Niente “politically correct”. La nuova partita scorre fluidamente e quando siamo “un un” e tocca a me lo “schlog”, mi ritrovo un bel “Müller”, che mi dà quella piacevole eccitazione di assaporare
quel giorno, il nostro preside; eravamo rimasti a chiacchierare dopo una conferenza, eravamo rilassati, quasi allegri, ed io ero venuto fuori con un “…e se un giorno si raggiungesse un bilinguismo
anche oggi. Mi accorgo di amare sempre più questa terra in cui sono nato, e sono fiero di essere stato accettato per quel che ero e che sono diventato, impegnandomi continuamente.
“Mi accorgo di amare sempre più questa terra in cui sono nato, e sono fiero di essere stato accettato per quel che ero e che sono diventato, impegnandomi continuamente”_ Roberto Scaggiante il gusto della possibile vittoria. Poi entra Florian che mi sollecita “…il campo è libero, dai che cominciamo prima.” Mi affretto, mi preparo, riempio il thermos d’acciaio con l’acqua di Schalders, sempre fresca e gustosa e quindi varco la soglia magica del campo. È un momento bellissimo: gli anni passano, i gesti si ripetono, ma dietro quel cancello c’è un magico rettangolo in cui c’è sempre aperto uno spiraglio alla speranza ed al mistero. Cerco di giocare al meglio e trovo spesso degli spunti per delle innovazioni tecniche… Non ne posso parlare con molti, mi compatirebbero, ma con Florian, nello spogliatoio, prima e dopo la doccia, me lo posso permettere, perché lui capisce e partecipa, con attenzione e competenza. Mescoliamo l’italiano al tedesco, al dialetto, così come viene, non dobbiamo rendere conto a nessuno, niente “politically correct”, assoluta libertà e spontaneità.
“Non sopporto la toponomastica…” Poi torno a casa e, dopo il
riposino pomeridiano, un lusso che mi concedo da quando sono in pensione, mi metto al computer, a scrivere… Ogni tanto riguardo nei “Documenti” ed oggi butto l’occhio su un titolo che mi mette tenerezza: “Il sentiero di Alex”, una performance che avevo preparato insieme all’amico Willy nel 2010. Inizia con un perentorio “…non sopporto la toponomastica….” e mi viene da sorridere, perché continuo a non sopportarla, anche se c’è stata un’evoluzione in questi 15 anni: sono stati raggiunti dei compromessi e le parti hanno trovato dei punti d’intesa. Ripenso automaticamente al bilinguismo, ai miei anni di insegnamento, alla mia collaborazione con Kurt Egger, allora mio collega a Salern e divenuto poi uno dei più autorevoli esperti in materia della provincia. C’era anche Edi
perfetto, i nostri capi sarebbero contenti?” Ci siamo scambiati degli sguardi interrogativi e non siamo riusciti a darci una risposta netta. C’era come qualcosa in sospeso, un conto ancora aperto…
Mancava la vera fiducia, che va conquistata. Ne è passato
di tempo ed in me le cose sono divenute sempre più chiare. Non era l’aspetto tecnico a rappresentare il lato debole, non era l’atavica paura della perdita di identità, di confusione culturale, era qualcosa di più sottile, di più intimo, qualcosa che riguardava la sincerità ed il disinteresse della disponibilità, il coraggio di offrire rinunciando a certe prerogative, a certi presunti diritti, rivedendo certi pregiudizi. Mancava la vera fiducia, che va conquistata, che non si può assolutamente comprare, come un “cliente”. Vado avanti, rileggo altri pezzi di quella performance e ritrovo parole che condivido completamente
Il tempo vola, devo cenare in fretta per poi uscire e recarmi ad una riunione. Faccio ancora parte di diverse associazioni, tutte mistilingui, in cui però non si traduce più, in cui ci si può esprimere come si preferisce, senza timore di suscitare dei disagi. Questa sera penso di raccontare il ritrovamento del “Sentiero di Alex”. Ci sarà anche Willy e faremo una bella rimpatriata; cercherò di imitare Stefano, l’attore protagonista in occasione della premiere, quando con voce profonda diceva “…non sopporto la toponomastica…”. Non troppo tardi torno a casa e la Giuliana sta sonnecchiando alla TV; mi chiede come è andata ed io, con un vago sorriso, le dico “benissimo”. Mi preparo per la notte e prima di togliermi la felpa mi guardo ancora una volta allo specchio. Mi vedo bene con quel grande BRIXEN sul petto… Quasi quasi andrei a letto così.
Jedes Mal ein
Festessen
Fisch und Meeresfrüchte für besondere Anlässe im großen und kleinen Kreis.
Roberto Scaggiante Leserbrief an: echo@brixner.info
Zum Autor
Mit Familienpass
Roberto Scaggiante nasce a Brixen il 25 giugno 1946 e, dopo aver superato la maturità classica al Liceo Dante Alighieri, si laurea in Lettere moderne presso l’Università di Padova. Per 40 anni insegna Italiano nelle Scuole Medie in lingua tedesca, 37 dei quali alla Oswald von Wolkenstein. Da giornalista pubblicista collabora con diversi quotidiani e riviste, da scrittore pubblica due romanzi
e scrive la sceneggiatura per una performance teatrale musicale, di cui cura anche la regia. Appassionato di sport, pratica agonisticamente sci, basket, calcio e soprattutto il tennis, disciplina che lo vede campione provinciale over 60 nell’anno in corso. È presidente del Bridge Club e del Lions Club della nostra città. È sposato con Giuliana, padre di Saro e nonno di Linda e Maria.
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