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POLITECNICO DI MILANO Facoltà di Architettura e Società Laboratorio di Interni 2_ A.A. 2009-2010 BORGHI ABBANDONATI Professori_ Gennaro Postiglione, Lorenzo Bini, Agostino Petrillo Studenti_ Mauro Roveri 740459, Alessandra Tagliabue 740718, Paola Valsesia 740792


RISORSE NATURALI DELL’ABRUZZO

ABTRACT

PARTE 1: Tema e Obiettivi cap.1: Risorsa Naturale 1.1 Le diverse risorse naturali 1.2 Le risorse materiali e immateriali cap.2: Struttura e obiettivi

PARTE 2: Il Territorio Abruzzese cap.3: Morfologia del Territorio

PARTE 3: Risorse naturali materiali dell’abruzzo cap.4: Risorse Energetiche 4.1 Combustibili fossili _giacimenti _petrolio e gas cap.5: Risorse Ambientali 5.1 Acqua _fiumi _portata d’acqua _laghi _Fucino 5.2 Vegetazione _prati e pascoli _boschi _agricoltura 5.3 Animali


cap.6: Risorse Naturalistiche 6.1 Parchi e riserve naturali _Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga _Parco Nazionale della Majella _Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise cap.7: Risorse Minerarie 7.1 Rocce

PARTE 3: Borghi cap.8: Interviste _Santo Stefano di Sessanio _Castelvecchio Calvisio _Castel del Monte _Serra _Castelbasso cap.9: Analisi dei Borghi _Barrea _Calascio _Morino Vecchio _Castelvecchio Calvisio _Serra _Castelbasso _Corvara Conclusioni Bibliografia


ABSTRACT Il nostro lavoro di indagine, nell’ambito delle risorse naturali dell’Abruzzo, si svolgerà con la ricerca di mappe tematiche, mappe IGM, documentazioni cartacee, documentazioni informatiche e dati ISTAT. L’analisi si basa sulla rielaborazione di informazioni quantitative e quindi su una rappresentazione oggettiva e non di tipo soggettivo-qualitativa. In natura le risorse naturali sono molteplici, si passa dal sole alle rocce, dalle maree all’agricoltura; a questo proposito, abbiamo definito un campo di studio, decidendo di trattare solo le risorse naturali materiali. Questa scelta è dipesa dalla volontà di analizzare solamente ciò che l’uomo può toccare, prelevare e utilizzare direttamente per il proprio uso senza doverlo trasformare in energia. Il lavoro inizierà con lo studio delle risorse trattate alla macro-scala regionale, per poi andare nel dettaglio e quindi indagare alla micro-scala dei borghi soggetti al fenomeno dell’abbandono. Per ogni risorsa, verranno analizzati vari aspetti: presenza attuale, evoluzione storica secondo i Censimenti generali dell’Agricoltura (2000, 1990, 1982) e un confronto con le altre regioni italiane. Questa metodo di analisi ci porterà a capire nella storia come il territorio si è trasformato e come le risorse ambientali sono state sfruttate, inoltre ci permetterà di comparare l’Abruzzo con le altre regioni e comprendere in quali settori esso prevale. Dopo aver recuperato il materiale, procederemo con la rappresentazione, su carta muta regionale, dello stato attuale attraverso diverse mappature: a ogni risorsa attribuiremo un colore le cui gradazioni indicheranno la loro quantificazione sul territorio; inoltre, i dati statistici verranno rappresentati attraverso aerogrammi e istogrammi. Nella seconda parte, con la stessa metodologia, verrà preso un intorno dei borghi, del raggio di 1,5 km, e verranno individuate le risorse naturali presenti. Al termine del nostro lavoro, trarremo delle conclusioni che si baseranno su una critica delle quantità delle risorse e del loro uso, al fine di capire come e quali risorse potrebbero essere sfruttate per la riattivazione dei borghi.


PARTE 1


TEMA E OBIETTIVI


1 RISORSA NATURALE

“Una risorsa naturale è qualunque bene esistente in natura sfruttabile dall’uomo.”


1.1 LE DIVERSE RISORSE NATURALI Cosa è esattamente una risorsa naturale? Una domanda semplice solo all’apparenza. E’ infatti difficile dare una definizione universale di risorsa naturale poiché questa è strettamente legata alla struttura economica in cui si vive. Nell’antichità erano considerate risorse naturali le terre da arare, i campi fertili o i prati in cui pascolare il gregge. Queste risorse oggi le conosciamo come “risorse agricole”. Con l’industrializzazione, il concetto di risorsa naturale si spostò verso le materie prime come il carbone, necessario per far funzionare le macchine, e più in generale verso gli input minerari dei processi produttivi che oggi conosciamo come “risorse minerarie” e come “risorse energetiche”. Infine, nella società attuale parlando di risorse naturali immaginiamo immediatamente le “risorse ambientali”, la natura incontaminata ed il paesaggio. Osservando bene le definizioni, possiamo notare dei tratti in comune delle risorse naturali: - non sono prodotte dall’uomo - hanno un’utilità ed un valore economico Sono due caratteristiche fondamentali per qualsiasi risorsa naturale in ogni epoca. I prati dell’antichità, il carbone delle grandi fabbriche ottocentesche ed il petrolio della nostra epoca rispondono esattamente a queste qualità. L’uomo non crea il petrolio, si limita ad estrarlo, a lavorarlo ed infine a venderlo. Lo stesso avviene per ogni metallo, per l’energia del vento trasformata in energia dall’eolico, per i luoghi di pesca e le risorse ittiche ecc. Lo stesso paesaggio risponde ad un bisogno dell’uomo e può essere oggetto di valorizzazione economica (es. le aree protette). Le risorse naturali non devono infine essere confuse con le materie prime di cui sono la fonte. Spesso questi termini sono erroneamente utilizzati come sinonimi l’uno dell’altro. Da un punto di vista merceologico-industriale le risorse naturali sono la “fonte” delle materie prime che entrano poi come input nei sistemi economici. Ad esempio: una foresta è la risorsa naturale che permette di ricavare il legno cioè la materia prima utilizzata per costruire prodotti finali come utensili, navi, mobili ecc.


1.2 RISORSE MATERIALI E IMMATERIALI


22 STRUTTURA E OBIETTIVI STRUTTURA E OBIETTIVI


PARTE 2


IL TERRITORIO ABRUZZESE


3 MORFOLOGIA DEL TERRITORIO Un Abruzzo montano con cime aspre ed elevate, altipiani carsificati e vaste conche; l’altro marittimo, con colline che scendono verso il mare. Le cime più alte dell’Appennino si alternano a vasti pianori rocciosi coperti di pascoli e boschi, in un paesaggio aspro e desolato; uno scenario del tutto diverso è offerto dalle conche e dalle colline, verdeggianti, ricche di corsi d’acqua.

La montagna dell’ Appennino abruzzese è composta soprattutto da formazioni calcareo – dolomitiche. I rilievi sono compatti, maestosi con assoluta predominanza dei calcari. Le forme fondamentali delle montagne sono due: creste appuntite su pareti verticali, aspre e dirupate e forme massicce e copuleggianti con superfici spoglie e sassose. Tre serie di monti corrono da nord-ovest a sud-est e raggiungopno punte che superano i 2000 m. La prima serie di montagne, a est, è la più vicina al mare e presenta le vette maggiori: i Monti della Laga, il Massiccio del Gran Sasso, col Corno Grande (2912 m), e quello della Majella col Monte Amaro (2795 m). La seconda serie di montagne, quella di mezzo, allinea il Monte Velino (2487 m), il Sirente e il Massiccio della Meta. La terza catena, più occidentale, è più bassa e meno compatta, e con i Monti Simbruini segna il confine col Lazio. I monti si abbassano verso il mare in una zona di colline che si estende lungo tutta la costa. Sono colline argillose, spesso solcate da calanchi e soggette a frane, specialmente sulle rive dei fiumi. Il profilo costiero per circa 120 km corre basso, quasi rettilineo; ne rompe l’uniformità solamente il promontorio della Punta della Penna, dove le alture giungono al mare formando un breve tratto di costa alta e dirupata. Le spiagge sono ghiaiose e ciottolose, oppure sabbiose, a seconda della maggiore o minore vicinanza ai tratti di costa in roccia e alle foci dei fiumi.


PARTE 3


RISORSE NATURALI MATERIALI DELL’ABRUZZO


RISORSE NATURALI


4 RISORSE ENERGETICHE

Le risorse energetiche si differenziano in primarie, tra le quali la piÚ importante è il sole e secondarie, come il vento e i combustibili fossili.


4.1 COMBUSTIBILI FOSSILI Si definiscono fossili quei combustibili derivanti dalla trasformazione (carbogenesi), sviluppatasi in milioni di anni, di sostanza organica, seppellitasi sottoterra nel corso delle ere geologiche, in forme molecolari via via più stabili e ricche di carbonio. In pratica si può affermare che i combustibili fossili costituiscono l’accumulo, sottoterra, di energia solare, direttamente raccolta nella biosfera nel corso di periodi geologici, dai vegetali tramite la fotosintesi clorofilliana e indirettamente, tramite la catena alimentare, dagli organismi animali. L’ utilizzo sistematico dei combustibili fossili risale alla fine del XVIII secolo con l’inizio della rivoluzione industriale in Europa e America del Nord, con il forte incremento di richiesta energetica da parte delle industrie; fino agli anni cinquanta il fabbisogno energetico era principalmente soddisfatto dall’utilizzo del carbone. L’utilizzo dei combustibili fossili come principale risorsa di energia è incrementata notevolmente nel XX secolo, nella seconda metà del quale si è osservata l’affermazione del petrolio come principale fonte energetica. I combustibili fossili sono oggigiorno la principale fonte energetica sfruttata dall’umanità, grazie ad alcune importanti caratteristiche che li contraddistinguono: sono “compatti”, ovvero hanno un alto rapporto energia/volume sono facilmente trasportabili (La trasportabilità del gas naturale è funzione della distanza da compiere e della topografia delle zone attraversate con il gasdotto) sono facilmente immagazzinabili I principali combustibili fossili presenti in Abruzzo, sono: Petrolio e altri idrocarburi naturali Gas naturale Come si può notare nella cartina a lato, l’Abruzzo ha una maggior quantità di giacimenti di petrolio, rispetto a quelli di gas naturale. Per quanto riguarda la produzione invece, il gas naturale è il maggior combustibile fossile estratto.


GIACIMENTI


PETROLIO E GAS


5 RISORSE AMBIENTALI

Le risorse ambientali si suddividono in rinnovabili, come l’acqua e la vegetazione, ed esauribili come il suolo.


5.1 ACQUA L’idrografia dipende oltre che dal regime delle piogge e dal manto nevoso, dalla discordanza fra il reticolo idrografico e l’orografia.

Gran parte dei corsi d’acqua dell’Abruzzo confluiscono nel Mare Adriatico e si possono suddividere in tre categorie: - i torrenti subappenninici (Sinello), che appartengono alla fascia collinare argillosa, hanno regime irregolare e scarsa portata; - i fiumi preappenninici (Saline, Tordino e Foro), che hanno origine da sorgenti dei calcari dell’arco esterno appenninico; - i fiumi appenninici (Vomano, Aterno-Pescara, Sangro e Liri), che sono i più lunghi e sono abbondantemente alimentati da sorgenti che sgorgano alla base dei massicci interni, il loro regime è più regolare e la portata è maggiore. I fiumi abruzzesi, benchè numerosi non hanno particoalre lunghezza o abbondanza di acque; solo il fiume Aterno-Pescara e il Sangro superano i 100 km. Anche i laghi e i bacini d’acqua sono scarsi e di modesta ampiezza. Fino a un secolo fa c’era il Lago del Fucino, che si estendeva per 155 kmq; fu prosciugato ed adattato all’ agricoltura nella seconda metà del secolo scorso. Ora è il Lago di Scanno, di forma ellittica, il maggior lago naturale che però non raggiunge 1 Kmq di superficie. Gli altri laghi sono minuscoli specchi d’acqua per lo più di natura carsica. Il Lago di Campotosto è il più grande lago artificiale in Abruzzo; altri laghi artificiali sono il Lago di Bomba e il Lago di Barrea.


MARE ADRIATICO


FIUMI


PORTATA D’ACQUA


LAGHI


FUCINO


5.2 VEGETAZIONE La varietà geologica, morfologica, altimetrica e climatica dell’Abruzzo trova corrispondenza nel paesaggio vegetale. Per questo è opportuno dividere il paesaggio abruzzese in 4 zone: fascia costiera e collinare subappennina, valli interne e conche intermontane di media e bassa altitudine, regione montuosa interna e alte vette.

La zona Subappenninica è in gran parte coltivata perciò sono pochi i residui di vegetazione spontanea. La costa presenta piante tipiche dei litorali arenosi. Penetrando verso l’interno, le colline sono coltivate e la vegetazione spontanea è ridottissima. Il tipo di bosco più caratteristico è il querceto di roverella; oltre i 1000-1100 m la pianta prevalente diventa il cerro. La vegetazione mediterranea è ampiamente rappresentata nelle coste tirreniche mentre è sporadica nella fascia costiera adriatica. Poichè le valli più aperte e i grandi bacini intermontani sono prevalentemente coltivati, la vegetazione spontanea è limitata alle fasce intorno alle conche. Le conche di media altitudine (1200-1400 m) vengono utilizzate come pascoli, costituiti soprattutto da graminacee. La caratteristica più interessante delle montagna d’Abruzzo sono le foreste. Nei boschi submontani si mescolano roverella e cerro. La cerreta, che può scendere anche a 600-700 m, si spinge fino ai 1300-1400 m e a questa altezza lascia il posto alla faggeta. La faggeta, prevalentemente ad alto fusto, forma un bosco denso e ombroso. Ad altitudini meno elevate si mescolano alberi caduciformi. Interessante è la presenza dell’ abete bianco anche se notevolmente ridotta a causa del largo uso fatto dall’uomo. Ad un’altitudine di 1500-1600 m la foresta tipica di tutto l’Appennino abruzzese è una mescolanza di faggio e abete. Oltre all’ abete bianco in Abruzzo sono presenti boschi di conifere. Particolare è il pino nero di Villetta Barrea, che cresce in valli interne ben esposte al sole. Al di sopra dei 1600 m resta comunque il faggio a dominare la foresta aquilana. Le vette abruzzesi superano i 2000 m e presentano una vegetazione caratteristica dell’alta montagna Al di sopra delle foreste prevale la vegetazione erbacea detta “prateria pseudoalpina”. In queste praterie prevalgono graminacee e molte leguminose. In alcune cime, sul substrato roccioso, si formano associazioni erbacee discontinue che rappresentano i veri pascoli appenninici di altitudine. Nelle cime più alte, ai pascoli si sostituiscono le praterie.


PRATI E PASCOLI


BOSCHI


AGRICOLTURA


VITE


OLIVO


5.3 ANIMALI Il tipo di allevamento più diffuso è quello avicolo, al quale seguono i suini, i conigli, gli ovini e i bovini. Il settore è caratterizzato da una forte contrazione, infatti il numero di aziende zootecniche ha registrato una riduzione. Presso le aziende agricole, il numero dei posti di ricovero disponibili per gli animali, sono sovradimensionati rispetto al numero dei capi di bestiame esistenti: la ragione di ciò può risiedere nel fatto che molte aziende hanno abbandonato la pratica zootecnica, continuando ad avere sul proprio terreno stalle e strutture di ricovero per gli animali. La pastorizia, che è stata per secoli la base dell’economia montana, ha perso le caratteristiche di un tempo. Gli estesi pascoli, spesso scarsi di acqua e interrotti da cumuli di detriti, sono certamente più adatti agli ovini che ai bovini. A questi pascoli giungono tuttora greggi numerose, malgrado l’indubbia crisi che per lungo tempo ha interessato questa attività. Lo spopolamento montano, anche se determina l’ampliamento delle zone a pascolo, ha ridotto al tempo stesso il patrimonio ovino parallelamente al diradarsi della popolazione. Gli antichi tratturi sono ormai cancellati, le strade carrozzabili e le ferrovie vengono utilizzate per un più agevole trasporto delle greggi. La pastorizia tende ormai a trasformarsi in allevamento ovino stanziale, con spostamenti verticali verso i pascoli alti nella stagione estiva.


6 RISORSE NATURALISTICHE

Nelle Risorse Naturalistiche rientrano i parchi e le aree naturali protette che sono state create per la salvaguardia delle coste, delle montagne, delle isole, dei fiumi e dei fondali marini in modo da proteggere la vita di piante e animali.


6.1 PARCHI E RISERVE Oltre un terzo del territorio abruzzese comprende parchi, riserve e oasi. Una tra le quattro principali aree protette presenti è il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, nato nel 1922, che ha il suo cuore nella valle del Sangro. La legge del 1990 sulle aree protette ha permesso la nascita del vasto Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, che comprende le vette più elevate della penisola, l’altopiano di Campo Imperatore e interessa marginalmente anche il Lazio e le Marche. Interamente in Abruzzo, invece, il Parco Nazionale della Majella, ospita una flora ricchissima e i valloni rocciosi più severi dell’Appennino. Infine, il Parco Regionale Sirente-Velino tutela gli imponenti massicci che separano L’Aquila da Sulmona e dalla Marsica. Notando la presenza della maggior parte dei borghi considerati all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, ne abbiamo approfondito la ricerca. Esso è uno dei più grandi parchi d’Italia e comprende tre gruppi montuosi: la catena del Gran Sasso d’Italia, il massiccio della Laga, i Monti Gemelli. Su queste montagne è inoltre presente l’unico ghiacciaio appenninico, il Calderone. La catena del Gran Sasso ha pareti altissime e verticali, non riscontrabili in altre zone dell’Appennino; la natura calcarea delle rocce favorisce la presenza di fenomeni carsici come conche, grotte e gole scavate dalle acque. I Monti della Laga presentano, invece, cime più arrotondate, con numerose valli profonde. Le acque che si raccolgono in ruscelli, torrenti e fiumi precipitano a valle formando splendide cascate. Nel territorio del parco vivono più di duemila specie di piante; la componente più preziosa della flora è quella delle quote più elevate. Mentre il Gran Sasso si caratterizza per la grande estensione dei pascoli, i Monti della Laga sono per lo più ricoperti da boschi di abete bianco e betulle. La specie animale più interessante del parco è rappresentata dal camoscio, ma ci sono anche cervi, caprioli e il lupo. Tra gli uccelli si trovano l’aquila, la coturnice e il gracchio.


7 RISORSE MINERARIE

Le risorse minerarie sono rocce e minerali. Esse compongono la crosta terrestre e sono esauribili.


7.1 ROCCE La fascia dell’Appennino abruzzese (NO-SE), è costituita da catene montuose, che sono state modellate dalle glaciazioni del quaternario. Le rocce nel territorio abruzzese sono prevalentemente di tipo calcareo, seppur con una rilevante eccezione rappresentata dai Monti della Laga, costituiti da rocce arenarie.

L’arenaria è una roccia di origine sedimentaria composta da granuli delle dimensioni di una sabbia. I granuli possono avere varia composizione, in funzione dell’area di provenienza. Tra i grani più resistenti all’abrasione ricordiamo il quarzo che, proprio per la sua resistenza, è uno dei costituenti più comuni di queste rocce. I granuli sono tra loro legati da un cemento che comunemente è carbonato di calcio, silice o ossido di ferro. La pietra arenaria si divide principalmente in due tipi, arenaria gialla e arenaria grigia (pietra serena), e a seconda delle località di estrazione, essendo stata utilizzata per tutte le opere edilizie prima dell’avvento del moderno cemento, caratterizza l’aspetto di tutti i siti urbanizzati nei pressi dei quali questo tipo di pietra veniva estratta. I calcari comprendono quelle rocce sedimentarie costituite quasi esclusivamente da calcite (carbonato di calcio). I calcari propriamente detti possono avere origine sia da un processo chimico sia biochimico; il primo è costituito da una precipitazione diretta di carbonato di calcio, il secondo dalla rimozione degli ioni calcio e degli ioni carbonato dalle acque marine da parte di organismi, come i molluschi, che li utilizzano per formare il proprio guscio. Esistono anche rocce calcaree di origine detritica, le cosiddette calciruditi, calcareniti e calcilutiti. In queste roccie l’azione disgregante si è svolta a danno di rocce calcaree già esistenti dando luogo a clasti calcarei di varie dimensioni cementati, successivamente, da cristalli di calcite.


CONCLUSIONI

L’Abruzzo è una regione con una significativa prevalenza di rilievi montuosi con rocce calcaree e arenarie: solamente un terzo del territorio, localizzato lungo la fascia costiera, è collinare e una provincia, L’Aquila, presenta una superficie interamente montana. Questa caratteristica l’accomuna con la regione Liguria; esse infatti presentano circa la stessa percentuale di superficie montana e collinare. La geomorfologia è di fondamentale importanza in quanto influenza la quantità delle risorse naturali. La composizione percentuale delle diverse utilizzazioni del suolo (superfici a prato, agricole, boscate, ecc.), determinano effetti rilevanti sulle risorse naturali, sulla biodiversità e sulla composizione del paesaggio. I dati riportati mostrano che la regione Abruzzo ha una netta maggioranza di territori boscati e aree a prato e pascolo, seguiti per estensione dalle aree coltivate. Dalle analisi effettuate, possiamo notare che i corsi d’acqua presenti, tra fiumi principali e affluenti, sono numerosi, ma non hanno particolare lunghezza o abbondanza di acque. Anche i laghi e i bacini d’acqua sono scarsi e di modesta ampiezza. Di elevata importanza, in quanto risulta essere la più grande trasformazione nel territorio abruzzese, è il Fucino. Questo, fino a un secolo fa, era il più grande lago carsico della penisola italiana e nella seconda metà del 1800 fu prosciugato per diventare una piana agricola caratterizzata da una divisione geometrica regolare visibile anche da altimetrie elevate. L’Abruzzo ha una maggior quantità di giacimenti di petrolio rispetto a quelli di gas naturale. Tutti questi, sia nel mare che sulla terraferma, sono produttivi; è però presente anche una grande quantità di pozzi nonproduttivi sparsi lungo la fascia litoranea. Per permettere la conservazione degli habitat naturali e la protezione delle specie vegetali e animali, è stata promossa l’istituzione di numerose aree protette. Nella regione sono presenti tre parchi nazionali di notevoli dimensioni: il Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, il Parco Nazionale della Majella e il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Nel confronto con le altre regioni italiane, l’Abruzzo risulta essere il territorio con la maggior superficie protetta. Sovrapponendo le mappe relative alle risorse materiali analizzate, si è potuto constatare che nella parte sudovest della provincia aquilana si ha una buona concentrazione sia di boschi che di prati, sia di agricoltura che di animali; al contrario, nella zona alta della provincia di Chieti, le risorse, sono limitate o assenti. In queste due aree non sono presenti i borghi oggetto del fenomeno dell’abbandono: se nella zona della provincia di Chieti è positivo non avere borghi, nella zona aquilana, la ricchezza del territorio, avrebbe probabilmente potuto favorire la riattivazione dei piccoli centri abitati.


PARTE 4


BORGHI


8 INTERVISTE In questa parte del book, abbiamo inserito le interviste effettuate durante il viaggio studio in Abruzzo. Dal 5 al 9 maggio, insieme a tutta la classe, abbiamo visitato sei dei cinquantasei borghi con il fenomeno dell’abbandono: Santo Stefano di Sessanio, Castelvecchio Calvisio, Castel del Monte, Vallenquina, Serra e Castelbasso. Il nostro scopo era quello di captare il maggior numero di segni presenti sul territorio in modo da capire come lo sfruttamento delle risorse naturali sia cambiato negli anni nei vari borghi. Purtroppo, una volta in situ, abbiamo constatato che nelle vicinanze dei borghi non si presentava nessuna risorsa utilizzata o utilizzabile, se non la presenza di zone boschive. Solamente a Santo Stefano di Sessanio (borgo riutilizzato come albergo diffuso) era possibile vedere, nei vicini dintorni, grandi e piccoli appezzamenti di terreno utilizzati per la coltivazione. A questo punto per noi, le uniche fonti da cui trarre nozioni, erano gli abitanti che hanno svolto o svolgono tutt’ora il lavoro di contadino e/o allevatore. Per ogni borgo abbiamo cercato di intervistare almeno una persona, solamente a Vallenquina non è stato possibile effettuare questo tipo di analisi sul campo. Analizzando tutti i dati raccolti, abbiamo notato degli aspetti comuni nei borghi: • le sorgenti di acqua non sono mai presenti nelle vicinanze del borgo; • a causa delle quote altimetriche, alcuni contadini non possono coltivare tutte le speci agricole presenti nella regione; • molti borghi, a causa della conformazione del territorio, non possono ospitare degli appezzamenti per la coltivazione e quindi il contadino è costretto ad avere in altre zone dei terreni da lavorare; • le quantità di coltivazioni e di animali sono diminuite, l’agricoltore/allevatore gestisce le risorse solamente per un proprio bisogno e non più per la vendita; • i figli degli intervistati preferiscono spostarsi in città per cercare un lavoro meno faticoso e più redditizio.


SANTO STEFANO DI SESSANIO


“Fino al 1970-’80 c’erano 300/400 pecore, ora solo 80, anche di capre ne sono rimaste poche. [...] L’acqua della fotana viene presa direttamente dalla sorgente che è vicino a Carapelle e Castelvecchio Calvisio.”

“Il terreno al suo interno è sassoso e l’acqua si disperde. Una volta il clima era peggiore, spesso è presente la nebbia. L’acqua non è molto presente nell’intorno del borgo, prima c’era un piccolo ghiacciaio che serviva il paese, ora è presente solo un laghetto naturale. Coltivo meli e mandorli.”

“La lana è di piccola produzione, mentre la canapa e il lino non si coltivano più. Vengono coltivati principalmente legumi, come lenticchie e ceci, e grano. Simbolo tipico della transumanza è il galletto, pavone o pavoncella, che è ripreso da quello di Manduria in Puglia.” “L’agricoltura è da riattivare, per il momento ci sono 6 ettari coltivati, ma il problema è l’altitudine, qui è molto freddo e il terreno non è fertile. Di formaggio ne viene prodotto poco, è più di sussistenza. Nel terreno è presente una pietra calcarea, dura. I boschi della zona sono di abeti, pioppi e castagni.”


CASTELVECCHIO CALVISIO


“Oggi i campi sono tutti secchi, qui manca l’acqua, i campi sono asciutti, non è come gli altri paesi che hanno la conduttura di acqua e annaffiano. In passato, vivevano di mucche, cavalli, pecore, asini e fino poco tempo fa di maiali. Chi aveva la mucca faceva il latte per il paese. Ci sono le mulattiere che percorrevano per raccogliere le olive. Si coltivava legumi, cicerchia e lenticchie, [...].”

“Vengono coltivati i legumi, tra cui la cicerchia che è più grande di una lenticchia, ma più piccola di un cece, [...] Sagra della Cicerchia. Sono coltivati principalmente olivi, vigne e fichi, siamo al limite del clima mediterraneo. Terreno sassoso, pietra calcarea. La pastorizia una volta era florida soprattutto grazie alla lana. Alla fine dell’ottocento, inizi novecento arriva la lana dall’Australia. C’è poca acqua, ma il paese è prettamente agricolo.”

“Ho gli ulivi, faccio l’olio, prima avevo la vigna. Qui si coltivano grano, patate, zafferano e lenticchie. Ci saranno 1000 pecore, niente capre, ma ci sono muli, asini, cavalli, mucche e polli.”

“C’era un mulino sotto il Municipio, dove si facevano le farine, col grano, orzo. Una volta era un giardino, oggi i terreni non li cura più nessuno [...], noi avevamo la vigna, il mulo, le pecore, le mucche, facevamo il pecorino e la ricotta [...].”

“Ci stavano i conigli, le mucche, le pecore, le galline, le capre, i tacchini. Erano allevate da noi. Si vendevano gli agnelli, li mangiavano, era un commercio. Non tutti avevano le bestie. In centro paese è pieno di cantine, ci tenevano patate, olio, vino, maiali, uva, tutto quello che serviva per mangiare [...]. Cinque fontanelle ci stanno in paese. Però l’acqua, chi c’aveva il pozzo in casa beveva, si lavava e si puliva, chi no, prendeva la conca, se la metteva in testa e andava in campagna a prendere l’acqua [...].”

“Prima coltivavo mais, granturco, ma le hanno distrutte i cinghiali, [...] raccolta delle olive a novembre, la vigna non c’è l’ho più. Nel 1961 avevamo cavalli, mucche e pecore, ora solo polli e galline, anche perchè le aziende sono lontane. Facciamo la Sagra della Cicerchia, la prima domenica di agosto, la cicerchia la mangiano anche i cinghiali, vengono coltivate le lenticchie. Prima c’era la neve, il ghiacciaio a Campo Imperatore; nel 1929 la prima fontana del paese, l’acqua di Rionna che veniva dal Gran Sasso.”


CASTEL DEL MONTE


“Il paese poggia sulla roccia, non ci sono fondazioni. Sono Presenti delle mulattiere, per il trasporto con mulo. Si produce principalmente carne e formaggio.”

“Il 5 agosto facciamo la Rassegna Nazionale degli Ovini, in mostra centinaia di migliaia di capi. A Campo Imperatore, 25km di lunghezza, utilizzato nel periodo estivo, tra giugno e settembre; era il periodo in cui i pastori, tornati dalle Puglie, facevano pascolare le bestie, 8 mesi in Puglia e 4 mesi in Abruzzo. Il Tavoliere è stato privatizzato con l’Unità d’Italia. Ora le pecore sono tenute in capannoni e in estate vengono portate in montagna. Qualche secolo fa 100000 capi, ora 7000-8000 capi. Le pecore sono la razza gentile di puglia, buona per la lana. Vengono prodotti dei formaggi tipici come il canestrato o il pecorino di Catel del Monte. Agricoltura rurale, non di grosso respiro, produzione familiare, [...] patate, legumi, grano e frumento.”


SERRA


“I prodotti tipici sono il fungo e le castagne, ma vengono anche raccolti i frutti del sottobosco come le fragole. Abbiamo fatto l’iniziativa Adotta una Pecora, ha riscosso particolare successo, ci sono arrivate molte richieste anche dall’America. Abbiamo 10000 pecore sul territorio comunale. Emblema di queste zone è il fungo, il porcino del ceppo, ma viene usato principalmente dai distributori locali, nei ristoranti. Lo spinacio selvatico, chiamato oliga, a primavera la raccolta; le pecore recintate, fertilizzano e poi cresce spontaneamente. In queste zone troviamo querce, faggi, cerri, castagni e il ginepro, ora protetto. Festa dell’Ascensione, le persone si recavano a Serra e nel percorso a piedi raccoglievano le lumache che trovavano, con la convinzione che in questi animaletti, vi fossero le anime del Purgatorio.”


CASTELBASSO


“[...] il paese è prevalentemente agricolo, al 99%, ci sono vigne, olivi da cui si fa l’olio, e il frumento. La pastorizia è quasi assente, qui siamo in collina. Mia nonna andava a mietere, lavorava nei vigneti. Il borgo era quasi auto-sufficiente.”


Lago di Barrea

Sezione est-ovest Il comune di Barrea, tra i borghi presi in analisi, è quello con piÚ risorsa idrica, infatti sorge vicino il lago di Barrea e a un affluente del fiume Sangro. La superficie ad acqua risulta essere il 9,35% su tutto il territorio.

Sezione nord-sud


CONCLUSIONI

I sette borghi analizzati in quest’ultima parte del book, si trovano nella fascia centrale dell’Abruzzo. Come già scritto nell’abstract, lo studio per tutti i piccoli centri abitati è stato svolto come per la regione abruzzese: mappatura delle quantità delle Risorse Naturali e rappresentazione di esse nella storia. I dati ISTAT rielaborati, non corrispondono perfettamente con le percentuali delle mappature, in quanto queste ultime non sono inerenti a tutto il comune, ma alla circonferenza di raggio 1,5 km presa in considerazione. Come si vede nello schema riassuntivo, solamente due borghi (Barrea e Morino Vecchio), nel raggio di analisi, possono usufruire nelle vicinanze di risorse idriche; anche per le rocce, solo a Corvara e a Castelvecchio Calvisio ne è possibile l’estrazione. Le altre risorse, anche se in quantità differenti, sono tutte disponibili, inoltre si può notare come in alcuni borghi siano presenti in misura elevata più di una risorsa, ad esempio Castelbasso presenta un alta concentrazione di coltivazioni e di capi di bestiame, mentre a Serra si ha un numero elevato di animali e la superficie è completamente inserita nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Purtroppo, dalle interviste effettuate in alcuni di questi borghi, abbiamo capito che la diminuzione dello sfruttamento delle Risorse Naturali è dovuta all’industrializzazione e alla volontà della nuova generazione di cercare un lavoro più proficuo e semplice nelle città. A oggi, il contadino e l’allevatore hanno una produzione che si limita solamente ai propri bisogni. In conclusione, noi pensiamo che nel territorio abruzzese le Risorse Naturali sfruttabili ci siano, in quantità differenti a seconda della posizione e dell’altimetria; in particolare nei borghi, bisognerebbe incentivare il ripristino delle aree che potrebbero essere sfruttate nel migliore dei modi e portare al massimo rendimento questi terreni, per poi effettuare, tra i vari borghi, uno scambio dei prodotti tipici dei luoghi.


BIBLIOGRAFIA

AAVV, Abruzzo : L’Aquila e il Gran Sasso, Chieti, Pescara, Teramo, i parchi e la costa adriatica / Touring Club Italiano. - Milano : TCI, 2005. Giancarlo Alisio, Il Fucino tra storia e progetto, tratto da Quaderni di laurea 1, Università degli Studi di Napoli Federico II Alessandro Vescovo, La via Tiburtina Valeria: paesaggio e arte tra Lazio e Abruzzo, Banca del Fucino, 2002. Fulco Pratesi e Franco Tassi, Parco nazionale d’Abruzzo: allascoperta del parco più antico d’Italia, Carsa, Pescara 1998. Vittorio Giannella, Parchi d’Abruzzo, Federico Motta, Milano 2000.

SITOGRAFIA

www.architetturadipietra.it www.cartanet.regione.abruzzo.it www.comune.morino.aq.it www.gransassolagapark.it www.ilgransasso.com www.inabruzzo.it www.isprambiente.it www.istat.it www.italia.indettaglio.it www.morino.terremarsicane.it www.parcoabruzzo.it/index.php www.parcomajella.it www.parks.it www.pcn.minambiente.it www.politicheagricole.it www.prolocovillavallelonga.it www.regione.abruzzo.it www.statistica.regione.abruzzo.it www.studio-basel.arch.ethz.ch www.sviluppoeconomico.gov.it



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