Esteri
cui si troverebbero i paesi dell’Unione di fronte a uno stop della fornitura di gas – opzione che Putin si riserva nel braccio di ferro diplomatico – potrebbe avere l’effetto di unire i membri del Patto Atlantico e diminuire la frustrazione del Pentagono rispetto al disallineamento degli alleati europei.
“America First” vale anche in Ucraina Biden sulla stessa linea di Trump e Obama: la Cina rappresenta una minaccia più grande della Russia USA
di Luisa Barone
«L’Ucraina è la fidanzata della Russia che flirta con l’Unione Europea. Da qui la tensione, ma non credo ci saranno importanti conseguenze a livello geopolitico». Per spiegare la crisi in Est Europa, usa una metafora David H. Bearce, professore all’Università del Colorado con un’esperienza nel dipartimento economico di Washington. A Mosca è sempre più evidente che il processo di democratizzazione in corso nel paese ha avvicinato l’Ucraina all’Occidente. Perciò, quelle di Putin sono azioni volte a preservare il blocco russo: Ucraina, Bielorussia e Moldova «è tutto ciò che gli rimane».
ternazionali presso l’Università Sciences Po di Bordeaux, la crisi ucraina «is not going to impact the world». Significative risorse militari combinate a un’economia debole fanno di Mosca una minaccia relativa, ma soprattutto di vecchia data. Le stesse condizioni valevano per l’URSS negli anni '80 e la Russia degli zar all’alba della Prima Guerra Mondiale. Ma più di tutto, a Washington prevale la convinzione secondo cui Putin, nel caso di un’invasione, non avanzerebbe nel continente europeo oltre i confini dell’Ucraina. La conseguenza immediata sarebbe l’attivazione della clausola di difesa collettiva e quindi trovarsi a combattere contro l’intero blocco Nato.
Quindi «perché gli Stati Uniti dovrebbero impegnare le loro forze militari nella regione?» chiede retoricamente David Bearce. La decisione di Biden è stata quella di armare il Paese in vista di uno scontro, in modo da rendere le truppe ucraine capaci di difendersi in caso di attacco. Secondo questa logica, «Putin sa anche che non ci sarà alcuna risposta militare della Nato ad un’invasione russa «Nel migliore dei casi, la Russia ha dell’Ucraina». La reazione occidentale solo capacità di disturbo». Secondo Da- consisterebbe invece in sanzioni econorio Battistella, professore di Relazioni In- miche «paralizzanti». Ma la difficoltà in 24 — Zeta
Che i difensori della democrazia abbiano abbandonato la filosofia dei “poliziotti del mondo”? La politica estera americana è dettata dagli interessi economici, ed è il secondo mandato di Barack Obama (2012-2016) a rappresentare un momento di transizione chiave. La sua amministrazione opta «per una strategia soft in Libia e in Siria mentre si ritirava dall'Iraq e iniziava a ridimensionare il numero di truppe americane in Afghanistan dopo il surge iniziale» in un momento in cui il Medio Oriente non rappresentava più un’area di interesse. Gli States riescono a diventare indipendenti in termini di risorse energetiche, così Washington adotta il cosiddetto Indo-Pacific Pivot nel tentativo di rafforzare il proprio ruolo nella regione asiatica e contrastare la rapida crescita economica cinese. Trump – anche se non lo ammetterebbe mai – e poi Biden continuano su questa falsariga, con il ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan e la guerra commerciale contro la Cina. Dopo la Guerra Fredda la comunità internazionale si è illusa che la prospettiva del futuro potesse essere quella dell’unipolarismo, con gli USA come unica superpotenza. Ma la più importante transizione in corso è il graduale passaggio al bipolarismo, che vede l’opposizione dell’America alla Cina. «Entriamo in un’era di strategie di politica estera estremamente sofisticate». La reale preoccupazione a Washington è il rischio che l’invasione russa dell’Ucraina senza alcuna risposta della Nato possa spingere la Cina a fare lo stesso con Taiwan. ■
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