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In fotografia (ma penso valga anche per l’arte, la musica, la letteratura, il cinema, ecc...) tutti abbiamo avuto i “nostri maestri” a cui ci siamo ispirati. Le mie foto e i miei lavori sono il risultato di diverse “contaminazioni”. I fotografi o artisti più vicini al mio sentire, il cinema, i libri che ho letto,

la musica che ascolto, gli incontri che ho avuto e la mia vita, mescolati insieme, creano il mio personale modo di “vedere” e di fotografare, mettendo in evidenza quello che ad altri sfugge. Molti lo chiamano “stile”, ma è semplicemente quello che con l’obiettivo della mia fotocamera catturo.


Ho sempre ritenuto fondamentale, per il mio lavoro, seguire tutto il processo fotografico, dalla ripresa alla stampa. Così ho fatto fin dagli inizi, sviluppando e stampando ogni foto.

Quante ore e quante notti passate in camera oscura per ottenere quei neri e quelle stampe che avevo in mente. Rimane, per chi l’ha provato, il ricordo degli odori, dell’atmosfera e della magia nell’apparire lento dell’immagine sul foglio di carta sensibile immersa nello sviluppo. Ora la mia camera oscura sono Photoshop e il computer, forse meno romantici, ma l’approccio è lo stesso. Non è più facile, è solo diverso.


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Mi piace fotografare il “ Lavoro”. Documentare chi, con fatica e passione, costruisce qualcosa.

Spesso mi trovo a fotografare in mezzo alla polvere o al fango, ma non mi sento a disagio: mi sento soddisfatto, perché ogni volta conosco qualcosa di nuovo. Essere “costretto” a comprendere quello che fotografo, spesso è faticoso, ma è la cosa che apprezzo di più nella mia professione.


o Ho iniziato la mia attività professionale con la fotografia di scena. In teatro, viene rappresentato qualcosa di prevedibile, con una trama definita e in uno spazio delimitato, generalmente un palcoscenico. Il compito del fotografo è di capirne e coglierne i momenti più significativi.

Credo che questo “allenamento” abbia influenzato il mio fotografare, così il mondo reale diventa un grande palcoscenico dove cerco di cogliere le scene più significative.


Sono tornato più volte negli stessi luoghi per trovare la luce che volevo, ho aspettato le “nuvole giuste”, ho “perso” tempo davanti ad albe e tramonti, mi sono lasciato affascinare dai paesaggi e molto altro ancora. Tutto per “sentire” i luoghi che dovevo fotografare. Ed è dalla ricerca di questo “sentire” che nascono le immagini migliori. Poi, lo scatto finale è solo una questione di tecnica.


o Puerto de la Cruz, Tenerife (Isole Canarie) gennaio 2009. Primo giorno di riprese di una settimana a Tenerife su incarico dell’Agenzia Simephoto. Ero affascinato dalla potenza delle onde dell’oceano che sembravano “esplodere” tra gli scogli del piccolo porto. Avevo fatto l’inquadratura ma non ero ancora soddisfatto, mancava qualcosa. Vedo un gruppo di persone e intuisco che stanno andando proprio nella mia inquadratura, perfetto! Sono rimasti lì un paio di minuti, ho deciso quasi d’istinto la scelta del tempo di scatto più opportuno (mosso, ma non troppo...). Ho fatto una decina di foto ma solo questa è quella “giusta”.


Novembre 2009, Monte Cesen (sopra Valdobbiadene). Il sole era appena tramontato e stavo facendo le ultime foto quando sento qualcuno che urla. Sotto di me, in una “casera” che sembrava disabitata, c’è un signore in mezzo a cani e capre. Scendo e mi presento come faccio sempre in questi casi. Gli chiedo se posso fare delle foto, acconsente volentieri e intanto mi spiega che si è ritirato lì da quando è andato in pensione. Poi mi invita in casa e mi chiede di sistemargli l’antenna della TV. Mi offre un caffè caldo e un bicchierino di un suo liquore, dopo mezz’oretta saluto e vado via. Lì ho fatto questa foto, e queste sono le sue capre.


Nel 2005 una casa editrice di Rovigo mi chiese la disponibilità a partecipare, come fotografo, a “In un gorgo di fedeltà”, un libro intervista su 20 poeti italiani. L’autore era Maurizio Casagrande e la casa editrice era “il Ponte del Sale”. Mi veniva richiesto, per ogni poeta, un ritratto e il suo luogo. Era ovviamente un lavoro a basso budget, ma l’idea mi affascinava. Volevo fare dei ritratti che descrivessero sia il poeta che le sue opere. Quindi scelsi di usare attrezzatura ridotta al minimo, una fotocamera 6x6 a pellicola con obiettivo standard e luce naturale. Con molte poesie, lunghe e profonde chiaccherate e molti chilometri in auto. Un’esperienza impegnativa, intensa e affascinante. Oltre al libro è stata allestita una mostra a Rovigo e Conegliano.


o Via Nazionale, 46 - 31058 Susegana - Treviso - Italy tel. 347 6001035 - info@arcangelopiai.it - www.arcangelopiai.it

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Obiettivo 2015