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n.12 - 25 maggio 2009

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Speciale basket femminile

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l’E-ditoriale www.basketville.it Numero 12 – 25 maggio 2009 Direttore Responsabile FRANCO MONTORRO franco.montorro@basketville.it www.basketville.it è una testata registrata presso il Tribunale di Lucca e di proprietà di Media dell’Otto s.r.l. Via delle Ville, 1140/A 55100 Lucca Telefono +39 3202 119 119 E-mail: redazione@basketville.it Progetto Grafico Appunto Via Caduti per la Patria, 47 20050 Lesmo (MI) Telefono e fax +39 039 596724 www.appuntoweb.com Fotografie Agenzia Ciamillo-Castoria Autorizzazione del Tribunale di Lucca numero 894 del 16 marzo 2009

Un numero “dedicato” alla pallacanestro rosa Ci sono diverse ragioni perché nel bel mezzo di tutti i playoff maschili, dalla Serie A alla Nba, scegliamo con coraggio la copertina dedicata alla pallacanestro femminile e all’interno di questo E-Magazine trovate un numero di pagine dedicato alle donne superiore perfino a quello dei playoff del “tutti contro Siena”. Una ragione è che proprio la fluidità e l’accavallarsi dei risultati ci ha indotto a trattare innanzi tutto, e come poi non avremmo più potuto fare, di campionati e di eventi determinati. Fin dal primo numero abbiamo avuto un occhio di riguardo per la femminile, attenzione che abbiamo avuto la conferma essere meritata. E la settimana scorsa sono accaduti un paio di fatti che hanno aumentato la nostra simpatia verso un settore ancora genuino, in senso positivo, al quale per quanto contiamo e per quello che possiamo diamo spazi e visibilità. Portandolo anche ad esempio, se serve. Avevamo già preso questa scelta e immaginato di scrivere in questa pagina le cose che leggerete a breve, quando qualche riga di Gianni Mura su “La Repubblica” ha riscaldato il nostro orgoglio. Parlava della finale maschile di volley, della vittoria in trasferta di Piacenza a Trento e degli applausi di tutto il palasport per gli avversari campioni. Anche il basket è capace di gesti del genere o improntati comunque alla migliore correttezza sportiva.Vedi, in A2 femminile, le scuse del presidente di Ancona per le cattive prestazioni della sua squadra. Oppure, stesso campionato, ma girone Nord, il clima di Cavezzo-Lucca: tifosi mischiati, liberi di tifare, complimenti reciproci, applausi per tutti a fine gara, nessuna ironia per i sorrisi delle vincitrici o per le lacrime delle sconfitte. Addirittura striscioni di complimenti contemporanei per tutte e e due le squadre. Questo è il basket che vorremmo sempre e che quasi esclusivamente troviamo nella femminile. Complimenti anche a Peppe Poeta, per come nella tiratissima serie fra Armani Jeans e Banca Tercas ha cercato di riportare tutti - compagni, avversari, pubblico – nei binari della competizione sportiva senza eccessi verbali e tantomeno fisici. Infine, delusione per la mancata assegnazione dei Mondiali 2014 all’Italia. Con qualche nota polemica prestataci dal sempre acuto Valerio Velino, che si domanda: « In base a quale principio pensavamo di farcela? Gli impianti che abbiamo? I dirigenti che abbiamo? Le nostre beghe?». Difficile dargli torto. Ci piacerebbe, però ed allora, che la Federazione il prima possibile avanzasse una candidatura per la prima edizione disponibile degli Europei maschili.

Franco Montorro franco.montorro@basketville.it


basketville n째12 - 25 maggio 2009

sommario


Italia 6 Lottomatica-Angelico Stefano Zavagli 7 Banca Tercas-Armani Jeans di Paolo Corio 8 Montepaschi-Scavolini Spar di Alessio Bonazzi 9 Benetton-La Fortezza di Franco Montorro 10 La riforma dei campionati di Franco Montorro 13 Legadue: i playoff di Lorenzo Settepanella 14 Legadue: Lupo Rossini di Paolo Rosati 16 Donne A1: Geas di Roberto Perticaroli 17 Donne A1: Umbertide di Roberto Perticaroli 18 Donne: College Italia di Roberto Perticaroli 20 Donne A2: Pontedera-Ancona di Roberto Perticaroli 22 Donne A2: Cavezzo-Lucca di Roberto Perticaroli 24 Donne: Le finali Under 19 di Roberto Perticaroli

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L’E-ditoriale Blog In Playground Style Play On/Off


Serie A

Spinelli trascina Biella allo “spareggio” Una super prestazione del play Angelico e della coppia di ex Aradori-Garri rimanda l’esito della serie a gara 5

di Andrea Ninetti

Qui Biella 80

L’Angelico ha centrato con pieno merito il successo, grazie ad una super prestazione di Valerio Spinelli, bravo a finalizzare oltre che servire al meglio i suoi compagni. Ottime anche le prove di Aradori (nella foto) e Garri (7 rimbalzi a testa ed un fatturato complessivo di 19 punti), gli ex di turno che animati dalla solita grande voglia di rivalsa, hanno dato ancora una volta il loro prezioso apporto alla causa, affondando una Virtus che si era illusa di farla franca dopo un discreto primo quarto. Fitte erano le nubi addensatesi all’orizzonte dopo il pesante k.o. della terza partita, giocata solo per i primi cinque minuti, ed era lecito essere pessimisti visto anche un linguaggio del corpo che aveva fornito esclusivamente indicazioni negative al coach dei piemontesi. Jerebko e soci hanno invece raccolto l’appello a non mollare del Presidente Atripaldi. Con quattro uomini in doppia cifra, 20 assist di cui 10 firmati da Spinelli e quasi il doppio dei rimbalzi conquistati (40-24 il dato finale), era realmente difficile non portare a casa il risultato, in bilico solo nel primo tempo, in cui Becirovic ha egregiamente mascherato le diverse amnesie giallorosse. Se Biella si scrollerà di dosso quel timore reverenziale mostrato finora nei viaggi a Roma, allora si potrà assistere ad uno spareggio ad alto contenuto di spettacolo, con la consapevolezza

di aver comunque già conseguito un risultato di spessore nel trascinare fino alla quinta partita una formazione indicata da molti come la più seria pretendente al trono di Siena.

Qui Roma 67

Senza far drammi per una sconfitta che ci può stare (anche se non in quelle proporzioni), sarà importante cancellare in fretta il pessimo secondo tempo in cui la Virtus ha incassato la bellezza di 46 punti, cercando di migliorare la difesa del pick ‘n roll, specialità in cui Spinelli e Smith hanno puntato forte per piegare la debole resistenza giallorossa. Preoccupa il calo accusato nella terza frazione che, come già nel precedente confronto in Piemonte, è risultato poi decisivo per le sorti della gara; Golemac si sta inserendo lentamente ed è inutile pretendere da lui la luna, Becirovic e Jaaber cantano e portano la croce in un contesto dove, a turno, vengono meno uno o due solisti indispensabili per questo coro. Continuità sarà quindi la parola chiave di un futuro immediato in cui è facile immaginare che Douglas venga confermato anche per gara 5, sia perché l’innesto di Jennings dopo l’infortunio al ginocchio può rappresentare un’incognita, sia per non bruciare definitivamente, da un punto di vista psicologico, un giocatore che rischia di diventare decisivo in negativo.


Serie A

Katelynas manda Milano in Eurolega

di Paolo Corio

Una serie bellissima, con una Teramo da applausi. Decisa, a sorpresa, dal lituano Qui Milano 70

Roba da far gelare il sangue nelle vene a dispetto del caldo che soffoca il Palalido: sotto di due (6769), con Teramo alla rimessa a 14” dalla sirena, tra i tifosi milanesi non sono pochi quelli che già vedono all’orizzonte lo spauracchio di gara-5 nell’altrettanto infuocato PalaScapriano. E invece, dopo l’incredibile indecisione di Moss che ridà la palla all’AJ, più torrida di tutto il contesto ecco spuntare a 4” la mano di Katelynas che da oltre l’arco sigla l’ultimo sorpasso, quello che manda Milano in semifinale. Come la scorsa stagione, ma meglio della scorsa stagione: perché questa volta Siena se ne sta dall’altra parte del tabellone e la lunga serie tra Roma e Biella può regalare un’avversaria con più tossine nelle gambe e nella testa di quante non ne abbiano gli uomini di Bucchi. La finale non è insomma una “mission impossible”, ma a patto di poter sempre contare su un Hawkins (nella foto) dagli artigli affilati come quello rivisto in gara-4 (22 punti per il “falco” dopo il volo quasi a vuoto della sconfitta a Teramo) e di ridare Mordente - perdonate il gioco di parole - a un reparto esterni in cui il coach biancorosso pare comunque aver trovato il giusto equilibrio con i minuti d’alternanza tra Vitali e Price. Sotto invece, specie in caso di una semifinale metropolitana, il recupero di Rocca diventa indispensabile per dar man forte a un Marconato che è rapidamente entrato nei meccanismi milanesi e a un Taylor che invece - pur in netta crescita spesso stenta ancora a far entrare il pallone nel canestro, con errori che ricordano i goal divorati

sotto porta dallo “sciagurato” Egidio Calloni di rossonera memoria. Mentre Hall dovrà evitare di farsi innervosire dagli avversari come accaduto contro la Bancatercas, per non veder salire la pressione... e scendere le percentuali al tiro.

Qui Teramo 69

Due punti in tutto: 83-82 in gara-2, 70-69 questa volta. Due punti che determinano la fine di una bellissima avventura e che rimbombano nel cervello di giocatori e tifosi teramani come il suono dei ferri colpiti da Brown e Moss nelle rispettive occasioni. Sì, perché ad aumentare la delusione c’è il fatto che entrambe le volte Teramo ha pure avuto tra le mani il pallone della vittoria, scommettendo - e perdendo - su un tiro da oltre l’arco. Ma l’inesperienza di questa squadra comunque straordinaria, capace di rientrare in partita dal -14 dell’intervallo (42-28) proprio con una raffica di triple e con immaginifici appoggi al tabellone del suo Poeta, ha pagato dazio soprattutto in quella mai effettuata rimessa a pochi secondi dalla sirena e dal traguardo di rimettere tutto in discussione in gara-5. Spezzatosi rocambolescamente il sogno, non deve però incrinarsi la consapevolezza di aver dato vita a una stagione straordinaria, con il terzo posto in regularseason e la prima vittoria nei playoff della storia societaria, oltre al titolo di allenatore dell’anno per coach Capobianco. E se è vero che l’appetito vien mangiando, alzi la mano il tifoso della Bancatercas che non avrebbe firmato a inizio Campionato per arrivare sin qui...

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Serie A

Tutto come ampiamente previsto Siena domina la serie. In gara 3, grazie ad un’eccellente difesa. Pesaro: poco da recriminare, ma il futuro deve prevedere grossi cambiamenti di Alessio Bonazzi

Qui Siena 93

E’ facile dire che è andato tutto come previsto, e non siamo certo i soli a farlo, ma il pronostico della viglilia è stato rispettato dalla Mens Sana in maniera ampiamente regolare, con due “asfaltate” in casa e una gara tenuta sotto controllo in trasferta. Troppo grande il divario fra due formazioni giunte ai Quarti con diverse motivazioni e aspettative. Per Pianigiani si è trattato di mantenere alto il livello di guardia, magari provando qualche soluzione nuova che nello sbilanciamento della serie potesse non apparire troppo facilmente leggibile dai futuri avversari. Dunque, due partite e mezza senza storia, con 25 punti di media di scarto a favore dei biancoverdi, che liquidano questo confronto in davvero poche battute grande, fluido attacco dei toscani, ma anche una difea per lunghi tratti impenetrabile e che ha obbligato Pesaro alla perdita di una miriade di palloni. In gara 3 c’è stato spazio e gloria per tutti gli elementi dell’organico, con Sato ma anche Kaukenas (nella foto) in migliore evidenza. Poi, altri giorni di vantaggio nella preparazione della sfida di semifinale. Contro chi, pare non avere importanza, non è certo Siena che si deve preoccupare dell’avversario, anche se per diverse ragioni la sfida con la Virtus si fa preferire – ma alla Mens Sana nessuno lo ammetterà mai – soprattutto per una questione di orgoglio: è stata La

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Fortezza quella ad impensierire di più i tricolori in due confronti diretti (Coppa Italia e stagione regolare). Lo diciamo noi, ma non lo pensiamo solo noi: un altro cappotto sarebbe più “sentito” appiopparlo alle Vu Nere. Giusto per ribadire una superiorità.

Qui Pesaro 69

I playoff? Comunque vada, sarà un successo. L’hanno pensata così in moltissimi, dentro e intorno alla Vuelle, accontentandosi dell’ottavo posto in regular season e poi, almeno in casa, di aver offerto una singola prestazione accettabile contro l’armata senese. Imbattibile e perfino spietata in gara 1. Il futuro di Pesaro non è iniziato dopo la conclusione di gara 3, al PalaMensSana, perché è fin troppo chiaro che si tratta di una formazione che ha raggiunto un obiettivo minimo, a fatica, mentre un’intera città vorrebbe qualcosa di più, vorrebbe che i playoff fossero una norma e non un’eccezione, e che la Scavolini Spar si riappropriasse dell’identità perenne di “grande del campionato”. Che non significa, perché a breve non è possibile e chissà per quanto altro ancora non lo sarà, puntare altissimo (al livello di Siena, per intenderci). Vuol dire, invece, ritrovare un’identità e proporla all’esterno, come ancora non è accaduto, dal ritorno in Serie A. Questa Pesaro ha bisogno anche di leader, come non può più esserlo ovviamente Myers, di spessore intorno a Hicks e Hurd.


Serie A

Treviso padrona in casa. Boykins: l’inutile asso

Benetton ancora dominatrice al PalaVerde su una Fortezza con solo quattro giocatori sufficienti. Ma non ancora abbastanza per far credere nell’impresa Qui Treviso 91

Gusto qualche patema nel terzo quarto, con gli avversari vicini al riaggancio, questione di attimi e poi di nuovo il volo verso almeno la certezza della “bella” fra le mura amiche, anche se per questa Treviso è doveroso provarci ancora pure a Casalecchio, dove in stagione è pur sempre 1-1. In quest momento della stagione, senza far vedere cose eclatamti, la Benetton è però una squadra con gente giusta al posto giusto: vedi Stefansson, letale da oltre l’arco nel moment del massimo bisogno. O vedi il sempre più concreto Nicevic (nella foto). Intimorito e bloccato da subito Boykins, Mahmuti ha lasciato che la partita andasse a passo di corsa ed è stata una galoppata senza nemmeno troppe sbavature anche da parte di Wood e Neal, in altre occasioni più “fuori” che “su” di giri quando il ritmo si fa tambureggiante.

Qui Virtus 73

Se Berlusconi non vuole rispondere alle 10 domande di Repubblica, Boykins non si deve nemmeno preoccupare che qualcuno a Bologna gli chieda una cosa soltanto: «Per quel che è costato e per quel che ha dato, non si sente in dovere di chiedere scusa a nessuno?». Lasciate perdere le cifre, riflettete invece sulla splendida definizione che nel calcio Mario Sconcerti ha dato di

Roberto Baggio: l’inutile campione. Quello che vince le sue battaglie, ma che a te - club, squadra, nazionale non ti fa vincere le guerre. Questo è Boykins, questo è stato prima di lui alla Virtus Best (lasciamo stare Conroy, ma insomma, la storia insegna che di playmaker Usa in bianconero non se ne sono visti di indimenticabili). Poi è chiaro che da solo non vinceva nemmeno Jordan e che questa Fortezza è a pezzi, ma che nessuno se la prenda con la sfiga, eh? Perché Righetti continua a sembrare una fotocopia scolorita di se stesso, Giovannoni ansima e sbuffa come un maratoneta a Ferragosto, Koponen arriva dove può (poco lontano), Chiacig appare dipendente prossimo al Tfr e sulla panchina quattroallenatori-quattro con un unico portavoce trovano più facilmente scuse che spiegazioni. Da salvare Langford e Ford, più i veterani Blizzard e Vukcevic, ma a 4 contro 10 si vincono i quarti. Pronostico a poche ora da gara 4: una partita che la Virtus può ancora arpionare, ma giusto per salvare la faccia. Se poi vincesse anche l’ultima a Treviso, potrebbe già dichiarare il rompete le righe. Giusto per non spacciare alibi assurdi, nel caso (probabile) di una disfatta contro Siena. Basterebbe riconoscere che gi altri sono più bravi, più forti, più organizzati, meglio assemblati e gestiti, ma queste sono capacità dei vincenti le poche volte che perdono.

di Franco Montorro

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Primo Piano

Riforma dei campionati: ecco una proposta Con il Consigliere Federale Angelo Barnaba affrontiamo uno dei temi caldi sul tavolo delle trattative fra Fip e Leghe di Franco Montorro Sì, va bene: gli italiani. Sono una priorità, un’obiettivo. per qualcuno, certi club, anche una... tassa. Ma anche quella che li riguarda appare una vicenda accessoria a quella della riforma dei campionati. Una necessità urgente per raggiungere due obiettivi: 1) abbattere i costi di gestione per le società già dal 2009-2010, quando dovrebbe verificarsi un riposizionamento generale da parte dele società in relazione alle capacità di budget e all’impiantistica; 2) una progressione più logica della piramide dei campionati, partendo dal presupposto delle difficoltà di coinvolgimento immediato nella riforma della Legadue. Che vorrebbe restare così com’è, ma che dovrebbe consolidare la propria funzione anche in chiave di lega di sviluppo per giovani talenti italiani. Ne abbiamo parlato con il Consigliere Federale Angelo Barnaba che avendo preso il posto di Alberto Mattioli

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anche nel comparto Squadre Nazionali è ovviamente interessato e coinvolto in prima persona ad una riforma strutturale in grado di aumentare il numero di giocatori italiani ed eleggibili per la maglia azzurra. La sua prima proposta è choc solo all’apparenza: bloccare per una stagione le retrocessioni. «In questo caso sarebbe un’annata low cost che consentirebbe a tutte le società affiliate di prendersi una stagione di respiro evitando in diversi casi il rischio di una scomparsa», spiega Barnaba. «I club potrebber più facilmente risolvere pendenze economiche delle stagioni precedenti e facendo di necessità virtù mettere in campo giovani leve senza per questo temere la retrocessione. In seguito molti potrebbero decidere di non tornare indietro e di proseguire in una politica che oltre a garantire risparmi certi a volte riserva gradite sorprese anche sul piano dei risultati sportivi». Così agendo, probabilmente si assisterebbe anche ad un concreto ridimensionamento delle spese di intermediazione con quelle figure di agenti e procuratori che sono assurti a posizioni dominanti nel panorama cestistico italiano, anche nei tornei dilettantistici. «Nella mia visione», prosegue Barnaba «la Serie C dovrebbe diventare la logica prosecuzione dell’attività giovanile, il campionato di transito per chi ha bisogno di maturare per diventare nel breve il naturale ricambio per i giocatori dei tornei professionistici Anche ma non solo in prospettiva Nazionale. Questo discorso dovrebbe piacere alle società maggiori, che in C potrebbero unirsi a realtà satellite. Biella, lo sta già facendo e con eccellenti risultati. D’altra parte. si favorirebbe l’emersione a questo livello di tante realtà nate come scuole basket e che già svolgono una funzione vitale per il movimento anche in zone distanti dai circuiti cestistici più importanti». Ma entriamo nello specifico del format dei nuovi campionati, così come immaginato da Barnaba privilegiando alcuni aspetti: maggiore interscambio in salita e discesa fra terzo e quarto campionato; viciniorità delle squadre nei gironi, riduzione dei club in Lega Nazionale. Potete leggere in dettaglio nel grande box che completa questo articolo


Primo Piano

LA PROPOSTA DI RIFORMA IN DETTAGLIO SITUAZIONE ATTUALE

SERIE A: 16 squadre LEGA2: 16 squadre A DIL.: 28 squadre B DIL.: 56 squadre C DIL.: 128 squadre (TOT. SQUADRE LNP: 212) C REG.: 368

SITUAZIONE IN DIVENIRE *PROSSIMA STAGIONE SPORTIVA 2009/2010: nessuna retrocessione per le squadre che disputano i campionati nazionali dilettanti (A,B,C) IPOTESI A REGIME DAL 2010/2011

Nel professionismo: LEGA A: 16 SQUADRE LEGADUE: 18 SQUADRE

Campionati di Lega Nazionale Pallacanestro: SERIE A DIL: 48 SQUADRE, 3 GIRONI SERIE B DIL: 96 SQUADRE, 6 GIRONI

Campionato Nazionale gestito da n° 12 Comitati Regionali: SERIE C DIL: 192 SQUADRE, 12 GIRONI

Campionati gestiti dai Comitati Regionali e Provinciali: SERIE D DIL: 384 SQUADRE, 24 GIRONI ECCELLENZA (O ELITE) PROMOZIONE 1^ DIVISIONE 2^ DIVISIONE

Come arrivarci attraverso la stagione 2009/2010 LEGA A: 16 LEGADUE: 18 – (0,1,2 retrocessioni, ipotesi da concordare) A DIL.: 48 => 28 + 20 “PROMOZIONI” – PRIME 5 B/dil. – nessuna retrocessione B DIL.: 96 => 36 + 60 “PROMOZIONI” – PRIME 7 C/dil. + ALTRE 4 - nessuna retrocessione C DIL.: 192 => 68 + 124 “PROMOZIONI” – PRIME 5 delle C/reg. – nessuna retrocessione D DIL: 384 => le squadre non promosse dai gironi di C Reg. + le migliori dei gironi di serie D

Ipotesi per i nuovi campionati (dalla stagione sportiva 2010/2011) *LEGA A: 16 SQUADRE - Retrocessioni: 1 / 2 *LEGADUE: 18 SQUADRE - 1 / 2 promozioni - 3 retrocessioni - a referto (entro max 2 stagioni) 8 su 10 giocatori italiani eleggibili per la nazionale *SERIE A DILETTANTI: 3 GIRONI DA 16 SQUADRE – 2 UNDER – SOCIETA’ DI CAPITALI ASSOGGETTATE A CONTROLLI SULLA GESTIONE Formula 3 promozioni (play – off per le prime 8) 9 retrocessioni (3 per girone) *SERIE B DILETTANTI: 6 GIRONI DA 16 SQUADRE - 3 UNDER – TETTO MAX PER I RIMBORSI AGLI ATLETI Formula 9 promozioni (prime direttamente + 3 tramite play – off che terminano con 3 Final Four - evento come negli omologhi campionati spagnoli) 18 retrocessioni (3 per girone) *SERIE C DILETTANTI: 12 GIRONI DA 16 SQUADRE – CAMPIONATO NAZIONALE UNDER 23 (eventualmente con 3 UNDER 21), AMMESSI 2 “OVER” – CAMPIONATO NAZIONALE, GESTITO DA N° 12 COMITATI REGIONALI – DESIGNAZIONE ARBITRI A LIVELLO NAZIONALE *Formula 18 promozioni (prime direttamente + 6 tramite play – off che terminano con 6 Final Four - evento come negli omologhi campionati spagnoli) 36 retrocessioni (3 per girone) *SERIE D DILETTANTI: 24 GIRONI DA 16 SQUADRE -GESTIONE INTEGRALE COMITATI REGIONALI Formula 36 promozioni (prime direttamente + 12 tramite play – off) 72 retrocessioni *ECCELLENZA, PROMOZIONE, PRIMA DIVISIONE E SECONDA DIVISIONE: A CURA DEI COMITATI REGIONALI E PROVINCIALI Nota Nella prospettiva di andare a gironi a 16 squadre nella stagione 2010/2011, si potrebbe pensare – in via del tutto eccezionale – ad andare subito nel 2009/2010 a 16 squadre nei 2 gironi di a dilettanti e nei 4 di b dilettanti. in questa eventualita’, si potrebbe procedere in 3 modi: blocco delle retrocessioni in a e b dil. al termine di questa stagione sportiva; ampliamento delle promozioni dalla b e dalla c dilettanti al termine di questa stagione sportiva; formula “intermedia” tra le 2 sopra: 1 retrocessione in meno, 1 promozione in piu’ al termine di questa stagione sportiva.

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di Valerio Velino

Sacrati (non) dixit Alle 17:00 ci sono proprio tutti, giornalisti, telecamere, riflettori, fotografi. Manca il presidente (aridaje). Eccolo il pres. Sguardo fermo, faccia senza smorfie come nel terzo supplementare contro Montegranaro, tono di voce convinto: »Intanto buongiorno o buonasera a tutti. Che ore sono? Non so esattamente dove comincia il pomeriggio» Impagabile. Perché tutto quello che emergerà in seguito e non aver compreso la differenza fra giorno e notte. Le prime domande sono quasi scontate e vertono sui presunti (inventati da destino cinico e baro) problemi economici e sulle pendenze. Grandiosa la prima risposta: «Voi siete giornalisti sportivi dunque di questioni economiche parlo solo con giornalisti economici, in fondo anche io di basket so poco o nulla». Per bacco. Fermi tutti ! Si temporeggia ed ecco arrivare tre accalorati stagisti (ma non diteglielo) del Sole 24Ore, avevano in mano i Tremonti Bond per non perdere mai la speranza e l’Economist per darsi un tono, accompagnate da due veline e dai redattori locali di Glamour, Chi e Cioè più appropriati per discutere di discoteche, liti con i tassisti e patenti ritirate. Grande il rammarico di non aver potuto discutere ieri da Fazio con Buzz Aldrin di Stelle e Lune. «Il 27 bisogna saldare e salderemo!». Si ma perché si arrabbia? Comunque si può cominciare: il budget non lo si conosce, dei giocatori del prossimo anno è ancora presto. Perché allora tutta sta gente è qua? Perché praticamente la Fortitudo è come la Juve (ah si?), Mancinelli può essere come Del Piero. E ora di che parliamo? Questo spazio va riempito sennò G-Mac si arrabbia, già che contento

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contento non deve essere stato. «G-Mac non è più con noi». I fondi per il Parco delle Stelle li reperirà un altro. Urca !!! Chi ? «Ve lo dico ad un altra conferenza stampa». Lascia fa’. Eppur si muove. Insomma di futuro si fatica proprio a parlare, si evince che nel Parco delle Stelle, colonna portante del progetto, di basket poco se ne vedrà... anzi addirittura «sono due cose ben distinte, non c’entrano niente» (fessi) «Non l’avevate capito? Quanto volte ve lo devo dire» dice rivolgendosi spazientito cercando solidarietà nella parte economica della sala. Però sono indissolubili. Indivisibili. Inseparabili. Amici mai per chi si ama come noi. L’unico argomento affrontabile è allora il passato e qui il duo Sacrati-Savic fa autocritica. «Abbiamo le nostre responsabilità». Andando a fondo però è tutta colpa sono dei 63804 infortuni ma non ci sono i preparatori atletici, il coach che su 21 ne ha vinte 6, ma è già stato liquidato. Dunque bisogna smetterla di pensare male e a chi obietta che senza Parchi si è sempre vissuto e in fondo c’è chi vive lo stesso il nostro replica: “E che siamo noi Montegranaro, Biella»? Non sia mai! E giù insegnamenti sul marketing, come se il marketing prescindesse poi dai comportamenti e dall’immagine. Si chiude con le parole del GM. «Intanto abbiamo ripulito la squadra, perché il gruppo non era solido. Preferisco cambiare cosi magari peggiorando e retrocedere. Personalmente. Il presidente non so»L’avevano concordata questa? «Certo che temevo di retrocedere. Durante l’anno io dico sempre cose false per proteggere la squadra, la verità la dico solo ai miei collaboratori».


Sassari aspetta l’altra sfidante

Legadue

Fra Casale e Soresina si va alla quinta, con il fattore campo violato una volta a testa di Lorenzo Settepanella Harem Scafati-Banco di Sardegna Sassari 74-82 (0-3): Se Gara 1 aveva fornito una prima indicazione circa la differenza in termini di reattività, spessore tecnico e concentrazione fra gli uomini di Cavina e quelli di Bartocci, Gara 2 e Gara 3 non hanno fatto altro che veder crescere la forbice fra le due formazioni. Il dispendioso quarto contro Veroli prosciuga le energie di una Scafati incapace di reggere la forza d’urto di un Banco spietato e determinatissimo, e ora galvanizzato per una finale storica, la prima in venti anni di LegaDue. Non che il Banco avesse speso meno nel durissimo braccio di ferro contro Jesi, ma Cavina ottiene nel complesso un contributo maggiore da un organico scopertosi più lungo e coeso, e certamente meno legato al rendimento degli americani rispetto a quello dell’Harem. Vanuzzo (nella foto) su tutti ma anche Chessa, Devecchi, perfino Manca risultano determinanti tanto in gara 2 quanto in gara 3, nel corso della quale il Banco si trova prima a rincorrere per poi vincere essenzialmente nell’ultima frazione. Bartocci, che non può disporre di Davison, riceve qualcosa da un Davis tornato a livelli sufficienti (15 con 6/9 dal campo) dopo le pessime prime due partite della serie e da un orgoglioso Santarossa che gioca la gara che non ti aspetti (19 punti con 8/11, 6 rimbalzi, 6 recuperi), ma Cavina ha 6 uomini in doppia cifra ed un organico in condizioni smaglianti, pronto per la finale. Fastweb Casale Monferrato-Vanoli Soresina 89-77 (2-2): Perfetta parità dopo quattro gare, fattore campo violato una volta a testa, partite finite con scarti ridotti e risolte unicamente negli ultimi minuti: questi i punti salienti di una serie in cui si confrontano squadre dagli organici molto simili in termini di solidità, lunghezza, talento, soluzioni tecniche adottate, budget investiti. Ma se la formazione di Cioppi vive essenzialmente del talento di Troy Bell, letteralmente in stato di grazia nell’arco della serie (24,5 punti per gara nelle quattro partite di semifinale), quella di Crespi ha un approccio decisamente più corale, determinante nell’agguantare Gara 4 (nel corso della quale la Fastweb ha avuto addirittura sette uomini in doppia cifra) dopo aver letteralmente buttato via Gara 3 (vittoria di Soresina di un punto, 74-75 sul parquet di Casale, con la Fastweb che ha grandi prove da Fantoni, Formenti e Schulze, ma prove incolori da parte degli americani e soprattutto spreca 11 dei 24 tiri liberi che le vengono concessi). In Gara 5 (in programma mercoledì 27) la Vanoli cercherà di far valere la solidità del PalaSomenzi (comunque già violato da Casale in Gara 2), ma Cioppi dovrà lavorare per alleggerire la pressione difensiva su Bell, di sicuro più incisivo del pariruolo Dowdell che dal canto suo però, può contare di un sostegno maggiore da parte dei compagni (molto regolare il rendimento di Schulze, autore di uno strepitoso 10/15 da 3 punti nell’arco della serie).

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Legadue

Ancora attenti al Lupo! La panchina da coach può attendere. Rossini ha ancora voglia di dire la sua da giocatore: ma non più a Jesi? di Paolo Rosati Il Lupo vuol continuare a ringhiare, anche dopo 22 anni di carriera e 9 di fiera militanza jesina. Per ora la panchina può attendere, nel futuro c’è si l’idea di verificare la propria capacità di coach ma per il momento la voglia di giocare ha ancora la meglio. Sarà per questo che Alberto Rossini, 40 anni il prossimo 10 giugno, mercoledì scorso ha sistemato chirurgicamente anche la spalla destra per dire addio al dolore e vedersi, per un altro anno, ancora in campo con pantaloncini e canotta. Di che colore non si sa ancora, considerato che l’Aurora basket ha esercitato prima dei play off l’opzione che la liberava dall’impegno biennale con il capitano , facendo di Lupo Rossini un play a tutti gli effetti sul mercato . «E vero – conferma il capitano – la società ha esercitato l’opzione a suo favore prospettandomi comunque soluzioni allettanti dal punto di vista professionale. La mia idea è però quella di continuare almeno per un altro anno a giocare ,a Jesi o in un’altra piazza, vedremo se ci saranno i presupposti per andare avanti insieme e festeggiare i dieci anni con l’Aurora». Fino ad oggi la società non ha avanzato proposte concrete che i nove anni jesini di Lupo meriterebbero pure, ma una volta scelto il nuovo coach le parti si siederanno sicuramente di nuovo a tavolino. Sul piatto per il capitano i progetti tecnici varranno più dell’aspetto economico su cui, anche in passato, Rossini ha dimostrato una buona dose di elasticità: «Mi piacerebbe avere garanzie che riguardano me, la squadra e la guida tecnica. Sto nel basket da 22 anni, so ormai quello che posso dare e non mi andrà sicuramente di vivere situazioni al limite come quella di questa stagione». Eh si, perché al di la della uscita anticipata dai play off per il capitano non è stata una stagione facile, soprattutto dal punto di vista umano: «Ho sentito e letto cose che mi hanno offeso, non tanto come giocatore ma come uomo. La mia è una critica costruttiva ma la gestione dell’esonero di Zanchi addossato ai cosiddetti “senatori” è stata una brutta pagina che mi ha ferito profondamente. Ci sono esoneri liquidati con due righe ed altri come quello di Zanchi su cui si è forse parlato troppo, sbagliando. A suo tempo come capitano fui interpellato dalla società che mi chiese se c’erano problemi con il coach. Alla società, con puro spirito di appartenenza, ho rappresentato l’esistenza di qualche problema esclusivamente di natura tecnica

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ma quando poi è stata presa la decisione di esonerare Zanchi mi sono sentito dare del “senatore” e quasi del tagliatore di teste senza nessuno che prendesse le mie difese. Non credo di aver nulla da dimostrare, chi mi conosce sa come sono fatto, ma in quel momento io ed alcuni miei compagni ci siamo sentiti soli e questo mi ha fatto pensare che i mercenari a volte hanno meno problemi di chi si affeziona ad una società e ad una bandiera». Tolti i sassolini dalle scarpe il Lupo cammina meglio e ripercorre la stagione appena conclusa: «Ci siamo fermati al primo turno play off dopo di alti e bassi , pagando un risveglio troppo tardivo. La serie con Sassari ci ha insegnato due cose fondamentali. La prima è che i treni passano una volta sola e bisogna essere bravi a prenderli al volo. La seconda è che un tiro sul ferro o altre componenti possono variare sensibilmente il corso di una stagione. Con un pizzico di fortuna in più e con la terna di gara 5 in gara 4 la Fileni sarebbe ancora in campo e avrebbe centrato la finale per il secondo anno consecutivo. Saremmo stati sommersi di commenti entusiastici ed invece stiamo qui a parlare di una squadra che si è fermata troppo presto nella avventura play off». Le incognite sul domani di Lupo Rossini, ad oggi più lontano che vicino alla Fileni del prossimo anno, si mescolano ad altri punti interrogativi sul futuro roster arancioblu . Lo staff aurorino è già a lavoro ma l’impressione è che non sarà un’estate facile per il giemme Gianluca Zenobi costretto, presumibilmente, a rifondare totalmente la squadra. L’asse play pivot su cui la Fileni ha costruito le proprie fortune viene infatti dato in lista partenti. Antonio Maestranzi è tornato negli States salutando col “piglio” dell’addio i suoi vecchi compagni di squadra. Michele Maggioli, dopo tre anni da miglior giocatore in Legadue, ha sirene troppo allettanti in categoria ma anche al piano di sopra ed una voglia di vincere che la Fileni potrebbe non essere in grado di garantirgli col proprio progetto tecnico ed economico. Quanto basta per attendere con curiosità le prime scelte di mercato, a cominciare da quella del coach. Il primo tassello servirà infatti a capire se si punterà in alto, costruendo un organico competitivo attorno al nuovo coach e a Michele Maggioli o se invece si sceglierà un progetto giovani più futuribile e con qualche scommessa, magari, perché no, col capitano a chiudere la sua brillante carriera facendo da chioccia al gruppo.


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Geas: che... Sesto senso! Scelte giuste a livello tecnico ed organizzativo tra i motivi della stupenda stagione delle lombarde. Ne parliamo con coach Roberto Galli di Roberto Perticaroli «E’ clamoroso quello che abbiamo fatto. Un anno fa, con la morte di Natalino Carzaniga, eravamo praticamente azzerati e ci apprestavamo a disputare i playoff non voglio dire senza prospettive ma certamente con tante incognite sul futuro. Ed ora eccoci qui, a commentare un’annata estremamente positiva, soprattutto tenendo conto di quello che è stato realizzato e dei tempi strettissimi in cui l’abbiamo farlo». Chi parla è Roberto Galli, coach che ha messo a disposizione anche le sue capacità manageriali per costruire da zero una società nuova che ha funzionato alla grande, alla pari della squadra che è stata una delle sorprese più piacevoli di questa serie A1, a dire il vero, un po’ omologata. Il Geas, con il suo gioco, i suoi 80 punti di media ha portato qualcosa di nuovo ed è stata capace di far parlare di basket femminile tra persone ed ambienti insospettabili. E dal punto di vista mediatico il salto in A1 della squadra di Sesto è stata una delle novità più entusiasmanti. Ma torniamo a quello che è successo in campo: «Una stagione in cui, oltre ad ottenere i risultati, abbiamo anche messo in mostra un buon basket. E poi mi ha reso orgoglioso la nostra crescita, soprattutto nella considerazione degli addetti ai lavori: siamo partiti come matricola, poi siamo diventati matricola terribile, poi “la sorpresa”, fino ad ad essere etichettati come una delle grandi. Un piacevole riconoscimento per il lavoro svolto da tutti, squadra e società». Senza tralasciare l’importante contributo delle italiane, tra le

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quali, esclusa Zanon, nessuna aveva esperienza di A1, non si può evitare di dire che chi ha trascinato il Geas sotto le luci della ribalta sono state Penicheiro e Tillis. «Abbiamo avuto la fortuna di trovarle in un determinato periodo ma mi ricordo anche che in parecchi avevano storto naso e bocca di fronte alla nostra scelta. Ed invece ho avuto a che fare con due professioniste esemplari». Ma è soprattutto del suo play che Galli sottolinea le virtù: »La prima ad arrivare al campo e l’ultima ad andarsene. Con lei ho avuto un rapporto eccezionale, credo che, al suo ritorno in Italia, abbia dato lezioni di playmaker a tutti. Non ha mai saltato un allenamento, una professionista autentica che quando ho tolto a pochi minuti dal termine dell’ultima partita della stagione con Venezia per l’applauso si era appena rialzata dopo essersi buttata per terra per recuperare un pallone. Una giocatrice ed una persona eccezionale che ha lasciato un segno in tutte le sue compagne». Ora arriva il difficile, confermarsi, continuando a dare forti emozioni al pubblico di Cinisello Balsamo, riaperto al basket grazie al Geas. Si riparte dalla conferma di Machanguana, Zanon, Crippa, Arturi, Frantini e Twehues. Ovviamente la primissima scelta è la conferma di Penicheiro e Tillis. In base a come verrà definito il quartetto straniero, ci si muoverà sul mercato italiano. Per Calastri probabile partenza per darle una collocazione in cui possa avere maggior spazio. Ok Geas, al prossimo anno e, perché no, alla prossima copertina o al prossimo set fotografico…


Felicità senza... umbra di dubbio

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Al primo anno in serie A1 Umbertide ottiene la salvezza vincendo 2 a 0 il proprio turno di playout con Ribera di Roberto Perticaroli La stagione dalle parti di Umbertide non era cominciata bene: dopo l’euforia per la promozione in A1, la doccia fredda della notizia dell’infortunio di Chelsea Newton, la giocatrice di’esperienza che doveva guidare la giovane compagine umbra nel suo primo anno nella massima serie. Da qui un cambio netto nell’assetto della squadra, con l’ingaggio di una giocatrice completamente diversa come Dooneka Hodges. Tutto sommato la stagione è andata in maniera positiva, su questo è d’accordo anche coach Serventi, confermato sulla panchina umbra: «Da Newton che si è infortunata prima di arrivare a Rubino giunta ad Umbertide non a posto fisicamente per finire con Brown che ha deciso di tornare in America. I problemi non sono mancati, tuttavia essere riusciti a formare un bel gruppo ha fatto si che anche nelle difficoltà si continuasse a lavorare bene». E ancora: «Vorrei ringraziare la società con cui abbiamo sempre agito in sintonia ed anche nei momenti più difficili ci è stata vicina e ci ha fatto lavorare in tranquillità». Dunque, anche se ad un certo punto veniva strizzato l’occhio al nono posto (e senza l’incredibile rovescio in una fredda serata di dicembre a Viterbo forse sarebbe stato raggiunto) come prima esperienza in A1 la salvezza al primo turno di playout lascia tutto sommato contento e soddisfatto l’entourage di Umbertide. D’altronde è stata vinta la scommessa di affrontare il campionato con una coppia di giovani play italiani (Battisodo e Rossi) ed è stata rivitalizzata una giocatrice come Evelien Callens che proveniva da una stagione a La Spezia che definire negativa è poco. L’aria di Umbertide ha fatto bene alla belga che infatti è stata la prima conferma in vista della stagione 2009-2010. E, andando avanti nel reparto straniere, dovrebbe essere l’anno giusto ammirare Newton. Una giocatrice davvero importante che siamo felici di rivedere nel nostro campionato. Novità importante anche dal fronte italiano. Dopo gli anni di Reggio Emilia, Serventi ritroverà ad Umbertide Benedetta Bagnara, nelle ultime stagioni a La Spezia e Livorno. Logica a questo punto la rinuncia a Masha Maiorano, arrivata in corsa lo scorso anno da Schio. Al momento sono queste le certezze della società umbra che ha come cartellini di proprietà quelli di Bonaldo e Giorgi. Il completamento del parco straniere verrà definito quando ci saranno idee più chiare e definite riguardo il mercato italiano: Importante sarà capire se anche nella prossima stagione si andrà con il tandem tricolore nel ruolo di play. Per il pivot straniero abbiamo l’impressione che, pur essendo contenti del campionato di Courtney Willis, si cerchi una lunga fisicamente più prestante ma non necessariamente al suo posto. Insomma, le cose da definire sono ancora tante e le attende con ansia anche l’appassionato pubblico umbro, che spesso ha seguito numeroso le proprie beniamine anche lontano da Umbertide.

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College Italia al microscopio

Un progetto che prevede un lavoro riservato a 16 giocatrici delle annate ’92-’93-’94, tra i migliori prospetti della nostra pallacanestro, in raduno collegiale per tutto l’anno Con Dino Meneghin gran cerimoniere (nell’immaginario collettivo super-Dino è ancora il giocatore che ci ha fatto sognare con la maglia della nazionale e da odiare-amare a seconda se si faceva il tifo o meno per le squadre in cui giocava) sabato 16 maggio è stato ufficialmente presentato il progetto College Italia. Un progetto che prevede un lavoro riservato a sedici giocatrici appartenenti a tre annate (’92-’93’94) tra i migliori prospetti della nostra pallacanestro in raduno collegiale per tutto l’anno. Alle famiglie e alle ragazze (opportunamente convocate a Roma) è stato illustrato per intero il progetto, compreso un approfondito “tour” all’interno del centro dell’Acqua Acetosa, struttura che ospiterà le atlete, con una visita guidata alle strutture sanitarie, alla foresteria e a tutte le aree messe a disposizione dal Coni per il progetto. «Per voi si tratta di un’occasione formativa straordinaria, da cogliere al volo. Ricordo ancora il mio primo ingresso qui all’Acqua Acetosa, nel lontano 1968: qui dentro ho trascorso un periodo indimenticabile della mia vita, è passato tanto tempo ma la mia speranza è che anche voi possiate vivere un’esperienza altrettanto bella». Con queste parole dette più con l’anima di un ex giocatore che di un presidente di Federazione, Dino Meneghin ha dato la benedizione al progetto che, per sua stessa ammissione, partirà a prescindere da chi accetterà o meno di farne parte. Se qualche atleta dovesse rinunciare (ed infatti è già accaduto con Formica), ne verrà chiamata un’altra, scelta da un gruppo già individuato dal settore squadre nazionali. Alla guida tecnica Stella Campobasso: «Il mio sogno» ci ha confessato candidamente pochi giorni dopo l’annuncio ufficiale della sua designazione. E scelta migliore non poteva esserci perché Stella vive la pallacanestro con un entusiasmo ed una passione che hanno pochi eguali in Italia, è abituata a lavorare con le giovani ed è reduce, oltretutto, dall’aver salvato la sua Florence Firenze in una campionato difficilissimo come la A-2 di quest’anno. Ma a parte

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di Roberto Perticaroli questo, la scelta è felice perché è caduta su una persona che da una vita investe il suo tempo, e bene, sulle giovani. Suo assistente sarà Gabriele Diotallevi, nelle ultime due stagioni a Pomezia, anche lui, con una carriera indirizzata fondamentalmente sui settori giovanili. Coordinatore tecnico Renato Nani. La squadra parteciperà al campionato di B d’eccellenza (scelta giusta, la A2 per “bimbe” del ‘92/’93/’94 al momento sembra obiettivamente troppo). Tra chi ha lottato strenuamente per il progetto senza dubbio Sandra Palombarini, consigliere federale e recentemente nominata responsabile del settore squadre nazionali femminili: «Sono felice che la partenza di questo progetto sia coinciso con la mia nomina a responsabile del settore squadre nazionali:

non posso però non evidenziare che è un progetto di cui da anni si parlava e si teorizzava. Probabilmente il mio essere un po’ “capocciona”, testarda, ha dato una spinta in più alla realizzazione anche perché quando ho saputo che c’era la possibilità di avere a disposizione l’Acqua Acetosa abbiamo cominciato a vedere le cose con un’altra ottica. E allora lì ho pensato: ce l’abbiamo fatta». Ha ragione Sandra, se pensiamo che, con tutto il rispetto, in passato le sedi proposte erano Vigna di Valle, Tirrenia e non aggiungiamo altro, non c’è dubbio che l’aspetto logistico, che ha la sua importanza, questa volta


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è stato tenuto nella giusta considerazione. Un pensiero di Sandra sul progetto: «Al di là dell’aspetto tecnico ritengo sia una grande opportunità che viene concessa alle ragazze di crescere come persona, di maturare e di incominciare ad incanalare il proprio futuro. Credo infatti che chi accetterà di affrontare questa esperienza avrà già deciso che il basket avrà un ruolo dominante nella propria vita». Una parola di “conforto” per le famiglie che dovranno separarsi dalle loro “bimbe”: «Ovviamente tutto è organizzato affinché queste ragazze vengano seguite, oltre che sotto l’aspetto basket, su tutte le altre problematiche che si dovessero presentare. Ci sarà infatti un dirigente che sarà full time presso il centro e seguirà giorno dopo giorno l’attività di queste ragazze». Per curiosità siamo andati a sentire qualche società interessata. Gianfranco Gallo, presidente Gymnasium Napoli: «Le mie due ragazze (Di Costanzo e Ferretti n.d.r.) hanno già dato la disponibilità al progetto ed io voglio assecondare questo loro desiderio. Il basket femminile ha bisogno di aumentare la propria qualità e College Italia può contribuire a questo. La mia unica riserva è sulle annate. Secondo me era meglio scegliere giocatrici più piccole, le annate giuste erano ’94-’95-‘96». Attraversando l’Italia, decisamente diversi i toni a San Martino Lupari. Sentite il presidente Francesco Cordiano: «E’ come se ci togliessero il sangue dalle vene” esclama il numero uno della società veneta. “Noi abbiamo disputato i playout con in campo due ragazze del ’90, due del ’93 (le Dotto, chiamate dalla Federazione n.d.r.) ed una straniera. Nelle ultime

partite questo è stato il nostro quintetto proprio per cominciare un discorso basato sul settore giovanile. E per questo abbiamo già lasciato libere due ragazze di 30 e 32 anni. Abbiamo un ottimo settore giovanile che tra under 15,17 e 19 ha conquistato sei finali nazionali consecutive. Credo che questo progetto possa andar bene per le società di A1 dove ragazze giovani difficilmente mettono piede in campo ma per le società di A2 e B d’eccellenza queste ragazze sono importanti e la loro eventuale partenza crea dei disagi. Inoltre sono convinto che il sondaggio con le società andava fatto all’inizio e non dopo l’accettazione da parte delle ragazze e delle famiglie». Così pensano a San Martino Lupari. Rimaniamo in attesa di vedere quale sarà la “rosa” definitiva. Al momento queste sono le giocatrici “contattate: Giulia Bona (Cremona) Veronica Dell’Olio ( Pesaro) Lucia Di Costanzo (Gymnasium Napoli) Caterina Dotto (San Martino di Lupari) Francesca Dotto (San Martino di Lupari) Elettra Ferretti (Kocca Napoli) Giulia Gombac (Muggia) Gaia Gorini (Athena Roma) Alice Mandelli (Biassono) Marta Masoni (Cras Taranto) Francesca Melchiori (Cavallino Bianco) Marta Meroni (Costamasnaga) Giovanna Pertile (Reyer Venezia) Erika Reggiani (Sport’s School Pesaro) Chiara Terenzi (Sport’s School Pesaro) Eleonora Zizola (Reyer Venezia)

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Pontedera in A1, ma Ancona dov’era? Strapotere delle toscane. Ma il presidente marchigiano confessa grande imbarazzo per l’arrendevolezza delle sue giocatrici di Roberto Perticaroli Dunque, A1 doveva essere e A1 è stata. Pontedera anche ad Ancona ha asfaltato i suoi avversari costringendo le padrone di casa a realizzare la miseria di 26 punti complessivi e chiudere una stagione tutto sommato positiva in maniera mesta. Sulla promozione della squadra toscana c’è poco da dire: nonostante alcune problematiche anche di non poco conto che si sono presentate dentro e fuori il campo, Martiradonna & c. hanno comandato la classifica dalla prima all’ultima giornata. Una “rosa” infinita per qualità e quantità ha sopperito a tutti quegli inconvenienti che durante un campionato lungo ed impegnativo potevano capitare. Se non fosse stato per una sbadataggine a Napoli in gara due di secondo turno (sconfitta dopo un supplementare) Pontedera avrebbe raggiunto l’A1 con un percorso netto. Oltre a Napoli, Siena e poi in finale Ancona le avversarie playoff delle toscane che, lo ricordiamo, hanno chiuso la prima fase con dodici punti di vantaggio sulla più diretta inseguitrice. E la prossima settimana la stagione di Pontedera da entusiasmante potrebbe diventare trionfale considerando che, sul parquet di casa, ospiterà la “Coppa Italia”, che lo scorso anno vinse proprio battendo in finale Ancona. Ma è proprio su Ancona che vorremmo soffermarci perché siamo rimasti colpiti dalle parole sincere e al tempo stesso amare di Renzo Lucioli, dirigente responsabile della squadra marchigiana che, dopo aver sportivamente fatto i complimenti ai vincitori di Pontedera ammettendo la loro superiorità mostrata per l’intera stagione, tira fendenti di non poco conto alla sua squadra che (testuale) «ha smesso di giocare a basket dopo la conquista della finale con il Cus Cagliari, lasciando nello spogliatoio ogni velleità e voglia di vittoria ma soprattutto dignità e carattere, necessari in una occasione così importante. Forse avremmo perso ugualmente ma almeno avremmo salvato la faccia. Invece, con due prestazioni disastrose ma soprattutto vergognose, abbiamo in due sole partite rovinato una stagione che, stante le avversità incontrate, era da considerarsi positiva». Così Renzo Lucioli, un dirigente

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entusiasta e passionale, conosciuto nell’ambiente per la perseveranza con cui, quando pensa di aver ragione, porta avanti le sue battaglie e prende di petto le situazioni e che, come si suol dire, non le manda a dire. Queste affermazioni sono una testimonianza di sportività enorme, in un mondo in cui quando si perde è sempre colpa di arbitri, sfortuna e comunque degli altri. «Nei miei anni di attività difficilmente mi viene in mente una sequenza di umiliazioni così grande e l’imbarazzo verso il pubblico del PalaRossini» – continua Lucioli - che dimostrando sportività ha sostenuto la squadra e l’ha applaudita nel finale. Applausi che spero non siano stato ricambiati per pudore e non per indifferenza». Insomma Lucioli è rammaricato perché più che essere sconfitta la sua squadra è stata umiliata. Lungi da noi prendere le difese delle giocatrici (non parliamo solo di quelle di Ancona ma in generale), tuttavia nel giudicare la stagione non si possono non sottolineare i tanti infortuni (il più grave quello di Giulia Casadio che ha tolto ben presto di mezzo il fiore all’occhiello della campagna acquisti dorica, ma anche Sordi, Franciosi ed altre hanno avuto i loro contrattempi più o meno gravi) passando per il rendimento sottomedia di alcune giocatrici da cui probabilmente ci si aspettava di più. Per perdere le finali bisogna arrivarci ed Ancona c’è arrivata. Ma conoscendo Renzo, sappiamo che starà già lavorando per l’Ancona del futuro, per garantire un’altra annata positiva alla “sua” creatura. L’epilogo non è stato felice e l’ultimo ricordo è sempre quello più nitido ma siamo convinti che la stagione 2008/2009 di Ancona non sia tutta da buttare.


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Cavezzo promossa, Lucca non bocciata Dopo tre gare intense ed avvincenti la squadra modenese conquista l’A1. Per la Ducato, da neopromossa, un campionato al di là delle aspettative di Roberto Perticaroli Il grido di battaglia ora è: “Le piovre son tornate”. E il riferimento è al simbolo di Cavezzo che dopo 120 minuti uno più bello dell’altro ha avuto la meglio su Lucca e ottenuto il lasciapassare per la serie A1, da cui era sceso appena due anni fa. A Lucca c’è ovviamente rammarico per l’occasione persa di fronte a 2000 persone in gara 2: dopo aver espugnato Cavezzo, il sogno sembrava decisamente a portata di mano ma, come un bambino a cui viene tolto il barattolo della marmellata, Consolini e compagne hanno visto passare davanti la grande occasione senza riuscire ad afferrarla, messe all’angolo da un 23 a 5 nel primo quarto dal quale non sono più state in grado di riprendersi. In gara 3 l’inerzia è stata quasi sempre dalla parte delle locali: Cavezzo è stato sempre avanti, arrivando ad un importante +14 al 30° (47-33), poi la rimonta disperata delle toscane che arrivavano a -6 ma la diga delle giallo nerevha retto e al 40° si è potuto dare libero sfogo alla propria irrefrenabile gioia. E’ facile a dirsi anche se la delusione è tanta ma a Lucca (300 persone al seguito nel match decisivo dopo il tutto esaurito di gara 2) debbono solo fare un applauso enorme a giocatrici e staff per un risultato inaspettato alla vigilia, per una società che dodici mesi fa giocava a Civitavecchia per conquistare l’A2. Cavezzo chiude in maniera trionfale la sua stagione: otto vittorie consecutive in avvio ed un bilancio di 23 vinte e 3 perse in stagione regolare. Ed ora un po’ di voci dei vincitori: Valeria Zanoli, grande protagonista dell’annata cavezzese: «Penso che ce lo siamo meritate, è stata una stagione meravigliosa. Onore alle ragazze di Lucca: hanno giocato una serie e una stagione super. Dedico la vittoria ad Antonio Tampellini (il padre recentemente scomparso del Direttore Sportivo Giancarlo Tampellini, ndr), da lassù ci ha dato una mano». Il Presidente Enrico Corsini: «Due anni fa avevamo lanciato un progetto di 3 anni per tornare nella massima serie; con un anno di anticipo eccoci di nuovo qui. Ora cominceremo a cercare le risorse

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aggiuntive necessarie a sostenere la nuova stagione: sarà importante il contributo delle aziende del nostro territorio, in cui confidiamo. Ma ora è il momento di gioire». Il direttore Sportivo Giancarlo Tampellini: «Davanti ad un pubblico del genere, è una soddisfazione incredibile. E’ stata una stagione straordinaria; le ragazze e lo staff sono stati fantastici!». Eleonora Costi, una delle più positive nella stagione delle piovre: «L’ultimo quarto è stata una sofferenza, ma abbiamo iniziato e finito col nostro punto di forza: la difesa. La vittoria la dedico alla mia famiglia, alla squadra e ai nostri tifosi, fantastici». Coach Luigi Piatti: «Dopo la sconfitta in gara 1 di finale abbiamo reagito da gruppo vero; è stata una bella stagione, sono onorato di aver guidato una squadra con queste qualità e attributi».


30 e 31 maggio Coppa Italia di A2 Sabato e domenica prossima si svolgeranno le Final Four di Coppa Italia di Serie A2-Memorial Natalino Carzaniga. La manifestazione, in un primo momento prevista per inizio aprile a Chieti e rinviata per il terremoto che colpì l’Abruzzo proprio in quei giorni, verrà disputata presso il palazzetto “Giorgio Matteoli” Pontedera. Questo il programma: 30 maggio Ore 17,30: Marghera-Cus Chieti Ore 19,30: Lucca-Pontedera 31 maggio Ore 18,00 Finale

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Under 19: sarà Roma-ter?

di Roberto Perticaroli

Pronostichiamo favorita ancora Città Futura, davanti a Parma. Attenzione a Udine padrona di casa

La squadra capitolina, vincitrice negli ultimi due anni, parte con in favori del pronostico nelle finali nazionali under 19 a Udine, città che ospita la manifestazione per il secondo anno consecutivo, conferma strameritata. Il livello sembra, sulla carta, più che buono, ci sono tante giocatrici che rivestono ruoli importanti anche a livello di prima squadra e questo ovviamente fa si che il livello si innalzi decisamente, con atlete giovani che già sono abituate a respirare l’aria a volte dura e non facile dei campionato senior. Vediamo quello che potrebbe essere il ranking di queste finali 2009. La nostra favorita si chiama Città Futura Roma. Uscite di scena le ’89, la squadra si affida al talento delle torinesi Tava e Quarta. Subito dopo posizioniamo Parma con Narviciute che ha compiuto passi da gigante e che quest’anno, considerando anche l’incredibile seuqenza di infortuni capitati alla squadra emialana, ha respirato a pieni polmoni l’aria della serie A1. Certo non possiamo neanche trascurare l’Udine di Larry Abignente, un po’ perché gioca in casa, un po’ perché Striulli a questo livello può fare ciò che vuole e che tutte le altre giovani hanno avuto il loro spazio in A2. Un nome da seguire? Madonna. A ridosso del nostro ipotetico podio mettiamo Athena, squadra che ha disputato il campionato di serie B superando un turno di playoff e uscendo solamente in semifinale a garatre con Ragusa, giocando con coraggio e determinazione anche le partite in Sicilia. Gorini è la punta di diamante, fresca di convocazione

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di College Italia. Gruppo alla settima finale nazionale. Possibilità di fare bella figura (e forse anche di più, dipende dagli eventi e dagli equilibri) anche per Como (nelle foto) che, seppur senza il pivot Forgione, operata alla caviglia, ha talento, a fare da contraltare ad una panchina corta. Da seguire Elena Bestagno, anche lei quest’anno vista abbastanza spesso dalle parti della prima squadra, causa i problemi fisici di Limoura e Donvito. La squadra ha vinto il campionato di B2, un’esperienza senza dubbio utile. Oltre a Udine, doppia presenza del Friuli grazie alla Ginnastica Triestina, nome storico della pallacanestro femminile italiana, da sempre attenta alle sorti del proprio settore giovanile. Anche a Trieste, per le ragazze un’importante esperienza in un torneo di vertice di B1. Attenzione a Cigliani. Proviamo a puntare sulla squadra friulana come sorpresa. Chiudiamo con San Martino Lupari e Bologna. Le venete cominciano ad essere una piacevole abitudine a questi appuntamenti e grazie a queste giovani è arrivata la salvezza nei playout al primo anno di A2. Sotto osservazione le Dotto, già “avvistate” da College Italia. Bologna ha in Nannucci e Richter l’asse play-pivot di ottimo livello ma l’infortunio di Coraducci toglie alle felsinee un autentico pezzo da novanta. Da oggi si gioca, e vinca il migliore. GIRONE A: Trieste, Bologna, Città Futura Roma, Como GIRONE B: Udine, San Martino Lupari, Parma, Athena Roma


Serie A

di Davide Cerruto - Appunto

SNEAKER CORNER PUMA SUEDE REPEAT II

Il più celebre modello Puma di tutti i tempi, un feticcio per gli sneaker freaker e i b-boy degli ultimi 3 decenni, è stato rivisitato con stile ma la sua attitudine urban non ne esce intaccata, anzi. La pelle scamosciata della tomaia è lavorata con un particolare trattamento a goffratura e ripropone decine di piccole sagome della scarpa.

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La borsa Delegate di Eastpak è una tracolla dalla linea trendy per tutti i tuoi gadget, con una grande patta chiusa da una clip, un’ampia tasca zippata e un’altra tasca a velcro sul retro. Come tutte le borse della linea Scrap, è caratterizzata da grafiche e stampe che ricordano un blocco di appunti, ritagli e souvenir.

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SPORTWEAR FELPA RBK

Per vestire comodo e cool, da Reebok una stilosissima felpa zippata in tessuto tecnico blu e azzurro con grafica a quadretti, cappuccio e bordi in maglia elastica.

70,00 Euro BASKET BOOK CONFESSO CHE HO SBAGLIATO

Ebbene si, anche gli arbitri sbagliano, e ora lo ammettono pure. Ma dal titolo del libro di Luca Corsolini non si capisce tutto, perché “Confesso che ho sbagliato” (sottotitolo: tra passione e buona fede, i segreti degli arbitri di basket”) non è un semplice libro di aneddoti sugli arbitri, quanto la loro stessa vita. La storia di uomini e delle loro famiglie e delle scuole che hanno reso, nel tempo, i fischietti italiani i migliori in Europa. Edizioni Pendragon, con prefazione di Ettore Messina.

14,00 Euro

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di Giuliano Mannini - Appunto

SUPER GROOVE Creative Gigaworks T-40 II

Quando uscì sul mercato lasciò a bocca aperta: un sistema audio da scrivania con un prezzo consumer e prestazioni da vero Hi-Fi. T-40 si collega al computer oppure al lettore Mp3 e ci puoi ascoltare musica oppure la radio, magari quando segui la radiocronaca della tua squadra in streaming o via etere. Rispetto alla prima edizione, ora c’è un ingresso line-in anteriore (è qui che colleghi il lettore portatile) e una potenza ancora superiore, che passa da 14 a 16 Watt RMS per canale. Cosa offre T-40 in più rispetto ad altri prodotti simili? Una qualità sonora fuori dal comune: prova a riascoltare gli MP3 che conosci meglio e scopri un’infinità di dettagli sonori che non avevi mai potuto cogliere con il tuo computer. Roba da impianto stereo “vero”.

da 149,99 Euro AUDIO ON-THE-GO Denon Ah-C551 Custodia rigida (con chiusura lampo), prolunga per il cavo e design hi-tech: fin dal primo feedback è evidente che gli Ah-C551 sono auricolari superiori alla media. Non sono i top di gamma Denon ma rientrano nella fascia più interessante: quella appena sotto i 100 euro. Con una cifra così migliori tantissimo il suono del tuo MP3 player ma senza svenarti. I C551 si sentono proprio alla grande, grazie soprattutto all’ottima timbrica e alla entusiasmante gamma alta. Non sono comodissimi da indossare (i gommini sono di 3 dimensioni diverse ma li avremmo graditi un po’ più morbidi) ma isolano bene dal rumore esterno: puoi ascoltare la tua musica anche quando sei al palazzetto, tra la folla, senza problemi.

99,00 Euro VIDEOGAMES Demigod In questo strategico venato di elementi RPG, tutto gira intorno al combattimento. La trama? Parti come un semidio (semigod) e vittoria dopo vittoria, ti avvicini allo status di dio vero e proprio. Otto i personaggi tra cui scegliere: quattro Generali e quattro Assassini, ognuno con abilità uniche. La trama - praticamente inesistente non aiuta molto e nella modalità single player, alla lunga, finisci per annoiarti. Tutt’altra storia in multiplayer: competizione fra demigod, arena virtualmente illimitata e personalizzazione del proprio mezzo-dio. E se non basta, si possono anche formare squadre online oppure allearsi contro altre fazioni sparse per il mondo.

39,90 Euro

Basketville # 12 - 25 maggio 2009  

Dai playground ai playoff. L'e-magazine italiano di basket

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