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30-07-2007

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Questo libro nasce da una ricerca, da un’indagine su Milano nel mutamento, si occupa di forme dei processi, dei progetti e dei fenomeni urbanistici e territoriali. Con lo sguardo plurale dei contributi che lo compongono – a sette saggi si alternano sette monografie – il libro avanza alcune ipotesi sui caratteri di incompiutezza di Milano. Il campo territoriale indagato attraverso le principali trasformazioni urbanistiche è il “cuore” della regione urbana milanese. Il periodo su cui la ricerca si focalizza sono gli ultimi anni, dal 1990 ad oggi. La chiave interpretativa pone in relazione le dinamiche del mercato urbano, a partire dai comportamenti dei principali operatori immobiliari, e la sfera pubblica, tematizzata innanzitutto come possibilità di rilevare benefici collettivi prodotti dalle azioni di costruzione e trasformazione urbana, in un effettivo miglioramento complessivo delle condizioni d’abitabilità della regione milanese.

Matteo Bolocan Goldstein, dottore di ricerca in politiche pubbliche del territorio (Venezia 1997), urbanista e geografo è ricercatore del dipartimento Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano e docente della facoltà di Architettura e Società. Bertrando Bonfantini, dottore di ricerca in pianificazione territoriale (Venezia 1999), è ricercatore di urbanistica presso il dipartimento Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano e docente della facoltà di Architettura e Società.

I S B N 978-88-464-8806-0

€ 29,00

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788846 488060


Collana del Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano Quaderni Comitato editoriale del Diap Alessandro Balducci Gabriella Belotti Guya Bertelli Agostina Cabiddu Annapaola Canevari Aldo Castellano M. Antonietta Crippa Fausto Curti Giovanni Denti Valeria Erba Francesco Infussi Arturo Lanzani Mario Mocchi Stefano Moroni Danilo Palazzo Pier Luigi Paolillo Gabriele Pasqui Alberto Pizzati


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Milano incompiuta. Interpretazioni urbanistiche del mutamento a cura di Matteo Bolocan Goldstein, Bertrando Bonfantini

FrancoAngeli/Diap


Questo volume restituisce l’evoluzione della ricerca Mercato urbano e sfera pubblica, svolta nell’ambito del Consorzio METIS del Politecnico di Milano a partire dal gennaio 2005. L’indagine è stata promossa da un gruppo di ricerca del Dipartimento di Architettura e Pianificazione in collaborazione con Cdrl – Centro Documentazione e Ricerche per la Lombardia, Unicredit Real Estate e Centro documentazione RCS ed è stata realizzata grazie al contributo decisivo di EuroMilano Spa e della Presidenza della Provincia di Milano, oltre che al sostegno di Hines Italia Srl, Mondo Immobiliare-Il Sole 24 Ore, Parisi Ferrandi: Eretici, Skira Editore. Si ringrazia l’Assessorato alla Cultura, Culture e Integrazione della Provincia di Milano per il contributo alla stampa di questa pubblicazione. La ricerca Mercato urbano e sfera pubblica non sarebbe stata possibile senza gli apporti e la collaborazione di molti attenti osservatori della vita di Milano e operatori del campo urbanistico. Un particolare ringraziamento va ad Alessandro Balducci, Carlo Cerami, Pier Luigi Crosta, Patrizia Gabellini, Luigi Mazza e Alessandro Pasquarelli per aver discusso l’impostazione iniziale del lavoro in un seminario tenutosi presso il Dipartimento di Architettura e Pianificazione nel luglio 2005 e, per la continua disponibilità dimostrata, ai tecnici del settore urbanistico del Comune di Milano e al suo direttore Emilio Cazzani, recentemente scomparso.

Editing: Elena Gorla Progetto grafico: Angelo Armentano e Roberto Ricci Copyright © 2007 by FrancoAngeli s.r.l., Milano, Italy


Indice

Quale rinascimento per Milano? Premessa di Alessandro Balducci

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Ricercare Milano. Tra mercato urbano e sfera pubblica Matteo Bolocan Goldstein, Bertrando Bonfantini, Silvia Botti 1. Una ricerca, questo libro 2. Un approccio al mercato urbano: l’urbanistica come forma di regolazione sociale 3. Milano incompiuta, per saggi e per monografie

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Quindici anni Angelo Armentano, Roberto Ricci

Chi decide la città. Campo e processi nelle dinamiche del mercato urbano Gabriele Pasqui 1. Profilo dell’indagine e domande di ricerca 2. Mercato urbano e governo: matrici e interpretazioni 3. Attori e processi 4. Modernizzazione incompiuta del mercato urbano e dei processi di governance

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Trenta grandi trasformazioni Angelo Armentano, Valeria Lupatini

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Mobilità senza rete. Usi del suolo e trasporti nella regione urbana Paolo Riganti 1. Trasporti e urbanistica, la storia di una reciproca indifferenza 2. La mobilità nella regione urbana milanese 3. Piani, programmi e strategie 4. Progetti urbanistici e interventi infrastrutturali nei casi indagati 5. Governare le trasformazioni

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L’amministrazione alla prova Guido Codecasa

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Urbanistica contrattuale. Prassi e legittimità nelle scelte di piano Luca Gaeta 1. Fuori dal retrobottega 2. Uno sfondo storico in due tempi 3. Dal ‘rito ambrosiano’ al procedimento amministrativo 4. Prassi contrattuali del quindicennio 5. Questioni di legittimità e di efficacia

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Città progettata, città costruita Antonio Longo con Federica Calò

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Qualità milanesi. Forme e processi nella progettazione della città Antonio Longo 1. Spazio e forme del progetto per la città 2. Cambiamenti nella continuità 3. La svolta comunicativa 4. Oltre la superficie: restituire concretezza alla città

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Un itinerario del cambiamento Roberto Ricci

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Senza immagine guida. Dalla visione di sintesi alle figure progettuali Bertrando Bonfantini 1. Un paradosso 2. La visione d’assieme 3. Oltre l’immagine di sintesi

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Le dimensioni di Milano Emanuele Garda

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Confini mobili. Sviluppo urbano e rapporti territoriali nel milanese Matteo Bolocan Goldstein 1. Processi, confini e rappresentazioni 2. Città e campagna: all’origine di una disputa territoriale 3. Città-regione e policentrismo lombardo: l’estensione dei rapporti territoriali 4. Crisi metropolitana e diffusione urbana: la perdita del centro 5. Milano come regione urbana: il salto di scala della città e del territorio 6. Territorialità aperte e agenti funzionali: Milano, città mondiale incompiuta

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Comunicare Milano Silvia Botti, Federica Calò, Valeria Lupatini

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In margine. Istantanea giugno 2007 Saggio fotografico di Andrea Di Giovanni

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Gli autori

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Quale rinascimento per Milano? Premessa di Alessandro Balducci

L’International Herald Tribune dell’11 luglio 2007 titola «An urban Renaissance is transforming Milan». Illustrando le centinaia di iniziative in corso l’articolo descrive Milano come il più grande cantiere edile oggi in Europa. È questa una immagine che si sta rapidamente diffondendo nel mondo, su cui abbiamo il dovere di riflettere per le implicazioni che ha sulle diverse dimensioni della vita di una città. Le politiche urbanistiche sembrano in grado – più di altre politiche pubbliche locali – di esprimere una visione dello sviluppo urbano capace di orientare azioni significative. Se questo aspetto è vero in generale, per Milano tale valutazione appare particolarmente problematica. Il capoluogo lombardo, infatti, è storicamente una realtà complessa e frammentata, che ha indubbiamente mostrato negli ultimi quindici anni un grande dinamismo dell’iniziativa privata, fatto di grandi operazioni di trasformazione urbana, cui non sembra corrispondere sul versante delle politiche urbanistiche una visione chiara, comprensibile e condivisa, capace di offrire un indirizzo ed un quadro di riferimento pubblico al processo di sviluppo della città. L’interessante ricerca presentata nelle pagine di questo volume, restituisce un lavoro di ricerca svolto dal Consorzio Metis del Politecnico di Milano e che valorizza competenze e percorsi di ricerca sviluppati nell’ambito del Dipartimento di Architettura e Pianificazione, dove operano i curatori e gran parte degli autori, privilegiando un approccio che unisce al rigore metodologico e all’attenzione per i processi reali di trasformazione urbana una interpretazione intelligente del ruolo ‘civile’ dell’Università, al servizio di una sfera pubblica sempre più informata e consapevole. Il taglio del lavoro privilegia un’osservazione originale del mutamento urbanistico in corso, riscontrabile nei molti cantieri e progetti che affollano parti importanti della città, e gli autori scelgono significativamente di non concentrare la propria attenzione sui diversi piani e programmi amministrativi, volgendo invece il proprio sguardo alla descrizione dei processi reali di costruzione della città e del territorio. Si tratta di un approccio che non rinuncia a misurarsi con i temi della qualità del progetto e delle connessioni tra le singole trasformazioni urbane, i processi di sviluppo e i cambiamenti più complessivi della città, e che, sviluppando un percorso di ricerca che proprio al Politecnico di Milano e in questo Dipartimento hanno trova7


to in passato importanti e autorevoli precedenti, intreccia una attenzione minuziosa alla trasformazione della città concreta con una riflessione sui processi decisionali e sulle interazioni tra i diversi attori dell’urbanistica. In molti dei saggi contenuti nel volume non mancano riferimenti alle politiche delineate dalle diverse amministrazioni, ma gli autori avanzano un’interpretazione dello sviluppo milanese degli ultimi quindici anni senza assumere pregiudizialmente un punto di vista centrato sull’attore pubblico di governo e sugli eventuali successi o insuccessi conseguiti. Questa chiave di lettura risulta assai fertile nel contesto milanese; per gli elementi appena richiamati, ma più in generale per la proposizione di un approccio che intende catturare i rapporti reali tra i diversi operatori dello sviluppo urbano e che intende verificare le diverse regole in azione e gli esiti in termini di qualità della città costruita. In questo senso il volume restituisce qualcosa di più e di diverso da un quadro aggiornato delle principali trasformazioni urbanistiche della città, in quanto prova ad offrire anche una modalità interpretativa originale sui temi della governance urbanistica (l’idea di un mercato urbano che non coincide con i comportamenti del mercato immobiliare e le cui dinamiche contribuiscono a segnare la sfera pubblica) e uno stile di indagine orientato alla comunicazione puntuale ed espressiva dei diversi risultati della ricerca (il ruolo incisivo delle sezioni monografiche prevalentemente costruite da immagini e mappe). Se con la pubblicazione del giornale Milano oltre Milano. Racconti della città che cambia 1990-2005 (Skira, 2006) il giovane gruppo di ricerca aveva dato buona prova nel confezionare un prodotto conoscitivo agile che andava inoltre a coprire un vuoto interpretativo sulla Milano degli ultimi anni, con questo volume ci viene consegnato un materiale più maturo e corposo che aiuta non

solo a riflettere sulle pratiche urbanistiche milanesi e sul loro carattere più o meno ‘compiuto’, ma sulla stessa concettualizzazione del campo urbanistico. In questo senso il volume segna un’evoluzione del percorso di ricerca intrapreso e reclama nuovi affondi ed ulteriori elaborazioni. Il fatto che la scuola politecnica milanese e il Dipartimento di Architettura e Pianificazione in particolare offrano alla città riflessioni come queste mi pare ben augurante nei confronti di un dibattito civile e tecnico che occorre alimentare su più versanti. Far circolare informazioni aggiornate e documentate, avanzare prospettive di ricerca plurali nei presupposti e articolate negli esiti, rendere stabile il confronto tecnico e culturale e contribuire ad un generale apprendimento sociale sui temi del governo urbano mi paiono tutti obiettivi importanti per un università milanese che intenda svolgere pienamente il ruolo di agenzia di formazione e ricerca aperta alla città e al territorio. Da ricerche come queste possiamo trarre qualche fiducia in più nella possibilità di sperimentazione effettiva di una conoscenza disciplinare socialmente fruibile e a disposizione di tutti coloro – operatori pubblici e privati o semplici cittadini – intendano confrontarsi con i problemi sottesi al governo delle trasformazioni urbanistiche. Un invito dunque a rendere permanente l’osservazione e la ricerca su Milano, a documentarla in modo intelligente e comunicativo, ma anche ad allargare ulteriormente lo sguardo ad una città estesa anche oltre i confini considerati in questo volume, verso una regione urbana – una ‘città di città’, per utilizzare l’espressione che fa da filo conduttore del Progetto strategico elaborato dal Dipartimento per la Provincia di Milano – tra le più importanti d’Europa e non sempre facilmente afferrabile in termini geografici.

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Ricercare Milano. Tra mercato urbano e sfera pubblica Matteo Bolocan Goldstein, Bertrando Bonfantini, Silvia Botti

1. Una ricerca, questo libro perché incontro di logiche differenti che si definiscono in forme specifiche, localizzate, in relazione ad un contesto strutturato da relazioni storiche e da contingenze locali non sempre facilmente individuabili4. In questo percorso di ricerca, Milano – o meglio, la Milano degli ultimi quindici anni – rappresenta il contesto regolativo di riferimento, il campo territoriale messo a fuoco per aggredire alcuni nodi rilevanti che si qualificano in relazione stretta con il contesto di indagine, ma che ricoprono pure una valenza generale per la ricerca urbanistica5 e per tutti coloro che si occupano a vario titolo di sviluppo urbano. L’ipotesi è che la regione urbana milanese rappresenti un contesto esemplare. Senza enfasi ideologica, possono sottolinearsi alcuni tratti fondamentali che la città esibisce. Un’economia urbana plurale e altamente versatile. Milano tra gli anni ’70 e’80 ha infatti compiuto una transizione postfordista a costi sociali assai più contenuti rispetto a quelli patiti da molte altre realtà urbane occidentali. Tuttavia, proprio la leadership mantenuta in alcune importanti filiere produttive e funzionali (dalle attività direzionali e finanziarie a quelle della comunicazione e della moda, dalle attività formative e della ricerca a quelle dell’industria culturale) è oggi insidiata dalla qualità incerta dello spazio urbano. Ciò che un tempo si offriva spontaneamente come ambiente favorevole allo sviluppo oggi necessita di interventi selettivi, di una regia accorta e intelligente in grado di riprodurre la città come bene pubblico. Uno spiccato orientamento all’innovazione sociale e produttiva. Milano mostra un mutamento e una riconversione continua delle dinamiche di sviluppo socio-economico, non solo quelle direttamente connesse alla produzione e alla circolazione del valore, ma anche quelle riferibili ai circuiti del consumo e dello scambio di beni materiali e simbolici. Tuttavia, la città frequentemente mostra sudditanza verso stili di vita e culture sociali prodotte altrove. E anzi, negli ultimi anni è apparsa frenetica l’attività di riconversione dell’offerta alle nuove domande di un pubblico sempre più attento e interessato a fenomeni caratterizzanti altre città mondiali6. E se appare evidente che l’innovazione si produce anche per via imitativa è pur vero che il solo modello emulativo può alla lunga esaurire le capacità generative di una metropoli. Una società civile densa a fronte di una regolazione

Questo libro nasce da una ricerca. Da un’indagine su Milano nel mutamento. Si occupa di forme dei processi, dei progetti e dei fenomeni territoriali. Ma nessuno di questi tre aspetti ne costituisce il centro. Il libro è programmaticamente un’intersezione di sguardi e approcci. La ricerca è stata avviata all’inizio del 2005 con il titolo Mercato urbano e sfera pubblica (Musp). È stata discussa in un workshop intermedio organizzato in collaborazione con la testata Mondo Immobiliare de Il Sole 24 Ore1, presentata in ‘anteprima’ con la pubblicazione del giornale Milano oltre Milano. Racconti della città che cambia 1990-20052 e accompagnata nel suo sviluppo dal sito web www.milanoltremilano.it. Il campo territoriale indagato attraverso le principali trasformazioni urbanistiche è il cuore della regione urbana milanese: la città centrale e i comuni di prima fascia. Il periodo è il più recente, dai primi anni ’90 ad oggi. La chiave interpretativa pone in relazione le dinamiche del mercato urbano, a partire dai comportamenti dei principali operatori immobiliari, e la sfera pubblica, qui tematizzata innanzitutto come possibilità di rilevare benefici collettivi prodotti dalle azioni di costruzione e trasformazione urbana, in un effettivo miglioramento complessivo delle condizioni d’abitabilità della regione milanese. Porre al centro dell’attenzione il mercato urbano può risultare una scelta ‘dura’ e per certi versi ambigua. Questa prospettiva rappresenta, tuttavia, qualcosa di più e di diverso dal semplice funzionamento del mercato immobiliare3. Con mercato urbano si intende sottolineare la necessità di osservare la città unitariamente, come campo strutturato dall’azione di un’ampia varietà di agenti e portatori di interessi, spesso tra loro confliggenti, e da una pluralità di meccanismi di regolazione. Apparentemente, mercato urbano può considerarsi un ossimoro: mercato, istituzione sociale informata dalla logica degli scambi regolati dai prezzi; urbano, con riferimento al luogo – la città – che per eccellenza rimanda alle dimensioni della comunità e del politico, quindi a dimensioni portatrici di logiche e razionalità regolative ‘altre’ rispetto a quelle dello scambio economico. Tuttavia: mercato, comunità e politica, non si danno in modo autonomo. Ed è proprio la loro compenetrazione e integrazione a costituire l’oggetto di questa indagine, nel rimando alla sfera pubblica evocata e invocata nel titolo della ricerca. Una sfera pubblica che rimane ipotesi problematica 9


politica debole. Milano ha sempre esibito una società molto strutturata e poliarchica che ha imposto alla municipalità un confronto continuo con l’articolazione degli interessi economici e delle domande sociali di volta in volta emergenti. Questo aspetto è ambivalente, se da un lato costituisce un vantaggio in termini di atmosfera locale e di capitale sociale favorevoli allo sviluppo, dall’altro rende più ardua l’espressione di un progetto pubblico riconoscibile e condiviso. E anche su questo terreno è comprensibile l’urgenza di sollecitare il contesto e la sua classe dirigente a sperimentare nuove forme di cooperazione sociale e politica. Sono solo alcuni temi, da non dare per scontati ma da approfondire e verificare sul campo, proprio perché non appaiano essi stessi frutto di una retorica banale e inespressiva rispetto alla città reale. Ma queste affermazioni, che forse trattengono una parte di ‘verità’, esprimono al contempo una sfida al cambiamento individuale e collettivo. Una sfida che si esplica nel mettere in tensione le inerzie, le debolezze strutturali, le contraddizioni di Milano, per produrre una più marcata capacità progettuale diffusa e più elevati livelli di governo dei processi. Anche sotto questo profilo, se appare fuorviante considerare Milano una realtà in declino, essa tuttavia sembra incapace di esprimere un progetto pubblico riconoscibile. Milano presenta molti aspetti dinamici e fortemente connessi a reti sovralocali e internazionali, ma rimane una città mondiale incompiuta. Il caso Milano pone infatti con urgenza l’interrogativo sulla qualità pubblica degli effetti delle trasformazioni in corso: che cosa restituiscono alla città i grandi cantieri urbanistici, e perchè a Milano l’abitabilità è in crisi? A questa domanda, solo pochi anni fa, si tendeva a rispondere: per l’immobilismo della città, per i veti incrociati che bloccano ogni iniziativa. Ossia per l’incapacità di Milano (a differenza di altre grandi città internazionali) di fare fronte dinamicamente – con progetti e trasformazioni concrete – alla chiusura del suo ciclo industriale. Ma la prospettiva aperta negli ultimi anni è profondamente diversa. La città esprime un indubbio dinamismo che si riflette vistosamente in termini immobiliari. E allora, perché malgrado tale dinamismo e la dirompente operatività dei cantieri Milano socializza poco e male i benefici di questa trasformazione urbana? Perchè Milano, a fronte di un impellente bisogno di produrre beni pubblici ambientali e territoriali, sembra così incapace di corrispondere alle attese? E, inoltre, che cosa può significare oggi ‘socializzare’ i benefici delle trasformazioni urbane? Queste domande hanno animato e accompagnato la ricerca. Sono domande che intersecano l’osservazione di alcuni analisti circa l’esistenza di un progetto capitalista di investimento immobiliare su Milano che meriterebbe di essere compreso e confrontato con un progetto sociale e politico per la città in grado di selezionare e comporre i vari interessi: un progetto capace di qualificare la sfera pubblica e non solo di registrare le volontà di investimento nel mercato edilizio milanese (Martinotti, 2004)7. È proprio da considerazioni come queste che risulta forse più chiaro l’obiettivo del lavoro: l’indagine intende

mettere a fuoco i comportamenti in campo urbano, a partire da quelli dei vari operatori implicati nella costruzione della città. Comportamenti legittimamente finalizzati al rendimento degli investimenti operati, ma che nel bene e nel male contribuiscono a costruire la città in termini non solo edilizi. Per questa ragione è importante valutare i mutamenti intervenuti nella formazione delle arene decisionali e nelle dinamiche di allocazione delle risorse (non solo finanziarie) nella costruzione della città. Nella convinzione che oggi Milano stia vivendo un cambiamento significativo, con un salto di scala dimensionale e di ruolo leggibile proprio a partire dalle dinamiche del mercato urbano. Gli scenari di sviluppo dei prossimi anni dovranno confrontarsi con tale mutamento di contesto in atto: sul fronte degli attori, delle logiche di comportamento e degli impatti ambientali, sociali ed economici degli investimenti prefigurati. 2. Un approccio al mercato urbano: l’urbanistica come forma di regolazione sociale Mercato urbano, dunque, come chiave interpretativa, secondo un’impostazione che privilegia l’osservazione dei processi urbanistici a partire dall’offerta di spazi urbani e dalle relazioni decisionali e di potere tra i diversi operatori pubblici e privati nella costruzione della città. È un taglio che richiede qualche chiarimento innanzitutto sulla nozione di mercato urbano, e in particolare sul decisivo scarto di significato rispetto al più consueto ‘mercato immobiliare’, ma anche sulla compenetrazione tra dinamiche del mercato urbano e qualificazione della sfera pubblica. Richiamando Luigi Mazza, si può affermare che in campo immobiliare «sono i diritti d’uso che generalmente determinano il valore del bene, ed è importante sottolineare che in generale questi diritti non sono un prodotto di mercato, ma vengono in larga misura assegnati dallo stato ai beni immobili attraverso la pianificazione degli usi del suolo e della mobilità» (Mazza, 2006, p. 5). Il che fa del mercato immobiliare non solo un’istituzione socialmente costruita, come d’altronde tutti i mercati8, quanto un mercato amministrato, rispetto al quale è «particolarmente presente l’intervento dello stato attraverso regolamenti e piani», stato locale e mercato sono «fortemente interrelati» e la singola proprietà immobiliare «non esiste isolatamente [...] ma è indissolubilmente legata alle altre proprietà, e può essere descritta come parte di una intricata rete di relazioni, una parte che non è limitata né definita dai suoi confini (e il cui valore) dipende dalla sua posizione relativa rispetto ad altra terra e dal confine tracciato dalla società tra il privilegio dell’uso concesso ad un proprietario e gli interessi degli altri proprietari» (ivi, p. 6). Seguendo questo ragionamento il valore dell’immobile è determinato in gran parte da due fattori: dalla sua posizione nel campo urbano (e quindi dai suoi livelli di accessibilità e di integrazione con il funzionamento complessivo della città) e dal tipo di assegnazione di cui è oggetto, e quindi dal beneficio d’uso di 10


cui gode tramite l’intervento regolamentativo dello stato. Ne discende una definizione di mercato urbano estremamente utile ai fini di una qualificazione della strategia conoscitiva di questa ricerca. Lo stato, o meglio le amministrazioni pubbliche locali, partecipano attivamente alla costruzione del mercato urbano; e questo aspetto fondamentale rende possibile affermare che la nozione di mercato urbano si distingue da quella di mercato immobiliare proprio in quanto valuta i beni acquistabili e vendibili sul mercato non come elementi autonomi, ma come beni il cui valore viene determinato sia dall’assegnazione di un beneficio d’uso, sia dall’investimento pubblico in infrastrutture fondamentali nella costruzione dello spazio urbano (dalle reti tecnologiche a quelle della mobilità). Questa qualificazione del mercato urbano permette di comprendere la relazione necessaria e costitutiva tra stato e mercato in campo urbanistico, per cui l’intervento pubblico di piano (qui inteso in senso lato) interrompe la circolazione del capitale per innescare un «circuito ridistributivo sottratto all’autoregolazione del mercato e destinato a produrre certi ‘valori d’uso’ non ottenibili col mercato, eppure così necessari per il suo funzionamento» (Dematteis, 1985, p. 80); e sono proprio i meccanismi di espansione e di sviluppo urbano a richiedere l’intervento di regolazione dello stato, a rappresentare la «ragione materiale più chiara e cogente della formazione dell’urbanistica contemporanea tra ottocento e novecento» (Mazza, 1993, p. 73). Ma sarebbe davvero riduttivo che dalle argomentazioni avanzate si ricavasse un’idea del mercato urbano come sempli-

ce sommatoria algebrica del mercato immobiliare e dell’intervento esterno dell’attore pubblico nella determinazione delle necessarie condizioni infrastrutturali: come intervento indipendente e dall’alto, rispetto alle dinamiche proprie dello scambio. Tutt’altro, non si dà mercato al di fuori di questa compenetrazione tra dinamismo privato e ruolo pubblico; e proprio questa corrispondenza di ruoli determina i valori di scambio dei beni immobiliari. La funzione dell’intervento pubblico nella produzione del capitale fisso sociale e dell’ambiente costruito assegna quindi alla pianificazione urbanistica il ruolo di agente istituzionale che, da un lato, costruisce il mercato, dall’altro sostiene l’organizzazione dello sviluppo urbano fornendo più efficienti condizioni di produzione9. In questo senso, l’opposizione stato-mercato risulta davvero un’astrazione; perdendo infatti di vista che il «circuito ridistributivo della spesa pubblica non è parallelo a quello del mercato, ma entra con esso a far parte di un più vasto processo circolare attraverso cui il valore viene prodotto, distribuito e capitalizzato – e dove la vera – ‘mano invisibile’ non è quella provvidenziale e super partes di Adam Smith, ma quella che opera sotto forma di decisione, compromesso e scambio politico in quella parte ‘nascosta’ del circuito complessivo, che va dal prelievo fiscale alla spesa pubblica come distribuzione di valori d’uso sul territorio» (Dematteis, 1985, p. 80). Mercato urbano è quindi un ossimoro solo apparente, e non solo perchè il territorio tende a qualificarsi come il «luogo dove si dimostra la priorità del politico sull’eco-

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nomico» (ivi, p. 80), laddove per politico è da intendersi l’intervento regolamentativo dello stato; ma in particolare perché il territorio si sottrae ad ogni concettualizzazione semplificata o dedotta (di mero supporto fisico alle diverse localizzazioni o come semplice macchina della crescita), affermandosi come campo precipuo dei processi sociali di regolazione caratterizzati dalla combinazione di principi e forme istituzionali differenti (e non riducibili al rapporto tra operatori privati e intervento pubblico pianificato), anche tra loro in conflitto e in continuo reciproco adattamento (Donolo, 1992)10. Questo aspetto aiuta a comprendere quanto sia difficile orientare l’osservazione sui meccanismi che presiedono alla costruzione della città isolando la sola dimensione dell’offerta (essendo tra l’altro essa stessa il frutto di un particolare intreccio di relazioni tra operatore pubblico e operatori privati), e scorporando tali osservazioni dai meccanismi cooperativi e conflittuali che descrivono il campo urbano nel suo complesso e dalle molteplici domande ed espressioni sociali che affollano la sfera pubblica11. Tale consapevolezza è anche il miglior antidoto per evitare di ridurre impropriamente le dinamiche del processo di urbanizzazione a una dimensione in fondo ‘produttivista’ (Crosta, 1988) che condurrebbe alla sostanziale depoliticizzazione del campo urbanistico rappresentato come un sistema fisso di ruoli e funzioni dedotte da una visione esclusivamente economica del settore edilizio/ fondiario in rapporto al governo locale12. L’approccio al mercato urbano qui messo alla prova assegna quindi centralità alle pratiche urbanistiche intese come forme di regolazione sociale specificamente rivolte alla costruzione dello spazio urbano, nel tentativo di evidenziare e discutere i nessi specificamente operanti tra presenza ed esercizio delle regole pubbliche in azione (non riducibili alle sole normative edilizie e urbanistiche) e la configurazione di determinati spazi urbani concreti. Questa attenzione alla città concreta, esito non meccanico – e talvolta occasionale – di processi iterati e strutturati caratterizzati da relazioni tra attori pubblici e privati variamente intesi, è tuttavia un campo estremamente sdrucciolevole. Il funzionamento delle regole formali, quelle incarnate in specifiche normative che presiedono ai processi di trasformazione urbanistica, non sembrano affatto espressione di uno spazio culturale condiviso da amministratori, tecnici e operatori; quanto, piuttosto, di un gioco adattivo e opportunistico tra istanze e comportamenti compositi. In questo senso anche il momento della valutazione dei progetti appare frutto di una elevata discrezionalità che sembra incapace di sedimentare nuova cultura tecnica e amministrativa; e questo vale sia per la valutazione istituzionalizzata nelle procedure di approvazione degli strumenti urbanistici attuativi (si pensi ai Programmi integrati di intervento), sia per il dibattito civile che connota la sfera pubblica locale, nel quale spesso ci si confronta sulla qualità vera o presunta di un intervento urbanistico ignorando sistematicamente le regole e i processi sottesi alla costruzione di un certo tipo di spazio13.

3. Milano incompiuta, per saggi e per monografie Questi due primi paragrafi si sono soffermati soprattutto sul senso, sull’approccio e sullo sfondo teorico generale della ricerca condotta. Quanto ai tratti empirici del lavoro e ai principali aspetti operativi che l’hanno caratterizzato, possono distinguersi almeno quattro fondamentali nuclei. Un primo è consistito nella ricognizione approfondita su un campione di trenta grandi trasformazioni milanesi dell’ultimo quindicennio (per un’entità superiore ai 60.000 mq di slp). Elemento distintivo di questa operazione (definita in modo che fosse sufficientemente circoscritta e controllabile) è stato quello di interrogare ciascuna trasformazione secondo un protocollo uniformato e integrato che guardasse sia al processo che al progetto urbanistico14. A questa indagine di carattere sistematico (i cui risultati vengono ripercorsi e riletti, secondo più chiavi, da molti dei contributi proposti nel volume) se ne è accompagnata una seconda, più di tipo qualitativo, che si è tradotta in forma di tre itinerari attraverso la città che cambia15. L’idea sottostante a questo secondo nucleo – che si configura non come esito bensì come apertura di una diversa prospettiva di ricerca – consiste nella convinzione che la rappresentazione del mutamento urbanistico di Milano esclusivamente attraverso le grandi trasformazioni-evento ne restituisca un’immagine parziale e falsata16. Negli ultimi quindici anni significativi cambiamenti si sono manifestati in ‘fatti urbani’ – singolari e ricorrenti, concentrati e diffusi – di grana più minuta, media, piccola, talvolta pulviscolare, le cui geografie, pur note agli abitanti per esperienza diretta, nelle pratiche urbane di tutti i giorni, e anche al centro di alcune indagini e ricerche più recenti17, non si sono significativamente intrecciate con la geografia delle grandi trasformazioni, nel costruire un’efficace interpretazione della Milano contemporanea ‘per parti’ connotate. Oggi Milano appare ancora debolmente tematizzata nelle specifiche relazioni tra spazio e società, sicché la strategia ricognitiva – esplorativa e interpretativa – suggerita con questa seconda mossa di ricerca sollecita uno sguardo che consideri i singoli fenomeni trasformativi notevoli non solo per se stessi ma nel quadro di relazioni entro cui essi si rapportano e si dispiegano nello spazio. Ciò può restituire attenzione anche allo sfondo regolativo delle trasformazioni recenti, in uno sguardo ‘laico’ sul rapporto regolecittà costruita, utile per osservare e valutare i modi di riproduzione effettiva di spazio nel palinsesto milanese, nel permanere, a fianco di procedure e regole ‘nuove’, di regole ‘vecchie’ incrementalmente adattate, che tuttavia continuano a trovare declinazione, pur in processi ormai lontani dal contesto di senso in cui esse furono in origine prodotte. A queste due ‘inchieste’18 che hanno articolato la ricerca – delle quali, dunque, l’una focalizza, l’altra apre – si sono accompagnate ulteriori due operazioni che alimentano l’interpretazione del periodo: una dettagliata cronologia delle vicende urbanistiche milanesi, rapportate agli 12


avvenimenti locali e nazionali che hanno segnato le cronache degli ultimi quindici anni; un’ampia e articolata raccolta di ‘voci della città’: interviste, punti di vista, riflessioni e giudizi di chi in questi anni è stato attore e osservatore privilegiato dei cambiamenti. Questo libro, tuttavia, non costituisce il resoconto della ricerca condotta e delle operazioni che l’hanno sostanziata, ora sommariamente riprese19. Si configura piuttosto – con lo sguardo plurale e le traiettorie molteplici dei singoli contributi, ma secondo un comune stile di interrogazione del campo urbanistico, che si riflette anche in un progetto di comunicazione20 – come percorso che ne riattraversa, interroga, rimonta e seleziona criticamente i materiali, proponendo alcuni fuochi interpretativi intorno ai caratteri di ‘incompiutezza’ di Milano. Il libro è lo sviluppo concatenato di quattordici contributi: a sette ‘saggi’ (o capitoli) si alternano sette ‘monografie’ (o sezioni). I primi definiscono e circoscrivono questioni (il campo, gli attori e le dinamiche del mercato urbano milanese; il rapporto irrisolto tra trasformazioni urbanistiche e mobilità; la dimensione contrattuale nell’urbanistica di Milano; la peculiarità di forme e processi nella progettazione della città; l’ambiguo ricorso alla produzione di immagini nel progetto urbanistico; le geografie variabili del campo territoriale milanese) e le discutono; le seconde conducono affondi e costruiscono sfondi (una cronologia sinottica del periodo indagato; trenta grandi trasformazioni milanesi; la ‘macchina’ amministrativa comunale alla prova dell’ultima stagione urbani-

stica; alcuni grandi interventi a confronto, tra città progettata e città realizzata; un itinerario attraverso la città che cambia; una ricognizione sulle dimensioni del fenomeno milanese; alcune note critiche sulla comunicazione pubblica a Milano). Prima di percorrere rapidamente la sequenza dei testi, due sole sottolineature. I capitoli sono incentrati sull’ultimo periodo, oggetto specifico del lavoro, ma tutti, sia pure in modo variabile, diffusamente ed esplicitamente o solo per accenni, proiettano il tempo breve dell’indagine sul tempo lungo della vicenda milanese, invocando un passato necessario per l’interpretazione dell’oggi. I saggi si costruiscono con uno sviluppo argomentativo intorno al ‘cuore’ tematico da ciascuno affrontato, ma costante è il richiamo alle operazioni condotte nel corso della ricerca, ora per esibire ‘evidenze’ sperimentali a supporto delle ipotesi avanzate, ora per suggerire e prefigurare prospettive possibili. E dunque, a questo capitolo iniziale, che segna il campo d’indagine e il senso del percorso di ricerca, segue il primo approfondimento monografico (di Angelo Armentano e Roberto Ricci) che, in un esercizio di rilettura del passato prossimo, porta a riconsiderare l’ultimo quindicennio oltre la volatilità della cronaca. È una serie di ‘poster’ sinottici che, l’uno accanto all’altro, si montano idealmente in striscia, evidenziando addensamenti e rarefazioni di eventi, continuità, cesure, ritmi: la fascia centrale segue l’implementarsi delle più recenti grandi trasformazioni urbanistiche milanesi; la fascia superiore le

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riconduce ad una più generale cronologia locale; la fascia inferiore fa da sestante, riconnettendo gli avvenimenti locali con gli eventi in Italia e nel mondo. Il secondo capitolo, «Chi decide la città?»21, lo ricorda Gabriele Pasqui nella nota d’apertura, riprende il titolo di un libro (Crosta, Graziosi, 1977) che, incidendo sul dibattito e segnando il campo di studi sulle trasformazioni territoriali, indagava «meccanismi e agenti di urbanizzazione nell’area milanese». Delineata una sintetica genealogia di approcci al mercato urbano, Pasqui attualizza lo sguardo su attori, forme delle relazioni e processi interpretando i risultati empirici emersi dall’analisi dei trenta grandi progetti considerati nella ricerca Musp, ed evidenziando alcuni elementi di «modernizzazione incompiuta» nel mercato urbano milanese e nei suoi processi di governance. I trenta casi ‘inseguiti’ nella fascia centrale della cronologia iniziale e interrogati nel secondo capitolo rispetto ai processi decisionali (Bodio Center, Citylife-Fiera, Portello nord, Portello sud, Garibaldi-Repubblica, Porta Vittoria, Policlinico, Ieo, Magneti Marelli, Cartiera Binda, Maciachini Center, Quartiere Rogoredo, Quartiere Adriano, Politecnico Bovisa, Pru Pompeo Leoni, Pru Palizzi, Pru Lorenteggio, Pru Rubattino, Bicocca, Santa Giulia, Falck-Sesto San Giovanni, Fiera polo esterno, AuchanCinisello, Caltacity, Centro Sarca, Milanofiori 2000, Quartiere Affari-San Donato, Cartiera Burgo, Humanitas) sono oggetto specifico del successivo affondo monografico. Organizzata per schede e accompagnata da due mappe di sintesi, la sezione (redatta da Angelo Armentano e Valeria Lupatini) restituisce un quadro comparativo, uniformato nelle informazioni, circa trasformazioni urbanistiche per quasi 11 milioni di metri quadrati di superficie territoriale, che si distribuiscono tra città centrale (20 casi) e comuni di prima fascia (10 casi). E ancora con le grandi trasformazioni milanesi si confronta Paolo Riganti che, in un capitolo incentrato sul rapporto uso del suolo/mobilità, mette a fuoco la frequente «reciproca indifferenza tra politiche dei trasporti e politiche urbanistiche» e, più specificamente, la mancanza di una qualsiasi «articolazione della capacità edificatoria dei diversi ambiti che tenga conto dei livelli di accessibilità». L’osservazione circa «l’assenza di una strategia territoriale, intesa anche come una semplice visione e immagine di riferimento dell’assetto territoriale, rispetto alla quale collocare i principali progetti di trasformazione e gli investimenti pubblici» apre ad un ventaglio di questioni, che il terzo capitolo rilancia ai contributi che seguono. Innanzitutto, questa stagione di trasformazione urbanistica per progetti ha sollecitato e sollecita l’amministrazione comunale nelle sua capacità di governo dei processi e di riorganizzazione in funzione di esso. È l’oggetto dell’approfondimento di Guido Codecasa che ripercorre, in una riflessione intorno ad alcuni passaggi nodali, le ristrutturazioni di cui la macchina amministrativa del Comune di Milano è stata oggetto dagli anni ’90 ad oggi. La fase di introduzione e sperimentazione dei programmi complessi riporta l’attenzione sugli strumenti negoziali. Luca Gaeta ne considera la specifica tradizione

milanese con uno sguardo di lungo periodo, marcando lo scarto tra urbanistica contrattata e urbanistica contrattuale, ma anche sottolineando i punti di debolezza evidenziatisi in questi ultimi anni, impliciti nella seguente avvertenza: «L’urbanistica contrattuale ha senso se l’amministrazione si struttura per ragionare alla pari con gli operatori» e dunque «la capacità di elaborare proposte deve essere una dote comune tra coloro che siedono al tavolo della trattativa». Ancora attingendo dal campione dei trenta casi che ha costituito base empirica della ricerca, l’ulteriore sguardo monografico suggerito da Antonio Longo con Federica Calò indaga le dinamiche con cui e per cui le forme prefigurate nei progetti iniziali si concretizzano in maniera non scontata e lineare in effettivi esiti di trasformazione dello spazio fisico. A questo fuoco si riconnette l’ulteriore capitolo di Antonio Longo sulle «qualità milanesi» dei progetti di trasformazione il quale, rileggendone la specificità di forme e processi, ed individuando nell’ultimo periodo uno iato tra una prima fase di «cambiamento nella continuità» ed una seconda segnata da una «svolta comunicativa», rilancia il ruolo del progetto come spazio del dialogo e del confronto pubblico, ne fissa alcuni requisiti e chiude sulle possibilità di «ricostruire una visione d’insieme per la città» attraverso «una strategia di interesse pubblico, informata dalle immagini e dai progetti in divenire». Con un affondo che non è estraneo a questa sollecitazione, nella quinta sezione monografica del volume, l’itinerario di Roberto Ricci attraverso l’East End milanese (che riprende e sviluppa quello proposto sulle pagine di Milano oltre Milano) si costruisce e configura come ‘catena ambientata’ di luoghi del cambiamento. In un’esplorazione che finisce per suggerire un’embrionale figura interpretativa, l’itinerario invita ad uno sguardo interrelato, anziché isolato per episodi, sui fenomeni trasformativi, in una delle parti urbane più vitali e interessanti per dinamiche in atto e per disponibilità al mutamento, ma ancora fuori fuoco e scomposta nella definizione di un possibile orizzonte di senso. Concludendo proprio sull’utilità di ‘itinerari’ e ‘guide’ come stratagemmi progettuali, il successivo capitolo di Bertrando Bonfantini avanza l’ipotesi che la visione d’insieme di cui Milano ha bisogno non si riassuma tanto e solo nella ricerca di un’«immagine guida», bensì nella composizione di circostanziate figure territoriali da costruirsi nell’individuazione e ricognizione di specifici contesti. D’altra parte, il repertorio di immagini di Milano e per Milano rapidamente richiamato e ripercorso nella parte centrale del capitolo evidenzia la storica multidimensionalità del fenomeno milanese, del quale la monografia di Emanuele Garda, che immediatamente segue, propone alcuni squarci secondo tre chiavi di lettura: intercomunalità, Grande Milano, regione urbana. Confini mobili, dunque. È questo il titolo dell’ultimo saggio del volume, scritto da Matteo Bolocan Goldstein, che in un ampio contributo ricostruisce e reinterpreta le diverse territorialità milanesi, con una stilizzazione che, a partire dai rapporti città-campagna all’origine dello svi14


luppo di Milano moderna, ne delinea e ripercorre le traiettorie evolutive nel secondo dopoguerra, per tratteggiarne l’attuale profilo di «città mondiale incompiuta». L’ultima sezione monografica (che rilancia idealmente al capitolo iniziale e alle ragioni di fondo di questo libro) è dedicata alla comunicazione: o meglio al deficit comunicativo che le autrici (Silvia Botti, Federica Calò e Valeria Lupatini) riconoscono come cifra paradossale ed eppure caratteristica della città. Sono annotazioni che, tra forme della comunicazione pubblica e costruzione di un’immagine delle città, si depositano in tre rapidi contributi: un articolo di ingresso che solleva la «questione comunicazione milanese» e due micro-inchieste (Milano nei siti web istituzionali, Milano attraverso la letteratura noir). Il saggio fotografico di Andrea Di Giovanni attraversa le pagine del volume. Il campione di trenta casi di trasformazione urbana viene ulteriormente indagato in una ‘istantanea’ che li coglie a metà del mese di giugno 2007. Note 1. Il workshop Milano 1990-2005. L’urbanistica dei grandi interventi: attori, risorse e città costruita si è tenuto il 16 dicembre 2005 presso la nuova sede de Il Sole 24 Ore in via Monte Rosa 91. Oltre alla partecipazione di numerosi operatori immobiliari, la discussione ha coinvolto Alessandro Balducci, Carlo Cerami, Bruno Ferrante, Maurizio Lupi e Federico Oliva. In quella occasione la testata Mondo immobiliare ha anticipato alcuni contenuti ed esiti della ricerca (Bronzo, 2005; Bolocan Goldstein, Riganti, 2005). 2. Il giornale (Bolocan, Botti, 2006) formato tabloid, 32 pagine, contiene una prima discussione critica dell’urbanistica milanese a partire dai trenta casi di trasformazione di maggiori dimensioni (oltre una soglia di slp > 60 mila mq) e una prima ricognizione di alcuni itinerari del cambiamento diffuso: Isola Garibaldi; Savona-Tortona e da Lambrate a San Donato (è possibile scaricare il giornale dal sito della ricerca). 3. Quel luogo largamente imperfetto che descrive l’incontro dinamico tra domanda e offerta nei diversi comparti dell’edilizia. Le caratteristiche intrinseche dei beni immobiliari (il loro carattere fisso, non trasferibile, e in rapporto ad un bene scarso e non riproducibile come la terra) fanno sì che i mercati immobiliari siano imperfetti, scarsamente competitivi e tendenzialmente oligopolistici (Campos Venuti 1967; Mazza, 2006). Per una distinzione tra concezioni differenti della nozione di mercato in campo urbanistico, si rinvia al recente contributo di Moroni, 2007. 4. L’approccio perseguito mantiene come orizzonte di senso il nesso esistente tra dinamiche sociali e politiche pubbliche nella qualificazione dei processi democratici a scala urbana e territoriale. Su questi aspetti: Donolo, 2006; Sebastiani, 1995 e il numero 2/1997 di Rassegna Italiana di Sociologia (con contributi, tra gli altri di O. de Leonardis e C. Sebastiani). 5. Negli ultimi due decenni il caso milanese è stato presentato e discusso in alcuni contributi monografici ospitati su Urbanistica, Urbanistica informazioni e Casabella: cfr. Spagnolo, Marini, Boeri, 1987, 1988; Erba, 1989; Morandi, 1996; Barazzetta, 2001 e Bonfantini, 2002. Per una trattazione continua del caso milanese su più versanti, si rinvia alla rivista Territorio del dipartimento Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano. Recentemente il Comune ha promosso sia pubblicazioni orientate alla ricerca (cfr. Fossa, 2006), sia pubblicazioni che documentano lo stato di avanzamento delle conoscenze orientate all’azione (cfr. Oggioni, 2006). Per un recente monitoraggio delle trasformazioni urbanistiche: cfr. Assolombarda, 2006. 6. La moda della cucina giapponese importata da New York, ad esempio, ha portato all’apertura di molti nuovi ristoranti giapponesi, ma anche all’immediata riconversione di un gran numero di ri-

storanti cinesi che ora servono sushi. Così come l’attenzione ossessiva agli accessori di moda di stagione, imposta da serie tv di successo come Sex and the City, si è diffusa rapidamente tra tutti gli strati della popolazione portando a Milano negli ultimi anni il fenomeno delle vendite ambulanti di accessori contraffatti a livelli prima sconosciuti. 7. Per una ricostruzione critica (e senza sconti) delle diverse fasi di crescita della città e per una messa a fuoco degli anni ’80 del Novecento come gli anni della «mancata modernizzazione» di rimanda ai lavori di Giulio Sapelli: in particolare Sapelli, 2005. 8. Una nozione di mercato come istituzione sociale è tipica della sociologia economica e in particolare delle posizioni degli autori istituzionalisti (per un’ampia panoramica: Trigilia, 1998). Per una concezione dell’economia come processo istituzionale il riferimento è all’originale contributo di studi di Karl Polanyi, 1978; per una rassegna delle differenti concezioni del mercato nel pensiero economico moderno: Ingrao, Ranchetti, 1996. 9. Le «condizioni di produzione» capitalistica definite da Marx nel primo libro del Capitale comprendono, oltre alle «condizioni fisiche esterne» (che includono la ricchezza naturale, intesa sia come «mezzi di sussistenza», sia come «strumenti di lavoro») e di «forza lavoro», anche quelle «comunitarie» intese come suoli, reti di comunicazione e infrastrutture urbane che descrivono le condizioni generali della produzione del capitale (fisso) sociale (Marx, 1964). Le condizioni della produzione includono quindi la «materialià e la socialità mercificate o capitalizzate, ed escludono invece la produzione, la distribuzione e lo scambio di merci» (O’Connors, 1990, p. 16). 10. Per una concettualizzazione dell’urbanistica come forma di regolazione sociale: Bolocan Goldstein (1997). 11. Giuseppe Dematteis sottolinea che il territorio è il luogo nel quale «il capitale ha bisogno di essere distrutto (di uscire dal mercato) per potersi riprodurre e accrescere, dove alla concorrenza deve in qualche misura necessariamente sostituirsi la cooperazione, alla proprietà privata la socializzazione (almeno dei costi)» (Dematteis, 1985, p. 80). 12. Pier Luigi Crosta sottolinea che in un’ottica di pianificazione è particolarmente sbagliato «considerare le trasformazioni del rapporto tra privato e amministrazione [...] come ‘risposta’ al mutamento dei rapporti interni al settore edilizio/territorio» e come l’approccio produttivista sia inadeguato in quanto «l’interpretazione del sistema di decisione di un gruppo – o di singoli individui – basata su uno schema funzionalistico e neoclassico, opera delle semplificazioni della realtà che non possono non rendere meccaniche le relazioni fra individui e norme, fra decisione e azione» (Crosta, 1988, pp. 65-66). 13. Indicativo a questo riguardo la presa di posizione dell’allora sindaco Gabriele Albertini circa la mancanza di qualità urbana nell’intervento di Bicocca con l’espressione di giudizi molto severi circa il paesaggio costruito senza alcun riferimento alle regole e ai presupposti normativi che hanno guidato l’intervento. 14. Ciascuna trasformazione è stata interrogata secondo una scheda in quasi 50 punti, organizzati in tre sezioni: sezione anagrafica (denominazione del progetto, localizzazione/indirizzo, distanza dal centro, quadrante territoriale, promotore, progettista, proprietà dell’area, superficie territoriale, quantità edilizie realizzate, funzioni previste, funzioni realizzate, eventuale pubblicazione, fonti delle pubblicazioni); sezione processo (cronologia, attori coinvolti, ruolo nel processo, tipologia, livello di governance, esito per i singoli attori, presenza di conflitti, tipo di conflitti, articolazione del processo, stato del processo); sezione progetto (atti urbanistici a monte dell’attuazione, strumento attuativo, iniziativa del progetto, modifiche di strumento attuativo, tipo di intervento urbanistico, eventuale ricorso a procedure di gara o concorso, grado di frazionamento della proprietà, tipologia del team di progetto, dotazione di spazi/strutture pubblici, presenza di edilizia sociale, tipo di edilizia sociale, risorse economiche destinate a spazi/strutture pubbliche, oneri di urbanizzazione aggiuntivi, rapporto oneri dovuti/oneri versati, modalità di gestione degli spazi pubblici, incidenza temporale delle fasi del processo realizzativo, numero di residenti/addetti/utenti,

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grado d’integrazione con politiche settoriali, grado di integrazione funzionale, replicabilità dell’intervento, incidenza del costo dell’area, prezzi di vendita, tempi di assorbimento, presenza/rilevanza del programma economico-finanziario, elementi di interesse). 15. Isola-Garibaldi; Savona-Tortona-Navigli; East-End da Lambrate a San Donato. 16. «[...] oltre che sui grandi progetti, la cronaca locale continua a inviarci indizi sull’enorme potenza delle microtrasformazioni urbane milanesi. Quasi fosse una sorta di controcanto ai progetti dei grandi developer internazionali, la Milano dei fatti di cronaca sembra infatti sospinta da migliaia di piccole iniziative di riuso degli spazi e dalla democratizzazione della rendita fondiaria. [...] Un sistema parvasivo di piccole rendite che, oltre a rappresentare uno dei tratti distintivi della società urbana milanese, continua a essere il motore di migliaia di trasformazioni degli usi di spazi residenziali e abitati, come è avvenuto nel caso della realizzazione auto-promossa delle centinaia di sottotetti che in pochi mesi hanno cambiato il profilo della città»; Stefano Boeri, Caleidoscopio Milano, in Multiplicity.lab, 2007. 17. Si pensi solo al fenomeno pervasivo della moda che si diffonde apparentemente senza regole colonizzando intere parti di città (Bolocan Goldstein, Caprarella, 2004) o ai fenomeni legati ai quartieri d’immigrazione (Novak, 2006; Ferro, Palmisani 2006). 18. Così sono state presentate sul giornale Milano oltre Milano (Bolocan, Botti, 2006). 19. Questo si può trovare, piuttosto, restituito in forma sintetica nel già citato Milano oltre Milano (Bolocan, Botti, 2006), mentre per il deposito analitico dei materiali di ricerca si veda il sito www.milanoltremilano.it. 20. Si rinvia, a questo proposito, a Silvia Botti, «Urbanistica e comunicazione pubblica», in Bolocan, Botti, 2006, p. 1. 21. Che può essere messo in stimolante raffronto con la più generale inchiesta giornalistica «Chi comanda nelle città» condotta sulle pagine di Repubblica, ed in particolare con la ‘puntata’ dedicata a Milano (Curzio Maltese, 2007).

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Intro + 90.ai

30/07/2007

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1990

Quindici anni Angelo Armentano, Roberto Ricci

La storia recente di Milano è ancora da scrivere e raccontare. Collocare la città e le sue vicende politiche e sociali nel quindicennio che abbiamo alle spalle non è infatti operazione che si possa risolvere in una semplice raccolta, sebbene sistematica, di informazioni. Cicli politici locali e contesto generale, singoli avvenimenti urbani e notizie che proiettano Milano nel panorama più ampio del paese, dinamiche economiche e processi di progettazione e costruzione della città sono tutte manifestazioni sensibili che descrivono la vita della città e che tuttavia rispondono a molteplici determinanti, dispiegandosi in tempi e modalità non omogenei. Per quanto riguarda i processi urbanistici al centro di questo volume, risulta evidente lo scarto tra i tempi e i ritmi apparentemente incalzanti della politica locale, delle scelte amministrative e del dibattito nella città, e il dispiegarsi ‘lungo’ dei tempi di decisione, progettazione e realizzazione degli interventi. Malgrado ciò, nessuno negherebbe le relazioni, anche controverse, che legano i cicli riguardanti il governo della città all’urbanistica, un campo che più di ogni altro esibisce il mutamento urbano e può connotare un progetto pubblico. Questa sezione monografica presenta una cronologia sinottica e figurata di Milano dagli anni ’90 ad oggi. Nella fascia che occupa il centro e domina le pagine che seguono si collocano le informazioni riguardanti i progetti e i cantieri: le loro tappe (i pieni) e le loro discontinue vicende (i vuoti grafici più o meno estesi), il loro reciproco richiamarsi, ma anche il loro procedere sconnesso e spesso solitario. Il mutamento urbanistico, in questa “messa in scena” degli anni, viene posto in relazione con altre due fasce di informazioni: quella superiore, riguardante la vicenda politica locale e la stagione dei nuovi sindaci; quella inferiore, riferita agli eventi che compongono un più generale scenario; entrambe titolate per fare emergere tratti salienti del periodo. Nessuna allusione a relazioni deterministiche tra i diversi strati, ma risultano talvolta sorprendenti alcune sequenze e certe disposizioni di eventi nel tempo delle quali si era persa memoria. Perché, ricordiamolo, tra i tratti significativi che connotano Milano vi è anche la difficoltà a sedimentare storia comune e persino a condividere le informazioni. Da questa consapevolezza l’esigenza di comporre in modo strutturato una sinossi del più recente periodo passato, aperta da una ‘introduzione’ datata 1990 (qui a fianco), e chiusa da un rapido aggiornamento ‘di cronaca’ sugli anni 2006/2007 (nell’ultima pagina di questa sezione). La messa in relazione del ciclo urbanistico con le vicende che descrivono il contesto di eventi locale e generale è dunque un modo per segnalare un problema, piuttosto che per pensare di risolverlo: quello di domandare conoscenze e interpretazioni articolate dei fatti, di contribuire a costruire una memoria collettiva intesa come risorsa decisiva di ogni processo democratico.

Sindaco di Milano Paolo Pillitteri (21.12.1986 - 1.1.1992) Assessore all’urbanistica Attilio Schemmari

1 giugno Ultimatum del Psi: voto di fiducia sulla legge Mammì. Si dimettono ministri e sottosegretari della sinistra Dc. Sbrigativo rimpasto di governo.

gennaio QUARTIERE ADRIANO Viene stipulata la Convenzione Quadro per l’attuazione dell’Unità 1 individuata dalla Variante Z4.

3 giugno referendum sulla caccia e i pesticidi: vince l’astensione.

gennaio QUARTIERE AFFARI Viene deciso di ampliare l’intervento per la nuova San Donato anche all’area San Francesco. La Snam (in accordo con la Cogefar-Torno, comproprietaria della area) affida allo Studio Kenzo Tange Associates il progetto urbanistico e architettonico e il PdL. gennaio POLITECNICO BOVISA Viene adottata la variante al Prg (Variante Gasometri, Z14) in seguito alla convenzione di consulenza tra il Comune di Milano e il Politecnico. 1 febbraio La Mondadori passa tra dure polemiche da De Benedetti a Berlusconi.

1 febbraio Inizia la dissoluzione della federazione jugoslava, Slovenia e Croazia proclamano l indipendenza. 2 febbraio Chiusa nel 1988, la Centrale dell'acqua potabile viene riaperta come Museo dell'Acqua Potabile o Spazio Acqua. febbraio SANTA GIULIA Viene adottato dal Comune il Piano Particolareggiato relativo all’area ZRU 1 (ex-Montecatini). 7 marzo 19° Congresso del PCI a Bologna. 1 aprile Inaugurazione del terzo anello dello stadio di S.Siro: più di 85 mila posti a sedere.

1 aprile Il deficit pubblico sale a 147.000 miliardi. 27 aprile Il Governo approva la piena liberalizzazione dei movimenti di capitali in Europa.

1 luglio Approvazione legge Mammì. Si dimettono 5 ministri. Andreotti sostituisce e evita la crisi di Governo.

li

6 luglio Elezioni amministrative: nuova amministrazione rosso-verde, riconfermato sindaco Paolo Pillitteri. 1 agosto L Iraq invade il Kuwait: l’Italia concede agli Usa l’uso delle basi militari.

26 agosto Muore a Milano lo scultore Andrea Cascella, nel suo studio in Via della Ferrera 8.

1 settembre Bossi propone uno stato federale diviso in tre repubbliche: Nord, Centro, Sud. 1 settembre Il debito pubblico supera il PIL. ottobre POLITECNICO BOVISA Il Piano di Sviluppo 91-93 del Politecnico con la previsione del secondo campus in Bovisa riceve l’approvazione ministeriale. 1 ottobre PCI e Psi cambiano nome e simbolo al partito. novembre POLITECNICO BOVISA Il Politecnico e il Comune di Milano siglano una seconda convenzione che porta alla redazione di un Piano Particolareggiato, per il progetto del nuovo campus universitario nell’area dei gasometri.

2 maggio Viene inaugurato il primo tronco della linea 3 della metropolitana da Porta Romana a via Sondrio.

1 novembre Dopo una lunga lite tra Gardini e l'ENI, la Ferruzzi è costretta a cedere all'ENI la sua quota di partecipazione all'Enimont. Gardini si dimette anche dalla Montedison.

6 maggio Elezioni amministrative. Penalizzato il PCI, vittoria della Lega Lombarda al nord. Leoluca Orlando, ex sindaco di Palermo, si afferma in Sicilia.

1 novembre Nasce La Rete il movimento di Leoluca Orlando.

1 giugno Inaugurato il monumento a Sandro Pertini, opera dell’architetto Aldo Rossi.

17

10 giugno In un discorso a Milano il Presidente Cossiga critica il Csm e i partiti. Segue una dura requisitoria del Quirinale.

X Legislatura VII Governo Andreotti (12.04.1991 - 24.04.1992) Coalizione politica DC - PSI - PSDI - PLI Presidente del Consiglio Giulio Andreotti Ministero dei Lavori pubblici Giovanni Prandini

1990

1 dicembre Esplode la polemica sul caso Gladio. 1 dicembre Consulto al Quirinale per la richiesta di messa in stato d’accusa per alto tradimento del presidente della Repubblica Cossiga.


27/07/2007

18.39.31

10 Pieve Emanuele: nasce la Lega Nord, federazione tra la Lega Lombarda e altre formazioni autonomistiche del nord.

Sindaco di Milano Paolo Pillitteri (21.12.1986 - 1.1.1992) Assessore all’ urbaninistica Attilio Schemmari

2 Sciopero degli investitori in Borsa contro la tassa sul capital gain.

1 Al Censimento gli abitanti del Comune sono 1.371.008.

Aprile

Maggio

L' Amministrazione Comunale, in collaborazione con l'Associazione degli Interessi Metropolitani, promuove un Concorso Internazionale d'Architettura per la progettazione dell'area Garibaldi Repubblica. Vince l'architetto Nicolin.

X Legislatura VII Governo Andreotti (12.04.1991 - 24.04.1992) Coalizione politica DC - PSI - PSDI - PLI Presidente del Consiglio Giulio Andreotti Ministero dei Lavori pubblici Giovanni Prandini 16 Gli Stati Uniti avviano Desert Storm e bombardano Bagdad. 17 Il parlamento decide la partecipazione italiana alle azioni militari nel Golfo.

Febbraio

3 Nasce il Partito democratico della sinistra. Gli scissionisti costituiscono Rifondazione comunista.

23 Aumenta l'export italiano verso i paesi dell'Est.

Giugno

QUARTIERE AFFARI

Marzo

PROGETTO BICOCCA

GARIBALDI REPUBBLICA

Febbraio

Gennaio

MUORE E RINASCE IL GOVERNO ANDREOTTI

21 Venerdì nero alla Borsa di Milano.

15 Si realizza la linea 3 della metropolitana da Sondrio a San Donato.

1 La Continental interrompe i colloqui per la fusione con la Pirelli.

Gennaio

1991

1 Contestazione del centro sociale Leoncavallo alla manifestazione dei sindacati.

Il progetto urbanistico di Kenzo Tange per i due nuovi quartieri viene presentato al Consiglio Comunale di San Donato. Il progetto suscita molte polemiche.

ISTITUTO EUROPEO ONCOLOGIA

SULLA FIERA SI APRE LA CRISI

91_a.ai

APRE IL CANTIERE DEL FUTURO IEO.

INAUGURATO IL PRIMO EDIFICIO ALLA BICOCCA.

Marzo

21 La legge per la parità uomo donna nel lavoro viene approvata definitivamente. Prevede incentivi per il lavoro femminile.

Aprile

12 Nasce il VII governo Andreotti senza accordo sulle riforme istituzionali.

20 Il governo ottiene la fiducia. 29 Si dimette il VI governo Andreotti. 29 aprile De Benedetti e Berlusconi firmano l'accordo di spartizione. La Mondadori a Berlusconi; 12 Carlo De Benedetti viene rinviato Repubblica e l'Espresso a De Benedetti. a giudizio per concorso in bancarotta fraudolenta nel caso del Banco Ambrosiano.

Maggio

13 17.000 amministratori pubblici italiani, il 15% del totale, risultano sottoposti a procedimento giudiziario.

Giugno

1 Cossiga nomina senatori a vita Gianni Agnelli, Giulio Andreotti, Francesco De Martino e Paolo Emilio Taviani.

18 Il ministro delle Finanze scopre un buco di 20.000 miliardi.

28 Agnelli comunica agli azionisti le difficoltà della Fiat.


27/07/2007

18.45.16

1 “Mala Milano” l’Europeo di Feltri lancia l’allarme mafia: 103 morti ammazzati contro i 49 di Palermo.

10 Uno sciopero dei procuratori blocca la Borsa di Milano. 22 Successo dello sciopero generale di quattro ore proclamato dai sindacati contro la Finanziaria.

29 Muore a Rho il filosofo Ludovico Geymonat.

1 Crollano i titoli Pirelli dopo il fallimento del tentativo di scalata del colosso tedesco Continental.

29 Comincia a Milano la conferenza nazionale di organizzazione della Dc.

20 Muore a Milano l'attore Walter Chiari.

21 Crisi della giunta di Milano.

31 Si dimette il Sindaco Pillitteri.

Agosto

Settembre

Ottobre

Novembre

ato SANTA GIULIA

Dicembre

PORTA VITTORIA

Luglio

Viene approvato dal Comune il Piano Particolareggiato relativo all’area Z.R.U.1 (ex-Montecatini).

SULLA FIERA SI APRE LA CRISI

91_b.ai

Si costituisce l’Associazione “Milano Biblioteca del 2000” a cui aderiscono il Comune di Milano, la Provincia di Milano, la Regione Lombardia e le università milanesi il cui scopo è la realizzazione di una grande biblioteca a Milano.

Agosto

7 Cossiga annuncia che grazierà il leader storico delle Br, Renato Curcio.

14 29 Ustica: trovata la seconda scatola La mafia uccide a Palermo Libero nera del Dc9 Itavia. Grassi, imprenditore tessile.

16 Il ministro delle Finanze pubblica il libro rosso delle evasioni: 270 mila evasori e 33.000 miliardi evasi.

Settembre

Ottobre

13 1 Agnelli mette in guardia i politici Critiche e polemiche sulla legge sulla difficile situazione economica Finanziaria. del paese.

Novembre

Dicembre

13 Via libera del governo alle privatizzazioni.

23 Il Senato approva in via definitiva l'istituzione della Direzione investigativa antimafia.

24 Gianni Agnelli indica nel fratello Urnberto il suo successore.

28 Il Senato approva definitivamente legge Finanziaria e provvedimenti collegati.

30 Manifestazione di protesta di lavoratori e pensionati contro la Finanziaria.

31 Cossiga sorprende il paese con un messaggio di fine d'anno di poco più di tre minuti.

MUORE E RINASCE IL GOVERNO ANDREOTTI

1 L'agenzia internazionale Moody's declassa l'Italia.

Un gruppo di cittadini, sostenuto dal Consiglio di Zona 2, presenta ricorso al TAR.

1991

Luglio

Ai fini dell'attuazione del progetto l’Amministrazione Comunale si occupa di predisporre una nuova variante ad hoc (Variante Zona speciale Z2) e un nuovo Piano d’Inquadramento Operativo .

GARIBALDI REPUBBLICA

GARIBALDI REPUBBLICA

.


Sindaco di Milano Giampiero Borghini (18.1.1992 - 11. 3.1993)

18 Viene eletto sindaco Giampiero Borghini, ex PDS, appartenente al neo costituito gruppo di Unità Riformista.

3 Cantieri bloccati. L'edilizia milanese si prepara ad un autunno nero, con possibilità di chiusura per le aziende più colpite dalla crisi.

18 Arrestato Luigi Carnevale del PDS, accusato per le tangenti sui lavori della Metropolitana di Milano.

22 Eseguiti i primi arresti nell’ambito dell’inchiesta Mani pulite.

PRU PALIZZI

Marzo

Aprile

Maggio

Giugno

Vengono approvate le Varianti al PRG per il nord-ovest, che riprendono gli indirizzi urbanistici per la trasformazione contenuti negli Studi di inquadramento elaborati dal Comune di Milano nel 1989.

Vengono rilasciate le concessioni edilizie richieste nel 89 per la costruzione dei due padiglioni attraverso due passaggi, il secondo dei quali comporta la riduzione del 10% delle volumetrie

Viene rilasciata la Concessione Edilizia per il comparto 1F, destinato al CNR.

POLO ESTERNO FIERA

PROGETTO BICOCCA

L‘ EUROPA DI MAASTRICHT

1 Paolo Pillitteri riceve un avviso di garanzia insieme a Carlo Tognoli ex sindaco e ministro del Turismo e spettacolo.

Viene approvata dalla RegioneLombardia la variante al Prg “Gasometri - Z14”.

Dopo un lungo iter il Consiglio Comunale approva il PdL 1L, aggiungendo alcuni oneri che recepiscono le critiche dei gruppi ambientalisti. La delibera di approvazione viene però sospesa dal Co.Re.Co.

Gennaio

1992

17 E' arrestato per corruzione Mario Chiesa, direttore del Pio Albergo Trivulzio. E' l'inizio di "Mani Pulite".

Febbraio

PORTELLO SUD

POLITECNICO BOVISA

Gennaio

1 Si allarga lo scandalo delle tangenti.

PROGETTO BICOCCA

LA CAPITALE DELLE TANGENTI

7 Si presenta alla Procura della repubblica Alfredo Mosini l’assessore ai lavori pubblici del comune.

Sindaco di Milano Paolo Pillitteri (21.12.1986 - 1.1.1992)

X Legislatura VII Governo Andreotti (12.04.1991 - 24.04.1992) Coalizione politica DC - PSI - PSDI - PLI Presidente del Consiglio Giulio Andreotti XI Legislatura I Governo Amato (28.06.1992 - 28.04.1993) Coalizione politica DC - PSI - PSDI - PLI Presidente del Consiglio Giuliano Amato Ministero dei Lavori pubblici Giovanni Prandini

Febbraio

7 Viene firmato il Trattato di Maastricht tra gli Stati della Comunità Europea.

23 Bettino Craxi interviene sul caso Chiesa affermando: "la disonestà non è la nostra, ma di chi l’ha compiuta".

Marzo

Il sindaco Borghini firma la convenzione per lo spostamento della Fiera dal Portello verso un polo esterno non ancora definito

Aprile

5-6 Elezioni politiche.

25 Francesco Cossiga rassegna le dimissioni da Presidente della Repubblica, in anticipo sulla scadenza del mandato.

Maggio

25 Oscar Luigi Scalfaro è eletto Presidente della Repubblica.

23 Viene assassinato il giudice Giovanni Falcone.

Giugno

28 Si forma il Governo Amato.


27 Convegni organizzati da Assolombarda e Politecnico sull'area metropolitana. Partecipazione di imprenditori, architetti e sociologi. 28 L'ex vice sindaco Roberto Camagni (PDS) interrogato, come testimone dal giudice Colombo sull'affare Fiera Portello.

Novembre

Dopo un lungo iter il Consiglio Comunale approva il PdL 1L, aggiungendo alcuni oneri che recepiscono le critiche dei gruppi ambientalisti. La delibera di approvazione viene però sospesa dal Co.Re.Co.

3 Craxi si difende in Parlamento per le accuse di corruzione e tangenti.

19 Un’autobomba uccide il giudice Paolo Borsellino.

Agosto

1 Le ferrovie diventano una Spa.

Settembre

2 Il deputato socialista Sergio Moroni si suicida perché accusato di tangenti.

Il Tar accetta il ricorso presentato nel 91 per il mancato rispetto degli standard urbanistici, la variante viene annullata.

Il Politecnico sostiene la Fiera a Pero. Gli urbanisti indicano anche Gallarate davanti a Lacchiarella, bocciano Pioltello.

APRE IL CANTIERE HUMANITAS

Ottobre

1 La lira esce dallo Sme.

Novembre

1 La Camera ratifica il trattato di Maastricht.

Il piano è approvato dal Consiglio. Si a Tecnocity. Dicembre

16 Craxi riceve un avviso di garanzia per corruzione.

L‘ EUROPA DI MAASTRICHT

1 Arrestato Salvatore Ligresti.

Il IV PPA introduce il Piano di Zona ex legge 167/62 disattendendo pertanto le modalità attuative previste nei precedenti PPA.

1992

HUMANITAS Luglio

Dicembre

GARIBALDI/REPUBBLICA

Il quartiere si ribella ai padiglioni del Portello. Attraverso ricorsi gli ambientalisti provano a bloccare le licenze edilizie.

POLO ESTERNO FIERA

Firma delle concessioni edilizie per la costruzione dei due nuovi padiglioni nell'area del Portello Sud. Prende ufficialmente il via il rinnovamento della Fiera di Milano.

Ottobre

15 In piazza contro il sindaco "no ai mostri di cemento". Protesta di ecologisti e opposizioni contro il depuratore a Nosedo.

23 Tra le polemiche la giunta Borghini vince sul depuratore.

Presentata ai consiglieri comunali la relazione sulle scelte urbanistiche. Il nuovo Politecnico alla Bovisa. PORTELLO SUD

Con provvedimento della Giunta Regionale per le aree e gli edifici degli ex stabilimenti Redaelli, viene approvata una variante al PRG che individua le zone di ridefinizione urbana Z.R.U. 3 “Paullese-Rogoredo”.

POLO ESTERNO FIERA

PORTELLO SUD

Settembre

POLITECNICO BOVISA

Agosto

SANTA GIULIA

Luglio

7 Sequestrati fascicoli e pratiche di Ligresti. Nuovo blitz dei magistrati che cercano di ricostruire l’ascesa del re del mattone.

LA CAPITALE DELLE TANGENTI

1 6 Muore in un incidente stradale La Giunta decide di acquisire il giornalista Gianni Brera. le ex "aree d' oro" del costruttore Salvatore Ligresti.

26 Ultimatum di Borghini nel dibattito sull' urbanistica.

PROGETTO BICOCCA

1 Il cardinale Carlo Maria Martini lancia un monito contro la corruzione.

QUARTIERE ADRIANO

1 Altri arresti a Milano.


13 Protesta ecologista sulle aree dismesse.

Commissario straordinario Claudio Gelati (11.3.93 - 20.6.93) Sindaco di Milano Marco Formentini (20.6.93 - 11.5.97)

6 La giunta commissariale sblocca un vecchio progetto; via libera per trasformare i capannoni dell'Ansaldo in laboratori culturali.

31 Chiude lo stabilimento automobilistico della Maserati in via Rubattino.

28 Il Comune frena sulla trasformazione dell’area Maserati.

6 Elezioni amministrative: eletto direttamente dai cittadini il sindaco Marco Formentini della Lega Nord. Al primo turno la Lega raccoglie più del 40% dei consensi.

Maggio

Giugno

Il Comune frena la Maserati, la Commissione urbanistica ha rinviato il parere sul piano di recupero dell'area.

Il Commissario dà l'ok per il progetto Tecnocity sull'area della Pirelli Bicocca.

POLITECNICO BOVISA

PRU RUBATTINO PROGETTO BICOCCA

Si allontana la soluzione. Potrebbe sorgere in Piemonte quel polo esterno che Milano non riesce a realizzare.

PORTELLO SUD

Progetti per la nuova sede del Politecnico.

POLO ESTERNO FIERA

Chiude lo stabilimento automobilistico della Maserati , dal dopoguerra sede della Innocenti.

Animalisti contestano l’Istituto oncologico.

PORTELLO SUD

PROGETTO BICOCCA

PRU RUBATTINO

Con il favore degli ecologisti, Regione e Provincia scelgono l’ex raffineria di Rho Pero.

I.E.O.

APRE IL CANTIERE PORTELLO SUD

Aprile

il TAR boccia la variante del piano regolatore.

POLITECNICO BOVISA

La Snam rileva dalla società Cogefar-Torno la proprietà dell’intera area.

Marzo

GARIBALDI/REPUBBLICA

QUARTIERE AFFARI PORTELLO SUD

Febbraio

Bloccate le licenze.

Il Tar dà ragione alla Sistemi Urbani via ai lavori o il Comune pagherà i danni.

Nuove proteste del comitato anti Fiera contestati i lavori per l'ampliamento.

La Pirelli cede le aree a 11 societa' parte della vecchia Bicocca.

Gennaio

CIAMPI UN GOVERNO DI SALUTE PUBBLICA

10 Viene sciolto il consiglio comunale di Milano in seguito alle dimissioni di più di 40 consiglieri. Viene nominato il commissario Claudio Gelati.

Assessore all’urbanistica Giorgio Junginger

Gennaio

1993

16 Si dimette il sindaco di Milano Giampiero Borghini.

POLO ESTERNO FIERA

IL SINDACO DEI CITTADINI

Sindaco di Milano Giampiero Borghini (18.1.92 - 11.3.93)

XI Legislatura I° Governo Amato (28.06.1992 - 28.04.1993) Coalizione politica DC - PSI - PSDI - PLI Presidente del Consiglio Giuliano Amato Ministero dei Lavori pubblici Francesco Merloni Governo Ciampi (28.04.1993 - 10.05.1994) Coalizione politica DC - PSI - PSDI - PLI Presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi Ministero dei Lavori pubblici Francesco Merloni

Febbraio

11 Craxi si dimette da segretario del Partito socialista italiano.

Marzo

1 Arrestato Primo Greganti.

Aprile

18 Abrogata la quota proporzionale nel sistema elettorale del Senato. Abolito anche il finanziamento pubblico dei partiti.

Maggio

Giugno

13 Il Senato concede l'autorizzazione a procedere nei confronti di Giulio Andreotti che i magistrati palermitani intendono processare per mafia.

2 Individuata davanti a Palazzo Chigi una Fiat 500 imbottita d'esplosivo.

25 A Belpasso nel catanese viene Al Senato approvazione definitiva arrestato dopo 11 anni di della legge per l'elezione diretta 26 latitanza Giuseppe Pulvirenti. dei sindaci con premio 14 Carlo Azeglio Ciampi, governatore di maggioranza per i comuni A Roma, esplode un’autobomba della Banca d'Italia, riceve con più di 15.000 abitanti. al passaggio dell’auto con a bordo l'incarico di formare il governo. il conduttore televisivo Maurizio Costanzo, nessuna vittima. 24 27 La Lira crolla rispetto al Marco e La procura di Palermo invia 29 arriva a quota 983. un avviso di garanzia al senatore Craxi assediato all'hotel Raphael 27 di Roma dalla folla che gli lancia Scoppia un'autobomba a Firenze Giulio Andreotti per concorso monetine. non distante dalla Galleria degli in associazione mafiosa. Uffizi, 5 morti. 22 Arrestato il numero 3 della Fiat Francesco Paolo Mattioli.


23 Il finanziere Raul Gardini si suicida nella sua casa di Milano.

26 Urbanistica e assestamento del bilancio al centro del dibattito del consiglio comunale.

27 Alle 23.15 scoppia un'autobomba in via Palestro. Muoiono cinque persone. Il PAC viene quasi completamente distrutto.

Agosto

4 Il Parlamento approva la nuova legge elettorale.

4 Secondo Mediobanca le maggiori imprese italiane hanno perso 11.000 miliardi di lire e tagliato 80.000 posti di lavoro nel 1992.

GARIBALDI/REPUBBLICA

Settembre

9 Il Consiglio dei ministri vara la finanziaria: 28.000 miliardi di minori spese e 3.000 di maggiori entrate.

FINE CANTIERE DELL’ISTITUTO EUROPEO DI ONCOLOGIA

Referendum anti Fiera. Parte una raccolta di 5 mila firme per bloccare i progetti della giunta in tutta l'area del Portello Sud.

Ottobre

Novembre

1 Il Governo ritira la candidatura di Milano come sede per l’Agenzia Europea per l’ambiente.

28 Si apre il processo a Sergio Cusani, consulente finanziario di Raul Gardini.

16 La Corte d’appelo di Milano scagiona De Benedetti dalla vicenda Banco Ambrosiana.

PROGETTO BICOCCA

Continuano le polemiche sul riassetto dell'area espositiva in città gli abitanti del quartiere insistono: Il progetto Portello deve essere annullato.

I.E.O.

Via libera al piano Università Alla Bicocca la nuova Statale.

PORTELLO SUD

PROGETTO BICOCCA

Via libera al piano Università Politecnico alla Bovisa.

Dicembre

Stop al progetto Garibaldi, la giunta non ricorre in appello e accetta la bocciatura del Consiglio di Stato.

Protocollo di intesa fra Università statale e Pirelli.

Dicembre

5 Le città scelgono i progressisti: Rutelli (con il 53%), Bassolino (55,5%), Sansa (60%), Cacciari (55,5%) e Illy (53%) vincono al ballottaggio contro i candidati del Movimento Sociale e della Lega.

CIAMPI UN GOVERNO DI SALUTE PUBBLICA

30 Craxi annuncia di voler allontanarsi dall'ltalia.

Novembre

La società Premafin Finanziaria presenta un ricorso al TAR contro l’approvazione del IV PPA in relazione ad alcune aree incluse nelle zone di espansione residenziale C 10.2 e C 15.6.

Non si placa la polemica sul futuro della Fiera. La Curia chiede un referendum per scegliere fra polo esterno e ampliamento al Portello.

Luglio

Ottobre

PORTELLO SUD

La Regione rimanda a settembre la decisione sulla fiera.

POLITECNICO BOVISA

La Regione chiede di rispettare il progetto, Formentini definisce impraticabile l'ipotesi di un polo esterno sull'area del petrolchimico.

POLO ESTERNO FIERA

PORTELLO SUD

Settembre

QUARTIERE ADRIANO

Agosto

POLO ESTERNO FIERA

Luglio

IL SINDACO DEI CITTADINI

8 La Commissione urbanistica del Comune blocca tutte le licenze di costruzione di abitazioni sulle aree industriali dismesse.

1 Approvato il piano Università, alla Bicocca la nuova Statale.

1993

8 Prima riunione della nuova giunta comunale con una decisione a sorpresa: cambiano presidenti di Aem, Atm e Centrale del latte.


19 Scandalo del metrò milanese: chiuso uno dei filoni storici di Tangentopoli. Archiviazione per Tognoli, Pillitteri.

Aprile

Vertice in Regione. Siglato l'accordo di programma.

Maggio

CITYLIFE

Marzo

30 Inaugurato a Milano l'Istituto Europeo di Oncologia, il maggiore istituto italiano per la ricerca e la cura del cancro.

Giugno

Primo Accordo di Programma per la riqualificazione del polo fieristico storico di Milano.

Il Piano di Lottizzazione del Quartiere Affari viene approvato dopo un iter burocratico durato circa 18 mesi.

XII Legislatura I° Governo Berlusconi (10.05.1994 - 17.01.1995) Coalizione politica FI - LN - AN - CCD - UDC Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi Ministero dei Lavori pubblici Roberto Maria Radice 16 Vengono sciolte le Camere. 26 Con una cassetta preregistrata Silvio Berlusconi annuncia il suo ingresso in politica.

Febbraio

12 Vertice NATO a Bruxelles. 29 Primo processo a Bettino Craxi.

Consegnata alla Statale la prima sede alla Bicocca.

Viene approvato il Piano di Lottizzazione 1T che riguarda la realizzazione di edifici per l’università e la sede della Siemens .

I.E.O.

PROGETTO BICOCCA

Cambia il profilo di sviluppo del progetto che sarà sempre più orientato ad accogliere funzioni destinate al nuovo polo universitario.

PORTELLO SUD

PROGETTO BICOCCA

QUARTIERE AFFARI

POLITECNICO BOVISA

Febbraio

Il progetto Bovisa viene rilanciato: nominato un comitato tecnico che prepara l’Accordo di Programma.

Gennaio

ASCESA E DECLINO DI BERLUSCONI AL GOVERNO

19 20 La legge Merloni blocca Rimpasto in giunta, Formentini più forte ma scoppia lo scandalo gli appalti. del verde, il vicesindaco sarà Giorgio Malagoli.

POLO ESTERNO FIERA

20 Dopo cinque rinvii il Comune fa sgomberare la sede del Centro Sociale Leoncavallo.

Gennaio

1994

22 Esce il primo numero del nuovo giornale di Indro Montanelli "la Voce". La sede del quotidiano è in via Dante 12.

25 Grande manifestazione per la ricorrenza della Liberazione.

PROGETTO BICOCCA

MONTANELLI FONDA LA VOCE

Sindaco di Milano Marco Formentini (20.6.93 - 11.5.97) Assessore all urbanistica Giorgio Junginger

INAUGURATO A MILANO L’ ISTITUTO EUROPEO DI ONCOLOGIA

Vertice in Regione. Siglato l'accordo di programma.

Marzo

27 Elezioni politiche. Viene adottato il nuovo sistema elettorale, maggioritario per il 75% dei seggi e proporzionale per il restante 25%.

Aprile

Maggio

25 18 Il nuovo partito di AN per la prima Confronto Tognoli-Chiesa volta sfila il 25 aprile. nell'ambito del processo per le tangenti AEM. 28 Viene affidato a Silvio Berlusconi l'incarico di formare il nuovo governo.

Giugno

12 Elezioni europee. Grande successo di Forza Italia e sconfitta del PDS. Si dimette Achille Ochetto.


15 Viene sospesa la pubblicazione del quotidiano"L'Indipendente".

15 La legge 30 della Lombardia concede ai progetti di riconversione produttiva un cospicuo contributo.

Settembre

Ottobre

Novembre

Nuovo vertice in Regione, cresce il malcontento per il nuovo polo fieristico.

Agosto

18 Dalla fusione delle diverse società di telecomunicazioni nasce Telecom Italia.

Settembre

Ottobre

La legge 30 del 15/11/1994 della Regione Lombardia avvia la trasformazione delle aree sestesi e dell’area ex Breda.

POLO ESTERNO FIERA

MAGNETI MARELLI

La Variante elaborata dallo studio Gregotti viene inviata alla Regione per l’approvazione definitiva.

PORTELLO SUD Luglio

Dicembre

CENTRO SARCA

Il Consiglio Comunale adotta la Variante al PRG – Zona speciale Z18, dando avvio alla revisione sostanziale del PP del 1989.

POLO ESTERNO FIERA

PORTELLO NORD

Agosto

Adottato il Prg nel quale il Comune di Sesto destina l’area a ristrutturazione industriale. Prevista la cessione del 50% dell’area per la realizzazione di servizi pubblici e viabilità.

L’Agip ricorre sull'accordo Fiera, a rischio i lavori al Portello.

Novembre

Dicembre

8 Mario Monti afferma: "Possiamo aderire nel 1999 all'Europa della moneta unica".

11 Entro dicembre l'Italia dovrà decidere se stare dentro o fuori dal sistema monetario europeo.

21 Un Decreto Ministeriale istituisce i Programmi di riqualificazione urbana.

23 Il Consiglio dei Ministri approva il progetto di riforma della scuola che abolisce gli esami di riparazione nelle Scuole Medie Superiori e porta a 16 anni l'obbligo scolastico.

13 Il Congresso di Roma decide lo scioglimento del PSI. Nasce una nuova formazione politica che prende il nome di SI (Socialisti Italiani).

22 In seguito al ritiro della Lega Nord dalla coalizione di governo con Forza Italia e Alleanza Nazionale, cade il governo Berlusconi.

ASCESA E DECLINO DI BERLUSCONI AL GOVERNO

30 Crolla un palazzo in viale Monza in seguito a una fuga di gas. Sette morti e dodici feriti.

1994

27 Viene annunciata la prossima apertura del museo Bagatti Valsecchi.

Luglio

6 Con una lettera al Procuratore capo di Milano, Antonio di Pietro si dimette dalla magistratura.

MONTANELLI FONDA LA VOCE

4 Inaugurazione della Nuova Triennale dopo la ristrutturazione curata da Gae Aulenti.

10 Scontri tra dimostranti e forze dell'ordine durante una manifestazione a favore del Centro sociale Leoncavallo.

2 Intervento della magistratura sul verde. Formentini ammette irregolarità, inchiesta su 12 funzionari.


XII Legislatura Governo Dini (17.01.1995 - 17.05.1996) Governo tecnico Presidente del Consiglio Lamberto Dini Ministero dei Lavori pubblici Paolo Baratta 17 Si forma il nuovo governo presieduto da Lamberto Dini, già ministro del tesoro nel precedente governo.

30 Piano Maserati: il Comune offre seicento posti, Sindaco da Dini.

6 Finanziaria in estate e poi alle urne per De Benedetti questo esecutivo e' in grado di farlo.

10 Romano Prodi è il candidato premier dell’Ulivo.

Marzo

20 Aprono i cantieri che avvieranno la trasformazione di piazza Duomo in una grande isola pedonale, destinata a collegarsi poi lungo via Mercanti e via Dante al Castello Sforzesco.

Giugno

MAGNETI MARELLI DALMINE SCAC

Il Comune di Sesto San Giovanni aderisce al primo Programma Triennale per il recupero delle aree industriali.

Una delibera della Giunta comunale formalizza i criteri delle proposte di programma; l’ambito n.3 è definito “Porta Genova-Naviglio Grande-Lorenteggio-Bisceglie” e racchiude al proprio interno l’area che sarà oggetto del PRU n.3.6 “via Bisceglie-Giordani-Lorenteggio”.

PORTELLO SUD

PROGETTO BICOCCA

PORTELLO SUD

15 Palazzo Marino propone il museo della moda.

Tramite delibera della Giunta comunale viene individuato l’ ambito “OM-Scalo Romana-TIBB”,in cui ricadrà l’unità di intervento 1.1 “OM-Pompeo Leoni-Pietrasanta”.

Un nuovo appello al sindaco e alla giunta perchè annullino il piano particolareggiato del Portello Sud e la realizzazione dei progetti della Sistemi Urbani.

Si conferma l’importanza del partner Università per Pirelli, anche a seguito dell’acquisto di aree destinate all’Università da parte di alcuni enti previdenziali.

Febbraio

Maggio

PRU POMPEO LEONI

Aprile

La giunta comunale ha approvato la convenzione dell'accordo di recupero dell'area ex Maserati.

Il Tar boccia il piano Portello. La Sistemi urbani ha diritto alle licenze sull' area non fieristica e puo' chiedere 100 miliardi di danni.

L'Inail acquista una fetta di Tecnocity. Per 220 miliardi l' ente avra' due immobili nell' area Pirelli alla Bicocca.

1 Giorgio Junginger assessore all’urbanistica di milano si dimette.

7 23 Elezioni amministrative Elezioni amministrative per le Province. per le Regioni. La Lombardia va al centro-destra. Al ballottaggio del secondo turno vince a Milano il centro-sinistra.

Un gruppo di architetti presenta il progetto di una Soho milanese: sesso e locali notturni bar e servizi contro la prostituzione di strada ma i residenti si oppongono.

ASSEGNATO A KENZO TANGE IL PROGETTO DEL NUOVO QUARTIER GENERALE DELLA BMW. PORTELLO SUD

PROGETTO BICOCCA

RIFORMATE LE PENSIONI

27 Maurizio Gucci è assassinato davanti alla sua abitazione di via Palestro 20.

PRU RUBATTINO

La società Falck decide di aderire al piano europeo di chiusura industriale. In seguito a vari accordi con istituzioni e sindacati, tutti gli impianti siderurgici di Sesto sono smantellati.

13 Cesare Manfredi è confermato alla presidenza dell'Ente Fiera di Milano per il prossimo triennio.

Marzo

POLITECNICO BOVISA

Febbraio

PROGETTO BICOCCA

AREE FALCK

Gennaio

Gennaio

1995

3 Protesta al Pirellone. Rischio cemento nel Parco Sud.

17 L'amministrazione comunale di Milano avrebbe deciso di avviare uno studio preliminare 15 In vendita 15mila alloggi comunali. per una revisione del piano urbanistico. Piano per la vendita degli stabili popolari di proprieta' pubblica. 10 Lo Iacp ha selezionato dieci progetti di edilizia popolare da finanziare con i fondi regionali.

QUARTIERE AFFARI

PROVINCIA AL CENTRO SINISTRA REGIONE AL CENTRO DESTRA

8 La giunta comunale approva il piano: si' a 65 parcheggi per i residenti localizzati prevalentemente in periferia.

Sindaco di Milano Marco Formentini (20.6.93 - 11.5.97) Assessore all’urbanistica Giorgio Junginger Assessore all’urbanistica Elisabetta Serri

Portello, chiesto il blocco dei lavori. L'associazione "Vivi e progetta un'altra Milano" ha chiesto al Comune di bloccare il rilascio delle concessioni edilizie alla Sistemi Urbani sull'area Portello.

I primi tre anni dell' Incubatore tecnologico della Pirelli. Alla Bicocca un vivaio per nuove imprese.

Aprile

12 Il Consiglio dei ministri conferma Cesare Manfredi alla presidenza dell'Ente Fiera di Milano per il prossimo triennio.

Maggio

7 Nei ballottaggi per comuni e province il centro-sinistra fa il pieno, eleggendo la maggioranza dei presidenti delle Province e dei sindaci. 30 Lamberto Dini illustra il percorso per agganciare Maastricht alla fine del triennio: la manovra del ’96 sarà di 32 mila miliardi.

Giugno

11 Si vota per 12 referendum: le rappresentanze sindacali, l'assetto del commercio, la legge sulle televisioni private.


La società Rubattino 87 presenta la propria adesione alle proposte di programma. Il PRU n.8.1 “via Rubattino-Maserati” viene confermato.

Il Comune di Sesto e la Società CimiMontubi S.p.A. sottoscrivono una Convenzione Preliminare riguardante una quota di aree per circa 17.500 mq di Slp (comprendenti i 4.600 mq di Slp dell’ex mensa).

Fiera, cura da 250 miliardi. Via libera dal Comune al riassetto urbanistico e dei trasporti della zona e al collegamento con Rho.

HUMANITAS

Facendo proprie le indicazioni contenute nei documenti di pianificazione, la società Contrada del Sempione (poi EuroMilano) presenta una proposta per il recupero dell’area di Milano-Certosa, in attuazione alle Varianti al PRG vigenti (Z8 e Z9).

Luglio

Agosto

1 Approvata la legge sulla riforma delle pensioni.

Settembre

6 L’annuncio del voto favorevole di Forza Italia alla Finanziaria e le dichiarazioni per un rapido rientro della lira nello Sme danno fiato alla nostra moneta. 26 Inizia a Palermo il processo Andreotti, imputato di mafia.

Ottobre

Novembre

Gli operatori privati vengono invitati a presentare la propria adesione alle proposte di programma. Il quartiere Fiera protesta per il poco verde, l'area del Portello dove stanno costruendo un'unica colata di cemento.

DOPO SOLI TRE ANNI DALL’AVVIO DEI CANTIERI LA COSTRUZIONE DELL’OSPEDALE E’ ULTIMATA. Dicembre

1 3 Il presidente Scalfaro lancia due Agnelli annuncia che lascerà moniti: uno contro l’invasione dei la presidenza Fiat a Romiti. pm nel processo penale, l’altro contro i veleni che potrebbero compromettere la democrazia. 23 I personaggi dell'anno votati 27 dai mercati finanziari: a Dini Sentenza del processo Enimont: i l'Oscar 95 tallonato da Cuccia. l tribunale di Milano condanna Craxi a 4 anni, Forlani a 2 anni e quattro mesi, Martelli a 1 anno e Bossi a 8 mesi. 18 La Camera dà il via al concordato fiscale nella nuova versione. Il provvedimento dovrebbe portare nelle casse dello stato 11.500 miliardi.

PROVINCIA AL CENTRO SINISTRA REGIONE AL CENTRO DESTRA

Dicembre

RIFORMATE LE PENSIONI

POLO ESTERNO FIERA

Su iniziativa del Comune di Sesto San Giovanni, per far fronte alla crisi delle grandi industrie insediate sul territorio e rilanciare il Nord Milano si costituisce l’Agenzia Sviluppo del Nord Milano.

Novembre

1995

Ottobre

PRU PALIZZI

PRU RUBATTINO

Proposte progettuali del laboratorio di progettazione urbana “Nove parchi per Milano”. Il Parco Maserati sarà il fulcro per la riqualificazione dell’area.

Settembre

AREE FALCK

Agosto

PRU RUBATTINO

Luglio

12 Nel metro' e sulle fioriere Palazzo Marino si affida ai colori per comunicare ai cittadini iniziative e progetti.

29 Il Vigorelli si prepara. Comune e privati illustrano i progetti di rilancio dell'impianto.

PRU POMPEO LEONI

13 Muore a Milano lo scultore Francesco Messina.

20 Inaugurazione della nuova sede del Piccolo Teatro.

1 Inaugurato il tratto Sondrio-Zara della MM3.

11 Al castello Sforzesco in mostra 10 progetti per un "centro servizi e informazioni" da collocare davanti alla torre del Filarete o nel parco Sempione.

PORTELLO SUD

12 Case popolari recuperati 22 miliardi.

4 Formentini si tuffa nelle fontane. Il progetto del Comune prevede "zampilli " anche al Castello, davanti al Duomo e alla Fiera.

CENTRO SARCA

2 Il consiglio comunale approva la delibera che fissa i criteri per i programmi di riqualificazione delle aree dismesse.


16 Il Pac riconsegnato ai milanesi mille giorni dopo l'autobomba.

8 Braccio di ferro per l'approvazione degli 8 piani di recupero.

1 Legge regionale che abroga gli IACP e istituisce l’ALER.

14 Sette assessori comunali di Milano vengono indagati per abuso d’ufficio.

26 Approvato dalla giunta il "piano Solferino" per la nuova sede del Corriere.

Il Consiglio comunale di Milano approva la proposta di recupero chiedendo come modifica l’impegno della parte pubblica a raggiungere comunque la quota del 25% di edilizia sovvenzionata con risorse proprie.

AREE FALCK

Maggio

Giugno

La variante urbanistica e il PP attuativo di iniziativa pubblica vengono contestualmente approvati mediante un AdP sottoscritto da Regione Lombardia, Provincia di Milano, Comune di Sesto e ASNM.

Sull'ex area Vulcano i primi passi della città post industriale. Due torri di dieci piani nel progetto dello studio Gregotti per il recupero di 450 mila mq.

PORTELLO SUD

Aprile

CENTRO SARCA

Marzo

La Proprietà inoltra istanza per ottenere una variante al Piano Particolareggiato con la richiesta di modificare le destinazioni e le quantità funzionali.

Il progetto incontra le resistenze dell’Ordine degli Architetti di Milano e di consiglieri di opposizione per la presunta violazione della Legge Merloni.

XII Legislatura Governo Dini (17.01.1995 - 17.05.1996) Governo tecnico Presidente del Consiglio Lamberto Dini Ministero dei Lavori pubblici Paolo Baratta 8 Inizia il semestre italiano di presidenza europea. 30 Brucia il teatro La Fenice di Venezia, chiuso da agosto ‘95 per lavori di ristrutturazione.

Accordo tra Pirelli e sovrintendente al Teatro alla Scala, Carlo Fontana, per la realizzazione di un auditorium da 2.300 posti, che a partire dal dicembre del 1999, dovrebbe ospitare le attività della Scala per consentirne la ristrutturazione.

Febbraio

1 Dimissioni del governo Dini. 2 Il capo dello Stato conferisce l'incarico di formare il governo ad Antonio Maccanico.

15 Maccanico rinuncia all'incarico.

Approvati primi otto piani di recupero. Nuovo stop per il Portello.

Marzo

23 Dilaga in tutta Europa la psicosi della mucca pazza. Bloccate le importazioni, crolla il mercato della carne.

PORTELLO SUD

PORTELLO SUD

APRE IL CANTIERE DEL QUARTIERE AFFARI DI S. DONATO MILANESE

PROGETTO BICOCCA

QUARTIERE AFFARI

SANTAGIULIA

Viene indetto il concorso di progettazione della sede della Padana Assicurazioni.

1 Il consiglio comunale approva la privatizzazione dell’AEM.

23 In piazza San Babila la nuova fontana dell'architetto Caccia Dominioni.

PROGETTO BICOCCA

QUARTIERE AFFARI

Febbraio

Gennaio

PRODI E IL CENTRO-SINISTRA AL GOVERNO

12 Via ai lavori, 4 miliardi per rimettere a posto il sagrato del Duomo.

4 Un'isola nel cuore di Milano Allargamento della zona pedonale in centro.

Gennaio

1996

5 Progetti per il recupero delle aree dismesse messi a punto dal comune. Polemiche a sinistra tra PDS e VERDI.

2 Muore Filippo Hazon uno dei padri della grande Milano.

P.R.U.

LA SCALA SI FA IN TRE

26 Aree dismesse e ambiente, la scommessa di Formentini. Entro il 6 marzo il consiglio comunale dovrà approvare i piani di recupero.

Sindaco di Milano Marco Formentini (20.6.93 - 11.5.97) Assessore all’urbanistica Elisabetta Serri

Si riapre la partita del Portello. La questione è il contenzioso fra il comune di Milano e la Sistemi Urbani.

La realizzazione dell’opera dovrà avvenire tramite contributi comunali e privati, ma il progetto incontra le resistenze dell’Ordine degli Architetti di Milano e di consiglieri di opposizione per la presunta violazione della Legge Merloni.

Aprile

Maggio

19 Eugenio Scalfari lascia la direzione del quotidiano La Repubblica.

14 Al processo d’appello sul crack del Banco Ambrosiano l’accusa chiede sei anni per Carlo De Benedetti.

23 Le elezioni registrano la vittoria dell’Ulivo.

21 Viene arrestato ad Agrigento Giovanni Brusca.

24 Prodi rassicura Scalfaro che il governo sarà fatto entro maggio.

Giugno

1 Dalla Camera arriva la fiducia al governo Prodi con 322 sì e 299 no su 621 votanti. 6 Inaugurata a Francoforte la grande retrospettiva dedicata a Lucio Fontana. 21 Si apre a Firenze il vertice dei 15 capi di stato e di governo dell'Unione europea. 30 Si chiude a Lione il vertice del G7.


9 San Babila, spunta la fontana Slitta l'inaugurazione ufficiale fissata per Sant'Ambrogio. 30 Il Comune di Milano è il più indagato d'Italia: otto inchieste della Procura lo tengono in scacco.

17 Rizzo abbandona la commissione Urbanistica.

30 Braccio di ferro Comune Fiera. Bisogna decidere fra due aree e due progetti che influiranno su tutto lo sviluppo urbanistico.

P.R.U.

Recupero aree ex Falck siglato l'accordo in Regione.

I commercianti si oppongono al progetto di un centro commerciale nell’area Portello.

POLITECNICO BOVISA

La Conferenza permanente Stato-Regioni ammette il PRU di via Rubattino ad un finanziamento statale di circa 5 miliardi di lire.

La Giunta approva i programmi preliminari.

AREE FALCK

La Conferenza permanente Stato-Regioni ammette il PRU n.6.2 “via Palazzi-Quarto Oggiaro” ad un finanziamento di circa 15 miliardi di lire.

Dicembre

PORTA VITTORIA

Novembre

Approvata la delibera che avvia il restauro della Scala e la costruzione di un teatro a Bicocca.

PORTELLO SUD

P.R.U. PALIZZI

La Conferenza permanente Stato-Regioni ammette la proposta del PRU “OM-Pompeo Leoni-Pietrasanta” ad un finanziamento statale di circa 3 miliardi di lire.

Ottobre

MARELLI

Settembre

PROGETTO BICOCCA

Agosto

P.R.U. RUBATTINO

P.R.U. POMPEO LEONI

Luglio

Luglio

13 Rinvio a giudizio per Silvio Berlusconi e Bettino Craxi per un finanziamento di 10 miliardi transitati dai conti esteri della Fininvest a quelli dell'ex leader del Psi. 20 Il Governo approva la seconda tranche di riforma della Pubblica amministrazione. 18 Di Pietro sollecita la riapertura di 223 cantieri bloccati.

Agosto

6 Il presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, firma una legge che prevede sanzioni per le ditte straniere che fanno affari con Iran e Libia; decisa opposizione dei governi dell'Ue.

Settembre

Ottobre

1 La Lega Nord insedia il governo provvisorio della Padania. AN sfila a Milano in difesa della nazione.

1 I leader di Francia e Spagna accusano l’Italia di portare avanti una politica economica sleale.

4 Carlo De Benedetti è costretto a dimettersi da presidente dell’Olivetti.

26 Accordo in maggioranza sulla Finanziaria: aliquota ridotta per l’Irep, salvi i redditi più bassi.

15 Riesplode Tangentopoli: arrestato Lorenzo Necci amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato. 27 Compromesso Prodi-Bertinotti sulla Finanziaria.

LA SCALA SI FA IN TRE

13 Via libera agli IACP per il piano di cessione del patrimonio immobiliare pubblico.

Si costituisce l’Associazione “Milano Biblioteca del 2000” a cui aderiscono il Comune di Milano, la Provincia di Milano, la Regione Lombardia e le università milanesi il cui scopo è la realizzazione di una grande biblioteca a Milano.

Ratifica dell’Accordo di Programma da parte del Consiglio Comunale. La proprietà del Centro Edilmarelli non aderisce all’AdP e predispone un piano di lottizzazione industriale, in coerenza con le previsioni della Variante Generale Gregotti.

INAUGURAZIONE UFFICIALE DEL POLITECNICO A BOVISA

Novembre

12 Prima sentenza definitiva per Craxi: 5 anni e 6 mesi per corruzione in relazione nella vicenda Eni-Sai. 4 anni a Sergio Cusani. 13 Il parlamentare di Forza Italia Dell’Utri è condannato a tre anni per false fatturazioni.

Dicembre

22 Approvazione definitiva alla Camera per la Finanziaria che prevede una manovra di 62.500 miliardi.

PRODI E IL CENTRO-SINISTRA AL GOVERNO

10 Il sindaco Formentini inaugura piazza Duca d'Aosta tra le polemiche.

1996

6 Parte la riqualificazione di Piazza della Repubblica.


PRU RUBATTINO XIII Legislatura Governo Prodi (17.05.1996 - 21.10.1998) Coalizione politica Ulivo - Indipendenti Presidente del Consiglio Romano Prodi Ministero dei Lavori pubblici Antonio Di Pietro (fino al 20.11.1996) Paolo Costa (dal 20.11.1996) 20 Giovanni Brusca, nell’aula bunker di Rebibbia, accusa Andreotti di aver aiutato la mafia ad aggiustare i processi.

Aprile

Maggio

26 L'assessore all'urbanistica utilizzerà i piani della Giunta precedente. Avanti con le aree dismesse.

Giugno

Il Sindaco di Milano avvia gli Accordi di Programma relativi ai Pru.

Viene presentata la “Dichiarazione d’intenti 1997”. Il documento fissa i presupposti e i requisiti essenziali delle modalità di trasformazione da attivare.

L’AdP diventa esecutivo a seguito dell’emanazione del decreto della giunta Regionale.

Il Politecnico indice un concorso internazionale di architettura per la progettazione esecutiva del primo lotto di intervento.

AREE FALCK

AREE FALCK

P.R.U.

PARTE IL CANTIERE NELL’EX AREA MASERATI

CENTRO SARCA

PORTELLO NORD

OLTRE IL CAPITALISMO FAMILIARE E DI MEDIOBANCA

1997

Marzo

Confermato dal Consiglio di Stato l’annullamento della variante.

Viene approvato il Piano Particolareggiato relativo alla variante al PRG (92) che ha individuato le zone di ridefinizione urbana Z.R.U. 3 Paullese-Rogoredo.

PRU RUBATTINO

S. GIULIA

Le società Nuova Portello e Auredia del gruppo Finiper comprano le aree dalla Sistemi Urbani.

11 Ballottaggio per le elezioni amministrative in 77 Comuni. A Milano diviene sindaco Albertini del Polo (53,1%) che sconfigge A. Fumagalli candidato dell’Ulivo.

6 Trovate 36 mila pratiche ferme. Il nuovo assessore alle prese con architetti e proprietari che protestano.

27 Viene reso noto che Borrelli ha fatto domanda per la Presidenza della Corte d’appello di Milano.

15 Via libera del Consiglio: Politecnico alla Bovisa sarà pronto nel 2001 un’operazione da 700 miliardi. Febbraio

6 Degrado: protestano gli abitanti della Barona.

POLITECNICO BOVISA

16 Circa 1.500 produttori di latte bloccano il traffico con i trattori per protestare contro la multa imposta da Bruxelles per aver superato le quote di latte consentite.

Gennaio

11 Piazza San Babila riapre e debutta con la nuova fontana.

25 Esplode una bomba sotto 9 una finestra al primo piano Corteo e slogan contro il degrado di Palazzo Marino, sede del di Musocco. Comune di Milano.

Sindaco di Milano Gabriele Albertini (11.5.97 - 13.5.01)

Gennaio

1 Gabriele Albertini, presidente di Federmeccanica, accetta di candidarsi a sindaco di Milano per il Polo.

CENTRO SARCA

10 Il Consiglio di Milano si riunisce per discutere alcuni importanti provvedimenti in scadenza, in attesa dell'approvazione del bilancio.

GARIBALDI/REPUBBLICA

IL CENTRO DESTRA AL GOVERNO DI MILANO

Sindaco di Milano Marco Formentini (20.6.93 - 11.5.97) Assessore all’urbanistica Elisabetta Serri

Falck firma l'intesa sulle aree dismesse. Verde, studi tv, centri artigianali e di servizi al posto delle acciaierie.

La CimiMontubi presenta al Comune di Sesto San Giovanni il "Piano di bonifica e recupero ambientale" dell'area ex Breda.

Il Sindaco di Milano avvia gli Accordi di Programma.

Febbraio

2 Pannella accusa Scalfaro di alto tradimento dello Stato. 19 Prodi annuncia per marzo una manovra correttiva. 23 D’Alema viene eletto segretario del Pds con l’88% dei voti.

Marzo

19 Il governo proclama lo stato di emergenza per fronteggiare l’esodo dei profughi albanesi.

21 Un decreto del governo consente di avviare i lavori nei cantieri bloccati e stanzia 700 milioni per nuove opere pubbliche.

29 Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu approva l’invio di una Forza multinazionale di protezione in Albania.

Aprile

17 Il voto di fiducia sul disegno di legge Bassanini passa alla Camera. 27 Primo turno delle elezioni amministrative in 1.115 Comuni. 14 L’operazione Alba prende il via con lo sbarco a Durazzo di quasi 1.200 militari italiani, francesi e spagnoli. 14 A Rebibbia comincia il nuovo processo per la strage delle fosse Ardeatine.

Maggio

8 Entra in vigore la legge sulla tutela della privacy.

9 A Venezia un gruppo armato secessionista occupa il campanile di San Marco, su cui issa la bandiera della Repubblica Serenissima.

14 Il Senato approva il disegno di legge Bassanini.

Giugno

6 Viene arrestato Pietro Aglieri, il boss che organizzò la strage di via D’Amelio, latitante dall’89.

16 Vertice europeo ad Amsterdam.

29 Da Pontida Bossi indice per il 26 ottobre le elezioni leghiste.


Agosto

1 La Giunta comunale approva il progetto esecutivo per la realizzazione del nuovo auditorium alla Bicocca.

10 La giunta sblocca il progetto per l'ex Fabbrica del vapore.

24 Bufera su Albertini. Il sindaco minaccia ancora le dimissioni e l'opposizione insorge.

30 Piazza Duomo cambia look! Il Comune investe 7 miliardi.

3 Il tribunale di Milano riconosce Silvio Berlusconi colpevole di falso in bilancio nel caso dell’acquisto della Medusa film.

20 A Venezia e a Milano manifestazione organizzata dai sindacati contro la secessione.

25 Palazzi storici nelle mani degli sponsor. Una casa di gioielli finanzia il restauro della Ragioneria in piazza della Scala.

Settembre

Ottobre

15 Si apre dopo 20 anni il primo tratto del passante ferroviario da Bovisa a Porta Venezia. Novembre

Dicembre

Accordo con i proprietari per la trasformazione dei quartieri a nord ovest della Fiera.

Gli AdP siglati tra Comune di Milano, Regione Lombardia e Ministero dei Lavori Pubblici, vengono ratificati dal Consiglio comunale.

La Regione impegna a favore del Comune 18,5 miliardi di lire per la realizzazione del Piano di bonifica e recupero ambientale, a valere sui fondi comunitari Resider.

1 Viene assassinato a Miami Gianni Versace. 5 Si fondono Ambroveneto e Cariplo, dando vita al secondo gruppo bancario dopo il San Paolo di Torino. 8 Il costruttore D’Adamo accusa Di Pietro di corruzione davanti ai magistrati di Brescia. 29 Nuove accuse di Brusca contro Andreotti al processo per la strage di Capaci.

Agosto

Settembre

5 Il Comitato Internazionale Olimpico boccia la candidatura di Roma per la Olimpiade del 2004 a favore di Atene. 27 Il Governo vara la Finanziaria per il 1998, che comporta interventi per 25.000 miliardi.

26 Tre scosse di terremoto tra l’8° ed il 9° grado della scala Mercalli devastano molti paesi dell’Umbria e delle Marche.

Gli AdP siglati tra Comune di Milano, Regione Lombardia e Ministero dei Lavori Pubblici, vengono ratificati dal Consiglio comunale.

PROGETTO BICOCCA

P.R.U.

CENTRO SARCA PORTELLO SUD Luglio

APRE PARZIALMENTE IL NUOVO COMPLESSO DELLA FIERA AL PORTELLO

Ottobre

Novembre

9 L’Accademia svedese annuncia che il premio Nobel per la letteratura è stato assegnato a Dario Fo, il quale dichiara che si impegnerà per la riapertura del processo sul delitto Calabresi.

IL CENTRO DESTRA AL GOVERNO DI MILANO

28 AN presenta un progetto per trasformare il carcere di via Filangeri in un grande centro attrezzato.

PORTELLO NORD

Luglio

13 Il futuro in un disegno. Dalla mostra aperta alla Triennale 99 proposte per ripensare lo sviluppo della città.

1 Governo e sindacati firmano l’accordo sulla riforma delle pensioni.

INAUGURAZIONE DELLA STATALE BIS Dicembre

11 La Camera approva il rientro dei Savoia in Italia.

12 11 La Camera riceve l’ordine di Scoperto e disinnescato un arresto di Cesare Previti. ordigno a Roma vicino al luogo dove D’Alema e Di Pietro stavano tenendo un comizio a favore della candidatura di Rutelli. 13 Muore Giovanni Alberto Agnelli presidente ed amministratore 16 delegato della Piaggio. Elezioni amministrative in 421 Comuni e 5 amministrazioni provinciali.

OLTRE IL CAPITALISMO FAMILIARE E DI MEDIOBANCA

31 "Forse rifaremo la fontana del Castello". L'annuncio del vicesindaco mette fine a una divertente leggenda metropolitana.

3 La Procura di Milano presenta alla Camera la richiesta di autorizzazione per l’arresto del deputato di FI Cesare Previti.

1997

18 L'assessore Lupi: ridisegneremo Milano senza un nuovo piano regolatore, regole più semplici e nuovi servizi.

P.R.U.

26 L'urbanistica si rinnova con regole più semplici in dirittura d'arrivo il nuovo regolamento edilizio.


12.24.24

16 Al Forum di Assago primo congresso nazionale di Forza Italia.

18 Caro affitti, in duemila sotto il Pirellone contro gli aumenti. Marzo

24 Aboliamo la Provincia. Campagna di Forza Italia contro gli "enti inutili". 28 Il sindaco Albertini e l'assessore Lupi presentano il nuovo regolamento edilizio.

Febbraio

8 Nasce il partito dei Socialisti Democratici Italiani SDI. 14 A Firenze si chiudono gli Stati Generali della sinistra. D’Alema propone un nuovo nome e simbolo: Democratici di sinistra - DS. 16 Nasce l’Unione democratici della Repubblica UDR.

18 A Birmingham Scalpelli presenta la Fabbrica del vapore.

12 Lupi agli Stati Generali: Centro Congressi a Rogoredo. 24 La giunta approva il piano parcheggi.

14 Approvata la privatizzazione dell’AEM.

Il TAR blocca la variante al piano regolatore.

AREE FALCK PROGETTO BICOCCA

Il Comune di Sesto approva gli indirizzi per Mediapolis, distretto per le nuove tecnologie e la multimedialità.

Vincitore del Concorso il gruppo guidato dallo architetto Paola Vigano.

Ispezioni sulla Fiera. Richiesta chiarezza sugli appalti.

Il centro Congressi sull’area Montecity Rogoredo. AREE FALCK

Città del cinema sull’ex area industriale. Sesto chiede i finanziamenti.

Il comune affida alla CimiMontubi i lavori di bonifica e recupero ambientale dell’area

Proposto un polo produttivo e residenziale al posto dello stabilimento Falck Vittoria.

SANTA GIULIA

Firmata la convenzione urbanistica, partecipa anche la Società Coop Lombardia Scrl. Essa costituisce attuazione del PP attuativo di iniziativa pubblica oggetto dell’AdP.

28 Il sindaco Albertini in mutande sfila sulle passerelle di Milano Moda Uomo. Giugno

POLITECNICO BOVISA

Promosso il Concorso Internazionale per il recupero dell’area.

11 Nella sede del Nuovo Piccolo Teatro si svolgono gli Stati Generali della città.

Maggio

CENTRO SARCA

Zunino acquista l’area Montecity per 500 miliardi di lire.

9 Quartiere Spaventa, via al rilancio. 14 miliardi per risanare le case popolari.

28 Presentato il progetto per la Darsena.

Aprile

CENTRO SARCA

SANTA GIULIA

25 Case comunali in vendita: sul mercato 2.500 alloggi.

9 Partono i lavori del prolungamento della MM3 da Zara a Maciachini.

POLO ESTERNO FIERA

25 Comune vs Governo: lite sui progetti.

ENTRANO IN FUNZIONE I NUOVI PADIGLIONI DELLA FIERA.

XIII LEGISLATURA I Governo Prodi (17.05.1996 - 21.10.1998) Coalizione politica Ulivo Presidente del Consiglio Romano Prodi Ministro dei Lavori Pubblici Paolo Costa

15 Affidato a Gae Aulenti il progetto del centro polifunzionale di piazza Oberdan.

8 Inchiesta Mondadori/Sme: Berlusconi e Previti sospettati di corruzione.

AREA FALCK

24 Conferma: dal 25 ottobre voli trasferiti da Linate a Malpensa 2000.

COMPLETATO L’EDIFICIO BMW.

PORTELLO SUD

D‘ALEMA PREMIER SOSTITUISCE PRODI

14 Emergenza casa: De Corato e Lupi: entro il duemila 500 nuovi alloggi.

6 Polemiche tra Comune e Governo sui finanziamenti per il Passante.

19 Via i sigilli a 71 cantieri. Liti sulla Legge Adamoli.

ERCOLE MARELLI

Vengono pubblicate le prime ipotesi progettuali.

Q.RE AFFARI

P.TA VITTORIA

Adottata la variante generale al PRG per l’area di espasione del centro commerciale.

Gennaio

1998

9 Prima previsione di spesa giunta Albertini. Parte da Linate la linea 4 del metrò.

Febbraio

AUCHAN

Gennaio

2 La sfida del Polo Sulle aree dismesse la metropoli europea. Centro congressi a Garibaldi Repubblica e la ASL all'ex Sieroterapico.

GARIBALDI REPUBBLICA

Sindaco di Milano Gabriele Albertini (11.5.97 - 13.5.01) Assessore all’urbanistica Maurizio Lupi 7 Ipotesi interporto merci sull'area tra Lambrate e Pioltello. 10 Mattoni, tangenti e giunte rosse. Condannati venti amministratori comunali. 22 PRU: esposto contro Albertini. 26 Inaugurazione ufficiale del Nuovo Piccolo Teatro. 31 Case popolari, inquilini in rivolta, affitti cari stabili fatiscenti.

ERCOLE MARELLI

27/07/2007

AREE FALCK

GLI STATI GENERALI DEL CENTRO DESTRA

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La Fondazione Mondadori nell'ex Letraset alla Bovisa.

Approvata la delibera per la costruzione del Teatro degli Arcimboldi.

Marzo

21 Di Pietro fonda il movimento L’Italia dei Valori. 23 Prodi rilancia la linea Lione - Torino - Milano - Venezia Trieste - Lubiana. 25 La commissione europea propone l’ingresso di 11 paesi nella moneta unica EURO dal 1 gennaio 1999.

Aprile

2 Un commissario per Malpensa. Nel vertice di Roma le richieste della Regione al ministro Burlando per ultimare i collegamenti con l'aeroporto.

16 Primo congresso nazionale di Forza Italia al Forum di Assago, che si trasforma da movimento politico in partito.

18 Annuncio progetto integrazione tra Credito Italiano e Unicredito.

Maggio

Giugno

2 Nasce l’euro.

7 Secondo turno delle elezioni amministrative: il Polo guadagna terreno sull’Ulivo.

24 Test elettorale amministrativo in diversi comuni e province. Cresce il consenso per i partiti di centro e l’Udr.

10 L’Udr si costituisce ufficialmente come partito. Cossiga ne traccia identità e programma.

25 Berlusconi accoglie Formigoni in FI e rilancia l’istituzione di una Commissione d’inchiesta su Tangentopoli. La maggioranza contraria.


Agosto

Settembre

12 Governo sotto accusa: spariscono i fondi per ultimare i lavori del Passante.

15 Dopo 16 anni la Germania torna socialdemocratica con Schroeder.

PRUSST: l’Amministrazione Comunale individua tra le aree Porta Vittoria.

Si estende il progetto per la realizzazione di un distretto multimediale.

PALIZZI

La partenza del PRU subordinata allo sgombero dei nomadi.

Euromilano presenta la prima richiesta di concessione edilizia.

21 Cade il governo Prodi sulla finanziaria. Si forma il governo D’Alema. 23 Il governo D’Alema ottiene la fiducia alla Camera. 27 D’Alema ottiene la fiducia anche al Senato. 24 Il Polo tiene a Milano una manifestazione di protesta contro la gestione della crisi e la formazione del nuovo governo.

GLI STATI GENERALI DEL CENTRO DESTRA

Presentati i progetti per la bonifica dell’area.

Indetto il Consorso Internazionale per la riqualificazione dell’ospedale.

Rilasciate le autorizzazioni edilizie e le demolizioni per il primo lotto.

Mancato accordo con Renzo Piano per il progetto delle aree a Nord di Tecnocity.

Ottobre

Avviata la procedura di AdP, promossa dal Comune di Milano. Aderisce la Regione Lombardia.

Novembre

14 Il regolamento edilizio nell’imbuto burocratico: sarà applicabile da giugno ‘99.

Teatro Arcimboldi, interviene il Governo. L' Italia dei Valori: si indaghi sugli appalti.

Dicembre

D‘ALEMA PREMIER SOSTITUISCE PRODI

13 Berlusconi condannato in primo grado a 2 anni e 4 mesi di reclusione e Craxi a 4 anni per finanziamento illecito ai partiti. Manifestazioni di piazza a sostegno del leader.

Altolà al progetto Garibaldi la giunta non ricorre in appello e accetta la bocciatura del Consiglio di Stato. PALIZZI

Vertice a Sesto sul recupero della Stalingrado d’Italia.

Dicembre

PORTELLO NORD

Novembre

1998

Luglio

22 Invenduta l'area del Sieroterapico.

POLICLINICO

Le delibere sul nuovo teatro al vaglio della Corte Europea.

15 Milano punta sul verde con 17 nuovi giardini. Palazzo Marino presenta i progetti: in tre anni un investimento di 250 mld.

PROGETTO BICOCCA

Ex OM: presentata la prima proposta di PRU.

Firmata la convenzione tra Comune e EuroMilano.

10 Lupi: concessioni per costruire in soli 60 giorni. Un milione di mq a verde: al via tre parchi nelle aree dismesse.

CALTACITY

La Regione aderisce all’AdP per l’approvazione del progetto “Mediapolis”.

30 Sieroterapico in vendita per 80 miliardi.

PORTA VITTORIA

Ottobre

Firmata la convenzione tra il Comune e il Consorzio Lorenteggio per l’attuazione del PRU.

1 Lupi: no alla speculazione, il Sieroterapico sarà un parco.

GARIBALDI REPUBBLICA

Ridisegnato il nuovo Portello. 12 mesi al via i lavori di recupero di 360 mila metri quadrati di aree dismesse.

25 Al via lo studio per il prolungamento della MM2 fino ad Assago.

27 Contributi del Governo a Sesto, Cinisello, Bresso e Cologno per favorire l'arrivo di nuove industrie.

PROGETTO BICOCCA

Il piano regolatore sottoposto al giudizio dei cittadini.

Settembre

ERCOLE MARELLII

PORTELLO NORD

Predisposto un PIO per coordinare le opere di riadattamento e recupero degli stabilimenti dismessi.

POMPEO LEONI

AREE FALCK

ERCOLE MARELLI

GARIBALDI REPUBBLICA

20 Riapre il Vigorelli restaurato chiuso dal 1985. Agosto

L'arch. Milella presenta un progetto per lo sviluppo dell'area.

14 Arrestato Terzi accusato per una tangente da 250 milioni ricevuta come assessore a Bresso.

16 20 miliardi per il prolungamento della MM3 da Maciachini a Comasina.

26 Approvato il progetto per il prolungamento della MM3 fino a Paullo.

Luglio

11 Interporto: bocciata Lacchiarella. Due ipotesi: l'ex Agip di Rho e lo scalo di Lambrate.

PALIZZI

24 I PRU: cinquemila miliardi per recuperare le aree dismesse. Dopo Bicocca, il rilancio di Rogoredo, Portello, P.ta Vittoria, Garibaldi e Sempione.

7 Scalpelli: la Fabbrica del vapore progettata da R. Piano.

ERCOLE MARELLI

13 Piazza Fontana: via libera al progetto di ristrutturazione.

9 Approvato il progetto dell’architetto Gae Aulenti per la stazione Cadorna.

AREE FALCK

24 Il Castello riavrà la fontana. La leggenda di Hammamet.

PALIZZI

7 Prima notte di chiusura al Sempione.

12.25.32

PROGETTO BICOCCA

27/07/2007

LORENTEGGIO

98_b.ai


18.49.41

9

8

2 3

Viene rilasciata la concessione edilizia per la riqualificazione dell’ex Fina.

1 Dal primo gennaio l’Euro diventa moneta legale. 3 Cossiga candida Amato contro Prodi alla presidenza della Commissione europea.

26 Fabbrica del vapore: 15 miliardi, 74 laboratori: l'ex industria dei tram produrrà cultura per i giovani.

8 La Provincia si aggiudica il 15% del Sieroterapico.

30 I consigli di amministrazione di Intesa e Banca Commerciale approvano il progetto di "matrimonio" che porterà il nuovo gruppo al primo posto nella classifica degli istituti di credito italiano e tra i primi dieci in Europa. Per il momento i due gruppi mantengono i marchi separati.

27 Terminato il restauro del Cenacolo di Leonardo.

RUSPE IN AZIONE ALL’EX FINA DI VIA PALIZZI.

Marzo

12 La maggioranza parlamentare trova l’accordo su una proposta di riforma elettorale, doppio turno di collegio con ballottaggio e limitato recupero proporzionale.

24 Romano Prodi eletto presidente della commissione europea. 17 Francesco Saverio Borrelli, nominato procuratore generale di Milano, lascia il pool di mani pulite.

28 D’Alema ricandida Scalfaro al Quirinale per due anni, a completamento delle riforme.

28 Intervento Nato in Kossovo. Il governo D’Alema invia militari italiani.

ERCOLE MARELLI

Q.RE ROGOREDO

Promosso l’Accordo di Programma finalizzato alla ristrutturazione del Policlinico di Milano.

AREE FALCK

PORTA VITTORIA

PALIZZI

La Coop. Lombardia presenta istanza di concessione edilizia per la realizzazione nell’Unità di intervento 3 che prevede.

INIZIA LA COSTRUZIONE DEL CENTRO COMMERCIALE SULL’AREA FALCK VULCANO.

Giugno

La Società Città 2000 S.p.a. inoltra una proposta di riqualificazione dell'area ex Redaelli in seguito al bando per i PRUSST.

GARIBALDI REPUBBLICA

Accordo approvato dagli enti locali interessati (Provincia di Milano, Comuni di Milano, Rho e Pero). Approvata la Variante, il PIO e le convenzioni con i privati (ABB Sadelmi, Firema Trasporti, Sesto Autoveicoli-Arcadia, Centro Edilmarelli).

RUSPE IN AZIONE ALL’EX PONTEGGIO DALMINE.

Febbraio

Maggio

ERCOLE MARELLI

POLO ESTERNO FIERA

Aprile

RUSPE IN AZIONE ALL’EX OM.

LORENTEGGIO

POMPEO LEONI

ERCOLE MARELLI

Nasce il Comitato per la promozione della BEIC.

COMPLETATE LE TORRI UFFICI NUOVA SEDE AGIP.

PALIZZI

Q.RE AFFARI

PORTA VITTORIA

HUMANITAS

Marzo

Nasce la fondazione Humanitas con lo scopo di assistere i pazienti e promuovere progetti didattici e di formazione. Approvata una Variante al PRG e la concessione edilizia per la realizzazione di un palazzo direzionale del Gruppo ABB.

XIII LEGISLATURA I Governo D'Alema (21.10.1998 - 22.12.1999) Coalizione politica Ulivo - PDCI - UDR Presidente del Consiglio Massimo D'Alema Ministro dei Lavori Pubblici Enrico Micheli

22 Il Comune indice un bando per la progettazione dell'area ex Ansaldo da destinarsi a diverse attività culturali ed educative.

14 Muore Trussardi in un incidente d’auto.

4 5

Gennaio

7 Bovisa: i progetti degli architetti in mostra alla Triennale.

9 Spazio Oberdan: pronto il multicentro di Gae Aulenti.

Febbraio

Siglato accordo che sancisce l’intesa tra i diversi attori coinvolti.

21 Piazza Duomo: avviato lo smantellamento delle scritte luminose.

1 6

20 Milano da 20 a 9 zone: ogni circoscrizione avrà 150 mila abitanti.

POLO ESTERNO FIERA

L’INTEGRAZIONE ECONOMICA EUROPEA E LA NEW ECONOMY

29 Il Comune delibera le linee di indirizzo per i PRUSST.

7

Gennaio

1999

25 Via alle ruspe sulle aree dismesse. Il sindaco Albertini: Milano si riappropria degli spazi inutilizzati.

3 Approvato dalla giunta il progetto Romolo.

POLITECNICO BOVISA

15 Serie di omicidi in città: è allarme sicurezza. Il sindaco propone un Contratto d’area per gli immigrati.

20 Espansione Parco Nord: 35 miliardi per recuperare terreni incolti e aree abbandonate, per raggiungere i 6 milioni di mq.

Q.RE ROGOREDO

8 Cinisello Balsamo: 18 miliardi stanziati per ristrutturare il quartiere Sant'Eusebio.

10 Polemica fra il Comune di Milano e la Provincia sul Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (Ptcp).

RUBATTINO

Sindaco di Milano Gabriele Albertini (11.5.97 - 13.5.01) Assessore all’urbanistica Maurizio Lupi

Q.RE AFFARI

27/07/2007

CALTACITY

LA PROVINCIA PASSA AL CENTRO DESTRA

99_a.ai

Nasce la fondazione “Città della Moda” di Nicola Trussardi, per coinvolgere i privati.

Francesi e giapponesi firmano il Politecnico Bovisa: in fase di preparazione i disegni esecutivi.

RUSPE IN AZIONE ALL’EX MASERATI.

Iniziano i lavori per la sede della Padana Assicurazioni.

Aprile

Maggio

Giugno

8 I pubblici ministeri di Palermo chiedono la condanna di Andreotti a 15 anni di carcere.

13 Carlo Azeglio Ciampi è eletto presidente della Repubblica alla prima votazione.

13 Forza Italia primo partito alle elezioni europee

17 Si diffondono voci su un accordo fra Telecom e Deutsche Telekom.

19 Le brigate rosse uccidono Massimo D’Antona.

29 giugno I democratici di sinistra reclamano autonomia dal governo D’Alema. Il governo ridimensiona la manovra nel Dpef. Amato boccia la candidatura di Emma Bonino alla Commissione europea.

30 Il pubblico ministero di Perugia chiede l’ergastolo per Andreotti come mandante dell’omicidio Pecorelli.

La de Rin de nu


21 Lupi: sorgerà a Rogoredo il nuovo centro congressi.

4 Il governo vara il provvedimento che vieta tassativamente gli spot televisivi negli ultimi trenta giorni della campagna elettorale. 14 Gherardo Colombo sostiene che mani pulite è finita. 17 Nasce la più grande banca italiana con la fusione fra Banca Intesa e Comit.

ERCOLE MARELLI

Udienza pubblica per il futuro Portello. Gli abitanti contro il Comune: soffocheremo.

24 La giuria di Perugia assolve Andreotti e Vitalone per non aver commesso il fatto, ossia per non avere ordinato l’assassinio del giornalista Pecorelli.

PARTITI I LAVORI CON LE PRIME REALIZZAZIONI COMMERCIALI.

Ottobre

1 Tiscali al debutto in borsa fa + 90%, Finmatica + 500%.

23 Accusato di associazione mafiosa, Andreotti è assolto a Palermo per insufficienza di prove.

CALTACITY

POMPEO LEONI Settembre

PORTELLO NORD

La Regione Lombardia dispone che gli interventi edilizi ed infrastrutturali previsti nell’ambito vengano sottoposti alla procedura di VIA.

La Giunta Regionale restituisce la Variante Gregotti al Comune con la richiesta di modifiche e integrazioni.

Metropolitana Milanese Spa su incarico del Comune redige lo Studio di Impatto Ambientale.

PP: l’unica parte realizzata sarà quella residenziale. La restante verrà ricompresa nel PII Rogoredo-Montecity.

La Procura di Monza invia degli avvisi di garanzia al sindaco di Sesto e ad alcuni dirigenti delle imprese facenti parte del Consorzio Vulcano di Caltagirone.

Novembre

Dicembre

1 Approvata l’elezione popolare diretta dei presidenti delle regioni.

4 Muore a 79 anni l’ex presidente della Camera dei deputati Nilde Iotti.

18 Dopo 53 anni di vita parlamentare, Nilde Iotti si dimette dalla Camera per la gravità delle sue condizioni di salute.

21 Nasce il governo D’Alema bis con l’ingresso dei Democratici, l’uscita del Trifoglio e la contrarietà di Cossiga.

30 La Borsa di Milano al suo massimo storico; l’Euro al minimo.

L’INTEGRAZIONE ECONOMICA EUROPEA E LA NEW ECONOMY

Agosto

Alla Bovisa l'arte contemporanea. Un anno di lavori e 17 miliardi per il Museo del Presente nei gasometri.

1999

1 Intesa e Banca Commerciale approvano la fusione: nasce il primo gruppo bancario italiano.

Pioggia di idee: si rilancia la città della musica, il gruppo Riffeser propone il Pirellone bis di 70 piani, la Fondazione Trussardi la Città della Moda con campus.

Dicembre

Una biblioteca antidegrado Il Comune prevede una spesa di 600 miliardi.

PRONTA IN ANTICIPO LA CITTADELLA CON UNIVERSITA’ E ABITAZIONI. ALBERTINI: PRONTO IL PROGETTO DEL NUOVO TEATRO. TRONCHETTI PROVERA: UN SEGNALE PER LA RIPRESA. GREGOTTI: FINITA LA CITTA’ MONOCENTRICA.

Luglio

Novembre

Q.RE ROGOREDO

Centro congressi: stop del Comune. Ritirato il progetto presentato dal consorzio Città 2000.

Si a un grattacielo simbolo. Progetto affidato all' architetto Nicolin.

13 Alleanza a quattro per lo sviluppo del Nord Milano: Sesto, Cinisello, Cologno e Bresso.

Ottobre

Il Consiglio Comunale revoca la Variante al P.R.G. e dà l’assenso all’AdP.

29 Il PalaBrera a San Siro. Sorgerà vicino al Meazza, in sostituzione di quello crollato nell 1985.

11 Ansaldo: presentati alla città i 10 finalisti del concorso internazionale.

PORTELLO NORD

SANTA GIULIA

GARIBALDI REPUBBLICA

Promosso l’AdP con il Ministero dei Beni e le Attività Culturali, Comune di Milano, Provincia di Milano, Politecnico di Milano, Università degli Studi di Milano e il Comitato promotore.

La Giunta Comunale approva il PRUSST.

La giunta approva la delibera d'indirizzo. Rinviata l'approvazione del piano: mancato il numero legale.

PROGETTO BICOCCA

PORTELLO NORD

PORTA VITTORIA

Il Politecnico affida l’incarico della progettazione di via La Masa al proprio Ufficio Tecnico.

30 Fabrizio Ferri annuncia la creazione del teatro Industria nell’ex General Electric di via Solari. Settembre

PORTA VITTORIA

Agosto

POLITECNICO BOVISA

Luglio

28 Piazzale Cadorna, cambia volto. Presentata "Ago e filo", la scultura di Oldenburg.

11 Nei caselli di Porta Venezia in arrivo il Museo del pane.

POLITECNICO BOVISA

23 L'assessore Giordano rilancia la proposta di una nuova torre simbolo per Milano.

15 Il Palavobis diventa comunale. La tensostruttura non sarà demolita, ospiterà eventi sportivi gestiti da privati.

6 San Donato: votato l'allargamento dei confini comunali fino al capolinea MM3. 6 Inaugurazione dell’Auditorium dell’Orchestra Verdi.

PORTELLO NORD

10 Stop ai lavori per il nuovo Smeraldo: mancano le autorizzazioni.

10 Inaugurazione all'Ippodromo del Cavallo di Leonardo.

GARIBALDI REPUBBLICA

20 Garibaldi - Repubblica, è scontro: si spacca il Polo. Il partito di Fini boccia la Città della moda.

26 Consiglio Comunale caldo sul Portello. La Lega torna in piazza. Palazzo Marino dà il via tra le polemiche al progetto sull'ex area Alfa Romeo.

LA PROVINCIA PASSA AL CENTRO DESTRA

18.52.53

PORTA VITTORIA

27/07/2007

PORTELLO NORD

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12.29.55

PPROGETTO BICOCCA

XIII LEGISLATURA II Governo D'Alema (22.12.1999 - 25.04.2000) Coalizione politica Ulivo - PDCI - UDR Presidente del Consiglio Massimo D'Alema Ministro dei Lavori Pubblici Willer Bordon 19 Muore ad Hammamet l'ex leader socialista Bettino Craxi. 20 Quattro arresti tra i responsabili della missione umanitaria Arcobaleno.

Disposto il sequestro preventivo dell’area per omessa bonifica.

Febbraio

10 Fusione tra i colossi Seat e Tin.it di Telecom. La borsa accoglie positivamente la notizia e continua la sua crescita. 28 Gerardo Bianco, ex segretario dei Popolari, viene candidato alla presidenza della Campania dal Ppi in aperta polemica con l'autocandidatura di Bassolino.

12 Firmato l'accordo tra la Fiat e l'americana General Motors.

SANTA GIULIA

Lo IEO e Clematis, società proprietaria delle aree attigue a quelle occupate dall’Istituto, presentano istanza al Comune di Milano per adeguare le previsioni di PRG all’ampliamento.

Montecity bloccata da 15 anni. Ora esiste un progetto firmato Norman Foster. Verde, centro congressi, hotel e un'elegante arteria commerciale.

Il Comune approva il progetto generale di bonifica e viene pubblicato il bando di appalto.

Le idee della sinistra: no a un'edificazione anni 50, non delegare ad altri il progetto, evitare un nuovo Pirellone che non serve. APPROVATO IL DOCUMENTO

La città della moda? Improponibile. Clerici boccia la proposta del Comune per l'area Garibaldi Repubblica.

DI INQUADRAMENTO: LE AREE GARIBALDI REPUBBLICA, MAGNETI MARELLI, ERCOLE MARELLI E PORTELLO NORD DEFINITE STRATEGICHE.

Rilasciata la concessione edilizia per la realizzazione del centro commerciale. La Coop. presenta una variante per una diversa suddivisione delle destinazioni d’uso.

8 Antonio D'Amato, industriale del Sud e delle piccole imprese, viene eletto a sorpresa presidente di Confindustria invece di Carlo Callieri.

27 De Corato presenta Progetto beautification: Milano da abbaglio. Una overdose di luce per i gioielli architettonici della città.

GARIBALDI REPUBBLICA

Promosso l’AdP per la riqualificazione produttiva dell’area e la realizzazione di un Centro integrato per il settore della multimedialità.

Marzo

26 Convegno sull’area Garibaldi Repubblica: polemiche sulla Città della Moda. Colombo Clerici: Milano non vive di abiti.

Giugno

POLITECNICO BOVISA

Il PRUSST riceve l’approvazione ministeriale e viene ammesso ai finanziamenti.

Il Comune presenta il progetto dell'architetto Nicolin: un investimento da 1500 miliardi.

INIZIANO I LAVORI DELLA PRIMA TORRE.

20 Ansaldo: Lupi e Carrubba cantieri aperti nel 2001 e chiusi in 3 anni.

26 Un laboratorio per le periferie. Si parte da Ponte Lambro. Recupero dei quartieri affidato a un pool di 16 giovani manager.

Maggio

IEO

Il Comune promuove un AdP con la Regione Lombardia al fine della stesura del PII.

5 Approvato il Documento di Inquadramento per le Politiche Urbanistiche Comunali.

21 Dossier di Legambiente sul presunto inquinamento e mancata bonifica del terreno sulle aree Falck.

31 Debutta il Progetto Città - Expo Real Estate: una mostra sui piani di rilancio della metropoli.

GARIBALDI REPUBBLICA

GARIBALDI REPUBBLICA

Il Consiglio Comunale approva la Variante per pubblica utilità al PRG.

Il Comune di Milano promuove un AdP per l’area compresa nella Variante Z4.

Gennaio

Doughty Hanson & Co Real Estate acquistano l’area.

Immobiliareuropea diventa unica proprietaria dell’area e presenta una proposta di PII.

16 Roberto Formigoni rieletto Presidente della Regione Lombardia con il 62,5% dei voti.

Aprile

ERCOLE MARELLI

ERCOLE MARELLI

BODIO CENTER

La società Parizzi aderisce al progetto.

GARIBALDI REPUBBLICA

ULTIMATI I LAVORI DELLE TORRI LOMBARDE.

Marzo

POMPEO LEONI

Parte il corso di laurea in infermieristica della Università degli Studi di Milano.

POLICLINICO

Nasce Fondazione Fiera Milano.

AUCHAN

CITYLIFE

POLO ESTERNO FIERA

Consegnato il progetto definitivo nato dalla collaborazione tra Fiera di Milano e Agip Petroli, ora ENI.

13 Convegno con Sgarbi: Monumenti e palazzi brutti. Rottamiamo Milano.

31 Degrado urbano: un centralino per segnalare i casi dimenticati. I Comitati e i cittadini si attivano contro l'incuria.

Febbraio

Q.RE AFFARI

HUMANITAS

NELL’ANNO DEL GIUBILEO, POLEMICHE SUL GAY PRIDE

14 Chiude il centro di permanenza temporanea di via Corelli.

26 Emilio Santomauro, colpito a una 25 gamba da un colpo di pistola. All'Ansaldo la Fabbrica del Telefonata di rivendicazione: Sapere: Chipperfield vince il siamo le BR. concorso: 115 miliardi per finire 26 il progetto nel 2004. Tognoli assolto con la fine del processo per gli appalti Aem. Assoluzione anche per Pillitteri. Gennaio

2000

10 Parte il progetto per la ristrutturazione e l’allargamento della Pinacoteca.

CALTACITY

EMERGENZA PERIFERIE

20 Presentati da Scalpelli i concorsi per la risistemazione dell’area della Fabbrica del vapore.

13 La spina di Albertini: dalla urbanistica ai rifiuti, dal traffico alla qualità della vita, la giunta nel mirino di numerosi gruppi di cittadini.

Aprile

16 Elezioni amministrative nelle Regioni: vittoria della Casa delle Libertà in tutto il Nord tranne l'Emilia Romagna. 17 Il successo del Polo, confermato anche al Sud, costringe D'Alema a rassegnare le dimissioni. 20 Amato riceve l'incarico di formare il nuovo governo dal presidente Ciampi. 25 Si forma il governo Amato.

CALTACITY

3 Cerimonia inaugurazione per la rinnovata Piazza Cadorna con la scultura di Claes Oldenburg l' Ago,il Filo e il Nodo.

Sindaco di Milano Gabriele Albertini (11.5.97 - 13.5.01) Assessore all’urbanistica Maurizio Lupi

PORTA VITTORIA

27/07/2007

CENTRO SARCA

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Aree sotto sequestro: terreni avvelenati i carabinieri bloccano i cantieri sull'area ex Vulcano.

Maggio

6 Di Pietro è espulso dai Democratici. 24 Imbarazzo per l'affermazione di Amato che definisce inopportuno il Gay pride; Storace lo ringrazia pubblicamente, mentre le comunità gay protestano.

Giugno

23 Muore a 92 anni Enrico Cuccia.


Ottobre

7 La società Seat, legata a Telecom, acquisisce il 75% di Telemontecarlo da Vittorio Cecchi Gori; Mediaset ricorre.

31 Rutelli annuncia ufficialmente che è pronto ad accettare la sfida contro Berlusconi alle prossime elezioni politiche.

15 Formigoni, sostenuto dal Polo e dalla Lega, annuncia che indirà un referendum regionale per la devolution. 25 Amato annuncia ufficialmente di rinunciare alla candidatura a leader dell'Ulivo.

EMERGENZA PERIFERIE

La proposta viene esaminata positivamente dal Nucleo di Consulenza.

Firmato l'accordo di programma. Sull'area della ex Lancia e Alfa Romeo nascerà, entro il 2005, un nuovo quartiere.

Viene costituita la Fondazione Città della Moda tra Comune di Milano, Fondazione Cariplo, Fondazione Trussardi, Fondazione Fiera, Camera Nazionale della Moda e Regione Lombardia e della Società di Sviluppo Garibaldi Repubblica.

Settembre

Dicembre

AREE FALCK

La società Metropolis Spa presenta una proposta di Programma Integrato di Intervento relativa esclusivamente all’area dello scalo ferroviario.

PRG adottato dal Consiglio Comunale che conferma le previsioni della variante e del piano attuativo, che suddivide l’ambito in sette unità di intervento di cui indica funzioni, Slp e tipologie interventi.

Agosto

Novembre

Le aree ex Concordia, Unione e Vittoria passano, per 341 miliardi, alla società San Clemente di Giuseppe Pasini.

Il gruppo Zunino compra Montecity per 165 miliardi. Un milione di metri quadri per ridisegnare l’area dismessa più grande d' Europa. Al lavoro un pool di grandi architetti.

La società Milanofiori 2000, di proprietà Cabassi, inoltra al TAR un ricorso alle delibere sul Comparto D4 e D5.

Approvata la variante che prevede la realizzazione di un unico edificio articolato in quattro piani fuori terra e due interrati.

Ottobre

5 La Cassazione respinge la richiesta di revisione del processo Calabresi: Sofri, Bompressi e Pietrostefani sono dichiarati colpevoli. 10 L'Enel, che già possiede la maggioranza di Wind, acquista Infostrada. 18 Nasce la Margherita, che riunisce i partiti di centro della maggioranza. 19 Parte l'asta per le frequenze dei cellulari UMTS.

Novembre

12 Berlusconi annuncia che, nel caso in cui perda le elezioni politiche del 2001, è pronto a ritirarsi dalla politica. 13 Si allarga l'allarme per la carne di mucca pazza importate dal Nord Europa.

Dicembre

13 Arrestata l'assessore ai Lavori pubblici della giunta della Lombardia, Milena Bertani, con l'accusa di corruzione.

NELL’ANNO DEL GIUBILEO, POLEMICHE SUL GAY PRIDE

CENTRO SARCA 7 Dopo un'ultima settimana di polemiche rilanciate soprattutto dalle gerarchie ecclesiastiche, sfilano per il Gay pride: 200.000 persone, tra cui molti leader della sinistra: Walter Veltroni, Emma Bonino, Oliviero Diliberto, Fausto Bertinotti.

29 Castello effetto luna park. Polemica sull’illuminazione del Castello Sforzesco. 30 Partono i cantieri per i depuratori. Primo impianto pronto tra 2 anni.

SANTA GIULIA

ERCOLE MARELLI

GARIBALDI REPUBBLICA

Basta polemiche sulla moda. Il Comune conferma gli interventi per la riqualificazione dell'area. Lupi: al via i lavori entro un anno.

Politecnico di Milano e Comune firmano il contratto di cessione delle aree al Politecnico.

Luglio

27 Si parla di Antonio Di Pietro come possibile candidato sindaco.

24 Quattro piazze da rifare. Via ai progetti per Bovisa, Greco, Baggio e Gratosoglio. Lupi: vogliamo imitare l’esempio di Barcellona.

MILANO FIORI 2000

Settembre

Il Consiglio del comune di Milano approva il progetto preliminare del collegamento tra via Gattamelata e viale De Gasperi, per il quale è prevista una spesa di 135 miliardi di lire. Adottata la Variante Generale, la quale ammette la possibilità di insediare allo nell’area una più ampia gamma di attività economiche.

POLITECNICO BOVISA

MILANO FIORI 2000

PORTELLO NORD

Agosto

Una delibera della Giunta del Comune di Assago approva gli interventi viabilistici connessi agli interventi sulle aree D4 e D5.

9 Cantieri fantasma per fare pubblicità. Permessi per lavori di restauro non eseguiti con lo obiettivo di istallare pannelli pubblicitari sui ponteggi.

22 Milano, torna Mani Pulite. Arrestato il leader provinciale di Forza Italia Guarischi, indagati due assessori.

22 Il comune ignora il Programma Urban, perduti 55 miliardi.

Luglio

20 Piazzale Cadorna: a pochi mesi dal restyling allarme per le incrinature nei vetri.

23 Presentato il progetto per trasformare in parco urbano il Sieroterapico.

PORTA VITTORIA

12 Sondaggio fra i milanesi: mostri da rottamare. In testa alla classifica il cubo dedicato a Pertini.

12 Depuratori: polemica sui ritardi. Albertini: nel 2003 la chiusura dei cantieri.

13 Si inaugura la Libera Università Vita e Salute del San Raffaele.

17 7 Degrado in via Montenapoleone. Dario Fo candidato sindaco alle prossime elezioni comunali del Le grandi firme in rivolta. 2001, freddezza nell'Ulivo.

PORTELLO NORD

11 A Lissone nasce Sviluppo Brianza. Primo passo verso l’autonomia provinciale.

1 La centrale del latte viene ceduta alla Granarolo.

2000

3 Aprono il megastore Fnac in via Torino, il megastore di Giorgio Armani in via Manzoni, la nuova megasede Benetton in Corso Buenos Aires.

CENTRO SARCA

8 Sotto i Bastioni un tunnel. Il Comune cerca finanziatori.

12.30.59

PORTA VITTORIA

27/07/2007

GARIBALDI REPUBBLICA

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12.32.08

Gennaio

XIII LEGISLATURA II Governo Amato (25.04.2000 - 11.06.2001) Coalizione politica Ulivo - PDCI - UDEUR Presidente del Consiglio Giuliano Amato Ministro dei Lavori Pubblici Nerio Nesi 2 Riparte il dibattito politico: la Lega preme per Bossi vicepremier. 8 Rutelli, candidato premier per il centro sinistra, si dimette da sindaco di Roma.

10 La giunta comunale presenta progetti di restyling di tre piazze: Barona, Roserio e Gambara.

Presentato il progetto di riqualificazione per il polo Bovisa e il nucleo storico di Villapizzone.

5 Duro attacco di D’Alema secondo cui, a causa del conflitto di interessi, Berlusconi sarebbe ineleggibile. 16 Si riapre il caso Telecom-Serbia. 24 Berlusconi rifiuta l’invito-sfida di Rutelli per un faccia a faccia in televisione. 27 Il Senato approva la legge sul conflitto d’interessi, tra le proteste del centro destra.

Marzo

9 Ciampi scioglie le camere. 13 La trasmissione Satyricon di Luttazzi scatena un terremoto negli ambienti politici e una nuova bufera sulla Rai.

30 Urbanistica, giunta in tilt. A 2 settimane dalle elezioni non si intravede ancora la nuova squadra di governo. Trattativa bloccata sul sostituto di Lupi.

16 Nasce la giunta. Fuori Lupi e Casero, dentro Talamona e Pagliarini. L'ex dc Verga all'Urbanistica, Simini alla Educazione.

Dal Consiglio Comunale: si al progetto per Porta Vittoria.

P.ta Vittoria, la stazione sarà una cittadella. Siglato l'accordo definitivo: case, uffici, negozi e parcheggi dove c'era lo scalo.

MILANOFIORI 2000

Il Comune di Assago approva la Variante di adeguamento ex art. 6 D.Lgs 144/9, fissando un limite massimo di ammissibilità per il commercio di grande distribuzione pari a 50.000 mq di Slp.

La nuova società sottoscrive con Fondazione Fiera Milano la convenzione per realizzare il Polo Esterno.

La Giunta approva una delibera di indirizzo in merito al PP della zona D4.

Nasce la società Sviluppo Sistema Fiera Spa, creata dal Consiglio della Fondazione Fiera Milano, con il compito di realizzare il nuovo quartiere espositivo e di ristrutturare l’attuale quartiere fieristico.

La Regione Lombardia aderisce all’AdP tra Comune, Università e Besta.

Aprile

Il Comitato Regionale di Controllo boccia la delibera comunale.

POLO ESTERNO FIERA

Gruppo Intesa all’ex Marelli: via libera dalla giunta comunale di Sesto al trasferimento. Quattro palazzi di otto-dieci piani ospiteranno seimila dipendenti. I lavori inizieranno entro un anno.

MILANOFIORI 2000

Giugno

Viene ratificato l’Accordo di Programma.

Approvata variante piano regolatore. Nella ex area dismessa sorgeranno la Città della moda, due parchi e un super parcheggio.

Il Comune di Milano approva il Piano di lottizzazione 1S1.

Febbraio

14 Cariplo firma la rinascita della ex Breda. I cantieri apriranno dopo l'estate.

BODIO CENTER

Il Ministro della Sanità concorda con la proposta dell’Assessore alla sanità della Regione Lombardia riguardo al dimensionamento e revisione del progetto previsto.

19 Albertini riparte dal governo provvisorio. Il sindaco conferma gli uscenti e convoca la giunta.

MILANOFIORI 2000

Le società proprietarie dell’ambito presentano al Comune due distinte proposte di PII.

12 Casabella e Urbanistica allegano uno speciale sulla trasformazione di Milano.

POLO ESTERNO FIERA

Intesa tra il Comune e la Fondazione Fiera per la riqualificazione della zona: scompare lo spazio espositivo, al suo posto un parco e un grattacielo.

13 Elezioni amministrative. Riconfermato al primo turno il sindaco Gabriele Albertini.

Maggio

PROGETTO BICOCCA

CITYLIFE

La società Risanamento Spa del Gruppo Zunino acquista l’area dalle Ferrovie dello Stato.

GARIBALDI REPUBBLICA

ERCOLE MARELLI

Aprile

PORTA VITTORIA

POLITECNICO BOVISA PROGETTO BICOCCA

FINE LAVORI PER LA SEDE DELLA PADANA ASSICURAZIONI.

POLITECNICO

PORTELLO NORD

Approvazione del PII e stipula delle Convenzioni quadro tra la società Nuova Portello e il Comune per l'attuazione delle unità 2 e 3 del PII Portello e tra Comune ed Esselunga per l'unità 1.

Viene acquistata un’area a nord del complesso esistente, di circa 20 mila mq, per l’ampliamento dell’ospedale.

LORENTEGGIO

PORTA VITTORIA

Marzo

Firmato l’AdP che dà formalmente l’avvio al progetto per la BEIC.

VENGONO COMPLETATI GLI INTERVENTI RESIDENZIALI E COMMERCIALI.

30 Convegno Il futuro del Nord Milano: da hinterland industriale a nuova centralità metropolitana.

20 Inizia a funzionare all'ex Ansaldo la sede staccata del teatro alla Scala. Febbraio

PORTA VITTORIA

Gennaio

28 Terminati i lavori di restauro del Teatro Dal Verme.

ERCOLE MARELLI

20 Dall'ex Ansaldo alla BEIC: la frenesia dell’amministrazione per gli spazi destinati all’arte.

5 Scandalo appalti in regione indaga anche il genio civile sul caso Guarischi. 18 Il sindaco inaugura di fronte alla Stazione Centrale la scultura di luce “L'alba di Milano”.

5 Alla Scala l'opera del restauro. Le rappresentazioni saranno trasferite nel 2002 agli Arcimboldi in fase di costruzione alla Bicocca.

POLO ESTERNO FIERA

18 Si inaugura la Fabbrica del vapore nell'ex area industriale di via Procaccini. Sarà completa solo nel 2003.

1 Patto strategico tra Sesto, Cinisello, Bresso e Cologno: 240 mila abitanti e tre milioni di metri quadrati di aree libere.

7 Il primo cittadino interrogato come testimone nel processo per corruzione contro l'ex presidente del consiglio comunale De Carolis.

PORTA VITTORIA

7 La Giunta Comunale approva il recupero del Sieroterapico.

1 Cariplo, Ambroveneto e Mediocredito Lombardo ufficialmente fusi nella nuova Banca Intesa.

Q.RE AFFARI

CROLLANO LE TORRI GEMELLE, IL MONDO CAMBIA

2001

27/07/2007

Sindaco di Milano Gabriele Albertini (11.5.97 - 13.5.01) Assessore all’urbanistica Maurizio Lupi

HUMANITAS

ALBERTINI CONFERMATO SINDACO AL PRIMO TURNO

01_a.ai

INIZIO PRIMA FASE RISTRUTTURAZIONE DEI TRE IMMOBILI CHE OSPITAVANO GLI UFFICI ALCATEL.

Maggio

22 Berlusconi invia alle famiglie italiane “Una storia italiana”, un libro con la sua storia.

8 Berlusconi firma davanti alle telecamere di Porta a porta un patto con gli italiani.

29 Dopo le pesanti accuse dello Economist sul conflitto d’interessi, Berlusconi subisce altri durissimi attacchi da Le Monde e da El Mundo.

13 Elezioni politiche e amministrative. Vince ampiamente la Casa delle libertà, coalizione formata da Forza Italia, Alleanza Nazionale, Lega Nord e il Biancofiore. 27 Si torna alle urne per i ballottaggi: a Roma vince Veltroni, a Napoli la Jervolino, a Torino Chiamparino.

Giugno

10 Si forma il governo Berlusconi. Il governo più lombardo della storia d'Italia, con il Presidente del Consiglio milanese e otto ministri lombardi. 20-22 A Genova si apre il G8. Nel corso delle tre giornate si registrano gravi scontri. Carlo Giuliani viene ucciso da un carabiniere.


PORTA VITTORIA

POLITECNICO BOVISA AREE FALCK

Giudicata vincitrice la proposta dello architetto Peter Wilson.

Firmato l’accordo tra Agip Petroli e Fondazione Fiera Milano per l’acquisto della area di Rho-Pero.

Via libera dalla giunta. La variante urbanistica offre a De Mico la possibilità di un accordo sull'area ex Varesine.

Conclusa l'indagine del Pm sulla presunta mancata bonifica dell’area. Abusi edilizi e ambientali. Rinvio a giudizio per il sindaco.

Agosto

21 La nuova società Italenergia, costituita dalla Fiat e dalla francese EDF, conquista il 96,6% di Montedison e il 95,7& di Edison.

Settembre

11 Attentato al World Trade Center. Due aerei di linea, dirottati dai kamikaze di Al Qaeda, colpiscono le torri gemelle di New York che crollano su se stesse, un terzo colpisce un’ala del pentagono. È l’inizio del secondo conflitto nel golfo.

Ottobre

7 Gli Stati Uniti iniziano a bombardare in modo massiccio tutti gli obiettivi strategici dell'Afghanistan. 7 Referendum: gli italiani chiamati alle urne per confermare le modifiche alla Costituzione in merito ai poteri delle Regioni. Vince il sì con il 64,2% dei voti. 19 La Cassazione assolve Berlusconi.

Bloccate Banca Intesa e Università. Il sindaco accusa Pasini: presentato un progetto diverso da quello concordato. La variante approvata dal Consiglio Comunale.

GARIBALDI REPUBBLICA

ERCOLE MARELLI

PII Falck bocciato dall’amministrazione comunale.

PROGETTO BICOCCA

POLO ESTERNO FIERA

Protesta dei soci: il polo esterno è in ritardo, non è stato neppure acquisito il terreno di Rho-Pero.

Sesto investe mille miliardi sull'ex Marelli. In arrivo l'Università e le sedi di Banca Intesa, Oracle, Abb.

Approvata la proposta iniziale di PII.

Bonificata metà area.

Pronto il bando per il polo esterno. Termine lavori fissato per il 2004. Il Comune rende edificabile l'area. Primo colpo di ruspa entro l'anno prossimo.

Il Teatro alla Scala trasferisce la sua programmazione al Teatro degli Arcimboldi in occasione dell’inizio dei lavori di ristrutturazione presso la sede storica.

Novembre

7 Il parlamento concede il via libera all’invio di militari in Afghanistan. 18 Scoppia il caso Taormina.

Dicembre

13 Il governo approva il disegno di legge costituzionale sulla devolution, che trasferisce competenze alle Regioni in materia di scuola, sanità e polizia locale. 20 Definitivo via libera del Senato al voto degli italiani all’estero. Diciotto parlamentari saranno eletti nella circoscrizione Estero.

CROLLANO LE TORRI GEMELLE, IL MONDO CAMBIA

28 La Pirelli di Tronchetti Provera, insieme con Edizione holding della famiglia Benetton, acquista il 22,5% dell’Olivetti dalla lussemburghese Bell.

Nuovo Politecnico fermato dal Tar.

Dicembre

2001

Luglio

Approvata la Variante per pubblica utilità al PRG per l’ampliamento dello IEO.

Un monastero nelle vecchie fabbriche di Sesto. La proposta di una commissione di saggi.

27 Città della Moda, proteste degli abitanti.

Novembre

Il Ministero dell’Ambiente inserisce la Bovisa tra i siti d’interesse nazionale per la bonifica.

La Brown Boveri lascia Milano per Sesto accanto a Wind, Oracle, Alitalia e Banca Intesa sull’area dismessa.

CALTACITY

Milano Centrale assume la nuova denominazione di Pirelli & C. Real Estate.

Ottobre

IEO

Da cinquant'anni irrisolto il rebus urbanistico. L'assessore Verga: entro fine anno la decisione. I ricorsi bloccano ogni progetto.

ERCOLE MARELLI

PROGETTO BICOCCA

Settembre

POLITECNICO BOVISA

Agosto

GARIBALDI REPUBBLICA

Luglio

19 Primo censimento degli edifici dismessi: sono 240. Il Comune è il principale proprietario.

POLO ESTERNO FIERA

31 Navigli, scontro Comune Regione. Lite sulle competenze per riqualificare l'area.

8 Incidente aereo a Linate: muoiono 118 persone.

IEO

30 L’assessore Goggi propone un maxiparcheggio sotto la Darsena.

22 Muore Indro Montanelli.

9 Bloccato il recupero dei sottotetti. Innalzato senza le regole di un piano lo skyline della città.

POLO ESTERNO FIERA

20 Interporto, favoriti i privati. Chiusa l'indagine sul centro merci di Lacchiarella che non è mai stato costruito. Abuso d'ufficio e falso, la Procura accusa l'assessore regionale Pozzi.

5 L'assessore all'Urbanistica Gianni Verga lancia il progetto: gare pubbliche aperte anche a filosofi e stilisti.

ERCOLE MARELLI

29 Una Fondazione per il futuro dei Navigli.

3 Ponte Lambro, la sfida mai partita. Riqualificazione e rilancio con i progetti di Renzo Piano. Del Debbio: abbiamo fallito, ma ci riproviamo.

GARIBALDI REPUBBLICA

30 Austerity in Comune, la scure sui cantieri. Il vicesindaco presenta il piano dei lavori pubblici per il 2002: la spesa scende dai 2400 miliardi previsti a 1500.

19 L'alba di Milano. L'assessore Verga: via la scultura dalla Centrale.

AREE FALCK

19 Si chiude il processo per le tangenti su Milano Sud, ma il tribunale chiede indagini sullo assessore De Carolis, condannato a due anni e dieci mesi per corruzione. Per Zampaglione accusa di falsa testimonianza.

ALBERTINI CONFERMATO SINDACO AL PRIMO TURNO

12.33.34

POLO ESTERNO FIERA

27/07/2007

GARIBALDI REPUBBLICA

01_b.ai


12.34.39

15 Il Comune di Milano cede alla Regione Lombardia la sua quota di proprietà della Villa Reale di Monza.

VIENE INAUGURATO IL CENTRO COMMERCIALE.

2002

L‘ ANNO DELL’ EURO

Gennaio

XIV LEGISLATURA II Governo Berlusconi (11.06.2001 – 23.04.2005) Coalizione politica Casa delle Libertà Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

Aprile

PALIZZI

24 Inchiesta sul verde pubblico. Perquisizioni a Palazzo Marino per l'appalto sui parchi.

Maggio

SI CONCLUDE LA REALIZZAZIONE DEI PRIMI EDIFICI, CON UN CENTRO COMMERCIALE E UNA GRANDE PARCHEGGIO A SERVIZIO DELLA STAZIONE CERTOSA.

Marzo

Aprile

1 I legali di Berlusconi e Previti chiedono il trasferimento del processo Sme da Milano.

4 Si aprono i congressi di Rifondazione e Alleanza nazionale, a Rimini e Bologna.

28 Approvata alla Camera, col solo voto del centro-destra, la legge sul conflitto d’interessi.

14 Il governo approva la riforma dell’articolo 18.

8 Muore Giacomo Mancini.

16 Sciopero generale in tutto il paese contro le decisioni del governo sull’articolo 18.

26 A Milano Il gruppo PerManoPerLaDemocrazia crea il primo girotondo attorno al Palazzo di Giustizia.

19 A Bologna viene assassinato dalle BR Marco Biagi.

26 Parco Forlanini: concorso internazionale vinto dallo architetto portoghese Gonçalo Byrnes. Stanziati 48 milioni di euro per il progetto del nuovo parco.

Il nuovo PRG di Corsico impone un vincolo di conservazione della centrale ENEL e la salvaguardia della alzaia del Naviglio Grande.

Concluso lo studio di fattibilità e viene approvato il planivolumetrico, elaborato da Nonis.

Inizio operazione di bonifica delle ex aree Alcatel.

Bovisa, al via la bonifica. L'assessore all'Urbanistica: tra un anno cominceranno i lavori.

FINITI I LAVORI SULLA PRIMA TORRE RESIDENZIALE.

1 Il governo dà il via libera alla riforma Moratti.

1 Entra in vigore l'EURO. Sostituisce la Lira con la parità di 1 Euro per 1936,27 lire.

Il Politecnico completa il progetto esecutivo per l’area dell’FBM.

PORTA VITTORIA

La Giunta regionale approva l'AdP per il prolungamento della metropolitana e del parcheggio di interscambio.

18 Nuove case nelle mini aree dismesse. Verga: via libera a 1000 palazzi.

Giugno

POLITECNICO BOVISA

La Commissione redige il Rapporto “Linee guida per la trasformazione delle aree ex-Falck di Sesto San Giovanni”, contenente una proposta progettuale dell’Arch. Botta.

TERMINATA LA REALIZZAZIONE DELLE TORRI GALOTTI.

Febbraio

22 Recupero ex Motta: sarà demolita, al suo posto un parco.

Iniziano i lavori di bonifica dell’area.

Oldrini-Galeone: sfida tra i candidati sindaco. Progetti diversi per il recupero delle aree.

IL TRASLOCO DELLA LIRICA. INAUGURAZIONE DEL TEATRO DEGLI ARCIMBOLDI. CONSEGNATE AL SINDACO ALBERTINI DAL PRESIDENTE DI PIRELLI TRONCHETTI PROVERA LE CHIAVI DEL NUOVO TEATRO.

Q.RE AFFARI

CENTRO SARCA

PROGETTO BICOCCA

AREE FALCK

Penati processato per presunte irregolarità sulla bonifica delle aree dismesse.

18 Un piccolo aereo da turismo si schianta contro la facciata del grattacielo Pirelli.

9 Apertura cantiere restauro Scala. Inchiesta sui restauri dopo un esposto di Legambiente.

BODIO CENTER

La società Progetto Corsico acquisisce l’area con l’obiettivo di riqualificarla.

Marzo

SANTA GIULIA

Febbraio

CARTIERA BURGO

Gennaio

14 Conoscere Milano I luoghi della trasformazione. AIM e Comune propongono visite guidate nei luoghi della trasformazione.

13 Trasloco San Vittore proposto da Comune e Ministero in Forze Armate.

Maggio

28 A Pratica di Mare si riunisce il vertice Nato. Viene creato un Consiglio a venti composto anche dalla Russia che così entra nella Nato.

Giugno

20 Magistrati in sciopero contro la riforma della giustizia. 20 Il Consiglio dei ministri revoca la nomina di Sgarbi a sottosegretario ai Beni culturali. 28 Scoppia la bufera sulle cinque lettere d’aiuto inviate da Marco Biagi a interlocutori istituzionali in cui chiedeva la scorta.

POLICLINICO

6 La rivoluzione del mattone: si moltiplicano i cantieri. Diecimila alloggi in costruzione, è boom dell'edilizia.

1 Cantieri fermi, Metropolitana in crisi. Mancano i finanziamenti.

POLITECNICO BOVISA

17 Depuratore e Passante, ritardi per la tangente. Cantieri bloccati da anni da inchieste e arresti.

11 Fabbrica del vapore, ancora fermi i lavori. L'assessore: troppi intoppi, ma siamo pronti a ripartire.

CARTIERA BURGO

6 Dichiarazione di Verga su Ponte Lambro: faremo ripartire il progetto di Renzo Piano.

POMPEO LEONI

19 Inaugurazione del nuovo Teatro degli Arcimboldi alla Bicocca con la Traviata di Verdi.

15 L'arcivescovo Carlo Maria Martini si dimette dall'incarico per raggiunti limiti di età.

AREE FALCK

Sindaco di Milano Gabriele Albertini (14.5.01 - 5.6.06) Assessore all’urbanistica Giovanni Verga

POLO ESTERNO FIERA

27/07/2007

AREE FALCK

NUOVO ARCIVESCOVO E GIROTONDI IN PIAZZA

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C F P F S


Scelto il gruppo Astaldi Pizzarotti Vianini per la realizzazione della metropolitana e del parcheggio di interscambio.

Firmato il contratto tra Sviluppo Sistema Fiera e il General Contractor Astaldi-Pizzarotti-Vianini.

3 Il ministro Scajola si dimette a seguito delle sue dichiarazioni su Marco Biagi. Lo sostituisce Giuseppe Pisanu. 4 Si chiude la trattativa tra il governo e le parti sociali, viene varato il “Patto per l’Italia”. 11 Approvata la legge Bossi-Fini. 26 Gli Usa chiedono al governo italiano di inviare truppe italiane in Afghanistan nell’operazione «Enduring Freedom».

PROGETTO BICOCCA

BODIO CENTER

Sottoscritta la convenzione che segna l'avvio della fase operativa con il rilascio delle concessioni edilizie e l'apertura dei cantieri.

Luglio

La modifica del planivolumetrico viene approvata dal Collegio di Vigilanza.

CITYLIFE

Stipulata la Convenzione attuativa per l'unità U226.

POLO ESTERNO FIERA

Costituita la Fondazione Policlinico Francesco Sforza.

Il Comune promuove l’AdP. Risanamento Spa, nata dalla fusione di Risanamento Napoli e Bonaparte, acquisisce le aree.

Fine operazione di bonifica delle ex aree Alcatel. Agosto

9 L’economia italiana frena. L’Istat rende noto che la crescita nel secondo trimestre si è limitata allo 0,2%.

Novembre

Presentata la delibera per la costruzione del nuovo grattacielo del Comune. Una struttura da 30 mila mq sarà il grattacielo più alto di Milano.

Fondazione Fiera e Sviluppo Sistema Fiera firmano un documento che spiega le ragioni dell’intervento.

Presentato il piano di recupero dell’ex Vulcano. 850 appartamenti sull'area. Accordo Comune-Gruppo Caltagirone: quasi un terzo sarà concesso a prezzi concordati.

Accordo di programma da definire per Garibaldi-Repubblica. Qui dovrebbe sorgere la Città della Moda, oltre ad un grattacielo per gli uffici comunali e regionali.

Metrotranvie, stop del Comune. Entro il 7 dicembre sarà pronto il collegamento con il teatro degli Arcimboldi.

11 Il presidente Usa Bush indica in Saddam una minaccia grave per la pace e la stabilità mondiale. 14 Centinaia di migliaia manifestano a Roma contro il governo, per la legalità e la difesa della democrazia. 21 Esplode, a margine del vertice dei primi ministri e dei capi di stato di Copenaghen, una dura polemica tra Chirac e Berlusconi sulla guerra preventiva all’Iraq.

La mancata conclusione dei lavori per la fermata del Passante impediscono l’apertura dei cantieri del PII, che vengono così slittati di 2 anni.

Il Presidente del Consiglio comunica al Comune e alla Regione che la BEIC entrerà tra gli stanziamenti della finanziaria 2003. Nell’arco di tre anni verranno finanziati 42 milioni di euro.

PRESENTATO IL PROGRAMMA URBAN II MILANO 2002-2006.

Settembre

Dicembre

Ottobre

3 Il parlamento approva l’invio di mille alpini in Afghanistan nell’ambito della missione «Enduring Freedom». 8 Viene presentato dai vertici Fiat il piano di risanamento. Sono previsti 7600 esuberi. 16 Incontro a Mosca con Putin, Berlusconi afferma che l’Iraq non possiede armi di distruzione di massa.

FINE PRIMA FASE LAVORI: NASCONO BODIO1, BODIO2 E BODIO3.

BERLUSCONI E ALBERTINI POSANO LA PRIMA PIETRA DEL NUOVO POLO FIERISTICO.

Novembre

Dicembre

8 Berlusconi si pronuncia a favore della grazia per Adriano Sofri con una lettera al Foglio.

4 Il Senato approva il testo sulla devoluzione.

9 Si chiude il Social forum di Firenze.

6 Si apre a Roma il congresso costitutivo dell’Udc, nuovo partito che raggruppa il Ccd, il Cdu e Democrazia europea.

14 Berlusconi lascia l’interim degli esteri e viene nominato ministro degli Esteri Franco Frattini. 17 Andreotti viene condannato a 24 anni per il delitto di Mino Pecorelli dalla Corte d’appello di Perugia.

12 A Copenaghen, nel vertice sull’allargamento dell’UE, Berlusconi si schiera con Gran Bretagna e Spagna a favore dell’ingresso della Turchia.

L‘ ANNO DELL’ EURO

PORTELLO NORD

POLICLINICO

Approvato dal Comune il PII.

Ottobre

PORTA VITTORIA

Settembre

SANTA GIULIA

Agosto

CITYLIFE

POLO ESTERNO FIERA

SANTA GIULIA

Luglio

15 Troppi cantieri fantasma per fare pubblicità. Ponteggi con sponsorizzazioni coprono lavori mai eseguiti.

25 Proposta dei consiglieri della opposizione: commissione d'indagine sulle aree d'oro di Ligresti.

27 Il rapporto euro/dollaro raggiunge quota 1,0443.

2002

28 Emergenza alloggi popolari. Da dieci anni non si costruiscono alloggi pubblici.

22 Il pasticcio dell'ex Motta, Verga ritira il progetto. La Margherita: è un simbolo del far west urbanistico che regna in città.

PORTA VITTORIA

29 Il nuovo look della Triennale. Presentato il restyling del Palazzo dell'Arte.

1 Un Cubo sulle ex Varesine. “Gilli Cube”: in due mesi è stato costruito un edificio da 1.500 posti con un involucro di manifesti pubblicitari. Proprietario Ligresti che ha richiesto e ottenuto una concessione in provvisorio.

BODIO CENTER

22 I Giardini Pubblici di Porta Venezia vengono intitolati al giornalista Indro Montanelli.

19 Metanopoli: tutela speciale della Regione per la cittadella Eni voluta 50 anni fa da Mattei.

4 Mostra le città in/visibili alla Triennale ispirata al romanzo di Italo Calvino. L'urbanistica diventa arte.

POLO ESTERNO FIERA

13 Polemiche sulla bozza di nuova legge in campo urbanistico.

17 Via Bergognone: grandi lavori nella zona dietro P.ta Genova. La Nestlè ad Armani, le ex Poste alla HINES.

4 Sottotetti senza linea: il progetto di legge urbanistica regionale con l’abitabilità di mansarde, sottotetti e abbaini, provoca conseguenze sull’architettura.

PORTA VITTORIA

11 Il papa nomina nuovo arcivescovo di Milano il cardinale Dionigi Tettamanzi.

16 Uno sponsor per restaurare le antiche Mura.

14 Albertini: potremmo cedere Galleria Vittorio Emanuele. Pirelli e Deutsche Bank tra gli acquirenti.

GARIBALDI REPUBBLICA

19 Tangenti: condannato Giovanni Terzi. Assolti Almagioni e uno dei fratelli Bottani.

NUOVO ARCIVESCOVO E GIROTONDI IN PIAZZA

12.38.29

GARIBALDI REPUBBLICA

27/07/2007

BODIO CENTER

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12.40.26

Gennaio

XIV LEGISLATURA II Governo Berlusconi (11.06.2001 – 23.04.2005) Coalizione politica Casa delle Libertà Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi 13 Via libera del governo al ponte sullo Stretto di Messina. 23 La Casa Bianca annovera l’Italia tra i paesi alleati in vista della guerra in Iraq. 24 Muore a Torino Gianni Agnelli.

Maggio

Aperto il cantiere del prolungamento della linea rossa della Metropolitana Milanese.

15 3 milioni di persone sfilano a Roma contro la guerra. 19 Voto in parlamento sulla guerra all’Iraq. 20 Il consiglio di amministrazione della Rai decide il trasferimento di Raidue a Milano.

Marzo

2 Viene arrestata su un treno la brigatista Nadia Desdemona Lioce. 15 Manifestazione pacifista a Milano: 500.000 persone. 15 Rientrano i Savoia in Italia. 20 Inizia la guerra in Iraq. 21 A Bruxelles, Berlusconi attacca Chirac: l’Onu perde credibilità e crisi dei rapporti transatlantici.

Il Comune bandisce un Concorso Internazionale di Progettazione per i Giardini di Porta Nuova.

Con l’approvazione dello schema di convenzione, l’Anas dà il via libera alla realizzazione dei raccordi autostradali.

Via libera al cinema multisala alla Bicocca.

Aprile

3 Dopo 37 anni, il Governo dà il via libera al Mose di Venezia.

Scontro tra Mario Botta e il Comune sul piano di recupero ex Falck: bisogna costruire di più.

CITYLIFE

La giunta approva il progetto di risistemazione della zona. A fine anno l'apertura dei cantieri. Inaugurazione nel 2007.

La Giunta approva il contratto preliminare relativo alla cessione al Comune di 49 unità immobiliari di ERP da destinare alla emergenza abitativa inserita nell’ambito dell’attuazione dell’AdP relativo al PRU.

Al via le ruspe per il collegamento con la nuova fiera Rho-Pero. Autostrada, tangenziali e svincoli: pronti appalti per milioni di euro.

Maggio

2 La Corte di appello del Tribunale di Palermo conferma la sentenza di primo grado assolvendo Giulio Andreotti.

14 Approvato alla Camera il 8 disegno di legge sul federalismo. The Economist attacca Berlusconi: non è adatto a 15 guidare l’Europa. Il parlamento autorizza l’invio 26 dei soldati italiani in Iraq. Alle elezioni amministrative, l’Ulivo vince la Provincia di 29 Roma. Il Polo si conferma in Il Tribunale di Milano condanna Sicilia. in primo grado a 11 anni, 900 milioni di danni e l’interdizione 28 perpetua dai pubblici uffici Presentato al Senato il lodo Cesare Previti. Maccanico.

Giugno

6 Il Consiglio dei ministri approva la cosiddetta legge Biagi. 13 A Bologna, Cofferati accetta la candidatura a sindaco. 15 Si vota per il referendum sull’articolo 18. 26 Berlusconi presenta in parlamento le linee del semestre europeo a guida italiana.

GARIBALDI REPUBBLICA

Amministrazione Comunale e operatori si riuniscono per la proposta definitiva di PII e la convenzione quadro.

Colaninno vuole il polo interno Fiera. Offerta con il gruppo Aig Lincoln, in gara anche Pirelli RE, Generali Properties, Zunino e Aedes.

AREE FALCK

AREE FALCK

CITYLIFE

Presentata la Variante al Prg per la Fiera. Albertini: un Central Park a Milano. Costruiamo in altezza per dare spazio al verde.

POLO ESTERNO FIERA

POLO ESTERNO FIERA

Il Collegio di Vigilanza rinvia l’esecuzione dell’intervento di ristrutturazione del capannone alla seconda fase del PRU.

Termina la vicenda giudiziaria con l’assoluzione di tutti gli indagati e il dissequestro delle aree.

GARIBALDI REPUBBLICA

Sviluppo Sistema Fiera pubblica il bando per la presentazione delle proposte.

Giugno

Salta l'intesa del Comune con l'Edison. Il Comune: i privati paghino tutta la bonifica dei terreni dell’area gasometri.

GARIBALDI REPUBBLICA

CITYLIFE

PORTELLO NORD

Approvata la delibera sulla variante al PRG dell'area ex Varesine.

POLITECNICO BOVISA

Aprile

Il Gruppo Pasini elabora, insieme ad alcuni membri della Commissione, una proposta iniziale di PII.

13 Inaugurata la Mediateca di Santa Teresa, biblioteca multimediale, in via Moscova.

24 Albertini: abbattiamo San Vittore, facciamone un parco, togliamo il vincolo e vendiamo ai privati.

16 Viene ucciso Dax un ragazzo dei centri sociali.

Stipula della Convenzione attuativa per l'unità U3 e 1.

6 Sgomberata l'ex Ginori: diventerà il quartiere degli artisti.

22 Venduta all'asta l'area dell'ex Sieroterapico alla società Derilca, del gruppo Statuto.

30 CdQ Calvairate: gli abitanti hanno promosso un accordo Comune - Aler per la ristrutturazione dei palazzi.

Città della Moda: i grossi nomi dichiarano di non aderire alla proposta. Fondazione Fiera e Camera della Moda ancora interessate.

Febbraio

12 Albergo di Italia ‘90 diventa caserma. La polizia traslocherà da Sant'Ambrogio a Ponte Lambro, per far posto alla università Cattolica.

14 Inizia a funzionare parzialmente il depuratore di Nosedo.

PROGETTO BICOCCA

INIZIO SECONDA FASE COMPLETAMENTO PROGETTO.

GARIBALDI REPUBBLICA

Accanto al Forum di Assago viene inaugurato il Teatro della Luna, primo teatro in Italia per musical.

AREE FALCK

MILANOFIORI 2000

Viene costituita la Fondazione BEIC, di cui il Comune di Milano possiede una quota di partecipazione.

FINE LAVORI SULL’AREA

9 L'assessore Verga al MIPIM di Cannes proclama: un nuovo PRG e un Piano dei Servizi per Milano.

Marzo

POLO ESTERNO FIERA

LORENTEGGIO

AREE FALCK

PORTA VITTORIA

Febbraio

Esperti del Monte Paschi affiancheranno i tecnici negli incontri con Pasini.

BODIO CENTER

ULTIMI VAGITI DELLA GRANDE INDUSTRIA ITALIANA

7 Tra Rogoredo e Nosedo il villaggio dello sport.

5 19 Via libera dalla Regione al metrò Parte il Progetto città: 8 saloni, per Assago. Cantieri entro l'anno. 72 convegni e 560 espositori 22 17 Albergo mundial. Legambiente: Alt ai sottotetti, intervento del deve essere abbattuto. Fondo per l'Ambiente Italiano 29 contro l'innalzamento dei tetti. Parco Trotter: degrado nell’area. Fermo il progetto per 21 trasformarlo nella Città dei Parte la bretella della Malpensa. Ragazzi.

17 Due maxi edifici per il futuro del Niguarda.

AREE FALCK

8 Assolti l'ex sindaco Pillitteri e Ferlini.

1 Muore Giorgio Gaber.

Gennaio

2003

3 Il Comune e il governo firmano un'intesa per la vendita di alcuni edifici storici tra cui Palazzo Litta, l'ex Manifattura Tabacchi e l'ex Dogana di via Valtellina.

PALIZZI

2 Cantieri aperti nuovo parco Alessandrini.

Sindaco di Milano Gabriele Albertini (14.5.01 - 5.6.06) Assessore all’urbanistica Giovanni Verga

RUBATTINO

27/07/2007

GARIBALDI REPUBBLICA

PRIMO DEPURATORE DELLE ACQUE A MILANO

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9 Approvato il piano dei servizi.

29 San Siro la città del tempo libero: Stefano Boeri presenta il progetto di riqualificazione del quartiere San Siro.

14 San Vittore: il Polo boccia Albertini sullo spostamento.

26 Cinisello, campus universitario all'ex Ovocultura Val Monte. Il recupero finanziato dal progetto Urban.

17 Adriano Celentano dedica al sindaco la canzone: un albero di 30 piani.

25 Al tavolo dell'associazione Amare Milano, Tognoli e Borghini si scontrano con Verga sulle scelte per il futuro di Milano. 28 Stadio e villaggio olimpico: Sesto candida le aree Falck.

30 Sottotetti: autorizzati solo i progetti compatibili con il Piano Paesistico Regionale.

15 Il comune e la procura bocciano la ristrutturazione della ex Richard Ginori.

Luglio

31 L’Economist attacca duramente Berlusconi con un dossier di 28 domande concernenti i suoi processi.

La realizzazione del primo lotto di 10.000 posti auto affidata ad un General Contractor composto dal raggruppamento di imprese Codelfa, Grassetto Lavori, Marcora Costruzioni, Apcoa Parking Italia.

Agosto

22 Igor Marini fa i nomi di Rutelli, Veltroni e Mastella nell’affare Telecom Serbia.

2 Il ministro dell’Istruzione Letizia Moratti e Giulio Tremonti firmano il decreto per gli stanziamenti alle scuole private. 28 Un’interruzione di energia, proveniente dalla Svizzera e dalla Francia, lascia l’Italia completamente al buio.

Stadio e villaggio olimpico: Sesto candida le aree Falck per le olimpiadi 2016. POLO ESTERNO FIERA

GARIBALDI REPUBBLICA

CITYLIFE

CARTIERA BINDA

Avvio procedimento per la proposta di PII.

VIA LIBERA DALLA REGIONE AL RECUPERO DELL’AREA. INVESTIMENTI PER 500 MILIONI DI EURO.

INIZIO LAVORI SULLA SECONDA TORRE RESIDENZIALE.

Settembre

Firmato dal sindaco e dal presidente della Fiera il protocollo d'intesa per la riqualificazione del vecchio polo cittadino.

Il metro marcia verso Rho ma le strade sono in ritardo. Il sindaco lancia l'allarme: i cantieri non sono aperti.

Ottobre

27 Sospeso il processo Sme a Previti in base alla legge Cirami. 30 Andreotti assolto in via definitiva dalla Cassazione dall’accusa di essere il mandante dell’omicidio Pecorelli per non aver commesso il fatto.

POLO ESTERNO FIERA

ERCOLE MARELLI

POLITECNICO BOVISA

Approvato il bando per il concorso internazionale per il polo regionale. Pronta nel 2008 la cittadella della Regione. Inizio lavori: 2005.

AREE FALCK

PORTA VITTORIA

AREE FALCK

Maciachini Properties Srl acquisisce l’area dismessa ex Farmitalia-Carlo Erba dal gruppo Risanamento.

Dicembre

Cesar Pelli del gruppo newyorkese Hines coordinerà il piano urbanistico della Città della Moda.

Presentata la bozza di revisione del cronoprogramma per i lavori del PII.

POLO ESTERNO FIERA

POLO ESTERNO FIERA

Otto progetti per rilanciare l'area. Tra gli architetti in corsa per aggiudicarsi l’opera: Piano, Foster, Isozaki, Hadid, Libeskind, Buffi, Citterio, Desvigne, Rota, Boeri e Koolhas.

Novembre

La Società di Sviluppo Garibaldi Repubblica vende le aree a Hines Italia.

Costituito il Gruppo di Lavoro aree Falck coordinato dall’architetto Fulvia Delfino.

POMPEO LEONI

Comune, Regione e privati firmano i protocolli d'intesa per i poli della moda e della Pubblica Amministrazione.

MM prevede la presentazione del progetto preliminare entro settembre, l’approvazione del Ministero dell’Ambiente entro la fine del 2003 e l’approvazione del progetto definitivo entro giugno 2004.

MACIACHINI CENTER

Presentata proposta definitiva di PII. GARIBALDI REPUBBLICA

AREE FALCK

Approvato il PRG, via al recupero. Respinta la richiesta del gruppo Pasini.

Ottobre

GARIBALDI REPUBBLICA

Settembre

Salta il progetto. Spese triplicate rispetto alle stime, da riscrivere l'accordo per il nuovo polo universitario e il Museo del Presente.

CARTIERA BINDA

POLITECNICO BOVISA GARIBALDI REPUBBLICA CITYLIFE

:

POLO ESTERNO FIERA

o

18 Gli abitanti si ribellano: difenderemo l'Isola dalle ruspe. Agosto

Nuova Fiera nel 2005: dal Governo 292 milioni di euro per i collegamenti. Lite Regione-Provincia sui tempi.

11 Ex FAEMA: architetti, editori, galleristi nell’ex stabilimento di Lambrate. 12 Mostra "Grattacieli all'orizzonte" all'Urban Center. Albertini: sogno un obelisco moderno, così come un tempo facevano gli egiziani. Milano deve puntare in alto.

22 Alleanza Milano, Torino e Lione sul Corridoio 5. Luglio

8 Inaugurazione del prolungamento della MM3 fino a Maciachini.

12 A Nassiryia, in un attentato muoiono 19 italiani. Si tratta del più grave attentato subito dalle forze italiane nel secondo dopoguerra. 24 Visita in Israele di Fini: definisce infami le leggi razziali dal fascismo e condanna la Repubblica di Salò.

Il Comune di Assago approva in via definitiva la Variante al Prg per la viabilità della zona D4.

Al via il progetto di 500 appartamenti sull’area dismessa. Su 250 mila mq previsti: case, uffici, negozi, due parchi e una nuova viabilità. I cantieri partiranno alla fine del 2004.

La Provincia di Milano rilascia il certificato di avvenuta bonifica del sito.

Strade per la FIERA pronte nel 2005. Formigoni giura: nessun ritardo per Pero-Rho.

Novembre

MILANOFIORI 2000

12 La proposta di Formigoni: organizzare le olimpiadi del 2016 in Lombardia.

11 Nuovo Niguarda: mancano fondi.

La Giunta approva il progetto definitivo per il Giardino di Quarto Oggiaro, la cui realizzazione è prevista a partire dal 2004 con un finanziamento ministeriale di 7 miliardi di lire.

Dicembre

2 Il Senato approva in via definitiva le legge Gasparri sul riassetto del sistema radiotelevisivo. 11 Crisi alla Parmalat per il mancato pagamento di 150 milioni di bond in scadenza. 14 Catturato in Iraq Saddam Hussein. 27 Arrestato a Milano il presidente di Parmalat Calisto Tanzi. 27 Un pacco bomba esplode in casa di Prodi a Bologna.

ULTIMI VAGITI DELLA GRANDE INDUSTRIA ITALIANA

9 Albertini e Formigoni siglano l'accordo per il recupero di sponde, canali e Darsena.

2003

2 Appalti in provincia, arrestati in quattro: l'accusa è associazione a delinquere per turbativa d'asta.

PRIMO DEPURATORE DELLE ACQUE A MILANO

12.41.24

CARTIERA BURGO

27/07/2007

PALIZZI

03_b.ai


12.49.18

XIV LEGISLATURA II Governo Berlusconi (11.06.2001 – 23.04.2005) Coalizione politica Casa delle Libertà Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi 8 Il Gip di Bologna archivia l'inchiesta sulla mancata scorta a Marco Biagi. 9 Muore a Torino Norberto Bobbio. 14 Arrestati in Egitto gli ex brigatisti Rita Algranati e Maurizio Falessi.

L’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici delibera in merito alla realizzazione di un nuovo polo dell’Università degli Studi di Milano nell'ambito del PII sull’ex area industriale.

INIZIO LAVORI DI RIQUALIFICAZIONE NEI QUARTIERI DI CAGNOLO E BETTOLA, A TITOLO DI SCOMPUTO DI PARTE DEGLI ONERI DI URBANIZZAZIONE A FRONTE DELLE NUOVE VOLUMETRIE DEL PII.

Roth: Lavori in anticipo a Pero-Rho. Per i padiglioni più ferro della torre Eiffel.

Febbraio

Marzo

Aprile

11 Inchiesta sul crac Cirio, arrestato Sergio Cragnotti.

3 L'ex terrorista Cesare Battisti scarcerato a Parigi.

10 Berlusconi visita i soldati italiani a Nassiryia, in Iraq.

17 Crac Parmalat: arrestati Stefano e Francesca Tanzi.

11 Il leader della Lega Nord Umberto Bossi ricoverato per un infarto.

13 Iraq: rapiti da terroristi islamici Salvatore Stefio, Umberto Cupertino, Fabrizio Quattrocchi e Maurizio Agliana.

11 Madrid: 4 esplosioni in 4 stazioni differenti provocano 191 morti e 1400 feriti. Zapatero elettro premier.

14 Fabrizio Quattrocchi viene ucciso dai terroristi islamici.

25 Inchiesta Telecom Serbia; arrestato Antonio Volpe.

25 Il Senato approva il DDL di riforma costituzionale.

27 A Milano, Marcello Dell'Utri condannato a due anni per tentata estorsione.

CITYLIFE

HUMANITAS

Il Comune di Rozzano rilascia una prima approvazione per il progetto di ampliamento sull’area Perseghetto.

Tre le cordate nella short list: Citylife, Pirelli Real Estate e Risanamento si contendono l'appalto.

6 progetti top secret per il rilancio. Presentate le idee per la nuova Campionaria: grandi gruppi e superstar dell'architettura.

Lo Studio Pei-Cobb & Partners proclamato vincitore del Concorso di Progettazione per la nuova sede regionale.

GARIBALDI REPUBBLICA

RILASCIATI I PERMESSI EDIFICATORI PER L’AVVIO DEI LAVORI SULLA PARTE SUD DELL’AREA (FASE1).

Restano in gara solo i big: Libeskind, Piano, Buffi, Foster, Chipperfield. Al posto della vecchia Fiera torri di vetro e giochi d'acqua.

POLO ESTERNO FIERA

Parere estetico da parte della Commissione edilizia al progetto.

Alla Festa dell'architettura i dieci progetti per il Secondo Palazzo della Regione. Dopo 20 anni vince De Mico: il Consiglio di Stato boccia il Comune.

CITYLIFE

Presentate da Verga al MIPIM di Cannes le linee guida per un grattacielo di 35 piani, per la nuova sede del comune. A pochi giorni dalle elezioni comunali, la Giunta Musella approva il PP della zona D4.

Giugno

GARIBALDI REPUBBLICA

Maggio

CITYLIFE

Aggiudicato al gruppo olandese Inside Outside il concorso per i Giadini di Porta Nuova.

MACIACHINI CENTER

Dopo le integrazioni del 2001, il nuovo PRG viene definitivamente approvato.

4 Presentata la gara internazionale per riqualificare l'area dei Navigli.

24 Il Cavaliere a Palazzo Isimbardi per appoggiare la Colli.

RUBATTINO

CITYLIFE

CITYLIFE AREE FALCK

Fiera: nascerà un grande parco ma si allontanano i grattacieli. Poco economico costruire in altezza.

AUCHAN

Lo sviluppo del PRU e la consegna dei primi alloggi in assenza dei servizi fanno emergere una molteplicità di problemi che stimolano la nascita di un Comitato di cittadini: il Comitato PRU-Rubattino.

GARIBALDI REPUBBLICA

POLITECNICO BOVISA AUCHAN RUBATTINO

Approvata la proposta di PII in variante semplificata al PRG del 1988.

Aprile

Fiera di Milano: Generali, Ras e Sai in gara con CityLife.

Scontro sul piano regolatore e aree Falck. Gli imprenditori: troppi uffici. Il Comune: no alle speculazioni.

Proposta di trasferimento dell’Accademia di Brera alla Bovisa. Mancano i finanziamenti.

10 Edilizia: bocciato il 70% dei progetti presentati al Comune, da quando è in vigore l'esame dell'impatto paesistico. 25 Il presidente della regione crede nelle Olimpiadi a Milano.

Marzo

La Regione Lombardia approva la Variante. Le volumetrie concesse provocano reazioni di abitanti, associazioni ambientaliste e l’Associazione Vivi e Progetta un’altra Milano. AREE FALCK

CITYLIFE

Febbraio

Gennaio

UNA COSTITUZIONE PER L’EUROPA

23 Albertini a Veltroni: volemose bene. I due sindaci: più poteri e fondi per traffico, ambiente e urbanistica.

24 Metro della Brianza: 15 km da Cologno a Vimercate. Gennaio

2004

28 Progetto Centostazioni per la riqualificazione di 103 stazioni di medie dimensioni in Italia. I progetti per Milano Garibaldi, Brescia, Pavia e Gallarate.

1 Terminati i lavori del depuratore di Milano Sud S. Rocco.

14 Gare truccate per sorvegliare 12 Regione, Fiera e Linate. 8 arresti. Elezioni europee e provinciali. La Provincia di Milano passa 13 al centrosinistra con Penati. Nasce la provincia di Monza: via libera dal Senato, 50 comuni escono dalla grande Milano.

GARIBALDI REPUBBLICA

11 Un nuovo palazzo per uffici alla fermata Romolo del metrò.

4 Protesta degli abitanti che presentano un nuovo piano di recupero: uniamoci a Montecity.

8 Bando del Comune per costruire posti auto sotterranei nell’area della fabbrica del Vapore.

5 Rivolta contro l’artista Maurizio Cattelan autore dell’istallazione in piazza XXIV maggio: 3 manichini appesi ad un albero.

MILANOFIORI 2000

12 Alla Triennale, inaugurazione della mostra: “La città infinita”.

12 Interrogazione alla Camera. Nessuna traccia dei 192 milioni di euro attesi a Palazzo Marino.

2 Tognoli sott'inchiesta. Indagato per corruzione, il suo nome in una intercettazione telefonica.

PORTELLO NORD

4 Fiera, Ponte Lambro, Montecity: i maggiori progettisti chiamati a ridisegnare la città.

4 Stati generali per la grande Milano. Politici e urbanisti: sì a progetti condivisi, pianificare la qualità della vita.

GARIBALDI REPUBBLICA

15 Europan 7, il concorso internazionale per giovani architetti, per recuperare l'area ex Fossati e Lamperti.

Sindaco di Milano Gabriele Albertini (14.5.01 - 5.6.06) Assessore all’urbanistica Giovanni Verga

ERCOLE MARELLI

27/07/2007

POLO ESTERNO FIERA

LA PROVINCIA TORNA AL CENTRO-SINISTRA

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Cantieri entro l'anno: firmato l’AdP tra Comune e Regione.

Apertura dei cantieri al pubblico e un logo di 36 metri come simbolo della città. Inaugurazione fissata al 2 aprile 2005 con la prima esposizione.

La società Rubattino assegna all’architetto Fuksas l’elaborazione di una nuova proposta per le aree rimanenti. Il progetto non avrà seguito.

Maggio

1 Entra in vigore il codice Urbani. 12 Istituita la nuova Provincia di Monza e Brianza. 13 Torino, muore Umberto Agnelli.

Giugno

8 Stefio, Cupertino e Agliana sono liberati da un commando della forza di coalizione internazionale. 12 Elezioni europee: il centrosinistra ottiene 37 seggi e il centrodestra 36. Penati vince contro la Colli, Cofferati sindaco a Bologna, Soru presidente della Regione Sardegna.

Ci Of Ri Fi d’

Sig tra Pas ann per del


13 La Camera approva la legge sul conflitto di interessi. 16 Domenico Siniscalco eletto nuovo Ministro dell’Economia. 19 Il ministro delle Riforme Bossi si dimette, al suo posto Calderoli. 29 Dal 2005 abolito il servizio obbligatorio di leva.

La Regione: aspettiamo altri soldi per completare i collegamenti stradali per la nuova Fiera.

20 Iraq: rapito il giornalista Enzo Baldoni da un gruppo di estremisti islamici. 28 Dopo un video nei giorni precedenti, viene ucciso dai rapitori Enzo Baldoni.

Settembre

7 Simona Torretta e Simona Pari rapite in Iraq da un gruppo estremista.

28 Vengono liberate dai terroristi le 2 Simona.

Avvio procedimento per la proposta di PII.

PARTE IL CANTIERE NELL’AREA EX ALFA ROMEO.

Iniziano le trattative tra il Comune e la Società, insieme ad altri operatori (Università, Istituto per la cura dei tumori) per il possibile insediamento di nuove funzioni.

In un hangar alla Bicocca il Museo del contemporaneo. Un capannone della Pirelli scelto come location per una mostra da Anselm Kiefer.

Ottobre

PORTA VITTORIA

POLICLINICO

POLICLINICO SANTA GIULIA

Norman Foster presenta Santa Giulia all'Urban Center.

POLO ESTERNO FIERA

Inizia la progettazione dell’intervento nell’area.

CARTIERA BINDA

La nuova giunta avvia una verifica procedurale in merito alla regolarità dell’iter approvativo del progetto da parte del Comune stesso.

LA PROVINCIA TORNA AL CENTRO-SINISTRA

Modificato l'AdP per la riqualificazione dell’area. Prevista la demolizione dei padiglioni Ponti, Pasini, Moneta, Beretta Est e Ovest.

I privati presentano il progetto preliminare per ottenere i permessi della Commissione Edilizia.

COMPLETATO IL PRIMO LOTTO DI PADIGLIONI DELLA NUOVA FIERA.

ERCOLE MARELLI

INIZIO LAVORI DI AMPLIAMENTO DEL CENTRO COMMERCIALE.

Il Consiglio Regionale della Lombardia approva l’afferimento di alcuni presidi e strutture alla costituenda Fondazione IRCCS “Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena”.

Nasce Milano Santa Giulia S.p.a.: inizia la campagna pubblicitaria per il progetto di recupero.

PORTELLO NORD

IEO

Anche la Regione esprime parere favorevole al progetto di amplamento.

Proposta: sull'area il museo dei Navigli, un parco e un nuovo quartiere al posto delle cartiere.

Agosto

Dicembre

Novembre

11 Romano Prodi e i nove leader dell'opposizione annunciano la nascita della Grande alleanza democratica - GAD.

4 Franco Frattini commissario Ue per giustizia, libertà e sicurezza, al posto di Buttiglione.

29 Firmata a Roma dai rappresentanti dei 25 Paesi dell’Unione la nuova Costituzione europea.

18 Gianfranco Fini nominato Ministro degli Esteri.

La Giunta promuove le proposte di AdP per i PII delle aree Adriano Marelli e Adriano-Cascina San Giuseppe.

NASCE CALTACITY: EDOARDO CALTAGIRONE INAUGURA IL CENTRO COMMERCIALE. Dicembre

1 Approvata la riforma dell'ordinamento giudiziario. 1 80 manifestazioni in Italia contro la Finanziaria. 10 Sentenza stralcio processo Sme. Berlusconi assolto per la vicenda della sentenza civile Sme. Prescrizione per la corruzione dell'ex capo del gip di Roma Squillante.

UNA COSTITUZIONE PER L’EUROPA

3 Si dimette il Ministro della Economia Giulio Tremonti.

Novembre

Presentato in pompa magna il masterplan del PII. L’iniziativa immobiliare si accompagna ad una forte iniziativa di marketing: il progetto cambia nome da Montecity-Rogoredo in Santa Giulia.

Il Sindaco Albertini propone di ridefinire l’AdP.

7 Con l'opera Europa riconosciuta di Antonio Salieri riapre il Teatro alla Scala completamente restaurato da Mario Botta. 11 Passante al capolinea: cantieri chiusi dopo vent'anni. Nove fermate per un investimento di 900 milioni di euro. Entrano in funzione le nove linee suburbane.

Ottobre

Prima riunione del collegio di vigilanza per la revisione dell’AdP. Fermo il piano alla Bovisa per la città della cultura. L'area ex gasometri non ancora bonificata.

3 Berlino elegge Milano cantiere d'Europa.

2004

Luglio

27 Sottotetti, metà dei progetti bocciati. Valutato l'impatto paesistico e architettonico.

CALTACITY

Siglato l'accordo tra Comune e Pasini dopo due anni di discussioni per la nuova sede dell’Università.

AUCHAN

Citylife si è aggiudicata la gara. Offerta di 523 milioni. Riqualificazione entro il 2014. Firmato il contratto preliminare d’acquisto.

POLITECNICO BOVISA

Parte Montecity, entro un anno iniziano i lavori. Entro il 2011 sarà pronto il nuovo quartiere. Ratificato dal Consiglio Comunale l’Accordo di Programma.

CARTIERA BINDA

Dopo quasi due anni il Consiglio Comunale approva il PP di recupero della zona R.T.U./2 ed aree adiacenti con varianti al Piano Regolatore.

Il Politecnico acquista le aree EuroMilano, al di fuori dell’area dell’AdP. Il Ministro dei Beni Culturali annuncia: Brera trasloca alla Bovisa.

POLITECNICO BOVISA

POLITECNICO BOVISA

Settembre

Presentato il progetto di Cesar Pelli, inizio lavori entro il 2006.

POLO ESTERNO FIERA

CITYLIFE ERCOLE MARELLI

CARTIERA BURGO

Comune di Milano, IEO e Clementis Srl firmano la convenzione con cui si impegnano alla realizzazione dell’intervento.

GARIBALDI REPUBBLICA

Agosto

SANTA GIULIA

IEO

Luglio

30 Inaugurazione nuova stazione del Passante Ferroviario di Porta Vittoria.

SANTA GIULIA

25 Raccolte 1200 firme contro la trasformazione dell'ex Riva Calzoni.

17 8 mila domande per il condono edilizio. Aumento degli oneri di urbanizzazione.

RUBATTINO

24 Progetto Renzo Piano per Ponte Lambro mai realizzato. Proteste associazioni di quartiere.

25 Vincolo ambientale sul QT8, 18 bloccata la demolizione. Case, negozi e un grande parco sull'ex area Motta. Partiti i lavori, 30 nel 2006 le prime realizzazioni. Metrò: arrivano i fondi promessi per le nuove linee. 20 16 I dati dell'Agenzia del territorio In vetrina alla Triennale i confermano l’esodo verso i piccoli comuni a causa del caro grattaceli della Fiera. casa. 22 Partono i Contratti di Quartiere II. 25 Dalla Regione 200 milioni per Al via il progetto di trasporti e servizi sociali. riqualificazione dell’ex Durban's.

26 Esposizione al Pavillon de l'Arsenal di Parigi dei progetti futuri della città.

MILANOFIORI 2000

16 Ippodromo: un decreto del ministro lo dichiara monumento nazionale.

12 3 metri in 5 anni, Milano la città più alta d'Italia.

14 Protesta dei residenti per i 3 grattacielo già ribattezzati: il Dritto, il Torto e il Gobbo.

BODIO CENTER

9 Darsena e Navigli scelti i finalisti dieci i progetti in gara.

12.51.33

PROGETTO BICOCCA

27/07/2007

SANTA GIULIA

04_b.ai


10 Al Barbican Center di Londra la mostra “Milano e la Lombardia. La rinascita del futuro.”

14 In corso Garibaldi parte il cantiere della discordia: al via fra le proteste i lavori per l’isola pedonale.

4 Contratti di Quartiere II: finanziati 300 milioni di euro per rifare gli edifici popolari di Ponte Lambro, Gratosoglio, San Siro, Mazzini e Molise-Calvairate.

16 Approvata la LR 12/2005. Al posto dei piani regolatori nascono i Piani di Governo del Territorio - PGT.

17 Inaugurazione della nuova tratta della MM2 da Famagosta ad Abbiategrasso.

XIV LEGISLATURA II Governo Berlusconi (11.06.2001 – 23.04.2005) Coalizione politica Casa delle Libertà Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi 12 L'Euro Parlamento approva la Costituzione europea.

12 Protesta dei cittadini per i lavori in corso Garibaldi.

19 La Provincia propone il Polo di eccellenza presso il centro di formazione Grandi, nell'area tra via Soderini e via D'Alviano. Dante O. Benini si aggiudica il concorso.

29 Inaugurato il nuovo centro commerciale Auchan di Cesano Boscone sulla Vigevanese.

Febbraio

3 Piero Fassino proclamato segretario al 3° congresso dei Ds. 4 La giornalista Giuliana Sgrena viene rapita a Baghdad. 5 Massimo D'Alema è eletto presidente dei DS. 16 Entra in vigore ufficialmente il Protocollo di Kyoto.

Sottoscritta con Progetto Corsico Srl la Convenzione attuativa quadro.

Prima esposizione del nuovo polo fieristico, Progetto Città: mostra di architettura e urbanistica.

Marzo

4 Liberata Giuliana Sgrena: muore in una sparatoria all’aeroporto con soldati USA il funzionario del SISMI Nicola Calipari.

FINE SECONDA FASE COMPLETAMENTO DEL PROGETTO CON LA REALIZZAZIONE DEL BODIO 4, BODIO 5 E LA STILO.

Aprile

2 Papa Giovanni Paolo II muore. 3 Elezioni regionali: il centrosinistra vince 11 a 2 sul centrodestra. In Puglia é eletto Nichi Vendola, nel Lazio Marrazzo batte Storace. Alla Cdl restano Lombardia e Veneto. 6 Sì del Senato alla ratifica della Costituzione Ue. 19 Eletto nuovo Papa il cardinale tedesco Joseph Ratzinger.

AREE FALCK

GARIBALDI REPUBBLICA

GARIBALDI REPUBBLICA

INIZIANO I LAVORI DI RECUPERO NELLA PARTE SUD DEL SITO. COMPLETAMENTO PRIMA FASE PREVISTO PER L’APRILE 2006.

MILANOFIORI 2000

SANTA GIULIA

Norman Foster presenta al pubblico il progetto all'interno dell’ex centrale AEM recuperata di Milano Santa Giulia.

Hines e il Gruppo Fondiaria Sai siglano un accordo strategico per lo sviluppo della Città della Moda. Renzo Piano scelto da Zunino, ridisegnerà l'ex area Falck.

Milanofiori 2000 indice una gara per la progettazione del comparto residenziale, del verde privato, dei parcheggi privati e pubblici.

FINE DEI LAVORI SULLA SECONDA TORRE RESIDENZIALE.

SANTA GIULIA

Approvate alcune modifiche al PP del 2004 e le modifiche allo schema di convenzione.

Milanofiori 2000 Srl presenta il masterplan del progetto, realizzato dallo studio EEA di Rotterdam.

POMPEO LEONI

MACIACHINI CENTER

MILANOFIORI 2000

Il Comune di Assago e la società Milanofiori 2000 Srl firmano la convenzione attuativa del PP.

Giugno

Spettacolo di Zelig per la raccolta fondi per il ricorso al TAR. MILANOFIORI 2000

Trattative aperte per la gestione dei rapporti tra Fondazione BEIC, Comune e operatori privati.

Approvato il planivolumetrico del progetto di Cesar Pelli.

Approvata dalla Giunta Comunale la Convenzione attuativa quadro.

Maggio

RUBATTINO

CARTIERA BURGO

COMPLETATI I PRIMI LAVORI DEL POLO ESTERNO INSIEME AI LAVORI SUL PROLUNGAMENTO DELLA METROPOLITANA A RHO-PERO-FIERA.

Gennaio

17 Nasce la giunta Formigoni. Bernardo alle risorse idriche, Borghini alla casa, Moneta all'urbanistica.

Piano delle opere: tagli alla cultura. Niente fondi per Planetario, Ansaldo e il recupero dei gasometri alla Bovisa.

CARTIERA BURGO

Risanamento Spa vende le aree a Coppola.

MILANOFIORI 2000

Zunino compra le aree Falck per 88 milioni.

GARIBALDI REPUBBLICA

La Rai cerca una nuova sede, Sesto offre le ex fabbriche per il polo audiovisivo multimediale.

Il Comune approva il PP di completamento della zona omogenea Z9.

17 Fiaccolata di protesta dei cittadini sulla localizzazione dei box sotterranei.

Aprile

Aree Falck in vendita. Il gruppo Pasini pronto a cederle per 250 milioni. Tra gli acquirenti in prima fila la società Zunino. AREE FALCK

AREE FALCK

La Federabitazione Lombardia e ALCAb Legacoop acquistano parte della volumetria residenziale, da destinare ad edilizia a canone convenzionato e moderato.

PORTA VITTORIA POLO ESTERNO FIERA

Marzo

PORTA VITTORIA

Febbraio

AREE FALCK

Gennaio

10 Mecenate 79: parte il progetto di riqualificazione che trasformerà le officine Caproni.

20 Inaugurazione del depuratore di Peschiera Borromeo.

POLITECNICO BOVISA

20 Una cittadella del cinema al posto dell’ex Manifattura Tabacchi.

3 Roberto Formigoni eletto per la terza volta presidente della Regione Lombardia.

22 Muore mons. Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione.

POLO ESTERNO FIERA

12 Fabbrica del vapore: l'impresa appaltatrice fa causa al comune.

PALIZZI

I RIASSETTI FINANZIARI E I FURBETTI DEL QUARTIERINO

2005

12.57.06

BODIO CENTER

27/07/2007

Sindaco di Milano Gabriele Albertini (14.5.01 - 5.6.06) Assessore all’urbanistica Giovanni Verga

SANTA GIULIA

LA LOMBARDIA DI FORMIGONI INAUGURA LA NUOVA FIERA

05_a.ai

Maggio

23 Imi-Sir/Lodo: pena ridotta a 7 anni per Previti in secondo grado. Assolto per la vicenda Lodo Mondadori. 16 La volotaria Clementina Cantoni è rapita a Kabul. 29 Gli elettori francesi bocciano il testo del referendum sulla Costituzione europea. Raffarin si dimette, de Villepin nominato nuovo primo ministro.

INIZIO LAVORI SULL’AREA MONTECITY ROGOREDO.

La Società Rubattino 87 vince un bando promosso dall’Università degli Studi di Milano per la localizzazione dell’ateneo all’interno dell’ambito del PRU. Giugno

13 Referendum sulla procreazione assistita: non raggiunto il quorum. Vota un quarto degli elettori. 17 Si riunisce a Bruxelles il Consiglio europeo per discutere sulla Costituzione europea, respinta in Francia e Olanda, non si raggiunge un accordo.


Luglio

7 Londra: 4 kamikaze si fanno esplodere su tre convogli della metropolitana e su un autobus. 56 morti e oltre 700 i feriti. 23 Sharm el Sheikh: tre attentati, di cui uno kamikaze, provocano 67 morti. 25 Bankitalia: Il Giornale svela intercettazioni telefoniche tra Antonio Fazio e Gianpiero Fiorani sulla scalata Antonveneta. Sequestrate le azioni di Ricucci e Fiorani.

ERCOLE MARELLI

GARIBALDI REPUBBLICA

INAUGURAZIONE DEI LAVORI NELL’AREA DELLE EX VARESINE.

Agosto

3 Governo prudente su Fazio mentre l'Unione attacca e chiede le dimissioni. 11 Bankitalia: CdL e Unione divise su dimissioni Fazio. 31 Ricucci indagato per aggiotaggio nella scalata a Rcs.

Presentato il progetto di Renzo Piano: uffici, negozi, verde e laboratori. Il premio Nobel Rubbia aprirà un centro sull'idrogeno.

Coppola acquista un decimo delle aree di proprietà del gruppo Risanamento per 200 milioni di euro.

Viene bandito il Concorso per la progettazione della nuova sede del Comune.

Viene formalizzato un Accordo tra il gruppo Pasini: Sky TV al posto di Banca Intesa.

Settembre

22 Siniscalco si dimette per la vicenda Fazio: torna Tremonti. 26 All Iberian: Berlusconi assolto a Milano perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato.

PORTELLO NORD

La Commissione Edilizia esprime parere favorevole per la richiesta di permesso di costruire per la BEIC.

Le ruspe abbattono il bosco di Gioia. Via al cantiere per il nuovo Pirellone.

INIZIO LAVORI PER IL CENTRO DIDATTICO DELLA RICERCA SULL’AREA PERSEGHETTO.

INAUGURATO IL PARCO CERTOSA A QUARTO OGGIARO.

Zunino si accorda con Murdoch per trasferire il grande centro televisivo da Marelli a Santa Giulia.

Ottobre

15 Udc: Marco Follini si dimette da segretario. Gli subentra Lorenzo Cesa. 16 Primarie dell'Unione: vince Romano Prodi con il 74,1%. Votano 4,3 milioni di elettori. 16 Ucciso in Calabria Francesco Fortugno, vicepresidente del Consiglio regionale.

Sull’unità U1 sorgerà il World Jewellery Center.

Novembre

1 Nasce la Rosa nel pugno: l'alleanza Sdi-Radicali. 16 Sì definitivo del Senato alla riforma costituzionale. 22 Il Bundestag elegge Angela Merkel nuova cancelliera, la prima cancelliere donna nella storia della Germania.

Terminata la fase di demolizione, in corso di ultimazione le opere di bonifica.

Il completamento dell’intervento è previsto in varie fasi con ultimazione entro la fine del 2007.

Dicembre

7 Antonveneta: indagati Giovanni Consorti e Ivano Sacchetti. 10 Tav: rimandati i lavori di scavo per la linea ferroviaria. 13 Antonveneta: arrestati Gianpiero Fiorani e Gianfranco Boni. 14 Legge elettorale: torna il proporzionale, sì del Senato. 19 Il governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio si dimette.

I RIASSETTI FINANZIARI E I FURBETTI DEL QUARTIERINO

La Regione Lombardia aderisce all’AdP per la riqualificazione delle aree Adriano - Marelli e Adriano-Cascina S.Giuseppe.

Dicembre

2005

Approvata la variante di ampliamento sull’area Perseghetto.

INAUGURATA LA PRIMA PARTE DEL PARCO PUBBLICO SOTTO LA TANGENZIALE.

Fine lavori di riqualificazione nei quartieri di Casignolo e Bettola.

La Giunta adotta il PII.

Novembre

PALIZZI

HUMANITAS

CITYLIFE

CARTIERA BINDA

La Giunta adotta il Programma Integrato di Intervento.

RUBATTINO AUCHAN

La Fondazione Fiera Milano entra nella Fondazione IRCCS.

MAGNETI MARELLI

MILANOFIORI 2000

POLICLINICO

La progettazione del comparto residenziale assegnata allo studio OBR.

Ottobre

Iniziano le operazioni di bonifica dei terreni. Apertura dei cantieri prevista nel 2006.

29 Michele Sacerdoti, ex candidato alle primarie comunali, sale sul faggio per salvare il Bosco di Gioia.

CARTIERA BURGO

Settembre

7 Caso sottotetti, caos in Regione. Deroghe bloccate, tempi più lunghi.

21 Celentano a Rockpolitik parla della bellezza perduta e attacca Milano.

AREE FALCK

Agosto

Parco ampliato di 50 mila mq. La riqualificazione estesa fino al Vigorelli.

MILANOFIORI 2000

CITYLIFE

Luglio

23 Inaugurata la nuova sede della Fondazione Arnaldo Pomodoro nell'area ex Ansaldo di via Solari.

13 Columbus Day: Gala del Comune a New York, Penati diserta l'invito di Albertini.

HUMANITAS

10 Accordo sulle Mura spagnole, il Comune: ora via al restauro. Costo 2,5 milioni di euro.

14 Manifestazione di protesta contro il progetto Garibaldi-Repubblica. I cittadini dell’Isola in piazza contro la demolizione della Stecca degli Artigiani.

MACIACHINI CENTER

16 L'AIM organizza itinerari guidati nei nuovi parchi creati nelle aree industriali recuperate.

8 Apertura Concorso internazionale per il recupero dell’ex Ansaldo in Bicocca.

CARTIERA BINDA

5 Il Consiglio comunale respinge la mozione che chiedeva di salvare il Bosco di Gioia.

8 Bocciata la targa in memoria di Craxi in piazza Duomo.

GARIBALDI REPUBBLICA

2 Un sistema di parchi per rilanciare la città. Dibattito lanciato da Stefano Boeri: una cintura verde intorno alle periferie.

AREE FALCK

2 Via libera dal Tar al recupero dei sottotetti.

LA LOMBARDIA DI FORMIGONI INAUGURA LA NUOVA FIERA

12.59.47

SANTA GIULIA

27/07/2007

GARIBALDI REPUBBLICA

05_b.ai


06 + 07.ai

27/07/2007

18.28.14

2006

2007

Sindaco di Milano Gabriele Albertini (14.5.01 - 5.6.06) Assessore all’urbanistica Giovanni Verga

25-26 giugno Referendum confermativo della riforma costituzionale voluta dalla Lega e votata dal governo di centrodestra. Prevalgono i voti contrari.

27 gennaio Eccezionale nevicata a Milano.

14 settembre AREE FALCK A Sesto San Giovanni sgombrati gli occupanti abusivi delle aree Falck di proprietà Caltagirone.

29 gennaio Elezioni primarie per la scelta del prossimo candidato sindaco di Milano del centrosinistra. Vince l'ex prefetto Bruno Ferrante. 10-26 febbraio Olimpiadi Invernali a Torino.

Sindaco di Milano Letizia Moratti (5.6.06) Assessore all’urbanistica Carlo Masseroli 2 gennaio Dopo mesi di preparazione, si forma il gruppo dirigente della nuova grande banca Intesa Sanpaolo, dalla fusione di Banca Intesa e Sanpaolo Imi. La sede centrale è a Torino.

18 settembre Per uno scoppio provocato dal gas crolla un palazzo in via Lomellina 7, provocando morti e feriti.

7 gennaio Nuove norme per i sottotetti a Milano, differenziate per tipologia di edificio.

19 settembre Muore a Milano l'architetto Vico Magistretti.

marzo SANTA GIULIA Sky sceglie Santa Giulia per la sua nuova sede.

30 marzo Il Cipe approva il primo tratto LorenteggioPoliclinico della linea 4 della metropolitana. 31 marzo Muore a Dongo lo storico milanese Giorgio Rumi.

23 gennaio Muore a Portofino Leopoldo Pirelli, presidente della Pirelli dal 1965 al 1992. 13 ottobre Inaugurazione ufficiale dell'Hospice della solidarietà, casa-ospedale per malati terminali dell'associazione Vidas in via Ojetti 66 (Bonola). 20 ottobre Viene inaugurato il nuovo "Museo Storico Louis Braille" presso la sede dell’Istituto dei ciechi di Milano in via Vivaio.

28 ottobre Viene ufficializzata dal governo candidatura di Milano per l’Expo 2015.

19 aprile Inaugurazione a Precotto del nuovo "Teatro Studio Frigia 5".

11 novembre A Bologna, in visita al Motor Show, Prodi viene fischiato dalla folla di giovani.

10 maggio Giorgio Napolitano è eletto Presidente della Repubblica.

21 novembre POLITECNICO BOVISA Inaugurazione in via Lambruschini 31 del nuovo spazio culturale "Triennale Bovisa", realizzato dall'immobiliare EuroMilano su progetto di Pierluigi Cerri. La prima mostra è dedicata al pittore Hans Hartung.

17 maggio Si costituisce il nuovo governo di centrosinistra. Presidente del Consiglio è Romano Prodi.

la

12 dicembre CITYLIFE Viene siglata la convenzione tra Comune e CityLife per la riqualificazione della area del vecchio polo fieristico.

16 marzo Illustrate le linee di indirizzo del Pgt di Milano. 21 marzo Accordo tra Comune di Milano e FS per la riqualificazione delle aree ferroviarie dismesse.

2 aprile Scontri in via Paolo Sarpi tra la Polizia Locale e la comunità cinese. Le immagini dei tafferugli fanno il giro del mondo.

16 giugno Vittorio Emanuele di Savoia e il portavoce di Fini Salvatore Sottile arrestati con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e al falso, e di sfruttamento della prostituzione.

2006

14 aprile - 17 giugno Parte la CowParade: Milano viene invasa da un esercito di mucche d’artista collocate in varie zone della città. XV Legislatura II Governo Prodi (28.04.2006) Coalizione politica L’Unione Presidente del Consiglio Romano Prodi

48

trasloca

alla

16 maggio-1 luglio ViviMi Città di Città: mostra alla Triennale del Progetto Strategico della Provincia di Milano.

19 marzo Dopo l’intervento di Gino Strada, fondatore di Emergency, Matrogiacomo viene liberato. Polemiche su un presunto riscatto pagato dal Governo ai talebani.

XIV Legislatura III Governo Berlusconi (23.03.2005 - 17.03.2006) Coalizione politica Casa delle Libertà Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

maggio POLITECNICO BOVISA L’istituto Mario Negri Bovisa.

marzo PORTELLO NORD Aperta una trattativa tra Comune e Fiera sul futuro del Portello.

14 marzo Vallettopoli e la politica: nel mirino di Corona il portavoce di Prodi Silvio Sircana.

28-29 maggio Elezioni amministrative. A Milano viene eletta sindaco, prima donna nella storia della città, Letizia Moratti della coalizione di centrodestra che ottiene il 51,97% dei voti contro l'ex prefetto Bruno Ferrante, candidato del centrosinistra.

26 aprile AREE FALCK Guido Rossi, ex presidente di Telecom e Figc, viene nominato consulente del Comune di Sesto San Giovanni per la parte economico-finanziaria del progetto di riqualificazione delle aree Falck.

1 maggio Si profila una fusione tra Unicredit e Capitalia.

6 marzo IEO Accordo per la realizzazione del CERBA.

maggio AREE FALCK Zunino ingaggia Renzo Piano per il progetto di recupero delle aree Falck di Sesto San Giovanni.

16 aprile IEO Inaugurazione dei nuovi edifici del Campus Ifom-Ieo per la ricerca sul cancro in via Adamello.

1 marzo Viene arrestato Danilo Coppola. Incertezza sul destino dell’area di Porta Vittoria.

5 marzo Il giornalista di Repubblica, Daniele Mastrogiacomo, viene rapito in Afghanistan da un gruppo di talebani

9-10 aprile Elezioni politiche. Vince di strettissima misura il centrosinistra, mentre a Milano e in Lombardia la maggioranza è di centrodestra.

15 aprile Chiudono in centro i cinema Excelsior e Mignon.

2007

26 maggio HUMANITAS Inaugurazione del nuovo centro ricerca Humanitas a Rozzano.

di

27-28 maggio Elezioni amministrative: centro sinistra in difficoltà. giugno CITYLIFE Modifiche al progetto CityLIfe. 12 giugno Viene pubblicata sui quotidiani una intercettazione telefonica di D’Alema a Consorte sul caso BNL e UNIPOL. 17 giugno Muore nella notte a Milano, stroncato da una emorragia celebrale, “l’architetto della moda” Gianfranco Ferrè.

27 giugno Dopo mesi di pronostici, in un lungo discorso a Torino, Walter Veltroni si candida come leader del Partito Democratico.

19 luglio Viene avviata la consultazione pubblica per l’elaborazione del Pgt Piano di Governo del Territorio del Comune di Milano.


Chi decide la città. Campo e processi nelle dinamiche del mercato urbano Gabriele Pasqui

1. Profilo dell’indagine e domande di ricerca Questo contributo si propone di riflettere sulle recenti dinamiche del mercato urbano milanese. L’interesse è rivolto al campo, agli attori e ai processi del mercato urbano in relazione ai grandi progetti di trasformazione, che costituiscono solo un tassello di dinamiche più articolate di cambiamento che hanno investito il cuore della regione urbana nel corso degli ultimi quindici anni. Il fuoco problematico, inoltre, è centrato sulle forme delle relazioni tra gli attori e sulle modalità di strutturazione dei pattern di governance dei processi relativi ai grandi progetti urbani. Come allusivamente richiamato nel titolo, che è d’altra parte una implicita citazione1, l’attenzione alle forme mette al centro anche il tema delle modalità di interazione e dei processi decisionali e, almeno in forma indiretta, dei poteri in gioco nella trasformazione fisica della città. La domanda di ricerca da cui muovono le considerazioni proposte nelle pagine seguenti è in definitiva circoscritta: è possibile riconoscere un mutamento nelle forme di strutturazione del campo e delle relazioni tra attori del mercato urbano nel corso degli ultimi 15 anni? E se la risposta fosse positiva, quali sarebbero i tratti di questa trasformazione, anche in relazione alle più complessive dinamiche di governo delle trasformazioni urbane e ai più ampi processi di governance della regione urbana milanese? Le pagine che seguono non potranno offrire una risposta compiuta a questi interrogativi: il materiale empirico è di grande interesse ma presenta alcuni limiti2. Esso può dunque suggerire alcune chiavi di lettura, a partire da una prospettiva teorica che identifica nei grandi progetti di trasformazione urbana una delle vie di accesso più significative (ma non certo l’unica) per la comprensione delle modalità attraverso le quali si definiscono le interazioni multiattoriali che strutturano i processi di governo delle trasformazioni della città e del territorio. L’approccio assunto non è ovviamente inedito: affonda le proprie radici in un insieme molto ricco di contributi teorici ed empirici (alcuni dei quali ormai lontani nel tempo) relativi ai processi di governo e alle pratiche di regolazione urbanistica3 nell’area milanese. Il sintetico richiamo ad alcuni di questi autori e testi, che sarà sviluppato nel paragrafo successivo, deve essere inteso anche come un contributo alla delimitazione concettuale dell’espressione mercato urbano, che rappresenta sia il campo di

indagine sia il punto di vista entro cui si colloca l’intera ricerca. Il saggio si struttura in tre paragrafi. Il §2 delinea alcune matrici influenti della riflessione sui processi di governo nella prospettiva del mercato urbano, cercando implicitamente di offrirne una caratterizzazione e una genealogia. Il §3 restituisce in modo analitico gli esiti della ricerca empirica svolta sui 30 casi di grandi progetti analizzati dal punto di vista del processo decisionale e delle relazioni tra gli attori. Il §4, infine, propone una lettura sul senso complessivo emergente dall’indagine e la pone in relazione con una interpretazione d’insieme dei processi di governo della regione urbana milanese. 2. Mercato urbano e governo: matrici e interpretazioni La prospettiva del mercato urbano assunta non è ovviamente inedita, sebbene presenti alcuni tratti originali. Proprio l’analisi empirica dei processi di trasformazione e governo del territorio nell’area milanese è stata in effetti l’occasione, a partire dalla metà degli anni ’70, per sviluppare un insieme eterogeneo di interpretazioni influenti dei processi, delle politiche e dei piani che hanno interessato l’area milanese nella fase della metropolizzazione e in quella successiva di esaurimento dell’espansione urbana e che anticipano tratti importanti della lettura qui proposta. Senza alcuna pretesa di natura storiografica, di seguito si richiamano alcuni nodi significativi nell’ambito di letture influenti dei processi di metropolizzazione e trasformazione urbanistica dell’area milanese, oltre che delle esperienze di pianificazione, al fine di delimitare in modo più netto il punto di vista del mercato urbano che sottende all’indagine empirica restituita in questo volume. I contributi che verranno richiamati risalgono prevalentemente ad una fase che va dalla metà degli anni ’70 alla prima metà degli anni ’80, con la parziale eccezione delle riflessioni di Luigi Mazza, d’altra parte radicate in contributi teorici più lontani. Si tratta di contributi prevalentemente (ma non esclusivamente) empirici, che tuttavia utilizzano sfondi concettuali molto delineati e che forniscono interpretazioni diverse della trasformazione in atto nell’area milanese in relazione a processi economici, sociali e insediativi che sono riconducibili al tema della metropolizzazione e della trasformazione urbana. 49


2.1. Operatori, settore edilizio e governo delle trasformazioni territoriali

no anche il senso delle pratiche di ‘governo’ del territorio. Da questo punto di vista l’attenzione al ruolo degli operatori è collocata da Crosta nei suoi lavori della metà degli anni ’70 in una lettura che pone in relazione produzione e governo del territorio, ossia che assume il territorio come esito del processo capitalistico complessivo, analizzando le pratiche di governo dal punto di vista dei processi sociali di produzione del territorio stesso (Crosta, 1984). In questo contesto si colloca anche l’utilizzo delle nozioni di settore e blocco edilizio. Nella raccolta di contributi intitolata appunto Settore e blocco edilizio Crosta dedica in particolare attenzione al ruolo del settore edilizio nella riproduzione del territorio, distinguendo, lungo una linea di riflessione sviluppata nel corso degli anni precedenti da altri autori (Indovina, 1972), il settore dal blocco, inteso come aggregato di interessi legati all’attività di edificazione e dunque come «prodotto, e, insieme, agente sociale del processo di urbanizzazione» (Crosta, 1979, p. 53). Le analisi empiriche a cui si riferisce Crosta si spingono inoltre al sistema degli attori (proprietario fondiario, impresa edile, autocostruttore, società immobiliare, promotore, amministrazione, istituto di credito, tecnico, acquirente e fornitore) e delle loro interrelazioni nell’ambito del processo di metropolizzazione dell’area milanese, indagando le ‘costellazioni operative’ dominanti nelle diverse fasi dello sviluppo metropolitano.

Una prima famiglia di contributi, che per più di un aspetto può essere considerata un antecedente influente della riflessione sul mercato urbano, è riconducibile al lavoro svolto da Pier Luigi Crosta e da altri autori a partire dalla metà degli anni ’70 sugli operatori, pubblici e privati, protagonisti della costruzione della domanda sociale di territorio e del suo trattamento politico. Il contributo di Crosta si colloca in una più ampia riflessione che, a partire dalla fine degli anni ’60, propone una concezione «non lineare, strutturale, relazionale e processuale» (Palermo, 1992, p. 282) dell’indagine relativa ai processi di trasformazione sociale e fisica della città e del territorio, che viene sviluppata soprattutto nella scuola del Dipartimento di Analisi economica e sociale del territorio (Daest) dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia4. Si tratta di una forma dell’indagine fortemente debitrice di alcuni elementi della koinè marxiana (assunta tuttavia in forma problematica anche nelle versioni apparentemente più ortodosse del paradigma dell’uso capitalistico del territorio5) e capace di proporre una originale lettura dei processi di pianificazione nel quadro di un’analisi dei conflitti urbani e dei soggetti sociali che li animano. L’approccio critico dell’analisi economica e sociale del territorio trova le proprie radici in una pluralità di tradizioni: una interpretazione creativa di alcuni strumenti di lettura tipicamente marxiani; le esperienze del ‘calcolo economico’ di stampo razionalistico proprie della prima stagione della programmazione e legate alle esperienze di pianificazione regionale; una attenzione alle tematiche del piano-processo (derivate dalla lettura di alcuni autori del planning anglosassone tra i quali Melvin Webber) che erano già state esplorate da De Carlo nell’esperienza del Piano Intercomunale Milanese6. Questo insieme di tradizioni trova significativamente uno sbocco, anche in termini di analisi empirica, in una attenzione alle forme concrete d’azione che definiscono le relazioni tra una pluralità di attori pubblici e privati sia in specifici segmenti del processo di riproduzione sociale della città (è in questo contesto che si collocano le analisi molto accurate del settore edilizio), sia in politiche pubbliche settoriali (è il caso dei lavori sulle politiche di sviluppo e sul capitale fisso sociale7), sia nella ridefinizione delle forme del governo urbano (con particolare attenzione al tema e alla categoria della ‘crisi’8). Crosta, pur collocandosi entro questo campo di indagine, si caratterizza per una spiccata originalità per l’attenzione al carattere pluralistico e relazionale delle interazioni (a partire da quelle conflittuali); all’individuazione dei processi di pianificazione come oggetti di indagine, attraverso i quali esplorare i ‘sistemi concreti d’azione’ in cui si sostanziano le forme specifiche di ‘produzione del territorio’ e delle sue trasformazioni; all’attenzione per l’azione pubblica non come manifestazione dell’interesse pubblicistico, incarnato nei piani, ma come campo di relazioni di sapere e potere che ridefinisco50


La ricostruzione di queste costellazioni, che per molti aspetti prendono la forma implicita di un’analisi di reticoli decisionali, ha costituito la premessa di un esteso lavoro di natura empirica su specifici processi decisionali riguardanti pratiche di pianificazione e di trasformazione nella regione urbana milanese che è stato realizzato dallo stesso Crosta e da molti suoi allievi negli anni seguenti. Questi lavori hanno assunto molto spesso il formato di analisi di casi di grandi investimenti immobiliari, osservati dal punto di vista del processo di selezione e specializzazione tra gli operatori immobiliari (Balducci, Piazza, 1980). L’osservazione ravvicinata dell’azione degli operatori e della stretta connessione tra questa e la costruzione degli strumenti di governo del territorio implica inoltre uno spostamento del campo di osservazione «dal terreno tecnico-urbanistico a quello delle pratiche di urbanizzazione» (Balducci, 1984, p. 114). Questa famiglia di contributi orienta l’indagine sui processi di trasformazione dell’area milanese in due direzioni: la prima è l’attenzione alle pratiche anomale e innovative che caratterizzano le forme di governo nei processi di metropolizzazione, e che invitano a riconoscere la natura ‘contingente’ delle anomalie e il nesso tra queste e la costituzione degli attori entro ruoli che si definiscono nell’interazione (Crosta, 1990, p. 173), lungo una direzione che invita a studiare «il processo di piano a partire dall’osservazione di azioni di trasformazione territoriale» (ivi, pp. 229 sg.).

La seconda è l’interpretazione dell’azione di governo (ed in particolare del piano) come esito dell’interazione multiattoriale nella quale le stesse attribuzioni astratte della natura e degli interessi (pubblici o privati) agli attori vengono messe in gioco e ricondotte alle relazioni empiricamente rilevabili tra operatori entro azioni specifiche di trasformazione territoriale (Crosta, 1984). Il contributo di Crosta offre dunque ad un approccio centrato sul ‘mercato urbano’ sia uno sguardo (che assume i processi di interazione multiattoriale, e non i prodotti normativi del piano, come bersaglio dell’indagine sui processi di pianificazione), sia una famiglia di strumenti di indagine, indirizzati a riconoscere il nesso tra produzione del territorio e analisi delle forme concrete di azione da parte di operatori pubblici e privati. 2.2. Rendita e regime immobiliare capitalistico I contributi di Crosta e dei suoi allievi tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 delineano uno scarto originale rispetto alle operazioni concettuali che riconducono i processi di trasformazione urbana e l’azione di governo al processo capitalistico. D’altra parte, il nesso tra dinamiche immobiliari e fondiarie proprie del capitalismo, trasformazione urbana e pianificazione urbanistica è al centro di altri programmi di ricerca che a partire dagli anni ’70 hanno interrogato

51


i fenomeni di trasformazione della regione urbana milanese (crescita e metropolizzazione, terziarizzazione, dismissione e trasformazione urbana). La prima famiglia di influenti contributi che rilegge le vicende milanesi nel quadro dei processi di mutamento strutturale, evidenziando la centralità della rendita nel regime immobiliare capitalistico, è riconducibile alla tradizione ‘riformista’, che proprio a Milano ha costruito una vera e propria scuola intorno a Giuseppe Campos Venuti (Gabellini, 1992). Nel lavoro di Campos Venuti9 il nesso tra sviluppo e dinamiche della trasformazione urbana è in generale mediato dalla riflessione sul ruolo del ‘regime immobiliare’, ossia del peso della rendita nella determinazione dei flussi di investimento e delle scelte localizzative da parte degli operatori immobiliari. In assenza di regolamentazione pubblica, il regime immobiliare tenderebbe a produrre effetti ‘perniciosi’, in ragione della natura particolaristica delle pratiche sociali e politiche irriducibili alle forme tecniche e istituzionali della pianificazione pubblicistica. Secondo l’approccio riformista il nesso tra regime immobiliare e mutamento urbano è rappresentato dal fenomeno della rendita10. Come scrivono Campos Venuti e i suoi allievi in un lavoro collettivo significativamente intitolato Un’alternativa urbanistica per Milano, l’affermarsi di una «nuova fase del regime immobiliare capitalistico» dalla metà degli anni ’60 appare caratterizzato da una maggiore capacità di affinamento di «meccanismi e modi di appropriazione privata della rendita urbana» (Campos Venuti et al., 1974, p. 74). In questa prospettiva la dinamica del mercato viene internalizzata in quella della rendita, secondo la logica dell’appropriazione proprietaria o della distribuzione collettiva degli effetti di aumento della rendita generati dall’azione di piano. Secondo l’approccio riformista, inoltre, il punto di vista della rendita permette di cogliere anche la crisi del piano che avrebbe caratterizzato la vicenda milanese a partire dal secondo dopoguerra e che si sarebbe radicalizzata nel corso degli anni ’80 (Campos Venuti et al., 1986). Campos Venuti, nel contributo di apertura di un Dossier di Urbanistica Informazioni del 1989 significativamente intitolato Milano senza piano, individua nella situazione milanese l’esempio più sintomatico dell’affermazione di un nuovo ‘blocco storico’ orientato a gestire lo sviluppo urbano. Questo blocco si fonderebbe su una nuova strategia del regime immobiliare, indirizzata a «concentrare le trasformazioni più vistose, quelle che disporranno di investimenti pubblici e privati e che saranno al massimo valorizzate in poche aree sotto il diretto controllo delle grandi finanziarie». Per affermarsi, inoltre, questa «strategia immobiliare monopolista della trasformazione urbana» deve liberarsi del piano urbanistico, che non può più nascondere, diversamente da quanto avveniva nella fase dell’espansione incontrollata e del boom edilizio, la «colossale valorizzazione immobiliare» (Campos Venuti, 1989, p. 44)11. Anche senza entrare nel merito dell’approccio ‘riformista’ è utile sottolineare come nei suoi contributi il nesso tra processo capitalistico e trasformazione urbana, rap-

presentato dalla rendita relativa e assoluta, costituisca anche il meccanismo attraverso il quale forze economiche e sociali cercano di depotenziare il piano urbanistico, introducendo pratiche di contrattazione localizzata che aprono nella direzione di un’urbanistica senza piano. La prospettiva di Campos Venuti e della sua scuola non rappresenta l’unica modalità di trattamento del tema del rapporto tra dinamiche urbane e sviluppo capitalistico12, ma ha segnato profondamente il campo della discussione sulle dinamiche milanesi, proponendo all’attenzione una retorica e una vera e propria koinè che hanno segnato il dibattito non solo accademico e culturale, ma anche politico e amministrativo, lungo tutto il ciclo degli anni ’80 e ’90, da molti non a caso considerati anni di deregulation urbanistica13. 2.3. Attori e processi decisionali Uno scarto molto netto dalla prospettiva della Milano senza piano, nella direzione di un’attenzione minuziosa all’articolazione e alla pluralizzazione degli interessi, caratterizza invece l’approccio di politiche, che si consolida proprio con alcune importanti ricerche empiriche sui processi decisionali dell’area milanese a partire dalla seconda metà degli anni ’80. In questa fase un nuovo approccio, fortemente debitore della metodologia dell’analisi delle politiche pubbliche14, si è affermato nel contesto milanese, offrendo nuove risorse concettuali all’analisi dei processi di trasformazione urbana. L’inefficacia realizzativa degli anni ’80 rappresenta il presupposto empirico di questo approccio: «lo scenario delineato dall’analisi delle politiche definite dall’amministrazione comunale durante gli anni ’80 restituisce l’immagine di una città bloccata, che non ha subito trasformazioni rilevanti nel corso del decennio» (Fareri, 1991, p. 72). L’approccio di analisi delle politiche, sviluppato a partire da alcune ricerche condotte sotto la direzione di Bruno Dente nell’ambito del Progetto Milano dell’IReR (Pastori, Dente, Balboni, 1987), cerca di interpretare il blocco dei grandi progetti a partire dalla crisi del governo metropolitano. L’analisi dei processi di governo della metropoli milanese costituirà negli anni successivi un filo conduttore di molte indagini empiriche e di contributi teorici significativi, che si incardineranno sul quadro degli attori del ‘gioco metropolitano’ analizzando il ruolo che ciascuno di essi ha ricoperto nel tempo, mettendo in campo strategie, obiettivi, logiche d’azione e stili di intervento differenziati. La chiave interpretativa adottata nei contributi orientati a un approccio di politiche è perciò duplice: da una parte individuare e descrivere analiticamente il network decisionale, delinearne le trasformazioni e indicarne i problemi; dall’altra osservare il modo in cui esso opera nell’ambito di un contesto decisionale articolato, in cui temi e problemi delle politiche vengono via via ridefiniti e problematizzati, ma prima ancora ‘costruiti’ nella sfera pubblica. In un volume come Metropoli per progetti (Dente et 52


al., 1990) che analizza il fallimento di alcune grandi operazioni di trasformazione urbana nell’area milanese, a partire da un accento molto forte sul tema del governo delle trasformazioni territoriali, l’oggetto empirico di indagine sono i singoli processi decisionali, l’enfasi è posta non tanto sui processi di trasformazione quanto sulle dinamiche di governo. La sequenza interpretativa può essere ricondotta alla linea ‘problemi-politiche processi decisionali-attori-strumenti’, ossia alla riarticolazione del sistema decisionale e dell’interazione tra soggetti pubblici e privati, tra azione amministrativa e scelte di investimento. La rilevanza dell’approccio di politiche nella lettura dei processi di trasformazione urbana può essere dunque ricondotta a tre ordini di questioni. Innanzitutto, questo approccio invita ad osservare tali processi assumendo come unità di indagine empirica processi decisionali che mettono in gioco attori, risorse e poste plurali, e propone di indagare tali unità empiriche attraverso un approccio di studio di caso. In secondo luogo l’orientamento di policy enfatizza la rilevanza di tutti gli attori coinvolti nei processi decisionali indipendentemente dal loro ruolo formale. Il ruolo giocato dai diversi attori e operatori dipende dalla conformazione del reticolo decisionale e dalle risorse specifiche che ciascun attore mette a disposizione ed utilizza nell’interazione. Infine, l’osservazione dei processi di trasformazione ur-

bana nella prospettiva delle politiche pubbliche permette di inferire proprietà di sistema, relative ad esempio alla conformazione istituzionale del mercato urbano, prendendo le mosse da singoli ‘grumi’ di eventi e situazioni. In altre parole, lungo la linea di indagine aperta dall’approccio di analisi delle politiche si può pensare di indagare la conformazione (il pattern) del mercato urbano indagando singoli processi decisionali. 2.4. Le regole, le strategie e il mercato Un ultimo contributo che intendiamo segnalare, nel quale si intrecciano interpretazioni e proposte relative alla trasformazione urbana nel caso milanese e un approccio teorico di sfondo, è quello proposto nei contributi di Luigi Mazza15. Come è noto, Mazza enfatizza la rilevanza del nesso tra regole e mercato urbano16. Le regole, irriducibili alla sola normativa di piano, rappresentano non soltanto meccanismi attraverso i quali l’attore pubblico esercita un potere di interdizione nei confronti dei privati (per esempio rispetto all’ammissibilità di determinati usi dei suoli), ma anche dispositivi per mezzo dei quali gli operatori del mercato urbano (e non esclusivamente gli operatori immobiliari) possono operare strategicamente scelte di investimento. D’altra parte, gli investitori domandano anche scelte spa-

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ziali e temporali selettive, che appaiono in contrasto con il modello incrementale che ha caratterizzato la vicenda urbanistica milanese. In un intervento pubblico coevo all’elaborazione del Documento di inquadramento delle politiche urbanistiche Costruire la grande Milano (Comune di Milano, 2000), a cui Mazza ha dato un contributo decisivo, l’autore scrive per esempio: «l’ipotesi proposta è che il rilancio degli interventi a Milano possa essere condizionato ad alcune scelte che sono strategiche in quanto spazialmente e temporalmente selettive: preferiscono alcuni spazi ad altri secondo una predeterminata sequenza dei tempi di investimento. Non è nella tradizione milanese operare scelte di questo tipo, e non è nella tradizione milanese organizzare coalizioni di interesse rivolte al perseguimento di espliciti obiettivi di interesse generale» (Mazza, 2004c, p. 33). Regole e strategie intercettano in modo diverso le dinamiche del mercato urbano. I meccanismi regolativi hanno a che vedere essenzialmente con la questione della certezza dei diritti e con il rapporto tra tale certezza e la rigidità/flessibilità delle previsioni di piano. Come è noto la proposta di riforma urbanistica avanzata da Mazza e in parte sperimentata nel caso milanese si basa sull’idea di «togliere valore giuridico alle previsioni urbanistiche», lasciando libertà di proposta agli operatori

entro una procedura valutativa subordinata alla coerenza con le strategie spaziali e con i criteri pubblici definiti dal governo locale. Dunque, le regole sono costruite insieme ai progetti e i tempi sono controllati, con l’implicazione di una crescente responsabilità tecnica e politica. Dunque, nella proposta di Mazza, «l’investitore non è più titolare di un diritto acquisito attraverso le previsioni del piano, ma è solo titolare di una proposta di trasformazione che la città deve valutare secondo le sue strategie e secondo le sue convenienze» (ivi, p. 50). D’altra parte, una strategia di sviluppo urbano, intesa come riferimento per gli attori pubblici e privati, non può che essere l’esito di un processo di governance, nel quale ruoli e responsabilità degli attori sono tuttavia diversi. Come scrive Mazza: «per quanto riguarda il ruolo del governo, ritengo che l’asimmetria rilevata nei ruoli del processo di governance suggerisca che agli attori di governo spetti l’onere di una prima mossa rivolta a rendere esplicite le strategie spaziali pubbliche» (ivi, p. 97). Al di là delle proposte che mette in campo, l’approccio di Mazza evidenzia come la definizione delle regole e la distinzione tra regolazione e condivisione di strategie costituiscano un contributo importante in termini di chiarezza, trasparenza e responsabilità tanto per gli attori

Fig. 1 – Trenta grandi trasformazioni urbane 1990-2005: numero e tipo degli attori coinvolti nei processi

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pubblici quanto per gli operatori privati. Da questo punto di vista il contributo di Mazza consente di osservare le regole e le strategie non soltanto dal punto di vista dell’attore pubblico, ma anche nella prospettiva del mercato urbano e delle scelte di investimento, riconoscendo come i processi di trasformazione urbana avvengano entro frame regolativi e quadri strategici che rappresentano dispositivi di vincolo/opportunità per tutti gli attori. 2.5. La prospettiva del mercato urbano, oggi I contributi citati permettono di avanzare qualche ipotesi sulla specificità e sulle radici di un approccio come quella del mercato urbano sviluppato nell’ambito della ricerca restituita in questo volume e assunto come chiave interpretativa per l’analisi degli attori e delle loro relazioni che sarà proposta nelle pagine successive. Innanzitutto, l’approccio del mercato urbano assume come centrale il punto di vista dell’analisi degli operatori e delle loro intenzioni e strategie, entro una logica che tuttavia potrebbe essere definita di campo piuttosto che di blocco. Il mercato urbano non può essere confuso con il mercato immobiliare perché è insieme più ampio dal punto di vista settoriale (non riguarda esclusivamente la produzione e la vendita di stock edilizi, ma più generalmente le dinamiche di sviluppo alla scala della regione urbana) e più complesso dal punto di vista funzionale, mettendo congiuntamente in gioco pratiche istituzionali e politiche oltre che economiche e finanziarie. Un campo, dunque, nel quale pratiche di diversa natura coinvolgono una pluralità di attori e interessi entro giochi strutturati. L’approccio del mercato urbano, da questo punto di vista, è certamente debitore delle riflessioni che hanno collocato le dinamiche di trasformazione urbana sullo sfondo dei più generali processi di produzione e riproduzione capitalistica della città. Tuttavia, queste dinamiche, nell’ottica del mercato urbano, non appaiono riducibili ai fenomeni della rendita. Certamente, la rendita urbana rimane un dispositivo cruciale per comprendere scelte di investimento e articolazione territoriale degli interessi; tuttavia, ragionare in termini di mercato urbano significa anche riconoscere i nessi tra scelte degli operatori e dinamiche economiche locali e globali, sia di natura congiunturale che di carattere strutturale. Il punto di vista dell’analisi delle politiche rappresenta certamente un elemento cruciale dell’approccio analitico e metodologico assunto in questa ricerca. L’interpretazione delle dinamiche di trasformazione relative ai grandi interventi urbani è stata condotta attraverso la metodologia degli studi di caso e la ricerca ha provato ad inferire considerazioni di valenza generale dall’analisi micro delle vicende e dei processi decisionali. D’altra parte, rispetto all’approccio di policy analysis l’impostazione della ricerca ha provato ad intercettare anche sguardi collocati a ridosso delle strategie aziendali degli operatori e degli orientamenti delle pubbliche amministrazioni, identificando nel campo costituito dal mercato urbano il chiasma tra fenomeni di interazione

multiattoriale e logiche organizzative. Infine, le riflessioni proposte da Mazza sul nesso tra regole, progetti, strategie e mercato urbano permette di assumere la dimensione regolativa non esclusivamente nell’ottica pubblicistica (ossia dal punto di vista dell’azione istituzionale di pianificazione), ma anche nella prospettiva di tutti gli attori ed in particolare degli investitori, per i quali regole e strategie pubbliche rappresentano vincoli e opportunità d’azione entro un campo che è strutturato da relazioni di potere e di natura conoscitiva. In sintesi, la carrellata tra autori e approcci ‘al lavoro’ attorno ai processi di trasformazione urbana milanesi ha mostrato differenti orientamenti dello sguardo e una pluralità di approcci metodologici, e consente ora di restituire sinteticamente gli esiti dell’indagine empirica realizzata a partire dall’assunzione di un approccio: centrato sull’analisi del campo degli attori e delle loro forme di interazione; orientato a studiare le dinamiche del mercato urbano a partire dall’identificazione e dall’interpretazione dei singoli processi di trasformazione; basato sul riconoscimento del nesso tra mercato urbano e processi strutturali e congiunturali propri dell’economia e dello sviluppo della regione urbana; attento alla dimensione regolativa e a quella strategica dell’azione di governo come principi di strutturazione del campo per gli attori in gioco.

Fig. 2 – Trenta grandi trasformazioni urbane 1990-2005: livello di complessità dei progetti

Fig. 3 – Trenta grandi trasformazioni urbane 1990-2005: esito del progetto

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3. Attori e processi

grandissime dimensioni (Falck a Sesto San Giovanni, Santa Giulia, Porta Vittoria o l’antico recinto fieristico a Milano), gestisce in prima persona le attività di marketing e di comunicazione, si concentra sulla valorizzazione e sulla promozione delle aree. Questi operatori in alcuni casi agiscono esclusivamente come promotori, in altri giocano ruoli più complessi nell’intera filiera, arrivando a partecipare attivamente al dibattito sulle strategie di sviluppo urbano; utilizzano in modo molto forte la visibilità offerta da progettisti di fama mondiale; intrecciando strategie finanziarie e produttive. Accanto a questi big player, sovente operanti sui mercati internazionali, sono ancora attivi alcuni costruttori ‘storici’ (si pensi a Salvatore Ligresti), che spesso sono proprietari di grandi aree inedificate e che nel corso degli ultimi anni in più di un caso hanno saputo modificare e diversificare efficacemente strategie e forme organizzative per rispondere alle dinamiche accelerate del mercato. Per questi operatori la proprietà delle aree, spesso acquisita nel tempo, costituisce un elemento centrale di una strategia di valorizzazazione spesso giocata alla scala metropolitana più che a quella del comune capoluogo: i movimenti di compravendita in aree del sud Milano e del nord-ovest (nel quale potrebbe realizzarsi il progetto per l’Expo 2015) ne sono una chiara dimostrazione. Inoltre, attori tradizionali del mercato immobiliare italiano (dalle cooperative alle assicurazioni) attivano nuove alleanze e ridefiniscono ruolo e missione, cercando di rispondere a un’istanza di modernizzazione molto forte. Il mondo delle cooperative, in particolare, ha presentato tratti di forte dinamicità, entrando da protagonista in un numero significativo di grandi operazioni immobiliari e attrezzandosi dal punto di vista strategico e operativo alla collaborazione e competizione con grandi operatori privati. Infine, si trasforma il ruolo del sistema creditizio, anche in relazione ai processi di finanziarizzazione del mercato che tuttavia appaiono ancora lontani dalla complessità e articolazione che caratterizza il mercato immobiliare nei paesi anglosassoni. Anche se gli effetti sul mercato immobiliare e su quello delle costruzioni potranno essere differiti nel tempo, l’afflusso di capitali provenienti dai mercati finanziari verso il mercato immobiliare potrebbe agire sia nella direzione di un irrobustimento del mercato, sia nella direzione della crescita qualitativa, attraverso l’imposizione di metodologie di gestione professionale e di tecniche di valutazione più solide. D’altra parte, specializzazione e finanziarizzazione possono anche comportare processi di astrazione e separazione tra proprietà e usi e l’affermazione di modelli spaziali astratti che tendono a depotenziare la rilevanza della domanda spaziale degli utilizzatori locali nella costruzione dell’offerta (Gaeta, 2006). Nel loro insieme queste dinamiche hanno accentuato fenomeni di trasformazione degli assetti e delle strategie societarie da parte di molti operatori privati, e hanno favorito la costituzione di nuovi attori dai tratti inediti per il mercato immobiliare milanese e italiano. L’esempio

La lettura degli esiti dell’analisi empirica dei processi decisionali di 30 casi di grandi interventi di trasformazione che offriamo nelle pagine seguenti si colloca sullo sfondo di un’ipotesi di lavoro più ampia: la crisi e la vera e propria ‘rottura’ dei dispositivi di regolazione politica locale prima e dopo il 199217 e la ridefinizione delle regole e delle procedure urbanistiche nella seconda metà degli anni ’90 hanno profondamente mutato il contesto in cui hanno operato gli attori del mercato urbano, contribuendo, insieme a processi di natura generale (i cicli macroeconomici, le dinamiche della globalizzazione e della finanziarizzazione) all’affacciarsi sulla scena di nuovi attori ed al riposizionamento strategico di quelli già presenti. In queste pagine proponiamo dunque alcune ipotesi su tre temi principali: innanzitutto, come sono mutati campo degli attori e arena decisionale nel mercato urbano milanese. In secondo luogo, quali caratteristiche hanno presentato i processi decisionali relativi ai grandi interventi di trasformazione. Infine, quale configurazione ha assunto la filiera della progettazione e della produzione edilizia nel corso degli ultimi anni e con quali esiti in termini di modernizzazione del mercato. 3.1. Gli attori privati: strategie e relazioni Un primo insieme di considerazioni riguarda il campo degli attori della trasformazione urbana. Come appare evidente dallo schema proposto nella fig. 1, le grandi operazioni urbanistiche attivate o concluse nei primi anni ’90 sembrano caratterizzarsi per un campo di relazioni più articolato che nei decenni precedenti, anche se l’emergere di nuovi attori non ha necessariamente significato una maggiore densità delle reti di governance. La crescente articolazione del campo degli attori dipende da tre dinamiche principali: – la rilevanza nel mercato urbano milanese di nuovi attori privati relativamente ‘specializzati’, a partire dai developer e dagli operatori finanziari, che agiscono a grande scala e che spesso introducono nel mercato logiche e forme d’azione relativamente inedite per il contesto italiano; – l’irrobustimento del ruolo di attori non specializzati (dalle cooperative alle assicurazioni, dal sistema bancario ad alcune grandi imprese industriali e terziarie), che si attrezzano ad agire specificamente come operatori del mercato urbano, anche attraverso la costituzione di strutture organizzative costitute ad hoc; – la presenza e il ruolo crescente giocato da alcuni grandi attori istituzionali e funzionali come l’ente Fiera o i soggetti della ricerca e dell’alta formazione che sempre più costituiscono il motore centrale dei processi di trasformazione urbana. Per quanto riguarda in particolare gli attori privati, nel mercato milanese si affacciano per la prima volta alcuni global player portatori di logiche in parte innovative. Si afferma una figura di developer che opera su aree di 56


forse più noto e studiato è quello della costituzione di Pirelli Real Estate (in precedenza Milano Centrale) che nasce nell’ambito del processo di ridefinizione dell’area Pirelli-Bicocca, esempio di spin-off di un processo complesso di grande valorizzazione immobiliare (Bolocan Goldstein, 2003). 3.2. Società e istituzioni tra dinamismo e vuoto strategico Per quanto riguarda invece gli attori sociali e istituzionali l’elemento forse più significativo è la presenza in un numero molto rilevante di progetti di alcuni attori non strettamente istituzionali tipicamente ‘milanesi’ (dalla Fiera alle università), che si ritagliano nel corso degli ultimi vent’anni un ruolo centrale non solo come fruitori ma anche come promotori dei progetti. In questo campo il ruolo centrale è certamente esercitato dalle università: non solo il Politecnico e l’Università degli Studi con i progetti Bovisa e Bicocca, ma anche le azioni di trasformazione rilevante messe in campo da Iulm e Bocconi, oltre che i primi, timidi tentativi di localizzazione di funzioni universitarie al di fuori del comune capoluogo (come il San Raffaele a Segrate e a Cesano Maderno). D’altra parte, con rare eccezioni (tra le quali la più importante sembra essere quella della filiera dei servizi e

della ricerca sanitaria e biomedica18), il ruolo degli utilizzatori finali nei processi di trasformazione sembra essere modesto, anche in ragione della quasi totale assenza di una riflessione strategica sulle funzioni metropolitane che ha caratterizzato le pubbliche amministrazioni ma anche gli attori privati coinvolti nei grandi progetti degli anni ’90. Con poche eccezioni gli attori economici operanti nei settori più fortemente innovativi scelgono strade diverse da quelle dell’impegno nei grandi progetti di trasformazione urbana. Non è casuale che le funzioni insediate nelle aree dei 30 casi qui considerati solo in parte siano in grado di intercettare il peso economico e sociale delle filiere produttive ad alta intensità di tecnologia e di capitale umano, mentre si concentrano prevalentemente su funzioni tradizionali (terziario direzionale pubblico, grandi superfici espositive e commerciali). Alcune filiere (come quelle della moda) sembrano aver scelto di operare nelle pieghe dei processi di trasformazione diffusa19; altre (tra cui quella Ict e in particolare dei media) non sono state in grado finora di mettere in campo un numero significativo di progetti; altre ancora (come quella della cultura) appaiono largamente sottodimensionate se confrontate con altre città europee e poco in grado di catturare risorse significative per un’efficace implementazione (ad esempio, il progetto della Beic, la grande biblioteca internazionale). Nel complesso, il ruolo delle amministrazioni comunali

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(il comune di Milano, ma anche le altre amministrazioni dei comuni di cintura) sembra essere più regolativo che strategico: gli enti locali appaiono più interessati a strutturare efficacemente i processi di scambio con i privati piuttosto che a delineare, attraverso i grandi progetti, scenari e visioni condivise della città. D’altra parte nel contesto milanese, con pochissime eccezioni (la più significativa delle quali è l’esperienza dell’Agenzia Sviluppo Nord Milano, ora Milano Metropoli), sono assenti attori pubblici costituiti ‘su missione’ forti e legittimati, capaci di giocare un ruolo propulsivo nella gestione dei grandi progetti. Le tecnostrutture comunali si sono certamente attrezzate per giocare un ruolo diverso nel governo dei processi di trasformazione, ma i processi organizzativi non sempre sono stati in grado di assicurare insieme autorevolezza, efficacia ed efficienza dell’azione pubblica. Per quanto riguarda i comitati di cittadini e le forze sociali, esse sembrano esprimere in larga misura posizioni ‘difensive’. Nei processi in cui hanno giocato un ruolo, spesso i comitati si sono limitati a rilevare problemi di impatto locale (dal traffico all’inquinamento aggiuntivo), senza essere in grado di esprimere visioni alternative dello sviluppo urbano. Inoltre, incerto e opaco appare il ruolo degli altri attori sociali della rappresentanza (in primo luogo i sindacati dei lavoratori e delle imprese, che solo molto di rado giocano un ruolo attivo nei processi decisionali considerati), mentre i partiti politici non sono in grado di esprimere un chiaro protagonismo, in ragione della crisi profonda della rappresentanza politica e dell’espropriazione del ruolo delle assemblee elettive.

gli attori sociali (comitati e associazioni). In effetti, la maggior parte delle operazioni si caratterizza per l’assenza di forti conflitti. Laddove si presentino situazioni conflittuali, solo molto raramente esse assumono una valenza generale e un significato politico non localistico: un’eccezione è il caso dell’area Garibaldi Repubblica, nella quale è forse possibile parlare di un conflitto effettivamente generativo, che ha portato a una significativa rivisitazione del progetto a partire da una visione alternativa dello sviluppo urbano. Talvolta i conflitti vengono istituzionalizzati (per esempio, attraverso il dispositivo del ricorso al Tar) o trattati nella logica dello scambio tra interesse pubblico e vantaggi privati; sovente la posta in gioco è ricondotta alle caratteristiche tecniche degli interventi (standard, impatto ambientale, oneri di urbanizzazione). Raramente diventano occasione di discussione nella sfera pubblica (se non sotto il profilo della qualità progettuale) e quasi mai assumono connotati di radicalità analoghi a quelli conosciuti in altri contesti metropolitani europei. 4. Modernizzazione incompiuta del mercato urbano e dei processi di governance Le osservazioni proposte possono essere utilmente collocate sullo sfondo di un’interpretazione più generale dei processi di governace urbana e sulle forme di innova-

3.3. I processi decisionali: complessità, densità e conflitti Se si osservano i processi decisionali, pur in presenza di una crescente articolazione del campo degli attori il livello di complessità, sotto il profilo della numerosità e della diversità delle tipologie di attori coinvolti, resta abbastanza basso, soprattutto se paragonato a quello di altri contesti urbani europei. Il livello medio di complessità sui 30 casi è di 9,46, rispetto a un livello massimo possibile di 20 (si veda la fig. 2). Nonostante questo livello di complessità non troppo accentuato, molti processi decisionali si sono rivelati estremamente lunghi e ‘complicati’ (per oltre due terzi si tratta di progetti incompiuti: fig. 3). Questa lentezza sembra tuttavia dipendere più da fattori di natura tecnica e regolamentativa (si pensi al tema dei costi e dei tempi di bonifica di molte aree) e dalla scarsa capacità di ‘regia strategica’ delle amministrazioni locali, più che dall’esistenza di forti conflitti simbolici o strategici. Per quanto riguarda la densità, un’analisi del sistema di relazioni tra attori mostra come, a fronte di una centralità del comune capoluogo, le relazioni più dense appaiono quelle tra operatori privati (ed in particolare i promotori immobiliari) e amministrazioni (compresa quella regionale), mentre meno fitti sono i reticoli che coinvolgono 58


zione nella regione milanese. Nell’ambito di una ricerca sull’innovatività metropolitana negli anni ’90 in quattro città italiane (oltre a Milano, anche Torino, Firenze e Napoli)20 è emersa con forza un’immagine dei processi di governo nella regione urbana milanese che evidenzia come nel corso degli anni ’90 Milano abbia messo in testa all’agenda delle politiche pubbliche prevalentemente problemi vecchi, ereditati dagli anni precedenti. La maggioranza dei problemi posti in agenda, e trattati con successo variabile nel corso del decennio, sembra caratterizzarsi per una certa incapacità di ‘configurare’ nuovi problemi, di trattare sfide emergenti. La maggioranza delle questioni è path dependent, ereditata dagli anni ’80, se non dai decenni precedenti (si pensi alla questione dell’offerta di terziario direzionale). Forse l’unico problema emergente affrontato con successo è quello della riorganizzazione (e riterritorializzazione) del sistema universitario milanese. Le conseguenze di questo fenomeno di path dependency sono manifeste nell’incapacità di costruzione e trattamento prima ancora che di risposta, ad alcuni problemi emergenti. La povertà della politica non ha significato dunque in alcun modo assenza di politiche; piuttosto ha significato scarsa capacità di interpretazione del senso delle trasformazioni in atto, scarsa capacità progettuale e scarsa relazione con alcune dinamiche sociali rilevanti da parte delle classi dirigenti di governo. Si può fare un esempio che mostra come l’impianto del-

l’azione di governo abbia mancato di incontrare i processi di innovazione sociale: l’insistenza sulla creazione di una cittadella della moda nell’area Garibaldi Repubblica, quando le dinamiche spontanee degli operatori del sistema moda avevano già prodotto una ‘città della moda diffusa’ lungo le vie Savona e Tortona o nella zona di corso XXII Marzo, e domandavano piuttosto altre politiche di sistema. D’altra parte, significativamente, sono state poco presenti in agenda questioni emergenti in molti altri contesti metropolitani europei, che hanno segnato profondamente le dinamiche degli anni ’90: per fare un solo esempio, il tema dell’offerta e delle politiche culturali è stato nel complesso poco trattato nell’area pubblica milanese, se non in relazione ad emergenze quali il trasferimento del teatro alla Scala. In definitiva, la prevalenza in agenda di problemi vecchi è un primo segnale dell’assenza di una strategia politica costruita intorno ad un’identità forte della regione urbana milanese. D’altra parte Milano non è stata ferma nel corso degli anni ’90: un insieme di fenomeni di innovazione sociale ha caratterizzato sia le dinamiche dei sistemi produttivi, sia quelle sociali. L’innovazione sociale è stata ben più forte di quella generata via politiche, con la conseguenza che (con poche eccezioni, spesso collocate nei comuni esterni) alcune delle ‘eccellenze’ generate nel corso del decennio sono sorte senza un ruolo di leadership pub-

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blico o addirittura in assenza di politiche pubbliche, per iniziativa degli attori economici e sociali (dai fenomeni di riorganizzazione territoriale e consolidamento del sistema moda e del design, alla creazione di nuovi poli di eccellenza nel settore medico e biomedico). Non è un caso che gli attori che hanno evidenziato una maggiore capacità innovativa (Dente, 2004) siano stati alcuni operatori economici abituati ad operare sui mercati globali; alcuni attori del terzo settore (non solo associazioni di volontariato o imprese sociali, ma anche fondazioni bancarie e reti associative) e gli atenei. In definitiva, le risorse innovative messe in campo dalla società milanese non sono deperite nel corso del decennio, ma hanno faticato ad incontrare le istituzioni e la politica, intesa come ambito della costruzione di strategie e visioni condivise del futuro della città e della regione urbana. Se si osservano inoltre le dinamiche innovative dal punto di vista della capacità realizzativa ed in una prospettiva diacronica non si può negare che gli ultimi anni ’90 e i primi anni del nuovo decennio si siano caratterizzati per una maggiore capacità di portare a compimento progetti, in qualche caso accompagnata anche da una migliore gestione dei processi decisionali. Dopo una fase di vero e proprio ‘blocco realizzativo’, che è durata fino almeno alla metà degli anni ’90, nel periodo 1998-2003 si sono compiuti (o sono in via di completamento) interventi che spesso avevano una storia lunghissima. Per fare solo qualche esempio: il compimento della trasformazione di Malpensa in hub; il Passante ferroviario, il prolungamento delle linee 2 e 3 della metropolitana; il polo esterno della Fiera; il nuovo depuratore; la riapertura del Teatro Dal Verme. In questo contesto si collocano anche le operazioni di trasformazione urbana censite. Nel corso degli ultimi cinque anni si stanno realizzando interventi rilevanti di riuso di aree industriali dismesse storiche del comune capoluogo, che si accompagnano ai grandi interventi su aree esterne a Milano e che in prospettiva muteranno in maniera significativa la stessa configurazione urbana, oltre che le dinamiche del mercato immobiliare (con consistenti rischi di una sopraproduzione di edilizia residenziale privata che peraltro non risponde alle tipologie di domanda emergenti). Tuttavia, questa indubbia accelerazione della capacità realizzativa nel corso dell’ultimo lustro riguarda progetti elaborati e messi in campo già nel corso degli anni ’80 (quando non negli anni ’70), mentre assai più limitata è stata la capacità di generare nuova progettualità strategica, soprattutto da parte del Comune di Milano. Le realizzazioni progettate nel corso degli anni ’90 (per esempio i Pru) appaiono mediocri dal punto di vista della ‘visione’ progettuale; i nuovi progetti emersi (la Beic, la Città della Moda, la Fabbrica del Vapore) appaiono difficilmente realizzabili o discutibili (Dente, 2004). L’ipotesi generale sostenuta nella ricerca citata sui processi di governo dell’area metropolitana milanese è che nel corso degli anni ’90 Milano sia stata caratterizzata da una limitata capacità di produzione di innovazione via

politiche, a fronte di una più significativa innovatività della società. La conseguenza principale di questo fenomeno di innovazione senza politica è duplice: da una parte il sistema politico-istituzionale non sembra essere in grado di anticipare e consolidare gli aspetti ‘virtuosi’ dei processi di innovazione sociale attraverso la proposizione e la conduzione di strategie e visioni di lungo periodo; dall’altra, la scarsità di beni pubblici prodotti dalle istituzioni (e anche in definitiva dei meccanismi di produzione privata di beni pubblici) rende più difficile il trattamento dei problemi di coesione e di qualità urbana. Il cuore della questione del governo metropolitano a Milano sembra dunque in primo luogo connesso al riconoscimento della forza e insieme dei limiti della complessità e della frammentazione degli interessi economici e sociali (Pasqui, 2004). In ragione di questa forza e di questi limiti nel corso degli anni ’90 la regione urbana milanese e la sua rete di governance sono stati in grado di costruire e trattare efficacemente i problemi metropolitani che richiedevano innanzitutto una mobilitazione ‘privatistica’ e di mercato. Molto meno efficace è stata la capacità da parte degli attori (istituzionali e non) di garantire una produzione efficiente ed efficace di beni pubblici. La lentezza e l’inefficienza nella produzione di capitale fisso sociale (non solo strade e ferrovie, ma anche depuratori, reti tecnologiche, aree attrezzate per le attività innovative); la dra-

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stica riduzione della quantità e della qualità dei servizi alle persone ma anche alle imprese; la limitata attenzione alla costruzione di condizioni di contesto adeguate a promuovere la localizzazione di funzioni rare ad elevato valore aggiunto, ma anche l’assenza di progetti ‘alti’ a forte valenza simbolica ci parlano di una povertà progettuale delle politiche. Questa interpretazione generale dei processi di governo nella regione urbana sembra sostanzialmente confermata, anche se qualificata, quando l’attenzione viene posta sulle dinamiche del mercato urbano e in particolare sull’analisi delle grandi trasformazioni urbanistiche. Lo studio dei processi decisionali e delle logiche d’azione dei protagonisti sembra infatti mostrare che il mercato urbano milanese sta cambiando. L’analisi dimostra che un mercato sempre più segmentato sta compiendo un percorso nella direzione della modernizzazione, nel quale tuttavia sono presenti segnali di innovazione insieme a pratiche più tradizionali. Tra i segnali innovativi è possibile evidenziare: –l’internazionalizzazione degli investitori e l’apertura a nuovi attori; – la finanziarizzazione e l’introduzione di nuove logiche operative; – la specializzazione degli operatori e la segmentazione dei mercati; – la professionalizzazione e l’attenzione agli aspetti di marketing e di comunicazione;

– l’introduzione di forme di negoziazione più articolate tra comuni e operatori privati. D’altra parte, la modernizzazione appare incompiuta, anche in ragione di alcuni tratti specificamente italiani e ‘milanesi’ del sistema degli attori e dei pattern di governance. In particolare è possibile rilevare: – la tradizionale incapacità degli operatori di ‘fare sistema’, in ragione della quale gli attori operano in modo indipendente e non sono riconoscibili comportamenti ‘di filiera’, con la parziale eccezione dei costruttori; – l’incertezza nella definizione delle regole e delle pratiche di negoziazione strategica e operativa tra pubblico e privato (soprattutto in assenza di una ‘regia strategica’); – la scarsa robustezza della cultura tecnica e di una comunità di pratiche tecniche e professionali sufficientemente riconoscibili e coese; – l’insufficiente trasparenza del mercato, sia nelle strutture societarie che nella comunicazione di prezzi, costi e rendimenti. Queste ipotesi relative alla modernizzazione in atto sembrano dunque coerenti con una lettura più generale dei processi di governo nella regione urbana milanese secondo la quale a una società dinamica si accompagna una scarsa capacità di visione strategica e di accompagnamento dei processi di trasformazione da parte di tutti gli attori coinvolti, a partire dalle pubbliche amministrazioni21. Nell’ultima fase, ad una certa accelerazione della capa-

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cità realizzativa si è accompagnato un impoverimento dell’orientamento strategico: Milano e la sua regione urbana hanno bisogno di buone idee e non solo di progetti ‘introversi’, per quanto sostenibili dal punto di vista finanziario e commerciale. La modernizzazione compiuta del mercato urbano costituisce una delle condizioni perché istituzioni, operatori e società locale siano in grado di utilizzare i grandi progetti come occasione di immaginazione strategica: ciò significa che la modernizzazione non può essere intesa solo come un dispositivo per rendere più efficienti i mercati e redditizi gli investimenti, ma deve aprire spiragli per attuare, nella trasparenza, processi innovativi visibili di generazione e rigenerazione di beni pubblici, oltre che di condizioni complessive di ‘abitabilità’ del territorio.

smo italiano, Barca, 1997. 11. Campos ha in mente un preciso bersaglio critico: il Documento direttore del progetto passante, redatto dall’amministrazione comunale di sinistra a Milano nel 1984, in netta contrapposizione rispetto alla variante generale del Prg elaborata tra il 1976 e il 1980. Per una rilettura della vicenda del Progetto passante e della sua critica da parte della scuola riformista si rinvia a Bolocan Goldstein, 1997 e a Pasqui, 1996. 12. Su un fronte del tutto diverso si collocano infatti altri contributi emersi dalle ricerche svolte nell’ambito del Dipartimento di Scienze del territorio del Politecnico di Milano sul finire degli anni ’70 e per tutta la durata degli anni ’80 e dedicate ai nuovi modelli di organizzazione capitalistica del lavoro e della produzione. Questi contributi si collocano lungo una linea di riflessione che oggi potremmo definire post-fordista, nella quale viene messa in gioco la relazione tre le pratiche d’uso del territorio e il sistema di governo capitalistico del territorio. In questi contributi l’attenzione non è posta tanto sul mercato (e sui fenomeni della rendita), quando sulle forme territoriali della produzione capitalistica, lungo una linea di indagine sul nesso tra funzioni e pratiche che rappresenta un tassello importante dell’approccio del mercato urbano. Il riferimento è ai contributi contenuti nei Quaderni del territorio, prodotti nell’ambito del neo-costituito Dipartimento di Scienze del territorio e curati da Alberto Magnaghi oltre che nei testi di Alberto Magnaghi, 1982 e di Sandra Bonfiglioli e Marisa Galbiati, 1986. 13. Si veda in proposito il dibattito serrato tra Luigi Mazza ed Edoardo Salzano sulle pagine di Urbanistica (n. 118-119) in relazione al ‘modello milanese’ proposto con il Documento di inquadramento delle politiche urbanistiche del Comune di Milano nel 2000. 14. Per una ricostruzione del rapporto tra urbanistica e analisi delle politiche e della sua genealogia si rinvia a Dente, 1991; Palermo, 1991; Bolocan Goldstein, Pasqui, 1996; Pasqui, 1998. 15. Mazza ha recentemente raccolto un numero cospicuo di saggi e contributi in tre volumi pubblicati da Franco Angeli (Mazza, 2004a,

Note 1. «Chi decide la città» è il titolo di un testo universitario curato da Pier Luigi Crosta e Sergio Graziosi quasi trent’anni fa e dedicato ai processi di trasformazione e agli operatori nell’area milanese: Crosta, Graziosi, 1977. 2. Innanzitutto, la grande maggioranza dei casi analizzati riguarda il periodo più recente (grosso modo gli ultimi sei-sette anni). È dunque difficile, sulla base di un materiale empirico rilevante ma numericamente ridotto trarre troppe conseguenze di carattere generale. Resta dunque inteso che le osservazioni di queste pagine indicano tendenze e suggeriscono processi, più che restituire risultati analiticamente e statisticamente fondati. 3. Intendo ‘regolazione’ nel senso utilizzato da Matteo Bolocan Goldstein, 1997, che distingue regolazione da regolamentazione e che enfatizza una concezione dell’urbanistica come forma di regolazione sociale. 4. Per una riconsiderazione dei temi di ricerca e degli approcci proposti nell’ambito del Daest si veda, oltre a Palermo, 1992, cap. 10, il Bollettino Daest n. 10, del 1987. 5. Si rinvia a Calabi, Indovina, 1973 e al più articolato Città e territorio: pianificazione e conflitto, 1974, con contributi di Belli, Ceccarelli, Indovina e altri. 6. Per questi riferimenti si rinvia ancora una volta a Palermo, 1992. Di particolare rilievo, in questa prospettiva, potrebbe essere una rilettura del percorso teorico e professionale di De Carlo, che per molti aspetti anticipa approcci e temi sviluppati solo alcuni anni più tardi. 7. Si vedano i lavori di Secchi sugli squilibri territoriali (Secchi, 1974) e quelli di Folin sui lavori pubblici e sulla costituzione del capitale fisso sociale (Folin, 1978). 8. Il tema è sviluppato in particolare in Ceccarelli, 1978. 9. I testi principali di Giuseppe Campos Venuti (Amministrare l’urbanistica, 1967; Urbanistica e austerità, 1978; La terza generazione dell’urbanistica, 1987) rappresentano un punto di riferimento determinante per la formazione e lo sviluppo del filone riformista dell’urbanistica italiana. Sulla figura di Campos Venuti rinvio all’antologia di scritti, lezioni e piani curata da Federico Oliva (Campos Venuti, 1991) e al saggio di Patrizia Gabellini, 1992. 10. Come è noto il tema della rendita e delle sue forme è al centro dell’attenzione del più noto contributo teorico di Campos Venuti: Amministrare l’urbanistica (1967). La tradizione riformista incarnata da Campos è fortemente radicata nella riflessione e negli orientamenti politici del Partito Comunista sulla città e sulla lotta alla rendita, e in particolare in una lettura del nesso tra regime immobiliare e dinamiche dello sviluppo che è debitrice nei confronti delle riflessioni sulla rendita come grande ‘questione nazionale’. Non è un caso che nel suo volume sul capitalismo italiano Fabrizio Barca chieda a Federico Oliva, allievo di Campos Venuti, di redigere il testo sul rapporto tra sviluppo urbano ed evoluzione del capitali-

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2004b, 2004c). Di grande rilevanza sul tema della relazione tra regole urbanistiche e processi di mercato sono inoltre i saggi della meno recente raccolta Trasformazioni del piano (Mazza, 1997). 16. È importante sottolineare come la prospettiva di Mazza sia radicalmente irriducibile all’approccio di policy. Mazza sviluppa infatti molte argomentazioni a favore di una separazione logica tra piano urbanistico e politica, affermando che, in relazione al campo territoriale, «sembra necessario distinguere tra politica e piano, perché con piano territoriale non si intende semplicemente la raccolta, comunque organizzata, di politiche. Infatti, con piano territoriale si vuole intendere l’occasione e il risultato di un’azione, formale o informale, che interrompe in certi momenti il processo di negoziazione e contrattazione organizzato intorno alle politiche» (Mazza, 1987, p. 118). 17. Su questa ‘rottura’ e i suoi effetti sui pattern di governance e sulla capacità innovativa della metropoli milanese si vedano Bobbio, Dente, Spada, 2005 e Dente et al., 2005. 18. Uno dei progetti più significativi che è stato messo in cantiere negli anni più recenti riguarda l’espansione dell’Istituto Europeo di Oncologia fondato da Umberto Veronesi e collocato tra i comuni di Milano e Opera nell’area del Parco Agricolo Sud, che dovrebbe produrre il Cerba, nuova cittadella della ricerca medica e biomedica. 19. Un tentativo di analisi della territorialità del sistema moda a Milano è presentato nel volume dell’Aim Moda a Milano; Pasqui, Bolocan Goldstein, 2002; Bolocan Goldstein, Caprarella, 2002. 20. Sul tema dei pattern di governance locale a scala metropolitana si rinvia in particolare ai materiali della ricerca nazionale cofinanziata dal Ministero dell’Università e intitolata «Capitale sociale, reti di governance e innovatività metropolitana». La ricerca, coordinata a livello nazionale da Bruno Dente, ha analizzato le relazioni tra pattern di governance, innovatività e capitale sociale nelle quattro città. Per una restituzione della metodologia della ricerca si rinvia a Dente et al., 2004; Bobbio, Dente, Spada, 2005; Pasqui, 2004. 21. Su questo tema si rinvia a Pasqui, 2004.

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65_Intro+Bodio center.ai

29/07/2007

19.05.26

Trenta grandi trasformazioni

doughtyhanson&corealestatebpdeuroparisorse aukettgarrettikconsultariattabms degi

Angelo Armentano, Valeria Lupatini

‘Grandi trasformazioni’ occupano il centro delle cronache urbanistiche di questi ultimi anni, di una Milano che sta cambiando profondamente e ridefinendo il proprio ruolo in uno scenario (e in una talora ambigua retorica) di competitività globale. La città sta vivendo una nuova fase: la cronologia figurata presentata nella prima sezione monografica di questo libro lo mostra con evidenza. Con un infittimento negli ultimi anni, si susseguono operazioni immobiliari rilevanti, su iniziativa di differenti promotori, in un quadro di progressiva apertura e internazionalizzazione del mercato urbano, di cui anche le firme dello star system dell’architettura costituiscono un segnale. Queste pagine forniscono uno squarcio sulle trasformazioni urbanistiche milanesi recenti, presentate per singole schede, in una selezione di progetti e realizzazioni. Si tratta di trenta casi, considerati sull’arco temporale 1990-2007, selezionati empiricamente in base alla dimensione (per un’entità dell’intervento di almeno 60.000 metri quadrati di Slp) all’interno del campo territoriale indagato (il core urbano milanese, costituito dalla città centrale e dai comuni della prima cintura urbana). Per lo più sono interventi di trasformazione e recupero di aree industriali dismesse, differenti per estensione e caratteristiche, localizzati in ambiti oggetto dei documenti “strategici” di pianificazione urbanistica susseguitisi negli anni ’80 e ’90 (Documento direttore progetto passante, Documento direttore per le aree dismesse e sottoutilizzate, Nove parchi per Milano, Pru e Prusst, Documento di inquadramento delle politiche urbanistiche milanesi). Vi sono progetti la cui vicenda ha origini lontane nel tempo, molto prima degli anni qui considerati: emblematico il caso dell’area Garibaldi-Repubblica e del vuoto urbanistico che ha rappresentato per 50 anni, o quello del trasferimento del quartiere fieristico in aree meno interne alla città centrale, e altri ancora, al centro di prolungati dibattiti politici locali. Trasformazioni complesse, la cui comprensione passa attraverso la ricostruzione non agevole della rete di attori coinvolti e delle tappe che hanno portato alla loro definizione, si alternano a trasformazioni di minore entità, anche dimensionale, contraddistinte da processi più lineari, avvenuti quasi ‘in sordina’. A casi conosciuti più per gli operatori protagonisti della trasformazione se ne accompagnano altri che, viceversa, vedono enfatizzata l’immagine (pubblicitaria) del progetto e la ‘griffe’ del progettista. Le schede che seguono (sintesi di una più ampia e strutturata ricognizione sistematica, come richiamato nel capitolo iniziale) cercano di trattenere e sintetizzare tutti questi aspetti montando alcune informazioni essenziali secondo una struttura uniformata. In testa, nella posizione di occhiello, di corredo alla denominazione della trasformazione, vengono indicati gli operatori, i progettisti, i proprietari dell’area; sotto al titolo un richiamo relativo alla localizzazione (distinguendo tra una prima e una seconda fascia urbana di Milano, e comuni di prima cintura) secondo una geografia rappresentata nella prima delle due mappe complessive che si inframmezzano alle schede. Quindi, con una restituzione del processo urbanistico si compone una selezione di dati del progetto, tra i quali per ‘dotazioni’ si intende (come ormai ampiamente affermatosi) la ‘dote’ di attrezzature collettive portata con l’operazione di trasformazione urbanistica. E ai dati è anche dedicata la seconda mappa sinottica della sezione: oltre 10,9 milioni di metri quadrati di superficie territoriale coinvolti nelle trasformazioni, per una superficie lorda di pavimento di quasi 6,5 milioni di mq.

bodiocenter milanovialebodioprimafasciaurbana

IL PROCESSO 2000 Doughty Hanson & Co Real Estate acquista l’area un tempo occupata dagli impianti produttivi dell'Alcatel. 2002 Presentazione di una Dia in data 8 aprile per l'intervento di rifunzionalizzazione dell'area. Lavori di bonifica tra maggio e agosto. Alla fine dell’anno si conclude la prima fase di realizzazione del progetto con la ristrutturazione dei tre immobili che avevano ospitato gli uffici Alcatel (ora

denominati Bodio 1, Bodio 2 e Bodio 3) e la realizzazione della Vela, un edificio di nuova costruzione interamente adibito a ristorazione.

2003-2005

Seconda fase dei lavori fino all’aprile 2005: completamento del progetto con la realizzazione di tre nuovi edifici (Bodio 4 e Bodio 5 che ospitano uffici e attività direzionali; la Stilo, uno spazio per ristorazione e servizi).

[dati progetto] intervento | trasformazione urbanistica

> ST | 27.549 mq > SLP | 49.937 mq > UT | 1,8 mq/mq funzioni uffici servizi connessi

SLP (mq) 48.246 1.690

% 97% 3%

> atti urbanistici a monte dell’attuazione Prg > strumento attuativo adottato Dia permesso di costruire > dotazioni | non presenti oneri aggiuntivi utilizzati per la risistemazione di p.zza lugano, v.le bodio, v.le cantoni, via calabria > addetti | 2.000 > stato avanzamento lavori | fase avanzata

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66_Citylife.ai

28/07/2007

0.29.03

citylife z.hadida.isozakid.libeskindp.maggiora citylifecomunedimilano

polo

interno fiera

citylife

milanoviadomodossolaprimafasciaurbana

IL PROCESSO 1994 Prime ipotesi per la riqualificazione dell’area della vecchia fiera con un primo Accordo di programma (8 aprile). 2000 Cambia la struttura dell’Ente Autonomo Fiera Internazionale di Milano: nasce Fondazione Fiera Milano, fondazione di diritto privato che diventa capofila del Gruppo. 2001 A giugno nasce Sviluppo Sistema Fiera, società di engineering e contracting per grandi opere creata allo scopo di seguire l’intero processo di trasformazione del sistema fieristico milanese: Nuovo Polo di Rho-Pero, Polo Urbano, quartiere storico. 2002 A settembre Fondazione Fiera e Sviluppo Sistema Fiera firmano un documento che spiega le ragioni dell’intervento sul Polo Urbano. Inizia uno stretto rapporto di collaborazione tra il gruppo Fiera e le istituzioni, in particolare Comune e Regione, che darà vita alla Variante al PRG.

2003 Il 15 aprile, il Comune di Milano presenta la Variante al Prg. 2004 Il 19 febbraio la Regione Lombardia approva definitivamente la Variante. Il 28 aprile viene presentato ricorso al Tar da parte dei cittadini contrari agli indici edificatori concessi. Il 2 luglio CityLife si aggiudica la gara e il contratto preliminare d’acquisto di parte dell’area tra Fondazione Fiera Milano, proprietaria dell’area, e CityLife viene firmato il 29 luglio.

Il Comune e CityLife modificano il Pii: l'intervento viene esteso fino a contenere il Vigorelli, passando da 255.000 mq originari a circa 367.000, di cui 175.000 a verde. Il 6 settembre la Giunta adotta il Pii. In seguito all’ottenimento della positiva compatibilità ambientale da parte della regione, il 16 dicembre il Pii viene approvato dalla giunta.

2006 Il 23 giugno Fondazione Fiera Milano e CityLife firmano il rogito per la vendita del quartiere storico della Fiera di Milano, mentre non si placano le proteste dell’Associazione Vivi e progetta un’altra Milano e del comitato Residentifiera. Il 12 dicembre Comune e CityLife firmano la convenzione e una lettera d’impegno per l’istituzione di un tavolo di lavoro che studi l’introduzione di modifiche al progetto: la realizzazione di una fermata della futura linea 5 della metropolitana e una revisione della distribuzione planivolumetrica e del verde. La firma della convenzione dà il via libera al cantiere, che dovrebbe concludersi nel 2014. 2007 A giugno il tavolo tra Comune e CityLife decide la sostituzione del Museo del Design (che andrà alla Triennale) con un Museo d’arte contemporanea nonché l’aggiunta di 75.000 mq di verde; modifiche che porteranno alla definizione di un nuovo masterplan. I comitati locali si dicono cautamente soddisfatti.

2005 A luglio, durante la fase di valutazione per l’approvazione del Pii da parte del Comune, vengono apportate modifiche al progetto.

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[dati progetto] intervento | trasformazione urbanistica > ST | 367.748 mq > SLP | 292.909 mq > UT | 1,15 mq/mq funzioni residenza terziario commerciale servizi

SLP (mq) 148.407 105.030 20.000 19.472

% 51% 35% 7% 7%

> atti urbanistici a monte dell’attuazione AdP del 1994 Variante all’AdP del 2000 Variante al Prg del 2004 > strumento attuativo adottato | Pii > dotazioni | 257.000 mq di cui verde e piazze | 175.000 mq parcheggi pubblici | 72.000 mq museo del design | 10.000 mq > residenti | 5.000 > addetti | 5.000 > utenti | 5.000 > stato avanzamento lavori | fase iniziale


67_Portello Nord.ai

28/07/2007

0.30.51

ambientale e stanzia 25 miliardi di lire per l’intervento infrastrutturale della nuova Gattamelata. A novembre Comune di Milano e Regione Lombardia sottoscrivono un nuovo AdP che prevede l'approvazione del Pii Progetto Portello.

aurediasrlnuovaportellosrlesselunga vallezucchicanalijenckskipar

ex alfa romeo

portellonord milanoviaserraviateodoricoprimafasciaurbana

IL PROCESSO 1982 Dismissione degli storici stabilimenti Alfa Romeo nelle aree del Portello. Il Prg del 1980, destina l’area a zona industriali artigianali, zona per servizi speciali e zona per spazi pubblici a parco. 1989 Approvazione del Pp Portello Sud Fiera, in attuazione della Variante SSb/12.2 del 1987, che prevede la riqualificazione e lo sviluppo della fiera in ambito urbano e la realizzazione di funzioni direzionali-ricettive e di un centro congressi sulle aree del Portello Sud. Il Pp incontrerà forte opposizione alla sua attuazione da parte dei residenti della zona. 1994 In aprile, a seguito del rinnovato dibattito pubblico sul destino e sulla riorganizzazione della Fiera, si giunge alla ratifica dell’AdP per la riqualificazione e lo sviluppo del sistema fieristico, che conferma la realizzazione del polo cittadino, prevedendo al contempo la riduzione del 75% del quartiere storico contestualmente alla realizzazione del polo esterno di Rho-Pero. L’AdP non vincola sottoscrittori a specifici obblighi di realizzazione delle infrastrutture, che il Comune di Milano si impegna a progettare; tale indeterminatezza causerà una situazione di immobilismo fino al 1998. In luglio il Consiglio Comunale adotta la Variante al Prg-Zona speciale Z18, dando avvio alla revisione sostanziale del Pp del 1989. Le densità edificatorie corrispondono a quelle del Piano del 1989 per il Portello Sud, ma distribuite anche sul Portello Nord per una superficie complessiva più che duplicata. 1994-1999 Realizzati i nuovi padiglioni espositivi nell’area del Portello Sud, il processo subisce un nuovo rallentamento, dovuto all’ipotesi di presentare il progetto come Pru, successivamente accantonata.

Gli anni sono turbati anche da un contenzioso riguardante il mancato rilascio delle concessioni alla ex Sistemi Urbani, ora Nuova Portello.

1997 Le società Nuova Portello e Auredia del gruppo Finiper comprano le aree da Sistemi Urbani.

2001 Approvazione del Pii e stipula delle Convenzioni quadro tra la società Nuova Portello e il Comune per l'attuazione delle unità 2 e 3 del Pii Portello e tra Comune ed Esselunga per l'unità 1. 2002

Il 25 luglio stipula della Convenzione attuativa per l'unità U2.

2003 Il 26 marzo stipula della convenzione attuativa per l'unità U3. Nello stesso mese stipula della convenzione attuativa per l'unità 1. 2004 A marzo parere estetico da parte della Commissione edilizia. A ottobre parte il cantiere nell'area ex Alfa. 2005 Concluso l’insediamento commerciale nella parte più a nord dell’area: viene inaugurato il centro commerciale Portello. 2006 Cantieri aperti sull’area, che dovrebbero concludersi nel 2008-2009.

1998 L’11 dicembre è avviata la procedura di AdP, promossa dal Comune di Milano; il 23 dicembre aderisce all’AdP la Regione Lombardia. 1999

A luglio il Consiglio Comunale di Milano revoca gli atti di pianificazione urbanistica adottati ma non divenuti esecutivi, tra cui la Variante al Prg relativa alla Zona Speciale Z18 Portello e dà così il proprio assenso all’AdP. Ad ottobre la Regione Lombardia dispone che gli interventi edilizi ed infrastrutturali del Progetto Portello vengano sottoposti alla procedura di Via. Nei mesi successivi Metropolitana Milanese Spa, su incarico del Comune di Milano e con la partecipazione di consulenti dei principali soggetti privati proprietari delle aree, redige il prescritto Studio di Impatto Ambientale.

2000 Viene approvato il Documento d’Inquadramento del Comune di Milano; tra gli obiettivi prioritari della programmazione integrata comunale viene inserita la riqualificazione dell’ambito Portello. Il 24 luglio il Consiglio comunale approva il progetto preliminare del collegamento tra via Gattamelata e viale De Gasperi, per il quale è prevista una spesa di 135 miliardi di lire. A settembre la Fondazione Fiera Milano si impegna a realizzare a proprie spese un parcheggio interrato da 3.200 posti previsto tra gli interventi. Ad ottobre la Regione Lombardia giudica positivamente lo Studio di impatto

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[dati progetto] intervento | trasformazione urbanistica > ST | 266.183 mq > SLP | 151.725 mq > UT | 0,57 mq/mq

funzioni residenza terziario commerciale produttivo altre funzioni

SLP (mq) 75.863 48.199 19.600 5.100 2.963

% 50% 32% 13% 3% 2%

> atti urbanistici a monte dell’attuazione Pp del 1989 AdP e Variante del 1994 AdP del 2000 > strumento attuativo adottato | Pii del 2001 > dotazioni | 345.538 mq di cui parco e verde attrezzato | 166.000 mq parcheggi pubblici | 148.138 mq piazza pubblica | 25.000 mq asilo pubblico | 1.000 mq edificio per la montagna | 5.400 mq > residenti | 2.300 > addetti | 2.250

> stato avanzamento lavori | fase intermedia


68_Portello Sud.ai

28/07/2007

0.35.26

1994 Viene promosso un AdP su iniziativa congiunta della Regione, del Comune e della Provincia, oltre che dell’Ente Autonomo Fiera Internazionale di Milano, con la finalità di realizzare un polo urbano in città e un polo esterno nell’area Rho-Pero. L’Accordo richiama inoltre, sia per la creazione del polo urbano che per la riqualificazione transitoria delle strutture esistenti, la realizzazione dei due padiglioni ed autorizza la realizzazione di un padiglione di collegamento e dell’edificio cerniera.

enteautonomofieramilano m.bellini

portellosud milanoviaserraviascarampoprimafasciaurbana

IL PROCESSO 1937 Si cercano nuove idee per la riorganizzazione della Fiera di Milano, insediatasi nella vecchia Piazza d’armi nel 1906. 1982 In novembre il Gruppo Cabassi propone la realizzazione di un nuovo polo fieristico vicino al grande centro direzionale di Milanofiori, a sud di Milano, tra i comuni di Assago e Rozzano. 1983 A settembre l’Ente Fiera e i maggiori partiti bocciano la proposta. La questione strategica per l’intera area metropolitana dell’ampliamento e miglioramento funzionale della Fiera si sovrappone all’occasione offerta dalla presenza di aree dismesse dell’Alfa Romeo al Portello sud, nelle immediate vicinanze della Fiera. 1984 Nello stesso periodo, e come conseguenza dell’iniziativa di Cabassi, la questione Fiera entra nei programmi del Comune e diviene oggetto della trattazione del Progetto passante. In particolare il Progetto d’area Portello-Fiera, redatto nel 1984 dagli architetti Balzani, Crotti e Secchi, prevede la creazione di un polo espositivo-commerciale (circa 200.000 mq costituiti da un centro convegni, alberghi, uffici, il centro di produzione Rai-Tv e spazi espositivi) sulle aree abbandonate dell’ex stabilimento Alfa Romeo, limitrofe all’attuale Fiera, che la Variante del 1976 destinava a verde e ad attività produttive. 1985 In febbraio il Consiglio comunale approva la Variante che incrementa di poco le superfici espositive e diminuisce gli spazi per uffici. La Variante prevede inoltre la perequazione dei diritti volumetrici fra i tre proprietari dell’area (ognuno possiede circa un terzo dell’area): l’Ente Fiera, l’Iri e il Comune di Milano.

1985-1991

Viene radicalmente mutata l’impostazione del Progetto d’area, privo del consenso dei tre proprietari. Il nuovo progetto abbandona la suddivisione orizzontale delle funzioni. Il Pp adottato nel luglio 1988 prevede infatti una netta separazione dei singoli edifici, delle singole destinazioni d’uso e delle proprietà. Promotore diviene la Società Sistemi Urbani del gruppo Iri, mentre l’amministrazione comunale, con l’insediamento della nuova giunta nel 1985, abbandona il ruolo promozionale e gestionale per tornare ad un ruolo puramente regolativo. La progettazione viene affidata ad un pool formato dagli arch. Crotti, Balzani, Spadolini, Rossi e Bellini. Proprio Marco Bellini, su commissione dell’Ente Fiera, progetta l’ampliamento degli spazi espositivi, fisicamente attaccati all’attuale recinto fieristico, reso necessario dalla domanda di maggiore efficienza e standard qualitativi migliori. Il Portello, la cui progettazione viene effettuata dal 1987 al 1991, costituisce un vasto quartiere espositivo integrato con continuità funzionale al recinto esistente. La nuova struttura si presenta come un lungo edificio in linea parallelo a viale Scarampo. La relativa carenza di superficie fondiaria e l’esigenza di superare un valore critico minimo dell’area espositiva hanno imposto l’adozione di uno schema biplanare.

1997-1998

Nel 1997 terminano i lavori ed i nuovi padiglioni entrano in funzione nel 1998.

2007 In seguito ad indiscrezioni che mettono in discussione la permanenza delle funzioni espositive - sostituite da attività commerciali - nei padiglioni del Bellini, a marzo il comune apre una trattativa con la Fondazione Fiera sul futuro del Portello.

[dati progetto] intervento | trasformazione urbanistica

> ST | 106.000 mq > SLP | 111.130 mq > UT | 1 mq/mq

funzioni padiglioni espositivi e relativi servizi P1 P2 F1

SLP (mq)

33.315 42.700 35.115

%

30% 38% 32%

> atti urbanistici a monte dell’attuazione Variante al Prg del 1985 AdP del 1994 > strumento attuativo adottato | Pp + concessioni > dotazioni | 117.705 mq di cui parcheggi visitatori | 59.855 mq parcheggi espositori | 27.850 mq parcheggi lungo v.le scarampo | 30.000 mq

1992-1993

Vengono rilasciate le concessioni edilizie richieste per la costruzione dei due padiglioni attraverso due passaggi, il secondo dei quali comporta la riduzione del 10% delle volumetrie del progetto originario. Si avviano i lavori.

> addetti | 1.111

> stato avanzamento lavori | concluso

68


69_Garibaldi Repubblica a.ai

28/07/2007

0.42.14

comunedimilanofondiariasaihinesitalia c.pelliinsideoutsidepeicobb&partnerscaputopartnership

garibaldirepubblica milanovialeliberazioneprimafasciaurbana

IL PROCESSO Fin dall'immediato dopoguerra sono state numerose le ipotesi di riutilizzo del grande vuoto urbano che, nel corso del tempo, ha finito per chiamarsi Garibaldi Repubblica. Uno spazio che è sempre stato considerato come una risorsa strategica per orientare lo sviluppo della città. L’attuale ipotesi progettuale è l’ultima di una lunga serie di progetti presentati e per motivi diversi abbandonati. Nella storia della trasformazione dell’area Garibaldi - Repubblica, l’idea che è diventata punto di riferimento per il progetto è la realizzazione di un nuovo polo istituzionale, la nuova sede della Regione Lombardia, insieme a uffici per il Comune e la Provincia.

1991 Dopo molte proposte progettuali susseguitesi con insuccesso dagli anni ’50 agli anni ’90, nel 1991 si assiste ad un momento di svolta: l'amministrazione comunale, in collaborazione con Aim - Associazione Interessi Metropolitani, promuove un concorso internazionale d'architettura per la progettazione dell'area Garibaldi-Repubblica. Vincitore del concorso internazionale l‘arch. Pierluigi Nicolin. Le funzioni stabilite rimangono quelle del Progetto d'area: direzionale e commerciale, la sede della Regione, funzioni ricettive. L’amministrazione comunale in ottobre si occupa di predisporre una nuova Variante ad hoc (Variante zona speciale Z2) ed un nuovo Piano d’inquadramento operativo contenente la Variante sull'area Garibaldi-Repubblica, corrispondente al progetto Nicolin, al Programma integrato di recupero dell’'86 e ad altri strumenti urbanistici di dettaglio, impostati sulla ricucitura dei margini dell’area di progetto. Un gruppo di cittadini, sostenuto dall'allora Consiglio di zona 2, presenta ricorso al Tar.

1992 L’accettazione del ricorso il 9 dicembre, a causa del mancato rispetto degli standard urbanistici, provoca l'annullamento della Variante (annullamento che viene confermato anche dal Consiglio di stato nel 1997). 2000 Dopo un periodo di stasi, nei primi mesi dell’anno viene reso pubblico da parte dell'amministrazione comunale un nuovo documento che delinea i nuovi indirizzi per lo sviluppo della città dal titolo “Ricostruire la Grande Milano”, all’interno del quale l’area Garibaldi-Repubblica occupa un ruolo fondamentale. Le funzioni da insediare (il nuovo polo istituzionale, funzioni relative alla moda/comunicazione e il parco urbano) costituiscono elemento di attrattività a scala urbana, e nello stesso tempo contribuiscono a definire l'immagine della città e delle sue istituzioni locali nei confronti dell'esterno. Il processo è condotto dalla Amministrazione Comunale con la consulenza dell'architetto Nicolin, vincitore del concorso del 1991. A febbraio il Comune promuove un Accordo di programma con la Regione Lombardia al fine della stesura del Pii. A ottobre viene data notizia dai mass media della costituzione della Fondazione Città della Moda (tra i partecipanti Comune di Milano, Fondazione Cariplo, Fondazione Trussardi, Fondazione Fiera, Camera Nazionale della Moda e Regione Lombardia) per il controllo sullo stato dell'avanzamento dell'iniziativa e lo sviluppo e sostegno delle attività no-profit, e della Società di Sviluppo “Garibaldi – Repubblica” (composta dai proprietari privati delle aree su cui insiste il progetto, Banca Intesa e Fondazione Milano Città della Moda), il cui scopo è lo sviluppo e la promozione del progetto e di

69

[dati progetto] intervento | trasformazione urbanistica > ST | 230.338 mq > SLP | 229.693 mq > UT | 0,65 mq/mq per funzioni private 1,00 mq/mq per funzioni pubbliche

funzioni residenza terziario commerciale ricettivo espositivo uffici pubblici di cui comune regione provincia

SLP (mq) 15.000 50.485 10.000 15.000 20.000 119.208

% 6,5% 22% 4,4% 6,5% 8,7% 51,9%

29.208 87.000 3.000

24% 73% 3%

> atti urbanistici a monte dell’attuazione Variante zona speciale Z2 del 1992 Nuova Variante Città della Moda del 2003 AdP del 2004 > strumento attuativo adottato | Pii > dotazioni | 312.114 mq di cui da reperire in superficie | 107.748 mq standard qualitativo | 174.366 mq parcheggi pubblici/privati | 70.000 mq > residenti | 375 > addetti | 7.088 > stato avanzamento lavori | fase intermedia


70_Garibaldi Repubblica b.ai

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tutte le attività preparatorie alla realizzazione.

2001 A marzo il Comune di Milano pubblica la proposta di Variante e a dicembre la Giunta approva la proposta iniziale di Pii. 2002 A dicembre viene definito il progetto urbanistico. 2003 I grandi nomi della moda dichiarano di non aderire alla proposta del Comune, mentre la Fondazione Fiera e la Camera della Moda si dichiarano ancora interessate a realizzare la parte espositiva della Città della Moda, per mantenere le sfilate annuali a Milano una volta che la fiera sarà trasferita a Rho-Pero. Viene adottata dall’amministrazione comunale la Variante al Piano regolatore relativa al progetto della Città della Moda. Cantieri Isola, un gruppo che riunisce associazioni operanti in ambito sociale, nell’ambiente, nella politica e nel campo della ricerca, oltre che singoli abitanti, commercianti, gente interessata al progetto o affezionata al quartiere, interviene in modo deciso presentando una serie di osservazioni alla Variante di Prg. Nonostante ciò la amministrazione comunale promuove una serie di interventi concentrati nell’area a sud del quartiere Isola che contribuiscono a dare forma al progetto comunale partendo da ambiti sui quali è possibile già operare senza che la Variante sia stata approvata. Ad aprile il Comune bandisce un concorso internazionale per la progettazione dei Giardini di Porta Nuova, aggiudicato nel febbraio 2004 al gruppo olandese Inside Outside. A luglio vengono sottoscritti i Protocolli d’Intesa per la vendita dei diritti edificatori tra Comune e privati e tra Comune e Regione Lombardia; a novembre viene pubblicato il Pii. Per quanto riguarda la Città della Moda, la Società di Sviluppo Garibaldi - Repubblica vende le aree a Hines Italia (Hines possiede l’86% dei diritti edificatori), la quale assegna all’architetto Cesar Pelli la redazione del master plan (per lo sviluppo del progetto Hines Italia costituisce un’apposita società, la Caprera Srl). Alleato di Hines Italia è la Fondazione Città della Moda, che coordina le due iniziative no-pro-

19.15.15

fit: il Modam, nuovo centro museale e di esposizione e ricerca della creatività contemporanea e il Progetto di alta formazione, che si propone di lanciare una serie di master su aree strategiche del settore della moda, nato dalla sinergia tra università Bocconi, Cattolica e Politecnico di Milano.

2004 In aprile viene proclamato il vincitore del Concorso di Progettazione per la nuova sede regionale indetto dalla Regione stessa dopo avere acquisito dalla Società di Sviluppo Garibaldi - Repubblica le aree: è lo Studio Pei-Cobb & Partners. L’Accordo di programma così definitivo viene approvato in giugno. Il progetto di Cesar Pelli per la Città della Moda viene presentato il 29 luglio a Palazzo Marino. 2005 Il Collegio di vigilanza del Pii Garibaldi – Repubblica approva il planivolumetrico del progetto di Pelli per la Città della Moda in febbraio. Il 3 maggio Hines e il Gruppo Fondiaria Sai siglano un accordo strategico per lo sviluppo dell'iniziativa immobiliare "La Città della Moda". Il 15 luglio Comune di Milano, Regione Lombardia e Hines Italia stipulano la convenzione del Pii Garibaldi - Repubblica. Successivamente alla stipula della convenzione attuativa, nel mese di settembre iniziano i lavori di bonifica per la predisposizione del sito. A ottobre il Comune di Milano pubblica il bando di concorso per la progettazione del Modam. Il 21 dicembre il Comune comunica i dieci finalisti della prima fase del concorso. 2006 In gennaio Hines avvia il primo concorso di architettura per la progettazione degli spazi pubblici; la giuria seleziona un team di lavoro composto da Edaw, Land e l’arch. J. Gehl. Viene affidata a Cesar Pelli la progettazione dei tre edifici per uffici affacciati sulla grande piazza prevista dal progetto. Contestualmente due studi stranieri, Adamson e Tekne, vengono nominati per la progettazione esecutiva del progetto nella sua interezza.

Nel mese di marzo Hines indice altri quattro concorsi per la progettazione dei singoli lotti, vinti da: Munoz+Alhin per due edifici misti, Cino Zucchi Architetti per due edifici residenziali, +Arch per due edifici misti, Grimshaw per un edificio espositivo. Nello stesso mese il Comune affida all’arch. Nicolin la progettazione del Modam. Il progetto si amplia, con l’acquisto delle zona Isola (marzo) e Varesine (maggio). Le prime realizzazioni riguardano le aree verdi e la ristrutturazione di un edificio storico, futura sede della neonata Fondazione Riccardo Catella. A giugno Ligresti rafforza la sua presenza nel progetto della Città della Moda, con l’acquisizione del 48% di Le Varesine Srl. Ad agosto si fa strada l’idea di un Parco dello Sport al posto del Museo della Moda. Hines avvia una lunga serie di incontri con i cittadini, le associazioni, il Consiglio di zona 9 per l’introduzione di migliorie nel progetto, a cui è chiamato a contribuire anche l’arch. Boeri.

2007 All’opposizione locale al progetto si aggiunge lo scontro tra governo e Regione: secondo il Ministro Pecoraro Scanio manca una Via congiunta relativa a tutti i progetti insistenti sull’area. Il 18 aprile la Stecca degli artigiani viene sgomberata e il 25 aprile inizia la demolizione. Tra le proteste, in attesa della realizzazione del nuovo edificio le associazioni trovano posto in una struttura provvisoria nel vicolo De Castilia. Il 30 maggio, con il nome di “Porta Nuova”, vengono presentati il progetti che insistono su Isola, Garibaldi-Repubblica e Varesine affidati a Stefano Boeri, Cesar Pelli e Lee Polisano. Ma sul progetto pendono ancora dei ricorsi al Tar.

[attoricoinvolti] fondazione città della moda | alleato società di sviluppo garibaldi-repubblica | alleato regione lombardia | alleato comune di milano | promotore/regista arch. nicolin | alleato gruppo cantieri isola | oppositore hines italia | promotore gruppo fondiaria sai | alleato università (bocconi, cattolica, politecnico) | alleato

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71_Porta Vittoria a.ai

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19.28.07

metropolisspa f.nosisa.lorenzinic.a.maggiorer.becònbolles+wilson coppolaarch.ticozzicomunedimilano

portavittoria milanoexscalodiportavittoriaprimafasciaurbana

IL PROCESSO Fine anni ’80 – anni ’90 Nel 1984 il Documento direttore del progetto passante e il relativo Progetto d’area elaborato l’anno successivo definiscono lo scalo di Porta Vittoria e il limitrofo macello comunale, interessati anche dalla realizzazione di una nuova stazione del passante ferroviario, rispettivamente come ambito di progetto d’area prioritario e impianto urbano di prevedibile dismissione e riutilizzo. Il Documento direttore sulle aree industriali dismesse del 1988 definisce gli ambiti come “aree di trasformazione strategica”, proponendone genericamente la destinazione a residenza, terziario e commerciale. Alla fine del 1989 il Comune assegna al Politecnico di Milano una ricerca riguardante il futuro dello scalo ferroviario di Porta Vittoria, utilizzato come terminal per il traffico merci e cuccette. I risultati della ricerca propongono di insediare sulle aree dello scalo e del macello (interamente di proprietà pubblica, divise tra FS e Comune di Milano) il nuovo polo universitario della Statale, date le esigenze di espansione dell’università e l’elevata accessibilità dell’area tramite mezzi pubblici, connesso ad un insediamento residenziale (comprendente residenze per studenti), un parco, un centro per lo sport e per il tempo libero, aree per servizi amministrativi e sanitari, un polo commerciale e terziario. Successivamente l’università Statale chiede al Comune la trasformazione della proposta in piano urbanistico e l’assegnazione delle aree del macello. Il Comune, a sua volta, inserisce nel proprio programma amministrativo la previsione della seconda sede della Statale a Porta Vittoria. Nel frattempo si fa però strada l’ipotesi di localizzare una nuova sede universitaria alla Bicocca, ipotesi che prevarrà già negli anni seguenti; mentre inizia il lungo iter riguardante l’insediamento a Porta Vittoria della Bi-

blioteca europea di informazione e cultura-Beic.

1996 Nel mese di dicembre viene costituita l’Associazione “Milano Biblioteca del 2000”, alla quale aderiscono il Comune di Milano, la Provincia di Milano, la Regione Lombardia e le università milanesi, il cui scopo è la realizzazione di una grande biblioteca. 1997 Nel mese di febbraio l’Associazione individua in uno studio le linee portanti e la fisionomia della nuova biblioteca. L’iniziativa prende slancio e vengono disposti i primi finanziamenti per lo studio di massima del progetto dalla Fondazione Confalonieri, dalla Fondazione Giussani Bernasconi e dalla Regione Lombardia. 1998 Nel mese di gennaio l’Associazione pubblica le prime ipotesi progettuali, in cui si indica nello scalo di Porta Vittoria l’ubicazione più idonea. Sulla base di questo documento preliminare, con l’appoggio di tutte le università milanesi e con il sostegno di numerose personalità eminenti, gli enti pubblici istituzionalmente interessati avviano le loro analisi e compiono le prime scelte. In seguito al bando ministeriale dell’8 ottobre 1998, che istituisce i Prusst, l’amministrazione comunale individua le aree ammissibili alla trasformazione, tra cui Porta Vittoria. 1999 A febbraio viene pubblicato, sempre a cura dell'Associazione "Milano Biblioteca 2000", lo studio "Una nuova biblioteca per Milano: linee di un progetto", nel quale è previsto un accordo relativo all'assetto proprietario con le Fs che cedono a titolo gratuito le aree per la Beic e il parco, a titolo di

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standard urbanistico. Nello stesso periodo nasce il Comitato promotore per la Biblioteca Europea, che promuove la realizzazione del progetto elaborato dall’associazione. Il 29 marzo il Comune delibera le linee di indirizzo per i Prusst in Milano, in cui si formalizza la scelta di localizzare la Biblioteca a Porta Vittoria. Nel frattempo la Regione Lombardia assume un importante ruolo di promozione attiva, inserendo l’iniziativa della Beic nel quadro di un Accordo di programma promosso il 5 agosto con: Ministero dei beni e le attività culturali, Comune di Milano, Provincia di Milano, Politecnico, Università degli

Studi e Comitato promotore della Biblioteca Europea. Per la sua realizzazione la Regione Lombardia oltre a finanziare un primo studio di massima, si impegna a predisporre uno studio particolareggiato dei servizi e delle forme di gestione della biblioteca e uno studio di fattibilità della Beic. Nel mese di luglio l’amministrazione comunale formula, recependo le proposte sulla medesima area elaborate da Metropolis, dal Comitato promotore e dall’Aler, il proprio programma di Prusst (approvato dalla Giunta il 29 luglio).

[dati progetto] intervento | trasformazione urbanistica > ST | 137.601 mq > SLP | 72.132 mq > UT | 0,5 mq/mq funzioni residenza terziario/ricettivo commerciale di cui al dettaglio multisala media distrib.

SLP (mq) 21.639 31.738 18.755

% 30% 44% 26%

4.926 5.300 4.300

34% 36% 30%

> atti urbanistici a monte dell’attuazione Documento direttore progetto passante 1984 Progetto d’area 1985 Documento direttore aree industriali dismesse 1988 Prusst del 2000 Protocollo d’intesa del 2000 AdP del 2001_Beic AdP del 2001_Pii > strumento attuativo adottato | Pii > dotazioni | 100.036 mq di cui parcheggi pubblici | 36.830 mq Beic | 26.230 mq verde pubblico | 13.556 mq altro | 23.420 mq > residenti | 540 > addetti | 1.457 > stato avanzamento lavori | fase iniziale


72_Porta Vittoria b.ai

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0.56.39

2000 Nel primo semestre iniziano i lavori del passante ferroviario, la cui conclusione è prevista per il secondo semestre del 2002. Il Prusst riceve l’approvazione ministeriale in aprile e viene ammesso ai finanziamenti. Il 22 giugno Comune di Milano e Metropolis Spa stipulano un Protocollo d’Intesa con il quale, in conformità al Prusst, individuano le aree da riservare all’insediamento privato, con le rispettive quantità e funzioni, gli spazi da destinare agli interventi pubblici e alla Beic. Il 25 ottobre la società Metropolis Spa presenta una proposta di Programma integrato di intervento relativa esclusivamente alla area dello scalo ferroviario dismesso di Porta Vittoria, e quindi parziale rispetto alle più ampie previsioni del Prusst. La proposta - elaborata dallo studio Gregotti Associati e dagli architetti Missaglia e Chianese per le aree comunali - prevede, oltre alla stazione del Passante ferroviario ad est, l’edificazione di nuovi volumi con destinazione terziaria, commerciale, residenziale e ricettiva (55.869 mq di competenza di Metropolis Spa e 16.263 mq di competenza del Comune di Milano per aree di sua proprietà comprese nel perimetro del programma). Il Pii individua a sud dell’ambito di intervento un’area di circa 24.365 mq da destinare alla costruzione della grande Biblioteca europea che sarà ceduta gratuitamente da Metropolis Spa. Il 13 novembre la proposta viene esaminata positivamente dal Nucleo di consulenza costituito da esperti in materia urbanistica, economica e giuridica. Il 6 dicembre il Sindaco di Milano promuove l'Accordo di programma per la variante urbanistica dell'area scalo, in cui è prevista una parte da dedicare alla realizzazione della Beic; accordo al quale aderisce il 15 dicembre la Regione Lombardia. Nello stesso periodo il Parlamento italiano inserisce la Beic nella Legge Finanziaria, destinando a tale progetto 16 miliardi di lire. Il 21 dicembre la Commissione edilizia giudica positivamente il Pii, a patto di alcune modifiche da apportare all’impianto planivolumetrico previsto da Gregotti. Il progetto passerà all’arch. Nonis.

2001 Il 22 gennaio Stato, Regione Lombardia, Provincia di Milano, Comune di Milano, Politecnico e Università degli Studi firmano l’Accordo di programma che dà formalmente l’avvio al progetto per la Beic. La società Risanamento Spa del Gruppo Zunino acquista l’area dalle Ferrovie dello Stato (una minima parte delle aree è di proprietà di un altro soggetto privato; tuttavia gli operatori hanno operato in simbiosi). Il 27 marzo Comune e Regione siglano l’AdP per l’attuazione del Pii, ratificato il 29 marzo. Nello stesso mese il Comune di Milano bandisce un Concorso per la progettazione e per la realizzazione della Beic. Nel mese di novembre viene giudicata vincitrice la proposta firmata da Peter Wilson. 2002 Nel mese di giugno si conclude lo studio di fattibilità previsto dall’Accordo di programma e viene approvato il planivolumetrico, elaborato da Nonis con la supervisione di Rafael Moneo. A novembre il Presidente del Consiglio comunica al Comune di Milano e alla Regione Lombardia che la Beic entrerà tra gli stanziamenti della finanziaria del 2003, esprimendo il sostegno del Governo per la creazione della biblioteca (nell’arco di tre anni verranno finanziati 42 milioni di euro per realizzare la struttura). I lavori per la realizzazione della stazione del passante incontrano varie difficoltà, a causa delle quali l’inaugurazione, prevista per il 2002, slitta di più di due anni. La mancata conclusione dei lavori nel sottosuolo impedisce l’apertura dei cantieri del Pii, programmata per il primo semestre del 2003. La modifica del planivolumetrico viene approvata dal Collegio di vigilanza.

edilizia (ultimo passaggio prima del rilascio dei permessi di costruire o Dia), la quale esprime parere favorevole.

2005 Risanamento Spa vende le aree all’immobiliarista romano Danilo Coppola. Ancora in corso trattative per la gestione dei rapporti tra la Fondazione Beic, il Comune e gli operatori privati (riguardanti il calcolo degli oneri, la cessione di alcune aree assoggettate ad uso pubblico), mentre la Commissione edilizia nel mese di ottobre esprime parere favorevole per la richiesta di permesso di costruire per la biblioteca europea. Inizia il rilascio dei permessi da parte del Comune.

2006 Per la Beic viene preventivata una spesa iniziale di 300 milioni di euro, di cui solo il 10% è stato erogato. Il restante 90% non dovrebbe gravare solo sul Ministero dei beni culturali e quello dell’Istruzione, ma anche su Comune, Regione, privati, fondazioni e imprese. A settembre, in seguito alle richieste da parte del Comune per garantire più sicurezza, parte la bonifica dell’area. 2007 Con l’arresto di Danilo Coppola cresce la preoccupazione per la sorte dell’area.

comune di milano | regista

[attoricoinvolti]

provincia di milano | alleato

2003 Viene costituita la Fondazione Beic, di cui il Comune di Milano possiede una quota di partecipazione. A novembre viene presentata una bozza di revisione del cronoprogramma lavori del Pii. 2004 Nel mese di dicembre i privati presentano il progetto preliminare per ottenere i permessi della Commissione

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regione lombardia | alleato associazione milano biblioteca del 2000 | promotore Beic fondazione confalonieri e bernasconi | alleato comitato promotore per la biblioteca europea | promotore Beic politecnico di milano | alleato università degli studi di milano | alleato ministero dei beni culturali | alleato metropolis | promotore Pii risanamento spa | promotore Pii coppola | promotore Pii


73_Policlinico_IEO.ai

28/07/2007

1.05.16

fondazione irccs turner&townsendpolitecnicaingegneriadimodena fondazione irccs

ieo a.gorgerinoprogettistiieoclematis ieoclematis

policlinico

ieo

milanoviafrancescosforzaprimafasciaurbana

milanoviaripamontisecondafasciaurbana

IL PROCESSO

IL PROCESSO

1999 Dopo una serie di progetti mai andati a buon fine, il 28 maggio viene promosso l’AdP finalizzato alla ristrutturazione del Policlinico di Milano. 2000 Il 31 gennaio il Comune approva la Variante per pubblica utilità al Prg relativa alle aree del Policlinico. Nel mese di febbraio Fondazione Cariplo e Cariplo Spa assicurano il proprio supporto finanziario. Il 25 settembre viene sottoscritto un AdP tra Ministero della salute, Regione Lombardia, Comune di Milano, Irccs e Aoicp. 2001 Il 26 febbraio il Ministro della Sanità concorda con la proposta dell’assessore alla sanità della Regione Lombardia riguardo al dimensionamento complessivo della struttura a 900 posti letto, richiedendo, quindi, la revisione del progetto previsto. Il 4 giugno i due istituti di cura e il Collegio di vigilanza convengono sulla creazione di un nuovo soggetto nella forma della Fondazione di partecipazione per la gestione della struttura. 2002

Il 2 luglio l’Ospedale

Maggiore e gli Istituti Clinici di Perfezionamento costituiscono la Fondazione Policlinico.

2004 Il 16 novembre il Consiglio regionale della Lombardia approva l’afferimento di alcuni presidi e strutture dell'Aoicp alla costituenda Fondazione Irccs. Il 5 dicembre il Ministero della salute, la Regione Lombardia, il Comune di Milano, l'Irccs e l'Aoicp modificano l'AdP per la riqualificazion dell'area, definendo i progetti per i diversi padiglioni, prevedendo l’afferimento alla Fondazione dei presidi denominati Mangiagalli, De Marchi, Regina ElenaBergamasco, dei padiglioni Alfieri e Devoto e degli uffici di via Daverio. 2005 Il 29 luglio la Fondazione Fiera Milano entra nella Fondazione Irccs Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena”. 2006 In alcuni padiglioni i lavori sono terminati; in altri sono tuttora in corso. 2007 Iniziano i lavori del nuovo pronto soccorso.

1987 Si raccoglie il primo nucleo di azionisti attorno al progetto di Veronesi di costituire l’Istituto europeo di oncologia. 1991 Il 4 giugno si apre il cantiere. Nello stesso anno viene istituita la Fondazione Istituto Europeo di Oncologia per la Formazione e lo Sviluppo della Ricerca Clinica e Sperimentale. 1994 Nel giugno l'Istituto avvia le attività di ricovero e cura. 1996 L'Ieo viene riconosciuto Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (Irccs) e avviene l'accreditamento con il Ssn. In seguito ad una convenzione con l'Università degli Studi di Milano l’Istituto diviene sede di corsi di specializzazione universitari. 1999 Viene realizzato un sistema gestionale ospedaliero totalmente integrato. 2000 Viene acquisito il Centro Cardiologico Fondazione Monzino di Milano. Ieo e Clematis, società proprietaria delle aree attigue, presentano istanza al Comune di Milano per adeguare le previsioni di Prg in modo da

[dati progetto]

2001 L’Ieo inaugura il primo Centro di diagnostica oncologica integrata per la donna. 2003 Il 7 ottobre viene approvata dalla Giunta la Variante per l’ampliamento, che prevede il potenziamento clinico, ricerca, un centro congressi-didattico, una struttura ricettiva convenzionata e nuovi parcheggi. Il 15 dicembre la variante viene approvata dal Cc. 2004 Il 29 giugno Comune di Milano, Ieo e Clematis Srl firmano la convenzione per la realizzazione dell’intervento. 2005 Verso la fine dell’anno viene aperto il cantiere per i lavori di ampliamento. 2007 Il 6 marzo in Regione viene firmato l’accordo per la realizzazione del Centro europeo per la ricerca biomedica avanzata (Cerba), che sorgerà su un’area di 610.000 mq adiacente allo Ieo. Il 16 aprile vengono inaugurati i nuovi edifici del Campus IfomIeo in via Adamello.

[dati progetto] intervento | nuova edificazione > ST | 70.600 mq > SLP | 60.981 mq > UT | 0,86 mq/mq

intervento | ristrutturazione urbanistica > ST | 76.489 mq > SLP | 168.000 mq > UT | 2,2 mq/mq

funzioni attività sanitarie e servizi connessi

rendere possibile l’ampliamento.

SLP (mq)

%

168.000

100%

funzioni struttura esistente spazi per servizi nuova struttura ospedaliera ricettivo

> atti urbanistici a monte dell’attuazione Variante per pubblica utilità del 2000 AdP del 2000 AdP del 2004

SLP (mq) 28.240 823

% 46,3% 1,3%

2.119 19.800

3,5% 32,5%

> atti urbanistici a monte dell’attuazione Variante al Prg del 2003 > strumento attuativo adottato concessione edilizia permesso di costruire

> strumento attuativo adottato permesso di costruire

> dotazioni | non presenti l’ampliamento permetterà di raggiungere un numero totale di parcheggi di 794 posti auto

> dotazioni parcheggi | 27.000 mq > addetti | 3.600

> addetti | 1.000 attuali + 1.160 previsti

> utenti | 100.000

> utenti | 1.500 attuali + 2.000 previsti

> stato avanzamento lavori | fase intermedia

> stato avanzamento lavori | fase iniziale

73


74_Mappa centrale_definitiva FA_a.ai

28/07/2007

1.06.20

polo esterno fiera palizzi index/schede 30 casi

prima fascia urbana seconda fascia urbana

politecnico bovisa 1. bodio center 2. citylife 3. portello nord 4. portello sud 5. garibaldi repubblica 6. porta vittoria 7. policlinico

8. ieo 9. pru 10. q.re adriano 11. politecnico bovisa 12. maciachini center 13. q.re rogoredo 14. magneti marelli 15. cartiera binda 16. progetto bicocca 17. santa giulia

bodio portello nord portello sud citylife

comuni di prima cintura

lorenteggio 18. aree falck 19. polo esterno fiera 20. auchan 21. ercole marelli 22. caltacity 23. centro sarca 24. milanofiori 2000 25. q.re affari 26. cartiera burgo 27. humanitas

interventi in fase di realizzazione/realizzati

cartiera burgo cartiera binda

milanofiori 2000

interventi in fase di definizione/progettazione

humanitas


75_Mappa centrale_definitiva FA_b.ai

28/07/2007

1.07.21

auchan caltacity

aree falck

centro sarca ercole marelli

q.re adriano magneti marelli

progetto bicocca maciachini center bodio center

rubattino garibaldi repubblica

porta vittoria policlinico santa giulia pompeo leoni q.re rogoredo

q.re aari ieo


76_PRU.ai

28/07/2007

1.09.36

Programmi di riqualificazione urbana IL PROCESSO 1994 Un Decreto Ministeriale del 21 dicembre istituisce il nuovo strumento dei Pru. 1995

Il “Rapporto alla città” presentato in Comune il 27 febbraio contiene le prime dichiarazioni programmatiche dell'Amministrazione comunale in merito ai Pru. Una delibera della Giunta del 7 aprile formalizza i criteri, le procedure e gli ambiti delle possibili proposte di Pru. Le proposte progettuali del programma “Nove parchi per Milano” interessano parte degli ambiti individuati, indicando come principio ordinatore delle trasformazioni la formazione di nuovi parchi.

1996

Otto delle ventuno proposte pervenute ricevono una prima approvazione dalla Giunta e il 7 marzo il Consiglio le approva chiedendo come modifica l'impegno della parte pubblica a raggiungere la quota del 25% di edilizia sovvenzionata con risorse proprie e una più precisa definizione della quota massima di edilizia commerciale. Le proposte vengono inviate al Cer per la graduatoria. Il 1 agosto la Conferenza permanente StatoRegioni definisce i finanziamenti dei Pru ammessi. Per i parchi compresi nei Pru Pompeo Leoni, Rubattino e Palizzi i gruppi di progettazione pubblici vengono affiancati da esperti paesaggisti.

1997

Il 6 marzo il sindaco avvia gli AdP relativi ai Pru. Gli AdP, siglati il 5 dicembre tra Comune di Milano, Regione Lombardia e Ministero dei lavori pubblici, vengono ratificati dal Consiglio il 31 dicembre.

1998 Vengono siglate le convenzioni tra promotori privati e Comune di Milano per l'attuazione dei programmi. 1999 Si avviano i lavori, che termineranno negli anni successivi.

consorzioPRUlorenteggiocomunedimilano progettisti vari badiaedilcaprianoleedcervo

pa.leoneodimoracoop.fiduciaesselungaeurogedil progettisti vari pa.leoneodimoracoop.fiduciaesselungaeurogedil

lorenteggiodalmineSCAC

pompeoleoniOM

milanovialorenteggiosecondafasciaurbana

milanov.lepietrasantasecondafasciaurbana

[dati progetto] intervento | trasformazione urbanistica

> ST | 263.938 mq > SLP | 153.080 mq > UT | 0,58 mq/mq

> ST | 124.746 mq > SLP | 68.610 mq > UT | 0,55 mq/mq funzioni commerciale produttivo residenza di cui libera convenzionata pubblica

[dati progetto] intervento | trasformazione urbanistica

SLP (mq) 8.000 13.720 46.890

% 12% 20% 68%

23.445 11.722 11.723

50% 25% 25%

> dotazioni | 92.407 mq di cui 82.387 mq verde pubblico e servizi 10.020 mq parcheggi > residenti | 1.170

funzioni commerciale produttivo terziario residenza di cui libera convenzionata pubblica

SLP (mq) 9.000 30.630 34.000 79.450

% 6% 20% 22% 52%

39.725 19.863 19.863

50% 25% 25%

> dotazioni | 216.494 mq di cui 166.121 mq verde pubblico e servizi 30.180 mq parcheggi 29.193 mq altro (verde e parcheggi)

> addetti | 217

> residenti | 2.000 > addetti | 1.756

> stato avanzamento lavori | fase avanzata

> stato avanzamento lavori | fase avanzata

euromilanocomunedimilano comunedimilanoprogettistidieuromilano euromilanofincosrl

palizzifina milanoviapalizzisecondafasciaurbana

rubattino87 grifonialpinalandesselungaeurogedil rubattino87

rubattinomaserati milanoviarubattinosecondafasciaurbana

[dati progetto] intervento | trasformazione urbanistica

intervento | trasformazione urbanistica

> ST | 450.557 mq > SLP | 133.777 mq > UT | 0,30 mq/mq funzioni commerciale produttivo attività di servizio residenza di cui libera convenzionata pubblica

[dati progetto] > ST | 504.469 mq > SLP | 301.944 mq > UT | 0,6 mq/mq

SLP (mq) 10.200 8.400 8.200 106.977 53.488 26.744 26.744

% 8% 6% 11% 80% 50% 25% 25%

funzioni commerciale produttivo terziario residenza di cui libera convenzionata pubblica

SLP (mq) 12.000 62.000 62.944 165.000 82.500 41.250 41.250

% 4% 20% 21% 52% 50% 25% 25%

> dotazioni | 343.1 mq di cui 211.277 mq parco e impianti sportivi 44.975 mq parcheggi 87.624 mq altro

> dotazioni | 327.729 mq di cui 293.729 mq parco 34.000 mq parcheggi

> residenti | 2.674 > addetti | 186 > stato avanzamento lavori | fase avanzata

> residenti | 4.125 > addetti | 3.258 > stato avanzamento lavori | fase avanzata

76


77_Qre Adriano.ai

29/07/2007

19.37.12

comunedimilanodedaloimmobiliaretuonocooproccolo comunedimilano arch.memolicomunedimilano

q.readriano milanoviaadrianosecondafasciaurbana

IL PROCESSO 1964 In applicazione alla legge n. 167/1962 il 3 novembre viene approvato con Decreto Ministeriale il lotto di Piano di zona n. 2 via Adriano. 1980 Il Prg comprende l’area in zona omogenea C 10.2 di espansione residenziale prescrivendo l’attuazione attraverso Piano di zona. Il piano, pur facendo coincidere solo parzialmente le indicazioni del Piano di zona relativo al lotto n. 2 con gli azzonamenti ivi previsti, conferma per l’area la prescrizione di un intervento pubblico: il Piano di zona. 1982 Il 4 novembre, nello ambito degli interventi relativi al Progetto casa, il Consiglio comunale adotta la Variante al Prg vigente relativa alla zona di espansione residenziale C 10.2 posta ad est di via Adriano ed al tracciato della strada urbana secondaria di collegamento tra la tangenziale sud di Sesto San Giovanni e la strada di Gronda Nord. La variante modifica radicalmente l’assetto funzionale ed attuativo della zona fin qui previsto, riprendendo sostanzialmente la perimetrazione del lotto di Piano di zona n. 2, estendendo la zona di espansione residenziale e prescrivendo l’attuazione mediante piani attuativi non pubblici in sostituzione del Piano di zona. La volumetria massima complessiva prevista è di 800.000 mc (700.000 mc a destinazione residenziale e 100.000 mc per funzionai compatibili). Allo scopo di facilitare l’attuazione degli interventi, vengono individuate cinque unità di intervento. 1983 II Ppa, approvato il 25 luglio, programma per l’intera area C 10.2 un intervento residenziale di 900.000 mc.

1985 Il 26 luglio viene approvato il PdL relativo al lotto A. Il 4 ottobre il Comune di Milano e le società proprietarie delle aree (Dedalo Srl, Immobiliare Tuono Srl e la Cooperativa Edilizia Roccolo Srl) sottoscrivono la convenzione di attuazione del PdL. 1986 Il 12 febbraio 1986 viene approvato il PdL relativo ai lotti C e D. 1988 Il terzo Ppa, approvato l’11 aprile, riconferma le previsioni del secondo Ppa e prevede un intervento di 800.000 mc, secondo le unità di intervento della Variante. 1992 Il quarto Ppa del 18 dicembre prevede per la parte degli interventi non ancora attuati con i PdL degli anni precedenti il ricorso a PdZ ex lege 167/62, disattendendo le modalità attuative previste nei precedenti Ppa. Il passaggio dai PdL su proposta dei privati ad un PdZ controllato direttamente dal pubblico consente da un lato la formazione di un soggetto privato motivato (consorzio di cooperative) e dall’altro la possibilità di strutturare con un disegno unitario la progettazione degli spazi pubblici. In questo scenario viene affidato ad Ecopolis l’incarico da parte dei privati di formulare una proposta progettuale relativa alle piazze centrali e all’edificio polifunzionale da articolare con quella della Pubblica amministrazione. 1993 Il 2 settembre la società Premafin Finanziaria presenta un ricorso al Tar contro l’approvazione del quarto Ppa in relazione ad alcune aree incluse nelle zone di espansione residenziale C 10.2 e C 15.6.

[dati progetto] intervento | nuova edificazione > ST | 485.663 mq > SLP | 267.000 mq > UT | 0,5 mq/mq funzioni residenza di cui libera in locazione pubblica funzioni compatibili

SLP (mq) 234.000

% 88%

95.000 46.000 93.000 33.000

41% 19% 40% 12%

> atti urbanistici a monte dell’attuazione Variante al Prg del 1984 Ppa 1983, 1988, 1992 > strumento attuativo adottato PdL del 1985 e 1986 Piano di zona

> dotazioni | 242.000 mq di cui aree verdi | 162.000 mq servizi sociali | 80.000 mq

> residenti | 6.420

> stato avanzamento lavori | concluso

1984

La Regione Lombardia approva la Variante.

Negli anni successivi il progetto viene realizzato.

77


78_Politecnico Bovisa.ai

29/07/2007

19.48.57

politecnicodimilano regionelombardiaaemcomunedimilano ishimotoarchitectural&engineeringfirmsereteitalia

politecnicobovisa milanobovisasecondafasciaurbana

IL PROCESSO Anni 70

In seguito alla progressiva saturazione dell’area di Città Studi nascono le prime ipotesi di creazione di un secondo polo del Politecnico e vengono valutate tre localizzazioni possibili: Gorgonzola, Bicocca e Bovisa.

1987-1989 Nel 1987 il Consiglio di amministrazione del Politecnico delibera la realizzazione di un secondo polo a Bovisa. I lavori di elaborazione del progetto prendono concretamente avvio tra il 1988 e il 1989, quando viene approvata una convenzione di consulenza tra il Comune di Milano e il Politecnico per la redazione di una Variante al Prg nell’area Bovisa. Nello stesso anno il preside della Facoltà di Architettura Stevan ottiene in comodato d’uso l’immobile della Fbm.

1990-1992 La variante viene adottata nel 1990 (Variante Gasometri, Variante Z14) e successivamente approvata dalla Regione Lombardia (1992). Nell’ottobre 1991 il Piano di sviluppo dell’università 1991-1993 con la previsione del secondo polo in Bovisa riceve l’approvazione ministeriale. Nello stesso anno, Politecnico e Comune siglano una seconda convenzione che porta alla redazione di un Piano particolareggiato, per il progetto del nuovo campus universitario (1992).

1992-1994 Il processo entra in una fase di stasi. Il Politecnico attua una politica di acquisizioni e affittanze nell’area della Bovisa: viene così acquisita l’area dell’ex-Fbm, assegnata alla Facoltà di Ingegneria, mentre vengono affittate l’area Cosenz e l’area dell’ex-Ceretti Tanfani, assegnate alle Facoltà di Architettura e di Design.

1994-1995

Per volontà del nuovo rettore, Adriano De Maio, il progetto Bovisa viene rilanciato: viene nominato un comitato

delle aree: gli insediamenti universitari sono comparati a quelle residenziali per la bonifica. Il 21 giugno viene aggiudicato il bando per la bonifica delle aree, ma vengono subito presentati quattro ricorsi al Tar. A settembre il Ministero dello ambiente inserisce la Bovisa tra i siti d’interesse nazionale per la bonifica. A novembre il Tar annulla la gara d’assegnazione.

2002 Il 26 maggio il Politecnico completa il progetto esecutivo per l’area dell’Fbm. Il 12 luglio il Comune conferisce a MM il project management per l’attuazione dell’AdP, la progettazione definitiva e la predisposizione della documentazione d’appalto della bonifica.

tecnico che si adopera nella preparazione dell’Accordo di Programma (nel quale sono coinvolti Comune di Milano, Regione Lombardia, Politecnico e Aem Spa) affinché possano essere aggiornati i parametri urbanistici sanciti nella variante del 1992, alla luce anche delle nuove acquisizioni attuate dal Politecnico nell’area circostante a quella dei gasometri, al fine di elaborare di una nuova variante.

2003 A luglio MM quantifica i costi della bonifica in circa 68 milioni di euro ma il Comune rinvia la presentazione al Ministero dell’ambiente.

1997-1998 I soggetti coinvolti firmano l’AdP nel marzo del 1997. Oltre a prevedere la realizzazione del nuovo polo universitario, servizi, residenze e un grande parco, l’AdP definisce la nuova viabilità di collegamento, il tracciato della nuova tranvia urbana e la realizzazione di tre sottopassi e un cavalcavia su via Cosenz. Tra maggio 1997 e settembre 1998 il Politecnico indice un concorso internazionale di architettura per la progettazione esecutiva del primo lotto di intervento. Il concorso viene vinto ex equo dal gruppo giapponese Ishimoto Architectural & Engineering Firm e dalla Serete Italia, con Architecture Studio e Brusa Pasquè. Viene quindi realizzato uno schema di sintesi che, sfruttando la complementarietà dei due progetti, unisce la distribuzione spaziale e funzionale di Ishimoto all’impianto d’area di Serete.

2004 Ballio nuovo rettore. Il 1 luglio il Politecnico decide di espandersi sulle aree di EuroMilano, al di fuori dell’area dello AdP. Ad agosto il sindaco Albertini propone di ridefinire l’AdP e il 14 settembre avviene la prima

riunione del collegio di vigilanza per la revisione dell’AdP. Si fa largo l’idea di un progetto più ambizioso con alla guida l’Ateneo: la realizzazione di un Parco scientifico e la Città dei giovani, consistente in un mix di servizi culturali e per il tempo libero.

2005 A novembre viene presentato il progetto di ampliamento del Politecnico nelle aree ex Broggi-Izar e ex Origoni. 2006 Nasce ad aprile Base B metriquadraticreativi, gestit dalla Associazione Bovisa e viene firmato il protocollo per lo spostamento dell’Accademia di Brera. A novembre EuroMilano apre nuova sede della Triennale. Sull’area ex Tenax è in fase di realizzazione la sede di Telelombardia e Antenna 3. Intanto viene individuata una nuova funzione per l’area dei gasometri: la cittadella della ricerca, con imprese, università, alloggi per studenti e ricercatori. 2007 L’istituto Mario Negri trasloca alla Bovisa.

[dati progetto] intervento | trasformazione urbanistica

> ST | 450.000 mq > SLP | 267.384 mq > UT | 0,59 mq/mq

funzioni strutture e servizi didattici residenza convenzionata polo operativo AEM

SLP (mq)

%

200.384

75%

27.000

10%

40.000

15%

> atti urbanistici a monte dell’attuazione Variante gasometri Z4 del 1992 Pp del 1992 AdP del 1997

1999 Il 14 luglio il Politecnico affida l’incarico della progettazione in via La Masa al proprio Ufficio tecnico. 2000

In giugno il Comune approva il progetto generale di bonifica e viene pubblicato il bando di appalto. Il 27 luglio Politecnico di Milano e Comune firmano il contratto di cessione delle aree al Politecnico.

> strumento attuativo adottato | bloccato > dotazioni | 194.625 mq di cui parco e verde attrezzato | 150.000 mq parcheggi | 21.750 mq servizi | 22.875 mq

2001 A maggio il Comune si esprime in merito alle tabelle del decreto Ronchi per la bonifica

> stato avanzamento lavori | bloccato

78


79_Maciachini_Quartiere Rogoredo.ai

29/07/2007

20.13.36

comunedimilano m.bassom.prusicki societàcittà2000redaelli

doughtyhanson&corealestateeuroparisorse kconsulti.rotam.kanah maciachinipropertiessrl

paullese rogoredo

maciachinicenter q.rerogoredo milanoviaimbonativiabraccosecondafasciaurbana

milanoviapaullesesecondafasciaurbana

IL PROCESSO

IL PROCESSO

2003 In settembre Maciachini Properties Srl acquisisce l’area dismessa ex Farmitalia-Carlo Erba dal gruppo Risanamento. Da ottobre inizia la progettazione dell’intervento. 2004

A marzo vengono rilasciati i permessi edificatori per l’avvio dei lavori sulla parte sud dell’area di circa 27.000 mq (Fase 1). Contemporaneamente iniziano i lavori di bonifica per tutta la parte sud del sito, le demolizioni ed i cantieri per le nuove edificazioni (la cerimonia per la posa della prima pietra avviene il 10 novembre) .

e Maurice Kanah, progettisti degli edifici, e di Antonio Napoleone, presidente di Europa Risorse.

Anni 80 Compare sulla scena urbanistica l’ambito di Rogoredo, in coincidenza con la previsione del nuovo Sfr e della costruzione del passante.

Il completamento dei cantieri dovrebbe avvenire entro la fine del 2007.

1989-1991 Vengono demoliti gli ex edifici industriali Redaelli.

1992 Il Comune il 28 luglio approva la Variante al Prg che istituisce la zona di ridefinizione urbana ZRU3 Paullese - Rogoredo. Oltre all’insediamento di una Grande Funzione Urbana, è previsto un complesso ampio di funzioni. Il 22 dicembre il Comune di Milano individua i soggetti attuatori degli interventi di edilizia convenzionata previsti.

2006 Completamento degli edifici della Fase 1, progettati dallo Studio Kconsult. Il 18 maggio, in seguito al raggiungimento della Convenzione con il Comune di Milano per la Fase 2, lancio del Progetto Maciachini, alla presenza di Gianni Verga, assessore allo sviluppo del territorio del comune di Milano, degli architetti Italo Rota

1994 In novembre viene presentato il Pp per la zona ZRU3 Paullese-Rogoredo, compredente il Pdz ex lege 167/62. Il 21 dicembre la Commissione edilizia esprime parere favorevole al Pp e al Pdz presentati. 1995 Il 12 gennaio anche il Consiglio di zona 14 si esprime favorevolmente in ordine ai piani.

[dati progetto]

1998 Agli Stati Generali l'Amministrazione comunale proclama l'intenzione di realizzare un centro congressi sull'area. 1999 La Società Città 2000 Spa inoltra una proposta di riqualificazione dell'area ex Redaelli, che resterà inattuata, in seguito al bando pubblico per un Prusst. Di tutto il Pp, l’unica parte realizzata sarà quella con destinazione residenziale prevista dal Pdz. La restante parte verrà ricompresa nel Pii RogoredoMontecity.

[dati progetto] intervento | trasformazione urbanistica

intervento | recupero urbanistico

> ST | 511.122 mq > SLP | 216.000 mq > UT | 0,4 mq/mq

> ST | 66.812 mq > SLP | 80.167 mq > UT | 1,2 mq/mq funzioni uffici commerciale

1997 Il 13 gennaio il Comune di Milano approva il Pp relativo alla ZRU3 e il Pdz. Il 4 aprile viene siglata la convenzione attuativa delle Unità di intervento 2 e 3 tra Comune di Milano e Società Città 2000 Spa. Il Pp individua tre unità di intervento: l’Unità 1 per una grande funzione urbana, l’Unità 2 per il nuovo centro di Rogoredo e l’Unità 3 per il parco e il nuovo quartiere residenziale.

SLP (mq) 69.509 10.657

funzioni residenza di cui libera convenzionata terziario funzioni compatibili

% 87% 13%

> atti urbanistici a monte dell’attuazione Prg convenzione urbanistica > strumento attuativo adottato Dia permesso di costruire

SLP (mq) 160.000

% 74%

85.000 75.000 40.000 16.000

53% 47% 19% 7%

> atti urbanistici a monte dell’attuazione Variante al Prg del 1991 > strumento attuativo adottato Piano di zona

> dotazioni | in corso di definizione recupero della viabilità di quartiere, realizzazione di una pista ciclabile di collegamento col Parco Nord, contributo per il Museo della Shoah.

> dotazioni verde pubblico | 73.586 mq servizi pubblici | 3.755 mq

> addetti | 2.887

> residenti | 1.875

> stato avanzamento lavori | fase avanzata

> stato avanzamento lavori | fase avanzata

79


80_Magneti Marelli_Binda.ai

29/07/2007

20.23.19

euromilano a.balzania.barbieria.demaio euromilano

aedesgefim caputobenatigiorgetta aedesgefim

conca

fallata

magnetimarelli

cartierabinda

milanoviaadrianosecondafasciaurbana

milanoalzaianavigliopavesesecondafasciaurbana

IL PROCESSO

IL PROCESSO

2000 Il Documento di inquadramento "Ricostruire la Grande Milano" individua l’area Marelli di via Adriano quale ambito strategico nella trasformazione del capoluogo lombardo. Si tratta di un’area a nord-est della città che ha visto anni di degrado e abbandono anche a seguito della chiusura di grandi impianti industriali come la Magneti Marelli, e che rappresenta la propaggine milanese del grande comparto industriale che coinvolge anche il Comune di Sesto San Giovanni. 2004

Il 21 dicembre la Giunta comunale approva la promozione della procedura di Accordo di programma riguardante due proposte di programma integrato di intervento delle aree Adriano Marelli e Adriano Cascina San Giuseppe. Circa la metà delle aree, corrispondenti a quasi 500 mila mq di superficie, verrà destinata a verde e spazi pubblici. La cascina San Giuseppe verrà recuperata e destinata ai servizi del parco.

I due Programmi integrati di intervento prevedono, inoltre, edilizia libera e convenzionata, la cessione di aree per verde pubblico, piazze e parcheggi, asilo nido e scuola materna, centro polifunzionale a prevalente carattere sportivo, residenza per anziani, residenze universitarie. È previsto, oltre alla bonifica integrale dei suoli, anche l'interramento degli elettrodotti oggi presenti sulle aree.

2005 Nel mese di agosto la Regione Lombardia aderisce all’Accordo di programma relativo alla riqualificazione urbana delle aree Adriano Marelli e Adriano Cascina San Giuseppe. Partono i lavori. 2006 Viene approvato definitivamente il 27 marzo dal Consiglio comunale di Milano l'Accordo di programma Adriano Marelli e Adriano Cascina San Giuseppe.

1997 Dismissione dell’attività produttiva della Cartiera Binda, storico stabilimento produttivo milanese lungo il Naviglio Pavese. 2003 Il 1° agosto viene presentata la proposta definitiva di Pii. 2004 In novembre un gruppo di artisti sceglie lo stabilimento dismesso per esporre la mostra “cantieri dell’arte”, che affronta il tema del senso della trasformazione dell'architettura e del futuro di uno spazio industriale dismesso. 2005 Il 26 luglio la Giunta del comune di Milano adotta il Programma integrato di intervento. Il 27 ottobre il progetto viene approvato dal Consiglio comunale. Iniziano le operazioni di bonifica dei terreni.

2007

Ultimati i lavori di bonifica, a settembre dovrebbero partire i cantieri.

[dati progetto]

[dati progetto] intervento | trasformazione urbanistica

intervento | trasformazione urbanistica > ST | 475.688 mq > SLP | 255.445 mq > UT | 0,537 mq/mq funzioni residenza di cui convenzionata libera commerciale terziario tempo libero

2006 Il 20 febbraio viene approvato il Pii da parte del Consiglio comunale; il 31 luglio viene stipulata la convenzione. Vengono aperti i cantieri per la riqualificazione dell’area.

> ST | 126.400 mq > SLP | 57.300 mq > UT | 0,565 mq/mq SLP (mq) 200.280 93.670 106.610 19.000 21.665 14.500

% 78% 47% 53% 7% 8% 6%

funzioni residenza terziario/commerciale produttivo

SLP (mq) 53.700 1.080 2.520

% 93% 2% 5%

> atti urbanistici a monte dell’attuazione Prg

> atti urbanistici a monte dell’attuazione AdP > strumento attuativo adottato Pii

> strumento attuativo adottato Pii > dotazioni | 66.910 mq di cui parcheggi | 5.410 mq parco | 41.100 mq asilo nido | 2.400 mq altri spazi a verde | 18.000 mq

> dotazioni | 459.432 mq di cui parchi | 154.200 mq parcheggi | 62.269 mq altro | 242.963 mq > residenti | 5.000 > addetti | 1.056

> residenti | 1.600 > stato avanzamento lavori | fase iniziale

> stato avanzamento lavori | fase iniziale

80


81_Progetto Bicocca a.ai

29/07/2007

20.36.53

pirelli&cmilanocentrale studiogregottiassociatigregottiassociatiinternationalspap.castellinig.vallei.rotastudiocerettis.boeri l.clavarinop.cerrib.cameratam.varrataecosferaspathemasrlaertecnocinternationalsrls.novellolandsrl

progettobicocca milanovialesarcasecondafasciaurbana

IL PROCESSO 1983 Le Industrie Pirelli e l’Amministrazione comunale stipulano un accordo di lottizzazione convenzionata relativo ai lotti Albania, Campi Sportivi e ad una parte del lotto Corpo Centrale, ai quali gli strumenti urbanistici generali attribuivano una destinazione ad uso industriale. Con questo primo accordo, il quale sfrutta la normativa vigente che consente di destinare il 30% della Slp ad attività terziarie senza attivare la procedura di variante al Prg, tale destinazione viene mantenuta solo per il lotto Corpo Centrale, mentre si prevede terziario direzionale negli immobili del lotto Albania e la cessione del lotto Campi Sportivi per uso pubblico. L’accordo si cala in un contesto di forti vertenze sindacali interne alla azienda. 1985

Si conclude la vertenza sindacale. Comune, Pirelli, Regione e Provincia sottoscrivono un protocollo d’intesa che sancisce l’avvio del processo di trasformazione complessiva della area Bicocca, destinata a diventare un centro nazionale tecnologico. Per la progettazione di tale centro nel settembre dello stesso anno viene presentato il bando di concorso internazionale, a cui sono invitati 18 studi di architettura di fama internazionale.

1986 Vengono comunicati i vincitori della prima fase del concorso di architettura (Gabetti e Isola, Studio Gregotti, Gino Valle). La Regione Lombardia commissiona un’indagine sulle potenzialità del comprensorio del Nord Milano nel settore delle produzioni ad alta tecnologia. La giunta comunale inizia l’iter per la Variante del Prg, necessaria per la realizzazione di quanto contenuto nel protocollo d’intesa. 1987 Il 20 luglio il Comune adotta la Variante zona speciale Z4-Bicocca.

L’Amministrazione concede una certa elasticità e flessibilità dal punto di vista normativo e procedurale, caratteri che la Pirelli cerca di trasferire anche sul piano architettonico, chiedendo ai tre progettisti ammessi alla seconda fase del concorso di prevedere una certa modularità nella costruzione degli edifici e l’adattabilità alle esigenze degli utilizzatori finali. Nel frattempo procede il processo di riconversione delle aree del lotto Albania, che vede il coinvolgimento di nomi a livello internazionale (Ibm, Olivetti e Rank Xerox); Philips apre alcune divisioni in edifici già ultimati, Digital Equipment acquista parte di un edificio in costruzione per la sede del quartier generale italiano. L’area da questo momento (e per molto tempo) viene identificata come Tecnocity, data la forte dotazione di funzioni e produzioni ad alto contenuto tecnologico. La Pirelli costitusce un comitato scientifico di consulenza per la definizione dei contenuti del polo tecnologico.

1988 Il 7 giugno il Consiglio comunale approva la Variante al Prg. Iniziano alcuni lavori di restauro e ristrutturazione edilizia di edifici esistenti mentre è in preparazione il Piano di inquadramento operativo per i restanti interventi. Viene comunicato il vincitore della seconda fase del concorso per la progettazione definitiva della Bicocca: lo studio Gregotti Associati. 1989 Approvazione definitiva a febbraio della Variante al Prg da parte della Regione; la destinazione dell’area passa da zona industriale B1 a zona speciale Z4. La Variante individua tre unità di intervento, tuttavia l’unità interessata dal Progetto Bicocca sarà esclusivamente la n.1, di proprietà della Pirelli. Wwf, Legambiente, Italia Nostra, Ecopolis e altri presentano in 81

[dati progetto] intervento | trasformazione urbanistica > ST | 663.000 mq > SLP | 628.002 mq > UT | 0,9 mq/mq funzioni produttivo residenza terziario università commercio istituto neuologico besta servizi ricerca e produzione

SLP (mq) 72.863 132.177 130.538 134.200 20.248

% 12% 21% 21% 21% 3%

42.000

7%

95.976

15%

> atti urbanistici a monte dell’attuazione Prg Variante al Prg del 1989 Terzo Ppa 1988/1991 + Pio + aggiornamenti Quarto Ppa del 1994 + AdP del 2002 > strumento attuativo adottato convenzione quadro del 1990 + convenzioni attuative + Ppe + Pp + PdL + concessioni edilizie > dotazioni | 180.000 mq di cui parco urbano | 109.143 mq parcheggi/verde/servizi pubblici | 68.118 mq autosilo | 58.885 mq > residenti | 4.600 > addetti | 11.400 > utenti | 49.000 > stato avanzamento lavori | fase avanzata


82_Progetto Bicocca b.ai

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in comune una lettera in cui richiedono garanzie sul rispetto della quota di verde legata agli interventi sull’area. Nello stesso anno il Consiglio comunale approva il Pio che viene inserito nel primo aggiornamento del terzo Ppa.

1990 Il 24 gennaio viene stipulata la convenzione quadro per l’attuazione dell’Unità 1 individuata dalla Variante Z4, la quale definisce le aree di urbanizzazione da cedere gratuitamente, fissa la superficie complessiva delle aree per urbanizzazione secondaria a 180.500 mq e rimanda il coordinamento delle diverse fasi di attuazione al Pio. Il 20 marzo viene adottato il piano di Lottizzazione 1L, che prevede la costruzione di otto torri con mix funzionale: servizi alle imprese, ricerca e produzione. Cresce l’interesse attorno all’idea di creare un polo di sviluppo tecnologico; in questo contesto matura la candidatura di Milano ad ospitare la sede dell’Agenzia europea per l’ambiente. Viene anche siglato un accordo di massima tra Università degli Studi e Pirelli per la localizzazione alla Bicocca di alcune facoltà scientifiche (in particolare il corso di laurea in Scienze Ambientali). Nel corso dell’anno vengono completati gli edifici del lotto Albania. 1992 Dopo un lungo iter (ritardato anche a causa della turbolenta situazione politica) il Consiglio Comunale approva il PdL 1L, accogliendo però alcuni oneri aggiuntivi che recepiscono le critiche rivolte dai gruppi ambientalisti. Nel mese di settembre la delibera di approvazione viene sospesa dal Co.Re.Co., che accoglie un esposto presentato da alcuni consiglieri di opposizione relativo al calcolo delle aree a standard. Viene rilasciata la concessione edilizia per il comparto 1F, destinato al Cnr. 1993

Viene approvato dall’università Statale un protocollo d’intesa con la Pirelli con il quale i due stipulanti si impegnano ad attivarsi per la ricerca di soggetti disponibili all’acquisto e alla successiva concessione alla università di edifici da realizzarsi

20.54.11

sulle aree del comparto Pirelli destinate a “mix funzionale” dal Pio per complessivi 50.800 mq di slp. In una situazione di estrema incertezza e conflittualità politica sembra del tutto scemare l’interesse per la creazione di un polo tecnologico: in autunno il Governo annuncia la rinuncia alla candidatura di Milano come sede per l’Agenzia europea per l’ambiente.

1994

Cambia il profilo di sviluppo del progetto che sarà sempre più orientato ad accogliere funzioni destinate al nuovo polo universitario. Viene approvato il Piano di lottizzazione 1T, in attuazione del primo aggiornamento Pio del quarto Ppa approvato nel 1992, che riguarda la realizzazione di edifici per l’università e la sede della Siemens.

1995 Si conferma la importanza del partner università per Pirelli, anche a seguito dello acquisto di aree destinate alla Università da parte di alcuni enti previdenziali. 1996 Accordo tra Pirelli e sovrintendente al Teatro alla Scala, Carlo Fontana, per la realizzazione di un auditorium da 2.300 posti, che a partire dal dicembre del 1999, dovrebbe ospitare le attività della Scala per consentirne la ristrutturazione. La realizzazione dell’opera dovrà avvenire tramite contributi comunali e privati, ma il progetto incontra le resistenze dell’Ordine degli Architetti di Milano e di consiglieri di opposizione per la presunta violazione della Legge Merloni e della direttiva UE 92/50. Nasce, sulla base della Finanziaria del ’97, l’Università di Milano Bicocca. 1997 A dicembre la Giunta comunale approva il progetto esecutivo per la realizzazione del nuovo auditorium, prevedendo la costruzione di un edificio con capienza maggiore e struttura diverse da quanto inizialmente previsto. Parte del costo (35,5 milioni di euro su un totale di 55,5) sarà coperto da Pirelli (Milano Centrale) come opere di urbanizzazione secondaria e in qualità di sponsor, ed in parte dal Comune di Milano. Si avvia un procedimento presso la Corte europea di giustizia per la ve82

rifica dell’eventuale violazione delle procedure di assegnazione degli appalti per opere pubbliche. Nel corso dell’anno si insediano i primi residenti.

1998 Approvata il 16 febbraio la delibera della giunta relativa al Teatro degli Arcimboldi. Il Tar approva la richiesta di sospensiva dei lavori. 1999 Il Consiglio di Stato blocca la sospensiva dei lavori, che proseguono; resta pendente il procedimento presso la Corte europea di giustizia. 2000 In seguito alle esigenze insediative e localizzative dello Istituto Nazionale Neurologico Besta e dell’Università degli Studi di Milano Bicocca (l’università necessita di un ampliamento, il Besta di una nuova sede), già localizzati nell’area (il Besta è presente con i laboratori di ricerca del Bin e la sede della Associazione Brain), il 10 febbraio il Comune di Milano promuove un Accordo di programma per l’area di 80.441 mq compresa nella Variante Z4 delimitata a nord da via Chiese, a ovest dalle vie Piero, Pirelli e della Innovazione ed a est da via Sesto San Giovanni. 2001 A dicembre il Teatro alla Scala trasferisce la sua programmazione presso il Teatro degli Arcimboldi in coincidenza con l’inizio dei lavori di ristrutturazione presso la sede storica. Il Comune di Milano approva il Piano di lottizzazione 1S1. L’11 maggio la Regione Lombardia aderisce all’AdP tra Comune, università e Besta; a luglio si insedia la Conferenza dei rappresentanti e iniziano i lavori del-

la segreteria tecnica. Milano Centrale assume la nuova denominazione di Pirelli & C. Real Estate.

2002 In gennaio il Ministero della salute aderisce all’AdP e successivamente viene pubblicato l’avvio del procedimento. A settembre la Segreteria tecnica propone alla Conferenza dei rappresentanti l’ipotesi di AdP. Viene consegnato il Teatro degli Arcimboldi. 2003-2005 Approvazione del Piano esecutivo dell’AdP, da attuare mediante concessioni edilizie. L’insediamento delle funzioni universitarie e sanitarie non genera alcun fabbisogno aggiuntivo di aree a standard; permane pertanto il compito di realizzazione delle urbanizzazioni primarie e secondarie alla Pirelli & Co.G. L’approvazione dell’AdP comporta modifiche alla Variante Z4 (l’Slp per la funzione produttiva passa da 129.400 mq a 67.400 mq; i 62.000 mq di differenza vengono destinati all’Università e al Besta) e al PdL 1T, soprattutto per l’area in cui sorgerà l’università (diventa fondiaria mentre era destinata a parco). L’AdP prevede, a sud dell’area che verrà occupata dalla Università, la realizzazione di un parco urbano di circa 20.000 mq (confermato dal PdL 1T). Tuttavia, l’Università degli Studi Bicocca ha richiesto al Comune di Milano di adibire l’area ad attrezzature sportive per gli studenti.

pirelli | promotore e regista comune di milano | alleato provincia di milano | alleato regione lombardia | alleato sindacati | alleato comitato tecnico scientifico | alleato studio gregotti | co-regista associazioni ambientaliste | oppositore università degli studi di milano bicocca | alleato fondazione teatro scala | alleato ordine architetti milano | oppositore ministero della salute | alleato istituto neurologico carlo besta Cnr | alleato

[attoricoinvolti]


83_Santa Giulia a.ai

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21.06.32

risanamentospa foster&partnercaputopartnershipsraumsrlurbamstudioariattamscassociatisrlprogettistiassociatistudiotrm risanamentospacomunedimilano

montecity rogoredo

santagiulia milanorogoredosecondafasciaurbana

IL PROCESSO 1983 Il processo di ristrutturazione industriale offre ai privati le prime occasioni per avviare studi progettuali sull’area di Rogoredo. La Montedison predispone un primo schema di riuso della area e la proposta è presentata come istanza di variante al Prg, ma lo schema è presto superato dagli studi del Comune sul progetto passante, che mettono in gioco il riuso delle acciaierie Redaelli come uno dei punti di forza del progetto. 1984 Viene costituita una società apposita, la Sviluppo Linate Spa, con lo scopo di sviluppare il programma di intervento e alla fine dell’anno viene presentata una specificazione dei contenuti del progetto, fortemente multifunzionale (terziario, ricettivo, commerciale, residenza, artigianato, un centro sportivo-ricreativo-culturale). 1985 Gli indirizzi elaborati dalla Sviluppo Linate vengono ulteriormente sviluppati nello Studio di inquadramento del Sud-Est elaborato dal Comune e recepiti in un progetto di variante al Prg. 1986 La Montedison opera una prima verifica di compatibilità tra la Variante e la proposta di Sviluppo Linate e stende un planivolumetrico attraverso il coinvolgimento di un articolato gruppo di progettazione. 1987-1988

La Variante definitiva viene adottata nel giugno 1987 e approvata nel dicembre del 1988; la Variante prevede per i 68 ettari dell’area ex Montedison la realizzazione di un grande centro commerciale, di un quartiere residenziale e di un insediamento terziario-direzionale. Nel corso del 1987 la Sviluppo Linate presenta al Comune di Milano una proposta di Protocollo d’intesa, in cui si impegna ad acquisire tutte le aree comprese nell’ambito della Variante di pro-

prietà del Consorzio del canale navigabile e del Comune, a cedere gratuitamente tutte le aree a destinazione pubblica all’interno dell’area, a presentare un programma di edilizia convenzionata per una quota importante della residenza prevista, successivamente perfezionato in occasione della presentazione del Piano particolareggiato. Il Piano particolareggiato si articola in sette unità di intervento, corrispondenti ad altrettanti temi progettuali, ciascuno caratterizzato da una destinazione funzionale prevalente e dalla presenza di funzioni integrative. Il Pp, che dà grande rilievo al progetto dei vuoti, è l’esito di un processo di interazione tra le intenzioni progettuali della proprietà e del Comune di Milano.

1990-1991 Il 5 febbraio 1990 viene adottato dal Comune il Piano particolareggiato relativo all’area Zru 1 ex-Montecatini, successivamente approvato nell’ottobre 1991. 1992

Il 28 luglio, con provvedimento della Giunta regionale per le aree e gli edifici degli ex stabilimenti Redaelli, viene approvata una variante al Prg che ha individuato la zone di ridefinizione urbana Zru 3 Paullese-Rogoredo.

1996-1998 Nel gennaio 1996 la proprietà inoltra istanza per ottenere una variante al Piano particolareggiato con la richiesta di modificare le destinazioni e le quantità funzionali. All’istanza fanno seguito una serie di altre proposte presentate il 2 aprile 1998, il 17 giugno 1998, il 22 settembre 1998 ed il 13 ottobre 1998, che non hanno avuto mai seguito. Nel 1997 viene approvato il Piano particolareggiato relativo all’area Zru 3 Paullese-Rogoredo. In aprile viene firmata la convenzione tra il Comune e la 83

[dati progetto] intervento | trasformazione urbanistica > ST | 1.111.573 mq > SLP | 614.900 mq > UT | 0,64 mq/mq funzioni SLP (mq) residenza 270.885 di cui libera 191.326 convenzionata 65.894 pubblica 13.665 terziario 162.785 commerciale 30.000 ricettivo 73.280 residenza alberghiera 7.500 funzioni compatibili 70.450

% 44% 71% 24% 5% 26% 5% 12% 1% 11%

> atti urbanistici a monte dell’attuazione Variante parziale al Prg del 1988 Pp del 1990 AdP del 2004 > strumento attuativo adottato Pii + convenzioni attuative > dotazioni | 623.394 mq di cui parco e giardini | 333.187 mq parcheggi | 204.960 mq spazi collettivi | 85.247 mq strutture pubbliche | 59.685 mq centro congressi | 32.000 mq > residenti | 20.000 > addetti | 15.000 > utenti | 30.000 > stato avanzamento lavori | fase intermedia


84_Santa Giulia b.ai

29/07/2007

21.19.33

società Città 2000 SpA per l’attuazione delle unità d’intervento non comprendenti l’edilizia residenziale pubblica.

1998 L’imprenditore Zunino acquista l’area del complesso Montecity-Rogoredo (Montecity da Montedison; Rogoredo, ex industrie Redaelli, da Impregilo) per circa 500 miliardi di lire. 2001 Avvio del procedimento di Pii il 13 giugno. 2002 In marzo iniziano i lavori di bonifica dell’area. Il 6 giugno il Pii viene approvato sia dal Consiglio di zona 4 che dalla Commissione edilizia, il 25 giugno riceve l’approvazione della Giunta comunale . In luglio Risanamento Spa, nata dalla fusione di Risanamento Napoli e Bonaparte, acquisisce il complesso delle aree. Il 19 luglio il Comune promuove l’Accordo di programma. 2004 Il 4 giugno Comune di Milano e Regione Lombardia sottoscrivono l’Accordo di programma, ratificato dal Consiglio comunale il 5 luglio. Il Pii nasce dall’unione delle Zru1Montecity e Zru3 Rogoredo. Se la prima non ha mai avuto seguito, fatta eccezione per una parziale bonifica dei terreni, la seconda è in parte già stata realizzata come Piano di zona con l’edificazione di una rilevante quota di abitazioni (via San Venerio e via San Mirocle). Questa realizzazione riduce quindi la superficie effettiva del Pii a poco più di 900.000 mq . Il passaggio a Pii cancella però le regole di urbanizzazione previste dalla Zru3, della quale le residenze edificate erano parte integrante. Con l’approvazione del Pii cambiano anche le regole intercorse tra le parti (Comune, imprese, cooperative) al momento di dar corso alla costruzione delle abitazioni. In ragione della complessità e rilevanza dell’area Montecity-Rogoredo il programma viene sottoposto alla procedura di Valutazione d’impatto ambientale, che si conclude con un giudizio positivo, salvo alcune raccomandazioni. Per l’implementazione del progetto la Risanamento spa crea una società apposita, la Milano Santa Giulia Spa. Il 19 ottobre viene presentato il masterplan del Pii.

L’iniziativa immobiliare si accompagna ad una forte operazione di marketing: il progetto cambia nome, non più Montecity-Rogoredo ma Santa Giulia, dalla chiesa che vi sorgerà, sono chiamati a contribuire artisti di fama internazionale. All’americano Sol LeWitt è stata commissionata la realizzazione di due murales nella Power House; l’ex centrale elettrica sarà riqualificata dall’architetto Norman Foster; dal pittore Michael Craig-Martin saranno realizzate altre opere all’interno della stessa struttura; una scultura di Arnaldo Pomodoro è stata collocata davanti alla Power House. Per il parco è stato chiamato Adrian H. Geuze, direttore dello studio West 8 landscape architets di Amsterdam; per la nuova chiesa l’architetto svizzero Peter Zumthor.

2005 Il 16 marzo Comune e Risanamento stipulano la convenzione per l’attuazione del Pii e iniziano gli scavi. 2006 Il Comune inizia a rilasciare i permessi di costruire e l’8 marzo Risanamento conclude la cessione del Lotto dificabile, avente una Slp di circa 153.000 mq a destinazione residenziale, per un prezzo complessivo di euro 145 milioni di euro al Consorzio le residenze del parco di Santa Giulia, al quale aderiscono 24 cooperative. A marzo Risanamento sottoscrive con Sky Italia un contratto per la costruzione della sede milanese di Sky a Santa Giulia. Un complesso di circa 85.000 mq e il progetto architettonico è stato redatto da un team di progettazione composto dallo studio australiano Byron Harford & Associates e dallo studio Urbam Spa di Milano. 2007 Nuove funzioni commerciali a Santa Giulia: La Rinascente aprirà un nuovo punto vendita di circa 6.400 mq nella zona nord dell’area, al centro della promenade commerciale, mentre il gruppo Dolce&Gabbana aprirà due boutique.

84


85_Aree Falck a.ai

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21.47.46

risanamentospa r.piano risanamentospagruppocoppola

vittoria transider unione concordia

areefalck

sestosangiovannivialeitaliacomunidiprimacintura

IL PROCESSO Anni 80-primi 90

Visto l’abbandono di molte aree produttive l’Amministrazione comunale di Sesto San Giovanni nella seconda metà degli anni Ottanta decide di avviare la stesura di un nuovo Prg, affidando l’incarico agli architetti Gregotti e Cagnardi. Il nuovo Prg, presentato in Consiglio comunale nel 1993 e adottato nel novembre dell’anno seguente, mira alla determinazione di una nuova forma urbana, tuttavia conferma la destinazione industriale stabilita dal piano precedente per alcune delle sue zone, in particolare per le superfici occupate dalla società siderurgica Falck. Tale scelta ha l’obiettivo sia di vincolare l’ambito Falck, in attesa di uno studio approfondito che ne valuti le potenzialità, sia di costringere la società stessa ad un accordo con l’amministrazione sulle funzioni da insediare nell’area (quasi un milione e mezzo di mq).

1995 Nel frattempo la società Falck ha aderito al Piano Europeo di chiusura industriale e nel 1995, in seguito a vari accordi con istituzioni e sindacati, tutti gli impianti siderurgici di Sesto sono smantellati. La destinazione d’uso industriale del nuovo Prg vanifica ogni ipotesi di utilizzare diversamente le aree, almeno nell’immediato, e riduce sensibilmente le possibilità di guadagno nel caso di vendita. Il Gruppo Falck decide quindi di anticipare l’amministrazione per affidare la redazione di una proposta di trasformazione delle aree degli stabilimenti Unione, Concordia e le zone centrali allo architetto Kenzo Tange. Su iniziativa del Comune di Sesto San Giovanni, per far fronte alla crisi delle grandi industrie insediate sul territorio e rilanciare il Nord Milano si costituisce la Agenzia Sviluppo del Nord Milano, cui partecipano i comuni di Bresso, Cologno Monzese, Cini-

sello Balsamo, la Provincia di Milano, la Camera di Commercio e aziende a partecipazione pubblica e privata del territorio.

1997 L’Amministrazione comunale, in seguito alla consultazione dell’Asnm e visti gli scarsi risultati ottenuti dalla proposta di Tange, tenta un approccio differente. L’unica funzione certa all’interno delle aree Falck è rappresentata dalla realizzazione di una grande area verde di circa 40 ettari, denominata parco urbano centrale. Il Comune si mette quindi in contatto con la proprietà per concordare una possibile strategia d’intervento e la discussione si concretizza nella redazione di un documento: la Dichiarazione d’intenti 1997, avente per oggetto il Piano di riconversione delle aree di Sesto San Giovanni. Il documento fissa i presupposti e i requisiti essenziali delle modalità di trasformazione da attivare, e sancisce l’accordo tra l’Amministrazione comunale, la proprietà Falck e l’Asnm. 1998

In febbraio Milano Centrale Servizi gruppo Mc Pirelli&C presenta una proposta di ristrutturazione urbanistica, che inquadra un possibile riequilibrio del Nord Milano attraverso un uso strategico delle aree dismesse (Falck, Bicocca, Breda, Marelli). La proposta Pirelli, introduce una valutazione, ancorché di massima, dei costi prevedibili e dei soggetti eventualmente da coinvolgere per l’assunzione degli impegni finanziari necessari; tuttavia, non verrà attuata. Il Comune, la Provincia di Milano e il Gruppo Falck promuovono un Concorso internazionale di idee per l’attuazione di un parco urbano come elemento centrale della nuova città. Vincitore del concorso è il progetto elaborato dal gruppo guidato dall’architetto Vigano, che - mantenendo la

85

[dati progetto] intervento | trasformazione urbanistica > ST | 1.296.396 mq > SLP | 600.000 mq > UT | 0,5 mq/mq funzioni* residenza

SLP (mq) % min 240.000 min 40% max 300.000 max 50%

funzioni compatibili con la residenza produzione di beni e servizi

max 10% della residenza

min 300.000

attività ricreative, esposizione e commercio

min 50% 10% della produzione di beni e servizi

> atti urbanistici a monte dell’attuazione Prg del 1994 Prg del 2000 Documento di inquadramento del 2000 > strumento attuativo adottato | nessuno strumento adottato > dotazioni di spazi | da definire > stato avanzamento lavori | fase iniziale *le funzioni si riferiscono alla Variante generale al Prg del 2000


86_Aree Falck a.ai

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22.14.57

idea del parco urbano - propone residenza, commercio e aree produttive.

2000 A maggio l’Asnm, in sintonia con le linee guida stabilite nel Piano Strategico del Nord Milano elaborato l’anno precedente, crea un tavolo di concertazione con l’Amministrazione di Sesto, la Regione Lombardia, la Provincia di Milano ed il gruppo Falck per definire una possibile ipotesi progettuale riguardante il tema della multimedialità. Lo studio sul parco audiovisivo multimediale ha l’obiettivo di verificare se la realizzazione di un distretto legato al mondo pubblicitario - televisivo abbia la capacità di svilupparsi nell’area denominata Concordia. L’amministrazione comunale il 18 luglio adotta un nuovo Prg, successivamente (18 luglio 2001) adeguato alle nuove disposizioni normative delle L.r. n.14/1999 e n.1/2001, e di cui al Regolamento Regionale n.3/2000. Il nuovo strumento urbanistico - dell’arch. Maffioletti, dell’avv. Pagano, del prof. Villa e con la partecipazione del prof. Beltrame - permette la trasformabilità delle aree Falck e sancisce ufficialmente la validità di alcune norme-principi votate dall’amministrazione comunale e dal gruppo Falck, derivate dagli esiti raggiunti dal concorso internazionale di idee. Il piano dimensiona le possibilità edificatorie prevedendo la realizzazione di circa 600.000 mq di Slp, incentivando con un premio volumetrico il recupero degli edifici industriali di carattere storico-monumentale, e prevedendo la cessione gratuita al comune di un’area adibita a parco urbano con dimensione minima di circa 45 ettari. La trasformazione e riorganizzazione urbanistica è da attuarsi mediante un unico piano esecutivo o a strumenti speciali di pianificazione attuativa quali il Programma integrato di intervento; in alternativa viene indicato un percorso originale per promuovere una organica attuazione delle previsioni mediante un quadro organico di riferimento esteso all’intero ambito, la cui approvazione è condizione preliminare al ricorso ad uno o più strumenti attuativi ordinari o speciali. Il Prg contiene inoltre il progetto di massima, commissionato dal comune ed elaborato dal prof. Beltrame, sulla trasformabilità

delle aree Falck, una sorta di sintesi di tutte le idee pervenute dai diversi progetti d’autore già classificati nel concorso. Il Comune di Sesto San Giovanni contestualmente all’adozione del Prg presenta un Documento di inquadramento (approvato il 19 dicembre e successivamente aggiornato nel luglio e settembre 2001). La Falck in dicembre vende le aree comprendenti gli ex stabilimenti Vittoria A, Vittoria B, Transider, Unione e Concordia Nord all’Immobiliare Cascina Rubina dei fratelli Pasini, già proprietaria dell’area Marelli.

2001 L’Immobiliare Cascina Rubina nel 2001 commissiona agli architetti Lugli e Goggi la redazione di un Pii riguardo una possibile soluzione per le aree Falck. Il Pii, esclusa la superficie del parco urbano centrale, individua nell’ambito Falck una serie di spazi collegati tra loro, per la maggior parte destinati a residenza, incontrando le resistenze dell’Amministrazione comunale, per alcune destinazioni non concordi al Prg del 2000. 2002 L’Immobiliare Cascina Rubina, una volta bocciata la propria proposta di Pii, decide di cambiare tipo d’approccio con il Comune e costituisce una commissione d’esperti in varie discipline (composta da A. Balducci, M. Botta, C. Carlone, A. De Maio, M. Perini, G. Sapelli, M. Vitale) al fine di individuare le linee guida per il riassetto generale delle aree ex-Falck, che tenga conto degli interessi pubblici e privati. In maggio la Commissione redige il Rapporto “Linee guida per la trasformazione delle aree ex-Falck di Sesto San Giovanni”, contenente anche una nuova proposta progettuale elaborata dall’arch. Mario Botta. 2003 In febbraio, sulla base delle linee guida della commissione, il Gruppo Pasini elabora, insieme ad alcuni membri della commissione stessa, una proposta iniziale di Pii, che prevede: la realizzazione di residenze, uffici e destinazioni produttive (per 667.500 mq di Slp), e un recupero di edifici storici per una Slp di oltre 67.000 mq. In totale la Slp prevista supera i 730.000 mq. La proposta contiene anche una relazione economica di massima. 86

Data la necessità della Amministrazione comunale di definire per le aree Falck un disegno unitario strategico, condiviso tra operatori pubblici e privati, l’11 marzo viene organizzato un tavolo di lavoro comune tra Amministrazione Comunale e operatori per la definizione della proposta definitiva di Pii e convenzione quadro. Intanto all’interno dell’Amministrazione comunale viene costituito il Gruppo di lavoro aree Falck coordinato dall’arch. Delfino e composto dai dirigenti dei settori di area tecnica competenti (Novaresi, Capurro, Casati) e integrato da apporti collaborativi di altri settori e consulenti.

2004 Dopo le integrazioni del 2001, il nuovo Prg viene definitivamente approvato. 2005 In febbraio il Comune di Sesto San Giovanni pubblica un Quadro organico di riferimento. Indirizzi per un confronto sulla trasformazione delle aree Falck, redatto dalla Direzione tecnica unitaria-Progetti di sviluppo territoriale in collaborazione con il Gruppo di lavoro aree Falck, come allegato al Documento di inquadramento del 2000. Il 18 marzo Risanamento Spa di Zunino acquista la Società Immobiliare Cascina Rubina, proprietaria delle aree, dal gruppo Pasini. In giugno Risanamento Spa affida all’arch. Piano l’incarico della redazione del masterplan per le aree ex Falck. Nel mese di ottobre Danilo Coppola acquista circa un decimo delle aree di proprietà del gruppo Risanamento Spa.

zio mostre appositamente allestito. Il progetto prevede la realizzazione di residenze, uffici, laboratori di ricerca, università, piccoli spazi commerciali e un grande parco. Nell’area sorgerà inoltre la nuova stazione ferroviaria che, riprogettata, sarà trasformata in una piazza urbana pensile.

2007 Vengono introdotte alcune modifiche rispetto alla prima stesura del progetto: la presenza di un centro commerciale del colosso spagnolo El Corte Inglés e nuove destinazioni pubbliche per gli edifici vincolati che non potranno essere abbattuti. Tra febbraio e marzo i cittadini di Sesto San Giovanni sono chiamati ad esprimere la loro opinione sul progetto, per la cui gestione economico-finanziaria nel mese di aprile il Comune affida la consulenza a Guido Rossi, ex presidente di Telecom e Figc. Sono in corso i lavori di demolizione e bonifica dell’intera area.

2006 Il 25 maggio il masterplan di Piano viene depositato presso il protocollo generale del Comune di Sesto San Giovanni; nei giorni successivi viene presentato al pubblico in uno spa-

[attoricoinvolti] comune di sesto san giovanni | regista gruppo falck | promotore (dal 1995 al 2000) Asnm | alleato provincia di milano | alleato gruppo pasini | promotore (dal 2000 al 2004) risanamento spa | promotore (dal 2005) coppola | promotore (dal 2005)


87_Polo esterno fiera.ai

29/07/2007

22.32.46

fondazionefieramilano m.fuksasm.bellini fondazionefieramilano

ex agip

poloesternofiera rhostradastatale33delsempionecomunidiprimacintura

IL PROCESSO 1994

L’intervento per decentrare il polo fieristico nel nuovo complesso di Rho-Pero – necessario, date le problematiche legate al traffico e alla mancanza di funzionalità del quartiere storico nel centro città, per aumentare la competitività a livello globale del sistema fieristico milanese – viene deciso in un Accordo di programma del 1994, al quale però non si è data concreta attuazione a causa di problemi relativi alla definizione di costi e tempi per la bonifica ma anche rispetto al valore complessivo dell’investimento.

1999 La localizzazione del nuovo polo fieristico a Rho-Pero viene prevista nel Piano territoriale d’area Malpensa (L.r. 10/1999). Viene siglato un accordo aggiuntivo (rispetto a quello del 1994) che sancisce l’intesa tra i diversi attori coinvolti: Regione Lombardia, commissari straordinari dell’ente espositivo milanese, vertici di Immobiliare Metanopoli (proprietaria del terreno); accordo successivamente valutato e approvato anche dagli enti locali interessati (Provincia di Milano, Comuni di Milano, Rho e Pero). 2000 In attuazione di tale accordo viene creato un Comitato di vigilanza, che si riunisce in gennaio. In tale occasione viene consegnato il progetto definitivo, nato dalla collaborazione tra Fiera di Milano e Agip Petroli (ora Eni). 2001 In marzo viene ratificato l’Accordo di programma. In giugno nasce la società Sviluppo Sistema Fiera Spa, creata dal Consiglio della Fondazione Fiera Milano, con il compito di realizzare il nuovo quartiere espositivo e di ristrutturare l’attuale quartiere fieristico. Il 31 luglio la nuova società sottoscrive con Fondazione Fiera Milano la convenzione per realizzazione del Polo Esterno.

Il 15 ottobre dello stesso anno viene firmato l’accordo tra Agip Petroli e Fondazione Fiera Milano per l’acquisto dell’area di Rho-Pero. L’accordo prevede due fasi distinte per la bonifica dell’area, necessaria dopo lo smantellamento della raffineria dell’Agip. La prima, nel settore sud-est, si concluderà il 31 dicembre 2001; la seconda, entro il 30 giugno 2003. Il 15 novembre Sistema Sviluppo Fiera pubblica il bando di concorso per la costruzione del Nuovo Polo. Nello stesso mese si tiene la sessione conclusiva della Conferenza dei Servizi sul progetto preliminare delle opere viabilistiche di accesso al polo fieristico, redatto dalla Fondazione Fiera per conto della Provincia di Milano. Lo schema viabilistico proposto, che prevede il collegamento del polo con il sistema delle autostrade che convergono su Milano, ottiene il consenso unanime. Parte dei finanziamenti necessari alla realizzazione dei collettori fognari e della viabilità di accesso sono previsti all’interno del Piano straordinario per lo sviluppo delle infrastrutture lombarde 2003 – 2011; la Legge Obiettivo n. 443 del 21 dicembre 2001 inserisce le opere di accesso al nuovo polo tra gli Interventi strategici di preminente interesse nazionale.

2002

In maggio la Giunta regionale approva l'Accordo di programma fra Regione, Provincia di Milano e Comuni di Milano, Pero e Rho, che prevede la realizzazione del prolungamento della linea uno della metropolitana da Molino Dorino fino alla Fiera di Rho (fermata intermedia a Pero) e del relativo parcheggio di interscambio. Per questi interventi il Governo stanzia 41,3 milioni di euro. Nello stesso mese quattro raggruppamenti di imprese presentano le offerte, tra le quali Sistema Sviluppo

87

Fiera con l’aiuto di un comitato di saggi il 26 luglio sceglie il raggruppamento Astaldi-Pizzarotti-Vianini. Il 2 agosto viene firmato il contratto tra Sviluppo Sistema Fiera e il general contractor Astaldi-Pizzarotti-Vianini. Il 6 ottobre avviene la posa della prima pietra del Nuovo Polo di Fiera Milano. Il 30 ottobre viene pubblicato il bando per i parcheggi, la cui progettazione verrà affidata allo arch. Bellini. Il 21 novembre Sviluppo Sistema Fiera firma un accordo con l’Azienda elettrica municipale per l’utilizzo del calore del termoutilizzatore Amsa, con riduzione di costi e di emissioni nocive.

2003 Il 15 gennaio viene approvato dal Collegio di vigilanza di Fiera Milano l’aggiornamento del masterplan del Nuovo Polo e il 20 gennaio viene aperto il cantiere del prolungamento della linea rossa della Metropolitana Milanese. Pochi giorni dopo, il 31, il progetto definitivo delle infrastrutture di viabilità viene approvato in Conferenza dei servizi. Il 7 marzo l’Anas, con l’approvazione dello schema di convenzione aggiuntiva, dà il via libera alla realizzazione dei rac-

cordi autostradali. In estate la realizzazione del primo lotto di 10.000 posti auto viene affidata ad un general contractor composto dal raggruppamento di imprese Codelfa, Grassetto Lavori, Marcora Costruzioni, Apcoa Parking Italia. Il 19 dicembre la Provincia di Milano rilascia il certificato di avvenuta bonifica del sito.

2004 Nel mese di dicembre viene completato il primo lotto dei padiglioni del Nuovo Polo. 2005 Alla fine di marzo terminano i lavori di realizzazione del Polo, insieme all’ultimazione dei lavori sul prolungamento della metropolitana. Il Nuovo Polo viene ufficialmente inaugurato il 31 marzo. 2006 Il 22 maggio il raggruppamento guidato da Consorzio cooperative costruttori con Marcora Costruzioni spa e Pessina Costruzioni spa viene proclamato vincitore. La conclusione dei lavori per gli alberghi è prevista nel 2008.

[dati progetto] intervento | trasformazione urbanistica

> ST | 1.450.000 mq > SLP | 590.000 mq > UT | 0,4 mq/mq

funzioni area espositiva e servizi annessi ricettivo servizi commercio

SLP (mq)

%

530.000 37.500 9.000 13.500

90% 6% 2% 2%

> atti urbanistici a monte dell’attuazione AdP del 1994 AdP del 2001 > strumento attuativo adottato | variante > dotazioni | 180.000 mq di cui parco e verde attrezzato | 180.000 mq

> addetti | 5.435 > utenti | 2.000.000/anno > stato avanzamento lavori | fase avanzata


88_Mappa 30 casi_3D definitiva FA_a.ai

29/07/2007

Funzioni previste

m

un

i

2

1

2

ni

so

milano 1.256.211 1.852.320 3.707.210

ab

7

11 2

m

30 0 ca

Residenza

il an

Terziario

o 15

Commercio

9

7

Produttivo

1

Ricettivo

UT 0,4

Espositivo

3

Servizi alle persone e alle imprese

13

13

1

popolazione residente 2001

numeri di progetti in cui ricorrono

4

co

6

er est

22.34.03

Formazione universitaria

19 ST 1.450.000

0

Ricerca

6

Attività ricreative

1

3

5

Attività sanitaria e servizi connessi

Esito del processo conclusi in attuazione bloccati 5

10

15

20

Strumenti attuativi adottati

4_Pru Pru

2_PdZ PdZ

5_in attuazione al Prg rg 5_Pp 1_Pa Pa

3_PdL

_AdP _A 2_AdP

UT 0,4

9_Pii

26 ST 247.224

2_Variante Variante ariante nt al Prg

1_Ppe

destinazione

SLP di progetto destinazioni d’uso previste

[

residenza

UT totale 0,6 mq/mq Slp totale 6.497.596 mq ST totale 10.967.373 mq

]

terziario

[ ] grand trasf grandi commercio

Standard totali previsti 5.719.147 mq*

produttivo

altro

mq

0

00

0.

05

0

00

0

00

0.

0.

23

0

00

0.

0

00

0.

64

2.

1.

1.

82

41

0

Standard a verde attrezzato 3.076.683 mq* altro 2.555.539 mq*

*mancano le aree a standard delle Aree Falck perchè non definite


29/07/2007

22.34.55

UT 1,8

89_Mappa 30 casi_3D definitiva FA_b.ai

soggetti coinvolti

1 ST 27.549

ST 275.855 20

abitanti 50.684 76.422

UT 0,6

UT 0,5

22 ST 410.740

casi d di g grand ra ST 1.296.396 18

UT 0,5

UT 0,5

23 ST 240.290 UT 0,5

UT 1,6

7 ST 76.489

UT 2,2

UT 1,2

ST 66.812 12

UT 0,9

ST 663.000 16

ST 139.208 5

ST 450.000 11

10 ST 485.663

UT 0,6

UT 0,30 9 ST 450.557

UT 0,5

4 ST 106.000

ST 401.693 21

UT 0,4

UT 1,0

ST 475.688 14

UT 1,15

UT 0,6

ST 367.748 2

3 ST 266.183

UT 0,5

UT 0,6

ST 504.469 9

6 ST 137.601

UT 0,6

8 ST 70.600

UT 0,5

9 ST 124.746

UT 0,6

9 ST 263.938

UT 0,9

UT 0,5

17 ST 1.111.573

UT 0,6

4

25 ST 315.290

UT 0,4

15 ST 126.400

UT 0,6

ST 511.122 13

UT 0,6

24 ST 364.164

27 ST 130.000

sformazioni ST superficie territoriale UT indice di utilizzazione territoriale (Slp/ST) n

numero scheda


90_Auchan.ai

29/07/2007

22.47.30

immobiliareeuropeaspa d.perrault immobiliareeuropeaspa

nodo bettola

auchan

cinisellobalsamovialebrianzatangenzialenordvialevaltellinacomunidiprimacintura

IL PROCESSO Fino al 1992 Il Prg vigente propone per l’area in oggetto una previsione lasca circa le destinazioni d’uso e i volumi da insediare e ne prevede l’attuazione attraverso un Ppa. Il Ppa suddivide l’area in sub ambiti, che vengono solo parzialmente edificati: Sony realizza un proprio insediamento terziario direzionale nell’area a sud-ovest; l’Auchan-Città Mercato costruisce un centro commerciale lungo la Ss 36 (costruzione terminata nel 1992). 1993-1998

Nel 1993 ImmobiliarEuropea avvia presso il Comune di Cinisello Balsamo richiesta di ampliamento del centro commerciale appena aperto. Nel frattempo è in corso un processo di revisione del Prg per cui l’ambito oggetto d’analisi è interessato da varianti parziali e da una variante generale adottata nel 1998 (approvata nel 2004). La realizzazione degli interventi è prevista inizialmente attraverso un Piano di lottizzazione che unisca le proposte dei diversi proprietari dell’area e successivamente attraverso lo strumento del Piano particolareggiato di iniziativa pubblica.

Auchan, allo scopo di creare una galleria commerciale multifunzionale. L’area B, a nord del centro commerciale, accoglie un complesso multisala e aree verdi con una pista di pattinaggio e zone attrezzate per lo svago e lo sport. L’area C ospita un complesso per uffici ed un albergo.

2004-2005 Viene adottato definitivamente il Pii. Tra febbraio 2004 e luglio 2005, vengono compiute opere di riqualificazione nei quartieri di Casignolo e Bettola, effettuate da ImmobiliarEuropea, a titolo di scomputo di parte degli oneri di urbanizzazione dovuti al Comune di Cinisello Balsamo a fronte delle nuove volumetrie che verranno edificate nell’ambito del Programma integrato di intervento. Nel settembre 2004 iniziano i lavori, con la realizzazione della nuova viabilità, le demolizioni e gli scavi di sbancamento nelle aree a sud e a nord dell’attuale Auchan. Nel febbraio 2005 iniziano i lavori per il centro multifunzionale e il centro direzionale, che sono tuttora in corso.

1999-2000

A seguito della approvazione della Legge regionale n.9/99, ImmobiliarEuropea, diventata unica proprietaria della area, presenta nel 2000 una prima proposta di Pii. La proposta conosce diverse resistenze da parte di Verdi, Associazioni ambientaliste e Associazioni di commercianti di Cinisello Balsamo formalizzate anche attraverso numerosi ricorsi presentati alle autorità giudiziarie. Le opere previste sono distribuite su tre grandi aree collegate tra loro da una rinnovata rete viaria che interessa anche i quartieri circostanti, in particolare Casignolo e Bettola. L’area A prevede la ristrutturazione e l’ampliamento dell’attuale centro commerciale

[dati progetto] intervento | trasformazione urbanistica > ST | 275.855 mq > SLP | 130.000 mq > UT | 0,5 mq/mq

funzioni direzionale produttivo ricettivo commerciale

SLP (mq)

%

54.986 21.287 54.515

42% 16% 42%

> atti urbanistici a monte dell’attuazione Prg Varianti parziali Variante generale del 2004 > strumento attuativo adottato Pii

> dotazioni | 385.000 mq di cui aree verdi | 99.000 mq parcheggi pubblici | 195.000 mq

> addetti | 2.744

> stato avanzamento lavori | fase intermedia

90


91_Ercole Marelli.ai

29/07/2007

23.00.10

progettomarellisrlfebbraio2001srlcentroedison2001spa centroedilmarellisrlsestoautoveicolispaconbussrl marzoratitorlaschipasini

ercolemarelli sestosangiovannivialeedisoncomunidiprimacintura

IL PROCESSO 1983

La Società Ercole Marelli cessa di esistere. Lo stabilimento di viale Edison viene frazionato e ceduto alle imprese Abb, Firema Trasporti, Parizzi, Lorena e Giem (successivamente ceduta alla Società Sesto Autoveicoli). I terreni limitrofi passano in proprietà all’Immobiliare Centro Edilmarelli.

Fine anni 80 Il Comune di Sesto avvia un lungo processo di revisione del Prg vigente (che classifica l’ambito Marelli nelle zone industriali D1, in cui sono ammessi attività produttive, laboratori di ricerca, uffici, mense aziendali, servizi sociali, attrezzature sportive). L’incarico viene affidato allo studio Gregotti Associati. 1994 Viene adottata la Variante Generale che inserisce una parte consistente dell’ambito Marelli nelle Zone industriali consolidate (sono ammesse funzioni dirette alla produzione e trasformazione di beni e spazi di servizio); il comparto Edilmarelli è invece destinato a parchi e servizi. 1995 L’amministrazione comunale assume direttamente l’iniziativa per una collaborazione con i soggetti privati nel processo di reindustrializzazione delle aree dismesse. In giugno il Comune di Sesto San Giovanni aderisce al primo Programma triennale per il recupero delle proprie aree industriali e a novembre vengono stipulate le convenzioni preliminari con i privati. 1996-1997 La procedura avviata si conclude con la ratifica dell’AdP da parte del Consiglio comunale il 20 dicembre e il successivo Decreto del Presidente della Giunta regionale del 20 febbraio. La proprietà del Centro Edilmarelli non aderisce all’AdP e predispone un PdL industriale, redatto in attuazione del Prg vigente e in coerenza con le previsioni della Variante generale.

Il PdL Edilmarelli, che prevede la realizzazione di edifici industriali per una Slp complessiva di 38.880 mq, viene approvato dal Comune in data11 aprile 1996.

1998 In aprile il Comune approva i criteri e gli indirizzi per la realizzazione di “Mediapolis”, un distretto dedicato alle nuove tecnologie e alla multimedialità, integrato da spazi e attrezzature pubbliche. Ad agosto la Regione Lombardia aderisce all’AdP promosso dal Comune di Sesto San Giovanni per l’approvazione del progetto “Mediapolis”. Il 28 luglio la Giunta dà mandato di predisporre un Pio relativo allo intero ambito ex Ercole Marelli per coordinare le opere di riadattamento e ristrutturazione degli stabilimenti dismessi. In ottobre si decide di estendere il progetto “Mediapolis” nell’area Edilmarelli. 1999 Il 30 marzo la Giunta approva la Variante urbanistica e il Pio relativi all’ambito ex Ercole Marelli e le convenzioni con i privati (Abb Sadelmi, Firema Trasporti, Sesto Autoveicoli Arcadia, Centro Edilmarelli, Parizzi aderisce nel gennaio 2000). Il secondo Programma triennale, approvato dalla Regione il 1 giugno, individua l’area Marelli come ambito di riconversione industriale. Per favorire lo sviluppo di un grande insediamento industriale ancora attivo a Sesto San Giovanni, l’Amministrazione approva una Variante al Prg e rilascia la concessione edilizia per la realizzazione di un nuovo palazzo direzionale del Gruppo Abb nell’area Marelli.

2000 L’AdP per la riqualificazione produttiva dell’area ex Marelli e la realizzazione di un Centro integrato per il settore della multimedialità all’interno del comparto Edilmarelli viene definito il 1 marzo. Al termine di una lunga istruttoria, la Giunta Regionale restituisce la Variante 91

Gregotti al Comune con la richiesta di modifiche e integrazioni. Viene adottata una nuova Variante generale il 18 luglio, la quale ammette la possibilità di insediare all’interno dell’area una più ampia gamma di attività economiche: direzionali, bancarie, assicurative e commerciali di vicinato. Il 19 dicembre il Consiglio Comunale approva il Documento d’inquadramento.

2001 Il 18 luglio la Variante viene adeguata alle nuove norme urbanistiche e commerciali. Il 9 marzo le società proprietarie dell’ambito ex Ercole Marelli presentano al Comune due distinte proposte di Pii. 2002 Le due proposte vengono unificate nella proposta del 5 marzo. Il 24 aprile il Comune di Sesto SG esprime parere favorevole alla sua approvazione. La proposta è sottoposta alla Via congiuntamente ai Pii riguardanti i contigui comparti ex Magneti Marelli e Cascina san Giuseppe, nel Comune di Milano. Il Pii prevede la realizzazione nel comparto Edilmarelli di un nuovo polo produttivo-direzionale, dotato di strutture ricettive e commerciali, attrezzature universitarie, spazi di uso pubblico e di inte-

resse generale, residenza. Parte dell’area è destinata all’insediamento della sede centrale del Gruppo Banca Intesa, una biblioteca dell’università degli Studi di Milano, una concessionaria della Società Sesto Autoveicoli e un’autorimessa della Società Caronte. Nella restante parte dell’area è previsto il mantenimento delle attività produttive dei Gruppi Abb e Alstom. Il soggetto attuatore del Pii è la Società Centro Edilmarelli Srl, del Gruppo Pasini. La Centro Edilmarelli e Progetto Marelli ottengono l’autorizzazione per il sopralzo e il cambio di destinazioni d’uso di due edifici.

2004 Il 18 marzo l’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici delibera in merito alla realizzazione di un nuovo polo dell'università degli Studi di Milano attraverso l’istituto della vendita di cosa futura. Quest’ultimo viene dichiarato ammissibile. 2005 Nel mese di settembre viene formalizzato un accordo tra il Gruppo Pasini e Sky Tv che si inserisce al posto di Banca Intesa. In ottobre l’accordo viene rotto.

[dati progetto] intervento | trasformazione urbanistica > ST | 401.693 mq > SLP | 177.519 mq > UT | 0,4 mq/mq funzioni SLP (mq) comparto Edilmarelli ricettivo 7.500 commercio e servizi privati 2.755 residenza 3.500 terziario 25.600 sub comparto Marelli commercio e servizi privati 8.463 terziario 122.300 produttivo 7.400

% 19% 7% 9% 65%

6% 89% 5%

> atti urbanistici a monte dell’attuazione Variante generale Gregotti del 1994 Programma triennale 1995 AdP + PdL industriale EdilMarelli del 1996 AdP Mediapolis del 1998 Variante parziale + Pio + convenzioni del 1999 Programma triennale + variante del 1999 Variante generale del 2000 + Documento di inquadramento del 2000 AdP + Variante al PdL e alle Nta Prg del 2002 AdP del 2004 > strumento attuativo adottato PII + convenzione attuativa > dotazioni | 208.196 mq di cui parco e verde attrezzato | 114.899 mq parcheggi pubblici | 93.297 mq > stato avanzamento lavori | fase avanzata


92_Caltacity.ai

29/07/2007

23.09.22

gruppocaltagirone* c.fegiz gruppocaltagorine

falck

Nel dicembre 1999 la Procura di Monza invia degli avvisi di garanzia al sindaco di Sesto San Giovanni, ad alcuni funzionari comunali e dell’Asl locale e ai dirigenti delle imprese facenti parte del consorzio Vulcano (gruppo Caltagirone).

vulcano

caltacity sestosangiovannivialeitaliacomunidiprimacintura

2000-2001

IL PROCESSO 1976 Chiusura definitiva dello stabilimento Falck Vulcano. 1987-1988 La Falck presenta un progetto di trasformazione urbanistica per la creazione di un “Polo produttivo qualificato e diversificato” in cui si prevede il mantenimento a produzione dell’impianto Decapaggio e la realizzazione di insediamenti per piccole e medie aziende artigiane, servizi a terziario, impianti per il tempo libero e verde. L’amministrazione comunale decide però di esaminare la questione del recupero dell’area Vulcano nell’ambito di un più generale processo di revisione del Prg affidato allo Studio Gregotti Associati. Le confederazioni sindacali elaborano autonomamente alcune proposte di recupero dell’area ipotizzando di inserire attività di studio, di ricerca e di produzione di impianti e tecnologie legate al settore ambientale.

1990 La proposta del sindacato confluisce nel progetto di Variante presentata dallo Studio Gregotti ed adottata nel gennaio 1990, che prevede la realizzazione di un Polo ecologico. La Variante Vulcano è subordinata alla verifica di compatibilità sotto il profilo urbanistico, ecologico ed ambientale. L’amministrazione comunale incarica quindi un gruppo di consulenti di effettuare una valutazione di compatibilità ambientale della Variante. Nascono i primi contrasti con il fronte ambientalista, secondo cui la Variante non garantirebbe la quantità minima di aree per servizi.

1991 La Variante Vulcano viene approvata definitivamente in ottobre. 1993 In aprile, viene costituita la società Parco scientifico per le tecnologie ambientali Spa con

un capitale sociale prevalentemente pubblico (Comune 80%, Provincia di Milano 5% e Falck SpA 15%). Viene dato incarico ad alcune società di consulenza di elaborare un primo studio di fattibilità del Polo ecologico e successivamente, abbandonata tale opzione, per la realizzazione di un Parco scientifico.

1994 Sulla base delle ipotesi di trasformazione considerate in questo secondo studio e che riguardano un ambito di intervento ben più vasto dell’area Vulcano, in ottobre viene deliberato un aumento di capitale della società Psta (che successivamente evolverà nell’Agenzia per la promozione e lo sviluppo Sostenibile dell’area metropolitana Nord Milano SpA). In novembre, viene adottato il nuovo Prg, che conferma i contenuti della Variante Vulcano del ’91. Nel frattempo il Gruppo Caltagirone, che aveva già acquisito la proprietà del 20% dell’area, diventa proprietario del 92% della superficie complessiva. 1995

In gennaio, in assenza del piano attuativo relativo alla Variante approvata nel ’91, il Consiglio comunale di Sesto SG delibera un nuovo strumento urbanistico: la Variante normativa alla Variante Vulcano. In questo modo sono prorogati di altri due anni i contenuti della Variante Vulcano con le previsioni quantitative e funzionali.

1997 In novembre viene adottato il Piano attuativo di iniziativa pubblica-Pp di Recupero della area Vulcano. 1998-1999 Nell’ottobre 1998 e nel febbraio 1999 vengono rilasciate le autorizzazioni edilizie per gli scavi e le demolizioni relative al primo lotto di intervento, che riguarda la costruzione del centro commerciale. 92

Nel febbraio 2000 viene disposto il sequestro preventivo dell’area Falck Vulcano ed avviato un processo per la configurazione di un reato di “omessa bonifica” in merito allo smaltimento del terreno inquinato su cui erano stati avviati i cantieri. L’amministrazione comunale adotta il 18 luglio 2000 un nuovo Prg, successivamente (18 luglio 2001) adeguato alle nuove disposizioni normative. Contestualmente è presentato un Documento di inquadramento (approvato il 19 dicembre del 2000 e successivamente aggiornato nel luglio e settembre 2001).

2003 Termina la vicenda giudiziaria con l’assoluzione di tutti gli indagati e il dissequestro delle aree. 2004 Il 25 novembre viene presentato il progetto Caltacity, relativo alla realizzazione del centro commerciale. 2005 La costruzione del Centro commerciale è completata. Proseguono i lavori per le restanti parti. 2006 Il 16 marzo viene inaugurato ufficialmente il centro commerciale Vulcano, che rappresenta la prima fase di realizzazione del progetto di recupero e trasformazione dell’area.

*Fanno

parte del Gruppo Calatagirone: Esiodo srl, Taras srl, Quarzo 1990 srl, Malenco srl, Consorzio Vulcano.

[dati progetto] intervento | trasformazione urbanistica > ST | 410.740 mq > SLP | 261.000 mq > UT | 0,6 mq/mq funzioni produzione e ricerca polo ecologico e tecnologico terziario e uffici servizi alle imprese servizi alle persone residenza temporanea commerciale

SLP (mq)

%

90.000

34%

40.000 52.000 10.000 16.000

15% 20% 4% 6%

13.000 40.000

5% 15%

> atti urbanistici a monte dell’attuazione Prg del 1994 Prg del 2000 Documento di inquadramento del 2000 > strumento attuativo adottato Pp di iniziativa pubblica convenzione + concessione edilizia > dotazioni | 280.450 mq di cui aree a verde pubblico | 138.010 mq parcheggi pubblici | 142.440 mq > residenti | 325 > addetti | 4.820 > stato avanzamento lavori | fase avanzata


93_Centro sarca.ai

29/07/2007

23.20.46

comunedisestosangiovannicimimontubi g.marzoratil.cucinotta cimimontubicooplombardiavetrobalsamobrollo

ex breda

centrosarca sestosangiovanniviamilanesecomunidiprimacintura

IL PROCESSO 1993 Nel Prg (adottato nel novembre 1994 e controdedotto nell’aprile 1996) il Comune di Sesto San Giovanni destina l’area dell’industria meccanica - metallurgica Breda a ristrutturazione industriale. L’indice territoriale è di 0,5 mq/mq ed è prevista la cessione del 50% dell’area per la realizzazione di servizi pubblici e viabilità; sono previsti interventi di ristrutturazione urbanistica finalizzati alla creazione delle condizioni per il rilancio produttivo dell’area, da attuare mediante un unico Pp di iniziativa pubblica o attraverso più piani attuativi anche di iniziativa privata. Le funzioni ammesse, oltre al 70% della Spl per attività produttive, comprendono: servizi privati alle persone e alle imprese, terziario e uffici, commercio (compresa la grande distribuzione).

1996 La Variante urbanistica e il Pp attuativo di iniziativa pubblica vengono contestualmente approvati mediante un AdP per la reindustrializzazione sottoscritto da Regione Lombardia, Provincia di Milano, Comune di Sesto San Giovanni e Asnm il 9 dicembre. Il Piano attuativo si sviluppa lungo due direttrici: riuso e ristrutturazione di parte dei fabbricati per nuove attività produttive e attività di servizio e sostegno alle Pmi; nuove edificazioni per lo insediamento di Pmi, di attività commerciali al dettaglio, terziarie e di servizio a persone e imprese. L'intervento comprende anche la realizzazione di importanti infrastrutture pubbliche tra le quali il parco della torretta e la strada del parco (un asse viario di attraversamento veloce).

1994 La Legge regionale n.30 del 15/11/1994 della Regione Lombardia, che in presenza di Accordi di programma tra Regioni e soggetti pubblici interessati o di convenzioni preliminari concede per la realizzazione di progetti di riconversione produttiva un contributo in conto capitale non superiore al 50% della spesa complessiva, mette in moto la trasformazione delle aree sestesi e dell’area ex Breda.

1997 Il 20 febbraio l’AdP diventa esecutivo. In aprile la CimiMontubi presenta al Comune di Sesto San Giovanni il Piano di bonifica e recupero ambientale dell'area ex Breda, approvato dalla Regione Lombardia a giugno. Il 19 maggio il Consiglio comunale di Sesto San Giovanni approva la convenzione urbanistica sottoscritta dal Comune e CimiMontubi Spa. Nel mese di giugno la Società Coop Lombardia Scrl acquista dalla CimiMontubi la proprietà di una parte dell’area ex Breda comprendente l’Unità di intervento 3. A dicembre la Regione impegna a favore del Comune 18,5 miliardi di lire per la realizzazione del Piano di bonifica e recupero ambientale, a valere sui fondi comunitari Resider.

1995 Il 14 novembre il Comune di Sesto e la società CimiMontubi Spa colgono le opportunità offerte dalla legge e pongono le condizioni per poter usufruire dei finanziamenti per la riqualificazione dell’area, sottoscrivendo una convenzione preliminare riguardante una quota di aree per circa 17.500 mq di Slp da destinare ad attrezzature a sostegno alla reindustrializzazione e funzionali agli insediamenti produttivi. Tra la fine del 1995 e il 1996 le società Vetrobalsamo Spa e Brollo Spa acquistano parte delle aree di proprietà della CimiMontubi Spa.

1998 Il 27 marzo al rogito della convenzione urbanistica partepa anche la società Coop Lombardia Scrl. La convenzione costituisce attuazione del Piano particolareggiato attuativo di iniziativa pub93

oggetto dell’AdP approvato lo anno precedente, limitatamente alle aree di proprietà della CimiMontubi e della Coop, corrispondenti alle Unità di Intervento 1, 2, 3, 4. Tale convenzione stipula inoltre la cessione al comune dell’immobile dell’ex mensa da adibire a incubatore d’impresa, mentre il comune si impegna a cedere in proprietà o concedere in comodato per vent’anni tale immobile all’Agenzia di sviluppo Nord Milano (ora Milano metropoli). All’Asnm - in adempimento a quanto già stabilito dalla convenzione preliminare del 1995 sarà inoltre ceduta al prezzo di 100.000 lire/mq di Slp (meno di 52 euro/mq) l’area per attività produttive di sostegno alle Pmi, corrispondente all’Unità di intervento 4, secondo quanto deciso dall’AdP. Nello stesso mese il Comune di Sesto San Giovanni affida alla CimiMontubi e ad un’altra società del Gruppo Iri (Iritecna) la concessione del servizio di bonifica e recupero ambientale.

1999 Il 31 marzo la Coop Lombardia presenta istanza di concessione edilizia per la realizzazione nell’Unità di intervento 3 di un centro integrato per attività commerciali, terziarie

e servizi alle persone e alle imprese.

2000 Il 22 marzo viene rilasciata la concessione edilizia per la realizzazione del centro commerciale ed iniziano i lavori. Successivamente la Coop presenta una variante al progetto originario (che comporta una diversa suddivisione della Slp tra le destinazioni d’uso), approvata dal comune il 15 novembre. Il nuovo Prg adottato dal Consiglio comunale il 18 luglio (successivamente integrato e approvato definitivamente nel 2004) conferma le previsioni della variante e del piano attuativo. Il piano attuativo suddivide l’ambito in sette unità di intervento di cui indica funzioni ammesse, Slp realizzabile e tipologie degli interventi consentite; al di fuori di queste individua il tracciato della rete viaria e spazi per attrezzature pubbliche o di uso pubblico, al fine di garantire una realizzazione unitaria e contestuale delle opere di urbanizzazione. 2002 Viene inaugurato il centro commerciale e proseguono i lavori per le restanti funzioni.

[dati progetto] intervento | trasformazione urbanistica > ST | 240.290 mq > SLP | 120.100 mq > UT | 0,5 mq/mq funzioni SLP (mq) recupero manufatti esistenti attività produttive 66.600 attrezzature funzionali agli insediamenti produttivi 4.600 nuova edificazione insediamenti PMI 12.900 servizi privati a persone e imprese 24.000 terziario 6.000 commerciale 6.000

% 55%

4% 11% 20% 5% 5%

> atti urbanistici a monte dell’attuazione AdP ex Lr 30/1994 > strumento attuativo adottato Piano attuativo > dotazioni | 86.124 mq di cui parco urbano Torretta | 53.509 mq verde attrezzato | 10.982 mq parcheggi pubblici | 27.033 mq BIC | 4.600 mq > addetti | 2.239 > stato avanzamento lavori | fase avanzata


94_Milanofiori2000.ai

29/07/2007

23.28.50

milanofiori2000srl EEAerickvanegeraatassociatedarchitects milanofiori2000srl

milanofiori2000 assagovialemilanofioricomunidiprimacintura

IL PROCESSO Fine anni 90 In seguito alla mancata realizzazione negli anni ’90 del progetto di Kenzo Tange per la zona D4, il gruppo Brioschi Finanziaria riavvia lo sviluppo dell’area.

2000 Il 18 luglio una delibera della Giunta del comune di Assago approva gli interventi viabilistici connessi agli interventi sulle aree D4 e D5. Alla delibera si oppone la società Milanofiori 2000 (controllata da Brioschi Finanziaria che fa capo al Gruppo Cabassi), che il 14 novembre inoltra al Tar un ricorso in cui si sostiene che la delibera della Giunta comunale, approvando il Piano particolareggiato dell'area D5 (ex Euromercato) e stralciando il piano relativo alla D4 posticipa di fatto ad una data ancora da stabilire l'approvazione del progetto. 2001 Il 28 febbraio il Consiglio comunale di Assago boccia la proposta di un referendum consultivo riguardante l'assetto dell'area D4 e la viabilità ad essa correlata. Il 9 aprile la Giunta approva una delibera di indirizzo in merito al Piano particolareggiato della zona D4 e intervento finanziario per la linea metropolitana (progetto in parte finanziato dal Gruppo Brioschi). I membri della Giunta contrari pretendono un controllo preventivo sull’atto da parte del Comitato regionale di controllo, il quale a maggio boccia la delibera. Il 25 luglio il comune di Assago approva la Variante di adeguamento ex art. 6 D.Lgs 144/9, che introduce un limite massimo di ammissibilità per gli esercizi commerciali di grande distribuzione. Tra settembre e ottobre il Comune rilascia le autorizzazioni commerciali per l’apertura di sette grandi strutture di vendita, successivamente prorogate.

2003 Il 9 dicembre il Comune approva in via definitiva la Variante al Prg per la viabilità della zona D4. I consiglieri comunali del centro-sinistra, contrari alle scelte effettuate dalla Giunta, presentano a Regione, Provincia di Milano, Parco Agricolo Sud, Comuni di Corsico, Buccinasco, Rozzano e Milano un esposto denuncia sulle procedure seguite dall’amministrazione comunale in merito alla programmazione urbanistica locale. 2004 Il 26 aprile, a pochi giorni dalle elezioni comunali, la Giunta in carica approva definitivamente il Piano particolareggiato della zona D4, impegnando il Comune a sottoporsi a rilevanti vincoli finanziari per la realizzazione della metropolitana. La nuova giunta comunica allo inizio di ottobre di aver avviato una verifica procedurale in merito alla regolarità formale dello iter approvativo del progetto da parte del comune stesso, anche a seguito di una richiesta di integrazione della delibera comunale da parte della Provincia di Milano che aveva inoltre attivato, a tal fine, un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. 2005 Il Consiglio comunale, a conclusione del procedimento di autotutela avviato nell’ottobre 2004, non rileva alcuna irregolarità nell’iter, ma avanza alcune richieste ed il 29 marzo approva delle modifiche al Piano Particolareggiato del 2004 e allo schema di convenzione. Il 18 aprile il comune di Assago e la società Milanofiori 2000 Srl firmano la convenzione attuativa del Piano particolareggiato, attraverso la quale la giunta ottiene - oltre a modifiche del progetto volte ad una salvaguardia delle aree verdi e l’opportunità di ospitare a condizioni agevolate un’università o un centro di alta specializzazione - quasi 4 milioni 94

di euro in più rispetto alla precedente e la proprietà di parcheggi. Milanofiori Srl si impegna a raccordare l’intervento con il Piano dei servizi e il Piano della mobilità. Il 4 maggio Milanofiori 2000 Srl presenta il masterplan del progetto, realizzato dallo studio Erick van Egeraat Associated Architects. L’area di sviluppo sarà servita dalla linea 2 della metropolitana milanese, che ha già provveduto all’appalto e allo inizio dei lavori (l’avvio di esercizio è previsto da MM per fine 2008), e da una bretella autostradale alternativa a quella esistente per alleggerire il traffico futuro.

Agli inizi di giugno iniziano le gare di assegnazione per la progettazione dei comparti previsti dal progetto. Si avviano i lavori negli ultimi mesi dell’anno.

2006 Il 13 novembre Milanofiori 2000 Srl e Polis Fondi Sgr.p.a. sottoscrivono un contratto preliminare per la compravendita di due palazzi prevalentemente ad uso uffici, già in fase di realizzazione, la cui consegna è prevista per settembre 2008.

[dati progetto] intervento | nuova edificazione > ST | 364.164 mq > SLP | 218.000 mq > UT | 0,6 mq/mq funzioni uffici residenza commerciale grande distribuzione commerciale connettivo ricettivo paracommerciale

SLP (mq) 118.000 15.000

% 54% 7%

41.000

19%

10.000 14.000 20.000

5% 6% 9%

> atti urbanistici a monte dell’attuazione Variante di adeguamento ex art. D.Lgs 144/9 del 2001 Variante al Prg comparto D4 del 2003 > strumento attuativo adottato Pp di iniziativa pubblica del 2005 convenzione attuativa del 2005 + Dia > dotazioni | 267.000 mq di cui aree a verde attrezzato | 104.000 mq parcheggi strutturali fuori terra | 89.000 mq parcheggi di superficie | 74.000 mq contributo volontario per il prolungamento della linea MM2 fino ad Assago > residenti | 375 > addetti | 5.230 > stato avanzamento lavori | fase intermedia


95_Qre Affari.ai

29/07/2007

23.38.23

Il complesso viene realizzato tra il 1996 e il 1999.

immobiliaremetanopoli k.tangealterstudioarchitettiassociatipensottiubaldi snamimmobiliaremetanopoli

q.reaffari sandonatomilaneseviaemiliacomunidiprimacintura

IL PROCESSO Fino agli anni 70 Con l’insediamento dei complessi industriali della Snam negli anni 50 San Donato Milanese conosce un vero e proprio boom urbanistico, economico e demografico. Tuttavia, fino all’ultimo intervento edilizio (il quinto palazzo uffici, completato nel 1991), la Snam ha proceduto per parti.

1973 Redazione del cosiddetto pianone da parte dello studio Br, da cui discenderà l’indicazione di insediare il nuovo centro direzionale nelle aree situate sul lato ovest della via Emilia. Nei due lotti San Francesco e affari è prevista l’edificazione di 160.000 mq e la destinazione a verde di 311.500 mq. Nelle intenzioni iniziali il progetto prevedeva prima la realizzazione del quartiere terziario-direzionale San Francesco, nel quale avrebbe dovuto insediarsi la neonata Enimont, e quindi la realizzazione del quartiere denominato affari, comprendente anche residenze. In realtà l’intervento ha preso avvio con la costruzione del secondo insediamento. 1985 Vengono avviati i primi studi di fattibilità e la progettazione di massima per la costruzione del quartiere affari sull’area di proprietà della Snam. Primo esito di questi studi è la costruzione del suddetto quinto palazzo uffici su progetto degli architetti Gabetti e Isola, nella area adiacente. 1987-1988

Vengono effettuati studi progettuali per lo sviluppo immobiliare del futuro quartiere affari, sia per conto del comune di San Donato Milanese che per conto della Snam. Nel 1988 il comune di San Donato Milanese incarica gli arch. Boccalini, Bosio, Crotti, Tutino della redazione di uno studio per il Piano particolareggiato delle aree.

1989 Viene approvata la variante al Prg che converte l’area agricola di San Francesco in area edificabile e modifica l’edificabilità del quartiere affari. 1990 Si decide di ampliare lo intervento anche all’area San Francesco. La Snam - in accordo con la Cogefar-Torno, comproprietaria dell’area - affida allo Studio Kenzo Tange Associates dapprima il progetto urbanistico e il Piano di lottizzazione, e successivamente anche il progetto architettonico dei due quartieri affari e San Francesco.

1996 Viene indetto il concorso di progettazione della sede della Padana assicurazioni, compagnia assicurativa del gruppo Eni, vinto da Alter Studio Architetti Associati (arch. Agostino, Bertazzoni, Vasino e Pennisi). I lavori iniziano nel 1999 e terminano nel 2001. Il complesso residenziale del quartiere affari, chiamato torri lombarde, si inserisce nello impianto urbanistico a raggiera disegnato da Kenzo Tange. La progettazione è assegnata agli arch. Pensotti e Ubaldi dello studio G14 (oggi Arch&Arch associati) e ha tra i suoi obiettivi la creazione di spazi vari e articolati da contrapporre alla rigidità dello schema generale.

2000-2002

Nel 2000 termina la realizzazione delle torri lombarde; nel 2002 quella delle torri galotti, edifici a destinazione terziaria.

Il progetto iniziale del quartiere San Francesco (escluso dal perimetro oggetto di analisi) è attualmente in corso di revisione al fine di consentire una maggiore flessibilità rispetto all’impianto originario. Nel 2007 l’area è inserita tra gli ambiti urbani di rilevanza strategica del Documento di inquadramento del comune di San Donato Milanese, che esclude la destinazione residenziale e propone una funzione di grande rilievo metropolitano.

1991 Il 17 giugno il progetto urbanistico di Kenzo Tange per i due nuovi quartieri viene presentato al Consiglio comunale di San Donato Milanese. 1993 La Snam rileva dalla società Cogefar-Torno la proprietà dell’intera area. 1994

Il Piano di lottizzazione del quartiere affari viene approvato dopo un iter burocratico durato circa 18 mesi. Il quartiere affari, sviluppato su un’area di 30 ettari, si dispone a raggiera attorno al centro ideale del progetto di Kenzo Tange ed è caratterizzato dalla presenza di funzioni terziarie, residenziali e commerciali.

1995

L’Immobiliare Metanopoli assegna la progettazione del nuovo quartier generale della Bmw Italia allo studio Kenzo Tange Associates, affiancato nella progettazione esecutiva dalla Jacobs-Serete Italia. L’edificio, con funzione di sede amministrativa, officina e showroom, viene realizzato tra il 1996 e il 1998 e con i suoi 42 metri di altezza si pone come porta di ingresso a Milano da sud-est. Allo studio Kenzo Tange Associates viene assegnata anche la progettazione delle torri uffici, nuova sede dell’Agip.

95

[dati progetto] intervento | nuova edificazione

> ST | 315.290 mq > SLP | 176.936 mq > UT | 0,56 mq/mq funzioni residenza terziario commerciale

SLP (mq) 71.939 94.043 10.953

% 41% 53% 6%

> atti urbanistici a monte dell’attuazione variante al Prg del 1989 > strumento attuativo adottato | PdL del 1993

> dotazioni | 171.247 mq di cui verde primario | 39.294 mq verde di uso pubblico | 71.913 mq parcheggi pubblici/residenza | 7.540 mq parcheggi pubblici/terziario | 52.500 mq > residenti | 1.850 > addetti | 3.650 > stato avanzamento lavori | concluso


96_Cartiera Burgo_Humanitas.ai

29/07/2007

23.47.04

techint j.gowanr.restelli immobiliaremirasole

progettocorsicosrl 5+1architettiassociatizuccheriniponticiello progettocorsicosrl

progetto corsico

cartieraburgo

humanitas

corsicoviaalzaiatriestecomunidiprimacintura

rozzanoviamanzonicomunidiprimacintura

IL PROCESSO

IL PROCESSO

1998 Dismissione della cartiera Burgo.

presentanti della società Progetto Corsico srl.

2002 La società Progetto Corsico srl acquisisce l’area per riqualificarla. In giugno la Regione Lombardia approva il nuovo Piano regolatore generale di Corsico, introducendo una procedura differenziata che prevede il parere regionale in fase esecutiva del piano della ex Cartiera Burgo, in ragione del suo carattere sovracomunale (ma il parere è in seguito rilasciato dalla Provincia). Per la stesura del progetto viene costituito un gruppo tecnico composto da esponenti dell'amministrazione comunale e rap-

2004 Il 15 luglio il Consiglio comunale approva il Piano particolareggiato di recupero della zona cosiddetta Rtu/2 ed aree adiacenti con varianti al Piano regolatore. 2005 Il 16 febbraio viene approvata dalla Giunta comunale la convenzione attuativa quadro, sottoscritta con Progetto Corsico Srl il 9 marzo. Iniziano le demolizioni e le opere di bonifica. Alla fine dell’anno inizia la costruzione dei primi lotti residenziali.

1988 Gruppo Techint, Reale Mutua Assicurazioni, Gruppo Editoriale De Agostini, Securfin, Cidifin e altre, costituiscono la società TecHosp. 1989 Techint conduce uno studio di fattibilità per la realizzazione di un nuovo ospedale. Viene scelto quello dell'arch. James Gowan. A Techint è assegnata la progettazione definitiva e la realizzazione del complesso ospedaliero. 1992 A novembre viene aperto il cantiere. 1995 Nel dicembre la costruzione dell'ospedale è ultimata. 1996 Il 4 marzo Humanitas viene inaugurato. 1997 Entra in vigore la convenzione di Humanitas con il Ssn. In giugno viene raggiunto un accordo con la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’università degli Studi di Milano per l’attività didattica. 1999 Nasce la Fondazione Humanitas.

[dati progetto]

2001 Viene acquistata un’area a nord dell’Istituto, per la cui trasformazione è approvata una Variante per pubblica utilità. 2002 Inizia l’iter per il secondo ampliamento nell’area Perseghetto, contigua all’ospedale. 2003 Vengono inaugurati il pronto soccorso, la radioterapia e tre piani di degenza. 2004

Il 10 giugno il comune di Rozzano approva il secondo ampliamento.

2005 Il 15 settembre viene approvata la Variante per pubblica utilità per l’ampliamento, il 15 ottobre iniziano i lavori nell’area Perseghetto. 2007 Il 26 maggio viene inaugurato il nuovo centro per la ricerca nell’area Perseghetto con laboratori, aule e spazi didattici, una biblioteca, un centro congressi e un auditorium da 500 posti.

[dati progetto]

intervento | trasformazione urbanistica

intervento | nuova edificazione

> ST | 247.224 mq > SLP | 109.139 mq > UT | 0,44 mq/mq funzioni produzione di beni e servizi residenza di cui convenzionata in affitto convenzionata in vendita libera commercio terziario ricettivo

2000 In ottobre parte il corso di laurea in Infermieristica.

> ST | 130.000 mq > SLP | 75.000 mq > UT | 0,5 mq/mq SLP (mq) 30.885 58.663 12.300 11.125 35.238 6.552 13.039

% funzioni ospedaliero di cui building 1 e 2 building 3 building 4 e 5 perseghetto

28% 54% 21% 19% 60% 6% 12%

SLP (mq) 75.000 40.000 15.000 5.000 15.000

% 100% 53% 20% 7% 20%

> atti urbanistici a monte dell’attuazione Prg + Varianti per pubblica utilità 2001 e 2005 > strumento attuativo adottato concessione edilizia semplice + Dia

> atti urbanistici a monte dell’attuazione Prg del 2002 > strumento attuativo adottato Pp di recupero del 2004

> dotazioni parcheggi pubblici e privati | 22.000 mq

> dotazioni | 109.600 mq > residenti | 2.082 > addetti | 1.000 > utenti | 250/750

> addetti | 1.600

> stato avanzamento lavori | fase intermedia

> stato avanzamento lavori | fase intermedia

> utenti | 3.500/4.000 al giorno + 700 posti letto

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Mobilità senza rete. Usi del suolo e trasporti nella regione urbana Paolo Riganti

1. Trasporti e urbanistica, la storia di una reciproca indifferenza La trasformazione del territorio milanese si è spesso caratterizzata per una reciproca indifferenza tra politiche dei trasporti e politiche urbanistiche, che ha prodotto una conseguente incoerenza tra usi del suolo e sistema della mobilità1. Questo fatto ha prodotto almeno due problemi. In primo luogo ha limitato la possibilità di scelta da parte della domanda2, in quanto lo sviluppo dell’offerta di trasporto non sempre è risultata funzionale a soddisfare le diverse esigenze. Inoltre ha comportato uno spreco di risorse pubbliche (quelle utilizzate per la realizzazione e il potenziamento delle reti e per la loro gestione), oltre ad uno spreco di suolo dovuto alla mancata valorizzazione di nodi infrastrutturali caratterizzati da elevata accessibilità. Incoerenza che si è verificata all’interno di un sistema di pianificazione caratterizzato dal forte ruolo esercitato dalle amministrazioni pubbliche nella regolazione degli usi del suolo e nella programmazione e realizzazione delle infrastrutture di trasporto. Piani regolatori comunali hanno, in molti casi, indirizzato l’espansione di nuovi quartieri residenziali lontano dai luoghi più serviti dalla mobilità, ad esempio quelli più prossimi alle stazioni della rete metropolitana e ferroviaria, dirottandola verso ambiti caratterizzati da una difficile accessibilità. Analogamente, lo sviluppo delle reti di trasporto ha trascurato parti del territorio caratterizzate da una domanda più elevata e concentrata, e quindi più adatte a ricevere investimenti infrastrutturali. Nell’affrontare la relazione tra trasporti e usi del suolo nella regione urbana milanese si è provato, quindi, a riflettere su quali siano le ragioni che hanno portato alla situazione descritta, illustrando gli strumenti di pianificazione e programmazione che hanno determinato la localizzazione e le caratteristiche della domanda (piani che intervengono sull’uso del suolo) e dell’offerta (piani e programmi infrastrutturali e della mobilità), e i principali progetti urbanistici degli ultimi quindici anni. Prima è, però, necessario definire meglio l’oggetto della ricerca. Si farà riferimento al concetto di ‘regione urbana’ come territorio rispetto al quale ha senso definire e valutare politiche per la mobilità e l’uso del suolo (§2). Vengono quindi confrontati alcuni strumenti di programmazione e pianificazione che hanno riguardato il territorio milanese e che si caratterizzano per un diverso modo di intendere la relazione tra sistema della mobilità e uso del suolo (§3). L’analisi di

alcuni importanti progetti di trasformazione permette di verificare come stia cambiando il territorio e quali effetti questo cambiamento è destinato a produrre (§4). Inoltre, avanzeremo alcune ipotesi relativamente agli strumenti più efficaci per governare trasformazioni territoriali e investimenti infrastrutturali (§5). L’integrazione tra politiche per la mobilità e uso del suolo richiede una maggiore apertura al mercato nei processi di trasformazione urbana e nella pianificazione infrastrutturale. Solo se la redditività di un investimento immobiliare dipenderà dalle condizioni di accessibilità in misura maggiore di quanto avviene oggi, e la capacità di catturare domanda e quindi di essere economicamente efficiente inciderà in misura maggiore sulla programmazione infrastrutturale, si potrà perseguire l’obiettivo di una più elevata coerenza tra trasformazione territoriale e sistema della mobilità. 2. La mobilità nella regione urbana milanese Il rapporto tra domanda e offerta di trasporto può essere osservato in relazione alla capacità dell’offerta di soddisfare la domanda, oppure alla compatibilità della domanda di trasporto con i livelli di servizio offerti. A seconda della prospettiva utilizzata si ha una diversa valutazione delle criticità e delle misure necessarie per risolverle. Nel primo caso, eventuali criticità si risolvono intervenendo sulle caratteristiche dell’offerta di trasporto. Nel secondo caso, invece, si interverrà sull’organizzazione funzionale del territorio, sull’uso del suolo. La prima prospettiva è interna al sistema infrastrutturale, la seconda prospettiva considera invece le reti di trasporto e gli usi del suolo insieme. Due prospettive che possono integrarsi e sovrapporsi, ma che presuppongo due punti di vista decisamente diversi. Nell’affrontare la relazione tra mobilità e uso del suolo a Milano si è seguita la seconda prospettiva, che ha portato ad estendere il campo di indagine dalla città di Milano alla sua regione urbana, ossia al territorio caratterizzato da relazioni di mobilità più intense con il capoluogo (Dente, 1990; Martinotti, 1993). Il recente rapporto dell’Oecd (2006), definisce la regione metropolitana milanese a partire dai flussi di mobilità tra Milano e i comuni esterni al capoluogo, proponendo 97


due possibili estensioni di tale regione, a seconda dei criteri utilizzati. Un ambito più ristretto, che include quasi quattro milioni di abitanti; e un ambito più allargato, che comprende più di sette milioni di abitanti su un territorio esteso a livello interregionale su ben otto province (Milano, Lodi, Pavia, Novara, Varese, Como, Lecco e Bergamo). La regione metropolitana milanese così individuata è, sempre secondo il rapporto Oecd, esito di un processo di (ri)localizzazione di attività manifatturiere e residenziali nei comuni più esterni, e la contestuale concentrazione di funzioni terziarie e di servizio nell’area centrale di Milano. Si configura un sistema allargato formato da parti non autonome ma fortemente interconnesse, dove il cuore della regione metropolitana rafforza la sua capacità di attrarre city users da un territorio ben più vasto, grande circa sei volte, in termini di popolazione, rispetto al comune di Milano (Oecd, 2006, p. 26). Tuttavia le misure e gli interventi promossi all’interno del rapporto dell’Oecd per affrontare e risolvere i problemi della mobilità milanese sono limitati ad interventi sulla rete di trasporto e sulla gestione dei servizi di trasporto collettivo. Non viene posto, invece, adeguato rilievo alla relazione tra struttura degli usi del suolo nella regione metropolitana e il sistema della mobilità. Le analisi dell’Oecd definiscono una situazione che è

anche l’esito di un processo durato quasi quarant’anni, a partire dalla fine degli anni ’60. È proprio in quella fase, infatti, che inizia a modificarsi il rapporto tra città e provincia rispetto alla popolazione residente. Mentre continua, in linea con gli anni precedenti, la crescita della popolazione residente in provincia, il peso di Milano rispetto al territorio provinciale inizia a diminuire: il processo di deconcentrazione territoriale delle residenze e delle attività produttive, e il contestuale accentramento di funzioni di servizio nel nucleo centrale di Milano, sarà destinato ad avere effetti molto profondi sul sistema della mobilità. Da un periodo di crescita accentrata si passa quindi ad un periodo di progressivo alleggerimento di Milano rispetto al territorio provinciale dovuto in particolar modo alla rilocalizzazione di residenti e attività produttive al di fuori dei confini comunali (Minotti, 1989, p. 42). La diffusione di residenti all’esterno dei confini del capoluogo è alla base del processo di progressivo rafforzamento del pendolarismo in entrata nella città. Milano ha perso dagli anni ’70 ad oggi circa 400.000 abitanti (fig. 1), che si sono trasferiti in prevalenza all’interno del territorio provinciale. Abitanti che continuano in larga misura a fare riferimento a Milano per la fruizione di alcuni servizi3 e per il lavoro. Sempre nello stesso intervallo di tempo il pendolarismo in entrata a Milano è cresciuto di circa 300.000 auto in ingresso al giorno. La mappa delle origini principali degli spostamenti diretti a Milano4 (comprende un’area estesa ai comuni di prima cintura e ad altri comuni più a nord, oltre a centri urbani più esterni, come Pavia, Rho, Seregno, Monza e Lodi. Se osserviamo i soli spostamenti diretti a Milano la città si comporta come un grande attrattore di traffico caratterizzato da una forte concentrazione (quasi un terzo del totale) degli spostamenti in entrata nell’ora di punta del mattino. Questo processo mette in crisi il sistema della mobilità, in quanto caratterizza l’area centrale come attrattore di flussi provenienti da un territorio sempre più ampio, con un uso asimmetrico e inefficiente delle reti di trasporto, soprattutto del trasporto collettivo, che non riescono più, col tempo, a sostenere le dimensioni della domanda. Parallelamente, un processo di riorganizzazione del territorio induce una domanda di mobilità non più convergente esclusivamente su Milano, ma di tipo trasversale e non radiale. Il grado di attrattività delle diverse zone della Lombardia (si veda ancora l’indagine Origine/Destinazione 2002), mette in evidenza la necessità di ragionare alla scala della regione urbana milanese anche per quanto riguarda gli spostamenti attratti. La rete infrastrutturale, che si è sviluppata per soddisfare la domanda di mobilità tra Milano e i territori più esterni, è diventata ora un vincolo ad una domanda di altro tipo (Oecd, 2006), costringendo a passare per Milano anche quanti non sono direttamente interessati a svolgere attività o a fruire di servizi localizzati nel capoluogo5. Degli 800.000 arrivi giornalieri il 27% si concentra tra le 8.00 e le 9.00 del mattino. Di questi 800.000 spostamenti in arrivo a Milano il 60% giunge in auto, il 21% in treno, e l’8% in autobus. Chi utilizza l’auto nell’89% dei casi non cambia mezzo fino alla destinazione finale, mentre l’11%

Fig. 1 – Andamento della popolazione a Milano, nell’area metropolitana e nella provincia (Fonte: Assolombarda, 2005)

Fig. 2 – Distribuzione temporale degli spostamenti destinati a Milano con origine esterna (Fonte: indagine Origine/Destinazione della Regione Lombardia, 2002)

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interscambia con il trasporto collettivo urbano. L’interscambio tra trasporto individuale e trasporto collettivo non sembra, quindi, particolarmente efficace nel riuscire a drenare il traffico veicolare in entrata in città6. Il 56% di chi si avvicina in treno e il 71% di chi usa l’autobus extraurbano interscambia, invece, col trasporto collettivo urbano. Questi dati mettono bene in evidenza come la possibilità di incentivare l’uso del trasporto collettivo dipenda dalla possibilità di collegare non solo la destinazione degli spostamenti (in questo caso gli uffici e i servizi localizzati a Milano), ma anche la loro origine (in questo caso la residenza di chi abita nei comuni esterni) (fig. 2). Dalla fine degli anni ’90 (e precisamente dal 1998) inizia un calo nel numero degli ingressi ai confini comunali. Se ci riferiamo alla cerchia filoviaria questo calo inizia prima, intorno agli anni ’80, ma se guardiamo alla cerchia più interna dei navigli esso inizia addirittura alla fine degli anni ’60. Se negli anni ’70 e ’80 gli ingressi ai confini comunali corrispondevano agli ingressi alla cerchia filoviaria, nel 2001 questi ultimi si riducono di circa 300.000 unita. L’area più periferica di Milano (tra i confini e la cerchia filoviaria) assorbe, di conseguenza, circa un terzo del traffico in entrata, e continua ad avere scambi intensi con il territorio esterno, differenziandosi dall’area più interna del comune. Questi dati ci portano ad articolare il territorio milanese in un nucleo più interno, caratterizzato da un maggiore utilizzo del trasporto collettivo e da un calo significativo negli accessi veicolari, e una fascia più esterna, oltre la cerchia filoviaria, che appare più integrata con il territorio dei comuni di prima cintura, dove si registra un maggiore ricorso all’auto per gli spostamenti. Articolazione che deve essere messa in relazione alla diversa dotazione di servizi di trasporto collettivo. All’interno della cerchia filoviaria milanese, la densità di servizi di trasporto collettivo garantisce quasi tutte le connessioni, divenendo una valida alternativa all’auto, che sempre in questo ambito presenta livelli di servizio molto ridotti a causa degli elevati livelli di traffico e di congestione. La velocità media è infatti di circa 13 km/h7. Anche la regolamentazione della sosta introdotta per le aree più centrali sembra avere avuto un effetto importante sul traffico veicolare in entrata (Comune di Milano, Pum, stato di attuazione 2006). Al di fuori della cerchia filoviaria l’accessibilità ai servizi di trasporto collettivo si sviluppa non più rispetto ad un ambito, come per l’area più interna, ma per direttrici, seguendo le linee metropolitane e ferroviarie, oltre ad alcune linee tranviarie. Uno sviluppo per direttrici che riesce a soddisfare solo una parte della domanda di mobilità, quella appunto radiale, che segue la direzione dell’infrastruttura dall’area centrale milanese verso l’esterno, mentre rimane scoperta la domanda di mobilità trasversale. 3. Piani, programmi e strategie La fine degli anni ’60 rappresenta una soglia significativa non solo per il processo di deconcentrazione residenziale e produttiva al quale si è accennato, ma anche per-

ché si registrano alcuni interessanti tentativi di governare il fenomeno e le sue ricadute sul sistema della mobilità, interpretando in modi diversi la relazione tra uso del suolo e mobilità. Considerando alcune esperienze di pianificazione della regione urbana milanese si possono riconoscere modi diversi di intendere la relazione tra politiche dei trasporti e politiche d’uso del suolo. Alcuni strumenti si caratterizzano per il tentativo di definire una strategia per trasporti e usi del suolo in grado di orientare gli investimenti infrastrutturali e la trasformazione del territorio, anche senza effetti diretti sul regime dei suoli. Altri strumenti definiscono una strategia settoriale, relativa ai trasporti o all’uso del suolo, ma attenta a integrarsi con politiche di altro tipo. Altri ancora definiscono una strategia settoriale, indifferente a politiche riguardanti altri settori. Strumenti del primo tipo sono i meno frequenti nel periodo considerato. L’esempio più significativo è, probabilmente, costituito dalle prime elaborazioni del Centro studi per il Piano intercomunale milanese. Il Primo Schema ‘a turbina’, presentato nel luglio del 1963, immaginava alla scala regionale di rafforzare i centri minori attraverso il trasferimento dall’area milanese di funzioni fondamentali, nella prospettiva di rompere il processo di polarizzazione su Milano, indirizzandolo verso un modello policentrico. La vicenda del piano intercomunale milanese presenta delle discontinuità al suo interno, dovute in particolare al peso che l’individuazione amministrativa del comprensorio del Pim ha avuto sull’area di indagine del piano e sulla sua efficacia. Le elaborazioni successive sembrano infatti concentrarsi su un ambito territoriale più ristretto, con esiti in parte ridimensionati; e l’aspetto amministrativo del comprensorio assume un maggiore rilievo rispetto al carattere di strategicità della prima elaborazione. Con il Pim viene ipotizzato un nuovo sistema ferroviario passante per Milano8, in alternativa sia all’allargamento della rete urbana verso l’esterno, sia all’istituzione di un «sistema doppio e separato, basato su una rete urbana, una rete esterna, una ferma logica di interscambi, trasbordi e corrispondenze». Viene proposta la «penetrazione del sistema esterno nell’area urbana, a costituire la maglia portante del sistema ferroviario urbano». Il passante diviene l’occasione per ripensare il modello di servizio della rete ferroviaria regionale, e di conseguenza le relazioni tra i nodi della rete e tra questi e la città di Milano. Le ipotesi di localizzazione di alcuni grandi attrattori di mobilità nei poli esterni permette di collegare in modo forte la strategia infrastrutturale con la strategia urbanistica e insediativa (Centro studi Pim, 1969). L’esperienza del Pim non può, però, essere ricondotta alla sola produzione di piani, ma anche alla capacità di elaborazione e di confronto di idee, scenari e progetti per la trasformazione del territorio milanese (Balducci, 2005). Rileggendo oggi i documenti predisposti in quegli anni emerge la presenza di un dibattito e di un confronto tra diverse ipotesi di assetto infrastrutturale e insediativo che oggi sembra mancare. Anche se una interpretazione, forse troppo schematica, del rapporto tra ‘piano e 99


governo’ (Centro Studi Pim, 1969, p. iii) aveva allora permesso di ragionare su una strategia futura lasciando ad un secondo momento la verifica della sua implementazione. Vi sono stati altri tentativi di definire strategie relative a trasporti e usi del suolo, soprattutto a livello regionale, anche se con esiti meno significativi. A questo proposito, si segnala il progetto di piano di sviluppo economico regionale del 19679, che interviene sia su aspetti territoriali e insediativi, sia sulle strategie infrastrutturali. Tra gli effetti più significativi, vi è la proposta di utilizzare il servizio ferroviario anche ai fini della mobilità interna alla regione, nella direzione della costituzione di un servizio ferroviario regionale. Il progetto è propedeutico alla redazione della proposta di assetto territoriale, del 1969, dove viene ulteriormente sviluppata la proposta di una riorganizzazione dello sviluppo territoriale per poli, sostenuti dalla rete ferroviaria. Le linee orientative per il piano economico e territoriale della Lombardia del 197710 riprendono i contenuti dei due documenti precedenti, riarticolandoli rispetto al sistema dei comprensori definito dalla Lr. 52 del 1975. Ancora una volta, la istituzionalizzazione dei comprensori sembra prevalere sulle ambizioni di tipo strategico nei documenti analizzati, imponendo il primato di una logica amministrativa, che verrà, peraltro, nuovamente a mutare con la successiva abrogazione dei comprensori nel 198111. Rimanendo sulla dimensione regionale, si segnala il progetto di piano territoriale regionale del 198412 come tentativo significativo di riformulare il sistema di pianificazione, articolandolo su schemi di indirizzo, piani di settore, piani territoriali d’area e pianificazione locale. Lo strumento del piano d’area appare particolarmente interessante, in quanto permette di formulare quadri di riferimento strategici a partire da progetti locali, definendo il territorio a partire dal progetto e slegandolo, per quanto possibile, dai confini amministrativi. Un aspetto di sicuro interesse della nuova legge regionale 12/2005 è proprio l’aver ripreso lo strumento del piano territoriale d’area13, anche se con effetti prescrittivi e cogenti rispetto alla pianificazione locale, che potrebbero limitarne l’utilizzo e quindi l’efficacia. Le linee di indirizzo per lo sviluppo territoriale della Regione Lombardia (1996), provano a fare il punto sulle trasformazioni in atto nel sistema infrastrutturale e insediativo, proponendo alcune linee di indirizzo, anche se il contenuto strategico sembra più debole rispetto ad esperienze precedenti. Diverso è il caso del più recente documento strategico per il piano territoriale regionale (2005), che sembra, invece, volere riarticolare, a livello regionale, una strategia infrastrutturale e insediativa in attuazione della nuova legge di governo del territorio (Regione Lombardia, direzione generale territorio e urbanistica, marzo 2005). A livello provinciale, si segnala la proposta di Piano direttore territoriale dell’area milanese (1991)14, che ha inteso costituire un’innovazione rispetto ai tradizionali strumenti urbanistici introducendo, per la prima volta a livello provinciale, un documento di pianificazione strategica «teso ad orientare nel medio-lungo periodo le

modificazioni di tipo strutturale che incidono sull’organizzazione urbana e metropolitana e ad incentivare-promuovere politiche e azioni coerenti da parte dei principali attori istituzionali ed economici che operano direttamente o indirettamente nell’area». Nel Piano territoriale di coordinamento provinciale del 2003 viene dato rilievo al tema della coerenza tra assetto insediativo e livelli di accessibilità alle reti di trasporto, richiedendo la verifica di compatibilità tra regole d’uso del suolo degli strumenti urbanistici e condizioni di accessibilità del territorio. Si tratta di una verifica che riguarda alcune categorie di funzioni per le quali si presume un maggiore impatto sulla mobilità, e che ha portato ad articolare le reti del trasporto collettivo (in particolare il tipo di interscambio presente) e la rete viaria nei diversi livelli gerarchici15. Una maggiore settorialità sembra caratterizzare, invece, i piani infrastrutturali e dei servizi di trasporto. Ad esempio, nel piano regionale dei trasporti del 1981, la relazione tra trasporti e usi del suolo viene interpretata in un solo verso. Il Piano, infatti, afferma che «se si considerano i problemi localizzativi, non c’è dubbio che il settore trasporti non può più essere considerato semplicemente come variabile dipendente dalle scelte territoriali; la utilizzazione del sistema di trasporto esistente deve costituire un rigoroso e vincolante elemento di riferimento per la pianificazione territoriale». Nel caso di Milano, si registra una forte discontinuità di approccio al tema della pianificazione dei trasporti e usi del suolo. Forse l’unico strumento nel quale l’amministrazione definisce una strategia unitaria strettamente collegata alla regione urbana è il Documento direttore del progetto passante, del 1984, redatto dal settore ripartizione urbanistica del Comune di Milano16 che sottolinea la necessità di legare una strategia infrastrutturale ad una strategia localizzativa all’interno di Milano17. La decisione di realizzare il Passante ferroviario e l’occasione costituita dalla presenza di alcune importanti aree dismesse sono stati l’impulso per una fase nuova nello sviluppo della città (o almeno delle aspettative del suo sviluppo: Fareri, 1990). Il Documento direttore introduce nel procedimento di pianificazione del territorio milanese una fase ad ‘efficacia interna’ caratterizzata anche dai progetti d’area, ritenuti un elemento indispensabile per la preparazione delle successive varianti parziali al Prg (quando necessarie) 18. Si è osservato, da più parti, come il Documento direttore abbia utilizzato il progetto del passante ferroviario come pretesto per scardinare il piano regolatore soprattutto per quanto riguarda il mantenimento delle attività produttive e la capacità insediativa (Oliva, 2002). Di certo è un fatto positivo che si sia deciso di accompagnare la realizzazione di un’importante infrastruttura ad una strategia urbanistica, anche se con risultati molto limitati. Piuttosto, è interessante osservare come quel documento venga, di fatto, sconfessato solo pochi anni dopo, nel 1985, con l’accordo tra Pirelli, Comune, Provincia e Regione, per la localizzazione nell’area Pirelli-Bicocca di un centro tecnologico polifunzionale e

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integrato, avviando la trasformazione di un’area in variante al Prg vigente, in contrasto con la strategia spaziale del Documento direttore del progetto passante (Riganti, 2003). Gli strumenti che intervengono nel sistema della mobilità sembrano avere un carattere di maggiore settorialità. Significativo è il Documento di indirizzo strategico sugli interventi da prevedersi per il riassetto del nodo di Milano, 22 dicembre 1999, redatto dal settore trasporti e mobilità del Comune di Milano19, finalizzato esclusivamente a cogliere elementi di criticità e possibili sviluppi della rete ferroviaria. Stessa impostazione la ritroviamo nel Piano urbano della mobilità20, che riprende anche i principali contenuti di quello studio. È, invece, ancora il settore urbanistico del comune21, con il Documento di inquadramento delle politiche urbanistiche approvato nel 2000, a provare a collegare le ipotesi di sviluppo della rete infrastrutturale e la strategia urbanistica per la città. Per quanto nel Documento ci sia il tentativo di definire una strategia complessiva per lo sviluppo di Milano e della sua regione urbana, di fatto è questo uno strumento del settore urbanistica, come viene ricordato esplicitamente22. A sei anni dalla sua approvazione, infatti, si può riconoscere come esso sia stato in buona parte attuato per quanto riguarda le previsioni urbanistiche e insediative, mentre non ha avuto seguito la proposta relativa all’assetto infrastrutturale.

4. Progetti urbanistici e interventi infrastrutturali nei casi indagati La settorialità riscontrata in alcuni dei piani e dei programmi esaminati, relativi sia ai trasporti sia agli usi del suolo, e l’assenza di una strategia condivisa sullo sviluppo del territorio, rende particolarmente urgente un esame delle trasformazioni che hanno interessato il territorio, per comprendere fino a che punto le criticità riscontrate negli strumenti di pianificazione e programmazione abbiano condizionato l’effettiva trasformazione del territorio. La ricerca qui restituita ha messo in evidenza l’importanza del processo di trasformazione in corso, sia per la dimensione delle aree interessate dai progetti, sia per la presenza di forti investimenti infrastrutturali che interessano buona parte di queste aree. Complessivamente, gli investimenti in infrastrutture di trasporto collettivo che interessano direttamente i progetti urbanistici analizzati ammontano a circa 4 miliardi di euro (escluso il passante ferroviario, che è costato circa 900 milioni di euro), dei quali circa il 45% ricade all’interno del comune di Milano. La fig. 3 evidenzia cinque ambiti caratterizzati dalla compresenza di progetti di trasformazione e di investimenti infrastrutturali: (a) l’area centrale milanese con sei progetti urbanistici che hanno relazioni col passante ferroviario in corso di completamento; (b) l’ambito nord-est, tra i comuni di Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo

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con sette progetti urbanistici e la previsione della nuova linea 5 MM e del prolungamento della linea MM1; (c) l’ambito nord-ovest, con il nuovo polo fieristico, integrato al prolungamento della linea MM1 e alla nuova stazione dell’alta velocità; (d) l’ambito sud-ovest, con due progetti e la realizzazione del prolungamento della linea MM2; (e) l’ambito sud-est che presenta tre progetti e alcune ipotesi di prolungamento della linea MM3. a) I sei progetti presenti nell’ambito centrale interessano una superficie territoriale complessiva di circa 1.360.000.000 mq (con una slp complessiva pari a circa 833.000 mq). Le funzioni residenziali interessano solo il 20% circa della slp complessiva e questo dato appare in controtendenza rispetto a quelli complessivi riferiti a Milano, che vedono, invece, una quota residenziale maggiore in città rispetto agli altri comuni considerati dalla ricerca, e denota la particolarità di questo ambito, che si sviluppa su una asse strategico, dove prevalgono le funzioni non residenziali e i grandi servizi. b) L’ambito nord-est si caratterizza per un processo di concentrazione di nuova domanda di assoluto rilievo, con circa 2 milioni di mq di slp, localizzando oltre 11.000 nuovi residenti e oltre 30.000 nuovi addetti. Caratteristica peculiare, rispetto agli altri ambiti, è la continuità tra le trasformazioni in corso nel territorio milanese e quelle nei comuni confinanti, in primo luogo Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo. Tra gli ambiti considerati, questo è sicuramente quello che presenta la migliore possibilità di definire una nuova centralità urbana, non solo di servizi, esterna ai confini del comune centrale. Si segnala, sempre in questo ambito, come il recapito della nuova linea MM5 e il prolungamento della linea 1 arrivino in una località all’incrocio tra i comuni di Cinisello Balsamo, Sesto San Giovanni e Monza, costituendo un nuovo importante nodo infrastrutturale della regione urbana. c) L’ambito nord-ovest, dove sorge il nuovo polo fieristico di Rho-Pero, rappresenta forse il caso più significativo di integrazione riuscita tra investimenti infrastrutturali e trasformazione del territorio, dove la realizzazione di nuove infrastrutture e la localizzazione di una grande funzione sono strettamente connesse nei tempi e nelle modalità di finanziamento. Si tratta di un’esperienza positiva (la cui capacità di integrare progetto funzionale e infrastrutture andrebbe valutata con grande attenzione), e dalla quale è possibile trarre alcune indicazioni utili: l’importanza del ruolo della regione nell’attivare progetti di questa natura, dovuto alla necessità di coordinare i finanziamenti delle infrastrutture e la procedura di pianificazione; la scarsa utilità di piani di livello sovracomunale che non abbiano un valore realmente progettuale ma solo regolativo (piani che, infatti, non sembrano avere avuto un ruolo particolare rispetto a questo intervento); la necessità, al contrario, di definire documenti di piano a partire da progetti, da occasioni di effettivo investimento che si verificano sul territorio e che richiedono un coordinamento tra investitori e differenti livelli di governo del territorio. d) L’ambito sud-ovest rappresenta un caso significati-

Fig. 3 – Principali ambiti di trasformazione urbanistica e infrastrutturale

vo di integrazione tra prolungamento della linea metropolitana e localizzazione di nuovi grandi attrattori di mobilità per circa 200.000 mq, in prevalenza di funzioni non residenziali23. La linea MM2 è finanziata dal Ministero delle infrastrutture (60%) e per il 40% da regione, provincia e comuni di Milano e di Assago. e) Infine, l’ambito sud-est comprende le due importanti aree di trasformazione di Milano-Rogoredo e San Donato-Quartiere Affari, che interessano una superficie territoriale di circa 1,5 milioni di metri quadrati, con una slp prodotta pari a circa 800.000 mq. L’ambito è inoltre interessato dal progetto (in corso di realizzazione) della Paullese, oltre che da alcune ipotesi relative al prolungamento della linea metropolitana 3. Complessivamente, quindi, i progetti analizzati interessano una superficie territoriale di circa 10,8 milioni di metri quadrati, che producono una slp totale pari a circa 6,5 milioni di metri quadrati, dei quali circa un terzo è destinato a funzioni residenziali (2,02 milioni di metri quadrati) e due terzi destinati a funzioni non residenziali (terziario, servizi, produttivo e commercio). I numeri aggregati non rendono, però, conto delle importanti differenze riscontrate all’interno dell’area di indagine. Se infatti osserviamo le destinazioni funzionali previste, notiamo una marcata differenza tra i progetti dentro e fuori Milano, che va nella direzione auspicata di un riequilibrio nella localizzazione di generatori e attrattori di mobilità all’interno della regione urbana milanese. A Milano la residenza e il terziario rappresentano oltre il 60% delle nuove funzioni, mentre le stesse funzioni rappresentano meno del 40% nei comuni esterni dove aumenta di poco il peso delle funzioni commerciali e le funzioni produttive si sostituiscono alla residenza. Complessivamente, quindi, i progetti considerati prevedono l’insediamento di circa 50.000 nuovi residenti e di circa 76.400 nuovi addetti24. A Milano le quote di nuovi residenti e di nuovi addetti sono simili, pari a circa 40.000 unità, mentre nei comuni esterni i nuovi residenti (circa 10.000 unità) sono meno di un terzo dei nuovi addetti (circa 35.000 unità). Nuovi residenti e nuovi addetti che costituiranno,

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a tutti gli effetti, le popolazioni che abiteranno o graviteranno nei nuovi insediamenti, alle quali si aggiungeranno gli utenti e i clienti delle funzioni insediate. I progetti analizzati riguardano ambiti interessati da importanti progetti infrastrutturali. Nel periodo indagato dalla ricerca sono stati realizzati alcuni interventi sulla rete metropolitana, alcune estensioni della linea MM1 a Rho-Pero, della linea MM2 ad Abbiategrasso, della linea MM3 a Maciachini, per un costo complessivo di circa 330 milioni di euro25. Altri importanti interventi sono in programma. Si segnalano quelli previsti sulla linea 3 da Maciachini a Comasina (costo stimato di 270 milioni di euro, fine lavori prevista nel 2010), della linea 2 della metropolitana ad Assago (costo stimato di 72 milioni di euro, fine lavori prevista nel 2008), la nuova linea 5 della metropolitana da Garibaldi Fs a Bignami (503 milioni di euro, inizio lavori entro il 2007) e il suo prolungamento successivo fino a Monza (costo stimato di 501 milioni di euro, non viene fornita una data prevista di inizio lavori), il prolungamento della linea 1 della metropolitana da Sesto San Giovanni a Monza Bettola (costo stimato di 88 milioni di euro, inizio lavori previsto entro il 2007), la nuova linea 4 della metropolitana da Lorenteggio al Policlinico (costo stimato di 790 milioni di euro, inizio lavori previsto nel 2007) e il suo successivo prolungamento fino a Linate (610 milioni di euro, non viene fornita la data prevista di inizio lavori), il prolungamento della linea 3 della metropolitana da San Donato a Paullo (costo stimato di 800 milioni di euro, non viene fornita la data prevista di inizio lavori). Tra gli interventi previsti sulla rete tranviaria si segnala la metrotranvia Milano-Cinisello, in corso di realizzazione (costo stimato di 118 milioni di euro, fine lavori prevista nel 2007), la nuova linea Gobba–Precotto (costo stimato di 20 milioni di euro) che si collegherà con la metrotranvia 7 da P.za Castello a largo Mattei, i prolungamenti delle metrotranvia nord (costo stimato 142 milioni di euro) e sud fino a Rozzano (costo stimato pari a 14,8 milioni di euro), e della linea tranviaria 24 a Locate Triulzi (costo stimato di 42 milioni di euro). Questo rapido elenco permette alcune considerazioni. In primo luogo, la dimensione significativa degli investimenti programmati sulla rete del trasporto collettivo. I principali interventi realizzati sulla rete metropolitana ammontano a circa 320 milioni di euro, gli interventi programmati con lavori che dovrebbero iniziare entro il 2007 ammontano a circa 1,7 miliardi di euro, mentre gli interventi previsti sulla rete metropolitana per i quali non sono ancora definite le date di inizio lavori ammontano a circa 1,9 miliardi di euro. Presi nel loro insieme, si ricava una cifra complessiva di circa 4 miliardi di euro. Questi conti escludono gli interventi sulla rete tranviaria e il Passante ferroviario, che è costato circa 900 milioni di euro. Un’altra considerazione riguarda le caratteristiche di queste opere. Sono funzionali a collegare il nucleo più centrale di Milano con i comuni esterni, rafforzando, di fatto, il carattere radiocentrico della rete del trasporto collettivo milanese e aumentando il numero dei comuni collegati con Milano tramite trasporto su ferro (metropolitano o metrotranviario), da Rozzano a Desio, da Locate

Triulzi a Rho-Pero a Paullo. Non vengono, invece, risolti i problemi di collegamenti trasversali e non radiali tra comuni, così come i problemi relativi allo stesso tipo di connessioni all’interno del comune di Milano. L’ambiguità della funzione della rete metropolitana rispetto al sistema ferroviario rilevata dalle osservazioni del Pim alla fine degli anni ’60 la ritroviamo osservando il quadro delle opere programmate. La relazione tra interno ed esterno, tra comune di Milano e la sua regione urbana, viene affrontata tramite la realizzazione di parcheggi di interscambio con la rete viaria, o inseguendo la domanda prolungando le linee metropolitane e tranviarie. La prima misura non sembra avere, fino ad oggi, prodotto risultati apprezzabili, almeno se consideriamo i risultati dell’indagine regionale origine/destinazione del 2002. La seconda misura sembra porre qualche problema rispetto all’efficienza della rete metropolitana nel servire connessioni di tipo non urbano. Resta ancora aperto, inoltre, il problema delle connessioni non radiali, sia in ambito urbano che extraurbano. Ad eccezione dei progetti localizzati nell’area più centrale di Milano, negli altri casi l’accessibilità consentita dalle reti del trasporto collettivo è limitata a connessioni radiali con il centro di Milano. Di conseguenza, gli spostamenti originati e destinati in questi ambiti dovranno fare riferimento al nodo di Milano, anche per spostamenti diretti o originati altrove. Con molta probabilità gli spostamenti indotti da questi progetti coincideranno solo in misura ridotta con le direttrici servite dalle reti di trasporto collettivo, e verranno effettuati mediante trasporto individuale. Una terza considerazione riguarda la relazione tra livelli di accessibilità alle reti di trasporto e funzioni insediate. A Milano le aree del passante ferroviario trasformate mediante Programmi integrati di intervento prevedono di ospitare le nuove sedi del comune, della regione e degli uffici provinciali (area Garibaldi-Repubblica), il centro congressi (area Santa Giulia), la Biblioteca Europea (area Porta Vittoria) in attuazione di quanto indicato dal Documento di inquadramento. Nei comuni più esterni, invece, non si registrano casi analoghi di localizzazione di grandi funzioni metropolitane a ridosso dei nodi infrastrutturali, almeno nei progetti considerati. In linea generale, e questo vale anche per Milano, non si registra una articolazione della capacità edificatoria dei diversi ambiti che tenga conto dei loro livelli di accessibilità. Limite, questo, che deriva anche dall’attuale sistema di norme che regolano l’uso del suolo, e rispetto alle quali la nuova legge regionale propone alcune interessanti opportunità. La possibilità di mettere in relazione i nuovi insediamenti all’effettiva capacità delle reti di trasporto richiede una politica della sosta coerente. Le leggi, nazionali e regionali, che regolano la realizzazione di parcheggi in nuovi interventi urbanistici, richiedono, generalmente, il soddisfacimento di standard minimi di parcheggi in relazione alle dimensioni previste. Secondo la normativa italiana, quindi, qualsiasi nuovo intervento deve, per legge, produrre traffico veicolare. È invece necessario passare dagli standard minimi di parcheggi (e quindi di traffico indotto) a standard massimi. La nuova Lr.

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12/2005, lasciando alle singole amministrazioni autonomia nella definizione dei servizi da realizzare all’interno dei nuovi insediamenti, rende questo possibile. Il confronto tra programmazione infrastrutturale e progetti urbanistici rileva, infine, una asimmetria tra il carattere intercomunale della programmazione di nuove infrastrutture, frutto di accordi tra i comuni interessati, e il carattere assolutamente locale dei progetti di trasformazione. Il quadro complessivo dato dalle nuove infrastrutture di trasporto, per quanto condivisibile o criticabile, è frutto di un confronto tra le amministrazioni dei comuni interessati, mentre le scelte urbanistiche, anche quando interessano direttamente le nuove infrastrutture programmate, sono lasciate alla completa autonomia delle singole amministrazioni comunali. È significativo che i progetti analizzati, anche quando hanno seguito un iter di approvazione che ha coinvolto i diversi livelli di governo, dal comune alla regione (la procedura dell’Accordo di programma promosso dalla regione è stata seguita nella maggioranza dei casi), non sembrano avere riscontrato particolari difficoltà nel trovare un accordo tra gli enti interessati. È mancato, invece, un confronto effettivo, anche all’interno degli stessi livelli di governo, tra progetti di trasformazione urbana e programmazione infrastrutturale. 5. Governare le trasformazioni Alla luce dei risultati della ricerca empirica condotta è possibile trarre alcune prime considerazioni sul rapporto tra trasporti e mobilità nella regione urbana milanese. In primo luogo, si è osservata l’assenza di una strategia territoriale, intesa anche come una semplice visione e immagine di riferimento dell’assetto territoriale, rispetto alla quale collocare i principali progetti di trasformazione e gli investimenti pubblici26. Strategia che non può essere ridotta ad un elenco di opere che si intendono realizzare, senza definire quanto meno una prospettiva di sviluppo del territorio (Palermo, 2001, p. 171). A titolo di esempio, il Piano urbano della mobilità, in quanto strumento che programma lo sviluppo delle reti della mobilità sul lungo periodo, non può prescindere da una strategia territoriale, da un’idea dell’assetto territoriale futuro che si intende perseguire. Analogamente il Documento di inquadramento, e, con la nuova legge regionale, il Documento di piano, non possono prescindere da una strategia infrastrutturale. Dobbiamo tornare agli anni ’60 per trovare traccia di riflessioni di carattere strategico sul territorio milanese e lombardo, pur con i limiti prima individuati. Nel frattempo il territorio si è trasformato, in parte proprio in relazione ad investimenti pubblici (in primo luogo quelli infrastrutturali), in parte grazie all’iniziativa privata (ma sempre in rapporto a scelte pubbliche tradotte in regole dai piani o in loro varianti). L’urgenza di questo tema emerge di fronte a (quasi) tutti i grandi investimenti infrastrutturali che hanno interessato il territorio milanese e lombardo, dall’aeroporto di Malpensa, allo sviluppo della rete metropolitana, ai progetti relativi alla rete viaria, ma anche alla rete dell’alta velocità. Grandi investi-

menti pubblici in assenza di un quadro di riferimento territoriale. Non esiste, ad esempio, una strategia territoriale collegata al progetto del raccordo autostradale Milano-Brescia, nonostante sia del tutto prevedibile un impatto molto forte in termini di usi del suolo e di localizzazione di nuove funzioni. Questo fatto avrà, con molta probabilità, effetti negativi anche sull’impatto economico della nuova infrastruttura, in quanto porterà ad una frammentazione dell’offerta di suolo disponibile direttamente accessibile dalla nuova autostrada, senza una strategia localizzativa che il rango della infrastruttura richiederebbe. La programmazione degli investimenti infrastrutturali può essere l’occasione, invece, per definire, a partire dai progetti, dei quadri di riferimento in grado di coordinare la trasformazione urbana e lo sviluppo delle reti. Lo strumento del piano d’area può rivelarsi utile se abbandona il carattere prescrittivo e vincolante che sembra assumere nella recente legge di governo del territorio, per diventare un vero e proprio studio di fattibilità «esplicitamente finalizzato a identificare delle proposte di trasformazione che siano in grado di rafforzare i legami tra gli attori del network, sia a livello orizzontale che verticale, a partire da opportunità o bisogni concreti» (Dente, 2005, p. 335). Abbiamo però evidenziato, nel §3, la difficoltà a definire politiche e progetti che interessino insieme il sistema della mobilità e le scelte relative all’uso del suolo, anche all’interno delle singole amministrazioni. Il territorio si è sviluppato sulla base di piani e politiche settoriali, relative alle reti di trasporto e all’uso del suolo, seguendo, spesso, percorsi paralleli. Progetti di trasformazione che hanno seguito la procedura dell’accordo di programma promossa dalla regione, e che hanno, di conseguenza, coinvolto tutti i livelli di governo del territorio, risultano indifferenti ai progetti infrastrutturali che le stesse amministrazioni hanno promosso, e viceversa. Ma, come è stato osservato nel §2, intervenire nel sistema della mobilità milanese secondo una prospettiva settoriale tende a confermare l’attuale struttura e gli attuali problemi. L’indifferenza rilevabile tra processi di trasformazione urbanistica e quelli riguardanti il sistema della mobilità è peraltro ascrivibile anche alle norme che regolano l’uso del suolo e che sono alla base del sistema di pianificazione che ha prodotto le trasformazioni analizzate, ma che è stato di recente modificato dalla nuova legge regionale di governo del territorio. Norme che si sono rilevate inadeguate a trattare la relazione tra mobilità e uso del suolo per almeno due ragioni. Da una parte, regole d’uso del suolo rigide attribuiscono diritti ai proprietari delle aree che difficilmente potranno essere rinegoziati anche a fronte di cambiamenti nel sistema della mobilità e non riescono a mettere in relazione tali diritti con l’attuazione degli interventi previsti sulle reti di trasporto. Dall’altra parte, il carattere sperequativo delle attribuzioni di capacità edificatoria da parte del piano porta, in molti casi, le amministrazioni ad attribuire stessa capacità edificatoria per la trasformazione di aree con livelli di accessibilità diversi27. La nuova legge di governo apre alcune prospettive interessanti, relative in particolare al ricorso a meccanismi perequativi che possono permettere una maggiore attenzione al

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merito del progetto e alla sua compatibilità con il contesto. Attraverso il meccanismo della perequazione esteso all’intero territorio comunale si mettono in competizione tra loro gli operatori immobiliari, spostando l’interesse dalla rendita garantita dalle regole del piano tradizionale, alla qualità della localizzazione (rispetto al contesto e alle reti di mobilità) e alla qualità del progetto (Riganti, 2004). Questo punto sembra decisivo: condizione necessaria per una maggiore coerenza tra usi del suolo e sistema della mobilità è una maggiore apertura al mercato dei processi di trasformazione urbana e di sviluppo infrastrutturale. Se, invece, le operazioni immobiliari continueranno a trarre gran parte del loro profitto dalle rendite assicurate dalle regole tradizionali dei piani, e lo sviluppo delle reti di trasporto continuerà ad essere in buona misura indifferente alla capacità di attrarre domanda, anche il ricorso agli strumenti prima indicati non sembra potere avere successo. Note 1. Si ringrazia Piero Nobile per gli utili suggerimenti, relativi in particolare al §3, Sarah Giuseppetti e Valeria Lupatini per aver letto alcune versioni del testo. 2. Con ‘domanda di trasporto’ si indicano le persone che si spostano sul territorio, in funzione delle attività che svolgono e del luogo dove risiedono, mentre con ‘offerta di trasporto’ si indicano le strutture fisiche che permettono gli spostamenti. 3. Si pensi ai quasi 100.000 studenti non residenti a Milano che raggiungono quasi ogni giorno le università milanesi.

4. Si rinvia all’indagine Origine/Destinazione della Regione Lombardia, 2002. 5. Al 65% degli spostamenti sulla rete ferroviaria lombarda che interessano Milano corrisponde, infatti, oltre il 70% dei servizi ferroviari lombardi che passano per la città. 6. Bisogna, peraltro, notare, come la dotazione di spazi di sosta nei parcheggi di interscambio, tutt’altro che modesta (oltre 15.000 posti auto), sia poco rilevante rispetto al traffico veicolare che ogni giorno entra a Milano. 7. Dato riferito alla rete viaria escluse le tangenziali e la rete primaria di scorrimento (Agenzia milanese mobilità e ambiente, Rapporto sulla mobilità 2001, Comune di Milano). 8. Si fa riferimento al rapporto del 1968 del Centro studi Pim: Per una rete unitaria, integrata e passante. Già un anno prima, nel «Progetto generale di piano e linee di attuazione prioritaria», del 1967, si afferma come «gli interventi nel settore dei trasporti pubblici su ferro, ai quali deve essere data una effettiva e determinante priorità, dovranno tendere alla costituzione di una rete unitaria, integrata e passante, con la conseguente eliminazione – per quanto possibile – degli attuali attestamenti a Milano». 9. Elaborato dal Crpe (Comitato regionale per la programmazione economica della Lombardia) e approvato dall’Assemblea dello stesso Comitato il 19 luglio 1967. 10. Predisposte dall’Assessorato Regionale al Bilancio Programmazione e Piano territoriale su mandato della Giunta. 11. Lr. 23/1981. 12. Approvato nel 1984 dalla giunta e presentato al consiglio senza una approvazione finale. 13. Lr. 12/2005, art. 20, comma 6. 14. Nel 1989 il Consiglio Provinciale di Milano ha deliberato di procedere alla formazione del Piano direttore territoriale provinciale, assegnando al Centro studi Pim l’incarico di predisporre una prima proposta sotto forma di Rapporto preliminare. 15. Provincia di Milano, Piano territoriale di coordinamento

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provinciale, ottobre 2003, p. 186. Vedi anche: Provincia di Milano, 2003, Mobilità e territorio, Quaderni del piano territoriale, Guerini e Associati, Milano, 2003. 16. Assessore all’urbanistica Maurizio Mottini, in una Giunta presieduta dal sindaco Carlo Tognoli. 17. Alla consegna del progetto esecutivo del passante ad opera di MM, la giunta municipale decideva, con la delibera del 29 dicembre 1981, di «affrontare il problema degli effetti urbanistici indotti dalla realizzazione dell’opera». Nella delibera la giunta afferma che «compito non secondario del Progetto Passante è di sperimentare ed avviare concretamente una nuova metodologia di interventi sul territorio e per la gestione urbanistica». 18. Scopo è modificare «il distorto indirizzo che caratterizza il sistema di pianificazione nel nostro paese (che attribuisce) al Prg contenuti ad un tempo di previsione generale di organizzazione del territorio ed anche di specificazione edilizia costruttiva, vincolando tutti (amministrazioni pubbliche e privati) a tempo indeterminato». 19. Assessore Giorgio Goggi, in una Giunta presieduta dal sindaco Gabriele Albertini. 20. Approvato dal Consiglio Comunale il 19 marzo del 2001. 21. Assessore Maurizio Lupi, in una Giunta presieduta dal sindaco Gabriele Albertini. 22. Al paragrafo n. 99 del Documento di inquadramento, dove si affronta il tema del quadro infrastrutturale, si osserva come «le proposte sopra elencate che in parte riprendono il Piano urbano dei trasporti, dovranno essere anche verificate con il redigendo Piano urbano della mobilità (Pum)». Pum che, peraltro, non conterrà alcun riferimento al Documento di inquadramento e alle strategie in esso contenute. 23. Le funzioni residenziali coprono solo il 7% della slp complessiva. 24. È stato utilizzato un parametro medio di un residente ogni 40 mq di slp residenziale e di un addetto ogni 25 mq di slp di terziario e ogni 100 mq di slp produttiva e commerciale. 25. Si fa riferimento ai dati contenuti nell’aggiornamento del Piano urbano della mobilità 2006. 26. Con riferimento alla proposta di Luigi Mazza, questo compito potrebbe essere assolto da ‘schemi territoriali’ (Mazza, 2005, p. 104). 27. I Programmi di recupero urbani (Pru) milanesi sono un esempio significativo di quanto detto. Anche nei Pii la rimodulazione dell’indice di base in relazione alle condizioni di accessibilità è stata frenata dagli effetti sperequativi che tale rimodulazione avrebbe avuto, effetti difficili da gestire per l’amministrazione.

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L’amministrazione alla prova Guido Codecasa

Una società immobiliare o di gestione, uno studio di consulenza o progettazione si trova spesso a dover comprendere come funziona l’amministrazione comunale presso la quale si trova ad operare. È un’esigenza che nel più dei casi, consiste nel richiedere servizi o autorizzazioni per l’avvio di un’attività. Tuttavia quando la ragione del contatto con la pubblica amministrazione sta nella definizione di un progetto di valorizzazione immobiliare, per la riqualificazione di un’area, per la localizzazione sul territorio di una “funzione rara” non è più sufficiente conoscere l’ufficio a cui rivolgersi. In questi casi l’amministrazione stessa è interessata a influenzare gli esiti e la qualità dei progetti di trasformazione territoriale. Con questo scopo interviene ed esercita diversi ruoli, di regolatore degli usi del suolo, investitore, erogatore di servizi, proprietario di beni immobili, impegnando o disimpegnando alcune sue componenti nel corso del tempo. Come vengono mobilitate queste componenti attorno a un progetto di trasformazione urbana? Si tratta di un problema che non si pone solo per chi guarda da fuori una pubblica amministrazione, ma che rappresenta una questione rilevante da almeno quindici anni anche per chi ci lavora al suo interno. Le amministrazioni comunali Italiane hanno provato a mettere a punto diverse soluzioni. Dal 1997 al 2006 il comune di Milano ha maturato un approccio originale per gestire le principali operazioni immobiliari in città, anche a seguito di un processo di riorganizzazione iniziato nel 1994. Le amministrazioni comunali: alcune chiavi di lettura Le amministrazioni comunali differiscono tra loro per dimensioni e struttura interna: cambiano da caso a caso il significato e le funzioni riconosciute per esempio a un dirigente (gestore, membro attivo nei processi di progettazione, decisore autonomo, esecutore di procedure amministrative) o ad un assessore.

Cambiano da caso a caso anche le attività su cui le amministrazioni puntano e si specializzano e le combinazioni di strumenti che adottano per trattare lo stesso problema. Certe attività possono essere prioritarie o residuali. Cambia la stessa toponomastica degli uffici: direzioni centrali, dipartimenti, divisioni, direzioni d’area, direzioni specialistiche, settori, servizi, unità di progetto. Nonostante questa varietà i problemi di organizzazione possono però essere ricondotti ad una matrice comune. All’interno di ogni comune è possibile identificare tre raggruppamenti che presentano profili operativi differenti: un vertice politico amministrativo, un nucleo di dirigenza e il personale. Di queste il vertice politico-amministrativo raggruppa il sindaco e la giunta e si occupa di impegnare o disimpegnare l’amministrazione su particolari temi o iniziative, svolgendo talvolta attività di orientamento e di contatto con soggetti all’esterno. Spesso un direttore generale o un segretario generale integrano le funzioni di collegamento tra il gruppo di vertice e le rimanenti componenti, e promuvono misure innovative a favore del cosiddetto “controllo di gestione”. Il gruppo della dirigenza garantisce continuità e segue i processi di decisione e di impiego delle risorse, dalle scelte finanziarie e di programmazione alle scelte particolari. I dirigenti redigono e firmano i contratti tra comune e altri soggetti giuridici. Nella pratica i dirigenti comunali sono coinvolti attivamente nelle scelte di merito e sono spesso chiamati a tradurre in azioni alcune scelte di indirizzo, in base alle risorse disponibili. In contraddittorio con il vertice dell’amministrazione determinano quindi l’uso delle risorse e la loro ripartizione tra finalità concorrenti in agenda. Il corpo del personale si occupa di svolgere materialmente tutte le attività che l’amministrazione è chiamata a fornire alla comunità. Di fronte a questa tripartizione si pongono due problemi operativi. Il primo riguarda la competizione per il posizionamento di questi tre raggruppamenti lungo filiere di politiche. Il secondo riguarda la connessione tra dirigenza e vertice, tra dirigenza e personale.

Assegnazione risorse e definizione obiettivi

Indirizzo, politico controllo sull’attuazione e scelte di impegno o disimpegno

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Servizio/Ufficio

Responsabile di Servizio/Ufficio

Valutazione personale, assegnazione risorse e scelte particolari

Collaborazione

Direttore di Progetto

Assegnazione risorse di personale e finanziarie, definizione degli obiettivi per i centri di responsabilità

Assegnazione risorse e definizione obiettivi

Gruppo di Progetto

Assegnazione risorse e definizione obiettivi per i singoli centri di responsabilità

Direttore Centrale

Direttore Generale

Sindaco

Assessori

Proposte di piani e programmi di gestione, richieste di intervento straordinario

Direttore di Settore

Indirizzo politico, controllo sull’attuazione, scelte di impegno o disimpegno

Indirizzo politico, controllo sull’attuazione, scelte di impegno o disimpegno

Una “catena di comando” esemplificata sul caso milanese: figure di collegamento evidenziano come le esigenze operative segnalate dal personale e dalla dirigenza e alcune prerogative di indirizzo mantenute dai vertici politici siano messe costantemente a confronto.


Questi problemi vengono in genere risolti definendo varie figure di collegamento, ruoli e profili di responsabilità. Tra il novembre del 1999 e il luglio 2006 il comune di Milano ha inteso risolvere formalmente questi problemi mettendo a punto una “catena di comando” (si veda la figura nella pagina precedente). La ripartizione dei ruoli è particolarmente rilevante per i temi di governo del territorio. Le amministrazioni comunali sono soggetti di natura tecnica e politica. Un comune può intervenire nel merito di una qualsiasi iniziativa legata alla trasformazione di una parte di città solo se esistono sia un mandato e un indirizzo politico, sia un presidio tecnico costante nel tempo. I luoghi dell’amministrazione in cui si fa governo del territorio Gli attori che presiedono ai processi di produzione della città sono prima di tutto delle organizzazioni: i soggetti che si fanno promotori delle trasformazioni della città si confrontano ogni giorno con un contesto di ruoli e competenze per definizione frammentato. È in particolare frammentato il contesto del settore pubblico, e tanto più se si tratta di un comune di grandi dimensioni (circa 18700 dipendenti, 120 dirigenti, 77 tra consiglieri ed esecutivo politico) come quello di Milano. Parlare di organizzazioni significa perciò parlare di chi fa che cosa e di dove si fa che cosa: dove si incontrano le persone che possono mobilitare risorse e denaro, dove si progetta, dove dobbiamo rivolgerci per discutere le condizioni urbanistiche di un investimento immobiliare. Un processo di produzione territoriale, trova alcuni dei suoi snodi all’interno dell’amministrazione comunale. Conoscerli ci consente di raccogliere alcuni indizi sulle difficoltà che i progetti urbani incontrano e su alcune tendenze del cambiamento amministrativo. Alla chiusura del mandato Formentini il comune presenta caratteri tradizionali, con un direttore generale figura sostitutiva del segretario generale ancora in cerca di affermazione ed un amalgama di settori attivati dai vari assessori in modo episodico e contingente.

Organi di Indirizzo Politico

L’avvocatura svolge attività di supporto e consulenza garantendo la correttezza formale di quei provvedimenti che, come le convenzioni urbanistiche, fissano impegni, diritti e condizioni giuridiche.

DC 8 Servizi sociosanitari

DC 7 Cultura Sport Turismo

DC 9 Autorizzazioni Decentramento

La Direzione centrale Tecnica si occupa di progettare quegli ambiti e quei manufatti che all’interno di un programma complesso ricadono sotto la responsabilità dell’operatore pubblico.

Provvede a fornire un quadro strategico per le politiche urbane di Milano.

DC 14 Polizia municipale

DC 6 Educazione

DC 11 Tecnica

DC 10 Pianificazione urbana

I settori della direzione Acquisti, gare e contratti vengono coinvolti qualora occorra definire opere in appalto, o promuovere la realizzazione di opere pubbliche tramite forme di PFI. In alcuni casi queste operazioni di PFI costituiscono per sé componenti di rilievo all’interno di alcuni PII.

DC 1 Acquisti gare e contratti DC 2 Programmazione e Controlli Sistemi Informativi

Direzione Generale

DC 3 Risorse umane e Organizzazione

DC 12 Avvocatura comunale

DC 5 Mobilità e Ambiente

DC 4 Finanaza Patrimonio, Bilancio

Il settore finanza è coinvolto direttamente nella gestione della contabilità e dei flussi di cassa connessi ai progetti, si occupa inoltre delle ricadute dei progetti sulla gestione degli assets e il patrimonio del comune.

Settore Pianificazione generale Settore Progetti strategici Settore Piani e programmi pubblici

Centri di regia e coordinamento per progetti complessi e programmi d sviluppo immobiliare.

L’eccezione alla regola è costituita da tre direzioni d’area che raccolgono sotto di sé alcuni settori. Due di esse sono pensate per gestire materie complesse come il “territorio” e i “lavori pubblici”. In questo contesto la gestione dei temi di governo del territorio è frammentaria: i centri di progettazione dispersi, le loro relazioni saltuarie e non tracciabili, la soluzione del rapporto politico amministrativo ancora sbilanciato, indeterminata la relazione tra i centri di costo e di responsabilità e gli obiettivi promossi dai politici. La sfida che si presenta ai nuovi amministratori e alla dirigenza è quella di dare unità a questi luoghi e coerenza alle loro attività riducendone le interferenze e disciplinandone i tempi. Alla fine del 1997 sotto l’amministrazione Albertini, il direttore generale Parisi, recuperando la formula delle aree intersettoriali, incardina l’amministrazione attorno a 13 Direzioni centrali. Dal 1999 al 2006 esse costituiranno la scala di riferimento per la gestione del comune e per le sue successive riorganizzazioni. Ognuna di esse intrattiene un rapporto privilegiato con uno o due assessori, e raccoglie tutti i settori con cui mettere in opera una determinata politica di interesse locale. Rappresenta un’authority di gestione delle risorse e del personale, tiene le fila delle varie attività di settore e cura la programmazione per obiettivi. In questo rinnovato contesto l’accompagnamento delle principali operazioni di trasformazione territoriale non si risolve più in un vasto numero di uffici senza guida. Al loro posto le due direzioni centrali “Mobilità e Ambiente” (DC 5) e “Urbanistica” (DC 10) racchiudono il grosso delle attività affini ai temi di governo del territorio. La prima segue i progetti a carattere trasportistico, di riqualificazione ambientale e per le periferie. La DC 10 è invece chiamata a seguire, negoziare, valutare e autorizzare tutti quegli interventi di iniziativa privata o a prevalente responsabilità pubblica che comportano l’esercizio o il cambiamento di diritti d’uso del suolo o di immobili. La DC 10 ha conosciuto lungo gli anni ulteriori cambiamenti. Le trasformazioni urbanistiche comportano da caso a caso specifici problemi (in base al contenuto delle relazioni interorganizzative, ai

Settore Piani e programmi privati

La Direzione centrale 5 riunisce diverse attività di pianificazione e progettazione degli usi del suolo pubblico, nonchè la gestione delle opere connesse alla viabilità, i trasporti pubblici, il verde. Si occupa inoltre di politiche ambientali e di alcuni programmi per la riqualificazione delle periferie.

Settore Sportello Urbanistico Settore Sportello Edilizia Settore SIT Funzione di sportello e supporto alle procedure.

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Uno schema del funzionamento dell’amministrazione milanese in rapporto alle operazioni di trasformazione territoriale (periodo di riferimento maggio 2004 maggio 2006)


Come un programma complesso viene seguito dalla DC 10? Ogni progetto di rilievo urbanistico viene seguito da un settore capofila che si preoccupa di portare avanti l’iter di approvazione della procedura. Il settore capofila definisce alcune riunioni interne tra i servizi e i settori della amministrazione, per raccogliere disponibilità, osservazioni e istanze sollevate rispetto alla proposta preliminare. I singoli settori fanno le proprie verifiche di pertinenza e le proprie controproposte. In una riunione di chiusura, gli elementi del progetto vengono definiti coerentemente da parte della amministrazione. Con la chiusura delle osservazioni (rispetto alle quali gli eventuali soggetti esterni vengono tenuti informati o coinvolti dalla struttura capofila) e dell’iter di approvazione, avviene il rilascio dei permessi da parte dell’amministrazione. Il progetto approvato rappresenta la cornice di azione per la fase esecutiva; viene quindi articolato in una serie di cantieri d’azione per i singoli settori. La regia dell’operazione in questa fase viene affidata a un gruppo di interfaccia, che si occupa delle relazioni interne ed esterne: spesso il settore capofila fornisce i membri chiave del gruppo, assicurando così continuità nella regia pubblica dell’operazione. Viene presentata una proposta di progetto

settori competenti Settore A Settore B Settore C

Settore capofila (interno alla DC10)

La gestione di un progetto urbano

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Riunione di presentazione

Settore Capofila Settore A

Settore C

convoca

Settore B Vengono elaborati i pareri e portate a termine istruttorie ed adempimenti procedurali

Riunione di chiusura

Esplosione del progetto in procedure e processi di settore secondo un cronoprogramma

5 Pr oc

ed

ur a

4 ed

ur a

3 Pr oc

ed

ur a

2 ur a ed Pr oc

ed

ur a

1

Formazione di un gruppo di monitoraggio e interfaccia per la fase esecutiva del progetto (ingegnere affiliato al settore capofila)

Pr oc

Il comune ha costruito col tempo una vasta esperienza sul campo circa le modalità di gestione di un programma urbanistico. Ogni singola trasformazione richiede la formazione di una funzione competente di regia che sappia definire contenuti e tempistica delle operazioni, ma anche formulare accordi - su base tecnica, finanziaria, legale e politica - con gli operatori via via coinvolti. Tale funzione è prerogativa di tre settori nella DC 10. Sulla base di un commitment con un soggetto esterno (privato, istituzionale) interrogano le altre parti dell’amministrazione interessate da uno o più aspetti dell’operazione (si veda la figura a fianco). Per esempio, un settore opera come interlocutore di riferimento per i proponenti di un Programma integrato di intervento (PII). Nel momento in cui riceve una proposta da un privato, il settore referente ha l’esigenza di verificare se esistono alcune domande pubbliche che considerano quel progetto come un ambito conveniente di soluzione. Può capitare che gli uffici che si occupano di edilizia scolastica valutino l’opportunità di risolvere un fabbisogno di servizi nell’ambito del programma. Se poi la proposta stessa prevede interventi che per scala e impatti sono di interesse per la collettività, le strutture delle DC 10 e DC 5 sono chiamate a confrontarsi in merito alla relazione tra carichi insediativi, scelte localizzative, sistema viabilistico e dotazioni di verde. Il settore provvede ad attivare i contatti, verifica e raccoglie le istanze di settore, operandone una sintesi opportuna. La regia di un programma complesso si rivela per certi versi paradossale. Si tratta di creare un soggetto per definizione a responsabilità limitata: responsabile per l’avanzamento del programma nella sua interezza, ma non responsabile per l’esecuzione delle sue singole parti. Spesso un ente locale, nel mantenere relazioni con l’esterno, sconta il fatto che i progettisti del comune non possono in alcun modo seguire o influenzare l’iter degli atti formali. La formazione di tali unità di regia e interfaccia è resa possibile proprio perché il personale amministrativo e il personale tecnico si trovano per la prima volta assieme, all’interno delle stesse Direzioni centrali e Settori. La ristrutturazione del comune tra il 1997 e il 1999, l’insediamento del direttore generale Parisi e della prima giunta Albertini, la volontà politica di introdurre una discontinuità col passato hanno consentito

Pr oc

vincoli negoziali e ai contenuti dell’intervento) e hanno richiesto di disegnare opportunamente alcune “linee di prodotto”. Una prima distinzione riguarda la gestione delle maggiori operazioni d’area e la gestione degli interventi sul patrimonio edilizio. Mentre il secondo è compatibile con le logiche di sportello, il tema delle trasformazioni urbane è più impegnativo e dopo anni di tentativi è stato affidato a un tridente di settori. In un caso, per i piani e programmi di proposta privata, l’amministrazione è chiamata a valutare e monitorare la qualità degli interventi, iniettando una domanda di utilities e servizi; in un secondo caso, si tratta di operazioni di politica per la casa che puntano ad attivare partenariati istituzionali e finanziare piani e programmi esecutivi di edilizia pubblica; in un terzo caso, si tratta di operazioni che combinano componenti di valorizzazione immobiliare, la localizzazione di funzioni rare e il trattamento di alcune infrastrutture di trasporto: interventi che acquisiscono per l’amministrazione formalmente e politicamente una rilevanza strategica, e in quanto tali, richiedono uno sforzo dedicato. Ogni progetto urbano rappresenta quindi un singolare intreccio di programmi e procedure che devono essere in qualche modo tenuti assieme. Il grado di ricchezza e di complessità dei progetti si traduce in un grado di coinvolgimento di uffici e settori, anche al di fuori dei confini d’azione della DC 10. I documenti di un progetto, una convenzione urbanistica, un piano attuativo non ne tengono esplicitamente conto, ma risentono del modo con cui un comune riesce ad attivarsi e ad impegnare attorno ad un intervento le risorse umane e finanziarie adeguate, nonostante le divisioni settoriali ed i segnali contradditori che possono venire dal vertice amministrativo: identifichiamo in questi termini un problema di regia dei progetti urbani.


di mettere nell’agenda del comune la sperimentazione di nuovi strumenti urbanistici. Tuttavia le modalità di gestione dei progetti urbani che possiamo osservare presso la DC 10 non sono la conseguenza automatica di questa congiuntura: sono piuttosto l’esito di una stagione di prudente collaudo portata avanti dalle Direzioni di Progetto (attive nella DC 10 fino al maggio 2004). Da esse hanno avuto origine tutte le principali attività (PII, ex zone B2, documento di inquadramento) con cui il comune ha inteso rinnovare le proprie politiche urbane. Le Direzioni di Progetto rappresentano in essenza un compromesso tra l’esigenza di sperimentare nuove procedure e funzioni istituzionali da un lato; dall’altro la consapevolezza dei rischi incui si incorre quando ci si avventura in attività dagli esiti imprevedibili. Nel 1999 ad esempio, per quanto esistesse un ampio consenso interno sull’introduzione dei PII, nessuno avrebbe mai potuto prevederne il successo o il fallimento, tanto meno dire se avrebbero incontrato una reazione positiva da parte degli operatori a cui erano rivolti. Le Direzioni di Progetto rappresentavano una formula con due vantaggi in più rispetto alla costituzione di un nuovo ufficio: un gruppo di lavoro di ridotte dimensioni e facilmente dissolvibile in caso di insuccesso, allo stesso tempo un soggetto dotato di un elevato peso negoziale e rappresentativo. Tra il 2001 e il 2004 le Direzioni di Progetto hanno rappresentato una formula ricorrente (utilizzata in 16 casi). In tempi più recenti è iniziato il loro declino, sia in numero, sia in termini di importanza. Da un lato le riorganizzazioni parziali delle Direzioni centrali (tra cui quella della DC 10 nel maggio 2004) le hanno riassorbite. Dall’altro, il direttore generale Porta succeduto a Parisi nel 2001 le ha progressivamente assegnate al controllo delle singole Direzioni Centrali, riducendone le pretese in sede di comitato di direzione. Va sottolineato che la natura stessa delle Direzioni di Progetto è temporanea, e la loro funzione è di veicolo per l’apprendimento all’interno del comune. Tuttavia sorprende l’assenza di un loro ricambio.

Il funzionamento di una Direzione di Progetto e la sua composizione. A un direttore di settore viene assegnato l’incarico di una Direzione di Progetto. Per essa vengono concordati gli effettivi, con personale proveniente da diversi settori, un certo numero di collaboratori e di consulenti esterni. Lo status di Direttore di Progetto consente al dirigente responsabile di negoziare risorse e obiettivi con i Direttori Centrali presso il comitato di direzione convocato dal Direttore Generale. Il Progetto può di fatto impegnare il personale sia a tempo pieno, sia part-time. Nel secondo caso uno stesso funzionario, una volta concluso il proprio orario di lavoro presso il Progetto, può attivare e seguire le procedure di competenza presso il proprio settore di appartenenza. La gestione delle procedure complesse gode perciò di due vantaggi: il contributo di professionalità diverse, la garanzia che i settori interessati si attivino tempestivamente.

Direttore Generale

Che cosa ci aspetta? Il consolidamento di nuovi strumenti esecutivi e generali a disposizione dell’amministrazione milanese corrisponde oggi a un cambiamento del profilo dell’operatore pubblico: l’amministrazione è finalmente in grado di gestire profittevolmente le proprie risorse contestualmente alle opportunità offerte dalla progettualità privata, dalla programmazione e dai provvedimenti istituzionali, pur scontando alcune inerzie residue. La conformazione della DC 10 riflette in particolare un nuovo impianto di azione e una visione ormai matura e rinnovata delle funzioni di “governo del territorio”. Asseconda la fortuna di alcune Direzioni di Progetto, dei PII, il riconoscimento attribuito al Documento di inquadramento come strumento eminente per le politiche urbane, ma non riflette necessariamente una concezione rinnovata di guida tecnica e politica delle trasformazioni urbane a Milano. La DC 10 è il nodo di tutte le principali operazioni di valorizzazione immobiliare del territorio milanese, e si trova nella singolare posizione di influenzare la qualità e gli impatti degli investimenti nel settore immobiliare a Milano, pur non riuscendo a esercitare una funzione di guida strategica delle trasformazioni urbane, in grado di orientare selettivamente l’amministrazione su temi e progetti prioritari. Il Pgt (erede del Documento di inquadramento) dovrebbe rappresentare un riferimento influente per le scelte degli uffici. Invece sono le persone, l’intreccio di ruoli e la programmazione per obiettivi a condizionare l’impegno dell’amministrazione. Sia la gestione dei programmi complessi che la guida strategica alludono a nuove forme di attivazione per le pubbliche amministrazioni. La condizione non ancora soddisfatta è un ripensamento del rapporto esclusivo tra assessore e uffici, attraverso la costruzione di spazi di delega, dalla politica alla dirigenza. In parte ciò dipende da quanto la componente tecnica dell’amministrazione di dimostri oggi capace di formalizzare una delega politica così da seguire in modo autonomo e responsabile iniziative di rilevante interesse per la collettività, e dal ripensamento del profilo e delle funzioni degli

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Assessore

Direttore di progetto (dirigente del settore A)

Direttore Centrale

Settore F

Settore B Settore A Settore C

Formazione di un gruppo di lavoro interno

Pool esterno collaboratori e consulenti

Settore E

Settore D Settore G


assessori. Senza la soluzione di questo problema, la regia interna ai progetti complessi è destinata ad essere una funzione precaria: fragile se implica un coinvolgimento esteso di settori, in affanno se deve sostenere relazioni interorganizzative su scelte a contenuto tecnico, incapace di collegare procedure urbanistiche e fiscalità urbana in assenza di forme di contabilità decentrata. La gestione urbanistica comporta pure un ricorso a professionalità e competenze variegate. Le amministrazioni hanno in parte incorporato queste conoscenze ma sono costrette di frequente a ricorrere a consulenze e a forme di collaborazione esterna per fronteggiare problemi inediti. Il nodo delle collaborazioni appare tuttora un campo opaco e che richiederebbe un trattamento esplicito e pragmatico, per esempio attraverso la costituzione di agenzie esterne di ricerca in grado di attivare tempestivamente per conto dell’amministrazione i rapporti di collaborazione necessari. Resta infine aperto il nodo delle relazioni intercomunali che potrebbe assumere un nuovo significato in una funzione di pianificazione territoriale di scala vasta. Alla vigilia delle recenti elezioni amministrative queste sembravano le prospettive e le sfide ancora aperte. Si poteva supporre che a una continuità di segno politico nell’amministrazione potesse corrispondere una continuità nella sperimentazione. Tuttavia il cambiamento in atto sembra andare in direzione opposta: il processo di riorganizzazione vede la spartizione delle strutture tecniche del comune tra i neo-costituiti assessorati. Si tratta di un processo ancora lontano da una sua conclusione. Si può rilevare che il numero delle Direzioni è passato da 13 a 23 (con ovvi impatti sul numero dei dirigenti e sui costi di gestione). Alcune delle originarie Direzioni centrali sono rimaste inalterate, talvolta cambiando denominazione. Quelle nuove costituiscono per ora contenitori sui quali vecchi e nuovi uffici si stanno riversando. Pur rimanendo, le Direzioni centrali sono profondamente riviste nella loro funzione, riposizionate al servizio dei singoli componenti della nuova giunta. L’impianto riproduce principi di funzionamento di tipo ministeriale e provoca una nuova frammentazione delle competenze relative al governo del territorio. Il cambiamento da poco avviato sembra ignorare i trascorsi gestionali e i problemi registrati nel passato. Si fatica inoltre a comprendere il senso dei cambiamenti in atto: le scelte adottate sembrano infatti riflettere alcune convenienze di breve periodo in una diversa interpretazione politica delle strutture tecniche, ora viste più come strumento che come luogo. Questa situazione ci permette di evidenziare come il cambiamento nelle amministrazioni pubbliche sia sempre reversibile e precario. Si tratta di un fenomeno frequente nei comuni italiani (anche a Venezia e Torino), e insito nella doppia natura politica e tecnica delle organizzazioni pubbliche. Il cambiamento amministrativo può avvenire per un’iniziativa politica in alcuni casi, o per un’iniziativa tecnica (promossa dalla dirigenza). Di queste la seconda ha caratteri e tempi diversi. Se prende piede, costruisce proposte che dipendono da una mediazione (anche con la politica) e acquisisce un carattere progressivo e incrementale.

Quindici anni di cambiamento amministrativo. Riconoscendo la discontinuità del consenso politico sui progetti, e le difficoltà di autofinanziamento, il comune ha abbandonato un ruolo propositivo nei progetti di trasformazione, e ha invece preferito assecondare iniziative altre. La sperimentazione degli uffici è avvenuta infatti prevalentemente sulla scia di alcuni provvedimenti di indirizzo: il Programma regionale di edilizia pubblica, il decreto ministeriale sui Prusst, la legge nazionale e regionale sui PII, in tempi più lontani i PRiU, il Programma pluriennale di edilizia Pubblica del 94-95, i PIR del 92,.

La Legge regionale 23/1990 istituisce i Programmi integrati di recupero PIR che entrano in uso dal 1992

la Legge 493/1993 definisce i Programmi di recupero urbano (programmi destinati all’ERP) combinati con finanziamenti regionali e ministeriali...

... incorporati per la prima volta nel Programma regionale pluriennale di edilizia pubblica 1994-1996

La Legge nazionale 179/1992 propone i Programmi integrati di intervento (PII) e i Programmi di riqualificazione urbana (PRiU)

L‘amministrazione comunale appare inizialmente come una costellazione di settori variamente associati agli assessorati.

1994

Contratti di Quartiere (legge 662/1996) per il recupero delle periferie sono attivati a più riprese sulla base di bandi di finanziamento nazionali o regionali

Vengono sviluppati gruppi di lavoro per la gestione di progetti e la sperimentazione di procedure e programmi innovativi, per la gestione di progetti complessi. Sono istituite due aree di coordinamento, una per le attività “territoriali”, una per i lavori pubblici.

1997

1999 Tra il 1998 e il 2001 il Ministero lavori pubblici promuove la fromazione di Programmi di riqualificazione urbana e sviluppo sostenibile (PRUSST) attraverso bandi di finanziamento

La Legge della Regione Lombardia 9/1999 definisce i Programmi integrati di intervento (PII) e mette ordine in materia di programmi complessi

Introduzione della Direzione Generale e degli strumenti di controllo di gestione. Tutti i settori del comune sono distribuiti tra 13 Direzioni Centrali, centri di regia tecnica e gestionale. Sono istituite 16 Direzioni di Progetto per la sperimentazione di nuove procedure e programmi innovativi (come i PII). Le Direzioni di Progetto impegnano risorse delle Direzioni Centrali ma rispondono solo al Direttore Generale.

2004

Una nota sul ridisegno della pubblica amministrazione Il caso milanese evidenzia che i processi di cambiamento amministrativo dipendono da scelte arbitrarie e da interpretazioni originali formulate nei singoli contesti. Dipendono anche da come alcune figure chiave sanno giocare il proprio ruolo dentro l’amministrazione per orientarne e influenzarne l’agenda: magari promuovendo cambiamenti di processo, oppure suggerendo le azioni opportune all’amministrazione. È difficile stabilire quale sia l’influenza effettiva della legge nel dare forma alle amministrazioni pubbliche, tuttavia è possibile qualche annotazione. Come interpretare la varietà? L’evoluzione del comune di Milano evidenzia come i modelli di gestione delle trasformazioni territoriali e i luoghi dell’amministrazione responsabili siano mutati nel tempo per esigenze interne. Si tratta di cambiamenti che non riflettono necessariamente modelli o principi virtuosi di azione amministrativa. Hanno recepito solo in parte alcune questioni poste dalla recente legislazione. Lo stesso Testo unico sugli enti locali, D.lgs. 267/2000 (che raccoglie la gran parte delle leggi in materia di organizzazione ordinamento contabile, forme di gestione, programmazione e

Il Programma edilizia residenziale pubblica Regione Lombardia 2002-2004 mette a disposizione dei comuni finanziamenti per progetti ERP selezionati

La Nuova Legge Regionale di Governo del Territorio 12/2005 formalizza il set degli strumenti urbanistici per i comuni in Lombardia

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2005 Le Direzioni di Progetto sono progressivamente riassorbite nelle Direzioni Centrali e nei settori. Alcune Direzioni Centrali si riorganizzano. Nel corso di queste riorganizzazioni le tradizionali funzioni dei settori vengono completamente riviste in funzione dei nuovi processi e delle nuove attività sperimentate dall’amministrazione e dalle Direzioni di Progetto.


direzione) in realtà non propone nessun modello di funzionamento. Si limita a fare il punto sulle questioni che gli enti locali sono chiamati ad affrontare in sostanziale autonomia. Far scattare l’innovazione amministrativa con leggi che si occupano d’altro. Osservando la figura nella pagina precedente, ci si accorge come paradossalmente il cambiamento all’interno della amministrazione e la sperimentazione di nuovi moduli gestionali derivi dall’introduzione dei programmi integrati e di nuovi strumenti di pianificazione, e avvenga cioè per effetto di provvedimenti che non hanno per oggetto l’innovazione amministrativa e non agiscono direttamente su di essa. In questi casi la legge si concentra sui contenuti e sui temi, lasciando indeterminate le questioni di processo. Potremmo desumere che una legge può essere più incisiva sulla struttura amministrativa se richiede all’amministrazione di cambiare le proprie mansioni, implicando nuove sfide gestionali (integrazione, valutazione, co-progettazione, co-finanziamento). Tre innovazioni rilevanti. È possibile identificare tre temi influenti di legislazione che hanno determinato i modi e i contenuti della gestione delle trasformazioni territoriali da parte dei comuni: l’elezione diretta dei sindaci e i vincoli alla formazione delle giunte, la introduzione dei programmi integrati, l’introduzione degli incentivi di progettazione all’interno degli uffici comunali. Il primo ha prodotto un cambiamento nelle modalità di formazione della giunta e la connessione tra questa e gli uffici secondo un criterio “di mandato”. La seconda ha imposto nuovi moduli di intervento per le politiche urbanistiche e sociali. La terza ha invertito la tradizionale dipendenza di alcune amministrazioni dalle consulenze esterne, rilanciando il ruolo delle componenti tecniche. Obbligo od opportunità? Gli effetti della legislazione sulla gestione delle trasformazioni territoriali dipendono da come essa viene colta: come opportunità piuttosto che come obbligo. Quando la legge è interpretata come obbligo le possibilità di innovazione sono minori e spesso nominali. Per esempio il cambiamento degli strumenti di attribuzione di obiettivi (controllo di gestione) ha assunto un carattere episodico. L’esperienza milanese rivela che gli atteggiamenti di fronte ad una nuova legge sono differenti, e diversi i modi in cui le sue indicazioni sono colte e valutate nella pratica: un comune può interpretare variamente l’introduzione di un nuovo programma urbanistico. Può assumerlo in toto (e prenderlo a scatola chiusa) attivando una fase di sperimentazione “alla cieca” non priva di rischi. In altri casi, gli stessi programmi regionali sulla casa o gli strumenti finalizzati al riassetto del patrimonio abitativo pubblico sono stati interpretati come nuovi orizzonti di business, in cui si riconosce fin da principio un vantaggio e un ritorno di immagine. In altri casi la legge ha permesso all’amministrazione di trovare i propri incentivi. In particolare la gestione di programmi complessi ha reso convenienti forme di premialità sulla progettazione, sulla dirigenza e il personale: sono state così introdotte forme di accountability altrimenti trascurate. Infine le sperimentazioni possono partire da un commitment politico: motivato a introdurre forme nuove di controllo di gestione per pubblicizzare una funzione rinnovata di indirizzo politico; o che intravede in qualche strumento la promessa per risolvere un problema incluso nel proprio mandato.

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Urbanistica contrattuale. Prassi e legittimità nelle scelte di piano Luca Gaeta

1. Fuori dal retrobottega La volontà di porre le scelte di piano al riparo dalla pressione degli interessi privati è un tratto che distingue buona parte della cultura urbanistica italiana. La retorica che nega il coinvolgimento dei privati nella formazione delle scelte di piano si è fondata sul duplice assunto che la cura degli interessi generali connessi all’uso del territorio sia una funzione affidata alla pubblica amministrazione e che quest’ultima sia in grado di assumere scelte imparziali, ispirate al perseguimento degli obiettivi di piano fissati con un procedimento democratico. La retorica pubblicistica occulta una prassi negoziale che è antica quanto il piano1 e che, in varie forme, svolge un ruolo chiave nella formazione delle decisioni urbanistiche come nella produzione materiale della città. Scambi di tipo contrattuale tra attori pubblici e privati accompagnano l’intero svolgimento del processo di pianificazione. Si tratta di attività negoziali che passano troppo spesso sotto silenzio e che, quando giungono all’attenzione dell’opinione pubblica, seppur legittime, tendono a dissimularsi in guisa di munifiche largizioni. La riluttanza delle parti contraenti nel rendere di pubblico dominio una prassi tanto estesa è sintomo di quanto siamo lontani dal riconoscimento della negoziazione come luogo specifico di produzione del piano e, anche, di quanto sia rischioso escludere la prassi ordinaria dall’orizzonte di una teoria urbanistica che potrebbe, invece, retroagire sulla qualità e sulla trasparenza dei percorsi negoziali. Ciò che accade di fatto è che non si pianifica in nome dell’interesse pubblico. Si pianifica piuttosto in nome e per conto delle parti in causa, tra le quali figurano portatori di interessi pubblici, talora (ma non sempre) in posizione preminente, accanto a portatori di interessi d’altra natura. La pubblica amministrazione quasi mai dispone del consenso e delle risorse necessarie per attuare un disegno urbano indifferente alle attese degli interessi immobiliari. Né si può pensare che un’amministrazione elettiva sia impermeabile alle richieste avanzate da chi detiene il controllo della terra e, con esso, l’influenza che ne segue sulla comunità locale. Gli interessi immobiliari stanno da sempre dentro il procedimento democratico e prendono parte dal principio alla formazione della volontà politica destinata a tradursi in scelte di piano. Non possono essere espunti dal piano in nome di un interesse generale che, peraltro, non sarebbe tale se non rappresentasse anche loro.

Il tema di questo contributo è la prassi dell’urbanistica contrattuale. Intendo procedere dal riconoscimento di una prassi negletta richiamando alcune delle sue manifestazioni caratteristiche dentro i confini dell’area metropolitana milanese. Il richiamo di alcune vicende significative2 serve a delineare non tanto un bilancio critico, che sarebbe deficitario dal lato della conoscenza, quanto le premesse e gli interrogativi utili a istruire un percorso di ricerca. Nel mercato urbano milanese l’urbanistica contrattuale viene praticata caso per caso. Si sperimentano moduli e assetti organizzativi che non attecchiscono altrove per carenza di informazioni, ma anche per il ritardo accumulato dalla cultura tecnica nel mettere a punto criteri e procedure. La negoziazione condotta caso per caso incorre quasi inevitabilmente in disparità di trattamento, a scala locale e territoriale, che minano la sua legittimità agli occhi dell’opinione pubblica e degli operatori. L’esigenza di irrobustire la prassi mediante il concorso del sapere diviene attuale, ma nulla toglie all’apporto della conoscenza in situ di cui dispongono i tecnici locali, così come nulla aggiunge all’autorevolezza che viene agli amministratori dall’investitura popolare, dalla capacità di costruire consenso intorno a programmi politici. Non si tratta di riesumare il modello dell’urbanista ‘condotto’, una figura che ha esaurito il proprio scopo alle soglie degli anni ’70 con l’avvento di un mercato metropolitano. Occorre domandarsi, tuttavia, come e perché l’urbanista condotto fosse in grado di replicare una procedura negoziale uniforme, mentre risulta tanto difficile individuare, da allora in avanti, tracce di un sapere tecnico applicato alla negoziazione urbanistica nell’area metropolitana milanese. Non è possibile perpetuare un atteggiamento negligente nei confronti della negoziazione, talora velato di sdegno moralistico, quando porzioni estese della città contemporanea sorgono sotto il segno di accordi che il piano registra. L’interesse pubblico deve essere tutelato nei luoghi decisionali in cui viene messo in gioco. Intorno al tavolo negoziale prendono forma politiche e progetti che richiedono un accorto bilanciamento delle reciproche convenienze tra attori, nonché una corretta valutazione degli impatti potenziali sulla collettività. Sono temi propri del sapere tecnico che non possono essere confinati nel retrobottega della pratica professionale più ‘scafata’. È

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in gioco l’utilità sociale della disciplina, in un tempo nel quale assistiamo al «tentativo di spostare il cuore della regolazione urbanistica dalla stesura del piano alla gestione del processo attuativo» (Curti, 2006, p. 20). 2. Uno sfondo storico in due tempi È utile tracciare il contorno sommario di uno sfondo storico dell’urbanistica contrattuale milanese, come premessa agli sviluppi del quindicennio monitorato dalla ricerca Musp. In modo convenzionale lo sfondo comprende il periodo repubblicano, nel quale sono riconoscibili due fasi. Ciascuna fase presenta propri stili e strumenti negoziali in relazione alle mutevoli condizioni dello sviluppo urbano. La prima si colloca tra l’inizio degli anni ’50 e la metà degli anni ’60. La seconda fase, successiva all’approvazione della cosiddetta ‘legge ponte’, giunge sino alla soglia degli anni ’90. 2.1. Prima fase: la contrattazione anticipa le norme Il tipico strumento negoziale della prima fase è la convenzione urbanistica, una sorta di contratto che registra il risultato degli accordi cui addivengono l’amministrazione comunale da un lato e la proprietà fondiaria dall’altro. Il ricorso al convenzionamento è diffuso nell’intero comprensorio milanese, ma occorre distinguere la situazione del comune capoluogo da quella degli altri comuni. A Milano l’approvazione del piano regolatore generale, avvenuta nel 1953, giunge in ritardo rispetto alle esigenze della ricostruzione e si trova a coincidere con l’innesco dell’ondata migratoria proveniente dalle regioni più povere. Per quanto frutto di compromessi, il piano regolatore costituiva un esito troppo atteso dalla classe dirigente per essere rimesso in discussione nelle sue previsioni d’insieme. L’amministrazione centrista sceglie di corrispondere al pressante bisogno di flessibilità delle regole mediante una gestione disinvolta del piano. Si consolida la prassi delle licenze edilizie rilasciate in precario, fuori dalle zone riservate all’espansione dell’abitato3. Con simili provvedimenti, di fatto illegittimi, si rendono edificabili molte aree vincolate a uso agricolo. Le licenze in precario sono spesso accompagnate da convenzioni, recepite in tempi successivi da varianti ad hoc del piano regolatore. La convenzione urbanistica, negli anni ’50, ha la forma «di un negozio giuridico bilaterale – dunque di un contratto – da cui derivano a carico delle parti obbligazioni reciproche» (Mazzarelli, 2006, p. 26). Si tratta di accordi la cui origine risale al tempo dell’unificazione nazionale, privi di una chiara fonte legislativa. Le convenzioni sono strumenti flessibili. Le parti hanno ampia facoltà di inserirvi clausole relative alle reciproche prestazioni, fatta salva l’approvazione della Giunta provinciale amministrativa. Inoltre il contratto riguarda diritti reali e può essere applicato qualora un diverso proprietario subentri al contraente originale.

I contenuti tipici della convenzione riguardano, da parte pubblica, il riconoscimento della edificabilità, gli usi del suolo e le densità, l’impegno a realizzare e gestire alcune opere infrastrutturali e, infine, l’impegno a recepire quanto pattuito nello strumento urbanistico generale (Balducci, 1984). Il proprietario si impegna tipicamente a realizzare opere di urbanizzazione primaria da cedere gratuitamente al comune insieme alle relative aree, a contribuire al finanziamento delle opere di urbanizzazione secondaria, a cedere le aree necessarie per attrezzature e servizi pubblici4. Come si vede, la convenzione è un vero e proprio atto di pianificazione bilaterale che può riguardare lottizzazioni molto ampie all’interno dei confini comunali. In sostanza «l’amministrazione vincola mediante contratto l’esercizio dei poteri autoritativi» (Mazzarelli, 2006, p. 27). La convenzione urbanistica permette al comune di recuperare una parte dei costi relativi alle opere di urbanizzazione in assenza di obblighi di legge in tal senso per i privati. A Milano tuttavia il convenzionamento è utilizzato per variare ‘di fatto’ la destinazione di zona del piano regolatore onde procedere al rilascio delle licenze edilizie in anticipo sui tempi delle procedure ordinarie. La convenzione, in altri termini, è finalizzata a sveltire il processo edilizio facendo salva una minima dotazione di aree pubbliche e di infrastrutture per una città che cresce vorticosamente. Nei comuni dell’hinterland la situazione è ben altra. Quasi

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sempre il piano regolatore è assente. Quando va bene esiste un programma di fabbricazione5 adottato o, più raramente, approvato. Nei piccoli comuni investiti dallo sviluppo il convenzionamento interagisce in modo confuso con la pianificazione generale6. Nei comuni agricoli più marginali sono le stesse amministrazioni a esercitare pressioni sui proprietari per indurli al convenzionamento, secondo modalità che conosciamo grazie al lavoro svolto da giovani studiosi del Dipartimento di scienze del territorio7. Gli amministratori di sinistra dei comuni a sud di Milano «vedono nella possibilità di agganciare lo sviluppo l’unica strada per rompere l’isolamento dell’ambito locale, accrescere il reddito, permettere l’attuazione di una politica dei servizi» (Balducci, 1984, p. 117). Essi sono coadiuvati da tecnici della Lega dei comuni democratici, con ampie deleghe dai partiti di riferimento. La strategia del convenzionamento messa in atto dall’urbanista condotto si riassume in pochi passaggi: (i) adozione in consiglio comunale di un programma di fabbricazione con scarse possibilità edificatorie; (ii) apertura della contrattazione con le proprietà selezionate in base agli obiettivi di sviluppo perseguiti; (iii) stipula delle convenzioni; (iv) nuova adozione dello strumento urbanistico che recepisce gli esiti della trattativa condotta dal tecnico (Tutino, 1980; Balducci, Piazza, 1981; Crosta, 1988). Strumento di promozione dello sviluppo, il convenzionamento è utilizzato allo scopo di redistribuire risorse sotto

forma di servizi pubblici e infrastrutture che i piccoli comuni non sarebbero altrimenti in grado di realizzare. Ai proprietari la convenzione garantisce condizioni di priorità nell’espansione e una valorizzazione fondata sull’attesa. 2.2. Seconda fase: la convenzione segue le norme Il cosiddetto ‘rito ambrosiano’ tramonta dopo l’entrata in vigore della L. 765/1967, con la quale il Parlamento introduce rilevanti modifiche del sistema di pianificazione. Per ciò che riguarda il procedimento attuativo, la lottizzazione convenzionata è equiparata al piano particolareggiato. L’apparente riconoscimento di una prassi giuridicamente spuria ne opera in verità il capovolgimento, nella misura in cui «il piano di lottizzazione è strumento attuativo del piano regolatore in assenza del quale non può essere assentito» (Balducci, 1984, p. 128). La pianificazione generale deve precedere il convenzionamento. La contrattazione riguarda la variante, mentre prima riguardava la convenzione. Anche perché i contenuti della convenzione risultano circoscritti e viene stabilito per legge l’importo minimo degli oneri da richiedere ai privati. Sebbene molte convenzioni in essere siano in contrasto con le nuove norme, la legge dispone che siano fatte salve quelle approvate entro il 1966. Nell’area milanese, trascorso l’anno di moratoria della L. 765, inizia una riconfigurazione del settore immobilia-

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re. Mutano gli attori e, con essi, mutano gli stili, le poste e i luoghi della contrattazione. Uno tra gli effetti rilevanti del nuovo regime di pianificazione, non isolato dall’esaurimento del boom economico e dalla penuria di capitali, è la selezione degli operatori. Declinano il ruolo del proprietario fondiario e quello del costruttore occasionale, mentre emergono promotori dal profilo integrato capaci di instaurare rapporti privilegiati con il circuito bancario e con la classe politica (Crosta, 1979). Operatori come Giuseppe Cabassi e Silvio Berlusconi rivolgono la propria attenzione ai comuni di prima e seconda cintura, ricchi di opportunità edificatorie, adeguando vecchie convenzioni urbanistiche alle proprie mire imprenditoriali. Da un lato nuovi format d’intervento, crescenti per dimensioni e per impegno progettuale, convogliano la domanda pregiata verso l’hinterland. A questa esigenza risultano funzionali generose dotazioni in opere di urbanizzazione che però, in molti casi, sono escluse di fatto dalla fruizione pubblica. D’altro canto, il ceto politico locale è marginalizzato dall’inserimento di fiduciari dei partiti nei principali ruoli amministrativi. La contrattazione sui grandi interventi si sposta a livello metropolitano. Muta la natura delle contropartite, che da urbanistiche si fanno economiche e politiche. Detto altrimenti, pratiche parzialmente redistributive divengono collusive e clientelari. A Milano l’attività edilizia si riduce e si concentra sotto il controllo quasi oligopolistico di pochi costruttori, tra i quali spicca Salvatore Ligresti. La situazione si complica con la variante generale adottata nel 1976 e approvata nel 1980. Nel frattempo la crescita demografica è cessata. È iniziato il fenomeno delle dismissioni industriali. La giunta Tognoli si trova nei primi anni ’80 a gestire un piano di contenimento, dettagliato e rigido, non corrispondente alle dinamiche in atto. La filosofia della programmazione propria di quella stagione viene allora declinata in modo originale, nel senso di una forte progettualità di matrice pubblica che sollecita il concorso degli interessi privati alla trasformazione urbana. Scrive su l’Unità l’assessore Maurizio Mottini (1982, p. 3): «In una società aperta, che operi in regime di mercato, compito dell’ente pubblico in materia di territorio è quello di ‘governare’ i processi economici anziché di gestirli. Il ‘governare’ presuppone di utilizzare i meccanismi di mercato, indirizzandoli con una serie di incentivi e disincentivi alla soluzione dei problemi di interesse generale. Alla politica del vincolo occorre sostituire la politica dell’uso pubblico dell’interesse privato». Nel caso del Portello sud, ad esempio, è l’amministrazione che interpella la società del gruppo Iri cui l’Alfa Romeo ha conferito il patrimonio immobiliare. Alla proprietà viene esposta l’opportunità di un intervento di riqualificazione connesso alla vicina fiera campionaria. Cambio di destinazione d’uso e incremento volumetrico richiedono infrastrutture pubbliche il cui costo è da imputare al progetto. Si individua nel quintuplo degli oneri di urbanizzazione il punto di equilibrio della trattativa. Il procedimento è quello dei progetti d’area che accompagnano il Documento direttore del progetto passante.

L’amministrazione vuole modificare nei fatti la sequenza che dalla variante urbanistica porta al piano particolareggiato e, da questo, alla concessione edilizia. Per garantire fattibilità agli interventi, il planivolumetrico precede la variante e viene da questa recepito in tempi che si suppongono rapidi grazie agli accordi presi8. In realtà il dispositivo è rigido, non sfugge ai vincoli di una legislazione che ignora la negoziazione e subordina i progetti al piano. La progettualità pubblica non incontra le attese del mercato. I progetti d’area restano sulla carta pur avendo individuato i luoghi strategici della trasformazione a venire. 3. Dal ‘rito ambrosiano’ al procedimento amministrativo Sullo sfondo descritto, la fase attuale dell’urbanistica contrattuale milanese si apre negli anni ’90 dopo il ciclone di ‘Mani pulite’. L’inchiesta giudiziaria seguita all’arresto di Mario Chiesa, nel febbraio 1992, scuote l’intera classe dirigente italiana. Viene alla luce un sistema ramificato di collusioni tra economia e politica dietro la cortina di una formale distinzione dei ruoli. In campo urbanistico prevale dapprima la posizione di chi invoca il ritorno al piano. Nella vittoriosa campagna elettorale del 1993, la Lega Lombarda propone di rifare il piano regolatore di Milano (Bolocan Goldstein, 1997). Negli stessi anni, tuttavia, si pongono le premesse per una diversa

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uscita dalla crisi di fiducia nei dispositivi di regolazione. Prevale infine l’esigenza di rendere esplicito il rapporto tra interessi pubblici e privati mediante procedure e assetti organizzativi che richiedono a monte innovazioni legislative. A Milano il nodo critico è costituito dall’interazione tra pianificazione generale e attuativa o, per meglio dire, dalla relazione tra piano e progetti. Nel quindicennio prende forma, tra incertezze e contraddizioni, un modello di relazione circolare nel quale piano e progetti si alimentano reciprocamente. Le regole d’uso del suolo sono approvate insieme al progetto, che è portatore di autonome strategie. Ciò comporta che la prassi negoziale si innesti nel cuore del procedimento urbanistico, a differenza dei periodi nei quali essa precedeva oppure seguiva l’approvazione del piano generale. Tra regola e contratto non c’è uno iato temporale e neppure uno scarto giuridico: sono elementi di un procedimento unitario. In questo senso l’urbanistica contrattuale si avvia a diventare pratica ordinaria della pubblica amministrazione. 3.1. Il quadro legislativo È utile ricapitolare gli sviluppi legislativi che incidono sull’urbanistica contrattuale. La Lombardia ha precorso i tempi con la Lr. 22/1986, detta legge Verga, che incentiva Programmi integrati di recupero (Pir) col concorso di risorse pubbliche e private. La legge autorizza dero-

ghe a pianificazione vigente e regolamenti edilizi poi riprese dalla Lr. 23/1990, che introduce «la nozione di ‘standard qualitativo’ per superare le difficoltà nel reperimento localizzato degli standard conseguenti agli incrementi volumetrici o ai cambi di destinazione d’uso» (Pogliani, 2006, p. 102). L’importante L. 142/1990, che riforma l’ordinamento delle autonomie locali, ha introdotto una famiglia di strumenti che facilitano il partenariato pubblico/privato. Tra questi l’Accordo di programma, modificato dalla L. 127/ 1997, da strumento esclusivo della collaborazione tra enti pubblici diviene «strumento di coordinamento aperto anche ad attori di natura privata o mista, o comunque operanti con finalità privatistiche» (Bolocan Goldstein, Pasqui, 1998, p. 183). La L. 179/1992 disciplina il Programma integrato di intervento (Pii), prima versione di strumento urbanistico per fronteggiare la domanda di riconversione urbana. Il Pii non è sempre attuativo del piano regolatore, si applica a interventi di dimensione significativa e prevede il concorso di più soggetti. Un articolo della L. 493/1993 consente di approvare il Pii mediante un Accordo di programma che costituisce variante del Prg (Urbani, 2000). Sulla base delle stesse leggi, il Ministero dei lavori pubblici promuove con decreti del 1994 e 1997 i Programmi di riqualificazione urbana (Pru). Un bando di finanziamento sollecita le amministrazioni comunali a presentare progetti per il recupero di aree degradate in parteci-

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pazione con privati da selezionare tramite invito o confronto concorrenziale. Mentre nel Codice civile ‘produzione’ è un termine che riguarda beni e servizi, in urbanistica si è continuato a ritenere che la produzione riguardasse l’industria ma non i servizi. Con la L. 112/1998 si è introdotta una nuova definizione delle attività produttive, che include le funzioni commerciali, ricettive, terziarie. Si tratta di una semplificazione delle categorie funzionali adoperate nei piani urbanistici la cui applicazione investe le aree industriali dismesse. La Lr. 9/1999 ha precisato la disciplina dei Pii facendone strumenti per la riqualificazione di ambiti urbani complessi con procedure di approvazione agevolate. La legge consente l’approvazione di Pii non conformi alla pianificazione vigente purché coerenti con gli obiettivi espressi dal consiglio comunale in un Documento di inquadramento delle politiche urbanistiche privo di valore prescrittivo. La discrezionalità indotta con tale procedura rende il Pii adatto al raggiungimento di accordi negoziali tra proponenti e pubblica amministrazione. La Lr. 1/2001 ha introdotto il Piano dei servizi, che dapprima è un allegato alla relazione del piano regolatore. Il Piano dei servizi è uno strumento di programmazione delle aree necessarie per realizzare opere e servizi di pubblica utilità, con «funzioni di coordinamento e di orientamento di centri plurimi di spesa per il raggiungimento di finalità e obiettivi di sviluppo predeterminati» (Rota, 2006, p. 42). Dal punto di vista dell’attore pubblico, la disponibilità di un quadro di massima degli obiettivi e delle esigenze in termini di servizi pubblici è un complemento in grado di preservare la prassi negoziale da rischi di occasionalità e di improvvisazione che si traducono in spreco di risorse. È pertanto motivo di interesse che la Lr. 12/2005 di riordino della materia urbanistica abbia incluso il Piano dei servizi tra i documenti che compongono il Piano di governo del territorio (Pgt), ossia lo strumento urbanistico generale. Le altre componenti del Pgt sono il Documento di piano, che formula le linee di indirizzo strategico delle trasformazioni senza avere valore prescrittivo, e il Piano delle regole, che disciplina il territorio agricolo e le zone di urbanizzazione consolidata. In apparenza la legge attiva un rapporto non gerarchico tra piano e progetti. Tuttavia la confusa articolazione delle funzioni attribuite ai documenti genera il rischio di una inutile e costosa tripartizione del vecchio Prg, come alcune applicazioni fanno presagire. Se la legge amplifica la responsabilità degli amministratori locali nella gestione del territorio, resta indeterminata l’interpretazione del modello di pianificazione sottostante. Un uso innovativo della legge è pur sempre possibile, ma dipende dal grado di cultura politica degli amministratori e dal grado di cultura tecnica dei pianificatori. 3.2. Documenti, indirizzi, stili di governo Quello appena riassunto non è un quadro organico. Si direbbero stralci di una riforma urbanistica mai giunta a

compimento. In parallelo, la vicenda urbanistica milanese è segnata dalla personalità degli assessori che si avvicendano a palazzo Marino. I loro stili di governo improntano il rapporto con gli interessi privati. Elisabetta Serri succede nella giunta Formentini al collega Junginger, sgradito ai grandi operatori perché ritenuto responsabile di una sostanziale paralisi edilizia. Il nuovo assessore intuisce che il varo del piano regolatore, annunciato in campagna elettorale, impegnerebbe l’attività amministrativa per troppi anni. Tra le sue prime mosse, l’insediamento di un laboratorio di progettazione9 corrisponde alla volontà di generare idee per la città. Ne scaturisce il progetto strategico dei nove parchi, presentato al pubblico10 senza mai approdare in consiglio comunale. Il progetto individua otto aree disposte a corona intorno al parco Sempione e, per ciascuna di esse, prevede un parco pubblico contornato da edifici. Gli otto nuovi parchi verrebbero finanziati dal recupero negoziale dei plusvalori immobiliari che essi stessi contribuiscono a generare. Ma la risposta dei proprietari è deludente. Gli operatori non gradiscono il dettaglio di una progettazione planivolumetrica che, pure, vorrebbe essere indicativa. Il progetto dei nove parchi torna utile al momento di selezionare le aree ammesse al bando ministeriale per i Pru. In questo caso il consiglio comunale approva una delibera preliminare che specifica obiettivi prestazionali e parametri urbanistici. Ai dieci ambiti selezionati è attribuito un indice di utilizzazione territoriale, un mix funzionale e l’ammontare delle superfici di cessione. La delibera riserva un quarto della volumetria come edilizia residenziale convenzionata e un quarto come edilizia residenziale sovvenzionata. L’amministrazione dunque si attrezza per la selezione di proposte tra loro concorrenziali, avendo predisposto a tale scopo una cornice di regole. Contro le attese, alcuni proprietari selezionati si astengono dal presentare proposte. Cinque sono i programmi approvati nel 1997, tre dei quali riprendono il disegno formale dei nove parchi con la differenza che il costo di realizzazione e gestione dell’infrastruttura ambientale grava in buona parte su fondi pubblici. Nelle elezioni del 1997 il sindaco uscente è sconfitto da Gabriele Albertini, alla guida di una coalizione di centrodestra. Maurizio Lupi diviene assessore allo sviluppo del territorio e avverte il bisogno di restaurare un clima di fiducia negli uffici dove l’eco delle inchieste giudiziarie ancora risuona. È aiutato in ciò dalle leggi Bassanini, che sottraggono la firma delle concessioni edilizie all’assessore per affidarla ai dirigenti di settore. Lupi sottoscrive gli Accordi di programma relativi ai Pru, ma è assertore di una maggiore flessibilità del piano e del regolamento edilizio. Quest’ultimo viene riformato nell’ottobre 1999 secondo la logica per cui ciò che non è vietato è permesso. La contestualità tra concessione edilizia e opere di urbanizzazione figura tra le novità. Intervenuta nel frattempo la Lr. 9/1999, ha inizio la redazione del Documento di inquadramento che il consiglio comunale approva il 5 giugno 2000 dopo un dibattito deludente. Il Documento enuncia dieci obiettivi strategici per lo sviluppo di Milano e fornisce indicazioni di massima per la

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trasformazione di specifici ambiti territoriali lungo due direttrici del trasporto su ferro. L’aspettativa di tempi rapidi per l’approvazione dei progetti porta alcuni operatori a preferire la procedura del Pii anche laddove consente minori volumetrie rispetto a quelle attribuite dal piano. In effetti giungono numerose proposte, la cui natura varia molto per dimensione, tipologia, collocazione spaziale. Rispetto alla delibera di indirizzo dei Pru, il Documento di inquadramento non introduce forme di competizione tra progetti né seleziona gli ambiti di intervento in modo prescrittivo. Ciascuna proposta è valutata in relazione alla capacità di interpretare gli obiettivi strategici. La coerenza del procedimento amministrativo si sposta dalla forza della norma regolamentare alla responsabilità soggettiva del funzionario cui compete l’istruttoria, attraverso la mediazione di una strategia messa nero su bianco. Durante il secondo mandato del sindaco Albertini subentra nella carica di assessore Giovanni Verga. Egli segue la strada tracciata da Lupi entrando in rapporto diretto con gli interessi immobiliari. L’attenzione si concentra sui progetti maggiori scontentando una parte degli operatori più tradizionali. Il Documento di inquadramento non viene aggiornato, forse perché l’assessore non dispone in consiglio comunale del necessario consenso. Si perde di vista, in definitiva, la strategia perseguita a favore di una certa enfasi realizzativa che ottiene, grazie ai concorsi internazionali di progettazione, buona risonanza mediatica. Il Piano dei servizi resta nel cas-

setto, anche se il comune acquisisce attraverso i Pii quote consistenti di aree verdi e servizi pubblici sotto forma di standard qualitativo. La carenza che si avverte nei risultati dell’attività negoziale riguarda il ricorso allo standard qualitativo per realizzare contenitori nominali di attività culturali in assenza di credibili progetti gestionali. L’esperienza infelice del teatro degli Arcimboldi avrebbe dovuto insegnare che non si improvvisano le istituzioni culturali11. I contenitori non bastano, specie se realizzati con procedure che servono per dotare la città di giardini, parcheggi e asili. 3.3. Il ciclo degli investimenti immobiliari La gran parte degli operatori intervistati12 nel corso della ricerca Musp individua un momento di discontinuità del mercato immobiliare milanese intorno alla metà degli anni ’90. Si tratta di un ritorno alla crescita dei valori e delle realizzazioni dopo gli anni di blocco segnati da Tangentopoli e dai riflessi della crisi che ha scosso i mercati internazionali nel 1989. Il fattore che più incide sulla ripresa, secondo pareri quasi unanimi, è il costo del denaro che si mantiene basso con ripercussioni sulla convenienza dei mutui. A partire dal 1997 cresce l’interesse degli investitori esteri per il patrimonio immobiliare delle grandi imprese italiane, molte delle quali hanno sedi prestigiose e immobili operativi nell’area milanese. Le maggiori operazioni di spin

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off riguardano i settori dei servizi e della finanza: Eni, Enel, Telecom, Ras, San Paolo-Imi, Unicredit, Fondiaria Sai e così via. Si tratta di operazioni inedite, che collocano Milano nella mappa degli investitori internazionali. Il nuovo decennio si apre con l’introduzione della moneta unica europea, che riduce i rischi connessi al cambio e facilita la comparazione dei rendimenti immobiliari. Alimentato dal cattivo andamento del mercato azionario, il ciclo degli investimenti, dapprima attestato sugli immobili a reddito, inizia a coinvolgere le aree di trasformazione. Progetti con storie diverse alle spalle entrano insieme nella fase esecutiva. Ma non è ancora un cambio di fase. Si tratta di un’accelerazione che imprime tensioni al mercato residenziale, dove la crescita dei valori è più marcata. Acquistare un alloggio a Milano comporta capacità di risparmio fuori dalla portata di giovani precari, immigrati, famiglie monoparentali. La presenza di nuovi operatori altera gli equilibri consolidati del settore immobiliare. All’inizio del quindicennio i costruttori erano ancora protagonisti delle operazioni di sviluppo. Colpiti in pieno dalla crisi del 1992, questi si trovano a occupare ruoli subalterni con poche eccezioni. I fondi speculativi, dopo anni di investimenti su immobili a reddito, sono impegnati con propri developer sulle aree più significative. Le società immobiliari italiane, specie se quotate, attribuiscono peso crescente alla prestazione finanziaria degli asset rispetto alla fase edilizia dello sviluppo. Anche per questa ragione il mercato milanese conosce un processo di specializzazione funzionale cui non corrisponde, tuttavia, la capacità degli operatori di attivare strategie collettive. Molti di essi concordano sulla prevalenza di comportamenti individualistici, come mostra la debolezza degli organismi di rappresentanza. Con la parziale eccezione delle imprese edili e del movimento cooperativo, gli operatori si coalizzano per attuare interventi superiori alle singole forze. La geografia del mercato milanese presenta un nucleo denso e pregiato nella cerchia delle mura spagnole, mentre vi è relativa indifferenza ai confini amministrativi dal punto di vista delle dinamiche insediative. Il quadrante nord contiene molte tra le operazioni più importanti. È dal punto di vista delle trasformazioni che si pone la questione dei confini, i quali sono percepiti come un ostacolo al corretto governo del territorio. La dimensione metropolitana del mercato si estende oltre i confini provinciali, fino a includere l’aeroporto di Malpensa e città come Bergamo. La condizione per rendere effettiva tale espansione territoriale viene individuata nel potenziamento delle infrastrutture di trasporto, sottodimensionate e radiocentriche.

urbani che la ricerca Musp ha considerato, per concludere con un esempio di negoziazione praticata nel comune di San Donato Milanese. 4.1. L’istruttoria milanese dei programmi integrati d’intervento A Milano l’istruttoria dei Pii compete al settore Piani e programmi esecutivi per l’edilizia, all’interno della Direzione centrale sviluppo del territorio. Il processo negoziale s’intreccia con la procedura istruttoria sin dal suo avvio. Gli operatori hanno dapprima un incontro informale con il dirigente del settore. Si tratta di un incontro esplorativo per ambo le parti. In seguito l’operatore formula una proposta iniziale che comprende planivolumetrico e relazione di fattibilità. La proposta viene affidata dal dirigente ai servizi d’istruttoria, che ne valutano l’ammissibilità in quanto Pii. Se il progetto è ammissibile, la proprietà recapita gli elaborati tecnici necessari per il prosieguo dell’istruttoria, incluso un programma economico-finanziario che mette in evidenza costi e ricavi dell’iniziativa. Il funzionario responsabile del procedimento è colui che negozia con i rappresentanti della proprietà la cessione di aree, le modalità di realizzazione e gestione delle opere pubbliche, l’ammontare degli oneri di urbanizzazione e così via. Egli stesso coinvolge, di volta in volta, i propri referenti presso altri settori dell’ammini-

4. Prassi contrattuali del quindicennio Le innovazioni segnalate in precedenza provocano ricadute al termine degli anni ’90. Nell’area milanese la prassi contrattuale assume connotazioni in parte nuove, tali che una classificazione risulterebbe prematura. Oltre agli assetti organizzativi adottati dal comune capoluogo, propongo una sintesi dei benefici pubblici ricavati dai trenta progetti 120


strazione comunale. Sentito il parere preliminare della commissione edilizia si giunge alla presentazione di una proposta definitiva, sulla quale esprimono pareri ufficiali i settori coinvolti e il consiglio di zona competente. La proposta definitiva approda in giunta se conforme al piano regolatore, altrimenti è discussa in consiglio comunale insieme alla bozza di accordo raggiunto con la proprietà13. La variante urbanistica, se necessaria, viene approvata in sede di Accordo di programma, cui segue l’approvazione del Pii e della convenzione. Il funzionario istruttore è assistito da un nucleo di valutazione formato da tre esperti di chiara fama: un giurista, un economista e un urbanista. Il nucleo di valutazione si pronuncia sui contenuti della procedura negoziale in corso senza confronto diretto coi proponenti. L’interlocuzione avviene mediante schede tecniche riassuntive che il funzionario istruttore illustra ai membri del nucleo. La discussione è riportata in verbali che si chiudono con le valutazioni espresse dai consulenti. Questi ultimi non sono tenuti all’unanimità in quanto portatori di competenze specifiche. Il parere con valore consultivo è reso noto ai proponenti. Diverso carattere hanno i verbali relativi alla discussione di casi complessi, dai quali emergono problemi teorici. Ancora meno frequenti sono i verbali aventi per oggetto la procedura, ad esempio modalità per evitare di incorrere in modificazioni incrementali (e dunque inavvertite) dei criteri di valutazione. Il settore responsabile della procedura istruttoria ha

esaminato circa 140 proposte di Pii a partire dal settembre 2000. Ciò comporta un accumulo di esperienza negoziale per certi versi unico in ambito lombardo. Pochi sono invece gli operatori privati ricorrenti. Nella maggior parte dei casi essi sono abituati alle procedure rigide e collaudate del piano regolatore. Tendono cioè a riprodurre atteggiamenti inerziali verso regole da subire o eludere, senza cogliere il margine interpretativo che la procedura autorizza. Un numero limitato di avvocati e architetti detiene il know how necessario per assistere gli operatori nella predisposizione dei Pii. Sono loro i protagonisti della mediazione con il funzionario istruttore, gli unici tramiti della circolazione di soluzioni progettuali e di espedienti procedurali che alimentano in scarsa misura l’innovazione. 4.2. Benefici privati e pubbliche utilità Con buona approssimazione gli utili generati dallo sviluppo immobiliare si ripartiscono tra proprietario fondiario, promotore e collettività in proporzioni che dipendono dalle circostanze del processo decisionale e dai vincoli del mercato. Non è possibile valutare in astratto l’utilità dei beni pubblici generati. Il loro valore sta da un lato in rapporto ai bisogni che soddisfano e, dall’altro, ai benefici ricavati dagli operatori privati. Se i grandi progetti urbani sono il fulcro della leva negoziale, come contribuiscono i progetti esaminati dalla ricerca Musp, per il 90%

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in variante di piano, alla produzione materiale di beni pubblici? Secondo un dato aggregato, le aree destinate a standard misurano circa 5,5 milioni di mq14, un’estensione pari al territorio di Novate Milanese, in rapporto a dieci milioni di metri quadri di superficie territoriale messa in gioco. La gran parte delle aree cedute servono a realizzare verde pubblico e parcheggi. Per Milano l’esperienza della Bicocca segna il punto più basso del recupero di standard, cui si somma un grave deficit di infrastrutture per la mobilità. Dopo la metà degli anni ’90 il tema dei grandi spazi aperti è associato al recupero delle aree dismesse. In alcuni casi, però, la collocazione degli spazi aperti privilegia l’introversione rispetto alla fruizione pubblica. Alcuni parchi paiono relegati in aree poco adatte all’edificazione. Nel progetto Citylife per il vecchio recinto fieristico il parco, pur superando in estensione il 50% dell’area, suscita malumori per la frammentazione di un disegno che rende irriconoscibile l’insieme. Nella cintura metropolitana è rilevante il caso delle aree Falck di Sesto San Giovanni, il cui recupero ruota intorno alla creazione di un parco urbano. Il progetto di Renzo Piano, attualmente in esame, destina a verde il 70% di una superficie territoriale pari a 1,3 milioni di mq per realizzare 3,8 milioni di mc tra funzioni pubbliche e private. Il ricorso allo standard qualitativo è limitato ai maggiori Pii. La gestione dei servizi realizzati non è molto gradita agli operatori (Cascitelli, 2006). Nel Pii Garibaldi-Repubblica l’operatore privato si impegna a realizzare opere che equivalgono a 174.366 mq di standard, tra cui il museo della moda disegnato da Pierluigi Nicolin. Nell’ambito del progetto Citylife, alla cessione dell’edificio che ospiterà il museo del bambino si aggiunge il restauro del velodromo Vigorelli. I vantaggi del cambio di destinazione d’uso vanno in questo caso alla Fondazione Fiera che, grazie alla gara promossa tra cordate di investitori, ha venduto il suolo per 523 milioni. Nel Pii Santa Giulia lo standard qualitativo più cospicuo riguarda le residenze per studenti (equivalenti a 556.410 mq) e un centro congressi del valore di 62 milioni, la cui collocazione a distanza dalle stazioni di ferrovia e metropolitana non ha giustificazione in termini di pubblica utilità. Risanamento Spa, società promotrice del progetto, ottiene un incremento di volumetria del 60% rispetto ai precedenti piani particolareggiati, con una crescita della quota residenziale. Per sedici dei progetti esaminati gli oneri di urbanizzazione versati sono superiori al doppio degli oneri dovuti per legge. Se il rapporto tra oneri ceduti e oneri dovuti cresce nel quindicennio, ciò si deve anche alle diverse condizioni di mercato nelle quali i progetti hanno preso avvio. La fase dei Pru precede la forte dinamica dei valori immobiliari che accompagna i Pii. La negoziazione degli oneri diventa occasione per recuperare alla collettività parte di una ricchezza che essa stessa contribuisce a creare. Tra le destinazioni di questi fondi aggiuntivi prevale il finanziamento delle opere di urbanizzazione. Il finanziamento della spesa corrente, che pure assorbe parte dei fondi, offusca la percezione del rapporto tra costi e benefici della riqualificazione. Ben più congrua, ma sporadica, è la destinazione dei fondi per

investimenti infrastrutturali. Nel caso del progetto Milanofiori 2000 il gruppo Cabassi contribuisce con 13 milioni a finanziare il prolungamento della linea 2 della metropolitana nel territorio di Assago. Una terza forma di utilità pubblica è quella derivante dall’offerta di edilizia residenziale convenzionata e pubblica. Quasi assenti dai grandi progetti sviluppati nei comuni di prima cintura, queste tipologie di residenza si riscontrano in una decina di casi milanesi. Se nei Pru vi erano quote fisse di residenza convenzionata e sovvenzionata, questo meccanismo è stato superato dai Pii, che privilegiano la flessibilità del mix funzionale. In questi ultimi la residenza libera ha fatto la parte del leone, concedendo poco spazio alla residenza convenzionata e ancora meno alla residenza temporanea per studenti. I valori delle aree sono tali che anche l’edilizia convenzionata si vende a prezzi elevati. Senza riuscire a calmierare il mercato, realizzata con materiali e finiture di qualità, essa non offre risposte alle famiglie che non sono in grado di risparmiare. 4.3. Negoziare coi giganti: il caso di San Donato Milanese Nel maggio 2001 la Snam, società del gruppo Eni, cede per circa 615 milioni il 90% delle sue partecipazioni nella Immobiliare Metanopoli Spa. Quest’ultima detiene il pa-

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trimonio di terreni e immobili del gruppo Eni, situato in buona parte nel comune di San Donato Milanese. Il nuovo proprietario, Asio Srl, è una società controllata da fondi di investimento statunitensi (Whitehall, First Atlantic, Archon) riconducibili alla banca Goldman Sachs. Per decenni la vicenda del piccolo comune alle porte di Milano è stata segnata dalle strategie di un singolo proprietario: l’Eni. San Donato è un raro esempio italiano di company town cresciuta secondo le esigenze di un gruppo industriale (Sermisoni, 1995). Le abitazioni del quartiere Metanopoli, realizzate con alti standard di qualità edilizia, erano locate ai dipendenti del gruppo, mentre gli edifici non residenziali, alcuni dei quali di prestigio, erano occupati dalle aziende del gruppo. La proprietà immobiliare fungeva da strumento al servizio di una missione aziendale a lungo termine (tuttora presente), lasciando in secondo piano la valorizzazione patrimoniale. Lo spin off attuato dall’Eni rappresenta per San Donato un radicale cambio di prospettiva. Lo stock residenziale, frazionato dalla stessa Immobiliare Metanopoli, è venduto agli inquilini. Con l’avvento di Asio, la porzione restante del patrimonio confluisce nel portafoglio di un operatore che non è interessato all’uso strumentale degli immobili, bensì al reddito che può ricavarne. Proprietario e conduttore degli immobili produttivi si separano, le loro strategie divergono. La città e l’amministrazione comunale sono alle prese con un interlocutore nuovo, estraneo al milieu locale.

Asio intende sviluppare aree di grandi dimensioni cui il piano regolatore assegna destinazioni residenziali e terziarie. Sono aree cruciali per realizzare il disegno di un centro riconoscibile del quale la comunità sandonatese avverte da tempo il bisogno. Spicca tra queste aree il Pratone, nove ettari di terreno vergine nel cuore del centro abitato, oggetto di un piano particolareggiato di iniziativa pubblica. Nel febbraio 2004 il sindaco Taverniti affida a una équipe del Politecnico di Milano15 il compito di redigere un documento di inquadramento che renda coerente la trasformazione delle aree Asio con obiettivi di sviluppo più generale del territorio comunale. Da giugno a dicembre si svolgono incontri presso il municipio ai quali prendono parte il sindaco, il dirigente dell’ufficio tecnico, i consulenti dell’amministrazione e il rappresentante della proprietà assistito da propri consulenti. Gli incontri vertono dapprima sui contenuti di un master plan di iniziativa privata che riguarda l’insieme delle aree di trasformazione. In una seconda fase si mettono a fuoco le aree per le quali la proprietà chiede di variare volumetria e destinazione d’uso. Entra nel vivo un processo negoziale nel quale stimoli progettuali, verifiche d’impatto ambientale e valutazioni economiche concorrono a definire una ipotesi preliminare di Pii. Le principali variazioni del piano vigente riguardano il trasferimento di 30.000 mc di residenza dal Pratone al comparto De Gasperi e il cambio di destinazione d’uso da terziario a residenziale di 55.000 mc. Non vi sono incrementi complessivi di vo-

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lumetria. La proprietà concorda impegni per complessivi 21,7 milioni in oneri di urbanizzazione rispetto ai 6,9 milioni dovuti per legge. Viene redatta consensualmente una lista di opere da cedere o realizzare che include parcheggi, caserme, il parco centrale, una biblioteca e alloggi a canone sociale. Nel gennaio 2005 il consiglio comunale discute le linee guida del documento di inquadramento, nel quale confluiscono i risultati di un capillare lavoro di ascolto e progettazione partecipata (Bruzzese, 2007). Asio partecipa alla prima edizione di Expo Italia Real Estate, nel mese di marzo, con un plastico che rappresenta lo stato di avanzamento della trattativa con l’amministrazione comunale. Il documento di inquadramento è presentato in giunta a maggio, in commissione urbanistica a giugno, in consiglio comunale a novembre per l’approvazione. Agli inizi del 2006 Asio cede a Statuto le aree Pratone e De Gasperi. Si tratta di una cessione subordinata al perfezionamento del Pii. Contemporaneamente viene costituito dal comune un gruppo tecnico di valutazione allo scopo di istruire un unico Pii per le aree Pratone, De Gasperi e Sottostazione elettrica. Mentre procede il lavoro del gruppo di valutazione, Statuto cerca acquirenti per le aree. Un investitore americano, dapprima interessato, si sarebbe ritratto reputando eccessivi gli impegni connessi all’attuazione del Pii e nonostante l’offerta congiunta di immobili a reddito. Se così fosse, vorrebbe dire che l’amministrazione è riuscita a porre condizioni che scoraggiano comportamenti speculativi da parte degli operatori. Dopo l’approvazione del Pii e la firma della convenzione, nel dicembre 2006, Statuto ha il compito di attuare gli impegni concordati da Asio se non trova un acquirente disposto a subentrare.

che necessita della sanzione finale di regole specifiche d’uso del suolo. Le regole urbanistiche, da presupposto di ogni progetto, divengono garanzia dell’accordo raggiunto, ma non sono per questo meno corrispondenti all’interesse generale. Assumere che la pubblica amministrazione persegua l’interesse generale nel governo del territorio comporta una delega di responsabilità che non può culminare nel momento di adozione del piano per ridursi, in seguito, a mero controllo di conformità. La responsabilità si esercita di fronte a circostanze non del tutto prevedibili, anche di fronte a proposte di trasformazione che esulano dal piano. Ciò non significa accantonare ogni quadro di riferimento complessivo, bensì restituire al quadro una relazione col tempo, la capacità di adeguarsi agli eventi (Mazza, 1998). Scelte di piano senza tempo hanno la pretesa di fondarsi in ragioni che disconoscono la contingenza delle relazioni sociali. Se il contratto non esaurisce il processo di pianificazione, ciò significa che l’attore pubblico interpreta un duplice ruolo. Esso media la relazione tra operatore privato e collettività, esercitando una doppia responsabilità. Il potere di regolazione del suolo è rivolto alla protezione degli usi più deboli ma costituisce al tempo stesso la risorsa di cui l’amministrazione dispone nella trattativa con l’operatore privato. Tuttavia il potere di regolazione inteso come merce di scambio è alquanto rischioso. Non è per questa via che s’individuano le condizioni di legittimità dell’urbanistica contrattuale. In primo luogo, l’ammini-

5. Questioni di legittimità e di efficacia Il riconoscimento dell’urbanistica contrattuale come prassi ordinaria delle pubbliche amministrazioni pone questioni che si possono ripartire, prima facie, in questioni di legittimità e questioni di efficacia. Intendo circoscrivere le questioni che reputo pertinenti per affidarle al dibattito disciplinare, ben consapevole che una discussione approfondita esula dalle mie attuali possibilità. Al campo della legittimità si richiama l’esigenza di chiarire fino a qual punto la prassi contrattuale modifichi il ruolo delle istituzioni pubbliche e, corrispettivamente, quello degli operatori privati nella pianificazione. Pierluigi Crosta, ad esempio, riconosce nel convenzionamento una «pratica rivoluzionaria del rapporto, tradizionalmente considerato nella pianificazione, tra operatore privato d’iniziativa e operatore pubblico di controllo, che si rivela innovativa rispetto al governo del territorio» (Crosta, 1984a, p. 1830). La nozione di contratto implica una reciproca obbligazione che, tuttavia, non istituisce una simmetria tra le parti. Può semmai condurre alla ridefinizione di precedenti asimmetrie. Questo sembra il caso dell’urbanistica contrattuale, dove il raggiungimento dell’accordo non esaurisce un processo di pianificazione 124


strazione comunale opera entro un sistema di pianificazione che disciplina la cessione di aree e il versamento di oneri secondo la logica del recupero delle spese sostenute per urbanizzare il territorio. Questo criterio potrebbe essere definito ‘limite inferiore’ della contrattazione. La richiesta di impegni aggiuntivi si fonda in prima istanza sull’esigenza di colmare un deficit nel finanziamento di speciali attrezzature richieste dal progetto in esame. Questo secondo criterio potrebbe essere definito ‘limite intermedio’ della contrattazione. Occorre poi indagare se la soglia individuata dai costi della corretta urbanizzazione sia oltrepassabile. Nel secondo paragrafo ho ricordato il convenzionamento praticato dai comuni di sinistra negli anni del boom. Dapprima si attribuivano al privato le opere di urbanizzazione primaria, ma presto «ci si è resi conto che con l’adozione di una decisione pianificatoria l’amministrazione pubblica aveva il coltello per il manico e aveva un potere contrattuale molto forte» (Tutino, 1980, p. 119). Superando il criterio della corretta urbanizzazione entrano in gioco considerazioni di carattere redistributivo che, in teoria, spingono il margine negoziale sino al recupero integrale del valore di trasformazione del suolo. Questo può essere definito ‘limite superiore’ della contrattazione, oltre il quale diviene indifferente edificare in conformità al piano oppure ottenere il cambio di destinazione richiesto16. Un argomento per giustificare il recupero negoziale delle plusvalenze potrebbe fondarsi sull’opportunità di non alimentare spe-

requazioni tra operatori immobiliari mediante scelte di piano, a condizione che esista un mercato concorrenziale. Diversamente l’argomento è ininfluente. Una volta oltrepassato quello che ho chiamato ‘limite intermedio’, la contrattazione trova un nuovo termine di riferimento nei profitti generati dalla trasformazione. Si tratta di accertare se le regole pattuite consentono al privato di realizzare profitti straordinari e, nel caso, di captarne una parte a beneficio della collettività. Ci troviamo alle prese con una questione di efficacia della contrattazione, che si riassume nella ricerca del punto di accordo tra le parti. Le esperienze richiamate mostrano un certo grado di approssimazione in questa ricerca. Giungere fin dove consentono i rapporti di forza non è una garanzia per nessuno dei partecipanti all’accordo. È piuttosto la garanzia di essere forti con i deboli e deboli con i forti: un comportamento che non si addice a chi amministra la cosa pubblica. Da parte del comune appare sensato elevare la richiesta di oneri aggiuntivi senza compromettere la fattibilità del progetto. Per il promotore oneri aggiuntivi equivalgono a minori profitti, a meno che le opere di urbanizzazione siano intese come presupposto per realizzare maggiori ricavi qualificando l’offerta. Cruciale è la trasparenza del processo negoziale, a partire dalla verbalizzazione dei risultati via via acquisiti. La traccia scritta di precedenti esperienze negoziali è un requisito per l’apprendimento tecnico, costituisce un an-

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tidoto alla discriminazione involontaria e permette un maggiore controllo dall’esterno. La trasparenza del processo è però altra cosa dalla trasparenza delle parti in causa. L’asimmetria informativa è un fattore quasi ineliminabile, dato il riserbo atavico degli operatori immobiliari. D’altro canto le pubbliche amministrazioni non di rado prendono coscienza dei propri obiettivi negoziali in una fase avanzata del processo, ingenerando il timore che un rilancio continuo allunghi a dismisura i tempi dell’accordo. La trasparenza delle variabili economiche, infine, è una condizione per applicare sensatamente tecniche di valutazione che si riducono altrimenti a ballon d’essai per studiare le reazioni della controparte. Occorre riflettere su innovazioni organizzative che siano in grado di rafforzare la capacità negoziale delle pubbliche amministrazioni, soprattutto nelle realtà minori dove l’occasione di negoziare una trasformazione importante può presentarsi una tantum. L’urbanistica contrattuale ha senso se l’amministrazione si struttura per ragionare alla pari con gli operatori. La capacità di elaborare proposte deve essere una dote comune tra coloro che siedono al tavolo della trattativa. Sia che l’attore pubblico assuma l’iniziativa del progetto, sia che esso reagisca a una proposta privata, occorre una struttura tecnica attrezzata per un lavoro che include il raccordo con la pianificazione generale, la sintesi delle esigenze settoriali, la valutazione degli impatti, la contrattazione vera e propria, la sanzione degli impegni assunti, la comunicazione pubblica del progetto, il controllo della corretta esecuzione. Sarebbe utile prendere spunto dalle migliori esperienze in corso nell’area milanese per mettere a punto protocolli negoziali di riferimento, adatti al confronto con differenti tipologie di operatori su differenti modelli progettuali. La creazione di un archivio informatico delle convenzioni urbanistiche, presso una istituzione sovracomunale, consentirebbe una circolazione meno fortuita delle informazioni relative agli esiti della prassi contrattuale. Una relazione di tipo circolare tra piano e progetti non lascia inalterato il ruolo sociale del pianificatore. Se è tramontata la pretesa terzietà fondata sul sapere scientifico, anche la stretta simbiosi tra urbanista e pubblica amministrazione diventa inattuale. Nella misura in cui quest’ultima non è il dominus della pianificazione, uno spazio professionale si apre nel settore privato non per l’urbanista in quanto architetto, come un tempo, bensì per l’urbanista in quanto tale. La possibilità di sedere, di volta in volta, su lati opposti del tavolo negoziale sollecita una più ampia responsabilità sociale della disciplina e, insieme, una più salda costruzione del proprio sapere.

2. Spesso si tratta di vicende significative semplicemente perché note grazie al lavoro sul campo di pochi studiosi, casi estratti a sorte, si direbbe, da un cumulo di pratiche negoziali delle quali poco o nulla si conosce. 3. Cfr. Viganò, Graziosi, 1970, in particolare l’appendice di M. Ganino. 4. A Milano le convenzioni urbanistiche prevedevano di norma che le aree di proprietà privata fossero rese edificabili per il 50% e, per la parte restante, cedute gratuitamente al comune. Il patrimonio pubblico di terreni agricoli e cascine, a sud della città, è frutto di questa prassi. 5. Il Programma di fabbricazione è uno strumento previsto dall’art. 34 della legge urbanistica 1150/1942. Obbligatorio per i comuni sprovvisti di piano regolatore generale, il Pdf disciplina le zone di espansione dell’abitato precisando tipi edilizi, densità e funzioni. Non prevede l’utilizzo di vincoli preordinati all’esproprio. 6. Si vedano i risultati della ricerca «Rendita urbana, regime immobiliare e sviluppo territoriale capitalistico» svolta nel 1971 da un gruppo di docenti e studenti della facoltà di Architettura del Politecnico milanese nei comuni di Sesto San Giovanni, Monza, Cinisello Balsamo e Muggiò (Campos Venuti et al., 1973). 7. Mi riferisco alla ricerca dal titolo «Il sistema politico dell’urbanistica: tecnici, politici e burocrazie nella fase metropolitana dello sviluppo. Il caso dell’area milanese», condotta nei primi anni ’80 da Alessandro Balducci, Paola Bellaviti, Daniela Bianchetti e Paolo Fareri sotto la guida di Pierluigi Crosta. 8. Cfr. Oliva, 1986, p. 183. Un ulteriore esempio di contrattazione che si affaccia tra le maglie del piano riguarda le zone B2, porzioni del tessuto edilizio che presentano condizioni di degrado. La variante generale rinvia la regolazione specifica delle zone B2 a successivi piani di recupero che consentono la ricerca di accordi con i proprietari. In una prima fase l’amministrazione comunale scambia incrementi volumetrici con il convenzionamento del prezzo di vendita di parte dell’edilizia residenziale. In una seconda fase si affianca

Note 1. Filippo De Pieri (2005) ha mostrato assai bene la tortuosità dei percorsi decisionali e la pluralità dei soggetti implicati nei progetti di ampliamento della Torino ottocentesca, sovente presa come modello di città permeata da una cultura dell’ordine e del controllo burocratico.

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a questa modalità la cessione gratuita di alloggi al comune nella misura del 10% della volumetria residenziale. 9. Mi riferisco al laboratorio didattico organizzato dagli architetti Pierluigi Nicolin, Raffaello Cecchi, Vincenza Lima e Pippo Traversi, con la consulenza urbanistica di Luigi Mazza. 10. Si veda il catalogo in Aa.Vv., 1995. 11. Per una ricostruzione puntuale della vicenda si veda Ponzini, 2006, cap. 5. 12. Matteo Cabassi, Luciano Caffini, Manfredi Catella, Ugo Debernardi, Giuseppe Gatto, Gualtiero Giombini, Antonio Napoleone, Alessandro Pasquarelli, Giuseppe Pasini, Marco Plazzotta, Carlo Alessandro Puri Negri, Maurizio Sabbadini, Piero Torretta. 13. Sono grato a Francesca Sartorio per avermi reso disponibili le informazioni da lei raccolte sulla procedura istruttoria dei programmi integrati d’intervento presso il comune di Milano. 14. Quasi 4 milioni di mq nel comune di Milano. 15. Il laboratorio Progetto San Donato, attivato dal Dipartimento di Architettura e Pianificazione, comprende: Alessandro Balducci, Francesco Infussi (direzione scientifica), Alessandro Alì, Antonella Bruzzese, Antonio Longo, Gabriele Rabaiotti, Francesca Cognetti (responsabili), Luca Gaeta, Paolo Bozzuto, Lorenzo Fabian, Christian Novak, Dina Acocella, Mariasilvia Agresta, Diana Cerri, Claudia Parenti, Linda Cossa, Marianna Giraudi, Valeria Inguaggiato, Francesca Lauretti. 16. Peraltro l’esperienza britannica del development charge ha mostrato l’impossibilità pratica di un recupero integrale delle plusvalenze per via fiscale (Rose, 1985).

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Città progettata, città costruita Antonio Longo con Federica Calò

È opinione comune che nelle trasformazioni future milanesi si debba ricercare una maggiore qualità. Il problema, però, è capire che cosa per qualità si debba intendere e come la si possa perseguire. La qualità è difficile da trattare, perché se sul concetto generale è facile convenire, quando si prova a utilizzarlo concretamente se ne coglie l’irriducibile carattere plurale e soggettivo: la qualità per il costruttore difficilmente coincide con la qualità immaginata dal progettista, che a sua volta non corrisponde a quella attesa da chi ha la responsabilità di amministrare le trasformazioni e promuovere un disegno pubblico della città. Se poi entriamo nel merito della qualità (o delle qualità) percepite o auspicate dai cittadini, il quadro si complica ulteriormente. Questa sezione monografica intende contribuire a ridefinire il concetto di qualità come insieme dinamico e multidimensionale che coinvolge i progetti urbanistici, le procedure, i progetti edilizi, le opere realizzate e gli esiti immediati, la forma dei nuovi spazi urbani modificati dalla vita che li percorre. L’insieme delle qualità parziali che si esprimono in tutti questi differenti aspetti forma una catena di relazioni di senso che merita di essere indagata e che permette di riconoscere, in una prospettiva progettuale, molti ‘punti sensibili’, nodi e passaggi che, se messi a fuoco e compresi, possono essere gestiti e governati nelle future trasformazioni. Il percorso che unisce progetti e spazi realizzati evidenzia un rapporto quasi mai lineare. Va rilevato come oggi, non solo a Milano, le scelte progettuali iniziali avvengano in circostanze nelle quali spesso ciò che conta è l’avvio del processo e il disegno è prevalentemente funzionale al dialogo e alla trattativa: per chi progetta diventa difficile pensare che ciò che in principio si deposita sulla carta verrà davvero realizzato. L’ipotesi sottesa a queste pagine è che la gestione della qualità delle trasformazioni richieda una rinnovata capacità di progettare la città come fatto complesso, di osservare e gestire le relazioni tra fatti distanti nello spazio e dislocati nel tempo, ponendoli sullo sfondo di visioni d’insieme ambiziose ma insieme realistiche. Per questo può essere utile riconsiderare il recente passato. Qui di seguito tre cronologie figurate ripercorrono in sintesi i passaggi fondamentali che hanno scandito la trasformazione di alcune grandi aree industriali: Bicocca, OM e Portello nord. Tre aree e tre procedure differenti, ciascuna delle quali originale e sperimentale: una variante di piano (contestuale ad un concorso) e successivi piani operativi e di lottizzazione alla Bicocca, un Programma di riqualificazione urbana alla OM, un Programma integrato di intervento preceduto da una sequenza di progetti urbani al Portello nord. I progetti hanno coinvolto aree estese e complesse, collocate in luoghi strategici della città, con una forte relazione con le infrastrutture stradali e ferroviarie. In tutti e tre i casi le vicende hanno visto il succedersi di visioni d’assieme e di progetti parziali e, negli esiti conclusivi, evidenziano la difficoltà ricorrente di porre in relazione spazi interni con il contesto urbano ampio. Le cronologie evidenziano scelte formali, legate a specifiche intenzioni progettuali (a volte complessive, a volte parziali e “in corso d’opera”) in grado di incidere in modo sostanziale sull’assetto progettato e di concretizzarsi in forme costruite e durevoli. Ciò è avvenuto in particolare nel progetto Bicocca, dove la visione d’insieme e la capacità tattica del progettista, attraverso un percorso scandito da continue ridefinizioni di assetto, articolazione per parti, modifiche planivolumentriche, hanno prodotto un insediamento connotato da un’impronta compositiva e stilistica precisa, da caratteri originali e riconoscibili. La modularità e la possibilità di ridurre e frazionare le unità di intervento lasciando invariato l’impianto infrastrutturale interno, qualità proprie del disegno iniziale, hanno permesso lo sviluppo progressivo del progetto per parti minute. Questo principio efficiente è stato esteso alle nuove aree Ansaldo, a nord del progetto iniziale, nelle quali si è però rinunciato all’unità di linguaggio anche per la scelta dell’operatore di

procedere in coerenza formale con la destinazione d’uso prevalente di piano, evitando varianti urbanistiche e conseguenti oneri privati. A intervento concluso, oltre alla incompiutezza e alla povertà dello spazio urbano negli ambiti di sviluppo più recenti, il punto critico del progetto Bicocca è riconoscibile soprattutto nella mancanza di relazioni con il resto della città. Tale carenza è riconducibile in particolare al mancato sviluppo del nodo della stazione e delle aree verso il quartiere di Greco, a est dell’insediamento, e con il quartiere Niguarda e Parco Nord, a ovest. Questi importanti elementi di connessione con la città sono stati prefigurati nella prima fase del concorso, negli schemi urbanistici allegati alla variante e nelle planimetrie del Piano di inquadramento operativo successivo alla seconda fase: interessando attori diversi dall’operatore principale (Pirelli Real Estate) la mancata realizzazione evidenzia la difficoltà di un’azione di regia che portasse al coinvolgimento di altri soggetti, come, Ferrovie e ad una responsabilizzazione dell’amministrazione stessa nella progettazione delle opere infrastruttuali. Nel progetto OM-Pompeo Leoni, che ben rappresenta gli sviluppi nelle aree milanesi interessate da Programmi di riqualificazione urbana, l’impianto rimane sostanzialmente invariato nel proprio nucleo edilizio dalla proposta iniziale alla realizzazione mentre non viene esteso il progetto di infrastrutture e servizi prefigurato nelle linee di indirizzo progettuale sviluppate dall’amministrazione nella fase di avvio dei programmi. Le proposte informali (del documento Nove parchi per Milano) e linee guida formali dell’amministrazione (espresse per l’ambito operativo del programma di riqualificazione urbana) hanno costruito una visione di riferimento estesa alla città e in grado di valorizzare il ruolo specifico dell’area. Coinvolgendo nel disegno le aree dello scalo ferroviario Romana e il parco Ravizza, il cui raddoppio, con il parziale interramento della circonvallazione avrebbe prodotto un parco di grande interesse attraversato da una linea ferroviaria urbana, il progetto avrebbe predisposto l’intero ambito sud-est della città a differenti e più estesi di qualità. Nel progetto Portello nord, a una successione di progetti urbani sviluppati per necessità diverse e ad una prima versione planivolumentrica complessiva del Programma integrato di intervento, è seguito un nuovo schema planivolumetrico parziale, sviluppato da Gino Valle con Cino Zucchi e Guido Canali con una grande attenzione all’integrazione minuta con il contesto urbano. La riduzione di scala prodotta dalla suddivisione del Programma integrato in tre unità di intervento, se ha avuto come vantaggio la precisione e la cura del dettaglio urbano, non ha permesso di affondare le relazioni complessive tra gli ambiti Portello nord e sud entro un quadro strategico d’insieme che trattasse il tema delle funzioni, dell’accessibilità pubblica e della viabilità alla scala urbana, anche nella prospettiva, nel frattempo maturata, del riuso delle aree centrali della fiera, da un lato e di sviluppo della direttrice nord ovest, dall’altro. Le fotografie a pagina 136 sono di Giovanni Guerra.

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Progetto Bicocca Bicocca e lotto Albania nel Prg vigente

Progetto Gregotti Associati: prima fase

Connessione Parco Nord Compresenza verde pubblico, servizi alle persone residenza

Linee guida: schema grafico di assetto territoriale

Parco urbano Ricerca e produzione Luogo della centralità: compresenza funzioni del polo servizi

Ricerca e produzione

La Variante generale al Prg conferma la destinazione industriale degli stabilimenti Pirelli alla Bicocca. 1983 Prende avvio la trasfomazione del lotto Albania secondo le regole del Prg vigente, utilizzando la norma che consente di destinare il 30% della Slp ad attività terziarie senza attivare la procedura di variante. Viene ratificato un Protocollo d’intesa per la creazione di un polo tecnologico nelle aree delle industrie Pirelli. È bandito un concorso internazionale di architettura ad inviti. 1985 Si conclude la prima fase del concorso: sono selezionati i progetti degli studi Gregotti Associati, Gino Valle e Gabetti- Isola. 1987 Sulla base dell’esame dei progetti presentati nella prima fase del concorso vengono elaborate linee guida per le funzioni e l’assetto territoriale da tradurre in una variante. Viene elaborata e approvata la variante di Prg denominata “Zona speciale Z4-Bicocca”.

Variante zona speciale Z4 Bicocca

1988 Si conclude la seconda fase del concorso internazionale: vince il progetto Gregotti-Associati.

Progetto Gregotti Associati: seconda fase

1989 Viene sviluppato il Piano di inquadramento operativo per la zona Z4 e le aree per attrezzature connesse alla mobilità. 1994

Zona speciale Z4 Bicocca: Piano di Inquadramento Operativo

perimetro di progetto/piano residenza verde e spazi aperti privati terziario direzionale produttivo e funzioni compatibili servizi e ricerca e formazione spazi verdi funzioni pubbliche viabilità aree e nodi ferroviari Legenda pp. 130-135

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SI completa il lotto Albania, esito delle trasfomazioni avviate prima del concorso. Si stipula l’accordo tra Università statale e Pirelli per lo sviluppo di un nuovo polo universitario.

Edifici terziari lotto Albania Università degli studi di MIlano: Facoltà di scienze ambientali Centrale Aem

Bicocca e lotto Albania: prime realizzazioni

Progetto “Grande Bicocca” Residenze in cooperativa

Riassetto planivolumetrico

Residenze in cooperativa

Edificio Siemens

Completamento lotti sud e teatro Arcimboldi sede Cnr

Torri per uffici

Centro Ricerca pneumatici Pirelli

Nuova sede Deutsche Bank

Accordo tra Pirelli e Comune per la realizzazione a scomputo oneri di un teatro d’opera e auditorium da 2300 posti. 1997/1998 Acquisizione delle aree Ansaldo ed estensione dell’ambito di sviluppo Pirelli da 750.000 a 953.528 mq. Lo studio Gregotti Associati progetta un disegno unitario per l’intera area. L’approvazione di PdL parziali permette il ridisegno di singole parti del progetto originale in funzione delle esigenze di promozione e sviluppo.

Seconda Università di Milano

Complesso residenziale Esplanade

1989/1991

Teatro degli Arcimboldi Bicocca Village

Headquarter di Pirelli Edificio Sedici

Parco “collina dei ciliegi”

Hangar Bicocca

Nuovi sviluppi nelle aree Ansaldo Centrale cogenerazione

1998/2000 Vengono progettati e sviluppati i lotti universitari, residenziali e terziari del progetto Gregotti. Sono completati l’edificio Siemens e la sede della seconda Università statale. È avviata la progettazione della nuova sede Deutsche Bank e delle torri centrali. Si inaugura il teatroi e si attiva la tramvia Greco-Bicocca. 2003 È stipulato l’accordo di programma per la realizzazione della nuova sede dell’Istituto neurologico Carlo Besta. È completata la nuova sede Pirelli. Inaugurato lo spazio espositivo Hangar Bicocca. Lo sviluppo dell’area Nord, esterna al perimetro del primo progetto, prosegue entro le regole del Prg vigente in conformità con la destinazione d’uso industriale analogamente alle trasformazioni precedenti il concorso e la variante: è completato il “Bicocca Village”, cinema multisala con palestre e spazi per il tempo libero. Con le residenze centrali, l’edificio Isu e la collina parco, Il progetto Gregotti è completato ad eccezione del lotto destinato all’istituto neurologico Besta per il quale viene revocata la convenzione. 2007 Completato l’edificio “sedici”, immobile industriale frazionato e commercializzato per loft.

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Pru Pompeo Leoni Variante generale Prg: stralcio

Nove parchi per Milano

La Variante generale al Prg del 1980 conferma la destinazione produttiva per le aree Om e Tibb di Porta Romana. 1980 Il Dm 21 dicembre 1994 istituisce i Programmi di riqualificazione urbana. L’amministrazione comunale formalizza i criteri e le procedure per le proposte di Programma su un insieme di aree dismesse della città. Gli operatori sono invitati a presentare la propria adesione (le proposte presentate saranno 21, per diverse aree della città, tra cui l’area Om. L’amministrazione comunale forma un laboratorio di progettazione urbana (consulenti R. Cecchi, P. Nicolin, L. Mazza, F. Traversi) che sviluppa un documento denominato Nove parchi per Milano nel quale trasformazioni strategiche per interi settori urbani sono concepite in relazione a una collana di parchi. Lo schema per Om e lo scalo di Porta Romana prevede il raddoppio del Parco Ravizza, l’interramento della circonvallazione, la disposizione della edificazione in asse con la ferrovia.

1995 Per indirizzare i progetti dei Programmi di riqualificazione urbana l’amministrazione sviluppa un documento di indirizzi progettuali.

Indicazioni per i programmi di riqualificazione urbana

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1995 Gli ambiti trattati dalle linee guida progettuali si estendono oltre i limiti del Pru proposto e mettono in relazione differenti unità di intervento. Le tre unità individuate sono Ravizza Om, Scalo Romana, Lodi Tibb. Le linee guida progettuali trattano unitariamente e riprendono in parte lo schema dei Nove parchi per Milano, benché frammentino maggiormente gli spazi collettivi.


Sono avviati gli Accordi di programma per i Pru nel frattempo selezionati e ammessi al finanziamento. Tra i primi accordi siglati anche quello relativo alle aree Om-Pompeo Leoni-Pietrasanta. Assetto planivolumetrico definitivo

1998

Prime realizzazioni prima torre residenziale

centro commerciale

Stato di avanzamento

1998 Viene sviluppato il progetto definitivo a cura degli studi De Ferrari e PLG Associati. Il progetto definitivo degli spazi pubblici è sviluppato da Christoph Girot, già incaricato degli approfondimenti paesaggistici con lo studio milanese Land per la fase esecutiva. Nel 1999 prende avvio la fase di stipula delle convenzioni tra promotori privati e Comune di Milano per l'attuazione.

2000-2002 I primi lavori all’interno del Pru di via Pietrasanta riguardano gli edifici commerciali Esselunga. A febbraio del 2000 iniziano i lavori della prima delle torri residenziali progettate dallo studio Fuksas che si concluderanno nel maggio 2002. A settembre del 2003 iniziano i lavori per la seconda torre residenziale .

2006 Si concludono i lavori delle parti residenziali, è realizzato il secondo polo terziario e commerciale, è completato il parco nella parte a sud della ferrovia. Resta da completare la parte del parco compresa tra la ferrovia e la circonvallazione.

Edifici terziari e commerciali

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Portello nord Variante generale Prg: stralcio

La Variante generale al Prg del 1980 mantiene la destinazione produttiva per le aree Alfa Romeo al Portello. 1980 Nel 1982 avviene la dismissione definitiva delle attività industriali. Vengono quindi sviluppati studi planivolumetrici per il “progetto d’area” Portello Fiera (A. Balzani, S. Crotti e A. Secchi).

Progetto d’area Portello Fiera studi planivolumetrici

Piano particolareggiato: assetto planivolumetrico

Nuova Fiera Portello sud e ambito Portello nord

Pii Portello Nord: assetto planivolumetrico

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1984

Viene predisposto il Piano particolareggiato Portello sudFiera in attuazione della Variante SSb/12.2 del 1987, che prevede la riqualificazione e lo sviluppo della fiera in ambito urbano e la realizzazione di funzioni direzionali-ricettive e di un centro congressi sulle aree del Portello Sud. Il Pp sviluppato da S. Crotti, M. Bellini, A. Rossi, P. Spadolini verrà attuato solamente per la parte fieristica. 1989 È ratificato l’accordo di programma per la riqualificazione e lo sviluppo del sistema fieristico, che conferma la realizzazione del polo cittadino, con la riduzione del 75% del quartiere storico, e la costruzione del polo esterno di RhoPero. 1994 Con l’adozione della Variante al Prg Zona speciale Z18 si prevede il mantenimento delle densità del piano del 1989, ma ridistribuite sull’area del Portello Nord. Nel 1997 viene realizzato parte del progetto approvato e le società Nuova Portello e Auredia del gruppo Finiper comprano le aree da Sistemi Urbani. Un anno dopo viene avviata la procedura di Accordo di programma, promossa dal Comune di Milano e dalla Regione Lombardia. Nel 2000 è approvato il Documento di Inquadramento delle politiche urbanistiche del Comune di Milano. Viene elaborata la proposta iniziale di Progamma integrato di intervento per le aree Portello nord. 2000


U2

È approvato il Programma integrato di intervento e sono stipulate le convenzioni quadro tra la società Nuova Portello e il Comune per l'attuazione delle unità 2 e 3, e tra Comune ed Esselunga per l'unità 1.

U3 Pii: suddivisione in unità di intervento

U1

Pii: nuovo assetto planivolumetrico unità 2 e 3

centro commericiale

2001 Viene ridefinito l’assetto planivolumetrico delle unità di intervento U2 e U3, affidato allo studio Gino Valle. 2001 La progettazione degli edifici di edilizia residenziale libera e convenzionata e dell’edificio per uffici posto in affaccio su via Traiano sono affidati a differenti progettisti: Cino Zucchi Architetti per le residenze nord, Guido Canali per le residenze sud. Si definiscono ulteriori specifiche e modifiche del progetto planivolumetrico. Nel 2002 si stipula la convenzione attuativa per l'unità U2. Nel marzo 2003 si stipulano la convenzione attuativa per la unità U3 e quella per l'unità U1.

Pii: nuovo assetto planivolumetrico unità 1

2003

Prime realizzazioni

2005 L’insediamento commerciale nella parte più a nord dell’area è concluso: viene inaugurato il centro commerciale Portello. Iniziano i primi lavori per il complesso residenziale Torristella composto da torri di undici e tredici piani che si affacceranno su di un’estesa superficie a verde pubblico ai margini della quale sarà realizzato il World Jewellery Center, un centro commerciale specializzato per il settore orafo. Si avviano i lavori per la realizzazione del parco.

residenze torristella

Stato di avanzamento

135

2006


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Qualità milanesi. Forme e processi nella progettazione della città Antonio Longo

1. Spazio e forme del progetto per la città «Perché un bello schizzo piace più di un bel quadro? quanta più forma si introduce tanta più vita si sottrae»1. Chi per consuetudine e mestiere progetta e gestisce le trasformazioni della città ed è abituato a osservarne i cambiamenti avendo dimestichezza con le forme astratte del progetto e con quelle vive della città, opera costantemente nella consapevolezza dell’aforisma di Diderot. Si può immaginare la città utilizzando in modo consapevole rappresentazioni che danno sostanza, visibilità e rendono comunicabili concetti, visioni, immagini del futuro possibile. Le forme possono essere aperte e allusive, come quelle dello schizzo, lasciando così spazio all’immaginazione e al dialogo, oppure, quando la realizzazione di un’opera (sia essa un piccolo edificio o un’intera parte di città) lo richiede e la scelta costringe a limitare le opzioni e gli spazi di dialogo, l’immagine in movimento viene fermata in una serie di ‘istantanee’, che permettono di dimensionarla, valutarla, costruirla. Nella pratica di gestione delle trasformazioni urbane, nella più consueta prassi di suddivisione in parti e zone, osservare e rappresentare le forme della città esistente permette di comprenderne la capacità di durare nel tempo, la predisposizione alla modificazione, all’adattamento e adeguamento ad usi per i quali non erano state forse immaginate. Permette di costruire, se necessario, regole per il cambiamento che interpretino questi caratteri. Le forme astratte della rappresentazione dei fenomeni e le forme concrete leggibili nella città esistente, deposito ed espressione parziale della storia e della vita che la percorre, alludono a due piani ideali diversi, indispensabili perché si dia qualunque processo di immaginazione, dialogo e proiezione al futuro: un piano tecnico, astratto, e un piano concreto, vivo. La distanza tra i due piani contiene lo spazio ideale nel quale immaginazione, dialogo e proiezione al futuro acquistano senso entro processi comunicativi che fanno sì che ciò che è atteso e immaginato possa contribuire a modificare lo spazio della città e che le forme della città esistente possano svilupparsi e mutare2. Se quanto fin qui osservato rientra nella prassi e nelle consuetudini del progetto delle sue necessità, è pur vero che parlare di forma in relazione alle trasformazioni urbane non è oggi scontato. In modo specifico a Milano. Qualche anno fa Bernardo Secchi (2003) notava come ancora vi fosse imbarazzo e difficoltà a trattare il tema della forma urbana sottolineando come «senza suscitare

alcuno scandalo continuamente parliamo di forme letterarie e musicali, di forme sociali, giuridiche ed istituzionali, di forme di impresa e di mercato, di forme visibili ed invisibili e riconosciamo l’utilità di queste categorie». Seguendo e rielaborando i passaggi di un celebre saggio di Wladyslaw Tatarkiewicz sul termine e sui concetti di forma, riconosceva una pluralità di accezioni importanti per l’architettura e l’urbanistica: forme dei grandi progetti, forme della città esistente, della sua possibile lettura e interpretazione, forme stabili e dinamiche come principio di composizione, forme come rappresentazione di idee e concetti, e proiezioni del futuro possibile. Un universo di forme vive e presenti, contemporaneamente, radicate nella storia, che connettono l’ambito specifico del progetto con quello della città. La forma, osservava Secchi, è ancora «il modo specifico dell’architetto e dell’urbanista di incrociare ed interpretare la società ed i suoi movimenti». A Milano, oggi come in passato, la rilevanza di questa modalità ha trovato e trova una specifica difficoltà ad essere riconosciuta. Le espressioni e al contempo le ragioni di questa difficoltà sono molteplici: disabitudine al progetto urbanistico come ambito di responsabilità pubblica praticato, difficoltà a interpretare entro una visione d’insieme gli esiti di innovazioni date prevalentemente per frammenti, delega al privato che riconduce all’efficienza tecnica, esecutiva e finanziaria il problema del progetto, frammentazione amministrativa, una visione autoreferenziale dell’utilizzo delle forme del progetto come arroccamento dei progettisti alla ricerca di autonomia operativa, ma anche, assai più di frequente, come pregiudizio da parte di chi non ha consuetudine con il progetto. Sono solo alcune delle ragioni di lungo periodo che meritano di essere considerate non come patologie da curare ma come espressione di una condizione propria e consolidata della città, da interpretare e con cui confrontarsi. Forse ciò non è nuovo: l’innovazione a Milano cavalca l’evidenza di ciò che è già acquisito3. 2. Cambiamenti nella continuità Milano è cambiata nel corso degli ultimi anni, la percezione del cambiamento va modificando la sfera pubblica milanese. La progressiva evidenza e visibilità delle tra-

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sformazioni ha iniziato a sollecitare giudizi e valutazioni, aspettative e desideri proiettati sulle trasformazioni future. Il mutamento si è manifestato fino a pochi anni fa, nell’assenza di momenti di rottura o di innovazione significativi, polverizzato in molti piccoli e medi interventi, entro un clima di rassicurante continuità. Hanno iniziato a trasformarsi, per primi, i tetti della città, resi formalmente abitabili a condizione di interventi di modificazione della sagoma che hanno cambiato lo skyline di molti paesaggi urbani. Una quantità di volumi ingente, se si considera che, tra il 1996 e il 2004, all’interno del comune di Milano, sono stati realizzati complessivamente 4.297 sottotetti pari a quasi due milioni di metri cubi effettivi di nuova costruzione, case per dodicimila abitanti teorici. Un insieme di trasformazioni d’impatto urbanistico complessivo rilevante ma anche estremamente visibile tanto da suscitare l’attenzione dei cittadini, e da portare il tema sulle pagine dei giornali muovendo questioni più generali di estetica e qualità della città4. Contemporaneamente un insieme di aree ed edifici di piccole e medie dimensioni è stato trasformato da nuovi interventi, prevalentemente residenziali, resi possibili attraverso una successione di varianti che hanno interessato tasselli della città consolidata e attraverso le nuove procedure attuative e di regolazione delle destinazioni d’uso, un processo ad oggi non verificato nel suo insieme dal punto di vista degli esiti urbanistici5. Anche in questo caso si è trattato di trasformazioni minute che hanno iniziato a mutare dall’interno il carattere e la funzione di importanti parti della città, alla scala del quartiere e del singolo isolato. Le trasformazioni dei grandi recinti industriali, a dispetto delle dimensioni, sono quelle che si sono sviluppate più in sordina: prima il completamento dei progetti avviati a metà degli anni ’80 e mobilitati dalle grandi varianti urbanistiche (fiera, Bicocca) su cui si sono innestate nuove procedure (i Pii del Portello Nord); quindi attraverso gli accordi di programma legati ai Programmi di riqualificazione urbana avviati dieci anni dopo (Rubattino, Om, Palazzi, Lorentegggio); infine, l’apertura dei cantieri dei primi Programmi integrati di intervento. A dispetto delle dimensioni degli interventi, e con le rilevanti eccezioni della Bicocca e della fiera interna ed esterna, le nuove parti di città si presentano con un fronte omologato, basso, uguale a molti altri già presenti in città: un nuovo supermarket costruisce il fronte pubblico del nuovo quartiere. I residenti che vi si affacciavano hanno visto le gru, qualche articolo di giornale ne ha parlato più per aspetti parziali che per il significato complessivo della trasformazione in atto, le pubblicità e la promozione immobiliare è stata diluita nei canali della promozione complessiva di un mercato immobiliare urbano estremamente florido; l’urban center, la struttura dedicata dall’amministrazione cittadina all’informazione sulle trasformazioni urbane, è stato frequentato soprattutto dagli addetti ai lavori, meno dal resto della città. La conoscenza delle trasformazioni che si sono compiute all’interno delle singole aree è avvenuta e avviene attraverso l’esperienza diretta, soprattutto nell’acquisto della spesa settimanale: superato lo spazio commerciale

Esselunga, spesso uscendone attraverso le rampe dei parcheggi o cercando una via alternativa per tornare sulla strada principale si attraversa un quartiere: case, uffici, segmenti di parchi6. L’immagine delle grandi trasformazioni è stata così segnata dalla visibilità commerciale di un brand che ha molto investito sulla qualità architettonica dei propri edifici per i quali è stata ricercata un’identità didascalicamente urbana, solida, e rassicurante: mattoni di facciata, ingressi e fronti identificabili e collegati a spazi pubblici confortevoli (certezza del parcheggio), una debole ricerca di differenziazione in relazione alle differenti collocazioni in città. 3. La svolta comunicativa Il clima di continuità ha visto poche significative eccezioni segnalate da grandi progetti di ricollocazione di funzioni costitutive dell’identità della città, l’università della Bicocca, il Teatro degli Arcimboldi nel 2003, il nuovo polo fieristico nell’aprile del 2005. Un segnale di rottura e un cambio deciso di registro è stato marcato dall’entrata in scena di alcuni nuovi grandi progetti di trasformazione urbana. Il concorso per l’area della nuova fiera vinto dalla cordata City Life, il progetto per le aree Garibaldi Repubblica coordinato da Hines, il progetto Santa Giulia promosso da Risanamento per le aree di Rogoredo Montecity

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hanno segnalato un sostanziale salto di scala nell’offerta, nel comportamento degli operatori e la necessità di superare una dimensione prevalentemente locale dei progetti di trasformazione e sviluppo della città. La semplificazione del quadro dei soggetti coinvolti e la chiusura del processo, che garantivano l’efficienza dei progetti di sviluppo immobiliare risolti prevalentemente all’interno della città, sono divenuti improvvisamente un limite: i nuovi sviluppi si rivolgono al mercato internazionale adottando forme di comunicazione analoghe a quelle che ricorrono nei grandi progetti di sviluppo delle città mondiali. Si tratta di immagini pubblicitarie necessariamente semplificate che hanno tuttavia la potenza evocativa adeguata a raccogliere attenzione, consensi, opposizione anche nella sfera cittadina per la quale non sono state necessariamente concepite. Nel 2006 il gruppo Zunino ha presentato i propri progetti per le aree Rogoredo e Falck, affidati ad architetti di grande notorietà come Norman Forster e Renzo Piano, alla Biennale di Venezia, finanziando l’intera manifestazione come sponsor principale. Nel 2005 il polo esterno della Fiera di Milano viene inaugurato ospitando la prima manifestazione italiana dedicata al real estate, un palcoscenico dedicato soprattutto ai grandi operatori italiani. I progetti milanesi sono presenti nelle grandi fiere internazionali immobiliari prima fra tutte il Mipim di Cannes. Le principali testate nazionali e locali hanno iniziato a diffondere le immagini dei progetti reiterando temi, fornendo approfondimenti e

segnalando passaggi verso l’attuazione. Prefigurazioni informatizzate, nate per promuovere i progetti, hanno portato l’attenzione sui possibili esiti formali delle trasformazioni in corso, divenendo fonte di dibattiti, polemiche e contenziosi, così che oggi, la discussione sulla qualità della città si alimenta delle immagini rivolte al futuro molto più che delle considerazioni e valutazioni sugli esiti in corso. Le prefigurazioni della città futura hanno così prodotto una ipertrofia degli aspetti comunicativi. Lo spazio della rappresentazione dei progetti e dell’immaginazione del futuro è stato improvvisamente investito da un’ondata di immagini e retoriche virtuali che hanno dato alla città una speciale visibilità; lo sfondo dei nuovi progetti non è più il quartiere ma la città, intesa non nella sua consistenza strutturale e spaziale ma per l’insieme dei suoi valori simbolici: progresso, dinamismo economico, moda, finanza e reti globali. I progetti, attraverso le loro retoriche interpretano anche i punti di debolezza della città. Se Milano è una città in cui ‘si vive male’, una ‘città brutta’, i grandi progetti di trasformazione urbana e le nuove parti di città che verranno create si candidano a riscattarne l’immagine restituendola sia alla competizione internazionale, sia alla vita dei cittadini attraverso grandi oggetti, prima ancora che grandi funzioni, che rafforzano o innovano l’identità e l’‘eccellenza’, che le restituiscono ‘qualità’ e ‘bellezza’. Sono forme parziali che, accostate, parlano insieme del

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futuro della città, spesso richiamando immagini rassicuranti del passato: grattacieli, parchi e boschi, case, isole pedonali. Ciascuno di questi oggetti può trovare un corrispettivo nella città esistente di cui rappresenta lo sviluppo e ciascuno rappresenta contemporaneamente un unicum un punto di eccellenza. Nelle immagini diffuse i progetti sono contemporaneamente radicati nella continuità della costruzione (un nuovo quartiere nella città, una nuova torre accanto alla torre Velasca e al grattacielo Pirelli) e proiettati sul cielo (o sui prati) di un futuro astratto7. Se la comunicazione da parte degli operatori e l’immagine stessa diffusa dei progetti ha un taglio promozionale e pubblicitario, va tuttavia registrato l’emergere di una nuova, efficace, condizione di accesso alle informazioni. L’urban center del comune di Milano ha svolto in questi anni un ruolo di sostanziale supporto alla promozione delle trasformazioni da parte degli operatori privati, mentre il ruolo di informazione pubblica sui progetti è stato svolto dalle iniziative di informazione e dai numerosi siti web nati per iniziativa di associazioni e comitati cittadini; un ruolo importante che si è affiancato a quello svolto dai giornali di zona in cui le voci di singoli cittadini, comitati o esperti impegnati nel monitoraggio delle trasformazioni hanno trovato spazio8. 4. Oltre la superficie: restituire concretezza alla città

contribuisce a garantire che le azioni abbiano un senso perché espressione della città reale, e in essa sono radicate. Ed è proprio dall’ampliarsi dello spazio comune, che corrisponde al terreno delle trasformazioni in atto e dei cambiamenti che investono la città, che a Milano sembra imporsi una nuova esigenza di concretezza fisica e una rinnovata importanza del trattamento delle forme della città anche per fare fonte all’invadenza comunicativa. A questa domanda progettisti e amministratori hanno possibilità di rispondere con reattività adottando un atteggiamento eclettico e, nel contempo, consapevole dei limiti del proprio ruolo: le modalità sono molte e diverse e in conclusione è possibile proporne alcune in modo sintetico e per requisiti. Non perdere la memoria recente. Occorre in primo luogo non sottovalutare l’esperienza maturata con la stagione delle trasformazioni urbane in via di conclusione: osservare con attenzione i progetti, i processi che ne hanno consentito la realizzazione e gli esiti formali e il funzionamento degli spazi andando oltre la patina comunicativa. Ciò permette di ricostruire e comprendere i nessi tra le scelte che hanno guidato i progetti: la definizione degli indici urbanistici, il rapporto con la mobilità e l’accessibilità stradale, la scelta tipologica e morfologica degli edifici, l’organizzazione degli spazi aperti, la coerenza dell’insieme di questi aspetti con l’immagine comunicata e attesa, i risultati architettonici conseguiti e la qualità dello spazio abitabile. La sezione che precede questo

Tutto ciò può apparire spiazzante se considerato in relazione alla dimensione più strettamente tecnica e amministrativa nella quale i progetti maturano, vengono discussi e contrattati, dove ogni retorica viene necessariamente ricondotta all’evidenza delle forme stabili e (auspicabilmente) durevoli, alla precisione dei numeri, dei valori, dei tempi di realizzazione. Quale spazio può dunque essere riattribuito alle forme del progetto proprie dell’architettura e dell’urbanistica entro questo scenario? Il progetto per la città come un’azione di dialogo resa possibile da uno spazio condiviso, nel quale rientrano inevitabilmente, con un ordine quasi sempre inatteso, aspetti promozionali imprenditoriali, politici ed economici, aspetti strettamente tecnici sempre più complessi e differenziati. Entro questo spazio anche le immagini virtuali delle retoriche e del marketing urbanistico, per quanto invadenti, richiedono forse di essere trattate con la stessa dignità delle forme più consuete e consolidate del progetto e delle politiche urbane, possono cioè essere ricondotte entro l’ambito delle consuetudini del mestiere progettuale, rientrando nell’insieme di materiali e forme che il progetto tratta. Praticare lo spazio del progetto significa allora trattare tanto le forme emergenti quanto quelle più consolidate e sperimentate rinunciando alla visione ‘illuminista’ delle conformazioni nitide e accettando che tale spazio sia opaco proprio perché denso e abitato, imparando ad orientarsi maturando nuove attitudini di comprensione della realtà e di azione. Tutto ciò non rappresenta un problema ma 140


capitolo ha provato ad affrontare una parte di questi aspetti. L’osservazione delle esperienze concluse, oltre ad indirizzare le scelte progettuali per quelle che devono ancora essere avviate permette all’amministrazione di contestualizzare e argomentare le valutazioni. Un bilancio, ad esempio, che permetta di mettere a fuoco il tema della qualità effettiva delle opere realizzate, dal punto di vista economico e prestazionale, può offrire una base per definire un quadro di scelte di rilevanza pubblica da adottare in modo ricorrente nelle trattative con gli operatori delle trasformazioni. Rendere visibile il cambiamento e informare la città. In funzione di entrambi gli aspetti, rendere apprezzabili, comprensibili e misurabili per ogni cittadino le trasformazioni in atto9. Fornire gli strumenti per leggere, comprendere e misurare la città significa costruire informazione pubblica, ovvero conferire potere al cittadino ‘ben informato’. Questo è un ruolo svolto dalle esperienze più interessanti di Urban center statunitensi e che potrebbe essere svolto da istituzioni universitarie e istituti pubblici oltreché dall’amministrazione stessa10. Non subire gli aspetti comunicativi e portarli su un piano tecnico. Riprendere e trattare gli aspetti comunicativi, quando sono presenti e di rilievo, come una dimensione non accessoria e specifica del progetto. Ciò è importante sia in sede di valutazione, sia nel momento della concezione di un nuovo progetto. Le immagini che rappresentano un progetto in forma espressiva non sono

infatti quasi mai verosimili, non riproducono cioè l’immagine più prossima agli esiti finali ma sono forme simboliche che alludono a valori che il progetto intende evidenziare, che mentono sapendo di mentire mirando ad un obiettivo. È allora possibile esplicitare gli obiettivi o individuare il tipo di rappresentazione e l’immagine più adatta ad un progetto in modo selettivo e mirato. Trattare il tema delle qualità specifiche della città e della domanda crescente di abitabilità. La domanda di abitabilità e di qualità di vita nella dimensione più prossima alla percezione da parte delle persone che vivono nella città è un tema sempre più presente nelle agende pubbliche. La domanda si manifesta localmente, in forme specifiche, irriducibili, talvolta conflittuali. Spesso deriva da un disagio diffuso enfatizzato dall’impatto locale dei grandi progetti e dalla sollecitazione portata dalle grandi immagini del cambiamento che ad essi si legano. Tali domande vanno trattate nella loro specificità, rispettate e interpretate, senza cercare di manipolare ed addomesticare necessariamente i conflitti (che della vita della città fanno parte), ma possono anche essere osservate nel loro insieme, come rappresentazioni specifiche e articolate di esigenze comuni, condivise di maggiore abitabilità e qualità di vita. La relazione tra comunicazione e progetto, circa questo aspetto, è estremamente delicata, obbliga ad un allargamento del campo di azione e delle competenze del progettista oltre che ad un aggiornamento dei parametri di riferimento dell’etica professionale11.

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Trattare il tema della qualità complessiva della città. Le trasformazioni avviate, possono essere oggetto di un bilancio che offra nuovi strumenti di valutazione e di governo delle trasformazioni future, individuando gli aspetti governabili che sulla qualità incidono. Ciò vale alla scala delle singole trasformazioni, come si è detto sopra, ma permette di riflettere anche sulle relazioni formali e funzionali d’insieme alla scala dell’intera città, ovviamente anche oltre i suoi confini amministrativi. Processi frammentati ed estesi, che dobbiamo considerare una condizione problematica con cui confrontarci, sollecitano ancora una visione prospettica d’insieme, che è dote e qualità della politica oltre che spazio della previsione tecnica. La visione d’insieme tuttavia ha senso se radicata nelle possibilità tecniche amministrative di gestione, nella loro articolazione e interconnessione, e se da queste ricava la sua autorevolezza e legittimità. Prospettive che evocano condizioni possibili e rappresentano una visione auspicabile comune, di immagini strutturali in grado di ordinare le priorità per livelli di coerenza, di regole che rendono possibili le trasformazioni delle singole parti e che conferiscono ad esse il carattere di tessere di un gioco aperto. Considerare il futuro della città non come la proiezione di aspettative (limitate e circoscritte) del presente ma come spazio della speranza progettuale. «Credo - scriveva De Carlo a proposito di Milano nel

1986, durante la stagione dei progetti d’area e dei documenti direttori - che sia necessario che gli architetti lavorino con una reale conoscenza, basandosi su una sensibile lettura di questa città, che scoprano l’interesse intimo di Milano e lo esprimano in termini progettuali e qualitativi. Credo che tutto ciò vada inquadrato in un’idea generale: bisogna che questa città abbia una struttura, una struttura prevista, una struttura sperata, sulla quale queste operazioni possano essere compiute (…) Altrimenti, non sarà il disastro. La città andrà avanti lo stesso e produrrà la sua forma da sola (…) Milano produrrà comunque i suoi nuovi equilibri, respingendo quello che non le servirà e realizzando quello di cui ha bisogno, al di là di qualsiasi prefigurazione progettuale non congruente. Malgrado la distruzione profonda, radicale e la colpevole passività di questo momento» (De Carlo, 1987, p. 39). Con l’emergere di molte immagini del futuro della città legate a progetti di sviluppo immobiliare può sorgere il sospetto che si tratti di grandi visioni per progetti specifici e dell’oggi, che il cannocchiale sia invertito e che ciò a cui si punti non sia una meta lontana ma un risultato immediato. La rapidità e le modalità con cui molte immagini compaiono e scompaiono lascia sospettare questa tendenza. Oggi non sarà forse un piano, come forse immaginavano gli interlocutori di De Carlo, a permetterci di ricostruire una visione d’insieme per la città. Ma una strategia di interesse pubblico, informata dalle im-

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magini e dai progetti in divenire, dalle forme astratte e concrete che ricorrono nel dialogo tra i protagonisti delle trasformazioni future e gli abitanti della città: una strategia per la città che ne sappia interpretare la natura virtuale per depositarsi in spazi e valori reali. Note 1. Il passo di Diderot è citato da Wladyslaw Tatarkiewics, 2002/ 1976, p. 270. 2. Sul tema della distanza come condizione necessaria alla rappresentazione e sul processo immaginativo: Carlo Ginzburg, 1998. Ho sviluppato il tema (poco praticato) dello spazio del disegno del progetto per la città, con specifico riferimento al caso milanese, in Longo, 2004. 3. La descrizione delle specifiche condizioni milanesi come anomalia nel rapporto tra città, progettualità e innovazione, sono un vero leitmotiv dei commenti sull’urbanistica milanese. Il dibattito su questi temi, con un particolare fuoco sugli esiti spaziali dei progetti e sulla qualità urbana, ha avuto particolare sviluppo alla fine degli anni ’80 in relazione ai progetti d’area connessi allo schema direttore del progetto passante. Si veda a tal proposito l’insieme di saggi contenuti in Mioni, 1987, un volume che raccoglie i risultati della tavola rotonda e del seminario organizzato in occasione del convegno Inu Lombardia del 1986. In questo ambito molte voci descrivono l’assenza di un progetto d’insieme come patologia da superare attraverso il piano, di cui si lamenta l’assenza; Andrea Balzani, tra i responsabili del documento direttore del progetto passante nota che «per valutare (la qualità) dei diversi progetti di cui Milano si sta dotando, e lo stesso progetto complessivo di gestione a cui intende

– almeno in parte – corrispondere il documento direttore, occorre avere presente queste condizioni e che piani e progetti sono sostanzialmente parte di un processo che si definisce e completa con l’entrata in gioco di diversi soggetti della progettazione, dal momento politico promozionale a quello imprenditoriale ed economico, a quello microurbanistico ed economico» (Balzani, 1987). 4. La Lr. 15/1996, nata con l’obiettivo dichiarato del contenimento dell’uso del suolo e dell’ottimizzazione delle risorse abitative esistenti è stata uno dei principali fattori di dinamizzazione del mercato dell’edilizia abitativa. La legge è stata ricompresa negli obiettivi dalla nuova legge regionale per il territorio 15/2005. Il dato citato, di 644.550 mq di superficie realizzata, è riferito ai primi 7 anni di applicazione della legge, è tratto da un comunicato ufficiale dell’Assessorato al Territorio (Comunicato del 14.12.2004). 5. Le trasformazioni hanno interessato prevalentemente le zone B2, interne alla città consolidata, la cui possibilità di trasformazione, rilanciata a metà degli anni ’90, superando l’obbligo dei Pio e piani attuativi unitari è stata ulteriormente estesa da apposite delibere della giunta comunale nel 2003 e nel marzo del 2007. Alle trasformazioni minute ha contribuito anche in modo deciso la possibilità introdotta dall’estensione della Dia - Dichiarazione di inizio attività a tutte le aree non sottoposte a pianificazione attuativa o interessate da strumenti approvati. La Dia è regolamentata, oggi, nel Testo Unico dell’Edilizia, Dpr. 380/2001 che agli artt. 22 e 23 ne descrive il potere e i limiti. Per un bilancio delle trasformazioni degli anni ’80 e delle condizioni per il successivo sviluppo: Marabelli, 1988. 6. La grande distribuzione, in particolare Esselunga, ha svolto un ruolo centrale nello sviluppo immobiliare milanese configurandosi come destinatario e, nel contempo, come partner di molte operazioni. La natura immobiliare della società è stata recentemente consolidata. Fra il 2005 e il 2006 è stata costituita con finalità esclusivamente immobiliari ‘La Villata Immobiliare di Investimento e Sviluppo Spa’ che gestisce immobili e aree della società (circa 150 unità,

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stimate intorno al miliardo e mezzo di euro). 7. Una rappresentazione molto efficace della città futura, costruita per iniziativa dell’assessorato all’urbanistica del comune di Milano, attraverso il montaggio di grandi proposte di sviluppo immobiliare, è restituita nel Dossier Prossima fermata Expo, supplemento allegato alla rivista Tempi (marzo 2007). La visione restituita è del tutto coerente con il corso attuale dell’urbanistica milanese che affida dichiaratamente alla regia pubblica la valorizzazione delle iniziative private e che ricerca nella sussidiarietà la risposta alle necessità e ai bisogni della città. 8. Il motore di ricerca Google, ad esempio, identifica come primo campo alla chiave di ricerca Citylife, con cui è denominato il progetto di trasformazione della vecchia fiera, il sito dell’associazione ‘Vivi e progetta un’altra Milano’ curato da Michele Sacerdoti che raccoglie progetti, rassegna stampa e un aggiornamento della discussione pubblica sull’intervento. All’inizio del 2007, mentre presso l’urban center di Milano la documentazione sul progetto dell’area cittadina della fiera si limita a riportare i dati volumetrici complessivi e alcune immagini d’insieme, il sito www.quartierefiera.org contiene una dettagliata descrizione dell’intervento e una serie di simulazioni tridimensionali che ne permettono una maggiore comprensione. 9. Sull’importanza e sulle condizioni che rendono possibile la comprensione delle informazioni pubbliche, anche come forma di diffusione del potere, è esemplare il lavoro coordinato da Richard Wurman: nell’introduzione al sito www.understandingusa.com dedicato alla divulgazione dell’annuario statistico americano si afferma che «conversation is the most natural, effective, yet most complex mode of human connection. The goal of conversation is understanding between the participants. Successful visual communication design can be defined as frozen conversation much as wonderful architecture is referred to as frozen music. Understanding information is power», Wurman, 2003, p. 3. 10. Sul ruolo degli urban center negli Stati Uniti si veda lo studio svolto da Paolo Fareri (1995) per conto della Camera di commercio di Milano. 11. Sul tema dell’abitabilità come prospettiva strategica si veda: Bonfantini, Di Giovanni, Gabellini, 2004 e Provincia di Milano, 2005.

Riferimenti bibliografici Aa.Vv., 2007, «Prossima fermata Expo», supplemento alla rivista Tempi, marzo. Balzani A., 1987, «La promozione comunale degli interventi e la questione della qualità, nei piani e nei progetti milanesi di attualità», in Mioni A. (a cura di, La qualità urbanistica di Milano, Inu Lombardia/Angeli, Milano. Bonfantini B., Di Giovanni A., Gabellini P., 2004, «Abitabilità in una prospettiva struttural-strategica», Territorio, n. 2930. De Carlo G., 1987, «Nostalgia del futuro: per uscire dalla paralisi», in Mioni A. (a cura di, La qualità urbanistica di Milano, Inu Lombardia/Angeli, Milano. Fareri P., 1995, Urban Center. L’esperienza statunitense, Camera di Commercio di Milano/Irs, Milano. Ginzburg C., 1998, Occhiacci di legno. Nove riflessioni sulla distanza, Feltrinelli, Milano. Longo A., 2004, «Disegnare ancora la regione urbana milanese», Territorio, n. 29-30. Marabelli P., 1988, «Gli esiti della pianificazione esecutiva», Urbanistica, n. 90. Mioni A., 1987, a cura di, La qualità urbanistica di Milano, Inu Lombardia/Angeli, Milano. Provincia di Milano, 2005, Città di città. Un progetto strategico per la regione urbana milanese, Politecnico di Milano, gennaio. Secchi B., 1988, «Progettare Milano oggi», Urbanistica, n. 90. Secchi B., 2003, «La forma della città», Diario di un urbanista, Planum (www.planum.net). Tatarkiewics W., 2002/1976, Storia di sei idee, Aesthetica, Palermo. Wurman R.S., 2003, Understandigusa, the Ted Conference inc., Newport (www.understandingusa.com).

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Un itinerario del cambiamento Roberto Ricci

L’attenzione si concentra su quella porzione di territorio milanese, contraddistinta da una spiccata tensione trasformativa, che si sviluppa tra la ferrovia e la tangenziale est, da Lambrate a San Donato. Segnata dalla discontinuità, è una parte urbana fuori fuoco. Per suggerirne e tratteggiarne un primo profilo, la mossa esplorativa proposta è elementare. Un itinerario attraversa longitudinalmente questo campo territoriale, concatenandone le parti costitutive, laddove più usualmente dominano gli sguardi trasversali, lungo le radiali di uscita/ingresso alla città centrale. Il percorso intercetta luoghi e toponimi storici ma anche un numero rilevante di grandi, medie, piccole trasformazioni. Così, lungo lo sviluppo dell’itinerario, i progetti/cantieri/ realizzazioni di Lambrate -Centostazioni, ex Faema, East End Pub, Pru Rubattino, ex Ginori, ampliamento parco Forlanini, ex Frigoriferi milanesi, ex Motta, porta Vittoria, East End Studios, Mecenate 79, Pii Rogoredo Montecity, Rogoredo Stazione Fs, Quartiere affari San Donato, si alternano a situazioni insediative consolidate e radicate nel tempo, come Ortica, Lambrate, Ungheria, Rogoredo... L’itinerario è anche un modo diverso con cui guardare alle grandi trasformazioni urbane: ad alcune di quelle Trenta grandi trasformazioni, oggetto della seconda sezione monografica del volume, di cui si suggerisce qui un’osservazione all’interno del sistema di relazioni in cui sono immerse, anziché per isole e recinti. Un po’ atlante stradale un po’ guida turistica, queste pagine propongono una ricognizione dell’East End milanese in 2+6 quadri.

tangenziale ferrovia luoghi della trasformazione 30 grandi trasformazioni itinerario del cambiamento

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FFSS MM 2 residenze/laboratori (loft) libreria (artbook store milano) abitare segesta studi professionali (studio mutti, studio albanese) gallerie d’arte (galleria decarlo, galleria zero) scuola politecnica di design pub residenze spazi commerciali parco spazi produttivi lounge bar (56 lounge) terziario (cd-srlabs) locali notturni (lillà, pelle d’oca) riqualificazione e ampliamento parco residenze commercio spazio espositivo parco servizi per l’arte (opencare) bar (opencare cafè) scuole (naba futurarium) biblioteca (BEIC) passante residenze hotel/residence residenze/laboratori (factory loft) spazi espositivi (hangar) spazi polifunzionali per eventi (84 spazio antologico 84 spazio progetto studio 76/1 e 76/2 studio 2000 e spazio 90) residenze spazi commerciali parco centro congressi FFSS MM3 passante residenze terziario spazi commerciali terziario

30 grandi trasformazioni luoghi della trasformazione quadri

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1 . lambrate stazione fs

2 . ex faema

Prima fra le ‘centostazioni’ del progetto delle Ferrovie dello stato la stazione di Lambrate è restituita alla cittadinanza nel 2005. La riqualificazione ha riguardato gli spazi interni e la dotazione di nuovi servizi per i viaggiatori. Alcune nuove attività, pur nella loro ordinarietà, fanno della stazione un riferimento anche per l’immediato intorno, in particolare nelle ore di pausa pranzo. Il nodo di Lambrate (MM e ferrovia) rappresenta la porta ad est di Milano e il collegamento dell’East end alla rete infrastrutturale milanese.

In via ventura 5-15, la sede storica della Faema, produttrice di macchine per caffè, lascia il campo ad una nuova realtà. Nasce uno spazio che ospita diverse attività commerciali e culturali, location per eventi e studi professsionali. Il progetto architettonico (studio Mutti) è accompaganto da un programma urbanistico, predisposto da Mariano Pichler, per il quale sono state attivate quattro dichiarazioni di inizio attività (onerose) con una variazione di superficie lorda di pavimento per i sopralzi.

La riqualificazione riguarda un comparto di 20.000 mq in cui i volumi originari sono stati frazionati e ristrutturati in modo da creare nuovi spazi, aperti e chiusi, a seconda delle diverse esigenze. Trovano sede qui la casa editrice Abitare Segesta, Art Book, Galleria Zero, Galleria Decarlo, spazio Micamoca (per eventi), la Scuola politecnica di design, altre attivita professionali, nonchè loft residenziali. La varietà delle attività presenti crea movimento e vivacità nel’intorno. Ex Faema fa parlare di sé come luogo della rinascita di uno dei quartieri storici di Milano.

quartiere lambrate Storico quartiere artigiano, tuttora vi persistono vecchi laboratori, officine, trattorie, sedi di sindacati, che conservano tutti gli aspetti della tradizione milanese. Negli episodi di dismissione di vecchie piccole industrie hanno trovato, qui più che altrove, ottime opportunità di insediarsi, oltre che nuove abitazioni, attività culturali, artistiche, terziarie, comunque fortemente connotate da un certo ‘dinamismo creativo’.

quartiere feltre 3 . east end pub ‘Istituzione’ delle notti milanesi, in via Canelli 1, nascosto dalla incombente tangenziale est, l’East end pub è diventato luogo di ritrovo di molti giovani. Specialmente d’estate si offre come luogo dello svago tipicamente milanese, in uno scenario particolare, al confine fra città e campagna.

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Di realizzazione piuttosto recente (1958-59), si caratterizza per l’uso del mattone rosso a vista e per l’abbondanza di verde, che lo identificano come un tangibile ‘prolungamento’ del vicino Parco Lambro. La sua particolarità sta nella dimensione collettiva di un quartiere concepito come un insieme organico di abitazioni, attrezzature, spazi verdi, servizi.


5 . ex ginori L’area dell’ex stabilimento produtivvo della ceramica Ginori di via Tucidide è teatro di alcuni dei più emblematici fenomeni microtrasformativi milanesi. Al recupero in loft per abitazioni e spazi per attività professionali, avviato nei primi anni 2000 in assenza di variazione d’uso (e quindi in contrasto con le destinazioni urbanistiche ammesse si accompagna la apertura di spazi espositivi (56 Gallery) accanto ad un nuovo discobar con ristorante nell’ex mensa dello stabilimento (Lounge Bar 56).

quartiere ortica Il quartiere Ortica conserva e ripropone l'atmosfera di un vecchio borgo, che si miscela con quella di contesti caratterizzati da una edificazione più recente. La linea 2 della metropolitana costeggia tutta la zona, con le fermate di Lambrate, Udine e Cimiano, mentre più ad est via Ortica è raggiungibile in autobus. A due passi dal parco Forlanini, questa parte non si connota per la presenza di grandi complessi industriali, fatta eccezione per l'area a ridosso della tangenziale est.

6. parco forlanini L’intervento previsto dall’amministrazione comunale mira alla valorizzazione dei 600.000 metri quadrati di questa grande area attrezzata a verde che si inserisce città come elemento di continuità naturale, in collegamento con i parchi Maserati e Monluè. È Gonçalo Byrne a vincere il concorso indetto per l’ampliamento del parco fino a un milione e 600.000 metri quadrati. Il progetto articola il parco in aree di carattere ricreativo, culturale, sportivo, ambientale e prevede il recupero delle cascine per funzioni culturali o ricettive, iinglobando e riorganizzando la moltitudine di episodi disseminati tutt’attorno.

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7 . ex motta

8 . ex frigoriferi milanesi

La demolizione del complesso industriale dismesso per una estensione di circa 32.700 metri quadrati, fa spazio ad un progetto che prevede la realizzazione di abitazioni, sui circa 16.500 mq, confinanti con i 2.100 riservati per un nuovo giardinio pubblico e un’area gioco per bambini. A negozi di medie dimensioni è destinata una superficie di circa 9.000 mq. Uffici e parcheggi per i residenti, per i negozi e d’uso pubblico occupano 4.700 mq. Il progetto prevede anche il recupero del complesso di capannoni e che ingombra gran parte dell’isolato compreso fra viale Corsica, viale Campania, via Zanella e via Battistotti Sassi. Gli edifici, utilizzati fino agli anni ’60 dall’Azienda tranviaria municipale, acquisiti poi per l’attività produttiva della Motta, vengono recuperati per divenire in parte sede di un centro espositivo e di arte contemporanea.

Fino agli anni ’50, e fin dal 1899, i 16.000 metri quadrati circa dell’edificio sono occupati da una fabbrica di ghiaccio per alimenti e da un bunker per il ricovero controllato di oggetti preziosi e pellicce di privati. Oggi questi spazi rientrano tra le iniziative di riqualificazione del contesto di Porta Vittoria, per ospitare da una parte la sede della società Open Care (custodia di opere d’arte) e dall’altra un centro polifunzionale destinato al pubblico. I lavori, cominciati nel 2004 e predisposti per parti di intervento nei due edifici in

modo da concludersi nel 2007,prevedono la suddivisione degli spazi per le due principali attività. In particolare si affacciano su strada gli spazi pubblici mentre si rivolgono all’interno quelli privati. La prima parte dei lavori ha visto il restauro della stecca più bassa edificata lungo via Piranesi, cui viene sovrapposta una pelle di vetro rosso lacca. Una rampa di scale conduce ai bunker sotterranei. La seconda parte dei lavori consiste nel recupero del Palazzo del Ghiaccio e nella realizzazione di una ulteriore area destinata al pubblico, sul tetto degli edifici dei Frigoriferi Milanesi.

quartiere molise calvairate Risalenti al 1929/31 il Calvairate e al 1933/38 il Molise, i due quartieri mantengono tutt’oggi le caratteristiche e problematiche tipiche di quelle aree edificate in ristrettezza di fondi ed emergenza abitativa. Per questo il Molise Calvairate si presenta come insediamento dall’aspetto tipicamente ‘popolare’, pur in prossimità di uno dei nodi oggi decisivi per lo sviluppo della città. Nell’immediato intorno, la realizzazione della nuova stazione di porta Vittoria, il progetto della Biblioteca europea di informazione e Cultura (BEIC), i progetti di riqualificazione del verde, con piste ciclabili e giardini pubblici, contrastano con le questioni complesse che caratterizzano il quartiere: emergenze ambientali e sociali, sottodotazione di standard, degrado fisico e obsolescenza tecnologica.

ex macello e ortomercato Sorgono su 48.500 mq di superficie parzialmente dismessa, per la quale l’amministrazione ha prospettato la possibile realizzazione di un parco urbano e di un quartiere attrezzato con una notevole quantità di servizi e attività rivolte ai giovani in ambito culturale, artistico e imprenditoriale. Uno spazio estremamente duttile, la cui funzione sarebbe quella di diventare catalizzatore di attività che permettano ai giovani di sperimentare le proprie idee ed esercitare la propria creatività.

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10 . east end studios

11 . mecenate 79

Il recupero dei 22.000 metri quadrati occupati dalla ormai dismessa fabbrica Caproni comincia negli anni ’90 con la peculiare trasformazione funzionale degli spazi, che diventano all’occorrenza location di importanti eventi televisivi e culturali, pur progettati e realizzati secondo l’impronta della precedente destinazione industriale. Circa 16.000 metri quadrati vengono destinati a spazi coperti cui si aggiungono quelli destinati ad accogliere fino a 250 posti auto. La prima inaugurazione riguarda lo Spazio Antologico 84, progettato da Dario Milana e Marek Nester Piotrowski in un connubio compositivo di materiali tipicamente industriali (pareti con mattoni a vista, ampie vetrate e travi in ferro) e di altri moderni e tecnologici. Il modulo compositivo si ripete per tutti gli altri spazi degli East End Studios: gli Studi 76/1 e 76/2, lo Studio 90; lo Studio 2000 e infine lo spazio del Progetto 84, di circa 600 mq distribuiti su due livelli, gestiti in collaborazione con ADI Associazione per il Disegno Industriale e sede di eventi tendenzialmente legati al mondo del design.

Per il costo complessivo previsto di 150 milioni di euro, la Società Unior Spa promuove la riqualificazione degli spazi ex Caproni. Progettato dallo studio +Arch, il nuovo complesso Mecenate 79 prende il nome dalla via su cui si affaccia. L’intervento interessa 30.000 metri quadrati di superficie precedentemente occupati dalla fabbrica di aereoplani insediatasi nel 1908. Il progetto recupera gli edifici esistenti, tranne alcuni costruiti negli anni ’70 e privi di valore architettonico, e prevede inoltre la realizzazione di un hotel di dieci piani per una superficie di circa 8.000 metri quadri e un residence composto da due torri di otto piani, caratterizzate da un rivestimento in vetro (come l’hotel). 13.600 mq ospiteranno laboratori, una galleria commerciale e un centro congressi. La forte caratterizzazione storica del luogo sarà sottolineata da un altro edificio, denominato “hangar” per la sua particolare struttura a campata unica di 40 metri, che diventerà un centro polifunzionale per una superficie di circa 7.800 metri quadrati. Nel piano interrato un parcheggio ospiterà fino a 250 posti auto.

quartiere ovidio La vasta area occupata dal quartiere ne fa una tipica ‘isola’, filtro tra il vicino parco e la città. Il quartiere Ovidio si sviluppa fra via Mecenate e il viale Forlanini (oltre il quale si estende il parco omonimo); di fattezze medioborghesi, alterna edifici in linea a composizioni ad ‘elle’, con altezze variabili, ed è caratterizzato da una viabilità capillare che rompe con la congestione del contesto urbano e apre ai materiali verdi del parco.

quartiere ungheria Sulle caratteristiche di quartiere popolare di stampo razionalista, prevalgono gli aspetti legati alla sua collocazione immediatamente a nord delle aree in trasformazione di Rogoredo Montecity. Proprio le relazioni con il quartiere Santa Giulia in fase di realizzazione costituiscono il maggiore interrogativo sul futuro del quartiere Ungheria.

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13 . rogoredo stazione fs Attiva nel trasporto passeggeri e nel deposito dei convogli merci, la stazione di Milano Rogoredo esiste già nel 1891 quando funziona da giunzione con lo scalo di Milano Sempione. Da stazione di paese, la sua importanza cresce progressivamente, ed in particolare negli anni ’50 quando di Milano fa ormai parte un esteso hinterland di quartieri residenziali e industrie. Il recente ammodernamento della stazione è progettato nel 1990, quando si costruisce la nuova postazione di controllo con i relativi uffici e viene anche eretta la copertura del binario principale. Dopo un blocco nel 1995 per questioni di budget, risolte nel 1999, vengono aggiunti quattro binari ai quattro già esistenti e predisposte le nuove coperture. L’importanza dello snodo è destinata ad aumentare con il collegamento con il passante ferroviario S1 e S2 da Lodi e Pavia verso, rispettivamente, Saronno e Mariano Comense; con il completamento dei collegamenti con le linee Tav; con la realizzazione della prima parte del nuovo insediamento di Santa Giulia.

ponte lambro La posizione isolata e marginale dell’insediamento originario, l’attacco a terra infelice degli edifici popolari in linea che l’hanno poi connotato, favorendo i fenomeni di abbandono e degrado degli spazi comuni, fanno di Ponte Lambro un emblematico quartiere problema, tra disagio sociale e urgenti necessità di riqualificazione fisica. quartiere rogoredo A sud dell’area interessata dal Programma integrato di intervento per il progetto Santa Giulia, il quartiere Rogoredo si ‘sdoppia’ tra il borgo antico, circondato da vaste distese di terreno agricolo e un tempo dominato dalla presenza della Redaelli, e la parte di nuovo impianto di recente realizzazione.

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s. donato/metanopoli San Donato mantiene le caratteristiche di borgo rurale, fino al 1950, quando conosce, con l’insediamento degli stabilimenti industriali della Snam, il boom economico che ne modifica profondamente l’assetto sociale e insediativo. Sulla scorta dei più recenti sviluppi, con l’uscita di scena di Eni quale principale operatore delle trasformazioni territoriali, San Donato entra in una fase nuova che ne fa città matura fortemente integrata al core urbano e interfaccia nella regione urbana (porta di Milano e porta del Sud Milano) ma la tempo stesso immersa in un importante processo trasformativo.

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Senza immagine guida. Dalla visione di sintesi alle figure progettuali Bertrando Bonfantini

1. Un paradosso Gli eventi degli ultimi due decenni hanno decretato il superamento dell’immobilismo urbanistico di Milano. Il recupero di una effettiva capacità di trasformazione – programmazione e implementazione delle trasformazioni urbane in tempi controllati – appariva sempre più, alle soglie degli anni ’90, una imprescindibile priorità: e questa recuperata efficienza trasformativa – questa recuperata capacità di fare concretamente, senza differire ancora – è stata per se stessa proposta e interpretata come indicatore di qualità dell’ultimo periodo. Il superamento della ‘Milano immobile’, in quello che nel tempo era diventato un luogo comune e una retorica nell’interpretazione della stagione inauguratasi con gli anni ’80 (Bolocan Goldstein, 2002), ha però messo in crisi anche il corollario (si potrebbe forse dire, l’alibi) che, a ridosso del luogo comune, si era consolidato: Milano declina perché non trasforma. Oggi, invece, Milano trasforma, eppure peggiora. Non intendo entrare analiticamente nel merito di questa che potrà apparire una provocazione, o un’affermazione quanto meno iperbolica, ma solo avanzare alcuni rapidissimi richiami a sostegno. Alla recente Biennale di Architettura di Venezia, nella mostra Città. Architettura e società che ne ha costituito il cuore tematico, Milano, Torino e Genova vi sono state presentate insieme1, come costituenti una delle 16 metropoli mondiali oggetto d’indagine. Ebbene, tutte e tre queste città o, sposando l’interpretazione (forzata) suggerita a Venezia, tutte e tre queste entità urbane relativamente integrate, conoscono anni di profondo rinnovamento. Quello che differenzia, però, in maniera significativa gli attuali cicli ‘rigenerativi’ di Torino, Genova e Milano2 sembra essere la diversa percezione diffusa che li accompagna. Di Torino è ancora vivo il ricordo delle Olimpiadi invernali, ma soprattutto del clima positivo – anche un po’ revanscista, se si vuole – che, a fronte della stagione di cambiamento culminata nei giochi, è sembrato pervadere il comune sentire di una parte ampia della sua società (così come trasparso, ad esempio, dai commenti sulla riuscita ‘notte bianca’ torinese dell’anno passato). I ‘grandi lavori’ di Genova (pur nella polarizzazione degli investimenti sul centro e nelle polemiche, anche aspre, che sono seguite circa le parti dimenticate della città) ne hanno comunque fatto una

‘piccola Barcellona’ italiana. A Milano (dove la ‘notte bianca’ è subito diventata una sorta di ulteriore festa posticcia) la percezione diffusa sembra permeata, invece, dal disagio: le pagine di cronaca locale dei giornali3 ci danno il polso di una città insoddisfatta e sofferente in molte sue componenti, e frequente è la possibilità di leggere nelle dichiarazioni, interviste e testimonianze di personaggi pubblici e persone comuni il rilievo di un degrado progressivo, di una crescente ostilità4, riconosciuti da ciascuno soggettivamente (nelle proprie pratiche di abitante milanese) nell’evoluzione di lungo-medio periodo. In un recente articolo di fondo comparso sulla pagine milanesi del Corriere della Sera5, Alessandro Balducci ha ripercorso in rapida sintesi i risultati per il 2006 dell’indagine condotta annualmente dal Sole 24 Ore sulla qualità della vita nelle città italiane. Milano si classifica al sesto posto, con una tendenza, però, negativa: «seconda nel 2003 e 2004, quarta nel 2005, la città perde altre due posizioni nel 2006. Ma l’aspetto più rilevante è come si compone questo risultato: Milano è assolutamente prima per tenore di vita (reddito, risparmio, consumi), è ai primi posti per tutto ciò che riguarda affari e lavoro, è ancora nelle prime dieci posizioni per ciò che riguarda il tempo libero e la cultura, scende a metà classifica per gli andamenti demografici (natalità, immigrazione...), crolla quindi all’ottantunesimo posto per gli indicatori che riguardano ambiente e salute e addirittura al penultimo posto per l’ordine pubblico ... Un sondaggio che accompagna l’indagine dice altre due cose importanti: Milano continua a essere una delle città più desiderate dagli italiani, ma è anche la città nella quale i suoi abitanti si mostrano più preoccupati per il peggioramento delle condizioni di vita». Più che una crisi di Milano, quella che si evidenzia oggi è una crisi della sua abitabilità, di quella qualità che esprime, cioè, lo «stare bene in un posto facendo qualcosa»6. Questo scritto non tenta di rispondere direttamente al dilemma sollevato dal paradosso milanese. Considera piuttosto alcuni aspetti, molto più circoscritti e apparentemente laterali, del progetto urbanistico per Milano – la produzione di immagini per interpretarne e guidarne la trasformazione – che tuttavia potranno non risultare estranei agli argomenti di questa premessa.

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2. La visione d’assieme È una critica ormai comune portata alla recente stagione di trasformazioni urbanistiche a Milano quella che ne ha rilevato la mancanza di una chiara visione d’assieme, espressione di una strategia complessiva, capace di orientare gli episodi trasformativi nella direzione di un assetto auspicabile7. Bernardo Secchi intitolava «Ritematizzare Milano» l’editoriale con cui, nell’aprile 1988, sosteneva allora «in modi espliciti la necessità di un nuovo progetto urbanistico» per la città. Forse l’esperimento più organico, poco più di un decennio più tardi, ha preso corpo nel Documento di inquadramento delle politiche urbanistiche comunali del giugno 2000. Ma come ha sottolineato il suo principale estensore quel «primo passo verso» non è poi diventato «un piano strategico per la regione urbana». Il tentativo di condensare «in una forte immagine ‘spaziale’ condivisa, un programma selettivo, ma capace di ricondurre le sue scelte ad un riconoscibile quadro generale» non ha avuto esito ed il Documento di inquadramento è stato piuttosto interpretato «come strumento settoriale che rende più flessibili e riduce i tempi delle procedure urbanistiche» (Mazza, 2001, p. 58). Ciò non toglie che sia comunque sorprendente il modo con cui l’immagine strategica della ‘T rovesciata’, avanzata nel Documento di inquadramento, si sia fissata, imposta all’attenzione e abbia ampiamente segnato il dibattito (perlomeno quello specialistico di settore), con una forza anche superiore alla sua effettiva rilevanza e consistenza8. È la cosiddetta potenza dell’immagine. ‘Immagine’ è parola di senso lato, talora ambiguo e sfuggente, infido. Dall’universo dei possibili significati, ne seleziono alcuni interessanti: «percezione o rappresentazione visiva strutturata come totalità e significativa per il soggetto»9, «modo di presentarsi, l’idea che qualcuno o qualcosa dà di sé agli altri», «rappresentazione simbolica», «figura retorica che rappresenta un oggetto con espressioni vive ed efficaci»10. Parafrasando si potrebbe dire che la restituzione in immagine di qualcosa consiste nell’operazione con cui di quella cosa si fornisce una percezione/cognizione sintetica, connotante, pregnante, capace di trattenerne e comunicarne con forza ed efficacia qualità essenziali. Le immagini (non sempre necessariamente disegnate, talvolta semplicemente evocate, e talora nemmeno visive) hanno sempre avuto un ruolo non indifferente nel progetto urbanistico di Milano. Uno sguardo al deposito di immagini urbanistiche per Milano nel principale periodico di settore italiano può non essere un semplice escamotage per una sintesi veloce. Utilizzando, allora, come un indicatore dotato di relativa significatività le tracce lasciate sui numeri della rivista Urbanistica, nello scandire attraverso i decenni i momenti salienti della vicenda milanese, si può cercare di ricostruire in retrospettiva un rapidissimo immaginario minimo. Il numero 18-19, nel presentare monograficamente il Piano regolatore generale approvato nel 1953, ne rias-

sume anche i precedenti dal primo periodo postunitario fino alla seconda guerra mondiale (l’operazione è affidata a Luigi Dodi), ad iniziare dal piano Beruto. C’è, già allora, un’immagine sintetica scelta per veicolare efficacemente l’idea progettuale? L’ingegnere Cesare Beruto, nella relazione con cui accompagna il disegno dell’uniforme corona circolare di espansione urbana, ricorre ad una metafora: la città che cresce su se stessa come la sezione di un albero, con i suoi cerchi concentrici. Ma, al di là del noto aneddoto, qual è l’effettivo ‘contributo’ di quell’immagine inaugurale, quale la sua rilevanza? Segna per lungo tempo un modo – tutto introverso – di guardare alla città e al suo sviluppo. L’immagine di una città che cresce relazionandosi al proprio interno, ma sorda alle sollecitazioni esterne del territorio in cui è immersa (Sica, 1991, p. 510) è sostanzialmente confermata dal piano Pavia-Masera e ancora ribadita dal piano Albertini, addirittura rafforzata dal grafismo (Gabellini, 1996) autistico in cui si risolve il suo disegno. Già incrinata intorno al terzo decennio del secolo scorso, sarà pienamente superata nel dopoguerra con il piano del ’53. Gli assi attrezzati e il centro direzionale, ma soprattutto lo Schema territoriale del nuovo piano regolatore – che su Urbanistica compare significativamente in pagina ‘baciata’ con lo Schema di Piano Regionale Lombardo per l’inquadramento del Prg di Milano – sintetizzano i caratteri di una nuova forma urbana ‘aperta’ e di una nuova visione per Milano, nella sua proiezione metropolitana, che già i progetti presentati al concorso del ’45 esibiscono in maniera dirompente11. Un’ulteriore tappa è fissata sul numero 50-51. Aprendosi ai temi della città-regione l’immaginario milanese si arricchisce del modello ‘a turbina’ che segna la prima redazione del piano intercomunale milanese, nello schema del 23 luglio 196312. La sua rilevanza e attualità è stata sottolineata da Arturo Lanzani (2003, p. 371), secondo il quale oggi «L’individualità del cuore [metropolitano] trova espressione morfologica nella figura dell’urbanizzato ‘a turbina’ che, seppur in forme parziali e talvolta distorte ... materializza di fatto, dopo trent’anni, l’immagine intrepretativo-progettuale della ‘struttura della forma urbana’ formulata nei primi anni ’60 da De Carlo e dal Pim». Ma depurata dagli accenti ideologici che ne caratterizzarono la discussione, ad una rilettura si presta anche l’immagine progettuale alternativa che quell’esperienza ci lascia in eredità: la proposta di sviluppo lineare (1965) avanzata da Bacigalupo, Corna Pellegrini e Mazzocchi13. Quella, con cui si conclude provvisoriamente la prima parte di questo rapidissimo excursus, non è un’immagine visiva bensì connotativa, nel richiamo di una tematizzazione – ‘un piano per la crisi’ (Urbanistica, n. 68-69) – che segna la Variante generale 1976-80 nella sua impostazione di fondo. Il suo più evidente riflesso nel disegno del piano si legge nella ribadita vocazione industriale della corona di aree che (soprattutto intorno ai tracciati ferroviari) avevano costituito il motore produttivo di Milano nella moderniz-

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zazione e che di lì a poco saranno invece investite dal ciclo trasformativo che oggi si compie. Dopo il punto di flesso rappresentato dalla fine degli anni ’7014, la stagione più recente apre a nuove immagini sintetiche, la cui produzione non si esaurisce e anzi si rilancia nell’alveo di progetti e ricerche che modificano significativamente l’immaginario urbanistico milanese. Il ricorso all’immagine sintetica in questi ultimi decenni può ricondursi ad almeno due fondamentali esigenze: la ricerca di criteri di coerenza tra ‘episodi’ trasformativi e il superamento del carattere frammentario delle trasformazioni insediative contemporanee15; la costruzione di nuove interpretazioni del fenomeno territoriale milanese, oltre gli stereotipi consolidati (il modello centro-periferico) che si ritengono divenuti ormai obsoleti e devianti per una sua effettiva comprensione. In relazione alla prima famiglia, il ‘passante’, i ‘nove parchi per Milano’, la ‘T rovesciata’ (cadenzate per decenni: Comune di Milano, 1984, 1995, 2001) si caratterizzano come immagini selettive scelte per ordinare e indirizzare i fenomeni trasformativi. Ma venendo quasi alla cronaca, ci si può spingere a casi ancora più recenti. Ad esempio, nel volume Milano verso il piano, predisposto dall’amministrazione comunale per scandire il percorso di avvicinamento al Piano di governo del territorio, si avanza come «nuova immagine per Milano» quella che ne disegna e prospetta una ‘cintura verde’ (Oggioni, 2006).

Un’immagine rilanciata, con maggiore efficacia mediatica e capacità di suggestione, dall’ipotesi di un Metrobosco (un ‘bosco orbitale’ metropolitano), promossa dalla Provincia di Milano e presentata anche in video alla Biennale di Venezia16. Tuttavia, il rinnovamento più significativo è quello portato da una molteplicità di ricerche17, susseguitesi dagli anni ’90 ad oggi, le quali hanno reinterpretato l’area milanese nei termini di ‘regione urbana’, territorio plurale di ambienti insediativi molteplici: interpretazione che trova la sua più recente flessione nella ‘Città di città’ del Progetto strategico della Provincia di Milano. 3. Oltre l’immagine di sintesi 3.1. Limiti dell’immagine sintetica La non irrilevanza e, anzi, l’utilità delle immagini sintetiche e strategiche per le politiche urbane e nei processi di pianificazione non va dimostrata ora ed è stata ampiamente trattata (Pasqui, 2000). In particolare, oggi, la produzione di immagini gioca un ruolo importante per veicolare i contenuti progettuali (in senso lato intesi) di un’azione trasformativa complessa, per la sua discussione pubblica allargata, per la costruzione di una visione condivisa di un territorio e delle scelte che vi pertengono, per l’attivazione di un campo di interazione sociale circa «la ri-

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definizione del futuro di una comunità insediata» (Pasqui, 2000, p. 21). E tuttavia, quando l’immagine sintetica rimane unica, isolata e mobilitata in modo, per così dire, totemico, si evidenziano anche le ambiguità e i rischi del farvi ricorso. Può riproporre le durezze e la rigidità del modello18, può rimanere una felice allusione o metafora ma sostanzialmente astratta, può risultare coprente e conciliante anziché disvelante e incisiva, può percorrere le derive di un accattivante advertising, con slogan utili a cavalcare nel contingente il gioco comunicativo, ma in un’equivoca vaghezza di contenuti. L’immagine-guida può rivelarsi tempestiva, efficace nel catturare l’attenzione e in grado anche di proporre una sintesi convincente, ma mostrarsi altresì fragile nel dare un effettivo spessore operativo alle ipotesi che pure sottenderebbe. Se l’assenza di immagini disarma il progetto urbanistico, che resta muto, incapace di ordinarne i temi e gli oggetti, il ricorso all’‘immagine-guida’, ad una sola immagine di sintesi, può risultare fuorviante. L’immagine sintetica ha cioè bisogno di radicarsi ed esplicarsi in più articolate e circostanziate figure territoriali, alimentate da uno sguardo transcalare19. I limiti di autosufficienza dell’immagine sintetica (sia che si tratti di un’immagine interpretativa – ‘cuore metropolitano’, ‘nodo centrale’ della regione urbana – sia che si tratti di un’immagine strategico-progettuale – la ‘T rovesciata’) si manifestano, in particolare, se ci si confronta con il campo territoriale che costituisce il principale riferimento della ricerca restituita in queste pagine, il core insediativo costituito dalla città centrale e dalla prima corona urbana ormai indissolubilmente saldata ad essa. Non si sono prodotte in questi ultimi anni, in riferimento a questo campo geografico (ed in particolare nel progetto urbanistico della città di Milano), figure territoriali significative che medino il rapporto tra un’immagine di sintesi comprensiva e le singole operazioni trasformative (grandi e piccole) che l’hanno investita nel periodo più recente: quasi che la città centrale – in un’immagine che è al contempo monolitica e scomposta – non possa che essere rappresentata come entità olistica altrimenti indicibile o, per contro, come fenomeno territoriale coglibile unicamente attraverso il destrutturato elenco di operazioni trasformative che ne aggrediscono di volta in volta porzioni più o meno ampie. Se la ‘regione urbana milanese’ ha preso corpo e spessore negli ‘ambienti insediativi’ che l’hanno declinata e nelle rappresentazioni, anche visive, che li hanno indagati, può forse proporsi un analogo tentativo di riconoscimento e figurazione di ‘ambienti’ alla scala del suo cuore metropolitano. Tradurre un’immagine sintetica in figure territoriali significa costruire, selettivamente per tratti salienti, il profilo di parti insediative segnate da specifici fenomeni e problemi (circostanziati e radicati nei luoghi) che chiedono un trattamento. Come produrre efficaci figure territoriali interpretative e progettuali? La guida e l’itinerario possono risultare utili stratagemmi per costruire una visione di ‘Milano per parti’.

3.2. Guide tecniche in rassegna L’esordio del recentissimo Milano. La grande trasformazione urbana (Morandi, 2005) richiama l’attenzione su un genere – la guida (di architettura e urbanistica) – che nella bibliografia su Milano, come forse è normale, ha una sua consolidata tradizione: «Questo libro è pensato come una guida e quindi è strutturato in modo da accompagnare idealmente un visitatore curioso che voglia cogliere in modo sintetico ma non superficiale i caratteri salienti della città di Milano». Le guide istruiscono visite, le quali possono compiersi concretamente, percorrendo lo spazio fisico, ovvero assumere le forme dell’esplorazione mentale. Nella visita che nella guida trova supporto può, cioè, risultare talvolta preponderante la dimensione ludica della scoperta e della pratica curiosa di luoghi e spazi ‘esotici’ o può invece prevalere la dimensione intellettuale di conoscenza e orientamento entro fenomeni che, nella guida, ci vengono selezionati, ordinati e in qualche modo disvelati. Ovviamente tra le due dimensioni, del piacere esperienziale e di quello intellettuale della visita, non esiste una cesura. Ma sulla linea ideale lungo cui disporre i testi di questo tipo potremo con relativa ragionevolezza collocare verso il primo estremo le guide turistiche e verso il secondo le ‘guide tecniche’. Delle guide tecniche per Milano un numero importante si indirizza a descriverne e interpretarne criticamente il processo storico (tras)formativo recente, con attenzione specifica ai fenomeni architettonici e urbanistici che ne hanno segnato la stagione ‘contemporanea’. Tra le più note e apprezzate, Milano. Guida all’architettura moderna (Grandi, Pracchi, 1980) associa ai caratteri della ‘guida’ quelli dell’‘antologia’ e del ‘museo’: «Questa guida, infatti, si rivolge al corpo costruito della città con l’intenzione analoga a quella che indirizza l’‘antologia’ nel selezionare un corpus letterario, decretando l’esemplarità di alcuni frammenti estratti da un contesto altrimenti vasto e articolato. Nello svolgere questa funzione ... l’antologia, come la guida, costruisce attraverso la selezione una sorta di ‘museo’; un luogo cioè che obbliga la storia a quell’ordine classificatorio e comparativo, certo astratto, che è comunque la condizione che la cultura contemporanea prescrive per solito al giudizio». Entro questo filone, cui può forse ricondursi anche l’antesignano, con esplicita tensione operativa, Milano 18001943 (Reggiori, 1947) si colloca Milano contemporanea. Itinerari di architettura e urbanistica (Boriani, Morandi, Rossari, 1986), guida contraddistinta dall’impostazione peculiare rimarcata dal sottotitolo, che la vede «organizzata per itinerari tematici che selezionano parti relativamente omogenee di Milano», con schede monografiche le quali «segnalano non tanto e non solo ‘il meglio’ della zona, quanto gli episodi più significativi della crescita urbana e architettonica». Per il costante richiamo agli spazi e ai luoghi che fanno la geografia urbanistica milanese, di questo gruppo può far parte anche L’urbanistica di Milano, il libro ‘a tesi’ di Federico Oliva («l’urbanistica si fa con i piani ... ogni tentativo di superare questo approccio provoca, alla fine, un danno per la

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città»), guida implicita specificamente centrata sugli strumenti di pianificazione e i loro effetti (Oliva, 2002). Altrettanto nutrito è il filone delle guide tecniche che potrebbero definirsi ‘di tendenza’, orientate cioè per lo più a documentare (nelle forme della rassegna e del repertorio) e talvolta a sostenere il rinnovamento urbanistico e architettonico della città, o a rappresentare i caratteri distintivi, prettamente ‘milanesi’, che le sono appunto più propri. Tra queste si può collocare il lontano Milano tecnica dal 1859 al 1884, edito da Ulrico Hoepli nel 1885 a cura del Collegio degli ingegneri ed architetti (volume collettaneo che l’editore descrive e presenta come raccolta di «una serie di monografie riguardanti specialmente i più notevoli lavori edili eseguiti nella metropoli lombarda» negli ultimi 25 anni), per giungere, attraverso la Antologia di edifici moderni in Milano: guida compilata da Piero Bottoni (1954), ai recenti Milano. Un secolo di architettura milanese dal Cordusio alla Bicocca (Gramigna, Mazza, 2001: «Gli edifici individuati e scelti per questa documentazione non sono soltanto quelli emergenti per un livello di particolare rilevanza stilistica, quanto quelli che, nel contesto generale del tessuto urbano, si identificano con la città, costituendone l’orditura che la caratterizza»), Milano. Nuova architettura (Brandolini, 2005) e alla serie Conoscere Milano promossa dall’Urban Center del Comune e dall’Associazione interessi metropolitani, con ormai numerosi volumetti pubblicati dal 2002 a oggi. Curata da Giorgio Fiorese alla metà degli anni ’80, più isolata resta la serie incompiuta di volumi monografici dedicati alle zone del decentramento di Milano (MZ5 Ticinese 1982, MZ7 Bovisa-Dergano 1984, MZ10 Loreto-Monza-Padova 1986, MZ2 Centro direzionale 1987). Si tratta di ricognizioni che programmaticamente rifuggono dalla «settorializzazione» per adottare un approccio «meno separato e più sintetico» per cogliere i caratteri di corpi urbani fatti di spazio e società, insieme: vi si legge «lo sforzo di identificare, nella storia e nell’attualità, ciascuna delle parti di Città prese in esame; il tentativo è di esaltarne le individualità, non di omologarne pregi e difetti a partire dalla comune appartenenza alla ‘grande Metropoli’». È forse proprio quest’ultimo filone che può costituire un’utile suggestione per una guida tecnica di Milano che tematizzi la città per parti riconoscibili, interpretandola per ‘situazioni urbane’ specifiche e differenziate che possano alimentare un progetto urbanistico contestuale, con uno sguardo intermedio tra una visione aggregata d’assieme ed una scomposta per singoli episodi e frammenti. 3.3 Guide e itinerari come stratagemmi per il progetto La guida, e forse la guida turistica ancor più che la guida tecnica, costituisce un riferimento interessante per un progetto urbanistico che intenda confrontarsi con problemi di abitabilità, con problemi, cioè, che si determinano e si esprimono tipicamente all’incontro tra spazio e società. La guida, infatti, restituisce (può restituire) profili organizzati di parti di città utili a coglierne aspetti fisico-materiali si-

gnificativi (la selezione di monumenti, manufatti, strade, edifici, quartieri, ecc. che si propongono alla visita), caratteri pertinenti al loro modo di funzionare e alla loro fruibilità (orari, condizioni di accessibilità, modalità d’uso, stati manutentivi, fattori di sicurezza...), costumi, consuetudini e atmosfere legate ai modi peculiari e tipici con cui le persone animano i luoghi (pratiche sociali, popolazioni, aspetti sociologici ed etnografici interessanti), percezioni che si possono esperire nella visita (con indicazioni circa i modi in cui il visitatore può orientarsi, cogliere stimoli, appropriarsi dei luoghi), elementi radicati nell’immaginario collettivo e nella memoria locale (manufatti e luoghi depositari di una ‘storia lunga’, o anche solo semplici toponimi che parlano di un passato ancora sentito) e, per contro, fuochi del rinnovamento e della trasformazione urbana che possono diventare altrettante ‘attrazioni’, occasioni di visita mirata (un nuovo museo, una nuova architettura sorprendente, un nuovo ponte, il recupero di un comparto industriale che diventa quartiere alla moda, la sistemazione del fronte portuale, una infrastruttura innovativa). Ribadendo e trasferendo al progetto urbanistico, la costruzione di una guida per parti di un insediamento costituisce un’operazione interpretativa che porta a costruirne un profilo in relazione ai loro principali aspetti dotazionali (il mondo degli oggetti, dei beni fisico-materiali che le caratterizzano, banali ed eccezionali) e prestazionali (la sfera relativa alle qualità degli oggetti e al loro modo di funzionare, in senso lato inteso), alle pratiche d’uso che le contraddistinguono (l’incontro tra il modo degli oggetti e quello dei soggetti che vi si muovono in mezzo), alle percezioni e alle memorie (al modo con cui cioè il mondo degli oggetti entra a far parte dell’esperienza dei soggetti, nel confronto con la materialità delle cose ma anche con il lascito di una materialità in tutto o in parte passata, radicata nella memoria collettiva di una comunità insediata, deposito di elementi cosiddetti ‘identitari’ del luogo), ai cantieri e ai progetti che segnano il rinnovarsi di uno specifico contesto. Un tipico strumento di cui può avvalersi la guida è l’itinerario: la costruzione di un percorso lungo il quale organizzare la visita. L’itinerario è uno strumento fortemente interpretativo: è uno strategemma che permette di condurre la visita in economia di tempo attraverso la selezione degli elementi utili e sufficienti per cogliere gli aspetti caratterizzanti che la guida ambisce a proporre. Da questo punto di vista, l’itinerario non è un’operazione esplorativa bensì la restituzione, secondo una esplicita chiave, degli esiti di una molteplicità di ricognizioni condotte. Il sopralluogo, il rilievo, la ‘deriva’ (alla maniera dei situazionisti), l’intervista... sono pratiche esplorative, che nell’itinerario trovano restituzione ordinata in un’interpretazione selettiva, di cui il redattore della guida si assume la responsabilità. L’itinerario può configurarsi come semplice supporto tecnico alla visita di specifiche ‘stazioni’, cioè di recapiti puntuali che la guida ci propone all’attenzione, tipicamente secondo criteri di omogeneità geografica e/o tematica20. In questo caso, lo spostamento è uno spaziotempo che non incide sul contenuto della visita, sostanzialmente ‘neutrale’ rispetto ad esso. Diversamente, l’itinerario può configurarsi come con-

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creto percorso (da praticarsi a piedi21, ma non necessariamente), costruito con specifica attenzione ai rapporti di prossimità e agli aspetti relazionali tra oggetti/soggetti, il cui svolgersi costituisce a pieno titolo parte integrante della visita, collaborando attivamente alla costruzione dell’immagine selettiva che con l’itinerario stesso si vuole suggerire. In questo secondo caso, l’itinerario si configura come attraversamento22, come ‘sezione’ di città e territorio23, come ‘catena di spazi’: una sorta di caricatura che può contribuire alla costruzione di figure territoriali interpretativo-progettuali. Note 1. Invero in maniera un po’ rocambolesca: l’assenza di Genova nel catalogo ufficiale rivela un aggiustamento dell’ultima ora. 2. Per profili evolutivi, che restituiscono in parte anche umori recenti: Martinotti, 2006; Gabrielli, Bobbio, 2005, e, in particolare sull’accostamento Genova-Barcellona, Gabrielli, 2006. 3. Sull’utilità di ricorrere alle fonti giornalistiche, non ‘accademiche’ e ‘scientifiche’, per cogliere aspetti importanti della dimensione esperienziale delle pratiche urbane quotidiane nell’attuale clima urbanistico milanese: Gabellini, Bonfantini, 2005. 4. Ad esempio, Paola D’Amico, «Martinotti: traffico e caro affitti, Milano città ostile», Corriere della Sera, Milano, 18 gennaio 2007. O ancora: «la grande perdita che si è verificata negli ultimi anni a Milano [è] quella dell’urbanità. Che non rinasce con l’area metropolitana o con la Grande Milano, ma con certi comportamenti e con il desiderio di far star bene la gente»; [Giangiacomo Schiavi], «Milano ha le risorse ma deve ritrovare la fiducia», Corriere della Sera, Milano, rubrica «Via Solferino 28. Dalla parte del cittadino», giovedì 30 novembre 2006. 5. «Qualità della vita e investimenti. Progetti per Milano più competitiva», martedì 16 gennaio 2007. 6. Riprendo questa definizione sintetica, di Andrea Di Giovanni, che esprime efficacemente come l’abitabilità sia qualità ‘banale’, quotidiana, vicina ai soggetti, la quale si definisce nella relazione spazio-società. Sul concetto di ‘abitabilità’ e sulla sua rilevanza possibile per il progetto urbanistico contemporaneo: Bonfantini, Di Giovanni, Gabellini (2004). Si veda anche Provincia di Milano (2006), ed in particolare il par. 2.1 «Che cos’è l’abitabilità»: «Abitabilità significa ... qualcosa di più e di diverso rispetto ad altri termini che comunque sono a esso associati, come qualità urbana, qualità della vita, sostenibilità. Con il termine abitabilità alludiamo a una proprietà complessa e multidimensionale, qualitativa e prestazionale di un contesto territoriale» (p. 41). 7. «Milano ha cambiato spontaneamente pelle, non perché si siano messe in atto politiche di riconversione – afferma Pier Giuseppe Torrani, avvocato e presidente dell’Aim –. Questa è la forza di Milano, ma anche la sua debolezza. A differenza di altre città italiane, l’area metropolitana ha in sé, nel settore privato, la capacità e la vitalità di aggiornarsi. L’amministrazione pubblica territoriale normalmente gioca un ruolo non trainante, di pura sussidiarietà, di mero servizio a quello che succede: la città nella sua dimensione politica e istituzionale non dimostra di avere una strategia sua propria», Pierluigi Panza, «Abitare a Milano? Più torri, addio piazze», Corriere della Sera, Milano, sabato 18 novembre 2006, p. 10. 8. Circa i limiti dell’immagine proposta dal Documento di inquadramento si veda, ad esempio, Gabellini, 2002; Oliva, 2002, pp. 335-338. 9. Enciclopedia L’Universale Garzanti («Le Garzantine», ed. 2003), ad vocem. 10. Lo Zingarelli 2001, Vocabolario delle lingua italiana, Zanichelli, ad vocem. 11. Si rinvia al repertorio grafico che illustra il n. 18-19 di Urbanistica, 1956. 12. Lo schema del 1963, abbandonati come «improponibili tutti

i modelli ‘classici’ della teoria urbanistica» (le città satelliti, la città lineare) e sostituito ad essi il «modello innovatore» della città-regione, si caratterizza come innesto di un processo modificativo su dinamiche in atto, cioè sul «processo neutrale di sviluppo dell’area milanese»: «il tradizionale modello a macchia d’olio si era andato progressivamente evolvendo verso un modello ‘galattico’, nel quale i nuovi insediamenti non si appoggiavano soltanto alla fascia periferica della metropoli, ma si aggregavano ai nuclei minori del territorio ... La tendenza del processo era ovviamente la progressiva saldatura dei nuclei aggregati tra di loro, fino a creare una immensa ed indifferenziata conurbazione ... Per la parte più interna del comprensorio costituita quasi soltanto dal capoluogo e dai comuni contermini ... lo schema si proponeva di ricondurre il modello di espansione galattica ad un modello stellare o a ‘turbina’, cercando di bloccare la saldatura tra le diverse direttrici di espansione riservando, come nel piano di Copenaghen, l’area compresa tra le ‘pale’ al verde attrezzato. Agli apici delle ‘pale’ avrebbero dovuto venir concentrati interessi urbani eccezionali, in grado di rompere il diagramma piramidale dei valori socio-economici, e contemporaneamente di stimolare la ristrutturazione delle periferie: il sistema dei trasporti avrebbe dovuto essere tracciato in modo da rendere facilmente accessibili gli apici e da far sì che, in termini di tempo, la loro distanza dalle diverse parti dei tessuti insediativi fosse competitiva con quella del centro attuale» (Romano, 1967, p. 35). 13. Un’immagine che può mettersi in tensione, ad esempio, con la proposta di una ‘città trasversale’ avanzata in Macchi Cassia et al., 2004. 14. «L’esperienza degli ultimi vent’anni trova un momento altamente simbolico nel passaggio dall’ultimo tentativo di governare l’urbanistica milanese attraverso l’elaborazione di un nuovo piano regolatore per la città (la variante generale 1976-80), alle sperimentazioni inaugurate con i documenti direttori e proseguite, nel bene e nel male, fino a oggi ... Il punto di svolta in campo urbanistico si compie ... nel passaggio dalla fase nella quale l’amministrazione

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locale, consapevole delle contraddizioni prodotte dallo sviluppo urbano e territoriale, si propone di redistribuirlo in forma ‘equilibrata’ ed ‘egualitaria’ attraverso una variante generale al piano regolatore, a quella successiva, nella quale prevale un atteggiamento di crescente angoscia e timore nei confronti di una crisi percepita da Milano come situazione di blocco e assenza di sviluppo. Questa condizione porterà a sostenere un’ipotesi di rilancio della città centrale e della sua crescita, attraverso un ciclo di riurbanizzazione imperniato sulle attività terziarie e di servizio, con la formulazione di alcuni progetti ‘a sistema’ e con il successivo Documento direttore progetto passante del 1984» (Bolocan Goldstein, 2002, p. 90). 15. «Viene capovolto il procedimento seguito in passato, quando il motore della composizione era costituito da un’idea generale, quasi sempre morfologicamente compiuta, entro la quale si specificava la sistemazione di aree e luoghi che rivestivano un preciso significato e ruolo nel progetto di assetto complessivo. La trasformazione urbana e territoriale resta ora affidata a un complesso di operazioni puntuali che possono essere concatenate, tenute assieme da una logica che conferisce loro un carattere di necessità ... In ogni caso quello compositivo non è più un approccio deduttivo che cala sul territorio un modello assunto a priori, ma è invece un approccio fortemente interpretativo che cerca tentativamente un’alternativa alla frammentarietà e privatizzazione della città e del territorio contemporanei, mettendo a sistema operazioni differenti per estensione territoriale, quantità edificatorie, caratterizzazione funzionale, grado di definizione progettuale, portata strategica» (Gabellini, 2001, pp. 207-208). 16. «In questi mesi l’idea del bosco perimetrale è cresciuta e si è alimentata di proposte, progetti, suggerimenti. Molti dei quali si stanno preoccupando di dare gambe sicure, risorse economiche, procedure corrette all’idea di una forestazione attorno a Milano. Ne ricordiamo alcuni. La Provincia ... sta formando un tavolo di raccordo tra tutte le iniziative sul bosco anulare e ha proposto un progetto pilota sul tema della forestazione nell’ambito del suo Piano strategi-

co, coordinato dal Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico. La Regione assieme all’Agenzia di sviluppo Milano Metropoli, sta predisponendo un progetto per localizzare attorno a Milano parte dei 10 mila ettari previsti di nuova forestazione. Il Comune sta ragionando sulle aree boschive nell’ambito del nuovo Piano dei servizi da allocare nelle aree di cintura urbana. Il Cia, Confederazione italiana agricoltori, ha proposto una ‘carta dell’agricoltura periurbana’ che prevede tra le altre cose di attivare anche progetti di ‘bosco produttivo’», Stefano Boeri, «Un sistema di parchi per far respirare Milano», Corriere della Sera, Milano, 5 maggio 2006. Si veda anche: Gianni Santucci, «Anello verde antismog attorno alle tangenziali», Corriere della Sera, Milano, 26 marzo 2006; Annachiara Sacchi, «Parco antismog e piste ciclabili. Così faremo respirare Milano», Corriere della Sera, Milano, 14 luglio 2006. 17. Per un richiamo analitico si rinvia a Lanzani (2003, pp. 370371): «Un aspetto comune di queste ricerche è che esse segnalano la presenza di un’urbanizzazione estesa e dilatata nell’intera regione [...] emerge [...] un’immagine dell’urbanizzazione che si discosta da quella metropolitana-monocentrica-suburbana che ha prevalso nei primi trent’anni dell’Italia repubblicana [...]. Un secondo elemento comune a questi lavori è l’individuazione di una pluralità di forme con cui si esprime il processo di urbanizzazione e conseguentemente la proposta, oltreché di una visione d’insieme, di una suddivisione in ambienti insediativi, sistemi territoriali, campi geografici». 18. Ohne Leitbild, senza immagine-guida, senza modello: Adorno, 1967. 19. Si vedano, ad esempio, il piano di Roma (definitivamente approvato nel 2003) e il Piano strutturale di Bologna (presentato a inizio 2007). Piani che non rinunciano all’immagine sintetica, ma proponendone declinazioni in figure territoriali. 20. Si vedano, ad esempio, gli itinerari proposti in Brandolini (2005), o quelli proposti nella già citata serie di opuscoli Conoscere Milano, relativi ai luoghi della trasformazione. 21. Così nelle ‘guide rapide’ del Touring Club Italiano.

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22. Si veda la ricerca dell’Aim - Associazione interessi metropolitani restituita in Esperienze e paesaggi dell’abitare. Itinerari nella regione urbana milanese (Lanzani et al., 2006), in cui il binomio spazio-società è indagato con una particolare focalizzazione sul ‘vissuto’. Più specificamente, ivi: Granata, Lanzani, «Storie di case e persone: l’abitare in forma di racconto». 23. Attraversamenti urbani sono i «Tre itinerari del cambiamento» proposti sulle pagine del giornale Milano oltre Milano, che ha costituito la prima restituzione ‘anticipata’ di questa ricerca (Bolocan, Botti, 2006). Se la retorica delle grandi trasformazioni-evento ha accompagnato la stagione più recente, Milano negli ultimi 15 anni non è cambiata solo per effetto di esse. Gli itinerari di Milano oltre Milano sono un tentativo di alimentare uno sguardo più articolato: portano a guardare ai singoli fenomeni notevoli, di grana e dimensioni variabili (le ‘tappe’ che si dispongono lungo l’itinerario), come gli uni concatenati agli altri, anziché singolarmente e per se stessi significativi. Gli itinerari inducono, cioè, a considerare non solo i singoli episodi interessanti, ma le relazioni entro cui essi si rapportano, e il loro svolgersi comincia a definire provvisoriamente caratteri di parti di città (o, piuttosto, dei modi in cui stanno cambiando) e a delinearne implicitamente un profilo specifico.

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Le dimensioni di Milano Emanuele Garda

1. Intercomunalità Tra i confini che contano nelle dinamiche sociali e spaziali di una grande area urbana vi sono quelli delle amministrazioni locali, e in primo luogo dei comuni. Nel caso del contesto milanese il comune capoluogo ha una dimensione circoscritta (180 kmq, pari a meno del 10% dell'intera area provinciale); la provincia di milano (nella sua estensione al lordo della neoistituita provincia di Monza) è formata da 189 comuni che insistono su una superficie di quasi 2 mila kmq, dei quali più del 35% sono urbanizzati. La popolazione del capoluogo è da qualche anno stabilizzata attorno a 1.300.000 abitanti; sei comuni della provincia superano i 50.000 abitanti: Monza, Sesto San Giovanni, Cinisello Balsamo, Legnano, Rho e Cologno Monzese. Sono invece 59 i comuni al di sotto della soglia dimensionale dei 5.000 abitanti, determinando una realtà amministrativa assai frammentata ma con una ricca storia politica. Anche per queste ragioni la dilatazione progressiva della città si è saldata con la crescita urbana dei comuni di corona manifestando, fin dal secondo dopoguerra, una specifica tensione tra le dinamiche urbanistiche e le partizioni amministrative, e dando forma a diversi tentativi di collaborazione e di pianificazione intercomunale.

cusano milanino arese bollate cormano ilanese sesto san giov rho bresso cologno novate milanese nana milanese vimodrone pero cornaredo pioltello milano settimo milanese segrate roda eggio cesano boscone peschiera borr cusago corsico san donato trezzano sul naviglio buccinasco mediglia gaggiano assago san giuliano rozzano visconti opera

2. La Grande Milano La Grande Milano è una immagine ricorrente nella storia di Milano, accompagna la sua evoluzione moderna e contemporanea esaltandone differenti aspetti: la dominanza geografica, esercitata su un vasto territorio regionale; il ruolo d'avanguardia culturale, esibito in una moralità pragmatica in tensione con la glorificazione di Roma; la dimensione istituzionale, rilanciata nelle ipotesi di nuovi enti per il governo della metropoli. La città, considerata per lungo tempo la capitale economica e morale del paese, mostra la necessità di pensarsi in grande, anche se tale ambizione è più spesso frustrata che soddisfatta: come accade negli anni ’20, quando questa aspirazione di grandezza riesce solo a tradursi nell'annessione di undici comuni limitrofi e non in un programma di modernizzazione attiva della città; o come si verifica nel secondo dopoguerra, quando la crescita urbana accelerata non riesce a trovare forme istituzionali più salde per governare i processi in corso. Dopo l'esperienza volontaria del Pim negli anni ’60 e l'istituzione e repentina abrogazione dei comprensori, si chiude un'intera stagione. Negli anni '80 il dibattito pubblico torna sul tema del governo metropolitano e riemerge l'immagine della Grande Milano come possibile risposta alla crisi. Immagine che, ancora di recente, fa capolino nei documenti urbanistici comunali per alludere all'urgente necessità di ripensarsi. 3. La regione urbana Guardare a Milano come regione urbana implica la necessità di adeguare la descrizione e l'interpretazione del fenomeno urbano milanese, e la possibilità di ripensare i temi del governo metropolitano formulando politiche pubbliche in grado di misurarsi con dinamiche sociali e territoriali sovente in contrasto con le partizioni amministrative tradizionali. Questi nuovi caratteri sembrano distinguere la regione urbana da altre immagini e definizioni che hanno contraddistinto le diverse fasi evolutive dell'area: da città-regione a metropoli policentrica, da area metropolitana a megalopoli padana. Recentemente, uno studio territoriale dell'Ocse ha delineato una regione urbana milanese dai confini interregionali, comprendendo a ovest la provincia di Novara, e ben sei territori provinciali confinanti con quello di Milano (Varese, Como, Lecco, Bergamo, Lodi e Pavia). Tuttavia, il tema della dimensione non si risolve in una delimitazione, seppur ampia. Restano questioni aperte nel trattare la città contemporanea: quali relazioni tra le molteplici popolazioni metropolitane e le pratiche d'uso della città e dei territori, quali dimensioni spazio-temporali e su quali geografie? È a partire da domande di questo tipo che la nominazione di regione urbana assume la valenza di una frontiera mobile, geografica e conoscitiva. provenienza della popolazione straniera residente a Milano 0,2%

oceania

35%

numero di unità locali 3% 1%

22%

istituzioni pubbliche

istituzioni no-profit

unità locali per numero di addetti 0,2% 250-499 0,1% 6,3% 3,3% 50-249 >500

10-49

europa

asia

22% 20%

96%

imprese

africa

america

161

90,2% 0-9


sangiano gemonio caravate leggiuno

brinzio azzio cuvio castello cabiaglio orino

sormano

laglio pognana lario carate urio moltrasio

besano bisuschio saltrio viggi˘ induno olona clivio arcisate

cocquio-trevisago monvalle comerio barasso besozzo luvinate gavirate bardello casciago brebbiamalgesso varese bregano

caglio

lasnigo

valbrona

asso

fagetto lario rezzago malmadrera torno canzo malgrate caslino d'erba castelmarte blevio bizzarone proserpio pescate ronago ponte lambro cantello cividate uggiate-trevano longone al segrino cesana brianza rodero brunate drezzo pusiano valmorea erba cavallasca ispra tavernerio garlate eupilio parË albese con cassano faloppio galbiate cagno travedona-monate biandronno san fermo della battaglia albavilla albiolo annone di brianza cazzago brabbia ranco cadrezzate malnate bosisio parini como gironico galliate lombardo solbiate oggiono lipomo bodio lomnago montano lucino osmate rogeno buguggiate ternate olginate alserio monteorfano gazzada schianno molteno merone ello olgiate comasco comabbio orsenigo sirone valgreghentino lozza monguzzo daverio azzate villa guardia binago angera capiango intimiano varano borghi dolzago grandate beregazzo con figliaro anzano del parco garbagnate monastero taino brunello lurate caccivio vedano olona casale litta costa masnaga senna comasco colle brianza luisago con morazzone lambrugo alzate brianza crosio della valle castelnuovo bozzente castello di brianza casnate bernate bulciago venegono superiore airuno lurago d'erba mercallo oltrona si san mamette castronno castiglione olona barzago nibionno cassina rizzardi sesto calende bulgarograsso cremella santa maria hoË caronno varesino fino mornasco brenna cassago brianza venegono inferiore cantu' cucciago sirtori sumirago inverigo appiano gentile vergiate gornate-olona mornago perego veduggio con colzano calco rovagnate barzano albizzate guanzatevertemate con minoprio olgiate molgora renate arosio viganÚ solbiate arno castelseprio cadorago carugo veniano tradate carnago briosco monticello brianza figino serenza lonate ceppino jerago con ornago montevecchia carimate lurago marinone besnate cermenate missaglia giussano novedrate oggiona con santo stefan fenegro' merate carbonate mariano comense besana in brianza cirimido bregnano arsago seprio cernusco lombardone locate varesino lomazzo cavaria con premezzo cairate limido comasco verano brianza robbiate casatenovo mozzate lentate sul seveso ornago paderno d'adda carate brianza cassano magnano lazzate correzzana lomagna rovellasca ronco briatino meda triuggio gorla maggiore casorate sempione verderio inferiore fagnano olona misinto turate gallarate camparada albiate rovello porro barlassina cislago bernareggio usmate velate solbiate olona seregno sovico cardano al campo cogliate cornate d'adda carnate seveso lesmo gorla minore sulbiate marcherio aircuzio ceriano laghetto arcore marnate mezzago gerenzano biassono cesano maderno olgiate olona saronno rescaldina samarate lissone vimercate ferno trezzo sull'adda bellusco desio vedano al lambro solaro bovisio busnago villasanta castellanza uboldo limbiate busto arsizio roncello ornago cerro maggiore cesate varedo burago di molgora caronno pertusella legnano grezzago monza concorezzo novate milanese origgio lonate pozzolo cavenago di brianza muggiÚ trezzano rosa vanzaghello san vittore olona senago basiano agrate brianza paderno dugnano pozzo magnago villa cortese garbagnate milanese cambiago sancanegrate giorgio caponago masate vaprio d'adda lainate dairago cinisello balsamo gessate nosate nerviano castano primo brugherio parabiago cusano milanino pessano arese carugate buscate busto garolfo bollate cormano sesto san giovanni inzago arconate pogliano milanese bussero bresso bellinzago lombardo cologno monzese novate milanese rho cassano d'adda gorgonzola turbigo casorezzo cernusco sul naviglio vanzago robecchetto con induno cassina de pecchi inveruno pregnana milanese vimodrone pozzuolo martesana pero arluno cuggiono ossona melzo vignate cornaredo mesero santo stefano ticino pioltello marcallo con casone sedriano segrate truccazzano settimo milanese bareggio vittuone bernate ticino rodano liscate cernobbio

maslianico

1. Intercomunalità

boffalora

magenta

milano

corbetta cisliano

robecco

cusago

cassinetta

trezzano sul naviglio

albairate

gaggiano

vermezzo

abbiategrasso

peschiera borromeo

cesano boscone corsico

zelo gudo visconti ozzero morimondo

san donato milanese

mediglia

buccinasco assago rozzano

zibido san giacomo noviglio

rosate

opera

san giuliano milanese

locate di triulzi pieve emanuele carpiano basiglio

settala comazzo

pantigliate

merlino paullo

tribiano zelo buon persico spino d'adda

colturano dresano

vizzolo melegnano

cervignano d'adda mulazzano dovera boffalora d'adda casalmaiocco galgagnano predabissi

sordio montanaso lombardo tavazzano con villavesco san zenone al lambro casarile lodi siziano besate landriano lodivecchio bascapË casorate primo casaletto lodigiano rognano salerano sul lambro trovo cornegliano laudense motta visconti vidigulfo cavenago d'adda giussano torrevecchia pia san martino in strada borgo san giovanni vellezzo bellini caselle lurani pieve fissiraga battuda bornasco castiraga vidardo massalengo trivolzio zeccone marudo mairago ceranova valera fratta certosa di pavia turano lodigiano bereguardo marzano bertonico ossago lodigiano marcignano borgarello lardirago villanova del sillaro torre d'arese secugnago san genesio ed uniti sant'angelo lodigiano roncaro villanterio sant'alessio con vialone castiglione d'adda torre d'isola magherno brembio borghetto lodigiano vistarino graffignana terranova dei passerini cura carpignano pavia gerenzago casalpusterlengo copiano inverno e monteleone cavacurta albuzzano san colombano al lambro genzone miradolo terme filighera ospedaletto lodigiano codogno valle salimbene corteolona santa cristina e bissone orio litta somaglia linarolo belgioioso chignolo po torre de'negri san fiornano senna lodigiana costa de'nobili bubbiano calvignasco vernate

binasco

cerro al lambro

lacchiarella

spessa san zenone al po

1940

1945

1950

1945 Piano AR per Milano Architetti riuniti AR

1955

1953 Piano Regolatore Generale Comune di Milano

Programmazione e politiche

1965

1970

1965 Proposta di sviluppo lineare Bacigalupo, Corna Pellegrini, Mazzocchi 1965 Secondo schema per il Piano intercomunale milanese De Carlo, Tintori, Tutino 1963 Piano intercomunale milanese Centro Studi PIM 1967 Progetto di Piano intercomunale e linee di attuazione prioritarie Centro studi PIM 1968 Progetto '80: proiezioni territoriali Centro studi e piani del Ministero del bilancio

1943 Milano costruzione di una città De Finetti

Documenti di pianificazione urbanistica e territoriale

1960

badia pavese

Ricerche e studi

1970 Milano capitale economica d'Italia Dalmasso


Euroimpresa

Consorzio per la reindustrializzazione dell'area di Arese

Agenzia Sviluppo Brianza

articolazioni dei comuni appartenenti al Pim

Agenzia Sviluppo Nord Milano

1967 Progetto generale di piano intercomunale e linee di attuazione prioritaria

Piano strategico Nord Milano Accordo di programma fiera Rho-Pero

1963 Prima proposta di Schema di piano intercomunale (schema “a turbina”)

Associazione comuni sud Milano Patto territoriale alto milanese

Nord Milano

Rhodense

Legnanese

Magentino

Castanese

Esperienze recenti di programmazione e sviluppo locale 1959 Proposta di comprensorio intercomunale approvata dal Ministero dei lavori pubblici

Brianza 1955 Seconda proposta per la formazione del comprensorio intercomunale avanzata dal Comune di Milano

Martesana-Adda Milano Sud-Est Milano Sud Milano Abbiatense-Binaschino Tavoli interistituzionali previsti dal recente Ptcp di Milano 1975

1980

1985

1990

1995

1951 Prima proposta per la formazione del comprensorio intercomunale avanzata dal Comune di Milano

2000

2005

1988 2006 Linee programmatiche per il documento direttore sulle aree dismesse o sottoutilizzate La città di città 1995 2000 Comune di Milano Provincia di Milano 1984 1975 Nove parchi per Milano Documento di inquadramento Documento direttore progetto passante Proposta di Piano territoriale comprensoriale Comune di Milano Comune di Milano 1991 2003 Comune di Milano Centro studi PIM Proposta di Piano direttore territoriale dell'area milanese Piano territoriale di coordinamento 1995 Centro studi PIM Provincia di Milano 1976/80 Indicazioni per i programmi di riqualificazione urbana Variante generale al Piano regolatore generale Comune di Milano Comune di Milano 1980/82 1997 2005 Piano territoriale comprensoriale Ptc Provincia di Milano Milano nodo di una rete Centro studi PIM Macchi Cassia, Ischia 1996 globale Agenzia Sviluppo Nord Milano aa.vv. Sesto S.G., Bresso, Cinisello B., Cologno M. 1993 2000 Distretti industriali (LR 7/1993) La megalopoli padana Regione Lombardia Turri 2004 1996 X Milano Le forme del territorio italiano Macchi Cassia Clementi, Dematteis, Palermo 2006 1982 2000 1993 Esperienze e it.urb. 80. ricerca sullo stato dell'urbanizzazione in Italia Il parco agricolo sud Milano Il territorio che cambia paesaggi dell'abitare Astengo, Nucci Beltrame Boeri, Lanzani, Marini 1998 Il progetto del territorio urbano aa.vv. 1995 Macchi Cassia Bonifica, riconversione e valorizzazione ambientale del bacino dei fiumi Lambro, Seveso e Olona IRER


2. La Grande Milano ZON 'IN A D FLU

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BRIANZA

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INO ZONA D'INFLUENZA DI BOLOGNA

1953 Comune di Milano Piano Regolatore Generale Schema di Piano Regionale Lombardo

ZONA D'INFLUENZA DI GENOVA

1940

1945

1950

1945 Piano AR per Milano Architetti riuniti AR

1955

1953 Piano Regolatore Generale Comune di Milano

Programmazione e politiche

1965

1970

1965 Proposta di sviluppo lineare Bacigalupo, Corna Pellegrini, Mazzocchi 1965 Secondo schema per il Piano intercomunale milanese De Carlo, Tintori, Tutino 1963 Piano intercomunale milanese Centro Studi PIM 1967 Progetto di Piano intercomunale e linee di attuazione prioritarie Centro studi PIM 1968 Progetto '80: proiezioni territoriali Centro studi e piani del Ministero del bilancio

1943 Milano costruzione di una cittĂ De Finetti

Documenti di pianificazione urbanistica e territoriale

1960

1970 Milano capitale economica d'Italia Dalmasso I differenti livelli di organizzazione dello spazio regionale milanese

Ricerche e studi

1970 Milano capitale economica d'Italia Dalmasso


1945 Piano AR per Milano Architetti riuniti AR Inquadramento regionale Il progetto di piano urbano nel contesto regionale a supporto di una politica di decentramento funzionale.

1945 Piano AR per Milano Architetti riuniti AR Piano AR I grandi assi attrezzati all'incrocio dei quali è previsto il nuovo centro direzionale.

1970 Milano capitale economica d'Italia Dalmasso I differenti livelli di organizzazione dello spazio regionale milanese Le diverse sezioni del campo milanese: l'agglomerato compatto; la conurbazione a nord, la regione urbana con la fascia pedemontana.

1968 Progetto '80: proiezioni territoriali Centro studi e piani del Ministero del bilancio Intensività di insediamento In viola i maggiori sistemi urbani costituiti da agglomerati di comuni con la presenza di più di 100 addetti/kmq occupati in settori extra-agricoli.

1968 Progetto '80: proiezioni territoriali Centro studi e piani del Ministero del bilancio Dimensione degli insediamenti La densità territoriale della popolazione, in viola sono indicati i nuclei con i valori superiori a 1000 abitanti/kmq.

1968 Progetto '80: proiezioni territoriali Centro studi e piani del Ministero del bilancio Il modello di assetto territoriale A Schema della struttura radiocentrica del sistema gravitazionale di Milano rispetto alle altre concentrazioni urbane e ai flussi globali di merci e persone.

1963 Piano intercomunale milanese Centro studi PIM Schema di piano intercomunale La parte centrale del piano identificata dallo schema 'a turbina' di De Carlo e dalle sue articolazioni: il 'mozzo', corrispondente al comune centrale; le 'pale', corrispondenti ad aggregati di comuni proiettati verso il territorio.

1965 Secondo schema per il PIM Bacigalupo, Corna Pellegrini, Mazzocchi Schema della rete viaria interregionale con l'indicazione dei poli esterni di alleggerimento I grandi centri urbani coinvolti nel decentramento di funzioni indispensabili per contrastare il ruolo accentratore di Milano e assecondare lo sviluppo policentrico.

1984 Documento direttore progetto passante Comune di Milano Sintesi degli degli indirizzi generali per gli interventi I grandi ambiti, lungo la dorsale nord/ovest e sud/est, interessati dai progetti d'area previsti a sostegno della ricentralizzazione metropolitana delle funzioni strategiche.

2000 Documento di inquadramento Comune di Milano La nuova dorsale urbana e la rete principale della mobilità La 'T rovesciata', l'immagine forte di una Milano che organizza lo spazio della regione urbana a partire dalle principali direttrici di sviluppo.

1975

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1985

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2000 Documento di inquadramento 2006 1975 1988 Comune di Milano La città di città Proposta di Piano territoriale comprensoriale Linee programmatiche per il documento direttore sulle aree dismesse o sottoutilizzate Provincia di Milano 1995 Centro studi PIM 1984 Comune di Milano Nove parchi per Milano Documento direttore progetto passante 1976/80 1991 Comune di Milano 2003 Comune di Milano Variante generale al Piano regolatore generale Proposta di Piano direttore territoriale dell'area milanese Piano territoriale di coordinamento 1995 Comune di Milano Centro studi PIM Provincia di Milano 1980/82 Indicazioni per i programmi di riqualificazione urbana Piano territoriale comprensoriale Comune di Milano Centro studi PIM 1997 2005 Ptc Provincia di Milano Milano nodo di una rete Macchi Cassia, Ischia 1996 globale Agenzia Sviluppo Nord Milano aa.vv. Sesto S.G., Bresso, Cinisello B., Cologno M. 1993 2000 Distretti industriali (LR 7/1993) La megalopoli padana Regione Lombardia 1996 Turri 2004 1982 Le forme del territorio italiano X Milano it.urb. 80. ricerca sullo stato dell'urbanizzazione in Italia Clementi, Dematteis, Palermo Macchi Cassia 1993 Astengo, Nucci 2000 2006 Il territorio che cambia Il parco agricolo sud Milano Esperienze e Boeri, Lanzani, Marini 1998 Beltrame paesaggi dell'abitare Il progetto del territorio urbano aa.vv. 1995 Macchi Cassia Bonifica, riconversione e valorizzazione ambientale del bacino dei fiumi Lambro, Seveso e Olona IRER


1. La regione urbana

La Regione urbana milanese al 2001 (fonte: Global Land Cover Facility)

1940

1945

1955

1945 Piano AR per Milano Architetti riuniti AR

1953 Piano Regolatore Generale Comune di Milano

Programmazione e politiche

1965

1970

1965 Proposta di sviluppo lineare Bacigalupo, Corna Pellegrini, Mazzocchi 1965 Secondo schema per il Piano intercomunale milanese De Carlo, Tintori, Tutino 1963 Piano intercomunale milanese Centro Studi PIM 1967 Progetto di Piano intercomunale e linee di attuazione prioritarie Centro studi PIM 1968 Progetto '80: proiezioni territoriali Centro studi e piani del Ministero del bilancio

1943 Milano costruzione di una cittĂ De Finetti

Documenti di pianificazione urbanistica e territoriale

1960

Ricerche e studi

1970 Milano capitale economica d'Italia Dalmasso


1993 Il territorio che cambia Boeri, Lanzani, Marini: Il territorio urbanizzato della regione milanese La vasta piana racchiusa tra la fascia pedemontana e i grandi fiumi con i principali tracciati infrastrutturali e l'urbanizzato. A sud, la pianura irrigua, caratterizzata da processi insediativi a bassa intensità; a nord, la pianura asciutta, investita da consistenti fenomeni conurbativi.

1993 Il territorio che cambia Boeri, Lanzani, Marini: Gli ambienti urbani Milano nella sua forma attuale con le nuove città della Brianza milanese e dell'Alto milanese/Valle dell'Olona.

1993 Il territorio che cambia Boeri, Lanzani, Marini: Gli ambienti di tipo reticolare Il Vimercatese, il Saronnese e il Magentino, gli ambienti dove si riscontra la permanenza della trama insediativa storica, della fitta rete di nuclei urbani interconessi e del reticolo stradale sovrapposto all'antica orditura orografica.

1993 Il territorio che cambia Boeri, Lanzani, Marini: Gli ambienti a bassa densità edilizia I territori della collina e dell'altopiano pedemontano contrapposti a quelli della pianura irrigua. La debole crescita insediativa e la condizione di aree di confine tra gli ambienti urbani e la rete di città esterne, ne determina la netta differenziazione rispetto ad altri ambienti.

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1991 Proposta di Piano direttore territoriale dell'area milanese Centro studi PIM: Linee di forza e progetti strategici per la riorganizzazione policentrica dello spazio urbano milanese Il campo aperto della regione urbana nel Progetto di piano direttore territoriale del Pim.

1975

1980

1995 Bonifica, riconversione e valorizzazione ambientale del bacino dei fiumi Lambro, Seveso e Olona Irer: Carta descrittivo-interpretativa dei sistemi ambientali Sei ecomosaici, nei quali viene considerato il rapporto discontinuo tra il territorio urbanizzato e gli spazi aperti.

1985

1996 Le forme del territorio italiano Clementi, Dematteis, Palermo: Gli ambienti insediativi della Lombardia La struttura di relazioni esistenti tra quadri ambientali, matrici territoriali, forme sociali e insediative. All'interno del territorio regionale vengono riconosciuti sei ambienti insediativi riconducubili alla vasta regione urbana (evidenziata in grigio).

1990

1995

1997 Ptc Provincia di Milano Macchi Cassia, Ischia: Uno schema progettuale per l'area milanese I segni fisici appartenenti al sistema dei tracciati d'acqua presenti nell'area milanese: l'Adda e il Ticino che rispettivamente segnano i confini orientali e occidentali; l'Olona e il Lambro, che racchiudono l'urbanizzazione centrale del capoluogo.

2000

2005

2000 Documento di inquadramento 2006 1975 1988 Comune di Milano La città di città Proposta di Piano territoriale comprensoriale Linee programmatiche per il documento direttore sulle aree dismesse o sottoutilizzate Provincia di Milano 1995 Centro studi PIM 1984 Comune di Milano Nove parchi per Milano Documento direttore progetto passante 1976/80 Comune di Milano 1991 2003 Comune di Milano Variante generale al Piano regolatore generale Proposta di Piano direttore territoriale dell'area milanese Piano territoriale di coordinamento 1995 Comune di Milano Centro studi PIM Provincia di Milano 1980/82 Indicazioni per i programmi di riqualificazione urbana Piano territoriale comprensoriale Comune di Milano Centro studi PIM 1997 2005 Ptc Provincia di Milano Milano nodo di una rete Macchi Cassia, Ischia 1996 globale Agenzia Sviluppo Nord Milano aa.vv. 1993 Sesto S.G., Bresso, Cinisello B., Cologno M. Distretti industriali (LR 7/1993) 2000 Regione Lombardia La megalopoli padana 1996 Turri 2004 1982 Le forme del territorio italiano X Milano it.urb. 80. ricerca sullo stato dell'urbanizzazione in Italia Clementi, Dematteis, Palermo Macchi Cassia 2000 1993 Astengo, Nucci 2006 Il parco agricolo sud Milano Il territorio che cambia Esperienze e Beltrame Boeri, Lanzani, Marini 1998 paesaggi dell'abitare Il progetto del territorio urbano aa.vv. 1995 Macchi Cassia Bonifica, riconversione e valorizzazione ambientale del bacino dei fiumi Lambro, Seveso e Olona IRER


Il territorio comunale

1861 1873 1904 1917 1918 1923 1932 confine comunale attuale

Regione Lombardia Superficie territoriale: 23.859 kmq Popolazione: 8.922.463 abitanti Densità: 374 abitanti/kmq Componenti medi per famiglia: 2,5 Unità locali: 710.464 Province: 11

Provincia di Milano Superficie territoriale: 1.984 kmq Popolazione: 3.614.108 abitanti Densità: 1.984 abitanti/kmq Componenti medi per famiglia: 2,4 Unità locali: 281.453 Comuni: 189

Milano al 2001

Comune di Milano

popolazione residente per classi d'età 10%

Superficie territoriale: 182 kmq

23%

0-14

+65

Popolazione: 1.182.693 abitanti Densità: 6.494 abitanti/kmq 33%

Componenti medi per famiglia: 2,2 Unità locali: 118.217 Circoscrizioni amministrative: 9

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15-39

34%

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Confini mobili. Sviluppo urbano e rapporti territoriali nel milanese Matteo Bolocan Goldstein

1. Processi, confini e rappresentazioni Quando nel secondo dopoguerra la grande dimensione urbana irrompe sulla scena italiana, i temi legati allo sviluppo e alla possibilità stessa di governarlo sembrano ancorarsi al territorio, suggerendo alle politiche di modernizzazione del paese di costruirsi mobilitando immagini e rappresentazioni territoriali. In questo quadro, i processi che segneranno Milano e la sua regione hanno avuto e continuano ad avere un particolare significato politico e culturale: per il ruolo propulsivo giocato dal capoluogo lombardo e dalle sue élite nello sviluppo economico e civile del paese; per ciò che Milano offre in ordine alla riflessione sulla progettazione della città e del territorio. Eppure, una realtà urbana così capace di vivere e produrre mutamento non riesce a sedimentare immagini condivise, a partire da quelle riferite alle relazioni implicate nello sviluppo urbanistico. Milano è infatti una città di dimensioni contenute ma dai rapporti territoriali estesi e storicamente radicati. Oggi questa considerazione sembra di senso comune e contribuisce a sottolineare le dimensioni insediative del fenomeno milanese ma anche quelle economiche e simboliche. Milano nodo della rete globale titola un recente volume che osserva le proiezioni spaziali del nodo milanese in una fase di profonda riconfigurazione delle relazioni geografiche alle diverse scale (Magatti et al., 2005). Indiscutibilmente Milano è il cuore geografico e funzionale di un’ampia regione urbana, ma è anche un nodo attivo di una rete di città; o meglio, è un nodo dello spazio mondiale contemporaneo pensato e organizzato come fitto reticolo urbano. Non è facile fornire un’immagine sintetica di Milano: città scambiatrice, prima ancora di essere investita dal decollo industriale di fine Ottocento; città delle diverse produzioni, mai piegata alla presenza di un comparto prevalente; città dei servizi alla persona, ma anche di qualificati servizi commerciali e finanziari a supporto della produzione; città poliarchica, per l’articolazione dei poteri economici e sociali con i quali l’amministrazione si è di volta in volta confrontata. Milano appare dunque una città costitutivamente plurale; ma questa constatazione fa oggi problema in modo diverso dal passato in ragione del suo profilo incompiuto, di città sospesa tra un dominio territoriale ampio e l’essere nodo funzionale all’interno di relazioni dinamiche del world city network1. Questa tensione tra una concezione territoriale e una

concezione che potremmo definire reticolare (o funzionale) di Milano rimanda alle dimensioni costitutive del suo sviluppo e alla stessa genesi della regione urbana. L’obiettivo è quello di restituire le diverse territorialità in gioco nelle quali collocare le trasformazioni urbanistiche del nucleo centrale; e per farlo, utilizziamo una duplice chiave interpretativa, territoriale e reticolare appunto, nella ricostruzione della formazione recente della regione urbana, muovendoci tra il dispiegarsi dei processi territoriali, la costruzione di confini sottesa ad ogni pratica di governo del territorio e le rappresentazioni e le immagini di volta in volta mobilitate sulla scena (Ischia, 1999). Una scena ambientata nel secondo dopoguerra: dalla fase della crescita accelerata di ruolo e di dimensioni della metropoli (§ 3) a quella della crisi e della perdita di centralità di Milano che impedirà di cogliere tempestivamente le tendenze spontanee alla deconcentrazione (§ 4); ad una successiva, imperniata sulla riconversione insediativa e funzionale, i cui effetti risultano oggi ben visibili sotto i nostri occhi (§ 5). Tuttavia, sarebbe davvero riduttivo interpretare l’evoluzione milanese come una lunga sequenza di stadi di sviluppo2. Certamente esistono nessi forti tra le dinamiche riguardanti le forme della produzione e i cicli territoriali, ma l’approccio avanzato invita a cogliere le traiettorie evolutive – reali e potenziali – piuttosto che fotografare presunti assetti risultanti da un nuovo modello di organizzazione urbana e territoriale, nel tentativo di aderire ad una realtà milanese nella quale lo scarto tra dinamiche della territorialità e processi di differenziazione funzionale sembrano rispondere ad antichi dualismi (§ 2)3. Solo guardando alla complessa genesi della regione urbana sembra infatti possibile comprendere le sue dimensioni ampie e quella sorta di scomposizione multicentrica che investe oggi, simultaneamente, il cuore della regione urbana e i territori più esterni (§ 6). 2. Città e campagna: all’origine di una disputa territoriale Le relazioni tra Milano e l’ampio retroterra regionale hanno da sempre informato i quadri interpretativi mobilitati per spiegare gli antefatti storici del decollo produttivo lombardo. Proprio le diverse posizioni circa le coordinate spaziali e temporali del processo di industrializza-

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zione possono aiutare a mettere a fuoco gli aspetti rilevanti del contesto regionale e i fattori decisivi della sua articolazione territoriale. Limitandoci alle interpretazioni di matrice geografica, almeno due sembrano essere le linee in campo. Da un lato, si esprime la posizione che individua l’avvento del decollo industriale – o almeno di un ‘semidecollo’ (Mainardi, 1984; 1985) – a partire dal 1880, a premessa di un più consistente balzo economico in età giolittiana. Dall’altro lato, un orientamento che individua in processi sociali e insediativi di ‘lunga durata’ nei rapporti città-campagna la base originale della accumulazione capitalistica lombarda, sottolineando le rivoluzioni che hanno preceduto l’affermazione economica di fine ottocento e le condizioni esistenti già nella Lombardia preunitaria (Consonni, Tonon, 2001). Come vedremo, due linee interpretative, queste, nelle quali si rintracciano distinzioni in ordine alle condizioni chiave dello sviluppo manifatturiero (o almeno, al modo di considerare più o meno prioritari i diversi fattori), e che rendono visibile una vera e propria disputa territoriale circa il ruolo assegnato alle diverse componenti dell’insediamento lombardo nell’affermazione della moderna industrializzazione. La prima posizione non disconosce affatto il ruolo storico di Milano nel quadro continentale tra i secoli XI e XVI, ma tra le peculiarità della storia lombarda sottolinea «l’esistenza, fra la prosperità mercantile e manifatturiera di età medievale e rinascimentale e il dinamismo industriale e finanziario del XX secolo, di una frattura, una prolungata fase di regressione e ristagno, più grave fra il 1620 e il 1750, ma mai veramente superata nella seconda metà del settecento e per tutto l’ottocento» (Mainardi, 1998, pp. 56-57). Diversamente dal Piemonte, segnato dall’azione delle politiche del Cavour, la Lombardia si caratterizza nei primi due decenni postunitari per un’economia con base agricolo-industriale, e il suo capoluogo rimane per tutto l’ottocento realtà prevalentemente commerciale e dominata dalla produzione di beni di consumo. Si nota in queste posizioni una concezione classica dello sviluppo urbano-industriale e un’idea di modernizzazione imperniata sul rapporto tra grande industria e grandi linee di trasporto verso i mercati di sbocco. Viene ampiamente riconosciuta la solidità regionale in quanto ad articolazione economica e a capacità di resistenza alle crisi cicliche, ma questo aspetto torna ad essere secondario quando si tratta di delineare lo spartiacque temporale della ‘grande ascesa industriale’ della Lombardia. Indiscutibilmente, esso ha inizio attorno al 1880, determinato in primo luogo da nuove condizioni infrastrutturali: con la comunicazione ferroviaria del Gottardo verso l’Europa centrale (1882), e con il trasporto a distanza dell’energia idroelettrica. Solo a fine ’800 in Lombardia si forma un’industria meccanica produttrice di macchinari, la siderurgia si trasforma, nascono e si sviluppano l’industria elettrica e quella chimica contestualmente alla massima espansione dell’industria cotoniera e all’affermazione della tessitura della seta (Mainardi, 1984). Il ‘preludio’ di un’egemonia

industriale si ha quindi proprio in questo scorcio di fine secolo, sostenuto anche da nuove condizioni nella politica economica. Ma il tratto decisivo della rivoluzione industriale e tecnologica regionale è centrato sull’impetuoso sviluppo di Milano, anche per mezzo di continue annessioni territoriali. Tra le prime conseguenze della crisi agraria lombarda vi è, infatti, l’esodo di massa della manodopera contadina verso la città che rappresenterà la «premessa essenziale della rivoluzione industriale di Milano» (Mainardi, 1984, p. 30). Tuttavia, la restante parte della Lombardia non è un contesto inerte. Nelle valli alpine e prealpine, nella fascia pedemontana e nell’alta pianura asciutta si forma un’area densa di attività economiche manifatturiere, una sorta di «industrializzazione di tipo rurale» (Garofoli, 1978, p. 36; Mioni, 1982; Cafagna, 1989; Colli, 2001), dispersa e diffusa dal punto di vista dei suoi connotati territoriali, che da Milano e dall’Alto Milanese si apre a ventaglio verso Varese e Brescia. Ma anche nella bassa irrigua persistono da secoli relazioni di complementarità sociali e produttive e di scambio commerciale dei prodotti agricoli. L’attribuzione ai territori extraurbani di ruoli e significati importanti per lo sviluppo diviene il perno della seconda linea interpretativa. Essa punta decisamente sul riconoscimento dei mutamenti socio-economici diffusi e sulle composite relazioni territoriali alle diverse scale. Operando questo spostamento, si sottolinea come la Lom-

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bardia sia stata «precocemente interessata da un’intensificazione dei processi di interdipendenza e di divisione territoriale del lavoro che legavano in un’unica struttura cascine, villaggi, borghi e città»; un aspetto, questo, relazionale che viene ricondotto al fenomeno della «metropoli contemporanea, dal momento che modalità di relazione e tendenze insediative andavano oltre la città e oltre la campagna (con) la progressiva messa in crisi tanto dell’urbano quanto del rurale» (Consonni, Tonon, 2001, pp. 64-65). A proposito del tardivo decollo industriale italiano, questi studi rilevano quanto, parimenti ai fattori di rottura emergenti nella fase di più intensa espansione, sia necessario considerare le rivoluzioni che l’hanno preceduta. Almeno due, seguendo i nostri autori. Essendo la prima riferibile alla «mobilitazione delle famiglie coloniche e al lungo processo di costruzione di una fitta intelaiatura produttiva in alcune aree rurali»; e la seconda – ad essa intrecciata – alla «risposta delle città, in due tempi che poi procedono parallelamente: il cambiamento del terziario (commercio, banca e finanza) ... e la susseguente svolta che porta alla crescita, a ridosso delle cinte daziarie, della media e grande fabbrica nei settori più avanzati» (ivi, 2001, p. 66). Sono questi gli aspetti principali che consentono di parlare di una legge di movimento riassunta nella «triade articolazione, complementarità, interconnessione» (ivi, 2001, p. 58). È interessante valutare il ribaltamento compiuto nel presentare positivamente

alcuni mutamenti «scambiati spesso per staticità»: i fenomeni di profonda trasformazione intervenuti nella natura dell’insediamento rurale nell’area asciutta; il nesso esistente tra questi cambiamenti e quelli funzionali della città; e il mutamento dei caratteri e dell’intensità dei «rapporti tra città e campagna e tra città e città», con le trasformazioni delle «topografie sociali» ma anche dei paesaggi urbani (ivi, 2001, p. 68). Nell’evoluzione socio-insediativa è di fondamentale importanza la cellula della famiglia-azienda, considerata come vero e proprio ‘giunto cardanico’ tra agricoltura e industria, tra città e campagna e tra lavoro dipendente e lavoro autonomo, decisivo non solo nell’avvio dell’industrialesimo ma anche per i successivi sviluppi della società e del territorio lombardi. Come appare evidente, le linee interpretative richiamate hanno ampi margini di dialogo e sovrapposizione e – nell’insieme – consentono una complessiva evoluzione del quadro interpretativo della regione urbana e una comprensione delle molteplici articolazioni e complementarità leggibili a livello territoriale. Tuttavia, le questioni poste da tale disputa sul ruolo giocato dalla città e dai territori nella formazione dello sviluppo regionale non sono semplicemente archiviabili come dibattito storiografico (Carera, 2004). Essi rimangono sotto traccia; riemergendo ciclicamente per condizionare e informare le concezioni e le scelte inerenti lo sviluppo urbano milanese e i rapporti territoriali ad esso sottesi.

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3. Città-regione e policentrismo lombardo: l’estensione dei rapporti territoriali Nel secondo dopoguerra si apre una fase per molti versi nuova. La vocazione di capitale economica e morale viene interpretata da Milano per mezzo di una crescita spinta della città e del suo agglomerato urbano, come nodo nevralgico di quel più ampio triangolo industriale trainante il miracolo economico italiano. Emerge il tema della grande dimensione: della città, delle imprese, degli investimenti pubblici nelle infrastrutture. Le tendenze alla concentrazione delle produzioni industriali e delle residenze nei grandi agglomerati urbani (le due dinamiche avranno lo stesso segno fino a tutti gli anni ’60), rivestono per Milano un carattere particolare: come si è detto, la città centrale ha mantenuto nel tempo una superficie contenuta rispetto a quella provinciale, e l’intorno metropolitano è caratterizzato da una pluralità di centri urbani piccoli e medi, ricchi di storia e identità radicate. È in questo contesto che emerge l’esigenza di una pianificazione intercomunale, e tale orientamento si misura con le esperienze internazionali: il seminario internazionale di Stresa, La nuova dimensione della città. La città-regione, organizzato dall’Ilses (1962), rimane un esempio tra i più significativi di questo sforzo di aggiornamento che influenzerà decisamente le prime esperienze di pianificazione4. Se, infatti, in Italia la risposta istituzionale ai temi del governo metropolitano rimarrà insoluta, il tema dei rapporti intercomunali rappresenterà invece un campo importante di sperimentazioni, in grado di segnare quella stagione che culminerà nel tentativo di programmazione regionale e nazionale del decennio successivo (dai Comitati regionali per la programmazione economica al Progetto ’80). In questa fase il tema istituzionale del governo metropolitano consumerà le sue carte, mentre al contrario i tentativi settoriali dei piani urbanistici intercomunali verranno sovraccaricati di significato5. La lunga vicenda del piano milanese è a tal riguardo istruttiva. Il consorzio volontario dei comuni getterà infatti le basi di un’esperienza indubbiamente originale sia sul versante delle ipotesi elaborate dai tecnici in quegli anni (il primo schema ‘a turbina’ del 1963, la sua rivisitazione nel 1965 e le due alternative: proposta ‘lineare’ e ipotesi ‘metodologico-programmatoria’), sia sul versante di una sperimentazione di un governo d’area tentata a partire dal rapporto orizzontale e coordinato – partenariale, diremmo oggi – tra i diversi comuni del milanese. Ma le elaborazioni del Pim hanno rappresentato un salto di qualità culturale prima ancora che operativo sulla consapevolezza della nuova dimensione del rapporto città-territorio (Piccinato, Quilici, Tafuri, 1962). Il dibattito urbanistico nei decenni successivi rimarrà segnato dai temi emersi in questa fase: l’espressione territoriale del fenomeno urbano e la sua continuità, piuttosto che differenziazione spaziale; il tema delle scelte localizzative e infrastrutturali finalizzate al riequilibrio e la scala territoriale di riferimento; le possibili forme dell’urbanizzazione milanese, per poli o per sviluppo omogeneo del territorio. Mutuata da riferimenti di matrice anglosassone, l’immagine di città-regione viene giudicata un modello spaziale più coerente e in grado di indicare le relazioni dinamiche che

attraversano l’area milanese intesa come insieme di situazioni tra loro integrate mutevolmente nelle diverse fasi dello sviluppo (Tintori, 1963; Tutino 1978). Alla base della transizione metropolitana verso la città-regione vengono individuati la rottura delle tradizionali direttrici di espansione con una tendenziale omogeneizzazione dei fattori di localizzazione e un allargamento dalla città al territorio. Ed è proprio il conseguimento di «un nuovo tessuto omogeneo ad alto grado di infrastrutturazione» l’obiettivo primario dello schema ‘a turbina’; un’omogeneità raggiungibile attraverso un potenziamento dei poli esterni per innalzare il loro livello di efficienza urbana, tenendo conto della necessità di contenere i centri già congestionati del settore nord-ovest e di rafforzare invece quelli dell’arco sud-est. Alla forma ‘a turbina’ viene attribuita rilevanza «per il rovesciamento che ... può introdurre nei riguardi della distribuzione piramidale dei valori, tipica della città tradizionale. Concentrando infatti negli apici delle pale interessi urbani eccezionali ... si creano archi di relazioni qualificate tra la zona centrale e le zone più esterne che esercitano azioni di vitalizzazione e di rinnovamento su tutte le zone intermedie» (De Carlo, 1966, p. 173). Questo stilizzato è lo schema cosiddetto ‘a turbina’6, la cui forte immagine prevarrà di molto sulla capacità della pianificazione intercomunale degli anni successivi di generare i vantaggi attesi. Meno celebrate, invece, sono altre riflessioni di quella fase che meritano di essere ricordate. La prima ha a che fare con la vicenda del Pim e con il modo con cui la proposta alternativa di sviluppo lineare contesta

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la significatività territoriale del consorzio volontario dei comuni (Bacigalupo, Corna Pellegrini, Mazzocchi, 1965). Gli estensori della proposta preferiscono parlare di città-territorio invece che di città-regione7 per avanzare una «reale alternativa alle localizzazioni» e non una semplice razionalizzazione del modello esistente. L’ipotesi consiste nel «riconoscimento e nella conferma di una linea di sviluppo principale (e non esclusiva) passante per Milano con direzione fondamentale est-ovest, integrata nel contesto territoriale ... – ma verificata – nel più vasto ambito della Pianura padana»; tale direzione di sviluppo non individua una specifica fascia urbanizzata (e urbanizzabile) più o meno profonda, ma indica la necessità di rafforzare «strade e linee di trasporto pubblico (e) localizzazioni all’intorno di residenze e di attività produttive e terziarie» (Bacigalupo, Corna Pellegrini, Mazzocchi, 1965, pp. 109-110). I suoi effetti dovrebbero manifestarsi pienamente alla scala macro-territoriale superando ogni idea di confine fisso (ivi, 1965, p. 132), riconoscendo e connettendo pienamente la vita urbana già presente ben oltre i confini della città di Milano in quella che verrà poi chiamata regione-città (Corna Pellegrini, 1967). Di fronte all’estensione dei rapporti territoriali, dunque, il confronto circa le ipotesi progettuali e programmatorie si infittisce, offrendo spunti interessanti circa le varie mosse interpretative e i differenti orizzonti mobilitati. Il tutto, riproponendo quella perenne tensione tra l’impiego di categorie generalizzanti – come quella di città-regione – e la ricerca di una più decisa verifica con le specificità del campo inse-

diativo lombardo. È il caso della seconda linea di riflessione, quella che al modello di città-regione proteso verso uno sviluppo equipotenziale del territorio, contrappone l’alternativa della città policentrica lombarda, più in grado di cogliere «le particolari e discontinue modalità del nostro sviluppo economico ... e del perdurante squilibrio tra città e campagna, tra nord e sud» collegando l’espansione di Milano con l’espansione di altri poli attraverso una poderosa inversione della tendenza insediativa per mezzo di «una rete regionale di trasporti su rotaia che colleghi direttamente Milano con i poli periferici (e) mantenendo in Milano un vincolo allo sviluppo insediativo» (D’Angiolini, 1967, p. 47). È proprio la specificità del contesto metropolitano milanese a fornire nella fase di accelerato sviluppo del paese un contributo originale di idee, progetti e conflitti interpretativi. Ma quel che impressiona è la portata generale, non episodica, delle riflessioni intervenute nel tempo. Infatti, le immagini e le categorie discusse non si sono affatto eclissate di fronte ai processi in corso: la città-regione, per quanto un po’ sbiadita, non ha certo perduto il suo senso evocativo e si ripropone – con un’accentuazione di scala come megacity-region (Scott, 2001; Hall, 1997, 2003; Lanzani, 2005). Gli approcci lineari, pur essendo stati sistematicamente rifiutati8, sembrano trovare nuova linfa con il dibattito sul futuro dell’alta velocità e sulla centralità dei corridoi infrastrutturali transeuropei, come veicolo di integrazione tra città9. Per non parlare del paradigma policentrico (Moretti, 1999) che, sebbene segnato da ipotesi assai

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differenziate per scale e valenze progettuali sottese, viene oggi assunto come modello di riferimento macroterritoriale dalle politiche spaziali europee. D’altronde, era stata proprio una concezione policentrica ad informare l’unico tentativo di programmazione economico-territoriale italiana avanzato alla fine degli anni sessanta con il Progetto ’80, elaborato dal Ministero del bilancio e della programmazione economica. Di fronte alle tendenze spontanee alla concentrazione, allora considerate inarrestabili, veniva prospettato un progetto territoriale di riequilibrio policentrico per mezzo di una riorganizzazione dei fattori urbani in sistemi metropolitani caratterizzati da differenti assetti insediativi e sostenuti da vere e proprie direttrici di traffico: un tentativo isolato e significativo nella storia dello stato italiano di pensare il territorio nazionale e la sua armatura urbana come possibili componenti dello sviluppo complessivo. Le dinamiche territoriali del secondo dopoguerra hanno infatti penalizzato i centri urbani di minore dimensione: all’inizio degli anni ’70 il 30% della popolazione era concentrato nei primi dieci centri urbani, e negli anni di più intenso sviluppo (1958-1964) la crescita demografica aveva riguardato soltanto il 23% dei comuni italiani. Tali tendenze vengono favorite anche grazie al sostegno esplicito di un’ideologia della modernizzazione per la quale l’agglomerazione spaziale della popolazione e l’ampliamento di scala degli impianti manifatturieri sono stati a lungo considerati sinonimi di maggiore efficienza. Sembra questo il tratto peculiare dello sviluppo dell’intero decennio, e la causa dei potenti squilibri ai quali tenteranno di porre rimedio le politiche di programmazione economica appena richiamate. Sebbene in presenza di un evidente rallentamento della crescita nella seconda metà degli anni ’60, ai principali sistemi urbani riconosciuti come cardini territoriali dal Progetto ’80 si assegnavano delle proiezioni di crescita tendenziale per le quali essi avrebbero raccolto ben il 45% della popolazione entro la fine del secolo. È proprio questa errata previsione che impedirà di cogliere processi già presenti sotto traccia che mostreranno anche in Italia un’inattesa inversione delle tendenze insediative.

ne (la cosiddetta stagflation) conduce ad un cambiamento di segno del modello di sviluppo estensivo perseguito nel secondo dopoguerra. Solo a distanza di tempo sembra possibile misurare gli effetti potenti della ‘grande crisi urbana’ a cavallo degli anni ’60 e ’70, «una crisi che ha segnato, in molti paesi europei ed in molte situazioni locali la fine della ‘modernità’ e della quale sono state sottolineate fin troppo cause e conseguenze politiche, economiche e sociali, forse troppo poco il loro intrecciarsi a cause e conseguenze urbane e territoriali» (Secchi, 1999, p. 54). In un importante programma di ricerca del Cnr sull’evoluzione dell’economia italiana, il fenomeno di deconcentrazione delle imprese, dell’occupazione e della popolazione, viene posto in relazione con la ridistribuzione delle funzioni urbane tra le diverse classi dimensionali, attraverso processi di diffusione ai livelli urbani inferiori di funzioni industriali e terziarie intermedie e processi di ricentralizzazione di funzioni a livello metropolitano che riconfigurano la gerarchia urbana mondiale (Fuà, 1991; Dematteis, 1992; Hall, 2001). Per Milano, la grande crisi urbana avrà effetti meno dirompenti di quelli rilevati in altri contesti internazionali; e questo anche grazie al ruolo svolto dal retroterra metropolitano e regionale che ammortizzerà taluni degli effetti maggiori delle difficoltà economiche e demografiche che investono la città. Tuttavia i fenomeni che caratterizzano la crisi metropolitana si manifesteranno in modo paradigmatico. Anche Milano subirà la crisi della grande impresa produttrice di beni standardizzati di massa, e la deindustrializzazione avrà

4. Crisi metropolitana e diffusione urbana: la perdita del centro Durante gli anni ’70, e segnatamente nella seconda metà del decennio, nell’Italia settentrionale e centrale si affermerà un rapporto di proporzionalità inversa tra i tassi di crescita demografica e la dimensione urbana: cresceranno cioè più rapidamente le città piccole e medie rispetto a quelle di maggiore dimensione e alcuni comuni entreranno addirittura in fase di declino demografico, seguendo anche in questo tendenze già manifeste in altri paesi. Quella che in seguito sarà valutata come una rottura del modello di crescita territoriale, conseguente a processi generali di deconcentrazione che investono le realtà capitalistiche, si salda alla crisi dei processi di accumulazione economica a livello internazionale: lo shock petrolifero e la combinazione tra stagnazione economica e alti tassi di inflazio174


effetti depressivi sulla dinamica demografica ed economica: lo sviluppo delle attività terziarie non compenserà infatti la pesante perdita di occupazione manifatturiera e il settore edilizio non riuscirà a svolgere quel ruolo di volano esercitato nella fase precedente. A questi fenomeni strutturali si accompagna inoltre un’elevata conflittualità urbana, a sottolineare la crisi di funzionamento dello stato sociale italiano, non riuscendo la spesa pubblica a misurarsi con il progressivo deterioramento sociale ed ecologico della città. Ciononostante, nel caso milanese, è proprio una lettura esclusivamente urbana di questo delicatissimo frangente a risultare riduttiva. Se, infatti, la città centrale è investita da una profonda crisi sociale e urbanistica, molti elementi indicano quanto Milano abbia potuto reagire a tale congiuntura facendo leva sulle risorse territoriali presenti nel contesto più ampio: quello dell’area metropolitana, sul quale scaricare molte delle contraddizioni maturate nel comune centrale; quello regionale lombardo, caratterizzato da un fitto reticolo urbano capace di rappresentare una naturale dotazione di capitale fisso sociale a supporto di una varietà ampia di distretti produttivi. Anche in Lombardia, dunque, si dispiegano dinamiche analoghe a quelle che caratterizzano le regioni della cosiddetta Terza Italia (Garofoli, 1983), investite da processi di diffusione dello sviluppo esterni alle principali direttrici di crescita battute nel dopoguerra10. Per quanto concerne i rapporti interni all’area metropolitana, proprio durante una fase di stagnazione economica il comune di Milano avanza politiche urbanistiche incardinate

su un nuovo piano regolatore di impostazione pro-ciclica (la variante generale 1976-1980), nel quale le scelte difensive – in particolare contro la crescita di attività terziarie – si esprimono in vincoli e norme più rigide che finiranno per rafforzare tendenze già in atto verso la decentralizzazione11. Ai costi crescenti della localizzazione urbana per le imprese si assocerà un mercato immobiliare sempre più teso che spingerà molte attività meno pregiate a localizzarsi all’esterno della città. Anche in questo modo si avrà una spinta indiretta verso processi di crescita metropolitana, rafforzati: dalla formazione di agenti immobiliari integrati alla grande scala; dal decentramento suburbano di molte attività anche pregiate; dalla progressiva estensione del bacino di pendolarismo. Aspetti diversi, ma riconducibili al comportamento di una Milano che tende a scaricare all’esterno dinamiche intrattabili all’interno dei ristretti confini comunali, spingendo così verso la formazione di una sempre più estesa regione urbana. I processi ora richiamati sfuggiranno del tutto alla pianificazione urbanistica e territoriale di quella fase. Se a fronte di una crescente politicizzazione dei conflitti sociali si assiste infatti a una trasformazione rilevante della presenza dello stato a livello locale e ad una forte istituzionalizzazione dei processi di governo del territorio (dai consigli di zona ai comprensori, dalle unità sanitarie locali ai consigli scolastici), tale risposta sarà sostenuta dal paradigma dominante del riequilibrio territoriale che si tradurrà in visioni spaziali chiuse, condizionate da scatole istitu-

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zionali come quella del comprensorio che al più si affermerà come strumento efficiente al servizio del sistema politico-decisionale (Bellaviti, Fareri, 1984). Emblematica è proprio la vicenda del Pim, divenuto comprensorio nel 1975 ma operativo solo tre anni più tardi. I piani elaborati in quella fase non prefigurano un disegno territoriale compiuto di sviluppo dell’area come negli anni ’60, e ciò proprio per facilitare una ricerca di maggiore aderenza alla realtà della costruzione decisionale del territorio. Questa linea del Pim si esprime innanzitutto in una proposta di piano nel 1975 che verrà ripresa con la successiva predisposizione, conclusa nel 1982, dei piani del nuovo comprensorio milanese12. Uno sforzo tecnico considerevole che rappresenta lo sfondo territoriale della variante generale di Milano: quel campo spaziale entro il quale si dovrebbero giocare le mosse per un riequilibrio suburbano delle diverse funzioni presenti nell’area milanese. Ma gli anni ’80 si aprono con il tramonto definitivo dell’ente intermedio comprensoriale, avendo la regione decretato la sua abolizione. Dopo l’esperienza volontaria del Pim negli anni ’60, l’istituzione dei comprensori e la loro repentina abrogazione, si chiude un’intera stagione. Il dibattito pubblico si orienta verso il tema del governo metropolitano e riemerge l’immagine della Grande Milano come risposta alla crisi metropolitana: sono gli anni di vera e propria perdita del centro, nei quali domina l’immagine di un declino irreversibile delle grandi città. Se nel contesto milanese l’affermazione di un sistema decisionale tendenzialmente integrato aveva nei decenni precedenti ridotto i problemi di conflitto tra centro e periferia, nei primi anni ’80 sembra emergere il problema del deficit di legittimazione delle principali decisioni a livello territoriale. È la fase nella quale, in assenza di una strategia di governo dello sviluppo metropolitano, la forte capacità di voice da parte dei comuni e dei comitati locali paralizza i processi decisionali: ogni intervento territoriale, del quale si percepiscano quasi solo gli svantaggi, produce reazioni conflittuali in grado di determinare veri e propri blocchi (come nel caso delle nuove carceri, dei grandi inceneritori o delle centrali elettriche)13. Nei primi anni ’80 si assiste inoltre ad un vero e proprio capovolgimento di fronte, di portata generale ma con effetti sulle politiche urbane. Il decennio viene ricordato come quello del ‘ritorno al mercato’ sostenuto dal ciclo politico neoliberista che contrassegna le amministrazioni britannica e americana di quegli anni. I grandi centri metropolitani statunitensi, prima, e in seguito europei, reagiranno ai processi di crisi urbana con radicali politiche di ristrutturazione e con ampie riconversioni funzionali di intere parti di città14. Milano, da questo punto di vista, rappresenta un caso anomalo e per certi versi esemplare: prima di altre città europee tenta di uscire dalla crisi, mobilitando conoscenze finalizzate e tentando di innescare un ciclo di sviluppo sostenuto da politiche di ricentralizzazione urbana; ma, diversamente da altre città europee – si pensi a Barcellona, Bilbao, ad alcune città tedesche e francesi – la modernizzazione urbana prefigurata nei documenti di quel periodo sarà incapace di tradursi operativamente in progetti e cantieri. Malgrado lo scenario della crisi urbana abbia decisamente condizionato lo sviluppo della città e nonostante la mani-

festa inadeguatezza della classe dirigente milanese abbia condotto alla drammatica e dirompente vicenda di tangentopoli dei primi anni ’90, Milano rimane un laboratorio urbano dinamico e in profondo mutamento: tra la metà degli anni ’70 e il decennio successivo si compie infatti il superamento definitivo degli assetti urbani legati alla grande industria. E tale trasformazione avviene in uno scenario complessivo di deconcentrazione territoriale sostenuto dalla presenza di una forte maglia urbana policentrica, il che rende difficilmente trattabili questi processi all’interno della categoria anglosassone dello sprawl15. 5. Milano come regione urbana: il salto di scala della città e del territorio Di fronte alla novità rappresentata dalle tendenze alla deconcentrazione metropolitana e alla crescita periferica, alcune interpretazioni influenti pongono l’accento sull’emergere di una diversa logica territoriale incorporata in configurazioni geografiche di tipo reticolare in alternativa alle interpretazioni imperniate sul comportamento dei singoli sistemi urbani. Tra le tante ipotesi che si contendono il campo emerge una sola certezza: nei paesi industrializzati si assiste al passaggio da un lungo periodo di crescita territoriale dovuta «quasi solo all’espansione per contiguità attorno ai principali centri urbani – a una fase nella quale si manifestano – anche tendenze a una crescita geograficamente

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discontinua» (Dematteis, 1983, p. 112). Secondo questa lettura, la contro-urbanizzazione «consisterebbe quindi essenzialmente in un mutamento di scala dell’organizzazione territoriale urbana» nella quale si affermano modelli insediativi dove «la città e la campagna, i singoli centri e gli stessi sistemi urbani hanno configurazioni spaziali sempre meno localmente definiti fondendosi in una struttura territoriale reticolare continua e interdipendente, anche se non spazialmente omogenea» (Dematteis, 1985, p. 106). Questi processi assumono una valenza specifica nella regione urbana milanese, un contesto a sviluppo maturo nel quale si assiste sia alla dilatazione dell’area metropolitana e dei suoi confini in termini di crescita del terziario e dei residenti, sia ad una dinamica dei sistemi produttivi locali, diffusi a macchia di leopardo nell’intera regione, che tendono a superare la dimensione spaziale della singola località integrandosi orizzontalmente all’interno di reti sovra-regionali, secondo logiche sempre meno gerarchiche e sempre più simmetricamente orientate all’interdipendenza e alla complementarità territoriale (Dematteis, 1985; Curti, Diappi, 1990; Borruso, Silva, 2001). È interessante notare come al processo di integrazione territoriale, ora richiamato, farà da contrappeso la progressiva riarticolazione del rapporto tra imprese, lavoro e territorio, catturabile nell’immagine del capitalismo molecolare che si confronta con la nuova composizione sociale di quel ‘grande Nord’ osservato come «arcipelago di contraddizioni e conflitti tra territori, sistemi produttivi e forme del lavoro» (Bonomi, 1997, p. 62).

La dilatazione a nuova e più ampia scala dell’organizzazione territoriale e produttiva diventa una chiave di lettura per osservare anche gli orientamenti delle politiche urbane. La nuova centralità urbana evocata nelle politiche urbanistiche degli anni ’80 è poco incline a confrontarsi con il mutamento riferito alle «trasformazioni quantitative e qualitative rappresentate dalle strutture reticolari» (Mazza, 1986, p. 19). Diversamente, il ritorno al centro avviene «in opposizione al principio di eguaglianza» rivendicando simbolicamente per la città centrale «l’espressione spaziale di nuovo sapere e di un nuovo potere urbano, di cui sarebbero portatori i gruppi più sensibili all’innovazione e al cambiamento sociale» (ivi, 1986, pp. 22-23). Con la stesura del Documento direttore progetto passante (1984) si tenta, infatti, un ambizioso progetto di modernizzazione urbana che lega la nuova ferrovia alla trasformazione terziaria concentrata in alcuni consistenti progetti d’area che insistono su suoli di proprietà prevalentemente pubblica. Tale ipotesi si intreccia con un complessivo riposizionamento culturale delle traiettorie evolutive della città avanzato con il programma di ricerca Progetto Milano, coordinato dall’IReR (Bolocan Goldstein, 2002). In questo contesto complessivo, l’infrastruttura passante, per lungo tempo pensata a sostegno di una riorganizzazione del servizio ferroviario regionale, diverrebbe il volano per la riapertura di un ciclo immobiliare espansivo nella città centrale, sostenuto dalle funzioni terziarie alle quali viene attribuita una valenza strategica generale. Malgrado la città

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mostri elevati livelli di congestionamento e il più vasto contesto metropolitano domandi strutture di servizio a sostegno dell’industrializzazione diffusa, Milano immagina un nuovo ciclo di sviluppo postindustriale facendo leva sul ruolo dell’edilizia direzionale e su alcuni grandi contenitori terziari (servizi culturali, espositivi e finanziari), localizzati in aree semicentrali del capoluogo. Se il primo Documento direttore rimarrà in gran parte sulla carta e platealmente contraddetto, di lì a poco, dalla promozione da parte di Pirelli di un concorso internazionale per la trasformazione dell’insediamento di Bicocca a nord-est, e quindi in tensione con la strategia spaziale avanzata dal comune, il secondo Documento direttore (1988), relativo alle aree industriali dismesse e sottoutilizzate, getterà le basi per un inquadramento complessivo di tutte quelle aree che verranno progressivamente ricollocate sul mercato immobiliare degli ultimi anni. Sebbene le politiche urbanistiche del periodo siano profondamente segnate da quel ritorno al centro, gli stessi temi generali evocati – quello del servizio ferroviario integrato e passante e i temi della dismissione e del riuso delle aree industriali – non sembrano consentire asfittiche delimitazioni spaziali. Un importante ribaltamento di fronte rispetto ad ogni rappresentazione chiusa del campo milanese, inteso come bacino auto-contenuto di flussi e relazioni gravitanti esclusivamente sulla città centrale, è simbolicamente avanzato proprio dal Centro studi Pim. Il Progetto di piano direttore territoriale dell’area milanese (1991), registra le novità emergenti: quelle territoriali, innanzitutto, rappresentate dai processi crescenti di integrazione e di complementarità tra territori che mutano il rapporto tra città e area milanese; quelle economiche, che evidenziano nel comportamento del sistema delle imprese gli effetti del ciclo di accumulazione ‘flessibile’ e il diverso rapporto tra produzioni, servizi e territorio diffuso. Il sistema aeroportuale e quello fieristico-espositivo, il tema delle telecomunicazioni e quello delle università, i circuiti della ricerca e le funzioni direzionali e finanziarie sono gli ambiti di attività messi a fuoco dal documento come indizio significativo delle esigenze di sviluppo di vecchi e nuovi agenti funzionali che di lì a pochi anni segneranno il campo decisionale con investimenti mirati, caratterizzando la governance milanese al di fuori di una regia pubblica chiaramente riconoscibile. Il materiale elaborato dal Pim rimarrà praticamente nei cassetti, ma contribuirà a segnare un tentativo originale di declinare il nuovo orizzonte delle trasformazioni territoriali e l’articolazione locale dell’area milanese, quei diversi sistemi locali che proprio in quegli anni avviano processi di riconversione accompagnati dai nuovi strumenti di sviluppo (Pasqui, Goldstein Bolocan, 1998)16. Anche in questo senso agisce il salto di scala territoriale della città e del territorio: non solo verso l’alto, attraverso un’estensione regionale e sovra-regionale dei reticoli urbani; ma anche verso il basso, per mezzo della riscoperta e della valorizzazione delle specifiche località e degli ambienti insediativi locali. Da questa prospettiva, il campo della regione urbana milanese e lombarda viene reinterpretata a partire da una pluralità di situazioni territoriali che rappresentano una mappa significativa dell’evoluzione nella geografia socio-economica regionale; mappa nella

quale i distretti produttivi specializzati, non appaiono l’unica alternativa possibile allo sviluppo centrato sulla dinamica del nucleo metropolitano. Questo emerge dalle ricerche che si sono concentrate ora sui sentieri di sviluppo economicoterritoriale in relazione alle forme insediative, in una prospettiva interpretativa e progettuale (Lanzani, 1991; Boeri, Lanzani, Marini, 1993), ora muovendo in direzione di una «revisione critica delle immagini più tradizionali della morfologia sociale e insediativa di ogni regione» (Clementi, Dematteis, Palermo, 1996, p. 3) rendendo possibile una loro articolazione in ambienti insediativi locali17. Il superamento di immagini unitarie e influenti – si pensi alla Lombardia come regione metropolitana – fa emergere una nuova configurazione territoriale che ha come fuoco la vasta struttura insediativa compresa tra la fascia pedemontana, a nord, e la linea delle risorgive, verso la bassa: una corposa regione che traina la gran parte dei primati regionali. L’immagine emergente conferma una pluralità di modelli organizzativi del territorio che pongono definitivamente in crisi le letture unitarie e quelle tradizionalmente centrate sulla dominanza simbolica e materiale di Milano (Dalmasso, 1972). La fertilità di questi risultati si conferma nella predisposizione di un primo Atlante delle trasformazioni insediative (Palermo, 1997) che entra in tensione con le risultanti delle azioni di programmazione. L’Atlante evita di delineare una nuova «regionalizzazione del territorio come forma aggiornata dei comprensori, delle unità di paesaggio o dei distretti già sperimentati in passato, alla ricerca di nuo-

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vi domini territoriali finalmente adeguati ad alcune funzioni di governo» (ivi, 1997, p. 14), privilegiando uno stile di indagine esplorativo, orientato verso la ricerca di temi e figure del mutamento da verificarsi in un confronto continuo tra saperi contestuali e quadri complessivi di governo: come siamo lontani dalle ipotesi più classiche di descrizione e misurazione dei fenomeni territoriali funzionali alle politiche di intervento! Inoltre, le ricerche sulle diverse matrici insediative alle differenti scale permette di pensare alla regione urbana in modo tale che «l’individuazione di differenze non sia sinonimo di squilibri territoriali e quindi, il loro trattamento richieda procedure più complesse di una semplice strategia (tecnica, esterna e dall’alto) di riallocazione spaziale delle risorse» (Lanzani, 1991, p. 23; Magnaghi, 1995). L’assunzione radicale di una prospettiva di questo genere sembra informare il recente tentativo di progettazione strategica nell’area milanese, centrato sul tema dell’abitare e sulla rilevanza del nesso tra popolazioni e territorialità. Tale prospettiva, sintetizzata nell’immagine di Milano città di città, avanza un orientamento progettuale che sembra spingersi oltre il riconoscimento della varietà dei contesti territoriali della regione milanese, per affermare una loro reinterpretazione alla luce di un’immagine forte che possa essere impiegata per strutturare comunità insediate intermedie (Balducci, 2005); certamente aperte al carattere mobile delle molte popolazioni che abitano e vivono la regione milanese, ma anche capaci di riqualificare territorialmente le forme e le pratiche dell’abitare. Proprio questo aspetto sembra es-

sere il punto nevralgico: le debolezze e le criticità dell’abitare sono gli aspetti che penalizzano maggiormente le dinamiche di sviluppo civile ed economico del contesto milanese. L’originalità di un orientamento di questo genere deve fare i conti con un orizzonte che necessita di essere precisato culturalmente e operativamente, soprattutto se la nozione di abitare non vuole esaurirsi nell’aspetto della residenza, e se l’articolazione territoriale auspicata non intende risolversi in una riedizione aggiornata del vecchio policentrismo. 6. Territorialità aperte e agenti funzionali: Milano, città mondiale incompiuta La ricognizione critica condotta sottolinea dove sono emerse linee di frattura nella traiettoria evolutiva della regione milanese e le interpretazioni che si contendono la scena. Dopotutto, il contesto milanese si presta alla compresenza di forme distinte di organizzazione territoriale che mettono in movimento i suoi «confini imprevedibili» (Cacciari, 2004). Vale quindi la pena mantenere aperta l’interpretazione dei rapporti insediativi, muovendo dalla consapevolezza che proprio le immagini e le descrizioni avanzate negli ultimi anni mostrano l’emergere di vasti campi territoriali e sociali differenziati, non più leggibili nel quadro tradizionale dei rapporti metropolitani tra città e territorio. Ma se questo sembra un dato acquisito, come rapportarci alle dinamiche di strutturazione spaziale della

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regione milanese, ai suoi confini variabili? È sufficiente sostituire il termine area metropolitana con quello di regione urbana per avere maggiori strumenti di comprensione e di governo dei processi in atto? O, diversamente, siamo di fronte a un salto di qualità dei processi che mette radicalmente in discussione il rapporto tra Milano il territorio regionale, rendendo problematico lo stesso impiego della categoria di ‘città’? E come non riflettere su quali siano le pratiche dell’abitare e gli attori concreti nella costruzione del territorio urbano esteso? Queste domande attraversano un’ampia gamma di studi e di ricerche milanesi degli ultimi anni (Bonomi, Abruzzese 2004; Magatti et al., 2005; Lanzani, Granata, 2006; Multiplicity.lab, 2007) e inevitabilmente sono destinate ad accompagnarci nel tempo. Anche l’indagine urbanistica avanzata in questo volume sulle principali trasformazioni milanesi problematizza esplicitamente il campo geografico di riferimento. La scelta di trattare casi localizzati nel cuore centrale della regione urbana implica quindi una nominazione dirimente che rimanda a una duplice necessità: da un lato, tenere aperta un’osservazione sul contesto milanese che ammetta quella combinazione di differenti ordini e modalità di strutturazione territoriale e di intensificazione dei flussi che caratterizza la megacity region milanese (Lanzani, 2005)18, dall’altro lato, consentire di configurare variabilmente il campo territoriale a seconda dei problemi pubblici da trattare. In questo senso, osservare le trasformazioni urbanistiche nella sezione centrale della regione urbana (Milano e i comuni della prima corona) sottolinea la volontà di misurarsi con la dialettica dei rapporti territoriali in continuo movimento, per provare a gettar luce sulla nuova geografia di Milano in una chiave territorialmente aperta. Si pensi a molti processi economici e sociali che contribuiscono a definire l’identità stessa di Milano nel paese e nel mondo. Molte delle immagini influenti di una città frequentemente esibita come ‘capitale’ di qualcosa sono giocate neutralizzando il suo retroterra regionale, quella formazione territoriale estesa nella dimensione macroregionale e in fase di accentuata strutturazione. Diversi ambiti di attività e di relazioni economiche e culturali (dalla moda al design, dalle biotecnologie alle Ict) configurano filiere spazialmente articolate nella dimensione macroregionale e reticolare piuttosto che in relazione al tradizionale bacino di Milano. Tuttavia, molte delle immagini dello sviluppo ancora in voga rimangono subalterne ad una concezione ‘urbanocentrica’ della crescita (si pensi solo alle visioni della competizione tra città)19. Così come le visioni sottese alle politiche urbanistiche municipali o ai piani provinciali appaiono arroccate entro una perimetrazione spaziale e di senso che le rende incapaci di confrontarsi con il mutamento in corso. Da questa prospettiva, anche l’interessante apertura territoriale indicata dal Documento di inquadramento delle politiche urbanistiche (1999-2001) in riferimento alla necessità di allargamento del mercato urbano e alla configurazione della strategia spaziale simbolizzata dalla ‘T rovesciata’ (risultante dalle relazioni tra i nodi del sistema aereoportuale), è rimasta orfana di un committente politico credibile; incapace quindi di tradursi in azioni coerenti di concerto con altri attori della regione urbana, e non riuscendo a orientare seletti-

vamente gli investimenti urbanistici lungo le direttrici privilegiate dallo schema spaziale. Queste inerzie politiche si aggiungono alle difficoltà operative, rendendo ancor più visibile lo scarto tra debolezza delle politiche pubbliche e dinamismo privato, non solo quello tipico degli operatori del settore immobiliare ma pure quello riferibile ai comportamenti territoriali di alcuni investitori eccellenti e di importanti agenti funzionali che stanno ridefinendo la stessa geografia della regione urbana; affermando una sorta di scomposizione multicentrica e multipolare del contesto milanese, correlabile a situazioni variegate. – Il moltiplicarsi di nuovi interventi ‘recintati’: la logica del recinto funzionale che caratterizzava i vecchi impianti produttivi dismessi e oggi sostituiti dalle nuove trasformazioni urbanistiche sembra sopravvivere nel tempo; numerosi interventi producono infatti quartieri caratterizzati da una certa ripetitività (residenza orientata a segmenti di reddito medio-alto e grandi supermercati) e per una certa incapacità di pensarsi come parti urbane inserite in un contesto preesistente e anch’esso in profondo mutamento. Ma la logica del recinto viene confermata anche nel rafforzamento di funzioni storicamente caratterizzanti Milano e spesso ubicate in aree centrali (si pensi, ai progetti di sviluppo degli ospedali del Policlinico e di Niguarda, o a quelli di alcuni quartieri universitari come la Bocconi e la Cattolica). L’esistenza o meno di un recinto fisico sembra di secondaria importanza rispetto all’affermarsi di potenti confini invisibili

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che tendono a isolare molti dei più consistenti interventi, condizionandone le pratiche d’uso. – La localizzazione di piattaforme funzionali eccellenti, ben oltre i confini della città centrale: si considerino le mosse territoriali di molti agenti funzionali implicati nella gestione di specifiche attività di rango, dalle università ai centri di ricerca, dagli ospedali specializzati ai nodi della logistica, dalle funzioni fieristico-espositive ai poli tecnologici e di sostegno alle imprese, dai centri congressi ai poli del consumo e della fruizione culturale, dal sistema aereoportuale a quello finanziario: non esiste attività rilevante, più o meno organizzata in filiere, che non sia portatrice di nuove logiche territoriali. Tali agenti talvolta evidenziano intenzionalità strategiche i cui effetti, non di rado, contribuiscono a modificare la stessa percezione dei confini urbani e la rappresentazione della città con l’affermarsi di logiche territoriali di tipo multiscalare (nel senso del loro agire simultaneamente su reti territoriali con gittate differenti) e di vera e propria proiezione macroregionale della città-nodo. Valga per tutti il caso della mega piattaforma fieristica di RhoPero che esprime una logica territoriale tipicamente regionale e padana. – La formazione di vecchi e nuovi addensamenti specializzati: le logiche agglomerative spontanee appaiono ancora influenti sulle territorialità che attraversano diverse parti della regione urbana, sia quelle centrali, sia quelle riferibili a distrettualità diffuse. Si pensi alla moda che permanendo nello storico Quadrilatero e ignorando ogni ipotesi di

cittadella funzionale al Garibaldi Repubblica, è da tempo pervasivamente caratterizzante le aree dei navigli e la fascia est compresa tra porta Romana e porta Vittoria; ma anche al commercio etnico che sta riconfigurando interi quartieri della città centrale. Si pensi, per quanto riguarda la regione urbana vasta, alle imprese high-tech nel Vimercatese, piuttosto che ai servizi alla persona specificamente legati alle strutture medico-sanitarie nel Sud Milano. Certamente, addensamenti non omogenei per traiettoria evolutiva e per tipologie di imprese insediate, ma nell’insieme incidenti sulla nuova divisione territoriale del lavoro interna alla regione milanese e sulle nuove forme territoriali della produzione. – La nuova direzionalità di impresa: molte aziende di rilievo nazionale mantengono in città e nella regione milanese la loro sede centrale, spesso integrando funzioni di comando e direzione strategica a quelle di produzione e di servizi compositi. Business center e headquarter caratterizzano da tempo alcune località della regione milanese (si pensi alla storia di San Donato, legata all’insediamento dell’Eni, ma anche all’evoluzioni più recenti con la nuova sede Bmw), ma anche singole imprese rinnovano la propria sede in città (si pensi, ad esempio, al Sole 24 Ore in via Monte Rosa; alla Deloitte in via Bergognone o alla nuova sede di Rcs a Crescenzago) o mantengono il radicamento in località esterne, come nel caso di Mediaset a Cologno Monzese, sviluppando attorno al centro direzionale anche diversi studios di produzione cinematografica.

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– La formazione di una downtown regionale, ovvero quel centro fisico e simbolico, un tempo raccolto spazialmente all’interno della city milanese (quel ‘distretto’ che ospita le sedi del governo locale, della finanza, della cultura e del commercio di lusso) e oggi tracimante in un’area più estesa e certamente meno integrata, dilatabile ben oltre la cerchia dei navigli fino a oltrepassare la circonvallazione delle mura spagnole. A cavallo di questo invisibile confine dei bastioni, fino a lambire la prima periferia storica della città, si stanno infatti localizzando spontaneamente molti building della moda in cerca di nuovi spazi distintivi, o le sedi di assicurazioni e di sportelli bancari che rispondono in questo modo a nuove normative vincolanti i loro comportamenti localizzativi (Faravelli, Clerici, 2006). Si comprende anche da questi pochi cenni il ricorso all’immagine delle isole disseminate nell’arcipelago urbano della regione milanese; infatti, «l’avvento di Milano nodo della rete globale mette in crisi, assai più della stagione dello sviluppo industriale-metropolitano, l’idea di una città separabile dalla regione urbana milanese (e) la città-nodo non ha certo la nettezza dei confini di una ‘nazione’, si fa semmai un ‘arcipelago’, che certo trova la massima densità di isole in Milano città, ma che vede non poche isole localizzate al suo esterno» (Lanzani, 2005, p. 155). Ecco: la città nodo si proietta reticolarmene nel territorio assorbendo e riconfigurando i contesti locali, producendo isole esterne; ma anche la città estesa e dai confini variabili tende a ridefinire i molteplici rapporti con il centro, relazionandosi nuovamente con la città centrale attraverso un fitto reticolo di scambi e di relazioni non solo materiali. Sono questi solo alcuni richiami a una geografia in mutamento che rimanda al profilo multicentrico di molte dinamiche territoriali che pongono in tensione i confini e le stesse scale dimensionali che abbiamo mantenuto inalterate per molti anni. Da questo punto di vista, anche i trenta casi di trasformazione considerati in questa ricerca mostrano con particolare evidenza l’incapacità a misurarsi in forma avanzata con la progettazione delle diverse attività nello spazio e sulla loro possibile integrazione. La capacità di questi casi di trasformazioni – e più in generale delle politiche urbane – di anticipare i fenomeni in corso e di orientare in modo creativo la combinazione di funzioni e di pratiche d’uso è ancora assai debole. Non solo in relazione alla capacità di orientare alcune localizzazioni in modo coerente con il sistema della mobilità (si pensi solo al centro congressi a Rogoredo), ma pure in rapporto alla capacità di verificare l’effettiva domanda di taluni spazi e servizi da parte degli operatori (si pensi alla storia di tecnocity a Bicocca, o ad alcune nominazioni di facciata, come la fantomatica città della moda al Garibaldi Repubblica). Non vi è dubbio: questo impegno nella qualificazione delle politiche è terribilmente complicato e rappresenta una sfida progettuale a tutti i livelli, non solo per il governo locale, ma anche per operatori e tecnici coinvolti nei processi di progettazione e costruzione della città e del territorio; ma è significativo che di fronte a operatori aggressivi e propositivi la capacità di risposta pubblica permanga così debole, mancando una progettazione capace di sostenere la diver-

sificazione funzionale e simbolica tipica delle città mondiali20. In questo senso è particolarmente vera l’osservazione generale che la «città-nodo sempre più ricca di connessioni con l’esterno non conosce una politica attiva di connessione interna» (Lanzani 2005, p. 158). Anche per questo Milano rimane città mondiale incompiuta; non solo per lo scarto esistente tra dimensione funzionale e territoriale. Milano evidenzia pure una mancanza culturale: molte sue componenti sociali e professionali sono consapevoli di essere parte attiva di un reticolo cosmopolita, ma questa consapevolezza non riguarda la città nel suo insieme, mancandole la coscienza collettiva di regione urbana partecipe dei processi globali. Si pensi ancora alle grandi trasformazioni presentate nelle pagine di questo volume. Esse esprimono criticità proprio dove una città mondiale dovrebbe sapersi esprimere meglio: quali funzioni rappresentative e trainanti? Quali spazi per le nuove produzioni con elevato valore aggiunto, economico e simbolico? Quale attenzione all’ambiente urbano e alla progettazione dei suoi spazi pubblici in grado di qualificare il costruito e di accogliere una pluralità di popolazioni e di comportamenti sociali? Domande tutt’altro che retoriche, che rimandano a problemi pressanti per una regione urbana milanese che intenda riconquistare ruolo e profilo negli anni a venire.

Note 1. Gli studi di P. Taylor (2003) rivalutano la posizione di Milano tra le prime dieci al mondo in termini di connettività urbana, misurata attraverso i reticoli di relazioni emergenti dalle società attive nei servizi avanzati. Per una discussione in ambito italiano Ciborra, 2005 e Mariotti, 2006. 2. Per un approccio critico centrato sulle culture imprenditoriali: Sapelli, 1989. 3. Esiste un significativo dualismo interno a Milano nelle prime fasi dell’industrializzazione del ’900 «non solo tecnologico e settoriale, ma anche geografico: in periferia le nuove, grandi fabbriche, in città, negli antichi luoghi di insediamento, le manifatture minori, le mille e mille botteghe innestate su un tessuto urbano in rapida evoluzione» (Colli, 2002, p. 146). 4. L’elaborazione del piano milanese si avvarrà dell’esperienza associativa dei comuni dell’area e della ricerca «teorico-metodologica del Pim e soprattutto dell’Ilses (che) permetterà un incontro più spregiudicato fra imprenditori, politici e intellettuali» (Tintori, 1986, p. 21). 5. La vicenda dell’area metropolitana assume il profilo esemplare di una «questione istituzionale insoluta» da riguardare più come problema di governo locale in una tradizione anglosassone del self-government piuttosto che come problema amministrativo importato dalla «cultura centralistica franco-napoleonica» (Rotelli, 1996). 6. Lo Schema, elaborato nel 1963, sembra accentuare in termini morfologici ciò che ha difficoltà a risolvere in termini strutturali. Tra il 1963 e il 1965 si sussegue il lavoro dei vari organismi tecnici e politici per la stesura di un progetto definitivo. La mancanza di un accordo su un’ipotesi unitaria porterà a tre distinte ipotesi di piano. 7. Entrambe le categorie, «tendono a definire un cambiamento di scala riferito alla città» ma quella di città-territorio sembra meglio esprimere «la caduta di ogni barriera o confine e l’accostamento di una concretezza di funzioni, interessi e scambi (la città) ad un campo (il territorio) che è sede di tutte le relazioni possibili tra gli organismi» (Bacigalupo et al., 1965, p. 115). 8. Mazza ricorda che la proposta lineare di un sistema attrezzato tra Torino e Trieste ha un precedente importante nel progetto di Astengo per Torino negli anni quaranta: «siamo ancora di fronte ad un’intuizione, che se sviluppata e presa in considerazione avrebbe cambiato

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radicalmente lo sviluppo territoriale dell’Italia settentrionale» (Mazza, 1997, p. 49). 9. Si pensi solo all’ipotesi nota come TorinoMilano2010 lanciata dalle Camere di commercio delle due città nel 2004 (Bolocan Goldstein, 2004a). 10. Uno dei risultati delle ricerche sullo sviluppo diffuso è stato quello di «dimostrare la reciproca compenetrazione geografica dei modelli delle Tre Italie e in particolare la diffusione dei sistemi di piccola impresa in molte parti del nord-ovest e in alcune parti del Mezzogiorno, così come si sono venuti scoprendo sistemi territoriali locali anche in altri settori, come quello agro-alimentare e turistico, mentre il modello generale dello sviluppo locale a forte componente endogena si è mostrato fecondo anche nello studio delle città» (Dematteis, 1996, p. 73). 11. Sembra questo un tratto tipico dell’esperienza milanese: «politiche urbanistiche che hanno svolto una funzione pro-ciclica (di amplificazione delle oscillazioni anziché di stabilizzazione dei trend) perché hanno irrigidito vincoli e oneri in fase di stagnazione e deregolato e defiscalizzato in fase di crescita» mentre «dovrebbe accadere l’opposto» (intervista a F. Curti in www.milanoltremilano.it). 12. Il piano di sviluppo agricolo (Psa), che allora riguardava circa il 50% della superficie comprensoriale, il piano socio-economico (Pse) e il piano territoriale comprensoriale (Ptc). 13. A questo fenomeno corrisponde la quasi totale assenza di conflitti riguardanti la localizzazione di quote immobiliari pregiate, rispetto alle quali la mediazione partitica con i grandi operatori contratta benefici diretti o indotti dagli interventi (come la realizzazione di standard pubblici o la crescita dell’occupazione locale). 14. Per una rassegna e una discussione critica di queste esperienze si rimanda alla Esposizione internazionale della XVII Triennale, Le città nel mondo e il futuro delle metropoli del 1988, curata da Luigi Mazza. 15. Per una critica all’impiego della categoria dello sprawl: Bogart, 2006. L’autore preferisce parlare di trading places, in quanto «sprawl connotes the absence of structure. It seems to imply that people and buildings have been randomly distributed over the landscape, without any underlying logic or structure» (Bogart, 2006, p. 15). 16. Lo stesso Centro Studi Pim promuove nel 1994 una ricognizione dei diversi sistemi locali dell’area milanese attraverso la stesura di 14 monografie d’area (Specificità locali e sistema metropolitano. Profili territoriali e socio-economici, editi nel 1995) e la predisposizione, nel 1995, dell’atlante Carte tematiche su assetto territoriale e grandi progetti nell’area milanese e Quadro statistico territoriale e socio-economico dell’area milanese. 17. La categoria di ambiente insediativo ha una valenza essenzialmente interpretativa e sottolinea «insoddisfazione verso molte formule di uso comune – indicando – le relazioni tra processi insediativi, formazioni sociali e condizioni ambientali-territoriali» (Palermo, 1996a). 18. Le categorie di global city-region e di mega city-region hanno ampiamente dominato la letteratura internazionale negli ultimi anni. Per un panorama delle posizioni: Scott, 2001 e le conferenze internazionali raccolte nel sito: http://www.megacities.nl/. Per quanto riguarda una lavoro di ricerca empirico sulle mega city-region europee, intese come macroregioni policentriche: Hall e Pail, 2006. 19. Diversamente, la recente territorial review condotta dall’Ocse sull’area milanese ha identificato la regione urbana milanese a partire da un territorio interregionale, comprendendo ad ovest la provincia di Novara, oltre ad altre sei province lombarde: Varese, Como, Lecco, Bergamo, Lodi e Pavia. 20. Da questo punto di vista sembra manifestarsi una certa dipendenza della città dalle strategie ‘esterne’ di questi agenti, soprattutto quelli più strutturati, in quanto le relazioni economico-funzionali determinate dalla dinamica della rete urbana internazionale tendono ad autonomizzare e sganciare i comportamenti di questi attori dal resto del territorio.

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Comunicare Milano Silvia Botti, Federica Calò, Valeria Lupatini

La capitale italiana della comunicazione ha problemi di comunicazione. È uno dei tanti paradossi a cui Milano ci ha abituato nel corso della sua storia. Forse il più recente, di sicuro il primo da cui la città non sembra riuscire a ottenere effetti positivi, il primo che non appare capace di innescare meccanismi virtuosi da cui trarre vantaggio. Eppure si parla, si discute e si scrive molto di Milano. Ci sono una produzione e una circolazione vasta e continua di informazioni e conoscenze sulla città. Tuttavia non si costruiscono giacimenti di questo sapere. Ogni volta, si ricomincia da zero. Mancano luoghi permanenti, condivisi, accessibili e aggiornati dove la città si racconti e possa essere raccontata. Luoghi dove le conoscenze si scambino e si arricchiscano per diventare patrimonio comune della cittadinanza. E manca una regia. Se non un centro propulsore che progetti comunicazione, strategie di informazione e conoscenza, almeno un nodo di connessione che faccia sistema e dia obiettivi comuni alle tante voci della città. La storia di Milano è caratterizzata da una regolazione politica debole. Ma in altre stagioni i partiti, le forze sociali, il tessuto dei circoli, le istituzioni politiche e culturali diffuse hanno saputo portare a sintesi la frammentazione del pensiero e delle conoscenze. E nel suo complesso la città ha avuto un’immagine forte, riconoscibile e riconosciuta. Negli ultimi anni i momenti di discussione e dibattito sulla città più riusciti sono stati le presentazioni dei libri dedicati a Milano freschi di pubblicazione. Ognuno è stato a suo modo un evento, annunciato dai giornali, partecipato da pubblici numerosi e osservato con attenzione dalle forze politiche della città. Il passaparola tra i lettori ha reso alcuni di questi testi dei casi editoriali, dei successi di vendita non spiegabili con le sole regole del marketing. Si pensi a Luca Doninelli, scrittore assai noto agli addeti ai lavori ma sconosciuto al grande pubblico, che nello spazio di qualche settimana è diventato punto di riferimento per qualsiasi discussione sulla città (anche nella campagna elettorale per le comunali del 2006) grazie alla pubblicazione del libro Il crollo delle aspettative. Scritti insurrezionali su Milano (Garzanti, 2005). Anche Aldo Nove, autore di culto tra i più giovani, con il suo Milano non è Milano (Laterza, 2004) ha catalizzato l’attenzione del pubblico e della stampa. Si sa, ad esempio, che molti studenti della facoltà di Architettura del Politecnico di Milano lo hanno scelto come testo di riferimento, aggiungendolo alle bibliografie dei loro esami. Significativa anche la scelta dell’ex assessore alla Cultura del Comune di Milano, Salvatore Carrubba, che ha pubblicato e promosso il suo libro Post-Milano. Riflessioni senza pregiudizi su una città che vuole rimanere grande (Mondadori, 2005) all’indomani delle dimissioni dalla giunta Albertini. Ne è scautrito un dibattito politico più che culturale che ha segnato la campagna elettorale per le amministrative. Questi libri non sono affondi di ricerca sulla città, sono riflessioni personali in cui il pubblico è sembrato, a volte, riconoscersi appieno, altre, desideroso di partecipare comunque all’occasione di un dibattito pur non condividendone le premesse. E però va sottolineato che la discussione è nata, si è sviluppata e si è esaurita dentro ai confini della città. Nessuno è riuscito a proiettare il proprio pensiero e le proprie riflessioni a livello sovralocale. E proprio qui sembra trovarsi il cuore della questione comunicazione milanese: la difficoltà a proiettarsi verso dimensioni più ampie, nazionali e internazionali. «Milano vicino all’Europa» attaccava la canzone Milano di Lucio Dalla nel 1978. Ora che l’Europa è contesto dato e concreto, Milano si scopre più che mai vincolata alla sua dimensione locale. Una conferma in questo senso viene da una recente indagine promossa dalla Camera di commercio di Milano e realizzata dallo Iulm, che ha provato a osservare la città dall’estero. La ricerca, dal titolo Europa vede Milano, fornisce una fotografia di come la città venga raccontata e percepita in Inghilterra, Germania e Francia, i tre paesi che maggiormente alimentano il flusso turistico

milanese. Il lavoro, coordinato da Guido Di Fraia, docente al corso di laurea in Scienze e tecnologie della comunicazione presso lo Iulm, ha preso in considerazione 38 guide turistiche, il materiale dei principali tour operator, oltre 50 portali turistici, dieci quotidiani e sette settimanali con un’unica chiave di ricerca: Milano. È lo stesso Di Fraia a proporre una sintesi allarmante dei risultati dell’indagine: «Milano è molto poco attore della propria comunicazione. La corrispondenza tra il patrimonio culturale reale della città e le indicazioni delle guide turistiche non c’è: lo scarto è enorme e i modelli di visita molto stereotipati. Innovazione, tecnologia, sistema delle università, le eccellenze milanesi non vengono fuori. Nel complesso emerge l’immagine di una città che tende a farsi raccontare più che a raccontarsi. Pare insomma che Milano non sappia assumere a pieno titolo il ruolo di co-autore della propria rappresentazione all’estero». Certo l’oggetto dell’indagine è specifico, riguarda l’attrattività turistica di Milano, ma è significativo di uno stile di comunicazione che lascia alle singole realtà – commerciali, turistiche, istituzionali – il compito di autopromuoversi, con ricadute eccellenti sui singoli marchi, quasi irrilevanti sulla città. La questione è cruciale. E riguarda prima di tutto la percezione della città da parte dei suoi cittadini. Milano, come si mostra anche nelle pagine di questo libro, è cambiata e sta cambiando. Intere aree della città sono state recuperate, trasformate e restituite agli abitanti. Altre sono al centro di complesse operazioni urbanistiche. Di tutto questo si sa poco. Si conoscono i grandi progetti, i nomi degli architetti chiamati a disegnarli. C’è molta retorica sul futuro di Milano, gli operatori immobiliari hanno fatto investimenti pubblicitari straordinari per il settore, i giornali ne parlano, le immagini circolano. Sono ancora i privati (i marchi immobiliari) gli autori della comunicazione. Eppure la conoscenza è un bene pubblico, e segna profondamente la qualità di una società democratica. Comunicare significa contribuire a sviluppare una sfera pubblica ricca e partecipata. E diventa strategico per una materia tecnica e complicata come l’urbanistica, per sua natura crocevia tra temi di rilevanza pubblica e saperi politecnici, ma nei fatti chiamata a regolare gli aspetti spaziali della vita quotidiana dei cittadini. Si può fare in molti modi. Magari provando a coniugare pubblico e privato, e attivando risorse diverse. Da questo punto di vista è significativo il caso del recupero del quartiere Bovisa, un processo lungo e articolato che con la recente apertura di una sede temporanea della Triennale ha segnato un diverso modo di approcciare la grande trasformazione urbanistica. L’accordo tra tutti i soggeti coinvolti - l’operatore immobiliare attivo sull’area, la Triennale, il Politecnico e le istituzioni pubbliche milanesi - ha permesso di mettere a disposizione della città uno spazio polifunzionale di grande qualità e capace di attrarre pubblici eteregonei da tutta l’area urbana. È un modo di comunicare, di far comprendere come potrà essere il quartiere una volta chiusi i cantieri; è un modo per dare nuova identità a un’intera porzione della città. Come ha più volte ricordato Davide Rampello, presidente della Triennale (si veda www.milanoltremilano.it): «Le evoluzioni urbanistiche di Milano vanno rappresentate, vanno messe in scena anche prima di essere realizzate. Devono poter essere immaginate dai cittadini. Bisogna anche parlare della città che cambia. Questo è il vero comunicare. È un patrimonio di emozione per l’immaginario metropolitano. Vuol dire creare senso di appartenenza».

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Milano noir. Il racconto della città che cambia «A Milano, di notte, c’è il mare. È un mare di persone che, nascoste dall’oscurità, nuotano da un locale all’altro per pescare o per farsi pescare, un po’ esche, un po’ squali disinvolti e impacciati. È un mare di guai, nelle bische volanti di Piazza Tirana, dove un dado e una pallottola rimediano sempre un buco di troppo. È un mare in burrasca alla disperata, frenetica ricerca del divertimento prima che faccia giorno. È un mare di equivoci in cui i travestiti brasiliani si spacciano per ex ballerine Oba Oba, ostentando, anzichè la voce delle sirene, baritonali listini dei prezzi. È un mare che a tratti può apparire deserto e ti sembra che non ci sia in giro nessuno, ma sai che è profondo come l’oceano e, come l’oceano, abitato. È un mare in cui potersti perderti se non ci fossero le luci dei locali aperti a farti da faro, se non ci fossero finestre illuminate anche in palazzi quasi completamente addormentati, come a dirti che a Milano le case dormono con un occhio solo. E poi ci sono i fari delle auto che dragano la città per mettere a fuoco una tentazione. I buchi dei dadi, dei proiettili, delle siringhe, delle narici da dove esce muco ed entra cocaina, i buchi del corpo umano eletti a custodi del piacere della carne. Da tutti questi buchi, di notte a Milano, fuoriesce l’acqua, da tutti questi buchi, al mattino, l’acqua rientra e nessuno ha il coraggio di ricordare che a Milano, di notte, c’è il mare». È Andrea G. Pinketts a scrivere (Il vizio dell’agnello, Feltrinelli). La descrizione della città è sintetica e brutale. Siamo nel 1994. Sono passati sette anni dal celebre spot dell’amaro Ramazzotti. L’enciclopedia-pop Wikipedia, alla voce «Pubblicità televisiva», ne parla così: «I titoli di coda degli anni Ottanta, da un punto di vista pubblicitario scorrono dopocena, nella famosa pubblicità del digestivo Amaro Ramazzotti. Da semplice slogan a notissima frase che identifica un’intera era sociopolitica di una città il passo è breve per le tre parole Milano da Bere». E sono passati due anni dall’inizio dell’operazione Mani pulite. Non è il solo romanzo del periodo a

ridefinire i tratti della città. Non è un caso che sia un giallo. Come ha scritto Carlo Oliva, giallista e narratore milanese: «Da quando, nel 1841, Edgar Allan Poe ambientò Gli assassini della rue Morgue in una Parigi che non aveva mai conosciuto, il ‘giallo’, come lo chiamiamo in Italia, è stato un genere eminentemente metropolitano. Non tanto perché solo in una grande città sia possibile commettere un delitto adeguatamente efferato (si è visto, anche di recente) o perché solo nel paesaggio urbano si possa ambientare una storia di indagine (Agatha Christie, dopotutto, ne scrisse di notevoli limitandosi al perimetro di una villa di campagna), quanto perché lo richiede la natura stessa, la ratio, di questo tipo di narrativa (…) Il giallo riflette la volontà di rivalsa dell’individuo sull’organizzazione della società industriale e non c’è scenario più adatto per questa ribellione che la grande città, conosciuta o sognata, in cui la cultura della società industriale manifesta se stessa. In fondo non è un caso se la ‘polizia’ ha la stessa etimologia di ‘polis’ (…) Questo spiega, tra l’altro, perché il mystery italiano si sia manifestato con tanto ritardo. L’Italia ha assunto le caratteristiche (non solo esteriori) di un paese industriale solo verso la metà del Ventesimo secolo. La Parigi di Poe, di Gaboriau e di Simenon, la Londra di Conan Doyle, la New York di Mickey Spillane e la Los Angeles di Chandler non erano comparabili con le nostre realtà urbane, come avrebbero scoperto a loro spese i tanti che si sarebbero azzardati a imitare quegli autori (…) Per ambientare a Milano un giallo veramente credibile si sarebbe dovuto aspettare il dopoguerra, anzi, la fine degli anni Sessanta, quando Giorgio Scerbanenco si rese conto che quella metropoli, colta in uno dei suoi più drammatici momenti di crisi e di trasformazione, rappresentava uno sfondo eccezionalmente vitale per le sue storie nere». Negli anni Novanta Milano, investita da Mani pulite, all’apice della sua crisi identitaria – da capitale morale del paese a Tangentopoli –

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ha inaugurato un filone letterario tra i più prolifici e significativi degli ultimi decenni: la Milano-noir. È un gruppo di giallisti – alcuni scrittori, altri giornalisti, altri ancora liberi professionisti – che si sono cimentati con il genere dando vita a interessanti racconti della città, partendo da punti d’osservazione originali e contribuendo a cancellare per sempre l’immagine della ‘Milano da bere’. Uno dei primi è stato Pinketts, che in una recente intervista al quotidiano Repubblica ha spiegato: «Quando la modella Terry Broom spara, ci si accorge che la città è passata attraverso cambiamenti epocali. La Milano da bere ti può andare anche di traverso: se Scerbanenco raccontava l’altra faccia della città anni Sessanta, io ho cominciato raccontando l’altra faccia della città anni Ottanta, con una specie di trasversalità, dai salotti ai duri del Giambellino». Sono arrivati poi gli ‘impegnati’ Sandrone Dazieri, già collaboratore del Manifesto e poi editor dei gialli Mondadori, autore della serie del Gorilla e Nicoletta Vallorani, scrittrice di una Milano cupa e disperata. Per continuare con Piero Colaprico cronista di nera e giudiziaria a Repubblica con le indagini dell’ispettore Pietro Binda. E ancora, Giuseppe Genna, che confronta i segreti sommersi della Chinatown milanese con quelli delle Chinatown di Zurigo, Amsterdam, Montecarlo. Gianni Biondillo, architetto, nei suoi romanzi racconta una Milano agghiacciante con descrizioni delle architetture stranianti, come una metropoli del Terzo Mondo. C’è dell’horror anche in Barbara Garlaschelli che racconta una Milano criminale, la sola città italiana dove si riesca a vedere, cogliere e raccontare un’evoluzione del male. Come avverte Salvatore Ferlita, critico letterario e saggista: «Attribuire il trionfo del noir, della detective story, dell’hard-boiled solamente al fatto che si tratta di letture d’evasione, che richiedono un minimo di applicazione e che distraggono dalle rogne quotidiane, sarebbe troppo semplicistico e ingenuo. C’è infatti chi, da qualche tempo, è convinto che la letteratura poliziesca offra l’opportunità di raccontare i cambiamenti della nostra società, di rispecchiare la vera natura del territorio in cui i fatti delittuosi si consumano. Come ha affermato Carlo Lucarelli, oggi, attraverso il noir o il poliziesco, si

riesce a tracciare una ‘mappa dell’Italia che cambia’: infatti quasi tutti i romanzi degli ultimi tempi offrono specifiche e veritiere coordinate spaziali e temporali, alle quali i narratori rimangono abbarbicati (…) Il romanzo giallo sembra sempre più prendere il posto di quella che un tempo era l’indagine sociologica, dal momento che non ci si trova solamente di fronte a un delitto e al tentativo, attraverso l’indagine più o meno ortodossa, di scoprire chi l’ha commesso e di ripristinare l’ordine; perché quello che più affascina, nelle opere migliori, è quello che si dice il contesto, che gli autori dimostrano di conoscere ineccepibilmente: un contesto ricostruito spesso con vera abilità. Ecco quello che meglio funziona nei gialli di casa nostra: l’ambientazione, l’atmosfera, l’aria che si respira nelle nostre metropoli». E di Milano Nicoletta Vallorani dice: «Abito qui da più di vent’anni e la rapidità del cambiamento è stata impressionante. I miei luoghi noir sono i luoghi di differenze che fanno fatica a stare insieme: la Stazione centrale e gli immigrati, corso Buenos Aires, Loreto, Sesto San Giovanni. Tanti aspetti della città fino ai margini, là dove i tessuti sociali sono più lacerati, disgregati. È una metropoli, unica città italiana simile alle città europee».

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Milano web. Le istituzioni si misurano con la rete Là dove c’era una raffineria dismessa, oggi c’è un complesso di rara bellezza. La frase campeggia sulla home page del sito Sviluppo Sistema Fiera (www.svilupposistemafiera.it) insieme a due immagini: una dell’area dismessa della raffineria Agip, l’altra della nuova fiera progettata da Massimiliano Fuksas. È un esempio tra i tanti. Una veloce ricognizione tra i siti delle istituzioni milanesi è un esercizio utile per capire le difficoltà comunicative della città. Si scoprono incongruenze e paradossi interessanti, si percepisce il desiderio di autocelebrazione, si coglie la difficoltà di sfruttare le potenzialità del mezzo. Il sito del Comune di Milano (www.comune.milano.it) è solo in lingua italiana. Torino (www.comune.torino.it), per fare un confronto, ne mette a disposizione dei navigatori sei, tra cui l’arabo, il rumeno e l’albanese. Milano per Me, il portale del turismo della città di Milano - un database coordinato con le varie istituzioni turistiche - ha solo due versioni: una in italiano e l’altra in inglese. E ha un dominio non conseguente, lo si trova digitando www.turismo.comune.milano.it. Da qui, attraverso un link, si può raggiungere Conoscere Milano (www.conosceremilano.it) che propone itinerari milanesi organizzati dall’Urban Center e dall’AIM in collaborazione con varie università milanesi, la Provincia, la Camera di commercio e privati. Molte delle iniziative proposte tra il 2002 e il 2004 avevano come oggetto le aree dei progetti di trasformazione urbanistica di Milano. La trasformazione della città viaggia sul web anche con una certa retorica. Il caso emblematico è la Fiera di Milano, rappresentata online da differenti siti (quello base è www.fieramilano.it). Tutti parlano del rinnovato sistema fieristico milanese con il nuovo polo di Rho-Pero e la riqualificazione del quartiere storico. Il più completo è quello del Nuovo Sistema Fiera Milano (www.nuovo polofieramilano.it) che divide l’home page in due sezioni: a destra il Nuovo Polo, a sinistra il Polo Urbano. Entrambe forniscono la ricostruzione (continuamente aggiornata) dell’andamento dei progetti, con tanto di rassegna stampa e comunicazioni ufficiali. I lavori del Nuovo Polo possono essere seguiti anche via webcam e resta online lo Speciale Inaugurazione con le immagini, i resoconti e le foto dell’apertura della nuova Fiera. Di trasformazione urbana, con fini più pratici, si occupa anche il sito Invest in Milan (www.investinmilan.it), un servizio della Camera di commercio per l’attrazione degli investimenti stranieri e la promozione della città, gestito direttamente dalla sua Azienda speciale per lo sviluppo delle attività internazionali, Promos. Lo fa attraverso una sezione dedicata al settore immobiliare milanese che fornisce un inquadramento di tutte le aree urbane in trasformazione e presenta sinteticamente nove casi emblematici: Garibaldi Repubblica, Adriano, Rubattino, Maciachini, Euromilano Certosa, Ex Cartiere Binda, Politecnico-Bovisa, Mecenate 79, Bicocca/Malaspina.

È solo in italiano e in inglese. E ancora una volta Milano non sembra mostrare particolare interesse nel catturare pubblici più vasti, nemmeno quando si tratta di attirare risorse e investimenti dall’estero. La difficoltà di Milano a misurarsi con una dimensione globale risulta evidente quando si tratta di dare un profilo internazionale alle sue eccellenze. Prendiamo il sistema universitario milanese e la sua presenza online. Il Politecnico (www.polimi.it, ancora un dominio non intuitivo) ha recentemente aperto una sezione, chiamata POLInternational, dedicata agli studenti stranieri. È disponibile in italiano, inglese e spagnolo, dà qualche informazione in più sul sistema scolastico italiano, per il resto fornisce le stesse informazioni che si possono trovare nelle altre sezioni del sito. Anche il sito dell’Università degli studi di Milano (www.unimi.it) prevede la traduzione solo nella sezione dedicata agli studenti stranieri, ma solo in inglese. Identica scelta vale per lo Iulm (www.iulm.it) mentre la Bocconi (www.uni-bocconi.it) e la Cattolica (www.unicatt.it) hanno una versione completa del sito in inglese. Un altro elemento colpisce nell’organizzazione dei siti universitari milanesi: la quasi totale assenza di un rapporto con la città. Il caso più clamoroso è il Politecnico. Milano non è segnalata in alcun modo nella sezione Eventi, che riguarda solo iniziative interne all’ateneo, ma non lo è neppure nella localizzazione delle varie sedi (che è schematica, senza alcun riferimento territoriale) e delle singole facoltà (l’inquadramento del campus Leonardo a Milano, per esempio, comprende solo l’area di Città Studi da piazza Piola a via Golgi). Il che appare paradossale per un’università che si è definita Politecnico a rete ad una scala interregionale. Anche sul sito dell’Università degli Studi notizie ed eventi riguardano esclusivamente il mondo universitario, ma le diverse sedi sono almeno localizzate su un’immagine della Regione Lombardia e dell’Italia. La Cattolica offre notizie più generali (non solo universitarie) e indicazioni per raggiungere Milano (anche in treno e in aereo) e per muoversi a Milano (con un link al sito dell’azienda dei trasporti locale, www.atm-mi.it). La Bocconi offre notizie non strettamente legate all’ateneo, una visita virtuale del campus e informazioni su come raggiungere l’ateneo dagli aeroporti di Linate e Malpensa, dalla Stazione Centrale e in auto, con una carta schematica di tutti i landmarks della città. Lo Iulm presenta il proprio campus in modo approfondito, anche attraverso un tour virtuale, e annuncia i progetti per l’ampliamento con lo slogan «L’Università per la città». Ma la sezione Eventi sulla home page richiama solo ciò che avviene in università. Per la cronaca, il sito web milanese che si è aggiudicato la nomination per il premio Compasso d’oro è quello della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano (www.duomomilano.it) realizzato nel 2005 da Stefano Donadoni e Manuel Mister (studio Baako) con Marta Ceron. In italiano e in inglese.

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In margine. Istantanea giugno 2007 Saggio fotografico di Andrea Di Giovanni È grande lo scarto che esiste tra guardare le cose dall’alto, con sguardo sinottico e guardarle attraverso, in sequenza, dovendo conquistare di volta in volta il proprio punto di vista (o meglio di percezione). Un punto di vista parziale, in relazione ai limiti posti al vedere dalla città e dalla nostra mente, ma anche un punto di vista provvisorio poiché profondamente condizionato dall’evolvere dalle condizioni ambientali in cui si osserva. Parziale e provvisoria è anche l’immagine della trasformazione che questo saggio restituisce: tendenziosa e condizionata dalla esperienza e dall’idea dei luoghi dell’autore delle fotografie, ma anche non definitiva in relazione all’evolvere delle trasformazioni di cui il saggio costituisce un’istantanea. In un certo senso il tempo è il solo elemento che spontaneamente tiene insieme e dà continuità alla trasformazione della città, al suo dispiegarsi senza soluzione di continuità fra contingenze e strategie variabili. Il cambiamento per la città è una condizione durevole, perdurante, della quale mutano solamente la geografia e l’intensità. La trasformazione si lega indissolubilmente ai modi contemporanei di abitare la città ed il territorio nel loro ri-prodursi. Abitare la città contemporanea è anche abitarne il cantiere della ristrutturazione, confrontarsi con l’identità mutevole dei luoghi, coltivare attese e aspettative circa il diverso futuro della città (e di ciascuno) in relazione agli esiti delle trasformazioni in atto. Il cantiere come crogiuolo della trasformazione, germe del futuro, è qualcosa che ponendoci di fronte al nuovo al contempo ci affascina e ci angoscia. Il cantiere come misura dello iato esistente fra il passato e ‘un futuro’ fra quelli possibili che esso contribuisce a prefigurare. Il cantiere, qui ed ora, rappresenta tuttavia e per lo più il limite imposto alle pratiche sociali dal recinto che lo delimita. A volte però, anche quando la trasformazione si completa, il recinto non svanisce e tende a permanere perpetuando i suoi effetti. Il recinto costituisce in molti casi la cifra delle modalità di riproduzione di Milano: l’elemento sempre presente e continuamente rilavorato che dal recinto della fabbrica evolve in recinto di cantiere fino a conformarsi in recinto materiale e/o immateriale che delimita i nuovi insediamenti. Le fotografie di questo saggio in margine alle trasformazioni milanesi (i soggetti sono i luoghi del mutamento considerati nella seconda sezione monografica del volume) propongono sguardi diversi: solo in alcuni casi il limite viene attraversato (là dove non è impedito) e la fotografia cerca di cogliere ciò che sta oltre; in altri casi il limite viene esibito nella sua perentorietà, nella sua enfasi visiva; in altri casi il limite viene interpretato come condizione strutturale della percezione che orienta lo sguardo verso l’alto e consente di vedere una città che sale.

Quelle della ‘città che sale’ milanese sono forme di un paesaggio urbano che riecheggia in parte proposte manifesto della città sviluppata in altezza avanzate dall’urbanistica moderna europea, da Hilberseimer a Le Corbusier. Ma uno degli aspetti più interessanti di quelle idee di città risiedeva nella accessibilità e nella continuità dello spazio pubblico e semi-pubblico, nella possibilità di percorrere ed attraversare la città in senso sia orizzontale che verticale. Una possibilità che non è data in una città che sembra ripensarsi per isole e recinti. Il saggio fotografico si sviluppa distribuendo le fotografie nei capitoli secondo questa sequenza: la Fiera nuova a Rho-Pero (pp. 50-51) e vecchia (53), le aree del Portello sud (57) e nord (58-59), Certosa con il Pru Palizzi (60-61), Bovisa (62-63), il Bodio (101) e il Maciachini Center (105), l’area Garibaldi-Repubblica (114-115), la Bicocca (116-117), il Centro Sarca (119), le aree Ercole (120-121) e Magneti Marelli (122-123), il Quartiere Adriano (124-125), le aree Falck (126127), il cantiere della nuova Auchan di Cinisello (138-139), l’area del Pru Rubattino (140-141), Porta Vittoria (142), il Policlinico (143), l’area ex-OM del Pru Pompeo Leoni (155), Santa Giulia (158-159), il Quartiere Affari a San Donato (170-171), l’ampliamento dell’Istituto Europeo di Oncologia (172-173), la Humanitas (174-175), Milano Fiori 2000 (176-177), le aree delle cartiere Binda (178-179) e Burgo (180-181). Tutte le fotografie sono state scattate tra l’8 e il 25 giugno 2007.

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Gli autori Angelo Armentano è urbanista. Ricercatore presso il Centro Studi Pim di Milano, collabora con The European journal of planning on line www.planum.net e con il Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano. Esperto di comunicazione, grafica e web design, ha coordinato il progetto grafico di alcuni piani e siti.

Matteo Bolocan Goldstein (Phd Venezia, 1997) è urbanista e geografo. Ricercatore presso il Dipartimento di Architettura e pianificazione del Politecnico di Milano e docente della facoltà di Architettura e Società. Oltre a numerosi contributi apparsi in riviste disciplinari ha scritto e curato diversi volumi, tra i quali: Trasformazioni a Milano. Pirelli Bicocca direttrice nord est (Angeli, 2003); Urbanistica come regolazione locale. Nuovi sindaci, esperienze e stili di governo (Dunod-Masson, 1997). Bertrando Bonfantini (Phd Venezia 1999), è ricercatore di urbanistica presso il Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano e docente della Facoltà di Architettura e Società. Tra le pubblicazioni i libri Progetto urbanistico e città esistente (Clup, 2002), Piani urbanistici in Italia (con P. Gabellini e G. Paoluzzi, Clup, 2007), il servizio «Urbanistica a Milano» (a cura di, Urbanistica n. 119, 2002), il quaderno Dal Mondo nuovo alla Città infinita (con F. Sacchi, Pim, 2004, II ed 2007). Silvia Botti, architetto e giornalista, è responsabile della redazione Attualità del mensile Amica di Rcs. Ha avuto importanti incarichi come ufficio stampa nel mondo della politica. Oggi si occupa di comunicazione anche come consulente nel campo dello sviluppo territoriale. Federica Calò laureata in Pianificazione urbana e politiche territoriali al Politecnico di Milano con una tesi sul cinema come forma di comunicazione urbanistica. Lavora nella redazione delle due riviste Recuperare l’Edilizia e Materiali Edili di Alberto Greco Editore e collabora con il Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano. Guido Codecasa è attualmente iscritto al dottorato di Progetti e politiche urbane al Politecnico di Milano, presso il quale svolge attività di ricerca e didattica. Si occupa di problemi gestionali, negoziali, di innovazione amministrativa connessi alla realizzazione di progetti e piani territoriali, di partnership pubblico-privata. Andrea Di Giovanni, laureato in architettura, è dottore di ricerca in Pianificazione territoriale e ambientale e assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano dove insegna Tecnica urbanistica presso la Facoltà di Architettura e Società. Luca Gaeta è dottore di ricerca in Progetti e politiche urbane. Presso il Politecnico di Milano insegna Mercato immobiliare nel corso di laurea specialistica in Pianificazione urbana e politiche territoriali. È autore de Il seme di Locke. Interpretazioni del mercato immobiliare (Angeli, 2006). Ha pubblicato contributi su Urbanistica, Archivio di Studi Urbani e Regionali, Parametro, Planning Theory & Practice. Collabora al periodico.

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Emanuele Garda è laureato in Pianificazione territoriale urbanistica e ambientale (2004). Frequenta il dottorato di ricerca in Progetti e politiche urbane presso il Politecnico di Milano, dove svolge attività didattica in corsi di Geografia e Composizione Urbana. Dal 2000 collabora con diversi studi professionali nella realizzazione di piani urbanistici e progetti urbani. Antonio Longo (Phd Venezia, 2000) architetto e urbanista, ha costituito con Alessandro Alì lo studio di progettazione L'Hub e svolge attività didattica e di ricerca presso la facoltà di Architettura e Società del Politecnico di Milano. Tra i progetti, ha partecipato ai piani comunali di Jesi, di San Donato Milanese, al piano strategico della Provincia di Milano. Ha pubblicato su Territorio, Urbanistica, Abitare e curato i volumi Freiraumen/Spazi aperti (Dortmund, 2001) e Guida alla governance dei parchi della provincia di Milano (Provincia di Milano, 2006). Valeria Lupatini è laureata con lode in Pianificazione urbana e politiche territoriali presso il Politecnico di Milano. Nel giugno 2007 ha conseguito il Diploma dell'Alta Scuola Politecnica, promossa dai Politecnici di Milano e Torino. Collabora con il Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano. Gabriele Pasqui (PhD Venezia, 1997), insegna Gestione urbana e coordina il Laboratorio di Progettazione dello sviluppo territoriale alla facoltà di Architettura e Società del Politecnico di Milano. Da anni riflette sui temi del mutamento delle forme delle politiche e dei progetti per la città a partire dall'analisi dei mutamenti della città contemporanea. Tra i suoi volumi: Il territorio delle politiche (Angeli, 2001); Progetto, governo, società (Angeli, 2005). Roberto Ricci, grafico pubblicitario, è laureando in Pianificazione territoriale urbanistica e ambientale. Come esperto di tecniche di rappresentazione collabora con il dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano e studi professionali di urbanistica e architettura. Paolo Riganti (Phd Torino, 1999) è architetto, svolge attività professionale di progettazione e pianificazione urbanistica, con particolare esperienza nel campo della pianificazione infrastrutturale e della mobilità. È consulente del Comune di Milano per la redazione del Piano di governo del territorio. Insegna Pianificazione e gestione della mobilità al Politecnico di Torino. Ha pubblicato Trasformazione urbana e mobilità. Una guida alla valutazione dei progetti (Angeli, 2003).

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Milano incompiuta - Interpretazioni urbanistiche del mutamento  

Questo libro nasce da una ricerca, da un’indagine su Milano nel mutamento, si occupa di forme dei processi, dei progetti e dei fenomeni urba...

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