Page 1

1

PROFILI I Guide ed itinerari

Comune di San Giuseppe Jato

I

San Giuseppe Jato

Regione Siciliana Dipartimento dei Beni culturali e dell’Identità siciliana


1

PROFILI I Guide ed itinerari

Comune di San Giuseppe Jato

I

San Giuseppe Jato:

a cura di Giovanna Parrino traduzione a cura di Denis Gailor

Regione Siciliana Dipartimento dei Beni culturali e dell’Identità siciliana


San Giuseppe Jato: Territorio, storia, sacralità / a cura di Giovanna Parrino ; traduzione a cura di Denis Gailor. - Palermo : Officina di Studi Medievali, 2011. (Profili : guide ed itinerari ; 1) 1. San Giuseppe Jato <territorio> - Storia - Guide I. Parrino, Giovanna <1983 - >II. Gailor, Denis <1945 - > 945.82355 CDD-21 ISBN 978-88-6485-029-0 ISBN 978-88-6485-031-3 (e-book .pdf) CIP: Biblioteca dell'Officina di Studi Medievali

Copyright © 2011 by Officina di Studi Medievali Via del Parlamento, 32 – 90133 Palermo e-mail: mailing@officinastudimedievali.it www.officinastudimedievali.it www.medioevo-shop.net

ISBN 978-88-6485-029-0 ISBN 978-88-6485-031-3 (e-book .pdf) Ogni diritto di copyright di questa edizione e di adattamento, totale o parziale, con qualsiasi mezzo è riservato per tutti i Paesi del mondo. È vietata la riproduzione, anche parziale, compresa la fotocopia, anche ad uso interno o didattico, non autorizzata dall'editore. Prima edizione, Palermo, dicembre 2011 Stampa: Graficajato - San Giuseppe Jato (Pa) Editing: Nicolò Parrino


INDICE 1.

GENERAL INDEX 4

Presentazione di Giuseppe Siviglia

1.

e Alessandro Musco 2.

Presentation by Giuseppe Siviglia

4

and Alessandro Musco 7

Il Parco Archeologico di Iato

2.

e l'Antiquarium di Case D'Alia

The Monte Jato Archaeological Park and 10 the Antiquarium oh the D'Alia Houses

3.

Cenni storici

14

3.

Historical background

15

4. 5.

Le architetture rurali L’architettura e l’arte sacra

16 22

4. 5.

Rural architecturers Architecture and sacred art

20 25

6.

La memoria delle mani

6.

The memory of hands

6.1

Gli argenti

29

6.1

Silver objects

31

6.2

I ricami

33

6.2

Embroideries

34

7.

Il tempo della festa

8.

La memoria della terra e della tavola

35

7.

The time of the feast

8.

The memory of the land, and the table

8.1

Il grano

46

8.1

8.2

L'olio

48

8.3

Il vino

52

8.4

I formaggi

8.5

Un pranzo tipico

40

Corn

47

8.2

Oil

49

8.3

Wine

53

55

8.4

Cheeses

57

59

8.5

A typical lunch

61

9. 10.

Una passeggiata 64 Il Complesso Bandistico Monte Jato 66

9. 10.

A walk The Monte Jato band

64 66

11.

La Via Crucis di Pippo Madè

67

11.

Pippo Madè’s Via Crucis

67

12.

Ospitalità

69

12.

Hospitality

69

13.

Prodotti tipici e aziende del territorio 70

13.

Typical products and firms in the territory 70

14.

Numeri utili

71

14.

Useful numbers

71

15.

Hanno collaborato ai testi

71

15.

Authors of texts

71

16.

Indice foto e fotografi Indicazioni bibliografiche

72

16.

75

17.

Index of photos and photographers Bibliography

75

17.

72

3


Presentazione

Gli abitanti di San Giuseppe Jato pur essendo giovani in quanto l'ex San Giuseppe dei Mortilli ha appena duecentoventisei anni, conservano un comportamento antico e nobile dovuto al territorio che riesce a condizionare attraverso i suoi sapori e le sue bellezze i saperi delle generazioni. Lo sguardo del mondo è stato più attratto da alcune infamanti vicende accadute nel territorio, che per quello che effettivamente offre riuscendo a distinguersi con ineguagliabili singolarità. Il volume realizzato, in sintesi, vuole essere un'immagine del passato e del presente che raffigura una parte importante della nostra Sicilia. Possiamo ad oggi dire, avendo confidato nelle nuove generazioni e approfittato di un “modus operandi” diverso dovuto al risveglio delle coscienze, di avere intrapreso un cammino che ci ha portato sempre più sulla strada della legalità; è necessario ancora che ci sia un forte impegno affinché non si dia possibilità alcuna di tornare indietro. Mi sento di dire che ho offerto dieci anni della mia vita impegnandomi al servizio della mia comunità secondo i principi della legalità, della lealtà e della trasparenza.

Presentation

Il Sindaco di San Giuseppe Jato Giuseppe Siviglia

The inhabitants of San Giuseppe Jato, though young in a sense since the former San Giuseppe dei Mortilli is just two hundred and twenty-six years old, preserve ancient and noble behaviour due to the territory, which succeeds in conditioning through its flavours and its beauties the skills of generations. The gaze of the world has been more attracted by some defamatory vicissitudes that have occurred in the territory than for what it effectively offers, succeeding in distinguishing itself with incomparable singularity. Briefly, the volume done intends to be an image of the past and the present that represents an important part of our Sicily. We are able today to say, having confided in the new generations and taken advantage of a “mode of operation” that is different, due to the awakening of consciences, that we have undertaken a pathway that has led us more and more along the road of legality; still it is necessary for there to be a strong commitment to avoid all possibility of going backwards. I feel I can say that I have offered ten years of my life committed to the service of my community according to the principles of legality, loyalty and transparency. The Mayor of San Giuseppe Jato Giuseppe Siviglia


Presentazione

Questa guida, questo Profilo, che offriamo al pubblico, in italiano ed in inglese, sia in edizione cartacea che in edizione digitale, con il quale apriamo una nostra nuova collana, è un esempio di come sia possibile una vera collaborazione tra un ente pubblico locale, in questo caso il Comune di San Giuseppe Jato ed un centro di ricerca e di promozione culturale privato come l'Officina di Studi Medievali che opera da anni, in costante collaborazione con l'Assessorato Regionale dei BB.CC. e dell'Identità Siciliana. E' un esempio raro in Sicilia ma è oggi un dato reale: e questo è quello che conta! E' un esempio che vuole riproporsi ancora creando altre occasioni simili, cui già stiamo lavorando. Stiamo da tempo studiando questo territorio dello Jato ricchissimo di storia, di tradizioni ancora salde e ricche di vita, che toccano arti e produzioni antichissime, come pure la religiosità e la sacralità che qui sono radicate da almeno tre millenni; abbiamo organizzato, nell'agosto del 2011, un convegno internazionale sul tema Santi Santuari e Pellegrinaggi; abbiamo curato una vasta campagna fotografica condotta da Vincenzo Sottosanti ed ancora stiamo lavorando su quest'area in piena intesa con il Parco Archeologico di Monte Jato di recente istituzione...Collaboriamo con le realtà locali, con le aziende e le imprese, con gli studiosi locali, con chi ama questa terra; coinvolgiamo i giovani e le associazioni che qui operano e tanti amici e colleghi ricercatori italiani e stranieri per darci una mano nel progetto di promuovere a livello nazionale ed internazionale questa cittadina, il suo territorio e le sue genti, come meritano! Non so se ci riusciamo, ma certamente ci proviamo con grande e convinta passione. Il Presidente dell'Officina di Studi Medievali Alessandro Musco

Presentation

7 We are offering this guide, this Profile, to the public, in Italian and in English, both in paper form and in a digital edition. With it we are starting a new series, Profiles: guides and itineraries. It is an example of how true collaboration is possible among a local body, in this case the commune of San Giuseppe Jato, and a private centre for research and cultural promotion like the Officina di Studi Medievali, which has been operating for years in constant collaboration with the Regional Ministry for the Cultural Heritage and the Sicilian identity. It is a rare example in Sicily but it is a real datum today: and this is what counts! It is an example that wants to repeat itself, creating other similar occasions, which we are already working on. We have long been studying this Jato territory, which is rich in history, and traditions that are still solid and rich in life, regarding arts and ancient productions, as well as religious sentiment and sacrality that have been rooted here for at least three millennia; in August 2011 we organized an international conference on the theme Saints Sanctuaries and Pilgrimages; we ran a vast photographic campaign conducted by Vincenzo Sottosanti and are still working on this area in full agreement with the recently created Monte Jato Archaeological Park. We collaborate with local bodies, with firms and enterprises, with local scholars, with those who love this land; we involve young people and associations that operate here and so many friends and colleagues, Italian and overseas researchers that lend us a hand in the project to promote, at a national and international level, this town, its territory and its people, as they deserve! I do not know if we will succeed in our purpose, but we will certainly with great and convinced passion. The President of Officina di Studi Medievali Alessandro Musco


1


2. Il Parco Archeologico di Iato e l'Antiquarium di Case D'Alia Il Parco Archeologico di Iato e delle aree archeologiche di San Giuseppe Jato e dei comuni limitrofi è stato istituito a fine agosto del 2010, insieme a varie altre strutture analoghe dislocate su tutto il territorio regionale, come Servizio dell'Assessorato Regionale Beni Culturali e Identità Siciliana, Dipartimento Beni Culturali e Identità. La creazione di tali Parchi ha ottemperato a quanto stabilito dalla legge regionale 20 del 2000. Si tratta di una grande novità nel campo della gestione del patrimonio culturale che, in qualche modo, riforma in maniera profonda il sistema finora in vigore basato sostanzialmente sul ruolo delle Soprintendenze ereditate dall'Amministrazione statale e a loro volta riformate dalle leggi “quadro” dei beni culturali in Sicilia, la 80 del 1977 e la 116 del 1980. La creazione dei Parchi amplia il ventaglio delle strutture operanti sul territorio per la gestione e valorizzazione del patrimonio archeologico (fino all'archeologia industriale e mineraria), pur lasciando intatta l'impalcatura della tutela che continua a intestarsi alle Soprintendenze. Il Parco Archeologico di Iato ha il suo perno e la sua stessa ragion d'essere nello straordinario sito dell'antica e medievale Ieitas/Jatum, oggi ricadente nel territorio del Comune di San Cipirello, immediatamente limitrofo a quello di San Giuseppe Jato. Da oltre quarant'anni Jato è oggetto di indagini archeologiche da parte dell'Istituto d'Archeologia dell'Università di Zurigo, ovviamente in virtù di una apposita convenzione con l'Assessorato Regionale ai Beni Culturali e sotto il controllo. della Soprintendenza di Palermo, organo tecnico dell'Assessorato. In questi oltre quarant'anni, accanto all'attività di ricerca sul campo della missione svizzera, diretta dapprima dal Professor Bloesch, poi, per decenni, dal Professor Isler ed oggi affidata al Professor Reusser, senza dimenticare le centinaia di studenti e giovani ricercatori succedutisi, l'Amministrazione regionale dei Beni Culturali, ha realizzato uno sforzo amministrativo, economico e professionale gigantesco. Si è trattato di dichiarare il sito di notevole interesse archeologico, poi di procedere all'esproprio di circa 200 ettari di terreno, quindi di delimitare i confini del Parco e di intervenire realizzando strade d'accesso, locali per il servizio di custodia e, in ultimo, un Antiquarium con annesso parcheggio. Riassumendo in poche righe il lavoro di quarant'anni non si rende ovviamente il giusto merito all'immenso sforzo profuso da Soprintendenti del calibro di Vincenzo Tusa, Carmela Angela Di Stefano e, in ultimo, Adele Mormino, dei loro collaboratori a tutti i livelli, degli Assessori susseguitisi al vertice dell'Amministrazione, di generazioni di dirigenti e funzionari dell'Assessorato, di Amministratori locali, di professionisti che hanno prestato la loro opera. Il nuovo ufficio denominato Parco Archeologico di Iato riceve quindi un'eredità prestigiosa e, ovviamente, molto impegnativa. Il passaggio, ancorché parziale, di consegne da un ufficio ad un altro e l'avvio di una nuova attività non è quasi mai un compito semplice. Ci vuole tempo perché si vada a regime; occorre che limiti e competenze siano ulteriormente definiti mano a mano che i problemi si profilano; è necessario che il personale, quasi mai sufficiente alla mole di lavoro,

7


“ingrani” nelle nuove attività; è necessario, non in ultimo, disporre delle risorse economiche che oggi sono certamente inferiori a quelle che era possibile impiegare anni o decenni fa. Le problematiche che la gestione di Iato presenta sono quelle “normali”, dei grandi siti archeologici, ulteriormente incrementate dalla peculiare collocazione topografica della città antica e medievale su una montagna alta 850 m e di accesso non facilissimo. I visitatori devono essere preparati ad uno certo sforzo fisico e dotati di un minimo di attrezzatura personale (a partire da scarpe adatte al terreno); devono inoltre essere costantemente seguiti ed assistiti dal personale che, senza dubbio numericamente inferiore alla desiderabile pianta organica, si prodiga e si è sempre prodigato ben oltre i normali doveri. La pratica quotidiana d'ufficio presenta una serie di problemi che dall'esterno possono passare facilmente inavvertiti, a partire ad esempio dalla necessità di assicurare il diserbo di una zona assai ampia, anche al fine di preservare l'area archeologica dai disastrosi incendi che nell'estate siciliana sono la norma. L'Antiquarium di Case D'Alia, il cui allestimento si deve allo sforzo profuso in passato dalla Soprintendenza, presenta poi tutti i problemi di un museo (pulizie, sistema d'allarme, manutenzione) per quanto certamente non grande, considerando inoltre la sua ubicazione in campagna ed il suo isolamento. Iato merita ampiamente gli sforzi fino ad oggi profusi. Intanto, è un sito di grandissima bellezza paesaggistica. Dalla sommità della montagna si gode di un panorama splendido che spazia dalla Rocca Busambra e dal bosco di Ficuzza al golfo di Castellammare e al Capo San Vito, dai monti della Conca d'Oro alla Rocca d'Entella, dalla valle dello Jato a quella del Belice. Un paesaggio che, già da solo, ricompensa della mezz'ora di camminata in salita, sotto il sole d'estate, spesso sotto la sferza del vento freddo in inverno. E poi c'è la città, testimone silenziosa ma egualmente piena di parole di due millenni di storia siciliana. Dall'età del ferro e dagli indigeni “Elimi” all'arrivo dei coloni greci, delle loro ceramiche, della loro lingua, della loro letteratura, delle loro tragedie e delle loro commedie che i buoni abitanti di Iato potevano vedere rappresentate nel loro pretenzioso teatro. La ricchezza privata della Iato ellenistica e della prima età romana è attestata da due case a peristilio grandi e dotate, specialmente la prima, di lussi e confort. 2


3

4

5

Mentre la ricchezza pubblica si intravede passeggiando sull'agorà, fra i resti dei suoi portici, osservando il bouleterion e la grande cisterna idrica comune. Sulle strutture della città antica e sulla sua più che millenaria storia si affastella poi la vicenda della Jatum islamica e medievale, nota attraverso le fonti scritte e drammaticamente confermata dalla ricerca archeologica. A partire dalla fine del XII secolo la montagna diviene il principale bastione della rivolta e della resistenza della popolazione islamica che lotta per sopravvivere e rimanere se stessa. Piccole case poveramente costruite con largo riutilizzo di materiali di spoglio si affollano sull'agorà, sulle case ellenistiche, sullo stesso teatro. Qua e là vengono ricavate anche zone di inumazione. La porta orientale della città viene rafforzata e barricata quando le truppe al comando dell'imperatore Federico II di Svevia chiudono Jatum in un cerchio senza scampo. A poche centinaia di metri dalle mura della città ribelle l'imperatore erige il suo accampamento e da lì, in varie occasioni fra il 1222 ed il 1224 rilascerà documenti datati, appunto, “dall'assedio di Iato”. Alla fine, dopo almeno due assedi, la popolazione superstite si arrenderà e verrà spedita a Lucera, nella pianura pugliese, ove ribellarsi è reso impossibile già dalla conformazione del terreno. Iato resterà deserta, anche gli edifici dell'ultima fase di vita crolleranno e verranno ricoperti dalla terra che è la stessa terra che da quarant'anni gli archeologi rimuovono, con la spazzola, più ancora che con la pala, alla ricerca di ogni minimo vestigio di vita. Gli scavi hanno messo in luce porzioni importantissime dell'antico sito urbano. Ma moltissimo resta ancora da scoprire. Iato potrà continuare a rappresentare per decenni a venire l'eccezionale palestra che è stata fino ad ora per generazioni di giovani archeologi svizzeri. Ad essi si sono affiancati e sempre più sia affiancheranno in futuro i giovani archeologi siciliani, a partire proprio dai ragazzi di San Cipirello e San Giuseppe Jato che hanno deciso di intraprendere questo difficile percorso professionale, a volte come seguito naturale dei giochi e dei sogni da bambini, alle pendici di Monte Jato o fra le sue rovine. Ed un sogno comune unisce chi lavora a Monte Jato e gli abitanti delle comunità che sorgono alle sue pendici: che lo straordinario sito archeologico e la sua eredità possano sempre più divenire fattore identitario e occasione di sviluppo civile culturale ed economico.

9


I reperti più significativi di Jato, portati alla luce durante quarant'anni di indagini archeologiche, hanno trovato una degna sistemazione nell' Antiquarium sapientemente allestito in una bella casa patrizia di campagna restaurata per l'occasione, Casa D'Alia. Su due piani, per circa 800 mq di superficie espositiva, è sintetizzata la storia di Ietas/Jatum dalle capanne dell'età del ferro alle rivolte musulmane contro Federico II e all'abbandono della città. Fra i pezzi più prestigiosi, al piano terreno, sono le “cariatidi” (due satiri e due menadi) relative all'edificio scenico del teatro. Al piano superiore, un'ampia sintesi dei reperti provenienti dalle case private, in particolare dalla grande casa a peristilio; i reperti medievali e due vetrine dedicate alla numismatica, dall'età greca al medioevo. f.m. 6

2. The Iato Archaeological Park and the Case D'Alia Antiquarium The Iato Archaeological Park and the archaeological areas of San Giuseppe Jato and the neighbouring communes was founded at the end of August 2010, together with various other analogous structures in the whole regional territory, as a service of the Regional Ministry for the Cultural Heritage and Sicilian Identity, Cultural Heritage and Identity Department. These parks were created in compliance with what was established by regional law 20 of 2000. It involves a great innovation in the field of the management of the cultural heritage that in a sense profoundly reforms the system now in vigour substantially based on the role of the Superintendences inherited from the state administration, reformed in turn by the “outline” laws on the cultural heritage in Sicily, law 80 of 1977 and 116 of 1980. The creation of the parks broadens the picture of the structures operating in the territory for the management and valorisation of the archaeological heritage (down to the industrial and mining archaeology), though leaving intact the framework of the protection that continues to come under the Superintendences. The Iato Archaeological Park has its fulcrum and its very reason for existing in the extraordinary site of the ancient and medieval Ieitas/Jatum, now in the territory of the commune of San Cipirello, immediately next to that of San Giuseppe Jato. For over forty years Jato has been the object of archaeological investigations by the Institute of Archaeology of the University of Zurich, obviously through a special convention with the Regional Ministry for the Cultural Heritage and under the control of the Palermo Superintendence, the technical organ of the Ministry.


In these forty years and more, alongside the field research activity of the Swiss mission, directed at first by Professor Bloesch, and then for decades by Professor Isler and today entrusted to Professor Reusser, without forgetting the hundreds of students and young researchers that have succeeded one another, the regional administration of the Cultural Heritage has enacted a gigantic administrative, financial and professional effort. The problem was declaring the site to be of major archaeological interest, then proceeding to the expropriation of around 200 hectares of ground, and then delimiting the confines of the Park and making access roads, places for custodians and lastly an Antiquarium with attached carpark. Summing up in a few lines the forty-year-long work we obviously do not do justice to the immense efforts of superintendents of the calibre of Vincenzo Tusa, Carmela Angela Di Stefano and, lastly, Adele Mormino, of their collaborators at all levels, of the regional ministers that have succeeded one another at the vertex of the administration, of generations of executives and officials of the Ministry, of local administrators and professionals that have worked there. The new office denominated Iato Archaeological Park therefore receives a prestigious inheritance and obviously a very demanding one. The process, though partial, of handing over from one office to another and starting a new activity is almost never a simple task. It takes time for things to start running smoothly; it is necessary for limits and competences to be defined as problems arise; it is necessary that the personnel, almost never adequate for the massive amount of work, get going in the new activities; last but not least, it is necessary to have the financial resources, which today are certainly inferior to those that it was possible to employ years or decades ago. The problems that the management of Iato presents are the â&#x20AC;&#x153;normalâ&#x20AC;? one of big archaeological sites, further increased by the peculiar topographical position of the ancient and medieval city on a mountain 850 metres high with difficult access. Visitors have to be prepared to make a certain physical effort and to have a minimum of personal equipment (starting from proper shoes for the terrain); they also have to be constantly watched over and assisted by the personnel that, without doubt numerically inferior to that required, makes and has always made efforts going well beyond the normal duties. Daily office work presents a series of problems that from the outside may easily go unnoticed, starting for instance from the disastrous fires that in the Sicilian summer are so frequent. The Case D'Alia Antiquarium, which was set up thanks to the past efforts of the Superintendence, then presents all the typical problems of a museum (cleaning, alarm system, maintenance), which is certainly not a big one, but is located in the country and is isolated. Iato fully deserves the efforts made so far. Meanwhile, it is a site of great landscape beauty. From the summit of the mountain you enjoy a splendid panorama ranging from Rocca

11

7


Busambra and the Ficuzza wood to the Gulf of Castellammare and Capo San Vito, from the Conca d'Oro mountains to the Rocca d'Entella, from the valley of the Jato to that of the Belice. It is a landscape that in itself rewards you for the half-hour's climb, in the sun in summer, often in a biting wind in winter. And then there is the city, a silent witness but also one full of words referring to two millennia of Sicilian history. From the Iron Age and from the indigenous Elymians to the arrival of the Greek settlers, their ceramics, their language, their literature, their tragedies and of their comedies that the good inhabitants of Iato could see performed in their grandiose theatre. The private wealth of Iato in the Hellenistic age and early Roman age is attested by two big houses with peristyles and equipped, especially one of them, with luxuries and comforts. The public wealth is glimpsed walking in the agora, among the remains of its porticos, observing the bouleterion and the big communal water cistern. On the structures of the ancient city and on its more than millennial history there is then grafted the history of Islamic and medieval Jatum, known through written sources and dramatically confirmed by archaeological research. Starting from th the end of the 12 century the mountain became the main bastion of the revolt and resistance of the Islamic population fighting to survive and to maintain its identity. We see small poorly built houses largely reusing leftover materials crowded around the agora, on the Hellenistic houses and even on the theatre. Here and there burial areas are also found. The east gate of the city was fortified and barricaded when the troops commanded by the emperor Frederick II of Swabia closed Jatum in a circle without any possible escape. A few hundred metres from the walls of the rebel city the emperor

8

9


set up his camp and from there, on various occasions between 1222 and 1224, he was to issue documents dated, precisely, “from the siege of Iato.” In the end, after at least two sieges, the survivors surrendered and were sent to Lucera, in the Puglia lowland, where the very lie of the land made it impossible to rebel. Iato was to be deserted, and even the buildings of the last phase of its life were to collapse and were to be covered by earth, the earth that for forty years archaeologists have Excavations have brought to light important portions of the ancient urban site. But very much still remains to be discovered. Iato can continue to represent for decades to come the exceptional gymnasium that it has been till now to for generations of young Swiss archaeologists. Alongside them there are and will be more and more young Sicilian archaeologists, starting from young people from San Cipirello and San Giuseppe Jato that have decided to undertake this difficult professional pathway, at times as a natural sequel to their games and dreams as children, on the slopes of Monte Jato or among its ruins. And a common dream unites people who work at Monte Jato and the inhabitants of the communities on its slopes: that the extraordinary archaeological site and its inheritance can become more and more an identifying factor and an opportunity for cultural and economic civil development. The most significant finds from Jato, brought to light during forty years of archaeological investigations, have found a worthy home in the Antiquarium skilfully set up in a beautiful patrician mansion restored for the occasion, Case D'Alia. On two floors, with a display surface of about 800 square metres, the history of Ietas/Jatum is summed up by the huts from the Iron Age down to the Moslem revolts against Frederick II and to the abandonment of the city. Among the most prestigious pieces, on the ground floor, are the “caryatids” (two satyrs and two maenads) related to the scenic edifice of the theatre. On the upper floor, there is a broad overview of the finds from the private houses, particularly in the big peristyle house; and the medieval finds and two showcases devoted to coins from the Greek age to the Middle Ages. f.m.

13

10

11

12


3. Cenni storici Con l'espulsione dei Gesuiti dalla Sicilia nel 1767, la Giunta Gesuitica istituita per amministrare i beni, dispone l'affidamento ai contadini delle terre dei Gesuiti; nasce così la prima riforma agraria siciliana. Bernardo Tanucci, Primo Segretario di Stato di idee filo-contadine, dispone la donazione in censo delle terre ex gesuitiche a "gente di campagna" e già nel 1775, il feudo di Mortilli (dove oggi sorge l'odierno comune di San Giuseppe Jato), appartenente alla Casa ex gesuitica di San Francesco Saverio di Palermo, viene concesso "a moggia" a 141 contadini, nella misura di un minimo di salme due e fino ad un massimo di salme sei di terreno per ogni bracciale. Questo è lo scopo della Giunta Gesuitica ma non è il progetto che condivide il Marchese della Sambuca che, divenuto per “volere politico" Primo Segretario Di Stato, con dispaccio dell' 1 Agosto 1778 ed a seguito della caduta ministeriale (voluta dallo stesso Beccadelli) del toscano Tanucci, abolisce la Giunta Gesuitica incamerandola in quella del Real Patrimonio. Grazie a questa ottica programmata di "largo senso politico", il siciliano Giuseppe Beccadelli di Bologna Marchese della Sambuca, si assicurava così il possesso dei più grossi cinque feudi e relativi aggregati della Sicilia occidentale denominati Macellaro, Piatralunga, Sparacia, Dammusi, Signora e Mortilli cacciandone letteralmente i braccianti che lavoravano materialmente quelle terre traendone ragioni di vita. Nasce così, "per volere del Principe", nel 1779 “San Giuseppe Li Mortilli” sull'omonimo feudo. Il fondatore e "padrone" Don Giuseppe Beccadelli, impone pesanti patti e condizioni ai braccianti rimasti nel feudo di Mortilli e che sino allora avevano goduto della riforma del Tanucci. La materiale edificazione del Comune inizia l'1 Settembre 1779; già nel 1781 si spendono circa 583 onze siciliane per un totale di n.39 case costruite. L'11 Marzo 1838, per le abbondanti piogge invernali cadute in quel periodo, una frana distrugge la maggior parte dell'abitato di San Giuseppe dei Mortilli. Il Governo Borbonico, con ministeriale del 21 Luglio 1838, dispone che si riedificasse il nuovo comune nella vicina località dell'odierna San Cipirello. Già a poco più di un anno dalla frana, in "Sancipirrello" (Piangipurreddu) si contano 158 case costruite dislocate secondo l'impianto urbano originario redatto dall'Ingegnere Francesco Savarino. Il 24 dicembre 1862, San Giuseppe dei Mortilli cambiava il suo nome in San Giuseppe Jato, per ricordare l'antica città prima greca e poi musulmana di Jato, distrutta da Federico II di Svevia. Oggi, anche se amministrativamente autonomi, i due comuni si sono fisicamente unificati per la reciproca crescita urbana proprio lungo l'asse viario principale che urbanisticamente li mette in comunicazione. p.f.


3. Historical background With the expulsion of the Jesuits from Sicily in 1767, the Jesuit Junta created to administer the estate ordered the lands of the Jesuits to be entrusted to peasants; there thus came the first Sicilian land reform. Bernardo Tanucci, the First Secretary of State, who was very favourable to the peasants, ordered the donation of the former Jesuit lands to “country people” and as early as 1775 the Mortilli estate (on which the modern commune of San Giuseppe Jato stands), belonging to the former Jesuit House of San Francesco Saverio in Palermo, was granted “a moggia” to 141 farmers, to the extent of a minimum of two salme and a maximum of six salme for each plot of land. This was the purpose of the Jesuit Junta but it was not the project shared by the Marquis of Sambuca, the Sicilian Giuseppe Beccadelli di Bologna who, at the “political behest” became the First Secretary of State and, with a dispatch of 1 August 1778 following the ministerial fall (at the behest of the marquis himself) of the Tuscan Tanucci, abolished the Jesuit Junta, incorporating it in that of the Royal Patrimony. Thanks to this programmed outlook of “broad political sense”, the Marquis of Sambuca thus assured himself the possession of the five biggest estates and appurtenances in western Sicily called Macellaro, Piatralunga, Sparacia, Dammusi, Signora and Mortilli, driving out the labourers that materially worked on those lands, getting their livelihood from them. There thus arose, “at the behest of the Prince”, in 1779 “San Giuseppe Li Mortilli” on the estate of the same name. The founder and “master” Don Giuseppe Beccadelli imposed heavy conditions on the labourers that remained on the Mortilli estate, who until then had enjoyed the reform of Tanucci. The material building of the commune began on 1 September 1779; as early as 1781 about 583 Sicilian onze were spent for a total of 39 houses built. On 11 March 1838, because of the abundant winter rain in that period, a landslide destroyed most of the inhabited area of San Giuseppe dei Mortilli. The Bourbon Government, with a ministerial decree of 21 July 1838, ordered that the new commune be rebuilt in the nearby area of what today is San Cipirello. Already just over a year after the landslide, in “Sancipirrello” (Piangipurreddu) there were 158 houses built arranged according to the original urban plan drawn up by the engineer Francesco Savarino. On 24 December 1862, San Giuseppe dei Mortilli changed its name to San Giuseppe Jato, to evoke the ancient city, first Greek and then Moslem, of Jato, destroyed by Frederick II of Swabia. Today, though administratively separate, the two communes are physically unified by the mutual urban growth precisely along the main road axis that in urbanistic terms sets them in communication with one another. p.f. 13

15


4. Le architetture rurali

14

15

Il territorio della Valle dello Jato, luogo di indubbia bellezza naturalistica, è contraddistinto dalla forte presenza del fiume omonimo, fonte sacrale di sussistenza di una passata ma ancora viva società contadina. Area sacra fin dalla preistoria, come documentano recenti studi sulle strutture megalitiche di Pizzo Pietralunga e di Monte Arcivocalotto, orientate nella direzione solstiziale. I dati archeologici descrivono i due siti come strettamente interconnessi, tratteggiando tutta un'area dal carattere sacroreligioso collegato all'antichissimo culto del sole e alla ciclicità delle stagioni e dunque alle pratiche agricole. La storia di questo luogo parte quindi da molto lontano ed è ricca di testimonianze sull'operosità e sulla sacralità produttiva che da sempre ha riguardato queste terre. La vallata fu coltivata fin dai tempi della dominazione araba. I musulmani riuscirono a creare ingegnosi sistemi di canalizzazione che servivano non solo a irrorare d'acqua vaste aree agricole, ma anche ad alimentare i mulini sparsi lungo il corso del fiume. È del 1182 il primo documento che descrive i possedimenti dell'Arcivescovado di Monreale e che ci racconta di un territorio suddiviso in feudi. Realizzate in muratura di pietra locale, le architetture del luogo mantengono ancora gli spazi originali. Le masserie sono in genere contraddistinte da una corte centrale aperta (baglio) verso cui si aprono tutti gli ambienti principali. I mulini e le cartiere sono vere e proprie architetture produttive che mantengono i caratteri di un tempo grazie anche alla presenza degli originali macchinari.


16

17

18

Casa Coglitore. L'accesso alla masseria avviene da un sentiero che si congiunge alla regia trazzera di Ginestra. Nota originariamente col nome di “Case Vecchie Martines”, sul finire dell'Ottocento viene ampliata con la costruzione di nuovi ambienti. L'impianto planimetrico è articolato su diversi corpi di fabbrica disposti attorno ad un baglio. Nelle varie stanze sono ancora leggibili segni di vita rurale, tra i quali un grande forno sormontato da una cappa intonacata. Masseria, Mulino e Cartiera della Chiusa. Sono del XIII secolo le notizie relative alla presenza di un gruppo di Armeni nel territorio della Chiusa dediti alla lavorazione della terra. La masseria, oggi agriturismo, risale alla fine del XV secolo ed è stata successivamente ampliata con la costruzione di nuovi fabbricati sino al restauro condotto nel Settecento dal noto architetto Giuseppe Venanzio Marvuglia, che recupera gli originari ambienti disposti attorno alla corte centrale, tra i quali spiccano il Palmento, la Sala delle Botti e la cappella. Più a valle sono presenti un mulino ed una cartiera del XVIII secolo. Masseria Dammusi. Nota anche come Casale del Principe è tra le meglio conservate. Il primo nucleo della struttura è una torre di avvistamento trasformata nel XVII secolo in un convento dai Gesuiti e verso la fine del Settecento in masseria. Attorno al baglio si aprono gli ambienti principali, tra cui le stanze del Principe di Camporeale, le abitazioni dei massarioti ed una cappella. Gran parte della struttura oggi vive come agriturismo. Masseria Fellamonica. È caratterizzata dalla vicinanza ad altre costruzioni isolate, tra cui a valle un antico mulino lungo il corso del Fiume Jato. In una mappa del 1597 la masseria con il suo mulino sono tra i pochi manufatti isolati ad essere rappresentati. Masseria e Mulino Jato. Il complesso è formato da due distinti fabbricati posti uno accanto all'altro: la masseria vera e propria della seconda metà del XVIII secolo, con impianto a corte chiusa e l'antico mulino che risale al periodo medievale. Ad Est un grande magazzino é caratterizzato dalla presenza di alti finestroni rettangolari, mentre a Nord vi è la presenza di un piccolo torrione di forma circolare. Del mulino rimangono pochi resti, tra i quali la botte principale di scarico e la parte terminale del canale idrico. f.d.s.

17


19


19 20

Masseria Procura. I ruderi dell'antica Masseria Procura sorgono su uno dei luoghi piÚ suggestivi dell'intera Valle dello Jato. Si chiamavano Procure quei magazzini costruiti allo scopo di facilitare ai proprietari e ai gabelloti dei feudi vicini la raccolta del frumento. L'ingresso è delimitato da un vano a doppio arco. A destra dell'accesso si trova l'abitazione principale a due livelli, mentre a sinistra un altro ambiente adibito a panetteria presenta un'interessante apertura a bifora in stile arabo. Masseria Traversa. Costruita a partire dal XVI secolo su una preesistenza, la masseria è formata da una successione di strutture disposte lungo la direzione nord-sud e da un'ampia corte. I corpi laterali assumono la funzione di torri di avvistamento con la presenza di strette aperture a carattere difensivo. Mulino del Principe. A pianta rettangolare con ingresso delimitato da un vestibolo esterno e due pilastri in pietra, il mulino presenta intatte sia le strutture principali che alcuni macchinari. La parte posteriore è caratterizzata da un lungo canale in pietra (saia) sostenuto da una successione di archi ogivali. Mulino Giambascio. Ha una pianta rettangolare con ampi spazi di lavoro e copertura a falde. L'accesso avviene da un'apertura ad arco lungo il prospetto principale.


4. The rural architectures of the valley The territory of the Valley of the Jato, a place of undeniable natural beauty, is marked by the strong presence of the river Jato, a sacral source of subsistence of country society of the past, which still lives on. A sacred area since prehistory, as is documented by recent studies on the megalithic structures of Pizzo Pietralunga and Monte Arcivocalotto, it is oriented in the solstitial direction. The archaeological data describe the two sites as closely interconnected, outlining a whole area with a sacred-religious character connected to the ancient cult of the sun and to the cycle of the seasons and therefore to agricultural practices. The history of this place thus starts from very far off and is rich in testimonies to the industriousness and the productive sacrality that have always concerned these lands. The valley was cultivated from the time of the Arab domination. The Moslems succeeded in creating clever systems of canalization that not only served to irrigate vast agricultural areas, but also to feed the mills scattered along the course of the river. From 1182 there dates the first document describing the possessions of the Archbishopric of Monreale and telling us of a territory divided into feuds. Done in masonry with local stone, the architectures of the place still maintain the original spaces. The farms are generally marked by a central open courtyard (baglio) around which there open up all the principal places. The mills and the paper mills are true productive architectures that maintain the characteristics of the past, thanks also to the presence of the original machinery. Coglitore House. Access to the farm is along a path that is connected to the Ginestra royal track. Originally known by the name â&#x20AC;&#x153;Old Martines Housesâ&#x20AC;?, towards the end of the nineteenth century the place was enlarged, new rooms being built. The planimetry involves different buildings around a courtyard. In the various rooms you can still make out signs of country life, among them a big oven surmounted by a plastered hood. th Farm, Mill and Paper Mill of the Dam. From the 13 century there are notices relating to the presence of a group of Armenians in the territory of the Dam who th worked on the land. The farm, today farm holidays, dates from the end of the 15 century and it was subsequently enlarged with the construction of new buildings, down to its restoration in the eighteenth century by the well-known architect 21


Giuseppe Venanzio Marvuglia, who recovered the original parts around the central court, among which there stand out the th grape press, the barrel room and the chapel. Downstream there is a mill and a paper mill from the 18 century. Dammusi Farm. Also known as the Prince's Hamlet, it is among the best preserved. The first nucleus of the structure was a lookout tower turned in the 17th century into a monastery by the Jesuits and towards the end of the 18th century into a farm. Around the courtyard there are the main parts, among them the rooms of the Prince of Camporeale, the residences of the farmers and a chapel. Today is farm holidays. Fellamonica Farm. It is characterized by being close to other isolated constructions, among which, downstream, there is an old mill along the course of the River Jato. In a 1597 map the farm and its mill are among the few isolated buildings to be represented. Jato Farm and Mill. The complex is formed by two separate buildings next to one another: the real farm from the second half of the 18th century, with a closed courtyard, and the old mill that dates from the medieval period. To the east a big warehouse is characterized by the presence of tall rectangular windows, while to the north there is a small circular tower. There are few remain of the mill, among them the principal unloading barrel and the terminal part of the water channel. Procura Farm. The ruins of the old Procura Farm stand in one of the most charming places in the whole Jato Valley. Procure was the name given to warehouses built to facilitate the corn harvest for the owners and overseers of the nearby estates. The entrance is delimited by a room with a double arch. To the right of the access there is the main house on two levels, while to the left another room used as a bakery presents an interesting mullioned window in the Arab style. Traversa farm. Built starting from the 16th century on a previous building, the farm is formed by a succession of structures set in the north-south direction and by a big courtyard. The side parts served as lookout towers with the presence of narrow apertures for defensive purposes. The Prince's mill. It is rectangular and has an entrance delimited by an external hallway and two pillars in stone; both the main structures and some machinery are intact. The back part is characterized by a long channel in stone (saia) supported by a succession of ogival arches.

21

Giambascio mill. It is rectangular with big work spaces and a sloping roof. Access is through an arch aperture along the main front.

f.d.s.

22


5. L’architettura e l’arte sacra L'arte a San Giuseppe Jato è il frutto del mecenatismo dei ricchi signori locali come i principi di Camporeale o di benefattori come i Riccobono che oltre alla costruzione dei templi Sacri commissionarono le opere. Le chiese sono oggi custodi di un consistente patrimonio artistico e visitandole da vicino si può conoscere meglio la storia locale. Il fulcro della vita religiosa e pubblica della città, ma soprattutto il contenitore culturale della comunità Jatina, è il luogo di culto per eccellenza, la Chiesa Madre, che custodisce, una preziosa produzione pittorica e statuaria, opere di illustri protagonisti del passato dal 1700 al 1900.

23

24

La Chiesa Madre fu edificata a partire dal 1792, anno in cui il Marchese Beccadelli pose un diamante nella cerimonia di benedizione della prima pietra; il progetto venne redatto dall'Architetto della Real Corte Salvatore Attinelli. La frana dell'11 marzo 1838 ne compromise la struttura e venne riedificata sul progetto dell'Arch. Achille Viola nel 1848. Nel 1922 anno si realizzarono gli attuali campanili e la facciata. Posizionata lungo l'asse viario del Corso Umberto I, è dedicata al culto di San Giuseppe, non a caso sul frontone vi è la dicitura:"Sacro a S. Giuseppe Asilo a tutti di preghiera e di pace". L'edificio Sacro è di struttura neoclassica a pianta basilicale con tre navate e con uno pseudo transetto, sormontato da una cupola dalle sette finestre. La navata centrale è decorata a racemi ad imitazione stucco (autori i Fratelli Brusca da Palermo) che riquadrano tre pitture del pittore Francesco Padovano (1910): l' ”Annunciazione di Maria”, la “Natività”, la “Presentazione al tempio”. Nel Presbiterio delimitato da una balaustra barocca, in bellissimi marmi mischi, si trova il coro con stalli lignei. Nella volta del presbiterio sono incorniciate da stucchi le tele del pittore Giuseppe Carta da Palermo: l'Incoronazione di Maria; a destra: La Maddalena che unge i piedi a Gesù; a sinistra Gesù e la Samaritana al pozzo di Sichen. Nell'abside le quattro virtù e gli angeli con festoni di fiori che decorano la lunetta finestrata. I dipinti degli evangelisti negli spicchi del tamburo sotto la cupola furono realizzate da B. Violante nel 1908 (impossibile risalire al nome di battesimo per la mancanza di documenti scritti). Le Cappelle del Transetto sono rispettivamente dedicate alla Patrona Maria della Provvidenza e al SS.mo Crocifisso con un bell'altare neoclassico di marmi mischi che custodisce un bel Crocifisso di carta pesta siciliana ottocentesco, un'antica Addolorata lignea e il SS. mo Redentore di Girolamo Bagnasco. La volta del Transetto sopra la cappella è decorata con stucchi a cassettoni che


riquadrano tre tele sempre del pittore Violante raffiguranti tre momenti della passione: Gesù nell'orto degli ulivi, Gesù davanti a Pilato, al centro Gesù verso il Calvario. La volta del transetto sopra la cappella della Patrona è decorata con pitture che imitano stucchi a cassettoni e riquadrano tre dipinti che evocano il ritrovamento del quadro della Madonna della Provvidenza, l'apparizione della Vergine in sogno, l'arrivo in paese sul carro con i buoi. La Cappella della navata destra, dedicata a San Giuseppe, accoglie una statua di Girolamo Bagnasco. La Cappella della navata sinistra, dedicata all'Immacolata, custodisce una pregevole statua iconograficamente nello stile del Quattrocchi ma riconducibile al Bagnasco. Seguono in sequenza la cappella di S. Calogero, con antica statua probabilmente del XVIII sec. in legno di noce, una pregevole statua di Sant'Antonio e Santa Lucia. Nella navata laterale destra seguono alla cappella del Crocifisso, la cappella della Medaglia Miracolosa che accoglie nella nicchia centrale la statua della Beata Vergine della Medaglia Miracolosa opera di Vincenzo Genovese, un'antica settecentesca tela di San Nicolò di Bari e un coevo dipinto su ardesia dei Santi Martiri Cosma e Damiano; la Cappella delle Anime Sante del Purgatorio, decorata con stucchi e pitture a imitazione di tarsie marmoree, dominata da un grande altorilievo dallo spiccato virtuosismo plastico del 1922, del rinomato scultore leccese Cav. Raffaele Caretta (1871 - 1950); nelle nicchie laterali una pregevole ottocentesca Santa Rosalia e una Madonna con bambino di Vincenzo Genovese; la cappella di San Pasquale custodisce una pregevole, ottocentesca statua lignea del santo che regge in mano un ostensorio e la tela del XVII di San Biagio Vescovo e San Giovanni Bosco. Degna di nota è , anche, un'urna neoclassica del Cristo morto, capolavoro ligneo ottocentesco, che viene portata in processione il Venerdì Santo . Nella Sacrestia si trova una statuetta dell'Immacolata del sec. XVII (detta a 'Mmaculatedda) di pregevole fattura, attribuibile alla scuola del Quattrocchi o al primo periodo del Bagnasco.La settecentesca balaustra ad intarsio marmoreo, il pulpito, il fonte battesimale e le due fonti dell'acqua benedetta, provengono dalla Chiesa di S. Teresa sita in Piazza Indipendenza di Palermo.

25

26

23

Il Santuario Mariano, della Madonna della Provvidenza, custodisce, il dipinto su ardesia , che fu trovato nel Feudo Dammusi, il 21 luglio 1784 anno in cui ebbe inizio la devozione popolare per la Celeste Patrona di San Giuseppe Jato. Il quadro è incorniciato da altorilievi in marmo con angeli, ottocentesca opera dello scultore Francesco Sorgi di Bagheria. 27


Nelle pareti laterali del presbiterio, due tele rievocano la storia del ritrovamento del quadro, opere dell'artista locale, decoratore, Matteo Terzo. In corrispondenza di uno pseudo transetto due altari marmorei di fine '800, con delle nicchie a stucco custodiscono: la statua dell'Addolorata (portata in processione il Venerdì Santo) ed un gruppo scultoreo della Madonna del Rosario, opera lignea dei primi del 900. In sacrestia è degno di nota un Ecce Homo in legno di autore e di epoca ignota ed una ottocentesca copia su tela del quadro della Madonna della Provvidenza. Nella facciata della chiesa manca il secondo campanile, mai realizzato in fase esecutiva. La porta Bronzea narra in sei riquadri la storia del ritrovamento del quadro e della frana del 1838 e nei 4 riquadri in alto l'Annunciazione, la Natività, la Pentecoste e l'Assunzione di Maria, l'opera è dello scultore Governali.

28

La Chiesa di San Francesco di Paola viene edificata nel 1882, sul luogo dove sorgeva un'antica cappella dedicata a San Francesco di Paola. Nella Sacrestia, una preziosa tela dipinta ad olio del sec. XVIII raffigura l'Addolorata e proviene dall'antica Chiesa dell' ex feudo Pietralunga, appartenuto ai Gesuiti fino al 1776. Nel 1952 viene realizzato un meraviglioso altare in marmo rococò, opera dello scultore Conti. Nelle nicchie laterali sei preziosi dipinti su seta raffiguranti episodi della vita di San Francesco di Paola, opera del 1994 dell'artista Gabriel Meiring, nato in Sud Africa a Johannesburg, ma di cultura europea. Oltre ad essere di notevole valore artistico i dipinti costituiscono una perenne lettura dei grandi temi del messaggio di San Francesco di Paola. La Chiesa della Beata Vergine della Medaglia Miracolosa. La Chiesa viene eretta nel 1862, con la Casa della Misericordia poi Opera Pia Riccobono istituita per testamento del benemerito Sacerdote Don Paolino Riccobono, che vi assegna le rendite di un monte frumentario dell'ex feudo Muffoletto e di alcune casette. La costruzione viene completata nel 1870 dal munifico don Pasquale Riccobono. Il Beato Giacomo Cusmano ne fa un asilo per le orfanelle affidandole alle cure delle Figlie della Carità di San Vincenzo de' Paoli . A Palermo le Figlie della Carità sono presenti fin dal 1858 e il Beato Giacomo Cusmano ha modo di interessarsi anche personalmente della fondazione di una loro casa in San Giuseppe Jato. La chiesetta è ad unica navata con la volta decorata dal pittore palermitano Filippo Fazzone (della cerchia di Rocco Lentini), che con varie allegorie esalta le tre virtù teologali; al centro San Vincenzo De Paoli in gloria e l'apparizione della Vergine a Santa Caterina Labourè.

29


Nelle pareti laterali quattro grandi tele del pittore ritrattista Carmelo Giunta (1845- 1929) da Caltanissetta: nella parete di sinistra le apparizioni di Gesù ad una Figlia della Carità, Suor Apollina Andriveau e la consegna dello "Scapolare Rosso”; nella parete di destra, San Vincenzo de Paoli con Santa Caterina Labourè accolgono un bambino povero, e la Crocifissione di Gesù con la Madonna e San Giovanni. La Chiesa della Madonna del Carmelo è del XIX Secolo, edificata come Chiesa Vecchio Cimitero di San Giuseppe dei Mortilli sito a Nord-Est dell'abitato. Viene eretta al culto della Madonna del Carmelo, protettrice dei morenti, grazie alla munificenza del sacerdote don Pasquale Riccobono. Ha una facciata in pietra locale nello stile tipico dell'architettura rurale siciliana e conserva un gruppo scultoreo: una Madonna con bambino che consegna lo scapolare a San Simon Stok e una grande tela del sec. XVIII di Olivio Sozzi con San Giovanni della Croce e la Madonna con bambino. g.a.b.

5. The architectures and the artistic heritage Art at San Giuseppe Jato is the fruit of the patronage of rich local gentlemen like the princes of Camporeale or benefactors like the Riccobonos, who commissioned works as well as the construction of churches. The churches today contain a big artistic heritage and visiting them close-up you can know the local history better. The fulcrum of the religious and public life of the city, but above all the cultural container of the Jato community, is the place of worship par excellence, the Main Church, which contains precious paintings and statues, works by illustrious th th protagonists of the past from the 18 to the 20 centuries. The Main Church was built starting from 1792, the year when Marquis Beccadelli placed a diamond in the ceremony of benediction of the first stone; the project was made by the architect of the Royal Court Salvatore Attinelli. The landslide of 11 March 1838 jeopardized its structure and it was rebuilt on a project by the architect Achille Viola in 1848. In the year 1922 the present-day bell tower and façade were done. Positioned along Corso Umberto I, it is dedicated to St. Joseph, and it is not by chance that on the pediment there are the words “Sacred to St. Joseph who welcomes all those who love prayer and peace.” The church has a neoclassical structure with a basilica layout, with a nave and two side aisles, and a pseudotransept, surmounted by a dome with seven windows in it. The nave is decorated with racemes in imitation stucco (it was done by the Brusca brothers from Palermo) framing three paintings by the painter Francesco Padovano (1910): “Annunciation to Mary”, “Nativity”, and “Presentation at the Temple.”

25


30

31

32

In the presbytery, delimited by a Baroque baluster, in beautiful mixed marble there is the chancel with wooden stalls. In the ceiling of the presbytery stuccoes frame canvases by the painter Giuseppe Carta from Palermo: “The Coronation of Mary”; to the right: “Mary Magdalene Anointing Jesus' Feet”; to the left “Jesus and the Samaritan Woman at the well of Sichen.” In the apse the four virtues and the angels with festoons of flowers decorate the fanlight with windows in it. The paintings of the evangelists in the segments of the drum under the dome were done by B. Violante in 1908. The Chapels of the Transept are respectively devoted to the patron saint Mary of Providence and the Most Holy Crucifix with a beautiful neoclassical altar in mixed marbles on which there is a beautiful nineteenth-century Sicilian crucifix in papier mâché, an old wooden “Our Lady of Sorrows” and “The Most Holy Redeemer” by Girolamo Bagnasco. The ceiling of the transept above the chapel is decorated with caisson stuccoes framing three canvases by the painter B. Violante depicting three moments of the Passion: “Jesus in the Garden of Olives”, “Jesus in front of Pilate” and, at the centre, “Jesus Going towards Calvary”. The ceiling of the transept above the chapel of the patron saint is decorated with paintings that imitate caisson stuccoes and frame three paintings evoking the recovery of the picture of the Madonna of Providence, the apparition of the Virgin in a dream, and the arrival in the village on a cart drawn by oxen. The chapel in the right aisle, devoted to St. Joseph, contains a statue by Girolamo Bagnasco. The chapel in the left aisle, devoted to the Immaculate Virgin, contains a fine statue with imagery in the style of Quattrocchi but referable to Bagnasco. There follow in sequence the chapel of San Calogero, with an old statue probably from the eighteenth century in walnut(10), a fine statue of St. Anthony, and St. Lucy. In the right aisle the crucifix chapel is followed by the chapel of the Miraculous Medal, which in the central niche has a statue of the Blessed Virgin of the Miraculous Medal by Vincenzo Genovese, an old eighteenth-century canvas of St. Nicholas of Bari and a coeval painting on slate of the martyr saints Cosmas and Damian; the Chapel of Holy Souls the Purgatory, decorated with stuccoes and paintings imitating marble inlays, dominated by a big 1922 high-relief showing strong sculptural virtuosity, by the famous Lecce sculptor Raffaele Caretta (1871-1950); in the side niches there is a fine nineteenth-century Santa Rosalia and a “Madonna with Child” by Vincenzo Genovese; the chapel of San Pasquale contains a fine nineteenth-century wooden statue of the saint holding up an ostensory and the seventeenth-century canvas of St. Blaise the Bishop and San Giovanni Bosco.

33


Also noteworthy is a neoclassical urn of Dead Christ, a nineteenth-century wooden masterpiece, which is carried in a procession on Good Friday. In the sacristy there is a statuette of the Immaculate Virgin from the seventeenth century (referred to as a 'Mmaculatedda) with fine facture, attributable to the school of Quattrocchi or to the first period of Bagnasco. The eighteenth-century baluster with marble inlays, the pulpit, the baptismal font and the two holy water fonts come from the Santa Teresa Church in Piazza Indipendenza in Palermo. The Marian Sanctuary of the Madonna of Providence contains a painting on slate that was found on the Dammusi estate on July 21 1784, the year when popular devotion to the Celestial Patron Saint of San Giuseppe Jato began. The picture is framed by marble high-reliefs with angels; it is a nineteenth-century work by the Bagheria sculptor Francesco Sorgi. On the side walls of the presbytery, two canvases evoke the history of the recovery of the picture by the local artist and decorator Matteo Terzo. In line with a pseudo-transept two marble altars from the late nineteenth century with stucco niches contain the statue of Our Lady of Sorrows (carried in a procession on Good Friday) and a sculptural group of the Madonna of the Rosary, a wooden work from the early twentieth century. A noteworthy work in the sacristy is an Ecce Homo in wood, whose artist and period are unknown, and a nineteenthcentury copy on canvas of the painting of the Madonna of Providence. In the faรงade of the church the second bell tower is missing, never having been built. The bronze door narrates in six panels the story of the recovery of the picture and the 1838 landslide and in the 4 panels aloft the Annunciation, the Nativity, Pentecost and the Assumption of Mary; the work is by the sculptor Governali.

27

The San Francesco di Paola Church was built in 1882, in the place where an old chapel devoted to St. Francis of Paola stood. In the sacristy, a fine oil painting from the eighteenth century represents Our Lady of Sorrows and originates from the old church of the former Pietralunga estate, which belonged to the Jesuits until 1776. In 1952 a marvellous altar was done in rococo marble by the sculptor Conti. In the side niches there are six fine paintings on silk showing episodes of the life of St. Francis of Paola, done in 1994 by the artist Gabriel Meiring, who was born in Johannesburg but had a European culture. In addition to being of major artistic value the paintings constitute a perennial reading of the great themes of the message of St. Francis of Paola. 35


The Church of the Blessed Virgin of the Miraculous Medal. The Church was erected in 1862, with the House of Mercy afterwards called Opera Pia Riccobono founded at the behest of the meritorious priest Paolino Riccobono, who assigned to it the incomes of a corn-growing mountain of the former Muffoletto estate and of some cottages. Building was completed in 1870 by the munificent Don Pasquale Riccobono. The Blessed Giacomo Cusmano made it a shelter for orphan girls, entrusting it to the care of the Daughters of Charity of San Vincenzo de' Paoli. In Palermo the Daughters of Charity have been present since 1858 and the Blessed Giacomo Cusmano personally took an interest in of the foundation of a house of theirs in St. Giuseppe Jato. The little church has one nave with a ceiling decorated by the Palermo painter Filippo Fazzone (of the entourage of Rocco Lentini), which extols the three theological virtues with various allegories; at the centre there is San Vincenzo De Paoli in glory and the apparition of the Virgin to Saint Catherine Labouré. On the side walls there are four big canvases by the portraitist Carmelo Giunta (1845-1929) Caltanissetta: on the left wall the apparitions of Jesus to a Daughter of Charity, Sister Apollina Andriveau, and the delivery of the “Red Scapular”; on the right wall, San Vincenzo de Paoli with Saint Catherine Labouré welcomes a poor child, and Crucifixion of Jesus with the Madonna and San Giovanni. The Madonna del Carmelo Church is from the nineteenth century, built as the Old Cemetery Church of San Giuseppe dei Mortilli northwest of the village. It was devoted to the cult of the Madonna del Carmelo, the protectress of the dying, thanks to the munificence of the priest Pasquale Riccobono. It has a façade in local stone in the style typical of rural Sicilian architecture and contains a sculptural group: a Madonna with Child delivering a scapular to St. Simon Stok and a big canvas from the eighteenth century by Olivio Sozzi with St. John of the Cross and the Madonna with Child. g.a.b.

35


6. La memoria delle mani

6.1 Gli argenti Lo studio della produzione orafa e argentaria in Sicilia, inaugurato da Maria Accascina e proseguito da Maria Concetta Di Natale, ha definito una tra le più peculiari realtà nel panorama artistico nazionale, illustrata oggi dalle opere esposte in quei musei ecclesiastici o diocesani di cui la regione siciliana è particolarmente ricca. In buona parte dei casi si tratta di manufatti destinati all'esercizio pastorale, nei quali la consapevolezza del valore storico-artistico si accompagna alla piena comprensione della funzione liturgica e della testimonianza di fede che tali opere rappresentano (Vitella 2011, p. 19). In questo quadro si inserisce anche la piccola ma significativa raccolta di suppellettile liturgica custodita nei locali della chiesa Madre del Santissimo Redentore e San Nicolò di Bari, per la quale sarebbe auspicabile, com'è accaduto per altre realtà isolane (Di Natale 2006, n. 10), un'esposizione permanente che possa coniugare fruizione pubblica e funzione rituale-devozionale. L'esemplare più antico della raccolta è un calice frutto dell'assemblaggio di parti non contestuali. La coppa reca infatti le iniziali dell'argentiere ·P·R·, il marchio civico di Palermo, l'aquila a volo basso con l'acronimo R.V.P. (Regia Urbs Panormi), e quello del console degli argentieri Giacinto Omodei, in carica nell'anno 1691 (Barraja 2010, pp. 36, 69). Tale datazione va estesa con ogni probabilità al sottocoppa, caratterizzato da motivi tardo-barocchi quali testine di cherubo sbalzate e cesellate. Più aderente ai dettami del gusto rococò e perciò ascrivibile al terzo quarto del secolo successivo è la base gradinata e tripartita da liquide volute che salgono sino a sostenere il nodo vasiforme e asimmetrico. Su ciascuna delle tre sezioni in cui il piede è suddiviso si dispiegano cartigli rocaille, uno dei quali reca con sé un'iscrizione. L'intervento di restauro eseguito nel 2011 per volere dell'arciprete Filippo Lupo dal

29

36

palermitano Benedetto Gelardi ha restituito piena funzionalità al vaso sacro, integrando un'importante lacuna sulla superficie del piede che ne comprometteva la stabilità, rendendolo di fatto inutilizzabile. Anche l'importante ostensorio raggiato con nodo figurato presenta elementi risalenti a epoche diverse che hanno dato luogo a un nuovo e funzionale insieme. Sul piede si trovano apposte le iniziali dell'argentiere GGR, la bulla civica di Palermo nella variante con aquila a volo alto, entrata in vigore nel 1715 e mantenuti sino al 1825, e il punzone alfanumerico di Giovanni Costanza, console degli argentieri nell'anno 1740 (ibidem, pp. 34-35, 75). Al di sopra del globo attraversato da fascia zodiacale che conclude il fusto, si erge un angelo reggisfera di più tarda fattura. Attraversata da un motivo à guilloche d'impronta neoclassica, la teca reca in più punti i tre marchi previsti dal Regio Decreto del 14 aprile 1826 per la vidimazione dei metalli lavorati in Sicilia (ibidem, p. 53 e ss.): la testina di Cerere rivolta a sinistra e 8, relativo all'argento di millesimi 833 1/3, l'emblema adottato dal saggiatore delle Regie officine di garanzia, una testa di leone entro riquadro adoperata


dall'ufficiale palermitano Matteo Serretta dal 3 agosto 1837 al 13 luglio 1861, e le iniziali del fabbricante seguite da una nota distintiva, […]M e una scala a pioli. L'opera più elegante del tesoro jatino è il calice in argento sbalzato, cesellato e dorato, con parti fuse, realizzato da argentiere palermitano del 1817. Vidimato con l'aquila a volo alto e il punzone GU17, relativo al console degli argentieri Giuseppe Vella (ibidem, p. 84), il vaso sacro aderisce in pieno al gusto 'alla romana' affermatosi anche nei preziosi lavorati in Sicilia sin dall'ultimo quarto del XVIII secolo. Presenta base circolare scandita in tre sezioni da festoni che si dipartono dal fusto, simile al rocco scanalato di una colonna, sul quale si innesta il vaso di raccordo al sottocoppa, interamente percorso da baccellature, motivi geometrici e rosette realizzati à guilloche. La coppa presenta marchi che ne denunciano una più tarda fattura: la già illustrata testa di Cerere e una testa di cane bracco entro ovale, secondo emblema del saggiatore Matteo Serretta, in uso dal 1861 sino alle nuove disposizioni introdotte dal R.D. del 2 maggio 1872 (ibidem, p. 56). Eseguita dunque da argentiere palermitano negli anni 18611872, la coppa sostituisce quella originaria, ben adattandosi al resto del manufatto grazie alla forma affusolata e alla doratura che rende l'insieme più omogeneo. In buona parte degli argenti jatini vidimati con testa di Cerere e 8 è possibile rinvenire, leggibile in tutto o in parte, il medesimo e inedito punzone di fabbricante, le lettere GM accompagnate da una nota distintiva assimilabile a una scala a pioli. A presentare varianti è l'emblema del saggiatore, in quanto le opere recano di volta in volta la testa di 37 leone entro riquadro o quella di cane bracco entro ovale, apposti dal palermitano Matteo Serretta rispettivamente negli anni 1837-1861 e 1861-1872. L'anonimo argentiere GM, il cui nome potrebbe essere restituito dalla lettura dei documenti custoditi all'interno dell'archivio parrocchiale, dovette dunque operare a ridosso del 1861 e aver così sottoposto in tempi diversi le sue opere a vidimazione presso l'ufficio del Serretta, il quale intanto modificava il proprio emblema. A questo corpus appartengono, oltre alla già citata raggiera di ostensorio, la bella croce astile , la pisside in argento sbalzato e cesellato con motivi connessi alla funzione eucaristica, quali tralci di vite e spighe di grano, e il raffinato secchiello per acqua benedetta con manico sagomato a volute raffrontate, ornato lungo i bordi e in corrispondenza della vasca da festoni fitomorfici e foglie acanti formi. Analoghi motivi decorano i due elementi del servizio per incensazione, un turibolo ormai privo delle catenelle originarie e una navetta che prima del restauro presentava al suo interno evidenti segni di combustione . f.g.p.


6.1 Silver object The study of the production of gold and silver objects in Sicily, inaugurated by Maria Accascina and continued by Maria Concetta Di Natale, has defined one of the most peculiar realities in the national artistic panorama, illustrated today by the works displayed in those ecclesiastical or diocesan museums which the Sicilian region is particularly rich in. In many cases these are articles for religious purposes, in which awareness of the historical-artistic value is accompanied by full understanding of the liturgical function and the testimony to faith that such works represent (Vitella 2011, p. 19). In this picture there is also inserted the small but significant collection of liturgical appurtenances kept at the main church, the Santissimo Redentore e San Nicol貌 di Bari church, for which it would be desirable, as has happened in other cases (Di Natale 2006, n. 10), to have a permanent exhibition that can blend public enjoyment and ritual-devotional function.

38

The oldest piece in the collection is a wine glass made up of disparate parts. In this connection, the cup bears the initials of the silversmith 路P路R路, the civic hallmark of Palermo, the low-flying eagle with the acronym R.V.P. (Regia Urbs Panormi), and that of the consul of silversmiths Giacinto Omodei, who held office in the year 1691 (Barraja 2010, pp. 36, 69). This dating must be extended with all probability to the coaster, characterized by late Baroque motifs like little cherub heads embossed and chiselled. More adherent to the canons of rococo taste and therefore imputable to the 39 third quarter of the following century is the base with steps trisected by liquid volutes that rise to support the vase-shaped and asymmetrical knot. On each of the three sections into which the foot is divided there unfold rocaille scrolls, one of which it bears an inscription. The restoration work done in 2011 at the behest of the archpriest Filippo Lupo by the Palermo craftsman Benedetto Gelardi restored full functionality to the sacred vase, integrating an important gap on the surface of the foot that jeopardized its stability, making it unusable. Also the important radiate ostensory with a figured knot presents elements from different epochs that resulted in a new and functional whole. On the foot there are the initials of the silversmith GGR, the civic bulla of Palermo in the variation with a high-flying eagle, which began to be used in 1715 and was maintained until 1825, and the alphanumeric punch of Giovanni Costanza, consul of silversmiths in the year 1740 (Ibidem, pp. 34-35, 75).

31


Above the globe crossed by a zodiacal band that concludes the stem there rises a sphere-bearing angel done later. Crossed by a guilloche motif in neoclassical taste, at several points the reliquary bears the three marks contemplated by the Royal Decree of 14 April 1826 for the authentication of metals worked in Sicily (Ibidem, p. 53 and ff.): the head of Ceres turned to the left and 8, related to silver of 833 1/3 millesimals, the emblem adopted by the assayer of the royal guarantee workshops, a lion's head within a panel used by the Palermo official Matteo Serretta from 3 August 1837 to 13 July 1861, and the initials of the manufacturer followed by a distinctive note, […] M and a ladder with rungs. The most elegant work in the Jato treasure is the wine glass in embossed silver, chiselled and gilded, with fused parts, done by a Palermo silversmith in 1817. Authenticated with the high-flying eagle and the punch GU17, related to the consul of silversmiths Giuseppe Vella (Ibidem, p. 84), the sacred vase adheres in full to the 'Roman' taste also evident in jewels made in Sicily in the last quarter of the 18th century. It presents a circular base divided into three sections by festoons that start from the stem, similar to the grooved drum of a column, on which there is grafted the vase providing a connection with the coaster, entirely crossed by pod motifs, geometric motifs and guilloche roses. The cup presents marks that indicate that it was made later: the previously illustrated head of Ceres and a bloodhound's head within an oval, the second emblem of theassayer Matteo Serretta, in use from 1861 down to the new dispositions introduced by the Royal Decree of 2 May 1872 (Ibidem, p. 56). Thus, executed by a Palermo silversmith in the years 1861-1872, the cup replaces the original one, fitting in well with the rest of the article thanks to the tapered form and the gilding that makes the whole more homogeneous. In many of the Jato silver objects authenticated with the head of Ceres and 8 it is possible to find, wholly or partly legible, the same unique manufacturer's punch, the letters GM accompanied by a distinctive note assimilable to a ladder with rungs. What presents variants is the emblem of the assayer, in that each time the works bear either the lion's head within a panel or that of a bloodhound within an oval, put there by the Palermo man Matteo Serretta in the years 1837-1861 and 1861-1872, respectively. The anonymous silversmith GM, whose name could be discovered by reading the documents kept in the parish archive, must therefore have operated in about 1861 and at different times have submitted his works for certification to the office of Serretta, who in the meantime modified his own emblem. This corpus, in addition to the previously mentioned radial arrangement of an ostensory, includes the beautiful processional cross, the pyx in embossed and chiselled silver with motifs connected to the Eucharistic function, like vine branches and ears of corn, and the refined pail for holy water with a handle shaped in affronted volutes, adorned along the edges and in line with the tub by plant-shaped festoons and acanthus-shaped leaves. Similar motifs decorate the two elements of the service for incensation, a thurible now lacking the original chains and a 40 shuttle that before restoration showed evident signs of burning inside. f.g.p.


6. La memoria delle mani

6.2 I ricami Ogni famiglia jatina custodisce un prezioso tesoro, talvolta tramandato di generazione in generazione, da madre a figlia: il “corredo” di matrimonio, espressione dell'antica abilità delle donne di creare splendidi capi per la persona, per la casa, ma anche per l'arredamento sacro. Pizzi e merletti che impreziosiscono, ad oggi ricercatissimi, rappresentano in modo significativo, la cultura della tradizione artigiana locale. Le donne hanno voluto conservare questa capacità creativa trasmettendo alle nuove generazioni l'arte della manualità creativa, mantenendo e rinnovando i prodotti “artistici” creati attraverso le tecniche del tombolo, del ricamo cosiddetto a '500, dell'uncinetto, del chiacchierino e dell' intaglio. Il valore dei prodotti acquista così significato profondo per la cura, la devozione e la manualità con la quale le donne dello Jato confezionano i loro gioielli. Fra i lavori più preziosi si evidenzia l'intaglio, il ricamo per eccellenza: viene eseguito tono su tono, su tessuti di lino bianco con fili di ricamo bianchi o avorio ed è utilizzato per decorare sia la biancheria per la casa che gli indumenti. Altra tecnica è quella del tombolo: il merletto è lavorato con l'ausilio di un tombolo e di un quantitativo di fuselli sui quali va avvolto il filo che, intrecciandosi con movimenti semplici ma complessi per la velocità, forma i motivi disegnati in precedenza su un carta modello e che si utilizzano per arricchire lenzuola, coperte, centrini. Il “merletto dei poveri” è il chiacchierino, in quanto lo strumento di utilizzo è una semplice navetta-spoletta a forma di mandorla. Con questa e con una particolare abilità manuale, si creano nodi particolari per la creazione di pizzi di finitura, guarnizioni per abiti, arredi per la casa. Lo sfilato '500 è un ricamo tipico della terra dello Jato. Il disegno viene riportato su tela di lino e si sfila il tessuto intorno. I contorni vengono poi impreziositi con bordi a ricamo specifici. L'uncinetto e il filet è una tipica lavorazione a rete per la creazione di svariati capi: abbigliamento, tendaggi e corredi preziosissimi. Ad oggi, giovani donne per passione e alcune per professione, le cosiddette mastre, contribuiscono alla conservazione dell'arte del ricamo, lavorando in casa e dando libertà alla propria mano creativa. In questo modo si mantiene viva un'arte che testimonia la ricchezza delle tradizioni del passato e che potrebbe anche diventare preziosa risorsa economica del presente. e.r.

41

33

42


6. The memory of hands

6.2 Embroideries Every Jato family guards a precious treasure, sometimes handed down from generation to generation, from mother to daughter: the trousseau, an expression of the ancient ability of women to create splendid articles for the person, for the house, and also for sacred trappings. Fine laces, today much sought after, significantly represent the culture of the local artisan tradition. Women have sought to preserve this creative ability by handing down to the new generations the art of manual creativeness, maintaining and renewing the “artistic” products created through the techniques of pillow lace, socalled sixteenth-century embroidery, crotchet hook, tatting and intaglio. The value of the products thus takes on deep meaning because of the care, the devotion and the manual skill with which Jato women manufacture their precious articles. Among the most precious items there stands out intaglio, embroidery par excellence: it is done hue on hue, on fabrics of white flax with white or ivory embroidery threads and is used for decorating both household linen and the garments. Another technique is pillow lace: the lace is worked with the aid of a cylinder and a quantity of spindles on which the thread must be wound that, woven with movements that are in a sense simple but are made complex by speed, forms the motifs which are previously drawn on a paper model and are used to enrich sheets, blankets and doilies. The “poor man's lace” is tatting, in that the tool used is a simple shuttle-spool shaped like an almond. With this and with particular manual skill, particular knots are created for the creation of finishing laces, accessories for clothes and trappings for the house. Sixteenth-century thread work is embroidery typical of the Jato land. The design is traced out on flax cloth and the fabric is wound around it. The contours are then embellished with specific embroidery edges. Crotchet hook work and filet are typical net workmanship for the creation of various items: attire, draperies and refined trousseaus. To date, young women out of passion and some as a profession contribute to the maintenance of the art of embroidery, working in the house and giving free rein to their own creative hands. In this way an art is kept alive that testifies to the richness of the traditions of the past and could also become a precious economic resource of the present. e.r. 43


7. Il tempo della festa Dalla scansione del calendario cerimoniale e dai simboli in esso espressi continua a celarsi la visione del mondo della comunità jatina. Feste religiose e sacralità della terra vanno di pari passo, declinando un simbolismo rituale di chiara matrice agraria. Tempo lavorativo e festivo convivono entro quei complessi sistemi di lavoro legati alla coltura della terra e all'allevamento degli animali, un rapporto inscindibile tra uomo – terra – animali che trova nei momenti festivi l'epifania di un pensiero che oscilla tra tradizione e identità. La comunità di San Giuseppe Jato si inscrive perfettamente entro quei sistemi di fede e tradizione che da sempre caratterizzano i ritmi della vita sociale, dando ancora oggi voce alla forza della tradizione che certamente vive immersa nel cambiamento. La vita della comunità dipendeva dall'abbondanza del raccolto e dalla fecondità degli armenti. Esiste, dunque, un'antica connessione tra calendari cerimoniali e cicli di produzione che conduce a una rappresentazione ciclica del tempo e dello spazio. Ecco che le date solstiziali ed equinoziali, i tempi di semina e del raccolto, coincidono nell'attuale calendario cristiano con celebrazioni universalmente diffuse. La crisi della cultura contadina non trascina con se riti e feste religiose. La continuità di alcuni riti dal sapore arcaico in una società che non vive più solo dei prodotti della terra trova la sua ragion d'essere nel loro valore sociale e identitario. Un tempo come adesso, pur se con connotati differenti, protagoniste dei riti religiosi di San Giuseppe Jato, continuano ad essere le Confraternite, strutture associative che in passato detenevano un forte valore esistenziale. Ed entriamo nel cuore del calendario festivo jatino.

La devozione mariana

44

A caratterizzare fin dal suo nascere San Giuseppe Jato e i suoi abitanti è una forte devozione mariana. Se la patrona è Maria SS. della Provvidenza, la santa Vergine è festeggiata sotto diversi titoli: l'Immacolata, l' Assunta, la Madonna del Carmelo, del Rosario. Il mese di maggio vi è consacrato secondo la tradizionale peregrinatio mariae; un tempo era molto praticata la festa della Madonna delle Grazie e in via dei Normanni ne è testimonianza la più grande e storica edicola votiva. Un altro importante momento festivo era la festa della Madonna Addolorata, con il pellegrinaggio verso contrada Figurella, verso a cappilluzza, che conserva un quadro in ardesia dell'Addolorata. Una sacralità molto percepita con una forte declinazione al femminile.

35


45

46

21 Luglio è il giorno del grande pellegrinaggio notturno in onore di Maria SS. della Provvidenza. Il quadro della Vergine viene portato solennemente in pellegrinaggio a piedi, alcuni anche scalzi, dal paese al santuario di campagna che sorge in contrata Dammusi. Forte espressione di fede e devozione popolare. Grande giornata di festa legata al ritrovamento della Sacra Immagine nel Luglio 1784. La tradizione vuole che al contadino Onofrio Zorba di Borgetto stando a dormire insieme ad alcuni suoi compagni e con alcuni contadini di San Giuseppe Jato, gli apparve la Madonna indicandogli il posto preciso in cui la sua immagine era sepolta. Trovato il quadro tra i contadini di Borgetto e San Giuseppe Jato sorse una disputa in merito a chi appartenesse il quadro, se a Borgetto paese dello Zorba o a San Giuseppe il più prossimo paese. La decisione venne affidata alla sacra immagine, collocandola su di un carretto trainato da un paio di buoi senza alcuna guida. Così fu fatto e la tradizione dice che i buoi presero la via di San Giuseppe. La Madonna della Provvidenza è festeggiata nuovamente e solennemente il 15 agosto; liturgicamente è la festa dell'Assunzione, ma a San Giuseppe Jato è la festa della Patrona, la festa di mezza austo, ferragosto. E' preceduta dallo stellario, 12 giorni di preghiera comunitaria e di messe a essa dedicate. Un gruppo di donne cantano lo stellario in siciliano a Maria SS. della Provvidenza. Il 15 agosto, fin dalle prime luci dell'alba, si svolge un'importante fiera zootecnica. Maria Immacolata l’8 dicembre è festeggiata con una doppia processione, entrambe scandite dal ritmo della tradizione. La processione dell'Immacolata è preceduta come da liturgia dalla novena. Per tutti i 9 giorni i confrati dell'Immacolata, molto probabilmente la confraternita più antica del paese, al termine della funzione liturgica e dopo la benedizione, intonano alcune strofe di un canto in siciliano molto antico. La notte tra il sette e l'otto, dopo la funzione religiosa ufficiale, i confrati si riuniscono per preparare il fercolo che alle 5.00 del mattino dovrà portare in processione Maria Immacolata. Non si tratta della grande statua, ma di una piccola statuetta a Mmaculatedda, che viene portata in processione di notte. A caratterizzare simbolicamente e antropologicamente la festa ra Mmaculatedda e il suo itinerario processionale oggi come un tempo sono: l'uso di fiaccole (ciaccule) per illuminare il

47


percorso, l'allestimento di falò, l'esecuzione di un canto devozionale in siciliano (secondo modalità che prevedono la distinzione dei ruoli maschili e femminili) che mostra tutte le caratteristiche di un canto di lavoro e, infine, l'impiego di un tamburo per segnalare il passaggio del corteo processionale. Dopo la celebrazione della sera segue la processione ufficiale per le vie del paese, accompagnata dalla banda musicale. Il 13 Dicembre, nel giorno di Santa Lucia ancora oggi per devozione ci si astiene dal mangiare pane e pasta, ma in sostituzione si prepara la cuccia (frumento bollito). Il 19 Marzo è la grande festa di San Giuseppe Vengono realizzati, per devozione, dei banchetti rituali, chiamati artari, imbanditi di ogni cibo appartenente alla cucina tradizionale. Il cibo viene offerto il giorno di San Giuseppe a tre bambini, i virgineddi, per lo più poveri, che rappresentano Gesù, la Madonna e San Giuseppe, epifania della sacra Famiglia. Il devoto oggi, come in passato, nei giorni precedenti alla festa, prepara in una stanza un altare addobbato con drappi nei quali viene posto il quadro di San Giuseppe. Il giorno della festa i tre bambini si recano prima in chiesa per assistere alla liturgia e successivamente seguiti da un piccolo corteo processionale giungono presso la casa del devoto. Qui i padroni di casa offrono le pietanze preparate in loro onore e in onore del Santo. Giornata di grande devozione in cui si consuma il pane benedetto di San Giuseppe.

37 25 Dicembre, il Natale, momento fondativo e di costruzione della comunità cristiana per eccellenza. I Presepi sono allestiti in tutte le Chiese e in alcune case. Caratteristica è la preparazione dei buccellati. Qui vengono preparati secondo due ricette di antica tradizione locale, ossia quelli con ripieno di fichi, nocciole e uva sultanina e quelli ripieni di melone, mandorle e cioccolato.

48

49

50


51

52

53

Settimana Santa La Domenica delle palme apre i riti della Settimana Santa ricordando l'ingresso di Gesù in Gerusalemme. In questa occasione, nel corso delle funzioni che si susseguono presso le chiese, vengono benedetti i rami d'ulivo e le palmette intrecciate. Il Giovedì Santo, a seguito della messa in coena Domini, si procede all'allestimento dei sepolcri. Di recente viene allestito un grande sepolcro presso il santuario mariano cittadino detto a chiesa nica. Il Venerdì Santo dopo il pio esercizio del bacio della Croce, prende inizio la processione del Cristo Morto preceduto dall'Addolorata fino al Calvario cittadino, dove storicamente avveniva il primo incontro tra la Vergine e il suo Figlio in Croce. La processione solenne, cui prendono parte le autorità religiose, civili e militari, termina con l'arrivo in Chiesa Madre. La Domenica di Pasqua, festa della luce e della gioia, simbolicamente ostentata dal suono delle campane a festa. Dolce tipico che caratterizza la Pasqua e che ancora viene preparato è un biscotto con dentro un uovo sodo ricoperto di glassa di zucchero. Questi dolci sono chiamati Pupa cull'ovo e vengono donati ai bambini. Grande valore ricopre all'interno della comunità la festa del Corpus Domini celebrata la domenica successiva la solennità della Pentecoste. Il SS. Sacramento è condotto per le vie del paese in un ostensorio portato dall'Arciprete, sotto un baldacchino. A piazza Corpus Domini viene allestita una grande infiorata con i simboli eucaristici e un grande tappeto realizzato con della segatura colorata sul quale passerà il SS. Sacramento. Inoltre lungo il tragitto processionale vengono allestiti dei tradizionali altari ornati con fiori e stoffe pregiate dove si sosta per qualche momento di Adorazione. I bambini che hanno ricevuto la Prima Comunione procedono il corteo processionale cospargendo l'asfalto di petali di rose. I balconi delle case sono addobbati con teli bianchi e luminarie. Al termine si rientra in chiesa dove ha luogo la benedizione eucaristica ai fedeli. Commemorazione dei defunti il 2 Novembre è la festa dei Morti, in cui ci si reca in visita alle tombe di familiari e amici. Tutta la famiglia si ritrova per andare al Cimitero per rendere omaggio, spesso floreale, ai defunti. Per i ragazzi è una vera e propria festa. Si è soliti far trovare ai bambini dei regali dicendo che sono stati i parenti morti a portarli in dono. Un modo per ricordare i defunti. Tra doni e dolci vari si consumano i tetù dal colore bianco e nero e si mangiano le vaconze con l'olio.


Queste feste un tempo erano profondamente unite ad altri due eventi oggi non più in uso. La festa di San Calogero e la festa dei santi Cosmo e Damiano. La festa di San Calogero era celebrata il 3 agosto. Anticamente dopo la Santa messa la statua del Santo veniva condotta a spalle per tutte le strade del paese raccogliendo offerte, accompagnata da una folla di fedeli con grida. La gente accorreva pure dai paesi vicini come Piana degli Albenesi ed era in uso portare a San Calogero ex voto di diversa natura, soprattutto pane di svariate forme. Il tutto accompagnato da un grande clima di festa. Sacro e Profano si mescolano nelle feste del vino, che conservano tutt'ora i marcati segnali della ciclicità della terra e dunque della cultura tradizionale jatina. Feste di fine vendemmia e Carnevale sono avvolte da un grande velo di sincretismo; in passato erano vere e proprie feste dell'esagerazione. Iurnateri, contadini, a garanzia del ritorno ciclico delle stagioni, ancora oggi sono soliti riunirsi per la festa di fine vendemmia, vero e proprio rito propiziatore che ha lo scopo di assicurare una buona annata per l'anno che verrà, migliore o uguale a quella che sta per concludersi con il nuovo vino. Tutti uomini, diverse generazioni (padri, figli, nipoti) si riuniscono ogni anno per “fari na festa ri campagna”, “ pi festeggiare a vinnigna”, “ pi stare ncupagnia ru vinu”. Mangiare e bere senza un ordine preciso, all'insegna dell'eccesso. Carni e sasizza arrustuta, pancetta e stigghiola, rigorosamente conditi cu l'ammogghiu, sfinciuni, 'nsalata ri pumaroru, e vino, molto vino è il cibo che non solo viene consumato, ma anche ostentato, crudo e cotto. Dopo aver mangiato in eccesso, gli uomini si sfidano anche in gare di forza. Agonismo ed eros del resto connotano le feste del ciclo calendariale tradizionale. La festa in cui però era possibile cedere in eccessi era il Carnevale, “ pi Carnivali ognunu si leva u tistale, cu i manciate i vivute e abballate”. Durante il Carnevale, festa d' arcaico valore rigeneratore, gesti e suoni - insieme a maschere, costumi, oggetti, alimenti, ecc. – concorrono a rappresentare la rottura e la ricostituzione dell'ordine sociale e cosmico, denotando la transizione da una fase vecchia a una fase nuova. g.p./m.s.

39

54


7. the times of the feast From the rhythm of the ceremonial calendar and from the symbols expressed in it there continues to be revealed the vision of the world of the Jato community. The religious and other feasts, testimonies of history and symbolic devices, cyclically confirm the social dynamics and the structures of meaning founding community life. Religious feasts and sacrality of the land go hand in hand, working out ritual symbolism with a clear agrarian matrix. Working and festive time cohabit within those complex systems of work linked to cultivation of the land and raising of animals, an inseparable man-earth-animal relationship that finds in festive moments the epiphany of a thought oscillating between tradition and identity. The community of San Giuseppe Jato is perfectly inscribed within those systems of faith and tradition that have always characterized the rhythms of social life, still today voicing the force of tradition that certainly lives immersed in change. The life of the community depended on the abundance of the crop and on the fertility of the herds. Thus an ancient connection exists between ceremonial calendars and cycles of production that leads to a cyclical representation of time and space. Thus the solstitial and equinoctial dates, the times of sowing and harvesting, universally coincide in the present-day Christian calendar with widespread celebrations. The crisis in country life does not take away rites and religious feasts. The continuity of some rites with an archaic flavour in a society that no longer only lives on the products of the land finds its reason for being in their social and identity value. Now as in the past, though with different characteristics, the protagonists of the religious rites of San Giuseppe Jato continue to be the associative brotherhoods, which held a strong existential value in the past. Now let us get into the heart of the Jato festive calendar.

Marian devotion Characterizing San Giuseppe Jato from its birth, and its inhabitants, is strong Marian devotion. If the patron saint is Most Holy Mary of Providence, the Holy Virgin is celebrated under various titles: the Immaculate Virgin, Mary of the Assumption, the Madonna del Carmelo, and the Madonna of the Rosary. The month of May is consecrated to Mary according to the traditional peregrinatio mariae; the feast of the Madonna of the Graces was once widespread and in Via dei Normanni this is testified 55


to by the biggest and most historic votive aedicule. Another important festive moment was the feast of Our Lady of Sorrows, with a pilgrimage towards the Figurella area, towards a cappilluzza (little chapel), where there is a picture on slate of Our Lady of Sorrows. There is heartfelt sacrality with a strong leaning towards the female. 21 July is the day of the great nocturnal pilgrimage in honour of Most Holy Mary of Providence. The picture of the Virgin is solemnly carried in a pilgrimage by people on foot, some also barefoot, from the village to the country sanctuary in the Dammusi area. It is a strong expression of faith and folk devotion, a great feast day linked to the recovery of the sacred image on 21 July 1784. The tradition has it that the Madonna appeared to the peasant Onofrio Zorba of Borgetto sleeping together with some companions of his and with some peasants from San Giuseppe Jato, and indicated the precise place where her image was buried. After the picture was found, between the Borgetto and San Giuseppe Jato men a dispute arose regarding whether the picture belonged to Borgetto, the village of Zorba, or to San Giuseppe, the nearest village. The decision was entrusted to the sacred image itself, by putting it on a cart drawn by a pair of unled oxen. This way was done and the tradition says that the oxen headed for San Giuseppe. The Madonna of Providence is celebrated again solemnly on August 15; liturgically it is the feasts of the Assumption, but at San Giuseppe Jato it is the feast of the patron saint, the feast of mezza austo, mid-August. It is preceded by the stellario, 12 days of community prayer and masses devoted to it. A group of women sing the stellario in Sicilian to Most Holy Mary of Providence. On August 15, starting from the first lights of dawn, there is an important cattle fair. The Immaculate Virgin the feast of Immaculate Mary is celebrated with two processions, both marked by the rhythm of the tradition. The procession of the Immaculate Virgin is preceded liturgically by the novena. For all 9 days the brethren of the Immaculate Virgin, very probably the oldest confraternity in the village, at the end of the liturgical function and after the benediction intone some strophes of a song in very old Sicilian. During the night between the seventh and the eighth, after the official religious function, the brethren gather to prepare the bier that will carry Immaculate Mary in a procession at 5 o'clock in the morning. This is not with the big statue, but with a small statuette, a Mmaculatedda, which is carried in a procession at night. Symbolically and anthropologically characterizing the feast ra Mmaculatedda and its processional itinerary today as in the past is the use of torches (ciaccule) to illuminate the route, the preparation of bonfires, the execution of a devotional song in Sicilian (according to modalities contemplating the distinction of the masculine and feminine roles) that shows all the characteristics of a work song and, lastly, the employment of a drum to signal the passage of the processional procession. After the evening celebration there follows the official procession through the streets of the village, accompanied by the band.

41


13 December, St. Lucy Still today out of devotion people abstain from eating bread and pasta, and instead prepare cuccĂ­a (boiled corn). 19 March, St. Joseph Out of devotion, ritual banquets, called artari, are set up. They involve all food belonging to traditional cuisine. The food is offered on St. Joseph's day to three children, the virgineddi, mostly poor, who represent Jesus, the Virgin Mary and St. Joseph, an epiphany of the Holy Family. Today as in the past, on the days before the feast, in a room the devotee prepares an altar decorated with drapes on which the picture of St. Joseph is placed. On the day of the feast the three children are taken first to church to assist at the liturgy and subsequently, followed by a small procession, they go to the house of the devotee. Here the occupants offer them the dishes prepared in their honour and in honour of the saint. It is a day of great feasting on which the blessed bread of St. Joseph is consumed. 25 December, Christmas is the moment par excellence of foundation and construction of the Christian community. Cribs are set up in all churches and in some houses. A particular feature is the preparation of the confectionery called buccellati. Here these are prepared according to two old recipes in the local tradition: according to one they are filled with figs, hazelnuts and sultanas, and according to the other with melon, almonds and chocolate. Easter Week Palm Sunday opens the rites of Easter Week, evoking Jesus' arrival in Jerusalem. On this occasion, during the masses at the churches, olive branches and little plaited palms are blessed. On the Thursday, following the mass in coena Domini, people prepare sepulchres. Curently, at the behest of the new archpriest, a big sepulchre is prepared at the Marian sanctuary referred to as the chiesa nica (little church). On Good Friday after the pious exercise of the kiss of the Cross, there starts the procession of Dead Christ preceded by Our Lady of Sorrows as far as the local Calvary, where historically the first meeting happened between the Virgin and her Child on the Cross. The solemn procession, which involves the religious, civic and military authorities, ends with the arrival in the Main Church. 56


Easter Sunday is a feast of light and joy, symbolically expressed by the sound of festive bells. A typical sweetmeat that characterizes Easter and is still prepared is a biscuit which has a hardboiled egg inside it and is covered with icing sugar. These sweetmeats are called pupa cull'ovo and are given to children. Of great value in the community is the feast of Corpus Christi celebrated on the Sunday after Pentecost. The Most Holy Sacrament is taken through the streets of the village in an ostensory carried by the archpriest under a canopy. At Piazza Corpus Domini a big flower display is set up with the Eucharistic symbols and a big coloured carpet done with sawdust over which the Most Holy Sacrament will pass. Also, along the processional route there are some traditional altars adorned with flowers and fine cloths where people stop for some moments of adoration. Children that have received first communion precede the procession sprinkling the asphalt with rose petals. The balconies of houses are decorated with white cloths and lights. At the end people return to the church where the Eucharistic blessing for believers takes place.

43 Commemoration of the dead on 2 November is the time when people visit the graves of relatives and friends. The whole family is reunited at the cemetery to pay tribute, often in the form of flowers, to the dead. For children it is a real feast. The custom is to let children find gifts saying that it is dead relatives that have brought them. It is a way to remember the dead. Amid gifts and sweets people eat tet첫, which are white and black, and also vaconze with oil. These feasts were once profoundly linked to two other events which today have been abandoned: the feast of San Calogero and the feast of St. Cosmas. The feast of San Calogero was celebrated on 3 August. In the old days, after mass people carried the statue of the saint on their shoulders along all the streets in the village collecting money, accompanied by a crowd of shouting believers. People also hastened here from nearby villages like Piana degli Albanesi and the custom was to bring ex votos of various kinds to San Calogero, above all bread in various shapes. It was all accompanied by a great atmosphere of feasting. 57


Sacred and profane blend in the wine festivals, which still preserve all the marked signals of the cycle of the land and therefore of the traditional culture of Jato. Harvest Festival and Carnival Wound in a great veil of syncretism, in the past these were true feasts of exaggeration. Iurnateri, agricultural labourers, guaranteeing the cyclical return of the seasons, today still reunite for harvest festival, a true propitiatory rite serving to ensure a good year to come, better than or equal to the one about to end with the new wine. All men, of different generations (fathers, children, grandchildren) gather every year to “fari na festa ri campagna” (have a country feast), “pi festeggiare a vinnigna” (to celebrate the harvest), or “pi stare ncupagnia ru vinu” (to be in the company of wine) – to eat and drink without a precise order in the sign of excess. Carni e sasizza arrustuta (meat and roast sausage), bacon and stigghiola (roasted innards), rigorously seasoned cu l'ammogghiu, sfinciuni (a sort of pizza), 'nsalata ri pumaroru (tomato salad) and wine, a lot of wine, is what is not only consumed, but also displayed, raw and cooked. After eating too much, the men also take part in competitions of strength. Competition and eroticism after all connote the feasts of the traditional calendar cycle. However, the feast in which it really was possible to indulge in excesses was Carnival, “pi Carnivali ognunu si leva u tistale, cu i manciate i vivute e abballate.” During Carnival, an archaic regenerating feast, gestures and sounds – together with masks, costumes, objects, foodstuff, etc. – help to represent the break-up and reconstitution of the social and cosmic order denoting the transition from an old phase to a new phase. g.p./m.s.

58


45

5


60

8. La memoria della terra e della tavola

8.1 Il grano La produzione di grano di alta qualità è un'altra delle più antiche tradizioni di Jato ed è tuttora una risorsa non indifferente. A testimonianza di ciò meritano una nota significativa i Mulini della valle che hanno caratterizzato nei secoli il lavoro faticoso dei contadini nei latifondi ed una costante produzione di grano, primario mezzo di sussistenza di intere generazioni, grazie anche alla presenza abbondante di acqua tale da poter fare da energia per i mulini. Il grano più coltivato è la tumenia, grano estivo che matura in tre mesi. Viene seminato dal primo di gennaio a giugno. Non ha bisogno di molta acqua, ma piuttosto di gran caldo; da principio mostra una fogliolina assai delicata, poi cresce come il frumento ed acquista molta forza. Negli ultimi decenni si coltivano con soddisfazione grani duri pregiati; tali grani sono sottoposti ad una rigida rotazione annuale che porta poi ad ottenere un prodotto di eccellenza utilizzato per la produzione di pasta e pane. In questo modo si porta ancora avanti la cultura contadina tipica della valle da secoli ed ancora in grado di garantire materia prima di altissima qualità. A contribuire allo sviluppo di tale cultura sono anche le cooperative di giovani, sorte negli ultimi anni, che con costanza, volontà e consapevolezza del cambiamento, hanno coltivato campi confiscati al potere mafioso in frumento, come il grano della speranza della cooperativa Placido Rizzotto che utilizza la coltivazione biologica per garantire una produzione di alta qualità. La produzione di grano duro è alla base di una complessa filiera produttiva e continua a svolgere nel contesto socio-economico della valle un ruolo multifunzionale che interessa , oltre che, come è ovvio, il pane e la pasta, anche le produzioni tipiche di qualità, come pure la conservazione del paesaggio e del patrimonio ambientale da speculazioni di ogni tipo. A dimostrazione di ciò si evidenzia come il pane casereccio, nelle sue miriadi sfaccettature di forme tradizionali e non, diventa testimonianza reale, giornaliera e costante delle tradizioni culinarie della nostra terra. Caratteristico è il pane utilizzato per gli altari in onore del patriarca San Giuseppe o molto più semplicemente il pane cotto a forno a legna, dalla crosta annerita che lo caratterizza e ne

accentua il sapore ed i profumi. Altra tradizione strettamente collegata all'oro giallo della terra, è la pasta fresca fatta in casa, un impasto di farina acqua e sale, oppure con aggiunta di uovo, che delizia il palato di antiche e nuove generazioni. La pasta fresca, negli ultimi tempi, torna ad essere un elemento base per le ricette più tradizionali della nostra cucina e per questo sono sorte attività produttive di pasta che utilizzano impianti al passo con l'evoluzione tecnologica dei macchinari, ma che non intaccano la genuità del prodotto ed esaltano la qualità del grano che fa da materia prima. e.r.


8. The memory of the land, and the table

8.1 Corn The production of high-quality corn is one of the most ancient traditions of Jato and is still a major resource. As testimony to this special mention must be made of the Mills of the valley which for centuries characterized the toil of agricultural labourers in the latifundia and constant production of corn, a primary means of subsistence for whole generations, thanks also to the abundant presence of water to provide energy for the mills. The corn most grown is tumenia summer corn, which ripens in three months. It is sown from the first of January until June. It does not need a lot of water, but plenty of heat; at first it shows a very delicate leaflet and then it grows as corn, and it acquires great strength. In the last few decades much appreciated durum grain has been cultivated with great satisfaction; it is submitted to rigid annual rotation making it an excellent product used for the production of pasta and bread. In this way people still carry on the country culture that has been typical of the valley for centuries and is still able to guarantee raw material of very high quality. A contribution to the development of this is also made by the cooperatives of young people, which have arisen in the last few years. With constancy, determination and awareness of change, they have cultivated fields confiscated from the mafia, with corn like the corn of hope of the Placido Rizzotto cooperative, which uses organic cultivation to guarantee high-quality production. The production of durum grain is at the basis of a complex production line and in the socio-economic context of the valley continues to play a multifunction role regarding obviously bread and pasta but also the typical quality productions, as well as protection of the landscape and the environmental heritage against every type of racket. As a demonstration of this there stands out homemade bread, in its myriad facets of traditional and other forms; it becomes a real testimony, a daily and constant one, to the culinary traditions of our land. A peculiar feature is the bread used for the altars in honour of the patriarch St. Joseph or much more simply the bread baked in a firewood oven, with a blackened crust that characterizes it and enhances its taste and scent. Another tradition closely connected to the yellow gold of the earth is that of homemade fresh pasta, made of flour, water and salt, or with addition of egg, which delights the palate of older and newer generations. In recent times fresh pasta has once again become a basic element for the most traditional recipes in our cuisine and for this reason pasta production activities have arisen that use equipment abreast of the technological evolution of machinery but do not impair the naturalness of the product and instead enhance the quality of the corn that serves as the raw material. e.r. 61

47

62


8. La memoria della terra e della tavola

8.2 L’olio Nel paesaggio naturalistico delle morbide colline della Valle dello Jato, si distinguono gli uliveti dalle caratteristiche forme irregolari. Il sole siciliano, l'altitudine, l'aria, i terreni ad alto contenuto argilloso e le varietà delle olive (come ad esempio la Biancolilla e la Nocellara), attribuiscono agli oli che si producono, specificità uniche che li rendono gradevoli non soltanto al gusto ma anche alla vista e all'olfatto. L'olio rappresenta un'ottima risorsa agricola del territorio di San Giuseppe Jato oltre che un fondamentale elemento che esalta da secoli le caratteristiche culinarie della tavola jatina. La raccolta delle olive può avvenire con metodi diversi ma il migliore rimane quello a mano (brucatura) poiché assicura l'integrità di ogni singola oliva e, di conseguenza, garantisce un altissimo grado di qualità del prodotto finito. Altri metodi alternativi si riferiscono alla bacchiatura, che consiste nella scrollatura della pianta tramite canne, o scuotitura se la scrollatura avviene con macchine; la pettinatura, che consiste nello scorrimento di appositi rastrelli in legno lungo i rami pieni di olive. Donne, uomini, ragazzi e persino bambini partecipano alla raccolta delle olive nelle campagne jatine, nel periodo autunnale; la raccolta, se pur impegnativa e faticosa, è come una festa che unisce tutti nella consapevolezza che l'olio è l'oro dello Jato. Un antico proverbio recita: “si c'e' ogghiu a la lampa, lu malatu campa” (Se c'è olio nella lampada il malato continua a vivere). Il proverbio, naturalmente, non si riferisce solo all'oio delle antiche lampade con stoppino ma ha anche un significato metaforico, per cui l'olio ha un valore sacrale e salvifico: ad esso, infatti, si lega da millenni la civiltà dello Jato! L'estrazione dell'olio, una volta effettuata la raccolta delle olive, prevede le seguenti fasi: defogliazione, pesatura, stoccaggio delle olive in cassette, lavaggio, frangitura: prima spremitura delle olive, gramolatura, ulteriore maciullatura delle olive, spremitura, separazione, stoccaggio dell'olio in serbatoi. L'operazione di estrazione dell'olio inizia con la frangitura, che consiste nella frantumazione della drupa intera, prosegue con la gramolatura che, attraverso movimenti di rimescolamento rende la pasta omogenea; con la spremitura si separano le parti oleose da quelle solide e quelle acquose e, 63


8. The memory of the land, and the table

con la spremitura si separano le parti oleose da quelle solide e quelle acquose e, infine, la separazione per cui la parte solida (sansa) viene convogliata in appositi contenitori e la parte liquida passa ai separatori centrifughi che dividono l'olio dall'acqua. Per garantire un'ottima qualità, le olive vengono spremute rigorosamente entro le ventiquattro ore dalla raccolta per evitare una maturazione che ne potrebbe rovinare la qualità. Molti sono i frantoi del territorio, sorti per mantenere vivo l'apporto agricolo che arricchisce sensibilmente le risorse economiche della valle. Fra questi l'”Olearia Simonetti” che opera da quarant'anni e che, avendo seguito nel tempo l'evoluzione tecnologica che va dall'utilizzo dell'antica pressa al moderno impianto continuo computerizzato, acquisisce per la propria produzione olive provenienti dalle vaste zone della Valle dello Jato e che , a seconda della specificità geochimica dei terreni, danno all'olio un sapore fruttato di oliva lievemente piccante con un retrogusto di carciofo e mandorle. Il prodotto oleario non può esimersi dall'essere elemento base per la produzione di conserve che arricchiscono e rendono caratteristici gli antipasti tipici della tradizionale cucina locale (carciofi, pomodorini, melanzane, olive,… sott'olio) come rendono eccezionale 'u pani cavuru cunsatu cu l'ogghiu, il pane caldo condito con l'olio! e.r.

8.2 Oil In the natural landscape of the soft hills of the Valley of the Jato, the olive groves are distinguished by peculiar irregular shapes. The Sicilian sun, the altitude, the air, the terrain with high clay content and the varieties of the olives (for instance Biancolilla and Nocellara) give the oils produced unique specificity that makes them not only pleasant to the taste but also to the sight and the sense of smell. Oil represents a good agricultural resource of the territory of San Giuseppe Jato as well as being a fundamental element that has enhanced for centuries the culinary characteristics of Jato cuisine. Olives can be picked with different methods but the best continues to be by hand (brucatura) since it ensures the integrity of every single olive and accordingly guarantees a high degree of quality in the final product.

64

65

66

49


Other alternative methods refer to bacchiatura, which consists in shaking the plant with sticks or shaking it with machinery; combing, which consists in running special wooden rakes along the branches full of olives. Women, men, young people and even children participate in the olive harvest in Jato villages, in the autumn period; the harvest, though demanding and fatiguing, is like a feast that unites everyone in the awareness that oil is the gold of the Jato. An old proverb says: “si c'e' ogghiu a la lampa, lu malatu campa” (If there is oil in the lamp the sick person goes on living). The proverb, naturally, doesn't only refer to the oil of old lamps with wicks, but also has a metaphorical meaning, whereby oil has a sacral and salvific value: the civilization of the Jato has been linked to it for millennia! The extraction of oil, after harvesting, contemplates the following phases: defoliation, weighing, stocking of olives in crates, washing, frangitura: first pressing of olives, gramolatura: further crushing of olives, pressing, separation, stocking of oil in silos. The operation of extraction of oil begins with frangitura, which consists in breaking up the whole drupe. It continues with gramolatura which, through movements of mixing, makes the paste homogeneous; with crushing the oily parts are separated from the solid and watery ones, and finally there is separation, whereby the solid part (marc) is channelled into special containers and the liquid part goes to the centrifugal separators that separate the oil from the water. To ensure good quality, the olives are rigorously pressed within twenty-four hours of picking in order to avoid maturation, which could ruin the quality. There are many olive crushers of the territory, which arose to keep alive the agricultural contribution that markedly enriches the economic resources of the valley. Among these is “Olearia Simonetti” which has been working for forty years and, having followed in time the technological evolution that goes from the use of the old press to the modern computerized continuous plant, acquires for its production olives coming from the vast zones of the Jato Valley, which, according to the geochemical specificity of the terrains, give the oil a fruity taste of slightly spicy olive with an aftertaste of artichoke and almonds. The oil product cannot fail to be the basic element for the production of preserves that enrich and render particular the starters typical of the traditional local cuisine (artichokes, little tomatoes, eggplants, olives,… in oil) as they give an exceptional taste to 'u pani cavuru cunsatu cu l'ogghiu, warm bread seasoned with oil!

e.r.


51

67


8. La memoria della terra e della tavola

8.3 Il vino

68

Frutto di una secolare tradizione di antichissima origine mediterranea, la cultura del vino nella fertile e ricca Valle dello Jato, si radica su una consolidata base di conoscenze che l'avanzamento tecnologico non è riuscito a cancellare. Distese di vigneti con i loro particolari colori e le loro geometrie, da sempre caratterizzano il paesaggio dello Jato, nonostante la crisi del settore degli ultimi anni. Attraverso le pratiche colturali correnti, i viticoltori dello Jato riescono a garantire produzioni di alta qualità. Dalla preparazione del terreno per l'impianto di un nuovo vigneto alla vendemmia, la coltura della vite è scandita da diverse fasi. Un tempo le varietà dei vitigni più diffusi erano tra le uve bianche il “Grillo” e varietà di “Catarratto” tra cui l'”Inzolia”; tra le uve nere soprattutto il “Perricone”. Oggi nella Valle predominano il “Catarratto”, il “Perricone” e il “Nero d'Avola” e negli ultimi anni si stanno diffondendo le uve pregiate come il “Merlòt” e il “Syrah”, richieste dalle diffuse e rinomate aziende vitivinicole locali che lavorano e imbottigliano. Quando la vite è matura e robusta si pratica la potatura a seconda del tipo di coltivazione ed allevamento che il proprietario sceglie per il suo vigneto. In passato la forma di coltura più diffusa, ancora documentabile nei vigneti jatini, era ad alberello alcamisi (un tipo di lavorazione propria delle aree di Alcamo, nel trapanese); oggi è quella cosiddetta a spalliera. La vendemmia manuale costituisce il momento conclusivo del ciclo annuale della vite e di tutti i lavori di manutenzione e cura che sono richiesti da una buona viticoltura. Come nel passato, continua a costituire per molte famiglie di San Giuseppe Jato, un momento di grande coralità e di vita collettiva. Non è difficile, durante le settimane della vendemmia, vedere ammucchiate davanti ai magazzini delle abitazioni montagne di uva in attesa della torchiatura, o incontrare i i bambini del quartiere intenti a raccogliere qua e la qualche pampina (foglia) rimasta tra le uve, rubacchiare qualche acino o giocare con la vinaccia. L'aria jatina, con l'inizio del tempo della vinificazione, si caratterizza per l' odore forte e pungente del mosto che fermenta. Il vino rappresenta certamente per la cultura tradizionale locale e non solo, qualcosa di più di una semplice bevanda, perchè racchiude in sè profondi significati profani e religiosi, sociali e individuali, divenendo simbolo di prosperità, progresso, gioia di vivere. Attorno ad un calice di vino continuano a consumarsi grandi ed intensi momenti di convivialità. Vino giocato, vino alimento che ristora il corpo curandolo, vino come ingrediente per la


8. The memory of the land, and the table

preparazione di tipiche ricette locali sia dolci, sia salate, vino dono pregiato: si tratta di un vero e proprio prodotto d'eccellenza del territorio, la più fedele espressione della cultura locale. La DOC (Denominazione di Origine Controllata), ne garantisce la genuinità e la qualità. Gli aspetti simbolici che connotano il potere del vino, fluido della vita, sono molteplici. Il frutto fermentato della vite è considerato come un dono divino. Ecco dove trova senso il tipico detto jatino “Nun ti mettiri in camminu si la to vucca nun sapi di vino” (Non iniziare un progetto se non bevi del vino). Ed oggi come un tempo, con coppe alla mano, continua a rinnovarsi l'antico brindisi: “Pròsite, Pròsite, alla salute!”

g.p.

8.3 Wine A secular's fruit tradition of ancient Mediterranean origin, the culture of the wine in the fertile and rich Valley of the Jato, takes root him on one consolidated base of knowledges that the technological advancement has not succeeded in cancelling. Expanses of vineyards with their particular colors and their geometries, characterize for a long time the landscape of the Jato despite the crisis of the sector of the last years. Through the practical current colturalis, the winegrowers of the Jato succeed in guaranteeing productions of high quality. From the preparation of the ground for the plant of a new vineyard to the vintage, the crop of the grapevine is articulated by different phases. Once the varieties of the most diffused vines were among the white grapes the “Cricket” and variety of “Catarratto” among which the ”Inzolia”; among the black grapes above all the “Perricone.” Today in the Valley they predominate the “Catarratto”, the “Perricone” and the “Black of bleak” and in the last years he is spreading the grapes appreciated as the “Merlòt” and the “Syrah”, required by the diffused and famous firms local vitivinicole that they work and they bottle. When the grapevine it is mature and strong the pruning it is practised according to the type of cultivation and breeding that the owner chooses for his/her vineyard. In passed the form of more diffused crop, still documentable in the vineyards jatini, was to sapling alcamisi (a type of workmanship proper of the areas of Alcamo, in the trapanese); today it is that so-called to back.

69

70

71

53


The manual vintage constitutes the conclusive moment of the annual cycle of the grapevine and all the jobs of maintenance and care that are in demand from a good person. As in the past, continuous to constitute for a lot of families of St. Joseph Jato, a moment of great coralità and of collective life. It is not difficult, during the weeks of the vintage, to see you pile up in front of the stores of the residences mountains of grape waiting for the torchiatura, or to meet the children of the district sues to pick up here and her some pampinas (leaf) remained among the grapes, to pilfer some grape or to play with the vinaccia. The air jatina, with the beginning of the time of the vinificazione, it is characterized for l ' strong and prickly odor of the must that ferments. Wine certainly represents for the local traditional culture and not only, something more of a simple drink, because it contains in itself depths profane and religious, social and individual meanings, becoming symbol of prosperity, progress, joy to live. Around a wine glass of wine they keep on being consumed himself/herself/themselves great and intense moments of convivialità. Played wine, wine food that refreshes the body taking care of him, wine as ingredient for the preparation of typical local recipes is sweet, wine is salty appreciated gift: it deals with a real product of excellence of the territory the most faithful expression of the local culture. The DOC (Denomination of Checked Origin), it guarantees the genuineness and the quality of it. The symbolic aspects that connotano the power of the wine, fluid of the life, they are manifold. The fruit fermented of the grapevine is considered as a divine gift. Here where it finds sense the typical said jatino “Nun you mettiri in camminu him the to vucca nun wine's sapi” (not to begin a project if you don't drink any wine). And today as once, with cups to the hand, continuous to occur again himself/herself/themselves the ancient toast: “Pròsite, Pròsite, to the health!” g.p. 72


8. La memoria della terra e della tavola

8.4 I formaggi Il tempo sembra fermarsi quando, seduti a tavola, la vista, l'olfatto e il gusto, si lasciano prendere dalle variopinte e numerosissime portate relative agli antipasti o ai cibi di assaggio e contorno che caratterizzano l'arte culinaria dello Jato. Fra questi spiccano i rinomati e gustosi formaggi della zona. L'arte casearia tradizionale è ad oggi molto presente e i prodotti sono ottimi, conservandosi nella Valle dello Jato l'antico mestiere dei pastori e della trasformazione del latte. L'innovazione tecnologica è ridotta all'essenziale e si fa tesoro di un allevamento frutto di un incontro tra aria aperta e macchia mediterranea dall'alto valore nutritivo, capace di dare ai classici formaggi del territorio intensità di sapore. Preparazione, riscaldamento e coagulazione del latte, separazione del siero dal coagulo, elaborazione e maturazione della cagliata, salatura e stagionatura: tante sono le fasi che i produttori locali sapientemente si tramandano di generazione in generazione. I formaggi ottenuti, a seconda della stagionatura cui vengono sottoposti, si classificano in: freschi, a pasta molle, a pasta elastica, a pasta dura. Fra i formaggi freschi di pronto consumo, risulta rinomata in zona la ricotta che si ottiene dal riscaldamento del siero intero, residuo dalla lavorazione dei formaggi vaccini, pecorini e misti. Il siero viene salato e scaldato fino a che si formano fiocchi bianchi . Questi vengono estratti con la spannarola e raccolti negli appositi contenitori tradizionalmente detti i fasceddi. La ricotta rappresenta l'ingrediente base per la preparazione delle più rinomate ricette della pasticceria siciliana come la Cassata o i cannoli oppure ancora 'i sfinci di san giuseppe che sono un particolare tipo di bignè! Tra le specialità della valle un posto privilegiato lo occupa la ricotta salata, ottenuta cospargendo di sale la ricotta fresca e facendola essiccare al sole, con attenta cura. La ricotta salata viene usata per condire primi piatti o per la preparazione di antipasti. Caciocavallo e pecorino sono ancora oggi, i “veri” formaggi della tradizione locale. Il caciocavallo è prodotto con latte di vacca intero di varia stagionatura (a seconda se è dolce-fresco o stagionato-piccante) a forma di parallelepipedo. Nella lavorazione, la cagliata viene sottoposta ad una intensa pressatura su una apposita cannaia, legata da fibre vegetali, per eliminare, per fare scolare il siero. La tuma, quindi, viene tagliata in grosse fette e posta a cavallo di una canna (da qui l'antico nome di “Caciocavallo”) ad asciugare. Successivamente la pasta elastica ed omogenea subisce diverse ed ulteriori lavorazioni fino all'inserimento in un cassone di legno che ne favorisce la caratteristica forma a parallelepipedo. Inizialmente dolce e delicato, acquista un gusto deciso e piccante dopo la stagionatura. Può essere utilizzato in accostamento con le verdure tipiche della zona e nei piatti anche a base di pesce.

55

73


Tagliato di medio spessore, risulta ottimo se cotto panato o alla griglia. Eccezionale in accoppiata con marmellate e miele locali. Il pecorino è prodotto con latte di pecora intero e caglio di agnello. Di forma generalmente rotonda la tuma o primo sale, di media pezzatura, può essere consumato fresco dal gusto gradevole e la pasta particolarmente morbida o semistagionato (secondo sale) o stagionato condito con bacche di pepe nero; il che offre, in questo caso, un intenso sapore piccante. Il canestrato, che prende il nome dai canestri di giungco in cui si produce e si conserva, è da sempre un formaggio prezioso. Prodotto con latte di vacca o misto, viene lavorato manualmente, sottoposto a scottatura e stufatura naturale e salato a secco. Più o meno piccante, a seconda della stagionatura, è un formaggio prevalentemente da condimento. Apprezzata e rinomata è la Campana dello Jato prodotta dal caseificio Boform. Si tratta di un formaggio tipico a pasta filata, caratterizzato dall'odore gradevole, dal sapore dolce con retrogusto piccante e dal colore giallo paglierino, ottenuto attraverso un laborioso e particolare processo di trasformazione del latte; un' accurata stagionatura, riesce a conferire al prodotto un'occhiatura interna. Ideale formaggio da tavola, per apprezzarne al meglio la bontà si consiglia di gustarlo a temperatura ambiente. Presenti e rinomati i caseifici della zona dello Jato in cui è possibile assaggiare le produzioni casearie tipiche. e.r.

74

75


8. The memory of the land, and the table

8.4 Cheeses Time seems to stop when, as you are sitting at the table, the sight, the sense of smell and the taste allow themselves to be seized by the multicoloured and numerous courses relating to starters or to titbits and side dishes that characterize the culinary art of the Jato. Among these there stand out the famous and savoury cheeses of the area. The traditional cheese-making art is today still very much present and the products are excellent, the old work of shepherds and the transformation of milk being preserved in the Valley of the Jato. Technological innovation is reduced to the indispensable and profits by breeding that is the fruit of an encounter between open air and Mediterranean maquis with high nutritional value, able to give intensity of taste to the classical cheeses of the territory. Preparation, heating and clotting of the milk, separation of the whey from the clot, processing and maturation of the curd, salting and seasoning: these are the phases that the local producers wisely hand down from generation to generation. The cheeses obtained, depending on the seasoning to which they are submitted, are classified into: fresh, with soft paste, with elastic paste, with hard paste. Among fresh cheeses ready for consumption, famous in the area is the ricotta, which is obtained by heating the intact whey, left over from processing of cow's, sheep's and mixed cheeses. The whey is salted and heated till white flakes are formed. These are extracted with the spannarola and collected in the special containers traditionally called fasceddi. Ricotta represents the basic ingredient for the preparation of the most famous recipes of Sicilian confectionery like cassata or cannoli or again sfinci di san giuseppe, which are a particular type of bigné! Among the specialities of the valley a privileged place is occupied by salted ricotta, obtained by sprinkling salt on fresh ricotta and drying it in the sun, with great care. Salted ricotta is used to season first courses or for the preparation of starters. Caciocavallo and pecorino (sheep's cheese) are still today the “true” cheeses of the local tradition. Caciocavallo is produced with whole cow's milk, with variable seasoning (depending whether it is sweet-fresh or seasoned-spicy) in the shape of a parallelepiped. In the processing, the curd is submitted to intense pressing on a special cannaia tied with vegetable fibres to drain out the whey. The tuma is then cut into big slices and placed astraddle a reed (this accounts for the old name caciocavallo, since a cavallo means “astraddle”) to dry. Subsequently elastic and homogeneous paste undergoes further workmanships until insertion in a wooden case that favours its characteristic parallelepiped shape. Initially sweet and delicate, it takes on a welldefined and spicy taste after seasoning. It can be set alongside the vegetables typical of the area and also fish-based dishes. Cut to a medium thickness, it proves excellent if cooked in breadcrumbs or grilled. Exceptional coupled with local jams and honey. 76

57


Pecorino is produced with whole sheep's milk and lamb whey. Generally a round shape, the tuma or first salt, of medium size, can be consumed fresh with a pleasant taste and a particularly soft paste or half-seasoned (second salt) or seasoned with black pepper; which gives an intense spicy taste. Canestrato, which takes its name from the reed baskets in which it is produced and preserved, has always been a precious cheese. Produced with cow's or mixed milk, it is worked by hand, submitted to scalding and natural stewing and salted dry. More or less spicy, depending on the seasoning, it is primarily a cheese to be used as a condiment. Also much appreciated and famous is the Campana (bell) cheese of the Jato produced by the Boform dairy. It is a typical cheese with spun paste, characterized by a pleasant odour, with a sweet taste with a spicy aftertaste and a pale yellow colour, obtained through a laborious and particular process of milk transformation. An ideal table cheese, to appreciate its goodness best it should be eaten at room temperature. The dairies of the Jato area are famous; at them it is possible to taste the typical cheese productions. e.r.

77

78


8. La memoria della terra e della tavola

8.5 Un pranzo tipico Trionfo di odori e sapori, la cucina di San Giuseppe Jato si basa sui genuini prodotti della terra. I piatti della dieta jatina rispettano i cicli stagionali e segnano il tempo della festa. Ogni periodo dell'anno ha le sue ricette tipiche che usano sempre prodotti di qualità stagionale. Z'Alia, il ristorante di stile rustico con archi e travi in legno e semplici tavoli con sedie impagliate gestito da Maria e Gigi, ripropone, per sua specifica scelta, i piatti della tradizione. Tra le varie ricette capaci di deliziare ogni palato, spiccano: caponata, melanzane al forno, ricotta fresca, tagliatelle fatte in casa, pappardelle casarecce al sugo di castrato, ravioli con varie imbottiture, secondi piatti cotti al forno, l'antico “brociolone”, grosso involtino di carne molto tenera imbottito e cucinato al sugo o in bianco e poi, tra i dolci, cassatelle, cannoli, cassata, buccellati, granite. Più da vicino andiamo a scoprire, a livello di assaggio, un tipico pranzo jatino a partire dall'antipasto, per finire con un tris di dolci tipici.

79

Antipasto: pumaroru frittu/pomodoro fritto: tipico antipasto invernale composto da pomodoro essiccato al sole durante i mesi estivi, rinvenuto in acqua tiepida per mezz'ora e poi riempito di pan-grattato tostato, aglio e prezzemolo; va fritto in olio d'oliva e servito caldo; caponata: melanzane fatte a pezzetti, fritte e condite con cipolla stufata, sedano, olive ed aggiunta di una salsa agrodolce insaporita con aceto e zucchero; alive cunzate /olive condite con profumi mediterranei; formaggi tipici locali.

Primo piatto: Pasta cu i sarde/pasta con le sarde. Piatto tipico preparato soprattutto per la festività di s. Giuseppe. Si tratta di una ricetta stagionale visto che le sarde devono essere rigorosamente fresche. La sarda è un pesce azzurro assai diffuso nel mediterraneo e si pesca soprattutto tra marzo e settembre. Gli ingredienti principali sono la pasta fresca, i bucatini fatti in casa, le sarde, il finocchietto di montagna raccolto proprio al Monte Jato. Al sugo di pomodoro si aggiungono: uva passolina, pinoli, acciughe salate, zafferano, olio, sale e pepe. Le sarde devono essere ben pulite e sfilettate; si elimina la testa, la coda e la lisca; vanno lavate e asciugate tra due panni ben puliti ed asciutti. Per la preparazione del piatto bisogna seguire le seguenti fasi: lessare per una ventina di minuti i finocchietti in abbondante acqua salata (quanta ne serve poi per cucinare la pasta) scolarli e tritarli; in un tegame scottare le sarde nell'olio extravergine d'oliva, scolandole bene; mettere a

59


80

soffriggere nello stesso tegame le cipolle finemente affettate fino a che non raggiungono una leggerissima coloritura e mettere assieme, quindi, i finocchietti, le sarde, l'uva passolina, i pinoli, sale e pepe. Cuocere a fuoco basso, mescolando, per amalgamare bene con la salsa. Dopo una ventina di minuti, unire le acciughe che sono state dissalate, lavate, asciugate e infine sciolte in un tegamino posto su fuoco lentissimo e ripeno con un cucchiaio d'olio d'oliva. Cuocere ancora per 15 minuti, sempre mescolando e unire, quindi, una bustina di zafferano. Mettere intanto a cuocere la pasta nell'acqua di cottura dei finocchietti; scolarla al dente e unirla al condimento. Lasciare riposare per qualche minuto prima di servire con il pangrattato atturrato (tostato in padella sul fuoco) con un pizzico di zucchero per esaltare quel gusto agro-dolce tipico di molti piatti della tradizione siciliana.

Secondo piatto: 'U bruciuluni. Il brociolone all'antica è la ricetta che costituisce una delle portate principali del periodo pasquale nella tradizione jatina. La fetta di carne di vitello ampia, sottile, compatta e senza strappi, sapientemente viene lavorata dalle mani delle donne jatine che, con devozione, aggiungono i condimenti del ripieno: pan grattato tostato con aggiunta di sugo di pomodoro, caciocavallo, sale, pepe e olio d'oliva; quindi fettine di lardo, cipolla sottile detta â&#x20AC;&#x153;scalognoâ&#x20AC;?, uovo sodo e prezzemolo. Il tutto si avvolge, si arrotola e si lega dall'esterno con uno spago bianco da cucina, come fosse un salame, e si fa rosolare nell'olio d'oliva. Successivamente si fa cuocere a fiamma bassa nel sugo di pomodoro preparato nei mesi estivi secondo la tradizionale ricetta jatina e conservato nelle tradizionali bottiglie di vetro che vengono riempite, ben tappate e fatte bollire. Viene fuori una rara prelibatezza di sapori e odori.

Dolci: Sfincia di s. Giuseppe / la sfingi o sfincia di s. Giuseppe, dolce di provenienza araba, prende questo nome proprio perchÊ consumata ritualmente il 19 marzo per la festa di s. Giuseppe, molto partecipata e devotamente preparata dai fedeli jatini mediante l'allestimento degli artari. Le sfingi o sfincie, che sono molto simili ai bignè della tradizione nazionale, hanno una forma irregolare, sono fritte e vengono riempite di crema di ricotta, grani di pistacchio e scorza d'arancia candita.

81


82

Cucciddata/buccellati. Numerose famiglie si riuniscono tra anziani e giovani per la preparazione di questo antico dolce tipico del periodo natalizio. Ingredienti semplici costituiscono l'impasto: farina, zucchero, strutto e latte. Il ripieno puo' essere di due tipi: di mellone o di fichi secchi. La ricetta più antica vede trionfare i fichi secchi cui si aggiunge zuccata dolce a dadini, che si ottiene dalla essiccazione della zucca, mandorle tostate e tritate grossolanamente, cioccolato fondente a scaglie. L'impasto, steso con il classico mattarello di legno, viene tagliato a pezzi e chiuso manualmente come a formare un piccolo fagottino imbottito degli ingredienti predisposti e tra loro mescolati; il tutto viene, quindi, infornato. Dopo la cottura ogni singolo buccellato è decorato cu l'allustrata, con la glassa preparata con zucchero impalpabile, albume d'uovo e una goccia di limone che viene spennelato sopra ogni pezzo.

Cassatedda di ricotta /piccola cassata di ricotta, molto simile ad un raviolone. E' un dolce molto semplice che si caratterizza per l'impasto di farina, sugna, uova e vino rosso. Il ripieno, che è a base di ricotta, gocce di cioccolato e cannella e la successiva frittura, rendono questa specialità jatina, da servire fumante, una godimento unico. m.b.

8.5 a typical lunch

83

A triumph of odours and tastes, the cuisine of San Giuseppe Jato is based on the natural products of the land. The dishes of the Jato diet respect the seasonal cycles and mark the time of the feast. Every period of the year has its typical recipes that always use products of seasonal quality. Z'Alia, the rustic style restaurant with arches and beams in wood and simple tables with straw-covered chairs run by Maria and Gigi through a specific choice offers traditional dishes. Among the various recipes able to delight every palate there stand out caponata, baked eggplants, fresh ricotta, homemade noodles, homemade pappardelle with mutton sauce, ravioli with various types of filling, second courses cooked in the oven, old brociolone, a big roll of very tender meat filled and cooked in sauce or plain; and then, among sweets, cassatelle, cannoli, cassata, buccellati and granite.

61


Closer up we discover, just to try it, a typical Jato lunch beginning with the starter, to end with a set of three typical sweets. Starter: pumaroru frittu/fried tomato: a typical winter starter of tomato dried in the sun during the summer months, placed in lukewarm water for half an hour and then filled with toasted breadcrumbs, garlic and parsley; it must be fried in olive oil and served warm; caponata: eggplants cut into little pieces, fried and seasoned with stewed onion, celery and olives, with the addition of a bittersweet sauce flavoured with vinegar and sugar; alive cunzate / seasoned olives with First course: Pasta cu i sarde/pasta with sardines. A typical dish prepared above all for the feast of St. Joseph. It is a seasonal recipe considering that the sardines must absolutely be fresh. The sardine is very common in the Mediterranean and is caught above all between March and September. The principal ingredients are fresh pasta, homemade bucatini, sardines, and mountain fennel picked on Monte Jato. The following are added to the tomato sauce: sultanas, pine seeds, salted anchovies, saffron, oil, salt and pepper. The sardines have to be well cleaned and filleted; the head, the tail and the bone are eliminated; they must be washed and dried between two very clean and dry cloths. The preparation of the dish involves the following phases: boiling the fennel for about twenty minutes in abundant salt water (the quantity then required to cook the pasta), boiling it and mincing it; scalding the sardines in a saucepan in extra virgin olive oil, and draining them 84 well; browning the sliced onions in the same saucepan, then putting in the fennel, the sardines, the sultanas, the pine seeds, and the salt and pepper. Cook on a low gas, mixing, amalgamating well with the sauce. After about twenty minutes, add the anchovies, which have been desalinated, washed, dried and lastly dissolved in a pan set on a low gas and add in a spoonful of olive oil. Cook for another 15 minutes, constantly mixing and then adding a little sachet of saffron. Meanwhile cook the pasta in the water used to boil the fennel; drain when still slightly hard and add to the seasoning. Stand for some minutes to serve with the atturrato breadcrumbs (toasted in a frying pan) with a pinch of sugar to enhance that sour-sweet taste that is typical of many dishes in the Sicilian tradition.


Second course: 'U bruciuluni. Old-style brociolone is a recipe that constitutes one of the main courses in the Easter period in the Jato tradition. A slice of veal, big, thin, compact and without tears, is skilfully worked by the hands of the Jato women that devotedly add the seasonings of the filling: toasted breadcrumbs with the addition of tomato sauce, caciocavallo cheese, salt, pepper and olive oil; then small slices of lard, shallot, hardboiled egg and parsley. It is all rolled up and tied from the outside with white cooking string, as if it were a salami, and is browned in olive oil. Subsequently it is cooked with a low gas in the tomato sauce prepared in the summer months according to the traditional Jato recipe and preserved in traditional glass bottles that are filled, well stopped and boiled. The result is a rare delight of tastes and odours. Desserts: Cucciddata/buccellati Numerous families get together, old and young people, for the preparation of this old dessert typical of the Christmas period. Simple ingredients are involved: flour, sugar, lard and milk. The filling can be of two types: melon or dry figs. The oldest recipe witnesses the triumph of dried figs to which little cubes of sweet zuccata (obtained by drying pumpkin) is added, as well as almonds toasted and coarsely minced, and plain chocolate in flakes. The mix, spread out with the classical wooden rolling pin, is cut into small pieces and closed manually as if to form a small roll filled with the prepared ingredients mixed together; it is then all baked. After cooking every single buccellato is decorated cu l'allustrata, with icing sugar, egg white and a drop of lemon that is brushed on every piece. Sfincia di San Giuseppe/sfincie di San Giuseppe, a sweetmeat of Arab origin, are called this way because they are eaten on 19 March for the feast of St. Joseph, which is very popular and devotedly prepared for by the faithful of San Giuseppe, who set up artari. The sfincie, which are very similar to the bignĂŠ of the national tradition, are an irregular shape; they are fried and are filled with ricotta cream, pistachio grains and candied orange peel. Cassatedda di ricotta/a small ricotta cassata, very similar to a raviolone. It is a very simple dessert characterized by a mix of flour, lard, eggs and red wine. The filling, which is based on ricotta, drops of chocolate and cinnamon and subsequent frying, makes this Jato speciality, to be served fuming, a unique pleasure. m.b.

63

85


9. Una passeggiata La bellezza naturale dei luoghi, l'assetto urbanistico di San Giuseppe Jato sospeso tra valle e montagna, la lunga storia millenaria della presenza degli uomini, fa sì che il contesto territoriale sia ricco di sentieri naturali, molti dei quali percorribili. Si tratta di percorsi che sono stati usati per secoli, sia per il trasporto di uomini che di merci, sia per il passaggio degli armenti o ancora come uniche vie di collegamento tra l'area del trapanese e quella del palermitano, volendo evitare il più comodo ma ben più rischioso percorso a valle lungo il fiume Jato. Questi sentieri offrono paesaggi e bellezze naturali, unitamente a evidenze archeologiche ed architettoniche, di inaudita rarità. L'ufficio di accoglienza turistica del Comune di San Giuseppe Jato, previo contatto, dispone di esperti delle zone come possibili guide e/o accompagnatori. Tra questi percorsi segnaliamo: “Scala di Ferro”, “Camposanto Vecchio”, “Grotta Grande”, “Feudo Chiusa”, “Portella della Ginestra”, “Passeggiata Quarto Mulino”, “Scala della Targia” e il percorso “Grotta Mirabella” in cui si possono vedere le figure rupestri risalenti alla preistoria.

9. A walk The natural beauty of the places, the layout of San Giuseppe Jato suspended between valley and mountain, the long millennial history of the presence of men, makes the territorial context rich in natural paths, many of which can be walked along. These are paths that have been used for centuries, both for the transport of men and commodities, and for the passage of herds, or again as the only routes of connection between the area of Trapani province and Palermo province for anyone wanting to avoid the more convenient but much riskier route downstream along the river Jato. These paths afford landscapes and natural beauties, together with archaeological and architectural features, of unique rarity. The tourist welcome office of the commune of San Giuseppe Jato can be contacted in order to have experts on the area as possible guides and/or companions. Among these paths we can mention the following: “Iron staircase”, “Old Cemetery”, “Big Cave”, “Fondo Chiusa”, “Portella della Ginestra”, “Fourth Mill Walk”, “Targia Staircase” and the “Mirabella Cave” in which rock figures can be seen that date back to prehistory. 86


65

87


10. Il Complesso Bandistico Monte Jato

88

Realtà bella e aggregativa quella dell'Associazione Musicale Intercomunale, nonché Complesso Bandistico “Monte Jato”. Fin dalla sua nascita, avvenuta il 10 ottobre 2002, la banda musicale “Monte Jato” è l' unica presente stabilmente sul territorio jatino e costituisce un punto di riferimento formativo e professionale per i giovani che amano questo genere di musica. Diretto dal Maestro Salvatore Nania e composto stabilmente da 25 giovani musicisti tra donne e uomini, tutti residenti nei comuni di San Cipirello e San Giuseppe Jato, il Complesso Bandistico “Monte Jato” vanta un primato unico a livello nazionale che sicuramente accresce il prestigio del territorio: è l' unica banda musicale Italiana autorizzata ad indossare l'uniforme del prestigioso e storico Corpo di Polizia di Stato! E' una particolarità della quale il Complesso va naturalmente molto orgoglioso. Il 14 dicembre 2011 il Complesso riceve dal Ministero dei

Beni e delle Attività Culturali il riconoscimento come Gruppo Musicale Amatoriale e Popolare di Importanza Nazionale. g.l.b.

10. The Monte Jato Band A beautiful feature uniting people is the Monte Jato Inter-Commune Musical Association and Band. Since it came into being on 10 October 2002, the Monte Jato Band has been the only one firmly present in the Jato territory and constitutes a training and professional reference point for young people that love this kind of music. Conducted by the maestro Salvatore Nania and regularly made up of 25 young musicians, women and men, all resident in the communes of San Cipirello and San Giuseppe Jato, the Monte Jato Band has a unique record at a national level that surely increases the prestige of the territory: it is the only Italian band authorized to wear the uniform of the prestigious and historic State Police Corps! This is a particularity of which the band is naturally very proud. On 14 December 2011 from the Ministry for the Cultural Heritage and Activities received recognition as an Amateur and Folk Music Group of National Importance. g.l.b.


11. La Via Crucis di Pippo Madè Il calvario di Cristo dipinto dall'artista siciliano Pippo Madè su 23 pannelli in maiolica su pietra lavica, costituisce un'opera monumentale oggi collocata nel Chiostro dei morti della Basilica di San Francesco ad Assisi. La misura aurea e i suoi quattro elementi, il cerchio, il quadrato, il triangolo e il tondo,riproposti nei 23 dipinti dell'innovativa Via Crucis, contengono tutti i simboli originari della terra di Sicilia. La Via Crucis di Madè non è infatti la classica rappresentazione voluta dalla tradizione. Lo stesso logo di identificazione rappresenta la Sicilia con alcuni suoi elementi simbolici: i limoni, il mare, monte Pellegrino. Il riferimento a Palermo e alla sua santuzza, S. Rosalia, è molto forte. Attraverso le storie di santità di Rosalia, Francesco e Chiara, l'artista lega la Sicilia ad Assisi, emblema mondiale ed universale di pace e serenità. La scelta della pietra lavica non è casuale perché rappresenta il sangue. Il fuoco vitale della Terra di Sicilia. Forte il messaggio di legalità e riscatto che pervade le stazioni del maestro Madè e che segna l'unione tra Assisi e la comunità jatina. Il “Centro Diurno 11 Settembre di San Giuseppe Jato” ospita, in formato identico all'originale, le riproduzioni della Via Crucis sotto il segno di un “patto di amicizia e fratellanza per la legalità” . E' l'unico luogo al mondo dopo Assisi dove sia possibile ammirare questa spettacolare opera d'arte! Il 21 marzo 2011 il maestro Madè, all'anagrafe Giuseppe Lo Cicero, riceve la cittadinanza onoraria di San Giuseppe Jato e dona al Comune due opere realizzate con oro ed argento che oggi sono esposte nell'aula consiliare. La prima raffigura la Gerusalemme Celeste; la seconda, il logo di un evento che da anni si realizza in estate, il Premio Yaitoy in cui spettacolo e cultura si incontrano per la promozione e la valorizzazione del territorio dello Jato.

11. Pippo Madè’s Via Crucis The ordeal of Christ painted by the Sicilian artist Pippo Madè on 23 majolica panels on lava stone today constitutes a monumental work situated in the Cloister of the Dead at the San Francesco basilica in Assisi. The golden mean and its four elements, the circle, the square, the triangle and the circle, present in the 24 paintings of the innovative Via Crucis, contain all the original symbols of the land of Sicily. The fact is that Madè's Via Crucis is not the classical representation of the tradition. The very identification logo represents Sicily, with some of its symbolic elements: lemons, the sea and Monte Pellegrino. The reference to Palermo and its santuzza (“little saint”), Santa Rosalia, is very strong. Through the stories of saintliness of Rosalia, Francis and Claire, the artist links Sicily to Assisi, a worldwide and universal emblem of peace and serenity. The choice of lava stone is not a chance one because it represents blood – the vital fire of the land of Sicily. There is a strong message of legality and redemption that pervades the artist Madè's stations and marks the union between Assisi and the Jato community.

89

67


The 11 September Daytime Centre at San Giuseppe Jato contains, in a format identical to the original, the reproductions of the Via Crucis in the sign of a â&#x20AC;&#x153;pact of friendship and brotherhood for legality.â&#x20AC;? It is the only place in the world apart from Assisi where it is possible to admire this spectacular work of art! On 21 March 2011 the artist Madè, whose real name is Giuseppe Lo Cicero, was made an honorary citizen of San Giuseppe Jato and he donated to the Council two works done with gold and silver that today are displayed in the Council hall. One represents Celestial Jerusalem; the other, the logo of an event that for years has taken place in the summer, the Yaitoy Prize, for which spectacle and culture meet for the promotion and valorisation of the Jato territory.

90


12. Ospitalità /Hospitality

Agriturismi – Farm Holidays

Ristoranti – Restaurant

Agriturismo Masseria La Chiusa Contrada Chiusa S. Giuseppe Jato (Pa) Tel. 091 8577783 Mob. 3498719459 e-mail. info@masserialachiusa.it www.masserialachiusa.it

Pizzeria Al Ventaglio Via Vittorio Emanuele III, 289 San Giuseppe Jato (Pa) Tel. 091 8576741

Casale del Principe C.da Dammusi Monreale (Pa) Tel. 091. 8579910 Mob. 3384218415 Fax. 091 8579168 e-mail info@casaledelprincipe.it www.casaledelprincipe.it Casale dello Jato C.da Percianotta Monreale (Pa) Tel. 091 8582309 / 8572175 Mob. 3343435181 Tempio del Monte Jato C.da Perciana San Cipirello (Pa) Tel. 091 8572851 Mob. 3498536082 e-mail montejato@tiscali.it Casa Vacanza “Afrodite” Via M. Minghetti,8 San Giuseppe Jato (Pa) Tel. 091 8577217 e-mail g.alesci@libero.it www.paesealbergo.altervista.org

Pizza in piazza C/so Umberto I, 235 San Giuseppe Jato (Pa) Tel. 091 8576626 Pizzeria Chico 79 Via Vittorio Emanuele III, 290 San Giuseppe Jato (Pa) Mob. 3312119419 Seggio della Montagna Via Caruso Spinelli, 34 San Giuseppe Jato (Pa) Tel. 091 8582300

69

Trattoria-Pizzeria Z'Alia Via Piana degli Albanesi, 2 San Giuseppe Jato (Pa) Tel. e Fax 091 8577065 www.zaliatrattoria.it Ristorante-Pizzeria Bott House Via Palermo,28 San Giuseppe Jato (Pa) Tel. 091 8573030 Ristorante – Pizzeria Cangelosi con possibilità di pernottamento Via Vittorio Emanuele III, 251 San Giuseppe Jato (Pa) Tel. 091 8573344

91


13. Prodotti tipici e aziende del territorio / Typical products and firms in the territory

Torrefazione Artigianale Caffè Geraci C.so Umberto I, 231 San Giuseppe Jato Tel. 091 8572124 info@caffegeraci.it Giardino della Valle C.da Traversa – San Giuseppe Jato Mob. 329 7907092 Casa Vitivinicola Feotto dello Jato S.p.a. C.da Feotto snc San Giuseppe Jato (Pa) Tel. 091 8572650 Fax. 091 8579729 info@feottodellojato.it www.feottodellojato.it Cantina Don Tomasi s.r.l. C.da Don Tomasi San Giuseppe Jato (Pa) Tel. 091 8579906 Mob. 333 2211951 www.vinidontomasi.com Cantine Alto Belice viale E. Berlinguer, 2 San Cipirello (Pa) Tel. 091 8573558 Fax 091 8579905 info@cantinealtobelice.it www.cantinealtobelice.it

Cantine Simonetti Via Leone, 26 - San Cipirello (Pa) Tel. 091 8578171 - 857 8177 info@cantinesimonetti.it www.cantinesimonetti.it Cantine Calatrasi C.da Piano Piraino San Cipirello (Pa) Tel. 091 8576767 Fax. 091 8576041 info@calatrasi.it www.calatrasi.it Cooperativa Pio La Torre Libera Terra Via Piana degli Albanesi, 84 San Giuseppe Jato (Pa) Tel 091 8577655 Fax 091 8579541 piolatorre@liberaterramediterraneo.it Cooperativa Placido Rizzotto Libera Terra Via Canepa, 53 San Giuseppe Jato (Pa) Tel 091 8577655Fax 091 8579541 placidorizzotto@liberaterramediterraneo.it Libera Terra Mediterraneo Società Consortile s.r.l. Via Porta Palermo, 132 San Giuseppe Jato (Pa) Tel 091 8577655 Fax 091 8579541 info@liberaterramediterraneo.it

Azienda Agricola Polizzi C.da Dammusi San Giuseppe Jato (Pa) Mob. 3381432023 info@formaggipolizzi.it www.lacinisara.it Caseificio Boform s.r.l. C.da Piano Piraino San Cipirello (Pa) Tel. 091 8573904 www.formaggisiciliani-boform.it Caseificio Masseria dello Jato Via Berlinguer, 3 San Cipirello (Pa) Tel. 091 8577290 Azienda olearia San Giuseppe C.da Mortilli San Giuseppe Jato (Pa) Tel. 091 8579064 www.oljato.it Frantoio San Cipirello – Assolivo C.da Gianvicario 90040 San Cipirello (Pa) Tel/Fax 091 8572493 www.assolivo.it


14. Numeri utili /Useful numbers

Municipio Via Vittorio Emanuele, 143 Tel. 091 8580209 / 858 0204 / 858 0001 Fax. 091 8572680 e-mail. sgiuseppejato@tin.it www.comune.sangiuseppejato.gov.it CAT - Centro di accoglienza turistica Via Vitt. Emanuele, 143 Tel. 091 8580278 Fax. 091 8580289 e-mail. uffturismo1@libero.it GAL Terre Normanne Tel. 091 8571357 e-mail. galterrenormanne@terrenormanne.it www.terrenormanne.it Antiquarium Case D’Alia orari: 9.00 / 18.00 Tel. 091 8577949

Poste e Telecomunicazioni Via Vittorio Emanuele, 139 Tel. 091 8572135

Guardia Medica Via Bevaio, 2 Tel. 091 8572250

Spedi express Spedizioni internazionali Tel. 091 8577280

Farmacie Farmacia Mannino Maria Corso Umberto I, 177 Tel. 091 8572127

Polizia Municipale Tel. 091 8578149 Fax. 091 8573339 Stazione Carabinieri Via Vittorio Emanuele, 1 Tel. 091 8576693

Farmacia Anna Lazio-Miccichè Corso Umberto I, 172 Tel. 091 8579035 - 8572129 Parafarmacia Via Vittorio Emanuele, 94 Tel. 091 8578093

Guardia Forestale Tel. 091 8571010

15. Hanno collaborato ai testi/Authors of texts Giuseppe Alessandro BARONE (g.a.b.) – adrianos69@gmail.com

Ferdinando MAURICI (f.m.) – ferdinandomaurici@libero.it

Maria BRUSCA (m.b.) - zaliatrattoria@libero.it

Giovanna PARRINO (g.p.) – parrinogiovanna@virgilio.it

Fabio DI SALVO (f.d.s.) – fabiodisalvo@alice.it

Francesco Gabriele POLIZZI (f.g.p.) – fg.polizzi@libero.it

Paolo FERRARA (p.f.) – arcpaoloferrarra@tiscali.it

Elina RUMORE (e.r.) – elina.rumore@libero.it

Giovanni LA BARBERA (g.l.b.) – labarberag@libero.it

Marzia SORRENTINO (m.s.) – marzia.sorrentino@gmail.com

71


16. Indice foto e dei fotografi/Index fo photos and photographers 1

Teatro greco Greek theatre (v.s.)

16 cornice ogivale ogival frame (v.s.)

2

monete federiciane coins from period of Frederick (v.s.)

17 masseria Dammusi Dammusi farm (f.d.s.)

3

particolare tegola teatro detail of theatre tile (g.a.b.)

18 particolare Masseria Procura detail of Procura Farm (v.s.)

4

vetrina Antiquarium Antiquarium showcase (g.a.b.)

19 particolare archi ogivali, Mulino del Principe detail of ogival arches, the Prince's Mill (v.s.)

5

ingresso Antiquarium Case D'Alia entrance to Case D'Alia Antiquarium (g.a.b.)

20 ruderi Masseria Procura ruins of Procura Farm (v.s.)

6

cariatidi caryatids (g.a.b.)

21 veduta Pizzo Pietralunga view of Pizzo Pietralunga (n.p.)

7

campagna scavi, estate 2011 digging campaign, summer 2011 (v.s.)

22 tra i sentieri della valle along the paths in the valley (v.s.)

8

sala delle cariatidi room of caryatids (g.p.)

23 Chiesa Madre, cappella SS.mo Crocifisso Main church, Most Holy Crucifix (d.f.)

9

capitello casa a peristilio peristyle house capital (g.a.b.)

24 Chiesa Madre, il Crocifisso Main church, the Crucifix (d.f.)

10 testa leonina – casa a peristilio lion's head – peristyle house (g.a.b.)

25 Chiesa Madre, panoramica Main church, panoramic view (s.v.)

11 particolare monete federiciane detail of coins from period of Frederick (v.s.)

26 Chiesa Madre, cappella Maria della Provvidenza Main church, Mary of Providence chapel (g.a.b.)

12 particolare iscrizione ingresso del teatro Greco detail of inscription, Greek theatre entrance (g.a.b.)

27 Chiesa Madre, navata centrale Main church, nave (g.a.b.)

13 panoramica San Giuseppe Jato anni 40 panoramic view of San Giuseppe Jato 1940s (provided by s.v.)

28 Chiesa S. Francesco – altare Corpus Domini San Francesco church – feast of Corpus Christi (s.v.)

14 San Giuseppe Jato dall'alto San Giuseppe Jato from above (g.s.)

29 Chiesa S. Francesco – l'Addolorata San Francesco church – Our Lady of Sorrows (g.a.b.)

15 fiume Jato river Jato (v.s.)

30 Chiesa Madonna del Carmelo Madonna del Carmelo church (g.a.b.)


31 Dipinto su ardesia della Madonna della Provvidenza Painting on slate of the Madonna of Providence (s.v.)

47 21 luglio – la patrona in salita 21 July – the patron saint on the climb (s.v.)

32 Chiesa Medaglia Miracolosa Miraculous Medal church (g.a.b.)

48 Chiesa Madre, San Giuseppe Main church, the statue of St. Joseph (s.v.)

33 Santuario Mariano, particolare altorilievo in marmo Marian sanctuary, detail of high-relief in marble (g.a.b.)

49 19 marzo – storica tavolata per San Giuseppe (anni 60 – foto fornita dalla sig. Massimino Domenica)

34 Chiesa S. Francesco di Paola, veduta altare San Francesco di Paola church, view of altar (g.p.)

19 March – historical table for St. Joseph (1960s – photo provided by Sig. Massimino Domenica)

35 Chiesa Madre, veduta dall'alto Main church, view from above (g.a.b.)

50 Natale (g.a.b.) Christmas (g.a.b.)

36 calice del seicento th 17 -century wine glass (g.a.b.)

51 Settimana Santa, particolare Addolorata Easter Week, detail of Our Lady of Sorrows (g.a.b.)

37 ostensorio raggiato radial ostensory (g.a.b.)

52 Settimana Santa, il Calvario cittadino Easter Week, local Calvary (g.a.b.)

38 croce astile processional cross (g.a.b)

53 particolare processione Corpus Domini detail of Corpus Christi procession (s.v.)

39 pisside pyx (g.a.b.)

54 tramonto Jatino Jato sunset (g.a.b.)

40 calice in argento sbalzato, cesellato e dorato chalice in embossed, chiselled and gilded silver (g.a.b.)

55 rientro processione dell’Immacolatella the return ra Mmaculatedda (f.c.)

41 particolare ricamo detail of embroidery (m.a.)

56 l'Addolorata Our Lady of Sorrows (s.v.)

42 ricami d'arredamento embroideries for home decoration (m.a.)

57 infiorata Corpus Domini Corpus Christi flower parade (s.v.)

43 ricami e arredamento embroideries (m.a.)

58 15 Agosto – fiera degli animali 15 August – cattle fair (v.s.)

44 15 agosto - la festa della Patrona 15 August – the feast of the patron saint (s.v.)

59 geometrie della valle geometries of the valley (c.t.)

45 l'immagine devota di Maria della Provvidenza the devout image of Mary of Providence (v.s.)

60 particolare spiga detail of ear of corn (n.p.)

46 a Mmaculatedda the sacrality of fires (f.c.)

61 pane di San Giuseppe St. Joseph bread (s.v.)

73


62 cuccia con vino cotto cuccía with mulled wine (g.p.)

80 pasta con le sarde pasta with sardines (g.p.)

63 particolare ulivo secolare olive groves (g.p.)

81 Il brocilone brocilone (g.p.)

64 uliveti detail of olives (n.p.)

82 cucciddata cucciddata (g.p.)

65 olive olives (n.p.)

83 particolare pumaroru frittu detail of pumaroru frittu

66 l’olio fresco fresh oil (n.p.)

84 A tavola at the table (g.p.)

67 un mare di vigne a sea of vineyards (g.p.)

85 Tris di dolci set of three desserts (g.p.)

68 tra i filari among the rows (g.p.)

86 il paesaggio jatino the Jato landscape (v.s.)

69 70, 71 la vendemmia the harvest (g.p.)

87 una valle d’incanto a valley of enchantment (v.s.)

72 Barricaia Feotto dello Jato Feotto dello Jato barriques

88 il complesso bandistico Monte Jato the Monte Jato band (g.l.b.)

73 ruota di pecorino pecorino cheese wheel (n.p.)

89 particolare della “Gerusalemme Celeste” di Madè detail of Madè's “Celestial Jerusalem”

74 pascoli grazing lands (n.p.)

90 panoramica panoramic view (v.s.)

75 formaggio pecorino stagionato seasoned pecorino cheese (n.p.)

91 antico bevaio old trough (v.s.)

76 ricotta ricotta (n.p.)

Fotografi/Photographers

77 gregge jatino Jato flock (v.s.) 78 forma di caciocavallo caciocavallo cheese shape (n.p.) 79 antipasto tipico typical starter (g.p.)

Maria ADORNETTO (m.a.)

Nicolò PARRINO (n.p.)

Giuseppe Alessandro BARONE (g.a.b.)

Giuseppe SIVIGLIA (g.s.)

Francesca CHIMENTO (f.c.)

Vincenzo SOTTOSANTI (v.s.)

Domenico FIORE (d.f.)

Chiara TOCCO (c.t.)

Giovanna PARRINO (g.p.)

Sebastiano VELASI (s.v.)


14. Bibliografia/Bibliography Assessorato al Turismo del Comune di San Giuseppe Jato (a cura di), San Giuseppe Jato e la sua valle. Itinerari storico-artistici della Valle dello Jato, Bagheria, 2004. S. BARRAJA, I marchi degli argentieri e orafi di Palermo. Dal XVII secolo ad oggi, Palermo, 2010. F. BELLI, Ricordi storici e statistici dei comuni di San Giuseppe Jato e Sancipirello, Tipografia La Rapida,

San Cataldo, 1934.

I. E. BUTTITTA, I morti e il grano. Tempo del lavoro e ritmi della festa, Meltemi, Roma, 2006 M. DEL GIUDICE, Descrizione del Real Tempio e Monasterio di Santa Maria Nuova di Monreale, Palermo 1702. M. C. DI NATALE, Il tesoro della Matrice Nuova di Castelbuono nella contea dei Ventimiglia, Caltanissetta, 2005. P. FERRARA, San Giuseppe Jato e San Cipirello dal potere baronale all'intervento borbonico. Progetto e storia Università Degli Studi di Palermo, Facoltà di Architettura, Istituto di Caratteri Stilistici e Costruttivi dei Monumenti Tesi di Laurea – Relatore Prof. Giuseppe Susani a.a. 1980-1981(revisione 2011, in fase di pubblicazione). C. A. GARUFI, Catalogo illustrato del Tabulario di Santa Maria Nuova in Monreale, Palermo, 1902. A. I. LIMA, Monreale (Palermo), in “Atlante delle città storiche italiane”, Flaccovio Editore, Palermo 1990. G. NANIA, Toponomastica e topografia storica nelle valli del Belice e dello Jato, Barbaro Editore, Palermo 1995. F. RENDA, Bernardo Tanucci e i beni dei Gesuiti in Sicilia, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1974. A. SCUDERI – F. MERCADANTE – P. LO CASCIO, La Valle dello Jato tra Archeologia e Storia, Edizioni del Mirto, San Cipirello, 2011. M. VITELLA, Il Museo della Basilica Santa Maria Assunta. Il nuovo allestimento, le ragioni di un percorso, in Museo d'Arte Sacra della Basilica Santa Maria Assunta di Alcamo, a cura di M. VITELLA, Trapani, 2011, pp. 19-31.

75


Finito di stampare dicembre 2011 Graficajato Via Nuova, 133 - 90048 San Giuseppe Jato (Pa)


San Giuseppe Jato Questa guida, questo Profilo, che offriamo al pubblico, in italiano ed in inglese, sia in edizione cartacea che in edizione digitale, con il quale apriamo una nostra nuova collana, Profili: guide ed itinerari, è un esempio di come sia possibile una vera collaborazione tra un ente pubblico locale, in questo caso il Comune di San Giuseppe Jato ed un centro di ricerca e di promozione culturale privato come l'Officina di Studi Medievali che opera da anni, in costante collaborazione con l'Assessorato Regionale dei BB.CC. e dell'Identità Siciliana. Proponiamo al lettore, con l'ausilio di molte immagini, assaggi di tanti temi: dalla storia antica e recente, ad un paesaggio tra i più affascinanti di Sicilia, dal lavoro antico della terra e delle mani, ai luoghi della sacralità mediterranea, per giungere fino... ad un pranzo a tavola! Buona lettura...e buona degustazione degli assaggi! Il Presidente dell'Officina di Studi Medievali Alessandro Musco

We are offering this guide, this Profile, to the public, in Italian and in English, both in paper form and in a digital edition. With it we are starting a new series, Profiles: guides and itineraries. It is an example of how true collaboration is possible among a local body, in this case the commune of San Giuseppe Jato, and a private centre for research and cultural promotion like the Officina di Studi Medievali, which has been operating for years in constant collaboration with the Regional Ministry for the Cultural Heritage and the Sicilian identity. We offer the reader, with the aid of a lot of images, assays of so many themes: from ancient and recent history, to a landscape among the most fascinating in Sicily, to the ancient work of the land and hands, to the places of Mediterranean sacrality, down to ... a lunch at the table! Enjoy reading... and enjoy the assays! The President of Officina di Studi Medievali Alessandro Musco

Comune di San Giuseppe Jato Via Vittorio Emanuele, 143 Tel. 091 8580209 / Fax. 091 8572680 e-mail. sgiuseppejato@tin.it www.comune.sangiuseppejato.gov.it

Regione Siciliana Dipartimento dei Beni culturali e dell’Identità siciliana

Officina di Studi Medievali Via del Parlamento, 32 Palermo Tel. 091 091586314 / 091333121 e-mail: info@officinastudimedievali.it www.officinastudimedievali.it

San Giuseppe Jato  

Guida di San Giuseppe Jato