Page 1

Prefazione

Federica Fiorilli

La conversazione nell’era digitale

Come la tecnologia sta plasmando il nostro cervello sociale

Alpes Italia srl - Via Romagnosi 3 - 00196 Roma tel./fax 0639738315 – e-mail: info@alpesitalia.it – www.alpesitalia.it Edizioni Alpes Italia Via Cipro 77 – 00136 Roma Tel./Fax: 06.39738315 info@alpesitalia.it www.alpesitalia.it

I


© Copyright Alpes Italia srl – Via Romagnosi, 3 – 00196 Roma, tel./fax 06-39738315

I edizione, 2019

Federica Fiorilli, psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, vive e lavora a Firenze. A partire dall’Università si interessa alle neuroscienze laureandosi in psicologia a indirizzo sperimentale per poi specializzarsi in ambito clinico presso la Scuola Cognitiva di Firenze. Ha svolto il training di primo e secondo livello in Terapia Metacognitiva Interpersonale ed è socio corrispondente della Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva (SITCC). www.federicafiorilli.it

TUTTI I DIRITTI RISERVATI Tutti i diritti letterari e artistici sono riservati. È vietata qualsiasi riproduzione, anche parziale, di quest’opera. Qualsiasi copia o riproduzione effettuata con qualsiasi procedimento (fotocopia, fotografia, microfilm, nastro magnetico, disco o altro) costituisce una contraffazione passibile delle pene previste dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 e successive modifiche sulla tutela dei diritti d‘autore.


Indice generale

Prefazione di Marina Ciampelli..............................................................

VII

Introduzione............................................................................................

XI

Capitolo 1. Mente, Cervello e Relazioni..........................................

1

1.1 Come comunicano i neuroni: potenziali d'azione e sinapsi............ 1

1.2 Il cervello trino................................................................................. 3

1.3 I Sistemi Motivazionali Interpersonali............................................ 5

1.4 Benessere e relazioni......................................................................... 8

1.5 Guardarsi negli occhi....................................................................... 12

Capitolo 2. L'umana conversazione.....................................................

17

2.1 Tecnologia e socialitĂ ........................................................................ 18

2.2 Bisogni primari nell'era digitale: attaccamento-accudimento........ 20

2.3 Bisogni primari nell'era digitale: agonismo (rango)....................... 23

2.4 Fear of Missing Out.......................................................................... 26

2.5 La regolazione delle scelte................................................................ 28 Il marcatore somatico...................................................................... 29 Il giudizio di valore e sĂŠ ideale......................................................... 30 Il contesto interpersonale................................................................. 31

2.6 Mondo digitale: quale alternativa?................................................... 32

III


La conversazione nell’era digitale 2.7 Le funzioni metacognitive................................................................ 35 Autoriflessività e decentramento....................................................... 36 Le funzioni metacognitive nell’era digitale........................................ 37 41

2.8 L'irrefrenabile voglia di condividere................................................

2.9 Tanti ricordi... poco accessibili......................................................... 45

2.10 L'intimità ai tempi dei Social Network.......................................... 49

2.11 Dipendenza da internet: cause e conseguenze di un uso eccessivo

54

Solitudine e smartphone.................................................................. 56 Hikikomori: la rete come unica soluzione......................................... 59 Capitolo 3. Recuperare la conversazione reale..............................

65

3.1 Il potere del «come stai?».................................................................. 65

3.2 Il ruolo degli schermi digitali su emozioni e cognizione................. 68

Cinque giorni senza telefono............................................................ 69 Parliamo con i bambini... senza schermi!......................................... 71

3.3 Architettura comportamentale: ritrovare il dialogo umano............ 74

Conclusione.............................................................................................

77

Bibliografia..............................................................................................

79

IV


A Tommaso, augurandogli di crescere in un mondo di parole, vere.


«Partecipare a una conversazione significa immaginare un’altra mente, entrare in empatia e apprezzare all’interno di tale mezzo di comunicazione la gestualità, l’umorismo e l’ironia dell’interlocutore». Sherry Turkle


Prefazione di Marina Ciampelli1

Mi sento davvero onorata dalla richiesta di scrivere la prefazione a questo testo, perché tratta di una problematica molto attuale la cui importanza mi ha toccato nel profondo: come si sta trasformando la conversazione nell’era digitale, ovvero come la tecnologia sta plasmando il nostro cervello sociale. Leggendo questo libro si esplorano e si comprendono i motivi per cui questo tipo di comunicazione non può sostituire quella reale, anche se di fatto è quello verso cui ci stiamo rapidamente avviando, in modo inconsapevole, scoprendo quali sono i rischi che si celano dietro un apparentemente innocuo uso estensivo di smartphone e social network e cosa possiamo fare per migliorare questa situazione. L’autrice comincia proprio dalle basi neuroscientifiche, chiarendo come sia strutturato il nostro cervello e il suo significato. Spiega il perché la conversazione reale sia essenziale nella costruzione del nostro cervello sociale e delle sue funzioni cognitive e metacognitive fondamentali per poter soddisfare bisogni primari come l’attaccamento e l’accudimento e per la fioritura di relazioni sociali intense e appaganti. La comunicazione digitale ci dà l’illusione che essa possa essere equivalente e sostituire quella reale, ma non è così. L’autrice infatti sottolinea come la presenza, l’attenzione, la consapevolezza modulino l’attività neuronale e le connessioni sinaptiche fin dai primissimi giorni della nostra vita attraverso l’interazione vis-à-vis con 1 Medico Psichiatra e Psicoterapeuta Cognitivista. Insegnante di Mindfulness MBSR presso Motus Mundi di Padova, unico Centro Italiano per la Mindfulness riconosciuto dal Center for Mindfulness di Boston e dalla Brown University. www.minfulnessfirenze.it

VII


La conversazione nell’era digitale le figure genitoriali. Prima ancora del linguaggio impariamo una comunicazione molto profonda che è fatta di segnali non verbali, di toni di voce, di espressioni del viso, di sguardi: è un tipo di comunicazione che fa emergere sensazioni nel nostro corpo risvegliando un mondo emotivo che entra in risonanza col mondo emotivo dell’altra persona e ci permette di sentire in fondo cosa prova l’altra persona (empatia) e cosa proviamo noi, elemento essenziale per dirigerci nelle scelte della nostra vita. La frenesia della nostra società, l’alto ritmo con cui gli stimoli ci vengono presentati attraverso il mondo digitale, fa sì che non possiamo avere una sufficiente attenzione verso il nostro mondo interno che Dan Siegel, neuroscenziato d’eccellenza nello studio del cervello sociale, chiama “tempo dell’interiorità” e che ci permette di sviluppare funzioni metacognitive, come la autoriflessività e il decentramento, necessarie per la regolazione emotiva e la sintonizzazione con l’altro, funzioni che risultano essenziali per il benessere e la felicità personale oltre che per l’instaurarsi di relazioni intense e profonde. Nella comunicazione digitale viene esasperato quello che altro non è che un sistema agonistico, competitivo, in cui ciò che conta non è tanto stare nell’esperienza, viverla, magari insieme ad altre persone, condividendola, ma mostrarlo al mondo, scegliendo quello che sceglierebbero gli altri piuttosto che ciò che sentiamo appropriato al nostro benessere, ricercando l’obiettivo di molti Like sulle nostre foto e video e sentendoci illusoriamente riconosciuti e apprezzati da ciò. In questo modo evitiamo timori di inadeguatezza che non vengono realmente mai superati come avverrebbe in una crescita fatta di continui confronti reali con altri pari e altri adulti. Il timore di inadeguatezza porta a favorire relazioni virtuali più immediate che possono evitarci la “fatica” di una interazione vera che può prevedere anche emozioni come imbarazzo e paura, ma che ci priva della bellezza della profondità di una relazione, fatta di presenza. Questa tendenza diventa ancora più estrema nel fenomeno descritto in Giappone come Hikikomori, in cui giovani rifiutano il contatto reale con i consimili per mantenere solo il contatto virtuale, fino ad arrivare nelle forme più estreVIII


Prefazione me alla reclusione nella propria stanza, purché con una connessione a Internet ben funzionante. Scegliere di tagliarsi fuori dal mondo sotto certi aspetti è preferibile che provare la paura di essere tagliati fuori dagli altri (Fear of Missing Out, FoMO) un timore che da un punto di vista evolutivo è ben spiegato dalla nostra necessità di sopravvivenza, che nel mondo animale, e anche negli uomini, è legata alla permanenza nel gruppo: se un componente del gruppo viene isolato può più facilmente essere la vittima di un predatore. Così per noi. Ma in questa società digitale questa paura si trasforma nella ricerca frenetica degli eventi a cui dover partecipare, essere presenti, essere fotografati. Ancora una volta la dimensione agonistica competitiva prende il sopravvento su dimensioni relazionali fatte di cooperazione oppure di attaccamento-accudimento, che ci fanno sentire accolti, compresi, al sicuro. Tutto questo in realtà dimostra quanto il bisogno di condivisione, come spiega Federica nel suo testo, sia un bisogno estremamente profondo e fondamentale dell’essere umano. Lei cita in maniera molto calzante il film “Into the wild”: “La felicità è reale solo quando è condivisa”. La condivisione, il sostegno, la cooperazione e la partecipazione, implicano esserci nel qui e ora insieme a qualcuno che sia lì con noi e che viva con noi la stessa esperienza dei sensi ed emotiva. Se siamo troppo impegnati a scattare foto e a pubblicarle sui social, come possiamo essere davvero presenti al nostro mondo interno e a quello di chi è con noi? Per relazionarci in profondità con l’altro dobbiamo portare attenzione, e questa è una risorsa limitata, quando ci sono troppi stimoli si satura rapidamente e diventiamo disattenti, distratti, e l’esperienza ci scivola via. Cosa rimane della nostra vita se la nostra mente è costantemente distratta da altro? Cosa rimane delle nostre esperienze e delle nostre relazioni? Anche i nostri stessi ricordi scivolano via, se manca l’attenzione, manca anche la marcatura emotiva che permette di lasciare l’impronta nella memoria. La cosa è ancora più drammatica quando questo atteggiamento è portato avanti dagli adulti e dai genitori che, invece di vivere l’esperienza con i figli, la pubblicano, in quel fenomeno chiamato oversharenting (dato dall’unione di share e parenting). IX


La conversazione nell’era digitale La condivisione deve essere vera e non filtrata da uno schermo! “Come possiamo effettivamente capire lo stato emotivo di una persona basandoci su un breve scambio di battute online con emoticon, emoji, punti esclamativi, puntini di sospensione e uso delle maiuscole?” si chiede e ci chiede Federica. L’attenzione allo stato mentale e affettivo dell’altro che riusciamo a dimostrare anche solo chiedendo “Come stai?” e guardandosi negli occhi, non può passare attraverso uno schermo. Questo l’autrice lo sottolinea con forza. Continuando nel viaggio di questo libro emerge sempre di più che l’attenzione e la presenza mentale siano qualità essenziali per il benessere umano, ma che purtroppo stiamo perdendo. Attenzione e presenza mentale sono le qualità centrali della mindfulness, intesa come quella capacità di risvegliare una consapevolezza intuitiva che si fonda sul sentire, quella capacità di incontrare la propria esperienza e di incontrare l’altro. Sono tutte qualità innate nell’essere umano, vivide nel bambino, e che vengono dimenticate con lo sviluppo del linguaggio e con uno stile di vita frenetico. Ma ci sono e possono essere risvegliate. Questo libro mi ha fatto profondamente riflettere sulla necessità di cambiare marcia, sulla responsabilità che come adulti abbiamo nell’insegnare ai giovani col nostro comportamento diretto cosa significhi stare realmente in relazione, guardarsi negli occhi, sentirsi. Saper scegliere per quello che il nostro corpo ci dice piuttosto che per quello che vogliono gli altri, il saper godersi un paesaggio senza doverlo fotografare, il saper stare con qualcuno senza dover controllare la posta. Saper mettere via il cellulare, quando occorre, perché c’è qualcuno che ha bisogno della nostra intera presenza. Quel qualcuno potrebbe essere un altro o anche noi stessi. Il rischio che corriamo è dimenticarci di noi stessi e degli altri, della nostra vita, il rischio è la solitudine. Abbiamo tutti questa grande responsabilità. E anche l’autrice, infatti, conclude con una genuina protesta: “Difendiamo la conversazione reale: può restituirci la nostra essenza di individui”.

X


Introduzione La comparsa di Internet come elemento indispensabile, onnipresente, essenziale nella vita dell’uomo moderno, ha condotto a una rivoluzione nelle modalità con cui gli individui si relazionano tra di loro. Le interazioni umane hanno subito uno slancio verso una trasmissione di informazioni sempre più semplice e veloce, determinando effetti plurimi che vale la pena analizzare e comprendere a fondo; se da una parte, infatti, l’introduzione della tecnologia nel quotidiano ha permesso un notevole miglioramento in diversi ambiti della vita, dall’altra si è presentato un inevitabile mutamento nel modo in cui le persone instaurano e mantengono rapporti tra simili. La conversazione reale sta perdendo terreno a causa dell’incedere di strumenti digitali che consideriamo suoi validi sostituiti, alimentando noi stessi una nuova tipologia di pensiero che esalta l’immediatezza degli scambi sociali e la quantità, piuttosto che la qualità, dei legami tra utenti collegati alla rete. Di fronte a nuove manifestazioni di interazione tra individui, le neuroscienze hanno focalizzato l’attenzione sulle aree cerebrali e sui circuiti neurali coinvolti nell’elaborazione dei segnali sociali (e in generale nella dimensione relazionale) e sui loro cambiamenti strutturali che potrebbero presumibilmente verificarsi qualora non si utilizzassero in modo adeguato e sufficiente gli autentici canali comunicativi forniti dall’evoluzione. È attraverso il linguaggio e i segnali non verbali che siamo realmente in grado di costruire rapporti solidi, ma per farlo dobbiamo ritrovare innanzitutto la consapevolezza della natura indispensabile delle relazioni, in quanto esse rappresentano mezzi eccellenti tramite cui possiamo conquistare il nostro benessere ed estenderlo all’intera comunità umana.

XI


Profile for alpesitalia

La conversazione nell'era digitale  

L’uomo presenta una serie di bisogni sociali che gli garantiscono la sopravvivenza e strutture cerebrali deputate all’elabora- zione dei seg...

La conversazione nell'era digitale  

L’uomo presenta una serie di bisogni sociali che gli garantiscono la sopravvivenza e strutture cerebrali deputate all’elabora- zione dei seg...

Advertisement