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IL FIUME COME MODELLO INSEDIATIVO: PROGETTO DI EDIFICI RESIDENZIALI A NICHELINO

Candidato: Amedeo Folliero

Relatori: Prof. Carlo Ravagnati Prof. Enrico Giacopelli

Luglio 2013


POLITECNICO DI TORINO FacoltĂ  di Architettura Corso di Laurea Specialistica in Architettura

Tesi di Laurea

IL FIUME COME MODELLO INSEDIATIVO: PROGETTO DI EDIFICI RESIDENZIALI A NICHELINO

Relatori: Prof. Carlo Ravagnati Prof. Enrico Giacopelli Candidato: Amedeo Folliero

Luglio 2013


INDICE Introduzione 1 _ La Val Sangone: una valle al margine del rilievo alpino 1.1 La Val Sangone da Trana alla confluenza del Po 1.2 Oroidrografia della Val Sangone 1.3 Forme e processi del fiume 1.4 Forme del territorio 1.5 L’antropizzazione della val Sangone 1.6 Il Parco del Sangone

Considerazioni 2 _ Inquadramento territoriale e storico 2.1 L’assetto territoriale 2.2 Il Sangone e il Castello di Mirafiori

3 _ Carte di Progetto 3.1 Il Progetto attraverso le carte 3.2 Carta sovrapposizione storica degli alvei 3.3 Carta sovrapposizione storica dei terrazzi fluviali 3.4 Altre carte

4 _ Suggestioni e riferimenti progettuali 4.1 La Landform Architecture 4.2 Riferimenti progettuali

5 _ Il Progetto di edifici residenziali 5.1 L’area di intervento 5.2 Il concept 5.3 Il progetto del masterplan 5.4 Il progetto del Parco 5.5 Il progetto dell’edificato 5.5.1 Ambito 1 5.5.2 Ambito 2 5.5.3 Ambito 3 5.5.4 Ambito 4


5.6 Le tipologie residenziali 5.6.1 Tipologia A 5.6.2 Tipologia B 5.6.3 Tipologia C

Conclusioni BibliograďŹ a Ringraziamenti


Introduzione

L

a Terra è luogo fisico primario nel quale ogni progetto si inserisce: nei suoi diversi siti puntuali assume forme caratteristiche, in terra e acque: questo panorama ineludibile può essere considerato solo un supporto, mera base di appoggio per l’oggetto architettonico, oppure essere ispirazione per la previsione progettuale. Al di là delle diverse pratiche progettuali applicabili e del complesso panorama culturale di riferimento esiste un profondo e immediato legame tra l’architettura e la Terra, un legame che si esprime sotto molteplici punti di vista: “E’ infatti successo che diversi studi, dedicati alla descrizione dei fiumi, dei mari, delle isole, delle montagne, dei vulcani, o di altri elementi della geografia siano stati condotti ipotizzandone un’implica architettura e quindi appongiandosi ad essa per la loro descrizione. Nel loro insieme essi hanno proposto un modo di pensare i rapporti tra la natura e l’architettura, oggi potremmo dire tra la città e il territorio, che vede negli elementi della geografia una possibilità di descrizione, di comprensione e...persino di progetto della città attuale”1. Questa tesi muove dal presupposto che l’architettura siano uno strumento per rivelare le forme del territorio: i suoi elementi e caratteri sono studiati e rappresentati al fine di individuare possibili espressioni della città futura, che sappiano essere coerenti rispetto alla fisionomia dello stesso territorio geografico, che siano capaci di esprimerla. Lo studio si è concentrato sul Torrente Sangone, affluente di sinistra del Po, del quale si è scelto di studiare il tratto compreso tra Trana e Torino: “ l’assunto iniziale della ricerca è stato di considerare il fiume stesso come un’architettura che costruisce implicazioni nella definizione delle figure territoriali e urbane” 2 . La fase di studio è indispensabile fase di progetto, poichè è attraverso la rielaborazione degli elementi che si distinguono e appartengono a questo passaggio che la nuova previsione può trovare forma: la restituzione grafica di questa primo momento è essenziale, fornendo il supporto per la fase decisionale della progettazione ed essendo già essa stessa la prima fondamentale selezione delle informazioni: lo stretto legame tra lo studio del territorio, la sua rappresentazione cartografica e il concreto progetto di architettura è valore e obiettivo del processo, che deve essere necessariamente trasmissibile, e dunque realizzarsi in una serie di immagini, le carte di progetto.“Se il campo di studi è l’architettura.. acquista grande importanza lo studio dei rapporti col sito, quindi con la geografia e con le tecniche di rappresentazione cartografica che della geografia sono certamente tra i più rilevanti strumenti di conoscenza e per di più aventi carattere operativo.. la geografia.. intesa nella sua formulazione più generale come descrizione del mondo e della Terra.. si è appoggiata all’architettura, da cui ha ricavato .. metafore letterarie.. vere e proprie immagini operative.. così l’architettura opera nella geografia perchè fa della Terra una patria e un luogo dell’abitare umano” 3 I diversi progetti di tesi sono accumunati dalla volontà di studiare e rappresentare un territorio, e di concepire in esso dei nuovi progetti, in relazione a questo stesso studio: le diverse previsioni, sviluppate lungo il fluire del Sangone nel territorio, sono interpretazioni di un’identitica volontà di territorializzazione del progetto urbano e architettonico, che trova nella ricostruzione dei segni geografici primari il motivo ultimo della propria azione.


Note

1 G. Motta, A. Pizzigoni, Architetture della Terra, in G. Motta, A. Pizzigoni, C. Ravagnati, L’architettura delle acque e della terra, Franco Angeli Edizioni, Milano, 2006, p. 9.

2 C. Ravagnati, Architettura d’acque di Giovan Battista Barattieri. Un trattato seicentesco di architettura della città, G. Motta, A. Pizzigoni, C. Ravagnati, op.cit., p. 157. 3 G. Motta, A. Pizzigoni, op.cit., p. 26.


Capitolo LA VAL SANGONE: UNA VALLE AL MARGINE DEL RILIEVO ALPINO

1


1.1 La Val Sangone

Fig. 1.1, Vista Satellite area di studio, Google Maps, 2012

I

l torrente Sangone è un affluente di sinistra del Fiume Po, che nasce dalle Rocce dei Mortai (Punta dell’Ila), sullo spartiacque con la Valle del Chisone, e confluisce nel Po a sud della città di Torino. Lungo il suo percorso il Sangone raccoglie le acque di alcuni affluenti, sia in destra sia in sinistra idrografica, che, di norma, non presentano lunghezze considerevoli, anche a causa della ridotta estensione laterale della valle. Il bacino, esteso prevalentemente in direzione ovest - est, si incunea tra la bassa Val di Susa a nord, la Valle del Chisola a sud e la valle del Chisone ad ovest e presenta una caratteristica conformazione a “clessidra”, dovuta alla “stretta” di Trana, in corrispondenza di un’incisione valliva in roccia. Lo spartiacque del bacino si trova a oltre 2600 m s.l.m. nella zona montana e si mantiene al di sopra dei 600 m s.l.m. fino all’altezza di Giaveno. A valle di Trana 10

la morfologia della valle diventa quella tipica delle aree di pianura alluvionale. Per le sue caratteristiche geo-morfologiche si può parlare di posizione pedemontana per buona parte del bacino del torrente Sangone, in considerazione del fatto che tale territorio si colloca ai piedi dei principali rilievi montuosi. Le caratteristiche climatiche della zona favoriscono la presenza di boschi, che risultano ancora estesi nell’area montana. Nella media e bassa valle, rispettivamente caratterizzate da un’economia basata sull’agricoltura e sull’industria, la vegetazione boschiva è limitata per lo più alle porzioni di territorio prossime alle aste fluviali. Le attività economiche maggiormente sviluppate in Val Sangone appartengono principalmente ai settori secondario e terziario; cartiere, industrie alimentari e manifatturiere hanno preso il posto delle fonderie di inizio secolo,


mentre l’agricoltura, passata in secondo piano nel dopoguerra, rimane ancora oggi carattere fondante del territorio. La Val Sangone è rinomata anche per i boschi di faggio e castagno, che coprono gran parte della sua superficie; l’area del bacino del Sangone è caratterizzata da zone di particolare interesse naturalistico ricadenti, in parte, in Aree Protette Regionali: una buona parte della zona montana ricade nel Parco Naturale dell’Orsiera Rocciavrè, la parte più alta della valle è compresa nel territorio del “Parco Alpi Cozie”, tutto il corso d’acqua principale a valle di Bruino appartiene al “Sistema delle Aree Protette della Fascia Fluviale del Po”(che comprende il corso d’acqua stesso e una fascia di territorio circostante), una parte del territorio di pianura è infine compreso nel Parco Naturale di Stupinigi. Gli Enti locali e le parti sociali hanno individuato

nel Patto Territoriale del Sangone lo strumento tecnico più idoneo per pianificare e attuare un piano integrato di interventi, che comprendano iniziative imprenditoriali ma anche opere infrastrutturali, a sostegno dell’occupazione e dello sviluppo socioeconomico del territorio interessato dallo scorrere del torrente. La carta sovrastante è una vista dal satellite della Val Sangone, realizzata unendo i diversi quadranti di immagini da Google Earth, selezionate ad un’altezza da terra di 2,5 km, in modo tale da garantire una rappresentazione ad alta risoluzione. Le 150 foto satellitari raccolte sono state successivamente assemblate in quest’unica tavola, che comprende la tratta del Torrente Sangone da Trana a Moncalieri, dalle dimensioni di stampa di 100x33cm. Nell’elaborazione finale della carta vengono messi in evidenza il percorso del Sangone e i comuni sul suo percorso. 11


1.2 Oroidrografia della Val Sangone

Fig. 1.2, Carta Oro-idrografica dell’area di studio

I

n alta valle il torrente Sangone si trova profondamente incassato tra due ripidi versanti; dall’abitato di Ponte Pietra la valle diventa più ampia e presenta una larghezza media di circa 11 km, raggiungendo la sua massima estensione nella zona di Giaveno, per poi chiudersi ad imbuto in prossimità dell’abitato di Trana, dove la valle presenta poco più di 4 km di sviluppo; essa si estende poi per circa 25 km attraversando i comuni di Coazze, Valgioie, Giaveno, Trana, Reano, Sangano, Bruino e Rivalta; questi comuni (ad esclusione degli ultimi due) fanno parte della Comunità Montana Valle Susa e Val Sangone. La Val Sangone confina a nord con la Val di Susa (accessibile attraverso il passo del colle Braida) e a sud con la Val Chisone (accessibile per mezzo del passo della Colletta), trovandosi alle falde delle Alpi Cozie; i rilievi presentano altitudini 12

contenute, dai 2679 m s.l.m. del monte Robinet, ai 300 m s.l.m. del comune di Rivalta. I principali affluenti del Sangone sono: IN SINISTRA IDROGRAFICA • Rio Ricciavrè: raccoglie le acque dell’omonimo vallone, che culmina con i 2.619 m della Monte Pian Real, e raggiunge il Sangone nei pressi di Forno di Coazze, attorno ai 950 metri di quota; • Torrente Sangonetto: nasce dalla confluenza di alcuni rami sorgentizi nella parte montana del comune di Coazze e confluisce nel Sangone a quota 699, presso la borgata Sangonetto; • Rio Ollasio: raccoglie le acque dell’area di basse montagne a nord di Coazze, attraversa quindi il centro storico di Giaveno, dove riceve da sinistra le acque del Rio Tortorello, e va poi a confluire nel Sangone nel comune di Trana, attorno


ai 400 m di quota e poco ad ovest della frazione Biellese. IN DESTRA IDROGRAFICA • Rio Tronera: nasce sulle pendici orientali della Punta dell’Aquila e dirigendosi verso nord-est raccoglie in destra idrografica le acque dell’area di bassa montagna tra le frazioni Ughettera e Fusero, per gettarsi infine nel Sangone a Pontepietra (580 m); • Rio Romarolo: dalla sorgente nei pressi del Monte Cristetto (1.611 m) scende in direzione nord-est, bagnando un lungo vallone e confluendo nel Sangone nei pressi di Mollar dei Franchi (Giaveno), a quota 490 m circa. Dal punto di vista idrogeologico è possibile individuare due tipi di acquiferi, l’uno più superficiale, spesso in contatto diretto con i corsi d’acqua, l’altro più di profondità, compreso in un importante sistema acquifero di falde in pressione, ricollegabile al grande

acquifero della Pianura Padana. Il clima del bacino è caratterizzato, nell’area montana, da precipitazioni medie annue comprese tra i 900 ed i 1200 mm, con i valori più elevati nel periodo estivo, mentre nell’area di media e bassa valle le precipitazioni sono lievemente meno abbondanti e con i picchi massimi concentrati nei mesi di aprile-maggio e ottobre-novembre. Il regime delle temperature medie è uniforme in tutto il territorio: il mese più freddo risulta essere gennaio, mentre il periodo più caldo coincide con i mesi di luglio ed agosto. La carta oroidrografica è realizzata basandosi sui dati GIS e sulla CTR, la Carta Tecnica Regionale. La tavola, che comprende la tratta del Torrente Sangone da Trana a Moncalieri, è il risultato della sovrapposizione del reticolo idrografico sulle curve di livello, per l’indicazione dei caratteri principali del territorio. 13


1.3 Forme e Processi del Fiume

Fig. 1.3, Carta Sovrapposizone Storica alveo Sangone

1760-66_Carta delle Cacce 1805_Catasto Francese 1816-30_Carta Sta• Sabaudi 1853_CTM 1860_Carta Sta• Sardi 1880-82_IGM 1922-34-IGM 1955-69_IGM 2013_Google

L

a piana alluvionale del torrente Sangone, nel settore di Sangano, si è sviluppata a spese dei depositi glaciali dell’Anfiteatro Morenico di RivoliAvigliana: la valle del Sangone infatti, dopo essere stata sbarrata nella zona di Trana dalle morene trasportate dall’antico ghiacciaio della Valle di Susa, ha ritrovato la propria continuità per opera delle acque del torrente Sangone, le quali hanno eroso lateralmente la soglia (dislivello in forma di gradino, di origine erosiva, collegante una valle secondaria a una principale) di Trana. 14

L’azione erosiva/deposizionale del torrente Sangone è poi proseguita a valle, dove nel settore di Sangano si è registrata la quasi completa cancellazione delle morene laterali più esterne dell’Anfiteatro. Al confine con Villarbasse le cerchie moreniche si trovano affacciate sulla piana alluvionale lungo una dorsale (cresta dell’Indrit-Cascina Paraccia-Cascina Monferrato) allineata ad una quota di circa 70 metri superiore al fondovalle del Sangone. La prolungata azione erosiva esercitata dal corso d’acqua sul rilievo montuoso ha portato ad un progressivo abbassamento del letto del torrente: le diverse tipologie d’alveo si sviluppano nei differenti contesti geomorfologici in funzione delle variazioni del contenuto energetico del corso d’acqua; anche all’interno di uno stesso contesto possono comunque registrarsi variazioni consistenti dei parametri che


controllano la forma dell’alveo fluviale. Il cambiamento più o meno repentino della portata del corso d’acqua nel tempo può determinare sostanziali cambiamenti nelle caratteristiche dell’alveo: questi cambiamenti possono avvenire in brevi intervalli di tempo, a seguito di eventi alluvionali, oppure progressivamente, in tempi più lunghi, a seguito di variazioni climatiche a scala regionale. La portata dei corsi d’acqua principali viene alimentata in modo misto, prevalentemente per opera delle piogge, ma anche per effetto della fusione della neve, che nei mesi invernali copre i maggiori rilievi montuosi. L’analisi e l’interpretazione delle forme fluviali può dare utili indicazioni per comprendere la tendenza evolutiva dei corsi d’acqua e prevedere le possibili interazioni tra dinamica fluviale ed attività antropiche. Un parametro distintivo per la classificazione

delle tipologie di alveo è la sinuosità, la quale rappresenta il grado di irregolarità del canale fluviale, espresso dal rapporto tra la lunghezza del canale e la lunghezza della valle: nel tratto rurale e in parte del percorso urbano il torrente non presenta oggi sinuosità marcate nè sostanziali variazioni nelle caratteristiche dell’alveo, nonostante sia ancora visibile, in altre forme, la traccia di un suo meandro, che si sviluppava nei pressi di quello che era il Castello di Mirafiori, sontuosa residenza sabauda, edificata sulla sponda sinistra del torrente, su di un terrazzo fluviale scavato dal Sangone stesso, prospiciente l’ampio meandro con convessità rivolta a sud oggi non più esistente. Dal Castello di Mirafiori si accedeva ad un vasto giardino, racchiuso dal meandro; per proteggere il Castello ed il suo parco dall’azione erosiva del torrente, agli inizi del 1600 vengono approntate le 15


Fig. 1.4 - 1.5, Foto della varizione dell’andamento del Sangone indo•o da i nte r v e nt i antropici presso la confluenza con il Po in zona Vallere 1970 - 1979, Val sangone: climi e forme del paesaggio, 2003

prime opere di difesa, atte ad evitare la divagazione del Sangone; presumibilmente a seguito di un’inondazione riportata nelle cronache, nel 1810 il torrente opera un salto di meandro ed inizia a scorrere a ridosso della base del terrazzo alluvionale sul quale era edificato il Castello, separandolo così dal suo giardino; esso viene quindi abbandonato a favore di altre residenze, essendo stata la sua stabilità minacciata dal torrente stesso, che continua peraltro ad erodere la scarpata sul quale è costruito, fino alla sua completa distruzione. Successivamente al tremendo evento alluvionale del 25 settembre 1947 il tracciato del Sangone, sul finire degli anni ’50, viene rettificato artificialmente in corrispondenza dell’abitato di Nichelino, in occasione di una dimostrazione di macchine di movimento terra. In molti casi le vecchie

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variazioni dei tracciati storici del Sangone fino alla confluenza del Po risultano attualmente mascherati dall’intensa urbanizzazione, che ne ha cancellato le tracce. Gli stessi interventi antropici hanno causato variazioni significative nel percorso dell’alveo del torrente in modo diretto: tra le opere idrauliche realizzate in varie epoche storiche si segnala l’ultimo intervento di rettificazione del Sangone, in corrispondenza della confluenza nel Fiume Po, rettifica del tracciato originario che risulta assimilabile ad un taglio di meandro. L’originario tracciato del torrente si sviluppava con un profilo più sinuoso, mediante un’ampia ansa meandriforme, con un arretramento del punto di confluenza nel Po. La prolungata azione erosiva esercitata dal corso d’acqua sul rilievo montuoso porta ad un progressivo abbassamento dell’alveo: lo sviluppo di differenti tipologie di alveo è infatti fortemenete condizionato dalle condizioni ambientali. Le conseguenze sulla morfologia orografica si hanno in corrispondenza dell’alveo ma anche nell’intorno del corso d’acqua: un terrazzo fluviale è infatti ciò che resta di un antico fondovalle modellato da un corso d’acqua, in cui, per effetto di una variazione ambientale, si verifica un cambiamento di portata, carico, gradiente o livello di base; per questo motivo il corso d’acqua modifica la propria tendenza evolutiva ed inizia ad erodere laddove precedentemente depositava, fino al punto di abbandonare la precedente piana alluvionale, generando una nuova superficie di fondovalle: la forma risultante sarà pertanto costituita da una superficie sommitale e da una scarpata di erosione. L’azione di modellamento operata dall’acqua sui rilievi terrestri si realizza a diverse scale e secondo diverse modalità: sui micro-rilievi della superficie orografica, per opera dell’acqua che impatta sul suolo durante le precipitazioni, su di un intero versante, attraverso l’azione del dilavamento, oppure su un’intera regione. per effetto delle complesse dinamiche dei corsi d’acqua. La predisposizione dell’acqua di dilavamento del versante


secondo linee preferenziali di deflusso è un momento fondamentale nello sviluppo dei corsi d’acqua veri e propri: questi ultimi rappresentano delle importanti vie di scorrimento delle acque superficiali, il cui insieme costituisce un reticolo idrografico che suddivide in modo gerarchico il rilievo terrestre in bacini di drenaggio. Il bacino del torrente Sangone drena un piccolo settore del rilievo alpino occidentale: con i suoi 267,6 kmq rappresenta uno dei sottobacini minori del Fiume Po, ma nonostante ciò risulta essere a sua volta articolato in una serie di bacini tributari. L’analisi delle forme fluviali è stata basata sulle rappresentazioni cartografiche, riportanti, insieme ai nuclei abitati, anche tutti i processi evolutivi che hanno interessato il torrente: nella cartografia di base, assemblata e scalata sulla Carta Tecnica Regionale, è stato ripassato il percorso del Sangone, con tutti i cambiamenti di caratteristiche del suo alveo nel tempo. Le carte utilizzate, reperite presso il LARTU (laboratorio di analisi e rappresentazioni territoriali e urbane), sono state:

Fig. 1.6, Carta delle Cacce, LARTU, 1760-66

•Carta delle Cacce (1760-1766); •Catasto Francese (1805); Fig. 1.7, CTM, LARTU, 1854

•Carta Stati Sabaudi (1816-1830); •CTM (Carta Tecnica Militare 1854); •Carta Stati Sardi (1862); •IGM (Istituto Geografico Militare 18801882); •IGM (Istituto Geografico Militare 19221934); •IGM (Istituto Geografico Militare 19551969); •CTR (Carta Tecnica Regionale 2012).

Fig. 1.8, Vista Satellite, Google Maps, 2012

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1.4 Forme del Territorio

Fig. 1.9, Carta di individuazione della valle fluviale e delle scarpate visibili

alveo del torrente Sangone 1° terrazzo fluviale torrente Sangone scarpate visibili

L

a tavola della forma del territorio è il risultato della sovrapposizione tra più carte tecniche (carta geologica ISPRA e carta del Piano dell’Assetto Idrogeologico - PAI) con alcune carte da noi redatte (Carta Forme e Processi del Fiume e Carta Oroidrografica), grazie alle quali siamo riusciti a risalire alla forma della valle fluviale. Il settore del Sangone compreso fra la stretta di Trana e la confluenza del Fiume Po è infatti alquanto complesso dal punto di vista geo-morfologico: la parte superiore, nord-occidentale, di questo tratto del torrente è caratterizzata da antiche forme di origine fluvio-glaciale, che si raccordano con il settore collinare dell’Anfiteatro Morenico di Rivoli-Avigliana e che ben 18

si distinguono rispetto alla parte inferiore (sud-orientale), caratterizzata dalle più recenti forme fluviali, legate all’attività del torrente Sangone; dal punto di vista geomorfologico questa superficie è assimilabile ad un grande conoide, che degrada dolcemente verso est, fino a raccordarsi con l’attuale pianura alluvionale del Fiume Po, solcata dall’incisione alluvionale della Dora Riparia e da quella dell’attuale alveo del Sangone. “Se si osserva una sezione dei depositi che costituiscono il conoide... si riconoscono diversi corpi sedimentari sovrapposti, separati da nette superfici erosionali. Questi elementi sono da ricondursi a diversi eventi sedimentari, che si sono succeduti...; molto più sensibile è stato il cambiamento morfologico post-glaciale nella parte meridionale... dove si sono instaurati intensi processi erosivi legati al drenaggio del Torrente


Sangone, con il conseguente spianamento delle forme preesistenti...La distribuzione spaziale di queste formazioni geologiche è strettamente dipendente dall’attività erosivo-deposizionale del torrente Sangone, dove questa si è esplicata smantellando le forme e i depositi pre-esistenti. Un esempio di quest’attività è visibile dal viadotto del raccordo autostradale per Pinerolo: il Sangone, sulla sua sponda sinistra, erode lateralmente i depositi fluvioglaciali, qui fortemente cementati, determinando lo sviluppo di un’alta scarpata erosionale, estesa per alcuni chilometri...Questo tipo di dinamica evolutiva è stata un fenomeno ricorrente per tutta la fase post-glaciale... ed ha dato origine ad importarti forme erosionali.”1 I risultati dell’azione erosiva esercitata nel tempo dal Sangone è maggiormente visibile lungo la sponda settentrionale del torrente stesso,

dando vita a delle scarpate con altezze variabili, riscontrabili anche sulla carta, che rendono più predisposta ad esondazioni l’area meridionale della valle del torrente Sangone stesso.

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Fig. 1.10, Carta Geologica, Is•tuto ISPRA, 2010


Fig. 1.11, keymap I n q u a d r a m e nto fotograďŹ co

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Fig. 1.12, I n q u a d r a m e nto fotograďŹ co del Torrente Sangone da Rivalta di Torino a Moncalieri

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1.5 L’Antropizzazione della Val Sangone

edificato 1862_Carta Sta• Sardi edificato 1955-69_IGM edificato 2012_CTR

Fig. 1.13, Carta d e l l ’e v o l u z i o n e dell’ antropizzato

L

’antropizzazione del territorio ha esercitato una forte influenza sull’assetto morfologico del bacino del Sangone: tale azione è riferibile in maniera peculiare al periodo successivo alla Rivoluzione Industriale, fase storica oggetto della nostra indagine. La realizzazione della tavola sovrastante, atta a rappresentare tale carattere e relazione, è partita da uno studio cartografico dell’antropizzato lungo la valle del torrente: è stata realizzata sovrapponendo alla Carta degli Stati Sardi del 1862 l’IGM del 1955 – 1969 e la Carta Tecnica Regionale del 2012: in questo modo si è cercato di sviluppare un quadro generale dello sviluppo urbano lungo l’asse del Sangone nel tratto da Trana a Torino. Questo corso d’acqua segna in 22

parte il confine meridionale del capoluogo: si tratta, anche in questo caso, di un confine molto discontinuo, dove alle case da abitazione si frappongono capannoni industriali, campi agricoli e orti urbani senza ordine o pianificazione apparente; in questo contesto è ancora possibile trovare frammenti di un paesaggio antico che hanno resistito all’erosione edificatoria, conservando almeno in parte l’aspetto che avevano in un passato più o meno recente, come la Palazzina di Caccia di Stupinigi e il Castello del Drosso; della Reggia di Mirafiori non restano invece che pochissimi ruderi. L’antropizzazione del territorio ha esercitato un’influenza sull’assetto morfologico del bacino del Sangone particolarmente riscontrabile nel settore di pianura: qui l’urbanizzazione è infatti maggiore che altrove e maschera con più vigore gli elementi naturali del paesaggio; in


particolare si nota un’intensa occupazione del conoide fluvio-glaciale della valle, oggi quasi totalmente inglobato dall’hinterland torinese. Nell’area l’utilizzo agricolo del territorio ha a sua volta influenzato fortemente l’assetto idrografico del territorio stesso, attraverso la realizzazione di una fitta rete di canali artificiali d’irrigazione (bealere), che seguiva gli allineamenti delle lottizzazioni dei campi di epoca romana, strutture attualmente visibili nella porzione meridionale della valle, tra Piossasco e Orbassano. Si può affermare che la maggior influenza sullo sviluppo urbanistico delle aree limitrofe al torrente Sangone derivi dall’incrocio fra le strade di lungofiume, dall’andamento sinuoso, che seguivano le linee di esondazione del torrente, e le strade che collegavano i paesi intorno a Torino, rettilinee; lungo questi nodi, considerati punti strategici per

il commercio, vennero edificate diverse cascine che, grazie alla loro posizione, con il passare degli anni diventeranno vere e proprie città o parti di esse, come Rivalta di Torino, Orbassano e Beinasco, l’area di Mirafiori, l’attuale Borgo Mirafiori, e successivamente il comune di Nichelino. Vi sono stati anche slcuni singoli eventi urbanistici e infrastrutturali, episodi che hanno influenzato un sempre più forte sviluppo della periferia di Torino, come la realizzazione della ferrovia proveniente da Genova, nel 1850, la messa in opera dello stabilimento industriale di Fiat Mirafiori, nel 1936, i cantieri di Italia 61 e la realizzazione di una serie di assi viari che avrebbero avuto il compito di snellire il traffico veicolare proveniente dalla periferia sud di Torino, quali la tangenziale sud dello stesso capoluogo.

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1.6 Parco del Sangone

Fig. 1.14, Carta sovrapposizione valle fluviale e Parco del Sangone

alveo del torrente Sangone contorni Aree Parco torrente Sangone scarpate visibili

A

ntecedentemente al 2011 il torrente Sangone era interessato da zone protette gestite a livello comunale: queste porzioni di territorio infatti non erano amministrate secondo un piano di salvaguardia unitario, ma ciascun comune provvedeva a gestire la propria porzione di queste aree in modo autonomo. Con la legge approvata il 28 luglio 2011 è stata confermata invece la nascita di un nuovo ente, che unisce il Parco del Po Torinese, con sede a Moncalieri, con quello della Collina Torinese; questo organismo ingloba aree di salvaguardia che non sono dunque più rappresentate o gestite dalle amministrazioni comunali di Beinasco, Bruino, Castiglione Torinese, 24

Gassino, Nichelino, Orbassano e Rivalta: i loro territori non sono interessati da aree protette, come le Riserve naturali, ma solo da aree contigue ad esse, e pertanto non hanno titolo ad essere presenti formalmente nel Consiglio direttivo e nella Comunità dell’Ente. Con tale atto sono state inoltre apportate numerose modifiche ai confini delle aree protette del Parco del Po torinese e alle aree contigue, che erano giacenti presso la Regione Piemonte da anni e che sono state definite per diverse ragioni: per adeguare i confini a trasformazioni subite dal corso del fiume Po stesso, per adeguamenti cartografici legati della vecchia cartografia regionale del 1990 e per apportare generali migliorie. La Carta del Parco del Sangone è stata dunque sviluppata sovrapponendo più tavole, in modo da evidenziare l’area di pertinenza delle porzioni protette del Po e della collina Torinese e il Parco di Stupinigi


(confini tracciati in rosso), in relazione alla valle fluviale e ai suoi argini e confini. Abbiamo utilizzato come base la tavola della Valle Sangone, in modo tale da avere un riscontro immediato della localizzazione del torrente stesso: in un primo momento a questa sono stati sovrapposti i confini del parco, tracciato fornito dal Repertorio Cartografico della Regione Piemonte; successivamente si è proceduto all’inserimento su questa base degli argini e dei confini della valle stessa, dati recuperati dalla tavola Forma del Territorio, per sviluppare una lettura dell’elaborato più completa possibile. Questa tavola permette di osservare la coincidenza e l’incoerenza del Piano del parco rispetto alla valle del torrente Sangone e quindi la relazione che intercorre tra il piano amministrativo e la reale forma geografica.

-PIANIFICAZIONE DELLA DIFESA DEL TERRITORIO“La difesa del suolo ha come obiettivo strategico generale il recupero ed il mantenimento delle condizioni di equilibrio dinamico dei sistemi naturali ma anche il controllo dell’evoluzione naturale del territorio per prevenire o quanto meno limitare al massimo il rischio idraulico ed idrogeologico che, in un paese come il nostro, fortemente antropizzato, coinvolge infrastrutture ed insediamenti. È in questa ottica che la Regione Piemonte porta avanti il suo discorso sulla tutela del territorio. Tutelare infatti non significa solo realizzare difese, ma significa soprattutto gestire e pianificare il corretto utilizzo del territorio, in concomitanza con tutti gli enti coinvolti o preposti allo stesso compito.”2 25


Note

1 P. Baggio, M. Giardino, L. Mercalli, Val Sangone: Climi e Forme del Paesaggio Da due milioni di anni fa ad oggi, SMS Editore, 2003, pp. 139140. 2 www.regione.piemonte.it/difesasuolo/pianificazione


Considerazioni

C

iò che si produce è una sorta di inversione: l’architettura torna a farsi natura o, più precisamente, territorio. Ed è qui che interviene la cartografia... predisposta ad entrare in relazione con l’architettura non solo per rappresentarla nei suoi rapporti con il sito, ma anche per modificarne le formae proprio in base a questi rapporti”1 Attraverso lo studio delle carte si è constatato come lungo il torrente Sangone, nella maggior parte dei casi, le città si siano espanse all’interno della valle fluviale, andando così a negare l’architettura naturale del territorio che aveva influenzato la nascita di quegli stessi centri abitati, per mezzo della conformazione del territorio, della lottizzazione agricola e del processo di intersezione tra le strade di lungo fiume e le strade di attraversamento. La presenza di questi tessuti urbani, fortemente sviluppatisi nel tempo, all’interno della valle fluviale ha portato ad una serie di problemi ecologici e idro-geologici, che si sono aggravati e spesso amplificati: si tratta di episodi derivanti dall’incuria e dalla cattiva pianificazione della fascia fluviale, dal momento che ampie porzioni di territorio edificato sono situate all’interno della prima o della seconda fascia di esondazione del torrente, o addirittura all’interno del Parco del Sangone, contravvenendo così allo scopo principale del piano, e cioè la tutela dell’ambiente fluviale e la capacità previsionale in relazione a potenziali eventi alluvionali. Il parco, come ente nato nel 2007, costituisce, insieme a quello del Po, della Dora e della Stura, parte di un più vasto programma di riqualificazione dei corsi d’acqua che interessa la città di Torino e la sua provincia, ed è, insieme ai vari piani regolatori dei diversi comuni che si affacciano sul Sangone, e al PAI (Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico), strumento che regola le attività e l’evoluzione del paesaggio all’interno della fascia fluviale. Sovrapponendo alla carta della forma della valle fluviale i confini del parco e le fasce individuate dal PAI si può constatare con semplicità come il confine del Parco e le fasce di esondazione non rispecchino l’ipotetico confine naturale che dovrebbe avere la valle fluviale; si può notare inoltre come questi piani vengano influenzati negativamente da azioni aventi presupposti diversi da quello di garantire al territorio la sua tutela: interessi economico-politici singolaristici o miopi portano a scelte potenzialmente molto dannose per il territorio. La nostra proposta progettuale si pone come obiettivo il superamento degli attuali strumenti di progettazione e amministrazione del territorio, avendo come obiettivo quello di riportare al centro della riflessione lo studio e la rappresentazione del territorio stesso, la capacità di svelare elementi e caratteristiche della geometria del territorio che hanno storicamente influenzato e regolato gli insediamenti lungo l’asse fluviale del Sangone; nel tempo tali geometrie e tali rapporti sono stati alterati, sostituiti da altre priorità con i presupposti più differenti, sino a giungere alla situazione attuale, caratterizzata da varie emergenze idro-geologiche e ambientali, che possono essere affrontate e risolte solo ripensando i differenti strumenti di progetto e prevenzione in funzione della reale natura e conformazione del territorio, risultato di un complesso processo geografico in continua evoluzione. I progetti si inseriscono in quest’ottica, volendo studiare e affrontare le diverse aree di progetto scelte individuando i caratteri geografici che connaturano questi luoghi, per svelare tali elementi attraverso le carte di progetto e il progetto stesso, riuscendo a prevedere dei nuovi insediamenti che rispettino la natura e la forma del territorio e che mostrino la consapevolezza delle varie fasi che il fiume ha conosciuto e dei diversi processi di trasformazione che interessano un territorio, quello del Sangone.


Note

1 G. Motta, A. Pizzigoni, C. Ravagnati, L’architettura delle acque e della terra, Franco Angeli Edizioni, Milano, 2006, p. 27


2

Capitolo INQUADRAMENTO TERRITORIALE E STORICO AREA 3_Nichelino


2.1 L’Assetto Territoriale

-IL COMUNE DI NICHELINO-

N

ichelino è un comune di 48.942 abitanti, situato nella prima cintura sud di Torino, sulla riva destra del torrente Sangone. Il suo territorio è situato nell’ultimo tratto dell’asse fluviale del Sangone stesso, prima della confluenza con il Po e prima delle città di Torino e Moncalieri. Quest’ ambiente è caratterizzato, nella sua parte superiore, dall’interazione di due agenti di modellamento (glaciale della Valle di Susa e fluviale della Val Sangone) e nella parte inferiore invece dai processi erosivo-deposizionali del Sangone. La tendenza alla divagazione dell’asta fluviale del torrente ed il conseguente livellamento delle originarie forme glaciali e fluvioglaciali è avvenuto diffusamente a valle di Trana e nel territorio del comune di Nichelino, dove ne sono visibili tracce. L’esempio più eclatante riguarda il tratto del Sangone compreso fra Mirafiori ed il

A. se•ore alto del bacino montano B. se•ore medio del bacino montano C. se•ore basso del bacino montano D. se•ore di anfiteatro morenico E. se•ore da Trana alla confluenza del Po

2.1_Se•ori del bacino della Val Sangone, Val sangone: climi e forme del paesaggio, 2003

ponte della Strada Statale n° 20; qui sono evidenti i differenti andamenti storici dell’alveo del torrente, con divagazioni a carattere sinuoso di tipo meandriforme. Dall’osservazione dei paleotracciati emerge una dinamica evolutiva del Sangone molto movimentata nel territorio di Nichelino, causata soprattutto da eventi alluvionali, con repentine disattivazioni di parte delle curvature dei meandri o veri e propri tagli di meandro.

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2.2_Vista dell’area di Nichelino, Google Maps, 2012


2.3_Vista del Parco Miraflores, Google Maps, 2013

Sulla sponda destra la dinamica del Sangone si traduce invece nell’arretramento dell’alta scarpata fluvio-glaciale mediante fenomeni di sotto-escavazione. Tra le varie forme fluviali ancora visibili vi sono le tracce di un meandro, con un raggio di curvatura di 750 m, collocato tra Mirafiori e Cascina Pallavicino (il cosiddetto Parco Miraflores o del Boschetto) che subì poi un taglio in occasione della piena del 16 settembre 1810, con un cambiamento repentino di percorso che coinvolse in parte il sito del Castello di Mirafiori. Poco più a valle in occasione dell’evento alluvionale dell’ottobre del 1872 si creò un nuovo meandro, come leggibile dal raffronto con la documentazione cartografica precedente e successsiva alla

data del 1881. Successivamente al tremendo evento alluvionale del 25 settembre del 1947 il tracciato del torrente Sangone sul finire degli anni Cinquanta viene rettificato artificialmente in corrispondenza dell’abitato di Nichelino. In alcuni casi le vecchie variazioni dei tracciati storici del Sangone fino alla confluenza del Po risultano attualmente mascherati dall’intensa urbanizzazione, che ha cancellato le tracce dei vari movimenti dell’asse fluviale; solo localmente sono visibili elementi morfologici riconducibili ai vecchi tracciati torrentizi messi in evidenza dall’assetto di alcune vie tortuose nel tessuto urbano del comune di Nichelino.

IL PARCO MIRAFLORES L‘area conosciuta anche come il Bosche!o di Nichelino rappresenta il cuore di un territorio che, seppur inserito in un contesto altamente urbanizzato, possiede ancora interessan" elemen" per il potenziale recupero ambientale, in par"colare connessi a due assi di riferimento: - il collegamento funzionale con l’area del Parco di Stupinigi, raccordando le aree periurbane di Nichelino con l’imponente complesso archite!onico della palazzina di caccia di Stupinigi; - il collegamento ecologico e funzionale con le aree spondali del torrente Sangone a valle dell’area fino al confine con Moncalieri. L’Area del parco ha un’ estensione di 475.000 mq e consente alla ci!adinanza di usufruire di un’ ampia area verde e delle stru!ure ad essa correlate. Molto importante è stata anche l’individuazione ed il mantenimento delle zone porzioni di territorio a valenza naturalis"ca, in quanto possono offrire spazi interessan" per la vita di diverse specie animali e vegetali, incrementando in tal modo la biodiversità del luogo.

34


2.2 Il Sangone e il Castello di Mirafiori

U

na delle più antiche rappresentazioni del territorio di Mirafiori viene realizzata nei primi decenni del XVII secolo (fig. 2.4). Il 3 giugno dell’anno 1632, Cristoforo Elia, Capitano ed Ingegnere-Architetto Ducale, sottoscrive la “Pianta di tutta la Campagna di Miraflores”, che aveva redatto su ordine di Sua Altezza Reale il Duca di Savoia. Essa doveva rappresentare le proprietà che il Duca stesso possedeva nell’area. Oltre ai terreni del Sovrano, l’Elia inserisce nella carta alcuni riferimenti fisici del territorio detto “del Lingotto”, come la “Cascina Chiatigliera” e parte del borgo omonimo. La tecnica di rappresentazione della cartografia è di matrice seicentesca. Il rilievo topografico del terreno viene riportato sulla “Pianta” secondo una scala di trabucchi (antica unità di misura utilizzata nel Ducato Sabaudo); su questa base vengono inseriti gli edifici di proprietà ducale (la “Villa di Miraflores”), gli edifici sacri (il “Convento”) e gli edifici rurali (varie cascine ed il “Borgo di Miraflores”), tutti disegnati in maniera semplificata. L’elemento architettonico che più caratterizzava la “campagna di Miraflores” era il “Palazzo Ducale”, oggi scomparso, a cui si accedeva attraverso un viale alberato che termina nel “rondeau”, posto di fronte all’ingresso”1. “Quest’originaria villa rustica e venatoria, una delle delitie ducali e reali realizzate tra la fine del Cinquecento e l’Ottocento nella pianura circostante la nuova capitale sabauda, rappresentò una precisa scelta politica e culturale dell’epoca, voluta da Carlo Emanuele I, per diventare un polo ludico eletto alla caccia al cervo, prima della realizzazione della vicina reggia di Stupinigi. Il Castello di Miraflori era collocato in sponda sinistra del Sangone, in posizione panoramica rispetto alla piana di Stupinigi e alle Alpi: oggi di quel castello non rimangono che due assi viari tra loro

ortogonali (le attuali Strada delle Cacce e Strada Vicinale del Castello di Mirafiori), la delimitazione del grande cortile e reperti dei grandi muri di sostegno della terrazza sul bordo del fiume Sangone. La reggia di Miraflori, denominata Castello dal 1640, era costituita da un palazzo a manica semplice, posto sull’asse perpendicolare al fiume, dotato di due padiglioni laterali, al fondo di un cortile quadrato chiuso sui tre lati da mura, innestate sul fabbricato principale, con sottostante giardino, sfarzosamente arredato da fontane e giochi d’acqua, unito da una sontuosa scalinata”2 che conduceva alla zona bassa, dove si trovavano due grandi aiuole quadrate, una delle quali denominata peschiera (fig. 2.5). Al di là dei singoli aspetti architettonici e storici è interessante riflettere, all’interno di questo studio, sull’interazione nel tempo tra la residenza sabauda e il vicino torrente Sangone. L’esame dei reperti storici, iconografici e cartografici rende possibile il confronto tra i differenti tracciati dell’alveo del torrente e la struttura del palazzo di Mirafiori e i suoi antistanti giardini: negli anni nei quali venne realizzata la reggia, come risulta visibile in una rappresentazione della prima metà del Seicento (fig. 2.6), l’alveo del torrente Sangone presentava un tracciato differente 35

2.4_Pianta della campagna di Miraflores, Archivio Storico di Torino, 1632

2.5_Carta del giardino e del castello di Mirafiori, 16101620


LA SPINETTA

2.6_Incisione di A. De Piemme dal Theatrum Sabaudiae, 1682

rispetto all’attuale: era infatti qui presente un’ansa di meandro , avente un raggio di curvatura di circa 750 m, all’interno del quale si trovavano il giardino, di forma triangolare, circondato da un fosso irriguo. “Dallo stesso atto di compra-vendita dei terreni dell’immobile, effettuata nel 1587 tra Carlo Emanuele I ed Duca di SavoiaNemours, emerge la prima indicazione sulla esistenza dell’ansa di meandro, in base alla etimologia del toponimo di alcuni terreni venduti, definiti regione di campagna, ove si dice “alla Spinetta”. Tra i vari documenti storici risultano interessanti gli elenchi delle opere di costruzione del 1587, dove si riportano una serie di lavori che interessano direttamente il Sangone... Da queste segnalazioni si deduce che, oltre all’intenzione di eseguire una serie di «cavi» per la realizzazione dei giochi d’acqua, nasce la volontà di realizzare un’opera per deviare il Sangone, formata da un argine ed un «cavo maestro». Inizia così una difficile convivenza tra questa residenza reale e gli «spazi vitali» del Torrente Sangone, cioè quelle aree in cui questo si sviluppa nel tempo, dissipando l’energia durante le piene. Segnalazioni successive su interventi che interessano il Torrente Sangone, si desumono dall’esame di un documento del 1599, nel quale si danno indicazioni di una serie di lavori per la costruzione di un «cavo nuovo» e la realizzazione di una palificata per la «diversione» artificiale dell’alveo del Sangone: i progetti dell’Ing. 36

Dallo stesso a!o di compravendita dei terreni dell’immobile, effe!uato nel 1587 tra Carlo Emanuele I e il Duca di Savoia-Nemours, emerge la prima indicazione sulla esistenza dell’ansa di meandro, sulla base all’e#mologia del toponimo di alcuni terreni vendu# defini# regione di campagna, ove si nomina la Spine!a. Risulta probabile la correlazione con la par#colare morfologia del territorio in ques#one: nelle vecchie cartogra%e si osserva una porzione a forma triangolare compresa tra l’alveo del Sangone e la scarpata d’erosione che separa la piana alluvionale dal terrazzo fluvio-glaciale, ovvero una «spina» che poi sarà ripresa come mo#vo per la realizzazione del giardino della reggia di Miraflores. Il Castello era cara!erizzato da un vasto giardino, disegnato e realizzato affinchè alla natura si coniugasse un diale(co rimando al gioco con l’Ar#ficio: il paesaggio naturale, la scena cos#tuita dal Sangone e dalla splendida vista che si percepiva dalle terrazze dell’ala superiore (colline a oriente e l’arco delle montagne del mezzodì, fino al Monviso), era fondo scenico del verde proge!ato, dei giardini geometrici, che correvano sino al limite del bosco, per congiungersi ad esso. Nella fig. 3.9 si percepisce un elemento cara!erizzante per questa relazione: da un lato il sistema del giardino inferiore cos#tuisce un triangolo rigidamente compreso tra le due ali sulle sponde sul Sangone, boscato: rispe!o all’intero parco l’isola quadrata era il polo geometrico, centro fisico e visivo dell’intero complesso; dall’altro si contrapponeva l’elemento sinuoso cos#tuito dall’ansa del Sangone (denominata la valle!a) e una serie di stagni: questo dualismo mostra le possibili relazioni tra creazione naturale e antropica, il rapporto formale tra opere dell’uomo ed elemen# del terrirorio.

Morelli (1616-1627) comprendevano il taglio del Sangone, presso Mirafiori, che si andava a sommare a quelli realizzati precedentemente.”3 Consultando due reperti cartografici di dettaglio, uno del 1670 e uno del 1715 (fig. 2.8 e 2.9), è possibile determinare le variazioni nella dinamica del torrente Sangone, mettendo a confronto i cambiamenti nel percorso del suo alveo con la posizione planimetrica dei giardini del Castello di Mirafiori; grazie a questi documenti è possibile notare la realizzazione di alcuni interventi idraulici , relativi al progetto del Morelli: questi ultimi si mostrano come una serie di rettificazioni


2.7_Particolare del “Tippo del Castello e dei beni di Millefiori”, 1620

dell’alveo del torrente; i diversi tracciati dell’alveo del Sangone sono da attribuirsi a fasi specifiche e ben determinate, riferibili a singoli eventi alluvionali, anche a carattere non straordinario, compresi tra la metà del 1600 e il 1715. “In questo periodo temporale si possono individuare una serie di eventi alluvionali verificatisi negli anni 1685, 1695 e nel periodo che va dal 1705 al 1706, cui seguirono altre due grosse piene, con inondazioni nel 1717 e nel 1725. Tra queste piene spicca, per particolare intensità, quella dell’ottobre 1685, di cui si conoscono numerose segnalazioni di danni in più comuni della bassa pianura. In un documento cartografico successivo, risalente all’inizio della seconda metà del Settecento, si osserva un ulteriore stato evolutivo della dinamica del Sangone (fig. 2.10): si percepiscono nuove variazioni

1. Castello di Miraflores 2. isola quadrata con peschiera 3. serie stagni sinuosi 4. ansa del Torrente Sangone

del percorso dell’alveo a seguito di sopraggiunte nuove piene (piena del 1717 e del 1725, oltre a quella del 14 ottobre 1755), si può inoltre osservare l’inefficacia delle opere di rettificazione realizzate sul lato Ovest della cosiddetta «spinetta», con la ripresa del vecchio percorso sinuoso, ancora più accentuato di un tempo: continuano ad essere minacciati i giardini del Castello di Mirafìori”4. Un’altra rappresentazione che ci può fornire indicazioni sulla conformazione storica del tracciato del torrente Sangone, la possiamo ritrovare nella tavola del Catasto Francese (fig. 2.11), che rappresenta il territorio di Mirafiori, nella quale è ben 37


2.8_”Mastro delle residenze Sabaude”, 1670

2.9_”Tippo del Castello e dei beni di Millefiori”, 1715

2.10_Castello di Mirafiori Carta delle Cacce, LARTU, 1760-1766

1670

1715

1. ansa meandriforme abbandonata 2/3. opere di diversione dell’originario tracciato dell’alveo per contrastare i processi erosivi spondali in occasione di even• di piena 4. alveo del Torrente Sangone 5. scarpata erosionale

6. scarpata secondaria 7. vecchi alvei abbandona• La linea tra•eggiata ricalca la forma triangolare dei giardini del castello.

1. interven• inefficaci delle opere di diversione proge•ate dall’ing. Morelli (1616-1627) 2. il lato Ovest dei giardini del Castello riconducibili alla pre-esistente forma triangolare seicentesca 3. scarpata erosionale

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2.11_Catasto Francesi, LARTU 1805

visibile l’ampio meandro che racchiudeva il parco del Castello. “Con ogni probabilità in occasione dell’evento alluvionale del settembre 1810 (a Torino circa 150 mm di pioggia dal 12 al 15 settembre), come riferiscono le cronache del tempo ci riferiscono (“Le Courier de Turin” del 16-9-1810..), il tracciato del letto del Sangone nel tratto in esame si modificò repentinamente con una rettificazione del meandro che bordava i giardini del Castello di Mirafiori; questo taglio di meandro, oltre a determinare la definitiva separazione dei giardini dal corpo del Castello di Mirafiori, provocò l’instaurarsi di processi dissestivi ai danni del castello stesso, posto sulla scarpata dell’alto terrazzo fluvioglaciale, mediante scalzamenti al piede”5. La Carta Tecnica Militare di Torino del 1854 (fig 2.12) fotografa l’assetto del tracciato dell’alveo del Sangone successivamente a tale salto di meandro, che ha dunque isolato dal corpo del Castello di Mirafiori i suoi sontuosi giardini, che sono riconoscibili nell’immagine solo grazie alla delimitazione dei canali di irrigazione, rimarcata dalle strade campestri. Dall’esame delle diverse edizioni della tavoletta IGM Torino 56 III SE e dal confronto tra l’edizione del 1880/82 (fig. 2.13) e quella del 1955-69 (fig. 2.14) è possibile notare come che la dinamica fluviale del torrente Sangone sia

2.12_“Carta Tecnica Militare”, LARTU, 1854

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2.13_IGM, LARTU, 1880-1882 2.14_IGM, LARTU, 1955-1969

2.15_Situazione odierna dell’area, Google Maps, 2012

1880-82

1955-69

1. sagoma giardino a forma triangolare 2. isola quadrata con peschiera 3. vecchia opera di re•ficazione

4. arretramento scarpata di erosione 5. scarpata secondaria 6. se•ore di scarpata sogge•a a scalzamento al piede

caratterizzata, in occasione degli eventi alluvionali, da una generale tendenza erosiva, con scalzamento al piede della

scarpata, fenomeno che ha appunto portato al successivo smantellamento degli ultimi ruderi del Castello che si affacciavano sulla scarpata stessa. Il declino della reggia di Mirafiori ha inizio già nel periodo immediatamente successivo a tale evento; dopo una serie di ristrutturazioni effettuate nella seconda metà del Seicento, in seguito alla percezione del livello di pericolosità del torrente Sangone nell’area, ebbe inizio un abbandono progressivo della residenza sabauda, con la valorizzazione dei terreni di caccia presso la Reggia di Venaria Reale, in contrapposizione a Mirafiori: questo fattore, insieme alla guerra e al conseguente assedio di Torino del 1706, furono gli elementi che segnarono per sempre le sorti della delizia ormai perduta. Sull’area dipendente dalla Reggia Mirafiori sorsero, negli anni, prima una pista per le corse e un maneggio per cavalli, poi un campo di aviazione e quindi i principali stabilimenti automobilistici della Fiat.

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Note

1 M.S. Ainardi, Note storiche alla Pianta di tutta la campagna di Miraores 1632, Comune di Torino 2 P. Baggio, M. Giardino, L. Mercalli, Val Sangone: Climi e Forme del Paesaggio Da due milioni di anni fa ad oggi, SMS Editore, 2003, p. 179 3 P. Baggio, M. Giardino, L. Mercalli, op. cit., p. 181 4 P. Baggio, M. Giardino, L. Mercalli, op. cit., p. 182 5 P. Baggio, M. Giardino, L. Mercalli, op. cit., p. 183


3

Capitolo LE CARTE DI PROGETTO AREA 3_Nichelino


3.1 Il Progetto attraverso le Carte

O

biettivo del progetto è di giungere a una ricostruzione della geografia del sito attraverso il progetto stesso: per compiere tale operazione occorre in primo luogo conoscere il territorio per il quale si intende sviluppare la previsione, lo studio del luogo si configura dunque come prima fase dello stesso processo progettuale. La comunicazione per immagini di tale fase è stato uno degli obiettivi del lavoro di Tesi e si è formalizzato nella produzione di una serie di carte, strumenti di progetto sia in quanto bacino di informazioni e spunti per il progetto stesso, sia perché la rappresentazione è necessariamente un processo di selezione tra i tanti dati trasmissibili: tale operazione, se compiuta con maggiore consapevolezza, consente di impostare sin dal principio il discorso progettuale in maniera coerente, selezionando già gli elementi sulla base di una lettura progettuale del territorio. Le tavole delle pagine seguenti, elaborate successivamente alla produzione delle carte generali, vogliono offrire una visione maggiormente dettagliata dell’ambito di progetto, restituendo all’esistente urbano i segni di quell’”architettura delle terre e delle acque” del Sangone che hanno connaturato questi luoghi nel tempo. Le carte hanno come base il tessuto urbano esistente, tratto dalla Carta Tecnica della Regionale: su questa vengono riportate quelle geometrie fluviali che plasmavano il territorio e che ora si sono trasformate o sono state cancellate. Il lasso temporale in analisi, come per le carte generali, resta quello compreso tra il 1760 e il 2012: non è stato possibile estendere il periodo di documentazione oltre il 1760 o comunque a un arco temporale maggiore, avendo ritenuto che il confronto tra fasi storiche relativamente vicine potesse agevolare la lettura e la restituizione di una trasformazione sostanzialmente coerente nel suo sviluppo, e dunque raffrontabile

nelle sue diverse fasi. La rappresentazione si concentra sulle forme idro-geologiche del Sangone, i suoi alvei e i suoi diversi terrazzi, geometrie che il suolo ha assunto nel tempo per ospitare le acque stesse: questi due disegni, inscindibilmente legati, sono base e ispirazione per il progetto e sono riportati in due tavole differenti, in sei colori in relazione ai diversi anni, secondo quanto indicato in legenda. Il raffronto tra le diverse fonti cartografiche ha permesso di evidenziare l’esistenza di una fascia di massima espansione del terrazzo fluviale, che si è ritenuto opportuno indicare in tutte le carte di progetto, con una linea rossa tratteggiata delimitante una campitura bianca: questa fascia territoriale si configura quale massimo limite della banda di oscillazione dei movimenti dei terrazzi del Sangone nel lasso di tempo preso in considerazione; il tratto tra Trana e Torino è infatti l’unica parte del percorso del torrente nella quale questo presenta un comportamento meandriforme: tale natura oggi appare solo nelle lievi oscillazioni nel disegno dell’incedere delle acque, ma tale geometria si configurava come carattere preponderante del Sangone in questa parte di territorio, dall’espressione evidente, come visibile nelle tavole seguenti e come avverrebbe se il torrente potesse esprimersi liberamente, come accade ad esempio in occasione di eventi alluvionali, durante i quali le acque si riappropriano delle aree di sfogo loro forzosamente sottratte nel tempo. Le tavole cercano dunque di raffigurare il rapporto tra geometrie fluviali e urbane, verificando l’espressione delle prime nel tempo e mantenendo invece come immagine fissa nel disegno la struttura della città esistente, risultato ultimo e ineludibile dell’insediamento nel sostrato geografico: l’obiettivo è stato di coniugare questi due universi formali in una nuova espressione progettuale che sapesse fare propri e svelasse i caratteri sostanziali del luogo 45


3.2 Carta Sovrapposizione Storica degli Alvei

3.1_carta della sovrapposizione degli alvei storici, fuori scala

L

a carta della sovrapposizione storica degli alvei è una nuova carta, maggiormente dettagliata, che aggiorna la scala di rappresentazione della carta generale: il disegno mostra il sovrapporsi dei diversi alvei del torrente Sangone sulla città oggi esistente: il primo tracciato è quello del 1760, riportato nella Carta delle Cacce e presentante un Sangone dotato di un meandro principale, realtà confermata nel primo salto temporale, al 1805, in un Catasto Francese che mostra un torrente molto più spesso e regolare del 46

precedente, pur seguendo geometrie ancora molto simili. Al terzo salto temporale si ha la prima significativa variazione del disegno del torrente Sangone, un salto di meandro che elimina la geometria fluviale precedente rettificando l’alveo del torrente e privando la Reggia di Mirafiori del suo rapporto coi giardini: il corso d’acqua modifica bruscamente il suo percorso, spostandosi a monte di circa un chilometro, separando dunque il parco e i giardini dal Castello. Il fiume degli anni Ottanta dell’Ottocento mostra un nuovo


aggiornamento formale: il torrente presenta ora un meandro secondario, che verrà cancellato prima della rappresentazione dell’IGM del 1955-69, d’altronde successivo di quasi un secolo; l’ultima fase storica, quella del 2012, mostra un torrente Sangone sostanzialmente corrispondente a quello della seconda metà del secolo appena terminato, pur discostandosi dal tracciato precedente in alcuni punti, per geometria e tracciato.

Sangone 1760-66_Carta delle Cacce Sangone 1805_Catasto Francese Sangone 1854_IGM Sangone 1880-82_IGM Sangone 1955-69_IGM Sangone 2012_Google

fiume con meandro principale 1° salto di meandro fiume con meandro secondario 2° santo di meandro

47


3.3 Carta Sovrapposizione Storica dei Terrazzi Fluviali

3.2_carta della sovrapposizione dei terrazzi fluviali storici, fuori scala

L

a prima carta di progetto, della sovrapposizione storica degli alvei, mostra dunque quale sia stata l’evoluzione del disegno delle acque del Sangone: questa traccia corrisponde alla forma del terreno sul quale insisteva il suo percorso, e dunque i diversi alvei da lui assunti nel tempo; il suolo circostante, in relazione alla presenza e allo scorrere delle acque, subiva nel mentre corrispondenti costanti alterazioni, seguendo l’evolversi della componente idrica: la seconda carta di lettura della geografia del sito, la carta dei terrazzi fluviali, sovrastante, è stata concepita dunque per cercare di leggere le 48

relazione tra la forma degli alvei e quella forma dei terrazzi fluviali, verificando come la morfologia del suolo prospicente le acque del torrente Sangone si sia trasformata nel tempo, secondo gli stessi intervalli temporali presi in considerazione nella prima tavola. Si è deciso di non riportare tutte le diverse geometrie dei terrazzi fluviali rintracciabili sui reperti cartografici consultati: la sovrapposizione di tutte le linee assunte avrebbe infatti reso difficile una buona lettura del fenomeno e avrebbe anzi impedito una corretta rappresentazione e informazione; si è dunque assunta la forma del terrazzo fluviale del 1760 quale profilo


di partenza, rispetto al quale sono state evidenziate le alterazioni e trasformazioni che si sono succedute nei diversi anni. Il processo effettuato fissa l’immagine di un fenomeno sostanzialmente simile avente però risultati formali differenti, vista la diversa impostazione concettuale: in questo modo, sempre riportando con la linea rossa tratteggiata l’area di massima estensione dei terrazzi fluviali, si è cercato di sottolineare meglio come lo sviluppo del terrazzo odierno sia il risultato di differenti movimenti e andamenti del torrente, aventi riscontro in lasciti geometrici formalmente distinguibili tra loro: tra questi è quello

terrazzo 1760-66_Carta delle Cacce terrazzo 1805_Catasto Francese terrazzo 1854_IGM terrazzo 1880-82_IGM terrazzo 1955-69_IGM alveo Sangone

fiume con meandro principale 1° salto di meandro fiume con meandro secondario 2° santo di meandro

più antico a denunciare il carattere spontaneo (meandriforme) del torrente nel luogo. E’ possibile verificare come esista una relazione, più o meno percepibile e dialogica, tra forme fluviali e urbane: il disegno della città si dispone secondo forme che erano del fiume e le sostituiscono, oppure arrivano a negarle completamente, come nel caso del meandro secondario, del quale l’urbanizzazione ha cancellato ogni traccia visibile pregressa. 49


3.4 Altre Carte

L 3.3_carta even• alluvionali

evento 1947 evento 1962 evento 2000 limite max terrazzi fluviali

3.4_carta terrazzi fluviali a•uali

terrazzo fluviale Torino terrazzo fluviale Nichelino limite max terrazzi fluviali

3 . 5 _ c a r t a sovrapposizione terrazzi e parco

area Parco del Sangone limite max terrazzi fluviali

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e ultime tre carte sviluppate sono elaborati minori, aventi valore conoscitivo più che fondante: sono la carta degli eventi alluvionali, quella dei terrazzi fluviali attuali e quella sovrapponente i terrazzi fluviali stessi al parco. Queste carte sono state ottenute incrociando il disegno della Carta Tecnica Regionale con i dati della carta geologica e quelli utilizzati per la tavola generale relativa all’asse del torrente Sangone; la prima carta, riportante le conseguenze degli eventi alluvionali del 1947, del 1962 e del 2000 mostra come l’espansione delle acque, in caso di evento alluvionale, si abbia in corrispondenza di aree verso le quali in precendenza il torrente si era naturalmente diretto: l’alluvione del 2000 si protende verso il sito originario del meandro secondario, le due precedenti interessano l’area nella quale il Sangone del 1760 presentava ampie fluttuazioni, successivamente linearizzate. La carta dei terrazzi fluviali attuali consente di appurare in maniera evidente come la valle fluviale presenti una diversa configurazione sulle sue diverse sponde: come è appurabile anche nelle carte precedenti le oscillazioni del torrente sono avvenute tutte verso Nichelino, dal momento che il fronte di erosione si trova in corrispondenza del territorio di questo Comune, mentre il terrazzo resistente è quello verso Torino. L’ultima carta, rappresentante la relazione tra i terrazzi fluviali e l’area del Parco del Sangone, ottenuta sovrapponendo le immagini satellitari dell’area alla Carta Tecnica Regionale, mostra come all’interno dell’area delimitata dalla massima espansione dei terrazzi fluviali, esista una profonda porzione di territorio interessata da una fitta vegetazione, la cui quota preponderante è costituita dai giardini della Reggia, ma anche da una intensa urbanizzazione, a carattere industriale e residenziale.


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Capitolo SUGGESTIONI E RIFERIMENTI PROGETTUALI AREA 3_Nichelino


4.1 La Landform Architecture

-LANDFORM ARCHITECTUREdi Matteo Zambelli, Landform Architecture, ANCE, Roma, 2006 L’architettura è il gioco sapiente, rigoroso e magnifico dei volumi assemblati nella luce. I nostri occhi sono fatti per vedere le forme nella luce: le ombre e le luci rivelano le forme,i cubi, i coni, le sfere, i cilindri o le piramidi sono le grandi forme primarie che la luce esalta,l’immagine ci appare netta e tagliente, senza ambiguità (Le Corbusier)

S

ono passati ottant’anni dall’affermazione di Le Corbusier e, insieme a un nuovo modo di vedere e sentire l’architettura, un altro paradigma si è avvicendato: la Landform Architecture, ossia una nuova disciplina del suolo e del paesaggio. L’approccio di Le Corbusier ricalcava l’idea modernista secondo cui il suolo era un neutrale vassoio su cui far appoggiare i volumi regolari dell’architettura. Dominava l’opposizione figura/sfondo di cui villa Savoye rappresentava il paradigma: l’architettura non doveva raccordarsi al paesaggio, ma contrapporvisi. Villa Savoye avrebbe potuto collocarsi dovunque, senza risentirne minimamente. Oggi questa opposizione è stata decostruita, insieme ad altre opposizioni dialettiche - naturale/ artificiale, città/campagna, centro/ periferia, interno/esterno, architettura/contesto - sulle quali si era finora basata l’organizzazione territoriale e urbana. Attraverso le operazioni compiute sul suolo architettura e paesaggio si contaminano, si integrano, si ibridano, senza rimanere più categorie distinte. L’architettura si compone con il paesaggio (modellandolo, piegandolo, tagliandolo) e il paesaggio si “architettonicizza”, proponendo insolite figure (morfologiche e spaziali) architettoniche. In altri

casi è il paesaggio che, prevalendo, “paesagizza” l’architettura (riparandola, avvolgendola, coprendola). In generale il nuovo atteggiamento degli architetti verso il suolo può essere sintetizzato con i Morphosis: comprendemmo che non ci saremo mai più confrontati e che avremo potuto allontanarci dalle convenzioni standard della figura-sfondo, edificio e sito. Iniziammo a considerare il sito come il centro del nostro lavoro. Ci trovammo a lavorare contemporaneamente sul sito e sull’oggetto dal momento , in cui iniziammo a considerare il sito come condizione dinamica, parte di un flusso, in opposizione all’idea di un oggetto dinamico definito contro lo stabile sfondo di un sito statico. La metafora proposta da Morphosis è quella del surfista contrapposto allo sciatore: mentre il surfista è costretto a interagire continuamente con le onde “instabili” e deve adattarsi ed entrare in relazione con il loro incessante mutare, lo sciatore, invece, si confronta, in modo meno avvincente e interessante, con un suolo statico, non dinamico, come, fuori di metafora, il movimento moderno concepiva il rapporto con il suolo. -LA LINEA DISCIPLINAREEsempio paradigmatico della Landform 53

4 . 1 _ F O A , Terminal Portuale, Yokohama, 19952002


4 . 2 _ P e t e r Eisenman, Ci•à della Cultura, San•ago di Compostela, 2011

Architecture è il terminal portuale di Yokohama dei FOA (fig. 4.1). Il terminal si propone come il compendio del nuovo paradigma per tre ordini di motivi che spiegano le possibili origini della Landform Architecture. Primo Motivo Il progetto sintetizza, in ambito strettamente disciplinare, alcune ricerche sulla teoria architettonica, sullo spazio e la sua conformazione condotte da Peter Eisenman (fig. 4.2), Zaha Hadid, OMA, Minlles, Morphosis e MVRDV. Secondo Motivo Il progetto abbraccia un altro paradigma, quello dell’architettura digitale. Terzo Motivo Il progetto dimostra di essere in sintonia con le speculazioni condotte in ambito scientifico da Ilya Prigogine e Benoit Mandelbrot e in ambito filosofico da Henry Bergson e Gilles Deleuze. La loro “traduzione” architettonica è compresa da Charles Jencks nel paradigma dell’architettura non-lineare. A Yokohama sono espressi i principali caratteri teorici, concettuali, conformativi e spaziali della Landform Architecture: - La Landform Architecture è geografia costruita piuttosto che architettura. Il terminal fonde la dimensione urbana e quella architettonica. Dimensionalmente è grande quanto l’attiguo Yamashita Park e insediativamente è il caposaldo dell’arteria che identifica il centro. Alla scala architettonica il progetto rinuncia a soluzioni iterative, tipiche della grande 54

dimensione, e propone soluzioni puntuali di grande varietà. - La Landform Architecture è topografia piuttosto che volumetria. Le morfologie tipiche della Landform Architecture sono vicine all’amorfo, all’informale: all’un-form. - La Landform Architecture mette in crisi la dialettica figura-sfondo. A Yokohama è del tutto assente un edificio enfatizzato contro uno sfondo. Il terminal definisce piuttosto un’articolazione del territorio e dell’architettura senza giunture, un sistema continuo ma non uniforme, che rappresenta un’alternativa al rapporto con l’intorno fondato sulla differenza e il contrasto. - La Landform Architecture si inquadra come critica all’opera-oggetto e alla monumentalizzazione. Si propone come una presenza dissolta e soft; trasgressiva ma non lacerante; disinibita, insolita, manifestamente artificiale ma non arrogante; autorevole, non autoritaria. - La Landform Architecture tende a distendersi in orizzontale incuneandosi, involgendosi e comprimendosi negli spazi liberi. - La Landform Architecture rinuncia all’organizzazione stratificata e parallela del piano. Il terminal di Yokohama mette in mora la verticale e l’orizzontale: elementi portanti ed elementi portati, piano di calpestio, pareti, solai e coperture si fondono in un continuum senza soluzioni di continuità. - La Landform Architecture propone l’ambiguità fra la superficie e lo spazio, fra le due e le tre dimensioni, fra il suolo e la superficie di inviluppo dello spazio. Scompare il concetto di facciata. - La Landform Architecture dissolve i limiti del progetto. Nuovi suoli hanno una delimitazione incerta, giacché il campo in cui esistono non è un frammento, ma un ambito differenziato, affiliato a processi esterni, che fa parte di un insieme più ampio non facilmente circoscrivibile. Dissolvendosi i


MORPHOSIS ARCHITECTS Thom Mayne, con Livio San!ni, James Stafford e Michael Bricklerassieme, fondò Morphosis nel 1972; Michael Rotondi si unì a loro nel 1975. Lo studio è nato per sviluppare un’archite#ura che si mantenesse fuori dai limi! delle forme tradizionali. All’inizio si è tra#ato di una informale collaborazione tra proge$s! che sopravvivevano grazie a proge$ non archite#onici; il loro primo lavoro su commissione è stato una scuola di Pasadena frequentata dal figlio di Mayne. La pubblicità seguita alla realizzazione di questo edificio ha portato allo studio numerosi incarichi per il proge#o di edifici residenziali, inclusa la Lawrence Residence. Da allora Morphosis è diventato uno dei più grandi studi di archite#ura degli Sta! Uni!, con proge$ a livello mondiale. La filosofia proge#uale di Morphisis sorge dall’interesse nella realizzazione di opere con un significato che può essere compreso “assorbendo” la cultura per la quale l’opera è stata fa#a. Questa è in opposizione alla filosofia tradizionale che sovrappone influenze esterne distan! dal caso par!colare dell’edificio da realizzare. La parola greca morphosis, da cui è derivato il nome dello studio, vuol dire “formare o essere in formazione”: seguendo questo principio lo studio lavora rispondendo alle dinamiche culturali e sociali del mondo moderno. Il lavoro di Morphosis è stra!ficato; la proge#azione spesso include mol! sistemi di organizzazione rispe#o ai quali si cerca un’unica espressione che contribuisca a creare un tu# ’uno.

limiti, scompaiono le condizioni di soglia insieme alla distinzione netta fra interno ed esterno. - La Landform Architecture sviluppa il concetto di indeterminatezza, o di between, ossia la condizione intermedia fra una cosa e il suo opposto. A Yokohama è rintracciabile nella dissoluzione dei limiti fra natura e artificio, fra architettura e urbanistica, fra paesaggio e costruito, fra interno ed esterno. La condizione di between si riscontra in altri aspetti del progetto. Il terminal, infatti, nasce come un’infrastruttura e al tempo stesso come progetto di prestigio, ma non è né l’uno né l’altro. Il terminal è un monumento, ma non lo è. Ha tutte le caratteristiche del monumento, quantomeno per le sue dimensioni, ma poi

4.3_MVRDV, sede VPRO, Hilversum, 1997

viene sentito e vissuto come un insieme di sequenze, non come oggetto unico, e appunto, monumentale. Strutturalmente il progetto è una via di mezzo fra l’origami e la costruzione navale, fra la leggerezza/ esilità a cui rimanda la piegatura e la forte presenza tettonica della struttura portante e del terminal in generale. Il terminal mescola funzioni prestabilite -imbarco e sbarco dei passeggeri- insieme ad altre indeterminate o comunque non prescrittive: la “copertura” può essere una piazza pubblica, uno spazio civico, un parco sull’acqua o una spiaggia artificiale dove la gente può camminare, prendere il sole, fare picnic.

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4.4_Mecanoo, biblioteca, Delf, 1997


4.5_Morphosis, Diamond Ranch High School , Pomona,Usa, 1997-1999

-ROOFSCAPESRoofscapes è un nuovo termine del vocabolario architettonico della Landform Architecture, anche se, probabilmente, può essere considerato una rivisitazioneapprofondimento in chiave contemporanea del tetto giardino di Le Corbusier. Il roofscape è un tetto che per le sue dimensioni configura un paesaggio; il roofscape è un modo per recuperare nella superficie della copertura il suolo sottratto per fondare un edificio. Un esempio paradigmatico di roofscape è l’ultimo livello della sede della compagnia televisiva olandese VPRO (1997) a Hilversum progettata dagli MVRDV (fig. 4.3). Esso si presenta come un suolo variamente inclinato e modulato, come una qualsiasi porzione di terreno, coperto da prato e da terra, con arbusti che crescono qua e là; alcune foto, che ritraggono gli alberi nello sfondo, enfatizzano la naturalità di questo suolo artificiale e la sua continuità visiva con il paesaggio naturale. Rimanendo sempre in Olanda, altro esempio strepitoso di tetto-paesaggio è la biblioteca di Delft (1997) dei Mecanoo (fig. 4.4). L’edificio è un prontuario di operazioni tipiche della Landform Architecture- la superficie di copertura è ritagliata dal terreno per formare il roofscape, che funziona come fondo scenico della sala per conferenze di Bakema, come piazza sopraelevata, come spazio per studiare immersi nel verde. Fra gli antesignani delle sperimentazioni con il 56

roofscape un posto di rilievo lo occupano i Morphosis. Il gruppo californiano compie un primo passo verso il roofscape nel progetto della Science School (1992) a Los Angeles: la soletta che caratterizza il versante ovest della scuola crea a tutti gli effetti un suolo (in parte calpestabile e in parte no) in bilico fra artificio e natura, ma che comunque si configura come un paesaggio. La ricerca sul tetto-paesaggio continua in un progetto del 1993, il Frankfurt Waste Management Facility (1993). Le numerose viste zenitali e prospettiche dei rendering dell’edificio insistono su una copertura che si solleva e si piega formando diversi piani inclinati, i Morphosis parlano al proposito di “landscape of the roof”, e affermano che il carattere di questo tetto piegato è quello di un piano terra riconfigurato, che riduce la percezione del nuovo edificio come un oggetto inserito in competizione con gli edifici esistenti nel sito. Il roofscape di Francoforte è una premessa ad altri due progetti: il Vienna Housing Project e soprattutto la Diamond Ranch High School (fig. 4.5). In Vienna Housing (1994) un complesso non realizzato per 150 abitazioni, l’elemento più significativo è un roofscape pieghettato definito dai Morphosis “artificial landscape” ottenuto non lavorando più sull’edificio, ma scolpendo il terreno stesso, intendendoli come un’unica entità.


4.2 Riferimenti Progettuali

-GIANT INTERACTIVE GROUP CORPORATE HEADQUARTERSArchitetto_Morphosis Architects Location_Shanghai, Cina Cliente_Giant Interactive Group Area Progetto_253300 m2 Anno di Costruzione_2006/2010

I

l complesso Campus Giant è immerso in un contesto fatto di canali esistenti e di un nuovo lago artificiale. L’edificio per uffici East Campus contiene uno spazio non gerarchizzato per uffici, uffici privati e dirigenziali, mentre nella porzione sollevata dell’edificio si trovano una biblioteca, un auditorium, uno spazio espositivo e una caffetteria. Nel West Campus viene sviluppato uno spazio sommerso, nascosto sotto un ampio e ondulato tetto verde, comprendente una piscina, un campo sportivo polivalente e spazi per il relax e il fitness dei dipendenti. Diverse piazze, scolpite dal paesaggio, sono spazi ricreativi per il personale. Al margine meridionale del campus una piazza pedonale diviene passerella all’aperto che continua per fornire accesso pedonale al lago. Il principale asse del complesso è una passerella tamponata, situata all’esterno del palazzo per uffici, che connette il campus est con il campus ovest. Diverse soluzioni sono state scelte per massimizzare l’efficienza energetica e il confort : il tetto verde del West Campus, la doppia pelle della facciata, il vetro isolante, i lucernari per avere continua luce naturale.

4.7_Schema a s s o n o m e t r i co, w w w . morphomedia. com, 2010

4.6_Particolare agge•o, www. morphomedia. com, 2010

4.8_Prospetti, w w w . morphomedia. com, 2010

4 . 9 _ F o t o aerea, www. morphomedia. com, 2010

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-ECO-QUARTIERE PARIS 17Architetto_Antonini+Darmon Architectes Location_Parigi, Francia Cliente_ICF La Sablière/Samavip Area Progetto_ / Anno Progetto_ 2010

L

’edificio di 50 alloggi è concepito come un progetto globale, costituito da due corpi monolitici, costruiti sul margine del lotto, in continuità con i fronti pre-esistenti. Ogni blocco si caratterizza per un diverso ritmo e trattamento dei balconi: una seconda pelle in metallo forato riveste la facciata in intonaco bianco del primo blocco, proteggendo le logge, il secondo edificio ha invece un involucro in intonaco bianco da cui emergono le piccole logge-balconi in metallo forato. Gli edifici sono studiati per garantire irraggiamento e luce naturale, le tipologie di facciata sono determinate sulla base di orientamenti ed esigenze energetiche e ambientali: i locali principali, aperti nell’angolo, sono dotati di ampi logge, che moltiplicano lo spazio vivibile. La sostenibilità ambientale è principio progettuale: 450 metri quadrati di pannelli fotovoltaici, 50 metri quadrati di pannelli solari, terrazze vegetalizzate, appartamenti traversanti, ventilazione ibrida (doppia flusso con recupero del calore in inverno e naturale in estate).

4.10_Viste del proge•o, L’Arca n°261, 2010

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-LONG SLEEVE SKYWALKArchitetto_Kongjian Yu Location_Parigi, Francia Cliente_Planning Bureau of Suining Area Progetto_2700 m2 Anno di Costruzione_ 2010

L

a Long Sleeve Skywalk sovrappassa l’arteria stradale veloce di Xuning Road e un sistema di acque fluviali, collegando in tal modo l’area centrale della contea, Harmony Square, con Forest Plaza, al di là della strada. La passerella principale si estende per 635 metri, con una lunghezza totale di 869 metri, e copre un’area di 2.700 metri quadrati. A questo percorso principale si affiancano quattro passerelle ausiliarie, dalla lunghezza complessiva di 242 metri, con i piani di calpestio larghi dai 2,5 ai 9 metri e un’ inclinazione che va dallo 0,4% al 12,6%. La passerella principale si trova a 4,5 metri di altezza dal suolo, passaggio pedonale sicuro per l’attraversamento del nodo stradale. Il progetto, ispirato alle ombre danzanti delle lunghe maniche tipiche dell’opera cinese, illuminato nelle ore notturne, si snoda attraverso piazze urbane, acque e vegetazione, dialogando e integrandondosi con le sue forme in tale paesaggio pregresso e garantendo al contempo una nuova fruizione spaziale dello stesso.

4.11_Viste del Proge•o, L’Arca n°261, 2010

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-BOSCO VERTICALEArchitetto_BoeriStudio Location_Milano, Italia Cliente_Hines Italia Area Progetto_40000 m2 Anno di Costruzione_ 2007/2013

B

osco Verticale è un progetto di forestazione metropolitana, concepito per rigenerare l’ambiente e la biodiversità urbana e per frenare l’espansione della città nel territorio densificando e verticalizzando le quantità di verde e costruito all’interno delle città stesse. Bosco Verticale si collega alle politiche di riforestazione e rinaturalizzazione dei bordi delle grandi aree urbane e metropolitane, i Metroboschi: il primo Bosco Verticale, due torri di 110 e 76 metri, è stato realizzato nel centro di Milano: ospita 900 alberi (alti fino a 9 metri) e arbusti per l’equivalente di una superficie boschiva di circa 10.000 mq. Le piante, a gestione centralizzata, forniscono innumerevoli benefici, all’edificio e alla città stessa: la loro irrigazione avverrà per larga parte attraverso un impianto centralizzato di filtrazione dell’acque grigie. Ogni cellula di manutenzione del verde verticale potrà essere utilizzata per la raccolta di dati per valutare quindi la funzionalità ecologica del sistema nel tempo: sono inoltre presenti 500 metri quadrati di pannelli solari e un sistema per usufruire dell’energia geotermica.

4.12_Viste del proge•o, www. stefanoboeri architetti.net, 2010

4 . 1 3 _ F o t o can•ere, www. stefanoboeri architetti.net, 2010

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-FUKUOKA HOUSINGArchitetto_Steven Holl Architects Location_Fukuoka, Giappone Cliente_Fukuoka Jisho Co. Area Progetto_45671 m2 Anno di Costruzione_1989/1991

I

l progetto dispone quattro vuoti, a nord, e quattro differenti spazi vuoti a sud: i 28 appartamenti interni sono concepiti come spazi cerniera, rappresentanti una nuova interpretazione del concetto di utilizzo molteplice tradizionale a Fukuoka; l’accesso alle singole unità abitative si ha per mezzo di un ballatoioe attraverso la scale esterne, che si trovano a nord della stecca. La trasformazione diurna consente l’espansione della zona giorno durante le ore di luce, spazio che ritorna alla zona notte al finire del giorno; la variante episodica invece consente di adattarsi alle variazioni sostanziali di condizioni: stanze possono essere aggiunte o sottratte a seconda della esigenze. Il senso del passaggio è acuito da tre tipi di accesso, con gli sazi che si dispongono secondo le geometrie di una complessa scatola cinese.

4.14_Plastici, www.steven holl. com, 1989

4 . 1 5 _ F o t o prospe•o nord, www.steven holl. com, 2008

4 . 1 6 _ F o t o prospe•o sud, www.steven holl. com, 2008

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-TAPACHSTRASSE TERRACE APARTMENTSArchitetto_Peter Faller & Hermann Schröder Location_Stoccarda, Germania Cliente_ / Area Progetto_ / Anno di Costruzione_1965/1970

4.17_Sezione, h o u s i n g prototypes.org, 2002

I

4 . 1 8 _ F o t o p r o s p e t t o sud,housing prototypes.org, 2002

4 . 1 9 _ F o t o aerea,housing prototypes.org, 2002

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l progetto è debitore di un lavoro di Roland Frey, Hermann Schröder, e Klaus Schmidt, concepito tra il 1964 e il 1965 e mai realizzato a Marl; entrambi i progetti dispongono più edifici a schiera affiancati a formare un lungo edificio, a più piani, dall’evidente facciata inclinata, dove si trovano le gallerie di accesso: intorno singole case sparse e servizi comunitari. L’edificio lineare, a 6 piani, con parcheggio interrato, presenta una lunga lastra inclinata, interrotta e spostata per consentire l’ingresso e per spezzare la facciata monolitica. Una passeggiata pedonale, alla base della costruzione, e le gallerie aperte uniscono le diverse scale e torri-ascensore. I singoli appartamenti sono trattati come tasselli, paralleli nella forma a gradini: ogni abitazione dispone di una terrazza, i primi 2 piani sono composti di villette, mentre gli altri 4 piani di appartamenti. Oltre a questo blocco lineare si hanno 20 grandi case a corte a 2 piani, disposte secondo una griglia regolare a sud, insieme a diversi servizi pubblici.


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Capitolo IL PROGETTO DI EDIFICI RESIDENZIALI AREA 3_Nichelino


5.1 L’Area di Intervento

L

’area di progetto è caratterizzata da diversi ambiti ravvicinati, aventi natura e caratteri profondamente differenti: il cuore del sito è costituito da ciò che resta dell’originale parco della Reggia di Mirafiori, corrispondente all’attuale fitta area boschiva, all’interno della quale già esistono percorsi pedonali e ciclabili, in parte corrispondenti agli originari percorsi del parco sabaudo; questa vasta superficie inedificata è circondata

percorsi pedonali percorsi ciclabili percorsi carrabili ingressi al parco

dall’urbanizzato esistente, corrispondente all’amministrazione di Nichelino: a nord il sito è diviso dall’urbano di Nichelino da strada Castello di Mirafiori, il cui nome è memoria di un passato che non è più in alcun modo percepibile. Il contesto presenta caratteri sostanzialmente residenziali, con edifici mono e plurifamiliari, quest’ultimi 65

5 . 1 _ V i s t a satellitare dell’area con indicazione dei percorsi principali esisten•, Google Maps, 2013


5.2_Vista aerea dell’area di intervento, Bing Maps, 2013

aventi lo sviluppo più diffuso compreso tra i 5 e i 10 piani fuori terra, ma si hanno comunque nel tessuto piccoli e medi edifici commerciali e terziari; a sud la situazione funzionale mostra una diversa distribuzione, presentando caratteri industriali più marcati, con i conseguenti risvolti occupazionali e formali, ma anche col permanere di uno sviluppo residenziale preponderante. Da est possiamo vedere l’area maggiormente industriale del sito, un distretto formato da diversi impianti e capannoni industriali; seguendo il filo dell’asse viario principale che lambisce l’area (costituito, da nord a est, da via dei Cacciatori, via XXV aprile e via Evangelista Torricelli) vediamo come questo separi in maniera netta l’edificato prospicente il parco, e dunque il nuovo progetto, rispetto al resto del centro abitato di Nichelino; dopo l’area industriale la sottile striscia edificata presenta edifici residenziali da 8 a 10 piani, sviluppati secondo le geometrie degli assi viarii, seguendo ad esempio la forma della rotatoria di via XXV aprile, e prolungati nelle diverse direzioni; lo sviluppo residenziale prosegue seguendo le diversi assi stradali e ampliandosi a

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causa del progressivo aumentare della fascia compresa tra il parco e la via stessa: i manufatti si differenziano, con edifici monofamiliari, commercio, magazzini e capannoni, secondo un disegno eterogeneo; l’altezza delle costruzioni è più contenuta, ma si ha diffusa presenza puntuale nel territorio di edifici residenziali a 9 e 10 piani. L’area centrale a parco viene delimitata infine da una forma a mandorla, il cui disegno oblungo si sviluppa parallelamente al Sangone, geometria odierna di una preesistente isola fluviale, che oggi ospita campi, abitazioni e una cascina; essa, che si trovano dunque a ovest dell’area generale e sempre a sud dell’asse del torrente Sangone, presenta una strada la strada di spina, via Pietro Mascagni, e un disegno dato dai campi agricoli, dalle abitazioni e dalle stesse automobili posteggiate nell’area dello sfascia-carrozze operante all’interno della cascina stessa: questi segni mostrano i caratteri geometrici che sono la risposta antropica alla forma dell’ isola fluviale;di tale isola non è però stato possibile trovare alcuna traccia nei documenti cartografici consultati durante il lavoro di Tesi.


5.2 Il Concept

RICOSTRUZIONE STORICO GEOGRAFICA

CARTE DI PROGETTO

-DALLA CARTA AL CONCEPT-

L

e carte di progetto sono state strumento indispensabile per fissare con immagini, forma univoca e sintetica di rappresentazione, l’evoluzione formale delle geometrie dipendenti dal Sangone: questo materiale di partenza isola dunque quelli che sono i tratti fondamentali della struttura fluviale (nel lasso di tempo in analisi), e che si impongono quali elementi cardine del processo progettuale stesso, avendo questo per obiettivo proprio la ricostruzione di questo paesaggio. Avendo tale panorama iconografico di riferimento si è dovuto determinare gli strumenti e le modalità da adottare per svelare ed elaborare questi caratteri sostanziali: si è deciso di assumere le geometrie fluviali come vere e proprie linee di progetto, associando ai diversi segni una funzione progettuale, semplificando il disegno e le relazioni tra gli elementi; dopo aver ripristinato i percorsi della Spinetta di Mirafiori si è passati alla restituzione della forma idro-orografica: gli alvei del 1760 e del 1805 divengono due percorsi pedonali, che si associano ai segni sabaudi nel disegno del parco, mentre a ogni linea di terramento fluviale, del 1760, del 1805 e del 1854, è stata fatta corrispondere una categoria di edifici residenziali, connotata da caratteri tipologici, lessicali e cromatici che la rendessero distinguibile rispetto alle altre: si è infatti deciso di sviluppare l’edificato solo in relazione alle geometrie dei terrazzi storici, più confacenti ad essere utilizzate come geometrie progettuali dal momento che, rispetto al disegno degli alvei, si trovano al di fuori dell’area maggiormente a rischio di esondazione e sempre verso l’urbanizzato esistente: lo sviluppo dell’edificato, seguendo tali linee e dunque la forma del torrente, mantiene costantemente il grande valore aggiunto dell’affacciarsi su un grande spazio verde

Ricostruzione della Spinetta

Carta Sovrapposizione Alvei

Alvei Storici nell’area di progetto

Ricostruzione della Forma delle Acque

Carta Sovrapposizione Terrazzi

Terrazzi Storici nell’area di progetto

Sangone 1760-66_Carta delle Cacce Sangone 1805_Catasto Francese Sangone 1854_IGM Sangone 1880-82_IGM Sangone 1955-69_IGM Sangone 2012_Google

prospicente il corso d’acqua. Negli spazi di intersizione tra queste linee temporali vengono sviluppati degli edifici pubblici, che sono filtro tra il parco e la città ma anche elementi catalizzanti per la fruizione dell’area: essi sono uniformemente distribuiti nel sito e sono anch’essi nettamente distinguibili rispetto agli altri elementi di progetto a causa della loro copertura verde e segmentata.

Ricostruzione della Forma del Terrazzo Fluviale

Carta delle Geometrie di Progetto 67


5.3 Il Progetto del Masterplan

I

5.3_Vista a volo d’uccello del masterplan

l masterplan è espressione finale dei presupposti conoscitivi e progettuali relativi al sito, e deve essere traduzione della fase di studio in concreta azione progettuale: il parco ritrova i percorsi originari della Spinetta, che vanno a coniugarsi con i nuovi percorsi pedonali di progetto: l’alveo del 1760 è divenuto una passerella pedonale che, partendo dal percorso del Parco Piemonte, si sviluppa, con diramazioni verso i diversi ambiti, sull’intera area, per terminare in una piazza, mentre il tracciato del Sangone del 1805, dal disegno più ampio, è un percorso ribassato di 2 m rispetto al piano di campagna, un percorso pedonale sul quale corre e si affaccia il disegno del 1760; la passerella, pur trovandosi a un’altezza di 2 m ha dunque un’altezza effettiva di 4 m quando il disegno dei due fiumi è coincidente; essa termina in una piazza, ultima impronta

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di un’isola fluviale il cui sedime è oggi occupato dalla città. L’edificato si affaccia sul parco, disponendosi tra questo e la città esistente, secondo forme in successione date dal reciproco disporsi degli edifici secondo i profili storici: il desiderio di seguire tale disegno, lineare e serrato, è stato fatto dialogare con la volontà e necessità di implementare il più possibile la permeabilità dell’area, favorendo in questo modo l’accessibilità al parco: gli edifici residenziali si interrompono o si sopraelevano per garantire la continuità visiva e fruitoria; gli edifici pubblici, con i loro tetti verdi e le loro funzioni, scandiscono il disegno dell’intera area e sono legame visivo e fisico tra il parco e la città, nascono dal terreno e lo richiamano per forme e materiali ma rispettano il disegno urbano, interrompendosi per permettere agli assi di raggiungere il parco.


MASTERPLAN


5.4 Il Progetto del Parco

I

5.4_Vista del parco dal terrazzo fluviale di Torino

l parco copre l’intera profondità del territorio compreso tra l’edificato in progetto e il torrente Sangone: l’area, attualmente coperta da una fitta piantumazione sostanzialmente uniforme, era originariamente territorio di pertinenza della Reggia di Mirafiori, il cui posizionamento aveva innervato lo spazio circostante di assi e viali di accesso al palazzo, collegandosi a Torino e ai dintorni; il progetto ripristina l’impostazione formale dell’originale impianto sabaudo, con la forma della Spinetta che torna a farsi evidente e a essere cuore fitto della piantumazione boschiva più fitta, con all’intorno alberi radi nei grandi prati. Il ripristino del disegno del verde sabaudo prosegue mostrando la posizione e la forma del giardino all’italiana antistante la Reggia: il masterplan mostra con uno spazio vuoto, pubblico, la posizione di

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quella che era Mirafleurs, e come questa sia stata separata dai suoi spazi verdi dal salto di meandro effettuato dal torrente: il disegno dei giardini all’italiana viene interrotto dal Sangone odierno come le sue acque passate hanno cancellato l’esistenza del castello sabaudo. A tali geometrie pure si affiancano le linee di progetto derivanti dalla ricostruzione del sostrato fluviale, la cui forma denota la differente origine: la passerella si snoda alle spalle dell’edificato al di sopra del parco lineare, corrispondente all’alveo del 1805. I viali sono alberati: l’asse che si congiunge al pre-esistente ponte sul Sangone è stato connotato da tre fila di alberi, per sottolinearne l’importanza; gli assi storici principali, quali il viale centrale della Spinetta e l’asse mediano dei giardini all’italiana, presentano una doppia alberatura, mentre i sentieri di accesso alla Spinetta non presentano alberature.


PLANIMETRIA DEL PARCO

Sez 1

Sez 2

Sez 1

Sez 2 Sez 3 Sez 3


A’

A

Sez A-A’ B’

B

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Sez B-B’


5.5 Il Progetto dell’ Edificato

L

5.5_Individuazione degli ambi• di proge•o

o sviluppo dell’edificato, seguendo le linee del disegno passato del torrente, si articola con forme affini ma secondo geometrie differenti e traslate rispetto all’alveo attuale del Sangone, consentendo così, in applicazione dei principi progettuali, la creazione di spazi e visuali costantemente affacciati sul verde e sulle stesse sponde del torrente, ma comunque abbastanza lontani dallo stesso: i tracciati storici dei terrazzi fluviali sono stati tradotti in vere e proprie tracce edificate, cortine edilizie connotate da impostazioni e caratteri differenti a seconda della diversa impronta temporale originaria; alle linee di terrazzamento fluviale si è dunque fatta corrispondere la funzione residenziale, e secondo tale principio al profilo dei terrazzi del 1760 corrisponde lo sviluppo lineare di edifici a ballatoio, a 6 piani fuori terra, caratterizzati da appartamenti su due livelli con doppio

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affaccio, verso la città pre-esistente e verso il parco lineare lungo il Sangone; il disegno dei terrazzi fluviali del 1805 è invece la linea ideale lungo la quale si dispongono i quattro edifici a torre, alti 92 metri circa, corrispondenti a 27 piani fuori terra, posti in corrispondenza della rotonda di via XXV aprile, dove si hanno gli edifici più alti già nell’esistente e dove una variante in studio al PRGC di Nichelino prevede il posizionamento di edifici a torre; il disegno dei terrazzi del 1854 infine viene riproposto sviluppando degli edifici a pettine, a 6 piani fuori terra, con appartamenti sviluppati su un singolo piano. L’edificato, in tutte le tipologie, è stato progettato in funzione della massima permeabilità dell’area, in relazione dunque allo stesso progetto del parco, mostrando elementi architettonici, geometrie e strutture segnatamente preposte al raggiungimento di tale obiettivo.


AMBITO 1 Tipologie Residenziali: - Tipologia A - Tipologia C Spazi Pubblici: - Mercato Coperto (roofscape) - Centro Artistico ed Espositivo (roofscape) - Piazza - Parco

AMBITO 2 Tipologie Residenziali: - Tipologia A - Tipologia C Spazi Pubblici: - Bar/Punto Ristoro (roofscape) - Centro Educazione Ambientale (roofscape) - Biblioteca - Parco

AMBITO 3 Tipologie Residenziali: - Tipologia A - Tipologia B Spazi Pubblici: - Piscina (roofscape) - Palestra (roofscape) - Piazza - Parco

AMBITO 4 Tipologie Residenziali: - Tipologia C Spazi Pubblici: - Centro Civico (recupero cascina esistente) - Piazza - Parco

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5.5.1 Ambito 1

L

5.6_Vista dal parco Ambito 1

’intera area di progetto è stata suddivisa in quattro ambiti, per semplificare l’esposizione dei diversi elementi in previsione e dare informazioni più chiare e circoscritte, ma anche in ragione dell’impostazione formale del progetto stesso: le linee dei terrazzi fluviali, correndo vicine e interrompendosi in corrispondenza della città esistente, disegnano una successione di forme distinte, tutte caratterizzate dalla presenza di più tipologie resdenziali e di un edificio pubblico, quei roofscapes, che non pùo che essere presente in ogni ambito trovandosi negli spazi tra le linee temporali. Il primo degli ambiti si trova nella porzione nordovest dell’area di progetto: qui la passerella inizia a svilupparsi dal percorso del Parco Piemonte, scorrendo al fianco degli edifici di progetto e collegandosi ad esso e ai sentieri del parco; la tipologia residenziale preponderante nell’area è la A: percorsi e

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terrapieni radiali sottolineano l’accesso al lotto dalla rotonda di via dei Cacciatori, e un viale triplamente alberato conduce verso i nuovi spazi privati e pubblici: l’edificio si interrompe, divenendo un portale di accesso al parco, alto 11 metri circa, che dà accessibilità prima al roofscape e quindi al parco stesso; l’edificio pubblico mostra i caratteri specifici di tali elementi: una prima parte del manufatto è un terrapieno, che nasce dal suolo e sale sino a divenire la copertura dello spazio sottostante: questo ospita prima un mercato coperto e un centro espositivo, si ha poi la prima cesura pedonale, prosecuzione di un asse preesistente, e quindi un altro spazio pubblico, sempre parte del centro artistico ma dalla funzione potenzialmente indipendente, data la cesura. Nello spazio derivante dal disegno dei diversi edifici si ha una piazza, che si affaccia sul parco lineare.


PLANIMETRIA PIANO TERRA


PLANIMETRIA


C

5.7_Vista dal lato stradale Ambito 1

C’

Sez C-C’


5.5.2 Ambito 2

L

5.8_Vista dal lato stradale Ambito 2

’ambito 2 è immediatamente prospicente il primo e anzi si sovrappone parzialmente ad esso, come è visibile nella planimetria a fianco: gli spazi tra i diversi tracciati edificati è occupato dal disegno dei viali di accesso, pedonali e carrabili, alle residenze e agli spazi pubblici, ed è arricchito, per quanto possibile, da piazze e spazi verdi, nonostante la vicinanza al parco. Il lungo sviluppo del profilo corrispondente al terrazzamento del 1760, dai dettagli rossi, viene spezzato tre volte, con delle porzioni a ponte, al fine di garantire la massima permeabilità fisica e visiva dell’area e consentendo la prosecuzione degli assi esistenti e l’accessibilità allo spazio pubblico, che a sua volta viene tagliato per tre volte dai medesimi assi pedonali, determinando così gli ambienti di progetto al di sotto del roofscape. L’edificio pubblico si affaccia su

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un asse pedonale di accesso al parco ed è prospicente due piccole piazze: al di sotto della copertura si ha un punto di ristoro, un centro di educazione ambientale, da dedicare allo studio del Sangone e del suo parco, e una biblioteca di quartiere; il roofscape ospita anche un parcheggi o coperto, posizionato prima del generarsi della copertura in forma di terrapieno, in campitura piena. L’accesso carrabile è esclusivamente perimetrale, fatta eccezione per la strada privata di accesso ai parcheggi interrati degli edifici di tipologia A; dalla stessa strada perimetrale, via dei Cacciatori, si ha anche l’accesso ai parcheggi coperti dal roofscape, a servizio degli spazi pubblici di progetto: la quota di parcheggio a servizio degli edifici residenziali, nei primi due ambiti, è infatti completamente ipogea, per risparmiare spazio per piazze e aree verdi uniformente distribuiti.


PLANIMETRIA PIANO TERRA


PLANIMETRIA


D’

D

5.9_Vista dal parco Ambito 2

Sez D-D’


5.5.3 Ambito 3

L

5.10_Vista dal lato stradale Ambito 3

‘ambito 3 mostra un’evidente alterità rispetto ai suoi ai precedenti, intrecciati e maggiormente affini per forme e tipologie, trovandosi in una posizione differente e venendo toccato da un diverso tracciato storico dei terrazzi fluviali, corrispondente agli edifici a torre. Il suo roofscape nasce dal terreno, e mostra dunque un’ampia porzione di terrapieno, in campitura piena nella planimetria, nel lato superiore del riquadro, verso l’ambito 2; l’edificio è immaginato come piscina o palestra, centro sportivo di quartiere dotato di parcheggi di servizio, nello spazio tra il roofscape e il profilo edificato di tipologia A, e interamente circondato da spazi verdi pertinenziali o appartenenti al parco lineare. L’edificio derivante dal profilo dei terrazzi fluviali del 1760, con i brise-soleils e i dettagli in rosso, è circondato dai giardini pertinenziali e viene ritagliato con un portale

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per incorniciare la fuga prospettica verso quella che era la Reggia di Mirafiori, che anche nel progetto si configura come uno dei percorsi principali di accesso al parco, appartenendo al tracciato della Spinetta: dalla rotonda di via dei Cacciatori si hanno, in successione, un primo spazio aperto con parcheggi e aree verdi, l’edificato di tipologia A e quindi il parcheggio a servizio del centro sportivo; l’accesso carrabbile è interrotto ma il percorso pedonale prosegue fino a una piazza circolare, affacciata e degradente verso il parco lineare (più in basso di 2 m), dalla quale si dipartono tre viali pedonali alberati, che disegnano il profilo e l’asse mediano di quella che era la Spinetta sabauda. Le quattro torri si dispongono tra il parco lineare e la città esistente, seguendo il profilo dei terrazzi fluviali del 1805, coincidente col tracciato di via dei Cacciatori.


PLANIMETRIA PIANO TERRA


PLANIMETRIA


E’

E 5.11_Vista dal parco Ambito 3

Sez E-E’


5.5.4 Ambito 4

L

5.12_Vista dal lato stradale Ambito 4

’ambito 4 si trova al margine nordest dell sito di progetto, a una certa distanza dalle altre quattro aree, che sono in diretta successione, e presenta anche altre alterità rispetto ad esse: la prima caratteristica da sottolineare nel luogo è che esso è stato un’isola del torrente, la cui forma risulta evidente anche nella città esistente, con il Sangone attuale e le strade perimetrali a segnarne il profilo e una strada di spina con un edificio di testa, una cascina attualmente gestita da uno sfascia-carrozze; tale geometria fluviale è stata dunque accentuata, attraverso diverse azioni: si è unificato il suo perimetro, congiungendo le due strade pre-esistenti, attualmente non comunicanti, si è quindi creato un giardino a una quota ribassata, - 3 m, avente su un lato un muro di contenimento e dall’altro una scarpata verde, a evidenziare anche altimetricamente la geometria insulare,

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sottolineata dal disegno dei percorsi e degli spazi verdi, che riprende la partitura attuale dei campi agricoli; la cascina pre-esistente viene mantenuta e destinata a centro civico. Quest’ambito si distingue infatti anche per le sue limitate dimensioni: non è stato dunque possibile prevedere anche in questo ambito lo sviluppo di un edificio pubblico evidenziato da un roofscape, ma è stato comunque possibile inserire tale funzione anche all’interno di quest’area. Il sito è anche l’unica parte dell’intera superficie di progetto a ricadere in area esondabile: gli edifici residenziali qui presenti sono dunque gli unici a non essere stati dotati di parcheggi interrati, caratteristica propria di tutte le tipologie: i posti auto dei quali devono essere dotati gli appartamenti sono dunque posizionati in un’unica area parcheggio, in superficie, accessibile dalla nuova via carrabile sul lato nord dell’isola.


PLANIMETRIA PIANO TERRA


PLANIMETRIA


F’

F 5.13_Vista dal parco Ambito 4

Sez F-F’


5.5.5 Gli Edifici Pubblici _ Roofscapes

G

5.14_Individuazione degli edifici pubblici

li edifici pubblici di progetto sono parte integrante della previsione, essendo elementi catalizzanti sotto il profilo funzionale: si è deciso di sviluppare tali spazi nell’intersezione tra i diversi profili residenziali edificati secondo i terrazzi storici, consentendo così la disposizione di funzioni di pubblica utilità a servizio della città esistente e delle residenze e del parco di progetto uniformente distibuite nell’area e tra le residenze stesse. Anche questi spazi sono stati resi chiaramente riconoscibili, in contrapposizione al resto dell’edificato: l’elemento che connota questi edifici è la copertura, verde, spezzata, nascente dal suolo e al quale si ispira: le geometrie spezzate e numerose delle falde vogliono emulare le superfici tettoniche, affinchè attraverso gli edifici pubblici il legame tra geografia e architettura sia ricostruito ed espresso in maniera esplicita, e secondo una

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relazione formale inscindibile. Il disegno degli spazi edificati al di sotto delle coperture è determinato dalla prosecuzione degli assi pedonali pre-esistenti nell’area: sono essi a determinare le partizioni funzionali, che sono comunque solo previsioni di massima, dal momento che la progettazione puntuale si è concentrata sulle diverse tipologie residenziali: in tutti gli edifici si è comunque pensato di posizionare funzioni di pubblico interesse, differenziate e di possibile utilità nel sito, tutti accessibili da una strada carrabile e per quanto possibile dotati di parcheggi di servizio, cosa che non è stata realizzabile nell’ambito 1 e 4, in relazione alla geometria delle aree e alla volontà di preservare in primo luogo la qualità del disegno degli spazi e il rispetto dei limiti in caso di esondabilità, come nell’ambito 4.


ROOFSCAPE 1 Superficie Coperta [m2]: 6500 Possibile Destinazione d’Uso: - Mercato Coperto _ 2200 m2 - Centro Artistico ed Espositivo _ 2000 m2 Accessibilità: Accessibile da strada carrabile Parcheggi: No

ROOFSCAPE 2 Superficie Coperta [m2]: 5480 Possibile Destinazione d’Uso: - Bar/Punto Ristoro _ 198 m2 - Centro di Educazione Ambientale _ 840 m2 - Biblioteca di Quartiere _ 1800 m2 Accessibilità: Accessibile da strada carrabile Parcheggi: Si

ROOFSCAPE 3 Superficie Coperta [m2]: 4800 Possibile Destinazione d’Uso: - Piscina Coperta _ 2600 m2 - Palestra Accessibilità: Accessibile da strada carrabile Parcheggi: Si

ROOFSCAPE 4 Superficie Coperta [m2]: 4478 Destinazione d’Uso: - Parcheggi di pertinenza delle residenze _ 400 m2 Accessibilità: Accessibile da strada carrabile Parcheggi: /

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5.6 Le Tipologie Residenziali

L

5.15_Individuazione delle •pologie edilizie

a progettazione si è concentrata sulle tipologie residenziali: esse sono tre, come evidenziato nell’immagine sottostante, determinate in relazione ai diversi tracciati dei terrazzamenti fluviali del Sangone esistenti un tempo all’interno dell’area di progetto. Obiettivo della progettazione è stato di connotare in maniera inequivocabile i diversi interventi edilizi, in modo da rendere evidente l’esistenza di una differenza tra questi, un’alterità che risiede nella diversa origine temporale: si è dunque deciso di distinguire tipologicamente i diversi edifici residenziali, in modo da garantire l’alterità della caratteristica primaria; si è deciso però di dotare tutti gli edifici residenziali dell’area di progetto, al di là della differente tipologia, di un elemento architettonico caratterizzante e ricorrente, capace di dichiarare la comune impronta del progetto su tutta l’area, scegliendo le logge

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e i balconi per sopperire a tale volontà. Gli aggetti, pur caratterizzando tutti gli edifici, presentano caratteri strutturali e cromatici differenti nelle diverse tipologie, secondo i colori delle campiture piene della planimetria sottostante. Tutti gli edifici residenziali sono dotati di un posto auto per singola unità immobiliare: tutte le tipologie prevedono parcheggi interrati, tranne nel caso delle residenze dell’ambito 4, dotate di parcheggi in superficie dati i vincoli di esondabilità; le 4 torri, ognuna dotata di 108 appartamenti, sono invece provviste di parcheggi interrati multipiano, completamente automatizzati. Le diverse tipologie sono inoltre accumunate dal riservare la copertura al fotovoltaico e agli spazi verdi, così come la previsione di aree verdi comuni presenti a tutti i piani degli edifici, al fine di aumentare la qualità abitativa delle singole unità residenziali.


TIPOLOGIA A Tipologia Edilizia: Edificio a ballatoio Tipologia Abitativa: Appartamenti duplex Dimensioni Unità Abitative [m2]: 83, 91, 100, 121 Numero Occupanti per Unità: da 1 a 6 Posto Auto: Box auto interrato (uno per unità) Spazi Comuni: Tetto giardino e spazi verdi ai diversi piani

TIPOLOGIA B Tipologia Edilizia: Edificio a torre Tipologia Abitativa: Appartamenti su un piano Dimensioni Unità Abitative [m2]: 61, 77 Numero Occupanti per Unità: da 1 a 4 Posto Auto: Box auto interrato automatizzato (uno per unità) Spazi Comuni: Tetto giardino e spazi verdi ai diversi piani

TIPOLOGIA C Tipologia Edilizia: Edificio a pettine Tipologia Abitativa: Appartamenti su un piano Dimensioni Unità Abitative [m2]: 105, 120 Numero Occupanti per Unità: da 1 a 4 Posto Auto: Superficiali, uno per unità Spazi Comuni: Tetto giardino

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5.6.1 Tipologia A

L

a prima tipologia, secondo l’ordine cronologico delle linee dei terrazzi storici di appartenenza, è la residenza A, riconducibile al profilo del 1760: sono edifici a ballatoio, a 6 piani fuori terra, con un’altezza netta d’intepiano di 3 m. Le diverse stecche edilizie sono compatte, ma si interrompono in corrispondenza degli assi pedonali pre-esistenti e di progetto, al fine di agevolare l’accessibilità agli edifici pubblici e al parco, in direzione del Sangone. Le porzioni a ponte presentano piantumature alberate al di sotto dei portali, per segnare col verde tali passaggi e invitare verso il parco. Gli appartamenti si sviluppano su due piani per garantire il doppio affaccio e presentano diversi tagli, da 83, 91, 100 e 121 mq, per garantire un’offerta il più possibile plurale di appartamenti all’interno della tipologia residenziale che risulta essere la più notevole per presenza e superfici di

PLANIMETRIA

progetto. Ogni unità immobiliare è dotata di un box auto interrato, accessibile per mezzo di due rampe, una di discesa e una di salita. Gli edifici della tipologia A sono caratterizzati dalle schermature solari delle porzioni aggentanti, dei brise-soleils che sono uno dei tratti più evidente del disegno dei prospetti; i balconi, elemento comune, insieme alle logge, a tutte le tipologie residenziali, sono qui rossi, e si intervallo ai brise-soleils nel segnare il ritmo della facciata: la loro orizzontalità richiama la giacitura delle schermature e bilancia la verticalità dei blocchi aggettanti, con un’alternanza di elementi ravvicinati o intervallati che dà la scansione e il ritmo a questi lunghi profili edificati, il cui fluire ricorda lo sviluppo fluviale ma le cui geometrie si piegano al dialogo con gli altri elementi urbanistici e naturalistici che connotano il progetto dell’intera area.


Ambito 3

PIANO INTERRATO -3 m

CALCOLO DEL SOLARE TERMICO PER ACS Tipologia Impianto: Fisso-Collettori a tubi sottovuoto N°Pannelli: 96 pannelli (area 111,65 m2) Azimut: 39° Inclinazione: 0° Uso Acqua Calda [l/g]: 6100 Temperatura [°C]: 45 Perdite[%]: 3 Energia Termica Fornita[MWh]: 48,9 Frazione Utilizzo Energia Solare [%]: 60 COLLETTORI SOLARI Marca/Modello: CONSOLAR TUBO 12 CI Tipologia: Collettori a Tubi Sottovuoto Dimensioni: 1.885 x 625 x 5546 mm Peso: 16,4 kg Potenza: 0,68 kW Area Lorda: 1,16 m2 Superficie Ricevente: 0,97 m2 Coeff. Fr (tau alfa): 0,54 Coeff. Fr UL: 1,04 Wm2/°C Temperatura di arresto: 250 °C 97


PIANO TERRA +1,20 m

PRIMO PIANO +4,50 m

SECONDO PIANO +7,80 m


TERZO PIANO +11,10 m

QUARTO PIANO +14,40 m

QUINTO PIANO +17,70 m


PROSPETTO SUD

PROSPETTO NORD


SEZ A-A’

SEZ B-B’

A B

C

A’ B’

C’

SEZ C-C’


5.6.2 Tipologia B

G

li edifici a torre, costruiti lungo il profilo dei terrazzi del 1805, sono alti 92 metri circa, con 27 piani fuori terra. Gli appartamenti si sviluppano su un solo piano, con unità da 61 e 77 mq: vista la spiccata destinazione residenziale dell’area si è deciso di associare alle diverse tipologie edilizie anche diversi tagli immobiliari, per garantire una pluralità all’interno della medesima offerta; la tipologia a torre, rappresentata da 4 elementi in progetto, garantisce un’ampia quota di appartamenti di piccole dimensioni, particolarmente appetibili per il mercato, visto lo spiccato sviluppo verticale degli edifici. Gli alti edifici presentano un disegno di facciata determinato dalla combinazione di appartamenti e piani: uno spigolo degli edifici, svuotato e segnato dal profilo degli alberi e dei pilotis, dà accesso al nocciolo centrale dell’edificio, dedicato

PLANIMETRIA

102

all’accessibilità, con i due ascensori e le scale prospicenti; le unità abitative tipo sono sostanzialmente due rettangoli, uno parallelo al lato corto del nocciolo centrale e uno al suo lato lungo, che vengono idealmente specchiati lungo la diagonale del rettangolo centrale. I piani si alternano e la continuità della scansione verticale viene spezzata dagli spazi verdi comuni, dotati di alberature, che interrompono per due piani la sovrapposizione delle unità private. Ogni appartamento è dotata di una loggia, a segnare col verde la specifica tipologia, di un balcone con uno spazio verde privato e di un box auto interrato automatizzato; si hanno spazi verdi comuni ai singoli piani e una copertura verde comune, ombreggiata da un pergolato costituito di moduli di collettori solari a tubi sottovuoto, che garantiscono la copertura del 60% del fabbisogno di acqua calda sanitaria.


Ambito 3

PIANO INTERRATO TIPO -3 m

CALCOLO DEL SOLARE TERMICO PER ACS Tipologia Impianto: Fisso-Collettori a tubi sottovuoto N°Pannelli: 210 pannelli (area 244,23 m2) Azimut: 0° Inclinazione: 0° Uso Acqua Calda [l/g]: 13895 Temperatura [°C]: 45 Perdite[%]: 3 Energia Termica Fornita[MWh]: 111,9 Frazione Utilizzo Energia Solare [%]: 60 COLLETTORI SOLARI Marca/Modello: CONSOLAR TUBO 12 CI Tipologia: Collettori a Tubi Sottovuoto Dimensioni: 1.885 x 625 x 5546 mm Peso: 16,4 kg Potenza: 0,68 kW Area Lorda: 1,16 m2 Superficie Ricevente: 0,97 m2 Coeff. Fr (tau alfa): 0,54 Coeff. Fr UL: 1,04 Wm2/°C Temperatura di arresto: 250 °C 103


PIANO TERRA 0,00 m

PRIMO PIANO +6,60 m

PIANO TIPO 1 +9,90 m

PIANO TIPO 2 +16,50 m


PROSPETTO SUD

PROSPETTO NORD

PROSPETTO EST

PROSPETTO OVEST


B’

A

A’

B

106


SEZ A-A’

SEZ B-B’


5.6.3 Tipologia C

L

a tipologia C corrisponde ad edifici a pettine, sviluppati lungo il profilo dei terrazzi del 1854, a sei piani fuori terra, con un interpiano netto di 3 m; essi sono caratterizzati dagli appartamenti più grandi dell’intera area ma comunque appetibili per il mercato immobiliare, da 105 e 120 mq, anche in ragione dello sviluppo di tale tipologia, l’unica a essere su pilotis, con il piano terra dedicato a spazi e giardini comuni. L’accessibilità ai piani superiori è garantita dai blocchi scale e dagli ascensori, illuminati con luce naturale, presentando una copertura vetrata: ogni pianerottolo serve due appartamenti, dalla forma sostanzialmente rettangolare, che si dispongono uno perpendicolarmente all’altro, in modo da garantire a entrambi i moduli l’affaccio sui due fronti. I blocchi perpendicolari al corpo principale presentano un unico balcone, posto nel lato

PLANIMETRIA

opposto al parco, a servizio delle camere da letto, ma nella zona giorno il soggiorno è dotato di una vetrata completamente apribile, che li rende logge sul parco fluviale; anche gli appartamenti posti all’interno del corpo principale presentano un solo balcone, questa volta sul lato del parco. I balconi e le cornici delle finestre, aggettanti sul lato meridionale, segnano in blu la tipologia. Il disegno di facciata è scandito dalla successione dei blocchi perpendicolari al corpo principale, schermati da pannelli scorrevoli di brise-soleils, e dall’orizzontalità delle balconature. Si è deciso di sottolineare il corpo principale rendendolo più alto di un piano rispetto quelli secondari, perpendicolari, destinati quindi a tetto-giardino condominiale, con due locali di servizio per i collettori solari, posti al di sopra del tetto piano del corpo principale.


Ambito 4

PIANO TERRA 0,00 m

CALCOLO DEL SOLARE TERMICO PER ACS Tipologia Impianto: Fisso-Collettori a tubi sottovuoto N°Pannelli: 24 pannelli (area 27,91 m2) Azimut: 28° Inclinazione: 0° Uso Acqua Calda [l/g]: 1525 Temperatura [°C]: 45 Perdite[%]: 3 Energia Termica Fornita[MWh]: 12,4 Frazione Utilizzo Energia Solare [%]: 60 COLLETTORI SOLARI Marca/Modello: CONSOLAR TUBO 12 CI Tipologia: Collettori a Tubi Sottovuoto Dimensioni: 1.885 x 625 x 5546 mm Peso: 16,4 kg Potenza: 0,68 kW Area Lorda: 1,16 m2 Superficie Ricevente: 0,97 m2 Coeff. Fr (tau alfa): 0,54 Coeff. Fr UL: 1,04 Wm2/°C Temperatura di arresto: 250 °C 109


PIANO TIPO +3,30 m

PIANO TETTO +16,50 m


PROSPETTO SUD

PROSPETTO NORD


SEZ A-A’

A

B

A’

B’

112


SEZ B-B’

113


Conclusioni

l lavoro aveva quale scopo ultimo una nuova e consapevole forma di espressione dell’architettura geografica attraverso la pianificazione a scala territoriale, urbana e architettonica: nella prima fase di lavorazione si è dunque cercato di riscoprire i segni pregressi dell’evoluzione della valle fluviale del torrente Sangone, con l’obiettivo di rendere l’architettura reale strumento per la ricostruzione del territorio, tenendo conto del suo rapporto con il sostrato naturale, che vede nei diversi elementi geografici una possibile chiave di progetto per la città attuale. La città, nel suo svilupparsi nella storia, è giunta in maniera più o meno inconsapevole alla territorializzazione, legandosi secondo innumerevoli forme e possibilità alle geometrie geografiche: il lavoro di Tesi ha assunto come obiettivo quello di agire strategicamenete secondo tale principio“Ciò che si vuole verificare è quanto dei caratteri formali di tutte quelle nuove forme di costruzione degli insediamenti che non sono riconducibili alle regole della città, sia invece dovuto alla diversa natura degli elementi geografici su cui la città si dissemina, che già connotano il territorio e che quindi sono diversi a seconda che si tratti di un territorio montuoso o collinare, di una fascia di costa, del territorio dell’alveo di un fiume, di un sistema di isole o di altro ancora”1. Il primo passaggio del processo progettuale è consistito dunque nel ricercare e studiare gli elementi geografici e storici che permettessero la riscoperta degli elementi primari del torrente e del suo comportamento, nei periodi storici che hanno maggiormente influenzato l’evoluzione antropica dell’area, traccia evidente sulla morfologia della valle fluviale stessa. L’analisi e la sovrapposizione delle carte storiche, geografiche e geologiche hanno consentito di rappresentare e riconoscere gli elementi e le figure che sono carattere essenziale di questa parte di territorio: la riscoperta del ruolo e della consistenza di questi tratti ha permesso di capire quale sia stata la logica che ha messo in relazione il costruito nel tempo con la morfologia propria del luogo. Il progetto, risultato ultimo dello studio cartografico, intende rispondere in maniera coerente ai caratteri e alle problematiche presenti nel territorio, cercando di metterne in evidenza i dati peculiari ed evidenziando tre punti di particolare interesse, che hanno portato all’individuazione dei diversi siti di progetto delle Tesi. La prima area, situata principalmente nel comune di Orbassano, è caratterizzata da aree commerciali, terziarie e residenziali, che si distribuiscono in maniera indistinta nell’area, orientandosi secondo diversi punti di riferimento, edifici, fiume e attraversamenti (principalmente Strada Provinciale 60 e strada storica che unisce Orbassano a Beinasco). Si è cercato quindi di mettere in relazione il tessuto agricolo precedentemente esistente all’antropizzato e all’attraversamento storico, che ha provocato una cicatrice profonda nell’area, creando così un nuovo orientamento insediativo. La seconda area, situata tra Nichelino e Torino, è caratterizzata da movimenti significativi dell’alveo (salto di meandro) e dai conseguenti cambiamenti dei terrazzi fluviali, che hanno condizionato le sorti del Castello di Mirafiori e del suo parco, prova della capacità di trasformazione propria del torrente. La terza area, situata nella prima cintura di Torino, nel comune di Moncalieri, al contrario delle altre aree è caratterizzata da un denso antropizzato, che ha impedito il riconoscimento del carattere naturale del luogo, portando quindi ad uno studio delle fasi di espansione della città di Torino e dei suoi allineamenti, al fine di fondere questi caratteri con una lettura più morfologica del territorio. Si ha così un approccio unitario, che coniuga le diverse idee progettuali secondo un medesimo principio, la ricostruzione del rapporto tra architettura geografica e antropica, realizzata attraverso lo studio e la messa in opera dei principi che si sono evidenziati nelle tesi.

I


Note

1 G. Motta, A. Pizzigoni, Architetture della Terra, in G. Motta, A. Pizzigoni, C.Ravagnati, L’architettura delle acque e della terra, Franco Angeli Edizioni, Milano, 2006, p. 13.


Bibliografia -C. Ravagnati, Tecniche di ripetizione. Rappresentazione e composizione nei progetti per la basilica di San Pietro. Tecnograph , Bergamo, 2003 -C. Ravagnati, Dimenticare la città. Pratiche analitiche e costruzioni teoriche per una prospettiva geografica dell’architettura, FrancoAngeli, Milano, 2008 - D. Mackay, Multiple Family Housing - From Aggregation to Integration, Thames and Hudson, Londra, 1977 - F. Schneider, Atlante delle Piante di Edifici, UTET, Torino, 1997 - F. Zanni, Abitare la Piega: Piegare-Incidere-Stratificare, Maggioli Editore, Milano, 2010 - G. Motta, A. Pizzigoni, C. Ravagnati, Architettura delle Acque e della Terra, FrancoAngeli, Milano, 2006 - G. Motta, R. Palma, A. Pizzigoni, C. Ravagnati, Cartografia e Progetto: Strumenti e Tecniche della Rappresentazione Cartografica nei Procedimenti di Progetto, Tecnograph, Bergamo, 2008 - G. Motta, C. Ravagnati, Alvei Meandri isole e altre forme urbane. Tecniche di rappresentazione e progetto nei territori fluviali, FrancoAngeli, Milano, 2008 - G. Motta, C. Ravagnati, Cartografia di fiume per il progetto di città. Ricerca sulla qualità del progetto di architettura applicata all’area metropolitana torinese, Tecnograph, Bergamo, 2009 - M. Lupo, I Secoli di Mirafiori, Piemonte in bancarella, Torino, 1985 - M. Zambelli, Morphosis - Operazioni sul suolo, Marsilio, Venezia, 2005 - M. Zambelli, Landform Architecture, EdilStampa ANCE, Roma, 2006 - P. Baggio, M. Giardino, L. Mercalli, Val Sangone: Climi e Forme del Paesaggio Da due milioni di anni fa ad oggi, SMS Editore, 2003 - R. Laezza, Peter Eisenman - Città della Cultura della Galizia, Santiago de Compostela, Edizioni Unicopli, Milano, 2004

TESI DI LAUREA - T. Fracas, Il nuovo riverfront del torrente Sangone nel tratto metropolitano fra Torino e Nichelino, rel. Luca Staricco correl. Paolo Castelnovi, a.a. 2010/2011


- R. Falletti, G. Gianuzzi, Ampliamento del sistema universitario torinese a nord-est: idea di piano per la trasformazione delle aree di lungoďŹ ume Po, Dora, Stura di Lanzo, rel. G. Motta, A. Pizzigoni, C. Ravagnati, a.a. 2005/2006 SITI INTERNET - www.archdaily.com - www.comune.nichelino.to.it - europaconcorsi.com

- housingprototypes.org - issuu.com/antuciaz/docs/il_castello_di_miraflores

- www.isprambiente.gov.it - morphopedia.com - www.museotorino.it - www.provincia.torino.gov.it

- www.regione.piemonte,it - www.stevenholl.com - webgis.arpa.piemonte.it


Ringraziamenti

Desidero innanzitutto ringraziare il Professor Carlo Ravagnati e il Professor Enrico Giacopelli per i preziosi insegnamenti e per le numerose ore dedicate alla mia Tesi e i miei compagni e amici, che mi hanno consigliato durante questa esperienza universitaria; infine, desidero ringraziare con affetto i miei genitori e tutta la mia famiglia per il sostegno, i consigli e il grande aiuto che mi hanno dato ed in particolare Stefania, per la sua pazienza, la sua vicinanza e gli innumerevoli consigli durante questo anno di lavoro, senza la quale la mia Tesi non sarebbe stata la stessa.


Amedeo Folliero_Tesi