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anno IX numero 3 luglio 2010 distribuzione gratuita

periodico di politica cultura societĂ  www.alambicco.com


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POLITICA Nel basso impero berlusconiano, mentre tutti gli uomini del presidente, da Dell’Utri a Cosentino, da Verdini a Carboni, schizzano ai vertici dello scandalo P3 e dopo la vergogna della “cricca” che speculava attorno alla protezione civile, il governo procede nella sua crociata contro la libertà di informazione. E lo fa non soltanto con la cosiddetta legge “bavaglio” ma anche con i tagli ai fondi per l’editoria (i giornali delle cooperative) e addirittura eliminando le tariffe agevo-

DIALOGO

late per le spedizioni di libri, riviste, quotidiani. Il maxiemendamento alla manovra di bilancio è il malcelato tentativo per chiudere la bocca ai giornali, spina nel fianco del tele-regime. Dopo la distruzione di ogni parvenza di servizio pubblico il Governo intende affondare lo stiletto sulla carta stampata. Eppure i soldi ci sono ma il governo vuole essere lui a scegliere come e a chi darli. Noi, insieme a un mondo politico-giornalistico-

editoriale enorme come mai prima nella storia dell’Italia, noi nel nostro piccolo delle 5500 copie che diffondiamo, stiamo dalla parte del no. Tuttavia non vogliamo oscurare chi la pensa diversamente. Per questo abbiamo deciso di far discutere, attorno al tema madre della libertà, tre voci discordanti. Questa è la libertà che vogliamo, e se non si ferma questo provvedimento, non l’avremo più. La redazione

ASIMMETRICO SU LIBERTÀ E INTERCETTAZIONI Roberto Cavallo: Cominciamo col dire che avere a cuore la questione della privacy, porsi il problema della scelta, ovvero se preferire adottare l’espressione ‘riforma delle intercettazioni e della loro diffusione” piuttosto che “leggebavaglio”, non comporta come suo necessario corollario la difesa del Governo Berlusconi, del Ministro Alfano, del tal presidente di commissione o di chicchessia. Giuseppe Nobile: Niente male come inizio, forse un po’ paraculo. RC. Non paraculo ma dettato dalla necessità di sparigliare gli steccati precostituiti. Il punto è chiedersi che cosa è la privacy, perché è così importante, fino a che punto possa essere sacrificata. Dell’utilità delle intercettazioni, non dubito. Della loro diffusione, un po’ sì. Se è vero, come sostiene Marcel Gauchet, che l’intimità è oramai diven-

tata un criterio di giudizio politico, a noi spetterebbe il compito di capire perché ciò sia avvenuto, poiché, quanto meno nell’opera dei maggiori filosofi-politici, l’intimità non è mai stata trattata come una “categoria politica”. Sarebbe interessante ricercare nella psicologia dei consumatori di gossip, paladini della trasparenza tout court, e vedere in quale alcova giace la motivazione di tali pretese. Costoro si appellano all’art. 21 della Costituzione sulla libertà di pensiero e di stampa; ma pretendere il rispetto

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Come se si chiacchierasse al bar o - per essere al passo con lo spirito dei tempi - come in una qualsiasi chat, Roberto Cavallo, Marco Signore e Giuseppe Nobile discutono del recente provvedimento in discussione in Parlamento sulle intercettazioni (a detta di molti “Legge Bavaglio”). Ma soprattutto discutono - brevemente, tra una nocciolina e un bicchierino virtuali - di libertà e sicurezza, di Costituzione e malafede.

della libertà di stampa, senza porsi il problema del diritto alla segretezza della corrispondenza, sancito dall’art 15 della Costituzione, non è un modo efficace di difendere la legalità. Quali sono i rischi che si corrono se vi è una sistematica e arbitraria diffusione di intercettazioni, prima che intervenga una pronuncia di un Tribunale? Marco Signore: Aggiungo al ragionamento che la libertà del singolo e la sicurezza della collettività possono essere collocati assieme sul piano più alto della gerarchia dei valori di una società democratica, ma solo se il bene comune perseguito è ben determinato o determinabile. Però, quando l’interesse generale mostra dei contorni inafferrabili, la nostra Carta Costituzionale pretende di non sacrificare, in alcun modo, la libertà e la dignità della persona umana. GN. Va bene la privacy e la libertà individuale. Siamo d’accordo nel considerare morbosa la tendenza a considerare rilevanti politicamente presunti vizi privati (a parte che non so chi sia Gauchet..). Ma non avete l’impressione di essere di fronte ad una gigantesca

“foglia di fico”, rappresentata dalla legge sulle intercettazioni, dietro la quale si nasconde l’interesse della classe dirigente a non dover rispondere in nessun modo delle proprie azioni pubbliche? È la fuga dalle responsabilità il dis-valore di fondo di questo provvedimento. Se si voleva solo tutelare la riservatezza delle comunicazioni, come sostiene Stefano Rodotà (ex presidente dell’autorità garante per la privacy), si poteva introdurre la possibilità da parte del giudice e delle parti di decidere quali parti delle intercettazioni sono rilevanti penalmente, procedendo con la distruzione del materiale considerato collegialmente irrilevante. Col provvedimento invece si vuole limitare sostanzialmente il ricorso a questo strumento investigativo e proibire (e punire) la pubblicazione di tutte le intercettazioni. RC. Ma la contrarietà ad un cattiva legge non può dare il via all’arbitrarietà della magistratura e agli istinti della folla. Da un punto di vista giuridico, ad esempio, l’istituto della rimessione del giudice (laddove si sospetti la perdita di indipendenza della magistratura giudicante) da parte della Cassazione nasce come garanzia per rimediare alle esperienze della democrazia assembleare sperimentata durante la Rivoluzione, poiché accadeva allora che i tribunali si

trovavano a giudicare davanti a una folla urlante che chiedeva di passare subito alla ghigliottina. Con le dovute proporzioni, oggi si chiede un processo di piazza, di televisione, e un tribunale del popolo; ma il giudizio reso dal popolo, che poi è una parte, non è un giudizio, e perciò il processo rivoluzionario – oggi “televisivo” – non è, per il giurista, un giudizio. Esagerato paragone? MS. Anche perché non è ragionevole ipotizzare che il magistrato, in grazia del proprio status, sia immune da errori o da condizionamenti. Chi diventa magistrato, certo non smette di continuare ad essere una persona normale come tutti noi. GN. Infatti è proprio il principale sponsor di questa legge – il nostro presidente del Consiglio – ad aver definito «menti deviate» i magistrati… Concordo metodologicamente con voi ma continuo a vedere la malafede in questo provvedimento. Lo si vede nel tempismo della presentazione, nelle argomentazioni dei suoi sostenitori. E poi c’è un altro punto: in tutti i paesi democratici chi svolge ruoli pubblici ha delle responsabilità, non solo penali bensì politiche e sociali. Un esempio di giornata: il consigliere della Cassazione che rassicura la cricca di Verdini rispetto alla possibile esclusione della Lista Formigoni dalle ultime elezioni regionali in Lombardia, garantendo un suo intervento presso i giudici, anche se poi non realizza questo intervento, non è censurabile almeno sul piano disciplinare se non penale? Non ha intaccato l’indipendenza del suo ufficio? E poi, perché la pubblica opinione (non la piazza forcaiola) non dovrebbe essere informata su questo fatto? Come in un’intercettazione mal riuscita, non si sente la conclusione della discussione. Forse non c’è, anche perchè il nostro proposito era instillare il dubbio, molteplici dubbi, piuttosto che proporre certezze.


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SAN CESARIO

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CONDIZIONE FEMMINILE A SAN CESARIO Presentati in un incontro pubblico i risultati dell’indagine promossa dalla Commissione per le Pari Opportunità

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an Cesario di Lecce ha istituito da circa un anno una Commissione per le Pari Opportunità. Scopo principale della stessa è di “sostenere le donne, di tutte le età e con uguali diritti ed opportunità rispetto agli uomini, mediante la realizzazione di progetti relativi al mondo femminile e a tutto ciò che ne consegue, come la vita familiare, il lavoro e l’inserimento delle donne straniere nella nostra comunità”. L’organo ha cercato, riuscendoci, di dare inizio alla sua attività costruendo delle fondamenta concettuali su cui basare successivi interventi che vadano incontro alle varie necessità e risolvano la più ampia parte dei problemi. In quest’ottica, l’indagine conoscitiva svolta a cura di Annamaria Protopapa e Paola Valentina Scialpi, coadiuvate da Luigi Za, docente di Sociologia Generale e Metodologia e Tecniche della Ricerca Sociale presso l’Università del Salento, si pone, oltre che come un insieme di dati compresi ed analizzati, come un forziere di esperienze ed impressioni fondamentale per decidere da quale parte muoversi e come. Riassumendo, data la grande

quantità di dati e grafici presentati, la donna di San Cesario risulta essere attaccata alla famiglia, tanto che un gran numero di nuclei sono da ritenersi allargati, con la presenza dei genitori a far compagnia ai coniugi. Un modo di vivere radicato nella cultura del nostro territorio, adottato per i numerosi vantaggi che porta oltre che per necessità di sostentamento. La cosa è palese quando si guarda ai dati relativi alla custodia dei bambini, molto spesso accuditi dai nonni più che da scuole materne o nidi privati. Aumenta anche il numero di donne altamente scolarizzate, anche se la media di lauree distribuite statisticamente non è in assoluto predominante. C’è poi un atteggiamento positivo nei confronti del lavoro e, esclusi gli impieghi pubblici, sono presenti in buon numero attività gestite al femminile come iniziative imprenditoriali. La famiglia ha un valore altissimo per gli abitanti del nostro paese. Uno dei dati più impressionanti presentati fotografa infatti l’abitante come una figura chiusa nel suo guscio, che intrattiene scarsi, sporadici rapporti con il vicinato, tanto che, nemmeno in situazioni di emergenza, chiede aiuto

Periodico di politica cultura società Anno IX n. 3 - Luglio 2010 ISCRITTO AL N. 792/2002 DEL REG. STAMPA DEL TRIB. DI LECCE

Direttore responsabile: Giancarlo Greco. Hanno collaborato: Andrea Rollo, Andrea Savonitti, Antonella Perrone, Aristodemo De Blasi, Chiara Savonitti, Cristian Nobile, Enrico Tortelli, Gianni Nobile, Giuliana Scardino, Giuseppe Nobile, Luca Ruberti, Lucia Luperto, Marco Signore, Paolo De Blasi, Paolo Taurino, Pierpaolo Lala, Riccardo De Blasi, Roberto Cavallo. www.alambicco.com • e-mail: redazione@alambicco.com Redazione: via Umberto I, 65 - San Cesario di Lecce Distibuito gratuitamente a San Cesario, Cavallino, Lequile, San Donato Stampato presso: S.& G. Grafiche - Galugnano (LE)

Per la pubblicità su questo giornale: 329.2203660

a chi abita vicino, preferendo contattare familiari e parenti prima di rivolgersi altrove. Infine la popolazione femminile di San Cesario ha espresso uno scarso interesse per le forme associative e politiche, manifestando un disinteresse spesso motivato in maniera generica, non precisa. A cosa sia dovuto ciò è difficile sapere, ma di certo migliorare l’unione tra concittadini non potrebbe portare risultati spiacevoli, quindi bisogna tenere a mente il problema. I dati conoscitivi per la programmazione di “interventi atti a sviluppare un miglioramento delle condizioni di vita delle donne e un coinvolgimento attivo delle stesse su tematiche e problematiche che le riguardano direttamente”, sono dunque acquisiti, grazie a questa ricerca finanziata dalla Consigliera di Parità della Provincia. Rovesciando la medaglia, quello che emerge da questo lavoro è, dispiace dirlo, un senso di generale perplessità. I capitoli precedenti la presentazione dei dati sono occupati da, si lasci passare l’opinione personale, troppi preamboli, come dieci pagine dedicate alla definizione di commissione di parità e circa quaranta ad una

retrospettiva storica su San Cesario che poco si sposa con l’ambizione del libro, fornire una fotografia della condizione femminile del paese nei tempi recenti. Non sarebbe stato più opportuno presentare dei dati ed occupare anche cento pagine a discutere di cosa e come fare per aiutare nel concreto le donne? Siamo sicuri siano sufficienti cinque righe di conclusione a pagina 122 e decine di citazioni di autori famosi qui e là per il documento? O si presentano dei dati, o si scrive un’opera basandosi su dei dati, o si crea un mix tra le due cose, ma lo si deve fare bene. Andrea Rollo


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CAVALLINO

SOGNO

La maggiornaza “di ferro” di Gorgoni si sfalda a un anno dal voto con tre “disertori”

DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

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re componenti della maggioranza, di cui due assessori e il capogruppo, hanno rimesso i propri incarichi per divergenze insanabili con il Sindaco e parte della maggioranza. Un fatto che in altri paesi avrebbe aperto una diatriba politica tale da creare serie difficoltà nel prosieguo politicoamministrativo. Senza scomodare l’etica circa l’opportunità di continuare ad amministrare senza una parte rilevante della squadra di governo è passato l’ennesimo treno della vitalità politica cittadina. Lo scontro è avvenuto in consiglio comunale sull’approvazione del bilancio. Esattamente in un periodo di mezza estate si è confuso, come capita nei sogni, di vivere un tempo e uno stile del fare politica, diciamo poco conosciuto a Cavallino. Shakespeare sarà clemente per aver fatto ricorso alla sua commedia per definire una fatto locale, in una piccola città del sud Italia, che nulla ha a che fare con lo sfondo di Atene in cui è immaginata la commedia.

Ma è un’espressione che è nata da sola e non è più andata via, quando si è sparsa la notizia della rottura della maggioranza cavallinese. La politica di questo comune non è avvezza agli imprevisti, Cavallino è un paesotto che si è costretti a definirlo città perché si è inseguito e trovato tale fregio, ma le dinamiche sono e restano quelle di un paesotto nel quale ha vinto il pensiero unico. Qualcuno cerca di incorniciare come un fatto da guinness che tre pezzi della maggioranza siano fuoriusciti e già questo dà l’idea del blocco monolitico e noioso, avuto qui in questi anni. Siamo tutti chiamati a fare politica, ma alcuni si sono candidati assumendosi l’impegno di rappresentare l’elettore/cittadino. Quindi la noia del pensiero unico rende questo fatto politicamente interessante. Forse di intrigante c’è che ha reso un po’ più difficile la scelta o la composizione dei gruppi politici, che giunti quasi alla fine del mandato si apprestavano, nella quiete più assoluta, a riposizionarsi sul solito scacchiere. Entrare in

merito ai contenuti del perché si è avuta questa crisi non può essere riassunto in un articolo di giornale anche perché è onesto rendere giustizia alle grandi questioni che riguardano Cavallino e non perdersi nei rivoli di un bilancio, seppur importante. Fra le altre cose si è assistito ai tanti analisti, non tanti, i soliti, che da sponde diverse profetizzano questa o quella soluzione finale o peggio la fine di questa o quella carriera politica. Sempre poca cosa rispetto ai problemi di Cavallino. Forse da un articolo su un giornale ci si aspetta di chiarire i motivi e i fatti di tale rottura, ma nel rispetto dell’intelligenza di tutti, tale evento può essere preso come spunto di riflessione su quanto la politica deve dare ai territori. Non di questioni materiali ma di spinte politiche che provengono dall’immateriale, vien voglia di parlare, dallo spirito dell’amministratore che deve anteporre al suo protagonismo la sua progettualità. Se un fatto politico ha lesionato una maggioranza che determina il pensiero

unico della città non si apra la corsa alla presa della diligenza per fare parte di un secondo tempo del pensiero unico. Che la rottura di un gruppo politico sia occasione di libertà, libertà di pensiero, di azione, che sia occasione per costruire una pluralità di pensieri, che sia momento di coinvolgimento e partecipazione. È giunto il momento di rinunciare alle passeggiate-sfilate “vestiti” da politici e grandi pensatori, è necessario avere uomini che abbiano voglia non di esibirsi ma di creare pensiero , anche se questo è faticoso. Si torni alla politica. Non può continuare la storia che l’economia e gli interessi particolari sono i proprietari della nostra capacità di produrre pensiero. È il momento di sapere quanto si è alti e nessuno sa quanto è alto se non ci si alza in piedi. Auguro alla prossima classe dirigente di Cavallino di essere costituita, comunque andrà, da uomini e donne in piedi. Giancarlo Nicolaci


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LEQUILE

ANDRIOLI AL TAR Possibile stop per l’assegnazione del palazzo all’Ateneo salentino n altro tassello si è aggiunto alla vicenda dell’Ex Istituto Andrioli. È di pochi giorni fa, infatti, la notizia che un ricorso innanzi al Tar è stato proposto da una cooperativa sociale di San Cesario, per l’annullamento della delibera consiliare con cui lo scorso aprile il Comune di Lequile ha ceduto in comodato gratuito, e per un periodo trentennale, la maggior parte degli spazi del prestigioso immobile all’Università del Salento. Per quanto è dato sapere, secondo la società ricorrente, su quest’ultimo graverebbe uno specifico vincolo di destinazione ai servizi sociali imposto dalla Regione Puglia quando, con la determina di estinzione dell’IPAB (Istituzione di Pubblica Assistenza e Beneficenza) Orfanotrofio Femminile Andrioli, ne veniva trasferita la proprietà al Comune. Per questo motivo, l’assegnazione dell’edificio all’Università del Salento contrasterebbe totalmente con tale prescrizione pregiudicando i soggetti che, come la cooperativa, operano nel campo dei servizi sociali e hanno, quindi, interesse all’attribuzione di alcuni spazi dell’immobile. In attesa della decisione dei giudici amministrativi, resta tuttora il rammarico per le modalità attraverso le quali si è giunti alla decisione su come utilizzare l’edificio. Pur considerando le gravi diffi-

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coltà economiche che oggi tutti gli atenei sono costretti a fronteggiare a causa degli scriteriati tagli governativi, si sarebbero potute prevedere delle minime contropartite, una durata più breve del contratto (magari anche subordinata a periodiche verifiche circa il raggiungimento degli obiettivi che lo stesso si proponeva). L’ importanza, poi, dell’edificio, la sua grandezza, i tanti anni trascorsi prima di ottenere i finanziamenti e quelli necessari per completare il restauro - oltre alle precedenti esperienze di concessione delle poche strutture comunali esistenti a singole associazioni che, pur svolgendo attività degne della massima considerazione, le utilizzano in modo esclusivo - avrebbero dovuto suggerire una maggiore riflessione e soprattutto il coinvolgimento della cittadinanza attraverso gli strumenti partecipativi che pure il regolamento comunale prevede. E non andava posta in secondo piano, peraltro, la cronica mancanza di luoghi di confronto, di incontro o comunque di spazi indispensabili per l’organizzazione di iniziative di qualsiasi genere, situazione che limita la crescita sociale e culturale della comunità lequilese. Giancarlo Greco giancarlo@alambicco.com

MILIARDI DI EURO

PRENDONO IL VOLO

Ho ricevuto una mail dalla mia amica Clarabella che mi ha fatto molto pensare. E mi è sembrato giusto condividerla con voi lettori. Come ormai tutti sanno, la manovra finanziaria varata a fine maggio dal ministro Voltremont (detto anche Trecarte, del cui gioco è un appassionato estimatore) ammonta a 24 miliardi di euro. Qualcuno, con felice intuizione, ha parlato sin da subito di macelleria sociale, nel senso che questa manovra si abbatte sui più deboli e su coloro che hanno meno strumenti per difendersi: giovani, precari, lavoratori, famiglie mentre non tocca i grandi patrimoni, le rendite, i redditi più alti. La manovra è costituita infatti da pesantissimi tagli agli Enti locali, ed in particolare ai

Comuni ed alle Regioni, che non saranno più in grado di assicurare i servizi essenziali, dal sostegno al trasporto pubblico locale alla scuola, dalla sanità all’agricoltura, al punto che molti governatori hanno minacciato di restituire al Governo le deleghe affidate dalla riforma “Bassanini” “così se il fantasioso superministro sa come far camminare treni ed autobus senza carburante e senza elettricità… allora faccia pure lui!”. Sono state dette molte cose sulla manovra, ma quasi tutti i commenti sembrano concordare sulla sua necessità e sulla mancanza di alternative concrete. Insomma, saranno lacrime e sangue per i soliti bastonati e tartassati, e si potevano certamente fare scelte diverse, ma di una manovra correttiva

SUONI DAL PASSATO Restaurato l’antico organo della chiesa di San Vito

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o scorso giugno, con tre grandi appuntamenti, si è celebrato il restauro dell’organo settecentesco della Chiesa di S. Vito Martire che da oltre sessant’anni giaceva inutilizzato. Dopo vari tentativi durati quasi un decennio, grazie all’interessamento e alla tenacia di alcuni “innamorati” della Chiesa di S. Vito e a un accurato restauro affidato alla Bottega Organaria Cremonesi e D’Arpino di Soncino (Cr), è stato possibile riascoltare le sonorità del passato con tutti i diversi e particolari registri che l’organo possiede. Domenica 13 giugno, alla presenza di Mons. D’Ambrosio e di rappresentanti della Provincia e del Comune di Lequile, si è tenuto un insolito concerto inaugurale per tromba, organo e percussioni che ha visto impegnati, rispettivamente, il M° Antonio Marsini e due nostri concittadini, il M° Antonio Rizzato ed il M° Ovidio Venturoso. Il 15 giugno, poi, in occasione

proprio non si poteva fare a meno. Poi ho letto la mail di Clarabella e sono rimasta senza parole. Non sapevo, infatti, che nel frattempo le nostre Forze Armate avessero acquistato centotrentuno cacciabombardieri F35, centoventuno caccia Eurofighter e cento elicotteri NH90. Il tutto per la modica somma di… indovinate un po’? 29 miliardi di euro! 5 miliardi in più dell’intera manovra!!! Ora tutti sappiamo che, oggi come oggi, senza un cacciabombardiere non si va da nessuna parte. Quindi, come ha scritto Massimo Gramellini su “La Stampa”, “lungi da noi l’idea populista di rinunciare al rombo dei motori guerrieri per tutelare lo stipendio di un impiegato pubblico o la sopravvivenza di un ente culturale. Però, forse, almeno un accenno a questa eventualità poteva essere fatto da chi ci governa. Anche solo come gesto di trasparenza e di cortesia: cari italiani, vi chiediamo di stringere la cinghia, però sappiate che i

della solennità di S. Vito, si è svolta un’importante celebrazione alla presenza del Coro Gregoriano “Cum Jubilo” che ha accompagnato l’intero rito alternando al canto gregoriano il suono dell’organo, come nel Seicento. Infine, a conclusione della manifestazione, ha tenuto un’emozionante concerto il famoso organista internazionale Luigi Celeghin (evento inserito nel programma della Festa Europea della Musica). Con tali iniziative, che hanno anche registrato un discreto successo di pubblico, si è celebrata degnamente la restituzione alla cittadinanza lequilese di questo prezioso strumento, uno dei più importanti organi antichi presenti nell’intera provincia. Speriamo che questo segni solo l’inizio di un percorso che, con il necessario contributo di tutte le istituzioni, possa rappresentare un’importante opportunità di crescita culturale per la nostra comunità. Riccardo De Blasi

vostri sacrifici non saranno vani, perché dei cacciabombardieri così belli non li ha nessuno. Per non parlare degli elicotteri. L’emozione sarebbe stata talmente forte che i dipendenti dello Stato avrebbero donato, se non l’oro (di cui al momento sono sprovvisti), i loro straordinari alla Patria, pur di consentirle di sfrecciare invitta e gloriosa nei cieli. E i poliziotti avrebbero sbandierato con orgoglio la mancanza di soldi per il carburante delle auto di servizio, con la tranquilla consapevolezza di chi sa che per combattere la mafia, stroncare la corruzione e proteggere i cittadini, nulla è più efficace di uno stormo di cacciabombardieri”. E poi, aggiungo io, restano sempre quei 5 miliardi di euro in più. Magari un paio di cacciabombardieri e qualche elicottero per le foto ricordo del nostro ministro della Difesa ce li potevamo anche permettere, cribbio! Nonna Papera

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SAN DONATO

INSIDIE: COME VIVERE LA REALTÀ Gianluca Conte torna in libreria con poesie di impegno civile e sentimento

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nsidie di Gianluca Conte, pubblicato da Il Filo, è una “raccolta di poesie”, ben 31 componimenti, che attraversano la realtà sottolineandone gli aspetti più rumorosi, sempre più spesso assopiti dal silenzio tombale dell’indifferenza. Non poesia come strumento mnemonico o come componimento di qualche (importante) classico, ma con Gianluca Conte la poesia riconquista la dimensione sociale, diventa il veicolo privilegiato di un dialogo con il quotidiano e con le sue brutture, senza mai diventare lo specchio pessimistico di anime paranoiche. Anzi. Insidie è uno sprone, è un sollecitazione ad essere “attivamente critici” (come dice l’autore) e ritrovare lo spirito civico nascosto, ormai da troppo tempo, sotto una coperta individualistica che basta solo per una persona. Sebbene apparentemente i temi trattati da Gianluca Conte compaiano spesso sulle testate dei grandi giornali, sebbene siano oggetto di discussione al bar, sebbene “lo hanno detto alla televisione”, parlare oggi di “morti bianche”, “responsabilità della parola”, “inquina-

mento”, “burocratizzazione” e “condizione della donna” non è interessante poiché l’inflazione della notizia ha portato alla non-notizia e, quindi, ad un atteggiamento a-critico nei confronti del problema. Invece, come Conte dice: “non è vero che non serve parlare. Parlare serve, eccome. Potrei citare Pasolini ‘Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario’, ma mi limito a dire che parlare serve perché il silenzio è il vero nemico da combattere”. E parallelamente: “Informarsi dovrebbe essere un diritto e soprattutto un dovere di ogni cittadino. Se una notizia non arriva al destinatario, la colpa non può e non deve essere esclusivamente degli organi di stampa o della televisione. Ciononostante, anche i media hanno una buona parte di mancanza”. Gianluca Conte è consapevole che la sua parola non salverà il mondo ma, allo stesso tempo, non rinuncia alla sua convinzione: abbandonare la poltrona del qualunquismo e salire sull’onda dell’attivismo e della partecipazione. Per questo Insidie è una scossa, è un

violento risveglio, è un caldo invito. Bisogna ricordarsi che si muore tra il silenzio colpevole di tutti, perché “Su quelle impalcature / Dove l’azzurro è di casa/ Molte volte c’è il nero / Lo scuro dell’oblio/ Del non ritorno/ Una linea immaginaria unisce/ chi non c’è più/ a chi è ancora qui/ pensando che infondo, sì,/ si è vivi per miracolo”. Siamo tutti invitati a usare le parole con cautela, soprattutto quando si ha la possibilità di servirsi di un palcoscenico mediatico: “Certe volte conviene usare le parole/ Col contagocce./ Distillare/ Filtrare/ Appurare./ Non costringere/ Non censurare/ Semplicemente misurare”. Il tema dell’inquinamento, in questo periodo di lotte contro la centrale a biomasse, non può essere per noi un discorso da far cadere nel nulla; dovremmo sentire “nostri” i versi e rifletterci su attivamente: “Lei mi sorrideva/ Io mi sono fidato./ L’aspettavo ogni giorno./ Ora sono qui/ Ma non so dirti dove./ So solo che mi sto sciogliendo / Che il mio respiro è un affanno”. E con questi e molti altri versi che

Insidie ci fa riflettere, ci invita a non essere soggetti passivi perché i problemi sociali non devono essere ignorati né ci si può sentire impotenti, e quindi rinunciatari, nei confronti di “grandi questioni” che però, a ben guardare, riguardano il nostro quotidiano. E il nostro quotidiano non può diventare un giorno qualunque di un cittadino qualunque: il quotidiano è la nostra vita e le mille azioni che ogni giorno compiamo. Non possiamo permetterci il lusso di “aspettare” il passare del tempo e lo scorrere delle vite, dobbiamo riprendere il gusto dell’impegno civile ed evitare di avere ancora paura della a-solidarietà sociale. Chiara Savonitti


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L’ALAMBICCO DELLE IDEE

- SECONDA PARTE

SAN CESARIO

URBANISTICA: VERSO UNA NUOVA IDEA DI TERRITORIO

Continua il nostro “laboratorio” sui temi principali dell’azione aministrativa del territorio. Focus di questo numero sono l’assetto e la pianificazione del territorio, tema che qui ci limitiamo ad accennnare, vista la sua complessità, invitando gli attori principali di questo settore a un forum di approfondimento nel prossimo autunno.

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er scelta editoriale, da pochi mesi “l’alambicco” fa’ capolino su un territorio non più vasto quanto i soli confini comunali di San Cesario e torna a guardare ad una porzione almeno di quell’area timidamente distinguibile sotto il nome di Valle della Cupa. A voler parlare di urbanistica, questo non è però l’unico motivo che induce ad esorbitare, in questa premessa, la stretta dimensione comunale rappresentata dalla pianificazione locale di San Cesario o di altri Comuni. L’iniziativa politico amministrativa della Regione Puglia, grazie alla spinta incessante e qualificata dell’Assessorato Barbanente, ha infatti saputo offrire alle politiche di assetto del territorio un tale, nuovo paradigma che, per chiedersi dello stato della pianificazione locale dei Comuni raggiunti da questo foglio, è necessario riferirsi prima al nuovo orizzonte culturale ed operativo raggiunto. Nell’aprile 2005, il sistema dell’urbanistica regionale - caratterizzato dalla mancanza di scenari, da un freddo modello gerarchico interistituzionale, da un quadro normativo incompiuto o confuso - denunciava ancora una visione procedurale e burocratica del governo del territorio, basata prettamente su un’interpretazione regolativa e vincolistica delle sue funzioni. Privo di un quadro di assetto generale ad ampia scala, tutto il sistema di governo del territorio era incentrato su una scala comunale di pianificazione fatta molto spesso di Piani sovradimensionati e snaturati da successive varianti, che incontravano il livello regionale per meri aspetti autorizzativi. Oggi, grazie al modo in cui la Regione ha saputo interpretare il suo ruolo, lo stesso sistema dell’urbanistica può dirsi invece incentrato attorno ad una visione strategica della pianificazione, aperta alla par-

tecipazione di vari soggetti, istituzionali e non. Rompendo un modello gerarchico e centralistico, l’ente regionale ha saputo finalmente offrire un assetto sistemico ed integrato alle esigenze di trasformazione consapevole del territorio, giungendovi peraltro all’insegna della concertazione istituzionale. Il Documento Regionale di Assetto Generale (DRAG) approvato nell’agosto 2007, spingendosi oltre le

dichiarazioni di principio, ha infatti potuto fornire quel quadro condiviso delle grandi opzioni strategiche regionali che mancava, fornendo riferimento all’azione della stessa Regione, delle Province che elaborano i Piani territoriali - indispensabile riferimento di area vasta per la stagione di nuovi piani comunali - e dunque dei Comuni, impegnati nella faticosa attività di rinnovamento della pianificazione locale. Il cambio di paradigma, dalla logica del controllo regionale a quella della pianificazione quale forma di governo del territorio in cui trovano sintesi obiettivi, prospettive, azioni dei diversi attori, ha comportato

ovviamente una forte innovazione della pianificazione urbanistica stessa e delle sue regole. In una sede non tecnica come questa, la novità più importante da sottolineare è certamente quella rappresentata dal ruolo assegnato alla partecipazione sociale nella formazione dei piani urbanistici locali; se nei piani di precedente generazione l’intervento del cittadino era limitato all’istituto delle osservazioni al piano regolatore appena adottato, nella nuova stagione urbanistica il ruolo degli abitanti dei luoghi oggetto di piano non è affatto di contorno. Non solo infatti la partecipazione contribuisce ad arricchire la conoscenza tecnica dei luoghi con quella esperienziale, ma contribuisce pure e soprattutto a conferire alla pianificazione il valore di un luogo di crescita civile delle comunità e di un processo culturale che ricuce il rapporto sociale ed affettivo tra gli abitanti ed i loro ambienti di vita. Per questo, tornando alla dimensione comunale di partenza e volendo affrontare lo stato della pianificazione locale nei Comuni di San Cesario, Lequile, San Donato e Cavallino, l’Alambicco avvierà dai prossimi numeri un percorso articolato per favorire la conoscenza dello stato del rinnovamento della pianificazione, la veicolazione delle iniziative e delle idee nonché la partecipazione sociale ai processi in corso o in via di avviamento. Dalle pagine di questo numero lanciamo intanto l’idea e dunque l’invito - a realizzare in redazione un forum tra gli attori istituzionali, Assessorati comunali competenti, Provincia e Regione, alla ripresa delle attività, in autunno. Le pagine del nostro sito web www.alambicco.com sono invece già a disposizione per raccogliere i primi contributi. Luca Ruberti

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CENTRALE

A BIOMASSE: UNA STORIA ALL’EPILOGO? AMBIENTE

La mobilitazione dal “basso” contro l’impianto di Cavallino esempio di partecipazione efficace

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li) abbiamo cominciato a sentirci dire “come stanno le cose?”, “quello che dice?”, quell’altro che fa?”, “fate così”… da qui la necessità di ampliare la nostra azione e diventare un Comitato Intercomunale che potesse coinvolgere anche i cittadini e le Amministrazioni di San Cesario e Lizzanello. Insieme agli amici di questi Comuni abbiamo diramato comunicati stampa, partecipato a trasmissioni radiofoniche e televisive e organizzato fantastiche manifestazioni ma soprattutto siamo riusciti a diventare veramente una massa critica che non si può ignorare. La prospettiva adesso è quella di non disperdere questo patrimonio sociale conquistato ma di continuare a lavorare insieme per poter consolidare questa sinergia virtuosa fatta di scambi e collaborazione tra i cittadi-

Una foto della manifestazione del 2 giugno

ni e le Amministrazioni per poter progettare tutti insieme uno sviluppo condiviso e sostenibile per il nostro territorio, anche perché adesso bisognerà difendersi nella battaglia lega-

le che la società sicuramente scatenerà! Andrea Savonitti nobiomassecavallino@alice.it

CRONISTORIA DEL PROCEDIMENTO SUCCESSIVO ALL’ISTANZA PER L’INSEDIAMENTO DELLA CENTRALE A BIOMASSA DI CAVALLINO

[Scheda]

a Regione Puglia, dopo le osservazioni tecniche dell’ARPA e dell’ASL, sembra ormai definitivamente orientata a bocciare il progetto per l’insediamento di una grossa centrale a biomassa in zona masseria Guarini, formalmente territorio di Cavallino ma di fatto a ridosso dei comuni di San Donato e San Cesario oltre ad essere molto vicina anche a Lizzanello. Come membro del direttivo del Comitato contro questa centrale sono molto felice del parere regionale ma al tempo stesso anche un po’ orgoglioso del lavoro che in quasi un’anno e mezzo siamo riusciti a realizzare. Abbiamo depositato memorie tecniche presso la Provincia, l’Arpa, l’Asl e la Regione, partecipato ad una riunione della commissione ambiente della Provincia, a due conferenze dei servizi presso l’Assessorato allo Sviluppo Economico della Regione e sempre ci è stato riconosciuta la validità del materiale prodotto. Quello però che più mi gratifica è pensare di aver risvegliato in molte persone la voglia di tornare ad essere protagonisti e attori fondamentali delle scelte politiche più delicate, quelle che toccano direttamente il diritto inalienabile alla salute e alla qualità della vita. All’inizio è stato difficile anche procurarsi gli atti e potere accedere al progetto perché tutto era assolutamente tenuto all’oscuro. Ci siamo fatti promotori della nascita di un dialogo e di un confronto su questi temi ma soprattutto dell’acquisizione e della divulgazione dei dati che riuscivamo, faticosamente, ad ottenere. Abbiamo cominciato dal mio paese, San Donato, andando casa per casa per consegnare opuscoli e materiale informativo ed abbiamo avuto modo di constatare progressivamente un mutamento nell’approccio dei cittadini. I primi tempi i commenti erano sempre: “tanto se hanno deciso la fanno lo stesso”, poi quando piano piano siamo riusciti a far prendere posizione ad alcuni amministratori (comunali, provinciali e regiona-

8 aprile 2008: la società TG Energie Rinnovabili srl presentava alla Regione Puglia (Assessorato allo Sviluppo Economico) domanda autorizzativa unica in merito alla costruzione ed esercizio di un impianto di produzione di energia elettrica alimentato da oli vegetali grezzi di potenza di 37 MWe (74 MWt). 24 ottobre 2008: presso la Provincia di Lecce venivano depositati il progetto definitivo dell’impianto. 21 novembre 2008: presso la Regione Puglia venivano depositati il progetto definitivo dell’impianto. 3 febbraio 2009: convocazione della prima riunione della Conferenza dei Servizi: unica Amministrazione comunale invitata a partecipare è quella di San Donato, non vengono invitati i comuni di Lizzanello e San Cesario che pure confinano con l’area individuato per l’impianto. 6 marzo 2009: il Consiglio Comunale di Cavallino approva all’unanimità dei presenti lo schema di convenzione con la ditta proponente che prevede il versamento nelle casse comunali di 600.000 euro all’anno per 15 anni oltre alla realizzazione di opere civili per un importo 3.000.000 di euro.

14 aprile 2009: veniva espresso parere di compatibilità ambientale positivo dall’Ufficio tecnico del Comune di Cavallino. 17 luglio 2009: con la Determinazione Dirigenziale n. 159 del 17.07.2009 la Provincia di Lecce esprimeva parere positivo in merito alla compatibilità ambientale circa il progetto di “Impianto di cogenerazione alimentato a biomasse vegetali vergini oleose di potenza elettrica complessiva pari a 37MW”. 19 maggio 2010 seconda conferenza dei servizi in cui emerge che manca il parere di A.I.A. (Autorizzazione Integrata Ambientale), praticamente in questo procedimento non si erano ancora espressi importanti organi tecnici come l’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) e l’ASL. Durante questo incontro i legali della ditta chiedono l’allontanamento dei rappresentanti del comitato e del Comune di San Donato perché la loro presenza “non è attinente”. 7 giugno 2010: la Provincia, di concerto con ASL e ARPA rilasciano parere di A.I.A. negativo. 2 luglio 2010: terza conferenza dei servizi con chiusura del procedimento di acquisizione dei pareri. 15 luglio 2010: parere negativo del Responsabile regionale sul progetto


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ALTA

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SORVEGLIANZA

SOCIETÀ

Sovraffollamento e nessuna rieducazione: l’inferno delle prigioni italiane raccontato da un ex detenuto

E

gidio (trattasi di un nome di fantasia utilizzato per non violare la privacy dell’intervistato) ha quasi quarant’anni ed è un uomo dallo sguardo fiero, carismatico. Oggi è sereno, conduce una vita tranquilla simile a quella di tanti suoi coetanei inseriti nella società. Ma Egidio non è una persona comune, ha alle spalle un passato burrascoso, che l’ha costretto a trascorrere più di dieci anni della sua giovinezza dietro le sbarre di diversi carceri italiani. Gli ho chiesto di raccontare la sua esperienza per illuminare un mondo terribile su cui da anni si addensano diverse ombre. Con estremo garbo la mia richiesta è stata accolta.

Egidio racconteresti gli anni della tua reclusione? Sono stato tratto in arresto nel 1994, mandato di cattura per associazione di stampo mafioso (armi, rapine, etc), la mia permanenza nel carcere di Lecce è stata brevissima. Penso per la gravità delle accuse ricevute. Venni, infatti, trasferito nel carcere di massima sicurezza di Ancona. A Lecce sono stato nel carcere vecchio, dove, nonostante la struttura fosse fatiscente, si stava meglio. Ricordo, infatti, che nei celloni della casa circondariale Bobò, benché venissero ammassate non meno di 40 persone, si respirava, gli ambienti erano ampi. Certo ogni cellone disponeva di un unico bagno, quindi immagina ogni mattina che tragedia! Però quella situazione era preferibile a quella attuale. Oggi nel carcere nuovo capita di stare in celle piccolissime (3x2 o 4x2) anche in tre persone e si soffoca. Ad Ancona le condizioni di vita erano ottime poiché essendo un carcere di massima sicurezza, io appartenevo alla categoria dei detenuti A. S. (alta sorveglianza), ero un “privilegiato”: per essere controllato meglio ero destinato in una cella singola. Paradossalmente chi è ritenuto più pericoloso vive in condizioni più umane. Durante questo periodo, poiché dovevo sostenere dei processi, venivo spesso a Lecce. Credo di essere stato uno dei primi ospiti del carcere nuovo.

ti ben 72 suicidi, nel 2010 la tendenza non sta variando; cosa rende il sistema carcerario italiano così terribile da portare tante persone alla decisione estrema di togliersi la vita? Bisogna capire una cosa: la maggior parte delle persone che vanno in galera ha problemi. Sono in un certo senso costrette a delinquere, non hanno altra via d’uscita. E una volta arrestate, vengono abbandonate, restano sole, è inutile che raccontano che vengono assistite, che c’è rieducazione. Non è vero. I carcerati vengono lasciati soli. Nei carceri italiani la pena è punizione, non è riabilitazione né tanto meno reinserimento.

Che impressione ti fece questa nuova struttu-

Ci descrivi una giornata tipo? Ti alzi la mattina, hai due ore d’aria, poi si pranza, poi hai due ore altre d’aria, dopo di che il detenuto viene sigillato nella cella e si riesce all’indomani mattina. Sei un sepolto vivo! Ecco a cosa sei ridotto! Immagina di vivere in una cella 3x4 in 3 persone, in un carcere fatto di ferro e cemento, in agosto a 50 gradi, senza acqua (a Lecce l’estate l’acqua viene sistematicamente tolta, dicono che non c’è), ecco che diventa quasi normale per un soggetto più fragile decidere di farla finita. Si preferisce scegliere di porre fine a una simile sofferenza.

ra? La struttura era nuova si, ma in realtà nulla funzionava! Comunque è pure comprensibile. Il carcere di Lecce è ingestibile. Faccio un esempio per spiegarmi. A Fossombrone, che a detta del ministero è uno dei carceri maggiormente punitivi, ti mettono in cella da solo. Così tu sconti la tua pena meglio, in tranquillità. Mentre a Lecce non si respira, non c’è spazio, a volte capiti con persone con problemi di tossicodipendenza. Sai che vuol dire avere a che fare con un uomo che va in crisi di astinenza in una cella piccolissima? Chi non ha vissuto queste cose non può neanche immaginare di cosa stiamo parlando! Nel 2009 Nelle carceri italiane si sono verifica-

Ma parroci, assistenti sociali, psicologi in carcere non esistono? Ci sono, ma il loro numero è inadeguato. A Lecce, per esempio, c’è uno psicologo per 2000 persone. In queste condizioni è impensabile che si possano seguire in modo efficace tutte le diverse e complesse problematiche presenti in carcere. In verità a Lecce dati ufficiali parlano di 1400 detenuti. Dicono loro, ma ti assicuro che basta fare due conti per capire che non è così. Ne nascondono molti. Ci sono 700 celle, in ogni cella sono rinchiusi minimo in tre. tre per sette uguale ventuno.

Che tipo di attività si fanno in un carcere nuovo con diverse strutture a disposizione? Non si fa nulla. Le strutture ci sono ma non ven-

gono utilizzate. Oppure vengono fruite solo da pochi fortunati. Nel 2009 muore a Regina Coeli Stefano Cucchi le cause sono da accertare. Per esperienza personale ti posso garantire che Stefano Cucchi è stato ammazzato dalle guardie. L’esasperazione a volte ti porta a ribellarti. Così io ebbi la felice idea di reagire ai soprusi di una guardia, ci fu una colluttazione e il secondino ebbe la peggio. Per questa storia subì un processo ed inoltre, so che è difficile da credere, durante il mio trasferimento in un altro carcere venni dirottato per 3 giorni nel carcere di Benevento, dove venni letteralmente massacrato di botte. Non sono né il primo né l’ultimo, quindi non c’è da meravigliarsi. Erano tanti a picchiarmi e indossavano dei guanti, forse per non sporcarsi le mani di sangue. Appena uscito come è stato l’impatto? La mia fortuna è stata di avere una famiglia che mi ha sempre seguito, a differenza di tanti altri non sono stato abbandonato al mio destino. Facevo colloqui regolarmente, sono stato seguito dal punto di vista legale e quando sono uscito i miei familiari si sono interessati a trovarmi una ditta che mi ha assunto consentendomi di ritornare finalmente libero. Non smetterò mai di ringraziare queste persone che mi hanno dato lavoro e fiducia, sebbene la polizia avesse cercato in ogni modo di dissuaderle. Mi hanno concesso una seconda opportunità e io credo di averli ricambiati lavorando con impegno. Penso di non averli delusi. Nel seicento Cervantes tramite il suo celebre personaggio Don Chisciotte asseriva: “ogni uomo nasce libero e nessuno dovrebbe ridurlo in catene”. Siamo nel 2010 ma le considerazioni del cavaliere dalla triste figura restano ancora le utopie di un folle sognatore. Tonio Spedicato L’INTERVISTA INTEGRALE LA POTETE LEGGERE SUL NOSTRO SITO: WWW.ALAMBICCO.COM

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SAN CESARIO

È L’ESTATE CHE VA... POI RITORNA IL SERENO? Riflessioni di un bagnante accaldato sull’anno politico appena trascorso: onde anomale in vista di una stagione delle piogge che non tarerà ad arrivare

I

l bello delle ferie estive è che mi lasciano il tempo per riflettere. L’anno lavorativo che si conclude, le occasioni perse e quelle colte, i buoni propositi per il prossimo inverno e quelli appena disattesi. Insomma, riesco a fare una sorta di bilancio consuntivo di questo ultimo anno. E ora che sono qui al riparo di questo ombrellone, le onde perpetue e ipnotiche del nostro splendido mare mi fanno ripensare a questi ultimi mesi del nostro paese, San Cesario, e ai suoi politici e amministratori. È vero, con poco sforzo potrei pensare a qualcosa di meglio ma, come ho appena detto, le onde sono ipnotiche… E allora rivedo il sindaco la scorsa estate, alle prese con una “rimodulazione” di giunta figlia dei numerosi autogol e harakiri della maggioranza durante le elezioni provinciali. Ripenso all’immobilismo amministrativo di quei mesi, all’estate trascorsa senza uno straccio di manifestazione culturale (ma anche solo di pura e onesta evasione). Penso ai laboratori politici, agli smarcamenti tattici, alle manovre di assestamento di qualche vecchio “nuovo politico”. Mi vengono in mente il trio comico delle

LU

“ciciri e tria”, responsabili (non loro, chiaramente, ma la delibera di giunta per il loro spettacolo) della rottura traumatica degli accordi tra i partiti della maggioranza e dell’allontanamento di due assessori. E proprio il benservito ai due assessori ha dato il via alla stagione delle battaglie frontali tra ex compagni di strada. Sono così ricomparsi i manifesti a firma di comitati di liberazione delle periferie, quelli doppi del PD (nel primo si diffidava e si prendevano le distanze dal sindaco, e nel secondo si

DI LUIGI PASCALI

A

Ripenso al Pdl sancesariano, impigrito da anni di blanda opposizione, spiazzato dalla guerra tutta interna alla maggioranza. Ripenso alla sua affannosa rincorsa sui temi oggetto della battaglia, consapevole, forse, di aver compromesso le prossime elezioni comunali, avendo lasciato lo scettro di unico oppositore all’ex pupillo del garofano, ormai in rampa di lancio per ritornare là dove era seduto giusto venti anni fa (quando si dice il nuovo che avanza!). Penso allo stato d’animo di chi dovrà intavolare una difficile trattativa con l’ex-ma-forse-di-nuovosindaco, il quale, forte del suo esercito di firmatari, non cederà i galloni di generale molto facilmente (è un eufemismo…). Penso alle oasi con le palme e i cammelli, penso al deserto… alla sabbia… Oggi il sole picchia duro anche sotto l’ombrellone e l’afa non dà tregua. È meglio fare un bagno prima che la testa inizi a fumare e a bruciare quei pochi neuroni sopravvissuti. Buon bagno a tutti. Gianni Nobile gianni@alambicco.com

RUSCIU

nche se quest’anno l’estate si è proprio fatta desiderare, finalmente sembra essere arrivato il bel tempo e il caldo. Lo so, ci sono due partiti contrapposti, quello del caldo e quello del freddo ma, mi perdonerete, io aprirei una terza possibilità: lu partitu te lu friscu! Che non vuol dire caldo, ma che per esistere necessita di questi. Mi spiego meglio: avrete sicuramente provato la bellissima sensazione di ristoro, dopo una camminata o semplicemente una sosta sotto il sole, di sdraiarsi o semplicemente soffermarsi all’ombra di un grande albero: sembra di rinascere, se poi si è sfiorati da una leggera brezza te tramuntana, la goduria è infinita! Questa sensazione non potrebbe esistere se non ci fosse una esposizione ad una bella giornata di afa, preludio al sollievo paradisiaco te lu friscu! Non sto parlando di ventilatori o peggio ancora di condizionatori, che seppure risolvono anche seri problemi di salute, sovente ne causano degli altri.

diffidava e si prendevano le distanze dal primo manifesto). E ripenso alla primavera delle firme: 100, 500, 2000, 5000 e non abbiamo ancora finito! Qualcuno è rimasto chiuso in casa per paura di trovarsi a dover fare outing, di dichiarare il proprio tifo per l’una o l’altra squadra. Mi viene in mente il gruppo misto, un tempo pura ipotesi statutaria (fu modificato lo statuto per consentirne la costituzione con un solo consigliere invece che con due) e oggi porto sicuro per ogni piccola mareggiata.

A scàccu te sule Parlo di una sana e genuina ombra, che mi riporta ai tempi in cui i frigoriferi non esistevano, alcuni fortunati possedevano una ghiacciaia alimentata con blocchi di ghiaccio di cui abbiamo già detto, ma i più si industriavano diversamente. Erano i tempi in cui quasi tutti possedevano lu puzzu o la cisterna nei quali si calava lu sargenìscu per tenerlo an friscu e l’acqua per bere, tirata a forza di braccia cu lu ‘nzartu e lu sicchiu te rame zingata si teneva intru allu mmìle te crita per mantenerla fresca; il recipiente era chiuso con un tappo ricavato te ‘nu stanghiteddhru te arveru te fica, sapientemente modellato con il coltello, che oltre a preservare l’acqua da impurità, conferiva un sapore aromatico all’orlo, quando ci si dissetava, rigorosamente “a canna”. I tappi di sughero erano una rarità! L’acqua per uso domestico si teneva intru alle menze, sempre te rame zingata, compreso lu tampagnu. La calata te lu sargeniscu richiedeva una tecnica e una perizia speciale, in

quanto veniva posto in un secchio che doveva essere mantenuto a pelo d’acqua, in quanto il frutto, galleggiando, se fuoriusciva dal secchio vagava in fondo al pozzo facendo impazzire quanti ne tentavano il recupero. Talvolta veniva persino richiesto l’intervento di veri e propri campioni te li pampauddhri (attrezzo in ferro, a forma di croce, con numerosi ganci fissati a catenelle, assicurato ad una corda, ideato per il recupero dei secchi precipitati accidentalmente in fondo ai pozzi) ma non sempre l’esito era positivo: anu rimasti sargenischi pe’ misi, abbasciu alli puzzi e in quei casi si consumava anche un piccolo dramma, poiché lu sargeniscu ‘nfetesciutu rendeva l’acqua inutilizzabile per qualche tempo. Per fortuna c’erano sempre i pozzi dei vicini, in tempi in cui la solidarietà non era quella di oggi. Tempi in cui noi ragazzini, incuranti del sole che cuoceva la pelle, a scàccu te merìsciu, giocavamo scalzi a pallone per ore, inseguendo e avventando-

ci tra erbacce, petre te frìcciu e ausapìeti (erbe dai piccoli frutti spinosi: da qui il nome) su una sfera che con grande fantasia chiamavamo pallone te cuoiu, sperando di non colpire con l’alluce o peggio ancora di testa una delle innumerevoli grossolane cuciture di spago su ciò che era rimasto di quel “cuoio”. Il proprietario di quella sfera faceva il bello e cattivo tempo, pena il ritiro dell’agognato oggetto e conseguente fine delle scorribande te merìsciu. Lui decideva chi giocava e chi no e in quale ruolo, lui determinava le squadre (la soa engìa sempre), lui decideva quando lu pallone ulìa gonfiatu, (essendo rigorosamente dotato te pompa e spillu!). Spesso si passava più tempo a discutere se la “palla” aveva oltrepassato o no la porta (ddò piezzi te tufu) che a giocare. Tutto, sempre, a scàccu te merìsciu!

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CULTURA

MUSICA D’ESTATE

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Appuntamenti per tutti i gusti

Una saga familiare attorno alla televisione

Gli AmorFou

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eggae, rock, jazz, pizzica, elettronica: non manca nulla nell’estate salentina che, come ogni anno, accoglie i migliori nomi del panorama nazionale e internazionale, nonostante la crisi che ha costretto qualche “defezione” dell’ultimo momento. Difficile fare un elenco di tutti i festival e i concerti che riscalderanno le già calde serate. Provo a darvi qualche consiglio, seguendo anche il mio gusto personale. La prima segnalazione riguarda forse il più importante evento di quest’anno che sicuramente attirerà turisti da tutta Italia. Domenica 8 agosto il Day Off Festival ospita alla Masseria Solicara di Lecce i Chemical Brothers, il duo di dj electro inglesi si esibirà in un atteso set (www.dayoffmusic.com). Sempre nella masseria Solicara il 15 e 16 agosto spazio al Salento Summer Festival, che quest’anno giunge alla sua decima edizione, con Sizzla, Anthony B, Bounty Killer, Treble, Freddy Krueger (www.salentosummerfestival.it). Per gli amanti del reggae da non perdere anche il Gusto Dopa al Sole che si svolgerà dall’11 al 14 agosto (location ancora da definire). Tra gli ospiti Sean Paul, Gentleman e Alborosie (www.gustodopalsole.com). Reggae anche a Supersano il 31 luglio per il Salento Sound Festival che ospiterà Alpha Blondy, l’artista contemporaneo afro/reggae più popolare dai tempi di Bob Marley, e la band Boo Boo Vibration. Dal reggae al rock. Quarta edizione per il Sud Est Indipendente che dopo Calibro 35, Nordgarden e Brunori Sas ospita Grimoon (22 luglio al Soul Food di Torre dell’Orso) e Amor Fou (27 luglio nel Palazzo Ducale di San Cesario). Gran finale il 12 agosto al Parco Gondar di Gallipoli con Tre Allegri Ragazzi Morti e Teatro degli Orrori (www.coolclub.it). Sempre al Gondar il 6 e 7 agosto torna il Cube Festival con Giuliano Palma & The Bluebeaters, Apres La Classe, Nina Zilli e Baustelle (www.cubefestival.it). Dal 24 al 31 luglio torna l’articolato Locomotive Jazz Festival, diretto dal sassofonista Raffaele Casarano, intitolata La moda del jazz e dedicato a Nicola Arigliano. Tra gli ospiti Francesco Bearzatti, Gianluigi Trovesi, Vertere String Quarter, Daniele Di Bonaventura, Luca Aquino, Alessio Bertallot, Javier Girotto, Roberto Cipelli, George Dimitriu, Elfa Zuhlam, Tuppi dj. L’evento speciale tra musica e moda è diretto dall’orafo e designer Federico Primiceri (www.locomotivejazzfestival.it). In questo breve elenco non poteva mancare La Notte della Taranta (dal 13 al 28 agosto) che si chiuderà con il Concertone di Melpignano diretto da Ludovico Einaudi che promette di far convivere tradizione ed elettronica. Il pianista e compositore torinese sarà affiancato dall’Orchestra della Notte della Taranta, dalla cantante portoghese Dulce Pontes, dalla voce greca Savina Yannatou, dal dj e polistrumentista turco Mercan Dede, e dai Sud Sound System (www.lanottedellataranta.it). Questo è solo un piccolo assaggio di quello che sarà. Cercate, scoprite, ascoltate, perdetevi tra feste patronali, sagre, festival, rassegne, dance hall, notti bianche o colorate. Provate a ricordare questa estate 2010 anche per la musica che avete scoperto, ascoltato e assaporato. Pierpaolo Lala

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RISATA È POTERE

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adri biologici, adottivi, mancati o mammoni. Padri della patria o della letteratura. Forse per il franare di ogni certezza, l’oscurità del futuro, oggi si sente sempre più di frequente parlare di padri. Anche Carlo D’Amicis, nel suo ultimo romanzo La battuta perfetta edito dalla Minimumfax, scrive di padri e lo fa in modo assolutamente nuovo e coraggioso. D’Amicis racconta di padri, ma anche di televisione. Dagli albori ai giorni nostri: il progetto iniziale, lo stupore successivo, l’imbarbarimento. Una parabola che coincide con quella oggettivamente decadente della nostra nazione, fondata su un unico imperativo: piacere e piacersi. A tutti i costi. Protagonista della vicenda è Canio Spinato, comico da strapazzo asservito all’impero televisivo del Cavaliere, figlio di un inflessibile dirigente rai (Filo Spinato) e padre di un cupo adolescente, militante di estrema destra (Silvio II). La denuncia sociale di D’Amicis è “spettacolare”. Trasforma la marmellata politico sociale degli anni novanta in uno splendido personaggio letterario: un giovane Berlusconi, datore di lavoro di Spinato, da lui nutrito a barzellette e macismo, perfettamente coincidente con un paradigma televisivo becero, utilitaristico, corrotto, che prende le mosse dalla tivù pedagogica degli anni cinquanta, passa per il Drive In degli anni 80, e si spinge fino alle schermaglie tra troni e gallinacei di Uomini e Donne. Canio è certo: la risata è

DIALOGHI

Carlo D’Amicis, La battuta perfetta Minimum Fax, 2010

potere. Solo chi ride sa amare e farsi amare. Lo ha scoperto guardando suo padre ammalarsi di serietà, uccidere la madre per intransigenza, farsi terra bruciata intorno per coerenza. Ne ha trovato conferma nell’aggressività del figlio con il quale non riesce a comunicare se non a suon di anfibi e bastone. La sua è una fragile, cupa, oscenamente comune forma di sopravvivenza. Elisabetta Liguori

DEL CUORE

Il nuovo libro dello scrittore Antonio D’Elia

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uova raccolta di testi per il poeta salentino Antonio D’Elia: Dialoghi del cuore, edizioni “Il Grappolo”. Il libro si presenta come un lungo monologo che si dipana sul filo della memoria, un omaggio appassionato alla propria interiorità. È un percorso di esperienze e di emozioni che si snoda, pieno di fermo immagine su giorni di vita. Il tutto intriso di terra salentina. Al centro vi è l’evoluzione dell’uomo, la sua esperienza di vita, contraddistinta dalla ciclicità, in cui si alternano voci, pensieri, ricordi: “Che fatica riprendere/ dalla memoria l’infanzia!/ I ricordi col loro cigolio/ svegliano l’alba che sorride/ al cielo azzurro./ Il melograno accoglie,/ con frutti rossi/ il giorno festante./ Gli anni tamburellano/ col desiderio che dorme/ fra le braccia del tempo”. Con poche sapienti pennellate l’autore dipinge luoghi dov’è condotto il lettore, testimone di fatti e sensazioni. Sono poesie piene di contenuti e spunti di meditazione, attraverso le quali, D’Elia apre il suo

mondo interiore ed evoca situazioni intime e piacevoli paesaggi. Il tema del viaggio, metafora della vita, attraversa tutto il libro. I versi sembrano a volte dare un appiglio, sembrano un approdo felice, qualcosa che aiuta a mostrarsi e capirsi nel profondo, un legame fedele al proprio passato: “I tuoi versi m’aprono/ speranze non deluse/ e lezioni di filosofia per l’anima./ Forse ti muovi in spazi chiari/ e mi narri sogni/ inappagabili per l’infanzia...”. Ma nei testi affiora anche l’inevitabilità del tempo che passa e nascono le domande sull’esistenza, sulla consapevolezza della propria finitezza: “Stasera s’è levato/ il vento ad avvolgere/ la mia inquietudine…/ Io sono un cumulo/ di sogni plasmati/ nella vita.” . Inquietudine che però si placa abbandonandosi alla luce divina, alla poesia e al suo prevalere come luogo magico, in cui vive il puer eterno. Giuliana Scardino giuliana@alambicco.com


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L’ESTATE

CULTURA

CHE NON TI ASPETTI

Una stagione ricca di iniziative culturali: che qualcosa stia cambiando?

L’

orgoglio del “dormitorio di Lecce”; di quel “paise ranne” che tale non è più da tempo. La fierezza di una comunità che non ci sta a nutrirsi delle offerte altrui e che decide, in un’estate d’un torrido sfiancante, di alzarsi sui pedali e ricominciare a sudare. Come una volta, perché vuole vedere ancora le sue strade riempirsi di gente, luci, colori, musica, cultura. E fa questo spinta da un’unica, grande, risorsa (macché soldi, quelli son finiti da tempo): la ferma convinzione di poterci riuscire. Di fare un passo al di là dei propri limiti. Questa comunità vince la sua scommessa smontando tutti quei “a San Cesario non si organizza mai nulla”, “è inutile fare qualsiasi cosa tanto la gente non partecipa”, “s’hannu futtuti li sordi”. La realtà, con le sue smentite, è nei fatti. Ed ora che siamo partiti? Potremmo prenderci gusto. Osare sempre più. Mutare in tradizione ciò che, al momento, è stata solo una parentesi. Chissà, magari nel 2047, in occasione della trentanovesima edizio-

IL JAZZ

ne della “Festa della Pizza” (sono ammessi gli scongiuri) sorrideremo pensando a quello che è stato il primo passo. Le rassegne sono cultura; le sagre tradizione; le feste collante in opposizione a una disgregazione sociale tipica del nostro tempo. Come è accaduto quest’anno, ben vengano queste “pillole di ozio”. Dalle pagine di questo giornale, un grazie a tutti coloro che hanno provato, riuscendoci, a smuover le acque: alla Fabbrica dei gesti per l’Open Call – Spazi animati; alla pro loco I tre Casali per la travolgente prima edizione di “terra e sapori del Salento”; al San Cesario Calcio che il 29 giugno ha colorato il “Vincenzo Zanchi” di bianco-verde per la storica risalita in promozione; all’associazione culturale Idee in movimento per averci sensibilizzato sull’acqua bene comune, risorsa non “scontata”; all’Amministrazione Comunale per aver trasformato San Cesario in capitale della milonga col “festival internazionale Salento in

È LIBERTÀ

“Argento”, il nuovo album di Raffaele Casarano

“D

elle loro spine e il rosso bacio dei loro petali”. Si apre con questo verso di Gabriel Garcia Marquez la pagina dei credits di questo nuovo lavoro di Raffaele Casarano, sassofonista jazz e splendida realtà del Salento che cresce. È il primo lavoro che apre la collana dell’etichetta Tuk Music di Paolo Fresu, trombettista jazz di caratura internazione tra i più ricercati del momento. Argento è un album insolito, diverso dai precedenti Legend e Replay, molto più ricercato nelle sonorità, di sicuro più innovativo. Vuole guardare oltre: come dice lo stesso Casarano “il jazz è libertà, libertà di espressioni musicali”. É una musica che ti cattura, lontana dagli stereotipi elitari e perfetta per chi ha sete di nuove entusiasmanti sonorità. L’elettronica, collante perfetto di questo album, è stata curata da Marco Rollo. Un lavoro a quattro mani e due teste portato avanti da ottobre ad aprile proprio nella sua casa di San Cesario: così è nato e cresciuto il progetto

Argento, undici brani inediti scritti da Casarano e uno composto da Marco Rollo. Le fondamenta sono jazzistiche, ma gli arrangiamenti e le evoluzioni di ciascun brano le stravolgono. Dalle percussioni di Alessandro Monteduro, alla chitarra flamenca di Checco Leo, ai suoni rock della chitarra di Salvatore Cafiero, al piano di William Greco ed Ettore Carucci, al basso elettrico di Valerio “Combas” Bruno, al contrabbasso di Marco Bardoscia, alla batteria di Alessandro Napolitano, alle voci di Vertere String Quartet e di Carla Casarano, a Simone Borgia per gli arrangiamenti. Il disco è arricchito inoltre dalla collaborazione di Giuliano Sangiorgi (Negramaro) con il solo di chitarra elettrica nel brano “Trilogy”. L’album è distribuito in italia e all’estero dalla Emi, e può essere acquistato anche su iTunes. Caterina Rollo

tango”; ai ragazzi della Notte Sveglia; alla protezione civile per “pizza in festa”; ad Artedanza per la rassegna di danza classica, contemporanea, modern jazz, funky e hip-hop; al comitato feste per gli onori resi al diacono Cesario; a Cool Club per le delizie musicali. E, in divenire, agli Scemifreddi che troveremo in piazza Garibaldi il 4 agosto con la loro ultima fatica: SBAM!; all’assessorato alla cultura che, in collaborazione con alcune realtà del territorio, ci proietterà “tra i sensi del Mediterraneo” (vedi scheda in basso). Grazie a tutti, di cuore, per averci strappato un po’ alla morte. Perché, per dirla alla Neruda, “lentamente muore chi diventa schiavo delle abitudini, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi; chi non rischia la certezza per l’incertezza; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante”. Paolo De Blasi paolo@alambicco.com

SBAM

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Tra i sensi del mediterraneo

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Mercoledì 21, ore 21 Recital-concerto Un ponte sull’adriatico Venerdì 23, ore 20.30 Radio Egnatia di Davide Barletti (a seguire i racconti sonori di sintonizzando radio egnatia)

Sabato 24, ore 21.30 ADRIA in concerto (con la presentazione del nuovo cd Penelope)

Lunedì 26 , ore 20.00 Mediterraneo: mare delle culture e della cooperazione (con Silvia Godelli e Ezio Piccolo) E poi, ogni giorno, presso il Quoquo Museo del Gusto in via Sant’Elia: Installazioni e tavole d’artista. Pani e grani. Una galleria per il Negroamaro”.

SAN CESARIO

Tappa gratuita in piazza per gli Scemifreddi

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n appuntamento davvero speciale attende i sancesariani in questa calda estate. mercoledì 4 agosto 2010 farà tappa nel nostro paese lo “Sbam Tour 2010”. Nella splendida cornice di Piazza Garibaldi, gli Scemifreddi porteranno in scena la loro ultima fortunata produzione. “Sbam aveva bisogno di un’altra platea importante - afferma Anthony Fracasso - e non poteva che essere il nostro paese, e la sua meravigliosa piazza. Uno spettacolo che dopo l’esordio al Teatro Salesiani (5 marzo 2010, ndr) sta raccogliendo consensi di pubblico e critica in giro per le piazze del Salento. L’evento, organizzato dagli Scemifreddi in collaborazione con l’Associazione culturale “l’alambicco” e con il patrocinio del Comune di San Cesario, punta a essere l’evento dell’estate sancesariana. “Questo Sbam, tutto sancesariano - continua Fracasso - vuole essere il nostro sentito omaggio, il nostro grazie, a tutti coloro che ci seguono e in questi anni ci hanno incoraggiato e sostenuto. La scommessa è quella di portare in piazza le suggestioni e l’atmosfera che solo il teatro sa dare.”

Inizio previsto per le ore 21.30, spettacolo gratuito e posti a sedere.

PER INFORMAZIONI E CONTATTI: WWW.SCEMIFREDDI.IT

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SPORT

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VITTORIA DI TUTTI

La Polisportiva vince i play-off e spera nel ripescaggio in Promozione

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volta mi sembra giusto parlare del risultato sportivo, del successo finale, dell’insperato epilogo di un campionato perfetto, raccontandovi tutto quello che c’è dietro gli striscioni e i caroselli della festa. Prima di tutto c’è un gruppo di giovani e di impeccabili atleti. Un gruppo forgiato e plasmato nel segno del lavoro e del rispetto, dell’abnegazione e dell’amicizia, un gruppo in cui giovani promesse e calciatori esperti si sono integrati alla perfezione dimostrando sul campo la loro forza. E quanti aperitivi, anche e soprattutto dopo le sconfitte in un bar del paese, a parlare della partita, a sentire le parole del capitano o del “faro” del centrocampo. Dietro un gruppo Esultanza in campo e sugli spalti a fine gara così c’è la lungimiranza Lo sport, a volte, ha una forza di una società e di tutti i suoi collaboradirompente, capace di trascinare e tori che per anni hanno lavorato dietro aggregare, far emozionare e gioire. le quinte, perseguendo il fine ultimo di Lo sport, quello sano, quello lontano far crescere in casa i propri talenti, dal business degli euro facili (facilis- valorizzandone le potenzialità. Vederli simi) e dei rigori in HD è quello che si tirare i primi calci al pallone con addosvive nei campi di periferia, dove so una maglietta più grande di loro stesl’unica “luce dei riflettori” è quella si e tanti anni dopo segnare gol impordegli allenamenti serali, dopo aver tanti, ormai giovani, sempre per la stessa maglia, per la stessa bandiera. lavorato o studiato. Dietro un successo così c’è la pasRaccontare un’annata speciale per la Polisportiva, ricca di soddisfazioni, sione di un presidente che da vent’anni sarebbe la cosa più facile. Ma per una dedica anima e cuore a un’idea di cal-

na sera di fine giugno, un campo di calcio, undici ragazzi disposti a tutto pur di accarezzare un sogno. Fatica e sudore, grinta e coraggio in una stagione lunga, infinita. Ore 22.25 del 29 giugno 2010. Tre fischi per la storia: dopo più di trent’anni, la Polisportiva Aria Sana vince i play-off di Prima categoria e attende il ripescaggio in Promozione.

I tifosi del San Cesario durante la trasferta decisiva a Scorrano

cio fatta di passione e sacrifici, nel silenzio. Quel “grazie” su quei manifesti con i quali ha tappezzato il paese dopo la vittoria è quell’urlo di gioia atteso per anni. Di urla, grinta e tanto cuore è fatto colui che è riuscito a costruire un giocattolo perfetto. Una scommessa vinta per un allenatore giovane e di belle speranze che ha portato a San Cesario il bel calcio e ha saputo trasmettere fiducia nei propri mezzi a una squadra giovane con l’esperienza di un veterano. Una ribalta importante, una categoria d’elite, è la speranza dei tanti tifosi che hanno incitato la squadra,

l’hanno coccolata nei momenti difficili. Le bandiere bianco-verdi, i cori gridati a squarciagola, i fumogeni, l’allegria e i caroselli per le vie del paese con la maglietta della promozione sono il segno che lo sport questa volta ha fatto centro. E che bella festa, genuina, tra una birra e un panino, tutti insieme. La vittoria è un po’ tutto questo. È la vittoria di un’idea di calcio comune a tante persone, per una volta, senza nomi e cognomi. Cristian Nobile cristian@alambicco.com

I protagonisti: C. Caputo, G. Bruno, R. Ciccarese, R. Raganato


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TELECAMERE

IL PERSONAGGIO

SUI MOTORI

Intervista a Roberto Leone, da anni in giro per il mondo per riprendere e filmare i campioni dei motori Iniziamo a bruciapelo, con la domanda delle domande, la più scontata ma da cui non possiamo prescindere: come nasce la passione per i motori? Un modo come un altro per misurare le proprie capacità, correre con un mezzo è facile, ma la passione per i motori è una continua ricerca dei propri limiti. Sempre in sicurezza. Questa passione, negli anni, è diventata anche una professione che ti ha permesso di girare il mondo. Hai lavorato con le moto, con le auto e da qualche tempo anche con le imbarcazioni di offshore. Ci racconti in breve le tue esperinenze? E quali di queste ti ha dato più soddisfazioni? Tutto è cominciato da uno dei miei viaggi in Oriente (per piacere). Conobbi un venditore di microcamere da videosorveglianza e da lì partì tutto. Negli anni, i miei viaggi di piacere sono diventati di lavoro e quasi una volta al mese mi trovo in giro per il mondo con le mie valigie piene di “strani oggetti” (è quello che mi dicono ogni volta che mi presento al controllo bagagli). Ho effettuato un servizio installando i miei dispositivi su tutte le motoGP, a stretto contatto con piloti e team, e in SBK per Yamaha e Kawasaki. Tra i miei clienti numerosi team Ferrari, Porsche e Lamborghini (uno tra tanti AFcorse, la scuderia di

Amato Ferrari con piloti come Fisichella e Alesì). Mi occupo della gestione dei filmati on board di tutte le barche del campionato del mondo di off-shore, dove realizzo anche delle dirette televisive da bordo di questi missili da 2000cv che volano a 300km/h sul pelo dell’acqua. L’aspetto più emozionante di quest’attività è che mi trovo a lavorare in tutto il mondo, prevalentemente nei paesi arabi, dove risiedono i massimi vertici di queste associazioni. Come spiegheresti il tuo lavoro ai non addetti? Semplice! Conosco tutti i segreti di molti piloti, li scruto e li ascolto durante le loro gare e spesso li “perdono”, nascondendo alcune delle loro “gaff”! A parte queste battute, il mio lavoro consiste nel trovare soluzioni tecniche e tecnologiche per riprendere in alta definizione e in situazioni estreme. Si tratta, nel 99% dei casi, di gare sportive dove la velocità e gli elementi esterni non permetterebbero riprese con le tradizionali telecamere. E poi c’è il gusto nel fornire allo spettatore un punto di vista originale, diverso, da togliere il fiato. Inoltre, queste riprese sono spesso usate da meccanici e tecnici per seguire le gare, monitorare i mezzi e apportare correzioni. C’è un aneddoto che vorresti raccontarci? Lo scorso dicembre ho assistito a un evento che mi ha segnato e colpito profondamente: la morte in diretta di 2 piloti del glorioso Victory Team, pluricampione del mondo di class-1 (la Formula 1 del mare). Ovviamente è spettato a me il compito di estrarre e analizzare i filmati delle telecamere della mia scatola nera installata sulla barca, per comprendere la dinamica dell’incidente. Non dimenticherò mai gli occhi del giovane pilota Mohammed Al Mehairi, un’istante prima che il suo corpo fosse schiacciato dal peso della barca e dall’incredibile potenza dell’acqua. Le telecamere non hanno risparmiato nessun fotogramma. D’altronde ogni lavoro ha i suoi lati negativi… Se posso essere un po’ cinico, dico che anche in questo terribile momento il mio lavoro è stato utile. Infatti, malgrado class-1 vanti circa 20 cameraman, 3 fotografi e 3 elicotteri, solo le mie telecamere riuscirono a riprendere tutta la dinamica dell’incidente, aiutando così i tecnici a capirne i motivi. Un altro lavoro che mi ha dato una grande soddisfazione mi è stato commissionato pochi mesi fa da Ferrari S.p.A. Ho installato una minicam sulla vettura apripista (guidata da Antonio Ghini, responsabile della comunicazione in Ferrari) in occasione della Millemiglia 2010. Tutti i miei filmati sono sul sito ufficiale www.ferrari.com.

Al lavoro sulla Ducati Campione del mondo MotoGp

Hai conosciuto personaggi famosi, atleti ma anche uomini singolari... Certamente. Tra i tanti personaggi, i più singolari

Roberto Leone, a destra, con il campione di motociclismo Loris Capirossi

sono sicuramente gli sceicchi arabi. Vivono in un mondo diverso dagli altri esseri umani, tra ricchezze che non possiamo nemmeno immaginare, circondati da stuoli di collaboratori e uomini della sicurezza. Solo per farti un esempio, l’anno scorso Dubai TV mi contattò perché voleva realizzare una diretta dall’interno dell’ascensore del palazzo più alto del mondo (il Burji Dubai Califa) in occasione della visita dello sceicco di Dubai per l’inaugurazione della struttura. Era l’unico momento in cui le telecamere esterne di Dubai TV e Al Jazeera non potevano riprenderlo. Quindi, decisero di installare una piccola minicam senza fili. Ricordo che per decidere dove posizionarla abbiamo discusso con 20 persone per una mattinata intera! Sappiamo che stai lavorando per riportare una tappa del Campionato del Mondo di off-shore in Puglia. A che punto è questo progetto? Sarà dura, ma sono ottimista. Mi piacerebbe riportare nel nostro territorio le gare di class-1, sarebbe un introito non indifferente per tutti, per non parlare del prestigio e del ritorno in immagine: si parlerebbe del Salento in tutto il mondo, soprattutto nei paesi arabi dove c’è chi può investire anche nello sviluppo del nostro territorio. È poi c’è anche l’aspetto più propriamente sportivo: io sono convinto che la motonautica sia assolutamente da rivalutare, nonostante tutto, per la sua grande spettacolarità. Chi volesse dare uno sguardo e curiosare sui tuoi progetti, dove può trovarli? C’è il mio sito internet (www.onboardcamera.it) dove oltre ai video di tutte le attività realizzate, i più appassionati posso anche scoprire i prodotti e la tecnologia che usiamo per le riprese. I prossimi appuntamenti? Sto provando a mettere a punto un progetto con le Frecce Tricolori. La mia intenzione è realizzare una diretta TV dai loro velivoli in occasione dello “spettacolo” per il loro 50° anniversario che si terrà a Rivolto (Ud) il prossimo Settembre. Il mio sogno nel cassetto, però, è di realizzare una pista per moto e auto qui da noi. Una struttura con tutte le carte in regola per essere luogo di divertimento sicuro, lontano dai pericoli della strada. Antonella Perrone antonella@alambicco.com

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Provincia di Lecce

AVVISO DI SELEZIONE PER CORSO FORMATIVO IN

MEDIATORE CULTURALE

Avviso Pubblico n.6 LE/2009 P.O.R. 2007-2013 approvato con D.D. n.3677, pubblicata sul BURP n.209 del 30/12/09

DURATA DEL CORSO: 1.200 ore, di cui 660 di formazione teorico-pratica, esercitazioni individuali e di gruppo,case study, project work e 540 di stage work experience nelle istituzioni. Il corso prevede inoltre seminari di accompagnamento condotti da esperti qualificati. DESTINATARI: 18 giovani disoccupati di età superiore a 16 anni, con assolvimento dell’obbligo scolastico.

CARATTERISTICHE DEL CORSO: Il mediatore culturale è un operatore che facilita gli immigrati e i membri delle minoranze etniche ad accedere ai servizi pubblici. È una figura nuova, ancora poco conosciuta, ma indispensabile in contesti come le istituzione educative (scuole, associazioni), quelle sanitarie (ospedali e servizi sociali) , giudiziarie (carceri, tribunali) e amministrative (comuni, province). La figura del mediatore culturale sta assumendo negli ultimi anni una valenza sempre più importante, soprattutto per i Paesi dell'area Mediterranea, come l'Italia, che rappresentano una porta d'accesso per l'Europa. A fronte di questo fabbisogno risulta evidente una carenza di figure specializzate nel settore con competenze chiare e precise, soprattutto in relazione alle azioni di integrazione territoriale ed esclusione sociale. Compito principale del mediatore culturale è quello di offrire consulenza ai singoli utenti, alle famiglie e alle associazioni degli immigrati, per aiutarli a muoversi autonomamente nella nuova realtà di vita e di lavoro. Il mediatore culturale sarà dunque in grado di: – effettuare traduzioni ed interpretariato dalle lingue di provenienza; – insegnare la lingua italiana agli immigrati; – educare alla salute ed alle prime emergenze; – gestire le relazioni tra gruppi multietnici; – attuare un progetto sociale; – fornire le basi del diritto vigente in Italia; – assistere a livello sociosanitario e socioeducativo gli immigrati. Le domande di ammissione alla selezione dovranno pervenire entro e non oltre le ore 16.00 del 28/07/2010 a “ Associazione Melangolo”, via Umberto I n. 47 San Cesario di Lecce, a mezzo lettera, fax o e-mail (telefono e fax 0832.205577– e-mail: melangolocorsi@gmail.com). LA DOMANDA DOVRÀ CONTENERE: – curriculum vitae del candidato redatto in "formato europeo"; – fotocopia del documento d’identità; – certificato attestante lo stato di disoccupazione o autocertificazione.

Le selezioni dei candidati si svolgeranno secondo il seguente calendario: Iniz. Cognome candidato Data Ora Sede da A-L

da M-Z

29/07/2010

30/07/2010

9.30

9.30

Associazione Melangolo, via Umberto I n. 47, San Cesario di Lecce Associazione Melangolo, via Umberto I n. 47, San Cesario di Lecce

Si precisa che il presente avviso costituisce già convocazione ai fini delle selezioni. Le lezioni avranno inizio il 02/08/2010, con una frequenza obbligatoria di n. 6 ore giornaliere. Ai partecipanti al corso verrà riconosciuta un’indennità di frequenza pari a Euro 5,00 l’ora. Al termine del corso verranno rilasciati i seguenti attestati: – attestato di qualifica di "Mediatore Culturale"; – attestato di specializzazione Patente europea del Computer -ECDL (European Computer Driving License); – Certificazione Internazionale della Lingua Inglese- FCE (Cambridge First Certificate in English). Per le donne partecipanti al corso che ne facciano richiesta è previsto un servizio di baby-sitting gratuito per bambini di età compresa tra i 3 e i 5 anni. Per i cittadini stranieri in regola con il permesso di soggiorno è possibile sostenere la prova di selezione in lingua inglese, francese o spagnola. La lingua della prova dovrà essere indicata nella domanda di ammissione.

Per informazioni e iscrizioni: Segreteria corsi • Telefono 0832.205577


Credete nella mia pura innocenza?