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Alto Patronato della Presidenza della Repubblica

Presidenza del Consiglio dei Ministri

Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione

provincia di roma

REGIONE LAZIO

L’Italia scopre l’America

Scatti d’autore Italia/Usa: frammenti di storia, costume, moda e cinema dal dopoguerra alla fine degli anni ’70

EDARCHI’S


main sponsor

Idea e Progetto/Project Umberto Cicconi Ricerca storica e redazione testi/Historical research and text editing Giancarlo Governi Ricerca fotografica/Photographic research Edoardo Cicconi Didascalie e foto a cura di/Pictures captions edited by Leoncarlo Settimelli Hanno collaborato/Collaborations Brunella Frusciante Mauro Loy Luca Broncolo Luca Mazza Archivio fotografico/Photographic Archive Archivio Cicconi Luciano Gagliardi Direttore Archivio Cicconi Grafica e impaginazione/Artwork and page make-up Archi’s Comunicazione Organizzazione evento/Event Organization Methos Opportunity Network

Edizioni Archi’s 2010 I diritti di traduzione, riproduzione e adattamento totale o parziale e con qualsiasi mezzo (compresi i microfilm e le copie fotostatiche) sono riservati per tutti i Paesi. The rights to translation, reproduction and adjustment in whole or in part by any means (including by microfilm and by Photostat) are reserved in every Country.

© 2010 Archivio Cicconi


L’Italia scopre l’America Scatti d’autore Italia/Usa: frammenti di storia, costume, moda e cinema dal dopoguerra alla fine degli anni ’70

prefazione di On. Francesco Maria Giro presentazione di

Giancarlo Governi a cura di

Umberto Cicconi

EDARCHI’S


Prefazione

Un patrimonio assoluto di valori italiani, il prezioso archivio Cicconi, conservato presso la Fondazione Allori. Immagini che ripercorrono la storia ancora viva d’Italia e in particolar modo quella di Roma in un epoca di grandi avvicendamenti e cambiamenti storico culturali sociali. “L’Italia scopre l’America” racchiude frammenti di storia, costume, moda e cinema dal dopoguerra alla fine degli anni ’70 regalandoci immagini a testimonianza del forte legame che ha sempre unito gli Stati Uniti e l’Italia. Anni in cui l’influenza e il fascino del cinema, del costume e del mito americano erano forti nel nostro Paese. Un viaggio nel tempo con Frank Sinatra, John Wayne, Sofia Loren, Anita Ekberg e Federico Fellini e un incantevole Jacqueline Kennedy sulla costiera amalfitana. Ricordiamo questi anni anche per l’importante sviluppo della rete dei trasporti e l’apertura della prima linea della metropolitana nella Capitale. Un ringraziamento particolare a Umberto Cicconi e alla Fondazione Allori per aver regalato immagini in grado più di molte parole di raccontare gli aspetti più caratteristici della vita sociale italiana dell’epoca.

On. Francesco Maria Giro Sottosegretario Ministero per i Beni e le Attività Culturali

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Preface

An absolute heritage of italian values, the precious archive Cicconi, held at the Allori Foundation. Images that trace the history still alive of Italy and especially that of Rome in a period of great alternations and historical cultural social changes. “Italy discovers America� contains history, costume, fashion and film fragments from the post-war period to the late ‘70s giving us images reflecting the strong bond that has always linked United States and Italy. Years in which the influence and the appeal of the film, costume and American myth were strong in our country. A journey through time with Frank Sinatra, John Wayne, Sophia Loren, Anita Ekberg and Federico Fellini and a lovely Jacqueline Kennedy on the Amalfi coast. These years are remembered for the important development of the transport network and the first subway line opening in Rome. A special thanks to Umberto Cicconi and to the Allori Foundation to have given images more capable than any words to describe the most characteristic aspects of italian social life of those days.

Hon. Francesco Maria Giro Undersecretary Department of Cultural Heritage

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L’Italia scopre l’America

I romani che si erano svegliati all’alba di quel 4 giugno del 1944 videro sfilare, in silenzio, l’esercito tedesco in ritirata, quell’esercito che aveva stretto per nove mesi la città in una morsa di terrore. Dopo poche ore arrivarono gli Alleati e fu una grande festa, che per un po’ fece dimenticare i lutti. Roma fu abbandonata dalle truppe tedesche senza combattere, nonostante le ripetute dichiarazioni di difesa ad oltranza e gli impegni proclamati di trasformare la capitale italiana in una seconda Stalingrado. Ma c’era stato un accordo che aveva permesso di risparmiare la Città Eterna dalle distruzioni. Gli Alleati occupavano Roma senza combattere e le stremate truppe tedesche avevano la possibilità di spostare la linea del fronte più alto, verso quella che sarà chiamata la ‘linea gotica’. Ma la festa, quel 4 giugno, fu straordinaria anche perché inaspettata. I romani videro arrivare dalle vie consolari decine e decine di camion e di carri armati americani, con i soldati che lanciavano alla popolazione affamata scatolette di carne, cioccolata e le sigarette. Nei luoghi simbolo di Roma, come Piazza San Pietro, Piazza San Giovanni e il Colosseo, si improvvisarono balli e foto ricordo. In prima fila i soldati americani di origine italiana che ritornavano da liberatori nella terra da dove erano partiti i loro genitori tanti anni prima in cerca di lavoro. La parola “paisà” fu la prima pronunciata in quei giorni, simbolo di fraternizzazione e di riscoperta delle comuni origini. Ma la guerra non era finita, si era spostata al Nord, dove i nazisti e i fascisti di Salò resistettero ancora per dieci mesi. In questi mesi i romani cercarono di riprendere la vita normale, di tornare alle loro occupazioni. Ma come si era arrivati a questo punto? Attraverso una storia di oltre venti anni, durante la quale Mussolini aveva preso il potere, lo aveva consolidato fino ad instaurare una potente dittatura che aveva ispirato Hitler e il nazismo, con i quali era giunto a sfidare il mondo intero in una guerra sanguinosa e terribile, che ora stava per giungere al suo epilogo.

Dopo la Prima Guerra Mondiale, l’Italia era caduta nei più gravi disordini sociali, in un vero e proprio scontro di classe che condusse alla grave crisi dell’ottobre del 1922 che, complice il re Vittorio Emanuele III, si risolse in un colpo di stato che fu consumato proprio il 28 ottobre, al termine di una marcia che aveva portato a Roma alcune migliaia di fascisti. Il Presidente del Consiglio Facta fece piazzare l’esercito agli ingressi della città, sulle vie consolari e chiese al re di firmare lo stato di assedio. Sarebbe bastata la notizia della firma e, senza che venisse sparato un colpo, molto probabilmente gli squadristi sarebbero tornati da dove erano venuti, ma il re si rifiutò (“proviamoli per un po’, questi fascisti, per pochi mesi poi li rimanderemo a casa” disse, dando inizio ad un ventennio che porterà l’Italia alla rovina e i Savoia alla perdita della corona), Facta si dimise, l’esercito si ritirò e Mussolini potè arrivare a Roma in vagone letto e presentarsi al re con la frase “Maestà, vi porto l’Italia di Vittorio Veneto!”, ed ebbe l’incarico di formare il governo. Dopo il delitto Matteotti che lo aveva fatto vacillare, il regime si consolidò, anno dopo anno. Dopo l’uccisione del deputato socialista che aveva denunciato i brogli che avevano falsato i risultati elettorali del 1924, Mussolini mise la parola fine alla crisi che ne era seguita, dichiarando di fronte al Parlamento ormai piegato: “se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io ne sono il capo!” e poi aveva tirato dritto, dando un colpo di spugna su tutti i delitti del fascismo. Aveva debellato definitivamente quel poco di opposizione che era rimasta, aveva istituito i tribunali speciali ed aveva cercato il consenso degli italiani. In fin dei conti il fascismo avevo solo tolto la libertà ad un popolo, ma aveva messo ordine e disciplina. E questo è quello che più conta per i benpensanti. Nel 1929 Mussolini poi chiuse i conti con la Chiesa cattolica e il Concordato. Il duce del fascismo sapeva che era arrivato il momento di un accordo con il Papa che, dopo la Breccia di Porta Pia, se ne stava rinchiuso in un Vaticano ancora offeso per lo sgarbo subito dallo stato italiano che lo aveva espro-

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priato della sua città, facendone la capitale d’Italia. Dopo 59 anni era arrivato il momento delle riconciliazioni. Il Papa del Concordato era Pio XI che in seguito, dopo aver definito Mussolini “l’uomo mandato dalla Provvidenza” non approverà l’alleanza con la Germania nazista. Per dire al mondo la condanna della Chiesa al nazismo, Pio XI convocò per l’11 febbraio del 1939, nel decimo anniversario della firma del Concordato, il sinodo dei Vescovi. Il giorno prima, quando i vescovi erano arrivati a Roma da tutto il mondo, Papa Ratti si ammala gravemente. Implora il suo archiatra di “farlo vivere fino a domani” ma muore durante la notte. Del messaggio che avrebbe voluto leggere ai vescovi non si saprà mai nulla. Fu eletto Papa Eugenio Pacelli, che era stato nunzio apostolico a Berlino. Prenderà il nome di Pio XII e sarà papa per venti anni. Gli anni più critici della storia d’Italia.

spondiamo noi e forse in questa risposta c’è un po’ di verità perché le altre potenze europee (Francia e Inghilterra) non vedono di buon occhio una nostra espansione in Africa. Il 1936 è l’anno del trionfo di Mussolini e del regime fascista: il maresciallo Pietro Badoglio entra ad Adis Abeba e Mussolini, dal balcone di Piazza Venezia, può dichiarare che l’impero, “dopo quindici secoli, è riapparso sui colli fatali di Roma”. In Germania i nazisti hanno preso il potere all’inizio degli anni Trenta e ora costituiscono una grande minaccia per tutta l’Europa. Hitler dice di ispirarsi a Mussolini ma il regime che sta mettendo in piedi è senz’altro più potente e più sanguinario di quello fascista. Ma i due Paesi arrivano a stringere un’alleanza militare (il Patto d’acciaio, la chiamano) che sarà fatale all’Italia e al fascismo. Nel settembre del 1939 la Germania di Hitler invade la sua parte di Polonia, quella che le è toccata nella spartizione operata insieme a Stalin, e la Francia, con la Gran Bretagna, le dichiarano guerra. Mussolini si dichiara “non belligerante” che vuol dire che sta a guardare. In realtà Mussolini sta bluffando con il suo allievo-maestro Hitler e infatti l’Italia, che promette otto milioni di baionette in un’epoca di eserciti con aerei e carri armati, non è pronta per entrare in guerra. La Francia conta molto sulla cosiddetta linea Maginot, un sistema difensivo di fortificazioni che i francesi hanno incominciato a costruire subito dopo la Prima Guerra Mondiale sulla frontiera con la Germania. La linea Maginot è lunga circa 400 chilometri, dal confine svizzero a quello lussemburghese. Ma i nazisti (la loro storia non è soltanto una storia di sangue e di morte ma è anche una storia di slealtà) non rispettano la neutralità di Belgio e Olanda, invadono i loro territori e aggirano la linea Maginot che non copriva i confini con il Belgio. Nel giro di pochi giorni la Francia è invasa, soprattutto dopo la battaglia di Dunkerque dopo la quale 340mila uomini, inglesi e francesi, sono costretti a riparare oltre Manica. A giugno i tedeschi passano sotto l’Arco di Trionfo di Parigi. L’esercito francese è dissolto, il governo del primo ministro Reynaud, fautore della resistenza ai nazisti, viene fatto cadere e, a Vichy (una cittadina della Francia centrale), il generale Pétain forma il governo collaborazionista. La Francia sembra aver perduto tutto, anche l’onore. Mussolini vince tutte le resistenze interne e, da vero giocatore di poker, mette in atto il bluff: la Francia ha capitolato, l’Inghilterra è in ginocchio, con tre mesi di guerra e mille morti l’Italia si siede al tavolo dei vincitori e partecipa alla spartizione del bottino.

La conquista dell’impero ha poi messo Mussolini su un piedistalli da cui non si riesce a vedere quando e chi potrà farlo scendere. Alla metà degli anni Trenta, Mussolini riapre la questione delle colonie, chiede il suo spazio al sole. “Roma rivendica l’Impero…” si canta, e ai giovani che vivono nelle zone più sottosviluppate e che non hanno lavoro, si dice: se vuoi il tuo spazio vattelo a conquistare in Africa. Là potrai trovare la tua terra da coltivare, dove potrai far crescere i tuoi figli, portando la civiltà fascista a quei popoli barbari. Il discorso è convincente anche perché non c’è nessuno che possa dire a quei giovani che la loro Africa sta a casa loro, dove potrebbero trovare la terra da coltivare e dove far crescere i figli. Certo, bisognerebbe toglierla ai latifondisti che si arricchiscono con la rendita passiva, sfruttando i braccianti che vivono, se è possibile, in condizioni peggiori di quei popoli che si dovrebbe andare a civilizzare. Ma non c’è nessuno a dire queste cose perché le voci di dissenso sono state messe a tacere. I giovani partono per l’Africa Orientale, a cui è stata trovata anche una sigla geografica: AOI, che vuol dire, ovviamente Africa Orientale Italiana. Al popolo italiano rimasto nel territorio metropolitano giungono soltanto gli echi delle “gloriose imprese”. Ma in Italia non giungono affatto gli echi dei massacri, dei gas asfissianti con cui fa la guerra il nostro esercito. Non si viene a sapere niente neppure degli stupri che vengono fatti passare per dedizione spontanea delle donne africane agli ardori del maschio latino, la fama delle cui imprese amatorie non si sa come sarebbe giunta laggiù. La Società delle Nazioni non approva la vocazione colonialista dell’Italia e vota le sanzioni. Tutta invidia degli Inglesi, ri-

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Non ha fatto i conti con l’ingordigia di Hitler che sta preparando l’ ‘Operazione Barbarossa’ con cui attaccherà l’Unione Sovietica e che sarà la sua tomba; e non ha fatto i conti con gli Stati Uniti d’America che non possono assistere impotenti allo strazio dell’Europa. E sarà proprio l’ingresso degli Stati Uniti, dopo l’attacco giapponese alla base navale di Pearl Harbour, a far precipitare le sorti della guerra. Le vicende della guerra per l’Italia, dopo i primi successi sul fronte alpino, contro la Francia ormai alle soglie di un armistizio con la Germania e alla quale avevamo assestato la famosa ‘pugnalata alla schiena’, l’occupazione della Somalia inglese in Africa Orientale e la limitata avanzata oltre il confine della Cirenaica, in Africa Settentrionale, negli anni 1942 e 1943 avevano assunto una ben diversa dimensione. L’attacco alla Grecia (avvenuto senza alcuna intesa con i tedeschi e soltanto per rimarcare la nostra volontà di portare avanti la guerra in maniera non subalterna al nostro alleato: un modo per far capire ad Hitler che c’eravamo anche noi) in cui rischiammo di perdere l’Albania, si era risolto solamente con l’intervento delle truppe germaniche che avevano invaso la penisola balcanica. Le tragiche vicende del fronte russo, nell’inverno del 194243, avevano causato le gravi perdite dell’armata italiana ed il doloroso sacrificio delle divisioni alpine. Un’errata concezione strategica della guerra, condotta per le linee interne, mentre gli Alleati si avvelenavano nelle loro posizioni per procedere per linee esterne, la disparità nella produzione industriale e la scarsità delle materie prime, tra cui determinante quella del petrolio che costringeva la flotta italiana a limitare sortite dai porti, avevano determinato la nostra ritirata dalla Libia e dalla Tunisia e quindi l’invasione della Sicilia ed il successivo sbarco nell’Italia meridionale. L’adesione popolare al regime fascista si andava dissolvendo e agli entusiasmi iniziali si era sostituita una rassegnata e paziente apatia, presto matrice di dissenso e delle critiche in cui trovava sfogo il malumore generale, fomentato dalla penuria dei generi di prima necessità e accresciuto dalle conseguenze dei massicci bombardamenti aerei delle città. A dare il colpo di grazia al regime erano stati i bombardamenti di San Lorenzo a Roma e le notizie della sbarco in Sicilia che Mussolini aveva cercato di minimizzare con la teoria del ‘bagnasciuga’ (intendeva dire battigia), che voleva dire: è vero, i nemici hanno messo piede nel ‘patrio suolo’ ma li abbiamo fermati proprio sulla spiaggia e da lì non si muoveranno, fino a quando non li avremo ricacciati in mare. E invece le cose si stavano facendo drammatiche, perché

gli Alleati, su consiglio di Churchill che aveva definito l’Italia “il ventre molle dell’Europa”, avevano attaccato in forze con 160.000 uomini. Dopo un mese di bombardamenti a tappeto sulle isole di Lampedusa e Pantelleria, il 10 luglio avevano invaso tutta la Sicilia. A quel punto non c’era più da minimizzare e la teoria del ‘bagnasciuga’ non reggeva più, anche perché la drammaticità della situazione non veniva taciuta più neppure dai comunicati ufficiali che l’Eiar diramava giornalmente. Alcuni gerarchi fascisti, capitanati da Dino Grandi che non aveva mai amato la Germania di Hitler e aveva spinto per un’alleanza con l’Inghilterra, si stavano organizzando, sotto l’occulta regia del re, per dare una svolta alla situazione politica e militare. L’obiettivo dichiarato è quello di sgravare Mussolini dall’eccesso di responsabilità, restituendo al re il comando dell’esercito. Un disegno che probabilmente trovò consenziente lo stesso duce, il quale convinse a convocare il Gran Consiglio che non si riuniva da tempo e che non aveva mai avuto poteri reali e lasciò che quella che fu definita poi una vera e propria congiura si consumasse tranquillamente. Ai fedelissimi che gli chiedevano di poter arrestare tutti i dissidenti, rispose di no. La mattina dopo Mussolini, non più in divisa militare, si recò dal re a Villa Torlonia per informarlo delle decisioni del Gran Consiglio e per restituirgli il comando dell’esercito, ma fu arrestato (per la “vostra incolumità”, gli disse il re) e spedito in esilio a Ponza, in un primo momento, e poi a Campo Imperatore in Abruzzo, dove, dopo l’8 settembre, lo liberarono i tedeschi. Il suo posto lo prese il generale Pietro Badoglio il quale si affrettò a dichiarare che “la guerra continua accanto all’alleato germanico”. L’8 settembre il disastro: l’Italia chiedeva l’armistizio agli Alleati senza dare istruzioni all’esercito che si trovò allo sbando. Il re scappò a Pescara da dove si imbarcò sulla corvetta Baionetta per dirigersi a Brindisi eletta a nuova capitale del Sud liberato, lasciando gran parte del territorio nazionale nelle mani dei tedeschi, mentre a Roma un gruppo di disperati a Porta San Paolo cercava di difendere la Capitale e l’onore del Paese. “Tutti a casa” era la parola d’ordine di quei giorni. Gli ufficiali telefonavano ai comandi che dicevano di non avere ordini. In poche ore fu il caos e lo sbandamento di un esercito. Nelle città e nei paesi la notizia dell’armistizio veniva interpretata come la fine della guerra. I più istruiti si attaccavano all’interpretazione etimologica: l’armistizio si ha quando le armi si fermano, quando cessano le operazioni di guerra. Quindi l’armistizio vuol dire pace. Ma i tapini non sapevano

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che si trattava di un armistizio unilaterale e che gli ex-alleati tedeschi non consideravano l’armistizio un atto di pace, bensì un tradimento. Ma ci fu chi, come a Cefalonia, preferì farsi massacrare piuttosto che cedere le armi ai tedeschi. In quei giorni, a Cefalonia e a Porta San Paolo, nacque la Resistenza al nazismo e al fascismo, che restituì l’onore all’Italia.

insurrezionale ma sarà lo stesso Togliatti che calmerà gli animi lanciando un appello dal suo letto di ospedale. Si disse che anche una grande impresa sportiva avesse concorso a riportare la calma. Fu quella di Gino Bartali che con una formidabile rimonta riuscì a vincere il Tour de France. Rinasce anche il cinema. Gli studi sono occupati dai senzatetto e dagli sfollati per cui bisogna fare un cinema en plein air, per le strade di Roma. Con queste premesse, dopo la guerra, negli anni in cui l’Italia ferita a morte reagisce, anche moralmente, ed inizia la ricostruzione, Vittorio De Sica, insieme a Cesare Zavattini con il quale è divenuto inseparabile, dà vita al movimento neorealista. Prima di Sciuscià c’era stato Roma città aperta, il film capostipite del neorealismo. Fra Sciuscià e il capolavoro di Roberto Rossellini le differenze sono profonde, soprattutto nel linguaggio. Roma città aperta racconta una storia vera con grande verità ma servendosi di attori professionisti, come Anna Magnani e Aldo Fabrizi, alla cui arte sublime è affidato il compito di restituirci personaggi veri. In Sciuscià (come poi Ladri di Biciclette) utilizzeranno soltanto attori presi dalla strada. Sciuscià racconta la storia di ragazzi di strada che popolavano Roma e le altre città italiane occupate dagli Alleati, e che vivevano pulendo le scarpe ai soldati e prestandosi a tutti i servizi e guadagnando così cifre consistenti. Nella Roma devastata dalla guerra si incontravano decine di bambini con le tasche piene di soldi e con l’infanzia distrutta. Questi bambini colpirono la fantasia di De Sica, il quale capì che potevano dargli lo spunto per un cinema nuovo. La stagione del neorealismo durò pochi anni ma i film di Vittorio De Sica e di Roberto Rossellini conquistarono il mondo e gli Stati Uniti in particolare.

Passarono dieci mesi prima di quel 4 giugno del 1944. Saranno dieci mesi di terrore, di fame, di privazioni, di stragi, di morte e di distruzioni. Saranno mesi di attesa dell’arrivo degli Alleati che sono annunciati ad Anzio ma tardano ad arrivare a Roma. Anzio dista dalla Capitale una cinquantina di chilometri e i romani ironizzano sulla “bassa velocità” con cui procedono gli Alleati. Ma, come dice un proverbio italiano, “tutto arriva per chi sa aspettare”, e la pazienza dei romani alla fine viene premiata. Ci vorranno altri dieci mesi perché anche il resto d’Italia venga liberato. Poi ci sono gli anni della ricostruzione, anni in cui gli italiani mostreranno grande coraggio perché sapranno rimboccarsi le maniche e procedere alla ricostruzione materiale del Paese, ma anche alla ricostruzione morale. Faranno i conti con il fascismo, sceglieranno con il referendum la forma repubblicana mandando a casa i Savoia, ritenuti dalla maggioranza del popolo italiano complici del fascismo, eleggeranno una Assemblea Costituente che elaborerà una Costituzione democratica molto avanzata e condivisa. Tutto questo fu fatto grazie anche alla concordia e alla unità delle forze politiche antifasciste, che durò poco perché si volle riprodurre anche in Italia le divisioni di Jalta. Quei partiti che avevano agito nella concordia improvvisamente erano diventati nemici fino ad arrivare alle elezioni del 1948, le prime dell’era repubblicana, in due blocchi contrapposti (le sinistre di Blocco del Popolo e la Democrazia Cristiana con i suoi alleati centristi) e dopo una campagna elettorale avvelenata. Vincerà la Democrazia cristiana, aiutata da tutto il mondo cattolico, che raggiungerà la maggioranza assoluta. La scelta era obbligata, gli italiani dovevano scegliere fra due sistemi: il sistema sovietico che proponeva una società collettivizzata e il sistema americano-occidentale che proponeva una società liberale. Gli italiani dovevano scegliere se stare in Oriente o in Occidente. Per fortuna decisero di stare in Occidente. Nel clima ostile che si era creato si consumerà, nel luglio dello stesso anno, un attentato alla vita del segretario comunista Palmiro Togliatti. Il Paese entrerà in un clima pre-

La ricostruzione materiale del Paese è possibile soprattutto grazie agli aiuti degli Stati Uniti d’America, in particolare con il Piano Marshall che prevede massicci investimenti in Italia, una grossa parte a Roma che si prepara a vivere l’Anno Santo del 1950. Il Papa Pio XII vuole fare dell’Anno Santo l’occasione della “cristianizzazione” del Paese e di Roma in particolare che, secondo le intenzioni del Pontefice, dovrebbe diventare la “città santa” dei cattolici. Non sarà così perché i romani vogliono vivere la loro vita, autonoma e indipendente, nel rispetto della Chiesa e del Papa, di cui non sopporteranno mai le eccessive ingerenze. L’Anno Santo del 1950 porta milioni di pellegrini a Roma che costituiscono anche il rilancio della città e della sua vocazione turistica.

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Gli anni Cinquanta sono anni cruciali per la storia d’Italia. Sono anni di modernizzazione e di progresso. Il Paese in pochi anni passa da economia prevalentemente agricola a una economia prevalentemente industriale. I contadini lasciano la terra e si trasferiscono nelle città del Nord per lavorare nelle fabbriche ma anche a Roma, che in pochi anni raddoppia e poi triplica la sua popolazione. La televisione, nata nel 1954, ben presto contribuisce alla crescita del Paese, diffondendo una lingua comune in una Italia dove in ogni regione si è parlato sempre il proprio dialetto, mentre l’italiano era riservato alle persone colte e alla burocrazia. La televisione diffonde anche la cultura e attraverso la pubblicità (il celebre Carosello) crea il bisogno negli italiani di beni nuovi che fino a quel momento erano riservati a pochi. È la nascita e la crescita del mercato. La televisione fa scoprire l’esistenza delle lavatrici e di tutti gli elettrodomestici che vanno ad alleviare il lavoro casalingo. Molti scoprono anche l’uso del dentifricio e del sapone e di tutti quei prodotti che migliorano l’igiene personale. La Fiat inventa l’”utilitaria”, una automobile per tutti (prima la 600 e poi la 500) e dà così inizio alla motorizzazione del Paese. Sembra che gli italiani, di fronte alla loro Italia ridotta in macerie si siano detti: oramai il passato è passato. È caduto il fascismo e tutti provano il brivido della libertà, del voto, della discussione, ma soprattutto si vuole tornare a vivere, a vincere la partita con se stessi e con la vita, finalmente padroni del proprio destino. Insomma gli italiani di allora, partiti dalle macerie della guerra, arrivarono – con il lavoro, i sacrifici ma anche con la fantasia e la gioia di vivere – a quello che fu chiamato il ‘miracolo italiano’: un processo di trasformazione economica che sorprese il mondo e che portò l’Italia al rango dei Paesi industrialmente più avanzati.

È la qualità della vita che sta cambiando profondamente per gli Italiani che hanno incominciato a godersi il “benessere” economico e quella che viene chiamata la “civiltà dei consumi”. Ma il modello da seguire, anche se ci viene dagli USA, non è ancora il “modello americano”. Sembra che gli italiani stiano cercando una loro “via” del tutto originale. E per certi aspetti sembrano interessati a questa via proprio coloro che hanno favorito il loro progresso: gli americani. I quali sono attratti dall’Italia e in particolare da Roma. Sono attratti soprattutto dalla dolcezza del clima romano, dai locali dove i divi del cinema si mescolano con i comuni mortali in un miscuglio di normalità e quasi di indifferenza. Sono attratti soprattutto da Via Veneto e dalla “dolce vita” raccontata dal famoso film di Federico Fellini, con le scorribande notturne dei “paparazzi” alla caccia di un volto noto da fotografare, dal via vai continuo di gente che vuole divertirsi. Qualcuno dice che la “dolce vita” sia una invenzione di quel grande mistificatore che era Fellini, ma la forza del film è tale che si tende a riproporla pari pari e che alla festa partecipino soprattutto gli americani, i “divi” specialmente, i quali fanno di Roma e di Via Veneto le loro mete obbligate. Quella strada che pochi anni prima era popolata dagli “sciuscià” che pulivano le scarpe ai soldati americani, ora è popolata dagli americani famosi (da Frank Sinatra a Gary Cooper, da Ava Gardner a Gregory Peck e così via) che ora hanno scoperto che a Roma, oltre alla “dolce vita”, c’è anche la possibilità di fare con minore spesa e maggiore profitto il loro cinema. Insomma, Hollywood si è trasferita sulle rive del Tevere e l’idillio Roma-America ha raggiunto il suo punto più alto. I romani dicono “Grazie America” ma ora anche gli americani sembrano dire “Grazie Roma”. Giancarlo Governi

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Italy discovers America

On that fourth of June 1944, the Romans who had got up at down witnessed the silent passage of the retreating German army, an army that for nine months had clamped the city in a grip of terror. A few hours later the Allied come in and it was such a joy that, for a while, deaths and losses were forgotten. Rome had been abandoned by the German troops without fighting, notwithstanding the repeated declarations of an all-out defence and the proclaimed commitment to turn the Italian capital city into a second Stalingrad. Fortunately, an agreement had been made that allowed the Eternal City to be spared. The Allied occupied Rome without fighting, and the exhausted German troops had the possibility to move their front line higher up, towards what was to be known as the “gothic line”. However, the joy on that fourth of June had been extraordinary even because it had been unexpected. The Romans saw American trucks and tanks coming by the dozen from the consular roads, with soldiers tossing meat cans, chocolate bars and cigarettes in the direction of the starving population. The place that were the symbols of Rome, such as St. Peter’s Square, St. John’s Square and the Colosseum, witnessed improvised dances and souvenir photos. In the foreground, there were the American soldiers of Italian origin who had returned as liberators to the land that their parents had left many years before to look for a job. “Paisà” (fellow citizen) was the word pronounced most often in those days, and it turned into the symbol of fraternization and rediscovery of common origins. The war, however, had not been halted as it had moved to the North, where the Nazis and the Salò Fascists held out for ten months longer. In those months, the Romans endeavoured to resume their normal life, to go back to their occupations. But how had that stage been reached? It had been reached over a period of more than twenty years during which Mussolini had seized power, had consolidated it down to the establishment of a powerful dictatorship that inspired

Hitler and Nazism, and, joining forces with the latter, had got to the point of challenging the entire world in a bloody and terrible war that, finally, was getting to its end. After World War One, Italy had experienced the most serious social disorders, a real class clash that let to the severe crisis of October 1922 when, accomplice King Victor Emmanuel III, it turned into a coup that actually occurred on October 28, at the end of a march that had taken a few thousand Fascists to Rome. Prime Minister Facta caused the army to be posed at the city doors on the consular road and asked the king to sign the state of siege. It would have been enough to disseminate the news of the signature and, most probably, the members of the Fascists action squads would have returned to the places they had come from with no need to fire a single shot. However, the king refused to sign (“let’s put these Fascists to the test for a while, just a few months then we shall send them home” he had said, marking the beginning of a twenty-year period that was bound to cause Italy to go to rack and ruins and the Savoy ruling family to lose the throne). Facta resigned, the army withdrew and Mussolini was able to get to Rome by sleeping car and to present himself before the king saying, “Your Majesty, I am bringing you Vittorio Veneto’s Italy!”, and he was asked to form the new government. After the assassination of Matteotti, which had caused the regime to totter, the latter consolidated more and more every year. Further to the killing of the Socialist Deputy who had reported the vote rigging that had distorted the electoral results in 1924, Mussolini put and end to the crisis that had ensued by declaring before a Parliament that, by then, had fully given in, “if Fascism has been a criminal association, I am its leader”. The, he went on his way, wiping the slate of all the Fascism crimes clean. Having eradicated for good any opposition that had been left, he had set up the special courts and had endeavoured to obtain the consent of the Italians. After all, Fascism had deprived a people of

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its freedom, but it had imposed order and discipline. This was what mattered the most to conformists.

The youth left bound for East Africa, for which a geographical acronym had been conceived: AOI, meaning quite obviously Africa Orientale Italiana (Italian East Africa). The Italian people that had remained in the metropolitan territory only heard the echoes of the “glorious feats”. However, they never heard the echoes of the massacres and of the asphyxiating gases used by our army to wage war. No news ever filtered through about the numberless rapes, passed down as spontaneous devotion of the African women to the ardors of the Latin males whose amatory reputation had spread over there no one knows how. The League of Nations did not approve Italy’s colonialist vocation and voted sanctions against it. It is merely on account of the envy of the British, it was our answer and, perhaps, there was a bit of truth in this answer because the other European powers (France and Great Britain) did not look favourably upon our expansion in Africa. 1936 was the year of the triumph of both Mussolini and Fascist regime. Marshall Pietro Badoglio made his entry in Adis Abeba and Mussolini, from his balcony in Piazza Venezia, succeeded in asserting that – after fifteen centuries – the Empire had reappeared on the fated hill oh Rome. In Germany, the Nazis had seized power in the early Thirties and ended up being a great threat for Europe as a whole. Hitler had said that he had drown inspiration from Mussolini, although the regime he was creating was unquestionably more powerful and blood-thirsty that Fascist regime. At any rate, the two countries formed a military alliance (the so-called “Pact of Steel”) that was to prove disastrous for Italy and Mussolini. In September 1939, Hitler’s Germany invaded its part of Poland – the part it was entitled to, further to the carve-up with Stalin – and France together with great Britain declared was on Germany. Mussolini declared his “non belligerency”, meaning that was having a look around. Actually, Mussolini was bluffing with his pupil-master Hitler since Italy, which had promised eight million bayonets in an age or armies with airplanes and tanks, was not ready to go to war. France relied considerably on the so-called Maginot line, a defence system of fortifications that the French had started building along the border with Germany immediately after World War One. The Maginot line stretched from the Swiss to the Luxembourg border and covered nearly 400 kilometres. However, the Nazis (their history is not only a story of blood and death, as it is also a story of disloyalty) did not respect the neutrality of their Belgium or The Netherlands and invaded their territories by getting round the Maginot line

Subsequently, in 1929, Mussolini squared all accounts with Catholic Church through the Concordat. The Fascist leader knew that it had come the time to make an agreement with the Pope who, after the Breach at Porta Pia, had shut himself up in the Vatican, feeling still offended for the snub suffered from the Italian State that had dispossessed him of his city to turn it into the Capital of Italy. Fifty-nine years later, the time had come for a reconciliation effort. The Pope of the Concordat had been Pius XI who, after having defined Mussolini as “the man sent by Providence”, later on failed to approve his alliance with Nazi Germany. With a view to conveying to the world the Church’s condemnation of Nazism, on February 11, 1939 – the tenth anniversary of the Concordat – Pius XI had convened the synod of the bishops. The previous day, when the bishop had already got to Rome from all over the world, Pope Ratti fell seriously ill. He implored his physician to “allow him to live until tomorrow”, but he died during the night. Nothing was ever to be known of the message that he meant to read to the bishops. Eugenio Pacelli, who was served as apostolic nuncio in Berlin, was elected pope with the name of Pius XII. He was to be Pope for twenty years, the most terrible years in the history of Italy. Later on, the conquest of the empire set Mussolini on a pedestal from which nobody could see when and who could get him off. Halfway through the Thirties, Mussolini went back to the issue of the colonies, requesting his space in the sun. “Rome claims the Empire…” was being sung, and the jobless youth living in the most underdeveloped areas were told that, if they wanted a space of their own, they were to conquer it in Africa. There, they would have found their own land to farm and a land where to grow their children, bringing the Fascist civilization to those barbarian people. It was a convincing subject, even on account of the fact that there was nobody to tell those youths that their Africa was at home, where they could have found land to farm and land were to grow their children. However, and there was no doubt about it, they would have had to take it away from the big landowners who were getting rich through their land rent, exploiting farm laborers who, if at all possible, were living in worse conditions that those people whom they were supposed to civilize. However, no one could say these things because any voice of dissident had been silenced.

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that failed to cover the boundary with Belgium. In just a few days, even France was invaded, particularly after the battle of Dunkerque when 340,000 men – British and French – were forced to take shelter across the English Channel. In June, the Germans were marching through the Arch of Triumph in Paris. The French Army was broken up, the government of Prime Minister Reynaud – champion of the resistance to the Nazis – was brought down, and General Pétain set up a collaborationist government at Vichy (a town in central France). It seemed that France had lost everything, even its honour. Mussolini overcame all inner resistance and, as a real poker player, resorted to his bluff: France had capitulated, England has been brought to its knees and, with three months of war and thousand deaths, Italy could have succeeded in sitting at the winner’s table and sharing out the loot. Nonetheless, he had not taken Hitler’s greediness into account, as the latter was arranging his “operation Barbarossa” with which he was to invade the Soviet Union. Indeed, the latter proved to be his grave. Besides, Mussolini had not taken into account the United States of America who could not be a powerless witness of Europe’s agony. During 1942 and 1943, further to Italy’s initial successes on the Alpine front against France, to whom we had dealt the famous “stab in the back” and which was by then on the brick of an armistice with Germany, after the occupation of British Somaliland in Eastern Africa and the limited progress beyond Cyrenaica in Northern Africa, the war events had taken on a fully different dimension for Italy. The attack on Greece (which took place without having reached an agreement with the Germans and just in order to stress our willingness to wage war without any kind of subservience which respect to our ally – a way to cause Hitler to understand that we were there too), where we had run the risk of loosing Albania as well, had only ended with the intervention of the German troops that had invaded the Balkan peninsula. During the winter of 1942-43, the tragic events on the Russian front had resulted in great losses for the Italian army and the distressing sacrifice of the Alpine troops divisions. A mistake strategic conception of war, conduced by inner lines while the Allies were fuming in their positions in order to proceed by external lines, the disparity in the industrial production and the want of raw materials, with special regard to oil, that forced the Italian fleet to limited sorties outside the ports, had determined our withdrawal from Libya and Tunisia and, therefore, the invasion of Sicily and the subsequent landing in Southern Italy.

The people’s support to the Fascist regime was faltering and the initial enthusiasm was being replaced by a resigned and patient apathy. Quiet soon, this turned into a matrix of dissidence and criticism venting a general resentment fomented by the want of commodities and made worst by the consequences of the massive bombing raids on the cities. The final blow to the regime came from the bombing of San Lorenzo in Rome and the news of the landing in Sicily, which Mussolini had endeavoured to minimize with his ‘water’s edge’ theory. By this he meant that it was true that the enemies had stepped on our ‘native soil’, but that we had stopped them on the very shore and they could move no farther until we had driven them back into the sea. Instead, the situation was proving really dramatic since, on Churchill’s advice (Churchill had defined Italy the ‘soft underbelly’ of Europe), the Allies had attacked in force with 160,000 men. After a month of saturation bombing raids over the islands of Lampedusa and Pantelleria, on July 10 they had invaded all of Sicily. At the point, there was nothing to be minimized and the ‘water’s edge’ theory no longer stood the test, even on account of the fact that the drama of the situation was no longer hushed up, not even by the official notices broadcast on a daily basis by the Eiar (Italian Radio Audition Board). A few Fascist Party leaders, headed by Dino Grandi who had never loved Hitler’s Germany and had urged an alliance with England, were getting organized, under the secret direction of the king, to bring about a change in the political and military situation. The reported objective was to relieve Mussolini from his excessive responsibilities by returning the army command to the king. Perhaps, even the Duce had assented to this project, since he was persuaded to summon the Great Council – that had not met for quite a time and never had real powers – and allowed what was later on defined an actual conspiracy to take place quietly. Being asked by his most faithful followers to be allowed to arrest all the dissidents, he said no. The next morning Mussolini – no longer wearing his military uniform – went to see the king at Villa Torlonia in order to inform him of the resolution of the Great Council and to return the army command to the king. However, Mussolini was arrested (for “your safety” the king told him) and exiled initially to Ponza and, later to, to Campo Imperatore in Abruzzo where, on September 8, he was freed by the Germans. He was replaced by General Pietro Badoglio who hastened to declare that “war would go on beside the Germanic ally”. On September 8, the disaster: Italy asked the Allies for an

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armistice without giving any instruction to the army that was left in total chaos. The king ran away to Pescara where he boarded the corvette Baionetta heading for Brindisi, elected the new capital of the liberated South, leaving most of the national territory in the hands of the Germans, while a group of desperate people at Porta San Paolo in Rome attempted to defend the Capital City and the honour of the Country. “Everybody home” was the password in those days. The officers would telephone their headquarters, but they were just told that there were no orders. In just a few hours, it was mere chaos and the break up of an army. In towns and villages the news of the armistice was interpreted as the end of the war. Those who were more educated fastened on an etymological interpretation: armistice is when arms stop, when the war operations get to an end, hence armistice means peace. But the wretches did not know that it was a unilateral armistice and the former German allies did not consider the armistice an act of peace but, indeed, a betrayal. However, there were those who preferred to allow themselves to be massacred rather than to surrender to the Germans, like in Cephalonia. Those days, in Cephalonia just as at Porta San Paolo, witnessed the birth of the Resistance to Nazism and Fascism, a movement that gave Italy back its honour.

All this was achieved thanks to the goodwill and unity of the anti-Fascist political forces that, however, did not last long because the Yalta divisions ended up being proposed once again even in Italy. Those parties who had worked together in harmony turned into enemies all of a sudden, getting to election of 1948 – the first elections of the republican age – entrenched in two opposing blocks (the left-wing parties in the People’s Block and the Christian Democrats with their middle-of-the-road allies) after an incensed and venomous electoral campaign. The Christian Democrats, supported by the Catholic world as one, won the elections with an absolute majority. It was a forced choice, as the Italians had to choose between two systems: the Soviet system that proposed a collectivized society, and the western-American system that proposed a liberal society. The Italians had no choose whether to be in the East or in the West and, quiet luckily, they decided to remain in the West. In July of the same year, the climate of hostility that had come about led to the penetration of the attempt on the life of Palmiro Togliatti, the Secretary of the Communist Party. The Country entered a pre-insurrectional stage but it was Togliatti himself who succeeded in cooling off the situation by making an appeal from his hospital bed. It was said that a major sport achievement had also given its contribution to pacify the atmosphere. It was Gino Bartali’s triumph when, with a formidable comeback, he succeeded in winning the Tour the France.

Ten months elapsed before that fourth of June 1944. They were ten months of terror, hunger, hardships, slaughters, death and destruction. They were months when people waited for the arrival of the Allies that, although present at Anzio, delayed their arrival in Rome. Anzio is a mere fifty kilometres away from the Capital City and Romans spoke ironically of the “low speed” at which the Allied were moving. However, as an Italian saying goes, “everything turns up for those who are willing to wait”, and the patience of the Romans was rewarded in the end. The additional months elapsed before even the rest of Italy was freed.

Even the cinema witnessed a revival. The studios were taken up by the homeless and the evacuees, so that films had to be shot in the open air, on the streets of Rome. In this situation, in the years after the war when, although mortally wounded, Italy was starting to react even from a moral point of view and to see to its reconstruction, Vittorio De Sica and Cesare Zavattini, who had become inseparable, gave rise to the neorealist movement. Sciuscià (Shoeshine) had been preceded by Roma citta aperta (Rome, open city), the film that was the initiator of Neorealism. There are considerable differences, particularly in the language, between Sciuscià and Roberto Rossellini’s masterpiece. Roma città aperta relates a true story with the utmost truth, but employing professional artists such as Anna Magnani and Aldo Fabrizi, whose sublime art is entrusted with the task of giving us real characters. In Sciuscià (as later on, in Ladri di biciclette (Bicycles Thieves)) they only used actors off-the-street. Sciuscià tells the story of the street kids that peopled Rome and the other

Then, there were the years of the reconstruction, years when Italians proved their great courage, because they succeeded in rolling up their sleeves and seeing to the material reconstruction of the Country, but also to its moral reconstruction. They reckoned with Fascism and, through a referendum, selected a republican type of government, sending the Savoy ruling family packing, as most of the Italians believed the latter to be an accomplice of Fascism. Besides, they elected a Constituent Assembly that worked out an extremely progressive democratic Constitution.

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Italian cities occupied by the Allies, who made a living shining the soldiers’ shoes and rendering any other type of service, succeeding in earning quiet a lot. In a Rome ravaged by war, there were children by the dozen with their pockets full of money but with a destroyed childhood. These children struck De Sica’s fancy, and they gave him the idea for a new cinema. The season of Neorealism lasted only a few years, but the films by Vittorio De Sica and Roberto Rossellini conquered the world and, in particular, the United States.

It seemed that the Italians, faced with their Italy in a heap of ruins, had told themselves, ‘the past is past’. The Fascism regime had fallen and everyone felt the thrill of freedom, of voting, of winning a game with themselves and life, finally in charge of their own destiny. In short, the Italians of those times, departing from the ruins of war, had arrived – through work and sacrifices, but also through imagination and joie de vivre – to what came to be know as the ‘Italian miracle’: a process pf economic transformation that caught the world by surprise and caused Italy to become one of the most advanced among and industrialized countries.

The material reconstruction of the Country was achieved thanks, in particular, to the aids from the USA and, above all, the Marshall Plan, which entailed huge investments in Italy and particularly in Rome that was preparing for the 1950 Holy Year. Pope Pius XII meant to turn the Holy Year into an occasion for the “Christianization” of the Country and, particularly Rome that, in the Pontiff’s view, was supposed to turn into the “holy city” of the Catholics. This plan failed as the Romans wanted to live an autonomous and independent life since, while respecting the Church and the Pope, they would no longer accept their excessive interferences. The 1950 Holy Year brought to Rome millions of pilgrims, and this resulted also in a revival of the city and its tourist vocation. The 1950’s were crucial years for the history of Italy, years of modernization and progress. In just a few years, the Country moved from a prevailingly agricultural economy to a prevailingly industrial economy. The farmers abandoned the land and moved to the cities in the North to work in factories, but also to Rome that soon doubled and then trebled its population. The television, created in 1954, soon contributed to the growth of Italy, spreading a common language in a country where each region had always spoken its own dialect, while the Italian was viewed as the language of those who were educated and the language of bureaucracy. The television brought also culture and, though advertising (the famous Carosello), gave rise in the Italians to the need for new goods that, until than, had only been reserved to a few. It was the birth and the growth of the market. The television allowed people to get to know that there were such things as washing machines and other electrical appliances that made household chores easier. Quite a few also discovered the use of tooth paste and soap, and of all those products that improve one’s personal hygiene. FIAT invented the ‘economy car’ a car for all (initially the ‘600’ and then the ‘500’) and, in so doing, it marked the beginning of the Country’s motorization.

It was the quality of life that was undergoing a thorough change, and the Italian started enjoying economic ‘wellbeing’ and what was to be called the ‘consumer society’. Nonetheless, the model to be followed –although coming from USA- was not yet the “American model”. The Italians appeared to be looking for a fully original course of their own and, somehow, they seemed to arouse the interest in this course of those who had promoted their progress: the Americans. The latter were attracted by Italy and by Rome in particular. Most of all, they are attracted by the mildness of the Roman climate, by the places where the film stars intermingled with the lesser mortals in a mix of normality and nearly indifference. They were mostly attracted by Via Veneto and the dolce vita as shown by Federico Fellini’s famous film, with the paparazzi’s nightly raids, hunting for a known face to be photographed, the continuous coming and going of people who wanted to have a good time. There are those who say that the dolce vita was a mere invention of Fellini, the great deceiver, but the force of the film was so huge that there was a tendency to re-propose in exactly as it was in the film, with the participation in the merry making of the Americans, particularly the ‘stars’, which had turned Rome and Via Veneto into their fix destinations. That road that a few years earlier had been peopled by famous Americans (from Frank Sinatra to Gary Cooper, from Ava Gardner to Gregory Peck, and so on) who had discovered that in Rome, in addiction to the dolce vita, they had also the possibility of shooting films paying less and profiting more. In short, Hollywood moved to the shores of the Tiber and the Rome-America idyll reached its peak. The Romans say “Thank you America”, but even the American would now seem to be saying “Thank you Rome”. Giancarlo Governi

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l’Italia

scopre

l’America


1. Liberazione di Roma da parte delle truppe USA: un carro armato sosta sul Lungo Tevere, davanti a Castel Sant’Angelo, 4 giugno 1944 1. Liberation of Rome by the US troops: a tank is parked in Lungo Tevere in front of Castel S. Angelo, June 4, 1944

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2. Liberazione di Roma: soldati americani in Piazza San Pietro, 4 giugno 1944 2. Liberation of Rome: US soldiers in St. Peter, June 4, 1944

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3. Liberazione di Roma. I cittadini festeggiano gli alleati: l’entusiasmo è tale da nascondere al fotografo i soldati, 4 giugno 1944 3. Liberation of Rome: the citizens give a warm welcome to the Allied; the enthusiasm is such as to hide the soldiers from the photographer’s view, June 4, 1944

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4. La banda percorre Via del Tritone, preceduta dalla folla dei cittadini romani. Si notino i bambini senza scarpe, 4 giugno 1944 4. The band walks along Via del Tritone preceded by a crowd of Roman citizens. Note the shoeless children, June 4, 1944

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5. Manifestanti cattolici plaudono al Papa, dimenticandosi... che il saluto fascista non è piÚ di moda, 4 giugno 1944 5. Catholic demonstrators applaud the Pope, forgetting... that the Fascist salute is no longer in fashion, June 4, 1944

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6. Umberto di Savoia decora una bandiera alleata, 1945 6. Humbert of Savoy decorates an allied flag, 1945

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7. La Corte di Cassazione proclama i risultati del referendum tra Monarchia e Repubblica: gli italiani hanno scelto la Repubblica, 10 giugno 1946 7. The Court of Cassation proclaims the results of the referendum between Monarchy and Republic: the Italian had chosen the Republic, June 10, 1946

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8. Maria Montessori, grande pedagogista, avversata dal nazismo e dal fascismo, torna nell’Italia liberata dopo l’esilio in USA, 1946 8. Maria Montessori, a great pedagogue who had been opposed by both the Nazis and the Fascists, returns from her exile in the USA to the now liberated Italy, 1946

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9. Il quinto governo De Gasperi: il secondo da sinistra è Umberto Tupini, quindi il democristiano Andreotti e (seminascosto) Mario Scelba, dello stesso partito, 31 maggio 1947 9. The fifth De Gasperi government: the second from the left is Umberto Tupini, than there is the Christian Democrat Andreotti and (half hidden) Mario Scelba belonging to the same party, May 31, 1947

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10. Il Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi (col cappello) parte per gli Stati Uniti: il viaggio segnerà una svolta nella vita politica italiana, con l’abbandono dell’esperienza di unità nazionale, 3 gennaio 1947 10. The Prime Minister Alcide De Gasperi (with the hat on) leaves for the United States: his trip will mark a turning point in the Italian political life with the abandonment of the experience of national unit, January 3, 1947

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11. Manifestazione degli ebrei romani al Palatino in favore del riconoscimento dello Stato d’Israele, 2 dicembre 1947 11. A demonstration of the Roman Jews at the Palatino to promote the recognition of the State of Israel, December 2, 1947

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12. Politica e spettacolo: il Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola insieme con la compagnia di Eduardo De Filippo (quarto da destra). La seconda a sinistra è Titina De Filippo, prima interprete di “Filumena Martorano”, 9 marzo 1947 12. Politics and performing arts: the provisonal Head of State Enrico De Nicola together with the company of Eduardo De Filippo (the fourth from the right). The second to the left is Titina De Filippo the first actress in “Filomena Marturano”, March 9, 1947

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13. Politica e spettacolo: l’esponente democristiano Giulio Andreotti sul set del film “Cuore” con Vittorio De Sica (primo da sinistra), 1947 13. Politics and performing arts: the Christian Democrat Giulio Andreotti on the set of the film “Cuore” with Vittorio De Sica (the first from the left), 1947

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14. Gina Lollobrigida, non ancora la “Lollo” nazionale, viene festeggiata dopo l’elezione a Miss Roma, 1947 14. Gina Lollobrigida, who had not yet turned into the national “Lollo”, is fêted after her election as Miss Rome, 1947

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15. Gina Lollobrigida premia Franca Tamantini eletta Miss Roma, luglio 1948 15. Gina Lollobrigida prix Franca Tamantini elected Miss Rome, July 1948

16. Lucia Bosè prova un abito dopo l’elezione di Miss Italia. Più tardi sposerà il torero Dominguin, 1947 16. Lucia Bosè tries on a dress after her election as Miss Italy. Later on, she is going to marry the bull fighter Dominguin, 1947

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17. Sciopero generale contro la disoccupazione: il segretario della CGIL Giuseppe Di Vittorio (al centro in cappotto scuro) si avvia a pronunciare il comizio, 1 dicembre 1947 17. General strike against unemployment: Giuseppe Di Vittorio (at the center in the dark coat), the secretary of CGIL (Italian General Confederation of Labor), is ready to address the meeting, December 1, 1947

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18. Aiuti americani: ricostruzione di una linea di trasporto minerario con il programma ERP, 1947 18. American aids: riconstruction of a mining transport line with the ERP, 1947 37


19. Aiuti americani: ricostruzione della stazione Termini di Roma col programma ERP, 1947 19. American aids: ERP - supported riconstruction of the Termini Station in Rome, 1947 38


20. Vengono tolte le corone reali dai lampioni del Quirinale, che sarà d’ora in poi la residenza del Presidente della Repubblica, 3 gennaio 1948 20. The royal crowns are removed from the lamps post at the Quirinal that, since then is the residence of the President of the Republic, January 3, 1948

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21. La moda italiana sembra riflettere il complicato momento politico attraversato dal Paese..., 1948 21. The Italian fashion seems to reflect the complicated political time being witnessed by the Country..., 1948

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22. Il campione di ciclismo Gino Bartali al Quirinale con la moglie, sta per essere ricevuto dal Presidente della Repubblica: si vuole che la sua vittoria al Tour de France abbia evitato una rivoluzione, provocata dal ferimento del segretario dei comunisti Palmiro Togliatti, 10 agosto 1948 22. The racing cyclist champion Gino Bartali, with his wife, is going to be received at the Quirinal by the President of the Republic. It is said that his Tour de France victory prevented a revolution caused by the wounding of the Communist secretary Palmiro Togliatti, August 10, 1948

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23. Scrittori italiani in libreria: Alberto Moravia (primo a sin.), Ennio Flaiano (quarto da sin.) e Giuseppe Ungaretti, 1948

24. Tyron Power e Linda Christian a Castel S. Angelo, dopo il loro matrimonio celebrato a Roma nella chiesa di S. Francesca Romana, 1948

23. Italian writers in a bookshop: Alberto Moravia (the first to the left), Ennio Flaiano (the fourth from the left), and Giuseppe Ungaretti, 1948

24. Tyron Power and Linda Christian at Castel S. Angelo after their wedding in Rome in the church of S. Francesca Romana, 1948

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25. L’Italia si rifà bella, ma ancora non è famosa nel mondo per la sua moda, 1949 25. Italy smartens up, but it is not yet famous throughout the world for its fashion, 1949

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26. Lezione di... spaghetti al ristorante “Alfredo”, ritrovo romano di attori e protagonisti dello spettacolo, soprattutto americani, 1949 26. Spaghetti lessons at “Alfredo”, the restaurant that was the Roman meeting place of actors and other persons in show business, particularly Americans, 1949

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27. Sottoscrizione per gli aiuti ai bisognosi: si noti l’ampiezza del bigliettone da mille lire, 1949 27. Fund raising to help the needy: note the size of the huge 1000 lire note, 1949

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28. Suore in processione verso Piazza San Pietro per partecipare alle cerimonie dell’Anno Santo, 1 ottobre 1950 28. Nuns walking in procession towards St. Peter’s to take part in the ceremonies for the Holy Year, October 1, 1950

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29. Ăˆ cominciato a Roma l’Anno Santo, ma la bella gente non rinuncia a festeggiare il Carnevale, 11 febbraio 1950 29. The Holy Year has begun in Rome, but the smart set does not give up the idea of celebrating the Carnival, February 11, 1950

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30. Cerimonia per il Patto Atlantico a Roma: il generale Eisenhower arriva al Foro Italico 30. Ceremony for the Atlantic Pact in Rome: General Esienhower arrives at the Foro Italico

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31. La Principessa d’Inghilterra Elisabetta in visita al Quirinale, alla vigilia della sua ascesa al trono (1952), 12 aprile 1951 31. Elizabeth, Pricess of England, visits the Quirinal on the eve of her accession to the throne (1952), April 12, 1951

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32. Moda e auto a Villa Borghese a Roma: chi è piÚ elegante?, 1952 32. Fashion and cars at Villa Borghese in Rome: which is more elegant?, 1952

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33. La vecchia usanza della Befana per i vigili urbani si rinnova davanti all’Altare della Patria, 1954 33. The old custom of the Epiphany for the local policemen is repeated in front of the Altar of the Fatherland in Rome, 1954

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34. La regina del cha cha cha Abbe Lane con Vittorio De Sica sul set del film «Tempo di villeggiatura», 26 marzo1956 34. The queen of cha-cha-cha, Abbe Lane, with Vittorio De Sica on the set of the film “Holiday Time”, March 26, 1956 53


35. La televisione italiana in cammino: auto attrezzata per seguire il Giro d’Italia ciclistico, 1956 35. The Italian television on its way: car equipped to follow the cycling tour of Italy, 1956

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36. L’ex Presidente degli Sati Uniti Harry Truman in visita a Roma, 1 maggio 1956 36. The ex President of the United States of America Harry Truman visiting Rome, May 1, 1956 55


37. Un salotto piccolo borghese con relativa famigliola, 1956 37. Lower middle class parlor with its small family, 1956

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38. Frank Sinatra, «The Voice», si rinfresca sulla spiaggia romana di Fregene, 10 luglio 1956 38. Frank Sinatra, “The Voice”, refreshes himself on the Roman beach of Fregene, July 10, 1956

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39. Sulla scalinata di Piazza di Spagna si gira una scena del film «Interpol» con Victor Mature e Anita Ekberg, 22 agosto 1956 39. A scene of “Interpol”, starring Victor Mature and Anita Ekberg, is filmed on the Spanish Steps (Piazza di Spagna), August 22, 1956

40. Sfilata di moda balneare al Grand Hotel di Roma, 1957 40. Bathing fashion show at the Rome Grand Hotel, 1957 59


41. Elsa Maxwell, la famosa giornalista della stampa americana soprannominata «la pettegola», in visita al Quirinale, 10 maggio 1957 41. Elsa Maxwell, the famous American journalist who had been nicknamed «the gossip», visiting the Quirinal, May 10, 1957 60


42. Uno degli ultimi «carretti a vino» della Città Eterna percorre Via Veneto nella calura estiva, 1 agosto 1957 42. One of the last “wine carts” of the Eternal City moves along Via Veneto in the summer heat, August 1, 1957 61


43. Richard Nixon e la moglie su una carrozza verso Piazza di Spagna a Roma, seguiti da fotografi e cineoperatori, 16 marzo 1957 43. Richard Nixon and his wife on a hackney coach to Piazza di Spagna in Rome, followed by photographers and cameramen, March 16, 1957

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44. Anthony Perkins e Silvana Mangano (protagonista di “Riso Amaro”) sul set de «La diga sul Pacifico» a Cinecittà, 24 marzo 1957 44. Anthony Perkins and Silvana Mangano (the leading actres in “Bitter rice”) on the set of “The Sea Wall” at Cinecittà, March 24, 1957

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45. Evoluzione della moda italiana: è di scena il nero, 1957 45. Evolution of the Italian fashion: now it is the turn of black,1957

46. Joe di Maggio campione di baseball ed ex marito di Marilyn Monroe, su uno dei simboli della creatività italiana: lo scooter «Vespa», 13 giugno 1957 46. Joe di Maggio, baseball champion and former husband of Marilyn Monroe, riding a symbol of the Italian creativity: the “Vespa” scooter, June 13, 1957

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47. John Wayne e Sofia Loren all’aeroporto di Ciampino, di ritorno dall’Africa, 7 marzo 1957

48. Ava Gardner nella sartoria delle Sorelle Fontana, con l’attore italiano Walter Chiari, 21 marzo 1957

47. John Wayne and Sofia Loren at the Ciampino airport on their return from Africa, March 7, 1957

48. Ava Gardner in the Sorelle Fontana fashion house with the Italian actor Walter Chiari, March 21, 1957 67


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49. Anna Magnani con il drammaturgo americano Tennessee Williams, autore de «La rosa tatuata», film che ha fruttato all’attrice il Premio Oscar, 1958

50. Audrey Hepburn arriva sorridente a Roma, mentre il regista Fred Zinneman appare piuttosto preoccupato, 7 gennaio 1958

49. Anna Magnani together with Tennessee Williams, the American playwright author of “The Rose Tattoo” that won her the Oscar, 1958

50. Audrey Hepburn arrives smiling in Rome while the director Fred Zinneman looks rather worried, January 7, 1958

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51. Ursula Andress al ristorante con John Derek si lascia rapire dal folklore romanesco. Il cantante è «Pino er Pasticcere”, 1 ottobre 1958 51. Ursula Andress, in a restaurant with John Derek, allows herself to be captivated by the Roman folklore. The singer is «Pino er Pasticcere”, October 1, 1958

52. Anita Ekberg e il marito Anthony Steel ad un ricevimento, 4 dicembre 1958 52. Anita Ekberg and her husband, Anthony Steel, at a reception, December 4, 1958

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53. Charlton Heston a Cinecittà per il film «Ben Hur» impegnato negli ultimi ritocchi al costume da antico romano, 1 giugno 1958 53. Charlton Heston at Cinecittà for “Ben Hur”, taken up by the finishing touches to his ancient Roman costume, June1, 1958

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54. Una comparsa del film «Ben Hur» in una pausa di lavorazione, si riposa su un altro capolavoro della creatività italiana, lo scooter «Lambretta», 1 giugno 1958 54. An extra in “Ben Hur” during break, resting on another masterpiece of the Italian creativity, the “Lambretta” scooter, June1, 1958

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55. Casa di tolleranza in Via Mario dei Fiori a Roma: la sala d’attesa dalla quale si accedeva poi alle camere, 1958

56. Kirk Douglas con la moglie in Via Veneto: un tuffo nella strada della «Dolce Vita», 25 agosto 1958

55. Brothel at Via Mario dei Fiori in Rome. The waiting room from which people had access to the rooms, 1958

56. Kirk Douglas with the wife at Via Veneto: a leap into the road of the «Dolce Vita», August 25, 1958

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57. Si balla in Via Veneto: è scoppiata la febbre dell’«hula-hoop», 1958 57. People dance at Via Veneto caught by the «hula-hoop» fever, 1958

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58. Lo spogliarello-scandalo della ballerina turca Aiché Nana, nel ristorante di Trastevere «Rugantino». Intervenne la polizia, 1 novembre 1958 58. The scandal-strip-tease of the Turkish dancer Aiché Nana in the “Rugantino” restaurant at Trastevere. The police have to step in, November 1, 1958

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59. Via Veneto, la strada della «Dolce vita»: è notte ma i negozi sono aperti, i bar affollati e il traffico impazzisce, 1 agosto 1958 59. Via Veneto, the road of the “Dolce vita”: it is night but the stores are open, the bars are crowded and the traffic is chaotic, Agust 1, 1958

60. Ristorante “Rugantino” Enrico Lucherini e la contessa Orietta Macchi di Cellere, novembre 1958 60. Restaurant “Rugantino” Enrico Lucherini and Countess Orietta Macchi di Cellere, November 1958

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61. Gregory Peck sulla terrazza dell’Hotel Hassler: sullo sfondo la cupola di San Pietro, 13 dicembre 1959

62. Marlon Brando con Liz Taylor, a sinistra il giornalista Gianni Bisiach, gennaio 1967

61. Gregory Peck on the terrace of the Hotel Hassler: in the background, the St. Peter’s Cupola, December 13, 1959

62. Marlon Brando with Liz Taylor, left the journalist Gianni Bisiach, January 1967

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63. ll cast de «La dolce vita» a un caffé di Via Veneto; da sinistra Marcello Mastroianni, Anouk Aimèe, Luise Reiner, Federico Fellini, Anita Ekbeg e Yvonne Forneaux, 1959

64. Louis Armstrong – the Satchmo – con la moglie in Via Veneto, 1 giugno 1959 64. Louis Armstrong – the Satchmo – with his wife at Via Veneto, June 1, 1959

63. The «La dolce vita» cast in a Via Veneto coffee shop; from the left, Marcello Mastroianni, Anouk Aimèe, Luise Reiner, Federico Fellini, Anita Ekbeg and Yvonne Forneaux, 1959

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65. Jane Mansfield con il marito al ristorante romano «Piccola Budapest» si abbandonano alle melodie zigane, 31 ottobre 1959

66. Il presidente degli Stati Uniti d’America Dwight D. Eisenhower ricevuto al Quirinale dal Presidente della Repubblica Italiana, dicembre 1959

65. Jane Mansfield with her husband surrender to gypsy melodies in the Roman restaurant «Piccola Budapest» , October 31, 1959

66. The President of the United States of America, Dwight D. Eisenhower, received at the Quirinal by the President of the Italian Republic, December 1959 84


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67. «Dolce vita» a Roma: l’avvocato Gianni Agnelli, il più importante esponente della famiglia proprietaria dell’industria automobilistica Fiat, su una spider guidata da Anita Ekberg, 22 giugno1959 67. «Dolce vita» in Rome: Gianni Agnelli, the “lawyer” the most important member of the family that owns FIAT, car manufacturing industry, on a roadster with Anita Ekberg by his side, June 22, 1959

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68. «Dolce vita» a Roma: Umberto Agnelli, fratello di Giovanni (automobili Fiat) con la moglie Antonella Piaggio (scooter Vespa) e Gianmarco Moratti (petroli), 5 febbraio1959 68. «Dolce vita» in Rome: Umberto Agnelli, Gianni’s brother (FIAT cars), with his wife Antonella Piaggio (Vespa scooter) and Gianmarco Moratti (oil), February 5, 1959

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69. Villa Borghese Bruno Landi, Vittorio Virno, Ugo Cardelli mentre spogliano Gianfranco Piacentini, marzo 1959 69. Villa Borghese, Bruno Landi, Victor Virno, Ugo Cardelli while stripping Gianfranco Piacentini, March 1959 88


70. Fontana di Trevi Marcello Mastroianni e Anita Ekberg fanno il bagno nella fontana per il film “La dolce vita”, aprile 1959 70. “Fontana di Trevi” Marcello Mastroianni and Anita Ekberg bathing in the fountain for the movie “The sweet life”, April 1959 89


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71. Linda Christian, moglie di Tyron Power, con le figlie Romina e Taryna, in un cinema romano alla “prima” del film Disney “La carica dei 101”, 17 dicembre 1961

72. James Stewart con i figli a Via Veneto: sembra un film di Hitchcock, 1960 72. James Stewart with his children at Via Veneto: it seems a film by Hitchcock, 1960

71. Linda Christian, Tyron Power’s wife, with her daughters Romina and Taryna at a premiere of the Disney movie “101 Dalmatians” in a roman movie house, December 17, 1961

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73. Federico Fellini spiega una scena del film “Boccaccio ‘70” ad Anita Ekberg, 1 luglio 1961 73. Federico Fellini explains a scene of the film “Boccaccio ‘70” to Anita Ekberg, July 1, 1961

74. Il Presidente degli USA John Kennedy, con Giulio Andreotti, a Piazza Venezia, si appresta a rendere omaggio alla tomba del Milite Ignoto, 1963 74. The US President John Kennedy with Giulio Andreotti at Piazza Venezia is going to pay homage to the tomb of the Unknown Soldier, 1963

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75. Jacqueline Kennedy con la figlia Caroline sulla costiera amalfitana, in secondo piano, in camicia, il giornalista Andrea Barbato, 10 agosto 1962 75. Jacqueline Kennedy with her daughter Caroline on the Amalfi coast; in the background, in a shirt, the journalist Andrea Barbato, August 10, 1962

76. Anthony Quinn e Ingrid Bergman sul set del film “La vendetta della signora”, 9 settembre 1963 76. Anthony Quinn and Ingrid Bergman on the set of “The Lady’s revenge”, September 9, 1963

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77. Orson Welles con il suo immancabile sigaro a un’edicola di Via Veneto, 28 agosto 1963 77. Orson Welles, with his inevitable cigar, at a newsstand in Via Veneto, August 28, 1963

78. Sul set del film “Ieri, oggi e domani”, Carlo Ponti, Marcello Mastroianni e Vittorio De Sica festeggiano il compleanno di Sofia Loren, 20 settembre 1963 78. On the set of the film “Yesterday, today and tomorrow”, Carlo Ponti, Marcello Mastroianni and Vittorio De Sica celebrate Sofia Loren’s birthday, September 20, 1963 97


79. Cinema italiano: Francesco Rosi, Federico Fellini, Tony Renis, Angelo Rizzoli, 27 aprile 1965 79. Italian cinema: Francesco Rosi, Federico Fellini, Tony Renis, Angelo Rizzoli, April 27, 1965

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80. Liz Taylor, Richard Burton e l’armatore Aristotele Onassis a Venezia, 1967 80. Liz Taylor, Richard Burton and the ship-owner Aristotle Onassis in Venice, 1967

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81. Antony Perkins per le vie di Roma, luglio 1963

81. Anthony Perkins in the streets of Rome, July 1963

82. «Dolce vita» a Roma: fotografi appostati all’uscita del night-club «Il Pipistrello» con la speranza di riprendere qualche personaggio famoso 82. «Dolce vita» in Rome: photographers lying in wait at the exit of the night club «Il Pipistrello» hoping to take a picture of famous people

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83. Fotografi che si riscaldano a Via Veneto, febbraio 1959 83. Photographers who get hot at Via Veneto, February 1959 102


84. Uno degli ultimi ritardatari della notte a Via Veneto, febbraio 1959 84. One of the last stragglers of the night at Via Veneto, February 1959

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L'Italia scopre l'America