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«Si diventa artigiano onorando costantemente la materia». Così Gabriella Gabrini, maestra padovana dello smalto d’arte a grande fuoco, spiega con semplicità il suo percorso creativo d’eccezione, segnato dalla grande passione per una materia unica, tanto splendida quanto ardua. Gabriella la incontra e se ne innamora subito per sempre quando, figlia d’arte e giovane ceramista diplomata, inizia la sua attività come «garzone di bottega» nell’atelier di Paolo De Poli (1905-1996): dopo le prime esperienze negli studi di Melandri, Melotti e Fornasetti, lavorerà con passione a fianco di De Poli per oltre 20 anni. Al grande artista padovano è infatti unanimemente riconosciuto il recupero dell’arte antichissima e complessa dello smalto a grande fuoco, le cui radici si fanno risalire alla gioielleria egizia. «Se c’è un’arte italiana dello smalto, ciò è dovuto a De Poli», scriveva nel 1956 rendendogli omaggio l’amico Gio Ponti. è questa un’arte difficile, che richiede maestria tecnica. La sostanza dura e vetrosa composta da materiali silicei, alcali e ossidi metallici viene applicata per fusione sugli oggetti di metallo alla temperatura di 950 °C. La forma può essere in rame, ferro, oro, argento, oggi anche in acciaio inossidabile; bisogna tagliarla, batterla, sagomarla, martellarla, per arrivare a quella desiderata lavorando in officina con l’aiuto di cesoie, incudini, martelli, pinze, lime e mole. A tale faticoso processo preliminare segue una prima cottura in forno per bruciare tutte le impurità, poi un’immersione in acido solforico per la detersione. Ha inizio così l’operazione di smaltatura vera e propria con le polveri. Le polveri di smalto, mescolate con
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acqua distillata e gomma adragante, consentono di ottenere un impasto che viene steso delicatamente con un pennello o una spatola sulla superficie metallica da rivestire. Infine, la cottura in forno: qui l’oggetto viene introdotto con lunghe pinze in un supporto in acciaio inossidabile che quasi lo contiene, affinché lo smalto non tocchi le pareti del forno. Si succedono varie cotture, perché gli smalti vanno sovrapposti per ottenere diversi effetti di trasparenza o di opacità se si desidera raggiungere un cromatismo più intenso. La gamma cromatica delle polveri è ricchissima: comprende oltre 400 colori. Lo smalto è luce, ma quanto appare duro e complesso questo lavoro, quasi inadatto a una donna. Eppure nelle mani esperte e sensibilissime di Gabriella Gabrini nasce la magia di oggetti di grande bellezza, spesso ispirati proprio all’universo estetico ed emotivo femminile, come Melagrana e chicchi e Scodella da parto, legate al tema della maternità, o Ninfea e Rosa del deserto, che emanano pura sensualità. Nel suo laboratorio Gabriella continua la lezione del maestro sviluppandola con inesauribile spirito di ricerca su materiali diversi e nella progettazione di oggetti contemporanei, dai mille effetti cromatici, che la luce crea sulle superfici mai uguali: ciotole dondolanti dai bagliori inaspettati, vasi, piastre, piatti, vassoi, bicchieri raffinati, forme traslucide e cangianti oppure rubate alla natura (fiori, foglie, farfalle, uccelli, il mondo del mare e del cielo). Molte le opere legate a Padova e ai suoi tesori d’arte, come la magnifica ciotola in smalto su rame e lamina d’oro ispirata alla Volta celeste della Cappella degli Scrovegni di Giotto, che incanta per la forza con cui la luce riflessa nella superficie me-
Ornella Francu - LUX Toma
ai giovani, il suo pubblico d’elezione, ripete: «Per quanto lontano
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