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Alberto Zannoni

Canto Calkophonia di segni incisi e altre storie brevi


M

acchine per scrivere che suonano, libri che riproducono dischi (rigorosamente in vinile), strumenti musicali improbabili e allampanati musicisti catatonici sono filo conduttore delle immagini che si susseguono; tra fogli volanti e caratteri mobili si sfoglia la narrazione del lavoro di vent’anni, in un continuo di rimandi, assemblaggi impossibili e meccanismi inesistenti. È questo il gioco che sottende e ispira tutte le incisioni della serie, che potrebbe essere infinita così come sono infinite le associazioni armoniche. Strumento e foglio, oggetto musicale e pagina, note e parole, cose che sfumano in qualcosa d’altro, giocano assieme rincorrendosi, in un “viaggio attraverso gli strumenti del fare”. Tutto questo “progetto”, che nel tempo ha avuto diversi sviluppi musicali ed editoriali, nasce nel 1996 in collaborazione con Guido Leotta, musicista, scrittore ed editore. “Se provate a metterlo in un lettore di compact-disc, è ovvio che non ne uscirà un dannatissimo niente. Ma oltre che lodevolmente stupido e romantico, il tentativo non sarà poi così lontano dal senso di un miraggio in bianco e nero. Perché le “Ballads” sono nascoste tra i graffi incisi nelle tavole che costituiscono il corpo del lavoro di Alberto Zannoni. E le potrete udire se magari in precedenza vi siete messi comodi, un distillato forte a portata di mano, qualche altro vizio comunque a disposizione. Per poi lasciar muovere fantasie, ironiche malinconie: se nel frattempo riuscite anche ad evocare un profilo o il sapore di un addio ‘Round Midnight, allora … Perché le Ballads sono tutto questo, semplicemente, e ogni parola in più rischia di spezzare l’incantesimo” (G. Leotta)


Leggero il viaggio ed un sentiero dove si bagna il cielo leggero il viaggio e un po’ confuso aspettando i gabbiani E sia canto allora di fumo e nuvole di radice che spacca l’asfalto, di scimmia urlante, uragano, di foschia che lieve scivola e s’avvita, memoria di un addio.

Canto di canti sgualciti e fuori tempo di legni naufraghi e metalli verderame, eredità confusa di versi e crome abbandonata alla fine di un capitolo. Canto distante di quel che si credeva, e non è stato Canto di stagioni che cambiano, mai in meglio di partenze e ritorni, sempre in numero dispari di silenzi addormentati tra le note e di storie in bilico tra le parole, fotogrammi /nascosti che cambiano d’umore. Canto di spazi vuoti in ordine alfabetico Canto dell’assolo triste e sottile di una zanzara e della balena, che riposa dopo un lungo viaggio di cambiamenti epocali di poco conto, leggero fruscio del voltare pagina. Canto dell’assordante acciottolare di ghiaia smossa

G.L.


Canto della smania che confondi con una vita dipanata in trame ruvide e buffe, ricami d’inchiostro su carta da musica, delle amicizie in sospeso tra il battere e il levare. Canto dell’incanto di parole di vino e d’aglio Canto del canto sfinito del basso continuo e della vertigine del respiro circolare, del suono leggero di monete buttate in un cappello. Canto di stelle che cadono e prima o poi finiranno Canto delle certezze che nascono dai refusi dei mezzi sorrisi, che mostrano i rammendi del cuore canto della malinconia importuna, sincope improvvisa che porta ad un a capo. Canto degli incontri ... e degli scontri Canto del suono metallico del tabacco e di risposte a perdere, canto del controcanto di un flauto in equilibrio precario su una scogliera irlandese. Canto della caduta libera di quattro note in croce Canto del vino buono, bianco o rosso che sia, dei suoi cerchi sugli spartiti, liquide note a margine di musiche mai suonate. Canto di parole non mie. Canto di parole da rendere Di tutto questo il canto fino a quando verrà il giorno in cui viaggeremo verso quella terra che ama il silenzio solo di questo il canto allora caro amico, ne è valsa la pena ...


Carta da musica, acquaforte/acquatinta/letterpress (2014).


Sublimazioni, acquaforte/acquatinta - 3 lastre (2014).


Note a margine, acquaforte (2014).


Buone letture, acquaforte (1995).


Flauto volumetrico, acquaforte (1996).


Affondo di tromba, acquaforte (1996).


Esercitazioni, acquaforte, (2014).


Tenore spiegato, acquaforte/acquatinta (1998).


Incanto, acquaforte (2003).


Mockinkbird, acquaforte (2003).


Typophonia, acquaforte (1998).


Encyclopedie, acquaforte/acquatinta (1996).


Sarabanda, acquaforte/acquatinta/letterpress (2012).


Cello Suite, acquaforte/acquatinta (2004).


Chitarralata, acquaforte (1997).


L’armadio di un mammifero, acquaforte/acquatinta (2008).


Qualcosa in forma di pera, acquaforte/acquatinta (2008).


Colonna sonora, acquaforte (1998).


Fonoautografo, acquaforte (2003).


Dictionnaire en dĂŠsordre, acquaforte (2001).


Prove di testo, acquaforte/acquatinta/letterpress (2012).


For Roland, acquaforte (1997).


Alberto Zannoni, nato a Faenza nel 1963, ha appreso le tecniche calcografiche frequentando la storica scuola di disegno “Tommaso Minardi” di Faenza. Successivamente la frequenza della scuola di grafica “Albe Steiner” di Ravenna lo spinge ad interessarsi all’approfondimento dei testi e delle simbologie. Dal 1994 al 2014, collabora con la casa editrice Mobydick come grafico illustratore, realizzando circa 200 copertine con tecniche diverse (china, acquerello, tempera). Ha realizzato ex libris, grafica e illustrazioni, sperimentando e abbinando le diverse tecniche calcografiche; acquaforte, acquatinta, maniera nera e bulino. La somma di queste tecniche ulteriormente integrata, nelle tirature più recenti, con la stampa a caratteri mobili, da vita a una serie di “musicisti”, presentata per la prima volta nel 1998 nel libro-catalogo “Ballads” (Mobydick), con testi di Carlo Lucarelli, Guido Leotta e Giampiero Rigosi che fanno da contorno alle immagini a tema letterariomusicale.


nihil obstat quominus imprimatur Stampato in nome e per conto di Opificio della Rosa (Morciano di Romagna) da Tipografia Faentina (Faenza)

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