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VIAGGI ALPI COZIE

MERAVIGLIE AD ALTA QUOTA Le Alpi Cozie a cavallo tra il Piemonte e la Francia offrono affascinanti paesaggi di alta montagna. Da scoprire e da gustare col proprio 4x4 TESTO E FOTO DI EUGENIO MARTIGNANI E VERA ROVERA

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ra le antiche vie carovaniere più belle d’Europa, ci sia concesso un po’ di sano nazionalismo, molte passano proprio per l’Italia. Abbiamo affascinanti sterrati storici sulle Alpi, sugli Appennini e sulle isole. Alcuni sono disegnati sulle linee di confine che ci dividono dai Paesi d’oltralpe, lungo tratturi e mulattiere che superano spesso i 2000 metri di altitudine. La Via del Sale che parte dalla Liguria è la più famosa, ma non mancano altri itinerari ugualmente affascinanti, e sono proprio questi che vogliamo scoprire lungo il confine tra il Piemonte e la Francia. Uno sguardo alle previsioni meteo, per sapere cosa aspettarci dal tempo un po’ bislacco di questo periodo, e via con il fuoristrada carico di tutto l’occorrente per alcuni giorni in autonomia sulle Alpi. Non abbiamo una traccia precisa ma alcuni punti di riferimento importanti che non vogliamo perderci. Così lasciamo Torino alle spalle e ci addentriamo per le valli piemontesi che portano verso i contrafforti alpini. Sono tutte vallate chiuse, dove le strade asfaltate si fermano davanti all’imponente scenario delle Alpi. Arrivati in fondovalle, però, noi non siamo costretti a tornare su nostri passi, perché

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VIAGGI ALPI COZIE

Lo sterrato serpeggia tra le Caserme della Bandia ormai abbandonate, in posizione strategica sulle valli sottostanti.

Uno spettrale villaggio abbandonato impone attenzione nello stretto passaggio tra le case. grazie al fido Land Rover Defender possiamo proseguire da Nord verso Sud cercando le antiche strade sterrate che scavalcano i monti e collegano tra di loro le valli, tutte parallele le une alle altre. A volte lo sterrato è largo e agevole, altre volte è chiuso dalla vegetazione o si restringe talmente, come in un vecchio villaggio abbandonato, da farci dubitare di riuscire a proseguire. Tornare indietro sarebbe però un’impresa ardua, perché spesso è impossibile fare manovra, e decidiamo di proseguire dopo ripetute e attente ricognizioni a piedi. I nostri sforzi sono premiati e raggiungiamo finalmente Sampeyre in Valle Varaita, dopo avere superato il Colle di Gilba percorrendo questa volta un agevole sterrato. Siamo ormai in viaggio da due giorni e anche

Al Colle di Gilba incontriamo dei fuoristradisti francesi. A destra la Madonnina del Colle Sampeyre.

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questa sera pernottiamo in campeggio. Il tempo sta volgendo al brutto ma, dormendo sul tetto del fuoristrada dentro una comoda tenda AirTop, non abbiamo alcun problema. La mattina si presenta uggiosa e preannuncia poco di buono. Non si scorgono neppure le cime delle montagne, siamo avvolti dalle nubi, e partiamo fidandoci solo della cartografia e del Gps. Puntiamo diritti al Colle di Sampeyre a 2284 metri di altitudine e lo raggiungiamo in un clima surreale. Siamo in un mondo senza colori fatto solo di bianco e di nero. Ci aspetta l’antica Strada dei Cannoni, una sterrata militare costruita tra la Valle Varaita e la Valle Maira ai tempi della dominazione austriaca. Ne percorriamo un tratto affascinante e avvolti dalle nubi. Poi all’improvviso dalla nebbia spunta la

sagoma di un Suzuki Grand Vitara con assetto rialzato da off-road. Conosciamo così Andrea e Rossella che tornano indietro sconsolati proprio dalla Strada dei Cannoni: “Con queste piogge torrenziali è franata, è impossibile scendere sino al fondovalle e così siamo tornati indietro”. Confrontandoci e chiacchierando, al freddo sotto la pioggia, scopriamo che abbiamo una parte dei rispettivi programmi di viaggio in comune, e decidiamo di proseguire assieme. Discendiamo a valle e risaliamo, iniziando così il lungo e affascinante sterrato del Passo Gardetta (2437 di altitudine) che si arrampica sulla montagna brulla e pelata. Superiamo i 2429 metri del Colle di Bandia, con le omonime caserme ormai abbandonate e diroccate sull’ampio pianoro. Quando ci fer-

miamo per ammirare il paesaggio il silenzio della montagna è rotto solo dal fischio delle marmotte, sentinelle attente che si affacciano curiose dalle loro tane. Lo scenario è ampio e maestoso, siamo in alta montagna e le piante e i boschi hanno ceduto il posto alle rocce e ai prati dall’erba corta e finissima. È ormai l’imbrunire quando iniziamo la discesa verso la Valle Stura, ed ecco scatenarsi un nubifragio che ci accompagnerà fino a Demonte. Qui raggiungiamo il campeggio con il buio; il prato è allagato ma dormiremo comunque ben isolati dal pantano perché entrambi i nostri fuoristrada sono equipaggiati con la tenda sul tetto. Davanti ai piatti tipici della cucina piemontese, nel ristorante del camping, decidiamo di percorrere un altro tratto di strada assieme, valicando il Col-

Tra le rocce si scorgono postazioni mimetizzate,e avamposti di vedetta con le feritoie per le mitragliatrici

Le vecchie strade militari che tagliano i fianchi delle montagne formano una fitta rete di collegamenti.

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VIAGGI ALPI COZIE La ruspa libera lo sterrato dalla frana. Sotto il lago di Serre-Ponçon.

Una ricca collezione di campanacci da mucca sulla parete dell’agriturismo al Colle del Preit.

Il Tunnel du Parpaillon entra nella montagna a 2783 metri ed è dotato di portoni in ferro.

le della Maddalena per affrontare un’altra famosa strada militare, questa volta sul suolo francese. Così l’indomani eccoci a risalire lo sterrato pietroso che dalla Valle dell’Ubaye porta ai 2783 metri del Tunnel du Parpaillon, antica galleria militare lunga 500 metri i cui lavori iniziarono nel 1891. Appena entrati nel tunnel ci accorgiamo di essere nel ventre della Terra, completamente al buio, con l’acqua che piove dalla volta e con il fondo naturale sconnesso. È affascinate e bisogna sperare che non sopraggiunga nessuno nell’opposto senso di marcia… altrimenti una lunga retromarcia non ce la leva nessuno! Ancora una volta sulla sommità della montagna ci accoglie la pioggia che rende viscido lo sterrato a strapiombo sulla valle, ma scendendo di quota il tempo migliora e spunta finalmente il sole. Al paese di Crevoux le stra-

de, la nostra e quella di Andrea e Rossella, si dividono. Felici dell’incontro e di avere conosciuto nuovi amici, con un “arrivederci alla prossima, restiamo in contatto…”, riprendiamo il peregrinare sulle Alpi Cozie. Ci concediamo un po’ di riposo sul lago artificiale di Serre-Ponçon, dove si possono praticare numerosi sport d’acqua e non solo, tra cui mountain bike ed equitazione. Ripartiamo poi in direzione Sud per addentrarci nel Parc National du Mercantour. Qui le piogge abbondanti hanno provocato una frana. Lo sterrato è interrotto e una ruspa lavora per ripristinare il passaggio. Il ruspista se la prende comoda e decide di interrompere il lavoro a metà. “Per oggi basta” ci dice. “Col vostro fuoristrada dovreste farcela a passare la frana, ma guardate che tra un chilometro ce n’è un’altra. Finirò il lavoro domani.” Non possiaIn montagna si vive ancora oggi dell’allevamento del bestiame e del taglio della legna.

mo permetterci di aspettare un giorno e proviamo a passare. Non abbiamo problemi a superare le pietre e i massi smossi (grazie Defender che sei così alto da terra!!) ma non è la stessa cosa per un altro equipaggio che scende nell’altro senso di marcia, che resta bloccato col cofano davanti alla frana e non riesce a tornare indietro in retromarcia. Chiediamo se hanno bisogno di aiuto ma molto tranquillamente ci dicono che hanno già avvisato la “Gendarmerie Nationale”. Con nostra grande sorpresa, poco dopo vediamo arrivare un sobbalzante pickup Volkswagen Amarok blu con tanto di lampeggianti e gendarmi a bordo, che ci salutano. Noi possiamo proseguire, pensano loro a recuperare le persone; ma per spostare il 4x4 bisognerà attendere l’indomani quando la ruspa rimuoverà massi e pietre dallo sterrato. Salia-

mo fin sotto il Col de la Bonette a 2715 metri sul livello del mare e lo contorniamo per raggiungere le postazioni militari, mimetizzate sui fianchi della montagna. Fuori da una cascina troviamo delle pelli stese ad asciugare; saranno anche solo di pecora o di agnello, ma ci torna in mente che il Parco del Mercantour è famoso per i numerosi lupi che qui vivono in libertà! Meno male che prima, quando camminavamo tranquilli per valli e torrenti, non abbiamo pensato alla presenza dei lupi… È ormai tempo di tornare in Italia e lo facciamo cercando sempre nuove piste sterrate, scorgendo solo a tratti l’asfalto che serpeggia in fondovalle. I 2350 metri del Col de la Lombarde sono l’ultimo passo alpino di questo viaggio e rientriamo in Italia a Sant’Anna di Vinadio famosa per l’omonimo santuario, il più alto d’Europa.

Il paesaggio sembra deserto ma oltre alle marmotte il Mercantour è abitato dai lupi

Le pelli stese al sole nel Parco Nazionale del Mercantour. 74 TUTTO Fuoristrada

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Tuttofuoristrada - Marzo 2019  

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