro, questi alberi enormi debbano muoversi e mettersi a camminare con noi. La foresta si chiude sempre di più intorno a noi, ma non è oppressiva, mentre il sentiero serpeggia sempre più in alto. Comincia a venire fame, dopo un paio di ore di cammino; Nile, con cui ho iniziato a fare lezione di inglese-kaswahiliitaliano mi dice che siamo quasi arrivati al punto previsto per il pranzo, proprio dietro la prossima curva. Non sono sicuramente preparata a quello che mi aspetta! Trovarmi un tavolo apparecchiato con tanto di sedie, piatti, posate e bicchieri (di vetro!) era totalmente fuori dai miei pensieri! E per fortuna le guide ci dicevano che ci saremmo dovuti accontentare per oggi… io mi aspettavo un panino da mangiare seduta su una radice di Camelia…non un super pranzo freddo! Dopo esserci strafogati per benino (e meno male che non hanno potuto cucinare, ma quando hanno avuto tempo di preparare tutto questo? Siamo così lenti La cima a camminare? Sono partiti con noi!), ripartiamo verso il primo campo, Machame Camp a circa 3000 m di quota; arriviamo nel pomeriggio dopo aver assistito alla fine della prima “stagione” e all’inizio della brughiera alpina, caratterizzata da piante più basse e da erba e da nuovi fiori sempre dai colori scintillanti e vivaci. Al campo, la prima cosa da fare è firmare il registro (quest’operazione sarà fatta a ogni campo, serve per sapere chi arriva e chi no… si vede che temono di perdere qualcuno per strada). Aspettiamo quindi che le guide ci indichino il nostro campo, che è già stato montato a fianco del ruscello. Ci scegliamo una tenda e dopo aver recu-

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perato il bagaglio dalle mani del ragazzo che gentilmente l’ha portato alla tenda, ci prepariamo il posto per la notte. Nel frattempo uno dei camerieri passa a chiederci se vogliamo dell’acqua calda per lavarci: mi sembra di essere in un hotel, più che in un campeggio africano. Appena rinfrancati, la guida chiama tutti a raccolta, perché è ora di merenda… e troviamo ad accoglierci la nostra tavola apparecchiata nella tenda-mensa (che contiene anche la cucina dietro un paravento di tessuto) con bevande calde e soprattutto un piatto enorme di popcorn appena fatti! Usciti dalla tenda, sono un po’ sopraffatta da tutto questo: prima di partire mi ero immaginata un’esperienza dura e impegnativa, anche a sentire i racconti di chi era venuto prima di me, ma mi sento un po’ servita e riverita, mica è spartano come pensavo sarebbe stato! Nei prossimi giorni avrò modo di vedere che il trattamento riservatoci è sempre questo, con un’organizzazione quasi perfetta della loro squadra di lavoro. Assistiamo al tramonto dietro la nebbia e si va a dormire, perché la stanchezza, tra cambio clima e primi contatti si fa sentire. Il mattino dopo, uscendo dalla tenda vedo per la prima volta uno scorcio della cima innevata. Dopo colazione, i bagagli sono nuovamente consegnati ai giovanotti in attesa e ci mettiamo in cammino nella brughiera. Il sole è caldo, il sentiero ripido e sassoso, con continui spostamenti per far passare la fila di portatori carichi come muli e occasioni di guardare il panorama sulla piana africana: dalla foschia mattutina emerge solamente il Monte Meru, altro vulcano spento dell’area, che da qui sembra un cono perfetto. Riprendiamo a salire, anche se poco dopo dobbiamo fare una pausa improvvisa perché la mia compagna di tenda non si sente bene: non si capisce bene se è mal di montagna o se è un effetto di qualche medicinale che ha preso sommato alla ripidezza della salita, ma in ogni caso, dopo un poco sembra stare meglio e riusciamo a ripartire. La salita è scandita dalla voce della nostra guida, Lazaro, che a intervalli pressoché regolari ci fa fermare al suono di “kunywa maji” (“bere acqua”), parole che ci ripeteranno fino alla nausea per tutta la salita. Man mano che proseguiamo, gli alberi semisecchi e contorti si abbassano sempre di più, fino a divenire arbusti rivestiti da licheni o muffe, non so bene, che danno al paesaggio un aspetto molto bizzarro: i pochi alberi, piegati dal vento e scheletrici, sono rivestiti da “tendaggi” che conferiscono loro un aspetto quasi da fantasma, tanto più enfatico man mano che sale la nebbia ad avvolgere tutto quanto. Camminiamo su sentieri di roccia rivestita da licheni, in mezzo a cumuli di pietre e a piante a volte simili ai nostri semprevivi a volte totalmente aliene alle mie (scarse, lo ammetto) conoscenze botaniche. Le guide ci fanno vedere le piante endemiche dell’area, il Senecio e la Lobelia, caratteristiche dell’area di brughiera. All’improvviso, girando l’angolo, il mio primo incontro con la fauna dell’area… un grosso corvo dal collare bianco ci fissa tutto di sbieco, facendomi sorgere il sospetto che si stia chiedendo se sono commestibile

come l’osso che sta sgranocchiando col suo becco aguzzo. La nebbia ormai avvolge tutto quanto, pur non essendo ancora neanche l’ora di pranzo; emerge all’improvviso una tenda, poi un’altra… siamo finalmente arrivati a Shira Camp, 3840 m. Qui ci sono già le nostre tende e i nostri portatori in attesa e stavolta riesco a fare la conoscenza con il poverino cui è Lazaro toccata in sorte pensieroso la mia valigia, Manu. Siccome fatica al posto mio, mi sembra il minimo imparare il suo nome, oltre che il suo volto! Mi rendo comunque conto, dopo due soli giorni con loro, che sto iniziando a riconoscere già alcuni dei portatori, anche se faccio ancora confusione con i nomi, alcuni dei quali dalla pronuncia un po’ ostica per me. Sul nostro campo sventola la bandiera italiana che un membro del gruppo ha portato per tutto il giorno appesa allo zaino, a identificare il nostro campo senza dubbi. Dopo pranzo, le guide ci portano a vedere la grotta (Shira Cave) dove dormivano i portatori prima che iniziassero a portarsi le tende anche per loro. E’ un antro naturale di roccia vulcanica le cui pareti sono annerite da fuochi accesi negli anni passati e in cui ora è proibito dormire: non si riesce neanche a stare in piedi lì dentro, figuriamoci dormire nelle notti gelide! Ci raccontano anche un po’ di cose sulla montagna e sull’organizzazione del parco. Per esempio, da qui in poi, il soccorso può essere fatto solo a piedi e non più con l’elicottero; inoltre ci spiega che ogni campo deve pesare la spazzatura prima di sloggiare per il giorno successivo, perché niente deve essere abbandonato sulla montagna. Mi sembra un modo molto intelligente di tenere sotto controllo la questione rifiuti, per preservare questa bellissima area. Nel frattempo, intravedo il profilo dello Shira, il primo dei vulcani che costituiscono questo enorme panettone che ci ospita, il più vecchio e consumato, di cui sopravvive solo più parte della caldera sommitale e tutto il resto è collassato a formare il cosidCiò che resta del ghiacciaio detto Shira Plateau, di cui avrò una piena visione solo il giorno successivo. C’è un vento freddo

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e impetuoso, che continua a spostare le nebbie che sembrano essere abbonate al pomeriggio sul Kili. Mentre passeggiamo tra le colate, ecco che appare finalmente la cima del Kibo, bella tondeggiante e con alcuni nevai, finora timida e nascosta. Dopo un riposino, un’abbondante cena e qualche scatto di irritazione di alcuni membri della spedizione forse per via della stanchezza, finalmente si va a dormire. Non sembra ma, tra la quota, le novità, il dormire in tenda, la sera sono sempre molto stanca e non ho grandi problemi a dormire, anche se non profondamente come servirebbe a causa del vento e del freddo, nonostante i sacchi a pelo termici. La mattina, il sole bacia la montagna e ci sveglia nelle tende gelate e coperte di brina ghiacciata. Partiamo per la terza tappa, camminando stavolta nel deserto alpino. Sono scomparse le piante ad alto fusto, sono svaniti gli arbusti contorti e i fiori colorati. Rimangono le rocce coperte di licheni sventolanti nel vento e qualche sporadico fiorellino che evidentemente ama la solitudine. Girandosi indietro verso lo Shira Plateau, immenso nel mattino terso, le uniche macchie di colore sono le tende ancora non smontate e la fila pressoché continua di sacchi bianchi in testa ai portatori già in movimento. Tutto il resto è scuro e monotono. Oggi saliamo fino a quota 4600 m, alle Lava Towers, per acclimatarci: la salita è dolce e non troppo impegnativa, consente di tenere a bada eventuali sintomi del mal di montagna, unica cosa che mi spaventa. Dopo poco tempo in cammino, la nebbia ci avvolge di nuovo (comincia a essere monotona). Lascia emergere per un breve momento il ghiacciaio pensile del Kibo, per poi tornare a mascherare di nuovo tutto il paesaggio. Mi perdo nel guardare le rocce vulcaniche, così diverse da quelle che ho visto finora, contenenti cristalli enormi, grossi come le mie dita, e comincio a raccogliere qualche campione per ricordo (me li porterò io perché non voglio caricare di altro peso Manu). Qualcun altro invece preferisce provare a vedere se può avere una carriera come portatore, sollevando il carico di uno dei ragazzi: la sua conclusione è che sollevare è una cosa, portare un’altra! Scendiamo verso le Towers per il pranzo e qui vedo un altro abitante della montagna, una specie di topolino a strisce che viene a cercare qualcosa da mangiare dalle nostre guide, giocando nello stesso tempo a nascondersi tra le rocce. Gli uccellini dalle lunghe zampe sono meno timidi e non esitano a lanciarsi sulle briciole cinguettando (ma come fanno a cantare a questa quota, io ho già problemi a respirare!). Oggi il cuoco ci ha preparato il cestino da picnic e sono sorpresa dai dettagli, come mettere un pacchettino con il sale da usare con l’uovo sodo (onnipresente nei suoi cestini da picnic, come imparerò nei giorni successivi) oppure aver preparato una sorta di sfoglia ripiena di verdure, che, si capisce chiaramente, è stata preparata fresca la mattina. A che ora si sarà alzato per prepararci tutto questo, se noi siamo partiti con il box alle 8 di mattina? Sicuramente molto presto! Non posso fare a meno di pensare che queste persone ci stiano davvero trattando benissimo, ben oltre ogni mia attesa. E se questo è il trattamento normale, non voglio pensare a come sia il trattamento di lusso! Dopo pranzo e qualche riflessione, anche fisica, nelle immancabili latrine presenti lungo il percorso (perché sono veramente organizzati in questo parco), si

riparte in discesa verso il Barranco Camp. Scendendo nella nebbia, le rocce scure contrastano con il pallido dell’aria e da loro emergono strane figure: sono gli esemplari di Senecio e di Lobelia giganti. Soprattutto il primo, arriva ad altezze inaspettate per la quota cui siamo: nelle valli più riparate, vicino al torrente (il primo che vedo sulla montagna), alcuni esemplari sono anche 5-6 m di altezza. Facciamo qualche foto divertente con le guide, che travestono una Lobelia alta poco più di un metro, con occhiali e berretto e la fanno diventare una quinta guida! Sono proprio dei simpaticoni questi tanzanesi, sempre a scherzare! Camminando e scherzando, all’improvviso ci troviamo in mezzo alle tende, siamo a Barranco Camp circa 3950 m, finalmente. Mi giro a cercare subito il famoso muro, letto su tutte le riviste e sentito in tutti i racconti, ma non lo vedo… Isaac mi indica la direzione dove si trova e mi dice che entro domani lo vedrò! Poi, all’improvviso, la nebbia si dirada e la muraglia verticale emerge alla vista. Qua e là nella nebbia s’intravede anche qualcosa di bianco… forse i nevai terminali del Kibo. Inganniamo l’attesa tra la merenda e la cena conversando con i giovani portatori, che sembrano entusiasti di insegnarci qualche parola nella loro lingua e poi tutti a nanna, perché domani ci aspetterà una giornata non lunga ma sicuramente interessante, con una salita fino a 4200 m sulla parete vulcanica! Come sempre, il mattino è sereno e vediamo bene quello che dobbiamo affrontare. Il Barranco Wall sembra quasi verticale e strapiombante, ma le guide ci rassicurano, infatti, come ho già letto sulle varie descrizioni, c’è un comodo sentiero per salirci sopra. Mentre partiamo, il campo è pieno di attività, perché qui tutte le spedizioni, a differenza dei campi precedenti, sono concentrate in poco spazio e, quindi, oltre ai nostri portatori, c’è un continuo andirivieni di gente, mentre i corvi aspettano pazientemente sulle rocce che ce ne andiamo per vedere cosa lasciamo indietro. La salita procede tranquilla in fila indiana, lungo il sentiero che in alcuni punti richiede l’aiuto delle mani per affrontare piccoli dislivelli. Fa impressione vedere i portatori che ci superano di corsa, alcuni con delle scarpe che non userei neanche in pianura, anche tutte scassate… e mi chiedo come sia possibile che non ci siano mai incidenti! Forse è la conoscenza del percorso, che fanno diverse volte l’anno, che li mette al riparo Senecio gigante da gravi inciden-

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ti, chissà! Intorno a noi, solo lo scuro della roccia, con lo sfondo di scorci della pianura africana, che appare proprio piatta da qui in alto, nonostante sappia che poco distante da noi c’è la famosissima Rift Valley. Sull’altro lato, il versante sud della vetta. Si nota bene ora che il ghiacciaio si è fortemente ritirato, esponendo la roccia lisciata dal peso del ghiaccio. Ci stiamo avvicinando al Karanga Camp, circa 3960 m, tappa intermedia fatta sempre per migliorare l’acclimatamento alla quota. Mentre risaliamo verso il campo, vedo dei portatori che tornano indietro con le taniche per approvvigionarsi di acqua. La guida mi spiega che quella presente a circa mezz’ora dal campo odierno è l’ultima acqua che incontriamo sul nostro percorso: questo vuol dire che per i campi successivi, essi devono scendere fino a qui per prendere l’acqua necessaria a cucinare e da darci da bere. Insomma, mi rendo conto che fanno una vita abbastanza infame, per uno stipendio, se così si può chiamare, veramente minimo. Parlando con queste persone da qualche giorno, so ora che sono quasi tutti molto giovani, alcuni appena maggiorenni, che vengono a lavorare qui per guadagnarsi i soldi per andare a scuola e/o mangiare. Per quanto disdicevole sia sfruttare queste persone facendosi portare le proprie cose, mi rendo conto che comunque per loro è un modo di sopravvivere faticoso ma comunque dignitoso e rispettabile. Non deve essere facile per loro avere che fare con tante persone, alcune delle quali magari li considerano poco più di schiavi al loro servizio. Tuttavia, quando incrocio il loro sguardo, hanno sempre un sorriso e un saluto per me, cui ricambio volentieri, e sono sempre molto allegri anche: sono molto pazienti e gentili con me, tanto più dopo quasi 4 giorni in cui li assillo con domande sulla vita nel loro paese e sulla loro lingua! A Karanga Camp fa freddino, il vento tira forte… si sente la quota! Tuttavia, se non ci fosse la nebbia, sono sicura che si goda un bellissimo panorama, ma come sempre, bisogna aspettare il sorgere del sole per poterne godere. Anche a questa quota cresce qualcosa, altre piante endemiche di questa montagna piena di sorprese, nonostante sia in sostanza roccia secca (siamo nel deserto di alta quota). Partiamo ora per l’ultimo campo, Barafu Camp, 4550 m, una passeggiatina in confronto a quello che ci aspetta dopo. Si attraversano ampie valli vulcaniche, incise dal ghiacciaio e quindi caratterizzate da morfologie dolci e arrotondate. Avvicinandosi al campo (che nella lingua locale vuol dire “ghiaccio”), posizionato su una cresta rilevata e affilata, mi viene in mente quanto ho letto sulla guida in merito a questo campo: attenzione a quando vi alzate di notte per andare in bagno. Ora capisco anche perché: le latrine sono i soliti gabbiotti, ma sono posti su strapiombi! Se ci si confonde nell’oscurità, si rischia di mancare la porta e farsi qualche decina di metri di volo libero. Arrivati al campo, mentre si firma il registro, qualcuno del gruppo chiede e ottiene di assaggiare quanto stanno mangiando le guar-

die del campo, una specie di pasta di pane con verdure… per evitare problemi, visto che fino adesso sto bene, evito! La guida è categorica e ci spiega come funzionerà il resto della giornata: possiamo riposare, alle 18 ci daranno cena, poi Ngorongoro Crater dovremo andare in tenda a dormire, perché alle 23 ci verranno a svegliare per iniziare la salita… ma come si fa a dormire a quell’ora? E, infatti, direi che non posso… alle 23 quando la tenda viene scossa dal cameriere per la sveglia sono ancora con gli occhi aperti come un gufo. Uscita dalla tenda mi danno la colazione, tè caldo e biscotti, quindi zaino in spalla e ben vestita perché fa un freddo boia e si parte, alla luce dei frontali. Uno del gruppo, meno attrezzato degli altri poiché unico non montanaro, decide di tornare a dormire subito e abbandonare il tentativo. Comprensibile anche perché unico del gruppo che ha patito fortemente il mal di montagna finora, non mangia niente da giorni. Partiamo quindi nella notte più buia. Guardando verso l’alto si vede chiaramente una fila di luci di chi ci precede … una processione diretta alla cima. Abbassando lo sguardo (consigliabile), posso vedere dove si mettono i piedi nel ristretto cerchio di luce proiettato dalla mia lampadina. Un piede dopo l’altro nella notte, senza aver dormito… una specie di coma semisveglio, in cui non devo mai perdere la concentrazione e dimenticare di respirare a fondo, altrimenti avverto la mancanza dell’aria e non è una sensazione piacevole… Camminando nella notte non mi rendo conto del tempo che passa e le uniche variazioni sono le soste (rare) che la nostra guida ci impone per bere. Mi sconvolge, mentre cerco di non dimenticare di inserire ossigeno nei miei polmoni, sentire le guide che cantano e ballano intorno a noi… ma quanto fiato hanno? Si vede proprio che salgono questa montagna dalle 5 alle 10 volte l’anno. Qualche momento di sconforto, qualcuno si arrende e torna indietro, qualcun altro si riprende quando sorge il sole. Appare una lunga striscia rossastra a est e dalla notte emerge il profilo ancora tremolante del Mawenzi, il terzo cono che costituisce questa montagna, il secondo geologicamente parlando. Una fila di guglie frastagliate che si colorano man mano che il sole si alza e finalmente la luce raggiunge il bordo sopra di noi: vediamo il fianco del ghiacciaio lassù alla nostra sinistra, il sentiero davanti a noi, e lassù, il cielo dietro la roccia, a indicare che siamo vicini alla meta. Il sorgere del sole ci vede allo Stella Point, quota circa 5700 m, sul bordo sommitale del Kilimanjaro. Qui si vede finalmente la cima del vulcano Kibo, collassato in un’enorme caldera, tuttavia ancora attiva per la presenza di alcune fumarole vicino a un cono minore posto sull’altro lato rispetto a quello dove siamo noi. Ci vorrebbe un supergrandangolo per prendere tutta la caldera in una foto sola, talmente è enorme. Ci rifocilliamo brevemente, quindi ripartiamo per l’ultimo tratto, per raggiungere Uhuru Peak, il punto più alto del bordo della caldera e cima del Kili (5895 m). Mentre

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Shira Camp

si sale lungo la pista, vediamo il ghiacciaio o almeno uno dei pezzi ancora sopravvissuti. Altre parti si vedono in lontananza sull’altro lato della caldera, completamente staccati da questo più vicino a noi. Il bizzarro di questo ghiacciaio, almeno per me che non ne ho grande esperienza in generale, sono le pareti verticali: il ghiacciaio è come una sorta di scalinata, ma non credo che siano seracchi come succede da noi, sotto non c’è un salto di roccia. Anche le pareti laterali, da noi in genere degradanti in pendio, qui sono verticali. Continuando a camminare si arriva velocemente alla cima, al Picco della Libertà, e al suo famosissimo cartello. Da qui, mi sarei aspettata di vedere tutta la pianura africana o quasi, ma in realtà, a causa della forma a panettone della montagna, il panorama è quasi tutto su di essa e sul ghiacciaio, anche perché in basso le nuvole impediscono di vedere il territorio più lontano. Quassù virtualmente niente potrebbe vivere, per via del vento, del freddo e della mancanza di acqua. Eppure anche qui la natura trova spazio: i licheni che crescono anche su questa cima, in particolare quelli più grandi, a causa della loro ridotta velocità di crescita, potrebbero essere le creature viventi più antiche della terra, forse anche con centinaia se non migliaia di anni sulle “spalle”. C’è poco tempo per la cima, tuttavia. Le guide fanno fretta, quindi appena fatte le foto di gruppo, giù per un percorso diverso da quello della salita: si scende, infatti, lungo le morene, dove un passo che fai equivale a tre metri di discesa per via della sabbia che fa scendere quasi di corsa. In questo modo, se ci ho messo 8 ore circa a salire, ci metto 2 ore scarse a tornare al campo! Arrivata qui trovo la sorpresa, i nostri compagni che hanno rinunciato alla salita ci aspettano, mentre il cuoco ci fa trovare un bel succo di frutta fresco per ristorarci! Si può scegliere poi tra il mangiare pranzo oppure riposare un paio di ore prima di ripartire per l’ultimo campo sulla montagna. Siccome di dormire non se ne parla proprio, scelgo senza dubbio di mangiare, anche perché comunque sono affamata. Sono molto stanca, per la mancanza di sonno e per la fatica, ma mi preoccupa la lunga discesa fino a Mweka Camp (3100 m), sarà una cosa impegnativa più della salita. Partiamo quindi poco dopo aver mangiato, e riattraversiamo le quattro stagioni in una giornata sola, soffermandoci ancora a guardare questi fiori enormi e colorati che vivono solo qui. Arrivati al campo, finalmente mi posso rilassare, lavarmi per bene di nuovo con l’acqua calda che ci portano i camerieri e pensare a ciò che ho fatto. La mattina dopo si fa qualche discussione in merito alla mancia da dare ai portatori e al personale che ci ha accompagnati in quest’avventura: in teoria la mancia non è obbli-

gatoria, ma in pratica esiste quasi un tariffario. Personalmente ritengo che si siano fatti un mazzo grande come una casa e si meritino una ricompensa per questo. Accordi raggiunti, provvediamo quindi a dare a Isaac le quote e a dirgli come distribuirle, quindi avviene la cerimonia di saluto e ringraziamento, dove tutta questa gente si mette a ballare e a cantare per noi, un’emozione molto forte! Salutare alcuni di loro, con cui ho avuto modo di parlare un po’ di più, mi mette un po’ di tristezza. Dopo le foto di rito, gli ultimi passi per arrivare a Mweka Gate, circa 2000 m di quota, dove si esce dal parco e dove ci sarà dato il certificato di salita al Kili, a ricordo dell’impresa. Infine, tutti a bordo del furgone jeep e via, diretti all’albergo di Arusha, dove finalmente mi posso fare una bella doccia, seppure i canoni di efficienza dei bagni africani si discostino leggermente da quelli cui siamo abituati in Europa. Si può anche dormire su un letto comodo e non più sul materassino. Ci serve un minimo di riposo, perché il nostro viaggio non è ancora finito, abbiamo due giorni e mezzo di safari per vedere la famosa fauna africana. Ho insistito molto per inserire anche il safari nel viaggio, perché sarebbe stato uno spreco andare fino in Tanzania e non visitare almeno una parte dei grandi parchi naturali. Di Tarangire mi resta ancora negli occhi lo spazio immenso: i boschi di acacie sotto i quali passeggiano e si riposano branchi di Impala; le giraffe che camminano elegantemente attraverso la savana dall’erba bruciata dal sole per andare a spiluccare le foglie di acacia più in alto; gli elefanti che pascolano in branco a pochi metri dalle macchine, mentre il piccolo elefantino appena nato, che sembra sorridere sempre, si nasconde dietro la mamma. Il caldo è quasi opprimente mentre aspettiamo che le zebre attraversino la strada davanti a noi, mentre ci ragliano (mi sembrerebbero degli asini, se non le vedessi davanti a me colorate a strisce) ma senza darci attenzione più di tanto. Sotto un albero di acacia una leonessa prende fiato, fissando il branco di zebre sull’altro lato del fiume, forse domandandosi come raggiungerle in tempo per l’ora di pranzo. Ovunque si guardi, si vedono uccelli dai colori vivaci e variegati, come se in quest’ambiente vincesse chi è più appariscente. E da lontano, sulle acacie scheletriche e contorte, si vedono anche i grifoni appollaiati ad aspettare chissà cosa… in mezzo all’erba spunta la coda ritta del facocero mentre scappa spaventato dalla nostra presenza (curioso modo di mangiare di quest’animale, messo in ginocchio, mah!), mentre i Dik Dik si confondono perfettamente con l’erba alta. Ci sono moltissimi animali, alcuni dei quali non immaginavo di vedere, come le tartarughe; la nostra guida ha un occhio di falco, nonostante gli occhiali che sembrano fondi di bottiglia, e vede anche dei roditori immobili e lontanissimi, frenando sempre molto bruscamente quando c’è qualcosa da vedere. Se non ci siamo mai ribaltati per via della sua guida, qualcuno di noi doveva avere un santo protettore! A un certo punto, vagando per le piste terrose, si vede una giraffa ferma immobile, come se fosse un po’ confusa; poco lontano da lei, una leonessa pasteggia nell’erba con un pezzo della sua compagna, chiaramente riconoscibile dalla pelle maculata in mezzo alle fauci.

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Dopo l’aperta savana, ci spostiamo attraverso la Rift Valley, la più famosa spaccatura del continente africano, oggetto di studio per la geologia come evoluzione e formazione di un nuovo bacino. Dalla nostra prospettiva, ciò che si vede sono molte colline dai fianchi lineari, generate da faglie, e una lunghissima scarpata, che è il bordo vero e proprio del rift. Risalendo sul bordo, si vede in basso il Lake Manyara, uno dei grandi laghi che caratterizzano tutta la faglia, un’enorme distesa azzurra e bianca che quasi si confonde con il cielo. Oltre il rift, risalendo i fianchi per raggiungere la sommità di Ngorongoro, siamo immersi nella giungla, dove non mancano i babbuini ad attraversare la strada all’improvviso. E finalmente il bordo: dal punto di vista panoramico si vede un’enorme distesa piatta racchiusa da pareti quasi verticali. Questa caldera vulcanica ha dimensioni di circa 16 km di diametro ed è indicata dalle guide come il regno degli animali, ma da qui dove sono non ne vedo. Ci dirigiamo al campeggio, dove ci sistemiamo nelle nostre tende. Per chi vuole, nel pomeriggio si può andare a visitare un villaggio Masai: esso è utilizzato per i turisti e mi sembra un po’ scortese andare a vedere questo popolo come se fosse un fenomeno da baraccone, ma allo stesso tempo sono curiosa. All’arrivo, queste persone vestite con tuniche dai colori vivaci e coperti da numerosi gioielli di perline, ci accolgono con canti e balli tribali di cui capiamo poco o niente, quindi ci fanno entrare nel villaggio, costituito da casette in terra e letame secco impastato su intelaiatura di legno, raccolte intorno ad uno spazio centrale libero. Ci permettono di entrare nelle loro capanne buie e ci spiegano un poco come vivono, quindi ci portano a vedere la scuola del villaggio, dove i bambini cantano i numeri in inglese. Per questa visita, mi è chiesta in cambio la mia macchina fotografica che assolutamente non cedo, per cui alla fine mi metto d’accordo per acquistare un monile di ricordo dell’esperienza. Questo popolo mi mette un po’ a disagio, perché in realtà non capisco bene cosa pensano, probabilmente a causa del loro modo di vivere nomade e senza attaccamento alle cose materiali. La guida mi spiega che i bambini più grandi vanno alla scuola pubblica che sta a chilometri di distanza, viaggiando a piedi tutti i giorni dal villaggio alla scuola e ritorno, e non è escluso che nel tragitto non incontrino un leone o un ghepardo, ma che sono abituati a nascondersi e a non farsi prendere…. La sera, prima di andare a dormire, la guida ci avverte di non tenere nulla da mangiare nella tenda, perché potrebbero venire degli animali e cercare di entrare! Il giorno dopo, nessuno è stato mangiato (qualcuno dice che probabilmente è passato solo un facocero e che i cani del campeggio l’hanno mandato via). Scendiamo finalmente nella caldera: dall’alto sembra vuota… Ma man, mano che si scende, appaiono dei puntini neri e bianchi che si rivelano essere centinaia di gnu e zebre e antilopi di Grant, mischiati tra di loro. Ci sono molti cuccioli, sono carini con le loro zampe fini e la barba (gnu) oppure la loro criniera ispida (zebra) o la codina agitata (antilope), mentre caracollano dietro le madri. Nel mezzo della confusione, una iena attraversa il branco con la sua buffa fisionomia, spero che stia lontana perché so che hanno mascelle molto pericolose… in ogni caso non c’è mai permesso scendere dal mezzo, come non lo era a

Tarangire, eccetto che in poche aree più sorvegliate, proprio per evitare problemi! In apparenza gli animali sembrano ignorare questo predatore: sia le zebre sia gli gnu sembrano, infatti, abbastanza indifferenti sia a lei sia allo sciacallo in fuga da noi. Andando avanti siamo immersi negli animali: qui non c’è bosco, solo savana, sono tutti molto visibili. Mancano le giraffe che qui non troverebbero alberi da cui mangiare. A fianco della strada ogni tanto compare un uccello un po’ stupito e un po’ dubbioso su quello che stiamo facendo, che ci guarda con l’occhio storto, alcuni sembrano delle gru dai piumaggi bizzarri. All’improvviso l’autista inchioda dietro altre macchine: in mezzo alla savana spunta la testa di un ghepardo, che ignora bellamente sia l’antilope sia la zebra che pascolano a pochi metri da lui. Mi rendo conto che il ghepardo deve aver già mangiato, e che quindi quando non c’è la fame, questi animali possono convivere a fianco a fianco in tranquillità. Lontano, il lago è tutto rosa per via dei fenicotteri, mentre le iene prendono il sole sulla riva, i bufali e le antilopi passeggiano e spiluccano l’erba ingiallita. Da molto lontano, la nostra guida ci dice che ci sono anche ippopotami e rinoceronti, ma riconoscerli è davvero un’impresa! Lungo la strada, un leone dorme ansimando, indifferente al traffico di mezzi. Un secondo leone cammina ansimando ancora di più dell’altro in mezzo alle jeep, per poi sedersi all’ombra di una di queste (tanto vicino alla ruota che secondo me, dal salto che ha fatto, la jeep gli ha pestato la coda o la zampa quando è ripartita). Dopo aver girato in lungo e in largo tutta la caldera, ci dirigiamo verso l’uscita; un’ultima occhiata alla savana e alle bertucce, quindi risaliamo le pendici di terra rossa e usciamo da questo parco pazzesco. Siamo diretti all’aeroporto, stasera ci imbarchiamo e domani sera saremo già a casa, l’avventura è finita purtroppo. C’è ancora molto da vedere ma, almeno per il momento, mi devo accontentare di questa breve visita e conservare le immagini di ciò che ho visto, durante la salita e durante il safari. Mi rimane vivo il ricordo della gentilezza di queste persone con cui ho avuto a che fare, sempre sorridenti e allegri. In merito al famoso leopardo, che tuttavia in cima non ho visto: tornata a casa, ho cercato e trovato la sua storia. Una leggenda Masai spiega infatti: «Il leopardo inseguì per tre giorni la gazzella che, disperata, cercò rifugio tra le braccia di Ngai, Dio. Ngai l’accolse, ma non diede aiuto al leopardo. Il suo scheletro giace ancora sulla montagna per dire: chi corre verso Ngai deve avere pensieri buoni; chi corre con pensieri cattivi muore prima di averlo raggiunto». Ora che ho visto questa montagna posso anche capire il significato di questa leggenda. Sebbene appaia come dormiente, la Montagna Splendente è tuttavia molto viva, con i suoi segreti racchiusi nelle sue pareti e nei suoi ghiacci. Salirne i sentieri può essere un’esperienza profonda e alzare lo sguardo verso le nuvole che turbinano sulla sua cima, chiedendosi se e come ci si arriverà, tuttavia non impedisce di pensare, come il naturalista americano John Muir, che andare in montagna è come tornare a casa. “As wide as all the world, great, high and unbelievably white.” (“Larga come tutto il mondo, grande, alta e incredibilmente bianca”) Ernest Hemingway

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Ciaspolata

crepuscolare a Lemie

Ripristino sentiero

Castagnole-Moujetta

Pian Fum

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In vetta al

Kilimagiaro

In vetta

al Monte Capanne Isola d’elba

Gita

in autobus a Varazze

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In vetta all ’Uja di Calcante

Tour del Monviso

Passo di Vallanta

Alpi Apuane

Il gruppo al

Monte Forato

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Uja di Ciamarella 3676 m, cresta Est dal vallone di Sea di Roberto Maruzzo Ci sono quelle salite che prima ti affascinano, poi sogni, poi insegui ed alla fine realizzi. 15 anni fa cominciavo a camminare per i sentieri delle mie valli, e rimasi subito affascinato dalla cresta est della Ciamarella, la più alta vetta delle valli di Lanzo, coi suoi 3676 m, e sognai che forse un giorno avrei salito quella cresta. Salii l’Uja nel settembre 1998 per la via normale, in una splendida giornata di forte vento gelido. Poi passarono gli anni, ed un po’ di esperienza in più ha cominciato a spingermi a sognare seriamente quella salita.. lo scorso anno eravamo pronti per farla, ma il caldo atroce di inizio luglio ci fece desistere. Quest’anno l’abbiamo presa “per la coda”, fidandoci ciecamente delle previsioni e della finestra di bel tempo prevista per la domenica mattina. Siamo solo in due, io e l’amico Beppe, a partire da Forno Alpi Graie 1219 m, imboccando la stradina ed il sentiero per il Vallone di Sea. E’ qualche anno che non torno qui, ma è sempre magico, ed ora ci sono cartelli e segnali che ricordano la storia alpinistica del vallone. Il Nuovo Mattino è nato tra qui e la contigua valle dell’Orco. Gli spiriti di Grassi e Motti ci osservano ancora da queste pareti. Su un masso, detto “il libro” c’è la firma di Gian Carlo Grassi e di altri alpinisti che hanno aperto vie sulle lisce pareti di Sea. Percorriamo tutto il vallone, il clima è assai afoso, e la fatica si fa sentire. Superiamo il Gias Balma Massiet, e poi l’Alpe di Sea. Il ginocchio mi da assai fastidio, non ha ancora smaltito la Levanna Orientale della domenica precedente. Piccola sosta, poi saliamo al Piano di Sea, solitario e poetico. Non c’è nessuno in giro. Oltre il piano non salgo da dieci anni.. si sale ripidi sulle “scale di Napoleone”, questo ultimo tratto ci spezza le gambe, arriviamo al bivacco Soardi-Fassero un po’ stanchi, ma abbiamo evitato la temuta pioggia. Siamo in parte avvolti dalla nebbia, ma dentro al ricovero si sta benissimo. Tempo di cambiarci e riprenderci, e ci prepariamo una bella polentina concia per pranzo, poi, visto che domani ci dovremo alzare prestissimo, ne approfittiamo per un paio di ore di sonno, nella pace di quassù. Le “speranze” di Beppe vengono esaudite, e veniamo sve-

gliati dall’arrivo di due fanciulle (!!!). Sono due escursioniste, ci faranno compagnia al bivacco. Viene presto ora di cena, diamo fondo a buona parte delle provviste. Nel mentre fuori si incupisce, si mette a piovere. Dopo cena arriva dalla Francia un furioso temporale, che scarica un bel po’ di acqua, grandine e fulmini che rimbombano per tutta la montagna. E’ sempre bello godersi un temporale in montagna al riparo come questa sera…Dura un bel po’, poi si allontana martoriando la valle e sfociando in pianura. Qui l’aria si fa più limpida, il profilo dell’Uja di Mondrone fa da cornice ai continui lampi e fulmini verso est. Viene ora di ritirarsi in branda, domani ci si alza alle 3. La notte scorre tranquilla, dormo bene, e quando mi sveglio sono abbastanza riposato. Esco fuori, è stellatissimo, ottimo. Facciamo colazione in silenzio, poi, alle 3.45 lasciamo il bivacco. Il sentiero non è evidente, ci sono pochi ometti, ed alla sola luce delle frontali facciamo un po’ fatica a tenere la traccia giusta. Perdiamo una ventina di minuti in un bel ravanage al buio, e sono consapevole che è bene non sbagliare traccia, perché qui siamo su delle balze rocciose. L’erba è bagnata ed una scivolata potrebbe essere fatale. In ogni caso, con pazienza ed intuito riusciamo a trovare e mantenere il sentiero. Percorriamo tutto il vallone, lasciamo a sinistra il caratteristico masso erratico (ottimo punto di riferimento), poi siamo sul primo nevaio, a quota 2400. Lo supe-

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riamo direttamente, poi la traccia prosegue su terreno morenico mentre la Stura di Sea fa un rumore impressionante a pochi metri. Il secondo, grande nevaio, lo superiamo sulla destra, per una ripida rampa di terriccio cedevole e detriti. Un passo avanti e due indietro, usciamo allo sbocco del vallone glaciale abbastanza stanchi. E qui rimango sorpreso. La fronte del ghiacciaio di Sea non è più qui, e non si vede nemmeno dove possa essere. Ma quello che mi impressiona è il ritiro della seraccata del ghiacciaio Tonini. Me la ricordavo rigogliosa, possente, scendere con una cascata di seracchi sul sottostante ghiacciaio di Sea. Ora al suo posto c’è una parete di rocce lisce, e i seracchi sono in alto, sospesi su di essa. E’ incredibile come sia cambiata la montagna negli ultimi dieci anni.. sigh. Nel frattempo schiarisce, spegniamo le frontali. Aggiriamo una fascia di rocce montonate, ed è chiaro il percorso che dovremo fare, nel valloncello detritico e nevoso che ci porterà al ghiacciaio dell’Albaron di Sea. Sembra ben innevato (per fortuna, altrimenti sarebbe una distesa di pietre immonde), e quindi mettiamo i ramponi. C’è un discreto rigelo, ma non sempre sufficiente a tenere il nostro peso, per cui la marcia comincia ad essere faticosa. E sarà solo l’inizio…Ci alterniamo a battere la traccia, studiando la via migliore tra i vari raccordi di neve. Lasciata alla nostra sinistra la gobba detritica quotata 2980 m, siamo quasi al bordo del ghiacciaio dell’Albaron. Per un altro nevaio, con un ultimo tratto ripido e ricoperto di grandine gelata, usciamo sulla calotta superiore del ghiacciaio, al sole. L’ambiente è solitario e grandioso, immenso, e ci siamo solo noi. La marcia è sempre più faticosa, quando la neve sembra tenere, sfonda.. lo strato di grandine del temporale di ieri sera è rigelato, ma non ha permesso un buon rigelo della neve sottostante. Ci portiamo sulla calotta dell’Albaron di Sea, e puntiamo alla “clessidra”, il canalino nevoso che raccorda il ghiacciaio con il “pan di zucchero” e la parte finale della cresta est della Ciamarella. In realtà la “clessidra” non è più nevosa come una settimana fa, ed è impraticabile. Saliamo per il pendio di neve sempre più ripido (40°), sprofondando ad ogni passo, fino alla fascia rocciosa. Superiamo questa sulla destra, per sfasciumi faticosi ed instabili, ma abbastanza agevoli, fino ad uscire alla base del “pan di zucchero” , il caratteristico pendio di neve e ghiaccio a 40-45° che culmina sull’anticima della nostra montagna. Ci leghiamo, e passo avanti io per far riposare il socio. La musica non cambia, questa neve balorda sfonda quasi ad ogni passo, e questi 150 m sono estenuanti. Salgo per la massima pendenza fino a quando non trovo ghiaccio vivo

sotto lo strato di grandine e mi sposto a sinistra, andando in traverso ascendente fin quando la pendenza diminuisce. Quasi alla sommità sono esausto anche per il male al ginocchio, e ci ricambiamo al comando della cordata. A Beppe l’onore di fare gli ultimi metri ed uscire sulla cima del “pan di zucchero”. Di fronte a noi la parte finale della cresta, bellissima. Pochi metri di cresta nevosa e siamo sull’anticima della Ciamarella, quota 3637 m. Si scende leggermente, e poi c’è una fascia di roccette esposte da superare. Alla nostra sinistra 1800 m più in basso c’è il Pian della Mussa, alla destra il pendio nevoso si inabissa sulla parete nord. Il passaggio è meno ostico del previsto. Con un’assicurazione “volante” su uno spuntone Beppe supera il passaggino, poi è il mio turno, traversino con i piedi sulla neve sull’orlo della nord, ma per le mani ci sono belle fessure per tirarsi su, ed in breve siamo fuori. Ora, di fronte a noi, l’ultima parte di cresta, la più bella, sinuosa ed elegante, a fil di cielo. E’ quella che sognavo di percorrere da anni, ed infatti mentre salgo mi vien la pelle d’oca dall’emozione. La neve qui è bella portante, ma bisogna guardare bene dove si mettono i piedi, visto che il fianco destro precipita lungo la parete nord. Non ci sono cornici sul lato sud, e questo rende meno complicate le cose. Siamo stanchi ma felici quando raggiungiamo il punto in cui la cresta est si fonde con la via normale. Ormai la vetta è lì. Pochi metri e ci siamo, siamo arrivati. Dopo 13 anni sono di nuovo quassù, ma salendo per la via più bella che c’è a questa montagna. Ci stringiamo la mano, è stata faticosa, ma ce l’abbiamo fatta. Le condizioni della neve ci hanno fatto impiegare più tempo del previsto, 5 ore e mezza dal bivacco. Ci concediamo una pausa di 40 minuti in vetta, anche se intorno a noi stanno montando le classiche nebbie delle valli di Lanzo. Scrivo ad una persona laggiù, che aspetta mie notizie, giusto un pensiero per chi, in ogni caso, è come se fosse salito quassù insieme a me. Il panorama è un po’ limitato dalle nuvole, ma comunque bellissimo, ed a perdita d’occhio. Poi decidiamo che è meglio scendere, anche perché le cordate che avevamo visto in salita sul ghiacciaio della normale erano molto lontane ancora. La nebbia però ci gioca un brutto scherzo, la nevicata di ieri sera dopo la grandine fa il resto, avendo livellato completamente le tracce. Pensando di scendere la via normale, facciamo un errore seguendo un canale nevoso, assai ripido, che si raccorda più in basso con il “traversone” della normale. Non è difficile, ma le condizioni della neve e la stanchezza impongono una discesa faccia a monte che ci impegna un po’. Scendiamo comunque puntando ad un tipo che sembra in difficoltà, sta

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effettuando un traverso a velocità ridotta, tornando indietro. Anche le cordate sul ghiacciaio hanno preso la via del ritorno, rinunciando alla vetta. Usciamo sotto le nebbie, e la pendenza diminuisce quando intercettiamo le tracce del tizio, e lo raggiungiamo. E’ un po’ scosso e ci racconta del suo socio che è scivolato, ruzzolando su questo terreno delicato (sfasciumi cementati da grandine, neve e ghiaccio) per un centinaio di metri buoni, fermandosi prima del salto di rocce che piomba sul ghiacciaio. Questo è poi sceso con le sue gambe fino al ghiacciaio, dove è assistito da alcuni istruttori del CAI Saluzzo, quelli della gita sociale che avevamo visto dall’alto. Il suo compagno è un po’ in crisi, e scende con noi, seguendo le nostre orme. Il terreno si fa più facile, ora finalmente riconosco la via normale, ma guardando indietro non si vede niente, il pendio di sfasciumi è un unico pendio nevoso assai ripido. Comunque, in ogni caso, siamo fuori dai casini. Scendiamo per la buona traccia fino sul ghiacciaio, e poi ci dirigiamo dal ferito, che è già stato bendato dagli altri alpinisti. E’ malconcio, con un braccio fuori uso e pieno di escoriazioni e lividi, ma può ringraziare il Padre Eterno, visto che è caduto rotolando senza casco per più di un centinaio di metri su quel terreno.. han già chiamato l’elicottero, ma non si sa se riuscirà a salire, viste le nebbie che vanno e vengono. Se non salirà, dovremo scendere a piedi accompagnando il ferito. Ma poi arriva l’elicottero, fa un primo giro passando alto, poi con una schiarita ritorna, fa un volo radente alla cresta della Ciamarella. Facciamo i segnali di chiamata, ma sparisce sul versante francese.. un attimo di sconforto, ma probabilmente doveva solo studiare la corrente, perché ritorna subito e si dirige verso di noi. Non ero mai stato così vicino ad un elicottero del Soccorso Alpino, e beh, di aria ne fa girare parecchia… l’intervento è rapidissimo, scende il tecnico, aggancia sé stesso ed il ferito al verricello, e l’elicottero si rialza in volo, sparendo oltre le nuvole. Ed ora non ci resta che scendere… il sole va e viene, quando si infila tra le nebbie, c’è da morire di caldo. Appena riparto il ginocchio destro comincia a farmi male.. ed il dolore mi accompagnerà fino al Pian della Mussa. Scendiamo il ghiacciaio, ormai la neve è molle, abbiamo perso parecchio tempo anche in discesa, ma per una buona causa, direi. A quota 3100 finisce il ghiacciaio, ci sleghiamo e toglia-

mo ramponi e piccozza, e lo zaino torna ad essere pesantuccio. La traccia scende sulle morene, io devo fare i passi al rallentatore, perché ho male ogni volta che carico il ginocchio. Lentamente raggiungiamo il Pian Gias, e poi il bivio dove troviamo il resto della gita sociale in attesa di quelli che si sono fermati ad assistere il ferito (che comunque non faceva parte della loro comitiva). Si scende tutti insieme, il paesaggio cambia, le pietre e le ghiaie lasciano spazio ai pascoli ed al verde. In breve (si fa per dire) arriviamo al Gias della Naressa, e quindi sul classico sentiero del Gastaldi, dove ci sorprende la pioggia. Il classico rovescio pomeridiano estivo delle valli di Lanzo. Lascio che la pioggia mi cada addosso, non è fastidiosa e mi rinfresca. La stanchezza si fa sentire, il sentiero è scivoloso, sono dolorante e non posso ancora permettermi di rilassarmi. Ecco il Pian dei Morti, ecco il canale delle Capre, ecco il termine della discesa e Rocca Venoni. Attraverso la Stura ed arrivo anche io al parcheggio di Pian della Mussa, 10 minuti buoni dopo Beppe. La traversata è finita, siamo arrivati. Tra le persone conosciute al pian Gias troviamo un passaggio in auto fino a Ceres, dove abbiamo lasciato un’auto. Scendiamo subito, per poi risalire a Forno Alpi Graie a recuperare la mia, di auto. Il socio deve scappare, quindi niente sosta in piola.. scenderò fino a casa, dove finalmente potrò bermi una birra e mangiare un bel panino caldo, visto che oggi abbiamo saltato pranzo e sono andato avanti solo con qualche pezzettino di grana.. Sono stanco, dolorante, ma felice. Ho realizzato un sogno che inseguivo da anni, ora quando guarderò quella cresta dalla pianura la guarderò con uno sguardo diverso, e probabilmente con un filo di emozione. E’ bello quando realizzi dei sogni che hai cullato per così tanto tempo. E’ stato un vero e proprio viaggio, dai 1200 m di Forno Alpi Graie ai quasi 3700 della vetta, partendo dal caldo fondovalle dei boschi, e salendo per il solitario vallone di Sea fino al regno dei ghiacci e delle rocce, fino a quella sinuosa cresta di neve a cavallo del cielo. E poi ancora la lunga discesa sull’altro lato della montagna, ritornando nuovamente ai pascoli del pian della Mussa. Già, un vero e proprio viaggio. Indimenticabile. Nel bene e nel male, emozionante ed indimenticabile, sulle mie montagne, su quelle montagne che mi guardano dall’alto da più di trent’anni.

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Concorso Fotografico a premi

Organizzato da Effe 8 e CAI Lanzo con il patrocinio del Comune di Lanzo. Riservato ai soci CAI Lanzo, sottosezione Viù, sottosezione Cantoira e Effe 8. Sezione unica Colori /Bianco e nero.

Tema “LUNGO IL SENTIERO”

Termine consegna opere entro e non oltre 31 Agosto 2012 Le opere partecipanti saranno esposte in una mostra collettiva nel mese di settembre.

Ogni partecipante potrà inviare un massimo di 3 foto, alla sede CAI Lanzo, tramite email o stampate su carta fotografica in formato 30 x 45.

Costo di iscrizione 10,00 euro. Il regolamento dettagliato del concorso verrà comunicato sul sito internet del CAI Lanzo entro il 31 maggio 2012.

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La carta delle Valli di Lanzo e dei suoi sentieri di Wilma Borgna Correndo dietro ad un tempo, forse troppo veloce per la mie gambe, anche questo 2011 mi presenta già il conto del fatto, dei bilanci…del mio modesto contributo di “segna sentieri” del Cai di Lanzo. Tutto il lavoro svolto si delinea già alle mie spalle, con tutta la fatica, che però si trasforma in soddisfatta partecipazione, apprendimento, scoperta di piccoli tesori, più o meno nascosti nelle valli lanzesi…e la sentita vicinanza degli amici di sempre, di quelli ritrovati, dei nuovi che si aggiungono ad ogni nuova impresa. Il 2011 ha visto il Cai di Lanzo impegnato in una impresa di più ampio respiro: “La Carta delle Valli” si è conclusa appunto, dopo più di due anni di lavoro del Presidente Bruno Visca e di tutti i volontari che hanno dato il loro contributo. Essi hanno lavorato molto di più dei quattro sentieri annuali solitamente ripristinati o nuovamente curati: un grande lavoro! Sulle tre cartine (scala 1/ 25000) sono presenti oltre 250 sentieri (di cui l’ 80% rilevati tramite GPS per una maggiore precisione) con numerazione corrispondente al Catasto della Regione Piemonte. Gli itinerari sono contrassegnati in base alla tipologia della segnaletica orizzontale e verticale, con bolli bianchi - rossi e sentieri natura. Tre le cartine sentieri: Valle Tesso - Malone, Val di Viù - d’Ala, Val d’Ala - Val Grande. Questa appassionata ricerca, atta oltre al ripristino della percorribilità dei sentieri, ha visto il Cai di Lanzo, in collaborazione con la Compagnia San Paolo, proseguire quello che è da sempre l’impegno del Cai nelle valli alpine: azione di ripristino e valorizzazione degli antichi sentieri di interesse storico, che conducono a beni di particolare interesse e parte integrante del passato e vita operosa delle Terre Alte. Nonostante questo 2011 sia stato piovoso e capriccioso, il cielo ha avuto pietà di noi, quel tanto che basta per lasciarci svolgere la nostra opera, regalandoci giornate soleggiate o variabili; l’avventura è così iniziata il 17 aprile, ore 7,30 al Sangri-la di Lanzo …consegna materiali e attrezzi, suddivisione dei volontari presenti in squadre per coprire l’intero percorso di sentieri, che si uniscono ad altri o si intersecano. -Sentiero “Castagnole – Moietta – Germagnano” – Per me e la mia squadra, il lavoro è iniziato a Germagnano, vecchia area

picnic dietro al cimitero; il sentiero è il proseguo di quello che si diparte dal Ponte del Diavolo “Antica strada per Viù” 101, costruito ai tempi delle Signorie presenti a Lanzo (che esercitavano il loro potere esigendo dazi sulle merci che transitavano in valle) per evitare il paese dove veniva esercitato l’obbligo di pagamento; sistematicamente il sentiero veniva distrutto dalle milizie. Ora si snoda a mezzacosta, lungo tutto il lato definito “inverso” del Monte Basso seguendo il torrente Stura…dall’area picnic si sale su una parte di strada sterrata, poi sentieri in mezzo ai boschi… in una mattinata fresca, con nubi che si spostavano veloci a coprire e scoprire il sole, abbiamo raggiunto Pian Castagna; ancora strada sterrata, poi si piega sulla sinistra salendo per un sentiero roccioso tra pini e profumatissimi cespugli di Daphne odoroso, quel giorno in piena fioritura, sino alla cappella di San Giovanni 675 m (101). A quel punto il sentiero si biforca (segnato e pulito dall’altra squadra): a sinistra sale in cresta verso gli 852 m di Pian di Coppa e poi Moietta, da dove si gode un’allargata vista sulla distante pianura. Noi abbiamo nuovamente segnato il sentiero che scende tra boschi sino a Castagnole, sede dell’Eco Museo degli attrezzi di un tempo che fu… e altre memorie. Sempre in Castagnole è stato ripristinato un antico forno a legna, che regala ottimo pane e deliziosi biscotti e torte! Nella prima domenica di ottobre è possibile effettuare in zona una passeggiata gastronomica degli antichi forni e gustarne le bontà! Da Castagnole si scende al Ponte di Barolo (donato alla comunità dalla Contessa di Barolo, assidua frequentatrice della Valle di Viù 80.000 lire dell’epoca)… dall’altro lato si risale verso Tese di Traves. Il nostro premio per il lavoro, un pranzo squisito offerto dalle Signore di Castagnole… come

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dessert, biscotti e uno zabaglione incredibile che resterà nei nostri ricordi, penso per molto tempo… Grazie! Domenica 22 maggio: “Anello storico di Lemie” (131/131 A); il compimento di questo anello è il frutto di tre anni di lavoro per la Commissione sentieri del Cai di Lanzo ! Sono felice di avere ancora nella memoria anche le altre giornate di lavoro, soleggiate, lunghe che terminavano non prima delle 16.00, giusto in tempo per “la merenda sinoira”! Il primo anno abbiamo davvero pulito! Salendo dall’antico, bellissimo ponte in pietra del ‘400, che sembra un Ponte del Diavolo in miniatura, in località Forno di Lemie, si arriva alla piccola chiesa della Madonna Consolata, scenario di un miracolo 200 anni or sono. Nel corso dei festeggiamenti, un fulmine che avrebbe potuto fare una strage tra i fedeli, ha fortunosamente colpito un grande albero, presente all’epoca accanto alla chiesa, lasciando tutti illesi! La chiesa è visibile anche dalla strada asfaltata della valle. Il sentiero prosegue tra boschi e, oltre una zona denominata mujè per la grande presenza di acqua che inzuppa a volte, anche disordinatamente, il terreno, si incontrano dei bellissimi, antichi lavatoi in pietra. Si prosegue arrivando alla caratteristica, piena di fiori, Frazione di Pessinea …si prosegue ancora piegando a sinistra e si inizia a salire, tra boschi, baite abbandonate, antiche sorgenti, poi sul culminare di un prato, alquanto strapiombante sulla vallata sottostante, sulla strada, sulla Frazione di Forno e sullo splendido panorama di boschive, poi rocciose, opposte montagne… ci si trova ad osservare un Pilone votivo, fatto erigere da una famiglia del luogo emigrata in Argentina, in uno dei tanti periodi alterni di “fame” delle nostre valli …forse non più ritornata ai luoghi di origine, ma grata di aver trovato fortuna altrove, mandando il denaro ai parenti rimasti in loco per la costruzione. La prima giornata ci ha visti, in special modo coloro che con le motoseghe tagliano i vari alberi, aventi ripreso possesso del territorio, arenarci in un groviglio indescrivibile di alberi e rovi, tanto da non potere segnare tutto il sentiero che scende verso Forno. Seconda tornata, anno seguente, io e Fulvia abbiamo iniziato a salire e segnare dalla Frazione Villaretti di Lemie 1149 m. Il sentiero si alza a quota altalenante media di 1200 m per tornare verso Pessinea, passando in zone ricoperte da enormi felci, alte anche

più di 150 cm; la zona è stata ripulita quest’anno, grazie a un potente decespugliatore in dotazione (i tempi si evolvono…), ma nel nostro primo percorso sembrava di essere in una foresta amazzonica! La parte relativamente esposta curva verso i boschi passando vicino ad uno sperone roccioso denominato “la Cresta del vento “dove effettivamente il vento la fa da padrone… e aggrappate alla roccia, come gioielli rosa carico, bellissime piante di Sempervivum. Si prosegue per la fontana di Barmasse, si risale verso la Tinetta 1171 m, si sale ancora il vallone, si guada un ruscello per ridiscendere ai 995 m di Pessinea… e anche questa volta il lavoro delle pittrici è finito oltre le sedici. Nel 2011, un nutrito numero di volontari ci ha permesso di dividerci in squadre e completare l’anello. Una squadra, dal ponte di pietra di Forno, ha fatto la zona boschiva dell’inverso sino alla cappella di San Giulio, altri hanno ripercorso il tratto Villaretti-Pessinea. Io e la mia squadra (quest’anno nuova compagna di pittura Laura Calderoni), arrivati in auto ai Villaretti, abbiamo seguito una bella mulattiera, tuttora usata dai non molti abitanti del luogo (una signora ci ha detto di solo tre in inverno) per scendere a Lemie… un caratteristico pilone votivo abbarbicato in un angolo della mulattiera, enormi cespugli di rose canine in fiore… una piccola svolta in mezzo ai prati, seguendo il rumore di acqua scrosciante, ed ecco davanti a noi incastonata nel verde il salto della cascata di Ovarda… una fresca lama del torrente, evocante bagni estivi, purtroppo diroccati e in disuso, mulini ad acqua. Tornati al percorso tracciato e riportato nella nuova Cartina, eccoci nell’abitato di Lemie, bella strada lastricata e vecchie case restaurate: si scende al torrente Stura, prati in fiore rosati di Bistorta e bianche ombrellifere, ondeggianti nella fresca brezza mattutina, piccola area picnic sotto secolari tigli, solido guado di pietra si prosegue su comoda sterrata verso la Frazione Villa (il percorso nei mesi invernali è utilizzabile come pista per ciaspole, anche in crepuscolare) e ci si rituffa nei boschi seguendo la Stura. A Villa abbiamo vissuto un simpatico momento: una mamma cinciallegra ha pensato bene di usare la buca per le lettere di una casa come nido per le sue uova; noi abbiamo potuto immortalare l’attimo in cui i piccoli uscivano per imparare a volare! Ripreso il cammino sul lato d’inverso del torrente Stura, siamo giunti alla

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cappella di San Giulio, manufatto datato intorno al quindicesimo secolo, ora restaurato grazie all’impegno della Compagnia San Paolo, attiva nel settore patrimonio artistico, oltreché ricerca-istruzione superiore-attività culturali-sanità e politiche sociali. Attorno alle 14.00 pranzo al ristorante della frazione Villa, commentando felici il compimento di questo bellissimo “anello storico” e facendo progetti per il prossimo anno con il sindaco di Lemie. Domenica 29 maggio: assieme ai piccoli e adolescenti componenti dell’Alpinismo giovanile, in una bellissima giornata di sole abbiamo rifatto il maquillage all’Anello del Servin, ripristinato per la prima volta 10 stagioni or sono. Per variare un po’ siamo partiti dalla Frazione Cornetti di Balme, sulla sinistra, ponte in legno sul torrente che, raccolte le acque del Rio Paschièt, emissario del lago omonimo, e quelle del Rio Pountàt, che scende dalle omonime cascate, si getta nel torrente Stura. Grazie al lavoro delle mie assistenti Aurora-Viviana-Beatrice… ho più che altro supervisionato, anziché lavorare, il percorso; mi sono così dedicata, a pieni polmoni di aria pura, a fotografare tutta quella meravigliosa natura che avevo attorno! Quando si ritorna in un luogo, ci si abbandona ai ricordi delle varie volte che si è percorso, si annotano i cambiamenti… così nel bosco, oltrepassata l’antica ghiacciaia naturale in cui un tempo tutta la comunità balmese conservava le provviste deperebili… ecco incontrare una nuova strada, che per un bel tratto ha “trinciato” il nostro sentiero natura, senza capire da dove arrivava, andante a morire per ora al torrente, a monte del ponte in legno della Frazione Li Frè (nome derivante dalle antiche fucine di fabbri, che per anni hanno, oltre le normali mansioni, forgiato anche chiodi battuti a mano uno per uno). Il ponte è la porta della Valle Selvaggia ricca di suggestioni! Proseguendo tra prati in fiore: botton d’oro, genzianel-

le, rododendri ferruginosi, enormi Cardamini amare sulla sponda del torrente… abbiamo raggiunto le baite di Pian Sulè 1580 m; superate le enormi rocce montonate e oltrepassato praterie colme di Rumex alpino (Tuvej, i gambi teneri, ottimi cotti e passati in padella con burro e parmigiano), ecco il primo guado sul Rio Paschièt, con la nuova passerella in legno. Con il naso all’insù verso le cascate del Rio Pountàt e un occhio a dove si mettono i piedi, tra i tanti luccicanti rivoli d’acqua nelle praterie dette l’sàgness, ci accingiamo a scendere il percorso dal lato opposto, sino alla ennesima nuova passerella in legno sul Rio Pountàt, il quale tra valanghe e alluvioni nell’epoca del disgelo delle ambite cascate di ghiaccio per intrepidi scalatori nei gelidi inverni balmesi, si diverte spesso a combinare qualche guaio: così vediamo nell’acqua i resti della prima passerella molto rustica, composta dai tronchi di due robusti Larici, della prima nostra avventura in loco. Il percorso è bello e suggestivo anche per i più calmi camminatori con ciaspole. Pranzo al sacco nei prati vicino al torrente, presso la baita Li soùgn (acquitrini) nell’entusiasmo dei ragazzi che hanno picconato, usato roncole per districare fantasiose foreste di felci e cespugli. Dopo pranzo risaliamo ancora dal lato delle antiche miniere, tra boschi e resti di valanghe con alberi divelti… memore di passati incontri, i miei occhi cercavano… le Peonie mascule selvagge color fucsia, unica stazione in valle dove si possono “solo” ammirare, quest’anno grazie alla stagione piovosa, enormi! Così sono tornata a casa, con il mio tesoro di foto. Uno sguardo malinconico ai resti del “casoùn” sempre più diroccato, sotto il suo enorme riparo di inamovibile roccia… discesa a Li Frè, risalita verso l’ Arbosetta (vaccheria) 1539 m e altra sorpresa! Sul fusto di un albero morto due enormi funghi parassiti uno sopra l’altro… incredibile! Ritorno ai Cornetti… stupenda giornata! Domenica 19 giugno: Perinera - antica Cava di Lose- verso Pian Lunella 1914 m sotto lo sguardo un po’ arcigno di Punta Lunella 2772 m- a formare un allargato anello- Madonna delle nevi- Usseglio. La nostra squadra, con nuovi amici del WWF, è partita dalla Chiesetta della Madonna delle Nevi (vicino strada asfaltata per Pian Benòt); tra bellissime faggete siamo tornati a Usseglio centro… risaliti in auto, lavoro per sole pittrici tratto: Traversetto - Madonna delle Nevi e ritorno, incontro ravvicinato con socievoli capre… Le altre squadre sono

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partite da Perinera e salite alla cava di lose non più produttiva di proprietà della famiglia Perino, da cui il nome alla frazione. Su questo tratto il lavoro più duro, con tanti alberi da tagliare. Ritrovati tutti coloro il cui lavoro si è dilungato a Traversetto, altro tratto di mulattiera per completare l’anello sino a Perinera 1398 m e finalmente verso le 15.30 con ormai una fame da lupi… l’ambito e gustosissimo pranzo, offerto dalla comunità “Amici dla Parinera”. Tutti i sentieri di questa zona in inverno vengono usati come percorsi da ciaspole. Alla Perinera è stato ristrutturato un antico forno, usato non so bene quante volte all’anno, visto il lungo procedimento di riscaldamento delle pareti (richiede 4- 5 giorni di fuoco costante). La storia cita che un tempo si panificava una sola volta all’anno; vista la povertà dei luoghi tutti gli abitanti raccoglievano la legna per l’occasione… l’altitudine del luogo permetteva solo la semina di segala, usando anche la paglia per i tetti delle case… alla fine del periodo annuale, il pane era durissimo, si poteva mangiare previo ammollo nel latte o povero brodo, non di carne, per i più poveri. Ma ai tempi nostri alla festa della frazione, il 18 agosto… il pane misto segala è fragrante, i biscotti “i roc dla Parinera”, ottimi, garantito! Siamo stati presenti all’inaugurazione del sentiero. Gli abitanti partecipano attivamente al mantenimento dei sentieri, è stato un vero piacere collaborare con persone che comprendono il nostro operato! Ma non finisce qui! Il nostro presidente Bruno Visca e molti altri volontari che con lui hanno lavorato al progetto delle cartine, per tutta la stagione estiva hanno contribuito, diciamo, a rinfrescare anche praticamente tutto il tratto GTA (Grande traversata delle Alpi) che attraversa il territorio delle Valli di Lanzo. Il celebre itinerario, creato oltre 30 anni or sono, entra nelle valli lanzesi dalla Val di Susa valicando il Colle della Croce di ferro 2546 m, scende a Malciaussia 1804 m, poi attraversa Usseglio (Val di Viù), prosegue per il Passo Paschièt 2431 m. Dal Passo Paschièt passa da Balme (Val d’Ala) al Colle del Trione 2498 m e da Pialpetta al Colle della Crocetta 2641 m (Val Grande). Il 12 agosto mi è stato dato modo di segnare anch’io un tratto di questa importante Via Alpina, da Pialpetta alla Madonna dei Rivotti- Crest 1533 m… Da un bellisimo prato pieno di fiori, dove abbiamo consumato un frugale pranzo al sacco, in attesa dell’altra squadra salita al Colle della Crocetta, ho ammirato il panorama, ripromettendomi un giorno con calma di salirci, passando per il Lago di Vercellina (sono numerosi i laghi sul percorso) e ammirare da lassù il lago di Ceresole Reale nel Parco del Gran Paradi-

so. Questi sentieri e molti altri, potrete trovarli nelle nuove Cartine delle Valli di Lanzo, ora anche in vendita nelle edicole e naturalmente in sede Cai – Lanzo. Sempre parlando di GTA, molto interessante è stata la presentazione a Lanzo del libro “la scAlpinada” di Sandro Bissaca, che, prima di lasciare questa vita, ha voluto coronare un sogno, una fantastica traversata dalle Alpi Giulie alle Alpi Marittime, un cammino del cuore, l’amore per le montagne… una fatica estrema, il racconto di 85 giorni, 1000 km di percorso effettivo… ma come scrisse Julius Kugy “…la vita e i rumori del mondo sono lungi, il suono non giunge fin qui. Stai in ascolto ed odi soltanto il battito del tuo cuore…”. Ed è quello che faccio anch’io, ascolto il mio cuore… grata di salire ancora, quelli che sono anche un po’ i miei “sentieri”, segni bianchi e rossi, i miei passi sulle pietre consunte… Ultimo lavoro il 2 settembre con Bruno Visca a segnare un vecchio sentiero sul Monte Basso, riportato alla luce dalla Guardia Forestale o uomini del comune di Lanzo… è stato il nostro contributo alla neonata corsa podistica. Dal Ponte del Diavolo al traliccio Enel -101 C- il sentiero scende alla Ca’ Bianca e poi a Cafasse… ma noi siamo tornati dal lato di Germagnano, quasi un sopralluogo a un altro sentiero da pulire che incrocia il sentiero natura -Antica strada per Viù- ma la ciliegina sulla torta è stato il salvataggio di una capra, rimasta prigioniera con le corna ingarbugliate in una rete, di quelle usate per recintare provvisoriamente i terreni dove pascolano le mucche. L’animale, inquieto e ribelle, aveva cercato una via di fuga saltando la rete vicino a delle rocce; ad ogni salto si imprigionava sempre di più, tanto che l’ultima caduta l’ha costretto al suolo… con un po’ di timore mi sono avvicinata cercando di blandirlo, accarezzandolo, così Bruno ha potuto tagliare le corde attorno alle corna. Appena libera è corsa verso la stalla… meno male che Bruno ha voluto tornare per quella via! Sabato 10 settembre, 12 volontari Cai hanno presidiato in sei postazioni, i sentieri dove transitava la Maratona delle valli, edizione zero, con partenza da Val della Torre- Valli Casternone e Ceronda, transito per il Ponte del Diavolo -Lanzo- Viù ritorno a Val delle Torre, 75 km… una quarantina di concorrenti, potevo mancare? No, con il giubbetto giallo con la scritta Staff… abbiamo segnato il tempo dei passaggi, dando indicazioni… e per questo 2011 è tutto. Ringrazio tutti coloro che mi hanno letta sino a qui, perdonate se posso avervi tediato, è solo amore per un lavoro che faccio con piacere… alle prossime avventure. Ciao

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Val Servin Menu tipici della vallata VarietĂ Pizza Gradita Prenotazione

Fraz. Cornetti - 10070 BALME (To) Cell. 346.5219724 - 56 -


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Commissione Speleologica Da quando la Commissione Speleologica è nata, ovvero nel 2010, non sono ancora stati fatti articoli sull’attività che veniva svolta. Quest’anno desidero raccontarvi in cosa consiste la nostra attività. La Commissione è composta da persone esperte che, con il Cai Lanzo, si sono sempre distinte come escursionisti, oltre a speleologi della Società Speleologica Italiana (SSI); questa fusione ha permesso al Cai Lanzo di poter ottenere una Commissione in grado di occuparsi di tutti i siti ipogei esistenti nelle nostre valli. L’attività vera e propria ha avuto inizio circa 20 anni fa, con esplorazioni sul territorio e posizionamento dei siti ipogei, ora a distanza di tanto tempo collaboro con il resto della commissione allo scopo di poter istituire a buon termine un censimento o accatastamento delle opere minerarie delle nostre valli, con un grande progetto: scrivere un libro sui nostri siti minerari. Siamo partiti con la ricerca delle miniere della Rambaisa, dove abbiamo trovato l’ingresso di un cunicolo che, a mio avviso, è una miniera a cielo aperto, oltre a un magazzino e il dormitorio dei minatori. Successivamente, in collaborazione con una grande amica, Mariateresa Serra, abbiamo effettuato una interessante

esplorazione del territorio, identificando un altro ingresso ancora da esplorare. Inoltre possiamo confermare il ritrovamento delle miniere di talco sotto punta Serena, quelle di Voragno e da parte degli amici Cesare e Ivo quelle dei laghi di Unghiasse. Dopo anni di ricerche siamo riusciti a identificare le famigerate miniere del Trione, per il momento c’è un solo ritrovamento e una parziale traccia di bivacco ancora da studiare, probabilmente utilizzato come dormitorio dai minatori. Altra grande attività è data dalle visite guidate alle Grotte di Pugnetto. Da qualche anno organizziamo vere e proprie escursioni, siamo di fronte ad un sito ipogeo particolare, infatti una grotta che si apre nei calcescisti anziché nel calcare, di prevalenza di crollo, è ritenuta una rarità, ma caratteristica nei suoi ambienti, popolata da famiglie di pipistrelli che svernano all’interno delle gallerie. Per il prossimo 2012 continueremo l’attività esplorativa, per quanto concerne le miniere, mentre per la Grotta di Pugnetto, apertura dal 1° aprile al 31 ottobre, a richiesta si potranno fissare escursioni, mentre per altri siti ipogei, organizzeremo alcune date per accompagnare chi volesse vedere i loro spettacolari scenari. Macario Silvio

se non pensiamo di accatastarle i nostri giovani non potranno conoscere il loro passato

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C.A.I. Sezione di Lanzo

Commissione sentieri e segnaletica Attività 2011 Un anno da ricordare: nonostante un discreto livello di piovosità, le giornate dedicate alla pulizia sentieri sono trascorse all’insegna del sole e tempo bello. Il gruppo di soci che partecipano a questa importante attività è sempre più numeroso ed unito. Si può ben dire che il problema del mantenimento delle nostre “vie” – i sentieri – è molto sentito ed apprezzato anche dalle varie associazioni ed amministrazioni comunali: Gruppo amici di Castagnole, Comune di Lemie, Gruppo amici della Perinera (Usseglio), che sentitamente ringraziamo per le squisite merende sinoire che ci offrono a fine giornata. Questo è un momento specia-

le, in cui fame, allegria ...sudore si fondono insieme e cementano le amicizie. Invitiamo tutti a partecipare almeno una volta ad una giornata di lavoro, segnalando il proprio nominativo il giovedì sera in sede. Da ricordare inoltre che continua la collaborazione con il gruppo giovanile sezionale. Quest’anno, come da programma, la pulizia del sentiero Val Servin ha visto la partecipazione di un festante gruppo di giovani che armato di pennello e vernice bianco e rossa ha ottimamente “segnato” tutto il percorso. Fiducioso di ritrovarci di nuovo tutti insieme, vi ringrazio di cuore e vi dò appuntamento alla prossima primavera

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Airola Dario


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Calendario giornate di pulizia sentieri 2012 DOMENICA 1 APRILE

Trinità - Case Rughet Ritrovo Sangri - La (Lanzo) alle ore 7,30

DOMENICA 13 MAGGIO

Bussoni (Chialamberto) - Missirola Ritrovo Sangri-La (Lanzo) alle ore 7,30

DOMENICA 17 GIUGNO

“Giro dei 7 laghi d’Ovarda” Ritrovo Sangri-La (Lanzo) alle ore 7,30 Al termine di ogni giornata merenda sinoira Munirsi di roncola e guanti (+ pranzo al sacco) (Possibilità di usufruire del materiale della sezione per chi ne fosse sprovvisto)

Intervenite Numerosi - 59 -


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Corso teorico-pratico sull’uso dell’ARTVA Il corso vuole insegnare a tutti coloro che praticano attività in neve fresca fuoripista, scialpinismo, racchette da neve, escursionismo invernale, come utilizzare l’ARTVA, la pala e la sonda per l’autosoccorso in caso di incidente da valanga. Il corso prevede una lezione teorica da tenersi nella sede del CAI in via Don Bosco 33, Lanzo Torinese martedì 10 gennaio alle ore 21 ed una lezione pratica di ricerca domenica 15 gennaio in località ed orario che saranno comunicati durante la lezione teorica. Attrezzatura necessaria: ARTVA, pala e sonda. Per chi ne fosse sprovvisto possibilità di prestito da parte del CAI.

Prezzo del corso 5 Euro

Direttore del corso: Tessiore Umbro - 60 -


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GITE AUTOBUS 2011 di Laura Carena Quest’anno le gite in pullman sono iniziate molto presto: il 23 di gennaio con la ciaspolata ai rifugi Geat Val Gravio e Amprimo. Partenza da Città sopra San Giorio: subito abbiamo trovato un po’ di ghiaccio sulla strada, poi man mano che si saliva il ghiaccio ricopriva tutta la carreggiata. Ci siamo detti: pazienza sul sentiero poi …. Ed invece il sentiero è una lastra di ghiaccio fino a un po’ prima del rifugio Amprimo, dopo finalmente neve! Le ciaspole comunque sono state utili perché i piccoli ramponcini di cui sono dotate ci hanno aiutato a non scivolare troppo. Al rifugio Amprimo lo spettacolo delle cime innevate è notevole; fa parecchio freddo e così dopo aver scattato le foto ricordo ci siamo rintanati al caldo del rifugio per consumare il pranzo che avevamo prenotato. Domenica 8 maggio andiamo a Varazze per percorrere il vecchio tracciato ottocentesco della ferrovia Varazze – Cogoleto, dismesso, risistemato e reso percorribile anche in bicicletta. E’ un tratto solitario con una geologia così particolare da essere riconosciuto “geoparco Unesco”. A Cogoleto chi voleva è andato in spiaggia; noi siamo andati fino alla pineta di Arenzano: che delusione! È ormai tutta costruita, villette e alberghi sorgono ovunque fin vicino al mare. Ponte del 2 giugno: quattro giorni all’isola d’Elba. Quattro giorni di sole e caldo, mentre al Nord, nelle nostre zone pioveva, pioveva. Quattro giorni, viaggio incluso è un po’ poco per visitare tutta l’isola, che sembra piccola, ma non è così: cale, calette, promontori, forti. Il paesaggio cambia spesso. Appena arrivati visitiamo Portoferraio, la parte antica dei Forti. Poi, mentre ci avviciniamo all’hotel, che è a Procchio, ci fermiamo per vedere la

Villa Napoleonica S.Martino. Non è possibile visitarla all’interno in quanto le visite sono ridotte a poche ore al mattino. Il secondo giorno alcuni salgono al Monte Capanne a piedi, altri scelgono il percorso a mezza costa che da Poggio porta a Marciana e poi al Santuario Madonna del Monte. Nel pomeriggio visita alle località di Chiessi, Pomonte, Fetovaia, Marina di Campo e arrivo a Lacona per escursione a piedi a Capo Stella. Abbiamo subito capito che le strade non sono un granchè per i pullman: strette, molto spesso i divieti ci bloccano lontano dalla meta. Quello che fa indispettire è che l’ente turismo che ha fornito i depliants con l’indicazione di gite e percorsi non ha segnalato i divieti, eppure di pullman traghettati sull’isola ce ne sono davvero tanti! Terzo giorno, andiamo a visitare Capoliveri, poi Calanova con escursione a piedi sulla Costa dei Gabbiani: che spettacolo! Poi ci spostiamo a Porto Azzurro. Fa un gran caldo. Visita a scelta tra salita al Santuario di Monserrato, percorso dei Forti, sentiero attrezzato di Punta Stendardo, oppure percorso costiero verso

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la spiaggia di Barbarossa. Infine breve visita a Rio nell’Elba, antico paese di minatori. Ultimo giorno ed ultima escursione al caratteristico Capo Enfola poi l’imbarco. Arrivati a Piombino primi acquazzoni e temperature in forte calo. Il 3 di luglio saliamo in Valle Stura e precisamente a Terme di Vinadio poi a Callieri. Chi vuole può trascorrere la giornata alle terme. Chi invece ha scelto di camminare, parte a piedi da Callieri, raggiunge prima il rifugio De Alexandri Foches al Laus poi superato un piccolo colletto, il lago di San Bernolfo, da dove inizia il vallone di Collalunga. Salendo incontriamo ancora un po’ di neve; il tempo è molto bello e ci permette di individuare anche alcune postazioni militari incassate nella roccia. Quest’anno non c’è il consueto appuntamento con il concerto di ferragosto in quanto questo si svolge qui vicino a noi: a Superga. Il 18 settembre andiamo a visitare i giardini botanici di Villa Hanbury che si estendono su una superficie di 18 ettari ed occupano tutto il promontorio di Capo Mortola a Ventimiglia. La protezione delle montagne e la felice esposizione hanno consentito l’acclimatazione di piante prove-

nienti da tutto il mondo. Il tempo non è bello: a tratti pioviggina. Visitiamo velocemente i giardini e poi saliamo in pullman per trasferirci a Ospedaletti per il consueto pranzo di pesce. Quest’anno c’è ancora una gita in pullman ad ottobre, nelle Alpi Apuane e precisamente a Fornovolasco. Visiteremo la famosa Grotta del Vento, poi saliremo al Monte Forato con le sue vette gemelle collegate tra loro da un ciclopico arco naturale. Al rientro, passeremo a visitare Isola Santa, borgo fortificato del 1260 e poi la Fortezza delle Verrucole a S.Romano in Garfagnana, considerata la più importante vestigia medioevale della zona. E’ trascorso un altro anno ed è tempo di bilanci: il gruppo ha acquistato nuovi simpatici partecipanti; tutti insieme abbiamo visitato posti nuovi, scattato molte foto da riguardare nelle fredde giornate invernali e consolidato l’amicizia. A tutti i partecipanti un grazie di cuore per la compagnia e con la speranza di ritrovarci il prossimo anno di nuovo tutti insieme, in cammino verso nuove mete. Un abbraccio a tutti.

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I pericoli della montagna innevata di Pier Luigi Mussa La montagna, tanto più in veste innevata invernale, offre scenari ed emozioni impagabili; ma chi vuole frequentarla in sicurezza con sci o racchette deve essere consapevole della presenza di pericoli da riconoscere ed evitare, come le ben temute valanghe (ma attenzione a non considerarle un problema limitato agli sport più “estremi”). Va sottolineato che, pur trattandosi di un evento normale/naturale, oltre il 90% delle valanghe che fanno vittime sono provocate dalle vittime stesse o comunque da qualcuno a monte. Ha certo un peso il fatto che queste valanghe, per fortuna, non sono così frequenti, cosa che talvolta induce una distorsione al ribasso della percezione del pericolo. Negli ultimi 30 anni ci sono stati circa 100 morti/anno sulle Alpi (20 in Italia); i numeri non sono calati nonostante la diffusione di presidi di sicurezza come l’ARTVA e dell’impiego dell’elisoccorso. D’altro canto c’è stata un’espansione delle attività fuori dagli ambiti controllati, dal freeride al sensibile aumento della pratica in pieno inverno dello scialpinismo; e poi il boom delle racchette, che oggi “contendono” i percorsi allo scialpinismo. A conferma, in Italia le racchette, dal rappresentare il 2% degli interventi del Soccorso Alpino per valanga nel periodo 2000-2005, sono balzate al 21% nel periodo 2006-2009. Curva di sopravvivenza ed implicazioni. In caso di valanga la probabilità di sopravvivenza è superiore al 90% se la persona travolta viene estratta entro i primi 20 minuti, per poi precipitare sotto il 30% alla fine dei successivi 20 minuti; in questo intervallo la causa di morte è quasi sempre l’asfissia, ineluttabile se non si è riusciti a ricavarsi una sacca d’aria prima dell’arresto della massa nevosa; poi subentra, con più lentezza, l’ipotermia. I tempi stringenti richiedono una tempestività che non può essere garantita dal Soccorso Alpino/118,

che impiega comunque del tempo per arrivare sul posto; elicottero compreso (e se è impegnato? e se il telefono non prende? e se il tempo è brutto?). E poi c’è il tempo di localizzazione ed estrazione: se la persona sotto la neve non ha uno strumento che ne permette la localizzazione si può solo sperare nel cane da valanga, ma le pur encomiabili unità cinofile non fanno miracoli; il sondaggio richiede troppo tempo, anche con tante persone. Quindi

per essere rapidamente localizzato è indispensabile che il sepolto abbia un apposito trasmettitore, l’ARTVA. L’importanza dell’autosoccorso. Chi è già sul posto può invece operare da subito, nei primi 20’, quando le chances sono elevate; e ancora l’ARTVA, stavolta usato come ricevitore, è lo strumento che consente la rapida localizzazione della persona travolta. Che poi bisogna comunque liberare dalla neve, ed è meglio non illudersi di riuscirci con le mani o usando uno sci, soprattutto in profondità; che è la norma, visto che la media è stata calcolata in 98cm. Solo una pala robusta consente di compiere il faticoso lavoro, che può durare parecchio, visto che con nevi da valanga si arriva ad impiegare 10 minuti per toglierne un metro cubo. La profondità complica anche la localizzazione, con problemi quali quello dei “falsi massimi” e della non perpendicolarità del sepolto rispetto al massimo segnale in superficie; una son-

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da consente di risolverli abbastanza in fretta oltre ad indicare la profondità esatta, consentendo di lavorare in modo energico fin nelle vicinanze del corpo. Spesso il tempo di localizzazione precisa e di estrazione sono più alti del tempo ARTVA e l’operazione di salvataggio può avere successo solo al termine di tutte e 3 le fasi. Quindi tutti coloro che si muovono sulla neve devono avere con sé il set di sicurezza individuale composto da ARTVA, pala e sonda; e devono saperli usare. Occorre conoscere il proprio strumento e le tecniche di ricerca, ma anche saper risolvere complicazioni come i seppellimenti multipli, con l’ARTVA in ricezione che riceve più segnali. Anche qui attenzione a considerarla una situazione da esperti, visto che in oltre il 50% dei casi c’è più di un seppellito. E spesso a non essere preparati a questa tipologia di intervento sono proprio i gruppi organizzati! L’allenamento è fondamentale ed almeno ogni tanto è meglio rendersi conto di cosa significa operare sullo “scomodo” di una valanga vera, seguendo linee diritte, mantenendo l’assetto dello strumento, muovendosi magari sprofondando; ovviamente si prova su resti di valanga sicuri. Meglio prevenire. Chi si muove al di fuori degli ambiti controllati deve essere in grado di valutare in prima persona la stabilità del manto nevoso per ipotizzare quando, dove, come e perché la situazione potrebbe essere pericolosa. Si tratta in sostanza di: conoscere la neve e le sue dinamiche di trasformazione; conoscere le valanghe, cioè imparare ad individuare punti critici, meccanismi di formazione, terreni candidati, condizioni che possono portare ai distacchi; conoscere la situazione nivo-meteo pregressa del luogo della gita, visto che il manto nevoso in un certo giorno e luogo è il risultato di nevicate precedenti, accumuli da vento, variazioni di temperatura e così via; ed infine conoscere la situazione nivo-meteo prevista. Per tutto questo serve la lettura costante dei bollettini nivo-meteorologici. In sostanza occorre innanzitutto pianificare un itinerario sicuro, con tanto di “piano B”, anche grazie a relazioni valide, alla propria memoria del territorio, ad informazioni di esperti; ovviamente rinunciando alla gita se non ci sono le condizioni. La conoscenza della neve. Le nevi non sono tutte uguali. Se il mattoncino base è sempre acqua allo stato solido (il resto è aria), il contenuto d’acqua (umidità) cambia di molto, dal 3% delle nevi fresche più asciutte ad oltre il 60% del firn. Anche il grado di coesione dei cristalli varia di molto: è nell’esperienza fin da bambini che la

neve farinosa non è il massimo per fare palle di neve, contrariamente alla neve umida. La coesione, insieme ad ancoraggi e attriti, è un elemento fondamentale per la stabilità del manto nevoso, opponendosi alla forza di gravità che lo “invoglia” a scivolare verso il basso; le valanghe si staccano quando l’equilibrio si rompe. Le condizioni cambiano nel tempo; ad esempio il sole fa fondere i grani più piccoli e i legami tra grani (metamorfismo di fusione); tanto più è intenso tanto più la coesione diminuisce ed inoltre l’acqua liberata può, penetrando in profondità, “lubrificare” e favorire gli scaricamenti. Le condizioni cambiano anche nello spazio; ad esempio, a parità di altre condizioni, sia ripidezza che sovraccarico rendono più precario l’equilibrio. La neve al suolo evolve con modificazioni continue di struttura, aggregazione, volume, forma dei cristalli. Queste trasformazioni (metamorfismi), che compattano o portano a distacchi, sono originate dall’azione di attori come sole, vento, differenze di temperatura aria/ terreno, nuove precipitazioni. In questo campo la conoscenza media è quantomeno parziale: tutti conoscono i pericoli legati al caldo, ma spesso finisce lì, con una sottovalutazione di almeno 2 pericolose situazioni. L’azione del sole è generalmente nota a tutti, almeno nelle sue linee principali, con l’evoluzione verso croste da fusione-rigelo, poi portanti, poi firn; anche se spesso non si riflette abbastanza sul fatto che in pieno inverno molte zone ne sono escluse e su molti pendii l’azione è molto limitata. Ben diversa la conoscenza degli effetti del vento, in particolare per i pericolosissimi accumuli sottovento: i famigerati lastroni, densi e rigidi, che se non resistono alla sollecitazione si frantumano interamente in un attimo. In genere si riconoscono, ma il problema è quando vengono ricoperti, visto che si trasformano solo per fusione ed in quota/ombra (versanti nord) possono passare settimane prima che la temperatura salga sopra lo zero. Il disinnesco (per fortuna) è spesso provocato dal sovraccarico “spontaneo” (nuova precipitazione/riporto da vento), ma purtroppo è talvolta il passaggio a scatenare il fenomeno. A riprova della poca sensibilità per il problema basti un dato: oltre l’80% delle vittime sono dovute a valanghe legate al vento ed al freddo. Sì perché l’altro grande problema misconosciuto è quello dei pericoli legati alle trasformazioni originate dal freddo intenso. Molti/troppi credono che sottozero sia tutto uguale e soprattutto sicuro: “il pericolo è legato ai rialzi termici e al caldo, per cui basta muoversi al mattino presto, o comunque col fred-

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do”. È il tipico approccio “estivo”, peraltro corretto ma (purtroppo) parziale. Perché invece accadono 2 cose ben diverse. Se non fa molto freddo o comunque c’è molta neve (basso gradiente, metamorfismo distruttivo) si arriva alla neve farinosa (1/10mm): è il “dopo 2-3 giorni la neve fresca è assestata”. Ma se fa molto freddo con poca neve (alto gradiente, metamorfismo costruttivo), ad esempio in annate con nevicate precoci poco intense seguite da un lungo periodo bello e molto freddo, si formano grani molto grandi (1cm), detti brine: con bassa coesione, si trasformano solo per fusione e indeboliscono sempre più il manto. È l’errore del: “con poca neve non c’è pericolo, “più fa freddo meglio è ”, “è tanto che non nevica, quindi il manto è stabile”. Troppi infine sottovalutano il fatto che il manto nevoso è a strati. Ogni strato è ad esempio il risultato di una nevicata (temperatura ed umidità diverse da una volta all’altra), poi dell’azione diretta degli agenti atmosferici, che hanno portato ad esempio al formarsi di una crosta superficiale che una successiva nevicata ha inglobato nel manto. Non bisogna mai limitare i ragionamenti alla superficie: magari c’è un metro di neve molto consolidata che poggia su uno strato di 10cm di neve a bassissima coesione (es. neve pallottolare): un gigante dai piedi d’argilla. Ed in effetti la valanga può interessare l’intero manto (valanga di fondo), ma molto più spesso solo uno o più strati super-

ficiali (valanga di superficie), con scorrimento su strati intermedi deboli o su crosta intermedia. Prevenzione sul campo. Una volta sul campo (dove bisogna sempre avere l’attrezzatura adeguata) occorre fare le opportune osservazioni, valutazioni e scelte, adeguando la pianificazione in base alla situazione reale, all’evoluzione meteo effettiva, alle sorprese; eventualmente integrando la conoscenza con test empirici. In pratica vuol dire guardarsi intorno (per riconoscere ad esempio l’azione del vento), analizzare il terreno (attenzione a pendii ripidi uniformi, in ombra nel periodo, ai riporti sottovento, agli avvallamenti, ai cambi di pendenza, a dove si sbuca in cresta/ dorsale, ai canaloni), prendere decisioni, scegliere le linee più sicure (privilegiare creste, dorsali, costoni, gobbe e seguire punti che offrono protezione come rocce, alberi, pianetti). Le creste sono un’ottima scelta, ma occhio alle cornici, ed occhio al taglio di pendii, eventualmente da fare il più in alto possibile. Capita che la linea più sicura sia più lunga, faticosa ed articolata. Non è detto che le tracce esistenti siano sicure, magari in relazione all’ora di passaggio. Occorre rispettare gli orari pianificati, non sempre, ma “quando ci vuole ci vuole”. Bisogna cercare conferma al meteo previsto (oggi le previsioni a 24 ore hanno un 2% di probabilità di essere sbagliate), e prestare attenzione a visibilità ridotta e nebbia (che nasconde pericoli altrimenti visibili, oltre ad allentare la coesione). Ci sono vari piccoli accorgimenti, come stare distanziati per ridurre il sovraccarico ed evitare movimenti “violenti”, visto che il carico della caduta di una persona può arrivare a 8 volte il carico della sua progressione in salita. In buona sostanza la gita va scelta in modo oculato, preparata e pianificata adeguatamente, condotta in modo rigoroso e prudente. Sempre. Ma ricordando che, pur con tutte le precauzioni, il rischio zero non esiste. Di qui l’importanza della capacità di autosoccorso… E siamo tornati all’inizio. Un po’ di pubblicità. Ho approfondito tutti questi temi nel libro “I pericoli della montagna innevata”, uscito a fine 2010 (Uja Editrice, 96 pagine, formato 12x20, 12 Euro). Scopo del libro è spingere ad una maggiore consapevolezza delle possibili insidie e far capire dimensione e complessità dei vari aspetti, affrontandoli ed illustrandoli con esempi concreti ed il supporto di oltre un centinaio di schemi, disegni ed immagini. Tra l’altro riferiti, per precisa scelta, ai terreni delle Valli di Lanzo, che meriterebbero una ben maggiore frequentazione e valorizzazione.

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Gite con le scuole anno 2011 Tra le attività del CAI di Lanzo vi è anche quella di accompagnare i bambini delle scuole a scoprire i sentieri del nostro territorio. La maggior parte dei percorsi avviene su quegli stessi sentieri già puliti e “segnati” dal CAI. Lo scopo è duplice: avvicinare gli scolari alla montagna ed al tempo stesso tenere puliti i sentieri percorrendoli. Quest’anno molte sono state le richieste avanzate dalle maestre: hanno partecipato le scuole di Lanzo, Grosso, Pessinetto con la presenza di circa 300 alunni. I sentieri percorsi sono stati: sentiero del Museo dei Chiodaioli di Mezzenile, sentiero del Museo dei Mestieri di Castagnole, sentiero Lanzo – Cates, sentiero Losa – Chiaves, sentiero di Coassolo – giro dei mulini e i vari sentieri di Pessinetto. A tutti i volontari un grazie di cuore ed un arrivederci al prossimo anno. Marino Mazzon

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LEM

Laboratorio Energia Mentale Il LEM ha sede a Corgnolero (Viù) ed è un rifugio per escursionisti, attrezzato anche per i ciclisti da strada e mountain-bike, oltre che la sede di una scuola di tiro con l’arco. La filosofia della struttura è tuttavia puntata soprattutto sul miglioramento dello stile di vita. Nella sua sede, ristrutturata di recente, si organizzano, infatti, eventi e attività mirate a fornire gli strumenti utili per acquisire nella pratica quotidiana uno stile di vita equilibrato, divertente e sano che aiuti i partecipanti a (ri)trovare l’armonia della mente e del corpo. L’obiettivo del Lem è quindi in primo luogo il recupero di un modo di vivere che negli ultimi cinquanta anni ha subito un rilevante cambiamento. Se da un lato lo stile di vita attuale comporta un allungamento della durata della vita stessa, dall’altro è spesso condizionato da malanni cronici (e talora da malattie) che interessano sia la sfera del fisico sia della psiche. Si calcola che il 70% delle persone sopra i cinquanta anni sia in terapia per malattie metaboliche (ipertensione e diabete), cardiovascolari (rischio d’infarti e ictus), osteoarticolari (tipo osteoporosi o artrosi) o per demenze senili. La maggior parte di queste malattie sono collegate, secondo recenti ricerche mediche, alla cosiddetta sindrome metabolica, uno stato patologico cronico caratterizzato da sovrappeso o da normopeso (obesi-snelli) ma con scarsa massa muscolare e adiposità localizzata a livello addominale e/o iperglicemia, ipertrigliceridemia, ipercolesterolemia. Tali sintomi, presenti talvolta anche a livelli non patologici (e quindi trascurati dai soggetti che ne soffrono) non necessariamente sono legati all’avanzare dell’età (come ritenuto da molti), bensì a comportamenti e abitudini non corrette. Sempre alla sindrome è stato correlato il grande incremento di tumori dell’ultimo cinquantennio. Lo studio da parte di ricercatori medici ha evidenziato che la prevenzione

e la cura di tale sindrome si realizzano con l’alimentazione corretta e soprattutto con l’attività fisica. Questi dati, sebbene siano noti e dimostrati nel mondo accademico-scientifico da oltre cinque anni, non sono ancora sufficientemente diffusi nemmeno nel mondo degli “addetti ai lavori” (oncologi e nutrizionisti). Il LEM si propone di diffondere, seppure nel suo piccolo, una maggiore coscienza in merito. Sul piano della psiche, è importante il ruolo che gioca lo stress (soprattutto nell’ambito delle patologie cardiovascolari). Ancora più importante e subdola, perché meno evidente, è la depressione cronica provocata dal malessere che si riferisce al proprio modo di vivere e caratterizzata dall’incapacità di rimuovere o non riconoscere problemi quali quelli collegati al luogo dove si vive, alla famiglia, al lavoro, alla scuola, ecc. Questa situazione causa uno stato di disagio misconosciuto e spesso ignorato, “spinto” in profondità (sotto il livello di coscienza) e di conseguenza il sistema immunitario diventa meno efficace. Anche la depressione è prevenibile con l’alimentazione corretta e l’attività fisica.

Al LEM s’imparano e si praticano attività che, in un clima ludico e con esperti qualificati, ci riportano l’energia per vivere allegramente, per prevenire e/o far scomparire la sindrome metabolica. Quest’obiettivo è proposto mediante alcuni corsi e attività svolte nei seguenti campi: Alimentazione. Si cerca di fornire le informazioni, scientifiche e pratiche, necessarie a nutrirsi con cibo sano, secondo le raccoman-

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dazioni del WCRF (World Cancer Research Fund). Questo si può fare mediante la cucina naturale-mediterranea e secondo il tao, cioè con l’equilibrio dei cibi (ci stiamo rendendo conto che la tradizione orientale e la scienza occidentale sempre più convergono). Si cerca di evidenziare quali sono i micro nutrienti necessari al nostro corpo (e le corrette quantità necessarie al fabbisogno giornaliero del corpo) e che il cosiddetto cibo “spazzatura” industriale odierno non fornisce (questa mancanza fa sì che il nostro corpo rischia di morire di fame ... ingrassando, perché la mancanza di ciò che serve al corpo porta ad un consumo esagerato di cibo). S’insegna a recuperare la tradizione mediterranea e/o a scoprire la cucina orientale, anche mediante l’utilizzo di prodotti biologici che garantiscano materie prime senza pesticidi e conservanti, oltre a filiere controllate e non sottoposte a trattamenti conservativi aggressivi. Il centro propone inoltre corsi di cucina con erbe spontanee e corsi per imparare a leggere le etichette nutrizionali dei prodotti commerciali. Attività fisica. Anche se pochi lo sanno, essa è fondamentale per ridurre non solo gli effetti dell’invecchiamento, del rischio cardiovascolare - oltre a numerose altre patologie (tra cui anche il peso eccessivo) - ma aiuta anche a ridurre ansia e depressione e soprattutto diminuisce il rischio di ammalarsi e di recidivare malattie oncologiche. Perché sia efficace, l’attività fisica deve essere condotta in maniera adeguata (non basta soffrire e sudare per perdere calorie!), intensa e “di forza” e, soprattutto, deve essere costante nel tempo. E’ quindi importante occupare parte del tempo libero con l’attività fisica, ma in maniera piacevole, affinché possa essere mantenuta ed efficace. Il LEM propone attività divertenti che mettono anche il nostro corpo in equilibrio e in contatto con la nostra “coscienza” profonda, combattendo la depressione: yoga, tiro con arco e arti marziali, danze folk, mountain bike, nordic-walking sono alcuni dei corsi tenuti presso la sua sede, allo scopo di insegnare le basi dell’attività fisica che ogni partecipante potrà praticare in seguito anche privatamente. Mente. Il centro non trascura il fattore emotivo: mediante i Laboratori sulla creatività cerca, infatti, di aiutare lo sviluppo della

coscienza dei partecipanti, spesso soffocata dagli impegni quotidiani, mediante l’attività artistica (non occorre essere dei talenti naturali per ricavare soddisfazione dalle attività manuali creative); mediante i seminari del benessere psicofisico, si tenta invece di aiutare a raggiungere la coscienza di sé per scegliere gli strumenti e le metodologie utili al cambiamento personale e al raggiungimento della serenità interiore in una società che spesso e volentieri tende a distrarre e a soffocare il singolo individuo, portandolo spesso ad ammalarsi mentalmente e fisicamente.

ATTIVITA’ 2012

In collaborazione con il CAI di Lanzo • 13 maggio

Passeggiata su sentiero da Corgnolero (sede LEM) fino agli Asciutti, quindi traversata fino a Pian Mutte e a Roc Sapai (con possibilità di mettere in pratica insegnamenti di nordic walking). Discesa ai Tornetti di Viù, pranzo all’agriturismo Runch e rientro a Corgnolero mediante sentiero.

• 30 settembre

Salita ai Laghi di Viana: il percorso inizia dall’Alpe Bianca e si scende da Pian Mutte - Asciutti.

Tutte le uscite terminano al centro LEM di Corgnolero con apericena o merenda cinoira e proiezioni su argomenti storico naturalistico che illustrino le bellezze naturali delle aree delle Valli di Lanzo. E’ possibile inoltre partecipare anche alla serata del sabato precedente la gita (con trattamento di mezza pensione presso la struttura), quando sarà tenuta una lezione sulla corretta alimentazione da tenere prima, durante e dopo l’attività fisica.

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Per maggiori informazioni sulle attività del Laboratorio, consultare il sito web www.laboratorioenergiamentale.it.


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Gran Lago

d’Unghiasse

Colle dei Becchi - 71 -


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Breve storia dell’alpinismo nelle Valli di Lanzo di Dario Airola

Le Valli di Lanzo sono state la culla dell’alpinismo torinese, infatti su queste montagne, prossime al capoluogo, si ebbero le prime ascensioni degli alpinisti torinesi creando l’anima del nascente Cai. Fin dall’inizio dell’ottocento le valli erano luogo di villeggiatura della ricca borghesia torinese. Questa aumentò con l’avvento della ferrovia giunta in Lanzo nel 1876 e poi a Ceres nel 1916. I primi che si avventurarono sulle pendici dei nostri monti sono stati i montanari non per diletto, ma per necessità, come cacciatori o come minatori, numerose sono infatti le miniere di ferro anche a quote elevate, e come “contrabbandieri” in realtà era un piccolo commercio con i paesi doltralpe. La prima scalata conosciuta di una vetta nelle Valli di Lanzo è quella del Rocciamelone nel 1358 che avvenne però dal versante di Susa. Il conte Luigi Francesetti la raggiunse nell’agosto del 1820 e scrive che ancora in quel tempo “la Rocca Melone è ritenuta la più alta vetta d’Italia”. Le prime ascensioni della Ciamarella, Bessanese, Croce Rossa, Uia di Mondrone avvennero nell’estate del 1857, anche queste non per diletto, dall’ingegnere Tonini, precursore dell’alpinismo moderno. Tonini era un ingegnere catastale accompagnato, pena il licenziamento, dal suo canneggiatore Ambrosini per le operazioni di rilievo trigonometrico del nuovo cata-

sto degli stati sabaudi. Di notevole rilevanza, in 3 giorni bivaccando in quota, salì la Ciamarella, il Collerin e la Bessanese fino al segnale che porta il suo nome. Dopo questi topografi giunsero gli esploratori alpinisti inglesi Cowell (1860), Ball, Taylor e Bonney (1864) e Nichols nel 1866 e i primi italiani Bartolomeo Gastaldi e Paolo Ballada conte di Saint-Robert. Paolo di Saint-Robert compì la seconda ascensione alla Ciamarella, 3676 m che è la massima elevazione delle Valli di Lanzo interamente in territorio italiano, il 17 agosto 1867 (la prima 31 luglio 1857 ing. A. Tonini) accompagnato da G.B. Abbà, D. Aimo e dal debuttante Antonio Castagneri (Toni dij Touni) che diventerà una delle guide più forti del suo tempo. Toni dij Touni nacque a Balme il 17 gennaio 1845 e morì il 18 o il 19 agosto 1890 sul Monte Bianco, nel pieno fulgore della carriera, aveva compiuto ben 43 prime ascensioni, ed era una guida completa forte su ghiaccio ma fortissimo su roccia. Di rilevanza storica è la salita all’Uia di Mondrone compiuta il 24 dicembre 1874 per la cresta sud con E. Martelli e L. Vaccarone in quanto è l’inizio dell’alpinismo invernale sino allora non praticato. Numerose furono le guide natie di Balme, detto anche il paese delle guide alpine, principalmente della fami-

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glia Castagneri-Touni ma anche delle famiglie Bricco-Bric, Bricco-Roc, Bricco-Minass e Boggiatto-Giachin. In Val di Viù le guide erano principalmente originarie di Usseglio; delle famiglie Ferro-Famil e Re Fiorentin, bisogna ricordare Cibrario Rocchietti Giuseppe detto Vulpot, nato a Usseglio nel 1825 e deceduto il 27 giugno 1890, perché con Martino Baretti e un alpigiano soprannominato Pertus, il 27 luglio 1873 espugnarono la vetta della Bessanese (il Cervino delle Valli di Lanzo) che pareva inviolabile effettuando la caratteristica “piramide umana”. In Val Grande le guide erano originarie di Groscavallo delle famiglie Ricchiardi e Girardi. Con l’avvento sempre più numeroso di alpinisti coadiuvati da questo folto numero di guide sparse nei 3 paesi di fondovalle furono costruiti i primi rifugi. Il primo rifugio delle Valli di Lanzo fu il Gastaldi costruito nel 1880, nel 1887 quello della Gura e nel 1891 il rifugio al Peraciaval (il Cibrario). Nel ‘900 vennero costruiti il Tazzetti e il Daviso. Il Tazzetti venne realizzato in legno a Torino dalla ditta Michele Ferrua nel 1911 e venne trasportato e montato nel 1912, il Daviso venne realizzato nel 1922 dalla S.A.R.I. sottosezione del Cai di Torino. Tutti questi rifugi sono ora in attività e sono stati ultimamente rimodernati. Oltre ai rifugi nelle Valli ci sono parecchi bivacchi, il Gandolfo ai laghi Verdi a 2300 m, il bivacco Bruno-Molino all’Uia di Mondrone a 2280 m, il bivacco Uget Fassero-Soardi nel Vallone di Sea a 2297

m, il bivacco S.Camillo al Lago della Rossa a 2750 m. Purtroppo altre strutture sono cadute in rovina come il rifugio S.A.R.I. ai laghi Verdi, inaugurato il 24 luglio 1911 e caduto in disuso nel 1935 o il rifugio Giustina Bosio ai Rivotti aperto nel 1953 dal Cai di Ciriè e chiuso nel 1959 o il rifugio Maria Galizia in località “I Lombardi” sopra Malciaussia inaugurato il 17 luglio 1933 costruito dalla GAF (Guardia Armata di Frontiera) dove ora sono visibili solo dei ruderi. Vicissitudini migliori ha avuto il rifugio Città di Ciriè al Pian della Mussa, questo era un ex caserma militare acquistata dal Cai di Ciriè, venne inaugurato nel 1954 come rifugio alberghetto e ha subito diversi interventi di miglioria e ammodernamento nel corso degli anni. Negli anni 1920-1930 sorsero nelle Valli di Lanzo le più antiche palestre di arrampicata torinesi, “Le Lunelle” sopra Traves e il “Plu” con la Piramide, la cresta Botto e lo Sperone Grigio aperte da G. Boccalatte, G. Castelli, R. Ronco (1935), G. Dionisi, I. Marchini, Silvestrini (1938), Lino e Piero Fornelli e M. De Albertis (1950). Le Curbassere sopra Ala da Gino e Giovanni Gandolfo e dai fratelli Giorgio Daniele e Sergio Rosenkrantz, e il bec di Mea sopra Bonzo di Groscavallo da G.M. Motti e G.C. Grassi (1969). Ora nelle tre valli numerose pareti e massi sono stati attrezzati per l’arrampicata sportiva in special modo il “Ginevrè” a Balme presenta numerose vie (fine anni ’80). Fu nelle Valli di Lanzo che nacque questa nuova arrampicata il cui scopo non era più quello del raggiungimento della vetta, ma il superamento dei gradi di difficoltà dell’arrampicata stessa (il Nuovo Mattino) grazie a Gian Piero Motti nel 1964 che tracciò eleganti vie al Bec di Roci Ruta e nei roccioni del Biollè, a Isidoro Meneghin che nel 1978 si rivolse al Vallone di Sea ma soprattutto a Gian Carlo Grassi che in 10 anni effettuò più di duecento scalate su roccia e ghiaccio.

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CLUB ALPINO ITALIANO

Sottosezione di Viù LETTERA DEL REGGENTE

Come negli anni precedenti esprimo il mio ringraziamento, ai soci che hanno partecipato numerosi alle nostre attività ed a quanti hanno collaborato attivamente nella gestione della nostrea Sottosezione. Con l’inizio del diciottesimo anno sociale il Consiglio Direttivo ha potenziato le normali attività, rivolgendo grande attenzione alle uscite invernali con racchette da neve (Cima del Bosco, Tomba di Matolda ed altre), alle vie ferrate ed all’escursionismo giovanile questa collegata con la sezione di Lanzo oltre che all’alpinismo che quest’anno ha realizzato importanti ascensioni oltre i 4000 metri quali la Punta Giordani ed il Polluce. Con grande impegno della Commissione Escursionismo sezionale quest’anno in valle si e’ svolta la 19ª Escursione Interregionale LPV con afflusso di circa 200 escursionisti e con meta la Uja di Calcante. A causa delle avverse condizioni meteorologiche la manifestazione non ha potuto essere completata, pero’ ha raggiunto gli scopi prefissati. Grande successo ha ottenuto la gita sociale sul Lago di Garda con escursione a Riva del Garda e visita alle impo-

nenti cascate del Varone. Ricordiamo con piacere le due proiezioni di diapositive riguardanti la prima i panorami e la seconda i Parchi di montagna della Regione Piemonte. Continuano le attività con le Istituzioni Scolastiche con le quali quest’anno sono state effettuate escursioni nel circondario del comune di Viù dove sono state svolte due uscite in mountbike nel circondario di Usseglio. La collaborazione con le Istituzioni Comunali ed associazioni varie site nell’ambito comunale prosegue con partecipazione costante ed attiva. Unitamente all’Intersezionale CVL (Canavese – Valli di Lanzo) sono state programmate ed effettuate delle interessanti escursioni infrasettimanali. Si ricorda che la sede continuerà ad essere aperta il sabato dalle ore 21.00 alle ore 22.30 e continuerà ad esserci uno spazio sulla rivista “Lo Scarpone” con le notizie inerenti la nostra Sottosezione. Le notizie sono reperibili anche attraverso il sito INTERNET www.caiviu.it e indirizzo e-mail: info@caiviu.it Il Reggente VITTORIO BARBOTTO

Az. Agricola Tetti Ugo Loc. Piano della Mussa - Balme - TO Pranzi - Cene - Merende sinoire Pernottamento in baita su prenotazione Tel. 347 4439384 - 0123 820021 info@agrimasina.com • www.agrimasina.com Gradita Prenotazione. - 74 -


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Sottosezione di Viù Racchette da neve (Rando Alpinismo) PER LE ESCURSIONI CON LE RACCHETTE DA NEVE E’ NECESSARIA LA SEGUENTE ATTREZZATURA: ARTVA, PALA E SONDA (possibilità di noleggio) 06 Gennaio (In Val di Viù) Tradizionale e facile escursione dell’Epifania con un primo allenamento per i mesi a venire... Pranzo al sacco con meta a sorpresa. 15 Gennaio Lezione pratica sull’uso dell’ARTVA, consigliata a tutti coloro che intendono partecipare alle prossime escursioni; meta da definire in base all’innevamento. Si terrà una lezione teorica nei giorni precedenti presso la sede CAI “Valle di Viù”. 29 Gennaio Passo delle Miette (m 2002) Nello splendido vallone dei Tornetti , sulle pendici di Cima Montù , dove il fagiano di monte ha il suo habitat naturale. 12 Febbraio Ailefroide (m 1507) Facile escursione nel cuore degli Ecrins. Fantastici panorami sui massicci del Pelvoux, la Barre e il Dome des Ecrins. 26 Febbraio Punta Leysser (m 2771 ) Escursione impegnativa per la durata, consente di visitare una delle zone più soleggiate della Valle d’Aosta, con squarci panorami sui vicini Vertosan, Fallere e il gruppo della Grivola - Grand Nomenon. 11 Marzo Cima Fournier (m 2424 ) Dolce e arrotondata cima che merita una visita per lo splendido panorama verso il Delfinato; passando dalla Capanna Mautino. 25 Marzo Punta Sea Bianca (m 272) Bella montagna delle Alpi Cozie. Itinerario facile e piacevole che si svolge su ampi pendii e crestone finale con vista spettacolare sul Monviso.

15 Aprile Lago Alpe Crot ( m 2321 ) Escursione in un isolato vallone che si dirama dal più gettonato Paschiet in Val d’Ala. Vista sulle vicine punte della Bessanese e della Ciamarella.

Altre escursioni con racchette potranno essere programmate in base all’innevamento

Escursionismo 06 Maggio Ferrata di Camoglieres (m 1221) Difficoltà: D Dislivello: 330 m Tempo di salita: h 3.30 Partenza: Camoglieres ( Val Maira ) Ritrovo: Viù P.za Mercato ore 6.30 Attrezzatura: casco, imbrago, set da ferrata. Ferrata che si svolge in un ambiente naturale, selvaggio e incontaminato. Richiede il superamento di cinque balze rocciose e un ponte tibetano di 50 m Referenti: Giovanni Scrivani, Gianluigi Fino 26 Maggio Cima Loit (m 2035) Difficoltà: E Dislivello: 1035 m Tempo di salita: h 3.00 Partenza: Vasario (Sparone Valle Orco) Ritrovo: Viù P.za Mercato ore 6.30 Lanzo Albergo Sangri-La ore 6,45 Cima facile e panoramica con possibilità di raggiungere facilmente sia l’Uja d’Ingria sia Cima Rosta. Sotto la punta si apre il famoso “Pian delle Masche”. Referenti: Franco Guglielmotto, Giovanni Scrivani In collaborazione con CAI Lanzo 03 Giugno Punta Golai (m 2819) Difficoltà: EE - Dislivello: 1440 m Tempo di salita: h 4.00 Partenza: S. Bartolomeo (vallone di Ovarda) Lemie Ritrovo: Viù P.za Mercato ore 6.00 Bella e facile vetta con grandioso panorama sulla Torre di Ovarda. La vista spazia dal Monviso, Croce Rossa , Bessanese , Levanne, Ciamarella , Gran Paradiso e via via fino al Monte Rosa. Referenti: Ezio Giacobino , Franco Guglielmotto

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17 Giugno Punta dell’Adois (m 2507) Difficoltà: E Dislivello: 1000 mt Tempo di salita: h 3.50 Partenza: Pian Benot (Valle di Viù ) Ritrovo: Viù P.za Mercato ore 7.00 Modesta cima sullo spartiacque tra la Val di Susa e la Valle di Viù, con panorami sul Vallone del Gravio, la vicina Lunella e l’alta Valle di Viù. Referenti: Raffaella Giacomelli , Sergio Machetta 08 Luglio Punta Ribon (m 3527) Difficoltà: F+ Dislivello: 1700 m Tempo di salita: h 6,00 Partenza: Lago di Malciaussia ( Valle di Viù ) Ritrovo: Viù P.za Mercato ore 4.30 Rifugio Tazzetti ore 7.30 Attrezzatura: piccozza e ramponi Posta interamente in territorio francese è una vetta poco frequentata, ottima alternativa al più rinomato e affollato Rocciamelone. Possibilità di dividere la salita in due giorni pernottando al rifugioTazzetti con prenotazione di propria competenza. Referenti: Ezio Giacobino, Sergio Machetta 21-22 Luglio Dome de Chasseforet (m 3586) Difficoltà: F+ Dislivello: 1° gg 950 mt 2° gg 1250 mt Tempo di salita: 1° gg h 3.00 2° gg h 4.30 Partenza: Pont de Chatelard (Termignon, Savoia) Ritrovo: Viù P.za Mercato ore 8.30 Pernottamento: Refuge d’Arpont Attrezzatura: ramponi, piccozza, imbrago, moschettoni cordini. Il Dome de Chasseforet e il Dome d’Arpont sono due cime molto conosciute dagli alpinisti francesi. Data la vicinanza delle due cime è possibile salirle in una unica soluzione. Referenti: Gianluigi Fino, Raffaella Giacomelli, Sergio Machetta Nota a piè di pagina 08 Agosto Charbonnel (m 3752) Difficoltà: PD Dislivello: 1900 m

Tempo di salita: h 5.00/6.00 Partenza: posteggio di Vincendières (Bessan) Attrezzatura: piccozza e ramponi Ritrovo: Viù P.za Mercato ore 3.30 Sulla più alta cima delle Alpi Graie Meridionali, con vista panoramica sui versanti ovest delle nostre montagne (valli di Lanzo) Referenti: Ezio Giacobino, Stefania Chiotti 20-21 Agosto Levanna Orientale (m 3555) Difficoltà: F+ Dislivello: 1 ° gg 1060 m 2° gg 1275 m Tempo di salita: 1° gg h 3.30 2 gg h 4.00 Partenza: Forno Alpi Graie Ritrovo: Viù P.za Mercato ore 8.00 Pernottamento: Rifugio Daviso Attrezzatura: ramponi, piccozza, imbrago, casco, moschettoni e cordini. Montagna massiccia, dalla lunga cresta sommitale visibile da Torino, spartiacque tra la Val Grande, la Valle dell’Orco e la Valle dell’Arc. Referenti: Ezio Giacobino , Sergio Machetta 02 Settembre Ferrata di Valloire (St. Pierre) m 1650 Difficoltà: D Dislivello: 350 m Tempo di salita: h 3.00 Partenza: St. Pierre Ritrovo: Viù P.za Mercato ore 6.00 Attrezzatura: casco, imbrago, set da ferrata Ferrata dai due percorsi: Poingt-Ravier prima ferrata attrezzata in Savoia e di facile approccio; St. Pierre, atletica e decisamente più impegnativa. Referenti: Gianluigi Fino , Giovanni Scrivani 30 Settembre Escursione LPV - Pila: Platta de Grevon (m 2752) Difficoltà: EE Dislivello: 920 m Tempo di salita: h 3.30 Partenza: Pila Ritrovo: Viù P.za Mercato ore 6.00 Lanzo Albergo Sangri-La ore 6,15 20ª Escursione interregionale LPV nella conca di Pila (Valle d’Aosta) a raggiungere la Platta de Gre-

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von che offre panorami a 360° della valle centrale. Referenti: Ezio Giacobino, Sergio Machetta In collaborazione con CAI Lanzo 07 Ottobre Guglia Rossa (m 2545) Difficoltà: E Dislivello: 950 m Tempo di salita: h 3.00 Partenza: Grange di Valle Stretta Ritrovo: Viù P.za Mercato ore 6.00 La Guglia Rossa è una caratteristica piramide dai pendii detritici e dalle imponenti pareti di roccia calcarea rossastra da cui il nome. Sullo spartiacque del Colle della Scala, di Thures e della valle di Nevache Referenti: Cinzia Dantonia, Alfredo Frison

Per le uscite in cordata, il numero dei partecipanti è subordinato alla disponibilità di PRIMI DI CORDATA. Per le uscite di escursionismo e alpinismo: informazioni, prenotazioni ed eventuali disdette contattare i referenti indicati.

Alfredo Frison Cinzia Dantonia Ezio Giacobino AEAI Franco Guglielmotto Gianluigi Fino Giovanni Scrivani Raffaella Giacomelli Sergio Machetta AEAI Stefania Chiotti

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011-9244332 3496983824 3334508856 0123-697508 011-9269310 3385698818 0123-696549 3487690220 3284894779


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C.A.I. Lanzo

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Per tutti i Soci C.A.I. sconto 10% su libri di montagna, guide e cartine sconto 15% sui titoli dell’Uja Editrice. UJA EDITRICE - EDICOLA - LIBRERIA Via C. Miglietti, 41 - Germagnano - Tel 0123 / 28344 Chiuso il pomeriggio di domenica e lunedì - 79 -


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Materiale in Vendita Presso La Sede

Presso la segreteria è possibile acquistare: adesivi, magliette, cappellini ricamati (estivi ed invernali) e pile della Sezione, portachiavi, spille e cravatte del CAI, nonché alcune delle cartine 1:25.000 della serie “Alpi senza Frontiere”, alcune novità editoriali inerenti la montagna e altro ancora. DESCRIZIONE PREZZO AI SOCI

DESCRIZIONE

Adesivo vetrofania / normale........................... € Portachiavi (3 modelli differenti).................... € Adesivo grande................................................... € Scudo normale................................................... € Distintivo argentato piccolo (bottone/spilla)..... € Stemma in stoffa sezione.................................. € Orologio Sottosezione Viù................................ €

Cappello estivo (3 colori disponibili).............. € Cappello invernale (2 colori disponibili)....... € Maglietta sezione (2 colori disponibili).......... € Felpa con logo sezione...................................... € Cravatta con logo CAI....................................... € Polo sezione (2 colori disponibili)................... € Canotta sezione ................................................. €

0,30 2,60 1,80 3,90 1,30 1,00 16,00

PREZZO AI SOCI 5,20 6,70 5,20 25,00 13,00 12,00 5,00

CARTINE Serie Alpi senza Frontiere (fino ad esaurimento scorte): ........................................................ € 8.00 Serie Alpi Canavesane (Val Soana, Valle Dora Baltea Canavesana, Valchiusella): .............. € 5.50

La nuova Serie Valli di Lanzo Carta dei Sentieri: € 12.00 (pacchetto completo con 3 cartografie)

Nella piccola edicola del CAI sono disponibili i seguenti titoli (fino ad esaurimento scorte): TITOLO AUTORE PREZZO PREZZO DI COPERTINA AI SOCI Nel grembo del mondo/Guida alle miniere della provincia di Torino AA.VV./Mattioda P...................I 10,00..................I 8,00 Escursionismo per tutti - Monti di Balme Bergamino R.............................I 12,00..................I 10,00 Andar per laghi nelle valli di Lanzo Bergamino R.............................I 14,46..................I 10,33 Escursionismo per tutti ad Ala di Stura Bergamino R.............................I 5,00..................I 4,00 Tra Canavese e Valli di Lanzo Bergamino R.............................I 20,00...................I 17,00 Escursionismo per tutti - Valle Malone, Valle Tesso, Bassa Val di Lanzo Bergamino R.............................I 8,00.................... I 6,00 Valli di Lanzo, Tesso e Malone Sci alpinismo Bezze, Mussa, Sesia.................I 19,00..................I 18,00 I pilastri della fede Buschino L................................I 18,00..................I 15,50 - 80 -


C.A.I. Lanzo

Tracce sulla neve Sentieri Natura nelle Valli di Lanzo Valli Tesso e Malone Mountain bike nelle valli di Lanzo Itinerari di Alpinismo Giovanile Tour Monte Rosa - Cervino Binari e … scarponi Una famiglia in montagna Archivio del Comune di Balme Passeggiare in Valle Tesso Sentieri Natura 2 Presto io parto Ai piedi del Rosa Camminare in Val Grande Camminare in Val di Viù Balme I pericoli della montagna innevata Guida sci-alpinistica del Canavese Li Fol dal Rotches Manuale di cicloescursionismo

CAI Lanzo.................................I 20,00..................I 15,00 CAI Lanzo.................................I 10,00.................... I 8,00 Conte M.....................................I 12,91..................I 10,33 Gallo M......................................I 14,46..................I 12,00 L.P.V...........................................I 10,33..................I 7,80 Valsesia T...................................I 25,00..................I 20,00 Bergamino R.............................I 12,00..................I 10,00 Bergamino R.............................I 15,00..................I 12,00 Castagneri G..............................I 25,00..................I 20,00 Bergamino R.............................I 13,00..................I 11,00 Airola D., Bergamino R, Mariano F... I 12,00..................I 10,00 Castagneri G., Sguayzer M......I 12,00..................I 10,00 Bergamino R.............................I 12,00..................I 10,00 Bergamino R.............................I 12,00..................I 10,00 Bergamino R.............................I 12,00..................I 10,00 Castagneri G., Sguayzer M......I 14,00..................I 11,50 Mussa Pier Luigi......................I 12,00..................I 10,00 CAI Rivarolo.............................I 15,00..................I 12,00 M. Blatto....................................I 14,00..................I 11,50 Lavezzo M., Zangirolami D......... n.d ...................I 11,50

Sono inoltre disponibili, su ordinazione, i Manuali del CAI e le guide Monti d’Italia, nonché i vari gadget della sede centrale

Calendario Valli di Lanzo

I7,00 anzichè

I12,00

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l 'Annuario 2012

Giorno per giorno 2012

gennaio 04 05 05 11 11 12 12 15 19 22 23 26 29

06 Tradizionale ciaspolata dell’Epifania in collaborazione con sottosezione di Viù (C.E.) 08 Ciaspolata Usseglio-Andriera Pian Benot 10 Lezione teorica sull’uso dell’ARTVA (C.E.) 14 Inizio corso sci di fondo 15 Inizio corso sci di fondo 15 Ciaspolata Anello della Val Servin (C.E.) 15 Esercitazione sull’uso dell’ARTVA (C.E.) 21 Ciaspolata crepuscolare Sistina passo della Forchetta (C.E.) 21 Corso sci di fondo 22 Corso sci di fondo 26 Gita con racchette a Punta Leretta (C.V.L.) 28 Ciaspolata notturna a Margone (C.E.) 28 Corso sci di fondo 29 Ciaspolata al Passo delle Miette (C.E.) 29 Corso sci di fondo

febbraio

Corso sci di fondo Corso sci di fondo Ciaspolata a Nevache con avvicinamento in autobus (C.E.) Ciaspolata crepuscolare al Colle del Lys (C.E.) Corso sci di fondo Corso sci di fondo Ciaspolata a Ailefroide (C.E.) Prima lezione corso di fotografia Ciaspolata al Rifugio Salvin (C.E.) Seconda lezione corso di fotografia Gita con racchette ai Prati della Fontana (C.V.L.) Ciaspolata a Punta Leysser (C.E.) Terza lezione corso di fotografia

o

03 Gita sulla neve in notturna al Pian della Mussa (A.G.) 04 Ciaspolata Tornetti di Viù Alpe Bianca (C.E.) 04 Uscita pratica corso di fotografia 05 Assemblea dei soci 11 Ciaspolata a Cima Fournier (C.E.) 17 Ciaspolata crepuscolare alla Perinera (C.E.) 18 Gita sulla neve con ciaspole (A.G.) 22 Gita Anello Tête du Mont-Teste Colon (C.V.L.) 25 Visita in autobus alla miniera di Gambatesa (C.E.) 25 Ciaspolata a Punta Sea Bianca (C.E.) - 82 -


C.A.I. Lanzo

01 01 09 15 15 15 17 20 22 24 26 28

Pulizia sentiero Pian Audi (C.S.) Escursione Losa – Chiaves (A.G.) Pasquetta in Baita Escursione nelle Grotte di Pugnetto (C.S.P.) Pulizia sentiero Bogliano-Monti (A.G.) Ciaspolata al Lago Alpe Crot (C.E.) Corso riconoscimento funghi Serata introduttiva sulle vie ferrate Giro delle cinque torri (C.E.) Corso riconoscimento funghi Anello Molar del Lupo-Colle Lunella-Colle Grisoni-Molar del Lupo (C.V.L.) Gita notturna alla Madonna della Neve (A.G.)

aggio

28 - 01 Maggio Gita in autobus alla Costa Azzurra (C.E.) 06 Arrampicata al Ginevrè (A.G.) 06 Ferrata alla Sacra di San Michele (C.E.) 13 Gita Pian delle Mutte con pranzo all’agriturismo Runch in collaborazione con LEM (C.E.) 13 Pulizia sentiero Missirola (C.S.) 19 Gita crepuscolare in autobus al Rifugio Mellano (C.E.) 20 Cima Loit in collaborazione con sottosezione di Viù (CE) 24 Gita al Lago di Afframont (C.V.L.) 26 - 27 Val Maira (C.E.) 27 Anello Margone-Malciaussia-Margone (A.G.)

10 Gita al Rifugio Jervis (A.G.) 10 Gita al Monte Doubia (C.E.) 17 Pulizia sentiero laghi d’Ovarda (C.S.) 17 Cima Adois in collaborazione con sottosezione di Viù (CE) 21 Gita Anello Ceresole Cialme-Ceresole (C.V.L.) 21..24 Quattro giorni in Baita (A.G.) 23 Gita regionale al Rifugio Pastore (C.E.) 30 giugno-1 luglio Colle dei Becchi (C.E.)

luglio

aprile

gi ugno

08 Orridi di Uriezzo (C.E.) 08 Escursione alla Miniera Brunetta (C.S.P.) 14 - 15 Assietta in tenda (A.G.) 15 Gita al Monte Cristalliera(C.E.) 20 - 23 Trek di 4 giorni aperto a tutte le 12 sezioni dell’intersezionale 22 Laghi di Unghiasse (C.E.) 26 Gita Orestes Hutte (C.V.L.) 28 - 29 Gita al Rocciamelone (A.G.) 29 Gita alla Cima Lucellina (C.E.) - 83 -


l 'Annuario 2012

05 Gita ai Laghi d’Autaret (C.E.) 08 - 09 Escursione all’Uia di Bessanese (C.E.) 12 Gita al Bric di Ghinivert (C.E.) 15 Concerto di Ferragosto (C.E.) 19 Anello storico di Lemie (C.E.) 20 Arrampicata al Ginevrè (C.E.) 20 - 27 Trek Alta via dei Giganti (C.E.) 30 Gita ai Laghi d’Ovarda (C.V.L.)

agosto

es ttembre

02 Gita ai Laghi del Seone (C.E.) 08 - 09 Escursione nelle Grigne 09 Gita Case Picat-Rif. Peretti Griva (A.G.) 16 Gita in autobus al in Liguria (C.E.) 23 Gita alla Bellavarda (A.G.) 23 Gita alla Cima Vaccarezza (C.E.) 27 Gita al Lago Umbrias-Monte Colombino (C.V.L.) 30 Gita lago di Viana in collaborazione con LEM (C.E.) 30 Escursione LPV in collab. con sottosezione di Viù (CE)

e r b m e v no

10 Cena sociale 22 Anello Ponte del Diavolo - Ca Bianca Ponte del Diavolo (C.V.L.)

06 07 14 25

ottobre

Inizio ginnastica presciistica Cena A.G. Guglia Rossa in collaborazione con sottosezione di Viù (CE) Castagnata sociale Gita al Lago Santanel (C.V.L.)

13 Gita a Sant’Anna dei Meinardi (C.V.L.) 20 Serata auguri natalizi

l 'Annuario 2012

Club Alpino Italiano Sezione di Lanzo T.se - Via Don Bosco, 33 - Tel. 0123.320.117 cailanzotorinese@gmail.com - www.cailanzo.it

id cembre

C.S. = Commissione Segnaletica Sentieri A.G. = Commissione Alpinismo Giovanile C.E. = Commissione Escursionismo C.S.P. = Commissione Speleologica C.V.L. = Intersezionale Canavese-Valli di Lanzo il programma potrebbe subire variazioni a giudizio degli organizzatori - 84 -


Rifugio Agrituristico Tel. Rifugio 012327205 Salvin Cellulare 3355481419 www.rifugiosalvin.it rifugiosalvin@alice.it

Camere nuove con riscaldamento e bagno in camere.

Cucina tipica; polenta concia, risotto alla toma, pane cotto nel forno a legna,merende sinoire.

Campo estivo con animazione in Inglese nei mesi di Giugno e Luglio per ragazzi dai 6-13 anni.

NOVITA: apertura invernale per le ciaspolate, usufrendo del nuovo sentiero da Menulla a Salvin.

Come raggiungerci Ci sono due strade da Torino che portano a Lanzo. Si può prendere quella dell’aeroporto di Caselle oppure quella da Venaria. Da Lanzo, seguite le indicazioni per Monastero di Lanzo. Dopo Monastero di Lanzo si svolta a destra per frazione Mecca e si prosegue per 8 Km di strada sterrata fino al Rifugio Salvin.


Rifugio Colle del Lys • Rifugio escursionistico raggiungibile in auto. • Aperto tutto l’anno. • Camere dotate di servizi privati. • Attrezzato per disabili. • Merende sinoire. •Cucina piemontese con prodotti tipici di montagna (specialità: polenta con selvaggina, dolci di produzione propria).

•Attività sportive: trekking, alpinismo, mountain bike, falesia di arrampicata (con 140 vie), sci di fondo, racchette da neve, snow park per i bimbi con sci alpino, bob, slittini, giochi gonfiabili.

Novità inverno 2011/2012: (accessibile anche ai disabili)

L’UNICA IN VAL DI LANZO!!

ancora più divertente, ancora più emozionante!!!!! (anche notturna).

Tel 340 9597234 - 348 3132585

e-mail: rifugio@turismocolledellys.it web: www.turismocolledellys.it

Annuario CAI Lanzo 2012  

Annuario del CAI di Lanzo Torinese (TO)

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