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CHE I NOSTRI DIRITTI SIANO LEGGE ATTUARE I DIRITTI ECONOMICI, SOCIALI E CULTURALI.

SEZIONE ITALIANA


© Amnesty International

I diritti economici, sociali e culturali come il diritto al cibo, a un alloggio adeguato, alla salute, all'istruzione e al lavoro vengono sanciti nella Dichiarazione universale dei diritti umani e nei vari trattati, tra cui il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, sottoscritto da 160 paesi. Questi diritti sono riconosciuti nelle legislazioni nazionali di molti stati. Eppure ogni giorno vengono ancora negati a milioni di persone.

Molti governi violano i diritti, poiché non adottano misure urgenti e concrete, necessarie a garantire il rispetto dei diritti economici, sociali e culturali di tutte le persone; ad esempio, quando non danno la priorità ai più svantaggiati nell'allocazione delle risorse pubbliche.

esistono, sono inefficaci o inaccessibili. Sono soprattutto le persone che vivono in povertà a incontrare grossi ostacoli quando vogliono ottenere giustizia. E i governi non sempre applicano le decisioni dei tribunali e dei meccanismi internazionali per i diritti umani. Di conseguenza, i diritti umani continuano a essere violati nella totale impunità da governi che non vengono chiamati a rispondere delle loro azioni.

IL DIRITTO A UN RIMEDIO EFFICACE

Quando si verificano queste violazioni, le persone spesso non hanno alcuna possibilità di ottenere giustizia. In molti paesi, non possono pretendere questi diritti perché essi non vengono riconosciuti dalla legislazione nazionale. I rimedi, laddove

Secondo il diritto internazionale, tutte le persone hanno diritto a un rimedio efficace quando i loro diritti umani vengono violati. Se non si può accedere a tali rimedi, i diritti umani perdono di significato. Per essere efficaci, tutti i rimedi devono essere accessibili, a basso costo e tempestivi. Un rimedio può essere fornito da un tribunale o da un'altra istituzione che possa accogliere le denunce. In ogni caso, le vittime devono poter accedere ai tribunali, nei casi in cui questo sia l'unico mezzo efficace per ottenere un rimedio.

Amnesty International Novembre 2011

Index: ACT 35/002/2010

IL DIRITTO AL RIMEDIO E ALLA RIPARAZIONE Il diritto internazionale prevede per tutte le vittime di violazioni dei diritti umani l'accesso a un rimedio efficace e alla riparazione. La riparazione prevede che le conseguenze della violazione vengano corrette, nel limite del possibile. L'organo che fornisce un rimedio dovrebbe definire le misure necessarie per riparare il danno subito dalle vittime, tra cui tutte o una delle seguenti:  la restituzione, per esempio restituendo le abitazioni sottratte nel corso di uno sgombero forzato;  il risarcimento;  la riabilitazione, con servizi per aiutare le vittime ad affrontare i danni fisici o psicologici;  la soddisfazione, imponendo rimedi aggiuntivi o alternativi che siano soddisfacenti per la vittima; ad esempio, le pubbliche scuse;  la garanzia giuridicamente vincolante di non ripetizione.

© Shabtai Gold/IRIN

Troppo spesso i governi fanno promesse vane e non rispettano gli obblighi internazionali di assicurare i diritti economici, sociali e culturali a tutti. Alcuni violano deliberatamente i diritti delle persone, ad esempio costringendole ad abbandonare le loro abitazioni. In altri casi, non riescono a prevenire, indagare e punire i responsabili degli abusi. Ciò accade, ad esempio, quando le aziende estrattive inquinano l'acqua potabile utilizzata dalle comunità.


“Sono rimasto senza niente, solo con quello che mi vedi addosso... Io e mia moglie dobbiamo prenderci cura di cinque figli, tra i sei e i 15 anni.”

sopra: il 10 luglio del 2010 i bulldozer del consiglio comunale hanno demolito gli edifici dell'insediamento di Kabete Nitd a Nairobi, in Kenya, lasciando Joshua (nella foto), sua moglie e i loro cinque figli senza niente. La nuova costituzione del Kenya, adottata nell'agosto del 2010, per la prima volta nel paese, rende giuridicamente vincolanti diversi diritti economici e sociali, tra cui il diritto a un alloggio adeguato. Pertanto, le persone che, come Joshua, sono minacciate da sgombero forzato, in futuro potranno ricorrere a rimedi più efficaci. a sinistra: una cisterna per la raccolta di acqua piovana, di proprietà degli abitanti dei villaggi palestinesi, distrutta dall'esercito israeliano, con il pretesto che era stata costruita senza permesso. I permessi per i progetti idrici raramente sono concessi ai palestinesi. in copertina: lavoratori domestici manifestano a Jogjakarta, in Indonesia, affinché la legge li riconosca come lavoratori e garantisca la tutela dei loro diritti, febbraio 2009. © Rumpun Tjoek Nyak Dien

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© Treatment Action Campaign

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I TRIBUNALI POSSONO FARE LA DIFFERENZA Man mano che i governi e gli organi giudiziari rimuovono gli ostacoli all’applicazione dei diritti, ovunque nel mondo le persone iniziano a rivendicare con successo, dinanzi ai tribunali, i diritti economici, sociali e culturali. In India, nell'aprile del 2001, l'Organizzazione non governativa Unione popolare per le libertà civili ha presentato una petizione davanti alla Corte suprema indiana, sostenendo che il governo stava violando il diritto al cibo, in quanto non affrontava il problema della malnutrizione cronica. Nonostante ci fosse in molti stati un programma finanziato per le mense scolastiche e per le razioni di cibo alle famiglie al di sotto della soglia di povertà, la qualità e la portata di tali programmi erano spesso limitate a causa di inefficienze.

obbligato le autorità statali a fornire agli scolari pasti caldi con un certo contenuto calorico e proteico, per almeno 200 giorni all'anno. L’ordinanza ha rafforzato il potere di contrattazione dei gruppi della società civile che si battono per il diritto al cibo. La Corte ha poi nominato dei commissari per verificare che l’ordine venga rispettato. Si stima che ogni anno si iscrivano a scuola 350.000 bambine in più, grazie alla maggiore disponibilità di pasti scolastici a seguito della petizione.

Nel novembre 2001, la Corte ha stabilito che le razioni minime di cibo garantite alle famiglie al di sotto della soglia di povertà debbano essere obbligatorie per legge e distribuite in modo esteso. La Corte ha

In Sudafrica, nel 2000, il governo si rifiutò di fornire il farmaco antiretrovirale Nevirapina, usato per prevenire la trasmissione dell'Hiv da madre a figlio, a tutti coloro che ne avevano fatto richiesta, nonostante 70.000 neonati venissero contagiati ogni anno. Le autorità avevano deciso che il farmaco dovesse essere distribuito solo in certe località pilota, fino a quando non avessero completamente messo a punto il programma. Tale decisione era stata presa nonostante il supporto in favore del farmaco da parte dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e della commissione sudafricana per il controllo dei

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Gli attivisti del Treatment Action Campaign (Tac) manifestano durante una conferenza sull'Aids a Durban, Sudafrica, agosto 2003.

medicinali e, inoltre, malgrado la proposta da parte dell’industria farmaceutica di fornire gratuitamente il farmaco per cinque anni. Per risolvere la questione, si è mobilitata anche l'associazione Treatment Action Campaign (Tac), che ha intentato una causa contro il governo. Nel 2002, la Corte costituzionale del Sudafrica ha stabilito che il governo dovesse consentire e accelerare l'uso del Nevirapina in tutto il settore della sanità pubblica, in modo da assicurare il diritto alla salute. La decisione è servita a minare l'opposizione del governo a una vasta distribuzione di farmaci antiretrovirali. Ha inoltre rafforzato il lavoro di lobby della Tac, a favore di una maggiore distribuzione di terapie antiretrovirali. Nel 2003, il governo del Sudafrica ha adottato un piano operativo per la lotta all'Aids in cui la terapia antiretrovirale costituisce una delle componenti principali.


© Dermot Tatlow/PANOS

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I DIRITTI NON RICONOSCIUTI In molti paesi, la continua mancanza di riconoscimento dei diritti economici, sociali e culturali nella legislazione nazionale rimane un grosso ostacolo alla loro applicazione. Tutto ciò ha gravi conseguenze sulle persone. Negli Stati Uniti, nonostante la recente normativa per ampliare notevolmente la copertura assicurativa sanitaria, oltre 20 milioni di persone probabilmente resteranno senza assicurazione. Il progetto americano Medicaid per le persone a basso reddito, richiede complicati requisiti burocratici. Pertanto, le donne che ne hanno diritto spesso ricevono le cure prenatali con notevole ritardo. Alcune con reddito basso non riescono ad accedere a cure a basso costo e quindi non hanno alcuna assistenza in gravidanza. L'educazione sanitaria è inadeguata e le informazioni e l’accesso alla contraccezione sono carenti. Dal momento che gli Usa non riconoscono il diritto alla salute nella legislazione nazionale, le donne hanno poche

possibilità di ricorrere a rimedi legali per queste difficoltà.

Alcune persone aspettano tutta la notte,a meno 10°C, nella parte orientale del Kentucky (Stati Uniti), per poter essere assistite dai volontari

Alcuni governi ritengono che i diritti sociali e culturali non siano giuridicamente vincolanti e per tale ragione non li riconoscono. Tuttavia, un crescente numero di paesi come l’Argentina, la Colombia, l’Egitto, la Germania, l’Indonesia, la Lettonia e il Sudafrica hanno inserito i diritti economici, sociali e culturali nella legislazione nazionale. In tal modo, questi possono essere (o sono già stati) fatti rispettare dai tribunali. In Bangladesh, India e Pakistan, i tribunali hanno interpretato il diritto alla vita, presente nelle loro costituzioni, in modo da includere diversi diritti economici e sociali. I sistemi regionali per i diritti umani, come quelli stabiliti dall'Organizzazione degli stati americani, dall'Unione africana e dal Consiglio d'Europa, includono meccanismi di denuncia che possono prevedere un rimedio per le violazioni di alcuni di questi diritti. Qualche governo si oppone ai rimedi legali

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della Remote Area Network (Ram). La Ram è un'associazione di volontari, fondata nel 1985 per garantire assistenza sanitaria gratuita nei paesi in via di sviluppo. Attualmente, però, eroga il 60 per cento dei suoi servizi negli Usa a chi non ha un’assicurazione sanitaria.

per i diritti economici, sociali e culturali, in quanto teme che ciò possa legittimare il fatto che siano i tribunali, piuttosto che il parlamento, a indirizzare politiche economiche o di altro genere, interferendo così con la gestione del bilancio. Ma i tribunali, di solito, ordinano ai governi solamente di sviluppare nuove politiche o di rivedere quelle già esistenti, facendo in modo che questi possano valutare se le scelte siano coerenti o meno con gli obblighi del paese riguardo ai diritti umani, in base alla legislazione nazionale e internazionale; ma di fatto non stabiliscono quale politica debba essere adottata da un governo.

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I RIMEDI NEGATI Riconoscere i diritti e mettere a disposizione un'istituzione in grado di difenderli non basta a garantire un rimedio efficace alle violazioni, quando queste si verificano. Se l'organo che se ne occupa è poco propenso ad assicurare giustizia o non gli viene permesso di fornire rimedi efficaci oppure è influenzato dal governo, allora le violazioni possono comunque restare impunite. Quando i governi compiono azioni che violano i diritti umani in altri paesi, quali ad esempio il finanziamento di progetti che causano sgomberi forzati, allora i rimedi per le vittime sono in genere limitati o inesistenti. Chi subisce abusi da parte di potenti multinazionali spesso si rende conto che i governi non sono in grado oppure non vogliono fornire un rimedio.

18.000 e le 20.000 vittime. Mezzo milione di persone sono state esposte a gas nocivi. Venticinque anni più tardi, il sito dove c'è stata la fuoriuscita non è ancora stato bonificato. Più di 100.000 persone continuano ad avere problemi di salute a causa delle sostanze tossiche e non hanno un’adeguata assistenza sanitaria. Il governo indiano, alla fine, ha raggiunto un accordo amichevole con la Union Carbide Corporation (società madre della Ucil) con sede negli Usa. La Corte suprema indiana ha approvato l’accordo, nonostante la mancanza di un adeguato risarcimento per le vittime nei termini concordati. Inoltre, i sopravvissuti, nel tentativo di accedere al fondo di risarcimento, hanno dovuto affrontare numerosi ostacoli, tra cui corruzione, lunghi ritardi e la negazione di adeguati meccanismi di ricorso.

Cercare giustizia dinanzi ai tribunali del paese sede della multinazionale è costoso, richiede molto tempo e raramente ha esito positivo. A Bhopal, in India, una massiccia fuoriuscita di sostanze tossiche da un impianto di pesticidi gestito dalla Union Carbide India Limited (Ucil), nel 1984, ha provocato tra le

La causa intentata in tribunale per la richiesta di bonifica del sito industriale è ancora in corso. Nonostante l’ordine da parte dell'Alta corte di Madhya Pradesh di ripulire l'area, il governo non ha ancora fatto il proprio dovere e il contenzioso giudiziario sull’accertamento delle responsabilità è andato avanti per anni.

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© Archivio privato

© Rachna Dhingra

© Kadir van Lohuizen/NOOR

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a sinistra: torce di gas (gas flaring) vicino alla comunità di iwhrekan, Delta State, Nigeria, febbraio 2008. sotto: alcune donne partecipano al corso sui diritti delle donne organizzato dalla Lega delle donne avvocato, Tagikistan, luglio 2009. più a sinistra: due ragazzi raccolgono l'acqua da un pozzo contaminato nella colonia di Sunder Nagar a Bhopal, India, 2004. Il governo dipinge di rosso le pompe dei pozzi contaminati.

GLI OSTACOLI NELL’ACCESSO ALLA GIUSTIZIA I costi per ottenere giustizia vanno spesso oltre le possibilità economiche di molti, in particolare di quelli che vivono in povertà. Le vittime dell’inquinamento da parte delle compagnie petrolifere in Nigeria devono far fronte a spese legali, di viaggio e giudiziarie, a cui si aggiungono quelle per i consulenti tecnici e per ottenere prove scientifiche che dimostrino come l'inquinamento abbia avuto serie conseguenze su di loro. In Brasile, i tribunali spesso sono disposti a imporre allo stato di fornire assistenza sanitaria alle singole persone cui è stata negata. Ma la controversia collettiva per affrontare le mancanze sistemiche del governo nel garantire il diritto all'assistenza sanitaria non ha avuto lo stesso successo. Ad avere giustizia sono soprattutto coloro che possono permettersi un avvocato. I governi e gli organi giudiziari nazionali di tutto il mondo devono rendere la giustizia accessibile a tutti. Ciò può accadere soltanto eliminando le barriere procedurali e

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tutti gli altri ostacoli che rendono difficile l'accesso al sistema giudiziario, da parte delle vittime e delle persone che li rappresentano. Le istituzioni dovrebbero far sì che i rimedi possano colmare le lacune sistemiche. I governi dovrebbero fornire, altresì, assistenza legale e non far pagare le spese processuali a chi ha un reddito basso e accertarsi che le persone siano consapevoli dei loro diritti. Molte vittime di violazioni non sono in grado di dedicare tempo e denaro affinché i governi si assumano le loro responsabilità. Alcune persone semplicemente lottano per la sopravvivenza. Il fardello che grava sulle vittime deve essere ridotto, incaricando le istituzioni nazionali per i diritti umani e gli organi di controllo di: monitorare, in modo proattivo, le attività governative; esaminare attentamente le denunce di violazioni; imporre sanzioni e, laddove è necessario e possibile, assistere le vittime nell’accesso agli organi giudiziari.

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8 CHE I NOSTRI DIRITTI

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SIANO LEGGE ATTUARE I DIRITTI ECONOMICI, SOCIALI E CULTURALI.

PERCHÉ L’APPLICAZIONE DELLA LEGGE È FONDAMENTALE In certi casi i governi indeboliscono fortemente l’applicazione dei diritti, poiché non attuano le decisioni vincolanti dei tribunali nazionali e regionali. Le popolazioni indigene yakye axa e sawhoyamaxa vivono in alloggi temporanei in Paraguay, in una sottile striscia di terra, vicina a un'autostrada molto trafficata. Il loro accesso ad acqua potabile, cibo e medicine è fortemente limitato. La loro terra di origine è nelle mani di privati. Nel 2005 e nel 2006, la Corte interamericana dei diritti umani ha stabilito che queste terre dovessero essere restituite alle comunità. I principali membri del governo del Paraguay, appoggiati da potenti proprietari terrieri, si sono opposti all'attuazione delle sentenze. Nell'ottobre del 2009, il senato paraguaiano ha votato contro la restituzione delle terre native alle comunità yakye axa. Il governo sta ora cercando di fornire loro delle terre alternative, piuttosto che restituire quelle con cui hanno un forte legame culturale.

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Nella Repubblica Ceca, i bambini rom spesso vengono esclusi dalle scuole ordinarie e inseriti in scuole e corsi speciali destinati ad alunni con "lieve disabilità mentale", dove i programmi sono decisamente ridotti. Nel 2007, la Corte europea dei diritti umani ha chiesto alle autorità di porre fine alla segregazione razziale nelle scuole, cercando, nel limite del possibile, di trovare un rimedio. Il governo ceco ha chiesto ai dirigenti scolastici e alle autorità regionali di porre fine all’inserimento improprio dei bambini rom nelle scuole speciali. Tuttavia, tali indicazioni non sono state applicate correttamente e il governo non ha messo in atto adeguate garanzie legali o pratiche o misure specifiche che permettano l'inclusione dei rom nel sistema scolastico ordinario. La mancata attuazione di tali decisioni favorisce una cultura dell'impunità per le violazioni e può scoraggiare i tentativi di cercare giustizia da parte di altre vittime. L'attivismo da parte della società civile a

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sopra: la casa di Belén Galarza, della comunità sawhoyamaxa, dove vive con altri 10 membri della famiglia, accanto all'autostrada Pozo Colorado - Concepciòn, Santa Elisa, Paraguay, novembre 2008. a destra: bambini rom frequentano una scuola per alunni con “lieve disabilità mentale" a Ostrava, nella Repubblica Ceca, febbraio 2009.

livello nazionale e locale, insieme al sostegno popolare alle leggi e alle istituzioni sui diritti umani, è fondamentale per far sì che i governi si assumano le loro responsabilità. L’attuazione delle leggi dei diritti umani deve andare di pari passo con la costruzione di un sostegno pubblico ai diritti umani, indipendentemente da chi ne trae beneficio. Chi accetta le violazioni dei diritti di altre persone mette a rischio il godimento futuro dei propri diritti.


Š Amnesty International

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GIUSTIZIA INTERNAZIONALE

sopra: alcuni alunni assistono a una lezione sui

Nel dicembre del 2008, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato con il consenso generale il Protocollo opzionale al Patto sui diritti economici, sociali e culturali (Icescr). Il Protocollo permetterà alle persone i cui diritti siano stati violati nel loro paese, e alle quali sia stato negato un rimedio efficace a livello nazionale, di cercare giustizia attraverso le Nazioni Unite.

diritti umani, nell’ambito di un’iniziativa organizzata dal sindacato degli insegnanti mongoli, Ulaanbaatar, Mongolia. a destra: L'edificio Prestes Maia nel centro di San Paolo, in Brasile. Dopo essere stato abbandonato per più di 12 anni, nel 2003 è stato occupato da 468 famiglie, diventando così l'emblema della situazione dei senzatetto. Dopo essere state minacciate di sgombero forzato per diversi anni, le famiglie si sono viste sospendere l'ordine di sgombero dalla Corte di appello di stato di San Paolo. Nel frattempo i negoziati con il governo municipale per trovare abitazioni alternative si sono conclusi con successo. più a destra: Rasmata, una giovane donna che sta per partorire il suo primo figlio, si trova nel corridoio del reparto maternità, in attesa di vedere un medico, al Yalgado Hospital, a

© Ricardo Lisias

Ouagadougou, Burkina Faso, 2009.

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Le denunce potranno essere accolte dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti economici, sociali e culturali, ossia una commissione indipendente di esperti internazionali. Del Protocollo potranno beneficiare non solo le persone che sporgono denuncia ma le sue decisioni probabilmente influenzeranno i tribunali nazionali e regionali di tutto il mondo. Inoltre, contribuirà a focalizzare l'attenzione sui fallimenti da parte dei governi nel far rispettare i diritti economici, sociali e culturali. Il Protocollo è giuridicamente vincolante soltanto per quei paesi che ne fanno parte. Entrerà in vigore non appena 10 stati lo avranno ratificato.


© Anna Kari

Il 24 settembre del 2009 il Protocollo era pronto. Nel luglio 2010, 33 paesi lo avevano firmato, esprimendo in tal modo l’intenzione di ratificarlo. L'Ecuador e la Mongolia sono state le prime nazioni a farlo. Amnesty International fa parte della Coalizione internazionale delle Ong per un Protocollo opzionale all’Icescr, che ha appoggiato con successo le Nazioni Unite nella creazione del Protocollo e continua la sua campagna perché sia ratificato a livello globale.

OBIETTIVI DI SVILUPPO DEL MILLENNIO I leader mondiali si sono impegnati a raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del millennio (Osm) dell'Onu: ridurre la povertà,

garantire la salute materna, migliorare l’accesso ad acqua e servizi igienico-sanitari e le condizioni di vita di chi abita in insediamenti abitativi precari. Tuttavia, molte persone che vivono in povertà, come ad esempio quelle che vivono in insediamenti abitativi precari, spesso vengono escluse dai programmi relativi agli Osm. Inoltre, non hanno accesso a meccanismi che accertino le responsabilità dei governi, dovendo, invece, contare sulla loro buona volontà. Quando i governi non si assumono le loro responsabilità, difficilmente raggiungono gli obbiettivi dati. In Burkina Faso, la politica di governo per fornire assistenza sanitaria

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sovvenzionata alle donne in stato di gravidanza è stata minata da oneri illegali imposti dagli ospedali. Le donne che devono sostenere tali spese hanno poche possibilità per sporgere denunce. Mancano strumenti accessibili, sia all’interno dell’ospedale, tramite organi di controllo, sia attraverso i tribunali. Se i governi vogliono veramente garantire i diritti umani e ridurre la povertà, allora devono stabilire o rafforzare i meccanismi nazionali di accertamento delle responsabilità e prendere parte ai meccanismi regionali e internazionali, come il Protocollo opzionale all'Icescr.

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RACCOMANDAZIONI Amnesty International invita tutti i governi a:  Garantire che i diritti economici, sociali e culturali vengano attuati Tutti i paesi devono ratificare il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali e il suo Protocollo opzionale. I governi devono inoltre garantire che questi diritti siano attuabili nella legislazione nazionale.  Garantire rimedi accessibili ed efficaci per le violazioni I governi devono rimuovere gli ostacoli che impediscono l'accesso alla giustizia da parte delle vittime di violazioni dei diritti umani, in particolare quelli che escludono le persone che vivono in povertà, e fornire assistenza legale. I governi dovrebbero assicurarsi che le istituzioni nazionali per i diritti umani e gli organi di controllo abbiano le capacità e l’autorizzazione a indagare sulle denunce di violazioni e a monitorare le attività di governo in modo da garantire il rispetto dei diritti umani.  Rispettare a pieno le sentenze I governi devono rispettare le decisioni sui diritti umani pronunciate dalla magistratura e dai meccanismi regionali e internazionali

“Che i nostri diritti siano legge” è uno dei temi principali di "Io pretendo dignità", la campagna di Amnesty International il cui scopo è porre fine alle violazioni dei diritti umani che provocano e aggravano la povertà.

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sui diritti umani.

WWW.IOPRETENDODIGNITA.IT Amnesty International è un’organizzazione non governativa fondata nel 1961, presente in oltre 150 paesi e territori con 3 milioni di soci e sostenitori (80.000 in Italia). Attraverso campagne globali e altre attività, Amnesty International si batte per un mondo in cui ogni persona goda di tutti i diritti umani sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e da altri standard internazionali sui diritti umani. Amnesty International è indipendente da governi,www.amnesty.org ideologie politiche, interessi economici o fedi religiose ed è finanziata essenzialmente dai propri soci e dalle donazioni del pubblico. Index: ACT 35/002/2010 September 2010

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Che i nostri diritti siano legge!  

Briefing sull'attuazione dei diritti economici, sociali e culturali

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